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  <title>Openpolis - Argomento: occupazione</title>
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  <updated>2012-04-27T00:00:00Z</updated>
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  <title>GIUSEPPE TASSONE: Turismo: La vera sfida</title>
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  <updated>2012-04-27T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626948</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
In un Paese che sta cambiando, il turismo non può restare al palo: a dire il vero, i segnali ci sono e vanno nel verso giusto.
Certo occorre tanta forza, tanta volontà ed anche un profondo amore per l’Italia per non lasciarsi prendere dallo sconforto e alzare bandiera bianca.
I difensori delle rendite di posizione, di quei capisaldi che hanno ingessato il settore ed impediscono la sua crescita sono forti e non si danno per vinti. 
Oltre la collina, però, si apre una prateria fatta di persone che comprendono come turismo ed agricoltura d’eccellenza rappresentino due settori che sono in grado di aiutare il Paese in uno dei momenti più drammatici e pesanti per la vita dei propri cittadini.
&lt;p&gt;
Il rischio è di non farsi trovare preparati quando finalmente si rivedrà, in Europa, la ripresa.
In quel momento il turismo rappresenterà uno dei settori economici di riferimento per una Nazione, come la nostra, che ha nel proprio territorio e nel suo patrimonio la propria maggiore ricchezza.
&lt;p&gt;
Investire in turismo, in cultura, nella difesa delle tradizioni, in una parola dare credito alla “terra”, rappresenta la chiave di volta per il nostro futuro.
Non vi sono dubbi su questo, né vi sono alternative: viviamo un momento di forte deindustrializzazione e un’eventuale inversione di tendenza non sarà comunque immediata, né ipotizzabile per molto tempo.
&lt;p&gt;
Il territorio, invece, almeno la sua parte meno compromessa, è pronto ed é immediatamente fruibile: basta saperci fare, con amore, passione ed impegno, superando gli ostacoli con la convinzione che la ripresa economica ed anche la creazione di posti di lavoro trovino risposte proprio in questi settori.
Tutti possiamo dare il nostro contributo: lottando perché le località dove viviamo restino a misura d’uomo e di donna, perché non si perdano le tradizioni, perché l’enogastronomia veda riconosciuto il proprio ruolo, perché si smetta di ragionare a comparti e ci si apra ad un orizzonte completo, nel quale l’integrazione delle offerte costituisca un valore aggiunto.
Non è facile da realizzarsi, soprattutto per le resistenze che ancora esistono, ma è l’unica strada che si può percorrere sapendo di mirare ad un obiettivo raggiungibile e positivo.
&lt;p&gt;
Il turismo, in Italia, e bisogna esserne orgogliosi, non ha mai alzato bandiera bianca, anzi ha saputo sempre imporsi grazie alle proprie enormi potenzialità e ad un territorio impareggiabile ed insuperabile.
Ora deve rigenerarsi, saper cogliere le ragioni del rinnovamento utilizzando al meglio le proprie risorse ed aprendosi al futuro, come occorre fare ogni qual volta una rivoluzione sociale modifica rapporti e relazioni tra le persone.
Gli usi e i comportamenti delle persone si stanno radicalmente modificando: stiamo assistendo, non solo in Italia, a cambiamenti epocali e il mondo del tempo libero non può dirsi estraneo a tutto questo, anzi saper cogliere le modifiche sociologiche ed essere in grado di renderne conseguente l’offerta, rappresenta il caposaldo nei comportamenti d’ogni imprenditore.
&lt;p&gt;
E’ giusto dunque richiamarsi alle capacità imprenditoriali, dare spazio ad azioni di svecchiamento, superare le rendite di posizione e liberalizzare il settore.
La strada giusta è questa: il turismo costituisce un’enorme ricchezza ed un’insostituibile opportunità per il nostro Paese e deve avere il coraggio di traghettarsi verso il futuro.
Il costo da pagare può risultare salato per qualcuno, ma il settore ne ricaverà indubbi vantaggi che, per molto tempo, assicureranno positive ricadute.&lt;p&gt;


Beppe Tassone&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it&quot;&gt;beppetassone.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Corrado Clini: Dalle rinnovabili risparmio e sviluppo</title>
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  <updated>2012-04-17T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626795</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Ambiente&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Caro direttore, l'articolo di Massimo Mucchetti, Corriere del 14 aprile, sulla bolletta elettrica (che mi chiama in causa per un mio giudizio sulla valutazione dell'Autorità per l'Energia, che aveva attribuito agli incentivi per le rinnovabili la responsabilità dell'alto prezzo dell'elettricità in Italia proprio alla vigilia della emanazione dei decreti sulle fonti rinnovabili) offre un'occasione per fare chiarezza.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;1)&lt;/b&gt; Le fonti rinnovabili coprono oggi il 26% dell'offerta di elettricità. Il peso delle fonti rinnovabili sulla bolletta elettrica è pari a circa il 20%, e rimarrà pressoché costante nel prossimo triennio, di fronte a un aumento dell'offerta di elettricità dalle fonti rinnovabili fino a circa il 35%, per effetto della rimodulazione in basso degli incentivi, che abbiamo concordato con i ministri Catania e Passera. Un peso proporzionato.
&lt;p&gt;
L'effetto delle fonti rinnovabili sulla bolletta elettrica è ben rappresentato dall'articolo di Stefano Agnoli sempre sul Corriere (13 aprile), e dai dati della borsa elettrica: domenica 15 aprile, per esempio, il prezzo medio era sceso a circa 72 euro per mille chilowattora, ma nelle ore centrali della giornata è ad appena 35 per effetto dell'elettricità prodotta dalle rinnovabili. Ovvero, le rinnovabili diminuiscono in modo significativo il prezzo dell'elettricità.
&lt;p&gt;
Inoltre entrano in concorrenza con un sistema di generazione (centrali elettriche convenzionali) caratterizzato da un eccesso di offerta (100 mila megawatt circa contro un fabbisogno di punta di 56.000) e da costi incomprimibili (forniture, personale, rete) che pesano in modo significativo sulla bolletta elettrica: in altre parole la bolletta elettrica copre sia l'elettricità prodotta da fonti rinnovabili e da centrali convenzionali, sia in gran parte i costi della non produzione dalle centrali convenzionali «spiazzati» dalle fonti rinnovabili.
&lt;p&gt;
Le fonti rinnovabili sono anche il settore che ha conosciuto negli ultimi 5 anni e nonostante la crisi una crescita costante e vertiginosa degli investimenti in ricerca e sviluppo: 260 miliardi di dollari nel 2011 contro meno di 100 nel 2007. Gli Usa, la Cina, l'India, il Brasile e la Corea del Sud sono i Paesi extraeuropei maggiormente impegnati. In Europa, dopo la Germania, c'è l'Italia. Il mercato di riferimento per gli investimenti è sia quello delle economie emergenti, dove il Pil (Prodotto interno lordo) cresce tra il 7% e il 10% all'anno, sia quello delle economie con minori risorse energetiche tradizionali.
&lt;p&gt;
Quello che avviene su scala globale nelle rinnovabili è paragonabile all'evoluzione tecnologica e di prodotto che si è verificata negli anni Novanta e nello scorso decennio nel settore della telefonia mobile e dell'informazione. La ricerca e sviluppo è fortemente orientata alla messa a punto di soluzioni innovative, in particolare nel solare, nelle bioenergie e nella geotermia, finalizzate ad aumentare l'efficienza e ridurre i costi. In questi settori l'Italia ha imprese di punta, che hanno già un ruolo rilevante nei mercati internazionali, e che hanno ancora bisogno del supporto di incentivi mirati al rafforzamento dell'innovazione. È difficile comprendere perché l'Italia dovrebbe rimanere fuori da un mercato così importante e strategico.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;2)&lt;/b&gt; La generazione distribuita di energia (elettricità, calore e freddo), sostenuta da tecnologie ibride con l'impiego di piccoli cogeneratori a gas naturale ad alto rendimento e delle fonti rinnovabili, ha un effetto duplice:
sulla organizzazione del sistema elettrico, perché è orientata prevalentemente sull'autoconsumo e sulla distribuzione nelle reti locali intelligenti (smart grids), e di conseguenza riduce la domanda sulla grande rete di distribuzione ed i relativi costi;&lt;br /&gt;

