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  <title>Openpolis - Argomento: Statuti Speciali per Provincie e Regioni</title>
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  <updated>2012-02-14T00:00:00Z</updated>
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  <title>GIUSEPPE BORTOLUSSI: Allarme Irap: le imprese rischiano una stangata da 3,5 miliardi</title>
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  <updated>2012-02-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625474</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Gruppo: Altro) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Lo sblocco delle addizionali locali previsto dal decreto sulle semplificazioni rischia di tramutarsi in una vera e propria stangata per le imprese del Centro-Nord.
&lt;p&gt;

“Lo sblocco dei tributi locali e regionali previsto per l’anno di imposta 2012 dal recente decreto sulle semplificazioni fiscali rischia di tramutarsi in una vera e propria stangata per le imprese del Centro-Nord”.
&lt;p&gt;

Dopo aver letto la Relazione illustrativa che accompagna il decreto sulle semplificazioni fiscali, l’Ufficio studi della  CGIA di Mestre  ha fatto un po’ di calcoli ed è giunto a queste conclusioni:
&lt;p&gt; “Se le Regioni, ormai sempre più a corto di risorse finanziarie, decideranno di aumentare l’aliquota Irap di un punto, portandola al limite massimo del 4,82% – prosegue Bortolussi – l’aggravio fiscale sulle imprese sarà di 3,5 miliardi di euro”.
&lt;p&gt;

 

Tra le 19 Regioni e le due Provincie autonome di Trento e Bolzano non tutte potranno eventualmente mettere mano agli aumenti.  Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia  non possono farlo, visto che già da tempo hanno dovuto portare l’aliquota al livello massimo per “comprimere” il disavanzo sanitario maturato in passato. Molise, Campania e Calabria sono andate addirittura oltre: non essendo state in grado di rispettare il piano di rientro imposto dal tavolo di monitoraggio guidato dal ministero dell’Economia e da quello della Sanità, sono state costrette ad applicare un aliquota aggiuntiva dello 0,15%. Pertanto, i probabili aumenti interesseranno solo le imprese ubicate nelle Regioni del Centro-Nord.

&lt;p&gt;
 &lt;b&gt;Purtroppo, le brutte notizie non finiscono qui.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; “Lo sblocco delle tasse locali non riguarderà solo l’Irap – conclude Bortolussi – ma,  anche il bollo auto, l’addizionale regionale sul gas metano e l’imposta regionale sostitutiva, i tributi ambientali provinciali, l’imposta di pubblicità, l’imposta sull’occupazione degli spazi pubblici ed altri tributi minori. Vista la difficoltà che stanno vivendo le Regioni e gli Enti locali non è da escludere che per i cittadini e le imprese il peso delle tasse locali sia destinato ad aumentare a dismisura. Speriamo che Sindaci e Governatori non approfittino di questo sblocco per fare cassa, altrimenti gli effetti della crisi sono destinati ad aumentare”.



&lt;br /&gt;




 



 


 


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.cgiamestre.com/2012/03/allarme-irap-le-imprese-rischiano-una-stangata-da-35-miliardi/&quot;&gt;CGIA Mestre&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCO MANZATO: Province di Sicilia...</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/17/franco-manzato/province-di-sicilia/590978"></link>
  <updated>2011-08-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590978</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Regione Veneto (Partito: Lega) - Consigliere Regione Veneto (Lista di elezione: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Padania? Se intanto la Sicilia diventasse indipendente subito, ci costerebbe meno”.La frase fuori ordinanza è dell’assessore della Regione del Veneto Franco Manzato, “incazzatissimo”, come dice lui stesso, dopo aver letto sul quotidiano “Il Tempo” che il parlamento regionale siciliano sta esaminando un disegno di legge per istituire la decima Provincia dell’isola. E questo nonostante la manovra del governo che punta ad accorpare i territori per diminuire il numero di questi enti locali intermedi. Ma dall’assemblea regionale siciliana viene fatto notare che il disegno di legge è di iniziativa popolare supportato da 18 mila firme, è stato presentato un anno fa ma mai calendarizzato per l’esame in aula. Anzi, la direzione intrapresa dalla Regione é proprio quella contraria di dare vita a macrocomuni per ridurre il peso delle province.
&lt;p&gt;
“Io sono da sempre schierato per le autonomie perché sono la fonte dei servizi al territorio e ai cittadini a fronte di uno Stato sprecone. Ma qui andiamo oltre il cattivo gusto: parliamo di una ipotetica nuova provincia, la decima, quella di Gela, in una Regione che contribuisce alla spesa pubblica nazionale con lo 0% degli introiti fiscali del suo territorio, dove lo Stato in compenso paga in aggiunta tutte le sue strutture, i suoi apparati e le sue aziende. In un momento in cui ai cittadini si chiede di tirare la cinghia di tre o quattro buchi, mi pare che qualcuno voglia prendere in giro tutti slacciandosi i pantaloni. Con quello che il Veneto lascia nelle mani dello Stato, e che finisce al sud e a coprire i relativi buchi, una nuova provincia ce la potremmo pagare restando ancora a credito di alcuni miliardi l’anno rispetto a quello che lo Stato prende qui e non restituisce al nostro territorio”.
&lt;p&gt;
“Provocazione per provocazione – ha concluso Manzato - se facciamo quattro conti ci conviene una Sicilia indipendente. Oppure si dia anche al Veneto lo stesso grado di autonomia finanziaria, legislativa e costituzionale della Sicilia: sapremmo certo utilizzare meglio questi privilegi”.
 &lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;



http://www.livesicilia.it/2011/08/17/la-politica-tra-costi-e-polemiche-veneto-vs-sicilia/
&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.livesicilia.it/2011/08/17/la-politica-tra-costi-e-polemiche-veneto-vs-sicilia/&quot;&gt;www.livesicilia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCO MANZATO: Gela diventa provincia? Allora la Sicilia diventi indipendente</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/17/franco-manzato/gela-diventa-provincia-allora-la-sicilia-diventi-indipendente/590976"></link>
  <updated>2011-08-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590976</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Regione Veneto (Partito: Lega) - Consigliere Regione Veneto (Lista di elezione: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
''Padania? Se intanto la Sicilia diventasse indipendente subito, ci costerebbe meno''. 
&lt;p&gt;La frase è dell'assessore della Regione del Veneto Franco Manzato, dopo aver letto sul quotidiano ''Il Tempo'' che ''il parlamento regionale siciliano sta esaminando un disegno di legge per istituire la decima Provincia dell'isola. &lt;br /&gt;
E questo nonostante la manovra del governo che punta ad accorpare i territori per diminuire il numero di questi enti locali intermedi''.
&lt;p&gt;

''Io sono da sempre schierato per le autonomie perche' sono la fonte dei servizi al territorio e ai cittadini a fronte di uno Stato sprecone. Ma qui andiamo oltre il cattivo gusto: parliamo di una ipotetica nuova provincia, la decima, quella di Gela, in una Regione che contribuisce alla spesa pubblica nazionale con lo 0 per cento degli introiti fiscali del suo territorio, dove lo Stato in compenso paga in aggiunta tutte le sue strutture, i suoi apparati e le sue aziende. In un momento in cui ai cittadini si chiede di tirare la cinghia di tre o quattro buchi, mi pare che qualcuno voglia prendere in giro tutti slacciandosi i pantaloni.
&lt;p&gt; Con quello che il Veneto lascia nelle mani dello Stato, e che finisce al sud e a coprire i relativi buchi, una nuova provincia ce la potremmo pagare restando ancora a credito di alcuni miliardi l'anno rispetto a quello che lo Stato prende qui e non restituisce al nostro territorio''.
&lt;p&gt;

