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  <title>Openpolis - Argomento: questione meridionale</title>
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  <updated>2011-05-14T00:00:00Z</updated>
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  <title>Giulio TREMONTI: «I fattori scatenanti della crisi ci sono ancora tutti»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-05-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>560869</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Economia e Finanze (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Tutti i fattori che hanno causato la crisi globale «sono tutti ancora in essere». Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, al convegno sull'editoria &quot;Crescere tra le righe&quot; a Bagnaia (provincia di Siena), torna a invocare il primato dell'economia sulla finanza. «Un tempo erano gli stati a stampare moneta ora sono le banche a stampare una pseudo moneta» ha ricordato il ministro facendo riferimento all'eccesso di &lt;a href=&quot;http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-05-03/derivati-resistono-crisi-subprime-221437_PRN.shtml&quot;&gt;&lt;b&gt;finanza derivata&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; che permane a oltre due anni dal crollo della &lt;a href=&quot;http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-04-26/paramo-ristrutturazione-debito-greco-155521_PRN.shtml&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-04-26/paramo-ristrutturazione-debito-greco-155521_PRN.shtml&quot;&gt;&lt;b&gt;banca americana Lehman Brothers&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;«La medicina dei debiti pubblici è finita»&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
il titolare del Tesoro, intervistato dal direttore del Sole 24 Ore Roberto Napoletano, ha definito una «illusione» la possibilità che qualcuno «fuori dalla politica» potesse risolvere il problema «inventando delle regole». E per il futuro, ha aggiunto: «La medicina dei debiti pubblici è finita, ammesso che fosse una medicina».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;I trattati europei non sono come un matrimonio&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Tremonti ha parlato della crisi dei debiti sovrani auspicando che «la via d'uscita passi da una intensificazione della architettura politica europea». L'Ue - ha spiegato Tremonti - ha una costruzione «positiva e progressiva». Se in un matrimonio i coniugi «sono uniti nella buona e nella cattiva sorte», i trattati europei contemplano «solo la buona sorte» ha sottolineato. Il ministro ha ricordato poi la sua proposta illustrata sul Financial Times, assieme al presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, per «l'emissione di Eurobond».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il nodo della crescita&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
All'indomani della pubblicazione della &lt;a href=&quot;http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-05-13/primo-trimestre-italiano-sale-102352_PRN.shtml&quot;&gt;&lt;b&gt;stima preliminare Istat sul Pil italiano&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, al palo rispetto a Francia e Germania, la domanda d'obbligo è: &lt;a href=&quot;http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-05-13/germania-traino-ripresa-corre-085702_PRN.shtml&quot;&gt;&lt;b&gt;perché l'Italia non cresce?&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;. Il ministro ha ricordato quanto fatto dal governo sul fronte dei conti pubblici. Uno sforzo che è stato riconosciuto a livello internazionale. Detto questo, ha indicato tre &quot;talloni d'Achille&quot; che frenano il Pil italiano. Il primo è il peso dell'economia illegale che resta ancora consistente nel nostro paese. L'evasione fiscale è imponente, nonostante la lotta al sommerso «abbia fatto recuperare 25 miliardi in due anni». Poi Tremonti ha ricordato il tema della dimensione delle imprese («il 95% del Pil è fatto da aziende con meno di 15 dipendenti). Infine il Meridione. «Il Nord Italia è la regione più ricca d'Europa» - ha detto Tremonti, mentre il Sud «è una realtà che va indietro e non avanza».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La questione meridionale&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Su quest'ultimo punto in particolare ha insistito il ministro. «Da Milano a Roma in treno ci vogliono tre ore - ha ricordato - da Reggio Calabria a Roma è meglio che non vi dica quante ore ci vogliono. I treni che vengono da Nord hanno i moscerini schiacciati sui vetri per la velocità, quelli che vengono da Sud hanno i moscerini tranquilli. Non è impossibile cambiare le cose, ma ci vuole tempo». Il titolare del Tesoro ha definito quella del Mezzogiorno «la grande questione del paese». Come risolverla? In primo luogo il ministro ha sottolineato la situazione dei fondi europei. «Non vengono spesi - ha detto - e questo è un problema. Quest'anno stiamo rischiando di perdere 6 miliardi non spesi, ecco perché vorremmo usare quei soldi per il credito di imposta nel Mezzogiorno. La questione non è finanziaria, occorre sapere usare i fondi che ci sono già».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;«Delle spiagge non me ne frega un tubo»&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il ministro ha parlato anche del recente decreto sviluppo respingendo le critiche rivolte al governo sulla questione delle spiagge (il governo ha rinnovato le concessioni prima per 90 e poi per 20 anni). «Adesso lo posso dire, non mi frega un tubo: le spiagge non c'entrano nulla, c'è stato un atteggiamento pittoresco» si sfoga Tremonti. Il ministro ha spiegato che la norma sul diritto di superficie dei litorali contenuta nel dl sviluppo «non c'entra nulla con le spiagge» ma ha come obiettivo il rilancio del turismo attraverso la creazione di «distretti a burocrazia zero».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-05-14/tremonti-fattori-scatenanti-crisi-135824_PRN.shtml&quot;&gt;Il Sole 24 Ore - Roberto Napoletano&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MICHELE EMILIANO: «Il Pd è meno credibile del giullare Berlusconi»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-04-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559853</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Bari (BA) (Partito: Cen-sin) - Consigliere  Consiglio Comunale Bari (BA) (Lista di elezione: Cen-sin) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Archiviate le esperienze Bassolino e Loiero, Michele Emiliano prova a diventare il punto di riferimento del Partito democratico nell’Italia meridionale. Sabato scorso ha tenuto a Bari una megaconvention per lanciare il progetto di un coordinamento a Sud del partito. Dice di non avere ambizioni nazionali. Ma secondo molti, il primo obiettivo che si è prefissato è la successione di Chiamparino alla presidenza dell’Anci.
&lt;p&gt;
 &lt;b&gt;
Sindaco, ha intenzione di fare un nuovo partito del sud?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non ho mai fatto parte dei partiti e non me ne frega nulla»
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Ma lei è il presidente regionale del Pd in Puglia.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«È vero, ma sono anche presidente di molte altre cose. Il partito è solo un mezzo. Le idee sono il fine»
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Però, di fatto, ha gettato le basi per la costituzione di una nuova corrente.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ma quale corrente. Io sono un’energia civile e non un politico. Qui al sud siamo incazzati neri. Quella che abbiamo lanciato è una battaglia vera su delle proposte e delle istanze precise. Per questo abbiamo chiamato la manifestazione “Mezzogiorno di fuoco”. È come un duello all’ultimo sangue. Lo sceriffo o vince o muore. Non c’è spazio per tatticisimi o politicismi».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt; 
E per Vendola c’è spazio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Vendola è il politico più furbo d’Italia, ha delle grandissime intuizioni tattiche.&lt;br /&gt;
 Quando all’inizio io dicevo che i partiti non servivano, lui mi contestava duramente. Adesso però è diventato molto più antipolitico di me. Questo perché ha una grande intelligenza politica, ma non è un grande uomo di governo. Non perché non ne abbia le capacità per poterlo fare, il problema è che non ha mai avuto una formazione da amministratore. Vendola non sa fare il presidente di Regione, come io all’inizio non sapevo fare il sindaco. Al Sud serve un nuova classe dirigente che va formata».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei parla di nuova classe dirigente, ma alla sua manifestazione le conclusioni le ha fatte D’Alema.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Io sono tra due fuochi: Vendola e D’Alema. Sono molto simili e quindi incompatibili. Entrambi a un certo punto si sono resi conto che il loro dio, il comunismo, non esisteva. Uno è stato addestrato nella Germania dell’Est e un altro nell’Urss. Per me, anche se ho sempre votato Pci, in passato questo costituiva un problema. Io ho fatto il magistrato e quindi chiunque avesse a quei tempi relazioni con il nemico era da tenere d’occhio. Ora le cose sono cambiate. D’Alema è stato l’unico in Italia a mollare la poltrona».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E del resto del gruppo dirigente del Pd cosa pensa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Credo che se uno perde 3 o 4 partite di seguito, a un certo punto dovrebbe decidere di fermarsi. La classe dirigente del partito, che è la stessa del Pci, è stata sovraesposta e ha perso tutte le elezioni con Berlusconi. E per sconfiggere uno che si mette i tacchi, che ha i capelli finti e abitudini personali così discutibili basterebbe trovare un candidato dignitoso. Ma noi eravamo peggio di lui e meno credibili. La storia da giullare di Berlusconi è molto più divertente della grigia storia di un dirigente medio del Partito democratico».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;La riproposizione della questione meridionale non è però esattamente una novità.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Noi vogliamo dimostrare che anche se siamo meridionali e siamo del Pd possiamo farci venire buone idee. La classe dirigente meridionale del centrosinistra non è solo emergenza rifiuti. Sono tantissime le città un cui siamo riusciti a gestire in modo eccellente il problema della spazzatura, altre in cui siamo in grado di chiudere i conti in modo corretto e altre ancora dove siamo stati capaci di demolire milioni di quadrati costruiti in modo illegale».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Di nuovo cosa c’è nella sua iniziativa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Le faccio un esempio. Una delle prime proposte che vorremmo fare è una legge sul ripristino della bellezza. Grazie a dio non siamo più comunisti. E quindi possiamo coniugare la bellezza con il mercato. Non è detto che ogni demolizione di cose brutte si debba fare solo con soldi pubblici ed europei».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;È cominciata la sua corsa per la leadership nazionale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non è un’ipotesi in campo. Io sono magistrato di cassazione e sono stato investigatore. Se continuo a far arrabbiare tutti, la cosa più probabile è che me ne torni in magistratura».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.terranews.it/news/2011/04/emiliano-%C2%ABil-pd-e-meno-credibile-del-giullare-berlusconi%C2%BB&quot;&gt;Terra&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «La società soffre il nuovo Ulivo, patto tra mediocri»  - INTERVISTA </title>
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  <updated>2010-09-11T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>505922</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Negli occhi ancora il funerale di Angelo Vassallo, Nichi Vendola da Acciaroli risale la Basentana per tornare a Bari e con una qualche iniziale difficoltà riparla di primarie e soprattutto del «nuovo Ulivo» proposto da Bersani che, avverte, «non può essere un vecchio mosaico». Chiede piuttosto il presidente della Puglia lo scatto in avanti di un centrosinistra capace di diventare «il cantiere della società» perché - spiega - si dia «il via a un forte disegno riformatore e non a un'alleanza di mediocri». Risposta a quella «sofferenza sociale» di cui le contestazioni al segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, alla festa del Pd di Torino sono il segnale eloquente e allarmante.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Malessere che i democratici non riescono a interpretare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ne parliamo tra un attimo... Ma visto che voi siete &lt;i&gt;Il Mattino&lt;/i&gt; e io sono Nichi Vendola vorrei partire dal promemoria scritto con il sangue di Angelo Vassallo. Una vicenda che dovrebbe vedere l'Italia intera inchinarsi dinanzi a un testimone della legalità e della verità, un sindaco che era un pezzo di quel Sud coraggioso e laborioso la cui esistenza viene spesso occultata nella polemica neo leghista che avvolge da troppi anni la scena pubblica e anche il racconto dei mass media. Il Sud è quindi sprofondare progressivamente in una specie di buco nero, una nube tossica che impedisce di vedere oltre alle ombre, le poche luci. Si tratta non solo di una questione culturale, ma economico-politica e sociale: il Mezzogiorno è stato spogliato di risorse e nella sua costante criminalizzazione è stato sottoposto ad ogni sorta di saccheggio».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Ci sono i fondi dell'Ue, il piano del governo: gli amministratori meridionali non hanno colpe?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Avere però interlocuzioni così sporadiche e nevrotiche con chi ci chiama cialtroni non solo non ci aiuta a risolvere problemi di lungo periodo, ma ci penalizza. &lt;br /&gt;
Sono al minimo storico i trasferimenti ordinari dello Stato e sono stati rastrellati dalla finanza straordinaria per il Sud risorse per finanziare tutte le necessità nazionali, dagli ammortizzatori sociali, fino alla ricostruzione in Abruzzo. E infine l'ultimo atto sono quei soldi per le clientele leghiste attraverso le scandalose mance inserite nell'ultima Finanziaria.
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Sarà autunno caldo nel Meridione come nel resto d'Italia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Siamo di fronte a una stretta drammatica in tutto il Paese, tanto più perché nascosta dalla propaganda di regime. Ci sono aree che conoscono una vera e propria ecatombe produttiva, un effetto domino che colpisce piccole e medie aziende mentre la classe dirigente è paralizzata dalle questioni giudiziarie che interessano il premier e dalla rissa interna al centrodestra».
&lt;p&gt;
«Bisogna consentire che la sofferenza sociale possa avere le proprie forme di espressione, va garantito l'esercizio al dissenso, la democrazia è fatta anche di contestazioni. Tuttavia bisogna lavorare affinché questo dissenso non degeneri in un ribellismo violento. Tutti abbiamo questo problema, non solo il Pd. E tutti abbiamo il dovere di sovrapporre le esigenze di cambiamento del Paese alle ragioni di bottega di ognuno di noi». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;La risposta può essere il Nuovo Ulivo dl Bersarni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Piuttosto l'apertura di un cantiere dell'alternativa che parli chiaro sui temi fondamentali della vita delle persone: lotta contro la precarietà, per la difesa della scuola pubblica e ambiente, un nuovo modello energetico, una politica di pace. Un patto insomma, tra la politica e il popolo. &lt;br /&gt;
L'idea che personalmente vedo con disagio è quella di metterci in una condizione in cui si tratta di ricostruire un vecchio mosaico. Abbiamo invece bisogno di un disegno riformatore forte, non di alleanze mediocri. Lo dico cercando fino in fondo l'intesa, non sono certo io l'uomo nemico delle coalizioni, sono contrario alla logica dei pregiudizi e dei veti.&lt;br /&gt;
L'ho sempre detto: non si possono subire né esercitare sugli altri. Per me l'alleanza può essere la più ampia possibile, ma purchè si parta dalla società. I primi alleati devono essere i precari della scuola, gli operai di Melfi e Pomigliano, le piccolissime aziende che stanno chiudendoe le donne che hanno patito l'umiliazione del linguaggio ufficiale della destra. Su questa base costruiamo un passo e soprattutto diamo alla politica la possibilità di potere tornare ad essere una proprietà pubblica».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Pezzi di Rifondazione e Pdci nelle liste del Pd: i diretti interessati smentiscono, ma forse una trattativa c'è stata.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Non entro in questo recinto di politica di Palazzo. Non mi interessano le modalità con cui gli altri si confrontano e non pongo il problema di un posto al sole per me e i miei amici. Pongo invece il problema di un centrosinistra che deve interpretare con coraggio un passaggio storico, il ruolo di chi è capace di seppellire il berlusconismo e il cadavere della seconda Repubblica per fare nascere una nuova storia in questo Paese». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Le primarie unica strada?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Spero che nei prossimi giorni i pensieri si facciano più sereni e le parole siano più lucide: a prescindere dall'agenda elettorale dobbiamo mettere in moto un processo virtuoso per avere un candidato».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Possibile un ticket tra lei e Chiamparino: affinità di origini e diversità notevoli di vedute su Fiat metalmeccanici?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Finché è un modo per preconfezionare il risultato delle primarie non ne parlo che invece deve essere affidato alla consultazione. Si tratta quindi di un discorso fuori contesto».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Oggi si inaugura la Fiera del Levante e Berlusconi nuovamente non ci sarà.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Non ci vuole un interprete raffinato per decriptare il messaggio: Berlusconi manca».&lt;br /&gt; 









