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  <title>Openpolis - Argomento: onu</title>
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  <updated>2012-05-10T00:00:00Z</updated>
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  <title>Giulio Terzi di Sant'Agata: «Migliaia di uomini e armati. Potrebbe servire una missione più robusta»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-05-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>627285</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Esteri&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Quindici osservatori italiani sono in partenza per la Siria in questi giorni: il nostro contributo alla missione Onu di 300 uomini prevista dal piano di pace Annan. «Ma è probabile che non sia sufficiente e che si debba tornare al Consiglio di sicurezza», avverte il ministro degli Esteri Giulio Terzi. «Per chiedere una forza più robusta, fino a 2-3000 uomini - spiega - e in grado di intervenire in base al capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite. Una missione cioè armata, capace di garantire la protezione di alcune aree e la sicurezza degli osservatori che oggi è invece affidata al governo siriano».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ministro Terzi, il capitolo VII, che contempla l´utilizzo della forza, è stato alla base dell´intervento armato in Libia. Sta prefigurando per la Siria lo stesso scenario?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Il modello libico è irripetibile. Ma il capitolo VII è stato utilizzato in molte altre occasioni. E in tante altre avrebbe potuto evitare massacri, come quello di Srebrenica».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Crede che Russia e Cina possano approvare una missione armata?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Per ora no, ma potrebbero farlo se si convincessero che la situazione non è più accettabile. Noi crediamo nel piano di pace Annan, ma con preoccupazione e perplessità. Damasco sta utilizzando una forza spropositata, inimmaginabile anche in presenza di un´insorgenza. Azioni anti-terrorismo con cannoni da 120 mm».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Non è un paradosso approvare l´invio di nostri uomini e dubitare così fortemente dell'efficacia della missione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Un dubbio, non una bocciatura. Il regime continua a comportarsi in modo violento, non ha ritirato i soldati nelle caserme, non ha dato accesso umanitario ovunque, non ha garantito libera circolazione alla stampa. Ma qualcosa si muove, c´è qualche inizio di applicazione delle richieste del piano Annan. Bisogna vedere che impatto potrà avere la missione quando sarà dispiegata totalmente. O magari si creerà una situazione alternativa nel regime, provocata dall'entourage di Assad».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Un golpe?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Un´uscita gestita del presidente, sul modello Yemen».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quattordici mesi e Assad è ancora al suo posto. Un errore di valutazione da parte della comunità internazionale sulla tenuta del regime, sulla capacità dell'opposizione di sollevare la massa critica del popolo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non abbiamo mai pensato che le cose potessero risolversi rapidamente. Assad ha il controllo totale delle forze armate, un forte collegamento con la Russia e con l´Iran che assicura forniture militari».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Tra i diplomatici si fanno strada dubbi anche sul Consiglio nazionale siriano, il frammentato cartello delle opposizioni. Stiamo scommettendo sul cavallo sbagliato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il Cns è molto diviso, ma è l´interlocutore che la comunità internazionale ha individuato. Nel fine settimana i membri del consiglio direttivo saranno ospiti in Italia: il nostro ruolo è quello di aiutarli a ricomporre le loro divisioni interne».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L´intelligence Usa ha riconosciuto la mano di Al Qaeda dietro gli attentati kamikaze a Damasco e ad Aleppo. Il protrarsi del conflitto è un terreno di coltura per l'estremismo e il terrorismo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Temiamo Al Qaeda, trae profitto da una situazione di guerra civile e potrebbe radicarsi nel territorio siriano così come è avvenuto in Iraq, nella provincia di Anbar. Per noi è un rischio, ma molto di quello che è venuto dalle primavere arabe è rischioso. Certo però non sono da rimpiangere le condizioni dei popoli che vivevano sotto Ben Ali, Mubarak o Gheddafi».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Scontri tribali, violenze anche nel cuore di Tripoli. La Libia sta implodendo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Aspettiamo le elezioni di fine giugno. Speriamo che il consolidamento istituzionale sia rapido per consentire gli interventi sociali che sono la vera urgenza del paese».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Una Libia destabilizzata riattiva il rischio della &quot;bomba immigrazione&quot; per l´Italia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non come quando Gheddafi la usava scientemente contro di noi. Ma, certo, se le frontiere non sono protette il traffico delle persone diventa un´emergenza».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il nucleare iraniano. A fine giugno devono entrare in vigore le sanzioni sul petrolio. Da più parti arrivano indizi di una disponibilità della guida suprema Khamenei a trattare. L´Europa è incline a fare qualche passo distensivo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ci sono voluti nove anni per arrivare alle sanzioni petrolifere. Per ottenere concessioni, uno slittamento dell'entrata in vigore di quelle misure, Teheran dovrebbe dare all´Aiea garanzie importanti sul piano delle verifiche, consentendo delle ispezioni molto intrusive. Ma sono scettico».

