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  <title>Openpolis - Argomento: ricchi e poveri</title>
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  <updated>2012-04-01T00:00:00Z</updated>
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  <title>Antonio BORGHESI: &quot;Intollerabili differenze tra ricchi e poveri&quot;</title>
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  <updated>2012-04-01T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626429</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
''Lo studio di Bankitalia fotografa una realtà drammatica e preoccupante sulla quale il governo Monti dovrebbe avviare una seria riflessione, invece di accanirsi su battaglie ideologiche come quella sull'articolo 18. Le differenze tra ricchi e poveri sono ormai intollerabili, così come il conflitto generazionale
in termini di reddito tra padri e figli''. 
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Lo ha detto Antonio Borghesi, vicepresidente dei deputati di Idv, commentando lo studio di  Banca d'Italia sull'evoluzione della ricchezza nel nostro Paese.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;
&lt;p&gt; &quot;Questi sono gli effetti devastanti di 15 anni di berlusconismo, di una politica a favore di evasori, condoni e scudi fiscali che ha prodotto una società fatta di dominio dei furbi e furbetti a danno delle persone oneste. Serve un ribaltamento dei valori che produca ricchezza vera e più equamente distribuita. L'Italia deve tornare ad essere un paese per giovani e onesti''&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/economia/2012/04/01/news/bankitalia_nel_nostro_paese_i_10_pi_ricchi_hanno_come_3_milioni_pi_poveri-32569700/?rss&quot;&gt;Repubblica.it/Economia&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE BORTOLUSSI: Seconda casa: con l’Imu i ricchi ci guadagneranno.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/12/06/giuseppe-bortolussi/seconda-casa-con-l%E2%80%99imu-i-ricchi-ci-guadagneranno/622357"></link>
  <updated>2011-12-06T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>622357</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Gruppo: Altro) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Per i proprietari con redditi oltre i 100.000 euro, l’Imu diventerà addirittura più vantaggiosa dell’Ici.
&lt;p&gt; Con il passaggio dall’Ici all’Imu, segnala la CGIA di Mestre, al crescere del livello di reddito dei proprietari di seconda casa, il divario tra il futuro sistema di tassazione e quello attuale tenderà a diminuire. Per i proprietari con redditi oltre i 100.000 euro, l’Imu diventerà addirittura più vantaggiosa dell’Ici.

 
&lt;p&gt;

Nonostante le novità introdotte dal Governo Monti che prevedono l’aumento del 60% delle rendite catastali sulle abitazioni, la nuova tassazione sulle seconde case premierà i ricchi, o quantomeno coloro che dichiarano un reddito annuo superiore ai 100.000 euro.

 
&lt;p&gt;

“Questo perché – sottolinea Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – l’Imu avrà una aliquota, salvo la facoltà dei Sindaci di aumentarla o di diminuirla di 3 punti, del 7,6 per mille, che sostituirà l’attuale Ici, l’Irpef sugli immobili e le relative addizionali regionali e comunali.  Se con l’attuale sistema, l’Irpef sugli immobili aumentava al crescere del reddito, garantendo così un criterio di progressività, ora l’Imu sarà praticamente una tassa piatta, che consentirà ai più ricchi, rispetto all’applicazione dell’Ici, aggravi di imposta più lievi man mano che cresce il reddito. Oltre i 100.000 euro di reddito, questi proprietari di seconda casa pagheranno addirittura meno di quanto hanno pagato sinora con l’Ici”.

 

&lt;p&gt;
Nelle simulazioni fatte dalla CGIA di Mestre, sono stati presi in esame 4 casi di proprietari con livelli di reddito crescenti (25.000 €, 50.000 €, 100.000 € e 150.000 €). Con l’attuale tassazione, si è presa in esame  una Ici con una aliquota media che è pari a quella nazionale del 6,4 per mille, una addizionale Irpef Regionale dello 0,9% e una addizionale Irpef Comunale dello 0,4%.

 
&lt;p&gt;

Nel caso dell’Imu, invece, è stata presa in esame un’aliquota media del 7,6 per mille ed una rivalutazione catastale del 60%.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.cgiamestre.com/2011/12/tassazione-seconda-casa-con-limu-i-ricchi-ci-guadagneranno/&quot;&gt;CGIA Mestre&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Paolo CENTO: «Io aspetterò, è giusto, ma la politica rischia di essere solo per i ricchi»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-11-30T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>622174</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Intervenire per evitare eccessi di demagogia.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Paolo Cento, ammetta che le dispiace non prendere il vitalizio essendo arrivato a un passo dall'averlo. Ora dovrà aspettare fino a 60 anni.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Mah, certo che mi dispiace. Però i sentimenti personali devono lasciare il passo all'interesse generale. Giusto così, nel senso che la politica doveva fare un passo indietro per evitare che una campagna strumentale e demagogica tenti di cancellarla. Si è andati avanti con autoriforme a spizzichi e bocconi per timore di affrontare con chiarezza questi temi. Però c'è anche un rischio».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Quale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Stabilito che è bene intervenire sui costi di una politica che non si è messa in sintonia con gli umori del paese, neppure può essere ridotta a partecipazione di una élite privilegiata di ricchi e di figli di papà».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Lei non è un figlio di papà, era soprannominato &quot;er piotta&quot;...&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
«Piotta in romanesco significa &quot;cento&quot;, sono borgataro, vengo dal Tufello, ho cominciato a fare politica a 15 anni e mi sono portato la mia storia facendo il sottosegretario di Padoa Schioppa. Non sono un fighetto della politica e credo nella politica come servizio. Per me è stato questo».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Comunque si aspettava di perdere il vitalizio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Me l'aspettavo invece, non poteva essere diversamente. Comunque voglio leggere la delibera dei collegio dei questori per valutarla anche tecnicamente. Attenti, ripeto, a non fare diventare la politica una cosa per ricchi».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Quanto avrebbe preso di vitalizio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ho fatto tre legislature e credo che avrei preso 4 mila euro netti al mese».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Da gennaio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Da luglio, compio a luglio cinquant'anni». 
&lt;br /&gt;
 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=17LC8I&quot;&gt;la Repubblica - Giovanna Casadio&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Elsa Fornero: Nuove pensioni di anzianità. La riforma secondo me.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/11/26/elsa-fornero/nuove-pensioni-di-anzianit%C3%A0-la-riforma-secondo-me/622075"></link>
  <updated>2011-11-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>622075</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Welfare&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;&quot;Sistema retributivo troppo generoso. Serve il contributo pro-rata per tutti&quot;.
&lt;p&gt;
La recente riapertura del dibattito sulla necessità o meno di un nuovo intervento in materia previdenziale offre al Paese l'occasione  -  che questa volta, data la situazione di grave crisi in cui versa, sarebbe davvero un peccato farsi sfuggire  -  per lasciarsi alle spalle la logica degli interventi &quot;spezzatino&quot; e adottare finalmente un approccio più ragionato, coerente e rigoroso alla ridefinizione delle regole del principale istituto del welfare State; un approccio che abbia se non le caratteristiche della &quot;definitività&quot;, almeno quelle dell'intervento strutturale.
&lt;p&gt;

E non dell'ennesimo aggiustamento di una transizione troppo lunga. Soprattutto quando si parla di pensioni è infatti necessario abbracciare un'ottica di lungo periodo. Le regole previdenziali influenzano direttamente o indirettamente molte delle decisioni fondamentali che gli individui prendono durante la loro vita, a partire dalla giovane età: quanto a lungo studiare, quale professione intraprendere, quale profilo di consumo e risparmio adottare, a che età ritirarsi dal mercato del lavoro.
&lt;p&gt;

Se le regole cambiano continuamente, diventa difficile fare piani ragionati per il futuro con chiare implicazioni sia sulla qualità della vita dei singoli cittadini, sia sulla crescita del sistema economico nel suo complesso. Inoltre, se si vuole che le regole vengano condivise - e non solo subite - queste devono essere eque: deve essere garantita parità di trattamento agli individui; devono essere aboliti i privilegi. Se si intende effettuare una redistribuzione delle risorse, questa deve essere trasparente e deve avvenire dai più ricchi ai più poveri e non viceversa.

&lt;p&gt;
Questi principi, che sembrano banali, sono stati spesso largamente disattesi, nel periodo preriforma, ma anche successivamente, sia con la riforma Amato (1992), sia con la riforma Dini (1995), in modo particolare con la scelta di tutelare i &quot;diritti acquisiti&quot; dei lavoratori meno giovani, scaricando invece sulle nuove generazioni l'onere dell'aggiustamento. E hanno continuato a essere disattesi nel periodo successivo, a ogni nuovo intervento sulla transizione.
&lt;p&gt;

Il metodo contributivo di calcolo delle pensioni, introdotto nel 1995 in sostituzione del precedente metodo retributivo, costituisce (a nostro avviso) il punto di partenza imprescindibile su cui basare le modifiche dell'attuale assetto. Considerando la transizione, e semplificando, i lavoratori possono essere suddivisi in tre tipologie: i &quot;salvati&quot; del 1995, esonerati dall'applicazione del contributivo grazie all'artificiosa demarcazione introdotta tra coloro che, al 31 dicembre 1995, avrebbero raggiunto almeno diciotto anni di anzianità e gli altri; i &quot;parzialmente protetti&quot; (anzianità inferiore a diciotto anni nel 1996), la cui pensione sarà calcolata secondo il pro-rata, ossia in base alla regola retributiva per l'anzianità maturata al 1995 e a quella contributiva per l'anzianità accumulata dal 1996; gli &quot;indifesi&quot;, ossia gli assunti dal 1996, la cui pensione sarà interamente contributiva.

&lt;p&gt;
Il metodo retributivo, applicato per intero ai &quot;salvati&quot; e in pro-rata ai &quot;parzialmente protetti&quot;, si caratterizza per uno scarso collegamento tra contributi versati e prestazioni ricevute. Ne risulta un &quot;rendimento&quot; (analogo a un tasso di interesse annuo applicato al monte contributivo) troppo generoso, e cioè superiore a quello finanziariamente sostenibile, con conseguente sistematica violazione del criterio della sostenibilità e del principio dell'equità tra generazioni. Un sistema a ripartizione è, infatti, finanziariamente sostenibile quando restituisce al lavoratore, sotto forma di pensione, i contributi versati, capitalizzati a un tasso pari a quello di crescita dell'economia. Se il sistema è troppo generoso verso le generazioni attuali, accumula un debito implicito che ricadrà sulle generazioni giovani e su quelle future...
&lt;p&gt;

Una stima del regalo può essere ottenuta per mezzo di un indicatore della generosità dei sistemi pensionistici, denominato in gergo tecnico Present Value Ratio (PVR).&lt;br /&gt;
 Questo indicatore misura, al momento del pensionamento, il &quot;valore attuale atteso&quot; dei benefici pensionistici ai quali l'individuo ha diritto - la somma oggi equivalente al valore complessivo dei trasferimenti previdenziali di cui l'individuo godrebbe data l'attuale aspettativa media di vita - a fronte del &quot;montante contributivo&quot; versato - ossia il saldo attuale disponibile di un ipotetico conto corrente in cui l'individuo abbia depositato, senza mai ritirarli, i contributi previdenziali versati lungo la vita lavorativa. Fatto pari a 100 euro il montante, nelle nostre simulazioni, un valore del PVR superiore a 100 indica che il sistema remunera i contributi corrisposti nella vita attiva a un tasso di rendimento superiore a quello che il sistema &quot;può permettersi&quot;. Ciò comporta una redistribuzione di risorse (ossia &quot;un regalo&quot;) alle generazioni anziane da parte delle generazioni giovani presenti e future.&lt;br /&gt;
 La Tabella 1 mostra per l'appunto la generosità del metodo retributivo...
&lt;p&gt;


Sulle basi &quot;oggettive&quot; appena illustrate, riteniamo che una proposta di riforma coerente possa pertanto essere la seguente. Si tratterebbe di applicare, a partire dal 2012, il metodo contributivo pro-rata per tutti i lavoratori, rendendo subito effettive un'età minima di pensionamento pari a sessantatré anni (con il requisito dei vent'anni di anzianità oggi richiesto per le pensioni di vecchiaia) e una &quot;fascia di flessibilità&quot; che incoraggi il lavoratore a ritardare l'uscita fino ai sessantotto (settanta) anni, con un incremento di pensione che - secondo calcoli matematici, e non in base ad arbitrari criteri politici - tenga conto dei maggiori contributi versati e della maggiore età. I requisiti minimi e massimi sarebbero successivamente indicizzati alla longevità, così come già previsto dalla normativa vigente. Dovrebbero inoltre scomparire le &quot;finestre&quot;, cioè quei periodi (un anno per i lavoratori dipendenti e un anno e mezzo per i lavoratori autonomi) che si sommano oggi ai requisiti minimi di età/anzianità, senza peraltro aggiungere incrementi di pensione.
&lt;p&gt;

Mentre l'estensione dell'età minima di accesso al pensionamento e l'abolizione della pensione di anzianità, riguardando tutti i lavoratori, avrebbero come effetto principale quello di determinare risparmi di spesa consistenti nel breve e medio periodo, permettendo, come auspicato, di allentare gli stringenti vincoli di bilancio; l'estensione pro-rata del contributivo avrebbe come effetto principale quello di avvicinare i trattamenti tra le categorie (cosa che fa anche l'innalzamento del requisito di età, ma in maniera meno rilevante), promuovendo una maggiore equità del sistema.
&lt;p&gt;

I lavoratori coinvolti nell'estensione del prorata non sarebbero molti. Infatti il provvedimento riguarderebbe unicamente i &quot;salvati&quot; oggi ancora attivi nel mercato del lavoro, ossia i lavoratori nati tra il 1950 e il 1962. A titolo esemplificativo, la Tabella 2 illustra il caso di un dipendente privato della categoria dei &quot;salvati&quot; nato nel 1958. Per ipotesi, egli aveva vent'anni di anzianità nel 1996, una dinamica retributiva del 2,5% l'anno e nel 2010 è arrivato a percepire una retribuzione di 30.000 euro. Supponendo che maturi quarant'anni di anzianità nel 2018, con le regole attuali potrebbe andare in pensione a sessantuno anni (inclusa la finestra).

