<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?>
<feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xml:lang="en">
  <title>Openpolis - Argomento: repressione</title>
  <link rel="alternate" href="http://www.openpolis.it/"></link>
  <link rel="self" href="http://politici.openpolis.it/feed/tagDeclarations/181"></link>
  <id>http://www.openpolis.it/</id>
  <updated>2012-04-26T00:00:00Z</updated>
<entry>
  <title>Paola Severino: INTERNET: NECESSARIO REGOLAMENTARE I BLOG</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/26/paola-severino/internet-necessario-regolamentare-i-blog/626964"></link>
  <updated>2012-04-26T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626964</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Giustizia&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
''E' necessario regolamentare i blog. Il cittadino ha il diritto di interloquire con un altro cittadino, ma lo deve fare anche lui seguendo le regole, credo che questo sia un dovere di tutti, anche di chi scrive su un blog''.
&lt;p&gt; Lo ha detto il ministro della Giustizia Paola Severino, intervenuta a Perugia ad un incontro sul tema ''Etica e giornalismo'', parlando dell'ipotesi di regolamentare i blog. 
&lt;p&gt;''Il fatto di scrivere su un blog non ti autorizza a scrivere qualunque cosa, soprattutto se stai trattando di diritti di altri. Ricordiamoci - ha avvertito il ministro - che i diritti di ciascuno di noi sono limitati dai diritti degli altri, io non posso intaccare il diritto di un'altra persona solo perchè sono lasciato libero di esprimermi''. 
&lt;p&gt;''Il problema non è vederli con sfavore ma reprimere l'abuso anche se su internet è più difficile e meno controllabile. Non c'è un preconcetto, ma questo mondo va regolamentato altrimenti si finisce nell'arbitrio''. 
&lt;p&gt;Il ministro ha precisato che anche in sede europea sono previsti incontri per trovare una normativa che regoli il mondo di internet.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/IGN/ext/printNews.php?sec=News&amp;cat=CyberNews&amp;loid=3.1.3243961377&quot;&gt;Adnkronos&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>FABIO NOBILE: Ignobili tentativi di reprimere il dissenso</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/12/fabio-nobile/ignobili-tentativi-di-reprimere-il-dissenso/625658"></link>
  <updated>2012-03-12T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>625658</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lazio (Gruppo: Federazione della Sinistra) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Testimonierò al processo che vede coinvolto Paolo Di Vetta, dirigente nazionale Usb e gli esponenti del comitato di lotta per la casa dopo i fatti di venerdì scorso al Cipe. La mia deposizione, in quanto testimone oculare dei fatti accaduti quella mattina, metterà in luce una verità che inequivocabilmente dovrà far tornare liberi tutti”. 
&lt;p&gt;E’ quanto afferma il consigliere regionale della Federazione della Sinistra, Fabio Nobile, presente questa mattina alla conferenza stampa indetta dai movimenti davanti alla sede di via della Mercede.
&lt;p&gt;


“Oltre a esprimere solidarietà nei confronti del comitato – sottolineano il consigliere Nobile e il portavoce romano della Fds, Fabio Alberti, presente anch’egli alla conferenza stampa - chiediamo l’immediato rilascio di Paolo Di Vetta e giustizia per tutti gli altri e stigmatizziamo la gravità di un’azione repressiva finalizzata esclusivamente a soffocare il dissenso. L’iniziativa al Cipe, sollevava un tema vero, quello dello spreco dei fondi pubblici e chiedeva la destinazione dei miliardi della Tav alla costruzione di case popolari. Queste proteste non vanno trattate con interventi di ordine pubblico, ma ascoltate e comprese. Nella volontà di criminalizzare le lotte sociali e nel tentavo di sgombero dell’occupazione di Casal Boccone, avvenuto nella stessa giornata di venerdì, leggiamo invece qualcosa di inquietante. Il sospetto che ci sia un collegamento tra i due fatti è lecito, così come è lecito pensare che si voglia in questo modo togliere di mezzo la voce del dissenso rappresentata dai movimenti, per lasciare il campo libero agli speculatori. In quest’ottica, i comitati di lotta per la casa, che si stanno opponendo ai grandi affari come lo stabile di Casal Boccone, dove Ligresti ha fatto cacciare gli anziani per realizzare un’enorme speculazione in deroga al piano regolatore, rappresentano un ostacolo e una voce critica nei confronti dell’operato del governo da eliminare”.

 
&lt;p&gt;

 

“Contro questi ignobili tentativi di reprimere il conflitto, in difesa della casa e dei beni comuni – concludono - parteciperemo sabato al corteo indetto dai movimenti, che partirà alle 15 da piazza Vittorio”.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.fabionobile.it/site/comunicati/proteste-al-cipe/stampa.html&quot;&gt;sito web personale&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Angelino ALFANO: Emergenza carceri gestita senza amnistie</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/05/14/angelino-alfano/emergenza-carceri-gestita-senza-amnistie/560873"></link>
  <updated>2011-05-14T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>560873</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Giustizia (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
I detenuti sono 67.500, 23mila oltre la capienza.&lt;br /&gt;
 Il capo del Dap lonta promette rinforzi alla Polizia penitenziaria &lt;br /&gt;
Il sistema carcerario italiano sta gestendo il più alto numero di detenuti nella storia della Repubblica, oltre 67 mila, in quanto «funziona meglio il sistema di sicurezza e repressione dello Stato nei confronti della grande e della piccola criminalità e perché non abbiamo fatto amnistie o indulti».
&lt;p&gt;
Lo ha detto ieri il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in occasione dei 194 anni dalla fondazione del corpo della Polizia penitenziaria.&lt;br /&gt;

«Il sistema penitenziario è il punto di approdo sia del sistema di sicurezza che del sistema processuale penale del nostro Paese», ha sottolineato il ministro lodando il «ruolo cardine della Polizia penitenziaria».&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=60917459&quot;&gt;Avvenire - Giorgio D'Aquino&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Romano PRODI: «Io e il Colonnello, rapporti dignitosi senza show»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/23/romano-prodi/%C2%ABio-e-il-colonnello-rapporti-dignitosi-senza-show%C2%BB-intervista/558436"></link>
  <updated>2011-02-23T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>558436</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;«Il mio successore lo ha blandito, il ritardo della reazione ai disordini testimonia legami e interessi». «Ho contribuito alla preparazione del Trattato d'amicizia tra Italia e Libia ma non l'ho firmato, ritenendolo inadeguato ai nostri obiettivi». «Gheddafi l'ho sdoganato di fronte all'Europa, ma non sono pentito».
&lt;p&gt;
Romano Prodi conosce bene la tenda di Gheddafi. E la spigolosità del personaggio. &lt;br /&gt;
Fu il Professore, da presidente della commissione Ue, a sdoganare nel 2004 il raìs libico, gettando le basi per la sua prima visita in Europa dopo la fine dell'embargo Onu. E fu ancora il Professore, di sponda con l'allora ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, a raggiungere nel 2007 l'intesa con Gheddafi sulla partecipazione di militari italiani a operazioni di pattugliamento a bordo di mezzi navali libici.&lt;br /&gt;
 D'altra parte, a conferma di un rapporto intriso di cordialità, basti ricordare che quando nel 2007 si diffuse nelle cancellerie la notizia di un raìs in coma, colpito da ictus, fu Prodi, in quel momento in visita ufficiale a Praga, a telefonargli, smentendo qualsiasi malore: «Gheddafi è nel deserto e gode ottima salute...».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Professore, un raìs amico di tutti, quindi, a destra come a sinistra?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Calma, calma... Non c'è dubbio che sia interesse dell'Italia avere buoni rapporti con la Libia, così come con tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo: ci sono convenienze reciproche, esiste una complementarietà, solo così si ottengono effetti benefici sul medio e lungo periodo. Ma esiste anche un altro aspetto, altrettanto importante: lo stile...». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Si riferisce al baciamano di Berlusconi a Gheddafi al vertice della Lega araba di un anno fa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Anche, ma la questione è più ampia. È un problema di dignità. Nelle relazioni tra Paesi è fondamentale il modo in cui si gestiscono i rapporti, occorrono equilibrio e reciproco rispetto. E invece il mio successore è sempre andato oltre, ha cercato lo spettacolo, lo show, ha blandito il raìs...».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Forse non ricorda, Professore, ma in passato Gheddafi si è rivolto a lei chiamandola &quot;fratello&quot;...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

