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  <title>Openpolis - Argomento: salari</title>
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  <updated>2011-06-18T00:00:00Z</updated>
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  <title>Franco MARINI: «Difendiamo il Contratto Nazionale. I sindacati trovino un punto d'intesa»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-06-18T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
A me il termine democratici mi lascia freddo» e quindi meglio affidarsi ad un più caldo «amici e compagni». Franco Marini lo incassa così il primo di molti applausi durante il suo intervento alla Conferenza sul Lavoro del Pd. 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Presidente, lei ha fatto un richiamo all'unità d'azione del sindacato per il bene di tutto il Paese. Crede davvero che sia possibile?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ritengo che questo scivolamento indietro dell'Italia sul fronte dello sviluppo e dell'occupazione sia dovuto al venir meno in questi tre anni dell'azione di governo. Si sono limitati alla sola difesa dei conti pubblici, che andavano tenuti in ordine, ma si doveva fare ben altro. Un altro elemento di criticità è stato senza dubbio rappresentato dalla difficoltà dei sindacati di trovare un punto di intesa rispetto alle grandi questioni che investono il Paese, provocando scetticismo anche in chi vuole investire qui da noi».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Da dove si riparte?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Bisogna partire dall'avvicinamento della contrattazione alle realtà aziendali perché è contrattando lì che si interviene sulla produttività del lavoro e il salario operaio. Poi, mi sento di dire, che anche dopo il più duro contrasto deve prevalere il dovere della ricerca di unità d'azione tra confederazioni e questo dovrebbe essere sempre un punto fermo. Nell'84 noi lo facemmo dopo il referendum sulla predeterminazione dei punti di scala mobile: ci furono scontri durissimi in tutti i posti di lavoro, ma in 10 mesi Lama, Benvenuto, Carniti e il sottoscritto, che gli subentrò, misero in atto una seria azione di unità».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Parlando del Pd ha posto i suoi tre paletti: serietà della proposta politica; comprensione della proposta e ferrea unità interna. È così che si vincono le elezioni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Non voglio fare lo stalinista, come qualcuno mi definisce, però se mi chiedo perché abbiamo vinto le amministrative e siamo riusciti a intercettare questo vento di cambiamento che ha portato anche al successo dei referendum, me lo spiego con poche ma salde convinzioni. Intanto con un &quot;no&quot; degli elettori ad un governo che ha continuato a dire che rispetto alla crisi stavamo meglio degli altri e non ha fatto sforzi visibili per non fare ristagnare lo sviluppo e poi con il ruolo che ha giocato il Partito democratico. Noi, e non dico noi a caso, siamo riusciti con Bersani segretario, a ricostruire una capacità di proposta del partito. C'è un gruppo di giovani che consente la presenza della proposta del Pd in tutta la periferia del Paese: questa conferenza a Genova arriva dopo tutte quelle regionali, con un risultato di sintesi che ha impegnato migliaia di militanti».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Vince il partito solido?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Le rispondo così: quando è venuta meno la concezione di un partito basato sull'ordinamento democratico, come prevede la Costituzione, è venuta meno anche la politica. È accaduto dopo la crisi del 1993-94. Il partito aperto e partecipato - le primarie le abbiamo inventate noi ed è bene non dimenticarcelo -, con un grande ruolo dei giovani, è fondamentale, ma serve un partito vero e strutturato, capace di aiutare e anche d i criticare il leader».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Il Pd cresce nei consensi ma gli elettori ancora non vedono con chiarezza un'alternativa. Nessuna critica?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «A me non piace dare troppa importanza ai sondaggi, ma in questo momento c'è una consistente ripresa del nostro partito e credo che questo sia dovuto alla concretezza di Bersani. Questo è stato uno degli elementi fondamentali di questo primo e durissimo round che abbiamo vinto. Oggi noi siamo qui e stiamo parlando di lavoro e lo stiamo facendo con tutti i protagonisti. Questa è la strada giusta anche per costruire l'alternativa: il programma per il Paese».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;A proposito di unità. Il senatore Ichino ha posizioni diverse rispetto alla relazione di Fassina. C'è chi la legge come una divisione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ichino non ha una posizione diversa, ha fatto una proposta di integrazione, come l'ho fatta io. Certo, poteva risparmiarsi di presentare un documento che ha dato adito a illazioni su posizioni di contrasto. Rispetto al contratto nazionale, poi, ha una posizione irreale: si può allargare la contrattazione aziendale, ma non superare. La presenza di milioni di lavoratori nelle piccole imprese impone la difesa del contratto nazionale. Allo stesso tempo devo dire che la proposta del libro Boeri-Garibaldi, a cui fa riferimento Ichino per superare la distanza tra garantiti e non garantiti, è intelligente e va approfondita nel tempo ma non riuscirebbe a affrontare i problemi immediati come invece fa la relazione di Fassina».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=11APST&quot;&gt;l'Unità&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: A Marchionne chiediamo</title>
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  <updated>2011-02-08T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>557795</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Adesso il governo deve intervenire. L’ipotesi lanciata da Marchionne (e poi subito ridimensionata secondo uno schema ormai collaudato) di una possibile fusione Fiat-Chrysler, con conseguente trasferimento a Detroit della testa del gruppo, impone all’esecutivo di battere un colpo.
&lt;p&gt;
Palazzo Chigi non ha più alibi, sabato prossimo dovrà chiedere conto all’azienda delle sue reali intenzioni. E se, come dice, vuole continuare a governare, deve concepire ed attuare quella politica industriale rimasta finora ignota al suo vocabolario. 
&lt;p&gt;Le domande da porre sono molte. Ne propongo alcune. C’è l’impegno di mantenere a Torino la testa del gruppo? C’è l’impegno a mantenere in Italia ricerca, sviluppo e parte importante della manifattura? Ancora. Che ne è del progetto di “Fabbrica Italia”, sbandierato in gran pompa un anno fa e finora rimasto avvolto dalla nebbia? Quando verranno avviati gli investimenti concordati con gli accordi di Mirafiori e Pomigliano? Che tipo di relazioni sindacali il gruppo intende instaurare per creare quel consenso indispensabile a vincere la sfida sul mercato globale?
&lt;p&gt; I vertici del Lingotto non possono sottrarsi dal dare risposte. L’Italia non può permettersi di perdere anche la sua industria automobilistica. Se ciò avvenisse, il suo destino di potenza industriale sarebbe segnato.
&lt;p&gt;
Che ci siano ragioni urgenti per intervenire lo dicono non solo le intenzioni, ma anche i fatti. Per la Fiat, sul fronte del mercato, il 2011 è cominciato ancora peggio del 2010. Nel mese di gennaio, rispetto al gennaio dello scorso anno, le immatricolazioni del Lingotto sono calate del 27,7 per cento (contro il meno 20,7 del mercato in generale) e la quota di mercato è scesa dal 32 al 29,2 per cento. È un dato allarmante. Che non può essere dimenticato quando si analizzano i recenti accordi firmati dall’azienda con parte del sindacato.
&lt;p&gt;
L’andamento negativo delle vendite mette anzitutto a nudo un aspetto fondamentale di quegli accordi. Insistere solo sulla competitività da costi per battere la concorrenza sul mercato globale – come prevede il “modello Marchionne” – è una scelta sbagliata e perdente. Comprimere il costo del lavoro, che incide solo per il sette per cento sul totale del valore di un’auto, può al massimo portare marginali benefici di bilancio e soddisfare gli azionisti. Ma niente di più.
&lt;p&gt; La sfida vera, quella del mercato, la si vince sul piano dell’innovazione, dell’efficienza produttiva e della qualità del prodotto. Sono i modelli a fare la differenza, la Volkswagen insegna. E la Fiat in questa fase è a corto di modelli vincenti.
&lt;p&gt;
Una conferma viene comparando alcuni altri dati riguardanti i due gruppi, come evidenziato in un recente convegno dell’Associazione “Lavoro&amp;Welfare”. Negli stabilimenti Volkswagen l’orario di lavoro giornaliero effettivo è di 392 minuti.&lt;br /&gt;
 In quelli del Lingotto è di 410 minuti, destinati a diventare 420 per effetto dei recenti accordi sulle pause. Una differenza di 28 minuti al giorno. Nonostante ciò il salario di un operaio tedesco si aggira attorno ai 2.600 euro netti mensili, comprensivi di tutte le maggiorazioni per i turni. Mentre quello del lavoratore italiano, che svolge analoghe mansioni arriva a 1.200/1.300 euro, che potranno aumentare anch’essi leggermente con le maggiorazioni dovute alle nuove turnistiche, ma sicuramente non raddoppiare.
&lt;p&gt;
Alla Volkswagen la giornata di lavoro è più breve e la busta paga è più pesante.&lt;br /&gt;
 Secondo la logica del Lingotto, ciò dovrebbe avvantaggiare la casa torinese rispetto alla concorrenza. Invece avviene l’opposto. Alla Fiat gli stabilimenti lavorano da anni a ritmo ridotto e il ricorso alla cassa integrazione è massiccio e continuo. Alla Volkswagen non si riesce a tenere il passo delle richieste del mercato a causa di un insufficiente approvvigionamento di componenti.&lt;br /&gt;