&lt;p&gt;
La sua pensione ammonterebbe a 26.776 euro, con un &quot;regalo&quot; atteso nell'arco dell'intera vita pari al 43% dei contributi versati (162.000 euro). Applicando la nostra proposta, il pensionamento sarebbe posticipato al 2021, con una pensione superiore, pari a 28.999 euro, ma un &quot;regalo&quot; inferiore (il 33% dei contributi versati, ossia 146.000 euro), per effetto della più elevata età di pensionamento e del calcolo contributivo sugli ultimi anni.
&lt;p&gt;

Rispetto al mero innalzamento del requisito di età con regola retributiva invariata, la pensione erogata è solo lievemente più bassa: 28.999 euro verso i 29.523 euro. Gli anni in cui si applica il prorata, nell'esempio, sono infatti solo due. Si noti che, se venisse applicato il metodo contributivo all'intera vita lavorativa del soggetto - una misura davvero drastica, che peraltro nessuno propone - la sua pensione ammonterebbe a 21.869 euro e il &quot;regalo&quot; si annullerebbe.
&lt;p&gt;

La fissazione dell'età minima a sessantatré anni comporterebbe, tuttavia, la possibilità per gli uomini di anticipare di due anni il pensionamento rispetto all'età oggi prevista (65 anni) per la pensione di vecchiaia. Alcuni in effetti uscirebbero prima (con una pensione ridotta, ma con un regalo proporzionalmente maggiore); altri sfrutterebbero la fascia di flessibilità e continuerebbero oltre i 65 anni. La flessibilità nell'età di pensionamento è di fatto un'occasione per concedere, a quei lavoratori che si sentono ancora &quot;produttivi&quot;, di scegliere liberamente se e di quanto posticipare il momento del pensionamento.
&lt;p&gt;

Dal punto di vista aggregato, il nostro modello non consente una stima accurata dei risparmi. Ciononostante, i risparmi di spesa sarebbero tutt'altro che irrisori, potendo arrivare a qualche decina (3-4) di miliardi di euro nei primi 5-6 anni di effettiva applicazione del provvedimento. La caratteristica del contributivo di garantire un trattamento equo sia all'interno delle generazioni, sia tra generazioni diverse presenti e future ne costituisce un indubbio punto di forza aggiuntivo rispetto al fatto che si tratta di un metodo di calcolo che migliora la sostenibilità finanziaria del sistema.
&lt;p&gt;

Ovviamente, questo vale a condizione che la riforma in questione riguardi tutte le categorie di lavoratori alla stessa maniera, nessuna esclusa. In un momento in cui si è costretti a richiedere duri sacrifici alle famiglie con provvedimenti draconiani che colpiscono anche le fasce più deboli, non si può prescindere dall'abolizione delle ingiustificate posizioni di privilegio che perdurano per molte categorie difficilmente annoverabili tra i bisognosi, come i liberi professionisti con le loro casse e i politici con i loro vitalizi. È anche ovvio che una volta varato il provvedimento si potrebbero discutere, in modo trasparente e mirato, le uniche eccezioni ammissibili, ossia quelle nei confronti dei lavoratori sfortunati e non già di quelli privilegiati.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;N.B.&lt;/b&gt; PER LEGGERE LE TABELLE USARE IL LINK &quot;&lt;b&gt;vai alla pagina&lt;/b&gt;&quot;
&lt;p&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=17FN2U&quot;&gt;la Repubblica&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giulio TREMONTI: «Il segreto bancario è finito e nessuno se n’è accorto»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-10-08T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>609756</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Economia e Finanze (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Non basta più reprimere, d’autorità, l’evasione fiscale. La vera scommessa, forse la vera sfida, è prevenirla, facendo leva sulla convenienza a non rischiare e soprattutto sulla coscienza del dovere di pagare». «Ciò che va fatto è chiudere l’asimmetria tra l’essere legale e il doverlo essere». 
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Colloquio con Giulio Tremonti nella roccaforte dell’Economia, a via XX Settembre, con un ministro evidentemente attento al quadro italiano ed europeo, ma oggi deciso a concentrare la riflessione su un unico punto: il salto di efficienza nel contrasto all’evasione fiscale. O, meglio, i nuovi mezzi scelti per combatterla.&lt;/i&gt; 
&lt;p&gt;
&lt;i&gt;Giulio Tremonti riflette per qualche secondo. Poi comincia a spiegare la forza di un impegno destinato a crescere. «Se oggi le entrate derivanti dal contrasto all’evasione crescono via via, tuttavia è l’ethos fiscale a essere ancora troppo debole». È solo una frase sussurrata. Il ministro punta il dito su una serie di tabelle e avverte: «Guardi, nel 2010 sono stati recuperati 25 miliardi, in termini di cassa. È un dato oggettivo, ed è una cifra colossale».&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;

