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  <title>Openpolis - Argomento: prodi</title>
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  <updated>2011-09-03T00:00:00Z</updated>
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  <title>Franco Frattini: SCONCERTANTE...(PRODI AL TELEFONO CON TERRORISTI)</title>
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  <updated>2011-09-03T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>609203</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Affari Esteri (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Prodi affondato da Hamas, Berlusconi dalla magistratura. Spulciando tra i 251.287 file pubblicati da Julian Assange e dal suo sito di cyberguerrilla Wikileaks emergono nuove, imbarazzanti considerazioni e valutazioni da parte dei diplomatici Usa di stanza in Italia. Questa volta, però, ad uscire peggio sono l'ex premier del centrosinistra e la magistratura italiana. Del primo, vari cablo inviati alla Casa Bianca, l'allora ambasciatore americano a Parigi, Craig Stapleton, che ricordava come Romano Prodi, prima di arrivare per la seconda volta a Palazzo Chigi nel maggio 2006, avesse &quot;scioccato&quot; il governo francese conversando al telefono tranquillamente con un leader palestinese di Hamas, considerato dall'Eliseo un gruppo terroristico e non politico. &quot;Esponenti ufficiali del ministero degli Esteri francese - scrive Stapleton nel 2006 - ci hanno detto il 21 aprile di essere scioccati del fatto che Prodi avesse accettato di ricevere una telefonata da un esponente di Hamas&quot;. Non essendo il Professore ancora premier, Stapleton ha precisato che il fatto non avrebbe &quot;spinto il governo francese a protestare bilateralmente o in ambito Ue&quot;.
Toghe a orologeria -&lt;b&gt; E mentre sia il ministro degi Esteri Franco Frattini (&quot;Un'altra azione veramente sconcertante&quot;)&lt;/b&gt; sia i quotidiani progressisti internazionali criticano la &quot;pirateria&quot; di Assange (Guardian, El Pais e Der Spiegel hanno attaccato l'hacker australiano, forse perché privati dello scoop), spunta qualche cablo un po' più interessante e stranamente snobbato da molti. Elisabeth Dibble, funzionaria americana a Roma, l'8 ottobre 2009, poche ore dopo che la Corte Costituzionale ha bocciato il lodo Alfano, nota come la magistratura italiana fosse &quot;un tradizionale rifugioper i membri del Partito comunista durante la Guerra Fredda&quot;. E ancora: &quot;La tempistica delle azioni giudiziarie - incluse alcune contro funzionari di centro-sinistra - spesso appare politica&quot;. Tra le cause &quot;politiche&quot;, c'è quella di De Benedetti contro Fininvest, finita con il maxirisarcimento a carico del Biscione. Non a caso, &quot;Difendersi dai numerosi processi potrebbe diventare una distrazione significativa&quot; dall'attività di governo per Berlusconi, i cui avvocati, conclude la Dibble, &quot;fanno una vera e propria corsa contro il tempo perché i reati cadano in prescrizione&quot;. E il giudizio negativo sulle toghe non è solo della Dibble, ma pure di Massimo D'Alema, che in un colloquio con l'ambasciatore americano a Roma Ronald Spogli avrebbe confidato, salvo smentita successiva: &quot;La magistratura è la più grande minaccia allo Stato italiano&quot;.
http://libero-news.it/news/813667/Imbarazzati-Prodi-al-telefono-con-i-terroristi-e-processi-a-orologeria-le-spiate-di-Assange-.html
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://libero-news.it/news/813667/Imbarazzati-Prodi-al-telefono-con-i-terroristi-e-processi-a-orologeria-le-spiate-di-Assange-.html&quot;&gt;libero-news.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: Eurobond per superare la fragilità dell'Euro e rafforzare l'Unione Europea</title>
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  <updated>2011-08-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>607928</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Altre voci autorevoli di esperti, di politici e di uomini delle istituzioni internazionali si levano a sostegno della proposta di istituire gli Eurobond. Tanto per citarne alcuni di quelli che sono intervenuti nel dibattito di questi giorni, si va da &lt;a href=&quot;http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml?uuid=AapbbDyD&amp;p=2&quot;&gt;Romano Prodi e Alberto Quadro Curzio&lt;/a&gt;, a Giulio Tremonti e &lt;a href=&quot;http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/416932/&quot;&gt;Kemal Dervis&lt;/a&gt;. Tutte voci che sottolineano, contrariamente a ciò che ancora sostiene Angela Merkel, come gli Eurobond siano, oggi, non solo la risposta tecnica alla fragilità dell’euro in alcuni Paesi dell’Unione, ma anche il segno di una rinnovata volontà di completare e rafforzare l’Unione Europea». Lo afferma &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;, deputata europea del Partito Democratico.
&lt;p&gt;

«I leader più autorevoli hanno compreso che lasciando questa Europa “sospesa a mezza strada” nel suo cammino di integrazione politica ed economica si rischia di far retrocedere l’intero continente, contribuendo così alla recessione dell’economia mondiale. Per questo – e noi Socialisti e Democratici europei lo diciamo da tempo – gli Eurobond sono un passo indispensabile», prosegue &lt;b&gt;Toia&lt;/b&gt;, ricordando che «Conosciamo le obiezioni dei Paesi più forti e più virtuosi del Nord Europa e sappiamo bene anche che maggiore solidarietà implica necessariamente uno sforzo maggiore da parte di quei Paesi che risultano più stabili e più forti, ma sappiamo altrettanto bene che il rischio dello “sfaldamento” della Zona Euro e dell’Europa comporterebbero un danno gravissimo anche per essi, nonostante oggi le loro condizioni li portino verso la tentazione di chiudersi ciascuno nella propria economia nazionale invece di andare incontro ai Paesi più deboli con spirito di solidarietà».
&lt;p&gt;

«Riprenderemo come Gruppo S&amp;D del Parlamento Europeo la nostra battaglia a Strasburgo e a Bruxelles – essendo stati tra i primi promotori di questa proposta – per allargarne il consenso a tutti gli schieramenti politici e alle rappresentanze dei diversi Stati membri in modo da far sentire al Parlamento Europeo la voce dei cittadini europei», conclude &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;.

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.it&quot;&gt;patriziatoia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Fabrizio CICCHITTO: Manovra bis: governo Prodi finito a metà legislatura</title>
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  <updated>2011-08-16T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590968</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br /&gt;
''I governi Prodi sono stati cosi' omogenei che l'ultimo e' finito in anticipo a meta' legislatura del 2008 per implosione a causa dei suoi dissensi interni''.
&lt;p&gt; E' quanto afferma il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto,replicando alle affermazioni dell'ex premier Romano Prodi che aveva rivendicato ''il lavoro di squadra'' dei suoi governi.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/news-MANOVRA_BIS__CICCHITTO__GOVERNO_PRODI_FINITO_A_META__LEGISLATURA-1042447-POL-1.html&quot;&gt;www.asca.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: «Gli elettori di sinistra e centro si sono già mischiati»  - INTERVISTA </title>
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  <updated>2011-06-05T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>582566</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Segretario Bersani, cosa rappresenta per lei questo voto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Il segno di una riscossa civica, nel quadro di un problema sociale che si è fatto acuto e ha via via reso vulnerabili anche i ceti che finora si erano ritenuti al riparo dalle incertezze. È la prova che nell’incrocio tra questione democratica e questione sociale c’è l’evoluzione della crisi del Paese. Il rito personalistico e populistico si è mostrato inconcludente e menzognero di fronte ai problemi che prometteva di risolvere. Lo si vede più nettamente al Nord; cioè nel luogo più dinamico».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Bersani, è sicuro che il Pd abbia vinto? Pisapia e de Magistris non erano i vostri candidati.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«In questo tam tam c’è la velina del terzismo: un colpo al cerchio e uno alla botte, se Atene piange Sparta non ride. Siamo l’unica democrazia al mondo in cui si ragiona così. In realtà, se uno perde ci dev’essere qualcuno che vince. I dati sono chiarissimi: su 29 vittorie, il Pd aveva 24 candidati; a Milano, su 28 consiglieri del centrosinistra il Pd ne ha 24. Non solo il nostro partito non ha pagato una presunta opzione radicale, ma elettoralmente ha spesso compensato i problemi degli alleati. Oggi siamo la forza centrale nella costruzione di un’alternativa. E cresciamo mettendoci al servizio di un centrosinistra che si apre a tutte quelle forze e a quelle opinioni che pensano di andare oltre Berlusconi su un terreno saldamente costituzionale. Gli elettorati di sinistra e centristi si sono già ampiamente mescolati nei ballottaggi».
&lt;p&gt;