Perché avviene questo? Credo che siano tre le ragioni di fondo. Due le abbiamo già anticipate. 
&lt;p&gt;La Fiat perde quote di mercato perché non ha un numero sufficiente di modelli all’altezza delle esigenze della potenziale clientela. Oggi un kg di vettura Fiat, quanto a valore aggiunto, vale un terzo di un kg di Volkswagen. Se vuole invertire rotta, la casa torinese deve tornare indietro, ai primi tempi dell’era Marchionne, quelli della sfida basata sul prodotto e sfornare modelli medio-grandi con un più alto valore aggiunto. Il Suv previsto a Mirafiori va in questa direzione? Va però ricordato che i volumi di produzione previsti per questo modello sono alquanto risicati.
&lt;p&gt;
La seconda ragione riguarda il contesto in cui le case automobilistiche operano. Anche di questa abbiamo parlato. La concorrenza a livello mondiale è spietata. Ma le condizioni non sono uguali per tutti i giocatori. Negli Usa, per rimettere in sesto Ford, Chrysler e General Motors, Obama ha speso sessanta miliardi di dollari. In Germania Angela Merkel ha investito tre miliardi di euro per la Opel. In Francia Sarkozy ne ha messi sette a sostegno di Psa e Renault.
&lt;p&gt;
Da noi, zero. Il governo Berlusconi, esauriti gli incentivi, ha ritenuto di non dover fare più nulla, secondo la collaudata logica del lasciar fare. Niente politiche industriali, nessun sostegno all’innovazione. Il risultato è che le nostre aziende – in questo caso la Fiat – restano penalizzate a vantaggio dei concorrenti.
&lt;p&gt;
C’è poi un terzo motivo, che non sempre viene analizzato con la necessaria attenzione, che pesa in negativo sulla nostra industria. Alla Volkswagen il livello di coinvolgimento dei lavoratori sulle scelte dell’azienda attraverso i comitati di sorveglianza è elevatissimo. Da noi questo coinvolgimento non esiste e solo a ipotizzarlo si grida all’attentato alla libertà di impresa. A Wolfsburg è istituzionalizzato da decenni. E funziona. &lt;br /&gt;
Alla Fiat l’azienda pretende di imporre semplicemente le sue decisioni, quando invece sarebbe necessario il consenso. Con quel che ne consegue sul piano del conflitto.
&lt;p&gt;
Serve voltar pagina. Se il governo continua a rimanere assente, se si continua a perseguire come un obiettivo la divisione del sindacato e se, alla ricerca della competitività perduta, si interviene esclusivamente sulla compressione del costo del lavoro, per la Fiat il destino è segnato. Diventare una succursale della Chrysler potrebbe essere davvero l’unica, scoraggiante prospettiva. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=XAZD2&quot;&gt;Europa - Cesare Damiano&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Tiziano TREU: «Dateci la flexicurity alla danese e si può cancellare l'articolo 18»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2010-05-21T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>500378</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
L'articolo 18? Non è un tabù. Le norme dello Statuto dei lavoratori che vietano i licenziamenti senza giusta causa possono essere riviste, «ma in cambio di un sistema di ammortizzatori sociali come in Danimarca». &lt;br /&gt;
Parola di Tiziano Treu, senatore Pd e ministro del Lavoro nel primo governo Prodi, che in questa intervista a Libero ridimensiona anche le aspettative sul contratto unico («uno strumento fra tanti, ma non è qui che si misura il tasso di riformismo di una forza politica») e, tra le misure per combattere la precarietà, propone di alzare i costi dei contratti flessibili per rendere più convenienti le assunzioni a tempo indeterminato.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Senatore Treu, il Libro Bianco del ministro Sacconi parla di Statuto dei Lavoratori, un'espressione che risale al 1997, quando il ministro del Lavoro era lei.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Questo significa che i problemi del nostro mercato del lavoro non cominciano con la crisi, ma molto prima. I problemi sono ben noti, peraltro: un sistema ingessato, poco produttivo, con poca formazione e pochi investimenti».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Questo significa anche che, su questi temi, una collaborazione tra maggioranza e opposizione è possibile?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Sui principi generali non si può non essere d'accordo. 
Il vecchio Statuto dei lavoratori aveva come punto di riferimento la fabbrica fordista. Oggi i lavori sono cambiati e bisogna pensare a nuove regole, adatte al nuovo contesto. In fondo, è un principio richiamato anche dalla nostra Costituzione, quando dice che bisogna tutelare il lavoro in tutte le sue forme. Detto questo, ora dalla teoria bisogna passare alla pratica. Dal ministero aspettiamo indicazioni concrete. Noi per parte nostra faremo le nostre proposte all'assemblea del Pd (oggi e domani, ndr.).

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;A chi si riferisce quando parla di lavori nuovi, bisognosi di nuove tutele?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Penso ai contratti di collaborazione, ai lavoratori autonomi, alle partite Iva.. Si tratta di immaginare una base di norme fondamentali, dai diritti agli ammortizzatori sociali alle pensioni, valida davvero per tutti. Anche per questi lavoratori che sfuggono al vecchio schema fordista. Su questa base comune, poi, si costruiranno liberamente modelli contrattuali diversi, che rispecchino la varietà del nuovo mondo del lavoro».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il modello è quello del ddl bipartisan, firmato da lei e da Giuliano Cazzola (Pdl), per garantire una pensione decente agli autonomi, che pagano contributi altissimi ma spesso hanno stipendi bassi e quando c'è la crisi non hanno il paracadute della cassa integrazione?
&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Esattamente. Siamo l'unico Paese ad avere contributi pensionistici diversi per lavori diversi. Il che può portare in certi casi a pensioni insostenibili. Noi pensiamo che occorra prevedere una base minima, diciamo 500 euro, da finanziare con le tasse. Il resto sarà integrato con contributi differenziati».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il mondo del piccoli è in fermento, e la nascita ufficiale di Rete Imprese Italia ne è una conferma.&lt;br /&gt;
 Ma nella maggior parte dei casi questo mondo continua a guardare a Pdl e Lega. Perché la sinistra fatica a parlare con partite Iva, autonomi e piccoli imprenditori? (...)&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; (...) «È un ritardo culturale che risale indietro nel tempo. A differenza della Dc, che è sempre stata interclassista, la sinistra di matrice socialdemocratica ha compiuto l'errore di riferirsi alla sola classe operaia, trascurando gli altri lavoratori. Che erano proprio poco studiati, poco compresi. &lt;br /&gt;
Io quando giro nel Nordest mi sento dire: prima di stimoli e sostegni, noi piccoli abbiamo bisogno di essere riconosciuti. Questo la sinistra per troppo tempo non l'ha fatto. La prima vera autocritica risale a due anni fa, con il discorso di Veltroni al Lingotto» 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Oltre che poco studiati, i piccoli si sono forse sentiti demonizzati...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«E così. Quando affrontavamo il tema dell'evasione fiscale spesso abbiamo preferito scatenare cacce all'untore piuttosto che predisporre strumenti concreti di contrasto.&lt;br /&gt;
 Certo va evitato anche il rischio opposto, quello della mitizzazione. Queste piccole imprese sono spesso troppo fragili, poco innovative. Basano la loro crescita sulle ore di lavoro, a volte anche esagerando, e non sulla ricerca. In certi casi sopravvivono puntando sul basso costo del lavoro, sull'evasione, su espedienti di corto respiro».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Se non ho fatto male i calcoli, al momento ci sono in Parlamento tre proposte di legge del Pd sul contratto unico. Ma alcuni vi accusano: vi siete battuti contro l'arbitrato per non far entrare le modifiche all'articolo 18 dalla finestra; e ora, proponendo per tutti un contratto flessibile nei primi tre anni di lavoro, rischiate dl farle rientrare dalla porta...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Per me è un errore fare del contratto unico la questione più importante. Il tasso di riformismo non si misura sul contratto unico, sarebbe una sciocchezza. E' uno strumento fra i tanti, ma il vero tema rimane l'articolo 18. In fondo, il contratto unico sarebbe un modo per smussarne le rigidità senza spaventare i lavoratori. In questo senso, il contratto unico dovrebbe essere introdotto solo per i giovani che fanno il loro ingresso nel mercato del lavoro, perché altrimenti, è vero, l'articolo 18 verrebbe di fatto superato. Io peraltro, in cambio di precise riforme, non avrei remore ad affrontarlo apertamente, il tema del licenziamento»
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;L'articolo 18 non è un tabù?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Se ci fossero ammortizzatori sociali come in Danimarca, l'articolo 18 potrebbe essere rivisto. Oggi come oggi, se si toglie l'articolo 18 per molti lavoratori non c'è nessuna tutela. Del resto è la Cgil che dell'articolo 18 fa una questione di principio. Ma altri sindacati come la Cisl non pongono pregiudiziali»
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Se il contratto unico non è la soluzione, come si combatte la precarietà?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Per esempio rendendo i costi dei contratti a tempo determinato uguali a quelli dei contratti a tempo indeterminato. Si tratta di rendere più costosi per l'azienda i contratti precari. O, se si vuole, rendere più convenienti gli altri. Così si utilizzeranno i contratti brevi solo quando servono davvero. In Spagna, dove avevano lo stesso nostro problema, è stata presa questa misura e i contratti a tempo indeterminato sono cresciuti. Almeno fino a quando è arrivata la crisi».
&lt;p&gt; 

&lt;b&gt;Si potrebbe obiettare: se i contratti a tempo diventano meno convenienti le aziende, invece che sui contratti a tempo indeterminato, si butteranno sul nero...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Beh, ma se un sistema non può garantire contratti decenti, allora è destinato a fallire. Non si può sopravvivere puntando sugli espedienti. Se un'azienda ricorre al nero per non garantire un salario decente non è un'azienda sana».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Niente tabù sulla flessibilità, più reti dl sicurezza. È la flexicurity alla danese la nostra salvezza?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Naturalmente non si può prendere un modello straniero e trapiantarlo in Italia, ma le idee generali sono quelle. Noi in Italia la flessibilità ce l'abbiamo. È la sicurezza che manca. Che la flessibilità sia cresciuta, a partire dal 1997, lo riconosce l'Ocse. Ora siamo in media con gli altri Paesi europei. Certo non è il far west. &lt;br /&gt;
Ma meno male! Il problema è che ci manca la &quot;security&quot;: formazione, servizi alle imprese, ricollocamento. E intendiamoci, una security alla danese non significa affatto vivere di rendita. &lt;br /&gt;
Lì non si spende in assistenzialismo, ma in politiche attive. Vuol dire per esempio che uno, se rifiuta un lavoro, viene cacciato e perde ogni tutela. Si ricollocano le persone in sei mesi, e chi rimane fuori sono solo pochi casi patologici. Guardi invece che succede da noi. Sette anni di cassa integrazione per i lavoratori Alitalia...».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In Europa soffia il vento gelido dell'austerity. Dopo la Grecia, la Spagna e il Portogallo, anche in Italia si parla dl congelare i salari del dipendenti statali...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ma è inevitabile, e lo fa pure Cameron in Inghilterra! Certo i tagli devono essere selettivi e razionali: bloccare gli aumenti, tagliare i salari più elevati. Sono sacrifici necessari»
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma rimarrà uno spazio reale per le politiche sociali nazionali?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Il guaio è che le politiche sono troppo nazionali e troppo poco europee. Ci vorrebbe più coordinamento. E il margine di autonomia si ha, come dicevo prima, nella selettività delle misure di rigore. Non si possono fare tagli orizzontali, che colpiscono tutti indiscriminatamente».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=RQKBV&quot;&gt;Libero - Giorgiutti Alessandro&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Crisi. A braccetto con una migliore retribuzione</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/09/02/cesare-damiano/crisi-a-braccetto-con-una-migliore-retribuzione/446519"></link>
  <updated>2009-09-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>446519</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;


Il tema della distribuzione degli utili ai lavoratori deve essere ricondotto nella cornice contrattuale esistente, nella quale si prevede già che nel livello decentrato di azienda o di territorio si possano erogare aumenti retributivi legati all’andamento economico dell’impresa. Il problema è quello di garantire ai lavoratori la conoscenza preventiva e trasparente dei dati di bilancio. Partecipare agli utili significa anche soprattutto per le grandi imprese multinazionali, consentire contemporaneamente ai lavoratori di sedere nei Comitati di sorveglianza, nei quali controllare le scelte strategiche di produzione, investimento e occupazione. 
&lt;p&gt;Migliore retribuzione e garanzia del posto di lavoro debbono camminare a braccetto.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://cesaredamiano.wordpress.com/2009/09/02/crisia-braccetto-una-migliore-retribuzione-e-la-garanzia-del-posto-di-lavoro/&quot;&gt;http://cesaredamiano.wordpress.com/&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Salari: da Sacconi le minacce sono grottesche</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/08/26/cesare-damiano/salari-da-sacconi-le-minacce-sono-grottesche/450080"></link>
  <updated>2009-08-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>450080</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;