''Provocazione per provocazione se facciamo quattro conti ci conviene una Sicilia indipendente. Oppure si dia anche al Veneto lo stesso grado di autonomia finanziaria, legislativa e costituzionale della Sicilia: sapremmo certo utilizzare meglio questi privilegi''.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/regioni-MANOVRA_BIS__ASSESSORE_VENETO__GELA_PROVINCIA__SICILIA_SIA_INDIPENDENTE-628177--21.html&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Ugo Candido: Monfalcone e la Città mandamento.</title>
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  <updated>2011-03-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559972</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Turriaco (GO) (Lista di elezione: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il dipartimento regionale EE.LL.&amp; WELFARE dell’Italia dei Valori - Lista Di Pietro ritiene prioritario, anche per Monfalcone, il recupero del PROGETTO CITTA’ MANDAMENTO, di cui la città dei cantieri è attualmente comune capofila. Nato sperimentalmente attorno agli anni ’90 per la volontà, e la lungimiranza di qualche amministratore locale, avrebbe dovuto, negli anni a seguire, fare “sistema locale” creando organicamente le basi per l’omogeneizzazione di tutti i servizi pubblici con una rete intercomunale di fruitori. In estrema sintesi, ad esempio, il cittadino, primo beneficiario delle utilità che ne sarebbero derivate, avrebbe potuto, in qualsiasi delle nove municipalità aderenti, ricevere gli stessi servizi, migliorati, propri del Comune di residenza e altri di cui ne era sprovvisto; ciò favorendo un congruo contenimento di costi pubblici a carico dello stesso cittadino. In sostanza migliori servizi unificati per costi sociali contenuti. Purtroppo, aldilà di qualche rara eccezione, i progetti applicativi di CITTA’MANDAMENTO di fatto sono rimasti pressoché sulla carta. E’ inequivocabile che, per operare, oggi, il soggetto pubblico, sia esso Stato o Ente locale, deve oramai orientarsi verso risorse ed obiettivi territoriali, che siano universalmente riconosciuti tali oltre ad essere condivisi e condivisibili: progetti attuabili su base locale a totale beneficio della comunità d’afferenza. E’ il territorio, quindi, che andrebbe maggiormente coinvolto o quantomeno rivalutato. 
&lt;p&gt;I vari soggetti sociali, che ruotano attorno all’ente locale -  questo dovrebbe delegare loro, e per materia, vari processi organizzativi e esecutivi -  diverrebbero attuatori in misura semplice, flessibile e cooperativistica di modelli di servizi legati ai reali e specifici bisogni/contesti di riferimento. Il progetto mandamentale era appunto ritagliato perfettamente per queste specificità, in un territorio costituito da nove comuni del basso isontino. Caratteristica precipua che, ad esempio, una Città comune o una Città Unica – due o tre comuni uniti - non ha e mai potrà avere. Il concetto di  Città comune o similare, contrapposto al modello di sviluppo mandamentale, di fatto cristallizzerebbe, solo differenziandoli, gli attuali costi delle varie “macchine comunali”, in tutte le molteplici sfaccettature, e accentuerebbe i già presenti campanilismi elevandoli a potenza: due o tre comuni in uno solo, gli eletti, e sei, gli esclusi! Nel panorama mandamentale v’è già sufficiente contezza di antagonismi ancestrali per non amplificarli con altre forme amministrative disordinate di gestione della “cosa pubblica”. Per ricorrere ancora ad esempi: ad oggi si consumano competizioni tra “quello” e “quell’altro” comune, seppur afferenti allo stesso territorio; tra associazioni che si moltiplicano e si prodigano a alzare la voce più di altri in nome della difesa della stessa cultura locale. Insomma il minimo comune denominatore, lo stesso territorio o la stessa cultura locale, diventa motivo di divisione quando invece dovrebbe unire. Aldilà di questa digressione esemplificativa sarebbe utile e molto semplice mettere insieme le forze ottimizzandone gli sforzi: un fazzoletto di terra com’è quello mandamentale non può permettersi dispersioni e divagazioni operative. Gli enti locali, e i loro rappresentanti, superino l’impasse attuale, causato da un lato, forse, dall’eccessiva burocratizzazione del progetto e dall’altro da una visione ristretta e campanilistica di Città Mandamento. Per favorire un’inversione di tendenza ogni primo cittadino non dovrebbe più limitarsi alla “cura” territoriale del proprio “ambito elettorale” ma spingersi oltre e fare “rete” col comune contermine. Ognuno potrebbe così addivenire a ruolo di compartecipe nella gestione ottimale, e su larga scala, di servizi pubblici, superando ogni logica di stretto confine, a beneficio, ovviamente, della  collettività: questa sì unica.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.openpolis.it/static/bookmarklet&quot;&gt;www.openpolis.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>LUIS DURNWALDER: «Inno di Mameli alle partite? La Costituzione non lo prevede»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/18/luis-durnwalder/%C2%ABinno-di-mameli-alle-partite-la-costituzione-non-lo-prevede%C2%BB/559150"></link>
  <updated>2011-03-18T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559150</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Provincia Bolzano - Bozen (Partito: SVP) - Consigliere Provincia Bolzano - Bozen (Lista di elezione: SVP) - Pres. Giunta Regione Trentino Alto Adige (Partito: SVP) - Consigliere Regione Trentino Alto Adige (Lista di elezione: SVP) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Sarebbe auspicabile che tutti gli italiani
si attenessero alla Carta come fanno gli altoatesini»
&lt;p&gt;«Vengo pagato per il lavoro che faccio e non per il tricolore». Torna alla carica il governatore altoatesino Luis Durnwalder, che ieri ha trascorso lavorando la giornata festiva dedicata alle celebrazioni del 150° dell'unità nazionale. 
&lt;p&gt;«Io - afferma sulle pagine del Dolomiten - mi attengo alla Costituzione, che ho approfondito più volte». &lt;br /&gt;
E Durnwalder parla anche dell'inno di Mameli, dopo alcune polemiche suscitate in Alto Adige dalla richiesta del Coni di intonare Fratelli d'Italia prima delle competizioni sportive: «Non ho trovato nulla nella Costituzione che indichi l'obbligo di cantare l'inno ad una partita di calcio», afferma il governatore. «Sarebbe estremamente auspicabile - conclude - che in Italia tutti si attenessero alla Costituzione come lo fanno gli altoatesini».

&lt;p&gt;
Intanto il giornale Alto Adige pubblica la notizia secondo la quale sarebbe in arrivo una molta per una squadra di calcio del Meranese, il Naturno, per un rilievo fatto dall'arbitro sulla mancata esecuzione dell'inno prima di una partita. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilgazzettino.it/stampa_articolo.php?id=142293&quot;&gt;Il Gazzettino | NordEst&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Vittorio Sgarbi: In Alto Adige italiani come gli ebrei ai tempi di Hitler</title>
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  <updated>2011-03-07T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>558923</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Salemi (TP)- Consigliere  Consiglio Comunale Salemi (TP)&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Durnwalder dice no alle celebrazioni del 150° dell'Italia e, intanto, gli italiani dell'Alto Adige sono come gli ebrei ai tempi di Hitler.&lt;br /&gt;

Con il suo rifiuto Durnwalder sostanzialmente nega se stesso, perché non è possibile che vi sia una parte d'Italia che è contraria all'Italia.&lt;br /&gt;

Se a Bolzano c'è chi si sente tedesco o austriaco, allora aderisca alla Germania o all'Austria, ma poi i soldi li chieda a queste nazioni. Non vorrei che Durnwalder intenda cancellare Mussolini per diventare come Hitler.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilgazzettino.it/stampa_articolo.php?id=141052&quot;&gt;Il Gazzettino&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: «Sorpresa e rammarico per le espressioni con le quali l'on. Durnwalder ha commentato la decisione di non aderire alle celebrazioni del 150° dell'Unità d'Italia»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/11/giorgio-napolitano/%C2%ABsorpresa-e-rammarico-per-le-espressioni-con-le-quali-lon-durnwalder-ha-commentato-la-decisione-di-non-aderire-alle-celebrazioni-del-150%C2%B0-dellunit%C3%A0-ditalia%C2%BB/557994"></link>
  <updated>2011-02-11T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>557994</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ieri inviato una lettera al Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano nella quale ha espresso sorpresa e rammarico per le espressioni con le quali l'on. Durnwalder ha commentato la decisione di non aderire alle celebrazioni del 150° dell'Unità d'Italia.

Il Capo dello Stato ha rilevato che il Presidente della provincia di Bolzano non può parlare a nome di una pretesa &quot;minoranza austriaca&quot; dimenticando di rappresentare anche le popolazioni di lingua italiana e ladina, e soprattutto che la stessa popolazione di lingua tedesca è italiana e tale si sente nella sua larga maggioranza.

