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  <title>Openpolis - Argomento: PMI</title>
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  <updated>2012-05-18T00:00:00Z</updated>
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  <title>Patrizia TOIA: Un programma europeo per la competitività capace di offrire una risposta valida e duratura alle PMI</title>
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  <updated>2012-05-18T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>631294</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Alla Camera di Commercio di Milano si è svolto oggi l'incontro europeo &quot;Programma per la competitività delle imprese e delle Pmi 2014-2020&quot;, con la partecipazione di Patrizia Toia deputato al parlamento europeo e vice presidente della commissione per l'Industria, la ricerca e l'energia.
&lt;p&gt;

&quot;Questo programma per la competitività delle imprese e delle PMI 2014 - 2020 rappresenta la prima iniziativa europea capace di offrire una risposta valida e duratura alle piccole e medie imprese - ha dichiarato Toia -. Parte già da ora RSI - un programma sperimentale tra CIP, che si conclude, e COSME, che si attiverà nel 2014 - e che consentirà la sperimentazione per questo futuro programma. È importante che ci muoviamo con questi nuovi strumenti capaci di affrontare i bisogni finanziari, sostenere l'internazionalizzazione, promuovere la mentalità imprenditoriale, tutte misure predisposte per stimolare la competitività dei soggetti economici in questa fase difficile. L'incontro di oggi con la Camera di commercio di Milano ci può consentire una maggiore partecipazione con l'obiettivo di far partire le piattaforme operative ed essere in prima linea per fruire dei vantaggi che questo programma può portare alle nostre imprese, in particolare le PMI che nel nostro Paese, a partire dall'area milanese e lombarda, rappresentano una ricchezza per tutta Europa&quot;.  &lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.info/home/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=333:un-programma-europeo-per-la-competitivita-capace-di-offrire-una-risposta-valida-e-duratura-alle-pmi&amp;catid=8&amp;Itemid=204&quot;&gt;patriziatoia.info&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Stefano STEFANI: A Passera: Dare più sostegno all'export</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/05/stefano-stefani/a-passera-dare-pi%C3%B9-sostegno-allexport/626592"></link>
  <updated>2012-04-05T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626592</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Lega) - Pres. commissione Camera Affari esteri - Deputato (Gruppo: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
 &quot;E' responsabilità primaria del
Parlamento seguire con la massima attenzione l'adozione delle
misure più idonee a sostenere le aziende ed i prodotti italiani
all'estero, molto più di quanto sia stato fatto per il passato e
molto più di quanto abbia saputo fare sino ad oggi l'ICE&quot;. Con
queste parole il Presidente della Commissione Affari esteri
della Camera dei Deputati, Stefano Stefani, ha introdotto
l'audizione del ministro dello Sviluppo Economico, Corrado
Passera, davanti le commissioni congiunte Esteri, Lavoro e
Agricoltura sulla promozione all'estero e
l'internazionalizzazione delle imprese italiane. 
   Nel ricordare una sua proposta di legge, il Presidente
Stefani ha più volte rimarcato l'inefficienza dell'ICE nella
continuità e nell'affidabilità del sostegno alle imprese.
&quot;L'inadeguatezza dell'ICE - ha affermato Stefani- è da tempo
sotto gli occhi di tutti gli operatori ed in particolare delle
piccole e medie imprese. Basta dire che soltanto il 15% circa
del suo personale è dislocato sulla rete estera per rendersi
conto di quale struttura burocratica ed obsoleta sia stata fino
ad ora in vita. Personalmente - ha concluso Stefani - credo sia
necessario a questo punto una riflessione da parte del
Parlamento e del Ministero degli affari esteri per realizzare
quella forte propensione a fare sistema e a promuovere la
produzione del Paese&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ansa.it&quot;&gt;ANSA&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE BORTOLUSSI: Imu: più tasse per oltre 1.500 euro ad azienda</title>
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  <updated>2012-04-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626460</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Gruppo: Altro) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;


“Con l’Imu le imprese manifatturiere artigiane e quelle industriali pagheranno quest’anno oltre 1.500 euro in più all’anno per ogni azienda. Andrà invece un po’ meglio, si fa per dire, per gli uffici e per i negozi commerciali. Per i primi l’aumento medio in capo agli studi professionali sarà di 949 euro, per i secondi il maggior prelievo che graverà sui commercianti sarà di 569 euro. Complessivamente, comunque, l’applicazione dell’Imu provocherà  una salassata che rischia di mettere in ginocchio l’intero sistema produttivo Paese.”

&lt;p&gt;
 

La denuncia è del segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che ha curato uno studio sugli effetti economici che l’Imu “provocherà” sui bilanci delle aziende italiane. Secondo quanto previsto dalla nuova normativa, l’Imu, a partire da quest’anno, sostituirà l’Ici sugli immobili strumentali (vale a dire i negozi commerciali, i laboratori artigianali, gli uffici e i capannoni industriali). Alla luce di questo cambiamento legislativo, la CGIA ha voluto capire quale sarà l’eventuale aumento/diminuzione delle tasse in capo alle imprese proprietarie degli immobili in cui vengono svolte le attività imprenditoriali.
&lt;p&gt;

 

Per fare questa comparazione, sottolineano dalla CGIA, si è ipotizzato che nel 2012 l’aliquota Imu – applicata agli uffici, ai negozi commerciali o ai capannoni produttivi presenti su tutto il territorio nazionale – sarà del 7,6 per mille (cosi come previsto dal decreto sul federalismo fiscale). Per l’Ici, invece, si è deciso di far ricorso all’aliquota media nazionale applicata dai Comuni nel 2009, ovvero il 6,4 per mille. Inoltre, si è tenuto conto anche della rivalutazione dei coefficienti moltiplicatori che verranno applicati alle rendite catastali che, per effetto del decreto “salva-Italia”, sono passati da 34 a 55 per i negozi e le botteghe, da 50 a 80 per gli uffici e gli studi privati, da 100 a 140 per i laboratori artigianali e da 50 a 60 per i capannoni industriali e gli alberghi.
&lt;p&gt;

 

Prendendo in considerazione solo gli immobili produttivi di proprietà delle aziende – anche se tra quelli di proprietà delle persone fisiche ci sono molti piccoli imprenditori artigiani, commercianti o liberi professionisti – l’applicazione dell’Imu, rispetto alla situazione odierna, darà luogo ad un aggravio della tassazione su questi immobili per un valore complessivo di 1,57 miliardi di € (pari ad un aumento medio per ciascuna azienda di 1.159 € l’anno) così suddiviso: 219,5 milioni di € in capo ai negozianti (aumento pro azienda pari a 569 €); 262 milioni di euro tra i liberi professionisti (+949 € per ciascun proprietario); 1,09 miliardi di euro tra gli industriali e gli artigiani (incremento annuo per ciascun imprenditore pari a 1.566 €).

