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  <title>Openpolis - Argomento: Donne</title>
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  <updated>2012-05-24T00:00:00Z</updated>
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  <title>DELIA MURER: Maternità e cura, bonus pensione - Proposta di legge </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/24/delia-murer/maternit%C3%A0-e-cura-bonus-pensione-proposta-di-legge/640430"></link>
  <updated>2012-05-24T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>640430</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ho presentato alla Camera dei deputati una proposta di legge per riconoscere, ai fini pensionistici, il periodo dedicato alla maternità e quello dedicato al lavoro di cura di familiari disabili. 
&lt;p&gt; La proposta stabilisce che per ogni figlio sia riconosciuto alla lavoratrice madre un bonus di due anni di contributi figurativi. Al tempo stesso viene portato a quattro anni complessivi il periodo di congedo straordinario, retribuito, riconosciuto a chi si occupa della cura di un familiare disabile grave convivente. 
&lt;p&gt;“La recente riforma delle pensioni ha alzato l’età pensionabile e ha equiparato l’età per uomini e donne. In questo modo, però, non si riconosce il fatto che ci sono persone che, per la maternità o per la cura di un familiare disabile, di fatto lavorano il doppio, conducono carichi personali altissimi, e non possono andare in pensione così tardi. Operare una forma di compensazione rispetto alla maternità e al lavoro di cura è un elemento di giustizia sociale”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Di seguito il testo integrale della proposta di legge.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;PROPOSTA DI LEGGE
&lt;p&gt;

d'iniziativa del deputato
&lt;p&gt;

DELIA MURER
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Introduzione di un credito contributivo ai fini pensionistici per la maternità e aumento del periodo di Congedo straordinario per assistenza e lavoro di cura in favore di familiari conviventi portatori di handicap.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;Onorevole colleghi,
&lt;p&gt;

alcuni recenti provvedimenti del Governo in ordine alla materia previdenziale sono stati volti al progressivo innalzamento dei requisiti anagrafici per il diritto all’accesso dei trattamenti pensionistici. Questo con riferimento sia ai lavoratori pubblici che privati, sia uomini che donne.
&lt;p&gt;

La riforma è avvenuta per due ragioni sostanziali: da una parte lo scopo di adeguare i requisiti anagrafici per l’accesso al sistema pensionistico all’incremento della speranza di vita accertato dall’ISTAT e convalidato dall’EUROSTAT, con riferimento ai 5 anni precedenti. Dall'altra, la necessità di garantire la sostenibilità economica di lungo periodo del sistema che, oltre all'aggancio automatico dell'età pensionabile all'incremento della speranza di vita, ha previsto il posticipo della decorrenza dei trattamenti pensionistici (cd. finestre) e un generale incremento dei requisiti pensionistici.
&lt;p&gt;

L’articolo 24 del decreto-legge 201/2011 ha attuato una revisione complessiva del sistema pensionistico.
&lt;p&gt;

In particolare, sono stati ridefiniti i requisiti anagrafici per il pensionamento di vecchiaia a decorrere dal 1° gennaio 2012 (comma 6), disponendo l’innalzamento a 66 anni del limite minimo per accedere alla pensione di vecchiaia (sia per i lavoratori dipendenti sia per quelli autonomi), nonché l’anticipazione della disciplina a regime dell’innalzamento progressivo dell’età anagrafica delle lavoratrici dipendenti private al 2018 (in luogo del 2026) Più specificamente, sono stati ridefiniti i requisiti anagrafici per l'accesso alla pensione di vecchiaia nei seguenti termini:
&lt;p&gt;

62 anni per le lavoratrici dipendenti private, la cui pensione è liquidata a carico dell'AGO e delle forme sostitutive della medesima; tale requisito anagrafico viene ulteriormente innalzato a 63 anni e 6 mesi a decorrere dal 1° gennaio 2014; 65 anni a decorrere dal 1° gennaio 2016; 66 anni a decorrere dal 1° gennaio 2018;
&lt;p&gt;

63 anni e 6 mesi per le lavoratrici autonome la cui pensione è liquidata a carico dell'AGO nonché della gestione separata INPS; tale requisito anagrafico è fissato a 64 anni e 6 mesi a decorrere dal 1° gennaio 2014; 65 anni e 6 mesi a decorrere dal 1° gennaio 2016; 66 anni a decorrere dal 1° gennaio 2018; 66 anni per i lavoratori dipendenti privati e i pubblici dipendenti (lavoratori e, ai sensi dell’articolo 22-ter del D.L. 78/2009, lavoratrici), la cui pensione è liquidata a carico dell'AGO e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima.
&lt;p&gt;

Il successivo comma 10 innalza, a decorrere dal 1° gennaio 2012 e con riferimento ai soggetti la cui pensione è liquidata a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima, nonché della gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della L. 335/1995, che maturino i requisiti a partire dalla medesima data, il limite massimo di 40 anni richiesto ai fini del riconoscimento del diritto al pensionamento in base al solo requisito di anzianità contributiva a prescindere dall’età anagrafica (c.d. “quarantesimi”). Sulla base delle nuove disposizioni, l’accesso al trattamento pensionistico è consentito esclusivamente qualora risulti maturata un’anzianità contributiva di:
&lt;p&gt;

nel 2012, 42 anni e 1 mese per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne;
&lt;p&gt;

nel 2013, 42 anni e 2 mesi per gli uomini e 41 anni e 2 mesi per le donne;
&lt;p&gt;

a decorrere dal 2014, 42 anni e 3 mesi per gli uomini e 41 anni e 3 mesi per le donne.
&lt;p&gt;

In virtù di tale disposizione viene soppressa, sempre a decorrere dal 2012, la possibilità di accedere al pensionamento anticipato con il sistema delle cd. “quote” introdotto dalla L. 247/2007, con un’anzianità minima compresa tra 35 e 36 anni di contributi. Inoltre, si prevede l’applicazione di una riduzione percentuale del trattamento pensionistico per ogni anno di pensionamento anticipato rispetto all’età di 62 anni (pari all’1%, con elevazione al 2% per ogni ulteriore anno di anticipo rispetto a 2 anni).
&lt;p&gt;

Con la riforma previdenziale, sul fronte del trattamento delle pensioni per uomini e donne, il Governo ha accolto i rilievi dell'Unione Europea sull'uguaglianza tra donne e uomini, predisponendo un intervento legislativo che parifica l'età pensionabile delle lavoratrici del lavoro pubblico a quella dei colleghi maschi, passando, gradualmente, alla medesima età.
&lt;p&gt;

Il provvedimento, giustificato dall'esigenza di riequilibrio dei conti, non tiene del tutto conto di una serie di specificità che investono, in particolare le donne, nella loro storia lavorativa e personale, e innanzitutto del peso che deriva dalla mancanza di una vera politica di pari opportunità che investa nei servizi pubblici, che sostenga le donne nel mercato del lavoro, che dia risposte al lavoro di cura, che allevi le donne da un doppio lavoro obbligato in tutte le fasi della vita, e che le discrimina di fatto per tutta la loro vita lavorativa salvo saldare una paradossale &quot;uguaglianza&quot; quando si tratta della pensione.
&lt;p&gt;

Il medesimo discorso riguarda chi assiste familiari disabili gravi; lavoro di cura che riguarda spesso le donne ma, a volte, anche gli uomini.
&lt;p&gt;

In Italia ci sono milioni di persone non in grado di svolgere gli atti quotidiani della vita in modo autonomo o di non deambulare da soli, eccetera, e quindi rientranti in condizione di handicap grave (art.3 comma 3 legge 104). Soggetti che vivono una condizione che incide pesantemente nella loro vita ma anche, almeno per chi ne ha una, sulle loro famiglie, che sono la risorsa vera, dal momento che i servizi pubblici, in questo senso, risentono di note carenze.
&lt;p&gt;

A guardare gli ultimi dati Istat si rileva che il 43% delle donne italiane con età inferiore ai 40 anni (ma ben il 55% di quelle che ne hanno meno di 30), se decidono di avere un figlio non accedono alla maternità con tutti i diritti previsti dalla legge: non ricadono infatti tra le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato che sono il “target” di riferimento della legge 53/2000. Oggi le giovani donne accedono in modo precario al mondo del lavoro, spesso con lavori autonomi, ma si muovono anche in un contesto molto cambiato dal punto di vista culturale, fatto di maggiore equilibrio nelle responsabilità di cura nelle coppie, di consapevolezza di non voler essere messe di fronte alla scelta di rinunciare al lavoro in presenza di un figlio.

