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  <title>Openpolis - Argomento: riforme istituzionali</title>
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  <updated>2011-05-24T00:00:00Z</updated>
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  <title>Roberto MARONI:  SICUREZZA:MARONI,A POLIZIA LOCALE STESSE ARMI DI ALTRE FORZE</title>
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  <updated>2011-05-24T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Lega) -  Ministro  Interni (Partito: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;http://www.sulpm.net/?p=28691

SICUREZZA:MARONI,A POLIZIA LOCALE STESSE ARMI DI ALTRE FORZE (ANSA) – PARMA, 24 MAG – «La polizia locale fa parte del sistema integrato di sicurezza, è giusto che abbia le stesse armi in dotazione delle altre forze di polizia». Lo sostiene il ministro dell’Interno Roberto Maroni, che ne ha parlato a Parma in un incontro con alcuni sindaci. «Sul tema della riforma della polizia locale – ha aggiunto – ci sono varie proposte in Parlamento, vogliamo inserire il tema nel prossimo decreto legge sulla sicurezza urbana, che dovrà affrontare anche il tema della armi in dotazione». (ANSA).
 
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.sulpm.net/?p=28691&quot;&gt;www.sulpm.net&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Roberto CALDEROLI: Milano: Calderoli, governo dovra' essere piu' determinato su riforme</title>
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  <updated>2011-05-16T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>569366</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: Lega) -  Ministro  Semplificazione Normativa (Partito: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Milano-Calderoli-governo-dovra-essere-piu-determinato-su-riforme_312023967244.html

Milano: Calderoli, governo dovra' essere piu' determinato su riforme
ultimo aggiornamento: 16 maggio, ore 22:33

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- (Adnkronos) - ''Credo che Milano, 16 mag. adesso il governo debba essere ancora piu' determinato sul capitolo delle riforme''. E' quanto sostiene il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, commentando l'esito del voto di Milano.

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Milano-Calderoli-governo-dovra-essere-piu-determinato-su-riforme_312023967244.html&quot;&gt;www.adnkronos.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rosanna FILIPPIN: Federalismo. «Le vere riforme non si fanno a colpi di maggioranza»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/04/rosanna-filippin/federalismo-%C2%ABle-vere-riforme-non-si-fanno-a-colpi-di-maggioranza%C2%BB/557681"></link>
  <updated>2011-02-04T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>557681</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Bassano del Grappa (VI) (Partito: PD) - Assessore  Comune Bassano del Grappa (VI) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Lo stop al federalismo? Quello del Quirinale è per certi versi un atto dovuto. La responsabilità politica dello stallo, invece, è per intero di Bossi e Berlusconi”. 
&lt;p&gt;Rosanna Filippin, segretario regionale del Pd, commenta la decisione del Quirinale di dichiarare irricevibile il decreto sul federalismo proposto dal Governo.
&lt;p&gt; “Se il centrodestra si fosse aperto al confronto sulle proposte del Partito Democratico – afferma la Filippin – il decreto sul federalismo fiscale sarebbe stato modificato in meglio, specialmente per i Comuni. E la bicamerale avrebbe potuto approvarlo con un consenso trasversale. Non è stato così e questi sono i risultati. &lt;br /&gt;
Il centrodestra può incolpare solo se stesso. 
Le vere riforme non si fanno a colpi di maggioranza”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_news.asp?ID=1940&quot;&gt;Pd Veneto - official web site&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: «La riforma del voto con chi ci sta ma non impicchiamoci a un modello»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/08/31/pier-luigi-bersani/%C2%ABla-riforma-del-voto-con-chi-ci-sta-ma-non-impicchiamoci-a-un-modello%C2%BB-intervista/505221"></link>
  <updated>2010-08-31T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>505221</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Più forti di ogni debolezza. Pronti alla riscossa civica. Con un compito storico:

piegare e vincere il berlusconismo. Per Luigi Bersani inizia a fine agosto la sua campagna d`autunno. Abbronzato al sole della Sardegna, tonificato dalle feste democratiche, sembra spinto da una nuova determinazione.
&lt;p&gt;

Arriva a &lt;i&gt;RepubblicaTv&lt;/i&gt; per spiegare con gli occhi e la voce cos`è il Nuovo Ulivo, la sua proposta politica apparsa l`altra settimana su questo giornale. Mette subito in chiaro che non si impiccherà ad un modello di legge elettorale, «il meccanismo che ho in mente può venire da una correzione del modello tedesco e da una correzione del Mattarellum».&lt;br /&gt;


Ma già che c`è risponde a Renzi che «per costruire non basta distruggere, sono sicuro che in giro c`è il nuovo Maradona, io però ancora non l`ho visto». 
&lt;p&gt;E a Bossi dice: «Altro che voti Pd offerti a Berlusconi. Tu sei il vero traditore, che ti aggrappi a Roma ladrona».

&lt;p&gt;
Il segretario del Pd parla nel videoforum di &lt;i&gt;RepubblicaTv&lt;/i&gt;. Lo attendono in tanti, davanti al televisore o al computer. In mezza giornata, prima dell`appuntamento fissato per le 16, giungono in redazione cinquecento domande via e-mail. Oltre mille i quesiti inviati invece in diretta, centinaia quelli postati quando Bersani è già andato via.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Nuovo Ulivo e Alleanza democratica.

Due concetti diversi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «In Italia abbiamo due problemi. Quello dell`alternativa di governo e quello dell`assetto democratico, altamente deformato.

Su &lt;i&gt;Repubblica&lt;/i&gt; ho parlato di Nuovo Ulivo pensando proprio all`alternativa di governo.

Che stavolta deve nascere da un patto non occasionale tra le forze di centrosinistra.

Mi spiego: queste forze, se ci sono, devono stringersi per un`intesa credibile, devono trovare parole univoche e devono rendersi disponibili anche a considerare possibile la riorganizzazione dello stesso centrosinistra, per evitarne la frammentazione».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cos`è allora l`Alleanza democratica?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Dal Nuovo Ulivo deve venire una larghezza di idee, una visione e dunque una proposta rivolta anche a quelle forze che non si definiscono di centrosinistra ma che non sono disposte ad una deriva plebiscitaria.

Con loro si può ragionare di riforme istituzionali, di legge elettorale, di regole che stiano saldamente nel terreno della nostra Costituzione».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Parla a Fini e Casini?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Sì, parlo a quelli che ci stanno, a chi punta alle regole. Il coinvolgimento dei finiani è possibile nella misura in cui - come si diceva una volta - abbiano un`idea di destra europea.

Bisogna credere nell`equilibrio dei poteri, non nel &quot;ghe pensi mi&quot;. Ma le intenzioni e la disponibilità della destra sono tutte da verificare. A partire dal processo breve».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quale sarà il vostro programma?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «A Torino dirò bene cosa abbiamo intenzione di fare su scuola, fisco, lavoro. Noi non abbiamo mai smesso di fare le nostre proposte, ma si è creato un cortocircuito informativo che ci ha dipinti come incapaci di costruire, uniti solo dall`opposizione a Berlusconi.

Questo è profondamente falso, ed è grave perché negli Stati Uniti la gente sa cosa dicono Repubblicani e Democratici. In Italia invece i cittadini sono tenuti all`oscuro da quel che propone l`opposizione».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Legge elettorale: come si seppellisce il Porcellum?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Non voglio rimanere impiccato ad una formula, a dei modelli. Prima vediamo in quanti siamo d`accordo nel dire che questa legge è un abominio. Consente ad una persona sola di nominarsi tutti i suoi parlamentari, è all`origine di una distorsione micidiale per cui il Parlamento risponde al governo e non viceversa, ha prodotto 38 voti di fiducia e 54 decreti, un conformismo dilagante, poteri ricattabili. E` deleteria. Ma la questione della legge elettorale attiene a quella più ampia delle regole.

Quindi ai miei dico: bisogna discutere anche con chi la pensa diversamente da noi».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;C`è chi teme un bipolarismo indebolito.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Bipolarismo, la preoccupazione è sempre la stessa. O che venga indebolita o che venga rafforzata la prospettiva bipolare. La mia posizione in merito è quella di sempre, da li non mi muovo. Solo un esagerato ottimismo può far pensare che le regole elettorali possano modificare i dati di fondo della cultura politica di un paese. Da quando è caduto il Muro di Berlino in Italia si è determinato un assetto sostanzialmente bipolare che non saranno quattro righe a modificare.&lt;br /&gt;


Questo assetto può essere forzato per provare a fare persino il presidente della Repubblica, dato il 35 percento dei consensi».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Oppure?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Oppure va reso flessibile. Non certo fino al punto di incoraggiare il vecchio sistema della frantumazione, ma per dare degli elementi di respiro allo stesso meccanismo.

Con la nuova legge elettorale non ci si potrà esimere dal dire con chi si sta, questo è ovvio. Per il resto io ho in mente un disegno che abbia radici territoriali, che non sia basato su personalismi, che scaturisca dalla correzione del modello tedesco o dalla correzione del Mattarellum. Vedremo, discuteremo.

Questo fanno i partiti. Non devono morire per una formula».
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;Primarie: si faranno o temete Vendola?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Si faranno e saranno primarie di coalizione.

Tutti quelli che vengono da mondi diversi ed esprimono sensibilità potranno dire la loro. Se ci saranno più candidati nel Pd lo deciderà il partito».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Perché per il suo progetto ha guardato indietro, all`Ulivo?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Perché la parola Ulivo politicamente corrisponde ad un`idea, ad un movimento, ad una riscossa civica. Non è dunque solo una questione di partiti. Per me il concetto dell`impegno e del risveglio dei cittadini è cruciale. Abbiamo il dovere di ridestare il protagonismo democratico dei cittadini. E possiamo farcela. Perché siamo più forti delle nostre debolezze. Dobbiamo smetterla di guardarci la punta delle scarpe ed impressionarci per il fatto che ci troviamo davanti ad una battaglia difficile. Diamoci solidità, smettiamola di essere demo-depressi».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La litigiosità è stato il tratto distintivo nonché il killer dell`era Prodi. Perché oggi dovrebbe andare meglio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Perché lo scenario è completamente diverso.

