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  <title>Openpolis - Argomento: precariato</title>
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  <updated>2012-02-24T00:00:00Z</updated>
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  <title>Nichi VENDOLA: Informazione precaria</title>
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  <updated>2012-02-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La precarizzazione del lavoro è un delitto. Nel caso dell’informazione è un doppio delitto. Se nella parte che interessa tutti i giovani precari ci sono gli elementi comuni della paura, della solitudine, della ricattabilità, quel vivere il futuro non come promessa ma come minaccia, per chi lavora nel campo dell’informazione è un delitto supplementare perchè è  attentato alla libertà. Perché  nel lavoro di chi è nel sistema informativo si determina un prodotto che ha a che fare con la libertà di tutti.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://politici.openpolis.it/static/bookmarklet&quot;&gt;www.globalist.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rosy BINDI: «Articolo 18? La priorità è il precariato. E il governo rafforzi le liberalizzazioni»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-01-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>623466</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) - Vicepres. Camera  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La presidente Pd: «Sbaglia Fornero a insistere, neppure la Confindustria lo chiede. Continueremo a sostenere Monti, ma dobbiamo lavorare fin d`ora all`alternativa».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Onorevole Rosy Bindi, da presidente del Pd, faccia un bilancio della prima assemblea del Pd nell'era deberlusconizzata. Una riunione che a qualcuno è sembrata un po' sottotono.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«È stato un momento di riflessione seria, espressione di un partito che ha consapevolezza delle sue responsabilità e della sua forza. In tutti gli interventi si è affermato con chiarezza il sostegno leale al governo Monti senza rinunciare alle nostre idee. Lo abbiamo fatto sulla manovra, lo faremo su liberalizzazioni e mercato del lavoro». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Discussione sulle primarie rimandata a dopo l`eventuale riforma elettorale. Un ordine del giorno alla fine non votato. Avete fatto melina?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Guardi, l`ordine del giorno che non abbiamo votato domenica era stato approvato nell`assemblea precedente. Non c`è nessuna indisponibilità a discutere di primarie: nella malaugurata ipotesi in cui si andasse a votare con il Porcellum le faremo. Troveremo strumenti che tolgano alle segreterie di partito la scelta dei candidati».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Perché non cominciare subito a parlarne, allora?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Il messaggio politico dell`assemblea doveva essere più forte: bisogna a tutti i costi cambiare questa legge elettorale. Il problema non è come il Pd sceglie i candidati, ma come si forma il Parlamento italiano. Non c'è stata malizia né secondi fini, infatti i promotori si sono fidati. Adesso gli altri partiti capiranno che il Pd fa sul serio sulla riforma». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Sia sincera: quanto pesa politicamente al Pd l'appoggio al governo Monti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Noi questa fase l`abbiamo voluta, non subita, e non ci pesa. È stata necessaria per mandare a casa Berlusconi e per fare scelte difficili, impossibili senza un sostegno ampio. Detto questo, noi stiamo lavorando per l`alternativa. Non ci identifichiamo con questa fase della vita democratica. Il progetto del Pd non è interamente contenuto in questo governo, che certo non lo esaurisce».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Deadline 2013 o può essere anche prima?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«La legislatura arriverà alla scadenza naturale. Per il Pd questa è una fase di preparazione. E la sta usando in modo che io reputo intelligente, con grande unità e senza delegare niente a nessuno».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Liberalizzazioni. Arriva in aula il decreto Cresci Italia, la cosiddetta &quot;fase 2&quot;. Cosa vi proponete di cambiare in Parlamento, tenendo presente i paletti di Monti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Da noi il governo non riceverà emendamenti che stravolgano l`impianto del decreto. Piuttosto, proposte che lo rafforzano. Accanto alla soddisfazione per il lavoro c'è l'obiezione che si poteva osare di più. E' il Pdl ad essere preoccupato, il Pd invita a premere l`acceleratore».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Su quali fronti, in particolare, c`è ancora da fare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Dobbiamo capire la natura dei rinvii. Vigilare che non diventino sine die. Ci sono timidezza e poca determinazione sulle farmacie. Debolezze su banche, assicurazioni, trasporti. I grandi settori sono stati appena sfiorati. Il Pd, che sulle liberalizzazioni è stato pioniere, vuole che si vada avanti».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Da pionieri, che ne pensate delle categorie in rivolta? Da Nord a Sud dilagano gli scontenti. È la crisi della quarta settimana o l`Italia dei Gattopardi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«È ovvio che la richiesta di cambiamenti tocchi interessi consolidati, a volte privilegi, comunque abitudini. Apprezzo che Monti abbia confermato che le proteste non lo fermeranno e lo esorto ad andare avanti. Detto questo, alcuni hanno più ragioni di altri a protestare: capisco meno la serrata dei farmacisti o lo sciopero degli avvocati di quello dei tassisti».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Articolo 18. Per il governo non è un tabù. E per il Pd?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Io ho capito che Monti invita i sindacati a sedersi senza il tabù dell`articolo 18 ma anche senza il totem dell`esecutivo di cambiarlo a tutti i costi. Se si blocca su questo argomento la possibilità di riformare il mercato del lavoro, allora deve essere il governo a fare il primo passo».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Come?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Cominciando da altri temi. Precariato, flessibilità e sicurezza. Il mercato italiano è così sgangherato che non si può partire dal punto più complicato».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;C`è chi, anche a sinistra, ritiene che la difficoltà italiana a licenziare abbia aggravato le difficoltà per i giovani di accedere al mercato del lavoro.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«In un Paese dove la grande maggioranza delle imprese è piccola e media, l`articolo 18 riguarda pochi. Parliamo piuttosto di come garantire la sicurezza economica insieme alla flessibilità».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Ma se Stato e imprenditori hanno i conti in rosso, i soldi necessari chi ce li mette?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Non si trovano certo abrogando l`articolo 18. Personalmente credo che non si debba toccare, ma comunque l'errore è voler cominciare da lì. Non lo ha detto nemmeno Confindustria. Ha sbagliato il ministro Elsa Fornero a porre questo problema come centrale, subito dopo una dura riforma sulle pensioni. Ha indurito le posizioni in campo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Da dove si riparte per creare occupazione, allora?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Investimenti, abbassamento del costo del lavoro, semplificazione della normativa sui contratti di lavoro che ci allontani dalla giungla creata dalla legge Biagi, nuovi ammortizzatori sociali. Non si può introdurre nuova flessibilità senza prima metterla in sicurezza».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Voi dite: la priorità è cambiare la legge elettorale. Ma il Pdl ha già detto che questo deve essere l`ultimo tassello della grande riforma istituzionale. Posizioni conciliabili?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Così non ci siamo. Prima bisogna toccare il bicameralismo perfetto, ridurre il numero dei parlamentari e abrogare il Porcellum. Se il Pdl pone come pregiudiziale il tema del presidenzialismo, significa che vuole far finire tutto nel nulla».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Oppure, che Berlusconi è disposto a sacrificare la Lega in cambio del Quirinale...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Sarebbe una proposta irricevibile. Non saremmo mai disposti ad accettare uno scambio. Non c'è niente sotto il tavolo o fuori dalla luce del sole».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;In ogni caso, le posizioni sulla legge elettorale tra i partiti sono distanti. Vede possibile un`intesa sul sistema tedesco?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Non sono in grado oggi di individuare un punto di mediazione. Il Pd ha reso nota una proposta, gli altri avanzino la loro e si apra il tavolo. Subito. Senza perdere tempo».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=19R8AO&quot;&gt;l'Unità - Federica Fantozzi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCO MIRABELLI: Adesso serve creare le condizioni perché si facciano cose giuste e utili per gli italiani</title>
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  <updated>2012-01-11T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Il problema è che non si fa nulla per quelle famiglie che oggi hanno la benzina che costa di più, il costo della vita aumentato, le pensioni rimaste uguali o al massimo vengono indicizzate di venti euro.&lt;br&gt;
Noi avremmo fatto un’altra manovra, non avremmo fatto esattamente così la riforma delle pensioni; così come il Pdl avrebbe fatto un’altra manovra e non avrebbe sicuramente reintrodotto l’Ici.&lt;br&gt;
Una manovra di questo tipo non poteva essere fatta solo da un governo di maggioranza ma poteva essere fatta solo da un governo in cui gran parte delle forze politiche all’interno del Parlamento mettevano da parte il proprio interesse per assumersi la responsabilità collettiva del Paese”. Lo ha detto &lt;b&gt;Franco Mirabelli&lt;/b&gt;, consigliere regionale Pd della Lombardia, nel corso di una trasmissione televisiva, rispondendo ad una domanda sul governo Monti.&lt;p&gt;

“Il Presidente della Repubblica ha detto chiaramente che se si fosse andati avanti così, se si fosse andati in campagna elettorale, si rischiava il default. &lt;br&gt; 
Se il Paese va in default non sono i miliardari a pagare di più, ma sono ancora una volta i più deboli, i lavoratori. &lt;br&gt;
Salvare il Paese vuol dire salvare queste famiglie. – ha proseguito  &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt; - Anch’io avrei preferito una manovra che facesse pagare molto di più chi ha redditi sopra i 75 mila euro o sopra i 100 mila euro. Dopo di che, siccome è un governo con una coalizione ampia, in cui convivono forze e orientamenti diversi, questa è la manovra che si è potuta fare”. 
&lt;p&gt;
“Personalmente, penso che questa manovra sia pesantissima ma serviva a dare all’Europa la garanzia che si mettevano soldi veri e non ipotetici. &lt;br&gt;
Intanto, grazie al nuovo governo, le aste dei titoli di Stato sono andate bene. Il ruolo dell’Itali in Europa oggi è un po’ diverso perché non siamo più lì a farci dire cosa fare ma stiamo cominciando noi a dire delle cose, avendo adesso le carte in regola. &lt;br&gt;
Gli italiani sanno cosa è stato fatto negli ultimi tre anni e quanto è aumentato il debito pubblico con il governo Berlusconi. &lt;br&gt;
Adesso serve creare le condizioni perché si facciano cose giuste e utili per gli italiani.
Sembra che si stiano facendo alcuni ragionamenti sia sulle questioni del lavoro, sia sulle questioni dello sviluppo e dobbiamo misurarci su questo: sulle liberalizzazioni, sul contratto unico, sul salario di cittadinanza o il salario di disoccupazione… perché oggi siamo in una fase di emergenza in cui dobbiamo dare ai cittadini delle risposte”. &lt;p&gt;

