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  <title>Openpolis - Argomento: Costituzione</title>
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  <updated>2012-05-24T00:00:00Z</updated>
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  <title>DELIA MURER: Maternità e cura, bonus pensione - Proposta di legge </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/24/delia-murer/maternit%C3%A0-e-cura-bonus-pensione-proposta-di-legge/640430"></link>
  <updated>2012-05-24T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>640430</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ho presentato alla Camera dei deputati una proposta di legge per riconoscere, ai fini pensionistici, il periodo dedicato alla maternità e quello dedicato al lavoro di cura di familiari disabili. 
&lt;p&gt; La proposta stabilisce che per ogni figlio sia riconosciuto alla lavoratrice madre un bonus di due anni di contributi figurativi. Al tempo stesso viene portato a quattro anni complessivi il periodo di congedo straordinario, retribuito, riconosciuto a chi si occupa della cura di un familiare disabile grave convivente. 
&lt;p&gt;“La recente riforma delle pensioni ha alzato l’età pensionabile e ha equiparato l’età per uomini e donne. In questo modo, però, non si riconosce il fatto che ci sono persone che, per la maternità o per la cura di un familiare disabile, di fatto lavorano il doppio, conducono carichi personali altissimi, e non possono andare in pensione così tardi. Operare una forma di compensazione rispetto alla maternità e al lavoro di cura è un elemento di giustizia sociale”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Di seguito il testo integrale della proposta di legge.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;PROPOSTA DI LEGGE
&lt;p&gt;

d'iniziativa del deputato
&lt;p&gt;

DELIA MURER
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Introduzione di un credito contributivo ai fini pensionistici per la maternità e aumento del periodo di Congedo straordinario per assistenza e lavoro di cura in favore di familiari conviventi portatori di handicap.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;Onorevole colleghi,
&lt;p&gt;

alcuni recenti provvedimenti del Governo in ordine alla materia previdenziale sono stati volti al progressivo innalzamento dei requisiti anagrafici per il diritto all’accesso dei trattamenti pensionistici. Questo con riferimento sia ai lavoratori pubblici che privati, sia uomini che donne.
&lt;p&gt;

La riforma è avvenuta per due ragioni sostanziali: da una parte lo scopo di adeguare i requisiti anagrafici per l’accesso al sistema pensionistico all’incremento della speranza di vita accertato dall’ISTAT e convalidato dall’EUROSTAT, con riferimento ai 5 anni precedenti. Dall'altra, la necessità di garantire la sostenibilità economica di lungo periodo del sistema che, oltre all'aggancio automatico dell'età pensionabile all'incremento della speranza di vita, ha previsto il posticipo della decorrenza dei trattamenti pensionistici (cd. finestre) e un generale incremento dei requisiti pensionistici.
&lt;p&gt;

L’articolo 24 del decreto-legge 201/2011 ha attuato una revisione complessiva del sistema pensionistico.
&lt;p&gt;

In particolare, sono stati ridefiniti i requisiti anagrafici per il pensionamento di vecchiaia a decorrere dal 1° gennaio 2012 (comma 6), disponendo l’innalzamento a 66 anni del limite minimo per accedere alla pensione di vecchiaia (sia per i lavoratori dipendenti sia per quelli autonomi), nonché l’anticipazione della disciplina a regime dell’innalzamento progressivo dell’età anagrafica delle lavoratrici dipendenti private al 2018 (in luogo del 2026) Più specificamente, sono stati ridefiniti i requisiti anagrafici per l'accesso alla pensione di vecchiaia nei seguenti termini:
&lt;p&gt;

62 anni per le lavoratrici dipendenti private, la cui pensione è liquidata a carico dell'AGO e delle forme sostitutive della medesima; tale requisito anagrafico viene ulteriormente innalzato a 63 anni e 6 mesi a decorrere dal 1° gennaio 2014; 65 anni a decorrere dal 1° gennaio 2016; 66 anni a decorrere dal 1° gennaio 2018;
&lt;p&gt;

63 anni e 6 mesi per le lavoratrici autonome la cui pensione è liquidata a carico dell'AGO nonché della gestione separata INPS; tale requisito anagrafico è fissato a 64 anni e 6 mesi a decorrere dal 1° gennaio 2014; 65 anni e 6 mesi a decorrere dal 1° gennaio 2016; 66 anni a decorrere dal 1° gennaio 2018; 66 anni per i lavoratori dipendenti privati e i pubblici dipendenti (lavoratori e, ai sensi dell’articolo 22-ter del D.L. 78/2009, lavoratrici), la cui pensione è liquidata a carico dell'AGO e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima.
&lt;p&gt;

Il successivo comma 10 innalza, a decorrere dal 1° gennaio 2012 e con riferimento ai soggetti la cui pensione è liquidata a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima, nonché della gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della L. 335/1995, che maturino i requisiti a partire dalla medesima data, il limite massimo di 40 anni richiesto ai fini del riconoscimento del diritto al pensionamento in base al solo requisito di anzianità contributiva a prescindere dall’età anagrafica (c.d. “quarantesimi”). Sulla base delle nuove disposizioni, l’accesso al trattamento pensionistico è consentito esclusivamente qualora risulti maturata un’anzianità contributiva di:
&lt;p&gt;

nel 2012, 42 anni e 1 mese per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne;
&lt;p&gt;

nel 2013, 42 anni e 2 mesi per gli uomini e 41 anni e 2 mesi per le donne;
&lt;p&gt;

a decorrere dal 2014, 42 anni e 3 mesi per gli uomini e 41 anni e 3 mesi per le donne.
&lt;p&gt;

In virtù di tale disposizione viene soppressa, sempre a decorrere dal 2012, la possibilità di accedere al pensionamento anticipato con il sistema delle cd. “quote” introdotto dalla L. 247/2007, con un’anzianità minima compresa tra 35 e 36 anni di contributi. Inoltre, si prevede l’applicazione di una riduzione percentuale del trattamento pensionistico per ogni anno di pensionamento anticipato rispetto all’età di 62 anni (pari all’1%, con elevazione al 2% per ogni ulteriore anno di anticipo rispetto a 2 anni).
&lt;p&gt;

Con la riforma previdenziale, sul fronte del trattamento delle pensioni per uomini e donne, il Governo ha accolto i rilievi dell'Unione Europea sull'uguaglianza tra donne e uomini, predisponendo un intervento legislativo che parifica l'età pensionabile delle lavoratrici del lavoro pubblico a quella dei colleghi maschi, passando, gradualmente, alla medesima età.
&lt;p&gt;

Il provvedimento, giustificato dall'esigenza di riequilibrio dei conti, non tiene del tutto conto di una serie di specificità che investono, in particolare le donne, nella loro storia lavorativa e personale, e innanzitutto del peso che deriva dalla mancanza di una vera politica di pari opportunità che investa nei servizi pubblici, che sostenga le donne nel mercato del lavoro, che dia risposte al lavoro di cura, che allevi le donne da un doppio lavoro obbligato in tutte le fasi della vita, e che le discrimina di fatto per tutta la loro vita lavorativa salvo saldare una paradossale &quot;uguaglianza&quot; quando si tratta della pensione.
&lt;p&gt;

Il medesimo discorso riguarda chi assiste familiari disabili gravi; lavoro di cura che riguarda spesso le donne ma, a volte, anche gli uomini.
&lt;p&gt;

In Italia ci sono milioni di persone non in grado di svolgere gli atti quotidiani della vita in modo autonomo o di non deambulare da soli, eccetera, e quindi rientranti in condizione di handicap grave (art.3 comma 3 legge 104). Soggetti che vivono una condizione che incide pesantemente nella loro vita ma anche, almeno per chi ne ha una, sulle loro famiglie, che sono la risorsa vera, dal momento che i servizi pubblici, in questo senso, risentono di note carenze.
&lt;p&gt;

A guardare gli ultimi dati Istat si rileva che il 43% delle donne italiane con età inferiore ai 40 anni (ma ben il 55% di quelle che ne hanno meno di 30), se decidono di avere un figlio non accedono alla maternità con tutti i diritti previsti dalla legge: non ricadono infatti tra le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato che sono il “target” di riferimento della legge 53/2000. Oggi le giovani donne accedono in modo precario al mondo del lavoro, spesso con lavori autonomi, ma si muovono anche in un contesto molto cambiato dal punto di vista culturale, fatto di maggiore equilibrio nelle responsabilità di cura nelle coppie, di consapevolezza di non voler essere messe di fronte alla scelta di rinunciare al lavoro in presenza di un figlio.

&lt;p&gt;
E’ necessario dunque un riconoscimento mirato - materiale ma anche simbolico - del lavoro di cura, è necessario intraprendere un percorso di riequilibrio del sistema di welfare che allarghi i diritti sociali e di cittadinanza a chi, senza distinzione tra donne e uomini, presta attività di cura: la cura – che è attività umana essenziale e ha un valore irrinunciabile - deve entrare nella polis, ridisegnando una nuova mappa del welfare.
&lt;p&gt;

Un sistema di welfare a carattere strutturale, reso più urgente dalla attuale situazione di crisi, iniziando da queste proposte:
&lt;p&gt;

La proposta del Governo di equiparazione dell’età minima della pensione di vecchiaia delle donne, a fronte della sentenza della Corte di Giustizia europea nei confronti della normativa italiana del pubblico impiego, è accettabile solo se si accompagna a una sostanziale riforma del welfare che tenga conto del lavoro di cura. La possibilità di anticipazione infatti costituiva una sorta di “risarcimento”, per quanto generico e generalizzato, del ruolo di cura ricoperto dalle donne nella società. Averla cancellata contempla la necessità di individuare, comunque, una forma di riconoscimento per il lavoro di cura stesso.
&lt;p&gt;

La nostra legislazione già prevede forme di riconoscimento per quelle categorie di lavoratori che hanno un'attesa di vita ridotta come disabili e lavoratori addetti a mansioni usuranti. Chi assiste in famiglia persone con necessità di assistenza continuata risente oggettivamente della medesima “usura” personale, della propria esistenza, tale da giustificare un riconoscimento. La presente Proposta di legge scaturisce dal principio dell’indispensabilità del riconoscimento della cura, a cui va dato un corrispettivo materiale, che viene tradotto nel cosiddetto &quot;Credito di cura&quot;, un credito contributivo ai fini pensionistici che riguarda la maternità e il lavoro di cura. Un sistema di crediti che – secondo la nostra proposta – riconosce alle lavoratici madri un bonus di due anni di contribuzione figurativa, per ogni figlio, valido a tutti gli effetti di legge ai fini della maturazione del requisito di anzianità contributiva.
&lt;p&gt;