&lt;p&gt;
 

“Il risultato – conclude Giuseppe Bortolussi – è condizionato dalla scelta dell’aliquota da applicare su tutta la platea degli immobili ad uso strumentale presenti nel Paese. In questo caso/studio la decisione di far coincidere l’aliquota applicata con quella ordinaria del 7,6 per mille ci è sembrata la più equilibrata. Il risultato emerso da questa elaborazione ha confermato la grande preoccupazione  sollevata in questi giorni da molti osservatori, ovvero che lo scambio tra l’Ici e l’Imu rischia di non portare alcun vantaggio alle imprese. Fortunatamente, sembra che per le attività agricole siano previste delle novità che alleggeriranno il peso della nuova imposta. Pertanto, c’è la necessità anche per gli altri settori produttivi di rivederne l’impatto economico”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.cgiamestre.com/2012/04/imu-piu-tasse-per-oltre-1-500-euro-ad-azienda/&quot;&gt;CGIA Mestre&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Vittorio Bertola: Tutti si lamentano a buona ragione. Ma finché non ci saranno più persone pronte a scendere in piazza e alzare la testa non cambierà niente.</title>
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  <updated>2012-03-30T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626405</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Torino (TO) (Lista di elezione: Movimento 5 stelle) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Tutti i giorni e tutte le sere incontro persone con problemi di ogni genere: disabili a cui vengono negati i fondi, aziende rovinate dal Comune per interessi poco chiari, cittadini che si trovano davanti a casa l'ennesimo mostro di cemento... tutti si lamentano a buona ragione, alle volte se la prendono persino con me.
&lt;p&gt;

Però poi molti di loro tornano a casa e stanno zitti o al massimo fanno qualche clic su Facebook.
&lt;p&gt;

Non tutti possono permettersi di protestare, ma finché non ci saranno più persone pronte a scendere in piazza e alzare la testa non cambierà niente.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppegrillo.it/2012/03/non_accettate_caramelle_dalla_fornero/index.html#comments&quot;&gt;www.beppegrillo.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: Impegno perché le PMI accedano ai Fondi Europei</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/27/patrizia-toia/impegno-perch%C3%A9-le-pmi-accedano-ai-fondi-europei/626293"></link>
  <updated>2012-03-27T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626293</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La Corte dei Conti Europea, nella sua Relazione Speciale, ha rilevato che l'efficacia e l'efficienza delle spese eseguite dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per gli strumenti finanziari a favore delle PMI sono compromesse da ritardi nell’erogazione dei finanziamenti, dall’inadeguatezza del quadro normativo e da intermediari finanziari che hanno addebitato ad alcune PMI destinatarie costi di gestione.


&lt;p&gt;“Mi adopererò perché nella nuova programmazione 2014 - 2020 vengano inseriti i cambiamenti necessari affinché le PMI possano davvero accedere ai Fondi europei. Le PMI sono alla base di tutta l'economia europea. In Italia, in particolare, svolgono un ruolo determinante. Per questo è necessario assicurare loro la possibilità di compiere investimenti che le rendano efficienti, competitive e in grado di reggere sul mercato, andando a sostenere, quindi, con finanziamenti adeguati settori chiave, progetti innovativi e la ricerca”. – afferma Patrizia Toia, deputata europea del Partito Democratico.
&lt;p&gt;

“La programmazione messa in atto dall’UE negli ultimi anni ha cercato di semplificare la possibilità di accesso ai finanziamenti da parte delle PMI. Sicuramente molto è ancora da fare per dare sostegno alle nostre imprese e l’Europa non le lascerà sole ad affrontare questo momento così difficile per l’economia. Terremo conto della necessità di far sì che le proposte degli Stati membri siano giustificate da valutazioni del deficit di finanziamenti di qualità sufficiente, di cui tener conto al momento di approvare le misure; di creare un sistema di monitoraggio e valutazione affidabile e tecnicamente valido; e anche di valutare la possibilità di fornire agli Stati membri strutture e strumenti semplificati e collaudati, in modo da velocizzare l’attuazione e ridurre i costi di gestione, così come indicato dalla Corte. ” – conclude Toia.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.it&quot;&gt;patriziatoia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE BORTOLUSSI: Allarme Irap: le imprese rischiano una stangata da 3,5 miliardi</title>
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  <updated>2012-02-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625474</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Gruppo: Altro) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Lo sblocco delle addizionali locali previsto dal decreto sulle semplificazioni rischia di tramutarsi in una vera e propria stangata per le imprese del Centro-Nord.
&lt;p&gt;

“Lo sblocco dei tributi locali e regionali previsto per l’anno di imposta 2012 dal recente decreto sulle semplificazioni fiscali rischia di tramutarsi in una vera e propria stangata per le imprese del Centro-Nord”.
&lt;p&gt;

Dopo aver letto la Relazione illustrativa che accompagna il decreto sulle semplificazioni fiscali, l’Ufficio studi della  CGIA di Mestre  ha fatto un po’ di calcoli ed è giunto a queste conclusioni:
&lt;p&gt; “Se le Regioni, ormai sempre più a corto di risorse finanziarie, decideranno di aumentare l’aliquota Irap di un punto, portandola al limite massimo del 4,82% – prosegue Bortolussi – l’aggravio fiscale sulle imprese sarà di 3,5 miliardi di euro”.
&lt;p&gt;

 

Tra le 19 Regioni e le due Provincie autonome di Trento e Bolzano non tutte potranno eventualmente mettere mano agli aumenti.  Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia  non possono farlo, visto che già da tempo hanno dovuto portare l’aliquota al livello massimo per “comprimere” il disavanzo sanitario maturato in passato. Molise, Campania e Calabria sono andate addirittura oltre: non essendo state in grado di rispettare il piano di rientro imposto dal tavolo di monitoraggio guidato dal ministero dell’Economia e da quello della Sanità, sono state costrette ad applicare un aliquota aggiuntiva dello 0,15%. Pertanto, i probabili aumenti interesseranno solo le imprese ubicate nelle Regioni del Centro-Nord.

&lt;p&gt;
 &lt;b&gt;Purtroppo, le brutte notizie non finiscono qui.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; “Lo sblocco delle tasse locali non riguarderà solo l’Irap – conclude Bortolussi – ma,  anche il bollo auto, l’addizionale regionale sul gas metano e l’imposta regionale sostitutiva, i tributi ambientali provinciali, l’imposta di pubblicità, l’imposta sull’occupazione degli spazi pubblici ed altri tributi minori. Vista la difficoltà che stanno vivendo le Regioni e gli Enti locali non è da escludere che per i cittadini e le imprese il peso delle tasse locali sia destinato ad aumentare a dismisura. Speriamo che Sindaci e Governatori non approfittino di questo sblocco per fare cassa, altrimenti gli effetti della crisi sono destinati ad aumentare”.



&lt;br /&gt;




 



 


 


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.cgiamestre.com/2012/03/allarme-irap-le-imprese-rischiano-una-stangata-da-35-miliardi/&quot;&gt;CGIA Mestre&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE BORTOLUSSI: Cgia di Mestre: Le banche hanno chiuso “i rubinetti” del credito alle imprese. Insolvenze a + 36% </title>
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  <updated>2012-02-11T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>624284</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Gruppo: Altro) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;La notizia era nell’aria da qualche mese, ma l’ufficialità è arrivata solo nei giorni scorsi con la presentazione  del Supplemento statistico al Bollettino economico della Banca d’Italia: negli ultimi 3 mesi del 2011, i prestiti erogati dal sistema bancario alle imprese sono diminuiti dell’1,5% e, nell’ultimo mese di dicembre, la contrazione è stata addirittura del 2,2%. La denuncia viene dalla CGIA di Mestre.
&lt;p&gt;

 

«Questi dati confermano che ci troviamo di fronte ad una vera e propria stretta creditizia. Le banche hanno chiuso i rubinetti del credito ed in una fase recessiva, come quella che stiamo vivendo in questo momento, corriamo il rischio che il nostro sistema produttivo, costituito prevalentemente da piccole e piccolissime imprese,  collassi».
&lt;p&gt;

 

I numeri, come dicevamo, sono impietosi: se nel 2011 l’ammontare complessivo dei prestiti erogati alle imprese ha superato i 995 miliardi di euro, facendo segnare una variazione del +3% rispetto l’anno precedente, va comunque sottolineato che è stata inferiore alla crescita dell’inflazione, che l’anno scorso è stata del +3,3%.

