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  <title>Openpolis - Argomento: rutelli</title>
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  <updated>2011-06-06T00:00:00Z</updated>
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  <title>Francesco RUTELLI: Rutelli: no sull'acqua, il Pd rinnega se stesso</title>
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  <updated>2011-06-06T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: ApI-FLI) - Consigliere  Consiglio Comunale Roma (RM) (Lista di elezione: API) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Rutelli: no sull'acqua, il Pd rinnega se stesso
Alle prese coi suoi due cani, in un sabato di tutto riposo, &lt;b&gt;Francesco Rutelli fa il punto sui referendum e non solo. Intanto quelli sull’acqua: «Non sono veritieri».&lt;/b&gt; Alleanza per l’Italia &lt;b&gt;«lascerà libertà di voto, ma io voterò “no”»&lt;/b&gt;. Il Partito democratico? «&lt;b&gt;&lt;b&gt;Si è rimangiato la linea che aveva per inseguire posizioni movimentiste. La legge che si vuol abrogare è al 100% quella che avevamo voluto quando eravamo al governo&lt;/b&gt;&lt;b&gt;».&lt;/b&gt; E sullo scenario politico, lancia un segnale di distensione non da poco: «Non voglio lo scalpo di Berlusconi, ma che si chiuda al più presto una stagione».&lt;/b&gt; 
Partiamo dai quesiti sull’acqua. Insomma non è vero che si vuole privatizzare? 
&lt;b&gt;«È falso. Se passano i “sì” diventerà più difficile avere acqua a buon mercato e investimenti in un settore per il quale non possiamo chiedere ai cittadini di pagare costi che il pubblico non può sostenere. Toccherà all’Autorità, da poco istituita, vigilare che non ci siano abusi. Lo slogan per cui l’acqua deve restare pubblica è solo simbolico. L’acqua è pubblica e resterà tale».&lt;/b&gt;
http://www.libero-news.it/blog.jsp?id=1580&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.libero-news.it/blog.jsp?id=1580&quot;&gt;www.libero-news.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE SCOPELLITI: IN CALABRIA L'UDC HA MOLLATO </title>
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  <updated>2011-05-10T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Calabria (Partito: PdL) - Consigliere Regione Calabria (Lista di elezione: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/104H/104H12.pdf
...A ROMA SUCCEDERA' PRESTO LA STESSA COSA...
...PRESIDENTE SCOPELLITI, AMMAZZATE IL TERZO POLO NELLA CULLA?...&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/104H/104H12.pdf&quot;&gt;www.rassegna.governo.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Francesco RUTELLI: ApI, Rutelli: «Siamo il terzo partito a Roma»</title>
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  <updated>2011-02-16T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: ApI-FLI) - Consigliere  Consiglio Comunale Roma (RM) (Lista di elezione: API) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«A Roma oggi l’ApI è il terzo partito della città dopo Pdl e Pd». Lo dice il leader dell'Alleanza per l'Italia, Francesco Rutelli, arrivando all'assemblea regionale del suo partito.

ApI, spiega Rutelli, è terza per numero di eletti nei municipi e nelle istituzioni territoriali: «Ha decine di amministratori ed è una forza determinante per il presente ed il futuro della città». Non solo, aggiunge il senatore: «Ormai abbiamo duecento amministratori nelle cinque province del Lazio». «L'Api è nel Terzo Polo e vuole aggregare anche realtà civiche - sottolinea Rutelli - il mio impegno è far emergere nuovi amministratori e nuovi politici giovani che si candidino per raddrizzare le sorti di questa città che versa in una crisi gravissima».&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1507:api-rutelli-lsiamo-il-terzo-partito-a-romar&amp;catid=3:politiche&quot;&gt;www.alleanzaperlitalia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>RICCARDO NENCINI: La coerenza di Boselli</title>
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  <updated>2010-12-10T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Regione Toscana&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
L'adesione di Enrico Boselli al partito di Rutelli è questione che  riguarda solo l'ex deputato ed è la conferma che in politica più che altrove vige il detto 'mai dire mai'.
&lt;p&gt; Boselli tenne lo SDI a sinistra ed oggi si trova alleato di Fini che ha dichiarato di 'volersi alleare solo con la destra'. Nel 2005, quando la FED si ruppe, Boselli promosse l'alleanza con i radicali e si rivolse a Rutelli con queste parole: &quot;Rutelli ha cominciato la sua carriera politica da radicale e da anticlericale per poi diventare verde fino a trasformarsi oggi in un cattolico neo-integralista con sembianze postdemocristiane. Non credo che possa farmi le pulci a me che sono, e sono sempre stato, socialista&quot;.
&lt;p&gt;
E dire che la coerenza era un valore... &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitosocialista.it/site/artId__3169/306/425-LA_COERENZA_DI_BOSELLI.aspx&quot;&gt;www.partitosocialista.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Enrico BOSELLI: «Credo nel terzo polo»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2010-12-10T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Intanto, una riverniciata al partito e un ritocco del simbolo di Alleanza per l'Italia, con il nome che torna in bella vista per non sbagliare in caso di debutto sulle schede elettorali. Poi, rulli di tamburi per l'ingresso di Enrico Boselli, per tanti anni leader dei socialisti rimasti nel centrosinistra dopo la diaspora Psi e da oltre due anni lontano dalla vita politica attiva. Francesco Rutelli ha annunciato che Boselli avrà la carica di vicepresidente «in un partito nuovo — queste le parole del segretario — che con l'approdo degli ex socialisti sintetizza al meglio un modello e un prototipo di sintesi alta che lo stesso Terzo polo, da Fini e Casini, un giorno in Italia potrà rappresentare». Il lavoro che si prefigge Boselli è quello di puntare «all'affermazione del nuovo polo al centro e nella cuore della politica di questo Paese».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Dopo anni di distanza dalla politica, che cosa l'ha convinta a ripensarci?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ho accettato l'invito di Rutelli — risponde Boselli — dopo una riflessione personale profonda. In questi 17 anni di bipolarismo entrambi i poli che lo hanno rappresentato hanno fallito: sul fronte della stabilità non garantita e delle riforme mai fatte di cui tutti sappiamo che il Paese ha assoluto bisogno. E' questo che la nascita del nuovo polo, a cui voglio dare una mano, intende fare».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Nessun imbarazzo, vista la sua storia di laico, da un eventuale matrimonio con l'Udc?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Faremo sintesi e, comunque, forse una delle poche cose buone di questi ultimi anni di vita politica è stato il definitivo superamento della contrapposizione fra laici e cattolici».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Il segretario dei socialisti, Nencini, sostiene che lei abbia perso la coerenza...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Non voglio fare polemiche, ma d'altra parte la differenza politica tra me e Nencini è netta. Comunque, l'idea di far nascere un nuovo polo è certamente più importante di polemiche sterili. Credo che questo nuovo soggetto possa scardinare un sistema basato su un bipolarismo prigioniero del populismo e incapace di fare qualsiasi riforma; Rutelli è stato il primo ad individuare la necessità di far nascere qualcosa di diverso, per questo sono qui».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=VZ482&quot;&gt;Giorno/Carlino/Nazione - Elena G. Polidori &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>federico mollicone: Nascerà il Parco Tor Marancia</title>
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  <updated>2010-01-08T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>475235</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Roma (RM) (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Dopo anni di battaglie storiche portate avanti dalla destra, siamo giunti alla vittoria finale. La Giunta comunale di Roma, ha approvato su proposta dell’assessore all’Urbanistica Marco Corsini, la delibera per la definizione di quanto necessario alla realizzazione del Parco di Tor Marancia. Il progetto prevede la valorizzazione di circa duecento ettari di terreno destinati così ad utilizzo pubblico, per un investimento di circa dodici milioni di euro a totale carico dei proprietari delle aree. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il parco è diviso in tre ambiti: parco archeologico naturalistico, parco naturalistico detto di fondo valle e parco agricolo naturalistico. I lavori saranno ultimati entro il 31 dicembre 2012 e la progettazione delle opere di attrezzaggio e recupero del parco avverrà attraverso la procedura del concorso di idee. Come presidente della commissione Cultura, insieme al collega De Priamo presidente della commissione Ambiente, non possiamo che esultare in quanto l’approvazione di questa delibera rappresenta un passaggio di fondamentale importanza, con la quale si corona il percorso della storica battaglia che portiamo avanti da anni, iniziata sui banchi dell’opposizione in Campidoglio insieme ai cittadini e ai comitati di quartiere, che ha visto la sua conclusione con l’approvazione della cosiddetta “legge Rampelli”, con la quale è stato ampliato il Parco dell’Appia Antica, preservando l’area di Tor Marancia da una scellerata proposta di urbanizzazione voluta dall’allora sindaco Rutelli. In questi mesi, insieme con l’ente parco e a tutte le altre realtà territoriali coinvolte, abbiamo esaminato con attenzione il progetto preliminare, che potrà ulteriormente essere confrontato con il territorio nella fase precedente all’approvazione del progetto definitivo. Siamo certi che grazie all’impegno e alla determinazione di questa Amministrazione, tutto il quadrante di Roma Sud trarrà grande beneficio dalla presenza di un grande parco attrezzato dalla straordinaria valenza ambientale, che saprà coniugare elementi di tutela con la doverosa fruizione da parte di tutti i cittadini romani.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.mollicone.it/?p=858&quot;&gt;mollicone.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Francesco RUTELLI: Ho diritto al dissenso</title>
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  <updated>2009-02-25T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: ApI-FLI) - Consigliere  Consiglio Comunale Roma (RM) (Lista di elezione: API) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Intervista a &quot;Il Manifesto&quot;

