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  <title>Openpolis - Argomento: politica estera</title>
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  <updated>2012-05-03T00:00:00Z</updated>
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  <title>Stefano STEFANI: Kabul non basta volerlo per far finire la violenza </title>
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  <updated>2012-05-03T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Lega) - Pres. commissione Camera Affari esteri - Deputato (Gruppo: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;

Gli attentati talebani a Kabul, qualche ora dopo l’incontro in Afghanistan tra Obama e Karzai, sono stati l’occasione per ricordare amaramente che non basta voler chiudere una guerra per esserne davvero fuori. E, francamente, non mi sorprende constatare le continue ed improvvise fiammate di violenza nello scacchiere afghano che si rivela, in queste ore, tanto instabile quanto pericoloso.  Che la battaglia non fosse ancora finita lo si sapeva già ma ciò che il Presidente degli Stati Uniti continua ad ignorare è che quella “luce all’orizzonte” che continua ad invocare, al momento, è solo una fragile speranza che alimenta la diffidenza e l’insofferenza afghane verso le forze della coalizione, percepite sempre più come l’ennesimo tentativo di occupazione occidentale. 
&lt;p&gt;Quando le manovre di ritiro, anche quando sono chiamate di “transizioni”, diventano rischiose quasi come quelle di attacco, allora ci si dovrebbe domandare quali errori militari ma soprattutto politici sono stati commessi. Di certo per oltre dieci anni, possiamo dire di aver realizzato una minima parte di un ambizioso progetto che voglia chiamarsi democratico: Bin Laden è morto proprio un anno fa e Al Queda ha subito dei colpi durissimi ma ciò evidentemente non è stato sufficiente per creare le condizioni di stabilità e sicurezza in Afghanistan, anzi ha sollevato numerosi dubbi sul senso realistico di questa missione al punto da chiedersi se sia il caso di accelerare i tempi per il ritiro delle truppe straniere entro il 2014.
&lt;p&gt; A pare mio, la democrazia in Afghanistan è un mito che vacilla di fronte ad una tabella di marcia che detta i tempi ma non certo i modi, più che mai incompatibili. Vale la pena, dunque, continuare a combattere una guerra che oramai nessuno crede più di poter vincere? E’ giusto continuare a lottare per un progetto che oramai ha perso progressivamente smalto, imponendo un modello ed un presente sino a ieri impensabili per un Paese come l’Afghanistan? Non sarà certo il buonismo ed il relativismo a contenere il radicalismo islamico che ci ha condannato a morte per il semplice fatto di essere cristiani ed occidentali. L’occupazione militare di cui si è resa protagonista anche l’Italia ha avuto il solo effetto di riunire i dissidenti sotto la bandiera talebana capace, ancora oggi, di organizzare la resistenza. 
&lt;p&gt;Quello che è accaduto qualche giorno fa non è altro che la secolare capacità di resistenza della forza talebana che fa perno anche sulla profonda crisi economica. La soluzione, se mai ce ne fosse una, non può essere quindi solo militare ma deve coinvolgere anche i campi dell’economia e soprattutto della politica perché è proprio lì che si gioca la partita più importante.
&lt;p&gt; 
Stefano Stefani&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://lapadania.net&quot;&gt;La Padania &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio POLITO: L'isolamento dei più forti</title>
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  <updated>2012-04-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626917</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;Scenari politici e pressioni su Berlino.

&lt;p&gt;Sarà di nuovo maggio il mese fatale dell'Europa? Diremo anche dell'euro che «ei fu, siccome immobile/ dato il mortal sospiro»? La sera del sei maggio le urne potrebbero sancire che la maggioranza dei greci non vuole più restare nella moneta unica, premiando la galassia di partiti che sperano di liberarsi dei sacrifici mandando a quel paese la troika, la Bce e la Merkel. E nella stessa sera dovremo prendere atto che anche la maggioranza dei francesi non vuole più stare nell'Europa così come è oggi. Se vincerà Hollande, la sfida è chiara: rinegoziare il patto fiscale appena sottoscritto con la Germania. Ma anche se vincesse Sarkozy, ad ascoltare i suoi ultimi comizi a caccia di voti lepenisti, il futuro non sembra meno tempestoso: «Ora basta, cambiamo o non ci sarà più l'Europa».

&lt;p&gt;
Se si aggiunge che a maggio votano anche due Länder tedeschi in un turno che potrebbe affondare la coalizione tra la Merkel e i liberali; e che è in crisi di governo pure l'Olanda, fino a ieri il più arcigno guardiano del rigore teutonico, si capisce l'allarme, ma anche l'ansia e il senso di impotenza, che si sta impadronendo delle élite europee e italiane. Nessuna cura sembra funzionare. I mercati hanno prima punito il poco rigore dei Paesi debitori, poi hanno punito l'eccesso di rigore imposto ai Paesi debitori, e ora sembrano temere che gli elettori fermino la politica del rigore. In Italia stiamo facendo, più o meno bene, tutti i compiti a casa che ci sono stati richiesti, eppure lo spread resta sotto la sufficienza. Lo stesso spirito di salvezza nazionale che aveva spinto Monti al governo sembra smarrirsi: i partiti pensano ai loro nomi e ai loro soldi, i giornali pensano di nuovo a Ruby, e i sindacati pensano a far chiudere i supermercati il 25 Aprile.

&lt;p&gt;
Tutti si chiedono che fare. E tutti chiedono alla Merkel di fare qualcosa. È un coro che va da Washington a Madrid, dal Manzanarre al Reno. Il governo tedesco sente la pressione e cerca l'azione. Si spiega così l'annuncio dato ieri dell'incontro svoltosi la settimana scorsa tra il consigliere europeo della Cancelliera e il nostro ministro Moavero. La Germania propone di scrivere un nuovo Patto, con vincoli e sanzioni, dopo quello sul rigore dei bilanci: un altro «Compact», che stavolta dovrebbe riguardare le riforme strutturali (non a caso rilanciate ieri da Draghi) e la competitività. Berlino vorrebbe cioè legare tutti i Paesi dell'area a una maggiore convergenza non solo delle finanze pubbliche ma anche delle economie, nella speranza che questo favorisca la crescita. L'Italia di Monti è ovviamente d'accordo, ma ha ripetuto a Berlino che non basta. Roma vuole due cose, e ora sa che le vuole anche Hollande: bond europei per finanziare grandi progetti (da non confondere con gli eurobond, cioè titoli comuni del debito, sui quali nessuno si illude di convincere oggi Berlino) e nuovi capitali per la Banca europea degli investimenti.

&lt;p&gt;
Anche se il governo italiano preferirebbe evitare scossoni politici in Francia, e dunque sui mercati, è evidente che ha già un piano per giocare la carta Hollande. Palazzo Chigi sa bene che non basterà cambiare presidente a Parigi per cambiare politica a Berlino: oggi la Francia non è in condizioni di dettare legge.

&lt;p&gt;
Perciò qualcuno dovrà per forza rimettere insieme le due ruote dell'asse carolingio, e quel qualcuno non può che essere Monti. La strategia è: aiutare la Merkel a tenere a freno le bizze di Hollande sul rigore, in cambio di una seria apertura sulla crescita. Cominciando con il chiedere a Berlino di non respingere al prossimo G8 un'interpretazione «dinamica» del rigore. Ne abbiamo bisogno: il nostro pareggio di bilancio nel 2013 sarà «strutturale», ma non «nominale»: verrà cioè corretto al rialzo in ragione del ciclo economico negativo. D'altra parte la Germania, che pure lamenta gli squilibri dell'euro-zona, è essa stessa protagonista di uno squilibrio formidabile quando attrae ingenti capitali pagandoli con tassi di interesse negativi, cioè inferiori all'inflazione. Userà almeno una parte di queste risorse a basso costo per stimolare la sua domanda interna, e così anche le nostre esportazioni?

&lt;p&gt;
Finora l'Italia di Monti si è mossa per rendere la vita facile alla Merkel, nella convinzione che ciò la rendesse più facile anche a noi. Ma se così non è, e se Sarkozy ne sarà la prima vittima, Roma dovrà chiedere qualcosa in cambio di una nuova alleanza.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1E52IA&quot;&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Andrea Riccardi: Mariani libera: Burkina Faso paese amico dell'Italia</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/21/andrea-riccardi/mariani-libera-burkina-faso-paese-amico-dellitalia/626852"></link>
  <updated>2012-04-21T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626852</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Cooperazione internazionale e integrazione&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
...lasciando questa mattina Ouagadougou alla volta della Guinea Conakry, è stato ribadito il ringraziamento al presidente del Burkina Faso Blaise Compaorè, incontrato ieri, per ''il ruolo giocato dal suo Paese nella liberazione di Maria Sandra Mariani''.