Le posizioni del ministro Sacconi sulla contrattazione decentrata suonano come un ricatto, come se spettasse al governo disciplinare la libera contrattazione tra le parti sociali. Per fortuna non e’ cosi’ e minacciare di togliere gli incentivi appare dunque grottesco. Piuttosto, il governo si dovrebbe interrogare sul perche’, dopo tante esaltazioni della contrattazione di territorio e di azienda essa stenti a decollare. Non solo la crisi economica limita la produttivita’ da distribuire ma va anche riconosciuto che una parte delle imprese non intende seguire questa strada. Non e’ inoltre secondaria la scelta fatta dal governo di incentivare accanto al salario di produttivita’, contrattato tra le parti, anche le erogazioni unilaterali delle aziende. Tutto cio’ limita la contrattazione decentrata. Il ministro, quindi, rimuova questa ultima norma voluta dall’esecutivo e affronti il tema decisivo dell’aumento del potere d’acquisto delle retribuzioni, unica strada che puo’ ridare fiato ai consumi e all’economia. Non si tratta di rendere il contratto nazionale meno invasivo ma di trovare un giusto equilibrio tra i due livelli di contrattazione.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://cesaredamiano.wordpress.com/2009/08/26/salari-da-sacconi-le-minacce-sono-grottesche/&quot;&gt;http://cesaredamiano.wordpress.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maurizio SACCONI: «Utili agli operai. Perché no?»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/20/maurizio-sacconi/%C2%AButili-agli-operai-perch%C3%A9-no%C2%BB-intervista/391287"></link>
  <updated>2009-05-20T00:00:00Z</updated>
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  <id>391287</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) -  Ministro  Lavoro Salute e Politiche sociali (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La proposta di coinvolgere i lavoratori nella redistribuzione dei profitti delle aziende&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E' il Sacconi che ti aspetti: bordate e &quot;provocazioni&quot; con i modi però del moderato, del politico navigato.&lt;br /&gt;
 Ne ha per la Cgil - «è come la barzelletta dell`automobilista che va contro mano in autostrada e inveisce contro gli automobilisti che vanno nella giusta direzione» - ma anche per la Fiat: «L`abbiamo salvata almeno due volte dal disastro».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ministro, I`Ocse ha certificato che l`Italia è il Paese con i più bassi salari in Europa. Ci spiega come mai sarebbe colpa della sinistra e dei sindacati visto che, a parte una breve parentesi, governate il Paese da circa 7 anni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; La questione ha origine nel '93, quando, nell'era Ciampi e in piena Mani Pulite, si impose una certa borghesia la quale sosteneva che per entrare in Europa c`era bisogno di moderazione salariale. E invece c`era bisogno di promuovere relazioni industriali fondate sul collegamento tra salari e produttività. E oggi è necessario - ancor più - collegare una. parte del salario anche agli utili dell`impresa.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma perché fissare, almeno in parte, gli stipendi agli utili dell'azienda ovvero a una cosa che non dipende dai lavoratori ma, piuttosto, dalle capacità dei manager? E come sa, i manager italiani non hanno troppa credibilità...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;


Il senso di questo cambiamento sta nel fatto che i lavoratori avranno un salario garantito dal contratto nazionale più un aumento legato agli utili dell`azienda. Il nostro obiettivo è quello di sviluppare la partecipazione dei lavoratori ai destini dell'impresa.&lt;br /&gt;
 Oggi i lavoratori condividono le sorti dell'impresa solo quando questa va male: licenziamenti, cassa integrazione e così via. Perchè dunque non condividere anche la crescita e gli utili che da essa derivano?
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Perchè, allora, oltre che alla condivisione degli utili non permettete ai lavoratori di partecipare ai processi decisionali delle aziende?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;No, io credo che la responsabilità gestionale debba essere dei management senza confusioni.&lt;br /&gt;


Ciò non toglie che, come per esempio negli Stati Uniti dopo l`accordo del governo con Chrysler, i lavoratori avranno la possibilità di partecipare in modo attivo alle scelte strategiche.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sì ma i lavoratori americani di Chrysler hanno dovuto rinunciare al diritto di sciopero peri prossimi 4 anni....&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Per quanto mi riguarda non ho in mente quel modello. Dico solo che dobbiamo trovare forme di partecipazione dei lavoratori, che possono essere diverse da azienda ad azienda.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Perchè non propone di legare agli utili anche i super-stipendi dei manager?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Sono assolutamente d`accordo. Gli utili d'impresa sono un parametro trasparente sia per i lavoratori che per i manager. La retribuzione non può essere discrezionale ma equa, il che non vuol dire egualitarista, ma proporzionale al grado di responsabilità.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La Cgil ha criticato questa riforma chiedendo invece &quot;soldi freschi&quot;...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Sono convinto che la Cgil finirà per per aprire una discussione vera su questa questione.

D`altra parte molte aree della Cgil credono nella partecipazione dei lavoratori. Credo che la stessa vicenda Fiat e la questione dell`auto in generale produrrà dei cambiamenti significativi all`interno dello stesso sindacato.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A proposito di Cgil, dopo i fatti di Torino Scajola ha parlato di un sindacato assolutamente responsabile, cosa che lei ha stentato a riconoscere...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Abbiamo entrambi ragione. Nelle aziende in crisi le categorie della Cgil sono spesso disponibili ad intese per salvare il salvabile. La confederazione si è invece allontanata dalle altre organizzazioni e, conseguentemente, si è spesso contrapposta al Governo, dal modello contrattuale al pubblico impiego.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Torniamo alla questione Fiat, i lavoratori sono molto preoccupati...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Per prima cosa voglio dire che noi abbiamo bisogno di un piano industriale credibile che sia in grado di affrontare il mercato del prossimo  millennio. In secondo luogo bisognerà capire quale sarà l`assetto azionario. In questo contesto dobbiamo preoccuparci di salvaguardare la capacità produttiva degli impianti italiani e l'occupazione non nel breve periodo ma nel medio-lungo. In lutto questo voglio ribadire la necessità di una partecipazione dei lavoratori.&lt;br /&gt;


Si tratta di un elemento fondamentale per tutelare i posti di lavoro.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Rispetto al protagonismo di Obama e della cancelliera Merkel, il governo Berlusconi appare piuttosto defilato.&lt;/b&gt;


&lt;b&gt;Come mai?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Noi siamo sempre stati presenti. Anche negli anni passati. Su tutti voglio ricordare il sostegno del governo nel corso della crisi dei 2004.&lt;br /&gt;


In questa vicenda noi siamo vigili ma, d'altra parte, dobbiamo consentire al management Fiat di elaborare la propria proposta. Per ora possiamo attendere ma nel caso in cui non arrivassero proposte siamo pronti a prendere iniziative.&lt;br /&gt;


Una cosa è certa: la proposta non dovrà arrivare chiusa ma aperta alla discussione e alla negoziazione. Il nostro primo interesse è quello di tutelare gli stabilimenti e il lavoro.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cambiamo decisamente argomento, al referendum voterà sì, facendo arrabbiare la Lega, oppure no?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Sarà una decisione collegiale del Pdl. Noi siamo coloro che hanno lavorato per un sistema politico semplificato e bipartitico...
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dunque voterà sì?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Decideremo insieme.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=M2NY4&quot;&gt;l'Altro - Davide Varì&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: &quot;La busta paga sarà più pesante se si incentiva la produttività&quot;  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/18/renato-brunetta/la-busta-paga-sar%C3%A0-pi%C3%B9-pesante-se-si-incentiva-la-produttivit%C3%A0-intervista/391303"></link>
  <updated>2009-05-18T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391303</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il dato dell'Ocse sui salari che mette l'Italia agli ultimi posti nella graduatoria dei paesi più industrializzati non è una novità.
&lt;p&gt;



«È così da almeno 10 anni ed è legato al fatto che in questo Paese la produttività non è cresciuta abbastanza e il reddito prodotto è andato più a vantaggio dei profitti che dei salari» dice a Il Tempo, Renato Brunetta, Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione.

&lt;p&gt;

Gli imprenditori secondo lei si sono tenuti la fetta più grossa della torta. Ha detto una cosa di sinistra? &lt;br /&gt;

«No. Da economista. Per me non c'è nessun problema se i profitti crescono più dei salari. Quello che che è importante è che i guadagni delle imprese siano poi utilizzati per gli investimenti che creano occupazione e domanda. Molta di questa ricchezza si è invece trasformata in rendita finanziaria».

&lt;p&gt;

Siamo tra i fanalini di coda nel peso della busta paga solo per questo? &lt;br /&gt;

«È uno dei fattori. Molto dipende anche dal boom del lavoro atipico e flessibile che per definizione ha una minore remunerazione. Negli ultimi dieci anni gli occupati sono cresciuti di 2,5 milioni di unità. La produttività non è aumentata e la stessa ricchezza è stata divisa per un numero maggiore di persone. Dunque è un problema strutturale».

&lt;p&gt;

Queste la cause ma qual è la ricetta per aumentare la produttività? &lt;br /&gt;

«Pagare meglio chi lavora di più. E dunque incentivare il merito. È quello che sto cercando di fare nella pubblica amministrazione destinando il 50% delle risorse al 25% dei dipendenti meritevoli. Un meccanismo che ho inserito nella legge di riforma e che ha un alto livello di raffinatezza».

&lt;p&gt;

Premi e incentivi. Può aiutare per questo il nuovo modello di contrattazione? &lt;br /&gt;

«Assolutamente sì. È la contrattazione collettiva che blocca qualunque sistema per premiare il merito e la maggiore produttività. Il nuovo modello di relazioni industriali ha questo obiettivo».
&lt;p&gt;



Basta questo per risalire la classifica dell'Ocse? &lt;br /&gt;

«Sì. Sarebbero sufficienti anche solo cinque anni per scalare molte posizioni. Non c'è altra via anche perché con la moneta unica il gap che ci separa dagli altri paesi ci fa soffrire di più. Veniamo da 15 anni di dinamica salariale appiattita ed è il momento di puntare su nuove relazioni industriali per invertire la tendenza. In ogni caso almeno quest'anno i salari sono cresciuti».

&lt;p&gt;

 È una battuta? &lt;br /&gt;

«No. È dimostrabile che molti lavoratori hanno ottenuto una sorta di &quot;dividendo della crisi&quot; che ha reso più ricchi negli ultimi mesi 14 milioni di lavoratori e molti milioni di pensionati».

&lt;p&gt;

 Come si spiega?&lt;br /&gt;

«Parlo chiaramente di tutti quelli che hanno un posto di lavoro e che nel frattempo non lo hanno perso. Per questi i rinnovi contrattuali ottenuti negli ultimi mesi scontavano un'inflazione precedente alla crisi attorno al 3-4% e che invece è oggi tra l'1 e il 2%. Il saldo netto in busta paga è stato positivo con un potere d'acquisto in aumento. I soli a soffrire dunque sono non più di 500 mila persone in cassa integrazione con assegni ridotti e i disoccupati che però almeno finora sono rimasti in numero contenuto».

&lt;p&gt;

 Gli italiani sono più ricchi ma non spendono. Perché?&lt;br /&gt;

«L'aumentato potere d'acquisto si è trasformato in risparmio perché manca ancora la fiducia. Il governo sta lavorando per farla ritornare. Non a caso ha puntato sul Piano casa. La crisi negli Usa e nel mondo è partita dai mutui subprime dell'immobiliare. È da lì che si deve cominciare per far ripartire l'economia».