&lt;i&gt;Tremonti parla per quasi due ore. Per spiegare una svolta in cui crede. Un’accelerazione inevitabile. Poi, sulla porta dell’ufficio, si affida all’ultimo ricordo storico per rimarcare le difficoltà legate alla lotta all’evasione e per dichiarare guerra all’idea di un nuovo super condono tombale su cui arriva anche la netta frenata di Palazzo Chigi. Tremonti parla di Ezio Vanoni, grande ministro delle Finanze del passato, professore a Pavia. Lui non abbassò le aliquote dei redditi più alti, non abolì l’imposta di successione, non legò la stabilità del bilancio al gettito illusorio di una sanatoria e allo smobilizzo del patrimonio immobiliare.
E soprattutto non premiò i &quot;furbi&quot; con condoni.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Sul condono fiscale il ministro fa un gesto netto con la mano. E lascia cadere le parole una a una:&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Vorrebbe dire frenare sul nascere il progetto di contrasto all’evasione fiscale, sarebbe un togliere forza al nostro vero obiettivo. Finora le entrate da lotta all’evasione fiscale e contributiva sono servite sistematicamente per finanziare la spesa pubblica: sanità, pensioni, assistenza... Il condono minaccia però l’afflusso di queste entrate negli anni a venire, che finirebbero per cancellarsi. E, così facendo, alla fine ci troveremmo con un maggior deficit».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Tremonti non vuole parlare di un possibile concordato con la Svizzera sui capitali italiani depositati nelle banche locali, non vuole spiegare il senso del tormentato decreto per lo sviluppo. E non vuole svelare le &quot;sue&quot; verità sullo stato dei rapporti con Silvio Berlusconi e soffermarsi sui ripetuti tagli al nostro rating. Preferisce conversare sull’Italia che sogna e su quella che c’è.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Un Paese, almeno in certe fasce, ancora ostaggio dell’evasione, dell’illegalità, della criminalità. Ma no taxation without representation».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Il ministro dell’Economia arriva in fretta al punto:&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Uno Stato &quot;assente&quot; produce irresponsabilità, amoralità, evasione fiscale. Ed è il Sud che soffre di più per questo». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Tremonti mostra consapevolezza sulla necessità di un cambio di passo. E la lotta all’evasione non può che essere un punto di partenza. «La gente capirà», torna a dire, spiegando che esiste anche una «logica premiale» dietro una mano sempre più ferma.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Più recuperiamo risorse dalla lotta all’evasione, più avremo spazi per ridurre le imposte».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Per spiegare il progetto il ministro ripete un concetto già scandito.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Non basta più reprimere, non basta più l’intenso ed efficace lavoro che viene fatto, tanto dall’Agenzia delle Entrate, quanto dalla Guardia di Finanza. Certo è necessario tutto questo, ma non è sufficiente, tenendo conto della nostra &quot;geografia&quot; economica e della nostra storia politica. E allora è arrivato il momento di cambiare registro e di scommettere con decisione sulla prevenzione».
&lt;p&gt;&lt;i&gt; Tremonti usa un’immagine che aiuta a capire la forza della svolta impressa dal governo, e dal suo ministero, all’impegno per allargare – «secondo giustizia» – la platea dei contribuenti: «I tavoli a due gambe traballano; bisognava aggiungerne altre due. Ecco quello che si è deciso di fare: un tavolo a quattro gambe».&lt;/i&gt; 
&lt;p&gt;«Accanto ad Entrate e Fiamme Gialle, dobbiamo usare di più le banche e i Comuni. Abbiamo, cioè, deciso di coinvolgere i Comuni nel controllo del territorio anche per questo aspetto vitale. E, soprattutto, di usare meglio i dati degli istituti di credito e di ridurre davvero il segreto bancario, come succede nel resto d’Europa».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;All’improvviso il linguaggio di Tremonti si fa semplice e diretto. Quasi insolito, nella concretezza del messaggio.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«L’accertamento non basta. Se si vuole ridurre l’evasione, dobbiamo trasmettere un messaggio non poliziesco; ma sociale, di deterrenza. Aggiungendo alla repressione la prevenzione sarà possibile intensificare significativamente il contrasto all’evasione fiscale». L’evasione fiscale, un male che piega il nostro Paese, è un male storico e radicato, un male mai davvero venuto meno, dai tempi dell’unità d’Italia».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;C’è un’idea del dovere fiscale ancora troppo &quot;lontana&quot;. Anche dal territorio.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Gli uffici fiscali e le caserme della Guardia di finanza, sono infatti troppo remoti, tutti naturalmente collocati nei centri medio-grandi. Per contro abbiamo 8mila Comuni e 4 milioni di partite Iva sparse sul territorio. Data questa geografia economica, quella del dovere fiscale è un’idea lontana dai portafogli degli italiani. E di riflesso è un’idea lontana dalle coscienze degli italiani». Evadere è oggi il migliore investimento possibile. Garantisce come minimo un rendimento immediato del 40 per cento. Un rendimento che non trovi da nessuna altra parte».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;E allora?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Allora rendiamoci conto che c’è anche un altro metodo da sviluppare. Che non è &quot;poliziesco&quot;, ma morale e culturale. Si tratta di lavorare sulle coscienze e sulle teste. Di capire tutti insieme che così non si può andare avanti. L’interesse generale non è la somma degli interessi particolari».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Tremonti mostra un fascicolo carico di pagine. Contiene dati storici e dati inediti sull’evasione.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Numeri, cifre, percentuali, statistiche che testimoniano la forza del «contrasto». Sul primo foglio leggiamo un titolo in corsivo: Ricostruire dalle rovine. Dentro c’è la relazione di Antonio Pesenti (professore di Pavia, incarcerato dal fascismo, ministro di sinistra nel secondo Governo Bonomi) a un Consiglio dei ministri nel marzo 1945. Tremonti legge quasi meccanicamente, come se conoscesse quel testo a memoria.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt; «Non è un mistero che il nostro sistema di accertamento è sempre stato difettoso. Per le deficienze degli uffici tributari e più ancora per la scarsa coscienza fiscale del contribuente italiano». 
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Sono passati sessantasei anni e il macigno è ancora lì. Enorme, pesante. Contribuisce a bloccare lo sviluppo del Paese. Falsa e condiziona la ripresa dell’economia italiana. Un’«impressionante» ingiustizia, come ha annotato il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco. Tremonti annuisce&lt;/i&gt;.
&lt;p&gt; «Il fenomeno dell’evasione fiscale ha dimensioni davvero impressionanti...».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Cento, centoventi o addirittura centosettanta miliardi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «È difficile persino dare cifre precise. Ma non è il momento dell’analisi statistica, è quello dell’azione. Ho riflettuto a lungo sulle parole del cardinale Bagnasco, ho pensato ai ripetuti inviti della Conferenza episcopale a debellare un &quot;male&quot; che finisce per avere ricadute durissime sui carichi fiscali delle famiglie e sui servizi loro offerti». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Tremonti ragiona a voce alta.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ha ragione il cardinale, le cifre sono enormi. Anche se è vero che negli ultimi anni l’azione di contrasto è stata più decisa».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Anche il ministro dell’Economia sa, però, che serve un nuovo sforzo, una nuova azione, magari anche più convinzione. E questa prende forma tornando sul concetto del segreto bancario.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Abbiamo stabilito che scompare sul serio e, in pratica, nessuno se n’è ancora accorto, nessuno l’ha notato, nessuno l’ha sottolineato con la giusta rilevanza... Ma legga il decreto legge del 13 agosto; lo legga, per favore...». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;La nuova norma consente all’Agenzia delle Entrate di chiedere alle banche informazioni fondamentali: movimentazioni complessive annuali, saldi, eventuali garanzie.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Queste informazioni verranno incrociate con le dichiarazioni fiscali e se non sarà tutto chiaro, scatteranno i controlli propedeutici all’individuazione dell’eventuale evasione».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Il linguaggio è tecnico, ma il messaggio di Tremonti è netto.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Così, come nel resto d’Europa, superiamo il segreto bancario. Non per completare l’accertamento, ma per partire da qui, per fare l’accertamento, invertendo il processo, per vedere se i dati bancari da cui si parte coincidono a valle con le dichiarazioni presentate. Se no, c’è la rettifica automatica».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;È una svolta profonda.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 &lt;i&gt;Finora i dati relativi alle movimentazioni di qualsiasi rapporto finanziario potevano essere chiesti dal fisco alle banche, ma solo in forma eccezionale, dopo l’attivazione di un controllo fiscale innescato su dati non bancari. E per questo ciò è avvenuto solo in un numero limitato di casi: nel 2010 ci sono state appena 11mila richieste in banca, a fronte di 400mila accertamenti. E nessuno è venuto a saperlo. Tremonti alza gli occhi da quelle ventidue righe dattiloscritte:&lt;/i&gt;
&lt;p&gt; «Vede, di fatto sulla massa delle movimentazioni bancarie permaneva il segreto...».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ministro, ma non si corre il rischio di esagerare? In tanti parleranno di &quot;intrusione&quot; fiscale...Lui allarga le braccia e nega:&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «È stata una scelta difficile, complessa, impegnativa; ma anche una scelta profondamente morale e politica, una scelta non più rinviabile. In Europa funziona così, anzi molto di più. In Europa tutti i dati sono infatti online. Se hai soldi in banca, lo dichiari al fisco».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;E noi faremo come l’Europa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Abbiamo ancora molta opacità, diverse zone grigie: in Europa il fisco sa tutto di quello che hai. Lì in dichiarazione si pagano le tasse sugli interessi bancari. Qui da noi non siamo a questo». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Un voltar pagina che sa di &quot;pugno di ferro&quot;, forse perfino tardivo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «No, è soltanto un grado di rigore in più. Lo ripeto: nessuno ha in mente traumatiche azioni di polizia tributaria; la sfida è aprire una fase di presa di coscienza».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Crede che la gente capirà?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Lo spero proprio. Per questo bisogna muoversi con gradualità. Se il progetto verrà realizzato con prudenza ed equilibrio, e io spero che sia così, darà risultati importanti; se dovessimo fare l’errore di spingere troppo sull’acceleratore, rischieremmo di uccidere il progetto prima che parta. Di trasformarlo di fatto in un boomerang».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non è una sfida facile e un sistema fiscale così &quot;complicato&quot; come quello italiano non aiuta.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Tutti dicono di voler &quot;semplificare&quot;, ma nessuno ha mai semplificato. Il nostro sistema è stato disegnato mezzo secolo fa e da allora il mondo è cambiato profondamente...». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Tremonti però non anticipa ricette. Ammette solo che nessuna ipotesi di lavoro viene trascurata pregiudizialmente. Anche il modello americano? Anche l’idea di offrire &quot;premi&quot; a chi opera e fa operare fiscalmente alla luce del sole?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «È complicato confrontare sistemi troppo diversi, in America lo Stato sociale è corto ed è solo per questo che la lista delle deduzioni fiscali è lunga. Quello è un mondo diverso: non c’è l’Inps, non c’è la scuola pubblica, ti paghi la sanità ed è per questo, non per fare la lotta all’evasione, che deduci tutto».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Stiamo ragionando sul contrasto di interessi, ma una pausa leggera precede la nuova riflessione:&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «E poi vedo anche altri rischi. Chi ha soldi e reddito compra e detrae, ma la persona &quot;incapiente&quot;, che campa con settecento euro al mese? Le stesse cose, gli stessi servizi costerebbero meno ai capienti che a lei. Non è costituzionale».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A Tremonti preme di modellare l’ultima delle quattro gambe. Per lui importantissima. Vuole riflettere sul ruolo «fondamentale» di controllo del territorio che si è deciso di affidare ai Comuni.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «C’è una sfasatura tra il luogo dove si produce il reddito e quello dove si accerta il reddito», &lt;i&gt;sottolinea il ministro, ammettendo subito che&lt;/i&gt; «l’efficacia dell’azione di controllo, finora, ne è stata compromessa».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;La svolta è rivitalizzare i Consigli tributari istituiti presso i Comuni. Insomma, là dove l’Agenzia delle Entrate non arriva ecco gli Enti locali.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 &lt;i&gt;Tremonti spinge. Spera che «si parta prestissimo».

Che sia questione «di mesi», non di anni.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt; «Il Tesoro è pronto a garantire ai Comuni ogni supporto tecnico per metterli nelle condizioni di muoversi ora»,&lt;i&gt; assicura il ministro che subito avverte:&lt;/i&gt; «Parte dei soldi della lotta all’evasione finiranno proprio nelle casse dei Comuni. Chi non si attiva, non prende nulla. Per contro, proprio i necessari tagli ai Comuni serviranno anche a questo: a spingerli ad attivarsi anche loro nel contrasto all’evasione fiscale».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=15ACXW&quot;&gt;Avvenire - Arturo Celletti &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: Manovra. «Il governo aumenta l'Iva pur di non tassare i ricchi»</title>
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  <updated>2011-09-07T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>609243</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«Con l'aumento dell'Iva il governo ha scelto di aumentare le tasse su tutto il popolo pur di non fare una tassa patrimoniale sui ricchi che non avrebbero nessuna difficoltà a pagarla. Si tratta di una vergogna, non solo ingiusta socialmente ma recessiva perchè l'aumento dei prezzi ridurrà ulteriormente il potere d'acquisto degli italiani e aggraverà la crisi. È sempre più evidente che il governo pur di salvaguardare i privilegi di pochi è disponibile a portare il paese al disastro». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=39&amp;id=17371&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: Lottare per non finire come la Grecia</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/09/05/paolo-ferrero/lottare-per-non-finire-come-la-grecia/608080"></link>
  <updated>2011-09-05T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>608080</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Lo sciopero generale di oggi è molto importante. Per questo voglio innanzitutto voglio ringraziare tutti i lavoratori e le lavoratrici che lo stanno facendo in queste ore e ringraziare la CGIL e il sindacalismo di base che lo hanno proclamato.

&lt;p&gt;
Uno sciopero importante non solo perché la manovra del governo è una manovra ingiusta: difende i ricchi e i privilegi delle caste mentre attacca pesantemente i diritti sindacali e le condizioni di vita dei pensionati, delle lavoratrici e dei lavoratori - pubblici e privati – dei precari.

&lt;p&gt;
La manovra, oltre ad essere ingiusta è anche recessiva - cioè aggraverà la crisi economica - e favorirà la speculazione finanziaria, che continua tranquillamente a fare il suo sporco lavoro in tutta Europa.

&lt;p&gt;
Il punto fondamentale è quindi che la manovra del governo produrrà effetti opposti a quelli sbandierati: è un manovra che aggrava la crisi economica e pone le condizioni per un ulteriore attacco speculativo contro l’Italia. La ricetta che stanno applicando all’Italia – come al Portogallo, alla Spagna, all’Irlanda – è uguale a quella applicata alla Grecia: demolire i diritti dei lavoratori, privatizzare tutto e produrre quindi la recessione. Parallelamente permettere alle banche e alle finanziarie di speculare sul debito pubblico impossessandosi delle risorse sottratte ai lavoratori.

&lt;p&gt;
Al contrario di cosa dicono l’Unione Europea, la Banca Centrale Europea, il governo Italiano, il Presidente della Repubblica, i grandi mezzi di informazione, la speculazione finanziaria non nasce dai debiti degli stati ma dal fatto che la Banca Centrale Europea agisce come una banca privata e non come una banca centrale. I paesi più deboli dell’’Europa subiscono la speculazione sul debito pubblico unicamente perché la BCE non fa quello che fanno tutte le altre Banche centrali dell’Universo, cioè non compra direttamente, al tasso di sconto ufficiale, i titoli di stato dei paesi europei. Se la BCE facesse il suo mestiere non vi sarebbe in Europa alcuna speculazione. Ad esempio il Giappone ha un debito pubblico del 220 % eppure non è sottoposto a nessun attacco speculativo. Questo per la semplice ragione che la Banca Centrale giapponese – come tutte le banche centrali del mondo – compra direttamente i titoli di stato pubblici senza passare dal mercato. Ovviamente anche i paesi europei facevano così prima che i trattati di Maastricht dessero vita all’Euro e costruissero questa follia finanziaria che si chiama Banca Centrale Europea.

&lt;p&gt;
Siamo quindi nell’occhio del ciclone di una gigantesca truffa attuata dalle classi dominanti europee - dai banchieri ai padroni, dai popolari ai socialdemocratici ai liberali - a scapito dei popoli europei. Vi è un livello di falsificazione dei motivi della crisi e dei motivi della speculazione al cui confronto la propaganda nazista di Goebbels impallidisce. Il neoliberismo è in crisi ma il pensiero unico neoliberista funziona a pieno regime e manipola le coscienze raccontando balle clamorose che paiono vere solo perché sono ripetute quotidianamente a reti unificate da tutti coloro a cui viene concessa la parola. Questa è la ragione strutturale della vergognosa censura che subiamo. Anche per questo è così importante questo sciopero: rompe il coro dell’unanimismo e dell’Union Sacree in cui gli interessi dei ricchi vengono contrabbandati come gli interessi dei popoli.
&lt;p&gt;

In realtà la speculazione finanziaria viene consapevolmente utilizzata dalle classi dominanti europee per due motivi: innanzitutto obbligare i governi dei vari paesi con minore produttività del lavoro a tagliare brutalmente lo stato sociale, gli stipendi e i diritti dei lavoratori. Senza lo spauracchio della speculazione Berlusconi non sarebbe mai riuscito a varare due stangate come quelle contro cui stiamo lottando. Non ci sarebbero riusciti il governo Greco, quello Portoghese, Spagnolo e via dicendo.
&lt;p&gt;

In secondo luogo la speculazione finanziaria viene utilizzata per determinare un enorme spostamento di risorse dal basso verso l’alto, dai lavoratori alle banche. Stiamo vivendo nel mezzo del più gigantesco furto legalizzato che la storia dell’umanità abbia mai visto.