(Risata) «D'accordo, ma quello è un modo arabo di interloquire. Tra noi non c'è mai stato servilismo, non c'è mai stato bisogno di andare oltre quelli che sono i rapporti che si devono avere quando si rappresenta il proprio Paese. Tengo a ricordare che io, pur avendo contribuito alla preparazione del Trattato d'amicizia tra Italia e Libia, non l'ho firmato, ritenendolo inadeguato al raggiungimento dei nostri obiettivi. La verità è che esiste una differenza antropologica tra me e Berlusconi. E anche la lentezza con la quale l'attuale governo ha reagito ai disordini è la conferma dell'intreccio di legami e interessi che si sono venuti a creare. Un errore perché la violenza va condannata sempre e subito».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Pentito di aver contribuito a sdoganare Gheddafi di fronte all'Europa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «No, quella decisione ha contribuito a svelenire il clima nell'area nordafricana, teatro in passato di tentativi di destabilizzazione da parte della Libia».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Ma si aspettava che l'ex amico Gheddafi tirasse bombe sui manifestanti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Non mi aspettavo nulla di tutto ciò. Non pensavo si potesse arrivare a questo punto. E una situazione che sembra al di fuori di qualsiasi controllo. È veramente angosciante».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Pretestuose le critiche e i sit-in del Pd contro il governo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Le polemiche ci possono stare. ll punto è un altro: realizzare una politica che guardi all'intero Mediterraneo e su questo occorre uno sforzo bipartisan. Io avevo proposto una banca con consiglieri del Nord e del Sud e università miste, ma dalla Ue non è arrivato un soldo. Anche di questo, oggi, paghiamo lo scotto»
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Nei suoi incontri con Gheddafi parlavate mai di diritti umani?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; In modo diretto no. Se ne accennava, a volte, ma non si metteva niente all'ordine del giorno...».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;E il rais che diceva?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ascoltava».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=XORJK&quot;&gt;Corriere della Sera - Francesco Alberti&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Emma BONINO: L'Italia deve unilateralmente sospendere il Trattato di amicizia italo-libico</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/23/emma-bonino/litalia-deve-unilateralmente-sospendere-il-trattato-di-amicizia-italo-libico/558434"></link>
  <updated>2011-02-23T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>558434</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
In relazione alle ultime tragiche notizie provenienti dalla Libia, Emma Bonino, Vice Presidente del Senato ha dichiarato che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, attualmente in riunione a New York, &quot;deve riconoscere che l'attacco massiccio e sistematico sui civili costituisce una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale e, conseguentemente, in base al Capitolo VII della Carta, e deve prendere le misure necessarie per proteggere la popolazione, a cominciare dall'istituzione di una no-fly zone per fronteggiare il pericolo dei raid aerei.

&lt;p&gt;
Gli attacchi indiscriminati contro la popolazione civile e il numero già elevatissimo di vittime costituiscono, come ha già anticipato l'Alto Commissario Onu per i diritti umani, un crimine contro l'umanità, e per questo un'inchiesta internazionale indipendente deve essere istituita al più presto affinché Gheddhafi e gli altri membri del regime rendano conto delle loro responsabilità. I paesi vicini su entrambe le sponde del mediterraneo devono cooperare per mettere in atto ogni misura necessaria per interrompere la violenta repressione contro la popolazione civile. In questo contesto non si capisce come possa rimanere in vigore il Trattato di amicizia italo-libico del 2008&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Ritengo doveroso che l'Italia sospenda immediatamente ed unilateralmente il Trattato che, tra l'altro, sancendo il principio di non interferenza negli affari interni della controparte, lega le mani all'Italia nel prestare soccorso alla popolazione civile e nel contribuire alle azioni concertate a livello europeo ed internazionale per favorire l'avvio di un processo di transizione verso lo stato di diritto e la democrazia. A maggior ragione, se Gheddafi dovesse applicare alla lettera la minaccia di combattere 'fino all'ultimo uomo, l'ultima donna, l'ultima pallottola', come annunciato dal figlio, ed attuare la strategia che prevederebbe la cessione temporanea della Cirenaica per poi, da Tripoli, muoversi contro le forze anti-governative città per città.&quot;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://notizie.radicali.it/print/1046&quot;&gt;Notizie Radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Giampaolo FOGLIARDI: Gheddafi. Dalle pagliacciate romane al sangue dei manifestanti</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/23/giampaolo-fogliardi/gheddafi-dalle-pagliacciate-romane-al-sangue-dei-manifestanti/558432"></link>
  <updated>2011-02-23T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>558432</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Durante l’ultima visita di Gheddafi a Roma avevo criticato fortemente le pagiacciate del rais e l’atteggiamento disinvolto e colorito di Berlusconi nei confronti del dittatore libico, servito e riverito nella nostra capitale. &lt;br /&gt;
Lo ricordiamo scorrazzare per la città con ottanta Mercedes, trenta purosangue berberi ed un plotone di amazzoni, impartendo presunte lezioni di corano a giovani hostess pagate a gettone.

&lt;p&gt;
Non sono passati nemmeno sei mesi dalle strette di mano e dalle pacche sulle spalle, dal cappuccino a Piazza Navona e dall’aranciata a Campo dei Fiori e oggi Gheddafi emerge in tutta la sua lucida follia. Sta bombardando con l’aviazione i manifestanti ed ha assoldato mercenari per far strage di chiunque lo contesti. Un massacro inaudito, di una ferocia intollerabile per ogni paese democratico e liberale.
&lt;p&gt;
Il delirio del dittatore è proseguito nel suo intervento in televisione: «Resterò a capo della rivoluzione fino alla morte, morirò come un martire» , ha detto, promettendo di «ripulire la Libia casa per casa» se le proteste continueranno. In tal caso, ha aggiunto, ai «ribelli» sarà data una risposta «simile a Tienanmen e Falluja».
Affermazioni terribili che si commentano da sole.

&lt;p&gt;
L’atteggiamento attendista del Governo italiano di fronte alla crisi libica è stato ancora una volta il simbolo di una politica estera senza direzione. Mentre tutti i grandi paesi ed il Consiglio di sicurezza dell’Onu intervenivano per censurare i massacri e le repressioni di piazza, l’Italia è rimasta a guardare e solo oggi Frattini sembra svegliarsi, abbandonando i toni cauti degli ultimi giorni.
&lt;p&gt;
Il nostro Paese ha storicamente un forte legame con la Libia e molti interessi economici in ballo, inutile nasconderselo, ma la concezione personalistica dei rapporti con i leader stranieri di Berlusconi ci ha condotti in una situazione grottesca ed ancora una volta siamo in forte imbarazzo.
La dignità del nostro Paese è un valore da salvaguardare e di fronte ad un simile bagno di sangue la reazione deve essere netta e senza tentennamenti.

&lt;p&gt;
p.s.&lt;br /&gt;

«Io sono legato da un’amicizia vera con tutti i leader di questi paesi, col presidente Mubarak e la sua famiglia, col presidente Bouteflika, mio coetaneo, con il leader della Libia e con Ben Ali, presidente della Tunisia»; lo disse il Presidente del Consiglio lo scorso 23 dicembre durante la conferenza stampa di fine anno, rispondendo ad una domanda sui rapporti che il nostro paese intrattiene con i paesi del nord Africa.  Forse è il caso di riflettere sulla nostra politica estera.

&lt;p&gt;

on. Giampaolo Fogliardi&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_news.asp?ID=1984&quot;&gt;Pd Veneto.org&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Rosanna FILIPPIN: Libia: «Dal centrodestra lacrime di coccodrillo. Lega e Pdl risparmino ipocrisia e opportunismo»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/23/rosanna-filippin/libia-%C2%ABdal-centrodestra-lacrime-di-coccodrillo-lega-e-pdl-risparmino-ipocrisia-e-opportunismo%C2%BB/558431"></link>
  <updated>2011-02-23T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>558431</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Bassano del Grappa (VI) (Partito: PD) - Assessore  Comune Bassano del Grappa (VI) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il segretario regionale del Pd Veneto replica a Zaia: &lt;br /&gt;
“Serviva più Europa, Berlusconi e la Lega pensavano di poterne fare a meno”.
&lt;p&gt;
 “Sul dramma della diaspora libica quelle del centrodestra sono lacrime di coccodrillo. Non si può volere un’Europa forte e presente a giorni alterni, solo quando fa comodo. Adesso la crisi libica scaraventerà addosso all’Italia e alle nostre comunità locali dei problemi giganteschi. Perché il dovere della solidarietà verso un popolo colpito da una repressione sanguinaria è fuori discussione, ma parliamoci chiaro: dalla Libia arriverà di tutto”. 
&lt;p&gt;Rosanna Filippin, segretario regionale del Pd, commenta gli sviluppi della crisi libica e replica alle dichiarazioni di Luca Zaia sulla latitanza dell’Europa nella crisi.

&lt;p&gt;
“L’effetto domino che sta travolgendo le dittature del Nord Africa mostra purtroppo il ritardo e la debolezza dell’Europa politica. Ma chi oggi, come Lega e Pdl, punta il dito contro la Ue, perde una buona occasione per tacere. Se l’Europa è debole e balbettante sulla crisi libica è anche perché alcuni governi nazionali, e in primis quello di Berlusconi, hanno passato gli anni a contrastare e indebolire il progetto europeo. Scoprire oggi – prosegue la Filippin – che di fronte al dramma della guerra civile, del genocidio e della diaspora che ne consegue e che investirà per prima l’Italia gli stati nazione sono impotenti, è un atteggiamento da vispa teresa. Forse Zaia credeva che la Padania e il Veneto siano isole fortificate e separate dal resto del mondo. Scopre ora che non è così? Beh, benvenuto nel mondo reale”.

