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  <title>Openpolis - Argomento: disoccupazione</title>
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  <updated>2012-05-11T00:00:00Z</updated>
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  <title>Cesare DAMIANO: Ma quanto vale una persona?</title>
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  <updated>2012-05-11T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il caso del cadavere gettato in un torrente, probabilmente per occultare una morte sul lavoro: rigorosamente nero, precario, malpagato.
&lt;p&gt;Imperia, muore in un cantiere, trovato il corpo in un torrente. Cadavere occultato per coprire un lavoro nero? Questa notizia era sulla prima pagina de L`Unità di sabato 5 maggio. La notizia non ha ancora trovato conferma, ma dalle lesioni riscontrate sul corpo irriconoscibile si tratta sicuramente di una morte avvenuta per una caduta dall`alto, forse una impalcatura. 

&lt;p&gt;
L`età apparente della vittima è compresa tra i 25 ed i 35 anni. Questa notizia, nascosta tra le migliaia di informazioni che ci colpiscono quotidianamente, mi ha fatto riflettere in modo particolare perché é la dimostrazione di quanto sia urgente un cambio di mentalità sul tema del valore della persona umana. La domanda dalla quale partire è se tutto quello che è accaduto in questi anni, a proposito di lavoro, fosse inevitabile. Cominciamo finalmente a renderci conto che, in nome del &quot;dio mercato&quot;, si sono prodotte lacerazioni irreversibili nel tessuto sociale, nella coesione, nel rispetto più elementare delle regole e dei diritti. 
&lt;p&gt;Ad esempio, il dibattito che si è prodotto recentemente sul tema dell`articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ha visto l`utilizzo di argomenti, soprattutto da parte del centrodestra, che non avevano niente a che fare con il diritto del lavoro e con la realtà delle aziende. Si dimentica troppo facilmente la disparità di forza esistente tra imprenditore e dipendente (non a caso ho scelto questa parola), che il diritto del lavoro ha il dovere di compensare a vantaggio del più debole, essendo stato definito giustamente diritto &quot;diseguale&quot;. Si è parlato di licenziamenti, come se qualcuno avesse la pretesa di reintegrare in azienda un lavoratore giustamente allontanato dall`azienda. Si fa riferimento ad un mercato del lavoro eccessivamente rigido, quando in realtà il fenomeno che si è verificato è quello di un surplus di precarietà che sta condannando le giovani generazioni ad una vita senza futuro. 
&lt;p&gt;

Occorre anche ricordare che le nuove assunzioni sono caratterizzate all`80% da lavoro a termine e non solo per effetto della crisi, ma a causa di una visione distorta del modello di competitività dell`impresa. In sostanza, è come se si fossero smarriti i &quot;fondamentali&quot; e vivessimo in un mondo capovolto. Dovremmo dunque ricominciare ad analizzare l`evoluzione del mercato del lavoro alla luce delle trasformazioni del modello produttivo. Nessuno mi toglie dalla testa che la svalorizzazione del lavoro sia da collegarsi alla vittoria dei &quot;Chicago boys&quot; ed al conseguente rovesciamento dei rapporti di forza tra lavoro ed impresa che si è manifestato all`inizio degli anni '80, a favore di quest`ultima. 

&lt;p&gt;
La riduzione della dimensione occupazionale delle fabbriche si è accompagnata alla delocalizzazione ed alla esternalizzazione dei cicli produttivi (altra cosa è l`internazionalizzazione dell`impresa); la lean production ed il just in time degli anni '90, quando era di moda discutere del modello giapponese, hanno imposto linee gerarchiche corte e la logica del &quot;produrre ciò che si è già venduto&quot;, eliminando costosi ed ingombranti magazzini. 
&lt;p&gt;In Italia si era soliti dire che le merci erano stoccate sui tir che partivano dalle autostrade del nord est: era anche il tempo del &quot;piccolo. è bello&quot;. Da questo nuovo modo di intendere la produzione si è sprigionata la spinta alla flessibilità che è diventata, con il tempo, precarizzazione del lavoro. 
&lt;p&gt;

Le prime avvisaglie di un cambiamento di rotta ci sono state nel 1984, con l`introduzione dei contratti di formazione lavoro e, successivamente, con il riconoscimento dei contributi previdenziali al lavoro coordinato e continuativo nel '96, con il governo Dini. Da quel momento esplode l`utilizzo del lavoro parasubordinato. Il pacchetto Treu, contrariamente a quanto si pensa, produce una sola novità, richiesta a gran voce dall`Europa: il lavoro interinale. È la successiva legge 30 ad introdurre una estensione significativa di nuove forme di lavoro flessibile, quelle che caratterizzano ancora oggi il mercato del lavoro giovanile.
&lt;p&gt;  

L`ispirazione di Marco Biagi, a mio avviso, pur animata da buone intenzioni, si é erroneamente basata sull`assunto secondo il quale la moltiplicazione delle forme di lavoro flessibile, occasionale ed intermittente, avrebbe automaticamente aumentato l`occupazione, in special modo quella dei giovani. E invece avvenuto esattamente il contrario: non solo la disoccupazione giovanile è a livelli record, anche a causa della crisi, ma il lavoro è diventato meno attento alle esigenze di formazione e di tutoraggio e sono aumentate le spinte all`uso opportunistico delle forme di lavoro fintamente autonome al solo scopo di avere manodopera sottopagata da espellere al momento opportuno. 
&lt;p&gt;

Le buone intenzioni di Biagi, del quale da ministro ho applicato una efficace direttiva sul lavoro a progetto che mi ha consentito di stabilizzare i lavoratori dei cali center, sono anche state tradite dalle cattive interpretazioni dei ministri del lavoro del governo Berlusconi, Sacconi in particolare, che hanno finito con l`esasperare gli aspetti della precarietà senza, contemporaneamente, progettare adeguati ammortizzatori sociali a tutela del periodo di disoccupazione tra un lavoro ed un altro. La riforma del mercato del lavoro in discussione in questi giorni al Senato deve proporsi di correggere il tiro per creare un mercato del lavoro amico dei giovani e delle loro esigenze di stabilità e di futuro. 
&lt;p&gt;

Intanto due buone notizie che ci avvicinano all`obiettivo: la vittoria dei laburisti alle elezioni amministrative in Inghilterra e dei socialisti in Francia che preparano il terreno per una inversione di rotta delle politiche economiche e sociali in Europa. Forse il vento sta davvero cambiando.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1ERY81&quot;&gt;Gli altri&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Stefano Boeri: Disoccupazione. Le cifre reali sono più alte (E la mia proposta)</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/03/stefano-boeri/disoccupazione-le-cifre-reali-sono-pi%C3%B9-alte-e-la-mia-proposta/627042"></link>
  <updated>2012-05-03T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>627042</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Milano (MI) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Nelle statistiche non viene contata la cassa integrazione a zero ore che ha toccato di nuovo il picco massimo. Serve una riforma del mercato del lavoro e quella proposta da questo governo non va bene. Serve stabilità per i giovani.
&lt;p&gt;Sicuramente i dati sulla disoccupazione sono sottostimati perché abbiamo il fenomeno della cassa integrazione a 0 ore che è ancora molto esteso. Ce lo dimostrano i dati pubblici dell'Inps delle ultime settimane che sottolineano come la Cassa integrazione sia tornata ai massimi e se dovessimo tenere conto di queste persone, che di fatto non lavorano (anche se formalmente non sono disoccupate), la disoccupazione sarebbe più alta - come abbiamo dimostrato anche sul sito de La Voce - di circa due punti percentuali. Questo per quanto riguarda la disoccupazione in generale, se poi parliamo più semplicemente della disoccupazione giovanile si vede che la distanza, rispetto alla disoccupazione generale, è aumentata. Ci sono circa 26 punti di differenza, 2600 punti base di spread, se vogliamo usare questo termine, rispetto agli altri lavoratori. Senza dimenticare che ci sono molte forme di lavoro e di sott'occupazione tra i giovani, che risiedono nei contratti precari. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il dibattito sull'articolo 18 è stato molto forte in questi giorni. Ma è un problema reale? Se le aziende chiudono, le tutele dell'articolo 18 forse non hanno ragion d'essere. Che ne pensa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

A mio avviso il problema oggi è un problema di bassa domanda che pesa tantissimo, pesa come un macigno sul mercato del lavoro. A questa si aggiunge la situazione specifica dei giovani, perché sale la disoccupazione complessiva, ma sale ancora di più quella dei giovani. Penso che sarebbe stato utile creare un canale di ingresso nel mercato del lavoro con delle tutele progressive per i giovani, per chi non ha ancora un contratto a tempo indeterminato. Questo avrebbe permesso di dare più prospettive ai giovani. La riforma del mercato del lavoro era una riforma importante da fare, anche se siamo tutti consapevoli del fatto che i problemi della nostra economia in questo momento sono problemi legati al fatto che c'è bassa domanda, che le condizioni dell'economia in generale sono difficili, e che tutto ciò ha poi degli effetti sul mercato del lavoro. Però ritengo sia importante comunque fare una riforma del mercato del lavoro, e mi sarei augurato una riforma diversa da quella che è adesso in discussione al Senato. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Le aziende hanno difficoltà sotto 2 profili: quello della produzione, perché non producono tanto da riuscire a sopravvivere, e quello finanziario dell'accesso, limitato, al credito. Come se ne esce?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Per quanto riguarda l'accesso al credito delle imprese credo sia un problema molto complicato. Una prima cosa da fare sarebbe davvero affrontare questa questione dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. Lo Stato dovrebbe riconoscere il fatto. La pubblica amministrazione dovrebbe riconoscere di avere questi debiti contratti con le imprese così da dare la possibilità alle imprese stesse di accedere al sistema bancario e poter, in qualche modo, far anticipare queste somme. Poi bisogna un po' stimolare le piccole imprese che sono la statura portante della nostra economia, a creare dei consorzi e nell'ambito di questi concorsi cercare di trovare finanziamenti anche al di fuori del sistema bancario, mettendo delle obbligazioni. Ma ritengo anche che vadano fatte delle riforme nel sistema bancario perché abbiamo un sistema bancario strabico, che guarda più alla grande che alla piccola impresa e su questo bisogna sicuramente cercare di agire.

