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  <title>Openpolis - Argomento: pubblica amministrazione</title>
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  <updated>2012-05-06T00:00:00Z</updated>
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  <title>Filippo Patroni Griffi: &quot;Stop alle consulenze selvagge: ora tagli del 20%&quot;</title>
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  <updated>2012-05-06T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>627172</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Funzione pubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il taglio delle consulenze non basta, tuona il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi. Che spiega in una nota il suo progetto: far scendere del 20% le consulenze esterne nella Pubblica Amministrazione.
&lt;p&gt;Il fenomeno si è già notevolmente ridotto, concede il ministro:  &quot;-8,52 gli affidamenti, -4,53% i compensi liquidati. Ma il ricorso alle professionalità esterne alla pubblica amministrazione continua a essere eccessivo e forse in certi casi anche di dubbia utilità. Attendiamo a fine giugno che il monitoraggio sia completato ma possiamo sin d`ora affermare che nel 2012 dovranno scendere del 20% rispetto alle consulenze dell`anno precedente”.
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://qn.quotidiano.net/politica/2012/05/06/708236-Pubblica-amministrazione-consulenze-tagli-20-per-cento.shtml&quot;&gt;Quotidiano.net&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Annamaria Cancellieri: «Il mio piano per il Viminale: tagliare un dipendente su dieci» </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/23/annamaria-cancellieri/%C2%ABil-mio-piano-per-il-viminale-tagliare-un-dipendente-su-dieci%C2%BB/626862"></link>
  <updated>2012-04-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626862</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Interni&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Possibile anche concentrare le scuole della pubblica amministrazione.
&lt;p&gt;
«Ma se sto addirittura pensando a una riduzione del personale civile del Viminale...». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Ministro, proprio sicura di non essere tra coloro che nel governo frenano sul piano di tagli alla spesa pubblica?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Impossibile che sia contraria proprio io, che del contenimento dei costi ho fatto, da subito, un tratto della mia azione. Non so se queste voci nascano da ignoranza o malafede. Ogni tanto mi tirano in mezzo, com'è accaduto anche sull'università... Leggo che mi sarei opposta persino sul piano carceri. Ma io che c'entro? È di competenza della Severino. C'è un mio prefetto, sì, ma è distaccato».
&lt;p&gt;

Anna Maria Cancellieri inforca gli occhiali e squaderna l'iPad ricontrollando la pagina di appunti stesi sul notebook. Il ministro è in partenza per Roma dopo un weekend trascorso a Milano: passeggiata al Salone del mobile («Ho visto una bella Italia forte, che produce...») e pranzo, sabato, con il presidente del Consiglio Mario Monti. Su chi, eventualmente, sia in malafede o «l'abbia tirata in mezzo», il titolare del Viminale non si pronuncia. «Non ne ho la più pallida idea».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il taglio dei dipendenti&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Certo è che per venerdì è atteso un chiarimento in Consiglio dei ministri. O almeno in quella sede Anna Maria Cancellieri intende mettere sul tavolo tutte le sue carte per contribuire alla spending review. Anche alzando l'asticella: «Vorrei ridurre del 10 per cento i dipendenti civili del ministero, grazie a uno scivolo, un pensionamento anticipato, senza traumi. Dopodiché, invece di riassumere una quota pari al 30 per cento del personale, come potremmo fare in astratto con la cifra risparmiata, ne riassumeremmo solo il 10 per cento. Il resto dei soldi verrebbe accantonato. Io sono pronta: se il governo mi dà l'ok, vado dai sindacati. Un'operazione che peraltro aiuterebbe il ministero a ringiovanirsi, e ne ha tanto bisogno. Per lo stesso motivo favoriamo anche la mobilità all'esterno: chi vuole andare a lavorare in altri settori dello Stato, può farlo».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Non potrebbe suonare stonato parlare di prepensionamenti dopo una riforma che manda la gente in pensione a 70 anni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Non ci sono privilegi o penalizzazioni. Qui si tratta di sanare il bilancio dello Stato. È un fatto di priorità. Secondo i nostri tecnici questo taglio ci farebbe risparmiare 17 milioni di euro. È una battaglia epocale. O la facciamo adesso o mai più».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Un progetto piuttosto ambizioso e destinato, nel caso, a un cammino accidentato, come ammette la stessa Cancellieri. E per l'immediato, qualcosa che produca risultati subito?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Il piano più avanzato, già pronto per l'esame delle Camere, è quello per l'accorpamento dei dipartimenti del Viminale e la soppressione di alcune direzioni centrali». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Risparmio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Un milione di euro».
&lt;p&gt; Nel mirino di Cancellieri ci sono anche le scuole della pubblica amministrazione: quelle per i segretari comunali e degli enti locali dovrebbero confluire in una sola al Viminale.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Le prefetture&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
In agenda, e sempre tra le cose che saranno presentate venerdì in Consiglio dal ministro, c'è anche altro. Innanzitutto una riorganizzazione delle prefetture. Argomento, da tempo, tra i più dibattuti e che tocca il cuore del ministero dell'Interno: lo studio, realizzato con l'aiuto dell'Istat «per evitare di intaccare le esigenze della popolazione», è alle sue battute conclusive. Si tratta in sostanza di accorpare le sedi «minori» a quelle dei centri vicini più grandi. Potrebbe essere il caso di alcune delle città fresche di promozione a Provincia. «Comunque l'elenco arriverà presto». Verrebbe in questo modo eliminato, almeno nelle intenzioni, il 20, 25 per cento delle attuali prefetture.&lt;br /&gt;

Per ogni sede «compressa» un milione di euro che resta nelle casse dello Stato. Una riforma che procede di pari passo con la realizzazione degli Uffici territoriali del governo. L'obiettivo è quello di «ricomprendere in un'unica sede, almeno per i principali livelli, le rappresentanze di Interni, Pubblica istruzione, Beni culturali, Sanità statale e uffici finanziari». Per avere così «un unico centro di spesa e possibilità di scambio del personale».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Le forze dell'ordine&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Al ministero stanno studiando anche una diversa distribuzione delle forze dell'ordine sul territorio, «ma in questo caso, lo scriva, senza alcun ritocco del personale, sulla sicurezza non si risparmia». Un primo contatto c'è già stato con il capo della polizia e il comandante generale dei carabinieri, in attesa di un confronto politico con il ministro della Difesa. Si tratta «solo di razionalizzare». Si può pensare, «per dire, di trasformare alcune compagnie dei carabinieri in tenenze». O di «lasciare commissariati al posto delle questure, dove è possibile farlo». Anche in questo caso Cancellieri vorrebbe un'unica centrale per gli acquisti delle forze dell'ordine, polizia, carabinieri, guardia di finanza, polizia penitenziaria e guardia forestale, da concordare con tutti i ministri interessati.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;I beni demaniali&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Eppure ci sono tanti interventi che si possono, forse, mettere subito a segno. Perché sperperare danaro in costosissimi affitti quando esistono così tanti immobili pubblici sfitti? «Stiamo analizzando la lista dei beni demaniali disponibili così come di quelli confiscati alla mafia. Il Tesoro ci ha assicurato che ce li metterà a posto. E, allora, procederemo».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1DZMJM&quot;&gt;Corriere della Sera - Marco Ascione&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ACHILLE VARIATI: «Coppie di fatto atto doveroso»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/24/achille-variati/%C2%ABcoppie-di-fatto-atto-doveroso%C2%BB/625067"></link>
  <updated>2012-02-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625067</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Vicenza (VI) (Partito: PD) - Consigliere  Consiglio Comunale Vicenza (VI) (Lista di elezione: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Dopo lo stop imposto dal vescovo Beniamino Pizziol, il sindaco va avanti.
&lt;p&gt;«Il sindaco ha il dovere di applicare le leggi esistenti e di fare quanto possibile per estendere i diritti dei vicentini, offrendo loro più opportunità e più tutele. Ma guai a considerare questa mia apertura come un attacco alla famiglia».
&lt;p&gt; &lt;i&gt;È di sabato scorso la decisione del Comitato Dir. Vi di lanciare una raccolta firma per chiedere al Comune il rilascio da parte dell'anagrafe dell'“attestato di costituzione di famiglia anagrafica su vincoli affettivi”.&lt;/i&gt;

