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  <title>Openpolis - Argomento: spesa pubblica</title>
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  <updated>2012-04-23T00:00:00Z</updated>
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  <title>Piero Giarda: «La spesa dei ministeri diminuirà di tredici miliardi»</title>
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  <updated>2012-04-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Rapporti col Parlamento&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Scribacchio». Risponde al cellulare, sobriamente, il ministro-professore Piero Giarda. Poco dopo l’ora di pranzo sta già lavorando all’attesissimo rapporto sulla spending review, cioè sulla revisione voce per voce della spesa pubblica. Rapporto che - conferma - presenterà al consiglio dei ministri per la fine del mese. Giarda è l'uomo cui Mario Monti ha affidato la missione impossibile di comprimere la spesa pubblica italiana. Attenzione, comprimere e non tagliare. Perché i tagli si fanno sulle voci che crescono. Ma adesso siamo entrati in un’altra fase: le spese ora devono diminuire in cifra assoluta, anche se il Pil tornerà a crescere.
&lt;p&gt;

Tutto scritto. Quali cifre sta limando professore? Giarda questa volta non si sottrae. «E’ tutto scritto nel Def, Documento di Economia e Finanza», ricorda. Eccoli, finalmente, i numeri veri sul taglio della spesa pubblica. La tabella sul Conto economico delle amministrazioni centrali parla chiaro: la spesa corrente quest’anno dovrà scendere di 10 miliardi passando da 352 a 342 miliardi. Nel 2013 lo stesso comparto è in ulteriore dimagrimento a quota 339 miliardi. In tutto fanno 13 miliardi in due anni. Poco rispetto all'incremento delle tasse? Il prof non raccoglie. Del resto, il calo previsto di tutte le voci della spesa corrente è netto: rispetto al 2011 le uscite per gli stipendi dei dipendenti pubblici (sempre solo delle amministrazioni centrali, quindi non degli ospedali o dei Comuni) scenderanno di 1,5 miliardi su 95, tantissimo; i trasferimenti complessivi calano di quasi 10 miliardi; i consumi intermedi (dall’acquisto delle penne agli appalti) viaggiano su una riduzione assoluta di 3,5 miliardi.
&lt;p&gt;

Due anni decisivi.I dati 2013 hanno un doppio valore non solo per la riduzione in sé ma anche perché il governo prevede per l’anno prossimo un aumento del Pil che - inflazione compresa - dovrebbe salire di una quarantina di miliardi. Insomma già nel 2013 - l’anno dello storico pareggio di bilancio - la spesa pubblica corrente delle amministrazioni centrali (cui andranno aggiunti gli interventi sulle periferie) inciderà meno sul Pil.
&lt;p&gt;

«L’ulteriore salto di qualità che l’Italia sta perseguendo sulla spesa deve ancora essere interamente percepito nella sua portata», dice Giarda. Che spiega: «Vent’anni fa, ai tempi dei miei primi incarichi di governo, la spesa pubblica corrente, escludendo pensioni e interessi che hanno una propria dinamica, cresceva in termini reali del 2/2,5% l’anno. Negli ultimi anni i governi hanno imparato a gestirla meglio e la crescita si è fermata. Il suo peso sul Pil non è più aumentato. Ora si tratta di farla scendere in senso assoluto».
&lt;p&gt;

Le resistenze. Obiettivo difficilissimo. «Quando si tratterà di passare dai progetti ai fatti occorrerà una vera e propria task force», dice il professore, che nelle scorse settimane ha parlato con il premier Mario Monti dei mille nodi che dovranno essere sciolti. Incontri che hanno fatto parlare di resistenze da parte dei ministeri (e dei ministri) sulla cui pelle i tagli andranno ad incidere. «Per quanto mi riguarda ho avuto collaborazione piena - ci tiene a sottolineare Giarda – dai Ministri e dalle strutture ministeriali. E non lo dico per diplomazia perché è ovvio che su questa materia convivono anche opinioni legittimamente diverse. Tuttavia da parte di tutti c’è la consapevolezza che la riduzione della spesa è un passaggio ineludibile». Per questo Anna Maria Cancellieri, agli Interni, ha messo in piedi una struttura che sta facendo quelle che in gergo sono state chiamate «autovalutazioni». In pratica il ministero si interroga sulla qualità della spesa dei suoi uffici (le Prefetture sono da anni nel mirino). Lavoro delicato visto che si tratta di infilare le mani nella divisione dei compiti e nelle gelosie dei nostri sei corpi di polizia. «Analogo discorso vale per il ministero della Giustizia», sottolinea Giarda. Ed è noto che il Guardasigilli, Paola Severino, sta lavorando alla chiusura di una piccola miriade di tribunali minori, la Difesa punta a ridurre il personale (ma è tiepida sull'eliminazione di alcune indennità riconosciute ai militari) e gli Esteri dovrebbero ridefinire la rete degli uffici e le retribuzioni riconosciute al personale all’estero.
&lt;p&gt;

Gli incontri. Un lavoro certosino. «Che io sto seguendo per la mia parte - assicura Giarda - Incontrando per ora le amministrazioni centrali». L’ultimo vertice, di pochi giorni fa, con il top management dell’amministrazione penitenziaria nella monastica cornice dei benedettini di Subiaco. Risultati? Tutto top secret. L’ultimo interesse di Giarda è quello di accendere focolai di tensione.
&lt;p&gt;