&lt;p&gt;
L’obiettivo delle classi dirigenti europee è semplice quanto brutale: determinare una pesante riduzione del tenore di vita del popolo e del potere dei lavoratori per aumentare la competitività dell’Europa a livello mondiale basata sulla drastica riduzione del costo del lavoro. Non stiamo parlando di qualche sacrificio ma di un vero e proprio salto indietro nella storia, del dimezzamento dei salari e delle tutele. La speculazione serve a costruire un “vincolo esterno” che permetta di fare questa vera e propria rivoluzione passiva contro i popoli europei. Per questo mettono attaccano sia i diritti civili che i diritti sociali, la Costituzione come il Contratto nazionale di lavoro e la sanità pubblica: vogliono cancellare il ‘45, quel gigantesco movimento di liberazione dal nazifascismo che ha cambiato la faccia all’Europa e al mondo.

&lt;p&gt;
Per questo noi comunisti dobbiamo lottare contro il governo Berlusconi e costruire le alleanze necessarie per mandarlo a casa. Parallelamente però dobbiamo costruire un fronte di lotta contro il capitale finanziario, le politiche europee e il neoliberismo. Solo sconfiggendo il neoliberismo è possibile uscire dalla crisi che il neoliberismo ha provocato. Per questo proponiamo una manovra alternativa a quella di Berlusconi ma proponiamo anche il rovesciamento delle politiche della BCE e la nazionalizzazione delle grandi banche, al fine di mettere la mordacchia al capitalismo finanziario e ricostruire un serio intervento pubblico in economia. Lo facciamo in piena sintonia con gli altri partiti della sinistra europea, che portano avanti nei loro paesi le nostre stesse parole d’ordine. Lo facciamo puntando a costruire – paese per paese – una rivolta contro le politiche europee.
&lt;p&gt;

Lo sciopero generale è quindi per noi il primo passo per costruire una consapevole rivolta contro questo enorme attacco delle classi dominanti contro il popolo italiano e contro i popoli europei.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=36&amp;id=17325&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: Il 6 e il 7 settembre saremo in piazza con la FIOM e raccoglieremo le firme per la patrimoniale</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/23/paolo-ferrero/il-6-e-il-7-settembre-saremo-in-piazza-con-la-fiom-e-raccoglieremo-le-firme-per-la-patrimoniale/607916"></link>
  <updated>2011-08-23T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>607916</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Il 6 e 7 settembre saremo in tutte le piazze italiane a manifestare con la Fiom in concomitanza con la discussione sulla manovra che si terrà in Senato. &lt;br /&gt;
Noi comunisti saremo in piazza a manifestare contro le misure del governo e raccoglieremo le firme sulla nostra proposta di manovra alternativa basata sulla patrimoniale sulle grandi ricchezze. L’unico modo per difendere il reddito dei poveri e dei lavoratori è quello di far pagare i ricchi.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://lnx.paoloferrero.it/blog/?p=3825&quot;&gt;blog ufficiale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: La manovra alternativa del Pd</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/14/pier-luigi-bersani/la-manovra-alternativa-del-pd/590928"></link>
  <updated>2011-08-14T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>590928</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Contro una manovra depressiva e ingiusta, le 7 proposte del Pd. Paghi chi non paga mai.
&lt;p&gt;Le decisioni prese dal Consiglio dei ministri sono inadeguate e poco credibili rispetto alla sfida che il paese ha di fronte anche sul piano internazionale e fortemente inique sul piano sociale e fiscale.

&lt;p&gt;
Gli esempi più eclatanti riguardano in particolare l’anticipo della delega sull’assistenza, che facilmente si tradurrà in un drastico taglio degli sgravi fiscali, scaricando sulle famiglie una parte rilevante dell’intera operazione di riduzione del disavanzo pubblico, colpendo in modo particolare i nuclei meno abbienti. La mancata precisazione degli interventi da inoltre all’anticipazione di questa delega un carattere generico e di incertezza che non corrisponde all’esigenza di credibilità della manovra. L’intervento sugli enti locali è ancora insufficiente sul piano del riordino istituzionale, ma fortemente incisivo sul livello dei servizi, livello che invece va mantenuto e in alcuni casi irrobustito. Il contributo di solidarietà incide sui ceti popolari e sui ceti medi che pagano le tasse. In sostanza paga chi già paga. L’intervento sul Tfr dei dipendenti pubblici non porta efficienza, ma rappresenta un peso sui ceti medi e bassi. Gli interventi sulle relazioni industriali e sui rapporti di lavoro rappresentano una notevole intromissione nei rapporti e nell’autonomia delle parti sociali. Molte di queste misure dovranno essere abolite o fortemente alleggerite.

&lt;p&gt;

In sostanza, la manovra del governo scarica il costo del rientro dal deficit pubblico sui ceti popolari e sugli onesti che pagano le tasse.  E’ inoltre un intervento destinato a deprimere l’economia invece di rilanciarla e non prevede nulla di significativo per la crescita. 


&lt;p&gt;
 


Il Partito Democratico ritiene dunque che debbano essere adottare soluzioni più efficienti e più eque, che facciano pagare non chi paga già, ma chi non paga mai, che portino allo stesso risultato sul piano dei saldi di bilancio, ma che siano anche in grado di fornire un sostegno selettivo alla crescita.

&lt;p&gt;

 Il Pd non si sottrae dunque alla sfida che il paese ha di fronte e mette a disposizione il proprio contro piano, un progetto responsabile e alternativo per il bene del paese. Per l’abolizione o il forte alleggerimento delle inique misure del governo noi dunque proponiamo:       


&lt;p&gt;
 


&lt;b&gt;1.&lt;/b&gt; Per affrontare l’emergenza si prevede un prelievo straordinario una tantum sull’ammontare dei capitali esportati illegalmente e scudati, in modo da perequare il prelievo su questi cespiti alla armonizzazione della tassazione sulle rendite finanziarie al 20 per cento e di adeguare l’intervento italiano alle medie delle analoghe misure prese nei principali paesi industrializzati. Gran parte di questi 15 miliardi dovrà essere utilizzata per i pagamenti della Pubblica Amministrazione nei confronti delle piccole e medie imprese e per alleggerire il patto di stabilità interno così da consentire immediati investimenti da parte dei comuni. 


&lt;p&gt;

&lt;b&gt;2.&lt;/b&gt; Un pacchetto di misure efficaci e non solo di facciata contro l’evasione fiscale, tali da produrre effetti immediati, consistenti e concreti. Si propongono dunque alcuni interventi, tra i quali figurano le misure anti-evasione che in parte riprendono quelle dolosamente abolite dal governo Berlusconi: 
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;a)&lt;/b&gt; tracciabilità dei pagamenti superiori a 1.000 euro (pensare a somme più elevate significa lasciare di fatto tutto come è oggi) ai fini del riciclaggio e soglie più basse, a partire dai 300 euro, per l’obbligo del pagamento elettronico per prestazioni e servizi;
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;b)&lt;/b&gt; obbligo di tenere l’elenco clienti-fornitori, il vero strumento di trasparenza efficiente; 
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;c)&lt;/b&gt; descrizione del patrimonio nella dichiarazione del reddito annuo con previsione di severe sanzioni in caso di inadempimento. 

&lt;p&gt;


&lt;b&gt;3.&lt;/b&gt; Introduzione di una imposta ordinaria sui valori immobiliari di mercato, fortemente progressiva, con larghe esenzioni e che inglobi l’attuale imposta comunale unica sugli immobili, in modo di ricollocare l’Italia nella media e nella tradizione di tutti i maggiori paesi avanzati del mondo.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;4.&lt;/b&gt; Un piano quinquennale di dismissioni di immobili pubblici in partenariato con gli enti locali (obiettivo minimo 25 miliardi di euro). 


&lt;p&gt;

&lt;b&gt;5.&lt;/b&gt; Liberalizzazioni. Il Pd propone di realizzare immediatamente almeno una parte delle proposte di liberalizzazione che il partito ha già preparato e presentato: ordini professionali, farmaci, filiera petrolifera, RC auto, portabilità dei conti correnti, dei mutui e dei servizi bancari, separazione Snam rete gas, servizi pubblici locali. Il Pd è contro la privatizzazione forzata, ma non contro le gare e la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Tutto questo si può fare immediatamente senza bisogno di riforme costituzionali.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;6.&lt;/b&gt; Politiche industriali per la crescita. Il Pd propone di adottare subito misure concrete per alleggerire gli oneri sociali e un pacchetto di progetti per l’efficienza energetica, la tecnologia italiana e la ricerca, con particolare riferimento alle risorse potenziali e sollecitabili del Mezzogiorno. Sarebbe un errore imperdonabile intervenire sul controllo dei conti pubblici senza mettere in campo, sia pure limitatamente alle risorse disponibili, un pacchetto di stimoli alla crescita e per l’occupazione. In questo contesto rientra anche l’implementazione dei più recenti accordi tra le parti sociali senza intromissioni che ledano la loro autonomia.  

&lt;p&gt;


&lt;b&gt;7.&lt;/b&gt; Pubblica amministrazione,  istituzioni e costi della politica. In Italia la riduzione della spesa deve riguardare non tanto sulla spesa sociale, ma l’area della Pubblica Amministrazione, le istituzioni politiche e i settori collegati. A Cominciare dal Parlamento: il primo passo è il dimezzamento del numero dei parlamentari. Il Pd ha presentato da tre anni proposte specifiche su questo punto. 
&lt;p&gt;Su sollecitazione dei gruppi parlamentari del Pd la discussione su questi progetti è stata calendarizzata in Parlamento per settembre. Si agisca immediatamente. Da lì in giù, bisogna intervenire su Regioni, Province, Comuni con lo snellimento degli organi, l’accorpamento dei piccoli comuni, il dimezzamento o più delle province secondo l’emendamento presentato dal Pd e dall’Udc alla manovra di luglio o, in alternativa, riconducendole ad organi di secondo livello, accorpamento degli uffici periferici dello Stato, dimezzamento delle società pubbliche, centralizzazione e controllo stretto per l’acquisto di beni e servizi nella pubblica amministrazione. In più: la ripresa di un vero lavoro di spending review, interrotto dal governo Berlusconi, dal punto di vista di una politica industriale per la pubblica amministrazione. Il Pd ha proposte specifiche su ciascuno di questi punti. In particolare sui costi della politica il riferimento è il programma contenuto nell’ordine del giorno presentato due settimane or sono in Parlamento.  


 

&lt;p&gt;

La manovra economica che il paese si appresta ad applicare rappresenta un passaggio necessario, ma molto severo. Il Pd eserciterà tutta la propria responsabilità di partito nazionale e alternativo. Ma oggi non si può tacere che se il paese si trova più esposto di altri sul fronte della crisi questo si deve alla responsabilità politica del governo e della sua maggioranza. L’Italia è un grande paese. Ha risorse e capacità. Tre anni fa il debito pubblico era al 104 per cento del Pil, la spesa pubblica era meno forte, le banche non avevano investito somme ingenti nei derivati e nei prodotti finanziari più fragili. Sarebbe bastato non bruciare inutilmente le risorse disponibili, riconoscere la crisi ed avviare un pacchetto di interventi per sostenere la crescita. Per tre anni, pur di fronte agli avvertimenti, all’allarme e alle proposte dell’opposizione, il governo ha negato la crisi e non ha fatto irresponsabilmente nulla.
&lt;p&gt;


Il Partito Democratico, responsabile e alternativo, si carica oggi di questa sfida e si propone per offrire al paese un’alternativa credibile, più efficiente, più giusta, in modo che l’Italia possa voltare pagina e riprendere il suo cammino di crescita.