&lt;p&gt;

La Confindustria parla di un'uscita dalla crisi lunga e dolorosa. Ma anche che il peggio è alle spalle. Un'apertura dagli industriali abbastanza critici nel passato per l'azione del governo&lt;br /&gt;

«La Confindustria fa il suo mestiere. Ma il governo ha agito con freddezza. A luglio dello scorso anno ha messo in sicurezza i conti. A novembre ha messo al sicuro il risparmio con l'aiuto offerto alle banche. E a dicembre il lavoro con gli stanziamenti per gli ammortizzatori sociali».

&lt;p&gt;

Nessuna sbavatura? &lt;br /&gt;

«No. Anzi una sensazione positiva. La bella stagione, la mobilità e i flussi turistici, porteranno via come la pioggia manzoniana la peste della crisi».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=M0ULR&quot;&gt;Il Tempo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo GIARETTA: Rapporto OCSE. «Nuovo ciclo di sviluppo solo con salari più alti»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/18/paolo-giaretta/rapporto-ocse-%C2%ABnuovo-ciclo-di-sviluppo-solo-con-salari-pi%C3%B9-alti%C2%BB/391260"></link>
  <updated>2009-05-18T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391260</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Sono dati, quelli dell’OCSE, che confermano quanto il Partito Democratico sta dicendo da tempo e cioè che l’eccessiva disparità nella distribuzione dei redditi, in modo particolare la perdita del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni, è una questione centrale della politica economica. Non potrà mai esserci un nuovo ciclo di sviluppo se non cresce la quota di reddito disponibile delle fasce più deboli del Paese».

&lt;p&gt;
Lo afferma Paolo Giaretta, senatore e segretario regionale del Partito Democratico Veneto, commentando i dati del Rapporto OCSE 2008 sulla tassazione dei salari che piazza l’Italia al 23esimo posto (su 30) quanto a valore del salario medio annuo.

&lt;p&gt;
«Il governo – rincara Giaretta - preferisce ignorare questo aspetto, ma è un gravissimo errore. I dati dell’OCSE confermano che l’Italia sta perdendo posizioni su tutti i parametri che qualificano la forza economica e sociale del Paese. Le proposte del PD sono sul tavolo e finora il Governo le ha ignorate, non riuscendo però a proporre niente di convincente. Basti un dato per tutti: per fronteggiare la crisi economica l’Italia ha fatto interventi per poco meno di 2,8 miliardi di euro, cioè lo 0,2% del PIL, vale a dire un decimo della media degli stanziamenti anticrisi dei maggiori Paesi. Negli aiuti alle famiglie lo sforzo maggiore lo ha fatto la Germania con 20 miliardi di mancate entrate per la riduzione delle aliquote fiscali, segue la Spagna con 14 miliardi.&lt;br /&gt;
 Sono dati del FMI, di sicuro non un covo di comunisti».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_news.asp?ID=823&quot;&gt;Uff. Stampa - Partito Democratico Veneto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emma BONINO: Uno status quo dannoso per l'emancipazione economica</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/01/09/emma-bonino/uno-status-quo-dannoso-per-lemancipazione-economica/387814"></link>
  <updated>2009-01-09T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>387814</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
In Italia coesistono due fenomeni: un tesoro sommerso, le donne, e un tabù, le pensioni. La questione della differenza nell’età pensionabile tra uomo e donna si trova precisamente al crocevia di questi due fenomeni. Una differenza che trovo discriminatoria, insostenibile e nemica delle donne. Paradossalmente, la crisi economica mondiale e la particolare fragilità del sistema Italia può trasformarsi in un’occasione utile per affrontarla con senso di responsabilità. &lt;br /&gt;

La situazione occupazionale delle donne in Italia era già particolarmente grave prima ancora che la crisi economica si abbattesse su di noi. Ci sono cifre che ho perfino pudore a pronunciare tanto sono eloquenti. In Italia il 67% degli inattivi sono donne, un fatto che le colloca in una zona grigia, al confine tra attività e inattività. Secondo le statistiche, 3,5 milioni di donne inattive in Italia sarebbero propense ad intraprendere un’attività lavorativa qualora se ne presentasse l’occasione ma non possono, per mancanza di servizi e di domanda dalle imprese. L’accesso femminile al mercato del lavoro è del 46,7% (per gli uomini il 70,9%) con una chiara spaccatura Nord-Sud: al Nord è nella media europea, sul 60%, ma appena si scende al centro-Sud precipitiamo a cifre sotto il 30%. Scattata questa fotografia impietosa di un capitale inespresso, passo al tabù delle pensioni. 

&lt;p&gt;

Abbiamo avuto tre riforme in dodici anni. Tre diversi governi italiani hanno provato ad indirizzare la spesa pensionistica su binari di sostenibilità per le finanze pubbliche. Prima la riforma Dini, con il passaggio al sistema contributivo, quindi la Maroni, con l’introduzione dello scalone, ed infine l’ultima versione con il Governo Prodi e gli scalini. C’è stata in effetti una certa schizofrenia in materia pensionistica, che fa sì che tale argomento sia sistematicamente derubricato per vari motivi: perché &quot;in troppi ci hanno già messo le mani&quot;, perché si fa sempre scontento qualcuno, perché &quot;i sindacati poi chi li sente&quot;. Insomma, meglio lasciare la patata bollente al prossimo Governo in arrivo. 


&lt;p&gt;
Più le battaglie sono ostiche e anche apparentemente impopolari, più, forse per tradizione radicale, mi appassionano. Ma, allo stato in cui siamo, questa in particolare dovrebbe appassionare un po’ tutti. Tanto più che oggi dobbiamo fare i conti con una condanna della Corte di Giustizia europea per la mancata equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne nel pubblico impiego, con eventuale multa da capogiro. Il Governo italiano deve dare entro il 13 gennaio una risposta alla sentenza dicendo se e cosa intende fare. Finora il dibattito che si è acceso mi è sembrato troppo ideologico ed improntato al &quot;politichese&quot;. E’ forse utile contribuirvi con qualche dato che aiuti a comprendere perché le pensioni delle donne, l’occupazione femminile, la continuità della carriera lavorativa, l’equiparazione dell’età pensionabile, le reti di servizi di cura, debbano ritornare nell’agenda politica del Paese: l’importo medio mensile delle donne è pari al 52% di quello dei maschi per le pensioni di vecchiaia, del 70% per quelle di invalidità e sono invece superiori del 147% per quelle di reversibilità perché le donne vivono più a lungo. Negli ultimi 10 anni l’importo medio delle pensioni dei maschi è cresciuto del 41% mentre quello delle donne è cresciuto del 35%. Inoltre, i salari delle donne sono di un terzo inferiore a quello degli uomini a parità di mansione; e solo l’8% dei bambini ha accesso all’asilo nido rispetto ad una richiesta europea del 30% e ad una media effettiva che supera il 40%. 

&lt;p&gt;

Di fronte a tutto questo come risponde lo Stato italiano? Con il risarcimento, che definirei &quot;peloso&quot;, di mandare le donne a casa prima, con una pensione quindi più bassa, perché facciano da baby sitter ai figli dei loro figli. Come si fa a difendere uno status quo così palesemente dannoso? Bisogna invece cogliere l’occasione della sentenza della Corte europea per dire sì all’equiparazione dell’età pensionabile, perché diventi anche un sì all’equiparazione dei salari, delle carriere e all’inizio di una diversa politica di servizi di cura e di assistenza. Altrimenti tra un anno e mezzo avremo anche la beffa di una multa di milioni di euro che potremmo invece usare a soluzione parziale delle tante carenze. Questa proposta potrebbe andare in parallelo con la direttiva europea da recepire sulla parità di accesso al mercato del lavoro che sta nella prossima legge comunitaria in votazione a gennaio o febbraio al massimo. Se ne potrebbe fare occasione per una discussione più ampia con l’opinione pubblica anche perché talvolta ho l’impressione che abbiamo perso di vista, a destra come a sinistra, un concetto - eppure così &quot;femminista&quot;- dell’emancipazione economica della donna. Prima degli anni ‘70, le donne, pur partendo da una situazione ben più difficile di adesso, i mezzi se li sono presi. Forse è il caso che le donne tornino alla riscossa, possibilmente evitando il qualunquismo del &quot;tutto da buttare&quot; o l’altra malattia tipica del nostro dibattito politico quando si parla di donne, il &quot;benaltrismo&quot;. Cioè la mania di rifiutare qualunque proposta di cambiamento perché &quot;ci vuole ben altro&quot;, con la sola conseguenza della paralisi totale. Perché mi domando: chi può oggi considerare civile, paritario, giusto, sensato mantenere questa differenza, per noi e per le prossime generazioni? &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=134886&quot;&gt;Le nuove ragioni del socialismo - Emma Bonino&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>SERGIO CHIAMPARINO: «Il Pd molli il sindacato sui contratti»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/04/sergio-chiamparino/%C2%ABil-pd-molli-il-sindacato-sui-contratti%C2%BB-intervista/382710"></link>
  <updated>2008-12-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>382710</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Torino (TO) (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Sindaco Chiamparino, perché la sua proposta di «partito del Nord» viene così osteggiata dentro il Pd?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Evidentemente c’è chi la teme, sospetto sia per la preoccupazione così si rompano gli equilibri dettati dall’intreccio di componenti e sottocomponenti interne. Invece il Pd deve smettere di essere una federazione di correnti e diventare una federazione di territori, se vuol essere un soggetto politico popolare e di governo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;
Intanto però il Pd del Nord è stato bocciato, al massimo si riunirà un coordinamento delle regioni settentrionali. È un contentino?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«È un primo passo. Ora però verificheremo se funziona, come e se serve davvero agli obiettivi che ho posto e all’esigenza di autonomia dal basso che abbiamo».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Ma che cos’è il suo partito del Nord? Serve a «scimmiottare» la Lega o a inseguirla, come accusano alcuni dirigenti del Pd?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Senta, un Pd che voglia ambire al governo deve assolutamente darsi strumenti per contrastare il crescente insediamento della Lega. Che sta col Pdl ma sta mostrando una forte capacità espansiva in settori sociali che sono il riferimento indispensabile di un partito di sinistra e popolare. Ci sta insidiando da vicino in segmenti di elettorato che erano nostri. E allora dobbiamo saper stare vicini ai problemi reali di questi territori e dare delle risposte credibili».&lt;br /&gt;
 