&lt;p&gt;
“Come fa il centrodestra a prendersela con l’Europa – si chiede la Filippin –  quando ha puntato per anni sul rapporto personale tra Berlusconi e i satrapi del Nord Africa che bombardano i propri popoli? Come si può puntare il dito contro Bruxelles, quando il Ministro degli Esteri del Governo Frattini ha appena l’altro giorno invitato l’Europa alla non ingerenza nella crisi libica? Il momento è già difficile. Il centrodestra ci risparmi almeno l’ipocrisia e l’opportunismo di facciata”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_news.asp?ID=1985&quot;&gt;Pd Veneto.org&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>ANDREA CAUSIN: Il silenzio complice del governo sulla crisi libica</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/22/andrea-causin/il-silenzio-complice-del-governo-sulla-crisi-libica/558422"></link>
  <updated>2011-02-22T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>558422</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La rapidità e l’atrocità con cui si sta sviluppando la rivolta in Libia trovano il governo Italiano impreparato e complice di quanto sta accadendo.
&lt;p&gt;
Anche se volessimo soprassedere alla trionfale accoglienza riservata nelle due visite ufficiali dal Governo Italiano al colonnello Muhammar Gheddafi, noto in tutto il mondo come il padrone autoritario e crudele di uno dei più duri stati di polizia, non si può far finta di non vedere l’incapacità palese con cui Frattini e Berlusconi hanno trattato l’evoluzione della crisi libica in queste ore.
&lt;p&gt;
Mentre tutto il mondo e tutta Europa intervenivano per censurare i massacri e le repressioni di piazza con cui Gheddafi e il suo enturage hanno reagito alle proteste dei popoli della Libia, l’Italia è rimasta a guardare.&lt;br /&gt;

Eppure &lt;b&gt;le ragioni ci sarebbero&lt;/b&gt;.

Prima di tutto &lt;b&gt;le ragioni del sangue&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;
E’ inaccettabile che un governo, seppure sovrano, compia delle stragi usando armi pesanti e mercenari, contro le folle che protestano per l’ottenimento dei diritti civili.
&lt;p&gt;
In secondo luogo è impensabile che si consenta la degenerazione della situazione di uno stato come la Libia che rappresenta uno snodo fondamentale per la gestione dei flussi migratori.
&lt;p&gt;
Ma ci sono anche le ragioni del ruolo storiche che hanno fatto si che l’Italia, nonostante le vicende coloniali, ha costruito storicamente una vicinanza e un partenariato con la Libia, che ha avuto esiti importanti, dal punto di vista dell’approvigionamento energetico e della presenza dei capitali libici in importanti imprese e banche italiane.
&lt;p&gt;
Insomma le ragioni per intervenire sarebbero moltissime e davvero non si spiega l’atteggiamento attendista del Governo Italiano che rischia di restare a guardare mentre il colonnello compie le sue stragi di stato e mentre l’Italia rischia di perdere la propria influenza su un’area di interesse strategico.&lt;br /&gt;
 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.andreacausin.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=105&quot;&gt;andreacausin.com&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Giuseppe GIULIETTI: Il Caimano all'assalto della Consulta</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/23/giuseppe-giulietti/il-caimano-allassalto-della-consulta/548973"></link>
  <updated>2010-12-23T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>548973</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Se la Corte costituzionale non mi darà ragione, mi scatenerò contro di loro, in tv e sulle piazze.&quot; &lt;br /&gt;
Questa l’ultima molotov lanciata da Berlusconi contro la Costituzione e i giudici.
&lt;p&gt;

In questi giorni Maroni e Gasparri hanno minacciato di usare il daspo contro gli studenti, anzi Gasparri avrebbe voluto fermare preventivamente i potenziali molestatori delle piazze. Ebbene quale provvedimento dovrebbe essere applicato ad un presidente del Consiglio che usa queste parole, che minaccia la suprema corte, che oltraggia la carta fondamentale?
&lt;p&gt;

Se c’è qualcuno da fermare è proprio il piccolo Cesare, a lui andrebbe impedito l’accesso alle tv e alle piazze, la zona rossa andrebbe realizzata attorno a palazzo Grazioli, per impedire al molestatore di disturbare i cittadini e la carta costituzionale.
&lt;p&gt;

Parole simili hanno lo sgradevole sapore del ricatto, della pressione preventiva per indurre i giudici a non procedere &quot;secondo scienza e coscienza&quot;, ma a decidere secondo convenienza, facendo prevalere l’interesse particolare sull’interesse generale.
&lt;p&gt;

Chiunque abbia a cuore lo stato di diritto, ha il dovere di costruire un cordone sanitario attorno ai giudici della Consulta, per consentire loro di lavorare e di decidere in pace, senza essere condizionati dall’acre odore delle molotov verbali e dagli annunciati cortei, secondo il copione profeticamente anticipato da Nanni Moretti nel film &quot;Il Caimano&quot;.
&lt;p&gt;

In ogni caso se e quando Berlusconi dovesse mai decidere di promuovere una marcia dal chiaro sapore golpista, altra parola non troviamo, sarà il caso di farsi trovare pronti e di schierarsi a presidio dell’ordinamento democratico e costituzionale.
&lt;p&gt;

Marco Travaglio ha già proposto di indire una grande giornata per la legalità repubblicana, una iniziativa segnata dalla lettura degli articoli della Costituzione e dalla esposizione del tricolore, che dovrà essere, aggiungiamo noi, il colore unificante della giornata. Per una volta dovremo esserci tutti, abbandonando vecchi schemi, spirito di fazione e di frazione inconcludenti discussioni sulle alleanze e sulle tattiche.
&lt;p&gt;

Se il Caimano dovesse tentare l’assalto finale spetterà a ciascuno di noi reagire con la dovuta intransigenza democratica, questa volta davvero senza se e senza ma.&lt;br /&gt;