 
&lt;p&gt;

Purtroppo, la situazione è peggiorata nell’ultima parte dell’anno, dopo che il nostro spread ha cominciato a crescere a ritmi vertiginosi. Se negli ultimi tre mesi dell’anno l’erogazione è diminuita dell’1,5%, in dicembre la contrazione è stata del – 2,2%.

&lt;p&gt;
 

«Oltre alla stretta creditizia nel 2011 le imprese hanno dovuto subire anche un forte aumento dei tassi di interesse che si è tramutato in un costo aggiuntivo  per l’intero sistema produttivo pari a 3,7 miliardi di euro».
&lt;p&gt;

 

Tuttavia va ricordato che le ragioni di questa contrazione dei finanziamenti sono in parte riconducibili anche all’aumento delle sofferenze bancarie registrato dalle aziende. 

&lt;p&gt;
 

«Nel 2011 le insolvenze in capo alle imprese italiane hanno toccato gli 80,6 miliardi di euro, con un incremento rispetto l’anno precedente pari al + 36%. Questa situazione ha sicuramente indotto molti istituti di credito a ridurre i prestiti soprattutto a quelle realtà produttive che non erano più in grado di dimostrare una certa affidabilità».&lt;br /&gt;


 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.cgiamestre.com/2012/02/imprese-le-banche-hanno-chiuso-i-rubinettidel-credito/&quot;&gt;www.cgiamestre.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maurizio SAIA: Pagamenti ritardati: Transazioni commerciali tra imprenditori privati e pubblica amministrazione</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/02/maurizio-saia/pagamenti-ritardati-transazioni-commerciali-tra-imprenditori-privati-e-pubblica-amministrazione/624222"></link>
  <updated>2012-02-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>624222</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: CN) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il Senato,premesso che: i pagamenti nelle transazioni commerciali tra imprenditori privati e tra gli stessi e la pubblica amministrazione in Italia avvengono con ritardi enormi, ormai apertamente in spregio non solo agli usi e consuetudini dei settori produttivi e commerciali ma anche alle clausole previste nei contratti. 
&lt;p&gt;Quello dei ritardi nei pagamenti non è un problema nuovo. È sempre esistito, ma negli ultimi anni ha assunto una dimensione veramente esagerata;
l'Italia è purtroppo al primo posto nella classifica negativa per i ritardi nei pagamenti. 
&lt;p&gt;Ritardi che per l'intero sistema economico rappresentano un costo quantificabile approssimativamente in 900 milioni di euro all'anno (secondo il rapporto annuale dello European Payment Index). Secondo altre indagini promosse in Italia, circa l'80 per cento delle mprese dichiara di subire ritardi generalizzati nei pagamenti, con relativi aumenti nei tempi medi d'incasso e connessi aumenti dei costi di ricorso al credito.
&lt;p&gt; C'è poi il capitolo a parte delle amministrazioni pubbliche, nei confronti delle quali le molte ricerche e indagini svolte dicono che i crediti delle imprese ammontano complessivamente a circa 60-70 miliardi di euro; a fronte del ritardo di un pagamento, avviare un procedimento giudiziario per un'impresa rappresenta un costo immediato per un beneficio incerto e molto dilazionato nel tempo, e quindi non risulta economicamente conveniente soprattutto se si tratta di una piccola impresa. 
&lt;p&gt;Qui emerge il tema dell'efficienza e dell'efficacia del sistema giudiziario italiano che potrebbe meglio contribuire a favorire la crescita; il fenomeno dei pagamenti in ritardo ha un impatto negativo anche sugli scambi commerciali all'interno dell'Unione europea, in quanto la vendita di beni e di servizi in altri Stati dove i pagamenti sono tardivi e incerti, ancorché membri della UE, viene considerata più rischiosa. E il ricorso a strumenti di assicurazione del credito assorbe una quota notevole del margine di profitto, in particolare per le piccole imprese; i ritardi pesano sempre di più sulla liquidità e sulla solidità finanziaria degli operatori economici coinvolti, arrivando in certi casi a comprometterne la sopravvivenza. Le piccole e medie imprese (PMI) sono le più colpite dal fenomeno dei ritardi dei pagamenti, anche perché, viste le difficoltà di accesso al credito, soprattutto nell'attuale periodo caratterizzato da una crisi economica mondiale, dispongono di risorse finanziarie limitate; la situazione in molti casi è paradossale, perché proprio le PMI, a causa di questo malcostume, non solo subiscono ritardi ripetuti e sempre più frequenti nei pagamenti, ma loro malgrado assumono di fatto il ruolo di finanziatori delle grandi imprese e delle amministrazioni pubbliche, impegna il Governo:
&lt;p&gt;
a dare un'immediata regolamentazione alla materia dei pagamenti nelle transazioni commerciali, con l'obiettivo, da un lato, di assicurare una giusta tutela alla parte più debole dei contratti, cioè le PMI, e, dall'altro lato, di garantire l'interesse generale rappresentato dal corretto ed ordinato svolgimento dell'attività economica e dalla rimozione di quello che è un vero e proprio freno alla crescita economica, visto che l'economia italiana è caratterizzata da una presenza capillare delle PMI, che ne costituiscono il vero e proprio motore;
&lt;p&gt;
a garantire che tale regolamentazione sia immediatamente applicabile a tutti i pagamenti derivanti da transazioni commerciali, siano esse tra privati o tra privati e pubblica amministrazione;
&lt;p&gt;
a recepire le norme europee contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali e contribuire, così, all'attuazione dello «Small Business Act for Europe» (COM(2008)394), il cui obiettivo è la realizzazione di un miglior contesto giuridico ed amministrativo per le PMI;
&lt;p&gt;
a varare, in definitiva, misure volte a dare un'efficace soluzione alla problematica esposta, tenendo possibilmente anche conto del disegno di legge Atto Senato 2509, presentato il 22 dicembre 2010.&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=16&amp;id=627208&quot;&gt;www.senato.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MARINA STACCIOLI: PMI, `IL CREDIT CRUNCH STA UCCIDENDO LE AZIENDE, LA REGIONE SI MOBILITI` </title>
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  <updated>2012-02-02T00:00:00Z</updated>
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  <id>623888</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Toscana (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Il vero settore che combatte contro la crisi è quello delle medie, piccole e piccolissime imprese”. E’ ciò che ha dichiarato la consigliera regionale del Gruppo misto Marina Staccioli (Movimento Identità Toscana). “La stretta creditizia delle banche non ha portato niente di buono a questo settore -continua la consigliera- solo fallimenti e chiusure”. In questi giorni nella provincia di Massa Carrara numerosi imprenditori, di diversi settori, hanno consegnato le chiavi delle proprie attività al prefetto in segno di protesta contro gli aumenti, “questo –afferma Staccioli- è il gesto di imprenditori che non si possono più permettere ulteriori pagamenti e di far fallire il lavoro a cui si sono dedicati”. Inoltre Cesare Micheloni, consigliere provinciale di Massa-Carrara (Movimento Identità Toscana), aggiunge che `pur essendo corretto effettuarli, i recenti controlli realizzati nelle PMI e nelle attività commerciali della provincia da parte della Guardia di Finanza e dell`Agenzia dell`Entrate possono dare un messaggio sbagliato, etichettando questa categoria come quella degli evasori`. Sempre più numerosi, inoltre, i negozi di artigiani e commercianti che chiudono nei centri storici perché non possono avere i ritmi e i costi delle catene di grande distribuzione. “Il centro storico senza imprese locali, fonte di eccellenza, non è un vero centro storico -continua Staccioli- è solo un centro fatto con lo stampino che si può ritrovare in qualsiasi altra città. Il coraggio e la serietà di queste imprese andrebbe aiutato: la Regione, con Fidi Toscana, - conclude Staccioli - si deve fare promotrice di aiuti in modo da facilitare e velocizzare l`accesso al credito”. Su questo tema si è espresso anche Vincenzo Capovani, responsabile per la provincia di Lucca del Movimento Identità Toscana, `siamo di fronte ad un calo del fatturato delle piccole e medie aziende, per il settore commerciale il problema è la grande distribuzione mentre per il settore artigianale è l`importazione selvaggia da altri paesi famosi per i costi di manodopera ridotti`. Le pubbliche amministrazioni -continua Capovani- devono smettere di utilizzare tali categorie come un proprio bancomat, in questo momento di difficoltà economica non si possono accettare aumenti spropositati`. `Sarebbe interessante sapere che fine hanno fatto i 110 miliardi di euro concessi dalla Comunità Europea alle Banche italiane per dare maggiori aiuti al nostro paese, ma con l`impossibilità dell`accesso al credito per le PMI, -conclude Capovani- sembra che il nostro sistema bancario sia ostile allo sviluppo economico`. (m.p) Martina Porcelli Collaboratore Gruppo Misto Consigliere Marina Staccioli Tel. 0552387914 cell. 3291270686 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.consiglio.regione.toscana.it/politica/comunicati-stampa-dei-gruppi-politici/comunicato/testo_comunicato.asp?id=8907&amp;filtro=&quot;&gt;Consiglio Regionale della Toscana&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco BELTRANDI: Governo/Ritardi pagamenti: «Passi avanti importanti decisioni del governo, ma proseguo sciopero della fame»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/01/25/marco-beltrandi/governoritardi-pagamenti-%C2%ABpassi-avanti-importanti-decisioni-del-governo-ma-proseguo-sciopero-della-fame%C2%BB/623614"></link>
  <updated>2012-01-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>623614</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Dopo il question time di oggi alla Camera si può dire che in materia di ritardati pagamenti alle piccole e medie imprese e ai professionisti da parte dei privati ci sono passi avanti. Infatti il Ministro Passera ha riferito di un parziale recepimento delle Direttiva Europea in materia nel testo definitivo della legge comunitaria. Si tratterebbe quindi di qualcosa che varrebbe per il futuro e nei rapporti tra privati, se ben ho compreso. Un passo avanti direi storico dopo l’inerzia assoluta dei precedenti governi.

