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  <title>Openpolis - Argomento: lavoro</title>
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  <updated>2012-05-18T00:00:00Z</updated>
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  <title>Patrizia TOIA: Un programma europeo per la competitività capace di offrire una risposta valida e duratura alle PMI</title>
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  <updated>2012-05-18T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>631294</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Alla Camera di Commercio di Milano si è svolto oggi l'incontro europeo &quot;Programma per la competitività delle imprese e delle Pmi 2014-2020&quot;, con la partecipazione di Patrizia Toia deputato al parlamento europeo e vice presidente della commissione per l'Industria, la ricerca e l'energia.
&lt;p&gt;

&quot;Questo programma per la competitività delle imprese e delle PMI 2014 - 2020 rappresenta la prima iniziativa europea capace di offrire una risposta valida e duratura alle piccole e medie imprese - ha dichiarato Toia -. Parte già da ora RSI - un programma sperimentale tra CIP, che si conclude, e COSME, che si attiverà nel 2014 - e che consentirà la sperimentazione per questo futuro programma. È importante che ci muoviamo con questi nuovi strumenti capaci di affrontare i bisogni finanziari, sostenere l'internazionalizzazione, promuovere la mentalità imprenditoriale, tutte misure predisposte per stimolare la competitività dei soggetti economici in questa fase difficile. L'incontro di oggi con la Camera di commercio di Milano ci può consentire una maggiore partecipazione con l'obiettivo di far partire le piattaforme operative ed essere in prima linea per fruire dei vantaggi che questo programma può portare alle nostre imprese, in particolare le PMI che nel nostro Paese, a partire dall'area milanese e lombarda, rappresentano una ricchezza per tutta Europa&quot;.  &lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.info/home/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=333:un-programma-europeo-per-la-competitivita-capace-di-offrire-una-risposta-valida-e-duratura-alle-pmi&amp;catid=8&amp;Itemid=204&quot;&gt;patriziatoia.info&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Ma quanto vale una persona?</title>
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  <updated>2012-05-11T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>627315</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il caso del cadavere gettato in un torrente, probabilmente per occultare una morte sul lavoro: rigorosamente nero, precario, malpagato.
&lt;p&gt;Imperia, muore in un cantiere, trovato il corpo in un torrente. Cadavere occultato per coprire un lavoro nero? Questa notizia era sulla prima pagina de L`Unità di sabato 5 maggio. La notizia non ha ancora trovato conferma, ma dalle lesioni riscontrate sul corpo irriconoscibile si tratta sicuramente di una morte avvenuta per una caduta dall`alto, forse una impalcatura. 

&lt;p&gt;
L`età apparente della vittima è compresa tra i 25 ed i 35 anni. Questa notizia, nascosta tra le migliaia di informazioni che ci colpiscono quotidianamente, mi ha fatto riflettere in modo particolare perché é la dimostrazione di quanto sia urgente un cambio di mentalità sul tema del valore della persona umana. La domanda dalla quale partire è se tutto quello che è accaduto in questi anni, a proposito di lavoro, fosse inevitabile. Cominciamo finalmente a renderci conto che, in nome del &quot;dio mercato&quot;, si sono prodotte lacerazioni irreversibili nel tessuto sociale, nella coesione, nel rispetto più elementare delle regole e dei diritti. 
&lt;p&gt;Ad esempio, il dibattito che si è prodotto recentemente sul tema dell`articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ha visto l`utilizzo di argomenti, soprattutto da parte del centrodestra, che non avevano niente a che fare con il diritto del lavoro e con la realtà delle aziende. Si dimentica troppo facilmente la disparità di forza esistente tra imprenditore e dipendente (non a caso ho scelto questa parola), che il diritto del lavoro ha il dovere di compensare a vantaggio del più debole, essendo stato definito giustamente diritto &quot;diseguale&quot;. Si è parlato di licenziamenti, come se qualcuno avesse la pretesa di reintegrare in azienda un lavoratore giustamente allontanato dall`azienda. Si fa riferimento ad un mercato del lavoro eccessivamente rigido, quando in realtà il fenomeno che si è verificato è quello di un surplus di precarietà che sta condannando le giovani generazioni ad una vita senza futuro. 
&lt;p&gt;

Occorre anche ricordare che le nuove assunzioni sono caratterizzate all`80% da lavoro a termine e non solo per effetto della crisi, ma a causa di una visione distorta del modello di competitività dell`impresa. In sostanza, è come se si fossero smarriti i &quot;fondamentali&quot; e vivessimo in un mondo capovolto. Dovremmo dunque ricominciare ad analizzare l`evoluzione del mercato del lavoro alla luce delle trasformazioni del modello produttivo. Nessuno mi toglie dalla testa che la svalorizzazione del lavoro sia da collegarsi alla vittoria dei &quot;Chicago boys&quot; ed al conseguente rovesciamento dei rapporti di forza tra lavoro ed impresa che si è manifestato all`inizio degli anni '80, a favore di quest`ultima. 

&lt;p&gt;
La riduzione della dimensione occupazionale delle fabbriche si è accompagnata alla delocalizzazione ed alla esternalizzazione dei cicli produttivi (altra cosa è l`internazionalizzazione dell`impresa); la lean production ed il just in time degli anni '90, quando era di moda discutere del modello giapponese, hanno imposto linee gerarchiche corte e la logica del &quot;produrre ciò che si è già venduto&quot;, eliminando costosi ed ingombranti magazzini. 
&lt;p&gt;In Italia si era soliti dire che le merci erano stoccate sui tir che partivano dalle autostrade del nord est: era anche il tempo del &quot;piccolo. è bello&quot;. Da questo nuovo modo di intendere la produzione si è sprigionata la spinta alla flessibilità che è diventata, con il tempo, precarizzazione del lavoro. 
&lt;p&gt;

Le prime avvisaglie di un cambiamento di rotta ci sono state nel 1984, con l`introduzione dei contratti di formazione lavoro e, successivamente, con il riconoscimento dei contributi previdenziali al lavoro coordinato e continuativo nel '96, con il governo Dini. Da quel momento esplode l`utilizzo del lavoro parasubordinato. Il pacchetto Treu, contrariamente a quanto si pensa, produce una sola novità, richiesta a gran voce dall`Europa: il lavoro interinale. È la successiva legge 30 ad introdurre una estensione significativa di nuove forme di lavoro flessibile, quelle che caratterizzano ancora oggi il mercato del lavoro giovanile.
&lt;p&gt;  

L`ispirazione di Marco Biagi, a mio avviso, pur animata da buone intenzioni, si é erroneamente basata sull`assunto secondo il quale la moltiplicazione delle forme di lavoro flessibile, occasionale ed intermittente, avrebbe automaticamente aumentato l`occupazione, in special modo quella dei giovani. E invece avvenuto esattamente il contrario: non solo la disoccupazione giovanile è a livelli record, anche a causa della crisi, ma il lavoro è diventato meno attento alle esigenze di formazione e di tutoraggio e sono aumentate le spinte all`uso opportunistico delle forme di lavoro fintamente autonome al solo scopo di avere manodopera sottopagata da espellere al momento opportuno. 
&lt;p&gt;

Le buone intenzioni di Biagi, del quale da ministro ho applicato una efficace direttiva sul lavoro a progetto che mi ha consentito di stabilizzare i lavoratori dei cali center, sono anche state tradite dalle cattive interpretazioni dei ministri del lavoro del governo Berlusconi, Sacconi in particolare, che hanno finito con l`esasperare gli aspetti della precarietà senza, contemporaneamente, progettare adeguati ammortizzatori sociali a tutela del periodo di disoccupazione tra un lavoro ed un altro. La riforma del mercato del lavoro in discussione in questi giorni al Senato deve proporsi di correggere il tiro per creare un mercato del lavoro amico dei giovani e delle loro esigenze di stabilità e di futuro. 
&lt;p&gt;

Intanto due buone notizie che ci avvicinano all`obiettivo: la vittoria dei laburisti alle elezioni amministrative in Inghilterra e dei socialisti in Francia che preparano il terreno per una inversione di rotta delle politiche economiche e sociali in Europa. Forse il vento sta davvero cambiando.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1ERY81&quot;&gt;Gli altri&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Corrado Passera: «Disagio sociale più ampio di quello che dicono le statistiche»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/10/corrado-passera/%C2%ABdisagio-sociale-pi%C3%B9-ampio-di-quello-che-dicono-le-statistiche%C2%BB/627283"></link>
  <updated>2012-05-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>627283</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Sviluppo e infrastrutture&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il disagio sociale e diffuso legato alla mancanza di lavoro in Italia è più ampio di quello che le statistiche dicono».
&lt;p&gt;«Se mettiamo insieme disoccupati, inoccupati, sottoccupati e sospesi arriviamo a 5-6- forse 7 milioni di persone. Se moltiplichiamo per i loro familiari arriviamo alla metà della nostra società. Non sono soltanto a rischio i consumi e gli investimenti ma anche tenuta economica e sociale del Paese».
&lt;p&gt;«L'Ue non ha fatto la sua parte adeguatamente negli ultimi tanti mesi. L'Ue non ha saputo garantire se stessa, ma adesso deve dimostrare di saper garantire se stessa e anche i più deboli, deve smettere di parlare di crescita e fare investimenti, distinguendo ciò che è spesa e ciò che è investimento». 