&lt;p&gt;
E’ necessario dunque un riconoscimento mirato - materiale ma anche simbolico - del lavoro di cura, è necessario intraprendere un percorso di riequilibrio del sistema di welfare che allarghi i diritti sociali e di cittadinanza a chi, senza distinzione tra donne e uomini, presta attività di cura: la cura – che è attività umana essenziale e ha un valore irrinunciabile - deve entrare nella polis, ridisegnando una nuova mappa del welfare.
&lt;p&gt;

Un sistema di welfare a carattere strutturale, reso più urgente dalla attuale situazione di crisi, iniziando da queste proposte:
&lt;p&gt;

La proposta del Governo di equiparazione dell’età minima della pensione di vecchiaia delle donne, a fronte della sentenza della Corte di Giustizia europea nei confronti della normativa italiana del pubblico impiego, è accettabile solo se si accompagna a una sostanziale riforma del welfare che tenga conto del lavoro di cura. La possibilità di anticipazione infatti costituiva una sorta di “risarcimento”, per quanto generico e generalizzato, del ruolo di cura ricoperto dalle donne nella società. Averla cancellata contempla la necessità di individuare, comunque, una forma di riconoscimento per il lavoro di cura stesso.
&lt;p&gt;

La nostra legislazione già prevede forme di riconoscimento per quelle categorie di lavoratori che hanno un'attesa di vita ridotta come disabili e lavoratori addetti a mansioni usuranti. Chi assiste in famiglia persone con necessità di assistenza continuata risente oggettivamente della medesima “usura” personale, della propria esistenza, tale da giustificare un riconoscimento. La presente Proposta di legge scaturisce dal principio dell’indispensabilità del riconoscimento della cura, a cui va dato un corrispettivo materiale, che viene tradotto nel cosiddetto &quot;Credito di cura&quot;, un credito contributivo ai fini pensionistici che riguarda la maternità e il lavoro di cura. Un sistema di crediti che – secondo la nostra proposta – riconosce alle lavoratici madri un bonus di due anni di contribuzione figurativa, per ogni figlio, valido a tutti gli effetti di legge ai fini della maturazione del requisito di anzianità contributiva.
&lt;p&gt;

Inoltre il provvedimento concede un riconoscimento a lavoratori e lavoratrici impegnati, nell'ambito familiare, in un lavoro di cura verso familiari conviventi con handicap grave. La formula è quella di aumentare il periodo di congedo straordinario, già previsto dalla normativa, da due a quattro anni nell’ambito della propria vita lavorativa. Un congedo retribuito a tutti gli effetti e con rilevanza ai fini pensionistici.
&lt;p&gt;

Questa perequazione non solo va nella direzione di riconoscere alle donne quel diritto al riconoscimento di uno svantaggio oggettivo, di tutta quella mole di lavoro di fatto, non retribuito, che viene svolto nella responsabilità familiare, di cura e della maternità; ma aiuta a riflettere anche sul fatto che, se è vero che l'età media e l'aspettativa di vita si sono innalzate, è anche vero che il lavoro di cura logora fino al punto da abbassare la durata dell'esistenza stessa.
&lt;p&gt;

Appare, quindi, necessario destinare a misure di riconoscimento del lavoro di cura almeno una parte dei risparmi ottenuti con l'innalzamento dell'età pensionabile.
&lt;p&gt;

La presente Proposta di legge provvede, dentro questi indirizzi, al conferimento di una delega al Governo in ragione della estrema complessità del sistema previdenziale, che ha bisogno di interventi di varia natura su più provvedimenti che solo da un'analisi normativa e contabile preventiva del Governo possono essere prodotto.
&lt;p&gt;

Per quanto riguarda la copertura finanziaria, non risultando possibile procedere in sede di conferimento della delega, a causa della complessità della materia trattata, all'esatta determinazione degli effetti finanziari derivanti dall'attuazione delle disposizioni delegate, secondo quanto previsto dalla legge di contabilità generale dello Stato n. 468 del 1978 e dalla riforma della medesima legge in via di approvazione definitiva (atto Senato 1397-B), la quantificazione degli oneri è rimessa alla fase di adozione dei decreti legislativi, e l'individuazione dei relativi mezzi di copertura è condizionata all'adozione di specifici provvedimenti legislativi. Si dispone, infatti, che i decreti legislativi dai quali derivino nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica, siano emanati solo successivamente alla data di entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie. A ciascuno schema di decreto legislativo deve essere dunque allegata una relazione tecnica che dia conto della neutralità finanziaria del medesimo decreto ovvero dei nuovi o maggiori oneri da esso derivanti e dei corrispondenti mezzi di copertura.
&lt;p&gt;


 
&lt;b&gt;
PROPOSTA DI LEGGE&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

 

 

&lt;b&gt;Art. 1.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

(Introduzione di un credito contributivo a fini pensionistici per la maternità).
&lt;p&gt;

 

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per l’introduzione di un’agevolazione pensionistica alle lavoratrici madri con il seguente criterio direttivo:
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;a)&lt;/b&gt; riconoscimento di un bonus di due anni di contribuzione figurativa, per ogni figlio, in favore delle lavoratrici madri, valido a tutti gli effetti di legge ai fini della maturazione del requisito di anzianità contributiva;
&lt;p&gt;

 

&lt;b&gt;Art. 2&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

(Modifiche al Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 e alla Legge 8 marzo 2000, n. 53, in ordine alla durata del Congedo straordinario per assistenza e lavoro di cura in favore di familiari conviventi portatori di handicap)
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;a)&lt;/b&gt; Il Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 denominato “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita' e della paternita” si intende così modificato: “all’articolo 42, comma 5 bis, portare la durata massima da due anni a quattro anni”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;b)&lt;/b&gt; Di conseguenza analoga modifica alla Legge 8 marzo 2000, n. 53, denominata &quot;Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”: “ all’articolo 4, comma due, portare la durata massima da due a quattro anni”.
&lt;p&gt;

 
&lt;b&gt;
Art. 2.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

(Pareri sullo schema di Decreto legislativo).
&lt;p&gt;

 

&lt;b&gt;1.&lt;/b&gt; Lo schema di Decreto legislativo adottati ai sensi degli articolo 1 della presente legge, è deliberato in via preliminare dal Consiglio dei ministri, sentite le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente rappresentative a livello nazionale.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;2.&lt;/b&gt; Lo schema di Decreto legislativo è trasmesso alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario, che sono resi entro trenta giorni dalla data di assegnazione dello stesso. Entro i trenta giorni successivi all'espressione dei pareri, il Governo, ove non intenda conformarsi alle condizioni ivi eventualmente formulate con riferimento all'esigenza di garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, ritrasmette alle Camere i testi, corredati dei necessari elementi integrativi di informazione, per i pareri definitivi delle Commissioni competenti, che sono espressi entro trenta giorni dalla data di trasmissione.
&lt;p&gt;

 

 

 

&lt;b&gt;Art. 3.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

(Copertura finanziaria).
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;1.&lt;/b&gt; Il Decreto legislativo di cui all'articolo 1, dai quali derivano nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica sono emanati solo successivamente alla data di entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanziano le occorrenti risorse finanziarie.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;2.&lt;/b&gt; Allo schema di decreto legislativo di cui al comma 1 è allegata una relazione tecnica che rende conto della neutralità finanziaria del medesimo decreto ovvero dei nuovi o maggiori oneri da esso derivanti e dei corrispondenti mezzi di copertura.&lt;br /&gt;



&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it.html?view=article&amp;catid=4%3Aproposte-di-legge&amp;id=417%3Amaternita-e-cura-un-bonus-per-la-pensione&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;www.deliamurer.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: Doppia preferenza, risultato storico</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/09/delia-murer/doppia-preferenza-risultato-storico/627273"></link>
  <updated>2012-05-09T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>627273</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Una conquista importante. Un primo passo che segna una giornata storica”. 
&lt;p&gt;Lo dichiara &lt;b&gt;Delia Murer&lt;/b&gt;, deputata Pd, a commento dell’approvazione, a Montecitorio, del progetto di legge sul riequilibrio di genere nella rappresentanza.
&lt;p&gt; “Ci siamo battute per avere di più; avremmo voluto vincoli nella formazione delle giunte ma di fronte allo sbarramento di alcune forze politiche, abbiamo scelto di cercare l’intesa per evitare che la legge, nel suo insieme, saltasse. Abbiamo così ottenuto alcuni risultati molto significativi. 
&lt;p&gt;&quot;La doppia preferenza, innanzitutto, che segna un principio fondamentale di riequilibrio democratico”. E' un risultato storico, maturato grazie ad una iniziativa delle deputate del Pd; abbiamo posto con forza una questione che non è delle donne, ma della democrazia.
&lt;br /&gt;

Ora l’impegno delle donne del Pd continuerà al Senato, per avere la legge in vigore quanto prima&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it.html?view=article&amp;catid=7%3Ageneraliste&amp;id=412%3Adoppia-preferenza-risultato-storico&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;sito web ufficiale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: Riforma del lavoro, più azioni per l'inclusione delle donne</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/13/delia-murer/riforma-del-lavoro-pi%C3%B9-azioni-per-linclusione-delle-donne/626808"></link>
  <updated>2012-04-13T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626808</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
E’ cominciato in Commissione, al Senato, la discussione sulla riforma del mercato del lavoro. Si è parlato molto, giustamente, in queste settimane di articolo diciotto, di flessibilità, di ammortizzatori sociali e di precarietà. Non si è parlato quasi per nulla di misure a sostegno dell’occupazione femminile. Un tema messo ai margini della discussione, mentre dovrebbe essere un elemento cardine per il rilancio e lo sviluppo del Paese. I dati Istat sul mercato del lavoro di marzo ci dicono che mentre il tasso di occupazione maschile (67,2 per cento) è stabile rispetto a febbraio, quello femminile (46,7 per cento) è in calo del 4 per cento rispetto al mese precedente. 
&lt;p&gt;Non solo: il 49,2 per cento delle giovani donne del Mezzogiorno è disoccupato. E laddove le donne trovano lavoro, prevalentemente si collocano nel segmento dei precari. Esiste, quindi, una specificità della questione femminile nella più generale vicenda del mercato del lavoro. La riforma proposta dal Governo, pur contenendo alcune proposte, non sembra tenerne conto. Il dibattito parlamentare dovrà spostare questo asse e introdurre misure più stringenti sul tema. Sia sul fronte di misure dirette sia su quello del riconoscimento del peso della donna nel ruolo familiare e nel lavoro di cura, su cui bisogna investire per dare un impulso all'occupazione femminile. 
&lt;p&gt;I tagli di questi anni stanno mettendo a dura prova i servizi pubblici locali per la famiglia: asili nido, tempo prolungato nelle scuole, assistenza ad anziani e disabili. La donna, nell’ambito familiare, è in genere caricata di tutte queste incombenze, e, venendo meno il servizio pubblico, sparisce un sistema di sostegno alla figura stessa della donna, costretta a tagliare il tempo del lavoro per dedicarsi alla cura dei figli, dei genitori anziani, della famiglia. Ripristinare, e anzi rilanciare, la rete di servizi per la genitorialità, per l’istruzione, per l’assistenza, serve a restituire alla donna una funzione più attiva sul mercato del lavoro.
&lt;p&gt;