&lt;p&gt;
''Il Burkina Faso è uno Stato chiave, amico dell'Italia e dell'Occidente, in un'area geopolitica molto tormentata a causa dell'estremismo religioso, del terrorismo e del traffico di droga e di esseri umani.&lt;br /&gt;

L'Italia ha un importante ruolo da recuperare in questa regione e, più in generale, in tutta l'Africa. Per questo è necessario compiere una approfondita riflessione su come rilanciare le nostre politiche di cooperazione internazionale''&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/news-Mariani_libera__Riccardi__Burkina_Faso_paese_amico_dell_Italia-1146936-POL.html&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emma BONINO: «Subito una Federazione. Oggi l'Europa non conta nulla»  - INTERVISTA </title>
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  <updated>2012-03-16T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625749</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Penso che ritenere lo stato nazionale come l'unico contenitore possibile entro il quale esercitare la democrazia sia un grande abbaglio, oltre che un'affermazione antistorica». 
&lt;p&gt;La presidente Emma Bonino interviene così nel dibattito avviato dal nostro giornale da un articolo di Piero Sansonetti sul deficit di democrazia dell'Unione Europea che - a parere del direttore degli Altri - è congenito al modo in cui l'Europa è stata pensata.
&lt;p&gt;

Anche nella versione nobile del pensiero federalista spinelliano. «Ma la visione di Altiero Spinelli - spiega Bonino - era di un'Europa che superasse ideologie e nazionalismi per prendere una forma federale, con un parlamento europeo pienamente legittimato dal punto di vista democratico, quindi non solo eletto a suffragio universale ma con ampie competenze che ancora oggi non esercita proprio a causa delle resistenze provenienti dagli stati nazionali». 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Insomma, era tutto giusto. Ma è una visione che ha perso?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;