&lt;p&gt;Più tardi, a Venezia, Passera precisa:&lt;br /&gt;
 «Talune tipologie di investimento non possono essere considerate alla stregua della spesa corrente. Monti ha la credibilità e il ruolo per convincere l'Europa a togliere da certi vincoli del fiscal compact tipologie di investimento come quelle per l'agenda digitale».&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/politica/2012/05/10/news/passera_disagio_sociale-34841430/?ref=HREA-1&quot;&gt;Repubblica.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Stefano Boeri: Disoccupazione. Le cifre reali sono più alte (E la mia proposta)</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/03/stefano-boeri/disoccupazione-le-cifre-reali-sono-pi%C3%B9-alte-e-la-mia-proposta/627042"></link>
  <updated>2012-05-03T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>627042</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Milano (MI) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Nelle statistiche non viene contata la cassa integrazione a zero ore che ha toccato di nuovo il picco massimo. Serve una riforma del mercato del lavoro e quella proposta da questo governo non va bene. Serve stabilità per i giovani.
&lt;p&gt;Sicuramente i dati sulla disoccupazione sono sottostimati perché abbiamo il fenomeno della cassa integrazione a 0 ore che è ancora molto esteso. Ce lo dimostrano i dati pubblici dell'Inps delle ultime settimane che sottolineano come la Cassa integrazione sia tornata ai massimi e se dovessimo tenere conto di queste persone, che di fatto non lavorano (anche se formalmente non sono disoccupate), la disoccupazione sarebbe più alta - come abbiamo dimostrato anche sul sito de La Voce - di circa due punti percentuali. Questo per quanto riguarda la disoccupazione in generale, se poi parliamo più semplicemente della disoccupazione giovanile si vede che la distanza, rispetto alla disoccupazione generale, è aumentata. Ci sono circa 26 punti di differenza, 2600 punti base di spread, se vogliamo usare questo termine, rispetto agli altri lavoratori. Senza dimenticare che ci sono molte forme di lavoro e di sott'occupazione tra i giovani, che risiedono nei contratti precari. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il dibattito sull'articolo 18 è stato molto forte in questi giorni. Ma è un problema reale? Se le aziende chiudono, le tutele dell'articolo 18 forse non hanno ragion d'essere. Che ne pensa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

A mio avviso il problema oggi è un problema di bassa domanda che pesa tantissimo, pesa come un macigno sul mercato del lavoro. A questa si aggiunge la situazione specifica dei giovani, perché sale la disoccupazione complessiva, ma sale ancora di più quella dei giovani. Penso che sarebbe stato utile creare un canale di ingresso nel mercato del lavoro con delle tutele progressive per i giovani, per chi non ha ancora un contratto a tempo indeterminato. Questo avrebbe permesso di dare più prospettive ai giovani. La riforma del mercato del lavoro era una riforma importante da fare, anche se siamo tutti consapevoli del fatto che i problemi della nostra economia in questo momento sono problemi legati al fatto che c'è bassa domanda, che le condizioni dell'economia in generale sono difficili, e che tutto ciò ha poi degli effetti sul mercato del lavoro. Però ritengo sia importante comunque fare una riforma del mercato del lavoro, e mi sarei augurato una riforma diversa da quella che è adesso in discussione al Senato. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Le aziende hanno difficoltà sotto 2 profili: quello della produzione, perché non producono tanto da riuscire a sopravvivere, e quello finanziario dell'accesso, limitato, al credito. Come se ne esce?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Per quanto riguarda l'accesso al credito delle imprese credo sia un problema molto complicato. Una prima cosa da fare sarebbe davvero affrontare questa questione dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. Lo Stato dovrebbe riconoscere il fatto. La pubblica amministrazione dovrebbe riconoscere di avere questi debiti contratti con le imprese così da dare la possibilità alle imprese stesse di accedere al sistema bancario e poter, in qualche modo, far anticipare queste somme. Poi bisogna un po' stimolare le piccole imprese che sono la statura portante della nostra economia, a creare dei consorzi e nell'ambito di questi concorsi cercare di trovare finanziamenti anche al di fuori del sistema bancario, mettendo delle obbligazioni. Ma ritengo anche che vadano fatte delle riforme nel sistema bancario perché abbiamo un sistema bancario strabico, che guarda più alla grande che alla piccola impresa e su questo bisogna sicuramente cercare di agire.

&lt;p&gt;&lt;b&gt;La mia proposta?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

Semplice: eliminare tutti i contratti precari, inclusi gli stage (da riconoscere al più con stretto rigore numerico e temporale), e riconoscere la subordinazione alle partite iva con attività prevalente per un solo committente, sia anche un professionista (quanti studi professionali si avvalgono di collaboratori che di fatto sono dipendenti su cui vengono scaricati gli oneri contributivi?), il tutto senza escamotage. al contempo portare la tassazione sul lavoro ai minimi europei. solo così credo possano ripartire le assunzioni, i salari, e l'economia.
&lt;p&gt;Il grafico tra disoccupazione totale e giovanile a confronto su &lt;a href=&quot;http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003045.html&quot;&gt;lavoce.info&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.cadoinpiedi.it/2012/05/03/disoccupazione_la_cifre_reali_sono_piu_alte.html#anchor&quot;&gt;cadoinpiedi.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Mario MONTI: «Su Forza Italia confesso di aver nutrito molte attese»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/02/mario-monti/%C2%ABsu-forza-italia-confesso-di-aver-nutrito-molte-attese%C2%BB/626986"></link>
  <updated>2012-05-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore a vita-  Pres. del Consiglio  -  Ministro  Economia ad interim&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;«Il paradosso è che molte liberalizzazioni le ha fatte la sinistra».
&lt;p&gt;
«Nel '94 con molta attesa, anche da parte mia, si è affermato un nuovo movimento politico, ma poi si è visto che il nuovo movimento era portatore di molte istanze e fremiti ma non di una ordinata cultura da schiacciasassi di liberalizzazioni e di rimozione dei vincoli corporativi». &lt;p&gt;«Non aspettiamoci troppo da riforme strutturali come quella del lavoro, come dimostra l'esperienza americana».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/economia/12_maggio_02/monti-stiglitz-crescita-economia-europa_097045a8-947b-11e1-ae3e-f83a8e51ff45_print.html&quot;&gt;Corriere.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: «I ricavi della lotta all’evasione vadano a chi è senza reddito» - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-05-01T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;«I tagli lineari di Tremonti sono stati la sconfitta della politica, ora è tempo di scegliere. Basta colpire la scuola, subito un allentamento del patto di stabilità dei Comuni».
&lt;p&gt;