Ma non è un mistero che siano tornate a galla ipotesi alle quali avevano lavorato negli anni Novanta le squadre tecniche di Sabino Cassese e Franco Bassanini: l’ufficio unico provinciale (dove raggruppare le sedi periferiche di varie amministrazioni per migliorare il servizio e ridurre le spese e gli affitti); l’eliminazione di doppi servizi - e carriere - nelle forze dell’ordine; lo snellimento a tutti i livelli di strutture e di dirigenti; l’introduzione di criteri manageriale nella gestione delle strutture pubbliche. «Ma nessuno si attenda miracoli - si schermisce Giarda - Per ora sto lavorando a fissare la strategia, fatta di comportamenti e regole». Poi si passerà ai fatti. E qui dovrà dire la sua Mario Monti.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1DZV7U&quot;&gt;Il Messaggero - Diodato Pirone&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Annamaria Cancellieri: «Il mio piano per il Viminale: tagliare un dipendente su dieci» </title>
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  <updated>2012-04-23T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Interni&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Possibile anche concentrare le scuole della pubblica amministrazione.
&lt;p&gt;
«Ma se sto addirittura pensando a una riduzione del personale civile del Viminale...». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Ministro, proprio sicura di non essere tra coloro che nel governo frenano sul piano di tagli alla spesa pubblica?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Impossibile che sia contraria proprio io, che del contenimento dei costi ho fatto, da subito, un tratto della mia azione. Non so se queste voci nascano da ignoranza o malafede. Ogni tanto mi tirano in mezzo, com'è accaduto anche sull'università... Leggo che mi sarei opposta persino sul piano carceri. Ma io che c'entro? È di competenza della Severino. C'è un mio prefetto, sì, ma è distaccato».
&lt;p&gt;

Anna Maria Cancellieri inforca gli occhiali e squaderna l'iPad ricontrollando la pagina di appunti stesi sul notebook. Il ministro è in partenza per Roma dopo un weekend trascorso a Milano: passeggiata al Salone del mobile («Ho visto una bella Italia forte, che produce...») e pranzo, sabato, con il presidente del Consiglio Mario Monti. Su chi, eventualmente, sia in malafede o «l'abbia tirata in mezzo», il titolare del Viminale non si pronuncia. «Non ne ho la più pallida idea».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il taglio dei dipendenti&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Certo è che per venerdì è atteso un chiarimento in Consiglio dei ministri. O almeno in quella sede Anna Maria Cancellieri intende mettere sul tavolo tutte le sue carte per contribuire alla spending review. Anche alzando l'asticella: «Vorrei ridurre del 10 per cento i dipendenti civili del ministero, grazie a uno scivolo, un pensionamento anticipato, senza traumi. Dopodiché, invece di riassumere una quota pari al 30 per cento del personale, come potremmo fare in astratto con la cifra risparmiata, ne riassumeremmo solo il 10 per cento. Il resto dei soldi verrebbe accantonato. Io sono pronta: se il governo mi dà l'ok, vado dai sindacati. Un'operazione che peraltro aiuterebbe il ministero a ringiovanirsi, e ne ha tanto bisogno. Per lo stesso motivo favoriamo anche la mobilità all'esterno: chi vuole andare a lavorare in altri settori dello Stato, può farlo».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Non potrebbe suonare stonato parlare di prepensionamenti dopo una riforma che manda la gente in pensione a 70 anni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Non ci sono privilegi o penalizzazioni. Qui si tratta di sanare il bilancio dello Stato. È un fatto di priorità. Secondo i nostri tecnici questo taglio ci farebbe risparmiare 17 milioni di euro. È una battaglia epocale. O la facciamo adesso o mai più».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Un progetto piuttosto ambizioso e destinato, nel caso, a un cammino accidentato, come ammette la stessa Cancellieri. E per l'immediato, qualcosa che produca risultati subito?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Il piano più avanzato, già pronto per l'esame delle Camere, è quello per l'accorpamento dei dipartimenti del Viminale e la soppressione di alcune direzioni centrali». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Risparmio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Un milione di euro».
&lt;p&gt; Nel mirino di Cancellieri ci sono anche le scuole della pubblica amministrazione: quelle per i segretari comunali e degli enti locali dovrebbero confluire in una sola al Viminale.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Le prefetture&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
In agenda, e sempre tra le cose che saranno presentate venerdì in Consiglio dal ministro, c'è anche altro. Innanzitutto una riorganizzazione delle prefetture. Argomento, da tempo, tra i più dibattuti e che tocca il cuore del ministero dell'Interno: lo studio, realizzato con l'aiuto dell'Istat «per evitare di intaccare le esigenze della popolazione», è alle sue battute conclusive. Si tratta in sostanza di accorpare le sedi «minori» a quelle dei centri vicini più grandi. Potrebbe essere il caso di alcune delle città fresche di promozione a Provincia. «Comunque l'elenco arriverà presto». Verrebbe in questo modo eliminato, almeno nelle intenzioni, il 20, 25 per cento delle attuali prefetture.&lt;br /&gt;

Per ogni sede «compressa» un milione di euro che resta nelle casse dello Stato. Una riforma che procede di pari passo con la realizzazione degli Uffici territoriali del governo. L'obiettivo è quello di «ricomprendere in un'unica sede, almeno per i principali livelli, le rappresentanze di Interni, Pubblica istruzione, Beni culturali, Sanità statale e uffici finanziari». Per avere così «un unico centro di spesa e possibilità di scambio del personale».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Le forze dell'ordine&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Al ministero stanno studiando anche una diversa distribuzione delle forze dell'ordine sul territorio, «ma in questo caso, lo scriva, senza alcun ritocco del personale, sulla sicurezza non si risparmia». Un primo contatto c'è già stato con il capo della polizia e il comandante generale dei carabinieri, in attesa di un confronto politico con il ministro della Difesa. Si tratta «solo di razionalizzare». Si può pensare, «per dire, di trasformare alcune compagnie dei carabinieri in tenenze». O di «lasciare commissariati al posto delle questure, dove è possibile farlo». Anche in questo caso Cancellieri vorrebbe un'unica centrale per gli acquisti delle forze dell'ordine, polizia, carabinieri, guardia di finanza, polizia penitenziaria e guardia forestale, da concordare con tutti i ministri interessati.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;I beni demaniali&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Eppure ci sono tanti interventi che si possono, forse, mettere subito a segno. Perché sperperare danaro in costosissimi affitti quando esistono così tanti immobili pubblici sfitti? «Stiamo analizzando la lista dei beni demaniali disponibili così come di quelli confiscati alla mafia. Il Tesoro ci ha assicurato che ce li metterà a posto. E, allora, procederemo».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1DZMJM&quot;&gt;Corriere della Sera - Marco Ascione&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Massimo D'ALEMA: &quot;La cancelliera Merkel  rappresenta l'Europa più egoista&quot;  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-04-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>627173</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;