&lt;b&gt;Quali?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Ovviamente non le stesse della Lega, perché abbiamo una cultura politica e ideale di versa: ad un cassaintegrato non andrei certo a dire che se perde il lavoro la colpa è degli immigrati. Bisogna diminuire le tasse sul lavoro. E, cosa scomoda per una parte della sinistra e del sindacato, rivedere gli schemi contrattuali, che non possono continuare ad essere definiti in base a logiche astratte e generali. È necessario superare le attuali rigidità e collegare il salario alla produttività, su tutto il territorio italiano. Credo siano punti su cui il coordinamento del Pd del Nord dovrà essere chiamato a pronunciarsi».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Lei ha parlato anche di nuove alleanze, da decidere in autonomia.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Io sono d’accordo con quel che dice ad esempio Filippo Penati, presidente della provincia di Milano: il Pd nel Nord deve saper giocare in campo aperto, dialogando anche con i riformisti dell’altra sponda. E scommettendo sul fatto che di qui alle Regionali del 2010 gli schieramenti attuali possano scomporsi, per le contraddizioni del governo. Ma per sperare che questo avvenga, e che noi diventiamo interlocutori credibili, il Pd deve saper essere incalzante e coraggioso su questioni chiave. A cominciare dal federalismo: non si fa che parlarne, ma siamo il paese meno federalista del mondo. L’unico nella Ue in cui non esiste una tassa autonoma locale: e allora perché non rilanciamo la proposta di un buon numero di sindaci del Veneto che chiedono che il 20% dell’Irpef resti ai Comuni?».&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;
Intanto nel Pd del Sud e non solo succede di tutto: inchieste, scandali, dimissioni. Il giurista Zagrebelsky, suo conterraneo, parla di «questione morale» e di «cacicchi scatenati» dentro il Pd.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Sono casi molto diversi tra loro, e sui quali non ho elementi per pronunciarmi. Ma non mi pare che la ricetta per evitare degenerazioni sia quella indicata da Zagrebelsky, una sorta di ritorno al centralismo democratico. L’unico modo per imporre trasparenza e onestà in chi amministra è quello di creare centri di decisione sempre più vicini ai cittadini. È il dover rispondere quotidianamente agli elettori che mi sfida ad essere responsabile e trasparente nei miei comportamenti di sindaco, non certo il dover rispondere al Pd di Roma...».&lt;br /&gt;


 
&lt;b&gt;
La prossima direzione del Pd sarà una nuova tappa della lunga guerra Veltroni-D’Alema?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Qui in periferia non ne arrivano echi, di questa guerra. Ma sui media non si parla d’altro e questo non fa bene al Pd. Dove peraltro c’è un gioco molto più complesso di correnti e sottocorrenti che è il vero elemento di ritardo per il partito, e il collo d’imbuto che impedisce l’emersione di nuove leadership. Sarebbe bene che la Direzione arrivasse davvero ad un chiarimento, tenendo conto che questo partito è assai più vasto e complesso dei contrasti tra D’Alema e Veltroni».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=K300Y&quot;&gt;Il Giornale - Laura Cesaretti&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
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  <title>Franco MARINI: «Basta con la guerra dei topi e delle rane»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/11/26/franco-marini/%C2%ABbasta-con-la-guerra-dei-topi-e-delle-rane%C2%BB-intervista/382471"></link>
  <updated>2008-11-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>382471</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br /&gt;
Così si mette a rischio il partito. Il segretario è Veltroni e la verifica si farà tra un anno&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Ora basta. Dobbiamo dare un taglio a questa guerra insensata. Mi ricorda la Batracomiomachia, la guerra dei topi e delle rane raccontata in quel poemetto greco. Noi l’abbiamo tradotta nella guerra dei pizzini e dei sospetti di complotto. Dalla mia posizione di ”riservista” posso rivolgermi a tutti i dirigenti del Pd: attenti, così rischiamo di distruggere quanto di buono abbiamo costruito». Franco Marini parla nel suo ufficio a Palazzo Giustiziani mentre ancora è in corso il coordinamento del partito. L’ipotesi, o la minaccia, del congresso anticipato non la prende neppure in considerazione: «Ma quale congresso? Sanno tutti dal primo giorno che non si può fare nulla prima dell’autunno 2009. Non c’è una platea definita di iscritti. E poi sarebbe un suicidio concentrarsi su questioni interne mentre il Paese è alle prese con una crisi gravissima». Marini però è preoccupato. E stavolta non vuole ammorbidire i toni: «Vedo in giro troppa leggerezza e un vago senso di irresponsabilità. Il 25 ottobre avevamo fatto un piccolo miracolo: quella manifestazione al Circo Massimo aveva rimotivato la nostra gente. Ora le polemiche stanno scoraggiando persino il quadro attivo del partito».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Chi ha le maggiori responsabilità? Veltroni o D’Alema? Veltroniani o dalemiani?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Quando si crea una situazione come questa, c’è una responsabilità generale. E ora Veltroni e D’Alema devono impegnarsi per chiudere questa pagina. O il partito fa un salto di qualità o rischia di precipitare. Il Pd è un grande progetto riformista. Il più ambizioso che l’Italia abbia avuto. Per me è una scelta irreversibile: ai leader che vengono dai Ds dico che debbono avere consapevolezza delle aspettative di chi viene da una storia diversa».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Sta dicendo che per un anno bisogna astenersi dalle critiche al segretario del Pd?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Dico che certe critiche a Veltroni mi sembrano dettate più dall’animosità che dalla razionalità politica. È il segretario, è stato legittimato dalle primarie, indebolirlo è autolesionistico. A fine 2009 ci sarà la verifica. Lì discuteremo di tutto, della linea e degli assetti interni. Questo però è il tempo delle critiche costruttive. Anch’io ho contestato il partito leggero, il partito frou frou, ma il mio intento era migliorare, correggere. E penso di aver ottenuto qualche risultato».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Tutto sommato è più severo con i dalemiani.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non voglio fare il grillo parlante. Con D’Alema parlo spesso, lo farò anche quando tornerà dall’America. L’Italia sta entrando in una stagione molto difficile. Gli effetti della crisi finanziaria hanno raggiunto l’economia reale. Dilaga la cassa integrazione. 500mila giovani precari rischiano di perdere anche i loro contratti. Il Pd deve impegnarsi innanzitutto su questo».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Per dare battaglia al governo o per costruire un patto di coesione nazionale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Questo dipenderà dal governo. Riconosco a Tremonti di aver visto la crisi in anticipo, ma purtroppo non è servito al Paese. Il governo è in ritardo nelle contromisure. In ritardo anche rispetto al resto d’Europa. Bisogna intervenire subito per integrare le pensioni e i salari più bassi. E per garantire il credito alle piccole e medie imprese. Berlusconi si muova immediatamente e troverà in Parlamento un’opposizione seria e responsabile».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Il caso Villari alla Vigilanza Rai però ha fatto prevalere lo scontro sul dialogo.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Ho apprezzato le parole di Berlusconi, di Schifani e di Fini. Il loro invito alle dimissioni, rivolto a Villari, è stato un segnale positivo dopo tanti segnali negativi. Mi auguro che il Pdl prosegua su questa strada».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
A Villari cosa suggerisce?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non mi pare che ascolti i suggerimenti. Comunque, non si lamenti dell’espulsione. Se uno va a giocare a bocce con gli scarponi, è ovvio che la bocciofila lo caccia fuori».
Oltre alla polemica nei gruppi dirigenti, c’è anche la divisione tra i sindacati a minacciarne la tenuta del Pd.
«Nel sindacato ci sono le mie radici. Le divisioni sono per me ancor più dolorose. Perché, oltre al Pd, indeboliscono le istanze sociali nel rapporto con il governo. Nella Cgil ci sono state troppe rigidità sulla riforma del regime contrattuale. Oggi è soprattutto a livello aziendale che i lavoratori possono ottenere aumenti salariali. Spero di aver colto ora qualche segnale di apertura. A Bonanni e ad Angeletti però voglio dire che si può anche fare un contratto senza la Cgil, non la riforma della struttura dei contratti».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Altro punto critico: il rapporto con il Pse. Quale compromesso è possibile nel Pd?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Il Pd deve portare la sua novità in Europa. Anche a me è costato molto lasciare il gruppo popolare. Il Pd non può entrare nel Pse. Deve marcare la sua originalità per favorire anche in Europa la nascita di un nuovo rassemblament di riformisti. Ciò non impedirà di cercare a Strasburgo un rapporto privilegiato con il gruppo socialista. L’ipotesi di una federazione tra il nostro gruppo e il loro mi pare ragionevole».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JZYDO&quot;&gt;Il Messaggero - Claudio Sardo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DAVIDE ZOGGIA: La Provincia cerca un milione di euro</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/11/22/davide-zoggia/la-provincia-cerca-un-milione-di-euro/382278"></link>
  <updated>2008-11-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>382278</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Provincia Venezia (Partito: DS) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;	
	
&lt;br /&gt;
Impegno straordinario per affrontare crisi e disoccupazione. Obiettivo: aiutare aziende medio-piccole e lavoratori con più di 45 anni &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per una crisi eccezionale serve un intervento straordinario. «In un momento di grossa difficoltà per le famiglie nessuno può tirarsi indietro» premette il presidente della Provincia Davide Zoggia. Per questo la Provincia per il 2009 ha preso un impegno preciso: creare un fondo di rotazione da destinare al lavoro. In pratica accantonare dei soldi - Zoggia spera almeno un milione di euro - per i lavoratori e le aziende in difficoltà. L'attenzione va soprattutto ai lavoratori over 45, alle donne e alle aziende medio-piccole non supportate da ammortizzatori sociali.

&lt;p&gt;
E che i tempi siano tristi è risaputo. Basta un dato a confermarne l'entità: gli iscritti alle liste dei disoccupati del Centro per l'impiego di Mestre ad ottobre di quest'anno erano 2.950, ottocento in più rispetto ad ottobre del 2007. «Un incremento di tale entità non si è mai avuto negli ultimi dieci anni, da quando la Provincia ha in carico i Centri per l'impiego - spiega Alessandro Sabiucciu, assessore provinciale al Lavoro e alla Formazione professionale - ed è una cifra destinata ad aumentare perché l'apice della crisi è previsto per il 2009. Proprio dai dati delle liste di disoccupazione abbiamo individuato le fasce di lavoratori senza alcuna tutela». Emerge quindi che sono circa 1.500 le persone espulse dal ciclo produttivo, i cosiddetti disoccupati di lunga durata che sono a casa da più di 24 mesi.

&lt;p&gt;
Proprio su queste la Provincia intende intervenire. Non tanto dando dei soldi ai lavoratori rimasti a casa e senza cassa integrazione, non è di competenza della Provincia farlo, ma offrendo delle agevolazioni economiche alla piccola o media azienda affinché reintegri il lavoratore licenziato. Una sorta di dote di accompagnamento al lavoro, come la Provincia l'ha chiamata, per aiutare anche le aziende in difficoltà che si trovano costrette a ridurre il numero di dipendenti.

&lt;p&gt;
Altro punto riguarda i contributi di mobilità e di cassa integrazione per i lavoratori. L'Inps per erogarli ci mette tre a volte anche sei mesi. Per questo la Provincia conta di anticipare il contributo al disoccupato per non lasciarlo troppi mesi senza retribuzione e poi recupera la somma in un secondo momento dall'Inps. Infine la Provincia conta di organizzare un tavolo tecnico con sindacati e aziende per individuare quali sono le figure professionali che mancano nel nostro territorio e che invece servirebbero. Sulla base di quanto emerge la Provincia orienterà la propria attività di formazione professionale.

