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  <title>Openpolis - Argomento: internet</title>
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  <updated>2012-05-23T00:00:00Z</updated>
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  <title>Pierluigi MANTINI: Soldi ai partiti. Emendamento sul DDL alla Camera</title>
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  <updated>2012-05-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>640355</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: UDC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Primo firmatario dell'emendamento che richiede uno Statuto al partito che richiederà finanziamenti. 
&lt;p&gt;«Lo Statuto di un partito deve essere conformato a principi democratici nella vita interna con particolare riguardo alla scelta dei candidati, al rispetto delle minoranze, ai diritti degli iscritti».
&lt;p&gt; Il che significa che il Movimento 5 Stelle, se un giorno decidesse di accedere al rimborso elettorale che oggi rifiuta, dovrebbe dotarsi di uno Statuto vero e proprio. Al momento, infatti, come si legge sul sito della nuova forza politica, è in vigore un 'Non-Statuto' di 7 articoli che, oltre ad attribuire a Grillo l'unica proprietà del marchio, dà delle indicazioni su iscrizioni e candidature dicendo che per le prime non si prevedono «formalità maggiori rispetto alla registrazione a un normale sito internet». 
&lt;p&gt;«La nostra proposta di modifica sullo Statuto dei partiti - spiega Mantini - ci sembra una norma di assoluta civiltà che vogliamo sia inserita in questo provvedimento a prescindere dalla riforma sull'applicazione dell'articolo 49 della Costituzione che non si sa quando vedrà la luce». 
&lt;p&gt;
«Ci siamo stufati di attendere. Si parli subito di Statuto dei partiti» nel testo 'ABC' sul finanziamento. «Se questo avrà ripercussioni su Grillo? Ma tanto lui ha sempre detto che i rimborsi non li voleva...». «E se poi ci ripenserà dovrà diventare prima un partito o un movimento strutturato...». Ma sempre nel 'Non-Statutò si legge che il 'M5S' «non è un partito politico nè si intende che lo diventi in futuro..».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.leggo.it/stampa_articolo.php?id=180753&quot;&gt;Leggo.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paola Severino: INTERNET: NECESSARIO REGOLAMENTARE I BLOG</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/26/paola-severino/internet-necessario-regolamentare-i-blog/626964"></link>
  <updated>2012-04-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626964</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Giustizia&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
''E' necessario regolamentare i blog. Il cittadino ha il diritto di interloquire con un altro cittadino, ma lo deve fare anche lui seguendo le regole, credo che questo sia un dovere di tutti, anche di chi scrive su un blog''.
&lt;p&gt; Lo ha detto il ministro della Giustizia Paola Severino, intervenuta a Perugia ad un incontro sul tema ''Etica e giornalismo'', parlando dell'ipotesi di regolamentare i blog. 
&lt;p&gt;''Il fatto di scrivere su un blog non ti autorizza a scrivere qualunque cosa, soprattutto se stai trattando di diritti di altri. Ricordiamoci - ha avvertito il ministro - che i diritti di ciascuno di noi sono limitati dai diritti degli altri, io non posso intaccare il diritto di un'altra persona solo perchè sono lasciato libero di esprimermi''. 
&lt;p&gt;''Il problema non è vederli con sfavore ma reprimere l'abuso anche se su internet è più difficile e meno controllabile. Non c'è un preconcetto, ma questo mondo va regolamentato altrimenti si finisce nell'arbitrio''. 
&lt;p&gt;Il ministro ha precisato che anche in sede europea sono previsti incontri per trovare una normativa che regoli il mondo di internet.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/IGN/ext/printNews.php?sec=News&amp;cat=CyberNews&amp;loid=3.1.3243961377&quot;&gt;Adnkronos&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rita BERNARDINI: I conti della Camera? Impenetrabili</title>
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  <updated>2012-04-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626824</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
In questo periodo tutti si affannano a parlare di trasparenza, ma ciò che è incredibile è il motivo per il quale nessuno - tranne noi radicali - si scandalizzi per la totale mancanza di trasparenza dei conti di un'istituzione importante come la Camera dei Deputati che ha un bilancio di oltre un miliardo di euro all'anno.
&lt;p&gt;
L'attività amministrativa della Camera dei deputati è, infatti, completamente sottratta, in virtù del principio di autonomia degli organi costituzionali, agli ordinari controlli esterni cui sono sottoposte le pubbliche amministrazioni e, con la riforma del R.A.C. (Regolamento di Amministrazione e contabilità), è definitivamente sparita la contabilità analitica, in contrasto con quanto previsto dalla legge 196 del 2009, che ha imposto uno schema contabile uniforme a tutte le pubbliche amministrazioni e a tutti i livelli di governo, e ha previsto l'obbligo di redigere una contabilità analitica come principio fondamentale del coordinamento della finanza pubblica e come strumento di tutela dell'unità economica della Repubblica, ai sensi degli articoli 117 e 120 della Costituzione. 
&lt;p&gt;
Una vera e propria &quot;controriforma&quot; che ha visto i soli deputati radicali impegnati in prima fila «contro». Con il sistema contabile così &quot;riformato&quot;, il bilancio della Camera continuerà ad essere del tutto opaco e privo di trasparenza, come lo è stato finora, salvo che ora lo è &quot;legittimamente&quot;. Inoltre, coerentemente con l'abolizione della contabilità analitica, è stato eliminato anche l'obbligo di utilizzare il sistema contabile per la programmazione e per il controllo dell'attività amministrativa. La programmazione ed il controllo - che è controllo comunque sempre interno all'apparato che vede al vertice il Segretario Generale della Camera - oramai devono fare a meno dell'essenziale strumento rappresentato dal sistema contabile.
&lt;p&gt;
Inoltre, con il nuovo R.A.C. è stato fortemente limitato il diritto di ciascun deputato di accedere alle delibere del Collegio dei Questori e ai contratti stipulati dall'Amministrazione, che costituiva l'unico strumento atto a garantire una certa trasparenza alla gestione. Al suo posto, viene ora pubblicata semestralmente sul sito internet una lista delle spese ordinate, priva però dell'essenziale informazione sulle modalità di scelta del contraente. Così di quante e quali gare faccia la Camera non si sa quasi nulla, anche perché gli stessi bandi non sono più pubblicati nel sito, come avveniva fino a qualche anno fa. Ci si guarda poi bene dal pubblicare le relazioni periodiche del Servizio del controllo amministrativo sui controlli di legittimità e sui controlli di risultato.
&lt;p&gt; Il colmo è costituito dal fatto che a capo del Servizio per il controllo amministrativo c'è... il Segretario Generale, cioè il soggetto da controllare! In queste condizioni il nuovo «controllo di gestione», attribuito al Collegio dei Questori, è acqua fresca, perché è l'Amministrazione che passa al Collegio le poche informazioni che ritiene. 
&lt;p&gt;In pratica, il miliardo lo gestisce il Segretario Generale, nominato praticamente a vita, senza alcun vero controllo, né interno né tantomeno esterno, con modalità tra le più opache nell'ambito dell'intero continente europeo.
&lt;p&gt;
La delegazione radicale ha proposto già dal luglio 2011 - nel corso di quel rito inutile e farsesco che si svolge ogni anno e che consiste nell'approvazione da parte dell'Assemblea del Bilancio interno - di prevedere un sistema di accertamento dei conti simile a quello adottato dall'Assemblea nazionale francese, che all'articolo 16 comma 2 del suo regolamento, prevede che in ciascun anno della legislatura l'Assemblea elegga una Commissione speciale di 15 membri, presieduta da un deputato d'opposizione, incaricata di «verificare ed appurare» i conti. Né i Questori né alcun altro membro dell'Ufficio di Presidenza possono farne parte. 
&lt;p&gt;Superfluo dire che l'ordine del giorno radicale, che chiedeva per la Camera controlli simili a quelli dell'Assemblea nazionale francese, è stato sonoramente bocciato. Ci riproveremo quest'anno cercando di abbattere quel muro impenetrabile di omertà che siamo riusciti solo parzialmente a scalfire con l'ottenimento due anni fa della lista dei fornitori e consulenti (e i contratti), messa immediatamente in internet sui siti radicali. Era la prima volta che accadeva nella storia di Montecitorio. Un successo che, come detto in precedenza, è stato prontamente ridimensionato e depotenziato. La casta più potente vuole continuare ad agire indisturbata senza rendere conto né ai deputati, né ai cittadini tutti. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dirittiglobali.it/home/categorie/21-politica-a-istituzioni/31617-i-conti-della-camera-impenetrabili.html&quot;&gt;il Manifesto / www.dirittiglobali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Luigi RAMPONI: 691a Seduta: Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti</title>
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  <updated>2012-03-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626049</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; Il Senato,
considerato che:
le tecnologie dell'informazione e della telecomunicazione costituiscono sempre di più una parte fondamentale per la vita della società;
la struttura aperta del sistema Internet è vulnerabile ad attacchi che possono avere origine: criminale (cyber crime), terroristica (cyber terrorism), per attività di spionaggio (cyber espionage) o, addirittura, dar vita ad una cyber war, cioè un vero e proprio conflitto tra nazioni combattuto attraverso la paralisi di tutti i gangli vitali per la vita delle società dei reciproci contendenti;
il decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, all'art. 7-bis , rubricato &quot;Sicurezza Telematica&quot;, dispone che &quot;Ferme restando le competenze dei Servizi informativi e di sicurezza (…) l'organo del Ministero dell'interno per la sicurezza e per la regolarità dei servizi di telecomunicazione (Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni) assicura i servizi di protezione informatica delle infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale individuate con decreto del Ministro dell'interno&quot;;
con decreto del Ministro dell'interno 9 gennaio 2008 sono state individuate le infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale;
in ossequio allo stesso decreto, è stato istituito con decreto del Capo della Polizia, direttore generale della pubblica sicurezza, il Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche (CNAIPIC);
il nuovo concetto strategico della Nato e la dichiarazione finale del vertice di Lisbona hanno individuato come nuovo obiettivo la tutela della sicurezza del cyber space;
i principali Governi europei, e in particolare, in ordine di tempo, il Regno Unito, la Francia, la Germania e l'Olanda, si sono dotati di una dottrina cyber sicurezza nazionale, grazie alla quale si individuano le priorità di intervento e si attribuiscono ruoli e responsabilità con l'obiettivo di ridurre la frammentazione di competenze e di stimolare una più profonda collaborazione sul piano multilaterale;
nel convincimento che i cyber attack, oltre ad essere cresciuti in frequenza, siano divenuti oltremodo pericolosi per il mantenimento della prosperità dei singoli Paesi, l'Alleanza Atlantica ha avvertito la necessità di introdurre la dimensione informatica dei moderni conflitti nella propria dottrina strategica, nonché l'urgenza di potenziare la propria capacità nella prevenzione da un attacco, reagire ad esso, migliorando la resilienza e limitando i danni;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 5 maggio 2010 ha dato vita al Nucleo interministeriale situazione pianificazione (NISP) quale organo di studio e supporto alle attività del Comitato politico strategico (COPS) in materia di organizzazione nazionale per la gestione della crisi;
le istituzioni nazionali hanno preso atto dei vari tipi di minaccia cibernetica ed hanno avviato iniziative di contrasto;
il quadro di difesa contro tali attacchi presenta in Italia una situazione diffusa di sistemi di protezione in via avanzata di completamento, nell'ambito dei diversi assetti pubblici e privati;
nelle conclusioni e raccomandazioni della relazione del COPASIR sulle possibili implicazioni e minacce per la sicurezza nazionale, derivanti dallo spazio cibernetico, si auspica un adeguato coordinamento di tutti i soggetti interessati alla messa a punto di un sistema di protezione di tutti gli assetti sensibili, riguardanti la vita economica, sociale e politica dello Stato,
impegna il Governo:
ad individuare, nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri, una struttura centrale di coordinamento e controllo dell'organizzazione di protezione nazionale nei confronti della minaccia cibernetica; ad essa, sulla base delle determinazioni relative alla minaccia, individuate dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), spetta il compito di predisporre una pianificazione concettuale ed organizzativa unitaria, con la conseguente adozione di misure nonché l'emanazione di apposite disposizioni coordinate ed integrate. A tale organismo compete altresì l'effettuazione dei controlli necessari ad assicurare la concreta attuazione, da parte di tutti gli organismi pubblici e privati interessati, delle misure e delle disposizioni in materia di protezione nazionale nei confronti della minaccia cibernetica;
a definire successivamente, anche sulla base delle indicazioni che emergeranno da appositi approfonditi studi, una proposta organizzativa, da realizzare mediante l'adozione di un apposito provvedimento o mediante la presentazione di interventi normativi, idonea a creare uno strumento nazionale in grado di affrontare la futura minaccia cibernetica e di rispondere al massimo livello di difesa, in un contesto interministeriale e internazionale;
ad affidare al Ministero della difesa la protezione delle strutture e delle reti di comunicazione della Difesa, in armonia con le direttive impartite dalla struttura di coordinamento e di controllo della Presidenza del Consiglio dei ministri, riconoscendogli la capacità di prevenire e di contrastare le aggressioni cibernetiche, sviluppate nei riguardi delle sue strutture informatizzate, nonché di mettere in atto appositi sistemi di difesa preventiva dalla minaccia, con strumenti, procedure e prescrizioni propri e/o multinazionali (della Nato e dell'Unione europea), tenendo costantemente e preventivamente informata la Presidenza del Consiglio dei ministri in merito alle iniziative da intraprendere ed ai provvedimenti da attuare.
(1-00405) (Testo 2)
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=16&amp;id=648003&quot;&gt;www.senato.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Alberto Lucarelli: La rete dei comuni per i beni comuni: le prime azioni concrete da compiere </title>
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  <updated>2012-01-28T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>625477</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Napoli (NA) (Partito: Lista Civica - Cen-Sin) - Assessore  Comune Napoli (NA) (Partito: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Partendo dalle esperienze delle democrazie locali e dei movimenti, vogliamo tessere le principali tappe di un percorso ambizioso e articolato: la Rete dei Comuni per i Beni Comuni. Un percorso che deve articolarsi in due modalità di azioni che possono anche muoversi con la stessa tempistica: esercizio di azioni politico-amministrative locali concrete; rivendicazioni, resistenza e disobbedienza civile verso atti statali illegittimi ed incostituzionali.
&lt;p&gt;

