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  <title>Openpolis - Argomento: diritti civili</title>
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  <updated>2012-04-06T00:00:00Z</updated>
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  <title>Marco PANNELLA: «Amnistia negata: è l'Italia ad essere fuori legge»  - INTERVISTA </title>
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  <updated>2012-04-06T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626600</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Dopo decenni di onoratissima carriera Marco Pannella lo conosciamo bene: è uno che non si arrende mai, batte e ribatte fino a che non incrina anche il muro più spesso. I politicanti d'ogni risma continuano a fare spallucce di fronte alla sua proposta di amnistia, e lui organizza a Roma una seconda marcia dopo quella natalizia di sette anni fa. Doveva svolgersi per Pasqua, sarà invece per il 25 aprile e la simbologia è forse anche più azzeccata.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Mica male una marcia per l'amnistia il 25 aprile!&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sette anni fa la prima marcia, quella a cui vennero Cossiga, Napolitano e persino D'Alema, registrò una adesione quantitativamente e qualitativamente senza precedenti. Nessuno mette in dubbio che da allora la situazione sia atrocemente peggiorata da tutti i punti di vista. Il questore di Roma ci aveva parzialmente vietato il percorso che avevamo comunicato per la marcia di Pasqua, in base al combinato disposto delle norme di Maroni e Alemanno. Così abbiamo scelto il 25 aprile, che va benissimo perché cos'è oggi la Liberazione se non liberazione del diritto umano, dei nuovi diritti, della democrazia, e dei carcerati, certo, ma anche dei funzionari che vogliono servire lo Stato e non essere complici di una patente violazione delle leggi? Non a caso la marcia è per una triade di obiettivi non disgiungibili: amnistia-diritto-libertà.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Perché parli di patente violazione della legge?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Da trent'anni noi veniamo condannati ogni anno dalla giurisdizione europea. Le ultime condanne sono anche più tassative di quelle precedenti, perché evocano la violazione dei diritti umani e non più solo di quelli civili e dello Stato diritto, cosa peraltro già gravissima. Quindi l'amnistia di cui parliamo noi non è quella che chiese Giovanni PaoloII, col quale pure eravamo in forte sintonia. La sua era la richiesta di un atto di clemenza. Noi facciamo un altro ragionamento: siamo o non siamo di fronte alla manifesta flagranza di un reato compiuto? Certamente sì. Ma di fronte a un reato in manifesta flagranza si interviene, lo si interrompe e poi si discute, Questo non solo per obbligo morale ma anche perché lo impone la legge. Se vedo uno che ammazza un altro e non intervengo incorro in una specifica e precisa fattispecie di reato. Bene, ciascuno di noi, nell'arco di un paio d'ore, assiste a quattro o cinque omicidi in una rissa senza poter intervenire, pur avendone l'obbligo, perché le leggi dello Stato ce lo impediscono. Peggio di quel che avveniva nel comunismo, nel fascismo e persino nel nazismo almeno fino al 1938-39.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Non sarà un po' forte come paragone?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Per niente. Oggi la distanza del nostro Stato dalla legalità internazionale è qualitativamente dello stesso tipo e quantitativamente maggiore di quanto non fosse fino al 1938 quella degli Stati totalitari rispetto alla giurisdizione internazionale di allora. Quando in un territorio gli abitanti e lo Stato vivono contro il diritto, la legalità e le stesse leggi violandole in modo massiccio, ci si trova di fronte a una metamorfosi dello stesso male che aveva assunto le forme del fascismo, del comunismo, del nazismo e dei vari modelli che ne sono poi discesi.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Prima parlavi di funzionari dello Stato che condividono questa sensibilità e questo punto di vista?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sì, e sono moltissimi. Il segretario del Sidipe, il sindacato dei dirigenti penitenziari, Enrico Sbriglia, ha scritto delle pagine splendide in cui dice «Noi vogliamo e dobbiamo comportarci come servitori dello Stato, non come sicari o complici degli assassini e di chi viola le leggi». Identico ragionamento fanno sempre più spesso gli agenti della polizia penitenziaria, che tra l'altro lavorano per 14 ore al giorno con straordinari non pagati, non ce la fanno a stare dietro a tutto, vedono le loro famiglie saltare... Ormai anche tra loro i suicidi sono molti.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Andiamo all'obiezione che vi viene mossa più spesso: l'amnistia non risolve il problema, tra un anno ci si ritrova punto e a capo...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
E una stupidaggine. L'amnistia è invece una riforma strutturale. Il vero problema che ci pongono oggi la giurisdizione europea e il diritto internazionale è che il fatto carcerario, in Italia come in una parte consistente del mondo, è legato a un altro fatto che in sé non sembrerebbe clamoroso: la non ragionevole durata dei processi. Insisto su questa formula letterale, perché nel diritto romano come in quello canonico traspare con chiarezza ciò che è pacifico nella dottrina, e cioè che tra l'evento preso in considerazione, l'ipotetico reato, e il giudizio deve esserci almeno un minimo di compattezza cronologica. In caso contrario si tratta di un'ipoteca che grava fatalmente sulla sentenza.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Una riforma che accelerasse i tempi della giustizia sarebbe senza dubbio strutturale. Ma l'amnistia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Oggi amnistia non significa più solo fare uscire la gente dalle carceri. Con l'amnistia si ritiene che verrebbe a cadere l'80% dei procedimenti e dei processi penali in corso. Quel 20% che rimarrebbe, costituirebbe o no una struttura completamente diversa? Un palazzo di due piani è o non è strutturalmente diverso da uno di 50? Inoltre si affronterebbe finalmente un problema sulla cui urgenza tutti, farisaicamente, dicono di essere d'accordo: la vergogna per cui il 42% dei detenuti è in attesa di giudizio, e la metà di quel 42% verrà alla fine giudicata innocente. Questo è il discorso, e in trent'anni non è stato possibile una sola volta andare a spiegarlo in una trasmissione televisiva che avesse una massa critica considerevole, con quattro o cinque milioni di spettatori.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Cosa ti aspetti sul fronte dell'oscuramento mediatico da questa marcia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Un momento eccezionale di democrazia nel nostro Stato, che non è né democratico né di diritto. Sono trent'anni che chiedo un dibattito pubblico e non relegato in fasce e orari dove non se ne accorge nessuno, su questo tema: cosa si può fare quando uno Stato chiaramente viola non solo la giurisdizione e la legalità superiore ma direttamente la massima espressione della propria stessa legge, la Costituzione, e a scendere tutto il corpo delle leggi. Un dibattito così sarebbe sufficiente: i credenti, cioè i cattolici e i comunisti, plebisciterebbero questa richiesta come fecero con il divorzio, l'aborto e l'obiezione di coscienza.

&lt;p&gt;

 
&lt;b&gt;Con chi lo vorresti questo dibattito pubblico?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
L'importante sarebbe far assistere di nuovo a un dibattito democratico e serio. Per il resto sono todos caballeros: con la stessa Severino, ma anche, al limite, con Rodotà o Zagrebelsky, se per una volta si decidessero a porre il problema.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Permettimi una digressione: come giudicate voi radicali questo governo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Come un incidente positivo del sistema partitocratico. Noi andavamo quasi con certezza verso il default e non solo dell'Italia perché avremmo contagiato l'intera Europa. Questa certezza derivava dal fatto che da un lato c'era Berlusconi a sputtanare tutto, ma dall'altro non c'era un solo Stato estero che facesse un'oncia di credito in più ai suol oppositori. Questo governo è costituito da estranei per formazione e cultura al regime partitocratico e questo rappresenta di per sé un grosso passo avanti. Il default italiano e di conseguenza europeo è ancora probabile ma non più quasi certo. In questa situazione noi ci troviamo a nostro agio, perché la nostra storia si potrebbe sintetizzare proprio così: far sempre giocare il possibile contro il probabile.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Sette anni fa l'attuale capo dello Stato marciò con voi. Una volta arrivato al Quirinale non si è fatto sentire molto...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Io lo ho detto apertamente al presidente della Repubblica: questo Stato e questa Repubblica sono ormai anti-democratici, direi nemmeno per cattiveria. Violano i diritti umani fondamentali senza nemmeno accorgersene e il tuo dramma è che sei costretto a essere il primo violatore. Con la tua grande esperienza politica, o politicante, hai contribuito a evitare il default, ma al prezzo di fare tu il premier e di intervenire quotidianamente, usando di fatto lo strumento della comunicazione ufficiale di Stato a reti unificate. Allo stesso modo il 27 luglio scorso Napolitano aveva posto l'urgenza del problema giustizia, ma dieci giorni dopo, con migliaia di detenuti in sciopero della fame e della sete, da Nisida, ha detto, dopo aver marciato il 27 dicembre del 2005 con noi, che il problema non era maturo. In fondo è una storia che si ripete, è come quando noi, con Silone, eravamo schierati con i dissidenti russi e i refusnik pagando anche il prezzo di qualche arresto e qualche assassinio: Lui riteneva invece, in polemica con Giolitti, che la prospettiva e la moralità della rivoluzione, comportassero il prezzo che si stava pagando a Budapest. La differenza è che oggi i refusnik sono da noi, ma lui non li vede allo stesso modo.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1D9HYN&quot;&gt;Gli Altri - Andrea Colombo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ACHILLE VARIATI: «Coppie di fatto atto doveroso»</title>
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  <updated>2012-02-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625067</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Vicenza (VI) (Partito: PD) - Consigliere  Consiglio Comunale Vicenza (VI) (Lista di elezione: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Dopo lo stop imposto dal vescovo Beniamino Pizziol, il sindaco va avanti.
&lt;p&gt;«Il sindaco ha il dovere di applicare le leggi esistenti e di fare quanto possibile per estendere i diritti dei vicentini, offrendo loro più opportunità e più tutele. Ma guai a considerare questa mia apertura come un attacco alla famiglia».
&lt;p&gt; &lt;i&gt;È di sabato scorso la decisione del Comitato Dir. Vi di lanciare una raccolta firma per chiedere al Comune il rilascio da parte dell'anagrafe dell'“attestato di costituzione di famiglia anagrafica su vincoli affettivi”.&lt;/i&gt;

