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  <title>Openpolis - Argomento: 41 bis</title>
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  <updated>2010-07-01T00:00:00Z</updated>
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  <title>Beppe PISANU: «Nel 1992 fu trattativa tra Stato e Cosa Nostra»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/07/01/beppe-pisanu/%C2%ABnel-1992-fu-trattativa-tra-stato-e-cosa-nostra%C2%BB/502589"></link>
  <updated>2010-07-01T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>502589</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Soppresso dal faldone delle accuse a Marcello Dell'Utri nella sentenza del processo d'appello perché «il fatto non sussiste», il periodo della &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=SLQ8E&quot;&gt;&lt;b&gt;trattativa tra Stato e mafia&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; è ricomparso ieri sulla scena politica grazie alla relazione del presidente della commissione antimafia Beppe Pisanu.

&lt;p&gt;
Nel dossier “grandi delitti e stragi di mafia del '92-'93” presentato ai membri dell'organismo bicamerale, l'ex ministro dell'Interno ha evidenziato come la trattativa, «o qualcosa del genere», ci fu. &lt;br /&gt;
E fu, per Pisanu, «una convergenza di interessi tra Cosa Nostra, altre organizzazioni criminali, logge massoniche segrete, pezzi deviati delle istituzioni, mondo degli affari e della politica», che ebbe come risultato «inaudite ostentazioni di forza», su cui «anche la semplice narrazione dei fatti induce a ritenere che vi furono interventi esterni alla mafia nella programmazione ed esecuzione».

&lt;p&gt;
Per l'ex ministro dell'Interno le «trattative abbastanza chiare» furono due: quella «dai contorni anomali» tra Mori e Ciancimino, «che forse fu la deviazione di una audace attività investigativa», e quella tra Bellini-Gioè-Brusca-Riina, «dalla quale nacque l'idea di aggredire il patrimonio artistico dello Stato». «L'obiettivo essenziale, il fine ultimo pratico delle stragi del 92-'93 - ha detto Pisanu - era quello di costringere lo Stato ad abolire il 41 bis e a ridimensionare tutte le attività di prevenzione e repressione». 
&lt;p&gt;Una strategia che ebbe i suoi successi - «una singolare corrispondenza di date si verifica, a partire dal maggio del 1993, tra le stragi sul territorio continentale e la scadenza dei tre blocchi di 41 bis emessi nell'anno precedente» - ma che «produsse effetti divergenti», determinando da un lato «un tale smarrimento politico-istituzionale da far temere al presidente del Consiglio in carica l'imminenza di un colpo di Stato», e causando dall'altro «un tale innalzamento delle misure repressive da indurre Cosa Nostra a rivedere le proprie scelte e, alla fine, a prendere la via, finora senza ritorno, dell'inabissamento». 
&lt;p&gt;Anche sulla dinamica delle stragi, e in particolare sull'omicidio di Paolo Borsellino, sono molti i dubbi del senatore del Pdl. Le indagini su via D'Amelio, infatti, «avrebbero subito rilevanti forzature anche ad opera di funzionari della Polizia di Stato legati ai Servizi Segreti», su cui «è legittimo chiedersi se nacquero dall’ansia degli investigatori di dare una risposta appagante all’opinione pubblica o da un deliberato proposito di depistaggio». 
&lt;p&gt;«Cosa Nostra - ha detto Pisanu in conclusione - ha forse rinunciato all'idea di confrontarsi da pari a pari con lo Stato, ma non ha certo rinunciato alla politica».