Comincio ad indicare quelle azioni che i comuni, sospinti dalle pratiche sociali, potrebbero far partire da domani. Ne indico ovviamente solo alcune a titolo esemplificativo:
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;1.&lt;/b&gt; In primo luogo, in attuazione della volontà referendaria espressa da 27 milioni di italiani lo scorso giugno, i Comuni devono impegnarsi, attraverso un patto federativo, a gestire l’acqua attraverso un modello pubblico partecipato. Come abbiamo fatto a Napoli con Abc.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;2.&lt;/b&gt; I comuni devono eliminare dalla tariffa il 7% relativo alla remunerazione del capitale investito. Ovvero uscire dalla logica del profitto.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;3.&lt;/b&gt; Si invitano, pertanto, i sindaci delle città che organizzano il servizio idrico integrato mediante società per azioni a totale capitale pubblico (Milano, Torino, Palermo, Venezia, ecc.) a siglare un patto da subito per transitare tutti verso una gestione del servizio per il tramite di aziende speciali, seguendo l’iter indicato da Napoli.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;4.&lt;/b&gt; Si invitano i Comuni all’adozione di piani energetici orientati ad un più razionale utilizzo delle risorse, nell’interesse delle generazioni future.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;5.&lt;/b&gt; Costruire da subito un patto tra amministrazioni e cittadini in difesa dei diritti delle generazioni future per la formulazione di un piano d’azione per l’energia sostenibile.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;6.&lt;/b&gt; Uscire da subito dal circuito affaristico di inceneritori e discariche e dimostrare che la gestione dei rifiuti possa fondarsi sulla politica delle “R”, piuttosto che su discariche ed inceneritori.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;7.&lt;/b&gt; Che la tutela dell’aria e la qualità della vita nelle città passino sempre più attraverso la predisposizione di ampie Ztl.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;8.&lt;/b&gt; Con una prospettiva di radicale riforma della mobilità urbana, occorre trasformare vie e piazze in giardini, spazi di gioco e incontro: in beni comuni a vocazione sociale.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;9.&lt;/b&gt; Definire e gestire il territorio bene comune significa arrestare il consumo di suolo e fronteggiare qualsivoglia forma di condono.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;10.&lt;/b&gt; Lo sviluppo urbanistico deve accettare limiti rigidi all’espansione su suoli agricoli, trovando spazi nella rottamazione degli edifici di bassa qualità, energeticamente inefficienti, riusando le aree già compromesse. Occorre riconquistare lo spirito di appartenenza al proprio territorio.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;11.&lt;/b&gt; Immaginare reti di distribuzione locale di prodotti biologici per operare una sinergia fra le città e le campagne circostanti. Creare opportunità di eco-lavoro cooperativo per far cessare le forme più intollerabili di precarietà e sfruttamento.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;12.&lt;/b&gt; Creare laboratori permanenti di consultazione dei cittadini dando loro la possibilità di deliberare ed incidere concretamente sulle grandi scelte operanti nelle città; in particolari quelle che attengono al governo ed alla gestione dei beni comuni.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;13.&lt;/b&gt; Nella grandi metropoli il governo dei beni comuni non può che passare attraverso un discorso serio sulla Città metropolitana e della democrazia di prossimità, non già quali ulteriori luogo di mera rappresentanza.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;14.&lt;/b&gt; Le istituzioni comunali, in quanto enti esponenziali delle comunità presenti sul territorio, devono impegnarsi a porre in essere politiche inclusive sul versante della rappresentanza, aprendosi, ad esempio, alla partecipazione dei migranti, ed ai minorenni (penso alla loro partecipazione ai referendum consultivi) ponendo il problema politico della doppia cittadinanza e dello ius soli per tutti.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;15.&lt;/b&gt; In sede locale vanno rafforzati tutti gli strumenti di democrazia diretta, quali i referendum abrogativi, consultivi, propositivi.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;16.&lt;/b&gt; I Comuni da subito, insieme ai movimenti, anche utilizzando alcuni strumenti del Trattato di Lisbona devono, da subito, promuovere e costruire una Carta Europea dei Beni Comuni, così come deliberato dal Comune di Napoli, mediante la quale inserire la nozione di bene comune tra i valori fondanti dell’Unione e fronteggiare la dimensione mercantile del diritto comunitario.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;17.&lt;/b&gt; Da subito i Comuni, infine, potrebbero modificare i propri statuti per introdurre la nozione di bene comune, non soltanto simbolica, ma capace di influenzare le politiche pubbliche locali.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;18.&lt;/b&gt; Occorre lavorare per il pieno accesso gratuito alla rete.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;19.&lt;/b&gt; Le istituzioni pubbliche della cultura devono agire come reali istituzioni culturali e non come strumenti politici o finanziari. Soltanto in questo modo i loro organi potranno garantire serietà nella valutazione dei progetti e loro credibilità internazionale.(…)
&lt;p&gt;

