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  <title>Openpolis - Argomento: Repubblica di Salò</title>
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  <updated>2009-05-05T00:00:00Z</updated>
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  <title>Marcello DELL'UTRI: «Mussolini troppo buono.  A Salò partigiani di destra»</title>
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  <updated>2009-05-05T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Mussolini dittatore «troppo buono». Sue le leggi razziali anche in Italia, certo, ma in fondo qui erano «blande». E i suoi repubblichini, altro non erano che «partigiani di destra». Rieccolo, il solito, provocatorio, Marcello Dell´Utri. &lt;br /&gt;
Bibliofilo ma soprattutto cultore di storia, da rivedere e correggere a suo modo, all´occorrenza. Il senatore siciliano risponde a tutto campo a Klaus Davi nell´intervista per il programma &quot;Klauscondicio&quot;, lo stesso nel quale un anno fa, alla vigilia delle Politiche, aveva definito Vittorio Mangano, stalliere di Arcore, un «eroe». Stavolta il braccio destro di sempre di Silvio Berlusconi guarda anche all´imminente nomina dei vertici Rai per non escluderne, ironicamente, l´occupazione. «Perché no? Ma naturalmente speriamo di non doverla occupare. È in mano alla sinistra, non so come stia in piedi, un´altra azienda sarebbe fallita». 
&lt;p&gt;
Idee chiare e tranchant, come sempre. Anche sulle polemiche e i veleni di questi giorni, storie del Capo, delle sue donne e del privato che finisce in politica. «Le veline laureate e preparate politicamente - sentenzia Dell´Utri - sono di gran lunga più apprezzabili di alcune tele-giornaliste, che non conoscono l´italiano». E comunque, alle prossime Europee il leader Pdl non sarà penalizzato, anzi, avrà un «plebiscito: più del 70%». 
&lt;p&gt;
Ma a scatenare le prevedibili reazioni preoccupate, dal centrosinistra all´Udc, sono le riflessioni su fascismo e occupazione della tv pubblica. «Mussolini - è la tesi del senatore - ha perso la guerra perché era troppo buono. Non era affatto un dittatore spietato e sanguinario come Stalin». Dell´Utri ha letto e riletto i diari del Duce e confessa di aver trovato «Mussolini straordinario, di grande cultura». E non è stata affatto colpa sua se «il fascismo è stato un orrendo regime». Nella visione dellutriana, anche l´alleanza con Hitler non è stata voluta. E questo, precisa il parlamentare ancora sotto processo per concorso esterno, non per «fare dell´apologia del fascismo». Ma anche quella storia della persecuzione degli ebrei in Italia va ridimensionata, «nei suoi diari, Mussolini scrive che le leggi razziali devono essere blande».&lt;br /&gt;
 Come pure i ragazzi di Salò, in fondo: «Erano al 100% partigiani di destra, credevano in alcuni valori». Parole che finiscono per stridere con quelle che, sempre ieri, pronunciava il presidente della Camera Gianfranco Fini, parlando ai giovani della Luiss di Roma. Lui, i conti col passato li ha fatti. «Il no al fascismo e il sì ai valori della democrazia che An pronunciò a Fiuggi - scandisce - erano frutto di convinzione e non di convenienza». 
&lt;p&gt;
L´opposizione accusa Dell´Utri di revisionismo e insorge. «È la conferma che il paese è a rischio: dicendo che la Rai va occupata, che Mussolini non era poi tanto male e che le veline sono meglio delle giornaliste Rai, Dell´Utri getta la maschera» accusa dal Pd Roberto Cuillo. Francesco Pardi, senatore Idv, lo invita a fare una visita in via Tasso a Roma (luogo delle torture delle Ss) «dove forse perfino lui sa che cosa succedeva al tramonto del regime». A definire «sconcertanti» le parole di Dell´Utri è anche l´Udc, con Roberto Rao, membro della Vigilanza Rai, preoccupato per l´ipotesi &quot;occupazione&quot;: «Il cda saprà rispondere a questo tentativo con nomine autorevoli». La Federazione della stampa respinge l´insulto alle giornaliste tv e bolla come «ignorante chi vanta un dittatore o auspica occupazioni».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=LQC58&quot;&gt;La Repubblica - &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Umberto BOSSI: «Bravo Berlusconi, via la legge pro-Salò. Inutile fare norme sulla storia, io vengo da una famiglia di partigiani»</title>
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  <updated>2009-04-28T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Lega) -  Ministro  Riforme per il Federalismo (Partito: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
È «inutile» legiferare sulla storia: Umberto Bossi approva la decisione del premier di far ritirare la proposta di legge che equiparava partigiani e repubblichini. Nel frattempo aumenta l’imbarazzo del Pd: a due giorni dal fatidico 25 aprile, la sfida al Cavaliere del segretario Franceschini si è trasformata in un boomerang. Il presidente-partigiano, con tanto di fazzoletto della «leggendaria» brigata Maiella, si è impadronito anche del 25 aprile e Franceschini è costretto ad alzare ancora l’asticella: «Berlusconi dica chiaramente che non proverà più a cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

