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  <title>Openpolis - Argomento: Cei</title>
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  <updated>2010-12-30T00:00:00Z</updated>
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  <title>Maria Antonietta FARINA COSCIONI: Tutti in coda disperatamente, al mercato dei valori, ma non a quello dei diritti</title>
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  <updated>2010-12-30T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>549423</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
E’ significativo – amaramente significativo – che un gruppo di parlamentari di “Futuro e libertà” abbia sentito l’esigenza di assicurare che il neo-partito di Gianfranco Fini pur se laico è alieno da simpatie e rischi di “fondamentalismo laicista”; e che si abbia cura di specificare cosa si intenda per “fondamentalismo laicista”: i diritti e le facoltà che possono riguardare i vari aspetti, anche quelli più laceranti e dolorosi, della nostra vita. 
&lt;p&gt;Nella loro foga di apparire ed essere più affidabili agli occhi delle gerarchie vaticane, cioè più clericali dei clericali stessi, si abbandonano ad affermazioni come “dobbiamo essere vigili rispetto alle trappole del relativismo etico”; e non trovano di meglio che citare il presidente della CEI Angelo Bagnasco, a proposito di quello che viene definito “lento suicidio demografico”, e che altro non è se non la procreazione responsabile e frutto di amore consapevole, in luogo del “crescete e moltiplicatevi” che non per un caso è la cifra di tutti i totalitarismi di ieri e di oggi.
&lt;p&gt;Ai tanti difensori, a parole, della vita, va ricordato che da una parte c’è la comunità dei credenti, che – come certificano tutti i sondaggi demoscopici – è in sintonia con le proposte radicali, laiche e liberali per allargare la sfera delle possibilità, dei diritti e delle facoltà; dall’altra ci sono i patetici tentativi di accreditarsi presso gerarchie vaticane che vogliono imporre obblighi e divieti, e contemporaneamente passano – letteralmente – all’incasso, in un simoniaco mercato. &lt;br /&gt;
In questa loro rincorsa a chi è più clericale, fanno un doppio errore: si illudono di coprire uno spazio già stato occupato – e con maggior profitto da entrambe le parti – dal PdL; dall’altra deludono speranze e aspettative di quell’elettorato laico e moderato che certamente non può riconoscersi in Silvio Berlusconi e nel berlusconismo, e neppure in quella parte del FLI rappresentato dagli otto parlamentari firmatari della lettera al “Corriere della Sera”. &lt;br /&gt;
Ben presto si accorgeranno che la concorrenza ai Maurizio Sacconi, alle Eugenie Roccelle, alle Paole Binetti e ai Luca Volonté non paga. Anzi, ne saranno le prime vittime.
 &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://notizie.radicali.it/articolo/2010-12-30/editoriale/tutti-coda-disperatamente-al-mercato-dei-valori-ma-non-quello-dei-dir&quot;&gt;Notizie Radicali&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Ignazio Roberto Maria MARINO: «Si riapra la discussione sulla legge 40»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/10/05/ignazio-roberto-maria-marino/%C2%ABsi-riapra-la-discussione-sulla-legge-40%C2%BB/546552"></link>
  <updated>2010-10-05T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>546552</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Merci da Sophie, felicidades da Diego, congratulations da Yuan e Xinwen. Anche dall'Italia: «Grazie Mr. Edwards, se abbiamo ancora una piccola speranza di diventare genitori è solo grazie a lei». Firmato: «Una coppia infertile». 
&lt;p&gt;La scelta svedese di premiare lo scienziato inglese Robert Edwards, padre putativo di oltre 4 milioni di bambini nati grazie alla fecondazione in vetro negli ultimi trent'anni, suscita entusiasmo. Non nel Vaticano. E nel nostro Paese è perplessa parte del mondo cattolico, dall'Associazione Scienza &amp; Vita al sottosegretario Roccella. 
&lt;p&gt;Così, l'attribuzione del Premio Nobel riapre il dibattito sulla Legge 40 che regola la fecondazione assistita. Forse, un segno del destino.
&lt;p&gt;
Nel 1968, quando il progetto partì a Cambridge, si parlò di scandalo e atto contro natura, si predisse un fallimento, si faticò a reperire i finanziamenti. Oggi, lo si definisce all'unanimità progresso. 
&lt;p&gt;In Italia la Legge 40, è stata approvata dopo un braccio di ferro politico nel 2004 ed è sopravvissuta a un referendum che vide in prima linea la Cei allora guidata da Ruini. E una delle più controverse e restrittive nel settore. Vieta la fecondazione eterologa, la donazione di ovociti, il ricorso da parte di single e gay.
&lt;p&gt; Circa 10mila coppie all'anno hanno scelto il «turismo riproduttivo» rivolgendosi ad accoglienti strutture svizzere, spagnole, belghe, slovacche. 
&lt;p&gt;Come previsto da molti medici, la Legge 40 è già stata sconfessata in sede giudiziaria. Nel 2009 la Corte Costituzionale ha bocciato il divieto di crioconservazione dell'embrione e abolito il correlato limite di tre embrioni da impiantare insieme.
&lt;p&gt;
Norma pericolosa, hanno ritenuto i giudici, per la salute della donna e del feto. Maggiore potere decisionale spetta ai medici, spesso impegnati a seguire gravidanze multiple, a rischio, in età non giovanissima. 
&lt;p&gt;Irrisolta la cruciale questione della diagnosi preimpianto che consente di individuare malattie genetiche o ereditarie: il divieto è stato bocciato da Tar e tribunali di merito, ma servono nuove linee guida. 
&lt;p&gt;Ieri è stato Ignazio Marino, presidente della commissione parlamentare d'inchiesta su Ssn a riaprire le danze: &lt;br /&gt;
«Se sono normali i controlli prima di una gravidanza per individuare eventuali malattie, perché in uno Stato laico non dovrebbe essere normale, con lo stesso obiettivo, la diagnosi preimpianto? Interveniamo prima dei tribunali».
&lt;p&gt; La Radicale Donatella Poretti invita «moralisti e bigotti» a riflettere su una scienza che «amplia la libertà di scelta delle persone». 
&lt;p&gt;E Rita Levi Montalcini plaude a «un premio ben meritato per un lavoro scientifico di fondamentale importanza per il progresso della biomedicina».

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=UETFX&quot;&gt;L'Unità - Federica Fantozzi &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>SALVATORE SORBELLO: Appello alla mobilitazione dei cattolici: &quot;Cominciamo dall'ambiente&quot; </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/08/14/salvatore-sorbello/appello-alla-mobilitazione-dei-cattolici-cominciamo-dallambiente/506008"></link>
  <updated>2010-08-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>506008</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Siracusa (SR) (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il consigliere comunale del Pdl sprona i laici cristiani di Siracusa.
Appello alla mobilitazione dei cattolici


&lt;p&gt;

Siracusa - “Una nuova stagione politica dei laici cristiani siracusani deve partire dal territorio perché, con responsabilità e dedizione verso la politica come importante dimensione della carità sociale, siano promosse la giustizia, l'onestà e la difesa dei veri e autentici valori, come la salvaguardia della vita umana, del matrimonio e della famiglia”.

&lt;p&gt;
Salvo Sorbello prende spunto dall’appello lanciato dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo Bagnasco, a quanti hanno responsabilità politiche e istituzionali nei confronti del “bene comune”, per riflettere sull’impegno dei credenti nell’attuale realtà sociale siracusana e per invitare i cattolici siracusani ad alzare la testa.

&lt;p&gt;
“Proprio nel momento in cui anche autorevoli dirigenti finiani di Futuro e Libertà sostengono tesi assolutamente non condivisibili su temi etici di fondamentale importanza, come l’eutanasia e le coppie gay, è essenziale evitare che i cattolici siano emargina­ti – afferma il consigliere comunale del Pdl - quindi, anche a Siracusa, serve una testimonianza di cattolici tosti e generosi, una presenza stimolante che metta in campo, con coraggio e coerenza, pro­poste, azioni e movimenti. Penso ad esempio all’attuazione del quoziente familiare, che consentirebbe alle famiglie siracusane di pagare meno tasse ed avere migliori servizi dagli enti locali”.

&lt;p&gt;
Da presidente della commissione urbanistica, Sorbello non sfugge ai temi che stanno caratterizzando lo scontro politico in questi ultimi mesi e ammette che particolare impegno dovrà essere profuso per la salvaguardia dell’ambiente, “pensando soprattutto alle generazioni future, che non devono ricevere in eredità territori saccheggiati”.

&lt;p&gt;
“L’ambiente è un bene collettivo –aggiunge - e anche nella nostra realtà locale è purtroppo esposto a seri rischi da scelte che possono ulteriormente degradarlo, dopo le gravissime deturpazioni del passato”.

&lt;p&gt;
Per l’esponente del Pdl occorre, anche a Siracusa, “liberare energie nuove, impegnate nel sociale, in grado di rinnovare un sistema politico bloccato dalla partito­crazia, che ci porta sì a vo­tare democraticamente, ma, to­gliendoci la possibilità di espri­mere la preferenza, ci obbliga a vedere in Parlamento (e non solo) persone scelte dalle segreterie dei partiti”.

&lt;p&gt;
Poi, l’appello finale con cui Salvo Sorbello invita i cristiani a non smobilitare: “anche la provincia di Siracusa, che tanti consensi attribuiva alla Democrazia Cristiana, ha bisogno, forse più di ieri, dalla loro presenza”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.giornaledisiracusa.it/politica/16403-appello-alla-mobilitazione-dei-cattolici-sorbello-qcominciamo-dallambienteq.html?tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;www.giornaledisiracusa.it - Damiano Chiaramonte&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco BELTRANDI: Rai. Beltrandi: preti pedofili. La Rai fornisce una informazione lacunosa, preferendo organizzare un invio di sms di solidarietà al Papa. Interrogazione urgente a Masi</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/06/02/marco-beltrandi/rai-beltrandi-preti-pedofili-la-rai-fornisce-una-informazione-lacunosa-preferendo-organizzare-un-invio-di-sms-di-solidariet%C3%A0-al-papa-interrogazione-urgente-a-masi/501048"></link>
  <updated>2010-06-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>501048</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La storia dei preti pedofili e delle omertà del Vaticano è un caso in cui la Rai sta svolgendo un ruolo contrario alla sua missione. Rischia di confondere lo spettatore. La denuncia di un crimine odioso - gli abusi sui minori commessi dai preti - è diventata altro: un vero e proprio plebiscito in favore del Papa
Tutto ciò mentre nel resto del mondo si sono levate alte le voci di chi invoca giustizia (terrena, non divina), chiedendo esplicitamente l’arresto del Papa.
Persino in Italia, pochi giorni fa, in seguito all’emergere di fatti raccapriccianti che riguardano preti pedofili e Vescovi complici, hanno costretto il  Cardinal Bagnasco, dopo un lungo silenzio più simile all’omertà che alla discrezione, durante la conferenza stampa conclusiva dell’assemblea generale della Cei, a precisare: “E’ possibile che ci siano in Italia casi di vescovi che hanno insabbiato accuse contro preti pedofili. Qualora ciò fosse accertato il giudizio della Chiesa è noto: è una cosa di per sè sbagliata e da superare”.
 
Il modo scelto dall’azienda per influenzare gli spettatori è stato al tempo stesso semplice e raccapricciante: l’organizzazione della campagna “Sms al Papa per la solidarietà”   nel programma di Raiuno “A sua immagine”.
Nel corso della trasmissione, la Rai ha attivato un numero telefonico  per raccogliere sms di solidarietà da consegnare a Benedetto XVI. Se l’iniziativa fosse stata lanciata da Radio Maria, nessuno (forse) ci avrebbe trovato nulla di strano.
 