&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/243460/&quot;&gt;Il Riformista - Jacopo Matano&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rita BERNARDINI: «Sovraffollamento carcerario.  Un passo concreto è  la nostra mozione»  -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2009-12-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>474666</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Come si esce dalla tragedia del sovraffollamento carcerario in tempi brevi? Un passo concreto sarebbe quello di approvare la mozione Radicale che è stata depositata alla Camera e la cui discussione è calendarizzata per l`11 e 12 di gennaio prossimi&quot;. A parlare, in questa intervista al Clandestino, è Rita Bernardini, deputata della delegazione Radicale nel Pd, che a Natale andrà al carcere di Teramo, assieme a Marco Pannella. &quot;Dopo 16 giorni di sciopero della fame spiega - dove chiedevamo venisse fissata una data per la discussione, abbiamo avuto l`attenzione di Dario Franceschini che ha scritto una lettera al Presidente della Camera Gianfranco Fini. Sulla mozione ci sono 92 firme di parlamentari (anche se due del Pd hanno ritirato la loro), di tutti gli schieramenti ad esclusione della Lega. Tra le altre cose- il testo prevede: la messa in campo di misure alternative alla detenzione, l`utilizzo dell`istituto della messa in prova e per i tossicodipendenti, che rappresentano oggi il 25% della popolazione delle galere, un cammino di recupero nelle comunità. Se passasse soltanto quest`ultimo punto si avrebbe già un bello sfoltimento della popolazione carceraria&quot;.
&lt;p&gt;
 &lt;b&gt;
Dal Governo arrivano segnali positivi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 
Su questo il ministro della Giustizia Angelino Alfano, quando è venuto in audizione in Commissione Giustizia, ha fatto delle aperture. Tra l`altro, in disparte, mi ha detto: &quot;lo sono molto d`accordo sulla vostra richiesta di misure alternative&quot;.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;A parte voi sei radicali (Bernardini, Turco, Beltrandi, Maria A. Coscioni, Mecacci e, la Zamparutti) chi sono i firmatari della mozione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 
Tra i nomi troverete molti parlamentari Pd ma anche del Pdl e di altre forze politiche. Alcuni, per la verità, cominciano a dire che la mozione così com`è non va.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cosa darebbe fastidio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il passaggio sul 41 bis (carcere duro per i mafiosi, ndr) dove noi Radicali, che lo definiamo la Guantanamo italiana, chiediamo che rientri nelle norme costituzionali. Ma di questo sembra che non si possa parlare, sia a destra che a sinistra.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;L`obiezione è quella che cambiandolo si indebolirebbe uno degli strumenti per la lotta alla mafia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 
Esatto, l`obiezione è questa. Ma a nostro avviso essere contro la mafia significa innanzitutto far rispettare la legalità costituzionale ed i diritti dell`uomo, oltre alle legislazioni internazionali più avanzate su questo tema. Ma non è solo il 41 bis che crea imbarazzo.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt; 
Cos`altro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 
C`è un passaggio in cui chiediamo che la coltivazione domestica a uso personale della marijuana non rientri più nelle sanzioni penali bensì in quelle amministrative. Insomma, sa cos`è? Nella politica quando si parla di carcere e di diritti dei detenuti c`è un gran conformismo. Noi, ad esempio, a differenza di tutti gli altri riteniamo che il provvedimento di indulto votato tempo fa sia stato giusto. Altrimenti oggi i detenuti sarebbero 100mila.
&lt;p&gt;
 &lt;b&gt;
Giustizia e sua amministrazione, come si esce dallo stallo italiano?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 
Chi dice agli italiani che oltre 5 milioni e mezzo di processi penali oggi, sono arretrati, e di questi circa 200mila cadono ogni anno in prescrizione? Bisogna partire da qui, da questi dati: noi radicali siamo convinti che per discutere seriamente, in Italia, di una riforma della giustizia bisogna innanzitutto uscir fuori da questa condizione di emergenza: Mi consente un`ultima cosa?.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Dica?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
 
In questi giorni centinaia di detenuti stanno sostenendo l`approvazione della mozione con alcuni giorni di sciopero della fame. &lt;br /&gt;
Ci tenevo a farlo sapere.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=OYMA1&quot;&gt;Il Clandestino - Massimiliano Lenzi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Gianfranco FINI: «Nessuno complotto contro il premier. Il Pdl diventi come la Dc»</title>
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  <updated>2009-12-01T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>452510</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Camera   (Lista di elezione: PdL) - Deputato (Gruppo: FLI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;«Il concorso esterno non si tocca. Ok il processo breve ma capisco i dubbi».
&lt;p&gt;
«Nessun complotto», «nessuna rotta di collisione» tra me e Silvio Berlusconi.

&lt;p&gt;
Nel salotto di Bruno Vespa, il presidente della Camera prova ad abbassare i toni dello scontro con il Cavaliere, ma sui contenuti non arretra. E prende di petto la questione della mafia. La normativa sui pentiti, sostiene infatti Fini, «va benissimo, dà sei mesi di tempo, senza questa legge molte cose non sarebbero state scoperte».

&lt;p&gt;
Certo, poi «le dichiarazioni dei pentiti devono essere garantite dallo scrupolo e dall`onestà. &lt;br /&gt;
Capisco le perplessità del Pd. Con Silvio visioni non collimanti, ma non resa dei conti intellettuale della magistratura, che deve trovare i necessari confronti».&lt;br /&gt;


Ma se qualcuno a palazzo Chigi o nel Pdl sta pensando di manomettere il reato di concorso esterno (Marcello Dell`Utri lo ha teorizzato in tv) Fini pone un altolà: «Non sono d`accordo con Dell`Utri. Non c`è da regolare il 41 bis, credo sia da garantire.

&lt;p&gt;
Penso che la magistratura, alla quale devono andare tutta la nostra stima e riconoscenza, debba farsi garante del fatto che non ci sia solo la dichiarazione di qualche pentito ma che ci siano i fatti».&lt;br /&gt;


Sempre riguardo alla giustizia, Fini affronta quindi lo scoglio del processo breve, il provvedimento che l`opposizione contesta come norma &quot;ad personam&quot;. 
&lt;p&gt;Il presidente della Camera assicura che «sarà oggetto di una discussione parlamentare molto ampia», perché «bisogna verificare se esistano profili di incostituzionalità che vanno approfonditi, come la differenza di trattamento se si è censurati o incensurati».