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1EPYSM&quot;&gt;la Repubblica - Stefania Di Lellis&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emma BONINO: Mutilazioni genitali femminili. Una pratica da proibire e condannare  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/05/emma-bonino/mutilazioni-genitali-femminili-una-pratica-da-proibire-e-condannare-intervista/625512"></link>
  <updated>2012-03-05T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625512</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Oltre tre milioni di bambine, soprattutto in Africa ma non solo, ogni anno subiscono l’atroce tortura della mutilazione genitale femminile (Fgm), una violenza che colpisce la donna per tutta la vita. Al Palazzo di Vetro dell’ONU, si è prossimi a votare, entro la fine dell’anno, una risoluzione di condanna di questa crudele pratica che calpesta i diritti umani delle donne. Protagonista di questa campagna per far votare la risoluzione dall’Assemblea Generale è l’Italia, il nostro paese è riuscito infatti a coinvolgere molti governi africani che adesso presenteranno di loro iniziativa questa risoluzione. Protagonista di questa ennesima battaglia per i diritti umani della donna è la radicale Emma Bonino, attuale vicepresidente del Senato, già Commissario europeo ai Diritti Umani e fondatrice della Ong internazionale “No Peace Without Justice” da sempre in prima linea nella campagna contro le Fgm. L’abbiamo intervistata al Palazzo di Vetro durante i lavori della sessione dell’Onu dedicata alla condizione della donna.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Senatrice Bonino, allora anche sulle Fgm il traguardo di una risoluzione di condanna è ormai vicino?
&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Come forse i lettori sanno è una battaglia che va avanti da dieci anni con gli ultimi due dedicati ad avere una risoluzione delle Nazioni Unite che metta al bando queste pratiche e chiarisca per tutti l’aspetto legale, cioè che le mutilazioni genitali femminili sono una violazione dei diritti umani di base e che come tali vanno messi fuorilegge. Abbiamo provato la prima volta nel 2010, c’è stato uno stop. Nel 2011 c’e’ stato detto dagli africani che questa era un affare africano e che quindi era preferibile una ‘African Ownership’ e allora abbiamo lavorato in Africa e abbiamo ottenuto la dichiarazione dei capi di stato e di governo nel summit di Malabo (Guinea). Dopodiché arriviamo qua pensando che ormai fosse tutto facile dato che, dal punto di vista politico, c’era anche questa dichiarazione, e invece ci siamo ritrovati nelle solite pastoie anche burocratiche. E credo che invece questi ultimi due giorni, in particolare l’evento di lunedì sera con così tante ministre africane e poi il concerto di martedì che è stato un grande successo e gli incontri bilaterali che io continuo ad avere, siano stati una svolta. All’evento di lunedì ha preso la parola il coordinatore del gruppo africano, l’ambasciatore Bertin Babadoudou, che ha detto che insomma sì, abbiamo trascinato con i piedi, per ragioni di gelosie...”
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Chi era geloso? Forse qualche paese...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Lui non ha elaborato... però ha detto che ‘adesso è il momento e io vi garantisco che entro questa sessione avremo la risoluzione’. E questo è stato un grande successo politico ed evidentemente si tratterà di non mollare la presa. Però devo dire che proprio a partire dall’evento si sono fatti vivi una serie di paesi di cui i ministri non erano presenti. Così ho avuto poi una serie di incontri bilaterali, per esempio con la Nigeria che mi ha contattato”.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Un paese africano molto importante&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“E poi la Liberia, un altro paese importante. E anche un bilaterale con gli americani con cui sono in contatto da molto tempo su questa questione”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Insomma come se tutti volessero partecipare solo dopo la sorpresa di vedere così tanti ministri e ministre all’evento al Church Center...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Sì, perché infatti sono arrivati paesi che non ci aspettavamo proprio, come la Costa d’Avorio. E non ci aspettavamo il Camerun, un altro esempio. Poi sono venute una serie di altre delegazioni, non a livello ministeriale e che però poi si sono fatte vive in questi giorni. Quindi a me pare che la volontà politica che avevamo constatato in Africa, finalmente si sia trasposta anche in questa burocrazia che a volte, volendo o non volendo, poi in realtà finisce per frenare sostanzialmente”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;Michelle Bachelet, l’ex presidente del Cile ora a capo di ‘UN Women’, fino all’anno scorso appariva piuttosto scettica sulle possibilità di arrivare presto ad una risoluzione. Invece lunedì sera appariva carica, piena di entusiasmo per l’iniziativa.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Sì, con Michelle Bachelet abbiamo preso contatti l’anno scorso e abbiamo lavorato insieme per il rapporto del Segretario Generale, e credo che a furia di approfondire questo tema, anche lei sia arrivata alla conclusione, che gli sforzi nazionali vanno bene, anche gli sforzi a livello di comunità di base, ma tutto questo diventa effimero se non c’è un radicamento nella legge. Scritto nella pietra insomma, cosa è buono e cos’è cattivo. Quindi lunedì Bachelet ha dimostrato ampiamente di essere arrivata anche lei alla conclusione che avere una risoluzione è un dato molto importante. Stabilisce, erga omnes, questa pratica è una violazione e quindi come tale va proibita e va condannata.”
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il ministro del Lavoro Elsa Fornero - e per lei in questo momento non era facile lasciare l’Italia - ha detto qui a New York che ha capito come fosse importante esserci all’Onu in questo momento. E ha aggiunto che il governo Monti andrà fino in fondo su questo impegno. Il governo si sta muovendo più di quelli che lo hanno preceduto o sui diritti umani tutti i governi in Italia si comportano allo stesso modo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Sui diritti umani non tanto, ma su questa campagna specifica, i governi che si sono succeduti ne Alcuni più esposti, altri magari un po’ più tattici ma devo dire che anche il sostegno finanziario o anche il sostegno negli incontri con gli africani, e ricordo una missione in Uganda, con il Sottosegretario Scotti, che passammo a parlare di Fgm. Insomma tutti i governi, sul tema delle mutilazioni, a me pare sono stati sempre molto determinati. È chiaro che il ministro Fornero capisce che siamo al momento conclusivo e quindi bisogna assolutamente tenere la barra per non farsi sfuggire l’obiettivo. Perché può capitare che poi accadano altre priorità, la gente si distrae, poi quando si tratta di donne si distrae facilmente, ecco che allora è molto importante tenere la barra. Ecco quindi che penso che per il ministro sia stato molto importante esserci, di aver capito e visto la mobilitazione nostra a livello internazionale che va avanti da tanto tempo, poi la missione italiana ha organizzato il concerto con Angelique Kidjo che è un altro elemento molto importante per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Infatti si parla di oltre 50 televisioni che lo ritrasmetteranno, in Italia andrà in onda l’8 marzo, per la festa della donna.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Un risultato molto importante, è dieci anni che lottiamo sulle Fgm”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Già, ricordiamo anche che nel 2007, dopo una lunga campagna dei radicali si arriva al voto in Assemblea Generale sulla moratoria per la pena di morte. Quando avevate iniziato questa battaglia non ci credeva nessuno...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Era il 1994 quando siamo partiti sulla moratoria e cocciuti come siamo l’abbiamo ottenuta”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Adesso nel 2012 di nuovo vicini ad un obiettivo che solo qualche anno fa sembrava impossibile.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Sì, veramente sembrava impossibile”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma i radicali non mollano mai?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Credo che la durata sia la forma delle cose. Lo sappiamo bene e spero che sia così anche nella campagna attuale che facciamo sulle carceri, sulla giustizia e la mancanza di diritto nel nostro paese, magari un po’ più presto se fosse possibile, ecco magari un pochino più rapido”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://notizie.radicali.it/articolo/2012-03-05/intervista/mutilazioni-genitali-femminili-emma-non-molla-mai&quot;&gt;America Oggi | Stefano Vaccara | notizie.radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco PERDUCA: Libia: l'Italia guidi la presenza umanitaria e storni porzione di beni congelati a protezione dei rifugiati</title>
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  <updated>2011-09-05T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>608078</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Per spezzare quel filo, ma forse si dovrebbe parlare più di catena, che lega i governi italiani degli ultimi 15 anni al regime libico, occorre che l'Italia si assuma la responsabilità di essere primo partner della Libia anche nella protezione e promozione dei diritti umani. 
&lt;p&gt;Da giorni giungono notizie, confermate anche dall'Alto Commissario Onu pei Rifugiati, che gli africani che ancora si trovano in Libia, sia perché braccianti, migranti oppure presunti mercenari, siano vittime di atti di violenza indiscriminata in virtù del colore della loro pelle. 
&lt;p&gt;Mantenere la sicurezza in Libia in queste ore, e ancor di più quando Gheddafi verrà catturato, diverrà opera complessa e difficile che non dovrà derogare dagli obblighi internazionale di tutela dei diritti umani anche per chi viene ritenuto colpevole di orrendi crimini. A questa preoccupazione va aggiunto il decennale problema dello sfruttamento schiavista di migliaia di migranti sub-sahariani che oggi sono doppiamente vittime perché ritenuti anche assimilati ai &quot;mercenari&quot; in virtù del colore della pelle. 
&lt;p&gt;L'Italia, che fino a un decenni fa era tra i primi contributori dell'UNHCR dedichi alcuni dei milioni di euro libici scongelati al sostegno delle agenzie dell'Onu pei migranti e i rifugiati.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/print/comunicati/20110905/libia-perduca-radicali-italia-guidi-presenza-umanitaria-storni-prozione-beni-sco&quot;&gt;Partito Radicale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: Libia, sui massacri silenzio bipartisan</title>
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  <updated>2011-09-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>608033</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
La Libia è lo specchio del degrado delle classi dirigenti a livello mondiale.
&lt;p&gt; L’Onu qualche mese fa ha benedetto la guerra dando il via libera ai bombardamenti contro Gheddafi. Lo ha fatto violando la sua carta costitutiva, che la obbligava ad aprire una trattativa tra le parti. Contravvenendo ai suoi scopi e ai suoi principi l’Onu ha accettato il fatto compiuto della guerra ovviamente in nome di scopi umanitari: fermare i massacri. Adesso che la guerra è stata vinta dalla parte appoggiata dai bombardieri, cosa fa l’Onu? Nulla. 
&lt;p&gt;In Libia sono in corso vendette e man mano che il conflitto procede cambia il suo scopo. Adesso veniamo a sapere che il problema è uccidere Gheddafi e che per ottenere questo obiettivo il conflitto può proseguire e con esso la distruzione e gli ammazzamenti. Cosa ha da dire su questo l’Onu? Nulla. 
&lt;p&gt;E le nazioni occidentali che hanno bombardato, cosa fanno? I più furbi e scaltri, come la Francia, hanno organizzato una Conferenza che dietro le belle dichiarazioni di principio è finalizzata unicamente alla spartizione del bottino di guerra. Al padrone di casa andrà la fetta più grande delle forniture petrolifere: gli altri sono in fila per prendere o difendere.&lt;br /&gt;
 E’ il caso del governo italiano che, confermando il detto “Francia o Spagna purché se magna”, dopo l’ennesima giravolta sta cercando di mantenere con i nuovi padroni i contratti che aveva con i vecchi. Ovviamente chi è interessato a fare buoni accordi per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi o di gas naturali non può certo mettersi a fare le pulci se viene compiuta qualche strage di troppo o se la guerra assume un profilo diverso da quella con cui era cominciata.
&lt;p&gt;
C’è un che di disgustoso in questa distanza tra le roboanti dichiarazioni umanitarie che hanno giustificato l’intervento militare e il totale disinteresse concreto per la vita delle persone che viene dimostrato oggi. Vite umane in cambio di petrolio, questo è il mercanteggiamento in corso oggi a Parigi.
&lt;p&gt;
Per quanto riguarda l’Italia le responsabilità di questa situazione non riguardano solo il governo. Coinvolgono l’opposizione parlamentare – Pd in primis - e coinvolgono il Presidente della Repubblica. Che cosa ha da dire oggi Giorgio Napolitano di fronte ai massacri in corso in Libia e alla palese assenza di una soluzione politica che la nostra carta Costituzionale fissa come il punto fondante dei rapporti internazionali? Nulla.
&lt;p&gt;
Il silenzio bipartisan sulla questione umanitaria si sostanzia della condiscendenza bipartisan dei mass media: i morti non fanno più scandalo, non fanno più inorridire il civilissimo occidente, sono derubricati a dato sociologico, insito nella fisiologia del conflitto. Come il neoliberismo anche i morti diventano un fenomeno naturale, che “non merita due parole su un giornale”.
&lt;p&gt;

Questa situazione è destinata ad aggravarsi decisamente: il Cnt ha fatto un ultimatum e tra una settimana comincerà a bombardare la città di Sirte. La città è piena di civili e questo vuol dire che ci sarà un altro massacro. Il Cnt inoltre ha affermato che non vuole osservatori internazionali nemmeno disarmati perché in Libia non sarebbe in corso una guerra civile ma semplicemente un processo di liberazione dal tiranno.
&lt;p&gt;
L’azione del Cnt in Libia è destinata quindi a produrre un massacro di dimensioni ben maggiori di quello che ha originato il conflitto. Nessuno potrà dire che non sapeva. Né l’Onu, né il governo, né il Presidente della Repubblica, né il Pd. Siamo ancora in tempo a fermare questo massacro ma per questo servono gesti chiari e decisi.
&lt;p&gt;
Noi eravamo per la trattativa prima della guerra, siamo per la trattativa oggi.&lt;br /&gt;
 Pensiamo che la costruzione di una Libia democratica - senza il dittatore Gheddafi e le sue camarille e senza diventare un protettorato dei bombardatori - sia l’unico obiettivo legittimo. Per questo chiediamo una cosa sola: la cessazione immediata dei bombardamenti e l’apertura di una trattativa per porre immediatamente fine al conflitto. E chiediamo al governo italiano e al Presidente della Repubblica di porre fine unilateralmente alle azioni militari e di imporre una trattativa.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=13SQNE&quot;&gt;Liberazione&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: «L'Italia non può guardare con indifferenza agli avvenimenti libici. E' nostro impegno, sancito dal Parlamento, raccogliere l'appello dell'ONU»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/20/giorgio-napolitano/%C2%ABlitalia-non-pu%C3%B2-guardare-con-indifferenza-agli-avvenimenti-libici-e-nostro-impegno-sancito-dal-parlamento-raccogliere-lappello-dellonu%C2%BB/585197"></link>
  <updated>2011-06-20T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>585197</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Va riconosciuto e sottolineato il merito storico che l'Alto Commissariato dell'ONU per i rifugiati ha acquisito nei decenni, affrontando drammatiche crisi ed emergenze, operando in circostanze ambientali diverse e difficili, compiendo sforzi straordinari per alleviare le sofferenze umane e prendersi cura di un gran numero di persone, e in particolare di donne e bambini, che avevano bisogno di ogni specie di soccorsi e chiedevano asilo&quot;. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenendo alla Giornata Mondiale del Rifugiato, in occasione del 60° anniversario della Convenzione di Ginevra sullo status dei Rifugiati, esprimendo il suo caloroso apprezzamento per la scelta di celebrarla a Roma.