Ma qui si tratta della Tv di Stato, che dovrebbe offrire un servizio pubblico informativo, non diventare sponsor  di una delle parti in gioco. La differenza è abissale e sembra anche incredibile doverla sottolineare. Ratzinger è il capo della Chiesa cattolica, un’istituzione che si è macchiata di un lunghissimo silenzio  sui numerosi casi di pedofilia all’interno del clero grazie all’insabbiamento sistematico, al trasferimentio dei colpevoli in altre diocesi, dove potevano continuare indisturbati a compiere i loro delitti, alla mancata collaborazione con la giustizia italiana e internazionale.
 
La Rai prima si è distinta per un’informazione carente poi, quando dall’estero sono giunte informazioni non equivocabili, ha organizzato  plebisciti mediatici per  manipolare la percezione  della realtà dei fatti.
 
Questo non è servizio pubblico, e di ciò ho chiesto spiegazioni al Direttore generale Masi rivolgendogli  un’interrogazione urgente.
 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=157788&quot;&gt;www.radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco BELTRANDI: Informazione. Bagnasco chiede una informazione da Stato etico</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/01/24/marco-beltrandi/informazione-bagnasco-chiede-una-informazione-da-stato-etico/475392"></link>
  <updated>2010-01-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>475392</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
In merito alle dichiarazioni rilasciate ieri dal Vescovo di Genova e Presidente della Cei Angelo Bagnasco sui criteri che dovrebbero guidare i media nella scelta delle notizie: “In primo luogo per decidere se un’informazione è notiziabile si dovrebbe valutare se è strettamente necessaria, in secondo luogo se è utile, poi c’è un terzo livello, quello che è buono e positivo”
&lt;p&gt;
“E’ bene che non passino sotto silenzio le dichiarazioni rilasciate ieri dal Presidente della CEI Angelo Bagnasco sui criteri che a suo dire dovrebbero seguire i media nella selezione delle notizie da dare al pubblico.
&lt;p&gt;
E’ del tutto evidente infatti che una informazione che seguisse i criteri indicati da Angelo Bagnasco sarebbe in netta violazione della deontologia e libertà giornalistica e propri di uno Stato Etico che pretenda di imporre una concezione monopolistica dell’etica.
&lt;p&gt;
Vero è che in Italia c’è un eccesso sempre maggiore e anomalo rispetto a quanto accade in paesi di cronaca nera nei telegiornali scapito di temi di maggior rilievo pubblico, ma il rimedio indicato da Bagnasco è peggiore del male che intende denunciare e risolvere.”&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=152024&quot;&gt;www.radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Ferdinando CASINI: «Dalla Lega attacchi odiosi alla Chiesa e i lumbard dettano legge al governo»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/12/09/pier-ferdinando-casini/%C2%ABdalla-lega-attacchi-odiosi-alla-chiesa-e-i-lumbard-dettano-legge-al-governo%C2%BB-intervista/474367"></link>
  <updated>2009-12-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>474367</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: UDC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Devono rinunciare al processo breve.
&lt;p&gt;
«L’attacco della Lega al cardinale Tettamanzi è doppiamente odioso. Per le inaccettabili volgarità rivolte ad un pastore che tanto bene ha fatto alla sua diocesi e alla Chiesa italiana. E per quel malizioso tentativo di dividere la Cei tra buoni e cattivi: la politica non deve permetterselo, figuriamoci se può farlo un partito esperto del rito delle ampolle». 
&lt;p&gt;Pier Ferdinando Casini comincia dalla Lega. Anche perché è convinto del ruolo ormai dominante nel governo. E vede Berlusconi sia sempre più debole nei confronti di Bossi. Per questo il leader Udc avverte: «Alle regionali non potremo fare alleanze laddove le coalizioni sono imperniate sulla Lega e sulla sua cultura».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Non siete stati anche voi in passato alleati della Lega?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ho sempre sostenuto che l’integrazione della Lega nell’area di governo avesse aspetti positivi e non ho cambiato idea. Berlusconi è riuscito a depotenziare alcune spinte separatiste. Ma ora è cambiato il segno del suo rapporto con Bossi. Oggi il peso della Lega è preponderante. Quando l’Udc era nella coalizione di governo, eravamo noi il bilanciamento. Adesso Bossi ha le chiavi del governo e il Pdl è costretto a pagarla concedendole l’appalto esclusivo del Nord».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Insomma, è una questione di potere di coalizione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non solo. È una grande questione politico-culturale. La Lega sta sviluppando con coerenza la propria strategia. Attacca il cardinale di Milano, propone la Cassa integrazione dimezzata per gli immigrati, si fa portabandiera delle ronde, tenta persino di strumentalizzare il crocifisso in una campagna semi-razzista: ma in realtà il suo scopo non è ottenere risultati concreti. La Lega vuole distillare paura nella società. Paura e divisioni viscerali. Per proporsi poi come demiurgo, come soluzione finale».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ha descritto il paradigma del populismo. Ma qual è la risposta? Lei, Fini e Pisanu siete d’accordo, ad esempio, su nuove regole per la cittadinanza. La maggioranza di governo però mi pare chiusa ad ipotesi di riforma.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«La verità è che ormai parole come destra, centro, sinistra sono casacche logore. Siamo davanti ad un bivio di portata storica: la nostra società può rinascere oppure disgregarsi. La politica seria dovrebbe cambiare agenda. L’immigrazione è un fenomeno epocale. Se non costruiremo insieme un nuovo modello di cittadinanza, se non emergerà un senso di Patria condivisa, l’Italia avrà meno sicurezza e meno ricchezza. Non è una questione ideologica: è in gioco il bene comune. Si discutano senza pregiudizi le idee migliori: per quanto mi riguarda, l’idea della cittadinanza a punti del ministro Sacconi mi pare interessante».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Rutelli ha proposto a Fini di rompere con il Pdl e partecipare alla costruzione del nuovo Centro.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non bisogna bruciare i tempi. Sono convinto che ognuno debba tessere la propria tela, poi chi avrà più filo prevarrà. Il nostro compito non è approfondire le contraddizioni tra Berlusconi e Fini, ma proporre con forza ed equilibrio i temi di un’Italia più moderna, più unita, più solidale, più efficiente. Coltivare l’illusione della caduta del governo per un colpo di mano è un’idiozia. Così come è stupido rifugiarsi nell’antiberlusconismo: dopo la piazza viola di sabato scorso e la deposizione di Spatuzza credo che Berlusconi sia più forte, non più debole».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sembra un paradosso il suo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Ma non lo è. La spallata è solo una fuga dalla realtà. Mentre invece la crisi di Berlusconi si manifesta quotidianamente nell’incapacità di governare i processi reali. Guardiamo la legge finanziaria: non c’è nulla per le piccole e medie imprese (salvo la conferma degli ammortizzatori sociali), non c’è nulla di quanto promesso alle famiglie. Tutti i Paesi aggrediscono la crisi. Noi tiriamo a campare sperando che la tempesti passi da sola. Compito di un’opposizione responsabile ed efficace è mostrare al Paese queste contraddizioni e indicare vie diverse. È l’opposizione che fa più male al governo».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma qual è il destino dell’Udc? Una formazione inedita, con personalità di provenienza diversa, sul modello del Kadima israeliano oppure un Centro di ispirazione cristiana?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«L’ho già detto: non vorrei più usare la parola Centro... &lt;br /&gt;
È il momento per ciascuno di noi di liberarci del retaggio ideologico del ventesimo secolo. E di sfidarci sui contenuti nuovi, senza nostalgie. Per questo ho parlato del nostro progetto come di un Partito della Nazione».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Si chiamerà così?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Forse il nome sarà diverso. Ma spero di aver chiarito il senso: politica per noi oggi è ridare slancio un Paese in difficoltà, suscitare un nuovo orgoglio di essere italiani, premiare merito, giovani, innovazione, ricerca, declinare in chiave di modernità l’interesse nazionale. Si può fare questo solo dando una nuova rappresentanza all’Italia moderna e moderata. Fermo restando che alcuni valori di riferimento della nostra identità cristiana restano pilastri sui quali possono riconoscersi credenti e non credenti».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Che giudizio si è fatto della deposizione di Gaspare Spatuzza?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Da cittadino non mi ha convinto. Da politico, ovviamente, penso che i magistrati debbano valutare con serietà e rigore. I pentiti sono delinquenti, non monaci. Ma le loro deposizioni hanno dato frutti importanti nella lotta alle mafie: dunque, toglierei la legge sui pentiti dall’elenco delle riforme prioritarie».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Fin dove arriva la disponibilità dell’Udc sulle recenti proposte di Berlusconi in tema di giustizia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Prima la giustizia smetterà di essere terreno di scontro, meglio sarà per il Paese. Noi con coraggio, visto che siamo all’opposizione, abbiamo cercato di dare una mano per evitare che nello scontro si sfasci anche l’intero sistema».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Avete proposto una mediazione sul legittimo impedimento, che Berlusconi ha in buona parte modificato. E nel frattempo ha tenuto in campo il suo progetto sul processo breve.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Dopo il ddl sul processo breve, un progetto che produrrebbe disastri per il nostro ordinamento, abbiamo fatte proposte per ridurre il danno. In politica a volte il meglio è nemico del bene. Resta la nostra contrarietà ad applicare ai processi in corso le norme-tagliola che vuole Berlusconi. Tuttavia siamo disposti ad affrontare il tema della tutela del premier nello svolgimento del suo mandato: ovviamente non nella nuova formulazione, ma in quella proposta da Vietti. Naturalmente, la disponibilità dell’Udc vale solo se la legge sul processo breve viene abbandonata dalla maggioranza».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sta dicendo che se Berlusconi continuasse nel doppio binario, si interromperebbe il dialogo con l’Udc?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Chi sta in Parlamento non smette di dialogare. Ma, se Berlusconi insisterà sul processo breve, vorrà dire che farà tutto da solo. Noi ci opporremo. E, secondo me, finirà di nuovo in un vicolo cieco».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cosa farete invece sul lodo Alfano in versione legge costituzionale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ci astenemmo già sul lodo Alfano. Di fronte ad un ddl costituzionale sulla temporanea tutela delle alte cariche dello Stato non potremmo che discuterne».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei crede che il confronto bipartisan sulle riforme, avviato in questi giorni in Senato, darà finalmente quei frutti che sono mancati nei quindici anni passati?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«In Senato speravo che si arrivasse ad una vera convergenza, sia pure su documenti di indirizzo. Invece la montagna ha partorito di nuovo un topolino. Per noi dare una mano alle riforme resta un imperativo morale. E non verremo meno all’impegno, sempreché non torni nel Pdl e nel Pd la tentazione di costruire un sistema che tagli fuori gli altri competitori».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Onorevole Casini, cosa pensa delle prime settimane di Bersani come segretario del Pd?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Bersani è una persona seria e per bene. Se fossero tutti Bersani, sarebbe facile un accordo con il Pd. Invece quel partito ha nel suo codice genetico un assemblaggio di idee e di umori così diversi da paralizzarne spesso l’azione. Per questo il Pd si trova ora in balia di Di Pietro, ora della piazza viola, ora delle spinte massimaliste della sinistra. E non sempre riesce ad esprimersi in autonomia».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Intanto, dopo l’iniziativa di Rutelli, avete accolto nelle vostre file anche Dorina Bianchi, proveniente dal Pd.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Rispetto il travaglio dei partiti. Ma non posso certo fermare chi in questi giorni sceglie di venire da noi. Non c’è nulla di ostile: è il bipartitismo che sta andando definitivamente in crisi».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sono ancora possibili alleanze Pd-Udc in qualche Regione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Da forza di opposizione quale siamo, abbiamo dato disponibilità ad alleanze periferiche con la sinistra. Ma siccome non siamo un partito trasformista chiediamo alcune discontinuità, sui programmi e sugli uomini. L’alleanza con l’Udc è possibile a fronte di chiare innovazioni. Vedo che Bersani ha difficoltà, che ci sono personalismi che bloccano il Pd. A noi però nessuno può chiederci di fare numero per battere Berlusconi. Peraltro è lo stesso argomento che Berlusconi usa con noi: venite con noi per battere la sinistra. La nostra politica invece è uscire dallo schema duale Berlusconi-antiBerlusconi».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sulla finanziaria però la vostra opposizione al governo è piena.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E ci mancherebbe altro. Il governo ha persino impedito il confronto sugli emendamenti in commissione perché ha paura dei contrasti in seno alla maggioranza. Al Pd però chiedo ora di ridurre gli emendamenti in aula all’essenziale per non dare alibi al governo sulla fiducia e sfidarli in votazioni che Pdl e Lega mostrano di temere».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=OO6XG&quot;&gt;Il Messaggero - Claudio Sardo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Gianfranco FINI: Dopo le elementari cittadinanza a tutti</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/10/29/gianfranco-fini/dopo-le-elementari-cittadinanza-a-tutti/418611"></link>
  <updated>2009-10-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>418611</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Camera   (Lista di elezione: PdL) - Deputato (Gruppo: FLI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Varare anche un &quot;pacchetto integrazione&quot; che riconosca lo status di italiano a chiunque sia nato qui
&lt;p&gt;Per quattro volte il suo intervento è stato interrotto dagli applausi. E un quinto, prolungato, ne ha salutato la conclusione. Al teatro Orione, solo posti in piedi in platea e in galleria, Gianfranco Fini ha conquistato il popolo della Caritas, che negli anni scorsi aveva più volte criticato la durezza contro gli immigrati della legge che porta il suo nome e quello di Bossi. Il presidente della Camera ha detto che, dopo il pacchetto sicurezza, è venuto il momento di varare un “pacchetto integrazione”, condividendo in pieno la richiesta appena avanzata allo stesso tavolo da monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione immigrazione della Conferenza episcopale italiana. 
&lt;p&gt;Quanto alla riforma della cittadinanza Fini spera che presto si trovi un accordo almeno su un punto:&lt;br /&gt;
 concederla ai bimbi nati in Italia e ai minori «dopo che hanno frequentato un intero ciclo scolastico nel nostro paese». &lt;br /&gt;
Uno jus soli dunque «non assoluto, ma temperato». &lt;br /&gt;
I bambini, in particolare, potrebbero diventare italiani a 10-11 anni, dopo le elementari.
&lt;p&gt;
      Il presidente della Camera è partito con una provocazione. Ha letto infatti un testo in cui si parlava di persone puzzolenti, con indosso lo stesso vestito per settimane, i bambini che chiedono l’elemosina e le donne che si attccano ai passanti sul sagrato delle chiese. 
&lt;p&gt;
Così, nel 1912, l’Ispettorato all’immigrazione Usa descriveva gli italiani. Il presidente della Camera ha tirato le orecchie ai giornalisti: «Attenzione ai titoli che fanno nascere i pregiudizi. E’ un dato falso quello secondo cui l’immigrazione abbia fatto aumentare la delinquenza». 
&lt;p&gt;Tra i pregiudizi che stanno attecchendo, c’è quello che gli stranieri prendano più dallo Stato di quello che danno: «Non è vero, ricevono il 2,5 per cento di spesa pubblica e versano di più». Urge «un’azione di controinformazione, essenziale per battere i pregiudizi».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://carta.ilgazzettino.it/MostraOggetto.php?TokenOggetto=926534&amp;Data=20091029&amp;CodSigla=PG&quot;&gt;Il Gazzettino - C.G.&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Mariastella GELMINI: «Voglio un voto per la religione»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/10/14/mariastella-gelmini/%C2%ABvoglio-un-voto-per-la-religione%C2%BB/418235"></link>
  <updated>2009-10-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>418235</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Istruzione Università e Ricerca (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
E' una materia come le altre.
&lt;p&gt;
Non più un semplice giudizio ma un vero voto. Mariastella Gelmini, ministro dell’istruzione, ha deciso: «Chiederò un parere al Consiglio di Stato per evitare eventuali contenziosi, ma la mia opinione rimane ferma: essendo passata la scuola italiana dal giudizio al voto in tutte le materie, non c’è motivo perché questo discorso non debba valere anche per l’insegnamento della religione». 
&lt;p&gt;L’annuncio del ministro su un tema molto caro alla Cei, è stato fatto in occasione della celebrazione dell’ottava Giornata europea dei genitori e della scuola, e ha scatenato una pioggia di polemiche. Le reazioni sono state immediate: opposizione e sindacati dicono no e chiedono piuttosto alla Gelmini di garantire le materie alternative agli studenti che scelgono di non frequentare l’ora di religione.