 

 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=TVW5H&quot;&gt;Il Mattino - Pietro Perone&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Adriana POLI BORTONE: «Ma questo Pdl ha ben poco di liberale»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2010-09-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>505551</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: CN) - Consigliere Provincia Lecce (Lista di elezione: LISTA CIVICA) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il Sud li ha allontanati poco più di un anno fa, e sempre il Mezzogiorno li ha poi riavvicinati. Per Adriana Poli Bortone, ex sindaco di Lecce, ex ministro delle Risorse agricole e presidente di Io Sud, creato dopo l’uscita da An nel 2009, l’appuntamento di domenica per il discorso di Gianfranco Fini rappresenta una tappa politica a cui lei non può mancare: perché il meridione, dalle corde del governo, sembra essere stato messo davvero da parte. Ecco perché, proprio su questa questione, le battaglie di Fini sul rilancio del Sud continuano ad attrarre interlocutori importanti. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Onorevole Poli Bortone dopo un periodo di incomprensioni, torna alla festa di Mirabello. Con quale stato d’animo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Torno con spirito libero, aperto, e col piacere di trovare una grande attenzione per il tema del Meridione da parte del presidente Fini e di una parte dell’ex Alleanza nazionale che sta con lui e che su questo tema ha sempre dibattuto. Oggi, che finalmente qui a Mirabello si riprende questo percorso, è chiaro che sono molto interessata a che tipi di obiettivi si vuole dare Futuro e Libertà, e insieme a questo che tempistica vuole dare al governo, tenuto presente che Berlusconi ha inserito anche il Mezzogiorno tra i cinque punti: ma l’aver detto che ci sono soldi non aggiunge nulla di nuovo, anche perché i cento miliardi per il Sud ci sono e sono dell’Unione europea. Per cui è necessario sapere come oggi vogliono impegnarli, con quale rapporto rispetto all’attuazione del federalismo: è questo che mi interessa. Da un lato quindi avrò il piacere di ritrovare i sodali di sempre e dall’altro avrò la curiosità su che tipo di protagonismo nel centrodestra vuole rappresentare Futuro e libertà.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Oltre al Mezzogiorno un altro tema su quale Fini insiste molto è quella della legalità.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
È  una battaglia fondamentale che condivido appieno, e per questo non vorrei che fosse relegata alle regioni meridionali: perché le cronache dimostrano che è un problema nazionale. E rispetto a questo ciascuno di noi deve farsi un esame di coscienza. E tentare di ricominciare daccapo.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Partendo ad esempio dal codice etico?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sì il codice etico credo che sia un’ottima idea, e credo anche che questo debba essere condiviso da tutti i partiti e richiesto dai cittadini stessi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quali sono i punti che lei reputa prioritari per il Sud?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Rivedere il piano delle infrastrutture, stabilire cioè un timing diverso, perché fino ad ora si è privilegiato il Nord. Per cui prima di attuare il federalismo è necessaria la perequazione infrastrutturale. Poi occorre impegnarsi in una grande e bella scuola per la pubblica amministrazione del Mezzogiorno. Il terzo punto dovrebbe essere dare vita a una scuola di economia. Nel senso che abbiamo tanti bravi imprenditori al Sud che agiscono però in maniera troppo isolati.  E queste eccellenza vanno accompagnate.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Torniamo ai nodi del centrodestra. Come giudica quello che è successo a Fini nel Pdl?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Molto spiacevole. Nel senso che si comprende tutto in politica, si sa che ci possono essere degli attriti ma  la &quot;cacciata&quot; mi è sembrata eccessiva. Non può essere che in un soggetto politico liberale quando non si è d’accordo su alcune cose si venga aggrediti in quel modo. Insomma, credo che il Pdl come partito si debba ancora strutturare, e anche qui bisogna darsi delle regole: perché è una stranezza che non ci possa essere una voce di dissenso. Io e Fini veniamo da un partito, come il Msi, che veniva considerato “chiuso”: ma forse, rispetto a questo Pdl, avevamo fin troppo democrazia…
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Del  resto lei non ha mai visto con entusiasmo il Pdl. Per questo uscì da An.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Vede, io aderii alla lista del Pdl perché credevo al programma elettorale, quando poi mi sono accorta che quel patto per il Sud veniva tradito, mi sono data una regolata. Provai all’epoca a dire a La Russa che bisognava dare più voce al Mezzogiorno, e successivamente lui mi mise a un bivio: o obbedire o scegliere l’indipendenza. Ebbene io ho scelto la libertà delle idee. Allo stesso modo la medesima intolleranza la si sta registrando contro Fini: e tutto ciò non è all’altezza di un partito democratico e liberale.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei ha spiegato all’Unità che Silvio Berlusconi ormai è debole. Che significa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Nel senso che, nonostante quello che si dice, non riesce più a assumere delle decisioni. Prima ascoltava, faceva sintesi e alla fine decideva. Ma io l’ho visto nel caso della Puglia per le regionali: di fronte alla possibilità di un accordo con il mio piccolo movimento, che poteva rappresentare però un segnale importante di attenzione, vi sono state altre spinte che lo hanno condotto altrove, con i risultati che sappiamo. Insomma il fatto che una personalità così forte come Berlusconi da una parte si pieghi alle ragioni dei maggiorenti locale e dall’altra faccia la stessa cosa al Nord con la Lega (che è riuscita a imporre la sua linea al governo), mi fa concludere che Berlusconi non è più così forte. Per cui per discutere occorre bussare ormai al partito di Bossi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Mi sembra di capire che non crede che, pur essendo nei cinque punti di rilancio, il Sud sia interesse del governo…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
È messo soltanto nell’elenco, nella nota della spesa, non è che ci credono davvero. Perché per arrivare a crederci occorre un’azione positiva. Non basta inventarsi un giorno la banca del Sud e il giorno dopo i cento miliardi dell’Ue e poi non dare nessuna possibilità di decollo reale. Insomma, questo governo ha commissariato per l’emergenza rifiuti e per la sanità:  perché non l’ha fatto anche per gli amministratori incapaci?
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come giudica il fatto che, assieme a lei, diversi esponenti dell’autonomismo meridionale guardino con attenzione a Fini?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Credo che quella dell’autonomia sia un’esigenza avvertita da tutti. Ciascuno di noi poi ha cercato di prendersi uno spazio di libertà, ma siamo consapevoli che da soli non si va da nessuna parte e quindi dobbiamo guardare con interesse a chi può dare una prospettiva politica a questa novità.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Terzo polo all’orizzonte o destra che sta nascendo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Penso che non confliggono per nulla le due cose. Ragion per cui se Fini riprende la bandiera della destra fa una cosa sana e giusta, e nello stesso tempo può mettere su una nuova forza, anche terza, che può considerare assieme modernizzazione e partecipazione, democrazia interna e rappresentatività.
&lt;p&gt;
NOTA:&lt;i&gt;Questa stessa dichiarazione è stata pubblicata in cartaceo sul  &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=TQKMD&quot;&gt;Secolo d'Italia&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&amp;Art=8061&amp;Cat=1&amp;I=../immagini/INTERVISTA/AdrianaPoliBortone_int.jpg&amp;IdTipo=0&amp;TitoloBlocco=L%27Intervista&amp;Codi_Cate_Arti=39&quot;&gt;ffwebmagazine.it - Antonio Rapisarda&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maurizio SACCONI: Sud, il piano di Sacconi «Salari più bassi per le nuove imprese»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/10/05/maurizio-sacconi/sud-il-piano-di-sacconi-%C2%ABsalari-pi%C3%B9-bassi-per-le-nuove-imprese%C2%BB-intervista/418048"></link>
  <updated>2009-10-05T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>418048</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) -  Ministro  Lavoro Salute e Politiche sociali (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Serve uno scatto per il Sud, un vero e proprio «new deal». E per Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, questo cambio di passo è innanzitutto possibile se l’Europa intera diventa consapevole che «corre il rischio di un declino, di un «rattrappimento» verso l’area del Baltico, di fronte all’emergere prepotente dell’asse ”trans-pacifico”. Può evitarlo solo se si proietta, con la Russia, verso il Mediterraneo, un’area che può diventare, dopo Cina, India e Brasile la quarta economia emergente. Ciò che un tempo, rispetto all’Europa forte, era un’estrema periferia, come il Sud, può in questa visione diventare area baricentrica».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt; Il Presidente della Repubblica dice che le classi dirigenti del Sud hanno fallito. È così?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «L’intervento di Napolitano è stato di alto profilo e non rituale. Il suo appello alla non autoindugenza è esplicito. Occorre partire da una critica severa alle classi dirigenti del Sud proprio nel momento in cui appare necessario il rilancio della questione meridionale come questione nazionale. Per avere, nel dopo crisi, alti tassi di crescita bisogna liberare le potenzialità ancora inespresse da parte di un terzo della società italiana. Sono proporzioni che non hanno pari in Europa».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;In quarant’anni, però, il divario è aumentato.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Dobbiamo rilanciare la questione meridionale nella visione dell’Europa a forte dimensione mediterranea. E a quest’ultimo proposito Berlusconi ha avuto le giuste intuizioni nei rapporti internazionali. Per altro verso lo stesso anniversario dei 150 anni dell’Unità deve essere l’occasione per sottolineare più che la storia - che è di per sé divisiva - i valori condivisi che fanno l’identità di questo Paese da Nord a Sud. Fondamentale è il binomio libertà-responsabilità, che ispira peraltro larga parte delle politiche del governo. A partire dalla riforma del federalismo fiscale che introduce la responsabilità nel governo regionale».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Finora le classi dirigenti del Sud sono state irresponsabili?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Si sono formate su regole del gioco che hanno stimolato la ”non responsabilità”. Con le regole del federalismo chi sbaglia paga. Se un’azienda fallisce porta i libri in tribunale. Il presidente di Regione che non sa amministrare porterà anticipatamente il suo fallimento al giudizio del popolo senza essere ricandidabile. Da questo punto di vista i commissariamenti della sanità sono stati un prologo fondamentale. È attraverso la responsabilità che si può innestare un circolo virtuoso opposto di quel circolo vizioso che ha prodotto l’incapacità dell’amministrazione ordinaria. E se non c’è questa, come ci può essere capacità di gestione per l’amministrazione straordinaria? Se non c’è un buon terziario pubblico come si può sviluppare più in generale la cultura dei servizi per sostenere ad esempio la vocazione turistica?».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Proprio per la sanità, il Sud sta pagando il prezzo più alto, con molte regioni ormai commissariate, a cominciare dalla Campania...&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«I commissariamenti sono stati fatti proprio per difendere le popolazioni meridionali dalle cattive amministrazioni. Non sono il frutto di una mera esigenza di finanza pubblica, ma dell’obiettivo di garantire in tempi brevi più servizi di qualità. I commissariamenti sono paradigma e sostanza del fallimento delle classi dirigenti del Sud. La sanità, infatti, rappresenta oltre l’83% della spesa corrente delle regioni e riguarda bisogni primari della popolazione».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Non le sembra che il governo abbia usato il pugno di ferro?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Non abbiamo chiesto al Sud di raggiungere risultati teorici, ma almeno quelli che sono stati raggiunti altrove, oltretutto sotto diverse latitudini politiche. In Lombardia, Veneto, Emilia e Toscana si spende di meno ma si offre un servizio migliore rispetto al Sud».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Da dove nasce la differenza?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Dall’incapacità di adottare modelli gestionali sperimentati nelle regioni efficienti. Scelte che portano ad avere più servizi con una spesa minore. Un esempio per tutti: un malato cronico, assistito a domicilio, costa 7 volte meno di un ricovero ospedaliero. Ma viene seguito amorevolmente, mentre in un ospedale generalista è praticamente abbandonato a se stesso».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Non è troppo drastico il giudizio sulla sanità nel Sud?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«No, anche dal recente studio della Scuola Sant’Anna di Pisa, già adottato dalla Regione Toscana, emerge un Paese spaccato in due: dal Lazio in giù la gran parte degli indicatori di qualità sono negativi».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; E il conflitto con le Regioni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Il coordinamento delle Regioni dovrebbe rinunciare a difendere l’indifendibile e concordare un diverso metodo di riparto delle risorse del Fondo sanitario nazionale tale da sollecitare i processi di razionalizzazione al Sud in modo da liberare risorse anche per la non autosufficienza. Ma non c’è solo la sanità. Potrei farle altri due esempi».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Prego.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «I centri per l’impiego, di competenza delle province, nel Sud non funzionano. È vero che c’è poco lavoro, ma spesso per quel poco non si trovano immediatamente i lavoratori competenti. Poi c’è la formazione: costa di più rispetto al Nord, con risultati inferiori. Mentre quasi sempre è festa per i formatori. Insomma, dobbiamo incrementare rapidamente il capitale umano, organizzativo e quello ”fisso investito”».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Che cosa propone?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Nel breve ci sono almeno tre, quattro cose da fare. Evitare che la sanità possa essere utilizzata come leva impropria per il consenso elettorale aggiungendo ulteriori guasti, difficili poi da rimuovere. Bisogna poi approvare in fretta il federalismo fiscale. Attuare soprattutto nel Sud il piano d’azione per l’occupabilità dei giovani mediante l’integrazione tra apprendimento e lavoro predisposto congiuntamente dal sottoscritto e dalla collega Gelmini. Infine, nel nome della visione euro-mediterranea, pensare a pochi grandi progetti che trasformino il Sud nella piattaforma avanzata dell’Unione europea, con una forte diffusa cultura terziaria tanto nel pubblico quanto nel privato».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt; Nel documento sul Sud del Pdl si parla anche di contratti decentrati, di differenziazioni salariali.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Nel clima di un Sud quale nuova frontiera dello sviluppo italiano le parti sociali non farebbero fatica ad applicare quelle norme del nuovo modello contrattuale che consentono di realizzare deroghe ai contratti nazionali per lo start up di un’impresa o nella fase di un suo rilancio. Con l’impegno che, se poi le cose vanno bene, i risultati siano distribuiti anche ai lavoratori. Ma vorrei anche che si utilizzassero di più i «voucher», i buoni prepagati. Fino ad ora, su 2 milioni e mezzo, nel Sud ne sono stati ”acquistati” solo centomila. Invece, per molti spezzoni lavorativi legati alla stagionalità in agricoltura o ai servizi alla persona o alle attività fieristiche o museali, il voucher consente di far emergere il sommerso con il vantaggio di un reddito detassato per il lavoratore e agevolato nei contributi per il datore di lavoro».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Il Pd propone. invece, il credito di imposta per le nuove assunzioni. Si può fare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Il Pd parte sempre da un’idea di spesa pubblica. Anche gli incentivi possono servire e potranno essere accettati dall’Unione europea se parte di un progetto più ambizioso. E poi mi chiedo perché fra il 2007 e il 2008 l’Ue ha bocciato perfino la possibilità di considerare le donne come parte svantaggiata su base territoriale e come tale agevolata con i contratti di inserimento della legge Biagi. Il nuovo regolamento che nega il criterio territoriale costituisce un precedente pericoloso per il Sud, è stato un segno brutto, una distrazione colpevole di chi doveva sostenere tesi opposte».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;C’è qualche segnale di ripresa. Il peggio è passato o ci aspetta un autunno caldo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «L’Italia ha attutito l’impatto della crisi sull’occupazione meglio degli altri. Che poi ci siano ritardi cronici, come l’occupazione femminile nel Sud, o patologie come l’uscita tardiva da percorsi di laurea deboli, è un altro discorso. &lt;br /&gt;
È passato il peggio, il timore del collasso finanziario. La ripresa c’è ed è evidente. Ma è possibile che nei prossimi mesi si allarghino e si allunghino alcuni ambiti della disoccupazione».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Le risorse messe in campo dal governo saranno sufficienti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Sono più che sufficienti per gli ammortizzatori ma dobbiamo rapidamente usare meglio quelle per i servizi l’impiego e soprattutto per la formazione. Per questo convocherò presto un tavolo Stato-Regioni e parti sociali».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=NKY3R&quot;&gt;Il Mattino - Antonio Troise&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rosy BINDI: «L’errore di Dario? Mai preso le distanze da Veltroni»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/30/rosy-bindi/%C2%ABl%E2%80%99errore-di-dario-mai-preso-le-distanze-da-veltroni%C2%BB-intervista/391763"></link>
  <updated>2009-06-30T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391763</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) - Vicepres. Camera  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;