&lt;p&gt;
&quot;Anche in Italia, - ha affermato il Capo dello Stato - si deve prendere più largamente coscienza della persistenza, della possibile ulteriore estensione del flusso dei rifugiati, della dimensione mondiale del fenomeno e della responsabilità cui nessun paese civile può sottrarsi&quot;.
&lt;p&gt;

&quot;Non è immaginabile - ha rilevato il Presidente Napolitano - che ci si possa adagiare o attardare in egoistiche chiusure nazionali; che ci si possa illudere di esorcizzare così la realtà che preme alle nostre porte, la pressione che si trasmette da un continente all'altro per effetto dell'aspirazione alla pace e alla vita che muove tanti diseredati. Questo è il significato della Giornata Mondiale del Rifugiato, e ciò che essa dice anche al nostro paese. L'Italia si sta misurando con le ricadute dei movimenti liberatori, dei veri e propri moti rivoluzionari, che da mesi stanno scuotendo il mondo arabo, il Nord Africa, il Medio Oriente. Essa di certo non poteva guardare con indifferenza o distacco agli avvenimenti in Libia; non poteva rimanere inerte dinanzi all'appello del Consiglio di Sicurezza. 
&lt;p&gt;E' nostro impegno - ha sottolineato il Capo dello Stato - sancito dal Parlamento, restare schierati con le forze di altri paesi che hanno raccolto l'appello delle Nazioni Unite. L'afflusso sulle nostre coste di rifugiati e richiedenti asilo di varie nazionalità africane, pone problemi non lievi alle nostre istituzioni e amministrazioni. Problemi non lievi perché si tratta di un afflusso improvviso e intenso, giorno dopo giorno, e perché esso si è aggiunto ad un afflusso, anch'esso bruscamente intensificatosi, di immigrati illegali provenienti dalla Tunisia. Non si deve perdere, da parte dell'opinione pubblica italiana, la distinzione tra i due fenomeni : bisogna affrontarli insieme ma su piani anche giuridicamente diversi, secondo le rispettive regole quali finora definite in sede di Unione Europea&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;E' giusto, in questa occasione, - ha quindi rilevato il Presidente Napolitano - sollecitare attenzione e collaborazione, innanzitutto al livello europeo, per le prove cui sta facendo fronte l'Italia, considerando che essa rappresenta agli occhi tanto dei migranti in cerca di lavoro e di vita migliore, quanto dei richiedenti protezione e asilo, la porta dell'Europa&quot;.
&lt;p&gt;

&quot;Il problema che ci si pone - ha poi aggiunto il Capo dello Stato - è piuttosto quello di colmare i vuoti che ancora presentano la nostra legislazione nazionale e il nostro sistema di accoglienza, protezione e integrazione&quot;.

&lt;p&gt;
In questo contesto il Presidente Napolitano ha sottolineato come &quot;sia stato importante il recepimento in Italia delle direttive europee del 2003, 2004 e 2005 in materia di asilo, e come, proprio di fronte alle recenti emergenze, la nostra Guardia Costiera e la nostra Marina Militare si siano generosamente impegnate per il salvataggio di profughi diretti verso le coste siciliane su imbarcazioni a rischio di naufragio. E a ciò hanno cooperato - ha concluso il Capo dello Stato - con slancio e abnegazione, specie a Lampedusa, tanti cittadini, autorità locali e forze di polizia. Purtroppo non si è riusciti ad evitare orribili sciagure, vere e proprie stragi di innocenti, vittime di un turpe criminoso traffico di esseri umani che richiede ben più energici interventi della comunità internazionale. Questo è lo spirito, questi sono gli intenti, secondo i quali - ha detto Napolitano rivolgendosi all'Alto Commissario Guterres - confido che l'Italia farà la sua parte, contando su un più efficace e coordinato impegno comune&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&amp;key=18185&quot;&gt;Il Quirinale.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>AUGUSTO DI STANISLAO: Immigrazione. Berlusconi risponda a Medici Senza Frontiere</title>
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  <updated>2011-05-27T00:00:00Z</updated>
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  <id>573019</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Rispondere alle considerazioni e alle richieste di Medici Senza Frontiere, la più grande organizzazione medico umanitaria al mondo&quot;. 
&lt;p&gt;Lo chiede Augusto Di Stanislao (Idv) al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi.&lt;br /&gt;

&quot;Medici Senza Frontiere - premette Di Stanislao -  ha inviato una lettera ai capi di Stato e di Governo dell'Unione europea, ai presidenti delle istituzioni europee e agli uffici dell'Alto commissariato dell'ONU per i rifugiati, dell'Alto commissariato dell'ONU per i diritti umani e dell'Organizzazione internazionale per la migrazione. È stata successivamente pubblicata su diversi quotidiani nazionali di vari Paesi europei. 
&lt;p&gt;Nella lettera, l'organizzazione medico umanitaria critica la politica contraddittoria europea, che da un lato proclama di condurre una guerra per proteggere i civili e dall'altro chiude le sue frontiere alle vittime della guerra stessa, con il pretesto di prevenire un afflusso massiccio di immigrati irregolari&quot;. 
&lt;p&gt;Secondo la lettera, infatti, &quot;gli Stati europei sono attualmente impegnati in una competizione tra egoismi che punta, in pratica, a restringere l'accesso al territorio europeo a queste vittime della guerra, in nome della lotta all'immigrazione irregolare&quot;.
&lt;p&gt;
&quot;Si ricorda, altresì - precisa il deputato Idv - che l'Italia impegnandosi in questa guerra, si è anche impegnata ad assumersene tutte le conseguenze e dunque a fare di tutto per limitarne l'impatto sulle popolazioni civili. Si tratta sia di un obbligo legale rispetto alle convenzioni internazionali, di cui l'Italia è firmataria, sia di una responsabilità morale&quot;.

 &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20110527-immigrazione-idv-berlusconi-risponda-a-medici-senza-frontiere&quot;&gt;AgenParl&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giulia BONGIORNO: «Intese tra Fli e Pd? Niente panico. Destra e sinistra categorie superate»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/04/15/giulia-bongiorno/%C2%ABintese-tra-fli-e-pd-niente-panico-destra-e-sinistra-categorie-superate%C2%BB-intervista/559854"></link>
  <updated>2011-04-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>559854</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: FLI) - Pres. commissione Camera Giustizia &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Dalla maggioranza provvedimenti da far west. Di giustizia mi intendo più di Berlusconi, ma non mi ha mai ascoltato. Parlava dei suoi processi».
&lt;p&gt;C'è un neonato, Ian, che dorme con gli emendamenti al processo breve sotto il materasso. Dice la madre che «il pediatra mi ha detto di farlo riposare in posizione inclinata, e così...».
&lt;br /&gt;

La madre è Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia della Camera, molto vicina a Fini. In silenzio da mesi, e non solo per la maternità. «Ora è stato il turno del processo breve, ma in precedenza la commissione Giustizia è stata occupata quasi a tempo pieno da provvedimenti analoghi. Cambia il nome, la sostanza è la stessa: si tratta sempre di provvedimenti Far West, una definizione che mi sembra rispecchi il modo in cui Berlusconi, sentendosi perseguitato dalla magistratura, si fa confezionare delle norme per farsi giustizia da sé».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;
Lei non lo considera perseguitato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Da avvocato, posso dire che la quasi totalità degli imputati è convinta di essere vittima di complotti giudiziari e quindi l'istinto di molti è scagliarsi contro la magistratura o eludere i processi. Faticosamente, si cerca di spiegargli che esistono procedure attraverso cui si accerta una responsabilità penale e che queste procedure devono essere rispettate; altrimenti si crea un sistema di giustizia fai-da-te inaccettabile e pericoloso. In questo senso, il premier non costituisce un'eccezione. L'unica, rischiosa differenza sta nel fatto che lui possiede gli strumenti per tentare davvero di farsi giustizia da sé. Ed è chiaro che se un leader, che dovrebbe essere anche un modello, organizza manifestazioni contro i giudici davanti ai tribunali o cerca di eludere i processi con le norme che fa produrre in Parlamento, gli imputati si sentono legittimati, o persino incoraggiati, a emularlo. Stiamo attenti al Far West».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Qual è il rischio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Che si produca una vera e propria degenerazione etica e sociale. Ricordiamoci di Andreotti, che quando fu condannato per omicidio a 24 anni dichiarò: &quot;Credo ancora nella giustizia&quot;. Senza dubbio esistono magistrati politicizzati, e persino magistrati corrotti. Esistono anche errori giudiziari commessi in buona fede. Ma queste storture devono essere corrette con le riforme: è inconcepibile inveire contro la magistratura in blocco o costringere il Parlamento a occuparsi di norme mostruose, con uno spaventoso dispendio di tempo, energia e risorse».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Com'è trattare sulla giustizia con Berlusconi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Quando ne ho avuto occasione, ho notato che Berlusconi parla, non ascolta. Me ne sono stupita: è evidente che di giustizia mi intendo più di lui; credevo gli interessasse conoscere la mia opinione. Sbagliavo. Io parlavo di sistema giustizia e lui portava il discorso sui suoi processi. Ritiene che il suo status di imputato lo abbia trasformato in un esperto di giustizia. Sarebbe come rompersi più volte una gamba facendo alpinismo estremo e sentirsi poi non solo legittimati a riformare la sanità, ma anche in possesso delle credenziali per farlo; oltre che perseguitati dai medici. E non va dimenticato che il tempo destinato a queste leggi è stato sottratto ad altre mai fatte e che invece avrebbero dovuto avere priorità assoluta: quelle per rendere più efficace il sistema».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Berlusconi ha annunciato una «riforma epocale» della giustizia.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non ci sarà mai: perché non credo che il premier abbia a cuore il buon funzionamento della giustizia. Non vedrà la luce nemmeno la riforma sulla separazione delle carriere e del Csm: dopo mille proclami siamo ancora a semplici enunciazioni di princìpi. Al contrario, si continuerà a produrre leggine Far West».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il processo breve passerà al vaglio della Consulta? O è incostituzionale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non mi azzardo a fare previsioni, ma il testo è sicuramente caratterizzato da irragionevolezza. Essere incensurati significa non avere sentenze definitive. Quindi, teoricamente, beneficia della prescrizione breve anche chi ha decine di processi a carico, ma è finora riuscito a sfuggire a una condanna; grazie alla fortuna o ai suoi avvocati. Vedo qualche problema anche con la Convenzione Onu sulla corruzione, perché questo tipo di reati saranno certamente toccati dalla prescrizione breve. La Convenzione Onu invita i Paesi aderenti a fissare &quot;un lungo termine di prescrizione&quot;: l'opposto di quello che accadrà in Italia».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Futuro e Libertà ha davvero un futuro? O si sta sgretolando?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Senza dubbio ci sono stati momenti difficili, ma se mi guardo attorno non vedo gruppi senza problemi...».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dicevate di voler cambiare la politica, siete nel mezzo di una lite interna.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Resto convinta che l'unico modo per riconciliare i cittadini con la politica sia cambiare. Cambiare radicalmente. E in quest'ottica di rinnovamento credo che le donne saprebbero riconquistare la fiducia delle gente comune. Purtroppo rimangono confinate ai margini delle istituzioni. Da sempre sono costrette a lottare più degli uomini per affermarsi: tutto questo è ingiusto, faticoso, sbagliato, ma ha avuto il pregio di affinare le loro capacità. Dare più spazio alle donne sarebbe anche una possibilità di riscatto dall'umiliazione che il premier ha inflitto a tutte noi - e a tutti gli uomini che credono nella parità e nel rispetto - con parole e comportamenti dai quali traspare un maschilismo radicato e insultante».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei crede ancora nella leadership di Fini? E al Terzo polo? Sarà mai possibile un accordo con il Pd?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Certo mi trovo più a mio agio con alcuni del Terzo polo che con altri in cui mi sono imbattuta quando sono entrata in An. So che l'ipotesi di un accordo con il Pd getta nel panico parecchi. Personalmente, reputo superate le categorie destra e sinistra e quindi per me i no pregiudiziali sono incomprensibili. Sulla legalità, io dovrei essere etichettata come di destra; ma se parliamo di procreazione assistita, in confronto a me Enrico Letta è un chierichetto».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=Z26WF&quot;&gt;Corriere della Sera - Aldo Cazzullo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emma BONINO: Né vittimismi né allarmismi  per affrontare l'emergenza</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/04/06/emma-bonino/n%C3%A9-vittimismi-n%C3%A9-allarmismi-per-affrontare-lemergenza/559653"></link>
  <updated>2011-04-06T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559653</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Caro direttore,&lt;br /&gt;


affermo in tutta tranquillità che, per ignoranza o per calcolo, il governo ha creato il «dramma» Lampedusa invece di governare il problema in piena legalità (e umanità). Oscillando tra allarmismo e vittimismo, minacce di crisi di governo e dichiarazioni tanto sguaiate quanto irresponsabili di autorevoli ministri, il governo ha ignorato e violato due strumenti che aveva a disposizione per fronteggiare in maniera incisiva la crisi degli sfollati nel Mediterraneo.
&lt;p&gt;