&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-caimano-allassalto-della-consulta/?printpage=undefined&quot;&gt;micromega-online&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Nichi VENDOLA: Gli abracadabra del Palazzo </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/23/nichi-vendola/gli-abracadabra-del-palazzo/548969"></link>
  <updated>2010-12-23T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>548969</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;«La prima alleanza è con la realtà»
&lt;p&gt;
I senatori di questa ormai scarnificata maggioranza hanno fretta, tanto da incorrere in qualche goffo e grottesco incidente parlamentare. 
&lt;p&gt;Vogliono approvare la controriforma dell'università subito, senza rischiare ripensamenti, senza dovere fare ancora i conti con le prime vittime della loro riforma, gli studenti.
&lt;p&gt; Vogliono calare il prima possibile l'ultima saracinesca su quei ragazzi, per potersi gustare il cenone avendoli chiusi in una cantina buia e senza più nemmeno una finestrella aperta sul futuro. 
&lt;p&gt;Evocano il terrorismo perché hanno terrore di una generazione che rappresenta il corto-circuito della propria feroce politica. Sono l'icona, ritoccata dal chirurgo plastico, di un potere che uccide il futuro. 
&lt;p&gt;Evocano atmosfere classiche, il bel tempo andato dove l'Ordine costituito non conosceva le perturbazioni della piazza: i figli della lupa e la Gelmini ci accompagnano sulle vette della sapienza e della modernità.
&lt;p&gt;
Gli arresti preventivi non devono stupire più di tanto.&lt;br /&gt;
 Hanno già preventivamente arrestato questa generazione: chiusa nella gabbia del grande fratello e della grande precarietà. 
&lt;p&gt;Ricordo sommessamente che &quot;la meglio gioventù&quot; non è quella di chi si subordina al cattivo buonsenso, ma quella che si ribella, che contesta le gerarchie sociali, che scruta orizzonti inediti, che intende auto-educarsi alla cooperazione e non auto-castrarsi nella rete vischiosa della competizione totale. 
&lt;p&gt;Vogliono apparati formativi che addestrino all'obbedienza e alla parcellizazione del lavoro, che educhino alla paura e alla flessibilità, che ci abituino ad essere funzioni del mercato piuttosto che attori della società.
&lt;p&gt; Vogliono che la società scivoli nella forma del mercato, fino a che il cittadino non si identifica interamente nella dimensione del cliente.
&lt;p&gt;
Anche l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne. ha fretta. E' impaziente di stringere intorno al collo dei lavoratori italiani il cappio che completerà la loro trasformazione in merce seriale, privati anche solo della memoria di quelli che un tempo erano i loro diritti.
&lt;p&gt; Si tratta di un finale di partita drammatico. L'alibi della crisi e della globalizzazione per capovolgere il secolo che ha fatto del lavoro la pietra angolare dell'architettura democratica. 
&lt;p&gt;Il lavoro smette di essere un fatto sociale, un misuratore di civiltà, una dimensione collettiva e regredisce a condizione individuale, quasi biologica: in un corpo a corpo sempre più violento e pre-moderno tra la solitudine del singolo lavoratore/lavoratrice e l'impresa a rete transnazionale.
&lt;p&gt;
Il governo e l'azienda, Tremonti e Marchionne, marciano allo stesso passo veloce. Hanno in mente un progetto di società comune e omogeneo. Con un gusto orwelliano del paradosso sinistro, definiscono l'edificazione di un nuovo paradigma neo-servile come condizione esistenziale permanente di &quot;libertà&quot;. 
&lt;p&gt;Ci dicono che la libertà sarebbe inibita dalla democrazia. Anche perché l'unica libertà che hanno in mente allude all'esercizio dell'onnipotenza del maschile: potremmo dire che si tratta di una libertà di stupro della forza produttiva e di quella riproduttiva. 
&lt;p&gt;La violenza contro i corpi sociali e contro i corpi individuali è consustanziale alla modernizzazione dei tecnocrati e dei custodi della grande frode fiscale dominante.
&lt;p&gt;
Il berlusconismo, inteso come un sistema complesso di cultura e di politica, merita una lotta capace di intelligenza e di fiato lungo: le contumelie contro il premier rischiano di deviare l'attenzione dagli ingredienti di un ciclo storico che ha segnato l'intero Paese e tutta la politica, anche la nostra. 
&lt;p&gt;Liberarsi di Berlusconi per tenersi il berlusconismo non è una grande vittoria. Molto aldilà delle malefatte di un singolo leader e imprenditore, c'è un'intera epopea di idee e di mutamenti da radiografare, c'è davvero &quot;l'autobiografia di una nazione&quot; con cui fare i conti. Dovremmo saperci muovere all'altezza di questa sfida, senza perderci nei composti fumosi del &quot;piccolo chimico&quot; parlamentare, senza baloccarci ulteriormente con un pallottoliere i cui conti astratti non corrispondo mai a quelli reali. 
&lt;p&gt;Dobbiamo restituire alla parola &quot;libertà&quot; il suo significato profondo, che oggi è prima di tutto libertà dalle tre P della destra: paura, precarietà, povertà. &lt;br /&gt;
Qui c'è la traccia di un programma di alternativa, con questa spinta ideale può rinascere la sinistra e insieme può vincere l'Italia migliore.
&lt;p&gt;
Finisce il 2010 così, con vere scene di caccia ai diritti sociali e ai diritti di libertà: prede prelibate di un'attività venatoria che appare indispensabile per contenere l'eruzione del debito pubblico e per rovesciare il Novecento. 
&lt;p&gt;Così la questione sociale torna ad avere un nome antico, come ci racconta nei suoi bellissimi e dolorosi saggi Marco Revelli: povertà. In un'Europa che ha imboccato la strada del proprio suicidio: fuoriuscire dal welfare, ridurre la complessità sociale a capitolo di ordine pubblico, affidare alle polizie la gestione della repressione dei poveri e della vigilanza sulle libertà esuberanti. 
&lt;p&gt;La povertà dilagante in una Italia che Berlusconi narra come Paese di benestanti, laddove un esiguo 10% di popolazione è padrone della metà della ricchezza nazionale. 
&lt;p&gt;La povertà estrema di quella metà esatta delle famiglie italiane che devono sopravvivere con solo il 10% della ricchezza complessiva. Ma anche la povertà dei sogni, soffocati dall'angustia di quelle gabbie in cui il governo sta rinchiudendo il futuro, la povertà di un lavoro immiserito perché spogliato della sua dignità e irriso dai modelli culturali e comportamentali dominanti.
&lt;p&gt;
Hanno ragione quei dirigenti del Pd che insistono sulla necessità delle alleanze, ma hanno torto quando le cercano negli abracadabra di Palazzo, nelle intenzioni tattiche che sulla carta dovrebbero regalarci un voto in più dei rivali, e che poi si rivelano sempre sbagliare o fallimentari: perché la realtà, la società italiana, il mondo in cui viviamo non si fa ridurre a una astratta somma algebrica.
&lt;p&gt; Se per noi la politica non diventa un'idea forte di Paese, e non si declina come speranza popolare e passione giovanile, continueremo a dare risposte sbagliate. Perché non avremo saputo ascoltare le domande di chi ci chiede di non aver paura. 
&lt;p&gt;Di chi su una gru o su una terrazza cerca disperatamente un orizzonte nuovo. Di chi prova a riconnettere, sul terreno della politica, le parole ferite: lavoro, sapere, libertà, perché la politica torni ad essere il vocabolario del cambiamento e non il chiacchiericcio di un ceto separato. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=WAEM8&quot;&gt;Il Manifesto&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Luigi de MAGISTRIS: Ecco il piano autoritario del Governo</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/21/luigi-de-magistris/ecco-il-piano-autoritario-del-governo/548972"></link>
  <updated>2010-12-21T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>548972</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'  Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l' Europa) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Quale sarà la prossima mossa del Governo per accelerare la realizzazione del piano di rinascita autoritario che sta consolidando nel Paese? A che cosa stanno pensando – su mandato di Silvio Berlusconi e dei poteri occulti e meno occulti dei quali è espressione e garante – i ministri degli interni, della difesa e della giustizia con il supporto dell’esecutivo e di pezzi delle istituzioni?

&lt;p&gt;
In primo luogo, devono scongiurare che importanti indagini della magistratura in svolgimento individuino la rete piduista che governa, di fatto, parte del Paese. Il popolo non deve sapere che cricche corrotte e in parte mafiose stanno governando e mortificando le istituzioni. La conoscenza dei fatti produce pensiero libero che potrebbe divenire critico e, quindi, dissenso.

&lt;p&gt;
In secondo luogo, devono fare in modo che ogni questione democratica diventi questione di ordine pubblico. L’ansia di insicurezza sociale – radicalizzata dai media controllati dal regime – per considerare l’immigrazione come questione che attiene alla sicurezza nazionale e all’ordine pubblico. Questo serve per acquisire consenso sociale presso quella parte del Paese che ha paura e che si piega su posizioni egoiste.

&lt;p&gt;
La questione del lavoro e del rapporto con il capitale, il conflitto sociale e la lotta di classe degli operai, va inquadrata come preludio di infiltrazioni estremistiche tra i lavoratori. La manifestazione della FIOM e le posizioni della CGIL come radicalizzazione del conflitto che genera mostri e, quindi, presentare la piazza come luogo pericoloso.

&lt;p&gt;
Le lotte del popolo abruzzese e dei cittadini campani – distrutti dalle pratiche emergenziali con le quali le cricche gestiscono le calamità naturali e le emergenze ambientali – devono essere represse con i manganelli. Le manifestazioni degli artisti e del mondo della cultura colpite con la repressione. L’arresto della cultura che viene anche uccisa con la privazione di risorse. La cultura è pericolosa per il piano piduista, la gente non deve pensare, si deve omologare, deve essere conformista e seguire la strada del pensiero unico.

&lt;p&gt;
Le lotte degli studenti – anche di professori e ricercatori – devono essere fermate, oggi come a Napoli e Genova nel 2001. Alle forze dell’ordine si ordina di sgomberare scuole e università. Arresti e fermi di giovani in vorticoso aumento. Devono scongiurare la crescita del movimento studentesco e magari la sua saldatura con le lotte dei lavoratori, operai in primis. Il raccordo con i precari e i disoccupati, la contaminazione tra coloro che hanno capito e si vogliono ribellare a un regime classista che sta uccidendo la democrazia.
&lt;p&gt;

Il regime sta pensando di passare a un’altra fase. Non è più sufficiente l’utilizzo del solo potere disciplinare per piegare chi si oppone legittimamente agli abusi del potere; non basta più l’utilizzo illegale delle norme per piegare servitori dello Stato e dissidenti. Non basta più la violenza morale e della carta da bollo.

&lt;p&gt;
Stiamo passando alla strategia della tensione, seppur in una fase ancora embrionale. Devono dimostrare che il dissenso è esercitato in forme criminali e che le lotte sono condotte in modo violento, da parte di sovversivi. L’obiettivo è quello di ribaltare la verità – della normale devianza – nascondere che i veri eversori dell’ordine costituzionale sono proprio i governanti.
&lt;p&gt;

Stanno preparando il terreno per presentare provvedimenti normativi di urgenza che diano poteri speciali, consolidino lo stato di eccezione già sperimentato a L’Aquila, sospendano diritti costituzionali insopprimibili in modo democratico. Bisogna tenere gli occhi spalancati; conosciamo la tenuta democratica della stragrande maggioranza delle forze dell’ordine che eviteranno di essere utilizzate quale strumento per abbattere la democrazia.
&lt;p&gt;

Ma non basta. Stanno lavorando per costruire uno stato d’eccezione, consegnare poteri speciali alle forze dell’ordine e agli apparati di sicurezza, sospendere diritti, limitare il diritto di associarsi e manifestare. Utilizzano il pretesto della violenza che mette a rischio il Paese. Hanno paura, vogliono solo difendere il loro potere istituzionale, politico ed economico.

