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  <title>Openpolis - Argomento: attività politica</title>
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  <updated>2012-05-26T00:00:00Z</updated>
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  <title>Nichi VENDOLA: &quot;Bersani scelga o cantiere con Sel e IdV o noi soli&quot;</title>
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  <updated>2012-05-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>640563</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Al segretario del Pd diciamo che servono gli &quot;stati generali del futuro&quot;, serve un centrosinistra come luogo di risposte per salvare il Paese. Se non risponde io e Di Pietro cominciamo lo stesso&quot;. 
&lt;p&gt;&quot;Non è un ultimatum o una minaccia. E' una necessità della società italiana il dovere di costruire un cantiere che non progetti soltanto l'alleanza ma guardi al merito: al reddito minimo garantito, al welfare ambientale con centinaia di migliaia di posti di lavoro per mettere in sicurezza coste, colline, e montagne del nostro Paese&quot;. 
&lt;p&gt; &quot;Ho apprezzato lo spirito di sacrificio di Bersani che ha rinunciato a guadagnare un probabilissimo risultato elettorale sostenendo il Governo di Monti. Anch'io vi avevo guardato con qualche speranza, devo dire che la delusione è stata grande, e che l'ipotesi del Pd di farne un antesignano di una svolta politica-economica è fallita. Siamo al disastro sociale e tutti gli indicatori economico-finanziari dicono male&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201205262031-ipp-rt10109-ultimatum_vendola_di_pietro_bersani_scelga_o_andiamo_da_soli&quot;&gt;AGI&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCO MIRABELLI: Il centrodestra non risolve il problema del rinnovamento con gli escamotage di Berlusconi</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/24/franco-mirabelli/il-centrodestra-non-risolve-il-problema-del-rinnovamento-con-gli-escamotage-di-berlusconi/640455"></link>
  <updated>2012-05-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>640455</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Alla politica per recuperare credibilità è necessario compiere un percorso molto lungo: non esistono scorciatoie. In merito alla questione del rinnovamento, per il centrodestra, non saranno certamente gli escamotage di Berlusconi a risolvere il problema”. Lo ha affermato &lt;b&gt;Franco Mirabelli&lt;/b&gt;, consigliere regionale della Lombardia, nel corso di una trasmissione televisiva, commentando l’ipotesi presentata dai giornali della possibile costruzione di una lista civica - da parte di Berlusconi - da presentare alle elezioni politiche nazionali per rimediare alle recenti sconfitte elettorali del Pdl.
&lt;p&gt;

 
“Berlusconi è quello che ha comandato la politica italiana negli ultimi 17 anni nel bene e nel male e  adesso, facendosi promotore di un listone civico, non fa altro che un’operazione di trasformismo: vuol far finta che il Pdl diventi un movimento civico nuovo, cosa che mi pare difficile da dimostrare e non credo possa avere una grande credibilità”, ha proseguito &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;
 
“Ci sono molti esponenti politici che sono stati eletti grazie ai voti di preferenza espressi dai cittadini e che sono presenti sul territorio e contribuiscono concretamente a risolvere i problemi, ma ormai c’è un’idea generalizzata della politica come qualcosa di negativo e ci vorrà molto tempo per recuperare credibilità. Oggi, - ha concluso &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt; - la crisi dei partiti e della politica diventerà difficile da risolvere se non si cambia la legge elettorale”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.areadem.info/adon.pl?act=doc&amp;doc=13675&quot;&gt;AreaDem&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Conferenza dei leader progressisti: &quot;Scriviamo insieme il nostro futuro&quot;</title>
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  <updated>2012-04-20T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626905</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La globalizzazione e la grande velocità di cambiamento del mondo stanno ponendo un problema di democrazia sostanziale a dimensione internazionale: &quot;A dettare le scelte degli Stati e dei governi oggi sono i mercati. La politica, a differenza delle imprese e dei mercati non è ancora riuscita a recuperare su questa velocità, su una globalizzazione che grazie anche alle tecnologie annulla le distanze, supera tutte le frontiere&quot;.
&lt;p&gt; E' quanto ha affermato il presidente dei deputati democratici &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt; nel suo intervento di chiusura di &lt;b&gt;&lt;i&gt;'Rewrite the world'&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; il convegno internazionale dei progressisti (giunto alla sua seconda edizione), che ieri e oggi si è svolto nella Sala della Regina del Palazzo Montecitorio.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; ha sottolineato come ormai &quot;nulla può essere affrontato a livello nazionale&quot; perchè la vera misura a fronte di una globalizzazione sempre più spinta è il mondo o quanto meno le aree macroregionali e continentali. Il risultato è, ha fatto osservare, che &quot;non è più la politica a dettare le regole&quot; visto che &quot;sono i mercati a imporre le scelte agli Stati&quot;. E' in questo quadro che &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; ha inserito come esempio le scelte compiute in Europa a fronte della crisi: è così che &quot;nel momento di massima crisi si impone il massimo di austerità che impedisce la crescita&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; nel delineare una concertazione dei progressisti di tutto il mondo per realizzare un generale recupero di ruolo da parte della politica e della democrazia, ha indicato quattro punti programmatici: &quot;I parlamenti devono rispondere ai loro popoli e non farsi imporre le scelte dai mercati&quot;; &quot;La politica deve dettare le regole per la globalizzazione&quot; perchè troppo spesso &quot;ci si rassegna davanti alle decisioni del potere economico e in molti paesi di quello militare&quot;; &quot;Occorrerà lavorare sempre più su dimensioni macroregionali perchè ormai la dimensione statale si rivela sempre più limitata. Al punto che la stessa dimensione europea si sta già rivelando in molti casi insufficiente&quot;; Per la produzione di regole globali &quot;non ci si può affidare ai classici trattati tra governi e Stati&quot;.
&lt;p&gt;

Per &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; &quot;serve un luogo permanente di riflessione&quot; in cui in modo propedeutico ci si ritrova nelle diverse forme progressiste, dai socialisti, ai democratici e ad altre espressioni riformiste. Insomma &quot;tra chi si trova dalla stessa parte, visto che siamo già una famiglia, senza saperlo&quot;. E qui &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; ha proposto l'esempio del Partito Democratico italiano che ha fatto sintesi tra le diverse culture progressiste del Paese.  Franceschini in proposito ha proposto &quot;un incontro annuale&quot; che possa essere ospitato nelle diverse capitali (i primi due incontri sono stati organizzati dal Partito democratico a Roma) che si aggiunga ai contatti e alle riflessioni continue attraverso la Rete. &quot;Se la globalizzazione è il nostro futuro, allora scriviamo insieme il nostro futuro&quot;.
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7107&quot;&gt;Video dell'intervento di &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=7107&quot;&gt;dariofranceschini.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Sandro GOZI: Sì a incompatibilità Parlamento e professione</title>
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  <updated>2011-06-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>586559</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
''Sui costi della politica applichiamo in toto a Camera e Senato il regolamento del
Parlamento Europeo: assunzioni dei collaboratori fatte direttamente da Camera e Senato, rimborsi spese dietro presentazione dei giustificativi, parte dell'indennità basata su presenze effettive in commissione. Così premieremmo i parlamentari seri e attivi e sanzioneremmo chi fa e pensa ad altro''. 
&lt;p&gt;&lt;i&gt;E' quanto affermato da Sandro Gozi responsabile politiche Ue del Pd alla Direzione Nazionale di oggi.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;
   ''Non solo, il partito deve dare il pieno sostegno alla proposta di Follini sull'incompatibilità tra mandato parlamentare e qualsiasi altra attività professionale o lavorativa, la politica è servizo e va onorato con la totale dedizione e senza ombre di interessi collaterali''.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/home.php#!/notes/sandro-gozi/pd-gozi-si-a-incompatibilita-parlamento-e-professione/10150216581661239&quot;&gt;www.facebook.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Luigi de MAGISTRIS: «Io pugnalatore? Voglio solo il bene del mio partito» </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/30/luigi-de-magistris/%C2%ABio-pugnalatore-voglio-solo-il-bene-del-mio-partito%C2%BB/549314"></link>
  <updated>2010-12-30T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>549314</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'  Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l' Europa) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Rispondo a Di Pietro: &quot;Nessuna spallata, ma facciamo pulizia&quot; 
&lt;p&gt;Caro Antonio e cara IdV, sono stati giorni di confronto, anche aspro, all'interno del partito. Questo Natale ha rappresentato un momento di riflessione per tutti sul futuro della nostra comunità politica. Eppure credo, come afferma il detto comune, che &quot;non tutto il male viene per nuocere&quot; e che da questa parentesi difficile possiamo uscirne rafforzati, rispetto al rapporto tra noi dirigenti e rispetto a quello con la base. Può essere, la nostra, una crisi nel senso positivo del termine greco: passaggio di destabilizzazione per una stabilità ancora maggiore. Dunque un'opportunità. 
&lt;p&gt;
VORREI allora provare a rimuovere le macerie negative della polemica per creare le condizioni adatte a una ricostruzione del dialogo politico, a cui siamo chiamati nel rispetto di militanti ed elettori che ci sostengono con dedizione e che tutti noi amiamo. Lo faccio con riferimento alla lettera firmata insieme a Sonia Alfano e Giulio Cavalli. Il primo aspetto che vorrei fosse chiaro è il seguente: non ho mai agito con un intento distruttivo verso l'IdV né con l'obiettivo di lanciare un'opa per la leadership, ma al contrario sono stato mosso dal fine di rafforzare il partito. E' stato posto, infatti, un problema che mi viene segnalato nelle diverse realtà locali che ho visitato, in segno di attenzione proprio verso i militanti e gli elettori. Un tema che da tempo, peraltro, segnalo al partito negli esecutivi e nei dibattiti, ma anche negli incontri che ho avuto con il presidente. Per questo il termine &quot;pugnalata&quot; (usato spesso in questi giorni per definire la lettera) è ingiusto. Pugnalata è il fendente inaspettato e vigliacco inferto con dolo: quanto di più distante dal mio operato a cui era ed è estraneo ogni desiderio di nuocere e, in particolare, di farlo in modo nascosto. Porre il problema della questione morale/politica, poi, non significa affermare che il partito nel suo complesso è da gettare al macero come fosse un coagulo di corruzione e trasformismo. Significa, invece, ricordare che esiste un nervo scoperto per ogni soggettività politica: la selezione della classe dirigente che, inevitabilmente, è esposta al pericolo di ingressi e partecipazioni illegittime o non all'altezza. Per questo si deve vigilare costantemente e arrivare a un meccanismo di selezione che responsabilizzi tutti, che costringa ciascuno ad assumersi, rispetto alle candidature di ogni livello, la propria dose di responsabilità. Nel successo e nell'insuccesso. Lo si deve proprio ai militanti e ai dirigenti che pretendono onestà e competenza. In occasione dell'esecutivo di gennaio potremmo discutere di questo, arrivando a confrontarci sul modo specifico con il quale garantire tale assunzione collettiva di responsabilità. 
&lt;p&gt;
L'IdV è una comunità politica vitale e sana, l'IdV deve continuare ad esserlo, cercando di contrastare - e ha gli strumenti etici e ideali per farlo - la fisiologica (perché tipica di ogni partito) tendenza ad essere infiltrata da personaggi come Razzi, Scilipoti, Porfidia, De Gregorio e altri. Perché questi casi ci sono stati e non possono essere liquidati come errore occasionale, altrimenti il pericolo è quello di un loro ripetersi, il che sarebbe inaccettabile perché proprio loro screditano il lavoro che militanti ed elettori portano avanti tutti i giorni. 
&lt;p&gt;
LA STRATEGIA liquidatoria non è degna dell'IdV, avendo l'IdV fame di trasparenza e onestà, essendo un partito dalle ambizioni elevate anche sul piano della propria correttezza interna e che deve essere &quot;diverso&quot; dagli altri. Detto questo, vorrei parlare dei sentimenti. E' stata, la nostra, una lettera di rabbia e amore, dettata da chi crede nel progetto dell'IdV e ha sofferto nel vedere il governo Berlusconi reggere l'urto della sfiducia grazie al sostegno di tre traditori comprati. Per questi tradimenti abbiamo sofferto tutti, come tutti crediamo nel progetto dell'IdV, allora ti chiedo e vi chiedo: riflettiamo e agiamo sul tema della classe dirigente e della rappresentanza, del tesseramento e dei congressi, della democrazia interna, per definire regole ferme perché sia garantita sempre la trasparenza. Affrontare tali argomenti, dunque, non vuol dire che il partito sia marcio e quindi da rifondare, significa riconoscere che si deve sempre migliorare. L'ingresso di personalità &quot;altre&quot; rispetto alla politica tradizionale (Alfano, Cavalli, me e altri), come confermato dal successo elettorale del 2009, può essere stimolo per un cambiamento del partito in senso più moderno. Possibile e necessario un equilibrio con tanta militanza politica di qualità. In questi giorni, ho letto diverse critiche in merito ad un mio presunto atteggiamento da ex cathedra, da ultimo arrivato che impone lezioni di moralità e politica. 
&lt;p&gt;
MI DISPIACE perché non è così, anzi spesso ho avuto
 l'impressione di esser percepito, da una parte della dirigenza, come corpo estraneo disgregante. Non mi sento tale. A questo partito ci tengo e in questo partito voglio stare. Soprattutto, insieme a questo partito voglio lavorare, per la sua crescita, per quella del centrosinistra e di tutto il Paese, per costruire l'alternativa al berlusconismo. E' ciò che sto facendo fin dalla campagna elettorale senza sosta: centinaia di iniziative su tutto il territorio nazionale che hanno contribuito a rafforzare l'IdV e che mi hanno portato a un consenso che mi riempie di soddisfazione, tanto quanto mi &quot;pesa&quot; per la responsabilità a cui mi chiama. Saremo sempre più forti se sapremo essere uniti, nelle diversità. Il pluralismo arricchisce, non disgrega. &lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=WEMWF&quot;&gt;Il Fatto Quotidiano &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE CIVATI: «Tante parole, zero proposte»   - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/28/giuseppe-civati/%C2%ABtante-parole-zero-proposte%C2%BB-intervista/549295"></link>
  <updated>2010-12-28T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>549295</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
È uno dei «rottamatori» del Pd e non si ferma. Giuseppe Civati, consigliere regionale della Lombardia, non è uno che le manda a dire. Esorta il segretario Bersani a essere più coraggioso e tende la mano a Vendola e Di Pietro. Resta piuttosto scettico sulla strategia del segretario di andare a rimorchio di Fini e si schiera a favore delle primarie. Non solo. Invita il partito a essere più chiaro e a concentrarsi sulle cose da fare e non sulle alleanze a tavolino. 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Onorevole Civati, ieri sono stati gli ulivisti, con una lettera al Corriere della Sera, a protestare con Bersani. Nei giorni scorsi è toccato ai popolari e ai veltroniani. Non c'è pace nel Partito democratico...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Bè la critica degli ulivisti è ragionata. Il loro disagio è vero. Il punto è che c'è bisogno di un rapporto più stretto fra la segreteria e le varie sensibilità del partito. Serve più discussione».
&lt;p&gt; 
&lt;b&gt;Mi scusi Civati ma non c'è già troppa discussione nel Pd? La percezione è che state sempre a litigare senza decidere niente.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&lt;p&gt; «E' vero, è una maledizione che il Pd subisce dalla nascita. Invece a un certo punto il dibattito dovrebbe finire orientando una proposta politica. Il problema è che questo non accade».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Dove sbaglia Bersani?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Deve avere più coraggio, deve porsi come leader, confrontarsi con Di Pietro e Vendola e aprire fronti di discussione con altre forze sulla base delle cose da fare e non delle alleanze. Insomma il procedimento è sbagliato».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Sembra che il Pd stia andando verso Fini e il terzo polo e snobbando Vendola e Di Pietro.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «E' un errore, serve chiarezza. Bersani guarda a Fini? Va bene, ma ci dica cosa si può fare con lui».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Cosa si può fare con lui?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Realisticamente soltanto la legge elettorale».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Si lamentano anche cattolici del Pd...&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
«Su questo ho una tesi precisa: la rappresentazione di un Pd che sta a sinistra spinge i moderati fuori. Ma la realtà non è questa. Sì, sono usciti Rutelli e la Binetti ma i popolari sono rimasti nel Pd».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Ma ci sarà mai una sintesi tra le diverse anime del partito?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Sì ma deve essere più chiaro il nostro ruolo nello scenario politico. Qui ogni settimana cambia lo schema di gioco. Per questo poi la gente preferisce Vendola».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Del resto sembra che Vendola riesca a raccontare meglio le sue idee di Bersani...&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Dovrebbero lavorare insieme».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Bersani preferisce Fini...&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Il Pd è più forte politicmente con Sinistra Ecologia Libertà e Italia dei Valori. Ed eventualmente gli altri che condividano le nostre proposte».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Secondo lei con questi leader il centrosinistra potrebbe mai vincere le elezioni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Si vince soltanto se questa classe dirigente decide di parlarsi e smette di scriversi lettere sui giornali, se riesce, insomma, a parlare ai cittadini. Perché Vendola sembra un leader nuovissimo e Bersani vecchio?».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;E sulle primarie che ne pensa? Il Pd le ha inventate ma ora sono tanti gli esponenti che ne vorrebbero fare a meno.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ma il Pd non potrebbe cambiare le cose che non funzionano e lasciare stare quelle che funzionano?».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Sì ma ultimamente le primarie hanno fatto vincere candidati non del Pd...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
«D'accordo ma il problema è che anche dove il Pd vince le primarie, come è successo a Trieste, non lo dice e dunque nessuno lo sa». 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei, insieme con il sindaco di Firenze Renzi, ha dato vita ai «rottamatori». Continuerete su questa strada?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Certo, il nostro viaggio continua. Il 16 gennaio saremo a Bologna per un'iniziativa locale a sostegno delle primarie del centrosinistra e dei suoi candidati, poi organizzeremo altri eventi nazionali. Il nostro sito, prossimaitalia.it, va benissimo. Non abbiamo alcuna intenzione di fermarci».&lt;br /&gt;
 