 &lt;b&gt;Questo significa che continuate a cercare l’accordo con il terzo polo? Oppure la sinistra può fare da sé?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«La barca della politica deve avere più pescaggio. Magari viaggerebbe più lenta; ma è bene avere più pescaggio. C’è un’esigenza di ricostruzione. Il Paese ha davanti problemi seri; è tempo di affrontarli. Una democrazia che assuma un carattere costituzionale, una politica economica che prenda atto della realtà, la necessità di uscire dalla malattia del berlusconismo, sono obiettivi che ormai accomunano gli strati di opinione che si definiscono di centrosinistra con altri di centro o anche di centrodestra non berlusconiano».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi avanti verso un’intesa più ampia possibile?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Vedremo se la congiunzione avverrà tra elettori, o tra forze politiche. Il Pd intende ribadire questa prospettiva: un centrosinistra che non rifaccia l’Unione ma si vincoli a riforme visibili ed esigibili, proposte a tutte le forze politiche, cittadine, sociali che vogliono guardare oltre Berlusconi. Non esiste la possibilità di alzare steccati verso chi ha mostrato di voler discutere con noi. In nome di un’esigenza costituente, il centrosinistra non metta barriere e si rivolga in modo ampio. Tocca alle forze politiche prendersi responsabilità».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma alle Amministrative accordi con il terzo polo ne avete fatti pochini.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Dove non sono venuti i partiti, sono venuti gli elettori. Dove l’accordo si è fatto, come a Macerata, nessuno ha pagato alcun prezzo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;L’allarme sociale è così grave secondo lei?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Vedo che nel centrodestra si chiacchiera molto: Alfano, primarie. Non trovi mai una discussione che parta dai problemi. Eppure, dopo il referendum avremo di fronte scelte micidiali. Nelle carte che Tremonti ha già scritto, anche se forse Berlusconi forse non le ha lette, c’è scritto che dobbiamo arrivare al 2014 con una base di spesa pubblica di 40 miliardi in meno, forse anche 50. Io dico: è irrealistico. Non lo possiamo fare, se no andiamo in recessione sparati. Non si è voluto andare in Europa e dire: noi facciamo un pacchetto di riforme strutturali— fisco, lavoro, liberalizzazioni, pubblica amministrazione —, e impostiamo tagli più graduali».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma voi sosterreste un governo di fine legislatura, con un premier diverso da Berlusconi, che impostasse queste riforme?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Il governo non è operativo da mesi e mesi. La coalizione che vinse il premio di maggioranza non esiste più. Il voto ha dimostrato che Berlusconi non ha più neppure la maggioranza nel Paese. Dovrebbe presentarsi dimissionario alla verifica che giustamente gli chiede il capo dello Stato, e rimettersi a lui. La nostra opinione è che a quel punto la strada maestra sarebbe il voto. Siamo pronti però a discutere un rapido passaggio che consentisse di andare a votare con una diversa legge elettorale, perché questa deforma l’assetto democratico. Purtroppo Berlusconi sembra insistere nella sua tecnica di sopravvivenza estenuata. E il distacco non solo tra governo e Paese ma anche tra istituzioni e Paese si accentua. Mi chiedo come la Lega possa accettarlo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei ha lanciato segnali alla Lega, con formule tipo «partito di popolo a partito di popolo». Dove vuole arrivare? Potrete mai fare un pezzo di strada insieme?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Noi siamo alternativi alla Lega. Ma le diciamo: il federalismo non finisce se finisce Berlusconi. A noi interessa, naturalmente dal punto di vista di un partito saldamente nazionale, come ci interessano temi che una volta Bossi indicava e ora sono finiti nel bosco: la sburocratizzazione, la trasparenza, la pulizia. Noi su questi temi ci siamo. Con un punto di vista diverso dal loro, ma ci siamo. Io ad esempio non ho mai detto che la Lega è razzista. Ho detto che, a forza di ripetere “ognuno a casa propria”, si finisce per assecondare pulsioni razziste. Ormai il calo del Pdl non porta buono alla Lega. La somma non è zero. Perdono tutt’e due. Se poi la Lega pensa di uscirne chiedendo più ministeri, diremo al Nord che ha legato il Carroccio dove voleva l’imperatore».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;L’accordo con il terzo polo significa rinunciare alle primarie. È così?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non è questo il punto. Io ho chiara la sequenza, che esporrò nella direzione Pd di lunedì (domani; ndr): prima i problemi, e le riforme; il Pd presenta un progetto per l’Italia e ne discute con chi ci sta. A cominciare naturalmente dal centrosinistra; poi si decide il passo successivo. Le primarie le abbiamo inventate noi e restano sempre la strada preferita; ora vedo che ne parla anche il Pdl; ma primarie e Berlusconi sono un ossimoro. Non mettiamo però le primarie in testa. In testa mettiamo una decine di riforme da fare: democratiche e sociali. Se negli Anni ’90 avevamo l’euro, oggi il grande obiettivo devono essere le nuove generazioni. Organizziamo ogni cosa intorno a questo, disturbandoci, pagando qualche il prezzo. &lt;br /&gt;
Chi ha di più, dia di più».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei sa bene che l’Irpef non fotografa la ricchezza degli italiani ma dei lavoratori dipendenti. Finireste per colpire il ceto medio.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non è così. Noi vogliamo un’operazione seria, solida, in nome dei giovani. Alleggeriamo le imposte sul lavoro e sull’impresa che dà lavoro. Colpiamo l’evasione e le rendite immobiliari e finanziarie. Aggrediamo la precarietà: un’ora di lavoro stabile deve costare un po’ meno, un’ora di lavoro precario un po’ di più».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Casini invita a votare due no al referendum. Voi siete per il sì. Come la mettiamo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Intanto è importante l’impegno affinché si vada a votare. Il quorum andrebbe calcolato in proporzione ai votanti delle ultime Politiche. Raggiungere il 50%non è facile, ma possiamo farcela. Senza politicizzare il referendum, che sarebbe un errore».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La destra la accusa di aver cambiato idea sulla privatizzazione dell’acqua.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Il referendum semplifica tutto: sì o no. Noi siamo contro l’obbligo di privatizzare la gestione dell’acqua. Per quanto riguarda la questione della governance e degli investimenti, in Parlamento c’è una nostra proposta di legge. Se vince il sì, ripartiamo da quel testo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Vendola nel ’98 votò per la caduta di Prodi. Oggi le pare un alleato affidabile? Anche sull’Afghanistan?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Lo verifichiamo, prima del voto. Ci presenteremo agli italiani senza ambiguità. Quando dico che non vogliamo rifare l’Unione, intendo che dobbiamo costruire un profilo di governo, anche sulla politica estera. Non do nulla per scontato. Mi auguro che ognuno si prenda le sue responsabilità».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Prodi è salito con lei sul palco della vittoria, e già si parla del Quirinale…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Mi ha fatto un grande piacere averlo al mio fianco. Vedo in lui il padre nobile della grande operazione che stiamo portando avanti. Prodi ha già un ruolo internazionale. È un uomo che ha una visione strategica, e abbiamo bisogno anche di quella. Più grande sarà la sua disponibilità, più grande sarà la mia disponibilità a impiegarlo in battaglia».

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://xpress.ilcannocchiale.it/2011/06/05/bersani_gli_elettori_di_sinist.html&quot;&gt;Corriere della Sera - Aldo Cazzullo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>VIRGINIO MEROLA: &quot;Mi fumavo gli spinelli&quot;</title>
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  <updated>2011-05-11T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Consiglio Provincia Bologna (Gruppo: PD) - Consigliere Provincia Bologna (Lista di elezione: PD) - Consigliere Provincia Bologna (Lista di elezione: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;

Caos a Bologna, Merola brucia tutti i voti del Pd 
&quot;Mi fumavo gli spinelli&quot;. E Prodi lo scarica subito 
Centrosinistra in imbarazzo per l’ennesimo scivolone del candidato gaffeur: &quot;Non è grave, fanno più male le sigarette&quot;. Prodi lo scarica: &quot;Io tifo per la coalizione...&quot;. 
&lt;p&gt;

Il principe delle gaffe ha regalato l’ultima perla. Virginio Merola, candidato sindaco del centrosinistra, ha ammesso di aver fumato spinelli da ragazzo. «Me l’hanno offerto, come tutti negli Anni Settanta. Non è grave, fanno più male le sigarette». Si vede che funziona così sotto i portici della «Bologna busona» cantata da Francesco Guccini: il fumo garantisce la carriera politica. Anche Pier Ferdinando Casini fece una confessione analoga. Dev’essersene però dimenticato Stefano Aldrovandi, candidato centrista della coppia Casini-Fini, il quale ha ribattuto così all’avversario: «Chi lancia un messaggio indulgente sulla droga cosiddetta leggera lancia un messaggio di morte». L’altro civico moderato, Daniele Corticelli, ha proposto un test antidroga per tutti i candidati. Che metamorfosi per la città dei gaudenti.
&lt;p&gt;

Merola avanza verso il voto a furia di gaffe. Ieri, al dibattito organizzato dall’Unione industriali, ha annunciato che «Bologna deve riprendere i rapporti con l’estero, ricominciamo ad andare assieme nel mondo, noi politici e voi imprenditori».
&lt;p&gt; Peccato che il suo predecessore, Flavio Delbono, sia caduto proprio per le note spese irregolari nei numerosi viaggi in dolce compagnia. Giorni fa aveva detto di ricordare «un solo scudetto del Bologna, quello del 1964»: ma l’albo d’oro del calcio felsineo comprende altre sei vittorie tra il 1925 e il ’41. Pochi giorni prima si era augurato che il Bologna tornasse presto in serie A, campionato dove i rossoblù militano oggi. All’annuncio di voler risanare il bilancio aumentando le tasse alle società sportive sono saltati i nervi perfino al suo vice in pectore, Maurizio Cevenini, uno che è diventato popolare celebrando i matrimoni civili e facendosi vedere ogni domenica in tribuna allo stadio Dall’Ara.

&lt;p&gt;
Quella che gli elettori di sinistra non perdoneranno a Merola è invece la gaffe sull’anniversario della Liberazione di Bologna, cerimonia snobbata dal candidato che vorrebbe incamerare i voti partigiani. Quel giorno c’era un solo aspirante sindaco sotto i tricolori e i gonfaloni dell’Anpi: il leghista Manes Bernardini. Che infatti sta recuperando posizioni in tutti i sondaggi. Ieri pomeriggio la Coldiretti di Bologna ed Emilia-Romagna ha preso le misure al giovane avvocato leghista. «Ti faccio l’elenco della spesa per quando sarai sindaco», gli ha detto Gianluca Lelli, direttore per niente superstizioso dell’associazione. Manes il padano non si è scomposto e si è messo a prendere appunti.


&lt;p&gt;

Nemmeno Romano Prodi si degna di fare campagna elettorale. Alle primarie la moglie Flavia tirò la volata ad Amelia Frascaroli, candidata di Nichi Vendola. Ieri l’ex premier ha mandato una lettera tutt’altro che lusinghiera a Merola. «Non ho mai cessato il tifo per il centrosinistra e il Pd», scrive: tifo per il partito, non per il candidato. A favore del quale non muoverà un dito, al punto da non partecipare alla chiusura della campagna elettorale perché la sua «vita vagabonda» lo tiene lontano da Bologna. &lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornale.it/elezioni_2011/caos_bologna_merola_mi_fumavo_spinelli_e_prodi_scarica_subito/merola-amministrative-bologna/11-05-2011/articolostampa-id=522346-page=1-comments=1&quot;&gt;www.ilgiornale.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Enrico LETTA: Enrico Letta dà i numeri sui numeri</title>
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  <updated>2011-04-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;http://www.iltempo.it/politica/2011/04/22/1252436-enrico_letta_numeri_numeri.shtml