Per esempio: Rifondazione ha fatto un discorso onesto, escludendo qualsiasi partecipazione ad un futuro governo. Va bene, ho detto, ma siete interessati ad un confronto vero sui temi costituzionali? Siete pronti ad affrontare la battaglia per dare una linea certa al nostro profilo democratico? Mi hanno risposto di sì. Ecco, è così che intendo procedere. Il Nuovo Ulivo è una straordinaria occasione per prendersi delle responsabilità».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Berlusconi l`ha bollato come ammucchiata.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Ammucchiata? E` esattamente il contrario e non vedo come il premier possa fare prediche, lui che sta governando con un`accozzaglia di gente che si insulta dalla mattina alla sera. Sapete quali sono i punti programmatici del premier? Viva la mamma e il papà».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Bossi dice che lei ha offerto i voti del Pd a Berlusconi.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non ho mai parlato in modo spocchioso della Lega, ma adesso basta. Davvero. Devo mandare una letterina al Carroccio. Bossi sta attaccato al vecchio zio per prendersi l`eredità e non ci sono neanche badanti di mezzo. Il suo è un puro tradimento degli elettori.

Per anni ha gridato contro Roma ladrona, ora sta proprio con quei ladroni».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Renzi, il sindaco Pd di Firenze, afferma che il Nuovo Ulivo fa sbadigliare.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«A Renzi rispondo che per costruire non basta distruggere. L`idea della costruzione creativa non ha mai portato da nessuna parte.

L`azzeramento del vertici del Pd non serve a niente. Noi non siamo qui a pettinare le bambole, abbiamo invece un compito storico che ci impone di accettare le critiche ma che non prescinde dalla lealtà alla ditta. Siamo pieni di bravi dirigenti di quaranta anni:

se c`è in giro un nuovo Maradona, e sono sicuro che c`è, si  vedrà.Io sono qui proprio per questo, per far girare la ruota. Ma dobbiamo sentirci come in un collettivo».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=TNCL6&quot;&gt;la Repubblica - Laura Pertici&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco CAPPATO: Il Parlamento minacciato sia da scioglimento che da larghe intese per controriforma elettorale</title>
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  <updated>2010-08-07T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>504067</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Il ruolo del Parlamento italiano, già compromesso da una legge elettorale che affida ai partiti un potere assoluto nella nomina dei candidati, è oggi più che mai messo in pericolo.
&lt;p&gt;
Infatti, da un lato vi sono le quotidiane minacce di ricorso alle urne da parte di un Presidente del Consiglio al quale la Costituzione non assegna il potere di sciogliere le Camere, come ricorda nel suo intervento su &lt;a href=&quot;http://www.rassegnastampa.comune.roma.it/View.aspx?ID=2010080716361144-1&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;b&gt;Repubblica, Andrea Manzella&lt;/b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, il quale richiama la necessità di difendere il Parlamento da chi lo vuole &quot;cancellare&quot;; a tali minacce berlusconiane e bossiane risponde e corrisponde il gioco del tanto peggio tanto meglio giocato ad esempio da Di Pietro, la cui strategia coincide non a caso a quella di Berlusconi.
&lt;p&gt;
Dall'altro lato però, anche la proposta del Partito democratico di realizzare Esecutivi di &quot;larghe intese&quot;, o di &quot;salute pubblica&quot;, con l'obiettivo principale di cambiare la legge elettorale, rappresenta un tentativo di confondere i piani delle responsabilità istituzionali.&lt;br /&gt;
 Se infatti un Governo può benissimo avanzare proposte e avere posizioni in materia di legge elettorale, la pretesa di far coincidere la missione principale di un futuro Governo con la definizione di regole necessariamente destinate a fare gli interessi dei partiti che ne farebbero parte snaturerebbe la funzione del Governo, proprio nel bel mezzo di una crisi economica e sociale che richiederebbe risposte rapide e coerenti.
&lt;p&gt; Una maggioranza fondata su una proposta di legge elettorale -prevedibilmente su una proposta di controriforma proporzionalistica- si troverebbe nella necessità di cancellare sia la libera dialettica parlamentare che l'ascolto di un'opinione pubblica ormai da vent'anni solidamente favorevole al &quot;modello americano&quot;, maggioritario uninominale.
&lt;p&gt;
Il tentativo di cancellazione del Parlamento, paventato da Manzella, non riguarda dunque soltanto l'ipotesi di scioglimento anticipato delle Camere, ma anche l'ipotesi di un Esecutivo di &quot;salute pubblica&quot; che abbia come compito prioritario la controriforma elettorale.
&lt;p&gt;
&lt;a href=&quot;http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/04/07/la-costituzione-di-berlusconi.html&quot;&gt;Chi vuole cancellare il Parlamento&lt;/a&gt; 
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/print/comunicati/cappato-parlamento-minacciato-sia-da-scioglimento-che-da-larghe-intese-controriforma-elet&quot;&gt;Radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Silvio BERLUSCONI: Tutti spiati</title>
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  <updated>2010-06-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Pres. del Consiglio   (Partito: PdL) -  Ministro  Sviluppo Economico (ad interim) (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«NESSUN POTERE AL PREMIER» - Berlusconi ha ribadito, come aveva già fatto che, a suo dire, il presidente del Consiglio, a differenza dei suoi colleghi europei, non ha poteri: «Quando un imprenditore come me pensa alle cose da fare, si scoraggia, perché per arrivare a un risultato concreto bisogna passare le forche caudine di tante difficoltà che a volte uno pensa &quot;chi me lo fa fare, torno a fare quello che facevo prima o me ne vado in pensione&quot;». Secondo il Cavaliere il problema è soprattutto «nell'architettura istituzionale», che «risente del timore dei padri costituenti che potesse tornare una dittatura». Bisogna quindi riformare la Costituzione, ha indicato il premier, per renderla adeguata alle esigenze di una Paese moderno.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/10_giugno_16/berlusconi-tutti-spiati_d69fb890-792c-11df-ad02-00144f02aabe.shtml&quot;&gt;www.corriere.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: «Le famiglie italiane non discutono di semipresidenzialismo  alla francese, ma di lavoro»</title>
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  <updated>2010-04-10T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Di fronte a lui una platea non facile: quella degli industriali  radunati ieri a Parma in occasione del forum “Libertà e benessere” organizzato da Confindustria. Pier Luigi Bersani non si è lasciato “intimorire” e ha espresso le proprie convinzioni sulle priorità da rispettare, polemizzando sulle attuali discussioni politiche “incistate” sul tema delle riforme istituzionali.

&lt;p&gt;
“Le famiglie italiane – ha detto il segretario del Pd – non discutono mica di semipresidenzialismo alla francese, ma di lavoro”. L’agenda politica del nostro Paese, secondo Bersani, dovrebbe insomma anteporre gli interessi della gente a quella dei politici a caccia di nuove forme di governabilità e soffermarsi sulla discussione di riforme sociali ed economiche. “Per parlare di quelle – ha ironizzato il segretario dei democratici – vado ad Arcore anche a piedi. Ci vado con idee nuove, purché dall’altra parte si riconosca che se hanno governato sette anni sugli ultimi nove non è che possano dare sempre la colpa agli altri”.

&lt;p&gt;
“Di fronte alla crisi -ha continuato Bersani – stare fermi non è una strategia. La frusta della crisi si fa sentire in modo particolare in Italia, perché si collega a problemi precedenti che altri avevano in misura minore e che prevede per noi un tempo più lungo di uscita.
&lt;p&gt;
Se il pavimento della crescita è così basso – ha aggiunto il segretario del Pd – la finanza pubblica non può che andare in crisi ed è per questo che da due anni sollecitiamo un qualche intervento a favore di Pil, crescita o occupazione: senza questi provvedimenti la crisi dei conti pubblici sarà inevitabile”.
&lt;p&gt;

“Non vengo mai a far a comizi agli industriali – ha quindi ripreso Pier Luigi Bersani – ma ho sentito un clima di rispetto, che è reciproco. Nessuno dovrebbe arruolare gli industriali. Bisogna rispondere ai problemi che pongono e vedere quali sono le proposte, Io cerco di tenere sempre questo atteggiamento e mi pare che sia stato compreso”.

&lt;p&gt;
A margine del convegno, il segretario del Pd ha infine manifestato la propria apertura nei confronti della Lega: “Il Pd – ha assicurato - è disposto a ragionare con la Lega sulle riforme. Per noi – ha aggiunto Bersani – il federalismo è il modo di costruire l’unità della nazione e per noi non è accettabile che ci sia una discriminazione tra italiani a livello dei diritti essenziali di cittadinanza e dei servizi. Se riusciamo a capire che questo punto viene rispettato – ha concluso il leader del centrosinistra – possiamo discutere”.&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.newnotizie.it/2010/04/10/bersani-frena-sulle-riforme-istituzionali-parliamo-prima-di-lavoro/print/&quot;&gt;newnotizie.it - Maria Saporito&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: Riforma della Costituzione? Cambierei anche l'articolo 1</title>
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  <updated>2010-01-02T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Riforma della giustizia, riforme istituzionali, presidenzialismo, federalismo? Secondo Brunetta non è abbastanza. Secondo il ministro per la Pubblica amministrazione le riforme non dovranno riguardare solo la seconda parte della Costituzione, «ma anche la prima, a partire dall'articolo 1: stabilire che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla». In un'intervista a Libero, Brunetta sostiene che la parte valoriale della Costituzione «ignora temi e concetti fondamentali, come quelli del mercato, della concorrenza e del merito».
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

