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  <title>Openpolis - Argomento: stipendi</title>
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  <updated>2012-04-23T00:00:00Z</updated>
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  <title>Piero Giarda: «La spesa dei ministeri diminuirà di tredici miliardi»</title>
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  <updated>2012-04-23T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626863</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Rapporti col Parlamento&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Scribacchio». Risponde al cellulare, sobriamente, il ministro-professore Piero Giarda. Poco dopo l’ora di pranzo sta già lavorando all’attesissimo rapporto sulla spending review, cioè sulla revisione voce per voce della spesa pubblica. Rapporto che - conferma - presenterà al consiglio dei ministri per la fine del mese. Giarda è l'uomo cui Mario Monti ha affidato la missione impossibile di comprimere la spesa pubblica italiana. Attenzione, comprimere e non tagliare. Perché i tagli si fanno sulle voci che crescono. Ma adesso siamo entrati in un’altra fase: le spese ora devono diminuire in cifra assoluta, anche se il Pil tornerà a crescere.
&lt;p&gt;

Tutto scritto. Quali cifre sta limando professore? Giarda questa volta non si sottrae. «E’ tutto scritto nel Def, Documento di Economia e Finanza», ricorda. Eccoli, finalmente, i numeri veri sul taglio della spesa pubblica. La tabella sul Conto economico delle amministrazioni centrali parla chiaro: la spesa corrente quest’anno dovrà scendere di 10 miliardi passando da 352 a 342 miliardi. Nel 2013 lo stesso comparto è in ulteriore dimagrimento a quota 339 miliardi. In tutto fanno 13 miliardi in due anni. Poco rispetto all'incremento delle tasse? Il prof non raccoglie. Del resto, il calo previsto di tutte le voci della spesa corrente è netto: rispetto al 2011 le uscite per gli stipendi dei dipendenti pubblici (sempre solo delle amministrazioni centrali, quindi non degli ospedali o dei Comuni) scenderanno di 1,5 miliardi su 95, tantissimo; i trasferimenti complessivi calano di quasi 10 miliardi; i consumi intermedi (dall’acquisto delle penne agli appalti) viaggiano su una riduzione assoluta di 3,5 miliardi.
&lt;p&gt;

Due anni decisivi.I dati 2013 hanno un doppio valore non solo per la riduzione in sé ma anche perché il governo prevede per l’anno prossimo un aumento del Pil che - inflazione compresa - dovrebbe salire di una quarantina di miliardi. Insomma già nel 2013 - l’anno dello storico pareggio di bilancio - la spesa pubblica corrente delle amministrazioni centrali (cui andranno aggiunti gli interventi sulle periferie) inciderà meno sul Pil.
&lt;p&gt;

«L’ulteriore salto di qualità che l’Italia sta perseguendo sulla spesa deve ancora essere interamente percepito nella sua portata», dice Giarda. Che spiega: «Vent’anni fa, ai tempi dei miei primi incarichi di governo, la spesa pubblica corrente, escludendo pensioni e interessi che hanno una propria dinamica, cresceva in termini reali del 2/2,5% l’anno. Negli ultimi anni i governi hanno imparato a gestirla meglio e la crescita si è fermata. Il suo peso sul Pil non è più aumentato. Ora si tratta di farla scendere in senso assoluto».
&lt;p&gt;

Le resistenze. Obiettivo difficilissimo. «Quando si tratterà di passare dai progetti ai fatti occorrerà una vera e propria task force», dice il professore, che nelle scorse settimane ha parlato con il premier Mario Monti dei mille nodi che dovranno essere sciolti. Incontri che hanno fatto parlare di resistenze da parte dei ministeri (e dei ministri) sulla cui pelle i tagli andranno ad incidere. «Per quanto mi riguarda ho avuto collaborazione piena - ci tiene a sottolineare Giarda – dai Ministri e dalle strutture ministeriali. E non lo dico per diplomazia perché è ovvio che su questa materia convivono anche opinioni legittimamente diverse. Tuttavia da parte di tutti c’è la consapevolezza che la riduzione della spesa è un passaggio ineludibile». Per questo Anna Maria Cancellieri, agli Interni, ha messo in piedi una struttura che sta facendo quelle che in gergo sono state chiamate «autovalutazioni». In pratica il ministero si interroga sulla qualità della spesa dei suoi uffici (le Prefetture sono da anni nel mirino). Lavoro delicato visto che si tratta di infilare le mani nella divisione dei compiti e nelle gelosie dei nostri sei corpi di polizia. «Analogo discorso vale per il ministero della Giustizia», sottolinea Giarda. Ed è noto che il Guardasigilli, Paola Severino, sta lavorando alla chiusura di una piccola miriade di tribunali minori, la Difesa punta a ridurre il personale (ma è tiepida sull'eliminazione di alcune indennità riconosciute ai militari) e gli Esteri dovrebbero ridefinire la rete degli uffici e le retribuzioni riconosciute al personale all’estero.
&lt;p&gt;

Gli incontri. Un lavoro certosino. «Che io sto seguendo per la mia parte - assicura Giarda - Incontrando per ora le amministrazioni centrali». L’ultimo vertice, di pochi giorni fa, con il top management dell’amministrazione penitenziaria nella monastica cornice dei benedettini di Subiaco. Risultati? Tutto top secret. L’ultimo interesse di Giarda è quello di accendere focolai di tensione.
&lt;p&gt;

Ma non è un mistero che siano tornate a galla ipotesi alle quali avevano lavorato negli anni Novanta le squadre tecniche di Sabino Cassese e Franco Bassanini: l’ufficio unico provinciale (dove raggruppare le sedi periferiche di varie amministrazioni per migliorare il servizio e ridurre le spese e gli affitti); l’eliminazione di doppi servizi - e carriere - nelle forze dell’ordine; lo snellimento a tutti i livelli di strutture e di dirigenti; l’introduzione di criteri manageriale nella gestione delle strutture pubbliche. «Ma nessuno si attenda miracoli - si schermisce Giarda - Per ora sto lavorando a fissare la strategia, fatta di comportamenti e regole». Poi si passerà ai fatti. E qui dovrà dire la sua Mario Monti.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1DZV7U&quot;&gt;Il Messaggero - Diodato Pirone&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MARINA STACCIOLI: ATO UNICA ACQUA, “UN NUOVO CARROZZONE, ANZI DUE” </title>
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  <updated>2011-12-28T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Toscana (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Nessun risparmio e un nuovo supermanager. Restano i dubbi sul servizio”