Inoltre il provvedimento concede un riconoscimento a lavoratori e lavoratrici impegnati, nell'ambito familiare, in un lavoro di cura verso familiari conviventi con handicap grave. La formula è quella di aumentare il periodo di congedo straordinario, già previsto dalla normativa, da due a quattro anni nell’ambito della propria vita lavorativa. Un congedo retribuito a tutti gli effetti e con rilevanza ai fini pensionistici.
&lt;p&gt;

Questa perequazione non solo va nella direzione di riconoscere alle donne quel diritto al riconoscimento di uno svantaggio oggettivo, di tutta quella mole di lavoro di fatto, non retribuito, che viene svolto nella responsabilità familiare, di cura e della maternità; ma aiuta a riflettere anche sul fatto che, se è vero che l'età media e l'aspettativa di vita si sono innalzate, è anche vero che il lavoro di cura logora fino al punto da abbassare la durata dell'esistenza stessa.
&lt;p&gt;

Appare, quindi, necessario destinare a misure di riconoscimento del lavoro di cura almeno una parte dei risparmi ottenuti con l'innalzamento dell'età pensionabile.
&lt;p&gt;

La presente Proposta di legge provvede, dentro questi indirizzi, al conferimento di una delega al Governo in ragione della estrema complessità del sistema previdenziale, che ha bisogno di interventi di varia natura su più provvedimenti che solo da un'analisi normativa e contabile preventiva del Governo possono essere prodotto.
&lt;p&gt;

Per quanto riguarda la copertura finanziaria, non risultando possibile procedere in sede di conferimento della delega, a causa della complessità della materia trattata, all'esatta determinazione degli effetti finanziari derivanti dall'attuazione delle disposizioni delegate, secondo quanto previsto dalla legge di contabilità generale dello Stato n. 468 del 1978 e dalla riforma della medesima legge in via di approvazione definitiva (atto Senato 1397-B), la quantificazione degli oneri è rimessa alla fase di adozione dei decreti legislativi, e l'individuazione dei relativi mezzi di copertura è condizionata all'adozione di specifici provvedimenti legislativi. Si dispone, infatti, che i decreti legislativi dai quali derivino nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica, siano emanati solo successivamente alla data di entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie. A ciascuno schema di decreto legislativo deve essere dunque allegata una relazione tecnica che dia conto della neutralità finanziaria del medesimo decreto ovvero dei nuovi o maggiori oneri da esso derivanti e dei corrispondenti mezzi di copertura.
&lt;p&gt;


 
&lt;b&gt;
PROPOSTA DI LEGGE&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

 

 

&lt;b&gt;Art. 1.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

(Introduzione di un credito contributivo a fini pensionistici per la maternità).
&lt;p&gt;

 

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per l’introduzione di un’agevolazione pensionistica alle lavoratrici madri con il seguente criterio direttivo:
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;a)&lt;/b&gt; riconoscimento di un bonus di due anni di contribuzione figurativa, per ogni figlio, in favore delle lavoratrici madri, valido a tutti gli effetti di legge ai fini della maturazione del requisito di anzianità contributiva;
&lt;p&gt;

 

&lt;b&gt;Art. 2&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

(Modifiche al Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 e alla Legge 8 marzo 2000, n. 53, in ordine alla durata del Congedo straordinario per assistenza e lavoro di cura in favore di familiari conviventi portatori di handicap)
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;a)&lt;/b&gt; Il Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 denominato “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita' e della paternita” si intende così modificato: “all’articolo 42, comma 5 bis, portare la durata massima da due anni a quattro anni”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;b)&lt;/b&gt; Di conseguenza analoga modifica alla Legge 8 marzo 2000, n. 53, denominata &quot;Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”: “ all’articolo 4, comma due, portare la durata massima da due a quattro anni”.
&lt;p&gt;

 
&lt;b&gt;
Art. 2.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

(Pareri sullo schema di Decreto legislativo).
&lt;p&gt;

 

&lt;b&gt;1.&lt;/b&gt; Lo schema di Decreto legislativo adottati ai sensi degli articolo 1 della presente legge, è deliberato in via preliminare dal Consiglio dei ministri, sentite le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente rappresentative a livello nazionale.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;2.&lt;/b&gt; Lo schema di Decreto legislativo è trasmesso alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario, che sono resi entro trenta giorni dalla data di assegnazione dello stesso. Entro i trenta giorni successivi all'espressione dei pareri, il Governo, ove non intenda conformarsi alle condizioni ivi eventualmente formulate con riferimento all'esigenza di garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, ritrasmette alle Camere i testi, corredati dei necessari elementi integrativi di informazione, per i pareri definitivi delle Commissioni competenti, che sono espressi entro trenta giorni dalla data di trasmissione.
&lt;p&gt;

 

 

 

&lt;b&gt;Art. 3.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

(Copertura finanziaria).
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;1.&lt;/b&gt; Il Decreto legislativo di cui all'articolo 1, dai quali derivano nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica sono emanati solo successivamente alla data di entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanziano le occorrenti risorse finanziarie.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;2.&lt;/b&gt; Allo schema di decreto legislativo di cui al comma 1 è allegata una relazione tecnica che rende conto della neutralità finanziaria del medesimo decreto ovvero dei nuovi o maggiori oneri da esso derivanti e dei corrispondenti mezzi di copertura.&lt;br /&gt;



&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it.html?view=article&amp;catid=4%3Aproposte-di-legge&amp;id=417%3Amaternita-e-cura-un-bonus-per-la-pensione&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;www.deliamurer.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCESCO PIOBBICHI: FASSINA SCANDALOSO. MASSACRA LA COSTITUZIONE E SI PENTE DOPO UNA SETTIMANA </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/27/francesco-piobbichi/fassina-scandaloso-massacra-la-costituzione-e-si-pente-dopo-una-settimana/626951"></link>
  <updated>2012-04-27T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626951</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
In politica siamo abituati a tutto, per cui non ci sorprende nulla. Fassina era un socialdemocratico senza socialdemocrazia ma ci era simpatico perchè a differenza della maggior parte dei parlamentari italiani conosceva bene la politica economica. All'inizio aveva anche provato a prendere a pesci in faccia i commissari europei rischiando il &quot;linciaggio&quot; dai teodem. Poi, è reintrato nei ranghi e non ne ha azzeccata mezza. Ha toppato il corteo della Fiom dando la colpa ai no tav per poi perdersi nei meandri delle politiche che il Governo Monti Merkel ha imposto all'Italia. Si è bevuto la riforma delle pensioni, l'IMU, la manomissione dell'art.18, il vincolo di bilancio in costituzione e a breve il Fiscal Compact.
&lt;p&gt;
Oggi però è uscito dal torpore e Fassina del PD ha attaccato Fassina del PD.&lt;br /&gt;
 «I fatti hanno la testa dura - ha DETTO - e cominciano a fare breccia nell'ideologia conservatrice dominante nella politica economica dell'area Euro. Ieri a Bruxelles, finalmente e positivamente, Mario Monti ha invocato la golden rule, ossia l'esclusione della spesa per investimenti dal calcolo dei saldi di finanza pubblica. Peccato che, pochi giorni prima, il Parlamento italiano abbia approvato in via definitiva un emendamento all'articolo 18 della Costituzione che la esclude categoricamente». 
&lt;p&gt;Ovviamente Fassina si è scordato di dire che la modifica è stata approvata con i voti favorevoli del PD. &lt;br /&gt;
«Speriamo che la proposta del presidente Monti - ha proseguito candidamente l'esponente del Pd  - che anche noi facciamo da sempre e avevamo ribadito in occasione della discussione sul pareggio di bilancio in Costituzione, venga rapidamente accolta. 
&lt;p&gt;Pazienza - ha concluso Fassina con una frase degna del paggior trasformiso - se i nostri rigoristi 'senza se e senza ma saranno costretti a riemendare, stavolta in modo sensato e utile, l'articolo 18 della nostra Carta fondamentale». 
&lt;p&gt;Caro Fassina, battute come queste potevi sinceramente risparmiartele, prima stracci la nostra costituzione insieme al PDL ed ad un parlamento di nominati e poi come se niente fosse ti permetti pure di fare la morale ed autocritica. Il PD ha una enorme responsabilità nell'aver impedito al popolo italiano di pronunciarsi con un referendum confermativo su una norma così devastante facendo il gioco della Merkel. Vediamo se lo stesso teatrino riesce pure per il Fiscal compact che verrà votato a breve dal parlamento e dal PD, le premesse ci sono tutte. Altri pentimenti in arrivo...&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2012/4/27/22046-fassina-scandaloso-massacra-la-costituzione-e-si-pente-dopo/&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Stefano Boeri: IDEONA: IL PAREGGIO DI BILANCIO!</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/21/stefano-boeri/ideona-il-pareggio-di-bilancio/626854"></link>
  <updated>2012-04-21T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626854</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Milano (MI) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Parafrasando il Ministro Passera, crediamo possano venire maggiori benefici dall’attuazione di ideuzze concrete su come tagliare la spesa che dall’ideona del pareggio di bilancio in Costituzione.
&lt;p&gt;Il Senato ha approvato in seconda lettura e con la maggioranza dei due terzi dei parlamentari (dunque senza richiedere un referendum confermativo) la legge che introduce nella nostra Costituzione l'obbligo del bilancio in pareggio. A distanza di meno di 24 ore il governo ha varato il Documento di Economia e Finanza (Def) che sancisce che l'obiettivo del pareggio di bilancio non verrà raggiunto nel 2013, come il nostro Paese si era impegnato a livello europeo, ma, nella migliore delle ipotesi nel 2015. Secondo il Fondo Monetario dovremo attendere addirittura fino al 2017 per centrare questo obiettivo. Abbiamo perciò introdotto nella nostra Costituzione un principio per violarlo fin dall'inizio? Non si rischia in questo modo di ulteriormente indebolire la Costituzione che dovrebbe invece racchiudere norme non facilmente derogabili e modificabili dal Parlamento? In realtà, la tabella sugli obiettivi di finanza pubblica contiene una nota che sostiene che non solo &quot;l'obiettivo sarà raggiunto, ma anche ampiamente superato in termini strutturali (corsivo nostro)&quot;. In altre parole, ci sarà un deficit ma solo perché il livello del Pil sarà molto basso a causa del ciclo economico sfavorevole. Il bilancio aggiustato per il ciclo sarà in attivo già nel 2013.
&lt;p&gt;