La Costituzione, aggiunge il ministro, «è figlia del clima del dopoguerra. Adesso siamo in un'altra Italia. Capisco che alcuni costituzionalisti sostengano che non si riesce a cambiare la seconda parte della Costituzione proprio perché non abbiamo aggiornato la prima. Fermi restando i principi fondamentali, nei quali tutti ci riconosciamo, bisogna avere allora il coraggio di parlare anche della prima parte della Costituzione. E ritengo debbano essere rivisti pure gli articoli della Carta sui sindacati, i partiti, l'Europa».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.unita.it/news/italia/93260/lultima_di_brunetta_riforma_della_costituzione_cambierei_anche_larticolo&quot;&gt;l'Unità.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Massimo Cacciari: «Le riforme si faranno solo con una grande coalizione. Il resto sono chiacchiere»  -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2009-12-21T00:00:00Z</updated>
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  <id>474575</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Venezia (VE) (Partito: DL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Le riforme si faranno solo quando si realizzerà una grande coalizione, da Letta a Bersani, Fini e Casini compresi. Il resto sono solo chiacchiere»: il sindaco di Venezia ed esponente del Pd Massimo Cacciari è «stufo di commentare voci». Il parlamento potrà rivedere la Costituzione «quando Berlusconi passerà il testimone».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;L’opposizione deve mettersi in gioco, come dice D’Alema?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «È evidente che, se le riforme si fanno seriamente, deve dire la sua anche l’opposizione».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Però ha provocato polemiche la frase di D’Alema, poi corretta, sugli inciuci che fanno bene al paese.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Chiaramente intendeva dire che nella prima Repubblica si parlava di inciuci anche quando le forze di maggioranza e di opposizione si intendevano sulle cose serie. Una battuta paradossale ma che rende bene l’idea che non tutto nella prima Repubblica era peggio che nella seconda. Mi pare che in questo caso sia difficile dar torto a D’Alema».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Tremonti sostiene che, malgrado le apparenze, in parlamento, sulle questioni economiche e sociali, ci sono più consensi che dissensi. E che, dunque, si può passare al capitolo più impegnativo.&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Non mi pare proprio che il presupposto sia giusto. È difficile pensare a riforme istituzionali e della giustizia senza affrontare anche il capitolo economico,senza rivedere come avviene la distribuzione delle risorse in questo paese».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;La maggioranza è partita col piede giusto? Offre un «patto democratico» ma chiede di isolare un pezzo di opposizione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Sono troppi anni che andiamo avanti con questo discorso. Un giorno si dice che le riforme importanti vanno fatte con un denominatore comune. Il giorno dopo scoppia tutto. Bicamerali iniziate, fallite, ritentate. A inizio di ogni legislatura si parla della necessità di intese e si va a baruffe d’osteria. Finché non c’è un po' di nero su bianco, progetti definiti ed analizzabili, son stufo di commentare voci».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Questa volta, però, la base comune ci sarebbe: la bozza Violante gode di un sostegno condiviso. Perché non si va avanti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Fallita quindici anni fa la strada giusta dell’assemblea costituente, l’unica possibilità sarà - finita l’epoca Berlusconi - una grande coalizione politica, con una larga maggioranza parlamentare per dar vita ad un serio processo di riforma. Ormai ne sono convinto».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Quindi anche oggi è una falsa partenza?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ci si sta preparando. I segnali di fumo sono più o meno importanti e continuano. Chiaramente le forze politiche cominciano ad attrezzarsi al dopo Berlusconi, che potrebbe essere positivo se ci fossero le condizioni di una grande coalizione che - da Letta a Bersani, Casini e Fini compresi - sostenesse un progetto condiviso.&lt;br /&gt;
 Perché, se manca una maggioranza parlamentare solida, qualsiasi disegno di riforma finirà con un pour parler».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Il problema non sono le divisioni del Pd?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Le divisioni del Pd esattamente come quelle del Pdl. Non vede che sono tutti a pezzi? Basta guardare a quel che succede qui nel Veneto tra Pdl e Lega».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Quanto pesano invece i problemi giudiziari del presidente del consiglio?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Certo che pesano anche quelli, ovviamente. Le ripeto, non esiste la possibilità di avviare seriamente processi di riforme istituzionali, della giustizia e dell’economia senza una solida maggioranza parlamentare che metta insieme le teste pensanti dell’uno e dell’altro fronte per un certo periodo».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Perché? Berlusconi sostiene la riforma.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «La solida maggioranza necessaria oggi non viene fuori nè dal centrodestra nè dal centrosinistra: perché l’uno e l’altro fronte hanno al loro interno componenti che impediranno le riforme, si tratti una volta di Rifondazione o, l’altra, della Lega. &lt;br /&gt;
Quando può accadere che si materializzi questa larga maggioranza?&lt;br /&gt;
 Quando passerà il testimone Berlusconi. More geometrico demostrato.&lt;br /&gt;
 Il resto sono buone intenzioni che lasciano il tempo che trovano: si potrà discutere qualunque progetto, trovare qualche accordo e il giorno dopo verrà fuori un pentito che parla o una escort che si confessa e salterà tutto di nuovo».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=OX2UH&quot;&gt;Il Mattino - Teresa Bartoli&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Gianfranco FINI: «Tutelare l'indipendenza dei giudici. Sì alle riforme ma con l'opposizione»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/10/14/gianfranco-fini/%C2%ABtutelare-lindipendenza-dei-giudici-s%C3%AC-alle-riforme-ma-con-lopposizione%C2%BB/418239"></link>
  <updated>2009-10-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>418239</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Camera   (Lista di elezione: PdL) - Deputato (Gruppo: FLI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Una frenata brusca che di certo non farà piacere a Silvio Berlusconi. Gianfranco Fini sceglie un territorio &quot;neutrale&quot;, Francoforte, per pronunciare un no chiaro e netto a riforme in materia di giustizia che possano mettere in discussione autonomia e indipendenza della magistratura, sottoponendo il pubblico ministero a forme di controllo e dipendenza da poteri diversi dall’ordine giudiziario. Uno stop accompagnato da un’altra presa di posizione chiara sulle riforme istituzionali, che devono a suo avviso passare da «larghe intese» ed «un’ampia maggioranza».

&lt;p&gt;
Fini parla in Germania ma non dimentica le durissime polemiche italiane, quando invoca una «dialettica politica che deve fondarsi su un solido ancoraggio culturale e morale che ne impedisca la degenerazione nella polemica astiosa, diseducativa, fine a se stessa». &lt;br /&gt;
E non risparmia una frecciata che in molti leggono come rivolta al Cavaliere. 
&lt;p&gt;Secondo Fini, infatti, l’immagine dell’Italia all’estero non dipende solo da ciò che del Belpaese scrivono i corrispondenti stranieri in Italia, ma anche «dal comportamento di tutti, istituzioni comprese». Il tema caldo resta comunque quello della giustizia. Su questo campo Fini affonda senza risparmiarsi: «Non si può, a proposito delle diversi ipotesi di riforma della giustizia, esprimere valutazioni su ciò che si dice o si pensa: dobbiamo stare ai fatti. &lt;br /&gt;
E in Parlamento sono al momento pendenti diverse proposte di riforma sulla giustizia. Vedremo se e quali andranno avanti. Ma c’è un tema sul quale non ho affatto cambiato idea: è essenziale che venga comunque rispettato l’attuale principio costituzionale di autonomia e indipendenza di tutti i magistrati. E sottolineo tutti...».

&lt;p&gt;
Per questo, avverte Fini, «è del tutto evidente che una cosa è pensare e prospettare di distinguere le carriere dei magistrati rimanendo tutti all’interno dell’ordine giudiziario, altro sarebbe prospettare di mettere l’ufficio del pubblico ministero sotto il controllo o alle dipendenze di un altro potere dello Stato. Questo non è accettabile:&lt;br /&gt;
 l’indipendenza della magistratura è un valore costituzionale fondamentale». &lt;br /&gt;
Anche sulle riforme Fini è netto: &lt;br /&gt;
«In questa legislatura, ripartendo subito, sono possibili e necessarie» perché «vi sono molti temi su cui l’istruttoria è a buon punto» e «sono assolutamente possibili larghe intese ed ampia maggioranza». 
&lt;p&gt;Il presidente della Camera non nasconde «un ragionevole ottimismo» sulla loro realizzazione «grazie ad intese di larga maggioranza che evitino il ricorso al referendum previsto dall’articolo 138» della Costituzione e partendo dai temi che uniscono maggioranza ed opposizione. 
&lt;p&gt;A Palazzo Grazioli, intanto, si susseguono gli incontri tra Berlusconi e il Guardasigilli Angelino Alfano. I coordinatori nazionali del Pdl, Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini hanno reso noto che prenderanno parte alla riunione della Consulta sulla Giustizia in via dell’Umiltà . &lt;br /&gt;
Nel corso dell'incontro, presieduto da Niccolò Ghedini, si affronterà il tema della riforma della Giustizia, «dalla quale - sottolineano - è fuori discussione ogni ipotesi di sottoposizione del pm all’esecutivo, tra l’altro mai prevista dal programma di governo del Popolo della Libertà».