L’esponente Pd a «Ballarò» cita i tagli alla scuola. Ecco la verità sulla tabella del Pnr. Nel Documento di programmazione economica fa confusione tra le cifre incolonnate. E dimentica le &quot;sforbiciate&quot; di Prodi.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.iltempo.it/&quot;&gt;www.iltempo.it/&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Romano PRODI: Continua lo scandalo delle &quot;babypensioni&quot; e Prodi dopo la smentita: &quot;E' vero, ne ho tre&quot;. </title>
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  <updated>2011-04-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Babypensioni, ecco anche Di Pietro e Granata
Da Marrazzo a Granata: ecco la casta di chi ha iniziato presto a vivere &quot;di rendita&quot;. Orlando somma due vitalizi...
Qualche anno fa scrisse su Oggi , che bisogna &lt;b&gt;«disboscare il sistema previden¬ziale di tutte le rendite parassitarie e esa¬gerate ».&lt;/b&gt; E chissà se fra le rendite parassi¬tarie ed esagerate considerava anche quella di chi va in pensione a solo 44 an¬ni, prende circa 2mila euro al mese e poi cumula quell’assegno con uno stipendio da parlamentare. Perché se fosse così Antonio Di Pietro,l’eroe di Mani pulite, il moralizzatore d’Italia,l’uomo che tuona con¬tro ogni privilegio, dovrebbe cominciare a disboscare la sua, di rendita. In effetti: che c’azzecca , per dirla in diepietre¬se, un 44enne con la pensione? Eppure eccolo lì: 1 settembre 1995, decorrenza originaria, numero iscrizione 03167..., co¬dice fiscale DPTNTN50etc, il cedolino «in carico alla provin¬cia di Bergamo » che ogni mese fa transitare sul conto corrente dell’onorevole Di Pietro la pen¬sione da magistrato: 2.644,57 euro lordi al mese, 1956 euro netti. Che forse non saranno molti, ma sono sempre quasi cinque volte più della minima. E che si vanno a cumulare sen¬za alcuna decurtazione al ricco stipendio da parlamentare. Non male per chi passa le sue giornate a tuonare contro i pri¬vilegi altrui, non è vero?
La coerenza per l’uomo ve¬nuto da Montenero di Bisaccia è sempre stato un optional, un po’ come la grammatica.E così succede che l’uomo che tuona contro le rendite della casta, il moralizzatore d’Italia,il censo¬re di ogni malcostume, ebbe¬ne, proprio lui, è andato in pen¬sione a 44 anni. E oggi, che è ap¬pena sessantenne, può vantar¬si ( ah, la moralizzazione!) di ri¬cevere un vitalizio previdenzia¬le dal 1995, cioè da 15 anni, cioè da quando c’era ancora la Jugoslavia e Toto Cutugno a Sanremo cantava «Voglio an¬dare a vivere in campagna».
Se la sua esistenza dovesse durare quanto quella media di un italiano (lunga vita!), finirà per incassare il vitalizio alme¬no per altri 20 anni. E dunque è evidente che il magistrato Di Pietro ha versato all’ente previ¬denziale solo una minima par¬te di quello che il pensionato Di Pietro dall’ente previdenzia¬le ha preso e prenderà. È così che nascono i buchi nei conti, ma che importa? «Tanto alla fi¬ne è sempre il cittadino che pa¬ga ». Lo sapete di chi sono que¬ste parole? Di Tonino, natural¬mente. Un moralizzatore baby pensionato. Un uomo sempre molto attento ai valori. Così at¬tento che ha cominciato a in¬cassarli già a 44 anni...
La moglie di Bossi? In pen¬sione a 39 anni.
Del resto quel¬lo dei baby pensionati in Italia è un vero esercito, all’interno del quale si nascondono molte sorprese. Per esempio Manue¬la Marrone, la moglie di Bossi, che oggi ha 57 anni, prende la pensione dal 1º settembre 1992, cioè da quando ne aveva 39. L’assegno non è molto so¬stanzioso (766,37 euro), ma lo riceve regolarmente da 18 anni e mezzo: non male per la com¬pagna di vita dell’uomo che ha dichiarato guerra a tutti gli spre¬chi, no? 
Il banchiere d’oro:in pen¬sione a 44 anni (prende 18mila euro). Assai più ricco l’assegno del professor Rainer Stefano Masera, oggi preside della facoltà di economia del¬l’Università Marconi di Roma. Nel ’95 come ministro del Bi¬lancio nel governo Dini, quello del ribaltone, partecipò alla ri¬forma che ha reso più severe le norme per i pensionati: severi¬tà di cui, per altro, non si trova traccia nell’assegno che l’Inps versa ogni mese al super baby pensionato Masera: 18.413 eu¬ro lordi al mese. Ma il fatto sin¬golare è che il professor Mase¬ra, che oggi ha 66 anni, prende il vitalizio da quando ne aveva 44,cioè da 22 anni:correva l’an¬no 1988, il Muro di Berlino era ancora in piedi, Massimo Ra¬nieri vinceva il festival di Sanre¬mo. E Masera, dal canto suo, la¬sciava la Banca d’Italia per as¬sumere una serie infinita di al¬tri incarichi privati e pubblici (ministero compreso). Del re¬sto uno che ha 44 anni può mi¬ca fare il pensionato anche se ha una pensione che arriva a 18mila euro al mese?
Marrazzo in pensione a 52 anni. Deve accontentarsi di una cifra inferiore, invece Piero Marrazzo: solo 2000 euro al me¬se. Che ci volete fare? Troppo breve la sua permanenza in Re¬gione, causa transessuali e coca¬ina. Ricordate? Dopo le dimis¬sioni da governatore, Marrazzo è tornato a fare quello che face¬va prima di diventare governa¬tore del Lazio: il giornalista in Rai. Ma appena timbrato il car¬tellino di viale Mazzini, come al¬¬tri trenta ex consiglieri laziali, ha presentato apposita domanda per ottenere il vitalizio che gli spetta per legge. Si badi bene: Marrazzo ha appena 52 anni.
I baby pensionati Fabio Gra¬nata e Leoluca Orlando. An¬cor meglio è riuscito a fare la nuova stella del moralismo un tanto al chilo, il pasdaran dei fi¬niani Fabio Granata, l’uomo che sventola la bandiera del fu¬turo ma nel fr¬attempo si crogio¬la nei privilegi del passato: infat¬ti è st¬ato uno degli ultimi politi¬ci viventi a poter andare in pen¬sione a 50 anni.
E che ha subito unito il baby vitalizio (8.000 eu¬ro) al maxistipendio da onore¬vole, oltre che a qualche altro gettone, come quello di vice¬presidente di un ente regiona¬le ( Cinesicilia srl). Fabio Grana¬ta, come l’ex sindaco di Paler¬mo, esponente di spicco del¬¬l’Idv, Leoluca Orlando, figura nell’elenco di 13 fortunati, ex consiglieri regionali che som¬mano la pensione da ex consi¬glieri regionali all’indennità parlamentare, un privilegio che non è previsto in nessun al¬tro posto del mondo e che ha suscitato l’indignazione anche del medesimo presidente del¬l’Assemblea siciliana, France¬sco Cascio: «Come possiamo chiedere sacrifici ai cittadini se poi lasciamo passare simili sciali?»,si è chiesto.Nessuna ri¬sposta, naturalmente.
Frisullo e i baby pensionati pugliesi. Vi ricordate Sandro Frisullo, l’ex vicepresidente della Regione Puglia indagato e arrestato nello scandalo della sanità? Ebbene: riceve regolar¬mente la baby pensione.

http://www.ilgiornale.it/interni/babypensioni_ecco_anche_di_pietro_e_granata/sanguisughe-mario-giordano-pensioni/02-04-2011/articolo-id=515052-page=0-comments=33
...

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornale.it/interni/babypensioni_ecco_anche_di_pietro_e_granata/sanguisughe-mario-giordano-pensioni/02-04-2011/articolo-id=515052-page=0-comments=33&quot;&gt;www.ilgiornale.it/&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Stefania PRESTIGIACOMO: Giochi di Prestigiacomo</title>
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  <updated>2009-11-11T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>418663</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Dopo la pubblicazione di questo articolo nella rubrica 'Riservato' sul numero 45 de L'espresso (in edicola), il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha annunciato la sospensione dall'incarico dell'ingegnere Bonaventura Lamacchia. &lt;br /&gt;
A Lamacchia era stata affidata dalla Commissione autorizzazione ambientale la questione dell'Ilva di Taranto, il polo industriale al centro di uno scontro tra governo e regione Puglia per le emissioni.&lt;br /&gt;
 Il ministro ha dichiarato al Corriere della Sera: «Se soltanto una delle notizie sarà confermata, l'ingegnere verrà destituito». 
&lt;p&gt;
Il ministro per l'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha nominato il nuovo presidente della Commissione Ippc che, attraverso la concessione Aia (Autorizzazione integrata ambientale), decide il destino delle 200 più grandi aziende italiane e che, inoltre, si occupa dei limiti alle emissioni di gas serra in base al protocollo di Kyoto e di quelle di biossido di carbonio previste dal pacchetto 'clima-energia' del Consiglio d'Europa. 
&lt;p&gt;Il neopresidente è Dario Ticali, 33 anni, ingegnere e ricercatore all'università privata Kore di Enna. Ticali vanta pubblicazioni riguardanti il comportamento delle pavimentazioni stradali. Suo primo atto, come egli stesso ha rivelato ad Antonietta Podda di Radio Popolare Salento, quello di scegliere tra i 23 membri della Commissione voluti dalla ministra l'ingegnere Bonaventura Lamacchia come referente per la questione più spinosa, l'istruttoria per l'Aia all'Ilva di Taranto (entro il 30 marzo 2009 si tratta di decidere se l'azienda potrà o meno continuare la sua attività).