      Il leader della Lega accoglie dunque con favore la decisione di bloccare la contestatissima proposta di legge sull’«Ordine del tricolore» presentata dall’ex sindaco di Aulla Lucio Barani, famoso per aver eretto il primo monumento a Bettino Craxi, «Statista, esule e martire». Per Bossi, «è inutile fare disegni di legge sulla storia. Io - aggiunge - vengo da una famiglia partigiana, sia io che mia moglie. Il nonno di mia moglie salvò molti ragazzi a Varese, molti ebrei portati in Svizzera. Poi lo hanno portato nella cava dei morti, il 25 aprile va ricordato. La storia è storia, è inutile fare disegni di legge sulla storia. Se una cosa è importante viene ricordata indipendentemente dalla legge». Il Senatùr, pur masticando amaro, prende atto anche del mancato ripristino della norma che avrebbe consentito di trattenere gli immigrati clandestini per sei mesi nei Cie: «Cambiare la legge in tempi brevi non è possibile», afferma. «Non lo so, forse nella prossima legislatura. Sarà la gente a dare dei giudizi in cabina elettorale alla sinistra e all'Udc, a quelli che volevano i voti degli immigrati». Anzi, aggiunge, «raccomanderò alla gente in tutte le piazze di non votare chi vuole distruggerci». L’appello di Bossi a non votare Udc, annota il portavoce centrista Antonio De Poli, «non lascia spazio alle aperture provenienti dal Carroccio veneto di un possibile apparentamento con noi in alcune province».
&lt;p&gt;
      E si ferma, dunque, la proposta Barani di parificazione tra partigiani e repubblichini: «Ci mancherebbe altro - dice il primo firmatario - Berlusconi ha fatto bene a non permettere all'opposizione di strumentalizzarla, mi ha chiamato l'altra mattina e io, come Garibaldi, ho risposto &quot;obbedisco&quot;». Barani se la prende con i «massimalisti» che hanno strumentalizzato un testo «firmato anche da tre deputati del Pd, tra cui l’ex sindaco di Brescia Corsini». Pronta, però, la smentita degli interessati, Corsini, Narducci e il veronese Fogliardi: «A noi - spiegano in una nota - era arrivato inizialmente nelle caselle di Montecitorio un testo che non faceva alcun riferimento all’equiparazione ma che, in un secondo momento, è stato modificato senza che noi fossimo avvisati e sul quale, del tutto illegittimamente, le nostre firme sono rimaste. Abbiamo dunque ritirato il nostro consenso con una lettera inviata al presidente della Camera e lo abbiamo fatto prontamente, non aspettando febbraio».
&lt;p&gt;
      Nel Pd si sta anche facendo il bilancio della sfida sul 25 aprile lanciata da Franceschini. E non è un bilancio positivo. Mentre i democratici mormorano, Silvana Mura (Idv) evidenzia «il saldo negativo» dell’operazione, ormai trasformata «in un boomerang» per chi l'ha promossa, «dal momento che ha consentito a Berlusconi, in cambio di una svoltina, di lanciare una proposta assolutamente inaccettabile come quella di modificare il nome dell'anniversario della liberazione. Una proposta - aggiunge - della quale non tutti hanno colto la portata dirompente e revisionista. Già questo basterebbe, se poi si aggiunge che la presenza alle celebrazioni del 25 aprile ha consentito al premier di rilanciare l'offensiva sulle riforme costituzionali che tutti ben conosciamo. La sensazione di aver assistito ad un clamoroso autogol che certamente poteva e doveva essere evitato è davvero fortissima». Franceschini è dunque costretto a rilanciare chiedendo che il premier «si impegni a non cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza». Una risposta a Franceschini arriva dal capogruppo della Lega Nord, Bricolo: «Questa è la settimana dell'approvazione definitiva del federalismo fiscale. Una riforma che cambierà il Paese e che abbiamo costruito dialogando con tutti, anche con l'opposizione».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/LLH/LLH41.pdf&quot;&gt;Il Gazzettino - Andrea Bianchi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI:  «II 25 aprile è la festa della Liberazione, il nome non si tocca». «Adesso Berlusconi fermi la legge su Salò»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/04/26/dario-franceschini/%C2%ABii-25-aprile-%C3%A8-la-festa-della-liberazione-il-nome-non-si-tocca%C2%BB-%C2%ABadesso-berlusconi-fermi-la-legge-su-sal%C3%B2%C2%BB/391064"></link>
  <updated>2009-04-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391064</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ora il Pd chiede un atto concreto. Dopo l’apprezzamento per il discorso pronunciato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a Onna, il segretario democratico Dario Franceschini invita il Cavaliere a far ritirare la proposta di legge che equipara repubblichini e partigiani. 
&lt;p&gt;«Siano coerenti, questo è il passo da compiere fin dalle prossime ore», incalza il leader del Pd. Berlusconi, però, fin dalla mattinata aveva evitato di prendere direttamente posizione su quel provvedimento - nove articoli, primo firmatario il socialista Lucio Barani, relatore Edmondo Cirielli - che da giugno è in commissione Difesa a Montecitorio. 
&lt;p&gt;Nove articoli che prevedono l’istituzione dell’Ordine Tricolore e, di fatto, assegnano onorificenze e vitalizi a tutti coloro che combatterono tra il 1940 e il 1945, siano essi repubblichini, ex deportati o partigiani. Una proposta che crea sconcerto e sdegno nell’opposizione, perché - spiega Franceschini - «c’era chi era dalla parte giusta e chi combatteva per una causa drammaticamente sbagliata». «Un conto è il rispetto umano, un conto l’equiparazione. E lo dico io, con mio padre partigiano che ha sposato la figlia di un repubblichino», conclude.&lt;br /&gt;
 Su questo punto non si può transigere, dice il Pd compatto. E perché non ci sia dubbio alcuno Massimo D’Alema sottolinea che «chi ha combattuto per Salò, lo ha fatto contro il nostro Paese e quindi non si può mettere sullo stesso piano la Resistenza e Salò». &lt;br /&gt;
«La pietà è per tutti, la riconoscenza solo per chi ci ha dato la libertà. Non si azzardino a proporre norme in contraddizione con questo semplice principio», incalza Pierluigi Bersani. Contro il muro eretto dal Pd si infrange anche l’ipotesi lanciata da Berlusconi di trasformare la Festa della Liberazione in Festa della libertà, in modo da «togliere a questa ricorrenza - dice il premier - il carattere di contrapposizione».&lt;br /&gt;
 «Quel nome lo hanno deciso i nostri padri e non si tocca», è lo stop di Franceschini.&lt;br /&gt;
 «Il 25 aprile è la Festa della Liberazione, come il 2 giugno è la Festa della Repubblica, come il 25 dicembre è la festa del Natale. Qualcuno pensa forse di cambiare nome alla festa del 2 giugno o del 25 dicembre? No. E perché si dovrebbe cambiare il nome alla festa del 25 aprile? Cos’altro si dovrebbe festeggiare se non la liberazione dal nazifascismo», è il ragionamento chiaro di Rosy Bindi. 
&lt;p&gt;Anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini considera l’idea inaccettabile: «Il 25 aprile è la festa della Liberazione e tale deve rimanere. Non vedo il bisogno di revisionismi storici. Se proprio dobbiamo istituire la festa della Libertà allora si può fare il 18 aprile», perché in quella data - nell’anno 1948 - si svolsero le prime elezioni politiche democratiche. Casini, anche lui ieri presente a Onna, invita tutti all’unità, tanto più in un momento così tragico come quello vissuto dagli abruzzesi, colpiti dal terremoto. 
&lt;p&gt;Se Pd e Udc sottolineano la novità nelle parole di Berlusconi, sinistra e Idv rimarcano la loro preoccupazione di fronte a questo governo. «Un 25 aprile non fa primavera. Bisogna difendere la Costituzione che dopo anni è in pericolo. Non sono d’accordo sull’idea del ”volemose bene”». Per il governatore della Puglia Nichi Vendola «questa riconciliazione non ha senso, perché non si possono equiparare i partigiani chi stava con Salò; è un brutto revisionismo». &lt;br /&gt;
E dalla parte di chi combatte per la liberazione dai nazifascisti si schiera anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni che ieri ha celebrato il 25 aprile a Varese, con un gruppo di allievi delle scuole elementari: «Bisogna preservare la memoria di quegli avvenimenti e della lotta contro nazisti e fascisti».&lt;br /&gt;


&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://sfoglia.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20090426&amp;ediz=NAZIONALE&amp;npag=4&amp;file=obj_128.xml&amp;type=STANDARD&quot;&gt;Il Mattino.it - Maria Paola Milanesio&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Silvio BERLUSCONI: «Il ddl che parifica partigiani e repubblichini sarà ritirato»  [Link interno: partigiani]</title>
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  <updated>2009-04-26T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391058</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Pres. del Consiglio   (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Franceschini al  premier: «Non cambi la Costituzione a colpi di maggioranza»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 La proposta di legge presentata dal Pdl che prevede la parificazione dei &lt;a href=&quot;http://www.ilmessaggero.it/stampa_articolo.php?id=55864&quot;&gt;partigiani&lt;/a&gt; con i repubblichini della Rsi sarà ritirato. Parola del premier Silvio Berlusconi che ha così sconfessato il suo partito e accolto l'invito del segretario del Pd, Dario Franceschini, che ieri aveva chiesto al presidente del Consiglio di ritirarlo.

&lt;p&gt;
Berlusconi. «Non sapevamo che fosse stato presentato questo disegno di legge che sarà certamente ritirato», ha detto Berlusconi. «Mi sembra che, anche leggendo la stampa, si possa pensare davvero a superare il periodo che abbiamo alle spalle e di andare verso un comune sentimento nazionale», ha aggiunto il premier. «Ho detto - ha proseguito - che il 25 aprile dovrebbe veramente diventare la festa della riacquistata libertà».