&lt;p&gt;
Il Presidente della Repubblica ha espresso quindi la propria fiducia che l'intera popolazione della provincia di Bolzano possa riconoscersi pienamente nelle celebrazioni della nascita dello Stato italiano, nello spirito dei princìpi sanciti dagli articoli 5, 6 ed 11 della Costituzione repubblicana.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=4&amp;key=11304&quot;&gt;Il Quirinale.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>LUIS DURNWALDER: «L’Alto Adige non parteciperà alle celebrazioni per l’unità d’Italia»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/07/luis-durnwalder/%C2%ABl%E2%80%99alto-adige-non-parteciper%C3%A0-alle-celebrazioni-per-l%E2%80%99unit%C3%A0-d%E2%80%99italia%C2%BB/557753"></link>
  <updated>2011-02-07T00:00:00Z</updated>
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  <id>557753</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Provincia Bolzano - Bozen (Partito: SVP) - Consigliere Provincia Bolzano - Bozen (Lista di elezione: SVP) - Pres. Giunta Regione Trentino Alto Adige (Partito: SVP) - Consigliere Regione Trentino Alto Adige (Lista di elezione: SVP) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br /&gt;
«Siamo stati annessi a Roma contro la nostra volontà»
&lt;p&gt;«Non abbiamo nessun motivo per festeggiare l’unità d’Italia». 
&lt;p&gt;Parola di Luis Durnwalder, presidente della provincia autonoma Alto Adige – Sudtirol e plenipotenziario della Südtiroler volkspartei, che, al &lt;i&gt;fattoquotidiano.it&lt;/i&gt;, spiega i motivi per cui la provincia di Bolzano non parteciperà alle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’unità del Paese.
&lt;p&gt;«Non abbiamo certo scelto noi di fare parte dell’Italia – spiega Durnwalder – Siamo stati annessi a Roma contro la nostra volontà». 
&lt;p&gt;Ma in Alto Adige il 25 per cento della popolazione è di lingua italiana e potrebbe avere piacere che il governo locale partecipasse alle manifestazioni per il centocinquantesimo anniversario.
&lt;p&gt; «Se delle associazioni altoatesine vogliono organizzare delle iniziative, noi non ci opporremo – continua il presidente della provincia autonoma.&lt;br /&gt;
 Stesso ragionamento per i due assessori di lingua italiana. L’unica cosa che non potranno fare è di rappresentare ufficialmente Bolzano». Insomma se gli italiani vogliono festeggiare lo facciano pure, ma non in nome del Sud Tirol. «Se io partecipassi, offenderei i tedeschi e i ladini che sono la maggioranza della popolazione», spiega Durnwalder.
&lt;p&gt; «Sarebbe un harakiri politico se dessi il patrocinio della provincia alle manifestazioni – concede Durnwalder.&lt;br /&gt;
 Né la maggioranza austriaca della popolazione né i partiti politici che la rappresentano (Süd-Tiroler Freiheit e Die Freiheitlichen) accetterebbero la decisione».
&lt;p&gt; «Sono anni che chiediamo la gestione diretta della parte altoatesina del Parco nazionale dello Stelvio e di rimuovere e/o modificare i monumenti che inneggiavano alla cultura italiana. Noi siamo un partito ‘blockfrei’, non ci schieriamo né con la destra né con la sinistra. 
&lt;p&gt;Non ci interessa la politica nazionale, ma i diritti delle minoranze linguistiche», dice il presidente che ne ha anche per la Lega: «Non capisco come il partito di Bossi vada a Pontida a fare le sue celebrazioni e poi dia il suo assenso ai festeggiamenti per l’Unità. &lt;br /&gt;
E’ incoerente».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/07/lalto-adige-non-partecipa-alle-celebrazioni-per-lunita-ditalia/90678/&quot;&gt;Il Fatto Quotidiano.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Augusto Rollandin: Riparte tavolo Governo Valle d'Aosta per acquisto quote Enel in Deval e Vallenergie </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/09/21/augusto-rollandin/riparte-tavolo-governo-valle-daosta-per-acquisto-quote-enel-in-deval-e-vallenergie/546573"></link>
  <updated>2010-09-21T00:00:00Z</updated>
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  <id>546573</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Valle D'Aosta (Partito: UV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Sara' riattivato il tavolo di confronto tra Governo e Regione Autonoma Valle d'Aosta, utile alla ripresa e alla conclusione dell'operazione che permettera' l'acquisizione, da parte della Regione, delle quote di capitale ancora di proprieta' dell'Enel nelle societa' valdostane di distribuzione e vendita dell'energia elettrica Deval e Vallenergie.&lt;br /&gt;