&lt;p&gt;«Lo Stato non discrimina tra coppie non sposate eterosessuali e omosessuali, ma tiene distinta l'idea della famiglia anagrafica da quella della famiglia basata sul matrimonio. Non si tratta di equiparare o sovvertire un bel niente: solo di garantire dei diritti elementari a persone che vivono una relazione stabile e che non vogliono o non possono sposarsi. E per la maggior parte sono eterosessuali. La famiglia tradizionale resta il cuore della nostra società. Anzi, dovremmo lavorare di più per trovare formule nuove per sostenerle». 
&lt;p&gt; «Estendere i diritti laddove non vengano lesi i diritti di altri o altre forme di diritto, credo sia sempre giusto e doveroso per un'amministrazione pubblica, tanto più in presenza di una legge esistente che chiede solo di essere concretizzata». 
&lt;p&gt; «La posizione della Diocesi? Da cattolico non posso che rispettarla. La Chiesa fa bene a sostenere l'idea di una famiglia basata sul matrimonio che per i credenti non è meramente funzionale all'ottenimento di vantaggi economici, ma è sacro e indissolubile. È giusto. Ma da sindaco ho il preciso dovere di applicare le leggi esistenti e di fare quanto è possibile per estendere i diritti dei miei concittadini, offrendo loro più opportunità e più tutele».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/dalla_home/336560_il_sindaco_variati_va_avanti_coppie_di_fatto_atto_doveroso/&quot;&gt;Il Giornale di Vicenza - Cristina Giacomuzzo &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Andrea Riccardi: Immigrati: Cittadinanza non in programma governo ma bene dialogo</title>
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  <updated>2012-02-21T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>624812</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Cooperazione internazionale e integrazione&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Non fa parte del programma di questo governo per cui non ci saranno iniziative governative, ma da ministro dell'Integrazione guardo con interesse alla ripresa di un dialogo in Parlamento sulle numerose proposte gia' presentate&quot; sulla cittadinanza per i figli nati in Italia di immigrati. 
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Lo ha detto il ministro dell'Integrazione e cooperazione Andrea Riccardi in un'audizione presso la commissione Affari costituzionali del Senato.&lt;/i&gt; 
&lt;p&gt;&quot;Lo Ius soli non è adatto al nostro paese ma tra Ius soli e Ius sanguinis si può ipotizzare uno Ius culturale, per quei bambini nati in Italia, figli di immigrati regolari, che frequentano le scuole, parlano in perfetto italiano&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.iltempo.it/adnkronos/?q=YToxOntzOjEyOiJ4bWxfZmlsZW5hbWUiO3M6MjE6IkFETjIwMTIwMjIxMTcyMTU2LnhtbCI7fQ==&quot;&gt;Il Tempo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio Montanari: Iniziativa: &quot;18 anni in comune&quot;</title>
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  <updated>2012-02-03T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>624223</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Imperia (IM) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“18 anni in Comune” è un’iniziativa realizzata da ANCI in collaborazione con Save the Children e rete G2 – Seconde Generazioni, nata in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia e volta a promuovere il riconoscimento della cittadinanza alle seconde e terze generazioni degli immigrati in Italia. La legge italiana, infatti, non riconosce automaticamente la cittadinanza a chi nasce in Italia se i genitori non sono a loro volta cittadini italiani. 
&lt;p&gt;Per acquisirla è necessario presentare un'apposita dichiarazione entro il compimento dei 19 anni di età, attraverso la quale si dichiara di esser nato in Italia da cittadini stranieri o di essere stato residente in Italia senza interruzioni fino al compimento dei 18 anni.
&lt;p&gt;
&quot;18 anni in Comune&quot; è nata dalla consapevolezza che molti di questi ragazzi, così come le loro famiglie, non conoscono la normativa che regola la cittadinanza e l’impatto che questa ha sulla loro vita in termini lavorativi e di diritti civili.
Con la mia proposta chiedo che anche il Comune di Imperia, così come già oltre 200 amministrazioni in tutta Italia, si impegni a inviare ogni anno una lettera a tutti i neo-maggiorenni in possesso dei requisiti per informarli del loro diritto ad acquisire la cittadinanza, fornendo loro le informazioni, le modalità e i recapiti utili a cogliere in tempo questa opportunità tra cui l'apposita e utile guida stilata dai promotori stessi.
&lt;p&gt;
Secondo i dati ISTAT, l’iniziativa coinvolge in Italia quasi 15.000 ragazzi che nel 2012 diventeranno maggiorenni; nel territorio del Comune di Imperia, dove ogni anno nascono circa 300 bambini di cui oltre un terzo da genitori stranieri, i residenti di 17 anni sono attualmente una sessantina.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.riviera24.it/articoli/2012/02/03/126444/18-anni-in-comune-proposta-del-consigliere-comunale-imperiese-giorgio-montanari-pd&quot;&gt;Riviera24.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «Il Parlamento cuore di tenebra» </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/27/nichi-vendola/%C2%ABil-parlamento-cuore-di-tenebra%C2%BB/590412"></link>
  <updated>2011-07-27T00:00:00Z</updated>
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  <id>590412</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Questione morale è anche chiudere la porta in faccia ai diritti delle persone gay, questione morale è anche legittimare le violenze frutto dell'omofobia, questione morale è anche minimizzare i comportamenti intolleranti e razzisti - è il commento di Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà. 
&lt;p&gt;Ancora una volta questo Parlamento si mostra incapace di capire ciò che accade nella società e si chiude nel proprio cuore di tenebra». 
&lt;p&gt;Le proposta di legge affossata ieri dall'Aula della Camera mira ad introdurre una tutela contro le discriminazioni dell'orientamento sessuale modificando l'articolo 61 del codice penale e introducendo una nuova circostanza aggravante che ricorre quando l'autore del delitto ha commesso il fatto per motivi di omofobia e transfobia. Tali motivi vengono indicati come «odio e discriminazione in ragione dell'orientamento sessuale della vittima dei reato verso persone dello stesso sesso, verso persone dei sesso opposto o verso persone di entrambi i sessi». 
&lt;p&gt;Una definizione, viene fatto rilevare, analoga a quella contemplata in materia nell'ordinamento dei Regno Unito. Il secondo articolo prevede la presentazione da parte dei ministro per le Pari Opportunità di una relazione annuale al Parlamento sulle azioni intraprese contro le discriminazioni omofobe e transfobe, gli obiettivi raggiunti e gli indirizzi da seguire. 
&lt;p&gt;La proposta di legge sull'omofobia era stata già bocciata dalla Camera nell'ottobre dei 2009 quando l'Assemblea approvò le pregiudiziali di costituzionalità presentate dall'Udc. A maggio scorso, poi, la commissione Giustizia bocciò due diversi tentativi di mediazione cui aveva lavorato Paola Concia del Pd, relatrice di minoranza.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/rassegna-stampa/vendola-parlamento-cuore-di-tenebra&quot;&gt;Il Manifesto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giuseppe GIULIETTI: “In piazza contro tutti i bavagli. Se non ora, quando?”</title>
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  <updated>2011-07-06T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Alla Rai è davvero cambiato tutto, prima quelli sgraditi a Berlusconi venivano cacciati a colpi di pubblici editti, ora vengono accompagnati alla porta ed invitati ad andarsene. Non c’è bisogno di leggere le intercettazioni per capire che, sia pure con modi e toni diversi, è in piena attuazione il piano per dissolvere la Rai e stroncare qualsiasi anomalia editoriale, a partire da Raitre. Basta leggere la &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/spettacoli/11_luglio_05/dandini-nessuno-sa-dirmi-se-ce-la-faro-serena-dandini_a13b2cfa-a6cd-11e0-bbaa-d83a3b6f7958.shtml&quot;&gt;&lt;b&gt;lettera di Serena Dandini, pubblicata dal Corriere della Sera&lt;/b&gt;,&lt;/a&gt; per rendersi conto di quanto sta accadendo.
&lt;p&gt;

Dopo la sostanziale espulsione di Santoro e di Saviano, la scena si sta ora ripetendo con &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/11_giugno_21/conti-rai-conferma-i-programmi_d0fd29c2-9bc7-11e0-b47c-4c6664789138.shtml&quot;&gt;&lt;b&gt;Milena Gabanelli&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; e Serena Dandini, considerate persone non gradite, forse anche loro saranno nel lunghissimo elenco di quelle e quelli “che mi hanno fatto perdere le elezioni e i referendum”.
&lt;p&gt;
Nel frattempo Berlusconi e famiglia ringraziano due volte. La prima perchè la Rai esegue i comandi, la seconda perchè la medesima Rai si sta suicidando industrialmente allontanando da sé non solo alcuni tra i migliori talenti professionali, ma anche il pubblico che li seguiva e li seguirà.

