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  <title>Openpolis - Argomento: licenziamenti</title>
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  <updated>2012-04-06T00:00:00Z</updated>
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  <title>Elio LANNUTTI: Le banche istigano al suicidio </title>
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  <updated>2012-04-06T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626611</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Una delle procure ha già affidato le deleghe per l’inizio delle indagini alla guardia di finanza”. 
&lt;p&gt;Le banche istigano al suicidio. E' questa una delle accuse mosse da Adusbef in un esposto inviato alle maggiori procure italiane. Oltre all’istigazione al suicidio, sono ipotizzati altri reati: truffa, peculato, abuso d’ufficio e appropriazione indebita. 
&lt;p&gt;L’accusa parte dalle due operazioni di Ltro. Cioè dai finanziamenti concessi dalla Bce a un tasso agevolato dell'1%. L'iniziativa ha permesso agli istituti italiani di incamerare 251 miliardi di euro. Una iniezione di liquidità che, secondo Adusbef, gli istituti hanno tenuto per sé.
&lt;p&gt; “Quel finanziamento – &lt;b&gt;afferma Lannutti&lt;/b&gt; – doveva servire a immettere nuova liquidità sul mercato e aumentare la disponibilità di credito verso le aziende. E invece è stato usato per pagare i bonus dei manager o per ripianare i bilanci delle banche. Mentre la crisi ha portato una catena di fallimenti, licenziamenti e suicidi”. La nostra è una campagna contro le banche e i banchieri, che ormai si credono padroni del mondo e hanno potere di vita o di morte sui governi”.
&lt;p&gt; Il tono dell’esposto presentato da Abusbef è duro quanto le parole del suo presidente: “Siamo dinanzi ad un modus operandi – si legge nel testo della denuncia - che se da un lato integra l’ipotesi di una vera e propria truffa, dall’altra apre le porte ad ipotesi delittuose vicine alla distrazione di denaro pubblico per fini privatistici e riservato ai compari di merende” .&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://affaritaliani.libero.it/cronache/adusbef-istigazione-al-suicidio.html?&quot;&gt;Affaritaliani.it - Paolo Fiore&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Elsa Fornero: delusa da Marcegaglia: «E' il teatrino delle parti sociali»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-04-06T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626601</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Welfare&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Per anni hanno biasimato il “teatrino della politica” e ora ci tocca assistere al “teatrino delle parti sociali”: io sono sconcertata da questi cambi di fronte e dal fatto che sia sempre necessario demonizzare qualcuno, è davvero un segno di immaturità del Paese». A tarda sera Elsa Fornero non riesce a trattenere l’irritazione per l’offensiva del mondo imprenditoriale contro la riforma del lavoro e per le dichiarazioni fortemente critiche rilasciate da Emma Marcegaglia in un’intervista al Financial Times. «E’ una reazione incomprensibile - sottolinea il ministro del Lavoro - di fronte a un cambiamento marginale e ragionevole che non stravolge certo il senso della riforma».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il presidente uscente di Confindustria ha detto testualmente: «The text is very bad», ossia che la riforma del lavoro è pessima.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Prima di tutto bisognerebbe essere responsabili anche nei messaggi che si mandano ai mercati e all’estero, bisognerebbe davvero recuperare una rappresentazione corretta e non distorta delle cose e poi, prima di rilasciare certe dichiarazioni, l’articolato avrebbe meritato una lettura più pacata e attenta».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Vi si accusa di aver fatto marcia indietro.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il governo non ha fatto nessuna marcia indietro, le modifiche apportate non sconvolgono l’impianto né fanno venir meno la spinta innovativa della riforma: l’unica novità che c’è nella riforma dell’articolo 18 è aver inserito la clausola della “manifesta insussistenza” dei motivi economici come possibilità di reintegro».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Però la variazione ripropone il reintegro anche nei licenziamenti per motivi economici.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«La verità è che abbiamo modificato lievissimamente la riforma dell’articolo 18, abbiamo solo inserito la norma secondo cui in caso di manifesta insussistenza il giudice può stabilire il reintegro, il resto è rimasto uguale. Il giudice non viene chiamato ad entrare nello specifico del motivo economico o nel merito della gestione di un’azienda ma può solo stabilire se c’è una insussistenza chiara e manifesta del motivo e poi abbiamo scritto “può” non “deve” reintegrare».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Marcegaglia però ha spiegato che il testo non è quello che avevate condiviso, riferendosi alla prima proposta del governo, presentata alle parti sociali.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Con le parti sociali c’è stato un lungo dialogo ma nessun accordo e nessuna concertazione, l’accordo invece bisognava trovarlo con i partiti politici che sostengono questo governo e che dovranno approvare il disegno di legge in Parlamento».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E cos’è successo al vertice di martedì sera?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«C’è stato un lungo confronto e poi Alfano e Casini hanno teso la mano a Bersani, nel senso che gli sono andati incontro per cercare una sintesi tra le forze che insieme sostengono il governo. Così si è deciso di aggiungere la possibilità di reintegro del lavoratore da parte del giudice, ma con limiti ben precisi, una cosa di assoluto buon senso».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non può negare che ci sia stata una concessione a Bersani e alla Cgil nel vertice.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non ci sono vincitori e vinti ma una soluzione equilibrata che non ha smantellato l’impianto, mi sembra un tantino esagerato questo cantare vittoria da parte della sinistra».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Che cosa la disturba di più nelle critiche di questi ultimi due giorni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Siamo partiti che l’articolo 18 era un totem intoccabile, tutti scommettevano che non saremmo riusciti a fare alcuna modifica, invece noi l’abbiamo riformato e adesso le imprese ci dicono che non è cambiato niente. E poi sembrano far finta di non vedere le cose che hanno portato a casa».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A cosa si riferisce?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sembrano dimenticare che nello stesso vertice però si è venuti incontro anche alle esigenze delle imprese allungando da un lato i tempi e dall’altro allentando le restrizioni messe sui contratti non a tempo indeterminato. Per esempio: le aziende avranno un anno di tempo per far emergere i rapporti di lavoro a tempo indeterminato che oggi sono presentati come partite Iva; poi abbiamo tolto la necessità della causale per i contratti a tempo determinato di sei mesi e per i primi contratti. Per quanto riguarda l’apprendistato abbiamo cambiato il rapporto tra lavoratori e apprendisti: prima era uno a uno, adesso puoi avere tre apprendisti ogni due lavoratori. Inoltre prima potevi assumere nuovi apprendisti solo se ne avevi confermati almeno la metà nel triennio precedente, invece adesso per i prossimi tre anni la soglia è abbassata al 30 per cento. Ma non solo: rispetto alla stesura precedente è stato ridotto l’indennizzo che era previsto in una forbice tra le 15 e le 27 mensilità e che ora sarà tra 12 e 24. Infine abbiamo lavorato per rendere più rapidi e veloci i processi e abbiamo inserito l’elemento della conciliazione preventiva. Perché tanta sfiducia?».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Certamente uno dei motivi della reazione è legato al ricorso ulteriore alla magistratura.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Beh, le dirò che non mi aspettavo una sfiducia così aperta nei confronti dei giudici, se si vuole il cambiamento non lo si può costruire sui pregiudizi. Salvo che si pensi che i giudici sono tutti ideologizzati: cosa difficile da sostenere. E’ una reazione incomprensibile che mi sembra risponda più a logiche interne che a fatti reali».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Niente da rimproverarsi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il governo ha pensato al Paese, non a favorire una o l’altra parte, lo facciano tutti, sono anni che chiedono a gran voce di far prevalere l’interesse generale e ora c’è l’occasione..., bisognerebbe smettere di pensare solo alla propria parte, solo agli interessi di bottega».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E adesso cosa farà come ministro del Lavoro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sarei ben felice di fare un confronto pubblico, anche in televisione, con Emma Marcegaglia per spiegare la riforma e come stanno le cose, perché bisogna fare chiarezza e perché non è possibile fare marcia indietro in questa maniera».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In che senso marcia indietro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Nel senso che non è cambiato quasi nulla rispetto ad un testo che era accettato da tutti tranne che dalla Cgil e adesso sembra di essere passati all’opposto: io faccio ancora fatica a comprendere questa giostra».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1D9GKB&quot;&gt;La Stampa - Mario Calabresi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Stefano Boeri: LA RIFORMA DEL LAVORO? DEL TUTTO INADEGUATA  -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-04-03T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626449</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Milano (MI) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Il prof. Boeri non ha affatto lesinato critiche all’operato del governo.
&lt;p&gt;
«La riforma non è all’altezza, né sul piano del metodo né su quello del merito. Non credo che i mercati e gli investitori stranieri si facciano scoraggiare dall’art. 18: i veri problemi sono l’enorme burocrazia e l’influenza della criminalità organizzata. Troppe timidezze anche sul settore bancario.
&lt;p&gt;«La riforma non è all'altezza, né sul piano del metodo né su quello del merito.&lt;br /&gt;
 Bisognava intervenire non sullo stock di lavoratori, ma sui flussi (ossia sui nuovi contratti, e non su quelli già posti in essere, ndr). Non credo che i mercati e gli investitori stranieri si facciano scoraggiare dall'art. 18 su cui tanto si dibatte: i veri problemi sono l'enorme burocrazia e l'influenza della criminalità organizzata. Detto questo, la riforma del lavoro è un banco di prova importante per il governo italiano». Qualche stoccata anche a Corrado Passera: «Il governo Monti è in ritardo sul settore bancario, sono necessari interventi urgenti per uscire dalla stretta creditizia. Forse non è un caso che in un ruolo così delicato come quello di ministro per lo Sviluppo economico ci sia un ex banchiere».
 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Professor Boeri, su quali principi si fonda l'idea del contratto unico alla base della proposta che ha elaborato insieme al prof. Garibaldi? Non rischia, da un lato, di costituire una limitazione delle libertà delle imprese e, dall'altro, di provocare un aumento del sommerso?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Noi non prevediamo di vietare altre forme contrattuali. Poniamo delle penali sull'abuso di altre figure contrattuali, facendo sì che il lavoratore abbia più assicurazioni contro il rischio di perdere il lavoro se le accetta: quindi è un disincentivo ad abusarne, ma non le vietiamo. Per quanto riguarda il lavoro nero, l'evidenza empirica e molti studi dimostrano che in realtà l'introduzione di figure contrattuali temporanee ha provocato solo una sostituzione dei contratti di lavoro a tempo indeterminato con contratti di lavoro a tempo determinato, ma non c'è stata emersione del sommerso».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come pensa di evitare nella sua proposta di riforma che dopo i primi 3 anni di prova, quando dovrebbe essere stabilizzato a tempo indeterminato, un lavoratore non specializzato sia scaricato a favore di uno nuovo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Nella nostra idea il contratto di inserimento (lo definiamo &quot;unico&quot; perché è quello verso cui si veicolano quasi tutte le assunzioni, ma potremmo definirlo anche &quot;prevalente&quot;) si fonda sul principio che vi sia un percorso: un lavoratore inizia a lavorare e man mano che va avanti il suo percorso di lavoro aumentano le sue protezioni. Però formalmente è, fin da subito, un contratto a tempo indeterminato: questo stimola sia l'azienda che il lavoratore a investire nella formazione specifica. Il contratto di apprendistato che esiste oggi, e che secondo la riforma Fornero dovrebbe essere valorizzato (anche se non si capisce bene in che modo), prevede invece che al termine del periodo di apprendistato il lavoratore possa essere licenziato senza costi, il che ci sembra una contraddizione in termini. Il modo giusto di incentivare la formazione invece è proprio dando durata all'impiego».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il Ministro per la PA, Patroni Griffi, ha segnalato che le nuove norme sul licenziamento per motivi economici non troveranno applicazione nel pubblico impiego, in quanto in questi casi c'è una disciplina ad hoc. Lei è favorevole o contrario all'estensione agli statali delle nuove condizioni che varranno per i dipendenti del settore privato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Io penso che un governo che riforma il mercato del lavoro tenendo fuori il settore pubblico non sia credibile. Il governo è esso stesso un datore di lavoro (dei lavoratori pubblici), quindi nel momento in cui propone una nuova normativa deve dare anche il buon esempio. Al contrario, si tratta di un fallimento della riforma Fornero, perché pone in essere una tale asimmetria tra i licenziamenti individuali per motivi economici e quelli per motivi disciplinari che è inapplicabile al pubblico impiego: dove c'è una ragion d'essere per i motivi disciplinari ma non per quelli economici, che invece c'è nel settore privato. Proprio questa distorsione introdotta dalla riforma a mio giudizio è uno dei problemi più seri, perché creare questi due canali così diversi rischia di alimentare un contenzioso fortissimo nel passaggio tra le due fasi e rende anche difficile la sua applicazione nel pubblico impiego. Se si pensa ad una riforma inapplicabile nel pubblico impiego, anche considerando l'alta percentuale di lavoratori del settore pubblico in Italia, vuol dire che è una riforma fatta male».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A proposito di licenziamenti per motivi economici: in caso di contenzioso giuridico, come fa il giudice a stabilire quando l'azienda si trovi costretta a licenziare per ragioni oggettive e quando invece si tratti di cattiva gestione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«È molto difficile. In certi contesti, possono essere utili dei consigli di sorveglianza, con delle rappresentanze dei lavoratori, per distinguere le due cose; ma ci sono casi in cui la distinzione è molto difficile. Così come quando si deve giudicare su un licenziamento dovuto a bassa produttività: come si fa a capire se è dovuta al fatto che i lavoratori non fanno il loro dovere (e quindi il licenziamento è di natura disciplinare) o al fatto che c'è un problema oggettivo - ad esempio non hanno le qualifiche necessarie? È difficile fare delle distinzioni su questo piano, per cui credo che bisogna trovare delle regole che scoraggino eventuali comportamenti opportunistici che poi gravano sulla collettività, creando situazioni in cui lo Stato deve intervenire economicamente. Per esempio, una cosa giusta da fare è che nella fruizione del sussidio di disoccupazione - come esiste per la cassa integrazione ordinaria - le imprese paghino di più nel caso in cui fruiscano di questi strumenti: nel linguaggio tecnico si chiama &quot;experience rating&quot;, cioè se l'azienda mette in esubero un alto numero di lavoratori, da quel momento deve pagare di più per l'assicurazione contro la disoccupazione, perché probabilmente in questo esubero c'è anche qualche responsabilità dell'azienda».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Siamo giunti alla spinosa questione degli ammortizzatori sociali. Cassa integrazione o sussidio universale di disoccupazione: quale preferisce e perchè? L'Italia dovrebbe intervenire?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Penso che dovremmo avere un sistema che contempli schemi di incentivazione all'orario ridotto (tipo CIG) sul modello del Kurzarbeit tedesco: caratterizzato cioè dal fatto di intervenire solo in casi di aziende alle prese con crisi temporanee e in modo che il lavoratore non venga mai messo ad orario zero, e quindi continui a lavorare per meno ore ma continuando ad essere &quot;dentro&quot; l'impresa non solo formalmente. Poi c'è bisogno di un sussidio di disoccupazione universale, che interviene quando le situazioni di crisi non sono di breve durata. Infine ci dovrebbe essere uno strumento per chi ha esaurito la durata massima di questo secondo tipo di sussidio e rischia di cadere in una situazione di povertà: ad esempio un sistema di reddito minimo garantito, di assistenza sociale, ecc. Quindi abbiamo tre livelli su cui va riformato il sistema degli ammortizzatori in Italia. Purtroppo la riforma Fornero non tocca nemmeno questo argomento».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ritiene che in generale le misure fin qui adottate dal governo nel complesso (aumento delle tasse, stretta sulle pensioni, liberalizzazioni, mercato del lavoro) producano più un effetto recessivo o di crescita?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«L'effetto recessivo è dovuto al consolidamento e all'aggiustamento dei conti pubblici, che era obbligato - e se l'avessimo ritardato saremmo stati costretti ad attuarne uno ancor più rigido, avremmo rischiato una situazione di ripudio del debito e a quel punto vi garantisco che le cose sarebbero andate molto peggio di come potrebbero andare adesso. Le liberalizzazioni possono avere un effetto sulla crescita economica, non immediato ma nel medio periodo. L'intervento sulle pensioni era un'altra cosa fondamentale per ridare credibilità al nostro paese».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma tutti i principali indici macroeconomici dell'Italia (PIL, retribuzioni, inflazione, produzione industriale, disoccupazione) hanno visto un netto peggioramento nel 2011. L'Italia è condannata ad una lunga recessione ed a uscire dal novero dei paesi più ricchi? Quando possiamo aspettarci di tornare a crescere?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Se non affrontiamo i problemi strutturali del nostro paese, cosa fondamentale da fare oggi in questo contesto, rischiamo davvero un downgrading: il reddito medio degli italiani è al di sotto della media europea, non solo della UE a 15 ma ormai anche della UE a 27. Non credo che sia legato ai provvedimenti presi negli ultimi mesi, quello che conta nel posizionamento di un paese sono i trend nel medio periodo, i tassi di crescita nell'arco dei decenni. Se usciamo da questa crisi facendo riforme strutturali non vedo ragioni per cui l'Italia non debba tornare a crescere a ritmi sostenuti, non vedo ragioni per cui dovremmo crescere meno di paesi come la Germania».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come si risolve uno dei principali problemi dell'economia italiana, la scarsa produttività?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Quelle che girano attorno al mercato del lavoro sono questioni fondamentali per risolvere il problema della produttività. C'è il tema della contrattazione salariale decentrata, sarebbe un punto fondamentale, anche questo purtroppo eluso dalla riforma Fornero. Infine, liberalizzazioni più incisive sarebbero molto utili anche in questo senso». &lt;br /&gt;
 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.youtrend.it/youtrend-intervista-tito-boeri/&quot;&gt;youtrend.it - Salvatore Borghese &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: L'errore del Governo:  Consegnare all'Europa una vittoria simbolica</title>
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  <updated>2012-03-30T00:00:00Z</updated>
  <author>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626388</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Abbiamo finalmente letto la bozza del ministro Fornero sulla riforma del mercato del lavoro. Il presidente del Consiglio ha dichiarato che il documento è intangibile, intendendo con questo che in dirittura di arrivo non sarebbero state tollerate incursioni da parte degli attori sociali e che la parola, a questo punto, sarebbe passata al Parlamento. Monti ha anche fatto una previsione: che le Camere avrebbero sicuramente provveduto ad apportare modifiche. Infine, da quel che risulta, l'iter legislativo dovrebbe cominciare al Senato. 
&lt;p&gt;