Da Napoli dunque dovrà uscire una carta da consegnare al Capo dello Stato e al governo nella quale evidenziare tutti gli atti eversivi e incostituzionali che hanno progressivamente reso impossibile il funzionamento dei governi locali e soprattutto l’erogazione di servizi sociali tesi al soddisfacimento dei diritti fondamentali. (…)

&lt;p&gt;
La Rete dei Comuni per i Beni Comuni è pronta costituire un modello alternativo di democrazia, oltre l’orizzonte attuale. Occorre però avere la forza, la compattezza , il coraggio di liberarsi o di resistere a tutte quelle leggi che danno al saccheggio il crisma della legalità. Occorre avere il coraggio, la forza, ma anche l’entusiasmo, di sperimentare pratiche alternative di democrazia, anche attraverso la ricerca di forme organizzative più adeguate allo stato di cose presenti.

&lt;p&gt;
Modelli di coordinamento e di pratica collettiva meno obsoleti rispetto a quelli che stanno facendo naufragio. Mai più forme di leaderismo, di personalismo di autoreferenzialità, ma azioni coordinate da una molteplicità di soggetti, al fine di mettere in connessione diversità culturali, etniche, linguistiche. Un laboratorio in grado di superare la separatezza, fondato sull’inclusione e sulla contaminazione dei diversi. Proviamoci! Insieme possiamo riuscirci.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;N.B.&lt;/b&gt; Qui pubblicata è una parte dell’intervento di apertura al Forum dei Comuni sui  Beni Comuni e sulla democrazia partecipata. Ricordiamo che il Forum si è tenuto presso il Comune di Napoli.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://comunicare56.wordpress.com/2012/02/22/la-rete-dei-comuni-per-i-beni-comuni-le-prime-azioni-concrete-da-compier/&quot;&gt;il Manifesto / comunicare56.wordpress.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo GENTILONI SILVERI: ''Bene il no della corte Ue ai filtri su internet''</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/11/24/paolo-gentiloni-silveri/bene-il-no-della-corte-ue-ai-filtri-su-internet/622044"></link>
  <updated>2011-11-24T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>622044</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
''La sentenza della Corte di Giustizia europea fa finalmente chiarezza su un tema delicato e controverso. Ora anche i giudici italiani sanno che non si possono imporre ai provider di internet filtri preventivi per scongiurare il download illegale dei propri utenti''.
&lt;p&gt;

''La decisione delimita così le responsabilità dei provider, in continuità coi principi della direttiva Ue sull'e-commerce, escludendo che possano trasformarsi in vigilantes del copyright e stabilendo che quella dei filtri è un'arma impropria da non utilizzare. Anche le norme e le sentenze italiane dovranno adeguarsi a questa importante decisione''.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/newscanale-TLC__GENTILONI%28PD%29__BENE_IL_NO_DELLA_CORTE_UE_A_FILTRI_SU_INTERNET-1070157-POL-1-ict.html&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Francesco BOCCIA: Costi della politica. Depositata proposta di legge Pd: Azzerare cda pubblici</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/22/francesco-boccia/costi-della-politica-depositata-proposta-di-legge-pd-azzerare-cda-pubblici/617603"></link>
  <updated>2011-10-22T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>617603</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Continua la campagna&lt;/i&gt; &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=15ZK66&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;É tempo di esempi&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;. &lt;i&gt;Dopo aver sostenuto le proposte di legge sull'abolizione dei vitalizi, sul limite dei 3 mandati parlamentari, dalla rete arriva un impulso ulteriore dal gruppo di Facebook: i deputati del Pd Francesco Boccia, Dario Ginefra e Fausto Recchia del Pd hanno depositato la proposta di legge che prevede l'azzeramento di tutti i cda di società detenute al 100% da enti locali, Regioni e Stato.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;

«Non ha alcun senso - dicono i primi firmatari della proposta di legge - mantenere pseudo equilibri in consiglio e sottoporre l'azienda a estenuanti mediazioni e inutili costi, se alla fine il socio è unico e soprattutto un ente. Le mediazioni le fa direttamente il sindaco, il presidente della Regione e il ministro dell'Economia, con la maggioranza che lo sostiene, ma la gestione dell'azienda va affidata a un amministratore unico che risponde all'azionista».
&lt;p&gt;

«Solo così - spiegano i tre deputati del Pd - sarà possibile tagliare in un colpo solo migliaia di inutili poltrone presenti in ogni città italiana e nelle centinaia aziende di Stato che ruotano intorno ai ministeri».
&lt;p&gt;

«Dalla rete, attraverso il gruppo 'È tempo di esempi' che intercetta ogni giorno sempre più persone, continueremo a raccogliere le proposte costruttive, utili e di buon senso, e a trasformarle in proposte di legge coerenti con la forte volontà di cambiamento del Pd che mai come in questo momento ha bisogno semplicemente di esempi».
&lt;p&gt;Francesco Boccia, Dario Ginefra e Fausto Recchia&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;deputati del Pd&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=15ZK66&quot;&gt;TM News | Il Messaggero&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: Il governo prenda spunto dall’Europa e dia sostegno allo sviluppo della banda larga</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/19/patrizia-toia/il-governo-prenda-spunto-dall%E2%80%99europa-e-dia-sostegno-allo-sviluppo-della-banda-larga/617511"></link>
  <updated>2011-10-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>617511</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“La Commissione Europea, attraverso il Connecting Europe Facility (Cef), ha proposto di stanziare 9,2 miliardi di euro per il periodo 2014-2020 per la banda larga, di cui 7 miliardi saranno destinati alle infrastrutture. Si tratta di un aiuto molto importante che l’Unione Europea vuole mettere a disposizione di soggetti pubblici e privati, in modo da consentire loro di potenziare gli investimenti nel settore, coprendo il più possibile i fattori di rischio e andando a coinvolgere anche quelle aree più complicate da raggiungere - che oggi restano ancora tagliate fuori dalle connessioni - perché fuori dai centri urbani o quelle scarsamente popolate”. 
&lt;p&gt;&lt;i&gt;È quanto afferma Patrizia Toia, eurodeputata del Partito Democratico e vicepresidente del gruppo S&amp;D.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;