&lt;p&gt;
La questione e' stata al centro di un incontro tra il presidente della Regione, Augusto Rollandin, il senatore Antonio Fosson, e l'Ad di Enel, Fulvio Conti che si sono riuniti a Roma nella giornata di ieri.
&lt;p&gt;
Rollandin e Fosson hanno evidenziato come la disponibilita' assicurata da Enel potra' permettere alla Regione di migliorare, attraverso politiche mirate al territorio, la gestione dei servizi di distribuzione e vendita dell'elettricita', con particolare attenzione alle esigenze e alla soddisfazione dell'utenza valdostana e dando finalmente soluzione alle problematiche che in questi ultimi anni si sono evidenziate.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/ValledAosta/Riparte-tavolo-Governo-Valle-dAosta-per-acquisto-quote-Enel-in-Deval-e-Vallenergie_999414585.html&quot;&gt;www.adnkronos.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>LUIS DURNWALDER: «Se Zaia chiama sono pronto a rispondere»  -INTERVISTA-</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/04/04/luis-durnwalder/%C2%ABse-zaia-chiama-sono-pronto-a-rispondere%C2%BB-intervista/496447"></link>
  <updated>2010-04-04T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>496447</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Provincia Bolzano - Bozen (Partito: SVP) - Consigliere Provincia Bolzano - Bozen (Lista di elezione: SVP) - Pres. Giunta Regione Trentino Alto Adige (Partito: SVP) - Consigliere Regione Trentino Alto Adige (Lista di elezione: SVP) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Sono disposto, anche se per noi non vale perché abbiamo firmato un accordo separato col governo». 
&lt;p&gt;Forte dell’autonomia del suo Trentino Alto Adige, più spinta di quella del Friuli Venezia Giulia, Luis Durwalder, padre padrone della Svp e presidente della Provincia Bolzano e ora anche del Trentino Alto Adige, non si tira indietro all’appello di Zaia.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;      Presidente Durnwalder, allora è disposto a fare parte della falange macedone ipotizzata da Zaia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Certo, quando si parla di federalismo fiscale e di più competenze per le Regioni...».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;      Non teme che l’attribuzione del federalismo fiscale al Veneto metta in discussione la vostra autonomia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «La nostra regione ha chiuso un patto con il governo tramite i ministri Calderoli e Maroni...».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;
      Quanto sono stati importanti i due ministri?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Con Roma i rapporti sono migliorati. L'accordo sul federalismo è stato punto centrale del 2009. La Lega ci ha aiutato, ma anche Tremonti».
&lt;p&gt;
      &lt;b&gt;E i timori per una perdita di autonomia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Infondati. Quindi niente autodeterminazione, finché Roma rispetta i patti. Quanto al federalismo fiscale Bolzano è soggetta alla Costituzione ed ai patti internazionali e l'autonomia speciale non è paragonabile sic et simpliciter alle Regioni a statuto ordinario».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;      Eppure rimane la disparità Trentino-Veneto quanto a trasferimenti dallo Stato alla periferia.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Lo scorso anno uno studio dell’Istituto di ricerca economica della Camera di Commercio di Bolzano ha dimostrato che l’Alto Adige risulterebbe essere un pagatore al netto e non un beneficiario al netto. In pratica la provincia di Bolzano pagherebbe di più rispetto a quanto percepisce di ritorno dallo Stato».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;      Se è così, perché allora c’é voglia di secessionismo da parte di alcuni comuni veneti.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Eppure è così»
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;      Intanto dà la sua disponibilità a far parte della falange macedone di Zaia per agire a Roma?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Lo conosco, avremo molto da fare insieme. Dalla viabilità Veneto-Trentino, alla creazione dell’istituto contro le malattie bovine... Interessa a tutti andare d’accordo coi vicini di casa».
&lt;p&gt;
      &lt;b&gt;Andrà meglio che con Galan?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «A livello personale non c’erano contrasti. Abbiamo anche firmato il patto stransfrontaliero a sostegno dei reciproci comuni di confine».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://carta.ilgazzettino.it/MostraOggetto.php?TokenOggetto=1489471&amp;Data=&amp;CodSigla=PG&amp;TestoRicercaUrl=zaia&quot;&gt;Il Gazzettino.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>LUCA ZAIA: Un patto nel Nordest per il federalismo  -INTERVISTA-</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/04/04/luca-zaia/un-patto-nel-nordest-per-il-federalismo-intervista/496446"></link>
  <updated>2010-04-04T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>496446</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Politiche Agricole e Forestali (Partito: Lega) - Pres. Giunta Regione Veneto (Partito: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Una proposta immediata e concreta al Friuli e al Trentino Alto Adige: Luca Zaia chiede di fare seriamente squadra nei confronti del Governo per portare a casa un federalismo fiscale vantaggioso per tutto il Nordest e non soltanto per le Regioni a statuto speciale di autonomia. &lt;br /&gt;
Un federalismo in
      grado di controbilanciare, con l'autogestione delle risorse del gettito, la competitività fiscale austro-slovena da una parte e gli squilibri interni fra il Veneto e le vicine Regioni ad autonomia speciale dall'altra. 
&lt;p&gt;Il Governo, certo, non fa sconti: gli accordi con le &quot;speciali&quot; fin qui chiusi (Trentino e Alto Adige) e quelli in corso, com'è il caso del Friuli Venezia Giulia, sottendono un &quot;chip&quot; al fondo nazionale di perequazione del debito pubblico in cambio della libertà di gettito e dell'opportunità di attuare forme flessibili di fiscalità nelle aree più esposte.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;      Presidente Zaia, è vero che esistono squilibri fiscali e di sistema fra Veneto da una parte e Regioni autonome dall'altra. Ma anche il Friuli Venezia Giulia soffre la dura concorrenza austriaca e soprattutto quella della Slovenia, dove l'Irap non esiste e l'Ires è al 20 per cento.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «E allora Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige devono fare squadra. Anzi: una vera e propria falange macedone nei confronti di Roma. E conseguire un buon accordo federale».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;      Trento, con il ministro Calderoli, l'ha già ottenuto. Rinuncia a oltre un miliardo di euro, ma acquisisce mano libera sul gettito interno.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «E noi dobbiamo giocare tutti insieme. Il Sud, quando ha voluto tutelare i propri interessi, ha agito unito. Noi quassù, invece, parliamo delle piccole secessioni interne. Non esiste».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;
      Le minisecessioni: Sappada non demorde.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Capisco le difficoltà dei Comuni veneti di confine, conosco l'imbarazzo che prova una località turistica di fronte ai vantaggi dei concorrenti vicini ma oltre il confine regionale».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;
      In effetti anche lei viene da un Comune di confine.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Esatto, Godega Sant'Urbano».
&lt;p&gt;
     &lt;b&gt; Però Sappada ha votato massicciamente per cambiare regione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «E perché Sappada sì e Bibione no? Perché non Portogruaro o Lamon?».
&lt;p&gt;
      &lt;b&gt;Già, perché?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Perché ve lo dico io: questa rischia di diventare una guerra fra poveri. Partiamo per condividere equamente le opportunità e finiamo per spartirci equamente i malesseri».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;
      Lei invoca una visione di sistema per uscirne.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Certo che ne usciamo. Ma insieme. E sul principale fronte comune. E torniamo al tema cruciale, che è e resta il federalismo fiscale. Questa, senz'altro questa è la battaglia da condividere con il Friuli».
&lt;p&gt;
      &lt;b&gt;Che è una Regione speciale.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Che è una Regione alla quale ci lega un vincolo di fraternità. Ora vado a guidare una Regione che versa ogni anno 12 miliardi di tasse. Ripeto: 12 miliardi. E siccome i friulani e giuliani sono per noi dei fratelli, da Renzo Tondo in poi, fra fratelli si combatte insieme».
&lt;p&gt;
     &lt;b&gt; Insomma i giochi si fanno in grande e quindi lasciamo stare le mini-secessioni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Insomma: se passasse questo principio, prima o poi il Trentino otterrebbe lo sbocco al mare».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;      Però l'autodeterminazione delle comunità è un valore forte della Lega.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Infatti, non metto affatto in discussione tale diritto, ma qui stiamo parlando di meccanismi indotti da pulsioni sostanzialmente economiche, che possono determinare un effetto a cascata. Non aiuta il federalismo agire nel perimetro di queste logiche. Anzi».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://carta.ilgazzettino.it/MostraOggetto.php?TokenOggetto=1489473&amp;Data=&amp;CodSigla=PG&amp;TestoRicercaUrl=zaia&quot;&gt;Il Gazzettino.it - Maurizio Bait&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Massimo CALEARO CIMAN: «Confermo l’addio al Pd. Via dalla socialdemocrazia di Bersani»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/11/07/massimo-calearo-ciman/%C2%ABconfermo-l%E2%80%99addio-al-pd-via-dalla-socialdemocrazia-di-bersani%C2%BB-intervista/418769"></link>
  <updated>2009-11-07T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>418769</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PT già IR) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
&lt;br /&gt;
«Sono un moderato, mi sento tradito dalla svolta a sinistra del partito che ora guarda alle componenti estreme. Voglio vedere quanti avranno il coraggio di fare come me»
&lt;p&gt;
«Adesso potete usare l’indicativo presente: Calearo lascia il Pd». &lt;br /&gt;
Massimo Calearo, l’industriale vicentino ed ex presidente di Federmeccanica prestato alla politica, cancella il condizionale rimasto d’obbligo fino all’altroieri e relativo alle sue dimissioni dal Partito democratico. «Da martedì prossimo - anticipa al Giornale con il tono sollevato di chi si è tolto un peso - siederò nei banchi del gruppo misto».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Che cosa è successo, onorevole? Effetto “B”, come Bersani?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sì, il motivo è quello. Bersani intende legittimamente trasformare il Pd in una moderna socialdemocrazia, abbracciando tutte le diverse componenti della sinistra. &lt;br /&gt;
Io però - e chi mi conosce lo sa - non sono mai stato uomo di sinistra, bensì un moderato. Quello che vedo profilarsi non è quindi più il mio progetto. Adesso staremo piuttosto a vedere chi avrà il coraggio di fare quello che ho fatto io, dicendo di no alla logica dei papà politici e dei capicorrente».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La sua uscita apre scenari imprevedibili, con il Veneto per l’ennesima volta laboratorio politico. Se cioè alle prossime regionali lei si affiancasse a un Giancarlo Galan sacrificato sull’altare della Lega, agli scontenti del Pdl e all’Udc di Casini, gli esperti di cifre parlano di una potenziale forza del 18-20%. Nascerà un nuovo soggetto politico?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ben venga un nuovo soggetto. Del resto rivendico il fatto di essere stato uno dei primi, insieme all’onorevole Paolo Costa, a levare alto il grido “salviamo il soldato Galan”.&lt;br /&gt;
 E confermo di essere già pronto a dire ad altri “diamogli una mano”. Perché se la presidenza del Veneto dovesse finire nelle mani di un leghista, ancorché uno sveglio e capace come Luca Zaia, io dico che per la nostra terra sarebbe un disastro».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Perché un disastro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Mi riferisco al mio mondo, quello delle imprese e dell’economia, che richiede libertà. La Lega, oltre a essere ormai l’ultimo partito leninista, dove se dici una cosa intelligente, ma quella cosa non piace al capo, ti mettono a tacere, ha un progetto fondato sulla diffusione della paura, sulle barriere commerciali, sul sospetto verso gli immigrati. Insomma, privo di quella visione globale di cui ha invece bisogno come l’aria una terra imprenditoriale come questa, dove la sola provincia di Vicenza esporta più della Grecia e dove quelle di Vicenza e Treviso insieme superano l’export dell’Argentina. Una terra per di più schiacciata tra due Regioni a statuto speciale come Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Regioni dove ci sono, guarda caso, due amministratori, uno in attività e uno in momentanea “quiescenza” - Lorenzo Dellai in Trentino e Riccardo Illy in Friuli - i cui profili paiono calzare perfettamente con quell’ipotetico nuovo soggetto.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Certo, da un lato guardo al movimento di Dellai con grande attenzione e dall’altro voglio dire che se il mio grande amico Illy è “in parcheggio”, è colpa del partito che non lo ha capito. Se si ripresentasse la gente lo voterebbe, ma è il partito che non lo vuole».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Tornando alla Lega, sbaglia allora l’ex sindaco di Padova, Giustina Destro, del Pdl, descrivendola come uno “più leghista che del Pd”?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«La Destro ha forse detto così perché io sono uno che parla come mangia, un po’ politicamente scorretto, com’è del resto naturale per uno cresciuto in azienda e non in un partito».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A proposito, si è abituato a sentirsi chiamare “onorevole”? Che effetto le fa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ci sono così poco abituato che a volte rischio di essere villano, nel senso che nemmeno mi giro, pensando che stiano rivolgendosi un altro. Sono più abituato a essere chiamato come in azienda, ovvero “presidente”».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Un’ultima curiosità. Circola la voce che lei anni fa tenesse nel telefonino l’inno di Forza Italia come suoneria?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Lo giuro, è totalmente falsa. Da anni uso l’Inno di Mameli. Posso portare testimoni illustri, perché quando ero in giunta di Confindustria e mi suonava il cellulare, il presidente Montezemolo scattava sempre in piedi.&lt;br /&gt;
 Sull’attenti». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=O1B9B&quot;&gt;Il Giornale - Giudo Mattioni&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Raffaele LOMBARDO: Sicilia. ''Varato il governo dell'autonomia. Chi ha lavorato con scorrettezza va all'opposizione&quot;.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/29/raffaele-lombardo/sicilia-varato-il-governo-dellautonomia-chi-ha-lavorato-con-scorrettezza-va-allopposizione/391356"></link>
  <updated>2009-05-29T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391356</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Sicilia (Partito: MOV. PER L'AUTONOMIA) - Consigliere Regione Sicilia (Gruppo: MpA) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il presidente della Regione presenta la nuova giunta: ''Fuori chi ha fatto giochini. Chi ha lavorato con scorrettezza va all'opposizione&quot;. 
E mette in chiaro: ''Non mi dimetto''. &lt;br /&gt;
Non assegnate le deleghe a lavoro, formazione e agricoltura. &lt;br /&gt;
I coordinatori del Popolo della Libertà Verdini, La Russa e Bondi indirizzano al governatore ''l'invito a definire insieme un nuovo percorso senza eccessi né furbizie subito dopo le elezioni'' 
&lt;p&gt;E' fuori dalla giunta chi ha remato contro il progetto di sviluppo della Regione e chi ha fatto giochini&quot;. &lt;br /&gt;
Quanto alle ''mie dimissioni non ci saranno, anzi questo governo andrà avanti a velocità supersonica. Mi dimetterei soltanto se dovessi essere costretto a fare una cosa contro gli interessi della Sicilia''. &lt;br /&gt;
Chiare e nette le parole del presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, che oggi in conferenza stampa ha presentato la nuova giunta. &lt;br /&gt;
&quot;Chi ha lavorato con scorrettezza, i deputati che si sono prestati alla caccia all'uomo non possono essere premiati - ha rimarcato il governatore - Sappiano questi parlamentari che chi si è offerto a fare simili giochi va all'opposizione&quot;.
&lt;p&gt;Il presidente della Regione ha voluto chiarire ''che non è un governo che si pone fuori dalla maggioranza, ma è un governo dell'autonomia, fatto di uomini liberi che si sottraggono ai diktat dei partiti centrali. &lt;br /&gt;
La Sicilia ha bisogno di autonomia&quot;.