Presidente Rutelli, anche lei come D’Alema ai tempi di Veltroni? Denuncia che nel Pd chi dissente viene considerato uno che fa complotti o scissioni ?
Superior stabat lupus … Non voltate  la frittata. Mi limito a leggere i giornali. Per anni si è letto che Rutelli non avrebbe mai fatto il PD per restare nella Margherita centrista; dal giorno dopo, che sarei uscito dal PD. E ogni volta si sono lette le mie opinioni politiche piuttosto che per quelle che sono, in funzione di queste presunte strategie.

Lei chiede “pari dignità” per le sue posizioni. Però ora, con Franceschini segretario, su temi come il testamento biologico non c’è più un orientamento prevalente nel Pd, c’è una “linea” che ammette libertà di coscienza. Cioè che ammette il dissenso.
Me lo auguro, e non può che essere così. Secondo lei, i radicali che votano a favore dell'eutanasia dovrebbero essere espulsi dal gruppo del PD - e magari quelli che li appoggiano? Io penso di no.

Dalla legge 40 ad oggi, c’è chi la sospetta di volersi accreditare come un referente delle gerarchie Vaticane nel Pd.
Se è per questo, anche da prima. Ho avuto, da Sindaco di Roma, un rapporto eccezionale con Papa Wojtila. Ho curato l'organizzazione civile del Giubileo, che ha contribuito a migliorare molto Roma. E qualcuno ancora non mi perdona che mi sia sposato anche con rito religioso, in una cerimonia silenziosa dopo 16 anni di convivenza, di cui 13 di matrimonio civile. Come vede, gli indizi sono molti. Vado anche a Messa di domenica, nella mia parrocchia. Secondo lei sono irrecuperabile?

Vada pure a amessa di domenica. Il sospetto però riguarda i giorni feriali. Binetti dice: “Il Pd sta andando da un’altra parte”. Europa ha scritto che Franceschini si sposta a sinistra. È d’accordo ?
Mah, se Franceschini tonifica un pò l'elettorato di sinistra che ha votato per il PD non fa male. Avrà cura di non far scappare quello che ci rimane di elettori moderati e non politicizzati. Per arrivare a dodici milioni ce ne vogliono parecchi, non trova?

Fra gli emendamenti Pd alla legge sul testamento biologico, non ha firmato quelli sul comma 2 dell’articolo due, che dice che non si possono mai disattivare i trattamenti medici. Il cuore della differenza fra Pd e Pdl.
Ho firmato solo alcuni emendamenti che mi stanno a cuore (cure e rete delle cure palliative), per il semplice motivo che li ho ricevuti solo mezz'ora prima della scadenza dei termini. Vedrò, come tutti i miei colleghi, come votare quando arriveranno in Aula.

A proposito della senatrice cattolica Dorina Bianchi, alcuni suoi colleghi non la ritengono adatta a ricoprire una carica di equilibrio come quella di capogruppo in commissione sanità.
Non mi pare proprio disequilibrata (sic, ndr). Ci sono tante persone caratterizzate politicamente che occupano posizioni di responsabilità e sanno farlo benissimo tutelando il pluralismo e proponendo la sintesi politica.

Il Professor Ignazio Marino dice che la sua proposta di dare al medico la facoltà di scegliere sul fine-vita è incostituzionale.
Addirittura?


Visto il caso Englaro, con i pareri diversi dei diversi medici curanti, a quale medico affiderebbe lei la decisione finale?
Ma non si capisce che il galoppo dei cambiamenti scientifici comporta migliaia di casi ciascuno diverso dall'altro per il tratto di fine della vita? Che non essendoci più l'esperienza antropologica della morte &quot;naturale&quot; propria delle generazioni che ci hanno preceduto, si tratta di sfide terribilmente difficili, e che migliaia di ammalati, di anziani, di medici e di familiari sono già chiamati a risolverle ogni giorno nei nostri ospedali? La legge deve fissare dei principi, e per me è importante che tra questi non ci sia il diritto all'eutanasia, né esplicito né mascherato.

Crede, come Binetti, che fra le proposte Pd ci sia il diritto all’eutanasia?
Guardi, ogni caso è diverso. La vicenda Englaro è stata definita in maniera diversa. L’eccesso di definizione, in questa materia, è sbagliato.


Torniamo al Pd. Lei smentisce chi le attribuisce l’intenzione di uscire verso una formazione di centro. Però ha scritto il “manifesto dei ceti medi” con Casini e non Veltroni. E ieri una sua collega a lei vicina, Lanzillotta, dice che con Tabacci è d’accordo quasi su tutto.
Anch'io con Tabacci sono d'accordo quasi su tutto. Certo, non sono un uomo di sinistra. Ma ho scelto in tutta la mia vita politica di allearmi con la sinistra, e non con la destra, per i valori che mi animano. Da giovane radicale, da ambientalista e verde, come nella Margherita e nell'Ulivo, ho meritato rispetto, spero, per la mia onestà personale e per una collocazione politica di centro-centrosinistra. Meno di un anno fa, sono venuto in questa vostra redazione a spiegare perché sarebbe stato meglio avere a Roma un Sindaco tanto spaventosamente moderato, che ha dimostrato di saper amministrare la città e di farlo nell'interesse dei ceti popolari, piuttosto che uno di destra. I risultati li abbiamo visti. Io non mi pento - mentre ho difeso le &quot;alleanze di nuovo conio&quot; a livello nazionale, ovvero con chi condivida davvero un progetto di governo - di essermi alleato con la Sinistra Arcobaleno a Roma. E' una città dove il rischio di emersione di un radicalismo populista di destra contrapposto a uno di sinistra può far saltare la convivenza civile.

Nei mesi scorsi lei ha aperto la discussione sulla collocazione europea del Pd. “mai nel Pse, neanche con il trattino” ha detto. Resta su questa posizione ?
Non ho aperto nulla. Ho dato atto del mandato inequivocabile su cui abbiamo sciolto la Margherita, oltre che di convinzioni certo non solo mie. Lei pensa che una lista riferita al gruppo socialista raccoglierebbe alle Europee il 33% dei voti? Noi dobbiamo costruire un'alleanza e collaborazione con i socialisti e con  tutti i riformisti e democratici pro-europei.