&lt;p&gt;«Lo Stato non discrimina tra coppie non sposate eterosessuali e omosessuali, ma tiene distinta l'idea della famiglia anagrafica da quella della famiglia basata sul matrimonio. Non si tratta di equiparare o sovvertire un bel niente: solo di garantire dei diritti elementari a persone che vivono una relazione stabile e che non vogliono o non possono sposarsi. E per la maggior parte sono eterosessuali. La famiglia tradizionale resta il cuore della nostra società. Anzi, dovremmo lavorare di più per trovare formule nuove per sostenerle». 
&lt;p&gt; «Estendere i diritti laddove non vengano lesi i diritti di altri o altre forme di diritto, credo sia sempre giusto e doveroso per un'amministrazione pubblica, tanto più in presenza di una legge esistente che chiede solo di essere concretizzata». 
&lt;p&gt; «La posizione della Diocesi? Da cattolico non posso che rispettarla. La Chiesa fa bene a sostenere l'idea di una famiglia basata sul matrimonio che per i credenti non è meramente funzionale all'ottenimento di vantaggi economici, ma è sacro e indissolubile. È giusto. Ma da sindaco ho il preciso dovere di applicare le leggi esistenti e di fare quanto è possibile per estendere i diritti dei miei concittadini, offrendo loro più opportunità e più tutele».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/dalla_home/336560_il_sindaco_variati_va_avanti_coppie_di_fatto_atto_doveroso/&quot;&gt;Il Giornale di Vicenza - Cristina Giacomuzzo &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maurizio SAIA: SENATO DELLA REPUBBLICA  XVI LEGISLATURA  672a SEDUTA PUBBLICA  (Pomeridiana)</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/08/maurizio-saia/senato-della-repubblica-xvi-legislatura-672a-seduta-pubblica-pomeridiana/624615"></link>
  <updated>2012-02-08T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>624615</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: CN) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Il Senato,   premesso che:
            i pagamenti nelle transazioni commerciali tra imprenditori privati e tra gli stessi e la pubblica amministrazione in Italia avvengono con ritardi enormi, ormai apertamente in spregio non solo agli usi e consuetudini dei settori produttivi e commerciali ma anche alle clausole previste nei contratti. Quello dei ritardi nei pagamenti non è un problema nuovo. È sempre esistito, ma negli ultimi anni ha assunto una dimensione veramente esagerata;
            l'Italia è purtroppo al primo posto nella classifica negativa per i ritardi nei pagamenti. Ritardi che per l'intero sistema economico rappresentano un costo quantificabile approssimativamente in 900 milioni di euro all'anno (secondo il rapporto annuale dello European Payment Index). Secondo altre indagini promosse in Italia, circa l'80 per cento delle imprese dichiara di subire ritardi generalizzati nei pagamenti, con relativi aumenti nei tempi medi d'incasso e connessi aumenti dei costi di ricorso al credito. C'è poi il capitolo a parte delle amministrazioni pubbliche, nei confronti delle quali le molte ricerche e indagini svolte dicono che i crediti delle imprese ammontano complessivamente a circa 60-70 miliardi di euro;
            a fronte del ritardo di un pagamento, avviare un procedimento giudiziario per un'impresa rappresenta un costo immediato per un beneficio incerto e molto dilazionato nel tempo, e quindi non risulta economicamente conveniente soprattutto se si tratta di una piccola impresa. Qui emerge il tema dell'efficienza e dell'efficacia del sistema giudiziario italiano che potrebbe meglio contribuire a favorire la crescita;
            il fenomeno dei pagamenti in ritardo ha un impatto negativo anche sugli scambi commerciali all'interno dell'Unione europea, in quanto la vendita di beni e di servizi in altri Stati dove i pagamenti sono tardivi e incerti, ancorché membri della UE, viene considerata più rischiosa. E il ricorso a strumenti di assicurazione del credito assorbe una quota notevole del margine di profitto, in particolare per le piccole imprese;
            i ritardi pesano sempre di più sulla liquidità e sulla solidità finanziaria degli operatori economici coinvolti, arrivando in certi casi a comprometterne la sopravvivenza. Le piccole e medie imprese (PMI) sono le più colpite dal fenomeno dei ritardi dei pagamenti, anche perché, viste le difficoltà di accesso al credito, soprattutto nell'attuale periodo caratterizzato da una crisi economica mondiale, dispongono di risorse finanziarie limitate;
            la situazione in molti casi è paradossale, perché proprio le PMI, a causa di questo malcostume, non solo subiscono ritardi ripetuti e sempre più frequenti nei pagamenti, ma loro malgrado assumono di fatto il ruolo di finanziatori delle grandi imprese e delle amministrazioni pubbliche,
        impegna il Governo:
            a dare un'immediata regolamentazione alla materia dei pagamenti nelle transazioni commerciali, con l'obiettivo, da un lato, di assicurare una giusta tutela alla parte più debole dei contratti, cioè le PMI, e, dall'altro lato, di garantire l'interesse generale rappresentato dal corretto ed ordinato svolgimento dell'attività economica e dalla rimozione di quello che è un vero e proprio freno alla crescita economica, visto che l'economia italiana è caratterizzata da una presenza capillare delle PMI, che ne costituiscono il vero e proprio motore;
            a garantire che tale regolamentazione sia immediatamente applicabile a tutti i pagamenti derivanti da transazioni commerciali, siano esse tra privati o tra privati e pubblica amministrazione;
            a recepire le norme europee contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali e contribuire, così, all'attuazione dello «Small Business Act for Europe» (COM(2008)394), il cui obiettivo è la realizzazione di un miglior contesto giuridico ed amministrativo per le PMI;
            a varare, in definitiva, misure volte a dare un'efficace soluzione alla problematica esposta, tenendo possibilmente anche conto del disegno di legge Atto Senato 2509, presentato il 22 dicembre 2010.&lt;/b&gt; 
(1-00544) (07 febbraio 2012)

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=16&amp;id=627380&quot;&gt;www.senato.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE BORTOLUSSI: Lavoro: Cgia Mestre, busta paga precari è di 836 euro al mese</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/06/giuseppe-bortolussi/lavoro-cgia-mestre-busta-paga-precari-%C3%A8-di-836-euro-al-mese/624285"></link>
  <updated>2012-02-06T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>624285</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Gruppo: Altro) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Su un totale di oltre 3.315.000 lavoratori senza un contratto di lavoro stabile - esordisce il segretario della CGIA di Mestre - quasi 1.289.000, pari al 38,9% del totale, non ha proseguito gli studi dopo aver terminato la scuola dell'obbligo.
&lt;p&gt; Questi precari con basso titolo di studio sono in questa fase di crisi economica quelli più a rischio. Nella stragrande maggioranza dei casi svolgono mansioni molto pesanti da un punto di vista fisico e sono occupati soprattutto nel settore alberghiero, in quello della ristorazione e nell'agricoltura. 
&lt;p&gt;Per questo ritengo che i percorsi formativi debbano essere posti al centro di un seria riflessione tra i politici e gli addetti ai lavori, affinchè vengano si individuino delle risposte in grado di avvicinare in maniera più costruttiva l'attività formativa e il mondo delle imprese».
&lt;p&gt;Un lavoratore precario percepisce mediamente 836 euro al mese, solo il 15% ha una laurea, la Pubblica amministrazione è il suo principale datore di lavoro e nella maggioranza dei casi lavora nel Mezzogiorno (35,18% del totale). 
&lt;p&gt;Secondo l'analisi della CGIA di Mestre l'identikit del lavoratore precario italiano include le seguenti tipologie di occupati: i dipendenti a temine involontari; i dipendenti part time involontari; i collaboratori che presentano contemporaneamente 3 vincoli di subordinazione, monocommittenza, utilizzo dei mezzi dell'azienda e imposizione dell'orario di lavoro; i liberi professionisti e lavoratori in proprio (le cosiddette Partite Iva) che presentano in contemporanea i 3 vincoli di subordinazione descritti nel punto precedente.

&lt;p&gt;
In termini assoluti l'esercito dei precari è pari a 3.315.580 unità, e la retribuzione netta mensile media tra i giovani con meno di 34 anni è di 836 euro. Questa retribuzione sale a 927 euro mensili per i maschi e scende a 759 euro per le donne. La CGIA tiene a precisare che questi importi escludono altre mensilità (tredicesima, quattordicesima, etc.) e le voci accessorie percepite regolarmente tutti i mesi, come ad esempio i premi di produttività, le indennità per missioni, etc.. 
&lt;p&gt;Per quanto riguarda il titolo di studio, quasi uno su due (per l'esattezza il 46% del totale) ha un diploma di scuola media superiore, il 39% circa ha concluso il percorso scolastico con il conseguimento della licenza media e solo il 15,1% è in possesso di una laurea.