&lt;p&gt;
Ma le parole di Fini trovano accoglimento innanzitutto nell’Italia dei valori che, per bocca del capogruppo alla Camera Massimo Donadi sottolinea:&lt;br /&gt;
 «Fini ha ragione sull'indipendenza della magistratura, ma dovrebbe spiegarlo a Berlusconi ed alla sua maggioranza, che preparano una riforma punitiva contro i magistrati. Ci auguriamo che quelle del presidente della Camera non siano solo parole e che faccia valere il suo forte ruolo politico nel Pdl». &lt;br /&gt;
Anche Dario Franceschini, segretario democratico, spende parole di apprezzamento per la figura di Fini. A chi gli chiede a quale esponente del Popolo delle libertà si senta più vicino dal punto di vista intellettuale, l’attuale leader del Pd replica:&lt;br /&gt;
 «Fini ha assunto posizioni coraggiose e ha senso dello Stato, quindi sicuramente lui e Stefania Prestigiacomo, perchè sta facendo bene il suo lavoro».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200910articoli/48280girata.asp&quot;&gt;La Stampa.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Luciano VIOLANTE: «Solo una buona notizia: il no di Fini a usare il lodo Alfano»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/10/03/luciano-violante/%C2%ABsolo-una-buona-notizia-il-no-di-fini-a-usare-il-lodo-alfano%C2%BB-intervista/417986"></link>
  <updated>2009-10-03T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>417986</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;«Oggi si arriva a occupare certe posizioni in modo del tutto casuale o basandosi su rapporti amicali. Per non dire di peggio».
&lt;p&gt;
«Il gesto di Gianfranco Fini, è una lezione di etica pubblica». È il giudizio positivo dell'ex presidente della Camera, Luciano Violante, sulla decisione di Fini, alla quale ha risposto il pm Henry John Woodcock rimettendo la querela.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt; Un gesto simile può riqualificare le istituzioni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Non c'è dubbio. Non so se risolve, ma aiuta tutti coloro che lavorano per costruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ritiene che Fini abbia voluto marcare una distanza dalla sua maggioranza?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Credo che abbia fatto quello che riteneva giusto fare. Se ci siano altri scopi bisognerebbe chiederlo a lui. Lo apprezzo come atto di dignità politica.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il presidente Napolitano ha dichiarato di avere nostalgia per il tempo in cui il confronto politico era anche aspro, ma civile e rispettoso.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Purtroppo siamo passati dall'era dei grandi nemici &quot;esterni&quot;, il capitalismo e il regime sovietico, alla fase dei nemici &quot;interni&quot;. Prima i grandi nemici erano fuori e all'interno ci si combatteva rispettosamente. Oggi si è amici di Putin, ma in Italia...
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma il comunismo oggi non c'è più e il capitalismo si è modificato.Quindi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Crollati quei nemici esterni sono subentrati quelli interni. E tra i primi c'è l'avversario politico e questo determina un minore dialogo rispetto ieri. È un meccanismo diabolico, ma purtroppo è così.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Questo imbarbarimento è legato al venir meno della contrapposizione ideologiche?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Direi piuttosto a una scarsa fiducia nei propri valori da parte di tutti che porta a rifiutare qualsiasi confronto. Fare politica significa anche sforzarsi di capire le ragioni dell'altro.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Questa situazione attuale dipende anche da una classe politica poco selezionata?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Il problema è che i partiti non fanno più educazione civile né al proprio interno né fuori. Per cui nella vita politica oggi si arriva a occupare certe posizioni in modo del tutto casuale o basandosi su rapporti amicali con le oligarchie dei partiti. Per non dire di peggio...
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E quindi?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;Tutto questo priva la rappresentanza politica di una sua forza e di una sua autorevolezza. L'unico partito che fa una selezione basata sull'esperienza politica è la Lega, i cui deputati hanno un passato da amministratori capaci. Hanno, cioè, fatto le loro esperienze sul campo.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei critica l'attuale legge elettorale che consente a una oligarchia di scegliere i parlamentari e riduce notevolemente il ruolo del Parlamento.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; La prima cosa da fare è una nuova legge elettorale, proprio per evitare la costruzione di oligarchie nei partiti e nelle istituzioni. Spero che il Partito democratico, dopo il congresso, ponga il cambio della legge elettorale al primo posto del suo programma per le riforme istituzionali.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;È appena uscito il suo nuovo libro &quot;Magistrati&quot;nel quale si criticano degli atteggiamenti di alcuni suoi ex colleghi. È un po' singolare per uno come lei considerato il capo del &quot;partito delle toghe&quot;, o no?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Giusto per sgombrare il campo dagli equivoci nel libro ho pubblicato un articolo del 1993, in piena Tangentopoli, nel quale avevo parole molto dure contro il cosiddetto governo dei giudici e non ho mai cambiato opinione. Si sono costruiti dei miti della politica su di me che sono delle autentiche stupidaggini.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;C'è, quindi, bisogno di una riforma della giustizia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Penso che occorrano due tipi di intervento: uno di carattere morale, sia da parte dei politici sia dei magistrati, e l'altro di tipo legislativo. Ma le leggi senza una riforma morale della politica e della magistratura non risolvono questa situazione.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Un richiamo alla morale che viene da più parti.&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;La globalizzazione ha sconvolto i principi dell'etica pubblica, ma anche di quella privata. Si avverte la necessità forte di ricostruire un tessuto etico.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ritiene che ci siano le condizioni per questo cambiamento?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Oggi, purtroppo, l'unico parametro al quale si fa riferimento è quello riferito alla legge: è consentito, non è permesso. Ma esistono comportamenti che possono essere adottati indipendentemente dalla legge. L'esempio del presidente Fini ne è una conferma. Poteva avvalersi del lodo Alfano e dal punto di visto giuridico la sua posizione era ineccepibile. Invece ha fatto prevalere i principi di etica pubblica.  &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=NKGQN&quot;&gt;Liberal - Franco Insardà&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Pier Luigi BERSANI: «Perché al Pd serve il coraggio di riscoprisi cattolico popolare e socialista»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/08/27/pier-luigi-bersani/%C2%ABperch%C3%A9-al-pd-serve-il-coraggio-di-riscoprisi-cattolico-popolare-e-socialista%C2%BB-intervista/402795"></link>
  <updated>2009-08-27T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>402795</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il Partito democratico deve essere un ben strano insetto se tanti entomologi si accaniscono così tanto nello studiarlo. Ma noi stiamo solo facendo una cosa normalissima: un congresso, come lo fanno tanti altri partiti in Europa. Eppure in tanti proseguono a studiarci e a criticarci al di là dei nostri demeriti. Ma che ci lasciassero lavorare! E che si rivolgessero a quei partiti che in Italia il congresso nemmeno lo fanno».

&lt;p&gt;
Pierluigi Bersani, piacentino, 57 anni, è, fra i tre candidati alla segreteria del Pd (congresso l'11, primarie il 25 ottobre), il più deciso nel difendere il partito dagli attacchi esterni. Lo ha detto più volte, volendo forse anche rimarcare una certa differenza di atteggiamento verso i sui diretti avversari, il diellino Dario Franceschini e il medico Ignazio Marino: «Serve rispetto per tutti, la ditta non si piccona».&lt;br /&gt;
 Picconate sulla sua testa di ex ministro dello Sviluppo del governo Prodi, invece, ne sono arrivate. Gli hanno dato del «nostalgico», del «vecchio», lo hanno accusato di mettere a repentaglio il bipolarismo. Soprattutto, i suoi due avversari hanno tentato di cucirgli addosso l'abito del politico del secolo scorso, tutto apparato, tessere, militanza, poco avvezzo a guidare un partito &quot;proiettato nel futuro&quot;, qualsiasi cosa questa espressione significhi per i fan di Twitter. Bersani, dall'alto di un pronostico che lo vede favorito, ma anche forse per un senso di antica disciplina, ha sempre cercato di smussare gli angoli, di minimizzare le dichiarazioni più roventi, di usare l'ironia come arma di difesa. L'ultima volta è capitata nella settimana di Ferragosto quando qualche suo collega di partito ha usato le parole di Umberto Bossi - «Tra i tre preferisco Bersani» - per imputargli «errori su tutta la linea». &lt;br /&gt;
«Come rispondo?», dice Bersani a Tempi. «Rispondo con una battuta: si vede che gli piacciono i tipi tosti. Bossi si diverte alle nostre spalle e qualcuno ci casca. &lt;br /&gt;
Sono solo battute estive, dette a Ferragosto, senza alcuna importanza».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Bersani, lei ha scelto come canzone della sua campagna Un senso di Vasco Rossi. Vasco canta che «un senso questa storia non ce l'ha». La storia del Partito democratico un senso non ce l'ha?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Ho scelto questa canzone proprio per quelle due parole: &quot;senso&quot; e &quot;storia&quot;. Ma non intendevo riferirle al Pd, ma all'Italia. Beninteso, la storia l'Italia ce l'ha, ed è pure una grande e gloriosa storia, quel che vorrei fare è darle un senso oggi. Credo che il Pd possa farlo, a patto che sappia recuperare dei valori che oggi, troppo spesso, sono dati per acquisiti e scontati, come libertà, democrazia, identità.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;L'Italia, dunque, non ha un senso?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Io parto nelle mie valutazioni da quello che vedo oggi accadere nel paese. L'unità non è scontata, va conquistata. Viviamo in uno Stato in cui è cresciuta enormemente la forbice tra i redditi e in cui è diminuita spaventosamente la mobilità sociale. Sono dati di fatto e la politica ha la responsabilità di fornire un programma sociale e liberale che possa sanare questa ferita. E poi si è abbassata l'asticella dello spirito civico che ci impone una grande risposta morale.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei è candidato alla leadership di un partito che però, fino ad ora, non è riuscito a raccogliere consensi adeguati per poter dare un senso a quest'Italia, anzi, litigate anche molto tra di voi su quale sia il vostro senso. Lei quale ha in mente?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Io credo in un grande partito popolare che si rivolga ai ceti produttivi (le imprese, i lavoratori), ai giovani, alle fasce più deboli. Credo in un partito organizzato e che abbia un'identità chiara e definita, non matematica.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dicono che lei non è &quot;nuovo&quot;...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Sono sempre stato assai critico con i cultori del nuovismo. Chi mi imputa di essere il &quot;vecchio&quot; è superficiale. Quel che è nuovo lo ha sempre deciso la storia. Il nuovo è davanti a noi, ma per affrontarlo bisogna essere nelle condizioni adatte. &lt;br /&gt;
Conosco la fatica del cambiamento, ma per cambiare devi sapere chi sei. Dobbiamo dire chi siamo per dire che cosa vogliamo e come intendiamo farlo. Cioè dobbiamo, prima di ogni altra questione, affrontare il tema della nostra identità. Sono anche disposto a discutere quale.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Però lei un'identità ce l'avrà già in mente. O no?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Certo, io propongo di emanciparci dalla storia dei nostri ultimi trent'anni e di andare a recuperare quelle che sono le nostre radici più profonde: quelle cattoliche popolari e quelle socialiste. Radici che ci insegnano che se parti dagli ultimi, dai più deboli e sfortunati, sarai capace di costruire una società migliore per tutti. &lt;br /&gt;
Non classista, non ribellista, ma in grado di essere solidale e aperta.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Si capisce che lei parte nella proposta della sua ricetta per l'Italia dall'esperienza della sua terra piacentina. Ma è una formula riproponibile su tutto territorio nazionale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; È anche una delle accuse che le vengono rivolte: di essere troppo &quot;emiliano&quot;.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Ma quell'identità popolare cui io guardo non è solo delle mie parti: io l'ho vista anche in Lombardia e perfino in Calabria e Sicilia. Io ci credo molto. Penso che solo rifacendoci a questa tradizione possiamo unificare veramente l'Italia. &lt;br /&gt;
Pensiamo solo al dibattito sulle gabbie salariali. Vent'anni fa, quando se ne discuteva, si sapeva che le gabbie bisognava farle per il Sud, ma anche per il Nord. &lt;br /&gt;
Oggi, invece, tutto il dibattito, un po' volgare e molto ingeneroso per il nostro Meridione, divide il territorio italiano in due parti: il Nord e il Sud. È un altro dei tanti punti di crisi che io vedo oggi in atto nella politica che si limita a denunciare i problemi senza fornire soluzioni su come affrontarli. &lt;br /&gt;
Oggi, anziché combattere un divario tra Settentrione e Meridione, che facciamo? Lo interpretiamo. E dopo aver fornito tante pur lodevoli chiavi di lettura, lo lasciamo così com'è.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Franceschini non è stato tenero nei suoi confronti. Nel video d'annuncio della sua candidatura apparso su YouTube, ha chiesto agli elettori di non «riconsegnare il partito a quelli venuti prima».&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Io credo che occorra portare rispetto a tutti quelli che ci hanno portato fin qui, perché, è un dato insindacabile, il Pd esiste. Va dovuto rispetto a Massimo D'Alema, Walter Veltroni, Francesco Rutelli, Franco Marini, a tutti. &lt;br /&gt;
Tutti, me compreso, sappiamo che dobbiamo girare la ruota e tirare grande una nuova generazione.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Però in molti, nel suo partito, hanno avvertito quelle parole come una dichiarazione di guerra. Qualcuno ha anche messo in dubbio che si possa continuare a mantenere l'unità del partito dopo una simile uscita.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Ma poi Franceschini s'è corretto, e mi pare che le sue successive dichiarazioni siano state più prudenti. Certamente dobbiamo trovare una &quot;chiave&quot; per non dividerci.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E per aprire anche a forze come Udc e Sinistra e Libertà di Vendola?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Faccio una premessa: avere una vocazione maggioritaria non significa fare da sé, ma cercare delle alternative. Non in seno a un antiberlusconismo sciocco, ma cercando di adempiere a quello che è lo scopo primario di un'opposizione e cioè fornire un'alternativa felice. Quindi non aspettare di avere il 51 per cento, ma tentare di fornire agli elettori un'altra possibilità di scelta. Per fare questo mi rivolgo a tutte le forze di opposizione e le invito a dialogare rispetto a due problematiche: le piegature improprie della nostra democrazia che ha ormai ridotto il ruolo del Parlamento solo a un continuum del governo e le difficoltà del nostro paese nell'affronto della crisi economica. &lt;br /&gt;
Noi pensiamo che oggi l'Italia abbia bisogno di riforme elettorali, istituzionali e di regolamenti. E di una nuova ricetta anticrisi. Con chi condivide queste preoccupazioni, noi ci siederemo a un tavolo e discuteremo con pazienza, perché so bene che non è un'operazione che si fa in un giorno. &lt;br /&gt;
Noi abbiamo in mente uno scenario plurale che si declina nel bipolarismo e non nel bipartitismo.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L'alleato più scomodo che avete è Antonio Di Pietro. Come può il Pd sopportare oltre certi suoi attacchi? Cosa c'entra con voi, con la vostra storia, i vostri ideali, una forza che fa del giustizialismo la sua unica ragion d'essere?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