&lt;p&gt;
E’ partito lancia in resta il sindacato. &lt;br /&gt;
«Nel pieno rispetto del Concordato, l’ora deve rimanere facoltativa. Non può determinare vantaggi di alcun genere, a cominciare dai crediti formativi, e quindi non può essere valutata come le altre materie», dice Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil. E aggiunge: «Il ministro deve garantire la laicità della scuola sancita dalla Costituzione». &lt;br /&gt;
Pantaleo, infine, ricorda che «la Gelmini dovrebbe preoccuparsi del fatto che si continua a negare, per effetto dei tagli pesantissimi ai fondi destinati all’istruzione, il diritto degli studenti ad avvalersi dell’insegnamento alternativo».

&lt;p&gt;
«La Gelmini ricordi che è un ministro della Repubblica e non il portavoce del Vaticano - protesta Piergiorgio Bergonzi, responsabile per la scuola del Pdci -. In uno Stato laico l’ora di religione non dovrebbe neppure esistere».&lt;br /&gt;
 «Il ministro non sa neanche di che cosa parla oppure fa di nuovo e solo propaganda - commentano Manuela Ghizzoni e Maria Coscia, deputate Pd della Commissione cultura di Montecitorio -. Purtroppo il nuovo sistema di valutazione che ha soppresso il principio di un giudizio globale lascia spazio anche a questo tipo di “pensate”. Piuttosto siamo convinte che il Consiglio di Stato rispedirà al mittente la proposta. &lt;br /&gt;
Fra l’altro, la Corte Costituzionale ha già stabilito il principio secondo cui l’ora di religione è facoltativa».

&lt;p&gt;
Rincara la dose la senatrice radicale Donatella Poretti che al ministro assegna «0 in laicità e 10 in clericalismo bigotto e baciapile». E’ sul piede di guerra anche la Rete degli studenti: «L’ora di religione è un residuo medievale e trova spazio solo nei regimi teocratici». Per l’Onda, che definisce la Gelmini «una fondamentalista religiosa», la proposta del ministro «non è in alcun modo accettabile».

&lt;p&gt;
Sul voto in religione il ministro Gelmini si era pronunciata già un mese fa: «Credo che questa materia debba avere la stessa dignità delle altre, e che anche l’Italia non possa non riconoscere l’importanza della religione cattolica nella nostra storia e nella nostra tradizione». E ancora: «Va garantita agli insegnati di religione la stessa condizione degli altri colleghi», riferendosi al Tar del Lazio che aveva escluso la possibilità dei prof di religione di attribuire crediti scolastici.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/stampa.asp?ID_blog=60&amp;ID_articolo=1176&quot;&gt;La Stampa - Fulvio Milone&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rocco BUTTIGLIONE: «Biotestamento: impensabile non discutere tesi ulteriori, impedire miglioramenti. La Camera ha diritto di intervento ulteriore»  -  INTERVISTA </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/09/24/rocco-buttiglione/%C2%ABbiotestamento-impensabile-non-discutere-tesi-ulteriori-impedire-miglioramenti-la-camera-ha-diritto-di-intervento-ulteriore%C2%BB-intervista/417868"></link>
  <updated>2009-09-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>417868</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: UDC) - Vicepres. Camera  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il passaggio sul biotestamento e sulla legge che dovrà disciplinare il fine vita è un nodo cruciale della legislatura e dei rapporti interni alla stessa maggioranza. Su questo fronte, capace di dividere e unire trasversalmente la politica italiana, si sta concentrando un grosso lavoro fatto di tentativi di compromesso e di ricomposizione per evitare lo scontro frontale in commissione e in aula. Il recente convegno di Chianciano dove l’Udc ha cercato di creare le basi per una nuova prospettiva del centro politico italiano è stata l’occasione, come riferiva ieri il Messaggero, per un incontro tra Rocco Buttiglione, Francesco Rutelli e Gianfranco Fini utile a mettere punto delle bozze di emendamenti al ddl Calabrò. Trattative che starebbero continuando con incontri con l’esponente teodem del Pd Paola Binetti e con l’avvocato Giulia Bongiorno deputato finiano del Pdl. Tre quattro emendamenti che dovrebbero smussare gli angoli anche se tra queste modifiche in predicato ce n’è una che investe il passaggio più delicato della legge quello che riguarda l’idratazione e l’alimentazione obbligatoria. Un compromesso in vista dunque? Si direbbe, vista la disponibilità di Fini. Ieri peraltro il presidente della Camera ha incontrato i radicali a Montecitorio che hanno presentato oltre tremila testamenti biologici, secondo Marco Cappato già legalmente vincolanti. Fini ha auspicato che il dibattito sul testamento  biologico «si svolga nel doveroso rispetto del diritto di ogni deputato di esprimersi secondo coscienza in un clima pacato e scevro da ogni pregiudizio». Sennonché le posizioni di Fini sul testamento biologico e la libertà di coscienza sul fine vita sono note. Sicché si dovrebbe capire meglio il senso di questa interlocuzione con Rocco Buttiglione.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Presidente qual è lo stato dell’arte di questo dialogo con il presidente Fini e con Francesco Rutelli sulle politiche di fine vita?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Partiamo da una premessa. Su questo passaggio delicato della politica italiana c’è stato un dibattito in commissione e un lavoro al Senato da cui è impossibile prescindere, perché è questa la base di partenza da cui muovere. Detto questo è anche impensabile non discutere tesi ulteriori, impedire miglioramenti: insomma la Camera ha diritto di intervento ulteriore su questa delicatissima materia.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi la vostra iniziativa.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Certo. Un’iniziativa che fa già registrare un successo: quello di avere individuato dei punti su cui far convergere posizioni che su altri aspetti sono molto diverse o addirittura inconciliabili. Fini per esempio non ha nessun problema sugli emendamenti che abbiamo proposto.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Su quali emendamenti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Quello per esempio sulla giustezza e l’opportunità di prevedere una terapia del dolore. La legge sulle cure palliative finora approvata è infatti ancora insufficiente. Occorre inserire nel testo sul biotestamento una maggiore libertà per il medico riguardo le terapie contro il dolore. Questo inserimento toglierebbe molta forza argomentativa al fronte eutanasista che si basano appunto sulla umana pietà per il dolore che un paziente terminale deve sopportare. Quello di consentire delle terapie antidolore, anche nel caso in cui possano avere l’effetto non intenzionale di accelerare la morte del paziente, è insomma una concessione doverosa. Ed è perfettamente in linea con la dottrina cristiana. Lo sa che Pio XII parlò a un congresso di anestesiologia in questo senso?
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Anche Fini a Chianciano ha citato passi del catechismo in questo senso.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Citazione molto opportuna quella di Fini.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Già, anche se il presidente della Camera sul biotestamento e sulla libertà di scelta sulla propria vita del paziente e dei suoi famigliari ha posizioni molto diverse dalle vostre.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Noi non pretendiamo che Fini venga su tutte le nostre posizioni. Ci mancherebbe. Fini sa benissimo però che per noi il valore della è sacro e che il nostro essere assolutamente contrari a ogni forma anche mascherata o surrettizia di eutanasia è una posizione non negoziabile. La privazione di cibo e acqua, come è avvenuto nel caso Englaro, è stato il primo passo verso l’eutanasia in Italia.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Anche se dare maggiore autonomia al medico per respingere terapie troppo invasive potrebbe toccare questo punto così delicato.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Autonomia relativa. C’è un area di discrezionalità medica che non può essere annullata. Però c’è un limite preciso a questa discrezionalità: non è possibile provocare intenzionalmente la morte del paziente. Ancora più chiaramente non posso dare al paziente la morfina per farlo morire ma per abbattere il dolore. Non mi nascondo che nell’applicazione questa declinazione di legge da dei margini ampi al medico. Però sono margini su cui stanno le consultazioni con i famigliari e che devono tenere conto delle volontà del paziente.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La Cei però sembra molto ferma sul testo Calabrò. Lei crede che potrebbe accettare di buon grado queste modifiche?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Io non credo che avrà difficoltà ad accettarle. Per le ragioni di cui le dicevo prima. Perché questi emendamenti tolgono forza all’ideologia eutanasica e perché restano nel solco della dottrina cristiana.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Da parte di chi rivendica per il paziente la piena autonomia e autodeterminazione della propria vita si accusa di ingerenza e di illiberalismo chi invece si propone di impedire l’eutanasia.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Più che una posizione liberale  questa mi sembra una posizione esistenzialista alla Jean Paul Sartre: io affermo la mia libertà assoluta attraverso il suicidio. A me sembra una sciocchezza. Il malato è un essere che soffre, che si trova in una situazione di forte turbamento e vulnerabilità. E allora è autentica la domanda di poter morire? O si tratta di un grido disperato per chieder aiuto? Per non dire del fatto che noi non apparteniamo solo a noi stessi. Noi apparteniamo anche ai nostri cari, a nostra moglie, ai nostri figli, ai nostri concittadini, alla comunità dentro la quale siamo nati e siamo cresciuti. Si nasce e si muore sempre a qualcun altro.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=NHBBD&quot;&gt;Liberal - Riccardo Paradisi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: &quot;Checchè ne dica la Cei e il presidente Bagnasco, in Italia non c’è crisi sociale”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/27/renato-brunetta/checch%C3%A8-ne-dica-la-cei-e-il-presidente-bagnasco-in-italia-non-c%E2%80%99%C3%A8-crisi-sociale%E2%80%9D/391728"></link>
  <updated>2009-06-27T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391728</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;L’economia è una cosa e la Chiesa è un’altra cosa&quot;
&lt;p&gt;Concordia (MO) - &quot;Checchè ne dica la Conferenza episcopale italiana e il presidente Bagnasco, in Italia non c’è crisi sociale”. 
&lt;p&gt;Il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, risponde così alle dichiarazioni della Cei, intervenendo all'assemblea di bilancio della Cooperativa 'Cpl Concordia', nel modenese.