&lt;p&gt;La più alta concentrazione di lavoratori precari italiani è nel Pubblico impiego. Infatti, nella scuola e nella sanità ne troviamo 514.814, nei servizi pubblici e in quelli sociali 477.299. Se includiamo anche i 119.000 circa che sono occupati direttamente nella Pubblica amministrazione (Stato, Regioni, Enti locali, etc.), il 34% del totale dei precari italiani è alle dipendenze del Pubblico (praticamente uno su tre). Gli altri settori che registrano una forte presenza di questi lavoratori atipici sono il commercio (436.842), i servizi alle imprese (414.672) e gli alberghi ed i ristoranti (337.379).
&lt;p&gt;

A livello territoriale è il Sud che ne conta il numero maggiore. Se oltre 1.108.000 precari lavorano nel Mezzogiorno (pari al 35,18% del totale), le realtà più coinvolte, prendendo come riferimento l'incidenza percentuale di questi lavoratori sul totale degli occupati a livello regionale, sono la Calabria (21,2%), la Sardegna (20,4%), la Sicilia (19,9%) e la Puglia (19,8%).&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/news-Lavoro__Cgia_Mestre__busta_paga_precari_e__di_836_euro_al_mese-1121315-ECO.html&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maurizio SAIA: Pagamenti ritardati: Transazioni commerciali tra imprenditori privati e pubblica amministrazione</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/02/maurizio-saia/pagamenti-ritardati-transazioni-commerciali-tra-imprenditori-privati-e-pubblica-amministrazione/624222"></link>
  <updated>2012-02-02T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: CN) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il Senato,premesso che: i pagamenti nelle transazioni commerciali tra imprenditori privati e tra gli stessi e la pubblica amministrazione in Italia avvengono con ritardi enormi, ormai apertamente in spregio non solo agli usi e consuetudini dei settori produttivi e commerciali ma anche alle clausole previste nei contratti. 
&lt;p&gt;Quello dei ritardi nei pagamenti non è un problema nuovo. È sempre esistito, ma negli ultimi anni ha assunto una dimensione veramente esagerata;
l'Italia è purtroppo al primo posto nella classifica negativa per i ritardi nei pagamenti. 
&lt;p&gt;Ritardi che per l'intero sistema economico rappresentano un costo quantificabile approssimativamente in 900 milioni di euro all'anno (secondo il rapporto annuale dello European Payment Index). Secondo altre indagini promosse in Italia, circa l'80 per cento delle mprese dichiara di subire ritardi generalizzati nei pagamenti, con relativi aumenti nei tempi medi d'incasso e connessi aumenti dei costi di ricorso al credito.
&lt;p&gt; C'è poi il capitolo a parte delle amministrazioni pubbliche, nei confronti delle quali le molte ricerche e indagini svolte dicono che i crediti delle imprese ammontano complessivamente a circa 60-70 miliardi di euro; a fronte del ritardo di un pagamento, avviare un procedimento giudiziario per un'impresa rappresenta un costo immediato per un beneficio incerto e molto dilazionato nel tempo, e quindi non risulta economicamente conveniente soprattutto se si tratta di una piccola impresa. 
&lt;p&gt;Qui emerge il tema dell'efficienza e dell'efficacia del sistema giudiziario italiano che potrebbe meglio contribuire a favorire la crescita; il fenomeno dei pagamenti in ritardo ha un impatto negativo anche sugli scambi commerciali all'interno dell'Unione europea, in quanto la vendita di beni e di servizi in altri Stati dove i pagamenti sono tardivi e incerti, ancorché membri della UE, viene considerata più rischiosa. E il ricorso a strumenti di assicurazione del credito assorbe una quota notevole del margine di profitto, in particolare per le piccole imprese; i ritardi pesano sempre di più sulla liquidità e sulla solidità finanziaria degli operatori economici coinvolti, arrivando in certi casi a comprometterne la sopravvivenza. Le piccole e medie imprese (PMI) sono le più colpite dal fenomeno dei ritardi dei pagamenti, anche perché, viste le difficoltà di accesso al credito, soprattutto nell'attuale periodo caratterizzato da una crisi economica mondiale, dispongono di risorse finanziarie limitate; la situazione in molti casi è paradossale, perché proprio le PMI, a causa di questo malcostume, non solo subiscono ritardi ripetuti e sempre più frequenti nei pagamenti, ma loro malgrado assumono di fatto il ruolo di finanziatori delle grandi imprese e delle amministrazioni pubbliche, impegna il Governo:
&lt;p&gt;
a dare un'immediata regolamentazione alla materia dei pagamenti nelle transazioni commerciali, con l'obiettivo, da un lato, di assicurare una giusta tutela alla parte più debole dei contratti, cioè le PMI, e, dall'altro lato, di garantire l'interesse generale rappresentato dal corretto ed ordinato svolgimento dell'attività economica e dalla rimozione di quello che è un vero e proprio freno alla crescita economica, visto che l'economia italiana è caratterizzata da una presenza capillare delle PMI, che ne costituiscono il vero e proprio motore;
&lt;p&gt;
a garantire che tale regolamentazione sia immediatamente applicabile a tutti i pagamenti derivanti da transazioni commerciali, siano esse tra privati o tra privati e pubblica amministrazione;
&lt;p&gt;
a recepire le norme europee contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali e contribuire, così, all'attuazione dello «Small Business Act for Europe» (COM(2008)394), il cui obiettivo è la realizzazione di un miglior contesto giuridico ed amministrativo per le PMI;
&lt;p&gt;
a varare, in definitiva, misure volte a dare un'efficace soluzione alla problematica esposta, tenendo possibilmente anche conto del disegno di legge Atto Senato 2509, presentato il 22 dicembre 2010.&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=16&amp;id=627208&quot;&gt;www.senato.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco BELTRANDI: Governo/Ritardi pagamenti: «Passi avanti importanti decisioni del governo, ma proseguo sciopero della fame»</title>
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  <updated>2012-01-25T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Dopo il question time di oggi alla Camera si può dire che in materia di ritardati pagamenti alle piccole e medie imprese e ai professionisti da parte dei privati ci sono passi avanti. Infatti il Ministro Passera ha riferito di un parziale recepimento delle Direttiva Europea in materia nel testo definitivo della legge comunitaria. Si tratterebbe quindi di qualcosa che varrebbe per il futuro e nei rapporti tra privati, se ben ho compreso. Un passo avanti direi storico dopo l’inerzia assoluta dei precedenti governi.

&lt;p&gt;
Tuttavia rimane il problema dell’enorme pregresso, e quello dei ritardati pagamenti da parte della pubblica amministrazione, per il quale, si apprende dal Ministro, sarebbero stati stanziati nel testo definitivo della legge sulla concorrenza e le liberalizzazioni circa 5 miliardi, sui circa 90 che le stime indicano come dovute agli imprenditori.

Occorre comunque attuare tutto al più presto, anche perché non che a seguito degli interventi parziali che i fornitori privati fossero costretti a pagare a 60 giorni mentre magari poi venissero a loro volta pagati dalla pubblica amministrazione in anni.

&lt;p&gt;
Quindi continua il mio sciopero della fame, in sostegno alle iniziative del Governo, presenti e mi auguro future. Esiste poi il punto relativo agli ostacoli, impedimenti, disincentivi anche economici che i Questori della Camera dei Deputati hanno posto e continuano a porre al pieno funzionamento delle commissioni parlamentari bicamerali, e di quella di Vigilanza sulla Rai, organi che svolgono funzioni di rilievo costituzionale. Che aspettano gli Onorevoli Questori a rimuovere un blocco che dura da ormai tre mesi?&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://notizie.radicali.it/print/3698&quot;&gt;notizie.radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: Sbloccare i pagamenti alle imprese</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/01/25/delia-murer/sbloccare-i-pagamenti-alle-imprese/623612"></link>
  <updated>2012-01-25T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>623612</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Interrogazione a risposta scritta.&lt;br /&gt;

Al Ministro dell'Economia e al Ministro dello sviluppo economico.
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Una interrogazione ai ministri dell’Economia e dello Sviluppo economico per chiedere misure al fine di intervenire sui ritardi nei pagamenti della Pubblica amministrazione. L’ha presentata alla Camera dei deputati Delia Murer.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt; “Oggi la situazione dei pagamenti della Pubblica amministrazione verso i suoi fornitori è allarmante e drammatica; i tempi medi sono intollerabili rispetto alla sostenibilità stessa delle imprese; particolarmente grave appare la situazione delle cooperative sociali, che avviano al lavoro soggetti svantaggiati, e vengono colpiti non solo come imprese ma anche come servizi territoriali di inclusione per i più deboli. Chiedo al governo un intervento rapido”. 
&lt;p&gt;
Di seguito il testo integrale dell’interrogazione.
&lt;p&gt;- Per sapere, premesso che: 
&lt;p&gt;

la direttiva 2011/7/UE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, da recepire entro e non oltre il 16 marzo 2013, stabilisce termini rigorosi e non derogabili per l'adempimento delle obbligazioni monetarie delle pubbliche amministrazioni; sancisce, cioè, che i pagamenti della Pubblica amministrazione verso i suoi fornitori debbano avvenire entro 30 giorni, e solo in casi eccezionali entro 60 giorni;
&lt;p&gt;

secondo la direttiva, chi non rispetterà i tempi stabiliti dopo l'entrata in vigore della norma, dovrà pagare interessi aggiuntivi pari all'8 %, con una maggiorazione rispetto ai tassi di riferimento della Bce;
&lt;p&gt;

oggi la situazione dei pagamenti della Pubblica amministrazione verso i suoi fornitori è allarmante e drammatica; i tempi medi sono intollerabili rispetto alla sostenibilità stessa delle imprese; 