&lt;p&gt;
Il leader del Pd Dario Franceschini, oggi a Venezia, risponde con una battuta alla richiesta di un commento sull'annuncio fatto da Silvio Berlusconi. «Mi hanno detto - afferma - che poteva essere un boomerang invitare Berlusconi in piazza per il 25 aprile. Poi gli ho chiesto anche di ritirare il pdl. Questa seconda cosa è un boomerang o è una cosa buona?». Poi rivendica la linea seguita: «Il Pd è nato per cambiare la politica italiana e continuerà a chiedere, a fare richieste alla maggioranza anche se qualche volta possano costare qualche voto, ma che sono richieste giuste per il paese». Prima delle dichiarazioni del premier, Franceschini aveva chiesto a Berlusconi di non cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza. «A Berlusconi chiedo un secondo passo di coerenza dopo quello di ieri: dica che non cambierà mai più la Costituzione a colpi di maggioranza».

&lt;p&gt;
Ferrero: bene, ma dica che è antifascista. Il segretario del Prc, Paolo Ferrero, ha commentato così: «Bene che Berlusconi ritiri il progetto di legge che equiparava i partigiani a i repubblichini. Ma non risolve il problema di fondo: Berlusconi deve riconoscere che l'antifascismo è il fondamento della repubblica. Tutto qui. Come è indiscutibilmente. E deve spiegarlo ad Alemanno che non ha invitato l'Anpi al Campidoglio per la prima volta dalla fine della guerra per il festeggiamento del 25 aprile».

&lt;p&gt;
Storace: grande ingiustizia. Questo il commento del segretario di La Destra, Francesco Storace: «Nella sua fretta di farsi applaudire a sinistra, Berlusconi commette una grande ingiustizia verso qualche decina di migliaia di ultraottantacinquenni ai quali una proposta di legge vuole dare duecento euro di vitalizio. Bell'esempio di pacificazione...».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.gazzettino.it/stampa_articolo.php?id=56015&quot;&gt;Il Gazzettino.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giuliano AMATO: E' allarme razzismo in Italia.  -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2008-10-02T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>374974</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;b&gt;&quot;Le ragioni della sicurezza inducono a credere che è giusto essere contro i diversi&quot;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Forse la pagina più buia del '900. Esattamente settanta anni fa, nel settembre e poi nel novembre del 1938, il governo fascista varò le cosiddette leggi razziali. Un vero e proprio manifesto della discriminazione.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Professor Giuliano Amato, cosa furono quelle leggi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

&quot;A loro modo una sorpresa&quot;.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Una sorpresa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

&quot;Sì. L'ingresso del razzismo antiebraico come politica del regime stupì gli italiani tutti. Gli ebrei erano integrati nella nostra comunità e lo stesso fascismo li aveva trattati sempre paritariamente. C'erano stati ministri ebrei, Mussolini aveva avuto consiglieri ebrei...&quot;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Quelle leggi parvero insomma un cedimento all'alleato nazista...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

&quot;Sostanzialmente sì. Non a caso ci furono grosse resistenze nel Paese&quot;.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Vuol dire che sostanzialmente gli italiani non le fecero proprie?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

&quot;Voglio dire che davanti alle leggi razziali gli italiani si divisero in due: chi le applicò con zelo e chi, invece, cercò di darne interpretazioni più flessibili&quot;.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Adriano Prosperi, sostiene che nel cacciare gli ebrei dal mondo della scuola, gli italiani furono più intransigenti dei nazisti...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

&quot;Gliel'ho detto: in taluni casi ci fu zelo dettato anche da motivazioni corporative. Negli ordini professionali, ad esempio, l'espulsione degli ebrei venne accolta con gioia semplicemente perchè riduceva la concorrenza. Se ne profittò in qualche modo. Però...&quot;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Però?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

&quot;Sono convinto che il salto di qualità sul tema razziale lo si fece solo durante la Repubblica di Salò col manifesto di Verona del novembre 1943&quot;.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Si può azzardare l'idea che, per cultura e costumi, l'Italia sia refrattaria all'intolleranza?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

&quot;Non lo so. Di sicuro dico che l'intolleranza nei confronti degli ebrei incontrò una resistenza culturale&quot;.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Oggi invece...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

&quot;Oggi le differenze sono più visibili. Con gli ebrei a dividere era la religione, ovvero una specie di razzismo spirituale. Oggi, che a dividere è il colore della pelle, la lingua, le tradizioni, stanno purtroppo emergendo pulsioni razziste determinate da oggettive difficoltà di adattamento a un contesto nuovo di multietnicità a cui non  eravamo abituati da secoli. Non  solo&quot;.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Dica.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

&quot;Purtroppo queste pulsioni sono facilitate da politiche nelle quali le ragioni della sicurezza sono diventate talmente predominanti da dare la sensazione agli italiani che in fondo è giusto essere contro i diversi&quot;.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;C'entra qualcosa in tutto ciò anche la crisi economica?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

&quot;Non c'è dubbio che questo pesi. Ma in Italia la ragione principale della diffidenza è la sicurezza&quot;.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Prendere le impronte ai Rom è dunque razzismo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

&quot;Io, anche da ex ministro degli Interni, non ho nessuna riserva sull'uso delle impronte digitali. Ma se qualcuno dice che vuol prenderle solo ai Rom, come posso non trovarci del razzismo?&quot;.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;I giornali, la tv, la scuola possono fare qualcosa per ridurre l'intolleranza?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

&quot;Possono fare moltissimo. Non c'è nulla di atavico nell'atto di avere fiducia o sfiducia verso il diverso. Queste sono tutte induzioni culturali. E sulle induzioni culturali, chi concorre a formare le opinioni di ciascuno di noi  ha un grande potere di insieme&quot;. &lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Professore, secondo lei oggi c'è più razzismo a destra o a sinistra?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

&quot;Se si guarda ai partiti e alle espressioni politiche ce n'è di più a destra. Ma se si osservano invece i ceti sociali di riferimento, la cosa si fa più complessa. Per questo, una risposta onesta e non ideologica alla sua domanda è: non lo so&quot;.  &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JERAD&quot;&gt;Giorno/Resto/Nazione - Stefano Cecchi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio MAZZOCCHI: A chi pensava che il giovane Fini scherzasse.  -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2008-09-17T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>359425</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Onorevole Mazzocchi Repubblica Sociale e antifascismo occupano sulle prime pagine lo stesso spazio di Alitalia e carovita&lt;/b&gt;. &lt;br /&gt;

Credo che a Fiuggi, durante la costituente di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini abbia dipanato ogni tipo di dubbio aggiornando, definitivamente, l'agenda politica della destra italiana.Quando leggo certe dichiarazioni di alcuni nostri dirigenti rimango perplesso, credo non abbiano colto fino in fondo la portata riformatrice di quella svolta.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Un po' tardi per non capire?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 L'errore di molti in An è stato di aver condiviso solo a parole un grande progetto.&lt;br /&gt;
 
&lt;b&gt;Lei è tra i fondatori di An, cosa non ha funzionato nel partito?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
C'è stata una profonda distonia tra la fase di elaborazione progettuale della nuova destra e quella applicativa. Nel 1996 An arrivò, in termini elettorali, a un passo dai consensi di Forza Italia. Un grande bagaglio elettorale fatto per oltre il 70% da persone che non avevano mai dato fiducia alla destra italiana. Molte ci hanno abbandonato non ritenendoci più rappresentativi, credibili. Se avessimo dato seguito al nostro progetto iniziale con un'azione politica di profonda apertura verso la società civile, gli imprenditori, il mondo cattolico, la cultura della destra moderata europea, sicuramente, oggi, gli equilibri interni al futuro Pdl sarebbero diversi.&lt;br /&gt;
 