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=WD1VP&quot;&gt;Il Tempo - Alberto Di Majo &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: La breccia di Pisapia. «Una vittoria netta contro le mediazioni centriste»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/11/16/paolo-ferrero/la-breccia-di-pisapia-%C2%ABuna-vittoria-netta-contro-le-mediazioni-centriste%C2%BB/547989"></link>
  <updated>2010-11-16T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>547989</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Oggi festeggiamo la vittoria di Giuliano Pisapia nelle primarie di Milano. Una vittoria netta che parla di un popolo della sinistra che si è stancato delle mediazioni centriste.&lt;br /&gt;
 Una vittoria resa possibile dall'unità della sinistra. Pisapia infatti era sostenuto oltre che da numerose forze della società civile, dalla Federazione della Sinistra e da Sel. Larga parte dei mass media fa finta di non vedere questo dato ma la realtà è inequivocabile. La vittoria di Pisapia su Boeri è stata possibile unicamente grazie alla mobilitazione di tutte le forze della sinistra e la Federazione della Sinistra, che è la forza con il maggior radicamento territoriale, è stata determinante per questo risultato.
Quella nelle primarie di Milano è quindi la vittoria della credibilità di Giuliano e del sostegno compatto della sinistra unita. 
&lt;p&gt;Da qui, la prima indicazione politica: proponiamo a SEL di presentare una lista unitaria alle comunali di Milano. Abbiamo sostenuto lo stesso candidato e abbiamo vinto; per quale ragione non fare una lista unitaria che si ponga l'obiettivo di dare una risposta a quella voglia di sinistra che è emersa nelle primarie? Il risultato di Pisapia - e di Onida - ci parlano di una vera e propria crisi politica del PD.&lt;br /&gt;
 Il modo migliore per incidere positivamente su questa crisi è proprio quella di offrire uno sbocco a sinistra, con una sinistra unita.
&lt;p&gt;

Così come, per uscire dalla grande palude della crisi politica nazionale, proponiamo alle forze che hanno partecipato alla manifestazione del 16 ottobre di costruire un programma comune con cui aprire il confronto con il centro sinistra. Proponiamo di costruire questo programma di sinistra a partire dalla piattaforma della Fiom che tutti condividiamo. La lotta alla precarietà, per la difesa dei contratti collettivi di lavoro, per la redistribuzione del reddito, per la riconversione ambientale dell'economia, per l'acqua pubblica, contro la guerra in Afganistan rappresentano punti condivisi da cui partire.&lt;br /&gt;
 
Facciamolo e diamo continuità alla mobilitazione del 16 impegnandoci a sostenere le posizioni su cui quelle centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza.
Le primarie di Milano ci segnalano però anche un altro elemento. La partecipazione è stata inferiore non solo rispetto alle attese ma anche rispetto alle primarie fatte per scegliere il segretario del PD. Un quarto di voti in meno concentrati nelle periferie, nei quartieri popolari. Questo dato ci parla della crisi della politica, del fatto che il teatrino a cui è ridotta la politica viene visto dalla nostra gente sempre meno come il terreno attraverso cui modificare in meglio la propria condizione sociale. In questo contesto sarebbe ridicolo per noi pensare di recuperare questo distacco tra i ceti popolari e la politica unicamente attraverso la pur necessaria azione unitaria. 
&lt;p&gt;Occorre mettere al centro - a Milano come in tutta Italia - il lavoro di mobilitazione ed organizzazione sociale. Occorre costruire lotte, comitati, mobilitazione per lo sciopero generale. Occorre costruire il partito sociale su tutto il territorio.
&lt;p&gt;
Solo se non lasceremo nessuno solo nella crisi, potremo porre le basi per ricostruire una fiducia nella nostra azione politica e nella possibilità di cambiare lo stato di cose presente. La crisi della politica non si risolve con la delega a leader carismatici ma con la ripresa di una soggettività di massa che dia senso e vigore ad una robusta concezione della democrazia.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=VE41Z&quot;&gt;Liberazione&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MAURIZIO MARTINA: «Ho 32 anni, a Renzi dico: c’è bisogno di tutte le generazioni»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2010-11-05T00:00:00Z</updated>
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  <id>547671</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Maurizio Martina, segretario regionale in Lombardia, è uno dei giovani “rampolli” del Pd. Classe 1978: tre anni meno di Renzi. Insomma, le carte più che in regola per iscriversi al partito dei “rottamatori”. «Ma ora - assicura - c’è bisogno di tutte le generazioni».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Alla sua età, nemmeno un po’ di voglia di rottamare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «L’espressione non mi piace».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Ma a Firenze ci andrà?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Sarò a Milano, abbiamo una tre-giorni di mobilitazione a sostegno di Stefano Boeri, in vista delle primarie cittadine del 14 novembre: sabato raccoglieremo idee e suggerimenti per la città con 50 presidi nelle stazioni metropolitane e domenica abbiamo organizzato un pranzo multietnico in viale Padova, luogo simbolo della Milano insicura. È la nostra idea di convivenza: meno paura, più relazioni sociale. Alternativa a Pdl e Lega che in questi anni hanno soffiato sul fuoco. Il laboratorio Milano, se lavoriamo bene, potrà essere una parte del cambiamento di cui il paese ha bisogno».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Ma un po’ di curiosità non ce l’ha per quello che diranno a Firenze?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Assolutamente sì anche perché tanti di quelli che saranno lì li conosco e so che hanno voglia di ragionare nel merito. In questo momento non possiamo permetterci però una discussione che ci avviti su noi stessi. Dobbiamo concentrarci su ciò che c’è fuori di noi: il clima che si respira nei confronti della politica tutta intera è pesantissimo, la debacle del berlusconismo e della maggioranza rischia di trascinare anche noi se di fronte alla crisi di sistema non diamo segnali chiari dell’alternativa che stiamo costruendo».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;E il rinnovamento della classe dirigente non sarebbe un bel segnale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Certo, figuriamoci. Personalmente, se dovesse rimanere l’attuale legge elettorale, sono a favore delle primarie per la selezione dei candidati. Ma nel Pd non siamo all’anno zero. Anche se ogni tanto qualche calcio negli stinchi si deve tirare. In Lombardia 7 segretari di federazione su 12 hanno meno di quarant’anni, nei gruppi consiliari abbiamo dato spazio ai giovani e a persone che venivano da percorsi inediti, per l’elezione dei consiglieri regionali abbiamo fissato il limite dei due mandati e lo abbiamo fatto rispettare. Anche Boeri interpreta il bisogno di allargare l’orizzonte politico». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Ma è della generazione di Veltroni e D’Alema...&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Appunto, schiacciare tutto sul rinnovamento anagrafico è molto limitato, può piacere ai media ma non risolve il problema: riconnettere la politica alla società. Il gap è clamoroso. Per recuperarlo servono tutte le generazioni. &lt;br /&gt;
Anche perché c’è una questione generazionale ulteriore che sfugge anche ai trentenni: tra gli under 25 la Lega ha fatto incetta di voti, molti rischiano di votare Berlusconi e Bossi o di non votare per niente. La sfida per conquistarli alla politica è culturale e non solo anagrafica. Bisogna saper parlare agli italiani disorientati.&lt;br /&gt;
 E la vera partita è nell’innovazione delle idee».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Un consiglio a Bersani rispetto ai “rottamatori”?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Praticare il rinnovamento, come sta già facendo». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.unita.it/news/italia/105441/ho_anni_a_renzi_dico_c_bisogno_di_tutte_le_generazioni&quot;&gt;L'Unità - Maria Grazia Gerina&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>SALVATORE SORBELLO: Anci, approvata la carta di Lamezia:“Obiettivo, lotta alla criminalità” </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/10/28/salvatore-sorbello/anci-approvata-la-carta-di-lamezia%E2%80%9Cobiettivo-lotta-alla-criminalit%C3%A0%E2%80%9D/547674"></link>
  <updated>2010-10-28T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>547674</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Siracusa (SR) (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Presto un codice etico a tutti i comuni italiani&lt;br /&gt;

Anci, approvata la carta di Lamezia
&lt;p&gt;
Sorbello:“Obiettivo, lotta alla criminalità”
	

Siracusa – E’ stato approvato ieri dal consiglio nazionale dell’Anci riunitosi in via straordinaria a Lamezia Terme, un documento di impegni dell’Associazione e di richieste al Governo che pone la lotta alla criminalità come obiettivo prioritario.