&lt;p&gt;
 

&quot;In Italia - spiega Brunetta - non si percepisce crisi sociale, checchè ne dica la Cei e Bagnasco. &lt;br /&gt;
L’economia è una cosa e la Chiesa è un’altra cosa. Loro possono avere una percezione di tante aree di sofferenza che magari proiettano all’universo; va tutto il mio rispetto per questa loro percezione però non è una percezione proiettabile all’universo”.

 
&lt;p&gt;

&quot;In Italia - continua - non c’è crisi sociale perchè il sistema regge e tiene, perchè i 15 milioni di lavoratori dipendenti al momento tengono, il loro potere di acquisto o è mantenuto o è incrementato”.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://quotidianonet.ilsole24ore.com/politica/2009/06/20/194462-brunetta_replica_bagnasco.shtml&quot;&gt;Quotidiano.net&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: «Sento aria di razzismo. C’è troppa retorica xenofoba».</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/15/giorgio-napolitano/%C2%ABsento-aria-di-razzismo-c%E2%80%99%C3%A8-troppa-retorica-xenofoba%C2%BB/391254"></link>
  <updated>2009-05-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391254</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Anche in Italia c'è rischio che possa prevalere una tendenza all’intolleranza o alla xenofobia a causa del diffondersi di una «retorica pubblica» che finisce per orientare l’opinione pubblica in questa direzione: il monito, duro e preoccupato, viene dal Capo dello Stato proprio mentre la Camera vara il disegno di legge sulla sicurezza.
&lt;p&gt; Ma Silvio Berlusconi fa mostra di non ritenere che le parole di Giorgio Napolitano possano essere indirizzate al suo governo: «Noi siamo contro la xenofobia», proclama assicurando l'impegno dell'esecutivo contro qualsiasi forma di razzismo. Il premier esclude, inoltre, che dalla Cei - che ha sottolineato come, trasformando la clandestinità in un reato, diventerebbe impossibile per le madri clandestine riconoscere i propri figli - sia arrivata una bacchettata al governo: «Non ho conoscenza di queste critiche», afferma.&lt;br /&gt;
 Mentre per il ministro dell’Interno Maroni le critiche dei vescovi italiani «sono infondate: bisogna leggere il testo e allora tanti pregiudizi cadranno».
&lt;p&gt;
      Napolitano, nel denunciare il diffondersi e l'aggravarsi della povertà e delle diseguaglianze a seguito della crisi economica, ha chiesto nuovi interventi a favore di «coloro che si trovano in fondo alla scala sociale perché non rimangano confinati in quella posizione. Questo è tanto più importante nei nostri Paesi, dove le differenze in termini di origini etniche, religiose e culturali sono aumentate. &lt;br /&gt;
Qui - ha affermato - il rischio che queste differenze si traducano in un fattore di esclusione è sempre presente ed è aggravato dal diffondersi di una retorica pubblica che non esita ad incorporare accenti di intolleranza o xenofobia».
&lt;p&gt;
      Berlusconi, tuttavia, non fa una piega. I respingimenti, sostiene, «sono in linea con le direttive europee e sono necessari come deterrenza» di fronte ai continui sbarchi di immigrati, «altrimenti l'Italia diventa l'approdo di troppe persone. &lt;br /&gt;
Per la sinistra - dice - le porte sono spalancate per tutti. Noi, invece, teniamo le porte chiuse e le socchiudiamo solo per chi viene a lavorare ed integrarsi».&lt;br /&gt;
 A confortare il Cavaliere nelle sue convinzioni, come sempre, i sondaggi: «Il 76 per cento degli italiani condivide l'operato del governo», assicura. Il testo sulla sicurezza, insiste il premier, è assolutamente necessario: «Non possiamo lasciare che la situazione sia quella che c'era con la sinistra che incentivava l'immigrazione clandestina». Con la nuova legge, sostiene, è stato dato «un messaggio alle organizzazioni criminali: quello che noi non possiamo accogliere immigrati che non hanno né arte né parte e che quindi non possono entrare nel sistema produttivo e che vanno a finire nelle organizzazioni criminali».
&lt;p&gt;
      Il monito del Capo dello Stato impressiona ancora meno Umberto Bossi: «Napolitano? Io ascolto la gente. Non come Franceschini: il suo intervento in aula sembrava un suicidio in diretta. Non ascolta la gente». E per il ministro Maroni, le critiche della Cei nascono da «pregiudizi infondati».
&lt;p&gt;
      Resa più forte dalle parole del Capo dello Stato e dalle prese di posizione della Chiesa, l’opposizione, intanto, moltiplica i suoi attacchi. Il leader del Pd, Dario Franceschini, insiste sulla questione dei «bambini invisibili», ricordando che questa espressione è stata usata da «tutte le organizzazioni internazionali e la Chiesa cattolica. Molti - dice - ci consigliano di guardare i sondaggi e dicono che forse non ci conviene dire queste cose. Tante volte, nella storia, i moderati hanno voltato la testa dall'altra parte. Ma noi non gireremo la testa dall'altra parte». Il rischio -xenofobia, denunciato dal Presidente della Repubblica, è «una preoccupazione giusta», dice a sua volta Massimo D'Alema, che parla di una legge «poco civile e inutile».&lt;br /&gt;
 Duro l’affondo del leader dell'Udc. Pier Ferdinando Casini, a parere del quale questo governo «fa solo demagogia». &lt;br /&gt;
E il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, secondo il suo costume, mena ruvidi fendenti contro questo governo che «vuole trasformare l'Italia in un Paese intollerante, fascista, xenofobo e piduista».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://carta.ilgazzettino.it/MostraOggetto.php?TokenOggetto=551144&amp;Data=20090515&amp;CodSigla=PG&quot;&gt; Gazzettino.it - Claudia Giannini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Donatella PORETTI: Cordone ombelicale: emanare il decreto per la conservazione autologa, la storia di Dallas Hextell e i cattivi consiglieri del ministero della Salute</title>
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  <updated>2009-01-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>383324</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
A poche settimane dalla scadenza per l'emanazione del decreto ministeriale in materia di conservazione autologa del cordone ombelicale (1) una notizia di cronaca pubblicata sulla rivista &quot;Newsweek&quot; riapre il dibattito sull'utilita' di questa pratica.

&lt;p&gt;
Fino ad oggi il divieto di conservazione autologa in Italia si basava sul fatto che mentre la donazione era utile e che molti trapianti eterologhi (dove donatore e paziente sono diversi) sono stati realizzati con successo per curare malattie del sangue, come talassemia e leucemia, non era invece documentata l'utilita' del trapianto autologo (dove donatore e paziente coincidono). Argomentazioni non convincenti: la donazione in Italia e'  un miraggio e l'alternativa al cestino dei rifiuti della sala parto resta la conservazione nelle biobanche private all'estero. Se ad oggi la ricerca scientifica internazionale ha validato solo alcune applicazioni cliniche delle staminali cordonali, in futuro queste cellule potrebbero avere molte altre applicazioni, e la medicina rigenerativa appare sempre il piu' grande investimento della scienza attuale. Infine il compito dello Stato dovrebbe essere di promozione e incoraggiamento della pratica della donazione, compito fino ad oggi disatteso, ma non di vietare una pratica che non solo non e' dannosa, ma che puo' portare benefici per i propri familiari e, con la formula dell'autologo solidale, a tutta la societa' piu' in generale.

&lt;p&gt;
A sfatare l'inutilita' della conservazione autologa arrivano sempre piu' fatti di cronaca. L'ultimo e' quello di &lt;b&gt;Dallas Hextell, un bimbo americano di 9 mesi&lt;/b&gt; che ha ricevuto una diagnosi di paralisi cerebrale, una lesione neuronale molto grave causata da deprivazione di ossigeno in utero o alla nascita. I genitori hanno consultato diversi neurologi, ma le prospettive di guarigione erano pressoche' inesistenti. Circa 9 mesi dopo, quando si e' presentata l'occasione di far entrare il bambino in uno studio clinico sperimentale della Duke University su trapianti di cellule staminali autologhe (cioe' conservate per l'uso eventuale sullo stesso donatore), la coppia non si e' fatta sfuggire l'opportunita'. Infatti alla nascita di Dallas il sangue del suo cordone ombelicale era stato prelevato e conservato a pagamento in una banca privata. Una settimana dopo il trapianto, il bambino ha iniziato improvvisamente a parlare chiamando la mamma, e oggi che ha 2 anni cammina senza aiuto e ha un'attivita' impensabile per un bambino con paralisi cerebrale.

&lt;p&gt;
 

&lt;b&gt;Una vicenda e un racconto che inviamo per conoscenza al ministero della Salute, e in particolare alla sottosegretaria Eugenia Roccella&lt;/b&gt; che alla fine di giugno scorso, seguendo l'invito che gli giungeva dalle colonne del quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana Avvenire, aveva rimandato l'emanazione del decreto per consentire la conservazione autologa come invece era previsto dalla legge 31/2008.