&lt;p&gt;
Tuttavia rimane il problema dell’enorme pregresso, e quello dei ritardati pagamenti da parte della pubblica amministrazione, per il quale, si apprende dal Ministro, sarebbero stati stanziati nel testo definitivo della legge sulla concorrenza e le liberalizzazioni circa 5 miliardi, sui circa 90 che le stime indicano come dovute agli imprenditori.

Occorre comunque attuare tutto al più presto, anche perché non che a seguito degli interventi parziali che i fornitori privati fossero costretti a pagare a 60 giorni mentre magari poi venissero a loro volta pagati dalla pubblica amministrazione in anni.

&lt;p&gt;
Quindi continua il mio sciopero della fame, in sostegno alle iniziative del Governo, presenti e mi auguro future. Esiste poi il punto relativo agli ostacoli, impedimenti, disincentivi anche economici che i Questori della Camera dei Deputati hanno posto e continuano a porre al pieno funzionamento delle commissioni parlamentari bicamerali, e di quella di Vigilanza sulla Rai, organi che svolgono funzioni di rilievo costituzionale. Che aspettano gli Onorevoli Questori a rimuovere un blocco che dura da ormai tre mesi?&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://notizie.radicali.it/print/3698&quot;&gt;notizie.radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: L’Europa punta su ricerca e innovazione per uscire dalla crisi</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/11/30/patrizia-toia/l%E2%80%99europa-punta-su-ricerca-e-innovazione-per-uscire-dalla-crisi/622172"></link>
  <updated>2011-11-30T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>622172</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Buone notizie dall'Europa, almeno per quanto riguarda ricerca e innovazione: un aumento significativo di risorse da investire (da 50 a 80 miliardi).  “Ottima la scelta del programma &lt;i&gt;Horizon 2020&lt;/i&gt;, con cui la  Commissione Europea propone investimenti per 80 miliardi di euro nella ricerca e nell’innovazione”. Lo afferma &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;, deputata europea del Partito Democratico e Vicepresidente del gruppo S&amp;D al Parlamento Europeo.  
&lt;p&gt;

“L’Europa mostra così di puntare sul futuro, scegliendo di investire in ricerca (in particolare quella applicata  e trasferimenti ai processi industriali) e innovazione, supportando lo sviluppo delle nuove tecnologie e garantendo un forte sostegno alle PMI (a cui si prevede di destinare 8 miliardi di euro) per stimolare la crescita e per rilanciare l’occupazione. Si tratta di una scelta molto importante che indica implicitamente che l’uscita dalla crisi è possibile solo rilanciando l’economia reale e per fare questo sono necessari ingenti investimenti che consentano di portare avanti programmi di lungo termine” – prosegue &lt;b&gt;Toia&lt;/b&gt;. 
&lt;p&gt;

“&lt;i&gt;Horizon&lt;/i&gt;, inoltre, semplifica di molto le procedure di accesso ai finanziamenti, garantendo importi forfait per aree specifiche (come cambiamento climatico, energia sostenibile, tecnologie per la comunicazione e l’informazione, salute, mobilità e trasporti, società intelligente e sicura) e regole uguali di accesso ai bandi per tutte le realtà che desiderano concorrere. Un passo avanti, dunque, da parte dell’Europa per venire incontro alle esigenze di aziende e enti di ricerca al fine di rendere più agevole il loro lavoro e più competitivo e sviluppato il nostro continente” – conclude &lt;b&gt;Toia&lt;/b&gt;. 
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.it&quot;&gt;patriziatoia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: Da Confcommercio emerge un'Italia che va a passo di lumaca</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/25/patrizia-toia/da-confcommercio-emerge-unitalia-che-va-a-passo-di-lumaca/617600"></link>
  <updated>2011-10-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>617600</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«La fotografia che emerge dagli stati generali di Confcommercio é quella di un’Italia che va a passo di lumaca: cala la spesa pro capite delle famiglie, chiudono i negozi, la pressione fiscale si fa sempre più pesante e tutto ciò soffoca  lo sviluppo». Ad affermarlo è &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;, deputata europea del Partito Democratico e vicepresidente del gruppo S&amp;D al Parlamento Europeo.


&lt;p&gt;«È un altro “grido di dolore” che nasce nel cuore dell'Italia produttiva, a Milano, rivolto a chi ha la responsabilità e il compito di muovere qualche leva per ricreare condizioni di sviluppo nazionale e locale. – prosegue &lt;b&gt;Toia&lt;/b&gt; - Anche noi alziamo la voce dall’Europa, dove il Parlamento sta discutendo in questi giorni della lentezza con cui in Italia attua le proposte contenute nello &lt;i&gt;Small Businnes Act&lt;/i&gt; per le PMI e le unità produttive, commerciali e di servizi. Anche noi chiediamo che suoni la campana per il governo e per la maggioranza perché loro hanno, cosi dicono, i numeri in Parlamento per governare».
&lt;p&gt;

«Le cose da fare ormai sono chiare: sburocratizzare, liberalizzare, dare garanzie di accesso al credito alle realtà commerciali e alle PMI, sostenere, con il lavoro, il reddito delle famiglie perché tornino a consumare.
E, infine, l'Europa suggerisce l'innovazione e la sostenibilità ambientale. Ci sono fondi per le unità commerciali e per le PMI per progetti eco-innovativi, per l'efficienza energetica, per la digitalizzazione! Ma sono gli Stati membri e sono le Regioni che devono accompagnare aziende commerciali, aziende di servizi, aziende di produzione nel cammino verso l'utilizzo dei fondi europei» - conclude &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.it&quot;&gt;patriziatoia&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Enrico MORANDO: Il nuovo decreto è un'imposta automatica?</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/05/12/enrico-morando/il-nuovo-decreto-%C3%A8-unimposta-automatica/560467"></link>
  <updated>2011-05-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>560467</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Una cosa, intanto, è certa: in questo Decreto non c'è correzione dei conti pubblici, come fissati nel Documento di Economia e Finanza. Per il 2011 e il 2012, dunque, il livello di indebitamento (e di debito) resta quello definito con la manovra triennale (Decreto n. 78 del 2010). Una buona notizia, se si guarda alle pressioni del partito della spesa per manovre espansive in deficit.
&lt;p&gt;

Ma le buone notizie si fermano qui. Il Decreto, infatti, è coerente col DEF (e il Programma Nazionale di Riforma che ne fa parte) anche nel senso che contiene una gran quantità di norme e normette, ma non intraprende alcuna riforma strutturale.

