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  <title>Openpolis - Argomento: militari</title>
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  <updated>2012-03-29T00:00:00Z</updated>
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  <title>Magda NEGRI: Riforma strumento militare è ruolo Parlamento</title>
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  <updated>2012-03-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626386</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Mi auguro che nella commissione Difesa al Senato le consultazioni sull'affare assegnato, tanto voluto dal Pd, della revisione dello strumento militare procedano con efficacia, ricchezza di informazioni, utilità complessiva. Il ruolo del Parlamento, sia in commissione sia nella possibile discussione d'Aula, deve essere preciso, chiaro, propositivo. La capacità militare del nostro Paese e l'evoluzione dello strumento militare devono essere materia di dibattito pubblico e di riforme condivise. Il Pd può esercitare un grande ruolo.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocratico.it/doc/233553/difesa-negri-riforma-strumento-militare-ruolo-parlamento.htm&quot;&gt;www.partitodemocratico.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giulio Terzi di Sant'Agata: Sui marò. &quot;La nave italiana non doveva entrare in acque indiane&quot;</title>
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  <updated>2012-03-11T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626644</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Esteri&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
via twitter: &quot;la nave italiana non doveva entrare in acque indiane&quot;. 
&lt;p&gt;&quot;Le polemiche sulle responsabilità le lascio ad altri, io lavoro per riportarli a casa&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://roma.virgilio.it/notizielocali/Ministro-Terzi-indiano-sui-maro-Non-dovevano-navigare-in-India-33999455.html&quot;&gt;Min. Esteri &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giuseppe GIULIETTI: Sabato 25 febbraio, in tutta Italia, iniziative contro l’acquisto degli F-35 </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/24/giuseppe-giulietti/sabato-25-febbraio-in-tutta-italia-iniziative-contro-l%E2%80%99acquisto-degli-f-35/625014"></link>
  <updated>2012-02-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625014</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Sabato 25 febbraio, in tutta Italia, si svolgeranno decine e decine di iniziative contro l’acquisto degli F-35 e per reclamare una radicale riduzione delle spese militari e dello stesso modello di difesa. La campagna è stata promossa dalla Rete per il disarmo, dalla Tavola della pace e da numerose associazioni, laiche e religiose.
&lt;p&gt;
Il Ministro-Ammiraglio Giampaolo Di Paola ha deciso di confermare l’acquisto di 90 cacciabombardieri nucleari F-35: una delle più micidiali armi da guerra mai costruite. Un solo aereo costa 120 milioni di euro, secondo la stima attuale di prezzo destinata però a crescere come annunciato dal Pentagono e dalla Lockeed Martin a seguito delle varie disdette e slittamenti di ordini arrivati. In tutto l’Italia finirà per impegnare più di 10 miliardi di euro ai quali se ne dovranno aggiungere altri 20-30 per la gestione e manutenzione dei velivoli.

&lt;p&gt;
Che senso ha spendere tutti questi soldi mentre si costringono milioni di italiani a fare enormi sacrifici e mancano i soldi per il lavoro, la scuola, la lotta alla povertà, i servizi degli enti locali, la protezione civile, la polizia e la giustizia?
&lt;p&gt;Sabato sarà un’occasione per raccogliere le firme sotto la petizione &lt;a href=&quot;http://www.disarmo.org/nof35/25-febbraio-2012-giornata-nazionale-di-mobilitazio&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;“Tagliamo le ali agli F-35″&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, e per chiedere a ciascun parlamentare di prendere posizione su una questione davvero strategica e che, francamente, non ci sembra meno rilevante delle liberalizzazioni o delle licenze dei taxi.
&lt;p&gt;

Eppure il dibattito, politico e mediatico, non sembra interessato a questi temi, del resto l’antipolitica  e la malapolitica si danno la mano nello scacciare dall’agenda le questioni che ripropongono i temi della democrazia internazionale, della corsa agli armamenti, del modello di sviluppo, del ruolo e della funzione degli apparati militari e delle loro connessioni con settori della finanza e dell’industrie collegate.

&lt;p&gt;
Qui non si tratta più di inveire contro le caste o di tagliare cento parlamentari, cosa per altro sacrosanta, ma di affrontare le oligarchie vere, i gruppi di interesse che stanno prendendo in ostaggio le democrazie e che perseguono l’obiettivo di un sostanziale commissariamento dei popoli, di una drastica riduzione delle distinzioni e dei conflitti sociali.
&lt;p&gt;

Per questo il tema degli F-35 resta sullo sfondo, perché evoca e suscita divisioni profonde, ripropone le divaricazioni tra destra e sinistra, determina schieramenti che non piacciono a chi, trasversalmente, vorrebbe mettere tra parentesi queste categorie.
&lt;p&gt;

Eppure sbagliano, perché questi temi stanno tornando al centro della attenzione in Francia, in Germania, persino negli Stati Uniti, dove si stanno interrogando con asprezza sugli errori commessi, sulle missioni fallite, sulle spese militari fuori controllo, sulla mancanza di risorse per finanziare i progetti di riduzione della povertà e di sostegno allo stato sociale. Perché mai la crisi dovrebbe imporre tagli durissimi ovunque e non dovrebbe invece comportare una drastica riduzione delle spese militari?
&lt;p&gt;

Non amiamo la demagogia, ma tra il 18, statuto dei lavoratori, e il 35, inteso come cacciabombardieri, non vi è dubbio alcuno che bisogna sopprimere il secondo numero.

Per questo voteremo e sottoscriveremo tutte le mozioni che chiederanno la soppressione o la immediata sospensione di questo progetto e di quelli che già si annunciano relativi all’acquisto dei nuovi modelli ancora più costosi e che potrebbero essere la vera ragione della annunciata e modesta riduzione dell’acquisto degli F-35 da parte del governo italiano.
&lt;p&gt;

Comunque la si pensi bisognerà sostenere questa campagna civile che, ricordiamolo, è stata promossa da quelle associazioni che diedero vita alle grandiosi manifestazioni contro la decisione del governo Berlusconi di appoggiare la disastrosa e non conclusa campagna irachena.&lt;br /&gt;


Furono accusati di essere estremisti, irresponsabili, fuori dal tempo e dalla storia. Avevano ragione loro, i cosìddetti realisti si sono dimostrati privi di capacità strategica, confusi, incapaci persino di elaborare una efficace strategia di ritirata.&lt;br /&gt;


Questo accade, e non solo in Iraq, quando la politica cede il comando agli apparati militari e agli interessi economici.