Secondo una ricerca di Assosistema, per il comparto sanità, la media nazionale dei ritardi è a oltre 7 mesi, con picchi di 14 mesi in Campania ed Emilia Romagna. 
I ritardi sono geograficamente distribuiti lungo l’intera penisola; 

Le dimensioni del problema sono emerse con chiarezza nel corso della Relazione annuale del Presidente dell'Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici per l’anno 2009; i dati numerici divulgati dall'Autorità di Vigilanza dicono che i tempi di pagamento oscillano in un range compreso tra un minimo di 92 giorni ed un massimo di 664 giorni. L'entità dei ritardi mediamente accumulati è circa doppia rispetto a quanto si registra nel resto dell'Unione Europea: mediamente 128 giorni contro i 65 che si computano a livello europeo;

&lt;p&gt;
Il ritardo è per lo più imputato ai tempi di emissione dei certificati di regolare esecuzione (46,3%) e dei mandati di pagamento (29,6%) da parte delle stazioni appaltanti e, ancor più in generale, a lentezze che derivano da vischiosità burocratiche interne alla Pubblica Amministrazione (32,5%);

&lt;p&gt;
La presunta esposizione debitoria della Pubblica amministrazione, calcolata sulla base della stima effettuata dalle associazioni interpellate dall'Autorità di Vigilanza, ammonterebbe a circa 37 miliardi di euro (una somma pari al 2,4 per cento del PIL nazionale del tempo);

secondo la stima del Ministro dello sviluppo economico, riportata in un'intervista al Corriere della Sera dell'8 gennaio scorso, lo scaduto dei pagamenti privati e pubblici è ancora più grave e raggiunge ormai la cifra di 60-80 miliardi di euro di debito forzoso; 

&lt;p&gt;
La medesima Autorità ha sottolineato, nella Relazione del 2009, come la problematica sia particolarmente avvertita dalle piccole e medie imprese che, soprattutto nell'attuale congiuntura economica di difficile accesso al credito bancario, risentono in maniera grave della mancanza di liquidità;

&lt;p&gt;
particolarmente grave appare la circostanza dei mancati pagamenti quando questi riguardano cooperative sociali, che avviano al lavoro soggetti svantaggiati, e vengono colpiti non solo come imprese ma anche come servizi territoriali di inclusione per i più deboli;
&lt;p&gt;

I ritardati pagamenti non incidono solo sulle imprese direttamente interessata ma agiscono, in termini negativi, a più livelli: la stessa Pubblica amministrazione paga un prezzo dal momento che l’assunzione del rischio connesso alla dilazione dei pagamenti induce i partecipanti ad una gara pubblica a considerare l’onere finanziario che si presume di dover sostenere per il ritardo nei pagamenti nell’ambito del prezzo proposto alla stazione appaltante, con conseguente impoverimento della competitività delle offerte; inoltre, l’obbligo di corrispondere gli interessi di mora conseguenti al ritardato pagamento implica l’aumento delle risorse economiche necessarie per il conseguimento delle prestazioni oggetto di appalto; ed ancora, il ritardato pagamento ridonda in termini negativi anche sull’indotto a valle dell’appalto, investendo le imprese subappaltatrici e subfornitrici sulle quali i ritardi vengono sovente ulteriormente ribaltati;

&lt;p&gt;
le amministrazioni mettono in pratica, dal canto loro, politiche di rigore per gli adempimenti fiscali e del recupero dei tributi non pagati, innescando un tragico paradosso per cui la Pubblica amministrazione da una parte non paga i suoi debiti, dall'altra esige con rapidità i suoi crediti;

tutto ciò nel cuore di una durissima crisi economico-finanziaria che sta stritolando il reticolo di piccole e medie imprese, mettendo a rischio la loro stessa sopravvivenza e di riflesso il mantenimento dei livelli occupazionali;
&lt;p&gt;

La Spagna, che è considerata - unitamente all'Italia - un paese assai lento in punto di pagamenti, ha già emanato un provvedimento volto ad accelerare il pagamento dei crediti della Pubblica Amministrazione (il provvedimento, che entrerà a regime dal 2013, anticipando i contenuti della nuova direttiva 2011/7/UE, stabilisce che la Pubblica amministrazione avrà trenta giorni per pagare le fatture delle imprese creditrici, senza possibilità di ammettere alcuna deroga);
&lt;p&gt;

La situazione italiana in merito ai ritardati pagamenti ha invece subito – se possibile – persino un peggioramento a seguito del sopravvenire dei vincoli imposti dal patto di stabilità interno: spesso gli enti locali committenti, pur in presenza di una lecita assunzione di impegni di spesa in precedenti esercizi, si trovano a dover decidere se pagare il debito maturato dall’appaltatore (violando il patto di stabilità) o non effettuare i pagamenti dovuti (violando la normativa in materia di transazioni commerciali)-: 
&lt;p&gt;
se i Ministri interrogati sono a conoscenza della situazione sopra menzionata; se sono in grado di tracciare una stima dei ritardati pagamenti della Pubblica amministrazione e un quadro dei danni che essi comportano sul sistema economico nazionale; se e quali misure intendano elaborare per risolvere questa situazione di vera emergenza e per impedire l'accumularsi di ulteriori debiti da parte delle Pubbliche amministrazioni nei confronti di privati; se non ritengano di anticipare, con proprio provvedimento, quanto fissato nella direttiva 2011/7/UE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce termini rigorosi e non derogabili per l'adempimento delle obbligazioni monetarie delle pubbliche amministrazioni.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it.html?view=article&amp;catid=7%3Ageneraliste&amp;id=370%3Asbloccare-i-pagamenti-alle-imprese&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;deliamurer.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maurizio SAIA: Carta dei doveri della pubblica amministrazione: voto favorevole</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/25/maurizio-saia/carta-dei-doveri-della-pubblica-amministrazione-voto-favorevole/622428"></link>
  <updated>2011-10-25T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>622428</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: CN) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;SAIA (CN-Io Sud-FS). &lt;b&gt;Signor Presidente, a nome del Gruppo di Coesione Nazionale, annuncio il voto favorevole all'istituenda Carta dei doveri della pubblica amministrazione. Finalmente un testo semplice, chiaro, conciso e soprattutto concreto sulle regole che devono seguire i dipendenti pubblici nei loro rapporti con cittadini e imprese. Non una manciata di minacce ai nostri dipendenti, come spesso purtroppo si è visto, in ossequio al principio dei dipendenti pubblici che «fanno finta di lavorare» e degli uffici come «templi della burocrazia». Minacce che peraltro turbano particolarmente coloro che nella pubblica amministrazione operano con la diligenza del buon padre di famiglia e non toccano minimamente quelli che invece fanno dell'imboscarsi la loro principale attività della giornata lavorativa.
Abbiamo un testo completo, non solo sugli adempimenti della pubblica amministrazione, ma anche - forse l'aspetto più importante - sulle modalità di controllo nei confronti dei cittadini e delle imprese. (Segue SAIA). In generale, i fondamenti del rapporto cittadini-istituzioni sono: trasparenza, lealtà e buona fede, financo l'amichevole collaborazione e, non ultimo, il dovere di cortesia e disponibilità. Il provvedimento, per cercare di raggiungere questi obiettivi, interviene con una serie dettagliata di adempimenti tecnici che vado rapidamente ad elencare, affinché tutti i cittadini che ci seguono sappiano che questo provvedimento non è un doppione di altri provvedimenti che sono stati citati dall'opposizione, né tanto meno dannoso, come in qualche intervento ho sentito dire.
Vi è l'obbligo di pubblicare su Internet, con completezza e semplicità di accesso, le informazioni relative ai procedimenti amministrativi di interesse generale; di garantire l'accesso telematico dell'utente a tutti i dati che lo riguardano; l'azione amministrativa deve svolgersi con il minor aggravio possibile di obblighi, oneri e adempimenti a carico degli utenti; la riduzione progressiva dei tempi per la conclusione dei provvedimenti; l'utilizzo da parte delle amministrazioni di un linguaggio semplice e chiaro; la condivisione delle banche dati tra tutte le amministrazioni pubbliche; l'utilizzo preferibile dell'informatica nelle comunicazioni tra pubblica amministrazione ed utenti, senza tuttavia tralasciare una pluralità di mezzi di comunicazione per gli utenti che non utilizzano tecnologie informatiche; il divieto per la pubblica amministrazione di richiedere dati già in possesso di altre pubbliche amministrazioni; l'eliminazione di certificati e autocertificazioni attraverso l'inserimento di tutti i dati dentro gli archivi elettronici; la garanzia per gli utenti che saranno tenuti a comunicare una sola volta la variazione dei dati che li riguardano e l'obbligo di risposta ai reclami con tempi e modi prestabiliti. Infine, si prevede la sostituzione o la sospensione dall'incarico o dal servizio per quei dipendenti che si rendono responsabili di omissioni, inadempienze e ritardi.
A questo si aggiunge la disciplina dei controlli alle imprese, che deve essere ispirata ai principi della semplicità e della proporzionalità dei controlli, regolata secondo l'effettiva tutela del rischio e dell'interesse pubblico, evitando duplicazioni e sovrapposizioni e recando il minore intralcio possibile al normale esercizio delle attività imprenditoriali.
Ogni pubblica amministrazione deve quindi pubblicare su Internet la lista dei soggetti controllori a cui è assoggettata ogni tipologia di impresa e, sempre nell'ottica di operare con trasparenza, viene finalmente stabilita la necessità di amichevole collaborazione tra controllori e soggetti controllati al fine di prevenire rischi e situazioni di irregolarità, individuando precisamente, secondo piani predeterminati, quei procedimenti di controllo che devono essere svolti senza preavviso. Non ultimo, come si diceva, il dovere alla cortesia e alla disponibilità: dovrebbe essere dettato dal buon senso, ma poiché la prudenza non è mai troppa, questo testo prevede anche l'emanazione di direttive da parte del Dipartimento della funzione pubblica al riguardo.
In conclusione, siamo davanti a un testo che nella sua semplicità è davvero rivoluzionario: andrà così a cessare quella funesta aura di &quot;padronalità&quot; di uno Stato patrigno a cui bisogna sottostare cercando di non soccombere, aura che negli anni è stata alimentata anche da provvedimenti ingiusti come quelli che non tutelano la riservatezza dei cittadini o che lasciano alla &quot;difesa&quot;, ossia all'utente, l'onere della prova.
La carta dei doveri della pubblica amministrazione sarà pertanto uno strumento di vero e sensibile sviluppo (difatti deriva dal primo decreto sviluppo) per le aziende e soprattutto per il sistema Paese. Inoltre, coerentemente con gli obblighi di sobrietà economica che le attuali contingenze ci impongono, tale provvedimento non ricade nelle tasche dei cittadini ma si finanzia con le risorse esistenti che non sono poche, a tale riguardo, ma devono essere spese in maniera più coordinata.
Ad un momento così importante proprio per il rapporto cittadino-Stato, quel rapporto che garantisce l'esistenza stessa dello Stato, io e i colleghi di Coesione Nazionale - ringraziamo peraltro il sottosegretario Augello per il suo impegno in Commissione - non vogliamo mancare e voteremo in maniera convinta a favore del disegno di legge.&lt;/b&gt; (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL).
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=16&amp;id=617719&quot;&gt;www.senato.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: Relazione annuale PA: “Non è un’arida lista di cifre, ma un bilancio puntuale e onesto della nostra azione di riforma”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/13/renato-brunetta/relazione-annuale-pa-%E2%80%9Cnon-%C3%A8-un%E2%80%99arida-lista-di-cifre-ma-un-bilancio-puntuale-e-onesto-della-nostra-azione-di-riforma%E2%80%9D/617279"></link>
  <updated>2011-10-13T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>617279</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;