Rispondendo ad una domanda sul tema della ripresa e del lavoro, &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt; ha affermato: “Il primo tema che Monti sta ponendo anche all’Europa è che bisogna allentare un po’ le maglie per consentire investimenti e la ripresa dell’economica e dello sviluppo.
In Italia abbiamo uno strumento utile che è quello delle liberalizzazioni che da una parte può aprire nuove prospettive. &lt;br&gt;
Il punto di partenza sono i carburanti: pare che si voglia fare un’operazione per consentire maggiore competitività e maggiore concorrenza sui carburanti per aiutare a superare i cartelli che oggi fissano i prezzi alti. &lt;br&gt;
Poi gli ordini professionali perché dare ad un giovane la possibilità di entrare nel mondo dell’avvocatura o dei notai competendo sul piano delle tariffe (quindi togliendo le tariffe minime) o potendo farsi pubblicità (cosa che oggi non si può fare) è una cosa utile.
Poi ci vogliono investimenti sulle infrastrutture. &lt;br&gt;
C’è anche un problema di riscrivere un sistema di protezione per i lavoratori che perdono il lavoro, perché con la crisi ci vorrà del tempo per creare dei nuovi posti di lavoro e, su questo tema, si è parlato di salario di disoccupazione collegato alla formazione. &lt;br&gt;
C’è poi un problema di ripensare i contratti perché oggi il tema della precarietà è sempre più drammatico. &lt;br&gt;
L’idea è quella di fare un contratto a tempo determinato per i primi tre anni, di apprendistato in cui si può licenziare, dopo di che si passerebbe al contratto a tempo indeterminato. Questa è una scelta che privilegia la stabilizzazione, dopo di che accanto a questo ci può essere il contratto di lavoro stagionale e altri contratti flessibili però non ci possono essere quaranta tipi di contratti precari. &lt;br&gt;
Tutto questo si può fare senza aprire discussioni sull’articolo 18: a mio avviso, sarebbe sufficiente che i processi fossero più brevi, in modo che sia il lavoratore che l’imprenditore abbiano presto una risposta”.


&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://youtu.be/A8SRCRoKTVQ&quot;&gt;&lt;b&gt;Video dell'intervento di Franco Mirabelli&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.areadem.info/adon.pl?act=doc&amp;doc=11857&quot;&gt;Area Dem&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: &quot;Black bloc figli del precariato diamo risposte o sarà un'escalation&quot;  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/22/nichi-vendola/black-bloc-figli-del-precariato-diamo-risposte-o-sar%C3%A0-unescalation-intervista/617545"></link>
  <updated>2011-10-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>617545</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;La sinistra si faccia carico della loro rabbia. Ricorrere a leggi speciali sarebbe un riconoscimento politico, un fiore all'occhiello per i violenti&quot;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Un attempato ammiratore degli incappucciati l'ha aspettato ieri fuori dal bar Canova, in piazza del Popolo, ai margini della manifestazione della Fiom e l'ha aggredito: &quot;Pezzo di merda, come ti permetti di dire che quelli di sabato erano barbari? Eroi sono, eroi&quot;. È soltanto l'ultimo e in fondo meno preoccupante episodio di intolleranza nei confronti di Nichi Vendola da parte di un mondo di rivoluzionari immaginari che considera il leader di Sel, come dice lui stesso, &quot;ormai il vero nemico, più della destra, che in fondo gli va benissimo così&quot;.
&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Vendola, chi sono, che cosa rappresentano questi incappucciati in nero che s'infiltrano nelle manifestazioni per distruggere le città? Figli di un tempo paradossale o un nuovo partito armato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&quot;Non è ancora un partito armato, ma c'è il rischio che lo diventi. Possono reclutare nella crescente disperazione delle nuove generazioni e in più godono dell'aiuto di uno stato incapace. La reazione del governo ha dell'incredibile. Non hanno saputo fare prevenzione e hanno mandato allo sbaraglio le forze dell'ordine. E dopo il disastro, che fanno? Il blocco nero chiede la guerra e lo Stato gliela concede. La proposta di leggi speciali va esattamente in quel senso. Di fatto, costituirebbero un riconoscimento politico, un fiore all'occhiello per il blocco nero. Senza contare che naturalmente non servono a nulla. &lt;br /&gt;
Serve piuttosto che i servizi imparino almeno a leggere quanto circola sulla rete, dove c'era già tutto da giorni e settimane&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma da chi è composto questo aspirante partito armato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&quot;Il blocco nero coinvolge frammenti di antagonismo e di estrema destra sociale, mescolando vaghi miti ideologici con pratiche da guerriglia metropolitana e di semplice gangsterismo. La palestra ideologica e il luogo concreto di reclutamento sono le curve degli stadi. Quanto al programma politico, diciamo così, è piuttosto rozzo: dagli allo sbirro&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Del terrorismo rosso si disse che c'entrava, in qualche modo, con l'album di famiglia della sinistra e purtroppo era vero. Ma esiste oggi un legame reale fra black bloc e movimenti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&quot;Stavolta non dobbiamo avere ambiguità. Il blocco nero è l'esatto capovolgimento politico della principale idea da cui sono partiti i movimenti in questi anni, cioè la tutela dei beni comuni. Loro negano proprio il bene comune. La città, la piazza, nel significato di bellezza urbana e di luogo della politica, per il blocco nero non sono beni comuni, terreni da attraversare con amore e rispetto: sono prede. Distruggono la città per distruggere la polis, quindi la bella politica, che i movimenti vogliono invece far rinascere. D'altra parte la frattura in piazza è stata nettissima, fra gli indignati e i barbari, come continuo a chiamarli&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Una frattura politica, ma anche emotiva, fra chi comunque crede ancora in un progetto di cambiamento e chi è in preda a una furia nichilista, disperata.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&quot;Se esiste un elemento che illustra l'egemonia culturale di questi anni è il concetto di &quot;eterno presente&quot; elaborato dal filosofo Pietro Barcellona. Il passato è stato abrogato, dal futuro ci si aspetta soltanto la perpetuazione del presente all'infinito. In questa terra di nessuno della memoria si muovono gli incappucciati&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come il terrorismo è stato in fondo il miglior alleato del potere, prolungando la vita di un ceto politico finito, così questi sedicenti antagonisti possono dare una mano alla sopravvivenza di questo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&quot;Ma sono antagonisti a che cosa? Gli incappucciati sono l'altra faccia della violenza del Potere con la maiuscola. Ne condividono il machismo, lo spirito eversivo, perfino il gusto per la mascherata. Erigono barriere, escludono dalla lotta i deboli, hanno in testa una loro zona rossa dove si separa l'estetica della guerra dall'etica della politica&quot;
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Al potere italiano i sovversivi sono sempre piaciuti, perché?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&quot;L'humus è lo stesso. Quello che Gramsci chiamava il sovversivismo delle classi dirigenti italiane. Il presidente del consiglio che favoleggia con un personaggio come Lavitola una specie di rivoluzione di piazza, tumulti violenti contro sedi di giornali e palazzi di giustizia, s'inserisce appunto nel filone di questa storia&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;L'odio degli incappucciati nei confronti delle forze dell'ordine può essere visto come un pendant dal basso delle campagne di un potere criminaloide contro i magistrati?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&quot;Nel nome del comune disprezzo per la legalità, che è la base del gioco democratico. Ora non voglio citare la famosa poesia di Pasolini sugli scontri di valle Giulia, ma insomma ricordare che i poliziotti sono lavoratori, vengono dalle classi popolari e sono ridotti a furia di tagli in condizioni di lavoro penose. Il crollo di consenso della destra nelle caserme è palpabile e con la frustrazione, il dolore di quel mondo una sinistra che voglia davvero cambiare le cose deve confrontarsi, dare risposte. Ed è quello che avviene già spontaneamente in piazza, anche e anzi soprattutto nella piazza del 15 ottobre. L'applauso dei manifestanti pacifici alle forze dell'ordine che caricavano il blocco nero, la carezza del poliziotto a una manifestante colpita, sono gesti nuovi e importanti&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Senza voler trovare alibi alla sociopatia, non trova che comunque fra i giovani la categoria dei non rappresentati sia pericolosamente cresciuta negli anni, col rischio di alimentare esplosioni di rabbia sociale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&quot;E si allargherà sempre di più fino a quando la politica e i media non capiranno che la questione del lavoro precario, della vita da precari, è il problema numero uno. Prima del debito pubblico, della crisi, dei precetti del Fondo Monetario o delle banche centrali. La precarizzazione di intere generazioni può portare a una rottura antropologica. Questo fenomeno o trova una rappresentazione mediatica e una rappresentanza politica oppure rischia di fare la fortuna dei blocchi neri, quelli di strada e quelli di palazzo. Del resto, se lo comprendono Draghi e i vescovi, confido che possa farlo anche il centrosinistra italiano&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non esiste davvero alcun legame fra le imprese del blocco nero e l'alba del terrorismo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&quot;Troppa storia è passata, con cambiamenti epocali. Un solo pericolo è comune. Il fascino della vecchia idea che i fini possano giustificare i mezzi. Ora, se la storia del Novecento ci ha insegnato qualcosa è che per un mondo più gentile si può ottenere soltanto praticando la gentilezza. Un mezzo barbaro prefigura un esito di barbarie. Lo dico mentre passano queste immagini della rivolta in Libia, che mi preoccupano. Perché ho paura di chi festeggia il vilipendio di un cadavere, perfino se è il cadavere di un dittatore assassino come Gheddafi&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=15VTLC&quot;&gt;la Repubblica - Curzio Maltese&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: Vendola fa l’eroe anticasta poi piazza la nipote del presidente Napolitano</title>
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  <updated>2011-08-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il precariato questa brutta rogna che qualche leader combatte per davvero, non a ciance. Prendete Nichi Vendola. Anche ad agosto, invece di aprire ricci e cozze in riva al mare, si occupa di lavoro. Eccome se ne occupa. Ha persino raddoppiato la task force sull’occupazione in Puglia (5 esperti che diventano 10) e ha creato un ufficio ad hoc per la sua portavoce, Susanna Napolitano. Tra presidenze illustri ci sarà pure del feeling, ma la parentela è solo un caso, una coincidenza che la bravissima nipote del presidente della Repubblica lavori per il presidente della Puglia. Un governatore che prometteva primavere che però tardano a sbocciare. L’allenatore nel pallone Oronzo Canà ormai lo stacca di molte posizioni nella classifica dei pugliesi più amati da quelli che tweettano, cliccano «mi piace» su Facebook e Youtube. Nichi Vendola, il poeta con la «s» sifula, il governatore nel pallone, è ormai «tallonato» - riporta famecount.com - pure da certa Emma, una salentina che cantava ad Amici (ecco forse Vendola farà un salto dalla De Filippi, come fece Fassino, per ingraziarsi le massaie conservatrici pro domo sua?). «Vendola e la rete, il feeling è più soft» riassume morbidamente il Corriere del Mezzogiorno, solitamente tenero col governatore, che gode di molta stampa amica. Nessuno dei giornali pugliesi ha dato spago all’opposizione in Regione che da qualche giorno mitraglia comunicati stampa sulle ultime «duplicazioni» del mago Vendola. Due raddoppi, come si diceva: quello della comunicazione della regione Puglia, e quello della «task force per l’occupazione», cioè gli esperti chiamati ad aiutare chi cerca lavoro, e che nel frattempo hanno risolto il loro. «Poche migliaia di euro - dice l’assessore di Vendola - per affrontare con professionalità crisi aziendali difficili». Ma il Pdl pugliese fa l’ironico: «Il raddoppio della task force contribuisce direttamente alla soluzione della questione che dovrebbe affrontare...».
L’altra polemichetta pugliese riguarda la comunicazione. Il 3 agosto scorso il direttore dell’«Organizzazione» della Regione Puglia ha vergato una «Determinazione» che «configura» «due uffici non dirigenziali, stampa del Presidente e stampa della Giunta regionale, con il sottoelencato contingente per ciascuno di essi: n. 1 caporedattore, n. 2 giornalisti». Da uno, due. Di nuovo l’ironia del Pdl locale: «Vendola istituisce ex novo un Ufficio stampa, previa onerosa scissione di quello già esistente, tutto e solo per il Presidente, al quale pure non si può dire manchi l’attenzione continua ed adorante dei mass media». I due capiredattori per i due uffici sono già belli e pronti. Chi altri mettere alla guida dell’Ufficio stampa del Presidente Vendola, se non la sua attuale portavoce (già inquadrata come caporedattore a 91.701 euro lordi l’anno), Susanna Napolitano? Che ci va per tre mesi, fino a «disegno normativo ad hoc». Per gli altri 4 posti così creati (due giornalisti per ognuno dei due uffici stampa) invece «si provvederà con successiva disposizione alla copertura dei posti vacanti», chiarisce il dirigente.
Non abbastanza per l’opposizione, coadiuvata in altri casi anche da Idv e Udc, come nel terzultimo «raddoppio», la nomina (del 2 agosto, mese fervido per la Regione Puglia) di sette consulenti per il Nucleo di valutazione degli investimenti pubblici regionali. Costo: un milione e mezzo in tre anni. E potevano farlo internamente. Chiedere a Vendola? Sarebbe insensato. Come spiegò in un suo appassionante libro, &lt;b&gt;«non sono la persona deputata alle risposte, posso solo allargare l’ambito delle domande».&lt;/b&gt;