«I programmi sono in arrivo. Sono anche intuibili. E ci si schiera per contribuire ad elaborarli. No, il congresso non parte male»: parola di Rosy Bindi, sostenitrice di Pierluigi Bersani.
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Cosa ha «intuito» in Bersani? Non sarebbe stato più naturale vederla schierata a fianco di Franceschini? «Perché mai avrei dovuto appoggiare Franceschini?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Perché abbiamo la stessa storia? Allora non avrei messo tanto impegno per fare il partito plurale: non è che mi mancasse Franceschini a casa mia... &lt;br /&gt;
Perché è stato il vice di Veltroni al quale mi sono opposta e dal quale lui non si è mai distinto? Perché l’ho appoggiato come segretario di garanzia? L’ho fatto condizionando il mio sì al fatto che il suo fosse un impegno fino al congresso e non il trampolino di lancio per la candidatura. Perché è stato il primo a chiedere l’elezione diretta del segretario del Pd quando c’era ancora il governo Prodi? Perché da vice di Rutelli, alla Margherita, ci fece passare davanti ad un plotone di esecuzione per votare no alla lista Uniti nell’Ulivo?».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;E abbiamo sistemato Franceschini...&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«No, ce n’è ancora. Perché è in politica da prima di me?».
&lt;p&gt;
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Può bastare... Cosa l’ha convinta della candidatura di Bersani?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Il motivo principale per il quale scommetto su Bersani è che lo ritengo la persona più giusta per portare la sinistra dentro l’Ulivo. Dobbiamo far diventare partito l’idea dell’Ulivo, unendo tutte le culture democratiche e riformiste. Anche la sinistra, persino con le sue opacità e pesantezze. Altrimenti, sarebbe come pensare di fare l’Europa senza la Germania. Non è possibile».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;E ancora?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Bersani è, per me, la persona più giusta per costruire un nuovo centrosinistra e un partito percepito come alternativa di governo. Significa fare opposizione a Berlusconi ma proporre anche un progetto di società e un programma di governo ”altro” rispetto a quello della destra».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Lei dice sostenere per contribuire al programma. Cosa chiede e propone a Bersani&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Intanto che la questione meridionale sia al centro del programma. E chiedo un Pd che sia questione morale, lavoro, superamento delle diseguaglianze. Non c’è bisogno di dire poi che rivendico a pieno titolo il protagonismo della cultura cattolico-democratica dentro il Pd: io con Bersani non ci vado a fare nè la cristiano-sociale, nè soltanto l’alternativa sociale alle condizioni tecnocratiche di Letta».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Si teme una riedizione del duello Veltroni-D’Alema per interposta persona. Veltroni se ne è sfilato, si aspetta altrettanto da D’Alema?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Veltroni si è sfilato, anche se per le reazioni alla sua entrata a gamba tesa nella vicenda congressuale: l’annuncio della manifestazione per rilanciare il Lingotto che, per altro, non mi sembra sconvocata. E se lui non farà battaglia congressuale, i veltroniani sono tutti lì. Quanto a D’Alema, io sono testimone dell’autonomia della scelta di Bersani a candidarsi. Non vedo perché dovrebbe rifiutare il sostegno di D’Alema o di altri. Certo, ci sono idee e fatti di D’Alema che non condivido. Sta a lui come a ciascuno di noi rispettare l’autonomia del candidato».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Nessuna delle due candidature ha convinto i giovani del Lingotto che cercano un terzo uomo. In cosa hanno mancato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Questa domanda se la dovrebbe porre soprattutto Franceschini che si è candidato spiegando di voler fare il partito con quelli del Lingotto. Che Bersani non dia per scontato l’appoggio di quella platea mi pare evidente, anche se non potrà fare a meno di adoperarsi a convincerla. Ma se emerge una terza candidatura, ed è per vincere, il problema non è del Lingotto: evidentemente, ci sono anche altri sostenitori potenziali non convinti dei due candidati. Mi sembra più probabile sia Chiamparino piuttosto che Marino. Anche se è un po’ difficile che, chi si è candidato a guidare il ”partito del nord”, possa aspirare alla guida di un partito nazionale in un Paese che ha una questione meridionale così forte».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Per come sta maturando quella del terzo uomo, è possibile che si tenti di arrivare ancora una volta ad un candidato unico?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Questa sì che sarebbe davvero la riedizione del vecchio. Questo partito ha bisogno di una sana e leale competizione. Se non la fa sulle idee e sulla classe dirigente, continuerà a farla attraverso questa straordinaria capacità di farci del male dimostrata sino ad oggi».

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=MRBUM&quot;&gt;Il Mattino - Teresa Bartoli&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Massimo D'ALEMA: «Governo nordista nel Sud. E' l’ora di nuove alleanze»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/03/massimo-dalema/%C2%ABgoverno-nordista-nel-sud-e-l%E2%80%99ora-di-nuove-alleanze%C2%BB-intervista/391450"></link>
  <updated>2009-06-03T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391450</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Una crisi dura, altro che parentesi.
&lt;p&gt;
Il «sultanato orientale» berlusconiano è «uno schifo», «un problema politico», «l’altra faccia» di un governo che «non affronta la crisi». Massimo D’Alema percorre il Sud a tappe forzate per la campagna elettorale del Pd. E proprio qui vede aprirsi la possibilità di «isolare la destra nordista berlusconiana» per «un nuovo meridionalismo che coinvolga l’Udc e pezzi di società civile, in prospettiva delle regionali».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;D’Alema, la carta dei valori della sinistra è «Novella 2000», come dice Silvio Berlusconi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Devo dire che vedendo le immagini di veline e cantastorie sugli aerei di Stato, scortati dalla polizia, mi viene da dire che è uno schifo. E che in un paese alle prese con una grave crisi economica ci si aspetterebbero dal capo del governo sobrietà e rispetto dei cittadini. Berlusconi ha messo l’Italia in una situazione imbarazzante. Lui è il responsabile. Una situazione avvertita da gran parte dell’opinione pubblica internazionale. Non so se questo lo scriva anche ”Novella 2000”, ma certamente lo scrive il ”Times” di Londra».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt; La stampa internazionale è entrata nel mirino del premier. Quegli articoli sulla «maschera del clown» non danneggiano l’Italia?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «È curioso vedere certi giornali italiani che sembrano stranieri tanto osservano divertiti e distaccati questa situazione. Mentre ci sono giornali stranieri che scrivono quel che dovrebbero raccontare quelli italiani».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; È normale che la stampa, tv in testa, nasconda quel che avviene?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Non c’è dubbio che la situazione dell’informazione, e di quella televisiva in particolare, è pesantemente anomala. E che viene presentata una realtà edulcorata e distorta. Questo è un fatto estremamente grave. Ma sono sempre stato convinto che, pure con questo handicap che altera il normale confronto democratico, si possa vincere: la forza della politica e della mobilitazione dei cittadini possono battere queste distorsioni dell’informazione che sono sotto gli occhi di tutti». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Berlusconi sostiene che, non potendo attaccarlo per via politica, tentate la spallata per via scandalistica «insufflando» la stampa estera.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Mi permetto di dire che questa arroganza, questo spreco di denaro pubblico, questa idea del potere da sultanato orientale è un problema politico. È l’altra faccia di una politica che ritiene che la crisi non c’è e non fa nulla per affrontarla. In particolare nel Mezzogiorno, dove l’abbandono e l’appropriazione indebita dei fondi per il sud sono state l’unica misura del governo».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Anche quando Fiat ha perso la gara per Opel il Pd ha parlato di «distrazione» del governo. C’è chi pensa, invece, che Berlusconi abbia favorito l’«amico Putin»...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Non voglio neanche sospettarlo. Pensavo fosse impegnato a nascondere le foto delle festicciole... No, il sospetto di una combine ai danni dell’Italia mi sembra esagerato». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Per il premier anche la crisi é invenzione della «sinistra pessimista».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Vi sono fenomeni crescenti di impoverimento e famiglie colpite in modo drammatico per la perdita del lavoro, che hanno bisogno di misure di protezione. Ed è scandaloso che il governo abbia respinto la nostra proposta di creare, con un prelievo dai redditi più alti e da quelli dei parlamentari per primi, un fondo contro la povertà. E c’è anche un altro grande problema più grande».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Quale?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«La crisi sta cambiando la realtà del mondo, segna la fine di un ciclo. Non è una parentesi che prima o poi passa, come dice Berlusconi. Ne usciremo profondamente trasformati. E i paesi governati, dove non ci sono sultani che passano il tempo tra cantanti e veline, investono su innovazione e ricerca, sull’energia alternativa, preparano il futuro: considerano la crisi un’occasione per ripensare il modello di sviluppo, intervenire sui modelli sociali, fare grandi riforme. Quelle di cui parlano Confindustria, Sindacati e Banca d’Italia. Ma l’Italia non ha una strategia di riorganizzazione dell’economia. Quindi, se oggi è la sesta potenza economica del mondo, nei prossimi dieci, vent’anni sarà proiettata verso il ventesimo posto».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; L’Italia non c’è perché ipnotizzata da Berlusconi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Questa è un’analisi pessimistica del nostro paese. Certo, in molte realtà del mondo sono i progressisti a guidare la nuova stagione. Ma non in Europa, continente vecchio, impaurito, dove si manifestano fenomeni di populismo, nazionalismo e xenofobia. Non è un problema solo italiano anche se, certo, il caso italiano è particolarmente doloroso per il nulla che ci governa. Si tratta di liberare l’Europa da questo sentimento di paura che ne frena le potenzialità innovative e spero che le elezioni europee diano un segnale. Quanto all’Italia, non è vero che è berlusconiana: a conti fatti, è berlusconiano un italiano su tre: una minoranza, anche se rumorosa e fanatica. Il punto è trasformare in maggioranza di governo il sentimento di rifiuto e distacco della maggioranza degli italiani».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Il Pd deve ripensare la sua politica?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«È un problema politico che certamente il Pd deve porsi con molta serietà. Ma sarà discusso dopo le elezioni, dal congresso, e tanto meglio in quanto usciremo dalle elezioni in piedi: lo sfondamento della destra, il plebiscito per Berlusconi non ci saranno. Vedo una ripresa di presenza e motivazione del nostro elettorato. Al quale chiedo di votare i nostri candidati che, a differenza di quelli finti del Pdl lavoreranno seriamente a Bruxelles. A cominciare dal capolista Paolo De Castro». 
&lt;p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Anche nel Sud?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Qui si misura tutta la frattura tra mezzogiorno e governo del paese. Questo sta producendo fenomeni nuovi che non vanno derubricati a fatti locali, come si è affrettato a dire Berlusconi evidentemente preoccupato. Lo scarto di Lombardo in Sicilia o la rottura di Poli Bortone in Puglia sono sintomi di una rivolta contro il carattere nordista antimeridionale del governo. In nome di un meridionalismo rinnovato, che affronti anche i problemi interni della qualità della classe dirigente meridionale, può aprisi un processo politico nuovo nel sud. Una cooperazione meridionalista oltre i confini del centrosinistra: credo che la rappresentanza meridionale della destra nordista berlusconiana possa essere isolata e si possa creare una convergenza che coinvolga l’Udc e pezzi di società civile. La partita è questa. Anche nella prospettiva delle regionali». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;E a livello nazionale, bisogna riaprire il discorso delle alleanze?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Lo dico da un anno: siamo una forza politica fondamentale ma non autosufficiente. Bisogna costruire un nuovo centrosinistra. Che abbia, certo, coesione e credibilità maggiori rispetto all’esperienza dell’Unione, ma il tema è un nuovo centrosinistra per il governo del paese».
&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=MDGNR&quot;&gt;Il Mattino - Teresa Bartoli&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giovanni Saverio Furio PITTELLA: Conversazione sul Mezzogiorno.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/03/12/giovanni-saverio-furio-pittella/conversazione-sul-mezzogiorno/390644"></link>
  <updated>2009-03-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>390644</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo socialista al Parlamento europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt; &quot;Mezzogiorno a tradimento. Il Nord, il Sud e la politica che non c’è&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E' in atto una pericolosa tendenza a dimenticare che senza nessun dibattito aperto una politica ancora fino a solo un anno fa, è ora praticamente in via di smantellamento, senza che nessuno, soprattutto tra i partiti politici e gli schieramenti stia veramente provando ad aprire un dibattito nuovo e complessivo sulle politiche di sviluppo per l’intero Paese, e di conseguenza sulle politiche di sviluppo per il Mezzogiorno. E’ utile, dunque, partire dalle conclusioni del meritorio lavoro di Viesti, e cioè che la questione meridionale è oggi una questione tutta politica. In altri termini, non c’è ancora molto che dal punto di vista degli strumenti tecnico-procedurali e di modelli di governance possa essere inventato. Sicuramente tutti gli strumenti possono essere migliorati, ma la questione centrale non è questa.