Il primo è la direttiva 55/2001 emanata dall’Europa dopo la crisi umanitaria del Kosovo nel 1999. E’ intitolata: «Norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione dell’equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e subiscono le conseguenze dell’accoglienza degli stessi». Un titolo più calzante alla situazione di oggi è davvero difficile trovarlo. Ma lo è anche nei contenuti perché, con questa direttiva, sono regolate le norme minime per la concessione della protezione temporanea, che vale per un anno e può essere prorogata di un altro, massimo due. La condizione cessa quando è accertata la possibilità di un rimpatrio sicuro. La direttiva - di grande civiltà e buon senso, come si vede - è stata recepita nell’ordinamento nazionale nell’aprile 2003 e, tardivamente e obtorto collo, il governo si sta finalmente muovendo per la sua attivazione.

&lt;p&gt;
Il secondo risale addirittura al 1998. In base all’art. 20 del Testo unico delle leggi sull’immigrazione, analoghe misure di carattere eccezionale possono essere attivate a livello nazionale con decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, anche senza una preliminare concertazione europea, per «rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all'Unione europea».

&lt;p&gt;
Di che parliamo, dunque? Parliamo di un governo che ha volutamente ignorato gli strumenti normativi esistenti scegliendo, invece, di fare di Lampedusa un’orrenda vetrina mediatica da strumentalizzare per fini politico-elettorali. Così si è cinicamente scelto di bloccare a Lampedusa migliaia di persone lasciate per giorni senza la minima assistenza, a cominciare da adeguate strutture igieniche e sanitarie, con la palese volontà di esasperare la situazione, costringendoli a una pesantissima coabitazione forzata con gli abitanti dell’isola. A questo si è poi aggiunto l’inspiegabile ritardo di un controverso piano-regioni, con la previsione di tendopoli, senza i dovuti controlli come il caso Manduria ha ampiamente dimostrato. Il tutto, poi, accompagnato da un’assurda e immotivata polemica con i Paesi europei e con l’Ue. Da non tralasciare neppure il capitolo, anche questo poco edificante, della direttiva sui rimpatri del 2008 che non è stata attuata nell’ordinamento italiano entro il termine del 24 dicembre scorso. La principale responsabilità è del ministro Maroni che ha affermato che l’Italia non poteva trasporre la direttiva a causa del reato d’ingresso o permanenza irregolare di stranieri previsto dalla legge n. 94/2009 che, appunto, viola le disposizioni della direttiva, come confermano le numerose pronunce giurisdizionali e le questioni pregiudiziali inviate alla Corte di Giustizia dell’Ue. Sia quindi chiaro a tutti il vero motivo della mancata trasposizione finora. Ma c’è la possibilità di porvi rimedio poiché la legge comunitaria 2010 è tuttora all’esame della Camera dove è stata modificata con l’introduzione della norma sulla responsabilità civile dei magistrati: non ci vorrebbe nulla ad inserire anche il recepimento della direttiva sui rimpatri quando tornerà al Senato.
&lt;p&gt;

Se questo è il quadro della situazione ad oggi, occorre capire cosa intende fare il governo a partire da domani. Ed è opportuno fin d’ora avvertire che allontanamenti coercitivi e collettivi sono illegittimi, come stabilito dal Protocollo IV della Convenzione europea sui diritti dell’uomo, e che il blocco navale previsto dalla risoluzione 1973 dell’Onu ha lo scopo di far rispettare l’embargo su forniture al regime di Gheddafi e non di far da barriera a chi cerca di fuggire dalle zone di guerra. Insomma con tanto ritardo e tanti drammi evitabili, il governo deve «scoprire» che non c’è altra strada se non quella della protezione temporanea. Che non c’è altra strada, cioè, se non quella della legalità e dell’applicazione delle norme.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=YSR3M&quot;&gt;La Stampa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Angelo BONELLI: «Io mi schiero dalla parte delle popolazioni»  </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/30/angelo-bonelli/%C2%ABio-mi-schiero-dalla-parte-delle-popolazioni%C2%BB/559498"></link>
  <updated>2011-03-30T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>559498</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lazio (Lista di elezione: Verdi) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Caro Emanuele anch’io come te non sono d’accordo. In ogni manifestazione chiunque partecipa con la propria sensibilità e la straordinaria manifestazione di sabato scorso dimostra che la battaglia dei referendum si può vincere. Una vittoria che se raggiunta consentirebbe di fondare una nuova Italia rispetto a un governo e un parlamento che non governano in nome del popolo italiano ma in nome dell’interesse di uno. Anch’io sono d’accordo con te che la pace, l’acqua e l’energia pulita sono beni comuni e per questi dobbiamo batterci. Sabato scorso ho visto tanta gente manifestare per la pace ed è stato bello vedere le bandiere della pace.
&lt;p&gt;
 
I Verdi europei e quelli italiani, come saprai, hanno condiviso la risoluzione dell’Onu 1973 sulla “No-fly” zone. Una risoluzione che aveva lo scopo di salvare i civili dai bombardamenti di Gheddafi. Non possiamo dimenticare l’ordine dato da Gheddafi di bombardare le manifestazioni di protesta contro il regime e per la democrazia. Le diserzioni di alcuni piloti che si sono rifiutati di bombardare i dimostranti e, purtroppo, gli altri piloti che hanno eseguito gli ordini. E non possiamo dimenticare, infine, la minaccia del rais alla popolazione di Bengasi di rastrellamenti casa per casa. Quando Vendola dice «Né con Gheddafi né con le bombe», omette gravemente una cosa: la sorte della  popolazione di Bengasi, perché in quel caso nessuno avrebbe salvato dall’eccidio migliaia di persone.
&lt;p&gt;
 
Questo non è un particolare ma la sostanza di questa vicenda. Vicenda che ha anche un profondo squallore provocato dall’uso delle armi. Il vero squallore di tutta questa storia sta nel com’è stata applicata la risoluzione dell’Onu o, meglio, mal applicata. Ad esempio, la Francia, che fino a poco tempo fa voleva vendere i reattori nucleari EPR alla Libia, ha assunto un protagonismo sospetto o il ruolo indecente dell’Italia che fino qualche mese fa stringeva accordi commerciali e politici con Gheddafi. La scarsissima credibilità di queste nazioni ha messo in secondo piano, agli occhi dell’opinione pubblica, l’intervento a difesa delle popolazioni.
&lt;p&gt;
 
Il limite di tutto ciò sta nell’Onu. Il mondo ha bisogno di una polizia internazionale sotto il controllo dell’Onu che possa intervenire rapidamente per evitare conflitti e difendere le popolazioni civili quando stanno per essere massacrate. Quello che, ad esempio, non è stato fatto con il Ruanda dove oltre un milione di persone sono state uccise: uno dei più grandi genocidi nella storia dell’umanità, compiuto nel totale immobilismo della comunità internazionale. L’Onu deve creare un sistema di prevenzione dei conflitti e di mediazione politica perché quando si sganciano le bombe è troppo tardi. Tutto ciò non si fa e, di fronte ad un’Africa che esplode per la crisi economica e per la richiesta di democrazia, l’Europa dimostra ancora una volta di non esistere: è sempre più evidente che non esiste una politica estera europea.
&lt;p&gt;
 
Questo è un mondo governato da forti e sporchi interessi economici come quello del petrolio e dell’uranio. Ma di fronte alla coerenza legittima di chi dice «né con Gheddafi né con le bombe» io mi schiero con le popolazioni civili per impedire che le bombe cancellino la loro vita. Sabato 2 aprile anch’io sarò a manifestare, per impegni già presi, a Taranto. Protesterò insieme a tanti cittadini contro la guerra dichiarata dalla diossina alla popolazione di quella città. In dieci anni sono morte 20mila persone a Taranto: la città più inquinata d’Europa. Ma i miei sentimenti e la mia sofferenza sarà anche lì a Roma con voi, a Bengasi e con gli immigrati e profughi che in queste ore fuggono in cerca di una vita migliore.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=YLYDF&quot;&gt;Terra&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>SERGIO GAETANO COFFERATI: «Prima tutti zitti, ora tutti in guerra»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/30/sergio-gaetano-cofferati/%C2%ABprima-tutti-zitti-ora-tutti-in-guerra%C2%BB-intervista/559497"></link>
  <updated>2011-03-30T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>559497</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Guerra umanitaria, «intervento armato», «partecipazione attiva ad una missione militare». La conversazione che segue inizia con una trattativa sul termine da usare, come si fa con un sindacalista. Anche se Sergio Cofferati non è più il segretario della Cgil da quasi dieci anni. «Io la chiamo guerra, punto», è la sua prima risposta. «E la condivisione di una guerra è un errore molto grave. Peraltro destinato a creare conseguenze non tutte prevedibili, che pagheremo».
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;Ci sarebbero, oltre le altre, persino ragioni di opportunità per evitare di partecipare alla guerra in Libia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Sì. Sono contrario all'uso della guerra come strumento per definire i rapporti fra i paesi o per stimolare la democrazia in un paese. E &lt;b&gt;&lt;i&gt;aderisco alla manifestazione del 2 aprile&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. La via deve essere sempre quella della diplomazia. Ma in questo caso ci sono anche novità preoccupanti: abbiamo accettato la risoluzione Onu senza battere ciglio, non vedendo che contiene un paio di grandi contraddizioni. La prima: non è esplicito cosa si vuole ottenere, e questo lascia aperte varie interpretazioni. La seconda: nella risoluzione c'era già la guerra. «No-fly zone» è una definizione di un atto militare e di guerra. Aggiungo che la ritorsione avviene dopo un periodo non breve durante il quale non si sono tentate le altre vie possibili, come l'interposizione.
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;Secondo lei cosa bisognava fare quando i fedeli di Gheddafi hanno cominciato a minacciare gli insorgenti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Non accetto questa domanda. A quel punto non si doveva arrivare. E si poteva. Gheddafi è un dittatore sanguinario, e non dalla scorsa settimana. E quelli che oggi sono i più determinati nella guerra sono gli stessi che non solo sono stati zitti sulla mancanza di democrazia in Libia, ma lo hanno armato. Una connivenza oggettiva.