È un discorso lungo, le cui ragioni vanno rintracciate nella caduta del muro di Berlino e nel crollo dei pilastri che fino a quel momento avevano retto un sistema. Da allora è cresciuto molto il sentimento dell'antipolitica, condiviso anche da tanti nostri elettori. Fra noi e Di Pietro esiste un diverso modo di fare opposizione: o unisci sul tema della democrazia o ti limiti ad enunciarne le storture. &lt;br /&gt;
Solo che questa seconda via, imboccata dal leader dell'Italia dei Valori, non ti porta da nessuna parte.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Però sembra essere preferita anche da molti vostri elettori...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Io credo che se il mio partito costruisce un'alternativa credibile al governo, tanti torneranno con noi, e non soffriremo più il fenomeno Di Pietro.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.tempi.it/print/7457&quot;&gt;Tempi.it - Emanuele Boffi &lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Marco CAPPATO: «Prima demoliamo la partitocrazia»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/12/marco-cappato/%C2%ABprima-demoliamo-la-partitocrazia%C2%BB-intervista/391513"></link>
  <updated>2009-06-12T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391513</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Obiettivo numero uno: la riforma istituzionale e quella dei partiti. Poi si vedrà. Marco Cappato, dirigente radicale e segretario dell`associazione Luca Coscioni, vuole vederci chiaro prima di dire sì ad un &quot;nuovo&quot; centrosinistra.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cappato, Bertinotti parla di un soggetto politico dal Prc ai radicali...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Quando abbiamo creato la Rosa nel pugno, quel progetto era esplicitamente aperto a una, sintesi delle istanze liberali, socialiste e radicali. Il nostro punto di riferimento però è un partito aperto di tipo anglosassone. Prima le riforme e gli obiettivi, poi tutto il resto. No a operazioni di pulizia, rimescolamento o fusione, sarebbe una scelta sbagliata e perdente.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;L`apertura delle forze di sinistra ai radicali è prematura?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

No, semmai è tardiva. Già nello scorso congresso di Chianciano avevamo avviato un percorso cercando di coinvolgere molti, Vendola compreso. Avevamo da subito individuato la necessità di ripartire dalle riforme istituzionali e dei partiti. L`errore da non commettere è quello di mettere il carro dei partiti davanti ai buoi della lotta politica. La sinistra oggi è organizzata per modelli esclusivi, espulsioni, probiviri, scissioni. E’ un modo di fare politica che non ci interessa.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Giuliano Ferrara, sul Foglio, si spinge oltre: tutti dentro il Pd.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Ferrara fa completamente economia sia del modello istituzionale che della forma-partito. Senza queste riforme si produrrebbe un`operazione tutta interna alla partitocrazia che ci vedrebbe non solo disinteressati ma apertamente antagonisti. Oggi i partiti hanno compensato la perdita di iscritti e di consenso nella società con la concessione di sempre maggiori privilegi di tipo corporativo.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A quali condizioni?
&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
A patto che si avvii una riforma sia del sistema elettorale - in senso uninominale - che dei partiti. Un partito unico del centrosinistra sarebbe possibile solo se fosse trasparente e aperto, con un rigoroso rispetto della democrazia interna, che ammetta la doppia o tripla tessera, e l`adesione multipla a soggetti politici e associativi. In questo caso saremmo interessati.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;I radicali vogliono avere le mani libere?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Non possiamo considerare spacciata per sempre la possibilità di coinvolgere la maggioranza dei votanti. Lavorando sui progetti, come ad esempio la riforma della giustizia, si può coinvolgere anche qualcuno dall`altra parte, in termini di base e di elettorato. L`importante è organizzarsi in modo aperto e non settario. Il nostro obiettivo è disfarci di questo regime.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=MKH66&quot;&gt;L'Altro - Alan&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Marco PANNELLA: «E ora Chianciano»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/12/marco-pannella/%C2%ABe-ora-chianciano%C2%BB-intervista/391511"></link>
  <updated>2009-06-12T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391511</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Che futuro si scelgono i Radicali da soli e senza quorum?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Ce ne sono diversi plausibili. Consapevoli del detto che &quot;si vive insieme e si muore soli&quot;. Anche se non è sempre vero. La nostra è una famiglia storica di ormai 60 anni che abbraccia 4 generazioni anagrafiche, senza interruzioni. Abbiamo la grande fortuna di avere ricevuto lasciti ideali eccezionali. Abbiamo ereditato chiavi di lettura del nostro tempo che funzionano, abbiamo scelto il precariato come condizione politica di vita, le doppie tessere, la libertà assoluta di associazione, dimostriamo che è possibile essere precari indefinitamente ed esistere.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Avete chiamato le sinistre a Chianciano. Ma i Radicali sono di sinistra?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Sarebbe interessante capire piuttosto se la destra e la sinistra sono radicali, laiche, o no. Tutti gli altri aggettivi appartengono al vecchio, non al nuovo possibile. La sinistra radicale ci ha anche fregato il nome. Astuzie banali per cancellarci. Noi invece siamo quelli che denunciavano la metamorfosi del fascismo in partitocrazia e antifascismo fascista.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;li crinale destra/sinistra non esiste?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

II nome proprio &quot;radicale&quot; ha un senso. Parla degli ultimi 50 anni della storia italiana. Destra/sinistra non hanno più significante. Anni fa noi occupammo l`estrema sinistra dei Parlamento dicendo che rappresentavamo l`alternativa liberale e riformatrice, quella della destra storica. Sai che vuoi dire? È liberale, comunista? Ho sentito in tv quel poeta, dolce, gay (e quindi radicale) di Nichi proporre di tassare i ricchi per i poveri. «Fino a che reddito?» gli hanno chiesto. «Prima bisogna far passare il principio, poi vedrà la politica». È una roba da politicante di 150 anni fa. Prodi nel 2006 rispose «centomila euro» e perse voti. Ma quello era uno serio.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il socialismo però vi piace ancora?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Si, ma con una scelta interpretativa. La Rosa nel pugno è al cento per cento liberale, socialista, laica, radicale, non violenta e federalista.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma a quali famiglie politiche è rivolto l'appello di Chianciano, allora?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

A nessuna. È per gli individui politici che hanno interesse a coltivare le individualità e non le appartenenze storiche. Per chi vuole nutrire di libertà la propria famiglia. Per chi crede nella ricerca di Prometeo e di Ulisse. Confronteremo proposte e obiettivi. Se su quelli si formalizza un accordo, sei un compagno.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;D'accordo, parliamo di obiettivi allora.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Certo. La riforma della giustizia, la più grande emergenza del Paese che affligge milioni di persone e blocca gli investimenti esteri. La creazione di un vero welfare universalistico, non la cig per i ceti operai che lascia per strada contadini e artigiani. Da finanziare con l'innalzamento dell'età pensionabile. E poi la riforma americana delle istituzioni con i collegi uninominali. Devo continuare?
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.agenziaradicale.com/index2.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=8304&amp;pop=1&amp;page=0&amp;Itemid=72&quot;&gt;Left&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Emma BONINO: «Spazi televisivi. «Spazio per cosa? Riforma, pensioni e ricerca»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/05/emma-bonino/%C2%ABspazi-televisivi-%C2%ABspazio-per-cosa-riforma-pensioni-e-ricerca%C2%BB-intervista/391469"></link>
  <updated>2009-06-05T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391469</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Se disponessero degli spazi televisivi che gli vengono negati, «i radicali non li utilizzerebbero per parlare delle disavventure coniugali di Silvio Berlusconi», ma per introdurre nel dibattito politico temi sistematicamente esclusi perché «troppo scomodi», se non «dirompenti», per entrambi gli schieramenti. &lt;br /&gt;
A partire dalla libertà di ricerca scientifica, le riforme economiche liberali e quelle istituzionali, la giustizia. &lt;br /&gt;
E l`Europa e il Parlamento europeo, grandi assenti della campagna elettorale per il rinnovo dell`Assemblea di Strasburgo. 
&lt;p&gt;Superate le 60 ore di sciopero della sete e della fame, Emma Bonino ammette di essere «esausta». &lt;br /&gt;
Preferirebbe di gran lunga «essere in barca vela» piuttosto che restare nel «puzzolente» studio della Rai, che sta occupando in modo non violento per chiedere un`informazione corretta. &lt;br /&gt;
«Se avessi qualche milione di euro da spendere per avere spazi sui media non sarei certo qui.»&lt;br /&gt;
 Come Marco Pannella, anche la leader radicale non ama affatto «l`etica e l`etichetta del sacrificio». &lt;br /&gt;
Ma continua la battaglia con le armi che ha, anche se è molto scettica sulla possibilità che i radicali possano ottenere maggiori spazi «La Rai - attacca la Bonino - sceglie i temi di cui si può parlare in combinato disposto con la classe politica. Non siamo noi radicali a essere &quot;indesiderabili&quot;, ma i temi che portiamo avanti».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Facciamo finta che gli spazi ci siano. Quali sono i temi principali di cui parlereste?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


Innanzi tutto, nella campagna per le europee, di Europa. Dell`importanza del Parlamento europeo, che crescerebbe ulteriormente con l`approvazione del trattato di Lisbona. Su questo la disinformazione è totale.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La vostra idea di Europa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


La proposta politica radicale è spinelliana, per gli Stati Uniti d`Europa, per una Europa non burocratica, davvero e pienamente politica. Per la riforma &quot;americana&quot;, federalista, laica e liberale in Europa in una politica rigorosamente laica, come unica via possibile per una società multietnica.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In concreto?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