Il testo si compone di 25 pagine suddivise in dieci capitoli. Una scrittura complessa che dovrà trovare una sua coerente traduzione legislativa. Si può prevedere, data la delicatezza dell'argomento, che il dibattito parlamentare arriverà fino all'estate. Si tratta di una partita complessa che non mancherà di coinvolgere i partiti in profondità, sia nel dibattito interno che tra di loro. Il centrodestra, dopo una iniziale, frettolosa e acritica adesione al documento, si sta riposizionando perché ha compreso che la conclusione unilaterale alla quale il governo è arrivato nel confronto con le parti sociali non esaurisce i dubbi ed i problemi su alcuni contenuti non secondari. Si annuncia, perciò, una battaglia parlamentare complicata, nella quale non mancheranno i colpi di scena e nella quale saranno presentati centinaia di emendamenti, e non solo da parte di chi si oppone al governo. 
&lt;p&gt;

Il nostro compito sarà quello di selezionare i punti fondamentali di richiesta di cambiamento sui quali sarà necessario sviluppare la nostra battaglia e costruire le alleanze con i partiti che sostengono l`esecutivo. Innanzitutto la nostra critica si concentra sul tema dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, ma dovrà anche affrontare quello del lavoro precario e delle tutele per i giovani (lo faremo alla prossima occasione). La soluzione proposta dall`esecutivo è arrivata come una doccia fredda per due motivi: il primo è il metodo ed il secondo il merito. Sul primo si è evidenziato uno scarto improvviso nella conduzione del confronto che ha portato ad una inaspettata e non auspicabile conclusione non condivisa. Eppure l'incontro tra il presidente del Consiglio ed i leader dei partiti che sostengono il governo pareva che si fosse concluso con un forte richiamo unanime alla esigenza di puntare con decisione ad un accordo unitario. Il secondo motivo è costituito dal merito. 
&lt;p&gt;

Dopo aver tanto parlato anche se impropriamente di modello tedesco, la proposta del governo si discosta significativamente da esso per quanto riguarda la parte relativa al licenziamento individuale per motivi economici. Mentre non ci sono problemi per quello discriminatorio, per il quale è confermata l`automatica reintegrazione nel posto di lavoro in caso di nullità e, per quanto riguarda il licenziamento per motivi disciplinari, perché viene consentito al giudice di scegliere tra reintegrazione e risarcimento, non funziona così per le motivazioni di carattere economico. In questo caso è previsto il solo indennizzo, compreso tra 15 e 27 mensilità. Non sfugge a nessuno che si potrà creare una situazione paradossale: il giudice riconosce che il lavoratore ha ragione, non esiste nessun motivo economico, ma il lavoratore viene allontanato lo stesso dall`azienda e deve accontentarsi di un risarcimento monetario. Si tratta di una soluzione palesemente iniqua che indebolisce la posizione dei lavoratori, già riconosciuti dal diritto del lavoro la parte più fragile rispetto al potere dell`imprenditore. 
&lt;p&gt;

Viene poi il sospetto che alle motivazioni economiche faranno ricorso gli imprenditori meno onesti che aggireranno in questo modo le causali discriminatorie e disciplinari. Si tratta di una soluzione sbagliata che va corretta in Parlamento. Noi proponiamo che anche in questo caso sia consentito al giudice di poter scegliere tra reintegrazione ed indennizzo, andando in questo modo in direzione del cosiddetto modello tedesco. Le dichiarazioni di Monti di domenica scorsa ci hanno chiarito per lo meno un punto: che l`errore del governo consiste nel voler portare in pasto ai mercati finanziari dei risultati simbolici. Le pensioni, l`articolo 18 e anche la fine del potere di veto del sindacato. Si tratta di un errore di prospettiva, di una scelta politica che mette in secondo piano il valore della coesione sociale, l`economia reale, gli interessi delle aziende e il problema del potere d`acquisto dei ceti popolari. 
&lt;p&gt;