&lt;p&gt;
Faranno parte della squadra di governo il docente amministrativista Gaetano Armao, il procuratore dei minorenni del Tribunale di Palermo Caterina Chinnici, l'imprenditore Marco Venturi, il magistrato Massimo Russo, e i politici Michele Cimino, Luigi Gentile, Giuseppe Sorbello, Giovanbattista Bufardeci e Roberto Di Mauro. &lt;br /&gt;
La giunta sarà affiancata da una commissione di super esperti, ''un pool di tecnici - ha spiegato Lombardo - che darà una mano&quot;. I nomi sono tanti e tra quelli che circolano ci sono Giovanni Pistorio e Mario Centorrino.&lt;br /&gt;
 Nella nuova giunta non sono state assegnate le deleghe al lavoro, alla formazione e all'agricoltura ma il governatore ha comunque assicurato che l'esecutivo potrà essere completato già nelle prossime ore.&lt;br /&gt;


Quanto alle &quot;personalità esterne'' che entrano nel nuovo esecutivo serviranno, ha spiegato Lombardo, ''a dare un segno dell'alleanza sociale, che deve essere un pilastro del nuovo governo regionale siciliano&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Noi siamo disposti al dialogo - ha detto il presidente della Regione rispondendo a chi gli chiedeva se i tre posti rimasti vuoti in giunta andranno al Pdl, area Castiglione - ma non prendiamo assessori che hanno lavorato con grande scorrettezza. La caccia all'uomo non può essere premiata&quot;.&lt;br /&gt;
 E il dialogo, assicura, riguarderà anche l'Udc.

&lt;p&gt;
Poi, ai giornalisti che gli chiedevano se in questi giorni avesse sentito il presidente del Consiglio, ha risposto:&lt;br /&gt;
 &quot;Non ho sentito in questi due giorni il presidente Berlusconi, il che significa che non c'è grande interesse da parte sua, nonostante le grandi grida di dolore...&quot;.&lt;br /&gt;
 &quot;Evidentemente - ha proseguito - il presidente del Consiglio, con le europee alle porte, ha altro a cui pensare. &lt;br /&gt;
Se avesse avuto qualche preoccupazione o problema avrebbe potuto chiamare&quot;. Dopo aver ribadito la sua stima al premier il governatore ha aggiunto: &quot;Mi spiace che abbia ascoltato cattivi consiglieri. Quando avrà tempo sono pronto e disponibile a incontrarlo e a parlare con lui&quot;.

&lt;p&gt;
Il governatore a sorpresa aveva azzerato il suo esecutivo lunedì scorso e si era dato 48 ore di tempo per formarne un altro. Poi, accettando la richiesta del Popolo delle Libertà che aveva chiesto tempo, aveva accordato un ulteriore rinvio di 48 ore. &lt;br /&gt;
Dinanzi alla nuova richiesta di Pdl e Udc di rinviare a dopo le elezioni europee la formazione del Lombardo bis, il governatore ha deciso di tirare dritto per la sua strada, evidenziando la spaccatura interna al Pdl, dove la corrente che fa capo al sottosegretario Gianfranco Miccichè e che sostiene il presidente della Regione si contrappone a quella del coordinatore regionale del partito Giuseppe Castiglione, vicino all'area Alfano-Schifani.

&lt;p&gt;
I coordinatori del Pdl Denis Verdini, Ignazio La Russa e Sandro Bondi in una nota hanno chiarito che la soluzione alla crisi della Regione Sicilia andrà trovata dopo le elezioni europee con un'intesa tra il presidente Lombardo e il Pdl e saranno respinte altre ipotesi, anche transitorie, che maturino prima, senza un'intesa con il Popolo della Libertà.

&lt;p&gt;
Il coordinamento nazionale del Pdl ha rinnovato &quot;l'invito a operare, tutti, senza presunzione e facendo prevalere realmente gli interessi della Sicilia attraverso un necessario anche se faticoso lavoro di condivisione. Indirizza nuovamente all'onorevole Lombardo l'invito a definire insieme un nuovo percorso senza eccessi né furbizie, subito dopo le elezioni utilizzando questi ultimi otto giorni, dedicati alla campagna elettorale, per una pacata riflessione all'interno delle forze politiche che hanno consentito l'elezione a presidente regionale dell'onorevole Lombardo&quot;.

&lt;p&gt;
Quanto agli ''assessori nominati dal presidente Lombardo - affermano i coordinatori in una dichiarazione congiunta - non possono accettare l'incarico fino a quando Lombardo stesso non accetterà di sedere al tavolo con tutto il Pdl. L'avallo di ogni diversa decisione smentirebbe la linea di serietà e coerenza che tutto il Pdl vuole darsi e assomiglierebbe alla svendita di quei valori e di quelle regole che sono all'origine della nascita del nostro partito''.


 &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=3.0.3374074757&quot;&gt;Adnkronos/Ign&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: «Stop ai privilegi delle regioni a statuto speciale»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/04/18/renato-brunetta/%C2%ABstop-ai-privilegi-delle-regioni-a-statuto-speciale%C2%BB/390991"></link>
  <updated>2009-04-18T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>390991</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il Governatore dell'Alto Adige: il ministro non conosce la Costituzione&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

Il ministro della funzione pubblica Renato Brunetta va all'attacco dei privilegi, previsti dalla costituzione, per le Regioni a statuto speciale. «Basta con i troppi vantaggi di queste regioni. D'ora in poi tutte le Regioni italiane saranno speciali, non ci saranno più privilegi».
&lt;br /&gt;

Brunetta ha preso a esempio l'aumento previsto per il corpo docente in Val d'Aosta, mentre nel resto del paese sono previsti forti tagli dalla riforma Gelmini.&lt;br /&gt;
 «Un sindacato ha annunciato che per il 2009-2010 aumenteranno gli insegnanti in Valle D'Aosta - ha spiegato Brunetta - sottolineando che non sarà come nel resto d'Italia a causa delle leggi Brunetta-Gelmini. Troppo facile fare questo aumento con i soldi degli altri. Una regione a statuto speciale riceve dallo Stato fondi pro capite cinque volte quello delle altre». 