&lt;p&gt;&lt;b&gt;La mia proposta?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

Semplice: eliminare tutti i contratti precari, inclusi gli stage (da riconoscere al più con stretto rigore numerico e temporale), e riconoscere la subordinazione alle partite iva con attività prevalente per un solo committente, sia anche un professionista (quanti studi professionali si avvalgono di collaboratori che di fatto sono dipendenti su cui vengono scaricati gli oneri contributivi?), il tutto senza escamotage. al contempo portare la tassazione sul lavoro ai minimi europei. solo così credo possano ripartire le assunzioni, i salari, e l'economia.
&lt;p&gt;Il grafico tra disoccupazione totale e giovanile a confronto su &lt;a href=&quot;http://www.lavoce.info/articoli/pagina1003045.html&quot;&gt;lavoce.info&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.cadoinpiedi.it/2012/05/03/disoccupazione_la_cifre_reali_sono_piu_alte.html#anchor&quot;&gt;cadoinpiedi.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Con il voto si sceglie a chi affidare il destino della propria comunità</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/02/dario-franceschini/con-il-voto-si-sceglie-a-chi-affidare-il-destino-della-propria-comunit%C3%A0/627165"></link>
  <updated>2012-05-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>627165</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt; ha fatto tappa oggi a Pistoia per sostenere Samuele Bertinelli, candidato sindaco del Partito Democratico, appoggiato da una coalizione molto ampia, e &quot;che - ha sottolineato &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; - parte anche da un'esperienza di governo. L'importante, in una coalizione così ampia è che ci sia una guida sicura&quot;.
&lt;p&gt;

&quot;Quando si vota si sceglie sempre la persona a cui affidare il destino della propria comunità, del proprio Paese. Io vorrei che qualcuno, tentato dal movimento 'Cinque stelle', provasse a immaginare Grillo al posto di Monti a guidare il Paese, ad andare al G20 a discutere con Hollande, con Obama o con la Merkel. Passare da Berlusconi a Grillo non credo sia un passo avanti&quot;.  &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; ha poi sottolineato che se Hollande dovesse vincere le presidenziali francesi, questo cambierà le politiche europee &quot;e finalmente - ha detto - potremmo uscire da questo schema di austerità che non regge. Se dopo Hollande vinceremo noi in Italia e i socialdemocratici in Germania, nel 2013 sarà un'Europa completamente diversa&quot;.
&lt;p&gt;

E diversi sono stati anche i temi affrontati durante l'incontro.  Sul piano politico nazionale, &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; ha ribadito la volontà del PD di accelerare sulla riforma dei partiti, attraverso la proposta di legge sul controllo dei bilanci e la riduzione del finanziamento ai partiti. &quot;Per il finanziamento pubblico ai partiti - ha dichiarato il capogruppo PD alla Camera - è già calendarizzato in Aula per il 14 maggio un provvedimento che introdurrà controlli molto rigorosi, e la proposta del PD è il dimezzamento del finanziamento&quot;. 
&lt;p&gt;

La visita allo stabilimento AnsaldoBreda di Pistoia ha fornito l'occasione per discutere della crisi occupazionale e delle scelte di politica industriale.  &quot;Il problema della disoccupazione giovanile è drammatico&quot; ha ribadito Franceschini. &quot;Abbiamo una generazione intera lasciata in stato di instabilità, ed è una generazione sulla quale bisognerebbe investire per il futuro del Paese. Quindi bisogna assolutamente impegnarsi per creare lavoro e dare certezze anche a chi il posto di lavoro ce lo ha già.  All'interno della Breda questo è ancora più paradossale, perchè se c'è un settore in cui l'Italia deve investire per il futuro è spostare il trasporto dalla gomma al ferro: tram, treni e ferrovie. Il settore ferrotranviario è strategico.  Quindi noi ci impegneremo in Parlamento per sostenere la strategicità di questo settore, per i lavoratori, ma sopratutto per il futuro del Paese&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7168&quot;&gt;dariofranceschini.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: Riforma del lavoro, più azioni per l'inclusione delle donne</title>
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  <updated>2012-04-13T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626808</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
E’ cominciato in Commissione, al Senato, la discussione sulla riforma del mercato del lavoro. Si è parlato molto, giustamente, in queste settimane di articolo diciotto, di flessibilità, di ammortizzatori sociali e di precarietà. Non si è parlato quasi per nulla di misure a sostegno dell’occupazione femminile. Un tema messo ai margini della discussione, mentre dovrebbe essere un elemento cardine per il rilancio e lo sviluppo del Paese. I dati Istat sul mercato del lavoro di marzo ci dicono che mentre il tasso di occupazione maschile (67,2 per cento) è stabile rispetto a febbraio, quello femminile (46,7 per cento) è in calo del 4 per cento rispetto al mese precedente. 
&lt;p&gt;Non solo: il 49,2 per cento delle giovani donne del Mezzogiorno è disoccupato. E laddove le donne trovano lavoro, prevalentemente si collocano nel segmento dei precari. Esiste, quindi, una specificità della questione femminile nella più generale vicenda del mercato del lavoro. La riforma proposta dal Governo, pur contenendo alcune proposte, non sembra tenerne conto. Il dibattito parlamentare dovrà spostare questo asse e introdurre misure più stringenti sul tema. Sia sul fronte di misure dirette sia su quello del riconoscimento del peso della donna nel ruolo familiare e nel lavoro di cura, su cui bisogna investire per dare un impulso all'occupazione femminile. 
&lt;p&gt;I tagli di questi anni stanno mettendo a dura prova i servizi pubblici locali per la famiglia: asili nido, tempo prolungato nelle scuole, assistenza ad anziani e disabili. La donna, nell’ambito familiare, è in genere caricata di tutte queste incombenze, e, venendo meno il servizio pubblico, sparisce un sistema di sostegno alla figura stessa della donna, costretta a tagliare il tempo del lavoro per dedicarsi alla cura dei figli, dei genitori anziani, della famiglia. Ripristinare, e anzi rilanciare, la rete di servizi per la genitorialità, per l’istruzione, per l’assistenza, serve a restituire alla donna una funzione più attiva sul mercato del lavoro.
&lt;p&gt;

Gli interventi previsti dalla riforma Fornero, in questo senso, appaiono insufficienti. Buono il congedo di paternità obbligatorio ma sono pochi i tre giorni. Siamo ben lontani dal modello occidentale. Il Parlamento europeo, infatti, non a caso chiede il congedo di paternità per almeno 15 giorni. Tutta la materia dei congedi parentali, in realtà, andrebbe riscritta, sul fronte della loro convenienza, della protezione da eventuali discriminazioni, per l’allargamento alle fasce di precariato, per il riconoscimento delle differenze e delle specificità.
&lt;p&gt;

Addirittura fuorviante la misura dei voucher per le baby sitter, che fa emergere il lavoro nero ma di certo non aiuta la maternità, collegata com’è al rientro al lavoro della donna in tempi più rapidi. Una misura che sottrae spazi all’esercizio della maternità e non compensa i tagli alla spesa e ai servizi per gli asili nido. Anche la norma sulle dimissioni in bianco, che andrebbe a tutelare maggiormente le donne, soggetto tradizionalmente più esposto a questa pratica, segna, al tempo stresso, un elemento positivo per l’iniziativa in sé ma un arretramento rispetto alla Proposta di legge che sta maturando in Commissione Affari sociali. Nell’insieme, quindi, il quadro degli interventi per una maggiore inclusione delle donne nella vita economica previsti dalla riforma del lavoro è insufficiente. Ci sarà da fare un lavoro attento, a cominciare dal Senato e poi alla Camera, per introdurre correttivi, misure più efficaci e ribaltare una impostazione che sembra puntare lo sguardo più sul passato che sul futuro.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/en/articoli-e-interventi/404-riforma-del-lavoro-piu-azioni-per-linclusione-delle-donne.html?tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;www.deliamurer.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio POLITO: Troppi soldi pubblici ai partiti. Ora rinuncino a quei cento milioni</title>
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  <updated>2012-04-10T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626645</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Sarebbe davvero paradossale&lt;/b&gt; se, mentre promettono di cambiare la legge, i partiti intascassero a luglio l'ultima tranche di soldi pubblici di questa legislatura: cento milioni tondi tondi. Già da oggi, dunque, dovrebbero annunciare la sospensione di quel versamento: il futuro dipenderà dal varo di una nuova normativa.

&lt;p&gt;&lt;b&gt;La misura varrebbe in due sensi:&lt;/b&gt; come tagliola per i partiti che dichiarano di voler cambiare, che a questo punto avrebbero una data di scadenza per i loro propositi riformatori; e come sanzione per quei partiti che non volessero cambiare, perché senza una nuova legge niente più soldi neanche a loro. Le tre forze politiche che compongono la maggioranza, Pdl, Pd e Udc, possono votare un decreto del governo che abroghi subito la legge esistente, bloccandone così anche l'ultima rata. Spetterebbe poi a loro, in Parlamento, approvarne una nuova. Il rischio di un lungo vuoto legislativo è remoto: in materie simili i partiti hanno sempre saputo essere velocissimi, senza passare neanche dall'Aula. Ma se anche ci fosse, sarebbe senza costi per la collettività.
&lt;p&gt;Cento milioni non sono molti, nel mare del fabbisogno dello Stato. Però, se si pensa alla difficoltà di trovare la copertura finanziaria per gli esodati o per il nuovo sussidio di disoccupazione previsto dalla riforma, si capisce che di questi tempi anche cento milioni sono preziosi. Si potrebbe lasciare ai partiti la scelta sull'uso sociale cui destinarli. Per tirare avanti, nel frattempo, essi possono comunque contare sugli ingenti risparmi messi da parte in questi anni grazie al generosissimo sistema dei cosiddetti rimborsi spese, risparmi così grandi che non sanno più come investirli, tra immobili, titoli della Tanzania e spese personali. Se anche fossero costretti per un po' a tirare la cinghia, non sarebbe la fine del mondo. Bisogna considerare che sono le aziende più flessibili d'Italia, visto che si sono auto-escluse fin dal 1990 dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, e possono dunque licenziare per motivi economici i loro dipendenti senza rischio di reintegro da parte del giudice.