&lt;p&gt;
Al tempo, a fronte delle mie interrogazioni al Senato, il ministro Sacconi disse che erano &quot;deludenti i risultati scientifici circa l'uso autologo&quot; (seduta del Senato del 26 giugno 2008), e la sottosegretaria Roccella fu perfino piu' netta nel dichiarare che &quot;allo stato attuale non sussistono evidenze scientifiche che riconoscano come valida opzione terapeutica la conservazione di dette cellule per un eventuale uso nel corso dell'intera vita del neonato&quot; (seduta del Senato del 10 luglio 2008).

&lt;p&gt;
Confidiamo che la storia di Dallas, nonche' il dovuto rispetto del Parlamento che esattamente un anno fa chiese di rimuovere un dannoso divieto e di consentire anche in Italia, come nel resto del mondo, la nascita di biobanche private per la conservazione di cellule, facciano emanare al piu' presto il decreto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(1) 29 febbraio 2009&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=134556&quot;&gt;Radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Donatella PORETTI: Senza oneri per lo Stato: la Costituzione, la scuola e il Vaticano. L'unica via d'uscita e' il bonus scuola!</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/05/donatella-poretti/senza-oneri-per-lo-stato-la-costituzione-la-scuola-e-il-vaticano-lunica-via-duscita-e-il-bonus-scuola/382748"></link>
  <updated>2008-12-05T00:00:00Z</updated>
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  <id>382748</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La commedia delle parti sulla vicenda dei tagli alle scuole paritarie tra Governo, maggioranza, opposizione e Conferenza Episcopale Italiana ha un sapore amaro. In Italia la Costituzione prevede che la scuola privata sia senza oneri per lo Stato, un principio che doveva tutelare la scuola pubblica laica e la liberta' d'insegnamento. Un principio stravolto nella pratica di decenni di Governi di tutti i colori in cui i soldi alle scuole private, in particolare a quelle cattoliche, sono sempre arrivati mascherando i lauti finanziamenti come sostegno alle famiglie e alla loro liberta' di scegliere altro dalla scuola pubblica.
&lt;br /&gt;

Oggi la vicenda ha assunto i toni della farsa: il Governo da luglio taglia tutto quello che puo', in maniera anche dissennata e indiscriminata, in un settore che avrebbe bisogno di tagli selettivi e non a pioggia. Rivolte di piazza di studenti e di insegnanti sono state bollate dal Governo come manifestazioni di facinorosi comunisti sessantottini e di nipotini dei sessantottini, traviati dai cattivi maestri. Il Governo, un moloch. Bastano due note diffuse a mezzo stampa dalla Cei dove si paventa la rivolta, e in pochi minuti la replica: cardinali, preti e suore potete dormire sonni tranquilli su quattro cuscini, per voi i soldi sono stati recuperati subito.
&lt;p&gt;

I soldi pubblici devono essere investiti nel pubblico, che non a caso versa in pessime condizioni e che forse avrebbe bisogno si' di tagli selettivi, ma anche di investimenti. Le famiglie e gli studenti avrebbero un unico modo per poter scegliere liberamente una scuola pubblica laica, o una scuola privata confessionale: il bonus scuola da spendere dove credono, mettendo cosi' in concorrenza le scuole per l'offerta educativa.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=133414&quot;&gt;Radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Umberto VERONESI: «Testamento biologico Finalmente si ragiona».  -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2008-12-02T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>382655</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«E’ un importante segnale di apertura al dialogo». Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale e senatore, che da anni si batte per introdurre in Italia il testamento biologico, ha appena finito di leggere la proposta di Rocco Buttiglione Un disegno di legge approvato da Cei e Vaticano - e anticipato ieri da La Stampa - secondo il quale si potrà rifiutare per iscritto l’intervento chirurgico con cui viene inserita la cannula che fornisce cibo e acqua; ma una volta impiantata non potrà essere più interrotto il sostegno vitale a eccezione di infezioni in corso. &lt;br /&gt;


 
&lt;b&gt;
Professor Veronesi, possiamo parlare di svolta nel dibattito sul testamento biologico?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;


«Diciamo che è un tentativo prezioso di conciliare le visioni del mondo laico e di quello religioso sui contenuti del testamento biologico, su che cosa può o non può essere oggetto della volontà anticipata della persona. Non c’è più discussione sull’importanza e il valore &quot;civile&quot; del documento, come era invece quando cinque anni fa ho iniziato la prima campagna informativa attraverso la mia Fondazione. E questo è già un risultato molto positivo».&lt;br /&gt;


 
&lt;b&gt;
Però il dibattito, sia etico che politico, resta molto acceso. Come è possibile fare passi avanti?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;


«Oggi la discussione si concentra sul diritto della persona a rifiutare o accettare ogni tipo di trattamento, in base all’articolo 32 della Costituzione sulla libertà di cura, oppure se escludere il potere di decisione del malato circa nutrizione e alimentazione forzata. Un punto non marginale perché l’alimentazione forzata è la condizione che permette la vita artificiale, cioè proprio quella che molti di noi non vogliono vivere e quella per cui l’intero movimento civile a favore del testamento biologico è nato».&lt;br /&gt;
 

 

&lt;b&gt;La proposta del vicepresidente dell’Udc potrebbe risolvere i problemi?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;


«L’idea di poter rifiutare l’impianto del sondino è un gran passo in avanti, ma presenta due difficoltà. La prima è di natura tecnica: il sondino viene applicato in fase di rianimazione, quando ancora non si sa se il coma in cui eventualmente il paziente si trova sarà transitorio o permanente. Solo dopo almeno un anno, e dopo tutti i tentativi di recupero possibili, si può diagnosticare un coma irreversibile, o stato vegetativo permanente. Quindi non applicare il sondino per la nutrizione artificiale all’inizio del coma diventa un &quot;mancato soccorso&quot;, e dal punto di vista della deontologia medica è più grave che toglierlo perché non c’è speranza di recupero. E’ la stessa situazione in cui ci troviamo quando dobbiamo somministrare ossigeno a un malato che non riesce a respirare: un conto è &quot;farlo morire&quot; non dandogli l’ossigeno che gli serve per respirare, un altro è &quot;lasciarlo morire&quot; quando glielo sì toglie perché si capisce che neppure l’ossigeno può servire a mantenerlo in vita».&lt;br /&gt;
 

 
&lt;b&gt;
E la seconda difficoltà?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;


«Riguarda ì principi e il diritto. Mi spiego: se accettiamo che una persona rifiuti di mettere il sondino, come possiamo non accettare che lo si tolga se questa è la volontà espressa in precedenza? Come potrà un magistrato, in caso di controversia, assolvere un medico che non ha messo il sondino per salvare un malato e condannare uno che l’ha rimosso dopo aver effettuato le cure necessarie?». &lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Mi scusi, ma allora siamo daccapo. Come si esce da questa impasse?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;


«Tutto deve essere legato alla volontà del malato, espressa lucidamente quando era in salute. Da qui dobbiamo ripartire per considerare una legge sul testamento biologico. Invece il dibattito si è spostato progressivamente sul confine dell’accanimento terapeutico e su che cosa sia terapia e che cosa no. Ma la questione delle cure sproporzionate - la definizione di accanimento terapeutico è pessima non ha niente a che vedere con il testamento biologico». &lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;In conclusione, c’è una possibilità di dialogo fra laici e cattolici su questi temi? E se sì, il ddl Buttiglione che ruolo può avere?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;


«E’ uno spiraglio di dialogo fra chi crede nella sacralità della vita, che è proprietà esclusiva di Dio, e chi crede invece nella responsabilità della vita, che dipende dalla libertà di autodeterminazione individuale. Ma il terreno di questo dialogo deve essere la libertà di tutti i cittadini, credenti o non credenti, di scegliere in base alle proprie convinzioni e il proprio progetto di vita, che cosa accettare e cosa rifiutare». 
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=K264P&quot;&gt;La Stampa - Luca Ubaldeschi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Gianni LETTA: &quot;In tempi di crisi si deve dialogare&quot;  -  Colloquio</title>
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  <updated>2008-10-11T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>375209</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Sottosegretario  Presidenza del Consiglio (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&quot;E' un sentimento che deve essere tanto più forte in momenti così difficili come questo&quot;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

ROMA - È qui, con le fotocopie della Bibbia in mano. Gianni Letta ripassa. Nuovo Testamento, Vangelo di Matteo, capitolo 7, e dal podio legge: &quot;Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello mentre non ti accorgi della trave davanti al suo occhio... Ipocrita&quot;. Otto minuti in tutto. Ma quasi un'ora - non è ancora l'alba - nella sagrestia di Santa Croce in Gerusalemme trascorre tra incontri con i cardinali, conversazioni. Piacevole, insomma. &quot;Rigenerante&quot;, dice. 
&lt;br /&gt;

Tanto che il &quot;grand commis&quot; - l'uomo che Veltroni invidia a Berlusconi e giudica &quot;un libero professionista&quot; in questo governo, uno che ha &quot;la cultura delle istituzioni che abbiamo noi&quot; - fa quello che il premier non si sogna neppure di preparare: pungola l'opposizione a non abbandonare la via del dialogo. Apre. Lancia un appello: &quot;Questo è il momento della coesione nazionale&quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



La crisi dei mercati non può essere banalizzata. Sono le 6,30 del mattino e ancora a Letta non sono arrivate le ultimissime sulla sfiducia delle Borse. Sarà un venerdì nerissimo, ma nel retropalco addobbato con piante di felci, poco dopo essersi inchinato al presidente della Cei Angelo Bagnasco, venuto prima per salutarlo, il sottosegretario tesse la tela del confronto con l'altra metà del campo: &quot;Nel rispetto dei rispettivi ruoli, ciascuno, maggioranza e opposizione, devono fare la propria parte nell'interesse dei cittadini, del paese e del sentimento di coesione nazionale. Un sentimento che deve essere tanto più forte nei momenti così difficili come questo&quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Tempo di responsabilità nazionale, quindi? &quot;Certo, di sentimento di coesione nazionale&quot;. Invita. Scandisce. Lo rincorrono i Papa-boys con telecamera e gli chiedono se &quot;allora è cominciata bene la sua giornata?&quot;. &quot;La giornata che comincia così non può che essere buona&quot;. Non lo sarà. Scappa a Napoli il sottosegretario, nominato da Papa Ratzinger &quot;gentiluomo di Sua Santità&quot;, e sarà alle prese con un consiglio dei ministri sui rifiuti finito in un flop e la gaffe del premier sulla sospensione delle Borse. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Pressato dagli impegni, dove trova il tempo per la lettura dei Vangeli nella maratona no-stop della Bibbia? Giuseppe Betori, neo arcivescovo di Firenze, ex segretario dei vescovi, si complimenta con lui: &quot;Lei qui, a un'ora antelucana, ma c'è abituato?&quot;. &quot;Abituatissimo&quot;, replica il dottor Letta, completo carta da zucchero tasmanian, stoffa per tutte le stagioni. 