Tutto bene, dunque? Il problema è che, come scriveva Martin Wolf sul Financial Times, nessuno sa cosa precisamente sia il bilancio aggiustato per il ciclo o il disavanzo strutturale. Ad esempio, nel 2007 il Fondo Monetario Internazionale accreditava la Spagna di un surplus strutturale consistente e l'Irlanda di un bilancio strutturalmente in pareggio. A quattro anni di distanza, il Fondo aveva rivisto le stime del bilancio strutturale per questi stessi paesi concludendo che entrambi i paesi nel 2007 erano in deficit di bilancio e l'Irlanda addirittura di più dell'8 per cento. Come è possibile dare forza di legge a stime che sono, per la loro stessa natura, fortemente aleatorie? E chi farà tali stime? Sarà il governo stesso a stabilire l'entità dello scostamento ciclico? O dovremo chiedere alla Corte Costituzionale di imparare l'econometria? A inizio agosto 2011, nel commentare l'intenzione del Governo Berlusconi di introdurre il bilancio in pareggio in Costituzione, citavamo un proverbio turco &quot;Se stai annegando ti aggrappi anche a un serpente&quot;. Per fortuna, grazie al Governo Monti, ci siamo un po' allontanati dal rischio di annegamento. Proprio per questo pensiamo sarebbe meglio trovare modi più convincenti nel rendere credibile il nostro impegno di rientro del debito. Invece di imitare il Ministro Tremonti il quale, per stimolare la crescita, voleva cambiare l'articolo 41 della Costituzione, sarebbe meglio iniziare facendo sul serio la spending review, a partire dai capitoli di spesa che sono oggi sotto gli occhi di tutti gli italiani perché contornati di episodi di corruzione: la spesa sanitaria e i costi della politica, in primis rivedendo le norme sul finanziamento pubblico ai partiti. Parafrasando il Ministro Passera, crediamo possano venire maggiori benefici dall'attuazione di ideuzze concrete su come tagliare la spesa che dall'ideona del pareggio di bilancio in Costituzione.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.lavoce.info/articoli/-conti_pubblici/pagina1003023.html&quot;&gt;lavoce.info&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rita BERNARDINI: I conti della Camera? Impenetrabili</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/19/rita-bernardini/i-conti-della-camera-impenetrabili/626824"></link>
  <updated>2012-04-19T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626824</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
In questo periodo tutti si affannano a parlare di trasparenza, ma ciò che è incredibile è il motivo per il quale nessuno - tranne noi radicali - si scandalizzi per la totale mancanza di trasparenza dei conti di un'istituzione importante come la Camera dei Deputati che ha un bilancio di oltre un miliardo di euro all'anno.
&lt;p&gt;
L'attività amministrativa della Camera dei deputati è, infatti, completamente sottratta, in virtù del principio di autonomia degli organi costituzionali, agli ordinari controlli esterni cui sono sottoposte le pubbliche amministrazioni e, con la riforma del R.A.C. (Regolamento di Amministrazione e contabilità), è definitivamente sparita la contabilità analitica, in contrasto con quanto previsto dalla legge 196 del 2009, che ha imposto uno schema contabile uniforme a tutte le pubbliche amministrazioni e a tutti i livelli di governo, e ha previsto l'obbligo di redigere una contabilità analitica come principio fondamentale del coordinamento della finanza pubblica e come strumento di tutela dell'unità economica della Repubblica, ai sensi degli articoli 117 e 120 della Costituzione. 
&lt;p&gt;
Una vera e propria &quot;controriforma&quot; che ha visto i soli deputati radicali impegnati in prima fila «contro». Con il sistema contabile così &quot;riformato&quot;, il bilancio della Camera continuerà ad essere del tutto opaco e privo di trasparenza, come lo è stato finora, salvo che ora lo è &quot;legittimamente&quot;. Inoltre, coerentemente con l'abolizione della contabilità analitica, è stato eliminato anche l'obbligo di utilizzare il sistema contabile per la programmazione e per il controllo dell'attività amministrativa. La programmazione ed il controllo - che è controllo comunque sempre interno all'apparato che vede al vertice il Segretario Generale della Camera - oramai devono fare a meno dell'essenziale strumento rappresentato dal sistema contabile.
&lt;p&gt;
Inoltre, con il nuovo R.A.C. è stato fortemente limitato il diritto di ciascun deputato di accedere alle delibere del Collegio dei Questori e ai contratti stipulati dall'Amministrazione, che costituiva l'unico strumento atto a garantire una certa trasparenza alla gestione. Al suo posto, viene ora pubblicata semestralmente sul sito internet una lista delle spese ordinate, priva però dell'essenziale informazione sulle modalità di scelta del contraente. Così di quante e quali gare faccia la Camera non si sa quasi nulla, anche perché gli stessi bandi non sono più pubblicati nel sito, come avveniva fino a qualche anno fa. Ci si guarda poi bene dal pubblicare le relazioni periodiche del Servizio del controllo amministrativo sui controlli di legittimità e sui controlli di risultato.
&lt;p&gt; Il colmo è costituito dal fatto che a capo del Servizio per il controllo amministrativo c'è... il Segretario Generale, cioè il soggetto da controllare! In queste condizioni il nuovo «controllo di gestione», attribuito al Collegio dei Questori, è acqua fresca, perché è l'Amministrazione che passa al Collegio le poche informazioni che ritiene. 
&lt;p&gt;In pratica, il miliardo lo gestisce il Segretario Generale, nominato praticamente a vita, senza alcun vero controllo, né interno né tantomeno esterno, con modalità tra le più opache nell'ambito dell'intero continente europeo.
&lt;p&gt;
La delegazione radicale ha proposto già dal luglio 2011 - nel corso di quel rito inutile e farsesco che si svolge ogni anno e che consiste nell'approvazione da parte dell'Assemblea del Bilancio interno - di prevedere un sistema di accertamento dei conti simile a quello adottato dall'Assemblea nazionale francese, che all'articolo 16 comma 2 del suo regolamento, prevede che in ciascun anno della legislatura l'Assemblea elegga una Commissione speciale di 15 membri, presieduta da un deputato d'opposizione, incaricata di «verificare ed appurare» i conti. Né i Questori né alcun altro membro dell'Ufficio di Presidenza possono farne parte. 
&lt;p&gt;Superfluo dire che l'ordine del giorno radicale, che chiedeva per la Camera controlli simili a quelli dell'Assemblea nazionale francese, è stato sonoramente bocciato. Ci riproveremo quest'anno cercando di abbattere quel muro impenetrabile di omertà che siamo riusciti solo parzialmente a scalfire con l'ottenimento due anni fa della lista dei fornitori e consulenti (e i contratti), messa immediatamente in internet sui siti radicali. Era la prima volta che accadeva nella storia di Montecitorio. Un successo che, come detto in precedenza, è stato prontamente ridimensionato e depotenziato. La casta più potente vuole continuare ad agire indisturbata senza rendere conto né ai deputati, né ai cittadini tutti. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dirittiglobali.it/home/categorie/21-politica-a-istituzioni/31617-i-conti-della-camera-impenetrabili.html&quot;&gt;il Manifesto / www.dirittiglobali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giuseppe GIULIETTI: Lavoro. Perché non voterò la fiducia</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/17/giuseppe-giulietti/lavoro-perch%C3%A9-non-voter%C3%B2-la-fiducia/626807"></link>
  <updated>2012-04-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626807</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il governo metterà la fiducia sulla riforma del mercato del lavoro, queste almeno sembrano le intenzioni. Se ciò dovesse accadere, non voteremo mai quella fiducia, qualunque cosa sarà messa nel testo, compresa, ma non accadrà di certo, la integrale salvaguardia dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

&lt;p&gt;
Non la voteremo, come articolo 21, perché una materia come questa non si può affrontare a colpi di voti di fiducia.

&lt;p&gt;
Perché se fosse accaduto con Berlusconi e Sacconi ci saremmo giustamente indignati, perché quel testo è stato discusso in vertici sempre più ristretti, perché, al di là delle apparenze e delle dichiarazioni pubbliche, non un solo euro si sposterà dall’alto verso il basso della scala sociale.

&lt;p&gt;
Al di là del merito, non certo rimuovibile, non voteremo la eventuale fiducia, anche per una ragione di metodo.
&lt;p&gt;

Perche mai si può mettere la fiducia sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori e non sull’articolo 21 della Costituzione?

&lt;p&gt;
Un governo che affronta l’ira dei cittadini su pensioni e salari, perché ha paura di affrontare l’ira di pochi, anzi di uno, in materia di conflitto di interessi?

&lt;p&gt;
Presenti il governo una norma per mettere fuori i partiti dal consiglio di amministrazione della Rai e delle Autorità  di garanzia, sospenda i rimborsi elettorali, annulli subito la legge mancia, presenti il tutto in Parlamento, anche con un decreto e chieda la fiducia, così per vedere l’effetto che fa…., tanto per parafrasare Enzo Iannacci.
&lt;p&gt;

Forse, in questo caso, anche a costo di scontentare “amici e compagni”, non faremmo mancare un voto favorevole, senza mal di pancia.
&lt;p&gt;