aumenta l'efficienza dell'impiego delle risorse energetiche, perché ha un rendimento energetico che arriva sino al 100% (sul pci, potere calorifero inferiore, del combustibile) contro un rendimento energetico medio cumulativo delle grandi centrali e della rete di distribuzione non superiore al 40%.
&lt;p&gt;
È evidente l'effetto prevedibile sia sull'attuale sistema elettrico sia sulla riduzione della domanda di energia primaria di importazione, anche in termini di liberalizzazione e concorrenza nel mercato.
&lt;p&gt;
Va anche detto che la generazione distribuita di energia è «l'infrastruttura» del sistema delle «smart cities», che secondo le previsioni delle agenzie internazionali mobilizzerà nei prossimi anni investimenti per almeno 3 mila miliardi di dollari nelle economie più sviluppate del pianeta. Ovvero, lo sviluppo di capacità tecnologiche in questo settore rafforza la competitività delle imprese italiane nei mercati europeo e internazionale, come già stanno sperimentando imprese italiane di punta in Germania, Francia, India, Cina, Brasile.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;3)&lt;/b&gt; Nel 2010 l'occupazione diretta e indiretta in Italia nei settori delle fonti rinnovabili e delle nuove tecnologie per la generazione distribuita è stimata tra 110.000 (EurObserver 2012) e 150.000 (Confartigianato) addetti, in gran parte giovani e con elevata specializzazione.&lt;br /&gt;

Perché dovremmo mettere a rischio questa importante fonte di occupazione, mentre la bolletta elettrica ha sostenuto per anni e sostiene ancora con contributi impropri settori produttivi che non raggiungono un terzo di questi occupati?
&lt;p&gt;

In conclusione, le rinnovabili e la generazione distribuita devono essere considerate un driver di crescita e un fattore di modernizzazione e trasparenza nel sistema industriale italiano. Evitiamo l'errore di chi voleva difendere le carrozze contro i «cavalli di ferro».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1DP7YT&quot;&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Massimo DONADI: FESSERIE DEL GOVERNO SULLE RINNOVABILI</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/02/massimo-donadi/fesserie-del-governo-sulle-rinnovabili/626442"></link>
  <updated>2012-04-02T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626442</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Anche i cosiddetti ‘tecnici’ dicono fesserie. L’ultima è quella del governo sul taglio degli incentivi alle energie rinnovabili. Roba da medioevo ideologico, che nemmeno nei paesi in via di sviluppo prendono in considerazione. Il costo dell’energia in Italia è alto proprio perché il ricorso alle energie rinnovabili è stato molto limitato, perché è mancato un piano energetico nazionale e perché è eccessivo il ricorso ai combustibili fossili, peraltro molto inquinanti.

&lt;p&gt;
Il settore delle energie rinnovabili, grazie anche agli incentivi dell’ultimo governo Prodi, è uno dei pochi settori economici italiani in continua crescita. Le rinnovabili creano non solo energia, ma anche nuova e buona occupazione. Ed hanno un impatto sui bilanci dello Stato perché, riducendo le emissioni, riducono anche le multe che l’Italia dovrà pagare in base al Trattato di Kyoto. Pensare allo stop delle rinnovabili è pura follia dal punto di vista politico, economico, energetico ed ambientale.

&lt;p&gt;
Siamo rimasti francamente sorpresi dalle parole del ministro Passera, che non può non essere al corrente di queste cose. Persino i grandi produttori mondiali di petrolio, dal Golfo Persico degli emiri al Venezuela di Chavez (quindi non proprio governi illuminati...), stanno investendo sulle fonti sicure, pulite e rinnovabili per superare la dipendenza dal petrolio. E noi cosa si fa? Si torna indietro di un secolo?

&lt;p&gt;
Ridurre i costi delle bollette elettriche si può, intervenendo su altre voci, a partire dal Cip 6, che equipara fonti altamente inquinanti, come residui di raffinazione ed inceneritori, alle energie rinnovabili. Le chiamano assimilate e costituiscono una delle più grandi truffe ai danni dei cittadini. Non vogliamo credere che le parole di Passera siano state frutto di pressioni lobbistiche né che rispondano ad interessi ‘altri’ rispetto a quelli dei cittadini e dello Stato. Pensiamo che siano solo parole fuggite e che si sia trattato di un equivoco. Perché il problema del ricorso alle rinnovabili in Italia è che è ancora troppo limitato.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.massimodonadi.it/blog/fesserie-del-governo-sulle-rinnovabili#comments&quot;&gt;massimodonadi.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: «Il problema è l'abuso dei contratti a termine»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-03-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626374</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Renato Brunetta, la riforma del lavoro per il momento è solo sulla carta. Pensa che si arriverà fino in fondo, come sostiene il governo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Nel lessico dei governi &quot;salvo intese&quot; significa che nemmeno i ministri sono d`accordo. Non mi pare che il disegno di legge sia ilveicolo migliore per la riforma che il premier Mario Monti è stato chiamato a fare. Per capire quanto sia complessa la materia basta ricordare che il nostro collegato lavoro nel 2010 impiegò sette passaggi parlamentari compreso un rinvio del Presidente della Repubblica».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cosa può fare la politica per l'occupazione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Io sono abituato a fare analisi costi benefici. E per farlo bisogna partire dal perché il nostro mercato del lavoro non funziona o funziona male. Non è un problema di ammortizzatori, né di tasso di disoccupazione. Semmai di tasso di occupazione. Da noi mancano all`appello tre o quattro milioni di posti regolari. Se avessimo lo stesso tasso del Regno Unito, che ha più o meno il nostro pil, dovremmo avere 26 milioni di occupati, mentre ci fermiamo a 23 milioni».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sono quelli che non cercano più lavoro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «No, sono posti che esistono ma sono sommersi. Un bel risultato per un Paese che ha per primo articolo della costituzione un richiamo esplicito al lavoro. A me pare che l'Italia su questo tema sia fondata più sull`ipocrisia che sul lavoro. Marco Biagi ci ha provato, le sue leggi hanno aumentato comunque l'occupazione regolare, ma il suo progetto non è stato completato».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi la riduzione della flessibilità in entrata, che è uno dei pilastri della riforma, rischia di aggravare i problemi?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Il problema è culturale. La flessibilità non può essere il rinnovo perpetuo di contratti a termine. Nemmeno l'abuso dei contratti parasubordinati. Su questo hanno pesato comportamenti opportunistici che fanno parte della cultura di alcune imprese italiane. Alla presenza di sindacati ai quali non interessa nulla attrarre investimenti stranieri».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi la soluzione non è una legge...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«La legge può aiutare. Se il governo avesse voluto dare un segnale chiaro avrebbe dovuto varare un decreto sull`articolo 18 e sulla giustizia del lavoro, per dare all`Italia un regime sui licenziamenti individuali simile a quello europeo e una giustizia con tempi e con un equilibrio europei. Non c`era bisogno di altro».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;È vero che in Italia ci sono troppe tipologie contrattuali?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Chi dice che ce ne sono 46 non sa di cosa parla. È vero che formalmente ci sono, ma è altrettanto vero che i più usati sono tre o quattro. Se ci sono abusi non sono dovuti alla natura dei co.co.pro. o delle partite Iva, semmai alla carenza di controlli e alla propensione di certe imprese ad abusarne».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;I contratti interinali e più in generale le agenzie del lavoro, possono avere una funzione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Esistono in tutto il mondo, sono regolate in modo simile e coprono un segmento di domanda preciso. Uno strumento la cui efficacia dipende dall`uso che se ne fa».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei viene dal Nord Est, dove c`è la massima concentrazione di agenzie. È un fatto positivo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Sì, credo sia uno strumento utilizzato bene. La cosa che conta per questo tipo di lavoro, ma anche per gli altri, sono specializzazione e competenza».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In che senso?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Se un lavoratore interinale è competente e specializzato è più forte del committente, l'impresa ha bisogno di lui e per l`intermediario diventa un valore da ricercare. Se un lavoratore non è specializzato è lui la parte debole. Serve formazione, competenza, specializzazione. I lavoratori che non hanno specializzazioni vivono la fine di un lavoro come un dramma perché sanno che dopo il &quot;matrimonio&quot; rischiano di non trovare nulla. Quelli specializzati non hanno paura della disoccupazione».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non tutti possono permettersi un Mba...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Mi riferisco anche a bravi pizzaioli, idraulici, operai specializzati».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Anche gli ingegneri in Italia hanno spesso problemi a trovare lavoro...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Quando escono dall`università, può darsi. Non se hanno una esperienza professionale alle spalle. Ripeto il problema è la formazione, le università e le scuole».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Tornando alle agenzie, lei ha parlato di estero. Anche quello può essere uno sbocco?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Praticamente tutti i lavoratori italiani specializzati impiegati nelle grandi opere in giro per l`Europa hanno contratti interinali. E nessuno, giustamente, si preoccupa di loro perché guadagnano bene, sono richiesti e si possono permettere di dettare le condizioni. Dobbiamo preoccuparci semmai delle migliaia di laureati in scienza della comunicazione. Il mercato non ne sente bisogno, le università li offrono come carne da macello per i lavori meno qualificati. Un altro problema, collegato a questo e che nessuno cita mai, è che abbiamo salari troppo bassi. Costo del lavoro per unità di prodotto alto, scarsa produttività quindi bassi salari».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Colpa delle imprese?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Anche, ma è anche colpa del capitale umano non adeguato, di una organizzazione del sistema non all'altezza, della carenza di infrastrutture».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi non c`è via di uscita?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Al contrario, c`è il genio italico. Le piccolissime imprese, i brambilla che lavorano nonostante la deficienze del sistema, dell`università. Sono i figli della cultura migliore dell`Italia, del fare e del bello, della responsabilità e della comunità. In alcune aree del Paese funziona: il vero ammortizzatore, la vera formazione e il collocamento più efficace si fanno nel tessuto comunitario, penso al Lombardo Veneto, all`Emilia Romagna, alla Toscana, all`Umbria e alle Marche».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Che consiglio darebbe a un giovane che deve scegliere la sua strada?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Fare quello che il cuore gli ispira. Studiare tanto, lavorare tanto e fare esperienze all'estero per poi tornare con il suo bagaglio in questo Paese stupendo».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CV2K0&quot;&gt;Il Giornale - Antonio Signorini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: Impegno perché le PMI accedano ai Fondi Europei</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/27/patrizia-toia/impegno-perch%C3%A9-le-pmi-accedano-ai-fondi-europei/626293"></link>
  <updated>2012-03-27T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626293</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La Corte dei Conti Europea, nella sua Relazione Speciale, ha rilevato che l'efficacia e l'efficienza delle spese eseguite dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per gli strumenti finanziari a favore delle PMI sono compromesse da ritardi nell’erogazione dei finanziamenti, dall’inadeguatezza del quadro normativo e da intermediari finanziari che hanno addebitato ad alcune PMI destinatarie costi di gestione.


