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Sergio BERLATO in data 11 gennaio 2012
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» Ristrutturazione della spesa pubblica e incentivi per la crescita
Leonardo RAITO in data 02 gennaio 2012
Dichiarazione di Leonardo RAITO
Alla data della dichiarazione: Assessore Provincia Rovigo (Partito: PD)
Ristrutturazione della spesa pubblica e incentivi per la crescita
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(02 gennaio 2012) - fonte: Nota stampa - inserita il 02 gennaio 2012 da Leonardo RAITO1
Dopo l’approvazione della manovra lacrime e sangue, l’esecutivo del bocconiano Monti si trova a definire delle nuove linee per lo sviluppo e la crescita del paese. Nel mentre, si crea un movimento d’opinione, guidato dal sindaco di Torino Piero Fassino, che critica fortemente il patto di stabilità, considerandolo una legge iniqua che non permette la programmazione e l’effettuazione di interventi fondamentali per i cittadini. In questo gli do perfettamente ragione. Non manca inoltre una richiesta di introduzione di criteri meritocratici, per la costruzione di una società competitiva senza sotterfugi e condizionamenti. Ecco perché, a mio parere, l’azione tecnica del governo Monti dovrebbe essere votata a due compiti fondamentali, che possono anche essere collegati: la ristrutturazione della spesa pubblica e l’introduzione di incentivi alla crescita. La ristrutturazione della spesa pubblica è fondamentale per creare un paese più snello, meno burocratizzato e per contenere gli sprechi. In questo contesto, vanno individuate con precisione le centrali di questi sprechi. Dove stanno? Da li si cominci a tagliare. Bene un tetto ai ministeri, la riduzione del numero dei parlamentari e delle relative indennità, riduzioni e tagli agli inutili consigli di amministrazione di aziende di stato e partecipate. L’eliminazione del patto di stabilità, almeno per la programmazione di opere fondamentali (scuole, strade e infrastrutture primarie, per esempio), dovrebbe permettere il liberarsi di ossigeno per il sistema economico e delle imprese locali. Cercherei inoltre una norma (detassazione, incentivi?) in grado di favorire gli investimenti in ricerca, che possano accompagnare le imprese nelle sfide tecnologiche al rialzo imposte dalla globalizzazione. In termini di istruzione e università, si potrebbe riformare il sistema delle borse di studio e dei corsi di dottorato di ricerca. Le borse di studio andrebbero legate esclusivamente alla meritocrazia, per superare l’inutile frammentazione e riduzione odierna. Meglio meno borse di studio, e di importi più ricchi, che permettano davvero ai bravi di scegliere le proprie destinazioni. I dottorati poi dovrebbero essere trasformati in scuole di dottorato. Perché impedire l’accesso a ottimi studenti con concorsi e sbarramenti per lo più taroccati? Sul mercato del lavoro si sta scatenando una autentica bagarre. Qui il punto fermo e fondamentale mi pare debba essere, più della sbandierata flessibilità, una riduzione del costo del lavoro. È vero che in Italia c’è un’evasione da fare paura, ma dobbiamo anche saperne cogliere le cause. Tra queste, è indubbio che le tasse sono troppo alte. La discrepanza tra reddito lordo e netto è altissima, segno che i datori di lavoro pagano cifre insostenibili. Difficile incentivare alle assunzioni se non si creano le condizioni per ridurre i costi. L’introduzione dei contratti di apprendistato mi sembra utile, specie per i giovani. Anche il popolo delle partite iva lascia allo stato quasi il cinquanta per cento dei guadagni. Troppo. Significa che il sistema ha una tassazione iniqua, che probabilmente è stata costruita per mantenere un sistema ad alto tenore, ormai insostenibile. Infine se il governo arrivasse a consentire ai cittadini tutta una serie di detrazioni integrali dalle dichiarazioni dei redditi, probabilmente si favorirebbe una cultura della legalità a oggi ancora ignota. Non si tratta di operazioni semplici ma ormai il dado è tratto, tornare indietro non si può e solo con delle ricette convincenti sarà possibile invertire la rotta che ci sta portando verso il baratro.
Fonte: Nota stampa | vai alla pagina » Segnala errori / abusi