&lt;p&gt;
Da Lamezia Terme, luogo simbolo dell’impegno di coloro che hanno deciso di sfidare la criminalità, perseguendo l’azione amministrativa, è stata partorita una Carta di strategie che vedrà impegnate le amministrazioni di tutti i comuni italiani nel pieno sostegno alla magistratura e alle forze dell'ordine.
&lt;p&gt;

“Soprattutto al sud – ha commentato il consigliere comunale di Siracusa, Salvo Sorbello – dove una battaglia durissima sta dando risultati significativi. La carta di Lamezia si schiera quindi anche, senza esitazione, al fianco di tutti i Sindaci e gli amministratori locali che sono in prima fila nella lotta alla criminalità organizzata. Occorre promuovere il riutilizzo effettivo dei beni confiscati alle mafie – ha sottolineato Sorbello, nella veste di consigliere nazionale dell’Anci – lo sviluppo sostenibile del territorio e la creazione di spazi dedicati ai giovani come deterrente. L’Associazione dei Comuni Italiani si doterà presto di un Codice etico, che speriamo sarà adottato da tutti i Comuni d'Italia. E’ importante infine – ha concluso Sorbello – che vengano attuate misure contro l’abusivismo di tutti i tipi e la costituzione di parte civile dei Comuni nei processi per mafia”.
&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.giornaledisiracusa.it/notizie/attualita/17995-anci-approvata-la-carta-di-lamezia-sorbelloobiettivo-lotta-alla-criminalita.html&quot;&gt;www.giornaledisiracusa.it - Giuseppe Basile  &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ANDREA CAUSIN: Dimissioni dalla Vice Segreteria del PD Veneto </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/10/14/andrea-causin/dimissioni-dalla-vice-segreteria-del-pd-veneto/547013"></link>
  <updated>2010-10-14T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>547013</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Lista di elezione: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Carissime Democratiche e Democratici,
 
&lt;p&gt;
Fermo restanto il mio impegno nel PD e per il PD, in data odierna ho rassegnato le dimissioni dalla carica di vice segretario regionale del PD Veneto.&lt;br /&gt;

Di seguito la lettera con le motivazioni.

&lt;p&gt;


Alla cortese attenzione di

&lt;p&gt;
Componenti Assemblea Regionale

&lt;p&gt;
Componenti Direzione Regionale

&lt;p&gt;
Amministratori locali, Parlamentari,

&lt;p&gt;
Consiglieri Regionali

&lt;p&gt;
Segretario Regionale PD Veneto

&lt;p&gt;
Segretario Nazionale PD

 

 

&lt;p&gt;
 


E’ trascorso un anno esatto dal congresso regionale.

&lt;p&gt;
Nell’ottobre dell’anno scorso ho compiuto una scelta di responsabilità.

 
&lt;p&gt;

Pur non essendo in presenza di un risultato netto di alcuno dei contendenti, ho ritenuto che l’indicazione di voto dell’assemblea regionale dovesse andare a Rosanna Filippin, in quanto anche se non aveva superato il 50% dei consensi degli elettori delle primarie, aveva comunque raccolto una indicazione prevalente armonicamente all’andamento della mozione Bersani a cui era collegata la sua candidatura.

 
&lt;p&gt;

Oggi, a distanza di un anno, sento la responsabilità di scrivere questa lettera perché in tutta evidenza il nostro partito è privo da tempo di iniziativa politica. 

&lt;p&gt;
Non ha offerto, a quella che oramai definisco la secessione dei nostri elettori, né risposte di carattere politico, tanto meno ha saputo dotarsi di un assetto efficace sul piano organizzativo.
&lt;p&gt;

Il segno della crisi è nei numeri. Non tanto nelle percentuali, quanto nei valori assoluti.

&lt;p&gt;
Alle politiche 2008, 812.406 veneti hanno votato Partito Democratico.

&lt;p&gt;
Alle regionali 2010 hanno votato il nostro partito solo 456.309 veneti, su una popolazione di quasi 5 milioni.

 
&lt;p&gt;

Il risultato delle regionali, non solo offre un’idea del fatto che abbiamo perso in soli 2 anni quasi metà del nostro corpo elettorale, ma delinea una prospettiva di progressiva residualità che mette a rischio le poche situazioni di governo che ancora deteniamo, grazie alle personalità forti che abbiamo messo in campo.

 
&lt;p&gt;

Do merito a Rosanna di avere condiviso e raccolto la mia preoccupazione prima dell’estate.

 
&lt;p&gt;

Anche in relazione alla difficoltà del conseguimento del numero legale degli organismi assembleari (direzione e assemblea) e alla prolungata e mancata convocazione dell’esecutivo regionale.

&lt;p&gt;
Dopo l’estate ci sono state due riunioni di quello che è stato definito “l’ufficio politico”, un organismo extra-statutario dei maggiorenti veneti del Partito Democratico, in particolare deputati, amministratori e consiglieri regionali.

&lt;p&gt;
L’ufficio politico ha condiviso, nelle due riunioni, la difficoltà in cui versa il partito, soprattutto in relazione all’assenza di iniziativa politica, nel momento in cui il centro destra sta rappresentando all’opinione pubblica le proprie divisioni, contraddizioni e fragilità.

  
&lt;p&gt;

Il gruppo dirigente del PD Veneto, a mio avviso, non ha svolto un analisi onesta delle ragioni per cui non siamo, in questi mesi, riusciti a radicare la nostra proposta politica.

&lt;p&gt;
Ha genericamente dichiarato chiusa e archiviata la fase del congresso e delle mozioni che ci hanno consentito di costruirlo e ha affidato le proprie speranze a quella che è stata definita la “fase 2”, attraverso una generica volontà di fare meglio e di impegnarsi di più.

 
&lt;p&gt;

Se qualcuno, per ragioni elettorali, di convenienza o peggio per superficialità, preferisce la conservazione dello status quo e la nobile arte del tirare a campare, io credo invece che non possiamo far finta di non vedere le difficoltà in cui versano i nostri circoli, le fatiche dei nostri amministratori locali, al fronte nei piccoli comuni, e la difficoltà drammatica che abbiamo di rappresentare la società Veneta, nelle sue sfaccettature e nelle sue rapide evoluzioni.

&lt;p&gt;
Eppure i temi non mancherebbero.

 
&lt;p&gt;

La lunga decrescita economica che sta vivendo la nostra regione dall’ottobre del 2007, sta cambiando radicalmente i legami economici e sociali del nostro territorio. 

&lt;p&gt;
C’è la necessità che la politica torni a occuparsi delle politiche per lo sviluppo, quelle che il Presidente della Repubblica in visita a Venezia, ha avuto l’ardire di chiamare politiche industriali.

&lt;p&gt;
E congiuntamente è necessario ripensare il lavoro e l’insieme dei diritti delle persone che lavorano.

&lt;p&gt;
Abbiamo bisogno di trovare coraggio e affrontare con decisione e parole nuove la riorganizzazione del sistema sanitario, ma anche le relazioni nelle nostre comunità, che sono segnate sempre di più dall’incontro con i migranti. Un incontro che è foriero di novità ma anche di tragiche contraddizioni se solamente si pensa alle vicende di violenza che hanno coinvolto donne di famiglie islamiche.

&lt;p&gt;
C’è l’urgenza di tornare a battersi per l’autonomia dei corpi intermedi, in modo particolare della finanza, soprattutto dopo gli attacchi vergognosi del presidente della Regione alla fondazione Cassamarca e del sindaco di Verona alla fondazione Cariverona.

 
&lt;p&gt;
Personalmente ho accettato, nell’estate scorsa, la candidatura alla segreteria regionale perché ho creduto, e credo, in un PD capace di riformare la politica Italiana, ripensando il ruolo delle istituzioni nel tempo della globalizzazione e della crisi.
&lt;p&gt;

Un partito plurale, aperto, radicato nella società.

&lt;p&gt;
Capace di chiamare all’impegno le donne e gli uomini migliori della nostra terra.

&lt;p&gt;
Ho sognato un partito capace di essere luogo di confronto e di ideazione di una prospettiva nuova per l’economia e per la società del Veneto.

 
&lt;p&gt;

In questi mesi, mentre maturava in me la consapevolezza della distanza tra il PD in Veneto e la società che si candida a rappresentare, ho scelto responsabilmente di stare al mio posto, nella fiducia che il tempo offrisse le condizioni di una inversione di tendenza.

 

&lt;p&gt;
Negli ultimi tempi mi sono assunto, negli organismi, il compito sgradito ai più di porre il problema, soprattutto in relazione alla necessità di comprendere dove abbiamo sbagliato e all’urgenza di tornare a “pensare” i contenuti e i modi della nostra presenza politica.

 
&lt;p&gt;

Oggi credo che essere responsabili significa non tacere e non fingere che tutto va bene, non rinunciare al dibattito, al confronto.

 
&lt;p&gt;

E’ necessario mettersi in discussione e dal momento che il gruppo dirigente veneto non ha intenzione di farlo, comincio dalla mia persona.

&lt;p&gt;
 

Con la presente mi dimetto da vice segretario del partito Democratico Veneto.

&lt;p&gt;
 

Le mie dimissioni non sono una rinuncia, bensì una scelta di proseguire in piena libertà, quell’iniziativa politica di cui c’è tanto bisogno e che per essere svolta non ha bisogno di ruoli e riconoscimenti.

 
&lt;p&gt;

Spero che questo gesto forte, e per certi versi sofferto, possa aprire una discussione vera nel PD del Veneto, che consenta di trovare delle soluzioni vere prima che sia troppo tardi.  

  
&lt;p&gt;

Andrea Causin

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.andreacausin.com/&quot;&gt;official web site&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>ANDREA CAUSIN: Innovazione e Riformismo-documento Veltroni, Fioroni, Gentiloni</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/09/20/andrea-causin/innovazione-e-riformismo-documento-veltroni-fioroni-gentiloni/507229"></link>
  <updated>2010-09-20T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>507229</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Lista di elezione: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il documento Veltroni-Fioroni-Gentiloni vuole promuovere un'&quot;iniziativa forte e coraggiosa per il superamento della crisi del Partito democratico e per il rilancio del suo progetto di innovazione e riformismo&quot;. Lo afferma il testo del documento stesso, assicurando che non si vuole dare vita a una corrente, ad uno &quot;strumento chiuso nella logica della lotta interna, ma ad un Movimento che si proponga il rafforzamento del consenso al PD e del suo pluralismo, coinvolgendo forze interne ed esterne al partito, tornando ad appassionare energie che si sono allontanate e rischiano di disperdersi&quot;. &quot;La nuova situazione politica che si va delineando dopo il fallimento del berlusconismo - si legge -  rende se possibile ancora più necessario per il Paese un Partito democratico più grande e più forte che voglia essere protagonista di una politica di riformismo e innovazione&quot;.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Di seguito il testo integrale del documento.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;1.&lt;/b&gt; La crisi politica del centrodestra è arrivata ad un punto di non ritorno. Dopo la rottura del Pdl, Berlusconi ha davanti a sé due strade: aprire la crisi di governo e invocare le elezioni, al caro prezzo di dover ammettere il fallimento politico della più consistente maggioranza parlamentare della storia della Repubblica; o tenere in piedi il governo e la legislatura, ma al prezzo non meno alto di legittimare la presenza determinante, nella coalizione di centrodestra, di una forza e una leadership che si collocano in modo esplicito su una linea politicamente e culturalmente autonoma.

&lt;p&gt;
Qualunque sarà la scelta, è chiaro che si va concludendo un ciclo storico, quello segnato dall’egemonia sul centrodestra e sul Paese del populismo berlusconiano, che ha dimostrato in questi anni una indiscutibile capacità di rappresentanza di una parte larga e tendenzialmente maggioritaria della società italiana, ma non è riuscito a trasformarla in azione di governo all’altezza dei problemi del paese, adeguata ad affrontare in modo risolutivo i nodi che ostacolano lo sviluppo dell’Italia.

&lt;p&gt;
La crisi politica del centrodestra è dunque una crisi strategica: è il fallimento di un modello che ha preteso di governare il paese preferendo la delega carismatica alla responsabilità condivisa, la facile popolarità dei demagoghi al rischio dell’impopolarità degli statisti, la ricerca dei motivi di divisione del paese, compresi i più artificiosi, alla ricomposizione delle sue fratture reali, l’elogio dei suoi vizi ancestrali alla promozione delle sue virtù civili, fino alla concentrazione illiberale del potere – politico, economico, mediatico – che ha preso il posto della divisione dei poteri, fondamento di ogni democrazia liberale. Un potere tanto prepotente nella sua pretesa insindacabilità, quanto impotente dinanzi ai problemi dell’Italia, che sono stati abilmente agitati a fini di consenso, senza mai riuscire ad utilizzare il consenso per affrontarli in modo risoluto.

&lt;p&gt;
La crisi politica del centrodestra ha reso evidente come un simile modello possa nutrire l’ambizione di vincere la competizione elettorale, ma non assicurare la capacità di governare in modo stabile, credibile, affidabile una società plurale, articolata e complessa come la nostra e tanto meno quella di organizzare un programma di riforme adeguato alle necessità dell’Italia di oggi. Il fallimento del berlusconismo ha insomma dimostrato ancora una volta che il populismo è l’antitesi, la negazione dell’innovazione e del riformismo.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;2.&lt;/b&gt; Il problema è che l’Italia ha più che mai bisogno di riforme, coraggiose e profonde. Perché, anche se sul piano congiunturale non sembrano esserci motivi di allarme immediato per la tenuta finanziaria ed economica del paese, dal punto di vista strutturale permangono e si sono anzi aggravate ragioni di seria preoccupazione.