&lt;p&gt;“Mi adopererò perché nella nuova programmazione 2014 - 2020 vengano inseriti i cambiamenti necessari affinché le PMI possano davvero accedere ai Fondi europei. Le PMI sono alla base di tutta l'economia europea. In Italia, in particolare, svolgono un ruolo determinante. Per questo è necessario assicurare loro la possibilità di compiere investimenti che le rendano efficienti, competitive e in grado di reggere sul mercato, andando a sostenere, quindi, con finanziamenti adeguati settori chiave, progetti innovativi e la ricerca”. – afferma Patrizia Toia, deputata europea del Partito Democratico.
&lt;p&gt;

“La programmazione messa in atto dall’UE negli ultimi anni ha cercato di semplificare la possibilità di accesso ai finanziamenti da parte delle PMI. Sicuramente molto è ancora da fare per dare sostegno alle nostre imprese e l’Europa non le lascerà sole ad affrontare questo momento così difficile per l’economia. Terremo conto della necessità di far sì che le proposte degli Stati membri siano giustificate da valutazioni del deficit di finanziamenti di qualità sufficiente, di cui tener conto al momento di approvare le misure; di creare un sistema di monitoraggio e valutazione affidabile e tecnicamente valido; e anche di valutare la possibilità di fornire agli Stati membri strutture e strumenti semplificati e collaudati, in modo da velocizzare l’attuazione e ridurre i costi di gestione, così come indicato dalla Corte. ” – conclude Toia.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.it&quot;&gt;patriziatoia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: &quot;Il premier ha violato la promessa di non toccare i contratti in vigore&quot;  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-03-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626057</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&quot;Il premier ha violato la promessa di non toccare i contratti in vigore&quot;&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Lo disse in Senato. Si torni a quella traccia. Tanti lavoratori si chiedono: anch'io rischio di essere licenziato? È un errore creare queste paure. E rischiamo di avere dichiarazioni di crisi pretestuose per tagliare posti. &lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il testo sul lavoro è chiuso. Ha detto Monti: &quot;Su questo non si tratta&quot;. Non crede che il Pd si illuda di poter cambiare l'articolo 18, onorevole Franceschini? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;Monti ha detto di riferirsi al fatto che il governo non intende riaprire la trattativa con le parti sociali. Assicura però, e non poteva essere diversamente, che sarà il Parlamento a decidere se approvare la riforma del lavoro in blocco, respingerla o correggerla. Il Pd è impegnato a correggerla. Quella norma così com'è non passerà. Abbiamo sostenuto subito che ci doveva essere un disegno di legge, e non un decreto legge. Non per prendere tempo - perché anche un ddl si può approvare in fretta, con una corsia preferenziale - ma perché con un decreto le norme sarebbero entrate in vigore immediatamente, compresa quella sbagliata sull'articolo 18. Invece siamo convinti che il Parlamento la modificherà. Siamo del resto in un sistema parlamentare, in cui è il governo a rispondere al Parlamento e non viceversa&quot;.&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Però riformare il mercato del lavoro era la mission del governo Monti? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;Noi sosteniamo le cose che stanno nel patto costituente di questo governo. Monti sa che le parole pronunciate in Parlamento sono sempre come pietre. Ma se sono le parole del discorso di insediamento - su cui il governo ha ottenuto la prima fiducia costitutiva - sono ancora più pesanti. Il 17 novembre del 2011 in Senato, Monti disse a proposito di mercato del lavoro: &quot;In ogni caso, il nuovo ordinamento che andrà disegnato verrà applicato ai nuovi rapporti di lavoro per offrire loro una disciplina veramente universale, mentre non verranno modificati i rapporti di lavori regolari e stabili in essere&quot;. Lo stenografico dopo questa frase riporta: &quot;Applausi dei deputati del Pd e del Pdl&quot;. È la nuova norma sull'articolo 18 ora a differenziarsi da quella linea, non noi. Non è vietato discostarsi, ma solo con l'accordo delle forze politiche che hanno fatto nascere il governo&quot;.&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quindi, qual è il punto di mediazione sull'articolo 18? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;Si può lavorare proprio su quella traccia, differenziando le regole per i nuovi assunti da quelle per i contratti già in essere. Per questi si può arrivare al massimo al modello tedesco che prevede di fronte al licenziamento per ragioni economiche il ricorso al giudice, il quale può decidere tra indennizzo o reintegro&quot;.&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lo scontro in atto - con lo sciopero annunciato dalla Cgil, il pressing del Pd - indeboliscono il governo, come sostiene Alfano? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;Nessuno mette in discussione il sostegno al governo. Una democrazia parlamentare si basa sul rapporto tra l'esecutivo e la maggioranza che lo sostiene. E penso che il cambiamento di quella norma sui licenziamenti per motivi economici non possa avvenire con maggioranze occasionali: né riproponendo la vecchia opposizione più la Lega, né con un arco di forze contro il Pd&quot;.&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il Pdl invita a un impegno per chiudere entro l'estate. I Democratici se la sentono di prenderlo? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;Assolutamente sì. Il testo modificato potrebbe essere approvato entro gli stessi termini di un decreto legge&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Realisticamente, quali margini ci sono per cambiare il provvedimento? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;Tutti i precedenti decreti del governo, dal &quot;Salva Italia&quot; alle liberalizzazioni, sono stati modificati e migliorati dal Parlamento. Sarà così anche questa volta. Non è una minaccia, è il rispetto delle regole costituzionali. Sono convinto che più passa il tempo e più si esce dalla lettura in base alle diverse posizioni dei partiti e dei sindacati, e si passa al merito di cosa produce questa norma. Sarà il semplice buonsenso a far capire che è sbagliata. Non a caso anche la Cisl, poi la Uil, l'Ugl, e la Cei via via hanno sostenuto che serve il reintegro&quot;.&lt;p&gt;
&lt;b&gt;In cosa la norma è sbagliata, secondo lei? &lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&quot;La norma è sbagliata sia per gli effetti individuali che produce sia per l'impatto psicologico in un paese già impaurito. Crea una situazione in cui la più forte della due parti, il datore di lavoro, stabilisce unilateralmente la propria situazione di difficoltà economica che gli consente di licenziare. Al lavoratore, resta la possibilità di ricorrere al giudice al massimo per ottenere un indennizzo. È evidente che potranno esserci pretestuose dichiarazioni di crisi per poter licenziare. Siamo un paese in piena crisi. Il problema italiano è stabilizzare i precari, non precarizzare gli stabili&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;&lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7031&quot;&gt;Intervista a Dario Fraceschini – La Repubblica&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7031&quot;&gt;La Repubblica - Giovanna Casadio&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIOCONDO TALAMONTI: L’occupazione giovanile è in crescita…chiediamoci perchè</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/08/giocondo-talamonti/l%E2%80%99occupazione-giovanile-%C3%A8-in-crescita%E2%80%A6chiediamoci-perch%C3%A8/625531"></link>
  <updated>2012-03-08T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625531</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Terni (TR) (Gruppo: Federazione della Sinistra) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;