Binetti parla anche di un “pressing” dentro il Pd su “noi diversi”. Lei si è lamentato del trattamento ricevuto dall’Unità, che è uno dei giornali del suo partito. Sente questo pressing anche su di lei?
Su questo giornale campeggia la dizione &quot;quotidiano comunista&quot;. Se 30 anni fa il PCI avesse posto un credente nella condizione di sentirsi ospite mal tollerato in un partito di massa e popolare, pur con le enormi differenze, allora, verso il &quot;partito unico dei cattolici&quot;, non avrebbe mai ottenuto i successi che ha avuto. E non intendo solo quelli elettorali, ma quelli di radicamento sociale. La storia è cambiata, certo. Ma oggi non stiamo parlando della difesa dell'indissolubilità del matrimonio. Stiamo parlando delle nuove frontiere dell'umanesimo laico, che impongono di confrontarsi sul valore della vita degli ultimi, degli &quot;imperfetti&quot;. Viviamo un tempo in cui si dà fuoco a un barbone sulla panchina di una stazione come un gioco di ragazzi. E la priorità della sinistra è per il &quot;diritto di staccare la spina&quot;? Per me è un diritto-dovere della società, invece, assicurarsi che migliaia di vecchi soli, che magari non hanno nessuno che aspetti la loro eredità, siano accuditi dignitosamente; e si stacchi loro la spina solo quando è certo che il loro percorso è terminato. Del resto, voi siete stati tra i pochi a riferire, e ve ne dò atto, che la mia posizione è per lasciare al medico l'ultima parola. E' ben diverso da quello che mi è stato dipinto addosso: imporre e obbligare sondini e tubi, torture per legge alle persone in coma vegetativo o in fin di vita. Vorrei, piuttosto, affrontare i rischi dello sfruttamento commerciale del DNA, l'impatto delle nuove droghe, i temi etici e sociali che dovrebbero spingere il centrosinistra a guidare questi cambiamenti. Più che sentire un 'pressing' nel PD, avverto un'assenza culturale. Imperdonabile, perché rischia di spostare a destra il senso comune prevalente nel popolo italiano sugli eventi e gli interrogativi ultimi dell'esistenza.

Intervista a cura di Daniela Preziosi&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/ricerca-nel-manifesto/vedi/nocache/1/numero/20090225/pagina/07/pezzo/243119/?tx_manigiornale_pi1[showStringa]=rutelli&amp;cHash=3a5f5c649e&quot;&gt;Il Manifesto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Francesco RUTELLI: Apro il dossier voto cattolico: il Pd deve fare di più, non possiamo rinunciarci.</title>
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  <updated>2008-07-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
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  <id>358234</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: ApI-FLI) - Consigliere  Consiglio Comunale Roma (RM) (Lista di elezione: API) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
ROMA - Come Francesco Rutelli sottolinea spesso, citando il presidente
israeliano, Shimon Peres, «i sondaggi sono come il profumo, bisogna annusarli,
non berli», ma la ricerca Ipsos sul comportamento dei cattolici nelle elezioni
dell’aprile scorso, gli offre lo spunto per riaffermare che «in Italia il cattolicesimo
è una realtà di popolo, e quindi il Pd deve farlo sentire al cento per cento a casa
propria». La questione cattolica è, dunque, sempre più attuale e in divenire. Non
a caso, ad ascoltare l’analisi di Rutelli, Bobba, Lusetti e Mosella, c’erano anche,
attentissimi, gli Udc Cesa e Buttiglione. Un segno che i buoni rapporti
proseguono. E Rutelli approfondirà il dialogo sabato e domenica a Todi, in un
seminario organizzato da Pier Ferdinando Casini, Ferdinando Adornato e Angelo
Sanza. Non solo. Il presidente del Copasir sottolinea che «in autunno sarà
dirimente la decisione se aderire o no al Pse» e a settembre lancerà una
iniziativa sul rapporto tra religione e politica. Un attivismo che mette i fibrillazione
gli ex popolari del Pd, dalla Bindi a Fioroni, che a loro volta a ottobre tenteranno
un rilancio della propria iniziativa con un convegno ad Assisi.
Se è vero che la ricerca di Pagnoncelli registra una prevalenza del voto dei
cattolici per il Pdl, «sarebbe superficiale pensare - ha spiegato Rutelli- a
un'immutabilità nel rapporto dei cattolici con la politica». I segnali di maggior
gradimento ci sono, ma bisogna fare «di più e meglio» per radicare il Pd tra i
cattolici. Concetto sottolineato anche da Luigi Bobba, secondo il quale «un
partito a vocazione maggioritaria e nazionale - ha aggiunto - deve aspirare a
conquistare anche questo elettorato». E per Lusetti «i cattolici devono diventare
patrimonio di tutto il partito». Non può e non deve bastare che il 28 per cento
degli intervistati dall’Ipsos abbia risposto positivamente alla domanda se il Pd sia
capace di rappresentare i valori del cattolicesimo. D’altronde, è un campanello di
allarme il fatto che il 41,6 per cento dei fedeli che vanno a messa ad aprile abbia
premiato il Pdl a scapito del Pd, al quale va solo il 28,2 di consensi dei cattolici
praticanti.
«Chi volesse ignorare questo mondo insiste- Rutelli- farebbe un grande errore
perchè questo cattolicesimo rappresenta una riserva di valori. E tutto ciò
interpella la politica perchè non riguarda solo i tradizionali temi etici, ma alcuni
grandi valori che sono rimasti fuori dal dibattito elettorale, per esempio
l'emergenza educativa, o il grande tema dell'ambiente. Quei temi, cioè in cui si
investe per le future generazioni. C'è un certo inaridimento del dibattito pubblico
italiano- accusa- pensiamo solo alla tasca e non al cuore. Il cattolicesimo di
popolo è una riserva anche su questo». E visto che l’allontanamento del voto
cattolico dal Pd «non è irreversibile, il confronto è più che mai necessario e può
dare esiti creativi».
Ma il dato rilevante per il Pd sta in un'altra ricerca Ipsos presentata oggi: tra gli
elettori Democratici il 10 per cento segue il magistero della Chiesa
incondizionatamente, e un altro 36 per cento si dichiara «attento» (lo ascolta
filtrandolo con la propria coscienza). I ”coraggiosi” di Rutelli si candidano a
rappresentarli «laicamente». Ma anche l’Udc si fa avanti. «Gli elettori, anche
quelli che non votano Udc, riconoscono al nostro partito un primato nella difesa
del valori cristiani sul terreno della politica- nota Buttiglione- e il 20 per cento
degli elettori dice che ci vuole in politica un partito chiaramente orientato ai valori
cristiani. Si tratta di una fascia ampia di elettorato che oggi si sente senza
rappresentanza. Ad essa deve guardare l'Udc ed è essa a poter dare forza alla
nascente Costituente di centro».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=IRZU5&quot;&gt;Il Messaggero - Claudia Terracina&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Andrea Marcucci: Bondi smemorato, tax credit introdotto da Rutelli</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/07/23/andrea-marcucci/bondi-smemorato-tax-credit-introdotto-da-rutelli/358232"></link>
  <updated>2008-07-23T00:00:00Z</updated>
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  <id>358232</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La spudoratezza di Bondi è davvero senza appello&quot;: lo dichiara il sen. Andrea Marcucci del Partito Democratico, ex-sottosegretario ai Beni Culturali del governo Prodi. 

&quot;Oggi il ministro ci spiega candido dalle pagine del Corriere della Sera che è stato lui a introdurre il tax credit, quando è vero l'esatto contrario&quot;, sottolinea Marcucci, &quot;e cioè che questa misura preziosa per il nostro cinema, voluta e realizzata da Rutelli e dal governo di centrosinistra, è stata difesa da noi con le unghie e con i denti per evitare che i tagli del governo di Berlusconi, Tremonti e Bondi la spazzassero via&quot;. 

