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  <title>Openpolis - Argomento: sindacati</title>
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  <updated>2012-04-18T00:00:00Z</updated>
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  <title>Maurizio SAIA: ONDA DI SUICIDI DEI PICCOLI IMPRENDITORI: SOSTEGNO SOLO DA TRE PARLAMENTARI SU 65                         </title>
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  <updated>2012-04-18T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626834</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: CN) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Arrivano duecento mail al giorno, devono telefonarci, altrimenti si rischia di perdere appuntamenti importanti», affermano. Saia aggiunge: «Mi dispiace, perché io cerco di esserci. I sindacati sono uno strumento prezioso di lavoro per noi, indipendentemente dalle posizioni politiche e vanno ringraziati. Purtroppo, dobbiamo dirlo, i parlamentari presenti sul territorio sono pochi. E’ invalsa l’abitudine a non esserci»&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://ricerca.gelocal.it/mattinopadova/archivio/mattinodipadova/2012/04/18/NZ_04_04.html?ref=search&quot;&gt;ricerca.gelocal.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Riforma Fornero. «Norme sbagliate, non siamo al rimorchio della Cgil»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-03-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626006</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;


Sulla bufera che infuria sull’articolo 18, Dario Franceschini, capogruppo del Pd a Montecitorio, la mette semplicemente così: «C’è un problema che è rimasto aperto in una riforma che ha moltissimi aspetti positivi, con misure che noi chiedevamo da anni». &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Sicuro? Perché quel problema aperto, come dice lei, cioè il non reintegro per i licenziamenti economici, sta diventando dirompente: non solo divarica il Pd ma c’è chi arriva a ipotizzare la crisi perché potreste togliere l’appoggio a Monti... &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Quello del reintegro è un tema serio che però è del tutto sbagliato ricondurre a ragionamenti tattici: vince questo o vince quello; il Pd subisce le pressioni della Cgil e così via. Facciamo un ragionamento di merito. Chiediamo e continueremo a lavorare affinché venga recepita la possibilità di reintegro anche per i licenziamenti economici». &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Monti però nel vertice conclusivo con le parti sociali ha già detto che non si tocca nulla, che il reintegro non c’è. E allora? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E allora ci sono due considerazioni da fare. La prima, appunto, è di merito. Se la norma rimane così com’è, si affida solo al giudizio del datore di lavoro la fondatezza o meno della situazione di crisi. In sostanza l’imprenditore si autocertifica la condizione di difficoltà economica, e di conseguenza licenzia. Il lavoratore può ricorrere e l’unico provvedimento che può assumere il giudice è stabilire l’entità dell’indennizzo. Potremmo trovarci di fronte a migliaia di lavoratori che perdono il posto per crisi false oppure solo annunciate. Ed è per questo che le norme, da che mondo è mondo, sono fatte per tutelare le parti più deboli». &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Poi c’è l’impatto sul Paese, lei dice. Cioè? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Se l’articolo 18 resta nell’attuale formulazione, si ottiene il risultato che centinaia di migliaia di persone, da sempre convinte di non poter essere licenziate, precipiteranno in una condizione di precarietà psicologica. Invece di stabilizzare i precari, si ottiene il risultato di precarizzare gli stabili. Devastante». &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Confindustria e piccole imprese, per non parlare del Pdl, la pensano in maniera opposta. Vi sentite isolati? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«La verità è che una norma siffatta, oltre che essere sbagliata, non può reggere. Non a caso, è di queste ore il fatto che la Cisl, l’Ugl, i vescovi sono arrivati alla stessa conclusione, e molti altri ci arriveranno nei prossimi giorni: è necessario adottare il modello tedesco, che è reintegro o indennizzo ma su decisione di un giudice». &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Tuttavia il nodo politico resta intatto. Il governo mantiene la sua posizione e non intende modificarla. &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Se non mi sono distratto, le leggi è il Parlamento che le fa, non il governo. Siccome le leggi le fa il Parlamento, il governo manda un testo alle Camere - poiché l’ho espressamente chiesto resto convinto che non potrà essere un decreto bensì un disegno di legge o una delega - e lì la riforma verrà modificata». 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt; Suona come una minaccia. Significa che se non cambia non appoggerete più Monti? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Nessuna minaccia, semplice constatazione di quelle che sono le regole. Il nostro rapporto con il governo non cambia, la politica sistemerà le cose».&lt;p&gt;
&lt;b&gt; Stavolta però la partita è più difficile. Davvero crede che in aula sia possibile trovare i numeri per eventuali modifiche? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non solo che sia possibile: penso sia obbligatorio. Nessuno può immaginare che il sostegno a Monti possa arrivare da maggioranze occasionali o variabili. E’ come se io dicessi, ma non lo faccio, che Pd, Lega e Idv insieme hanno la maggioranza numerica». &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Se si modifica l’articolo 18 è salva anche l’unità del Pd, piuttosto pencolante a quanto pare. E’ per questo che siete così determinati? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Che in un partito grande, votato da un terzo degli italiani, ci sia un dibattito e anche posizioni di partenza differenziate è normale, mi preoccuperei se fosse l’opposto. Non è che ogni volta che c’è una discussione si possa parlare di spaccatura o addirittura di fine del Pd».&lt;p&gt;
&lt;b&gt; Gira parecchia irritazione nel Pd nella convinzione che Monti sull’articolo 18 non avrebbe rispettato i patti. Conferma? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Tra noi e Monti su questo tema specifico c’è una differenza di opinioni. Nessuno scandalo. E nessun retroscena». &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Dica la verità: quanto pesa il pressing della Cgil? Quanto siete a rimorchio della Camusso? Fin dove siete disposti a seguirla? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Noi non seguiamo nessuno. In questa circostanza c’è una parziale coincidenza di posizioni con la Cgil. Qualche volta sono d’accordo con la Camusso, qualche volta no. E’ semplice autonomia reciproca. Il resto è strumentalizzazione». 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt; Insistere sul disegno di legge non è il paravento di una celata volontà di non fare la riforma? &lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non esiste. Con un po’ di volontà politica un disegno di legge può essere approvato con gli stessi tempi di un decreto. Anche modificandolo». 
&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CKWYC&quot;&gt;Il Messaggero - Carlo Fusi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: «Sul reintegro non molliamo. No a voti secondo coscienza»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/23/dario-franceschini/%C2%ABsul-reintegro-non-molliamo-no-a-voti-secondo-coscienza%C2%BB-intervista/626005"></link>
  <updated>2012-03-23T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626005</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Dario Franceschini prende un respiro: &quot;Il Pd una linea ce l'ha, ed è molto chiara. La riforma del mercato del lavoro deve diventare un disegno di legge, e non un decreto. L'articolo 18 deve essere modificato in Parlamento sul modello tedesco, reintroducendo la possibilità delreintegro. E quando si voterà il gruppo dovrà essere unito: non ci possono essere casi di coscienza&quot;. Mentre sono nel suo studio da capogruppo, nel giorno (finora) più lungo del governo Monti, sembra di essere in mezzo ad un terremoto. Franceschini segue il vertice con un occhio alle agenzie, il suo I-phone trilla e ronza. Sorride: &quot;Faccio come se dovesse accadere quello che penso ... poi nel caso ci risentiamo&quot;. Non servirà, perché il pronostico del capogruppo si rivela esatto. Monti non molla, in serata tutti chiedono il reintegro dalla Cei all'Ugl, e alla fine la patata bollente finisce in Parlamento dove molti paventano il rischio che il Pd si ritrovi costretto a subire una maggioranza ostile. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Onorevole Franceschini, è più vicino a Letta che dice &quot;Il nostro voto non può mancare&quot;, o a Bersani che spiega: &quot;Al Pd non si può dire prendere-o-lasciare?&quot;. &lt;/b&gt; &lt;br&gt;
(Sorriso). Faccio fatica a misurare le mie idee sulla distanza da quelle altrui. Le mie sono molto semplici: noi dobbiamo migliorare in Parlamento il testo. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Più vicino a Bersani, dunque. &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Se vuole. Ma oggi, anche Letta dice: &quot;Si deve andare verso il modello tedesco&quot;.&lt;p&gt;
&lt;b&gt; Letta, ieri, dalla Gruber diceva: &quot;Questo provvedimento è una rivoluzione&quot;. &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Non è necessariamente una contraddizione. Se togliamo l'articolo 18, c'è una parte del testo assolutamente positiva. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Peccato che tutta l'Italia stia discutendo dell'articolo 18. &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Lo so bene. Sono arrivati anche a me centinaia di messaggi tra mail e Facebook. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Messaggi preoccupati? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Preoccupatissimi. Qui il problema non è più la posizione della Cgil, della Camusso, della destra o della sinistra ... &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Cioè? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Si sono tutti già scordati tutti degli schieramenti, di questo o di quello: c'è un pezzo di Paese in angoscia che si chiede: ‘ Ma con questa riforma da domani sono licenziabile o no?'&lt;p&gt;
&lt;b&gt; E lei che cosa gli risponde? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Che se non si cambia quella norma c'è il rischio che molti licenziamenti economici diventino la via con cui i datori di lavoro possono disfarsi dei dipendenti che non vogliono tenere. Per quel che mi riguarda non è una norma che il Pd possa accettare. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; E perché ci sono voluti tre giorni per dire questa cosa in modo chiaro? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Io l'ho detto un minuto dopo aver letto il testo. Ma adesso lo dicono anche i vescovi, la Cisl e l'Ugl e non mi pare che si tratti di pericolosi sovversivi ... &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Che cosa teme? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Che l'effetto di questa modifica sia far precipitare milioni di lavoratori in una situazione di angoscia. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Monti però tira dritto. Lo fa per far esplodere il Pd, come sostiene qualcuno? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Ma figuriamoci. Lo fa per un unico motivo: è convinto che sia la cosa più giusta da fare. Deluderò qualcuno: non ci sono retroscena o segrete strategie politiciste. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; C'è chi lo chiama &quot;sacrificio umano&quot; per lo spread. &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Non sono d'accordo. Davvero qualcuno crede che chi decide se investire in Italia vada a compulsare il codicillo della legge sul lavoro? Basta la garanzia di Monti, e la sua credibilità, per spiegare ai mercati la bontà della riforma! &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Però vi siete divisi. &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
È un ragionamento singolare. Che il Pd sia un grande partito in cui esiste un dibattito vero è un fatto positivo. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Dibattito è una cosa, divisione è un'altra. &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Se lo si rappresenta come spaccatura sì. Ma noi siamo uniti, e saremo tutti uniti, come le ho detto, nel voto. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Potreste accettare un decreto? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Mi pare una materia troppo complessa per un decreto. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Ma se si arrivasse a un voto parlamentare, potreste essere anche battuti: lo ha messo in conto? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