&lt;b&gt;È pessimista dunque per il futuro del Popolo della Libertà?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
Assolutamente no, il Pdl deve fare tesoro delle mancanze e degli errori che hanno, in passato, connotato i percorsi di An e di FI evitando di ripeterli. Allontanare lo spettro del correntismo esasperato, della lotta spietata per occupare spazi interni di potere. Occorrerà attivare la partecipazione della base, rendere efficiente il sistema di selezione della classe dirigente sulla base del merito e delle capacità. Le faccio un esempio, Daniele Capezzone, ex radicale, si è dimostrato un ottimo presidente di commissione alla Camera e un giovane capace di affrontare tanto un salotto quanto una piazza. Sarà un ottimo dirigente del Pdl.&lt;br /&gt;
 
&lt;b&gt;E in tutto questo come vede Fini?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

Fini vede realmente in maniera lungimirante. È uno dei pochi &quot;giovani&quot; in An. Il suo incarico istituzionale è un giusto riconoscimento. Fa bene a chiudere con forza ogni polemica perché tante persone non hanno ancora capito che l'antifascismo in questi giorni viene usato con la stessa finalità di collante a sinistra, proprio come avveniva con l'antiberlusconismo qualche anno fa. &lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Con i Cristiano Riformisti avete fatto le barricate contro i Pacs ai tempi di Prodi ma ora che la proposta viene da Rotondi siete più tiepidi.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

Non ci siamo ancora pronunciati solo perché la proposta non è ancora concreta. Ma siamo comunque contrari a qualsiasi forma di censura. Perché non presentare la proposta al congresso del Pdl quando si farà? Se si è contrari a una proposta non si esce da un partito, semplicemente si discute. È questa la differenza di metodo che dobbiamo imporre da subito nel nuovo partito. Come si faceva nella: si discuteva notti intere sui contenuti delle leggi e si trovava sempre un punto d'accordo. Ed eravamo tutti orgogliosi di vedere il nostro partito vincere per 40 anni di seguito.&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=J93CI&quot;&gt;Il Tempo - Anna De Rubertis&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Carlo Azeglio CIAMPI: «Dopo questo Fini cade il bando alla destra»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/09/15/carlo-azeglio-ciampi/%C2%ABdopo-questo-fini-cade-il-bando-alla-destra%C2%BB-intervista/359338"></link>
  <updated>2008-09-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>359338</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore a vita&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Presidente Ciampi, l’ultima svolta di Fini è caduta nel gelo di una parte di An. E’ ancora presto perché il popolo della destra ammetta che &quot;il fascismo fu una dittatura e va condannata per intero&quot;?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;


«Spero proprio di no. Spero che non ci sia alcun calcolo di opportunità, né dietro certi consensi echeggiati alla festa dei giovani di Alleanza nazionale né dietro i dissensi di quanti ancora non accettano l’evoluzione impressa da Fini al suo partito (gente che magari crede di intercettare così nostalgie e umori sbagliati in radice). Apprezzo in pieno la posizione espressa dal presidente della Camera. Mi auguro che sia presto interiorizzata da tutti e che non resti per qualcuno una proclamazione retorica. Ricordo come sia implicito che chiunque assume una responsabilità pubblica deve farlo giurando sulla nostra Magna Charta. Ciò che impone di identificarsi nei principi che la ispirano, secondo un filo rosso che, ricordava Calamandrei, lega insieme il Risorgimento, la Resistenza e, appunto, la Costituzione».&lt;br /&gt;
 

 

&lt;b&gt;Il suo successore, Napolitano, ha detto pochi giorni fa che il riconoscimento nei valori della Costituzione resta &quot;una questione aperta&quot;, per alcuni settori della società italiana.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Quel discorso mi è parso trasparente. Comunque, dopo quest’ ultimo passo di Gianfranco Fini, credo che nessuno potrà più rievocare il vecchio &quot;arco costituzionale&quot;, che per mezzo secolo ha visto calare sulla destra una sorta di bando morale (non per nulla lo chiamavano il &quot;polo escluso&quot;) e tenuto il Paese prigioniero di memorie divise. Del resto, sul nostro passato, onestà vuole che il giudizio storico sia ormai definitivo...».&lt;br /&gt;
 

 

&lt;b&gt;Beh, mica tanto definitivo. Basta pensare alle polemiche sul significato dell’8 settembre.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«L’ho predicato infinite volte: l’8 settembre fu il momento in cui l’idea di Patria si riaffermò nelle coscienze, non certo il giorno dell’eutanasia della Nazione. Ne nacque una Resistenza allargata --- dei militari, dei prigionieri nei lager tedeschi, dei partigiani, della popolazione civile - sulla quale non è lecito attribuire egemonie politiche. Chi aderì alla Repubblica di Salò, magari in buona fede, scelse invece di stare dalla parte sbagliata, dentro un regime fantoccio, al fianco dei nazisti di Hitler. Non a caso da presidente mi opposi alla creazione di una nuova onorificenza, che qualcuno voleva attribuire a tutti i combattenti, dell’una e dell’altra parte. Non c’erano i presupposti storici per una simile parificazione. Che da oggi è improponibile pure per il leader di An».&lt;br /&gt;
 

 

&lt;b&gt;Insomma, stiamo per liberarci dall’incubo paralizzante di un passato che sembrava destinato a non passare mai?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Confido che sia davvero così. Rammento che nel 1946, durante un viaggio in treno, incontrai un vecchio compagno di scuola che aveva compiuto una scelta opposta alla mia, schierandosi con la Repubblica sociale. Scambiammo poche parole, tra noi, ringraziando il cielo di non esserci trovati armati l’uno davanti all’altro. Ci guardammo negli occhi e ci abbracciammo... Ecco: cito questo episodio per dire che l’Italia, depressa e moralmente in crisi di adesso, avrebbe bisogno dell’abbraccio del coraggio e della chiarezza. Possiamo e dobbiamo finalmente ritrovarci affratellati sul patrimonio di valori fondativi della nostra democrazia repubblicana».&lt;br /&gt;

 

 
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=J8A79&quot;&gt;Corriere della Sera - M. Br.&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Gianfranco FINI: Fascismo e caso, su Salò sono amareggiato: «Sprovvedutezza» di sindaco e ministro.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/09/10/gianfranco-fini/fascismo-e-caso-su-sal%C3%B2-sono-amareggiato-%C2%ABsprovvedutezza%C2%BB-di-sindaco-e-ministro/359190"></link>
  <updated>2008-09-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Camera   (Lista di elezione: PdL) - Deputato (Gruppo: FLI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
An è nata con l'obiettivo storico di condurre la destra italiana in Europa, perciò a Fini non piace il gioco dell'oca, perché - dopo anni di strappi e una faticosa legittimazione non può essere contemplato il rischio di fermarsi un giro, nè tantomeno di tornare alla casella di partenza. Ecco il motivo per cui è &lt;b&gt;«amareggiato e preoccupato »&lt;/b&gt; - così lo descrivono - dopo le polemiche provocate &lt;b&gt;dalle parole di Alemanno e di La Russa sul fascismo e sulla Rsi.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Il presidente della Camera ha avuto modo di parlare in questi giorni con esponenti politici e rappresentanti della Comunità ebraica italiana, ai quali ha confidato il suo disappunto: «Non dovevano affrontare certi argomenti senza prevedere cosa avrebbero suscitato». Insomma, non mette in dubbio la loro buona fede, ma dovevano essere «più avvertiti», invece c'è stata «sprovvedutezza». La questione è molto delicata, anche perché i rappresentanti del partito coinvolti nella querelle sono il ministro della Difesa e il sindaco di Roma. E chissà se sabato, alla festa di Azione Giovani, Fini dirà la sua nel tentativo di chiudere la vicenda. In attesa di avviare nuove iniziative che diano il senso del percorso intrapreso dalla destra italiana, «che deve avere un profilo di destra europea».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