&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Tra i quali l'Italia.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Sì. E questo mette in luce il nostro enorme problema di politica estera. Quella italiana, supina alle regole della realpolitik. Faccio un esempio: siamo silenti nei confronti della Cina, dove non c'è democrazia né libertà. Abbiamo rimosso Tienanmen. Trattiamo la Cina come se fosse un paese normale, perché è un grande mercato. E invece prima o poi, in qualche maniera, la democrazia e la lotta di classe anche lì arriveranno. E noi ci 'sorprenderemo', senza che aver fatto nulla per accentuare quelle contraddizioni e aiutare la democrazia. Il silenzio sulla Libia è ugualmente dettato da rapporti economici.
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;Molti commentatori sostengono che il pacifismo, questa volta, sia stato più debole. Le voci contro la guerra in oggi sono più isolate di altre volte?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Credo che quelli che da tempo hanno attenzione al tema della pace, in questo caso abbiano sottovalutato le dinamiche che si stavano innescando. Questo ritardo ha portato all'esplosione della fase cruenta, e cioè quando Gheddafi aggredisce i rivoltosi. L'afasia della galassia pacifista nasce da lì. Il tema della pace, normalmente, «riesplode». Non avendo una struttura organizzata, il pacifismo non è in grado di indicare per tempo i fenomeni che possono portare a una guerra. O li indica, ma poi non riesce a costruire azioni di intervento.
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;C'è, credo, un altro elemento determinante nell'isolamento dei pacifisti: il fatto che il presidente della Repubblica Napolitano si sia posto dall'inizio come garante del nostro intervento militare.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Sì, è possibile che la posizione netta e convinta del presidente della Repubblica abbia giocato una parte. Anche perché in questi anni ha svolto un ruolo saggio e delicatissimo di garanzia per il Paese. Per questo oggi distinguersi dalle sue posizioni è più difficile di altre volte.
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;Il Pd si è schierato per la risoluzione dell'Onu, con pochissime eccezioni.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Io, nel parlamento europeo, ho votato contro il testo che faceva riferimento alla risoluzione Onu. Intanto perché vi era già il tema della guerra, con la no-fly zone; poi perché sul tema umanitario non c'era nulla. E non penso solo all'aiuto per i rivoltosi, ma anche sull'accoglienza a chi sarebbe scappato. Da parte degli europarlamentari italiani, dire che l'Europa non ci aiuta è giusto. Ma allora non si deve votare a favore di quel provvedimento. Comunque, oggi tutto è superato: in Libia siamo ai carrarmati, che certo non volano. E intanto il nostro credito internazionale è bassissimo, il nostro ruolo marginale. E lo paghiamo: il dramma di Lampedusa è in parte anche frutto delle contraddizioni del nostro governo. Se gli immigrati sono da contrastare, quando arrivano perché gli altri governi di destra dovrebbero aiutarti? Il governo Berlusconi è vittima delle sue insensate teorie.
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;Cofferati, la pace, Pomigliano e Mirafiori, l'adesione al Pse. Poco fa ha parlava della lotta di classe in Cina. Le sue non sono opinioni diffuse, nel suo partito. C'è una domanda di sinistra, nel Pd?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Penso di sì. Che fa fatica a interloquire con le altre culture che sono nel partito.&lt;br /&gt;
 Penso che nel Pd e, per capirci. nella sensibilità di una sinistra storica, le opinioni più moderate debbano avere anche altri interlocutori. I quali debbono trovare la voglia di presentarsi e la disponibilità ad essere ascoltati. Non mi rassegno all'idea che alcuni valori debbano essere rappresentati solo fuori dal Pd. Perché devo delegare ad altri, a Nichi Vendola per esempio, la loro rappresentanza? Sono valori anche miei. Miei e, credo, di tanti altri.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=YM2JN&quot;&gt;Il Manifesto - Daniela Preziosi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Fabio EVANGELISTI: Attenti a quei due</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/25/fabio-evangelisti/attenti-a-quei-due/559902"></link>
  <updated>2011-03-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559902</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Le chiamano “le carrette del mare”.  Su queste imbarcazioni, spesso di pochi, pochissimi metri, decine (più spesso centinaia) di disperati partono dalle coste del nord Africa per inseguire un sogno chiamato libertà. In queste ore, mentre io scrivo, un barcone con a bordo 330 eritrei partito dalla Libia nei giorni scorsi è stato individuato ad una trentina di miglia a nord di Tripoli.
&lt;p&gt;
La destinazione è sempre la stessa: Lampedusa. Sono 830 le persone giunte sull’isola nelle ultime 24 ore: 15 gli sbarchi, di cui l’ultimo è in corso. Da ieri si stanno svolgendo le operazioni di trasferimento dei profughi da Lampedusa, alla volta di Augusta, presso il centro d’accoglienza Mineo.
&lt;p&gt;
Intanto, come tutti avrete avuto modo di apprendere dai media, sull’isola è emergenza acqua. Secondo quanto affermato dal Comune di Lampedusa la richiesta di fornitura straordinaria di ventimila metri cubi d’acqua, fatta un mese fa , non ha avuto ad oggi copertura economica da parte del Ministero della Difesa.
&lt;p&gt;
Una situazione disperata dunque, per i profughi, per le forze dell’ordine e soprattutto per i cittadini dell’isola. Maroni, ministro dell’Interno,nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, quasi a volerci fare il carico da novanta, ha affemato che esiste il rischio di terroristi o criminali «infiltrati» tra i libici in fuga: “Abbiamo avuto segnalazioni da servizi europei su rischi di questo tipo e quindi l’attenzione è molto alta» perchè esiste «la possibilità che dalla Tunisia arrivi qualcuno legato al mondo della criminalità o, peggio, del terrorismo”.
&lt;p&gt;
Benzina sul fuoco insomma, con finalità peraltro meramente propagandistiche. Così, invece di fare, insieme a tutto il suo governo, un mea culpa rispetto all’assenza di vere politiche migratorie, invece di illustrare ai suoi elettori leghisti che boiata si sia dimostrato il loro trattato di collaborazione con la Libia, invece di far fronte alle emergenze che Lampedusa sta affrontando in completa solitudine, ci vuole dare a credere che un terrorista non avendo metodi migliori di approdo in Italia, si imbarchi su una bagnarola di quart’ordine in compagnia di centinaia di disperati, affronti le impervie dei mari per giorni, rischi di perdersi tra i flutti, si faccia prelevare dalla guardia di finanza e confinare in un cie: è il nuovo prototipo di terrorista, il terrorista idiota.
&lt;p&gt;
Le Nazioni Unite si aspettano “nuove ondate di migranti e rifugiati” per la crisi libica, che potrebbero essere dai 200 ai 250 mila. Non sono i dati dell’Italia dei Valori questi, è quanto riferito dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.fabioevangelisti.it/archives/334&quot;&gt;www.fabioevangelisti.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Anna FINOCCHIARO: «Così il premier ha indebolito l'Italia»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/25/anna-finocchiaro/%C2%ABcos%C3%AC-il-premier-ha-indebolito-litalia%C2%BB-intervista/559467"></link>
  <updated>2011-03-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>559467</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Il Cavaliere non ha tutelato la dignità del Paese nei rapporti con il raìs e non si è schierato apertamente con il popolo libico&quot;
&lt;p&gt;Il presidente Berlusconi non è stato capace di tutelare la dignità e l`autorevolezza dell`Italia nei rapporti con il raìs prima e poi è stato contraddittorio nel momento in cui doveva assumere la decisione di schierarsi, senza se e senza ma, con gli oppositori e con il popolo libico. E ancora oggi non si presenta in Parlamento e non scioglie le ambiguità della sua maggioranza. Con la risoluzione Pdl-Lega, Berlusconi ha tenuto insieme la maggioranza ma ha indebolito l`Italia». 
&lt;p&gt;A sostenerlo è Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Senato del Partito democratico.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quale immagine dà di sé alla Comunità internazionale un Paese il cui primo ministro è assente mentre il Parlamento discute dell`intervento militare in Libia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Una immagine di estrema debolezza del Governo ma anche di debolezza della posizione dell`Italia nella Comunità internazionale. Avevamo chiesto al presidente Berlusconi
di assumere lo stesso comportamento tenuto da Fillon, da Zapatero, da Cameron...&lt;br /&gt;
 Così non è stato. Il presidente del Consiglio teme che da una sua presenza in Parlamento possa derivare una lacerazione nella maggioranza».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Si voleva lanciare un segnale di unità, si è finito per votare cinque volte al Senato mentre alla Camera la risoluzione Pdl-Lega-Ir è passata per soli 7 voti di scarto...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Noi abbiamo provato in tutti i modi, al Senato, a evitare che la giornata si concludesse con una serie di votazioni che hanno reso sostanzialmente incomprensibile quello che, a nostro avviso, doveva essere invece mostrato con tutta evidenza, in maniera limpida, e cioè l`impegno dell`Italia a onorare i suoi obblighi internazionali derivanti dall`adesione alle risoluzioni Onu 1970 e 1973. Io ho chiesto di ritirare tutte le risoluzioni, a cominciare dalla nostra, per votare il dispositivo secco delle dichiarazioni del ministro degli Esteri, Franco Frattini. Questa offerta è stata sdegnosamente respinta dal Pdl e dalla Lega per una ragione evidente...»
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Solo sull`ambiguità della risoluzione Pdl-Lega, sulla sua incompletezza e anche sulle sue mistificazioni, la maggioranza poteva mantenere la propria unità. Tanto è vero che il ministro Frattini, mentre ha dato parere favorevole sulla risoluzione del Pd, esclusivamente su di essa fra le tante che erano state presentate, lo stesso Frattini ha dato parere favorevole alla risoluzione Pdl-Lega alla condizione che fosse assorbita la risoluzione del Pd. Questo per la ragione che la nostra era l`unica risoluzione chiara. Ed era anche quella che riproduceva il deliberato delle commissioni Esteri e Difesa che si erano riunite qualche giorno prima. Peraltro nelle sue dichiarazioni, il ministro Frattini ha smentito la risoluzione Pdl-Lega almeno su due punti importanti».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;C`è chi sostiene che i diritti umani non si difendono con le bombe...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«L`affermazione è del tutto giusta. Abbiamo però un problema: se non tacciano i cannoni di Gheddafi e se non si arresta il massacro del popolo libico, se non si difendono, cioè, i diritti umani degli oppositori e dei civili, non si può ristabilire la legalità di cui il capitolo dei diritti umani è parte essenziale. Non dobbiamo mai dimenticare che milioni di persone che si sono ribellate a un regime dittatoriale e che per questo stanno subendo azioni di guerra e rischi per la loro stessa incolumità fisica, civili innocenti abbandonati alla furi a oppressiva».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L`Italia è stata tacciata di tradimento da Gheddafi e, al tempo stesso, non riesce a conquistare la completa fiducia degli oppositori...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Questo perché il presidente Berlusconi non è stato capace di tutelare la dignità e l`autorevolezza dell`Italia nei rapporti con il raìs prima e poi è stato contraddittorio nel momento in cui doveva assumere la decisione di schierarsi, senza se e senza ma, con gli oppositori e con il popolo libico. E ancora oggi non si presenta in Parlamento e non scioglie le ambiguità della sua maggioranza. Il meno che si possa dire è che la gestione della vicenda libica è stata, da parte del Governo, ondivaga e confusa».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Invece che un mare di dialogo e di cooperazione, il Mediterraneo rischia di essere trasformato nel mare dei respingimenti forzati...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Questo è il grave rischio se lasciamo alla Lega la libertà di trattare la questione dei profughi e degli aventi diritto alla protezione internazionale, come una questione di immigrazione clandestina. Su questo punto si misura lo scarto più drammatico, perché riguarda la vita e il destino di migliaia di esseri umani, tra la posizione della maggioranza e quella del Partito democratico».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;In Italia e fuori di essa, c`è chi guarda agli sconvolgimenti in atto nel Nord Africa e nel Vicino Oriente solo in termini negativi, di preoccupazione...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E' un approccio sbagliato, che non condivido. Vorrei che si guardasse con un altro spirito e con maggiore lungimiranza e coraggio a ciò che accade sulla sponda Sud del Mediterraneo. Perché accanto ai conflitti e alle tragedie di oggi, si apre però la speranza di milioni di persone, per lo più giovani, circa la fine dell`era delle
dittature e l`inizio di una stagione democratica. Questo impegnerà moltissimo i Paesi occidentali, a cominciare dall`Italia, perché lo scarto tra le politiche che finora si sono praticate con quei regimi, in nome della realpolitik, e quelle che si rendono oggi necessarie, è uno scarto assoluto. E come i Paesi occidentali si comporteranno oggi e nell`immediato futuro, che deciderà chi è legittimato ad affrontare, assieme ai popoli protagonisti della &quot;Primavera araba&quot;, un futuro di democrazia». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.senatoripd.it/dettaglio/76117/&quot;&gt;l'Unità - Umberto De Giovannangeli&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Ramon MANTOVANI: L'Onu e la guerra</title>
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  <updated>2011-03-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>559238</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Mi riconosco completamente nelle posizioni espresse negli articoli di fondo e di commento pubblicati nelle ultime settimane su Liberazione circa la vicenda libica. Non ripeterò, quindi, i giudizi articolati sui diversi regimi investiti dalle rivolte popolari. Come non ribadirò il senso delle diverse motivazioni che militano contro l'intervento militare guerrafondaio in corso in Libia. Mi interessa, invece, mettere in evidenza un punto controverso (forse il più controverso) della questione pace-guerra oggi. Si tratta della presunta legittimazione dell'Onu a consentire intraprese militari, del tutto assimilabili alla guerra, ancorché condotte con i moderni strumenti militari che permettono alle potenze occidentali di condurre la guerra dal cielo senza subire perdite, e trasformando una delle fazioni in lotta nelle proprie truppe di terra. &lt;br /&gt;