&lt;p&gt;
Dal momento che l’obiettivo palese di questo assalto è quello di imbavagliare la pubblica opinione e di dissolvere quello che ancora resta della Rai chiederemo a tutte le associazioni del settore, a tutti i sindacati, a tutte le forze politiche di promuovere insieme una gigantesca class action, di raccogliere milioni di firme, e di presentarle nel corso di una grande manifestazione nazionale contro ogni forma di bavaglio: dalle intercettazioni alla rete, dalle censure al conflitto di interessi impugnato come una clava per abbattere avversari e competitori politici ed industriali.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;“Se non ora quando?”&lt;/b&gt;. Con queste parole un coraggioso gruppo di donne, innamorate della Costituzione, convocarono a Roma una straordinaria manifestazione, una di quelle che hanno segnato il risveglio nazionale, la fine di un lungo periodo segnato dalla acquiescenza, dal torpore, talvolta anche dalle complicità.
&lt;p&gt;
Mai come in queste ore sarà il caso di ripetere “Se non ora quando?” e di presidiare con inaudita passione civile l’articolo 21 della Costituzione dalle ultime raffiche di un regime morente, ma non per questo meno pericoloso, anzi.
&lt;p&gt;
Questo è il momento per mettere insieme partiti, movimenti, associazioni, sindacati, per concordare una azione quotidiana, pressante, incisiva, che non conosca pause, sino alla vittoria finale.
&lt;p&gt;

Chiunque abbia idee e proposte le tiri fuori: class action contro la Rai, esposti alla Corte dei conti, ricorso al tribunale ordinario, iniziative davanti alle sedi delle silenti autorità di garanzia, manifestazioni davanti alla sede del parlamento europeo, della corte internazionale dei diritti, delle istituzioni e delle assemblee elettive, a cominciare dalla Camera e dal Senato, utilizzo delle rete per far impazzire il censore, iniziative in tutte le piazze italiane dedicate alla libertà di informazione, sino ad arrivare ad un grande manifestazione nazionale, da indire quando riporteranno in aula la legge madre di ogni bavaglio: quella sulle intercettazioni.
&lt;p&gt;

Di fronte a quello che sta accadendo ci auguriamo davvero che ciascuno rimetta in un cassetto lo spirito di parte, di partito, di associazione, di organizzazione, per mettersi a disposizione di una grande battaglia per la legalità repubblicana e per la dignità costituzionale. Teniamoci pronti perchè questa “banda degli onesti” non esiterà neanche nel mese di agosto per mettere a segno l’ultimo sfregio. Se sarà il caso dovremo essere pronti a rispondere sempre e comunque, anche nella giornata di ferragosto!&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/07/06/giuseppe-giulietti-in-piazza-contro-tutti-i-bavagli-se-non-ora-quando/&quot;&gt;MicroMega&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Angelo BONELLI: Omofobia. Verdi vicini a Paola Concia . Nel Paese intolleranza.</title>
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  <updated>2011-04-21T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lazio (Lista di elezione: Verdi) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
''L'aggressione subita da Paola Concia e dalla sua compagna e' un fatto gravissimo e dimostra quanto sia ancor forte il clima di intolleranza nel nostro paese e quanto sia necessario un grosso lavoro culturale nella società''.
&lt;p&gt; Lo dichiara il Presidente Nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, che conclude:&lt;br /&gt;
 ''Esprimo la vicinanza mia e dei Verdi a Paola Concia. Siamo certi che le battaglie che Paola sta portando avanti per i diritti non verranno scalfite da questo gesto inqualificabile ma proseguiranno con ancora piu' determinazione''.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/news-OMOFOBIA__BONELLI__VERDI_VICINI_A_CONCIA__NEL_PAESE_INTOLLERANZA-1010815-pol-.html&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco CAPPATO: «È associazione a delinquere. Il presidente deve dimettersi»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-04-15T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
La sua richiesta torna a farla adesso. Con ancora più forza: «Roberto Formigoni dovrebbe dimettersi perché, al di là dell'aspetto giudiziario, è lui il responsabile politico di questa truffa elettorale» attacca il radicale Marco Cappato, primo candidato alle comunali per la lista Bonino-Pannella.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cappato, siete stati voi a denunciare le firme false del listino di Formigoni. Adesso la procura ne ha trovate anche di più, allargando il fronte alla lista del Pdl.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
«Nessuno, che si fosse preso la briga di spendere due minuti per andarle a vedere sul nostro sito, avrebbe dubitato che le firme fossero false. Quelle del Pdl non avevamo avuto modo di guardarle. Ora ci sono due piani: uno giudiziario e l'altro politico». 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Partiamo dal caso giudiziario.&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
«C'è una questione che riguarda la validità delle Regionali. La presentazione della lista di Formigoni è stata realizzata con una truffa elettorale, attraverso la falsificazione di un numero di firme più che sufficiente a invalidare la lista stessa e le elezioni». 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Chiedete nuove elezioni, quindi?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
«I cittadini lombardi hanno il diritto di andare finalmente a votare attraverso una consultazione regolare. A meno che la giustizia amministrativa decida di guardare dall'altra parte, inventando cavilli come quelli tirati fuori finora per seppellire la verità». 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dopo questa azione della procura, dal punto di vista amministrativo tornerete alla carica?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
«Ovunque e comunque. È chiaro che intraprenderemo qualsiasi azione possibile. C'è però un'altra questione che riguarda le responsabilità: nel registro degli indagati sono stati iscritti gli autenticatori. Queste persone non si sono mosse ciascuna per conto proprio, ma hanno costituito una associazione a delinquere contro i diritti civili e politici dei cittadini che non può che essere stata coordinata da un responsabile politico». 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Chi è questo responsabile?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
«Dal punto di vista giudiziario è dovere della magistratura accertarlo, senza limitarsi agli esecutori materiali. Quel che è certo, per me, è che esiste un responsabile politico ed è Roberto Formigoni. È lui che ha scelto di metterci la faccia accusandoci immediatamente di avere manomesso i suoi moduli: siamo davanti a una sporca menzogna e a 14 mesi di occultamento della verità. Se anche, come gli auguro, Formigoni risultasse estraneo, era certamente nelle condizioni di rendere conto ai cittadini. Invece ha scelto la strada della diffamazione della lista Bonino-Pannella senza mai nemmeno scusarsi di fronte all'evidenza». 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Basterebbero solo le scuse?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
«Visto che in politica non c'è niente di più sacro della parola data, l'unico atto di dignità che può compiere è dimettersi. Questo, prima che faccia il suo corso o la giustizia o la prescrizione della malagiustizia all'italiana modello &quot;Oil-for-food&quot;». 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quanto può influire questo caso sulle Comunali?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
«Credo che la gente comprenda l'importanza del rispetto delle regole: più sarà informata e consapevole della gravità della truffa realizzata, meno potrà fidarsi del sistema di potere che ha portato a tutto ciò. Chi lotta ogni giorno contro i soprusi della burocrazia detesta i privilegi dei potenti».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=Z27H1&quot;&gt;la Repubblica  ed. Milano - Alessia Gallione&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio MERLO: Famiglia, il Governo ha fallito. Ma sull’Ikea Giovanardi ha ragione. </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/27/giorgio-merlo/famiglia-il-governo-ha-fallito-ma-sull%E2%80%99ikea-giovanardi-ha-ragione/560085"></link>
  <updated>2011-03-27T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>560085</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Un conto è denunciare il fallimento del Governo sulle politiche per la famiglia e per l’infanzia. E’ appena sufficiente ricordare il pesante taglio deciso dal Governo Berlusconi a favore delle famiglie italiane. Altra cosa, invece, è ricordare e custodire il valore costituzionale della famiglia. Su questo terreno il sottosegretario Giovanardi ha ragione. Senza se e senza ma. E il messaggio pubblicitario dell’Ikea va denunciato. Almeno per chi crede nel valore costituzionale della famiglia”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.giorgiomerlo.net/?p=338&quot;&gt;www.giorgiomerlo.net&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GENNARO OLIVIERO: &quot;Opg, assurdo il silenzio di Caldoro&quot; </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/23/gennaro-oliviero/opg-assurdo-il-silenzio-di-caldoro/559760"></link>
  <updated>2011-03-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>559760</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Campania (Lista di elezione: Sinistra, Ecologia e Libertà) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Provo a dir poco imbarazzante il silenzio che avvolge le istituzioni campane, su tutti, il Presidente Caldoro, nella fattispecie Commissario, circa la condizione degli Opg campani, soprattutto quello di Aversa”.
Esordisce così Gennaro Oliviero, capogruppo del Pse in consiglio regionale che negli ultimi giorni ha presentato un’interrogazione per spostare l’attenzione della massima istituzione regionale sulle condizioni detentive esistenti all’interno del Filippo Saporito. Condizioni a volte davvero disumane, come dimostrato anche da un video prodotto dalla commissione parlamentare d’inchiesta sul servizio sanitario nazionale e andato in onda domenica scorsa su Rai Tre. “Luoghi – commenta ancora Oliviero - degni del peggior inferno, inalterati dal periodo fascista, dai tempi del Codice Rocco, con molti detenuti rinchiusi per reati minori”. L’attenzione sugli Opg, quindi, è alta. Oggi, il mondo politico sta prendendo coscienza della necessità di riforma dell’ordinamento giudiziario manicomiale. Un percorso necessario e da tempo richiesto dal mondo dell’associazionismo che circa due mesi fa si è riunito proprio ad Aversa per proporre i percorsi da seguire per il superamento degli Opg.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.teleclubitalia.it/articolo.asp?id=4686&quot;&gt;www.teleclubitalia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ANDREA CAUSIN: Il silenzio complice del governo sulla crisi libica</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/22/andrea-causin/il-silenzio-complice-del-governo-sulla-crisi-libica/558422"></link>
  <updated>2011-02-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>558422</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La rapidità e l’atrocità con cui si sta sviluppando la rivolta in Libia trovano il governo Italiano impreparato e complice di quanto sta accadendo.
&lt;p&gt;
Anche se volessimo soprassedere alla trionfale accoglienza riservata nelle due visite ufficiali dal Governo Italiano al colonnello Muhammar Gheddafi, noto in tutto il mondo come il padrone autoritario e crudele di uno dei più duri stati di polizia, non si può far finta di non vedere l’incapacità palese con cui Frattini e Berlusconi hanno trattato l’evoluzione della crisi libica in queste ore.
&lt;p&gt;
Mentre tutto il mondo e tutta Europa intervenivano per censurare i massacri e le repressioni di piazza con cui Gheddafi e il suo enturage hanno reagito alle proteste dei popoli della Libia, l’Italia è rimasta a guardare.&lt;br /&gt;

Eppure &lt;b&gt;le ragioni ci sarebbero&lt;/b&gt;.