Abbiamo tuttavia la sensazione, anzi la quasi certezza che questo “atroce dilemma” ci sarà risparmiato dal governo medesimo, perché, in Italia, ancora oggi, è possibile mano-mettere l’articolo 18, ma non è ancora possibile “restaurare” l’articolo 21 della Costituzione.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In questo caso l’Europa resta lontana, anzi lontanissima!&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/04/17/giuseppe-giulietti-lavoro-perche-non-votero-la-fiducia/&quot;&gt;micromega&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco PANNELLA: «Macché trasparenza Il loro obiettivo è legalizzare la ruberia»  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/12/marco-pannella/%C2%ABmacch%C3%A9-trasparenza-il-loro-obiettivo-%C3%A8-legalizzare-la-ruberia%C2%BB-intervista/626669"></link>
  <updated>2012-04-12T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626669</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;I partiti rubano, come prima e più di prima. Il denaro ricevuto dallo Stato viene usato nei modi più arbitrari. Sono giacenti in Parlamento decine di disegni di legge. Scendono in campo i leader. Potrà uscirne qualcosa di buono?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Dipende dal punto di vista...» spiega Marco Pannella, leader storico dei radicali. «Poiché ritengo questo regime criminale per la continua violazione della Costituzione e della Carta dell'Onu, credo che ABC non possano che produrre un ennesimo tentativo scomposto di perpetrare una condizione di pura illegalità e di antidemocrazia».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Ma almeno si ruberà un po' meno...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«A quanto ne so, con questa nuova legge, vorrebbero assicurare un po' di trasparenza in più e di controllo istituzionale. La loro unica preoccupazione, di fronte alla palese illegalità del finanziamento pubblico, è di tentare di legittimare grazie alla trasparenza, e dunque a un successivo eventuale controllo, ciò che è proibito».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Meglio che niente...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Assolutamente no. Ciò che accade in termini di diritto è che ci troviamo di fronte a uno stato antidemocratico rispetto al quale ci sono tutti i termini per chiedere una Norimberga per l'Italia».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Ma la Norimberga la decidono i vincitori di una guerra.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Noi siamo in guerra: contro coloro che violano il diritto, contro coloro che calpestano le leggi e gli accordi che hanno sottoscritto. E la nostra arma è la non violenza: la forma più alta di opposizione al regime».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Torniamo ad ABC...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ma veda, questo conclavino ABC ha di per sé le stigmate dell'atto terminale di una comunità politica allo sbando. Eutanasia del potere. Glielo diremmo pure, se potessimo, con tutto il nostro amore non violento, ma con questi signori non riusciamo ad avere dialogo».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;E allora, come se ne esce?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Avevamo già previsto tutto questo. Non in questa, ma nella precedente legislatura il nostro Maurizio Turco presentò un progetto organico: in emendamento a ciò che oggi preparano lor signori. Perché mentre Bersani dice, non senza una formidabile spudoratezza: &quot;Controllate pure come il spendiamo, ma non ce li toccate i nostri soldini&quot;, mi viene da pensare a questo simpaticissimo emiliano dall'aria paciosa e bon vivant che dice sempre che la Costituzione è bellissima col guizzo goloso di chi per 60 anni se l'è mangiata. Ebbene: che almeno quei contributi siano ridotti a un euro. Dai 4 di ora se li autoriducano a uno!».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1DHWU4&quot;&gt;Giorno/Resto/Nazione - Stefano Grassi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emma BONINO: Ora congelate i rimborsi elettorali  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/12/emma-bonino/ora-congelate-i-rimborsi-elettorali-intervista/626668"></link>
  <updated>2012-04-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626668</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Domanda. Senatrice Bonino, Alfano, Casini e Bersani ci stanno provando, secondo lei combineranno qualche pasticcio oppure dai tre potrebbe uscire qualcosa interessante?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Credo che i tre farebbero un grande errore a scambiare l'urgenza con la fretta. Due sono le cose che possono essere fatte subito, senza combinare pasticci. La prima è quella di congelare l'ultima tranche del rimborso elettorale relativo alle politiche del 2008; badi bene, ho detto «congelare», il che è tecnicamente possibile perché con un mero congelamento i partiti non verrebbero meno agli impegni assunti e quindi non si porrebbe alcun problema di legittimità costituzionale. La seconda è l'azzeramento della legge-truffa sui rimborsi elettorali: così come fu fatta in quattro e quattr'otto tradendo in un colpo solo Costituzione e volontà popolare, in quattro e quattr'otto può essere abrogata. Poi si deve voltare pagina, ma per davvero. Non con leggine-pecette o riformette per tenere buona l'opinione pubblica, ma con una radicale e profonda riforma a cominciare dall'applicazione, per la prima volta dopo 60 anni, dell'articolo 49 della Costituzione.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Invece, si va verso altre direzioni. Bersani immagina controllori esterni, il Pdl vuole un modello all'americana, per il Terzo polo qualsiasi cosa è buona purché ci sia un'approvazione lampo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Secondo me meglio stare alla larga da operazioni lampo di dubbia legalità costituzionale, per non parlare della natura oligarchica e assolutamente opaca delle discussioni in corso in queste ore. Ma, a parte la forma, nella sostanza andrebbe data prima di tutto diversa veste giuridica ai partiti, passando da soggetti privati a soggetti pubblici con tutto ciò che ne consegue: obblighi di rendicontazione, certificazione e pubblicazione dei bilanci on line, sanzioni in caso di inadempienze così come previsto dai codici. Proprio oggi (&lt;i&gt;ieri per chi legge, ndr&lt;/i&gt;) il Consiglio d'Europa ha denunciato carenze importanti nel nostro sistema, a partire dai controlli difficilmente esercitabili dalle autorità pubbliche come pure il ruolo molto limitato che possono svolgere i cittadini in questo senso. Poi sono la prima ad esser d'accordo con il detto «La democrazia non ha prezzo, ma dei costi sì...». Ma il costo della buona politica è assolutamente sostenibile, è quello della partitocrazia a non esserlo. Per questo mi preoccupa non solo lo spreco di denaro pubblico attraverso i rimborsi elettorali - che, tra l'altro, sono sempre superiori alle spese effettivamente sostenute, eccetto per noi Radicali, il che provoca un danno erariale direi unico al mondo - ma anche l'invadenza dei partiti negli enti economici statali e parastatali, senza tener minimo conto del merito, dei curricula.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi è la fine di ogni forma di finanziamento pubblico?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Lo stato può senz'altro dare un contributo per sostenere il costo della politica: fornendo risorse per l'autenticazione delle firme necessarie per i referendum, garantendo sconti alle spese postali, assicurando spazi gratis nel servizio pubblico radiotelevisivo, sostenendo quindi attività documentabili, mentre delle spese di struttura devono farsene carico i singoli partiti attraverso le donazioni dei propri sostenitori. Non a caso la tessera radicale è considerata cara: proprio perché, ripeto, la buona politica ha un costo.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;E' favorevole alla certificazione dei conti da parte di una società esterna e al controllo della Corte dei Conti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Ma certo, sono cose che dovrebbero essere scontate. Però attenzione: dire che il proprio bilancio è certificato da una società di revisione indipendente va bene forse Tour épater le bourgeois», come dicono i francesi, ma non è certamente sufficiente. Ci sono molti modi per raggirare pure i revisori. Ripeto: la strada maestra è di trasformare i finanziamenti pubblici dati a fondo perduto in servizi per i partiti e per i cittadini organizzati, come fanno in Inghilterra con i cosiddetti «policy development grants».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Si parla di un un documento ad hoc da incardinare in commissione Affari costituzionali della Camera con la formula della sede legislativa cioè senza passare per l'aula. Intanto, Pannella dice che un intervento legislativo potrebbe generare dubbi di costituzionalità.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Pannella ha ragione non una, ma cento volte. Ma come si può pensare di assegnare un tale provvedimento in sede legislativa, o addirittura di velocizzare l'iter con un decreto del Governo, senza violare l'articolo 72, comma 4 della Costituzione? A parte la sistematica violazione della «Costituzione più bella del mondo» come ama ripetere Bersani - forse più buona che bella, come dice invece Pannella, visto come è stata divorata dai partiti nel corso degli anni - secondo me una riforma simile dovrebbe essere frutto di un ampio e partecipato dibattito pubblico, altro che non farla neppure passare al vaglio dell'aula.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1DHYBU&quot;&gt;Italia Oggi - Emilio Gioventù&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Lanfranco TURCI: No al pareggio di bilancio in Costituzione</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/10/lanfranco-turci/no-al-pareggio-di-bilancio-in-costituzione/626650"></link>
  <updated>2012-04-10T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626650</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Nei prossimi giorni il Senato sarà chiamato ad approvare in seconda lettura le modifiche all’art. 81,97,117 e119 della Costituzione in materia di pareggio di bilancio.
&lt;p&gt;

Si tratterà dell’ultimo passaggio previsto dall’art. 138 C. dal momento che la Camera del Deputati ha già effettuato le due votazioni previste e il Senato ha già votato in prima lettura il 15 dicembre scorso.
&lt;p&gt;

In tutte e tre le occasioni il Parlamento si è espresso con un voto quasi unanime. Le modifiche, secondo cui «Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico» si ispirano alle dottrine dominanti in questa fase della politica europea guidata dalle destre conservatrici e neoliberiste.
&lt;p&gt;

Nel novembre del 2010 una analoga proposta costituzionale avanzata dai Repubblicani negli USA, per bloccare la politica di stimoli economici del presidente Obama, fu duramente contrastata da un alto numero di economisti, fra cui i Premi Nobel Kenneth Arrow, Peter Diamond, Eric Maskin e Robert Solow. Il capo del governo britannico, David Cameron, ha osservato recentemente che norme del genere equivalgono all’abolizione per legge del pensiero di Keynes.
&lt;p&gt;

Comunque si voglia interpretare Keynes, non c’è dubbio che si tratta dell’ultimo omaggio offerto alle “idee fallite” che stanno alla base dell’attuale crisi e che tuttora ispirano le politiche recessive e di austerity dettate dalla politica tedesca e dalla tecnocrazie europea.
&lt;p&gt;

Così come non c’è dubbio che le implicazioni delle nuove norme proposte siano molto rilevanti e compromettano gravemente per il futuro le libertà di scelta delle politiche economiche e di sviluppo del nostro paese, anche quando ci saremo auspicabilmente liberati del vincoli sottoscritti dai governi Berlusconi e Monti con il Fiscal Compact. E non vale la scusante che si tratterebbe di norme lasche, che si potranno facilmente aggirare una volta che sia cambiato il clima politico-economico italiano ed europeo. Non è vero. Ma, se anche così fosse, ci sarebbe da essere allarmati per il modo irresponsabile con cui si interviene sul testo costituzionale.
&lt;p&gt;

Quello che ancor più preoccupa è poi il silenzio corale che ha accompagnato questo processo di modifica costituzionale in corso ormai da sei mesi, mentre in altri paesi europei su questi temi e sul connesso Fiscal Compact si stanno sviluppando discussioni e confronti assai vasti e in Francia si gioca la stessa campagna elettorale per le presidenziali.
&lt;p&gt;

Questo fatto lascia allibiti. In un Paese come il nostro in cui su questione di chiacchiericcio politico si fanno spesso campagne di stampa ampiamente sopra le righe, su un tema di così rilevante portata, che tocca un cardine della Costituzione e la strumentazione della politica economica presente e futura, il silenzio è totale. Questo mi fa pensare che, da un lato, in buona parte dei parlamentari, soprattutto fra quelli del centro-sinistra, non ci sia affatto la consapevolezza di ciò che si sta approvando. Dall’altro lato che operi un silenzio interessato dei grandi mezzi di comunicazione, il cui orientamento politico-culturale è ampiamente a favore della politica neoliberista e del governo Monti. In sostanza, siamo a metà strada tra l’incultura e il calcolo politico.
&lt;p&gt;

Per queste ragioni un mese fa il Network per il socialismo europeo (associazione che raccoglie circoli e militanti della sinistra impegnati per il rinnovamento e la riorganizzazione della sinistra italiana nell’ambito del socialismo europeo) ha deciso di provare a rompere questo muro di silenzio che colpevolmente circonda le votazioni in corso nel Parlamento. Abbiamo perciò rivolto un appello ai Senatori della Repubblica affinché sia salvaguardato il diritto del popolo di intervenire sulle modifiche della Costituzione.
&lt;p&gt;

Si badi bene il nostro appello, pur illustrando le obiezioni di merito a quelle modifiche, non punta a rovesciare all’ultimo passaggio l’orientamento favorevole consolidatosi nelle prime tre votazioni di Camera e Senato. Abbiamo posto invece ai Senatori un problema di coscienza e di sensibilità democratica. Come è noto, ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione, riapprovando il nuovo articolo 81 con la maggioranza di due terzi si escluderebbe la possibilità di promuovere un pronunciamento del popolo attraverso il referendum confermativo.
&lt;p&gt;