Dobbiamo cambiare prospettiva: è dalle fasce sociali più basse, i poveri, che bisogna partire. Questo è un Paese dove la povertà assoluta è in aumento, quindi prima di aiutare gli italiani con i redditi più bassi dobbiamo aiutare quelli che i redditi non li hanno affatto». E sulla spending review avverte: scuola e spesa sociale non possono subire ulteriori tagli. «Questo è il momento di fare delle scelte».&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Franceschini, mentre parliamo il ministro Giarda sta per illustrare laspending review per evitare l’aumento dell’IVA. Secondo alcuni è un pannicello caldo. &lt;/b&gt; &lt;p&gt;
«È giusto che il governo affronti questo problema. Noi abbiamo sempre contrastato la linea dei tagli lineari di Berlusconi e Tremonti che colpiva indiscriminatamente cose utili e cose inutili. Quella è stata una fase di sconfitta della politica perché in alcuni momenti c’è bisogno di scegliere, di dire “qui si taglia, qui non si tocca un euro”». &lt;p&gt;
&lt;b&gt;Eppure Tremonti è tornato a difendere i tagli lineari. Dice anche che i veri risultati si ottengono tagliando stipendi, salari, diritti dei cittadini... &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
«Vuole drammatizzare la situazione. È evidente che in Italia ci sono degli sprechi, ma non si può tagliare sulla scuola, dove invece si deve investire. Né si può pensare, in un momento come questo, di tagliare la spesa sociale. Noi preferiamo aspettare di vedere nel dettaglio la spending review e poi avanzare le nostre proposte anziché fare critiche a priori».&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L’obiettivo è quello di “sterilizzare” l’aumento di due punti di IVA per contrastare la recessione. Sarà sufficiente? &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
«È un primo passo importante ma adesso è il momento di stabilire delle gerarchie dei bisogni e dei problemi, questo è il compito della politica. Per uscire dalla crisi intanto bisogna ripartire dall’edilizia che ha sempre creato posti di lavoro. Da tempo diciamo al governo che è fondamentale estinguere il debito dello Stato verso le imprese: è immorale questo blocco dei pagamenti verso chi ha fornito servizi e opere allo Stato. Inoltre va allentato, almeno in parte, il Patto di stabilità che impedisce ai Comuni, pur avendo i soldi in cassa, di avviare tutta una serie di opere in grado di rimettere in moto il mercato del lavoro e quindi anche l’economia. Altro dato: l’aumento degli introiti derivanti dalla lotta all’evasione. È un fatto molto positivo, meritorio e progressista del governo Monti, ma quei soldi vanno destinati a chi è senza reddito prima di ridurre l’aliquota dei redditi bassi. Si devono prevedere ammortizzatori sociali, per i disoccupati senza cassa integrazione e sostegni per quei quasi 4 milioni di italiani che vivono nella povertà assoluta. Oltretutto quei soldi non andrebbero a finire in banca ma in consumi e quindi rientrerebbero in parte il giorno dopo in termini di IVA».&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Intanto il consenso verso il governo cala e c’è chi parla di elezioni anticipate, anche se tutti smentiscono di volerle. Il PdL dice che siete voi del Pd a volere andare alle urne. &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
«Il Pd non ha alcuna intenzione di andare al voto prima del 2013. Non so il PdL cosa voglia fare davvero, ma il mandato che il Parlamento ha affidato a Monti è di arrivare a fine legislatura».&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Pd e PdL vivono un periodo di “tregua” ma i sospetti reciproci restano. Lei ha detto: se entro maggio non si va alla prima lettura delle riforme costituzionali non se ne farà nulla. Teme che il PdL voglia prendere tempo? &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
«La mia è una constatazione: per fare una riforma costituzionale ci sono tempi precisi, quindi o la si approva in prima lettura a maggio oppure salta. Adesso aspetto di vedere cosa succede, è una corsa contro il tempo, ma continuo a temere che il percorso che vuole il PdL porti a non fare le riforme costituzionale e neanche la legge elettorale. Non ce lo possiamo permettere e vorrei evitare il rischio che qualcuno cerchi di far saltare tutto e poi dire che è colpa di tutti».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Tutto sommato a Berlusconi converrebbe votare con il Porcellum. &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
«È quello che temo. Mi rendo conto che per il PdL sarebbe conveniente, potrebbero nominare i parlamentari e la Lega sarebbe obbligata ad allearsi con loro. Ma sarebbe un enorme errore che gli elettori farebbero pagare caro. Noi dobbiamo renderci conto che il problema oggi non è il calo del consenso a Monti, perché girando per il Paese quello che viene fuori è che le persone si rendono conto della grave crisi economica e della necessità di interventi anche pesanti. Il vero problema è che gli italiani non si fidano più dei dirigenti politici: non fare le riforme, da quella dei partiti a quelle istituzionali, vuol dire alimentare la sfiducia».&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Un primo segnale arriverà dalle elezioni della prossima settimana. Qui, per le amministrative e in Europa, con le elezioni francesi. Segneranno un cambio di passo? &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
«Il vero cambio di passo dell’Europa cambierà la nostra vita quotidiana. Se vince Hollande può cambiare la politica europea, che non è detto debba essere soltanto di austerità e rigore. Ma se nel 2013 vinciamo noi in Italia allora sì che può formarsi un asse tra i progressisti per invertire la rotta».&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Eppure come provate a parlare di alleanze c’è un pezzo di PD che minaccia di andarsene. Gli elettori prima o poi vorranno sapere con quale alleanza volete governare. Secondo lei? &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
«Dobbiamo prima fare la legge elettorale e poi, anche sulla base di quella, decidere le alleanze per vincere e riuscire a governare».&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7164&quot;&gt;L'Unità - Maria Zegarelli&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Meri Marziali: Con i giovani un fiammifero diventa un incendio. &quot;Giovani e Lavoro. Difficoltà e nuove prospettive&quot;</title>
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  <updated>2012-05-01T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Monterubbiano (FM) (Partito: LISTA CIVICA) - Consigliere  Consiglio Comunale Monterubbiano (FM) (Lista di elezione: LISTA CIVICA) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Lo scorso sabato 28 aprile ho avuto il piacere di prendere parte ad un’iniziativa organizzata presso l’I.T.C.G.T. CARDUCCI GALILEI dall’associazione degli ex-alunni “NOI DEL CARDUCCI GALILEI”. Iniziativa rivolta ai ragazzi delle classi quarte e quinte dell’istituto e riguardante il mondo del lavoro tra difficoltà e nuove prospettive.
&lt;p&gt;
Di questa iniziativa e di quest’invito ringrazio ancora il Presidente dell’Associazione “Noi del Carducci Galilei” Fabio D’Erasmo e il vicepresidente Maurizio D’Ercoli perché mi hanno regalato un’emozione unica. Una grande emozione dettata dal tornare tra quei corridoi che ho percorso quotidianamente per cinque anni della mia vita e poi da un aula magna piena di giovani curiosi ed attenti.
Mentre iniziavo a parlare a quei ragazzi mi sono tornati alla mente molti ricordi vissuti in quell’istituto: le amicizie, il ricordo dei professori, il legame di amicizia rimasto con alcuni di essi, il dolore per la perdita del nostro caro Preside Antonio Battista, a cui oggi è intitolata l'aula magna, nella quale stavo parlando. Ho comunicato questo tripudio di emozioni a quei ragazzi, dicendo loro che ero molto felice di essere lì con loro, di rimettermi a disposizione da ex alunna per un istituto che ha significato moltissimo per la mia formazione umana, personale e professionale.
&lt;p&gt;
Il tema della mattinata riguardava i giovani e il lavoro tra difficoltà e nuove prospettive, un argomento non semplice visto il grave momento che sta attraversando il nostro Paese. Una crisi che ha colpito tutti ma in particolare le nuove generazioni nate in una società che ha espresso come valore la “costruzione del mondo” ma che poi li espelle da questa costruzione. Ed è questa la grande risposta che i giovani stanno attendendo.
&lt;p&gt;
I dati sulla disoccupazione giovanile non sono certo incoraggianti , nel terzo trimestre 2011 secondo l’Istat un milione e 574 mila disoccupati, il dato più alto dal 2004 (anno in cui sono partite le serie storiche). L’ultimo scatto fotografa il nostro Paese con un tasso di disoccupazione complessivo del 8,6% e quella giovanile del 30,1% (quasi un under 25 su tre è senza lavoro). Se si pensa poi che 2.100.000 ragazzi (+134.000 rispetto al 2009) pari al 22,4% degli under 30 transitano nella categoria dei neet (not in education, employment or training) quelli che non ne possono più di cercare,bussare, aspettare e neppure sperare per questo abbandonano tutto.  
&lt;p&gt;
Eppure credo che i giovani non debbano rinunciare a prepararsi, al conseguimento di un diploma o meglio ancora di una laurea che certo non daranno immediatamente i loro frutti ma comunque arriveranno. Investimento nella conoscenza, nello studio e in esperienze parallele al percorso scolastico: tirocini formativi, stage, borse lavoro, esperienze all’estero che contribuiranno ad allargare il loro orizzonte futuro.
Certamente la crisi attuale fa percepire molto più lontani i frutti di un percorso scolastico e/o universitario ma questo non deve assolutamente scoraggiare le nuove generazioni, questa assenza di futuro che ci viene ripetuta come una giaculatoria passerà, come passerà questa crisi.
&lt;p&gt;
La crisi per essere superata avrà però bisogno della costruzione di un nuovo tessuto sociale, economico e non di meno politico, occorre toccare il fondo per ritrovare le fondamenta e le fondamenta non potranno che essere le nuove generazioni. Mi sono sentita ancor più di ribadire a quell’aula magna gremita di giovani che è importantissimo studiare, imparare bene le lingue straniere, le conoscenze tecnologiche: la fortuna non esiste, fortuna potrebbe volere dire la possibilità di trovare un’occasione lavorativa nel momento in cui si è pronti e dunque se rinunceranno a prepararsi bruceranno delle opportunità che possono non arrivare immediatamente ma che prima o poi arrivano. E non dovranno farsi scoraggiare da un mondo del lavoro non sempre accogliente, invincibile non è certo chi vince sempre ma chi non rinuncia a battersi di nuovo.
&lt;p&gt;
Al termine della mattinata durante la quale abbiamo simulato colloqui di lavoro, domande di selezione, non sono stata io ad aver fatto una lezione a loro ma loro a me. I giovani ci provano, sono preparati, stanno lavorando, elaborando proposte concrete, coerenti e costruttive, spetta a noi però farli diventare i protagonisti di questo tempo.&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150867980898694&quot;&gt;Facebook&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Elsa Fornero: «Il lavoro è un riconoscimento della persona, ne hanno diritto tutti»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/01/elsa-fornero/%C2%ABil-lavoro-%C3%A8-un-riconoscimento-della-persona-ne-hanno-diritto-tutti%C2%BB/626974"></link>
  <updated>2012-05-01T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626974</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Welfare&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Se la flessibilità è un valore la precarietà è un disvalore, il contratto a tempo indeterminato deve dominare sugli altri. Il lavoro è un riconoscimento della persona, ne hanno diritto tutti. Senza restrizioni, discriminazioni e privilegi». 
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/cronache/12_maggio_01/torino-corteo-fassino-contestato-cariche_966df01c-9364-11e1-8fab-95894237e3d0_print.html&quot;&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ANDREA CAUSIN: Sostenere le imprese per sostenere il lavoro</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/21/andrea-causin/sostenere-le-imprese-per-sostenere-il-lavoro/626855"></link>
  <updated>2012-04-21T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626855</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La riforma del mercato del lavoro è complicata perché è tardiva.
&lt;p&gt;

Le barriere ideologiche e culturali hanno contribuito in modo irresponsabile, a far si che il Parlamento non affrontasse a tempo debito i temi della riforma del sistema pensionistico, degli ammortizzatori sociali, dei contratti e della riforma del mercato del lavoro.
&lt;p&gt;

Anni di discussioni improduttive e di mancate scelte hanno prodotto un enorme buco nero e oggi, che è giunto il tempo di decidere, lo si deve fare in una situazione in cui il mercato del lavoro, inteso come incrocio domanda – offerta, è più fragile rispetto a qualche anno fa, e le disponibilità economiche che può mettere in campo lo Stato, per sostenere il lavoro sono praticamente ridotte a zero.
&lt;p&gt;

Il dibattito che si è riaperto in queste settimane intorno all’articolo 18 ha assunto i contorni di un romanzo di Franz Kafca e contribuisce ancora una volta a spostare il merito della questione.
&lt;p&gt;

Non v’è dubbio che uno Stato civile deve avere a cuore che ogni persona possa costruire il proprio progetto di vita intorno ad un elemento di certezza e, a questo riguardo, Amartya Sen definisce correttamente il tema della libertà, non solo come esercizio dei diritti primari, ma anche come espressione delle aspirazioni individuali in relazione alla capacità economica dell’individuo.
&lt;p&gt;

Tuttavia oggi è ipocrita pensare di perseguire questo obiettivo attraverso i simboli, o la difesa ad oltranza degli stessi.
&lt;p&gt;

Il primo fattore capace di generare il lavoro è l’economia reale.
&lt;p&gt;

La scelta di una persona di fare l’imprenditore, e l’affidabilità del contesto istituzionale in cui questa scelta matura rappresentano i fattori principali di generazione del lavoro.
&lt;p&gt;

In Veneto sono attive circa 500.000 imprese, circa una ogni dieci abitanti.
&lt;p&gt;

Il 98% di queste sono sotto la soglia fatidica dei 15 dipendenti, perché storicamente si sono consolidate come imprese familiari e piccole imprese artigiane, eppure hanno contribuito in modo determinante alla crescita del tessuto economico e sociale della regione.
&lt;p&gt;


L’impresa e il lavoro, sono stati in pochissimi casi fattori contrapposti, salvo quando sono stati oggetto di strumentalizzazioni nelle grande aree di industrializzazione forzata (l’esperimento delle partecipazioni statali a Marghera).
&lt;p&gt;

L’imprenditore in Veneto non si pone il problema certo di avere una legislazione che gli consenta di licenziare i propri dipendenti. Certo, mediamente ritiene iniquo, passata la soglia dei 15 dipendenti, che sia praticamente impossibile ridurre le unità di lavoro soprattutto in relazione ad eventi straordinari che riducono i fatturati.
&lt;p&gt;

Tuttavia le questioni sono altre, e in via prioritaria, il problema non è poter licenziare, ma poter assumere, e successivamente gratificare e fidelizzare il lavoratore che diventa parte della storia dell’azienda. Diviene un capitale che civilisticamente non viene evidenziato nello stato patrimoniale del bilancio, ma che racchiude in sè competenze, conoscenze e relazioni che hanno un valore oggettivo. A volte un valore inestimabile per l’azienda.
&lt;p&gt;

La questione è sensata, se si pensa ad esempio al fatto che, a fronte di circa 2.700 euro di costo azienda, un lavoratore percepisce poco più di 1.250 euro in busta paga.