Che cosa succederà, dal punto di vista delle tensioni sociali, quando dal prossimo mese lavoratori e famiglie vedranno le decurtazioni in busta paga per l`inasprimento dell'Irpef e per l`aggravio delle tasse locali? I nostri obiettivi, in questo contesto, dovrebbero essere chiari: accanto al sostegno leale al governo, non dobbiamo rinunciare a modificare la proposta sul mercato del lavoro, correggere il sistema pensionistico come promesso dal ministro del lavoro e dare impulso alla crescita del paese.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CXA8U&quot;&gt;Gli Altri&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCO MIRABELLI: Monti è arrivato a risolvere un problema che ha creato chi c’era prima</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/28/franco-mirabelli/monti-%C3%A8-arrivato-a-risolvere-un-problema-che-ha-creato-chi-c%E2%80%99era-prima/626377"></link>
  <updated>2012-03-28T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626377</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Il Partito Democratico ha deciso di appoggiare il governo Monti perché il Paese ne aveva bisogno, rinunciando ad andare ad elezioni anticipate che, probabilmente, avremmo vinto. Quello in carica non è il nostro governo ma non è neanche un governo che con noi non c’entra nulla”. È il commento di &lt;b&gt;Franco Mirabelli&lt;/b&gt;, consigliere regionale Pd della Lombardia, intervenuto nel corso di una trasmissione televisiva. 
&lt;p&gt;
 
“Questa tendenza a dire che le colpe di ciò che accade sono tutte del governo  Monti è sbagliata. Monti è lì a risolvere un problema che qualcuno prima ha contribuito a creare. È inaccettabile che chi ha contribuito a creare il problema, adesso, venga a spiegarci che è tutto da rifare perché la gente soffre. Berlusconi, con l’operato del suo governo, ha delle responsabilità per quello che è accaduto e che sta accadendo” – continua &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;. 
&lt;p&gt;
 
“Sulla riforma del lavoro, non è vero che il governo Monti è uguale al governo Berlusconi. - afferma il consigliere regionale del Partito Democratico - Il problema è come è stata impostata la modifica dell’Articolo 18. Se un’azienda chiude o ci sono ragioni economiche serie, è ovvio che si può licenziare ma questo sta già succedendo anche adesso che l’Articolo 18 è in vigore. Il problema, invece, è che, se un lavoratore che viene licenziato formalmente per ragioni economiche fa ricorso e il giudice stabilisce che non c’erano le ragioni economiche ma lo si sta licenziando per altro, il lavoratore ha diritto ad un indennizzo ma non può essere reintegrato e, questo, è sbagliato perché crea incertezza. Questa norma va corretta e il Pd lavora per correggerla. Non cadrà il governo per questo e ci sarà comunque la riforma del lavoro”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.areadem.info/adon.pl?act=doc&amp;doc=12836&quot;&gt;AreaDem&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Giuliano CAZZOLA: «Ai professori chiedo: Ma per scrivere la riforma a quale film vi siete ispirati?»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/27/giuliano-cazzola/%C2%ABai-professori-chiedo-ma-per-scrivere-la-riforma-a-quale-film-vi-siete-ispirati%C2%BB-intervista/626295"></link>
  <updated>2012-03-27T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626295</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il testo sembra modellato su quello che si vede in tv, è scollegato dalla realtà. Per questo non funziona. Sulla flessibilità in entrata sbagliano tutto».
&lt;p&gt;La questione dell`articolo 18 è pasticciata, ma io sono soprattutto, veramente, più rattristato che inquieto per quello che hanno fatto sulla flessibilità in entrata. Nemmeno Damiano, ai tempi del governo Prodi, si era azzardato a fare tanto. Mí meraviglio che persone come queste - professori, intellettuali - abbiano una rappresentazione del mondo del lavoro come quella che si vede in tv». Giuliano Cazzola lo dice senza remore: «La riforma del mercato del lavoro così non va».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cos`è, in particolare, che non va?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Non va in generale, perché è totalmente scollegata dalla realtà. Faccio un esempio, noi abbiamo tra i 400mila e i 500mila associati in partecipazione, ora la proposta di riforma dice che se non si è familiari non si può più essere associati in partecipazione. C`è qualcuno, che vive in questo mondo, che si domanda se sia mai possibile che dalla sera alla mattina queste persone diventino tutte dipendenti a tempo indeterminato in base a una norma?
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Evidentemente c`è...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Sì, ma ha l`idea che si possa intervenire giacobinamente con una norma, che questo basti  a far cambiare all`improvviso lo stato delle persone. Nella realtà non succede. Nella realtà non succedono molte delle cose che loro presumono e il risultato è, per esempio, che per colpire la flessibilità cattiva si creano ostacoli a quella buona. Prendiamo i casi che vengono considerati più anomali: le partite Iva. Oggi c`è una presunzione di legge in base alla quale quelle che secondo me sono le partite Iva &quot;buone&quot; vengono presunte come irregolari. Se una partita Iva ha un committente principale che gli dà il 75% del reddito, gli fa un contratto più lungo di sei mesi e gli fa usare le sue strutture, si presume che abbia un rapporto di lavoro irregolare, che si tratti di un`assunzione camuffata.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Magari lo è... &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
E magari no. Facciamo il caso di un consulente informatico, quindi non iscritto ad alcun ordine, che ha un buon cliente di cui segue il sito per un certo numero di ore al giorno. Questo consulente ha anche altri clienti, ma se li trova. Se li trova li segue altrimenti no. Però ha quel buon cliente che gli fornisce la gran parte del lavoro.  Ecco, secondo la riforma, se il suo committente principale gli fornisce il 75% del lavoro si mette nei guai, perché si presume che sia un`assunzione camuffata. E  quel consulente si trova sbattuto fuori all`improvviso.&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Diciamo che questo ha l`aria del caso di scuola...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Lo è, ma è anche un caso che esiste nella realtà. Nella realtà sa chi pagherà gli ammortizzatori sociali? I Co.Co.Co che da qui al 2018 passeranno dal 27% al 33% di aliquota, senza avere nulla in cambio. Significa che un consulente finanziario, che non ha un ordine ed è iscritto alla gestione separata, non potrà mai essere competitivo con un dottore commercialista o con un ragioniere.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E invece sull`articolo 18 cos`è che non la convince, perché è  «pasticciato»? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Le faccio un caso di scuola anche su questo. Prenda due lavoratori uno in un'azienda e uno in un'altra. Il primo commette una mancanza e viene licenziato per motivi disciplinari, si rivolge al giudice e il giudice dice &quot;è vero, c`è stata una mancanza, ma non così grave da giustificare  il licenziamento, quindi devi essere reintegrato&quot;. Il secondo viene licenziato per motivi economici, si rivolge al giudice e il giudice dice  &quot;tu hai ragione, il tuo posto di lavoro non andava tagliato, però io condanno il tuo datore di lavoro solo a un indennizzo&quot;. Il risultato è che il primo, che ha sbagliato, rientra e il secondo, che aveva ragione, resta fuori anche se con l`indennizzo. E questo senza parlare del fatto che un giudice che decide su un dato economico è un mostro giuridico.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sta difendendo l`articolo 18? &lt;/b&gt;&lt;p&gt;