&lt;p&gt;
«Stop al federalismo bastardo, ora si cambia». Secondo il ministro è finito il tempo di un federalismo «egoista e individualista». Le entrate e i costi saranno uguali per tutte le regioni. «Le Regioni a Statuto speciale sono istituzioni della Repubblica che per 50-60 anni hanno chi bene chi meno bene goduto di un vantaggio finanziario - ha concluso il ministro - Con il federalismo e il federalismo fiscale che stiamo realizzando avremo tutte regioni a statuto speciale. Si giocherà non più sui trasferimenti maggiori, ma sull'efficienza, la qualità, la trasparenza, la produttività. Che nessuno  strilli alla lesa autonomia, non si tratta di questo. Si tratta solo di redistribuire meglio le risorse della collettività».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;


«Ho l'impressione che il ministro Brunetta non conosca la costituzione», ha replicato il governatore dell'Alto Adige Luis Durnwalder. «Oppure - ha aggiunto - Brunetta non intende rispettare la Carta costituzionale». «È infatti la Costituzione a regolare l'esistenza di regioni ordinarie e di regioni speciali. E noi siamo una regione speciale, anzi specialissima, visto che l'autonomia si fonda su un trattato internazionale che non può essere modificato unilateralmente senza il placet dell'Austria». «È evidente - ha concluso il governatore - che autonomia non significa soltanto competenze, ma significa aver la responsabilità dell'uso dei fondi e degli investimenti e sono orgoglioso di come abbiamo amministrato la nostra autonomia». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilmessaggero.it/stampa_articolo.php?id=54999&quot;&gt;Il Messaggero.it&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Simonetta RUBINATO: Federalismo fiscale: «Subito misure per riequilibrio delle risorse a favore degli enti locali sottodotati. Successo per il Veneto»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/03/24/simonetta-rubinato/federalismo-fiscale-%C2%ABsubito-misure-per-riequilibrio-delle-risorse-a-favore-degli-enti-locali-sottodotati-successo-per-il-veneto%C2%BB/390776"></link>
  <updated>2009-03-24T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>390776</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Roncade (TV) (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Soddisfazione per l'on. Simonetta Rubinato: dopo aver incontrato la scorsa settimana personalmente il Ministro Calderoli ed il suo staff, ha visto accolta la propria richiesta di inserire nel testo di legge delega la necessità di riequilibrare le risorse da subito (senza attendere che l'intera riforma entri a regime) a favore di Comuni e Province sottodotati.

&lt;p&gt;
«E' passato un  principio - spiega la Rubinato - che non c'era nel testo originario e che è a favore degli enti locali del Veneto. Il Governo, nell'emanare i decreti legislativi per la fase transitoria, dovrà ora infatti tenere conto, nella determinazione del fabbisogno standard, di comuni e province sottodotati».

&lt;p&gt;
Senza questo principio, che la parlamentare aveva già proposto in un precedente emendamento, «nella fase transitoria avremo perpetrato gli sbagli della &quot;spesa storica&quot;, continuando a penalizzare il Veneto».

&lt;p&gt;
La questione del riequilibrio è fondamentale per la nostra regione: «Molti comuni Veneti sono sottodotati, cioè ricevono trasferimenti pro capite dallo Stato in misura inferiore della media nazionale (secondo i dati Ancitel 2004, fatta 275 la media nazionale, il Veneto riceve 100 euro pro capite. Il Friuli e la Sicilia superano abbondantemente quota 500, i vicini Lombardi 130, i trentini 627). Il Veneto ha il ruolo di Cenerentola, e non solo rispetto alle regioni del sud o alle regioni a statuto speciale, ma anche rispetto alle altre regioni del Nord». 

&lt;p&gt;
«Per questo - conclude l'on. Rubinato - i nostri Comuni e le nostre Province non possono attendere i tempi di attuazione del federalismo, oltre sette anni, tanto più che è dal 1992 che siamo &quot;presi in giro&quot; da leggi dello Stato che, riconoscendo questa ingiustizia, stabilivano che da allora si dovesse diminuire ogni anno ai Comuni sovradotati una percentuale dei trasferimenti dello Stato per aumentare i trasferimenti agli enti sottodotati, come i nostri comuni . Norme che sono state sospese per non &quot;danneggiare&quot; i Comuni spendaccioni. Ora, nel testo di legge delega si riconosce questa ingiustizia e si afferma la necessità di riequilibrare le risorse a favore dei nostri enti locali. Mi aspetto che il Governo fin dal primo decreto traduca in fatti questo principio».

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_news.asp?ID=757&quot;&gt;official web site -  Partito Democratico Veneto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Paolo BARETTA: Ecco la battaglia del Pd per un federalismo vero</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/03/17/pier-paolo-baretta/ecco-la-battaglia-del-pd-per-un-federalismo-vero/390671"></link>
  <updated>2009-03-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>390671</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il voto contrario in Commissione agli emendamenti presentati dai parlamentari veneti del Partito Democratico getta un’ombra sulle reali intenzioni del Governo e della maggioranza in tema di federalismo fiscale.&lt;br /&gt;

      Lasciare nel territorio il 20% dell'Irpef (come chiedono i sindaci veneti), garantire parità di trattamento ai Comuni che confinano con le regioni a Statuto speciale e rendere meno difficoltosa la vita dei Comuni, bloccati da un patto di stabilità ormai insensato: queste sono le nostre proposte, a cui la maggioranza in commissione ha detto “no”.
      Quella che il Parlamento sta varando non è una legge immediatamente operativa, ma una delega al governo che ha quasi due anni per applicarla. Già questo fatto comporta il rischio che tutta questa fretta si risolva in una mossa elettorale per poi finire nel dimenticatoio.&lt;br /&gt;

      Se poi nella legge mancano alcuni contenuti vincolanti per le decisioni applicative, si fa concreta la preoccupazione che il federalismo diventi una scatola vuota. Sarebbe grave se succedesse, perché di una riforma di questa portata ne abbiamo bisogno urgente.&lt;br /&gt;

      C'è chi sostiene che la crisi renda meno prioritario fare il federalismo. Io penso il contrario. Proprio le difficoltà dell'economia - alle quali va data un’immediata risposta a tutela di chi perde il lavoro e di aiuto alle piccole imprese - hanno bisogno di motivazioni profonde per farci rimboccare le maniche, rischiare nuove imprese, gestire imponenti solidarietà.&lt;br /&gt;

      Avvicinare i cittadini alle istituzioni, farle sentire un po’ più loro; dare agli imprenditori rapide risposte ai loro problemi burocratici e di finanziamento e ai lavoratori la percezione di vivere in una rete comunitaria; consentire ai Comuni di investire in strutture e servizi: tutto questo aiuta, e non poco, l'uscita dalla crisi. &lt;br /&gt;

      La fiducia di cui parla il Presidente del Consiglio non può essere un’astratta perorazione, ma deve incardinarsi in misure concrete. Il federalismo fiscale non risolve tutto ciò, ma è un primo importante passo nella giusta direzione.
      Mi chiedo dove sia finita la Lega Nord, che fine abbiano fatto tutti i proclami e le promesse fatte ai veneti. Mi chiedo perché non si siano fatti sentire, su questo punto, i tre ministri veneti.
      Il voto unanime della maggioranza sui finanziamenti a Roma, Palermo, Catania, sui quali il Pd è stato contrario, almeno fosse servito a &quot;scambiare&quot; qualche intervento a favore del Nord. Non è stato così. E dire che il disegno di legge esce dal Senato prima, ed ora dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, molto migliorato, rispetto alla proposta iniziale varata dal Consiglio dei Ministri.&lt;br /&gt;

      Il Pd crede nel federalismo e si è comportato di conseguenza. Tutte le modifiche da noi proposte hanno cercato di ridurre il tasso di egoismo iniziale e di ottenere certezze sui tempi di realizzazione. I risultati ottenuti ci hanno consentito, nonostante i limiti suddetti, di astenerci ieri nel voto in commissione. Ora la discussione si sposta in aula.&lt;br /&gt;

      Riprenderemo la nostra battaglia per rappresentare gli interessi di un territorio che è la locomotiva dell'Italia. Mi auguro che non ci troveremo da soli e che almeno in aula, sotto i riflettori, tutti i parlamentari veneti, diversamente da quanto è successo in commissione, sostengano queste posizioni. Staremo a vedere.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=L3IDT&quot;&gt;Il Gazzettino &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renzo TONDO: «Bossi? È il Ghino di Tacco di oggi»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/01/16/renzo-tondo/%C2%ABbossi-%C3%A8-il-ghino-di-tacco-di-oggi%C2%BB/388246"></link>
  <updated>2009-01-16T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>388246</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Friuli Venezia Giulia (Partito: FI) - Consigliere Regione Friuli Venezia Giulia (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
No, la Regione Friuli Venezia Giulia non sforerà alcun patto di stabilità, né quello che deve sottoscrivere con il Governo nazionale, né quelli dei suoi enti locali. Ciò non significa però attribuire un errore alla Lega Nord, ma piuttosto «tenere saldamente la barra al centro, ascoltare le sensibilità di ciascuno e poi praticare l’etica della responsabilità».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