&lt;b&gt;L’Italia, alla fine del 2011, ha fatto tremare l’Eurozona. Da allora sta risalendo lentamente la china al prezzo però di pesanti sacrifici. Un piano di austerità, l’aumento delle tasse, la riforma delle pensioni e oggi una riforma del lavoro che prevede incentivi per le assunzioni ma anche licenziamenti più facili. Per un uomo di sinistra quale Lei è, sono misure valide?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;



“Devo dire che l’Italia ha fatto un passo in avanti molto importante: voglio dire che non abbiamo più il governo Berlusconi e sia per l’Italia sia per l’Eurozona si tratta di un’ottima notizia perché, a mio avviso, non era l’Italia era il governo Berlusconi ad esserne responsabile”.

&lt;p&gt;


&lt;b&gt;Ma su ciò che viene fatto oggi, soprattutto questa riforma del lavoro…secondo Lei, introducendo maggiore flessibilità senza necessariamente rafforzare la rete di sicurezza, in un Paese in cui non esiste il salario minimo o dove le indennità di disoccupazione sono molto limitate e gli ammortizzatori sociali funzionano male, non è un rischio enorme?&lt;/b&gt;


&lt;p&gt;

“Il problema era la drammatica frattura, nel mercato del lavoro, tra i lavoratori più protetti e i giovani precari, che non hanno alcun diritto, alcuna protezione. La riforma ha due facce: da un lato il lavoro diventa più flessibile per coloro che erano più protetti, ma dall’altro porterà maggiore protezione per i giovani e i precari. A mio avviso il problema drammatico delle divisioni all’interno del mercato del lavoro, non posso dire che verrà risolto, ma con questa riforma sarà possibile fare un passo avanti”.
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;L’Italia in generale non è troppo maltrattata dai mercati ma di recente i tassi d’interesse stanno tornando a crescere. Inoltre l’Italia ha un debito al 120% del Pil ed è in recessione. Lei, malgrado tutto, è convinto che siete fuori dalla crisi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;



“No, io penso che occorra considerare che abbiamo un problema europeo e non soltanto italiano. Ed è questo che negli ultimi giorni si sta verificando sui mercati europei”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;Ma l’Italia fa parte delle maglie più fragili.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;



“Certo, l’Italia è parte del problema. Ma occorre sottolineare due cose. Prima di tutto che l’Italia è un Paese ricco e che la ricchezza degli italiani è molto, molto più alta del debito. Ciò significa che abbiamo delle risorse interne al Paese. Secondo: nel passato abbiamo dimostrato, con i governi di Prodi e di Ciampi, con il centrosinistra, che è possibile ridurre la spesa pubblica. Noi abbiamo ridotto la spesa pubblica di cinque punti rispetto al governo di destra e senza toccare i diritti sociali fondamentali. E per il dopo occorre preparare un governo di centrosinistra”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;Ci saranno delle elezioni nel Suo Paese l’anno prossimo. Esattamente come in Germania. A breve si terranno anche in Francia. Lei crede in un’alternanza in questi tre Paesi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;



“Certo che sì. So che i mercati non amano molto le elezioni, giusto? A volte sembra perfino che la democrazia sia un peso insostenibile per i mercati finanziari ma penso che non spetti ai mercati decidere dei destini dei popoli. Sì, penso che occorra
un cambiamento perché i tre grandi Paesi europei, Francia, Italia e Germania, rappresentano duecento milioni di cittadini europei sui trecentotrenta milioni
della zona euro. Tre Paesi, ma ‘di peso’ potremmo dire”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;E ciò basterà in un’Europa che rimarrà dominata da governi di destra?.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;


“Questo non è vero. Secondo me le cose stanno cambiando. In Slovacchia, che è un piccolo Paese, la sinistra ha vinto. Anche in Slovenia la sinistra ha vinto. Voglio dire: sì l’Europa è dominata dalla destra e…vediamo tutti il risultato! Abbiamo bisogno di una strategia europea per la crescita, il che vuol dire investimenti europei, eurobond. Abbiamo bisogno di una garanzia europea sul debito. Il che non significa che ogni Paese debba pagare questo debito. Ma la forza dell’Europa può far abbassare i tassi d’interesse e liberare delle risorse per la crescita e senza regalare troppi soldi alla speculazione finanziaria”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;Quindi qualcosa di irrealizzabile fin tanto che la Merkel rimarrà al suo posto…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Sì. Penso che la signora Merkel abbia avuto un ruolo molto negativo per l’Europa. Devo dirlo con molta sincerità. Davanti alla crisi ha un po’ rappresentato questa Europa egoista”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;“Una domanda su un tema completamente diverso. Un anno fa sessantatre persone in fuga dalla Libia sono morte di fame e di sete in un’imbarcazione alla deriva perché nessuno ha prestato loro soccorso. L’Italia ne era al corrente e non è intervenuta. Questo almeno è quel che dice un rapporto del Consiglio d’Europa che accusa anche la Nato. Com‘è che siamo arrivati a lasciar morire le persone pur di non doverle accogliere?”&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

“Penso, e lo dicevo già all’epoca, che la politica sull’immigrazione condotta dal governo Berlusconi sia stata davvero una pagina nera della nostra storia così come l’accordo (per il rimpatrio dei clandestini) tra l’Italia e il regime di Gheddafi. I clandestini possono essere rimpatriati. Ma il problema è che prima di rimpatriarli occorre controllare se ci sono dei rifugiati che hanno il diritto di essere accolti”.
&lt;p&gt;