Al contrario di Sansonetti, direi che la malattia dell'Europa è proprio il fatto che non sia diventata gli Stati Uniti d'Europa. Invece di costruire la patria europea si è preferito tornare all'Europa delle patrie, come invocava De Gaulle. Così facendo, peraltro, si stanno distruggendo anche le patrie e con loro le democrazie. Basta vedere l'ondata di populismo e intolleranza che sta attraversando questa Europa delle patrie, con partiti nazionalisti e xenofobi che spuntano come funghi non solo in Ungheria, ma nella liberale Finlandia o nella tollerantissima Olanda. E trovo leggermente sprezzante relegare il pensiero di Spinelli a &quot;nobile utopia&quot; quando è proprio la mancanza di visione e di coraggio a essere uno dei difetti principali dell'attuale leadership europea. Con il risultato, di tutta evidenza, di farci tornare indietro e ripiegarci su noi stessi anziché farci andare avanti in un mondo, tra l'altro, che va al galoppo e non sta certo lì ad aspettarci.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;C'è un nodo ineludibile, però. Questa Europa è sfata costruita seguendo il principio funzionalista. È realistico pensare che possa effettivamente essere convertita in un'Europa pienamente politica?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
In realtà è una via obbligata. Solo che la classe politica stenta a capirlo, perfino di fronte a questa crisi che ci ha colpito e che ci offre la grande opportunità di imboccare finalmente questo cammino. Ammoniva Giorgio Napolitano in un discorso nel 1999 - sul tema Altiero Spinelli e l'Europa guarda caso - che «l'approccio funzionalista, la scelta di una integrazione essenzialmente economica e in origine per singoli settori, attraverso successivi allargamenti e parziali trasferimenti di poteri, ha dato tutto quello che poteva dare». Concordo. E i Trattati post 1999 - Nizza e Lisbona - non hanno fatto neppure loro quel salto di qualità che Napolitano invocava con queste parole. A questo aggiungo che la moneta unica è stata introdotta senza quei necessari meccanismi - di governance, come si dice oggi - che ne garantissero la stabilità nel tempo, pensando che la politica avrebbe seguito.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Così non è stato.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Per questo già da tempo propongo di avviarci sul cammino di una maggiore unione politica creando, come primo passo, una federazione leggera che non assorba oltre il 5% del Pil europeo - ora è del 1% e serve spesso a distribuire a destra e a manca Controproducenti sussidi - per assolvere precise funzioni di governo come la difesa, la politica estera, i grandi programmi di ricerca scientifica, le reti infrastrutturali transeuropee, la sicurezza dei traffici commerciali e delle persone... Non si tratta quindi del superstato europeo così spesso evocato dagli affossatori del progetto europeo ma di rifarsi al federalismo di Spinelli, Monnet, Adenauer adattandolo alle realtà del XXI secolo, vale a dire riconoscendo che 27 costosissimi eserciti nazionali non hanno più senso, che la ricerca ha bisogno di una dimensione di scala che nessuno stato nazionale da solo può più assicurare; che le reti infrastrutturali esistono già a supporto del mercato interno ma le finanziamo a macchia di leopardo, ognuno per conto proprio; che l'unione doganale è già una competenza esclusiva dell'Unione dì oggi ed è ridicolo quindi che sopravvivano 27 diversi organismi distinti e separati...
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;L'Europa ha assunto una faccia punitiva, non esercita più fascino. Come Si può rilanciare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Certo, è difficile che questa Europa così in crisi possa rimanere un modello per altre realtà regionali che aspirino ad integrarsi. Per questo credo che nei prossimi mesi dovremmo lavorare perché l'Unione del rigore possa diventare anche l'Unione della crescita e dell'occupazione, dell'innovazione e della conoscenza, e penso che questo possa solo avvenire tornando allo spirito comunitario, coinvolgendo le istituzioni europee. Ma, anche per tornare al commento iniziale di Sansonetti, se vogliamo creare un demos europeo occorre identificarsi nelle sue strutture democratiche. Per questo sono convinta, per esempio, che l'elezione diretta del presidente della Commissione di Bruxelles aiuterebbe a rilanciare l'idea europea. E, a proposito del non rassegnarsi, proprio in questi giorni assieme al Consiglio italiano del Movimento europeo abbiamo preso un'iniziativa italo-tedesca per incoraggiare scelte di natura costituzionale allo scopo di garantire il rilancio di un processo di decisione politica che vada oltre quello fiscale e per la crescita e che possa rafforzare la democrazia europea e l'efficacia del sistema istituzionale dell'Unione.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;&lt;a href=&quot;http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/09/marco-cappato/%C2%ABbisogna-allargare-i-confini-la-nuova-frontiera-%C3%A8-il-medioriente%C2%BB-intervista/625566&quot;&gt;Marco Cappato, nell'intervista&lt;/a&gt; che ci ha rilasciato la scorsa settimana, rilanciava l'ipotesi a voi cara di un allargamento dell'Europa verso il Medio Oriente e il Nord Africa. Quanto è sostenibile in questo momento?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
La mia idea - che poi era anche quella dei padri fondatori - è che l'Europa non è un progetto geografico, né un progetto religioso. E un progetto politico, che ammette di essere perennemente in costruzione e per questo capace di autocorreggersi. Il mio timore è che la tendenza alla rinazionalizzazione delle politiche europee, che sta avvenendo in reazione alla crisi, porti al protezionismo che a sua volta porta all'autarchia. Il rischio è che l'Europa rimanga un mero mercato interno, chiuso in se &quot; stesso; stiamo andando talmente indietro da mettere in discussione persino le politiche comuni acquisite, come la concorrenza e la libera circolazione dei capitali. Temo in definitiva che vengano meno la visione e lo spirito europeo. Basta guardare alla scarsa lungimiranza con cui abbiamo trattato il dossier Turchia, per esempio. Invece l'Europa è una necessità: se non la si vuole fare per convinzione, la si faccia per necessità.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cioè?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Chi pensiamo possa autorevolmente sedersi al tavolo del G20, del Wto o del Fondo monetario ristrutturato? Sicuramente Cina, India, Stati Uniti, Brasile... Ma poi? Anche se a quei tavoli si siede il più potente paese europeo, la Germania, rischia di non avere un adeguato rapporto di forza con le altre potenze. Figuriamoci l'Italia, per non parlare della Padania... Quindi, se vogliamo avere qualcosa da dire e se vogliamo contare nella gestione complessiva degli affari del mondo a cominciare da quelli che sono sotto i nostri occhi - come una migliore gestione dell'immigrazione e della bomba demografica, fenomeni tra l'altro interconnessi - cerchiamo di fare gli Stati Uniti d'Europa. Altrimenti, presi singolarmente, non conteremo, saremo condannati all'irrilevanza.&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/print/rassegna-stampa/int-bonino-subito-una-federazione-oggi-leuropa-non-conta-nulla&quot;&gt;Nicola Mirenzi - Gli Altri&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>LEONARDO RAITO: POLITICA ESTERA DA COMICHE E RISATINA SARCASTICA</title>
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  <updated>2011-10-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Provincia Rovigo (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il presidente francese Sarkozy ride in conferenza stampa di fronte alla domanda di una giornalista che gli chiedeva se credesse all’effettiva possibilità dell’Italia di rimediare allo status deficitario delle proprie finanze. È il segnale inequivocabile di una perdita di credibilità internazionale dettata da una politica estera quanto meno opportunistica e inconcludente, attuata da un premier incompetente e avallata da un ministro, Frattini, sempre inappuntabile nell’abbigliamento e nella piega dei capelli, ma con un sorriso di plastica che trascende uno spessore che definire inconsistente è eufemistico. Berlusconi ha scelto in politica estera la linea della “pacca sulla spalla”: una linea inutile, da bar dello sport, che forse funziona per dirimere questioni alla bocciofila, ma che non serve in politica internazionale. In tre anni ha combinato pasticci su pasticci. Dall’Obama abbronzato alle corna nelle foto ufficiali, dagli attacchi ai giudici all’amicizia, poi rinnegata, con Gheddafi, dalle relazioni equivoche con Putin alle serate brave, il premier non ha saputo mantenere un profilo riconosciuto e una linea chiara né in termini di senso di appartenenza, né per capacità di mediazione. Il caso libico è emblematico: abbiamo permesso a un dittatore di piantare una tenda in centro a Roma, di trascinare al Corano novelle ancelle vergini, facendoci deridere da una foto appuntata sulla divisa del rais e poi abbiamo avvallato i bombardamenti del vecchio alleato, commentando in modo vergognoso la giustizia sommaria sul colonnello. Con Sarkozy sembrava un amore in grado di dirimere ogni questione a tarallucci e vino, e invece ai rapporti bilaterali incrinati dai casi “centrali nucleari”, dalla querelle “Draghi-Bini Smaghi”, da una serie di rovesci di posizioni preoccupanti, è seguita una grave sfiducia da parte dell’ex partner nell’azione di governo. Per rendersi conto di come il premier sia caduto in basso nelle considerazioni internazionali bastano la gestione del G8 alla Maddalena, i file di Wikileaks che evidenziano la totale disaffezione dei principali partner occidentali nei confronti del cavaliere, una pessima gestione dell’emergenza umanitaria internazionale legata ai profughi, un uso disinvolto dei decreti legge che superano un parlamentarismo magari ingessato ma pur sempre costituzionale, senza contare la perdita di credibilità dettata dal caso Ruby, dalle notti brave, dall’inconsistenza di una maggioranza legata ai posti degli ir-responsabili. Siamo di fronte a una debacle autentica, una catastrofe senza fine che sta trascinando il nostro paese nel baratro. Berlusconi deve andare via, abbandonare un posto di comando che non gli spetta più. C’è una nave che affonda. Non vorrei che, in un ultimo slancio di generosità, Berlusconi abbia riservato una scialuppa. Soltanto per lui.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.openpolis.it&quot;&gt;NOTA STAMPA&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: «Al Paese non serve un commissariamento, ma un nuovo governo»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-08-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt; «Un esecutivo di personalità credibili e battaglia per correggere le iniquità della manovra».
&lt;p&gt;
Dire che siamo stati commissariati è dire poco, la verità è che abbiamo
perso la nostra sovranità nazionale». 
&lt;br /&gt;
Di fronte alle perentorie richieste di Germania e Francia, la prima considerazione di Pier Luigi Bersani è espressa nel linguaggio che ha fatto la fortuna dei suoi imitatori (e un po’ anche la sua), ma il tono colloquiale non ne attenua la durezza: «Abbiamo perso la sovranità, mica noccioline». Il segretario del Pd, che sta tornando a Roma per essere presente in Parlamento per l’audizione del ministro dell’Economia, non intende però fare buon viso a cattivo gioco. «Se il premier si lascia commissariare - scandisce - noi non intendiamo essere commissariati». Ma «il problema più pressante non è nemmeno questo».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E qual è?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il problema è che la faccia di chi dovrebbe presentare le dure ricette prescritte dal commissario è quella di Silvio Berlusconi. Si tratterà di misure drammatiche e bisognerà spiegarle al Paese. Qualcuno pensa forse che l’Italia possa ascoltare questo discorso da Berlusconi? Ma soprattutto, qualcuno pensa forse che Berlusconi, un discorso simile, sarebbe in grado anche solo di pronunciarlo?».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il Pd cosa propone?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Per prima cosa, aspettiamo di sapere cosa propone Tremonti. Non ci si venga a chiedere cosa proponiamo noi, prima di sapere cosa propone lui. Dopodiché, una volta chiarito cosa intende fare il governo, è naturale che noi abbiamo le nostre idee, su cui stiamo già lavorando».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Per esempio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Primo, i tagli devono incidere il meno possibile su chi ha le tasche già vuote e ha bisogno di consumare. Secondo, sull’evasione fiscale stavolta non si può scherzare, le misure ci sono e le conosciamo, si tratta solo di volerlo. Terzo, non si possono lasciare fuori dalla manovra grandi ricchezze e rendita, e non con misure una tantum, ma con misure strutturali. Quarto, una decina di liberalizzazioni fatte sul serio e due linee di politica industriale. Ma, ripeto, temo che con questo governo siano tutte parole al vento».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sta dicendo che le dimissioni di Berlusconi sono una pregiudiziale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sto dicendo che la permanenza di Berlusconi rischia di bruciare mese dopo mese gli sforzi che nel frattempo mettiamo in campo, il che naturalmente non significa che noi non faremo comunque la nostra parte, le nostre proposte e tutto quello che sarà necessario per salvare il Paese. Ma ci sia consentito di dire che questo resta il problema dirimente, non solo agli occhi del mondo, ma anche agli occhi degli italiani, e in particolare di quelli che lo hanno votato, che si sono sentiti raccontare tante dolci favole e che ora non sono disposti ad ascoltare discorsi diversi. Un tema che mi pare largamente sottovalutato».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Come se ne esce?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Prima diciamo come ci siamo entrati. Perché non stava mica scritto da nessuna parte che dovesse finire così. È vero, c’è la crisi mondiale, e dentro questa crisi c’è la crisi europea, ma con tutto questo non era scontato che fosse l’Italia, con i suoi fondamentali, a finire in prima linea».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cos’è successo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«È successo che nel 2008, nemmeno tre anni fa, avevamo lasciato un Paese con un debito al 104 per cento e un avanzo primario sopra il 3, con tutte le condizioni per tenere ragionevolmente la barra dei conti e stimolare un po’ di crescita. Non c’era nessuna ragione per cui dovessimo finire qui».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Tutta colpa di Berlusconi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non solo. La verità è che ora paghiamo il conto micidiale di un populismo e di una personalizzazione della politica così estrema da precipitarci in una condizione di rigidità assoluta. Poi c’è qualcuno che per paradosso dice che c’è il 25 luglio, evocano l’ordine del giorno Grandi con cui fu deposto Mussolini… ma la verità è che qui non c’è nemmeno un Gran Consiglio, nella destra non è rimasto in piedi nessun simulacro di soggetto collettivo che possa far argine a questa deriva. Il contesto ideale per la politica economica dissennata di questi anni, fondata sul principio del non disturbare chi ha i soldi. Ed ecco il risultato».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Un quadro a tinte fosche.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «È la storia di questi anni. E sia chiaro che questa verità il Pd la ripeterà tutti i giorni, come Catone, per i prossimi anni. E ricordando pure che questi meccanismi in Italia hanno trovato troppa condiscendenza in classi dirigenti estese, che non potevano non essere consapevoli dei mali che stavano arrivando».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sul Corriere della sera, Alberto Alesina sostiene che il problema è proprio la mancanza di leadership, anche nell’opposizione, e se la prende con la politica nel suo complesso, questa «mediocre leadership che la storia condannerà come non all’altezza». Cosa risponde?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Rispondo che da parte di tanti commentatori, e in particolare di tanti economisti liberisti, certi improvvisi revirement meriterebbero prima qualche riga di autocritica. Perlomeno quando si parla della crisi economica, che in tanti hanno negato fino all’ultimo. Pertanto, ci sia anche consentito di dubitare delle ricette di una scuola che ha portato tali frutti. E in proposito vorrei anche dire che quando misuriamo la differenza tra noi e il resto del mondo, non c’è solo quella tra Berlusconi e la Merkel».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;A cosa si riferisce?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Mi riferisco al fatto che le Monde di qualche giorno fa dedicava tutta la prima pagina all’Italia, concludendo in modo inequivocabile, come tutti i giornali del mondo, che il primo problema si chiama Silvio Berlusconi.
Dunque, tra le grandi differenze tra noi e gli altri paesi d’Europa, metterei pure la distanza tra il nostro dibattito pubblico e il loro». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Anche il dibattito interno al Pd su come reagire alla crisi è piuttosto vario.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Anche noi come partito siamo di fronte a un passaggio decisivo, che segna una fase, e dobbiamo esserne consapevoli. Dobbiamo dire chiaramente che siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità, da partito nazionale, ma senza perdere contatto con le condizioni e gli interessi dei ceti popolari, nella convinzione che solo con l’equità salveremo questo Paese».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Le pare che non tutti abbiano mostrato questa consapevolezza?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Dico solo che a volte bisognerebbe evitare certi dibattiti riduttivi, certe classifiche tipo vuoi più bene alla mamma o al papà, consideri più importante salvare l’Italia o mandare via Berlusconi? La verità è che le due cose si tengono».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La soluzione è il voto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Certo non si può andare avanti così fino al 2013, meglio allora fare come la Spagna e votare. Ma è chiaro che di fronte all’emergenza occorre essere pronti a soluzioni di emergenza, compreso un governo composto di personalità che possano garantire la credibilità che il mondo ci chiede».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L’accuseranno di allinearsi ai poteri forti contro la politica.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Al contrario. Propongo un atto di generosità della politica, condizione per poter ingaggiare il massimo numero di forze, politiche, sociali e intellettuali, per una riscossa del Paese.
Un risultato che certo non può essere raggiunto attraverso una sospensione o un’espulsione della politica».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quale che sia il governo, le direttive che vengono dall’Europa non sembrano lasciare molti spazi.Cosa farebbe il Pd se fosse al governo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Andiamo in Europa e diciamo che ci facciamo carico dei vincoli, ma la ricetta ce la scriviamo da soli».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1309LN&quot;&gt;l’Unità - Francesco Cundari&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Emma BONINO: «L'Euro non basta serve la federazione politica»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/09/emma-bonino/%C2%ABleuro-non-basta-serve-la-federazione-politica%C2%BB-intervista/590848"></link>
  <updated>2011-08-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>590848</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il problema è che in assenza di quello che Altiero Spinelli nel Manifesto di Ventotene chiamava, &quot;Gli Stati Uniti d'Europa&quot;, cioè il governo di quei grandi settori che sono l'Economia, la Politica estera e la moneta, di fronte a questa crisi stanno cadendo tutti i tabù. Il no-bail-out degli Stati membri, il ruolo della Bce, l'emissione di eurobond per rimpiazzare titoli nazionali: avviene tutto sotto la pressione degli eventi, senza una meta finale».&lt;br /&gt;
 Emma Bonino, da federalista radicale, quale è, canta fuori dal coro.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La crisi mette tutti di fronte alle proprie responsabilità, Europa compresa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«È evidente: quello che manca è l'assunzione di responsabilità di un ministero delle Finanze europeo. La meta a cui bisogna tendere è l'unione politica, una federazione europea. Non basta l'unione monetaria, c'è bisogno di un'unione politica e per far questo ogni Stato-deve essere disposto a cedere un po' della propria sovranità in maniera egualitaria, perché se i governi non trasferiscono all'Ue alcune loro funzioni non possono esserci né Tesoro né finanza europei. Dobbiamo recuperare questo ritardo di 50 anni».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei non solo non è tra coloro che denuncia il commissariamento dell'Italia, ma denuncia la mancanza di un &quot;sovragoverno&quot;.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Invece di piangere per la sovranità nazionale persa - vorrei ricordare che per il &quot;commissariamento&quot; sono passati già Grecia e Spagna -, a me viene da dire &quot;meno male&quot;. Meno male che c'è qualcuno che corregge le nostre cantonate e i nostri endemici ritardi. Invece di avere un governo &quot;tecnico&quot; con sedi sparse, sintetizzando al massimo quello che ha detto Mario Monti in un suo editoriale, tanto vale averne uno politico a livello federale a Bruxelles con un mandato e dei poteri circoscritti per legge. Bisognerebbe fare di questa debolezza che oggi è sotto gli occhi di tutti una forza creando un'unione politica».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma nell'immediato urgono interventi a livello europeo e nazionale.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Urgono interventi che qui in Italia si sarebbero dovuti fare da tempo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il governo intende anticipare la manovra. Basterà questo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Iniziamo con il dire che quella manovra - che fissava per ragioni elettorali il pareggio al 2014 e che oggi dietro la spinta dell'Europa ha anticipato al 2013 - non contiene un solo elemento per la crescita, nessuno spiraglio per le liberalizzazioni delle corporazioni. Tutto è fermo a quello che fece Bersani. La riforma forense presentata al Senato è addirittura più corporativa di quella esistente».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Si parla di un decreto che dovrebbe contenere misure aggiuntive.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Aspettiamo di vedere di cosa si tratta. Dopo il discorso privo di contenuti fatto da Berlusconi alle Camere, la successiva riunione con le parti sociali in cui non ha concluso nulla e la conferenza stampa di venerdì sera, è meglio non fare previsioni. Non voglio speculare su quello che dirà il governo giovedì, ma è chiaro che dovrà venire con proposte articolate perché finora ha dato i &quot;titoli&quot;. Adesso vorremmo conoscere i sottotitoli».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Nei &quot;titoli&quot; e &quot;sottotitoli&quot; dovrebbero esserci le pensioni...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«In nome di un patto generazionale di cui ha parlato anche Monti - non sono contraria, e l'ho sostenuto anche a livello femminile, ad aumentare l'età pensionabile. Ma così, in questo modo e ora, non serve a nulla: né ai giovani, né alle donne né all'accesso al mercato del lavoro. Servirà soltanto a tappare qualche mega buco come è successo con i 4 miliardi di risparmio di adeguamento delle pensioni sul pubblico: dovevano essere destinati all'occupazione femminile e invece con la manovra sono spariti».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Bonino, lei è contraria ai governi tecnici e a quelli di emergenza nazionale. Va bene questo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Questo è un governo debole ma la gravità delle crisi politica in cui versa questo Paese non si risolve con i cosiddetti governi tecnici, che non so bene come siano perché comunque devono essere sostenuti da una maggioranza parlamentare. Penso che non ci siano scorciatoie, noi abbiamo un problema di fondo, sarà anche un'analisi tutta radicale, ma la mancanza di uno Stato di diritto e di legalità fa sì che si creano leggi per poi violarle. Qui dobbiamo tentare di spegnere l'incendio ma non serve l'artiglieria di Palazzo usata finora».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E come si spegne l'incendio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non ho la ricetta magica. Credo, come ho già detto che sia necessario affrontare la questione europea da una parte, e dall'altra che sia necessario un intervento a livello nazionale. Vorrei usare un termine, &quot;rivoluzione&quot;, perché non è più tempo di aggiustamenti in un Paese dove non tiene più niente. Non tiene la la legge elettorale, non c'è giustizia, non c'è legalità. Questo è il nostro dramma».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=130A5D&quot;&gt;l'Unità - Maria Zegarelli&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Romano PRODI: «Troppe contraddizioni sulle rivolte arabe. Così l'Italia perderà peso in Nordafrica»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/16/romano-prodi/%C2%ABtroppe-contraddizioni-sulle-rivolte-arabe-cos%C3%AC-litalia-perder%C3%A0-peso-in-nordafrica%C2%BB-intervista/584656"></link>
  <updated>2011-06-16T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>584656</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«E` ondivaga la politica dell`Italia verso il Nordafrica. Le oscillazioni italiane, i continui cambiamenti, non ci giovano in nessuno scenario, qualunque sia l`esito finale in Libia e altrove». Romano Prodi è a Washington per presiedere la seconda conferenza internazionale &quot;Africa: 53 Countries One Union&quot; e da qui lancia l`allarme per la perdita d`influenza del nostro paese in un`area strategica.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quale prezzo pagherà l`Italia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «In Libia e in tutto il Nordafrica aumenterà l`influenza di quei paesi che hanno strategie più chiare: la Francia e l`Inghilterra tra gli europei, la Cina sicuramente, anche la Turchia per il suo peso economico crescente.
Il problema non si limita alla Libia. Sono in preda a sconvolgimenti tutti i paesi nei quali storicamente l`Italia si trova al primo o secondo posto come partner economico: Egitto, Tunisia, Siria, Iran.&lt;br /&gt;