&quot;C'è un limite anche alla decenza&quot;, conclude l'esponente del PD. &quot;Intestarsi con disinvoltura il lavoro, e qualche merito, altrui è una operazione di revisionismo che sarebbe grave, se non fosse tanto smaccata e non credibile: il tax credit, nonostante Bondi, è salvo.&quot; 

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ansa.it&quot;&gt;Ansa&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Piero FASSINO: «Un patto federativo Pd-Pse. In Europa non si può restare isolati». - Intervista</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/06/13/piero-fassino/%C2%ABun-patto-federativo-pd-pse-in-europa-non-si-pu%C3%B2-restare-isolati%C2%BB-intervista/356805"></link>
  <updated>2008-06-13T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>356805</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;«Sarebbe illusorio proporsi di costruire in Europa un campo riformista più ampio prescindendo dalla famiglia socialista».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Così Piero Fassino spiega il rapporto che il Pd italiano deve costruire con i partiti socialisti e socialdemocratici che, a differenza di quanto pensa Rutelli, non sono in via d’estinzione.&lt;br /&gt;
 Sintesi che a suo giudizio è possibile raggiungere attraverso un patto federativo fra Pd e Pse. Ma Fassino precisa anche che dal Pd non si torna indietro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Onorevole Fassino lei ha sempre lavorato per costruire un rapporto solido tra Pd e Pse, una prospettiva che piace poco agli ex della Margherita…&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Prima di toccare questo argomento voglio esprimere il mio cordoglio alle famiglie delle vittime dell’ennesima strage sul lavoro, che si è consumata in Sicilia.&lt;br /&gt;
 Può sembrare che di fronte a questa tragedia discutere del nostro partito non sia opportuno. &lt;br /&gt;
In realtà la difesa del mondo del lavoro è un obiettivo comune delle forze riformiste e progressiste.&lt;br /&gt;
 E mantenere e sviluppare un rapporto solido tra di esse, anche a livello internazionale, tutela valori che non possono essere dismessi e che attengono alla tutela e alla dignità di chi lavora».
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il Capo dello Stato chiede interventi risolutivi...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/b&gt; «Siamo tutti angosciati di fronte a ciò che è accaduto in provincia di Catania. Di fronte a questo evento drammatico sentiamo ancora di più la necessità dell’impegno prioritario del Pd, e di tutta la politica, per restituire al lavoro la sua dignità, rendendolo innanzitutto sicuro. Quando un italiano muore sul posto di lavoro, la società deve interrogarsi su quale sia il proprio grado di civiltà. Fino a quando si può tollerare che ci sia chi paga con la vita la propria fatica quotidiana?&lt;br /&gt;
 L’impegno di tutti noi, raccogliendo lo sdegno del Capo dello Stato, è perché si intervenga urgentemente per spezzare una intollerabile catena di morti bianche».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Un tema che non deve passare in secondo piano rispetto ai problemi politici. Tra questi c’è, appunto, quello del rapporto tra Pd e Pse. Rimarrà insoluto fino alle Europee?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Spero proprio di no. Dobbiamo lavorare per risolverlo in tempi ragionevoli. Porsi l’obiettivo di costruire un campo più largo corrisponde all’ispirazione che sta alla base del Pd, nato per unire le culture riformiste.&lt;br /&gt;
 Sarebbe illusorio, tuttavia, proporsi di realizzare in Europa un campo riformista più ampio prescindendo dalla famiglia socialista. Non per una ragione ideologica, ma perché - nella stragrande maggioranza dei paesi europei - il riformismo è rappresentato da partiti socialisti e socialdemocratici».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Partiti che, a sentire Rutelli, sarebbero in via di estinzione…&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Non è così. Se vogliamo costruire un campo riformista più largo in Spagna con chi parliamo se non con il partito di Zapatero? E in Germania a chi ci rivolgiamo se non alla Spd? &lt;br /&gt;
E in Austria a chi se non ai socialdemocratici?&lt;br /&gt;
 Possiamo prescindere dal Pasok di Papandreu, o dai socialisti di Socrates, o dal Partito socialdemocratico svedese che i sondaggi danno oggi al 40%? &lt;br /&gt;
In questi paesi non c’è un’altra forza politica riformista. E in quelle nazioni dove ci sono altre forze riformiste, comunque la principale è sempre un partito socialista e socialdemocratico dal quale non si può prescindere».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Con i liberaldemocratici non è possibile alcuna intesa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«L’evocazione che viene spesso fatta, e che è stata avanzata anche da Rutelli, perché si lavori all’incontro tra socialisti e liberaldemocratici va vista in concreto, per la sua effettiva praticabilità.&lt;br /&gt;
 Molti partiti che si collocano nella famiglia liberaldemocratica appartengono a coalizioni di centrodestra.&lt;br /&gt;
 E i pochi che fanno parte del campo progressista sono, per ora, competitivi con i socialisti. Questa competizione non può essere superata solo perché lo diciamo noi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il campo riformista più vasto, quindi, si riduce al Pse e al Pd?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «No, naturalmente. Anche a me interessa far incontrare i socialisti con i liberaldemocratici. Ma questa prospettiva va costruita.&lt;br /&gt;
 E, avrà maggiori possibilità di essere realizzata se il Pd, forte anche del suo profilo originale, perseguirà l’obiettivo insieme al Pse».&lt;br /&gt;
 
&lt;b&gt;
Dal versante della ex Margherita, nel frattempo, c’è chi propone un gruppo autonomo del Pd a livello europeo…&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Il manifesto fondativo dell’Ulivo, promosso da Prodi nel 2003, che ci ha fatto imboccare la strada del Pd, era ispirato dall’idea che il nostro orizzonte fosse l’Europa. L’Unione si trova di fronte a sfide enormi: l’applicazione del Trattato di Lisbona, il rilancio di una crescita capace di consentire all’Europa di tenere il passo con le dinamiche della globalizzazione, le inquietudini determinate dall’immigrazione a dalla insicurezza, l’esigenza di una politica estera comune.&lt;br /&gt;
 Tutti questi temi sollecitano un contributo da parte di ogni forza politica che non può essere affrontato in modo solitario e autoreferenziale».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Chi proviene dalla tradizione cattolico-democratica teme &quot;l’annessione&quot; al Pse, come se ne esce?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
«Il tentativo di costruire una famiglia democratica - che si affiancasse e si aggiungesse a quelle dei popolari, dei socialisti, dei liberali e dei verdi - è stato già condotto.&lt;br /&gt;
 La Margherita lo ha portato avanti con uno sforzo generoso che, però, ha raccolto frutti modesti, un numero limitato di partiti, quasi sempre di scarso peso elettorale e di scarsa rappresentatività. La maggior parte è nel centrodestra».&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;Si imputa al Pse di rappresentare un retaggio ideologico del ’900…&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Quando diciamo che bisogna costruire un rapporto tra il Pd e il Pse non lo diciamo per una scelta ideologica, ma perché solo per questa via è possibile costruire un campo riformista più ampio.&lt;br /&gt;
 Bisogna liberarsi di rappresentazioni caricaturali del socialismo europeo. Ho l’impressione che qualcuno, magari per convenienza politica, accrediti una visione dei socialisti come se ci fosse ancora la II Internazionale. &lt;br /&gt;
Chiunque si metta seriamente ad analizzare i partiti socialisti e socialdemocratici si rende conto che parliamo ormai di grandi forze politiche di centrosinistra».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Qualche esempio?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Penso a come Blair ha rinnovato il laburismo inglese.&lt;br /&gt;
 O a Zapatero e a Gonzales che hanno liberato i loro partiti dal massimalismo. &lt;br /&gt;
Penso a come la socialdemocrazia scandinava ha innovato la sua idea di welfare state. &lt;br /&gt;
Penso al Partito socialista francese che ha ottenuto il successo alle amministrative anche con candidati che non erano sua espressione diretta. &lt;br /&gt;
Tutto questo dimostra che sono i partiti socialisti a porsi per primi l’obiettivo di un riformismo europeo più ampio».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Spinte che portarono alla modifica dello Statuto del Pse…&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Esatto. Il congresso di un anno e mezzo fa, non dimentichiamolo, decise una modifica statutaria che portò il Pse a definirsi non solo partito dei socialisti e dei socialdemocratici, ma anche di realtà politiche e culturali di matrice diversa. &lt;br /&gt;
La proposta di Rasmussen e Schulz, di cambiare il nome sia al partito che al gruppo parlamentare, così da fare riferimento ai “socialisti e democratici”, non è un’operazione di restauro.&lt;br /&gt;
 È una realtà nuova che anche nel nome riconosce la pluralità di culture che la sostanziano. E poi la proposta di andare nella direzione del partito dei socialisti e dei democratici fu avanzata da Prodi nel 2006».&lt;br /&gt;
 