“Nei Dipartimenti e nelle altre strutture che mi erano state affidate, trovai un grande patrimonio di professionalità ma che forse non era stato valorizzato a sufficienza in passato. Ed è da questo potenziale che sono partito, nel delineare i miei piani per fare della Pubblica Amministrazione non una palla al piede della collettività, ma un robusto propulsore per la ripresa; non un pachiderma ingombrante, ma un agile apparato capace di agevolare i rapporti tra i cittadini, le istituzioni e le imprese, di ridurre o addirittura azzerare i tempi di attesa, di rendere disponibili e trasparenti una marea di dati che erano già pubblici per legge, ma che restavano sapientemente occultati nei cassetti e negli schedari degli uffici”. Così il ministro Renato Brunetta nella prefazione alla sua quarta Relazione annuale al Parlamento sulla Pubblica Amministrazione, che proprio oggi ha consegnato in una chiavetta Usb al presidente della Camera Gianfranco Fini.
“Di anno in anno – precisa – ho voluto che queste relazioni al Parlamento non fossero un’arida lista di cifre, una presuntuosa e superficiale elencazione di risultati raggiunti, un burocratico aggiornamento del lavoro degli anni precedenti. Esse dovevano e debbono dar conto delle difficoltà da superare, delle incomprensioni da spiegare, delle rigidità da spezzare. Mentre si procede, bisogna continuamente spiegare, dimostrare e precisare. Noi, invece, e metto in questo plurale la mia modesta persona e tutti quelli che mi hanno aiutato e mi aiutano in queste battaglie, abbiamo avuto e intendiamo avere il coraggio del fare, l’impegno di ‘metterci la faccia’, di denunciare, se occorre, le responsabilità di quanti si mettono di traverso a misure indispensabili per consentire all’Italia di battersi alla pari con le altre nazioni del mondo industrializzato: cosa tanto più necessaria e indispensabile per affrontare, nel pieno delle nostre forze, una crisi epocale e globale che non è soltanto economica ma è anche sociale, culturale, storica nel senso più largo della parola”.
&lt;p&gt;
Il ministro Brunetta ricorda la pubblicazione del documento OCSE “Modernising the Public Administration – A Study on Italy” in occasione della riunione ministeriale del Comitato Public Governance dell’OCSE “Towards Recovery and Partnership with Citizens: the Call for Innovative and Open Government”, svoltasi a Venezia lo scorso 15 novembre. “Un prestigioso riconoscimento – osserva – accordato da un’organizzazione internazionale, come l’OCSE, non sempre tenera e tollerante nei nostri confronti, ma che almeno in questo caso ha riconosciuto la bontà dei nostri sforzi, la modernità dei nostri progetti, l’onestà intellettuale delle nostre idee. In quel documento si rivendica la scelta del Governo di porre al centro della propria agenda programmatica la riduzione del deficit e del debito pubblico e l’aumento dei tassi di crescita del Paese, due finalità non separabili perché una condizione dell’altra, assegnando di conseguenza un ruolo centrale alla riforma della pubblica amministrazione. Nonostante la congerie di messaggi scorretti e di pericolosi allarmismi, non abbiamo mai inteso tagliare attività e servizi e risparmiare sui costi connessi, ma abbiamo voluto mantenere o meglio ancora migliorare il livello di produzione dei servizi con un minor costo. Da questo punto di vista, l’agenda non è cambiata e l’obiettivo resta sempre quello di aumentare la produttività e l’efficienza della PA per poter conseguire una riduzione di spesa (necessaria) senza ridurre la quantità dei servizi erogati dallo Stato, anzi aumentandone la qualità. Al pubblico impiego sono stati chiesti veri e concreti contributi al risanamento del bilancio: con le misure prese in materia di contrattazione, nel 2010 prevedevamo, e prevediamo ancora oggi, di riallineare entro il 2014 in maniera strutturale, la dinamica delle retribuzioni tra lavoro pubblico e privato. In questo modo sarà possibile chiudere il differenziale tra i due settori che, a partire dal 2000, si era progressivamente allargato senza essere motivato dagli andamenti della produttività del lavoro”. Complessivamente, tra il 2008 e il 2013 si prevede inoltre una riduzione dell’occupazione nel pubblico impiego di almeno oltre 300 mila unità (-8,4%). “Non è poco – commenta – soprattutto se si considera che a parità di servizi erogati questo significa conseguire, nel quinquennio 2008-2013, un aumento di produttività di almeno il 2%. Inoltre, grazie alle misure per la riduzione dell’assenteismo sono stati ridotti in maniera strutturale di un terzo i tassi di assenza nella pubblica amministrazione comprimendo ed eliminando gli opportunismi”.
&lt;p&gt;
Brunetta sottolinea anche come l’Europa abbia chiesto di ridurre gli oneri amministrativi per le imprese del 25% entro il 2012 (iniziativa “Cutting the red tape”) e di creare un ambiente favorevole per le piccole e medie imprese. “Con il Piano per la semplificazione amministrativa 2010-2012 – spiega – l’Italia ha risposto con la misurazione e la riduzione degli oneri amministrativi, con la definizione di misure di semplificazione specifiche per il mondo delle PMI, in attuazione del principio di proporzionalità. Una piccola rivoluzione è già avvenuta, anche se ogni giorno si consumano sforzi degni di miglior causa per frenarla o addirittura negarla: hanno preso piede e si sono diffusi nella PA concetti come efficienza, meritocrazia, premialità selettiva e correlata ai risultati, trasparenza, semplificazione. Nonostante gli innumerevoli tentativi, talora mascherati da demagogia e retorica, di ricacciarli ai margini, la riforma che reca il mio nome ha collocato i cittadini al centro del sistema attraverso un vero e proprio fiume di iniziative. Un fiume che qualche volta rimane ‘carsico’, cioè nascosto, ma suo malgrado, per le oggettive difficoltà che incontriamo quando cerchiamo di spiegarne i vantaggi per i cittadini. Queste difficoltà, comunque, ci rafforzano nella convinzione di aver intrapreso la strada giusta: evidentemente tocchiamo vecchie incrostazioni che non vogliono cadere, e sono sorrette da interessi corporativi difficili da smantellare”.
&lt;p&gt;
Il titolare di Palazzo Vidoni cita anche le ultime azioni positive, a cominciare dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del DPCM firmato lo scorso 3 agosto insieme al premier Silvio Berlusconi sull’”Utilizzo delle autovetture di servizio e di rappresentanza da parte delle pubbliche amministrazioni”, che ha cambiato sensibilmente le regole per l’assegnazione e l’utilizzo delle autovetture di servizio all’interno dei Ministeri e degli Enti pubblici non economici (le cosiddette ‘ auto blu’). Brunetta ricorda inoltre l’approvazione del nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale ( decreto legislativo n. 235 del 30 dicembre 2010) e il Piano straordinario per la digitalizzazione della giustizia, voluto insieme all’allora ministro della Giustizia Angelino Alfano e poi proseguito con il collega Nitto Palma, articolato su tre distinte linee di intervento (digitalizzazione degli atti, notifiche online e pagamenti online) in tutti gli uffici giudiziari italiani.
“E’ davvero imperdonabile – conclude Brunetta – la superficialità e la faziosità di taluni osservatori che cercano di nascondere quello che si è fatto e si vuole fare di utile e positivo, persino nei casi in cui non si fa che dar seguito a buone pratiche già impostate da governi precedenti, anche di segno opposto a quello attuale. Spesso le cose giuste da fare non hanno ‘colore’ ma sono semplici espressioni di un’onestà intellettuale e politica improntata ad un senso di continuità delle istituzioni, che costituisce uno dei beni più preziosi della nostra tradizione giuridica e amministrativa”.&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.renatobrunetta.it/2011/10/13/relazione-annuale-sulla-pa-brunetta-non-e-unarida-lista-di-cifre-ma-un-bilancio-puntuale-e-onesto-della-nostra-azione-di-riforma/&quot;&gt;www.renatobrunetta.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: Relazione sullo stato della p.a. 2010 - 2011 </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/13/renato-brunetta/relazione-sullo-stato-della-p-a-2010-2011/609873"></link>
  <updated>2011-10-13T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>609873</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br /&gt;
Il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, ha ricevuto oggi a Montecitorio il ministro per la Pubblica amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta, che gli ha consegnato la Relazione al Parlamento sullo stato della Pubblica Amministrazione 2010-2011. 
&lt;p&gt;La Relazione, ha sottolineato il ministro, che consta di 1126 pagine complessive, sarà distribuita a ciascun parlamentare in forma di chiave usb. la prima delle quali è stata consegnata al Presidente Fini nella prospettiva del contenimento dei costi di stampa e distribuzione della documentazione. Lo rende noto un comunicato.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/news-CAMERA__BRUNETTA_CONSEGNA_A_FINI_RELAZIONE_SU_STATO_P_A__2010%2d2011-1057576-POL-1.html&quot;&gt;www.asca.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCA BIGLIO: «Piccoli Comuni addio? Ma il risparmio non c’è»   - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/23/franca-biglio/%C2%ABpiccoli-comuni-addio-ma-il-risparmio-non-c%E2%80%99%C3%A8%C2%BB-intervista/607915"></link>
  <updated>2011-08-23T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>607915</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Marsaglia (CN) (Partito: LISTA CIVICA) - Consigliere  Consiglio Comunale Marsaglia (CN) (Lista di elezione: LISTA CIVICA) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
A colloquio con Franca Biglio, presidente dell’Associazione nazionale piccoli comuni italiani (Anpci): «Per lo Stato solo 6 milioni in meno pari al costo della bouvette».