“Un nuovo carrozzone, anzi due, sulle spalle dei cittadini toscani”. Così la consigliera regionale Marina Staccioli (Gruppo Misto) commenta la neonata Autorità Idrica regionale. “Come al solito per non cambiare niente, si cambia solo il nome alle cose – dichiara Staccioli – e così gli attuali sei Ato dell’acqua diventeranno sei Conferenze territoriali, ma non scompariranno. A vigilare su di loro ci sarà l’Autorità unica, un nuovo ente pubblico che andrà ancora una volta a gravare sui contribuenti. Ciliegina sulla torta: l’Osservatorio, un contentino per i Comitati che si sono impegnati per i referendum dello scorso luglio, lasciati a bocca asciutta da una legge ancor più centralista di quella di prima”. Il direttore generale dell’Autorità idrica toscana sarà nominato dal Presidente della Giunta e resterà in carica per 7 anni. Il trattamento economico, si legge nella proposta di legge approvata dall’Aula, sarà equiparato a quello delle figure apicali della dirigenza pubblica locale. “Un altro supermanager che non ha bisogno di rendere conto a nessuno”, attacca Staccioli. Ma le perplessità si estendono anche alla qualità del servizio. “Prendiamo come esempio quel che sta succedendo a Forte dei Marmi – sottolinea la consigliera, facendo riferimento al proprio territorio – se con sei Ato non si è riusciti a installare i contatori, che succederà con un unico gestore? Ad oggi, grazie a Gaia, i lavori per la terza vasca di depurazione dell’acqua sono ancora fermi e i cittadini versiliesi continuano a pagare una iniqua somma forfettaria, che poco ha a che vedere con i consumi reali”. (f.p.)&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.consiglio.regione.toscana.it/politica/comunicati-stampa-dei-gruppi-politici/comunicato/testo_comunicato.asp?id=8752&amp;filtro=&quot;&gt;www.consiglio.regione.toscana.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MARINA STACCIOLI: Finanziaria, non passa il taglio agli stipendi dei burocrati</title>
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  <updated>2011-12-21T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Toscana (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Locci e Staccioli, “Così si evita di affrontare il vero problema dei costi della politica”

“Ancora una volta si evita di affrontare il vero problema e si procede mettendoci una pezza”. Lo ha dichiarato Dario Locci (Gruppo Misto) in seguito alla votazione in Aula su ordine del giorno ed emendamento alla Finanziaria 2012 che prevedevano la riduzione degli stipendi dei direttori generali in forze alla Regione Toscana. Respinti entrambi dalla maggioranza, i due atti hanno incontrato il voto favorevole del Pdl. “Il Presidente Enrico Rossi – continua Locci – ha dichiarato di aver accolto lo spirito dell’ordine del giorno. Ma l’emendamento che ha presentato lo stesso Governatore – continua il presidente del Gruppo Misto – è più riduttivo rispetto al nostro”. L’emendamento in questione, firmato dallo stesso Rossi questa mattina, stabilisce la riduzione del 5% delle indennità dei direttori generali, solo per la parte eccedente i 90mila euro e solo per il comparto sanitario. “In pratica si tagliano solo gli stipendi dei direttori delle Asl – precisa la consigliera Marina Staccioli, cofirmataria dell’emendamento respinto – mentre noi chiedevamo un provvedimento più ampio, che comprendesse Giunta, Consiglio ed Enti dipendenti dalla Regione. In questo modo il risparmio sarebbe stato di gran lunga superiore”. (f.p.) &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.consiglio.regione.toscana.it/politica/comunicati-stampa-dei-gruppi-politici/comunicato/testo_comunicato.asp?id=8730&amp;filtro=&quot;&gt;www.consiglio.regione.toscana.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Stipendi parlamentari: la decisione di parametrarli alla media europea è già stata presa </title>
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  <updated>2011-12-10T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;La decisione di parametrare lo stipendio dei parlamentari italiani alla media tra quelli dei Paesi europei è già stata presa dalla Camera e, come ha detto il presidente Fini, l'applicheremo in tempi brevi, senza esitazioni e nel rispetto delle regole costituzionali&quot;. Lo ha dichiarato &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt; (Pd).

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=6598&quot;&gt;ANSA&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pio Del Gaudio: Comune senza stipendi, Del Gaudio ora attacca: «Chi ha sbagliato pagherà» </title>
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  <updated>2011-09-29T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Caserta (CE) (Partito: Lista Civica - Cen-Des) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Nel più breve tempo possibile, la situazione sarà completamente risolta&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/29-settembre-2011/comune-senza-stipendi-gaudio-ora-attacca-chi-ha-sbagliato-paghera-1901671421929.shtml&quot;&gt;corrieredelmezzogiorno.corriere.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pio Del Gaudio: Comune di Caserta </title>
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  <updated>2011-09-28T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Caserta (CE) (Partito: Lista Civica - Cen-Des) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Sono qui, in rappresentanza dell’intera coalizione di centrodestra, per risolvere il grosso problema, che è emerso ora, ma che ha radici storiche. Ringrazio tutti i dipendenti comunali per non essersi assentati dal posto di lavoro e al contrario essere qui per un momento che, a dire il vero, io reputo di grande confronto. Anche se non è competenza mia definire la vicenda legata al mancato pagamento degli stipendi, io sono qui, al vostro fianco per cercare una via d’uscita. Posso sin d’ora, con la consapevolezza di ponderare attentamente le parole, affermare che chi ha causato questo disagio sarà perseguito in tutte le sedi. Inoltre, allo stesso tempo posso tranquillamente rassicurare tutti i dipendenti comunali e i miei concittadini, che non è mia intenzione far vivacchiare questa amministrazione comunale. Al contrario, voglio approvare un bilancio vero che servirà per mettere in campo soluzioni che evitino alla città mortificazioni come questa. Ciò è quello che c’era scritto nel mio programma elettorale ed è quello che i Casertani, votandomi, mi hanno chiesto&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.comune.caserta.it/index.php?id_doc=1132&amp;id_oggetto=30&amp;sid=5043b77b6e0fd61bd634c9e75e7c6d86&quot;&gt;www.comune.caserta.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Aniello Spirito: «Saltano gli stipendi a settembre» Dissesto inevitabile per il Comune </title>
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  <updated>2011-09-27T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Caserta (CE) (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Se qualcuno ha soluzione concrete, le proponga. Marrone è un ottimo professionista ma non vedo perché non ha fatto quello che poteva quando era assessore. Io so solo che nessun dirigente allo stato ha scritto al sindaco o a me per fornire una soluzione concreta ai problemi attuali. Al momento, purtroppo, mi sento di poter dire che il dissesto è ormai una scelta inevitabile&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/politica/2011/27-settembre-2011/saltano-stipendi-settembredissesto-inevitabile-il-comune--1901650505341.shtml&quot;&gt;corrieredelmezzogiorno.corriere.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giulio TREMONTI: ''Modificare l'art. 81 della Costituzione. Aumentare la tassazione delle rendite finanziarie dal 12,5% al 20%''.</title>
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  <updated>2011-08-11T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Economia e Finanze (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
''L'articolo 81 della Costituzione non è un caso di successo. Siamo arrivati a fare il terzo-quarto debito pubblico nel mondo''. 
&lt;p&gt;Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, nel corso della sua audizione al Parlamento, di fronte alle commissioni congiunte Affari costituzionali e Bilancio di Senato e Camera.
&lt;p&gt; ''Dobbiamo cambiare l'articolo 81 - ha aggiunto il ministro - perché non funziona più''. La modifica volta all'introduzione del vincolo obbligatorio del pareggio di bilancio è &quot;necessaria&quot; e prendere tale decisione ''è un vincolo formale forte'', poiché ''costringe a scelte di maggiore rigore perché non si può più spendere più di quello che prendi''.