So bene che la maggioranza in queste Aule è ancora in mano al centrodestra. Ma le pongo alcuni problemi. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Tipo? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Lei sa cosa farà la Lega? Io no, e sfido chiunque a immaginarlo. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; E poi? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Questo provvedimento non si risolve con un voto Sì-No, ovvio. Ci deve essere, come in tutti gli altri casi, una gestione politica. Bisognerà trovare le condizioni condivise. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Sembra un avvertimento. &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Io non minaccio nessuno. Si chiama sistema parlamentare. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Molti elettori dicono: questo governo vara solo provvedimenti contro la sinistra. &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
È una percezione alterata. Ognuno è sensibile a quello che lo riguarda. Basta pensare alle reazioni del centrodestra sulla lotta all'evasione! &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Altri sostengono: quello che succede sull'art. 18 può archiviare la foto di Vasto. &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
Non ha senso. Io penso che il Pd debba essere il baricentro di un'alleanza in cui ci siano altre forze alla sua sinistra e al centro. Lei però non mi ha ancora fatto la domanda decisiva. &lt;p&gt;
&lt;b&gt; Se l'articolo 18 resta senza reintegro il governo può cadere? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
La risposta è no. Se lei rivede il film sulle pensioni, scoprirà che è accaduta la stessa cosa. Tutti dicevano non cambierà nulla, poi il testo è stato migliorato. Accadrà di nuovo, senza rischiare nessuna crisi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt; &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7021&quot;&gt;Intervista di Luca Telese a Dario Franceschini per Il Fatto Quotidiano&lt;/a&gt; &lt;/b&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7021&quot;&gt;Il Fatto Quotidiano - Luca Telese&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgia MELONI: «Oggi i giovani sono pària Vogliamo continuare così?»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/22/giorgia-meloni/%C2%ABoggi-i-giovani-sono-p%C3%A0ria-vogliamo-continuare-cos%C3%AC%C2%BB-intervista/625953"></link>
  <updated>2012-03-22T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«L’articolo 18 riguarda solo i lavoratori che hanno un posto certo e per tutta la vita, il 30 per cento del totale».
&lt;p&gt;«Il punto è che in questo Paese esistono dei pària e questi pària sono la nostra generazione. Sull’articolo 18 io sono una laica, non penso che sia la soluzione a tutti i problemi del mondo del lavoro né penso che la sua modifica ne rappresenti la distruzione. Penso, però, che sia un elemento del lavoro ineguale e che il lavoro ineguale vada superato». Giorgia Meloni, quindi, si dice favorevole alla riforma proposta dall’esecutivo. «Poi, certo, dobbiamo vedere i testi, ma è necessaria, prioritaria e dalle anticipazioni mi sembra che il governo abbia trovato una sintesi abbastanza credibile», aggiunge l’ex ministro della Gioventù.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Non teme che le garanzie dei lavoratori siano smantellate?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Ecco, cominciamo col chiarire questo: si parla sempre di garanzie dei lavoratori, quando in realtà quelle garanzie valgono solo per alcuni lavoratori. L’articolo 18 ne è un esempio perfetto: riguarda solo i lavoratori che hanno un posto certo e per tutta la vita, il 30 per cento del totale. Il centrodestra l’allarme sull’ineguaglianza l’ha lanciato vent’anni fa, quando si è iniziato a capire che un numero sempre maggiore di persone sarebbe stato escluso dalle garanzie. Per i nuovi lavoratori sono valse sempre meno.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma comunque le riforme necessarie non sono arrivate…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
C’è stato un patto scellerato che ha coinvolto tutti – sindacati, parti sociali, politica – e tutto il peso della flessibilità, della quale non si poteva fare a meno, è stato scaricato solo sui nuovi lavoratori e, quindi, sui giovani. Così è stata costruita un’Italia a due velocità, in cui qualcuno aveva tutte le garanzie e qualcun altro no. 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E quindi, per rimediare, quelle garanzie si levano a tutti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
No, quindi si inizia uniformando i diritti per tutti e poi si lavora per alzarne l’asticella. Noi ci troviamo in una condizione in cui, ancora oggi, chi va in pensione a 58-59 anni con il sistema retributivo prende l’80 per cento dell’ultimo stipendio, mentre la nostra generazione andrà in pensione a 70 anni e con il contributivo, quindi con una media del 40 per cento di quanto guadagnava, senza neanche avere indietro tutto quello che ha versato. Se ci trasferiamo dalle pensioni al lavoro il principio è lo stesso: c’è chi ha tutto e chi ha nulla o poco più. Davvero possiamo pensare di continuare così? Io non avrei condiviso una riforma che avesse modificato le norme solo per i nuovi lavoratori. Quello che si fa, va fatto per tutti. E per tutti bisognerà cercare di costruire il più alto grado di diritti possibili, compatibilmente con le risorse disponibili e in base a un principio di equità da cui nessuno sia escluso. Noi ci batteremo per questo.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Vuol dire che siete pronti a dare battaglia parlamentare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Voglio dire che siamo pronti a fare il nostro lavoro. Voglio ricordare che, in questi mesi, quando la politica è stata chiamata in causa ha migliorato i provvedimenti. Prendiamo il “Salva Italia”: loro lo hanno presentato come di “rigore ed equità”, ma l’equità ce l’abbiamo messa noi. Nel testo originale si bloccavano le indicizzazioni delle pensioni, ma non si toccavano quelle d’oro; si alzavano del 60 per cento gli estimi catastali delle case della gente e solo del 20 per cento quelli delle banche. Noi abbiamo corretto molti aspetti di quel decreto. Sulla riforma del lavoro non è diverso. Il governo dice che vuole alzare il costo del lavoro precario. Giusto, sono d’accordo. Ma la riforma deve prevedere anche una riduzione del costo del lavoro a tempo indeterminato, altrimenti l’unico risultato che rischiamo di avere è l’aumento del lavoro nero e della disoccupazione. Io mi auguro che il governo accetti il più ampio confronto possibile, la politica può fare molto.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Secondo lei, rimandando la riforma al Parlamento, Monti ne ha riconosciuto la centralità o ha fatto un po’ di scaricabarile?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Questo lo scopriremo durante i lavori, dobbiamo vedere come il governo affronterà l’iter. Certo è che il governo Monti non ha la legittimazione del popolo, la sua unica legittimazione è parlamentare e con il Parlamento si deve confrontare. Invece, ad oggi, nonostante una maggioranza inedita e straordinaria, ha messo la fiducia praticamente su tutti i suoi provvedimenti, e questo rappresenta un problema.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Non potevate farla voi questa riforma?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Noi non avevamo lo stesso sostegno di questo governo: la maggioranza non era altrettanto ampia e non c’era la solidarietà a 360 gradi di stampa e parti sociali. La politica viene messa in mora più facilmente dei tecnici, anche se vede i problemi prima di loro. Il centrodestra dell’articolo 18 ha provato a parlarne già dieci anni fa ed è stato linciato. Comunque, non è nemmeno del tutto vero che il governo Berlusconi non sia intervenuto. Voglio segnalare che, come al solito, molti provvedimenti di questa riforma erano già stati immaginati dal precedente governo. Sul lavoro la continuità è assoluta. Il contratto di apprendistato, uno dei pilastri di uguaglianza del provvedimento, è stato rilanciato e riformato da noi. Noi lo abbiamo trasformato in quello strumento straordinario di cui oggi può fregiarsi la Fornero.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cosa pensa del cambio di passo nel confronto con le parti sociali? La fine della concertazione è un bene o un male?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Penso che una cosa sia la concertazione, altra cosa sia l’immobilismo. Il rapporto tra governo e parti sociali va rivisto. Il governo, i governi devono dialogare il più possibile, la politica non deve mai avere la presunzione di essere sufficiente a se stessa, ma in molti casi il tentativo di portare a casa l’accordo di tutti è diventato un mito incapacitante. Bisogna trovare un giusto equilibrio tra la necessità del confronto e quella della decisione, nella consapevolezza che sarà una formula utile anche per il futuro perché quello che vale oggi varrà anche domani.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CIWE1&quot;&gt;Annamaria Gravino - Secolo d’Italia&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Riforma del lavoro: non procedere per decreto, ma consentire la discussione in Parlamento</title>
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  <updated>2012-03-21T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>625914</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;E' evidente che una materia così strutturale e delicata come il mercato del lavoro deve essere affrontata non con un decreto, ma con un disegno di legge affinchè il Parlamento possa discutere&quot;. Lo ha dichiarato il presidente dei deputatidel Pd, &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt; parlando con i cronisti dopo un lungo colloquio con Pier Luigi Bersani.
&lt;p&gt;
&quot;Negli ultimi mesi c'è stato un uso dei decreti legge un po' eccessivo, come se fosse l'unico strumento per approvare le norme necessarie per il nostro Paese&quot;, ha aggiunto ricordando l'intervento sulla questione del presidente della Repubblica Napolitano.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7014&quot;&gt;dariofranceschini.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: «Dissento dal Presidente Napolitano. Grave manomettere l’articolo 18 e demolire i diritti dei lavoratori» </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/19/paolo-ferrero/%C2%ABdissento-dal-presidente-napolitano-grave-manomettere-l%E2%80%99articolo-18-e-demolire-i-diritti-dei-lavoratori%C2%BB/625822"></link>
  <updated>2012-03-19T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625822</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«Dissento dal Presidente Napolitano: grave è la proposta del governo di manomettere l’articolo 18 e demolire i diritti dei lavoratori. Gravissimo sarebbe se questa proposta venisse accettata dai sindacati perché avvallerebbe una politica governativa diretta contro i lavoratori e le lavoratrici. Auspico per tanto che non si addivenga a nessun accordo e che il governo ritiri la sua proposta di manomissione dell’articolo 18. Anche per questo domani pomeriggio sarò al presidio organizzato dalla Federazione della Sinistra davanti a Montecitorio, per dire che l’articolo 18 va esteso a tutti, non manomesso».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2012/3/19/20827-napolitano-a-parti-sociali-grave-se-non-si-arriva-ad/&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Furio COLOMBO: &quot;Il popolo del Pd sta con la Fiom&quot;  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-03-08T00:00:00Z</updated>
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  </author>
  <id>625582</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Io so che la sinistra è il lavoro, dobbiamo stare al fianco dei sindacati”.
&lt;p&gt;
Si avvicina lo sciopero generale dei metalmeccanici (9 marzo), mobilitazione alla quale il Pd ha dichiarato di non aderire. Furio Colombo, ex direttore dell’Unità e deputato dei democratici, ha invece annunciato la sua partecipazione. Articolotre.com lo ha intervistato per conoscere le sue posizioni.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Furio Colombo, lei ha annunciato che scenderà in piazza con la Fiom. Sente di interpretare una posizione presente nell’elettorato del Pd?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Secondo me l’elettorato è in larga maggioranza sulle posizioni della Fiom, se no perché dovrebbe votare Pd? A maggior ragione in un momento come questo che vede i lavoratori sotto attacco, sia per la villania di Marchionne, sia per il rischio di chiusura degli stabilimenti. La maggioranza degli elettori del Pd sta dalla parte dei lavoratori, più che su quella di Marchionne. Nello scontro in atto certamente intendono stare dalla parte dei lavoratori e non da quella di chi  ha lanciato lo scontro. Per questo la posizione del partito non credo rappresenti l’elettorato.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Con queste posizioni non vede il rischio di perdere di vista l’elettorato progressista?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Certamente c’è il rischio di perderlo, il pericolo più grande che corriamo è a mio avviso quello dell’astensionismo, perché non vedo una gran corsa verso altri obiettivi che siano più attraenti.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il Pd dice che non sarà presente perché ci sono i No Tav. Lei che idea si è fatto della Torino-Lione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