Prima di tutto &lt;b&gt;le ragioni del sangue&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;
E’ inaccettabile che un governo, seppure sovrano, compia delle stragi usando armi pesanti e mercenari, contro le folle che protestano per l’ottenimento dei diritti civili.
&lt;p&gt;
In secondo luogo è impensabile che si consenta la degenerazione della situazione di uno stato come la Libia che rappresenta uno snodo fondamentale per la gestione dei flussi migratori.
&lt;p&gt;
Ma ci sono anche le ragioni del ruolo storiche che hanno fatto si che l’Italia, nonostante le vicende coloniali, ha costruito storicamente una vicinanza e un partenariato con la Libia, che ha avuto esiti importanti, dal punto di vista dell’approvigionamento energetico e della presenza dei capitali libici in importanti imprese e banche italiane.
&lt;p&gt;
Insomma le ragioni per intervenire sarebbero moltissime e davvero non si spiega l’atteggiamento attendista del Governo Italiano che rischia di restare a guardare mentre il colonnello compie le sue stragi di stato e mentre l’Italia rischia di perdere la propria influenza su un’area di interesse strategico.&lt;br /&gt;
 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.andreacausin.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=105&quot;&gt;andreacausin.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Ignazio Roberto Maria MARINO: «La giornata degli stati vegetativi è uno schiaffo a Beppe Englaro»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/09/ignazio-roberto-maria-marino/%C2%ABla-giornata-degli-stati-vegetativi-%C3%A8-uno-schiaffo-a-beppe-englaro%C2%BB-intervista/557921"></link>
  <updated>2011-02-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>557921</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Per Ignazio Marino l’iniziativa “è una violenza”: “Se perdi conoscenza perdi anche ogni diritto. All’estero impossibile spiegarlo”. “Nel Pd ci sono persone che non capiscono che i temi etici sono semplicemente diritti civili”
&lt;p&gt;

Non è potuta morire in pace, né adesso la lasciano riposare in pace. Oggi, secondo anniversario della scomparsa di Eluana Englaro, ricorre la giornata nazionale degli stati vegetativi, celebrazione indetta dal Consiglio dei ministri, su proposta del sottosegretario Eugenia Roccella. Non bastavano, per Beppe Englaro, le urla in Senato il giorno della morte, o le leggi dell’ultimo minuto che hanno cercato in tutti i modi di bloccarlo. Ancora una volta la politica è entrata nella vita della famiglia di Lecco, che ha definito questo ennesimo gesto di sfida “indelicato e inopportuno”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Senatore Ignazio Marino, tutti possono capire perché questo gesto è indelicato. Lei, da medico e da politico, ci può dare gli strumenti per capire quanto è anche inopportuno?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Questo atto va al di là dell’arroganza. Fa parte di quella destra violenta che non è riuscita a fare in modo che Englaro, tramite la legge, non potesse far rispettare le decisioni della figlia e ora lo vuole colpire con uno schiaffo in pieno volto. Quindi trasforma la giornata della morte di Eluana in una giornata di conflitto per il paese.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Che lo spacca a metà.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sono sempre più preoccupato dal fatto che nel nostro paese le questioni che interessano la vita delle persone diventano secondarie al conflitto politico. Le lotte di potere su temi sensibili come questo distaccano la politica dai cittadini.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dopo la morte di Eluana sembrava che una legge sul testamento biologico fosse urgentissima.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
È stata invece chiusa in un cassetto e ora la riportano in parlamento senza discutere sulla vita, ma solo sperando nella divisione delle opposizioni per la sopravvivenza del governo Berlusconi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei ha presentato 1500 emendamenti al ddl Calabrò.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Nessuno può essere curato contro la sua volontà. Nessuno può avere la possibilità di fare violenza sulle persone e decidere quali trattamenti può ricevere e quali no.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il nodo è quello dell’obbligo di idratazione e alimentazione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

L’articolo 3 prevede che anche chi ha lasciato scritto il suo no all’idratazione e all’alimentazione venga comunque trattato, perché lo vogliono la Roccella e altri politici. 
Né io, né lei né chi legge potrà più scegliere.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi le indicazioni lasciate dal cittadino (come quelle che ieri ha annunciato di aver scritto Beppe Englaro) non saranno più vincolanti.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Dopo questo percorso di legge no. A scegliere saranno le convinzioni e la cultura del medico e non quelle del paziente. Perciò se perdi coscienza perdi anche ogni diritto. È una proposta così inaudita che io faccio fatica a spiegarla ai miei colleghi all’estero.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Questo vale anche per i casi come quello di Welby, in cui paziente è cosciente?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
All’inizio la proposta riguardava anche quei casi, per fortuna siamo riusciti, dopo un grande lavoro, a scongiurarlo. La legge resta comunque anticostituzionale.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Si riferisce all’articolo 32?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Certo, e fu una persona religiosa come Aldo Moro a far introdurre la parte che prevede che “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Non capisco perché continuare a scrivere e votare leggi che poi devono essere smontate dalla magistratura perché anticostituzionali come la fecondazione assistita.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei ha fatto una sua proposta.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sì, che per quanto mi riguarda è già un bel passo indietro.&lt;br /&gt;
 É un solo articolo e prevede che le terapie siano garantite a tutti tranne a chi l’ha esplicitamente dichiarato. Mi spiego meglio: se io perdessi coscienza vorrei che i miei familiari scegliessero per me. Nella mia proposta non è possibile, può averlo scritto solo il paziente. Capisce che per me è un bel passo indietro ma sono disposto a farlo nell’interesse delle persone.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Perché il Partito democratico fa così fatica a trovare una sintesi sui temi etici?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Perché all’interno ci sono persone che potrebbero votare con la destra sul biotestamento e non si fanno una ragione del fatto che i temi eticamente sensibili sono semplicemente diritti civili. Ma troveremo una convergenza.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Tutti dovrebbero garantire i diritti civili.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Questa è una fase politica in cui qualunque argomento viene utilizzato per scegliere una posizione e non discusso nel merito.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;All’assemblea del Pd D’Alema ha chiesto un maggiore impegno della società civile in politica. Può essere un modo per discutere questioni più vicine ai cittadini?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;Io sono convinto che la politica debba essere a servizio del paese e non fatta solo da professionisti. Uno ha un impegno temporaneo e poi torna al suo lavoro.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Saviano potrebbe essere un esempio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Chiunque si senta di dare un contributo – senza fare propaganda sui nomi – con un vero impegno personale.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=XC0M0&quot;&gt;Il Fatto Quotidiano - Caterina Perniconi&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Nichi VENDOLA: «Ora tocca all’opposizione»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/08/nichi-vendola/%C2%ABora-tocca-all%E2%80%99opposizione%C2%BB-intervista/557801"></link>
  <updated>2011-02-08T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>557801</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
È l’uomo della “narrazione”, delle “fabbriche”, del “cantiere” programmatico, Nichi Vendola, il leader   di “Sinistra, ecologia e libertà” (Sel). Con queste metafore ed immagini, Vendola disegna scenari politici suggestivi, affascina l’interlocutore, conquista le piazze. È un grande affabulatore che realmente è un competitore forte e credibile per Berlusconi sul piano mediatico e popolare.&lt;br /&gt;

Nel messaggio inviato a “Libertà e Giustizia” per la manifestazione al Palasharp di Milano, Vendola dice che “c’è tutta un’Italia che non ne può più. La Nazione è tramortita, il paese è in ginocchio. Ciò che condannerà Berlusconi non sarà la triste e squallida vicenda di Ruby e delle altre ragazze ai festini; chi lo condannerà saranno i coetanei di Ruby, quei ragazzi e ragazze che oggi non hanno un futuro. Ecco, pensare che un’intera generazione per immaginare il proprio futuro debba prostituirsi: questo è il vero scandalo del berlusconismo!”.
&lt;p&gt;