È ammissibile che ciò avvenga su un tema così importante? È ammissibile che ciò avvenga per opera di un Parlamento delegittimato dalla crisi politica e morale che sta squassando i partiti e le istituzioni? È ammissibile che i due terzi siano calcolati su assemblee parlamentari che, elette con una legge ipermaggioritaria, non rappresentano milioni di elettori che non hanno potuto far pesare il loro voto alle ultime elezioni politiche? Il Network per il socialismo europeo chiede dunque a tutti i senatori che avvertano la fondatezza delle nostre osservazioni di accordarsi in maniera bipartisan per evitare la maggioranza dei due terzi e lasciare aperta la possibilità di una futura verifica popolare.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://temi.repubblica.it/micromega-online/no-al-pareggio-di-bilancio-in-costituzione/?printpage=undefined&quot;&gt;micromega-online&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Paolo FERRERO: Appello a Bersani e Di Pietro: Su pareggio di bilancio fate decidere i cittadini! </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/10/paolo-ferrero/appello-a-bersani-e-di-pietro-su-pareggio-di-bilancio-fate-decidere-i-cittadini/626649"></link>
  <updated>2012-04-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626649</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«Il Senato discuterà e voterà con una maggioranza bulgara l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione: si tratta di un totale rovesciamento dei principi contenuti nell’articolo 81 della Carta, che disciplina le regole essenziali del bilancio dello Stato. Con questa modifica, dettata al governo dall’Ue, si mettono di fatto fuori legge l’intervento pubblico in economia e lo stato sociale.
&lt;p&gt; Con il pareggio di bilancio, infatti, in un periodo di recessione come questo, si decide che lo Stato non può investire più nel pubblico perché il rapporto entrate-uscite dev’essere pari: se questo fosse successo nel secondo dopoguerra non avremmo avuto la possibilità di ricostruire il Paese. 
&lt;p&gt;Vuol dire ammazzare lo stato sociale: non è giusto che si decida una cosa tanto grave senza chiedere ai cittadini. Devono essere gli elettori ad esprimersi: chiediamo ai senatori di non approvare questa modifica con una maggioranza di 2/3, in modo da poter fare il referendum su questo provvedimento.
&lt;p&gt;

Per questi motivi saremo con il comitato No Debito domani alle 16 davanti al Senato per chiedere ai senatori di non arrivare ai due terzi – la maggioranza richiesta per evitare il referendum tra i cittadini - e dare la possibilità agli italiani di pronunciarsi con un referendum».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2012/4/10/21542-video-appello-di-ferrero-a-bersani-e-di-pietro-su-pareggio/&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>ANDREA CAUSIN: Bilancio e Legge finanziaria, un'altra occasione persa </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/22/andrea-causin/bilancio-e-legge-finanziaria-unaltra-occasione-persa/626039"></link>
  <updated>2012-03-22T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626039</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Nei corridoi di Palazzo Ferro Fini&lt;/b&gt; da settimane si sente la litania dei Consiglieri e degli Assessori, che al telefono o ai questuanti di turno ripetono &lt;b&gt;“quest’anno va mal, no ghe xe più schei”&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;

In Veneto, il dialetto è la lingua ufficiale, si usa nelle occasioni importanti, nei momenti ufficiali o per rimarcare la verità in una questione che si vuole sostenere.

&lt;p&gt;
Per fare gli affari, per litigare tra marito e moglie, per chiudere un accordo.

&lt;p&gt;
Ma per comprendere il clima a “palazzo” bisogna inquadrare bene la questione.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La Regione del Veneto può contare su un bilancio di circa 14 miliardi di euro.&lt;/b&gt;

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Di questa cifra enorme la cifra destinata alla spesa corrente, ovvero quella destinata a finanziare le leggi regionali relative alle competenze che la Costituzione affida alle regioni, è poco più di 1 miliardo e 400 milioni di euro. Ciò accade perché circa 9 miliardi sono vincolati alla spesa sanitaria e 3 miliardi e qualcosa sono quella che si definisce spesa “vincolata”, ovvero spese per il personale, organi istituzionali, trasferimenti ad enti ed agenzie, ammortamenti, mutui, etcc….
&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
La disponibilità di spesa corrente si è progressivamente ridotta negli ultimi tre anni (quasi dimezzata) perché la Corte dei Conti ha, a più riprese, eccepito sul fatto che era stato raggiunto “il livello massimo di indebitamento consentito”.

&lt;p&gt;
Che significa questa frase?

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Significa, che negli anni scorsi, che ogni qual volta sono stati assunti degli impegni economici di spesa corrente si è acceso un mutuo…..come se una famiglia, per fare la spesa ricorresse al finanziamento.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

In questo meccanismo, consentito dalla legge, risiede la ragione della quota parte di indebitamento pubblico che ha contratto la nostra Regione.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Nella situazione delicata che sta attraversando il nostro paese si è persa una occasione importante per razionalizzare la spesa e per rompere un meccanismo consociativo “maggioranza – opposizione” che negli anni scorsi  ha cagionato un'aumento della spesa e del debito.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il bilancio che il Consiglio si accinge ad approvare può essere definito solo in un modo:&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt; &lt;b&gt;incivile&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Perché azzera quasi tutti i capitoli a sostegno delle situazioni di povertà.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Coerentemente alla situazione che (semplificando molto) ho illustrato, &lt;b&gt;ho presentato alcuni emendamenti che non producono spesa, in modo particolare il fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà, e lo sgravio IRAP per le imprese che assumono le persone over 50 in disoccupazione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Serve&lt;/b&gt; però, in prospettiva, &lt;b&gt;un lavoro radicale che miri alla riduzione dei costi della pubblica amministrazione regionale, attraverso processi di semplificazione e liberalizzazione, che possano generare economie di 500 milioni di euro l’anno, per poter tornare a contare su un bilancio che contiene misure di sviluppo e di sostegno alle povertà.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.andreacausin.it/component/content/article/166-bilancio-e-legge-e-finanziaria-unaltra-occasione-persa?tmpl=component&amp;print=1&amp;page=http://www.andreacausin.it/component/content/article/166-bilancio-e-legge-e-finanziaria-unaltra-occasione-persa?tmp&quot;&gt;www.andreacausin.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DOMENICO FINIGUERRA: No, Non avete nessun diritto di piangere!</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/11/07/domenico-finiguerra/no-non-avete-nessun-diritto-di-piangere/617981"></link>
  <updated>2011-11-07T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>617981</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Cassinetta di Lugagnano (MI) (Partito: LISTA CIVICA) - Consigliere  Consiglio Comunale Cassinetta di Lugagnano (MI) (Lista di elezione: LISTA CIVICA) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Voi che vi riempite la bocca di parole trite e ritrite: “crescita, sviluppo, competitività”. Ripetute come un mantra per nascondere il vuoto delle vostre idee. Dogmi imparati come scolaretti per essere promossi dalle maestrine di Confindustria e dei mercati finanziari.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Non avete nessun diritto di piangere! Voi che quando siete seduti sulle comode poltrone a Porta a Porta vi lanciate, l’uno contro l’altro le medesime ricette stantie:&lt;i&gt; “Dobbiamo rilanciare le grandi opere, dobbiamo far ripartire l’edilizia, ci vuole un nuovo piano casa, forse anche un nuovo condono”.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;

Non avete nessun diritto di piangere! Voi che con il fazzoletto verde nel taschino avete chiesto il voto per difendere la pianura padana da invasioni di ogni genere e poi dagli assessorati comunali, provinciali e regionali avete vomitato sulle campagne padane la vostra porzione di metri cubi di cemento, insieme a tutti gli altri.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non avete nessun diritto di piangere! Voi che avete giurato fedeltà alla Costituzione ma poi non ne rispettate l’art. 9: &lt;i&gt;“La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”&lt;/i&gt;, e approvate piani regolatori che hanno come unico obiettivo quello di svendere il territorio e di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Non avete nessun diritto di piangere! Voi che, con l’arroganza di chi non ha argomenti, denigrate chiunque si opponga alla vostra furia predatoria di saccheggiatori del territorio. Voi che, con il risolino di chi è sicuro del potere che detiene, ridicolizzate tutti i giorni i comitati, gli ambientalisti, le associazioni, i cittadini, che mettono in guardia dai pericoli e dal dissesto idrogeologico creati dalle vostre previsioni edificatorie.
&lt;p&gt;

Non avete nessun diritto di piangere! Voi che siete la concausa delle &lt;b&gt;catastrofi alluvionali&lt;/b&gt;, dovute alla sigillatura e all’impermeabilizzazione della terra operate dalle vostre espansioni urbanistiche, dai vostri centri commerciali, dai vostri svincoli autostradali. Voi che avete costruito il vostro consenso grazie alle grandi speculazioni edilizie, ai grandi eventi, alle grandi opere o anche alla sola promessa di realizzarle.
&lt;p&gt;

Non avete nessun diritto di piangere. Nessun diritto di piangere le &lt;a href=&quot;http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2011/10/19/visualizza_new.html_645552289.html&quot;&gt;&lt;b&gt;dieci vittime&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; dell’ennesima alluvione ligure. Né le vittime di tutte le precedenti catastrofi causate anche dalla vostra ideologia. Perché voi, iscritti e dirigenti del Partito del Cemento, siete i veri estremisti di questo paese.
&lt;p&gt;

Siete i veri barbari di questo nostro paese. Siete la vera causa del degrado ambientale, della violenza al paesaggio e dello sprofondamento del paese nel fango.
&lt;p&gt;

No. Non avete nessun diritto di piangere.
&lt;p&gt;

E gli &lt;b&gt;italiani&lt;/b&gt; dovrebbero cominciare a fischiarvi e cacciarvi dai funerali. E gli italiani dovrebbero smettere di pregare davanti alle vostre altissime gru, totem di un modello di sviluppo decotto e decadente, che prima di collassare, rischia di annientare i beni comuni di questi Paese, di questo pianeta.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.notav.info/top/no-non-avete-nessun-diritto-di-piangere/&quot;&gt;NoTav.info | domenicofiniguerra.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Doppia vittoria, unico sbocco è la crisi</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/12/dario-franceschini/doppia-vittoria-unico-sbocco-%C3%A8-la-crisi/609829"></link>
  <updated>2011-10-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>609829</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Questa vittoria parlamentare è stata preparata, anche con qualche astuzia, e soprattutto col gruppo del Pd presente al 98 per cento&quot;. In una &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=6326&quot;&gt;intervista a Repubblica&lt;/a&gt;, il capogruppo dei Democratici alla Camera &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt; rivendica i meriti dell'opposizione per il voto di ieri sul rendiconto dello Stato che ha visto la sconfitta della maggioranza. 