L’idea di fondo è  che la democrazia si debba fermare davanti alla grande opera. &lt;br /&gt;
Io non sono nella posizione di prendere quella decisione, ma a me risulta da giornalista e da torinese che l’approvazione della maggioranza della popolazione non ci sia mai stata, quindi sarebbe necessario trovare un accordo. Inoltre non farei della Tav un elemento di salvezza per l’Italia, l’idea che porti dei vantaggi è insensata. I favorevoli sostengono, in primis, che la Tav a quanto pare ci connetterà all’Europa, ma con la Francia ho rapporti da anni, siamo già connessi e non cambia le cose risparmiare un’ora. L’altra argomentazione è che se non facciamo l’alta velocità favoriremmo la moltiplicazione del trasporto su gomma. Ora, posso anche sostare di fronte a questa obiezione riguardo all’aumento di un certo tipo di inquinamento, ma c’è un grosso paradosso…
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cioè?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Mi devono allora spiegare perchè nel frattempo vogliono costruire un’autostrada sopra l’Aurelia (Civitavecchia- Rosignano ndr), che per essere redditizia dovrà essere attraversata da migliaia di Tir. Perché lì invece bisogna moltiplicare la gomma? In questo modo avremo alta velocità della gomma da Roma a Torino, dove si dovrebbe poi passare su rotaie. Il filo conduttore è che la democrazia si ferma davanti alla grande opera, e questo non deve accadere. Io dico che penso prima alla democrazia e poi all’alta velocità: ma notando il fatto che da una parte si festeggiano i tir, dall’altra i treni, noto che la grande opera viene prima.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Bersani parla di democrazia proprio per difendere la decisione presa dalle istituzioni…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Non c’è fondamento in questa posizione, le faccio un esempio: noi abbiamo un presidente della Lega Nord in Piemonte, che fa opposizione al governo, ma gli offre il sostegno per la grande opera. Sono inspiegabilmente a favore del governo in questo caso mentre ci troviamo di fronte a una Lega che si oppone a tutto. Ci deve essere una ragione perché vi sia un consenso così vasto e così esteso che spinge per controllo e decisione senza assenso.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;All’interno dello scontro tra componenti, il dibattito alleanze e leadership, che futuro vede per il Pd?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Il politichese io lo conosco meno, sono discorsi prevalentemente legati agli articoli dei notisti, che vi dedicano la loro vita. Io non credo a nulla di queste cose che stanno accadendo. Io auspicherei che non si perda la sinistra, so che la sinistra è il lavoro e so che quando i democratici americani hanno abbandonato il rapporto coi sindacati hanno perso la maggioranza dividendosi solo sulla politica estera. Quindi i sindacati vanno sostenuti, poiché osservano scrupolosamente le regole democratiche sul lavoro, e non vedo perché non dobbiamo stare dalla parte del lavoro, essendo il più grande partito della sinistra.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.articolotre.com/2012/03/intervista-a-furio-colombo-%E2%80%9Cil-popolo-del-pd-sta-con-la-fiom%E2%80%9D/67700/print/&quot;&gt;Articolotre.com - Lorenzo Mauro&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Elsa Fornero: Lavoro: Avanti anche senza partiti</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/22/elsa-fornero/lavoro-avanti-anche-senza-partiti/624889"></link>
  <updated>2012-02-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>624889</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Welfare&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Se il consenso dei partiti ''arriverà su una riforma del lavoro che il governo considera non buona, allora l'esecutivo si assumerà la responsabilità di andare avanti&quot; con la propria riforma e il Parlamento &quot;si assumerà la responsabilità di appoggiarla o meno''.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Confronto con i sindacati.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;Stiamo lavorando bene e non contro qualcuno. Lavoriamo per il Paese e soprattutto per dare un futuro ai giovani. Questo non vuole dire che abbiamo in tasca un accordo ma sicuramente la discussione mi sembra proficua. Sono moderatamente fiduciosa''.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Articolo 18&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;&quot;C'è molto lavoro da fare prima ma il tema dell'articolo 18 non può essere messo da parte. Ne discuteremo con apertura, senza mettere in difficoltà nessuno ma ne parleremo per risolvere i problemi''.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/mobile/Economia/news/Lavoro-Fornero-avanti-anche-senza-partiti_3.1.3007996311.php&quot;&gt;Adnkronos&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Elsa Fornero: Lavoro: Riforma ammortizzatori passaggio difficile</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/22/elsa-fornero/lavoro-riforma-ammortizzatori-passaggio-difficile/624888"></link>
  <updated>2012-02-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>624888</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Welfare&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La riforma degli ammortizzatori sociali è sicuramente ''un passaggio difficile'' da affrontare nel confronto con le parti sociali. ''E' vero che i sindacati rispetto alla presentazione fatta dal Governo non hanno accolto le proposte con grande favore ma d'altro canto non abbiamo neanche moltissime risorse da mettere in campo''. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/IGN/ext/printNews.php?sec=News&amp;cat=Economia&amp;loid=3.1.3007998733&quot;&gt;Adnkronos&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ANTONINO BOETI: INADEMPIENZE SUL PIANO DI RIENTRO: CHIEDIAMO CHIAREZZA, NON SI PUO’ TAGLIARE ANCORA IL PERSONALE. UNA DICHIARAZIONE DI NINO BOETI </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/01/10/antonino-boeti/inadempienze-sul-piano-di-rientro-chiediamo-chiarezza-non-si-puo%E2%80%99-tagliare-ancora-il-personale-una-dichiarazione-di-nino-boeti/622951"></link>
  <updated>2012-01-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>622951</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Piemonte (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Condividiamo le preoccupazioni espresse da Cgil-Cisl e Uil piemontesi sugli effetti che le inadempienze sul piano di rientro, verificate nell’incontro di dicembre al ministero della salute, avranno sui conti della sanità regionale.
Per questo sarebbe opportuno che giovedì prossimo, quando riprenderà in Commissione la discussione sul piano sociosanitario, venga fatta chiarezza sulle ricadute sulla nostra sanità del mancato rientro.&lt;br /&gt;