&lt;b&gt;“Più in generale, non c‘è una divergenza sempre più evidente tra i discorsi che fa l’Europa, i valori che dice di portare avanti e il modo in cui tratta i migranti, i richiedenti asilo? L’Italia è in prima linea. Lei la vede questa contraddizione?”&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;



“Sì, sono d’accordo con Lei. E in più abbiamo bisogno degli immigrati. Perché se vogliamo mantenere un certo equilibrio tra i giovani e i pensionati, nei prossimi anni avremo sempre più bisogno di immigrati. La stessa Commissione europea ha dichiarato che nei prossimi quindici anni avremo bisogno all’incirca di una trentina di milioni d’immigrati. Io penso che sarebbe meglio avere una politica europea per l’immigrazione. Al momento non ce l’abbiamo. Lei parla dell’Italia ma io potrei dirle che la responsabilità è di Malta. Non hanno mai accolto nessuno. Quando intercettano un’imbarcazione, la sola cosa che fanno è indicarle la rotta per l’Italia”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://it.euronews.com/2012/04/12/d-alema-la-cancelliera-merkel-rappresenta-l-europa-piu-egoista/&quot;&gt;euronews - Audrey Tilve&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ANDREA CAUSIN: Bilancio e Legge finanziaria, un'altra occasione persa </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/22/andrea-causin/bilancio-e-legge-finanziaria-unaltra-occasione-persa/626039"></link>
  <updated>2012-03-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626039</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Nei corridoi di Palazzo Ferro Fini&lt;/b&gt; da settimane si sente la litania dei Consiglieri e degli Assessori, che al telefono o ai questuanti di turno ripetono &lt;b&gt;“quest’anno va mal, no ghe xe più schei”&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;

In Veneto, il dialetto è la lingua ufficiale, si usa nelle occasioni importanti, nei momenti ufficiali o per rimarcare la verità in una questione che si vuole sostenere.

&lt;p&gt;
Per fare gli affari, per litigare tra marito e moglie, per chiudere un accordo.

&lt;p&gt;
Ma per comprendere il clima a “palazzo” bisogna inquadrare bene la questione.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La Regione del Veneto può contare su un bilancio di circa 14 miliardi di euro.&lt;/b&gt;

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Di questa cifra enorme la cifra destinata alla spesa corrente, ovvero quella destinata a finanziare le leggi regionali relative alle competenze che la Costituzione affida alle regioni, è poco più di 1 miliardo e 400 milioni di euro. Ciò accade perché circa 9 miliardi sono vincolati alla spesa sanitaria e 3 miliardi e qualcosa sono quella che si definisce spesa “vincolata”, ovvero spese per il personale, organi istituzionali, trasferimenti ad enti ed agenzie, ammortamenti, mutui, etcc….
&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
La disponibilità di spesa corrente si è progressivamente ridotta negli ultimi tre anni (quasi dimezzata) perché la Corte dei Conti ha, a più riprese, eccepito sul fatto che era stato raggiunto “il livello massimo di indebitamento consentito”.

&lt;p&gt;
Che significa questa frase?

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Significa, che negli anni scorsi, che ogni qual volta sono stati assunti degli impegni economici di spesa corrente si è acceso un mutuo…..come se una famiglia, per fare la spesa ricorresse al finanziamento.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