 

È chiara l'allusione, ecco perché serviva prudenza, specie alla vigilia di un altro passaggio storico: la nascita del Pdl che a Strasburgo siederà tra i banchi del Ppe, dove An è sotto osservazione. Nè la questione dell'identità nè le voci sulla guerra di posizionamento per la successione sono in cima ai pensieri di Fini. A infastidirlo è stata l'infelice combinazione tra le parole espresse da Alemanno e La Russa, e i luoghi dove sono state pronunciate. L'infortunio del sindaco di Roma è avvenuto in concomitanza con la visita allo Yad Vashem, il museo dell'Olocausto dove Fini definì «epoca del male assoluto» il fascismo, «infami» le leggi razziali e «vergognosa» la pagina della Repubblica sociale. Mentre il ministro della Difesa ha tenuto il suo discorso sui soldati della Rsi davanti a Napolitano, con il quale il presidente della Camera tiene un rapporto strettissimo. Le relazioni si sono andate consolidando fin dal discorso di insediamento sullo scranno più alto di Montecitorio, quando Fini onorò il 25 aprile e il Primo maggio, ricevendo gli elogi del capo dello Stato per un intervento «non di parte». Una settimana dopo, nel Giorno della memoria per le vittime del terrorismo, con un gesto che fece clamore Napolitano rese omaggio a tutti i caduti, anche a quelli di destra. Un evento che Fini non mancò di sottolineare l'indomani all'Assemblea di An, convocata per passare il testimone al «reggente» La Russa: «Onorano i nostri morti. Abbiamo vinto. Non siamo più figli di un dio minore». Le parole di Napolitano e la sua elezione alla terza carica dello Stato testimoniavano come fosse «finito il dopoguerra»: «Se un uomo che ha la tessera di An diventa presidente della Camera, vuol dire che si è colmato un fossato». Perciò il gioco dell'oca non gli piace. Non può piacergli vedere la destra nel mirino di polemiche alimentate da temi che richiamano alle ideologie del passato. Confidava che quella stagione fosse «ormai alle spalle», l'aveva detto con un senso di liberazione nell'Aula di Montecitorio. E sarà pur vero che Alemanno ha riconosciuto nei suoi colloqui riservati di aver sottovalutato gli effetti, e che la Russa voleva ricordare i soldati della Repubblica sociale «senza intenti revisionisti»: «Lo dovevo fare - ha spiegato a un amico - eppoi cos'ho detto più di Giampaolo Pansa?».
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

 

&lt;b&gt;Ora però va messa una toppa allo sbrego&lt;/b&gt;, tanto più dopo che ieri il capo della Comunità ebraica romana Pacifici ha chiesto - riferendosi chiaramente al ministro della Difesa - di «avere dei chiarimenti da parte di alcuni esponenti dell'attuale governo». E in più ha esplicitato che con il sindaco di Roma «ci sono delle divergenze». Pacifici con cui Fini vanta un ottimo rapporto - ha sottolineato che «non c'è alcun intento di strumentalizzare» la vicenda. Ma erano inevitabili le ricadute politiche, gli affondi di Veltroni, e di chi come il senatore democratico Tonini ha messo il dito nella piaga, marcando la distanza tra il presidente della Camera e i suoi: «Da Alemanno avremmo voluto sentire le stesse parole che pronunciò Fini». Proprio nella fase più delicata, quella dell'avvicinamento al Pdl, si avverte un vuoto di leadership dentro An. E non c'è dubbio che Fini - pur avendo un ruolo istituzionale - dovrà in qualche modo farsi carico del problema. Malgrado l'avesse promesso salutando il suo partito, «troverò il modo di fare politica», al momento non si vede traccia. Peraltro tensioni e inciampi determinano fibrillazioni anche negli alleati.

 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Raccontano che dirigenti autorevoli di Forza Italia abbiano contattato rappresentanti della Comunità ebraica, preoccupati per il rischio che si potessero incrinare i rapporti. Non è così. Ma la questione non può essere nascosta. E nelle parole dell'azzurro Quagliariello s'intuisce l'irritazione. Prima il vice capogruppo del Pdl al Senato si propone in una difesa d'ufficio: «La condanna per i regimi illiberali è senza eccezioni, e l'intervento dei rappresentanti di An non ha concesso nulla a quei regimi». Poi sottolinea che va fatta una «differenziazione tra il giudizio storico complessivo e il giudizio sugli individui»: «Se i politici fossero un po' più attenti a queste dinamiche non commetterebbero questi errori». Berlusconi per il momento è riuscito a rimanere fuori dalla polemica che coinvolge il suo ministro della Difesa, ma c'è chi ieri invitava a leggere con attenzione quanto detto dal premier nella conferenza stampa seguita all'incontro con il vicepresidente statunitense Cheney: «Da parte mia e del popolo italiano è sempre presente la gratitudine per il vostro popolo e per le vittime americane che ci hanno ridato la dignità e la libertà dopo la Seconda guerra mondiale». Tra i maggiorenti di An c'è chi si trattiene a stento: «Non è che per la leggerezza di qualcuno deve pagare tutto il partito». Ecco perché a Fini non piace il gioco dell'oca della destra.

 

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=J6LJV&quot;&gt;Corriere della Sera - Francesco Verderami&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Furio COLOMBO: La Repubblica condivisa.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/09/09/furio-colombo/la-repubblica-condivisa/359157"></link>
  <updated>2008-09-09T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>359157</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il Presidente della Repubblica ha ricordato la dignità dei militari italiani che furono deportati in Germania perché rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò. Di diverso avviso il ministro della Difesa». Cito dal Tg 1, ore 20, 8 settembre. In linguaggio deliberatamente piatto non nasconde il fatto certamente eccezionale: il ministro della Difesa La Russa, post-fascista, è di «diverso avviso» sul fascismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Infatti la vera frase del ministro è un omaggio alla Repubblica fascista di Salò nel giorno in cui il capo dello Stato stava celebrando, da solo, la Resistenza contro i tedeschi a Roma. C’era anche il sindaco di Roma, alla cerimonia, Alemanno, post-fascista anche lui. Il sindaco aveva detto il giorno prima il suo sentimento di rispetto verso il fascismo. Dunque, per prima cosa, è doveroso inviare da questo giornale un pensiero grato e solidale al Presidente Napolitano che ha celebrato la Resistenza italiana non con le autorità presenti ma insieme a tutti gli italiani che, come lui, credono nella Resistenza e nella Costituzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



&lt;i&gt;Per i più giovani, forse, è utile un chiarimento.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;

Che cos’è il fascismo? È un progetto di potere che non bada a spese di vite umane per affermare e rafforzare quel potere. Ha due nemici: chiunque all’interno di un Paese colpito dal fascismo, si opponga. E chiunque (o qualunque altro Paese) fuori dai confini nazionali, sia o diventi ostacolo all’espandersi del regime fascista. Ha tre comandamenti che, in Italia, erano scritti a caratteri immensi su tutti i muri: «Credere, Obbedire, Combattere». &lt;br /&gt;
Il primo comandamento impone l’accettazione fanatica di una dottrina inventata. Nel caso italiano si chiamava «mistica fascista». I praticanti di quella mistica (cittadini di tutte le età) non avevano scampo. L’intimazione di credere è sempre una intimazione violenta. Significava che un livello superiore, forte abbastanza da lanciare quella intimazione, aveva conquistato potere assoluto con sangue, sottomissione, violenza e complicità.&lt;br /&gt;


Obbedire significava l’umiliazione di tutti davanti ai pochi che decidono di vita e di morte. Ci sono sempre, nella storia di tutti i popoli. Sono sempre i peggiori. E cadono fuori dalla storia a causa delle rivolte di libertà. Ma quando comandano non badano a sangue, dolore, umiliazione, morte per farsi ubbidire.