&lt;p&gt;
Per questo aderiamo alla campagna contro gli F-35 per questo ci sembra doveroso ospitare l’appello delle associazioni che hanno promosso l’iniziativa.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/02/24/giuseppe-giulietti-sabato-25-febbraio-in-piazza-per-tagliare-le-ali-ai-caccia-f-35/&quot;&gt;blog-micromega.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giampaolo Di Paola: Saranno acquistati 90 caccia F-35 invece dei 131 previsti</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/15/giampaolo-di-paola/saranno-acquistati-90-caccia-f-35-invece-dei-131-previsti/625013"></link>
  <updated>2012-02-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625013</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Difesa&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Saranno acquistati 90 caccia F-35 invece dei 131 previsti dal programma Joint Strike Fighter, con una riduzione di 40 unità. 
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Lo ha detto il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, alle commissioni Difesa congiunte di Senato e Camera.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;

Oggi ci sono 183mila militari e 30mila civili nella Difesa: occorre scendere progressivamente, verso 150mila militari e 20mila civili, con una riduzione di 43mila unità. 

&lt;p&gt;

&quot;L'obiettivo si potrà raggiungere in dieci anni o poco più attraverso la riduzione degli ingressi del 20-30%, la mobilità verso altre amministrazioni, l'applicazione di forme di part time''. Per ammiragli e generali, ha aggiunto, ''ci sarà una riduzione superiore del 30%'. E' un percorso doloroso ma inevitabile''. &quot;In 5-6 ci sarà anche una riduzione del 30% delle strutture della Difesa''.

&lt;p&gt;
&quot;La componente aerotattica è irrinunciabile: ora è assicurata da Tornado, Amx e Av-8B, che nell'arco di 15 anni usciranno per vetustà dalla linea operativa. Saranno sostituiti da Jsf, che è il miglior velivolo in linea di produzione, nei programmi di ben 10 Paesi''. ''L'Italia ha già investito 2,5 miliardi di euro. Ci eravamo impegnati ad acquistarne 131, ora il riesame del programma ci porta a ritenere perseguibile l'obiettivo di 90 velivoli, un terzo in meno''.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/di-paola-conferma-40-caccia-f35-in-meno-taglio-di-30mila-militari-1119475/&quot;&gt;blitzquotidiano.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio Maffi: Show &quot;militarista&quot; del consigliere del Pdl Maffi </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/01/12/antonio-maffi/show-militarista-del-consigliere-del-pdl-maffi/623024"></link>
  <updated>2012-01-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>623024</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Pisa (PI) (Lista di elezione: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Non vorrei dire - esordisce Maffi - che sono un guerrafondaio ma a me i militari, le armi piacciono. Anche perché se no si vivrebbe in un'anarchia. Chi lo difenderebbe il nostro paese se venissimo attaccati da altri Stati?&quot;.

Ma l'esponente del Pdl non si ferma qui e aggiunge: &quot;Io voterò contro questa mozione perché ci tengo che l'esercito italiano ci sia e che si continuino a produrre aerei, bombe, carri armati, mitra&quot;.

&quot;Voglio - conclude Maffi - che si continuino a fare queste cose qualsiasi governo ci sia, di centrodestra o di centrosinistra&quot;.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://pisanotizie.it/news/news_20120114_approvata_mozione_no_cacciabombardieri_show_militarista_maffi.html&quot;&gt;Pisanotizie&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: «La val Susa è un bene comune. Il tav è uno sperpero di denaro pubblico»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-08-29T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>608021</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Intervista al segretario del Prc Paolo Ferrero dopo la visita al cantiere di Chiomonte insieme all’eurodeputato irlandese Paul Murphy.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Segretario, lei è il primo politico che entra dentro il cantiere. Cosa ha visto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Direi che sono stato anche l’ultimo, visto che ero presente anche il giorno dello sgombero fatto con i militari. Battute a parte ciò che ho visto mi ha molto impressionato. Un serie successiva di sbarramenti e cancelli che fino ad ora avevo osservato solo in Palestina. Militari ovunque, anche se in numero ridotto rispetto il passato. Molti giovani soldati dell’esercito, meno poliziotti e carabinieri.
Ci sono poi i mezzi cingolati in arrivo già in utilizzo alle truppe presenti in Afghanistan. Uno scenario impressionante.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il cantiere a che punto è?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Il cantiere non c’è.&lt;br /&gt;

Ci sono le reti coperte di filo spinato che chiudono una parte del terreno che vedrà, forse, i lavori. Uno spazio che abbiamo potuto intravedere da lontano perché un funzionario di Ltf ci ha impedito di entrare in quella zona. Di fatto un pezzo di territorio italiano non è visitabile nemmeno da parte di un parlamentare europeo e da un segretario di partito.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cosa è successo all’area archeologica?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

E’ in condizioni disastrose. Sui reperti archeologici presenti è stata posizionata della sabbia ed un telo ma i mezzi continuano a passarci sopra. Ci vuole coraggio da parte della Sovrintendenza ad addossare la responsabilità di questa distruzione ai manifestanti.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cosa pensa delle ultime proteste?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

La val Susa continua a lottare ed è in grado di spostare il terreno del confronto.&lt;br /&gt;
 Non solo lo scontro fisico, che rischia di trasformare la vicenda in uno confronto tra manifestanti e polizia perpetuo, ma anche culturale e politico. D’altro canto in questo momento un problema nazionale come il tav in val Susa non può essere dibattuto perché in Parlamento sono tutti d’accordo, e rifiutano perfino di ascoltare le ragioni di questo popolo. Il nostro ruolo è e sarà quello di creare il confronto in tutta Italia per raccontare una verità semplice: in Italia il governo taglia le pensioni ed aumenta i ticket, quale senso ha in questo contesto un buco dentro una montagna che costa quindici miliardi di euro?&lt;br /&gt;

I numeri non lascino spazio a quest’opera su cui purtroppo rimane una fuorviante cappa mediatica.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il Tav è un bene comune?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