&lt;b&gt;
I socialisti europei hanno compreso appieno il significato del Pd italiano?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Il Pse ha guardato con grande simpatia e attenzione alla costruzione del Pd. &lt;br /&gt;
Naturalmente deve essere chiaro che noi vogliamo realizzare un rapporto con il Pse sapendo che il Pd nasce dall’incontro di culture riformiste diverse.&lt;br /&gt;
 E quindi non può essere assimilato tout court a un partito socialdemocratico.&lt;br /&gt;
 Il Pd deve costruire una prospettiva insieme al Pse, mantenendo il proprio profilo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il Pd dovrà aderire al gruppo socialista, quindi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Ritengo che l’ipotesi intorno alla quale si sta ragionando - un patto di tipo federativo e un rapporto permanente tra Pse e Pd, che consenta di far parte di un unico gruppo a Strasburgo, pur con forme che riconoscano l’autonomia reciproca - vada nella direzione giusta. &lt;br /&gt;
E possa essere condivisa da tutti perché non chiede a nessuno di rinunciare alla propria identità».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Una soluzione simile all’alleanza tra popolari europei e conservatori inglesi nel Ppe-De?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Credo si debba avere lo stesso atteggiamento pragmatico. Il Ppe, prima del 1990, era formato solo dai democratici cristiani europei.&lt;br /&gt;
 Dopo la crisi della Dc italiana, Kohl si ritrovò a essere sostanzialmente solo, negli altri grandi paesi europei non c’erano partiti democristiani rappresentativi.&lt;br /&gt;
 A quel punto che il cancelliere tedesco aprì ad Aznar, a Berlusconi, ai conservatori inglesi. Senza chiedere di mutare il loro modo di essere. E quei partiti non si posero nemmeno la preoccupazione del nome.&lt;br /&gt;
 A dimostrazione che conta la sostanza. In Europa si va sempre più, come in Italia, verso incontri tra culture diverse. &lt;br /&gt;
A Rutelli o alla Bindi non chiedo di diventare socialdemocratici. A loro chiedo una scelta politica, e non ideologica, per la costruzione di un campo riformista europeo che non può prescindere da chi ne rappresenta già una parte rilevante».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Se le posizioni dovessero rimanere le stesse di oggi, ex Ds ed ex Dl siederebbero su scranni diversi nel 2009? Veltroni lo esclude…&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Come Veltroni non condividerei la scelta di una divisione, l’ipotesi che i deputati del Pd a Strasburgo possano appartenere ancora a gruppi diversi.&lt;br /&gt;
 Anche perché nel 2009 verranno eletti euro parlamentari della lista del Pd e non più dei Ds e della Margherita».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Non teme che questo il dibattito nasconda il tentativo di rimettere in discussione il Pd?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Non voglio credere alle interpretazioni maliziose. Vorrei un confronto vero di posizioni per arrivare a una sintesi. &lt;br /&gt;
Non voglio credere si possa usare strumentalmente la collocazione internazionale per tornare indietro rispetto al Pd. &lt;br /&gt;
Meno che mai lo vogliono i democratici di sinistra che con generosità hanno messo a disposizione tutte le loro energie e le loro forze». &lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=IECQS&quot;&gt;l'Unità - Ninni Andriolo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Francesco RUTELLI: La rottura non ci sara' ma serve una svolta. - Intervista</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/06/10/francesco-rutelli/la-rottura-non-ci-sara-ma-serve-una-svolta-intervista/356739"></link>
  <updated>2008-06-10T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>356739</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: ApI-FLI) - Consigliere  Consiglio Comunale Roma (RM) (Lista di elezione: API) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
I rischi di una scissione nel Pd «non esistono», ma Francesco Rutelli si dice «preoccupato dalla necessità di definire il profilo del partito», e ritiene che «si debba dar vita a una rivoluzione culturale, progettuale e di radicamento sociale»: «Il Pd deve fare oggi quel che fu fatto negli anni Novanta negli Usa da Bill Clinton, e in Inghilterra da Tony Blair. Ovvero, prendere atto che c’è uno spostamento della società verso il centrodestra e che non c’è un’autosufficienza della sinistra. Anzi, in Italia c’è una componente di sinistra che preferisce stare all’opposizione anziché governare, e c’è una componente di anti-politica di centrosinistra che è altrettanto contenta di stare all’opposizione».
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

 

È chiaro a chi si riferisce Rutelli: al Prc e a quell’area di «grilliamo» che trova sponde anche in Parlamento. Il teorico delle «alleanze di nuovo conio» non intende restar stretto in questa morsa, e pensa ad altro per il Pd. In Italia come in Europa: «Penso a una nuova alleanza di centrosinistra». Non si espone sui possibili alleati, ma spiega che «non si può non guardare a una competizione nell’area di centro, cioè anche nell’elettorato che ha scelto Berlusconi», a livello nazionale così come a livello europeo. Rutelli riconosce le «notevoli difficoltà contingenti del Pd, dovute anche alla luna di miele di Silvio Berlusconi con il Paese. Luna di miele che però non durerà moltissimo, per le difficoltà dettate dalla crisi economica».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Parla di «rivoluzione», ma il Pd non doveva averla già fatta?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Abbiamo avuto pochi mesi prima del voto. Ora dobbiamo dotarci di una visione e di un modello paragonabili a quelli proposti in Inghilterra da Blair, che superò i tradizionali e difettosi meccanismi della vecchia sinistra e del vecchio sindacalismo. Il fatto è che le condizioni attuali sono più difficili, visto il blocco di centrodestra che si è creato, scavando nelle paure del mondo globale. Eppure per tempo, con il &quot;manifesto dei coraggiosi&quot;, anticipammo le linee critiche di tendenza della società e quali sarebbero stati i nostri problemi se non li avessimo affrontati allora».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Ma rimase lettera morta.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Su alcuni punti, come il mandato pieno a Veltroni, riuscimmo a spuntarla. Certo, sul resto, dalla sicurezza ai temi economici... Anch’io decisi, visto il mio ruolo, di privilegiare la lealtà verso il governo Prodi».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;E dato che aveva ragione...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Sia chiaro, non ho nessunissimo proposito personale. Presiedo il Comitato per la Sicurezza e intendo svolgere il mio lavoro in modo rigorosamente istituzionale».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Dunque non si candida a nulla?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Come dice Al Gore, &quot;l’unica vera energia rinnovabile è la politica&quot;. Parlo del Pd perché ne sono dirigente. E se rilancio l’idea delle alleanze di &quot;nuovo conio&quot;, è perché ritengo che il nostro partito dev’essere la forza cardine attorno a cui raccogliere quanti condividono il nostro progetto. Le alleanze le misureremo sui contenuti. E su questo esprimerò le mie idee: penso alle grandi idealità legate all’ambiente; al tema della crisi educativa verso le giovani generazioni; al nodo irrisolto della crescita, da affrontare con più libertà economica e servizi migliori, su cui il Pd non deve riproporre le ricette di Welfare del passato».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Finora il Pd si è fatto dettare l’agenda da Berlusconi.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«E’ fisiologico che la nuova legislatura dia un potere di proposta e di formazione dell’agenda al governo. La forza del Pd si giocherà sulla capacità, in tempi non lunghi, di saper dettare a sua volta l’agenda su alcuni grandi temi. Non dimentico che nella passata legislatura l’Unione subì spesso l’agenda proposta e imposta da Berlusconi dall’opposizione». &lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Ora sembra le vogliano «proporre e imporre» di entrare nella casa socialista europea con il Pd.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Noi dobbiamo governare l’ultimo passaggio della nascita del partito. E l’approdo dev’essere adeguato alla sfida lanciata in Italia. È impensabile che si traduca nella confluenza in una delle famiglie del XX secolo. L’ambizione del Pd deve trovate una sua traduzione anche in Europa. Non è un caso se, giusto per esser chiari, i rappresentanti del Pse in Italia avevano il 17% e il Pd ha il 33%».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;E allora qual è la soluzione?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Un’alleanza di centrosinistra in Europa. Il Pd è lo snodo che può aiutare a far nascere un’alleanza europea ed europeista di centrosinistra. In questo siamo aiutati dal trattato di Lisbona. Il trattato prevede che gli incarichi a livello europeo siano espressione di una convergenza politica. Finora si è consolidata una linea perdente per i socialisti, che vedono assottigliarsi i consensi, ma anziché costruire una aggregazione di centrosinistra anzitutto con i liberaldemocratici, scelgono accordi consociativi con il Ppe. Penso alla scelta del presidente dell’Europarlamento. Bisogna cambiare linea, o il rischio è che si allarghi la situazione che si è determinata per esempio in Germania, dove l’Spd rischia di essere raggiunta nei consensi dai postcomunisti della Pds. L’alternativa è tra un centrosinistra nuovo e un accordo al ribasso con i conservatori».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Nel Pd sembra avanzare un’ipotesi di mediazione che...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«L’unica soluzione possibile è che il Pd diventi promotore e punto di coagulo di una nuova alleanza di centrosinistra. Con formule innovative che andranno certamente discusse insieme. Di sicuro il Pd non potrà entrare nell’eurogruppo socialista e tantomeno nel Pse e nell’Internazionale socialista. Noi vogliamo costruire in Europa un’alleanza con i socialisti e siamo interessati a sedere nello stesso consesso internazionale in cui siedano tra gli altri i Democratici americani e il Partito del Congresso indiano. Lo considero pregiudiziale, come il fatto che il Pd in Europa usi la sua forza, ripeto una forza del 33%».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Veltroni concorda?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Trovo Veltroni sensibile e disponibile. Ci saranno incontri con i socialisti domani a Napoli ma anche con i vertici del gruppo liberaldemocratico e dell’Alleanza dei democratici. Il segretario del Pd è sensibilissimo al fatto che non si risolve il problema con una tranquilla navigazione di minoranza di quella che è stata l’esperienza socialista e socialdemocratica, ma che la forza del Pd andrà spesa per soluzioni nuove. Altrimenti regrediremmo anche noi. D’altronde vorrei ricordare ad alcuni cattolici di sinistra del Pd che la vicenda del Pd non è la storia dell’incontro tra gli ex comunisti e gli ex diccì di sinistra, ma il frutto innovativo dell’accordo tra Ds e Margherita».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Si riferisce alla Bindi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«La Margherita è stata un’esperienza ben più larga dell’ex Ppi. Perché il Ppi navigava intorno al 4%, mentre non a caso la Margherita ha raccolto tra l’11%o e il 13% dei voti».&lt;br /&gt;