      Il governatore Renzo Tondo, intervistato ieri sera a Telefriuli dal direttore del Gazzettino Roberto Papetti e da quello dell’emittente, Alberto Terasso, si rimprovera certe dichiarazioni poco prudenti, che magari «portano certi giornali a titolare &quot;Tondo contro Bossi&quot;». In realtà il Carroccio «esprime legittimamente una giusta protesta» di fronte alla possibilità accordata al Comune di Roma di non rispettare i limiti contabili. «La protesta ha buone ragioni - constata Tondo - perché si è creato un vulnus, con tanto di precedenti. Sono cose che fanno inorridire chi ha amministrato bene un Comune e se chi non l’ha fatto si è rivelato più furbo, bisogna riconoscere un pieno diritto ad arrabbiarsi. E a protestare». Resta il fatto che «noi dobbiamo essere coerenti, anche se altri fanno i furbi».
&lt;p&gt;
      La Lega è in Friuli un alleato leale, però è chiaro che «punta molto sull’immagine e sulla comunicazione e quando constata la scarsa coerenza di alcune realtà, eleva il livello del confronto». Bossi come Craxi?, lo incalza Papetti. «Per certi versi sì - risponde Tondo - perché proporsi come Ghino di Tacco è legittimo per un partito che interpreta il sentire comune».
&lt;p&gt;
      In ogni caso, nel primo scorcio di legislatura in coabitazione con i leghisti Renzo Tondo ha percepito «assai più polemiche apparse sui media rispetto a quelle effettivamente consumate». Ma per fortuna, stavolta, non è colpa dei giornalisti: «È la politica che ha gestito una serie di situazioni in modo fortemente mediatico».
&lt;p&gt;
      Sempre nel novero delle esperienze di rodaggio del mandato regionale, Terasso chiede al presidente se si senta un direttore d’orchestra o invece un solista. Se sia intervenuta qualche stroncatura. «Sì, mi sento direttore d’orchestra - spiega Tondo - ma un’orchestra che suona bene. Certo qualche volta c’è una stecca, magari può capitare anche a me», aggiunge con quella sobrietà che è stata la parola più ricorrente nella sua intervista. Ma nessuno si nasconde dietro un dito: «Tenere insieme una coalizione non è semplicissimo - confida il governatore - Il problema non è la coalizione, ma piuttosto il confronto con i problemi effettivi, soprattutto con l’economia e le aspettative dei cittadini».
&lt;p&gt;
      Ma governare il cambiamento - che è uno slogan importante nella comunicazione di Tondo - non passa attraverso la svalutazione di chi lo ha preceduto e che è stato sconfitto contro le quotazioni di eserciti di bookmakers: «Avrei dovuto mediare meglio le dichiarazioni sul lavoro di Riccardo Illy per ottenere l’Irpef trattenuta ai nostri pensionati - ammette il presidente - perché in realtà ha agito bene». E se «nel medio periodo il nostro diritto non sarà riconosciuto, andremo alla Corte costituzionale. Anche contro un Governo amico».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://carta.ilgazzettino.it/MostraOggetto.php?TokenOggetto=270098&amp;Data=20090116&amp;CodSigla=PG&quot;&gt;Il Gazzettino -   Maurizio Bait&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Leonardo Muraro: «Se i sindaci che hanno restituito le fasce tricolori sono coerenti assieme alla fascia dovrebbero consegnare le dimissioni e indurre il Prefetto ad inviare un commissario».</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/01/16/leonardo-muraro/%C2%ABse-i-sindaci-che-hanno-restituito-le-fasce-tricolori-sono-coerenti-assieme-alla-fascia-dovrebbero-consegnare-le-dimissioni-e-indurre-il-prefetto-ad-inviare-un-commissario%C2%BB/388237"></link>
  <updated>2009-01-16T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>388237</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Provincia Treviso (Partito: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
I sindaci contro i privilegi di Roma,
a Treviso restituite le fasce tricolori&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
TREVISO - Venticinque sindaci della provincia di Treviso, soprattutto del Pd ma anche di liste civiche, hanno oggi restituito simbolicamente la fascia tricolore al Prefetto di Treviso, Vittorio Capocelli, per protestare contro la concessione al solo Comune di Roma della facoltà di violare il patto di stabilità.

&lt;p&gt;
I primi cittadini, gli stessi che si battono da tempo per poter trattenere il 20% dell'Irpef nei bilanci comunali, hanno espresso la loro disapprovazione per quella che è stata giudicata una norma «ad personam», che viola perciò i principi di giustizia. Hanno quindi chiesto una revisione generale della legge, proponendo una contrattazione a livello regionale delle regole, così come avviene per le regioni a statuto speciale.
 
&lt;p&gt;
I sindaci si sono detti «avviliti e stanchi» ed hanno sottolineato come la scelta che assumeranno di violare il patto di stabilità non va considerato come un «atto di disobbedienza» ma come uno strumento di «assolvimento dei propri doveri» rispetto agli impegni assunti verso i cittadini.

Ad appoggiare l'iniziativa dei primi cittadini si sono aggiunte le organizzazioni sindacali e le associazioni artigiane le quali rappresentano aziende che spesso avanzano soldi dai comuni da oltre un anno.

&lt;p&gt;
A sorpresa il presidente della Provincia Leonardo Muraro, che per primo aveva alzato la voce contro l'accezione romana, ha irriso l'iniziativa, definendo i sindaci autori del gesto eclatante &quot;felliniani&quot; ed inclini ad «un eccesso di scenografia che va oltre la decenza. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Se sono coerenti&lt;/b&gt; - ha affermato Muraro -assieme alla fascia dovrebbero consegnare le dimissioni e indurre il Prefetto ad inviare un commissario».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Muraro&lt;/b&gt; ha annunciato di portare nei prossimi giorni al voto del Consiglio provinciale un documento in cui l'ente dichiara l'intenzione di violare consapevolmente i limiti del patto di stabilità per poter realizzare opere giudicate strategiche, in primo luogo istituti scolastici ed infrastrutture viarie.&lt;br /&gt;

«Da qualche tempo a questa parte stiamo parlando di vere e proprie ingiustizie da parte del Governo nei confronti di questa parte del Paese e stiamo pensando di chiedere come Provincia un giudizio su quanto sta accadendo alla Corte Costituzionale Europea».