&lt;p&gt;
Tremonti osserva che dal voto della Camera sul decreto che poneva il pareggio di bilancio al 2014 ''sono emersi fatti nuovi che hanno modificato il corso delle nostre attività'', a partire dall'''intensificarsi verticale della crisi finanziaria''. ''La data del pareggio di bilancio nel 2014 non l'abbiamo inventata noi, è in tutti i documenti europei e prevedeva un percorso progressivo''.
&lt;p&gt;
&quot;Accorpare le festività sulla domenica tranne quelle religiose che sono oggetto di trattato&quot;. Fermi i titoli di Stato, siamo pronti ad aumentare la tassazione delle rendite finanziarie dal 12,5% al 20%''. 
&lt;p&gt;&quot;Se posso essere un po' specifico sulle indicazioni che ci vengono da fuori, riguardano tanto il lato della crescita quanto quello del bilancio pubblico&quot;, ha spiegato il ministro dando conto sinteticamente dei contenuti della missiva dell'Eurotower: dalla &quot;piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali, e di quella dei servizi professionali. Poi, la privatizzazione su larga scala dei servizi locali&quot; nonché il superamento di certe rigidità del mercato del lavoro.

&lt;p&gt;
&quot;Per la materia del lavoro c'è la spinta a una contrattazione a livello aziendale e, quindi, il superamento di un sistema centrale rigido e poi formule, come dire, piuttosto critiche come - ha precisato - licenziamento e dismissione del personale, compensato con meccanismi di assicurazione e di migliore o più felice collocamento sul mercato del lavoro. Compaiono comunque anche le parole 'diritto a licenziare'&quot;.&lt;br /&gt;
 E qui Tremonti ha precisato che &quot;non è detto che tutto questo sia parte della condivisa attività del governo&quot;.

&lt;p&gt;
Sempre in materia di 'ricetta' della Bce essa insiste ''più sul lato della riduzione di spesa che su quello degli incrementi delle entrate e, comunque, i suggerimenti riguardano le pensioni di anzianità e quelle delle donne nel settore privato, e si formula poi l'ipotesi di tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici&quot;. 
&lt;p&gt;&quot;Sicuramente dobbiamo intervenire con maggiore incisività sui costi della politica&quot;. Credo che dobbiamo tornare su questa materia con l'impegno che non è solo riferito ai costi della politica, quanto dei politici, quanto prendono ma anche quanti sono. Soprattutto sono le complessità del sistema che, stratificandosi nel corso degli anni, hanno oggettivamente causato un effetto di blocco, di manomorta e di costo eccessivo&quot;.

&lt;p&gt;
''Dobbiamo e possiamo intervenire per rendere più flessibile il mercato lavoro e anche per evitare forme di abuso dei contratti a tempo determinato''. Nel corso dell'audizione al Parlamento, Tremonti dice che ''da quelle parti'', ovvero nell'area dei contratti a tempo determinato, ''oggettivamente si creano effetti di instabilità personale che creano effetti di instabilità anche per l'economia''.
&lt;p&gt;''E' ben difficile - ha rimarcato - prima di andare dal capo dello Stato, a mercati aperti, essere più precisi di come sono stato io''.
&lt;p&gt;''Non abbiamo intenzione di ridurre gli stipendi pubblici''.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/IGN/ext/printNews.php?sec=News&amp;cat=Economia&amp;loid=3.1.2341936285&quot;&gt;Adnkronos.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>IVANO PEDUZZI: «80 lavoratori a partita Iva del consorzio Ri.Rei., da 7 mesi senza alcuna retribuzione»</title>
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  <updated>2010-11-08T00:00:00Z</updated>
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  <id>547735</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lazio (Gruppo: Federazione della Sinistra) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Un grido di allarme e una richiesta di intervento urgente ci giungono da parte di 80 lavoratori a partita Iva del consorzio Ri.Rei., da 7 mesi senza alcuna retribuzione».
&lt;p&gt; Lo affermano in una nota congiunta Ivano Peduzzi e Fabio Nobile, capogruppo e consigliere della Federazione della Sinistra alla Regione Lazio. «Non è la prima volta che Ri.Rei., con la scusa dei ritardi dei pagamenti da parte della Regione Lazio, calpesta i diritti dei lavoratori, affamandoli e creando una situazione di altissimo disagio sociale, economico e psicologico. L'atteggiamento del consorzio, indegno ed oltraggioso verso operatori e pazienti - continuano i consiglieri - si scontra con l'ineccepibile comportamento di questi 80 lavoratori che, nonostante le difficoltà economiche, stanno garantendo il livello assistenziale dei pazienti disabili, continuando a svolgere il servizio riabilitativo sia ambulatoriale che domiciliare». «Auspicando che il consorzio provveda subito alla regolarizzazione dei sette mesi di arretrati, - concludono Peduzzi e Nobile - chiediamo alla presidente Polverini e all'assessore Zezza di intervenire con urgenza per sbloccare questa difficile situazione e, considerata la totale inaffidabilità di Ri.Rei., di operare quanto prima al fine di reinternalizzare i servizi alle Asl»&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=36&amp;id=9320&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;www.controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio BORGHESI: Stipendi e vitalizi assurdi ai parlamentari, è giusto continuare a subire in silenzio?</title>
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  <updated>2010-09-21T00:00:00Z</updated>
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  <id>573037</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il giorno 21 settembre 2010 ho proposto l’abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura. Tale trattamento risulta iniquo rispetto a quello previsto dai lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Ecco come è andata a finire:&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Presenti         525&lt;br /&gt;

Votanti          520&lt;br /&gt;

Astenuti           5&lt;br /&gt;