Il tasso di disoccupazione in  Italia ha raggiunto livelli allarmanti: 9,2%, quasi due milioni e mezzo di persone sono senza lavoro. E’ il prezzo che il mondo occidentale sta pagando alla crisi. 
&lt;p&gt;
Ma la tragedia che affligge il  nostro paese sta nelle percentuali da sottosviluppo che riguardano l’occupazione giovanile. Un giovane su tre non ha impiego; molti hanno rinunciato a cercare un lavoro, aggravando, se possibile, dati già inquietanti. In questo caso, le colpe non vanno imputate solo alla crisi globale, perché la media dei paesi membri dell’Europa è di dieci punti più bassa della nostra: 21,2% contro 31,4%.
&lt;p&gt;
I valori rilevati meritano un’analisi minuziosa che individui i motivi che stanno alla base della nostra incapacità di offrire opportunità di accesso al mondo del lavoro alle giovani generazioni.
&lt;p&gt;
Il primo elemento che colpisce è l’assenza di programmazione, sia a livello centrale che locale. Manca un sistema organizzato che indichi ai ragazzi in età scolare quali sono i settori che offrono prospettive occupazionali nel medio periodo (3 – 5 anni), quali sono le tendenze dell’economia in genere e di quella locale, dove indirizzare la propria formazione per disporre di maggiori potenzialità lavorative.
&lt;p&gt;
Tale carenza informativa e valutativa produce danni economici incalcolabili, perché disperde risorse finanziarie investite per formare individui destinati a settori privi di domanda o dove l’offerta supera la capacità di assorbimento. 
&lt;p&gt;
Una programmazione così intesa, coincide con il concetto di ‘orientamento’, vale a dire l’elaborazione di indicazioni provenienti da politica, economia, istruzione e formazione sulle potenzialità di sviluppo di una determinata area socio-economica armonizzate con le risorse umane necessarie a dare risposta alla crescita di quel territorio.
&lt;p&gt;
Attualmente, il compito di suggerire ai giovani che escono dalla scuola dell’obbligo quale percorso formativo intraprendere, è affidato alle cure materne delle insegnanti di lettere, spesso all’oscuro di strategie di mercato, le quali prendono come unico riferimento le inclinazioni del ragazzo, dedotte dai giudizi acquisiti in sede di scrutinio di classe.
&lt;p&gt;
Più che di ‘orientamento’, questa operazione può essere definita di ‘smistamento’. La confusione è amplificata dalle famiglie, le quali, prive anch’esse di informazioni utili a ipotizzare i campi di maggior sviluppo occupazionale, decidono di far intraprendere ai propri pargoli indirizzi di studio condizionandoli alla scelta fatta dal vicino di casa, o dall’amichetto del cuore. 
&lt;p&gt;
Alla fine del liceo, ci si iscrive all’università, perché si sa che un diploma liceale non serve a niente, se interrotto nella proiezione universitaria. In questa fase, i già tragici effetti patiti si amplificano nuovamente. La scelta della facoltà è fatta ‘a naso’ o, nella migliore delle ipotesi, suggerita da disposizioni individuali. Elemento questo, che non mette al riparo dall’insuccesso professionale, dato che in assenza di una strategia di programmazione le opportunità di trovare occupazione al conseguimento della laurea sono misere. 
&lt;p&gt;
Senza contare che l’accesso alla facoltà prescelta, grazie proprio all’assenza di informazioni sulle linee di sviluppo del paese, è sottoposto all’umiliazione del numero chiuso, di quiz fantasiosi che determinano ingressi o esclusioni casuali.
Sono queste le circostanze che obbligano chi ha interessi a intraprendere studi di medicina a ripiegare su scienze politiche, frustrando progetti e energie. 
&lt;p&gt;
Il compito dell’orientatore è complesso e non può gravare esclusivamente su un impegno individuale. Deve, cioè, saper lavorare in gruppo, confrontandosi sistematicamente con operatori economici e analisti di settore. I risultati che scaturiscono devono avere la massima accessibilità da parte delle famiglie interessate al futuro dei propri figli, perché in totale libertà sappiano quali siano gli indirizzi economici della realtà nazionale e locale e perché, sulla base dei dati in possesso scelgano il percorso formativo più adatto al ragazzo e alle potenzialità occupazionali.
&lt;p&gt;
Un esempio eclatante l’ha fornito la regione veneta lamentando la difficoltà a reperire sul mercato del lavoro un numero consistente di tecnici metallurgici e meccanici. Ma senza allontanarci troppo, anche la nostra dovrà, a breve, affrontare la medesima situazione, visto che gli studenti iscritti al corso di chimica dell’ITIS sono stati solo cinque. Un territorio che ha fra le sue vocazioni industriali la siderurgia e la chimica deve poter contare su un ricambio sistematico. Se questo non   avviene è perché l’informazione è assente, e assente è l’orientamento. C’è da chiedersi quanto costerà alla società riconvertire le abilità acquisite in una fase successiva al diploma, sia in termini economici che di tempo. 
&lt;p&gt;
Il tema dell’orientamento assume dimensioni enormi per la crescita del territorio e deve poter contare sul coinvolgimento di rappresentanti delle istituzioni e di esperti. Una commissione permanente formata da analisti economici, con il supporto di docenti, opportunamente preparati al ruolo, consentirebbe di estrapolare le tendenze economiche locali, con risultati successivamente portati a conoscenza delle scuole e delle famiglie di ragazzi interessati alla scelta. 
&lt;p&gt;
All’obiezione, secondo cui una società così programmata nega i diritti alla libera scelta dei cittadini, si può contrapporre che l’orientamento non è una legge ma solo un’indicazione utile ad individuare in quale direzione il treno socio-economico si muove e quali sono i suggerimenti per poterci salire al volo, salvaguardando il diritto di ciascuno di corrergli dietro senza sapere dove e quando si fermi. 
&lt;p&gt;
Ing. Giocondo Talamonti&lt;br /&gt;