&lt;p&gt;
La prima è il debito pubblico: negli ultimi 10 anni, otto dei quali affidati alle cure del centrodestra e del tandem Berlusconi-Tremonti, la spesa pubblica corrente primaria è aumentata al ritmo del 4,6 per cento l'anno, mentre l'avanzo primario si è azzerato. Il debito è quindi tornato al livello raggiunto a metà degli anni '90, prima che iniziasse la vittoriosa corsa verso l'Euro.

&lt;p&gt;
La seconda ragione di preoccupazione è la caduta verticale della produttività: stagnante da più di quindici anni, nel 2009 la produttività del lavoro è tornata ai livelli del 1996. Mentre la produttività totale (che considera la quota di crescita ascrivibile a fattori quali il progresso tecnologico, la qualità del capitale umano, le prestazioni della pubblica amministrazione) è regredita al livello già raggiunto nel 1993.

&lt;p&gt;
È come dire che, come italiani, abbiamo mancato tutti e due gli impegni che avevamo assunto con noi stessi e con gli altri europei all’atto dell’ingresso nell’Euro: rientrare dal debito, facendo ogni anno avanzo primario; e imparare a competere sui mercati con la produttività, l’efficienza, la qualità, avendo rinunciato all’uscita di sicurezza della svalutazione.

&lt;p&gt;
Il fallimento di entrambi questi obiettivi ha invece prodotto una seria caduta di competitività: tra il '96 ed oggi, la bilancia delle partite correnti con l'estero è peggiorata di sette punti, da un attivo del 3,5 del pil a un passivo del 3,5 previsto dall'Ocse per il 2011, a riprova che il Paese domanda costantemente, ormai, più di quello che produce. E poiché il reddito pro-capite, al netto dell'inflazione, può crescere solo se aumenta la produttività, la tendenza in atto è gravida di conseguenze negative per il livello di vita delle famiglie e in particolare per le prospettive dei giovani.

&lt;p&gt;
Il terzo motivo di seria preoccupazione per il presente e il futuro dell’Italia è la crescente disuguaglianza. La distanza che c’è in Italia tra chi ha troppo e chi ha troppo poco è tra le più grandi dei paesi Ocse: più diseguali di noi sono solo gli Usa, che però presentano una mobilità sociale a noi sconosciuta, e poi la Turchia, la Polonia e il Messico. E, ciò che è più grave, la nostra enorme spesa pubblica (52 per cento del pil) riesce appena a scalfire gli effetti di disuguaglianza prodotti dal mercato, che sono invece drasticamente abbattuti dalla pari spesa pubblica di altri paesi europei.

&lt;p&gt;
La malattia del nostro sistema-paese si comincia a cogliere nelle sue conseguenze più gravi, se si esaminano le dolorose fratture che si vanno allargando nella società italiana: la frattura territoriale Nord-Sud, che è tornata ad accentuarsi, fino a riproporre l’interrogativo sulla tenuta stessa dell’unità nazionale; la frattura generazionale, che vede per la prima volta i più anziani, non solo nell’impossibilità di assicurare ai più giovani una prospettiva di benessere migliore di quella di cui essi stessi hanno goduto, ma quasi rassegnati ad assistere ad un loro anche accentuato deterioramento; la frattura sociale, tra settore privato (determinato dal mercato) e sistema pubblico (gestito dalla politica), che sta alimentando un conflitto dalle caratteristiche nuove, in un certo senso inedite, con la contrapposizione tra mondo della produzione da una parte e sistema della spesa pubblica dall’altra; fino alla frattura di cittadinanza, che vede crescere il numero di lavoratori non cittadini e ora anche di figli di immigrati, nati, cresciuti e istruiti in Italia e che l’Italia, alle prese con la sfida inedita dell’integrazione etnica, culturale, religiosa, fatica a riconoscere come cittadini.

&lt;p&gt;

&lt;b&gt;3.&lt;/b&gt; Ingiustizia sociale, inefficienza economica, debito pubblico: tre problemi di tipo strutturale, ciascuno dei quali è causa ed effetto degli altri. Solo una strategia che li aggredisca tutti e tre contemporaneamente può realisticamente proporsi di evitare un declino che potrebbe anche essere niente affatto dolce, ma anzi aspro, conflittuale, perfino violento. Se vuole restare una nazione, se vuole evitare il rischio di soccombere sotto le fratture che la minacciano, l’Italia ha bisogno urgente e drammatico di una stagione di riforme, coraggiose e profonde; di innovazione vera e giusta; di ridefinizione dei diritti e dei doveri di ciascuno, in una parola di un nuovo patto di convivenza civile che metta al centro la crescita, il lavoro, il futuro dei giovani.

&lt;p&gt;
Senza riforme, anche la timida ripresa in atto non diventerà crescita stabile, non riuscirà a creare occupazione e si dimostrerà quindi inadeguata ad invertire la tendenza del paese a perdere terreno in Europa e nel mondo.

&lt;p&gt;
L’Italia ha bisogno di riforme nel settore pubblico: per fare della spesa pubblica un fattore di competitività e per dotare il paese di un welfare della solidarietà e della responsabilità, che non si limiti a compensare le disuguaglianze, le marginalità, le esclusioni prodotte dallo sviluppo economico, ma nutra l’ambizione di ricostruire la cultura delle relazioni e di promuovere il rispetto della dignità e dell’unicità di ogni persona. Un welfare che promuova i diritti delle persone anche attraverso il sostegno alla famiglia e alle relazioni sociali.

&lt;p&gt;
Un welfare ripensato a misura delle giovani generazioni, che contrasti la precarietà con misure di sostegno al reddito e di accompagnamento da un lavoro all’altro e con nuove regole del mercato del lavoro che abbattano l’attuale regime di apartheid tra aree di lavoratori protette e garantite ed aree prive di qualunque tutela. Un welfare che investa più risorse nella formazione, nella scuola, nell’università, nella ricerca e sappia impiegarle meglio, premiando la competenza, il merito, i risultati.

&lt;p&gt;
I grandi mutamenti che hanno investito il mondo del lavoro, a causa dei processi di globalizzazione, possono essere governati in due direzioni: quella della radicalizzazione dello scontro sociale e politico, o invece quella di una nuova concertazione, di un nuovo patto tra produttori per la crescita e per l’equità sociale, fondato sulla consapevolezza della comunità di destino che unisce lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, imprenditori piccoli e grandi.

&lt;p&gt;
L’Italia ha bisogno di una politica capace di ripensare il rapporto tra l’economia e la società. La crisi economica internazionale ci ha insegnato che non basta individuare regole adatte a eliminare le turbolenze dei mercati, occorre ripensare a fondo i rapporti tra politica e mercato, richiamando a tal fine l’ispirazione propria di un’economia sociale di mercato. Non bastano aggiustamenti parziali, di carattere tecnico o istituzionale, occorre darsi grandi mete sociali e politiche e sostenerle con forti ideali. Bisogna ripensare le stesse categorie fondamentali su cui si è costruito il patto sociale che ha sostanziato le democrazie del Novecento e i valori che le hanno ispirate, lavorando a delineare un nuovo modello di crescita, che si può sintetizzare nel passaggio da un’economia dei consumi a una orientata allo sviluppo umano.

&lt;p&gt;
Strategica è, a questo riguardo, una rivoluzione ambientale che innovi fortemente il settore produttivo, quello energetico, quello urbanistico, incoraggiando e sostenendo la sempre più nutrita schiera di imprenditori coraggiosi che stanno facendo della qualità la cifra di un nuovo “made in Italy”.

&lt;p&gt;
Non ci può essere sviluppo dell’Italia, se non si assume come priorità politica la lotta all’illegalità, il contrasto dei livelli politici e finanziari dei poteri criminali, la ricerca della verità sulle pagine più buie e opache della nostra storia collettiva, il prosciugamento delle ragioni sociali del consenso alle mafie nel Mezzogiorno.

&lt;p&gt;
È arrivato il momento di aprire una fase nuova del rapporto tra politica e giustizia. La politica deve assumere il punto di vista dei cittadini in termini di bisogno di legalità e diritto alla giustizia, uscendo finalmente dalla contrapposizione tra giustizialismo e legittimazione dell’illegalità e proponendo a tutte le forze della giustizia un tavolo comune di riforma. Diritti individuali dei cittadini e bisogno di legalità non sono infatti separati e separabili, ma possono vivere solo insieme.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;4.&lt;/b&gt; Il ritardo accumulato è enorme, ma esistono le risorse per farcela: alcune migliaia di medie imprese si sono ristrutturate, e portano con sé, nella competizione internazionale, migliaia e migliaia di piccolissime aziende che sono il nerbo della nostra struttura produttiva, forti della qualità e della capacità &quot;di fare&quot; di milioni di lavoratori che vogliono vedere finalmente premiati, anche nel salario, la loro capacità e il loro impegno, attraverso un completo ridisegno del modello contrattuale. Nella pubblica amministrazione, la maggioranza dei lavoratori e dei dirigenti avverte come un'umiliazione anche personale la distanza tra i costi sopportati dalla collettività e le effettive prestazioni di servizio. Milioni di giovani, sui quali negli ultimi quindici anni si sono violentemente scaricate tutte le esigenze di flessibilità del sistema, potranno contribuire allo sviluppo solo se la loro partecipazione al mercato del lavoro avverrà superando l'attuale stato di segregazione cui sono costretti da regole ormai vetuste. Nel Sud, in particolare, la voglia di fare, l'intelligenza, la fantasia e l'impegno di milioni di giovani donne reclama politiche pubbliche capaci di introdurre disparità positive per il loro inserimento nel mondo del lavoro legale.

&lt;p&gt;
Una coerente strategia riformista può dunque contare su rilevanti forze sociali, unendole in un progetto che risponda ai bisogni dei più deboli facendo leva sui meriti dei più capaci. Questa strategia non può essere incardinata prevalentemente attorno ad obiettivi di difesa della realtà presente, aggredita dall'attacco della destra populista. Al contrario: l'alleanza da promuovere è tra chi ha bisogno del cambiamento, ma da solo non può realizzarlo perchè non sa, non ha, non può abbastanza e chi vuole il cambiamento, perchè sa progettarlo, ha interesse a promuoverlo, ha le relazioni necessarie per realizzarlo.

&lt;p&gt;
L’Italia aspetta, con un’impazienza che sta diventando disincanto se non rassegnazione, una proposta politica all’altezza della sfida storica dinanzi alla quale si trova. E se al fallimento della destra dovesse corrispondere una speculare inadeguatezza delle forze riformiste, incapaci di proporre un’alternativa credibile, affidabile, autorevole, il Paese correrebbe il rischio di una crisi di sistema, una crisi che potrebbe avere come sbocco la riduzione della libertà e della democrazia, in nome del bisogno emergenziale di decisione. Perché quando la democrazia si dimostra incapace di prendere le decisioni necessarie, si finisce inesorabilmente per cercare sedi di decisione senza democrazia.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;5.&lt;/b&gt; Il Partito democratico è nato dalla consapevolezza del carattere decisivo del difficile passaggio storico che l’Italia si trova ad attraversare. Ed è nato con l’ambizione di rappresentare la proposta adeguata ad affrontarlo: non per un atto di presunzione, ma per la convergenza di diverse storie, culture, tradizioni riformiste, accomunate dal riconoscimento della propria inadeguatezza dinanzi alle sfide inedite del presente e del futuro e dalla volontà di concorrere alla costruzione di una risposta condivisa, aperta e innovativa.

&lt;p&gt;
Concentrando tutte le sue energie sull’obiettivo di avanzare una proposta innovativa al paese, il Partito democratico, sia pure in un quadro di sconfitta nella competizione sul governo, resa inevitabile dal fallimento dell’Unione di centrosinistra, ha saputo suscitare una grande speranza nella società italiana. E raccogliendo il consenso di un elettore italiano su tre, non solo ha posto la premessa principale di una strategia di riconquista del governo su un terreno di affidabilità e di innovazione, ma in un’epoca segnata dalla frammentazione e dal proliferare di partiti effimeri, personali, privi di vita democratica interna, ha dato un grande contributo alla rivalutazione, nel solco dell’articolo 49 della Costituzione, del ruolo del partito politico come istituzione civile, snodo essenziale del buon funzionamento della democrazia.

&lt;p&gt;
La crisi del berlusconismo rende questa prospettiva, la prospettiva costitutiva del Partito democratico, al tempo stesso ancor più necessaria e urgente, ma anche più realistica e praticabile: perché riapre la possibilità di uno spostamento profondo, di un sensibile riallineamento dei rapporti di forza politico-elettorali nel paese. A condizione, ovviamente, che si sia disposti a lavorare, ad impegnarsi a fondo per questo obiettivo, rinnovando in profondità, non i nostri principi e valori, di libertà, uguaglianza, fraternità, ma le parole e le cose con le quali li abbiamo tradotti nel secolo scorso e che oggi sono perlopiù incapaci di dare risposte adeguate alle sfide del nostro tempo. A condizione che si voglia e si sappia uscire dal recinto – territoriale, sociale, generazionale – dei consensi tradizionali, per aprirsi alla ricerca di nuovi apporti.