&lt;p&gt;
In aggiunta al costo del lavoro eccessivamente elevato, persiste anche in Veneto una situazione di affidabilità del contesto istituzionale che certo non aiuta.

&lt;p&gt;
Lasciando stare per un attimo il sistema bancario, che sta utilizzando la liquidità della BCE per sistemarsi i conti delle singole banche anziché sostenere il sistema economico, la sola Pubblica Amministrazione (fonte ABI) tiene bloccati in Veneto circa 7 miliardi di euro di pagamenti alle imprese, che relativamente alla spesa corrente scontano ormai mediamente 178 giorni di ritardo sull’incasso.

&lt;p&gt;
In questo quadro, segnato dalla crisi, lo Stato ha speso in Veneto nel 2011 oltre 3 miliardi di euro di ammortizzatori sociali, e per poter far fronte alla richiesta ha dirottato su cassa integrazione e altri strumenti anche i fondi europei dedicati alle politiche attive del lavoro (formazione, riqualificazione…).

&lt;p&gt;
Se le banche tornassero a fare il proprio mestiere, se la pubblica amministrazione recepisse la direttiva europea che prevede l’obbligo dei pagamenti in 30 giorni, se una parte dei soldi delle “politiche passive” del lavoro venissero utilizzate per ridurre il costo del lavoro, se gli enti locali potessero offrire regole e tempi certi alle iniziative imprenditoriali, l’economia reale ne trarrebbe un grande vantaggio e molti imprenditori sarebbero pronti a scommettere sul lavoro e soprattutto ad offrire un’opportunità ai giovani.

&lt;p&gt;
Certo è che serve un cambio radicale di mentalità che passa attraverso la necessità d mettere i soffitta i feticci e i santoni che li brandiscono.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.andreacausin.it/component/content/article/169-sostenere-le-imprese-per-sostenere-il-lavoro?tmpl=component&amp;print=1&amp;page=&quot;&gt;andreacausin.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Elsa Fornero: Il senso della riforma (Di seguito la risposta di Tito Boeri)</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/19/elsa-fornero/il-senso-della-riforma-di-seguito-la-risposta-di-tito-boeri/626822"></link>
  <updated>2012-04-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626822</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Welfare&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Caro direttore, l'articolo di Tito Boeri (&quot;Due o tre idee per tagliare la spesa&quot;) pubblicato su la Repubblica di ieri contiene, tra l'altro, un riferimento alla riforma del mercato del lavoro presentata al Parlamento un paio di settimane fa. È comprensibile che uno studioso come il professor Boeri - grande esperto del tema e autore egli stesso, insieme al professor Garibaldi, di una proposta di riforma incentrata sul contratto unico - si dimostri legato alla propria visione e vi accordi una superiorità rispetto a disegni alternativi.
&lt;p&gt;
È meno comprensibile, però, che questo lo porti a rappresentare in modo distorto le idee altrui e a non riconoscere ciò che di positivo vi può essere in esse. Uno degli obiettivi dichiarati della riforma era di separare la flessibilità buona, da mantenere, da quella cattiva (&quot;precariato&quot;), da contrastare. Un'idea magari opinabile, ma difficilmente conciliabile con il contratto unico.
&lt;p&gt;
Il contratto a tempo determinato, il part time, persino il lavoro a progetto e il lavoro a chiamata, hanno del buono e sono serviti, negli anni passati, oltre che a far emergere del nero, a offrire occasioni di impiego. In una società complessa, il fatto che un contratto si presti ad abusi non costituisce ragione sufficiente per eliminarlo; occorre invece più semplicemente cercare di contrastarne gli usi cattivi. Ed è ciò che abbiamo cercato di fare, anche attirandoci le critiche delle imprese, meno propense a riconoscere l'esistenza di quegli abusi.
&lt;p&gt;
Dire poi che il contratto unico applicato soltanto ai nuovi assunti sarebbe stato un provvedimento &quot;all'insegna delle pari opportunità&quot; ha del paradossale, in quanto avrebbe invece creato una nuova frattura generazionale, e di genere, con i lavoratori già assunti pienamente tutelati dall'articolo 18 e i nuovi, soprattutto giovani e donne, ancora una volta sacrificati all'impossibilità di toccare diritti &quot;acquisiti&quot; degli insiders.
&lt;p&gt;
Stupisce inoltre la facilità con la quale il professor Boeri parla di riforme a costo zero. Le modifiche degli ordinamenti contrattuali possono costare poco o punto e le modifiche introdotte nel disegno di legge del governo non fanno eccezione (ma per esempio, l'estensione dell'apprendistato, su cui presumo il professor Boeri possa concordare, non è certo senza costi per la finanza pubblica in quanto beneficia di sgravi contributivi). 
&lt;p&gt;La riforma, però, si basa su un altro importante pilastro, ossia la radicale trasformazione del sistema di ammortizzatori sociali. Il ridisegno e l'estensione degli ammortizzatori a nuove categorie in una logica di universalismo, di inclusione e di attivazione dell'occupabilità delle persone non può essere a costo zero.
Si può constatare che deleghe al governo per riformare il sistema di ammortizzatori sociali fossero presenti in Parlamento da quasi un quindicennio, e mai utilizzate proprio per la mancanza di risorse. Averle trovate può essere un merito molto modesto, ma certo non può divenire una colpa. È questo l'aspetto di equità al quale, assieme al rigore e all'efficienza, il governo non può rinunciare.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;RISPOSTA DI TITO BOERI&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Ringrazio il ministro del Lavoro per la sua attenzione. La sua lettera rivela un'incomprensione della proposta del contratto unico di inserimento, depositata in un disegno di legge sia alla Camera che al Senato. Questa non prevede affatto l'abolizione di altre figure contrattuali, ma solo la definizione per il cosiddetto parasubordinato di minimi retributivi volti a scoraggiarne l'abuso. 
&lt;p&gt;Il contratto unico offre uguali opportunità perché è fin da subito a tempo indeterminato e introduce regole uguali per tutte le assunzioni, a tutte le età. Il contratto di apprendistato, invece, non può che valere per i più giovani e, come conferma il ministro, costerà quasi un miliardo alle casse dello Stato pur non stabilizzando i lavoratori.
&lt;p&gt;
Può essere, infatti, interrotto a costo zero al termine del periodo formativo. Quanto agli ammortizzatori, concordo sull'importanza di una riforma invocata, per quanto mi riguarda, da almeno vent'anni. Ma la riforma deve ampliarne davvero la copertura. Non solo agli apprendisti e agli artisti dipendenti, 250.000 persone in tutto, una goccia nel mare dei lavori precari che, se licenziati, oggi non godono di protezione alcuna. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1DTB9R&quot;&gt;la Repubblica&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giuseppe GIULIETTI: Lavoro. Perché non voterò la fiducia</title>
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  <updated>2012-04-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626807</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il governo metterà la fiducia sulla riforma del mercato del lavoro, queste almeno sembrano le intenzioni. Se ciò dovesse accadere, non voteremo mai quella fiducia, qualunque cosa sarà messa nel testo, compresa, ma non accadrà di certo, la integrale salvaguardia dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

&lt;p&gt;
Non la voteremo, come articolo 21, perché una materia come questa non si può affrontare a colpi di voti di fiducia.

&lt;p&gt;
Perché se fosse accaduto con Berlusconi e Sacconi ci saremmo giustamente indignati, perché quel testo è stato discusso in vertici sempre più ristretti, perché, al di là delle apparenze e delle dichiarazioni pubbliche, non un solo euro si sposterà dall’alto verso il basso della scala sociale.

&lt;p&gt;
Al di là del merito, non certo rimuovibile, non voteremo la eventuale fiducia, anche per una ragione di metodo.
&lt;p&gt;

Perche mai si può mettere la fiducia sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori e non sull’articolo 21 della Costituzione?

&lt;p&gt;
Un governo che affronta l’ira dei cittadini su pensioni e salari, perché ha paura di affrontare l’ira di pochi, anzi di uno, in materia di conflitto di interessi?