&lt;p&gt;
Fini dice di comprendere «le perplessità dell`opposizione» sul processo breve». Anche perché «ne può trarre beneficio Silvio Berlusconi, non nascondiamoci dietro un dito».&lt;br /&gt;
 Tuttavia spera che il Pd «non subordini la riforma dell`ordinamento giudiziario alla norma sul processo breve», altrimenti «la sintesi che cerchiamo ormai da oltre 15 anni rischia di allontanarsi ancora una volta».

&lt;p&gt;
Ma il &quot;co-fondatore&quot; del Pdl entra a piedi uniti anche nel dibattito interno al partito, soprattutto dopo che il premier, nell`ultimo ufficio di presidenza, ha posto una sorta di ultimatum: chi non si allinea è fuori. &lt;br /&gt;
«Non mi nascondo dietro un dito, su alcune questioni politiche abbiamo visioni non collimanti», conferma Fini, «ma in un partito de1 35-40% penso sia un motivo di ricchezza».

&lt;p&gt;
Obbedire alla disciplina di partito? «Dipende da cosa verrà proposto». In ogni caso «non si potrà dire prendere o lasciare». Il modello a cui guarda con nostalgia è quello dei partiti vecchia maniera, dove si discuteva con piena libertà. «Non voglio fare la suocera, né il grillo parlante. Vorrei - azzarda - che il Pdl fosse come la Dc della prima Repubblica, della quale rimpiango l`ampio dibattito.&lt;br /&gt;
 L`importante è che non sia un cartello elettorale».

&lt;p&gt;
Il presidente della Camera ci tiene però ad allontanare i sospetti e le accuse di quanti- dentro la maggioranza o sui giornali d`area - lo considerano impegnato a far saltare il governo Berlusconi.

&lt;p&gt;
«Nessuno può alterare la volontà popolare per via giudiziaria», chiarisce a scanso d`equivoci. Del resto Giorgio Napolitano «in modo inappuntabile» ha spiegato che «chi vince le elezioni ha il diritto di governare. E Berlusconi - aggiunge Fini - le ha vinte con una larga maggioranza: gli italiani che lo hanno votato erano a conoscenza delle sue questioni in campo con la giustizia».