Non c'è telegiornale o talk show, non c'è pensoso commentatore ed &quot;esperto di politica internazionale&quot; o di &quot;politica militare&quot;, tranne qualche mosca bianca generalmente censurata, che dica o scriva che le Nazioni Unite hanno autorizzato..., hanno legittimato…, hanno deciso…, e così via.
&lt;p&gt;
Come qualcuno dovrebbe pur ricordare, la guerra contro la Repubblica Federale Yugolslava del '99 non fu nemmeno discussa in sede di Consiglio di Sicurezza Onu e l'allora Segretario Generale lamentò di non essere nemmeno stato informato dell'inizio dei bombardamenti. Fu, invece, il G7 allargato alla Russia a decidere, pur essendo un puro incontro informale non retto da alcun trattato internazionale, la fine del conflitto. Come qualcuno dovrebbe ricordare, sul precedente conflitto bosniaco l'Onu esercitò la propria funzione predisponendo una missione militare d'interposizione allo scopo di impedire la continuazione del conflitto armato. Peccato che, non disponendo di propri strumenti militari, per altro previsti fin dal 1945 nell'articolo 43 dello Statuto, ma mai organizzati a causa della guerra fredda, dovette ricorrere al buon cuore di paesi volontari ed organizzò una forza di circa 5000 unità invece delle 60.000 considerate necessarie. Così i baschi blu dell'Onu nulla poterono contro le diverse pulizie etniche fino all'intervento della Nato, che venne fatto esattamente dai paesi che si erano rifiutati di mettere a disposizione dell'Onu le truppe necessarie affinché la missione di interposizione avesse successo. Senza ricordare questi due precedenti è difficile capire cosa stia succedendo oggi in Libia, giacché si tratta di un caso analogo a quello della Repubblica Federale Yogoslava. Analogo perché si tratta di un paese membro dell'Onu, dilaniato da una guerra civile interna. L'analogia, però, finisce qui. Anche se distingue inequivocabilmente questa fattispecie di casi da quelli dell'Afghanistan e dell'Iraq. 
&lt;p&gt;
Lasciamo perdere i &quot;motivi umanitari&quot; ai quali credono solo gli ipocriti e cinici complici degli obiettivi neocoloniali conclamati delle potenze occidentali. Stiamo sul punto della funzione dell'Onu e sulla sua presunta facoltà di legittimare e autorizzare intraprese militari di parte. 
&lt;p&gt;
Di fronte alle tragedie umanitarie prodotte da un conflitto armato che sia in grado di minacciare la pace a livello internazionale, senza entrare nello specifico della situazione libica, cosa dovrebbe fare l'Onu?
&lt;p&gt;
In più articoli dello Statuto si parla chiarissimo. Non ho qui lo spazio per citare lo Statuto (ne consiglio però una ri-lettura periodica come per la Costituzione Italiana). Ma non temo smentite se affermo che è improntato alla soluzione negoziale e diplomatica di ogni conflitto, all'idea di riduzione drastica degli apparati e delle spese militari ed alla ricerca di soluzioni collettive e concordate dei conflitti. Ovviamente lo Statuto prevede anche interventi militari, ma solo nel caso falliscano tutte le azioni non militari (previste negli articoli 40 e 41). 
Chiunque può giudicare se l'Onu abbia o meno esperito tutti i tentativi che il suo statuto prevede per mettere fine ad un conflitto nel caso della Libia. Eppure ci sono state proposte per esercitare una funzione di mediazione, proposte per avviare un negoziato. Tutte volutamente ignorate sia dai ribelli anti-Gheddafi sia dalle potenze occidentali. E fin qui è normale e sembra la copia esatta della vicenda kosovara. Ma sono state ignorate anche dal Segretario Generale dell'Onu! Che però, per questo, è venuto meno ad un suo preciso compito statutario. A nulla vale dire che bombardare una parte in lotta in una guerra civile è una azione in difesa dei civili, come ha fatto Ban Ki-moon. È un grottesco aggiramento e svuotamento dello Statuto dell'Onu. 
In altre parole la risoluzione del Consiglio di Sicurezza è illegittima, ed anche ove la colpevole astensione di Cina e Russia, che solo ora sembrano accorgersi della vera natura guerrafondaia della risoluzione (sic), lo abbia reso apparentemente legittimo, è più che criticabile. E non giustifica in nessun modo l'atteggiamento di chi, governo od opposizione che sia, vorrebbe venderlo come oro colato. &lt;br /&gt;

Ma c'è di più. &lt;br /&gt;