&lt;p&gt;
La questione è appunto politica. Ma cosa significa che la questione è politica?
In primo luogo che politicamente, nelle decisioni dei governi che si sono succeduti negli ultimi dieci anni, nessun ha rispettato degli obiettivi di spesa pubblica, da un governo dichiarati (è stato il Governo D'Alema a porre per la prima volta il tetto minimo di spesa ordinaria e aggiuntivo per il Sud al 42%) e da nessun altro modificati. Ma semplicemente da nessuno rispettati, senza che su questo si sollevasse un dibattito nel merito, anche in considerazione di cosa su questo ha poi significato in termini di risultati raggiunti o di esiti delle politiche aggiuntive destinate al Mezzogiorno dall’Europa e dallo stesso Stato. Dunque, un primo problema politico è di tipo nazionale, di conferma di previsioni programmatiche di bilancio dello Stato sistematicamente disattese. Le risorse aggiuntive sono dunque sempre state poi utilizzate per la gran parte come sostitutive di risorse ordinarie. Tuttavia la cosa più impressionante di questa situazione, protratta per circa dieci anni e a prescindere da chi era in un momento o nell’altro al governo del paese, è che nessuno la ha mai contestata come principio della programmazione della finanza pubblica, ma semplicemente nessuno ha sentito l’ ”obbligo morale” di rispettarlo, e nessuno ha alzato il livello del dibattito per rimarcarlo. Questo a conferma che il dibattito politico nazionale si è sempre più spostato sulla conquista o riconquista dell’elettorato del Nord, senza mai soffermarsi più di tanto sull’utilità dello sviluppo del Sud alla crescita dell’intero Paese.

&lt;p&gt;
La presenza di una forza politica rappresentante dichiaratamente gli interessi di una sola parte del Paese ha contribuito enormemente a rafforzare questo atteggiamento che Anche il Centro-Sinistra ha da un certo punto in poi ha assunto come pilastro fondamentale della propria politica. Anche il dibattito interno allo stesso PD ha più volte enfaticamente rimarcato il disagio del Nord, lasciando implicitamente consolidare l’immagine di un Mezzogiorno-Gomorra nel resto del Paese, ma ancor peggio nello stesso Mezzogiorno. Questo atteggiamento ha probabilmente avuto soltanto l’esito di confermare una seconda ipotesi contenuta nel libro di Viesti, e cioè che alcuni ostacoli allo sviluppo del Sud sono poi anche all’interno dello stesso Mezzogiorno, “dai politici che interpretano l’azione pubblica principalmente come uno strumento di promozione di interessi particolari, individuali e di gruppo, e non collettivi”.
&lt;p&gt;

Certo la situazione è abbastanza complicata. Dall’analisi accurata con dovizia di dati trattati, dalla descrizione della clamorosa frenata dell’economia italiana e in ogni caso del suo andamento più lento in Europa, e quindi da un Italia debole e sfiduciata, emergono uno dietro l’altro temi già noti a chi segue quotidianamente la questione meridionale. Dai dati sulla spesa in conto capitale a quella di parte corrente, ai temi oggi caldi del federalismi fiscale. Fino agli esiti della programmazione 2000-2006, con la frammentazione degli interventi, la questione dei tempi medi di realizzazione delle opere pubbliche, la qualità e l’efficienza delle pubbliche amministrazioni ancora insufficiente. Tutti elementi che hanno unanimemente la politica a concludere, probabilmente frettolosamente, che l’idea alla base della Nuova Programmazione lanciata da Ciampi nel 1998, non fosse il modo più efficace per favorire lo sviluppo del Sud. In altri termini, cercando la soluzione al problema non nella guida politica dell’attuazione di quanto programmato, ma nelle tecnicalità e nello strumentario messo in campo per attuare la programmazione. Risultato: il mancato sviluppo del Sud in questi anni è stato imputato ad un pezzo di classe dirigente responsabile della programmazione delle risorse aggiuntive e dal semplice suo smantellamento (anche questo bi-partisan) pensare di aver dato una risposta alternativa. Certo forse il gruppo che ci ha messo la faccia è stato abbandonato in fretta, troppo in fretta e senza una vera alternativa.

&lt;p&gt;
Perché ad un certo punto la risposta alternativa è diventata la proposta di riaccentramento delle politiche di sviluppo per indirizzare le risorse su pochi chiari obiettivi di sviluppo, ma che l’analisi dei dati sul PON Trasporti 2000-2006 non ci fa molto rallegrare, o piuttosto che gli impegni mancati dalle grandi aziende pubbliche (FS e ANAS in testa) probabilmente non ci saranno ancora. In effetti, in questa fase il non-rimedio è sicuramente peggiore del presunto male. Perché in effetti non c’è nemmeno all’orizzonte una visione alternativa dello sviluppo equilibrato del Paese. Sotto gli occhi di tutti è lo shopping delle risorse aggiuntive per coprire buchi di risorse ordinarie, basti pensare alla copertura del buco di bilancio di Catania con risorse FAS, al taglio di risorse FAS indiscriminato, piuttosto che al sistematico assalto alla ripartizione territoriale vincolata delle risorse FAS sancita dalla Conferenza Stato-Regioni e da sempre accettata da tutti.Segnali inquietanti, aggravati dalle idee lanciate solo pochi giorni fa dal ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto che propone ora, a 2009 iniziato, la revisione complessiva della programmazione  2007-2013, probabilmente orientato maggiormente alle elezioni regionali in Puglia del 2010 che non all’effettiva efficacia dell’attuazione dei programmi, passo conclusivo di un processo iniziato nel febbraio 2005. Tuttavia, nell’analisi lucida di Viesti, non sfugge, anche se poco trattato, quanto le Regioni e le Amministrazioni locali del Sud hanno mancato rispetto a quanto ci si aspettava da loro nella fase di redazione dei programmi. In particolare dalle Regioni. Queste probabilmente non sono riuscite a fare il grande salto di qualità che le ha viste protagoniste della programmazione, ma non altrettanto capaci di coinvolgere adeguatamente e corresponsabilmente le amministrazioni locali nella fase di attuazione, confinandole sempre ad un ruolo troppo subalterno, non valorizzando e premiando le differenze qualitative nell’azione amministrativa, privilegiando sempre l’attuazione diretta degli interventi anche con strutture poco adeguate agli impegni contabili, procedurali e amministrativi richiesti.

&lt;p&gt;
Ma un altro grande punto sul quale le Regioni del Mezzogiorno hanno probabilmente fallito è stato quello di non essere riuscite a mettere in campo azioni coordinate tra di loro per la programmazione e realizzazione delle grandi infrastrutture di rete necessarie per il Mezzogiorno. I tentativi sono stati troppo timidi e il rapporto con i Programmi Nazionali è stato sempre troppo rivolto ad un territorializzazione della spesa da fare con il bilancino e non su obiettivi condivisi di sviluppo. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e Viesti li evidenzia tutti. Il Sud è nell’immaginario collettivo ormai una parola negativa. Nessuno in questo momento tende a credere in un possibile sviluppo del Mezzogiorno, nemmeno i meridionali. La risposta della politica a tutto questo è semplicemente quella di aver cancellato il Sud dall’agenda politica del Paese. Quello che non è accettabile è che il partito democratico (con Franceschini stiamo avendo una positiva inversione di rotta) sia partecipe ad una fuga della politica dalle proprie responsabilità, o nell’alimentare una distinzione territoriale che si riflette nelle stesse strutture interne del partito. Più semplicemente resta da chiedersi perché le classi dirigenti regionali e locali dopo avvii sempre promettenti (si pensi alla stagione dei sindaci negli anni novanta, e poi a quella delle regioni a cavallo tra i due decenni) non sono mai riuscite a mantenere alta la tensione politica al cambiamento e allo sviluppo, ma sono troppo spesso, anche qui purtroppo in maniera bi-partisan, caduti nell’errore della gestione del potere tout court. Oggi il rischio più serio che corriamo è quello di aver bandito dal lessico politico alcuni concetti chiave come sviluppo locale, dimenticando che dietro questo concetto si cela la vita di una parte molto consistente del Mezzogiorno rurale e interno, per i quali l’offerta di servizi essenziali, poco legati forse alla cresciuta economica, ma decisivi per lo stesso presidio antropico del territorio. La “rassegnazione” politica su questi temi non ci fa neanche cogliere le cose positive che in tanti contesti locali sono accadute in questi anni: cluster di imprese innovative in luoghi nei quali nessuno avrebbe ami immaginato potessero svilupparsi imprese innovative, servizi di qualità alle popolazioni rurali, organizzazione territoriale per l’offerta turistica territoriale molto efficace.

Ancor peggio se dall’altra parte vediamo lo sviluppo urbano del Mezzogiorno dominato dai temi di cronaca dell’ultimo anno: rifiuti, sistemi di potere consolidati, crimine organizzato incontrastato.Sul tema del Mezzogiorno la politica deve riappropriarsi del proprio ruolo. Essere guida responsabile, che converge sulle grandi linee di sviluppo e lavori per attuarle. Uno scatto di reni è necessario. Le disparità di sviluppo interne in un Paese non possono essere considerate un’anomalia irrisolvibile. L’Europa non ci dice questo. La politica di coesione è una politica europea e ha dimostrato che può generare molti risultati positivi. Già, ma forse anche l’Europa sta diventando un riferimento scomodo per la politica. 
&lt;br /&gt;
  &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.giannipittella.org/news.asp?id=450&quot;&gt;official web site -  gianni pittella&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: «Rinnovare la politica, essenziale il ricambio generazionale».</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/01/17/giorgio-napolitano/%C2%ABrinnovare-la-politica-essenziale-il-ricambio-generazionale%C2%BB/388264"></link>
  <updated>2009-01-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>388264</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;	&lt;br /&gt;
«Temo un vuoto di strategia per il Mezzogiorno, crollo degli investimenti»
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E’ venuto qui in terra di Calabria non per una visita - per così dire - convenzionale ma per una missione concreta, volta a verificare lo stato di salute di due atenei di eccellenza (Cosenza e Reggio) in una regione tormentata da mille problemi di legalità, per ascoltare le ragioni di chi lamenta il gap con il Nord, ma anche per esortare al rinnovamento della politica, per richiamare il governo nazionale e gli uomini del Sud ai rispettivi doveri. &lt;br /&gt;
Giorgio Napolitano prima di parlare dalla tribuna del convegno ”Mezzogiorno euro-mediterraneo”, incontra una delegazione di studenti che gli consegnano una lettera in cui denunciano tra l’altro «l’assenza in Calabria di uomini politici capaci». Napolitano risponde pronto: «Allora, preparatevi a sostituirli». E soggiunge: «E’ essenziale un rinnovamento generazionale nella politica e nell’amministrazione. Ma questo non si decide per decreto. Solo attraverso uno sforzo, un’apertura che bisogna a tutti i costi provocare in un sistema ancora molto chiuso». Un richiamo al ricambio generazionale, ma anche un invito ai giovani perché si diano da fare contro la gerontocrazia inamovibile, ovviamente valido non solo per la Calabria.&lt;br /&gt;
 Dal palco del convegno, poi, il Presidente sviluppa il tema degli squilibri che penalizzano il Sud. Torna con vigore sui concetti espressi poco più di un mese fa a Napoli. Denuncia: «Verso il Sud c’è una drammatica caduta di attenzione da parte di tutte le forze rappresentative del Paese». E spiega: da diversi anni sono diminuiti anche gli investimenti ordinari dello Stato nelle regioni meridionali; quanto ai Fondi europei, essi dovrebbero avere un «carattere addizionale non sostitutivo». Ancora: c’è un bilancio critico della nuova programmazione portata avanti in Italia nei confronti del Sud, nel decennio 1998-2008, al punto che non si sa nemmeno se il quadro strategico nazionale 2007-2013 sia tuttora «valido e impegnativo». &lt;br /&gt;
Il timore è che ad esso sia destinato a seguire «un puro e semplice vuoto di strategia». Ma questo - sottolinea Napolitano - è solo uno dei corni del problema. L’altro tira in ballo ancora una volta gli amministratori locali. Osserva: «Si pone la questione di un impiego oculato e produttivo delle risorse pubbliche». E richiamandosi alle posizioni del meridionalismo storico sempre franco mai autocommiserativo, Napolitano sottolinea i modesti risultati raggiunti dalle amministrazioni del Sud per ridurre il divario con il Nord. Di qui, da una parte, «il dovere di solidarietà tra Nord e Sud», ma dall’altra «un impegno all’autocorrezione e all’innovazione» da portare avanti nel Sud; anzitutto (ma non solo) nel contrasto alla criminalità organizzata: problema «enorme e grave» che pesa sullo sviluppo del Mezzogiorno.&lt;br /&gt;
 Napolitano ha partecipato anche all’inaugurazione di un centro per disabili di un’associazione fondata da don Italo Calabrò, sacerdote anti-mafia morto nel ’90, fratello di Corrado, Garante delle comunicazioni.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=KHA2U&quot;&gt;Il Messaggero - Paolo  Cacace&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ACHILLE VARIATI: &quot;No al patto di stabilità per Roma? E' la classica goccia che fa traboccare il vaso&quot;.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/01/15/achille-variati/no-al-patto-di-stabilit%C3%A0-per-roma-e-la-classica-goccia-che-fa-traboccare-il-vaso/388241"></link>
  <updated>2009-01-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>388241</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Vicenza (VI) (Partito: PD) - Consigliere  Consiglio Comunale Vicenza (VI) (Lista di elezione: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Nei tribunali sta scritto che la legge e' uguale per tutti, ma in Italia cosi' non sembra - aggiunge - lo Stato non riesce a rompere il sistema dell'assistenzialismo verso il Sud: dopo quasi 150 anni dall'Unita' d'Italia non ha portato a niente e, anzi, la questione meridionale e' ancora tutta da risolvere, nonostante il fiume di quattrini la' destinato in tutti questi anni&quot;.