No, sto dicendo che la modifica è formulata male. Ma noi non possiamo stare tutti lì a guardare l`articolo 18, certamente non deve farlo il Pdl, magari per mettere in difficoltà il Pd. Se lo facciamo ci illudiamo e intanto le imprese si prendono una botta in testa.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CR4S9&quot;&gt;Secolo d'Italia - Annamaria Gravino&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>David-Maria SASSOLI: Riforma Fornero. «Così si è scaricato sui più deboli l’onere della prova»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/26/david-maria-sassoli/riforma-fornero-%C2%ABcos%C3%AC-si-%C3%A8-scaricato-sui-pi%C3%B9-deboli-l%E2%80%99onere-della-prova%C2%BB/626118"></link>
  <updated>2012-03-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626118</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La professoressa Paola Severino, avvocato, docente di diritto penale, attualmente Guardasigilli, venerdì nel Consiglio dei ministri poteva essere invitata dal presidente Monti a svolgere una lectio magistralis sugli effetti della nuova disciplina dei licenziamenti economici sull’ordinamento italiano.
&lt;p&gt; Ai tecnici e agli economisti, la professoressa Severino avrebbe potuto spiegare il “costo” che la nuova disciplina dei licenziamenti economici produrrebbe su un principio generale del diritto: l’onere della prova. Il principio è sistemato nel Codice civile all’articolo 2697: colui che chiede il giudizio su un diritto negato deve prendersi l’impegno di provare ciò che afferma, assumendosi anche la responsabilità dell’insuccesso. La professoressa Severino avrebbe brillantemente spiegato anche le eccezioni – “presunzioni” – e gli ambiti assai ristretti in cui si può accettare di invertire l’onere della prova.
&lt;p&gt;
Se il Consiglio dei ministri avesse ascoltato con attenzione l’illustre giurista ci saremmo risparmiati tante polemiche su una tipologia di licenziamento – per cause economiche che non consentirà mai al lavoratore di dimostrare che il suo licenziamento sottintende ad altre finalità. Polemiche che con troppa superficialità sono state catalogate nell’ambito di un “simbolismo” sociale di stampo conservatore.
&lt;p&gt; Se il datore di lavoro propone un licenziamento per ragioni economiche, oggi il lavoratore può ricorrere al giudice dimostrando che le ragioni economiche non sussistono; domani, con la legge Fornero, per ottenere il reintegro il lavoratore dovrebbe dimostrare che il licenziamento non è avvenuto per le ragioni dichiarate ma dovrebbe fornire la prova di quali siano le ragioni reali.
&lt;p&gt;
È evidente un rapporto asimmetrico, che pone la parte debole nell’impossibilità di far valere le proprie ragioni. Davanti al giudice, dove si è chiamati ad esprimersi su una causa di licenziamento scelta dal datore di lavoro, il dipendente dovrebbe provare che non si tratta dei motivi manifestati dalla controparte, e che i motivi economici non sussistono. Una prova impossibile da fornire. A questo punto la professoressa Severino, con la competenza che la contraddistingue, avrebbe potuto intrattenere i suoi illustri colleghi sulla “probatio diabolica” – la prova del Diavolo e spiegare quando una prova diventa impossibile da ottenere. 
&lt;p&gt;Le questioni giuridiche che pone l’istituto del licenziamento per motivi economici sono di grande rilevanza. Se il giudizio è incardinato come ricorso contro un licenziamento per ragioni economiche (giustificato motivo oggettivo), il giudice non potrà mai disporre il reintegro anche se accerterà che il licenziamento sia stato illegittimo. 
&lt;p&gt;Facile, dunque, contrabbandare licenziamenti per “giustificato motivo oggettivo” per nascondere così altre finalità. In tempo di crisi, oltretutto, è alquanto agevole avanzare ipotesi di questo genere. Inoltre, neppure il giudice potrebbe intervenire. Alla mancata sapienza del Consiglio dei ministri tocca ora al Parlamento porre rimedio.
&lt;p&gt;
Le forze sociali hanno dimostrato di aver chiara la dimensione dell’impatto umano e sociale del provvedimento; le forze politiche hanno il dovere ora di precisare la base giuridica su cui il Parlamento è chiamato ad intervenire per “ricucire” il senso della giustizia e i principi del nostro ordinamento. Lo strappo avanzato nel disegno di legge, d’altronde, rischia di produrre effetti negativi a valanga, mentre «l’efficacia del diritto è sempre nella determinatezza e specificità della tutela».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CP8MM&quot;&gt;l'Unità&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rosy BINDI: «Monti forte con operai e pensionati,  debole con televisioni e avvocati»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/23/rosy-bindi/%C2%ABmonti-forte-con-operai-e-pensionati-debole-con-televisioni-e-avvocati%C2%BB-intervista/626010"></link>
  <updated>2012-03-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626010</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) - Vicepres. Camera  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il premier usa due pesi e due misure».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Monti promette che verranno evitati abusi sui licenziamenti economici. Soddisfatta, onorevole Bindi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il ministro Fornero sembra dire il contrario. Forse non ci si è ancora resi conto che si tratta di materia esplosiva e per il Pd molto molto delicata».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A questo punto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Noi avevamo lavorato per un accordo condiviso con tutte le parti sociali e fondato sul modello tedesco. Rivendichiamo la possibilità di lavorare in Parlamento per arrivare a quella soluzione. Nei licenziamenti per motivi economici è necessario che sia un magistrato a stabilire se ci vuole il reintegro o l’indennizzo. Ci sembrava un punto di mediazione importante. Non si capisce perché sia stato abbandonato, e soprattutto come mai l’abbia abbandonato il governo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ve l’aspettavate un Professore così «tosto»?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«È esattamente tra le ragioni per cui gli abbiamo dato fiducia. Semmai la sorpresa sta nello scoprire un presidente del Consiglio fermissimo in alcune decisioni, non altrettanto in altre. Sull’articolo 18 la determinazione è la stessa che ci fu sulle pensioni; non mi sembra identica a quella vista sulle liberalizzazioni, sulle frequenze tivù, sulla lotta all’evasione fiscale...».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cosa vi preoccupa, onorevole Bindi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«I due pesi e le due misure. La mano debole con i forti, la mano forte con i deboli. Anche in campo sociale. Siccome le scelte da fare sono così dolorose e impegnative, si possono quantomeno spiegare agli italiani nella misura in cui davvero ci sia lotta alla precarietà e si applichi il principio dell’equità, sacrifici proporzionali per tutti. Io mi sono chiesta ad esempio come mai gli imprenditori non abbiano alzato le barricate contro una riforma delle pensioni che li obbligherà a tenere i lavoratori fino a 67 anni...».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Nutre sospetti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non vorrei che la libertà di licenziare senza reintegro fosse l’arma offerta alle imprese per consentire loro di liberarsi del personale meno efficiente, soprattutto in relazione all’età...Sarebbe il massimo dell’ingratitudine verso una generazione che da 20 anni regge l’urto della crisi. Ma poi la vera domanda è: siamo sicuri che a fronte di tutto questo si ottenga più crescita?».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ecco, appunto, siamo sicuri?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Io nutro profondi dubbi. Anzi ho quasi delle certezze. Dal mio punto di vista dico che quelle sull’articolo 18 sono scelte sbagliate. Rischiano di avvitare ancora di più i meccanismi recessivi, di aggravare l’impoverimento delle fasce più deboli».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Monti è sicuro del contrario. Non si fida di lui?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Si figuri se non sono disposta a interloquire con la competenza di questo presidente del Consiglio. La discontinuità c’è e si vede nella serietà, nel decoro, nelle persone perbene al governo, nel diverso clima tra le forze politiche. Però non possiamo pagare questa discontinuità con scelte che nel merito somiglino alle ricette del governo Berlusconi in risposta alla lettera Bce».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Forse qualcuno ha dimenticato che Monti è un liberale, per giunta all’antica...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Io l’ho sempre saputo. E magari in Italia ci fosse stata una destra europea, liberale! Però il patto fondante di questo governo sta nell’affrontare la crisi attraverso la coesione sociale. Nel luglio 1993 Ciampi portò fuori l’Italia dal baratro attraverso un patto con le forze sindacali. E non era il capo dei comunisti, faccio notare, ma il governatore della Banca d’Italia».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Insomma, sull’articolo 18 il governo rischia o non rischia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Noi del Pd siamo assolutamente convinti di avere fatto la scelta giusta su Monti e su questo governo. Vogliamo rinnovarla fino alla scadenza naturale della legislatura. Chiediamo soltanto che si rispettino la dignità, la sensibilità, il punto di vista di tutte le forze politiche».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma avete lanciato un ultimatum...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«No, il rovescio: noi non accettiamo diktat. E nemmeno accettiamo questo accerchiamento dalle altre forze di governo. Chiediamo rispetto. Si faccia la fatica del dialogo parlamentare. Anche sull’articolo 18 si cerchino i punti di incontro, se davvero si vuole costruire per il futuro un bipolarismo meno muscolare e più civile, è l’occasione giusta».&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CKXH3&quot;&gt;La Stampa - Ugo Magri&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Dario FRANCESCHINI: Riforma Fornero. «Norme sbagliate, non siamo al rimorchio della Cgil»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/23/dario-franceschini/riforma-fornero-%C2%ABnorme-sbagliate-non-siamo-al-rimorchio-della-cgil%C2%BB-intervista/626006"></link>
  <updated>2012-03-23T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626006</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;