&lt;p&gt;
Riconosciuto «il diritto-dovere» del Cavaliere di restare altri tre anni a palazzo Chigi, Fini non rinuncia a dire la sua su tutto, dall`immigrazione alla cittadinanza, fino al rapporto da tenere con l`Islam. Quanto alla sua corrente, «non esistono i finiani e con Silvio Berlusconi non voglio dar vita a nessuna resa dei conti all`interno del Pdl».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=OIUW2&quot;&gt;La Repubblica - Francesco Bei&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Angelino ALFANO: Carceri. Mandato al DAP per riaprire Pianosa.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/11/05/angelino-alfano/carceri-mandato-al-dap-per-riaprire-pianosa/418763"></link>
  <updated>2009-11-05T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>418763</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Giustizia (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Nel piano carceri sarà prevista la riapertura del carcere di Pianosa. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, infatti, ha dato mandato al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di avviare le procedure per la riapertura del carcere di Pianosa. La scelta rientra nella strategia dei circuiti penitenziari differenziati e nella individuazione di strutture che abbiano una vocazione specifica nella custodia dei detenuti al 41bis. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_13_1_1.wp?previsiousPage=homepage&amp;contentId=COM94050&quot;&gt;Ministero della Giustizia -  Ufficio stampa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Anna FINOCCHIARO: Sicurezza. Il Pdl battuto tre volte. &quot;Un evidente segnale di malessere&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/02/04/anna-finocchiaro/sicurezza-il-pdl-battuto-tre-volte-un-evidente-segnale-di-malessere/388624"></link>
  <updated>2009-02-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>388624</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La permanenza in Cie resta 60 giorni,al Senato 'saltano' i 18 mesi &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Carcere più duro per i mafiosi, arresti domiciliari vietati per gli stupratori, gratuito patrocinio per le vittime di violenze sessuali ma non per quelle di incidenti sul lavoro. Ma soprattutto nuove norme per gli immigrati: per un soffio, un pari e qualche astenuto che al Senato vale come voto contrario, non passa la proposta del Pd di sopprimere la 'tassa' sui permessi di soggiorno per gli immigrati. &lt;br /&gt;
Sono queste le novità di una giornata di votazioni in Senato sugli emendamenti al ddl sicurezza che dovrebbe essere approvato domani in tarda mattina per passare poi al vaglio della Camera. Sull'articolo 39, il più controverso che prevede la 'stretta' sugli immigrati (tassa di soggiorno, tempi di permanenza nei Cpt, possibilità per i medici di pronto soccorso di segnalare i clandestini, test di italiano per stranieri, norme sulle espulsioni), la maggioranza va sotto tre volte.&lt;br /&gt;
 E pare che in questo sia stato determinante l'apporto di una piccola pattuglia di senatori di Forza Italia 'in lotta' contro i colleghi della Lega Nord, principale artefice delle norme sugli immigrati. Un evidente &quot;segnale di malessere&quot; nella maggioranza secondo la presidente dei senatori del Pd &lt;b&gt;Anna Finocchiaro&lt;/b&gt;. &lt;br /&gt;
&quot;Le norme xenofobe volute dalla Lega non piacciono neppure agli alleati&quot;, afferma Felice Belisario dell'Idv. Ad ogni modo i lavori si fermano sulla soglia del voto all'articolo più discusso del ddl su cui l'aula si esprimerà domattina.&lt;br /&gt;
 Più specificamente, l'aula di Palazzo Madama ha bocciato la proposta di aumentare a 18 mesi il periodo massimo di permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione (comma l); quella di condizionare il rilascio del titolo di soggiorno per ricongiungimento familiare al regolare soggiorno ininterrotto per almeno 5 anni degli immigrati presenti in Italia (comma i); e quella relativa al permesso di soggiorno per motivi diversi da lavoro autonomo (comma n). Con convinzione e sostanzialmente all'unanimità (5 i contrari e 14 gli astenuti) l'aula ha votato l'inasprimento del carcere duro per i mafiosi, il cosiddetto 41 bis. La convergenza bipartisan è stata particolarmente apprezzata dal presidente del Senato Renato Schifani secondo il quale si tratta &quot;di un segnale positivo e di forte maturità&quot; dato dall'assemblea del Senato nel segno dell'unità nella lotta alla criminalità organizzata. Questo tema, ha osservato Schifani, &quot;non può essere bandiera di divisione, non può essere momento di contrasto tra maggioranza e opposizione&quot;. Il confronto tra maggioranza e opposizione si è fatto serrato sul tema delle violenze sessuali: è stato accolto l'emendamento della Lega Nord che prevede l'assenza del beneficio della custodia domiciliare per gli stupratori. Il Pd ha votato a favore, ma con molti dissensi all'interno del gruppo perchè, come ha spiegato la stessa presidente dei senatori &lt;b&gt;Anna Finocchiaro&lt;/b&gt;, &quot;dobbiamo essere legislatori attenti e non vogliamo scambiare la custodia preventiva in carcere con la pena che arriva alla fine di un processo veloce e giusto&quot;. 
&lt;p&gt;Insomma la maggioranza è stata accusata di &quot;fare demagogia&quot; e di &quot;legiferare in modo emotivo&quot;. Accuse che erano state puntualmente arginate in mattinata dal ministro per le Riforme Umberto Bossi per il quale &quot;è il Pd a fare gli spot elettorali, la gente è stanca e non ne può più&quot;. &quot;Voglio vedere - ha aggiunto il leader leghista - se chiedessero a un padre che ha avuto una figlia vittima di uno stupro cosa pensa di fare. Se non c'è la legge la gente pensa di farsi giustizia da sola&quot;. Stessa musica per l'emendamento del Carroccio che prevede la possibilità per i medici di pronto soccorso di segnalare alle forze di polizia gli immigrati clandestini. &lt;br /&gt;
&quot;In Italia - ha attaccato Bossi - sono gli italiani che stanno diventando i clandestini. Chi va al pronto soccorso deve dare le proprie generalità ed esibire un documento. Non si capisce perché non debbano farlo anche gli immigrati&quot;. E il capogruppo Federico Bricolo ha tuonato: &quot;Con questa legge diciamo basta al buonismo e contrastiamo duramente l'immigrazione clandestina e la criminalità&quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.apcom.net/newspolitica/20090204_205001_52e4ca1_55620.html&quot;&gt;Apcom&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rita BERNARDINI: Sulle Proroghe dei Decreti applicativi del 41bis il Ministro della Giustizia riporti il sistema ai livelli di legalità previsti dalla legge n. 279 del 2002</title>