&lt;p&gt;
Oltre a questo le richieste che la Provincia avanza a governo e regione. Al primo che venga istituita la cassa integrativa alle piccole aziende, che vengano aumentati pensioni e salari e che agisca sui precari nei periodi di vuoto lavorativo. Alla Regione chiede invece una politica attiva per il lavoro.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Venezia&amp;Codice=3990338&amp;Data=2008-11-22&amp;Pagina=2&quot;&gt;Il Gazzettino - Venezia-Mestre&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Matteo COLANINNO: Crisi economica: Misure insufficienti. Detassare salari, stipendi e pensioni a partire dalle prossime tredicesime</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/30/matteo-colaninno/crisi-economica-misure-insufficienti-detassare-salari-stipendi-e-pensioni-a-partire-dalle-prossime-tredicesime/382221"></link>
  <updated>2008-10-30T00:00:00Z</updated>
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  <id>382221</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La crisi economico-finanziaria che si è abbattuta sull'economia europea e italiana ha assolutamente bisogno di una terapia shock, così come il governo ombra del Pd sta dicendo da settimane al presidente del Consiglio. [...] Le misure che il governo ha preso per tamponare l'instabilità finanziaria, decise per effetto del panico sono allo stato assolutamente insufficienti e inadeguate a ridare forza alla crescita economica. La finanza ha adesso urgente bisogno che l'economia riparta; e i mercati, senza il sostegno dei consumi e dell'economia, non ritroveranno né stabilità né tantomeno crescita. Di fronte alla gravissima crisi di fiducia di consumatori e imprese, come tutti gli indici evidenziano, servono immediatamente misure di aiuto e di sostegno alle famiglie che ridiano slancio ai consumi. Chiediamo pertanto al presidente Berlusconi: il suo governo ha o meno intenzione di detassare da subito i salari, gli stipendi e le pensioni a partire dalle prossime tredicesime? E' un argomento sul quale è irresponsabile continuare a tergiversare&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/CRISI-COLANINNO-PREMIER-RISPONDA-SU-DETASSARE-13ESIME/news-dettaglio/3384762&quot;&gt;La Repubblica&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Matteo COLANINNO: Investire sui consumi: sgravi fiscali su salari, stipendi e pensioni fra i 400 e 600 euro</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/28/matteo-colaninno/investire-sui-consumi-sgravi-fiscali-su-salari-stipendi-e-pensioni-fra-i-400-e-600-euro/382222"></link>
  <updated>2008-10-28T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>382222</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il tenore delle risposte del Pdl alla proposta di Veltroni sugli sgravi fiscali per salari e pensioni a partire dalle prossime tredicesime, dimostra una volta di più l’ostinazione di governo e maggioranza a gestire un momento così complesso quasi fossero amministratori unici di una società per azioni. [...] Gli indici di fiducia dei consumatori e delle imprese stanno drammaticamente crollando. Serve uno shock per rimettere sulla giusta via il volano economico, e l’unico shock possibile per un bilancio come il nostro, con un debito che supera il 103% in proporzione al Pil, consiste nell’investire sulla propensione al consumo delle famiglie. [...] Dunque la proposta che il Pd mette in campo ormai da diverso tempo, quella di offrire alle famiglie sgravi fiscali a salari, stipendi e pensioni per un importo medio tra i 400 e i 600 euro, non può non essere presa in considerazione da chiunque abbia senso di responsabilità rispetto a ciò che sta succedendo.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=62662&quot;&gt;Sito web del Partito Democratico&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Livia TURCO: «E adesso non si torni al &quot;ma anche&quot;. Dialogo con tutte le opposizioni»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/28/livia-turco/%C2%ABe-adesso-non-si-torni-al-ma-anche-dialogo-con-tutte-le-opposizioni%C2%BB-intervista/381803"></link>
  <updated>2008-10-28T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>381803</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Dopo la manifestazione di sabato, non si torni al &quot;ma anche&quot;. Non ci possiamo più permettere oscillazioni». Per Livia Turco il Pd deve ripartire dalla piazza che è riuscito a radunare il 25 ottobre al Circo Massimo. Una piazza «inedita» di questi tempi, osserva la deputata democratica, membro del comitato di presidenza di &quot;Red&quot;, l'associazione pensata da Massimo D'Alema. Una mobilitazione che dice di quanta gente «non accetti i dictat del centrodestra» e che forse dà ragione ai dalemiani, da sempre sponsor del dialogo con le altre forze di opposizione, fuori e dentro il Parlamento, e critici della linea isolazionista di Veltroni.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;«Ora tutte le opposizioni, dentro e fuori le Camere, devono unirsi», lo dice anche Dario Franceschini.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Meno male, sono d'accordo e considero importante questa affermazione di Franceschini, non scontata. Bisogna riprendere un forte rapporto con la società italiana, rimasta attonita per la nostra sconfitta elettorale, ma non interamente risucchiata dalla propaganda del governo su sicurezza, paura, autorità. C'è un'Italia che sta male, che vuole essere ascoltata, che ha ancora pensieri per valori come la democrazia. Ammetto che fino a due mesi fa mi chiedevo se fossi sprofondata in un altro Paese, non mi riconoscevo in questa Italia, non mi pareva possibile... Adesso dico che dalla piazza di sabato emerge che c'è una parte di Italia che non ci sta alla propaganda di Berlusconi, all'idea dell'ordine...&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Quanto è stata aiutata quella piazza dalle contestazioni degli studenti e dalla scelta del premier di alzare i toni minacciando l'uso della forza contro le occupazioni?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

La manifestazione è stata comunque preparata con iniziative e strumenti nuovi di partecipazione, internet...&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Certo, ma anche D'Alema riconosce che le ultime dichiarazioni di Berlusconi hanno &quot;aiutato&quot;...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Un clima sociale più vivace aiuta, un maggiore scontro politico rende molto più attuale la manifestazione. Sull'immigrazione, il governo ha proprio esagerato, pensando alle classi separate per gli extracomunitari... Una cosa inammissibile che ha turbato la gente. E poi la questione scuola, i tagli all'istruzione e alla ricerca...&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
La fetta di società che &quot;non ci sta&quot; vira innegabilmente a sinistra. Se n'è accorto persino Veltroni, anche prima di sabato. A sentirlo parlare ora contro le classi differenziali per gli immigrati, fai fatica a ricordarti di quando il Pd varava gli &quot;editti&quot; contro i lavavetri, com'è successo a Firenze. Che strada imboccherà ora il partito dei democratici? Rivede davvero molte delle sue scelte passate?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

La manifestazione è stata un evento fondativo: inedita, con una mescolanza di bandiere che dice di un soggetto nuovo che non è nè Ds, nè Margherita. Certo, una manifestazione non basta. Bisogna lavorare alla costruzione di una cultura politica. Dobbiamo essere interlocutori dei movimenti con un profilo di governo, ma questo significa che dobbiamo deciderci, dobbiamo decidere se il diritto di voto agli immigrati, la loro integrazione sia un'idea riformista o estremista. Io penso che sia riformista, che non abbia senso dover scegliere tra sicurezza e legalità, da una parte, e integrazione e solidarietà, dall'altra. Sono idee che non vanno contrapposte. Le persone devono potersi sentire sicure, ma per ottenere questo risultato bisogna favorire l'integrazione. Questo concetto va affermato una volta per tutte, senza tornare al &quot;ma anche&quot;, senza oscillazioni che non possiamo più permetterci.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Un ragionamento che può applicarsi anche alla crisi finanziaria globale. Lo dico citando una frase scelta dall'Unità per l'apertura di oggi (ieri per chi legge): &quot;Con il tipo di capitalismo ereditato dalla Seconda Guerra mondiale non andiamo lontano. Un capitalismo senza quadro etico è nemico del genere umano. Bisogna chiedere scusa a Marx: aveva visto giusto&quot;. La citazione è del cardinale Reinhard Marx, fa ridere che sia pure omonimo...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

E' evidente che il mercato abbia bisogno di regole, di soggetti pubblici che controllino, di politiche pubbliche per il sostegno allo sviluppo. Oggi sostenere salari e stipendi è la condizione per rimettere in moto lo sviluppo.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Come costruire ponti con il resto dell'opposizione, con la sinistra extraparlamentare? E' alquanto frantumata. Possibile dialogare con tutti?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Confronto e azione comune sui problemi concreti. Faccio l'esempio dell'Ilva di Taranto.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;L'acciaieria più grande d'Europa, nell'occhio del ciclone per la produzione di diossina. Il governatore pugliese Vendola pensa ad una legge regionale per imporre la riduzione delle emissioni dannose, il Pd in Parlamento prepara interrogazioni contro la ministra Prestigiacomo e il governo che sembrano stare dalla parte di Riva, il patron dell'Ilva...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Esattamente. E' una questione concreta che riguarda l'ambiente e la salute dei cittadini. Con il resto dell'opposizione dobbiamo costruire luoghi comuni di discussione. Sto lavorando, per esempio, ad un'iniziativa di &quot;Red&quot; sui &quot;30 anni di tre grandi riforme&quot;, per il 5 dicembre. L'intento è quello di invitare anche esponenti della sinistra extraparlamentare. E' importante avere luoghi in cui si riprenda il filo di una discussione non scontata. Di errori ne abbiamo fatti, ma non dobbiamo disperdere l'aspetto positivo del governo di centrosinistra: ha comunque dimostrato che anche la sinistra può e deve partecipare al governo del paese, è un'idea alla quale non rinuncio, è il modo per contrastare una democrazia decisionista che svuota il Parlamento e riduce il perimetro delle forze politiche riconosciute, coinvolte. Ciò è inaccettabile, è lo svuotamento della democrazia stessa. La sinistra radicale può dare un contributo importante alla qualità della nostra democrazia. Per questo, dico che Ferrero sbaglia a ricostruire una battaglia di opposizione identitaria e rinunciando alla prospettiva di governo. Siamo stati sconfitti ed è ovvio che quella prospettiva deve essere ricostruita su nuove basi, ma rinunciarvi aprioristicamente è sbagliato.


&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JOPAP&quot;&gt;Liberazione - Angela Mauro&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>WALTER VELTRONI: &quot;La crisi economica è insopportabile. Pronti a votare un decreto sui salari&quot;  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/28/walter-veltroni/la-crisi-economica-%C3%A8-insopportabile-pronti-a-votare-un-decreto-sui-salari-intervista/381801"></link>
  <updated>2008-10-28T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>381801</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; &quot;La reazione del premier alla nostra manifestazione
è stata imbarazzante. Berlusconi non conosce le regole della democrazia&quot;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
&quot;Detassare stipendi e pensioni: un provvedimento così si approverebbe in 5 minuti.
In pochi mesi abbiamo creato una grande forza del riformismo di massa.&quot;&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

ROMA - &quot;L'impoverimento del Paese è ormai una vera e propria emergenza nazionale. Berlusconi fa finta di non averlo capito. Ma così l'Italia non può andare avanti. Chiedo al governo un atto immediato di responsabilità: presenti un decreto urgente, per dare, a cominciare dalle tredicesime e per i prossimi anni, un importante sgravio fiscale a salari, stipendi e pensioni. E' necessario un importo medio tra i 400 e i 600 euro per sostenere la domanda interna. E questo è tanto più necessario per un paese come il nostro che ha livelli di povertà superiori alla media europea. Sono circa quindici milioni gli italiani sotto o appena sopra la terribile soglia di povertà. Se presentano un provvedimento così, siamo pronti a votarlo subito&quot;.&lt;br /&gt;
 