&lt;p&gt;
Nel fare la nuova legge, però, non credo che un po' di trasparenza e di bilanci su Internet possano bastare a convincere l'opinione pubblica che si è voltata pagina. Forse poteva bastare quattro o cinque anni fa. Non adesso, non dopo gli scandali Lusi e Belsito. 
&lt;p&gt;«Più trasparenza» va bene, ma ciò che oggi conta è «meno soldi». &lt;br /&gt;
Invece si sentono molti proclami sui massimi sistemi e nessuno sull'entità della cifra. Il tesoriere del Pd, Antonio Misiani, fa notare che nell'estate dello spread il finanziamento ai partiti è già stato ridotto, e secondo lui è ormai «in linea con quanto percepiscono i partiti in Francia, Spagna e Germania». A parte il fatto che questi raffronti europei sono sempre opinabili e difficili da accertare (vedi il fallimento della commissione Giovannini): ma il problema è che nel resto d'Europa i tesorieri dei partiti non diventano consiglieri di amministrazione di Fincantieri, i partiti non governano le Asl, non gestiscono ottomila società pubbliche di servizi locali. Soprattutto, nel resto d'Europa non c'è stato un referendum che ha abrogato il finanziamento pubblico. La legge che l'ha sostituito è infatti pudicamente definita un rimborso spese elettorale. Invece i partiti prendono una cifra fissa indipendentemente dalle spese che dichiarano. Questo forfait è il problema. Viene usato dai «cerchi magici» - ce ne sono in molti partiti - come la Regina d'Inghilterra usa l'appannaggio reale. Bloccano inoltre anche la democrazia interna, perché provate voi a disarcionare un leader che ha le chiavi della cassa.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Qualsiasi nuova legge&lt;/b&gt; deve dunque agganciare i soldi versati alle spese effettivamente sostenute: ci deve essere un rapporto percentuale, oltre alla verifica di un'autorità esterna (che la Corte dei Conti esercita su chiunque maneggi soldi pubblici). Inutile che i partiti si facciano illusioni: hanno ricevuto in questi anni troppi soldi, e li hanno usati troppo male. L'elettorato accetterà solo una riforma che riduca l'assegno di mantenimento.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1DDWH5&quot;&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: «Caro Monti, ora basta con le tasse»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-04-06T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«La riforma del lavoro c'è, gli ammortizzatori sociali cambieranno, ma a pagare il conto saranno ancora una volta gli italiani. Che per finanziare le misure messe in campo dal premier Mario Monti e dal ministro Elsa Fornero dovranno mettere mano al portafogli. Per sborsare, ad esempio, due euro di tassa aeroportuale di imbarco in più o, nel caso di proprietari di immobili che non abbiano scelto la cedolare secca del 20% sui redditi da affitto, per vedersi applicare una maggiorazione del 10% dell'imponibile. 
&lt;p&gt;Oppure per assistere alla riduzione della deducibilità delle polizze assicurative Rc auto. Tasse, insomma, e ancora tasse, come anche Cesare Damiano, responsabile lavoro dei Democratici e già ministro nell'ultimo governo guidato da Romano Prodi, ammette chiaramente. «Monti si è insediato e ha promesso rigore, sviluppo ed equità. Il primo si è visto anche troppo, ma per lo sviluppo e l'equità il ritardo comincia a essere sensibile», dice a ItaliaOggi. «Bisogna quindi fare rotta con decisione sulla crescita economica., altrimenti il cocktail di tagli alla spesa, di maggiori tasse, di riduzione della domanda di beni di consumo e di aumento della disoccupazione produrrà effetti micidiali».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Teme che il governo Monti finirà, con le sue cure drastiche, per uccidere l'economia italiana?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Uccidere è una parola grossa, e comunque mi auguro che nessuno possa mai riuscirci. Aggiungo che il governo non vuole certo distruggere l'economia. Detto questo, non si può certo continuare all'infinito con l'aumento della pressione fiscale e con il rigore cieco dei tagli lineari.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A proposito di fisco. Una delle misure di copertura del ddl lavoro firmato oggi (ieri per chi legge, ndr) dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano prevede per i proprietari di immobili che non abbiano scelto la cedolare secca, un aumento del 10% dell'imponibile Irpef per i redditi da locazione. Che ne pensa?
&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
In linea di principio sono d'accordo sulla necessità di colpire chi non paga le tasse. Ma se il proprietario di una casa in affitto non è un evasore, e ha scelto di versare la sua imposta non la cedolare secca del 20% ma con la denuncia dei redditi, non si vede perché dovremmo obbligarlo a optare per la prima soluzione. Insomma, la cedolare secca conviene, ma costringere ad adottarla anche chi non ha convenienza mi sembra una forzatura impropria.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma da qualche parte comunque i soldi bisognerà pur trovarli per finanziare questa riforma. O no?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Certo, finanziare lo stato sociale è indispensabile e trovare le risorse per farlo funzionare è doveroso se si vuole rilanciare lo sviluppo dell'economia. Ma, ripeto, non si può pensare di farlo con continui aumenti di tasse o con i tagli lineari stile Giulio Tremonti. Ci vuole altro, e Monti deve mettere in campo tutto quello che può per rilanciare la crescita. Finora rimasta purtroppo in ombra nella sua azione di governo. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1D9IJO&quot;&gt;Italia Oggi - Giampiero Di Santo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Stefano Boeri: LA RIFORMA DEL LAVORO? DEL TUTTO INADEGUATA  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/03/stefano-boeri/la-riforma-del-lavoro-del-tutto-inadeguata-intervista/626449"></link>
  <updated>2012-04-03T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626449</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Milano (MI) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Il prof. Boeri non ha affatto lesinato critiche all’operato del governo.
&lt;p&gt;
«La riforma non è all’altezza, né sul piano del metodo né su quello del merito. Non credo che i mercati e gli investitori stranieri si facciano scoraggiare dall’art. 18: i veri problemi sono l’enorme burocrazia e l’influenza della criminalità organizzata. Troppe timidezze anche sul settore bancario.
&lt;p&gt;«La riforma non è all'altezza, né sul piano del metodo né su quello del merito.&lt;br /&gt;
 Bisognava intervenire non sullo stock di lavoratori, ma sui flussi (ossia sui nuovi contratti, e non su quelli già posti in essere, ndr). Non credo che i mercati e gli investitori stranieri si facciano scoraggiare dall'art. 18 su cui tanto si dibatte: i veri problemi sono l'enorme burocrazia e l'influenza della criminalità organizzata. Detto questo, la riforma del lavoro è un banco di prova importante per il governo italiano». Qualche stoccata anche a Corrado Passera: «Il governo Monti è in ritardo sul settore bancario, sono necessari interventi urgenti per uscire dalla stretta creditizia. Forse non è un caso che in un ruolo così delicato come quello di ministro per lo Sviluppo economico ci sia un ex banchiere».
 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Professor Boeri, su quali principi si fonda l'idea del contratto unico alla base della proposta che ha elaborato insieme al prof. Garibaldi? Non rischia, da un lato, di costituire una limitazione delle libertà delle imprese e, dall'altro, di provocare un aumento del sommerso?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Noi non prevediamo di vietare altre forme contrattuali. Poniamo delle penali sull'abuso di altre figure contrattuali, facendo sì che il lavoratore abbia più assicurazioni contro il rischio di perdere il lavoro se le accetta: quindi è un disincentivo ad abusarne, ma non le vietiamo. Per quanto riguarda il lavoro nero, l'evidenza empirica e molti studi dimostrano che in realtà l'introduzione di figure contrattuali temporanee ha provocato solo una sostituzione dei contratti di lavoro a tempo indeterminato con contratti di lavoro a tempo determinato, ma non c'è stata emersione del sommerso».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come pensa di evitare nella sua proposta di riforma che dopo i primi 3 anni di prova, quando dovrebbe essere stabilizzato a tempo indeterminato, un lavoratore non specializzato sia scaricato a favore di uno nuovo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Nella nostra idea il contratto di inserimento (lo definiamo &quot;unico&quot; perché è quello verso cui si veicolano quasi tutte le assunzioni, ma potremmo definirlo anche &quot;prevalente&quot;) si fonda sul principio che vi sia un percorso: un lavoratore inizia a lavorare e man mano che va avanti il suo percorso di lavoro aumentano le sue protezioni. Però formalmente è, fin da subito, un contratto a tempo indeterminato: questo stimola sia l'azienda che il lavoratore a investire nella formazione specifica. Il contratto di apprendistato che esiste oggi, e che secondo la riforma Fornero dovrebbe essere valorizzato (anche se non si capisce bene in che modo), prevede invece che al termine del periodo di apprendistato il lavoratore possa essere licenziato senza costi, il che ci sembra una contraddizione in termini. Il modo giusto di incentivare la formazione invece è proprio dando durata all'impiego».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il Ministro per la PA, Patroni Griffi, ha segnalato che le nuove norme sul licenziamento per motivi economici non troveranno applicazione nel pubblico impiego, in quanto in questi casi c'è una disciplina ad hoc. Lei è favorevole o contrario all'estensione agli statali delle nuove condizioni che varranno per i dipendenti del settore privato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Io penso che un governo che riforma il mercato del lavoro tenendo fuori il settore pubblico non sia credibile. Il governo è esso stesso un datore di lavoro (dei lavoratori pubblici), quindi nel momento in cui propone una nuova normativa deve dare anche il buon esempio. Al contrario, si tratta di un fallimento della riforma Fornero, perché pone in essere una tale asimmetria tra i licenziamenti individuali per motivi economici e quelli per motivi disciplinari che è inapplicabile al pubblico impiego: dove c'è una ragion d'essere per i motivi disciplinari ma non per quelli economici, che invece c'è nel settore privato. Proprio questa distorsione introdotta dalla riforma a mio giudizio è uno dei problemi più seri, perché creare questi due canali così diversi rischia di alimentare un contenzioso fortissimo nel passaggio tra le due fasi e rende anche difficile la sua applicazione nel pubblico impiego. Se si pensa ad una riforma inapplicabile nel pubblico impiego, anche considerando l'alta percentuale di lavoratori del settore pubblico in Italia, vuol dire che è una riforma fatta male».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A proposito di licenziamenti per motivi economici: in caso di contenzioso giuridico, come fa il giudice a stabilire quando l'azienda si trovi costretta a licenziare per ragioni oggettive e quando invece si tratti di cattiva gestione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«È molto difficile. In certi contesti, possono essere utili dei consigli di sorveglianza, con delle rappresentanze dei lavoratori, per distinguere le due cose; ma ci sono casi in cui la distinzione è molto difficile. Così come quando si deve giudicare su un licenziamento dovuto a bassa produttività: come si fa a capire se è dovuta al fatto che i lavoratori non fanno il loro dovere (e quindi il licenziamento è di natura disciplinare) o al fatto che c'è un problema oggettivo - ad esempio non hanno le qualifiche necessarie? È difficile fare delle distinzioni su questo piano, per cui credo che bisogna trovare delle regole che scoraggino eventuali comportamenti opportunistici che poi gravano sulla collettività, creando situazioni in cui lo Stato deve intervenire economicamente. Per esempio, una cosa giusta da fare è che nella fruizione del sussidio di disoccupazione - come esiste per la cassa integrazione ordinaria - le imprese paghino di più nel caso in cui fruiscano di questi strumenti: nel linguaggio tecnico si chiama &quot;experience rating&quot;, cioè se l'azienda mette in esubero un alto numero di lavoratori, da quel momento deve pagare di più per l'assicurazione contro la disoccupazione, perché probabilmente in questo esubero c'è anche qualche responsabilità dell'azienda».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Siamo giunti alla spinosa questione degli ammortizzatori sociali. Cassa integrazione o sussidio universale di disoccupazione: quale preferisce e perchè? L'Italia dovrebbe intervenire?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Penso che dovremmo avere un sistema che contempli schemi di incentivazione all'orario ridotto (tipo CIG) sul modello del Kurzarbeit tedesco: caratterizzato cioè dal fatto di intervenire solo in casi di aziende alle prese con crisi temporanee e in modo che il lavoratore non venga mai messo ad orario zero, e quindi continui a lavorare per meno ore ma continuando ad essere &quot;dentro&quot; l'impresa non solo formalmente. Poi c'è bisogno di un sussidio di disoccupazione universale, che interviene quando le situazioni di crisi non sono di breve durata. Infine ci dovrebbe essere uno strumento per chi ha esaurito la durata massima di questo secondo tipo di sussidio e rischia di cadere in una situazione di povertà: ad esempio un sistema di reddito minimo garantito, di assistenza sociale, ecc. Quindi abbiamo tre livelli su cui va riformato il sistema degli ammortizzatori in Italia. Purtroppo la riforma Fornero non tocca nemmeno questo argomento».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ritiene che in generale le misure fin qui adottate dal governo nel complesso (aumento delle tasse, stretta sulle pensioni, liberalizzazioni, mercato del lavoro) producano più un effetto recessivo o di crescita?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«L'effetto recessivo è dovuto al consolidamento e all'aggiustamento dei conti pubblici, che era obbligato - e se l'avessimo ritardato saremmo stati costretti ad attuarne uno ancor più rigido, avremmo rischiato una situazione di ripudio del debito e a quel punto vi garantisco che le cose sarebbero andate molto peggio di come potrebbero andare adesso. Le liberalizzazioni possono avere un effetto sulla crescita economica, non immediato ma nel medio periodo. L'intervento sulle pensioni era un'altra cosa fondamentale per ridare credibilità al nostro paese».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma tutti i principali indici macroeconomici dell'Italia (PIL, retribuzioni, inflazione, produzione industriale, disoccupazione) hanno visto un netto peggioramento nel 2011. L'Italia è condannata ad una lunga recessione ed a uscire dal novero dei paesi più ricchi? Quando possiamo aspettarci di tornare a crescere?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Se non affrontiamo i problemi strutturali del nostro paese, cosa fondamentale da fare oggi in questo contesto, rischiamo davvero un downgrading: il reddito medio degli italiani è al di sotto della media europea, non solo della UE a 15 ma ormai anche della UE a 27. Non credo che sia legato ai provvedimenti presi negli ultimi mesi, quello che conta nel posizionamento di un paese sono i trend nel medio periodo, i tassi di crescita nell'arco dei decenni. Se usciamo da questa crisi facendo riforme strutturali non vedo ragioni per cui l'Italia non debba tornare a crescere a ritmi sostenuti, non vedo ragioni per cui dovremmo crescere meno di paesi come la Germania».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come si risolve uno dei principali problemi dell'economia italiana, la scarsa produttività?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Quelle che girano attorno al mercato del lavoro sono questioni fondamentali per risolvere il problema della produttività. C'è il tema della contrattazione salariale decentrata, sarebbe un punto fondamentale, anche questo purtroppo eluso dalla riforma Fornero. Infine, liberalizzazioni più incisive sarebbero molto utili anche in questo senso». &lt;br /&gt;