&lt;p&gt;
Per Variati, &quot;una situazione del genere sta diventando indigeribile per i Comuni veneti, che da sempre amministrano correttamente e con attenzione, nella logica del buon padre di famiglia&quot;.

&lt;p&gt;
Secondo il sindaco di Vicenza, &quot;basterebbe una parola d'ordine: responsabilita', e invece assistiamo al privilegio riservato alle cicale romane. E' la classica goccia che fa traboccare il vaso&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Oggi in Veneto i telefoni di Comuni grandi e piccoli scottano, giunti a questo punto esigiamo un segnale entro il 2009 - dichiara Variati anche a nome delle altre amministrazioni comunali - O il Parlamento affronta concretamente la questione del federalismo fiscale oppure rivede i parametri del patto di stabilita', che impedisce ai Comuni di fare investimenti sul territorio&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Chiederemo spiegazioni anche attraverso l'Anci - conclude - e non escludiamo manovre eclatanti, drastiche, che concorderemo compatti&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_news.asp?ID=628&quot;&gt;web site - Pd Veneto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Roberto CALDEROLI: Federalismo ad aprile, sulla giustizia bisogna dialogare</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/13/roberto-calderoli/federalismo-ad-aprile-sulla-giustizia-bisogna-dialogare/382904"></link>
  <updated>2008-12-13T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>382904</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: Lega) -  Ministro  Semplificazione Normativa (Partito: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;No alle riforme fatte «a colpi di maggioranza».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

Il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli dice un netto no alle riforme fatte «a colpi di maggioranza». E auspica «una responsabilità e una maturazione anche sulla base degli errori commessi in passato per fare la migliore riforma possibile». Il dirigente del Carroccio ha sottolineato: «Da una parte all’altra abbiamo sperimentato l’errore di riforme fatte a colpi di maggioranza. Ci vuole una responsabilità e una maturazione - ha avvertito - anche sulla base degli errori commessi in passato».

&lt;p&gt;
Sul federalismo Calderoli è convinto. «Se questa è la necessità del nord del Paese e di conseguenza anche la soluzione della questione meridionale - ha concluso il ministro - va affrontata da Nord a Sud da destra a sinistra, con l’intento di fare la migliore riforma possibile». Secondo il ministro il via libera del senato dovrebbe arrivare a gennaio, mentre l'approvazione definitiva è &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200812articoli/39140girata.asp#&quot;&gt;La Stampa.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo GUZZANTI: Contro la casta servono giudici eletti dal popolo</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/08/paolo-guzzanti/contro-la-casta-servono-giudici-eletti-dal-popolo/382773"></link>
  <updated>2008-12-08T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>382773</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PT già IR) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Come un morto mal sepolto la questione morale è uno zombi che esce periodicamente sicché le sue imprese vengono poi stiracchiate dalle parti politiche a proprio uso e consumo. La catastrofe morale e moralista della sinistra diessina la dice lunga e la dice lunga perché viene da lontano, viene dallo stesso ventre da cui viene tutta la storia della società italiana in cui nessuno è immune e nessuno rinuncia a segnare opportunisticamente punti di fragili vittorie momentanee.&lt;br /&gt;

Partirò da una constatazione impopolare: gli italiani non sono (non siamo) un popolo particolarmente morale. Non abbiamo avuto il calvinismo e neanche la prevalenza del cattolicesimo che piaceva al Manzoni. Il nostro è semmai il paese delle corporazioni o come si dice oggi delle lobby. Erano corporazioni quelle dell’epoca di Dante e sono corporazioni quelle dei tassisti, notai, carrozzieri, piloti, giornalisti, parlamentari, ginecologi, cattedratici, insegnanti, studenti.&lt;br /&gt;

Mussolini, che andava per le spicce, aveva cooptato questa sciagura incorporandola nel fascismo e inventando anche la Camera dei fasci e delle corporazioni. I magistrati italiani, e soltanto quelli italiani, costituiscono una corporazione. Ogni corporazione si proclama indipendente e strilla come un’aquila se qualcuno le pesta le penne. Quando i membri di una corporazione parlano dei membri delle altre corporazioni, lo fanno per notare che i loro membri sono prevalentemente dei mascalzoni. Berlinguer trasformò la grande corporazione filosovietica del Partito comunista in una corporazione nazionale moralistica per scaricare la Rivoluzione d’ottobre, ormai spompata come valore, e agganciarsi ad una crociata detta “questione morale”: tuttavia Berlinguer non riuscì a sganciare del tutto il suo partito da Mosca, ma fece del gran male al Paese inventando la differenza genetica, razziale e razzista, fra i comunisti e gli altri, ridotti a untermensch, sottouomini. Tutti fallimenti ridicoli, penosi.&lt;br /&gt;

Diciamo le cose come stanno: mezza Italia è mafiosa e camorrista, l’altra metà evade le tasse con forsennato orgoglio, con un Sud che convive benissimo con atteggiamenti culturali, abitudini vocali e gestuali ammiccanti proprie di camorra e mafia, ma che strilla in processioni ridicole fino all’imbarazzo contro camorra e mafia di cui però coopta e promuove i comportamenti. L’Italia è un paese vittimista, un po’ cialtrone, pieno di talenti che vengono depressi e costretti alla fuga da una massa crescente di mediocri che si oppongono alla meritocrazia che è quella dei ricercatori italiani che scappano in America, in Inghilterra, anche in Francia.&lt;br /&gt;

E così quando il pus di una vicenda immorale spurga, partono come in un carillon tutti balletti delle compagnie della flagellazione (altrui) e dell’autoassoluzione. Tutto estremamente italiano. Dunque, verrebbe da dire, incurabile.
Ed è lì, sulla incurabilità che si prospetta il terreno della sfida. Davvero non c’è null’altro da fare che cercare di tirare la nuova questione morale dalla propria parte riciclandola in propaganda? Davvero non si può cercare di curare il male alla radice? E qui provo ad esprimere alcune idee in libertà, così come mi sono cresciute dentro in questi anni.&lt;br /&gt;

La prima è che un certo tasso di corruzione è inevitabile in ogni Paese del mondo. Gli economisti hanno anche studiato questo aspetto e non ricordo a quanto lo hanno fissato, questo tasso, in percentuale: l’8 per cento? Il 3,4? Non ha importanza. Come il tasso di criminalità, di omicidi, furti, incesti e incendi (allitterazione rubata al Cavaliere Inesistente di Calvino), bisogna far pace con il fatto che il male esiste e non sarà mai del tutto evitato.&lt;br /&gt;

Ma come fare a ridurlo al minimo? È lì che si apre la vera questione di fondo che implica la responsabilità collettiva, per evitare lo scaricabarile per cui la colpa è sempre degli altri. Bisogna prima di tutto rispondere ad una domanda apparentemente banale: volete voi che esista e vi governi una Suprema Autorità Occhiutissima e Punitiva (Saop) che vi sorvegli, vi scudisci, vi arresti e vi scaraventi in segrete popolate da scolopendre, oppure preferireste che un patto di onesta moralità collettiva e comune reggesse la cosa pubblica?&lt;br /&gt;

La seconda scelta è ovvia, ma attenzione: essa comporta il peso sovrumano e italianamente impopolare della responsabilità. Se non vuoi una Saop, devi saper accettare le conseguenze che derivano dall’uso della libertà. Tradotto in soldoni? &lt;b&gt;Significa che la cosa pubblica deve essere amministrata da personale scelto direttamente dal popolo sovrano, il quale però ne diventa l’unico e solo responsabile senza più capri espiatori.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Si tratta, l’avrete capito, di arrivare al costume americano delle primarie. Oggi le primarie sono di moda per via di Obama e della vicinanza di molti con gli Stati Uniti, ma per noi italiani possono essere un boccone molto amaro: in un Paese dalla schiena diritta, la moralità complessiva a livelli alti, le primarie sono l’espressione non soltanto della libertà, ma anche della responsabilità. Che cosa significa? Significa che se la politica viene riconsegnata, o consegnata per la prima volta, ai cittadini, poi non esistono più alibi: non si potrà più dire che la colpa è della corporazione avversaria.&lt;br /&gt;

Penso poi che i tempi siano maturi perché i procuratori stessi vengano scelti dal popolo e siano responsabili davanti al popolo, e che si possa fare a meno di procuratori che discendono dall’albero dei concorsi pubblici.&lt;br /&gt;

Insomma, se un vero antidoto si vuole cercare contro l’immoralità pubblica, questo non può che essere cercato in un aumento rivoluzionario della possibilità di scelta da parte del popolo e della sua conseguente assunzione di responsabilità. Ma, ecco di nuovo la conseguenza, nessuno potrà poi più dire che la colpa è dell’eredità della Democrazia cristiana, o dei comunisti, o della mafia, o dei meridionali, o dei piemontesi, o comunque degli “altri”.&lt;br /&gt;

Il costume morale di una nazione, in mancanza di un passato con castigamatti come Lutero e Calvino (il quale non esitava a Ginevra a mandare al rogo persino i bambini disobbedienti) ha speranza di rigenerarsi soltanto attraverso un nuovo patto collettivo, la versione italiana di un “New Deal”, che sappia andare oltre i partiti, oltre le parti politiche e che possa esprimere trasparenza, onestà, valori condivisi, la fine della dittatura delle lobby e dei gruppi di potere.
È come vuotare il mare con un ditale, d’accordo: ma non c’è alternativa. Se non si può reperire la quantità di energia etica necessaria per mettere in moto questa grande turbina della rigenerazione morale allora non resta che arrendersi e sminuzzare come abbiamo sempre fatto in piccoli bocconi avvelenati l’ultimo scandalo, l’ultima malversazione, l’ultima scoperta di tangenti.&lt;br /&gt;

Tempo perso, parole scontate, furbizie già viste. Oggi abbiamo una grande occasione: la solidità del governo e della sua maggioranza, avendo blindato il quadro politico, permetta di poter aprire una riflessione onesta, trasparente, profonda, dolorosa e sincera. Infatti, se non ora, quando?&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=312603&amp;PRINT=S&quot;&gt;Il Giornale - Paolo Guzzanti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Anna FINOCCHIARO: «Napoli, Firenze, Abruzzo... Non facciamo finta di niente»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/05/anna-finocchiaro/%C2%ABnapoli-firenze-abruzzo-non-facciamo-finta-di-niente%C2%BB-intervista/382737"></link>
  <updated>2008-12-05T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>382737</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Io leader? Non è una
mia ambizione, ma è
giusto che una donna
possa candidarsi. Le
reazioni sono state di
grande disagio...»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Presidente Finocchiaro, iniziamo
dai temi all’ordine del giorno dell’agenda politica.
Si è riunita la Commissione
vigilanza Rai, ma voi avete
espulso Villari dal partito. Come
si è arrivati a questo punto?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

L’assemblea del gruppo parlamentare
del Pd si è riunita per valutare
il ricorso che Villari aveva presentato
contro la sua espulsione. Villari
aveva la libertà di esporre il suo
puntodi vista. Noi abbiamo ascoltato
le sue motivazioni, ma Villari
con un atteggiamento e una ricostruzione
dei fatti fantasiosa e in
parte priva di fondamento ha deciso
di ritirare il ricorso. La sua espulsione
è diventata quindi subito operativa
e Villari non fa più parte del
gruppo democratico. Ritengo di poter
dire che non farà parte di alcun
gruppo di opposizione e quindi questo
significa che Villari non è più un
senatore dell’opposizione, il che è
politicamente significativo perché
la prassi istituzionale e la regolamentazione
della Commissione di
vigilanza Rai stabiliscono che il presidente
deve essere designato dall’opposizione.
Per prevedere cosa accadrà
dopo l’assegnazione al gruppo
misto bisognerebbe avere la palla di
vetro. Dal momento che è stato eletto
dalla maggioranza, la maggioranza ha
segnato un punto politico dimostrando
l’incapacità dell’opposizione
di indicare un proprio candidato; ha
operato una rottura perché ha proceduto
all’elezione di un presidente
non indicato dalla minoranza, ma
nello stesso tempo ha presentato questo
evento come l’uscita da una impasse
istituzionale. Detto questo dopo
sono accadute alcune cose che
non possiamo dimenticare: i presidenti di Camera
e Senato hanno chiesto
le dimissioni di Villari e, fatto
piuttosto significativo, maggioranza
e opposizione hanno trovato un accordo
su una soluzione alternativa.
Voglio dire che la difficoltà del caso
Villari, checché ne dica Bocchino, oggi
non è più solo un affare del Pd, è
una questione che riguarda complessivamente
maggioranza e opposizione.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Cosa vi aspettate dalla maggioranza,
a questo punto?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Apprezzo moltissimo il fatto che sia
Maurizio Gasparri sia Fabrizio Cicchitto
abbiano ribadito di non procedere
all’elezione dei componenti del
Cda della Rai in assenza delle opposizioni.
Dato che l’opposizione non
parteciperà mi sembra che ci sia un
punto avanzato importante. Adesso
mi aspetto, anche in considerazione
dell’atteggiamento della Lega di
grande responsabilità, che si risolva
il problema e che lo si faccia senza
mettere in campo atteggiamenti inediti
nella storia repubblicana, rompendo
prassi consolidate.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Molti accomunano il caso Villari al caso 
Latorre, il senatore che ha passato
il pizzino a un rappresentante della
maggioranza. Nel sentire comune
sembra un fuori rotta rispetto a una
linea di moralità e di coerenza che
invece ci si aspetta da un partito come il
Pd. Il problema di Villari pone in
prima battuta il problema della scelta
dei candidati alle elezioni, ma più
a monte c’è una questione di credibilità
degli eletti. Qualcuno dice si dovrebbe
dimettere, prima di Villari,
chi sceglie Villari.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