&lt;p&gt;
Lamacchia ha un curriculum giudiziario di tutto rispetto. Calabrese, deputato nella XIII legislatura per la lista Dini, poi Upr con Cossiga e infine Udeur, è stato condannato a 2 anni e 5 mesi, pena patteggiata, come ad e presidente del Cosenza calcio.&lt;br /&gt;
 I reati? False fatturazioni, costi inesistenti riferiti a documenti contabili mai esistiti, ricettazione, falso in bilancio, falso ideologico, evasione fiscale quantificata dalla Guardia di Finanza in oltre 30 miliardi di lire. Inoltre la Procura federale della Federcalcio lo ha interdetto per cinque anni da qualsiasi incarico di natura sportiva, a causa dell'irregolare iscrizione del Cosenza Calcio ai campionati 1990-91 e 1994-95).
&lt;p&gt; Lamacchia, quando era sindaco del suo paese, incassò anche un anno di reclusione per turbativa d'asta. &lt;br /&gt;
Nel 2002, dopo un anno di latitanza trascorsa tra Bratislava, Bari e Milano, venne arrestato. &lt;br /&gt;
Fu condannato nel 2004, pena patteggiata, a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta e tentata estorsione: aveva distratto, destinandoli ad altre società, circa 2 miliardi di lire dalla Edicom e dalla Edilrestauri. Nella veste di procacciatore d'affari della canadese Warner Lambert, produttrice di caramelle alla liquirizia, aveva tentato di costringere produttori calabresi a cedere le radici di liquirizia a un prezzo inferiore al dovuto. 
&lt;p&gt;Per finire, la settimana scorsa la Procura di Cosenza lo ha rinviato a giudizio per calunnia dopo che aveva denunciato il furto di assegni, risultati scoperti, per 12 mila euro.
&lt;p&gt; Quanto agli altri membri della Commissione nominata dalla Prestigiacomo, ben tre sono magistrati: Umberto Realfonzo, della 3 sezione del Tar del Lazio, sotto cui ricade la valutazione dei ricorsi all'Aia che Realfonzo contribuirà a redigere, Massimo Forciniti e Stefano Castiglione. Entra anche la giurista Cinzia Albertazzi, dirigente Enel, azienda in attesa di almeno 50 Aia, e Maria Grazia Gerratana, siciliana come buona parte dei nuovi membri, legale e socia di un'impresa di costruzioni.
&lt;p&gt; Nel frattempo, 21 membri della Commissione Ippc a suo tempo nominata da Prodi, e che in meno di un anno avevano chiuso 78 istruttorie, hanno fatto ricorso al Tar contro la loro estromissione decisa dal ministro Prestigiacomo.&lt;br /&gt;
 I membri dell'ex organismo azzerato erano tutti studiosi di chiara fama.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2048199/2&amp;print=true&quot;&gt;L'Espresso - (S. A.)&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Francesco RUTELLI: «Non saremo subalterni al Pd»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/11/04/francesco-rutelli/%C2%ABnon-saremo-subalterni-al-pd%C2%BB-intervista/418694"></link>
  <updated>2009-11-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>418694</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: ApI-FLI) - Consigliere  Consiglio Comunale Roma (RM) (Lista di elezione: API) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Col nuovo centro tra me, Casini e Dellai, la democrazia dell’alternanza resta
Le attuali coalizioni Pd e Pdl, schiave dei rispettivi estremismi, vanno cambiate»
&lt;p&gt;Con D'Alema i democratici
continuano
la biografia del Pds»
&lt;p&gt;
&quot;La svolta&quot; sembrava quella del Pd. Invece, nel sottotitolo del suo libro (&quot;Lettera a un partito mai nato&quot;) si esplicita che il soggetto ipotizzato non esiste. E quindi di che svolta si doveva parlare? Ovviamente della sua, quella di Francesco Rutelli (ieri a Mestre ospite degli artigiani della Cgia) autore del &quot;pamphlet&quot; con il quale, salutando il Pd e affossandone le velleità riformiste, mette il punto sul suo nuovo approdo; un nuovo soggetto politico, un &quot;nuovo conio&quot; da costruire con l’Udc di Pier Ferdinando Casini «interlocutore essenziale».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;      Rutelli, «l’intesa con il centro è inevitabile, è sta frittata qui, un centrosinistra da prima Repubblica che è il vecchio disegno di D’Alema che non mi interessa». Parole di Cacciari. Condivide?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «L’offerta della politica va riorganizzata su basi tutte nuove. Fuori dagli schemi topografici del vecchio centro e tantomeno della sinistra. Cacciari è un bravo sindaco, un grande filosofo, un grandissimo amico. Non è un tessitore, visto il suo carattere... Le sue idee, però, sono sempre brillanti. E guai a chi me lo tocca».
&lt;p&gt;
 &lt;b&gt;     Nel Pd comanda ancora D’Alema che insiste con lo stampo socialdemocratico del partito che poi si allea con un centro che però resta in posizione subalterna?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Sì. D’Alema ha affermato la sua linea. Io mi ero affidato a Veltroni per far nascere un partito nuovo; ma, purtroppo, non ce l’ha fatta. Per questo non mi interessa un Pd che continua la biografia del Pds. Né un’alleanza subalterna. Non era subalterna la mia Margherita, figuriamoci se lo sarà la nuova creatura che prepariamo con Dellai, Tabacci, Lanzillotta».
&lt;p&gt;
      &lt;b&gt;Un nuovo conio Casini-Rutelli, ma per fare cosa? Non certo per morire democristiani.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Quando ho parlato di “alleanze di nuovo conio”, era la stagione difficile del governo Prodi: non potevamo rinnovarci, senza che cadesse il governo, ma dovevamo far capire l’impossibilità di alleanze per il governo nazionale con le forze della sinistra massimalista. In fondo, se il Pd si ricongiungerà con parte di queste forze, e noi saremo in grado di creare un’aggregazione democratica, liberale, popolare, riformatrice, potremo avere un’alleanza di nuovo conio. Ma, attenzione, ci vuole più ambizione: i guai del Pdl, dove molti moderati non ne possono più, libereranno nuove energie».
&lt;p&gt;
      &lt;b&gt;Si è fatto tanto per cercare di arrivare al bipolarismo, e ora rimescolate le carte?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «La democrazia dell’alternanza non si tocca.Queste attuali coalizioni, sempre più spostate a destra e a sinistra, schiave di formazioni populiste o giustizialiste, vanno invece toccate, eccome».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;      Come nel 2004 (&quot;Rutelli è nu bello guaglione&quot;) Prodi ha avuto un giudizio impietoso sulla sua &quot;svolta&quot; centrista. Sentenziando: &quot;Anche con la scissione di Rutelli, non cambia nulla&quot;. Come dire: Francesco, tanto non ti porti via nessuno.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Spesso subisco polemiche ingenerose. Certo: da quando Prodi ha annunciato l’abbandono della politica non passa giorno senza che faccia un’intervista politica... ma io preferisco evitare le polemiche».
&lt;p&gt;
      &lt;b&gt;Con lei alleato, Casini ipotizza il raddoppio dei consensi: 14% con quattro-cinque milioni di voti. Dato che l’Udc ha quasi l’8%, lei dovrebbe garantire il restante 6%. Dove pensa di trovarli?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Non ho fretta. Oggi voglio misurarmi con chi condivide la nostra strategia. Ecco: punto su idee comuni e una buona organizzazione. I consensi verranno, al momento giusto, e saranno abbondanti».
&lt;p&gt;
      &lt;b&gt;In Veneto l’Udc insiste con l’ipotesi di liste civiche di appoggio a Galan nel caso il governatore uscente strappasse con il Pdl. Lei è disposto ad essere della partita?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Se Galan si sganciasse dall’alleanza stritolante con la Lega, si tratterebbe di un fatto di grande rilievo. Non sono certo che accadrà. Ma se fosse, guai a lasciare senza risposta questa novità».
&lt;p&gt;
     &lt;b&gt; Durante la campagna per le primarie, Franceschini ha chiesto scusa al Veneto per il giudizio dato da lei sull’essere evasori fiscali dei veneti. Oggi vuole fare come Franceschini?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «È stata la mossa migliore della campagna di Franceschini, credo saggiamente ispirata da Massimo Calearo. Purtroppo, è stato un annuncio, come tanti episodi che poi sono rimasti abbandonati. Comunque, è assolutamente ridicolo che si richiami oggi una frase che avevo smentito addirittura dieci anni fa! Siccome l’economia in nero che ci deve preoccupare è quella della mafia e della camorra, non perdiamo tempo in chiacchiere. Invece, come ho scritto nel mio libro (“La Svolta. Lettera a un partito mai nato”), proprio su un nuovo rapporto con le partite Iva, il sistema delle piccole e medie imprese e del lavoro autonomo si giocano le risposte alla crisi e la possibilità di nuove alleanze nel Nordest».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=NYIT4&quot;&gt;Il Gazzettino - Giorgio Gasco&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Andrea Filippini: Sull'unità dei comunisti</title>
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  <updated>2009-05-11T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391199</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Ancona (AN)&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Dopo anni di spaccature consumatesi a sinistra, finalmente una buona notizia: i comunisti, tutti i comunisti, tornano uniti. &lt;br /&gt;

Lo facciamo ad ogni livello, sia per le elezioni europee che per quelle amministrative, presentando una lista che riunisce con un unico simbolo Comunisti italiani e Rifondazione.&lt;br /&gt;

Non è – tengo a precisare – una fusione “a freddo”, di gruppi dirigenti o partitocratica. &lt;br /&gt;

E’ invece il frutto di una riflessione approfondita, di una scelta precisa, compiuta nella profonda consapevolezza che solo uniti si ha la forza per dare voce agli interessi dei lavoratori e di quelli che il lavoro l’hanno perso, dei giovani che il lavoro non ce l’hanno affatto o l’hanno solo precario, dei pensionati che vedono ogni giorno diminuire il potere d’acquisto delle loro già misere pensioni, degli studenti il cui diritto all’istruzione è continuamente messo in pericolo.&lt;br /&gt;
 Tutti interessi che – senza un forte Partito comunista – rischiano di restare senza un’adeguata rappresentanza.
In altri termini, lo scopo è quello di sempre: lottare al fianco di tutti coloro che si battono per una società migliore e più giusta. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

E per raggiungere questo scopo – finalmente lo si è compreso da parte di tutti – l’unica prospettiva strategica possibile è quella di una forte e larga coalizione di centrosinistra: non è un caso che sia stata proprio una coalizione simile (ricordate l’Unione?) la sola ad essersi dimostrata in grado di battere per ben due volte a livello nazionale Berlusconi… Sembra sia trascorso tanto tempo, eppure questo avveniva solo pochi anni fa. Poi in alcuni è prevalsa la logica dell’autosufficienza, in altri l’estremismo parolaio tanto dannoso quanto inutile, e così si è affermata la logica della divisione e degli schematismi settari su quella dell’unità del centrosinistra. Con quali effetti per le persone, ognuno può valutarlo autonomamente. &lt;br /&gt;

Ad Ancona, dove qualcosa di molto simile è pure avvenuto, l’esigenza dell’unità di cui parlo si avverte oggi più che mai: non possiamo permettere che la nostra Città, dal glorioso passato democratico ed antifascista, finisca nelle mani della destra, specie poi di questa destra che si connota per un carattere apertamente populista e per certi versi reazionario.&lt;br /&gt;

Certo, c’è da recuperare uno scontento, talvolta profondo, maturato verso il centrosinistra, tanto a livello nazionale che a livello cittadino. Ecco perché – a livello locale – abbiamo lavorato con determinazione per costruire un programma per un nuovo futuro della Città,  per un’alleanza di centrosinistra capace di governare saldamente per cinque anni ed in grado di realizzare quel programma. Nell’unità delle forze democratiche di centrosinistra, affinché si riprenda, si rilanci e si rafforzi il cammino già intrapreso dall’Amministrazione Sturani, sosteniamo perciò convintamente il candidato a sindaco Fiorello Gramillano. &lt;br /&gt;