Gli interventi previsti dalla riforma Fornero, in questo senso, appaiono insufficienti. Buono il congedo di paternità obbligatorio ma sono pochi i tre giorni. Siamo ben lontani dal modello occidentale. Il Parlamento europeo, infatti, non a caso chiede il congedo di paternità per almeno 15 giorni. Tutta la materia dei congedi parentali, in realtà, andrebbe riscritta, sul fronte della loro convenienza, della protezione da eventuali discriminazioni, per l’allargamento alle fasce di precariato, per il riconoscimento delle differenze e delle specificità.
&lt;p&gt;

Addirittura fuorviante la misura dei voucher per le baby sitter, che fa emergere il lavoro nero ma di certo non aiuta la maternità, collegata com’è al rientro al lavoro della donna in tempi più rapidi. Una misura che sottrae spazi all’esercizio della maternità e non compensa i tagli alla spesa e ai servizi per gli asili nido. Anche la norma sulle dimissioni in bianco, che andrebbe a tutelare maggiormente le donne, soggetto tradizionalmente più esposto a questa pratica, segna, al tempo stresso, un elemento positivo per l’iniziativa in sé ma un arretramento rispetto alla Proposta di legge che sta maturando in Commissione Affari sociali. Nell’insieme, quindi, il quadro degli interventi per una maggiore inclusione delle donne nella vita economica previsti dalla riforma del lavoro è insufficiente. Ci sarà da fare un lavoro attento, a cominciare dal Senato e poi alla Camera, per introdurre correttivi, misure più efficaci e ribaltare una impostazione che sembra puntare lo sguardo più sul passato che sul futuro.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/en/articoli-e-interventi/404-riforma-del-lavoro-piu-azioni-per-linclusione-delle-donne.html?tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;www.deliamurer.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Francesco Profumo: «Una campagna nelle scuole per educare i ragazzi al rispetto»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/27/francesco-profumo/%C2%ABuna-campagna-nelle-scuole-per-educare-i-ragazzi-al-rispetto%C2%BB-intervista/626296"></link>
  <updated>2012-03-27T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626296</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Istruzione, università e ricerca&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Una campagna in tutte le scuole contro la violenza sulle donne. Francesco Profumo, ministro della Pubblica istruzione, annuncia una imminente chiamata a raccolta tra gli studenti perché presentino progetti da valutare in ottobre, in occasione della &quot;Settimana contro la violenza&quot; istituita per la prima volta, nel 2009, dai ministri Gelmini e Carfagna.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ministro Profumo, le cifre sono inquietanti. Ogni due giorni una donna è vittima della violenza di un uomo. Che cosa può fare la scuola?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«In questi casi la scuola deve svolgere un lavoro quotidiano di educazione. Credo poco all´effetto degli eventi se non sono preceduti da un lavoro con i ragazzi. La ‘Settimana contro la violenza´ che si tiene in tutta Italia ad ottobre è un´occasione importante se riusciamo a farla precedere da un progetto comune con gli studenti».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Come funzionerà il progetto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«L´idea è quella di far partire una chiamata e sollecitare proposte. Si tratta di suggerire i cento modi, le molte occasioni concrete per promuovere una educazione permanente al rispetto, che è poi la base di un corretto rapporto tra chi è differente».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ci sono iniziative analoghe in altri paesi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E´ molto interessante l'esperienza spagnola. Perché realizzata in un paese di cultura mediterranea come il nostro. Queste esperienze possono essere replicate e migliorate ancora, per esempio sfruttando i social network. Se le proposte vengono dai ragazzi e sono discusse da loro, i risultati sono duraturi».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei fa l´esempio della Spagna. Perché la cultura mediterranea è più a rischio per le donne?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«C´è sicuramente un problema di modello culturale ma anche di riconoscimento sociale. Da generazioni nelle società del nord Europa il ruolo delle donne è valorizzato e rispettato. Questo è molto importante, ha conseguenze dirette sui comportamenti sociali e anche sull´atteggiamento dei maschi nei loro confronti. E´ un fatto che nei paesi mediterranei e nelle nostre società non è sempre così».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei pensa che il ruolo delle donne nella società possa avere una funzione educativa per i ragazzi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«È fondamentale. Prima di fare il ministro io sono stato rettore del Politecnico di Torino. Nel corso degli anni ho visto aumentare considerevolmente il numero delle ragazze che si iscrivevano alla facoltà di Ingegneria, fino ad allora tradizionalmente frequentata dai ragazzi. Al punto che ancora oggi, se ci si riflette, ‘un ingegnere´ si scrive senza l´apostrofo anche se si sta parlando di una donna. Ebbene, oso pensare che una società in cui ci sono donne che diventano ingegneri, per dire di un mestiere oggi molto considerato, sia una società in cui, in generale, il rispetto per le donne sia maggiore e gli atti di violenza nei loro confronti tendano a diminuire».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ci sono altre azioni, oltre alla vostra campagna nelle scuole, che possano raggiungere l´obiettivo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Penso che anche in questo campo, come in molti altri, sia indispensabile un rapporto stretto con il ministro Fornero, che è titolare del lavoro e delle pari opportunità. Nei prossimi anni lo schema classico per cui la scuola e lo studio precedono il lavoro verrà completamene rivoluzionato. Ciascuno alternerà periodi di studio e di lavoro, i due ambiti saranno sempre più intrecciati. Così accadrà che quel che succede nelle scuole influenzerà molto di più i modelli di comportamento negli uffici e nelle aziende. Promuovere atteggiamenti di rispetto tra generi sarà compito dei due ministeri insieme. Ne ho già parlato in queste ore con la collega Fornero e penso che presto troveremo il modo di collaborare su questo».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il rispetto tra i generi come misura della modernità di una società?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Certamente. Tanto più una società è in grado di far convivere ogni tipo del diversità al suo interno, tanto più è vitale. Il rispetto è il primo passo in questa direzione».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CR4QP&quot;&gt;la Repubblica - Paolo Griseri&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MARINA STACCIOLI: DIMISSIONI IN BIANCO, “STRUMENTALIZZATA UNA BATTAGLIA TRASVERSALE”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/21/marina-staccioli/dimissioni-in-bianco-%E2%80%9Cstrumentalizzata-una-battaglia-trasversale%E2%80%9D/626436"></link>
  <updated>2012-03-21T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626436</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Toscana (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Staccioli, “Buona parte del Consiglio contro l’iniziativa presa dal Governatore insieme alle elette”

“Come donna e come Vicepresidente della Commissione Emergenza occupazionale mi rincresce molto che non mi sia stato chiesto di firmare la proposta di legge contro le dimissioni in bianco, tanto più che fu lo stesso Presidente Enrico Rossi a convocarmi, insieme alle altre consigliere, per presentare l’iniziativa”. Con queste parole la consigliera regionale Marina Staccioli (Gruppo Misto) commenta l’annuncio di una pdl contro l’odiosa pratica delle dimissioni in bianco, che spesso e volentieri vengono fatte firmare alle donne insieme al contratto d’assunzione, come “precauzione” nei confronti di un’eventuale gravidanza. “La proposta di legge, che ha come primo firmatario il capogruppo del Pd – continua Staccioli – è stato presentata a mezzo stampa come un atto trasversale, quando invece il Governatore stava preparando un’altra iniziativa, assieme alle donne del Consiglio”. “Avremmo potuto elaborare un testo unico e sostenere una proposta veramente unitaria, senza bisogno di issare bandiere di alcun tipo – conclude la consigliera – invece anche questa battaglia è stata inutilmente strumentalizzata per le scaramucce di partito”.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.consiglio.regione.toscana.it/politica/comunicati-stampa-dei-gruppi-politici/comunicato/testo_comunicato.asp?id=9159&amp;filtro=&quot;&gt;Consiglio Regionale della Toscana&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: Violenza sulle donne, nuove politiche </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/21/delia-murer/violenza-sulle-donne-nuove-politiche/625915"></link>
  <updated>2012-03-21T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625915</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Una risoluzione in commissione Affari sociali e una mozione in aula, alla Camera dei deputati, per porre con forza il tema della violenza sulle donne e impegnare il Governo ad una serie di interventi concreti. 
&lt;p&gt;“Una indagine Istat – dice l’on. Delia Murer, firmataria di entrambi i provvedimenti - risalente all’ormai lontano 2006, condotta in seguito a una convenzione con il Ministero per i Diritti e le Pari Opportunità, ha dimostrato che le donne italiane tra i 16 e i 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita sono stimate in 6.743.000 e, in particolare, circa un milione di donne ha subìto stupri o tentati stupri e che il 14,3% delle donne, che abbiano o abbiano avuto un rapporto di coppia, ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale dal partner. Si tratta, con tutta evidenza, di numeri allarmanti. Bisogna avviare serie politiche per prevenire e colpire una vergogna nazionale”. La risoluzione in commissione Affari sociali punta ad impegnare il Governo ad individuare le risorse economiche per ripristinare il Fondo contro la violenza alle donne, finalizzato alla prevenzione, all'informazione, alla sensibilizzazione nei confronti del fenomeno della violenza contro le donne, nonché al sostegno dei centri antiviolenza e delle case-rifugio; &lt;br /&gt;
impegna, inoltre, l’esecutivo a predisporre, insieme alle regioni, ognuno per le proprie competenze, un piano formativo uniforme su tutto il territorio nazionale e corsi d’aggiornamento, che abbiano come obiettivo la sensibilizzazione di tutti gli operatori sanitari ospedalieri e territoriali per il riconoscimento e per una adeguata accoglienza delle vittime; infine, chiede che si renda omogeneo lo sviluppo di servizi idonei all’assistenza alle vittime di violenza sessuale e domestica presso i Pronto Soccorso ospedalieri e che si formino i medici di base come interlocutori qualificati alla presa in carico delle persone vittime di violenza . 
&lt;p&gt;La mozione sottoposta all’Aula di Montecitorio, oltre ai punti sopra riportati, punta ad impegnare il Governo a ratificare in tempi brevi la “Convenzione per la prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne” e ad istituire e rendere operativo l’Osservatorio Nazionale sulla violenza di genere.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/en.html?view=article&amp;catid=6%3Ainterrogazioni-interpellanze-mozioni&amp;id=395%3Aviolenza-sulle-donne-nuove-politiche&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;sito web &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: Non ho votato la risoluzione sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2011 perché é diventata un ibrido</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/14/patrizia-toia/non-ho-votato-la-risoluzione-sulla-parit%C3%A0-tra-donne-e-uomini-nellunione-europea-nel-2011-perch%C3%A9-%C3%A9-diventata-un-ibrido/625721"></link>
  <updated>2012-03-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625721</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Sulla votazione in materia di famiglia, tenutasi ieri in Parlamento Europeo all'interno della risoluzione sulla parità tra uomini e donne nell'Unione Europea nel 2011, ritengo che sia giusto che ognuno espliciti con chiarezza le proprie posizioni» - commenta Patrizia Toia, deputata europea del Partito Democratico e vicepresidente del gruppo S&amp;D al Parlamento Europeo, in seguito agli articoli apparsi oggi sui quotidiani italiani.