Maggioranza      261
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Hanno votato sì     22&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Hanno votato no 498&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Ecco un estratto del discorso presentato alla Camera:&lt;br /&gt;
«Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. 
&lt;br /&gt;
È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. 
&lt;p&gt;Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno – ce ne sono tre – e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. 
&lt;p&gt;Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per 68 giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C’è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità. Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine del giorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati…»&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.rivieraoggi.it/2011/03/28/117623/stipendi-e-vitalizi-assurdi-ai-parlamentari-e-giusto-continuare-a-subire-in-silenzio/&quot;&gt;Rivieraoggi.it - Nazzareno Perotti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DEODATO SCANDEREBECH: COMBATTERE LA POVERTA',  SI PU0' E SI DEVE FARE.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/01/04/deodato-scanderebech/combattere-la-poverta-si-pu0-e-si-deve-fare/477858"></link>
  <updated>2010-01-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>477858</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Piemonte (Lista di elezione: UDC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Nell’analizzare la nostra società dal punto di vista socio economico viene tenuto sempre più in considerazione il livello di felicità dei cittadini per descrivere lo sviluppo o la depressione di un territorio. La percezione del vivere bene non viene valutata solo in relazione alla ricchezza dei cittadini e al trend dei consumi ma anche in base al livello di felicità personale e collettiva che equivale alla ricerca del benessere, inteso nella accezione più ampia, come ricerca del luogo in cui le opportunità di lavoro e di scambio di vita sociale sono più elevate. A tal proposito, nella classifica finale sulla felicità stilata da il Sole 24 Ore, su 103 Province d’Italia, Torino si aggiudica solo il 97° posto fatto che evidenzia lo stato di malessere economico e sociale che perdura sul territorio piemontese.
Nella graduatoria “Servizi, Ambiente e Salute” Torino si classifica al 61° posto per ciò che concerne la presenza delle infrastrutture, al 74° per la pagella ecologica, al 98° per ciò che concerne il clima e al 93° nella classifica dedicata ai servizi per l’infanzia. 
In merito, &lt;b&gt;Deodato Scanderebech&lt;/b&gt; ha dichiarato: 
&quot;&lt;i&gt;L’immobilismo dei governi del territorio nell’adottare una chiara politica per ciò che concerne occupazione e sviluppo economico sta aumentando la percezione della gravità attribuita al problema lavoro. E’ paradossale come un governo di centro sinistra, che trae le sue origini dal ceto operaio e dalla forza lavoro, non sia in grado di fare gli interessi nemmeno di quella fascia di elettorato che li ha eletti&lt;/i&gt;”. 
E conclude: &quot;La fotocopia dell’osservatorio Nord-Ovest ad ottobre 2009 porta tristemente il Piemonte al primo posto come tasso di impoverimento evidenziando che il 14% delle famiglie non arriva a fine mese e il 60% soffre la quarta settimana. Oggi a Torino e prima cintura sono oltre 60 i centri, tra parrocchie,Caritas e associazioni che consegnano una o due volte al mese pacchi viveri a 35000 famiglie. Il popolo dei nuovi poveri non è formato solo da barboni di lungo corso o disoccupati ma anche da molte famiglie normali che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese.Il ritratto di Torino, e di rimando quello del Piemonte, non risulta essere quello di un capoluogo felice e in crescita, ma quello di una città in forte crisi, povera sia economicamente che moralmente, quello di una città portata alla deriva dalla completa assenza di politiche di assistenza e di sostegno per il nucleo familiare, perno portante della nostra società, della carenza di politiche per il rilancio economico e per la tutela e la sicurezza dell’incolumità dei cittadini. Le statistiche sono la palese dimostrazione del fallimento della politica adottata dai Governi&quot;.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.scanderebech.it/articoli/articoli.asp?articolo=6&quot;&gt;http://www.scanderebech.it/&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MERCEDES BRESSO: Le regole del fondo per lavoratori senza stipendio </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/12/30/mercedes-bresso/le-regole-del-fondo-per-lavoratori-senza-stipendio/475202"></link>
  <updated>2009-12-30T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>475202</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Piemonte (Partito: PD) - Consigliere Regione Piemonte (Gruppo: DS) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Le regole del fondo per lavoratori senza stipendio.
&lt;p&gt; 

La Giunta regionale, su proposta del vicepresidente Paolo Peveraro e degli assessori all’Industria, Andrea Bairati, e al Lavoro, Teresa Angela Migliasso, ha approvato il 30 dicembre il regolamento del fondo speciale di garanzia a sostegno dei lavoratori dipendenti in condizioni di disagio economico.

&lt;p&gt;
Il testo, previsto dalla l.r. n.34 del 24 dicembre scorso, individua criteri e modalità sulla base dei quali i soggetti beneficiari potranno accedere al prestito bancario a fronte della garanzia regionale.

&lt;p&gt;
Al termine della seduta di Giunta, gli assessori hanno incontrato i lavoratori dell’Agile (ex Eutelia) per illustrare le principali caratteristiche del provvedimento. Il fondo, gestito da Finpiemonte, ha l’obiettivo di favorire la concessione dalle banche di anticipi delle spettanze maturate e non ancora percepite. Potranno accedere al prestito (per un ammontare massimo di 2.500 euro, senza oneri a carico) i dipendenti a tempo indeterminato in condizioni di disagio economico perché non incassano lo stipendio da almeno tre mesi e non possono accedere agli ammortizzatori sociali. Al fondo viene destinata una prima dotazione di 3 milioni di euro, impegnati dalla direzione Attività produttive.