La val Susa è un bene comune, come l’acqua, l’aria e il lavoro. Il tav è uno sperpero di denaro pubblico e basta.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Siamo ad una festa di Liberazione in un territorio che vive il conflitto quotidianamente. Come le sembra?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Ottima e abbondante. Una festa di popolo con divertimento e approfondimento politico di spessore. Anche un momento di autofinanziamento importante che dimostra che il saper dire quando è seguito dal saper fare porta sempre ad ottimi risultati.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.liberazione.it/news-file/Ferrero-in-vistia-al-cantiere-Tav-di-Chiomonte.htm&quot;&gt;Liberazione - Maurizio Pagliassotti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Ignazio Roberto Maria MARINO: «Troppi soldi per la guerra. La politica deve scegliere»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-07-27T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590413</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il senatore Ignazio Marino del Pd dice no al rifinanziamento delle missioni militari all'estero. Invece il suo partito dice sì. Semplici differenze di sensibilità?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Ci sono almeno una decina di senatori democratici ad aver espresso grandi perplessità sul rifinanziamento. Non sono il solo a pensarla così. Dobbiamo tutti esprimere cordoglio per un'altra vita persa in Afghanistan. Al tempo stesso va anche ricordata la necessità sempre più urgente di una discussione serena e rigorosa, che non si fa in un pomeriggio a palazzo Madama. Personalmente non voterò un decreto da 700milioni di euro, che fa riferimento ad una serie di missioni militari all'estero.&lt;br /&gt;
 A mio avviso questo tema meriterebbe una più approfondita riflessione, così da capire almeno finalità e regole di ingaggio delle singole &quot;avventure militari&quot;.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L'Afghanistan è sotto i riflettori: una guerra che dura ormai da dieci anni e che ha visto quarantuno morti solo fra i soldati italiani.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
L'Afghanistan: pensi che c'è un unico comandante per Enduring freedom - gestita dalle forze armate degli Stati uniti, che nelle loro comunicazioni chiamano senza troppi giri di parole &quot;war&quot;, guerra - e Isaf - gestita dalla Nato. Una situazione quanto meno singolare. Anche perché un ex comandante come McChrystal ha recentemente affermato che per aver successo in Afghanistan non servono più armi. Invece continuiamo a spendere in armamenti.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Però alla fine, anche grazie agli 8milioni che il governo ha concesso per la cooperazione, un accordo bipartisan è stato trovato. Come sempre.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il nostro paese negli ultimi dodici mesi ha mobilizzato 8500 persone, di cui 6880 militari attualmente impegnati in zone a rischio, 4200 in Afghanistan. Perché faccio tutti questi numeri? Perché sono ormai quasi dieci anni che abbiamo truppe in Afghanistan e il costo medio delle persone attive - cui va certamente il rispetto di tutto il paese e il mio personale - è di circa un miliardo e mezzo di euro. Adesso aggiungiamo altri 700 milioni di euro. Cifre enormi senza risvolti positivi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Marino è stato candidato alla segreteria del partito. Se avesse vinto le primarie, il Pd avrebbe tolto l'elmetto e votato no?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Certamente la mia posizione, o di altri, in questo momento è minoritaria. Ciò non toglie che dovremmo discutere. Anzi, penso che sia necessario, opportuno ed urgente aprire una riflessione. Perché se da un lato è importante garantire la lealtà internazionale, dall'altro bisognerebbe riflettere prima di investire somme così ingenti e perdite di vite umane in contesti in cui finalità e regole d'ingaggio sono tutt'altro che chiare.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei non è una mosca bianca dentro il partito, basta leggere le dichiarazioni del presidente toscano Enrico Rossi, del deputato Enrico Gasbarra, ecc.. Prima o poi il partito ne dovrà parlare...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il Paese si è impegnato a spendere ben 29 miliardi per acquistare oltre 300 tra elicotteri e aerei militari, mentre per il 2011, 2012 e 2013 è stato azzerato il fondo per la non autosufficienza, ridotto a 36 milioni quello per le politiche per la famiglia e azzerato quello per l'infanzia. Con il costo di un solo F35 si potrebbero acquistare ben cinque Canadair per l'antincendio, in questo momento quanto mai utili. Di più, il costo di un elicottero da combattimento potrebbe essere impiegato per venti nuovi treni per trasportare pendolari, stiamo parlando di un servizio per 20mila persone. E sono solo due esempi. La politica può e deve fare delle scelte adeguate e strategiche in questo momento. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=12JJW0&quot;&gt;Liberazione - Frida Nacinovich&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emma BONINO: Missioni: I Senatori Radicali non partecipano al voto. Cancellata la ricerca di una soluzione politica a scenari in mutamento.</title>
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  <updated>2011-07-27T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590401</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
L'alternativa a questa nostra presenza in decine di missioni non puo' essere il ritiro bensi' la ricerca di soluzione di alternative possibili da ricercare colle armi della politica.
&lt;p&gt;
Oggi ci viene imposto con un si o con un no solo di acconsentire al rifinanziamento senza mai affrontare nel merito le singole missioni che, se affrontate nei singoli contesti e valutate, potrebbero far tesoro di proposte politiche precise come quelle che da anni i Radicali propongono in termini di riforme dell'ordinamento legale internazionale nonche' di ravvedimenti di scellerate politiche di sostegno a regimi illiberali o a proibizioni dogmatiche.
 