&lt;p&gt;

 


Sulla base di questi primi ed altri elementi di proposta, conclude il segretario nazionale del Pd, dal 20 agosto in poi, una volta esaminato il testo presentato dal Consiglio dei ministri, ci rivolgeremo alle forze sociali e alle opposizioni per aprire un confronto volto a perfezionare una più compiuta proposta alternativa agli interventi del governo, a presentare gli emendamenti in Parlamento ed a sollecitare il sostegno dell’opinione pubblica per il cambiamento di una manovra depressiva, poco credibile e ingiusta.   &lt;br /&gt;
 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://beta.partitodemocratico.it/doc/214890/primi-elementi-per-una-manovra-alternativa-del-partito-democratico.htm?utm_source=MailingList&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=20110813+-+Democratica+-+contro+manovra&quot;&gt;sito web ufficiale &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Flavio TOSI: «Bisogna prendere da chi ha di più»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/10/flavio-tosi/%C2%ABbisogna-prendere-da-chi-ha-di-pi%C3%B9%C2%BB-intervista/590877"></link>
  <updated>2011-08-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590877</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Verona (VR) (Partito: Lega) - Consigliere  Consiglio Comunale Verona (VR)- Consigliere  Consiglio Comunale Verona (VR) (Lista di elezione: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
L`ha detto in tv, l`altra sera: «Patrimoniale». Ed è suonata come una bestemmia in chiesa, perché a rompere il tabù è stato un leghista: Flavio Tosi, primo cittadino di Verona.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Un bel salto...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non è che la patrimoniale mi piaccia, come non mi piace tutto ciò che riguarda gli aumenti delle tasse. Da sindaco mi sembra di averlo dimostrato, anche se ho dovuto fare i salti mortali».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Però il tabù l`ha rotto.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«C`è un piccolo particolare: la manovra ora anticipata di un anno prevede tagli per 15 miliardi agli enti locali. Uno dice: quei tagli garantiscono che non ci saranno nuove tasse. Niente di più falso: sono soldi che mancheranno ai cittadini e alle famiglie. E questa non è una forma di tassazione, sia pure indiretta? E per di più ai danni dei più deboli, che devono sopportare il drastico ridimensionamento dei servizi?».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dunque?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ovviamente bisogna colpire gli sprechi, andare avanti con il federalismo fiscale. Ma in una situazione drammatica come questa, dove rischiamo tutti di morire di debito pubblico, è impensabile procedere solo con i tagli e la lotta agli sprechi. I soldi da qualche parte bisogna pure prenderli. Salvaguardando il principio di equità».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E quindi bisogna mettere le mani in tasca ai ricchi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Diciamo che bisogna chiedere un sacrificio straordinario, aggiuntivo e una tantum ai titolari di grandi patrimoni e di rendite, anche quelle finanziarie».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Patrimoniale, appunto.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non l`unico, ma questo è dei fronti su cui bisogna agire».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sicuro che nella Lega la pensino tutti così?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Non so, certo ci sono posizioni diverse. Ma questa è la mia idea.

Peraltro condivisa in ambienti bancari. Le banche sono le prime a sapere che non si possono ammazzare le famiglie, altrimenti arriva la recessione e siamo tutti morti».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ammazzare le famiglie?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ma sì. Solo se non si tartassano ulteriormente i più deboli si può pensare a qualcosa che assomigli a una ripresa, se non altro in termini di consumi. E come fai a non tartassarli se le risorse non sono sufficienti? Ci vuole un combinato disposto: tagliare gli sprechi, non strozzare i Comuni, prendere da chi ha di più».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sembra che il governo un pensierino alla patrimoniale lo stia facendo, ma intende anche procedere con una stretta sulle pensioni.

Lei è d`accordo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;Può anche darsi che un intervento sulla previdenza si renda necessario. Ma anche qui: bisogna stabilire delle priorità, fare delle scelte. Insomma, è meglio chiedere sacrifici a chi sta meglio».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dunque no all`innalzamento dell`età pensionabile per le donne?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Argomento delicatissimo, prima di tutto ci vuole equità. Ci si può anche allineare a ciò che dice l`Unione europea, ma bisogna fare molta attenzione a mettere le mani sulle pensioni piccole e medie. Cominciamo da quelle d`oro».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sulla patrimoniale il pidiellino Napoli la bacchetta, dice che ci vogliono i tagli, ma non nuove tasse. E parla di prestito forzoso che le famiglie dovrebbero fare allo Stato con obbligazioni...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non so quanto questa proposta possa piacere alle famiglie: meglio la patrimoniale, meglio togliere qualcosa a chi può permetterselo che immobilizzare in modo indiscriminato una parte dei risparmi degli italiani».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei insiste...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Guardi, se c`è una cosa buona in questo disastro in cui stiamo sprofondando è che per la prima volta siamo costretti davvero a rimettere in sesto i conti pubblici. È una battaglia che dobbiamo fare tutti in modo trasversale, al di là degli schieramenti politici. Per vincerla c`è un unico modo: i tagli, i sacrifici sono necessari, ma devono essere equi».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=131LC1&quot;&gt;la Repubblica - Rodolfo Sala&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Antonio MARTINO: «I tagli alle tasse dimenticati. È da socialisti. Per me restare nel Pdl non ha più senso»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/15/antonio-martino/%C2%ABi-tagli-alle-tasse-dimenticati-%C3%A8-da-socialisti-per-me-restare-nel-pdl-non-ha-pi%C3%B9-senso%C2%BB-intervista/590118"></link>
  <updated>2011-07-15T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>590118</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;«Sono appena stato da Berlusconi e gli ho detto che per me restare nel Pdl non ha più senso».
&lt;p&gt;
«Anche le formiche nel loro piccolo si adirano».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Non faccia il modesto, onorevole Antonio Martino. Lei è un ex ministro... Cosa pensa di questa manovra, che ai parlamentari non toglie un euro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Questa storia che io farei parte dei ricchi, l`uno per cento della popolazione, non mi convince. Ho la stessa automobile, la stessa casa e la stessa moglie da moltissimi anni. Però mi chiedo che senso abbia tassare l`altro 99 per cento perché io possa avere gratis le medicine dal servizio sanitario nazionale».
&lt;p&gt;

 

&lt;b&gt;La casta non paga dazio. La lobby degli avvocati parlamentari è riuscita a stoppare l`emendamento che aboliva esame di Stato e ordini professionali.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;


«I gruppi organizzati hanno sempre la meglio sull`interesse generale. È una cosa tristissima, il governo ha fatto marcia indietro perché vive di consenso. Ma le sembra giusto che chi ha lo yacht, la villa al mare e l`amante risulta più povero di me? Oppure che il meccanico, con le sue tasse, debba pagare l`università all`aspirante avvocato?».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Ma dove sono i liberali del Pdl?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

 

«Sono appena stato da Berlusconi e gli ho detto che per me restare nel Pdl non ha più senso. Sul mio blog i liberali veri mi dicono &quot;lei che ci sta fare con un governo di pazzi socialisti?&quot;. I nostri elettori sono furibondi. Gli unici liberali rimasti sono Galan e Crosetto. Non sarà un caso se in questo governo i socialisti sono la maggioranza. Sacconi, Brunetta...».
&lt;p&gt;

 

&lt;b&gt;E Tremonti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

 

«Nega, ma è socialista pure lui. E dire che dal `94 Berlusconi ha combattuto tutte le campagne elettorali con coerenza, sulla base di un programma che prometteva di abbassare il carico fiscale. Invece non se ne è fatto nulla».
&lt;p&gt;

 

&lt;b&gt;Più tasse, pensioni più leggere e rispunta anche il ticket...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

 

«Questa manovra è l`ennesima porcheria, colpisce la povera gente e anche il popolo delle partite Iva. Avevamo promesso che gli avremmo abbassato le tasse e invece muoiono come le mosche. Tremonti crede che le spese discrezionali sono inutili, ma non è così. Se non si fa manutenzione agli elicotteri dell`esercito si rischia di uccidere qualche militare, come è successo in Francia». 
&lt;p&gt;

 

&lt;b&gt;Lei cosa avrebbe fatto, al posto di Tremonti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

 

«Il nostro problema è la normale fisiologia di un sistema sbagliato, non la patologia di un sistema sano da curare con la medicina annuale della manovra. Abbiamo un sistema fiscale assurdo. Ire, Ires e Irap fruttano il 14,6% del reddito nazionale, non sarebbe più sensata una sola aliquota del 20%? La colpa del mancato gettito non è tanto dell`evasione fiscale, ma di elusione ed erosione. Posso dire una cosa che mi provocherà molti nemici?».
&lt;p&gt;

 

&lt;b&gt;La dica.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

 

«Quando il genio di Sondrio aprì il suo studio di tributarista, solo nel primo anno fece erodere ai suoi clienti, in modo legale, base imponibile per 600 miliardi di lire. Il che, tradotto in parcelle, vuol dire qualcosa come tre miliardi».&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1247DD&quot;&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Paolo GIARETTA: Le tre I della manovra: inadeguata, iniqua, irresponsabile</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/09/paolo-giaretta/le-tre-i-della-manovra-inadeguata-iniqua-irresponsabile/589889"></link>
  <updated>2011-07-09T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>589889</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Le ultime parole famose: non metteremo le mani nelle tasche degli italiani.&lt;br /&gt;

2/3 della manovra è fatta di nuove entrate, solo 1/3 da tagli di spese. Ma dei tagli di spesa ¾ sono in capo alle Regioni ed al sistema delle autonomie: è la morte del federalismo, tenuto conto dei tagli della precedente manovra che prevedeva 14 miliardi di tagli: in tutto 26 miliardi di tagli in 4 anni.
&lt;p&gt;

Chi paga? I soliti, perciò iniqua.&lt;br /&gt;

I pensionati: perdono potere d’acquisto, recuperando meno della metà dell’inflazione, in periodi di aumento di prezzi.&lt;br /&gt;

I piccoli risparmiatori: con la nuova imposta di bollo un piccolo risparmiatore con 30.000 euro vede completamente azzerato il suo profitto, è come se  non ce li avesse: è una tassa dell’1% sul patrimonio. Per un risparmiatore che ha 300.000 euro l’aggravio è insensibile: per lui la tassa è dello 0,1%. Aggiungiamo che dal prossimo anno ci sarà l’IMU: nuova tassa sui piccoli risparmiatori.&lt;br /&gt;

Le piccole attività economiche: la liberalizzazione degli orari dei negozi è un grande favore alla grande distribuzione ed una penalizzazione per il piccolo commercio.&lt;br /&gt;

In genere: paga il ceto medio basso con tasse regressive, nullo è il contributo dei più abbienti: meno servizi, meno sanità, meno scuola di qualità.
&lt;p&gt;

Ciò che manca: perciò inadeguata.&lt;br /&gt;

Riforme per crescere, aiuti alla buona crescita, tagli della spesa improduttiva. Le auto blu restano, più piccole ma restano…
&lt;p&gt;

Il miracolo delle tasse: perciò irresponsabile.&lt;br /&gt;

La promessa di 15 giorni fa: meno tasse per tutti, tre aliquote, via l’IRAP: costo almeno 40 miliardi di euro.&lt;br /&gt;

Il risultato con la delega fiscale: nessun finanziamento per attuare la riduzione delle tasse, al contrario occorre ricavare dalla delega 17 miliardi di euro: tagli all’assistenza, meno agevolazioni con detrazione e deduzioni (familiari a carico, spese sanitarie, spese per il mutuo, ecc.).&lt;br /&gt;

La spremuta dei soliti noti. Festeggiano evasori e redditi alti. Intanto comunque aumenta anche l’IRAP (che doveva sparire) per banche ed assicurazioni. Se aumenterà l’IVA altra stretta sui consumi.
&lt;p&gt;


Ministri che si odiano, ministri che si insultano, ministri che abitano case senza sapere chi li paga: e il frutto è questa manovra. Non sarebbe il caso che lasciassero ad altri la responsabilità?

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_news.asp?ID=2443&quot;&gt;pdveneto&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Enrico MORANDO: Il nuovo decreto è un'imposta automatica?</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/05/12/enrico-morando/il-nuovo-decreto-%C3%A8-unimposta-automatica/560467"></link>
  <updated>2011-05-12T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>560467</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Una cosa, intanto, è certa: in questo Decreto non c'è correzione dei conti pubblici, come fissati nel Documento di Economia e Finanza. Per il 2011 e il 2012, dunque, il livello di indebitamento (e di debito) resta quello definito con la manovra triennale (Decreto n. 78 del 2010). Una buona notizia, se si guarda alle pressioni del partito della spesa per manovre espansive in deficit.
&lt;p&gt;

Ma le buone notizie si fermano qui. Il Decreto, infatti, è coerente col DEF (e il Programma Nazionale di Riforma che ne fa parte) anche nel senso che contiene una gran quantità di norme e normette, ma non intraprende alcuna riforma strutturale.