A me pare che gli elettori abbiano gli
occhi più aperti di quanto non succeda
a noi. Nel senso che porre la questione
della credibilità degli eletti
spazza via in un colpo decine e decine
di dichiarazioni che sono state
messe in campo per giustificare questo
attaccamento alla poltrona della
presidenza alla vigilanza. La gente
chiede &quot;ma se non ti vuole nessuno,
che ci stai a fare?&quot;. C’è, poi, un profilo
che attiene alla credibilità degli
eletti molto profondo: gli elettori
non vogliono più questa legge elettorale
orrenda che noi dovremmo superare.
Si tratta della non controllabilità
degli elettori sugli eletti, i quali
sentono di dover rispondere, e nel caso
di Villari nemmeno, soltanto alle
segreterie dei partiti che li hanno
messi in lista. Questa legge porta solo
guai, va superata al più presto.
Vengo da una regione del Sud e so
benissimo quali siano i timori, penso
al disastro della dc delle clientele, collegati
alla reintroduzione delle preferenze,
ma dico “corriamo il rischio e reintroduciamole”.
Quanto al perché di
alcune scelte va detto che non sempre
sono felici ma a volte sono felicissime.
Non nel caso di Villari, la cui
indicazione evidentemente si è basata
su un difetto di conoscenza circa il
suo modo di rapportarsi con un partito.
Questo dimostra anche un’altra cosa: quando non opera un principio
di scelta democratica che si basa sulla
presenza sul territorio e la competenza,
quando giocano i poteri di fidelizzazione,
si sbaglia in una percentuale
più alta.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Un lettore osserva: sembriamo un
po’ deboli, non abbiamo neanche la
forza di alzare la voce con i nostri. A
Firenze assistiamo a uno spettacolo
demoralizzante. Forse qualcuno dovrebbe
avere il coraggio di dire che
se i candidati indagati non si dimettono,
si possono perdere le elezioni. Firenze
è uno dei casi all’ordine del
giorno della questione morale. Come
si affronta questo problema?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Innanzitutto partendo da una discussione
nel partito democratico
per il bene del Pd. Non è un’esigenza
moraleggiante, dobbiamo riflettere
molto su questo, anche perché quando
un partito nuovo nasce - dopo che
l’Italia ha vissuto una stagione tragica,
quella di Tangentopoli -, dovrebbe
portare impressa la lezione. Se
noi abbiamo una serie di episodi che
riguardano Firenze, Napoli, l’Abruzzo,
non possiamo fare finta di niente.
Dobbiamo metterci le mani dentro,
non sostituendoci ai giudici, ma cercando
di capire se, come e quando,
la presenza di una persona che a torto
- e mi auguro sempre a torto - o a
ragione sia oggetto di un’indagine
giudiziaria, giovi o meno al partito.
Anche se dovrebbe appartenere soprattutto
alla sensibilità di quella persona
capire quando è il momento di
fare un passo indietro. E arriviamo
alla vicenda fiorentina: lo spettacolo
di Firenze, dove è in corso una competizione
per la scelta del sindaco,
destabilizza. Qui si pone un problema
democratico serio, rispetto al
quale le primarie, alcune volte, sono
l’unica via d’uscita perché non abbiamo
un sistema interno che consenta
di decidere per altre vie democratiche
chi debba essere il candidato alle
elezioni amministrative. Avere quattro
candidati, che sono tutti dello
stesso partito, svela questa debolezza
che un partito strutturato e maturo
non deve avere: da qui deriva lo
spettacolo demoralizzante. Altra cosa
le primarie di coalizione.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Le inchieste che riguardano esponenti
del Pd sono molto diverse tra
di loro,ma quello che è sconcertante
è il tipo di promiscuità e di contiguità
che dimostrano le intercettazioni
telefoniche, tra persone che
dovrebbero fronteggiarsi su diverse
sponde.Come se ci fosse una sostanziale
commistione di interessi e non
soltanto tra partiti e settori imprenditoriali,
ma anche all’interno degli
stessi partiti, come ha dimostrato
l’episodio di Nicola Latorre che suggeriva
a Bocchino.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Bisogna stare molto attenti. Quando
si amministra un Comune, piuttosto
che una Regione, è assolutamente
normale e giusto avere interlocuzione
con i soggetti che agiscono sul territorio.
Il ruolo della politica è anche
quello di intermediazione fra interessi
diversi per il raggiungimento dell’interesse
comune. È normale che
anche su grandi questioni di interesse
nazionale maggioranza e opposizione
si parlino. Quello che non è
normale è il doppio livello, che è tanto
più evidente nel momento in cui
nel nostro paese si è affermato uno
schema bipolare , rappresentato come
uno scontro permanente, mai
esausto, tra due fazioni opposte.
Questa rappresentazione teorica, a
mio avviso è sbagliata, perché sulle
soluzioni strategiche maggioranza e
opposizione dovrebbero confrontarsi
e arrivare a soluzioni condivise durature
nel tempo al fine di creare condizioni
economiche e sociali certe e
stabili. Quello che è inammissibile è
la cointeressenza per fini che nulla
hanno a che fare con gli interessi generali.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Come si fa: devono andare tutti a casa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Come sarebbe a dire tutti a casa?
Siamo un partito che ha il 34% di
consensi, che ha avuto 300 mila
iscritti malgrado il tesseramento sia
appena iniziato, che governa regioni,
e centinaia di comuni, e molte
grandi città. Dire: tutti a casa, ecco,
mi pare eccessivo. Ci sono alcuni episodi
che si sono verificati, affrontiamoli.
Sapendo che fra le varie responsabilità
verso noi stessi ne abbiamo
una più “alta”: quando s’imprimono
alcuni crismi, così simbolici, nell’opinione
pubblica, nell’immaginari collettivo,
si fa un danno che poi è difficile
rimarginare. Molto difficile.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Il 19 ci sarà una direzione attesa, importante.
Cosa possiamo aspettarci:
un profilo unitario, o la cristallizazione
della crisi? Un partito del Nord? E
non le sembra altrettanto evidente
un problema meridionale, per il partito,
per il Paese? Non sono due questioni
da tenere insieme?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Dobbiamo rivendicare di essere
nati come partito federale. Con l’esigenza
di avere un governo del partito
che tenga conto delle diversità
territoriali e declini a tal fine le proprie
politiche. La questione
“settentrionale” mi sembra diversa
dalla discussione sulla natura organizzativa
del partito., sembra piuttosto un
sintomo - che non va sottovalutato
- della difficoltà di relazione
fra le classi dirigenti del nord e il
Pd. Questa difficoltà nasce da una
questione politica più ampia: la
mancanza di decisioni maturate e
condivise su alcuni temi fondamentali.
Dobbiamo fare scelte forti tali
da agire efficacemente in tutte le realtà.
Proprio per questo mi preoccupa
assai di più che non si parli del
radicamento del nostro partito nel
Mezzogiorno. Al Nord esiste un orgoglio
maturato dalla capacità di
governare - e bene - territori complessi
e moderni del Paese. Questo
orgoglio, questa vanità, che i dirigenti
non sentono assecondata è
una questione antica, se ne parlava
anche nei Ds. Non a caso viene sollevata
dai governatori, dai sindaci
delle grandi città. Al Sud, invece,
tutto tace e questo mi preoccupa.
Allora dobbiamo usare tutti gli strumenti
che lo statuto del partito mette
a disposizione per favorire un coordinamento
per macro aree, per
assecondare il federalismo. Sarebbe
abbastanza strano ragionare di
federalismo fiscale e non sapere
adeguare il partito a questo. E fatemi
dire: mi lascia perplessa questa
idea dell’alleanza con la Lega. La loro
anima è di destra. Sanno esprimere
giovani e capaci amministratori
nel Nord, ma sono il partito che cavalca
il razzismo e la xenofobia,
un’idea di Italia disunita, divisa, un
federalismo egoista, incentrato sulle
risorse piuttosto che sui diritti. Torniamo sul Pd. C’è un certo disorientamento: dopo la manifestazione
al Circo Massimo, con una
enorme partecipazione, il partito
si è avvitato sul solito scontro,Walter
o Massimo? Dopo vent'anni,
siamo al solito conflitto. La classe
dirigente come assiste a questo
eterno pendolo? La tua candidatura
alla segreteria rispondeva a questo
malessere?
Credo che nessuno sia appassionato
alla sedicesima replica della sfida
fra Massimo e Walter. Ogni anno, la
stessa commedia virtuale: sembra di
giocare alla Play Station. I giornali
sono pieni di dissidi interni al Pd, ma
due temi sono concreti: il partito del
Nord e la collocazione europea ed
entrambi non li riguardano personalmente.
Sarei grata a tutti noi se riuscissimo
a mettere al centro della discussione
nella prossima direzione i
temi reali. Cosa pensa il Pd rispetto
alla crisi economica? Che misure
adottare? Una spesa sociale che sostenga
i soggetti più deboli del Paese,
la cassa integrazione, i soldi alle
famiglie? E con quali criteri? Sulla
riforma istituzionale siamo tutti convinti
del federalismo ?
Voglio parlare di questo, per capire
se ci sono differenze dentro il partito,
trovare un punto e fissarlo. Valutare
e scegliere vuol dire costruire
l’identità. Quindi, fermiamoci ai temi
veri, prendiamo il rapporto con il sindacato,
grande protagonista della vita
del Paese: lo vogliamo unico, ma la realtà
ci mostra un’organizzazione lacerata
da una crisi, un sindacato diviso
che firma accordi separati. Come cuciamo
questo scarto? Come ci poniamo
davanti ai lavoratori? Mi interessa,
semmai, capire come si pongono
Walter e Massimo rispetto al partito,
alla sua organizzazione, alle forme di
decisione e partecipazione. Intanto,
credo che si possa già accantonare
una prima dibattuta questione: quella
di un partito liquido, poco praticabile
nella realtà italiana.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Ma lei si è candidata alla guida del Pd
o no?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Partiamo dai fatti: durante una trasmissione
radiofonica ho risposto ad
un’ascoltatrice sulla possibilità di una
donna segretario. È la più frequente
che ho ricevuto in questi anni. La conduttrice,
Ritanna Armeni, femministra
convinta, ci ha messo il carico, ricordando
che mi ero mi ero tirata indietro
alle primarie. Ho spiegato che
non mi presentai perché sarebbe stata
una candidatura minoritaria e avrebbe
nociuto alla causa delle donne del
mio partito. Sarebbe scattato il solito
discorso sulla marginalità delle femmine
nella vita politica. Pensai a questo
e al fatto che la candidatura di Walter
Veltroni fosse la più forte per tenere
unito il partito. Detto ciò, ribadisco
che sì, una donna può guidare un partito
importante, non perché sia un’ambizione
di Anna Finocchiaro, ma perché
ci sono migliaia di ragazze là fuori
che si chiedono se mai sarà possibile
che in questo paese una donna faccia
il premier, il presidente della Repubblica.
Risponde: sì, è possibile. Abbiamo
avuto Nilde Iotti presidente della
Camera: una gemma incastonata,
non il grano di un rosario. Per questo
quando mi è stato chiesto se mi sarei
candidata, ho risposto “non lo escludo”.
Da lì è nata una reazione politica
che mi ha fatto divertire e preoccupare:
è la spia di un partito sull’orlo di
una crisi di nervi, che mi ha dipinto
come una che tentava di scalare il palazzo
d'Inverno. Questo agitarsi, quando
intorno a noi ben più gravi problemi
attanagliano l’Italia, mi è sembrato
un chiaro segno di disagio.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Ma la questione femminile esiste:
ogni tanto spendono il suo nome, quasi che
la politica debba - per tre minuti
- &quot;purificarsi&quot; rifugiandosi in una candidatura
femminile...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Le figure femminili sono rassicuranti,
non aggressive, e poi se perdono sono
felici lo stesso. Come la borsa dell’acqua calda
quando fa freddo: non rimedia,
ma intanto scalda. Tirare fuori il
nome di una donna è un modo banale
per fare bella figura. Allora mi scatta
l’hidalgismo, come quando dissi che
“un uomo” con il mio curriculum può
ambire a fare il Capo dello Stato. Noi
donne non possiamo essere reticenti
su questo argomento. Non ci stanno
facendo un favore. Sostengo l’ambizione
delle donne, forse anche la mia,
e di riconoscimenti ne ho avuti tanti
da poter dire “grazie” al mio partito,
Pci-Pds-Ds-Pd.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;In Sicilia, nella corsa a governatore, i
numeri furono deludenti.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

È stata l’avventura politica più bella
della mia vita. Ho incontrato la Sicilia
moderna, imprese, professioni, università,
ricerca, società civile: ho lavorato
con loro. Ho perso, ho sanguinato,
ma era una cosa da fare. Se avessi
ragionato politicamente in modo egoista,
avrei dovuto dire: “voi siete pazzi”.
Ma ho avuto molto da questo partito,
e mi è sembrato onesto “dare”. Sapevo
di perdere, ma era la mia terra,
noi siciliani siamo “impastati” di sicilianità.
Mi sono “buttata”, entrando a
gamba tesa in una situazione complicata,
con un partito, quello sciliano,
diviso. Ma questo partito, questo Paese,
deve avere coraggio.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Lei ha affrontato i temi sui quali dovrebbe misurarsi
il Pd. A questo giornale
ne sono cari anche altri, &quot;moderni&quot;,
etici: dal testamento biologico alle
coppie di fatto. Molte proposte, troppo
silenzio.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Giovedì prossimo i gruppi di Camera
e Senato si riuniranno, per discutere
un ddl interessante sul testamento biologico
proposto da un gruppo di lavoro
da noi creato. Discuteremo, cercheremo
di condividerlo. Sulle coppie di
fatto dobbiamo tornarci e in modo più
netto della proposta che riuscimmo a
mettere in piedi ai tempi del governo Prodi. Più netta non significa più radicale:
dobbiamo dirci meglio le cose,
fra noi, più esplicitamente, e trovare
una soluzione. L’attualità ci mette a
nudo: in questa crisi, quando parliamo
di forte sostegno alle famiglie di
quali famiglie parliamo? Il Pd deve
avere un’idea chiara. Non sono solo le
famiglie tradizionali a tenere unito e
forte questo paese. Abbiamo bisogno
di uno straordinario coraggio per decidere
su questi temi: le cose lasciate
lunghe diventano serpenti, si dice dalle
mie parti.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Allora scegliamo: in Europa dove si
sta?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Abbiamo sciolto i Ds per guardare
avanti, e al dunque siamo sempre a dividerci
tra ex Ds e ex Margherita. Se
abbiamo avuto un’ambizione così alta
in Italia dobbiamo averla altrettanto
in Europa. Anche là dobbiamo dare il
segno della novità del Pd. Rutelli dice:
“Mai con il Pse, perché non voglio mutuare
la politica francese di alleanze
con la sinistra..e…”. Dai, Francesco,
coraggio, vedremo in che modo la novità
del Pd inteloquirà con il Pse. Non
possiamo porci sempre come ex, credo
che serva una nuova generazione,
gente che parta con una valigia piccola,
leggera.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Lei prima ha parlato delle primarie:
perché adesso spaventano? In America
la sfida fratricida fra Obama e Hillary
è stata un momento di forza del
partito.E non sono utili perfino per creare
nuovi dirigenti? Per superare lo
schema Ds-Margherita?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Non sono un'appassionata delle primarie.
In America il partito esiste solo
quando si vota, non è radicato. Al dunque,
mettono in piedi i comitati elettorali
ed ecco il partito. Tutto lì. Preferisco
un partito in grado di decidere e
usare le primarie come estrema ratio,
piuttosto che servirsene come luogo
sostitutivo delle mancate scelte. E se
penso a Firenze, a Bologna, non mi pare
una competizione serena, vinca il
migliore, una pacca sulla spalla e via:
mi sembrano piuttosto la spia di una
grossa difficoltà. Quanto ai giovani, bisogna
cercarli con la “scuola”. Il campo
estivo di Cortona è stato bello, da
ripetere. Bisogna creare un corpo di
rinnovamento molto solido, organico.
Alla scuola di Frattocchie venivano
solo i comunisti, a Cortona è venuto
tutto il mondo ad insegnare: deve
diventare un appuntamento, e non solo
un avvenimento.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Chiudiamo con uno sguardo sulla crisi.
I provvidementi del governo le paiono
sufficienti?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Con il decreto approvato, il governo
mostra la paura di prendere atto fino
in fondo di quello che è il possibile
evolversi di questa crisi economica e
finanziaria. Berlusconi disse: “il problema
è risolto, stiamo provvedendo
con le banche”, ma siamo poco esposti
alle buriane internazionali. Noi cercavamo
di aprirgli gli occhi sul fatto
che questa crisi avrebbe morso l'economia
reale, e quindi la quotidianità
dei nostri cittadini. Ma lui: “spendete,
consumate…”. E poi ha dovuto fare il
decreto che dimostra la paura di misurarsi
con la realtà. Il loro messaggio è
sempre stato rassicurante e si scontra
con la cocciuta realtà, più forte della
loro propaganda. Per questo hanno
paura. Prima erano antieuropeisti,
ora hanno l’ossessione dei parametri
Maastricht. Hanno paura e partoriscono
soluzioni fragili. È il bambino che
mette il dito nel buco della diga, hanno
vergogna a dire che la crisi è gigantesca.
Ma perderemo 900mila posti di
lavoro, e i risparmi sono minacciati.
Allora bisogna intervenire in modo
strutturale, con strumenti di sostegno
organici, continui. Incoraggiando le
famiglie, con una leva fiscale che aiuti
le donne che lavorano. Invece si aggiunge
qualcosa in modo sporadico,
spesso improduttivo. Il governo si è
gettato nella crisi con il freno a mano
tirato. Non è l’Italia scintillante e gaudente
che Berlusconi voleva: gli è capitata
fra le mani un'altra cosa, abbia il
coraggio di guardarla in faccia, e ci troverà
pronti a fare la nostra parte.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=K3HN7&quot;&gt;l'Unità - Maria Zegarelli - Marco Bucciantini&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Anna FINOCCHIARO: «Il Sud metafora del Paese»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/09/21/anna-finocchiaro/%C2%ABil-sud-metafora-del-paese%C2%BB-intervista/359542"></link>
  <updated>2008-09-21T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>359542</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Questo paese cade a pezzi», commenta amara Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, dopo aver partecipato alla Festa democratica a Napoli. Per lei «i mali del Sud sono la tragica metafora di quelli italiani», ma teme che «si rimuova il problema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