 
&lt;b&gt;
A proposito della questione cattolica. Famiglia Cristiana sottolinea la crisi di quest’area nel Pd, incrociandola al rapporto del vostro partito con i Radicali. Insomma: o gli uni o gli altri. Lei che ne pensa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Penso che noi non dobbiamo sottovalutare il consolidamento della preferenza dei cattolici praticanti per il centrodestra. E dobbiamo riaffermare la natura del Pd come partito nazionale e pluralista. Non mi preoccupa tanto il rapporto con i Radicali. Mi preoccuperebbe invece, e molto, se i cattolici non si sentissero pienamente a casa loro nel Pd».&lt;br /&gt;


 
&lt;b&gt;
Certamente si sentono a casa loro nel Pdl, specie dopo l’incontro tra il Papa e Berlusconi.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Quell’incontro riafferma che il governo e le istituzioni repubblicane italiane vogliono mantenere rapporti eccellenti con la Santa Sede».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Sembrano più eccellenti i rapporti con Berlusconi rispetto a quelli con Prodi, specie alla luce della «gioia» espressa dal Pontefice dopo il voto in Italia.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«La Chiesa ha una storia di duemila anni e non si è mai legata a due o a cinque anni di governo. E la gioia del Papa era riferita al clima di maggior rispetto tra i due schieramenti. Soddisfazione condivisibile, perché dopo molti anni c’è la possibilità di avere in Italia un bipolarismo temperato».&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=ID2T5&quot;&gt;Corriere della Sera - Francesco Verderami&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Sandro BONDI: AZZERO 200 NOMINE DI RUTELLI.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/05/29/sandro-bondi/azzero-200-nomine-di-rutelli/356388"></link>
  <updated>2008-05-29T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>356388</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) -  Ministro  Beni e Attività Culturali (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il Ministro Sandro Bondi azzera le nomine del suo predecessore al ministero dei beni Culturali Francesco Rutelli.&lt;br /&gt;
 Oltre 200 nomine di seconda fascia, fatte dall'allora Ministro Rutelli nel marzo scorso e che avevano sollevato non poche polemiche, sono state annullate con un provvedimento firmato dal Capo di Gabinetto Salvatore Nastasi.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 La notizia e' stata annunciata dal sindacato autionomo Confsal che ha allegato il provvedimento del capo di Gabinetto del ministro Sandro Bondi.&lt;br /&gt;
 &quot;Si rende noto che questo Gabinetto - si legge -, a seguito delle osservazioni formulate dalla Corte dei Conti, ha provveduto a ritirare il Decreto Ministeriale 28 febbraio 2008, concernente l'articolazione degli uffici dirigenziali di livello non generale dell'amministrazione centrale e periferica. &lt;br /&gt;
Tanto si rappresenta in particolare ai Direttori Regionali, per le necessarie, urgenti comunicazioni che dovranno essere inoltrate alle componenti sezioni di controllo della Corte dei Conti, alle quali siano stati gia' trasmessi, per la prescritta registrazione, i Decreti di conferimento di incarichi dirigenziali di livello non generale&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.agi.it/politica/notizie/200805291807-pol-rt11165-art.html&quot;&gt;AGI&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Paolo GUZZANTI: Casca anche Rutelli l’ultimo birillo.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/04/29/paolo-guzzanti/casca-anche-rutelli-l%E2%80%99ultimo-birillo/332123"></link>
  <updated>2008-04-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>332123</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PT già IR) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Ciò che li ha ammazzati è la presunzione degli intellettuali, la spocchia degli intellettuali, l’arroganza, l’ignoranza degli intellettuali.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
Guardi Rutelli, guardi Veltroni e che vedi? Scatole vuote.&lt;br /&gt;
 Magari dici: simpatici. Belle frequentazioni, bella cravatta, belle case, bel quadro. &lt;br /&gt;
Intorno a loro le corti dei pezzenti in cerca di consulenze per cui Rutelli è stato condannato a un risarcimento miliardario.&lt;br /&gt;
 Corti di psichiatri strademocratici, attricette, venditori di fumo, di musiche copiate, di rap copiati, di film orecchiati, tutti a masticare l’inglese che non sanno, ad alludere alle allusioni degli altri, &lt;b&gt;ad obamare gli Obama degli altri&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 &lt;b&gt;Roma è caduta. Ma non in mano ai barbari. Roma è caduta in mano ai romani.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
Quando cadde in mano ai lanzichenecchi nel 1527 e fu messa a sacco, il Conestabile Borbone perse la testa che gli portò via con una archibugiata Benvenuto Cellini artista criminale come Caravaggio, detenuto in Castello.&lt;br /&gt;
 Ma quando Roma cadde in mano alle sinistre l’intimidazione intellettuale fu tale che nessuno osò prendere, metaforicamente parlando, alcun archibugio, perché uno dei più pregiati e anche socchiusi intellettuali, l’&lt;b&gt;Argan&lt;/b&gt; storico dell’arte, fu insediato in Campidoglio con la sua aria cattivissima di chi soffre di una digestione perennemente irrisolta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