http://www.ilgiornale.it/interni/vendola_fa_leroe_anticasta_poi_piazza_nipote_presidente_napolitano/19-08-2011/articolo-id=540728-page=0-comments=1&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornale.it/interni/vendola_fa_leroe_anticasta_poi_piazza_nipote_presidente_napolitano/19-08-2011/articolo-id=540728-page=0-comments=1&quot;&gt;www.ilgiornale.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: «Basta tagli, tassare le rendite»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-06-28T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br /&gt;
Tremonti non investe e tiene fermo il Paese: incidere su finanza e milionari. Precari: no a Ichino, far costare di più i rapporti atipici. Contratti: niente patti separati, tenere le Rsu.
&lt;p&gt;«La parola &quot;sviluppo&quot; è sacrosanta, ma nei provvedimenti del ministro Tremonti non ce n'è traccia: si continua a tagliare troppo e a investire nulla. In questo modo il Paese resta fermo e a pagare sono i più deboli, con le riduzioni al welfare». Cesare Damiano, capogruppo Pd in Commissione Lavoro della Camera ed ex ministro del Lavoro, boccia senza sconti sia il «decreto sviluppo» in discussione al Parlamento che l'annunciata manovra sul fisco. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come bisognerebbe agire, invece, secondo voi del Pd?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Io mi concentrerei sulle rendite finanziarie, che dovremmo portare al 20% europeo, escludendo i titoli di Stato. E poi si dovrebbero tassare i grandi patrimoni. Ma sottolineo «grandi», parlo dei milionari in euro, perché non vorrei si sentissero chiamate in causa tutte le persone che vivono onestamente del loro lavoro. Al contrario, i vantaggi fiscali dovrebbero andare, riequilibrando il sistema, proprio a dipendenti e pensionati. Senza fare altra cassa con le pensioni, come si annuncia. Basta ai tagli su quel fronte.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ci sono anche tanti precari, molti nel pubblico e nella scuola: il governo dice però che non ci sono soldi per stabilizzarli.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Credo sia giusto stare attenti ai conti, ma con i precari della scuola si stanno violando tutti i dispositivi europei. Si beffano persone che da anni e anni attendono la stabilità. Così per il pubblico dobbiamo evitare l'annullamento dei concorsi: chi ha vinto ed è idoneo lo deve rimanere sempre. Nè ci va bene che venga azzerato, come vuole Tremonti, il turn over, già basso con 20 nuovi ingressi ogni 100 uscite. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Tra i lavoratori a rischio ci sono oggi anche quelli dei call center, da Teleperformance in giù.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Per loro potrà agire un nostro emendamento al decreto sviluppo che per ora è sopravvissuto: si mette chiarezza negli appalti, prevedendo che i costi della sicurezza e del lavoro, parametrati sui minimi contrattuali, vengano scorporati dal massimo ribasso. Questo scoraggerà, spero, gli abusi da parte di grandi committenti come il Parlamento, le Regioni, i ministeri, la Rai, fino a Eni, Fiat, Enel, Telecom: oggi si arriva a pagare 3 euro per ora lavorata, contro i 16 di un operatore inquadrato regolarmente. Ricordo che Teleperformance ha annunciato ben 1400 esuberi, mentre dall'altro lato i call center emigrano in paesi come l'Albania o la Tunisia.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma il ministro Sacconi potrebbe agire in qualche modo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Nonostante le gravi emergenze occupazionali, il ministro Sacconi tiene in un cassetto il protocollo siglato tra Assocontact, ministero dello Sviluppo e Cgil-Cisl-Uil-Ugl: si erano definiti aiuti a un settore che conta 80 mila addetti e si chiedeva maggiore trasparenza negli appalti, per evitare il ritorno all'abuso delle collaborazioni. E dire che il ministro ha sempre decantato gli accordi tra le parti sociali e gli avvisi comuni. Ma tornando al decreto sviluppo, segnalo un'altra grave scorrettezza: in un primo tempo il governo aveva accettato il nostro emendamento che rendeva esigibile il credito di imposta, per poi cancellare quella norma nella stesura finale del maxiemendamento. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La settimana scorsa avete deciso a Genova la vostra strategia sul precariato. Dunque la proposta Ichino è messa in soffitta?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Io ho sempre dichiarato che quella proposta non mi convinceva, anche perché è contraddittoria: che vuol dire stabilizzare a tappe e offrire il tempo indeterminato se poi non si garantisce l'articolo 18? Piuttosto noi diciamo: facciamo costare il lavoro atipico più di quello stabile, retribuiamo stage e tirocini con almeno 400 euro al mese, rimettiamo in ordine gli appalti e totalizziamo tutti i contributi. In più, non sono contrario a un salario minimo fissato dalla legge per tutte quelle figure che non hanno un contratto di riferimento, e che dovrà essere non inferiore ai minimi contrattuali del proprio settore. 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Proprio oggi, Cgil, Cisl e Uil vedono la Confindustria per un'intesa sui contratti. Come la vedete?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
Un accordo separato sarebbe un disastro, e spero nell'unità. Tenendo fermi dei paletti: 1) no alla sostituzione del contratto nazionale con quelli aziendali, sarebbe la fine del sindacato;