Sulla bufera che infuria sull’articolo 18, Dario Franceschini, capogruppo del Pd a Montecitorio, la mette semplicemente così: «C’è un problema che è rimasto aperto in una riforma che ha moltissimi aspetti positivi, con misure che noi chiedevamo da anni». &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Sicuro? Perché quel problema aperto, come dice lei, cioè il non reintegro per i licenziamenti economici, sta diventando dirompente: non solo divarica il Pd ma c’è chi arriva a ipotizzare la crisi perché potreste togliere l’appoggio a Monti... &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Quello del reintegro è un tema serio che però è del tutto sbagliato ricondurre a ragionamenti tattici: vince questo o vince quello; il Pd subisce le pressioni della Cgil e così via. Facciamo un ragionamento di merito. Chiediamo e continueremo a lavorare affinché venga recepita la possibilità di reintegro anche per i licenziamenti economici». &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Monti però nel vertice conclusivo con le parti sociali ha già detto che non si tocca nulla, che il reintegro non c’è. E allora? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E allora ci sono due considerazioni da fare. La prima, appunto, è di merito. Se la norma rimane così com’è, si affida solo al giudizio del datore di lavoro la fondatezza o meno della situazione di crisi. In sostanza l’imprenditore si autocertifica la condizione di difficoltà economica, e di conseguenza licenzia. Il lavoratore può ricorrere e l’unico provvedimento che può assumere il giudice è stabilire l’entità dell’indennizzo. Potremmo trovarci di fronte a migliaia di lavoratori che perdono il posto per crisi false oppure solo annunciate. Ed è per questo che le norme, da che mondo è mondo, sono fatte per tutelare le parti più deboli». &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Poi c’è l’impatto sul Paese, lei dice. Cioè? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Se l’articolo 18 resta nell’attuale formulazione, si ottiene il risultato che centinaia di migliaia di persone, da sempre convinte di non poter essere licenziate, precipiteranno in una condizione di precarietà psicologica. Invece di stabilizzare i precari, si ottiene il risultato di precarizzare gli stabili. Devastante». &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Confindustria e piccole imprese, per non parlare del Pdl, la pensano in maniera opposta. Vi sentite isolati? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«La verità è che una norma siffatta, oltre che essere sbagliata, non può reggere. Non a caso, è di queste ore il fatto che la Cisl, l’Ugl, i vescovi sono arrivati alla stessa conclusione, e molti altri ci arriveranno nei prossimi giorni: è necessario adottare il modello tedesco, che è reintegro o indennizzo ma su decisione di un giudice». &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Tuttavia il nodo politico resta intatto. Il governo mantiene la sua posizione e non intende modificarla. &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Se non mi sono distratto, le leggi è il Parlamento che le fa, non il governo. Siccome le leggi le fa il Parlamento, il governo manda un testo alle Camere - poiché l’ho espressamente chiesto resto convinto che non potrà essere un decreto bensì un disegno di legge o una delega - e lì la riforma verrà modificata». 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt; Suona come una minaccia. Significa che se non cambia non appoggerete più Monti? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Nessuna minaccia, semplice constatazione di quelle che sono le regole. Il nostro rapporto con il governo non cambia, la politica sistemerà le cose».&lt;p&gt;
&lt;b&gt; Stavolta però la partita è più difficile. Davvero crede che in aula sia possibile trovare i numeri per eventuali modifiche? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non solo che sia possibile: penso sia obbligatorio. Nessuno può immaginare che il sostegno a Monti possa arrivare da maggioranze occasionali o variabili. E’ come se io dicessi, ma non lo faccio, che Pd, Lega e Idv insieme hanno la maggioranza numerica». &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Se si modifica l’articolo 18 è salva anche l’unità del Pd, piuttosto pencolante a quanto pare. E’ per questo che siete così determinati? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Che in un partito grande, votato da un terzo degli italiani, ci sia un dibattito e anche posizioni di partenza differenziate è normale, mi preoccuperei se fosse l’opposto. Non è che ogni volta che c’è una discussione si possa parlare di spaccatura o addirittura di fine del Pd».&lt;p&gt;
&lt;b&gt; Gira parecchia irritazione nel Pd nella convinzione che Monti sull’articolo 18 non avrebbe rispettato i patti. Conferma? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Tra noi e Monti su questo tema specifico c’è una differenza di opinioni. Nessuno scandalo. E nessun retroscena». &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Dica la verità: quanto pesa il pressing della Cgil? Quanto siete a rimorchio della Camusso? Fin dove siete disposti a seguirla? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Noi non seguiamo nessuno. In questa circostanza c’è una parziale coincidenza di posizioni con la Cgil. Qualche volta sono d’accordo con la Camusso, qualche volta no. E’ semplice autonomia reciproca. Il resto è strumentalizzazione». 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt; Insistere sul disegno di legge non è il paravento di una celata volontà di non fare la riforma? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non esiste. Con un po’ di volontà politica un disegno di legge può essere approvato con gli stessi tempi di un decreto. Anche modificandolo». 
&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CKWYC&quot;&gt;Il Messaggero - Carlo Fusi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: «Sul reintegro non molliamo. No a voti secondo coscienza»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/23/dario-franceschini/%C2%ABsul-reintegro-non-molliamo-no-a-voti-secondo-coscienza%C2%BB-intervista/626005"></link>
  <updated>2012-03-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626005</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Dario Franceschini prende un respiro: &quot;Il Pd una linea ce l'ha, ed è molto chiara. La riforma del mercato del lavoro deve diventare un disegno di legge, e non un decreto. L'articolo 18 deve essere modificato in Parlamento sul modello tedesco, reintroducendo la possibilità delreintegro. E quando si voterà il gruppo dovrà essere unito: non ci possono essere casi di coscienza&quot;. Mentre sono nel suo studio da capogruppo, nel giorno (finora) più lungo del governo Monti, sembra di essere in mezzo ad un terremoto. Franceschini segue il vertice con un occhio alle agenzie, il suo I-phone trilla e ronza. Sorride: &quot;Faccio come se dovesse accadere quello che penso ... poi nel caso ci risentiamo&quot;. Non servirà, perché il pronostico del capogruppo si rivela esatto. Monti non molla, in serata tutti chiedono il reintegro dalla Cei all'Ugl, e alla fine la patata bollente finisce in Parlamento dove molti paventano il rischio che il Pd si ritrovi costretto a subire una maggioranza ostile. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Onorevole Franceschini, è più vicino a Letta che dice &quot;Il nostro voto non può mancare&quot;, o a Bersani che spiega: &quot;Al Pd non si può dire prendere-o-lasciare?&quot;. &lt;/b&gt; &lt;br&gt;
(Sorriso). Faccio fatica a misurare le mie idee sulla distanza da quelle altrui. Le mie sono molto semplici: noi dobbiamo migliorare in Parlamento il testo. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Più vicino a Bersani, dunque. &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Se vuole. Ma oggi, anche Letta dice: &quot;Si deve andare verso il modello tedesco&quot;.&lt;p&gt;
&lt;b&gt; Letta, ieri, dalla Gruber diceva: &quot;Questo provvedimento è una rivoluzione&quot;. &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Non è necessariamente una contraddizione. Se togliamo l'articolo 18, c'è una parte del testo assolutamente positiva. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Peccato che tutta l'Italia stia discutendo dell'articolo 18. &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Lo so bene. Sono arrivati anche a me centinaia di messaggi tra mail e Facebook. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Messaggi preoccupati? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Preoccupatissimi. Qui il problema non è più la posizione della Cgil, della Camusso, della destra o della sinistra ... &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Cioè? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Si sono tutti già scordati tutti degli schieramenti, di questo o di quello: c'è un pezzo di Paese in angoscia che si chiede: ‘ Ma con questa riforma da domani sono licenziabile o no?'&lt;p&gt;
&lt;b&gt; E lei che cosa gli risponde? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Che se non si cambia quella norma c'è il rischio che molti licenziamenti economici diventino la via con cui i datori di lavoro possono disfarsi dei dipendenti che non vogliono tenere. Per quel che mi riguarda non è una norma che il Pd possa accettare. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; E perché ci sono voluti tre giorni per dire questa cosa in modo chiaro? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Io l'ho detto un minuto dopo aver letto il testo. Ma adesso lo dicono anche i vescovi, la Cisl e l'Ugl e non mi pare che si tratti di pericolosi sovversivi ... &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Che cosa teme? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Che l'effetto di questa modifica sia far precipitare milioni di lavoratori in una situazione di angoscia. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Monti però tira dritto. Lo fa per far esplodere il Pd, come sostiene qualcuno? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Ma figuriamoci. Lo fa per un unico motivo: è convinto che sia la cosa più giusta da fare. Deluderò qualcuno: non ci sono retroscena o segrete strategie politiciste. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; C'è chi lo chiama &quot;sacrificio umano&quot; per lo spread. &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Non sono d'accordo. Davvero qualcuno crede che chi decide se investire in Italia vada a compulsare il codicillo della legge sul lavoro? Basta la garanzia di Monti, e la sua credibilità, per spiegare ai mercati la bontà della riforma! &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Però vi siete divisi. &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
È un ragionamento singolare. Che il Pd sia un grande partito in cui esiste un dibattito vero è un fatto positivo. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Dibattito è una cosa, divisione è un'altra. &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Se lo si rappresenta come spaccatura sì. Ma noi siamo uniti, e saremo tutti uniti, come le ho detto, nel voto. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Potreste accettare un decreto? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Mi pare una materia troppo complessa per un decreto. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Ma se si arrivasse a un voto parlamentare, potreste essere anche battuti: lo ha messo in conto? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
So bene che la maggioranza in queste Aule è ancora in mano al centrodestra. Ma le pongo alcuni problemi. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Tipo? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Lei sa cosa farà la Lega? Io no, e sfido chiunque a immaginarlo. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; E poi? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Questo provvedimento non si risolve con un voto Sì-No, ovvio. Ci deve essere, come in tutti gli altri casi, una gestione politica. Bisognerà trovare le condizioni condivise. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Sembra un avvertimento. &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Io non minaccio nessuno. Si chiama sistema parlamentare. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Molti elettori dicono: questo governo vara solo provvedimenti contro la sinistra. &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
È una percezione alterata. Ognuno è sensibile a quello che lo riguarda. Basta pensare alle reazioni del centrodestra sulla lotta all'evasione! &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Altri sostengono: quello che succede sull'art. 18 può archiviare la foto di Vasto. &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Non ha senso. Io penso che il Pd debba essere il baricentro di un'alleanza in cui ci siano altre forze alla sua sinistra e al centro. Lei però non mi ha ancora fatto la domanda decisiva. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Se l'articolo 18 resta senza reintegro il governo può cadere? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
La risposta è no. Se lei rivede il film sulle pensioni, scoprirà che è accaduta la stessa cosa. Tutti dicevano non cambierà nulla, poi il testo è stato migliorato. Accadrà di nuovo, senza rischiare nessuna crisi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt; &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7021&quot;&gt;Intervista di Luca Telese a Dario Franceschini per Il Fatto Quotidiano&lt;/a&gt; &lt;/b&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7021&quot;&gt;Il Fatto Quotidiano - Luca Telese&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maurizio ZIPPONI: «Sono solo licenziamenti facili, e i giovani son fregati due volte»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/22/maurizio-zipponi/%C2%ABsono-solo-licenziamenti-facili-e-i-giovani-son-fregati-due-volte%C2%BB-intervista/625960"></link>
  <updated>2012-03-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>625960</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«Vedremo il Pd in parlamento. Alleati, va bene, ma il lavoro è uno spartiacque. Qui si ridisegna la reale rappresentanza politica».
&lt;p&gt;Maurizio Zipponi è il responsabile lavoro dell’Idv, unica forza parlamentare apertamente contro la «riforma» del mercato del lavoro.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Qual’è il tuo giudizio generale su questa riforma?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Non è una riforma, sono licenziamenti facili. È un rendere all’impreditore più semplice licenziare la gente.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sulle altre materie, oltre l’art. 18?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sono partiti su due punti condivisibili: uno, ci sono 4 milioni di precari giovani (spesso 40enni) che non hanno nessuna tutela. Mentre altri 8 milioni (senza i pubblici) hanno cassa, mobilità, ecc. E chiaramente non è possibile avere all’infinito due binari così diversi. Secondo, l’Italia è un paese dove gli investimenti stranieri strutturali non arrivano perché ci sono eccessive rigidità. Risultato: per i precari le forme contrattuali restano quelle che erano, non una di meno. Ma non c’è quello che come Idv avevano chiesto. Lasciamo perdere le discussioni su «modello olandese» o tedesco, che poi hanno scoperto costare un casino e capaci di dare più garanzie di quelle che ci sono in Italia, ma facciamo una cosa subito: mettiamo un salario minimo e una copertura contributiva per i periodi di non lavoro dei precari, altrimenti andranno in pensione con quasi nulla. Niente. Pure con la nuova «assicurazione» (Aspi, ndr), si scopre che la può avere solo chi ha almeno un anno di contribuzione negli ultimi due. Se così fosse, sono partiti con «i giovani» e li han fregati due volte.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E sugli investimenti stranieri?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Da mesi stiamo incontrando fondi di investimento «non speculativi». Dicono: non investiano in Italia perché non si sa quanto tempo passerà prima di poter avviare davvero l’attività per i problemi burocratici; che la corruzione, proprio perché la «carta da bollo» fa fatica a camminare, è enorme a ogni livello; terzo, ci sono aree del paese, non solo nel Sud, sotto il controllo della malavita organizzata. Se gli chiedo dell’art. 18 si mettono a ridere, è un sistema paese che non funziona, non un dettaglio. Francamente, siamo davanti a un’assenza di rigorosità e serietà. Questi professori neanche studiano…
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Però si accontentano dell’art. 18…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Ma perché lo fanno? Non porta un posto di lavoro o euro di investimento in più… Secondo me, perché non hanno un euro a disposizione per ridisegnare un welfare davvero nuovo, per coprire anche quei lavoratori tra i 55 e i 66 anni di cui le aziende vogliono liberarsi. Per la prima volta abbiamo un problema di copertura per questa fascia di età… E allora hanno bisogno di una bandiera ideologica, di uno «scalpo». Usano il simbolo al posto dell’euro. I simboli contano, ovviamente. E questo serve rispetto ai banchieri europei: «qui abbiamo abolito un diritto, sta a voi ora occupare questo spazio».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sono 40 anni che ci dicono: «sacrifici per l’interesse generale del paese». Il paese è in ginocchio, perde la struttura industriale, chi lavora sta peggio. Che senso ha?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Anche a sinistra sarebbe necessaria un’operazione di onestà intellettuale. Molti hanno seriamente pensato che una riduzione dei diritti acquisiti potesse comportare un’assunzione di diritti per chi ne era privo. A distanza di 20 anni, possiamo tirare una riga e dire: ma il lavoratore, giovane o anziano, medico o operaio, sta meglio o peggio? Se stessero meglio, significa che il paese regge la crisi. E invece tutti i dati sociali, dal disagio ai suicidi, tra lavoratori e piccoli imprenditori, ci dicono l’esatto opposto. Il bilancio, anche sulla vita della persona è terribilmente negativo. Fare un bilancio onesto significherebbe mettere riparo a errori di lungo periodo.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In parlamento ci sono margini di aggiustamento?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Rispetto a questa proposta, no. Abbiamo presentato al Senato una mozione che chiede al governo di togliere dai provvedimenti il capitolo sull’art. 18. E lì vedremo che fa il Pd. Lo dico sinceramente: va bene dichiarare l’alleanza fra noi, ma sul lavoro si segna uno spartiacque e un ridisegno della reale rappresentanza politica. Qui si possono ridefinire nuovi schieramenti e nuove alleanze. Perché quando rompi col movimento dei lavoratori, commetti un delitto.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CIYN7&quot;&gt;il manifesto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>SERGIO GAETANO COFFERATI: «Democratici al bivio, quel testo va totalmente riscritto in Parlamento»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/22/sergio-gaetano-cofferati/%C2%ABdemocratici-al-bivio-quel-testo-va-totalmente-riscritto-in-parlamento%C2%BB-intervista/625955"></link>
  <updated>2012-03-22T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>625955</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Sergio Cofferati, ex segretario generale della Cgil, ora europarlamentare del Pd, vuole vedere ma secondo lui si profila &quot;un ridimensionamento degli ammortizzatori sociali&quot;e una &quot;vanificazione&quot;dell'articolo 18. Per questo invita il Pd a emendare le proposte del governo.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quali sono gli elementi più negativi di questa riforma?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 

&quot;Dietro la parola riforma si nasconde una modifica del sistema delle protezioni sociali, che riduce il tempo di applicazione delle stesse e il valore monetario. In una fase come quella attuale, in cui il numero di persone che perde il posto di lavoro aumenta in modo consistente, questo non solo ha un effetto evidente di iniquità, ma è anche un ulteriore atto depressivo&quot;.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;E l'articolo 18?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;