 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.youtrend.it/youtrend-intervista-tito-boeri/&quot;&gt;youtrend.it - Salvatore Borghese &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Disoccupazione e sussidi. Il governo trovi la copertura nei risparmi della riforma</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/30/cesare-damiano/disoccupazione-e-sussidi-il-governo-trovi-la-copertura-nei-risparmi-della-riforma/626389"></link>
  <updated>2012-03-30T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626389</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Diciotto interrogazioni da parte di altrettanti parlamentari che illustrano casi concreti: persone rimaste intrappolate nel limbo tra uscita dal lavoro e mancato ingresso in pensione. Il Pd mantiene alta la pressione sul ministro del Lavoro perché dia effettivamente una risposta entro giugno alla questione dei cosiddetti &quot;esodati&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Onorevole Cesare Damiano (Pd), sono davvero 350mila come stimano i sindacati?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; La cifra non è ufficiale, ma il solo modo per accertarlo è attuare quel monitoraggio che abbiamo chiesto da tempo al governo e all`Inps. Certo non sono i 65mila già &quot;coperti&quot; dalla legge.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma per questi esodati si prevedono deroghe all`innalzamento dell`età previsto dalla riforma?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Per ora appunto la deroga è prevista solo per 65mila. Nella discussione sul decreto &quot;mille proroghe&quot; abbiamo ottenuto che si allargasse la platea agli esodati e a chi si fosse dimesso entro il 31 dicembre, con un licenziamento certificato. Per queste persone, qualora maturassero il diritto alla pensione in un tempo compreso tra il 6 dicembre 2011 e il 6 dicembre 2013, possono andare in quiescenza con i vecchi criteri. Ora noi chiediamo due ulteriori modifiche: la prima di spostare l`attuale termine per gli accordi di mobilità dal 4 al 31 dicembre 2011 in modo da ricomprenderli tutti. La seconda, di considerare i due anni 2011-2013 come quelli utili per maturare il diritto alla pensione, non al pagamento dell`assegno, per il quale occorre aggiungere un anno e 3 mesi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sì, ma oltre ai criteri resta il nodo principale, quello delle risorse per coprire la maggiore spesa...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Le risorse si possono trovare all'interno dei risparmi previsti dalla stessa riforma delle pensioni: 12 miliardi nel 2015 e 22 l`anno successivo. D`altro canto, se c`è stato un errore di valutazione da parte del governo, bisogna che lo stesso governo trovi come finanziare la correzione.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;C`è anche il problema della ricongiunzione onerosa per chi ha versato i contributi in due gestioni diverse...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Anche su questo tema abbiamo sollecitato il governo. La nostra proposta è che sia calcolato un assegno con la somma pro-quota delle due gestioni. Non chiediamo che questi lavoratori abbiano una pensione più alta, ma non possono essere chiamati a versare due volte i contributi. Né vantaggi né penalizzazioni, ma equità.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In alternativa per gli esodati è possibile prevedere un sussidio di disoccupazione più lungo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Le alternative eventualmente le studi il governo. I lavoratori però non possono restare senza lavoro e senza pensione per 3, 4 o più anni.&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CX7XY&quot;&gt;Avvenire - Francesco Riccardi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: «Il problema è l'abuso dei contratti a termine»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/29/renato-brunetta/%C2%ABil-problema-%C3%A8-labuso-dei-contratti-a-termine%C2%BB-intervista/626374"></link>
  <updated>2012-03-29T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626374</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Renato Brunetta, la riforma del lavoro per il momento è solo sulla carta. Pensa che si arriverà fino in fondo, come sostiene il governo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Nel lessico dei governi &quot;salvo intese&quot; significa che nemmeno i ministri sono d`accordo. Non mi pare che il disegno di legge sia ilveicolo migliore per la riforma che il premier Mario Monti è stato chiamato a fare. Per capire quanto sia complessa la materia basta ricordare che il nostro collegato lavoro nel 2010 impiegò sette passaggi parlamentari compreso un rinvio del Presidente della Repubblica».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cosa può fare la politica per l'occupazione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Io sono abituato a fare analisi costi benefici. E per farlo bisogna partire dal perché il nostro mercato del lavoro non funziona o funziona male. Non è un problema di ammortizzatori, né di tasso di disoccupazione. Semmai di tasso di occupazione. Da noi mancano all`appello tre o quattro milioni di posti regolari. Se avessimo lo stesso tasso del Regno Unito, che ha più o meno il nostro pil, dovremmo avere 26 milioni di occupati, mentre ci fermiamo a 23 milioni».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sono quelli che non cercano più lavoro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «No, sono posti che esistono ma sono sommersi. Un bel risultato per un Paese che ha per primo articolo della costituzione un richiamo esplicito al lavoro. A me pare che l'Italia su questo tema sia fondata più sull`ipocrisia che sul lavoro. Marco Biagi ci ha provato, le sue leggi hanno aumentato comunque l'occupazione regolare, ma il suo progetto non è stato completato».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi la riduzione della flessibilità in entrata, che è uno dei pilastri della riforma, rischia di aggravare i problemi?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Il problema è culturale. La flessibilità non può essere il rinnovo perpetuo di contratti a termine. Nemmeno l'abuso dei contratti parasubordinati. Su questo hanno pesato comportamenti opportunistici che fanno parte della cultura di alcune imprese italiane. Alla presenza di sindacati ai quali non interessa nulla attrarre investimenti stranieri».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi la soluzione non è una legge...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«La legge può aiutare. Se il governo avesse voluto dare un segnale chiaro avrebbe dovuto varare un decreto sull`articolo 18 e sulla giustizia del lavoro, per dare all`Italia un regime sui licenziamenti individuali simile a quello europeo e una giustizia con tempi e con un equilibrio europei. Non c`era bisogno di altro».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;È vero che in Italia ci sono troppe tipologie contrattuali?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Chi dice che ce ne sono 46 non sa di cosa parla. È vero che formalmente ci sono, ma è altrettanto vero che i più usati sono tre o quattro. Se ci sono abusi non sono dovuti alla natura dei co.co.pro. o delle partite Iva, semmai alla carenza di controlli e alla propensione di certe imprese ad abusarne».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;I contratti interinali e più in generale le agenzie del lavoro, possono avere una funzione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Esistono in tutto il mondo, sono regolate in modo simile e coprono un segmento di domanda preciso. Uno strumento la cui efficacia dipende dall`uso che se ne fa».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei viene dal Nord Est, dove c`è la massima concentrazione di agenzie. È un fatto positivo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Sì, credo sia uno strumento utilizzato bene. La cosa che conta per questo tipo di lavoro, ma anche per gli altri, sono specializzazione e competenza».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In che senso?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Se un lavoratore interinale è competente e specializzato è più forte del committente, l'impresa ha bisogno di lui e per l`intermediario diventa un valore da ricercare. Se un lavoratore non è specializzato è lui la parte debole. Serve formazione, competenza, specializzazione. I lavoratori che non hanno specializzazioni vivono la fine di un lavoro come un dramma perché sanno che dopo il &quot;matrimonio&quot; rischiano di non trovare nulla. Quelli specializzati non hanno paura della disoccupazione».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non tutti possono permettersi un Mba...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Mi riferisco anche a bravi pizzaioli, idraulici, operai specializzati».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Anche gli ingegneri in Italia hanno spesso problemi a trovare lavoro...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Quando escono dall`università, può darsi. Non se hanno una esperienza professionale alle spalle. Ripeto il problema è la formazione, le università e le scuole».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Tornando alle agenzie, lei ha parlato di estero. Anche quello può essere uno sbocco?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Praticamente tutti i lavoratori italiani specializzati impiegati nelle grandi opere in giro per l`Europa hanno contratti interinali. E nessuno, giustamente, si preoccupa di loro perché guadagnano bene, sono richiesti e si possono permettere di dettare le condizioni. Dobbiamo preoccuparci semmai delle migliaia di laureati in scienza della comunicazione. Il mercato non ne sente bisogno, le università li offrono come carne da macello per i lavori meno qualificati. Un altro problema, collegato a questo e che nessuno cita mai, è che abbiamo salari troppo bassi. Costo del lavoro per unità di prodotto alto, scarsa produttività quindi bassi salari».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Colpa delle imprese?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Anche, ma è anche colpa del capitale umano non adeguato, di una organizzazione del sistema non all'altezza, della carenza di infrastrutture».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi non c`è via di uscita?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Al contrario, c`è il genio italico. Le piccolissime imprese, i brambilla che lavorano nonostante la deficienze del sistema, dell`università. Sono i figli della cultura migliore dell`Italia, del fare e del bello, della responsabilità e della comunità. In alcune aree del Paese funziona: il vero ammortizzatore, la vera formazione e il collocamento più efficace si fanno nel tessuto comunitario, penso al Lombardo Veneto, all`Emilia Romagna, alla Toscana, all`Umbria e alle Marche».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Che consiglio darebbe a un giovane che deve scegliere la sua strada?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Fare quello che il cuore gli ispira. Studiare tanto, lavorare tanto e fare esperienze all'estero per poi tornare con il suo bagaglio in questo Paese stupendo».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CV2K0&quot;&gt;Il Giornale - Antonio Signorini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Disoccupati a rischio: «Per salvarli serve 1 miliardo solo per il 2013»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/28/cesare-damiano/disoccupati-a-rischio-%C2%ABper-salvarli-serve-1-miliardo-solo-per-il-2013%C2%BB-intervista/626339"></link>
  <updated>2012-03-28T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626339</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Il problema dei lavoratori rimasti scoperti dalla riforma pensionistica. Quelli tutelati sono 65 mila, ma sul numero di persone a rischio non ci sono dati ufficiali dal governo. Quanto costerebbe un intervento dopo le misure del milleproroghe.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Damiano, c`era modo di evitare questo disastro?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
ll governo, facendo una riforma che avrebbe portato numerosi risparmi, avrebbe potuto accantonarne una quota, diciamo un 10 per cento, per correggere le contraddizioni che la riforma genera nel momento in cui allontana molte persone dalla pensione e per finanziare nuovi ammortizzatori sociali universali in grado di comprendere anche i giovani. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A quanto ammontano i risparmi della riforma delle pensioni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
Li possiamo quantificare dal 2015 in almeno 14 miliardi all`anno che saliranno a 20 miliardi nel 2020. Una somma cospicua che è sbagliato utilizzare solo per l`abbattimento del debito. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma cosa vi ha risposto il governo?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
In fondo il Pd è parte della maggioranza. Abbiamo posto il problema sin dall`inizio e dopo una battaglia molto dura abbiamo apportato qualche correzione. La data di mobilità, da cui far decorrere le nuove regole, era ferma al 31 ottobre e l`abbiamo portata al dicembre. Inoltre abbiamo allargato la platea di coloro che rientrano nelle vecchie regole. Ma sapevamo che le risorse stanziate avrebbero coperto solo una parte di questi lavoratori.
&lt;p&gt; 