2) no alla sostituzione delle Rsu elette con le Rsa nominate; 3) deve poter presentare una lista anche chi non firma accordi; 4) per la rappresentatività conti il principio del 50% più 1 sancito nell'accordo del 2008 tra Cgil, Cisl e Uil, con il mix tra iscritti e voti alle Rsu, come nel pubblico impiego.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=11KACZ&quot;&gt;il manifesto -  Antonio Sciotto &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: Qual è l'Italia peggiore, ministro? « BLOG « C'è un'Italia migliore </title>
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  <updated>2011-06-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>586228</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il comportamento e le parole usate ieri in diversi episodi da parte del ministro Brunetta sono inaccettabili, di fronte alla situazione dei precari, di fronte ad un tema che costituisce un’autentica tragedia sociale.
E’ inaccettabile perché non si può liquidare con volgarità un problema che interroga la coscienza civile e democratica del nostro Paese. Il dramma della precarietà viene evocato dal Pontefice come da Draghi come una vera e propria piaga sociale. E i precari vivono rimbalzando dal mercato del lavoro alla strada in una condizione di perdita progressiva del sentimento dell’autonomia e della libertà. Una condizione vergognosa a cui non si può replicare con gli atteggiamenti e le parole del ministro Brunetta.
E’ un altro segno della regressione civile che ha contraddistinto il governo delle destre in Italia, è la dimostrazione di come la precarizzazione del mondo del lavoro e della vita delle giovani generazioni siano parte organica di un’idea di società insicura e arretrata.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.nichivendola.it/sito/mcc/informazione/qual-e-litalia-peggiore-ministro.html&quot;&gt;www.nichivendola.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: «Non chiedo scusa, era un agguato»  -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-06-16T00:00:00Z</updated>
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  <id>584789</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;INTERVISTA DI LUCA TELESE&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=nWvAYdsgUfE&amp;feature=player_embedded#at=76&quot;&gt;il Fatto Quotidiano | youtube.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maria Maltoni: Aderisco allo sciopero Cgil del 6 maggio</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/05/04/maria-maltoni/aderisco-allo-sciopero-cgil-del-6-maggio/560271"></link>
  <updated>2011-05-04T00:00:00Z</updated>
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  <id>560271</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Forlì (FC)&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Forlì - &quot;Condivido le motivazioni alla base dello sciopero indetto dalla CGIL per il 6 maggio prossimo e per questo motivo parteciperò alla manifestazione indetta a Forlì dalla confederazione. Considero infatti non più tollerabile la mancanza di una politica industriale da parte del governo, gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: l'economia non riparte e l'occupazione continua a diminuire, soprattutto per le giovani generazioni, che vedono sempre più allontanarsi le possibilità di avere un lavoro non precario e di costruire progetti di vita familiare. L'impoverimento continuo dei redditi da lavoro dipendente e da pensione, dovuta alla mancata riforma fiscale, comprime il mercato interno e penalizza le tante piccole e piccolissime imprese che , anche del nostro territorio, non possono competere a livello di economia globale&quot;.

 
&lt;p&gt;





&quot;Inoltre i tagli indiscriminati alla scuola pubblica ed alla ricerca, hanno prodotto una vera e propria caduta dell'innovazione nel mondo dell'impresa, rendendo il sistema paese complessivamente meno competitivo. Mentre la riduzione delle risorse statali destinate alla non autosufficienza ed ai cittadini in condizione di svantaggio, hanno penalizzato la condizioni  di chi vive nuove povertà. Nello stesso tempo il governo ha tolto agli enti locali risorse necessarie per dare risposte ai cittadini ed alle imprese e gli effetti perversi del Patto di Stabilità, che bloccano quasi completamente la possibilità di effettuare quei lavori pubblici che potrebbero dare un po' di ossigeno alla economia, penalizzano in modo particolare i comuni che nel tempo sono stati più virtuosi nella spesa. I tagli sul welfare e sulla scuola, ma anche quelli negli enti locali,  stanno già avendo effetti devastanti sulla occupazione femminile e mentre il governo parla di difesa della famiglia, penalizza proprio gli aspetti che potrebbero aiutare la conciliazione tra famiglia e lavoro, già particolarmente critica in Italia. Infine, il blocco della spesa di personale per quanto riguarda gli enti pubblici soprattutto in quegli enti - quali il comune di Forlì- dove si sono già effettuati interventi di razionalizzazione, sta producendo non solo un calo di occupati, ma rischia di mettere sempre più in difficoltà anche l'erogazione di servizi necessari per i cittadini&quot;.
&lt;p&gt;Lo ha detto Maria Maltoni, Assessora allo sviluppo economico, conciliazione e personale, che aderisce così alla manifestazione indetta dalla Cgil per il 6 maggio.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.romagnaoggi.it/forli/2011/5/4/192536/stampa/&quot;&gt;Romagnaoggi.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ANDREA CAUSIN: I PRECARI HANNO BISOGNO DI RISPOSTE CONCRETE NON DI FINTI MORALISMI</title>
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  <updated>2011-04-29T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>560262</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
L'Italia é il paese delle questioni strumentalizzate e non risolte.
&lt;p&gt;

Il problema del lavoro precario, rappresenta in questo senso la contraddizione più grande.
&lt;p&gt;

Da oltre 20 anni i giovani Italiani sanno che l'ingresso nel mercato del lavoro deve essere flessibile, perchè è cambiato il modello produttivo.&lt;br /&gt;


Sanno anche che la tutela dei posti di lavoro a tempo indeterminato del pubblico impiego e della grande impresa, ha dato origine a oltre 6 milioni di precari.  Sanno che il livello previdenziale adeguato di chi ha versato poco o nulla viene mantenuto con un sistema contributivo che di fatto azzera le prestazioni future. Sanno che il prezzo lo hanno pagato loro.
&lt;p&gt;

I governi che si sono succeduti, di destra e di sinistra, hanno fatto norme per legalizzare situazioni di precarietá, diminuendo previdenza e diritti, e lasciando una generazione in balia di un mercato del lavoro poco trasparente, poco dinamico, fondato più sulla raccomandazione che sulla competenza.

&lt;p&gt;
Il sistema Italiano ha generato, nella legalità, e con il consenso sociale una generazione di nuovi poveri. Lavoratori preparati, disposti a tutto, poco pagati, senza tutele, in condizione perenne di fragilità contrattuale e psicologica.

&lt;p&gt;
Le banche hanno negato loro la fiducia lucrando sulla situazione di instabilità.

&lt;p&gt;
Oggi, è perciò curioso, osservare come la politica che ha fatto finta di non vedere, le organizzazioni di tutela, che poco o nulla hanno fatto per difendere e rappresentare questa generazione e  il sistema impresa che ne ha tratto lucro, si ergano a difensori dei precari.
&lt;p&gt;

La maggior parte dei miei coetanei non vedono la fine del mese e soprattutto non vedono la fine del tunnel, nonostante una buona laurea ed esperienze di lavoro. Per tale ragione posso serenamente affermare che chi cavalca il problema della precarietà in modo strumentale compie un atto infame.

&lt;p&gt;
I precari non sono dei numeri ma delle persone. E’ tempo di proposte e di risposte.&lt;br /&gt;

Ne voglio indicare quattro:
&lt;p&gt;

•definire un contratto unico a tempo indeterminato per tutti i lavoratori e le lavoratrici.
&lt;p&gt;
•concedere la libertà di licenziamento nel privato e anche nella pubblica amministrazione (ovviamente legato alle contingenze dell’andamento negativo dell’azienda o dell’ente, o all'inadempienza da parte del lavoratore).
&lt;p&gt;
•creare un vero mercato del lavoro, con un incrocio reale di domanda e offerta che valorizzi le competenze.
&lt;p&gt;
•ridurre il costo del lavoro relativamente alla parte degli oneri, mantenendo il netto in busta paga con un valore e potere d’acquisto adeguati.
&lt;p&gt;
La soluzione del problema del precariato é l'unica strada per poter chiedere, in modo credibile, la partecipazione dei giovani al futuro del Paese. Non possiamo togliere ai giovani la dignità, i soldi, la pensione e poi meravigliarci se non offrono il loro contributo alla società.

 

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.andreacausin.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=112&quot;&gt;andreacausin.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «C'è un'Italia migliore» </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/04/09/nichi-vendola/%C2%ABc%C3%A8-unitalia-migliore%C2%BB/559756"></link>
  <updated>2011-04-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559756</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Sono venuto qui, insieme alle giovani donne e uomini della manifestazione “Il nostro tempo è adesso”, per respirare aria pulita in un Paese in cui dalle classi dirigenti si promana cattivo odore.
&lt;p&gt;
La generazione che oggi è in tutte le piazze italiane è considerata un vuoto a perdere. Il ministro  Sacconi e il premier  Berlusconi si affannano a dire che l’Italia è il Paese della cuccagna, è il Paese che non ha lasciato nessuno abbandonato. Ma non è così.
&lt;p&gt;
Avere 4 milioni di precari in Italia significa che quasi in ogni famiglia c’è un inquilino scomodo, un essere umano in lista d’attesa, nelle sabbie mobili.  La precarietà è la paura di non guadagnare futuro. E’ l’idea di essere imprigionati in un presente senza respiro, vivere in apnea. Senza futuro, senza respiri larghi, non c’è possibilità di pensieri lunghi, di progettare il domani, di guardare con ottimismo al futuro: la politica ha lasciato una giovane generazione senza prospettive.