&quot;Sia sui valori sia nei suoi effetti materiali, la proposta del governo è di vera e propria vinificazione dell'articolo 18. Se introduci il criterio del licenziamento per ragioni economiche, sottraendolo alla valutazione del giudice, è ovvio che diventerà quella la causale unica dei licenziamenti. Devo ancora trovare un imprenditore che licenzia qualcuno dicendo &quot;lo faccio perché ti discrimino, sei iscritto al sindacato o hai un'opinione politica&quot;.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;La Cgil fa bene a scioperare?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;

&quot;Il sindacato deve utilizzare gli strumenti dì lotta tradizionali per indurre il governo a cambiare posizione e per aiutare la battaglia in Parlamento. A partire dallo sciopero generale&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
A proposito di Parlamento, come si deve comportare il Pd?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;

&quot;Deve fare una cosa sola: chiedere che questa materia non venga assoggettata alla prassi del decreto e presentare emendamenti per cambiare radicalmente&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Anche a rischio di far cadere il governo, nel caso di fiducia?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;

&quot;Non credo si debba affrontare questo passaggio con il condizionamento del rischio di un governo che se ne può andare. Il governo deve capire che per restare ci sono delle azioni necessarie per avere il consenso parlamentare. E il governo deve anche capire che il futuro dell'economia non è condizionato dalle politiche del mercato del lavoro. Questa trattativa ha tratti paradossali: si discute di come organizzare una cosa che non c'è, perché il lavoro sta calando. E il problema principale per i giovani è creare lavoro. Servono politiche di sviluppo di cui non c'è traccia&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il Pd riuscirà a restare unito?&lt;/b&gt; 

&lt;p&gt;
&quot;Se decide con determinazione di prospettare al governo dei cambiamenti robusti, può stare unito. Se invece si rimette a discutere la bontà o meno delle proposte del governo, il rischio di comportamenti difformi nei gruppi dirigenti sono molto elevati. Ma il Pd deve anche sentire qual' è l'opinione dei suoi iscritti e dei suoi elettori, c'è molto molto malumore&quot;.  &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CJ0BI&quot;&gt;David Carretta - Il Mattino&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Stefano Boeri: La riforma del gattopardo</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/22/stefano-boeri/la-riforma-del-gattopardo/625954"></link>
  <updated>2012-03-22T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>625954</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Milano (MI) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La riforma del lavoro che si va delineando ha due pregi e molti difetti. Il primo pregio è nel metodo. Sancisce, almeno sulla carta, la fine del diritto di veto delle parti sociali, che è cosa diversa dalla concertazione. Il lungo negoziato si concluderà senza firma delle parti sociali ma con un verbale in cui si annotano le differenti posizioni. E poi il governo procederà comunque. Staremo a vedere se il Parlamento permetterà all’esecutivo di intervenire senza il consenso delle parti sociali.

&lt;p&gt;
Sembra, infatti, che si procederà non per decreto – come sin qui previsto nel caso di accordo – ma per legge delegae sappiamo quanto lungo, tortuoso e spesso inconcludente sia il processo di attuazione delle leggi delega. Ad ogni modo la novità è importante e positiva: le parti sociali non possono porre il veto su materie di portata così generale.
&lt;p&gt;

Il secondo pregio è nell’ampiezza della riforma. I problemi da affrontare erano quattro:
&lt;p&gt; &lt;b&gt;1)&lt;/b&gt; l’entrata nel mercato del lavoro
&lt;p&gt; &lt;b&gt;2)&lt;/b&gt; la cosiddetta “flessibilità in uscita” 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;3)&lt;/b&gt; il riordino degli ammortizzatori sociali 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;4)&lt;/b&gt; il dualismo fra lavoratori precari e lavoratori assunti coni contratti di lavoro a tempo indeterminato. La riforma indubbiamente affronta tutti questi temi.

&lt;p&gt;
Purtroppo questa ampiezza avviene a scapito della profondità e si ha come l’impressione di un intervento voluto dal Principe di Salina, “affinché tutto cambi perché nulla cambi”, per accontentare gli investitori esteri con il tabù infranto dell’articolo 18 e l’opposizione ricercata della Cgil (segnale del fatto che “è una riforma vera”), ma volendo di fatto conservare lo status quo.

&lt;p&gt;
Vediamo perché, iniziando dalla flessibilità in uscita, dall’articolo 18. La riforma dell’articolo 18 non riduce l’incertezza per le imprese dal partecipare alla roulette russa del licenziamento. La nuova norma – stando a quanto dichiarato dal ministro Fornero e ai testi circolati sino ad oggi – lascia in vigore il fronte esistente tra licenziamento giuridicamente legittimo e illegittimo, ma apre un nuovo fronte che sin qui non c’era: quello della distinzione fra licenziamenti economici individuali e licenziamenti disciplinari.
&lt;p&gt;

Fino ad oggi il lavoratore licenziato in maniera illegittima non aveva interesse a chiedere di far valere la distinzione fra licenziamento disciplinare e licenziamento economico. Con la nuova riforma questa distinzione diventa cruciale. Col licenziamento disciplinare, infatti, il lavoratore è maggiormente compensato e, giudice permettendo, può essere reintegrato. La distinzione fra licenziamento economico e disciplinare è nella pratica molto labile. Chi è davvero in grado di stabilire se un lavoratore è poco produttivo perché lavora male (licenziamento disciplinare) o perché inserito in un’unità in crisi in cui non può “dare di più” (licenziamento economico)? In verità tutte e due le ragioni sono sempre vere, altrimenti l’azienda non lo avrebbe licenziato. Per questo il contenzioso inevitabilmente finirà per riguardare anche la qualifica, economica o disciplinare, del licenziamento. Insomma, con la riforma si trasferisce un potere enorme ai giudici che, d’ora in poi, dovranno prendere le seguenti decisioni. Se il licenziamento è legittimo o illegittimo. Nel caso in cui fosse illegittimo, seè discriminatorioo non discriminatorio. Nel caso in cui non sia legittimo e non discriminatorio, se il licenziamento è economico o disciplinare. Nel caso in cui il licenziamento sia disciplinare, se si deve imporre la reintegrazione o solo il risarcimento del lavoratore.
&lt;p&gt;

Si aumenta così l’incertezza del procedimento e molto probabilmente la sua lunghezza. Chi guadagnerà veramente da questa riforma non saranno nè le imprese, nè i lavoratori, bensì gli avvocati specializzati in cause di lavoro.

&lt;p&gt;
Sugli ammortizzatori sociali non c’è allargamento nella platea dei potenziali beneficiari, estesa dalla riforma ai soli apprendisti e artistidipendenti, meno di 250.000 persone in tutto. I lavoratori a progetto e i precari continueranno ad essere esclusi dagli ammortizzatori. Non c’è neanche il promesso riordino degli strumenti esistenti. Non verrà abolita la cassa integrazione straordinaria, né di fatto verrà soppressa la cassa integrazione in deroga, destinata a trasformarsi in un ampio numero di fondi di solidarietà, presumibilmente uno per settore produttivo. Non viene abolito il sussidio di disoccupazione a requisiti ridotti e l’indennità speciale per i lavoratori agricoli e nell’edilizia, che servono oggi per lo più a integrare i salari di chi già lavora, piuttosto che ad aiutare chi ha perso il lavoro e ne sta cercando un altro. La recessione non è comunque il momento migliore per avviare queste riforme. Si rischia, infatti, di far decollare nuovi strumenti che sono strutturalmente in passivo e che richiederanno, ben oltre la recessionee la “paccata di soldi” data oggi, trasferimenti dalla fiscalità generale.
&lt;p&gt;

La riforma ridurrà in parte le differenze tra lavori precari e non. I lavori precari costeranno di più in termini di contributi, sia nel caso di contratti a tempo determinato che di lavori a progetto. Questa avviene aumentando il cuneo fiscale, la differenza tra costo del lavoro pagato dalle impresee reddito netto percepito dal lavoratore. Nel caso di un vero riordino degli ammortizzatori, l’aumento dei contributi sarebbe potuto apparire ai lavoratori come un premio assicurativo piuttosto che una tassa. Così il legame fra contributi e prestazioni sarà tutt’altro che evidente.
&lt;p&gt;

In assenza di un salario minimo, nel caso di lavoratoria progettoe altri lavoratori parasubordinati, il maggiore carico contributivo potrà facilmente essere fatto pagare al dipendente sotto forma di salari più bassi. I lavoratori parasubordinati stanno già ricevendo lettere dai datori di lavorano in cui si annunciano riduzioni del loro compenso nel caso di riforme che aggravino i costi delle imprese.

&lt;p&gt;
Il meccanismo di entrata principale sarà quello dell’apprendistato. È un contratto che offre poche protezioni durante il periodo formativo, perché può essere interrotto al termine del periodo di apprendistato senza alcun indennizzo.

&lt;p&gt;
Inoltre si applica soltanto ai giovani fino a 29 anni, mentre oggi più del 50 per cento dei lavoratori precari ha più di 35 anni. Inoltre le parti sociali si aspettano un alleggerimento fiscale per l’apprendistato. Quello di aver aperto il portafoglio è stato forse il maggiore errore negoziale fatto del governo, poiché non è servito nemmeno a “comprare” il consenso delle parti sociali. E avrà effetti negativi sul deficit di bilancio. In conclusione, gli interventi sul dualismo possono peggiorare la condizione dei lavoratori duali e aggravanoi costi delle imprese senza offrire una vera e propria nuova modalità contrattuale in ingresso.
&lt;p&gt;

Tutto questo rischia di ridurre fortemente la domanda di lavoro. La vera sconfitta e il vero paradosso sarebbe proprio quello, che la grande riforma non solo cambi tutto per non cambiare nulla, ma addirittura riduca il numero dei lavoratori occupati.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CIWDV&quot;&gt;la Repubblica&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio DI PIETRO: Sull’art.18 noi pronti ad un Vietnam parlamentare</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/21/antonio-di-pietro/sull%E2%80%99art-18-noi-pronti-ad-un-vietnam-parlamentare/626068"></link>
  <updated>2012-03-21T00:00:00Z</updated>
  <author>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626068</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il governo e il ministro Fornero possono provare quanto vogliono a nascondersi dietro un dito ma la verità è semplice semplice: la riforma dell’art. 18 vuol dire licenziamenti facili. Tutto il resto è fumo negli occhi e nemmeno vale la pena di parlarne. Per questo noi siamo pronti ad un Vietnam parlamentare pur di non fare passare l’abolizione dell’art. 18 e staremo sempre in piazza con i lavoratori e i disoccupati.
&lt;p&gt;

Ma parliamo delle ragioni per cui il governo sostiene di essere arrivato a una decisione così grave . Sulla carta, infatti, quelle motivazioni sono sacrosante.  Primo: ci sono 4 milioni di lavoratori precari tra partite iva mono committenti e contratti a termine che chiamiamo giovani, anche se sono spesso adulti nel fiore degli anni, i quali  non dispongono di nessun ammortizzatore e di nessuna garanzia a differenza dei lavoratori a tempo indeterminato. 
&lt;p&gt;Il governo dice che questo dualismo non si può più sopportare e ha ragione. Secondo: sono troppo poche le aziende straniere che investono in Italia, soprattutto se guardiamo agli investimenti non speculativi, quelli di lunga durata. Il governo dice che bisogna fare il possibile per attrarli e  ha più che mai ragione.
&lt;p&gt;