&lt;p&gt;
Stiamo entrando nella fase più pericolosa, tenuto conto anche dell’instabilità del quadro politico. Chi lotta per i diritti, per la Costituzione e per la democrazia possiede la ragione delle idee e il plusvalore della passione. Si deve isolare ogni forma di violenza fisica per evitare che venga utilizzata dal Governo per approvare decreti legge – sui quali stanno ragionando - che sospendano diritti democratici, si deve vigilare sulle infiltrazioni di pezzi deviati delle istituzioni e realizzare l’unità del centro-sinistra e manifestazioni di massa che tengano lontani gli strateghi della tensione che lavorano per dividere il fronte democratico, consolidare la borghesia mafiosa e narcotizzare il popolo.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=W8KJ2&quot;&gt;Il Manifesto&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Paolo FERRERO: La repressione non fermerà questo movimento</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/15/paolo-ferrero/la-repressione-non-fermer%C3%A0-questo-movimento/548850"></link>
  <updated>2010-12-15T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>548850</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Ieri è tornato in campo prepotentemente il movimento degli studenti. Il governo – come a Genova quasi dieci anni fa – ha scatenato una repressione che ha un solo obiettivo: trasformare la questione politica posta dai giovani in una questione di ordine pubblico.

&lt;p&gt;
Il tentativo - come a Genova dieci anni fa – è di utilizzare la repressione per fermare il movimento. Quindi Berlusconi resta in sella e manganella gli studenti. Questo potrebbe essere a prima vista il commento della giornata di ieri.
Credo tuttavia che occorra andare un po’ più a fondo e vedere cosa è effettivamente accaduto.

&lt;p&gt;
In primo luogo Berlusconi ha sì vinto, ma è del tutto evidente che con tre voti di margine non può governare.
La situazione non è quindi destinata a durare.

&lt;p&gt;
In secondo luogo, il modo in cui Berlusconi ha comprato i voti sta facendo vergognare una parte del suo stesso elettorato e il presidente del consiglio esce quindi vincitore dalla battaglia, ma per nulla rafforzato e probabilmente le elezioni anticipate si avvicinano.

&lt;p&gt;
Chi esce pesto è Fini e con lui il tentativo di costruire una sorta di transizione interna al blocco di potere berlusconiano.

&lt;p&gt;
Le ipotesi di governi tecnici o di responsabilità che mantenessero integro il programma del caudillo sostituendo la sua impresentabile leadership sono da oggi decisamente più deboli. Le soluzioni intermedie – da noi avversate in tutti i modi - interne al blocco di potere del regime sono quindi in larga parte evaporate.

&lt;p&gt;
La situazione che abbiamo dinnanzi è dunque più radicalizzata. Berlusconi lavora per un’uscita a destra dalla crisi della seconda repubblica, in una deriva antidemocratica e antipopolare.

&lt;p&gt;
Noi dobbiamo lavorare per un’uscita a sinistra, che si ponga l’obiettivo di abbattere Berlusconi e insieme a lui il berlusconismo.

&lt;p&gt;
Fino a poche settimane fa avevamo fondato questa nostra prospettiva prevalentemente sulla proposta politica di costruzione del fronte democratico. Oggi, la crescita del movimento pone le basi materiali affinchè quella prospettiva abbia basi di massa e sociali.

&lt;p&gt;
Il movimento degli studenti ha un carattare per nulla effimero e si alimenta di una condizione di drammatica precarietà percepita sempre di più come un’insopportabile ingiustizia. Non è un caso se esso ha voluto e saputo naturalmente saldarsi alle grandi manifestazioni sindacali di queste settimane, riscoprendo una saldatura di interessi e di prospettive con quella parte del mondo del lavoro che a sua volta non vuole soccombere sotto i colpi dell’offensiva che il grande capitale gli ha scatenato contro.

&lt;p&gt;
Dovrebbe essere ormai chiaro che nessuna ipotesi di “patto sociale” è perseguibile senza che essa si trasformi in una disastrosa capitolazione.

&lt;p&gt;
La Cgil può (deve) oggi svolgere una funzione di cruciale importanza: unire le ragioni e i soggetti sociali che stanno pesantemente pagando questo stato di cose, ma hanno abbandonato ogni remissività. Lo sciopero generale è la scossa salutare e profonda che può ridare una chance alla democrazia.
&lt;br /&gt;
 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=W3CX0&quot;&gt;Liberazione&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>DELIA MURER: Immigrazione, il Governo soffia sul fuoco dell’intolleranza </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/11/10/delia-murer/immigrazione-il-governo-soffia-sul-fuoco-dell%E2%80%99intolleranza/547823"></link>
  <updated>2010-11-10T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>547823</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il Ministro Maroni, nel Consiglio dei Ministri dello scorso cinque novembre, ha annunciato un nuovo pacchetto sui temi della sicurezza. I provvedimenti sono inclusi in un decreto legge del Governo e in un disegno di legge che arriverà alla Camera. Il fatto che Maroni e Berlusconi sentano il bisogno, in un momento come questo, di rilanciare il tema della sicurezza, la dice lunga su quali sono, per il Governo, le priorità.

&lt;p&gt;
Si torna a soffiare sulle paure collettive, invece di affrontare i nodi veri di questa fase: cioè la crisi economica, la disoccupazione, le aziende che chiudono; cioè la scuola pubblica che perde pezzi, la sanità non efficiente, il dissesto idrogeologico del territorio. La priorità, per il Governo, è produrre slogan sulla sicurezza. La quale, per giunta, viene declinata, tanto per cambiare, nelle direzioni già note: prostituzione, ovviamente da strada, e immigrazione. 
&lt;p&gt;Per il governo la questione sicurezza nel nostro Paese si coniuga solo su questi due fronti. Come se non ci fosse un’emergenza permanente tra le forze dell’ordine, che lamentano scarsità di risorse, uomini e mezzi; come se non ci fosse un appello costante della magistratura, che invoca più strutture, più personale, per perseguire i reati e fare i processi. Sulla prostituzione, il Governo torna ad annunciare (attenzione: annunciare, e non approvare) cose che aveva già annunciato alcuni mesi fa con il Ddl Carfagna: introdurre il reato di prostituzione da strada e rimpatriare subito le prostitute straniere che non ottemperano al foglio di via. 
&lt;p&gt;Repressione, fisica e culturale. Nessuna strategia per combattere davvero i trafficanti, le organizzazioni che stanno dietro la tratta; nessun sostegno alle donne abusate.
&lt;p&gt; Il tutto mentre il Governo azzera i fondi previsti per l’art. 13 della legge 228/03 e cancella di fatto il numero verde in aiuto delle vittime della tratta. 
&lt;p&gt;In sostanza scompaiono tutti i progetti che nel corso degli anni hanno consentito di strutturare sui territori italiani le reti operative a carattere regionale o sovra regionali capaci di raggiungere importanti risultati su più fronti: sociali mediante il sostegno alle vittime, investigativi relativi al contrasto delle reti criminali, processuali in merito all’accertamento dei reati. Senza un Piano nazionale sulla tratta, senza i fondi per la pronta assistenza delle vittime, il Governo arriva e sceglie la linea dura. 
&lt;p&gt;Niente prevenzione, niente assistenza. Carcere e foglio di via. Si tratta della stessa politica che viene fatta sul fronte della migrazione. Il Governo, con la legge di stabilità attualmente in discussione in commissione Bilancio alla Camera, azzera i principali Fondi sociali: taglia il Fondo per le politiche sociali, cancella il Fondo per le politiche di inclusione. Nemmeno un euro per favorire l’inserimento sociale degli immigrati. Un timido accenno, nel prossimo Ddl, al fatto che potrebbe passare ai Comuni la competenza su rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno, senza però chiarire tempi, modi, meccanismi ed entità dei trasferimenti finanziari. E, al tempo stesso, dopo aver introdotto il reato di clandestinità, arriva l’annuncio che nel prossimo disegno di legge ci sarà la misura dell'allontanamento coatto dei comunitari non in regola. La direttiva europea sulla libera circolazione prevede che lo straniero non possa risiedere oltre tre mesi in un Paese se non ha reddito, lavoro e dimora adeguati; nella direttiva, però, manca la sanzione. Maroni in passato ha tentato di proporre una norma sanzionatoria ma questa non ha passato l'esame della Commissione Europea. Ora ci sarà un nuovo tentativo. La norma è stata inserita nel disegno di legge e non nel decreto sulla sicurezza, ha spiegato Maroni, perché il governo ha voluto &quot;notificare la proposta all'Unione Europea&quot;. Intuibile la risposta, visto che la questione è controversa. Non si può espellere un cittadino comunitario: l’Unione europea è stata chiara. Ma il Governo insiste: la sua politica di annunci e propaganda deve soffiare sul fuoco dell’intolleranza. Taglia i servizi, non colpisce gli sfruttatori, azzera i fondi per aiuto, sostegno e intervento sociale, non dà risorse a forze di polizia e magistratura, non combatte le organizzazioni criminali, non lavora per l’inclusione, toglie diritti e colpisce i più deboli: le prostitute da strada, con carcere e foglio di via, gli stranieri comunitari con espulsioni illegittime. Se questo significa governare…