&lt;p&gt;
&quot;La vittoria di oggi è doppia - sostiene &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; -: abbiamo battuto la maggioranza davanti a Berlusconi, entrato in aula sorridente e poi rimasto a guardare a bocca aperta il tabellone che registrava la sua sconfitta, e li abbiamo costretti a rinunciare alla legge sulle intercettazioni. Il Pdl ora dice: rinviamola. La lega: ritiriamola. Quando uno non ha il colpo del ko lavora ai fianchi. Li abbiamo indeboliti, li battiamo ogni settimana, questa volta è stato un ko tecnico. Perché oggi, ed è la prima volta, c'è un dato costituzionale. II voto sul rendiconto dello Stato è un atto dovuto. Cito un costituzionalista vicino alla maggioranza, Giovanni Pitruzzella, che nel suo manuale di diritto pubblico a pagina 304 dice: 'Se il Parlamento votasse contro il disegno di legge di approvazione del rendiconto consuntivo, la conseguenza politica non potrebbe che essere la crisi di governo'&quot;. 

&lt;p&gt;&quot;In questo momento la situazione è la seguente: il lavori dell'aula sono sospesi, il presidente della Commissione Bilancio ha dichiarato che bocciato l'articolo uno non si possono approvare nè il rendiconto nè l' assestamento di bilancio. Domani - continua &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; - la giunta del regolamento della Camera deve decidere cosa comporta questo voto. Per noi, stando alla Costituzione, le dimissioni del Governo sono un atto dovuto. La gente percepisce, in una situazione di sbandamento, che Napolitano è una garanzia per l'Italia, è un punto di equilibrio e di autorevolezza, e sono certo che anche in questo delicato passaggio istituzionale saprà esercitare il meglio del suo ruolo di garante delle leggi e della Costituzione&quot;, conclude &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt; &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=6326&quot;&gt;&lt;b&gt;Intervista a Dario Franceschini - Repubblica&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=6326&quot;&gt;Repubblica&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: Nel programma del Pd il riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/09/pier-luigi-bersani/nel-programma-del-pd-il-riconoscimento-delle-unioni-tra-persone-dello-stesso-sesso/609799"></link>
  <updated>2011-10-09T00:00:00Z</updated>
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  <id>609799</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
 «Tra i punti principali del programma con cui il Pd si presenterà di fronte agli elettori saranno contenuti impegni chiari: penso all’approvazione di una legge contro l’omofobia e la transfobia e al riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso» e «l’estensione del diritto di voto ai nuovi cittadini e il varo di una buona legge sul testamento biologico». &lt;br /&gt;



&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.libero-news.it/news/840908/Diversi-Forza-gnocca-No-meglio-Forza-Gay-Bersani-detta-la-linea-ma-si-scorda-di-D-Alema.html&quot;&gt;www.libero-news.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giuseppe GIULIETTI: Fiducia anche sulle mutande</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/05/giuseppe-giulietti/fiducia-anche-sulle-mutande/609818"></link>
  <updated>2011-10-05T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>609818</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“La protezione della libertà di stampa richiede che la sanzione sia equilibrata. E che essa non produca un effetto di generale intimidazione alla libera stampa: giornalisti, giornali, editori. Dalle decisioni della Corte europea i parlamenti nazionali e i giudici ricavano che una sanzione penale è giustificata solo quando si sia di fronte a discorsi che incitano alla violenza e all’odio razziale, mentre anche le sanzioni economiche non devono essere eccessive. Ma di tutto ciò è scarso l’eco nel dibattito politico… forte invece è la preoccupazione di assicurarsi che il cane da guardia non morda e sia prudente nell’abbaiare. Insomma che non disturbi.”

&lt;p&gt;
La citazione è tratta da un editoriale scritto per la Stampa dal professor Vladimiro Zagrebelsky.

&lt;p&gt;
Parole simili, sempre contro la legge bavaglio, erano state scritte dal professor Stefano Rodotà, e così la pensano i principali costituzionalisti italiani ed europei.

&lt;p&gt;
Gli imbavagliatori lo sanno, ma ormai non possono più fermarsi, vogliono fare l’ultimo regalo al vecchio capo, non esiteranno a mettere la fiducia, chiederanno alla maggioranza di giurare fedeltà anche “sulle e alle mutande del satrapo”.

&lt;p&gt;
Non si fermeranno neppure davanti ad una protesta che ha messo insieme toghe nere e rosse, cronisti di ogni orientamento, editori e giornalisti, poliziotti e carabinieri, per non parlare della rete dove Wikipedia, con gesto senza precedenti, ha deciso di auto oscurarsi.

&lt;p&gt;
Forse avranno la fiducia del parlamento, ma perderanno definitivamente quella della maggioranza degli italiani e dell’Europa.

&lt;p&gt;
Per informazioni potrebbero rivolgersi al loro amico Orban, presidente ungherese, uomo di destra, fervente  ammiratore dell’amico italiano. Prima di assumere la presidenza di turno dell’Unione europea, fu sottoposto ad un arroventato dibattito nella sede del parlamento, dovette giustificarsi per la legge bavaglio da lui fatta approvare, e fu costretto ad assumere l’impegno a ritirarla e cambiarla. Cosa puntualmente accaduta.
&lt;p&gt;

Se e quando la legge bavaglio italiana sarà approvata, l’Europa ci sbatterà ancora più giù nella graduatoria relativa alla libertà dei media. In altre parole subiremo una nuova declassificazione, sicuramente la Corte europea aprirà un procedimento e tutto questo accadrà mentre l’Italia, con il cappello in mano, sta già  girando per le capitali chiedendo soldi ed improbabili solidarietà.
&lt;p&gt;

Pur di soddisfare le voglie del padrone della maggioranza, non esiteranno a vendersi altri pezzi di quello che resta della onorabilità nazionale.
&lt;p&gt;

Per questi ragioni è necessario dare sostegno pieno e convinto a quanti continuano a battersi per la Costituzione, per la legalità, per l’equità.
&lt;p&gt;



Per questo non mancheremo all’ appuntamento fissato per il prossimo 15 ottobre a Roma, da decine e decine di associazioni, di movimenti, di comitati che non hanno avuto bisogno di qualche decennio per accorgersi che l’aria del paese era davvero “viziata”!&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/10/05/giuseppe-giulietti-fiducia-anche-sulle-mutande/&quot;&gt;blog-micromega&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCO MIRABELLI: Intervista di  La Russa: “Formigoni intervenga subito”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/09/21/franco-mirabelli/intervista-di-la-russa-%E2%80%9Cformigoni-intervenga-subito%E2%80%9D/609513"></link>
  <updated>2011-09-21T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>609513</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Ci auguriamo che di fronte alle vergognose e deliranti dichiarazioni di Romano La Russa, rilasciate ieri in un’intervista radiofonica al programma La Zanzara in onda su Radio 24, il presidente Formigoni intervenga per liberare la Giunta lombarda dalla presenza di un’assessore che si dichiara esplicitamente fascista e che afferma di non riconoscersi nella Costituzione italiana. Quello che è accaduto ieri è un fatto molto grave che non può essere, come spesso avviene per Romano La Russa, ridotto ad un episodio di folklore. Penso che sia incompatibile la presenza nei vertici di qualsiasi istituzione repubblicana un uomo che in maniera così spudorata si dichiari simpatizzante al Fascismo. Trovo ancora più grave che queste dichiarazioni vengano dal coordinatore provinciale del più grande partito della maggioranza lombarda e mi aspetto pertanto che qualcuno del PDL faccia sentire una voce chiara e netta che richiami alla fedeltà alla costituzione e agli ideali antifascisti come fondamento della nostra convivenza civile.”  Così il consigliere regionale del PD &lt;b&gt;Franco Mirabelli&lt;/b&gt; commenta indignato le dichiarazione rilasciate ieri durante il programma La Zanzara in onda su Radio 24 dall’assessore regionale alla Protezione civile Romano La Russa il quale ha elogiato il Fascismo, rivendicandone la sua verità storica, e ha bollato la Costituzione come frutto delle “bugie dei comunisti”.  

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://francomirabelli.it/html/comunicati-stampa/le-farneticazioni-fasciste-di-romano-la-russa&quot;&gt;francomirabelli.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE TASSONE: Tagli al sociale. Una penalizzazione inaccettabile. L'appuntamento è per martedì 13 settembre a Torino</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/09/11/giuseppe-tassone/tagli-al-sociale-una-penalizzazione-inaccettabile-lappuntamento-%C3%A8-per-marted%C3%AC-13-settembre-a-torino/609291"></link>
  <updated>2011-09-11T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>609291</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Non può passare sotto silenzio il “taglio” che Governo e Regione Piemonte stanno operando al settore sociale: il Consorzio Socio Assistenziale di Cuneo vedrebbe diminuire i trasferimenti per 407 mila euro, mentre quello del Fossanese e Saluzzese perderebbe 659 mila euro e 220 mila quello di Mondovì.
&lt;p&gt;
Più che “tagli” sono veri e propri espropri che potrebbero costare 300 posti di lavoro, colpendo soprattutto i dipendenti delle cooperative che svolgono un lavoro essenziale quanto qualificato nel settore del sociale con particolare riferimento alla disabilità ed alla non autosufficienza.
&lt;p&gt;
Un vero e proprio attentato alla Costituzione ed al diritto degli anziani, dei bambini e dei portatori di handicap di ottenere quell’assistenza della quale hanno diritto. 
&lt;p&gt;
L’appuntamento è per martedì 13 settembre, a Torino, alle 16,30 davanti alla sede della Regione in Piazza Castello.
Parteciperanno disabili, famigliari assieme con centinaia di sindaci e di operatori del settore.
&lt;p&gt;
I comuni escono praticamente distrutti dalle manovre finanziarie che a partire dal maggio 2010 si sono susseguite perseguendo un disegno inaccettabile, quello di impedire proprio agli enti locali, che più sono a contatto con le esigenze dei cittadini, di fornire risposte adeguate sotto forma di servizi e di strutture.
La stessa determinazione di sciogliere i consorzi socio assistenziali la dice lunga su un disegno di privatizzazione e di tagli che è inaccettabile e che vede uniti nel pronunciare un chiaro dissenso disabili, famigliari, operatori ed amministratori pubblici.
&lt;p&gt;
Sono necessarie, da parte della Regione Piemonte, risposte chiare e soprattutto atti di salvaguardia di diritti sacrosanti che trovano fondamento nella civiltà stessa della nostra Nazione, che sono tutelati dalla Costituzione e che non possono assolutamente essere disattesi.
&lt;p&gt;
Non si può, di fronte a tagli di tale portata, che provare un profondo senso di vergogna nei confronti di quanti hanno adottato provvedimenti distruttivi e per nulla selettivi e, nel contempo, mobilitarsi a difesa di un settore che interessa tutti i cittadini e che li tutela  nei momenti di maggior necessità e debolezza.
&lt;p&gt;

&lt;i&gt;Beppe Tassone&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;


   