&lt;p&gt;
In questo senso, è perfettamente vero che il Decreto è figlio legittimo del PNR: un documento di qualche pregio tecnico (al Ministero analisti di vaglia crescono), del tutto privo di &quot;visione&quot; (la rivoluzione liberale e la crescita sostenuta dalla liberazione degli &quot;spiriti animali&quot; sono mestamente sostituiti dal colbertismo e dalla difesa dell'italianissimo &quot;capitalismo relazionale&quot;), e con debole ambizione (in quasi tutti i campi, &quot;programmiamo&quot; di diventare, nel 2020, i peggiori tra i grandi dell'Euro).
&lt;p&gt;

Se prima della Grande Recessione crescevamo meno degli altri Paesi dell'Area Euro. Se durante la stessa, siamo caduti di più. Se dopo abbiamo ripreso a camminare, ma più lentamente degli altri. Se il livello della disuguaglianza - per reddito e patrimoni - continua a crescere (OCSE 2011), e la mobilità sociale è ferma da tempo (ISTAT 2010). Se il debito pubblico è tornato al 120% del Prodotto, ben sopra quel 90% che costituisce - secondo l'esperienza storica - la soglia oltre la quale esso costituisce un serio ostacolo alla crescita... Se tutto questo è vero e noto, cosa dovrebbe contenere un Decreto &quot;per lo sviluppo&quot;? Ovvio: norme che favoriscono la crescita della produttività (del lavoro e dei fattori); che rendano più efficace e &quot;universale&quot; il nostro welfare, ancora troppo discriminante tra categoria e categoria, tra debole e debole; che aprano mercati chiusi, specie quelli di impatto &quot;generale&quot; come le grandi Reti energetiche, i servizi professionali, i servizi pubblici locali; che mantengano inalterata la pressione fiscale (attomo al 42,5% del PIL fmo al 2015), ma redistribuiscano il carico tra lavoro e imprese da una parte e rendite e patrimoni dall'altra; che superino il tragico dualismo del mercato del lavoro italiano.... Ecco, di tutto questo, nel Decreto, non c'è traccia. Con due eccezioni: una, positiva, il ritorno ad un forte credito d'imposta (automatico?) per gli investimenti in ricerca effettuati dalle imprese, in cooperazione con le Università; l'altra, negativa, la norma per la concessione novantennale del diritto di superficie sulle spiagge.
&lt;p&gt;

La prima misura - introdotta a suo tempo dal Governo Prodi e prontamente &quot;azzoppata&quot;, previa eliminazione dell'automatismo, da Tremonti e Berlusconi - è una componente essenziale di una strategia di sviluppo: le piccole e medie imprese italiane spesso non sono in grado, ciascuna per sè, di fare investimenti in ricerca, sia per migliorare il processo produttivo, sia per innovazioni di prodotto. &lt;br /&gt;
Il credito d'imposta per quello che spendono - magari in unione con altre - per commesse di ricerca alle Università e ai centri pubblici può favorire il superamento del gap dimensionale. Ad una condizione: che l'imprenditore sia certo, assolutamente certo, che, fatto l'investimento, il credito arriva. Senza dover chiedere niente a nessuno, politico o funzionario pubblico che sia. Chiedo: quello previsto dal Decreto Sviluppo, è un credito d'imposta automatico? Se, come pare, la risposta è sì, è evidente che si pone un problema di corretta copertura finanziaria. Che può scontare l'esigenza di verifiche nel tempo. Ma non può essere rinviata a ... quando sarà necessario, per avvenuto esaurimento delle risorse appostate in Bilancio. Le quali a loro volta non possono costituire un &quot;tetto di spesa&quot;, se l'impresa ha un diritto soggettivo al credito. Se invece quest'ultimo non è automatico, beh, allora il tutto si esaurirà nei pochi secondi del click day. Alla faccia della semplificazione...

&lt;p&gt;
Sulle spiagge e le relative concessioni, invece, il Governo apre la fase della nuova governance economica europea con una scelta che si pone in aperta contraddizione con la prospettiva della costruzione di un vero e proprio mercato unico europeo. Molti hanno già detto e scritto dei seri rischi di danni e deturpazioni ambientali. Io voglio soffermarmi su altri due aspetti, relativi all'impatto economico della norma in questione.
&lt;p&gt;

Il primo. Il demanio marittimo è patrimonio pubblico. Il patrimonio pubblico sta a garanzia del debito. Può dunque essere in parte alienato (non è il caso delle spiagge), fermi i vincoli storici, ambientali e culturali; in parte valorizzato e concesso in gestione a privati, in un contesto di regole certe, capaci di tutelare l'interesse pubblico (è il caso delle spiagge, come dell'etere). In uno stato che ha un debito pubblico come il nostro, però, deve valere un vincolo per le risorse rivenienti da interventi sul patrimonio pubblico: destinarle tutte a riduzione del debito. Nulla di tutto ciò è previsto, nel caso di specie. Sono quindi autorizzato a concludere che queste risorse finiranno dove è previsto che finiscano i 2,4 miliardi di Euro attesi dalla gara per le frequenze del digitale: a finanziare spesa corrente.

&lt;p&gt;
Il secondo. Come si selezionano questi titolari del &quot;diritto di superficie&quot;? Sono i vecchi concessionari? In questo caso, consiglio a Tremonti di leggersi l'intervista a Flavio Briatore, gestore del Twiga di Marina di Pietrasanta: «Quattromila Euro di canone annuo versati allo Stato, tre milioni e 300 mila Euro di ricavi... un signore toscano a cui verso 210.182 Euro di subaffitto». Chiedo: le nuove disposizioni prevedono che i Briatore di turno paghino le future concessioni allo Stato, dopo essersi messi in gara tra loro per accedervi - fermo il diritto del vecchio gestore a vedersi riconoscere il corrispettivo per ammortamenti e avviamento - o consente agli equivalenti del &quot;titolare&quot; del bagno gestito da Briatore di lucrare rendite enormi, sfruttando il lavoro di altri e la sospetta generosità dello Stato?
&lt;p&gt;