“È curioso che mentre l’Unione Europea si preoccupa di come sostenere l’innovazione e la diffusione della banda larga (utilissima alle imprese per restare interconnesse con il mondo e facilitare le operazioni commerciali), la cui diffusione è considerata un volano per l’economia, il governo italiano abbia, invece, tagliato anche gli 800 milioni che erano previsti”.
&lt;p&gt;

“Questo governo non ha idea di come si possa incentivare lo sviluppo di cui le nostre imprese e il nostro Paese hanno bisogno. L’Italia è profondamente in ritardo sul piano delle innovazioni rispetto al resto dei Paesi avanzati del mondo e esistono addirittura zone prive di connessione. È assolutamente necessario che il governo ripensi la sua strategia in tema di crescita e metta in campo misure concrete atte a favorire lo sviluppo. Prenda spunto dall’Europa, la smetta di dirci che c’è tempo, perché la crisi è quanto mai urgente da affrontare e non rinunci a sostenere la diffusione della banda larga che è fondamentale per il futuro del nostro Paese”.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.it&quot;&gt;patriziatoia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Roberto CASSINELLI: “La norma ammazza-blog? Ecco come l’ho uccisa”  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/07/roberto-cassinelli/%E2%80%9Cla-norma-ammazza-blog-ecco-come-l%E2%80%99ho-uccisa%E2%80%9D-intervista/609815"></link>
  <updated>2011-10-07T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>609815</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Il racconto all’avvocato Daniele Minotti l’iter che ha portato alla modifica del comma 29 nel Ddl intercettazioni. Roberto Cassinelli del Popolo delle Libertà è l’onorevole che, insieme a Rao (Udc) e Zaccaria (Pd), ha presentato l’emendamento che, per ora, “salva” i blog dall’obbligo di rettifica. In questo colloquio con Giornalettismo racconta come sono andate le cose.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Anzitutto, quello che credo interessi ai più: si può confidare nell’approvazione del suo emendamento? In quali tempi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

L’emendamento in Commissione ha raccolto il sostegno di tutte le forze parlamentari, con l’esclusione dell’Italia dei valori. Pertanto, si può ragionevolmente pensare che in Assemblea non ci si discosti dal voto della Commissione. Quanto alla tempistica, credo che la prossima settimana potrebbe essere decisiva per il voto sul ddl intercettazioni.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Alcuni ritengono – &lt;a href=&quot;http://www.minotti.net/2011/09/26/zeusnews-tra-bavagli-censure-e-complottismi/&quot;&gt;ed io sono tra questi&lt;/a&gt; - che il testo originario, cioè quello facente riferimento generico ai “siti informatici”, non fosse applicabile, indistintamente, a tutte le realtà, ma soltanto alla “stampa” vera e propria, con tanto di registrazione, direttore, redazione, ecc. Ciò in considerazione della collocazione all’interno della l. 47/48 appunto sulla stampa. Cosa pensa di questa interpretazione?&lt;/b&gt;

&lt;p&gt;
Che può essere condivisa, ma non è l’unica: ciò significa che il dettato normativo del ddl, così com’è, lascia spazio a troppi dubbi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Perché, dunque, ha inteso presentare l’emendamento?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;Per evitare interpretazioni giurisprudenziali di senso opposto a quella poc’anzi illustrata. Già in passato abbiamo potuto appurare che i giudici, quando si tratta di tratta di internet, si consentono un ampio margine di manovra. È un rischio che il mio emendamento vuole scongiurare.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Sui media vi è molta confusione, anche relativamente al testo da Lei presentato, forse a causa di una Sua prima proposta formulata due anni fa e decisamente più gravosa rispetto a quella odierna. Può spiegarci gli effetti pratici della Sua nuova ipotesi di modifica?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;L’obbligo di rettifica on-line varrà solo ed esclusivamente per le testate giornalistiche registrate. Tutti gli altri siti internet non dovranno preoccuparsene.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;E’ noto a tutti i caso di Carlo Ruta, lo storico siciliano condannato, anche in appello, per stampa clandestina in relazione al suo blog. Vi è il pericolo che altri siti possano essere riconosciuti stampa, pur senza essere registrati, e sottoposti alla disciplina della rettifica con le conseguenze di legge?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;Tempo fa proposi di modificare la legge sulla stampa al fine di chiarire definitivamente che solo i siti delle testate giornalistiche, o i veri e propri quotidiani on-line, debbono essere considerati stampa e quindi registrati presso il Tribunale. La mia proposta di legge giace nel 2008 presso la Commissione cultura della Camera, senza che sia ancora stata esaminata. La sentenza del Tribunale di Modica, alla quale la domanda fa riferimento, dimostra che il problema esiste e va affrontato. C’è da dire pure, però, che il noto caso di Carlo Ruta è finora l’unico in un’Italia che conta un enorme numero di siti web gestiti amatorialmente.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.giornalettismo.com/archives/155701/la-norma-ammazza-blog-ecco-come-lho-uccisa/&quot;&gt;giornalettismo.com - Daniele Minotti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: L’Italia è in ritardo con lo sviluppo della banda larga: non si perda anche questa opportunità</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/04/patrizia-toia/l%E2%80%99italia-%C3%A8-in-ritardo-con-lo-sviluppo-della-banda-larga-non-si-perda-anche-questa-opportunit%C3%A0/609710"></link>
  <updated>2011-10-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>609710</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Di malavoglia e con dispiacere dobbiamo ancora una volta prendere atto che l’Italia è ferma. Mente l'Europa procede speditamente sul tema della banda larga e sulla sua diffusione, l’Italia è ancora al palo” - afferma &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;, deputata europea del Partito Democratico e vicepresidente del gruppo S&amp;D al Parlamento Europeo, ricordando che “L’Europa discute di &lt;i&gt;Digital Divide&lt;/i&gt; e, pur nella complessità delle posizioni attuali, si è posta l’ambizioso obiettivo della diffusione delle tecnologie e della banda larga, che può venire in aiuto ai cittadini nella risoluzione di tante problematiche quotidiane, tra cui la riduzione degli spostamenti in favore del telelavoro (che mira a comportare una riduzione delle emissioni e quindi va in aiuto alla lotta ai cambiamenti climatici, obiettivo della &lt;i&gt;Strategia Europa 2020&lt;/i&gt;) e il programma per la ‘salute digitale’ (ovvero tutte quelle procedure che possono essere risolte online). In Italia, purtroppo, lo sviluppo dell’economia digitale e delle infrastrutture che occorrono perché questo percorso si avvii, non risultano essere nell’agenda del governo”.
&lt;p&gt;

“È questo l’amaro quadro che emerge dalle ultime rilevazioni e ricerche. L’Italia è fortemente arretrata non solo nella diffusione della banda larga (strumento indispensabile per la connessione veloce alla rete), ma lo è anche per quanto riguarda la diffusione della rete in generale – ci sono ancora troppe zone con connessioni precarie e senza connessione, tra le quali anche alcune tra le aree economicamente più sviluppate, come la Lombardia – e questo, ovviamente, comporta un grave danno per le nostre aziende, che si trovano a competere partendo da uno stato di inferiorità rispetto a quelle delle altre regioni europee” – prosegue &lt;b&gt;Toia&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;
 
“Il governo italiano, che purtroppo è distratto dalle problematiche personali del premier, deve intervenire e rimettere mano all’agenda delle priorità, investendo per far crescere questo Paese, renderlo moderno e collegato con il resto del mondo e per cui lo sviluppo della banda larga è imprescindibile. Se si vuole far crescere il Paese, occorre infatti investire nella ricerca e nelle nuove tecnologie che consentano alle nostre imprese di essere al passo con i tempi, di comunicare in modo più rapido con il resto del mondo, così da poter reggere su un mercato fortemente competitivo come quello globalizzato.
&lt;p&gt;
Poiché adesso si parla di un decreto specifico per la crescita, sia questa l’occasione per compiere qualche scelta efficace in questo ambito”.&lt;br /&gt;
 