&lt;p&gt;
La precarietà non è una condizione fisiologica: la precarietà è lo scandalo del nostro Continente e sopratutto del nostro Paese. Dal Governatore di Bankitalia perfino fino allo stesso Pontefice si segnala che la precarietà minaccia la convivenza. Credo che la politica debba smettere di immaginare che questo sia un fatto necessario e fisiologico.
&lt;p&gt;
La lotta alla precarietà deve essere la bandiera fondamentale di un nuovo ciclo della politica, soprattutto nel centrosinistra, e di una pagina inedita della storia italiana.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.nichivendola.it/sito/sito/mc/informazione/&quot;&gt;www.nichivendola.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ANGELO POLVERINO: Soluzioni adeguate e definitive al problema della precarietà del sistema sanitario</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/04/07/angelo-polverino/soluzioni-adeguate-e-definitive-al-problema-della-precariet%C3%A0-del-sistema-sanitario/559759"></link>
  <updated>2011-04-07T00:00:00Z</updated>
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  <id>559759</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Campania (Lista di elezione: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Come presidente della I Commissione Consiliare Permanente, con riferimento alla Regione Campania e i precari della Sanità, oggi, in occasione della convocazione a Palazzo Santa Lucia del tavolo di consultazione per “la definizione delle procedure finalizzate alla valorizzazione delle esperienze lavorative e professionali negli enti sanitari della regione Campania e per la proroga dei contratti di lavoro a tempo determinato” lancio un appello al presidente Caldoro e alle istituzioni per sollecitare soluzioni adeguate e definitive al problema della precarietà del sistema sanitario regionale. 
&lt;p&gt;La Corte con la Sentenza numero 69/2011, ha dichiarato incostituzionale l’estensione alla Dirigenza Sanitaria dell’art 81 del 2008 (procedure di stabilizzazione) e così e come era prevedibile, viene posta definitivamente la parola fine ai processi di stabilizzazione per la dirigenza così come immaginati dal precedente governo Regionale di centrosinistra.
&lt;p&gt; “La Regione Campania con l’attuale Governo Regionale ha avviato un nuovo percorso di Regolarizzazione degli operatori a tempo determinato della Dirigenza e del Comparto – spiega Polverino. Tale percorso definito negli accordi del 29 dicembre 2010 e consolidato oggi deve portare alla risoluzione della precarietà del nostro sistema sanitario. Regolarizzare il personale a tempo determinato della dirigenza e del comparto significa tutelare il diritto alla salute dei cittadini perché sono in gioco l'organizzazione del servizio sanitario regionale e, in definitiva, la salute dei cittadini rispetto ai servizi essenziali resi all’utenza, alla fruizione delle prestazioni sanitarie che sono legate alla capacità, alla professionalità e all'impegno dei medici, dei dirigenti e di tutti gli operatori addetti ai servizi per la tutela della salute dei pazienti e che attualmente soprattutto nell’area dell’urgenza emergenza sono assicurati con il contributo del personale a tempo determinato. Per questo da tempo combatto per la tutela della salute dei cittadini campani e per la regolarizzazione del personale a tempo determinato in servizio da vari anni nel sistema sanitario regionale e ormai storicizzato nei bilanci di spesa.&lt;br /&gt;
 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.lunaset.it/news.aspx?news=1172&quot;&gt;www.lunaset.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: «Tre lavoratori su quattro? Precari»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/30/cesare-damiano/%C2%ABtre-lavoratori-su-quattro-precari%C2%BB/559502"></link>
  <updated>2011-03-30T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559502</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
 Meno lavoro e sempre più precario. Le conseguenze sul piano occupazionale della grande crisi di questi anni diventano di giorno in giorno più allarmanti e rischiano di condizionare in modo pesante il futuro del nostro paese. Nel biennio 2009-2010 oltre il 76 per cento delle assunzioni è stato fatto con contratti a termine.
&lt;p&gt; Tradotto, significa che ogni quattro lavoratori tre sono precari. Con tutte le conseguenze del caso, sul piano economico, sociale e umano.L’ultima conferma in ordine di tempo è data da uno studio presentato nel secondo «Rapporto UIL sulle comunicazioni obbligatorie», basato non su sondaggi ma sui dati concreti delle assunzioni e delle cessazioni dei rapporti di lavoro. Nei due anni presi in considerazione, dei 14,3 milioni di rapporti di lavoro instaurati 11 milioni sono precari. Il 66,3 per cento è costituito da contratti a termine, l’8,6 per cento da contratti di collaborazione a progetto.
&lt;p&gt;
I cosiddetti contratti standard – cioè i rapporti di lavoro dipendente a tempo indeterminato – sono stati solo il 20,8 per cento del totale, mentre il restante 3,1 per cento è stato instaurato con contratti di apprendistato.&lt;br /&gt;

Come se non bastasse, a rendere il quadro ancora più nero, soltanto il 18,4 per cento dei contratti di lavoro cessati nel biennio preso in considerazione è durato più di un anno. Mentre il tasso di disoccupazione giovanile è passato, in dieci anni, dal 23 al 30 per cento. Tradotto, significa che – soprattutto per i giovani, ma non solo il lavoro è poco e quel poco è quasi sempre precario.
&lt;p&gt;
Davanti a una situazione del genere e alle possibili, devastanti conseguenze sul piano sociale, è difficile continuare a sostenere che il grande male dell’economia italiana sia la rigidità del mercato del lavoro. Semmai è vero il contrario. Un’economia forte non necessita solo di un mercato del lavoro efficiente (che non abbiamo). Ha bisogno anche e soprattutto di una società coesa, nella quale il grado di precarietà sia ridotto ai minimi. E ha bisogno di lavoratori altrettanto forti, nella loro professionalità, nei loro diritti e nelle loro certezze.&lt;br /&gt;

Per questo è necessario tornare a una politica che miri alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro. L’opposto di quanto ha fatto, con le sue scelte, il centrodestra. 
&lt;p&gt;Il governo Prodi, con il protocollo sul Welfare del 2007, si era incamminato con decisione su questa strada cancellando il lavoro a chiamata, lo staff leasing, regolando le dimissioni in bianco e favorendo, con incentivi mirati, la «buona» occupazione. È il momento di rivalutare queste scelte e fare un confronto critico tra le diverse politiche del lavoro dei due ultimi governi.
&lt;p&gt;
I dati certificano il fallimento totale e senza possibilità di appello del governo Berlusconi. È responsabilità del centrosinistra voltare pagina per ridare la speranza di un futuro soprattutto alle giovani generazioni.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=YM1D5&quot;&gt;L'unità&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «Ora tocca all’opposizione»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-02-08T00:00:00Z</updated>
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  <id>557801</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
È l’uomo della “narrazione”, delle “fabbriche”, del “cantiere” programmatico, Nichi Vendola, il leader   di “Sinistra, ecologia e libertà” (Sel). Con queste metafore ed immagini, Vendola disegna scenari politici suggestivi, affascina l’interlocutore, conquista le piazze. È un grande affabulatore che realmente è un competitore forte e credibile per Berlusconi sul piano mediatico e popolare.&lt;br /&gt;

Nel messaggio inviato a “Libertà e Giustizia” per la manifestazione al Palasharp di Milano, Vendola dice che “c’è tutta un’Italia che non ne può più. La Nazione è tramortita, il paese è in ginocchio. Ciò che condannerà Berlusconi non sarà la triste e squallida vicenda di Ruby e delle altre ragazze ai festini; chi lo condannerà saranno i coetanei di Ruby, quei ragazzi e ragazze che oggi non hanno un futuro. Ecco, pensare che un’intera generazione per immaginare il proprio futuro debba prostituirsi: questo è il vero scandalo del berlusconismo!”.
&lt;p&gt;

Vendola è nato a Bari il 26 agosto 1958, è stato deputato ed è governatore della Puglia dal 2005.  Scrittore e anche poeta. Mi dice: “Abbiamo visto a Milano migliaia di persone che hanno un sentimento sparpagliato, a volte caotico, alla ricerca di un orizzonte e di una bussola, che dovrebbe essere il compito della politica e del centrosinistra in particolare. Per liberarci di Berlusconi dobbiamo capire bene cosa è il berlusconismo: in questi anni c’è stata una mutazione culturale, evidenziata con la marginalizzazione del valore sociale della scuola, della conoscenza e del sapere. La Tv commerciale ha sostituito gli apparati della formazione ed ha diffuso l’idea che non esiste la società ma il mercato, non siamo cittadini ma clienti, utenti, pubblico. Anche il centrosinistra è stato complice di questa regressione culturale”.&lt;br /&gt;

L’attacco alla democrazia, secondo Vendola, si manifesta nella critica alla Costituzione, agli articoli 1 e 3 (uguali di fronte alla legge) e poi 21 (sulla libertà di stampa): “Il bavaglio sulla bocca di Santoro è grave quanto il bavaglio all’operaio di Pomigliano o Mirafiori. Oggi la modifica dell’articolo 41 è il momento di massima aggressione della destra (e di subalternità della sinistra). Se cambi quell’articolo, che prevede la responsabilità sociale e ambientale dell’impresa, vuol dire che vuoi ‘costituzionalizzare’ il metodo Marchionne, cioè l’irresponsabilità dell’industria verso la società.&lt;br /&gt;