Combattere è il comandamento obbligato. Se sei fascista, o sottoposto al fascismo, c’è sempre qualcun altro da uccidere, persona, famiglia, gruppo o popolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Il fascismo per vivere ha bisogno di censura ferrea al fine di impedire anche il minimo alito di libertà. Il fascismo ha bisogno di paura perché ognuno, fascisti e non fascisti, resti al suo posto senza discutere. Il fascismo ha bisogno di miti per organizzare riti che sono sempre evocazioni di stragi. Quei miti sono invenzioni nel vuoto di cultura e di storia, e quei riti sono sempre armati, in attesa che siano pronte nuove vittime da immolare sugli altari della Patria.

La Patria è un mostro al quale, come tributo di grandezza e di difesa dei sacri confini, bisogna sempre tributare un doppio sacrificio: i propri figli, mandati comunque a combattere, dopo aver creduto e obbedito, perché non ci può essere pace fino alla vittoria del fascismo (al di là di un mare di sangue). E il sacrificio di altri popoli, scelti secondo una fantasia arbitraria (il fascismo non deve rendere conto a nessuno) dunque malata, in base a una dottrina di sangue, anch’essa malata che predica: «molti nemici molto onore». Vuol dire che a ogni guerra segue altra guerra, ad ogni persecuzione altra persecuzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Il fascismo italiano, giunto a uno dei momenti più alti e pieni del suo mortuario potere (1938) ha visto e identificato gli ebrei, gli ebrei italiani (italiani da secoli, al punto che persino alcuni di essi erano e si dichiaravano fascisti) come nemico finale e mortale.&lt;br /&gt;


Nemico da identificare, braccare, catturare, distruggere.&lt;br /&gt;


Per sapere quanto il progetto fosse esteso e totale, profondamente fascista e completamente auto-generato dal fascismo, basterà rileggere il pacchetto delle leggi razziali italiane. Da esse non traspare l’impeto brutale e cieco di un momento di barbarie. Si tratta invece di un disegno accurato e giuridicamente impeccabile per sradicare ogni vita, ogni professione, ogni lavoro, dal laticlavio senatoriale al lavoro manuale. L’impossibilità di dare, di avere, di possedere, di lavorare, di restare, di andare via, di essere padri, madri, coniugi, figli, fratelli, neonati, malati, vegliardi morenti, bambini nelle scuole. Tutto chiuso, impedito, escluso, proibito, vietato, ogni porta murata subito e per sempre.&lt;br /&gt;


Quando, da parlamentare della tredicesima legislatura, ho scritto, firmato, fatto firmare (anche da deputati di Forza Italia e di An) la «legge che istituisce il Giorno della memoria», questo ho inteso fare: affermare che la Shoah è un delitto italiano. Senza le leggi italiane e il silenzio quasi totale degli italiani, la Germania nazista non avrebbe potuto imporre a tutta l’Europa il suo delitto. Tremendo delitto. Ne è una prova la Bulgaria dove - come testimonia in un suo non dimenticato libro Gabriele Nissim - il presidente del Parlamento locale Dimitar Peshev, uomo di destra in un Paese occupato da tedeschi nazisti e da italiani fascisti, si è rifiutato, insieme alla sua assemblea, di approvare le «leggi per la difesa della razza» scrupolosamente copiate dal modello italiano. I persecutori tedeschi e italiani non hanno potuto toccare un solo cittadino ebreo bulgaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



&lt;i&gt;«Il Giorno della memoria»,&lt;/i&gt; vorrei ricordare a chi ne ha discusso su questo giornale ieri, esiste non per dare luogo a una cerimonia, ma per ricordare che gli ebrei italiani e gli ebrei stranieri che avevano creduto di trovare rifugio in una Italia buona, sono stati cercati, isolati, catturati e messi a disposizione dei carnefici tedeschi da fascisti italiani. E tutto ciò è avvenuto nel silenzio di altri italiani che a quel tempo avevano un’autorità e un ruolo. I perseguitati, in Italia, sono stati aiutati e salvati, quando possibile, quasi solo da persone e famiglie che hanno rischiato in segreto la vita, dunque da persone verso cui l’Italia ha un debito immenso (l’Italia, non gli ebrei che non avrebbero dovuto essere vittime), un debito che non è mai stato riconosciuto o celebrato. È anche per questo - ricordare e onorare l’italiano ignoto che non ha ceduto, che non ha ubbidito, che non ha combattuto la sporca guerra della razza, che esiste il «Giorno della Memoria».&lt;br /&gt;


Ma esiste anche per ricordare che il Parlamento fascista italiano ha approvato all’unanimità, al grido di «viva il Duce» alla presenza di Mussolini, le leggi dette «per la difesa della razza», articolo per articolo, fra discorsi deliranti, il cui testo si può ancora trovare negli archivi di Montecitorio, e frenetici applausi.&lt;br /&gt;


«Il Giorno della memoria» esiste per rispondere a chi osi pronunciare la inaccettabile frase sull’«onore dei combattenti di Salò», per esempio l’attuale ministro Italiano della Difesa La Russa. I combattenti di Salò sono stati coloro che hanno cercato, arrestato, ammassato nelle carceri italiane e poi consegnato alle guardie e ai treni nazisti quasi tutti gli ebrei italiani che nei campi di sterminio sono scomparsi. Sono stati quegli onorati combattenti di Salò a consegnare Primo Levi ai nazisti per il trasporto ad Auschwitz. Negli Stati Uniti, nessuno, per quanto di destra, si sognerebbe di difendere la schiavitù come una onorevole pagina della storia americana. E in nessun paese d’Europa si è mai assistito a una celebrazione di governo verso coloro che hanno collaborato con i nazisti e fascisti che occupavano i loro Paesi.&lt;br /&gt;


Le parole del sindaco di Roma e del ministro della Difesa italiano sono più gravi perché riguardano l’immenso delitto della Shoah di cui l’Italia fascista è stata co-autrice e co-protagonista. E’ vero che l’Italia fascista, con il suo codice di violenza, il suo impossessamento crudele delle colonie (di cui Gheddafi, oggi ha chiesto e ottenuto il conto) e la sua relativa modernizzazione dell’Italia ha avuto in quegli anni un suo prestigio e un suo peso in Europa. Ma proprio per questo il delitto razziale italiano si è esteso al peggio di tutta la sanguinosa Europa fascistizzata, e la responsabilità del regime italiano in quegli anni e in quel delitto è stata immensa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Molti avranno notato che il Presidente della Repubblica, l’8 settembre a Roma, ha parlato da solo a nome dell’Italia libera (libera dal fascismo e dalla persecuzione razziale) nata dalla Resistenza e ha indicato il solo vero valore condiviso: la Costituzione.

È un giorno di tristezza e vergogna per coloro che c’erano, in Italia, quando gli ispettori della razza entravano nelle scuole, quando le brigate nere provvedevano a trovare e consegnare ai tedeschi gli italiani ebrei. Ed è bene ricordare al ministro della Difesa di questa Repubblica, nata dalla Resistenza che gli è estranea, che nella sua Repubblica di Salò i delatori venivano compensati (dai fascisti, non dai tedeschi) con lire cinquemila per ogni ebreo catturato e mandato a morire.&lt;br /&gt;


È un giorno di gratitudine verso Giorgio Napolitano che ha detto agli spettatori di sequenze televisive che saranno sembrate un film brutto come un incubo, che è la Resistenza, non Salò, il fondamento dell’Italia democratica, che è la Costituzione antifascista il nostro codice condiviso.