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.it&quot;&gt;patriziatoia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: L'Italia adegui la legislazione sulle telecomunicazioni all'Europa</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/21/patrizia-toia/litalia-adegui-la-legislazione-sulle-telecomunicazioni-alleuropa/590209"></link>
  <updated>2011-07-21T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>590209</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“L’Italia è in ritardo nell’applicazione della legislazione europea in materia di telecomunicazioni”, lo afferma &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;, deputata europea del Partito Democratico e Vicepresidente della Commissione Industria Ricerca ed Energia al Parlamento Europeo, ricordando che “La Commissione Europea, nel Natale 2009, ha presentato un pacchetto di leggi, che sono tra le priorità dell’Agenda Digitale Europea, in cui vengono precisati i diritti dei cittadini che utilizzano internet e telefono”.
&lt;p&gt;

“Si tratta di leggi che prevedono tutele importanti per i cittadini, come il diritto a mantenere lo stesso numero telefonico pur cambiando compagnia e avere garantito il passaggio di numero entro un giorno lavorativo e senza che il cellulare smetta di funzionare; oppure la chiusura del contratto da parte dell’utente e senza penali in caso che la compagnia telefonica cambi le condizioni; ma anche il diritto di contratti annuali che non si rinnovino in modo automatico; o ancora il mantenimento e, dove possibile l’aumento, della cabine telefoniche con i servizi disponibili annessi. Ma anche leggi che tutelino i minori e i disabili che utilizzano chat e social network; una segnaletica su telefoni e computer per indicare i requisiti più importanti; il numero unico di emergenza europeo e un numero europeo per segnalare la scomparsa dei minori”, spiega &lt;b&gt;Toia&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;

“Il termine entro cui gli Stati membri avrebbero dovuto attuare la legislazione europea era fissato per il 25 maggio 2011, pena una pesante sanzione economica. Ad oggi, venti Stati membri, tra cui l’Italia, non li hanno ancora applicati. Spiace vedere che il nostro Paese, anche questa volta sia in ritardo. L’Europa concede all’Italia due mesi di tempo per giustificare tali ritardi e rimettersi in pareggio, il governo non perda questa occasione e si muova per rimettersi in pari con l’Europa e garantire ai cittadini, oggi sempre più impegnati nell’utilizzo delle nuove tecnologie di telecomunicazione, i diritti che spettano loro; anche perché questi ritardi, oltre ad essere uno svantaggio per i cittadini, comportano anche un costo economico non indifferente per il nostro Paese, già in situazioni problematiche a causa della crisi economica”, conclude &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://patriziatoia.it&quot;&gt;patriziatoia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Luigi BERLINGUER: La cultura sul web un bene condiviso</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/07/luigi-berlinguer/la-cultura-sul-web-un-bene-condiviso/589846"></link>
  <updated>2011-07-07T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>589846</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il provvedimento dell’Agcom evidenzia rischi per la libertà della Rete e per diritti fondamentali. La governance di Internet è materia troppo delicata per essere regolata esclusivamente dalla delibera di un’Authority amministrativa. Per fortuna anche in Italia sembra (finalmente) essersi aperto un ampio dibattito pubblico sul futuro della Rete.
&lt;p&gt;
Tra le voci eminenti, quella di Stefano Rodotà, che ha ribadito la natura intrinsecamente nuova dei diritti digitali e la necessità di stabilire un quadro normativo che tenga conto dei mutamenti tecnologici e sociali in corso. 
&lt;p&gt;Insomma, &lt;b&gt;il futuro della rete va stabilito per legge, non è ammissibile una tale fuga dal Parlamento.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; In tutta l’Unione Europea, anche quando sono state introdotte normative restrittive e di penalizzazione per i singoli utenti della rete - come nel caso dell’Hadopi francese - è stato il legislatore ad assumere su di sé la responsabilità di definire la governance di Internet.
&lt;p&gt;
Il Parlamento Europeo, nei prossimi mesi, sarà chiamato a pronunciarsi su misure europee comuni per la tutela e la promozione del diritto d’autore. Si tratterà di misure decisive, che avranno un impatto ancora più rilevante e pervasivo delle misure oggi in discussione presso l’Agcom.
&lt;p&gt;
Le frontiere della moderna società della conoscenza sono mutate profondamente nell’ultimo decennio, in conseguenza del grande sviluppo tecnologico e dell’emergere di modelli commerciali e culturali inimmaginabili fino a pochi anni fa. La campagna in corso contro il provvedimento Agcom non contiene alcuna indebita giustificazione nei confronti di chi trasmette e scarica illegalmente i contenuti digitali. La tutela e la valorizzazione del lavoro intellettuale, anzi, deve rimanere un pilastro per una moderna forza politica progressista.
&lt;p&gt;
Certamente, però, le manifestazioni di questi giorni hanno aperto il dibattito su come trattare finalmente in modo serio nel nostro Paese la questione della realizzazione di una agenda digitale. In Italia, finora, si è discusso di riforma della rete ancora con una metrica televisiva (lo dimostra il riferimento al decreto Romani come base della decisione Agcom), senza comprendere linguaggi ed esigenze di riforma che l’economia digitale comporta.
&lt;p&gt;
Nel nostro Paese spicca il ritardo nell’introduzione della banda larga e l’assenza di offerte legali adeguate che permettano nuove forme remunerative oltre il modello del supporto fisico delle opere intellettuali.
&lt;p&gt;
Come se negli ultimi anni non fossero invece cambiate in modo radicale le possibilità stesse di fruizione delle opere culturali; come se non fosse mutato, profondamente, il rapporto tra artista, produttore e utente. Se davvero vogliamo investire e scommettere nella società della conoscenza, come l’Europa afferma da anni, occorre procedere ad alcune importanti riforme, concettuali prima ancora che politiche: la tutela del lavoro intellettuale è tra queste.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il copyright non deve rimanere chiuso nella sua cittadella fortificata.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
Può avvenire tutto ciò disinnescando la contrapposizione frontale (e aprioristica) tra futuro della rete e diritto d’autore. 
&lt;p&gt;Perché, chiedo, non ripartire da proposte concrete di riforma? Ad esempio dalla validità, anche economica, di alcuni nuovi modelli economici e giuridici: dal fair use, ai creative commons, alle licenze collettive estese. 
&lt;p&gt;Dietro alla richiesta di nuovo copyright, in fondo, c’è la domanda di un più largo accesso alla cultura e alla conoscenza, e sarà probabilmente questo, nei prossimi decenni, il fronte su cui si dispiegheranno molte battaglie sociali e politiche. Le soluzioni vanno ricercate nelle nuove politiche dell’accesso che sappiano definire la conoscenza come bene comune. E, come tale, da promuovere e tutelare in tutte le sue forme.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=11U5RL&quot;&gt;Il Riformista&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giuseppe GIULIETTI: “In piazza contro tutti i bavagli. Se non ora, quando?”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/06/giuseppe-giulietti/%E2%80%9Cin-piazza-contro-tutti-i-bavagli-se-non-ora-quando%E2%80%9D/589844"></link>
  <updated>2011-07-06T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>589844</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Alla Rai è davvero cambiato tutto, prima quelli sgraditi a Berlusconi venivano cacciati a colpi di pubblici editti, ora vengono accompagnati alla porta ed invitati ad andarsene. Non c’è bisogno di leggere le intercettazioni per capire che, sia pure con modi e toni diversi, è in piena attuazione il piano per dissolvere la Rai e stroncare qualsiasi anomalia editoriale, a partire da Raitre. Basta leggere la &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/spettacoli/11_luglio_05/dandini-nessuno-sa-dirmi-se-ce-la-faro-serena-dandini_a13b2cfa-a6cd-11e0-bbaa-d83a3b6f7958.shtml&quot;&gt;&lt;b&gt;lettera di Serena Dandini, pubblicata dal Corriere della Sera&lt;/b&gt;,&lt;/a&gt; per rendersi conto di quanto sta accadendo.
&lt;p&gt;

Dopo la sostanziale espulsione di Santoro e di Saviano, la scena si sta ora ripetendo con &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/11_giugno_21/conti-rai-conferma-i-programmi_d0fd29c2-9bc7-11e0-b47c-4c6664789138.shtml&quot;&gt;&lt;b&gt;Milena Gabanelli&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; e Serena Dandini, considerate persone non gradite, forse anche loro saranno nel lunghissimo elenco di quelle e quelli “che mi hanno fatto perdere le elezioni e i referendum”.
&lt;p&gt;
Nel frattempo Berlusconi e famiglia ringraziano due volte. La prima perchè la Rai esegue i comandi, la seconda perchè la medesima Rai si sta suicidando industrialmente allontanando da sé non solo alcuni tra i migliori talenti professionali, ma anche il pubblico che li seguiva e li seguirà.