Vendola è nato a Bari il 26 agosto 1958, è stato deputato ed è governatore della Puglia dal 2005.  Scrittore e anche poeta. Mi dice: “Abbiamo visto a Milano migliaia di persone che hanno un sentimento sparpagliato, a volte caotico, alla ricerca di un orizzonte e di una bussola, che dovrebbe essere il compito della politica e del centrosinistra in particolare. Per liberarci di Berlusconi dobbiamo capire bene cosa è il berlusconismo: in questi anni c’è stata una mutazione culturale, evidenziata con la marginalizzazione del valore sociale della scuola, della conoscenza e del sapere. La Tv commerciale ha sostituito gli apparati della formazione ed ha diffuso l’idea che non esiste la società ma il mercato, non siamo cittadini ma clienti, utenti, pubblico. Anche il centrosinistra è stato complice di questa regressione culturale”.&lt;br /&gt;

L’attacco alla democrazia, secondo Vendola, si manifesta nella critica alla Costituzione, agli articoli 1 e 3 (uguali di fronte alla legge) e poi 21 (sulla libertà di stampa): “Il bavaglio sulla bocca di Santoro è grave quanto il bavaglio all’operaio di Pomigliano o Mirafiori. Oggi la modifica dell’articolo 41 è il momento di massima aggressione della destra (e di subalternità della sinistra). Se cambi quell’articolo, che prevede la responsabilità sociale e ambientale dell’impresa, vuol dire che vuoi ‘costituzionalizzare’ il metodo Marchionne, cioè l’irresponsabilità dell’industria verso la società.&lt;br /&gt;

“Ecco perchè dico che le forze di opposizione devono ora costruire una storia, una ‘narrazione’, un cantiere programmatico che abbia la capacità di legare insieme diritti sociali e civili, diritti umani e ambiente. Voglio voltare davvero pagina. Non trovarmi con il berlusconismo senza Berlusconi. Vorrei vivere in un paese non berlusconiano, con Berlusconi che fa il nonno”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma lei con la ‘narrazione’ e le ‘fabbriche’ può anche raccogliere tra gli elettori tanti consensi da portare alla vittoria il centrosinistra? D’altronde Giovanni Bachelet al  ‘Palasharp’ ci ha ricordato che “in democrazia non basta avere ragione, ma dobbiamo anche convincere il 51% ad essere d’accordo con noi”.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Nel passato, candidati del centrosinistra, icone del moderatismo, hanno preso schiaffi e sono stati sconfitti (un esempio, Rutelli). Io ho vinto due volte in una regione che è sempre stata percepita come una fucina politica per l’Italia (ricordo Moro e, sull’altro versante, Tatarella), e, in tempi recenti, come la cassaforte elettorale del centrodestra (Fitto). Secondo i campioni della tattica e della realpolitik del Pd per vincere bisogna trasferire tanti frammenti di idee e proposte dell’avversario nel proprio campo; poi fare un discorso che non turbi il perbenismo piccoloborghese che si suppone essere la cifra dell’opposizione: quindi non si deve essere comunisti, nè credenti alla mia maniera, ma essere neosagrestani. Ma i ceti medi di oggi sono diversi da quelli di una volta: perdono la fiducia nel futuro, sono angosciati dalla precarizzazione del lavoro, un giovane su due nel mezzogiorno non ha prospettive di impiego. Noi dobbiamo interpretare questa paura. L’Italia è finita nel pantano non perché qualcuno si è presentato come estremista, ma perché la politica è diventata una melassa informe. Se Marchionne vuole stracciare 100 anni di storia industriale e sindacale, dobbiamo reagire e non tacere”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi, Vendola candidato alle primarie del Pd – se ci saranno davvero- per quali obiettivi di governo immagina di battersi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
” Non sto giocando una partita per la mia carriera….intendo invece combattere per destrutturare il centrosinistra com’è adesso, per poter aprire il ‘cantiere’ di un nuovo centrosinistra. Finora esso si è sempre presentato come un compromesso precario e forzoso tra cosiddetti radicali e i riformisti. Ma così non si è mai entrati nel merito vero dei problemi. Finora una parte del centrosinistra ha pensato a come guadagnare la vittoria elettorale, certo importante, ma non ha lavorato per raggiungere il mutamento sociale e culturale. Per cui si può anche vincere alle elezioni, e insieme perdere la società. Al centrosinistra è accaduto più volte.&lt;br /&gt;
 Quindi le primarie per me sono il momento della discussione sulla coalizione e sul programma, compiuta….all’aria aperta. Discutere nel chiuso degli organi direttivi significa condannarsi ad un avvitamento continuo”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il segretario Pd Bersani, all’Assemblea nazionale, ha detto che siamo “in una emergenza democratica, economica, sociale, morale” e, per andare oltre Berlusconi, ha riproposto un’alleanza elettorale di “tutte le forze di opposizione responsabili” e poi un “governo costituente” per affrontare i problemi più urgenti e gravi. Le pare una via percorribile?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Francamente spero che nessuno insista ancora sulla proposta del governo costituente, perché sarebbe un contributo alla campagna elettorale di Berlusconi. Si pensa ad un accordo con Fini e senza Di Pietro. E perché? Casini poi non andrebbe mai insieme a quello o a quell’altro. È il gioco dei veti e delle interdizioni. Una coalizione così non si può fare. Io non ho pregiudizi verso gruppi o persone, ma chiedo: posso fare un accordo con chi ha considerato giusta la riforma Gelmini? Che è il cuore del berlusconismo. Ma di cosa stiamo parlando? Fini cosa vuole fare? Lo ha detto chiaramente: rifondare il centrodestra; mentre io voglio rifondare il centrosinistra. Come possiamo stare insieme? A meno che non si dica: alle elezioni andremo con un accordo perché vogliamo liberarci di Berlusconi e subito dopo il voto, modificheremo la legge elettorale, faremo una legge sul conflitto di
interessi e poi torneremo di nuovo alle urne”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non è un obiettivo programmatico di poco conto fare un governo per cambiare la legge elettorale….&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Ma è credibile e serio chiedere ora il voto per indire altre elezioni dopo sei mesi? Tolta la possibile intesa sulle regole, non è pensabile, dopo, giocare la partita nel campo della destra; né posso pretendere che un uomo di rango come Fini venga a giocarla in compagnia del centrosinistra. È autolesionismo puro: ogni volta che si parla di alleanza da Vendola a Fini la pattuglia parlamentare di ‘Futuro e Libertà’ rischia di perdere pezzi… Mentre è tempo di aprire il ‘cantiere’ del centrosinistra senza vincoli: la questione morale, il modello sociale, la libertà delle donne, la questione dell’immigrazione. Discutiamo dell’Italia che vogliamo, c’è un’Italia migliore di quella volgare che abbiamo sulle spalle ancora adesso”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma lei ritiene che siamo alla vigilia di elezioni generali?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“I fatti politici e giudiziari si sviluppano in modo imprevedibile. Gli ingredienti decisivi variano di momento in momento. Oggi è Berlusconi che appare il più preoccupato per il ricorso alle urne. Sta vivendo queste settimane barricato nel Palazzo, come un qualunque ‘rais’  nordafricano. È attaccato alla poltrona. D’altronde la crisi del centrodestra è irreversibile, strutturale, non si capisce come si potrà ricomporre un quadro di stabilità. Anche la credibilità di quella classe dirigente è crollata. Adesso conterà molto la capacità che avrà il centrosinistra di mettere in campo una ipotesi di alternativa possibile e realizzabile”.

&lt;p&gt;
Vendola ci ha così portato a sognare un’Italia davvero diversa e migliore, con una politica pulita e carica di progetti. La sua ‘narrazione’ è importante: finchè Berlusconi e il berlusconismo non saranno sconfitti, saremo immersi nell’incubo. Dimissioni del premier, anzitutto. Arrivederci a domenica 13 febbraio, in piazza con le donne.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.libertaegiustizia.it/2011/02/08/vendola-ora-tocca-allopposizione/print/&quot;&gt;Libertà e Giustizia - Francesco Palladino&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Maria Antonietta FARINA COSCIONI: Il cinismo di definirsi «pro-vita»: chi dissente è per la morte?</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/08/maria-antonietta-farina-coscioni/il-cinismo-di-definirsi-%C2%ABpro-vita%C2%BB-chi-dissente-%C3%A8-per-la-morte/557798"></link>
  <updated>2011-02-08T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>557798</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
C’è da compiere, preliminarmente un’azione di verità: da mesi assistiamo a una cinica
operazione truffaldina e indebita, volta ad auto-conferirsi un &quot;diploma&quot; pro-vita; e di conseguenza &quot;pro-morte&quot; sarebbero i radicali, l’Associazione Luca Coscioni e quanti ritengono che su questioni come la dignità della vita e quando questa non merita più d’essere vissuta, la decisione spetta al singolo individuo; che la sua scelta debba essere rispettata, questa sua facoltà di poter decidere vada garantita e tutelata.
&lt;p&gt;

Coerente con quanto ha sempre fatto e sostenuto, autentico partito della sofferenza e del dolore anche quando non c’è ragione e speranza, la maggioranza di centro-destra conferma le sue intenzioni. Il relatore del provvedimento sul testamento biologico a Montecitorio Di Virgilio, sostiene che il testo uscito dalla Commissione Affari sociali &quot;segna un passo avanti... Abbiamo stabilito che alimentazione e idratazione artificiali, pur non costituendo terapie mediche, possono essere sospese quando non efficaci o gravose per il paziente, confermando quanto sostenuto dal Magistero della Chiesa&quot;.