&lt;p&gt;«Per quanto riguarda i punti controversi, ho votato per la cancellazione del paragrafo 5 (e quindi contro lo stesso), che invitava &quot;la Commissione e gli Stati membri ad elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni civili e delle famiglie omosessuali a livello europeo tra i Paesi in cui già vige una legislazione in materia&quot; e ho votato contro il paragrafo 7 dove la relatrice si rammaricava dell'adozione da parte di alcuni Stati membri di definizioni restrittive di &quot;famiglia&quot; con lo scopo di negare la tutela giuridica alle coppie dello stesso sesso e ai loro figli. - prosegue Toia - Cito questi due punti che hanno destato l'attenzione della stampa per chiarire la mia posizione e dire che in ogni caso questa votazione non legittima nessuno a dire che l'Europa é per le famiglie gay. È, infatti, una risoluzione e non una legge e i due punti hanno un valore più ridotto di quanto appaia, perché il paragrafo 5 parla di Paesi dove é già riconosciuta la coppia gay. Tuttavia a nessuno sfugge che attraverso queste affermazioni si vuole pian piano andare in una certa direzione».


&lt;p&gt;«Per finire - conclude Toia - non ho votato la risoluzione proprio perché era diventata un ibrido: aveva perso dei punti focali sulla parità, tema su cui avrebbe dovuto concentrarsi, andando a toccare temi, come la famiglia, che sono di competenza degli Stati membri. Il tema in discussione, infatti, era la parità ma, in effetti, come alcuni hanno dichiarato, c'é stata una forzatura, da parte della relatrice del Gruppo dell'Allenza dei Liberali e Democratici Europei, Sophie In't Veld, che ha volutamente inserito dei temi che nulla hanno a che fare con i progressi raggiunti e le sfide ancora da affrontare in merito alla parità uomo-donna, con il risultato che si é perso il vero obiettivo della risoluzione e la possibilità di affrontare con forza alcuni temi, come la necessità di congedi di maternità e paternità più forti e diffusi».
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.it&quot;&gt;patriziatoia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emma BONINO: Mutilazioni genitali femminili. Una pratica da proibire e condannare  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/05/emma-bonino/mutilazioni-genitali-femminili-una-pratica-da-proibire-e-condannare-intervista/625512"></link>
  <updated>2012-03-05T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625512</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Oltre tre milioni di bambine, soprattutto in Africa ma non solo, ogni anno subiscono l’atroce tortura della mutilazione genitale femminile (Fgm), una violenza che colpisce la donna per tutta la vita. Al Palazzo di Vetro dell’ONU, si è prossimi a votare, entro la fine dell’anno, una risoluzione di condanna di questa crudele pratica che calpesta i diritti umani delle donne. Protagonista di questa campagna per far votare la risoluzione dall’Assemblea Generale è l’Italia, il nostro paese è riuscito infatti a coinvolgere molti governi africani che adesso presenteranno di loro iniziativa questa risoluzione. Protagonista di questa ennesima battaglia per i diritti umani della donna è la radicale Emma Bonino, attuale vicepresidente del Senato, già Commissario europeo ai Diritti Umani e fondatrice della Ong internazionale “No Peace Without Justice” da sempre in prima linea nella campagna contro le Fgm. L’abbiamo intervistata al Palazzo di Vetro durante i lavori della sessione dell’Onu dedicata alla condizione della donna.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Senatrice Bonino, allora anche sulle Fgm il traguardo di una risoluzione di condanna è ormai vicino?
&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Come forse i lettori sanno è una battaglia che va avanti da dieci anni con gli ultimi due dedicati ad avere una risoluzione delle Nazioni Unite che metta al bando queste pratiche e chiarisca per tutti l’aspetto legale, cioè che le mutilazioni genitali femminili sono una violazione dei diritti umani di base e che come tali vanno messi fuorilegge. Abbiamo provato la prima volta nel 2010, c’è stato uno stop. Nel 2011 c’e’ stato detto dagli africani che questa era un affare africano e che quindi era preferibile una ‘African Ownership’ e allora abbiamo lavorato in Africa e abbiamo ottenuto la dichiarazione dei capi di stato e di governo nel summit di Malabo (Guinea). Dopodiché arriviamo qua pensando che ormai fosse tutto facile dato che, dal punto di vista politico, c’era anche questa dichiarazione, e invece ci siamo ritrovati nelle solite pastoie anche burocratiche. E credo che invece questi ultimi due giorni, in particolare l’evento di lunedì sera con così tante ministre africane e poi il concerto di martedì che è stato un grande successo e gli incontri bilaterali che io continuo ad avere, siano stati una svolta. All’evento di lunedì ha preso la parola il coordinatore del gruppo africano, l’ambasciatore Bertin Babadoudou, che ha detto che insomma sì, abbiamo trascinato con i piedi, per ragioni di gelosie...”
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Chi era geloso? Forse qualche paese...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Lui non ha elaborato... però ha detto che ‘adesso è il momento e io vi garantisco che entro questa sessione avremo la risoluzione’. E questo è stato un grande successo politico ed evidentemente si tratterà di non mollare la presa. Però devo dire che proprio a partire dall’evento si sono fatti vivi una serie di paesi di cui i ministri non erano presenti. Così ho avuto poi una serie di incontri bilaterali, per esempio con la Nigeria che mi ha contattato”.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Un paese africano molto importante&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“E poi la Liberia, un altro paese importante. E anche un bilaterale con gli americani con cui sono in contatto da molto tempo su questa questione”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Insomma come se tutti volessero partecipare solo dopo la sorpresa di vedere così tanti ministri e ministre all’evento al Church Center...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Sì, perché infatti sono arrivati paesi che non ci aspettavamo proprio, come la Costa d’Avorio. E non ci aspettavamo il Camerun, un altro esempio. Poi sono venute una serie di altre delegazioni, non a livello ministeriale e che però poi si sono fatte vive in questi giorni. Quindi a me pare che la volontà politica che avevamo constatato in Africa, finalmente si sia trasposta anche in questa burocrazia che a volte, volendo o non volendo, poi in realtà finisce per frenare sostanzialmente”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;Michelle Bachelet, l’ex presidente del Cile ora a capo di ‘UN Women’, fino all’anno scorso appariva piuttosto scettica sulle possibilità di arrivare presto ad una risoluzione. Invece lunedì sera appariva carica, piena di entusiasmo per l’iniziativa.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Sì, con Michelle Bachelet abbiamo preso contatti l’anno scorso e abbiamo lavorato insieme per il rapporto del Segretario Generale, e credo che a furia di approfondire questo tema, anche lei sia arrivata alla conclusione, che gli sforzi nazionali vanno bene, anche gli sforzi a livello di comunità di base, ma tutto questo diventa effimero se non c’è un radicamento nella legge. Scritto nella pietra insomma, cosa è buono e cos’è cattivo. Quindi lunedì Bachelet ha dimostrato ampiamente di essere arrivata anche lei alla conclusione che avere una risoluzione è un dato molto importante. Stabilisce, erga omnes, questa pratica è una violazione e quindi come tale va proibita e va condannata.”
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il ministro del Lavoro Elsa Fornero - e per lei in questo momento non era facile lasciare l’Italia - ha detto qui a New York che ha capito come fosse importante esserci all’Onu in questo momento. E ha aggiunto che il governo Monti andrà fino in fondo su questo impegno. Il governo si sta muovendo più di quelli che lo hanno preceduto o sui diritti umani tutti i governi in Italia si comportano allo stesso modo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Sui diritti umani non tanto, ma su questa campagna specifica, i governi che si sono succeduti ne Alcuni più esposti, altri magari un po’ più tattici ma devo dire che anche il sostegno finanziario o anche il sostegno negli incontri con gli africani, e ricordo una missione in Uganda, con il Sottosegretario Scotti, che passammo a parlare di Fgm. Insomma tutti i governi, sul tema delle mutilazioni, a me pare sono stati sempre molto determinati. È chiaro che il ministro Fornero capisce che siamo al momento conclusivo e quindi bisogna assolutamente tenere la barra per non farsi sfuggire l’obiettivo. Perché può capitare che poi accadano altre priorità, la gente si distrae, poi quando si tratta di donne si distrae facilmente, ecco che allora è molto importante tenere la barra. Ecco quindi che penso che per il ministro sia stato molto importante esserci, di aver capito e visto la mobilitazione nostra a livello internazionale che va avanti da tanto tempo, poi la missione italiana ha organizzato il concerto con Angelique Kidjo che è un altro elemento molto importante per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Infatti si parla di oltre 50 televisioni che lo ritrasmetteranno, in Italia andrà in onda l’8 marzo, per la festa della donna.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Un risultato molto importante, è dieci anni che lottiamo sulle Fgm”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Già, ricordiamo anche che nel 2007, dopo una lunga campagna dei radicali si arriva al voto in Assemblea Generale sulla moratoria per la pena di morte. Quando avevate iniziato questa battaglia non ci credeva nessuno...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Era il 1994 quando siamo partiti sulla moratoria e cocciuti come siamo l’abbiamo ottenuta”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Adesso nel 2012 di nuovo vicini ad un obiettivo che solo qualche anno fa sembrava impossibile.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Sì, veramente sembrava impossibile”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma i radicali non mollano mai?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Credo che la durata sia la forma delle cose. Lo sappiamo bene e spero che sia così anche nella campagna attuale che facciamo sulle carceri, sulla giustizia e la mancanza di diritto nel nostro paese, magari un po’ più presto se fosse possibile, ecco magari un pochino più rapido”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://notizie.radicali.it/articolo/2012-03-05/intervista/mutilazioni-genitali-femminili-emma-non-molla-mai&quot;&gt;America Oggi | Stefano Vaccara | notizie.radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: Donne ai vertici aziendali UE: “Italia, se non è maglia nera, è maglia grigissima”</title>
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  <updated>2012-03-05T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Guardando i dati raccolti dall’Unione Europea in merito alle donne ai vertici delle aziende, purtroppo ancora una volta notiamo che l’Italia se non è maglia nera, sicuramente è grigissima”. È il commento di Patrizia Toia, deputata europea del Partito Democratico e vicepresidente del gruppo S&amp;D, all’analisi presentata sui progressi fatti con le misure di autoregolamentazione introdotte un anno fa.