L`ondeggiare non ci aiuta, l`Italia vaverso una perdita secca su questo fronte strategico. Manca la capacità di inventare una nuova politica. Il governo italiano dovrebbe farsi promotore di una nuova visione europea, perché solo un approccio multilaterale ci può salvare».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei qui a Washington oggi incontra i dirigenti americani e cinesi, oltre ai rappresentanti dell`Unione europea e dell`Africa.&lt;/b&gt;

&lt;b&gt;Di tutte le rivoluzioni democratiche incompiute quale la preoccupa di più?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«L`Egitto, per l`importanza unica di questo paese. Le cose non stanno andando bene al Cairo, le difficoltà economiche sono enormi, l`industria turistica ha visto crollare le entrate in valuta, aumenta la delinquenza, un milione e mezzo di emigrati egiziani in Libia sono tornati e s`inaridiscono le rimesse.
I capitali sono fuggiti, gli imprenditori sono in carcere o progettano di scappare all`estero».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei propone &quot;una grande prova di amicizia&quot; verso quei paesi. Al G8 di Deauville Barack Obama ha già annunciato la cancellazione del debito egiziano e tunisino.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E' importante, ma bisogna vigilare al rispetto degli impegni, i G8 non hanno una gran tradizione nel mantenere le promesse».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei chiede di trasferire risorse e competenze all`Unione africana, ma paesi come la Francia e l`Inghilterra si oppongono.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E` comprensibile, in certi paesi africani le ex potenze coloniali ancora svolgono un ruolo immenso, gestiscono molti servizi essenziali. Ma bisogna uscirne, non è credibile una gestione degli interventi affidata ai vecchi colonizzatori».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Potrebbe uscire da questa conferenza una mediazione per sbloccare l`impasse libica?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«La parola mediazione è impropria. La Nato non la vuole, evidentemente pensa che la vittoria è vicina. Ma la fine di Gheddafi avrà implicazioni profonde in tutta l`Africa, basti pensare che l`Unione africana otteneva il 30% dei suoi fondi dalla Libia».