&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://talamontigiocondo.blogspot.com/2012/03/loccupazione-giovanile-e-in.html&quot;&gt;Il blog personale di Giocondo talamonti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCESCA ZACCARIOTTO: Inaugurazione dell’anno portuale</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/14/francesca-zaccariotto/inaugurazione-dell%E2%80%99anno-portuale/624410"></link>
  <updated>2012-02-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>624410</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune San Donà di Piave (VE) (Partito: Lega) - Pres. Giunta Provincia Venezia (Partito: Lega) - Consigliere Provincia Venezia (Lista di elezione: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br /&gt;
«Il Porto di Venezia è nodo cruciale dell'economia turistica, prima economia del Veneto, in grado di favorire un’occupazione qualificata».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2012/14-febbraio-2012/porto-zaia-lancia-costa-bis-sfida-marghera-off-shore-1903273647295.shtml&quot;&gt;Corrieredelveneto.it - Francesco Bottazzo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Severino DAMIOLINI: Accordo La.Cam. - BIM - Comune di Sellero - La nostra proposta è stata &quot;sospesa&quot; - Ora tocca all'Unione dei Comuni</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/12/26/severino-damiolini/accordo-la-cam-bim-comune-di-sellero-la-nostra-proposta-%C3%A8-stata-sospesa-ora-tocca-allunione-dei-comuni/622775"></link>
  <updated>2011-12-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>622775</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Sellero (BS) (Gruppo: Lega) - Consigliere  Consiglio Comunale Sellero (BS) (Gruppo: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Purtroppo la&lt;a href=&quot;http://blog.libero.it/theriddle/10913289.html&quot;&gt; nostra proposta&lt;/a&gt; di aprire l'accordo in questione (approvato all'unanimità dal consiglio Comunale) ad un coinvolgimento dell'Unione dei Comuni, presentata nel corso del consiglio comunale del 23 dicembre (&lt;a href=&quot;http://blog.libero.it/theriddle/10923064.html&quot;&gt;di cui su youtube è già disponibile il video integrale&lt;/a&gt;)  è stata &quot;rinviata&quot; al prossimo consiglio comunale su richiesta del Sindaco Bressanelli e con il voto favorevole della sola maggioranza.
Ora la discussione si sposterà all'assemblea dell'Unione dei Comuni della Valsaviore (convocata presso il municipio di Cedegolo per Mercoledì 28 dicembre alle ore 18) a seguito della mia &lt;a href=&quot;http://www.box.com/s/0rpu2nrcpiznasbkr2p9&quot;&gt;richiesta di iscrivere l'argomento all'ordine del giorno&lt;/a&gt;.
Sarà certamente un'assemblea particolare, in cui il dimissionario Presidente dell'Unione (il Sindaco di Berzo Demo Corrado Scolari) dovrebbe chiarire i motivi della sua improvvisa decisione ed in cui mi auguro, si troverà il tempo di affrontare un argomento di fondamentale importanza per il futuro occupazionale nella nostra zona come quello dell'accordo La.Cam.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://blog.libero.it/theriddle/10924821.html&quot;&gt;www.damiolini.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Severino DAMIOLINI: Accordo La.Cam. - BIM - Comune di Sellero - La nostra proposta.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/12/22/severino-damiolini/accordo-la-cam-bim-comune-di-sellero-la-nostra-proposta/622772"></link>
  <updated>2011-12-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>622772</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Sellero (BS) (Gruppo: Lega) - Consigliere  Consiglio Comunale Sellero (BS) (Gruppo: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;In merito all'&lt;a href=&quot;http://www.box.com/s/h4y5bloxm38xfvmlc8nf&quot;&gt;accordo di programma&lt;/a&gt; tra BIM-Comune di Sellero e La.Cam., approvato martedì sera nel corso dell'assemblea del BIM ed in discussione venerdì in Consiglio Comunale a Sellero, il nostro gruppo, ribadendo la propria soddisfazione per l'accordo raggiunto e la positività dell'iniziativa, vuole sottolineare come il coinvolgimento di altri enti territoriali rafforzerebbe ulteriormente l’accordo già sottoscritto dai due enti, sia dal punto di vista politico che dal punto di vista finanziario, consentendo al Comune di Sellero di ridurre ulteriormente l’impatto del nuovo investimento sul suo bilancio Comunale. 
Proprio per questi motivi, considerato anche che circa circa il 60% dei dipendenti La.Cam. risiede nel territorio dell'Unione dei Comuni della Valsaviore di cui anche Sellero fa parte, abbiamo presentato &lt;a href=&quot;http://www.box.com/s/i9jtbn83405curpv8925&quot;&gt;alcuni emendamenti&lt;/a&gt; che impegnano il Comune di Sellero a chiedere che l'accordo di programma che approveremo venerdì venga trasmesso all'Unione della Valsaviore al fine di consentire all’Assemblea dell’Ente di valutare e ci auguriamo deliberare un coinvolgimento dell’Unione nel progetto in questione
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://blog.libero.it/theriddle/10913289.html&quot;&gt;www.damiolini.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Severino DAMIOLINI: Sellero: Convocato il consiglio comunale</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/12/19/severino-damiolini/sellero-convocato-il-consiglio-comunale/622526"></link>
  <updated>2011-12-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>622526</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Sellero (BS) (Gruppo: Lega) - Consigliere  Consiglio Comunale Sellero (BS) (Gruppo: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Rinnovandovi l'invito per l'incontro pubblico di martedì 20 dicembre ore 20.30, presso il teatro parrocchiale di Sellero, nel corso del quale analizzeremo il nuovo contratto di Servizio propostao da TSN, vi comunico che il Sindaco ha convocato il Consiglio Comunale in seduta pubblica per Venerdì 23 dicembre alle ore 18.30 &lt;a href=&quot;http://www.comune.sellero.bs.it/App_Functions/DB_File.asp?Id=180185&quot;&gt;(vedi allegato)&lt;/a&gt;.

Tra i temi all'ordine del giorno, una variazione di bilancio, l'approvazione dell'accordo tra BIM-Comune di Sellero e Società LA.CAM., l'esame delle nostre interrogazioni sull'omessa variazione di bilancio di assestamento, sulla composizione e lo stato dei residui attivi e di quella relativa all'affidamento del servizio di Teleriscaldamento sul territorio Comunale&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://blog.libero.it/theriddle/10907291.html&quot;&gt;www.damiolini.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE TASSONE: Comuni piccoli...ma non per il turismo</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/27/giuseppe-tassone/comuni-piccoli-ma-non-per-il-turismo/617703"></link>
  <updated>2011-10-27T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>617703</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il premio Nobel per la letteratura Thomas Stearns Eliot nella sua opera: ”Tradizione e talento individuale” sosteneva, a ragione, che “la tradizione non si può ereditare e chi la vuole deve conquistarla con gran fatica”. 
Lo scrivo mentre ho sotto gli occhi i provvedimenti legislativi che stanno per limitare l’azione dei comuni, soprattutto di quelli più piccoli, col rischio che, entro pochi anni, siano destinati ad accorparsi e poi a sparire…anche dalla memoria.
&lt;p&gt;
L’Italia è composta di piccoli comuni, non si tratta solo di pochi borghi, di qualche campanile, di piccoli scorci, ma di un patrimonio di cultura, di tradizioni, di gastronomia, di dialetti, d’usanze che contraddistinguono località anche minime, distanti l’una dall’altra pochi chilometri.
Queste località hanno fatto la storia d’Italia, ma soprattutto l’hanno caratterizzata agli occhi del mondo.
Un Paese dove le differenze uniscono: gli stessi sapori, vero fulcro attorno al quale ruotano mille e mille sagre di paese, sembrano quasi marcare il territorio, elevarlo ad eccellenza, a sottolineare quanto genuina sia l’aria che si respira o quanto viene proposto nel piatto o nel bicchiere.
&lt;p&gt;
Questi mille borghi dalle proporzioni minime sono altrettante locomotive che potrebbero trainare un turismo nuovo e diverso, fatto di rispetto per l’ambiente, di ricerca della novità, d’apprezzamento per il “bel vivere”.
Invece rischiano la rottamazione, superati dalla volontà di accorpare senza porsi il problema di cosa potrebbe avvenire dopo.
&lt;p&gt;
Il turismo di massa, certo, non è attirato da queste località, ma il turismo dei grandi numeri è in forte sofferenza, mentre resiste l’altro, quello più limitato (nelle spese, nei costi, nelle esigenze), un turismo che “bussa alla porta e non la sfonda”, che sa ancora chiedere permesso e rispetta le individualità.
&lt;p&gt;
Quante volte mi è capitato di giungere in piccole località e di trovarmi, nel bar della piazza, a parlare con uno sconosciuto e sentirmi illustrare, con dovizia di particolari e di aneddoti,  storia, vita, passato della sua località! E poi le pro loco, vera grande fucina d’idee e bagaglio di tradizioni! Non vorrei che anche per loro stesse per suonare l’ultimo rintocco della campana: costituiscono una ricchezza immensa, fatta di volontariato, d’impegno gratuito, d’entusiasmo, di passione.
&lt;p&gt;
Accorpare i comuni potrebbe chiudere queste pagine e consegnarci un’Italia “forse” (ma ne dubito) amministrativamente più efficiente, sicuramente meno appetibile sotto il profilo turistico.
&lt;p&gt;
Piccoli borghi abbarbicati sulle colline o incastonati fra i mondi, decine di sindaci che gratuitamente li difendono e lottano per abbellirli: sono convinto che il turismo post crisi debba partire da lì… a patto che esistano ancora.
&lt;p&gt;
Per questo, consentitemi, questo inno al piccolo comune, al suo dialetto, al piatto che lo contraddistingue, alla sua storia di paese, a quel prete che si accalora tramandandone le tradizioni: non voglio che chiudano!&lt;br /&gt;