&lt;p&gt;
Dal momento che l’obiettivo palese di questo assalto è quello di imbavagliare la pubblica opinione e di dissolvere quello che ancora resta della Rai chiederemo a tutte le associazioni del settore, a tutti i sindacati, a tutte le forze politiche di promuovere insieme una gigantesca class action, di raccogliere milioni di firme, e di presentarle nel corso di una grande manifestazione nazionale contro ogni forma di bavaglio: dalle intercettazioni alla rete, dalle censure al conflitto di interessi impugnato come una clava per abbattere avversari e competitori politici ed industriali.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;“Se non ora quando?”&lt;/b&gt;. Con queste parole un coraggioso gruppo di donne, innamorate della Costituzione, convocarono a Roma una straordinaria manifestazione, una di quelle che hanno segnato il risveglio nazionale, la fine di un lungo periodo segnato dalla acquiescenza, dal torpore, talvolta anche dalle complicità.
&lt;p&gt;
Mai come in queste ore sarà il caso di ripetere “Se non ora quando?” e di presidiare con inaudita passione civile l’articolo 21 della Costituzione dalle ultime raffiche di un regime morente, ma non per questo meno pericoloso, anzi.
&lt;p&gt;
Questo è il momento per mettere insieme partiti, movimenti, associazioni, sindacati, per concordare una azione quotidiana, pressante, incisiva, che non conosca pause, sino alla vittoria finale.
&lt;p&gt;

Chiunque abbia idee e proposte le tiri fuori: class action contro la Rai, esposti alla Corte dei conti, ricorso al tribunale ordinario, iniziative davanti alle sedi delle silenti autorità di garanzia, manifestazioni davanti alla sede del parlamento europeo, della corte internazionale dei diritti, delle istituzioni e delle assemblee elettive, a cominciare dalla Camera e dal Senato, utilizzo delle rete per far impazzire il censore, iniziative in tutte le piazze italiane dedicate alla libertà di informazione, sino ad arrivare ad un grande manifestazione nazionale, da indire quando riporteranno in aula la legge madre di ogni bavaglio: quella sulle intercettazioni.
&lt;p&gt;