&lt;p&gt;“I dati ci dicono che la presenza delle donne ai vertici delle principali società europee è di appena il 13,7% (pari a un consigliere su sette). Un risultato lievemente migliore rispetto all’11,8% del 2010, ma che certamente non basta perché, andando avanti in questo modo ci vorranno ancora 40 anni per raggiungere un equilibrio di genere accettabile (cioè con entrambi i sessi rappresentati per almeno il 40%). L’Italia è non solo al di sotto della media, ma anche in fondo alla classifica e nel 2010 vedeva un 4,5% di donne nei consigli di amministrazione, nel 2011 un 5,9% e adesso si parla di un 6,1%. È chiaro che questo non va bene”, prosegue Toia, ricordando che “Diversi studi dimostrano che le società con rappresentanza paritaria realizzano profitti del 56% superiori rispetto a quelle a conduzione unicamente maschile: le donne producono, si impegnano e lavorano, spesso, molto meglio e con risultati migliori dei loro colleghi uomini e la loro partecipazione al mercato del lavoro costituisce un notevole incremento del PIL. E allora non si capisce perché debbano continuare a restare escluse dai posti chiave e decisionali delle aziende”. 
&lt;p&gt;

“Occorre agire in fretta, trovare misure che consentano anche alle donne di compiere carriere pari a quelle degli uomini e che garantiscano loro di poter accedere agli stessi ruoli chiave. L’Europa per le donne deve fare di più e ci impegneremo per questo in Parlamento Europeo. L’autoregolamentazione voluta della Commissaria Viviane Reding che chiedeva alle società europee quotate in borsa di impegnarsi a portare le donne nei consigli di amministrazione non ha dato i risultati sperati e, oggi, se si vuole ottenere qualcosa, occorrono misure più stringenti che impongano, là dove manca la volontà, di garantire alle donne la possibilità di avere dei ruoli strategici” – conclude Patrizia Toia.

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.it&quot;&gt;patriziatoia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MARINA STACCIOLI: Democrazia paritaria: Lastri, persiste un deficit democratico</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/29/marina-staccioli/democrazia-paritaria-lastri-persiste-un-deficit-democratico/625314"></link>
  <updated>2012-02-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625314</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Toscana (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Oggi a palazzo Panciatichi, primo di una serie di incontri delle consigliere regionali con la rete dei comitati di “Se non ora quando”.
&lt;p&gt;

“Il 16 per cento di presenza femminile nell’assemblea legislativa Toscana è un dato inaccettabile e rappresenta un deficit di democrazia”. Con queste parole ha esordito la consigliera dell’Ufficio di Presidenza Daniela Lastri, nel corso di un incontro che si è tenuto quest’oggi a palazzo Panciatichi con la rete dei comitati di “Se non ora quando”. Democrazia paritaria, questo il tema dell’incontro, organizzato nell’intento di promuovere la piena cittadinanza e partecipazione delle donne nelle istituzioni.

&lt;p&gt;
Dal confronto di oggi è scaturita la “necessità di un dialogo costruttivo” fra tutte le componenti femminili, con il proposito di continuare la collaborazione avviata e ricercare un percorso condiviso per incidere nella prossima riforma della legge elettorale. Tra gli obiettivi anche la definizione di una “carta d’intenti” al fine di raggiungere una piena e soddisfacente partecipazione delle donne nei luoghi decisionali.
&lt;p&gt;

Hanno preso parte all’incontro le consigliere regionali Rosanna Pugnalini, Monica Sgherri, Marta Gazzarri, Marina Staccioli e Stefania Fuscagni. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.consiglio.regione.toscana.it/agenzia-stampa/Comunicati-stampa/comunicato/testo_comunicato.asp?id=16609&quot;&gt;Consiglio Regionale della Toscana&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Tiziana Agostini: 8 -11 marzo: DoVe. Donne a Venezia. Iniziative su creatività, economia, felicità</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/24/tiziana-agostini/8-11-marzo-dove-donne-a-venezia-iniziative-su-creativit%C3%A0-economia-felicit%C3%A0/625066"></link>
  <updated>2012-02-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625066</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Venezia (VE) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br /&gt;
&quot;DoVe. Donne a Venezia. Creatività, Economia, Felicità&quot; è una rassegna che si svolgerà in città dall'8 all'11 marzo&quot;.
&lt;p&gt;&quot;Se il buongiorno si vede dal mattino, una tale presenza di donne è senza dubbio di buon augurio per la manifestazione.&quot; 
&lt;p&gt;Al lancio dell'iniziativa saranno presenti le esponenti del Comitato d'onore: la presidente e docente universitaria Ilaria Crotti, l'imprenditrice Francesca Cappelli, l'amministratore delegato di Sive Formazione, Paola Mainardi, la giornalista Maristella Tagliaferro e la dirigente dell'Assessorato alle Attività Culturali, Angela Fiorella in collaborazione con la Fondazione Musei Civici veneziani e Soprintendenza per i beni Architettonici e Paesaggistici, in accordo con 22 enti e associazioni della città.
&lt;p&gt;