In questo meccanismo, consentito dalla legge, risiede la ragione della quota parte di indebitamento pubblico che ha contratto la nostra Regione.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Nella situazione delicata che sta attraversando il nostro paese si è persa una occasione importante per razionalizzare la spesa e per rompere un meccanismo consociativo “maggioranza – opposizione” che negli anni scorsi  ha cagionato un'aumento della spesa e del debito.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il bilancio che il Consiglio si accinge ad approvare può essere definito solo in un modo:&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt; &lt;b&gt;incivile&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Perché azzera quasi tutti i capitoli a sostegno delle situazioni di povertà.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Coerentemente alla situazione che (semplificando molto) ho illustrato, &lt;b&gt;ho presentato alcuni emendamenti che non producono spesa, in modo particolare il fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà, e lo sgravio IRAP per le imprese che assumono le persone over 50 in disoccupazione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Serve&lt;/b&gt; però, in prospettiva, &lt;b&gt;un lavoro radicale che miri alla riduzione dei costi della pubblica amministrazione regionale, attraverso processi di semplificazione e liberalizzazione, che possano generare economie di 500 milioni di euro l’anno, per poter tornare a contare su un bilancio che contiene misure di sviluppo e di sostegno alle povertà.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.andreacausin.it/component/content/article/166-bilancio-e-legge-e-finanziaria-unaltra-occasione-persa?tmpl=component&amp;print=1&amp;page=http://www.andreacausin.it/component/content/article/166-bilancio-e-legge-e-finanziaria-unaltra-occasione-persa?tmp&quot;&gt;www.andreacausin.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Sergio BERLATO: ELIMINARE LA DOPPIA SEDE DEL PARLAMENTO EUROPEO PER TAGLIARE LA SPESA </title>
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  <updated>2012-01-11T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>623452</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“In questo periodo di crisi bisognerebbe riflettere sull’opportunità di tagliare la doppia sede, di Bruxelles e Strasburgo, per contenere la spesa pubblica”.
&lt;p&gt;
&lt;i&gt;A sostenerlo è il Vice Capo Vicario della delegazione italiana del Partito Popolare europeo, On. Sergio Berlato.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;
“La doppia sede è prevista dal Trattato e a questo bisognerebbe porre una modifica.
Essa costringe tutto l’apparato burocratico ed amministrativo, eurodeputati inclusi, ad una staffetta una volta al mese da Bruxelles a Strasburgo per le sessioni plenarie con il dispendio di risorse che si potrebbero quindi destinare ad altro“.
“Il Parlamento europeo si è già incamminato verso l’attuazione di provvedimenti volti a contenere la spesa pubblica, ad esempio diminuendo in modo significativo gli stipendi degli europarlamentari, e questo sarebbe un ulteriore segnale di virtuosità”, osserva l’On. Berlato.
&lt;p&gt;
“L’Unione europea non è un’Istituzione lontana ed estranea ai cittadini ma una grande opportunità che permette ai Paesi membri di trarre molti benefici. In tempi di vacche magre un provvedimento di gestione virtuosa delle risorse sarebbe l’ennesima dimostrazione di maturità dell’Unione”.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.sergioberlato.it&quot;&gt;Ufficio stampa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>LEONARDO RAITO: Ristrutturazione della spesa pubblica e incentivi per la crescita</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/01/02/leonardo-raito/ristrutturazione-della-spesa-pubblica-e-incentivi-per-la-crescita/622747"></link>
  <updated>2012-01-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Provincia Rovigo (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Dopo l’approvazione della manovra lacrime e sangue, l’esecutivo del bocconiano Monti si trova a definire delle nuove linee per lo sviluppo e la crescita del paese. Nel mentre, si crea un movimento d’opinione, guidato dal sindaco di Torino Piero Fassino, che critica fortemente il patto di stabilità, considerandolo una legge iniqua che non permette la programmazione e l’effettuazione di interventi fondamentali per i cittadini. In questo gli do perfettamente ragione. Non manca inoltre una richiesta di introduzione di criteri meritocratici, per la costruzione di una società competitiva senza sotterfugi e condizionamenti. 
Ecco perché, a mio parere, l’azione tecnica del governo Monti dovrebbe essere votata a due compiti fondamentali, che possono anche essere collegati: la ristrutturazione della spesa pubblica e l’introduzione di incentivi alla crescita. La ristrutturazione della spesa pubblica è fondamentale per creare un paese più snello, meno burocratizzato e per contenere gli sprechi. In questo contesto, vanno individuate con precisione le centrali di questi sprechi. Dove stanno? Da li si cominci a tagliare. Bene un tetto ai ministeri, la riduzione del numero dei parlamentari e delle relative indennità, riduzioni e tagli agli inutili consigli di amministrazione di aziende di stato e partecipate. 
L’eliminazione del patto di stabilità, almeno per la programmazione di opere fondamentali (scuole, strade e infrastrutture primarie, per esempio), dovrebbe permettere il liberarsi di ossigeno per il sistema economico e delle imprese locali. Cercherei inoltre una norma (detassazione, incentivi?) in grado di favorire gli investimenti in ricerca, che possano accompagnare le imprese nelle sfide tecnologiche al rialzo imposte dalla globalizzazione. In termini di istruzione e università, si potrebbe riformare il sistema delle borse di studio e dei corsi di dottorato di ricerca. Le borse di studio andrebbero legate esclusivamente alla meritocrazia, per superare l’inutile frammentazione e riduzione odierna. Meglio meno borse di studio, e di importi più ricchi, che permettano davvero ai bravi di scegliere le proprie destinazioni. I dottorati poi dovrebbero essere trasformati in scuole di dottorato. Perché impedire l’accesso a ottimi studenti con concorsi e sbarramenti per lo più taroccati?  
Sul mercato del lavoro si sta scatenando una autentica bagarre. Qui il punto fermo e fondamentale mi pare debba essere, più della sbandierata flessibilità, una riduzione del costo del lavoro. È vero che in Italia c’è un’evasione da fare paura, ma dobbiamo anche saperne cogliere le cause. Tra queste, è indubbio che le tasse sono troppo alte. La discrepanza tra reddito lordo e netto è altissima, segno che i datori di lavoro pagano cifre insostenibili. Difficile incentivare alle assunzioni se non si creano le condizioni per ridurre i costi. L’introduzione dei contratti di apprendistato mi sembra utile, specie per i giovani. Anche il popolo delle partite iva lascia allo stato quasi il cinquanta per cento dei guadagni. Troppo. Significa che il sistema ha una tassazione iniqua, che probabilmente è stata costruita per mantenere un sistema ad alto tenore, ormai insostenibile. 
Infine se il governo arrivasse a consentire ai cittadini tutta una serie di detrazioni integrali dalle dichiarazioni dei redditi, probabilmente si favorirebbe una cultura della legalità a oggi ancora ignota. Non si tratta di operazioni semplici ma ormai il dado è tratto, tornare indietro non si può e solo con delle ricette convincenti sarà possibile invertire la rotta che ci sta portando verso il baratro.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.openpolis.it&quot;&gt;Nota stampa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Guido CROSETTO: No a Tremonti: ''Voto al decreto non è scontato''</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/11/guido-crosetto/no-a-tremonti-voto-al-decreto-non-%C3%A8-scontato/590895"></link>
  <updated>2011-08-11T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Sottosegretario  Difesa (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
''Discorso non all'altezza di quello che ci aspettavamo. Basta con la solita ricetta: tasse, tasse e ancora tasse''.
&lt;p&gt;&quot;Aspettiamo il decreto. Con una sola avvertenza. Il nostro voto parlamentare non è affatto scontato&quot;.
&lt;p&gt;&quot;L'esposizione del ministro Tremonti, che ha anteposto il tema del vincolo costituzionale al pareggio di bilancio alle misure per raggiungere lo zero deficit nel 2013, ci aveva fatto credere - sottolineano Crosetto, Stracquadanio, Bertolini e Malan- che il ministro avrebbe colto l'occasione della crisi per essere all'altezza di quello che Tremonti ha definito 'un tornante della storia'. Ci aspettavamo che il ministro -il quale ha espresso il suo favore per la proposta di riforma dell'articolo 81 presentata da Nicola Rossi- fosse conseguente alle sue parole.
&lt;p&gt; Nella proposta di Nicola Rossi è contenuta una percentuale, il 45%, che rappresenta il limite massimo di spesa pubblica in rapporto al Pil e quindi il limite massimo della complessiva tassazione. Oggi quella percentuale è al 52% e dunque un ministro conseguente alle premesse costituzionali esposte avrebbe dovuto indicare la strada per ridurre di almeno sette punti la spesa pubblica. E su questo il Parlamento avrebbe dovuto discutere. Invece, niente&quot;.
&lt;p&gt;