&lt;p&gt;
Per i tre assessori si tratta di “un ulteriore tassello da inserire nel pacchetto anti crisi predisposto negli ultimi mesi dalla Regione. Attualmente la situazione generale sembra improntata a un arrestarsi della caduta della domanda sui mercati, tuttavia i segnali di ripresa sono ancora modesti. Sono infatti migliaia le persone che lavorano da mesi senza ricevere le dovute spettanze, e quotidianamente si apprendono dai giornali nuovi casi simili. Ora potremo dare a queste categorie un sostegno immediato e tangibile per far fronte agli impegni della quotidianità. Come promesso, abbiamo approvato in tempi rapidi il regolamento, ora dobbiamo procedere altrettanto velocemente all’erogazione del legittimo compenso per le prestazioni rese. Questo provvedimento dà una risposta seria a un problema grave che non riguarda solo i lavoratori dell’Agile-ex Eutelia. ma tutti i dipendenti di quelle imprese in ritardo nel pagamento degli stipendi”.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.regione.piemonte.it/cms/piemonte-informa/diario/il-regolamento-del-fondo-per-lavoratori-senza-stipendio.html&quot;&gt;regione.piemonte.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DEODATO SCANDEREBECH: &quot;Le idee dell'opposizione divenute realtà&quot;.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/12/22/deodato-scanderebech/le-idee-dellopposizione-divenute-realt%C3%A0/477859"></link>
  <updated>2009-12-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>477859</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Piemonte (Lista di elezione: UDC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Sono contento e orgoglioso che finalmente un'idea dell'opposizione, da me proposta nell'ultima seduta del consiglio regionale, sia stata accolta e sia diventata realtà.
&lt;p&gt; Così Deodato Scanderebech sull'aiuto ai lavoratori deciso lo scorso dicembre. Ci voleva uno strumento legislativo straordinario, come quello che la
Regione Piemonte mise in campo per aiutare i parenti delle
vittime sul lavoro. E' quello che ho detto quando abbiamo discusso l'odg, nella seduta di martedì scorso. Di fronte a una emergenza straordinaria, la giunta regionale ha così deciso di istituire il fondo speciale di tre milioni di euro che abbiamo finalmente approvato.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://ansa.it/politica&quot;&gt;ansa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIOCONDO TALAMONTI: Guardiamo tutti...</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/08/18/giocondo-talamonti/guardiamo-tutti/417327"></link>
  <updated>2009-08-18T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>417327</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Terni (TR) (Gruppo: Federazione della Sinistra) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Se qualcuno mi avesse detto che un giorno avrei dovuto esprimermi in termini elogiativi nei confronti di Lotito e della Lazio, da convinto romanista, non ci avrei mai creduto. Ma l’obiettività, che pure non è il pregio più evidente dello sport, impone il sacrificio. La vittoria dei biancocelesti sull’Inter nella Supercoppa, oltre a creare un certo fastidio e un tipico prurito nell’esercito romanista è servita a dare speranza al calcio povero o, per dir meglio, a contestare l’idea che a vincere debbano sempre essere le squadre dei presidenti miliardari. Un altro calcio è, dunque, possibile. A sgambettare per i campi non saranno più giocatori legati a contratti stratosferici, misurati sulla base di miliardi di vecchie lire/mese. Avranno dignità di gioco calciatori morti di fame, peones della pelota, sfigati appartenenti a una lista lunghissima di operai del calcio in mutande che corrono su e giù per i terreni di gioco per quattro soldi, extracomunitari e comunitari depressi, invidiosi della sorte toccata ai loro colleghi, disgraziati con la bava alla bocca per meritarsi uno stipendio da fame che il loro presidente ha fissato a non più di 500 mila/euro all’anno. Come si fa a vivere con l’incubo di non arrivare a fine anno? Si fa, si fa.
E quelli che sbattono i piedi perché credono di averceli meglio di altri, pretendendo aumenti di stipendio o trasferimenti vantaggiosi verso altre squadre, rischiano di essere esclusi dai campionati, di sedersi in panchina a vedere come gli altri si divertono e come godono della prodigalità del capo. Aver vinto la Supercoppa, grazie anche ad una buona dose di culo, promuove ad esempio nazionale e internazionale il “metodo Lotito”, vecchio, se volete, quanto il mondo e che trova riscontri in detti popolari quali: “o magni ‘sta minestra o sarti daaa finestra”, “’na foresta, leone o gazzella devi sempre core”, “ a regà, c’ho li buffi, ‘n ve posso pagà”, “ a Lazio è ‘n credo, mica na squadra”, e così via. Fatto sta che a Moratti je ce prude, come ai romanisti, ma tant’è.
Lui ha messo a riposo gente come Pandev, Ledesma, Canizo, De Silvestri, gente convinta di meritare di più. A questi, le partite dei compagni le fa vedere in televisione: “ guardate come si guadagna la pagnotta”, sembra voglia suggerire. Guardiamo tutti.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://talamonti_giocondo.ilcannocchiale.it/2009/08/20/guardiamo_tutti.html&quot;&gt;Blog Personale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: Brunetta sdogana la segnalazione: &quot;Fa parte della vita e dell'economia&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/29/renato-brunetta/brunetta-sdogana-la-segnalazione-fa-parte-della-vita-e-delleconomia/391348"></link>
  <updated>2009-05-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391348</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
 ''Si al signalling, è una funzione economica fondamentale e cioè quella di lanciare dei segni tendenti a individuare specificità. La segnalazione fa parte della vita, dell'economia, della biologia. E' una funzione di ottimizzazione. Esistono mestieri che si basano sulla segnalazione''. Ad affermarlo è il ministro Brunetta parlando del tema delle raccomandazioni ai microfoni di 'Klauscondicio'.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''La raccomandazione, invece, è negativa, - continua Brunetta - in quanto non si offre il migliore, ma l'amico che normalmente non è il migliore. Le raccomandazioni nel settore privato di mercato concorrenziale non esistono. Il vero dramma è quando le raccomandazioni finiscono nel settore pubblico, lì non c'è la funzione di mercato e quindi li paghiamo noi. Che la Microsoft o Mediaset si prendano raccomandati chi se ne frega, fa meno problema''.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

Il ministro dice poi che ''gli stipendi di tutti gli artisti, manager e consulenti Rai devono essere pubblicati sul sito dell'azienda. Occorre avere la massima trasparenza. Questo deve valere anche per la Rai. Per cui se i vertici lo facessero, sarebbe un atto lodevole''. Quanto agli opinionisti che popolano i programmi tv Brunetta ritiene siano &quot;insopportabili''. ''Non so se siano dei fannulloni, ma spesso sono superficiali produttori di luoghi comuni, non studiano, non leggono, annusano, si mettono al vento. E poi, danno lezioni a tutti'', osserva.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

Trasparenza anche sui conti delle trasmissioni invoca Brunetta. &quot;Leggo che molti trasmissioni procurano alla Rai introiti pubblicitari e ricavi - afferma - allora perché non rendere trasparente anche il conto economico delle trasmissioni? Perché non mettere il cittadino in condizioni di capire quanto costa una trasmissione?&quot;.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

Ma le critiche non finiscono qui. ''Ci sono troppi appalti esterni alla tv pubblica. Il personale Rai, che è di grandissima qualità, se non per il fatto di aver cominciato prima di tutti gli altri, è molto svilito, umiliato''. ''Ma perché la Rai deve mandare in onda un format pensato, organizzato, scritto e magari anche prodotto da altri? - si domanda - Cosa fa la Rai? Fa la bella statuina che lo manda in onda, che attacca la spina e accende la luce? Che tristezza. Io privatizzerei totalmente la Rai''.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/IGN/Economia/?id=3.0.3373152605&quot;&gt;Adnkronos-IGN&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: «Il Pdl? Non è di centrodestra»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/26/renato-brunetta/%C2%ABil-pdl-non-%C3%A8-di-centrodestra%C2%BB/391338"></link>
  <updated>2009-05-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391338</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il Pdl è di centrodestra? Sbagliato. La maggioranza degli operai vota per noi. Siamo interclassisti, eredi del grande centrosinistra che cambiò l’Italia». Lo sostiene il ministro della Pubblica amministrazione e innovazione Renato Brunetta in un'intervista al settimanale Oggi in edicola da mercoledì (e online su www.oggi.it).
&lt;p&gt;

 Brunetta parla degli stipendi bassi, accusando anche le imprese («La colpa è dei governi di sinistra e Cgil che hanno voluto moderazione salariale, ma anche della miopia delle imprese, perché retribuzioni basse danno bassa produttività e competitività»), ma salva gli speculatori («Speculare non è una brutta parola. Viene dal latino e significa studiare e capire, per approfittare.&lt;br /&gt;
 La speculazione è una scienza che fa fruttare i talenti. I gestori dei fondi, che tutti adoravamo finché ci facevano guadagnare, lavorano moltissimo: si devono informare per investire nei settori giusti. Gli speculatori sono molto intelligenti e preparati. Solo i tardo-cristiani li disprezzavano»). 
&lt;p&gt;

Sulla crisi afferma: «Paradossalmente ha reso più ricchi trenta milioni di italiani: tutti i lavoratori dipendenti e pensionati con i redditi saliti automaticamente del quattro per cento, mentre l’inflazione è al due. Il loro potere d’acquisto, dunque, è aumentato».
&lt;p&gt;