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  <updated>2009-01-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>388139</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) - Assessore Provincia Avellino (Partito: Radicali italiani) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Come radicali da sempre ci battiamo e continueremo a farlo per eliminare l’incivile regime detentivo di cui all’art. 41bis dal nostro ordinamento penitenziario. Tuttavia, a prescindere dalla nostra opposizione a tale sistema carcerario, che peraltro si basa su elementari principi di civiltà giuridica, ho chiesto al Ministro della Giustizia di rivedere, nell’immediato, perlomeno il meccanismo della proroga indiscriminata e burocratica dei decreti applicativi del 41bis. Da quando è entrato in vigore, nel 1992, il cosiddetto “carcere duro” è stato infatti applicato dai vari ministri della giustizia in modo pressoché automatico, per lo più sulla base di moduli prestampati, sicché i singoli provvedimenti di proroga del 41bis si sono inevitabilmente trasformati in una vera e propria finzione grazie alla quale il regime carcerario in questione è stato spesso applicato senza alcun controllo, limite o garanzia ed al solo scopo di indurre al “pentimento” il singolo detenuto, come documentato anche da Sergio D’Elia e Maurizio Turco nel libro-inchiesta “Tortura democratica”.&lt;br /&gt;
 Per questi motivi ho dunque rivolto un’interrogazione parlamentare al Ministro Alfano sollevando il problema delle continue proroghe del regime detentivo di cui all’art. 41bis, nella prassi non congruamente motivate con riferimento al pericolo di eventuali contatti del detenuto con l’associazione criminale di riferimento, pericolo che deve essere non ipotetico o presunto ma provato, attuale e persistente come prevede la legge n. 279 del 2002. Nella sua risposta, il Ministro della Giustizia riconosce che il problema effettivamente esiste, in quanto spesso l’interpretazione dell’art.41bis non è uniforme, soprattutto con riferimento all’aspetto da me sollevato riguardante la capacità di collegamento del soggetto detenuto con il mondo esterno. Sotto questo profilo apprendo che l’ufficio legislativo del ministero della giustizia ha avuto incarico di predisporre alcune modifiche legislative alla normativa in questione, che spero vadano nella direzione da me auspicata. &lt;br /&gt;
Per il momento non resta che augurarmi, come detto anche dal Ministro Alfano, che su questa materia possa esserci presto un’attenta e opportuna riflessione da parte di tutte le forze politiche.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=135063&quot;&gt;Radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio DI PIETRO: «Raccolto un milione di firme contro il Lodo Alfano»</title>
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  <updated>2008-11-09T00:00:00Z</updated>
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  <id>381995</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;«Il ministro sia coerente: non può rafforzare il 41 bis e poi proteggere l'impunità»&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 &lt;b&gt;« Fermare una «legge incostituzionale ed immorale»&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ROMA - Un milione di firme contro il Lodo Alfano. Sono quelle che è riuscita a raccogliere fino ad ora l'Italia dei Valori, come annuncia, con grande soddisfazione, Antonio Di Pietro. Il leader dell'Idv ha fatto della battaglia contro la legge che rende «impunibili e impuniti quattro cittadini italiani» un suo vessillo. L'ex Pm punta l'indice in primis verso Silvio Berlusconi, «che è l'unico a beneficiarne»,. E il tam-tam iniziato un minuto dopo l'approvazione lampo da parte del Parlamento della legge che prevede l'immunità per le più alte cariche dello Stato, ha fatto ottenere all'ex pm una soglia che lo mette al riparo «dalla questione tecnica delle firme»: che «si è risolta già al primo giorno- spiega- quando ne abbiamo raccolte quasi 500 mila. Adesso però siamo a un milione...», aggiunge partecipando, a Palermo, proprio a una iniziativa per raccogliere le adesioni. La tappa siciliana dei banchetti per la raccolta firme, a cui il leader ha partecipato accompagnato dal coordinatore nazionale del partito, Leoluca Orlando e altri parlamentari, è stata l'occasione per ribadire come l'Italia dei Valori si sia impegnato nella raccolta di firme non solo per fermare una legge che l'Idv giudica «incostituzionale e anche immorale», ma soprattutto per informare i cittadini che, «quando a una democrazia togli la rappresentanza del Parlamento, l'informazione e il controllore attraverso la giustizia, togli le basi dello Stato di diritto». 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;«ALFANO SIA COERENTE»&lt;/b&gt; - E al ministro della Giustizia Di Pietro chiede coerenza: «Non può fare come Penelope, che a un certo momento della giornata tesse e poi sfila. Non può fare una norma per rafforzare il 41 bis e poi fare il Lodo Alfano, il Lodo Consolo e le norme sulla riduzione delle intercettazioni telefoniche». L'Italia dei valori, ha aggiunto, «si troverà sempre d'accordo ogni volta che vengono prese misure contro la mafia. Ma ad Alfano chiediamo coerenza su tutti i temi: non si può fare una legge di bandiera e su tutto il resto mettere la monnezza sotto il tappeto». Nonostante il successo in tutta Italia, come sottolineano al partito, nella tappa di Torino si è verificato un piccolo incidente: un incendio, che si è sviluppato nella notte, nella tensostruttura allestita nel centro del capoluogo piemontese per raccogliere le firme. Per i membri del Comitato promotore si tratta di un «vergognoso e inqualificabile atto dimostrativo per colpire un'iniziativa che sta riscuotendo un grande successo tra i cittadini». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/08_novembre_09/di_pietro_firme_lodo_60e248e6-ae91-11dd-a27b-00144f02aabc_print.html&quot;&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emma BONINO: È ora di cambiare Csm e Pm.</title>
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  <updated>2008-09-02T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>359006</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Caro direttore, il fatto che il tema della giustizia abbia tenuto banco tutta l’estate è l’ennesima prova di come i tempi siano più che maturi per affrontare quelle riforme di fondo che noi radicali chiediamo da tempo. Le principali direttrici sono note: abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, separazione delle carriere, responsabilità civile e professionale dei magistrati, riforma del sistema elettorale del Csm,una nuova disciplina per gli incarichi extragiudiziari; nel settore processuale, sia civile che penale, conferire maggiore speditezza ai procedimenti con misure come la perentorietà dei termini processuali, la semplificazione nelle notifiche degli atti processuali, l’attuazione del processo telematico. Tutti provvedimenti, questi, contenuti nella Mozione promossa dai noi radicali e presentata in entrambi i rami del Parlamento, già sottoscritta da decine di parlamentari sia di maggioranza che di opposizione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