&quot;Quando il ministro è passato a indicare come raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 -lamentano i quattro esponenti del Pdl- è tornato rapidamente al vecchio metodo: come finanziare il deficit con entrate straordinarie, proseguendo in quella politica che ha alimentato il mostro del debito pubblico che oggi ci sta distruggendo&quot;.
&lt;p&gt;

&quot;La crisi può essere occasione per far approvare la riforma della spesa previdenziale, della spesa sanitaria, del costo esorbitante della pubblica amministrazione. Oppure può essere il vicolo cieco in cui classi dirigenti irresponsabili condannano i loro Paesi al declino e all'impoverimento diffuso.
&lt;p&gt; A parziale scusante del ministro c'è solo il fatto che tutte le opposizioni, nessuna esclusa, sono convinte che la crisi vada affrontata con la solita ricetta: tasse, tasse e ancora tasse. Ora aspettiamo il decreto. Con una sola avvertenza. Il nostro voto parlamentare -concludono Crosetto, Stracquadanio, Bertolini e Malan- non è affatto scontato&quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Ma-nel-Pdl-ce-chi-dice-no-a-Tremonti-Voto-a-decreto-non-e-scontato_312343135282.html#&quot;&gt;Adnkronos.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio MARTINO: «Gravissimo l’acquisto dei titoli. Non dovevamo chiedere aiuto»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/09/antonio-martino/%C2%ABgravissimo-l%E2%80%99acquisto-dei-titoli-non-dovevamo-chiedere-aiuto%C2%BB-intervista/590849"></link>
  <updated>2011-08-09T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590849</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Tutti i nostri problemi nascono dalla insensata, incontrollata, ingiustificata, ingiustificabile espansione della spesa pubblica. Perchè nessun paese al mondo è mai cresciuto quando le spese del settore pubblico superavano il 40% del reddito nazionale...».
&lt;p&gt; Antonio Martino, parlamentare Pdl, economista ed ex ministro di Esteri e Difesa, è un liberista a tutto tondo. E anche in questa intervista non smentisce la sua fama.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La soluzione alla tempesta che sta travolgendo le economie mondiali è meno Stato e più efficiente?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«In Italia e non solo, sicuramente. Ai tempi di mio nonno, agli inizi del ’900, la spesa pubblica assorbiva il 10% del reddito nazionale. Ai tempi di mio padre, negli anni ’50, assorbiva il 30%. Oggi la spesa pubblica assorbe il 51,1% del reddito nazionale. Va drasticamente tagliata».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;È per questo che lei dice che la proposta bipartisan, accolta dal governo, di introdurre in Costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio è positiva ma non risolutiva?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«È lodevole, ma non basta. Io preferisco avere una spesa pubblica del 30% con un un disavanzo notevole a una spesa pubblica del 50% con il bilancio in pareggio».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Per ridurre le spese di così tanto, tocca tagliare gli sprechi ma anche i servizi ai cittadini...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Infatti bisogna cambiare il welfare all’italiana. È diventato costosissimo e inefficiente e non ce lo possiamo più permettere».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E lei dove taglierebbe?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Nella voragine spaventosa di spesa sanitaria, che tra l’altro è iniqua, perchè noi tassiamo tutti, anche i meno abbienti, per dare sanità gratis a tutti, anche ai più agiati».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Qual è la sua alternativa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Un’assicurazione sanitaria obbligatoria. Chi se la può permettere se la comprerebbe, chi non se la può permettere riceverebbe un buono che gli consentirebbe di fornirsi della copertura. E il costo sarebbe infinitamente minore di adesso. E poi bisognerebbe incidere sulle pensioni di anzianità aumentando significativamente l’età di pensionamento per gli uomini e per le donne. Servono tagli veri...».
&lt;p&gt; 
&lt;b&gt;L’ha sorpresa che anche ieri le Borse siano crollate nonostante la Bce abbia investito in titoli pubblici italiani e spagnoli?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Per nulla. Più che all’azione della sola speculazione siamo di fronte a una crisi di fiducia. Ecco perchè l’acquisto dei titoli di Stato non basta. E poi, il fatto che la Bce abbia acquistato titoli di stati membri è gravissimo...».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Gravissimo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Si perchè viola il trattato di Maastricht. Se la Banca centrale europea compra titoli di Stato nazionali lo fa stampando moneta, quindi con il rischio di generare inflazione a livello continentale».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma se l’abbiamo chiesto noi che ci facesse la cortesia...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E secondo me hanno fatto male a chiederlo. Per ridare credibilità ai nostri titoli di Stato e ridurre così lo spread servono invece riforme. E i paesi che non rispettano i vincoli vanno non multati ma semplicemente espulsi dall’area dell’euro. Sennò, come sta accadendo ora, rischia di saltare l’euro stesso».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=13090P&quot;&gt;Giorno/Resto/Nazione - Alessandro Farruggia&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>VASCO ERRANI: Manovra: &quot;Squilibrio dei tagli proposti&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/14/vasco-errani/manovra-squilibrio-dei-tagli-proposti/590078"></link>
  <updated>2011-07-14T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590078</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Emilia Romagna (Partito: Cen-sin) - Consigliere Regione Emilia Romagna&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Il Governo ha riconosciuto nel corso dell’incontro di ieri l’atteggiamento responsabile delle Regioni. Ma la responsabilità è una medaglia che ha due facce. &lt;br /&gt;
La manovra è necessaria e urgente e serve per rispondere alla crisi in atto: è questo il primo atto di responsabilità. La manovra proposta dal Governo però avrà delle ricadute pesanti su servizi fondamentali come sanità, trasporto pubblico locale, politiche per le imprese. E il Governo deve dire chiaramente ai cittadini quali saranno le ricadute nella vita quotidiana di tale scelta: è questo il secondo indispensabile atto di responsabilità che il Governo per primo non può e non deve eludere”, lo ha dichiarato il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani.
&lt;p&gt; “Lo squilibrio dei tagli proposti dalla manovra che gravano in modo insopportabile su Regioni ed Enti locali, basti pensare che poco meno del 50% dell’intervento finanziario grava sui bilanci delle Regioni rappresenta un’ingiustizia e necessita di un serio riequilibro. L’idea di dar luogo ad un vergognoso scaricabarile istituzionale non è certo praticabile”. 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Il federalismo fiscale è sparito&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Quanto poi al federalismo fiscale – ha proseguito Errani - è chiaro che non sarebbe stato un parto semplice, ma oggi, con questa manovra, il Governo ha fatto sparire questo progetto. Se le risorse finanziarie necessarie per garantire servizi pubblici fondamentali subiscono una riduzione di tale portata, come sarà possibile domani fiscalizzarle? Su quale base finanziaria potranno vivere le autonomie? La crisi delle relazioni istituzionali La manovra, secondo quanto stabilito da una Legge dello Stato, avrebbe dovuto essere concertata preventivamente con le Regioni e con gli Enti locali. Così non è stato. Inoltre ieri nel confronto con il Governo, Regioni ed Enti locali non sono stati preavvertiti della possibile reintroduzione del ticket, mentre in serata il relatore di maggioranza ha invece presentato uno specifico emendamento in tale direzione. Sono gli ultimi due esempi di una crisi delle relazioni determinata unilateralmente dal Governo. 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Ticket: scelta grave&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
E’ una scelta gravissima che tocca il portafoglio degli italiani e che peraltro non contribuisce in alcun modo al finanziamento del Servizio sanitario nazionale e che semmai può dirottare la fornitura di determinati servizi verso il privato che proprio a causa del ticket guadagnerebbe una posizione di privilegio sul mercato.
 Mi auguro che il Parlamento cancelli questa prospettiva che è fortemente iniqua. Le controproposte delle Regioni Abbiamo proposto al Governo un riequilibrio della manovra che, a saldi invariati, consenta di renderla gestibile sui territori salvaguardando servizi essenziali per i cittadini e abbiamo suggerito di non limitare la manovra ai tagli, c’è urgente bisogno anche di una spinta per la crescita: strumenti che incentivino gli investimenti e l’occupazione (le proposte delle Regioni sono state pubblicate sul sito &lt;i&gt;www.regioni.it&lt;/i&gt;). Anche su questo fronte continuiamo a ricercare il cambiamento. 
&lt;p&gt;Siamo disponibili, da subito, a sederci attorno ad un tavolo che costruttivamente ricerchi un diverso equilibrio nei tagli, che verifichi fino in fondo la sostenibilità della manovra e abbiamo anche dichiarato la disponibilità ad istituire, da domani, una ‘Commissione interistituzionale anti sprechi’ (formata da pochi rappresentanti di Governo, Regioni ed Enti locali) che entro sessanta giorni individui linee operative e proposte per contenere la spesa pubblica. L’avevamo già chiesta un anno fa – ha concluso Errani - e avevamo ricevuto assicurazioni in tal senso dal Presidente del Consiglio. Poi, sulla Commissione anti sprechi è caduto il silenzio”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.agenparl.it/articoli/news/economia/20110714-manovra-errani-squilibrio-dei-tagli-proposti&quot;&gt;agenparl.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>BEATRICE DRAGHETTI: I costi veri della Provincia e la riforma che non arriva&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/12/beatrice-draghetti/i-costi-veri-della-provincia-e-la-riforma-che-non-arriva/607970"></link>
  <updated>2011-07-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>607970</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Provincia Bologna (Partito: Cen-sin) - Consigliere Provincia Bologna (Lista di elezione: Cen-sin) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di primo acchito, non mi viene in mente nulla che possa essere esaurientemente presentato e motivato solo dal suo costo. &lt;br /&gt;