&lt;b&gt;Ma quanti sono realmente gli esodati e quanti ne avete coperti finora?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
Quelli sicuramente tutelati sono circa 65 mila, mentre per il numero complessivo non esistono al momento dati ufficiali il governo interpellato dice di non saperlo ancora, e recenti stime li collocano tra 200 mila e 300 mila persone. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;I 65 mila come vengono tutelati? Sulla base di chi fa prima la domanda?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
Sì, penso proprio di sì. 

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quanti soldi servono per sistemare la partita?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il decreto Salva Italia ha stanziato 240 milioni per il 2013 con i quali copriamo 65 mila persone. Per tutelarne 200 mila servirà tre volte quella cifra, almeno 500 milioni in più. Se la platea arriva a 300 mila quasi 5 volte, quasi un miliardo. Diciamo che come minimo servono 500 milioni in più. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Che succede se non si risolve il problema?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
Il ministro ha promesso che il problema sarebbe stato risolto entro l`estate. Ed è frutto della nostra battaglia e del fatto che abbiamo presentato sempre emendamenti e ordini del giorno. Sul decreto mille proroghe sono stati approvati dalla Camera i nostri ordini del giorno, con le firme di tutti i partiti della maggioranza, per spostare la data limite della mobilità dal 4 al 31 dicembre e per effettuare un calcolo più favorevole per gli esodati, escludendo le finestre extra-pensionistiche e quindi allungando di un anno le scadenze del governo. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il Pd chiede le modifiche anche sull`articolo 18. Presenterete degli emendamenti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
Non c`è alcun dubbio. È sbagliato che il governo concentri l`attenzione solo sui mercati finanziari, di cui non voglio sottovalutare il ruolo. Però la nostra politica non può essere solo volta a rendere più quieti i mercati finanziari offrendo sul piatto risultati simbolici come pensioni e articolo 18 o il veto sulla concertazione. 

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Monti non sembra apprezzare il vostro attivismo e vi ha posto un aut aut.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
Monti mi pare abbia detto, a Cernobbio, che il Parlamento può respingere, accettare o modificare la riforma, prevedendo che vorrà modificarla. La parola passa al Parlamento e quindi noi correggeremo le parti del provvedimento che non vanno. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cosa sceglie tra articolo 18 e Monti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
Non rispondo ai quiz, noi vogliamo cambiare la riforma dell`articolo 18 proposta dall`esecutivo e insisterò perché si preveda la reintegrazione o monetizzazione scelta dal giudice, il cosiddetto modello tedesco. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma se sarà posta la fiducia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
Valuterò al momento opportuno con il mio partito. Non sono un cane sciolto.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CT3YI&quot;&gt;il Fatto quotidiano - Salvatore Cannavò &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>SERGIO GAETANO COFFERATI: Riforma Fornero.  «Senza modifiche radicali il Pd dovrà votare contro»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/23/sergio-gaetano-cofferati/riforma-fornero-%C2%ABsenza-modifiche-radicali-il-pd-dovr%C3%A0-votare-contro%C2%BB-intervista/626009"></link>
  <updated>2012-03-23T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626009</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;«Il governo vuole riorganizzare una cosa che non c'è, il lavoro. Meglio concentrarsi sulla crescita economica».
&lt;p&gt; 
«Lotta dura e cambiamenti profondi da parte del governo sulla riforma del lavoro. Se non avverranno il Pd deve votare contro il testo annunciato. Così com'è non può essere votato dai Democratici». 
&lt;p&gt;Sergio Cofferati, eurodeputato del Pd, è stato il segretario della Cgil che ha portato in piazza tre milioni di lavoratori contro il tentativo di Berlusconi di cancellare l`articolo 18.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Però si annunciano alcune modifiche, non le ritiene sufficienti, onorevole Cofferati?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Aggiustamenti piccoli non potrebbero bastare. Il Pd deve fare una battaglia determinata in Parlamento, la piazza in questo caso è dei sindacati, della Cgil».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei boccia del tutto questa riforma?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Io penso innanzitutto che la discussione sul mercato del lavoro è fuorviante.
Un ragazzo, una ragazza che non hanno lavoro guardano a questo dibattito con sorpresa o contrarietà. Il tema principale è la crescita: siamo in piena recessione, aumenta la disoccupazione e la povertà e il governo Monti impegna le sue energie a discutere la riorganizzazione di una cosa che non c`è. Questa cosa che manca è il lavoro».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Non si sta parlando di questo, di come cioè crearlo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «È priva di qualsiasi fondamento l'idea che la riorganizzazione del mercato del lavoro possa fare crescere l'economia. Tra il 2002 - quando fermammo la manovra di Berlusconi di cancellare l`articolo 18 - e il 2008 l`economia italiana è cresciuta. Poi è arrivata in Europa la crisi nata negli Usa».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quindi &quot;no&quot; a questa riforma dell'articolo 18 anche a costo di fare cadere il governo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «La vita del governo Monti è nelle mani del governo Monti, non della maggioranza che lo sostiene: cambi robustamente il testo e avrà lunga vita».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cos'altro non le piace di questa riforma?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Il quadro complessivo è negativo non solo su articolo 18 ma anche sui contratti atipici e sugli ammortizzatori. Nella proposta del governo l`articolo 18 è vanificato perché si dà la possibilità a qualsiasi impresa di licenziare adducendo i motivi economici».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CKXRV&quot;&gt;la Repubblica - Giovanna Casadio&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ANDREA CAUSIN: Bilancio e Legge finanziaria, un'altra occasione persa </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/22/andrea-causin/bilancio-e-legge-finanziaria-unaltra-occasione-persa/626039"></link>
  <updated>2012-03-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626039</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Nei corridoi di Palazzo Ferro Fini&lt;/b&gt; da settimane si sente la litania dei Consiglieri e degli Assessori, che al telefono o ai questuanti di turno ripetono &lt;b&gt;“quest’anno va mal, no ghe xe più schei”&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;

In Veneto, il dialetto è la lingua ufficiale, si usa nelle occasioni importanti, nei momenti ufficiali o per rimarcare la verità in una questione che si vuole sostenere.

