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» Voto per l'Afghanistan
Giovanni CREMA in data 20 luglio 2006
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» A Kabul non siamo in guerra è un dovere votare la missione
Piero FASSINO in data 30 giugno 2006
A Kabul non siamo in guerra è un dovere votare la missione
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(30 giugno 2006) - fonte: La Repubblica - inserita il 26 dicembre 2007 da ettore
Segretario Fassino, nell´Unione si è aperto un caso Afghanistan. Sulla politica estera si può parlare di falsa partenza della maggioranza? «Penso invece che sulla politica estera il governo sia partito bene. Ha dato subito la misura di una strategia ben definita e di una coerenza. Avevamo detto agli elettori che avremmo avviato il rientro dei soldati italiani dall´Iraq e lo stiamo facendo attraverso il confronto con i governi iracheno, americano e inglese. Allo stesso tempo stiamo dimostrando che il ritiro dei nostri soldati dall´Iraq non significa ridurre le responsabilità che l´Italia intende assumersi per la stabilità e per la pace nel mondo. Abbiamo confermato l´impegno rilevante nei Balcani, ma confermiamo anche il nostro impegno a Kabul, proprio perché avvertiamo che l´Italia non può sottrarsi a obbiettivi che interessano tutta la comunità internazionale: la lotta al terrorismo e la stabilizzazione democratica dell´Afghanistan». Questa conferma però è messa in discussione dalla sinistra radicale. Per loro Iraq e Afghanistan pari sono, sempre guerra è. «In Afghanistan lo scenario è del tutto diverso, non è equiparabile. Si tratta di un intervento deciso dall´Onu dopo l´attentato alle Torri gemelle, è stato condiviso dalla comunità internazionale, l´intera Unione europea è impegnata in quell´area, compresi quei Paesi che non hanno partecipato ala missione irachena. Ma non c´è solo l´Afghanistan. Il governo punta a una stabilizzazione di altri scacchieri come il Darfur, vuole concorrere a sbloccare la situazione in Medio oriente riavviando un percorso di pace, sta lavorando al dossier iraniano. C´è una politica che dimostra di voler far giocare all´Italia un ruolo di pace e di stabilità. Penso che tutta la maggioranza dovrebbe apprezzare gli indirizzi dell´esecutivo, anche quei settori della sinistra radicale che esprimono dei dubbi». Non è così. I pacifisti invocano il rispetto dell´articolo 11 della Costituzione e dicono di essere coerenti con il voto espresso negli ultimi anni sulla missione afgana. «Non dimentichiamo che l´articolo 11 è costituito di due parti. Nella prima si afferma che l´Italia ripudia la guerra. La seconda però dice che l´Italia vuole concorrere alla stabilità e alla pace anche assumendosi le responsabilità politiche e militari conseguenti. Aggiungo: non è vero che qualsiasi uso della forza può essere ricondotto alla categoria della "guerra". Sappiamo tutti che guerra vuol dire aggressione di un paese verso un altro, invasione militare a fini dominio, genocidio, oppressione, sterminio. Un intervento militare deciso dall´Onu non può essere catalogato sotto queste categorie. Ha una funzione di polizia internazionale che è cosa diversa dalla guerra. Bisogna distinguere. L´uso della forza è un rimedio estremo, lo so bene. Però è un´eventualità possibile e chi fa politica lo deve sapere. Resta poi un altro punto. Quand´anche non si prendessero per buone le mie considerazioni, non necessariamente si deve trasformare la contrarietà alla missione in un voto negativo in Parlamento. Si può avere un legittimo dissenso. Ma questo non deve impedire di prendere atto delle decisioni della maggioranza di cui si fa parte e del dovere di non far venire meno la sua coesione. Insomma, sia ragioni di merito sia ragioni politiche dovrebbero portare tutti i parlamentati dell´Unione a votare per il decreto».
Fonte: La Repubblica | vai alla pagina » Segnala errori / abusi