Per dare davvero forza al centrosinistra, e perché le ragioni dell’unità finalmente prevalgano, occorre – ora più che mai – dare forza ai comunisti.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.vivereancona.it/index.php?page=articolo&amp;articolo_id=199672&quot;&gt;Vivere Ancona&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rosy BINDI: « Pd a rischio. Letta e Rutelli sbagliano tutto. Parisi? Non è Prodi»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/01/26/rosy-bindi/%C2%AB-pd-a-rischio-letta-e-rutelli-sbagliano-tutto-parisi-non-%C3%A8-prodi%C2%BB-intervista/388425"></link>
  <updated>2009-01-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>388425</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) - Vicepres. Camera  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Rosy Bindi, da tempo non si esprime sul Pd. Anche lei crede che sia in pericolo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Vedo sensibilità molto diverse su questioni fondamentali. Ieri Gaza. Oggi l'accordo sui contratti. Enrico Letta approva e afferma che siamo nel solco del governo Prodi. Sbaglia: noi l'accordo non lo siglammo, mai l'avremmo fatto senza la Cgil, e poi non eravamo in un periodo di crisi drammatica. Veltroni dice che l'accordo va bene ma la Cgil andava ascoltata. Sbaglia anche lui: in questi casi il metodo è il merito. Io sto con Ciampi: dividere i lavoratori in una fase come questa è imperdonabile, e il Pd deve denunciarlo, con una voce sola».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Obiettivo remoto.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«In campo ci sono due strategie. Coloro che considerano il Pd come il compimento dell'Ulivo: un partito plurale, che però sa trovare una sintesi. E coloro che concepiscono il Pd come un partito di sinistra, che ha metabolizzato qualche cattolico democratico ... tipo la Bindi, che va benissimo perché è più a sinistra di qualcun altro; con pochi che vanno verso Casini, e tanti che vanno verso Vendola. Non a caso da una parte si vagheggiano nuovi partiti di centro, dall'altra Rina Gagliardi propone di fare un bel partito di sinistra con D'Alema».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;E lei, Rosy Bindi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Io continuo a credere nel progetto del Pd: l'inadeguatezza di una classe dirigente non deve cancellarlo. Di solito mi chiedono di parlare di Moro e Berlinguer; l'altro giorno invece mi hanno invitato a un convegno sul primo centrosinistra, e ho dovuto prepararmi su Moro e Nenni. E ho avuto la conferma che, ogni qualvolta si è tentato di unire i riformismi italiani, il progetto ha sempre avuto dei nemici. Anche il progetto del Pd ha molti nemici, esterni e forse non solo. Per questo lo dobbiamo difendere».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Veltroni lo sta facendo in modo adeguato?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Penso tuttora che Veltroni sia l'interprete più autentico del progetto originario. Però la sintesi è compito suo. E la sintesi non si fa con il &quot;ma anche&quot;, né imponendo una posizione egemonica su un'altra».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;L'egemonia pare quella degli ex diessini.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Ma io non accetto che, non riuscendo a far valere le proprie idee dentro il proprio partito, si debba cercare altrove la forza che non si ha. In ventiquattr'ore abbiamo scelto di mettere fine all'Unione; ora sarebbe sbagliato scegliere in ventiquattr'ore di ricreare l'unità a sinistra, come dicono alcuni ex diessini, o di allearci con l'Udc, come sostengono Letta e Rutelli. Non ha senso affidare il moderatismo all'accordo con altri: alla Cisl che sigla la riforma dei contratti, all'Udc che a Trento si allea con noi (per poi schierarsi con Berlusconi in Abruzzo e in Sardegna). Così come è sbagliato affidare i valori cristiani alle intemperanze dei teodem. Se i cattolici hanno bisogno di Buttiglione per contare nel Pd, significa che hanno fallito».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Parisi e i prodiani hanno assunto una posizione molto polemica verso il Pd.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Innanzitutto, nessuno è più prodiano di un altro. Prodi è Prodi. Non è ammutolito, scrive editoriali importanti sull'economia; nessuno può parlare a nome suo. Per me è di Prodi solo quel che firma Prodi».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Quanto a Parisi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«La nostra idea del Pd resta la stessa. Ma il suo atteggiamento non è produttivo. Limitandosi alla polemica e chiamandosi fuori dai momenti decisionali nella vita del partito, si preclude la possibilità di incidere».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Di Pietro vi sta portando via i voti degli antiberlusconiani duri e puri.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«A Di Pietro un po' di umiltà non farebbe male. L'alleanza con lui è stata stretta dagli stessi che teorizzavano la vocazione maggioritaria. Ora stiamo attenti sia a non diventare subalterni a Di Pietro, sia a non trasformarci in una brutta copia della destra. Ad esempio sarebbe un grave errore farci trascinare a un accordo per vietare le intercettazioni, ascoltando Berlusconi che parla del &quot;più grande scandalo&quot; della Seconda Repubblica. Non vorrei diventasse il più grande mistero: un uomo che controlla 350 mila persone non è un semplice consulente di De Magistris».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;I teodem non sono alleati ma fondatori del Pd.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Un partito riformista non si divide in clericali e ribelli. Sa dialogare tutto insieme con la Chiesa, come hanno saputo fare Sturzo, De Gasperi, Moro, Bachelet».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Marini pare molto insoddisfatto degli allievi che ha messo ai vertici del partito, Franceschini e Fioroni.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non è la prima volta che Marini non è contento delle persone su cui ha investito. Si è fidato di Martinazzoli, di Buttiglione, di D'Alema, di Rutelli, e ogni volta si è ricreduto. Se non altro sa cambiare idea...».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Da cattolica e da ex ministro della Sanità, cosa pensa del caso Eluana e dell'intervento della Bresso?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«C'è una sentenza. Va applicata, nel modo più discreto possibile: le strutture sanitarie in Italia sono in grado di farlo. Per questo la Bresso ha sbagliato a dirlo. Ma l'intromissione del governo è inaccettabile: il dovere della politica è semmai fare una legge che regoli il testamento biologico senza introdurre l'eutanasia. E paradossale che il Pd si laceri nelle proprie divisioni anziché rilanciare il progetto e dare un contributo al Paese proprio nel momento in cui Berlusconi conferma la sua inadeguatezza».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=KKG4L&quot;&gt;Corriere della Sera - Aldo Cazzullo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Romano PRODI: Parole di politica.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/15/romano-prodi/parole-di-politica/383195"></link>
  <updated>2008-12-15T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>383195</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
da HOPE - n.15 - dicembre 2008.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi è stato chiesto di riflettere sul rapporto tra la parola e la politica, e cioè di dire la mia su un tema immenso e quasi smisurato. Confesso che non ce la faccio proprio ad affrontarlo tutto intero, con tutte le sue infinite implicazioni. Mi limiterò quindi a ragionare su un solo aspetto del rapporto fra la parola e la politica e cioè sulla parola come strumento di conquista del consenso politico. Per essere ancora più preciso sulla parola nella campagna elettorale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sotto molti aspetti si può affermare che, almeno negli ultimi duemila anni, nulla è cambiato nell’uso della parola per convincere gli elettori. Ma poi, guardando bene dentro alle cose, possiamo invece affermare che tutto è cambiato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cerchiamo di divertirci un poco partendo da due documenti di duemila anni fa per poi passare direttamente a oggi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il primo documento è un vero e proprio manuale scritto da Quinto Tullio Cicerone per aiutare il più illustre fratello Marco Tullio durante la campagna elettorale per il consolato nel 63 avanti Cristo. Un documento raffinato ma anche estremamente semplice su cosa bisogna fare ma, soprattutto, su cosa bisogna dire per conquistare la fiducia degli elettori (Quinto Tullio Cicerone, Manualetto di campagna elettorale, Ed. Salerno, Roma, 2006).&lt;br /&gt;
Di insegnamenti che oggi potremmo chiamare “politicamente corretti” ne leggiamo ben pochi. La parola è ritenuta un semplice strumento per convincere gli elettori e, perciò, ogni parola, ogni promessa è lecita, purché raggiunga il suo scopo.
La conquista del voto dipende dalla promessa di benefici, dalla speranza e, anche, dalla simpatia che si riesce a suscitare in coloro che debbono depositare il loro voto nelle urne. La parola deve perciò essere esclusivamente dedicata a raggiungere questi tre obiettivi.&lt;br /&gt;
Tutto il manuale elettorale è perciò dedicato a come promettere, a come creare speranze e simpatia, con qualsiasi strumento. E per raggiungere questo obiettivo tutto è lecito, a partire dalla simulazione, per cui il candidato non dovrà limitarsi a pronunciare solo le parole gradite ai suoi interlocutori, ma dovrà anche accompagnare alle parole le espressioni del volto e gli atteggiamenti che più saranno in grado di costruire consenso attorno alla propria persona.
Il raffinato manuale non si limita tuttavia a questo e, come succede nelle migliori famiglie, si dedica accuratamente ad elencare gli strumenti di denigrazione da usare nei confronti degli avversari politici.&lt;br /&gt;
Antonio e Catilina debbono essere perciò attaccati nel modo più violento possibile, calcando la mano sui loro debiti, le amicizie dubbie, lo sperpero del denaro, il lusso, la lussuria e tutti i vizi di cui si può macchiare un essere umano. Si adombrano anche ipotesi (non ben confermate) di delitti e di nefandezze che, certamente, possono colpire l’immagine degli elettori.&lt;br /&gt;
Un manuale completo, metodico e raffinato per un politico raffinato che, chiamandosi Cicerone sa, più di ogni altro, fare buon uso della parola.&lt;br /&gt;
Il secondo documento a cui voglio riferirmi, ci porta di fronte ad una realtà radicalmente più popolare, riguardo alla quale vengono usate parole semplici, dirette al popolo minuto, per una gara elettorale di livello locale. Mi riferisco alle divertentissime e semplici scritture murali di propaganda elettorale che ancora oggi si possono leggere sui muri di Pompei. Parole che il Vesuvio ha portato direttamente a noi.
“I fruttivendoli chiedono di votare per Marco  Cerinio”. E tante altri scritti in favore del candidato degli osti, dei professori, dei mulattieri o degli abitanti dei diversi quartieri. Nessuna raffinata motivazione: al massimo il candidato viene definito virtuoso, meritevole e capace di interpretare gli interessi della collettività.&lt;br /&gt;
Parole semplici, che vengono ripetute migliaia di volte sui muri di tutta Pompei: basta pensare che più di mille di questi “murales” ante-litteram sono arrivati fino a noi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In fondo analizzando questi due diversi esempi di espressione politica, si potrebbe concludere che, riguardo all’uso della parola, non vi è nulla di nuovo rispetto alle campagne elettorali di oggi: allora come oggi si usavano parole semplici per le persone semplici e parole raffinate per convincere gli elettori di livello più elevato.&lt;br /&gt;
Le similitudini sono evidentemente molte perché anche oggi la parola nelle campagne elettorali è usata per creare promesse, speranze, simpatie e, soprattutto, per denigrare gli avversari. E, oggi come allora, non vengono dedicate molte energie perché queste parole siano fra di loro coerenti e, complessivamente veritiere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le similitudini, però, si fermano qui perché la parola, nelle campagne elettorali moderne, viene accompagnata da strumenti che la rendono infinitamente più potente ed efficace rispetto a quanto avveniva in passato.&lt;br /&gt;
Il primo strumento è la moltiplicazione in modo diretto ed indiretto della sua intensità attraverso i moderni canali di comunicazione.&lt;br /&gt;
Ed in questi canali il modo indiretto prevale ormai sulla parola stessa.&lt;br /&gt;
Un moderno manuale di campagna elettorale non solo non potrebbe mai contenere le scritte ingenue e dirette dei muri di Pompei ma non potrebbe nemmeno accontentarsi dei complessi insegnamenti del fratello minore di Cicerone.&lt;br /&gt;
L’attacco diretto all’avversario si rivolgerebbe facilmente contro a chi lo pronuncia. Occorre qualcosa di più complesso: uno screditamento generale dell’avversario e di tutto quello che gli sta attorno. Una demolizione progressiva della sua personalità, un feroce uso del ridicolo: il tutto possibilmente in modo obliquo, nel quale il linguaggio del candidato è sempre accompagnato dagli echi presunti o reali degli effetti delle sue parole sugli elettori.&lt;br /&gt;
Non basta la parola ma occorre dimostrare che essa ha prodotto effetti devastanti sugli avversari.&lt;br /&gt;
Alla parola si accompagnano perciò le indagini demoscopiche e gli “opinion polls”. Essi non servono solo a mettere in luce la forza del “nostro candidato”, ma ci abituano a modificare e ad adattare le parole che verranno pronunciate successivamente agli effetti delle parole precedenti, che appunto emergono dalle indagini e dagli “opinion polls”.&lt;br /&gt;
La parola diventa quindi non solo strumentale ma sempre più provvisoria, in attesa di essere modificata a seconda delle reazioni che la parola precedente ha provocato. Viviamo cioè nel continuo inseguimento fra la parola ed il suo eco. E l’eco diventa più importante della parola stessa.&lt;br /&gt;
Questo gioco fra la parola e il suo eco diventa così rapido che il cittadino, cioè l’elettore finisce con l’essere così stordito, da non capire più il significato delle parole stesse.
Lo stordimento è tale che si perde una condizione indispensabile perché la parola sia efficace, e cioè la memoria. E senza la memoria diventa impossibile giudicare l’aspetto più importante della parola, e cioè la sua coerenza.
Il martellamento diretto ed indiretto dei media raggiunge infatti dimensioni e ritmi tali per cui diventa sempre più difficile costruire i legami e i collegamenti che permettono alla parola di conservare il suo contenuto espressivo.&lt;br /&gt;
Se è quindi vero che l’uso della parola nella campagna elettorale non sembra offrire novità radicali rispetto a duemila anni fa, esso è oggi totalmente diverso per effetto della presenza sempre più pervasiva del sistema dei media.
L’eccesso di parole e il modo con cui questo eccesso viene gestito rende incomprensibile la realtà sottostante e rende sempre più difficile distinguere questa realtà dalla mistificazione.&lt;br /&gt;
Il processo è andato così avanti per cui molti si chiedono se questo non mette addirittura a rischio la vita della democrazia stessa.&lt;br /&gt;
Io credo che questo processo di deterioramento stia procedendo in modo quasi inarrestabile e che sia perciò necessario ed urgente adottare importanti misure correttive.&lt;br /&gt;
La democrazia, per funzionare, richiede infatti una presenza equilibrata della parola e dell’ascolto.&lt;br /&gt;
Questo obiettivo non è però raggiungibile senza un uso misurato ed equilibrato dei media che trasportano ed amplificano la parola fino a falsarne completamente l’ascolto.
Senza equilibrio e senza misura la parola non può arrivare né al cuore né al cervello. E se non vi arriva non dobbiamo stupirci se la democrazia si inaridisce e i cittadini diventano sempre più scettici e rabbiosi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Romano Prodi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.romanoprodi.it/wordpress/?p=327&quot;&gt;Hope - web site - Romano Prodi&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Romano PRODI: Consegnato all’Onu il rapporto sul piano di peacekeeping in Africa.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/13/romano-prodi/consegnato-all%E2%80%99onu-il-rapporto-sul-piano-di-peacekeeping-in-africa/383194"></link>
  <updated>2008-12-13T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>383194</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Il Presidente Romano Prodi ha consegnato ieri a New York ai vertici dell’ONU il rapporto relativo ad un piano di ‘peace keeping’ in Africa.
&lt;p&gt; Il rapporto è stato curato da un gruppo di esperti di alto livello guidato dallo stesso Presidente Prodi ed istituito sulla base di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’aprile 2008.
&lt;p&gt;