&lt;p&gt;
Balle. Di tutto il paziente e importante lavoro che abbiamo cercato di fare in Commissione, le consulenze e i pareri degli esperti raccolte, non è stato tenuto alcun conto. La presunta apertura è una farsa. Vogliono approvare una legge che viola in modo clamoroso la Costituzione, il buon senso, l’opinione della stragrande maggioranza dei cittadini e dei medici. L’OMS stabilisce che alimentazione ed idratazione artificiali sono un trattamento medico a tutti gli effetti; con il ddl Calabrò che vogliono far diventare legge, tutto ciò viene stravolto, negato.

&lt;p&gt;
La verità è che il centro-destra usa i temi etici (che sono temi sociali: riguardano migliaia di persone e le loro famiglie) per accreditarsi come difensore e sostenitore di quelli che contrabbanda come &quot;valori cattolici&quot;, e che propriamente sono gli interessi delle gerarchie vaticane, e neppure di tutte se si osserva con attenzione quello che si agita in quel mondo caratterizzato da sussurri e modi felpati.

&lt;p&gt;
L’inquilino di palazzo Chigi ha perfino proclamato &quot;giornata per la vita&quot; proprio il giorno della morte di Eluana Englaro. Una vergogna! Veri e propri necrofili, sono arrivati a sostenere che Eluana poteva, nel suo stato, procreare; quando è morta ci hanno accusato di averla assassinata...

&lt;p&gt;
Sono gli stessi che nulla hanno fatto per i malati di SLA e di altre gravi patologie; che negano i fondi necessari per la loro assistenza, accampando problemi di cassa, ma questi problemi magicamente svaniscono quando si tratta di assicurare finanziamenti e sostegni economici a strutture che poi hanno buon gioco ad allinearsi alla &quot;politica&quot; e alle posizioni del Governo.
&lt;p&gt;
Quanto alla &quot;giornata della vita&quot;: da una parte ci saranno le strumentalizzazioni del Governo; dall’altra noi, che il 9 febbraio ci ritroveremo dalle 13 alla Camera dei Deputati insieme a Chiara Moroni, Livia Turco, Giuseppe Saro, il professor Antonio Cavicchia Scalamonti, per la presentazione de &quot;Gli ultimi giorni di Eluana&quot;, il libro di Amato De Monte e Cinzia Gori.

&lt;p&gt;
Scelta non casuale, per il tema che affronteremo, per le persone che si confronteranno: abbiamo, sia pure da varie angolazioni, vissuto e partecipato al dramma di Eluana, conosciamo la vicenda e quello che ha comportato e significato. Abbiamo condiviso la difficile scelta della famiglia di Eluana, e la decisione di rivendicare e lottare per un diritto che viene sì riconosciuto, ma a patto che lo si faccia di nascosto, confidando nella mano pietosa di un medico o di un infermiere. Mentre, loro e noi - ed è questo evidentemente che risulta insopportabile - abbiamo voluto portare alla luce del sole una questione che si vorrebbe consumare nella clandestinità, nel &quot;si faccia ma senza dirlo&quot;. Chiedendo che questo diritto sia riconosciuto, garantito, tutelato.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=XB39Y&quot;&gt; l'Unità - Maria Antonietta Coscioni&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emma BONINO: «L'Occidente parla di democrazia ma appoggia i regimi autoritari»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/01/emma-bonino/%C2%ABloccidente-parla-di-democrazia-ma-appoggia-i-regimi-autoritari%C2%BB-intervista/557570"></link>
  <updated>2011-02-01T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>557570</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«La libertà e i diritti civili e politici sono valori universali a cui tutti i poponi, senza distinzioni, legittimamente aspirano. E se la prima responsabilità di quanto avviene in Egitto e Tunisia e potrebbe accadere in Algeria, Giordania o Sudan è di quei regimi, la seconda è delle democrazie occidentali per il loro sostegno acritico ai governi più autoritari, in nome della &quot;stabilità&quot;».
&lt;p&gt; E' su questo punto che insiste Emma Bonino, vicepresidente del Senato, radicale, attivista per i diritti umani, che ha vissuto a lungo al Cairo e ha poi continuato a seguire l'evoluzione (involuzione) della società egiziana.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come si è arrivati a queste sollevazioni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Era impossibile prevedere il giorno esatto, ma una pentola a pressione senza valvola di sfogo per forza esplode. La stragrande maggioranza dei nostri diplomatici, politici, esperti, giornalisti non l'avevano capito perché non conoscono l'arabo, in missione incontrano solo l'establishment, pensano che democrazia e stato di diritto siano esclusive dell'Occidente, il che è stato ed è una forma di paternalismo deleterio e di razzismo. Ce lo ricordava Amartya Sen nel suo libro &quot;Libertà come sviluppo&quot;, troppo presto dimenticato. Lo sosteneva Kofi Annan, e veniva preso per pazzo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come spiega questa posizione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«L'Occidente ha sempre sostenuto dittatori corrotti e sanguinari, da Amin Dada a Bokassa, prima in chiave anti-comunista, poi in quella anti-terrorismo e anti-qaedista. Ora siamo tornati alla Realpolitik tradizionale, basta essere pro libero mercato per essere &quot;affidabili&quot;. Una politica miope che ha spianato la strada agli estremismi e paradossalmente sacrificato una stabilità più durevole in cambio di una a corto respiro. &lt;br /&gt;
E poi noi occidentali abbiamo questa malattia congenita di preferire l'uomo forte a forti istituzioni».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Vale per Usa, Europa, Italia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Ancora in questi giorni abbiamo sentito dalla Clinton ai francesi, con particolare cinismo, puntare sulla sopravvivenza dei vari raìs, invocando magari la loro &quot;saggezza e lungimiranza&quot;, come ha fatto Frattini, senza prendere minimamente in considerazione le legittime rivendicazioni di quei popoli. Ma l'America di Obama è impegnata a uscire dalla crisi economica e dall'eredità di Bush, guarda all'Asia. Per l'Europa è diverso».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cosa rimprovera all'Europa? E all'Italia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Di continuare a chiudere la porta in faccia alla Turchia, di essere disattenti verso la sponda Sud del Mediterraneo, nonostante iniziative grandiose e velleitarie come il Processo di Barcellona e l'Unione per il Mediterraneo, di rinunciare a ogni iniziativa in Medio Oriente per &quot;due popoli, una democrazia&quot;, magari favorendo l'entrata di Israele nell'Ue, di predicare mentre calpesta i diritti delle minoranze e degli immigrati ed è in corso una vera crisi della e delle democrazie. E l'Italia non fa nemmeno una scelta europea, ma preferisce i Putin e i Gheddafi. Vuole la Turchia nell'Ue ma è poco determinata nel promuoverlo, anche se questo governo appoggia le nostre lotte, ad esempio, contro la pena di morte e le mutilazioni delle bambine».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In questa lotta lei ha lavorato con Suzanne Mubarak.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Perché non ho paura di dialogare con chicchessia per promuovere aperture, difendere i diritti delle donne, portare avanti i valori di democrazia. In Egitto, ad esempio, la lotta contro le mutilazioni ha successo perché le donne hanno una grandissima vitalità che molti da noi non vedono. La leadership resta maschile, non è la Svezia, ma soprattutto le giovani partecipano alle proteste, si fanno sentire».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come vede la transizione in Egitto e Tunisia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Difficile, complessa, piena di rischi: tutto farei tranne elezioni rapide, non dobbiamo ripetere gli errori fatti in Afghanistan pensando di esportare la democrazia sui missili cruise e dopo la distruzione andando alle urne. Poco importa la persona, ElBaradei o un altro, prima va attuata una vera trasformazione. Ci sono molti rischi ma anche opportunità».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E in sintesi cosa chiede a Europa e Usa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Di ripensare le loro politiche, tenendo sempre in mente che la democrazia sta sempre dalla parte giusta della Storia».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=X529N&quot;&gt;Corriere della Sera - Cecilia Zecchinelli&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: Violenza, servizi e non proclami </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/01/26/delia-murer/violenza-servizi-e-non-proclami/557512"></link>
  <updated>2011-01-26T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>557512</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Una mozione sulla violenza alle donne. E’ in discussione in queste ore alla Camera dei deputati. La proposta è del Pd, che ha presentato un testo con cui si esprime una forte critica alle politiche del governo, che sul tema esprime solo principi e nessuna azione. 
&lt;p&gt;“Il ministro Carfagna – dice l’on. Delia Murer – è un bluff. Fa grandi valutazioni di principio ma poi non sostiene, sui territori, le politiche con finanziamenti. Al contrario, vengono tagliati servizi, centri, attività. &lt;br /&gt;
E’ necessario un piano d'intervento nazionale per il sostegno di case rifugio e centri antiviolenza nonché di un sistema di misure a tutela delle vittime della violenza e alla costruzione di azioni concrete di prevenzione”.
&lt;p&gt;

 

Ecco il testo integrale della mozione:

&lt;p&gt;
La Camera

&lt;p&gt;
premesso che: tramite la risoluzione n. 54/134 del 17 dicembre 1999, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, invitando i Governi, le organizzazioni internazionali e le organizzazioni non governative ad organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica in quel giorno;&lt;br /&gt;

ci si trova a vivere un inizio di secolo in cui il grande tema dei diritti umani si ripropone in tutta la sua drammaticità e chiama in causa la responsabilità di istituzioni e politica: questo significa fare i conti, in primo luogo, con la violazione dei diritti umani delle donne, a partire dalla dignità del loro corpo;
come hanno dichiarato numerose risoluzioni delle Nazioni Unite, del Parlamento europeo, di organismi sovranazionali e come hanno sottolineato le prese di posizione di associazioni e studiosi, assumere una visione e un piano per i diritti umani significa oggi per la politica mettere al centro innanzitutto i diritti umani delle donne, il cui riconoscimento determinerà il profilo democratico, la convivenza futura e la stessa crescita economica e civile;
il «libro nero» dei diritti umani delle donne è noto nella sua crudezza e tragicità: è aperto un conflitto nel mondo, una vera e propria guerra sparpagliata, che ha come oggetto il dominio sul corpo delle donne;&lt;br /&gt;

nel mondo, dunque, una donna su tre, nella sua vita, è stata o è destinata a essere almeno una volta vittima di violenza fisica, sessuale o psicologica e il 70 per cento delle donne assassinate muore per mano di parenti;&lt;br /&gt;

i dati Istat riferiti al 2006 ed elaborati nel 2007 (non si dispone, allo stato, di dati ufficiali più recenti, poiché il dipartimento per le pari opportunità non ha provveduto all'aggiornamento delle statistiche di genere) parlano chiaro: sono 6 milioni e 743 mila le donne dai sedici ai settant'anni che sono rimaste vittime di molestie o violenze fisiche, psichiche o sessuali nel corso della vita;&lt;br /&gt;
 circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (il 4,8 per cento della popolazione femminile globale);&lt;br /&gt;
 il 14,3 per cento delle donne ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal proprio partner. Il 24,7 per cento delle donne ha subito violenze da un altro uomo, 2 milioni e 77 mila donne hanno subito comportamenti persecutori (stalking), dai partner al momento della separazione;&lt;br /&gt;
 nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate; ciò che possiamo definire come il «sommerso» è tuttora elevatissimo e raggiunge circa il 96 per cento delle violenze da un non partner e il 93 per cento di quelle da partner;&lt;br /&gt;
 anche nel caso degli stupri la quasi totalità non viene denunciata;&lt;br /&gt;

il rispetto dei diritti umani delle donne assurge, ancora una volta, a simbolo di civiltà e di riconoscimento dei diritti umani e civili di ogni persona, dell'uguaglianza innanzi alla legge e del contrasto a ogni forma di discriminazione, diritti sanciti nella Costituzione italiana e nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo;&lt;br /&gt;

il nostro Paese non fa certo eccezione: in Italia il fenomeno della violenza nei confronti delle donne, terribile e declinata in molti modi, è purtroppo fuori controllo;&lt;br /&gt;

il 25 novembre del 2008 il Parlamento aveva approvato all'unanimità il dispositivo di una mozione presentata dal gruppo del Partito democratico, la n. 1-00070, che impegnava il Governo: &quot;a presentare in Parlamento al più presto il piano d'azione elaborato dal dipartimento per le pari opportunità in coordinamento con i ministeri interessati, la conferenza Stato-regioni, le forze dell'ordine, i centri antiviolenza e gli operatori di giustizia;&lt;br /&gt;
 a prevedere per l'attuazione del piano d'azione adeguate risorse per il suo funzionamento, a partire dallo stanziamento già previsto dalla finanziaria vigente, nonché un aumento progressivo;
&lt;p&gt;
 a promuovere, altresì:
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;a)&lt;/b&gt; un programma di educazione e formazione al rispetto della donna, della persona e dei diritti umani a partire dalle scuole;
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;b)&lt;/b&gt; la predisposizione di codici etici per l'informazione, la pubblicità e, in generale, per l'immagine femminile e, più complessivamente, per i linguaggi violenti e prevaricanti;
&lt;p&gt;
c) iniziative volte a sensibilizzare l'opinione pubblica attraverso campagne informative sul tema della violenza contro le donne e a rendere le donne consapevoli degli strumenti a disposizione per la loro tutela, tra cui il sostegno dei numeri verdi;
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;d)&lt;/b&gt; il potenziamento della rete dei centri antiviolenza presenti sul territorio nazionale, che prestano un servizio di fondamentale importanza alle vittime di sopraffazione e di violenza;
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;e)&lt;/b&gt; la previsione di iniziative specifiche per la formazione del personale socio sanitario, delle forze dell'ordine e degli operatori di giustizia;
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;f)&lt;/b&gt; azioni positive per l'assistenza legale e psicologica delle vittime di violenza sessuale;
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;g)&lt;/b&gt; le iniziative legislative contro gli atti persecutori e la violenza sessuale, attraverso l'introduzione di norme che garantiscano una seria azione di prevenzione, la certezza della pena e la tutela e la dignità delle vittime dei reati&quot;;
&lt;p&gt;
nonostante gli impegni assunti dal Governo ormai due anni fa, oggi le principali reti di associazionismo femminile, impegnate sui temi della tutela della donna e dei servizi territoriali contro la violenza, si trovano a dovere lanciare un grido di allarme per la chiusura forzata di numerosi centri antiviolenza e case rifugio in molto zone del territorio nazionale;
&lt;p&gt;
si parla, ad esempio, di Genova, con la paventata chiusura del centro antiviolenza di via Mascherona e gli sportelli territoriali di ascolto e aiuto per le donne in difficoltà, di Catania, con la chiusura del centro antiviolenza «Thamaia», della Calabria, con l'annunciata chiusura del centro antiviolenza donne «Roberta Lanzino», di Palermo, con la vicenda del centro antiviolenza «Le onde», e di tante altre zone d'Italia;
&lt;p&gt;
la chiusura dei centri, interamente finanziati dagli enti locali, appare essere la diretta conseguenza della drastica riduzione dei trasferimenti a regioni, province e comuni a seguito delle rigide misure di controllo del debito pubblico prese dal Governo;
anche laddove i centri non rischiano direttamente la chiusura, la riduzione dei trasferimenti economici ridimensiona gravemente le attività e la dimensione dei servizi erogati e, in generale, indebolisce il senso stesso dei centri antiviolenza, che vanno considerati servizi essenziali e riconosciuti come parte essenziale e di un sistema integrato;
&lt;p&gt;
con l'approvazione della normativa sullo stalking si è fatto certamente un passo avanti sul tema della tutela della donna, ma intervenire solo sul circuito penale non è certo sufficiente se manca del tutto una cultura della prevenzione e dell'assistenza delle vittime: inoltre appare evidentemente inutile intervenire con leggi nazionali se poi, sui territori, non si finanziano i servizi operativi, anzi li si costringono alla chiusura per totale mancanza di risorse economiche;
&lt;p&gt;
inoltre, va considerato che i centri antiviolenza costituiscono un vero e proprio investimento non solo in termini «sociali» ma anche in senso economico per il Paese, perché una donna accolta in un centro «costa» sette volte in meno rispetto al caso in cui la donna vittima di violenza venga assistita dai servizi sociali;
&lt;p&gt;
la legge di stabilità non prevede alcun finanziamento per il fondo contro la violenza sulle donne e stanzia, invece, a favore del fondo per le pari opportunità, solo un esiguo e assolutamente insufficiente stanziamento di due milioni,

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;impegna il Governo&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