Penso vi siano sistemi per preservarli senza danneggiare l’economia: cerchiamo con ogni strumento di aiutarli a sopravvivere. Costituiscono il nostro investimento per il futuro: il turismo responsabile, quello che praticano quanto viaggiano in camper come quanti rifuggono la massificazione, parte proprio da lì, da quel tintinnio di campana che richiama alla chiesetta in centro al borgo, o dalla danza popolare o dal racconto tramandato oralmente di padre in figlio.
&lt;p&gt;
Crederci vuol dire scommettere sul nostro futuro, su quell’Italia di ottomila e passa comuni che merita di uscire dalla crisi e di ritornare ad essere grande e rispettata e della quale il turismo non può che costituire uno degli elementi economici ed occupazionali più rilevanti.
&lt;p&gt;

&lt;i&gt;Beppe Tassone&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it&quot;&gt;beppetassone.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE TASSONE: Saluto del presidente del consiglio comunale in occasione della visita del presidente della Repubblica on. Giorgio Napolitano</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/07/giuseppe-tassone/saluto-del-presidente-del-consiglio-comunale-in-occasione-della-visita-del-presidente-della-repubblica-on-giorgio-napolitano/609750"></link>
  <updated>2011-10-07T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>609750</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Signor Presidente della Repubblica, &lt;br /&gt;

Le porgo il saluto del Consiglio Comunale e il ringraziamento per averci voluto onorare della sua autorevole presenza nel 150° anniversario dell’Unità Nazionale. 
Un saluto non formale: le dò il benvenuto in una città dagli alti valori di libertà, di giustizia e di fratellanza che crede, come ebbe a sottolineare il nostro grande concittadino Duccio Galimberti, nella necessità di accelerare il processo d’integrazione europea.
&lt;p&gt;
Le manifesto la forte preoccupazione dei Consigli Comunali che si dibattono fra incertezze e scarsa chiarezza sul proprio futuro. I comuni, da quelli più piccoli a quelli maggiori, sono la base su cui poggia la nostra vita civile e la loro funzione va potenziata e non impoverita. Anche perché proprio dai consiglieri comunali giunge quel segnale di capacità a lavorare e dedicarsi ai propri cittadini con abnegazione e passione nel rispetto e nello spirito dell’articolo 54 della nostra Carta Costituzionale.
Altra grande preoccupazione, e mi permetta di sottolinearla anche come genitore di un disabile, è quella sul futuro del settore socio assistenziale: norme poco chiare e di ancor più oscura applicazione stanno per porre fine all’attività dei Consorzi Socio Assistenziali senza che si prospettino valide alternative.
Cuneo offre, nel campo sociale, servizi di eccellenza, fiore all’occhiello per tutto il nostro Paese: è necessario assicurarne la continuità anche per non mettere a repentaglio la stessa coesione sociale, già così provata.
&lt;p&gt;
Mi permetta di ricordarle un problema che sta assillando la città e che ha visto il nostro Consiglio unito e determinato: quello della paventata chiusura della sede di Cuneo dell’Alpitour. 
Si tratta di 300 posti di lavoro, in buona parte femminili e part time, si tratta di un’azienda che rappresenta una parte viva della vita e della storia della città. 
Siamo uniti e determinati nella sua difesa.
&lt;p&gt;
Un’ultima raccomandazione, Signor Presidente, che so le sta particolarmente a cuore, quella dei nostri giovani, della loro precarietà, della difficoltà enorme ad assicurare loro un lavoro stabile con contratti giusti, correttamente retribuiti che consentano di poter formare una famiglia. 
Rappresentano il nostro futuro, non dobbiamo dimenticarcelo.
&lt;p&gt;

Grazie, Presidente, per la visita alla nostra città: lo Scalone che consente di raggiungere questa sala reca la lapide dettata da Piero Calamandrei.
&lt;p&gt; 
I cuneesi sono un popolo unito, uomini liberi, adunati per dignità. 
Mi permetto, allora, di salutarla con le parole di Calamandrei che rappresentano per noi cuneesi un impegno morale ed una ragione di vita: “Ora e sempre Resistenza!”.    
&lt;p&gt;




&lt;i&gt;Beppe Tassone&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;

Presidente del Consiglio Comunale di Cuneo&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it&quot;&gt;sito web personale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE TASSONE: Cuneo. Dalla visita del Presidente della Repubblica un impulso pert i problemi sul tappeto</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/02/giuseppe-tassone/cuneo-dalla-visita-del-presidente-della-repubblica-un-impulso-pert-i-problemi-sul-tappeto/609683"></link>
  <updated>2011-10-02T00:00:00Z</updated>
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  <id>609683</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Cuneo di venerdì 7 ottobre può costituire un valido impulso per accelerare la soluzione di alcuni gravi problemi che sono sul tappeto e che riguardano centinaia di concittadini.
&lt;p&gt;
Innanzi tutto, quello della chiusura della storica sede di Cuneo dell’Alpitour che, dopo il sostanziale nulla di fatto dell’incontro di martedì 27 ottobre, deve essere riaffrontato nuovamente per poter giungere ad una soluzione condivisa che scongiuri la perdita di 300 posti di lavoro, per lo più femminili e assicuri alla città di non perdere una delle proprie attività di eccellenza.
&lt;p&gt;
Il secondo è quello del futuro dei Consorzi Socio Assistenziali: il “pasticcio” del Decreto Legge di metà agosto sta rendendo problematica la realizzazione delle Unioni di Comuni. Occorre prevedere con urgenza una proroga degli Enti esistenti,  nell’attesa che una legge corregga gli errori apportati e consenta ai comuni di avere un minimo di chiarezza sul futuro di un settore molto importante e, soprattutto, sulle risorse messe loro a disposizione dalla Regione.
&lt;p&gt;
E’ inimmaginabile che handicappati, anziani non autosufficienti, malati d’Alzheimer, persone con disagi sociali, famiglie a rischio non trovino risposte adeguate alle loro esigenze e subiscano, oltre ad inaccettabili tagli al settore, anche gli effetti degli errori apportati approvando affettatamente norme legislative che di fatto rendono ingovernabile il settore.
&lt;p&gt;
Altra questione è quella dell’occupazione giovanile che richiede interventi strutturali che consentano di dare una speranza a tanti ragazzi e ragazze che, terminati gli studi, non riescono a trovare un lavoro stabile che consenta loro di formare una famiglia e di guardare con concreta serenità al domani.
&lt;p&gt;
Il tutto in un momento nel quale i comuni, che sono il vero punto di riferimento per tutti i cittadini, si trovano a vivere momenti di grande difficoltà, tra tagli ai trasferimenti, riduzione delle spese e impossibilità a continuare a fornire servizi essenziali ad una popolazione resa ancor più in difficoltà dalla crisi economica.
Situazione questa che mette a rischio la stessa tenuta sociale del Paese.
&lt;p&gt;
Confidare che la visita Presidente della Repubblica possa servire da impulso rappresenta, più che un auspicio, un’assoluta necessità.  
&lt;p&gt; 

&lt;i&gt;Beppe Tassone&lt;/i&gt;
&lt;br /&gt;



&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it&quot;&gt;sito web personale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>David-Maria SASSOLI: Bene le proposte di Barosso: ora un'agenda per realizzarle</title>
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  <updated>2011-09-28T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>609646</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Il discorso sullo stato dell’Unione di Barroso di stamane ha fatto registrare una grande sintonia tra le famiglie politiche europee”. Lo afferma il Presidente degli eurodeputati del Pd, &lt;b&gt;David Sassoli&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;