 &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it.html?view=article&amp;catid=2%3Aarticoli-e-interventi&amp;id=211%3Aimmigrazione-il-governo-soffia-sul-fuoco-dellintolleranza&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;www.deliamurer.it&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Massimo CIALENTE: «Picchiati senza ragione. A Roma c'è qualche mente fragile che picchia i terremotati»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/07/08/massimo-cialente/%C2%ABpicchiati-senza-ragione-a-roma-c%C3%A8-qualche-mente-fragile-che-picchia-i-terremotati%C2%BB-intervista/502749"></link>
  <updated>2010-07-08T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>502749</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune L'Aquila (AQ)- Consigliere  Consiglio Comunale L'Aquila (AQ)&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il percorso era concordato. In testa alla manifestazlone vecchi e famiglie».
&lt;p&gt;E' la fine di una giornata campale: in testa al corteo le botte, i posti di blocco.
Poi l'incontro con il presidente del Senato e quello con i capigruppo di maggioranza e opposizione. Intanto c'è stato l'impegno in piazza del segretario del Pd Bersani «Per noi L 'Aquila è la priorità» Il sindaco de L'Aquila Massimo Cialente sdrammatizza prendendo in giro l'onorevole Giovanni Lolli che si è preso una manganellata mentre il corteo era bloccato sotto palazzo Grazioli, e prende in giro anche se stesso: «Mia moglie al telefono dice che me ne hanno dato poche». Intanto però aspetta notizie. La capogruppo del Pd Anna Finocchiaro, ieri mattina, ha richiesto un incontro sulla vicenda delle tasse che i terremotati dovrebbero ricominciare a pagare in toto dal 1° gennaio. «Berlusconi dovrebbe parlarne con Tremonti ma Tremonti non si trova» Dal vertice Pdl a palazzo Grazioli, mentre da sotto arrivava il rumore della protesta la risposta è stata «valuteremo». A sera, in extremis, palazzo Chigi annuncia che le tasse saranno diluite in dieci anni.


&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sindaco, si è fatto male? Si è trovato di fronte anche ai manganelli.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 «No io sono un po' acciaccato ma niente di grave, mi dispiace per i ragazzi che si sono prese le manganellate. Eravamo in testa al corteo davanti al posto di blocco. Per mediare, per calmare gli animi. Poi c'è stata una carica e le manganellate. Mi dispiace anche per Giovanni Lolli (deputato aquilano del Pd, ndr) che sotto a palazzo Grazioli si è preso una manganellata sulla spalla. Non mi sarei mai aspettato una cosa del genere»
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Siete arrivati in cinquemila con i pullman.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«E' il popolo aquilano, gente di tutte le età, c'erano tutti, dagli industriali al sindacato di polizia, professori di scuole e presidi di facoltà, professionisti, istituzioni e sindaci dei paesi colpiti dal sisma, tanti ragazzi, donne e anziani»
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Però c'erano i posti dl blocco e ci sono state le manganellate.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Io avevo scritto e ho le carte: il percorso da piazza Venezia a Montecitorio passando da piazza di Pietra. Ho i documenti e avevo speciﬁcato che ci sarebbero stati vecchi e famiglie, tanto che avevo chiesto ad Alemanno, che lo ha concesso, di far fermare i pullman il più vicino possibile a piazza Santi Apostoli. Se Maroni le vuole gliele faccio vedere»


&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E invece?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Invece ci hanno menato. Il presidente del consiglio aveva detto che non avrebbe mandato a L 'Aquila più nessuno della Protezione Civile perchè qualche mente fragile avrebbe potuto usare la violenza. Ora sono io che mi trovo a dire agli aquilani di fare attenzione che a Roma c'è qualche mente fragile che picchia i terremotati»

&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Com'è andato l'incontro con il presidente del Senato, Schifani?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Mi è sembrato molto colpito quando gli abbiamo spiegato di questa spada di Damocle che ci pende sulla testa: con il pagamento del 100 per cento di tasse, tributi e arretrati. Un operaio con una busta paga di mille euro si trova a pagare 240 euro al mese»

&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cosa avete ottenuto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

C'è la proposta di Anna Finocchiaro, di diluire in 10 anni, anzichè nei 60 mesi attuali, di pagare il 40 per cento del dovuto»

&lt;p&gt;

&lt;b&gt;I Tg usano il condizionale ma sembra che la proposta sia stata accolta.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Ah, bene. Se la proposta passasse non sarebbe la soluzione a tutti i problemi enormi che abbiamo di fronte per la ricostruzione, ma sarebbe una boccata di ossigeno. Una cosa grazie alla quale la notte puoi prendere sonno. Se passa quella proposta, almeno vuol dire che le botte che abbiamo preso sono servite a qualcosa».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E una soluzione analoga a quella dell'Umbria, con il 60 per cento di sconto sulle tasse?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

L'Umbria ha iniziato a pagare 12 anni dopo. Noi dopo un anno e otto mesi. Ma è meglio di niente. Alessandria, dopo l'alluvione, ha avuto il 90% di sconto e anche Foggia, alcuni mesi fa. Noi non stiamo certo chiedendo dei privilegi. Il mio calcolo è che sia necessario trovare una copertura di 180 milioni di euro»&lt;br /&gt;





&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=SPLH8&quot;&gt;L'Unità - Jolanda Bufalini&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Anna FINOCCHIARO: «Da qui comincia il massacro delle libertà, vogliono coprire pubblici misfatti»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/06/10/anna-finocchiaro/%C2%ABda-qui-comincia-il-massacro-delle-libert%C3%A0-vogliono-coprire-pubblici-misfatti%C2%BB/501710"></link>
  <updated>2010-06-10T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>501710</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Sintesi della dichiarazione di voto di Anna Finocchiaro nell'Aula di Palazzo Madama:
&lt;p&gt;
Il Paese aveva bisogno di una riforma delle intercettazioni telefoniche.
&lt;p&gt; Ne aveva bisogno perché è intollerabile che sulle pagine dei giornali appaiano notizie che o sono coperte dal segreto istruttorio o non sono inerenti alle indagini e sono pubblicate soltanto per ledere la privacy e la dignità dei soggetti.
&lt;p&gt;
È intollerabile che si faccia mercato della dignità dei soggetti ed è intollerabile che vi siano fughe di notizie rispetto ad atti investigativi che probabilmente vengono frustati nella loro efficacia dalla fuga di notizie stesse.
&lt;p&gt;

Noi volevamo una buona legge, tanto è vero che già dai primi atti del governo Prodi della scorsa legislatura, e anche in questa legislatura, con due proposte di legge una delle quali firmata dalla capogruppo, abbiamo chiesto la riforma della disciplina delle intercettazioni telefoniche.
&lt;p&gt;
Quindi, una buona legge sulle intercettazioni telefoniche che tutelasse la privacy e la dignità dei soggetti a qualunque titolo coinvolti nelle indagini.
&lt;p&gt;

Ma questa non e' una buona legge.
&lt;p&gt;
Innanzitutto perché questa legge limita l'uso delle intercettazioni telefoniche come strumento di acquisizione della prova.
&lt;p&gt;

Punite la pubblicazione di atti di indagine e consentite solo la pubblicazione per riassunto fino alla fine delle indagini preliminari. Ma vi rendete conto dell'arbitrio che il giornalista può compiere per riassunto? Non voglio irritarvi, ma il caso Boffo e «Il Giornale» lo ricordate o no?
&lt;p&gt;

Punite anche gli editori, perché casomai il giornalista o il direttore del giornale largheggiasse nell'informazione pubblica - ohibò! - interviene l'editore del giornale e dice: ma che mi volete far fallire? E di conseguenza l'editore eserciterà fuori dal suo ruolo - pensate ad una società per azioni, un'impresa come un'altra, che sta a Shangai e che è l'editore di un giornale italiano - un compito di vigilanza, di repressione, di censura per evitare di correre il rischio delle salatissime multe.
&lt;p&gt;
Tutto questo tutela meglio la privacy dei soggetti? No.&lt;br /&gt;
 Questo tutela meglio, molto meglio, i criminali.
&lt;p&gt;

Questo uccide il diritto dei cittadini ad essere informati.&lt;br /&gt;
 Questo provvedimento uccide la libertà di informazione tutelata dalla Costituzione. &lt;br /&gt;
Tutelata una sola volta, presidente Berlusconi, perché mentre la parola «impresa», in varie forme, appare almeno tre volte nella Costituzione, le parole «libertà personale» e «libertà d'informazione» esistono una sola volta perché chi si sente vincolato alla Costituzione lo sa che non c'è bisogno di ripetere ciò che è sacro!
&lt;br /&gt;

E allora chi oggi vota la fiducia, vota la limitazione della libertà di informare e di essere informato, la limitazione dei mezzi a disposizione degli investigatori per accertare reati, per individuare i colpevoli, per punirli. 
&lt;p&gt;La verità allora è davvero un'altra: voi avete colto l'occasione in un momento assai imbarazzante, diciamo così, per il Governo e per la maggioranza di nascondere agli italiani i pubblici misfatti, l'esercizio deviato dei pubblici poteri, l'uso privato e la dissipazione delle pubbliche risorse. 
&lt;p&gt;Voi volete nascondere, voi vi nascondete.&lt;br /&gt;
 Voi non volete controllo (ma questo lo sapevamo già):&lt;br /&gt;
 il popolo che citate così spesso lo volete cieco e sordo, manipolabile.&lt;br /&gt;
 