Il resto, aggiungo in nome della memoria che ho cercato di mantenere viva nella legge che porta quel nome, è spazzatura della storia.

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=J676U&quot;&gt;l'Unità - Furio Colombo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Goffredo Maria BETTINI: Giuliano è un profondo antifascista Una scelta infelice quel sì ad Alemanno.  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/09/09/goffredo-maria-bettini/giuliano-%C3%A8-un-profondo-antifascista-una-scelta-infelice-quel-s%C3%AC-ad-alemanno-intervista/359154"></link>
  <updated>2008-09-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>359154</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«Non voglio strumentalizzare le dichiarazioni di Alemanno e La Russa... però, davvero, non mi piacciono nemmeno un po’». &lt;br /&gt;


 

&lt;i&gt;(Goffredo Bettini ha sempre quel suo modo di parlare diretto, senza giri di parole: ex senatore dei Ds, coordinatore del Pd, consigliere fidato di Walter Veltroni. Un uomo colto, ironico, astuto, rapido. Non casualmente assai temuto dai suoi compagni di partito).&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
  

&lt;b&gt;E’ preoccupato, Bettini, perché?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Perché Alemanno non è uno storico, non può permettersi di esprimere un giudizio analitico e distaccato sul periodo fascista. Alemanno è un politico...» &lt;br /&gt;


 
&lt;b&gt;
Quindi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Da lui mi aspetto una condanna del fascismo netta, senza se e senza ma». 
&lt;br /&gt;

 

&lt;b&gt;Alemanno ha parzialmente modificato certe sue dichiarazioni: ora condanna l’esito liberticida del regime di Mussolini.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Alemanno non può condannare solo il fascismo delle leggi razziali, e sa perché? Perché quella violenza era già intrinseca nel primo fascismo, quello che bonificava la pianura pontina, quel fascismo sul quale Alemanno pare avere tanta indulgenza e che però già covava ferocia... sopprimendo la libertà di stampa, chiudendo partiti politici, sequestrando il Parlamento, confinando gli intellettuali e poi...». &lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Bettini, senta: come sa, non ci sono soltanto le dichiarazioni di Alemanno, ma anche quelle del ministro La Russa, che rende omaggio ai soldati della Rsi.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Ai fascisti di Salò...». &lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;La Russa dice che «dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della Patria».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Ecco, vede? La verità è che un po’ tutta An non ha saputo svolgere una riflessione davvero profonda sul fascismo.. voglio dire che io, ad esempio...».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Lei che viene dal Pci...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Appunto, io che vengo dal Pci non mi metto a salvare lo stalinismo condannando i Gulag. So, ho capito che i Gulag furono del tutto organici al sistema dittatoriale». &lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Veltroni, intanto, ha deciso di dimettersi dal comitato per il museo dello Shoah, dove siede anche Alemanno.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Decisione giusta. Alcuni incarichi vanno assunti condividendo con chi ti è accanto anche un certo genere di sensibilità...». &lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Lei crede che questo diverso genere di sensibilità possa creare problemi morali pure a Giuliano Amato, che ha accettato l’invito di Alemanno di presiedere la commissione bipartisan, nota ormai come la «Attalì del Campidoglio?».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Non do consigli ad Amato, di cui conosco la profonda coscienza antifascista...».&lt;br /&gt;
 

 

&lt;b&gt;Però...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Vuol sapere se... Beh, le dico la verità: l’aver accettato quell’incarico da Alemanno m’è sembrata subito, politicamente, una scelta infelice».&lt;br /&gt;
 

 

&lt;b&gt;Lei è complessivamente severo nei giudizi su Alemanno.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Detto che essere severi è compito dell’opposizione, noto che, da sindaco, finora ha lavorato solo per togliere alla città». &lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Può essere più preciso?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Voleva abbattere l’opera che protegge l’Ara Pacis, è contrario al parcheggio del Pincio, ha abolito la &quot;Notte Bianca&quot; e...». &lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;E poi, soprattutto, le ha tolto la presidenza della Festa del Cinema, affidandola a Gian Luigi Rondi. Lei, Bettini, sarà per caso ancora un po’ arrabbiato?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 

«Guardi, Alemanno non mi ha tolto proprio niente. Sono io che ho lasciato in modo, come dire? consensuale... per evitare che la Festa chiudesse. Quanto a Rondi, scriva pure che ha avuto subito il mio consenso...».&lt;br /&gt;


 
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=J68CO&quot;&gt;Corriere della Sera - Fabrizio Roncone&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Ignazio LA RUSSA: &quot;Omaggio dovuto ai soldati della Rsi, mi attaccano perché sono di destra&quot;  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/09/09/ignazio-la-russa/omaggio-dovuto-ai-soldati-della-rsi-mi-attaccano-perch%C3%A9-sono-di-destra-intervista/359153"></link>
  <updated>2008-09-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>359153</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Difesa (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Hanno inventato una polemica che non esiste, si sono immaginati un dissenso con Napolitano che è pura fantasia, hanno usato contro di me vecchi e logori stereotipi e manifestazioni scomposte di razzismo culturale». Ignazio La Russa, ministro della Difesa, ha appena terminato un seminario con gli studenti della Summer School di Magna Carta, animato da Gaetano Quagliariello. Ma l’argomento del giorno sono le polemiche che si sono sollevate dopo il suo discorso commemorativo dell’8 settembre. Il ministro della Difesa non è per nulla intimidito, anzi, un vero e proprio fiume in piena. Dice che non si rimangia nemmeno una parola e spiega perché.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

 


&lt;b&gt;Ministro, se le aspettava le polemiche?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Sinceramente no. Perché considero i miei avversari molto più intelligenti di quello che a volte si dimostrano».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;L’accusano di fare revisionismo storico attraverso la sua carica istituzionale...&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

(Il ministro sbotta) «Ma quale revisionismo! Questi non sanno neanche che cosa voglia dire. Tutti quelli che in questi anni hanno affrontato gli avvenimenti del ’43 si sono spinti molto più avanti di me». &lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Facciamo degli esempi.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Ce ne sono tanti. Se vogliamo citare i due più importanti, la monumentale bibliografia di Renzo De Felice e i quattro libri di Pansa, compreso l’ultimo, I tre inverni della paura, che fotografa straordinariamente proprio quel momento di sbandamento tragico che nel nostro Paese fu aperto dall’8 settembre».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Allora torniamo alle frasi che le contestano.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Mi ero preparato il discorso, una scaletta di appunti, perché di solito parlo a braccio, già da una settimana».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;E aveva già messo a fuoco il passaggio incriminato?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Ovviamente sì: nel mio discorso non ho fatto riferimento alla storia di tutta la Repubblica di Salò, nemmeno ai soldati della Rsi, ma a quelli del battaglione Nembo che combatterono ad Anzio».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Lei è partito elogiando quelli che combatterono contro i nazisti...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Sì, e non potevo fare altrimenti, per due motivi: perché si opponevano a un esercito straniero, in quel momento ostile. E poi, perché con il loro sacrificio, avevano contribuito alla costruzione di quella Italia democratica e libera in cui viviamo».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Poi lei ha citato anche coloro che si erano schierati sul fronte opposto. E qui si è scatenato il putiferio.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«E ovviamente non si capisce perché, se si esclude la malafede. Ho detto, infatti, parlando, e ci tengo a ripeterlo, sempre di quei soldati della Nembo, che non potevo fare un torto alla mia coscienza non ricordando che anche loro, come tutti i caduti, erano meritevoli di rispetto perché nella loro testa, in modo soggettivo e non equiparabile a quello di coloro che fecero la scelta opposta, avevano in mente l’ideale della difesa della patria e dell’onore alla parola data».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Quindi lei non ha fatto nessuna equiparazione.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
«Assolutamente no, ho distinto, come vede, e con parole molto chiare, perché mi è molto chiaro il ragionamento su quegli uomini e su quel passaggio storico».&lt;br /&gt;
 