&lt;p&gt;
Presenti il governo una norma per mettere fuori i partiti dal consiglio di amministrazione della Rai e delle Autorità  di garanzia, sospenda i rimborsi elettorali, annulli subito la legge mancia, presenti il tutto in Parlamento, anche con un decreto e chieda la fiducia, così per vedere l’effetto che fa…., tanto per parafrasare Enzo Iannacci.
&lt;p&gt;

Forse, in questo caso, anche a costo di scontentare “amici e compagni”, non faremmo mancare un voto favorevole, senza mal di pancia.
&lt;p&gt;

Abbiamo tuttavia la sensazione, anzi la quasi certezza che questo “atroce dilemma” ci sarà risparmiato dal governo medesimo, perché, in Italia, ancora oggi, è possibile mano-mettere l’articolo 18, ma non è ancora possibile “restaurare” l’articolo 21 della Costituzione.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In questo caso l’Europa resta lontana, anzi lontanissima!&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/04/17/giuseppe-giulietti-lavoro-perche-non-votero-la-fiducia/&quot;&gt;micromega&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Andrea Riccardi: Gli immigrati “non rubano il posto agli italiani”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/17/andrea-riccardi/gli-immigrati-%E2%80%9Cnon-rubano-il-posto-agli-italiani%E2%80%9D/626734"></link>
  <updated>2012-04-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626734</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Cooperazione internazionale e integrazione&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;“La situazione economica sulla quale ci troviamo a dover intervenire è difficile. Siamo convinti, però, che gli stranieri non ‘rubino il posto’ agli italiani, ma cooperino allo sviluppo della nostra situazione e anche alla ricchezza e al Pil del nostro Paese”.
&lt;p&gt;
&lt;i&gt;È quanto ha dichiarato il ministro per la Cooperazione internazionale Andrea Riccardi, intervenuto ieri alla conferenza sulla Primavera araba presso la sede della stampa estera in Italia.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;
Secondo il ministro “c’è un aspetto rilevante dell'integrazione”, una “nuova stagione” in cui “persone che vivono e lavorano in Italia da molti anni condividono con gli italiani questa situazione di crisi”.
Riccardi ha poi detto che “ci preoccupano, ad esempio, quelli che perdono il lavoro e, di conseguenza, il permesso di soggiorno”.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=004126&quot;&gt;Immigrazione Oggi&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
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  <title>Andrea Riccardi: &quot;Per gli immigrati irregolari serve un regime transitorio&quot; .</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/16/andrea-riccardi/per-gli-immigrati-irregolari-serve-un-regime-transitorio/626735"></link>
  <updated>2012-04-16T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626735</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Cooperazione internazionale e integrazione&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Ci sono molti settori dall'edilizia all'agricoltura, in cui l'utilizzo senza scrupoli di manodopera straniera irregolare è massiccio. Combattere contro ogni forma di sfruttamento di persone prive delle tutele di legge sul lavoro solo perché irregolari&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;i&gt;Sono le parole di  Andrea Riccardi, ministro dell'Integrazione.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;

&quot;Ci sono molti settori dall'edilizia all'agricoltura, in cui l'utilizzo senza scrupoli di manodopera straniera irregolare è massiccio. Per non parlare della criminalità, italiana e straniera, che recluta disperati. Tutto questo va combattuto e sanzionato senza cedimenti. E' opportuno, semmai - precisa il ministro - definire norme di transizione, anche breve, come di solito avviene in questi casi&quot;.
&lt;p&gt;

In altre parole, per il responsabile dell'Integrazione il nuovo sistema di sanzioni va &quot;applicato non senza una prudente transitorierà proprio per evitare contenziosi e conflitti tra soggetti deboli. Si pensi, ad esempio, alla figura delle badanti. Le norme allo studio se non calibrate bene, rischiano di fornire uno strumento che potrebbe diffondersi a dismisura di contenzioso, se non di intimidazione, contro l'anziano o il disabile. Questo è un possibile effetto che va scongiurato. Ecco perché occorre una visione complessiva di governo. E' sufficiente, è quello che chiedo, la giusta attenzione. Per oltrepassare le singole questioni e incidere in modo significativo proprio in questo periodo di congiuntura difficile&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.stranieriinitalia.it/attualita-riccardi_per_gli_immigrati_irregolari_serve_un_regime_transitorio_15004.html&quot;&gt;Stranieri in Italia&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Elsa Fornero: Dopo i 65mila esodati cercheremo soluzioni per altri</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/14/elsa-fornero/dopo-i-65mila-esodati-cercheremo-soluzioni-per-altri/626681"></link>
  <updated>2012-04-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626681</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Welfare&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
''Non ritengo che si possa accusare il ministro, né il ministero, della varietà di stime e quantificazioni di diversa provenienza che ha caratterizzato le ultime settimane alimentando, oltre all'ansia, la legittima preoccupazione delle persone. Né sarebbe stato appropriato, in attesa della valutazione ufficiale, correggere le cifre di volta in volta apparse sui giornali''.
&lt;p&gt;

&lt;i&gt;E' quanto scrive il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, in una lettera pubblicata oggi sul Sole 24 Ore a proposito della stime sul numero dei cosiddetti esodati.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;

''Nessuno sarà toccato dagli effetti della riforma previdenziale nel corso del 2012 e il 'Salva Italia' ha fissato al 30 giugno il termine entro il quale emanare il decreto interministeriale per la precisa individuazione delle persone portatrici del diritto soggettivo al pensionamento''.
&lt;p&gt;

''Proprio la consapevolezza di una platea non coperta da un'interpretazione stretta dei criteri individuati nella riforma delle pensioni, mi ha indotta ad assumere un impegno ulteriore circa l'adozione di provvedimenti normativi che possano ricomprendere situazioni analoghe scaturenti da accordi collettivi, stipulati in sede governativa, entro il 2011, ma non ancora perfezionati quanto a interruzione del rapporto di lavoro''.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/news-Pensioni__Fornero__dopo_i_65mila_esodati_cercheremo_soluzioni_per_altri-1144384.html&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: Riforma del lavoro, più azioni per l'inclusione delle donne</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/13/delia-murer/riforma-del-lavoro-pi%C3%B9-azioni-per-linclusione-delle-donne/626808"></link>
  <updated>2012-04-13T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626808</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
E’ cominciato in Commissione, al Senato, la discussione sulla riforma del mercato del lavoro. Si è parlato molto, giustamente, in queste settimane di articolo diciotto, di flessibilità, di ammortizzatori sociali e di precarietà. Non si è parlato quasi per nulla di misure a sostegno dell’occupazione femminile. Un tema messo ai margini della discussione, mentre dovrebbe essere un elemento cardine per il rilancio e lo sviluppo del Paese. I dati Istat sul mercato del lavoro di marzo ci dicono che mentre il tasso di occupazione maschile (67,2 per cento) è stabile rispetto a febbraio, quello femminile (46,7 per cento) è in calo del 4 per cento rispetto al mese precedente. 
&lt;p&gt;Non solo: il 49,2 per cento delle giovani donne del Mezzogiorno è disoccupato. E laddove le donne trovano lavoro, prevalentemente si collocano nel segmento dei precari. Esiste, quindi, una specificità della questione femminile nella più generale vicenda del mercato del lavoro. La riforma proposta dal Governo, pur contenendo alcune proposte, non sembra tenerne conto. Il dibattito parlamentare dovrà spostare questo asse e introdurre misure più stringenti sul tema. Sia sul fronte di misure dirette sia su quello del riconoscimento del peso della donna nel ruolo familiare e nel lavoro di cura, su cui bisogna investire per dare un impulso all'occupazione femminile. 
&lt;p&gt;I tagli di questi anni stanno mettendo a dura prova i servizi pubblici locali per la famiglia: asili nido, tempo prolungato nelle scuole, assistenza ad anziani e disabili. La donna, nell’ambito familiare, è in genere caricata di tutte queste incombenze, e, venendo meno il servizio pubblico, sparisce un sistema di sostegno alla figura stessa della donna, costretta a tagliare il tempo del lavoro per dedicarsi alla cura dei figli, dei genitori anziani, della famiglia. Ripristinare, e anzi rilanciare, la rete di servizi per la genitorialità, per l’istruzione, per l’assistenza, serve a restituire alla donna una funzione più attiva sul mercato del lavoro.
&lt;p&gt;

Gli interventi previsti dalla riforma Fornero, in questo senso, appaiono insufficienti. Buono il congedo di paternità obbligatorio ma sono pochi i tre giorni. Siamo ben lontani dal modello occidentale. Il Parlamento europeo, infatti, non a caso chiede il congedo di paternità per almeno 15 giorni. Tutta la materia dei congedi parentali, in realtà, andrebbe riscritta, sul fronte della loro convenienza, della protezione da eventuali discriminazioni, per l’allargamento alle fasce di precariato, per il riconoscimento delle differenze e delle specificità.
&lt;p&gt;

Addirittura fuorviante la misura dei voucher per le baby sitter, che fa emergere il lavoro nero ma di certo non aiuta la maternità, collegata com’è al rientro al lavoro della donna in tempi più rapidi. Una misura che sottrae spazi all’esercizio della maternità e non compensa i tagli alla spesa e ai servizi per gli asili nido. Anche la norma sulle dimissioni in bianco, che andrebbe a tutelare maggiormente le donne, soggetto tradizionalmente più esposto a questa pratica, segna, al tempo stresso, un elemento positivo per l’iniziativa in sé ma un arretramento rispetto alla Proposta di legge che sta maturando in Commissione Affari sociali. Nell’insieme, quindi, il quadro degli interventi per una maggiore inclusione delle donne nella vita economica previsti dalla riforma del lavoro è insufficiente. Ci sarà da fare un lavoro attento, a cominciare dal Senato e poi alla Camera, per introdurre correttivi, misure più efficaci e ribaltare una impostazione che sembra puntare lo sguardo più sul passato che sul futuro.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/en/articoli-e-interventi/404-riforma-del-lavoro-piu-azioni-per-linclusione-delle-donne.html?tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;www.deliamurer.it&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Massimo D'ALEMA: &quot;La cancelliera Merkel  rappresenta l'Europa più egoista&quot;  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/12/massimo-dalema/la-cancelliera-merkel-rappresenta-leuropa-pi%C3%B9-egoista-intervista/627173"></link>
  <updated>2012-04-12T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>627173</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;




&lt;b&gt;L’Italia, alla fine del 2011, ha fatto tremare l’Eurozona. Da allora sta risalendo lentamente la china al prezzo però di pesanti sacrifici. Un piano di austerità, l’aumento delle tasse, la riforma delle pensioni e oggi una riforma del lavoro che prevede incentivi per le assunzioni ma anche licenziamenti più facili. Per un uomo di sinistra quale Lei è, sono misure valide?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;



“Devo dire che l’Italia ha fatto un passo in avanti molto importante: voglio dire che non abbiamo più il governo Berlusconi e sia per l’Italia sia per l’Eurozona si tratta di un’ottima notizia perché, a mio avviso, non era l’Italia era il governo Berlusconi ad esserne responsabile”.