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it&quot;&gt;sito web personale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: La riduzione del numero dei parlamentari sarà una priorità </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/19/dario-franceschini/la-riduzione-del-numero-dei-parlamentari-sar%C3%A0-una-priorit%C3%A0/607899"></link>
  <updated>2011-08-19T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>607899</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il dimezzamento del numero dei parlamentari sarà nelle prossime settimane una priorità nel confronto con la maggioranza sulle riforme. Lo afferma in una nota il capogruppo alla Camera &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt;, che risponde ad una lettera indirizzata a lui e alla capogruppo al Senato, Anna Finocchiaro, da Walter Veltroni per sollecitare un impegno in tal senso. &quot;Veltroni fa bene a riproporre un tema su cui il Pd è impegnato da tempo in entrambi i rami del Parlamento. Alla Camera in particolare sono depositati da inizio legislatura due proposte di legge del Pd per il dimezzamento del numero dei parlamentari e nelle ultime due conferenze dei capigruppo ho chiesto la calendarizzazione per settembre, ottenendo che il presidente Gianfranco Fini chiarisca definitivamente con il presidente del Senato quale dei due rami del Parlamento deve procedere sulla materia, senza perdere altro tempo&quot;. &quot;Anche per questo la riduzione del numero dei parlamentari sarà nelle prossime settimane una priorità, come chiede Veltroni, del nostro confronto con la maggioranza sul tema delle riforme costituzionali&quot;.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=5839&quot;&gt;dariofranceschini.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: Il pareggio di bilancio in costituzione non è un podestà straniero</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/10/renato-brunetta/il-pareggio-di-bilancio-in-costituzione-non-%C3%A8-un-podest%C3%A0-straniero/590990"></link>
  <updated>2011-08-10T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590990</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;L’Italia non deve perdere la grande occasione (mondiale) della crisi per riscrivere il suo patto su spesa e crescita 
Ci sono pochi dubbi che le trasformazioni in corso nel sistema degli equilibri economici a livello globale, regionale e nazionale, abbiano un carattere epocale. Si tratta di processi di lungo periodo che hanno assunto un`accelerazione impetuosa e crescente negli ultimi anni, mesi e persino settimane. Il cambiamento del contesto, sociale, tecnologico, ma anche economico, da sempre, nella storia dell`uomo, ha prodotto conseguenze sul modo in cui la polis (nelle sue tante dimensioni e “scale”) è stata riorganizzata. Da un paio di centinaia di anni l`organizzazione delle strutture di governo politico coincide con le vicende del costituzionalismo e con l`idea che esistano delle decisioni fondamentali da consacrare in forme solenni o comunque attraverso il consapevole riconoscimento collettivo (là dove non vi sia, ad esempio, una Costituzione in senso formale). Nella maggior parte dei casi queste decisioni fondamentali si chiamano Costituzioni.
Questo è il motivo per il quale, in questo passaggio epocale, del quale la crisi economica in corso è un indicatore e un acceleratore, i dibattiti e le scelte politiche intorno a cui si concentra la discussione pubblica nella maggior parte dei paesi hanno ormai assunto un “tono costituzionale”. Attengono cioè ai fondamenti costitutivi del vivere associato. Si tratti del dibattito statunitense sui limiti ai deficit del bilancio federale, del Patto Europlus (di cui alle decisioni del Consiglio europeo deL 24 e 25 marzo 2011) o della riforma costituzionale tedesca o svizzera per l`introduzione del principio del pareggio di bilancio, nella cui stessa direzione si muove in questi giorni la Francia, si fa strada la convinzione diffusa che, pur nel pieno di una congiuntura critica, gli stati sono chiamati a scelte che si proiettino oltre la congiuntura stessa. Scelte che chiamano in gioco i modelli di governo dell`economia, ma anche la sostenibilità nel tempo di quei modelli, soprattutto in relazione alle generazioni future. Anche per l`Italia questo dibattito è ormai maturo. Se ne discute da tempo ma, come purtroppo accade a un paese i cui guai vengono da lontano, è proprio nel momento più critico che si rende necessario passare dalle parole ai fatti. Non che il nostro paese non abbia fatto nulla nella sua storia anche recente. Senza scomodare il significato storico, simbolico e politico del raggiungimento del pareggio di bilancio nel 1871, è sufficiente guardare al dibattito in Assemblea costituente per riconoscere lo sforzo già allora profuso da personalità come Einaudi, Mortati, Vanoni o Ruini, per propiziare regole costituzionali di responsabilità fiscale. Lo stesso articolo 81, con la previsione dell`obbligo di copertura per le leggi di spesa, fu concepito per assicurare una politica di bilancio prudente e oculata. E fa un certo effetto rileggere oggi le parole di Ezio Vanoni, che spiegava ad alcuni colleghi più riottosi (convinti che la “politica” avrebbe saputo esercitare spontaneamente la virtù della continenza fiscale) come l`obbligo di copertura costituisse “una garanzia della tendenza al pareggio di bilancio” (24 ottobre 1946).
Partire dall’articolo 81
Anche l`adesione all`Unione monetaria, con l`abbandono di quello straordinario “strumento” che erano le svalutazioni competitive, è una scelta ormai storica, cui ci siamo sottoposti non per masochismo o per cercare il “podestà esterno”, ma per la consapevolezza dell`esistenza di un destino comune con altri popoli con cui condividiamo secoli di convergenze culturali, economiche, artistiche o spirituali. Questo processo di definizione e perseguimento di obiettivi di caratura costituzionale (è noto che i vincoli comunitari sono considerati dalla nostra Corte costituzionale come equivalenti a quelli discendenti dalla Costituzione) ci pone oggi di fronte a una nuova sfida: quella di assumere le decisioni solenni che facciano tesoro, da un lato, dell`esperienza di sessant`anni di storia costituzionale (rivelatasi, con riferimento all`applicazione dell`art. 81, insufficiente rispetto alle necessità del tempo) e, dall`altro, della necessità di accrescere sempre la convergenza verso il nascente orizzonte europeo di politica economica comune. Sul tavolo ci sono oggi due questioni, a ben vedere collegate tra loro. Ed entrambe suggeriscono interventi di livello costituzionale. La prima è rubricata come riforma dell`art.41 Cost., in tema di iniziativa economica privata. Il tema è molto semplice e chi lo banalizza dicendo che non è nemmeno necessario un intervento costituzionale mostra di non riconoscere il significato e il valore delle Costituzioni. E` vero, ma questo lo sa anche il ministro Tremonti che l`ha proposta, che una norma che sancisca che “è permesso tutto quanto non sia vietato dalla legge” è già implicitamente contenuta nella nostra Carta (all`art.23). Ma in questo caso l`esplicitazione non ha solo un valore (pur molto importante) di valorizzazione “in positivo” di quanto già è prescritto in termini negativi (“nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”). In questo caso si tratta di compiere definitivamente il passaggio culturale, che Einaudí avrebbe voluto fosse realizzato già dalla costituente, secondo cui la prosperità della società e lo sviluppo dell`economia non si assicura con i vincoli e le autorizzazioni paternalisticamente imposte dallo Stato, ma con la regolazione di un mercato concorrenziale. Il secondo tema, particolarmente attuale in queste ore, è quello della costituzionalizzazione dell`obbligo di “pareggio di bilancio”. Sappiamo tutti che questa misura si rende necessaria per la sostanziale elusione subita dall`art. 81 in tema di copertura della spesa pubblica e per il cronico e straripante ricorso all`indebitamento che ci troviamo alle spalle, oltre che per dare un segnale, simbolico e di credibilità, dell`impegno di disciplina fiscale adottato dal nostro paese.
L’efficacia del vincolo costituzionale 
Sul punto esiste già un`ottima base di partenza, rappresentata dalla proposta del sen. Nicola Rossi, e sottoscritta anche da parlamentari della maggioranza come Lamberto Dini e Giampiero Cantoni, e da altri vari disegni di legge, da cui è possibile trarre un testo che raccolga un`ampia convergenza parlamentare, anche per favorire quel dialogo bipartisan di stampo riformistico, che spesso viene invece invocato a sproposito per compiere le peggiori nefandezze consociative. Dal mio canto, mi permetto di mettere in evidenza tre fondamentali nodi che andranno sciolti nel dibattito tempestivamente avviato con l`apprezzabile disponibilità dei presidenti delle Camere di convocare congiuntamente, già in settimana, le competenti commissioni di Camera e Senato. Il primo nodo è quello dell`equilibrio tra rigidità e flessibilità. L`utilità di una tale misura si gioca tutta sul sapiente dosaggio relativo ai termini dell`obbligo di pareggio strutturale, all’uso del bilancio per il controllo del ciclo, alle deroghe ammissibili per far fronte a eventi di natura eccezionale e alla modalità di controllo sia dei deficit congiunturali sia delle deroghe. Il secondo punto riguarda l`efficacia dei vincolo costituzionale allorché si rinvii a sanzioni sostanzialmente ex post nel caso di violazione dello stesso. Sono necessari controlli ex ante, già nella procedura di bilancio, oltre quelli ex post riguardanti gli obblighi di piani di ammortamento per il rientro dai deficit congiunturali? Terzo punto, conseguente a questo. Chi deve fare questi controlli? Su questo bisogna essere chiari, altrimenti il tutto si risolve in una colossale ipocrisia. Da che mondo è mondo, il controllore non può essere il controllato e l`interessato non può essere per definizione disinteressato. E, nel caso del bilancio, un controllato e interessato è certamente il Governo. Interessato è anche il Parlamento, quando si tratta di spesa. E` necessario, dunque, pensare a innestare nel processo controlli da parte di soggetti di maggiore indipendenza. Si è parlato di una Autorità fiscale indipendente, c`è la Banca d`Italia. E` necessario soprattutto considerare che le misure dei divari congiunturali tra pil potenziale e pil corrente, cui si dovrebbe rispondere con gli stabilizzatori più o meno automatici, si misurano a livello europeo, ed ogni tipo di controllo, ex post o ex ante, dovrebbe essere armonizzato con la “governance” europea. Quale che sia la risposta, la riuscita dell`operazione si fonda sulla credibilità e terzietà di chi vigila sul processo. D`altra parte la soluzione efficiente dipende anche dalla scelta di collegare o meno l`obbligo di pareggio di bilancio, sia nella sua versione tedesca sia nella sua versione limitata alle partite correnti del bilancio, alla costituzionalizzazione di altri vincoli tendenti a limitare il peso dello stato sull`economia. Ci riferiamo sia al vincolo riguardante la dimensione della spesa pubblica, sia al vincolo, del resto implicito nel primo, di porre un limite costituzionale al prelievo fiscale. Quel che è certo è che entrambe le riforme, quella di liberalizzazione (art. 41) e quella di disciplina fiscale (art. 81) sono necessarie e strettamente connesse. Un settore pubblico instabile, oscillante e alla periodica rincorsa del risanamento dopo periodi di sregolata espansione, impedisce alla società e al mercato di avere un proprio sviluppo equilibrato, in un quadro di certezze fiscali e di garanzie che l`intermediazione pubblica non invada continuamente spazi impropri.