Certo è che non si può pensare di continuare a tagliare le risorse agendo sul personale, così come è stato fatto finora. Ci sono infatti Asl che ormai non sono più in grado di far funzionare numerosi servizi.
Non saremo mai d’accordo a una politica di risparmio che si incentri sui tagli del personale. Siamo invece disponibili a dare la precedenza a ogni confronto che in questa ottica abbia al centro la gestione della farmaceutica, dei beni e servizi, dell’informatizzazione e degli acquisti collettivi.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.pdpiemonte.it/2012/01/inadempienze-sul-piano-di-rientro-chiediamo-chiarezza-non-si-puo%e2%80%99-tagliare-ancora-il-personale-una-dichiarazione-di-nino-boeti/&quot;&gt;www.pdpiemonte.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Licenziamenti facili? Ma l'occupazione non riparte</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/12/02/cesare-damiano/licenziamenti-facili-ma-loccupazione-non-riparte/622207"></link>
  <updated>2011-12-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>622207</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Lavorare ad un sistema che garantisca ai lavoratori italiani quella flexicurity di stampo europeo.
&lt;p&gt;Entro il 5 dicembre il governo ha annunciato l`intenzione di presentare il suo programma. E' evidente la necessità di un confronto preventivo, che sarà sicuramente avviato con gli incontri separati che il presidente del Consiglio terrà con i leader dei partiti che sostengono l`esecutivo, e che dovrà continuare per i necessari approfondimenti di merito a livello parlamentare e con le parti sociali.

&lt;p&gt;
Per noi questo governo di emergenza dovrà caratterizzarsi su una linea di discontinuità rispetto a quello precedente, anche perché abbiamo ritenuto dirimente l`affermazione di Mario Monti, nel discorso di insediamento al Senato circa la volontà di procedere lungo una linea non solo di rigore, ma anche di crescita e di equità sociale. Su queste pagine abbiamo largamente trattato nelle scorse settimane il tema delle pensioni. Adesso vorremmo affrontare due argomenti oggetto di un acceso dibattito come quelli del modello contrattuale e del mercato del lavoro.

&lt;p&gt;
Sul primo tema ritengo che il punto di riferimento rimanga l`accordo del 28 giugno scorso siglato da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria che ha sapientemente dosato il rapporto tra una contrattazione aziendale potenziata ed una cornice generale di regole rappresentata dal contratto nazionale di lavoro. Di fronte a questo esito contrattuale unitario, espressione dell`autonomia delle parti sociali, è a suo tempo intervenuto pesantemente l`ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi con un provvedimento grave e sbagliato, l`ormai famoso articolo 8 inserito a forza nella manovra d`estate. 
&lt;p&gt;Le parti sociali hanno giustamente preso le distanze da questa interferenza dichiarando a più riprese di non essere interessate all`applicazione della normativa in questione. Per noi è fondamentale che la politica rispetti l`autonomia negoziale dei sindacati che rappresentano il lavoro e l`impresa, a meno che si tratti di interventi legislativi di sostegno, come lo Statuto dei lavoratori, che hanno il compito di raccogliere e di consolidare attraverso la legge i passi in avanti compiuti dalla negoziazione.

&lt;p&gt;
A questo proposito varrebbe la pena di intervenire per quanto riguarda la situazione che si è determinata negli stabilimenti della Fiat, a seguito della decisione dell`azienda di cancellare tutti gli accordi sindacali esistenti per adottare il cosiddetto &quot;modello Pomigliano&quot;.
&lt;p&gt;
L`operazione di Marchionne non ci ha colti di sorpresa, dopo la decisione dell`azienda di fuoriuscire da Confindustria. Confidavamo però in una maggiore prudenza e soprattutto sulla consapevolezza della Fiat di doversi confrontare con un nuovo quadro politico che ha, alla base della sua scommessa, l`esigenza di riportare l`Italia fuori dalla crisi assumendo come elemento centrale di successo la ricerca di una nuova coesione sociale.
&lt;p&gt;
Circa la scelta operata dalla Fiat, vogliamo semplicemente affrontare l`argomento della democrazia nei luoghi di lavoro: l`esclusiva applicazione dell`art. 19 dello Statuto dei lavoratori consente la costituzione di rappresentanze sindacali esclusivamente a quelle organizzazioni che siano firmatarie degli accordi applicati nella unità aziendale stessa.
&lt;p&gt; 
Questa situazione si è determinata a seguito della improvvida correzione dell`art. 19 dello Statuto dei lavoratori a seguito del referendum del 1995: il primopunto del dispositivo cancellato consentiva, per iniziativa dei lavoratori, anche la costituzione di rappresentanze sindacali aziendali nell`ambito delle associazioni aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale, cioè Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Fismic, tutte presenti all`interno degli stabilimenti. Per evitare adesso il riprodursi di un conflitto che potrebbe derivare dall`esclusione di un qualsiasi sin-  dacato dal diritto di presenza all`interno della fabbrica, in questo caso della Fíom in quanto non firmataria dell`accordo, proponiamo che si preveda legislativamente il ripristino della formula dell`articolo 19 com`era prima del referendum. In questo modo il problema della presenza dei sindacati all`interno dei luoghi di lavoro sarebbe risolto alla radice e non vincolato alla firma degli accordi.
&lt;p&gt;

Per quanto riguarda invece il secondo punto, il cosiddetto contratto unico proposto da Pietro Ichino, nel constatare il successo di una formula ormai entrata nel linguaggio comune, non posso che rilevarne, come ha fatto Sergio D`Antoni sulle colonne de l`Unità, l`estrema contraddittorietà e il rischio di inefficacia che essa comporta. Intanto contratto unico non significa unico contratto, perché accanto ad esso sopravvivono forme di lavoro a termine o stagionali, come è del tutto ovvio.

&lt;p&gt;In secondo luogo, proporre il mantenimento dell`articolo 18 soltanto per coloro che sono già nel mercato del lavoro e non a chi dovrà entrare con le nuove assunzioni, per lo più le giovani generazioni, significa riprodurre quel dualismo di regole tra generazioni che a parole si vorrebbe eliminare. Infatti nella proposta di Ichino, alla «reintegrazione nel posto di lavoro eventualmente decisa dal giudice», si sostituisce un risarcimento di tipo monetario.
&lt;p&gt;
Inoltre non si capisce, in un mercato del lavoro che impone, a seguito di crisi e flessibilità, una mobilità sempre maggiore da lavoro a lavoro, cosa succederebbe a coloro che attualmente impiegati e protetti dall`articolo 18 dovessero licenziarsi o essere licenziati.