&lt;br /&gt;
 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=118ANK&quot;&gt;la Repubblica - Federico Rampini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Luigi RAMPONI: &quot;PENSIERI SULLA SITUAZIONE IN LIBIA&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/06/luigi-ramponi/pensieri-sulla-situazione-in-libia/582723"></link>
  <updated>2011-06-06T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>582723</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;http://www.luigiramponi.it/articoli.asp?id=296
&quot;PENSIERI SULLA SITUAZIONE IN LIBIA&quot; 
di Luigi Ramponi

&lt;b&gt;La decisione del Governo italiano di partecipare con i propri aerei da combattimento già assegnati alla Nato per le operazioni in Libia, ad azioni di fuoco contro obiettivi militari di vario genere, al fine di contribuire alla protezione delle popolazioni libiche, costituisce il fatto nuovo di questi giorni.
Gli attacchi da parte degli aerei italiani si svolgono entro i limiti definiti dalla Risoluzione n. 1973/2011 delle Nazioni Unite e costituiscono la risposta positiva da parte del nostro Governo alle richieste provenienti dal Segretario Generale della Nato Rasmussen che ha assunto la responsabilità della condotta delle operazioni.
Gli elementi di carattere operativo che stanno alla base di tale decisione, sono costituiti sia dalla diminuzione di forze a disposizione della Nato a seguito del ritiro prima totale e poi parziale, da parte degli Stati Uniti che dalla constatazione della necessità di disporre della più elevata possibile potenza di fuoco per battere le strutture e gli assetti militari di Gheddafi.
Gli italiani, che già partecipavano con 12 aerei assegnati alla coalizione, al mantenimento della &quot;No fly zone&quot; e alla protezione degli aerei alleati che effettuano da tempo attacchi al suolo contro strutture militari e sistemi d'arma delle forze armate del dittatore , hanno così deciso di rendere ancora più incisiva la loro partecipazione, rispondendo positivamente alle richieste della NatoR
Ufficialmente e, direi anche correttamente, gli attacchi aerei sono legittimati dall'autorizzazione contenuta nella Risoluzione Onu ad intervenire con azioni di fuoco a protezione della popolazione civile, ma in realtà sono indotte anche dalla speranza di giungere ad una delle due soluzioni sotto indicate.
La prima, quella di riuscire ad indebolire le forze che ancora sostengono il Presidente Gheddafi, per costringerlo ad un accordo in sede politica, che comunque preveda il suo allontanamento dal potere.
La seconda, l'esplosione di una rivoluzione generale da parte della stragrande maggioranza del popolo libico contro il dittatore, che ormai indebolito, non rappresenti più un elemento di costrizione o di timore , e porti conseguentemente alla sua cacciata.
Delle due ipotesi, per quella che prevede una &quot;sistemazione&quot; politico- diplomatica del problema si è già prodigata l'Unione africana- interlocutore che ritengo importantissimo- purtroppo sin ora senza risultati concreti.
Infatti una sua proposta di soluzione che era stata accettata da Gheddafi, è stata respinta dal Governo degli insorgenti.
Un secondo tentativo di giungere ad un accomodamento operato giorni fa dai membri dell'Unione Africana, riunitisi ad Addis Abeba con la presenza dei rappresentanti sia di Gheddafi che degli insorgenti, non ha, a sua volta, portato a nessun risultato concreto.
Ritengo che tale soluzione pacifico-diplomatica, di gran lunga la più favorevole e la più auspicata, appaia oggi di difficilissima realizzazione, giacchè dei due interlocutori, il Presidente Gheddafi assai difficilmente potrà accettare l'esilio, anche perché non vede all'orizzonte alcun tranquillo e sicuro rifugio e, quindi, non intende allontanarsi da Tripoli. 
Mentre, da parte degli insorgenti, è costante il rifiuto ad una permanenza in Libia dello stesso.
La seconda ipotesi, quella della fine di Gheddafi determinata dall'abbandono della grande maggioranza del popolo libico, appare oggi la più probabile.
E' difficile prevedere quando tale ipotesi potrà attuarsi, è difficile prevedere quando le azioni belliche della Nato, le sanzioni, il blocco degli assetti finanziari, l'isolamento cui è sottoposto il dittatore, potranno indebolirlo al punto da determinare la rivolta completa del popolo libico.
Ritengo tuttavia che constatata la realtà, questa rimanga l'ipotesi più attendibile ed è , pertanto, opportuno e necessario, da una parte produrre ogni sforzo per aiutare, sostenere, proteggere la vita e la salute della popolazione civile libica e, dall'altra, intensificare ogni sforzo di carattere bellico per annullare progressivamente, in modo determinante, la capacità operativa delle forze che sostengono il dittatore.&lt;/b&gt;
Luigi Ramponi 

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.luigiramponi.it/articoli.asp?id=296&quot;&gt;www.luigiramponi.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Anna FINOCCHIARO: Libia: «Lega Quaquaraquà, Ma Governo Resta Diviso»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/04/27/anna-finocchiaro/libia-%C2%ABlega-quaquaraqu%C3%A0-ma-governo-resta-diviso%C2%BB/560156"></link>
  <updated>2011-04-27T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>560156</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
''Il Pd valuterà se presentare un documento o meno sulla Libia. Ma per prima cosa la maggioranza venga in Aula e si apra un dibattito serio. Fino a ieri la Lega ha attaccato Berlusconi, ma oggi nella riunione delle commissioni congiunte ha fatto, come sempre, marcia indietro. La Lega, Bossi in testa, sta dimostrando di essere un partito di quaquaraquà''.
&lt;p&gt; Così il presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro in una nota. ''Vorrei ricordare che due settimane fa sulle dichiarazioni del ministro Frattini il Pd presentò una risoluzione che prendeva atto delle decisioni del ministro e la Lega votò contro - prosegue Finocchiaro -. E' un gioco delle parti squallido, specie se giocato su un tema, quello della politica estera, che dovrebbe essere tenuto fuori da ogni controversia politica''. 
&lt;p&gt;''La posizione del governo - conclude Finocchiaro - non può essere chiara perchè non è stata chiara dall'inizio. C'è una rottura dentro la maggioranza e il governo è finito, a prescindere da ricompattamenti fittizzi che servono solo a tenere in vita un esecutivo moribondo''.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://it.mobile.news.yahoo.com/19/20110427/tpl-libia-finocchiaro-lega-quaquaraqua-m-1204c2b.html?printer=1&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco PERDUCA: Libia: «Gli obiettivi strategici non sono chiari»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/04/27/marco-perduca/libia-%C2%ABgli-obiettivi-strategici-non-sono-chiari%C2%BB/560154"></link>
  <updated>2011-04-27T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>560154</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
E' necessario un chiarimento politico sulla Libia perchè ''gli obiettivi strategici non sono chiari''.&lt;br /&gt;
 E' quanto afferma in una nota il senatore dei Radicali, Marco Perduca.

&lt;p&gt;
''Dalle comunicazioni rese dai ministri Frattini e La Russa oggi alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato non è emerso come gli obiettivi strategici della ricerca della pace attraverso l'uscita di scena di Gheddafi possano essere perseguiti - spiega Perduca -. Il lancio di missili sulla Libia, dopo che si è interdetto, forse, l'apparato tecnico bellico ma lasciato intatto quello propagandistico del rais libico, non potrà di per sè farci guadagnare ne' il cessate il fuoco ne' tantomeno una pace negoziata''.

&lt;p&gt;
''Il ministro Frattini ha più volte affermato che l'Italia ritiene utile e opportuno il coinvolgimento dell'Unione africana, quella stessa Unione africana finanziata da dieci anni proprio da Gheddafi - tra l'altro per sconfessare la legittimità dell'operato della Corte penale internazionale - che due anni fa lo incoronarono' ''re dei re'' - prosegue Perduca -. Visto che di quell'organismo son cambiati solo un paio di capi di stato, Mubarak e Ben Ali, non si capisce quali siano gli elementi che confortano le dichiarazioni del ministro Frattini che, proprio come i suoi colleghi africani, riteneva fino a poco tempo fa, Gheddafi come un modello di cooperazione nord-sud per la stabilità e la lotta all'immigrazione clandestina''.

&lt;p&gt;
''Occorre infine che il governo chiarisca quale sia la catena di comando, le regole d'ingaggio e se gli aerei italiani avranno in dotazione munizioni con uranio impoverito - conclude il senatore dei Radicali -. Occorre quindi un passaggio di maggiore approfondimento su questioni di fondamentale importanza per i prossimi giorni''.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/news-LIBIA__PERDUCA_%28RADICALI%29__OBIETTIVI_STRATEGICI_NON_CHIARI-1011900-pol-1.html&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Italo BOCCHINO: Libia: «La Lega apre di fatto la crisi di Governo»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/04/26/italo-bocchino/libia-%C2%ABla-lega-apre-di-fatto-la-crisi-di-governo%C2%BB/560072"></link>
  <updated>2011-04-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>560072</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: FLI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La dichiarazione di Calderoli sull’intervento italiano in Libia apre di fatto la crisi di governo. Berlusconi ha garantito a Obama ciò che mai avrebbe voluto fare per non turbare la dittatura di Gheddafi, ma non ha fatto i conti con la cultura antinazionale della Lega che è pronta a far sfigurare l’Italia a livello internazionale pur di prendere quattro voti in più alle amministrative.
&lt;p&gt;
A questo punto è opportuno un immediato dibattito parlamentare sull’intervento in Libia che faccia emergere le posizioni reali delle forze politiche e la solidità del governo in politica estera, senza la quale è evidente che sarebbe preferibile il ricorso alle urne.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.futuroeliberta.com/2011/04/26/libia-lega-apre-crisi-di-governo/&quot;&gt;futuroelibertà.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Libia: «Le parole di Bossi certificano che non c'è maggioranza sulla politica estera»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/04/26/dario-franceschini/libia-%C2%ABle-parole-di-bossi-certificano-che-non-c%C3%A8-maggioranza-sulla-politica-estera%C2%BB/560070"></link>
  <updated>2011-04-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
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  <id>560070</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
 &quot;Dopo le ultime parole di Bossi sulla Libia che certificano che in politica estera non c'e' una maggioranza, mi pare davvero difficile immaginare che il parlamento non si esprima con chiarezza. In questo nuovo quadro non possono bastare semplici comunicazioni dei ministri. Domani mattina ne parleremo all'Assemblea del gruppo e con le altre forze di opposizione&quot;. 
&lt;p&gt;E' quanto afferma &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt;, presidente dei deputati del partito Democratico.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=4926&quot;&gt;dariofranceschini.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: «L'ulteriore impegno dell'Italia in Libia naturale sviluppo della linea fissata nel Consiglio Supremo di Difesa e confortata da ampio consenso in Parlamento»</title>
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  <updated>2011-04-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>560067</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Ancora oggi, ad ormai 66 anni di distanza da quella giornata storica, la Festa della Liberazione richiama alla nostra mente l'idea del compimento di un'opera, del termine di un percorso : la riconquista - per l'Italia - della libertà, dell'indipendenza e dell'unità, a fondamento della rinascita della democrazia&quot;. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione dell'incontro con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane e delle Associazioni d'Arma.