Potrei fare molti esempi dell`impegno radicale e dell`importanza della nostra presenza a Strasburgo. &lt;br /&gt;
In prima lettura siamo riusciti a fare passare la finanziabilità della ricerca sulle cellule staminali. &lt;br /&gt;
Senza un fronte laico come il nostro con la rappresentanza italiana che rischiamo di avere, la seconda lettura si preannuncia molto difficile... &lt;br /&gt;
Un altro tema delicato su cui è necessaria la nostra iniziativa politica è la ripresa dei negoziati per l`ingresso della Turchia nella Ue.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sul fronte delle riforme economiche, invece, quali sono le vostre principali proposte?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


Sulla previdenza vogliamo equiparare l`età pensionabile delle donne a quella degli uomini, e innalzarla per tutti, gradualmente, a 65 anni entro il 2018. Questo consentirebbe, a regime, di liberare risorse fino a 7 miliardi di euro ogni anno, da destinare a una riforma degli ammortizzatori sociali di tipo universalistico e all`aumento delle pensioni più basse.&lt;br /&gt;
 I radicali hanno già depositato una proposta di legge in questo senso.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La riforma degli ammortizzatori sociali?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


In Italia si è affermato un welfare &quot;partitocratico&quot;, che tutela appena il 30% dei disoccupati.&lt;br /&gt;
 La proposta radicale è di passare a un unico sistema universale di integrazione al reddito per le persone che passano dallo stato di occupazione allo stato di disoccupazione involontaria.&lt;br /&gt;
 Pensiamo poi alla possibilità di riscattare i contributi &quot;silenti&quot; e abbiamo presentato una proposta di legge per introdurre nel nostro ordinamento il principio per la restituzione dei contributi previdenziali quando questi non siano sufficienti a dar luogo alla maturazione di un corrispondente trattamento pensionistico.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sul fronte immigrazione?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


La prima cosa da fare è regolarizzare i circa 500mila immigrati che lavorano per le nostre famiglie ma in &quot;nero&quot;, perché privi del permesso di soggiorno, vittime di una imposta illegalità.
&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=143178&quot;&gt;Il Sole 24 Ore - Luca Ostellino&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Silvio BERLUSCONI: «Sono pronto a tornare alle urne»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/29/silvio-berlusconi/%C2%ABsono-pronto-a-tornare-alle-urne%C2%BB/391350"></link>
  <updated>2009-05-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391350</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Pres. del Consiglio   (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
A pranzo si sfoga con Fini: non mi avete difeso abbastanza
&lt;p&gt;
Per ora è solo una minaccia. L'arma fine di mondo. Eppure Silvio Berlusconi ha iniziato a sventolarla. Non nelle occasioni ufficiali. Ma nelle riunione informali. Negli ultimi giorni, la &quot;soluzione finale&quot; è stata accennata in più di una circostanza. Quale? Le elezioni anticipate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

Il presidente del consiglio si sente sotto assedio. Stretto tra le inchieste giornalistiche, le indiscrezioni sulle indagini condotte dai magistrati a Napoli e il terrore che altre intercettazioni telefoniche possano improvvisamente riemergere dal silenzio. E allora, ha detto ieri mattina in consiglio dei ministri, &quot;non mi farò piegare&quot;. &lt;br /&gt;
Davanti ai ministri ha evitato con cura di parlare esplicitamente di ricorso alle urne. Eppure nell'ultima settimana con i fedelissimi non ha affatto nascosto che l'ultima carta da giocare sarebbe proprio questa. &quot;Se ci fosse uno show down - sono state le parole ripetute a diversi esponenti del governo - allora dovremmo ripresentarci davanti agli elettori. Chiedere il loro giudizio. E sono convinto che gli italiani staranno ancora con me&quot;.

&lt;p&gt;
Allo stato, il premier non ha ancora deciso di imbracciare concretamente il fucile che possa porre fine alla legislatura. Vuole aspettare il risultato delle europee.&lt;br /&gt;
 Soprattutto vuole capire se il &quot;Noemigate&quot; e le inchieste napoletane sul termovalorizzatore imboccheranno una svolta decisa. Circostanze che lui definisce &quot;scorciatoie&quot; per disarcionarlo. &quot;Ma se qualcuno insegue scorciatoie - ha ammonito - sarò io il primo a prenderle. Si torna al voto&quot;.&lt;br /&gt;
 Uno schema proposto pubblicamente pure dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: Si cercano armi improprie per far fuori il presidente. Ma gli italiani sono pronti a rivotare&quot;. &lt;br /&gt;
Ragionamenti che in modo meno esplicito il capo del governo ha fatto anche durante la riunione dell'esecutivo di ieri. &quot;Più mi danno delle botte in testa - ha avvertito - più mi sento forte. Di certo tutte queste bugie, tutti questi attacchi non riusciranno a intimidirmi. Io non mi piegherò&quot;.

&lt;p&gt;
Sta di fatto, che il sospetto di una macchinazione per assestargli una &quot;spallata&quot; è andato via via crescendo nell'ultimo mese. Il fantasma del &quot;ribaltone&quot; guidato nel 1995 da Lamberto Dini è tornato a materializzarsi dalle parti di Via del Plebiscito. &lt;br /&gt;
Lo spettro di un governo istituzionale magari per realizzare una parte di riforme istituzionali o una nuova legge elettorale aleggia sui tetti di Palazzo Chigi. &lt;br /&gt;
Le mosse compiute da settori della finanza e dell'industria lo hanno innervosito. Sospetta che anche in quegli ambienti si stia creando una sponda &quot;ribaltonista&quot;. &lt;br /&gt;
Il Cavaliere vuole subito spazzare via tutti i dubbi. Che in una certa misura ha manifestato anche al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ma soprattutto li ha espressi con veemenza agli alleati. E già, perché dai partner di maggioranza avrebbe voluto più solidarietà dopo la richiesta di divorzio di Veronica, dopo le polemiche sulla famiglia Letizia e dopo la sentenza Mills. &lt;br /&gt;
Tant'è che ancora in consiglio dei ministri ha protestato per come è stato difeso l'altro ieri nel corso della trasmissione &quot;Porta a porta&quot;. Lì, a rappresentare il centrodestra, c'era Ignazio La Russa. &quot;La prossima volta - lo ha rimproverato - chiamami e ti spiego come sono andate le cose&quot;. Del resto si è lamentato anche con il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Ieri i due sono tornati a parlarsi dopo un bel po' di tempo. Il Cavaliere si è lasciato andare ad un lungo e appassionato sfogo. Non a caso da Montecitorio è uscita una sola indiscrezione sul pranzo: &quot;solidarietà umana all'amico Silvio&quot;. Una formula, usata anche dal capo dello Stato, che non ha convinto del tutto il premier. Poi, certo, il capo del governo e il presidente della Camera hanno concordato i prossimi passi da compiere per ridurre il numero dei parlamentari e per le nomine Rai.&lt;br /&gt;
 Ma il cuore dell'incontro sono state le vicissitudini del Cavaliere.

&lt;p&gt;
La carta del voto anticipato resta comunque una &quot;extrema ratio&quot;. Berlusconi ha fatto sapere di volersi buttare a capofitto nella campagna elettorale. &quot;Le volgarità di Franceschini sono un tonico per me&quot;. Adesso considera la frase del segretario democratico sull'educazione dei figli il suo cavallo di battaglia. Secondo il premier, anche il sondaggio recapitato ieri pomeriggio a Via del Plebiscito dimostrerebbe che il passo falso di Franceschini sta penalizzando il Pd. Sebbene sia cresciuta pure l'astensione di centrodestra. &quot;Se poi c'è lo show down...&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=MA2AY&quot;&gt;La Repubblica - Claudio Tito&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Massimo D'ALEMA: «Serve un congresso vero. E basta asse con Di Pietro»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/04/29/massimo-dalema/%C2%ABserve-un-congresso-vero-e-basta-asse-con-di-pietro%C2%BB-intervista/391115"></link>
  <updated>2009-04-29T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391115</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt; 
«Non più riproponibili la confusione dell'Unione o l'autosufficienza»&lt;br /&gt;