“Il presidente della Commissione – aggiunge &lt;b&gt;Sassoli&lt;/b&gt; - ne prenda atto e tragga da questo la forza e il coraggio necessari a rilanciare lo spirito europeo. L’Europa, soprattutto in questo momento, non può permettersi di apparire imbrigliata da contaddizioni difficilmente spiegabili, ai cittadini come ai mercati. Per questo ciò che adesso occorre è una agenda stringente che realizzi le importanti proposte avanzate oggi, a partire dalla introduzione degli Eurobond e della Tobin Tax, e dalla messa a punto di politiche per l’occupazione giovanile”.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.agenparl.it/articoli/news/esteri/20110928-crisi-sassoli-pd-bene-proposte-barroso-ora-agenda-per-realizzarle&quot;&gt;AGENPARL&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: L'Europa deve finanziare maggiormente la ricerca applicata</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/09/27/patrizia-toia/leuropa-deve-finanziare-maggiormente-la-ricerca-applicata/609567"></link>
  <updated>2011-09-27T00:00:00Z</updated>
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  <id>609567</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“La preparazione del quadro strategico comune per il finanziamento della ricerca e dell’innovazione costituisce una delle più grandi opportunità che lo sviluppo e l’economia europea hanno davanti a sé. Si tratta, infatti, di agire sulla leva che può innescare davvero un momento di crescita e anche di nuova occupazione qualificata quale può essere quella dei ricercatori e dei giovani che si dedicano, appunto, alle nuove opportunità dell’innovazione della tecnologia e delle professioni ad essa collegate”. Lo ha affermato &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;, deputata europea del Partito Democratico e Vicepresidente del gruppo S&amp;D al Parlamento Europeo nel corso della dichiarazione di voto in Sessione Plenaria a Strasburgo, in materia di nuova politica commerciale dell’Unione nel quadro della Strategia Europa 2020.
&lt;p&gt;

“Un’osservazione che emerge da questo lavoro è che noi dobbiamo sempre più accentuare in Europa una ricerca e una innovazione che arrivino all’applicazione pratica, che arrivino a far nascere nuove imprese, che arrivino a realizzare nuovi brevetti e che non rimangano soltanto una ricerca di base e pura conoscenza, che è certamente importante ma non è sufficiente per far scattare davvero la molla per l’innovazione e sviluppo. La seconda osservazione è il rapporto con gli enti locali, le Regioni e i territori che pure sono un importante strumento per la programmazione sul territorio e per l’incontro tra ricerca, università, centri di eccellenza e imprese”. Ha concluso &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.it&quot;&gt;patriziatoia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Marchionne non ha più alibi</title>
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  <updated>2011-07-21T00:00:00Z</updated>
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  <id>590212</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La sentenza del tribunale di Torino sull’accordo per la costituzione di una nuova società per la gestione dello stabilimento Fiat di Pomigliano, dovrebbe indurre le parti a uscire dalla logica del conflitto e a riprendere quella del confronto.
Respingendo il ricorso della Fiom, il giudice ha riconosciuto che la newco creata dalla Fiat non è un ramo d’azienda. Al tempo stesso però, sostenendo che il Lingotto ha messo in atto una condotta antisindacale, consente alla Fiom di “rientrare” in fabbrica costituendo la propria rappresentanza sindacale aziendale, pur non essendo firmataria di quell’accordo.
&lt;p&gt;
Si tratta di una decisione “salomonica” che lascia i contendenti soddisfatti (o scontenti) a metà, ma che consente di rimettere in moto la via contrattuale. La situazione di crisi profonda in cui si trova il paese e che coinvolge anche la casa torinese, operai e impiegati inclusi, suggerirebbe la scelta di una sorta di disarmo bilaterale. Che porti la Fiom a rinunciare alla promozione di ricorsi individuali dei lavoratori e che spinga la Fiat a rompere gli indugi sugli investimenti annunciati, rinunciando a sua volta a ricorrere contro la sentenza. Non si può attendere oltre. I venti miliardi di euro previsti per dar corpo al progetto, sin qui soltanto annunciato, di Fabbrica Italia – che non riguarda solo Pomigliano, ma l’insieme degli stabilimenti dell’auto, Mirafiori compresa – vanno resi subito operativi.
&lt;p&gt;
Sarebbe drammatico se, come è stato paventato in questi giorni, la sentenza producesse su questo fronte una situazione di stallo. In gioco, accanto al futuro delle relazioni sindacali, c’è il destino degli stabilimenti Fiat, della ricerca, della produzione e dell’occupazione. Cioè il destino dell’industria italiana dell’auto. Un settore strategico che il nostro paese, se non vuole avviarsi irreversibilmente sulla strada del declino industriale, non può permettersi di perdere.
&lt;p&gt;
Per uscire da questa situazione e riprendere la via del confronto, l’unica strada possibile sarebbe una condivisione da parte di Fiat e Fiom delle regole definite da Cgil, Cisl e Uil con Confindustria lo scorso mese di giugno. In quell’accordo non solo c’è una risposta ai temi della rappresentanza e della rappresentatività del sindacato, perfettamente in linea con i contenuti della sentenza di Torino su questo argomento. Si dà anche una risposta al tema – delicatissimo dopo la lunga stagione degli accordi separati – dell’esigibilità delle intese aziendali.
&lt;p&gt;
Secondo quanto concordato, infatti, gli accordi aziendali hanno effetto vincolante per tutte le rappresentanze sindacali dei lavoratori e per le associazioni firmatarie dell’intesa interconfederale (cioè Cgil, Cisl, Uil e Confindustria) che operano all’interno delle singole fabbriche, quando siano approvati dalla maggioranza dei componenti delle Rsu eletti secondo le regole attualmente in vigore. Una norma chiara che attende di essere messa in pratica attraverso la buona volontà di tutte le parti in campo.
&lt;p&gt;
Solo accettando questa cornice di nuove regole si possono infatti superare, con equilibrio, gli elementi di conflittualità che caratterizzano negativamente la situazione attuale. È necessario però che anche il governo faccia la propria parte. Finora, sull’intera vicenda Fiat, Berlusconi e il suo esecutivo sono stati totalmente assenti.
&lt;p&gt;
Quando sono intervenuti, lo hanno fatto unicamente per soffiare sul fuoco delle divisioni interne al sindacato. Un comportamento irresponsabile che non può essere tollerato più a lungo. I venti miliardi di investimenti previsti per Fabbrica Italia devono tradursi in realtà da subito. La disastrosa situazione di crisi in cui versa il paese non può più sopportare rinvii. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=12BLT1&quot;&gt;Europa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: Gravissimo l’atteggiamento sessista della Ma-Vib verso le lavoratrici</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/30/patrizia-toia/gravissimo-l%E2%80%99atteggiamento-sessista-della-ma-vib-verso-le-lavoratrici/589555"></link>
  <updated>2011-06-30T00:00:00Z</updated>
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  <id>589555</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Apprendo con sgomento la notizia che l’azienda Ma-Vib di Inzago ha deciso di licenziare o mettere in cassa integrazione esclusivamente il personale femminile, con la motivazione che essendo donne devono occuparsi della cura dei figli e che comunque ciò che loro portano a casa è il secondo stipendio”. Ad affermarlo è &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;, deputata europea del Partito Democratico. 