Il cardinale Giovanni Battista Re, schietto come sanno essere i bresciani, lo interpella: &quot;Sono contento che sia venuto a leggere perché un grande personaggio come lei che legge i testi... però guardi, la pagina più bella del Vangelo l'ho letta io&quot;. È quella delle beatitudini - &quot;Beati i poveri di spirito... beati i miti&quot;. &lt;br /&gt;
Letta non l'ha neppure ascoltata perché si assenta una decina di minuti per un colloquio riservato con il cardinale dell'Opus Dei, monsignor Javier Echevarria, che lo segue nell'elenco dei lettori. Se ai cardinali fosse dato iscriversi a un partito, sarebbero del Letta-partito? Sorridente. Sulla crisi però, il braccio destro di Berlusconi è compunto: &quot;Il momento è davvero serio, ma lo stiamo affrontando come si conviene&quot;. Difende le misure &quot;salva banche&quot; del governo: &quot;Abbiamo adottato provvedimenti per dare serenità ai cittadini&quot;.&lt;br /&gt;
 

Sul resto, sorvola. Cosa ne pensa l'uomo del dialogo di quegli schiaffoni che il premier assesta all'opposizione del Pd, cominciando con il &quot;me ne frego&quot; (a Veltroni) per finire con l'attacco alzo zero alla manifestazione di piazza del 25 ottobre? &quot;Non do giudizi politici, credo di avere detto molto, non è nella mia abitudine...&quot;.&lt;br /&gt;
 

Infatti. Culto del non esporsi; il &quot;Grand Vizir&quot; titolò &quot;Le Monde&quot; quando è tornato con Berlusconi a Palazzo Chigi cinque mesi fa. Gli organizzatori della &quot;Bibbia giorno e notte&quot; sono un po' spicci anche con lui: c'è un viavai di lettori e familiari tra il retropalco e la sagrestia che ci manca solo di fare i cerimonieri. E poi, basta l'omaggio dei cardinali. Sempre i Papa-boys in agguato: &quot;Ci è parso che alla fine della lettura si sia commosso&quot;. È sembrato solo a loro. Letta, accondiscendente: &quot;Il clima è tale da suscitare emozione, c'è una tale partecipazione e si è riusciti ad attualizzare la parola di Dio nel mondo di oggi&quot;. Nacera Benali gli lascia il podio; il sottosegretario cederà il passo a monsignor Echevarria. Via lungo i corridoi del monastero. Ringrazia i padroni di casa, per &quot;la cortesia, l'intelligenza&quot; e s'imbatte in Maria Pia Fanfani, lettrice delle 8 e 44, giunta con un'ora di anticipo. 
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JIB9W&quot;&gt;La Repubblica - Giovanna Casadio&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco PANNELLA: Gli zombi di Bagnasco.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/03/marco-pannella/gli-zombi-di-bagnasco/375037"></link>
  <updated>2008-10-03T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>375037</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'  Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l' Europa) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Corpi custoditi, adorati perché non morti e non vivi. Non vivi, così non possono peccare, non possono avere idee pericolose. Una ferocia vile». Attacco molto duro di Marco Pannella da Radio radicale contro le dichiarazioni sul testamento biologico del presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Angelo Bagnasco. II leader radicale svela il meccanismo che sottende all’operazione di lobbying vaticana: «Si chiede al Parlamento di intervenire con urgenza per evitare che ci siano giudici che si muovano, come nel caso di Eluana Englaro. Bagnasco dice: si faccia questo maledetto testamento biologico però non si consenta a quei corpi che da sedici anni sono idolatrati dal Vaticano, dal potere del Vaticano che nulla ha a che vedere con il potere religioso, di fare quanto potrebbero se fossero vivi. Ossia uno sciopero della fame e della sete per farla finita con la loro sofferenza immonda e violenta, come era intenzione di Piergiorgio Welby».
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

 

Pannella accusa Bagnasco di condannare Eluana a restare «in eterno né viva né morta, ma alimentata». Alimentata di cibo, di acqua? «No, di una roba infilata in un corpo costretto a vivere come corpo sequestrato a Dio e alla natura». Bagnasco quindi contro Dio, posizione che nei secoli passati «in cui il Vaticano bruciava i corpi quando non amava quanto producevano in termini di pensiero e teologia», sarebbe stata giudicata demoniaca, satanica. Il leader radicale utilizza dialetticamente il punto di vista del cardinale ed evita la contrapposizione fra pensiero laico e pensiero religioso intuendo la sterilità dello scontro.

 
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

 

Adotta la tecnica di distruggere il pensiero altrui assumendone metodologia e oggetti concettuali per farne scoppiare le contraddizioni interne. Accusa quindi Bagnasco, il Vaticano e «il gruppo di potere italiano laico» di non avere nessun rapporto con le tensioni morali e religiose e di essere «un vero e proprio gruppo di solo potere». Non si è di fronte a cristiani - tanto che Pannella conferma di non volere usare la parola &quot;Chiesa&quot; - che evidentemente per lui è cosa diversa da quanto ruota attorno all’attuale pontefice - bensì soggetti mondani lontani da qualsiasi spiritualità e dediti alle faccende mondane, al controllo dei corpi e dei cervelli, svegli o spenti che siano. Nel migliore dei casi, una consorteria di «idolatri», sostiene, dei corpi. L’eurodeputato si concede un ragionamento per assurdo: «Se in quei corpi ci fosse un barlume di conoscenza e di intelligenza, ma la scienza assicura che non è possibile, allora si dice loro: tu sarai in eterno né vivo né morto. E aggiunge: «Si potrà impedire loro di vivere e di morire anche animati dal signore di questo mondo, il diavolo».
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

 

Usando a bella posta l’orrendo armamentario concettuale medievale delle teste d’uovo vaticane, zeppo di satanassi, espiazione e mortificazione dei corpi, controllo delle anime e brama del potere temporale, diventa quasi misericordiosa l’esortazione al cardinale di prendere coscienza del proprio stato interiore: «Una sorta di impazzimento, lo dico a Bagnasco. A tutti può capitare». Viene solo il dubbio se si tratti di impazzimento moderno, psichiatrico o piuttosto di follia secentesca, alla &quot;Diavoli di Loudun&quot;, l’ossessione diabolica che prese le orsoline di un convento francese negli anni di Luigi XIII. Abitate dai vari e sfrenati demoni Leviatano, Behenat, Isacaronne, Balaam, Gresil, Aman e via elencando, furono scacciati con il solito latinorum ecclesiastico: «Exorciso te, immundissime spiritus». Forse Pannella ha voluto ricordare al presidente della Cei che imprigionare spiriti e governare corpi sono atti diabolici? &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=129839&quot;&gt;Left - Marcantonio Lucidi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maria Antonietta FARINA COSCIONI: Più vita ai nostri giorni e non più giorni alla vita.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/02/maria-antonietta-farina-coscioni/pi%C3%B9-vita-ai-nostri-giorni-e-non-pi%C3%B9-giorni-alla-vita/374975"></link>
  <updated>2008-10-02T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>374975</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Non posso nascondere la mia preoccupazione e inquietudine, a proposito della legge sul testamento biologico, per posizioni e opinioni che vedo manifestarsi anche in questa legislatura, come se non bastassero quelle della passata. Parlo di preoccupazione e di inquietudine perché è minacciato quello che considero un caposaldo: la rigorosa difesa della volontà della persona, del malato, il suo inalienabile, costituzionalmente garantito, diritto alla libertà di scelta. &lt;br /&gt;

Dunque una cosa è certa: al Paese serve solo una buona legge sul testamento biologico. Solo questo può fare la differenza rispetto alla situazione attuale.&lt;br /&gt;

Quella del cardinale Bagnasco, all'inizio dei lavori della Conferenza episcopale italiana, sembrava un'apertura. A me, al contrario, è subito sembrato un arroccamento sulle posizioni di sempre. La conferma che ho visto giusto, che non c'è alcuna apertura o segnale importante, è venuta da monsignor Sgreccia prima; da monsignor Fisichella e dal cardinale Ruini poi; e infine dal quotidiano dei vescovi, l'Avvenire .&lt;br /&gt;

Questi ultimi e molti esponenti della maggioranza a ruota hanno cura di specificare che la legge non deve contemplare «alcunché sul piano dell'alimentazione e dell'idratazione». Il Parlamento viene sollecitato a varare «una legge sul fine vita che riconoscendo il valore legale a dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita, dia nello stesso tempo tutte le garanzie sulla presa in carico dell'ammalato, e sul rapporto fiduciario tra lo stesso e il medico, cui è riconosciuto il compito, fuori dalle gabbie burocratiche, di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza».&lt;br /&gt;

In sostanza si cerca di realizzare quanto concertato nei giorni del meeting riminese di Comunione e Liberazione, dallo stesso Bagnasco con alcuni parlamentari di Cl: approvare una legge prima che la Corte Costituzionale si pronunci sul caso di Eluana Englaro, seguire la stessa strategia seguita per l'approvazione della legge sulla fecondazione assistita, mortificare le presenze laiche sia nella maggioranza che nell'opposizione.&lt;br /&gt;

C'è chi teme che il paese si spacchi in due. In realtà l'unica spaccatura è quella tra il &quot;sentire&quot; comune del paese e chi è chiamato a rappresentarlo. Un sondaggio di luglio della Swg rivela che l'81% degli interpellati è favorevole alla richiesta di interruzione delle cure, quando si presentano casi come quelli di Eluana. Questo è il paese reale, che marcia e cammina mentre noi, che lo dovremmo rappresentare, arranchiamo.&lt;br /&gt;

Casi come quelli di Coscioni, di Welby e di Nuvoli, si sono imposti alla politica per avere risposte chiare e certe dalla stessa. Hanno lottato per la vita con tutte le forze per sopravvenire alla malattia, utilizzando - e ci si dimentica di questo - tutti gli strumenti possibili ma che non sono a disposizione di tutti, dalla comunicazione alternativa come quella della scrittura con gli occhi, con la testa che faceva muovere un mouse virtuale, all'assistenza domiciliare integrata per i trattamenti fisioterapici non previsti in modo continuativo nel nostro sistema sanitario nazionale perché servono solo per evitare le piaghe da decubito. Luca Coscioni per questa ragione denunciò per «prestazioni sanitarie negate», la Asl di Orvieto.&lt;br /&gt;

Questo richiamo dovrebbe bastare a smontare le ingiuste, infondate e false insinuazioni di chi vuole usare i nomi di Coscioni, Welby, Nuvoli e oggi Englaro quali testimoni di una cultura della morte.&lt;br /&gt;

E' un punto fondamentale della proposta di legge che mi vede prima firmataria: la volontà della persona deve essere rispettata. Anche se fosse scientificamente provata l'esistenza di una &quot;speranza&quot; per Eluana, sarebbe doveroso rispettare la sua volontà. Ci sono persone che non vogliono pronunciarsi sulla loro morte, né scegliere in alcun modo, altre che non accettano di vivere in coma vegetativo. Penso che si debba prevedere la possibilità di scegliere tra le due opzioni. Non un obbligo, piuttosto una facoltà.
Questo ed altro porterò nel Comitato - di cui faccio parte - dei 6 parlamentari del Pd che proverà a formulare una posizione condivisa sul testamento biologico.&lt;br /&gt;

La battaglia da combattere è, da una parte, quella per la libertà della ricerca scientifica, dall'altra una battaglia per affermare i diritti umani fondamentali, fra i quali il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto ad una vita dignitosa fino all'ultimo istante che ciascuno considera degno di essere vissuto, scegliere di vivere senza sentirsi dire che tu questo o quello non lo puoi fare.
Al di là delle opinioni che possiamo avere sull'argomento, dovremmo trovarci uniti nel chiedere un'adeguata copertura informativa, soprattutto da parte del servizio pubblico radio-televisivo. E' tempo che su questi temi si parli e ci si confronti alla luce del sole e che le varie posizioni siano conosciute per poter essere apprezzate dalla pubblica opinione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


*Co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni - Deputata radicale eletta nelle liste del Pd
&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JERI5&quot;&gt;Liberazione - Maria Antonietta Farina Coscioni*&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maria Antonietta FARINA COSCIONI: Intervento al Seminario sul tema del testamento biologico.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/09/25/maria-antonietta-farina-coscioni/intervento-al-seminario-sul-tema-del-testamento-biologico/366384"></link>
  <updated>2008-09-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>366384</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
On. Maria Antonietta Farina Coscioni - Deputata radicale nel gruppo del Pd&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


 







Sala del Mappamondo-Camera dei Deputati&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;





&lt;b&gt;“Più vita ai giorni e non più giorni alla vita”&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;





Care Colleghe, cari Colleghi, &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;




Partecipanti a questo seminario,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;







intervengo innanzitutto per cercare di comunicarvi la mia seria preoccupazione e inquietudine per posizioni e opinioni che vedo manifestarsi anche in questa legislatura, come se non bastassero quelle della passata.&lt;br /&gt;
 