«Guida del Pd, sì a una sfida seria. Dividersi non è un dramma»
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Presidente D'Alema, Berlusconi sembra la superstar della politica italiana, e il Pd, che fine ha fatto?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Apparentemente sembra che Berlusconi occupi quasi per intero la scena della politica italiana e che un po' di fronda venga solo dall'in­terno dello stesso Pdl, in particola­re dalle personalità che si raccolgo­no intorno a Fini. E non c'è dubbio che Berlusconi cerchi in questo mo­mento di debolezza dell'opposizio­ne di allargare il suo insediamento non soltanto elettorale ma anche politico e culturale. Se però noi spingiamo lo sguardo oltre la cro­naca politica e l'indubbia capacità di Berlusconi di occupare la scena ogni giorno con una trovata nuo­va, la cosa che colpisce è che que­sto governo di fronte a una crisi co­sì drammatica non stia facendo as­solutamente nulla».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Fa propaganda elettorale, ono­revole D'Alema?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«No. Il governo galleggia sui pro­blemi del Paese senza affrontarne nessuno. Berlusconi è un uomo che ama il consenso. Preferisce re­gnare piuttosto che governare, da­to che governare l'Italia comporta il fatto di misurarsi con delle scelte che creano consensi ma, inevitabil­mente, anche dissensi. Nei 15 anni in cui è stato protagonista della vi­ta politica italiana non ha fatto nul­la di significativo. Non si ricorda una sua sola riforma importante. Le uniche riforme di un qualche si­gnificato, da quella delle pensioni alla privatizzazione delle grandi in­dustrie pubbliche, dalla riforma fe­deralista della Costituzione alle li­beralizzazioni, le ha fatte il centro­sinistra. E io credo che grazie a que­sto suo comportamento l'Italia pa­gherà un prezzo altissimo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Veramente Berlusconi dice che stiamo meglio degli altri.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Un'affermazione che non ha nessun fondamento: il calo del Pil è maggiore della media europea, l'inflazione pure. E la situazione della finanza pubblica è sempre più disastrosa. Anche questa sua idea che si possa affrontare ogni emergenza senza copertura finan­ziaria è sicuramente molto sugge­stiva e popolare, però bisogna sape­re che ha come corrispettivo il fat­to che il debito pubblico italiano sia spinto verso il 115,3 per cento del pil, quest'anno, e proiettato al 121,1 per cento nel 2010. Quindi, quando si uscirà dalla crisi e la ge­rarchia internazionale verrà ridise­gnata, rischiamo che il nostro Pae­se conti molto meno nell'econo­mia mondiale. Lo dico non perché io sia pessimista sulle potenzialità dell'Italia, ma perché sono preoccu­pato: non vedo una strategia e una azione coerente che dovrebbero puntare sulla riduzione delle dise­guaglianze e sulla promozione dell' innovazione, della ricerca e della formazione, cioè dei talenti di cui dispone il nostro Paese».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E il Pd intanto che fa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ecco, il Pd non può non riparti­re da qui: dalla sfida con la destra sul governo del Paese. Il problema non è tanto fare il viso delle armi, come fa Di Pietro, che in questo senso è funzionale a Berlusconi. Se fai un versaccio al premier il risultato è che il 70 per cento sta con lui, solo il 10 con te, ma siccome Idv aveva il 4 loro sono contenti. Questa è una logica minoritaria. Significa scegliere per sé un ruolo eterno di com­primario, fare la spal­la a Berlusconi per i prossimi mille anni».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ma Di Pietro vor­rebbe sostituirsi al Pd...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Già, vede in noi più che in Berlusconi il suo avversario principale. La sua idea di sostituirci è del tutto vellei­taria, ma è pericoloso che in un mo­mento come questo si indichi co­me obiettivo principale quello di colpire il più grande partito d'oppo­sizione ».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ma il Pd non dovrebbe ridefini­re il suo ruolo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«E' per questo che ci vuole un congresso serio».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Anche a costo di dividersi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Dividersi non è drammatico. Al loro congresso i leader del Pdl si so­no divisi perché hanno detto cose diverse gli uni dagli altri. Un gran­de partito che vuole rappresentare il fulcro dell'alternativa di governo è un partito plurale, dove si discu­te, ma il problema non è questo, il problema è la qualità della discus­sione: non ci si può dividere sui gossip».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Un Pd «ridefinito» dovrà anche giocare la sfida delle riforme. Quali mandare in porto per pri­me?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Innanzitutto ci vuole un drasti­co ridimensionamento dell’ipertro­fia del ceto politico. Se vogliamo re­stituire autorevolezza alla politica democratica dobbiamo puntare a una drastica riduzione del numero degli eletti a tutti i livelli: nel Parla­mento, nei consigli regionali, in quelli comunali. E' poi necessaria una rinnovata selezione del ceto politico. I meccanismi di selezione sono saltati: ci sono solo logiche plebiscitarie. I consigli comunali sono scelti dal sindaco, il Parlamen­to viene nominato da due, tre capi. Una forma di selezione è rappresen­tata dal collegio uninominale. Ma bisogna anche restituire ai partiti un loro profilo e una loro identità, uscendo dalla logica delle coalizio­ni forzose, perciò va tolto il premio di coalizione. In questo quadro io credo che si possa fare una grande riforma che preveda anche il raffor­zamento della stabilità dei governi con la sfiducia costruttiva e la pos­sibilità del premier di nominare e cambiare i ministri. Ma il fonda­mento di una riforma di questo ge­nere è una nuova legge elettorale, che secondo me deve essere di tipo tedesco. Senza una nuova legge elettorale non c'è nessuna riforma costituzionale possibile».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Tornando al Congresso, la scel­ta del segretario avverrà come l'al­tra volta: un candidato vero e tut­ti gli altri «finti »?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Io penso che sarà un congresso competitivo, che ci saranno più candidature e che ci sarà una di­scussione politica».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E crede che il Pd decollerà al­meno questa volta?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Il Pd deve rivendicare l'eredità dell'Ulivo e l'esperienza di gover­no. Bisogna costruire un partito ve­ro, radicato nella società, e struttu­rare una leadership. Lo stesso Ber­lusconi sa che senza Bossi, Fini e gli altri la sua leadership sarebbe più debole. Insomma, il progetto va rilanciato su basi assai più soli­de».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Alla festa dei suoi 60 anni, lei ha detto che vuole ancora avere un ruolo in politica. C'è chi so­spetta che lei voglia fare il segre­tario.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ho detto che non mi sentivo co­me Guglielmo il Maresciallo, prota­gonista di uno splendido libro di Georges Duby, che, sentendosi mo­rire, riunisce attorno a sé tutti gli amici e fa un bilancio della propria vita. A sessant'anni uno può anco­ra continuare a darsi da fare in poli­tica, anche senza necessariamente rivendicare per sé il bastone del co­mando».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Al congresso dovrete anche de­cidere le alleanze future.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Certo, dovremo sciogliere un nodo politico: non sono più ripro­ponibili né la confusione dell'Unio­ne, né l'autosufficienza del Pd e l'asse privilegiato con Di Pietro, che non avrebbe senso e che secon­do me non ne aveva molto nean­che allora. Dovremo quindi lavora­re intorno al progetto di un nuovo centrosinistra il cui fulcro sia il Pd. Questo sarà il nodo politico più im­portante della discussione congres­suale».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ultima domanda: che impres­sione le ha fatto Berlusconi che fe­steggia il 25 aprile?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Certo, è un po' l'indice della si­tuazione triste del nostro Paese il fatto che questo debba essere salu­tato come un evento. Ma che lui fi­nalmente arrivi a riconoscere che le grandi forze antifasciste, com­presa la sinistra, hanno avuto il me­rito di contribuire alla liberazione del Paese è positivo. Ci sono voluti 15 anni perché partecipasse ai 
fe­steggiamenti del 25 aprile, può dar­si che tra altri 15 anni affronti an­che il tema del conflitto di interes­si... ».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=LMC8G&quot;&gt;Corriere della Sera - Maria Teresa Meli&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Luciano VIOLANTE: Federalismo fiscale solo con la riforma costituzionale</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/01/22/luciano-violante/federalismo-fiscale-solo-con-la-riforma-costituzionale/388357"></link>
  <updated>2009-01-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>388357</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Ieri al Senato si è discusso dei costi del federalismo fiscale. Il Pd ha chiesto di conoscerli prima di procedere nell’esame degli emendamenti. Il ministro Tremonti ha spiegato che non è possibile definire l’impatto economico della riforma: il testo prevede un elevato numero di variabili e gli effetti finanziari dipendono dalle scelte concrete che verranno decise dai decreti delegati. Solo a quel punto si potranno stabilire le cifre.

 
&lt;p&gt;

Chi ha ragione e chi ha torto? Questa volta hanno ragione tanto l’opposizione quanto il Governo. Ha ragione l’opposizione perché è difficile esprimere un voto su un testo con costi sconosciuti, votato in commissione dalla sola maggioranza, sostenuto da un Governo di cui non si fa parte. Ha ragione il ministro quando dice che non è possibile allo stato definire i costi di una riforma che, in pratica, è ancora tutta da scrivere. L’ex ministro dell’Interno Pisanu ha cercato una mediazione «se i conti non dovessero tornare si ritornerà sulle scelte».

&lt;p&gt;
 

Questo progetto di legge è, in pratica, un’autorizzazione in bianco che il Parlamento dà al Governo per scrivere le norme del federalismo fiscale. I parametri sono incerti; l’incertezza è accentuata dalla diversificazione delle fonti di informazione della finanza pubblica. I bilanci regionali non sono omogenei perché le Regioni non usano modelli contabili standardizzati. L’Isae ha rilevato che la contabilizzazione di alcune poste rilevanti di Comuni e Province è guidata da criteri errati. Insomma sarà necessaria una completa ricomposizione di tutti i bilanci delle Regioni e degli enti locali prima di definire quanto si dà e a chi si dà. Alcune cifre orientative però non mancano. Sempre secondo dati Isae, dal 1999 al 2003 il 95% della spesa da decentrare è cresciuto del 33%, quasi il doppio della crescita della spesa pubblica complessiva (18%). Lo sbilancio complessivo, inoltre, se si eliminassero le fonti di finanziamento del federalismo fiscale oggi non previste dalla Costituzione, sarebbe di ben 121 miliardi di euro. Prudenza, allora.

 
&lt;p&gt;

Il federalismo fiscale non è un colpo di bacchetta magica. Più si esaminano i dati e più ci si rende conto che si tratta di un processo che sarà lungo, richiederà continui aggiustamenti e che, in un periodo di grave crisi economica, esige una cautela del tutto particolare.

 
&lt;p&gt;

Però non si tratta di un capriccio della Lega. È imposto dalla Costituzione, che nell’articolo 119 indica i principi fondamentali in materia di ripartizione delle risorse tra Stato e regioni. E un necessario complemento, inoltre, del federalismo istituzionale, varato nel 2001 dal centrosinistra. La ripartizione del potere politico tra centro e periferia non può essere disgiunta per troppo tempo dalla ripartizione delle risorse necessarie per esercitare quei poteri. Un disegno di legge fu presentato dall’esecutivo Prodi nella scorsa legislatura, ma la caduta del Governo ne impedì l’esame. Il ministro Calderoli ha presentato il suo testo, che in parte riprende i principi della proposta precedente, mostrandosi molto disponibile al confronto con le opposizioni tanto che la presidente Finocchiaro ha auspicato che il &quot;metodo Calderoli&quot; possa essere esteso anche alle altre riforme.

&lt;p&gt;
 

Ma a questo punto che fare con il federalismo fiscale? Le commissioni hanno notevolmente migliorato il testo, inserendo tra l’altro quella commissione Bicamerale per esprimere i pareri sui decreti delegati, proposta nel convegno di Asolo da D’Alema e Fini. Il nuovo testo, inoltre prescrive che, insieme al primo decreto delegato, il Governo presenti una relazione di carattere finanziario con l’indicazione delle possibili ripartizioni delle risorse tra Stato e Regioni. Se l’Aula lavorerà senza pregiudizi il testo potrebbe essere ulteriormente precisato riducendo equivoci e contraddizioni.

 
&lt;p&gt;

Ma tre cose devono essere chiare. Il Parlamento, approvando la delega, si spossessa del testo e non ha più il controllo dei costi della riforma, controllo che costituisce la ragion d’essere fondamentale di un Parlamento. Si può discutere della possibilità che il Governo assuma l’impegno politico di modificare la propria proposta qualora la Bicamerale, con una maggioranza particolare, esprima parere negativo sul punto dei costi? Il federalismo, secondo, non può entrare in vigore &quot;a rate&quot;. Deve entrare in vigore solo quando, nel termine di due anni, tutti i decreti delegati saranno approvati. Il federalismo fiscale, infine, ha bisogno del Senato federale, un luogo istituzionale dove Stato, Regioni ed enti locali possano confrontarsi alla luce del sole e possano tenere nell’unità nazionale un processo che altrimenti rischia di creare fratture difficilmente componibili. Una Repubblica federale esige uno Stato centrale forte ed efficiente almeno quanto la Regione più forte e più efficiente. Bisogna legare il federalismo fiscale alla riforma costituzionale; altrimenti si rischia il disastro.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=KJ2OR&quot;&gt;Il Riformista - Luciano Violante&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: Sì alle riforme, ma condivise</title>
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  <updated>2008-12-31T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>383303</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Nel messaggio di fine anno il Presidente parlerà anche di crisi e di Medio Oriente&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Il messaggio che stasera Napolitano rivolge al Paese troverà orecchie attente nel palazzo della politica. Comincerà a parlare, come da consuetudine, alle otto e mezza in punto, subito dopo il tigì.&lt;br /&gt;


Non si annuncia prolisso. Ha scritto di suo pugno tutto quanto intende dire e l`ha mandato a memoria per parlare più spigliato, guardando diritto verso la telecamera. Ieri ha fatto pure qualche prova-video nello studio presidenziale, accanto al Tricolore. Più della forma, comunque, conta la sostanza. E di cose importanti da dire, in un momento come questo, il Capo dello Stato ne ha perlomeno tre.