Voi vi servite del popolo quando vi serve per celebrarvi, ma lo volete bue.
&lt;p&gt;
La privacy che dite di tutelare è la vostra, è l'ombra nella quale volete continuare a fare i vostri affari.&lt;br /&gt;
 Chi si accontenta nella maggioranza, chi fa finta di non saperlo, oggi non può non saperlo. 
&lt;p&gt;Io che tremo - non come voi, che l'adoperate in maniera sguaiata e volgare - quando pronuncio la parola libertà, non in nome mio ma nome d'altri, vi dico che qui oggi il mio Gruppo, che mi ha dato mandato sulla base di un'assemblea che abbiamo celebrato, non parteciperà al voto di fiducia e non parteciperemo perché noi vogliamo che risulti con ogni evidenza e con il rispetto sacro che abbiamo di quest'Aula e della legge il fatto che &lt;b&gt;da qui comincia il massacro della libertà&lt;/b&gt;&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.senatoripd.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=71702&amp;t=/documenti/stampa.htm&quot;&gt;senatoripd.it&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Cesare DAMIANO: Fiat - Fma: i lavoratori hanno bisogno di risposte</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/02/22/cesare-damiano/fiat-fma-i-lavoratori-hanno-bisogno-di-risposte/479150"></link>
  <updated>2010-02-22T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>479150</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
L’intervento delle forze dell’ordine oggi a Pratola Serre non segni l’inizio di una serie di ‘’scontri muscolari davanti ai cancelli” delle fabbriche.&lt;br /&gt;
Il 2010 sara’ un anno fortemente interessato da situazione di crisi aziendali, da cassa integrazioni e licenziamenti. Stupisce, quindi, l’intervento delle forze di polizia dello stabilimento Fiat-Fma di Pratola Serra per sgomberare il presidio dei lavoratori in lotta per il futuro dell’azienda e per l’occupazione. L’episodio ci preoccupa. Non vorremo che fosse l’inizio di una serie di prove muscolari di fronte ai cancelli delle fabbriche. 
&lt;p&gt;I lavoratori hanno bisogno di risposte alla loro domanda di futuro e non di un intollerabile clima di repressione.&lt;br /&gt;
 Occorre che il governo affronti con decisione il tema della crisi e dell’esigenza di dotare il nostro Paese di una moderna politica industriale nei settori strategici dell’economia, a partire da quello dell’auto. &lt;br /&gt;
Ai lavoratori della Fma va la solidarieta’ del Pd.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://cesaredamiano.wordpress.com/2010/02/22/fiatfma-i-lavoratori-hanno-bisogno-di-risposte/&quot;&gt;http://cesaredamiano.wordpress.comnull&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Furio COLOMBO: Obama, speranza per l'Iran</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/12/29/furio-colombo/obama-speranza-per-liran/474881"></link>
  <updated>2009-12-29T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>474881</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Tutto quello che so dell’ Iran contemporaneo prima della rivolta di questi mesi lo so dai radicali.&lt;br /&gt;

Intendo il partito, i colleghi parlamentari radicali eletti nelle liste del PD. Lo devo all’ aiuto che ricevo da loro mentre presiedo, nella Commissione esteri della Camera, il Comitato per la difesa dei diritti umani. Sono stati questi miei colleghi i primi e i soli a portare in Aula ribelli, resistenti, disperati che venivano a dire “non siamo terroristi. Il pericolo è il clero. Il pericolo è Ahmadinejad”.
&lt;p&gt;
Adesso è rivolta. Eppure non si può dire una delle solite frasi tipo “il popolo ha preso le armi”, quel che si sa, quel che si vede è un percorso diverso. Il popolo, una parte del popolo, moltissimi giovani, che rappresentano la vita e la cittadinanza da persone libere, si è messa in mezzo. Tra un potere improbabile e il Paese umiliato.
&lt;p&gt;
Gente viva e coraggiosa ma tuttora non violenta sta inceppando la macchina di violenza, oscurantismo, ossessioni inchiodate nel passato, l’ uso della potenza militare come strumento di oppressione dentro e di aggressioni fuori. 
&lt;p&gt;L’ ostacolo umano sta diventando grande nonostante la forza senza scrupoli del dominatore religioso e politico. Se c’è una somiglianza, un’unica somiglianza, è con la Cina giovane di Tienanmen. Se c’è una differenza, e lo sapremo, d’ ora in poi, ora per ora, giorno per giorno, è nella vastità della partecipazione, nel livello culturale e professionale, di interi blocchi di popolazione. Nella straordinaria qualità organizzativa, nel lungo e quasi invisibile filo mediatico del ritrovarsi e battersi insieme, del coraggio personale che – proprio come in Cina ma per la prima volta nel resto del mondo- non ha niente di militare o marziale, niente di guerresco. È una forma nuova di mobilitazione che sta spezzando a uno a uno tutti i contenitori in cui era insediato e messo e al sicuro il potere.
&lt;p&gt;
Qualcosa si sa, qualcosa si intuisce, qualcosa si deduce. E siamo, ovviamente (ricordare di nuovo Tienanmen) esposti al rischio di troppa speranza.&lt;br /&gt;

Prima viene il clamoroso broglio elettorale. Ha sempre funzionato nei Paesi liberticidi, governati da falsi vincitori come Ahmadinejad. I voti che mancano si comprano in repressione, arresti, torture, processi farsa, condanne, spreco di vite umane.
&lt;p&gt;
Ma è già accaduto qualcosa. L’ autoproclamato Presidente ha ancora in mano le più odiose e le più pericolose leve del potere, la polizia visibile e la polizia segreta. Militanti di partito e bande armate. Quelle leve vengono manovrate continuamente e senza scrupoli. Ma, a quanto pare, ci sono troppi corpi umani in mezzo. Sono i corpi - ostacolo di uomini e donne giovani (moltissime donne) che non fanno i giovani, fanno i cittadini, non rompono ma moltiplicano tutti i legami possibili con un mondo adulto, laico, professionale, di insegnanti, di padri, di intellettuali e maestri che agiscono al loro livello, nell’ ambito di altri rapporti che continuano a mantenere col resto del mondo.
Strano, ma i religiosi non sono estranei, e non lo è la religione. Un pretesto grandioso sono stati i funerali dell’ayatollah Montazeri.
&lt;p&gt; Montazeri aveva già spezzato il legame. Da vivo era stato isolato. Non da morto. Il suo corpo, venerato da troppi è un ostacolo imprevisto contro cui si impigliano le leve di oppressione che il Presidente usurpatore tenta freneticamente di manovrare. La cittadella sacra di Qom sembra spezzata. Il furore finto religioso di Ahmadinejad non è più il collante , lui non è più l'emissario. È un potere spietato con cui una parte dei religiosi si riconosce, una parte no.
&lt;p&gt;
È chiaro che la stessa cosa è accaduta per la borghesia iraniana e per tutto ciò che è (che era? ) classe dirigente di quel Paese, e per strati intellettuali, la parte più viva ma anche più umiliata dell’ Iran contemporaneo.
&lt;p&gt;
È per questo che mi sembra utile descrivere ciò che accade come rivolta civile. Perché vi partecipano classi e livelli molto diversi di cittadini. Perché, nonostante gli scontri fisici, ciò che sta accadendo è più vicino alla nonviolenza che alla violenza, ha la grandezza di un movimento di popolo, ma con richiami alle libertà e ai diritti civili, non al rigore altrettanto spietato di ideologie che si scontrano.
&lt;p&gt;
C’è una prima causa immediata per tutto ciò? C’è una conseguenza che può durare? La causa, mi sento di dire, è il più misterioso e insolito evento che finora sia accaduto nel mondo contemporaneo. È la comparsa, al vertice di un potere del mondo, di Barack Obama.&lt;br /&gt;

Senza la sua elezione niente sarebbe accaduto. Obama non incita e non trama. È il testimone ben visibile di un mondo diverso.&lt;br /&gt;

L’ esito è nelle forze e risorse e passione di chi partecipa a questa grande rivolta civile.
&lt;p&gt;

Potranno esserci ancora brutti e oscuri momenti di vendetta. Eppure molto ti dice che le ragazze e i ragazzi iraniani e i loro padri, insegnanti, famiglie che non rinunciano e i religiosi rimasti indenni dalla follia del potere saranno i più forti. A meno che sia solo speranza.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=P14HE&quot;&gt;Il Fatto Quotidiano&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Piero FASSINO: Facciamo sentire il nostro orrore per il regime in Iran</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/26/piero-fassino/facciamo-sentire-il-nostro-orrore-per-il-regime-in-iran/391714"></link>
  <updated>2009-06-26T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391714</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Caro direttore,

&lt;p&gt;
ogni persona che creda nella libertà, nella democrazia, nei diritti non può che provare orrore di fronte all’ondata di violenta repressione scatenata in Iran contro ragazze e ragazzi, la cui unica colpa è di voler vivere in un Paese libero, giusto, rispettoso della volontà dei cittadini.
Quel che accade, per quanto drammatico, non è però inaspettato.