&lt;p&gt;
In questo senso, è perfettamente vero che il Decreto è figlio legittimo del PNR: un documento di qualche pregio tecnico (al Ministero analisti di vaglia crescono), del tutto privo di &quot;visione&quot; (la rivoluzione liberale e la crescita sostenuta dalla liberazione degli &quot;spiriti animali&quot; sono mestamente sostituiti dal colbertismo e dalla difesa dell'italianissimo &quot;capitalismo relazionale&quot;), e con debole ambizione (in quasi tutti i campi, &quot;programmiamo&quot; di diventare, nel 2020, i peggiori tra i grandi dell'Euro).
&lt;p&gt;

Se prima della Grande Recessione crescevamo meno degli altri Paesi dell'Area Euro. Se durante la stessa, siamo caduti di più. Se dopo abbiamo ripreso a camminare, ma più lentamente degli altri. Se il livello della disuguaglianza - per reddito e patrimoni - continua a crescere (OCSE 2011), e la mobilità sociale è ferma da tempo (ISTAT 2010). Se il debito pubblico è tornato al 120% del Prodotto, ben sopra quel 90% che costituisce - secondo l'esperienza storica - la soglia oltre la quale esso costituisce un serio ostacolo alla crescita... Se tutto questo è vero e noto, cosa dovrebbe contenere un Decreto &quot;per lo sviluppo&quot;? Ovvio: norme che favoriscono la crescita della produttività (del lavoro e dei fattori); che rendano più efficace e &quot;universale&quot; il nostro welfare, ancora troppo discriminante tra categoria e categoria, tra debole e debole; che aprano mercati chiusi, specie quelli di impatto &quot;generale&quot; come le grandi Reti energetiche, i servizi professionali, i servizi pubblici locali; che mantengano inalterata la pressione fiscale (attomo al 42,5% del PIL fmo al 2015), ma redistribuiscano il carico tra lavoro e imprese da una parte e rendite e patrimoni dall'altra; che superino il tragico dualismo del mercato del lavoro italiano.... Ecco, di tutto questo, nel Decreto, non c'è traccia. Con due eccezioni: una, positiva, il ritorno ad un forte credito d'imposta (automatico?) per gli investimenti in ricerca effettuati dalle imprese, in cooperazione con le Università; l'altra, negativa, la norma per la concessione novantennale del diritto di superficie sulle spiagge.
&lt;p&gt;

La prima misura - introdotta a suo tempo dal Governo Prodi e prontamente &quot;azzoppata&quot;, previa eliminazione dell'automatismo, da Tremonti e Berlusconi - è una componente essenziale di una strategia di sviluppo: le piccole e medie imprese italiane spesso non sono in grado, ciascuna per sè, di fare investimenti in ricerca, sia per migliorare il processo produttivo, sia per innovazioni di prodotto. &lt;br /&gt;
Il credito d'imposta per quello che spendono - magari in unione con altre - per commesse di ricerca alle Università e ai centri pubblici può favorire il superamento del gap dimensionale. Ad una condizione: che l'imprenditore sia certo, assolutamente certo, che, fatto l'investimento, il credito arriva. Senza dover chiedere niente a nessuno, politico o funzionario pubblico che sia. Chiedo: quello previsto dal Decreto Sviluppo, è un credito d'imposta automatico? Se, come pare, la risposta è sì, è evidente che si pone un problema di corretta copertura finanziaria. Che può scontare l'esigenza di verifiche nel tempo. Ma non può essere rinviata a ... quando sarà necessario, per avvenuto esaurimento delle risorse appostate in Bilancio. Le quali a loro volta non possono costituire un &quot;tetto di spesa&quot;, se l'impresa ha un diritto soggettivo al credito. Se invece quest'ultimo non è automatico, beh, allora il tutto si esaurirà nei pochi secondi del click day. Alla faccia della semplificazione...

&lt;p&gt;
Sulle spiagge e le relative concessioni, invece, il Governo apre la fase della nuova governance economica europea con una scelta che si pone in aperta contraddizione con la prospettiva della costruzione di un vero e proprio mercato unico europeo. Molti hanno già detto e scritto dei seri rischi di danni e deturpazioni ambientali. Io voglio soffermarmi su altri due aspetti, relativi all'impatto economico della norma in questione.
&lt;p&gt;

Il primo. Il demanio marittimo è patrimonio pubblico. Il patrimonio pubblico sta a garanzia del debito. Può dunque essere in parte alienato (non è il caso delle spiagge), fermi i vincoli storici, ambientali e culturali; in parte valorizzato e concesso in gestione a privati, in un contesto di regole certe, capaci di tutelare l'interesse pubblico (è il caso delle spiagge, come dell'etere). In uno stato che ha un debito pubblico come il nostro, però, deve valere un vincolo per le risorse rivenienti da interventi sul patrimonio pubblico: destinarle tutte a riduzione del debito. Nulla di tutto ciò è previsto, nel caso di specie. Sono quindi autorizzato a concludere che queste risorse finiranno dove è previsto che finiscano i 2,4 miliardi di Euro attesi dalla gara per le frequenze del digitale: a finanziare spesa corrente.

&lt;p&gt;
Il secondo. Come si selezionano questi titolari del &quot;diritto di superficie&quot;? Sono i vecchi concessionari? In questo caso, consiglio a Tremonti di leggersi l'intervista a Flavio Briatore, gestore del Twiga di Marina di Pietrasanta: «Quattromila Euro di canone annuo versati allo Stato, tre milioni e 300 mila Euro di ricavi... un signore toscano a cui verso 210.182 Euro di subaffitto». Chiedo: le nuove disposizioni prevedono che i Briatore di turno paghino le future concessioni allo Stato, dopo essersi messi in gara tra loro per accedervi - fermo il diritto del vecchio gestore a vedersi riconoscere il corrispettivo per ammortamenti e avviamento - o consente agli equivalenti del &quot;titolare&quot; del bagno gestito da Briatore di lucrare rendite enormi, sfruttando il lavoro di altri e la sospetta generosità dello Stato?
&lt;p&gt;