Se poi l'oggetto è un Ente Locale, o meglio una tipologia di Ente locale (Province), l'approccio “a moneta”, ancorchè di significativa importanza, è quantomeno omissivo, lacunoso e perciò fuorviante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


A scanso di equivoci, &lt;b&gt;dichiaro subito che sono tra gli scontenti dell'efficacia dell'attuale sistema istituzionale complessivo del nostro Paese, lacunoso rispetto sia ad una razionale distribuzione delle funzioni amministrative tra i vari livelli di governo sia alla previsione di spazi e strumenti di coordinamento per armonizzarne l'azione complessiva, velocizzare le decisioni e quindi risparmiare&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

Anche a me, e non da adesso, sale dal profondo la domanda: a quando, da parte dei decisori, una riforma coraggiosa della pubblica amministrazione, in cui soprattutto sia chiaro il “chi fa cosa” e lo fa celermente?&lt;br /&gt;

Un sistema, come è quello delle autonomie locali, va rivisto in una logica di … sistema! Anche un bambino capirebbe che in una costruzione di mattoncini togliere uno o alcuni punti di forza comporta la necessità di ridisegnare l'equilibrio complessivo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

La demagogia anche in questo campo è veramente insopportabile, così come lo è la sensazione di un'irresponsabile inconcludenza dei decisori, ormai non più camuffabile neanche dai più illuminati discorsi.&lt;br /&gt;

Per non deludere tuttavia gli amanti dell'approccio “a moneta”, voglio ricordare alcuni dati.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;La spesa delle Province nel 2010 è pari a 12 miliardi e 158 milioni di euro&lt;/b&gt; (Fonte UPI), pari all'1,5% del totale della spesa pubblica (815 miliardi). &lt;b&gt;Il personale politico di tutte le Province ha un costo pari a 113 milioni di euro, il costo complessivo della politica in Italia è pari a 6 miliardi e 500 milioni di euro&lt;/b&gt; (Bilancio preventivo Stato 2011): si coprirebbero i costi delle Province per 60 anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Eliminare gli oltre 7 mila enti strumentali (Consorzi, Aziende, Società) che occupano 24 mila persone nei Consigli di Amministrazione (2,5 miliardi) consentirebbe un risparmio pari a 22 volte quello che si otterrebbe abolendo le Province.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