&lt;p&gt;
Vigileremo affinchè le modifiche proposte all'articolo 9 (che prevedono un dibattito nel merito almeno 60 giorni prima del rinnovo dei finanziamenti) consentano un minimo recupero della politica oggi sacrificata sull'altare della mera presenza dei nostri militari ai quali sicuramente va il nostro ringraziamento per il lavoro che svolgono nel mondo.
&lt;p&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/print/comunicati/20110727/missioni-senatori-radicali-non-partecipano-voto-cancellata-ricerca-soluzione-pol&quot;&gt;Partito Radicale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Libano: vicinanza del Gruppo PD ai militari feriti</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/05/27/dario-franceschini/libano-vicinanza-del-gruppo-pd-ai-militari-feriti/573028"></link>
  <updated>2011-05-27T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>573028</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Esprimo a nome di tutti i deputati del Pd profonda vicinanza ai militari rimasti feriti nell'attentato in Libano e alle loro famiglie&quot;. Lo afferma il capogruppo dei Democratici alla Camera, Dario Franceschini. &quot;Come sempre le nostre forze armate svolgono nelle missioni, cui sono impegnate all'estero, il loro compito in modo straordinario ed ineccepibile. Tutti gli italiani devono loro una profonda gratitudine&quot;.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=5038&quot;&gt;dariofranceschini.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: «L'ulteriore impegno dell'Italia in Libia naturale sviluppo della linea fissata nel Consiglio Supremo di Difesa e confortata da ampio consenso in Parlamento»</title>
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  <updated>2011-04-26T00:00:00Z</updated>
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  <id>560067</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Ancora oggi, ad ormai 66 anni di distanza da quella giornata storica, la Festa della Liberazione richiama alla nostra mente l'idea del compimento di un'opera, del termine di un percorso : la riconquista - per l'Italia - della libertà, dell'indipendenza e dell'unità, a fondamento della rinascita della democrazia&quot;. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione dell'incontro con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane e delle Associazioni d'Arma.

&lt;p&gt;
&quot;Ma sul significato nazionale di questa ricorrenza a centocinquantanni dall'Unità d'Italia ho parlato ieri all'Altare della Patria e non ritornerò anche perché i drammatici eventi - ha affermato il Presidente Napolitano - che accadono oltre le nostre frontiere ma intorno a noi e le profonde ripercussioni che essi hanno sul nostro stesso paese e presumibilmente ancor più avranno sul suo futuro ci inducono a guardare al 25 aprile 1945 in una prospettiva più ampia ed attuale. Oggi ci interroghiamo - ha infatti rilevato il Capo dello Stato - in Europa e in tutto l'Occidente, sulla possibilità di rivoluzioni o evoluzioni democratiche nel mondo arabo, fatto senza precedenti e carico di potenzialità straordinarie. E le previsioni non sono facili ; né è semplice il compito che può spettare a paesi come il nostro. Ma ciò non toglie che sentiamo - in particolare noi italiani nel ricordo delle lotte di liberazione e del 25 aprile - di non poter restare indifferenti di fronte al rischio che vengano brutalmente soffocati movimenti comunque caratterizzati da una profonda carica liberatoria&quot;.

&lt;p&gt;
Il Presidente Napolitano ha ribadito che &quot;non potevamo restare indifferenti alla sanguinaria reazione del colonnello Gheddafi in Libia: di qui l'adesione dell'Italia al giudizio e alle indicazioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e quindi al piano di interventi della coalizione postasi sotto la guida della NATO. L'ulteriore impegno dell'Italia in Libia - annunciato ieri sera dal Presidente del Consiglio Berlusconi - costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall'Italia a metà marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio Supremo di Difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Naturalmente - ha proseguito il Presidente - sappiamo bene come ai problemi di fondo che si pongono nei paesi dell'area africana e mediorientale lo strumento militare non può dare l'insieme delle risposte necessarie. La risposta di fondo anche al rischio di flussi migratori disperati e convulsi verso le nostre sponde, sta in un fattivo, forte impegno di cooperazione allo sviluppo dei paesi delle sponde Sud ed Est del Mediterraneo. Dobbiamo portarci all'altezza delle nostre responsabilità come mondo più sviluppato e ricco, mostrare lungimirante generosità, essere non solo coerenti con principi e valori di solidarietà, ma capaci di comprendere quale sia il nostro stesso interesse guardando a un futuro che è già cominciato&quot;.

&lt;p&gt;
Per il Presidente Napolitano &quot;nulla sarebbe più miope, meschino e perdente, del ripiegamento su sé stesso di ciascuno dei paesi membri dell'Unione Europea. Ciascuno dei nostri paesi ha un avvenire solo se scommette sull'unità dell'Europa, e sull'assunzione delle responsabilità che ci competono in un mondo così fortemente cambiato e in via di cambiamento. E questo è in realtà l'autentico significato della partecipazione dell'Italia e delle sue Forze Armate alle missioni internazionali&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&amp;key=16416&quot;&gt;Quirinale.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emanuele FIANO: Libia. &quot;La Russa difende vilta' e opportunismo di Berlusconi&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/25/emanuele-fiano/libia-la-russa-difende-vilta-e-opportunismo-di-berlusconi/559418"></link>
  <updated>2011-03-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559418</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
''Le parole del ministro La Russa sono agghiaccianti e ipocrite: in diretta tv ha appena ammesso che il presidente del Consiglio di una nazione che si trova coinvolta in una missione militare, non e' disposto a venire in aula e mettere in gioco il suo ruolo a completo supporto di una missione nella quale i militari, del paese che lui governa, stanno mettendo a repentaglio la propria vita perche' e' pronto a giocare a fare il mediatore tra Gheddafi o chi lo dovesse sostituire, i ribelli e la coalizione. Questo tipo di comportamento si chiama vigliaccheria''.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Libia-Pd-La-Russa-difende-vilta-e-opportunismo-di-Berlusconi_311827448549.html#&quot;&gt;Adnkronos&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Ramon MANTOVANI: L'Onu e la guerra</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/23/ramon-mantovani/lonu-e-la-guerra/559238"></link>
  <updated>2011-03-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559238</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Mi riconosco completamente nelle posizioni espresse negli articoli di fondo e di commento pubblicati nelle ultime settimane su Liberazione circa la vicenda libica. Non ripeterò, quindi, i giudizi articolati sui diversi regimi investiti dalle rivolte popolari. Come non ribadirò il senso delle diverse motivazioni che militano contro l'intervento militare guerrafondaio in corso in Libia. Mi interessa, invece, mettere in evidenza un punto controverso (forse il più controverso) della questione pace-guerra oggi. Si tratta della presunta legittimazione dell'Onu a consentire intraprese militari, del tutto assimilabili alla guerra, ancorché condotte con i moderni strumenti militari che permettono alle potenze occidentali di condurre la guerra dal cielo senza subire perdite, e trasformando una delle fazioni in lotta nelle proprie truppe di terra. &lt;br /&gt;