 
Fu una decisione, allora «del partito», e quando si diceva «il partito» si intendeva «quel partito» e cioè proprio «il» partito, che infatti subito dopo mise a sindaco di Roma l’iracondo, furibondo, odiosissimo Luigi Petroselli che morì d’infarto essendo un fumatore alla turca e su di lui «il partito» creò l’aura del martirio.&lt;br /&gt;
 Petroselli era morto come se l’avessero ucciso. Poi ci fu Ugo Vetere, meno charmant, ma un piccolo Breznev, per così dire, una parentesi di piccoli imperatori della decadenza che si succedevano disordinatamente e senza lasciar traccia fino alla diarchia Rutelli-Veltroni, Bibì e Bibò, il piacione e il kennediano, l’uno uscito dai lombi di Marco Pannella, l’altro dalla sua storia ben costruita che sappiamo, in un mondo di figurine, panini, chewingum, film, videocassette, libri allegati come gadget.&lt;br /&gt;
 Sotto le apparenze, nulla. O quasi. Poiché viaggiamo tutti, sappiamo che cosa voglia dire una grande capitale europea: Londra, Barcellona, Parigi, Berlino, Vienna.&lt;br /&gt;
 Guardate Roma che è Roma, con il tesoro, il prestigio, la potenzialità come si dice oggi.&lt;br /&gt;
 

Che cosa ne hanno fatto? Nulla. Baldorie, carnevali, maratone, estati strillate, concerti rock: una città negata a chi ha superato i sessanta anni e non sa che farsene, di maratone e concerti rock.&lt;br /&gt;
 Una città in cui se hai bambini piccoli, puoi anche spararti, fatte salve alcune piccole isole di proporzioni minuscole rispetto alla città.&lt;br /&gt;

Ieri la caduta della capitale è venuta dal popolo acquartierato fuori dal Campidoglio.&lt;br /&gt;
 Con Alemanno c’era Benvenuto Cellini e con Rutelli il Conestabile di Borbone coi suoi Lanzi, quelli della peste.&lt;br /&gt;
 I lanzi dei giorni nostri sono la massa dei disgraziati brutti sporchi e cattivi dell’emigrazione clandestina e sregolata che hanno sparso la nuova peste che è la paura. &lt;br /&gt;
Roma non conosceva la paura. Ora la conosce. Oltre la paura, l’oltraggio.&lt;br /&gt;
 Gli intellettuali schizzinosi, rognosi, superciliosi, gli intellettuali da operetta e da column al veleno hanno osato dare del razzista a chi ha preso la peste della paura.&lt;br /&gt;
 Se le ragazzine hanno paura di essere stuprate a mezzogiorno uscendo da scuola, sono razziste.&lt;br /&gt;
 Se le madri e i padri sono incazzati, sono razzisti.&lt;br /&gt;
 Se gli ultimi gravissimi episodi di violenza spargono peste e paura, allora vuol dire che le vittime sono razziste.&lt;br /&gt;
 Anzi, fasciste. Abbiamo letto di Valentino Parlato che di Alemanno, giura, sente «il puzzo».&lt;br /&gt;
 Non «la» puzza, ma «il» puzzo, che è più ideologico, più infamante. &lt;br /&gt;

Sono finiti nella discarica, questo è certo.&lt;br /&gt;
 Ma è anche certo che ci sono finiti da soli. &lt;br /&gt;
È come la fine dei dinosauri comunisti che il 13 aprile sono stati ammazzati dal meteorite e si sono estinti. &lt;br /&gt;
Bum, ciao. Rifondaroli, neo, post, quasi, comunisti: bianche ossa. Qualche zanna, molte creste. &lt;br /&gt;

E così &lt;b&gt;quelli del loft&lt;/b&gt;. Già gente che chiama loft l’ufficio è così provinciale, così infantile, così al secondo anno di architettura, così appena tornata da Soho, che bisognerebbe solo per questo mandarla a pedate a studiare e anche a lavorare in una officina meccanica, magari alla fresa o reparto scocche. &lt;br /&gt;
Loft. Comunque si sono estinti anche loro. Gli obesi di cultura imparaticchia, orecchiuta e orecchiata, malappresa.&lt;br /&gt;
 Tutti a toccarsi le palle fino a farsele cadere per terra e poi tutti in ginocchio a ritrovare ciascuno le proprie. &lt;br /&gt;
Inutile. La scaramanzia non ha funzionato. Benvenuto Cellini con un colpo di archibugio a uno, una spingardada all’altro, ha portato via a chi la cravatta e, a chi ce l’aveva, la testa. &lt;br /&gt;

A sera ieri sul Campidoglio garrivano, ovvero sventolavano con molta allegria, le bandiere tricolori di fronte alla copia quasi perfetta del Marc’Aurelio che non è più quello originale, perché quello gli architetti l’hanno messo sotto chiave.&lt;br /&gt;
 Noi romani usiamo – usavamo – dire di una persona che rivela lati oscuri e obliqui: «Scopre in oro come il cavallo di Marc’Aurelio». &lt;br /&gt;
Adesso quello che ci hanno messo è di plastica, ma la banda dei lanzi che è stata cacciata ha seguitato a scoprire in oro lo stesso fino alla fine.&lt;br /&gt;
 Loro agivano così: in pubblico mandavano Veltroni, o Rutelli, che ci capivano una cippa e si vedeva, ma che avevano alle spalle «il partito». &lt;br /&gt;
Loro cantavano, gorgheggiavano, vestivano, spendevano i soldi degli altri, apparivano. &lt;br /&gt;
E dietro di loro «il partito» muoveva i suoi cingoli, i suoi assessori, le sue macchine amministrative. Una armata rossa micidiale, implacabile, vecchia, priva di fantasia, lontana anni luce dalle capacità gestionali che si richiedono per una moderna capitale.&lt;br /&gt;
 Ma si trattava appunto del feudo del «partito». &lt;b&gt;Il «partito» era e restava il partito indipendentemente dal nome. Chi se ne frega se si chiama oggi Pci, o Pds, o Ds, o Ulivo, o Pd.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Quelli si svegliavano la mattina e guardavano il meteo: come ci chiamiamo oggi? Regolavano l’orologio e andavano avanti.&lt;br /&gt;
 Il popolo romano è un popolo sanguigno. Quello fiorentino sa essere feroce però è infiocchettato, quello napoletano è spagnolesco anche quando ti taglia la gola, i romani sono più gente da Castello con l’archibugione. &lt;br /&gt;
Chiamano capitan Alemanno che è un tipo freddo, tranquillo, uno che parla poco e prende la mira giusta e quello fa aggiustare la mira.&lt;br /&gt;
 Il popolo di Roma ci mette polvere e palla e il resto è fatto.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=HXPLU&quot;&gt;Il Giornale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Francesco RUTELLI: Incasso la sconfitta ringraziando i miei elettori.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/04/28/francesco-rutelli/incasso-la-sconfitta-ringraziando-i-miei-elettori/332094"></link>
  <updated>2008-04-28T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: L'  Ulivo) -  Vicepres. del Consiglio   (Partito: DL) -  Ministro  Beni e Attività Culturali (Partito: DL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Le elezioni sono state vinte da Alemanno, cui ho telefonato e al quale ho rivolto i miei auguri sinceri nell’interesse della citta’”. &lt;br /&gt;
E’ l’annuncio ufficiale che Francesco Rutelli non avrebbe mai voluto dare. Lo fa parlando nella sede del suo comitato elettorale, per la prima volta dopo la sconfitta alle elezioni per il sindaco di Roma.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;


“Ringrazio gli elettori che mi hanno votato, i militanti e i cittadini che hanno generosamente condotto questa campagna elettorale, al mio fianco”, le prime parole di Rutelli, accolto da un fragoroso e prolungato applauso nella sede del suo comitato elettorale.