 

Da anni noi radicali denunciamo che in Italia la giustizia «non è uguale per tutti». Dal caso Tortora in poi abbiamo condotto battaglie per una «giustizia giusta» soprattutto con i referendum come quello, stravinto, sulla responsabilità civile dei magistrati che il Parlamento ha poi vanificato. Si è invece cercato, nel tempo, di risolvere con l’aspirina alcune disfunzioni per le quali ben altre terapie erano, e sono, necessarie. E ora imperativo passare dagli interventi tampone ad una riforma complessiva dell’intero sistema giustizia se è vero, com’è vero, che viaggiamo nell’ordine di milioni di processi pendenti, facendo della giustizia la più grande «questione sociale» in Italia; com’è doveroso, in un paese che ha il triste primato della durata dei processi e che non riesce ad assicurare tempestivamente una risposta ai cittadini nemmeno per un banale risarcimento del danno, cominciare a sciogliere alcuni nodi. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Per questo insistiamo su tre priorità.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

 

 

&lt;b&gt;La prima&lt;/b&gt; è l’obbligatorietà dell’azione penale, un tabù che va rimosso nell’Italia del 2008. In realtà un tabù che, nei fatti, è già bell’e caduto da tempo con l’impossibilità materiale delle Procure di procedere per ogni singola notizia di reato. Siamo in presenza di un ingranaggio nel quale entra tutto fino a farlo ingolfare, con successiva selezione arbitraria da parte dei magistrati che non garantisce il cittadino su ciò che viene effettivamente perseguito e su ciò che viene abbandonato alla prescrizione, con buona pace delle vittime dei reati. Più che di «obbligatorietà» dell’azione penale, bisognerebbe parlare di «arbitrarietà» dell’azione penale... &lt;br /&gt;
Per il 29 e 30 settembre abbiamo organizzato, presso la Camera dei Deputati, un convegno internazionale proprio su questo tema e su quello più ampio di una riforma per l’efficienza e la qualità della giustizia penale.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;La seconda&lt;/b&gt; è un altro tabù, quello della separazione della carriera di giudice da quella di pubblico ministero, una strada che nessuno, a destra come a sinistra, ha avuto il coraggio d’imboccare. Invece, è una riforma fondamentale per ottenere maggiore imparzialità, indipendenza e terzietà nel pieno rispetto dei principi del giusto processo. &lt;br /&gt;



 

&lt;b&gt;La terza&lt;/b&gt; è il ruolo abnorme che il Csm ha assunto negli ultimi lustri. L’organo di auto-controllo è oggi un parlamentino, diviso in correnti partitiche, e ben lontano da un esercizio indipendente ed imparziale delle sue funzioni. Il referendum del 2000 promosso dai radicali sul sistema di elezione del Csm, pur non raggiungendo il quorum, ha avuto il merito di spingere il Parlamento ad introdurre il sistema maggioritario. Ma neanche questo ha intaccato il sistema «partitico» ancora fiorente. Meglio allora un’estrazione a sorte dei giudici togati, iscritti in un elenco con determinati requisiti di anzianità e di disponibilità, un’ipotesi che sembra non trovare indifferente il ministro Alfano. 
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

 

Per noi legislatori, e per chiunque senta una responsabilità non di improvvisazione ma di governo delle situazioni, non basta essere «contro»: bisogna proporre una linea di riforme per tutti i cittadini, contrapposta a provvedimenti spesso deplorevoli, come il cosiddetto Lodo Alfano, presentati dal governo a spizzichi e bocconi. Per questo pensiamo anche ad un’ampia depenalizzazione e razionalizzazione delle fattispecie criminose, perseguendo l’obiettivo dell’effettività della pena, per cui una sanzione amministrativa immediata ha un effetto deterrente di gran lunga superiore ad una sanzione penale che si sconterà dopo dieci anni o forse mai. E, in previsione delle disastrose conseguenze sulla situazione carceraria che deriveranno dall’attuazione del pacchetto sicurezza varato dal governo, una profonda revisione dell’ordinamento penitenziario sarà altrettanto prioritario, a partire dal problema del sovraffollamento per arrivare ad una rivisitazione del regime del 41bis.