Le risposte verranno dalla lettura del Decreto. Intanto, un documento votato da (quasi) tutta l'Aula del Senato fornisce un indizio, là dove chiede una &quot;norma transitoria di lungo periodo&quot; per i gestori degli stabilimenti balneari.&lt;br /&gt;
 Novant'anni saranno sufficienti? &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=106ZHP&quot;&gt;Il Riformista - Tommaso Labate&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Paolo GIARETTA: Patrimoniale, un tema scomodo ma da affrontare</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/15/paolo-giaretta/patrimoniale-un-tema-scomodo-ma-da-affrontare/558078"></link>
  <updated>2011-02-15T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>558078</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ha ragione il Direttore Papetti (Gazzettino del 13 febbraio) a giudicare negativamente una “patrimoniale” che si applicasse a tutti i patrimoni, indipendentemente dalla loro dimensione, lasciando lo stesso livello di spesa pubblica e aumentando ulteriormente la pressione fiscale.
&lt;p&gt;
Ma la proposta avanzata da Veltroni al Lingotto è profondamente diversa e la riassumo così.
&lt;p&gt;
Primo passo: abbattere la spesa pubblica. Negli ultimi 10 anni (8 dei quali governati da Berlusconi) la spesa è cresciuta ad un tasso medio annuo del 4%, con un Pil a crescita sotto l’1%. La nostra proposta è: la spesa sia contenuta alla metà della crescita del Pil, con una revisione straordinaria di tutta la spesa esistente: neppure la spesa di un euro deve essere scontata. Nulla si deve continuare a fare in un certo modo solo “perché si è sempre fatto così”. Tutto deve essere trasparente e valutato. Carriere e stipendi di tutti, in alto come in basso, vanno legati alla valutazione dei risultati.
&lt;p&gt;
Abolizione delle province nelle città metropolitane; un solo Ufficio territoriale del Governo; un solo istituto di previdenza; un nuovo modello di difesa e sicurezza, integrato in Europa, con meno uomini, e mezzi più sicuri ed efficaci. Le risorse liberate, insieme a quelle derivanti da una dura lotta alla grande evasione fiscale vadano ad alleggerire la pressione fiscale di chi paga troppo: lavoratori dipendenti, pensionati, piccoli imprenditori in regola con il fisco.
&lt;p&gt;
Secondo passo: un piano straordinario per valorizzare il grande patrimonio pubblico italiano e attraverso la sua alienazione dare una forte scossa per l’abbattimento del debito pubblico. Una quota significativa del patrimonio pubblico va conferita ad un’apposita Società, partecipata dal sistema delle Autonomie, che la paga finanziandosi sul mercato e recando a garanzia il patrimonio ricevuto.
&lt;p&gt;
Tutte le risorse acquisite, dal primo all’ultimo centesimo, sono usate dallo Stato per ridurre il debito, mentre la Società sarà libera di valorizzare il patrimonio come meglio crederà, fermi restando i vincoli culturali, ambientali e storico-paesaggistici.
&lt;p&gt;
Terzo passo. La Banca d’Italia ha certificato di recente che il decimo più ricco della popolazione italiana possiede quasi la metà del patrimonio privato italiano, che nel suo insieme ammonta a circa il triplo del debito pubblico. E’ così sconcertante chiedere al 10% più ricco della popolazione di contribuire in via straordinaria con una frazione minima della propria ricchezza ad abbattere il macigno del debito che sta strozzando il paese? Se il debito fosse riportato con queste mosse straordinarie ad esempio dall’attuale 120% del Pil all’80% avremmo liberato per il paese energie finanziarie enormi.
&lt;p&gt;
Di questo si tratta. Non c’entrano niente i risparmi dei pensionati o il modesto investimento in qualche appartamento. Questo patrimonio lo colpirà ingiustamente l’IMU, introdotta dal decreto sul federalismo municipale, che colpirà tutte le proprietà immobiliari tranne la prima casa. Cosicché il ceto medio che ha investito in 2 o 3 appartamenti vedrà il proprio reddito colpito, mentre le grandi proprietà immobiliari in capo alle società finanziarie non pagheranno un euro. Si è chiesto ai lavoratori della Fiat un sacrificio. Possibile che debba fare un sacrificio chi ha un reddito di 1000 euro al mese e al 10% più ricco della popolazione non si possa chiedere un modesto contributo per rimettere in piedi il paese? In ogni caso la linea direttiva di Tremonti per la riforma fiscale (sempre promessa, mai avviata) è “dalle persone alle cose”. Se come cose non si intendono i grandissimi patrimoni cosa si intende? Sono temi scomodi ma chi ha a cuore il futuro nostro ha il dovere di affrontarli.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=XHAYK&quot;&gt;Il Gazzettino&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
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  <title>Paolo FERRERO: «Uscire da questa crisi? Si può fare. Da sinistra»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/12/paolo-ferrero/%C2%ABuscire-da-questa-crisi-si-pu%C3%B2-fare-da-sinistra%C2%BB-intervista/557979"></link>
  <updated>2011-02-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>557979</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Occorre uscire dalla politica di palazzo e dalla discussione morbosamente centrata su Berlusconi per rimettere al centro la questione sociale. «La decisione di fare una campagna di massa sulle questioni sociali nasce da qui: occorre dare una risposta praticabile di uscita a sinistra dalla crisi e su questo costruire un movimento di massa», spiega a Liberazione Paolo Ferrero in un’intervista incastonata all’indomani di un’importante riunione di direzione e alla vigilia di un convegno a Roma sui vent’anni del partito.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Dopo i segnali degli studenti e dei metalmeccanici, però, le opposizioni parlamentari sembrano incapaci di muoversi.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
In questi mesi l’opposizione ha privilegiato l’azione di palazzo, infatti. Prima inseguendo l’idea di un governo tecnico e ora con la proposta di D’Alema di andare alle elezioni con Fli e Udc, che è la continuazione della manovra di palazzo. Tutto ciò, però, non costruisce mica l’alternativa al berlusconismo ed esiste il rischio che Berlusconi riesca a restare in piedi. Ma in quello scenario le cose non resterebbero invariate. Succederebbe come all’indomani del delitto Matteotti che, non essendo riusciti a farlo cadere, Mussolini ne uscì rafforzato.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma è possibile in questo quadro che l’opposizione cambi terreno prima che la crisi eroda quel che rimane delle conquiste del Novecento?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Noi lavoriamo per questo. Per prima cosa si deve passare da una discussione tutta assorbita sul versante del palazzo a una discussione nella società. La direzione di ieri, appunto, è stato un primo momento di elaborazione per una campagna di massa sulla questione sociale che si ponga obiettivi praticabili e capaci di cambiare il segno ai processi. In gioco c’è la costruzione di una alternativa a Berlusconi e Marchionne, cioè alla gestione capitalistica alla crisi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dov’è la novità rispetto a strade percorse finora?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Noi proponiamo una piattaforma chiara e praticabile. Una redistribuzione del reddito verso il basso, la creazione di nuovi posti di lavoro con la riconversione ambientale, il blocco delle delocalizzazioni, il rilancio di scuola, università e cultura. Tutte cose attuabili con una tassa patrimoniale al di sopra degli 800mila euro - oggi l’1% della popolazione possiede il 13% delle ricchezze e il 60% si spartisce il 13% - con la lotta all’evasione fiscale, tagliando le grandi opere, recuperando i soldi pubblici dati alle imprese che delocalizzano, tagliando di un quinto le spese militari. La novità sta nel tentativo di andare oltre il livello della propaganda episodica costruendo su queste proposte concrete e immediatamente praticabili, una vera e propria campagna fatta di volantini, dibattiti, proposte di legge regionali, delibere consiliari, costruzione di vertenze concrete con i disoccupati e i lavoratori. Una campagna per dire che dalla crisi si può uscire e noi avanziamo proposte concrete, denunciando che i soldi ci sono, è solo un problema di volontà politica distribuirli. Una campagna di massa - collegata alla richiesta di sciopero generale e alle campagne per i no ai referendum - per battere il senso di impotenza che attanaglia la nostra gente.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma come si batte elettoralmente Berlusconi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Su questo piano bisogna sconfiggere la proposta neocentrista del Pd proponendo al contrario un fronte democratico, che unisca Pd e forze di sinistra, e che sia fondato sul rispetto e lo sviluppo della Costituzione e sul superamento del bipolarismo. Senza Fli e Udc quindi. Il Cln non fu costituito dai gerarchi fascisti che avevano defenestrato Mussolini nel gran consiglio del fascismo del luglio ’43; il Cln lo hanno costituito i partiti antifascisti. Il Pd dovrebbe ricordarsene prima di cercare di imbarcare Fini che ha condiviso tutti i peggiori provvedimenti del governo Berlusconi. Ma l’aggregazione tra il Pd e le sinistre deve riuscire a definirsi perché se si creasse solo come risulta del rifiuto di altri quell’alleanza non diventerebbe senso comune. Ecco, la campagna sociale che vogliamo far partire serve anche a questo, a dialogare, a sintonizzarsi con quanti si sono schierati con la Fiom - penso a Uniticontrolacrisi - a trovare una piattaforma comune. Perché uno schieramento che escluda le forze che hanno cinguettato con Berlusconi non è ancora l’alternativa al Berlusconismo. Mezzo Pd, come sai, sta con Marchionne.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Certo che i vent’anni del percorso di Rifondazione e il prossimo congresso non potevano cadere in una fase più complicata.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Finora la nostra storia è stata scritta dagli altri, in particolare da chi ha fatto le diverse scissioni. Vogliamo cominciare a fare noi la nostra storia, vogliamo fare un bilancio del nostro percorso, anche degli errori compiuti, che ci aiuti a fare un passo in avanti nel processo della rifondazione comunista. Vogliamo rileggere la nostra storia – di cui non ci vergogniamo – per andare avanti, non per restare girati indietro. Anche il congresso dovrà quindi porsi un duplice obiettivo. Da un lato l’obiettivo di fare un passo in avanti concreto nella rifondazione comunista, cioè nell’elaborazione di un pensiero e di una pratica comunista efficace. Dall’altra di fare un passo in avanti sulla strada di costruire un polo autonomo della sinistra anticapitalista: la federazione. Noi vogliamo fare un congresso che elabori una proposta di fase, con cui dialogare con tutti i comunisti e a tutte le comuniste comunque collocate, per ricercare un percorso unitario. L’unità deve essere ricercata a partire da una proposta politica chiara e – si spera – efficace. Vogliamo quindi costruire un congresso di proposta e unitario, che superi ogni tendenza all’autoconservazione.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sembra già una risposta a chi ha annunciato l’uscita dal Prc per andare a fare il partito dei comunisti. Penso all’appello firmato da Giannini.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Al di là delle sua scarsa rilevanza numerica contenuta, il senso di quell’appello è un attacco frontale al partito della rifondazione comunista e al suo progetto. Così come l’Arcobaleno aveva abbandonato il comunismo in nome di una sinistra senza aggettivi, così questo appello sceglie di abbandonare la rifondazione in nome di un comunismo senza aggettivi. Se vuoi è assolutamente simmetrico, speculare, al percorso vendoliano: separare il comunismo dalla rifondazione. Si tratta quindi della ripetizione di un errore grave che va combattuto. Il nostro problema è di fare un partito rivoluzionario; a tal fine serve una analisi di fase e una proposta politica chiara, non una suggestione.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=39&amp;id=11797&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;Liberazione - Francesco Ruggeri&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: «Il quoziente familiare è una presa in giro che favorisce le famiglie ricche»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/11/08/paolo-ferrero/%C2%ABil-quoziente-familiare-%C3%A8-una-presa-in-giro-che-favorisce-le-famiglie-ricche%C2%BB/547734"></link>
  <updated>2010-11-08T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>547734</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&quot;La proposta avanzata da Giovanardi di introdurre il quoziente familiare è una vera e propria presa in giro&quot;. Lo afferma in una nota il segretario nazionale del Prc/Federazione della sinistra, Paolo Ferrero.
&lt;p&gt; &quot;Il meccanismo del quoziente familiare agisce infatti in modo tale da favorire le famiglie ricche, cioè quelle che già oggi stanno meglio - osserva Ferrero - Si tratta quindi dell'ennesima presa in giro in cui gli unici a venir aiutati sono quelli che stanno già bene. La vera misura da adottare - conclude il leader del Prc - è quella di ridurre le tasse al complesso dei redditi bassi e di aumentare di molto le tasse sui ricchi, dalla patrimoniale alla tassazione delle rendite&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=40&amp;id=9321&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;www.controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nicola ZINGARETTI: «Ora il Governo deve scusarsi con i cittadini»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/09/02/nicola-zingaretti/%C2%ABora-il-governo-deve-scusarsi-con-i-cittadini%C2%BB-intervista/505447"></link>
  <updated>2010-09-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>505447</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Provincia Roma (Partito: PD) - Consigliere Provincia Roma (Lista di elezione: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«A chi sostiene che la vittoria sia anche di Alemanno rispondo: il ricorso lo vince chi lo fa».
&lt;p&gt;
Da presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, ha creduto subito nella via del ricorso al Tar. E ora esulta: «Abbiamo cancellato un sopruso, mostrando che c'è anche un altro stato».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;È una sua vittoria?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E una vittoria della buona politica e della coerenza.&lt;br /&gt;
 Troppe volte c'è una distanza siderale tra le parole e i comportamenti. Il balzello era un atto iniquo. Noi abbiamo visto che c'era uno spazio anche legale per tutelare i diritti dei cittadini. E siamo andati fino in fondo».
 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il Pdl dice che è la vittoria di tutti, anche di Alemanno.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non rispondo con un'opinione politica ma con un dato di fatto. La vittoria di un ricorso è di chi l'ha presentato».
 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Perché non tutti gli amministratori l'hanno fatto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ognuno fa le scelte che reputa più utili. In alcuni ha prevalso il fatto che questo balzello ha un colore politico.&lt;br /&gt;
 Non l'ha deciso mago Zurlì, ma Silvio Berlusconi. I mandanti si chiamano Partito delle Libertà e Lega. Da una parte mettevano il balzello ai poveracci, dall'altra facevano uno sconto per centinaia di milioni di euro alla casa editrice del presidente del consiglio. Battendoci per cancellare questo sopruso, abbiamo dimostrato che c'è anche uno stato che difende i diritti. E questo dovrebbe ridare fiducia ai cittadini. Ora dobbiamo aprire una grande vertenza perché vengano restituiti gli investimenti sul trasporto pubblico sottratti al nostro territorio».
 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Governi locali di colore diverso da quello nazionale tutelano di più gli interessi dei cittadini?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Dialettica e pluralismo sono il sale della democrazia, ma il punto è l'interesse generale, è a quello che ognuno di noi deve guardare».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Berlusconi non perde occasione per dire che la sintonia politica tra governo ed enti locali aiuta.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Questa vicenda dimostra il contrario. E comunque la sua è una tesi piuttosto eversiva: le cose si debbono fare se sono utili al paese e non a una parte politica. Almeno per noi è così: vengono prima gli interessi dei cittadini e poi le appartenenze politiche».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Chi è molto contrariato è il leghista Castelli. Se la prende con gli organi amministrativi perché si sono messi a correggere il governo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Dopo una sentenza del genere, mi sarei aspettato piuttosto dal governo delle scuse ai cittadini. &lt;br /&gt;
Scusate, ci abbiamo provato, ma c'è la legge, ce ne siamo accorti, la rispettiamo. C'è un equivoco, il fatto di essere al governo non autorizza a violare la legge. Anzi, chi riceve il mandato dai cittadini di governare dovrebbe dare l'esempio. Gioverebbe anche all'immagine della politica. &lt;br /&gt;
E invece la destra italiana sta praticando proprio questa teoria stravagante per cui chi governa può violare le leggi mentre i cittadini normali devono rispettarle. E poi dicono che vogliono garantire la sicurezza».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=TOZTJ&quot;&gt;L'Unità - Mariagrazia Gerina&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>LORENZO MARIO CAPANNA: «Ragionare e stare ben dritti così sconfiggeremo la dittatura del profitto»  - INTERVISTA  </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/05/04/lorenzo-mario-capanna/%C2%ABragionare-e-stare-ben-dritti-cos%C3%AC-sconfiggeremo-la-dittatura-del-profitto%C2%BB-intervista/499704"></link>
  <updated>2010-05-04T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>499704</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Mario Capanna ha 65 anni e vive in un casolare in collina, vicino a Città di Castello, la sua città.
Ha lasciato Milanocinque anni fa e oggi coltiva frutta, ortaggi, produce miele e olio extravergine. L’”esperto” della contestazione e del 1968, per questo lo chiamano ancora nelle scuole, conduce una battaglia politica e ideale come presidente della Fondazione diritti genetici,
combatte gli Ogm, si dedica all’informazione scientifica e non ha perso lo smalto polemico di un tempo come testimonia il suo ultimo libro “Per ragionare” (Garzanti editore).
Richiamare la ragione, il pensiero, l’elaborazione critica in quest’Italia così debole eppur proterva ha una valenza eversiva.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Capanna,nel suo libro propone sessanta pensieri per ragionare, dedicati a quelli che “vogliono camminare eretti”. Ce la faremo a rialzarci?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Parto dalla considerazione che ormai siamo preda di un forte arretramento etico, culturale e politico, giacchè oggi al primo posto dei valori viene messo questo micromaterialismo volgare che permea un pò tutti.
Siamo diventati dei consumatori passivi di idee e non
solo al supermercato. Basta guardarci attorno, come va il mondo e come va la nostra Italia. A partire dalla politica. Prendiamo l’esempio del federalismo tanto decantato:
non c’è dubbio che in linea teorica è una cosa
giusta,ma in concreto nessuno sa bene cos’è,
nemmeno Tremonti conosce quale potrà essere la reale ripartizione delle risorse finanziarie. Siamo all’assurdo, emerge l’idea che la politica si trovi prossima all’impotenza e diventi sinomino di finzione o simulazione».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dunque l’imperativo è tornare a ragionare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Certo. Andare al cuore dei problemi veri,
ragionare, imparare, osservare, criticare e infine battersi. Sembra incredibile, ma convengo che oggi tentare di ragionare nel nostro paese è davvero eversivo».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il problema è che, ragionando o meno, non abbiamo imparato nulla. Prendiamo il crollo della Grecia: gli speculatori sono gli stessi che due anni fa hanno fatto saltare il banco con i mutui subprime negli Stati Uniti. E sono ancora in giro. Così, come spiega il libro, i pompieri continuano ad esser pagati sei euro l’ora e i manager incassano stock options miliardarie.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Dobbiamo invertire la tendenza e il pompiere non deve più essere pagato sei euro per un’ora di straordinario mentre altri incassano bonus vergognosi.Questo sistema, questi
comportamenti perversi, lo dicono persino gli esperti e gli analisti della finanza, possono determinare una nuova bolla speculativa e una crisi ancora più grave della precedente.
Il caso della Grecia parla chiaro: si parte da un paese ritenuto debole poi si passa a Spagna e Portogallo, e si punta ad arrivare al collasso».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Possiamo cercare un colpevole di questa situazione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sicuro. È la dittatura globale del profitto ad
aver determinato il rovesciamento del mondo. Un quarto dell’umanità vive sopra nell’opulenza, tre quarti sta sotto nella disperazione, mentre lei e io stiamo parlando ci sono al mondo un miliardo di analfabeti, un altro miliardo ignora il concetto di assistenza sanitaria, ancora 1 miliardo e 100mila persone vivono senza acqua e senza condizioni
igieniche. Allora è evidente che se non si modifica questa situazione, non con la carità ma creando le condizioni per uno sviluppo equilibrato e autonomo dei paesi più poveri, saranno inevitabili le ondate migratorie bibliche che tanto temiamo noi dell’Occidente industrializzato».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il profitto, però, nonostante i disastri combinati, rappresenta ancora la pietra miliare per
questo sistema economico. E rivoluzionari in giro non se ne vedono.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Vero,ma questo sistema è sbagliato e ingiusto, lo vedono tutti. Sono stati impiegati tremila miliardi di dollari per
salvare il sistema delle banche e le loro pidocchiose
speculazioni, ma quando il direttore generale della Fao
Jacques Diouf all’ultima assemblea di Roma ha chiesto
44 miliardi per combattere la fame nel mondo i governi più potenti hanno detto che non ci sono. La politica si assume così una grave responsabilità».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;In Italia la nostra politica è tutta concentrata
su Berlusconi, pro o contro.Per carità: Silvio è
importante e ingombrante, ma non le pare
che ci sia, soprattutto, un problema culturale, di formazione, di modelli di sviluppo alternativi di cui nessuno si occupa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sono convinto da tempo che il problema principale dell’Italia sia l’arretramento culturale medio, solo con una rigenerazione culturale, di idee possiamo uscire da questa crisi.&lt;br /&gt;