&lt;p&gt;
Dalla maggioranza in Provincia (una coalizione di centrodestra che assieme vede Lega, Forza Italia, An e Udc) è arrivato qualche segno di insofferenza, ma alla fine tutti fanno quadrato attorno a Muraro.
&lt;p&gt; Dice Giampietro Favaro, capogruppo di Forza Italia: «Ne abbiamo parlato, condividiamo la delusione di Muraro e dei sindaci nei confronti del governo, se vanno a Roma con i forconi ci vado anch’io».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.gazzettino.it/stampa_articolo.php?id=42461&quot;&gt;Il Gazzettino sez. Nord Est&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Massimo Cacciari: «Addio (vero) al centralismo Ora vi svelo la mia ricetta»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/01/07/massimo-cacciari/%C2%ABaddio-vero-al-centralismo-ora-vi-svelo-la-mia-ricetta%C2%BB-intervista/384935"></link>
  <updated>2009-01-07T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>384935</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Venezia (VE) (Partito: DL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Bisogna creare un Senato delle autonomie&quot;. La riscoperta delle città per arrivare alle macro regioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Massimo Cacciari, sindaco di Venezia e filosofo, è uno dei politici e pensatori italiani che più ha sostenuto la necessità di una svolta federale nel nostro Paese. Lo abbiamo intervistato per fare il punto sull’opportunità, sui tempi e sul senso di una svolta politica di questo tipo.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Professor Cacciari federalismo è una parola che viene intesa in molti modi e di cui ultimamente si fa larghissimo uso. Qual è secondo lei la «ricetta federale» applicabile al nostro Stivalone?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«La parola “federalismo” viene dal latino foedus, che significa “patto”, quindi è importante che lo si intenda in modo conforme al suo etimo. Che abbia questa natura di accordo alla base».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E nei suoi aspetti pratici?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Ci sono due dimensioni fondamentali: una istituzionale e una fiscale. Sul versante istituzionale serve una camera delle autonomie che rappresenti gli enti locali e non solo le regioni. Per intenderci le città in Italia sono una realtà storica, mentre le regioni sono un’invenzione. Quindi questo “senato” delle autonomie, e non delle regioni, dovrebbe avere come competenza, come unica competenza, la distribuzione delle risorse verso gli enti locali di cui bisogna ampliare l’autonomia finanziaria».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Un cambiamento notevole...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Radicale. Ma non infedele rispetto all’attuale costituzione, ai germi di federalismo che contiene. Certo, poi servirebbe un rafforzamento dell’esecutivo, e personalmente non sarei contrario nemmeno alla formula del presidenzialismo... Sino ad ora questo tipo di riforma non l’ha portata avanti nessuno, anzi le modifiche che sono state fatte hanno solo aumentato il livello di casino. Confronti l’essenzialità, la bellezza anche linguistica del testo costituzionale, con la contorta complessità delle modifiche apportate dopo, come quelle al titolo quinto...».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E il versante fiscale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Le regioni e gli enti locali devono diventare autonomi dal punto di vista finanziario. Gestire e raccogliere autonomamente i loro fondi. La seconda camera, quella che ho chiamato “Senato delle autonomie”, a questo punto interviene allocando risorse con una funzione di equilibrio e di solidarietà. Ma lo fa su singoli progetti, per i quali le risorse locali non siano sufficienti. Niente più aiuti a pioggia, niente più perpetuo ricorso all’intervento statale...».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Le regioni a statuto speciale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Con un riassetto del genere le regioni a statuto speciale vedrebbero riconosciute solo le loro specificità linguistiche o quelle territoriali... Un conto è fare scuole bilingui, un conto è, altro esempio, la questione del turismo... Non c’è nessun tipo di differenza nello sviluppare il turismo in Trentino o a Belluno...».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Quanto è urgente una riforma di questo tipo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Ma insomma... Da quanto ho detto sin qui mi sembra evidente che il Paese non esce dalla sacca senza una riforma di questo tipo. Federalismo vuol dire distribuire le risorse in modo veloce e produttivo... Deve però essere una riforma federalistica di sistema, deve riguardare l’insieme... Pezzi di federalismo, lo spezzatino del federalismo non serve...».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Faccio l’avvocato del diavolo: il federalismo funziona in Paesi come la Svizzera o gli Stati Uniti che si sono aggregati su quella base... Nel caso italiano non rischia di disgregare la nazione?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Se il federalismo non è aggregativo non è vero federalismo. Aver paura di un federalismo che disgrega è come aver paura di morire in barca andando in automobile... Certo, che la storia italiana abbia una lunga tradizione centralista è innegabile, come il fatto che il Paese non sia nato su base federalista. Ma io sono convinto, come ci hanno insegnato maestri come Sturzo e Miglio, che quella federale è una strada percorribile».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Anche se è dai tempi di Cattaneo e di Gioberti che in Italia i progetti federalisti restano al palo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Io credo che una svolta di questo tipo sia possibile, come lo credeva Miglio che su queste cose considero il mio maestro. Però non si può fare il federalismo con le regioni attuali. Il Molise non può contare come la Lombardia... Servono delle nuove macroregioni e occorre ribadire il ruolo delle città. I momenti di massimo sviluppo della nostra storia sono nati dal confronto e dalla competizione fra le città... Se poi guardiamo alla storia dell’unità nazionale è vero, il federalismo è stato massacrato. Il fronte mazziniano-sabaudo ha messo all’angolo le idee federali. Il fascismo ha cercato di cancellarle completamente. Eppure, come dicevamo all’inizio, nella nostra Costituzione le idee hanno iniziato a riemergere... Possiamo ripartire da lì senza nessuna forzatura».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Quindi federalismo sì, piccole patrie no?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Ma cosa c’entrano? Il micronazionalismo è pura idiozia, al massimo utile per vivere di rendita elettorale... Va però dato atto alle varie “leghe” di aver riportato sotto gli occhi di tutti, a partire dagli anni Ottanta, il problema del decentramento e rilanciato le idee federali. Questa è tutt’altra questione...». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=KDI9V&quot;&gt;Il Giornale - Matteo Sacchi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>SERGIO CHIAMPARINO: «I vertici Pd? Distanti e inadeguati»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/01/05/sergio-chiamparino/%C2%ABi-vertici-pd-distanti-e-inadeguati%C2%BB-intervista/383574"></link>
  <updated>2009-01-05T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>383574</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Torino (TO) (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;«Sbagliato non condannare politicamente la gestione della vicenda rifiuti in Campania. Il problema etica esiste. Ce l'ha pure Di Pietro, che ha dimostrato che la raccomandazione non è mai morta».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
  
&lt;b&gt;Sindaco Chiamparino, nel Pd si è aperto l’ultimo fronte. Dopo la querelle sul fatto che il partito è stato a lungo schiacciato sulle posizioni di Di Pietro e il dibattito sulla questione morale, ci si mette anche il presidente della Provincia di Trento Dellai. Dice che il Pd è «un partito socialista dove la cultura del popolarismo è sparita». Cosa ne pensa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Socialista? Potessi rispondere con una battuta direi “magari!”».
&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Non è d’accordo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Guardi, penso che Dellai abbia voluto dare due messaggi. Da una parte, forte del successo elettorale, cerca di spostare il baricentro del Pd più al centro. E dall’altra sottolinea la necessità di una vera autonomia territoriale rispetto ai vertici centrali del partito».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Un suo pallino da tempo...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Credo sia arrivato il momento di uscire dagli schemi politici del ’900. Serve grande attenzione per il territorio e su questo punto ci misureremo a breve, quando si riunirà il coordinamento del Nord».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Cosa si aspetta?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Capiremo se è possibile avere un’autonomia reale rispetto ai vertici centrali che sentiamo distanti e inadeguati oppure se il coordinamento non sarà altro che un altro livello interno al Pd per trasmettere le direttive che arrivano dal centro».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Si dice che Veltroni non ne sia entusiasta perché perderebbe potere sul partito...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Questo non lo so. Di certo, la nostra esigenza è reale e per ora nessuno si propone scissioni nel Pd».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;
E nella stessa direzione va l’idea di un direttorio che affianchi il segretario?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Continuo a pensare che sia la via da seguire per gestire la delicata fase delle elezioni. Un direttorio che si affianchi ai leader storici del partito così da conciliare la massima autonomia sul territorio (sui programmi e sulle alleanze, vedi Dellai) e la massima unità a livello centrale (dando l’immagine di un partito che lavora in una sola direzione per tutto il Paese).&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Non sarà che si vuole commissariare Veltroni?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Assolutamente no. Da una parte c’è una leadership individuale come quella di Berlusconi che ha le sue peculiarità, dalla nostra c’è invece l’esigenza di una leadership collettiva».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;
Dellai dice che il Pd è troppo a sinistra, altri sostengono che è schiacciato su Di Pietro. Faticate a trovare una vostra identità?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non mi pare che siamo così appiattiti su Di Pietro, al di là di quel che ripete come un mantra Berlusconi. Certo, delle incertezze le abbiamo avute. Anche perché da dopo le elezioni l’Idv non ha mai mantenuto gli impegni presi, a differenza nostra. Ma bisogna uscire dallo schema per cui l’alternativa al centro è Di Pietro perché c’è tutta un’area culturale di sinistra (dal sindacato alla sinistra radicale) che è ben più importante dell’Idv. Il punto è che è arrivato il momento che il Pd trovi un suo profilo autonomo».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Le inchieste giudiziarie potevano essere un’occasione. Ma siete andati in ordine sparso, prima difendendo la magistratura e ora prendendone le distanze...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Ci siamo trascinati dietro l’immagine del partito schiacciato sulle posizioni della magistratura qualsiasi cosa accada. Un errore, perché rispettare i giudici non vuol dire non poter discutere».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Cosa si sarebbe aspettato dai vertici del Pd?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Una netta distinzione fin dall’inizio tra l’aspetto giudiziario e quello dell’etica pubblica. Nel primo caso, con procedimenti in corso, è necessario il massimo del garantismo. Nel secondo, invece, pur non trattandosi di comportamenti delittuosi bisogna condannare il malcostume di intrecci affaristici poco trasparenti o atteggiamenti spregiudicati».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Un esempio?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«La vicenda della Campania, dove un’intera comunità non è riuscita a smaltire i rifiuti. Sul fronte giudiziario bisogna aspettare la conclusione delle inchieste, ma è impossibile non dare un giudizio politico netto, a cominciare dagli stessi interessati. Serve una svolta chiara e comprensibile all’opinione pubblica».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Bassolino è rimasto al suo posto, la Iervolino si prepara a un rimpasto. Pensa che sia «comprensibile» per l’opinione pubblica?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Mi pare una sfida molto difficile, ma è giusto che ognuno si assuma le sue responsabilità. Se la Iervolino si sente in grado di poter dare un segnale di forte rinnovamento in questo modo, vada avanti e aspetteremo i fatti. È chiaro che con un fallimento le responsabilità diventeranno ancora più grandi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;
Che idea si è fatto delle inchieste che hanno coinvolto il Pd negli ultimi mesi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Quello che è successo a Pescara con lo stesso giudice che su D’Alfonso ha cambiato parere nel giro di una settimana è surreale e mi ha fatto correre un brivido sulla schiena. E anche su Del Turco aspetterei, non escludo qualche clamoroso errore giudiziario. Poi ci sono anche casi indubbiamente da verificare e che sono il sintomo di un problema di etica pubblica che non riguarda solo il Pd».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;
Per esempio?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«È così trasversale che c’è dentro anche un partito ipergiustizialista come quello di Di Pietro. Che ha dimostrato come l’italianissima raccomandazione non sia mai morta».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=KCWOU&quot;&gt;Il Giornale - Adalberto Signore&lt;/a&gt;</summary>
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