&lt;p&gt;


&lt;b&gt;Ma su ciò che viene fatto oggi, soprattutto questa riforma del lavoro…secondo Lei, introducendo maggiore flessibilità senza necessariamente rafforzare la rete di sicurezza, in un Paese in cui non esiste il salario minimo o dove le indennità di disoccupazione sono molto limitate e gli ammortizzatori sociali funzionano male, non è un rischio enorme?&lt;/b&gt;


&lt;p&gt;

“Il problema era la drammatica frattura, nel mercato del lavoro, tra i lavoratori più protetti e i giovani precari, che non hanno alcun diritto, alcuna protezione. La riforma ha due facce: da un lato il lavoro diventa più flessibile per coloro che erano più protetti, ma dall’altro porterà maggiore protezione per i giovani e i precari. A mio avviso il problema drammatico delle divisioni all’interno del mercato del lavoro, non posso dire che verrà risolto, ma con questa riforma sarà possibile fare un passo avanti”.
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;L’Italia in generale non è troppo maltrattata dai mercati ma di recente i tassi d’interesse stanno tornando a crescere. Inoltre l’Italia ha un debito al 120% del Pil ed è in recessione. Lei, malgrado tutto, è convinto che siete fuori dalla crisi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;



“No, io penso che occorra considerare che abbiamo un problema europeo e non soltanto italiano. Ed è questo che negli ultimi giorni si sta verificando sui mercati europei”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;Ma l’Italia fa parte delle maglie più fragili.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;



“Certo, l’Italia è parte del problema. Ma occorre sottolineare due cose. Prima di tutto che l’Italia è un Paese ricco e che la ricchezza degli italiani è molto, molto più alta del debito. Ciò significa che abbiamo delle risorse interne al Paese. Secondo: nel passato abbiamo dimostrato, con i governi di Prodi e di Ciampi, con il centrosinistra, che è possibile ridurre la spesa pubblica. Noi abbiamo ridotto la spesa pubblica di cinque punti rispetto al governo di destra e senza toccare i diritti sociali fondamentali. E per il dopo occorre preparare un governo di centrosinistra”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;Ci saranno delle elezioni nel Suo Paese l’anno prossimo. Esattamente come in Germania. A breve si terranno anche in Francia. Lei crede in un’alternanza in questi tre Paesi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;



“Certo che sì. So che i mercati non amano molto le elezioni, giusto? A volte sembra perfino che la democrazia sia un peso insostenibile per i mercati finanziari ma penso che non spetti ai mercati decidere dei destini dei popoli. Sì, penso che occorra
un cambiamento perché i tre grandi Paesi europei, Francia, Italia e Germania, rappresentano duecento milioni di cittadini europei sui trecentotrenta milioni
della zona euro. Tre Paesi, ma ‘di peso’ potremmo dire”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;E ciò basterà in un’Europa che rimarrà dominata da governi di destra?.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;


“Questo non è vero. Secondo me le cose stanno cambiando. In Slovacchia, che è un piccolo Paese, la sinistra ha vinto. Anche in Slovenia la sinistra ha vinto. Voglio dire: sì l’Europa è dominata dalla destra e…vediamo tutti il risultato! Abbiamo bisogno di una strategia europea per la crescita, il che vuol dire investimenti europei, eurobond. Abbiamo bisogno di una garanzia europea sul debito. Il che non significa che ogni Paese debba pagare questo debito. Ma la forza dell’Europa può far abbassare i tassi d’interesse e liberare delle risorse per la crescita e senza regalare troppi soldi alla speculazione finanziaria”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;Quindi qualcosa di irrealizzabile fin tanto che la Merkel rimarrà al suo posto…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Sì. Penso che la signora Merkel abbia avuto un ruolo molto negativo per l’Europa. Devo dirlo con molta sincerità. Davanti alla crisi ha un po’ rappresentato questa Europa egoista”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;“Una domanda su un tema completamente diverso. Un anno fa sessantatre persone in fuga dalla Libia sono morte di fame e di sete in un’imbarcazione alla deriva perché nessuno ha prestato loro soccorso. L’Italia ne era al corrente e non è intervenuta. Questo almeno è quel che dice un rapporto del Consiglio d’Europa che accusa anche la Nato. Com‘è che siamo arrivati a lasciar morire le persone pur di non doverle accogliere?”&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Penso, e lo dicevo già all’epoca, che la politica sull’immigrazione condotta dal governo Berlusconi sia stata davvero una pagina nera della nostra storia così come l’accordo (per il rimpatrio dei clandestini) tra l’Italia e il regime di Gheddafi. I clandestini possono essere rimpatriati. Ma il problema è che prima di rimpatriarli occorre controllare se ci sono dei rifugiati che hanno il diritto di essere accolti”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;“Più in generale, non c‘è una divergenza sempre più evidente tra i discorsi che fa l’Europa, i valori che dice di portare avanti e il modo in cui tratta i migranti, i richiedenti asilo? L’Italia è in prima linea. Lei la vede questa contraddizione?”&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;



“Sì, sono d’accordo con Lei. E in più abbiamo bisogno degli immigrati. Perché se vogliamo mantenere un certo equilibrio tra i giovani e i pensionati, nei prossimi anni avremo sempre più bisogno di immigrati. La stessa Commissione europea ha dichiarato che nei prossimi quindici anni avremo bisogno all’incirca di una trentina di milioni d’immigrati. Io penso che sarebbe meglio avere una politica europea per l’immigrazione. Al momento non ce l’abbiamo. Lei parla dell’Italia ma io potrei dirle che la responsabilità è di Malta. Non hanno mai accolto nessuno. Quando intercettano un’imbarcazione, la sola cosa che fanno è indicarle la rotta per l’Italia”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://it.euronews.com/2012/04/12/d-alema-la-cancelliera-merkel-rappresenta-l-europa-piu-egoista/&quot;&gt;euronews - Audrey Tilve&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Elsa Fornero: delusa da Marcegaglia: «E' il teatrino delle parti sociali»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/06/elsa-fornero/delusa-da-marcegaglia-%C2%ABe-il-teatrino-delle-parti-sociali%C2%BB-intervista/626601"></link>
  <updated>2012-04-06T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626601</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Welfare&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Per anni hanno biasimato il “teatrino della politica” e ora ci tocca assistere al “teatrino delle parti sociali”: io sono sconcertata da questi cambi di fronte e dal fatto che sia sempre necessario demonizzare qualcuno, è davvero un segno di immaturità del Paese». A tarda sera Elsa Fornero non riesce a trattenere l’irritazione per l’offensiva del mondo imprenditoriale contro la riforma del lavoro e per le dichiarazioni fortemente critiche rilasciate da Emma Marcegaglia in un’intervista al Financial Times. «E’ una reazione incomprensibile - sottolinea il ministro del Lavoro - di fronte a un cambiamento marginale e ragionevole che non stravolge certo il senso della riforma».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il presidente uscente di Confindustria ha detto testualmente: «The text is very bad», ossia che la riforma del lavoro è pessima.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Prima di tutto bisognerebbe essere responsabili anche nei messaggi che si mandano ai mercati e all’estero, bisognerebbe davvero recuperare una rappresentazione corretta e non distorta delle cose e poi, prima di rilasciare certe dichiarazioni, l’articolato avrebbe meritato una lettura più pacata e attenta».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Vi si accusa di aver fatto marcia indietro.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il governo non ha fatto nessuna marcia indietro, le modifiche apportate non sconvolgono l’impianto né fanno venir meno la spinta innovativa della riforma: l’unica novità che c’è nella riforma dell’articolo 18 è aver inserito la clausola della “manifesta insussistenza” dei motivi economici come possibilità di reintegro».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Però la variazione ripropone il reintegro anche nei licenziamenti per motivi economici.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«La verità è che abbiamo modificato lievissimamente la riforma dell’articolo 18, abbiamo solo inserito la norma secondo cui in caso di manifesta insussistenza il giudice può stabilire il reintegro, il resto è rimasto uguale. Il giudice non viene chiamato ad entrare nello specifico del motivo economico o nel merito della gestione di un’azienda ma può solo stabilire se c’è una insussistenza chiara e manifesta del motivo e poi abbiamo scritto “può” non “deve” reintegrare».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Marcegaglia però ha spiegato che il testo non è quello che avevate condiviso, riferendosi alla prima proposta del governo, presentata alle parti sociali.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Con le parti sociali c’è stato un lungo dialogo ma nessun accordo e nessuna concertazione, l’accordo invece bisognava trovarlo con i partiti politici che sostengono questo governo e che dovranno approvare il disegno di legge in Parlamento».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E cos’è successo al vertice di martedì sera?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«C’è stato un lungo confronto e poi Alfano e Casini hanno teso la mano a Bersani, nel senso che gli sono andati incontro per cercare una sintesi tra le forze che insieme sostengono il governo. Così si è deciso di aggiungere la possibilità di reintegro del lavoratore da parte del giudice, ma con limiti ben precisi, una cosa di assoluto buon senso».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non può negare che ci sia stata una concessione a Bersani e alla Cgil nel vertice.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non ci sono vincitori e vinti ma una soluzione equilibrata che non ha smantellato l’impianto, mi sembra un tantino esagerato questo cantare vittoria da parte della sinistra».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Che cosa la disturba di più nelle critiche di questi ultimi due giorni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Siamo partiti che l’articolo 18 era un totem intoccabile, tutti scommettevano che non saremmo riusciti a fare alcuna modifica, invece noi l’abbiamo riformato e adesso le imprese ci dicono che non è cambiato niente. E poi sembrano far finta di non vedere le cose che hanno portato a casa».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A cosa si riferisce?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sembrano dimenticare che nello stesso vertice però si è venuti incontro anche alle esigenze delle imprese allungando da un lato i tempi e dall’altro allentando le restrizioni messe sui contratti non a tempo indeterminato. Per esempio: le aziende avranno un anno di tempo per far emergere i rapporti di lavoro a tempo indeterminato che oggi sono presentati come partite Iva; poi abbiamo tolto la necessità della causale per i contratti a tempo determinato di sei mesi e per i primi contratti. Per quanto riguarda l’apprendistato abbiamo cambiato il rapporto tra lavoratori e apprendisti: prima era uno a uno, adesso puoi avere tre apprendisti ogni due lavoratori. Inoltre prima potevi assumere nuovi apprendisti solo se ne avevi confermati almeno la metà nel triennio precedente, invece adesso per i prossimi tre anni la soglia è abbassata al 30 per cento. Ma non solo: rispetto alla stesura precedente è stato ridotto l’indennizzo che era previsto in una forbice tra le 15 e le 27 mensilità e che ora sarà tra 12 e 24. Infine abbiamo lavorato per rendere più rapidi e veloci i processi e abbiamo inserito l’elemento della conciliazione preventiva. Perché tanta sfiducia?».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Certamente uno dei motivi della reazione è legato al ricorso ulteriore alla magistratura.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Beh, le dirò che non mi aspettavo una sfiducia così aperta nei confronti dei giudici, se si vuole il cambiamento non lo si può costruire sui pregiudizi. Salvo che si pensi che i giudici sono tutti ideologizzati: cosa difficile da sostenere. E’ una reazione incomprensibile che mi sembra risponda più a logiche interne che a fatti reali».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Niente da rimproverarsi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il governo ha pensato al Paese, non a favorire una o l’altra parte, lo facciano tutti, sono anni che chiedono a gran voce di far prevalere l’interesse generale e ora c’è l’occasione..., bisognerebbe smettere di pensare solo alla propria parte, solo agli interessi di bottega».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E adesso cosa farà come ministro del Lavoro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sarei ben felice di fare un confronto pubblico, anche in televisione, con Emma Marcegaglia per spiegare la riforma e come stanno le cose, perché bisogna fare chiarezza e perché non è possibile fare marcia indietro in questa maniera».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In che senso marcia indietro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Nel senso che non è cambiato quasi nulla rispetto ad un testo che era accettato da tutti tranne che dalla Cgil e adesso sembra di essere passati all’opposto: io faccio ancora fatica a comprendere questa giostra».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1D9GKB&quot;&gt;La Stampa - Mario Calabresi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Franca RAME: CARO MONTI, BASTA CON LE PURGHE</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/04/franca-rame/caro-monti-basta-con-le-purghe/626575"></link>
  <updated>2012-04-04T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626575</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Gentile prof. Monti,presidente del Consiglio del nostro governo,
&lt;p&gt;