Non c'è telegiornale o talk show, non c'è pensoso commentatore ed &quot;esperto di politica internazionale&quot; o di &quot;politica militare&quot;, tranne qualche mosca bianca generalmente censurata, che dica o scriva che le Nazioni Unite hanno autorizzato..., hanno legittimato…, hanno deciso…, e così via.
&lt;p&gt;
Come qualcuno dovrebbe pur ricordare, la guerra contro la Repubblica Federale Yugolslava del '99 non fu nemmeno discussa in sede di Consiglio di Sicurezza Onu e l'allora Segretario Generale lamentò di non essere nemmeno stato informato dell'inizio dei bombardamenti. Fu, invece, il G7 allargato alla Russia a decidere, pur essendo un puro incontro informale non retto da alcun trattato internazionale, la fine del conflitto. Come qualcuno dovrebbe ricordare, sul precedente conflitto bosniaco l'Onu esercitò la propria funzione predisponendo una missione militare d'interposizione allo scopo di impedire la continuazione del conflitto armato. Peccato che, non disponendo di propri strumenti militari, per altro previsti fin dal 1945 nell'articolo 43 dello Statuto, ma mai organizzati a causa della guerra fredda, dovette ricorrere al buon cuore di paesi volontari ed organizzò una forza di circa 5000 unità invece delle 60.000 considerate necessarie. Così i baschi blu dell'Onu nulla poterono contro le diverse pulizie etniche fino all'intervento della Nato, che venne fatto esattamente dai paesi che si erano rifiutati di mettere a disposizione dell'Onu le truppe necessarie affinché la missione di interposizione avesse successo. Senza ricordare questi due precedenti è difficile capire cosa stia succedendo oggi in Libia, giacché si tratta di un caso analogo a quello della Repubblica Federale Yogoslava. Analogo perché si tratta di un paese membro dell'Onu, dilaniato da una guerra civile interna. L'analogia, però, finisce qui. Anche se distingue inequivocabilmente questa fattispecie di casi da quelli dell'Afghanistan e dell'Iraq. 
&lt;p&gt;
Lasciamo perdere i &quot;motivi umanitari&quot; ai quali credono solo gli ipocriti e cinici complici degli obiettivi neocoloniali conclamati delle potenze occidentali. Stiamo sul punto della funzione dell'Onu e sulla sua presunta facoltà di legittimare e autorizzare intraprese militari di parte. 
&lt;p&gt;
Di fronte alle tragedie umanitarie prodotte da un conflitto armato che sia in grado di minacciare la pace a livello internazionale, senza entrare nello specifico della situazione libica, cosa dovrebbe fare l'Onu?
&lt;p&gt;
In più articoli dello Statuto si parla chiarissimo. Non ho qui lo spazio per citare lo Statuto (ne consiglio però una ri-lettura periodica come per la Costituzione Italiana). Ma non temo smentite se affermo che è improntato alla soluzione negoziale e diplomatica di ogni conflitto, all'idea di riduzione drastica degli apparati e delle spese militari ed alla ricerca di soluzioni collettive e concordate dei conflitti. Ovviamente lo Statuto prevede anche interventi militari, ma solo nel caso falliscano tutte le azioni non militari (previste negli articoli 40 e 41). 
Chiunque può giudicare se l'Onu abbia o meno esperito tutti i tentativi che il suo statuto prevede per mettere fine ad un conflitto nel caso della Libia. Eppure ci sono state proposte per esercitare una funzione di mediazione, proposte per avviare un negoziato. Tutte volutamente ignorate sia dai ribelli anti-Gheddafi sia dalle potenze occidentali. E fin qui è normale e sembra la copia esatta della vicenda kosovara. Ma sono state ignorate anche dal Segretario Generale dell'Onu! Che però, per questo, è venuto meno ad un suo preciso compito statutario. A nulla vale dire che bombardare una parte in lotta in una guerra civile è una azione in difesa dei civili, come ha fatto Ban Ki-moon. È un grottesco aggiramento e svuotamento dello Statuto dell'Onu. 
In altre parole la risoluzione del Consiglio di Sicurezza è illegittima, ed anche ove la colpevole astensione di Cina e Russia, che solo ora sembrano accorgersi della vera natura guerrafondaia della risoluzione (sic), lo abbia reso apparentemente legittimo, è più che criticabile. E non giustifica in nessun modo l'atteggiamento di chi, governo od opposizione che sia, vorrebbe venderlo come oro colato. &lt;br /&gt;

Ma c'è di più. &lt;br /&gt;