&lt;p&gt;
Per fare gli affari, per litigare tra marito e moglie, per chiudere un accordo.

&lt;p&gt;
Ma per comprendere il clima a “palazzo” bisogna inquadrare bene la questione.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La Regione del Veneto può contare su un bilancio di circa 14 miliardi di euro.&lt;/b&gt;

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Di questa cifra enorme la cifra destinata alla spesa corrente, ovvero quella destinata a finanziare le leggi regionali relative alle competenze che la Costituzione affida alle regioni, è poco più di 1 miliardo e 400 milioni di euro. Ciò accade perché circa 9 miliardi sono vincolati alla spesa sanitaria e 3 miliardi e qualcosa sono quella che si definisce spesa “vincolata”, ovvero spese per il personale, organi istituzionali, trasferimenti ad enti ed agenzie, ammortamenti, mutui, etcc….
&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
La disponibilità di spesa corrente si è progressivamente ridotta negli ultimi tre anni (quasi dimezzata) perché la Corte dei Conti ha, a più riprese, eccepito sul fatto che era stato raggiunto “il livello massimo di indebitamento consentito”.

&lt;p&gt;
Che significa questa frase?

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Significa, che negli anni scorsi, che ogni qual volta sono stati assunti degli impegni economici di spesa corrente si è acceso un mutuo…..come se una famiglia, per fare la spesa ricorresse al finanziamento.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

In questo meccanismo, consentito dalla legge, risiede la ragione della quota parte di indebitamento pubblico che ha contratto la nostra Regione.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Nella situazione delicata che sta attraversando il nostro paese si è persa una occasione importante per razionalizzare la spesa e per rompere un meccanismo consociativo “maggioranza – opposizione” che negli anni scorsi  ha cagionato un'aumento della spesa e del debito.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il bilancio che il Consiglio si accinge ad approvare può essere definito solo in un modo:&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt; &lt;b&gt;incivile&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Perché azzera quasi tutti i capitoli a sostegno delle situazioni di povertà.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Coerentemente alla situazione che (semplificando molto) ho illustrato, &lt;b&gt;ho presentato alcuni emendamenti che non producono spesa, in modo particolare il fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà, e lo sgravio IRAP per le imprese che assumono le persone over 50 in disoccupazione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Serve&lt;/b&gt; però, in prospettiva, &lt;b&gt;un lavoro radicale che miri alla riduzione dei costi della pubblica amministrazione regionale, attraverso processi di semplificazione e liberalizzazione, che possano generare economie di 500 milioni di euro l’anno, per poter tornare a contare su un bilancio che contiene misure di sviluppo e di sostegno alle povertà.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.andreacausin.it/component/content/article/166-bilancio-e-legge-e-finanziaria-unaltra-occasione-persa?tmpl=component&amp;print=1&amp;page=http://www.andreacausin.it/component/content/article/166-bilancio-e-legge-e-finanziaria-unaltra-occasione-persa?tmp&quot;&gt;www.andreacausin.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maurizio ZIPPONI: «Sono solo licenziamenti facili, e i giovani son fregati due volte»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/22/maurizio-zipponi/%C2%ABsono-solo-licenziamenti-facili-e-i-giovani-son-fregati-due-volte%C2%BB-intervista/625960"></link>
  <updated>2012-03-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625960</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«Vedremo il Pd in parlamento. Alleati, va bene, ma il lavoro è uno spartiacque. Qui si ridisegna la reale rappresentanza politica».
&lt;p&gt;Maurizio Zipponi è il responsabile lavoro dell’Idv, unica forza parlamentare apertamente contro la «riforma» del mercato del lavoro.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Qual’è il tuo giudizio generale su questa riforma?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Non è una riforma, sono licenziamenti facili. È un rendere all’impreditore più semplice licenziare la gente.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sulle altre materie, oltre l’art. 18?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sono partiti su due punti condivisibili: uno, ci sono 4 milioni di precari giovani (spesso 40enni) che non hanno nessuna tutela. Mentre altri 8 milioni (senza i pubblici) hanno cassa, mobilità, ecc. E chiaramente non è possibile avere all’infinito due binari così diversi. Secondo, l’Italia è un paese dove gli investimenti stranieri strutturali non arrivano perché ci sono eccessive rigidità. Risultato: per i precari le forme contrattuali restano quelle che erano, non una di meno. Ma non c’è quello che come Idv avevano chiesto. Lasciamo perdere le discussioni su «modello olandese» o tedesco, che poi hanno scoperto costare un casino e capaci di dare più garanzie di quelle che ci sono in Italia, ma facciamo una cosa subito: mettiamo un salario minimo e una copertura contributiva per i periodi di non lavoro dei precari, altrimenti andranno in pensione con quasi nulla. Niente. Pure con la nuova «assicurazione» (Aspi, ndr), si scopre che la può avere solo chi ha almeno un anno di contribuzione negli ultimi due. Se così fosse, sono partiti con «i giovani» e li han fregati due volte.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E sugli investimenti stranieri?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Da mesi stiamo incontrando fondi di investimento «non speculativi». Dicono: non investiano in Italia perché non si sa quanto tempo passerà prima di poter avviare davvero l’attività per i problemi burocratici; che la corruzione, proprio perché la «carta da bollo» fa fatica a camminare, è enorme a ogni livello; terzo, ci sono aree del paese, non solo nel Sud, sotto il controllo della malavita organizzata. Se gli chiedo dell’art. 18 si mettono a ridere, è un sistema paese che non funziona, non un dettaglio. Francamente, siamo davanti a un’assenza di rigorosità e serietà. Questi professori neanche studiano…
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Però si accontentano dell’art. 18…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Ma perché lo fanno? Non porta un posto di lavoro o euro di investimento in più… Secondo me, perché non hanno un euro a disposizione per ridisegnare un welfare davvero nuovo, per coprire anche quei lavoratori tra i 55 e i 66 anni di cui le aziende vogliono liberarsi. Per la prima volta abbiamo un problema di copertura per questa fascia di età… E allora hanno bisogno di una bandiera ideologica, di uno «scalpo». Usano il simbolo al posto dell’euro. I simboli contano, ovviamente. E questo serve rispetto ai banchieri europei: «qui abbiamo abolito un diritto, sta a voi ora occupare questo spazio».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sono 40 anni che ci dicono: «sacrifici per l’interesse generale del paese». Il paese è in ginocchio, perde la struttura industriale, chi lavora sta peggio. Che senso ha?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Anche a sinistra sarebbe necessaria un’operazione di onestà intellettuale. Molti hanno seriamente pensato che una riduzione dei diritti acquisiti potesse comportare un’assunzione di diritti per chi ne era privo. A distanza di 20 anni, possiamo tirare una riga e dire: ma il lavoratore, giovane o anziano, medico o operaio, sta meglio o peggio? Se stessero meglio, significa che il paese regge la crisi. E invece tutti i dati sociali, dal disagio ai suicidi, tra lavoratori e piccoli imprenditori, ci dicono l’esatto opposto. Il bilancio, anche sulla vita della persona è terribilmente negativo. Fare un bilancio onesto significherebbe mettere riparo a errori di lungo periodo.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In parlamento ci sono margini di aggiustamento?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Rispetto a questa proposta, no. Abbiamo presentato al Senato una mozione che chiede al governo di togliere dai provvedimenti il capitolo sull’art. 18. E lì vedremo che fa il Pd. Lo dico sinceramente: va bene dichiarare l’alleanza fra noi, ma sul lavoro si segna uno spartiacque e un ridisegno della reale rappresentanza politica. Qui si possono ridefinire nuovi schieramenti e nuove alleanze. Perché quando rompi col movimento dei lavoratori, commetti un delitto.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CIYN7&quot;&gt;il manifesto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>SERGIO GAETANO COFFERATI: «Democratici al bivio, quel testo va totalmente riscritto in Parlamento»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/22/sergio-gaetano-cofferati/%C2%ABdemocratici-al-bivio-quel-testo-va-totalmente-riscritto-in-parlamento%C2%BB-intervista/625955"></link>
  <updated>2012-03-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625955</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Sergio Cofferati, ex segretario generale della Cgil, ora europarlamentare del Pd, vuole vedere ma secondo lui si profila &quot;un ridimensionamento degli ammortizzatori sociali&quot;e una &quot;vanificazione&quot;dell'articolo 18. Per questo invita il Pd a emendare le proposte del governo.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quali sono gli elementi più negativi di questa riforma?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 

&quot;Dietro la parola riforma si nasconde una modifica del sistema delle protezioni sociali, che riduce il tempo di applicazione delle stesse e il valore monetario. In una fase come quella attuale, in cui il numero di persone che perde il posto di lavoro aumenta in modo consistente, questo non solo ha un effetto evidente di iniquità, ma è anche un ulteriore atto depressivo&quot;.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;E l'articolo 18?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;

&quot;Sia sui valori sia nei suoi effetti materiali, la proposta del governo è di vera e propria vinificazione dell'articolo 18. Se introduci il criterio del licenziamento per ragioni economiche, sottraendolo alla valutazione del giudice, è ovvio che diventerà quella la causale unica dei licenziamenti. Devo ancora trovare un imprenditore che licenzia qualcuno dicendo &quot;lo faccio perché ti discrimino, sei iscritto al sindacato o hai un'opinione politica&quot;.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;La Cgil fa bene a scioperare?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;