    &quot;L'adesione entusiasta delle istituzioni cittadine fa ben sperare che tale maratona si possa ripetere anche i prossimi anni, l'obiettivo è quello che Venezia diventi una delle capitali al 'femminile' a livello internazionale. Mi auguro che la qualità degli appuntamenti possa essere motivo di grande presenza di pubblico&quot;.
&lt;p&gt; L'inaugurazione l'8 marzo a Ca' Pesaro con la mostra 'Donne di Venezia, l'agire femminile tra antiche subordinazioni e nuove autonomie nel medioevo';
&lt;p&gt; il convegno del 9 marzo a Palazzo Ducale con la direttrice della Banca d'Italia su 'Le donne fanno l'economia';
&lt;p&gt; l'incontro il 10 marzo all'Ateneo Veneto 'Immagini amiche, il ruolo svolto dai mass-media nella costruzione dell'estetica al femminile'; la conclusione l'11 marzo con la regata delle donne su caorline.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il programma della manifestazione si trova al sito: &lt;a href=&quot;http://www.donneavenezia.it/&quot;&gt;http://www.donneavenezia.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/53189&quot;&gt;Comune di Venezia - Ufficio Stampa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: Riforma del lavoro, attenzione alle pari opportunità</title>
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  <updated>2012-01-25T00:00:00Z</updated>
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  <id>623613</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il Governo, insieme alle parti sociali, ha avviato il tavolo di discussione e di elaborazione per una riforma del mercato del lavoro. Si tratta di uno snodo fondamentale per modernizzare il Paese e consentire all’Italia di governare meglio questa insidiosa crisi economica internazionale. Si parla di riforma della cassa integrazione, di redditi più alti per i precari, di nuovi ammortizzatori sociali, di costo del lavoro e di produttività.
&lt;p&gt;
Inutile, in questa fase, commentare le indiscrezioni sulle misure che sono in cantiere. Non c’è ancora una traccia precisa ed è bene rinviare ogni commento a quando il Governo avrà presentato, con chiarezza, una sua proposta organica. Il Partito Democratico è impegnato, però, nel suo sostegno al Governo, a segnalare con forza il grosso disagio che attraversa il mercato del lavoro e in particolare le categorie più deboli, più esposte alla crisi. Parliamo di chi perde il posto di lavoro, di chi è disoccupato da troppo tempo, di chi entra sul mercato dalla porta secondaria della precarietà e, invece di progredire, rimane sempre su quell’uscio incerto che ne condiziona la realizzazione personale e professionale. Tra i temi su cui faremo una battaglia c’è sicuramente il lavoro delle donne, questa difficile frontiera che vede le donne dover conciliare faticosamente i vari ruoli a cui sono chiamate, doverlo fare in condizioni più difficili, con meno prospettive di carriera, con meno retribuzione, pur avendo più competenze e preparazione. Dati drammatici, in questo senso, sono emersi di recente nel rapporto ombra Cedaw, uno studio sull’applicazione della Convenzione internazionale sui diritti delle donne per garantire pari opportunità in ambito sia pubblico che privato. La ricerca, condotta da associazioni e organizzazioni, è stata presentata qualche giorno fa alla Camera dei deputati con una iniziativa chiamata “Lavori in Corsa”.  
&lt;p&gt;Diversi i dati che colpiscono. La pensione delle donne è mediamente più bassa del 30,5% rispetto a quella degli uomini: gli uomini rappresentano il 47% dei pensionati ma incassano il 56% del “monte pensioni”.  Le studentesse rappresentano il 58% dei laureati, ma le ricercatrici universitarie sono il 40%, le professoresse associate il 32%, le ordinarie solo il 14% e sono 2 le uniche donne rettore in tutta Italia.
Una donna su due non cerca lavoro, e nelle Regioni del Sud il tasso raggiunge picchi del 63%. In Italia oltre un quarto delle donne occupate abbandona il lavoro dopo la maternità: solo nel 2010 per questo motivo 800 mila donne sono uscite dal mercato del lavoro. 
&lt;p&gt;Infine c’è il problema delle ‘dimissioni in bianco’, una pratica usata dai datori di lavoro per licenziare le lavoratrici che finiscono in maternità.&lt;br /&gt;
 Si calcola che un lavoratore su quattro abbia conosciuto questa cosa almeno una volta nella sua vita professionale. 
&lt;p&gt;Il quindici per cento dei contratti a tempo indeterminato viene accompagnato dalla “richiesta” di firmare contestualmente anche le dimissioni in bianco.&lt;br /&gt;
 Nel 90 % dei casi queste vengono depositate quando una lavoratrice ha una gravidanza. Per porre fine a questa terribile pratica, nel 2007 il Parlamento italiano aveva approvato una legge in base a una direttiva europea. Era la legge 188. E imponeva l'obbligo di redigere le dimissioni su un apposito modello informatico, predisposto e reso disponibile da uffici autorizzati, impedendo, quindi, di poter conservare le dimissioni in bianco e poterle depositare a piacimento del datore di lavoro. Il governo Berlusconi, purtroppo, ha cancellato quella norma nel giugno del 2008. Il tema deve assolutamente tornare nell’agenda del Governo. Il Ministro Fornero ha detto che la questione è allo studio del suo Ministero ma ha escluso, in un question time al Senato, il ritorno della legge 188. Il Pd, invece, deve fare una battaglia proprio per il ripristino di quella legge, che rappresenta l’unico strumento in grado di debellare una pratica selvaggia, inumana e antidemocratica. In questo senso segnalo che è cominciata in Commissione Lavoro alla Camera l’esame di una Proposta di legge di cui sono firmataria che mira proprio a ripristinare la norma cancellata.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it.html?view=article&amp;catid=7%3Ageneraliste&amp;id=371%3Ariforma-del-lavoro-attenzione-alle-pari-opportunita&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;deliamurer.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: «In piazza per riunire chi ha a cuore il futuro dell'Italia»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/11/02/pier-luigi-bersani/%C2%ABin-piazza-per-riunire-chi-ha-a-cuore-il-futuro-dellitalia%C2%BB/617907"></link>
  <updated>2011-11-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>617907</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il nostro intento è di riunire tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro Paese per avviare insieme una ricostruzione democratica, sociale ed economica dell'Italia. Il nostro è un grande paese. Gli italiani sono un grande popolo. Abbiamo le risorse per riprendere il cammino che ci spetta, per riconquistare la dignità che meritiamo, per riprenderci il nostro futuro di donne e uomini, di persone libere, serie, capaci».
&lt;p&gt;«Per realizzare questo obiettivo c'è bisogno di uno sforzo corale. Per questo chiediamo a tutti di venire in piazza con noi, alle diverse associazioni impegnate nella società, ai movimenti civili, a coloro che hanno a cuore il futuro degli italiani. L'appuntamento del 5 novembre in piazza San Giovanni, luogo simbolo della democrazia nelle storia repubblicana, sarà una festa di popolo, aperta alle donne e agli uomini che desiderano manifestare il proprio impegno. 
&lt;p&gt;Le donne italiane, come sta accadendo anche in altre aree del mondo, a cominciare dalla sponda Sud del Mediterraneo, hanno mostrato chiaramente, con la propria mobilitazione, di essere uno dei pilastri fondamentali del cambiamento della società.&lt;br /&gt;
 A loro si rivolge il Pd e così pure a tutti gli uomini che hanno a cuore il futuro nazionale».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.unita.it/italia/bersani-sabato-in-piazza-per-riunire-br-chi-ha-a-cuore-il-futuro-dell-italia-1.348258&quot;&gt;l'Unità - &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: Il separatista in cella. La secessione è fuori dalla realtà.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/30/giorgio-napolitano/il-separatista-in-cella-la-secessione-%C3%A8-fuori-dalla-realt%C3%A0/609677"></link>
  <updated>2011-10-30T00:00:00Z</updated>
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  <id>609677</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Ho avuto modo di dire che la secessione è fuori dalla realtà e fuori dal mondo d'oggi. Appare grottesco pensare a uno Stato Lombardo-Veneto che competa con la Cina, la Russia, gli Stati Uniti. Mi pare che il livello di grottesco sia tale da far capire che si può strillare in un prato, ma non si può cambiare il corso della storia&quot;.
&lt;p&gt;&quot;In passato, un leader separatista fu arrestato. Lo Stato non esitò a intervenire&quot;.
&lt;p&gt;
&quot;Il sistema elettorale vigente ha rotto il rapporto di responsabilità tra elettore ed eletto. Non voglio idealizzare o idoleggiare i modelli del passato, perché sappiamo quanto la pratica delle preferenze grondasse di negatività, ma era una forma di collegamento più diretto tra eletto ed elettore&quot;. 
&lt;p&gt;&quot;Ormai è ampiamente diffuso il riconoscimento per cui una diversa legge elettorale può facilitare il ritorno della fiducia nelle istituzioni&quot;.
&lt;p&gt;&quot;È vero che in Italia non c'è stata una donna presidente della Repubblica e neppure capo del Governo, ma in alcuni settori dell'apparato pubblico invece c'è stata una avanzata notevole, ad esempio nella magistratura. La strada per realizzare la parità è ancora molto lunga. È importante che non si spenga quel movimento ideale che portò alle leggi sul divorzio, sull'aborto, sul diritto di famiglia. I progressi potrebbero essere più veloci, questo dipende molto da voi giovani&quot;. 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;N.B.&lt;/b&gt; &lt;i&gt;Estratto dall'intervento alla facoltà di giurisprudenza di Napoli
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://libero-news.it/news/834630/Napolitano-arresta-la-Lega--Un-separatista-fin%C3%AC-in-cella-.html&quot;&gt;libero-news.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emma BONINO: Donne e non violenza: due rivoluzioni</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/08/emma-bonino/donne-e-non-violenza-due-rivoluzioni/609765"></link>
  <updated>2011-10-08T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>609765</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Dire che sono contenta è banale, ma vero. Sono molto contenta. Perché se pure qualche rumore sulla possibilità che il premio Nobel per la Pace potesse essere conferito a Ellen c’era, la competizione è stata difficile fino all’ultimo. Con lei, Ellen Johnson Sirleaf, ho lavorato un po’ di anni fa: era mia collega nell’International Crisis Group. Era il periodo in cui era in esilio a Washington, dopo l’arresto e la galera negli anni Ottanta seguiti al colpo di Stato; spinse l’organizzazione a occuparsi di più di Africa e delle dittature.

&lt;p&gt;
Ma quello che mi fa più contenta è la motivazione di questo Nobel, che è rivoluzionaria. Non solo afferma che senza le energie e la creatività del 50 per cento della popolazione mondiale non si va da nessuna parte. Ma premia la scelta, da parte di queste tre donne, della nonviolenza declinata in modi diversi, certo, nelle diverse aree del mondo. Da radicale per me è un principio fondamentale. Infine, e questo si vede soprattutto nella scelta dell’attivista liberiana Leymah Gbowee, si premia la riconciliazione post dittatura. Lei, cristiana, ha fatto un’associazione con le donne musulmane, superando le diversità religiose in nome del bene del suo Paese. Mi ricorda, con tutte le diversità del caso, il Nobel del ‘76 attribuito alle attiviste nordirlandesi Betty Williams e Maired Corrigan che avevano fondato l’associazione Women for peace (donne per la pace), con le donne cattoliche e protestanti insieme.

&lt;p&gt;
Ellen Johnson Sirleaf è riuscita a riappacificare la Liberia dopo l’era di Taylor. È stata inflessibile nel chiedere l’estradizione dell’ex presidente, accusato dal Tribunale speciale per la Sierra Leone dei crimini contro l’umanità commessi durante la guerra civile in quell’infelice Paese (fomentata dall’allora presidente liberiano Charles Taylor). E ripenso con orgoglio oggi quanto noi radicali con «Non c’è pace senza giustizia» abbiamo lavorato in sinergia con Ellen, per l’istituzione di quel tribunale ad hoc, cui pochissimi credevano. Da presidente, poi, ha condotto con saggezza e moderazione, così come ha fatto anche Mandela per il Sudafrica, la transizione del suo Paese. Ha istituito una commissione di riconciliazione per valutare i crimini commessi e confessati, senza pena di morte, in modo che potesse prevalere la giustizia sulla vendetta nel chiudere un’epoca sanguinosa della Liberia e guardare avanti.