«Ci sono difficoltà vere che non vengono rappresentate come tali e, secondo me, neanche affrontate così. Non voglio essere catastrofista, ho il dovere della speranza, ma prima devo capire com´è ridotto il Paese, non posso far finta di non vedere quello che succede».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il Viminale invierà nel casertano 400 poliziotti «qualificati». Crede che sia la risposta giusta?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«È una primissima risposta. Come gruppo del Pd al Senato abbiamo chiesto che il ministro dell´Interno venga a riferire dell´accaduto. Maroni verrà mercoledì mattina a Palazzo Madama».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Cosa chiederete al ministro?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Qui non si tratta solo di ordine pubblico: lo sappiamo che 400 uomini servono per l´emergenza, ma chiederemo al governo quali altre iniziative adotterà. Un piano per la sicurezza nel casertano c´era, ma non credo sia stato attuato, lo chiederemo al ministro. La situazione va affrontata con grande serietà e a fondo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Non crede che si affronti così?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Mah, ho avvertito una certa volontà di rimozione nell´opinione pubblica e nei media, dai tg alla carta stampata. Lo diceva qui a Napoli Rosy Bindi: siccome sono neri, c´è la camorra, si pensa che il Sud sia &quot;altro da me&quot;»&lt;br /&gt;


 &lt;b&gt;Una parte d´Italia data per persa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Il Volturno rischia di essere la tragica metafora dei mali del Mezzogiorno, dove si incrociano lo sfruttamento del lavoro, l´immigrazione clandestina, la camorra, un nuovo assetto dei poteri criminali, una disoccupazione impressionante. Ma i problemi che ha il Sud li ha l´Italia».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ci sono i militari davanti alle ambasciate: il decreto sicurezza del governo è solo di facciata?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«L´abbiamo detto che non avrebbe funzionato. Chiederemo quali sono gli indici di criminalità. Io parlo per la mia città, Catania, dove il disagio sociale cresce a livelli spaventosi, dalla crisi economica alla presenza mafiosa».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Su Catania si apre una parentesi...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Ecco, io voglio evitare che il Mezzogiorno diventi una parentesi a sé».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Berlusconi sulla strage non ha detto nulla. Che ne pensa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non ha detto niente, aspettiamo che faccia. Non vorrei fosse l´effetto di quella rimozione... Non credo che tutti gli africani uccisi fossero il bersaglio del clan. In Sicilia, a Gela, per uccidere uno la mafia faceva una strage. Probabilmente la vita di un nero, però, conta meno di niente».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Secondo gli investigatori il razzismo non c´entra, la stage è dovuta alla difesa del territorio da parte dei Casalesi.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non dubito di questo, né delle indagini, ma non vorrei che la rimozione avvenisse perché erano africani».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Nella rivolta degli immigrati è sbottata la rabbia per la loro condizione di vita.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«La vita di un immigrato clandestino è durissima in Italia, si pensi all´indiano morto di stenti mentre lavorava. O al traffico di esseri umani: siamo diventati molto bravi a sfruttarli nella raccolta del pomodorino, a farli prostituire sulle strade o a farne crepare la metà nel canale di Sicilia... O qualcuno pensa che gli sbarchi di immigrati in Sicilia avvengano senza che la mafia dica una parola? Insomma, si deve scendere nell´inferno e guardare con gli occhi aperti».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Quali sono le proposte?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Ce ne sono tante per restituire la presenza della legalità in quel luogo. È un lavoro complesso: dove non c´è lo Stato la camorra cresce, non c´è legalità, ci sono meno diritti. E non c´è sviluppo».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
La società civile si sta muovendo in difesa della legalità. Colma il vuoto dello Stato?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Si muovono associazioni laiche e cattoliche. Ho apprezzato la visita e le parole del vescovo di Caserta, quando dice che questo deve diventare un caso nazionale, che la sintesi di quei mali che affliggono l´Italia vada affrontata nel Mezzogiorno, se vogliamo salvare il Paese. Oppure possiamo decidere di amputare il Sud, ma non è certo questo che vogliamo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Non basta ripulire Napoli, quindi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non basta, anche se non è un´operazione semplice, ma ci vorrà un´azione che vada oltre la superfice. Ci dev´essere lo Stato, ma anche la politica deve credere che il Mezzogiorno sia un valore sul quale investire. E per il Pd, se vuole rientrare in sintonia con il Paese, il Sud dev´essere una priorità».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.unita.it/view.asp?IDpag=13&amp;IDcontent=79183&quot;&gt;l'Unità - Natalia Lombardo&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Nichi VENDOLA: «Sì, il Sud rischia. Ma basta con i complessi e le paure»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/08/26/nichi-vendola/%C2%ABs%C3%AC-il-sud-rischia-ma-basta-con-i-complessi-e-le-paure%C2%BB-intervista/358927"></link>
  <updated>2008-08-26T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>358927</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Gruppo: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il Sud rischia molto, ma se fugge di fronte alla sfida rischia di più». Nichi Vendola definisce la bozza Calderoli sul federalismo una «premessa accettabile». Premessa, perché «rappresenta un terreno di discussione, non una minestra scodellata per una cena obbligatoria». E accettabile, perché «si è tenuto conto di alcune obiezioni sollevate nei confronti della bozza precedente, quella del governo Prodi». Al presidente della Regione Puglia non sfuggono i rischi che corre il Mezzogiorno di fronte a un federalismo fiscale come quello prospettato nel progetto del ministro per la Semplificazione. Ma dice: «Il Sud deve evitare la politica della riduzione del danno. Deve accettare la sfida e andare a vedere le carte, rilanciare. Deve essere parte dirigente di un processo di rinnovamento. E vivere l’appuntamento con il federalismo per ritematizzare la questione meridionale».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Perché evoca la questione meridionale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Perché i temi sollevati riguardano la fondazione di uno Stato, a cominciare dal rapporto tra tributi versati e servizi ricevuti, e toccano la storia della cattiva unificazione del Paese. La questione settentrionale è un’ideologia che contempla la fuga dall’unità nazionale, il contrario della questione meridionale, che è sempre stato il tema dell’unità del Paese. Da questo punto di vista si è agitato prima lo spettro della secessione e poi il tema federalista. Il Mezzogiorno non deve arrivare a questo appuntamento sul federalismo, che vorrei ricordare è di rango costituzionale, obtorto collo, o con una discussione di bassa cucina. Non possiamo essere stretti tra la paura che prenda una brutta piega e i conti della massaia».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Una brutta piega sarebbe la rottura dell’unità nazionale, i conti sono stati fatti e dicono che col federalismo fiscale molti comuni del Sud rischiano il collasso: sostiene che non si deve tener conto di questo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«No, dico che il rischio della rottura dell’unità nazionale non può diventare un alibi per giocare al rinvio permanente o per sabotare il processo di realizzazione di un impegno costituzionale. Il Sud deve alzare lo sguardo, essere orgoglioso, lanciare un’offensiva politico-culturale. Questo, ovviamente, tenendo fermi dei punti che per quanto mi riguarda rappresentano dei tabù: l’unitarietà del sistema formativo, del sistema dei diritti sociali e di cittadinanza, del diritto alla mobilità con le politiche sul trasporto pubblico locale. Ci sono questioni che non solo non sono oggetto di discussione, nel senso che non se ne può prefigurare una frammentazione in modelli regionali perché significherebbe che non c’è più l’Italia, ma che viceversa meritano una discussione per poter essere ottimizzati».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Restano i “conti della massaia”: la Cgia di Mestre ha evidenziato che il federalismo fiscale prospettato da Calderoli avrebbe un impatto devastante sulle casse dei comuni del Sud.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«È bene che questi rischi vengano evocati ed è bene che nessuno pensi di poter imbrogliare sulle cifre o di portare a una strozzatura dei tempi. Detto questo, il fisco è ingrediente cruciale, ma nel bilancio complessivo bisogna tener conto di molte altre voci».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Che cosa vuole dire?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Per esempio, andrò all’appuntamento con il federalismo ricordando che la Regione Puglia ha la più bassa spesa pro capite per la sanità, perché c’è un riparto del fondo sanitario nazionale che penalizza le regioni del Sud in quanto non incorpora come parametro gli indici di povertà. Oppure ricordando che l’82 per cento dell’energia prodotta in Puglia la diamo al sistema-paese. E che non solo non siamo remunerati per questo, ma siamo anche penalizzati perché una parte di questa energia deriva da procedimenti industriali ad altissimo impatto ambientale. E quindi con gravi conseguenze sanitarie, penso al mostro della centrale a carbone di Cerano, per la popolazione locale. È chiaro che ci dovranno essere forme di compensazione. Il Sud deve andare a vedere le carte, non deve nascondersi, non deve avere complessi o paura».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il Sud, dice. Il governo può andare avanti cercando l’accordo soltanto col governatore della Sicilia Lombardo, non crede?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Nessuno può pensare che il tema Nord e Sud si chiuda dentro i pranzi e le cene di Calderoli con Lombardo. E il Sud non può appaltare a nessun notabile la rappresentanza dei propri interessi. Né a Lombardo né a Fitto. Gli interessi del Sud devono emergere dentro questo processo, attraverso la discussione pubblica, la presa di parola degli enti locali, delle Regioni, dell’intellettualità meridionale». 
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=J1QTP&quot;&gt;l'Unità&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Gaetano Quagliariello: «Più utile rafforzare i poteri del premier»  -  Intervista</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/07/23/gaetano-quagliariello/%C2%ABpi%C3%B9-utile-rafforzare-i-poteri-del-premier%C2%BB-intervista/358231"></link>
  <updated>2008-07-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>358231</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;I tempi. «Servirà una fase di transizione»&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Roma. Le prime reazioni provenienti dal campo dell’opposizione sembrano incoraggianti, ma Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario del gruppo Pdl, su quello che sarà il cammino del federalismo fiscale è prudente: «Intanto perché questo provvedimento va innanzitutto compreso. E, soprattutto, inserito in una cornice più ampia e complessiva di riforma della Costituzione e dell’assetto istituzionale del Paese».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Fini propone l’elezione diretta del capo dello Stato. Può essere una strada praticabile?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Credo che il presidente della Camera, aldilà della soluzione indicata, abbia posto l’accento su una preoccupazione reale e cioè che in un quadro istituzionale in cui si rafforza il carattere federale del sistema bisogna creare un contrappeso sul governo centrale. In buona sostanza dobbiamo mettere in moto il meccanismo di cheks and balances proprio di tutti i sistemi a carattere federalista».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Insomma, le soluzioni possono essere differenti?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«Potrebbe bastare, ad esempio, un mero rafforzamento del ruolo del premier. Tra l’altro è la soluzione più a portata di mano, quella che meglio si concilia con lo sviluppo naturale delle nostre istituzioni».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Un rafforzamento dei poteri del premier potrebbe contare in Parlamento su una condivisione maggiore?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Di certo dei primi passi in questa direzione ci sono stati e ce n’è traccia nella bozza Violante. Un lavoro, quello svolto nella passata legislatura dalla commissione Affari Costituzionali, che può essere un riferimento importante. Ma, tanto per esser chiari, non il Vangelo».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Tornando al federalismo fiscale, l’abbandono del ”modello lombardo” rassicura soprattutto il Mezzogiorno?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«A parlare troppo di modelli si finisce per far confusione. Si tratta di uno schema innovativo, che ha come obiettivo di fondo dare al sistema più trasparenza. I cittadini devono sapere che a dei tributi corrispondono dei servizi. Ed in un sistema basato sul federalismo fiscale il controllo è più facile. Se poi proviamo a metterci nell’ottica delle istituzioni, ci accorgiamo che il sistema conferisce agli enti locali maggiore autonomia a cui corrisponde però una chiara responsabilità economica».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Se poi scegliamo come punto d’osservazione il Sud, la preoccupazione maggiore diventa l’aggravamento del gap.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«Certo questo è un problema aperto. Perché il sistema funziona e diventa virtuoso a patto che la combinazione dei fattori in gioco porti ad un abbassamento della pressione fiscale complessiva. Per andare a regime serviranno tempo ed una fase di transizione. E soprattutto non è accettabile che si possa anche solo pensare a mettere in discussione servizi essenziali. Sotto questo aspetto un precedente incoraggiante c’è già e riguarda proprio l’emergenza rifiuti. Le regioni del Nord, nel momento in cui Napoli e la Campania sotto la spinta del governo hanno fatto la loro parte, hanno dimostrato di esser pronte a dare una mano. Credo che questa vicenda rappresenti il viatico migliore per una prospettiva di federalismo perequato».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=IS233&quot;&gt;Il Mattino - Gino Cavallo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Aldo BRANCHER: [Fi] Su Bossi. «Ha esagerato, ma basta strumentalizzarlo»  -  Intervista</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/07/22/aldo-brancher/fi-su-bossi-%C2%ABha-esagerato-ma-basta-strumentalizzarlo%C2%BB-intervista/358170"></link>
  <updated>2008-07-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>358170</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Sottosegretario  Presidenza del Consiglio delega al Federalismo (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Umberto voleva infiammare la sua gente però sulle riforme punta al confronto in Parlamento&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Roma. Lo conosce meglio di molti deputati e senatori che in Transatlantico o a Palazzo Madama esibiscono il verde del Carroccio. Perché con Umberto Bossi, padre-padrone della Lega e ministro per le Riforme, Aldo Brancher, «azzurro» della prima ora e, come il Cavaliere, imprenditore prestato alla politica, con il Senatùr ha collaborato per anni. Tanto da diventare il vero e proprio «ufficiale di collegamento» tra Forza Italia e la Lega anche quando i rapporti tra Bossi e Berlusconi erano ufficialmente interrotti. Oggi Brancher è sottosegretario con delega alle Riforme, insomma è come sempre al fianco del leader padano. Che, ancora una volta, si ritrova al centro di un affaire istituzionale rovente scatenato dalle sue esternazioni.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Sottosegretario Brancher, non c’è il rischio che uscite del genere compromettano i già esigui spazi di dialogo tra maggioranza e opposizione?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «L’uomo lo conosciamo tutti. Ed io meglio di tanti altri. Bisogna ammetterlo, lui non si trattiene, tende a fare fughe in avanti. Talvolta, come in questo caso, troppo in avanti. Nelle ultime ore gli ho parlato a lungo e posso dire che è molto dispiaciuto per le reazioni suscitate dalle sue parole...».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Dipiaciuto, ma di certo non sorpreso.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Lo ripeto, anch’io penso che talvolta esageri. Ma ritengo anche che ci sia tanta strumentalizzazione negli argomenti utilizzati per replicargli».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; In verità non è che abbia usato molte perifrasi, non trova?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Sì, ma si tende a dimenticare il contesto. E cioè un’assemblea leghista in Veneto, una platea da accendere, da gratificare. Lui, Bossi, lo sapete come è fatto, quando si ritrova tra la sua gente si lascia andare, si concede alla base del suo movimento. È sempre stato così».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Anche col rischio di compromettere un percorso condiviso verso il federalismo fiscale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Ma no, non esageriamo. Torniamo con i piedi per terra. Ora il federalismo fiscale è diventato un testo su cui confrontarsi e che in questi giorni inizierà il suo iter parlamentare. Un testo sul quale Bossi ha lavorato a lungo, anche dietro le quinte, per limare e per accogliere proposte e suggerimenti».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Ma dall’opposizione vi contestano di averlo costruito intorno al modello lombardo che per il Sud sarebbe una vera mazzata.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Intanto c’è da dire che il riferimento al modello lombardo è contenuto nel programma di governo con il quale abbiamo vinto le elezioni. E, comunque, ancora una volta si tratta di critiche strumentali. La verità, invece, è che abbiamo accolto molti dei punti elaborati dalla Conferenza Stato-Regioni».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Buttando a mare il modello lombardo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Diciamo pure che ne siamo profondamente distaccati sostituendolo con un’idea di federalismo differenziato e con una robusta dose di perequazione».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; L’elemento di maggiore novità?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Direi quello della forte accentuazione del principio di responsabilità e dell’introduzione dei costi standard per i servizi che le Regioni erogano. Si trattava di migrare da un sistema basato sui trasferimenti, sulla finanza derivata ad uno che preveda il protagonismo (e la responsabilizzazione) dei territori. Non è un processo semplice, ma crediamo che il percorso delineato sia quello giusto».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Anche per le Regioni, e parlo soprattutto di quelle meridionali, che hanno i conti più pesantemente in rosso?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Guardi che l’idea dei livelli essenziali da garantire a tutti i cittadini nella nostra riforma è esplicitata con forza e con chiarezza. Così come è delineato altrettanto nettamente l’intervento, per un certo numero di anni, delle Regioni che dispongono di gettito fiscale più elevato a sostegno di quelle che da questo punto di vista se la passano peggio».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Proprio sicuro che anche il Senatùr la pensi così?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Tranquilli, Bossi si è impegnato e si impegnerà perché il federalismo vada avanti col maggior consenso possibile. Non fermatevi alle parole, sono i fatti, in questo caso i testi di legge, quelli che contano». 