gli italiani, quelli cosiddetti visibili al fisco, hanno accettato i sacrifici imposti dal Suo governo, ma ora avrebbero diritto a qualche soddisfazione. Invece non ci arriva nulla di buono.
&lt;p&gt;

Vero che, appena si è accomodato sulla poltrona di comando, Lei, reincarnazione di Berlusconi con la faccia onesta (solo la faccia…), s’è trovato  a nuotare in un debito pubblico di tutto rispetto, quasi 2 mila miliardi di euro. Ma non sarebbe stato meglio, in clima di sacrifici, se avesse drasticamente ridotto i costi della politica, invece di tarellare sulla testa i pensionati lasciandoli tramortiti e senza respiro?

&lt;p&gt;
Tra Camera e Senato, il nostro Paese (60 milioni di abitanti) può vantare 945 parlamentari con uno stipendio intorno ai 20.000 euro mensili. Gli Stati Uniti (310 milioni di abitanti) invece devono accontentarsi di 535 parlamentari, con uno stipendio  intorno ai 17.000 euro. E che dire dei cosiddetti “rimborsi elettorali”, se non che sono un insulto per la gente per bene?
&lt;p&gt;

Le famiglie italiane vivono una crisi furiosa, tant’è che in quest’ultimo anno c’è stata una diminuzione del 10% di consumo di benzina. In compenso i carburanti sono aumentati del 20%. Per Pasqua, ci dicono gli albergatori, milioni di famiglie hanno rinunciato a godersi qualche giorno di vacanza, le strutture turistiche sono in forte crisi. Sono stracolmi soltanto i ristoranti frequentati dagli “intoccabili”. &lt;br /&gt;
La crisi per loro è solo un fastidioso problema altrui.
&lt;p&gt;

E la burocrazia? Un macigno che colpisce milioni di persone: migliaia d’imprese che non riescono a bloccare il pericolo di fallimento… progetti che non si  concretizzano… posti di lavoro che sfumano.
&lt;p&gt;

Suicidi: si sono tolti la vita solo nel Nord-Est 30 imprenditori finanziariamente rovinati.
&lt;p&gt;

Sull’evasione fiscale: 13 miliardi di euro recuperati (o, meglio, accertati: il recupero è un’altra cosa) dalla Finanza negli ultimi mesi sono un buon risultato. Ma ce ne sono almeno altri 120-130 all’anno sui quali mettere le mani. E, per farlo, non bastano i blitz tipo Cortina. Bisognerebbe avere il coraggio di instaurare il sistema fiscale americano: tanto guadagno, tanto spendo, tanto detraggo ed ecco l’utile su cui pago le tasse. Già, ma poi si scontenta la borghesia… la classe dominante… quindi…giù calci nelle genvive…
&lt;p&gt;

Le grandi industrie straniere non si sentono attratte dall’idea di investire nel nostro Paese per le difficoltà imposte dalla nostra burocrazia, dal pericolo della mafia e dalla corruzione.
&lt;p&gt;

Un imprenditore che avesse l’idea di importare merce o macchinari dall’estero è spesso costretto ad anticipare l’intero pagamento.&lt;br /&gt;


Agl’italiani non si fa credito anche perché, in caso di contestazione, i commercianti stranieri sono spaventati dall’idea di impelagarsi nella nostra rete giudiziaria, lentissima e colma di sorprese metafisiche.&lt;br /&gt;


Aggiunga poi, gentile presidente, che ogni uomo d’affari straniero è bene al corrente del fatto che il mercato e lo Stato italiano perdono 60 miliardi all’anno causa la corruzione. Come può dar fiducia un Paese del genere?
&lt;p&gt;

Capisco che Lei, tentando di presentare una legge che funzioni veramente contro i corrotti, si trovi un’opposizione violenta da parte di tutta la destra, Pdl in testa. Ma non si può accettare il ricatto di chi a ogni votazione ripete la solita minaccia: o fai come dico o ti stacco la spina. Anche perché in questo caso, il danno economico diretto è solo una parte del disastro: la corruzione non aumenta solo i costi, uccide le imprese oneste causando un degrado della loro qualità etica, e colpisce pure la professionalità del Sistema Italia: chi è bravo a corrompere difficilmente è anche capace di far bene il suo mestiere.
&lt;p&gt;

Importanti economisti liberali avvertono che, se non si cambia programma a partire dalle tasse che ricadono quasi esclusivamente sul lavoro, rischiamo di suscitare gesti incontrollabili tra le categorie più vessate. E la recessione si avvita su se stessa. Invece voi siete sempre lì blaterare sull’articolo 18.  Ma, invece di trovare il modo di facilitare ancor di più i licenziamenti, perché non vi occupate di facilitare le assunzioni? Per esempio mettendo mano alla madre di tutti gli sprechi: quello energetico. L’ha detto persino Squinzi, prossimo presidente di Confindustria: “Non è l’articolo 18 a fermare lo sviluppo del Paese, ma la burocrazia, la mancanza di infrastrutture, il costo eccessivo dell’energia”. 
&lt;p&gt;E’ ridicolo che l’Italia abbia un decimo dei pannelli solari per l’acqua calda della Germania (che ha molto meno sole di noi). Se non si promuove una vera e propria cultura del risparmio energetico e delle energie alternative, a cominciare dalle scuole, dalle imprese e dalle famiglie, non si potrà mai realizzare il vantaggio che porterebbe una simile azione globale: cioè arrivare a risparmiare più di 100 miliardi l’anno.
&lt;p&gt;

L’assurdo poi è che già oggi siamo il quinto paese in Europa nell’uso di tecnologie alternative. Nel 2010 l’Italia abbiamo prodotto circa il 22% del fabbisogno nazionale lordo di elettricità da fonti rinnovabili. Quindi i presupposti per cambiare drasticamente il modo di organizzare la ripresa ci sono eccome. Bisogna solo convincere voi, pregiati tecnici, di incentivarla.

&lt;p&gt;
E che dire dei 90 cacciabombardieri Lockheed F-35, detti “distruttori immediati”, ordinati dal megalomane Berlusconi e da Lei lasciati sul collo dei contribuenti italiani? Ci costeranno 12 miliardi, più il doppio per la gestione e la manutenzione. Col denaro previsto per uno solo di questi sofisticati mostri volanti, risolveremmo i problemi di migliaia di cassintegrati, pensionati, precari, detenuti, laureandi in cerca di lavoro.
&lt;p&gt;

Ho ascoltato a Report la ministra Fornero, sempre elegante nei suoi completini (quella che piange, ma non sorride mai): “Non siamo stati chiamati per distribuire caramelle”. E m’è venuto voglia di risponderle: “Signora ministra, le sue caramelle non ci interessano… Lei ha già dato molto al popolo italiano: pasticche purgative in abbondanza… siamo tutti accomodati sulla tazza in bagno, con una dissenteria inarrestabile, pensando a lei! Grazie”.
&lt;p&gt;