E assicura: «Cambieremo questo Welfare scassato, che costa tanto e protegge solo i pensionati, poco i giovani e pochissimo le famiglie».
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/09_maggio_26/brunetta_oggi_pdl_centrodestra_8f83fb2a-4a10-11de-8785-00144f02aabc_print.html&quot;&gt;Il Corriere.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: &quot;La busta paga sarà più pesante se si incentiva la produttività&quot;  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/18/renato-brunetta/la-busta-paga-sar%C3%A0-pi%C3%B9-pesante-se-si-incentiva-la-produttivit%C3%A0-intervista/391303"></link>
  <updated>2009-05-18T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391303</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il dato dell'Ocse sui salari che mette l'Italia agli ultimi posti nella graduatoria dei paesi più industrializzati non è una novità.
&lt;p&gt;



«È così da almeno 10 anni ed è legato al fatto che in questo Paese la produttività non è cresciuta abbastanza e il reddito prodotto è andato più a vantaggio dei profitti che dei salari» dice a Il Tempo, Renato Brunetta, Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione.

&lt;p&gt;

Gli imprenditori secondo lei si sono tenuti la fetta più grossa della torta. Ha detto una cosa di sinistra? &lt;br /&gt;

«No. Da economista. Per me non c'è nessun problema se i profitti crescono più dei salari. Quello che che è importante è che i guadagni delle imprese siano poi utilizzati per gli investimenti che creano occupazione e domanda. Molta di questa ricchezza si è invece trasformata in rendita finanziaria».

&lt;p&gt;

Siamo tra i fanalini di coda nel peso della busta paga solo per questo? &lt;br /&gt;

«È uno dei fattori. Molto dipende anche dal boom del lavoro atipico e flessibile che per definizione ha una minore remunerazione. Negli ultimi dieci anni gli occupati sono cresciuti di 2,5 milioni di unità. La produttività non è aumentata e la stessa ricchezza è stata divisa per un numero maggiore di persone. Dunque è un problema strutturale».

&lt;p&gt;

Queste la cause ma qual è la ricetta per aumentare la produttività? &lt;br /&gt;

«Pagare meglio chi lavora di più. E dunque incentivare il merito. È quello che sto cercando di fare nella pubblica amministrazione destinando il 50% delle risorse al 25% dei dipendenti meritevoli. Un meccanismo che ho inserito nella legge di riforma e che ha un alto livello di raffinatezza».

&lt;p&gt;

Premi e incentivi. Può aiutare per questo il nuovo modello di contrattazione? &lt;br /&gt;

«Assolutamente sì. È la contrattazione collettiva che blocca qualunque sistema per premiare il merito e la maggiore produttività. Il nuovo modello di relazioni industriali ha questo obiettivo».
&lt;p&gt;



Basta questo per risalire la classifica dell'Ocse? &lt;br /&gt;

«Sì. Sarebbero sufficienti anche solo cinque anni per scalare molte posizioni. Non c'è altra via anche perché con la moneta unica il gap che ci separa dagli altri paesi ci fa soffrire di più. Veniamo da 15 anni di dinamica salariale appiattita ed è il momento di puntare su nuove relazioni industriali per invertire la tendenza. In ogni caso almeno quest'anno i salari sono cresciuti».

&lt;p&gt;

 È una battuta? &lt;br /&gt;

«No. È dimostrabile che molti lavoratori hanno ottenuto una sorta di &quot;dividendo della crisi&quot; che ha reso più ricchi negli ultimi mesi 14 milioni di lavoratori e molti milioni di pensionati».

&lt;p&gt;

 Come si spiega?&lt;br /&gt;

«Parlo chiaramente di tutti quelli che hanno un posto di lavoro e che nel frattempo non lo hanno perso. Per questi i rinnovi contrattuali ottenuti negli ultimi mesi scontavano un'inflazione precedente alla crisi attorno al 3-4% e che invece è oggi tra l'1 e il 2%. Il saldo netto in busta paga è stato positivo con un potere d'acquisto in aumento. I soli a soffrire dunque sono non più di 500 mila persone in cassa integrazione con assegni ridotti e i disoccupati che però almeno finora sono rimasti in numero contenuto».

&lt;p&gt;

 Gli italiani sono più ricchi ma non spendono. Perché?&lt;br /&gt;

«L'aumentato potere d'acquisto si è trasformato in risparmio perché manca ancora la fiducia. Il governo sta lavorando per farla ritornare. Non a caso ha puntato sul Piano casa. La crisi negli Usa e nel mondo è partita dai mutui subprime dell'immobiliare. È da lì che si deve cominciare per far ripartire l'economia».

&lt;p&gt;

La Confindustria parla di un'uscita dalla crisi lunga e dolorosa. Ma anche che il peggio è alle spalle. Un'apertura dagli industriali abbastanza critici nel passato per l'azione del governo&lt;br /&gt;

«La Confindustria fa il suo mestiere. Ma il governo ha agito con freddezza. A luglio dello scorso anno ha messo in sicurezza i conti. A novembre ha messo al sicuro il risparmio con l'aiuto offerto alle banche. E a dicembre il lavoro con gli stanziamenti per gli ammortizzatori sociali».

&lt;p&gt;

Nessuna sbavatura? &lt;br /&gt;

«No. Anzi una sensazione positiva. La bella stagione, la mobilità e i flussi turistici, porteranno via come la pioggia manzoniana la peste della crisi».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=M0ULR&quot;&gt;Il Tempo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: P.A.: Brunetta, sto preparando decreto tetti compensi manager</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/14/renato-brunetta/p-a-brunetta-sto-preparando-decreto-tetti-compensi-manager/391245"></link>
  <updated>2009-05-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391245</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
''Sto preparando il decreto sui tetti dei manager pubblici''. Lo ha detto il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta. ''Se si chiede efficienza ai dipendenti i primi a dare un segno moralmente coerente sono i dirigenti e i manager pubblici''. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