Il rapporto valuta in profondità, sulla base delle esperienze precedenti, un coinvolgimento più ampio dell’Unione Africana nelle attività di ‘peace keeping’ in Africa. Propone anche nuove modalità di supporto delle operazioni relative agli aspetti finanziari, alla logistica e agli equipaggiamenti. In sostanza, affida maggiori responsabilità all’Unione Africana ma anche strumenti e mezzi.
&lt;p&gt;
La consegna del rapporto, che è avvenuta nei tempi previsti, segna dunque la conclusione della prima fase dell’incarico assunto dal Presidente Prodi nello scorso mese di settembre presso l’Onu.
&lt;p&gt;
Il rapporto verrà ora trasmesso al Consiglio di sicurezza in vista della presentazione da parte del prof. Prodi, e della sua discussione, previste per l’inizio dell’anno prossimo. Il Rapporto resterà riservato fino alla sua distribuzione ai membri del Consiglio di sicurezza.&lt;br /&gt;

 

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.romanoprodi.it/wordpress/?p=319&quot;&gt;web site - Romano Prodi&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Romano PRODI: Con la crisi si rischia di mettere l’Africa all’ultimo posto e di non garantire gli aiuti.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/01/romano-prodi/con-la-crisi-si-rischia-di-mettere-l%E2%80%99africa-all%E2%80%99ultimo-posto-e-di-non-garantire-gli-aiuti/383193"></link>
  <updated>2008-12-01T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>383193</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Africa / Prodi: Serve struttura sovranazionale al proprio interno.&lt;br /&gt;
Con la crisi temo la mancanza di speranza di cinque anni fa.&lt;br /&gt;

&lt;br /&gt;
 Con la crisi finanziaria internazionale si rischia di mettere l’Africa all’ultimo posto e di non garantire quegli aiuti e quelle risorse necessarie che negli ultimi cinque anni, lentamente, si cominciava a garantire.
&lt;p&gt;
Anche per garantire la pace, oltre all’intervento delle Nazioni unite, è necessaria la costituzione di “una struttura sovranazionale interna”.
&lt;p&gt;
La preoccupazione è dell’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, ora presidente della Commissione Onu per l’Africa, che ha partecipato questa sera a Bologna ad un incontro promosso
dall’istituto De Gasperi sui temi della crisi mondiale.
&lt;p&gt;
“Occorre fortificare la nascita di una struttura sovranazionale - spiega Prodi - una struttura interna africana che possa organizzarsi per mantenere la pace in Africa”. L’ex premier fa riferimento ai recenti massacri tra islamici e cattolici a Jos, in Nigeria. “Si possono promuovere missioni di pace in Libano e in altri Paesi, ma la situazione in Africa è drammatica” e c’è il rischio che quel continente “venga visto come estraneo”.
&lt;p&gt;
“Questa crisi internazionale - continua Prodi - se picchia forte sul Terzo mondo è ancora più drammatica. Tutto si sta fermando verso l’Africa e adesso sto col fiato sospeso perché la situazione è incerta e c’è il rischio che si torni alla mancanza di speranza di cinque anni fa”.&lt;br /&gt;



&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.romanoprodi.it/wordpress/?p=314&quot;&gt;Apcom - web site - Romano Prodi&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Romano PRODI: Prodi in Cina. Incontro con il premier Wen Jabao.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/11/26/romano-prodi/prodi-in-cina-incontro-con-il-premier-wen-jabao/383197"></link>
  <updated>2008-11-26T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>383197</id>
  <summary type="html">

&lt;br /&gt;
La visita di Prodi in Cina durera’ sei giorni (fino al 27 novembre) e prevede incontri al massimo livello. Fra questi spicca la conferenza tenuta ieri presso la Scuola centrale del Partito comunista cinese, che forma la nomenclatura del partito, e incontri con il top management delle banche chiave cinesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Ieri ha visto il governatore della China Developement Bank, Chen Yuan,e domani i vice presidenti della Import-Export Bank of China, Li Jun e Zhu Xinqiang, mentre la giornata di oggi e’ stata dedicata ai responsabili degli Affari esteri del Partito e del Governo, con una colazione offerta dal ministro Wang Jiarui seguita da un incontro con l’assistant minister per l’Europa, Wu Hongbo. &lt;br /&gt;
Pechino ha scelto di dare inconsueta visibilita’ mediatica alla presenza di Prodi, che pur non ricopre incarichi pubblici, e la visita e’ stata rilanciata sul notiziario della tv di stato ieri in prima serata con un servizio sull’incontro col premier Wen.
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Incontro riservato e cena ieri a Pechino fra l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi e il premier cinese Wen Jabao.&lt;br /&gt;
Durato quasi tre ore l’incontro, secondo quanto risulta a Radiocor, si e’ svolto in inglese e senza la presenza degli ambasciatori. &lt;br /&gt;
Wen Jabao ha riservato un’accoglienza da premier a Prodi, ricevuto in qualita’ di ex Presidente della Commissione europea, accogliendolo con un abbraccio. Wen - ha riferito l’agenzia Nuova Cina - ha auspicato una partnership “globale e strategica” fra Ue e Cina affermando la volonta’ di “approfondire la fiducia e la cooperazione con l’Europa per superare le difficolta’ economiche mondiali e rispondere mano nella mano alle sfide della globalizzazione”.
&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.romanoprodi.it/wordpress/?p=294&quot;&gt;web site - Romano Prodi&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Marco PERDUCA: Somalia: Prodi chieda sessione speciale dell’Unione Africana e Onu per riconoscere gli sforzi istituzionali del Somaliland.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/29/marco-perduca/somalia-prodi-chieda-sessione-speciale-dell%E2%80%99unione-africana-e-onu-per-riconoscere-gli-sforzi-istituzionali-del-somaliland/381826"></link>
  <updated>2008-10-29T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>381826</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
• Dichiarazione di Marco Perduca eletto Senatore nelle liste del PD
&lt;p&gt;

Le 19 vittime degli attentati di oggi nella città Hargeysa, in Somaliland, sono anche vittime dell’inanità delle organizzazioni internazionali che hanno sistematicamente evitato di riconoscere e sostenere gli sforzi fatti in Somaliland per il mantenimento di una difficile pace attraverso un processo di riforme democratiche delle istituzioni ereditate dal regime somalo.