La guerra a Gaza si aggiungerà alle considerazioni, inevitabili, sulla crisi economica e sulle riforme istituzionali da avviare. Fino all`ultimo il Presidente e il suo staff si terranno pronti a tener conto degli eventuali sviluppi militari e diplomatici in Medio Oriente. Napolitano è interessante perché nessuno meglio di lui sa fare il «fixing» dell`opinione collettiva. &lt;br /&gt;
Con la perizia che gli deriva da 60 anni in politica, Napolitano è giudice equo delle posizioni in campo.&lt;br /&gt;


Chi non lo condivide finisce in fuorigioco.

Dunque si può scommettere che, dopo gli auguri di buon anno all`Italia, il centralino del Colle sarà sommerso da telefonate. E un attimo dopo i leader faranno a gara nell`«appropriarsi» del messaggio presidenziale.
&lt;p&gt;
 Ognuno avrà un buon motivo per dirsi soddisfatto. A Veltroni farà gioco l`attenzione che Napolitano rivolgerà al disagio sociale. Il Presidente sarà interprete dell`ansia di milioni e milioni, quelli che rischiano il posto, che temono di non farcela con la crisi. Nello stesso tempo Berlusconi apprezzerà il tono ottimista, fiducioso, lo spirito reattivo che Napolitano proverà a infondere, come piace a lui.
&lt;p&gt; Costruttivo pure il discorso sulle riforme, riceverà convinti applausi bipartisan: esortazione a procedere nella condivisione, a fare tutti insieme uno scatto in avanti. «Quando la politica è al buio», commenta Follini da Dubai sul versante del Pd, «la lanterna del Quirinale fa un po` di luce».
&lt;p&gt;

È il primo messaggio del settennato col Cavaliere al governo. Ed è anche la prima volta in assoluto che il centrodestra attende con rispetto una «predica» presidenziale. Non era cosa con Ciampi, tantomeno con Scalfaro. Annota Quagliariello, vicecapogruppo Pdl:&lt;br /&gt;


«La buona stagione di Napolitano è iniziata proprio con la nostra vittoria. Perché nel nuovo quadro politico il Presidente rappresenta un contrappeso.

Svolge questo ruolo con equilibrio e senza preconcetti. Auspico che continui così».
&lt;p&gt;

Contano i sondaggi: secondo l`ultimo di Ipr-marketing, la popolarità di Napolitano è cresciuta al 74 per cento, davvero alta. Per uno scherzo della storia, la punta massima si registra in Padania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Calderoli: «Riformisti a parole lo sono in tanti, Napolitano lo è nei fatti.

Ci sta mettendo del suo, e tanto, per superare le contrapposizioni. Mi ricorda l`Amarone, invecchiato dà il meglio».

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/KBT/KBTWM.pdf&quot;&gt;La Stampa - Ugo Magri&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Massimo D'ALEMA: «No alle riforme di Berlusconi: velleitarie e improbabili»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/24/massimo-dalema/%C2%ABno-alle-riforme-di-berlusconi-velleitarie-e-improbabili%C2%BB-intervista/383178"></link>
  <updated>2008-12-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>383178</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Presidente D’Alema, l’Istat non è ottimista come Berlusconi: un milione di famiglie non ha i soldi per mangiare...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«La situazione è estremamente grave e io credo che bisogna mettere al centro una crisi sociale ed economica senza precedenti. Sono oltre tre milioni i precari che rischiano di non veder confermati i loro contratti. Di fronte a questa realtà il governo ha deliberatamente deciso di non far nulla... ».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Sacconi vuole la settimana corta...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Si avanza qualche proposta anche ragionevole, ma siamo ai pannicelli caldi rispetto ai programmi imponenti di altri Paesi. Noi siamo agli appelli di Berlusconi al buon umore. Il governo è paralizzato dai contrasti e sottovaluta gravemente la situazione»&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
La crisi è stata al centro della direzione Pd di venerdì scorso...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Veltroni ha indicato problemi e soluzioni. Mi pare un progetto importante quello di dedicare un punto di Pil a una grande manovra anti crisi fatta di misure sociali, sostegni allo sviluppo e investimenti. A queste proposte Berlusconi ha risposto lanciando improbabili e velleitarie riforme della Costituzione».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Annunci che non avranno seguito, quindi, quelli sul presidenzialismo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Faccio notare che pochi minuti dopo la dichiarazione del premier Bossi ha detto “non se ne parla neanche”. E, comunque, già 10 anni fa abbiamo tentato di fare una riforma delle istituzioni che prevedeva, tra le altre cose, l’elezione diretta del Capo dello Stato. Berlusconi, poi, si è tirato indietro».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Niente riforme condivise, quindi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Se si vuole affrontare con serietà il tema il punto di partenza è la bozza Violante. Da quel documento abbiamo preso le mosse per la proposta delle fondazioni, che rimane il testo più serio e condiviso per riforme costituzionali e legge elettorale».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il governo annuncia per imminente la riforma della magistratura...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non c’è dubbio che in questo paese ci sia bisogno di una giustizia più veloce ed efficiente, ma le riforme prospettate da Berlusconi peggiorano i mali. Non credo, infatti, che la risposta sia nella separazione delle carriere, che porterebbe i pm a essere ancora di più un potere separato. Abbiamo bisogno, invece, che la cultura della giurisdizione orienti e spinga le procure a muoversi con efficacia, ma anche con senso della misura e saggezza. Le vicende di questi anni ci spingono alla fiducia, ma anche alla cautela. Sono troppi i casi in cui al clamore delle indagini fanno seguito proscioglimenti clandestini che non restituiscono alle persone e alle istituzioni alcun risarcimento per il danno subito».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Un rischio presente anche nelle inchieste di Napoli e Pescara?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Spero si accerti che non sono stati commessi degli illeciti e che la magistratura, nello svolgimento sereno e indipendente del proprio lavoro, possa arrivare a queste conclusioni. E mi pare che, in qualche caso, si vada ridefinendo e ridimensionando la portata delle accuse. Anche per questo, prima di formulare un giudizio definitivo sulla politica, o sul Pd, vale la pena di attendere e valutare».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ma non è evidente il venir meno di una tensione etica nella politica?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Certo e io non lo sottovaluto affatto. Ma questo aspetto non può essere confuso con quello giudiziario. La reazione all’emergere di concezioni della politica assai discutibili non può essere affidata alle procure della Repubblica. L’unico rimedio, qui, è avere un partito vero. Un partito forte è in grado di sapere, nella gran parte dei casi, se un amministratore sotto inchiesta è una persona perbene oppure no. Perché lo conosce, ne segue il lavoro e lo giudica quotidianamente. Sa, cioè, se bisogna difenderlo o no, sempre in un rapporto corretto con i magistrati. Il venir meno di questa forma fondamentale di vita della democrazia alimenta solitudini e visioni personalistiche della politica. Anche per questo abbiamo iniziato a riflettere sulla primarizzazione della vita interna del Pd. Se perfino per fare il segretario di sezione devi farti la campagna elettorale, il rischio di sprofondare nella logica dei potentati personali diventa fortissimo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Basta costruire il partito per evitare l’emergere di una questione morale, quindi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«L’idea che il Pd sia travolto dalla questione morale non l’accetto. Oltre che con la costruzione del partito, all’emergere di casi di malcostume si deve rispondere con una radicale riforma della politica che dovrebbe partire, a mio giudizio, da una drastica riduzione del ceto politico, che ne aumenterebbe l’autorevolezza e che rafforzerebbe anche i poteri di controllo delle istituzioni».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Lei batte sul tasto del partito, la direzione ha dato un segnale chiaro...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Abbiamo avuto una riflessione critica sul partito, ma al contrario ho letto ricostruzioni sconcertanti».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Lei ha parlato di amalgama mal riuscito...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Le frasi vanno lette nel loro contesto. Walter per primo ha denunciato una situazione di difficoltà indicando come causa il correntismo. Io, condividendo la preoccupazione, ho detto che vedo più il rischio dell’anarchia e della frantumazione. Il correntismo sarebbe, a suo modo, un ordine discutibile ma un ordine. L’unico modo per amalgamare le forze è quello di fare un partito vero. Ma se a livello centrale e periferico si incontrano i dirigenti ex Ds da una parte e quelli ex Margherita dall’altra, riunioni che io non promuovo e alle quali non partecipo, debbo desumere che fin qui la fusione non è perfettamente riuscita. Spero che siamo alla vigilia di un’azione energica perché questi fenomeni non ci verifichino più».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Per Veltroni la fusione è avvenuta nel popolo del Pd...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non sono in disaccordo con lui. Ma un partito è anche fatto di gruppi dirigenti e questa fusione dobbiamo determinarla anche a quel livello».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
E c’è molto da fare anche sul rinnovamento...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Io ho già dato il buon esempio: non faccio parte di nessun organismo di partito e, quindi, non difendo posti che non ho. In questi mesi ho promosso 37 iniziative di livello nazionale e internazionale, seminari di grandissimo rilievo. Non avrei avuto il tempo per organizzare correnti. Ho un alibi: l’enorme mole di lavoro prodotto da un centro di cultura riformista come ItalianiEuropei. Acceleriamo il rinnovamento, comunque. E cerchiamo di mettere i giovani che hanno delle idee innovative in condizione di poter giocare la loro partita. Ma non usiamo questo tema strumentalmente in chiave di polemica tra noi coetanei che veniamo da una stessa generazione».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Si riavvia il Pd, quindi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«La relazione di Veltroni ha offerto una base seria di discussione. C’è stato un dibattito vero. La Direzione ha rappresentato un passaggio positivo da cui ripartire. Adesso spetta al gruppo dirigente e al segretario unire tutte le forze perché lavorino insieme».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=KACMB&quot;&gt;l'Unità - Ninni Andriolo&lt;/a&gt;</summary>
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