&lt;p&gt;
Così non è stato fin qui, o non lo è stato abbastanza, per responsabilità diffuse e condivise. Non si spiegherebbe altrimenti il paradosso per il quale il Pd è riuscito ad ottenere quasi il 34 per cento dei voti nel momento di massima difficoltà per il centrosinistra e di massimo consenso al berlusconismo e fatica oggi a stare sopra il 25 per cento, in piena crisi politica del centrodestra.

&lt;p&gt;
Ma nulla sarebbe adesso più sbagliato e contraddittorio, che affrontare la crisi politica e culturale del berlusconismo, sulla base dell’assunto della immutabilità dei rapporti di forza nel paese. Una visione così angusta e rinunciataria, così falsamente realista, spingerebbe i democratici ad arroccarsi in difesa, pigri e spaventati, quando è invece il momento di uscire allo scoperto e di avanzare proposte coraggiose e innovative.

&lt;p&gt;
Esempi di questa mancanza di coraggio, di questa vera e propria involontaria subalternità ad un pensiero unico, sono per un verso l’ipotesi neo-frontista e per altro verso quella neo-centrista: ipotesi che nel confuso dibattito interno al partito tendono peraltro a mescolarsi, ad alternarsi in continue svolte e controsvolte, rotture e ricomposizioni, che offrono l’immagine di un partito senza bussola strategica.

&lt;p&gt;
La prima ipotesi, quella neo-frontista, punta a raccogliere lo schieramento quantitativamente più vasto, talmente vasto da avere in comune solo l’avversario: un errore strategico, che in passato il centrosinistra ha già pagato caro, in termini di tenuta, di affidabilità, di credibilità, di autorevolezza. Riproporre oggi questa strategia, non solo avrebbe il sapore di una perseveranza nell’errore, ma significherebbe non cogliere la domanda politica del paese, che non è di schieramento, ma di contenuto, non è di alleanza contro, conservatrice e difensiva, ma di alleanza per, riformista e innovativa, e proprio per questo capace di attrarre nuovi consensi e di suscitare nuove energie. Significherebbe, in altri termini, restare dentro lo schema del berlusconismo, proprio mentre il paese cerca la via per uscirne.

&lt;p&gt;
Altrettanto inadeguata è l’ipotesi neo-centrista, che può valersi di quello che essa stessa definisce il duplice fallimento dei due poli del bipolarismo italiano, per proporre la riedizione di un modello di sistema politico che di fatto sottrae agli elettori la scelta del governo, per riconsegnarla al gioco, non di rado trasformistico, tanto più in un’epoca post-ideologica, delle relazioni tra le forze politiche. Anche questa ipotesi appare subalterna al berlusconismo, proprio in quanto accetta l’identificazione tra bipolarismo e berlusconismo, quasi il problema del Paese fosse quello di liberarsi della competizione bipolare, in quanto essa sarebbe il brodo di coltura del berlusconismo, e non invece quello di liberare il bipolarismo dall’ipoteca populista.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;6.&lt;/b&gt; Ma il limite più grave di entrambe queste ipotesi è il loro rassegnarsi a vedere la politica ridursi a rappresentare le fratture della società italiana, anziché operare per ricomporle e superarle. Una rassegnazione che finisce peraltro per condannare il centrosinistra ad un destino minoritario.

&lt;p&gt;
Il Partito democratico è nato invece proprio per sconfiggere questa rassegnazione, per varcare questi limiti, per saldare queste fratture. Se vuole restare fedele a se stesso e soprattutto se vuole fondare la sua proposta di governo su basi solide, non politiciste, il Pd deve darsi una strategia di allargamento dell’area dei propri consensi, che faccia leva su un programma riformista, su un progetto innovativo per il Paese e su una classe dirigente fortemente rinnovata, attingendo a risorse che non siano solo quelle della politica tradizionale. Il Pd deve porsi l’obiettivo esplicito e dichiarato di allargare in modo cospicuo i suoi consensi e il suo radicamento ove oggi sono più deboli e fragili: a cominciare dal Nord, dal mondo produttivo, dalle nuove generazioni. Allo stesso modo, dopo lo scacco di una stagione di governo di gran parte delle regioni meridionali, il Pd non può accettare di considerare perduta la battaglia per la legalità e l’innovazione nel Mezzogiorno.

&lt;p&gt;
Il Pd deve perseguire questi obiettivi innanzi tutto agendo su se stesso, riprendendo la via dell’innovazione: perché senza un partito grande del riformismo, un partito a vocazione maggioritaria, capace di competere per il primato nel Paese e di attrarre e organizzare attorno alla sua proposta le migliori energie intellettuali e morali, sociali e civili, le stesse alleanze, come si dimostra oggi, sono più difficili e non più facili.

&lt;p&gt;
La vocazione maggioritaria del Partito democratico non è, non è mai stata, culto dell’autosufficienza, ma lo sforzo di pensare se stesso, la propria identità e la propria politica, come recita il Manifesto dei valori del Pd, “non già in termini di rappresentanza parziale di segmenti più o meno grandi della società, ma come proiezione della sua profonda aderenza alle articolazioni e alle autonomie civili, sociali e istituzionali proprie del pluralismo della storia italiana e della complessità della società contemporanea, in una visione più ampia dell’interesse generale e in una sintesi di governo, che sia in grado di dare adeguate risposte ai grandi problemi del presente e del futuro”.

&lt;p&gt;
Innovazione, innanzi tutto, della sua cultura politica, che non può ridursi a una riedizione regressiva del compromesso storico, né risolversi nella tardiva adesione alla socialdemocrazia, ma deve valorizzare appieno il pluralismo delle storie che in esso sono confluite, come base di partenza nel delineare i tratti di una nuova identità pienamente democratica. Un’identità che si sente parte del grande movimento democratico e progressista europeo e mondiale e che si esprime, in Italia, nel superamento degli storici steccati tra laici e cattolici, in nome della ricerca comune dei principi di un nuovo umanesimo: che riconosca alla dimensione religiosa piena cittadinanza nel dibattito pubblico e riaffermi il principio di laicità delle istituzioni e che accompagni la crescente sensibilità per le libertà e i diritti civili, con la maturazione di una nuova cultura della responsabilità.

&lt;p&gt;
Innovazione della sua proposta programmatica, che deve assumere con coraggio l’obiettivo di battere tutti i conservatorismi, compresi quelli tradizionali di centrosinistra, ponendo al centro il tema della democrazia decidente, attraverso le necessarie riforme istituzionali ed elettorali: rafforzamento dei poteri del premier e di quelli di controllo del Parlamento, regolazione del conflitto d’interessi, norme contro la concentrazione del potere mediatico e il controllo politico della Rai, differenziazione delle camere, riduzione dei parlamentari e una legge elettorale, come si legge nel documento approvato dall’Assemblea nazionale del Pd del maggio scorso, “di impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali”.

&lt;p&gt;
Solo un Pd che si dimostri capace di espandere l’area dei suoi consensi e di rafforzare il suo radicamento nel paese può raccogliere attorno a sé un’alleanza riformista per il governo dell’Italia: una coalizione composta da poche forze medie attorno al partito grande, coesa ed omogenea, rigorosamente selettiva e proprio per questo affidabile e credibile. Perché solo un Pd forte e autorevole nel paese può incoraggiare evoluzioni positive, nella direzione di una responsabile e innovativa cultura di governo, da parte delle forze che si collocano nell’area della sinistra e stigmatizzare preoccupanti regressioni, incompatibili con la cultura politica e istituzionale del Partito democratico, come quelle che ha fatto registrare in questi due anni il movimento di Italia dei valori, che è passato dalla convinta sottoscrizione di un programma riformista alla legittimazione di atteggiamenti demagogici e intolleranti.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;7.&lt;/b&gt; L’insieme di queste ragioni ci spinge a ritenere necessario promuovere una iniziativa forte e coraggiosa per il superamento della crisi del Partito democratico e per il rilancio del suo progetto di innovazione e riformismo.

&lt;br /&gt;

Non intendiamo dar vita ad una corrente, ad uno strumento chiuso nella logica della lotta interna, ma ad un Movimento, che si proponga il rafforzamento del consenso al Pd e del suo pluralismo, coinvolgendo forze interne ed esterne al partito, tornando ad appassionare energie che si sono allontanate e rischiano di disperdersi e suscitando l'attenzione e l'interesse di settori della società italiana che la crisi politica e culturale del centrodestra ha rimesso in moto.

&lt;br /&gt;

La nuova situazione politica che si va delineando dopo il fallimento del berlusconismo rende se possibile ancora più necessario, per il paese, un Partito democratico più grande e più forte, che voglia essere protagonista di una politica di riformismo e di innovazione.

&lt;br /&gt;

È questo il nostro obiettivo, la ragione del nostro impegno politico.


&lt;p&gt;
Ecco i 74 parlamentari, senatori e deputati del Pd, che hanno sottoscritto il documento: &lt;br /&gt;
Marilena Adamo, Benedetto Adragna, Mauro Agostini, Emanuela Baio, Gianluca Benamati, Maria Grazia Biondelli, Giampiero Bocci, Costantino Boffa, Daniele Bosone, Daniela Cardinale, Renzo Carella, Marco Causi, Stefano Ceccanti, Mauro Ceruti, Carlo Chiurazzi, Pasquale Ciriello, Maria Coscia, Olga D'Antona, Luigi De Sena, Roberto Della Seta, Vittoria D'Incecco, Alessio D'Ubaldo, Enrico Farinone, Francesco Ferrante, Donatella Ferranti, Anna Rita Fioroni, Giuseppe Fioroni, Giampaolo Fogliardi, Mariapia Garavaglia, Enrico Gasbarra, Francantonio Genovese, Paolo Gentiloni, Roberto Giachetti, Paolo Giaretta, Tommaso Ginoble, Gero Grassi, Pietro Ichino, Maria Leddi, Luigi Lusi, Alessandro Maran, Andrea Marcucci, Andrea Martella, Donella Mattesini, Giovanna Melandri, Maria Paola Merloni, Marco Minniti, Claudio Molinari, Enrico Morando, Roberto Morassut, Magda Negri, Luigi Nicolais, Antonino Papania, Achille Passoni, Luciana Pedoto, Vinicio Pedoto, Mario Pepe, Flavio Pertoldi, Caterina Pes, Raffaele Ranucci, Ermete Realacci, Nicola Rossi, Simonetta Rubinato, Antonio Rusconi, Giovanni Sanga, Andrea Sarubbi, Achille Serra, Giuseppina Servodio, Giorgio Tonini, Jean Leonard Touadi, Salvatore Vassalo, Walter Veltroni, Walter Verini, Giuliano Rodolfo Viola, Walter Vitali.

&lt;p&gt;
Tra i primi firmatari della Provincia di Venezia :&lt;br /&gt;
 On.Rodolfo Viola-Deputato, Andrea Causin-Consigliere Regionale del Veneto, Diego Vianello-Consigliere Provinciale, PierAntonio Tomasi-Sindaco di Marcon, Davide Meggiato-Vice Sindaco Mira,Valerio Favaron-Assessore Martellago, Alessandro Campalto-Vice Sindaco Campolongo.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.andreacausin.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=69&quot;&gt;official web site - andrea causin&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maria Letizia DE TORRE: &quot;Lettera al segretario Bersani e ai colleghi parlamentari Pd&quot;</title>
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  <updated>2010-09-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>507231</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il documento di Veltroni è arrivato come uno tzunami e ci ha travolto, per questo è stato accolto con ‘desolato stupore’ da Prodi, come ‘virus autodistruttivo’ da Dario Franceschini, come ‘pacco dono a Berlusconi’, da te, Pier Luigi. Non è il tempo e non è il modo, hanno detto molti commentatori, alcuni arrivando a prefigurare le prime mosse di un nuovo partito nello scenario in rapido movimento verso la prossima campagna elettorale. Azione e reazioni che rischiano purtroppo di sconcertare ancora una volta i cittadini, di allontanarli ulteriormente dal ‘palazzo’ sempre più litigioso.

&lt;p&gt;
Eppure io devo dire grazie a Veltroni perché è riuscito a scuotermi dal tran tran con cui ho lavorato quest’anno nel Partito democratico. Certo che ho cercato con tanti di costruire le idee e le proposte di riforma, di condividerle, di sostenerle. Ma oggi, come avessi sbattuto contro il muro, ho compreso che non basta. Se i cittadini non ci danno credito, se non si fidano di consegnarci il governo del Paese e dei suoi territori, siamo noi che dobbiamo cambiare. Dobbiamo noi trasformare i vecchi modi della politica di un tempo che ormai si sta definitivamente chiudendo, in nuovi modi per una politica nuova di un tempo inedito e globale a cui ciascuno di noi, ma proprio tutti, è chiamato a contribuire. Un tempo nuovo che ancora non capiamo del tutto e qui è la difficoltà.