&quot;Il sindacato deve utilizzare gli strumenti dì lotta tradizionali per indurre il governo a cambiare posizione e per aiutare la battaglia in Parlamento. A partire dallo sciopero generale&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
A proposito di Parlamento, come si deve comportare il Pd?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;

&quot;Deve fare una cosa sola: chiedere che questa materia non venga assoggettata alla prassi del decreto e presentare emendamenti per cambiare radicalmente&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Anche a rischio di far cadere il governo, nel caso di fiducia?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;

&quot;Non credo si debba affrontare questo passaggio con il condizionamento del rischio di un governo che se ne può andare. Il governo deve capire che per restare ci sono delle azioni necessarie per avere il consenso parlamentare. E il governo deve anche capire che il futuro dell'economia non è condizionato dalle politiche del mercato del lavoro. Questa trattativa ha tratti paradossali: si discute di come organizzare una cosa che non c'è, perché il lavoro sta calando. E il problema principale per i giovani è creare lavoro. Servono politiche di sviluppo di cui non c'è traccia&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il Pd riuscirà a restare unito?&lt;/b&gt; 

&lt;p&gt;
&quot;Se decide con determinazione di prospettare al governo dei cambiamenti robusti, può stare unito. Se invece si rimette a discutere la bontà o meno delle proposte del governo, il rischio di comportamenti difformi nei gruppi dirigenti sono molto elevati. Ma il Pd deve anche sentire qual' è l'opinione dei suoi iscritti e dei suoi elettori, c'è molto molto malumore&quot;.  &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CJ0BI&quot;&gt;David Carretta - Il Mattino&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Stefano Boeri: La riforma del gattopardo</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/22/stefano-boeri/la-riforma-del-gattopardo/625954"></link>
  <updated>2012-03-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625954</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Milano (MI) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La riforma del lavoro che si va delineando ha due pregi e molti difetti. Il primo pregio è nel metodo. Sancisce, almeno sulla carta, la fine del diritto di veto delle parti sociali, che è cosa diversa dalla concertazione. Il lungo negoziato si concluderà senza firma delle parti sociali ma con un verbale in cui si annotano le differenti posizioni. E poi il governo procederà comunque. Staremo a vedere se il Parlamento permetterà all’esecutivo di intervenire senza il consenso delle parti sociali.

&lt;p&gt;
Sembra, infatti, che si procederà non per decreto – come sin qui previsto nel caso di accordo – ma per legge delegae sappiamo quanto lungo, tortuoso e spesso inconcludente sia il processo di attuazione delle leggi delega. Ad ogni modo la novità è importante e positiva: le parti sociali non possono porre il veto su materie di portata così generale.
&lt;p&gt;

Il secondo pregio è nell’ampiezza della riforma. I problemi da affrontare erano quattro:
&lt;p&gt; &lt;b&gt;1)&lt;/b&gt; l’entrata nel mercato del lavoro
&lt;p&gt; &lt;b&gt;2)&lt;/b&gt; la cosiddetta “flessibilità in uscita” 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;3)&lt;/b&gt; il riordino degli ammortizzatori sociali 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;4)&lt;/b&gt; il dualismo fra lavoratori precari e lavoratori assunti coni contratti di lavoro a tempo indeterminato. La riforma indubbiamente affronta tutti questi temi.

&lt;p&gt;
Purtroppo questa ampiezza avviene a scapito della profondità e si ha come l’impressione di un intervento voluto dal Principe di Salina, “affinché tutto cambi perché nulla cambi”, per accontentare gli investitori esteri con il tabù infranto dell’articolo 18 e l’opposizione ricercata della Cgil (segnale del fatto che “è una riforma vera”), ma volendo di fatto conservare lo status quo.

&lt;p&gt;
Vediamo perché, iniziando dalla flessibilità in uscita, dall’articolo 18. La riforma dell’articolo 18 non riduce l’incertezza per le imprese dal partecipare alla roulette russa del licenziamento. La nuova norma – stando a quanto dichiarato dal ministro Fornero e ai testi circolati sino ad oggi – lascia in vigore il fronte esistente tra licenziamento giuridicamente legittimo e illegittimo, ma apre un nuovo fronte che sin qui non c’era: quello della distinzione fra licenziamenti economici individuali e licenziamenti disciplinari.
&lt;p&gt;

Fino ad oggi il lavoratore licenziato in maniera illegittima non aveva interesse a chiedere di far valere la distinzione fra licenziamento disciplinare e licenziamento economico. Con la nuova riforma questa distinzione diventa cruciale. Col licenziamento disciplinare, infatti, il lavoratore è maggiormente compensato e, giudice permettendo, può essere reintegrato. La distinzione fra licenziamento economico e disciplinare è nella pratica molto labile. Chi è davvero in grado di stabilire se un lavoratore è poco produttivo perché lavora male (licenziamento disciplinare) o perché inserito in un’unità in crisi in cui non può “dare di più” (licenziamento economico)? In verità tutte e due le ragioni sono sempre vere, altrimenti l’azienda non lo avrebbe licenziato. Per questo il contenzioso inevitabilmente finirà per riguardare anche la qualifica, economica o disciplinare, del licenziamento. Insomma, con la riforma si trasferisce un potere enorme ai giudici che, d’ora in poi, dovranno prendere le seguenti decisioni. Se il licenziamento è legittimo o illegittimo. Nel caso in cui fosse illegittimo, seè discriminatorioo non discriminatorio. Nel caso in cui non sia legittimo e non discriminatorio, se il licenziamento è economico o disciplinare. Nel caso in cui il licenziamento sia disciplinare, se si deve imporre la reintegrazione o solo il risarcimento del lavoratore.
&lt;p&gt;

Si aumenta così l’incertezza del procedimento e molto probabilmente la sua lunghezza. Chi guadagnerà veramente da questa riforma non saranno nè le imprese, nè i lavoratori, bensì gli avvocati specializzati in cause di lavoro.

&lt;p&gt;
Sugli ammortizzatori sociali non c’è allargamento nella platea dei potenziali beneficiari, estesa dalla riforma ai soli apprendisti e artistidipendenti, meno di 250.000 persone in tutto. I lavoratori a progetto e i precari continueranno ad essere esclusi dagli ammortizzatori. Non c’è neanche il promesso riordino degli strumenti esistenti. Non verrà abolita la cassa integrazione straordinaria, né di fatto verrà soppressa la cassa integrazione in deroga, destinata a trasformarsi in un ampio numero di fondi di solidarietà, presumibilmente uno per settore produttivo. Non viene abolito il sussidio di disoccupazione a requisiti ridotti e l’indennità speciale per i lavoratori agricoli e nell’edilizia, che servono oggi per lo più a integrare i salari di chi già lavora, piuttosto che ad aiutare chi ha perso il lavoro e ne sta cercando un altro. La recessione non è comunque il momento migliore per avviare queste riforme. Si rischia, infatti, di far decollare nuovi strumenti che sono strutturalmente in passivo e che richiederanno, ben oltre la recessionee la “paccata di soldi” data oggi, trasferimenti dalla fiscalità generale.
&lt;p&gt;

La riforma ridurrà in parte le differenze tra lavori precari e non. I lavori precari costeranno di più in termini di contributi, sia nel caso di contratti a tempo determinato che di lavori a progetto. Questa avviene aumentando il cuneo fiscale, la differenza tra costo del lavoro pagato dalle impresee reddito netto percepito dal lavoratore. Nel caso di un vero riordino degli ammortizzatori, l’aumento dei contributi sarebbe potuto apparire ai lavoratori come un premio assicurativo piuttosto che una tassa. Così il legame fra contributi e prestazioni sarà tutt’altro che evidente.
&lt;p&gt;

In assenza di un salario minimo, nel caso di lavoratoria progettoe altri lavoratori parasubordinati, il maggiore carico contributivo potrà facilmente essere fatto pagare al dipendente sotto forma di salari più bassi. I lavoratori parasubordinati stanno già ricevendo lettere dai datori di lavorano in cui si annunciano riduzioni del loro compenso nel caso di riforme che aggravino i costi delle imprese.

&lt;p&gt;
Il meccanismo di entrata principale sarà quello dell’apprendistato. È un contratto che offre poche protezioni durante il periodo formativo, perché può essere interrotto al termine del periodo di apprendistato senza alcun indennizzo.

&lt;p&gt;
Inoltre si applica soltanto ai giovani fino a 29 anni, mentre oggi più del 50 per cento dei lavoratori precari ha più di 35 anni. Inoltre le parti sociali si aspettano un alleggerimento fiscale per l’apprendistato. Quello di aver aperto il portafoglio è stato forse il maggiore errore negoziale fatto del governo, poiché non è servito nemmeno a “comprare” il consenso delle parti sociali. E avrà effetti negativi sul deficit di bilancio. In conclusione, gli interventi sul dualismo possono peggiorare la condizione dei lavoratori duali e aggravanoi costi delle imprese senza offrire una vera e propria nuova modalità contrattuale in ingresso.
&lt;p&gt;

Tutto questo rischia di ridurre fortemente la domanda di lavoro. La vera sconfitta e il vero paradosso sarebbe proprio quello, che la grande riforma non solo cambi tutto per non cambiare nulla, ma addirittura riduca il numero dei lavoratori occupati.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CIWDV&quot;&gt;la Repubblica&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ALESSANDRO SABIUCCIU: Reddito di cittadinanza e riconversione ecologica come risposta alternativa alla crisi</title>
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  <updated>2012-02-09T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>624413</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«La proposta dell’istituzione su base regionale di un reddito di cittadinanza rappresenta una misura universale di welfare, un nuovo welfare adeguato ai bisogni di migliaia di donne e uomini privi di qualsiasi tutele di fronte alla precarietà e alla disoccupazione. Immaginiamo almeno settecentocinquanta euro al mese per persona, con risorse direttamente recuperate dal bilancio di alcuni carrozzoni regionali».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://selvenezia.wordpress.com/2012/02/10/veneto-reddito-di-cittadinanza-e-riconversione-ecologica/&quot;&gt;http://selvenezia.wordpress.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIOCONDO TALAMONTI: Comune di Terni - mozione:occupazione dei giovani e delle donne </title>
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  <updated>2012-01-11T00:00:00Z</updated>
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  <id>623023</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Terni (TR) (Gruppo: Federazione della Sinistra) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Al Sindaco del Comune di Terni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