E parlo anche della mia parte politica che dovrebbe essere quella della rigorosa difesa della volontà del malato, del suo inalienabile, costituzionalmente garantito, diritto a vedersi riconosciuto e tutelato il diritto alla libertà di scelta; &lt;br /&gt;



e non posso qui, non cogliere l’occasione anche per denunciare l’incessante e quotidiana minaccia ai valori dello Stato laico; che troppi osservano con compiacimento e senza, forse, rendersi conto, della gravità della situazione.&lt;br /&gt;




Ritengo inoltre con le colleghe e colleghi radicali, di ribadire alcuni punti imprescindibili da una buona legge sul testamento biologico, punti imprescindibili dal dibattito politico, da questo dibattito. &lt;br /&gt;


Perché solo una buona legge sul testamento biologico può fare la differenza rispetto alla realtà attuale. &lt;br /&gt;



Una mia preoccupazione ed inquietudine dicevo … Anche perché ho letto sul “Corriere della Sera”, le parole attribuite alla on. Livia Turco, a commento di quanto detto dal cardinal Bagnasco. Leggo testualmente che “quello di Bagnasco è un segnale importante all’attenzione della vita delle persone…Sono stata favorevolmente colpita da questa apertura”.&lt;br /&gt;



Mi sono chiesta se non fossi io in errore, perché a me non sembra che ci sia alcuna apertura, né tantomeno alcun segnale importante nelle parole del Cardinal Bagnasco in apertura dei lavori della Conferenza Episcopale Italiana.&lt;br /&gt;



Mi hanno rassicurato da una parte monsignor Elio Sgreccia, dall’altra il presidente della Consulta di Bioetica Onlus Maurizio Mori e oggi su Avvenire a suggellare definitivamente è il cardinal Ruini: “E’ fuorviante interpretare le parole di Bagnasco come se potessero rappresentare un cambiamento su questo punto: è vero esattamente il contrario. L’apertura ad una nuova norma ha il solo scopo di evitare un tale cambiamento”.&lt;br /&gt;



Dice monsignor Sgreccia: “Non c’è alcuna apertura al testamento biologico”. &lt;br /&gt;


(Allora mi sono detta … beh! Ho capito bene!)&lt;br /&gt;
 

E non sono sola se Maurizio Mori, come me, non vede alcuna apertura: “I paletti posti da Bagnasco sono tali da rendere vuota di contenuto una legge sul testamento biologico”.&lt;br /&gt;
 


O ricordare le parole di Ignazio Marino o quelle di Veronesi.&lt;br /&gt;
 

Il cardinal Bagnasco sostiene infatti che la legge sul testamento biologico non deve contemplare dichiarazioni che specifichino, cito testualmente, “alcunché sul piano dell’alimentazione e dell’idratazione”, e ha cura di aggiungere che non si deve legittimare in alcun modo né eutanasia né abbandono terapeutico”. Per quel riguarda una legge, il cardinal Bagnasco ha sollecitato “il Parlamento a varare, si spera con il concorso più ampio, una legge sul fine vita che, questa l’attesa, riconoscendo il valore legale a dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita, dia nello stesso tempo tutte le garanzie sulla presa in carico dell’ammalato, e sul rapporto fiduciario tra lo stesso e il medico, cui è riconosciuto il compito, fuori dalle gabbie burocratiche, di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza”.
&lt;br /&gt;


Chiedo scusa per le non poche e brevi citazioni.&lt;br /&gt;


Ma servono per chiarire che di novità c’è ben poco.&lt;br /&gt;
 

Guardate che quasi con le stesse parole, concetti simili sono stati espressi e manifestati in occasione del recente meeting di Rimini, organizzato da “Comunione e Liberazione” da monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontifica accademia per la vita, dichiarazioni e affermazioni prontamente riprese e rilanciate dal vice-presidente della Camera Maurizio Lupi.&lt;br /&gt;
 


Si vadano a rileggere le cronache giornalistiche e i dispacci di agenzia di quei giorni: si parla di necessità di colmare un vuoto giuridico, ma con punti che si ritengono indiscutibili e che per noi radicali sono inaccettabili.&lt;br /&gt;
 

Si tratta per l’appunto di considerare idratazione e alimentazione artificiali come trattamenti che non possono essere sospesi.&lt;br /&gt;
 


Credo che voi sappiate, come so io, che in quei giorni riminesi alcuni parlamentari della PdL che fanno riferimento a Comunione e Liberazione, Lupi, Raffaele Vignali, Mario Mauro sono stati per così dire “ispirati” da monsignor Bagnasco, che ha chiesto loro di promuovere uno schieramento trasversale per approvare una legge prima che la Corte Costituzionale si pronunci sul caso di Eluana Englaro. E ha suggerito di seguire la stessa strategia seguita in Parlamento per l’approvazione della legge sulla fecondazione assistita: mortificare le presenze laiche sia nella maggioranza che nell’opposizione.&lt;br /&gt;



L’onorevole Lupi, nell’auspicare anche lui ampie convergenze evidentemente alle sue condizioni, anticipava che già erano stati presi contatti con alcuni parlamentari dell’opposizione, ne elencava i nomi; scorrendoli, non mi sono sorpresa più di tanto per questa annunciata e rinnovata sintonia.&lt;br /&gt;
 


Parole che trovano una eco nel vice-presidente dei senatori della PdL Gaetano Quagliariello: “Alimentazione e idratazione non possono essere considerate cure”. Tutto questo è noto, detto e ribadito pubblicamente. Dunque non riesco a scorgere segni né di novità, né di apertura.&lt;br /&gt;



Ad ogni modo, piaccia o no, esiste una Costituzione, nell’articolo 32: “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.&lt;br /&gt;


Esiste l’articolo 3 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, sul diritto all’integrità della persona. Dispone, lo ricordo, che ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica; e che nell’ambito della medicina e della biologia devono essere particolarmente rispettati il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge.&lt;br /&gt;
 

C’è poi la convenzione di Oviedo, con il suo articolo 9: “I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione”.&lt;br /&gt;



Ora a me sembra evidente piuttosto una cosa: si teme che le sentenze della Corte di Cassazione e della Corte di Appello di Milano sul caso Englaro colmino il vuoto legislativo esistente, per cui si accetta una legge; però quello che si concede con una mano, subito lo si ritira con l’altra perché appunto si cancella dalla dichiarazione anticipata di trattamento l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale, si vorrebbe che il medico possa agire non rispettando la volontà del paziente, e si vuole negare la nomina di un fiduciario al di sopra delle parti che vigili sul rispetto delle intenzioni della persona.&lt;br /&gt;



Voglio ribadire con forza che non è sufficiente avere una legge; e tantomeno una legge che sia ispirata ai criteri che vengono dettati da altro rispetto ai veri bisogni e alle istanze dei cittadini italiani, nostri elettori.&lt;br /&gt;



Se quella è la legge che ci si accinge a fare, davvero: meglio nessuna legge.&lt;br /&gt;
 


E’ evidente che è auspicabile una convergenza e per quanto possibile, il superamento di una logica muro contro muro.&lt;br /&gt;
 

Però la ricerca di un’intesa non può significare un abdicare ai principi e ai valori dello stato laico.&lt;br /&gt;



Io credo che l’intesa e la convergenza debba essere ricercata e perseguita con quei parlamentari che pur schierati nel centro-destra sono comunque laici, penso a Mario Pepe, a Benedetto Della Vedova, a parlamentari come Lucio Barani, Margherita Boniver, Francesco De Luca, che hanno aderito all’Intergruppo Coscioni-Welby che ho promosso e che vede parlamentari di maggioranza e di opposizione impegnati nelle tematiche che costituiscono la ragion d’essere dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.&lt;br /&gt;
 

E l’intergruppo è la polizza di assicurazione a difesa della laicità dello Stato e dei diritti civili del cittadino.&lt;br /&gt;



C’è chi ha il timore che su questi temi il paese si spacchi in due. 
&lt;br /&gt;

In realtà l’unica spaccatura è quella tra il “sentire” comune del paese e chi è chiamato a rappresentarlo.&lt;br /&gt;
 

Un sondaggio di luglio della SWG rivela che l’81% degli interpellati è favorevole alla richiesta di interruzione delle cure, quando si presentano casi come quelli di Eluana. 

&lt;br /&gt;

Questo è il paese reale, che marcia e cammina mentre noi, che lo dovremmo rappresentare, arranchiamo.&lt;br /&gt;


Casi come quelli di Eluana Englaro, mostrano in modo inequivocabile come l’opinione pubblica vive queste situazioni, certamente “al limite”, ma molto più diffuse e frequenti di quanto si creda.&lt;br /&gt;



Casi come quelli di Coscioni, di Welby e di Nuvoli, si sono imposti alla politica per avere risposte chiare e certe dalla stessa.&lt;br /&gt;
 

Hanno lottato per la vita … con tutte le forze per sopravvenire alla malattia … utilizzando e ci si dimentica di questo, tutto gli strumenti per vivere … ma non a disposizione di tutti … dalla comunicazione alternativa come quella della scrittura con gli occhi, con la testa che faceva muovere un mouse virtuale … battendosi per l’assistenza domiciliare integrata … per i trattamenti fisioterapici non previsti in modo continuativo nel nostro sistema sanitario nazionale perché servono solo per evitare le piaghe da decubito … portando per “prestazioni sanitarie negate la asl di Orvieto in tribunale ad esempio.

&lt;br /&gt;

Questo richiamo dovrebbe bastare a smontare le ingiuste, infondate e false insinuazioni di chi vuole usare i nomi di Coscioni, Welby, Nuvoli e oggi Englaro quali testimoni di una cultura della morte. 
&lt;br /&gt;


Io il 18 gennaio scorso sono stata autorizzata dal padre a visitare Eluana, imprigionata in uno stato di coma vegetativo. Ho già avuto modo di raccontare questa esperienza così intensa, forte, quando sono entrata nella stanza dove vegeta immobile: un corpo privato della sua libertà. Ne ho ricavato la conferma che la volontà di Eluana, di tutte le Eluana, deve essere difesa e tutelata.&lt;br /&gt;
 

Ecco un altro punto fondamentale della proposta di legge che mi vede prima firmataria: la volontà della persona deve essere rispettata. Anche se fosse scientificamente provata l’esistenza di una “speranza” per Eluana, sarebbe doveroso rispettare la sua volontà, volontà conosciuta e manifestata. 

&lt;br /&gt;



Il progetto di legge che ho presentato, con le mie compagne e i miei compagni radicali va nella direzione che vi ho esposto. &lt;br /&gt;



Ci sono persone che non vogliono pronunciarsi sulla loro morte, né scegliere in alcun modo, altre che non accettano di vivere in coma vegetativo. Penso che si debba prevedere la possibilità di scegliere tra le due opzioni. Non un obbligo, piuttosto una facoltà. 