&lt;b&gt;Per tutto il giorno, e sul sito della Repubblica è rimbalzato il tam tam di una irritazione del Quirinale. Non posso che chiederglielo, è vero?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Macché. Una panzana colossale. In primo luogo, non poteva esserci polemica con il presidente della Repubblica perché ho parlato dopo di lui».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Non nei discorsi ufficiali. Ma magari a quattr’occhi...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Sono stato con Napolitano, con grande cordialità, per molto tempo dopo il discorso. Non mi ha detto nulla, non è vero che era seccato, non voglio ovviamente interpretarlo, ma non c’è stato il minimo accenno a qualsiasi irritazione».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Come si spiega allora il polverone che si è sollevato?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Semplice, con una forma di razzismo culturale: siccome io sono di destra, ho una storia di destra, e certo non me ne vergogno, si presume che io non possa parlare».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Forse pensano che lei si dovrebbe astenere dal toccare certi temi...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Con me se lo possono scordare, non mi faccio tarpare dai gendarmi della memoria e dai professori della storiografia ufficiale».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Pensa che la sua immagine istituzionale sia appannata?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Primo non lo è. Secondo non me ne importa nulla, perché non ho ambizioni, non devo farmi rilasciare patenti, sono già orgoglioso del ruolo a cui sono arrivato».&lt;br /&gt;
 


&lt;b&gt;Ieri l’ha attaccata anche Veltroni, se lo aspettava?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«No, non ha ecceduto come altri, ma certo con le sue parole ha fatto torto in primo luogo alla meritoria azione di pacificazione nazionale che ha svolto da sindaco di Roma». &lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Lei ha citato il discorso di Violante su Salò.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Certo, anche qui: ha detto molto più di quello che ho detto io, e fra l’altro lui si riferiva a tutta la Repubblica di Salò. Io, invece, parlavo di quel periodo preciso, e di quei soldati».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Perché lo sottolinea?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Perché stiamo parlando della fine del ’43, un momento di caos assoluto. Ha presente il film Tutti a casa con Alberto Sordi che telefona al comando gridando: “Aiuto, i tedeschi si sono alleati con gli americani e ci sparano contro”». &lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Nel senso che sembrava più probabile?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Sì, per un soldato italiano, abbandonato e all’oscuro di tutto, sembrava impensabile che gli alleati di ieri ci sparassero addosso».&lt;br /&gt;
 


&lt;b&gt;L’hanno criticata anche i dipietristi.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Questa è bella, dovrebbero rivolgere le stesse critiche al loro leader che, come a Milano sanno tutti, da ragazzo votava Msi».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Però lei ha parlato proprio il giorno dopo la polemica di Alemanno sul fascismo male assoluto o no.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Gianni ha spiegato oggi, con grande chiarezza, la sua posizione. E in questa forma, sono d’accordo con lui. Ma io parlavo di tutt’altro. Lo facevo nel giorno della nascita di mio padre, consapevole di quello che dicevo e della reazione che potevo suscitare, e certo che c’era solo un limite che non potevo forzare».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Quale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Che ero tenuto per mandato istituzionale a parlare di quei ragazzi, che se avessi potuto scegliere non l’avrei fatto, ma che avendolo dovuto fare, non potevo censurare la mia coscienza». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=J66ZI&quot;&gt;Il Giornale - Luca Telese&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Mario BORGHEZIO: SCHIO / 1. Il parlamentare tratta invano con la Digos e Alex Cioni evita la rissa con un gruppo di ex reduci</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/07/07/mario-borghezio/schio-1-il-parlamentare-tratta-invano-con-la-digos-e-alex-cioni-evita-la-rissa-con-un-gruppo-di-ex-reduci/357577"></link>
  <updated>2008-07-07T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo Indipendenza/Democrazia) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;di Mauro Sartori&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tensione alle stelle, Mario Borghezio contestato dai giovani militanti di estrema destra e delegazione di ex combattenti e reduci bloccata in zona industriale al grido di « o tutti, o niente! ». Qualcosa di diverso rispetto al solito è successo ieri mattina a Schio. La commemorazione dell’Eccidio del 7 luglio 1945, voluta da Continuità Ideale e giunta alla sua settima edizione, ha vissuto momenti di inaspettata conflittualità fra le stesse componenti giunte nel piazzale davanti all’Hotel Noris, tappa obbligata per le 300 camicie e maglie nere convenute, visto che il Sacrario militare era stato negato e l’accesso a via Baratto, dove si trovavano le carceri mandamentali, luogo dell’Eccidio, sbarrato da decine di poliziotti e carabinieri. Il deputato leghista Mario Borghezio ha voluto significare la sua « presenza morale e la solidarietà ai combattenti e alle loro famiglie per tener viva la memoria di quegli anni difficili ». Borghezio ha poi trattato personalmente coi funzionari della Digos per cercare di allestire una delegazione comprendente almeno un esponente per ogni associazione combattentistica presente ed anche qualche giovane in rappresentanza dei vari gruppi convenuti a Schio. Una trentina di persone che, sotto nutrita scorta, è salita sul pullman pronta ad indirizzarsi verso il centro storico, allo scopo di deporre una corona di fiori sia al Sacrario che sul portone delle ex carceri. Un centinaio di militanti ha prima tentato di avviarsi a piedi, bloccato dalle forze dell’ordine. Poi ha fatto retromarcia mettendosi davanti al pullman: «O ci andiamo tutti al Sacrario o non ci va nessuno», mentre sventolava una bandiera col simbolo celtico. Alex Cioni di Continuità Ideale e Borghezio sono scesi per trattare e si è sfiorata la rissa, con il parlamentare leghista accolto al grido di &quot;buffone, buffone!&quot;. Irreprensibile, a dire il vero, la condotta di Cioni che prima ha alzato la voce: «Non potete venire a Schio a fare quello che volete». Poi ha fatto scendere la delegazione dal pullman. L’anno scorso la delegazione era composta da 140 persone. Quest’anno era stata ridotta al minimo». La cerimonia si è svolta perciò davanti al Noris dove don Giulio Tam, sacerdote sospeso a divinis, ha dapprima ricordato ognuna delle 54 vittime dell’Eccidio. Poi ha celebrato la messa col rito preconciliare, assistito da un chierichetto nemmeno adolescente che nelle concitate fasi precedenti si era distinto come uno dei più arrabbiati. Alla fine, nel primo pomeriggio, una delegazione di una decina di persone capitanate da Cioni, è stata scortata dalle forze dell’ordine prima in biblioteca e poi al sacrario per deporre due corone d’alloro commemorative. Poche decine invece i contromanifestanti del presidio antifascista di piazza Falcone e Borsellino, anche se qualcuno ha preferito restare in piazza Rossi, guardato a vista dai poliziotti, per scorgere eventuali movimenti nei pressi della biblioteca civica. La città è stata presidiata da centinaia di militari, con la zona industriali praticamente sbarrata al traffico. L’ennesimo assedio a Schio che questa sera alle 19, in Duomo, celebra l’unica vera commemorazione ufficiale delle vittime voluta dal comitato dei parenti e appoggiata dall’amministrazione comunale. &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornaledivicenza.it/provincia.htm&quot;&gt;Il Giornale di Vixcenza, edizione di lunedì 07 lugglio 2008.&lt;/a&gt;</summary>
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