&lt;p&gt;
Anche a questi lavoratori verrebbero applicate le regole previste da Ichino per i nuovi assunti? In realtà, pensare di risolvere il tema dell`occupazione cancellando l`articolo 18 è una impostazione sbagliata. Dovremmo invece interrogarci sul come garantire ai lavoratori italiani quella flexicurity di stampo europeo che tutti, a parole, invocano e che noi condividiamo. 

&lt;p&gt;
Basterebbe, a questo proposito, applicare la &lt;b&gt;legge delega sugli ammortizzatori sociali&lt;/b&gt;, da me predisposta quando ero ministro del Lavoro nel governo Prodi, condivisa dalle parti sociali e&lt;b&gt; rimasta finora inattuata&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=17PAAI&quot;&gt;Gli Altri&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>FRANCESCO PIOBBICHI: La lettera di Berlusconi è inviata in Europa ma dichiara guerra al popolo italiano</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/26/francesco-piobbichi/la-lettera-di-berlusconi-%C3%A8-inviata-in-europa-ma-dichiara-guerra-al-popolo-italiano/617698"></link>
  <updated>2011-10-26T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>617698</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Dopo la lettera di Mario Draghi al Governo italiano, il Governo italiano scrive una lettera agli euro-padroni. Oramai la democrazia dei Paesi passa per lettere e letterine riservate, un po’ come fanno gli adolescenti innamorati, solo che invece di baci e carezze, i gangster che governano l’Europa si scambiano idee per il massacro sociale dei soliti noti . Il risultato della giornata è che Berlusconi passa anche questa prova e spiazza l'opposizione parlamentare che per tutta la settimana ha invocato il senso di responsabilità. 
&lt;p&gt;Di fatto il Governo si è mostrato capace di rassicurare i mercati, come chiedeva l'opposizione, Giorgio Napolitano, la BCE, il FMI, la Commissione Europea, l'ABi e Confindustria. Lo fa chiaramente sulla pelle dei lavoratori,ma di questo non importa quasi a nessuno. Le prime anticipazioni della lettera firmata da Berlusconi ricevono infatti l'approvazione della Commissione europea che la giudica soddisfacente e riceve anche gli applausi dei leader europei. Libertà di licenziare, innalzamento della pensione a 67 anni a partire dal 2026, liberalizzazioni, privatizzazioni, modifica della Costituzione. Ci sono tempi e date, e non è vero come dicono le &quot;sole&quot; dell'opposizione che questo è un cerotto per salvare un governo che contiete cose vecchie, questo è un massacro sociale calendarizzato. 
&lt;p&gt;Questa lettera è sale sulle ferite dei lavoratori che la crisi non l'hanno prodotta ma la pagano tutta ed ha ragione da vendere Massimo Rossi quando lo scrive nella sua bacheca. Enrico Letta o Matteo Renzi che per tutta la settimana hanno proposto di mandare in pensione la gente a 67 anni attaccando da destra il governo saranno ora finalmente contenti, il loro obbiettivo è raggiunto. Secondo me, loro come Berlusconi devono andare a casa e restarci perché sono parte del problema e della crisi che viviamo. In questo momento non so cosa stia balenando in testa alla Camusso, non so ancora se di fronte a questo attacco abbia ancora in testa di ritardare uno sciopero generale che doveva già essere convocato preventivamente. Decida pure di attendere Bonanni ed Angeletti ed i loro comodi, per quanto ci riguarda la responsabilità è finità, è ora di andare in piazza e di restarci fino alla cacciata del Governo delle banche, ci hanno dichiarato guerra ed occorre agire di conseguenza.
&lt;p&gt;
 Questa volta potete fare tutti i caroselli che volete, dalle piazze non ci caccerà più nessuno﻿. 
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2011/10/26/16881-la-lettera-e-inviata-in-europa-ma-dichiara-guerra-al-popolo/&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Tiziano TREU: Articolo 8, sempre peggio</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/09/07/tiziano-treu/articolo-8-sempre-peggio/609250"></link>
  <updated>2011-09-07T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>609250</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Con il decreto 138 varato il 13 agosto scorso il nostro legislatore ha fatto un (altro) tentativo di rispondere alla drammatica emergenza del nostro paese. È dal 13 agosto che non solo il Pd e l’opposizione, ma la gran parte delle forze sociali, denunciano l’inadeguatezza delle misure adottate; non solo l’ingiustizia nella distribuzione dei sacrifici richiesti dalla crisi, ma anche la scarsa credibilità dell’insieme e quindi la sua inefficacia.

&lt;p&gt;
Dal 13 agosto il Pd e le opposizioni hanno avanzato al senato modifiche che cambiano la manovra, nel segno dell’equità e dell’efficacia.
&lt;p&gt;

Invano! I cambiamenti al testo del decreto introdotti da una maggioranza più che mai dilaniata al suo interno, hanno solo peggiorato il risultato.

&lt;p&gt;
Tale giudizio, purtroppo, si vede nelle reazioni stroncatorie delle autorità e dei mercati internazionali, che ci indicano “l’orlo dell’abisso” su cui siamo. In questo contesto le vicende dell’articolo 8, sulla contrattazione collettiva di prossimità, sono drammaticamente emblematiche. A nulla sono valse le richieste avanzate da osservatori esperti e non certo estremisti come Franco Marini di stralciare la norma, che non c’entra niente con i saldi della manovra in discussione e non ha nessun carattere d’urgenza. Né sono state accolte le critiche argomentate dei senatori della commissione lavoro, fra cui chi scrive.

&lt;p&gt;
Il testo arrivato in aula mantiene tutta la sua gravità. Sono stati corretti alcuni veri e propri errori di “grammatica giuridica” riguardanti i soggetti abilitati a concludere gli accordi aziendali in deroga e la efficacia generale degli stessi, con un rinvio in sé positivo all’accordo interconfederale del 2011.

&lt;p&gt;
Ma resta inaccettabile la scelta di fondo per cui il legislatore conferisca alla contrattazione aziendale una delega a derogare, senza limiti e senza criteri direttivi, a norme e diritti fondamentali dell’ordinamento, come quelle dello Statuto dei lavoratori, compreso l’articolo 18 sui licenziamenti; anche se si è precisato che restano salvi i principi costituzionali e vincoli derivanti dalle norme comunitarie e dalla convenzioni internazionali sul lavoro, per evitare le più evidenti obiezioni di costituzionalità.
&lt;p&gt;

Una simile delegificazione senza limiti non ha riscontro in nessun ordinamento moderno, neppure nei più liberisti. Inoltre gli accordi aziendali sono abilitati a negoziare deroghe non solo alle leggi ma ai contratti nazionali su tutte le materie indicate. Il che contrasta palesemente con le indicazioni dell’accordo del 2011 e rischia di snaturare il ruolo del contratto nazionale più volte affermato da tutti i sindacati e dalla stessa Confindustria.

&lt;p&gt;
Il testo dell’articolo 8 approvato in aula ha introdotto una ulteriore “rottura” nel sistema, attribuendo la legittimazione a concludere gli accordi derogatori alla legge e al contratto nazionale, ai sindacati rappresentativi sul piano non solo nazionale ma anche territoriale. La “rappresentatività” nazionale finora è stata richiesta per legittimare soggetti sindacali in grado di rappresentare interessi dell’intero paese, secondo l’orientamento generalista proprio del nostro sindacato Dare rilievo a una rappresentatività “territoriale” contrasta con tutta la tradizione sindacale e aggrava il rischio, già insito nella norma, di una frammentazione arbitraria del sistema di rappresentanza.

&lt;p&gt;
Ed è del tutto contraddittorio con il richiamo all’accordo interconfederale del 28 giugno contenuto nella stessa norma: un’ulteriore prova della contraddizione e della confusione del legislatore.

&lt;p&gt;
D’altra parte non vale il richiamo, fatto dalla Lega Nord al federalismo. A parte le incertezze e gli equivoci del progetto federalista leghista, il federalismo istituzionale, coerente con la nostra Costituzione, presuppone una definizione condivisa da tutto il sistema circa i poteri e gli obblighi delle diverse autonomie territoriali.

&lt;p&gt;
Il riferimento dell’articolo 8 è invece del tutto indeterminato, per cui la rappresentatività ivi prevista può essere riferita ad ambiti territoriali variabili, anche molto circoscritti: provincia, comuni, oppure ambiti più ristretti, senza nessun ancoraggio a dimensioni e parametri significativi. Di qui la possibile rottura del sistema, che dovrebbe preoccupare tutti, non solo i sindacati, ma anche le associazioni imprenditoriali.