Anche questa vicenda dimostra che è assurdo, sempre che i principi e il diritto internazionale abbiano un valore, che dopo ventidue anni dalla fine della guerra fredda l'ONU non disponga di una propria forza militare permanente per esercitare la funzione di polizia internazionale, come previsto dall'articolo 43 del suo Statuto. 
&lt;p&gt;
Rimanendo nel regime &quot;transitorio&quot; per cui il Consiglio di Sicurezza deve &quot;autorizzare&quot; missioni di paesi &quot;volonterosi&quot;, spiegato se non giustificato dall'equilibrio della guerra fredda, si codifica e cristallizza il monopolio occidentale (leggi soprattutto Nato) dell'uso della forza militare. 
Mi si scuserà la sommarietà del paragone, ma è come dire che uno stato emana leggi ma non avendo una polizia ai propri ordini, deve affidarsi alle polizie private dei più potenti cittadini, per farle rispettare. Ci saranno leggi per cui si troverà la polizia ed altre che rimarranno inapplicate per mancanza della forza necessaria. Ed è esattamente ciò che succede nel mondo. 
&lt;p&gt;
Tutti quelli che si dichiarano difensori dei diritti umani, preoccupati per le crisi umanitarie, desiderosi di promuovere la democrazia in ogni dove, e che fanno finta di non sapere queste cose o, peggio ancora, le ignorano, accettando l'idea che lo Statuto dell'ONU sia una variabile dipendente dagli interessi dei paesi più armati e più potenti non è solo ipocrita. È complice e servo della dittatura &quot;occidentale&quot; che trascina il mondo nella catastrofe e che uccide lentamente le Nazioni Unite riducendole sempre più a &quot;notaio&quot; delle proprie decisioni.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.liberazione.it/news-file/L-Onu-e-la-guerra---LIBERAZIONE-IT.htm&quot;&gt;liberazione.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rosanna FILIPPIN: Afghanistan. &quot;Rispetto per l'impegno dei militari, ma serve una riflessione sull'impegno a Kabul&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/01/02/rosanna-filippin/afghanistan-rispetto-per-limpegno-dei-militari-ma-serve-una-riflessione-sullimpegno-a-kabul/549519"></link>
  <updated>2011-01-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>549519</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Bassano del Grappa (VI) (Partito: PD) - Assessore  Comune Bassano del Grappa (VI) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Cordoglio per i familiari di Matteo Miotto, rispetto per l’impegno dei militari, ma anche invito a ripensare forme e obiettivi della missione italiana a Kabul.
&lt;br /&gt;
È quanto esprime Rosanna Filippin, segretario regionale del Pd Veneto, in una sua dichiarazione.
&lt;p&gt; “Questo è il momento della vicinanza ai familiari dell’ennesima vittima della guerra e del rispetto per il rischio che i nostri giovani militari corrono quotidianamente. Ma l’ennesima morte di un giovane figlio del Veneto deve spingerci tutti ad una seria riflessione. 
&lt;p&gt;È tempo di fare un bilancio politico dell’impegno militare in Afghanistan. La comunità internazionale sta ripensando le proprie prospettive di impegno a Kabul. Lo stanno facendo gli Stati Uniti, è giusto che lo faccia anche l’Italia, di concerto con il resto dell’Europa. 
&lt;p&gt;Questa missione dura da quasi dieci anni. Si era posta degli obiettivi che ancora non ha raggiunto. Di fronte a questo, non ci si può limitare a riproporre un rituale appello al senso di responsabilità internazionale del paese. 
Perché forse sono gli strumenti e le forme della lotta al terrorismo che vanno ripensati globalmente”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_news.asp?ID=1874&quot;&gt;www.partitodemocraticoveneto.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maurizio TURCO: a La Russa, i militari non sono i tuoi spazzini.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/11/24/maurizio-turco/a-la-russa-i-militari-non-sono-i-tuoi-spazzini/548250"></link>
  <updated>2010-11-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>548250</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ogni volta che rispunta il problema mai risolto dei rifiuti in Campania ecco che subito il Ministro La Russa si fa avanti al grido &quot;armiamoci e partite&quot;, in questo caso di badili per spalare la &quot;monnezza&quot;. &lt;br /&gt;
I militari non sono gli spazzini di La Russa, sono servitori dello Stato e delle Istituzioni a cui si deve chiedere di fare il lavoro per cui sono pagati non di risolvere le incapacità e di un Governo dilaniato da lotte intestine.
&lt;p&gt;
Lo dichiarano il deputato radicale Maurizio Turco, cofondatore del partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm) e Luca Marco Comellini, segretario del Pdm&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://radicali.it/print/comunicati/rifiuti-turco-comellini-russa-militari-non-sono-tuoi-spazzini&quot;&gt;radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Massimo DONADI: «Calderoli si dimetta, ha abolito un reato per salvare 36 leghisti»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/10/20/massimo-donadi/%C2%ABcalderoli-si-dimetta-ha-abolito-un-reato-per-salvare-36-leghisti%C2%BB/547205"></link>
  <updated>2010-10-20T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>547205</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Il ministro ha mentito al Parlamento perché in un question time aveva detto che l'estinzione della norma sul reato di associazione militare, di cui erano accusati i militanti del Carroccio, era un errore materiale e lo avrebbe cancellato&quot;
&lt;p&gt;Mozione di sfiducia dell'Italia dei valori per il ministro della Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli, che &quot;ha mentito&quot; sul lodo 'salva Lega', ovvero sulle norme che cancellano il reato di associazione militare per scopi politici, che entrate in vigore lo scorso 8 ottobre hanno determinato l'estinzione del processo a carico di 36 leghisti.
&lt;p&gt;

&quot;Il 3 ottobre il ministro della Difesa, attraverso il portavoce, - racconta Donadi - rilascia una nota stampa nella quale dice che l'inserimento del reato di associazione militare tra quelli da abrogare è un errore materiale e che il suo ministero si attiverà immediatamente per ottenere la rettifica in Gazzetta Ufficiale&quot;. A quel punto l'Idv nella stessa data presenta una richiesta di rettifica, ma arriva l'8 ottobre e il governo non fa nessuna rettifica, per cui la norma entra in vigore e il reato viene abrogato.&lt;br /&gt;
 Il ministro della Difesa è stato perciò politicamente ingannato dal ministro Calderoli&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Inoltre - continua Donadi - il consigliere Vito Poli, con un documento ufficiale del Consiglio di Stato, fa sapere che nel testo licenziato dalla commissione scientifica da lui presieduta questo reato non c'era, è stato inserito dopo al ministero della Semplificazione. Quindi -secondo il capogruppo Idv- una manina lesta lo ha inserito in un secondo tempo&quot;.
&lt;p&gt;

&quot;E' una vera 'porcata ministeriale' - denuncia Donadi che annuncia anche la presentazione di un esposto alla magistratura -, Calderoli ha mentito al Parlamento e agli italiani in diretta tv durante il question time alla Camera ed è probabilmente lui la 'manina' o l'ispiratore della manina che ha inserito il provvedimento nel testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e che poi ha bloccato la rettifica che era stata proposta dal ministero della Difesa&quot;.

&lt;p&gt;
Proprio in ragione della mancata rettifica e, quindi, del cosiddetto 'favor rei', nota Donadi, i leghisti che avevano in corso un processo a Verona &quot;la faranno franca, alla faccia dell'art. 18 della Costituzione che proibisce le associazioni che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare&quot;. 
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/politica/2010/10/20/news/idv_contro_calderoli-8273712/?rss&quot;&gt;la Repubblica.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giuseppe GIULIETTI: Afghanistan: “No alle bombe, sì al ritiro”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/10/11/giuseppe-giulietti/afghanistan-%E2%80%9Cno-alle-bombe-s%C3%AC-al-ritiro%E2%80%9D/546960"></link>
  <updated>2010-10-11T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>546960</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Non bastano le bombe, serve una strategia”, così scrive il generale Fabio Mini su “Repubblica”. Come se non fosse stato sufficientemente chiaro aggiunge: “La Nato e gli Stati Uniti non sanno cosa fare e i nostri soldati ‘non ci capiscono più niente’ perché la strategia è inefficiente: non ci sono idee e nessuno crede più a quelle finora propagandate. In queste condizioni i nostri soldati continueranno a morire senza sapere perché e per chi. &lt;br /&gt;
In compenso questo lo sa chi, parlando più di aerei, portaerei, carri armati e bombe, manda messaggi incoraggianti a chi su queste cose e sui morti ci specula.”.