Anche questa vicenda dimostra che è assurdo, sempre che i principi e il diritto internazionale abbiano un valore, che dopo ventidue anni dalla fine della guerra fredda l'ONU non disponga di una propria forza militare permanente per esercitare la funzione di polizia internazionale, come previsto dall'articolo 43 del suo Statuto. 
&lt;p&gt;
Rimanendo nel regime &quot;transitorio&quot; per cui il Consiglio di Sicurezza deve &quot;autorizzare&quot; missioni di paesi &quot;volonterosi&quot;, spiegato se non giustificato dall'equilibrio della guerra fredda, si codifica e cristallizza il monopolio occidentale (leggi soprattutto Nato) dell'uso della forza militare. 
Mi si scuserà la sommarietà del paragone, ma è come dire che uno stato emana leggi ma non avendo una polizia ai propri ordini, deve affidarsi alle polizie private dei più potenti cittadini, per farle rispettare. Ci saranno leggi per cui si troverà la polizia ed altre che rimarranno inapplicate per mancanza della forza necessaria. Ed è esattamente ciò che succede nel mondo. 
&lt;p&gt;
Tutti quelli che si dichiarano difensori dei diritti umani, preoccupati per le crisi umanitarie, desiderosi di promuovere la democrazia in ogni dove, e che fanno finta di non sapere queste cose o, peggio ancora, le ignorano, accettando l'idea che lo Statuto dell'ONU sia una variabile dipendente dagli interessi dei paesi più armati e più potenti non è solo ipocrita. È complice e servo della dittatura &quot;occidentale&quot; che trascina il mondo nella catastrofe e che uccide lentamente le Nazioni Unite riducendole sempre più a &quot;notaio&quot; delle proprie decisioni.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.liberazione.it/news-file/L-Onu-e-la-guerra---LIBERAZIONE-IT.htm&quot;&gt;liberazione.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Oliviero DILIBERTO: La nostra unica bussola è la pace</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/22/oliviero-diliberto/la-nostra-unica-bussola-%C3%A8-la-pace/559219"></link>
  <updated>2011-03-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>559219</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
“Non ha insegnato nulla la guerra infinita – e persa – in Afghanistan, che ha avuto come unico risultato la morte di migliaia e migliaia di civili innocenti e di militari”. 
&lt;p&gt;Lo dichiara Oliviero Diliberto, segretario del Pdci e portavoce nazionale della Federazione della Sinistra. 
&lt;p&gt;“L’Onu fa una risoluzione in cui nei fatti dichiara guerra alla Libia e l’Italia, priva di ogni autonomia politica e di qualunque autorevolezza, oscillando tra il baciamano e le bombe, chiude immediatamente l’ambasciata italiana a Tripoli. Siamo in guerra con la Libia. Ancora una volta – aggiunge Diliberto – in sfregio alla Costituzione italiana (e non possiamo accettarlo visto che pochi giorni fa siamo scesi in piazza in sua difesa) ed ancora una volta mossi solo da biechi interessi sul petrolio. Noi non abbiamo interessi – conclude Diliberto – e non facciamo il baciamano a nessuno: la nostra unica bussola è la pace”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.federazionedellasinistra.com/federazione/?p=4141&quot;&gt;federazionedellasinistra.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Fabio EVANGELISTI: A fianco dell’ONU, per difendere la popolazione civile in Libia</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/21/fabio-evangelisti/a-fianco-dell%E2%80%99onu-per-difendere-la-popolazione-civile-in-libia/559900"></link>
  <updated>2011-03-21T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;E all’improvviso l’Italia si ritrova in guerra. A poche ore dal vertice europeo di Parigi, mentre noi dell’Italia dei Valori eravamo a Piazza Navona a Roma (e in tante altre città) a manifestare in difesa dell’acqua, contro il legittimo impedimento e contro il nucleare, la notizia è arrivata in tutta la sua violenza: l’operazione “Odissea all’Alba” è partita. Gheddafi è un dittatore e come tutti i dittatori deve essere cacciato! Questo per noi è sempre stato evidente e manifesto, meno per altri, sia al governo che all’opposizione. Ma a me, per molti aspetti, par di sognare. Vado allora a ritroso nel tempo, al più recente passato. Rammento la visita di pochi mesi fa del leader libico in Italia, in occasione dell’anniversario dello scellerato Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione tra Italia e Libia. Ricordo le centinaia di hostess a dargli il benvenuto. L’accondiscendenza al suo sogno di un’Europa tutta musulmana, i trenta cavalli berberi purosangue sbarcati a Fiumicino, gli incontri con i big dell’economia italiana, il boom di affari tra Roma e Tripoli, favorito appunto da quel Trattato. In più, come primo azionista di Unicredit, Gheddafi si era guadagnato una comoda poltrona nel salotto buono della finanza italiana. Poi, ancora, l’Eni, la Finmeccanica, le armi, le stesse che stanno uccidendo i cittadini libici che noi, per un amara ironia della sorte stiamo andando a salvare. L’epilogo di questa farsa è il ‘Ministro della Guerra’ La Russa che, gongolante, annuncia (ospite di Lucia Annunziata) l’utilizzo di otto aerei italiani già messi a disposizione della “Coalizione dei Volontari” (nome che incautamente rievoca quella attiva in Iraq). L’Italia dei Valori ha sostenuto e sosterrà, in Parlamento, la Risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu perché siamo dalla parte del popolo libico e non del dittatore che lo sta massacrando, ma come Partito non possiamo non denunciare questo assurdo modus operandi, non possiamo non denunciare le contraddizioni intrinseche al Governo, evidenziate dallo stesso atteggiamento assunto dalla Lega. I documenti votati alla Camera e al Senato erano parziali ed ipocriti, mentre quelli presentati dal nostro Gruppo sottolineavo la necessità della revoca dello scellerato Trattato di amicizia e l’egida di Onu e Nato (a protezione del territorio nazionale) prima di assumere un ‘ruolo attivo’. Le argomentazioni per cui il trattato sarebbe superato de jure sono risibili, al di là del diritto serve una presa di posizione politico-istituzionale ed è quella che, appunto, avevamo proposto. Ricordiamoci che il Trattato, all’articolo 4, afferma che “l’Italia non userà, né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà, né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro l’Italia”. Mentre all’articolo 5 si precisa che “le parti definiscono in modo pacifico le controversie che potrebbero insorgere tra di loro, favorendo l’adozione di soluzioni giuste ed eque, in modo da non pregiudicare la pace e la sicurezza regionale ed internazionale”. L’Italia dei Valori è disponibile – ripetiamolo – a sostenere qualsiasi iniziativa che, sotto l’egida dell’Onu, sia volta a tutelare le popolazioni civili dalle rappresaglie di Gheddafi, ma è davvero questo il compito affidato all’impegno diretto dei nostri militari in azioni di guerra? Si tratta di una questione delicata, che va gestita collegialmente e responsabilmente. La priorità è, adesso, quella di convocare subito le Camere per revocare l’indecente patto stretto da Berlusconi e Gheddafi, tenendo sempre ben impresso che l’art. 11 della Costituzione prevede le operazioni di polizia internazionale, ma ci ricorda anche che “l’Italia ripudia la guerra”. Personalmente non scommeterei un euro sugli intenti umanitari dell’amico Nicolas Sarkozy e di David Cameron…

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.fabioevangelisti.it/archives/323&quot;&gt;blog&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «No alle bombe. L'Onu prevede anche la diplomazia»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/21/nichi-vendola/%C2%ABno-alle-bombe-lonu-prevede-anche-la-diplomazia%C2%BB-intervista/559181"></link>
  <updated>2011-03-21T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Si può essere contro Gheddafi e per la pace, e l'Occidente non ha molta credibilità.
&lt;p&gt;
«La risoluzione dell'Onu contiene vari ingredienti e poteva essere letta in molti modi. Si è scelta la strada più rischiosa riproducendo il ciclo paradossale di impedire il massacro di civili attraverso massacri di civili».
&lt;p&gt; Nichi Vendola si schiera decisamente contro l'intervento armato in Libia dopo quelle che erano sembrate delle timide aperture. «Se fossi in Parlamento voterei no ai bombardamenti su Tripoli», dice il leader di Sel e governatore della Puglia. Che annuncia il risveglio del mondo pacifista.
&lt;p&gt; «Nelle prossime ore e nei prossimi giorni, quando l'opinione pubblica italiana e europea si confronteranno con la realtà, si potrà costruire una mobilitazione su due versanti: contro Gheddafi e contro la guerra».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Sulla mozione delle Nazioni unite Giorgio Napolitano non la pensa come lei. Parla di azione autorizzata dal Consiglio di sicurezza.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Non c'è dubbio. È stata adottata una risoluzione Onu che in qualche maniera dà una copertura legale alle decisioni assunte dai Paesi occidentali. Che poi ci sia una contraddizione tra questi impegni di carattere palesemente militare e il precetto scolpito nell'articolo 11 della Costituzione è una questione di grande rilievo. Che resta aperta».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Dire no alle bombe non significa essere indifferenti alle sofferenze degli insorti e della popolazione civile?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Noi siamo stati non solo indifferenti ma complici, insieme con l'Europa intera, delle malefatte di Gheddafi e di tutti i rais del Mediterraneo in questi anni».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Questo è il passato. Adesso qual è l'alternativa all'azione militare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Tra l'indifferenza e la guerra la terza opzione è la politica del negoziato, della diplomazia che pure sono strade previste nella risoluzione dell'Onu. Si può lavorare a tenaglia sul regime libico con tutti i mezzi per arrivare a un cessate il fuoco e una forza di interposizione di pace. L'esperienza che abbiamo fatto in Libano dimostra che l'altenativa esiste. Anche perché l'Occidente non ha molta credibilità presso quei popoli. Cosa abbiamo detto delle truppe saudite che sono andate in Bahrein a reprimere la ribellione del popolo? Niente. Cosa diciamo della repressione degli oppositori in Arabia saudita? Niente. Aver usato due pesi e due misure selezionando tiranni da abbattere e altri da mettere nei consigli di amministrazione fa apparire la nostra guerra in Libia un capriccio».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;I pacifisti sono un po' ai margini. E non li abbiamo visti neanche quando Gheddafi ha cominciato a usare le armi contro il suo popolo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 «Il sentimento pacifista è innanzitutto un sentimento di indignazione contro Gheddafi. Per me lo slogan è &quot;no a Gheddafi no alla guerra&quot;. Nelle prossime ore si può costruire una mobilitazione su questi due pilastri. Spero però che a differenza di altre volte lo spirito di guerra non si traduca in spirito di intolleranza». 
&lt;p&gt;
 &lt;b&gt;Verso chi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Verso il pacifismo che non è una ridotta di estremisti o di utopisti. È un punto di osservazione che ha svelato la menzogna diventata sistema delle guerre».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Senza fermarle.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«La seconda potenza mondiale, come il New York Times definì il pacifismo una sconfitta. Ma questo risultato lo stiamo pagando tutti in maniera dolorosa. &lt;br /&gt;
E' stata sconfitta la possibilità di entrare in un'epoca che capovolgesse l'azzardo della guerra infinita nella sfida della pace infinita».&lt;br /&gt;





&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=YCZ8S&quot;&gt;la Repubblica - Goffredo De Marchis&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Arturo Mario Luigi PARISI: «Mai più subalterni a Gheddafi ma neanche a Sarkozy» -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-03-21T00:00:00Z</updated>
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  <id>559180</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Si partecipi, ma alla pari. Berlusconi sembra trascinato in un'operazione fuori controllo. 
&lt;p&gt;«Partecipare alla pari per decidere alla pari». E' la linea che secondo Arturo Parisi, ex ministro della Difesa, deputato del Pd, deve seguire l'Italia nella crisi libica: «Condividere le decisioni, con la speranza che siano orientate ad una linea più equilibrata di quella imposta dalla Francia. L'opposto di quello che sembra l'orientamento di Berlusconi: strisciare i piedi in una operazione fuori controllo». &lt;br /&gt;
L'Italia «deve recuperare il tempo perduto, che in questo caso significa anche recuperare la dignità perduta» e non passare «dalla subalternità a Gheddafi a una subalternità a Sarkozy».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sì all'intervento in Libia, no a quello in Iraq: perché oggi non c'è Bush ma Obama?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Anche se siamo pieni di problemi, la differenza, con tutta evidenza, è la risoluzione dell'Onu. La discussione è sul come darle esecuzione, non sul se. E, subito dopo, la definizione esatta dell'obiettivo perseguito dall'intervento».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Quale deve essere l'obiettivo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «La difesa dei civili. Comunque se partecipiamo, dobbiamo partecipare alla pari, non con semplici azioni di supporto.&lt;br /&gt;