Tre giorni dopo la grande manifestazione del Pd al Circo Massimo, il leader Walter Veltroni accusa il governo e rilancia la sfida sulla crisi dell'economia. &quot;C'è un'urgenza assoluta di provvedimenti che affrontino la durissima recessione in corso, tra aumento verticale della cassa integrazione, difficoltà creditizie enormi per le imprese, aumento esponenziale della precarietà dei lavoratori&quot;.&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;Secondo lei Berlusconi non si rende conto della drammaticità della situazione?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
&quot;Assolutamente no. Infatti invita gli imprenditori a cena per convincerli a spendere più soldi per gli spot sulle sue reti tv. Tutto questo è scandaloso. Per questo rilancio la mia proposta. Non basta detassare gli straordinari, infrequenti in tempi di recessione. Detassino subito i salari e le pensioni e garantiscano i flussi bancari, attraverso un fondo di garanzia, per le piccole e medie imprese. Se presentano al Parlamento un provvedimento del genere, lo approviamo in cinque minuti&quot;.&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;Lei non vuole proprio seguire il consiglio del Cavaliere, che nonostante il bagno di folla di sabato le dice &quot;si riposi per i prossimi cinque anni&quot;?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
&quot;Ho trovato la reazione del premier francamente imbarazzante. Solo lui poteva pronunciare parole di quel genere, che confermano la sua sostanziale estraneità alla cultura delle regole e l'idea sostanzialmente illiberale di una persona che non conosce a fondo la grammatica della vita democratica, che presuppone rispetto di chi la pensa diversamente. I governi esistono in tutti i paesi, mentre le opposizioni esistono solo nei paesi democratici. É questo principio che Berlusconi dimostra di non saper accettare. E per questo si spaventa di fronte a un grande movimento di popolo. Prenda il caso della scuola. I loro tagli e la loro &quot;riformetta&quot; sono mille miglia lontani da quel grande disegno di innovazione, fondata su pari opportunità e merito, di cui il sistema formativo italiano avrebbe bisogno. Invece di minacciare la polizia sarebbe giusto ritirare il decreto e sedersi a discutere, con una scadenza definita, con il mondo della scuola&quot;.&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;Lei parla di &quot;grande movimento di popolo&quot;. Loro rispondono che il Circo Massimo è stato un flop, altro che 2 milioni e mezzo.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
&quot;E' un segnale di nervosismo inquietante. Un misto di arroganza e di smarrimento. Ho in tasca i ritagli dei giornali di due anni fa, dopo la manifestazione della Cdl a Piazza San Giovanni. Berlusconi disse &quot;siamo oltre 2 milioni&quot;. A me non interessa rispondere con i numeri della manifestazione di sabato. So solo che noi, un partito solo, il Pd, eravamo tre volte tanti rispetto a loro, cioè i tre partiti Fi-An-Lega che manifestarono nel 2006 in una piazza, come tutti sanno, infinitamente più piccola del Circo Massimo. Non credono alle nostre cifre? Non mi importa: mettano loro la cifra che vogliono. Ma poi la moltiplichino comunque per tre. Per fortuna anche tra loro si cominciano a sollevare voci diverse. Fini, Fitto, Prestigiacomo. Si deve avere rispetto per una grande manifestazione di popolo. Perché questa è stata la nostra giornata al Circo Massimo. Guardi qua, il titolo di &quot;Le Monde&quot;: parla di una &quot;marea umana&quot;. Ora, questa marea umana qualcosa deve insegnare. Prima di tutto al governo, ma poi anche a noi stessi&quot;.&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;E cosa deve insegnare, secondo lei?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
&quot;Il Circo Massimo è stato un evento di straordinaria intensità, compostezza, serenità. Nulla a che vedere con le espressioni di odio della manifestazione della Cdl di due anni fa. Quell'evento parla in due direzioni. La prima direzione è il Paese, e la rappresentazione che al Paese danno i commentatori della vita politica. A me piacerebbe molto, oggi, che qualcuno tra costoro dicesse &quot;forse ci siamo sbagliati&quot;. A dire che il Pd non esiste, che la sua leadership è debole. La marea umana di sabato ha spazzato via tutte queste diagnosi. Ha dimostrato non solo che il Pd esiste, ma anche che è forte, ha senso di appartenenza, radici, orgoglio e identità proprie. E soprattutto ha dimostrato che il Pd ha un popolo. Un grande popolo democratico, di cui tutti si devono rendere conto, e a cui tutti dobbiamo rendere conto&quot;. &lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei dubitava anche di questo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
&quot;Non io. Io ero tranquillo sul successo dell'iniziativa perché sentivo crescere il disagio nel Paese, mentre non stavo a sentire le troppe cassandre che dicevano che la manifestazione era inutile. Ora ho avuto la conferma di quanto sia stata giusta la nostra scelta. Il Pd è nato meno di un anno fa. Si è costruito un profilo politico, si è dato un simbolo, un programma, una struttura, una carta dei valori, uno statuto, ma soprattutto si è costituito il popolo democratico, con il suo orgoglio e la sua identità. In pochi mesi abbiamo fatto ciò che in Italia non era mai riuscito a nessuno, dal Partito d'azione in poi: creare una grande forza del riformismo di massa, perché il riformismo non è una variabile del moderatismo. Il riformismo è innovazione. E io traggo dalla folla del Circo Massimo la spinta ad andare ancora più avanti sulla strada delineata al Lingotto. Una grande forza nazionale, di popolo, capace di contrastare ogni conservatorismo&quot;.&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;&quot;Riformismo di massa&quot;: è così che lo ha definito. Non sembra un ossimoro?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
&quot;Sembra, ma non lo è affatto, perché di questo in effetti si tratta. Sa qual è la mia più grande soddisfazione, di fronte a quella folla immensa di sabato scorso? Il fatto che al Circo Massimo sventolassero solo bandiere del Pd. E non ci fossero altre bandiere. Questa, per l'Italia, è davvero un'epifania politica. Vuol dire che per la prima volta può scendere in piazza il popolo del riformismo. E vuol dire che per la prima volta può farlo senza sentirsi più &quot;ex&quot; di nulla. E se non si sente più &quot;ex&quot; il nostro popolo, meno che mai ci si deve sentire il nostro partito. Questa è la svolta che è necessaria: il Pd deve essere un partito del popolo. Per questo ho evitato di parlare di partiti, di alleanze, e invece ho parlato di persone, di operai, di piccoli imprenditori, di precari, di studenti. Io mi voglio alleare con la gente, perché penso che i cittadini esistano in quanto tali, non in quanto appartenenti a questo o a quel partito. Delle appartenenze ci si occuperà dopo&quot;. &lt;br /&gt;


&lt;b&gt;La frase &quot;la destra è peggiore dell'Italia che vuole rappresentare&quot; non è un controsenso, visto che l'Italia ha chiesto proprio a quella destra di governarla?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
&quot;Nessun controsenso. Con quella mia frase voglio testimoniare a tutti gli italiani, compresi quelli che non ci votano, che noi siamo la forza responsabile che può portare l'Italia fuori da questa lunga notte. Vede, per il centrodestra hanno votato tanti italiani che hanno creduto alle promesse di Berlusconi, meno tasse più sicurezza e così via, e che oggi sono delusi. Ebbene, a quel Paese che lavora e che produce, e che non è dominato dall'ideologia e dalla xenofobia, io voglio testimoniare che noi siamo la forza, di volta in volta moderata e radicale, che può dare le risposte che cerca&quot;.&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;Parla da leader di un nuovo &quot;populismo di sinistra&quot;, come scrive Edmondo Berselli?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
&quot;Depurata dall'&quot;ismo&quot;, che come tutti gli &quot;ismi&quot; non mi piace, è una formula che approvo. Il Pd è e deve essere sempre di più un &quot;partito del popolo&quot;. Questo è il senso della bellissima sfida democratica&quot;.&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;Lei accennava al Circo Massimo come un evento che parla in &quot;due direzioni&quot;. La prima l'abbiamo capita, è il Paese. Qual è la seconda?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

&quot;E' il centrosinistra. Quella piazza ci sbatte in faccia per la terza volta la realtà vera, quella che abbiamo già conosciuto con l'enorme partecipazione delle primarie del 2007 e poi con quel 33,7% ottenuto alle elezioni del 13 aprile. E la realtà vera ci dice che il popolo del Pd vuole da noi certo una discussione democratica, ma anche e soprattutto coesione, spirito di squadra e contrasto dell'avversario. Basta con i distinguo e le interviste polemiche. Abbiamo di fronte una battaglia politica molto difficile, per affrontarla dobbiamo essere uniti. Tutti, senza eccezioni&quot;.&lt;br /&gt;
 
&lt;b&gt;
Non si illuderà mica di dare una spallata a Berlusconi, che viaggia col vento dei consensi in poppa?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

&quot;Noi dobbiamo convincere gli elettori, soprattutto i moderati, che quel vento sta cambiando. Ce lo confermano tre dati significativi. Primo dato: la manifestazione del Circo Massimo, che dimostra che un'altra politica è possibile. Secondo dato: l'ultimo sondaggio di Mannheimer dà il governo in calo di 18 punti e mezzo. Terzo dato: il voto in Alto Adige, con la destra che perde 3 punti alla provincia di Bolzano e 10 a Bolzano città. Sono primi segnali di uno sfaldamento che, prima o poi, arriverà. La crisi economica è realmente drammatica. Questa destra non l'ha capito, e ne pagherà le conseguenze. Purtroppo a pagarle saranno anche e soprattutto gli italiani&quot;. 

&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JOO1L&quot;&gt;La Repubblica - Massimo Giannini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Anna Rita FIORONI: Il governo non aiuta le piccole e medie imprese</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/09/16/anna-rita-fioroni/il-governo-non-aiuta-le-piccole-e-medie-imprese/359445"></link>
  <updated>2008-09-16T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La “cura” per arginare la crisi e risollevare il Paese dagli ultimi posti delle classifiche europee dovrebbe prevedere, da un lato, l’incremento di produttività e competitività delle imprese e, dall’altro, il sostegno dei redditi di lavoratori dipendenti e pensionati per rilanciare i consumi. La manovra finanziaria del Governo Berlusconi al contrario non ha fatto nulla di tutto ciò, per di più escludendo il Parlamento e le parti sociali da qualsiasi possibilità di confronto. Non ha affrontato la perdita del potere di acquisto di salari e pensioni, non è andata incontro a giovani e donne, non ha liberalizzato i settori protetti e non ha stimolato gli investimenti pubblici e privati in produttività, ricerca e innovazione. Per di più si è realizzato un drastico taglio della spesa pubblica corrente e di investimenti, che però è avvenuto in modo non selettivo e indiscriminato, cominciando dalla scuola.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.avinews.it/modules/news/article.php?storyid=602&quot;&gt;Avinews&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>WALTER VELTRONI: «È grave crisi per il Paese. Nessun sostegno ai salari dalla service tax di Calderoli»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/09/07/walter-veltroni/%C2%AB%C3%A8-grave-crisi-per-il-paese-nessun-sostegno-ai-salari-dalla-service-tax-di-calderoli%C2%BB/359110"></link>
  <updated>2008-09-07T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Calderoli: «La nuova tassa vi stupirà»&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
Il Pd è «preoccupato» dagli effetti della crisi che il Paese sta affrontando e «per ora il governo non ha mostrato attenzione a questo». È la convinzione di Walter Veltroni, che, domenica a margine del workshop Ambrosetti a Cernobbio, ha spiegato di essere favorevole al dialogo con la maggioranza sui grandi temi economici («mi auguro sempre di sì su questi temi»). Questo proprio mentre dal governo arriva l'annuncio di una nuova tassa. L'idea è del ministro della Semplificazione normativa Roberto Calderoli, ed è appoggiata da Tremonti. Si tratta della &quot;service tax&quot;, la nuova imposta 'federalista' che coprirà i servizi che gli enti locali garantiscono ai cittadini sostituendo le entrate dell'Ici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