&lt;p&gt;
Il Nobel di quest’anno è un riconoscimento a generazioni, culture, provenienze etniche e religiose diverse. Tawakkol Karman è una ragazza, Leymah Gbowee quasi una quarantenne e Ellen una settantenne.

&lt;p&gt;
Sono donne che provengono non solo da Paesi e zone del mondo diverse, una è musulmana, una, Leymah, è cristiana e Ellen non usa far riferimento pubblico ad alcuna religione. Tawakkol Karman è un’«islamista» con delle contraddizioni positive, non appartiene all’area liberale della primavera araba. Ma è un’islamista sui generis, non interamente velata, come usa diffusamente in Yemen. Ed è la prima donna araba, di qualsiasi disciplina, insignita del Nobel.

&lt;p&gt;
Io spero che le motivazioni di quest’anno facciano riflettere tutto il mondo. Non si è più premiata la diplomazia (basti pensare ai Nobel di Kissinger o Arafat, ma anche a quello di Martti Athisaari, o addirittura a quello a Obama), la soluzione classica dei conflitti. Si riconosce e si premia un elemento diverso: le donne, svantaggiate ovunque nel mondo, in posti dove si è o si è stati sull’orlo della guerra civile, con determinata nonviolenza cercano di riportare la legalità, il rispetto dei diritti della persona, la democrazia.

&lt;p&gt;
Ieri dopo aver letto la notizia, passando nei corridoi del Senato, mi sono ritrovata a sorridere ai colleghi maschi, scherzando ma non troppo: «Rassegnatevi e fate di necessità virtù». A noi donne dico: «È un momento importante, facciamone tesoro».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=15A1G7&quot;&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Flavio TOSI: «Bisogna prendere da chi ha di più»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/10/flavio-tosi/%C2%ABbisogna-prendere-da-chi-ha-di-pi%C3%B9%C2%BB-intervista/590877"></link>
  <updated>2011-08-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590877</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Verona (VR) (Partito: Lega) - Consigliere  Consiglio Comunale Verona (VR)- Consigliere  Consiglio Comunale Verona (VR) (Lista di elezione: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
L`ha detto in tv, l`altra sera: «Patrimoniale». Ed è suonata come una bestemmia in chiesa, perché a rompere il tabù è stato un leghista: Flavio Tosi, primo cittadino di Verona.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Un bel salto...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non è che la patrimoniale mi piaccia, come non mi piace tutto ciò che riguarda gli aumenti delle tasse. Da sindaco mi sembra di averlo dimostrato, anche se ho dovuto fare i salti mortali».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Però il tabù l`ha rotto.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«C`è un piccolo particolare: la manovra ora anticipata di un anno prevede tagli per 15 miliardi agli enti locali. Uno dice: quei tagli garantiscono che non ci saranno nuove tasse. Niente di più falso: sono soldi che mancheranno ai cittadini e alle famiglie. E questa non è una forma di tassazione, sia pure indiretta? E per di più ai danni dei più deboli, che devono sopportare il drastico ridimensionamento dei servizi?».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dunque?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ovviamente bisogna colpire gli sprechi, andare avanti con il federalismo fiscale. Ma in una situazione drammatica come questa, dove rischiamo tutti di morire di debito pubblico, è impensabile procedere solo con i tagli e la lotta agli sprechi. I soldi da qualche parte bisogna pure prenderli. Salvaguardando il principio di equità».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E quindi bisogna mettere le mani in tasca ai ricchi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Diciamo che bisogna chiedere un sacrificio straordinario, aggiuntivo e una tantum ai titolari di grandi patrimoni e di rendite, anche quelle finanziarie».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Patrimoniale, appunto.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non l`unico, ma questo è dei fronti su cui bisogna agire».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sicuro che nella Lega la pensino tutti così?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Non so, certo ci sono posizioni diverse. Ma questa è la mia idea.

Peraltro condivisa in ambienti bancari. Le banche sono le prime a sapere che non si possono ammazzare le famiglie, altrimenti arriva la recessione e siamo tutti morti».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ammazzare le famiglie?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ma sì. Solo se non si tartassano ulteriormente i più deboli si può pensare a qualcosa che assomigli a una ripresa, se non altro in termini di consumi. E come fai a non tartassarli se le risorse non sono sufficienti? Ci vuole un combinato disposto: tagliare gli sprechi, non strozzare i Comuni, prendere da chi ha di più».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sembra che il governo un pensierino alla patrimoniale lo stia facendo, ma intende anche procedere con una stretta sulle pensioni.

Lei è d`accordo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;Può anche darsi che un intervento sulla previdenza si renda necessario. Ma anche qui: bisogna stabilire delle priorità, fare delle scelte. Insomma, è meglio chiedere sacrifici a chi sta meglio».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dunque no all`innalzamento dell`età pensionabile per le donne?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Argomento delicatissimo, prima di tutto ci vuole equità. Ci si può anche allineare a ciò che dice l`Unione europea, ma bisogna fare molta attenzione a mettere le mani sulle pensioni piccole e medie. Cominciamo da quelle d`oro».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sulla patrimoniale il pidiellino Napoli la bacchetta, dice che ci vogliono i tagli, ma non nuove tasse. E parla di prestito forzoso che le famiglie dovrebbero fare allo Stato con obbligazioni...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non so quanto questa proposta possa piacere alle famiglie: meglio la patrimoniale, meglio togliere qualcosa a chi può permetterselo che immobilizzare in modo indiscriminato una parte dei risparmi degli italiani».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei insiste...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Guardi, se c`è una cosa buona in questo disastro in cui stiamo sprofondando è che per la prima volta siamo costretti davvero a rimettere in sesto i conti pubblici. È una battaglia che dobbiamo fare tutti in modo trasversale, al di là degli schieramenti politici. Per vincerla c`è un unico modo: i tagli, i sacrifici sono necessari, ma devono essere equi».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=131LC1&quot;&gt;la Repubblica - Rodolfo Sala&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emma BONINO: «L'Euro non basta serve la federazione politica»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/09/emma-bonino/%C2%ABleuro-non-basta-serve-la-federazione-politica%C2%BB-intervista/590848"></link>
  <updated>2011-08-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590848</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il problema è che in assenza di quello che Altiero Spinelli nel Manifesto di Ventotene chiamava, &quot;Gli Stati Uniti d'Europa&quot;, cioè il governo di quei grandi settori che sono l'Economia, la Politica estera e la moneta, di fronte a questa crisi stanno cadendo tutti i tabù. Il no-bail-out degli Stati membri, il ruolo della Bce, l'emissione di eurobond per rimpiazzare titoli nazionali: avviene tutto sotto la pressione degli eventi, senza una meta finale».&lt;br /&gt;
 Emma Bonino, da federalista radicale, quale è, canta fuori dal coro.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La crisi mette tutti di fronte alle proprie responsabilità, Europa compresa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«È evidente: quello che manca è l'assunzione di responsabilità di un ministero delle Finanze europeo. La meta a cui bisogna tendere è l'unione politica, una federazione europea. Non basta l'unione monetaria, c'è bisogno di un'unione politica e per far questo ogni Stato-deve essere disposto a cedere un po' della propria sovranità in maniera egualitaria, perché se i governi non trasferiscono all'Ue alcune loro funzioni non possono esserci né Tesoro né finanza europei. Dobbiamo recuperare questo ritardo di 50 anni».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei non solo non è tra coloro che denuncia il commissariamento dell'Italia, ma denuncia la mancanza di un &quot;sovragoverno&quot;.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Invece di piangere per la sovranità nazionale persa - vorrei ricordare che per il &quot;commissariamento&quot; sono passati già Grecia e Spagna -, a me viene da dire &quot;meno male&quot;. Meno male che c'è qualcuno che corregge le nostre cantonate e i nostri endemici ritardi. Invece di avere un governo &quot;tecnico&quot; con sedi sparse, sintetizzando al massimo quello che ha detto Mario Monti in un suo editoriale, tanto vale averne uno politico a livello federale a Bruxelles con un mandato e dei poteri circoscritti per legge. Bisognerebbe fare di questa debolezza che oggi è sotto gli occhi di tutti una forza creando un'unione politica».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma nell'immediato urgono interventi a livello europeo e nazionale.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Urgono interventi che qui in Italia si sarebbero dovuti fare da tempo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il governo intende anticipare la manovra. Basterà questo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Iniziamo con il dire che quella manovra - che fissava per ragioni elettorali il pareggio al 2014 e che oggi dietro la spinta dell'Europa ha anticipato al 2013 - non contiene un solo elemento per la crescita, nessuno spiraglio per le liberalizzazioni delle corporazioni. Tutto è fermo a quello che fece Bersani. La riforma forense presentata al Senato è addirittura più corporativa di quella esistente».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Si parla di un decreto che dovrebbe contenere misure aggiuntive.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Aspettiamo di vedere di cosa si tratta. Dopo il discorso privo di contenuti fatto da Berlusconi alle Camere, la successiva riunione con le parti sociali in cui non ha concluso nulla e la conferenza stampa di venerdì sera, è meglio non fare previsioni. Non voglio speculare su quello che dirà il governo giovedì, ma è chiaro che dovrà venire con proposte articolate perché finora ha dato i &quot;titoli&quot;. Adesso vorremmo conoscere i sottotitoli».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Nei &quot;titoli&quot; e &quot;sottotitoli&quot; dovrebbero esserci le pensioni...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«In nome di un patto generazionale di cui ha parlato anche Monti - non sono contraria, e l'ho sostenuto anche a livello femminile, ad aumentare l'età pensionabile. Ma così, in questo modo e ora, non serve a nulla: né ai giovani, né alle donne né all'accesso al mercato del lavoro. Servirà soltanto a tappare qualche mega buco come è successo con i 4 miliardi di risparmio di adeguamento delle pensioni sul pubblico: dovevano essere destinati all'occupazione femminile e invece con la manovra sono spariti».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Bonino, lei è contraria ai governi tecnici e a quelli di emergenza nazionale. Va bene questo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Questo è un governo debole ma la gravità delle crisi politica in cui versa questo Paese non si risolve con i cosiddetti governi tecnici, che non so bene come siano perché comunque devono essere sostenuti da una maggioranza parlamentare. Penso che non ci siano scorciatoie, noi abbiamo un problema di fondo, sarà anche un'analisi tutta radicale, ma la mancanza di uno Stato di diritto e di legalità fa sì che si creano leggi per poi violarle. Qui dobbiamo tentare di spegnere l'incendio ma non serve l'artiglieria di Palazzo usata finora».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E come si spegne l'incendio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non ho la ricetta magica. Credo, come ho già detto che sia necessario affrontare la questione europea da una parte, e dall'altra che sia necessario un intervento a livello nazionale. Vorrei usare un termine, &quot;rivoluzione&quot;, perché non è più tempo di aggiustamenti in un Paese dove non tiene più niente. Non tiene la la legge elettorale, non c'è giustizia, non c'è legalità. Questo è il nostro dramma».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=130A5D&quot;&gt;l'Unità - Maria Zegarelli&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>David-Maria SASSOLI: Roma: Alemanno vuole salvarla? Si dimetta</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/19/david-maria-sassoli/roma-alemanno-vuole-salvarla-si-dimetta/590159"></link>
  <updated>2011-07-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Alemanno dice di voler salvare Roma: difficile fare due parti in commedia, visto che i risultati sono il frutto di tre anni della sua amministrazione. Per rimediare dovrebbe solo dimettersi”. Questo il commento di &lt;b&gt;David Sassoli&lt;/b&gt;, presidente degli europarlamentari del Pd, alla conferenza stampa del sindaco della Capitale. “In questi tre anni Roma ha perso qualsiasi primato, dal turismo alla crescita economica agli investimenti all’imprenditoria giovanile. L’unico primato che è rimasto in città è quello della questione morale che coinvolge l’amministrazione capitolina. Per il resto Alemanno si rassegni: non ci sarà una seconda volta perché i romani sono stufi di vedere la loro città immersa nel degrado, senza visione del futuro, incapace di imporsi a livello internazionale per quello che merita”.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.davidsassoli.it&quot;&gt;davidsassoli.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>David-Maria SASSOLI: Per Roma no a uomini soli al comando</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/17/david-maria-sassoli/per-roma-no-a-uomini-soli-al-comando/590121"></link>
  <updated>2011-07-17T00:00:00Z</updated>
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  <id>590121</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Non c’è tempo da perdere. Per la corsa per il Comune di Roma il centrosinistra ha sei mesi di tempo per mettere in moto un percorso di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini. Lo devono fare tutti coloro che hanno responsabilità e si sentono classe dirigente alla Regione, alla Provincia, al Comune e nei municipi”. E’ quanto affermato ieri alla Festa dell’Unità di Roma dal capogruppo del Pd al Parlamento europeo, &lt;b&gt;David Sassoli&lt;/b&gt;, nel corso di un affollato dibattito con Rita Borsellino.