&lt;br /&gt;

La battaglia da combattere è da una parte, non solo quella per la libertà della ricerca scientifica, dall’altra una battaglia per affermare i diritti umani fondamentali, fra i quali il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto ad una vita dignitosa fino all’ultimo istante che ciascuno considera degno di essere vissuto, scegliere di vivere senza sentirti dire che tu questo o quello non lo puoi fare.&lt;br /&gt;



Penso che – al di là delle opinioni che possiamo avere sull’argomento – dovremmo trovarci uniti nel chiedere un’adeguata copertura informativa, soprattutto da parte del servizio pubblico radio-televisivo; e dunque che siano approntati programmi di informazione e approfondimento. E’ tempo che su questi temi si parli e ci si confronti alla luce del sole e che le varie posizioni siano conosciute per poter essere apprezzate dalla pubblica opinione. 
&lt;br /&gt;





 

 
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=129337&quot;&gt;Radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Eugenia Maria ROCCELLA: Non ci si può affidare all'arbitrio dei giudici.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/09/25/eugenia-maria-roccella/non-ci-si-pu%C3%B2-affidare-allarbitrio-dei-giudici/366374"></link>
  <updated>2008-09-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>366374</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Sottosegretario  Lavoro Salute e Politiche sociali (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Nessuna svolta» ha commentato Monsignor Elio Sgreccia, intervistato dal Corriere a proposito delle parole del cardinale Bagnasco sul cosiddetto testamento biologico: la limpida e ostinata difesa della dignità creaturale di ogni persona umana non subisce interruzioni, cedimenti, nemmeno di tipo tattico. A Monsignor Sgreccia bisogna pur credere, visto che è stato per anni il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, guida della bioetica cattolica. Invece non tutti sono disposti a questo atto di fiducia, e qualche dubbio serpeggia: ogni apertura verso una legge appare ad alcuni come un rischioso «slippery slope», un pendìo scivoloso che potrebbe condurre all'eutanasia, ma soprattutto a una drammatica resa al trionfante relativismo etico. Eppure i «paletti» posti dal presidente della Cei sono esattamente gli stessi che si leggono nel documento del Comitato nazionale di Bioetica del 2003, in cui si sollecitava un intervento legislativo che offrisse «un sostegno giuridico alle dichiarazioni anticipate di trattamento». Un parere firmato dal fior fiore dei bioeticisti cattolici: Francesco D'Agostino, che del Cnb era allora presidente, Monsignor Sgreccia, Carlo Casini, leader storico del Movimento per la Vita, Maria Luisa Di Pietro, oggi a capo di «Scienza e Vita», il professor Eusebi dell'Università Cattolica. Nel 2003 il dibattito sul testamento biologico (o meglio: sulle «dichiarazioni anticipate di trattamento») non era ancora scoppiato sui giornali e in Parlamento, ma i segnali del nuovo corso seguito dai giudici erano già ben visibili. La sentenza della Cassazione sul caso Englaro, che ha costituito un punto di non ritorno, era all'orizzonte, preparata da una lunga serie di sentenze che facevano del consenso informato il cuneo per introdurre il diritto a morire. Questa interpretazione del consenso informato non è rimasta confinata in un ambito giurisprudenziale, ma si è trasferita nella Convenzione di Oviedo (la Carta etica dell'Europa) e nel nuovo codice di deontologia medica. I membri del Cnb hanno avuto la vista lunga, e hanno capito con largo anticipo che una legge era necessaria, esattamente come è avvenuto per la fecondazione assistita. Anche lì è stata necessaria una legge che mettesse ordine, e arginasse le tendenze eugeniste, tutelando insieme, il più possibile, l'embrione e la futura madre. La sentenza Englaro ha semplicemente portato alla luce il lungo movimento sotterraneo che avrebbe voluto condurre all'eutanasia senza nemmeno passare dal Parlamento, senza interpellare i cittadini in alcun modo, solo inanellando una sentenza dietro l'altra. Anche l'ultimo pronunciamento dei giudici, sul caso del testimone di Geova arrivato in ospedale con un foglietto su cui era scritto «niente sangue», è imperniato sulla necessità del consenso informato per qualunque trattamento sanitario, non importa se è in gioco la vita del paziente. Se non si affronta il nodo del consenso informato, dunque, se non lo si disciplina, imponendo regole e garanzie, lasceremo davvero ogni malato sul pendìo scivoloso dell'arbitrio di un giudice. Per ogni nuovo caso giudiziario (e basta considerare che solo i malati in stato vegetativo sono tra i 2 e i 3000) si potrà ricorrere alla ricostruzione degli «stili di vita», si potranno ammettere testimonianze vaghe, dichiarazioni rese via Internet, appunti sparsi, e chissà cos'altro. Per il testimone di Geova il giudice ha ritenuto che il foglietto fosse un po' poco, e che servisse la figura del tutore. Ma anche per Eluana c'è stata una sentenza analoga, e il via libera alla morte è stato dato solo dopo la nomina di un tutore. Se non vogliamo che le garanzie per il malato si riducano a questo, non c'è che una strada: dobbiamo impegnarci a fare una legge.

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JC2DD&quot;&gt;Il Giornale - Eugenia Roccella&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rocco BUTTIGLIONE: Legge ok, ma patti chiari. Testamento biologico non significa eutanasia.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/09/24/rocco-buttiglione/legge-ok-ma-patti-chiari-testamento-biologico-non-significa-eutanasia/360345"></link>
  <updated>2008-09-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>360345</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: UDC) - Vicepres. Camera  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;b&gt;Il filosofo cattolico e la richiesta del cardinal Bagnasco&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Si può fare una buona legge sul testamento biologico, come chiede adesso il cardinal Bagnasco, presidente della Cei? In teoria non è difficile, in pratica bisogna prepararsi ad una lotta dura perché molti cercheranno di introdurre l'eutanasia sotto la copertura del testamento biologico.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;1.&lt;/b&gt; Un primo principio che non deve mai essere perso di vista mi pare che sia il seguente: nessuno può trasferire ad altri diritti che non possiede egli stesso. Il testamento biologico serve a dare indicazioni a chi ci ha in cura sui trattamenti che vorremmo o non vorremmo ricevere. Non possiamo però, attraverso il testamento biologico, dare l'ordine di essere uccisi. Non possiamo dare questo ordine quando siamo coscienti, non possiamo darlo quando siamo incoscienti attraverso il testamento biologico. C'è qui da dissipare un equivoco. Alcuni dicono: la vita è mia e ne faccio quello che mi pare. Il principio è discutibile (si potrebbe sostenere che la mia vita appartiene contemporaneamente alle persone che amo e che mi amano e chi dice &quot;la mia vita appartiene solo a me&quot; deve essere una persona molto sola e molto infelice), tuttavia esso non giustifica l'eutanasia. Al massimo può giustificare il suicidio.&lt;br /&gt;
 
Con l'eutanasia io non dispongo della mia vita. Dispongo contemporaneamente della vita di un altro, al quale do l'ordine di uccidermi. E dispongo di tutta la comunità umana da cui pretendo che imponga a qualcuno di eseguire il mio ordine e che non consideri quel atto come punibile. È evidente che esiste una differenza fra il suicidio e l'omicidio del consenziente. &lt;br /&gt;

&lt;b&gt;2.&lt;/b&gt; Il trattamento terapeutico è un atto in cui conviene la libertà e la responsabilità di due persone: il medico ed il paziente. Ambedue devono partecipare al medesimo atto con scienza e coscienza. Non è possibile ridurre il medico al livello di un esecutore di ordini che vadano contro la sua coscienza. Medico e paziente sono uniti dal perseguimento di un bene oggettivo che è la salute del paziente. Le indicazioni del paziente nel suo testamento biologico vanno certamente tenute da conto da parte del medico, ma non possono essergli imposte in modo vincolante quando esse contrastino con le regole tecniche e deontologiche della professione medica.&lt;br /&gt;
 
&lt;b&gt;3.&lt;/b&gt; Nessun trattamento può essere imposto al paziente contro la sua volontà. In altre parole non è lecito imporre un trattamento sanitario con la forza. Ciò comporterebbe una inaccettabile violazione della dignità umana del paziente. Qui però dobbiamo domandarci in cosa consista la volontà vera del paziente. Quanto più l'espressione di volontà del paziente appare strana e contrario al suo interesse bene inteso, quale lo intenderebbe in genere un tutore legale, tanto più è necessario avere delle espressioni di volontà inequivocabili. E anche quando vi fossero, sarebbero sempre valide?&lt;br /&gt;
 
Immaginiamo, per esempio, che le disposizioni siano dettate in una fase di malattia e di depressione. Siamo sicuri che in quel contesto il soggetto conservi pienamente le sue facoltà di intendere e di volere? Molta gente in una fase di depressione e di disperazione arriva a tentare il suicidio. Dovremo proibire di dare assistenza sanitaria all'aspirante suicida, visto che egli ha mostrato in modo inequivocabile di voler morire e di rifiutare di conseguenza qualunque trattamento medico? In realtà noi agiamo in modo esattamente opposto e l'aspirante suicida in genere è grato a chi gli ha salvato la vita. Noi riteniamo che si possa presumere che l'aspirante suicida non sia pienamente in grado di intendere e di volere. Non possiamo impedirgli di tentare il suicidio, ma possiamo salvargli la vita dopo che ha tentato, e questo è esattamente quello che facciamo.&lt;br /&gt;
 
Cosa faremo con chi rifiuta un trattamento sanitario che può salvargli la vita? Non lo somministreremo se egli attivamente lo rifiuta. E se è incosciente ed ha lasciato scritto di volerlo rifiutare non riterremo che ricorra qui una analogia con il tentato suicidio? Il testamento biologico non può avere l'ultima parola su tutto. Quanto più esso si allontanasse dalla ragionevolezza tanto più il medico avrebbe il diritto ed il dovere di disattenderlo.&lt;br /&gt;
 
&lt;b&gt;4.&lt;/b&gt; Esistono circostanze nelle quali è inutile insistere con trattamenti terapeutici che non sono in grado di portare più alcun giovamento e ritardano solo la morte a prezzo di gravi sofferenze per il paziente. In tali circostanze è giusto interrompere il trattamento. Il caso più evidente in cui l'interruzione è lecita e giusta è quello in cui non esistano più possibilità di vita autonoma e la vita venga artificialmente mantenuta dalle macchine. L'insistenza a mantenere il paziente in vita ad ogni costo (il cosiddetto accanimento terapeutico) non è un valore ma un disvalore. Esiste, naturalmente, qui, un'area di indeterminatezza. Qual è il limite oltre il quale comincia l'accanimento terapeutico? Nessuno può dirlo con esattezza e qui è soprattutto preziosa l'indicazione del paziente contenuta nel testamento biologico. All'interno del principio di ragionevolezza e proporzionalità esiste una sfera ampia di indeterminazione nella quale giudice ultimo può e deve essere il paziente. &lt;br /&gt;

&lt;b&gt;5.&lt;/b&gt; Quando si sospendono le terapie non si può però fare venire a mancare al paziente un elementare sostegno e l'assistenza. Si continuerà a nutrirlo, a dissetarlo, a tenerlo pulito, ad avere cura per quanto possibile del suo benessere. Queste non sono terapie straordinarie, ma atti di semplice assistenza comunque dovuti ad un essere umano che soffre. Privare un essere umano di questa assistenza e cura significa ucciderlo. In modo particolare, privarlo dell'acqua e del cibo significa farlo morire di fame. &lt;br /&gt;
Alcuni vorrebbero trattare l'alimentazione artificiale come un mezzo straordinario di cura e quindi interromperla in modo da provocare la morte del paziente. In realtà l'alimentazione artificiale consiste in una piccola operazione che permette di inserire nell'esofago una cannula attraverso la quale passano le sostanze nutrienti. Una volta fatta, alla nutrizione può provvedere personale non specializzato.&lt;br /&gt;
 
Certo, se il paziente è conscio non è possibile imporgli l'alimentazione artificiale. Sarebbe una violazione della sua intimità personale. Ma quando l'operazione sia già stata fatta ed il paziente sia incosciente, è irragionevole sospendere l'alimentazione.&lt;br /&gt;
 
É inoltre evidente che il trattamento, una volta iniziato, non può essere sospeso su semplice indicazione del paziente. Sarebbe come dire che chi è stato salvato da un tentativo di suicidio per annegamento ha il diritto, se cambia idea, di farsi ributtare in mare da chi lo ha salvato.&lt;br /&gt;
 
Su questi principi non è difficile fare una buona legge sulle disposizioni di fine vita.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JBN6K&quot;&gt;Il Tempo - Rocco Buttiglione&lt;/a&gt;</summary>
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