&lt;p&gt;
Ha poi annunciato che la prossima settimana saranno pubblicati on line i nomi e i relativi compensi di 30 mila amministratori di 10 mila enti partecipati, rilevando come nella prima pubblicazione mancava quasi tutto lo Stato.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.unita.it/newsansa/32351/pa_brunettasto_preparando_decreto_tetti_compensi_manager&quot;&gt;l'Unità.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: «La Chiesa? Pensa troppo all'immagine»  -   INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/29/renato-brunetta/%C2%ABla-chiesa-pensa-troppo-allimmagine%C2%BB-intervista/383274"></link>
  <updated>2008-12-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
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  <id>383274</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Rispetto il Vaticano ma si poteva fare di più. Quei soldi li dà lo Stato&quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Ministro Brunetta, la Chiesa ha aperto un fondo di solidarietà da un milione di euro. Ma, secondo lei, poteva fare di più. Una tirata d’orecchi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Io non sono credente. Ho però un grandissimo rispetto per la funzione che la Chiesa svolge a vantaggio dei giovani, degli anziani, dei diversamente abili. E apprezzo anche molto questa iniziativa di istituire un fondo di solidarietà. Mi limito a rilevare che qualcosa in più si poteva fare, dato che quei soldi la Chiesa li riceve comunque dallo Stato. Ognuno, secondo me, dovrebbe tornare a fare il proprio mestiere e la Chiesa il suo lo fa molto bene, ma qualche volta sembra voler investire un po’ troppo su operazioni di mera immagine».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Inedito: un ministro italiano che se la prende con la Chiesa.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Dico solo l’ovvio, e cioè che non è possibile che lo Stato possa essere il bersaglio di qualunque critica, come se fosse il ricettacolo di tutti i mali, e nessuno possa mai dire alcunché della Chiesa. Adottiamo un criterio di reciprocità, che è poi quello evangelico della pagliuzza e della trave. O no?»&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Alla Chiesa non deve essere piaciuta molto la sua proposta di legge sulle famiglie di fatto. A che punto è?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«La proposta non è sulle famiglie di fatto ma sui diritti e doveri dei conviventi. Comunque: ha ricevuto oltre 80 firme in Parlamento, tra cui molte di esponenti dell’opposizione. Come finirà non lo so, perché non dipende più da me».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Passiamo ad altro. Come ripartiranno i consumi se - stando ai dati della Cgil - gli stipendi sono fermi da un anno?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Secondo la Cgil gli aumenti sarebbero stati azzerati dall’inflazione. Quindi vuol dire che il potere d’acquisto se non è cresciuto non è neppure diminuito. Senza dire che il fenomeno riguarda solo i dipendenti del privato, perché per quelli pubblici un aumento c’è stato. Con questo non voglio dire che il problema non esista, sia chiaro. Anzi, dico che c’è e che ne è responsabile soprattutto la Cgil che, tra i due livelli di contrattazione, nazionale e locale, ha sempre puntato sul primo, quando è del tutto evidente che solo il potenziamento del secondo livello può incrementare produttività e salari».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Sempre la Cgil, ma anche il Pd, propongono un taglio serio della pressione. Le sembra una via praticabile?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Un taglio delle tasse minimo, avrebbe un costo di almeno 10 miliardi. Questi soldi oggi non ci sono, e se ci fossero sarebbero comunque spesi male. Ciò che deve cambiare è la modalità di erogazione salariale. Serve insomma quel nuovo modello contrattuale a cui la Cgil si oppone».
&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;I soldi non ci sono. Ma altri paesi (gli Usa, ma anche Francia e Inghilterra) stanno pensando a maxi-investimenti in deficit, qui, invece, sembra far premio solo l'input del ministro del Tesoro: conti in riga e basta.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Il problema non è il deficit, perché in questa situazione, se sforassimo i parametri di Maastricht di qualche decimo non ce lo impedirebbero l’Europa e la burocrazia di Bruxelles, ma i mercati. Con un debito pari al 105% del Pil che costa in interessi 70 miliardi l’anno, che credibilità avremmo se esasperassimo questo fenomeno. Inoltre incontreremmo difficoltà a ricollocare questo debito sul mercato e dovremmo aumentare i rendimenti. La pezza, dunque, sarebbe peggiore dello strappo».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Ma esiste o no una sorta di superpotere del ministro del Tesoro e una conseguente insofferenza di molti suoi colleghi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Tremonti ricorda semplicemente una regola sgradevole, ma pur sempre regola, che è quella che ho appena illustrato: i mercati, cioè, non ci consentono leggerezze di sorta. Quanto alle insofferenze di alcuni ministri, queste non sono contro Tremonti, ma semmai contro la burocrazia cieca e sorda della Ragioneria, che agisce in maniera piatta, senza alcuna capacità selettiva».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Si dice che recuperare risorse sia difficile. Ma non si parla più né di abolizione delle province né di tagli alla politica.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Risorse possono essere recuperate soprattutto dai settori protetti, cioè la pubblica amministrazione e le public utilities (le aziende che gestiscono acqua, gas, luce). La macchina dello Stato vale in Italia quanto il manufatturiero. Ci vuole un piano industriale per il suo rilancio, e in due anni si potrà recuperare il 30-40%. Lo stesso vale per le public utilities. Poi, nella seconda parte della legislatura, quando sarà passato anche il federalismo, si potrà affrontare tutta la filiera degli enti locali. Per il resto, so che togliere soldi ai parlamentari è molto popolare. Ma posso dire una cosa? Il costo annuo del Senato è pari alla liquidazione ottenuta da un giovane banchiere romano».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei è diventato molto popolare conducendo una battaglia contro l’assenteismo. Però non ha osato toccare gli statali in divisa. Nelle amministrazioni militari i tornelli ci sono, ma solo per i civili.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Lo so, e vale anche per le forze dell’ordine e i magistrati. Ci sono settori che avrebbero bisogno di importanti riforme che non ricadono nelle mie competenze. Ad altri spetta metterci mano».
		