&lt;p&gt;
Il governo non ha ancora quantificato il risparmio derivante dallo scioglimento dei piccoli Comuni previsto nella manovra. A pagina 70 della relazione che accompagna il decreto dice di non essere ancora in grado di farlo. Franca Biglio, presidente dell’Associazione nazionale piccoli comuni italiani (Anpci) e sindaco di Marsaglia (Cuneo) lo ha anticipato: «Con l’accorpamento di 1.963 Comuni sotto i mille abitanti si otterrà un risparmio reale di circa 6 milioni di euro. Poco più di quanto costa ogni anno allo Stato il ristorante della Camera dei deputati».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Qual’è la spesa media annua di un Comune con meno di mille abitanti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
I piccoli Comuni sono quelli che spendono meno. La spesa corrente annua di un municipio con meno di mille abitanti è di 582mila euro. Per garantire la vita dei suoi organi di governo un cittadino spende poco più di cinque euro l’anno. A fronte di un costo irrisorio, i cittadini possono godere di innumerevoli benefici. Possono fare riferimento ad un corpo politico e amministrativo che si mette a loro disposizione. I Comuni erogano servizi e intervengono sul territorio. Sono i primi ad intervenire in caso di problemi. Visto i costi ritengo essenziale che queste sentinelle vengano salvaguardate e valorizzate. Il governo dovrebbe ringraziare assessori e consiglieri che lavorano con dedizione percependo stipendi ridicoli. Sono loro i volontari della pubblica amministrazione. Non ci sono poltrone dorate nei piccoli municipi.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;L’articolo 16 del decreto 138 del 16 agosto prevede la fusione dei piccoli comuni e la successiva creazione di unioni municipali. Secondo quale logica verranno create queste strutture?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
A fondersi dovranno essere comuni confinanti con una popolazione al di sotto dei mille abitanti e insieme dovranno costituire un unione di 5mila abitanti. Una cosa che in una regione come il Piemonte sarà tecnicamente impossibile. Per arrivare a quota cinquemila sarebbe infatti necessario accorpare comuni geograficamente distanti, che si trovano in più vallate, divisi da barriere naturali.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;E se un Comune non ha altri piccoli municipi confinanti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Allora è salvo. Se un Comune anche piccolissimo non ha altri comuni limitrofi con meno di mille abitanti non è riguardato dal provvedimento. Questo decreto è ridicolo.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Quali saranno le conseguenze se la manovra venisse approvata dal parlamento?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Diminuzione dei servizi e aumento dei costi. Incuria del territorio e fenomeni di spopolamento.
 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Qual è la richiesta dell’Associazione nazionale piccoli comuni italiani?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Chiediamo lo stralcio dell’articolo 16. Non soi possono prendere decisione sul territorio senza coinvolgere le associazioni e gli amministratori locali che operano sul territorio da anni. Bisogna lavorare insieme. Siamo disposti a fare la nostra parte. L’abbiamo sempre fatta. I piccoli comuni sono esempi di gestione virtuosa.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Qual è il prossimo appuntamento pubblico?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Venerdì 26 alle 14 è prevista una grande manifestazione nazionale a Roma davanti a Montecitorio. Questa dei piccoli Comuni non è una battaglia dei sindaci e degli amministratori locali ma di tutti i cittadini per la salvaguardia dell’ambiente, della cultura e del territorio.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=13FFU4&quot;&gt;Terra - Rossella Anitori&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: «Sulle pensioni sono pronto a discutere»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/23/pier-luigi-bersani/%C2%ABsulle-pensioni-sono-pronto-a-discutere%C2%BB-intervista/607914"></link>
  <updated>2011-08-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>607914</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ne ha per il tandem Berlusconi-Tremonti, rei «di aver disseminato il Paese di macerie»; e ne ha - naturalmente - per la Lega, perché «è un anno che denuncio le loro contraddizioni, e ora osservo l’effetto della crisi strategica in cui sono caduti». Ma Pier Luigi Bersani commenta anche l’ultima uscita (lunedì a Cortina) di Luca Cordero di Montezemolo, prendendosela con «un certo terzismo che attacca destra e sinistra ma non dice mai da che parte sta». Interrotte le vacanze (in realtà mai cominciate) per tornare a Roma e definire gli emendamenti pd alla manovra-bis del governo, il leader democratico accoglie con cortesia la richiesta di intervista. Che non può che cominciare dall’intervento pronunciato dal Capo dello Stato l’altroieri a Rimini.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il Presidente Napolitano è parso avercela anche col Pd, colpevoli di far risalire a Berlusconi qualunque problema investa il Paese.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Noi ripassiamo sempre due o tre volte, nella nostra testa, quello che dice il Presidente. Lo ascoltiamo. Io rivendico al Pd di aver fin dal primo giorno, inascoltato, descritto la situazione per quel che era: inascoltato sia da chi raccontava le favole sia da chi faceva finta di crederci. La crisi è stata sottovalutata e tenuta nascosta: è un’accusa che teniamo ferma e che siamo pronti a documentare. Mi pare che il Presidente riconosca che sia andata così. Mi piacerebbe un riconoscimento anche da parte di altri...».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quanto al resto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Quale resto?».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Chiamiamolo un presunto eccesso di antiberlusconismo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il Presidente, come tutto il Paese, sa che noi intendiamo essere un’opposizione di governo assolutamente responsabile: ma alternativa. Ripeto: alternativa. Perché la cura berlusconiana cui è sottoposta l’Italia, è un assoluto disastro».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il Quirinale insiste nel chiedere a tutti coesione e senso di responsabilità. Dopo il varo della manovra di luglio e poi le mancate dimissioni del governo, lei disse: la nostra responsabilità si ferma qui. E oggi, dunque?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Intendevo ed intendo che la nostra responsabilità si ferma alla soglia del merito delle scelte. Noi ci prendiamo come sempre la responsabilità di cercare soluzioni, garantiamo il saldo di bilancio e perfino i patti con l’Europa fatti da Tremonti (sui quali avremmo molto da dire). Però le ricette no: la nostra collaborazione si ferma davanti a un merito che non condividiamo. Perché non ci possono raccontare, per esempio, che in un momento così non si può far pagare chi non ha mai pagato».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Raccontano questo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Da molte parti sta venendo fuori questa favola: che non è possibile, non è mai possibile far pagare chi non ha mai pagato. E’ vergognoso. E noi su questo ci impuntiamo con tutti e due i piedi».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Si riferisce al “no” ricevuto all’idea di prelievo sui capitali cosiddetti “scudati”?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non solo a quello. La nostra proposta di articola su pochi punti. Primo: una terapia choc contro l’evasione. Proporremo l’uso di sette o otto grimaldelli che, se utilizzati, possono aiutare a cominciare a vincere la battaglia. Secondo: una imposta sui patrimoni immobiliari rilevanti. Terzo: un ridimensionamento drastico di pubblica amministrazione, istituzioni e costi della politica. Quarto: un contributo di solidarietà che finalmente gravi non sui tassati ma sui condonati. A questo aggiungiamo liberalizzazioni, dismissioni ragionevoli del patrimonio pubblico, e un po’ di politica industriale e di sostegno all’economia. Per l’amor di Dio: si può non essere d’accordo, ma non si snobbi questo piano. Perché non ci faremo intimidire da chi dice semplicemente che non si può».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E le pensioni, scusi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Le pensioni sono un discorso serio, ed è ora di smetterla di tentare di cavar soldi da lì, per coprire il buco del giorno, per non toglierli agli evasori o a chi è sempre al riparo. E’ insopportabile. Comunque, se dopo tutto quello che ho elencato si vuol parlare di evoluzione del sistema pensionistico a favore dei giovani, si ricordi che noi siamo i primi ad aver fatto la riforma. Io sono per discutere, dunque. Abbiamo sempre detto che per noi la messa a regime del sistema consiste nell’individuare una fascia di anni nella quale ci sia flessibilità di uscita in ragione di meccanismi di convenienza. Parliamone. Quel che non accetto è che per colmare il buco degli enti locali si vogliano toccare le pensioni: si facciano pagare i condonati e si metta una tassa sui patrimoni rilevanti. Se non sanno come si fa, glielo spieghiamo noi».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Magari lo sanno ma non vogliono farlo...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Possibile. Allora, però, non accusino noi di chiusura. Della flessibilità di cui dicevo, per altro, avevamo parlato già nella nostra conferenza sul lavoro, mesi fa. Altro che chiusura».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Anche Montezemolo, però, critica il presunto silenzio del Pd sulla manovra e dice che il poco che avete proposto la ritassazione dei capitali “scudati” non si può fare.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Devo dire la verità: a me le sue dichiarazioni non sono piaciute. Nel merito: si limiti a dire se sia più giusto chiedere solidarietà ai condonati o ai tassati, perché siamo grandi e non siamo nati ieri, a renderla praticabile ci pensiamo noi. Più in generale - e alludo a Montezemolo e non solo - è uno sport antico di certo terzismo cercare di farsi largo semplicemente criticando a destra e a manca: ma sono cose, diciamo così, da precampionato...&lt;br /&gt;
 Noi siamo in un sistema ormai radicalmente bipolare: e oltre a dire cosa si vuol fare, bisogna anche spiegare da che parte si sta. Perché finché c’è il precampionato, va tutto bene: ma quando si arriva al dunque, bisogna scegliere.&lt;br /&gt;
 Chiunque entra in politica con obiettivi positivi, naturalmente, è sempre benvenuto: ma scelga e spieghi da che parte sta. Perché l’Italia, al punto in cui è, per i precampionati davvero non ha più tempo».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=13FHR3&quot;&gt;La Stampa - Federico Geremicca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Guido CROSETTO: No a Tremonti: ''Voto al decreto non è scontato''</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/11/guido-crosetto/no-a-tremonti-voto-al-decreto-non-%C3%A8-scontato/590895"></link>
  <updated>2011-08-11T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590895</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Sottosegretario  Difesa (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
''Discorso non all'altezza di quello che ci aspettavamo. Basta con la solita ricetta: tasse, tasse e ancora tasse''.
&lt;p&gt;&quot;Aspettiamo il decreto. Con una sola avvertenza. Il nostro voto parlamentare non è affatto scontato&quot;.
&lt;p&gt;&quot;L'esposizione del ministro Tremonti, che ha anteposto il tema del vincolo costituzionale al pareggio di bilancio alle misure per raggiungere lo zero deficit nel 2013, ci aveva fatto credere - sottolineano Crosetto, Stracquadanio, Bertolini e Malan- che il ministro avrebbe colto l'occasione della crisi per essere all'altezza di quello che Tremonti ha definito 'un tornante della storia'. Ci aspettavamo che il ministro -il quale ha espresso il suo favore per la proposta di riforma dell'articolo 81 presentata da Nicola Rossi- fosse conseguente alle sue parole.
&lt;p&gt; Nella proposta di Nicola Rossi è contenuta una percentuale, il 45%, che rappresenta il limite massimo di spesa pubblica in rapporto al Pil e quindi il limite massimo della complessiva tassazione. Oggi quella percentuale è al 52% e dunque un ministro conseguente alle premesse costituzionali esposte avrebbe dovuto indicare la strada per ridurre di almeno sette punti la spesa pubblica. E su questo il Parlamento avrebbe dovuto discutere. Invece, niente&quot;.
&lt;p&gt;