&lt;p&gt;
Appunto: qui è  la difficoltà. E, dato che l’impresa è ardua e nello stesso tempo urgente, mi pare di avere capito oggi che dobbiamo avere più consapevolezza che tutti nel PD portiamo la stessa responsabilità e ci dobbiamo dare credito, lasciarci reciprocamente provocare, entrare, se così posso dire, nella testa e nelle idee dell’altro. La responsabilità del fine (che potrebbe non essere buono o essere un interesse particolare) per cui vengono avanzate, rimane di chi le sostiene: noi possiamo comunque, sempre, anzi dobbiamo, trarne spunti per migliorare, per allargare sempre di più il nostro orizzonte fino a divenire un partito in cui la maggioranza dei cittadini del 2010 possa ritrovarsi, vedervi le energie per cambiare il Paese.

&lt;p&gt;
Per questo ti chiedo, Pier Luigi, di fare di questa provocazione di Walter Veltroni e tanti colleghi, che affronta questioni rilevantissime, una occasione di rilancio del PD. Ti chiedo di convocare tutti quelli che l’hanno firmato e tutti quelli che, come me, non l’hanno ancora fatto solo per una pausa di rispetto verso chi si è mostrato enormemente preoccupato o verso chi l’ha letto contro di te o contro altri. Il contenuto del documento deve essere discusso e la chiarezza che si deve fare deve aumentare l’unità, non l’unitarismo, ma l’unità nella diversità degli apporti che è il massimo dell’espressione democratica.

&lt;p&gt;
Le vicende politiche ci chiedono di maturare in fretta e sappiamo che crescere costa fatica, ma come tu, Pier Luigi, dicevi nell’incontro con il Comitato delle Settimane sociali, il partito democratico è una bella grande cosa. Credo, e penso che lo crediamo tutti, che ci attende un immenso lavoro per farlo capace di rinnovare il Paese, lavoro a cui non possiamo minimamente sottrarci.  Soprattutto in quest’ora.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.letiziadetorre.it/2010/09/19/lettera-al-segretario-bersani-e-ai-colleghi-parlamentari/&quot;&gt;official web site - letizia de torre&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>SERGIO CHIAMPARINO: «Servono primarie aperte».  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/09/17/sergio-chiamparino/%C2%ABservono-primarie-aperte%C2%BB-intervista/506306"></link>
  <updated>2010-09-17T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>506306</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Torino (TO) (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Guardare solo dentro il Pd è una scelta debole&quot;
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sergio Chiamparino, che idea si è fatto della ricetta di D’Alema?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Lavorare per il rafforzamento del Pd solo all’interno è una scelta debole. Bisogna aprirsi, e le primarie dovrebbero essere proprio quel grande momento di confronto di cui c’è bisogno».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;D’Alema sostiene che le primarie sono inutili: il candidato c’è, è Bersani che ha vinto il congresso.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Capisco le ragioni del congresso, ma valgono per chi vi ha partecipato, non per chi dall’esterno guarda a noi con un misto di speranza e paura: la speranza che il Pd possa cambiare e la paura che invece resti tutto così com’è».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il partito è da buttare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«No. Però, piaccia o no, nel pieno della crisi del centrodestra restiamo incollati al 25%».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Stessa diagnosi di D’Alema, che però vede nel discorso di Bersani l’inizio della riscossa. Lei no?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«È la ricetta che non mi convince: l’idea che tutto si risolva con soluzioni interne. Il Pd è nato come forza innovatrice. La logica interna rischia di far coincidere il partito con quel che resta del Pci più una fetta dell’ex sinistra democristiana, radicato soprattutto al centro Italia che poi va alla ricerca di alleanze che gli consentano di vincere. Il problema è che così, anche se si vince, lo si fa da posizioni subalterne, facendosi dettare le condizioni dagli altri».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come se ne esce? Con la candidatura esterna auspicata da Veltroni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Innanzitutto evitando di dire che per portare avanti le proprie istanze sia necessario sfidare il segretario. È inutile riaprire la discussione sul congresso. Serve un’operazione politico-programmatica che aiuti ad aprirci a chi guarda con interesse, ma anche disillusione, al Pd, così da dare vita al Nuovo Ulivo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Con un candidato che non sia Bersani?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il punto non è Bersani. È possibile che alla fine il candidato più forte risulti lui. Ma, ripeto, servono primarie aperte, così che tutte le istanze possano venire a galla. Solo così costruiremo una coalizione che non sia solo la somma dei partiti che la compongono».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=U0H2F&quot;&gt;La Stampa - Andrea Rossi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Franco MARINI: «Walter usa toni da fariseo stop subito o ci prendono per pazzi»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/09/17/franco-marini/%C2%ABwalter-usa-toni-da-fariseo-stop-subito-o-ci-prendono-per-pazzi%C2%BB-intervista/506304"></link>
  <updated>2010-09-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>506304</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Ho mandato a quel paese chi mi ha chiesto di firmare»
&lt;p&gt;
L'ex presidente del Senato giudica un pretesto l'argomento dei sondaggi negativi: &quot;Ci sono 500 mila disoccupati in più, 650 mila cassintegrati. Che gli diciamo? Che bisogna tornare al fantasma del Lingotto?&quot; 

&lt;p&gt;&quot;Chi sta provocando tutto questo, spero si senta sulle spalle un macigno... Il Pd è un patrimonio che ci hanno affidato milioni di elettori con le primarie, non certo per vedere i dirigenti colpiti dal morbo di ambizioni sfrenate e di personalismi feroci&quot;.
&lt;p&gt; Franco Marini ha un'età in cui, come ricorda, può permettersi di dire quello che pensa senza giri di parole. Oltre ad averlo sempre fatto, da segretario Cisl, da leader del Ppi, da presidente del Senato. E ritiene, Marini, che le dichiarazioni di Veltroni e compagnia sulla buonafede della loro iniziativa siano &quot;da farisei&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Senatore Marini, il Pd è dunque in cattive acque nonostante la crisi della destra?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&quot;Chi ci ha votato alle primarie si aspettava un partito unito, con capacità d'iniziativa, non questo cannibalismo tra gruppi dirigenti. Ci prendono tutti per pazzi. Proprio quando per la prima volta lo schieramento di destra e il governo mostrano una difficoltà straordinaria con una divisione drammatica. Il Pd per i tanti che ci hanno votato, ma anche per alcuni delusi della destra, è una speranza. Invece ecco che oggi, ieri, domani si rivedono le vecchie abitudini&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Una crisi del partito però c'è o no?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&quot;La motivazione del documento e della nascita del &quot;movimento&quot; è un pretesto. Quale sarebbe? Che alla fiera dei sondaggi il Pd di Bersani tocca il 26%? Voglio ricordare che il 4 marzo 2009 un sondaggio su Repubblica dava al Pd, uscito dalla segreteria di Veltroni, il 22%&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Veltroni dice che non sta segando l'albero del Pd, ma lo sta puntellando.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&quot;Questi &quot;movimentisti&quot; sostengono di aiutare il partito, ma si tratta di buonismo ridicolo. Fariseismo. Mettiamo i piedi per terra. Il Pd si è posto il problema: no alle elezioni a novembre, perché la situazione del paese è critica. Confindustria conferma che la ripresa dell'Italia è più debole di quella di altri paesi; dal 2008 i disoccupati sono cresciuti di 500 mila unità; 650 mila sono i cassintegrati a zero ore. In questa fase l'ultima cosa da toccare sarebbe l'autorevolezza del Pd. Con questo genere di puntelli, ci rompiamo tutte e due le gambe&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Se però il Pd fa acqua, il segretario-fondatore Veltroni avrà il diritto-dovere di battere un colpo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&quot;Chi ha una posizione critica la esprima negli organismi di partito. All'incontro del gruppo che abbiamo avuto a Palazzo Madama, presente Bersani, non ho sentito contestazioni dai &quot;movimentisti&quot;. Sono dovuto intervenire io per dire che ci vuole più chiarezza sulla centralità del lavoro; sulla libertà d'informazione accompagnata però al &quot;no&quot; alla gogna mediatica; sugli interventi per le retribuzioni dei lavoratori italiani che sono in coda a quelle europee&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cosa non va nel &quot;movimento&quot; annunciato da Veltroni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&quot;Il &quot;movimento&quot; è destinato ad entrare in rotta di collisione con il partito. Cosa significa stare dentro e fuori? Un disegno Veltroni ce l'ha anche se non so quale... E poi cosa andiamo a dire a chi perde il lavoro? Che vogliamo tornare al fantasma del Lingotto!&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Hanno aderito anche gli ex Ppi, tra cui uno dei suoi &quot;pupilli&quot; Beppe Fioroni. La cosiddetta &quot;Areadem&quot;, cioè la minoranza, ne esce lacerata?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&quot;Ammaccata, sì. E sbandata. A Fioroni dico che ha sbagliato. A questo punto, faccio un appello perché non prevalga l'opportunismo dentro il partito, occorre fare chiarezza. Se no siamo fritti&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ci arriva intero il Pd alle prossime elezioni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&quot;Sì, se segue la strada che indico. È evidente che ci sono limiti anche nella segreteria Bersani, tutti li hanno, ma questa reazione del documento e del &quot;movimento&quot; è spropositata. Va combattuta in modo intransigente, fermo. Non sminuita&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Proprio tra gli ex ppi alcuni hanno più volte minacciato la scissione. Segno di un forte disagio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&quot;Non mi sorprende che mordano il freno. Ma nessuno ha mollato&quot;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;A chi le ha chiesto di firmare il documento cosa ha risposto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
&quot;Per la verità, me l'ha chiesto uno solo. L'ho mandato a quel paese&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=U0FDN&quot;&gt;la Repubblica - Giovanna Casadio&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>SALVATORE SORBELLO: Provincia Siracusa: Al Via La Formazione Socio</title>
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  <updated>2010-03-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>506026</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Siracusa (SR) (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Provincia Siracusa: Al Via La Formazione Socio-Politica

&lt;p&gt;

   
Sono iniziati lunedì, con un convegno tenutosi presso l’aula consiliare del Comune di Floridia, gli incontri del corso di formazione socio-politica “Percorsi nuovi per nuovi cittadini&quot;.
&lt;p&gt;
Il coordinatore del corso Salvo Sorbello, consigliere comunale di Siracusa, ha illustrato le finalità dell’iniziativa, che intende fornire strumenti, conoscenze, mezzi per poter fare politica in maniera consapevole e senza perdere l’anima. Salvo Sorbello ha fatto riferimento ai recenti appelli dei Vescovi italiani, per la formazione di una nuova generazione di cattolici impegnati nella cosa pubblica. “Si tratta – ha sottolineato Sorbello – di una vera e propria chiamata alle armi, per promuovere una buona politica, non si può basare sull’astuzia e sull’utilitarismo o essere vista come mezzo di arricchimento”.

Il dott. Giovanni Palladino, economista e presidente del Centro Internazionale di Studi Sturziani, ha poi ricordato la grande lezione che ci viene da don Luigi Sturzo. “Non basta essere onesti, ammoniva il sacerdote calatino, bisogna anche essere competenti. Soprattutto per reggere all’urto dei competenti disonesti e, peggio, degli incompetenti disonesti”.

Sono poi intervenuti il consigliere provinciale Peppe Bastante, che ha sottolineato la necessità che “le amministrazioni locali si occupino dei problemi concreti della gente, senza mantenere in vita carrozzoni clientelari che mortificano i giovani meritevoli”, ed il segretario provinciale dell’Ugl Tonino Galioto, che ha evidenziato come l’emergenza lavoro sia sottovalutata anche nella nostra provincia ed ha fatto altresì rilevare l’urgenza che la politica si occupi di chi rischia di perdere l’occupazione e dei tanti giovani che hanno difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro.

A chiudere l’incontro, il docente universitario Fernando Cammisuli, già sindaco di Portopalo, il quale ha ricordato l’importanza di una sana preparazione all’attività politica: “Non ci si può improvvisare amministratori perché i prezzi di certi fallimenti politici vengono poi fatti pagare a tutti i cittadini”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.siracusanews.it/node/13824&quot;&gt;www.siracusanews.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE PALAZZOLO: Marchignoli non brilla per l’attività a Montecitorio</title>
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  <updated>2010-02-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>479134</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Imola (BO) (Lista di elezione: LISTA CIVICA) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Marchignoli dovrebbe essere più attivo in Parlamento, lasciando i problemi locali al sindaco e agli assessori&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/imola/cronaca/locale/2010/02/23/296010-marchignoli_brilla_attivita_montecitorio.shtml&quot;&gt;Il Resto del Carlino - Imola&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio DI PIETRO: Stiamo facendo la nuova Idv.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/01/02/antonio-di-pietro/stiamo-facendo-la-nuova-idv/475123"></link>
  <updated>2010-01-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>475123</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Risposta a Flores d’Arcais “Non tutto funziona ma ci stiamo aprendo all’Italia migliore”.
&lt;p&gt;
Caro Paolo, &lt;br /&gt;
ho letto e riletto la tua proposta di sciogliere il partito dell’Italia dei Valori, pubblicata giorni addietro su Il Fatto.&lt;br /&gt;
 Siccome credo nella tua buona fede e nelle tue nobili intenzioni, dico “proposta” e non provocazione, come a prima vista potrebbe apparire la tua richiesta di scioglimento dell’unico partito che fa vera opposizione al governo Berlusconi e l’unico gruppo parlamentare chiaro nel linguaggio e determinato nell’azione (meriti che, peraltro, ci riconosci anche tu). Sì, lo so, tu hai scarsa considerazione della dirigenza di Idv a livello territoriale. &lt;br /&gt;
Non voglio nascondermi dietro un dito, so bene che qua e là nel territorio non sempre le persone selezionate o “innestate” si sono dimostrate all’altezza del ruolo, ma sfido chiunque a fare quello che ha fatto Idv in appena 10 anni di vita. 
&lt;p&gt;Siamo nati nel 2001 ed oggi siamo la quarta forza politica presente nel Paese e nelle istituzioni. A differenza di altri partiti, Idv non è stato costruito per “scomposizione e ricomposizione” di precedenti partiti e preesistenti smaliziate classi dirigenti. Abbiamo dovuto imparare a fare politica “cammin facendo”, trovando come compagni di strada quel che il territorio (o meglio la cosiddetta “società civile”) ci offriva: nella maggior parte dei casi persone per bene mosse da autentica passione civile, in qualche caso “finti buoni” se non addirittura &quot;buoni a nulla&quot;. &lt;br /&gt;
Questi ultimi, man mano che ci accorgiamo delle loro incapacità o cattive intenzioni, li stiamo accantonando. &lt;br /&gt;
Anzi, ti dirò di più e ti prego di credermi sull’onore: molte delle critiche che girano in rete non sono affatto spontanee ma sono alimentate proprio da quelle stesse “piccole persone” che, dopo aver dimostrato la loro incapacità di lavorare per la causa comune, si lamentano perché non vengono più tenute in considerazione.