“Ecco perchè dico che le forze di opposizione devono ora costruire una storia, una ‘narrazione’, un cantiere programmatico che abbia la capacità di legare insieme diritti sociali e civili, diritti umani e ambiente. Voglio voltare davvero pagina. Non trovarmi con il berlusconismo senza Berlusconi. Vorrei vivere in un paese non berlusconiano, con Berlusconi che fa il nonno”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma lei con la ‘narrazione’ e le ‘fabbriche’ può anche raccogliere tra gli elettori tanti consensi da portare alla vittoria il centrosinistra? D’altronde Giovanni Bachelet al  ‘Palasharp’ ci ha ricordato che “in democrazia non basta avere ragione, ma dobbiamo anche convincere il 51% ad essere d’accordo con noi”.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Nel passato, candidati del centrosinistra, icone del moderatismo, hanno preso schiaffi e sono stati sconfitti (un esempio, Rutelli). Io ho vinto due volte in una regione che è sempre stata percepita come una fucina politica per l’Italia (ricordo Moro e, sull’altro versante, Tatarella), e, in tempi recenti, come la cassaforte elettorale del centrodestra (Fitto). Secondo i campioni della tattica e della realpolitik del Pd per vincere bisogna trasferire tanti frammenti di idee e proposte dell’avversario nel proprio campo; poi fare un discorso che non turbi il perbenismo piccoloborghese che si suppone essere la cifra dell’opposizione: quindi non si deve essere comunisti, nè credenti alla mia maniera, ma essere neosagrestani. Ma i ceti medi di oggi sono diversi da quelli di una volta: perdono la fiducia nel futuro, sono angosciati dalla precarizzazione del lavoro, un giovane su due nel mezzogiorno non ha prospettive di impiego. Noi dobbiamo interpretare questa paura. L’Italia è finita nel pantano non perché qualcuno si è presentato come estremista, ma perché la politica è diventata una melassa informe. Se Marchionne vuole stracciare 100 anni di storia industriale e sindacale, dobbiamo reagire e non tacere”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi, Vendola candidato alle primarie del Pd – se ci saranno davvero- per quali obiettivi di governo immagina di battersi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
” Non sto giocando una partita per la mia carriera….intendo invece combattere per destrutturare il centrosinistra com’è adesso, per poter aprire il ‘cantiere’ di un nuovo centrosinistra. Finora esso si è sempre presentato come un compromesso precario e forzoso tra cosiddetti radicali e i riformisti. Ma così non si è mai entrati nel merito vero dei problemi. Finora una parte del centrosinistra ha pensato a come guadagnare la vittoria elettorale, certo importante, ma non ha lavorato per raggiungere il mutamento sociale e culturale. Per cui si può anche vincere alle elezioni, e insieme perdere la società. Al centrosinistra è accaduto più volte.&lt;br /&gt;
 Quindi le primarie per me sono il momento della discussione sulla coalizione e sul programma, compiuta….all’aria aperta. Discutere nel chiuso degli organi direttivi significa condannarsi ad un avvitamento continuo”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il segretario Pd Bersani, all’Assemblea nazionale, ha detto che siamo “in una emergenza democratica, economica, sociale, morale” e, per andare oltre Berlusconi, ha riproposto un’alleanza elettorale di “tutte le forze di opposizione responsabili” e poi un “governo costituente” per affrontare i problemi più urgenti e gravi. Le pare una via percorribile?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Francamente spero che nessuno insista ancora sulla proposta del governo costituente, perché sarebbe un contributo alla campagna elettorale di Berlusconi. Si pensa ad un accordo con Fini e senza Di Pietro. E perché? Casini poi non andrebbe mai insieme a quello o a quell’altro. È il gioco dei veti e delle interdizioni. Una coalizione così non si può fare. Io non ho pregiudizi verso gruppi o persone, ma chiedo: posso fare un accordo con chi ha considerato giusta la riforma Gelmini? Che è il cuore del berlusconismo. Ma di cosa stiamo parlando? Fini cosa vuole fare? Lo ha detto chiaramente: rifondare il centrodestra; mentre io voglio rifondare il centrosinistra. Come possiamo stare insieme? A meno che non si dica: alle elezioni andremo con un accordo perché vogliamo liberarci di Berlusconi e subito dopo il voto, modificheremo la legge elettorale, faremo una legge sul conflitto di
interessi e poi torneremo di nuovo alle urne”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non è un obiettivo programmatico di poco conto fare un governo per cambiare la legge elettorale….&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Ma è credibile e serio chiedere ora il voto per indire altre elezioni dopo sei mesi? Tolta la possibile intesa sulle regole, non è pensabile, dopo, giocare la partita nel campo della destra; né posso pretendere che un uomo di rango come Fini venga a giocarla in compagnia del centrosinistra. È autolesionismo puro: ogni volta che si parla di alleanza da Vendola a Fini la pattuglia parlamentare di ‘Futuro e Libertà’ rischia di perdere pezzi… Mentre è tempo di aprire il ‘cantiere’ del centrosinistra senza vincoli: la questione morale, il modello sociale, la libertà delle donne, la questione dell’immigrazione. Discutiamo dell’Italia che vogliamo, c’è un’Italia migliore di quella volgare che abbiamo sulle spalle ancora adesso”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma lei ritiene che siamo alla vigilia di elezioni generali?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“I fatti politici e giudiziari si sviluppano in modo imprevedibile. Gli ingredienti decisivi variano di momento in momento. Oggi è Berlusconi che appare il più preoccupato per il ricorso alle urne. Sta vivendo queste settimane barricato nel Palazzo, come un qualunque ‘rais’  nordafricano. È attaccato alla poltrona. D’altronde la crisi del centrodestra è irreversibile, strutturale, non si capisce come si potrà ricomporre un quadro di stabilità. Anche la credibilità di quella classe dirigente è crollata. Adesso conterà molto la capacità che avrà il centrosinistra di mettere in campo una ipotesi di alternativa possibile e realizzabile”.

&lt;p&gt;
Vendola ci ha così portato a sognare un’Italia davvero diversa e migliore, con una politica pulita e carica di progetti. La sua ‘narrazione’ è importante: finchè Berlusconi e il berlusconismo non saranno sconfitti, saremo immersi nell’incubo. Dimissioni del premier, anzitutto. Arrivederci a domenica 13 febbraio, in piazza con le donne.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.libertaegiustizia.it/2011/02/08/vendola-ora-tocca-allopposizione/print/&quot;&gt;Libertà e Giustizia - Francesco Palladino&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Manuela GHIZZONI: Modena. «Sordità arrogante del Governo sull'assenza di mezzi dei Vigili del Fuoco».</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/01/22/manuela-ghizzoni/modena-%C2%ABsordit%C3%A0-arrogante-del-governo-sullassenza-di-mezzi-dei-vigili-del-fuoco%C2%BB/557215"></link>
  <updated>2011-01-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>557215</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
L’on. Manuela Ghizzoni del Pd raccoglie l’allarme lanciato dai sindacati sulla carenza di uomini e mezzi dei Vigili del fuoco di Modena e presenta un’interrogazione al ministro dell’Interno. La deputata Pd rivolge a Maroni precisi quesiti su come il Governo intenda affrontare la grave situazione di carenza di personale di grado superiore, che svolge la mansione di coordinare il soccorso negli interventi e nei turni di servizio, e quando metterà a disposizione le risorse per l’acquisto di una nuova autogru per la sede di Carpi. 
&lt;p&gt;In merito alla questione ecco una dichiarazione della parlamentare Pd.&lt;br /&gt;



«Il Governo e le forze di maggioranza – inclusi gli autorevoli esponenti modenesi – continuano a mostrare una disattenzione colpevole e una sordità arrogante ai molti appelli lanciati dai locali Vigili del fuoco. Lo stesso ingiustificabile atteggiamento mostrato nei confronti delle interrogazioni presentate dal Pd sulla carenza di personale e sulla obsolescenza degli automezzi. Ma non ci arrendiamo: rivendichiamo il diritto di avere risposte sui problemi che riguardano la sicurezza dei cittadini e i diritti dei lavoratori del soccorso. La sostituzione di un automezzo potrebbe apparire come una questione marginale, ma non è così poiché l’autogru è indispensabile al soccorso tecnico urgente e per il salvataggio di vite umane: attualmente il mezzo a disposizione di Carpi, datato 1982, è fuori uso da tre mesi. Un’assenza inaccettabile per una città e un comprensorio densamente abitati, attraversati dall’autostrada e densi di attività produttive.

&lt;p&gt;
A oggi, la carenza dei capisquadra e dei capireparto ha assunto proporzioni gravissime: addirittura da aprile non vi sarà in servizio alcun caporeparto, come hanno puntualmente denunciato i sindacati di settore. In questa situazione sono molti i vigili del fuoco che svolgono funzioni superiori sulla scorta di molta professionalità ma in assenza dei requisiti richiesti per la regolarità giuridica e amministrativa del soccorso. Senza dimenticare che queste mansioni superiori vengono svolte senza retribuzione! Cosa intende fare il Ministro? Pensa di continuare a cavarsela contando sul precariato o intende dare risposte definitive, a tutela del lavoro e della sicurezza, totem della destra al Governo, ma solo a parole?»&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.manuelaghizzoni.it/?p=18348&quot;&gt;web site - manuelaghizzoni.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>SERGIO GAETANO COFFERATI: Nasce &quot;Lavoro e Libertà&quot; a sostegno della Fiom</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/30/sergio-gaetano-cofferati/nasce-lavoro-e-libert%C3%A0-a-sostegno-della-fiom/549319"></link>
  <updated>2010-12-30T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>549319</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;
Stefano Rodotà, Rossana Rossanda, Aldo Tortorella, Mario Tronti, Fausto Bertinotti, Gianni Ferrara, Luciano Gallino, Francesco Garibaldo, Paolo Nerozzi
&lt;p&gt;Abbiamo deciso di costituire un'associazione, «Lavoro e libertà», perché accomunati da una comune civile indignazione.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La prima ragione&lt;/b&gt; &lt;b&gt;della nostra indignazione&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 nasce dall'assenza, nella lotta politica italiana, di un interesse sui diritti democratici dei lavoratori e delle lavoratrici. Così come nei meccanismi elettorali i cittadini sono stati privati del diritto di scegliere chi eleggere, allo stesso modo ma assai più gravemente ancora un lavoratore e una lavoratrice non hanno il diritto di decidere, con il proprio voto su opzioni diverse, di accordi sindacali che decidono del loro reddito, delle loro condizioni di lavoro e dei loro diritti nel luogo di lavoro. Pensiamo ad accordi che non mettano in discussione diritti indisponibili. Parliamo, nel caso degli accordi sindacali, di un diritto individuale esercitato in forme collettive. Un diritto della persona che lavora che non può essere sostituito dalle dinamiche dentro e tra le organizzazioni sindacali e datoriali, pur necessarie e indispensabili. Di tutto ciò c'è una flebile traccia nella discussione politica; noi riteniamo che questa debba essere una delle discriminanti che strutturano le scelte di campo nell'impegno politico e civile. La crescente importanza nella vita di ogni cittadino delle scelte operate nel campo economico dovrebbe portare a un rafforzamento dei meccanismi di controllo pubblico e di bilanciamento del potere economico; senza tali meccanismi, infatti, è più elevata la probabilità, come stiamo sperimentando, di patire pesanti conseguenze individuali e collettive.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La seconda ragione della nostra indignazione&lt;/b&gt;, quindi,&lt;br /&gt;
 è lo sforzo continuo di larga parte della politica italiana di ridimensionare la piena libertà di esercizio del conflitto sociale. Le società democratiche considerano il conflitto sociale, sia quello tra capitale e lavoro sia i movimenti della società civile su questioni riguardanti i beni comuni e il pubblico interesse, come l'essenza stessa del loro carattere democratico. Solo attraverso un pieno dispiegarsi, nell'ambito dei diritti costituzionali, di tali conflitti si controbilanciano i potentati economici, si alimenta la discussione pubblica, si controlla l'esercizio del potere politico. Non vi può essere, in una società democratica, un interesse di parte, quello delle imprese, superiore a ogni altro interesse e a ogni altra ragione: i diritti, quindi, sia quelli individuali sia quelli collettivi, non possono essere subordinati all'interesse della singola impresa o del sistema delle imprese o ai superiori interessi dello Stato. La presunta superiore razionalità delle scelte puramente economiche e delle tecniche manageriali è evaporata nella grande crisi.
&lt;p&gt;
L'idea, cara al governo, assieme a Confindustria e Fiat, di una società basata sulla sostituzione del conflitto sociale con l'attribuzione a un sistema corporativo di bilanciamenti tra le organizzazioni sindacali e imprenditoriali, sotto l'egida governativa, del potere di prendere, solo in forme consensuali, ogni decisione rilevante sui temi del lavoro, comprese le attuali prestazioni dello stato sociale, è di per sé un incubo autoritario.
&lt;p&gt;
Siamo stupefatti, ancor prima che indignati, dal fatto che su tali scenari, concretizzatisi in decisioni concrete già prese o in corso di realizzazione attraverso leggi e accordi sindacali, non si eserciti, con rilevanti eccezioni quali la manifestazione del 16 ottobre, una assunzione di responsabilità che coinvolga il numero più alto possibile di forze sociali, politiche e culturali per combattere, fermare e rovesciare questa deriva autoritaria.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ci indigna&lt;/b&gt; infine la continua riduzione del lavoro, in tutte le sue forme, a una condizione che ne nega la possibilità di espressione e di realizzazione di sé.
La precarizzazione, l'individualizzazione del rapporto di lavoro, l'aziendalizzazione della regolazione sociale del lavoro in una nazione in cui la stragrande maggioranza lavora in imprese con meno di dieci dipendenti, lo smantellamento della legislazione di tutela dell'ambiente di lavoro, la crescente difficoltà, a seguito del cosiddetto &quot;collegato lavoro&quot; approvato dalle camere, a potere adire la giustizia ordinaria da parte del lavoratore sono i tasselli materiali di questo processo di spoliazione della dignità di chi lavora. Da ultimo si vuole sostituire allo Statuto dei diritti dei lavoratori uno statuto dei lavori; la trasformazione linguistica è di per sé auto esplicativa e a essa corrisponde il contenuto. Il passaggio dai portatori di diritti, i lavoratori che possono esigerli, ai luoghi, i lavori, delinea un processo di astrazione/alienazione dove viene meno l'affettività dei diritti stessi.