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=KB67P&quot;&gt;La Stampa - Raffaello Masci&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIANCARLO GALAN: Settimana corta lavorativa. «Regalare 10 giorni allo Stato provocazione &quot;etica&quot;, serve ottimismo»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/27/giancarlo-galan/settimana-corta-lavorativa-%C2%ABregalare-10-giorni-allo-stato-provocazione-etica-serve-ottimismo%C2%BB-intervista/383211"></link>
  <updated>2008-12-27T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Veneto (Partito: FI) - Consigliere Regione Veneto (Lista di elezione: LISTA CIVICA) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Proposta condivisibile: è il  Nordest che non piange. Come Kennedy: chiediamoci cosa possiamo fare per il Paese»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
VENEZIA - Fuori dalla finestra di casa vede i colli Euganei coperti dalla neve caduta durante la notte, e il cielo pulito come non mai: «È inevitabile, dopo il maltempo viene sempre il sereno». Giancarlo Galan applica una metafora climatica alla situazione economica, e la sua convinzione ottimistica è rafforzata dalla &quot;provocazione&quot; lanciata la vigilia di Natale da &lt;a href=&quot;http://www.gazzettino.it/stampa_articolo.php?id=39615&quot;&gt; Andrea Tomat nell’intervista al Gazzettino&lt;/a&gt;: «Altro che settimana corta - aveva detto il presidente della Fondazione Nordest e prossimo leader di Confindustria veneto - questo è il momento di lavorare di più, e magari anche gratis per qualche giorno da regalare al Paese per risanare il deficit. È il momento di investire e non di frenare». Il governatore del Veneto raccoglie la sfida di Tomat, e ne dà un’interpretazione &quot;etica&quot;.&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;È una proposta o una provocazione?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Io la leggo come una provocazione etica, perché richiama a un atto individuale, a una scelta personale, quasi volontaria. Non so nemmeno se l’idea di lavorare dieci giorni in più per &quot;regalarli&quot; alle casse dello Stato abbia una consistenza dal punto di vista economico, nè mi interessa saperlo. Magari si tradurrebbe in una cifra sostanzialmente insignificante».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Allora, a che servirebbe?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«A dimostrare nei fatti la volontà di crescere. Mi ha colpito quel &quot;lavoriamo di più, impegnamoci di più&quot;: dà il senso di quello che è stato e continua ad essere il vero valore del Nordest, qui viene fuori l’anima profonda del Veneto che non piange, si rimbocca le maniche, agisce quasi in contropiede. Qui è il senso etico, civile, di chi si mette a fianco dello Stato per risolvere i problemi di tutti. Senza questa cultura, questa formazione mentale, il Nordest non avrebbe fatto la strada che ha fatto. È un incoraggiamento a non essere passivi».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Sul tavolo del dibattito politico ed economico c’è però anche una proposta per certi versi &quot;contraria&quot;: lavorare di meno per lavorare tutti, con le giornate perse pagate dalla Cassa integrazione dello Stato.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Non credo che si esca dalla crisi arretrando. I posti di lavoro si creano producendo di più e meglio».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt; 
Ma quando è il caso, si deve anche saper giocare in difesa: e questo sembra essere il caso...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Si può e si deve giocare in difesa eliminando gli sprechi. Una crisi può fare anche bene se finalmente si eliminano i parassitismi che appesantiscono la situazione economica del Paese».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Si riferisce a ciò che emerge dalla ricerca della Fondazione Nord Est, che disegna sostanzialmente un Paese allo sbando tranne quest’area nella quale sarà difficile far digerire ancora situazioni come quella dell’Alitalia o di certe amministrazioni del Sud?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Mi auguro che la questione Alitalia sia stata una scelta obbligata, analoga a quelle prese un po’ in tutto il mondo per alcune aziende-chiave. Il presupposto per far tabula rasa di tutto ciò è il federalismo fiscale. La sua attuazione immediata potrebbe salvare il Paese se governata nel modo giusto. Responsabilità non è una parola vuota: si traduce in efficienza e risparmio. Il Veneto ha 2.500 dipendenti regionali, la Sicilia 18mila: non serve continuare...».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Intanto la Provincia di Trento ha inserito a bilancio 800 milioni, pari al 5% del Pil trentino, da destinare a sostegno di imprese e lavoratori. Se potesse farlo il Veneto, sarebbero 7 miliardi e mezzo di euro.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Trento fa ciò che è nei suoi poteri. Con Dellai abbiamo rapporti estremamente positivi, ma io continuo a sentirlo come un privilegio inaccettabile. Ecco perché reclamo un federalismo fiscale immediato».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Il ministro Calderoli garantisce che sarà operativo, ma non prima di cinque anni.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«No, bisogna accelerare. Perché altrimenti non ne veniamo fuori: ci sono molti segnali preoccupanti. Se gli enti locali non sono in grado di affiancare il loro territorio in momenti fondamentali, come avviene in Trentino... Il massimo che noi abbiamo potuto fare è stato modellare i nostri strumenti sulle esigenze delle imprese: Veneto strade, Veneto sviluppo, Veneto agricoltura servono a questo. Fanno scelte per lo sviluppo, non dettate dal clientelismo e dal malaffare. Purtroppo altrove c’è un malaffare esterno alla Pubblica amministrazione che sa come succhiare risorse, e una classe politica sottomessa a quel malaffare».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ritorniamo alla &quot;provocazione&quot; di Tomat: come si giustifica, dal momento che la produzione ha rallentato drasticamente? Si andrebbe a lavorare, ma il lavoro non c’è.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Non c’è lavoro perché c’è paura, una paura diffusa dalle banche a chi va a fare la spesa. Per questo è fondamentale il messaggio di ottimismo: il &quot;New Deal&quot; di Roosvelt aveva già nel nome &quot;nuovo corso&quot;, il senso della prospettiva. E il boom degli anni Sessanta è stat legato all’euforia che ha pervaso tutta la società italiana. Nella proposta di Tomat leggo la stessa volontà di reazione».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Uno può essere ottimista finchè si vuole, ma quando vede i prezzi nei negozi raddoppiati rispetto a sei anni fa e li confronta con gli stipendi che sono rimasti praticamente uguali...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«È vero, ci sono state speculazioni. Ma non ho elementi per analizzarle tecnicamente: la mia è una sensazione superficiale, analoga a quella secondo la quale vedo ovunque ristoranti affollati o stazioni sciistiche esaurite. Ma non bastano le sensazioni per stabilire la realtà».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Sul nuovo sito internet del Gazzettino i lettori si sono divisi sulla proposta di Tomat: nel sondaggio prevalgono i favorevoli, ma nei commenti si leggono molti contrari anche con motivazioni drastiche. C’è chi dice che siamo ritornati ai tempi dell’&quot;oro alla Patria&quot;.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Io ci leggo Kennedy, non Mussolini: &quot;Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, ma cosa puoi fare tu per il tuo Paese&quot;. È uno scatto d’orgoglio, un contropiede».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;C’è anche chi replica invitando piuttosto gli imprenditori a vendere auto e ville di lusso.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«La stragrande maggioranza dell’imprenditoria del Nordest è composta da persone che prima erano dipendenti, operai; gente che si è fatta da sola, con la propria forza, creatività, determinazione».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E cosa dovrebbero fare, adesso, quegli imprenditori?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Quel che stanno dicendo in queste settimane i Tomat, i Riello: non spaventarsi, crederci, cercare tutti i sostegni possibili, dialogare con le istituzioni, fare esattamente il contrario dei sedicenti sindacati che l’altro giorno hanno bloccato Fiumicino. Non chiudersi in loro stessi ma guardare avanti. Non c’è nulla di retorico in questo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E basterà?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ciò che succederà nel Nordest non dipenderà certo solo da noi. Gli Stati Uniti di Obama dovranno ripensare il loro ruolo internazionale, e da ciò ne seguiranno anche nuove scelte economiche. Mi auguro che dalla crisi si rafforzi la cooperazione internazionale e si sviluppino orizzonti di pace nel mondo; è da scenari di pace che le imprese possono ricavare benefici, non dalla guerra. L’Europa politicamente non è forte, è divisa: ma è un gigante economico. La costituzione di regioni economiche integrate su scala continentale possono dare una svolta in senso positivo alla crisi che stiamo vivendo. Perciò confido che siano abbattuti gli ostacoli che si frappongono alla costituzione dell’Euroregione».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Ma di fronte a questi scenari, a cosa possono servire dieci giorni di lavoro in più &quot;donati allo Stato&quot;?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Non ha importanza. Ciò che conta è il segnale: e per chi lo sa leggere è un segnale di ottimismo».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.gazzettino.it/stampa_articolo.php?id=39749&quot;&gt;Il Gazzettino - Ario Gervasutti&lt;/a&gt;</summary>
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