Anche in virtù del ruolo di coordinatore su mandato di Ban Ki moon delle zone ad alto rischio di conflitti, occorre oggi che il Presidente Prodi chieda una riunione urgente e coordinata dell’Unione africana e delle Nazioni unite per ipotizzare soluzioni che privilegino il sostegno alla democrazia, laddove si cerca di praticarla, come in Somaliland, piuttosto che al rafforzamento della opzione militare. Se mal gestiti gli attentati di oggi potrebbero incendiare una parte strategicamente importantissima del continente africano.
 
&lt;br /&gt;

 
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=131416&quot;&gt;Radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
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  <title>Romano PRODI: Conference Religion in the Modern World - Intervento del Presidente Romano Prodi.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/13/romano-prodi/conference-religion-in-the-modern-world-intervento-del-presidente-romano-prodi/383198"></link>
  <updated>2008-10-13T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>383198</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Intervento Presidente Romano Prodi&lt;br /&gt;
Conference Religion in the Modern World&lt;br /&gt;
Tehran, 13 ottobre 2008&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Many thanks to the Foundation for Dialogue among Civilizations chaired by Seyed Mohammad Khatami, to the Club of Madrid chaired by Mary Robinson and to the Oslo Center chaired by Kjell Magne Bondevik.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;1.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

We all understand that in 1989 the end of the blockades didn’t touch only international relationships and geopolitics. It also affected Religions’ role as channels for hope.&lt;br /&gt;
Deprived from ideology’s support, politics ended up filling the channels of “religiosity”.&lt;br /&gt;
It built aspiration of hegemony and needs for visibility that couldn’t be otherwise fulfilled. Politics, therefore, decided to play on two intertwined elements: “Religious” violence and “Religious” fear.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;2.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
The simple declaration of illegitimacy will not cancel out the consequences both of violence and of fear.&lt;br /&gt;
Simply listing or reading passages bearing a message contrary to violence and fear from the Koran, the Gospels or other scriptures cannot, by itself, dissipate fear and violence.&lt;br /&gt;

Indeed, within any religions tradition there are those who believe that only fear and violence can affirm who they are and defend the spiritual heritage of which they feel part.
This should be the starting point, in order to understand the importance and the limit of the theory of global ethos elaborates by Tubingen’s Catholic theologian, Hans Kung’s.
He is convinced that peace among nations cannot exist without peace among Religions, and that peace among Religions cannot exist without dialogue.&lt;br /&gt;
Kung therefore, “distils” from all cultures a series of fundamental principles that teach respect for life, truthfulness, dignity, and protection of the whole creation.
In the same years, however, Religious violence and Religious fear have grown.&lt;br /&gt;
Everywhere small minorities devote their time spreading violence and fear.&lt;br /&gt;
And, at the same time, they claim for themselves the status of authentic interpreters of their tradition.&lt;br /&gt;
They believe and claim to be strong and coherent, different from the “weak beleivers”.&lt;br /&gt;
They claim to be non-relativist, distinguished from the compromisers.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;3.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
We need to stop thinking about Religions’ power as if these situations and these behaviour are given for granted and impossible is be changed.&lt;br /&gt;
It is time to look not at Religions as they are today, but at their capability and possibility of being open to a necessary evolution.&lt;br /&gt;
After all, it is already quite easy to find Rabbis, Bishops, Ayatollahs, Muftis and Pastors willing to exchange signs of warm affection. We all know, however, that these gestures of friendship, though precious, are not effective.&lt;br /&gt;
Even men of dialogue who occupied positions of great power (John Paul II is an example within the Catholic Church) weren’t able to prevent this conflict from spreading.
The academic and educational effort should be aimed at making the possibilities for reform, hidden inside each Religion’s tradition, emerge. Once unveiled, these possibilities must be deeply analyzed.&lt;br /&gt;
The historical breadth of each Religion shows that there have been in the past and could be again today religious experiences. Even more radical, but mostly focused on the spiritual sphere. This would cast doubts on what today’s fear/violence fundamentalism presents itself as eternal and unchangeable.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;4.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Even we, western countries, face a recurrent problem.
Not only we, Western countries, can or want to give up resorting to Religion in the matter of politics.&lt;br /&gt;
We want to use Religion to regulate fear and violence of our societies.&lt;br /&gt;
Indeed, as a matter of facts, politics has too often the necessity to justify its place in the world. And sometimes, to alleviate the dismay before the inability to transmit its legacy of ethical, political and civil values (for instance to new generations).&lt;br /&gt;
Therefore politics is looking for an ultimate point of reference.&lt;br /&gt;
Within this framework, room is being made to brands of Christianity that present themselves not only as a faith but as a cement to be used to keep society and politics together, replacing vanished ideologies.&lt;br /&gt;
This trend is a threat to democracy, even more when politics and region push together to extreme behaviours (the most extreme example is voluntary martyrdom).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;5.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
We need something like a major “pure science” experiment: a worldwide “ring” enabling the circulation of basic research an in order to allow religions to talk each other with the goal to find a common language.&lt;br /&gt;
We need an ever-deeper understanding of the spiritual vocation of the different religions and of their mutual relationships.&lt;br /&gt;

Integralist minorities will not disappear because of this, as if by magic: they will always exist.&lt;br /&gt;
This evolution, however, will strip them of their flag of purity and radicalism in which they wrap themselves. It will show that they are simply political lobbies sclaves of the political power.

&lt;p&gt;
Il Prof. Prodi, agganciando queste riflessioni alla sua esperienza politica, ha poi aggiunto alcune osservazioni riguardanti le proposte elaborate nel periodo in cui era Presidente della Commissione Europea, per una politica di vicinato tra la sponda nord e la sponda sud del Mediterraneo con la creazione di strutture comuni tra i paese del nord e del sud.&lt;br /&gt;
Tali proposte prevedevano in primo luogo la creazione di una Banca di Investimenti per lo Sviluppo del Mediterraneo con poteri uguali fra Paesi del Nord e del Sud e di strutture universitarie con uguale numero di professori e di studenti del Nord e del Sud.&lt;br /&gt;
L’istruzione e azioni comuni nel campo dell’apprendimento delle lingue, dello scambio di studenti e di iniziative nel settore dei media sono infatti reputati tra gli strumenti più utili per una preparazione efficate al dialogo e alla comprensione reciproca.&lt;br /&gt;





&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.romanoprodi.it/wordpress/?p=160&quot;&gt;web site - Romano Prodi&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Rosy BINDI: «Ora nel Pd ci vuole collegialità»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/09/09/rosy-bindi/%C2%ABora-nel-pd-ci-vuole-collegialit%C3%A0%C2%BB-intervista/359161"></link>
  <updated>2008-09-09T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>359161</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) - Vicepres. Camera  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;«Walter ha fatto bene a Firenze, ma il modello berlusconiano da noi non
funziona»&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



«Ho visto a Firenze un Pd rinfrancato. E ho percepito di nuovo quella
sintonia con la nostra gente che si sentiva in campagna elettorale. Ecco, da qui
possiamo ripartire. La botta è stata pesante e ci abbiamo messo tempo ad
elaborare il lutto. Anche per Veltroni è stata dura: qualcuno dubitava persino che
avesse intenzione di proseguire. Ma la leadership c’è». Rosy Bindi non la chiama
«tregua», però il suo giudizio positivo sulle conclusioni della Festa fiorentina
muove proprio dalla convinzione che sia possibile un nuovo patto tra Veltroni, il
grosso del gruppo dirigente e il partito che sta aprendo le iscrizioni. «La polemica
di queste settimane ha toccato punte laceranti. Alcune critiche potevano essere
evitate. Ma restiamo un partito plurale. E mi aspetto che il segretario voglia
tenere il timone in modo autorevole e senza mortificare il pluralismo interno.
Altrimenti perché ci chiamiamo democratici?»&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;In un partito democratico però anche la leadership può essere messa in
discussione.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Ma che senso avrebbe una resa dei conti tra leader in nuove primarie? Invece
di uscire dal modello berlusconiano di partito ne resteremmo prigionieri.
Dobbiamo ripartire da Veltroni, da noi tutti, dai cittadini delle primarie a cui stiamo
chiedendo di prendere la tessera. A Firenze non abbiamo risolto tutti i nostri
problemi. Ma sappiamo che per costruire un alternativa alla destra ci vuole una
maratona, non una gara dei 100 metri».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;È la sua risposta a Parisi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Parisi ha deciso di esprimere una critica estrema. Non la condivido, però nel
partito c’è. A Parisi purtroppo si può solo rispondere con un sì o con un no.
Comunque, l’esigenza di una maggiore collegialità nel partito resta».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Cosa vuol dire collegialità? Come tenere insieme le critiche quando hanno
un segno opposto?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Non entro negli organigrammi, ma bisogna trovare il modo per rispondere
positivamente alla domanda di collegialità. C’è l’esigenza di affinare la nostra
opposizione, elaborare un progetto culturale e politico chiaro e condiviso. Non
basta dire che Di Pietro sbaglia: dobbiamo essere capaci di costruire
un’alternativa programmatica forte al governo di destra. Per questo bisogna
innovare, preparare una classe dirigente più giovane, ma coinvolgere
nell’impresa tutte le personalità più autorevoli è un atto di saggezza».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Lei condivide la prospettiva di un’alleanza con l’Udc?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Il Pd dovrà sperimentare alle prossime amministrative diversi modelli di
alleanze, ferma restando la coerenza dei programmi. Non avrebbe senso però
guardare solo nella direzione dell’Udc. Sarebbe uno snaturamento del Pd. Non
condivido l’insistenza di Enrico Letta su questo punto. E non comprendo neppure
la strategia di Rutelli, che combina i segnali all’Udc con posizioni teo-dem non
compatibili con la cultura cattolica-democratica. Su questo il Pd deve dire una
parola chiara, e anche sul giornale Europa che lo supporta».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Anche la ferita di Prodi è ancora viva. E le recenti intercettazioni hanno
aggravato la piaga.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Ero contraria, allora, all’elezione diretta del segretario del Pd. Era chiaro che il
dualismo Veltroni-Prodi non avrebbe fatto bene al governo. Ho sempre detto che
il discorso del Lingotto si presentava in alternativa al programma di governo. E
avrei voluto che Prodi fosse ancora presidente del Pd. Resterà il dissenso sul
passato. Ma bisogna guardare al futuro. E su un punto le parole di Prodi sono
irrinunciabili: il Pd deve essere il compimento dell’Ulivo. Deve avere un carattere
aperto, inclusivo, ma al tempo stesso deve costruire una unità programmatica
andando oltre le vecchie identità. Altrimenti avrà la meglio chi immagina il Pd
come la semplice somma dei Ds e della Margherita, o peggio come l’ultima
evoluzione della sinistra italiana».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=J67HK&quot;&gt;Il Messaggero - cla.sa.&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>MARCO LOMBARDI: TRC:&quot;CHIARISCO PER L'ENNESIMA VOLTA LA MIA POSIZIONE&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/08/28/marco-lombardi/trcchiarisco-per-lennesima-volta-la-mia-posizione/359297"></link>
  <updated>2008-08-28T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>359297</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Emilia Romagna (Gruppo: FI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;
Noi non facciamo come il Governo Prodi che pur di bloccare opere previste dal centro destra  (ponte sullo stretto di Messina e TAV) ha risolto contratti firmati e con i soldi dei cittadini non si è fatto scrupolo di pagare penali milionarie.