&lt;p&gt;
La criticità e le forzature dell’articolo 8 hanno indotto molti osservatori e alcuni sindacalisti a ritenere che anche ove fosse approvato, l’articolo sarebbe di difficilissima applicazione (come del resto si sta verificando con il collegato lavoro).
&lt;p&gt;

Anzi c’è chi assicura che le parti più ostiche della norma come gli accordi di modifica dell’articolo 18 non avranno seguito. Sarà! Ma non è un bel commento per chi crede nelle istituzioni e nella legge. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=13Z3LQ&quot;&gt;Europa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Sindacati: Errore gravissimo la divisione</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/29/dario-franceschini/sindacati-errore-gravissimo-la-divisione/608002"></link>
  <updated>2011-08-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>608002</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La divisione dei sindacati in questo momento di crisi economica è un &quot;errore gravissimo&quot; perché &quot;indebolisce nelle trattative&quot;. Per questo il capogruppo del Pd alla Camera, &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt;, chiede ai &quot;leader sindacali&quot; che hanno &quot;una responsabilità diretta&quot; per la divisione, di &quot;trovare quello che unisce&quot; in vista dei prossimi mesi. Lo ha detto nel corso di un dibattito con il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, alla festa di Pontelagoscuro.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2011/08_agosto/29/sindacati_franceschini_errore_gravissimo_la_divisione,31313996.html&quot;&gt;TMNews&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>SERGIO GAETANO COFFERATI: «L'attacco al lavoro non porta crescita ma scontro sociale»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-08-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590917</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Prima il governo ha preso per il naso le parti sociali, poi ha preso per il naso gli italiani trincerandosi dietro le raccomandazioni della Banca centrale europea. A questo punto tanto vale trattare direttamente con la Bce». Sergio Cofferati non è stupito dalle parole del ministro Tremonti, che ha persino parlato di una sostanziale abolizione di quell'articolo 18 che impedisce il licenziamento senza giusta causa e che fu la grande battaglia vinta dalla Cgil di Cofferati nel 2002.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Tremonti, quando parla dei licenziamenti, ma anche di pensioni e addirittura di taglio degli stipendi dei dipendenti pubblici, si richiama alla lettera della Bce ma non toglie la riserva su cosa farà davvero il suo governo. Si tratta di minacce o come un mercante alza il prezzo per cercare di strappare le migliori, anzi peggiori, condizioni possibili?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Questo governo ha perso ogni legittimità.&lt;br /&gt;
 Non solo si mostra evidentemente commissariato ma non dimostra neanche quel minimo di senso di responsabilità per dire che cosa vuole fare. Non si è mai visto un esecutivo che incontra le parti sociali, non dice nulla, e il giorno dopo parla per bocca della Bce. Il punto però è che l'orientamento di fondo è fin troppo chiaro. Si punta a colpire i ceti più deboli. E' questo il profilo ideologico che tiene insieme le ipotesi, alcune delle quali veramente reazionarie, annunciate da Tremonti.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Si aspettava un attacco all'articolo 18 giocato in questi termini e in questo momento?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Più o meno me lo aspettavo. Non c'è neppure un timido nesso tra l'abolizione dell'articolo 18 e eventuali misure per fare ripartire la crescita. Lo dice anche la commissione crisi del parlamento europeo. A metà luglio dopo due anni di lavoro ha ribadito che per sostenere la ripresa bisogna puntare sulla qualità del lavoro, ridurre frammentazione e precarizzazione e investire sulla formazione. Non si può in alcun modo attribuire la crisi all'impossibilità di licenziare senza giusta causa. Questa è una cosa che riguarda solo la dignità di chi lavora. Si tenta di mettere il lavoratore nella posizione di potere subire una ingiustizia. Altro che crescita. Se così non fosse dopo il 2002 l'economia italiana sarebbe dovuta andare malissimo e invece è successo il contrario. Anzi la difesa dell'articolo 18 è stata un elemento positivo della nostra economia e questo dovrebbe fare pensare e riflettere destra e anche sinistra. Abolire l'articolo 18 serve solo a scatenare lo scontro sociale.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Tremonti, però, ha citato come un fatto importante l'elenco dei punti presentato al governo dalle parti sociali firmato da Confindustria e dai sindacati, Cgil compresa. Come può la Cgil difendere ancora quella piattaforma comune?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Quel documento era ambiguo e annunciava principi astratti senza scendere nel concreto. Ma col passare del tempo si sta creando una vistosissima divergenza tra organizzazioni che rappresentano interessi opposti. Ed è normale che sia così, il contrario non è dato in natura. Ai sindacati, e in particolare alla Cgil, non resta altro da fare che prendere le distanze dalle ipotesi del governo e ricominciare a mobilitarsi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Susanna Camusso non ha escluso l'ipotesi dello sciopero generale.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Ci sono tutte le condizioni per deciderlo.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma Bonanni ha già detto di no.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Per me anche la forma conta. La Cgil deve mettere sul piatto tante azioni di contrasto, compreso lo sciopero generale. In questo contesto credo che anche per la Cisl di Bonanni sarà difficile tirarsi indietro.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Insomma, non è più il caso di tentare di mantenere un fronte comune con Confindustria, neppure per nobili ragioni come quella di cacciare Berlusconi e provare a immaginare un futuro senza Cavaliere?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Quel percorso aveva come suo presupposto una forte discontinuità rispetto a questo governo. Invece da un punto di vista delle politiche economiche si rischia di andare nel senso opposto. E Berlusconi è sempre lì.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dal 2002 sono cambiate molte cose, quale sponda politica può avere la mobilitazione dei sindacati? Che deve fare il Pd?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Credo che nessuna organizzazione progressista possa digerire le misure annunciate dal governo. Sono in gioco le condizioni di vita e di lavoro di una larga parte dei cittadini rappresentati anche dal Pd, e sono in gioco equità e giustizia sociale. Si tratta di valori costitutivi. Il ruolo di un partito di sinistra, o centro sinistra, in un momento di crisi così grande, deve essere quello di mettere in campo questi valori, non di annacquarli. Cercando di proporre soluzioni concrete, ma anche conseguenti ai propri principi.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=134AJ6&quot;&gt;il manifesto - Giorgio Salvetti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Marchionne non ha più alibi</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/21/cesare-damiano/marchionne-non-ha-pi%C3%B9-alibi/590212"></link>
  <updated>2011-07-21T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590212</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La sentenza del tribunale di Torino sull’accordo per la costituzione di una nuova società per la gestione dello stabilimento Fiat di Pomigliano, dovrebbe indurre le parti a uscire dalla logica del conflitto e a riprendere quella del confronto.
Respingendo il ricorso della Fiom, il giudice ha riconosciuto che la newco creata dalla Fiat non è un ramo d’azienda. Al tempo stesso però, sostenendo che il Lingotto ha messo in atto una condotta antisindacale, consente alla Fiom di “rientrare” in fabbrica costituendo la propria rappresentanza sindacale aziendale, pur non essendo firmataria di quell’accordo.
&lt;p&gt;
Si tratta di una decisione “salomonica” che lascia i contendenti soddisfatti (o scontenti) a metà, ma che consente di rimettere in moto la via contrattuale. La situazione di crisi profonda in cui si trova il paese e che coinvolge anche la casa torinese, operai e impiegati inclusi, suggerirebbe la scelta di una sorta di disarmo bilaterale. Che porti la Fiom a rinunciare alla promozione di ricorsi individuali dei lavoratori e che spinga la Fiat a rompere gli indugi sugli investimenti annunciati, rinunciando a sua volta a ricorrere contro la sentenza. Non si può attendere oltre. I venti miliardi di euro previsti per dar corpo al progetto, sin qui soltanto annunciato, di Fabbrica Italia – che non riguarda solo Pomigliano, ma l’insieme degli stabilimenti dell’auto, Mirafiori compresa – vanno resi subito operativi.
&lt;p&gt;
Sarebbe drammatico se, come è stato paventato in questi giorni, la sentenza producesse su questo fronte una situazione di stallo. In gioco, accanto al futuro delle relazioni sindacali, c’è il destino degli stabilimenti Fiat, della ricerca, della produzione e dell’occupazione. Cioè il destino dell’industria italiana dell’auto. Un settore strategico che il nostro paese, se non vuole avviarsi irreversibilmente sulla strada del declino industriale, non può permettersi di perdere.
&lt;p&gt;
Per uscire da questa situazione e riprendere la via del confronto, l’unica strada possibile sarebbe una condivisione da parte di Fiat e Fiom delle regole definite da Cgil, Cisl e Uil con Confindustria lo scorso mese di giugno. In quell’accordo non solo c’è una risposta ai temi della rappresentanza e della rappresentatività del sindacato, perfettamente in linea con i contenuti della sentenza di Torino su questo argomento. Si dà anche una risposta al tema – delicatissimo dopo la lunga stagione degli accordi separati – dell’esigibilità delle intese aziendali.
&lt;p&gt;
Secondo quanto concordato, infatti, gli accordi aziendali hanno effetto vincolante per tutte le rappresentanze sindacali dei lavoratori e per le associazioni firmatarie dell’intesa interconfederale (cioè Cgil, Cisl, Uil e Confindustria) che operano all’interno delle singole fabbriche, quando siano approvati dalla maggioranza dei componenti delle Rsu eletti secondo le regole attualmente in vigore. Una norma chiara che attende di essere messa in pratica attraverso la buona volontà di tutte le parti in campo.
&lt;p&gt;
Solo accettando questa cornice di nuove regole si possono infatti superare, con equilibrio, gli elementi di conflittualità che caratterizzano negativamente la situazione attuale. È necessario però che anche il governo faccia la propria parte. Finora, sull’intera vicenda Fiat, Berlusconi e il suo esecutivo sono stati totalmente assenti.
&lt;p&gt;
Quando sono intervenuti, lo hanno fatto unicamente per soffiare sul fuoco delle divisioni interne al sindacato. Un comportamento irresponsabile che non può essere tollerato più a lungo. I venti miliardi di investimenti previsti per Fabbrica Italia devono tradursi in realtà da subito. La disastrosa situazione di crisi in cui versa il paese non può più sopportare rinvii. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=12BLT1&quot;&gt;Europa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Ci auguriamo disarmo tra Fiat e Fiom</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/17/cesare-damiano/ci-auguriamo-disarmo-tra-fiat-e-fiom/590119"></link>
  <updated>2011-07-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590119</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;La recente sentenza del tribunale di Torino che riguarda il contratto firmato il 29 dicembre scorso per la Fiat di Pomigliano dovrebbe indurre le parti in causa ad uscire da una logica di conflitto. Il giudice riconosce che la newco non è un ramo d'azienda ma, al tempo stesso, consente alla Fiom di costituire la propria rappresentanza sindacale aziendale anche se non è firmataria di quell'accordo. Si tratta di una sentenza giudicata da alcuni commentatori 'salomonica', che consente però di rimettere in moto la via contrattuale e di abbandonare quella giudiziaria&quot;.
&lt;p&gt; Lo dichiara in una nota Cesare Damiano, capogruppo PD in Commissione Lavoro.