&lt;p&gt;
&quot;Ma sul significato nazionale di questa ricorrenza a centocinquantanni dall'Unità d'Italia ho parlato ieri all'Altare della Patria e non ritornerò anche perché i drammatici eventi - ha affermato il Presidente Napolitano - che accadono oltre le nostre frontiere ma intorno a noi e le profonde ripercussioni che essi hanno sul nostro stesso paese e presumibilmente ancor più avranno sul suo futuro ci inducono a guardare al 25 aprile 1945 in una prospettiva più ampia ed attuale. Oggi ci interroghiamo - ha infatti rilevato il Capo dello Stato - in Europa e in tutto l'Occidente, sulla possibilità di rivoluzioni o evoluzioni democratiche nel mondo arabo, fatto senza precedenti e carico di potenzialità straordinarie. E le previsioni non sono facili ; né è semplice il compito che può spettare a paesi come il nostro. Ma ciò non toglie che sentiamo - in particolare noi italiani nel ricordo delle lotte di liberazione e del 25 aprile - di non poter restare indifferenti di fronte al rischio che vengano brutalmente soffocati movimenti comunque caratterizzati da una profonda carica liberatoria&quot;.

&lt;p&gt;
Il Presidente Napolitano ha ribadito che &quot;non potevamo restare indifferenti alla sanguinaria reazione del colonnello Gheddafi in Libia: di qui l'adesione dell'Italia al giudizio e alle indicazioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e quindi al piano di interventi della coalizione postasi sotto la guida della NATO. L'ulteriore impegno dell'Italia in Libia - annunciato ieri sera dal Presidente del Consiglio Berlusconi - costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall'Italia a metà marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio Supremo di Difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Naturalmente - ha proseguito il Presidente - sappiamo bene come ai problemi di fondo che si pongono nei paesi dell'area africana e mediorientale lo strumento militare non può dare l'insieme delle risposte necessarie. La risposta di fondo anche al rischio di flussi migratori disperati e convulsi verso le nostre sponde, sta in un fattivo, forte impegno di cooperazione allo sviluppo dei paesi delle sponde Sud ed Est del Mediterraneo. Dobbiamo portarci all'altezza delle nostre responsabilità come mondo più sviluppato e ricco, mostrare lungimirante generosità, essere non solo coerenti con principi e valori di solidarietà, ma capaci di comprendere quale sia il nostro stesso interesse guardando a un futuro che è già cominciato&quot;.