La cosa riguarda in particolar modo la sinistra. Perchè oggi la sinistra sedicente riformista annaspa? La ragione di fondo è che in tutta Europa il modello culturale socialdemocratico è in crisi e questa crisi viene dallo smarrimento di quella che anche oggi dovrebbe essere la funzione storica della sinistra: coesione sociale, pari opportunità, solidarietà contro egoismi. Dobbiamo lavorare a
un modello di società dove la fratellanza, la
convivenza e direi la compresenza che contiene il concetto di comunione, sia nei rapporti tra individui che tra popoli, siano al primo posto. Davanti alla crisi profonda del sistema berlusconiano che si profila si apre
una prateria sterminata che la sinistra deve
riempire».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Per molti la sinistra è morta, per altri ha esaurito la sua missione storica. Siamo tutti ceto medio...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non è vero. Ripensiamo al fatto che in questo paese la sinistra è avanzata costruendo e strappando straordinarie conquiste sociali, culturali, democratiche ogni volta che ha suscitato movimenti profondi nella società, come nel ‘68, ‘69 e in parte negli anni ‘70.&lt;br /&gt;


Quando questo è avvenuto la sinistra ha spostato verso di sè il centro della società quando non l’ha fatto è stata risucchiata. Per questo oggi mi chiedo e chiedo al pd che senso ha inseguire Casini per un voto moderato in
più quando poi se ne perdono due a sinistra?».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Un politico che le piace?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Mi piace Vendola. Lo considero portatore
di una politica intelligente e generosa».
&lt;b&gt;
&lt;p&gt;
Abbiamo qualche speranza o dobbiamo consolarci nel privato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Bisogna alzarsi in piedi e combattere.Guardiamo a quel subbuglio di sommovimenti a volte opachi, certo, dell’America latina, alle novità della Bolivia, del Venezuela, del Perù. In un piccolo paese come l’Uruguay il
nuovo presidente è un ex tupamaro che ha fatto 15 anni di galera. Anche questo è un segno che il mondo non si rassegna. In Europa c’è qualche cosa che si muove, anche se le sinistre storiche sono in difficoltà. In Francia e Germania c’è un’avanzata forte degli
ambientalisti, purtroppo non è ancora una
tendenza continentale, ma sono segnali,
speranze di cambiamento».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=RDY8L&quot;&gt;l'Unità - Riccardo Gianola&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rita BERNARDINI: Per amor di giustizia</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/27/rita-bernardini/per-amor-di-giustizia/391730"></link>
  <updated>2009-06-27T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391730</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Lo  stato  della  giustizia  in 
Italia  ha  raggiunto  livelli  di  inefficienza  assolutamente  inaccettabili,  sconosciuti in altri Paesi democratici. &lt;br /&gt;

Da anni e  in modo permanente 
l’Italia  versa,  in  una  situazione 
di  illegalità  tale da aver generato numerosissime condanne da 
parte della Corte europea dei diritti dell’uomo. Questa denuncia 
-  costantemente  documentata 
nel  corso dei decenni dai Radicali  - oggi  è  riconosciuta ovunque  nel  panorama  politico  italiano, ma poco credibili sono i richiami alla riforma di quella che 
efficacemente  Pannella  ha  definito  «la  più  grande  questione istituzionale e sociale del nostro 
Paese».  &lt;br /&gt;
Oggi  Silvio  Berlusconi 
invoca  la separazione della carriere dei magistrati e  la  trasformazione del Csm troppo correntizio, ma nel suo discorso di  insediamento alle Camere volto a
illustrare il programma di governo, non  fece alcun  cenno ai  temi della giustizia  se non  legandoli al problema - quanto creato ad arte - della sicurezza.
&lt;p&gt;
 Un  silenzio  signifcativo 
che  come  delegazione  radicale  all’interno  del  gruppo 
parlamentare del Pd non esitammo  a  censurare  in  aula, 
seppure dichiarandoci pronti a dare il nostro contributo 
nel momento  in  cui  l’attuale  maggioranza  avesse  deciso  di  elaborare  e mettere 
all’ordine del giorno un piano  per  una  riforma  organica della giustizia. è da tempo,  infatti,  che  noi  Radicali 
riteniamo  non  più  rinviabile  un  intervento  legislativo 
che non solo difenda il “giusto  processo”,  garantisca  la 
“terzietà”  del  giudice,  riformi  il codice penale e  la  legge  sull’ordinamento  giudiziario,  ma  che,  soprattutto, si  ispiri a un’idea organica e 
moderna della  funzione del 
processo e della pena. Continuare, invece, a contrapporsi,  come fno  a  oggi  è  avvenuto, tra destra e sinistra, su 
specifci  interventi  settoriali, sulle singole norme, spesso  partendo  da  singoli  episodi di cronaca, non è degno della funzione della politica.
&lt;p&gt; 
(...) A parte le considerazioni 
assolutamente  negative  sul 
famigerato Lodo Alfano dove, perlomeno,  le  intenzioni 
sono palesi, anche  la nuova 
disciplina  sulle  intercettazioni  telefoniche,  approvata alla Camera e attualmente  in  discussione  al  Senato, pare ispirata a una visione del legislatore miope e limitata (la necessità di impedire  illegittime  pubblicazioni  di  notizie  di  reato),  senza  farsi carico di come questo  indispensabile  intervento  legislativo  debba  inserirsi  nel  più  ampio  panorama dei mezzi investigativi e della  formazione  della  prova. 
&lt;p&gt;
Da questo punto di vista per noi Radicali il problema non 
è tanto (e comunque non solo) di quali  tipologie di  reati  “intercettare” o per quanto  tempo, ma della effettività dei  controlli  sui  parametri legislativi che già oggi sono previsti dal codice di procedura penale (il giudice che 
autorizza  l’intercettazione non è  infatti un giudice  terzo  stante  la mancata  separazione delle carriere).&lt;br /&gt;
 E' bene fn da ora chiarire che anche  la  migliore  e  ideale  riforma,  sarà  nulla  se  non  si 
partirà con un azzeramento della situazione esistente: la 
zavorra  dei  quasi  tre milioni e mezzo di processi penali 
pendenti,  infatti,  non  potrà far  decollare  nessuna  riforma.  C’è  dunque  bisogno  di una amnistia. Era quello che avevamo  chiesto  assieme  al presidente della Repubblica Napolitano con la “Marcia di Natale del 2005” e di cui c’era bisogno per il Paese. è quello  di  cui  hanno  bisogno  gli stessi magistrati  per  tornare a  lavorare serenamente e in  condizioni  umanamente accettabili.  Insomma,  l’amnistia rappresenta un atto di 
buon  governo  ormai  necessario e, dati alla mano, assolutamente  improcrastinabile. Basti pensare al fatto che 
-  a  fronte  dei  quasi  64mila detenuti - ogni anno 140mila reati cadono in prescrizione. Ciò  vuol  dire  che  all’aumento  delle  carcerazioni  si accompagna  un  altrettanto vertiginoso  aumento  delle prescrizioni.  Da  una  parte, dunque,  abbiamo  l’amnistia strisciante,  crescente,  nascosta  e  di  classe  delle  prescrizioni  e,  dall’altra,  il  popolo e le cifre dell’esclusione 
sociale, dei senza avvocati e senza difesa, degli immigrati 
e  dei  tossicodipendenti,  ultra penalizzati e verso i quali si scarica per intero e inesorabilmente la mano pesante della macchina della  giustizia. (...)
&lt;p&gt; Mi dà fducia concludere con una citazione di Nicolò Amato, capo del dipartimento  dell’Amministrazione  penitenziaria  in  anni difficili, durante  il  recente Congresso Uil penitenziari: «L’utopia alcune volte salva la speranza, perché come diceva un'antica massima,  “gli  innocenti non sapevano che la cosa era impossibile, e 
dunque la fecero».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=MQHUK&quot;&gt;Terra - Rita Bernardini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco PANNELLA: «E ora Chianciano»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/12/marco-pannella/%C2%ABe-ora-chianciano%C2%BB-intervista/391511"></link>
  <updated>2009-06-12T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391511</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Che futuro si scelgono i Radicali da soli e senza quorum?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Ce ne sono diversi plausibili. Consapevoli del detto che &quot;si vive insieme e si muore soli&quot;. Anche se non è sempre vero. La nostra è una famiglia storica di ormai 60 anni che abbraccia 4 generazioni anagrafiche, senza interruzioni. Abbiamo la grande fortuna di avere ricevuto lasciti ideali eccezionali. Abbiamo ereditato chiavi di lettura del nostro tempo che funzionano, abbiamo scelto il precariato come condizione politica di vita, le doppie tessere, la libertà assoluta di associazione, dimostriamo che è possibile essere precari indefinitamente ed esistere.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Avete chiamato le sinistre a Chianciano. Ma i Radicali sono di sinistra?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Sarebbe interessante capire piuttosto se la destra e la sinistra sono radicali, laiche, o no. Tutti gli altri aggettivi appartengono al vecchio, non al nuovo possibile. La sinistra radicale ci ha anche fregato il nome. Astuzie banali per cancellarci. Noi invece siamo quelli che denunciavano la metamorfosi del fascismo in partitocrazia e antifascismo fascista.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;li crinale destra/sinistra non esiste?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

II nome proprio &quot;radicale&quot; ha un senso. Parla degli ultimi 50 anni della storia italiana. Destra/sinistra non hanno più significante. Anni fa noi occupammo l`estrema sinistra dei Parlamento dicendo che rappresentavamo l`alternativa liberale e riformatrice, quella della destra storica. Sai che vuoi dire? È liberale, comunista? Ho sentito in tv quel poeta, dolce, gay (e quindi radicale) di Nichi proporre di tassare i ricchi per i poveri. «Fino a che reddito?» gli hanno chiesto. «Prima bisogna far passare il principio, poi vedrà la politica». È una roba da politicante di 150 anni fa. Prodi nel 2006 rispose «centomila euro» e perse voti. Ma quello era uno serio.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il socialismo però vi piace ancora?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Si, ma con una scelta interpretativa. La Rosa nel pugno è al cento per cento liberale, socialista, laica, radicale, non violenta e federalista.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma a quali famiglie politiche è rivolto l'appello di Chianciano, allora?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

A nessuna. È per gli individui politici che hanno interesse a coltivare le individualità e non le appartenenze storiche. Per chi vuole nutrire di libertà la propria famiglia. Per chi crede nella ricerca di Prometeo e di Ulisse. Confronteremo proposte e obiettivi. Se su quelli si formalizza un accordo, sei un compagno.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;D'accordo, parliamo di obiettivi allora.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Certo. La riforma della giustizia, la più grande emergenza del Paese che affligge milioni di persone e blocca gli investimenti esteri. La creazione di un vero welfare universalistico, non la cig per i ceti operai che lascia per strada contadini e artigiani. Da finanziare con l'innalzamento dell'età pensionabile. E poi la riforma americana delle istituzioni con i collegi uninominali. Devo continuare?
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.agenziaradicale.com/index2.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=8304&amp;pop=1&amp;page=0&amp;Itemid=72&quot;&gt;Left&lt;/a&gt;</summary>
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