&lt;p&gt;
&quot;Ci auguriamo - prosegue - che avvenga una sorta di &quot;disarmo bilaterale&quot; tra Fiat e Fiom che porti alla rinuncia, da parte di quest'ultima, alla promozione di ricorsi individuali dei lavoratori contro la sentenza e che consigli alla Fiat di rompere qualsiasi indugio circa gli investimenti. Tornare ad un clima di normale confronto contrattuale significherebbe dare la certezza, ormai non più differibile per il bene del Paese e dei lavoratori, dell'effettuazione dell'investimento di 20 mld di euro di Fabbrica Italia che riguarda non solo Pomigliano ma l'insieme degli stabilimenti dell'auto, compreso Mirafiori. 
&lt;p&gt;Il recente accordo tra Cgil,Cisl e Uil e Confindustria sulle regole di rappresentanza e di rappresentatività, dimostra di essere un efficace punto di riferimento per uscire da una trincea di paralizzante contrapposizione tra le ragioni dei lavoratori e quelle dell'impresa. La sentenza, in fondo, suggerisce di superare la contesa in corso affidandosi a queste nuove regole del gioco: Anche noi riteniamo che sia questa la strada migliore da seguire&quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2011/07_luglio/17/fiat_damiano_pd_ci_auguriamo_disarmo_tra_azienda_e_fiom,30614395.html&quot;&gt;TMNews&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: Prc, il nuovo percorso dell'VIII congresso si apre con il Comitato Politico</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/11/paolo-ferrero/prc-il-nuovo-percorso-dellviii-congresso-si-apre-con-il-comitato-politico/589970"></link>
  <updated>2011-07-11T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>589970</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Un vero cambio di fase caratterizzato dalla crisi del berlusconismo e del liberismo, e con grandi manovre in corso per evitare che se ne esca a sinistra». 
&lt;p&gt;E’ con questo quadro che il segretario del Prc Paolo Ferrero ha aperto i lavori del Comitato politico nazionale, che si concluderà oggi a Roma (centro congressi Cavour).
Questo Cpn, il primo dopo i referendum di giugno, darà l’avvio alla fase congressuale che si concluderà con l’appuntamento di dicembre, presumbilmente a Napoli. Da qui usciranno quindi le due commissioni per il “Regolamento” e per il “Documento politico”. A ottobre, subito dopo la definizione dei documenti, toccherà ai congressi dei circoli dare l’avvio al confronto interno, mentre a novembre sarà la volta delle assise di federazione e, a seguire, quello nazionale. 
Un congresso che il segretario del Prc ha auspicato unitario, nella prospettiva del superamento delle correnti. 
&lt;p&gt;
Ma per tornare alla parte analitica del suo intervento, il leader del Prc ha insistito molto sul fatto che i risultati positivi di Napoli e Milano, e sui “Quattro sì” al refendum non devono far abbassare la guardia. C’è sì una ripresa dell’iniziativa dal basso, un fatto sostanziale difficilmente negabile, ma, dall’altra parte, si sta cercando in tutti i modi di non trasformare questo patrimonio in un nuovo indirizzo politico. Insomma, un risultato, quello uscito dalle urne, che viene in qualche modo tenuto a distanza quasi ad evitarne il “contagio”. 
&lt;p&gt;
Si stanno prospettando segnali inquietanti. Innanzitutto, la proposta di legge del Pd sull’acqua che di fatto riapre alla privatizzazione, non mettendo i comuni nelle condizioni di evitarla, in quanto i loro bilancio sono continuamente oggetto dei tagli da parte del governo centrale, e imponendo al risultato politico sui beni comuni una battuta di arresto. Non solo, anche ciò che arriva dal sindacato, con l’accordo del 28 giugno, non è che possa essere valutato in modo positivo. Anche se da una parte il testo «non arriva dove dice Marchionne», sottolinea il segretario del Prc, dall’altra «apre una falla nel contratto nazionale». Falla che di fatto crea le premesse «per mettere i lavoratori in competizione tra loro». Questo per stare al merito. C’è poi il valore politico di quell’intesa, che parla della «chiusura del cerchio» verso la Fiom e della sostanziale accettazione del modello dell’accordo del 2009 e della egemonia della Cisl. Insomma, come è stato detto nel corso del dibattito, un «suicidio» da parte del sindacato, e un «omicidio» nei confronti della classe. C’è da dire che nel corso del dibattito (di cui daremo conto nei prossimi giorni) il tema dell’accordo del 28 giugno è stato molto gettonato, e l’invito prevalente è stato quello a non eccedere nei toni. 
&lt;p&gt;
Cosa vuol dire tutto questo per il Prc, che si appresta a celebrare il suo ottavo congresso?
&lt;p&gt;
Innanzitutto, una scelta chiara rispetto all’internità ai movimenti. &lt;br /&gt;
Una scelta che ha come primo impegno concreto la proposta della Costituente dei beni comuni e, come nodo politico, quello dell’unità nella prospettiva di un segno fortemente antiliberista. Parallelamente, una «accentuazione» dal basso del profilo della coalizione che porti direttamente alle ”primarie di programma”. 
&lt;p&gt;
Da questo punto di vista, il senso di imprimere una svolta unitaria al congresso è in relazione alla necessità di dare un segnale forte di non frammentazione. Indispensabile in un momento in cui occorre contare sulle proprie forze, anche per quanto riguarda l’adeguamento della macchina organizzativa alle risorse effettive del partito. 
&lt;p&gt;
I nodi che dovrà affrontare il congresso hanno al primo punto la democrazia, soprattutto in connubio con quella che Paolo Ferrero chiama «la dignità» degli individui. Ovvero, una democrazia che decida sulla questioni importanti e che non significhi solo voto ma partecipazione ai processi politici e sociali e costruzione del proprio destino.
&lt;p&gt; Il secondo punto, direttamente connesso al primo ha come riflessione i ”beni comuni”, come la prima vera occasione di declinare la critica alla forma della merce. Tema, questo, che ci introduce al terzo punto, quello della ricerca di soluzioni concrete allo strapotere dell’economia finanziaria. Strapotere che è sicuramente in capo al potere politica e alla sua opera di ”deregulation” costruita negli anni. 
&lt;p&gt;«Proprio per questo è possibile introdurre, al contrario, una regolamentazione che non consenta più alla speculazione finanziaria di agire come un bombardiere imprendibile anche dal fuoco della contraerea», sottolinea Ferrero. 
&lt;p&gt;
E poi ci sono i nodi politici, ovvero un giudizio schietto sul percorso della Federazione della sinistra a partire dalla considerazione sulla sua natura di strumento per la costruzione di un programma di fase nella prospettiva della sinistra di alternativa e della sua presenza istituzionale. 
Infine, il documento del congresso dovrà contenere anche un ragionamento sull’utilità del Prc dal punto di vista della costruzione delle relazioni sociali e della proposta politica e culturale, «ovvero l’utilità di rifondazione per l’oggi e per il domani». 
&lt;p&gt;
In sostanza, ha detto Paolo Ferrero chiudendo il suo intervento, l’obiettivo del congresso deve essere quello di stabilire una linea chiara su quattro punti: l’uscita dal berlusconismo, l’unità delle forze a sinistra del Pd, il consolidamento antiliberista dei movimenti e l’attualità del comunismo.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.liberazione.it/news-file/gia_presente_11579_40_Rifondazione.htm&quot;&gt;Liberazione - Fabio Sebastiani&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: Sì a Bertinotti, Cofferati e Ferrara. Ma le iniziative?</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/08/paolo-ferrero/s%C3%AC-a-bertinotti-cofferati-e-ferrara-ma-le-iniziative/589855"></link>
  <updated>2011-07-08T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>589855</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Condivido pienamente la proposta avanzata da Bertinotti, Cofferati e Ferrara sulla necessità di dar vita ad uno spazio pubblico di confronto a sinistra per discutere a partire dall'accordo interconfederale siglato qualche giorno fa. E' infatti del tutto evidente che la valenza dell'accordo non è solo sindacale ma politica.