http://www.renatobrunetta.it/2011/08/10/il-pareggio-di-bilancio-in-costituzione-non-e-un-podesta-straniero/#more-8971
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.renatobrunetta.it/2011/08/10/il-pareggio-di-bilancio-in-costituzione-non-e-un-podesta-straniero/#more-8971&quot;&gt;www.renatobrunetta.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Silvio BERLUSCONI: &quot;Così fermeremo la speculazione&quot;</title>
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  <updated>2011-08-06T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Pres. del Consiglio   (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La ricetta anticrisi del Cavaliere: &lt;b&gt;&quot;Pareggio di bilancio nel 2013, liberalizzazioni e riforma del mercato del lavoro. Il vincolo dell’equilibrio nei conti sarà fissato nella Costituzione&quot;.&lt;/b&gt; La novità: Camera e Senato aperti anche in agosto per il piano anticrisi del governo, Tremonti in Aula giovedì
Quattro pilastri per allentare la morsa della speculazione. Dopo l’ennesimo record dello spread tra Bund e Btp e la nuova flessione di Piazza Affari, il premier Silvio Berlusconi e il ministro Giulio Tremonti hanno deciso di opporre un «argine» agli attacchi speculativi. Fisco e crescita economica saranno i due punti cardine sui quali poggiare la controffensiva. 
Da una parte è stato deciso di anticipare di un anno, al 2013, l’obiettivo fissato dal decreto manovra: il pareggio di bilancio che contestualmente diverrà in tempi brevi un vincolo costituzionale. Analogamente si intende varare entro settembre la delega assistenziale, parte fondamentale della riforma fiscale. Per stimolare la crescita si velocizzerà la riforma dell’articolo 41 della Costituzione sancendo che «è libero tutto ciò che non è espressamente vietato». È «la madre di tutte le liberalizzazioni», ha commentato il ministro Tremonti. E, soprattutto, si avvierà la grande riforma del lavoro annunciata dal ministro Sacconi. Il risultato è chiaro: i 48 miliardi di saldo della manovra andranno conseguiti nel triennio 2011-13. I 24 miliardi (4 miliardi il primo anno e 20 dal secondo) previsti dalla delega fiscale e assistenziale nel 2013-2014 arriveranno prima facilitando il pareggio. 
&lt;b&gt;«La situazione è molto difficile e richiede interventi concordati»,&lt;/b&gt; ha esordito ieri sera il Cavaliere, in contatto costante con i leader mondiali, nel corso della conferenza stampa congiunta con Tremonti e il sottosegretario Gianni Letta. &lt;b&gt;«C’è una particolarissima attenzione della speculazione su di noi», ha rimarcato e perciò «ci dobbiamo mettere un argine».&lt;/b&gt; Anche il titolare del Tesoro ha specificato che l’anticipo si è reso necessario perché «in un mese è come se fosse cambiato il mondo» e ciò che si pensava fosse sufficiente a luglio, oggi purtroppo non lo è più. 
«Per arginare gli effetti della crisi il governo non intende varare manovre addizionali», ha sottolineato Tremonti precisando che «cambia solo la tempistica della manovra correttiva di finanza pubblica con l’anticipo al 2013». Tutto questo «a partire dalla delega assistenziale, prevista come normativa di rigore per il 2013-2014, che sarà sviluppata sul 2012-2013». In particolare, «si tratta di garantire ciò che si può dare a chi ha bisogno» e intervenire sulla selva di deduzioni, detrazioni e regimi di vantaggio attualmente ingiustificati. Gli «impatti riduttivi» saranno pertanto «del tipo falsi invalidi». Se ci sarà l’ok alla delega, «potrà essere fatta anche la riforma fiscale a saldi invariati», ha aggiunto il ministro. Ricordando che, in caso contrario, scatterà la «clausola di salvaguardia», ossia la deforestazione automatica della selva dei bonus che porterà in dote 20 miliardi. 
Agosto di lavoro a «Palazzo Letta» come lo ha scherzosamente soprannominato il premier anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha ricordato che «Palazzo Chigi è sempre stato aperto ad agosto». Tanto più quest’anno, dovendo metter mano alla riforma della Costituzione alla Camera e al varo dello Statuto dei Lavori al Senato. «C’è un testo importante già elaborato, sarà presentato alle parti sociali», ha chiosato Tremonti senza scendere nei particolari. Anche se il collega Sacconi giovedì scorso aveva anticipato qualche contenuto come l’ulteriore rafforzamento della contrattazione aziendale e degli enti bilaterali imprese-lavoratori.
Berlusconi ha voluto anche chiarire che la scelta di velocizzare gli effetti della manovra non è stata dettata da istituzioni esterne come la Bce o la Commissione europea ma dalla necessità di &lt;b&gt;«rispondere ad una emergenza dei mercati che non sono governati da nessuno, hanno una vita indipendente dalla realtà economica dei Paesi».&lt;/b&gt; A questo proposito, l’inquilino di Via XX Settembre ha aggiunto che la dichiarazione odierna del commissario Ue agli Affari economici Rehn è stata previamente concordata con Roma. Insomma, l’Italia non è un Paese sotto tutela come lo è stato negli anni ’70 e ’80, ma è un Paese che soffre - come ha rilevato Berlusconi - la &lt;b&gt;«pesante eredità del passato che è l’elevato debito pubblico: il terzo-quarto del mondo, dopo Usa e Giappone e Germania ma, come più volte ha ricordato Tremonti, il nostro bilancio non è il terzo o quarto del mondo».&lt;/b&gt; 
Un tale sforzo non può essere assunto da una parte sola. Il presidente ha confermato la disponibilità «a discutere con chi è portatore di idee di miglioramento», cioè con la parte più responsabile delle opposizioni. Resta, infatti, da definire la rimodulazione dei contenuti della manovra giacché al momento è difficile pensare che per l’anno in corso il saldo aggiuntivo richiesto possa essere contenuto ai 3,5 miliardi finora previsti. 


sabato 06 agosto 2011, 09:00 
http://www.ilgiornale.it/interni/berlusconi_anticipa_manovra_cosi_fermeremo_speculazione/06-08-2011/articolo-id=538738-page=0-comments=1&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornale.it/interni/berlusconi_anticipa_manovra_cosi_fermeremo_speculazione/06-08-2011/articolo-id=538738-page=0-comments=1&quot;&gt;www.ilgiornale.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Silvio BERLUSCONI: NON MI FACCIO COMANDARE</title>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Pres. del Consiglio   (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;SILVIO OPERAZIONE MIRACOLO:PRESENTATE LE QUATTRO RIFORME SU  PAREGGIO DI BILANCIO E WELFARE; SI ALLONTANA LA MANNAIA  DEI POTENTI D’EUROPA&lt;/b&gt;&lt;b&gt;«Occhio a non farci prendere dal delirio di onnipotenza».&lt;/b&gt; Frase che ha senso sulla bocca di chiunque. Chiunque, tranne Silvio Berlusconi. Eppure è stato proprio lui, il megalomane per antonomasia, a voler sterzare, esibendosi nella quasi impossibile acrobazia di assecondare l’invito della Bce ad accelerare il risanamento, senza piegarsi ai diktat teutonici. &lt;b&gt;«Io non mi faccio comandare da nessuno»,&lt;/b&gt; ha ringhiato il Cavaliere al cospetto dei suoi fedelissimi dopo aver incassato il richiamo di Trichet,&lt;b&gt; «se i signori dell’Europa pensano di farmi fuori con la mannaia della crisi hanno sbagliato i loro calcoli».&lt;/b&gt; Per capire a chi si riferisce Berlusconi, basta leggere le dichiarazioni pubbliche del presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto. &lt;b&gt;«In Europa c’è una questione Germania. Molte difficoltà derivano da una rigidità che rischia di avere effetti rilevanti anche sulla linea della Bce».&lt;/b&gt; 
La convinzione che circola nella cerchia ristretta del Pdl è che ci sia del dolo nell’attacco degli speculatori, dietro il quale si celerebbe l’intenzione dei tedeschi di colpire l’Italia, e con essa i Paesi più indebitati, per affondare l’Europa dell’euro. Convinzione che fa guardare con sospetto a Berlusconi e ai suoi il richiamo della Bce. Ma come insegna la regola base della strategia di guerra, per non farsi schiacciare meglio scendere a compromessi. «Occhio a non farci prendere dal delirio di onnipotenza», recita, infatti, il mantra berlusconiano di queste ore. Mantra che intende anche togliere l’Italia dall’occhio del ciclone, minimizzando le responsabilità di Palazzo Chigi. &lt;b&gt;«Quello che sta accadendo a livello internazionale prescinde dalle intenzioni dei singoli Paesi»&lt;/b&gt;, è il ragionamento che Berlusconi ha fatto a un suo ministro, al quale ha fatto notare che &lt;b&gt;«i governi possono condizionare le borse fino a un certo punto, considerato quello che sta succedendo in Usa e in Australia&lt;/b&gt;». Per questo il premier ritiene che i governi debbano stare attenti a sottrarre soldi all’economia del Paese: «Così rischiano di ammazzarlo», avverte il Cav. Di qui l’appello a non vendere i titoli di Stato e aspettare che la tempesta passi, convinto com’è che «la crisi non rispetta né la realtà né i fondamentali economici», come ha ribadito ieri. E come va ripetendo a chiunque capiti a tiro, prendendo ad esempio le sue aziende. «Che differenza c’è tra quando le mie imprese valevano 14 euro ad azione rispetto ad oggi che sono scese a 2,8?», è la domanda che ha fatto a un deputato molto in quota nel Pdl che ieri è andato a trovarlo. E si è anche dato una risposta: «Nessuna. Anzi, ora le mie aziende stanno anche un po’ meglio». 
Perciò la linea di Berlusconi oggi è «calibrare gli interventi senza farci mettere i piedi in testa dalla Merkel e da Sarkozy». Resta quest’ultimo l’imperativo categorico del premier, più che mai intenzionato a tenere testa alle «prepotenze europee». Ma non può ignorarle. Pena, la crisi di governo. Di qui la sua decisione di tracciare una road map che anticipa le riforme strutturali, come chiesto da Trichet, senza però ritoccare la manovra. Solo così l’Italia può beneficiare degli interventi di acquisto di bond dei Paesi più indebitati attivati dalla Bce. È questo l’accordo raggiunto ieri con Trichet, che ha fatto slittare di mezz’ora la conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il Cav vuole avere voce in capitolo in Europa. Infatti non ha per niente gradito di essere stato escluso dal giro di telefonate tra il presidente francese, la cancelliera tedesca, il premier spagnolo e il capo della Bce. Perciò, a un certo punto ha preso il telefono e ha chiamato prima Luis Zapatero, poi il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy e poi Trichet


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