Solo che Monti e il ministro Fornero prima hanno individuato il bersaglio giusto, e poi hanno mirato dall’altra parte. Per quei 4 milioni di lavoratori giovani e meno giovani non cambia niente. I contratti precari possibili erano 42 e tanti ancora sono. Di nuovi ammortizzatori se ne riparla nel 2017. 
&lt;p&gt;L’Aspi, che sostituirebbe la cassa integrazione straordinaria per gravi crisi aziendali, la mobilità e l’indennità di disoccupazione, garantisce una copertura minore in termini di tempo (18 mesi) e sarà valida solo per chi lavora da due anni nei quali ha versato almeno 52 settimane di contributi. Un muro fatto apposta per tenere fuori proprio i giovani.
&lt;p&gt;

Quanto agli investimenti stranieri, poi, è peggio che andare di notte. Noi dell’Italia dei Valori abbiamo in questi mesi consultato decine di investitori stranieri. Tutti ci hanno risposto che in Italia non si può investire perché i tempi di realizzazione sono lunghissimi e soprattutto incerti per colpa della corruzione, molto più diffusa che ai tempi di Mani pulite (vedi quello che sta accadendo in Lombardia), e della burocrazia. Poi perché devono pagare tasse sul lavoro pari al 45% mentre vi è un’evasione fiscale e contributiva che crea enormi distorsioni sul mercato generando concorrenza sleale. Infine perché in Italia ci sono interi territori sotto il controllo della criminalità organizzata.
&lt;p&gt;


Dell’art.18 non ci ha mai parlato nessuno, e quando abbiamo chiesto noi se era un problema hanno sorriso, perché che problema volete che sia una norma che impone non più di 50 reintegri l’anno? La verità è che il sistema delle banche europee ha preteso questo scalpo sull’altare del liberismo, ma senza prevedere nessun vantaggio né per i lavoratori né per l’economia italiana. Infatti grazie a questa geniale trovata di Monti ci sarà solo depressione nei lavoratori e negli imprenditori onesti ma non un posto di lavoro in più né un euro straniero in più investito.
&lt;p&gt;

Per questi motivi  l’IdV contrasterà strenuamente questa riforma sia in Parlamento che fuori. Saremo a fianco dei lavoratori in tutte le mobilitazioni che sono già cominciate ieri, con scioperi spontanei di una o due ore. Senza modifiche radicali voteremo contro, con o senza la fiducia. Quando, a breve, verrà calendarizzata al Senato la nostra mozione che chiede di togliere l’art. 18 dal tavolo delle trattative e di mettere al suo posto la ricerca di soluzioni reali contro il precariato e per gli investimenti chiederemo al Pd di dar seguito alle dichiarazioni di questi giorni votando con noi a favore di quella mozione, chiarendo quindi di fronte a tutto il mondo del lavoro che stiamo dalla loro parte in alternativa al governo dei banchieri, dei monopoli, delle grandi banche.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.antoniodipietro.it/2012/03/sullart-18-noi-pronti-ad-un-vietnam-parlamentare/print/&quot;&gt;sito web personale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Lavoro: Monti cerchi sintesi sull'art.18</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/21/dario-franceschini/lavoro-monti-cerchi-sintesi-sullart-18/625898"></link>
  <updated>2012-03-21T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625898</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Di tutto il Paese ha bisogno tranne che di un periodo di tensioni che finirebbero per compromettere il recupero di credibilità ottenuto dall'Italia, grazie al sacrifico degli italiani e all'impegno delle forze sociali e delle forze politiche che sostengono il governo, tutte, non alcune. Per questo, credo che le prossime ore possano essere utilizzate dal presidente Monti per ricercare una sintesi sull'art. 18 e in particolare sui licenziamenti per ragioni economiche. Un ulteriore tentativo sarebbe non un cedimento ma un atto di buonsenso e di responsabilità&quot;. Lo afferma il presidente dei deputati del Pd, &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt;.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7010&quot;&gt;dariofranceschini.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MARINA STACCIOLI: MASSA CARRARA, “PROVINCIA E REGIONE HANNO ABBANDONATO I LAVORATORI DELLA MULTISERVICE?”</title>
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  <updated>2012-01-09T00:00:00Z</updated>
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  <id>622955</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Toscana (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La consigliera regionale Staccioli e il consigliere provinciale Micheloni chiedono chiarezza sul mancato rinnovo dell’appalto

“Sette lavoratori a rischio licenziamento, nonostante gli impegni sbandierati e i soldi spesi dalla Regione Toscana”. La denuncia arriva dalla consigliera regionale Marina Staccioli e dal consigliere provinciale di Massa Carrara Cesare Micheloni, alla luce della lettera di licenziamento ricevuta dai dipendenti della MultiService Spa.

Ma facciamo un passo indietro. Nel 2007 il servizio di ispezione degli impianti termici per la provincia di Massa Carrara era stato affidato tramite appalto alla MultiService Spa che per svolgere il compito assunse sette persone che necessitavano di essere reintegrate nel mondo del lavoro e di queste cinque erano ex dipendenti della Farmoplant prossimi alla pensione. La Regione contribuì alla formazione di questi sette lavoratori finanziando un corso di formazione di quattrocento ore per Operatori Analisti di combustione.

Il 31/01/2012 scadrà il contratto di appalto tra la Provincia di Massa-Carrara e la MultiService Spa ed i sette lavoratori hanno già ricevuto la lettera di licenziamento.

La Provincia di Massa-Carrara aveva a suo tempo destinato una cifra pari a 1,2 milioni di euro  per una eventuale proroga del servizio e per il mantenimento degli impegni sottoscritti con i lavoratori.

“L’amministrazione provinciale ha forse intenzione di disattendere gli impegni presi e di lasciare a casa sette lavoratori che difficilmente, considerata anche l’età, troveranno una ricollocazione?” si chiede il consigliere provinciale Cesare Micheloni.

“Situazione resa ancor più grave e senza logica dal fatto che la Regione Toscana in prima persona si era impegnata per la formazione di questi lavoratori finanziando un corso di formazione con i soldi dei contribuenti” interviene la consigliera regionale Marina Staccioli. (da.ca.)&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;https://www.facebook.com/notes/martina-porcelli/massa-carrara-provincia-e-regione-hanno-abbandonato-i-lavoratori-della-multiserv/291199637594584&quot;&gt;Facebok&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Licenziamenti facili? Ma l'occupazione non riparte</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/12/02/cesare-damiano/licenziamenti-facili-ma-loccupazione-non-riparte/622207"></link>
  <updated>2011-12-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>622207</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Lavorare ad un sistema che garantisca ai lavoratori italiani quella flexicurity di stampo europeo.
&lt;p&gt;Entro il 5 dicembre il governo ha annunciato l`intenzione di presentare il suo programma. E' evidente la necessità di un confronto preventivo, che sarà sicuramente avviato con gli incontri separati che il presidente del Consiglio terrà con i leader dei partiti che sostengono l`esecutivo, e che dovrà continuare per i necessari approfondimenti di merito a livello parlamentare e con le parti sociali.

&lt;p&gt;
Per noi questo governo di emergenza dovrà caratterizzarsi su una linea di discontinuità rispetto a quello precedente, anche perché abbiamo ritenuto dirimente l`affermazione di Mario Monti, nel discorso di insediamento al Senato circa la volontà di procedere lungo una linea non solo di rigore, ma anche di crescita e di equità sociale. Su queste pagine abbiamo largamente trattato nelle scorse settimane il tema delle pensioni. Adesso vorremmo affrontare due argomenti oggetto di un acceso dibattito come quelli del modello contrattuale e del mercato del lavoro.

&lt;p&gt;
Sul primo tema ritengo che il punto di riferimento rimanga l`accordo del 28 giugno scorso siglato da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria che ha sapientemente dosato il rapporto tra una contrattazione aziendale potenziata ed una cornice generale di regole rappresentata dal contratto nazionale di lavoro. Di fronte a questo esito contrattuale unitario, espressione dell`autonomia delle parti sociali, è a suo tempo intervenuto pesantemente l`ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi con un provvedimento grave e sbagliato, l`ormai famoso articolo 8 inserito a forza nella manovra d`estate. 
&lt;p&gt;Le parti sociali hanno giustamente preso le distanze da questa interferenza dichiarando a più riprese di non essere interessate all`applicazione della normativa in questione. Per noi è fondamentale che la politica rispetti l`autonomia negoziale dei sindacati che rappresentano il lavoro e l`impresa, a meno che si tratti di interventi legislativi di sostegno, come lo Statuto dei lavoratori, che hanno il compito di raccogliere e di consolidare attraverso la legge i passi in avanti compiuti dalla negoziazione.

&lt;p&gt;
A questo proposito varrebbe la pena di intervenire per quanto riguarda la situazione che si è determinata negli stabilimenti della Fiat, a seguito della decisione dell`azienda di cancellare tutti gli accordi sindacali esistenti per adottare il cosiddetto &quot;modello Pomigliano&quot;.
&lt;p&gt;
L`operazione di Marchionne non ci ha colti di sorpresa, dopo la decisione dell`azienda di fuoriuscire da Confindustria. Confidavamo però in una maggiore prudenza e soprattutto sulla consapevolezza della Fiat di doversi confrontare con un nuovo quadro politico che ha, alla base della sua scommessa, l`esigenza di riportare l`Italia fuori dalla crisi assumendo come elemento centrale di successo la ricerca di una nuova coesione sociale.
&lt;p&gt;
Circa la scelta operata dalla Fiat, vogliamo semplicemente affrontare l`argomento della democrazia nei luoghi di lavoro: l`esclusiva applicazione dell`art. 19 dello Statuto dei lavoratori consente la costituzione di rappresentanze sindacali esclusivamente a quelle organizzazioni che siano firmatarie degli accordi applicati nella unità aziendale stessa.
&lt;p&gt; 
Questa situazione si è determinata a seguito della improvvida correzione dell`art. 19 dello Statuto dei lavoratori a seguito del referendum del 1995: il primopunto del dispositivo cancellato consentiva, per iniziativa dei lavoratori, anche la costituzione di rappresentanze sindacali aziendali nell`ambito delle associazioni aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale, cioè Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Fismic, tutte presenti all`interno degli stabilimenti. Per evitare adesso il riprodursi di un conflitto che potrebbe derivare dall`esclusione di un qualsiasi sin-  dacato dal diritto di presenza all`interno della fabbrica, in questo caso della Fíom in quanto non firmataria dell`accordo, proponiamo che si preveda legislativamente il ripristino della formula dell`articolo 19 com`era prima del referendum. In questo modo il problema della presenza dei sindacati all`interno dei luoghi di lavoro sarebbe risolto alla radice e non vincolato alla firma degli accordi.
&lt;p&gt;

Per quanto riguarda invece il secondo punto, il cosiddetto contratto unico proposto da Pietro Ichino, nel constatare il successo di una formula ormai entrata nel linguaggio comune, non posso che rilevarne, come ha fatto Sergio D`Antoni sulle colonne de l`Unità, l`estrema contraddittorietà e il rischio di inefficacia che essa comporta. Intanto contratto unico non significa unico contratto, perché accanto ad esso sopravvivono forme di lavoro a termine o stagionali, come è del tutto ovvio.