Le risposte verranno dalla lettura del Decreto. Intanto, un documento votato da (quasi) tutta l'Aula del Senato fornisce un indizio, là dove chiede una &quot;norma transitoria di lungo periodo&quot; per i gestori degli stabilimenti balneari.&lt;br /&gt;
 Novant'anni saranno sufficienti? &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=106ZHP&quot;&gt;Il Riformista - Tommaso Labate&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Sonia VIALE: Risposta all'interrogazione 5-04026 Fugatti: Proroga del termine per la sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese nei confronti delle banche.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/01/12/sonia-viale/risposta-allinterrogazione-5-04026-fugatti-proroga-del-termine-per-la-sospensione-dei-debiti-delle-piccole-e-medie-imprese-nei-confronti-delle-banche/557353"></link>
  <updated>2011-01-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>557353</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Sottosegretario  Economia e alle finanze&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Con l'interrogazione a risposta immediata in Commissione, l'onorevole Fugatti chiede al Governo di farsi promotore della proroga del termine della sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese italiane nei confronti delle banche.
&lt;p&gt;
Al riguardo, il Dipartimento del Tesoro ha comunicato che l'Avviso Comune per la sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese è stato sottoscritto il 3 agosto 2009, appena tre settimane dopo che l'idea fu proposta dal Ministro dell'economia e delle finanze all'Assemblea annuale dell'Associazione Bancaria Italiana.
&lt;p&gt;
Dopo la firma dell'accordo, il Ministero dell'economia e delle finanze ha attivato e coordinato un tavolo tecnico per monitorare l'applicazione della moratoria e individuare eventuali modifiche necessarie per un suo miglior funzionamento.
&lt;p&gt;
Tale tavolo tecnico, composto dai rappresentanti di tutte le associazioni firmatarie, ha sviluppato un modello di monitoraggio quantitativo che ha offerto su base mensile i dati sulle domande di moratoria pervenute e accolte nonché sulle quote di debito residuo coinvolte. È uno dei più rilevanti casi di monitoraggio puntuale di una policy pubblica.
&lt;p&gt;
Il tavolo tecnico è stato poi il luogo di confronto per valutare eventuali modifiche da apportare al testo dell'Avviso Comune. Si è così deciso di allargare il campo di applicazione della moratoria anche ai mutui che avessero goduto di agevolazioni pubbliche qualora gli enti agevolanti avessero aderito. 
&lt;p&gt;Tale modifica è stata approvata a fine 2009 e ha portato un ampio numero di Regioni, enti locali e altre amministrazioni ad aderire alla moratoria (l'elenco delle delibere sono disponibili sul sito http://www.dt.tesoro.it/it/progetti-speciali/moratoria/).
&lt;p&gt;
Una seconda modifica ha riguardato l'estensione al 31 gennaio 2011 della data ultima per presentare domanda di sospensione dei mutui, rispetto alla data iniziale fissata al 30 giugno 2010.
&lt;p&gt;
Con lo stesso spirito e metodo di lavoro, il 22 dicembre 2010 si è nuovamente riunito al Ministero dell'economia e delle finanze il tavolo tecnico per valutare eventuali nuove iniziative. Di tale riunione era stata data evidenza sulla stampa nazionale in seguito ad una dichiarazione di qualche giorno prima del Presidente dell'ABI, Giuseppe Mussari.
&lt;p&gt;
L'obiettivo al quale si sta lavorando è quello di trovare un punto di incontro tra le esigenze dei diversi attori coinvolti, nel rispetto della normativa vigente e delle regole della concorrenza.
&lt;p&gt;
L'iniziativa dovrebbe favorire sia uno riscadenzamento del debito delle imprese, sia una loro maggiore capitalizzazione, e non riguardare una semplice proroga dei termini di scadenza per la presentazione delle domande.&lt;br /&gt;
 Questa, infatti, non riguarderebbe le imprese già beneficiarie della moratoria, come peraltro avvenuto con la prima proroga.
&lt;p&gt;
Affinché possa avere successo però è necessario sviluppare una proposta operativa semplice, facilmente comprensibile sia dagli imprenditori sia dagli operatori bancari.
&lt;p&gt;
In conclusione, il Ministero dell'economia si è già fatto promotore di un'iniziativa per individuare nuove forme di collaborazione tra banche e imprese. È auspicabile che una soluzione venga individuata nel corso dei prossimi 30 giorni.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenografici/framedinam.asp?sedpag=../bollet/201101/0112/HTML/06/frame.htm&quot;&gt;camera.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>WALTER VELTRONI: «Non deve essere Draghi a ricordarci dei precari»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/11/06/walter-veltroni/%C2%ABnon-deve-essere-draghi-a-ricordarci-dei-precari%C2%BB/547679"></link>
  <updated>2010-11-06T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>547679</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
I leaders del ''Movimento Democratico'' sferzano il Pd anche sui temi della crisi economica. ''Non deve essere Draghi a ricordarci la situazione intollerabile dei precari. Noi nel passato ci siamo ribellati per molto meno'', ha detto Walter Veltroni, a margine del convegno di ''Movimento Democratico'' a Mogliano Veneto.

&lt;p&gt;
''L'Italia che abbiamo davanti - ha proseguito l'ex segretario del partito - e' un'Italia piu' povera, che rischia di impoverirsi ulteriormente, perche' la crisi e' stata affrontata senza mettere mano al sostegno che produce ricchezza alle piccole medie imprese, artigianato, commercio, ed e' un paese che soprattutto e' cattivo con i suoi giovani.

&lt;p&gt;
Lo ha detto Draghi ieri: non puo' un Paese come il nostro avere milioni di ragazzi in condizioni di precarieta''.&lt;br /&gt;

''Draghi ha detto: noi stiamo entrando nella fase piu' brutta della crisi perche' siamo stati meglio per i risparmi dell'impresa e della famiglia''

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://it.notizie.yahoo.com/19/20101106/tpl-pd-veltroni-non-dev-essere-draghi-a-1204c2b.html?printer=1&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «Finanziare imprese verdi per uscire dalla crisi»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/11/01/nichi-vendola/%C2%ABfinanziare-imprese-verdi-per-uscire-dalla-crisi%C2%BB/547594"></link>
  <updated>2010-11-01T00:00:00Z</updated>
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  <id>547594</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Le imprese “verdi” sono il futuro dell’economia, e l’ingrandimento strutturale farà il resto per far uscire l’Italia dalla crisi. 
&lt;p&gt;E’ questo il succo del Vendola-pensiero intervistato dal Sole 24 Ore. Il leader di Sinistra Ecologia e Libertà, nonché aspirante candidato del centrosinistra alle prossime elezioni politiche, parla dall’alto della sua esperienza di Presidente della Regione Puglia, la quale sotto il suo mandato è diventata una delle Regioni più verdi del Paese.

&lt;p&gt;
Il trucco sta nel far ingrandire le aziende già presenti sul territorio e farle puntare sull’innovazione tecnologica, in primo luogo quella che riguarda le novità ecologiche. L’errore che secondo lui lo Stato sta facendo è lasciare sole le migliaia di piccole e medie imprese che non riescono ad affrontare la sfida della globalizzazione. Ma per uscire da questo stallo basterebbe puntare sull’efficienza energetica, sulle rinnovabili e sulle altre opportunità che la scienza ci mette oggi a disposizione.

&lt;p&gt;
    Lo Stato non deve diventare imprenditore ma essere il punto di vista dell’interesse globale e su questo indirizzare i finanziamenti alle attività produttive. Non possiamo avere il 90% di microaziende che come i lillipuziani faticano a competere con il Gulliver della globalizzazione. &lt;br /&gt;
[Propongo] finanziamenti che incentivino la crescita dimensionale, la crescita qualitativa e l’ambientalizzazione degli apparati produttivi, la formazione permanente. Questi sono fattori competitivi, nella mia visione: mettere insieme sapere e lavoro, cercare un compromesso avanzato tra economia ed ecologia. 

&lt;p&gt;
Una visione verde da condividere, anche se a livello teorico tutto sembra più facile di come non lo sia. Un’idea di come dovrebbe agire lo Stato Vendola la dà, indicando ciò che lui, con i poteri conferitigli, ha potuto fare in Puglia:

&lt;p&gt;
    una legge sui finanziamenti per i distretti di filiera che hanno consentito ai diversi attori di cicli produttivi omogenei di mettersi in rete accompagnando processi di internazionalizzazione, avendo creato distretti tecnologici messi al servizio degli apparati produttivi.