&lt;p&gt;
Come è possibile che di fronte alla distruzione sistematica di un secolo di conquiste di civiltà sui temi del lavoro non vi sia una risposta all'altezza della sfida?
&lt;p&gt;
Bisogna ridare centralità politica al lavoro. Riportare il lavoro, il mondo del lavoro, al centro dell'agenda politica: nell'azione di governo, nei programmi dei partiti, nella battaglia delle idee. Questa è oggi la via maestra per la rigenerazione della politica stessa e per un progetto di liberazione della vita pubblica dalle derive, dalla decadenza, dalla volgarizzazione e dall'autoreferenzialità che attualmente gravemente la segnano. &lt;br /&gt;
La dignità della persona che lavora diventi la stella polare di orientamento per ogni decisione individuale e collettiva.
&lt;p&gt;
Per queste ragioni abbiamo deciso di costituire un'associazione che si propone di suscitare nella società, nella politica, nella cultura, una riflessione e un'azione adeguata con l'intento di sostenere tutte le forze che sappiano muoversi con coerenza su questo terreno.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;L'adesione di Ferrero e Fantozzi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;



«La nascita dell'associazione &quot;Lavoro e Libertà&quot; è un fatto di grande importanza. L'indignazione dei promotori è la nostra stessa indignazione». Così Paolo Ferrero e Roberta Fantozzi (segretario e responsabile lavoro Prc-Se) in un comunicato nel quale annunciano la loro adesione. &lt;br /&gt;
«L'espropriazione violenta della democrazia, la cancellazione dei diritti e della dignità del lavoro, la negazione del valore progressivo del conflitto sociale richiedono, come abbiamo auspicato in questi giorni, la massima capacità di contrasto, la più ampia unità delle forze di sinistra e l'attivazione di percorsi di mobilitazione determinati e durevoli a partire dalla convocazione dello sciopero generale. A questi obbiettivi l'associazione &quot;Lavoro e libertà&quot; può dare un contributo di grande rilevanza».

&lt;p&gt;Per aderire all'associazione &quot;Lavoro e libertà&quot; si può inviare una mail all'indirizzo fgaribaldo@gmail.com oppure collegarsi al sito http://web.me.com/garibaldof/Sito
&lt;br /&gt;


 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=36&amp;id=10462&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;www.controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Fabio MUSSI: al Pd: «Nuovo Cln? Essere contro non basta»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/25/fabio-mussi/al-pd-%C2%ABnuovo-cln-essere-contro-non-basta%C2%BB/549499"></link>
  <updated>2010-12-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>549499</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Rio Marina (LI) (Lista di elezione: LISTA CIVICA) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Mi fa piacere che il Pd, dopo aver pensato a una legislatura costituente con Berlusconi, ora ne riscopra la pericolosità fino a proporre un nuovo Cln.
&lt;p&gt;Ma proprio a loro, che ci insegnavano che non si vince con la demonizzazione, dico che non basta essere contro », ragiona Fabio Mussi, presidente di Sel. 
&lt;p&gt;«Tramontate la spallata in Parlamento e il governo di transizione, bisogna essere pronti alle elezioni.&lt;br /&gt;
E serve una proposta riformatrice che dia risposte al disagio sociale. Ora, ammesso che Fini e Casini accettino, mi chiedo: quale programma di riforme si può costruire con loro? 
&lt;p&gt;Penso al precariato, all’università, al lavoro, ai temi etici. Nel terzo polo ci sono tifosi di Gelmini e Marchionne e del clericalismo. E Fini resta un uomo di destra». 
&lt;p&gt;Per voi è accettabile solo un centrosinistra tradizionale? «Non ci sono veti verso l’Udc, ma bisogna prima ricostruire un centrosinistra, una vera alternativa».
&lt;p&gt; Forse il Pd ritiene che un fronte con voi e l’Idv sia troppo debole... «Secondo i sondaggi c’è un distacco di 2-3 punti da Pdl e Lega, che può essere colmato di slancio se c’è convinzione e spirito di lotta. 
&lt;p&gt;Un Pd assorbito dal Terzo polo, ammesso che Fini e Casini ci stiano, è destinato alla sconfitta. L’unica chance per riaprire la partita è il centrosinistra, non la sua dissoluzione». 
&lt;p&gt;Nel Pd dicono che Vendola stia combattendo una battaglia personale e non per l’unità del centrosinistra. &lt;br /&gt;
«Non puoi rivolgerti a Fini e Casini e poi dire che Vendola divide il centrosinistra ». 
&lt;p&gt;Sel esclude di aderire a un eventuale fronte con Pd e Terzo polo? «Non vedo su quale programma ci si potrebbe incontrare». Un nuovo Prodi non sarebbe più adatto di Vendola a guidare la coalizione? «E chi sarebbe? Casini?
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Perché cercare la leadership sempre al centro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 L’idea che la sinistra può governare solo se si traveste è sbagliata, le sinistre europee così sono andate a sbattere contro il muro. 
&lt;p&gt;Vendola ha un vocabolario in grado di recuperare i voti di tanti astenuti, e anche di pescare a destra». Per voi le primarie sono inevitabili? «Non si accendono a comando di qualche autonominato principe. Il Pd ha il 24%, noi siamo piccoli. Di cosa hanno paura? Forse hanno poca fiducia nelle loro forze... ». 
&lt;p&gt;Se Vendola vince le primarie Casini non ci starà mai...&lt;br /&gt;
 «E allora lo incoronino leader la Notte di Natale, come Carlo Magno. E se pensano di vincere, auguri».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.unita.it/italia/fabio-mussi-al-pd-nuovo-cln-br-essere-contro-non-basta-1.262710&quot;&gt;l'Unita' - Andrea Carugati&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>RENATO BARTOLINI: “Di vecchio c’è solo la politica del criticare a priori”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/10/renato-bartolini/%E2%80%9Cdi-vecchio-c%E2%80%99%C3%A8-solo-la-politica-del-criticare-a-priori%E2%80%9D/548950"></link>
  <updated>2010-12-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>548950</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Terni (TR) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Abbiamo valorizzato le professionalità interne, ridotto realmente il numero dei dirigenti e delle posizioni organizzative, eliminato le consulenze e il precariato.&lt;br /&gt;
 Abbiamo introdotto flessibilità, ulteriori obiettivi di efficienza, la capacità di meglio relazionarsi con le dinamiche economiche ed europee, anche al fine del reperimento di nuove risorse. &lt;br /&gt;
 Abbiamo, in un clima di collaborazione e di condivisione con i dipendenti comunali, varato una nuova macchina comunale perché le esigenze della città si sono in questi anni modificate. Pensiamo che l’organizzazione raggiunta, basata sulla valorizzazione di tutte le professionalità esistenti all’interno dell’ente e sulla capacità di lavorare al di là delle competenze delle singole direzioni, possa meglio rispondere alla richieste di rapidità, efficienza, di soluzione complessiva dei problemi. 