&lt;p&gt;
Questo non vuol dire che il partito deve restare così com’è.&lt;br /&gt;
 Tutt’altro! Proprio per questo stiamo facendo esattamente quel che tu proponi: fondare una forza politica nuova in grado di poter rappresentare in pochi anni il partito di riferimento di tutti quei cittadini che non vogliono più stare con gli occhi bendati e che si riconoscono appunto in modo integrale e radicale nei principi della nostra Costituzione, primi fra tutti i principi di uguaglianza e legalità.

&lt;p&gt;
VOGLIAMO quindi passare al più presto – e vogliamo farlo ora che abbiamo sufficiente credibilità e forza politica – ad una nuova fase in cui l’originaria Idv da “soggetto esclusivo” diventi promotrice di un nuovo “soggetto plurale”, aperto a tutte le persone per bene e di buona volontà. Anzi, tutto questo lo stiamo già facendo come dimostrano le recenti candidature alle elezioni politiche ed europee e come stanno dimostrando le candidature alle prossime elezioni regionali.

&lt;p&gt;
Stiamo lavorando per la costruzione di un “soggetto politico” in cui il partito “Italia dei Valori” - spersonalizzato nel tempo anche del mio nome – faccia da riferimento e catalizzatore per coloro che si avvicinano per la prima volta alla politica, ma anche per coloro che l’hanno già fatto e sono rimasti con le mani pulite. Sì, qui dobbiamo capirci: non tutti quelli che si definiscono “componenti della società civile” sono da prendere a modello (alcuni sono davvero impresentabili) e, viceversa, non tutti coloro che hanno già fatto politica sono da buttare (altrimenti faremmo un’ingenerosa di “tutt’erba un fascio” solo perché hanno militato in precedenti partiti).

&lt;p&gt;
PER FARE dell’Italia dei Valori il partito di riferimento – dell’opposizione oggi, dell’alternativa domani – abbiamo dato vita ad una seria “fase costituente” con l’obiettivo di avviare il nostro partito ad una completa spersonalizzazione   dello stesso. Fase costituente che si svilupperà (anzi, si sta già sviluppando) attraverso regolari e partecipati congressi, come si usa in tutte le moderne democrazie. La procedura prevede due fasi: dapprima individuazione e coinvolgimento della “base elettorale del partito”, quindi i congressi (nazionale e territoriali), in cui – proprio come dici tu, Paolo – tutti i vertici andranno rinnovati (o – consentirai – confermati, se la “rinnovata base” li riterrà ancora degni di fiducia).

&lt;p&gt;
CHIUNQUE voglia partecipare a questa fase congressuale può iscrivere il proprio nominativo nella nostra “anagrafe della base” entro la data delle prossime elezioni regionali (29 marzo 2010), accettarne i regolamenti e riconoscersi nel codice etico di cui ognuno può prendere visione sul sito Internet www.italiadeivalori.it. Inoltre il 5, 6, 7 febbraio prossimo terremo un Congresso nazionale straordinario di Idv con lo scopo sia di approvare il “programma politico” di riferimento sia di eleggere i massimi organi nazionali del partito secondo le regole statutarie che potranno essere visionate nel sito Internet del partito. 
&lt;p&gt;Abbiamo anche aperto il partito ai circoli e alle associazioni che – pur volendo mantenere la loro individualità – vogliono avviare con noi una proficua interlocuzione politica ed una comune azione programmatica.
&lt;p&gt; Da subito, abbiamo dato vita ai Dipartimenti tematici e quello sul lavoro è diventato oramai un punto di riferimento certo per tanti lavoratori e giovani senza lavoro né ammortizzatori sociali.

&lt;p&gt;
Abbiamo messo al primo posto della nostra azione politica le battaglie per la difesa della Costituzione (anche raccogliendo un milione di firme contro il famigerato “Lodo Alfano”) e per la tutela dei diritti civili.

&lt;p&gt;
Inoltre abbiamo avviato le procedure per la raccolta delle firme per due richieste di referendum al fine di abrogare la legge che prevede l’installazione di centrali nucleari e la legge che prevede la privatizzazione dell’acqua (almeno l’acqua che beviamo e l’aria che respiriamo vogliamo che restino diritti universali acquisiti e non a beneficio solo di chi può permettersi di pagare). 
&lt;p&gt;Insomma e in conclusione, caro Paolo: l’Italia dei Valori sta già facendo ciò che tu gli hai chiesto di fare. Se vuoi, partecipa anche tu e aiutaci a costruire il partito nel miglior modo possibile perché, come tu sai bene, sugli spalti tutti si sentono arbitri e allenatori ma poi la partita la vincono o la perdono coloro che stanno in campo. Se vuoi aiutarci a vincere, scendi in campo anche tu!&lt;br /&gt;
 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=P395K&quot;&gt;Il Fatto Quotidiano&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica  [youtube]</title>
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  <updated>2009-12-31T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>475068</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Palazzo del Quirinale, 31/12/2009. 
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=wJjHZafYiOw&quot;&gt;Il Quirinale.it/youtube.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica. </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/12/31/giorgio-napolitano/messaggio-di-fine-anno-del-presidente-della-repubblica/475067"></link>
  <updated>2009-12-31T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>475067</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Palazzo del Quirinale, 31/12/2009.
&lt;p&gt;




Nel rivolgervi, mentre sta per concludersi il 2009, il più cordiale e affettuoso augurio, vorrei provarmi a condividere con voi qualche riflessione sul difficile periodo che abbiamo vissuto e su quel che ci attende. Un anno fa, molto forte era la nostra preoccupazione per la crisi finanziaria ed economica da cui tutto il mondo era stato investito. La questione non riguardava solo l'Italia, ma avevamo motivi particolari di inquietudine per il nostro paese.

&lt;p&gt;
Oggi, a un anno di distanza, possiamo dire che un grande sforzo è stato compiuto e che risultati importanti sono stati raggiunti al livello mondiale: non era mai accaduto nel passato, in situazioni simili, che i rappresentanti degli Stati più importanti, di tutti i continenti, si incontrassero così di frequente, discutessero e lavorassero insieme per cercare delle vie d'uscita nel comune interesse, e per concordare le decisioni necessarie. Proprio questo è invece accaduto nel corso dell'ultimo anno. L'Italia - sempre restando ancorata all'Europa - ha dato il suo apprezzato contributo, con il grande incontro del luglio scorso a L'Aquila, e ha per suo conto compiuto un serio sforzo.

&lt;p&gt;
Dico questo, vedete, guardando a quel che si è mosso nel profondo del nostro paese. Perché, lo so bene, abbiamo vissuto mesi molto agitati sul piano politico, ma ciò non deve impedirci di vedere come si sia operato in concreto da parte di tutte le istituzioni, realizzandosi, nonostante i forti contrasti, anche momenti di impegno comune e di positiva convergenza. Nello stesso tempo, nel tessuto più ampio e profondo della società si è reagito alla crisi con intelligenza, duttilità, senso di responsabilità, da parte delle imprese, delle famiglie, del mondo del lavoro.

Perciò guardiamo con fiducia, con più fiducia del 31 dicembre scorso, al nuovo anno.

&lt;p&gt;
Non posso tuttavia fare a meno di parlare del prezzo che da noi, in Italia, si è pagato alla crisi e di quello che ancora si rischia di pagare, specialmente in termini sociali e umani.C'è stata una pesante caduta della produzione e dei consumi ; ce ne stiamo sollevando; si è confermata la vocazione e intraprendenza industriale dell'Italia; ma ci sono state aziende, soprattutto piccole e medie imprese, che hanno subito colpi non lievi; e a rischio, nel 2010, è soprattutto l'occupazione. Si è fatto non poco per salvaguardare il capitale umano, per mantenere al lavoro forze preziose anche nelle aziende in difficoltà, e si è allargata la rete delle misure di protezione e di sostegno; ma hanno pagato, in centinaia di migliaia, i lavoratori a tempo determinato i cui contratti non sono stati rinnovati e le cui tutele sono rimaste deboli o inesistenti; e indubbia è oggi la tendenza a un aumento della disoccupazione, soprattutto di quella giovanile.

&lt;p&gt;
Vengono così in primo piano antiche contraddizioni, caratteristiche dell'economia e della società italiana. Dissi da questi schermi un anno fa: affrontiamo la crisi come grande prova e occasione per aprire al Paese nuove prospettive di sviluppo, facendo i conti con le insufficienze e i problemi che ci portiamo dietro da troppo tempo - dalla crisi deve e può uscire un'Italia più giusta. Ebbene, questo è il discorso che resta ancora interamente aperto, questo è l'impegno di fondo che dobbiamo assumere insieme noi italiani.

&lt;p&gt;
Ma come riuscirvi? Guardando con coraggio alla realtà nei suoi aspetti più critici, ponendo mano a quelle riforme e a quelle scelte che non possono più essere rinviate, e facendoci guidare da grandi valori: solidarietà umana, coesione sociale, unità nazionale.

&lt;p&gt;
Parto dalla realtà delle famiglie che hanno avuto maggiori problemi: le coppie con più figli minori, le famiglie con anziani, le famiglie in cui solo una persona è occupata ed è un operaio. Le indagini condotte anche in Parlamento ci dicono che nel confronto internazionale elevato è in Italia il livello della disuguaglianza e della povertà. Le retribuzioni dei lavoratori dipendenti hanno continuato ad essere penalizzate da un'alta pressione fiscale e contributiva; più basso è il reddito delle famiglie in cui ci sono occupati in impieghi &quot;atipici&quot;, comunque temporanei.

&lt;p&gt;
Le condizioni più critiche si riscontrano nel Mezzogiorno e tra i giovani. Sono queste le questioni che richiedono di essere poste al centro dell'attenzione politica e sociale, e quindi dell'azione pubblica. L'economia italiana deve crescere di più e meglio che negli ultimi quindici anni: ecco il nostro obbiettivo fondamentale. E perché cresca in modo più sostenuto l'Italia, deve crescere il Mezzogiorno, molto più fortemente il Mezzogiorno. Solo così, crescendo tutta insieme l'Italia, si può dare una risposta ai giovani che s'interrogano sul loro futuro.

&lt;p&gt;
C'è una cosa che non ci possiamo permettere: correre il rischio che i giovani si scoraggino, non vedano la possibilità di realizzarsi, di avere un'occupazione e una vita degna nel loro, nel nostro paese. Ci sono nelle nuove generazioni riserve magnifiche di energia, di talento, di volontà : ci credo non retoricamente, ma perché ho visto di persona come si manifestino in concreto quando se ne creino le condizioni.

&lt;p&gt;
Ho visto la motivazione, ho visto la passione di giovani, tra i quali molte donne, che quest'anno mi è accaduto di incontrare nei laboratori di ricerca; la motivazione e l'orgoglio dei giovani specializzati che sono il punto di forza di aziende di alta tecnologia ; la passione e l'impegno che si esprimono nelle giovani orchestre concepite e guidate da generosi maestri. E penso alla motivazione e alla qualità dei giovani che si preparano alle selezioni più difficili per entrare in carriere pubbliche come la magistratura. Certo, sono queste le energie giovanili che hanno potuto prendere le strade migliori ; e tante sono purtroppo quelle che ancora si dibattono in una ricerca vana. Ma ho fiducia nell'insieme delle nuove generazioni che stanno crescendo ; a tutti i giovani la società e i poteri pubblici debbono dare delle occasioni, e in primo luogo debbono garantire l'opportunità decisiva di formarsi grazie a un sistema di istruzione più moderno ed efficiente, capace di far emergere i talenti e di premiare il merito.

