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La pistola scarica di Umberto Bossi
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(21 luglio 2008) - fonte: Blog dell'On. Antonio Di Pietro - inserita il 21 luglio 2008 da Stratos58
Umberto Bossi ha salutato l’inno nazionale con il dito medio. Ha chiesto che al Nord non insegnino più insegnati meridionali. Tutti ne parleranno domani e la Lega avrà ottenuto il suo obiettivo. Quello di cancellare dall’informazione il suo appoggio alle leggi ad personam per Silvio Berlusconi che hanno reso il Paese più insicuro e i criminali molto più tranquilli.
E' costretto a farlo, per nascondere il suo fallimento nel proporre nell’agenda politica come priorità il federalismo fiscale e dover invece votare in autunno le leggi che metteranno il bavaglio alla Giustizia e ripristineranno l’immunità parlamentare.
La Lega deve alzare i toni per evitare che il suo elettorato capisca che il federalismo è una pistola scarica e che le promesse di una maggiore sicurezza sono state sacrificate alla sicurezza di non finire in carcere di Berlusconi. La Lega è oggi una via di mezzo tra un cane da pagliaio e una tigre di carta. La sua unica funzione è quella di proteggere gli interessi del Presidente del Consiglio. Alle prossime europee chi l’ha votata non potrà non ricordarsene.
Di seguito riporto anche il profilo di Umberto Bossi tratto dal libro "Se li conosci li eviti" di Marco Travaglio e Peter Gomez.
Fedina penale: Condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitengante Enimont; condannato in via definitiva per istigazione a delinquere e per oltraggio alla bandiera; indagato e imputato in altri procedimenti penali.
I fatti legati alla mazzetta del gruppo Ferruzzi risalgono al marzo 1992, cioè pochi giorni dopo l'arresto di Mario Chiesa e un mese prima delle elezioni che assestano la più grande spallata al vecchio sistema dei partiti. In quei giorni Alessandro Patelli, allora segretario amministrativo della Lega, riceve dal responsabile delle relazioni istituzionali del gruppo Ferruzzi-Montedison, Marcello Portesi, un pacchetto contenente 200 milioni in contanti. La consegna avviene in un luogo simbolo di "Roma ladrona": il Bar Doney di via Veneto, strada di lusso, divertimenti e donnine allegre. La storia di questa busterella, che Patelli (poi passato a FI) ammette di avere ricevuto, è riassunta con dovizia di particolari della sentenza del Tribunale di Milano. Una storia imbarazzante, perché secondo i giudici Bossi ha mentito quando ha detto di non aver mai saputo nulla di quei soldi. Infatti la Lega, come gli altri partiti, creava improbabili centri studi e associazioni culturali, in modo da poter ricevere denaro dalle imprese, mascherando da consulenze i finanziamenti illeciti. E' Carlo Sama a mettere i magistrati sulla pista del Carroccio. Un giorno - racconta - Portesi gli segnala "la richiesta avanzata da Patelli affinché Montedison acquisti pubblicità sul network Italia Radio". "Sama - si legge nella sentenza - ha dichiarato di aver deciso insieme a Giuseppe Garofano e a Sergio Cusani di versare a Patelli, senza osservazione delle regole sul finanziamento dei partiti, 200 milioni". La decisione viene presa dopo due incontri con Bossi, durante i quali, rispettando il gioco delle parti, non si parla esplicitamente di "contribuzioni elettorali". A organizzare i rendez-vous è Portesi, il quale:
ha dichiarato di aver avuto occasione di conoscere l'onorevole Bossi nel 1991 (...) e di aver ricevuto la richiesta che Montedison s'impegnasse per un aiuto economico alla Lega, che poteva essere erogato nella forma della pubblicità di prodotti delle società del gruppo su emittenti radiotelevisive collegate alla Lega.
Bossi dice a Portesi che l'uomo con cui trattare l'affare è Patelli. Infatti Portesi ricorda:
di essere stato più volte contattato, nel 1991, da Patelli che aveva proposto varie formule per giustificare il finanziamento, attraverso la pubblicità (...), e attraverso l'affidamento d'incarichi di studi a un nuovo centro studi sulla cooperazione che la Lega stava realizzando.
Nel febbraio del '92 Patelli, Bossi, Portesi e Sama s'incontrano. Secondo Portesi, nella riunione si discute di "massimi sistemi", ma il meeting costituisce "in concreto l'occasione dell'accreditamento da parte di Bossi della persona di Patelli nei confronti di Montedison". Cusani consegna a Portesi 200 milioni prelevati dalle riserve non contabilizzate del gruppo. Il manager Montedison telefona a Patelli e gli consegna il denaro. In Tribunale - ricordano i giudici - Portesi "ha precisato che Patelli, informato che Montedison, per evitare di essere etichettata politicamente, non era disponibile alle forme di finanziamenti da lui precedentemente proposte", di fronte ai soldi non ha battuto ciglio. I rapporti fra gruppo Montedison e Lega Nord diventano eccellenti. Tanto che, dopo qualche mese, Bossi incontra di nuovo Sama per lamentarsi di come "Il Messaggero", in quel momento di proprietà del gruppo Ferruzzi, tratta il suo movimento. Anche Patelli conferma questa ricostruzione, come si legge nella sentenza:
Patelli ha dichiarato che verso la fine del 1991 aveva trovato sulla scrivania un appunto di Bossi che lo invitava a prendere contatto con Portesi - con il quale Bossi aveva già avuto un incontro - al fine di proporgli l'acquisto di servizi che la Lega era in grado di erogare, attraverso strutture organizzative ancora in fase di avviamento.
Insomma, le soluzioni proposte da Bossi e Patelli erano solo una trovata per mascherare con fatture i finanziamenti fuorilegge. A dare il colpo di grazia a Bossi sono poi le deposizioni di due ex leghisti, come Gianfranco Miglio e Piergianni Prosperini, che testimoniano come fosse il Senatur, nella Lega, che teneva i cordoni della borsa. Di qui la condnana non solo a Patelli, ma anche per lui."
Fonte: Blog dell'On. Antonio Di Pietro | vai alla pagina » Segnala errori / abusi