ad avviare, prevedendo un'adeguata copertura economica, un piano d'intervento nazionale, curato dal dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri in accordo con la Conferenza unificata, mirato al sostegno di case rifugio e centri antiviolenza, alla predisposizione di campagne informative e formative nonché di un sistema di misure a tutela delle vittime della violenza e alla costruzione di azioni concrete di prevenzione, nonché ad assumere ogni iniziativa diretta a incrementare i fondi stanziati a favore del dipartimento per le pari opportunità per il finanziamento della rete dei centri antiviolenza e delle case rifugio al fine di scongiurarne la chiusura e il ridimensionamento, dando finalmente a questi fondamentali servizi una stabilità e il senso di appartenere ad un sistema strutturato e integrato.
&lt;p&gt;
(1-00512)
&lt;p&gt;
«Amici, Lenzi, Villecco Calipari, Franceschini, Ventura, Maran, Boccia, Quartiani, Giachetti, Rosato, Bellanova, Bobba, Bocci, Bossa, Brandolini, Bucchino, Castagnetti, Causi, Cenni, Codurelli, Concia, Coscia, D'Incecco, De Biasi, D'Antona, Esposito, Farinone, Ferranti, Fontanelli, Froner, Garavini, Gatti, Genovese, Ghizzoni, Gnecchi, Grassi, Lulli, Madia, Marchi, Mariani, Mastromauro, Mattesini, Mazzarella, Melis, Mosca, Motta, Murer, Narducci, Pedoto, Peluffo, Pes, Pizzetti, Porta, Pollastrini, Rossa, Rossomando, Samperi, Schirru, Sereni, Servodio, Siragusa, Tidei, Tullo, Vannucci».&lt;br /&gt;
 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it.html?view=article&amp;catid=6%3Ainterrogazioni-interpellanze-mozioni&amp;id=235%3Aviolenza-servizi-e-non-proclami&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;Delia Murer.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emma BONINO: «Lo scandalo è la truffa elettorale su cui non è stata fatta giustizia»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/01/24/emma-bonino/%C2%ABlo-scandalo-%C3%A8-la-truffa-elettorale-su-cui-non-%C3%A8-stata-fatta-giustizia%C2%BB-intervista/557257"></link>
  <updated>2011-01-24T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>557257</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
 Il caso Arcore è sotto ogni decenza istituzionale, ma mi interessano di più le firme false.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Senatrice Emma Bonino, Nicole Minetti, nonostante le polemiche, ha già detto che non si dimetterà. Come donna, ancor prima che come parlamentare, che cosa pensa di ciò che sta accadendo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Saranno i giudici a stabilire se la Minetti ha commesso reati. A me interessa altro. E non parlo tanto delle vicende che investono il presidente del Consiglio, evidentemente al di sotto di ogni decenza istituzionale, alfiere di pubblici proibizionismi che non condividiamo, come sulla prostituzione, in pieno contrasto con le condotte private. Mi interessa ancor di più il fatto che proprio in Lombardia si siano compiuti reati contro i diritti civili e politici del tutto evidenti, sui quali non si è fatta giustizia e neppure chiarezza».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il caso Minetti ripropone ancora una volta il tema della degenerazione della politica. Chi la difende, come Formigoni, sostiene che prima bisogna aspettare la conclusione dell'inchiesta. È d'accordo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Formigoni non difende Minetti, ma se stesso. Finge di dispiacersi per meglio prendere le distanze, non tanto da Minetti ma da Berlusconi. Quanto al rispetto di Formigoni per i giudici, ma per favore! Adesso chiede di &quot;lasciarli lavorare&quot;: quando però altri giudici, quelli dell'ufficio elettorale, avevano constatato l'irregolarità delle sue firme, più che di lasciarli lavorare si preoccupò di avvicinarli via P3 e di mandargli contro gli ispettori di Alfano».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;L'elezione della Minetti nel listino di Formigoni ci riporta al tema della denuncia fatta da voi Radicali sulla firme false. Perché dite che lo scalpo della Minetti servirà a coprire il caso?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Da undici mesi denunciamo la gravissima truffa elettorale compiuta con la falsificazione delle firme e delle autentiche sui moduli della coalizione Lega e Pdl per Formigoni. Abbiamo persino ottenuto le prove materiali delle 600 firme false, delle autentiche fatte quando le liste ancora non esistevano. Abbiamo assistito a un presidente di Regione che ha cambiato versione più volte, accusandoci di aver falsificato noi i suoi moduli e poi scaricandole responsabilità sui suoi sottoposti. Risultato? Nulla di nulla. Il Tar ha addirittura dichiarato il nostro ricorso inammissibile, mentre dalla procura aspettiamo notizie».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Voi parlate di complicità anche da parte «dell'opposizione ufficiale ed editoriale». A che cosa vi riferite?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Il giorno dopo che Cappato e Lipparini pubblicarono le prove dei falsi sulle liste, Formigoni fu ospite da Santoro con Bersani. Non una domanda sulle firme, non una battuta. Da allora il silenzio è stato rigorosamente rispettato in decine e decine di interviste stampa e tivù concesse dal governatore. E non ho sentito ancora un solo leader politico sollevare la questione, non solo del Pd, ma nemmeno Di Pietro o Vendola, o persino Grillo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il Pd ha criticato Formigoni sostenendo che sul caso Minetti è stato reticente.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«A me importa il caso Formigoni, altro che caso Minetti».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Per quale motivo ci sarebbe tutto questo riguardo nei confronti del governatore?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Il potere berlusconiano vacilla, e questo è un bene. Per noi Radicali è il momento di battersi per un'alternativa riformatrice, laica, liberale. Formigoni è invece, con Tremonti, candidato prescelto della continuità del regime. Rappresenta il nuovo potere probabile, ancor più illiberale e clericale, al centro di un sistema ramificato ormai anche al Sud, da Comunione e liberazione alla Compagnia delle opere, con rapporti d'affari e spartizioni con le cooperative rosse e il potere leghista, dalla sanità all&quot;Expo agli appalti. Finché il centrosinistra non mostrerà di voler essere alternativo, perderà. E la prossima occasione per provare a cambiare saranno le elezioni comunali di Milano».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=WXV3R&quot;&gt;la Repubblica (Ed. Milano) - Andrea Montanari&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Furio COLOMBO: Il referendum Fiat e il legittimo impedimento. Quel che ci resta della capacità di ribellione.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/01/13/furio-colombo/il-referendum-fiat-e-il-legittimo-impedimento-quel-che-ci-resta-della-capacit%C3%A0-di-ribellione/556982"></link>
  <updated>2011-01-13T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>556982</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;La civiltà per gli altri.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;  
Lavorare più di 8 ore non si può, tutti siamo uguali di fronte alla legge:  dirlo è migliorare la vita.
&lt;p&gt; 
Chi si indigna, chi no. C'è una educata via d'uscita di fronte ai fatti che riguardano la vita e la cambiano: puoi stare alla larga o dire che va bene. Dà un'impressione di dignitosa equidistanza. Certo garantisce che non sei una testa calda. I saggi e i prudenti si astengono o non si lasciano cogliere dal brutto affare di prendere parte. Si indignano coloro che hanno deciso di non tollerare la schiavitù, di decidere che più di otto ore non si può, non si deve lavorare, che i bambini non possono morire di freddo in mezzo a una strada, che gli operai hanno la stessa dignità e gli stessi diritti di coloro che comandano in fabbrica, che i cittadini sono uguali di fronte alla legge, che i migranti non si possono respingere nel deserto o nel mare. L'indignazione può essere accesa. A volte dà l'impressione di una ostinazione fastidiosa. E la differenza fra interessi (l'interesse è sempre di tenerti alla larga, tu che centri?) e voglia di cambiare e rendere un po' migliore la vita cominciando dagli altri. Insomma, la civiltà. &lt;b&gt;La civiltà è indignazione-&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
________________

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;N.B.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 Con la funzione &lt;i&gt;&lt;b&gt;Vai alla pagina&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; si trovano pubblicati nello stesso .pdf l'articolo di Maurizio Chierici &quot;Caro Fassino leggi bene&quot;
&lt;p&gt;&quot;Una rivolta necessaria&quot; di Paolo Flores D'Arcais e
&lt;p&gt;&quot;Ma la legge non basta&quot; di Gian Antonio Stella
&lt;p&gt;





&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=WOJNW&quot;&gt;Il Fatto Quotidiano&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Riccardo DE CORATO: &quot;Milano troppo africana in tre giorni tre cortei, come in Maghreb&quot; </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/01/13/riccardo-de-corato/milano-troppo-africana-in-tre-giorni-tre-cortei-come-in-maghreb/556974"></link>
  <updated>2011-01-13T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>556974</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Vicesindaco  Comune Milano (MI) (Partito: AN) - Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;In tre giorni, da sabato 15 a lunedì 17 gennaio, a Milano si svolgeranno tre presidi che riguardano problematiche degli immigrati stranieri. E che dovranno necessariamente comportare l'impiego di pattuglie della polizia locale, interventi sulla viabilità, anche se non si prevedono oceaniche adunate. Va bene che Milano è una città multietnica - dice De Corato - va bene che a milano circa un straniero su quattro è africano (47mila su 212mila residenti). E che la componente afroasiatica (122.685 presenze) è cresciuta del 2.154 per cento negli ultimi trent'anni. Ma mi chiedo se l'agenda dei problemi milanesi debba essere costantemente sintonizzata con quello che accade sull'altra sponda del Mediterraneo, dalla questione tunisina alle rivendicazioni berbere sulla libia. Che avranno, per l'amor del cielo, un'indubbia dignità di attenzione. Ma che non so quanto possano interessare i milanesi&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/01/13/news/de_corato_milano_troppo_africana-11178530/?ref=HREC2-1&quot;&gt;milano.repubblica.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Chiara MORONI: «Sì alle nozze gay»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/21/chiara-moroni/%C2%ABs%C3%AC-alle-nozze-gay%C2%BB-intervista/557207"></link>
  <updated>2010-12-21T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>557207</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: FLI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Onorevole Chiara Moroni, lo sa che i cattolici la chiamano la «radicale» del terzo polo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non ho la presunzione di dettare la linea sui temi etici, ma penso che il Polo della nazione debba aprire un confronto e lasciare libertà di coscienza».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Luca Volontè, Udc, la accusa di rincorrere Pannella e sparare «fuoco amico» sul Pdn.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Marco Pannella mi ha telefonato, abbiamo combattuto insieme contro la legge violenta sulla fecondazione… Volontè? Forse non ha letto con attenzione le mie parole».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ha detto: «Se dovessimo far nostra l’agenda del Vaticano, il Polo della nazione sarebbe morto prima di nascere».&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Casini terrà in grande considerazione le opinioni della Cei, ma l’agenda la farà lui».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E se mai dovrete discutere di nozze gay?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Io e Casini su divorzio, aborto e coppie gay la pensiamo in maniera diversa, ma io apprezzo in lui la consapevolezza profonda della laicità delle istituzioni».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non teme che il movimento di Fini e Casini si spacchi tra laici e cattolici, come il Pd quando c’era la Binetti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Paola non mi convincerà mai, ma mi batterò perché possa dire quel che pensa. Ho proposto al Pdn una consulta sui temi etici per valorizzare, con il confronto, quel che ci unisce».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E quando il testamento biologico arriverà in Aula?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Bisognerebbe consentire alla gente di dire che non vuole l’accanimento terapeutico».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei è per l’eutanasia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Io sono per la libertà di scegliere come morire, anche se serviranno delle mediazioni. Perché non possiamo fare leggi di cui solo chi vuole usufruisce?».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Darà battaglia per i matrimoni gay?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Penso che le persone omosessuali debbano godere di tutti i diritti e di tutti i doveri».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dovrà lottare con un leone…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sto in Parlamento da quando avevo 26 anni e battagliera lo sono sempre stata. Comunque sono farmacista, posso sempre rimettermi il camice…».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.chiaramoroni.it/2010/12/21/si-alle-nozze-gay/&quot;&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt;</summary>
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