Gentile prof. Monti, il Suo governo è arrivato al punto in cui o ha il coraggio di fare qualche cosa di concreto per rilanciare l’economia, facendo pagare la crisi a chi non paga mai anziché a chi paga sempre, oppure dovrà subire la giusta ira delle piazze.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1D59YX&quot;&gt;il Fatto Quotidiano &lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Stefano Boeri: LA RIFORMA DEL LAVORO? DEL TUTTO INADEGUATA  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/03/stefano-boeri/la-riforma-del-lavoro-del-tutto-inadeguata-intervista/626449"></link>
  <updated>2012-04-03T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626449</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Milano (MI) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Il prof. Boeri non ha affatto lesinato critiche all’operato del governo.
&lt;p&gt;
«La riforma non è all’altezza, né sul piano del metodo né su quello del merito. Non credo che i mercati e gli investitori stranieri si facciano scoraggiare dall’art. 18: i veri problemi sono l’enorme burocrazia e l’influenza della criminalità organizzata. Troppe timidezze anche sul settore bancario.
&lt;p&gt;«La riforma non è all'altezza, né sul piano del metodo né su quello del merito.&lt;br /&gt;
 Bisognava intervenire non sullo stock di lavoratori, ma sui flussi (ossia sui nuovi contratti, e non su quelli già posti in essere, ndr). Non credo che i mercati e gli investitori stranieri si facciano scoraggiare dall'art. 18 su cui tanto si dibatte: i veri problemi sono l'enorme burocrazia e l'influenza della criminalità organizzata. Detto questo, la riforma del lavoro è un banco di prova importante per il governo italiano». Qualche stoccata anche a Corrado Passera: «Il governo Monti è in ritardo sul settore bancario, sono necessari interventi urgenti per uscire dalla stretta creditizia. Forse non è un caso che in un ruolo così delicato come quello di ministro per lo Sviluppo economico ci sia un ex banchiere».
 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Professor Boeri, su quali principi si fonda l'idea del contratto unico alla base della proposta che ha elaborato insieme al prof. Garibaldi? Non rischia, da un lato, di costituire una limitazione delle libertà delle imprese e, dall'altro, di provocare un aumento del sommerso?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Noi non prevediamo di vietare altre forme contrattuali. Poniamo delle penali sull'abuso di altre figure contrattuali, facendo sì che il lavoratore abbia più assicurazioni contro il rischio di perdere il lavoro se le accetta: quindi è un disincentivo ad abusarne, ma non le vietiamo. Per quanto riguarda il lavoro nero, l'evidenza empirica e molti studi dimostrano che in realtà l'introduzione di figure contrattuali temporanee ha provocato solo una sostituzione dei contratti di lavoro a tempo indeterminato con contratti di lavoro a tempo determinato, ma non c'è stata emersione del sommerso».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come pensa di evitare nella sua proposta di riforma che dopo i primi 3 anni di prova, quando dovrebbe essere stabilizzato a tempo indeterminato, un lavoratore non specializzato sia scaricato a favore di uno nuovo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Nella nostra idea il contratto di inserimento (lo definiamo &quot;unico&quot; perché è quello verso cui si veicolano quasi tutte le assunzioni, ma potremmo definirlo anche &quot;prevalente&quot;) si fonda sul principio che vi sia un percorso: un lavoratore inizia a lavorare e man mano che va avanti il suo percorso di lavoro aumentano le sue protezioni. Però formalmente è, fin da subito, un contratto a tempo indeterminato: questo stimola sia l'azienda che il lavoratore a investire nella formazione specifica. Il contratto di apprendistato che esiste oggi, e che secondo la riforma Fornero dovrebbe essere valorizzato (anche se non si capisce bene in che modo), prevede invece che al termine del periodo di apprendistato il lavoratore possa essere licenziato senza costi, il che ci sembra una contraddizione in termini. Il modo giusto di incentivare la formazione invece è proprio dando durata all'impiego».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il Ministro per la PA, Patroni Griffi, ha segnalato che le nuove norme sul licenziamento per motivi economici non troveranno applicazione nel pubblico impiego, in quanto in questi casi c'è una disciplina ad hoc. Lei è favorevole o contrario all'estensione agli statali delle nuove condizioni che varranno per i dipendenti del settore privato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Io penso che un governo che riforma il mercato del lavoro tenendo fuori il settore pubblico non sia credibile. Il governo è esso stesso un datore di lavoro (dei lavoratori pubblici), quindi nel momento in cui propone una nuova normativa deve dare anche il buon esempio. Al contrario, si tratta di un fallimento della riforma Fornero, perché pone in essere una tale asimmetria tra i licenziamenti individuali per motivi economici e quelli per motivi disciplinari che è inapplicabile al pubblico impiego: dove c'è una ragion d'essere per i motivi disciplinari ma non per quelli economici, che invece c'è nel settore privato. Proprio questa distorsione introdotta dalla riforma a mio giudizio è uno dei problemi più seri, perché creare questi due canali così diversi rischia di alimentare un contenzioso fortissimo nel passaggio tra le due fasi e rende anche difficile la sua applicazione nel pubblico impiego. Se si pensa ad una riforma inapplicabile nel pubblico impiego, anche considerando l'alta percentuale di lavoratori del settore pubblico in Italia, vuol dire che è una riforma fatta male».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A proposito di licenziamenti per motivi economici: in caso di contenzioso giuridico, come fa il giudice a stabilire quando l'azienda si trovi costretta a licenziare per ragioni oggettive e quando invece si tratti di cattiva gestione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«È molto difficile. In certi contesti, possono essere utili dei consigli di sorveglianza, con delle rappresentanze dei lavoratori, per distinguere le due cose; ma ci sono casi in cui la distinzione è molto difficile. Così come quando si deve giudicare su un licenziamento dovuto a bassa produttività: come si fa a capire se è dovuta al fatto che i lavoratori non fanno il loro dovere (e quindi il licenziamento è di natura disciplinare) o al fatto che c'è un problema oggettivo - ad esempio non hanno le qualifiche necessarie? È difficile fare delle distinzioni su questo piano, per cui credo che bisogna trovare delle regole che scoraggino eventuali comportamenti opportunistici che poi gravano sulla collettività, creando situazioni in cui lo Stato deve intervenire economicamente. Per esempio, una cosa giusta da fare è che nella fruizione del sussidio di disoccupazione - come esiste per la cassa integrazione ordinaria - le imprese paghino di più nel caso in cui fruiscano di questi strumenti: nel linguaggio tecnico si chiama &quot;experience rating&quot;, cioè se l'azienda mette in esubero un alto numero di lavoratori, da quel momento deve pagare di più per l'assicurazione contro la disoccupazione, perché probabilmente in questo esubero c'è anche qualche responsabilità dell'azienda».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Siamo giunti alla spinosa questione degli ammortizzatori sociali. Cassa integrazione o sussidio universale di disoccupazione: quale preferisce e perchè? L'Italia dovrebbe intervenire?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Penso che dovremmo avere un sistema che contempli schemi di incentivazione all'orario ridotto (tipo CIG) sul modello del Kurzarbeit tedesco: caratterizzato cioè dal fatto di intervenire solo in casi di aziende alle prese con crisi temporanee e in modo che il lavoratore non venga mai messo ad orario zero, e quindi continui a lavorare per meno ore ma continuando ad essere &quot;dentro&quot; l'impresa non solo formalmente. Poi c'è bisogno di un sussidio di disoccupazione universale, che interviene quando le situazioni di crisi non sono di breve durata. Infine ci dovrebbe essere uno strumento per chi ha esaurito la durata massima di questo secondo tipo di sussidio e rischia di cadere in una situazione di povertà: ad esempio un sistema di reddito minimo garantito, di assistenza sociale, ecc. Quindi abbiamo tre livelli su cui va riformato il sistema degli ammortizzatori in Italia. Purtroppo la riforma Fornero non tocca nemmeno questo argomento».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ritiene che in generale le misure fin qui adottate dal governo nel complesso (aumento delle tasse, stretta sulle pensioni, liberalizzazioni, mercato del lavoro) producano più un effetto recessivo o di crescita?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«L'effetto recessivo è dovuto al consolidamento e all'aggiustamento dei conti pubblici, che era obbligato - e se l'avessimo ritardato saremmo stati costretti ad attuarne uno ancor più rigido, avremmo rischiato una situazione di ripudio del debito e a quel punto vi garantisco che le cose sarebbero andate molto peggio di come potrebbero andare adesso. Le liberalizzazioni possono avere un effetto sulla crescita economica, non immediato ma nel medio periodo. L'intervento sulle pensioni era un'altra cosa fondamentale per ridare credibilità al nostro paese».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma tutti i principali indici macroeconomici dell'Italia (PIL, retribuzioni, inflazione, produzione industriale, disoccupazione) hanno visto un netto peggioramento nel 2011. L'Italia è condannata ad una lunga recessione ed a uscire dal novero dei paesi più ricchi? Quando possiamo aspettarci di tornare a crescere?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Se non affrontiamo i problemi strutturali del nostro paese, cosa fondamentale da fare oggi in questo contesto, rischiamo davvero un downgrading: il reddito medio degli italiani è al di sotto della media europea, non solo della UE a 15 ma ormai anche della UE a 27. Non credo che sia legato ai provvedimenti presi negli ultimi mesi, quello che conta nel posizionamento di un paese sono i trend nel medio periodo, i tassi di crescita nell'arco dei decenni. Se usciamo da questa crisi facendo riforme strutturali non vedo ragioni per cui l'Italia non debba tornare a crescere a ritmi sostenuti, non vedo ragioni per cui dovremmo crescere meno di paesi come la Germania».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come si risolve uno dei principali problemi dell'economia italiana, la scarsa produttività?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Quelle che girano attorno al mercato del lavoro sono questioni fondamentali per risolvere il problema della produttività. C'è il tema della contrattazione salariale decentrata, sarebbe un punto fondamentale, anche questo purtroppo eluso dalla riforma Fornero. Infine, liberalizzazioni più incisive sarebbero molto utili anche in questo senso». &lt;br /&gt;
 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.youtrend.it/youtrend-intervista-tito-boeri/&quot;&gt;youtrend.it - Salvatore Borghese &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Esodati e art. 18: si può trovare una soluzione di buon senso da proporre al Governo</title>
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  <updated>2012-04-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626452</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Non è una questione di destra o di sinistra. Risolvere il problema degli esodati e trovare una formulazione dell'articolo 18 che non metta in una situazione di angoscia tutta la popolazione dei lavoratori occupati, è semplicemente una questione di buon senso”.
&lt;p&gt;

“Una norma per cui si può licenziare per motivi economici affidando al datore di lavoro l'autocertificazione sulle difficoltà economiche, apre ad abusi individuali, per di più in un paese in cui un terzo dei giovani è senza lavoro” – ha sottolineato il capogruppo Pd alla Camera – mentre sulla questione degli esodati &quot;bisogna capire dove è la mediazione fra i principi della riforma e le drammatiche situazioni personali&quot;.


&lt;p&gt;“E' meglio che le forze politiche che sostengono il governo Monti trovino tra loro l'intesa su questa soluzione di buon senso da proporre all'esecutivo”. Lo ha affermato il presidente dei deputati del Pd, &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt;, intervenendo ieri a un convegno organizzato dalla Fondazione Rel.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.areadem.info/adon.pl?act=doc&amp;doc=12899&quot;&gt;Area Dem&lt;/a&gt;</summary>
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