Di fronte a quello che sta accadendo ci auguriamo davvero che ciascuno rimetta in un cassetto lo spirito di parte, di partito, di associazione, di organizzazione, per mettersi a disposizione di una grande battaglia per la legalità repubblicana e per la dignità costituzionale. Teniamoci pronti perchè questa “banda degli onesti” non esiterà neanche nel mese di agosto per mettere a segno l’ultimo sfregio. Se sarà il caso dovremo essere pronti a rispondere sempre e comunque, anche nella giornata di ferragosto!&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/07/06/giuseppe-giulietti-in-piazza-contro-tutti-i-bavagli-se-non-ora-quando/&quot;&gt;MicroMega&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco PERDUCA: &quot;Moratoria subito del provvedimento sul diritto d'autore fino a riforma parlamentare&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/01/marco-perduca/moratoria-subito-del-provvedimento-sul-diritto-dautore-fino-a-riforma-parlamentare/589624"></link>
  <updated>2011-07-01T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>589624</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
 &quot;Iniziare una consultazione sul provvedimento relativo al diritto d'autore il 6 Luglio avrà l'unico effetto di consentirne l'approvazione nei mesi estivi, rendendo impossibile una reazione delle istituzioni e una mobilitazione della società civile.
&lt;p&gt; Ormai l'unica decisione democratica che può assumere l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è quella di mettere in moratoria il testo fino ad una riforma parlamentare. Tantopiù che tale richiesta non viene più solo dalla società  civile&quot; scrivono il segretario dell'Associazione &lt;b&gt;Agorà Digitale Luca Nicotra&lt;/b&gt; e 
&lt;b&gt;Marco Perduca&lt;/b&gt;, Senatore Radicali/Pd.
&lt;p&gt;&quot;L'intero arco dei partiti, membri del Governo e il Presidente  della Camera sono intervenuti per chiedere un passo indietro ad Agcom. Perciò, mentre in queste ore si organizzano raccolte firme da parte di  parlamentari e oltre 100.000 mail sono giunte al presidente  dell'Autorità e agli altri Commissari, Agcom e Calabrò si devono fermare&quot; prosegue la nota.
&lt;p&gt; &quot;Indipendenza non vuol dire autarchia. Anzi, proprio l'assenza di  strumenti vincolanti da parte del Gove rno e del Parlamento nei confronti  dell'Autorità, obbligano quest'ultima a dare la massima importanza al  dialogo con le istituzioni, richiesto invano da giorni. A nulla servono le rassicurazioni di Calabrò. In democrazia il &quot;fidatevi&quot; non è accettabile. Ormai non è più una questione di apertura di una nuova consultazione, o di alcuni dettagli del testo che verrà approvato il 6 luglio. Agcom deve porre in moratoria la regolamentazione o metterà a  rischio non solo la libertà di espressione, informazione e accesso alla  conoscenza, ma lo stesso funzionamento democratico delle istituzioni&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&amp;ID_articolo=1221&amp;ID_sezione=&amp;sezione=&quot;&gt;La Stampa.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Luigi BERLINGUER: «Il vecchio modello del diritto d’autore è stato superato dal web»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/01/luigi-berlinguer/%C2%ABil-vecchio-modello-del-diritto-d%E2%80%99autore-%C3%A8-stato-superato-dal-web%C2%BB/589622"></link>
  <updated>2011-07-01T00:00:00Z</updated>
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  <id>589622</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Finchè si affrontano questi problemi nella contrapposizione tra chi reclama legittimamente il rispetto del proprio lavoro e chi reclama un largo accesso alla rete, non si risolve nulla. Di fatto, ci sono due beni in conflitto. Ma dobbiamo trovare una soluzione: il punto d’accordo è rappresentato dal fatto che l’accesso alla rete il più ampio possibile è nell’interesse di entrambi, di chi vuole sapere e di chi vuole consumare». 
&lt;p&gt;Eppure gli scenari, rispetto al passato, sono notevolmente cambiati. E il vecchio diritto d’autore non appare più in grado di dare risposte certe. 
&lt;p&gt;«Il vecchio modello del diritto d’autore, fondato sulla produzione prevalentemente cartacea - ha detto Berlinguer - è stato superato dal web». &lt;br /&gt;
In questo contesto, la sfida di fronte alla quale si trovano i giuristi e gli uomini d’ingegno per Berlinguer «è quella di abbassare i prezzi e introdurre in questo modo la legalità con una ragionevolezza che la rende praticabile. Bisogna superare le barriere nazionali che ostacolano la circolazione dei beni». Per l’europarlamentare del Pd la soluzione è «allargare legalmente le eccezioni ad una visione stretta del diritto d’autore e trovare una forma di pagamento che sia sostenibile».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&amp;ID_articolo=1221&amp;ID_sezione=&amp;sezione=&quot;&gt;La Stampa.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio PALMIERI: «La bufala del popolo della Rete»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/25/antonio-palmieri/%C2%ABla-bufala-del-popolo-della-rete%C2%BB-intervista/586629"></link>
  <updated>2011-06-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>586629</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Per i partiti eletti è necessario un grande impegno per predidiare tutte le grandi opportunità offerte dal web. In Italia è difficile che internet riesca a spostare grandi masse di elettori da uno schieramento all`altro»
&lt;p&gt;Internet, Facebook, Twitter e i blog hanno cambiato l`approccio di fare politica a destra quanto a sinistra.
Antonio Palmieri, responsabile comunicazione Internet del Pdl, è un pioniere della rete: «Quel che conta è &quot;esserci&quot;, come persona e come politico.
&quot;Abitare&quot; la rete è una grande opportunità per tutti».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Ma qual è il rapporto tra politica e web?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; La rete rappresenta sempre di più uno strumento indispensabile che si è consolidato nel tempo in due direzioni.
Per i partiti politici il web è uno strumento di ascolto dell`opinione pubblica e dei propri sostenitori. Per i singoli eletti è un impegnativo, ma utilissimo, strumento di dialogo con i cittadini per informarli sul loro operato.
Inoltre, gli eletti ascoltano e rispondono alle critiche che vengono portate dai cittadini. In ogni caso internet è un bambino che ha &quot;sempre fame&quot; e non si accontenta della solita pappetta. È necessario un grande impegno per presidiare tutte le opportunità che il web offre.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Spesso molte notizie diffuse sui social network, come dimostrano alcuni casi in cui sono stati coinvolti esponenti politici, poi si rivelano false...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
La moneta buona schiaccia quella cattiva. In primo luogo ci si difende con l`essere presente sul web, popolando la rete di contenuti esatti espressi con linguaggi semplici e chiari che rimandino a fonti certe chi desidera approfondire l`argomento.
L`altro modo è quello di contestare direttamente chi diffonde false notizie nei siti o nelle pagine dei social media.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quale è stato il ruolo reale dei social network sull`esito dei referendum?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; La realtà viene sempre prima della comunicazione. Nel referendum sul nucleare il risultato era già segnato dopo la catastrofe in Giappone e dopo che la Cassazione aveva ritenuto insufficiente la moratoria del governo.
L`onda emotiva scatenata avrebbe fatto vincere i sì anche senza la mobilitazione che c`è stata in internet.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma, secondo lei, il web è capace di spostare l`elettorato da una parte all`altra e quindi di condizionare l`esito del voto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; In Italia è difficile che il web riesca a spostare grandi masse di elettori da uno schieramento all`altro. Gli elettori delusi si rifugiano nell`astensionismo o nel non voto. In questo senso internet è importante per mantenere i rapporti coi propri elettori informandoli direttamente e continuamente.
E ascoltando e rispondendo alle obiezioni e perplessità poste dai cittadini.
Le elezioni ormai vengono in parte decise anche dagli eventi accidentali degli ultimi giorni prima del voto e, quindi, la rete con la sua immediatezza e capacità di diffusione può avere un ruolo importante nell`enfatizzare situazioni negative che possano accadere a ridosso delle elezioni.
Come, per esempio, è avvenuto nel famoso confronto Moratti-Pisapia su Sky.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E come si posizionano Pdl e Pd ordine?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Tutti e due gli schieramenti usano internet con approcci in parte simili. Rispetto alla sinistra, oltre al sito istituzionale del partito www.Pdl.it, abbia- moda tanti anni, una pluralità di presenze online. Per esempio c`è governoberlusconi.it dedicato alle realizzazioni del governo. C`è Forza Silvio.it, il network di Berlusconi con 243mi1a presenze registrate. Cerchiamo sempre d`inventarci, specie in campagna elettorale, iniziative online &quot;forti&quot;.
Noi siamo un po` &quot;corsari&quot;...
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;In che senso?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Da quando nel 2001 ci inventammo il concorso sui manifesti taroccati cerchiamo costantemente di trovare nuove iniziative online che siano originali e accattivanti.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Per esempio...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Abbiamo lanciato la campagna sui gadget antiProdi nel 2006, in occasione della manifestazione del 2 dicembre.
Lo spazio &quot;Sinistra tolleranza&quot;, nel forum del sito nazionale del Pdl, mostra il &quot;meglio&quot; degli insulti che quotidianamente ci vengono rivolti e che più volte è stato criticato dagli organi di stampa. Oppure, l`iniziativa &quot;Silvio risponde&quot; ha portato l`anno scorso il premier a rispondere online in audio ai sostenitori di ForzaSílvio.it. E, infine, il libro L`amore vince sempre sull`invidia e sull`odio raccoglie una selezione dei cinquantamila messaggi di solidarietà a Berlusconi che gli sono stati inviati in trentasei ore dopo l`aggressione a Milano, del 13 dicembre 2009. Esempi che hanno avuto risonanza anche all`esterno.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;C`è un pubblico che segue solo la politica in internet?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Certamente, si tratta di appassionati.
Ovviamente il picco d`interesse c`è durante le campagne elettorali. In quei periodi milioni di cittadini cercano informazioni in internet e, quindi, bisogna essere pronti a dare notizie  giuste.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ha in mente qualche campagna?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Il Pdl dovrà continuare ad approfondire l`uso del mezzo che in questi ultimi anni ha moltiplicato i luoghi e le possibilità di comunicazione sia come capacità di distribuire informazioni corrette, sia soprattutto come capacità di ascoltare il cittadino e i nostri elettori e dare loro risposte più precise in tempo reale. È un grande lavoro continuativo che va svolto sempre in modo vario e diverso.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma esiste il &quot;popolo della rete&quot;?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; È un`invenzione della sinistra. E glielo spiego subito: ogni mese sono online venticinque milioni di italiani, ciò vuol dire che esiste un &quot;popolo in rete&quot; e con queste persone bisogna saper dialogare ogni giorno e non soltanto durante le campagne elettorali.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=11HU54&quot;&gt;Il Secolo d'Italia - Désirée Ragazzi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio Clelio STRACQUADANIO: Stracquadanio: &quot;Bisogna punire gli statali che vanno sul web&quot; </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/16/giorgio-clelio-stracquadanio/stracquadanio-bisogna-punire-gli-statali-che-vanno-sul-web/584539"></link>
  <updated>2011-06-16T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>584539</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Bisogna punire i dipendenti pubblici che usano internet per motivi privati durante l'orario di lavoro&quot; ha detto.  &quot;Ci sono migliaia e migliaia di persone, prevalentemente nel pubblico, che trascorrono la mattina a postare i video di Repubblica.it, che oramai oggi detta l'agenda anche agli altri media - aggiunge. Bene, io penso che vadano presi provvedimenti di diversa natura: multe, sospensioni&quot;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/politica/2011/06/15/news/stracquadanio-17759777/?ref=HRER1-1&quot;&gt;www.repubblica.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Angelo BONELLI: «Abbiamo conquistato un pezzo di destra»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/14/angelo-bonelli/%C2%ABabbiamo-conquistato-un-pezzo-di-destra%C2%BB-intervista/584351"></link>
  <updated>2011-06-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>584351</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lazio (Lista di elezione: Verdi) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;«La società è molto più avanti della politica».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Onorevole Bonelli, avete vinto.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Straordinaria giornata, rimarrà nella storia del nostro Paese.  La portata di questa vittoria va oltre ogni aspettativa ed è frutto di una battaglia incredibile combattuta contro una strategia pianificata di disinformazione».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quando ha capito che ce la potevate fare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Nelle ultime due settimane, da quando distribuivo volantini sul metro. Si avvicinava un sacco di gente per informarsi. E ce ne erano tanti che mi dicevano che avevano votato centrodestra, ma adesso mi sono scocciato, voglio andare a votare. &lt;br /&gt;
Questo è un voto molto trasversale ed è un patrimonio per il Paese e tutta la politica».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma siete convinti veramente che la vittoria dei sì segni una cesura politica?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