&lt;p&gt;
Che altro aggiungere? Il generale Mini non è un militante pacifista, ma un militare abituato al freddo ragionamento sugli scenari, sull’analisi delle forze in campo, sulle possibili prospettive militari e, soprattutto, politiche.
Parole analoghe sono state pronunciate dai collaboratori del presidente Obama, sono risuonate nell’aula del Congresso, stanno animando il dibattito in tutta Europa.

&lt;p&gt;
Quasi nessuno osa più negare il fallimento strategico e tattico di una missione che era iniziata con l’obiettivo di colpire Bin Laden e i santuari del terrorismo ed, invece, rischia di concludersi con una strage continua e con la riconsegna di tanta parte del territorio proprio agli odiati talebani, tornati ad essere i signori e i padroni di oltre la metà del territorio nazionale.

&lt;p&gt;
Di fronte ad un quadro drammatico, solo e soltanto in Italia il dibattito, come ha ricordato il generale Mini, vola ad altezza zero, ridotto a slogan, a spot, a retorica, persino di fronte ad altre vite umane stroncate. Al ministro La Russa viene in mente, solo e soltanto, di armare gli aerei,di trasformare la presunta missione di pace in una nuova missione di guerra. Capita persino che qualche esponente della opposizione lo prenda sul serio!

&lt;p&gt;
Dal momento, tuttavia, che il ministro della difesa ha rivolto un appello ai singoli parlamentari invitandoli ad esprimere un voto di “responsabilità nazionale”, vorrei usare questo spazio non solo per declinare l’invito, ma per precisare che, in questa occasione, il mio non sarà solo un voto contro le super bombe, ma anche un voto per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan prima che sia troppo tardi; prima che sia definitivamente compromessa la possibilità stessa di elaborare un nuovo piano d’azione internazionale, come peraltro chiedono con grande forza le voci più accreditate sul piano politico e diplomatico.

&lt;p&gt;
La manifestazione del prossimo 16 ottobre che ha ormai assunto le caratteristiche di una grande giornata per la democrazia, la legalità, i diritti e la Costituzione, servirà anche a ricordare a tutti noi l’articolo 11 e il ripudio della guerra, altro che gli aerei e le super bombe del ministro La Russa!&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://temi.repubblica.it/micromega-online/afghanistan-giulietti-no-alle-bombe-si-al-ritiro/?printpage=undefined&quot;&gt;micromega-online&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maurizio TURCO: 8 settembre: sia occasione per riflettere sui diritti negati ai militari </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/09/07/maurizio-turco/8-settembre-sia-occasione-per-riflettere-sui-diritti-negati-ai-militari/505724"></link>
  <updated>2010-09-07T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>505724</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Domani ricorre il 67° anniversario dell’8 settembre ed è auspicabile che tale evento sia anche l’occasione per far riflettere le massime Istituzioni dello Stato sulle limitazioni dei diritti che il legislatore si ostina ad imporre ai militari che quotidianamente combattono contro criminalità e deviazioni di ogni tipo per la salvaguardia delle libere Istituzioni democratiche e per la difesa della Costituzione e della legalità.
&lt;p&gt;&lt;br /&gt;

Il prossimo 8 ottobre entrerà in vigore il nuovo Codice dell'Ordinamento Militare, una vasta raccolta di norme che i vertici militari hanno voluto imporre ai cittadini in divisa, non per seguire lo spirito di una ampia e ponderata razionalizzazione delle norme di settore, ma con lo scopo di accentuare quelle negazioni del Diritto  e dei Diritti che solo un regime autoritario come quello di cui domani si ricorderà la fine seppe imporre con tragiche e indelebili conseguenze che tutti noi oggi ancora siamo costretti a ricordare affinché non si possano ripetere gli errori del passato che però sembrano volersi rinnovare nella forzata militarizzazione del territorio.&quot;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/comunicati/8-settembre-turco-comellini-sia-occasione-riflettere-sui-diritti-negati-ai-militari&quot;&gt;Radicali Italiani&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIOCONDO TALAMONTI: Comune di Terni - Ordine del Giorno:ritiro delle forze militari dall’Afghanistan</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/03/02/giocondo-talamonti/comune-di-terni-ordine-del-giornoritiro-delle-forze-militari-dall%E2%80%99afghanistan/480483"></link>
  <updated>2010-03-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>480483</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Terni (TR) (Gruppo: Federazione della Sinistra) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Al Sindaco del Comune di Terni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Ordine del Giorno:ritiro delle forze militari dall’Afghanistan&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Premesso che&lt;/b&gt; le notizie che arrivano dall’Afghanistan suggeriscono l’immediato ritiro del nostro contingente e ci convincono sempre di più dell’insensatezza della presenza dei militari Nato su quella terra;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;tenuto conto che&lt;/b&gt;, per quanto riguarda l’Italia, la presenza del contingente stride con i dettami della Costituzione, che parla chiaramente di una Repubblica che rifiuta l’idea di guerra come strumento per la risoluzione di qualsivoglia questione; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;preso atto che&lt;/b&gt; la maggioranza del popolo italiano è contro il proseguimento dell’intervento militare in Afghanistan, che colpisce solo le popolazioni civili senza prospettare alcuna via di uscita pacifica dal conflitto, &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;visto che&lt;/b&gt; nessuno in parlamento ha il coraggio di alzarsi per affermarlo con forza&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il Gruppo di Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani&lt;/b&gt; ritenendo il proseguimento della guerra in Afghanistan non più accettabile e che bisogna uscire dall’Afghanistan senza se e senza ma, in favore di una soluzione di pace condivisa da tutti i soggetti in campo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;impegna il Sindaco e la Giunta&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ad intervenire, nelle sedi opportune, perché termini l’intervento militare e per chiedere il ritiro dell’Italia da quello che è, e rimane, un conflitto bellico, non più una missione di pace. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Gruppo RC/CI
Giocondo Talamonti&lt;br /&gt;
Luzio Luzzi&lt;br /&gt;
Mauro Nannini.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://talamontigiocondo.blogspot.com/2010/03/comune-di-terni-ordine-del-giornoritiro.html&quot;&gt;Il Blog Personale di Giocondo Talamonti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio DI PIETRO: Subito via da Afghanistan</title>
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  <updated>2010-02-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Antonio Di Pietro spinge per un ritiro dei soldati italiani dall’Afghanistan. Commentando l’attentato di venerdì mattina a Kabul in cui ha perso la vita anche il consigliere diplomatico italiano Pietro Colazzo il leader dell’Italia dei Valori ha spiegato:  «Da tempo sosteniamo che in Afghanistan non ci sono più le condizioni iniziali per portare avanti una missione di pace, ma c’é una guerra guerreggiata, tra differenti fazioni, alla quale la nostra Costituzione vieta di partecipare».