&lt;p&gt;
Il 50 per cento della popolazione dell’Iran ha meno di quarant’ anni. Una gran parte ha potuto studiare e gode di un livello culturale medio-alto. L’Iran, l’antica Persia, ha una storia secolare fondata su una raffinata e colta civiltà che ha radicato valori di cosmopolitismo e di laicità che l’integralismo e i suoi pasdaran possono reprimere, ma non cancellare.

&lt;p&gt;
E spirito laico e pragmatico sono peraltro l’humus del bazar, luogo della vita quotidiana degli iraniani.
In questa società, giovane, informata, affamata di relazioni con il mondo, Internet non poteva che essere detonatore di un’esplosione di libertà che si è manifestata prima nel voto e ora nel movimento democratico di protesta.

&lt;p&gt;
È una domanda di cambiamento e apertura che potrà essere repressa, ma non potrà essere spenta.
E noi - noi istituzioni internazionali fondate sul diritto, noi nazioni democratiche, noi società laiche e libere, noi cittadini che crediamo nella inalienabilità dei diritti delle persone - abbiamo un dovere morale e politico: non lasciare soli quei ragazzi. Stare dalla loro parte al loro fianco.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=MQ4F4&quot;&gt;Il Riformista&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Matteo MECACCI: 5 considerazioni sulla tensione in Tibet</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/03/10/matteo-mecacci/5-considerazioni-sulla-tensione-in-tibet/390607"></link>
  <updated>2009-03-10T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>390607</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Tensione in Tibet&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;


Prima delle Olimpiadi la Cina promise aperture sui diritti umani. Spenti i riflettori internazionali sui Giochi, Pechino è tornata indietro. I tibetani sono delusi. La tensione sale.
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;Rischi di violenza&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;


La protesta tende ad espandersi. La novità pericolosa è l`affiorare di ostilità interetniche, mentre prima la rabbia dei tibetani aveva per bersaglio il potere. Ma se ci sono rischi di violenza ciò è per responsabilità cinese.

&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ruolo dei Dalai Lama&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;


L`autorevolezza del Dalai Lama rimane indiscussa. Ma alle sue offerte di dialogo e richieste di autonomia, Pechino replica dandogli del bugiardo e del separatista. Così molti tibetani perdono fiducia, non nel Dalai Lama ma nella strategia sinora perseguita.

&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Chiusura di Pechino&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;


Venuta meno l`ideologia comunista come strumento di coesione sociale, ai dirigenti cinesi è rimasto solo il nazionalismo. Ogni apertura alle minoranze etniche viene evitata per non allentare la presa di quel collante.

&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Iniziative internazionali&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;


Oggi come presidente dell`Intergruppo per il Tibet, presenterò alla Camera una mozione per chiedere al governo di sollecitare Pechino ad aprire Lhasa e la regione al monitoraggio internazionale, e di riconoscere il ruolo politico del Dalai Lama.
&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=L0RHL&quot;&gt;L’Unità - Gabriel Bertinetto&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Gianfranco FINI: «Tibet, 50 anni fa la rivolta: la solidarietà è un dovere»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/03/10/gianfranco-fini/%C2%ABtibet-50-anni-fa-la-rivolta-la-solidariet%C3%A0-%C3%A8-un-dovere%C2%BB/390606"></link>
  <updated>2009-03-10T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>390606</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Camera   (Lista di elezione: PdL) - Deputato (Gruppo: FLI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il 10 marzo 1959 Lhasa tentò, senza successo, di ribellarsi al regime. Il nostro Parlamento sollecita la Cina perché accetti un`indagine indipendente sulle regressioni e accolga osservatori dell`Onu. Ci si aspetta un anniversario tutt`altro che sereno in Tibet. In occasione del cinquantesimo anniversario della fallita rivolta contro il regime cinese, avvenuta il 10 marzo 1959, sono annunciate manifestazioni che Pechino si prepara ad affrontare con una dura repressione.&lt;br /&gt;
 Le autorità cinesi l`hanno già anticipato e ne è una spia il bilancio della giornata di ieri, segnata da una pesante militarizzazione del confine, da proteste &quot;sedate&quot; dalla polizia e da due giornalisti italiani fermati per tre ore, dopo che avevano riferito dell`arresto di 109 monaci avvenuto il 25 febbraio. In Italia la ricorrenza sarà ricordata con un atto politico forte: la Camera voterà una mozione di solidarietà per il Tibet e il Dalai Lama, che è in esilio dal giorno della rivolta e che da allora non ha mai smesso di combattere per il proprio popolo con le armi della diplomazia e della sensibilizzazione della comunità internazionale. &lt;br /&gt;
«Continuo a pensare che vada riconosciuta l`autorevolezza morale e religiosa del Dalai Lama», ha detto ieri il presidente della Camera, Gianfranco Fini, spiegando di «non aver cambiato idea» sulla disponibilità a incontrare il leader tibetano. L`occasione è stata la presentazione dell`European Council on Foreign relations, insieme al premio Nobel per la  Pace, ex presidente finlandese e copresidente dell`organismo, Martti Ahtisaari. Durante l`incontro, Fini ha anche sottolineato la necessità di una politica estera europea «più coerente e incisiva», soprattutto per quanto riguarda le relazioni complesse come possono essere quelle con l`Iran o con la Cina. 
&lt;br /&gt;
«L`Unione europea - ha sottolineato Fini - farebbe un errore clamoroso se sull`Iran cercasse un approccio sensibilmente diverso da quello degli Usa. Un errore ancor più grande - ha chiarito - se in Europa ci fossero posizioni diverse in ragione degli scambi commerciali, degli interessi di ciascun Paese con l`Iran». Anche per quanto riguarda i rapporti con Pechino, al centro del seminario &quot;Quale futuro per le relazioni tra Ue e Cina&quot;, tenuto in relazione alle attività del nuovo organismo europeo, l`Ue ha bisogno di muoversi corri un unico soggetto politico. Per questo, secondo il presidente della Camera, i Paesi europei «devono convincersi ad agire insieme»: per una azione efficace bisogna «che l`Europa sia coesa» a cominciare - è l`auspicio di Fini - da una rapida ratifica del Trattato di Lisbona da parte di tutti gli Stati membri. &lt;br /&gt;
«La Cina ormai è un attore globale con cui bisogna confrontarsi in tutti i settori», ha detto Fini, ricordando che il suo ruolo è «destinato ad accrescersi» e che i singoli Stati membri «non hanno la forza e gli strumenti per una politica efficace nei confronti di Pechino». «È importante - ha proseguito il presidente della Camera - includerla nelle iniziative internazionali, piuttosto che confrontarsi con la Cina solo nei momenti di crisi. Questa - ha sottolineato - è la linea della presidenza italiana del G8».
&lt;p&gt; Anche il ministro degli Esteri Franco Frattini si è soffermato sull`argomento: «L`Italia ritiene sia il momento di offrire alla Cina un partenariato strategico che non si limiti a riconoscere a Pechino solo un ruolo di potenza economica», ha detto il  titolare della Farnesina, sottolineando però che «insistere sul tema della trasparenza è necessario». «Bisogna incoraggiare la ripresa del dialogo tra Pechino e il Dalai Lama», ha aggiunto Frattini, sostenendo che questo non può avvenire se si inette in discussione l`integrità territoriale cinese». «Non credo - ha aggiunto il ministro degli Esteri - che un cambiamento radicale dal punto di vista politico in Cina possa esserci domani, ma - ha concluso - sollecitata in questa direzione la Cina può essere indotta a compiere passi in avanti». Della Cina, insomma, non si dimenticano le zone d`ombra, che emergono con maggiore forza proprio nella travagliata storia della regione tibetana. Non a caso nella mozione che si vota oggi alla Camera, e che già ieri in apertura della discussione ha avuto l`appoggio del governo, il primo impegno richiesto a Palazzo Chigi è quello di «reiterare al governo cinese» le richieste affinché si confronti con la comunità internazionale sul tema dei diritti umani, si presti a un indagine indipendente sulle repressioni in Tibet e apra i propri confini a osservatori internazionali che possano monitorare il rispetto dei diritti umani. E ancora la mozione - la prima a essere votata con il nuovo sistema antipianisti impegna il governo italiano a esprimere solidarietà al «presidente francese Sarkozy per la scelta di incontrare il Dalai Lama», che ha suscitato una dura protesta formale da parte di Pechino; a sollecitare in sede europea una politica comune a sostegno del governo tibetano in esilio e a dare la propria «disponibilità a reiterare l`incontro alla prima occasione possibile». Una mozione «sottoscritta da tutti i partiti politici per ribadire - ha sottolineato ieri il presidente di Montecitorio -- il dovere che la Camera sente di esprimere solidarietà al popolo tibetano, di riconoscere l`autorità morale religiosa e politica del Dalai Lama e l`invito alla Cina per una politica rispettosa dei diritti umani».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=L0S0W&quot;&gt;Secolo d'Italia&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
</feed>