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=127934&quot;&gt;Il Riformista - Emma Bonino&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Angelino ALFANO: «Ripristinerò il 41 bis per il boss Madonia»</title>
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  <updated>2008-07-30T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>358448</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Giustizia (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
PALERMO - «Tornando a Roma, oggi, firmerò il provvedimento che applica il 41
bis al boss Nino Madonia, il quale fece esplodere l'autobomba che il 29 luglio del
1983 uccise in via Pipitone Federico il giudice Rocco Chinnici, gli agenti della
scorta e il portiere dello stabile dove abitava il magistrato».
L'ha detto a Palermo il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, intervenuto sul
luogo della strage per commemorare Chinnici.
«Questo provvedimento è stato reso possibile anche dall'impegno dei magistrati
della Dda di Palermo e di quelli del Dap», ha aggiunton Alfano che ha ricordato i
due annullamenti, da parte della Cassazione, dell'applicazione del carcere duro
a Madonia, condannato per l'omicidio del generale dei carabinieri Carlo Alberto
Dalla Chiesa e per diversi altri delitti di mafia. Il boss è esponente della
«famiglia» del quartiere palermitano di San Lorenzo.
«Oltre a garantire che l'impegno antimafia del governo è totale e immediato,
formulo l'auspicio che in materia si coaguli un comune sentire tra tutte le
componenti politico-sociali della collettività che possa facilitare il raggiungimento
dell'obiettivo - ha detto ancora Alfano - Non siamo più all'anno zero, molto è stato
fatto anche grazie al sacrificio di uomini come Rocco Chinnici; tanto, però,
rimane ancora da fare e questa è una strada da percorrere uniti e senza sterili
divisioni».
Il ministro ha ricordato le misure del governo contro le cosche come
l'inasprimento delle pene per i mafiosi.
A proposito di Chinnici il ministro ha poi aggiunto: «Rocco Chinnici, da
magistrato, ebbe la straordinaria lucidità di cogliere, prima degli altri, l'importanza
del lavoro di gruppo e della specializzazione nelle indagini antimafia».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=IUBYE&quot;&gt;Il Messaggero&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maurizio GASPARRI: «Superare l’ingorgo giustizia per non mettere in ombra i risultati»  -  Intervista</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/07/07/maurizio-gasparri/%C2%ABsuperare-l%E2%80%99ingorgo-giustizia-per-non-mettere-in-ombra-i-risultati%C2%BB-intervista/357579"></link>
  <updated>2008-07-07T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>357579</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
ROMA «Bossi non ci fa paura, anzi ci fidiamo completamente di lui», assicura il
presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, che si sente di scommettere
«sulla lealtà della Lega nei confronti della maggioranza e del governo». Tanto
che ha voluto incontrare il ministro Calderoli «per vedere se è davvero possibile,
anche dal punto di vista formale, inserire il lodo Alfano con l’immunità per le alte
cariche dello Stato nel decreto sicurezza». Insomma, garantisce, «nel governo
non c’è nessun caos e siamo tutti solidali con Berlusconi, che sul fronte giustizia
ha non una, ma mille ragioni».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Lei si fida di Bossi, presidente Gasparri, ma il fatto che il leader leghista
spesso e volentieri alzi i toni non le sembra una tirata d’orecchi per la
maggioranza?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Bossi è Bossi e ha in mente un solo obiettivo, ottenere il federalismo. E per
raggiungere questo scopo non fa mediazioni. Lui parla direttamente, senza giri di
parole. Può essere scioccante, ma è anche un bene, perchè parla chiaro, da
persona leale».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Ma secondo lei c’è o no troppa confusione nel governo? Non sarà che il
tema giustizia ha sviato i ministri dai problemi del Paese reale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Bè, ultimamente è stato l’argomento dominante e ha messo in ombra i risultati
conseguiti in economia e sul fronte sicurezza. Questo deve finire, ma è stato
inevitabile, viste certe forzature della magistratura. Per dire solo l’ultima, pensi
all’abolizione del 41 bis da parte dei giudici di sorveglianza. Una cosa
gravissima, altro che occuparsi del destino di veline ed attricette..».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Non svicoli, presidente Gasparri, spieghi se la Lega può essere davvero
una spina nel fianco del governo..&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Penso di no, proprio perchè deve ottenere la riforma federalista. Cosa che è nel
patto della nostra alleanza e che conviene anche a Roma, come ha ben colto il
sindaco Alemanno. Bossi fa le sue battute perchè si preoccupa che il dibattito
sulla giustizia, alla fine, possa mettere in ombra il federalismo, ritardandone il
varo. Berlusconi fa bene a minimizzare, anche se è nell’interesse di tutti
superare questo ingorgo sulla giustizia».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Ecco, anche lei parla di ingorgo, non sarebbe il caso di trovare una via di
uscita?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Noi siamo prontissimi. Tant’è che ho incontrato Calderoli per esaminare la
possibilità di sostituire il blocca-processi con il lodo Alfano. Temo però che la
cosa possa incontrare problemi formali. Non è che cambiando l’ordine dei fattori,
il risultato non cambia, come in matematica. Nel fare le leggi, bisogna attenersi
alle regole e rispettare alcuni percorsi, compresa la sensibilità del Capo dello
Stato sul tema dell’immunità per le alte cariche».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Secondo lei, Berlusconi potrebbe davvero rinunciare al blocca-processi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Solo se l’alternativa del lodo Alfano fosse praticabile in tempi brevi. Ma la vedo
difficile anche per problemi di calendario, visto che in Parlamento abbiamo in
approvazione una serie di decreti che ci terranno impegnati fino alla prima
settimana di agosto. Ma, soprattutto, per motivi politici. Con chi fare un accordo?
Non con questo Pd, condizionato da Di Pietro e devastato da faide interne».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Insomma, temete che i tempi non garantiscano una via preferenziale al
lodo Alfano?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Vogliamo soluzioni lineari. Dopo di che, a tutti interessa uscire da questo
dibattito stantio. Dico di più. In certi casi Berlusconi ha ecceduto, come quando
ha detto che Napolitano ha scritto la lettera al Csm su sollecitazione dei
presidenti delle Camere. Non è stata un’uscita felice. Ma come non capirlo? Fa
benissimo a reagire alla campagna giudiziaria orchestrata contro di lui. Che
esiste, eccome. Basta leggere i motivi della ricusazione del giudice Gandus per il
processo Mills, che il premier ha inviato a noi parlamentari per capire come
possa avere seri pregiudizi nei confronti del premier. Ecco, io, come il 60 per
cento degli italiani, sondati da giornali e tv, credo proprio che Silvio sia
perseguitato da certi giudici».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=IMJG4&quot;&gt;Il Messaggero - Claudia Terracina&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>WALTER VELTRONI: «Le proposte del Pd sulla camorra entrino nel decreto sulla sicurezza»</title>
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  <updated>2008-06-07T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>356642</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Veltroni a casal di principe nella villa confiscata ai casalesi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;«Ci vogliono interventi incisivi e veloci da parte dello Stato perchè le pallottole vanno più veloci della burocrazia»&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
CASAL DI PRINCIPE - «Ci vogliono interventi incisivi e veloci da parte dello Stato perchè le pallottole vanno più veloci della burocrazia». Cosi Walter Veltroni, presidente del Partito democratico ha illustrato le proposte del governo ombra da lui guidato agli imprenditori e alle associazioni di categoria di Casal di Principe. Veltroni ha incontrato le parti sociali all'interno dell'Università per la legalità e sviluppo, una struttura sorta in una villa confiscata alla camorra. Veltroni ha anche visitato la villa monumentale di Walter Schiavone, fratello del capoclan Francesco detto 'Sandokan', quella ripresa nel film di Matteo Garrone e fatta costruire dai camorristi sul modello della villa che ha fatto da sfondo al film 'Scarfacè. .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;