&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;
Non siamo neppure come le giunte rosse di alcuni anni fa che prima approvarono il progetto della Murri e poi, una volta perse le elezioni, bloccarono il progetto tramite la Regione, creando quello scempio che ancora oggi non si è concluso.

&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;
Noi da sempre ci siamo dichiarati contrari al TRC così come localizzato, candidando anche il leader del comitato contro il TRC nelle nostre liste alle elezioni comunali.

&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;
Ciò detto però, visto che la legge Obiettivo è una legge del Governo Berlusconi e che questa legge prevede che le Regioni - sentiti Comuni  e Province - individuino delle priorità da inserire nella legge Obiettivo, prendemmo atto alcuni anni fa che Ravaioli, Fabbri ed Errani, indicarono al Governo il TRC di Rimini come una priorità regionale.

&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;
A quel punto il Governo non poteva far altro che inserire l’opera riminese tra le opere finanziabili.

&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;
L’On. Pizzolante quindi, riprendendo le nostre posizioni, non ha “tolto” il finanziamento perché non essendo “comunisti” non abbiamo una concezione proprietaria della cosa pubblica, ha semplicemente argomentato al Ministro Tremonti che in un momento di ristrettezze economiche le esigenze infrastrutturali della nostra realtà sono altre, confortato in questo da gran parte delle forze sociali della nostra Provincia.

&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;
Questo è lo stato dell’arte.

&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;
Per noi le priorità legate al rilancio del prodotto Rimini sono la viabilità, il Palacongressi e l’aeroporto quindi, al di là dei finanziamenti del Governo, riteniamo siano gli enti locali a dover indirizzare le proprie risorse su questi obiettivi e non sul TRC.

&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;
L’occasione però dell’ultima presentazione dei Projects del lungomare avvenuta al Meeting, mi sollecita però un’ulteriore riflessione sul TRC.

&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;
Si sta ipotizzando, indipendentemente dai singoli progetti, una completa pedonalizzazione del lungomare in futuro fino al Polo del benessere di Miramare e, conseguentemente, si sta ipotizzando di mantenere la viabilità sui Viali delle Regine, mantenendo anche la linea del filobus.

&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;
Non sarebbe il caso di pensare ad uno spostamento del TRC, che di fatto è un moderno autobus in sede guidata, all’interno di questa nuova area pedonalizzata in modo che il mezzo sia più fruibile dai cittadini e dai turisti potendo così risparmiare anche i costi economici ed ambientali della linea del filobus?

&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;
In questo modo tra l’altro si eviterebbe di allargare la barriera della ferrovia lasciando liberi i riminesi di sognare lo spostamento della ferrovia secondo quanto prospettato più volte dall’On. Pizzolante.

&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;
A questo punto almeno in ipotesi anche il TRC potrebbe almeno essere legato al nuovo prodotto turistico dei Projects.       &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.gruppofier.it&quot;&gt;GRUPPOFIER&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Romano PRODI: Premio &quot; Abolizionista dell'anno 2008 &quot; - Discorso.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/07/24/romano-prodi/premio-abolizionista-dellanno-2008-discorso/358396"></link>
  <updated>2008-07-24T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>358396</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Discorso in occasione della cerimonia di consegna del premio promosso da Nessuno tocchi Caino&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


&lt;br /&gt;
Carissimi amici, &lt;br /&gt;

ho molto gradito questo riconoscimento. Vorrei però fare una precisazione. Non l'ho meritato solo io, ma anche altri, perché questo è stato un risultato collettivo, raggiunto con una continuità di impegno che io non ho mai visto nella politica italiana. Non solo da parte del governo. Un lavoro a cui tanti altri paesi hanno risposto positivamente, ma non solo paesi, anche associazioni non governative, gruppi politici con un'ampiezza di consenso che è difficile da riscontrare in situazioni analoghe.&lt;br /&gt;
 Ci sono persone che come me avrebbero meritato questo premio, penso a Massimo D'Alema, Emma Bonino o a Marco Pannella. Per me questo riconoscimento rappresenta un premio ad un gioco di squadra perfetto. Un gioco di squadra che ha coinvolto tutta la struttura diplomatica, dall'ambasciatore Spatafora all'ambasciatore Terzi che ora avrà la responsabilità di continuare il lavoro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Purtroppo non si tratta ancora di un cammino irreversibile. Per renderlo irreversibile bisognerà fare una lenta azione continua perché se si è raggiunto questo obiettivo lo si deve anche ad una scelta intelligente non estremista. Non abbiamo parlato di abolizione, sarebbe stato più &quot;emotivo&quot;, ma tutto si sarebbe fermato. E' una battaglia di cuore, una battaglia di progresso dei diritti civili ma anche una battaglia di testa, perché raccogliere questa maggioranza non è stato facile, più di una volta c'era stata una delusione finale. E più d'una volta addirittura la delusione venne da una decisione di stati europei.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi una battaglia intelligente, continua, realistica, che ha avuto i suoi risultati. Ora bisogna andare avanti e affidare a Ban Ki Moon il compito di tener fede agli impegni presi.&lt;br /&gt; 
Devo peraltro ammettere che il segretario generale dell'Onu ha lavorato in senso positivo, non solo formalmente, si è impegnato, anche se viene da un paese in cui la pena di morte è rimasta a lungo quindi un paese con tradizioni molto diverse dalle nostre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non dimentichiamo infatti che il primo stato ad abolire la pena di morte nel mondo fu il nostro Granducato di Toscana nel 1786. L'Italia è dunque giunta a questa battaglia con una grande tradizione alle spalle. L'opinione pubblica italiana è stata preparata profondamente da una lunga tradizione democratica. Ora bisogna andare avanti perché la moratoria non è l'abolizione forzata. Purtroppo l'abolizione non può essere ottenuta immediatamente. I dati statistici poi ci dicono che ormai la pena di morte si concentra per lo più in piccoli stati. Questi dati rendono dunque più realistica una campagna di pressione sui paesi che la mantengono in vigore. Inoltre nell'anno delle Olimpiadi si attende dalla Cina un messaggio di applicazione molto più limitata che rappresenterebbe un avvicinamento all'obiettivo che noi vogliamo raggiungere. Questa battaglia deriva dalla necessità di ampliare il rispetto per la vita umana, dal ruolo specifico che deve avere lo stato, a questo proposito la battaglia per Tarek Aziz è fortemente simbolica, non è uno dei tanti condannati a morte . Ha un valore simbolico importante perché entra nel discorso della disponibilità di uno stato del diritto uccidere, per usare termini semplici ma forti. &lt;br /&gt;

  Se noi esaminiamo tutte le regole fondanti delle Nazioni Unite non ce n'è nessuna che riguarda specificamente l'abolizione della pena di morte ma ci sono le regole che riaffermano i diritti fondamentali dell'uomo, la sua dignità, il valore della persona umana. Ci sono elementi nell'ambito delle Nazioni Unite che ci portano a far sì che questa battaglia che andrà verso l'abolizione nei tempi che ci saranno permessi, sarà una battaglia che non vedrà sola l'Italia ma che sia un grande discorso che coinvolge tutte le Nazioni Unite.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Occorrerà avere la stessa forza, la stessa determinazione, la stessa unità, l'Italia deve continuare ad essere un punto di riferimento in questa battaglia. In questi anni abbiamo avuto dalla nostra parte l'opinione pubblica ma non solo. Tutti i presidenti della repubblica succedutisi hanno sancito apertamente che questa è una battaglia e un obiettivo di tutto il paese. Dobbiamo continuare. Prendo il significato di questo premio come un impegno a far sì che la nostra opinione pubblica sia ancor più sensibilizzata in futuro verso questa direzione. Perché la direzione che ci aiuta a rafforzare i grandi tribunali internazionali, che rappresentano una questione difficilissima. Io ho vissuto in questi anni i grandi problemi politici che sorgono quando c'è da consegnare un criminale di guerra al tribunale, le spaccature politiche che questo provoca in molti paesi. C'è quindi la necessità che tutto questo diventi coscienza comune. Questa come d'altronde l'abolizione della pena di morte è una battaglia lunga che richiede convinzione, perché quando si raggiunge quest'obiettivo diventa un fatto naturale che tutta l'opinione pubblica, tutto il paese si debba comportare in quel determinato modo.&lt;br /&gt;

Il cammino del Tribunale dell'Aja è stato faticoso, a volte la procuratrice s'è lamentata ha severamente rimproverato i governi del mondo ma passi in avanti sono stati fatti. Ciò che è avvenuto in questi giorni in Serbia non sarebbe avvenuto solo pochi anni fa. Non sarebbe avvenuto perché non c'era un'opinione pubblica nazionale pronta a tutto questo. Non è questa una battaglia solo e specificamente per la pena di morte ma per l'affermazione del diritto nell'ambito della convivenza umana. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Grazie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.romanoprodi.it/nuovidoc/abolizionista08.html&quot;&gt;web site - Romano Prodi.&lt;/a&gt;</summary>
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