&lt;p&gt;
Per il Presidente Napolitano &quot;nulla sarebbe più miope, meschino e perdente, del ripiegamento su sé stesso di ciascuno dei paesi membri dell'Unione Europea. Ciascuno dei nostri paesi ha un avvenire solo se scommette sull'unità dell'Europa, e sull'assunzione delle responsabilità che ci competono in un mondo così fortemente cambiato e in via di cambiamento. E questo è in realtà l'autentico significato della partecipazione dell'Italia e delle sue Forze Armate alle missioni internazionali&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&amp;key=16416&quot;&gt;Quirinale.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Libia: il governo è diviso su un tema fondamentale come la politica estera</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/04/26/dario-franceschini/libia-il-governo-%C3%A8-diviso-su-un-tema-fondamentale-come-la-politica-estera/560061"></link>
  <updated>2011-04-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>560061</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Il governo non c'è più su nulla&quot;.  Parte da questa constatazione il capogruppo del Pd alla Camera, &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt;, per parlare dei dissensi nati all'interno della maggioranza sulla decisione di usare aerei italiani per bombardare obiettivi libici. 'Il governo non c'è più su nulla - ha dichiarato &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; a margine di una iniziativa elettorale in provincia di Milano -. Si compatta e viene in Parlamento unicamente quando si tratta di salvare il presidente del Consiglio. Per il resto è un litigio e uno scontro quotidiano. Ed è grave che ciò avvenga sulla politica estera dove si misura l'esistenza o meno della stessa maggioranza di governo&quot;. Sulle operazioni militari all'estero, ha detto&lt;b&gt; Franceschini&lt;/b&gt;, il PD ha &quot;la stessa posizione da anni. Si rispettano e si applicano le decisioni della comunità internazionale, delle Nazioni Unite e della Nato&quot;.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=4922&quot;&gt;ANSA&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emma BONINO: «Vittima dei nemici politici ma la Ue si fa anche male da sé»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/04/21/emma-bonino/%C2%ABvittima-dei-nemici-politici-ma-la-ue-si-fa-anche-male-da-s%C3%A9%C2%BB-intervista/560005"></link>
  <updated>2011-04-21T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>560005</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Recenti risultati elettorali (dalla Finlandia all'Ungheria) e sondaggi d'opinione (l'ascesa del Fronte nazionale in Francia) riflettono la crescita di atteggiamenti xenofobi, chiusure nazionaliste, settarismi culturali. Come valuta questi fenomeni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Con preoccupazione, soprattutto perché non vedo contrappesi istituzionali. Per entrare in Europa si fissano dei parametri severi ma una volta entrati non esiste meccanismo che possa mettere in dubbio lo status di paese membro. Neppure di fronte a derive che vanno contro lo spirito e la lettera dei Trattati istitutivi e della Convenzione europea sui diritti dell'uomo. Non a caso, anche il Consiglio d'Europa, custode della Convenzione, è molto preoccupato tanto da incaricare un gruppo di personalità europee, di cui faccio parte, di redigere un rapporto sul tema della convivenza in Europa nel 21mo secolo. Lo presenteremo tra un paio di settimane».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Il rafforzamento di formazioni politiche euroscettiche condiziona le politiche dei singoli Stati. La Ue può resistere a queste spinte disgregatrici?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Solo se troverà la forza di rilanciare subito la sua azione in maniera da evitare che i microinteressi nazionali o sub-nazionali diventino egemoni nel processo politico europeo. Con il Partito Radicale Nonviolento da anni sostengo che i nazionalismi, l'Europa delle patrie, rischiano di determinare la fine non solo della patria europea, ma delle patrie stesse. È ora di tornare al progetto dei padri fondatori, abbandonando l'idea antistorica dell'Europa dei piccoli Stati-nazione. Nessun paese, neanche la Germania o la Francia, figuriamoci una piccola Italietta autarchica, è in grado da solo di affrontare i passaggi chiave di quest'epoca, o di sedersi al tavolo con i giganti Russia, India, Cina o Stati Uniti. Questo può farlo solo l'Europa. O, meglio, gli Stati Uniti d'Europa».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Berlusconi e Maroni ipotizzano l'uscita dalla Ue. Sparate propagandistiche?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Forse non sono solo sparate propagandistiche, ma temo elementi fondativi di questa coalizione di governo e di questo blocco politico».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Tremonti suggerisce di abrogare i trattati esistenti e ricostruire l'Europa da zero. Vuole consolidare le istituzioni comunitarie o affossarle?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Quando parla di un'Europa rafforzata Tremonti dovrebbe chiarire a che entità si riferisce, senza dimenticare però che la prima ferita profonda alla coesione europea fu inferta nel 2003 quando Germania e Francia violarono il Patto di Stabilità, anche con il consenso di Tremonti, che in quel momento era presidente dell'Ecofin. Due anni dopo il Consiglio dei ministri europei bocciò, se non ricordo male all'unanimità, una proposta di iniziativa della Commissione - in seguito alle rivelazioni sui dati alterati dalla Grecia per essere ammessa nella zona euro - tesa ad affidare ad Eurostat un potere di audit sulle statistiche nazionali».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Minacciata dai nemici politici, la Ue è poco aiutata dai suoi stessi dirigenti. Barroso, Ashton e altre figure di spicco dell'Unione sembrano esse stesse contagiate dall'euroscetticismo. Esiste un problema di leadership inadeguata?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sì, purtroppo da troppo tempo anche nelle istituzioni europee si celebra una messa senza fede. La Commissione Barroso rinuncia troppo spesso a fare il proprio mestiere riducendosi a fare da segretariato al Consiglio. Sarebbe bello se ogni tanto facesse delle battaglie a tutela degli interessi europei e del loro rafforzamento e avanzasse, esercitando il proprio diritto d'iniziativa, proposte magari impopolari agli occhi del Consiglio, anche a costo di farsele bocciare. Almeno si capirebbe che l'Europa vuole esistere aldilà delle resistenze nazionali. E invece no: quando la Commissione capisce che una proposta rischia di non passare in Consiglio, neanche la avanza. Però, più che buttare la croce addosso ai Barroso e alle Ashton, le responsabilità sono dei governi che li hanno nominati».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Una, due, tre scelte urgenti e importanti per rivitalizzare la Ue...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Gli Stati Uniti d'Europa, cioè una politica estera e di difesa comune, un solo esercito anziché 27, una politica comune dell'immigrazione e dell'energia. Senza dimenticare che molte cose si potrebbero fare a trattati vigenti, ad esempio portare a compimento il mercato interno, come l'ex commissario Monti ben documenta nel suo rapporto. Occorre poi rivedere i rapporti con il Sud del Mediterraneo, i cui sconvolgimenti di questi mesi fanno emergere il fallimento delle nostre politiche. Non si può rinviare oltre l'accelerazione del processo di adesione della Turchia».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=Z8AYH&quot;&gt;l'Unità - Gabriel Bertinetto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Anna FINOCCHIARO: «Così il premier ha indebolito l'Italia»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/25/anna-finocchiaro/%C2%ABcos%C3%AC-il-premier-ha-indebolito-litalia%C2%BB-intervista/559467"></link>
  <updated>2011-03-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>559467</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Il Cavaliere non ha tutelato la dignità del Paese nei rapporti con il raìs e non si è schierato apertamente con il popolo libico&quot;
&lt;p&gt;Il presidente Berlusconi non è stato capace di tutelare la dignità e l`autorevolezza dell`Italia nei rapporti con il raìs prima e poi è stato contraddittorio nel momento in cui doveva assumere la decisione di schierarsi, senza se e senza ma, con gli oppositori e con il popolo libico. E ancora oggi non si presenta in Parlamento e non scioglie le ambiguità della sua maggioranza. Con la risoluzione Pdl-Lega, Berlusconi ha tenuto insieme la maggioranza ma ha indebolito l`Italia». 
&lt;p&gt;A sostenerlo è Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Senato del Partito democratico.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quale immagine dà di sé alla Comunità internazionale un Paese il cui primo ministro è assente mentre il Parlamento discute dell`intervento militare in Libia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Una immagine di estrema debolezza del Governo ma anche di debolezza della posizione dell`Italia nella Comunità internazionale. Avevamo chiesto al presidente Berlusconi
di assumere lo stesso comportamento tenuto da Fillon, da Zapatero, da Cameron...&lt;br /&gt;
 Così non è stato. Il presidente del Consiglio teme che da una sua presenza in Parlamento possa derivare una lacerazione nella maggioranza».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Si voleva lanciare un segnale di unità, si è finito per votare cinque volte al Senato mentre alla Camera la risoluzione Pdl-Lega-Ir è passata per soli 7 voti di scarto...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Noi abbiamo provato in tutti i modi, al Senato, a evitare che la giornata si concludesse con una serie di votazioni che hanno reso sostanzialmente incomprensibile quello che, a nostro avviso, doveva essere invece mostrato con tutta evidenza, in maniera limpida, e cioè l`impegno dell`Italia a onorare i suoi obblighi internazionali derivanti dall`adesione alle risoluzioni Onu 1970 e 1973. Io ho chiesto di ritirare tutte le risoluzioni, a cominciare dalla nostra, per votare il dispositivo secco delle dichiarazioni del ministro degli Esteri, Franco Frattini. Questa offerta è stata sdegnosamente respinta dal Pdl e dalla Lega per una ragione evidente...»
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Solo sull`ambiguità della risoluzione Pdl-Lega, sulla sua incompletezza e anche sulle sue mistificazioni, la maggioranza poteva mantenere la propria unità. Tanto è vero che il ministro Frattini, mentre ha dato parere favorevole sulla risoluzione del Pd, esclusivamente su di essa fra le tante che erano state presentate, lo stesso Frattini ha dato parere favorevole alla risoluzione Pdl-Lega alla condizione che fosse assorbita la risoluzione del Pd. Questo per la ragione che la nostra era l`unica risoluzione chiara. Ed era anche quella che riproduceva il deliberato delle commissioni Esteri e Difesa che si erano riunite qualche giorno prima. Peraltro nelle sue dichiarazioni, il ministro Frattini ha smentito la risoluzione Pdl-Lega almeno su due punti importanti».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;C`è chi sostiene che i diritti umani non si difendono con le bombe...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«L`affermazione è del tutto giusta. Abbiamo però un problema: se non tacciano i cannoni di Gheddafi e se non si arresta il massacro del popolo libico, se non si difendono, cioè, i diritti umani degli oppositori e dei civili, non si può ristabilire la legalità di cui il capitolo dei diritti umani è parte essenziale. Non dobbiamo mai dimenticare che milioni di persone che si sono ribellate a un regime dittatoriale e che per questo stanno subendo azioni di guerra e rischi per la loro stessa incolumità fisica, civili innocenti abbandonati alla furi a oppressiva».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L`Italia è stata tacciata di tradimento da Gheddafi e, al tempo stesso, non riesce a conquistare la completa fiducia degli oppositori...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Questo perché il presidente Berlusconi non è stato capace di tutelare la dignità e l`autorevolezza dell`Italia nei rapporti con il raìs prima e poi è stato contraddittorio nel momento in cui doveva assumere la decisione di schierarsi, senza se e senza ma, con gli oppositori e con il popolo libico. E ancora oggi non si presenta in Parlamento e non scioglie le ambiguità della sua maggioranza. Il meno che si possa dire è che la gestione della vicenda libica è stata, da parte del Governo, ondivaga e confusa».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Invece che un mare di dialogo e di cooperazione, il Mediterraneo rischia di essere trasformato nel mare dei respingimenti forzati...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Questo è il grave rischio se lasciamo alla Lega la libertà di trattare la questione dei profughi e degli aventi diritto alla protezione internazionale, come una questione di immigrazione clandestina. Su questo punto si misura lo scarto più drammatico, perché riguarda la vita e il destino di migliaia di esseri umani, tra la posizione della maggioranza e quella del Partito democratico».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;In Italia e fuori di essa, c`è chi guarda agli sconvolgimenti in atto nel Nord Africa e nel Vicino Oriente solo in termini negativi, di preoccupazione...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E' un approccio sbagliato, che non condivido. Vorrei che si guardasse con un altro spirito e con maggiore lungimiranza e coraggio a ciò che accade sulla sponda Sud del Mediterraneo. Perché accanto ai conflitti e alle tragedie di oggi, si apre però la speranza di milioni di persone, per lo più giovani, circa la fine dell`era delle
dittature e l`inizio di una stagione democratica. Questo impegnerà moltissimo i Paesi occidentali, a cominciare dall`Italia, perché lo scarto tra le politiche che finora si sono praticate con quei regimi, in nome della realpolitik, e quelle che si rendono oggi necessarie, è uno scarto assoluto. E come i Paesi occidentali si comporteranno oggi e nell`immediato futuro, che deciderà chi è legittimato ad affrontare, assieme ai popoli protagonisti della &quot;Primavera araba&quot;, un futuro di democrazia». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.senatoripd.it/dettaglio/76117/&quot;&gt;l'Unità - Umberto De Giovannangeli&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: «Mi dispiace, chi manifesta sbaglia»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/23/dario-franceschini/%C2%ABmi-dispiace-chi-manifesta-sbaglia%C2%BB-intervista/559239"></link>
  <updated>2011-03-23T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>559239</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Anche io sono pacifista, capisco tutte le ragioni del pacifismo, ma domando: sbagliarono gli americani a venire a combattere in Europa? Sbagliarono i partigiani a prendere le armi?». No, non cambia di una virgola la posizione del Pd sull’intervento in Libia, non cambia neppure davanti alla confusione di queste ore, regge la linea della fermezza e cementa nel Pd una coesione non frequentissima.
&lt;p&gt;
Dice Dario Franceschini: «Noi siamo per l’applicazione della risoluzione dell’Onu. C’è una questione di principio: bisogna impedire i massacri. Il problema non siamo noi. Caso mai è un presidente del consiglio che in questa storia non ha mai avuto un ruolo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Franceschini, però non può negare che l’intervento è partito in modo caotico.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Ci arrivo. Prima voglio ribadire un concetto che deve essere chiaro: quando c’è una decisione dell’Onu, questa va rispettata e applicata. Lo pensavamo per l’Afghanistan, lo pensiamo adesso, perché è il livello sovranazionale che ormai determina i principi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E la sovranità dei singoli paesi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Ma ormai ciò che succede in un singolo paese non riguarda solo la sua sovranità. La violazione dei diritti dell’uomo non può essere considerato un fatto interno di un paese. In Libia c’è un popolo che chiede libertà e un dittatore che usa le bombe e i carri armati per reprimerlo. La comunità internazionale ha il dovere di intervenire. Certo che di fronte alle armi ogni persona prova un grande dolore, ma prima viene la purezza dei principi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Per la Libia ci si poteva pensare prima...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Appunto, sento tanti che si indignano per l’intervento di oggi ma che avrebbero protestato se la comunità internazionale non avesse fatto nulla: parliamoci chiaro, se non si fosse intervenuti oggi Gheddafi starebbe massacrando la gente di Bengasi e si sarebbe denunciata l’incapacità delle Nazioni Unite.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E il caos di questi giorni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sarebbe meglio se l’azione avvenisse sotto l’ombrello della Nato. C’è stato un certo disordine, e anche un ritardo colpevole a cui poi è subentrata improvvisamente una strana fretta... Ora l’intervento è in atto per colpire gli obiettivi strategici.
Si è chiesto come mai l’opinione pubblica è abbastanza scettica, disorientata?
Ma è naturale avere timore: la Libia è un paese a noi vicinissimo, c’è paura per i rischi che potrebbero esserci.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La gente si chiede: cosa stiamo facendo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
In parte si deve alla confusione che dicevo prima, che però penso sia destinata a rientrare quando gli organi multilaterali, la Nato e l’Onu, riprenderanno in mano le redini.Poi c’è da dire che alla confusione ha contribuito non poco il governo italiano, che in questa vicenda ha avuto due, tre, quattro atteggiamenti diversi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Oggi il governo va al senato, domani alla camera. E si vota. Non si capisce, mentre stiamo parlando, su che tipo di documento. 
Cosa ci dice?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Dico che il Pd ha una posizione chiara. Non so se la maggioranza può dire altrettanto. Stanno cercando di fare una mozione Pdl- Lega ma non sarà facile, per Berlusconi.
Anche perché noi siamo pronti a presentare un documento semplice, lo stesso che è stato approvato venerdì scorso dalle commissioni estere e che è stato votato anche dal Pdl. Voglio vedere come faranno. La contraddizione ce l’hanno loro.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Berlusconi fa di tutto per far capire che di questo intervento ne farebbe volentieri a meno e c’è addirittura chi ipotizza un suo possibile ruolo di mediazione per il dopo...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Un ruolo? Ma se non ha mai avuto un ruolo in tutta questa vicenda! Sulla scena internazionale Berlusconi è completamente ignorato, non è che chiedano a lui se si può fare o non fare una cosa...La politica internazionale dell’Italia non c’è più. E comunque è bene che il protagonismo dei singoli paesi passi in secondo piano rispetto alla necessità di governare insieme un passaggio così delicato.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;È possibile che la Lega ottenga che nella mozione parlamentare venga inserita l’intangibilità del Trattato con la Libia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Dico solo che c’è una norma della risoluzione dell’Onu che implica l’automatica sospensione del Trattato. Bisogna che se ne prenda atto.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;È da tempo che su una questione così importante non si registrava questo grado di coesione fra i dirigenti del Pd.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sì, non ci sono grandi differenze fra di noi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Casi di coscienza, al massimo...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Vedremo.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma c’è questo disagio o no? Recentemente ci sono stati altri abbandoni...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
A me dispiace, ogni abbandono è un dolore...Ma sono sempre gli stessi casi che si contano sulle punte delle dita di una mano. Si vuole dare la sensazione che i cattolici ci stiano male, nel Pd. Ma da noi 100 parlamentari su 300 vengono dal cattolicesimo politico, di più di quanti ce ne siano in ogni altro partito. Direi che si è raggiunto un equilibrio: poi, certo, la situazione non è mai ottimale, ma se ad ogni difficoltà uno se ne va, alimentando un dibattito tutto mediatico, si sbaglia. E guardi che non è un problema che c’è con Bersani, nel Pd c’è stato da subito.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi è infondato l’allarme per una deriva a sinistra e simili?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Non esiste. Ripeto, se ogni volta che perdi un congresso o non ti piace il segretaro ti alzi e te ne vai commetti un errore. Il nostro è un caso unico al mondo.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Area Democratica si ritrova a Cortona nel fine settimana. Per dire che?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Per dare un contributo di idee al partito. AreaDem è la prova del mescolamento, abbiamo tutti provenienze diverse: dopo la scissione che abbiamo avuto, quella dei 75, noi non abbiamo rinunciato e non intendiamo rinunciare alle nostre idee ma le mettiamo al servizio di tutto il partito.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=YF4VS&quot;&gt;Europa - Mario Lavia&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ALFIO NICOTRA: Così si uccide il Risorgimento arabo</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/22/alfio-nicotra/cos%C3%AC-si-uccide-il-risorgimento-arabo/559221"></link>
  <updated>2011-03-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>559221</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Provincia Arezzo (Lista di elezione: PRC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
L'interventismo democratico è un tarlo che scava nei cervelli e nelle coscienze delle persone. Lo ritrovi ad ogni occasione in cui bisogna rendere nobile la guerra e gettare fumo negli occhi dell'opinione pubblica. Sono armi di distrazione di massa con un unico obiettivo: oscurare le vere ragioni (gli interessi economici) per cui si muovano le truppe e si alzano in cielo i bombardieri. Così l'Italia è in guerra con la benedizione di chi dovrebbe custodire la Costituzione. 
&lt;p&gt;
C'è l'Onu si dice, ma chi lo dice sa benissimo che le Nazioni Unite non possono proclamare la guerra, perché si straccerebbe la ragione sociale per cui sono state fondate. L'armamentario ideologico della guerra umanitaria è sempre lo stesso, ma tutte le volte prende vigore nelle penne dei giornalisti embedded (Concita docet) e nei discorsi dei politici che improvvisamente si accorgono che inermi sono massacrati da uno spietato dittatore. Se srotoliamo questo armamentario propagandistico dalla Restore Hope in poi, scopriamo le stesse frasi e gli stessi ingredienti ovunque la &quot;civile&quot; comunità occidentale ha scelto di recuperare la barbarie della guerra come strumento normale e accettabile della politica. C'è sempre un Siad Barre, un Saddam Hussein, un mullah Omar, un Milosevic da paragonare ad un Hitler moderno. Ci sono sempre popolazioni civili da salvare e democrazie da esportare. Poco importa se quelle popolazioni sono state per anni massacrate da armi ed eserciti addestrati dalle &quot;coalizioni dei volenterosi&quot; che intorno agli Usa e alla Nato via via, di volta in volta, si formano per l'abbisogna. 
&lt;p&gt;
Si arriva all'assurdo, in questa nuova guerra di Libia, che tra la coalizione che vuole tutelare i civili ci sono anche alcuni paesi arabi che in casa loro sparano sulla folla che manifesta. Questa è l'ennesima guerra per il petrolio e il gas libico ma non solo. Si vuole riprendere l'egemonia e il controllo del mondo arabo messo in discussione dalle rivolte popolari. Le rivolte nel Maghreb sono in primo luogo rivolte sociali contro l'insostenibilità di uno scambio diseguale con il Nord ricco, bianco e cristiano del pianeta che da quelle parti era rappresentato per di più da regimi autoritari e corrotti. 
&lt;p&gt;
Queste rivolte hanno sicuramente investito anche la Libia, ma la diversità di reddito e l'esiguità della popolazione autoctona (6 milioni a fronte di 1,5 milioni di immigrati) oltre al fatto di possedere uno dei più grandi giacimenti di petrolio del pianeta, rendono concreta e tutt'altro che fantasiosa l'esistenza di una regia esterna. Per questo non cadiamo nella trappola di chi dice: o stai con Gheddafi o stai con i bombardieri occidentali. 