&quot;Quando il ministro è passato a indicare come raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 -lamentano i quattro esponenti del Pdl- è tornato rapidamente al vecchio metodo: come finanziare il deficit con entrate straordinarie, proseguendo in quella politica che ha alimentato il mostro del debito pubblico che oggi ci sta distruggendo&quot;.
&lt;p&gt;

&quot;La crisi può essere occasione per far approvare la riforma della spesa previdenziale, della spesa sanitaria, del costo esorbitante della pubblica amministrazione. Oppure può essere il vicolo cieco in cui classi dirigenti irresponsabili condannano i loro Paesi al declino e all'impoverimento diffuso.
&lt;p&gt; A parziale scusante del ministro c'è solo il fatto che tutte le opposizioni, nessuna esclusa, sono convinte che la crisi vada affrontata con la solita ricetta: tasse, tasse e ancora tasse. Ora aspettiamo il decreto. Con una sola avvertenza. Il nostro voto parlamentare -concludono Crosetto, Stracquadanio, Bertolini e Malan- non è affatto scontato&quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Ma-nel-Pdl-ce-chi-dice-no-a-Tremonti-Voto-a-decreto-non-e-scontato_312343135282.html#&quot;&gt;Adnkronos.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: ‪Ai precari che lo contestano: &quot;Voi non lavorate, andate avanti così siete dei poveretti&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/26/renato-brunetta/%E2%80%AAai-precari-che-lo-contestano-voi-non-lavorate-andate-avanti-cos%C3%AC-siete-dei-poveretti/590476"></link>
  <updated>2011-07-26T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590476</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Nel video al minuto 2:50&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=1oI2D4LUAXw&quot;&gt;www.youtube.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>BEATRICE DRAGHETTI: I costi veri della Provincia e la riforma che non arriva&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/12/beatrice-draghetti/i-costi-veri-della-provincia-e-la-riforma-che-non-arriva/607970"></link>
  <updated>2011-07-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>607970</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Provincia Bologna (Partito: Cen-sin) - Consigliere Provincia Bologna (Lista di elezione: Cen-sin) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di primo acchito, non mi viene in mente nulla che possa essere esaurientemente presentato e motivato solo dal suo costo. &lt;br /&gt;

Se poi l'oggetto è un Ente Locale, o meglio una tipologia di Ente locale (Province), l'approccio “a moneta”, ancorchè di significativa importanza, è quantomeno omissivo, lacunoso e perciò fuorviante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