 
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=IRO8L&quot;&gt;Il Mattino - Gino Cavallo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paola PELINO: Provvedimenti concreti per il rilancio della nostra imprenditoria femminile. - Intervista</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/06/24/paola-pelino/provvedimenti-concreti-per-il-rilancio-della-nostra-imprenditoria-femminile-intervista/357200"></link>
  <updated>2008-06-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>357200</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) - Consigliere  Consiglio Comunale Sulmona (AQ) (Lista di elezione: Partito Delle Libert) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Se l’imprenditoria e l’occupazione in Italia non godono di buona salute, l’accesso al lavoro per le donne è in una situazione ancor più allarmante, con problemi atavici nell’attuazione di politiche in grado di colmare il gap rispetto ai colleghi uomini, che non fanno sperare in una rapida inversione di tendenza. &lt;br /&gt;
La Ue ha dedicato l’anno trascorso alle Pari opportunità, ma gli obiettivi prefissati non sono stati raggiunti, come sottolineato dall’onorevole Paola Pelino, imprenditrice di successo prestata alla politica nelle fila del Pdl, che ha richiesto al governo un’azione prioritaria in grado di recuperare i ritardi attualmente esistenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



“Per quanto riguarda la situazione occupazionale femminile – espordisce l’Onorevole Pelino - il panorama è il seguente: uno degli obiettivi più qualificanti della Strategia di Lisbona è certamente quello relativo all’occupazione femminile, che dovrebbe, teoricamente, raggiungere il 60% entro il 2010. &lt;br /&gt;
La Finanziaria n. 244/2007 per il 2008, oltre ad aver congelato i fondi della legge 215/1992, in materia di ”Azioni positive per l’imprenditoria femminile“, già maldestramente abrogata, invoca l’obiettivo di maggiore occupazione femminile, per onorare l’obiettivo di Lisbona del 60%, ma ad oggi rimaniamo in stallo, con uno scarso 46,3%, che relega l’Italia in fondo alle classifiche comunitarie e mondiali nel campo dell’occupazione femminile.&lt;br /&gt;
 Stando ai dati Eurostat 2006 l’Italia è penultima, prima di Malta e subito dopo la Grecia, con il 47,4%. &lt;br /&gt;
La situazione è differenziata di regione in regione ed il rapporto del Dipartimento delle Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri attesta che nel Mezzogiorno l’occupazione femminile è del 31,1% contro il 56% del nord-ovest ed il 57% del nord-est. &lt;br /&gt;
E’ significativo rilevare che il Mezzogiorno non ha una felice situazione per le donne, soprattutto le giovani, che, secondo dati statistici, in molti casi hanno addirittura smesso di cercare lavoro.&lt;br /&gt;
 Per non parlare delle ultraquarantacinquenni espulse dal mondo del lavoro e che faticano, più delle giovani, nonostante la valida esperienza acquisita, a trovare una dignitosa riallocazione.&lt;br /&gt;
 Inoltre, pur diminuendo la disoccupazione nelle regioni meridionali, stando ai dati relativi al 2004 e 2005, sono emersi segnali negativi di aumento dell’inattività femminile, che si sono acuiti nel biennio 2006-2007.&lt;br /&gt;
 Va evidenziato che la scarsa occupazione femminile ha riflessi sul tasso di occupazione dell’intera popolazione italiana, che nel 2006 è stato del 58.4% rispetto alla media dell’Unione Europea, pari al 64,4%”.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
La proposta di riforma che avete presentato in che modo potenzierà l’imprenditoria al femminile?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Per superare il drammatico divario con il Meridione, occorre realizzare una politica che valorizzi la responsabilità dei territori e metta a frutto le energie presenti nel nostro Paese.&lt;br /&gt;
 Mi sono impegnata per contrastare gli effetti negativi derivanti dalla manovra finanziaria 2008, quali lo svilimento della legge sull’imprenditoria femminile n. 215/1992, che, dopo la parziale abrogazione e la trasfusione di alcuni contenuti nel Codice delle Pari Opportunità n. 198/2006, rimane attiva solo sul versante della copertura finanziaria.&lt;br /&gt;
 La proposta di legge a mia firma potenzierà l’imprenditoria femminile, avvantaggiando nel contempo anche l’occupabilità delle donne. &lt;br /&gt;
Porto qualche esempio concreto: nell’articolo 1 si intende ricostituire, all’interno del Codice per le pari opportunità, il Fondo dedicato all’imprenditorialità femminile, reintroducendo i finanziamenti a fondo perduto, proprio perché la sperequazione per sesso resta assai rilevante in Italia, rispetto agli altri partner europei.&lt;br /&gt;
 Tra le agevolazioni prevediamo anche il credito d’imposta ed inoltre incentivi all’autoimprenditorialità per le lavoratrici che intendono avviare, dopo i 45 anni, attività di artigianato, in special modo quello locale ed artistico.&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;Nella reintroduzione dei finanziamenti a fondo perduto avete individuato uno strumento concreto per agevolare le imprenditrici, ma nel contempo non rischia di rappresentare una vera e propria ammissione di inferiorità della classe imprenditoriale femminile nel presentarsi sul mercato?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

No, si reintroducono i finanziamenti a fondo perduto, tramite contributi e non sovvenzioni, con l’intento di rimediare alle falle della legge attuale che si fonda su una serie di bei proponimenti, ma di scarsa e farraginosa applicabilità.&lt;br /&gt;
 La nostra non è assolutamente un’ammissione di inferiorità per la classe imprenditoriale femminile, ma un impegno propositivo per il riconoscimento di un ruolo con pari dignità e possibilità.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=II4X2&quot;&gt;L'Opinione delle Libertà - Traiano Bertollini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Gianfranco FINI: NEL SUD INVESTIRE SU POTENZIALITA' CULTURALI.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/05/26/gianfranco-fini/nel-sud-investire-su-potenzialita-culturali/356172"></link>
  <updated>2008-05-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>356172</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Camera   (Lista di elezione: PdL) - Deputato (Gruppo: FLI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;E' la cultura l'elemento vincente del Mezzogiorno.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Ne e' convinto il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, che oggi ha inaugurato a Reggio Calabria, con il sindaco Giuseppe Scopelliti, una pinacoteca nel centro della citta'.&lt;br /&gt;
 &quot;Il Meridione - ha spiegato Fini - ha enormi potenzialita' che per fortuna cominciano a vedersi.&lt;br /&gt;
 Ci sono delle oggettive dimostrazioni della possibilita' di crescere. &lt;br /&gt;
Non da oggi sono convinto - ha spiegato il Presidente - che le risorse forse piu' importanti di cui dispone il Sud stiano nel suo enorme patrimonio di tipo culturale, artistico, urbanistico e paesaggistico. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;L'Unesco&lt;/b&gt; - ha ricordato Fini - &lt;b&gt;ha stimato che in Italia c'e' il 56% del patrimonio culturale dell'umanita'.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
E' evidente - ha spiegato ancora - che buona parte di questo patrimonio culturale e' nel nostro meridione.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/politica/rep_politica_n_3138719.html&quot;&gt;repubblica.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rocco BUTTIGLIONE: PD E PDL STRUMENTALIZZANO LA COSTITUZIONE</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/04/09/rocco-buttiglione/pd-e-pdl-strumentalizzano-la-costituzione/331642"></link>
  <updated>2008-04-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>331642</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: UDC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;E' preoccupante quanto sta accadendo in questi ultimi giorni di campagna elettorale. &lt;br /&gt;
Prima la questione delle leggibilita' delle schede, adesso lo scambio di dichiarazioni tra Pd e Pdl sulla necessita' di garantire fedelta' alla Repubblica&quot;.&lt;br /&gt;
 Lo afferma il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione, che aggiunge: &quot;Si stanno usando i richiami alla Carta fondamentale e l'unita' nazionale come strumenti politici.&lt;br /&gt;
 Si impegnano risorse ed energie per convincere gli elettori che l'alternativa per queste consultazioni si restringe ad un bipartitismo di fatto&quot;.&lt;br /&gt;
 &quot;Ma gli italiani -aggiunge- sanno che non e' cosi' e lo dimostreranno i prossimi 13 e 14 aprile.&lt;br /&gt;
 Ancora una volta non si parla dei problemi che il Paese gia' vive, come la necessita' di tutelare le famiglie, risolvere il problema di un Sud che lotta contro le mafie e soffre di problemi di sviluppo, non si parla dei salari tropo bassi, delle pensioni, della sanita' in difficolta', di come fronteggiare i venti di recessione e fornire incentivi ai giovani, garantendo un'istruzione adeguata ed un futuro certo. Sono taciuti tutti i problemi cosiddetti etici che il Paese sta affrontando e dovra' affrontare&quot;.&lt;br /&gt;
 &quot;Tutte le cose che Veltroni scrive nella missiva a Berlusconi -prosegue Buttiglione- sono giuste, ma siamo sicuri che spetta a lui dirle? &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Non c'e' un Presidente della Repubblica? Non e' il Presidente della Repubblica il garante della Costituzione? Come mai Veltroni si arroga un ruolo che non gli compete?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Ogni strumentalizzazione -conclude- lede profondamente la dignita' dei questo Paese, offende la coscienza di tutti gli italiani, minando la credibilita' politica&quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.iltempo.it/adnkronos/?q=YToxOntzOjEyOiJ4bWxfZmlsZW5hbWUiO3M6MjE6IkFETjIwMDgwNDA5MTkyMzI0LnhtbCI7fQ==&quot;&gt;Adnkronos&lt;/a&gt;</summary>
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