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.mondopoliticablog.com/2008/04/28/rutelli-incassa-la-sconfitta-ringraziando-i-suoi-elettori/&quot;&gt;mondopoliticablog&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Fabio RAMPELLI: RAMPELLI (PDL):GIORNATA DELLA TERRA,  A RUTELLI, SU ALBERI MAI APPLICATA LA TUA LEGGE NEPPURE QUANDO SEI STATO SINDACO</title>
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  <updated>2008-04-22T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: AN) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Il candidato sindaco Rutelli rispolvera quel po' di ambientalismo agé recuperando dal repertorio  antiche battaglie tradite da un ex sindaco di Roma e di un ex deputato verde, che 'casualmente' portano il suo stesso nome. Nel 1992 il deputato verde, Francesco Rutelli, fece approvare una legge, 113/92,  per la quale doveva essere piantato un albero a ogni bambino nato e nel certificato di nascita doveva essere riportato il luogo della piantumazione. Ebbene quella legge, applicata in piccoli Comuni d'Italia, non fu mai rispettata a Roma governata per ben 7 anni dallo stesso Rutelli. All'ufficio nascite dell'Anagrafe hanno confermato che la legge a Roma  non è stata mai applicata e neanche un albero è stato piantato con la nascita di nuovi cittadini. I 500mila alberi di alberi di oggi rappresentano le 500mila bugie dette dal 1993 a oggi &quot;. E' quanto dichiara il deputato del PdL, Fabio Rampelli, già capogruppo in Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rampelli.it&quot;&gt;comunicato stampa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maria Coscia: Su braccialetti gran polverone</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/04/21/maria-coscia/su-braccialetti-gran-polverone/355866"></link>
  <updated>2008-04-21T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">L’atteggiamento oscurantista e le reazioni negative alla proposta dei braccialetti [con un pulsante per chiedere aiuto, per tutelare le donne, &lt;i&gt;ndr&lt;/i&gt;] fatta da Rutelli dimostrano che evidentemente il centrodestra è liberale solo a parole. Si alza un gran polverone trasformando questa proposta sperimentale in qualcosa che non è: non è un obbligo, non è un marchio, non è simbolo. È solo uno strumento in più da mettere in campo per la sicurezza delle donne e non solo, per i bambini, per gli anziani, per chiunque ne senta la necessità. Una libera scelta, uno strumento che può divenire un deterrente per i malintenzionati e che può far sentire più sicuri e immediatamente localizzabili in caso di pericolo. Nessuna imposizione di dispositivi elettronici, nessun controllo dall’alto, ma solo la possibilità di scegliere di sentirsi più sicuri.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=533787&quot;&gt;La Stampa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Fabio RAMPELLI: RAMPELLI (PDL): A RUTELLI, QUEI PINI AL COLOSSEO QUADRATO E QUELLE 'NUVOLE' SULL'EUR...</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/04/21/fabio-rampelli/rampelli-pdl-a-rutelli-quei-pini-al-colosseo-quadrato-e-quelle-nuvole-sulleur/331936"></link>
  <updated>2008-04-21T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: AN) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Avvisiamo Rutelli: i pini stanno bene dove stanno. Se il candidato sindaco è così in ansia per lo spostamento degli assi, perché non si è preoccupato di bloccare i  grattacieli di Purini, la 'Torre' di Piano e la Nuvola di Fuksas. Tutte opere che, in quanto a spostamenti degli assi,  sono molto più pesanti dei pini davanti al Palazzo della Civiltà&quot;. È quanto dichiara il deputato romano del PdL, arch. Fabio Rampelli, a commento delle affermazioni del ministro Rutelli rilasciate sul Palazzo della Civiltà, durante la visita della mostra a Palazzo Braschi.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rampelli.it&quot;&gt;comunicato stampa ufficiale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Francesco RUTELLI: PER IL CAMPIDOGLIO: VERSO BALLOTTAGGIO DELLA RIVINCITA.</title>
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  <updated>2008-04-15T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: L'  Ulivo) -  Vicepres. del Consiglio   (Partito: DL) -  Ministro  Beni e Attività Culturali (Partito: DL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br /&gt;
Roma, 15 apr. - &lt;b&gt;&quot;E' una partita che va verso un ballottaggio che ci permettera' di cogliere una rivincita importante&quot;&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
Lo ha detto il candidato sindaco di Roma per il centrosinistra &lt;b&gt;Francesco Rutelli&lt;/b&gt;, commentando gli ultimi dati che &lt;b&gt;lo vedono in vantaggio su Gianni Alemanno, 43,4% contro 41,9%&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
 &quot;Si tratta di un vantaggio importante - ha aggiunto Rutelli - determinante e ho fiducia che ci permetta di vincere&quot;.&lt;br /&gt;
 Il candidato sindaco ha voluto poi ringraziare &quot;le centinaia di migliaia di cittadini romani che ci hanno dato la loro fiducia&quot;.
  &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.agi.it/ultime-notizie-page/200804152103-pol-rom1194-art.html&quot;&gt;AGI&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Francesco GIORDANO: Giordano: «Sosteniamo Rutelli al primo turno»</title>
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  <updated>2008-04-08T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Rifondazione comunista - Sinistra europea) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
&lt;p&gt;Con Rutelli sindaco. Senza se e senza ma. E' questo il messaggio che Franco Giordano ha voluto dare in modo chiaro e trasparente ai giornalisti convocati al Comitato Nazionale di via Veneto, insieme a Patrizia Sentinelli, coordinatrice della campagna elettorale romana de La Sinistra L'Arcobaleno e Massimiliano Smeriglio, segretario della federazione romana del Prc. No alla tentazione astensionismo e, soprattutto, no al voto disgiunto, quindi: è questo, soprattutto, l'appello del segretario agli elettori romani che domenica e lunedì andranno alle urne. Disgiungere il voto, infatti, rischia di danneggiare non certo Rutelli, ma soprattutto la Sinistra l'Arcobaleno, che sarebbe inevitabilmente indebolita da un allargamento della coalizione. Una vittoria al primo turno che consacrerebbe non solo Rutelli sindaco, ma anche Patrizia Sentinelli, che Massimiliano Smeriglio definisce «la candidata vicesindaco in pectore della coalizione». «Il voto disgiunto è una bizzarria e non va contro Rutelli, ma contro noi stessi. Se andremo al secondo turno, infatti, saremo costretti a ricontrattare quella parte di programma che abbiamo strappato con le unghie e con i denti e che ci vede protagonisti di questa alleanza di governo». 
&lt;p&gt;E' su questo punto che Giordano insiste: «Possiamo avere opinioni diverse sul Rutelli politico nazionale, ma Rutelli è un bravo sindaco e su questo non ci sono dubbi. Fare il sindaco è la sua vocazione e sarà il sindaco di Roma. Dobbiamo sostenerlo con convinzione, perché abbiamo condiviso con lui un programma valido, in cui la nostra presenza si è fatta sentire».
E, ricorda Patrizia Sentinelli, su questo programma sono stati raggiunti risultati importanti, che segnano una discontinuità con il passato. Sui diritti ambientali, sulla stabilizzazione dei posti di lavoro. E sulla partecipazione, la grande sfida di cui la Sinistra l'Arcobaleno si fa capofila (domattina a Largo Argentina iniziativa tematica, in cui verrà presentato un documento con proposte concrete), che dovrà segnare trasversalmente la prossima giunta. Massimiliano Smeriglio, però, fa un appello a Rutelli: «Le dichiarazioni delle ultime ore di Veltroni e Franceschini non ci aiutano a saldare, come noi vogliamo, l'alleanza di governo che abbiamo fatto su Roma. È un'alleanza che noi difendiamo. Rutelli se ne faccia garante».

&lt;p&gt;di Paola Giampietro da Liberazione dell'8 aprile 2008&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.liberazione.it&quot;&gt;Liberazione&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Fabio RAMPELLI: RAMPELLI (AN): CARO AFFITTI A ROMA, I CITTADINI 'RINGRAZINO' RUTELLI E VELTRONI...</title>
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  <updated>2008-03-31T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: AN) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Se Roma è la città più cara per gli affitti, tanto che oltre il 53%dello stipendio se ne va per pagarlo, Rutelli e Veltroni dovrebbero fare mea culpa e chiedere scusa a chi cerca casa e non riesce a trovarla, soprattutto agli sfrattati e alle giovani coppie. In quindici anni di governo non c'è stata alcuna svolta nell'edilizia residenziale pubblica, anzi, i fondi esistenti sono praticamente inutilizzati a causa della carenza di aree idonee. Si sono sempre trovati il tempo e le condizioni per realizzare accordi di programma e compensazioni, ma mai per varare un piano efficace di politiche abitative&quot;. È quanto dichiara il deputato romano di Alleanza nazionale, Fabio Rampelli,  candidato alla Camera del PdL.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rampelli.it&quot;&gt;comunicato stampa ufficiale&lt;/a&gt;</summary>
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