A scanso di equivoci, &lt;b&gt;dichiaro subito che sono tra gli scontenti dell'efficacia dell'attuale sistema istituzionale complessivo del nostro Paese, lacunoso rispetto sia ad una razionale distribuzione delle funzioni amministrative tra i vari livelli di governo sia alla previsione di spazi e strumenti di coordinamento per armonizzarne l'azione complessiva, velocizzare le decisioni e quindi risparmiare&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

Anche a me, e non da adesso, sale dal profondo la domanda: a quando, da parte dei decisori, una riforma coraggiosa della pubblica amministrazione, in cui soprattutto sia chiaro il “chi fa cosa” e lo fa celermente?&lt;br /&gt;

Un sistema, come è quello delle autonomie locali, va rivisto in una logica di … sistema! Anche un bambino capirebbe che in una costruzione di mattoncini togliere uno o alcuni punti di forza comporta la necessità di ridisegnare l'equilibrio complessivo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

La demagogia anche in questo campo è veramente insopportabile, così come lo è la sensazione di un'irresponsabile inconcludenza dei decisori, ormai non più camuffabile neanche dai più illuminati discorsi.&lt;br /&gt;

Per non deludere tuttavia gli amanti dell'approccio “a moneta”, voglio ricordare alcuni dati.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;La spesa delle Province nel 2010 è pari a 12 miliardi e 158 milioni di euro&lt;/b&gt; (Fonte UPI), pari all'1,5% del totale della spesa pubblica (815 miliardi). &lt;b&gt;Il personale politico di tutte le Province ha un costo pari a 113 milioni di euro, il costo complessivo della politica in Italia è pari a 6 miliardi e 500 milioni di euro&lt;/b&gt; (Bilancio preventivo Stato 2011): si coprirebbero i costi delle Province per 60 anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Eliminare gli oltre 7 mila enti strumentali (Consorzi, Aziende, Società) che occupano 24 mila persone nei Consigli di Amministrazione (2,5 miliardi) consentirebbe un risparmio pari a 22 volte quello che si otterrebbe abolendo le Province.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

“A moneta” l'abolizione delle Province non sembrerebbe il passaggio risolutivo, come si vuol far credere da più parti.&lt;br /&gt;

Sarebbe piuttosto ora di dare il via a qualche buona proposta: &lt;b&gt;istituire le Città Metropolitane superando le Province corrispondenti, diminuire le Province e potenziarne la dimensione territoriale, definire con certezza le funzioni di Province e Comuni, eliminare gli enti strumentali inutili....&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

Io, dal canto mio, non posso far altro che continuare a deliberare, spero con saggezza, ciò che attualmente è di competenza della Provincia. &lt;br /&gt;
Alla prossima! &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beatricedraghetti.org/pages/news2.asp?id=220&quot;&gt;Sito personale Beatrice Draghetti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>David-Maria SASSOLI: Comunitaria: Italia privata leggi europee strategiche</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/29/david-maria-sassoli/comunitaria-italia-privata-leggi-europee-strategiche/589545"></link>
  <updated>2011-06-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>589545</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; &quot;Con questo governo non riusciamo a recepire le direttive europee, da mesi non c'è il ministro delle Politiche comunitarie. In Europa abbiamo legiferato su temi di importanza strategica per i cittadini e le imprese, come i tempi dei pagamenti della PA, l'etichettatura dei prodotti alimentari, il contrasto all'evasione, la difesa del territorio. Questioni su cui il governo si è dimostrato non all'altezza e sui cui il Paese è ora lasciato a se stesso, senza una guida autorevole che sappia mettere al centro gli interessi di tanti invece che i propri. Se Berlusconi non ne prenderà atto dimettendosi al più presto, l'Italia perderà ancora più terreno nei confronti dell'Europa e a chi verrà dopo toccherà fare i conti con le macerie&quot;. Lo ha affermato il presidente degli europarlamentari del Pd, &lt;b&gt;David Sassoli&lt;/b&gt;. &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2011/6_giugno/29/comunitaria_sassoli_italia_privata_leggi_europee_strategiche,30294084.html&quot;&gt;TMNews&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Obiettivo precarietà zero</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/17/cesare-damiano/obiettivo-precariet%C3%A0-zero/584787"></link>
  <updated>2011-06-17T00:00:00Z</updated>
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  <id>584787</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La crisi di questi ultimi anni ha sconvolto anche la tradizionale geografia del lavoro autonomo. Il suo progressivo indebolimento sociale ha anche contributo a spostare verso il centrosinistra un orientamento di voto nelle recenti elezioni amministrative.
&lt;p&gt; Tra imprenditori, professionisti, lavoratori in proprio, coadiuvanti e soci delle cooperative, collaboratori e lavoratori occasionali, quella degli “autonomi” è una galassia che è sempre più difficile fotografare. E della quale nessuno sembra occuparsi se non, periodicamente, per ragioni fiscali.
&lt;p&gt;
Eppure i lavoratori indipendenti (parasubordinati esclusi) rappresentano in Italia il 32,2 per cento della forza lavoro complessiva, il triplo della media europea. Una realtà decisiva, per la nostra economia e per la nostra società, che va tutelata e valorizzata.
&lt;p&gt;

E che non a caso sarà al centro dell’attenzione – con la lotta alla precarietà, il sostegno dell’occupazione, il rafforzamento del welfare della Conferenza nazionale sul lavoro del Pd che si apre oggi a Genova.
Per forzare l’inerzia del governo il Pd ha presentato, alla camera e al senato (&lt;b&gt;primi firmatari Damiano e Treu&lt;/b&gt;), due proposte di legge.&lt;br /&gt;

Una sorta di “statuto” del lavoro autonomo, destinato a diventare parte di quel “diritto unico del lavoro” che i democratici puntano a realizzare.&lt;br /&gt;

Obiettivo: valorizzare il fattore lavoro attraverso l’individuazione di principi e regole in grado di definire tutele ed incentivi rispondenti alle esigenze comuni, senza annullare le specificità delle diverse categorie di lavoratori.&lt;br /&gt;

Gli interventi previsti sono diretti a valorizzare le potenzialità economiche, sociali e professionali degli “autonomi”: ricerca di una maggiore competitività basata sulla qualità del lavoro; maggiori investimenti in formazione, innovazione e sicurezza; diffusione delle tecnologie.
&lt;p&gt;
Non solo. Altre norme promozionali riguardano l’accesso al credito e agli incentivi previsti dalle varie leggi, ancora discriminanti verso il lavoro autonomo e le micro imprese; la possibilità di partecipare effettivamente agli appalti pubblici; la semplificazione delle procedure; lo sviluppo di forme di previdenza e di assistenza integrative. Oltre all’imposizione della certezza dei termini di pagamento alla pubblica amministrazione, condizione spesso essenziale per la sopravvivenza di migliaia di imprese artigiane e di lavoratori in proprio.
&lt;p&gt;
Altri capitoli fondamentali riguardano la protezione del lavoro “autonomo ed economicamente dipendente”, per quei lavoratori che hanno un committente prevalente e la riduzione dell’imposizione fiscale. Secondo le proposte di legge del Pd, l’obiettivo può essere raggiunto attraverso l’incremento delle deduzioni dalla base imponibile stabilita ai fini delle determinazione dell’Irap.
&lt;p&gt;
Impegnato com’è sul fronte dei doni e dei condoni, di tutto questo al centrodestra, per dirla con Tremonti, sembra «non fregare un tubo». Il Pd con le sue proposte a precarietà zero intende invertire la rotta, proponendo una discussione e proposte a tutto campo sul lavoro: dipendente, autonomo, parasubordinato e libero professionale. Proposte rivolte soprattutto a chi è più debole nel mercato del lavoro, in particolare i giovani e le donne.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=119DB7&quot;&gt;Europa - Cesare Damiano&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: «Non chiedo scusa, era un agguato»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/16/renato-brunetta/%C2%ABnon-chiedo-scusa-era-un-agguato%C2%BB-intervista/584789"></link>
  <updated>2011-06-16T00:00:00Z</updated>
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  <id>584789</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;INTERVISTA DI LUCA TELESE&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=nWvAYdsgUfE&amp;feature=player_embedded#at=76&quot;&gt;il Fatto Quotidiano | youtube.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio Clelio STRACQUADANIO: Stracquadanio: &quot;Bisogna punire gli statali che vanno sul web&quot; </title>
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  <updated>2011-06-16T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>584539</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Bisogna punire i dipendenti pubblici che usano internet per motivi privati durante l'orario di lavoro&quot; ha detto.  &quot;Ci sono migliaia e migliaia di persone, prevalentemente nel pubblico, che trascorrono la mattina a postare i video di Repubblica.it, che oramai oggi detta l'agenda anche agli altri media - aggiunge. Bene, io penso che vadano presi provvedimenti di diversa natura: multe, sospensioni&quot;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/politica/2011/06/15/news/stracquadanio-17759777/?ref=HRER1-1&quot;&gt;www.repubblica.it&lt;/a&gt;</summary>
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