&lt;p&gt;
Di Pietro, in una nota prosegue:  «Per questo l’IdVchiede il ritiro delle truppe italiane e la messa in sicurezza del nostro personale attraverso la pianificazione immediata di una exit strategy per portare a casa i nostri soldati».

&lt;p&gt;
«In merito al tragico attentato  – conclude  Di Pietro – chiediamo al Governo di venire urgentemente in Parlamento a riferire».&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/attentato-kabul-di-pietro-subito-via-da-afghanistan-261722/&quot;&gt;Blitz quotidiano&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio POLITO: Mille buone ragioni che nessuno spiega agli italiani</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/09/22/antonio-polito/mille-buone-ragioni-che-nessuno-spiega-agli-italiani/417852"></link>
  <updated>2009-09-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Se l’Italia è stanca di guerra, se il popolo non si aduna come avvenne sei anni fa per Nassiriya, se i sondaggi dicono «ritiro» come quelle voci che si sono levate in San Paolo fuori le mura, non possiamo cavarcela dando la colpa alle voci dissonanti nella politica.
&lt;p&gt; Bossi e Di Pietro sono come due cani da caccia, alzano il naso e lo mettono al vento; lo annusano, non lo producono. Più che con loro, dovremmo prendercela con le voci consonanti del resto della politica, quella che ha governato prima e quella che governa ora. Da anni, a ogni obiezione sulla nostra missione in Afghanistan, la risposta della politica che conta è sempre la stessa: dobbiamo restare perché restano gli alleati (che poi vuol dire gli americani).
&lt;p&gt; Il sottotesto di queste dichiarazioni è: ce ne vorremmo andare anche noi, prima o poi ce ne andremo, non possiamo restare all’infinito e ci siamo anzi già stufati.
&lt;p&gt; Ma ce ne potremo andare solo quando ce lo dirà qualcun altro, quando se ne andranno tutti, quando a Washington si deciderà così. Prendete l’ultima trovata semantica di Berlusconi. Stretto tra Bossi che gli chiede una exit strategy e Obama che gli impone una strategia per restare, lui ha tirato fuori una «transition strategy»; che in termini politici vale come le «convergenze parallele» della Prima Repubblica, non vuol dire niente e accontenta tutti. 
&lt;p&gt;Ma se per anni i nostri governanti hanno convinto il Paese che neanche loro ci credono a quella missione, e che ci stanno solo per ragioni diplomatiche, di opportunità, nella migliore delle ipotesi per orgoglio nazionale, perché mai gli italiani si dovrebbero invece entusiasmare? 
&lt;p&gt;Perché non dovrebbero pensare che ogni nostro soldato che muore o viene ferito è un obolo pagato a una causa astratta e oscura, politica e di potere, una roba da cancellerie, da rapporti tra stati? Ci sono mille buone ragioni per tenere i nostri soldati in Afghanistan, e per completare l’opera. Ma nessuno le evoca mai.
&lt;p&gt; Una buona ragione - che gli italiani capirebbero - è che non vogliamo che in Afghanistan possa mai più capitare a un ragazzo quello che capita al protagonista del Cacciatore di Aquiloni. Un’altra buona ragione è che non vogliamo che a nessuna donna afghana possa più capitare quello che capita alle donne di Mille splendidi soli, l’altro romanzo di Khaled Hosseini. Un’altra ancora è che vogliamo che le bambine afghane possano andare a scuola. O che le minoranze etniche e linguistiche non vengano oppresse. O che l’Afghanistan smetta di essere il fornitore di oppio per tutti i trafficanti di droga del mondo. O che i talebani vi ospitino un altro Bin Laden per progettare un altro attacco alle Due Torri. Ce ne sono migliaia di buone ragioni per restare là, e tutte comprensibili per gli italiani. 
&lt;p&gt;Si può anzi dire che mai nessuna missione internazionale ha avuto così tante buone ragioni. Però nessuno le dice più. Come se nessuno ci credesse più. E forse davvero nessuno più ci crede, perché l’Occidente ha consentito che tutte queste brutte cose, che noi dovevamo eliminare con i nostri soldati, continuino ad accadere anche con la «democrazia»: ha consentito che un governo corrotto truccasse e vincesse le elezioni, ha consentito che leggi contro le donne fossero varate, ha consentito che i talebani si finanzino con l’oppio tenendo così in piedi un’intera economia agricola.
&lt;p&gt; Pensosi, i nostri politici ci dicono che in Afghanistan non bastano le armi se non si vincono anche «i cuori e le menti degli afghani». Giusto. Ma da anni i nostri politici hanno smesso di conquistare «i cuori e le menti» degli italiani, non cercano neanche più di spiegare loro per quali ideali vale la pena che i nostri soldati rischino la vita. Di questo passo ce ne andremo. Non solo noi italiani, ma pure gli altri. E, come successe alla fine dell’occupazione sovietica, l’Occidente volterà le spalle per la seconda volta a quel popolo, e lo consegnerà per la seconda volta nelle mani dei suoi aguzzini.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=NGE6N&quot;&gt;Il Riformista - Antonio Polito&lt;/a&gt;</summary>
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