Esserci alla pari per decidere alla pari e svolgere un ruolo di mediazione che tenga l'attuazione della risoluzione Onu in un solco compatibile con la Costituzione. In sintesi, partecipazione nazionale massima in una azione collettiva misurata. L'opposto di quello che sembra l'orientamento di Berlusconi: strisciare i piedi in una operazione fuori controllo».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;La Francia invece ha iniziato a bombardare.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «La Francia ha operato in modo unilaterale persino alla vigilia del vertice europeo, quasi a dire che sarebbe andata avanti da sola, comunque. Una cosa che, da europeo, considero grave. É sembrato a molti che col suo protagonismo di oggi Sarkozy voglia far dimenticare di essere stato ieri il riferimento privilegiato di troppi regimi autoritari dell'Africa. Spero che la nostra partecipazione sia guidata dalla determinazione a rivendicare la possibilità di far sentire la nostra voce. Non vorrei che alla subalternità a Gheddafi segua una subalternità a Sarkozy».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Non sarà facile: da migliori amici di Gheddafi a membri di una coalizione armata contro di lui, il cambio di passo di Berlusconi è repentino.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ora parliamo dell'Italia, non di Berlusconi. Mi sento coinvolto da italiano, prima ancora che da esponente dell'opposizione: vedo tutte le nostre contraddizioni ma sento la responsabilità di superarle e in nome di questo ho condiviso la partecipazione. La cosa peggiore sarebbe stata continuare ad essere travolti in posizione subalterna, a livello di mero supporto tecnico o ausiliario. Per come si son messe le cose, per poter condividere la decisione non possiamo non condividere l'azione. Ma, purtroppo, tutte le preoccupazioni sono autorizzate: ci sono passate sulla testa troppe cose. Dobbiamo recuperare il tempo perduto».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Berlusconi invece sembra voler lasciare fare ad altri, sperando che basti mettere a disposizione le basi. Cosa teme?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Si rende finalmente conto della situazione nella quale ci ha cacciati... Se Gheddafi si è detto scioccato dal comportamento del nostro premier, anche lui avrà una qualche consapevolezza della portata del suo cambiamento. Ma subire passivamente l'iniziativa altrui è comunque ora l'atteggiamento più sbagliato».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; L'Italia deve poter guidare le scelte?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Guidare mi sembra decisamente troppo. Usciremo da questo passaggio in posizione inevitabilmente più debole di come vi siamo arrivati. Ma c'è un problema di dignità da recuperare: non mi sembra la condizione immediatamente riconoscibile nel nostro comportamento».        
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=YD0Y3&quot;&gt; Il Mattino - Teresa Bartoli&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: La comunità internazionale si è finalmente svegliata</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/19/pier-luigi-bersani/la-comunit%C3%A0-internazionale-si-%C3%A8-finalmente-svegliata/559166"></link>
  <updated>2011-03-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>559166</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Sulla Libia &quot;alla buon'ora la comunità internazionale ha detto una cosa chiara&quot;, cioè che Gheddafi &quot;è una persona che noi riteniamo criminale e che noi vogliamo mandare al tribunale dell'Aia&quot;. &lt;br /&gt;
Ha commentato così la risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu il leader del Pd Pier Luigi Bersani, che ha aggiunto:  &quot;Non possiamo permettergli di bombardare Bengasi, quindi ci sono gli strumenti per applicare la risoluzione dell'Onu&quot;.
&lt;p&gt;

L’auspicio del segretario del Pd è che &quot;Gheddafi alla luce di questa posizione più ferma e più netta della comunità internazionale, blocchi l'operazione, altrimenti bisogna impedire che Gheddafi bombardi la sua gente a Bengasi&quot;.

&lt;p&gt;


Bersani è ritornato sui festeggiamenti per l’unità dell’Italia, criticando nuovamente l’atteggiamento della Lega Nord: “E’ inaccettabile che nell’aula di Montecitorio ci fossero solo sei esponenti. Sono sempre i soliti giochetti, uno sta a casa e un altro viene. Ma non lo obbliga il dottore a stare al governo se ci stai e hai giurato sulla Costituzione allora devi essere coerente, e il presidente del Consiglio dovrebbe pretenderlo&quot;.
&lt;br /&gt;







&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.rosarossaonline.org/art/2011/03/19/bersani-la-comunita-internazionale-si-e-finalmente-svegliata_13156&quot;&gt;rosarossaonline.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIOCONDO TALAMONTI: Comune di Terni - Mozione avente per Oggetto: “intervento a sostegno del riconoscimento dello Stato Palestinese”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/25/giocondo-talamonti/comune-di-terni-mozione-avente-per-oggetto-%E2%80%9Cintervento-a-sostegno-del-riconoscimento-dello-stato-palestinese%E2%80%9D/558598"></link>
  <updated>2011-02-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>558598</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Terni (TR) (Gruppo: Federazione della Sinistra) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Al Presidente del Consiglio &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Premesso  che&lt;br /&gt;
l’occupazione israeliana dei territori palestinesi dura da oltre 40 anni,  che continua l’espandersi degli insediamenti illegali nei territori occupati di Cisgiordania e Gerusalemme est, unitamente alla costruzione del muro di separazione, alla distruzione di case palestinesi, alla loro espulsione, al protrarsi dell’embargo sulla striscia di Gaza  che ha preceduto e seguito l’attacco militare (con 1400 vittime) compromettono qualsiasi sforzo per il processo di pace; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Viste&lt;br /&gt;
le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU, in particolare le risoluzioni 242, 338; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Considerato&lt;br /&gt;
l'estremo deterioramento della situazione in Medio Oriente  e, in particolare, la continua violazione, da parte del governo israeliano, della Convenzione di Ginevra circa il diritto dei palestinesi ad avere uno Stato sovrano, sicuro e democratico; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Divenuto&lt;br /&gt;
urgente che la comunità internazionale adotti nuove iniziative per contribuire al rispetto del diritto internazionale e delle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Ritenuta non più dilazionabile&lt;br /&gt;
la  prerogativa di tale popolo medio-orientale di vivere in un Paese dove possa essere garantita a lungo termine una pace giusta e duratura basata su: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
- il rispetto del diritto internazionale e la piena e completa applicazione delle risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
- il ritiro delle forze di occupazione e lo smantellamento degli insediamenti; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
- il riconoscimento del diritto al rientro dei rifugiati in applicazione della risoluzione 194 delle Nazioni Unite e la liberazione dei prigionieri politici palestinesi; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Visto che&lt;br /&gt;
oltre 100 Paesi in tutto il mondo hanno già riconosciuto lo Stato di Palestina, con sua capitale Gerusalemme est; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Il Consiglio comunale Impegna la Giunta&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
ad attivarsi per pressare  il Governo Italiano a riconoscere lo Stato Palestinese entro i confini precedenti l’occupazione del ‘67 e a sostenere  il suo riconoscimento presso le Nazioni Unite.
FdS (Talamonti Giocondo, Nannini Mauro, Luzzi Luzio) IDV (Campili Claudio) Socialisti (Boccolini Giuseppe). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Terni, 21 febbraio 2011
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://talamontigiocondo.blogspot.com/2011/02/comune-di-terni-mozione-avente-per.html&quot;&gt;Il Blog Personale di Giocondo Talamonti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giampaolo FOGLIARDI: Gheddafi. Dalle pagliacciate romane al sangue dei manifestanti</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/23/giampaolo-fogliardi/gheddafi-dalle-pagliacciate-romane-al-sangue-dei-manifestanti/558432"></link>
  <updated>2011-02-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>558432</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Durante l’ultima visita di Gheddafi a Roma avevo criticato fortemente le pagiacciate del rais e l’atteggiamento disinvolto e colorito di Berlusconi nei confronti del dittatore libico, servito e riverito nella nostra capitale. &lt;br /&gt;
Lo ricordiamo scorrazzare per la città con ottanta Mercedes, trenta purosangue berberi ed un plotone di amazzoni, impartendo presunte lezioni di corano a giovani hostess pagate a gettone.

&lt;p&gt;
Non sono passati nemmeno sei mesi dalle strette di mano e dalle pacche sulle spalle, dal cappuccino a Piazza Navona e dall’aranciata a Campo dei Fiori e oggi Gheddafi emerge in tutta la sua lucida follia. Sta bombardando con l’aviazione i manifestanti ed ha assoldato mercenari per far strage di chiunque lo contesti. Un massacro inaudito, di una ferocia intollerabile per ogni paese democratico e liberale.
&lt;p&gt;
Il delirio del dittatore è proseguito nel suo intervento in televisione: «Resterò a capo della rivoluzione fino alla morte, morirò come un martire» , ha detto, promettendo di «ripulire la Libia casa per casa» se le proteste continueranno. In tal caso, ha aggiunto, ai «ribelli» sarà data una risposta «simile a Tienanmen e Falluja».
Affermazioni terribili che si commentano da sole.

&lt;p&gt;
L’atteggiamento attendista del Governo italiano di fronte alla crisi libica è stato ancora una volta il simbolo di una politica estera senza direzione. Mentre tutti i grandi paesi ed il Consiglio di sicurezza dell’Onu intervenivano per censurare i massacri e le repressioni di piazza, l’Italia è rimasta a guardare e solo oggi Frattini sembra svegliarsi, abbandonando i toni cauti degli ultimi giorni.
&lt;p&gt;
Il nostro Paese ha storicamente un forte legame con la Libia e molti interessi economici in ballo, inutile nasconderselo, ma la concezione personalistica dei rapporti con i leader stranieri di Berlusconi ci ha condotti in una situazione grottesca ed ancora una volta siamo in forte imbarazzo.
La dignità del nostro Paese è un valore da salvaguardare e di fronte ad un simile bagno di sangue la reazione deve essere netta e senza tentennamenti.

&lt;p&gt;
p.s.&lt;br /&gt;

«Io sono legato da un’amicizia vera con tutti i leader di questi paesi, col presidente Mubarak e la sua famiglia, col presidente Bouteflika, mio coetaneo, con il leader della Libia e con Ben Ali, presidente della Tunisia»; lo disse il Presidente del Consiglio lo scorso 23 dicembre durante la conferenza stampa di fine anno, rispondendo ad una domanda sui rapporti che il nostro paese intrattiene con i paesi del nord Africa.  Forse è il caso di riflettere sulla nostra politica estera.

&lt;p&gt;

on. Giampaolo Fogliardi&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_news.asp?ID=1984&quot;&gt;Pd Veneto.org&lt;/a&gt;</summary>
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