&lt;b&gt;NOSTRE PROPOSTE NEL DECRETO&lt;/b&gt; - «Lavoreremo affinchè le nostre proposte per combattere la camorra entrino nel decreto sulla sicurezza» varato dal Governo. Così Walter Veltroni, nella conferenza stampa al termine del giro d'incontri che il leader Pd ha avuto prima con le istituzioni locali, le forze dell'odine e i rappresentanti della magistratura, poi con le associazioni, a Caserta e nella città di Casal Di Principe, tristemente nota per le uccisioni della camorra. «Portiamo le nostre proposte in Parlamento - annuncia Veltroni - come integrazione al pacchetto sicurezza. &lt;br /&gt;
Se il Governo le accoglie, riteniamo sia necessario approvarle con procedura d'urgenza, perchè non bisogna più perdere tempo per contrastare questa escalation di violenza». &lt;br /&gt;
«La camorra ha scatenato contro le istituzioni un attacco che merita una risposta ferma e che abbia l'obiettivo di distruggerla, perchè - spiega Veltroni - la camorra non è solo sinonimo di illegalità e violenza, ma anche di povertà, in cui gran parte del nostro Mezzogiorno vive, pagando un prezzo sociale elevato». &lt;br /&gt;
Per questo «bisogna rispondere con la necessaria fermezza». Il leader del Pd, assieme ai ministri ombra dell'Interno, Marco Minniti, e della Giustizia, Lanfranco Tenaglia, e assieme ai parlamentari ex prefetti Luigi De Sena e Achille Serra, spiega che l'obiettivo del Pd «è che il dl sulla sicurezza possa essere integrato da una serie di provvedimenti che complessivamente mirano al contrasto della criminalità organizzata e che comprendano strumenti immediatamente operativi». &lt;br /&gt;
Innanzitutto, elenca Veltroni, la stazione unica degli appalti, così da «toglierli alla criminalità organizzata e al suo potere di condizionamento», perchè «bisogna rompere il circuito perverso tra politica, affari e criminalità». In secondo luogo, la creazione di una agenzia nazionale per la confisca dei beni e la loro consegna alle associazioni, «ora ci vuole troppo tempo, bisogna snellire le procedure». La terza proposta del Pd è quella di «far sì che il 41 bis sia applicato con grande fermezza e rigore». Al quarto punto del pacchetto di proposte, Veltroni elenca «per la provincia di Caserta, un patto per la sicurezza, che comporti anche una maggiore quantità e qualità di forze sul territorio perchè il territorio deve essere controllato dallo Stato. L'obiettivo deve essere arrestare i latitanti che operano in questa area». &lt;br /&gt;
Infine, per il Pd bisogna agire affinchè ci sia l'effettiva «certezza della pena». 

&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/08_giugno_07/veltroni_casa_di_principe_proposte_camorra_95af6330-34c3-11dd-befe-00144f02aabc_print.html&quot;&gt;Corriere della Sera.it&lt;/a&gt;</summary>
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