&lt;p&gt;
Se l'essenza del neoliberismo, dal punto di vista dei rapporti di classe, è l'asimmetria di poteri tra il capitale finanziario - mobile e immateriale - e gli uomini e le donne in carne ed ossa - impastoiati dai loro bisogni, dal loro legame con il territorio, dal loro &quot;rimanere umani&quot; - l'accordo aggrava questa disparità di poteri. Lo fa principalmente in due modi. Da un lato riducendo la cogenza del Contratto nazionale di lavoro e dall'altro derubricando nella sostanza il tema del referendum come fondamento democratico del rapporto tra sindacato e lavoratori. 
&lt;p&gt;Questi due nodi che - in larga parte per merito della Fiom - sono stati al centro del conflitto politico sindacale in questi anni sono entrambi affrontati e risolti in modo negativo. 
&lt;p&gt;Certo non come avrebbe voluto Marchionne, del resto solo il codice militare prussiano conteneva il suicidio come atto previsto dal regolamento. Diciamo che l'accordo è molto vicino a quello che volevano Confindustria, Cisl e Uil, in piena continuità con l'accordo separato del 2009 e molto distante dalla battaglia che la Cgil ha condotto in questi anni dalla difesa dell'Articolo 18 in avanti.
&lt;p&gt;
Un accordo neocorporativo che accentua la frantumazione della classe e rende più complicato costruire linee di difesa nella crisi. Un accordo che pare prefigurare la base materiale per una uscita morbida dal ventennio berlusconiano, mantenendone inalterato il suo segno di classe. Altro che accordo sindacale che non ha valenza politica! Per questo a sinistra di questo accordo va discusso e a fondo.
&lt;p&gt;
A questo punto mi permetto di fare un invito a Bertinotti, Cofferati e Ferrara. Nei mesi scorsi, ho più volte fatto appelli unitari a sinistra, anche articolando proposte di iniziative comuni. Non ho mai ricevuto risposta. Evidentemente dai risentimenti siamo passati ai sentimenti, ma dai sentimenti alla volontà politica unitaria il passo è lungo. Per questo chiedo a voi di convocare un tavolo di discussione, rivolto a chi ritenente, in modo che la discussione si faccia.&lt;br /&gt;
 A Risentirci.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=11VIE3&quot;&gt;Il Manifesto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: «Basta tagli, tassare le rendite»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/28/cesare-damiano/%C2%ABbasta-tagli-tassare-le-rendite%C2%BB-intervista/589455"></link>
  <updated>2011-06-28T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>589455</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br /&gt;
Tremonti non investe e tiene fermo il Paese: incidere su finanza e milionari. Precari: no a Ichino, far costare di più i rapporti atipici. Contratti: niente patti separati, tenere le Rsu.
&lt;p&gt;«La parola &quot;sviluppo&quot; è sacrosanta, ma nei provvedimenti del ministro Tremonti non ce n'è traccia: si continua a tagliare troppo e a investire nulla. In questo modo il Paese resta fermo e a pagare sono i più deboli, con le riduzioni al welfare». Cesare Damiano, capogruppo Pd in Commissione Lavoro della Camera ed ex ministro del Lavoro, boccia senza sconti sia il «decreto sviluppo» in discussione al Parlamento che l'annunciata manovra sul fisco. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come bisognerebbe agire, invece, secondo voi del Pd?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Io mi concentrerei sulle rendite finanziarie, che dovremmo portare al 20% europeo, escludendo i titoli di Stato. E poi si dovrebbero tassare i grandi patrimoni. Ma sottolineo «grandi», parlo dei milionari in euro, perché non vorrei si sentissero chiamate in causa tutte le persone che vivono onestamente del loro lavoro. Al contrario, i vantaggi fiscali dovrebbero andare, riequilibrando il sistema, proprio a dipendenti e pensionati. Senza fare altra cassa con le pensioni, come si annuncia. Basta ai tagli su quel fronte.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ci sono anche tanti precari, molti nel pubblico e nella scuola: il governo dice però che non ci sono soldi per stabilizzarli.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Credo sia giusto stare attenti ai conti, ma con i precari della scuola si stanno violando tutti i dispositivi europei. Si beffano persone che da anni e anni attendono la stabilità. Così per il pubblico dobbiamo evitare l'annullamento dei concorsi: chi ha vinto ed è idoneo lo deve rimanere sempre. Nè ci va bene che venga azzerato, come vuole Tremonti, il turn over, già basso con 20 nuovi ingressi ogni 100 uscite. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Tra i lavoratori a rischio ci sono oggi anche quelli dei call center, da Teleperformance in giù.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Per loro potrà agire un nostro emendamento al decreto sviluppo che per ora è sopravvissuto: si mette chiarezza negli appalti, prevedendo che i costi della sicurezza e del lavoro, parametrati sui minimi contrattuali, vengano scorporati dal massimo ribasso. Questo scoraggerà, spero, gli abusi da parte di grandi committenti come il Parlamento, le Regioni, i ministeri, la Rai, fino a Eni, Fiat, Enel, Telecom: oggi si arriva a pagare 3 euro per ora lavorata, contro i 16 di un operatore inquadrato regolarmente. Ricordo che Teleperformance ha annunciato ben 1400 esuberi, mentre dall'altro lato i call center emigrano in paesi come l'Albania o la Tunisia.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma il ministro Sacconi potrebbe agire in qualche modo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Nonostante le gravi emergenze occupazionali, il ministro Sacconi tiene in un cassetto il protocollo siglato tra Assocontact, ministero dello Sviluppo e Cgil-Cisl-Uil-Ugl: si erano definiti aiuti a un settore che conta 80 mila addetti e si chiedeva maggiore trasparenza negli appalti, per evitare il ritorno all'abuso delle collaborazioni. E dire che il ministro ha sempre decantato gli accordi tra le parti sociali e gli avvisi comuni. Ma tornando al decreto sviluppo, segnalo un'altra grave scorrettezza: in un primo tempo il governo aveva accettato il nostro emendamento che rendeva esigibile il credito di imposta, per poi cancellare quella norma nella stesura finale del maxiemendamento. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La settimana scorsa avete deciso a Genova la vostra strategia sul precariato. Dunque la proposta Ichino è messa in soffitta?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Io ho sempre dichiarato che quella proposta non mi convinceva, anche perché è contraddittoria: che vuol dire stabilizzare a tappe e offrire il tempo indeterminato se poi non si garantisce l'articolo 18? Piuttosto noi diciamo: facciamo costare il lavoro atipico più di quello stabile, retribuiamo stage e tirocini con almeno 400 euro al mese, rimettiamo in ordine gli appalti e totalizziamo tutti i contributi. In più, non sono contrario a un salario minimo fissato dalla legge per tutte quelle figure che non hanno un contratto di riferimento, e che dovrà essere non inferiore ai minimi contrattuali del proprio settore. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Proprio oggi, Cgil, Cisl e Uil vedono la Confindustria per un'intesa sui contratti. Come la vedete?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
Un accordo separato sarebbe un disastro, e spero nell'unità. Tenendo fermi dei paletti: 1) no alla sostituzione del contratto nazionale con quelli aziendali, sarebbe la fine del sindacato;

2) no alla sostituzione delle Rsu elette con le Rsa nominate; 3) deve poter presentare una lista anche chi non firma accordi; 4) per la rappresentatività conti il principio del 50% più 1 sancito nell'accordo del 2008 tra Cgil, Cisl e Uil, con il mix tra iscritti e voti alle Rsu, come nel pubblico impiego.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=11KACZ&quot;&gt;il manifesto -  Antonio Sciotto &lt;/a&gt;</summary>
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