&lt;p&gt;
Il leader di Sinistra Ecologia e Libertà torna anche sul problema dei rifiuti, scattando una fotografia piuttosto nitida della situazione:

&lt;p&gt;
    Viviamo in un Paese davvero bizzarro. Dopo il “miracolo” napoletano dell’attuale Governo, da ogni pertugio delle strade campane continua a fuoriuscire monnezza. E non mi riferisco solo alla spazzatura che invade da giorni vicoli e vie cittadine ma a quella politica, capace di insozzare dignità e diritti dei cittadini, anziché rappresentarli e tutelarli.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ecologiae.com/vendola-finanziare-imprese-verdi-crisi/26006/print/&quot;&gt;ecologiae.com - Marco Mancini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Tiziano TREU: Un Pd formato piccole imprese</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/10/08/tiziano-treu/un-pd-formato-piccole-imprese/546695"></link>
  <updated>2010-10-08T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>546695</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
L’avvio del tavolo delle parti sociali per la crescita è una delle poche buone notizie di questo terribile autunno. 
&lt;p&gt;Bene hanno fatto le parti a chiarirsi fra loro le idee per proporre le azioni prioritarie necessarie a rompere l’attuale inerzia governativa e a contrastare la crisi.
Il governo non è un interlocutore affidabile; e gli stessi industriali hanno finalmente manifestato la loro insoddisfazione.
&lt;p&gt;
Il Pd ha elaborato in questi mesi proposte concrete per rilanciare crescita e occupazione, che però sono rimaste oscurate anche per i nostri contrasti interni. Questa è l’occasione per renderle visibili e utili al paese. Perché sia così occorre definire una scala di priorità su cui concentrare gli sforzi e attivare un interlocuzione diretta con le parti sociali.&lt;br /&gt;

Parlare direttamente con le parti sociali – con tutte – su possibili impegni comuni è un modo concreto per dimostrarsi capaci di opposizione costruttiva.
&lt;p&gt;
Gli obiettivi indicati al tavolo delle parti, con una iniziale convergenza, rispondono alle più gravi esigenze del momento. Interventi di emergenza, come la proroga delle casse integrazione, sono necessari per non lasciare senza sostegno migliaia di lavoratori a rischio (sono oltre 500mila) e per aiutare le aziende in crisi.
&lt;p&gt;
Ma altrettanto urgenti sono misure per stimolare una ripresa che tarda a venire. La priorità va data a sostenere i due fattori fondamentali della crescita – imprese e lavoro – come ha fatto la Germania, che ha mostrato di saper rilanciare la crescita non solo del Pil ma anche dell’occupazione.
Il Pd insiste da tempo su queste priorità e ne discuterà nella prossima assemblea programmatica dell’8 e 9 ottobre a Busto Arsizio.
&lt;p&gt;
Le misure di sostegno vanno dirette a tutte le imprese, in particolare a quelle medio-piccole che continuano a soffrire di più della crisi; e devono sostenere soprattutto gli investimenti innovativi, ripristinando la piena disponibilità del credito di imposta per le spese di ricerca e sviluppo e per gli investimenti nel Mezzogiorno.
Un altro intervento urgente proposto dal Pd, e da tempo auspicato dalle parti sociali, riguarda la eliminazione dell’Irap sul costo del lavoro. Avrebbe il duplice effetto di alleggerire le imprese e di sostenere l’occupazione specie di giovani e donne. Questo richiama l’obiettivo generale, indicato anch’esso al tavolo delle parti sociali, di “ricomporre” il peso fiscale in favore di lavoro e imprese. Ciò implica interventi strutturali sul sistema, in particolare ...&lt;br /&gt;

misure che alleggeriscano la pressione fiscale sui redditi da lavoro e da pensione e sui bilanci familiari da tempo penalizzati.
&lt;p&gt;
Il problema delle risorse è evidentemente cruciale. Si può risolvere solo spostando il peso fiscale dalle persone e dalle imprese alle rendite; concentrando su chi lavora e su chi produce i miliardi di euro dispersi in mille rivoli di incentivi (come sostiene anche Confindustria) e con un impegno serio e continuo di contrasto all’evasione fiscale. Sono compiti tanto urgenti quanto difficilissimi e da troppo tempo elusi.
&lt;p&gt;
Ma proprio per questo occorre un impegno comune e una grande unità di intenti fra mondo del lavoro, imprese e politica. L’impegno di Confindustria e sindacati va sostenuto per contrastare l’irresponsabilità del governo e anche per evitare un precipitare verso elezioni al buio. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://bresciaincontriamoci.blogspot.com/2010/10/un-pd-formato-piccole-imprese.html&quot;&gt;bresciaincontriamoci.blogspot.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ANDREA CAUSIN: «Berlusconi e questo PD impreparato»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/09/20/andrea-causin/%C2%ABberlusconi-e-questo-pd-impreparato%C2%BB/507228"></link>
  <updated>2010-09-20T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>507228</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Lista di elezione: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Gentile Direttore,&lt;br /&gt;

ci sono alcuni punti sui quali vorremmo riflettere a margine del documento che con molti altri amici abbiamo offerto alla discussione dentro il PD.

&lt;p&gt;
Il primo punto è legato alla situazione generale del Paese.
L’estate appena trascorsa ha segnato il punto più alto della crisi valoriale e di contenuti del sistema berlusconiano: l’uscita dei finiani, la reazione scomposta in puro stile stalinista del cavaliere hanno accompagnato l’evidente incapacità della destra di dare risposte ai drammatici problemi del paese, caricando anche con la manovra economica di luglio, il peso della crisi sui più deboli, affossando il futuro sviluppo del Paese, sia quello culturale che del mondo del lavoro delle piccole e medie imprese.
&lt;p&gt;
A questa crisi certificata dai sondaggi, mai così negativi per la destra, non è corrisposta da parte del PD la capacità di intercettare i voti in uscita dal quel fronte: in un sistema bipolare peraltro questa è l’unica possibilità di garantire reale alternanza di governo. I risultati delle Regionali e i successivi sondaggi ci fermano ad un deludente e non sufficiente 25 %.
&lt;p&gt;
Anziché concentrarsi sul perché di questa situazione ci si è attardati a discutere di alleanze ora con l’uno ora con l’altro Partito, senza cercare di offrire una proposta spendibile per un elettorato in cerca di un punto di approdo credibile.

&lt;p&gt;
Da qui è nata la seconda considerazione di molti di noi, che vedendo una discussione troppo ripiegata sul tatticismo e visti i risultati negativi contribuisse a dare una visione al PD e con esso al Paese.
&lt;p&gt;
Queste cose le abbiamo dette peraltro sempre in questi 3 anni di vita del PD, alla cui nascita quale abbiamo contribuito assieme a moltissimi altri con passione credendo ad un progetto capace di dare risposte nuove e più adeguate ad un Paese che nel frattempo è profondamente cambiato.
Pensare al lavoro come un diritto da garantire attraverso un sano sviluppo del sistema economico, a relazioni sindacali moderne e più adeguate ai tempi di una globalizzazione selvaggia che mette in crisi il nostro sistema fatto di piccole e medie imprese, pensare ai cosiddetti piccoli che, specie qui al Nord sono un asse fondamentale della nostra economia, ai quali un Partito come il nostro deve garantire non solo a parole ma nei fatti diritti e dignità vera.
Il tutto constatando una drammatica flessione nelle iscrizioni al Partito in molte parti del Paese, l’uscita di molti autorevoli dirigenti (salutata troppo spesso di espressione di sollievo) ci hanno convinto che fosse necessario contribuire al dibattito interno riproponendo concetti e proposte che stanno nel dna fondativo del PD.