&lt;p&gt;
Trovo le accuse ingenerose, non tanto nei confronti del sottoscritto o della rappresentanza politica, ma del grande lavoro messo in campo dalla stessa organizzazione comunale al fine di rinnovarsi e ammodernarsi. La nuova struttura comunale è un prodotto interno alla macchina, nasce dalle esigenze reali del personale. Non voler prendere atto di dati oggettivi, dello sforzo messo in atto, è solo contrapposizione nel gioco dei ruoli di una vecchia politica, così come non ha alcun senso la critica a priori, senza attendere i risultati del lavoro messo in campo. Ci siamo già presi l’impegno con il consiglio comunale di verifiche periodiche, anche al fine di introdurre elementi migliorativi. Assurdo parlare di una macchina organizzativa che nasce vecchia. Abbiamo utilizzato i criteri già adottati perché ancora attuali e comunque di largo respiro. Teniamo ben presente il nuovo quadro normativo, ad iniziare dal decreto legislativo 150/09.  C’è un lavoro di mesi, che non si ferma certo adesso: al momento, dopo l’approvazione della macro organizzazione stiamo procedendo alle micro organizzazioni per ogni direzione,  che specificheranno valutazioni, carichi di lavoro e distribuzione delle risorse umane. In questo utilizzeremo anche l’attento lavoro di ricognizione che si è fatto prima della stesura del modello organizzativo”.   
“Il clima di serio confronto ha caratterizzato il lavoro della 3° commissione consiliare,  del consiglio comunale e della giunta. Tutti riteniamo che le risorse umane di cui dispone l’amministrazione comunale siano di grande qualità e disponibili ad intraprendere un cammino di cambiamento e di innovazione. 
&lt;p&gt;
Abbiamo lavorato tenendo ben presente le linee programmatiche del sindaco, approvate dal Consiglio comunale nel 2009, nelle quali si indica l’esigenza di una robusta riforma dell’organizzazione degli uffici comunali, in linea con gli sforzi delle ultime amministrazioni comunali. Si parla di riorganizzazione, di diminuzioni delle direzioni di settore, di un loro accorpamento in aree funzionali, della costituzione di unità di progetto, di una nuova fase di investimento nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Tutti elementi che abbiamo tenuto ben presenti e che si ritrovano all’interno della nuova organizzazione. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.comune.terni.it/comunicato_stampa.php?id=36131&amp;pagina=6&quot;&gt;Comune di Terni&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Mariastella GELMINI: «Basta con i ricercatori precari a vita»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/02/mariastella-gelmini/%C2%ABbasta-con-i-ricercatori-precari-a-vita%C2%BB/548545"></link>
  <updated>2010-12-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>548545</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Istruzione Università e Ricerca (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;I ricercatori nel tempo sono stati sfruttati per didattica e supplire a carenze di molti prof.. Il precariato della ricerca non comincia certo oggi. Per i ricercatori a tempo determinato e non ci sono i concorsi per diventare associato: ci sono 4500 posti in tre anni messi in campo dall'emendamento di Fli. &lt;br /&gt;
E un contratto di 3+3 anni di ricerca non mi pare poco. Il ricercatore non è più qualcuno da sfruttare ma un ruolo che è di inizio di una carriera, si passa da 1200 euro a 1800 euro al mese. E soprattutto: basta con i ricercatori precari a vita, questo è un elemento qualificante del disegno di legge. Solo in Italia si pensa che l'unico percorso del ricercatore debba essere all'interno dell'Università&quot;. 

&lt;p&gt;
&quot;Privatizzazione dell'Università? E' una banalità, una sciocchezza che non corrisponde al vero. Gli altri investono di più? Certo, ma anche grazie a risorse private!&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Vorrei venire in Sapienza, se potrò venire senza le forze dell'ordine verrò volentieri&quot;.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.rainews24.rai.it/it/news_print.php?newsid=147950&quot;&gt;Rainews24&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: «Questo governo uccide il futuro, toglie opportunità ai giovani e li rende meno liberi»</title>
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  <updated>2010-10-20T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ecco il decalogo sulla scuola mentre il governo abbassa l'obbligo
&lt;p&gt;Proprio nel giorno in cui il governo &quot;con un colpo di mano&quot; abbassa a 15 anni l'obbligo scolastico, il Pd attacca la Gelmini e lancia la proposta per &quot;la scuola del futuro&quot;.
&lt;p&gt; &quot;La nostra è una proposta concreta - spiega Pierluigi Bersani - da fare già domani, possibile e lungimirante perché sappiamo che solo una scuola di qualità può garantire crescita al nostro Paese&quot;. Questo, continua il segretario del Pd, &quot;è un governo che non solo smantella il presente, ma uccide il futuro, toglie opportunità ai giovani e li rende meno liberi&quot;.
&lt;p&gt;

L'approvazione definitiva da parte del Senato del collegato sul Lavoro viene bollato dal Pd come &quot;pagina nera&quot;, in contrasto con uno dei principali obiettivi del decalogo stilato dal Partito democratico nei giorni scorsi a Varese, che è quello di combattere la dispersione scolastica, una lotta da portare avanti con investimenti sull'autonomia scolastica, sulla ricerca e l'innovazione didattica.
&lt;p&gt; Insieme ad altri obiettivi che mirano a garantire a tutti i bambini da zero a sei anni un posto all'asilo nido, prima, e alla materna, dopo. 
&lt;p&gt;Generalizzare il tempo pieno e il modulo a 30 ore nella scuola elementare, assicurare la continuità didattica alla media e al superiore. Predisporre organici stabili nelle scuole e un piano per assumere i precari. Stilare un piano straordinario per rendere sicure tutti gli edifici scolastici del paese e scuole aperte tutto il giorno.

&lt;p&gt;
&quot;Guardiamo al futuro: dieci proposte per la scuola di domani&quot; è il titolo abbastanza eloquente del documento scaturito dall'assemblea nazionale a Varese, che getta le basi per una scuola diversa da quella declinata in due anni e mezzo dal governo Berlusconi. 
&lt;p&gt;Il decalogo rappresenta la posizione ufficiale del Partito democratico su uno degli temi più complessi e controversi di questa legislatura. &quot;La scuola, per garantire uguaglianza e libertà, come ci chiede la nostra Costituzione. La scuola, unico vero ascensore sociale, per ridare slancio a una società bloccata&quot;, spiegano dal Pd.

&lt;p&gt;
Il primo passo è quello di garantire a tutti i bambini italiani un posto all'asilo nido. Oggi, secondo le ultime stime dell'Istat, i piccoli di età inferiore ai due anni che trovano posto nei nidi comunali sono ancora pochissimi: appena 10 su cento. Per tutti gli altri, le famiglie devono arrangiarsi: o mobilitano i nonni oppure sono costrette a pagare un costoso asilo privato. Anche la scuola materna (ora dell'infanzia) per il 40 per cento metà è appaltata ai privati. E i genitori che non possono permettersi di pagare una retta devono mettersi in lista d'attesa. Il Pd avanza la proposta di &quot;trasformare l'asilo nido da servizio a domanda individuale a diritto educativo di ogni bambino e bambina&quot; e di &quot;assicurare a tutti i bambini del Paese un posto nella scuola dell'Infanzia&quot;.

&lt;p&gt;
Per la scuola primaria l'idea è quella di estendere il tempo pieno a livello nazionale, oggi è aperto a poco più di un quarto dei bambini, e di assicurare almeno 30 ore di lezione a tutti. Niente, quindi, maestro unico con orari di 24, 27 e 30 ore, come previsto dalla riforma Gelmini. Ma anche &quot;dare certezza di funzionamento alle scuole autonome&quot; con l'organico funzionale. 
&lt;p&gt;&quot;Ogni scuola deve poter contare su risorse economiche e umane certe per un triennio di programmazione&quot;. Si tratterebbe, in buona sostanza, di assegnare a ogni scuola un organico (funzionale) &quot;che includa personale stabile per le supplenze brevi e professionalità specializzate a supporto dei ragazzi con bisogni speciali (autismo, dislessia, discalculia, etc.) dando continuità all'insegnamento.

&lt;p&gt;
Tra i tanti vantaggi, a parità di spesa, si supererebbe il precariato scolastico. Ma non solo: le scuole potrebbero contare su risorse certe e, in piena autonomia, potrebbero organizzare &quot;la didattica per raggiungere l'obiettivo del successo scolastico dei ragazzi e delle ragazze&quot;. 
&lt;p&gt;Il Pd propone anche di dare attuazione alla modifica del titolo V della Costituzione anche per quanto riguarda la scuola, attraverso un federalismo che preveda il livelli essenziali delle competenze, anziché i livelli essenziali delle prestazioni.

&lt;p&gt;
Per i 220 mila precari in crisi per effetto dei tagli agli organici &quot;serve una terapia d'urgenza, immettendo in ruolo su tutti i posti vacanti&quot;. E chi è già di ruolo deve &quot;restare in servizio per non meno di 3 anni nella stessa scuola per garantire la continuità didattica&quot;. 
&lt;p&gt;Niente chiamata diretta da parte dei presidi e introduzione della &quot;formazione in servizio obbligatoria e certificata&quot; per aumentare la qualità dell'insegnamento. 
&lt;p&gt;La lotta alla dispersione scolastica passa attraverso il raccordo &quot;tra medie e biennio delle superiori&quot;.&lt;br /&gt;
 Un biennio che deve essere &quot;unitario per aiutare i ragazzi a fare scelte più consapevoli&quot; e con obbligo di istruzione fino a 16 anni (contrariamente a quanto approvato oggi dal Senato). Occorre, inoltre, &quot;realizzare in tutta Italia le anagrafi regionali degli studenti, presenti oggi in 11 regioni su 20&quot;.
&lt;p&gt;

Per rilanciare ed equilibrare l'intero sistema di istruzione occorre anche &quot;investire sull'istruzione tecnica e professionale di qualità&quot; eliminando il &quot;divario territoriale esistente oggi&quot;. 
&lt;p&gt;E per assicurare ad alunni e insegnanti una permanenza sicura a scuola occorre lanciare un piano straordinario per l'edilizia scolastica, attraverso &quot;una razionalizzazione e un rinnovamento radicale delle strutture scolastiche destinando a questo scopo, nelle aree sotto utilizzate, i fondi Fas&quot;. 
&lt;p&gt;E siccome la scuola deve rappresentare un &quot;luogo fondante di comunità, dove oltre ai necessari insegnamenti curricolari ci si può fermare il pomeriggio per studiare, fare sport, suonare, recitare, imparare le lingue&quot;, occorre &quot;ristrutturare i luoghi e i tempi della scuola, oggi fissati rigidamente&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/scuola/2010/10/20/news/scuola_pd-8271119/?rss&quot;&gt;la Repubblica.it - Salvo Intravaia&lt;/a&gt;</summary>
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