&lt;p&gt;“Sono motivazioni gravemente sessiste, appartenenti ad una mentalità retrograda e maschilista, quelle che emergono dalla Ma-Vib sulla gestione del personale che non possono essere accettate e non devono passare sotto silenzio. La Ma-Vib, così facendo, mette in atto un atteggiamento offensivo e gravemente discriminatorio nei confronti delle lavoratrici”, sostiene &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;, segnalando che “In un momento in cui l’Europa chiede standard più forti per garantire la conciliazione tra vita familiare e lavorativa e un’adeguata presenza di donne nei vertici, è una vergogna che ci siano aziende che nemmeno consento alle donne di lavorare per il solo fatto di essere donne”.
&lt;p&gt;  
“L’occupazione femminile – che negli ultimi tempi ha subito numerosi contraccolpi anche a causa della crisi economica – andrebbe incentivata, garantendo alle donne quelle tutele che consentano loro anche di occuparsi dei figli senza trascurare la carriera (come accade in tutti i Paesi europei) o fornendo servizi di assistenza e welfare, non licenziandole e relegandole in casa”, prosegue Toia. 
“Per quanto mi riguarda scriverò, nella mia veste di Parlamentare Europea, ai vertici dell’azienda, ricordando quali sono i principi che informano i principi di politica economica, occupazionale e che si basano sull’obiettivo di un pieno inserimento delle donne ”, conclude &lt;b&gt;Toia&lt;/b&gt;. 
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.it&quot;&gt;patriziatoia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Franco MARINI: «Difendiamo il Contratto Nazionale. I sindacati trovino un punto d'intesa»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-06-18T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
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  <id>585020</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
A me il termine democratici mi lascia freddo» e quindi meglio affidarsi ad un più caldo «amici e compagni». Franco Marini lo incassa così il primo di molti applausi durante il suo intervento alla Conferenza sul Lavoro del Pd. 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Presidente, lei ha fatto un richiamo all'unità d'azione del sindacato per il bene di tutto il Paese. Crede davvero che sia possibile?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ritengo che questo scivolamento indietro dell'Italia sul fronte dello sviluppo e dell'occupazione sia dovuto al venir meno in questi tre anni dell'azione di governo. Si sono limitati alla sola difesa dei conti pubblici, che andavano tenuti in ordine, ma si doveva fare ben altro. Un altro elemento di criticità è stato senza dubbio rappresentato dalla difficoltà dei sindacati di trovare un punto di intesa rispetto alle grandi questioni che investono il Paese, provocando scetticismo anche in chi vuole investire qui da noi».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Da dove si riparte?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Bisogna partire dall'avvicinamento della contrattazione alle realtà aziendali perché è contrattando lì che si interviene sulla produttività del lavoro e il salario operaio. Poi, mi sento di dire, che anche dopo il più duro contrasto deve prevalere il dovere della ricerca di unità d'azione tra confederazioni e questo dovrebbe essere sempre un punto fermo. Nell'84 noi lo facemmo dopo il referendum sulla predeterminazione dei punti di scala mobile: ci furono scontri durissimi in tutti i posti di lavoro, ma in 10 mesi Lama, Benvenuto, Carniti e il sottoscritto, che gli subentrò, misero in atto una seria azione di unità».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Parlando del Pd ha posto i suoi tre paletti: serietà della proposta politica; comprensione della proposta e ferrea unità interna. È così che si vincono le elezioni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Non voglio fare lo stalinista, come qualcuno mi definisce, però se mi chiedo perché abbiamo vinto le amministrative e siamo riusciti a intercettare questo vento di cambiamento che ha portato anche al successo dei referendum, me lo spiego con poche ma salde convinzioni. Intanto con un &quot;no&quot; degli elettori ad un governo che ha continuato a dire che rispetto alla crisi stavamo meglio degli altri e non ha fatto sforzi visibili per non fare ristagnare lo sviluppo e poi con il ruolo che ha giocato il Partito democratico. Noi, e non dico noi a caso, siamo riusciti con Bersani segretario, a ricostruire una capacità di proposta del partito. C'è un gruppo di giovani che consente la presenza della proposta del Pd in tutta la periferia del Paese: questa conferenza a Genova arriva dopo tutte quelle regionali, con un risultato di sintesi che ha impegnato migliaia di militanti».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Vince il partito solido?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Le rispondo così: quando è venuta meno la concezione di un partito basato sull'ordinamento democratico, come prevede la Costituzione, è venuta meno anche la politica. È accaduto dopo la crisi del 1993-94. Il partito aperto e partecipato - le primarie le abbiamo inventate noi ed è bene non dimenticarcelo -, con un grande ruolo dei giovani, è fondamentale, ma serve un partito vero e strutturato, capace di aiutare e anche d i criticare il leader».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Il Pd cresce nei consensi ma gli elettori ancora non vedono con chiarezza un'alternativa. Nessuna critica?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «A me non piace dare troppa importanza ai sondaggi, ma in questo momento c'è una consistente ripresa del nostro partito e credo che questo sia dovuto alla concretezza di Bersani. Questo è stato uno degli elementi fondamentali di questo primo e durissimo round che abbiamo vinto. Oggi noi siamo qui e stiamo parlando di lavoro e lo stiamo facendo con tutti i protagonisti. Questa è la strada giusta anche per costruire l'alternativa: il programma per il Paese».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;A proposito di unità. Il senatore Ichino ha posizioni diverse rispetto alla relazione di Fassina. C'è chi la legge come una divisione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ichino non ha una posizione diversa, ha fatto una proposta di integrazione, come l'ho fatta io. Certo, poteva risparmiarsi di presentare un documento che ha dato adito a illazioni su posizioni di contrasto. Rispetto al contratto nazionale, poi, ha una posizione irreale: si può allargare la contrattazione aziendale, ma non superare. La presenza di milioni di lavoratori nelle piccole imprese impone la difesa del contratto nazionale. Allo stesso tempo devo dire che la proposta del libro Boeri-Garibaldi, a cui fa riferimento Ichino per superare la distanza tra garantiti e non garantiti, è intelligente e va approfondita nel tempo ma non riuscirebbe a affrontare i problemi immediati come invece fa la relazione di Fassina».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=11APST&quot;&gt;l'Unità&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Obiettivo precarietà zero</title>
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  <updated>2011-06-17T00:00:00Z</updated>
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  <id>584787</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La crisi di questi ultimi anni ha sconvolto anche la tradizionale geografia del lavoro autonomo. Il suo progressivo indebolimento sociale ha anche contributo a spostare verso il centrosinistra un orientamento di voto nelle recenti elezioni amministrative.
&lt;p&gt; Tra imprenditori, professionisti, lavoratori in proprio, coadiuvanti e soci delle cooperative, collaboratori e lavoratori occasionali, quella degli “autonomi” è una galassia che è sempre più difficile fotografare. E della quale nessuno sembra occuparsi se non, periodicamente, per ragioni fiscali.
&lt;p&gt;
Eppure i lavoratori indipendenti (parasubordinati esclusi) rappresentano in Italia il 32,2 per cento della forza lavoro complessiva, il triplo della media europea. Una realtà decisiva, per la nostra economia e per la nostra società, che va tutelata e valorizzata.
&lt;p&gt;

E che non a caso sarà al centro dell’attenzione – con la lotta alla precarietà, il sostegno dell’occupazione, il rafforzamento del welfare della Conferenza nazionale sul lavoro del Pd che si apre oggi a Genova.
Per forzare l’inerzia del governo il Pd ha presentato, alla camera e al senato (&lt;b&gt;primi firmatari Damiano e Treu&lt;/b&gt;), due proposte di legge.&lt;br /&gt;

Una sorta di “statuto” del lavoro autonomo, destinato a diventare parte di quel “diritto unico del lavoro” che i democratici puntano a realizzare.&lt;br /&gt;

Obiettivo: valorizzare il fattore lavoro attraverso l’individuazione di principi e regole in grado di definire tutele ed incentivi rispondenti alle esigenze comuni, senza annullare le specificità delle diverse categorie di lavoratori.&lt;br /&gt;

Gli interventi previsti sono diretti a valorizzare le potenzialità economiche, sociali e professionali degli “autonomi”: ricerca di una maggiore competitività basata sulla qualità del lavoro; maggiori investimenti in formazione, innovazione e sicurezza; diffusione delle tecnologie.
&lt;p&gt;
Non solo. Altre norme promozionali riguardano l’accesso al credito e agli incentivi previsti dalle varie leggi, ancora discriminanti verso il lavoro autonomo e le micro imprese; la possibilità di partecipare effettivamente agli appalti pubblici; la semplificazione delle procedure; lo sviluppo di forme di previdenza e di assistenza integrative. Oltre all’imposizione della certezza dei termini di pagamento alla pubblica amministrazione, condizione spesso essenziale per la sopravvivenza di migliaia di imprese artigiane e di lavoratori in proprio.
&lt;p&gt;
Altri capitoli fondamentali riguardano la protezione del lavoro “autonomo ed economicamente dipendente”, per quei lavoratori che hanno un committente prevalente e la riduzione dell’imposizione fiscale. Secondo le proposte di legge del Pd, l’obiettivo può essere raggiunto attraverso l’incremento delle deduzioni dalla base imponibile stabilita ai fini delle determinazione dell’Irap.
&lt;p&gt;
Impegnato com’è sul fronte dei doni e dei condoni, di tutto questo al centrodestra, per dirla con Tremonti, sembra «non fregare un tubo». Il Pd con le sue proposte a precarietà zero intende invertire la rotta, proponendo una discussione e proposte a tutto campo sul lavoro: dipendente, autonomo, parasubordinato e libero professionale. Proposte rivolte soprattutto a chi è più debole nel mercato del lavoro, in particolare i giovani e le donne.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=119DB7&quot;&gt;Europa - Cesare Damiano&lt;/a&gt;</summary>
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