Noi stiamo dalla parte dell'umanità contro ogni dittatura e anche contro questa vergognosa macchina da guerra. 
&lt;p&gt;
Il nostro dissenso dal Presidente Napolitano è totale. Infatti, è la scelta di intervenire militarmente ad uccidere nella culla il Risorgimento arabo. Ogni Cruise lanciato su Tripoli è nuovo odio che i fondamentalisti religiosi mettono in cascina in tutto il mondo arabo. Perché nemici di multinazionali e fondamentalisti sono i popoli e la loro volontà di autodeterminarsi costruendo esperienze democratiche non più prigioniere del pensiero unico del mercato. Già lo si vede con le contestazioni in Egitto a Ban Ki Moon. Cosa può pensare un qualsiasi cittadino di un qualsiasi Paese arabo dello strabismo occidentale e della politica dei due pesi e due misure? Perché le risoluzioni dell'Onu valgono per la Libia e sono carta straccia per Israele che ogni settimana bombarda la popolazione inerme di Gaza? Perché nessuno frena i soldati sauditi che hanno invaso il Bahrein e che reprimono con la forza le manifestazioni popolari? 
&lt;p&gt;
L'interventismo democratico è un tarlo che uccide la diversità della sinistra, assorbendola dentro una nuova ideologia neocoloniale. Il parlamento ridotto ad una caserma, con Di Pietro e il Pd che scavalcano a destra il governo per sostenere la bontà dei bombardamenti, segnala l'inconsistenza dell'attuale opposizione istituzionale. Il sì alla guerra della Cgil è un ulteriore segnale di imbarazzante omologazione al pensiero dominante. Occorre invertire questa tendenza suicida. Mobilitandosi subito contro la guerra senza se e senza ma, unendo tutte le forze che si oppongono all'intervento. Prima che le bombe uccidano insieme alle persone anche le idee e le speranze di un Mediterraneo diverso e migliore.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.liberazione.it/rubrica-file/Cos--si-uccide-il-Risorgimento-arabo---LIBERAZIONE-IT.htm&quot;&gt;Liberazione&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Oliviero DILIBERTO: La nostra unica bussola è la pace</title>
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  <updated>2011-03-22T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
“Non ha insegnato nulla la guerra infinita – e persa – in Afghanistan, che ha avuto come unico risultato la morte di migliaia e migliaia di civili innocenti e di militari”. 
&lt;p&gt;Lo dichiara Oliviero Diliberto, segretario del Pdci e portavoce nazionale della Federazione della Sinistra. 
&lt;p&gt;“L’Onu fa una risoluzione in cui nei fatti dichiara guerra alla Libia e l’Italia, priva di ogni autonomia politica e di qualunque autorevolezza, oscillando tra il baciamano e le bombe, chiude immediatamente l’ambasciata italiana a Tripoli. Siamo in guerra con la Libia. Ancora una volta – aggiunge Diliberto – in sfregio alla Costituzione italiana (e non possiamo accettarlo visto che pochi giorni fa siamo scesi in piazza in sua difesa) ed ancora una volta mossi solo da biechi interessi sul petrolio. Noi non abbiamo interessi – conclude Diliberto – e non facciamo il baciamano a nessuno: la nostra unica bussola è la pace”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.federazionedellasinistra.com/federazione/?p=4141&quot;&gt;federazionedellasinistra.com&lt;/a&gt;</summary>
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