&lt;p&gt;
E qui arriva la terza e ultima (amara) riflessione.&lt;br /&gt;

Siamo stati blanditi in alcuni casi minacciati in altri a non firmare il documento in nome di una unità di facciata che, di fronte alla crisi della destra secondo qualcuno, veniva messa in discussione. Qualcuno altro ha parlato di posizionamenti in vista del mercato delle candidature per le eventuali prossime elezioni politiche.&lt;br /&gt;

Il solo fatto di derubricare un documento di idee ad un bega di posti e di potere la dice lunga sulla comprensione e sulla capacità di un partito di confrontarsi con la ricchezza del dibattito e delle originalità al suo interno.
Spiace che sia scattato un riflesso quasi pavloviano che spinge autorevoli esponenti e a parlare di autogol e di regalo alla destra e ad alimentare l’idea di gente in cerca di spaccare il PD.&lt;br /&gt;

Il regalo alla destra lo si fa non offrendo al Paese un’alternativa spendibile e lasciando i disoccupati, il mondo della scuola, il sistema economico senza un punto di approdo cui affidarsi.

&lt;p&gt;
Nessuno di noi ha firmato quel documento contro qualcuno.&lt;br /&gt;

&lt;a href=&quot;http://www.openpolis.it/dichiarazione/507231&quot;&gt;Scrive Letizia De Torre&lt;/a&gt;, Parlamentare del PD che non ha firmato il documento ma che ne ha evidentemente colto il vero significato “Il contenuto del documento deve essere discusso e la chiarezza che si deve fare deve aumentare l’unità, non l'unitarismo, ma l’unità nella diversità degli apporti che è il massimo dell’espressione democratica”.

&lt;p&gt;
Con questo spirito vorremmo che si aprisse dentro il PD e con il Paese il confronto sulle cose che dice il documento: saremo tutti più forti.

&lt;p&gt;
L’alternativa per il PD è il rischio dell’ insignificanza dentro la società e sicuramente condannare il Paese a pagare il prezzo delle politiche di questo Governo.
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Rodolfo Viola - Deputato PD&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Andrea Causin - Consigliere Regionale Veneto PD&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Da Repubblica del 16 settembre 2010&lt;/b&gt;&lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/politica/2010/09/16/news/documento_veltroni-7148619/&quot;&gt;&lt;b&gt; Il documento Veltroni- Fioroni-Gentiloni&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; 
&lt;p&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://carta.ilgazzettino.it/MostraOggetto.php?TokenOggetto=2008283&amp;Data=&amp;CodSigla=PG&amp;TestoRicercaUrl=andrea%20causin&quot;&gt;Il Gazzettino - A.Causin - R.Viola&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCESCO ORI: Formazione nelle imprese: bando da oltre 2 milioni.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/09/02/francesco-ori/formazione-nelle-imprese-bando-da-oltre-2-milioni/505485"></link>
  <updated>2010-09-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>505485</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Provincia Modena (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Previsti percorsi anche per co.co.co. e partite iva.

&lt;p&gt;
Un piano per favorire lo sviluppo delle piccole e medie imprese attraverso la formazione continua in azienda, con azioni specifiche per il sostegno ai processi di innovazione tecnologica e organizzativa, interventi per favorire il ricambio generazionale e l’introduzione, per la prima volta, di opportunità formative anche per persone occupate con contratti di lavoro non subordinato, in particolare partite iva e cocopro e cococo.
&lt;p&gt;


Sono le caratteristiche del bando approvato nelle scorse settimane dalla Provincia di Modena che prevede l’utilizzo di risorse del Fondo sociale europeo per oltre due milioni e 160 mila euro. La prima scadenza per la presentazione dei progetti da parte degli enti di formazione è fissata a giovedì 7 ottobre. Per informazioni: &lt;a href=&quot;http://www.provincia.modena.it/page.asp?IDCategoria=5&quot;&gt;&lt;b&gt;Bandi&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; 

&lt;p&gt;
«Grazie a questi interventi – spiega Francesco Ori, assessore provinciale alla Formazione e al lavoro – già da ottobre molte piccole e medie imprese che hanno l’esigenza di migliorare la competitività per reggere alle difficoltà della crisi potranno mettere in campo decine di interventi formativi per i propri dipendenti, sia per riqualificare figure professionali non più adeguate sia per sostenere processi di innovazione e diversificazione».

&lt;p&gt;
In questo quadro si inserisce la novità dell’opportunità offerta anche ai lavoratori non subordinati. «E’ un intervento a carattere sperimentale – aggiunge Ori – che abbiamo definito attraverso un confronto con il Cup, il Comitato unitario delle professioni, e le categorie economiche per consentire anche ai lavoratori autonomi e parasubordinati, che stanno subendo forti impatti negativi dalla crisi economica, di accedere ad azioni formative per migliorare le competenze e le conoscenze acquisite e renderle maggiormente spendibili e riconoscibili nel mercato del lavoro».

&lt;p&gt;
Le azioni complessivamente previste nel bando sono sette. La scadenza del 7 ottobre riguarda i piani formativi aziendali (un milione di euro), la formazione continua a sostegno dell’adattabilità dei lavoratori (321 mila euro), i processi di innovazione (150 mila euro), il ricambio generazionale (100 mila euro), i lavoratori non subordinati (200 mila euro). E’ fissata al 3 novembre, invece, la scadenza per alcuni progetti di formazione continua (54 mila euro) e per un’azione riservata alle donne (336 mila euro) che «è particolarmente significativa – sottolinea Ori – perché, applicando strumenti di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, consentirà loro di partecipare a percorsi formativi grazie a riduzioni dell’orario lavorativo».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.francescoori.it/2010/09/02/formazione-nelle-imprese-bando-da-oltre-2-milioni/&quot;&gt;www.francescoori.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco BELTRANDI: Subito una legge sui ritardi dei pagamenti alle imprese</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/08/04/marco-beltrandi/subito-una-legge-sui-ritardi-dei-pagamenti-alle-imprese/503940"></link>
  <updated>2010-08-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>503940</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Uno studio dell’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici svela ancora una volta la gravità della situazione che le piccole e medie imprese vivono nel nostro Paese: solo dalla pubblica amministrazione le imprese attendono oltre 37 miliardi di euro di pagamenti, con ritardi che arrivano anche ai 600 giorni.
&lt;p&gt;
In Italia quindi le imprese medie e piccole fungono da banca anche alla pubblica amministrazione, oltre che ad alcune grandi imprese, come non si verifica negli altri paesi europei, con costi economici e sociali, per non parlare delle distorsioni alla libera concorrenza del mercato, inaccettabili.
&lt;p&gt;
Con l’On Misiani, Tesoriere del PD, con l’apporto di “Imprese che resistono” e di Radio Radicale,  abbiamo presentato la scorsa settimana una progetto di legge che riprende le più avanzate esperienze europee la cui approvazione farebbe cessare questa situazione, anche nei confronti dei ritardi di pagamento dei soggetti privati, riconoscendo risarcimenti e tutele, oggi assenti.&lt;br /&gt;
 Tale proposta è già stata sottoscritta da oltre 60 parlamentari di quasi tutti i gruppi politici.
Spero che il Parlamento tra una crisi e l’altra trovi il tempo e la volontà di occuparsi dei problemi degli italiani.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/comunicati/economia-beltrandi-subito-legge-su-ritardi-dei-pagamenti-alle-imprese&quot;&gt;www.radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
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