«Vi stupirà», dice il ministro leghista in un'intervista. Ma come funzionerà? «Tutto quello che viene offerto dal Comune in termini di servizi, dall'aiuola alla pulizia del marciapiede, dal parcheggio all'acqua che ti arriva fino a casa, verrà coperto da questa tassa». E se il sindaco dovesse esagerare con le spese, «scialacquerà una volta sola, perchè la gente lo giudicherà e non sarà più rieletto». I particolari, però, Calderoli li tiene per quando il testo sarà definitivo. E questo avverrà dopo nuovi confronti nel governo. La prossima settimana, annuncia, vedrà ancora Berlusconi e anche Tremonti che sulla 'service tax' è gasatissimo, gli piace anche il nome». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Ma il segretario del Pd critica: «La mia opinione è che se vi sono delle risorse disponibili in questo momento sia più utile fare un intervento a sostegno dei salari. Tanto più che si sono messi 2 miliardi e mezzo di euro per andare sopra la quota di esenzione dall'Ici che aveva deciso il governo Prodi, che riguardava gli strati sociali che maggiormente erano necessitati di questo intervento». Veltroni ha quindi aggiunto che «comunque i Comuni fanno bene a dire: si parla tanto di federalismo, ma poi ci togliete l'unico strumento di prelievo che i Comuni stessi possono determinare». Secondo Veltroni, «non è una priorità l'intervento sull'Ici per i ceti sociali alti e sia invece una priorità l'intervento a sostegno delle fasce di reddito più basse».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Secondo Veltroni le risorse disponibili si sarebbero dovute investire «per il sostegno di salari e stipendi e non su altro come si è fatto». Il governo su sostegno ai consumi, salari e alla domanda interna «non ha dato risposte adeguate». Lo dimostra il fatto che «il paese è fermo, in una situazione molto difficile, la cui sottovalutazione è sbagliata. Anche il sistema delle imprese, che vive una condizione di particolare difficoltà, non è solo una congiuntura internazionale ci sono anche fattori di squilibrio propri del nostro paese, fattori di arretratezza che sono di carattere storico». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Perciò il segretario del Pd parla della necessità di una «strategia di attacco per risolvere questo blocco del Paese, che penso sia attraverso scelte che dal mio punto di vista sono diverse da quelle fatte dal governo. E cioè: sostegno ai consumi, investimenti e riduzione delle tasse, nel contesto di una riduzione della spesa pubblica e del contrasto all'evasione fiscale».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



D'altra parte la preoccupazione maggiore è data dal non vedere «all'orizzonte un traino allo sviluppo». Veltroni ha auspicato che si prosegua nel cammino di una semplificazione del sistema politico italiano. «Ritengo che questa costituisca una grossa opportunità - ha detto - che questa legislatura spero non sprechi perchè vengano approvate alcune riforme importanti per rendere la democrazia tanto veloce quanto è veloce la società. Perchè oggi invece sento che c'è una società veloce e una democrazia lenta. E il rischio di questi due tempi è che si crei un corto circuito molto pericoloso e che alla fine appaia credibile e plausibile una sorta di scambio tra la democrazia e decisione. Penso che invece la democrazia debba essere veloce, trasparente e liquida. E che si debba vedere la differenza e l'alternatività tra chi governa e chi sta all'opposizione. E questo può comportare l'approvazione in questa legislatura di un paio di riforme istituzionali importanti che sono la riduzione del numero dei parlamentari e una struttura legislativa che non passi attraverso il bicameralismo che io ritengo assolutamente essenziale». 



&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.unita.it/view.asp?IDpag=13&amp;IDcontent=78806&quot;&gt;l'Unità&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: P.A.: BRUNETTA, CI SONO RISORSE CONTRATTO CON AUMENTI 6-8%</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/09/03/renato-brunetta/p-a-brunetta-ci-sono-risorse-contratto-con-aumenti-6-8/359015"></link>
  <updated>2008-09-03T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>359015</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Con le risorse disponibili &quot;il 2009, che concentrerà due anni in uno, vedrà una dinamica salariale tra il 6 e l'8% di aumento&quot;. Lo ha annunciato il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta, nel corso della trasmissione Omnibus su La7, parlando del rinnovo del contratto del pubblico impiego. Insomma, ha aggiunto, &quot;ci sono le risorse per fare un contratto onesto che mantenga non solo il potere d'acquisto ma dia anche i premi&quot;. 

&quot;Negli ultimi 8 anni - ha poi spiegato il ministro - gli incrementi salariali del settore pubblico sono stati il doppio rispetto a quelli del settore privato. Nel privato sono stati al limite dell'inflazione effettiva, nel pubblico invece il doppio dell'inflazione effettiva&quot;. Ma, ha proseguito, &quot;mentre i dipendenti privati lavorano più e meglio sennò perdono il posto di lavoro, quelli pubblici sono pagati di più in cambio di niente, di nessun miglioramento&quot;. 


DA GENNAIO RILEVAZIONE ASSENZE COMPLESSIVA
 A partire da gennaio sarà disponibile la rilevazione totale delle assenze dei dipendenti pubblici, annuncia Brunetta. Ribadendo che nel mese di luglio le assenze per malattia sul campione di 300mila dipendenti sono calate del 37%, il ministro, che ha ricordato di essere responsabile di &quot;192 miliardi di euro di massa salariale&quot;, ha spiegato che da settembre la rilevazione sarà per un milione di dipendenti e da gennaio &quot;sarà totale&quot;. Brunetta ha poi sottolineato l'intenzione di seguire &quot;l'approccio Thatcher&quot;, per cui &quot;anche se non c'é l'accordo dei sindacati si va avanti&quot;, non solo sul fronte della pubblica amministrazione, ma anche nel caso Alitalia. 

&quot;Vogliono fare 10 giorni di sciopero? - ha detto il ministro rivolgendosi indirettamente ai sindacati - li facciano e poi vediamo se il Paese sarà disposto a capire&quot;. Brunetta ha poi parlato della fase due nella guerra ai fannulloni, annunciando che da venerdì sul sito del ministero compariranno i primi 100 casi di eccellenza della pubblica amministrazione. Poi, ha aggiunto &quot;aprirò il concorso 'bravi in tutta la p.a. mostratevi': verremo a trovarvi e verrete premiati, sarete a base della premialità del nuovo contrattò&quot;. Tuttavia, ha concluso Brunetta, &quot;il vero controllo dei controlli sarà quando il cittadino avrà in mano la class action. Arriverà in parlamento come emendamento al collegato alla manovra, approvata entro l'autunno e sarà in vigore dal primo gennaio&quot;.


BENZINA: ASIMMETRIA COSTI-PREZZI E' IMBROGLIO
 &quot;Non ci può essere asimmetria temporale tra aumenti e riduzioni della materia prima e del prezzo finale: qualsiasi giustificazione è un imbroglio&quot;. Così il ministro per la Pubblica amministrazione commenta l'andamento asimmetrico tra costo del petrolio e prezzo della benzina.


ALITALIA: NESSUN DIPENDENTE ASSORBITO DA P.A.
Nessun dipendente in esubero dell'Alitalia verrà assorbito dalla pubblica amministrazione. Lo ha ribadito il ministro Brunetta. &quot;Se un dipendente dell'Alitalia va a fare il bidello - ha aggiunto Brunetta - io me ne vado&quot;. Quanto ai possibili rilievi europei sul piano Alitalia, Brunetta ha ricordato che molti altri Paesi hanno &quot;curato con particolare attenzione&quot; i loro campioni nazionali e ha aggiunto che comunque &quot;non ci sono profili di aiuti di stato&quot;. &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_759539055.html&quot;&gt;ANSA.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Enrico MORANDO: «Un pasticcio, non è solo un incidente di percorso»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/07/30/enrico-morando/%C2%ABun-pasticcio-non-%C3%A8-solo-un-incidente-di-percorso%C2%BB-intervista/358444"></link>
  <updated>2008-07-30T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>358444</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Per Enrico Morando, coordinatore del governo ombra del Pd e uno degli uomini più vicini a Walter Veltroni, quanto è accaduto ieri a Montecitorio sul «milleproproghe» è molto più di un incidente di percorso in cui è incappata una maggioranza apparentemente blindata. «Sono convinto che sia il segno di un malessere più profondo e che abbia a che vedere, più che con il ”milleproroghe”, con quanto sta avvenendo in Senato intorno alla manovra».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Dal suo osservatorio, la Commissione Bilancio di Palazzo Madama di cui fa parte, emergono altre crepe?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Diciamo che l’opposizione sta facendo fino in fondo il suo lavoro e che su alcune delle nostre proposte abbiamo ricevuto riscontri positivi. Così come il testo sottoposto al nostro esame in più di un punto non si può certo dire che entusiasmi tutte le anime di questa maggioranza».&lt;br /&gt;
 &lt;b&gt;Proviamo a fare qualche esempio.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Tanto per limitarsi a quello di cui ci siamo occupati oggi (ieri per chi legge, ndr) penso alle norme che riguardano i servizi pubblici locali. Credo che anche nella maggioranza c’è chi sa bene come si tratti di una proposta ingestibile e che, tra l’altro, va nella direzione opposta rispetto alle liberalizzazioni».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; E, manco a dirlo, c’è questo pasticcio degli assegni familiari.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«Un pasticcio, dice bene. Dal quale ora dicono di voler uscire, vedremo come. I tempi parlamentari di conseguenza si allungheranno. Così pure bisognerà studiare bene gli strumenti con cui pensano, meglio tardi che mai, di metter mano alle norme che tanto penalizzano il precariato».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; E gli altri affaire in arrivo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Per la verità alcuni sono già arrivati, basti pensare alla querelle sulla flessibilità del bilancio introdotta con l’articolo 60 del provvedimento. In questo caso a bacchettare non siamo stati noi, ma il Colle. Non mi pare cosa di poco conto».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Messa così, più che di un lifting la sensazione è che per voi serva una riscrittura.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Guardi che non è un espediente per complicare la vita alla maggioranza. Parlavo prima delle norme sui servizi pubblici locali, il Pd non si tira indietro rispetto all’esigenza di ripensare l’organizzazione del settore. Ma quello si vuol fare nella manovra i problemi ne crea, e di grossi, piuttosto che risolverne. In ternmini economici, ma anche dal punto di vista della qualità e della sicurezza dei servizi».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; L’aria che tira non è quella più adatta al dialogo. Malgrado gli appelli di Napolitano e Fini il «muro contro muro» sembra decisamente di moda.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Vedremo, intanto faccio notare che una maggioranza che si è presentata agli elettori con un programma di riduzione dell’imposizione fiscale, le tasse con questa manovra si accinge ad aumentarle. E che il Pd oggi illustrerà la sua proposta per intervenire concretamente per ridurre l’imposizione fiscale sui salari. Non le pare una bella contraddizione?».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=IUDYP&quot;&gt;Il Mattino - Gino Cavallo&lt;/a&gt;</summary>
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