 «È il segnale dello sgretolamento del modello del berlusconismo che aveva distrutto certi valori. Inoltre questo voto avrà un grande valore anche il altri paesi europei. Soprattutto sul nucleare. Ho appena finito di parlare con i verdi francesi e questo voto italiano contribuirà alle loro lotte».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Vi sentiti i soli vincitori?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il centrosinistra ha avuto un ruolo importante. Ma hanno vinto i movimenti, i referendari, il popolo dei network sociali. La politica deve capire che si deve avere più coraggio, basta con le alchimie politiche. La società è molto più avanti della politica. Si deve capire che se si ha il coraggio di proporre programmi e contenuti importati nessun obiettivo è impossibile. Se pensiamo che dicevano che il quorum era impossibile...».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Adesso si dovrà fare un piano energetico nazionale...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Noi siamo pensiamo al risparmio e all'efficienza energetica e alle fonti rinnovabili. Poi ci vuole una politica industriale che vada verso la terza rivoluzione industriale».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=115WG6&quot;&gt;La Repubblica&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giuliano Pisapia: «Berlusconi si sconfigge con la buona politica non con i pm»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/05/31/giuliano-pisapia/%C2%ABberlusconi-si-sconfigge-con-la-buona-politica-non-con-i-pm%C2%BB-intervista/574919"></link>
  <updated>2011-05-31T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>574919</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Milano (MI) (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere  Consiglio Comunale Milano (MI) (Lista di elezione: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere  Consiglio Comunale Milano (MI)&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Tutta colpa di Pisapia se il centro città, a metà pomeriggio, si paralizza. Corteo di moto e bici, di bandiere arancioni, di gente a piedi che marcia lesta e felice verso piazza Duomo. Strade bloccate, ingorghi, clacson. «Tutta colpa di Pisapia», proprio come la pagina di Facebook inventata da chissà chi per rispondere con ironia ai veleni distillati dal centrodestra contro il nuovo sindaco di Milano durante la campagna elettorale.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sindaco Pisapia, cominciamo dall’ironia. E’ stata la vostra arma vincente?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ci hanno deriso, ci hanno irriso e ci hanno insultato. E noi abbiamo risposto con l’ironia e il sorriso. Soprattutto i nostri sostenitori. Non so se sia stata l’arma vincente, ma di sicuro è una cosa nuova e inedita della politica».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E’ stata una strategia pianificata, quella dell’ironia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E’ nata spontaneamente dai tantissimi giovani che hanno partecipato alla campagna elettorale. Quando hanno visto che lo strumento usato dal centrodestra nei miei confronti era quello dell’insulto, attraverso la rete hanno trasformato quegli insulti in sberleffi ironici».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Anche la mobilitazione dei giovani, effettivamente, è una cosa che non si vedeva da molto tempo. Solo merito suo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Senza i ragazzi e i giovani non ci sarebbe stata questa campagna elettorale, anche perché se ho deciso di candidarmi è stato soprattutto per loro. Francesco, il figlio di mia moglie Cinzia, è stato il motore di questo coinvolgimento. Tutto è partito da lui e dal gruppo dei suoi amici della Facoltà di Scienze Politiche. In poche settimane la cosa si è allargata a centinaia di coetanei che poi sono diventati migliaia».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ironia, giovani. E poi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Poi abbiamo fatto quello che si dice sempre di fare, ma non si fa mai. Abbiamo lavorato sul territorio, sono andato nei quartieri, ho ascoltato, ho cercato di capire, ho parlato con le persone, ho preso atto dei loro problemi. Ho evitato lo contro e ho cercato il confronto».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quali scontri ha evitato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Alcuni mi suggerivano di rispondere colpo su colpo alle accuse degli altri. Non ci voleva molto a farlo, ma non era quello che volevo. Ho preferito ascoltare e affrontare i problemi».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quando ha capito che la vittoria era possibile?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Poco per volta, andando in giro per la città e cominciando quello che nessuno si aspettava di vedere: entusiasmo, passione, gioia di esserci e di partecipare. Credo che questo sia il grande cambiamento che è stato attuato».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma un momento particolare non c’è stato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Dieci giorni prima delle elezioni davanti alla Stazione Centrale c’erano decine di migliaia di ragazzi per ascoltare musica ma anche per sentir parlare di politica. Mai visto prima, e credo che questo possa essere un esempio per tutta Italia».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Vuol dire che la sua vittoria avrà effetti immediati sulla politica nazionale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non penso che ci sarà un risultato immediato perché ci sono quelli che non se ne vogliono andare. Le conseguenze immediate ci sono già con questa nuova modalità di fare politica»

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Non ha mai voluto parlare di Berlusconi, perché?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Erano elezioni per il Comune di Milano, di quello volevo parlare: dei problemi della città, di come risolverli».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Però sapeva che una sua vittoria avrebbe inevitabilmente messo in crisi il governo, e il premier.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Io ho sempre sostenuto che Berlusconi si combatte con la buona politica, e non ci si può aspettare che il lavoro lo facciano i processi. Ecco, abbiamo dimostrato che è possibile, ed è la strada giusta».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Chi esce sconfitto: il premier o la Moratti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il voto è stato un voto contro la Moratti che non poteva essere rieletta visto come ha governato la città in questi cinque anni. Berlusconi ci si è messo in prima persona proprio per cercare di superare la debolezza della Moratti e ha trasformato il voto in un referendum su di lui. Doppia sconfitta».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;C’è chi dice che lei è il nuovo antiberlusconi. E’ d’accordo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non mi interessa questo. So che siamo diversi. Io mi sono sempre occupato in politica del bene di tutti, lui principalmente del bene suo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Adesso viene il difficile.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«In che senso, scusi?».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Dovrà fare i conti con i partiti che l’hanno sostenuta, c’è la giunta da fare, molti appetiti da soddisfare.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Credo di aver sempre dimostrato la mia autonomia e il mio senso di indipendenza, sarà così anche nel momento di fare la Giunta. Ho il massimo rispetto per i partiti, sia chiaro, e sono il fondamento della nostra democrazia, così come le associazioni, i movimenti civili. Però sceglierò sulla base di criteri base: competenza e onestà».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non sarà facile.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«In due settimane faremo la giunta, penso che sia un tempo ragionevole anche perché fino a questo momento non ci ho ancora pensato. Cominceremo da domani».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il vice-sindaco sarà una donna?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E’ molto probabile anche se, ripeto, cominceremo a pensarci da domani».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lo slogan dei suoi sostenitori, anche durante la festa di piazza Duomo, le chiede di «liberare Milano».&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E’ uno slogan vecchio, fortunatamente. Milano adesso è stata liberata. Ora abbiamo il compito di ricostruirla, renderla una città vivibile, allegra, gentile e affettuosa, e solidale. Se io ho tutto e tu non hai niente non possiamo essere felici né io né te. E noi vogliamo essere felici».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;De Magistris, a Napoli, ha avuto percentuali più alte di lei.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Mi fa piacere la vittoria di De Magistris. Mio padre era di Napoli, mia made di Milano. C’è come un filo familiare che lega le due città».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Qual è la prima cosa che ha fatto quando è stato certo della vittoria?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Una delle prime cose che ho fatto è stata quella di chiamare il presidente Napolitano. L’ho ringraziato per il suo rigore morale e per la sua saggezza: è stato ed è un grande esempio per me».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=10RAYY&quot;&gt;Il Messaggero - Renato Pezzini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario ROMANO: Wi-fi pubblico. Interrogazione al Sindaco in Consiglio</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/04/01/dario-romano/wi-fi-pubblico-interrogazione-al-sindaco-in-consiglio/566984"></link>
  <updated>2011-04-01T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>566984</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Senigallia (AN) (Lista di elezione: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Nel corso del Consiglio Comunale di mercoledì, il consigliere comunale della lista civica di centro sinistra 'Vivi Senigallia' Dario Romano ha presentato al Sindaco Maurizio Mangialardi un'interrogazione scritta a risposta orale in merito alla questione del wi-fi in centro a Senigallia.

&lt;p&gt;
Il Consigliere Romano, premettendo &quot;Internet dovrebbe essere riconosciuto come un diritto universale, del quale ogni cittadino dovrebbe potere godere gratuitamente e -continua nella sua interrogazione il consigliere- che il Comune di Senigallia è stato tra i primi comuni italiani a dotarsi di una rete wi-fi pubblica a disposizione di tutti i cittadini e turisti che ne facciano richiesta&quot;, chiede al primo cittadino &quot;a che punto è lo stato dell’arte per quanto riguarda il wi-fi pubblico e quali interventi sono stati fatti e sono previsti nel prossimo futuro&quot;.

&lt;p&gt;
Un'interrogazione mirata del Consigliere Dario Romano che, ritenendo che &quot;il centro storico della città dovrebbe essere considerato il fiore all’occhiello di Senigallia che l'estensione della rete wi-fi cittadina lungo tutto Corso 2 Giugno sarebbe un ulteriore valore aggiunto per il nostro centro storico&quot;, interoga il Sindaco su un'eventuale ipotesi dell’Amministrazione ad &quot;ampliare ulteriormente la rete wi-fi cittadina, comprendendo tutto il tragitto di Corso 2&quot;.

&lt;p&gt;
A tal proposito quindi, il Sindaco Mangialardi ha fornito risposta nel corso del Consiglio Comunale, dichiarando: “nella progettualità, compatibilmente alle disponibilità finanziarie, rientra l’allargamento del wi-fi pubblico a Corso 2 Giugno, Piazza Saffi e i nuovi Giardini Catalani” perchè il wi-fi pubblico è un “segnale di partecipazione e democrazia, che va esteso anche sul piano territoriale”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.viveresenigallia.it/index.php?page=articolo&amp;articolo_id=288622&quot;&gt;Vivere Senigallia&lt;/a&gt;</summary>
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