 Premesso che in un periodo di crisi la popolazione si aspetta un cambiamento di rotta ed una rimodulazione dei metodi e degli obiettivi finalizzati ad attenuare i problemi sociali e a dare  risposta alle esigenze di un nuovo sviluppo su cui concorrono:  vocazionalità del territorio,  formazione dei giovani, potenziamento della formazione, dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Tenuto conto che, nella prospettiva di conversione delle produzioni non più in linea con l’odierna economia, ci sarà la progressiva necessità di formare nuove professionalità, di  aggiornare le esistenti e di convertirle verso nuove abilità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
 
Preso atto che il Patto di territorio, siglato il 4 agosto 2005, già preannunciava:…per accrescere la possibilità di impiego futuro, e alla stessa AST la possibilità di reperire una parte importante dei propri collaboratori…” si conta sulla .. “collaborazione con gli istituti scolastici superior”i e sull’Università da attivare…”attraverso appositi protocolli di intesa …” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Visto che nel  ridisegnare il nuovo sviluppo, e per dare ai giovani formazione, professionalità ed opportunità di lavoro, occorre tenere sotto controllo i piani formativi e le linee programmatiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Constatato che le proposte  di razionalizzazione scolastica, “rigorosamente”  fatte sui numeri degli studenti iscritti nei vari Istituti,  pone alla comunità responsabilità in merito alle scelte da effettuare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Appurato che  la mancanza di un progetto e di un sistema di orientamento preoccupa le associazioni datoriali ( Confindustria, Confapi e Confartigianato etc.) per le quali è invece necessario fare riferimento a linee orientative in merito: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
a)	al territorio e al suo sviluppo economico; &lt;br /&gt;
b)	alle capacità e alla vocazione dei giovani; &lt;br /&gt;
c)	ad un’analisi del mercato del lavoro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

la FdS invita il Sindaco, &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
a tenere sotto controllo, nella sua funzione di promotore dello sviluppo sociale della  comunità rappresentata, la filiera Scuola, Università, Centri di eccellenza, Ricerca, impresa, formazione permanente degli adulti attraverso: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
1.	la coordinazione di tutti i soggetti che operano sul territorio (Istituzioni, Scuola, Università, Ricerca, Impresa, Ordini Professionali, etc.) per formulare un progetto integrato sulle prospettive di sviluppo e di lavoro, in particolare per giovani e donne; &lt;br /&gt;
2.	 l’orientamento dei giovani che devono essere formati ed informati sull’attività e sul percorso che si accingono a fare; &lt;br /&gt;
3.	 il riassetto scolastico in modo da rispondere alle richieste di lavoro da parte delle imprese e alla potenzialità offerte dai  nuovi metodi di fare impresa per nuovi posti di lavoro. &lt;br /&gt;
4.	a monitorare lo stato sociale per disegnare e sostenere le misure attive di inserimento lavorativo e dei servizi, a non abbandonare il sistema del sussidio economico che, seppur modesto, consente nelle fasi di transizione, di rispondere alle necessità di chi è in difficoltà. &lt;br /&gt;
5.	l’attuare, con l’introduzione di una efficace Cultura del Controllo, riscontri in forma sistematica perché le risorse pubbliche siano esclusivamente indirizzate verso chi ha bisogno; &lt;br /&gt;
6.	la presentazione di un progetto in base al quale sia chiaramente indicato lo sviluppo economico del territorio e sulla cui concretizzazione battersi avvalendosi  della presenza universitaria e di una scuola innovativa e altamente formativa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Terni, 11 gennaio 2012&lt;br /&gt;
Talamonti Giocondo, Nannini Mauro, Luzzi Luzio 
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://talamontigiocondo.blogspot.com/2012/01/comune-di-terni-mozioneoccupazione-dei.html&quot;&gt;Il blog di Giocondo Talamonti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Sergio D'Angelo: «Disoccupati, dialoghiamo ma non accettiamo ricatti»</title>
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  <updated>2011-11-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>618012</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Napoli (NA)&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Sbagliato interrompere il dialogo con i disoccupati. 
&lt;p&gt;&lt;i&gt;A dirlo è Sergio D’Angelo , assessore alle Politiche sociali del Comune di Napoli durante la sua visita alla redazione del “Roma”.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt; «La violenza è da condannare senza se e senza ma però non bisogna rinunciare a interloquire. Una cosa è certa: non cederemo mai alle minacce. Sono tra quelli che pensano che non si deve costruire alcuna corsia preferenziale. 
&lt;p&gt;I Bros? Rappresentano un interesse particolare, sono l’uno per cento dei disoccupati napoletani». 
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilroma.net/content/%C2%ABdisoccupati-dialoghiamo-ma-non-accettiamo-ricatti%C2%BB&quot;&gt;ilroma.net&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: Impressionanti i dati Istat e Ocse, servono politiche per la crescita</title>
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  <updated>2011-09-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Sono impressionanti i dati presentati dal rapporto OCSE sul mondo del lavoro e la condizione degli italiani fra i 15 e i 24 anni e i dati Istat sull’aumento del costo della vita», ha affermato &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;, eurodeputata del Partito Democratico.
&lt;p&gt;

Secondo l’Employment Outlook dell’Ocse, che presenta i dati relativi all’anno 2010, infatti, nel nostro Paese, quasi il 28% dei giovani non ha un impiego (con una prevalenza di donne disoccupate) e il 46,7% di chi ce l'ha è con contratti precari; così come i salari degli italiani risultano essere tra i bassi d’Europa.
&lt;p&gt;

«Come ben sappiamo, purtroppo, il nostro sistema di welfare non è sufficiente a coprire questa situazione e, durante la crisi che stiamo attraversando, il tutto si è tradotto in un aumento del rischio di povertà e di difficoltà finanziarie per molti cittadini. Situazione questa che è si aggravata anche a causa dell’aumento consistente del costo della vita, come indicano i dati Istat, per aumento dei prezzi su base mensile dello 0,3% (in particolare per energia e trasporti)», ha proseguito &lt;b&gt;Toia&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;

«Il governo non può non riflettere su tutto questo e sull’allarme rilanciato anche oggi da Confindustria, secondo cui il benessere degli italiani è in declino ed è tornato ai livelli del 1999. Servono con urgenza politiche che favoriscano la crescita, che siamo di stimolo alla ripresa, contrariamente alla manovra approvata ieri che, invece, rischia di deprimere ulteriormente il Paese», ha concluso &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.it&quot;&gt;patriziatoia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ENRICO GASBARRA: «Non servono sceriffi, ma più politiche sociali»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-07-01T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>589587</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il modello del sindaco-sceriffo si è dimostrato un fallimento. Gianni Alemanno a Roma ha provato a fare come Rudolph Giuliani a New York. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma non è il momento delle polemiche»: Enrico Gasbarra, deputato del Pd, è stato vicesindaco con Veltroni e presidente della Provincia. Ma si chiama fuori dal gioco delle accuse reciproche e delle recriminazioni. «Certo sarebbe facile ricordare al sindaco che lui e tutto il centrodestra cavalcarono il tema della sicurezza in maniera anche strumentale in campagna elettorale, sull'onda emotiva di alcuni gravi episodi di cronaca. &lt;br /&gt;
E come oppositore avrei gioco facile a sottolineare come nulla è cambiato, anzi. Ma non è questo che serve alla città adesso».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E allora che cosa serve?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ciascuno deve fare il proprio mestiere. Il sindaco deve amministrare la città, smettendo i panni dello sceriffo o del superpoliziotto. Fortunatamente a Roma abbiamo un questore molto in gamba, abbiamo forze dell'ordine di altissimo livello che anche in un quadro di risorse e mezzi limitati svolgono un lavoro eccellente».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Che cosa dovrebbe fare Alemanno dunque?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Prima di tutto dovrebbe fare meno il politico e più l'amministratore. Dovrebbe lasciare da parte le beghe interne del suo partito e occuparsi della città. E come primo obiettivo dovrebbe cercare di ricreare coesione sociale, comportandosi come il padre di una comunità che deve vivere in armonia. Il modello non deve essere quello di Giuliani, quanto piuttosto quello di Giorgio La Pira (sindaco di Firenze per due mandati negli anni Cinquanta e Sessanta, ndr), che aveva messo al centro della propria attività l'impegno sociale improntato alla solidarietà». 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Perché? Che cosa non funziona a Roma?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Si sta sgretolando il tessuto sociale. Se vengono tagliate le risorse a centri di aggregazione sociale, se vengono meno i fondi per chi offre servizi per la comunità, aumenta il disagio sociale. E allora si alimenta la rabbia, i deboli finiscono per litigare fra loro con sempre maggiore violenza per spartirsi le briciole».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Secondo lei non servono misure più rigide? Più controlli?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sicuramente più controlli, più volanti in strada, più risorse per le forze dell'ordine sarebbero importanti per contrastare tutti i fenomeni di criminalità. Ma quel lavoro lasciamolo fare al questore. Non è compito di Alemanno. Il sindaco deve amministrare la città. Solo che adesso lui stesso si ritrova prigioniero delle promesse fatte in campagna elettorale. Ma il ruolo suo non è fare lo sceriffo. E' creare un tessuto sociale che attenui tensioni e motivi di scontro».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma a Roma oggi c'è più o meno sicurezza rispetto a due, tre o quattro anni fa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Al di là delle statistiche che qualcuno può agitare strumentalmente, è del tutto evidente che si susseguono con sempre maggiore frequenza episodi di violenza inaudita. Ma è una conseguenza. A Roma è peggiorata la qualità della vita. La nostra città era nel 2007 all'ottavo posto nella classifica della qualità della vita, adesso è scivolata al 35°. Il tasso di disoccupazione è superiore alla media nazionale.&lt;br /&gt;
 Come ha sottolineato la Caritas, a Roma c'è un 7% della popolazione che non riesce a procurarsi un pasto normale. Non sono queste le condizioni di una città che vuole essere civile e accogliente».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=11NXCY&quot;&gt;Corriere della Sera ed. Roma - Paolo Foschi&lt;/a&gt;</summary>
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