&lt;p&gt;“Siamo in presenza di un sindaco non all’altezza e noi abbiamo il dovere di farci trovare pronti, sapendo però che non è con uomini soli al comando che vinceremo questa sfida. Il vento nuovo di Milano deve arrivare a soffiare anche a Roma, per questo è urgente aprire un grande cantiere per un progetto alternativo ad Alemanno e alla destra. Ma è bene ricordare che senza il Pd Pisapia non avrebbe vinto, perciò chi pensa di andare oltre il Pd propone una cura che rischia di aggravare la malattia anziché debellarla. Nei prossimi mesi va aperta una fase nuova di partecipazione, altrimenti saranno primarie vere tra coloro che credono nella centralità del Pd e chi è preoccupato solo della conservazione. Per quanto mi riguarda, il mio impegno è perché in una coalizione di centrosinistra il nuovo sindaco di Roma sia un uomo o una donna del Pd, che crede nel progetto del Partito democratico”.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.rosarossaonline.org/art/2011/07/18/sassoli-pd-per-roma-no-a-uomini-soli-al-comando_16176&quot;&gt;Rosarossaonline&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giuseppe GIULIETTI: “In piazza contro tutti i bavagli. Se non ora, quando?”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/06/giuseppe-giulietti/%E2%80%9Cin-piazza-contro-tutti-i-bavagli-se-non-ora-quando%E2%80%9D/589844"></link>
  <updated>2011-07-06T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>589844</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Alla Rai è davvero cambiato tutto, prima quelli sgraditi a Berlusconi venivano cacciati a colpi di pubblici editti, ora vengono accompagnati alla porta ed invitati ad andarsene. Non c’è bisogno di leggere le intercettazioni per capire che, sia pure con modi e toni diversi, è in piena attuazione il piano per dissolvere la Rai e stroncare qualsiasi anomalia editoriale, a partire da Raitre. Basta leggere la &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/spettacoli/11_luglio_05/dandini-nessuno-sa-dirmi-se-ce-la-faro-serena-dandini_a13b2cfa-a6cd-11e0-bbaa-d83a3b6f7958.shtml&quot;&gt;&lt;b&gt;lettera di Serena Dandini, pubblicata dal Corriere della Sera&lt;/b&gt;,&lt;/a&gt; per rendersi conto di quanto sta accadendo.
&lt;p&gt;

Dopo la sostanziale espulsione di Santoro e di Saviano, la scena si sta ora ripetendo con &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/11_giugno_21/conti-rai-conferma-i-programmi_d0fd29c2-9bc7-11e0-b47c-4c6664789138.shtml&quot;&gt;&lt;b&gt;Milena Gabanelli&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; e Serena Dandini, considerate persone non gradite, forse anche loro saranno nel lunghissimo elenco di quelle e quelli “che mi hanno fatto perdere le elezioni e i referendum”.
&lt;p&gt;
Nel frattempo Berlusconi e famiglia ringraziano due volte. La prima perchè la Rai esegue i comandi, la seconda perchè la medesima Rai si sta suicidando industrialmente allontanando da sé non solo alcuni tra i migliori talenti professionali, ma anche il pubblico che li seguiva e li seguirà.

&lt;p&gt;
Dal momento che l’obiettivo palese di questo assalto è quello di imbavagliare la pubblica opinione e di dissolvere quello che ancora resta della Rai chiederemo a tutte le associazioni del settore, a tutti i sindacati, a tutte le forze politiche di promuovere insieme una gigantesca class action, di raccogliere milioni di firme, e di presentarle nel corso di una grande manifestazione nazionale contro ogni forma di bavaglio: dalle intercettazioni alla rete, dalle censure al conflitto di interessi impugnato come una clava per abbattere avversari e competitori politici ed industriali.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;“Se non ora quando?”&lt;/b&gt;. Con queste parole un coraggioso gruppo di donne, innamorate della Costituzione, convocarono a Roma una straordinaria manifestazione, una di quelle che hanno segnato il risveglio nazionale, la fine di un lungo periodo segnato dalla acquiescenza, dal torpore, talvolta anche dalle complicità.
&lt;p&gt;
Mai come in queste ore sarà il caso di ripetere “Se non ora quando?” e di presidiare con inaudita passione civile l’articolo 21 della Costituzione dalle ultime raffiche di un regime morente, ma non per questo meno pericoloso, anzi.
&lt;p&gt;
Questo è il momento per mettere insieme partiti, movimenti, associazioni, sindacati, per concordare una azione quotidiana, pressante, incisiva, che non conosca pause, sino alla vittoria finale.
&lt;p&gt;

Chiunque abbia idee e proposte le tiri fuori: class action contro la Rai, esposti alla Corte dei conti, ricorso al tribunale ordinario, iniziative davanti alle sedi delle silenti autorità di garanzia, manifestazioni davanti alla sede del parlamento europeo, della corte internazionale dei diritti, delle istituzioni e delle assemblee elettive, a cominciare dalla Camera e dal Senato, utilizzo delle rete per far impazzire il censore, iniziative in tutte le piazze italiane dedicate alla libertà di informazione, sino ad arrivare ad un grande manifestazione nazionale, da indire quando riporteranno in aula la legge madre di ogni bavaglio: quella sulle intercettazioni.
&lt;p&gt;

Di fronte a quello che sta accadendo ci auguriamo davvero che ciascuno rimetta in un cassetto lo spirito di parte, di partito, di associazione, di organizzazione, per mettersi a disposizione di una grande battaglia per la legalità repubblicana e per la dignità costituzionale. Teniamoci pronti perchè questa “banda degli onesti” non esiterà neanche nel mese di agosto per mettere a segno l’ultimo sfregio. Se sarà il caso dovremo essere pronti a rispondere sempre e comunque, anche nella giornata di ferragosto!&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/07/06/giuseppe-giulietti-in-piazza-contro-tutti-i-bavagli-se-non-ora-quando/&quot;&gt;MicroMega&lt;/a&gt;</summary>
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