&lt;p&gt;
Più crescita, più sviluppo nel Mezzogiorno, più futuro per i giovani, più equità sociale. Sappiamo che a tal fine ci sono riforme e scelte da non rinviare : proprio negli scorsi giorni il governo ne ha annunciato due su temi molto impegnativi, la riforma degli ammortizzatori sociali e la riforma fiscale. La prima è chiamata in particolare a dare finalmente risposte di sicurezza e tutela a coloro che lavorano in condizioni di estrema flessibilità e precarietà. La riforma annunciata per il fisco, è poi assolutamente cruciale; in quel campo, è vero, non si può più procedere con &quot;rattoppi&quot;, vanno presentate e dibattute un'analisi e una proposta d'insieme. E in quel dibattito si misurerà anche una rinnovata presa di coscienza del problema durissimo del debito dello Stato. Intanto, il Parlamento si è impegnato a riordinare la finanza pubblica con la legge sul federalismo fiscale e a regolarla con un nuovo sistema di leggi e procedure di bilancio. Due riforme già votate, su cui il Parlamento è stato largamente unito.

&lt;p&gt;
E vengo alle riforme istituzionali, e alla riforma della giustizia, delle quali tanto si parla. Ho detto più volte quale sia il mio pensiero; sulla base di valutazioni ispirate solo all'interesse generale, ho sostenuto che anche queste riforme non possono essere ancora tenute in sospeso, perché da esse dipende un più efficace funzionamento dello Stato al servizio dei cittadini e dello sviluppo del paese. Esse dunque non sono seconde alle riforme economiche e sociali e non possono essere bloccate da un clima di sospetto tra le forze politiche, e da opposte pregiudiziali. La Costituzione può essere rivista - come d'altronde si propone da diverse sponde politiche - nella sua Seconda Parte. Può essere modificata, secondo le procedure che essa stessa prevede. L'essenziale è che - in un rinnovato ancoraggio a quei principi che sono la base del nostro stare insieme come nazione - siano sempre garantiti equilibri fondamentali tra governo e Parlamento, tra potere esecutivo, potere legislativo e istituzioni di garanzia, e che ci siano regole in cui debbano riconoscersi gli schieramenti sia di governo sia di opposizione.

&lt;p&gt;
Ho consigliato misura, realismo e ricerca dell'intesa, per giungere a una condivisione quanto più larga possibile, come ha di recente e concordemente suggerito anche il Senato. Voglio esprimere fiducia che in questo senso si andrà avanti, che non ci si bloccherà in sterili recriminazioni e contrapposizioni.

&lt;p&gt;
Il nuovo slancio di cui ha bisogno l'Italia, per andare oltre la crisi, verso un futuro più sicuro, richiede riforme, richiede convinzione e partecipazione diffuse in tutte le sfere sociali, richiede recupero di valori condivisi. Valori di solidarietà: e il paese, in effetti, se ne è mostrato ricco in quest'anno segnato da eventi tragici e dolorosi, da ultimo sconvolgenti alluvioni. Se ne è mostrato ricco stringendosi con animo fraterno alle popolazioni dell'Aquila e dell'Abruzzo colpite dal terremoto, o raccogliendosi commosso attorno alle famiglie dei caduti in Afganistan, e come sempre impegnandosi generosamente in molte buone cause, quelle del volontariato, della fattiva e affettuosa vicinanza ai portatori di handicap, ai più poveri, agli anziani soli, e del sostegno alla lotta contro le malattie più insidiose di cui soffrono anche tanti bambini.

&lt;p&gt;
E' necessario essere vicini a tutte le realtà in cui si soffre anche perché ci si sente privati di diritti elementari : penso ai detenuti in carceri terribilmente sovraffollate, nelle quali non si vive decentemente, si è esposti ad abusi e rischi, e di certo non ci si rieduca.

&lt;p&gt;
Solidarietà significa anche comprensione e accoglienza verso gli stranieri che vengono in Italia, nei modi e nei limiti stabiliti, per svolgere un onesto lavoro o per trovare rifugio da guerre e da persecuzioni: le politiche volte ad affermare la legalità, e a garantire la sicurezza, pur nella loro severità, non possono far abbassare la guardia contro razzismo e xenofobia, non possono essere fraintese e prese a pretesto da chi nega ogni spirito di accoglienza con odiose preclusioni. Anche su questo versante va tutelata la coesione, e la qualità civile, della società italiana.

&lt;p&gt;
Qualità civile, qualità della vita: aspetti, questi, da considerare essenziali per valutare la condizione di una società, il benessere e il progresso umano. Contano sempre di più fattori non solo di ordine materiale ma di ordine morale, che danno senso alla vita delle persone e della collettività e ne costituiscono il tessuto connettivo.

&lt;p&gt;
E' necessario che si riscoprano e si riaffermino valori troppo largamente ignorati e negati negli ultimi tempi. Più rispetto dei propri doveri verso la comunità, più sobrietà negli stili di vita, più attenzione e fraternità nei rapporti con gli altri, rifiuto intransigente della violenza e di ogni altra suggestione fatale che si insinua tra i giovani.

&lt;p&gt;
Considero importante il fatto che nel richiamo alla solidarietà e ai valori morali incontriamo la voce e l'impegno di religiosi e di laici, della Chiesa e del mondo cattolico. Così come nel discorso su una nuova concezione dello sviluppo - che tenga conto delle lezioni della crisi recente e dell'allarme per il clima e per l'ambiente - ritroviamo l'ispirazione e il pensiero del Pontefice. Vedo egualmente sentita da quel mondo l'esigenza dell'unità della nazione italiana.

&lt;p&gt;
In realtà, non è vero che il nostro paese sia diviso su tutto : esso è più unito di quanto appaia se si guarda solo alle tensioni della politica. Tensioni che è mio dovere sforzarmi di attenuare. E' uno sforzo che mi auguro possa dare dei frutti, come è sembrato dinanzi a un episodio grave, quello dell'aggressione al Presidente del Consiglio: si dovrebbero ormai, da parte di tutti, contenere anche nel linguaggio pericolose esasperazioni polemiche, si dovrebbe contribuire a un ritorno di lucidità e di misura nel confronto politico.
&lt;p&gt;

Io posso assicurarvi che sono deciso a perseverare nel mio impegno per una maggiore unità della nazione: un impegno che richiede ancora tempo e pazienza, ma da cui non desisterò.

&lt;p&gt;
Anche perché nulla è per me come Presidente di tutti gli italiani più confortante che contribuire alla serenità di tutti voi. Mi hanno toccato le parole del comandante di un contingente dei nostri cari militari impegnati in missioni all'estero. Mi ha detto - dieci giorni fa in videoconferenza per gli auguri di Natale - che lui e i suoi &quot;ragazzi&quot; traggono serenità dai miei messaggi quando gli giungono attraverso la televisione.

&lt;p&gt;
Sì, hanno bisogno di maggiore serenità tutti i cittadini in tempi difficili come quelli attuali, lavoratori, disoccupati, giovani alle prese con problemi assillanti, quanti sono all'opera per rilanciare la nostra economia, e quanti servono con scrupolo lo Stato, in particolare le forze armate chiamate a tutelare la pace e la stabilità internazionale, o le forze dell'ordine che combattono con crescente successo le organizzazioni criminali.

&lt;p&gt;
E a questo bisogno debbono corrispondere tutti coloro che hanno responsabilità elevate nella politica e nella società.

&lt;p&gt;
Serenità e speranza sento di potervi trasmettere oggi. Speranza guardando all'Italia che ha mostrato di volere e saper reagire alle difficoltà. Speranza guardando al mondo, per quanto turbato e sconvolto da conflitti e minacce, tra le quali si rinnova, sempre inquietante, quella del terrorismo. Speranza perché nuove luci per il nostro comune futuro sono venute dall'America e dal suo giovane Presidente, sono venute da tutti i paesi che si sono impegnati in un grande processo di cooperazione e riconciliazione, sono venute dalla nostra Europa, che ha scelto di rafforzare, con nuove istituzioni, la sua unità e rilanciare il suo ruolo, offrendo l'esempio della nostra pace nella libertà.

&lt;p&gt;
Questo è il mio messaggio e il mio augurio per il 2010, a voi italiane e italiani di ogni generazione e provenienza che salutate il nuovo anno con coloro che vi sono cari o lo salutate lontano dall'Italia ma con l'Italia nel cuore.

&lt;p&gt;
Ancora buon anno a tutti&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&amp;key=1758&quot;&gt;Il Quirinale.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rosy BINDI: «Berlusconi non faccia la vittima, è uno degli artefici del clima violento»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/12/14/rosy-bindi/%C2%ABberlusconi-non-faccia-la-vittima-%C3%A8-uno-degli-artefici-del-clima-violento%C2%BB-intervista/474466"></link>
  <updated>2009-12-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>474466</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) - Vicepres. Camera  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Nel &quot;buen retiro&quot; della sua casa di Sinalunga, Rosy Bindi scorre i flash di agenzia sull'aggressione al premier. E' da poco tornata dalla messa delle cinque ed ha appena finito di ragionare sulla proposta di Casini, «efficace solo se viene presentata come alternativa di governo con una proposta programmatica e sociale». Ma di fronte alla piega improvvisa che la giornata politica sta subendo, ragiona sconsolata: «Ci mancava pure questa. Sia ben chiaro, questa intervista deve aprirsi con la solidarietà a Berlusconi e con la condanna del gesto. Resta il fatto che tra gli artefici di questo clima c'è anche Berlusconi, non può sentirsi la vittima. Questi gesti vanno sempre condannati, mai giustificati. Qualche volta però sono spiegabili. Certo, se si continua a dividere questo paese, alla fine...».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dunque aveva visto giusto Di Pietro sul rischio di scontri in piazza per un clima di odio alimentato dal premier?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Motivi di esasperazione ce ne sono molti, legati alla crisi economica che alcuni pagano con prezzi altissimi. La sensazione più diffusa è che non sai più a chi rivolgerti, non sai più chi ti tutela. C'è perfino una rottura in parte creata ad arte del movimento sindacale. E poi c'è uno scontro politico che si porta dietro sicuramente frange estremiste o persone che perdono la testa, ma chi ha più responsabilità fa di tutto per dividere il paese. Sbagliano i contestatori, non si disturbano le piazze degli altri, è anche vero che c'è modo e modo per zittire le persone. E anche oggi il premier ha mantenuto toni duri, mancava solo la frase &quot;e per tutto questo ora andiamo al voto».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il Cavaliere dice di voler continuare a governare. Allora perchè un leader prudente come Casini si spinge così avanti? Sarà perchè il voto anticipato è un esito su cui nessuno più dubita?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Può essere un segnale del tipo &quot;se hai intenzione di tirare la corda, sappi che...&quot;. Certo le opposizioni sono pronte a reagire se il premier vuole elezioni per cambiare la Costituzione. Berlusconi a Milano non ha fatto altro che confermare il messaggio che siccome lui ha il consenso popolare nessuno lo può fermare».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma quanto potrebbe durare un esecutivo con Casini e Di Pietro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Questo è il punto. E poi sia ben chiaro, non è il premier che decide se si va a votare. E il Pd starà molto attento alle decisioni del Quirinale: saremo disponibili a collaborare per rendere effettivo il dettato della Costituzione che le Camere le scioglie il Capo dello Stato».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi è vero, secondo lei, che in cinque minuti si trova una maggioranza in Parlamento per un governo istituzionale.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«No, non è così. Mi pare ve ne siano troppe di situazioni da definire e grazie a Dio al Quirinale c'è una persona saggia».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Ma esiste o no qualche controindicazione nel far nascere un Fronte democratico &quot;antiSilvio&quot;?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E' un primo passo che considero indispensabile, ma non scontato, tutto da costruire e comunque non sufficiente. Il paese sta attraversando una forte crisi sociale ed economica. Quindi la soluzione della crisi democratica deve essere funzionale alla soluzione della crisi sociale. L'Alleanza per la democrazia trova il consenso se ha la forza dell'alternativa programmatica. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;i&gt;Non si può dire ai disoccupati &quot;vieni con noi a salvare la democrazia del paese&quot; senza dirgli come saremo in grado di ridargli il lavoro&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei dà per scontato che gli elettori di Casini lo seguano se va con la sinistra e che i vostri militanti votino per Casini premier?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non penso agli organigrammi e mantengo due punti fermi. Il bipolarismo e il Pd come partito plurale, non come sinistra. Anche il sistema politico da troppi anni non si assesta perché deve pensare alle emergenze. Tradotto, il Pd non ha nessuna intenzione di ereditare il complesso dei &quot;Figli di un Dio minore&quot; della sinistra che per vincere bisogna che qualcun altro ci copra al centro».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma questa esigenza non si scontra con un'alleanza con l'Udc?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«No, ci alleiamo come partito di centrosinistra, non andiamo a costruire il centrosinistra con il &quot;trattino&quot;. Il Pd non può perdere la sua natura nel fare questa operazione. E Casini sa che in questo caso non può mantenere una politica dei &quot;due forni&quot;. E aggiungo che questa è un'occasione, non per rinnegare il bipolarismo, ma per costruirne uno più europeo. Dunque per il Pd è una sfida. Vorrei rassicurare Veltroni: non ho intenzione di perdere l'Ulivo per strada, per me difendere il futuro democratico del paese significa anche difendere il nostro progetto politico».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=ORRUK&quot;&gt;La Stampa - Carlo Bertini&lt;/a&gt;</summary>
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