&lt;p&gt;In secondo luogo, proporre il mantenimento dell`articolo 18 soltanto per coloro che sono già nel mercato del lavoro e non a chi dovrà entrare con le nuove assunzioni, per lo più le giovani generazioni, significa riprodurre quel dualismo di regole tra generazioni che a parole si vorrebbe eliminare. Infatti nella proposta di Ichino, alla «reintegrazione nel posto di lavoro eventualmente decisa dal giudice», si sostituisce un risarcimento di tipo monetario.
&lt;p&gt;
Inoltre non si capisce, in un mercato del lavoro che impone, a seguito di crisi e flessibilità, una mobilità sempre maggiore da lavoro a lavoro, cosa succederebbe a coloro che attualmente impiegati e protetti dall`articolo 18 dovessero licenziarsi o essere licenziati.

&lt;p&gt;
Anche a questi lavoratori verrebbero applicate le regole previste da Ichino per i nuovi assunti? In realtà, pensare di risolvere il tema dell`occupazione cancellando l`articolo 18 è una impostazione sbagliata. Dovremmo invece interrogarci sul come garantire ai lavoratori italiani quella flexicurity di stampo europeo che tutti, a parole, invocano e che noi condividiamo. 

&lt;p&gt;
Basterebbe, a questo proposito, applicare la &lt;b&gt;legge delega sugli ammortizzatori sociali&lt;/b&gt;, da me predisposta quando ero ministro del Lavoro nel governo Prodi, condivisa dalle parti sociali e&lt;b&gt; rimasta finora inattuata&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=17PAAI&quot;&gt;Gli Altri&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCESCO PIOBBICHI: Brindate ora,  se potete.</title>
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  <updated>2011-11-08T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Il massimo della crisi istituzionale con il massimo della crisi economica. 
Il nostro Paese si è trovato con un “Governo incredibile” nel centro dell'attacco speculativo più consistente che l'Europa abbia mai visto da quando è scoppiata la crisi. 
&lt;p&gt;Sia chiaro pertanto che Berlusconi viene cacciato da destra e non dalle pressioni popolari. Quelle sono state fatte sparire alla svelta con i blindati lanciati a tutta birra a Piazza San Giovanni il 15 ottobre. 
&lt;p&gt;Siamo in Italia del resto, sarebbe stato troppo, vedere per i mercati il popolo italiano fermarsi in una piazza e cacciare un governo nel mentre contestava la BCE.
 Meglio ritornare al vecchio schema allora, anzi, superarlo da destra. 
Dalla logica dell'alternanza bipolare si passa direttamente alla continuità liberista sotto commissariamento, con un bel governo tecnico appoggiato da tutti. Non è detto che ci si riesca, certo è che ci si proverà. 
&lt;p&gt;Napolitano ora prenderà in mano la situazione, statene certi. La Marcegaglia poi già oggi è stata chiara, non importa chi ma importa che si facciano le riforme, mica possiamo – ha detto – andare avanti con il differenziale dello spread a 500 punti.
&lt;p&gt; Possiamo abbracciarci e gioire del fatto che Berlusconi viene cacciato, ma dobbiamo essere preoccupati che lo ha fatto la speculazione lasciata libera di azzannare il nostro paese. 
&lt;p&gt;La complicità della BCE in questo gioco è enorme, ha tollerato la speculazione fino a farla arrivare al punto di rottura, vicino a quel 7% dei rendimenti sui titoli di stato che segna il punto limite, oltre il quale tutto potrebbe succedere. Eppure sarebbe bastato acquistare i titoli di stato nel mercato primario, come fanno le altre banche centrali per fermare la speculazione. Peccato che nessun parlamentare, né della maggioranza né dell'opposizione abbia detto una parola su questo. Senza ritegno inoltre quel che resta della nostra borghesia nazionale. Incapace di concepirsi come classe guida di questo paese,  prima lo ha azzannato irresponsabilmente per decenni, poi lo consegna ai mercati internazionali per lanciarlo nel mondo grande e terribile della competizione liberista. Oggi l'Italia è terra di conquista, stretta tra i vincoli di bilancio esterni e i ricatti della speculazione sul debito sovrano. Non è importante chi verrà dopo Berlusconi, la scena è già pronta da un pezzo per il grande debutto del suo successore. Una persona che incarni la responsabilità nazionale, un tecnico con il quale far credere alla gran parte del paese che occorre fare i sacrifici perchè la crisi lo impone. Perchè il FMI lo impone. Perchè la commissione europea lo impone. Perchè la BCE lo impone. Perchè il semestre europeo lo impone. Perchè il Six Pack lo impone. Dobbiamo attirare capitali che fluttuano, e per far questo dobbiamo facilitare i licenziamenti, abbassare i salari ed i diritti dei lavoratori.

&lt;p&gt;
La gerarchizzazione tra Europa centrale e periferica necessita che uno dei più grandi paesi scenda di livello in poco tempo a ritmi impressionanti con finanziarie di decine di miliardi ogni anno a ripetizione. L'Italia deve diventare definitivamente il Messico dell'Europa e non c'è di meglio che lo spauracchio della crisi per raggiungere l'obbiettivo. 
&lt;p&gt;Ben venga allora il governo tecnico, di scopo, che rassicura tutti ed allontana le elezioni. Quelle non servono quando c'è la crisi, tra l'altro sono anche costose. Perchè portare il popolo alle urne, si rischia di far irritare i mercati, com'è successo in Grecia con la proposta di referendum. Alla fine, se uno ci pensa bene, sono loro ad aver cacciato Berlusconi mica Di Pietro. 
&lt;p&gt;Un Governo tecnico invece, quello si che sa fare di conto, quello si che sa fare le riforme, del resto basta seguire l'agenda europea, li c'è tutto scritto, obbiettivi, direzione, tempi e modi per raggiungerli. 
&lt;p&gt;I Commissari della commissione europea arriveranno questa settimana per visionare il nostro bilancio, lavoreranno in parallelo a quelli del FMI e indicheranno la strada. Ci diranno ogni tanto che così non va bene, ci diranno che serviranno prestiti per uscire dalla crisi, e che per ottenere questi prestiti dovremo fare i sacrifici. 
&lt;p&gt;Prima abbiamo fatto i sacrifici per entrare in Europa, ora li facciamo per restarci fino a quando la Germania non ci sbatterà fuori. Il futuro premier da buon tecnico prenderà nota, e tecnicamente con il massimo dell'efficienza imposterà le misure necessarie per il pareggio del bilancio. 
&lt;p&gt;Adesso però tenete in fresco lo spumante. La prossima settimana si dimette Berlusconi. Quando un personaggio del genere esce di scena occorre brindare. Godetevi questi momenti di “liberazione” e godeteveli intensamente, per molto tempo a venire non avremo di che festeggiare.

﻿&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2011/11/8/17220-brindate-ora-se-potete/&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>SERGIO CHIAMPARINO: Intervento al Big Bang 2011 alla Stazione Leopolda.   [Video]</title>
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  <updated>2011-10-29T00:00:00Z</updated>
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  <id>617810</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&quot;Se mi permettete lo ringrazio (Matteo Renzi &lt;i&gt;ndr&lt;/i&gt;) perché mi ha invitato - come molti altri - senza chiedere giuramenti di fedeltà né ad una corrente né ad un capo-corrente...&quot;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=3iBLzSmM9ic&amp;feature=player_embedded#!&quot;&gt;youtube.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Stefano Boeri: “Un cerotto per Bruxelles”</title>
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  <updated>2011-10-28T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Milano (MI) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Chissà perché, leggendo la lettera di intenti recapitata all´ultimo minuto dal governo italiano all´Unione Europea, mi è più volte venuta alla mente l´immagine del finestrino dell´aereo Ryanair riparato con il nastro adesivo, apparsa su molti siti nei giorni scorsi. La lettera sembra fatta apposta per salvare le apparenze. Si evita accuratamente di sostituire il finestrino e di assicurarne una chiusura ermetica, diciamo strutturale. Nulla viene chiarito, ad esempio, sui 20 miliardi ancora mancanti dalla manovra estiva.
&lt;p&gt;I contorni della riforma fiscale ed assistenziale, che dovrebbe raccogliere questa cifra, rimangono se possibile ancora più vaghi di allora. Nulla viene spiegato sull´inasprimento della lotta all´evasione fiscale. Si evita accuratamente di proporre interventi sulle pensioni di anzianità che, è bene ricordarlo, sono quelle che hanno mandato in rosso i conti dell´Inps, anche tenendo conto dei massicci trasferimenti che lo Stato già concede all´ente previdenziale.
&lt;p&gt;
Sono queste pensioni incassate a partire da 57 anni di età da due a tre volte più alte delle pensioni di vecchiaia. E sono aumentate del 20 per cento negli ultimi 5 anni. Non vanno certo ai più poveri. 
&lt;p&gt;Si vendono poi molte cose già fatte, come il raggiungimento dei 67 anni per il pensionamento di vecchiaia nel 2026, già implicito nell´aggancio dell´età pensionabile alla speranza di vita introdotto a inizio legislatura. Oppure le disposizioni sui servizi pubblici locali già contenute nella manovra di agosto vengono descritte come “provvedimenti da varare”.
&lt;p&gt;
Un domani si avrà qualcosa da esibire, sperando che non si accorgano della data. Il resto sono annunci generici di cose da fare. La genericità si attutisce solo quando i provvedimenti hanno come obiettivo, quando intendono colpire, la costituency avversa, la base elettorale dell´opposizione, come nel caso delle misure sulla mobilità e la Cassa Integrazione nel pubblico impiego. In questi casi non ci sono proposte di riforma, ma solo minacce. Analogo il caso delle norme sui licenziamenti da rendere meno stringenti.
&lt;p&gt;
In questo momento di crisi, l´attenzione dovrebbe essere rivolta ai percorsi di ingresso nel mercato del lavoro, a modi per unificare il mercato del lavoro, superando il dualismo fra contratti temporanei e contratti permanenti. 
&lt;p&gt;Servirebbe anche a sostenere la domanda riducendo la grandissima incertezza che circonda l´ingresso nel modo del lavoro, la durata dell´impiego dei giovani. 
&lt;p&gt;Invece non c´è nessun cenno alla flessibilità in entrata, ma solo a norme che possono rendere più facili i licenziamenti individuali e collettivi. 
&lt;p&gt;Infine nella lettera ci sono i titoli accattivanti, come “il programma di ristrutturazione delle scuole inefficienti”, o “la valorizzazione del ruolo dei docenti elevandone impegno e retribuzione”.
Non si capisce come, con quali strumenti e, soprattutto, con quali soldi. Ma chi non sarebbe d´accordo?
Perché oltre all´obiettivo di ottenere il permesso di volo (a quell´aereo di Ryanair per fortuna il permesso non è stato poi dato), il governo sembra avere in testa un altro obiettivo: preparare la campagna elettorale.
&lt;p&gt;
Il vero quesito da porsi allora non è tanto se questo governo farà le cose vagamente descritte nella lettera, ma un altro: sono questi impegni sottoscritti a livello vincolanti anche per il governo che ci sarà nella prossima legislatura?&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=164TXV&quot;&gt;la Repubblica&lt;/a&gt;</summary>
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