“A moneta” l'abolizione delle Province non sembrerebbe il passaggio risolutivo, come si vuol far credere da più parti.&lt;br /&gt;

Sarebbe piuttosto ora di dare il via a qualche buona proposta: &lt;b&gt;istituire le Città Metropolitane superando le Province corrispondenti, diminuire le Province e potenziarne la dimensione territoriale, definire con certezza le funzioni di Province e Comuni, eliminare gli enti strumentali inutili....&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

Io, dal canto mio, non posso far altro che continuare a deliberare, spero con saggezza, ciò che attualmente è di competenza della Provincia. &lt;br /&gt;
Alla prossima! &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beatricedraghetti.org/pages/news2.asp?id=220&quot;&gt;Sito personale Beatrice Draghetti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: Crisi: Il Governo italiano sta aiutando gli speculatori a portare l'Italia come la Grecia.</title>
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  <updated>2011-07-11T00:00:00Z</updated>
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  <id>589967</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
“Sulla speculazione si stanno raccontando un mucchio di frottole. L’ultima è che la CONSOB avrebbe fatto una stretta sulle vendite allo scoperto, uno dei modi attraverso cui gli speculatori fanno i loro affari. Si tratta di una menzogna. &lt;br /&gt;
La CONSOB ha semplicemente dato l’obbligo di comunicazione per le vendite allo scoperto al di sopra di una certa soglia. Gli speculatori possono agevolmente aggirare questa norma spezzettando l’azione speculativa. Infatti i Titoli italiani sono nel pieno della bufera. 
&lt;p&gt;Voglio denunciare – sperando che qualche organo d’informazione lo riprenda – il fatto che la CONSOB e il governo italiano sono complici degli speculatori perché basterebbe fare una norma secca sul divieto di vendita allo scoperto (come in Germania) per bloccare il fenomeno speculativo. Se non lo fanno è perché sono complici. Questa porcheria è già costata ai conti pubblici italiani oltre 10 miliardi che verranno fatti pagare ai lavoratori , ai pensionati, ai precari. 
&lt;p&gt;La verità è che il governo favorisce gli speculatori permettendogli di arricchirsi e nello stesso tempo usa la speculazione come scusa per tagliare la spesa sociale, che è il vero obiettivo del governo.”&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=35&amp;id=16148&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Guido CROSETTO: Tremonti: 'Vuole far saltare il governo'</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/26/guido-crosetto/tremonti-vuole-far-saltare-il-governo/586697"></link>
  <updated>2011-06-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
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  <id>586697</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Sottosegretario  Difesa (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
'Manovra da psichiatra. Predica bene, razzola male'.
&lt;p&gt;Le bozze della manovra di Giulio Tremonti ''andrebbero analizzate da uno psichiatra'' e dimostrano che il ministro dell'Economia vuole solo ''trovare il modo di far saltare banco e governo''.
&lt;p&gt;al telefono con l'ANSA - si dice ''stufo'' di ''sentire pontificare una persona che predica benissimo e razzola malissimo'' visto che ''l'unico ministero che non ha subito tagli alla spesa corrente, ma anzi l'ha aumentata, è il suo!''.
&lt;p&gt;''Le bozze che sono filtrate sulla manovra - dice il sottosegretario che, fino a tre anni, era responsabile economico di Forza Italia -, più che connotate dal punto di vista economico, finanziario e di bilancio andrebbero analizzate da uno psichiatra. E evidente che il ministro dell'Economia vuole trovare esclusivamente il modo di far saltare banco e governo. In questi tre anni ha fatto di tutto per tenere in vita il malato Paese, ma l'ha fatto tenendolo in coma farmacologico. Ha dimostrato di non volere andare nel dettaglio della spesa pubblica, ma di preferire tagli senza razionalità. Non ha capito che l'economia reale andava aiutata ed anzi l'ha bloccata con regole di oppressione fiscale uniche al mondo che hanno distrutto lo statuto del contribuente''.
&lt;p&gt;Tremonti:''Ha promesso un aiuto alla piccola e media impresa - sottolinea il deputato del Pdl, ma in realtà ha flirtato con le grandi banche ed i grandi gruppi. &lt;br /&gt;
Visto che è una persona di cultura ed intelligenza non comune, lo dimostri proponendo un progetto serio per il Paese al consiglio dei ministri ed alle Camere''. Ma, avverte il sottosegretario, nel farlo ''sia aperto ai miglioramenti'' perche' ''lui non è il depositario del verbo e della verità; e non sono più i tempi nei quali il governo potrà permettersi di approvare in Consiglio una cartellina vuota che verrà riempita in seguito a via XX settembre, da un uomo solo e dai suoi pretoriani''. 
&lt;p&gt;Insomma, aggiunge, ''non è più il momento di tacere per rispetto anche perché mi sono stufato di sentire pontificare una persona che predica benissimo e razzola malissimo: l'unico ministero che non ha subito tagli alla spesa corrente, ma anzi l'ha aumentata, è il suo! Il ministero nei quali i dirigenti sono più pagati è il suo!''. 
&lt;p&gt;Infine, un'ultima stoccata sui tagli alla politica: ''Se adesso l'ultima crociata di Tremonti, sullo stile di De Magistris, e' quella di lanciarsi contro i privilegi, gli ricordo che ci sono privilegi ben maggiori delle auto blu e degli aerei di Stato che, tra l'altro, se vengono utilizzati nell'interesse del Paese non sono privilegi.&lt;br /&gt;
 Parlo, ad esempio, dei privilegi di poter disporre di migliaia di nomine all'interno dello stato o altre cose meno evidenti sulle quali il Tesoro non ha mai coinvolti nessuno''&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2011/06/25/visualizza_new.html_812860497.html&quot;&gt;Ansa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: «Gli elettori di sinistra e centro si sono già mischiati»  - INTERVISTA </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/05/pier-luigi-bersani/%C2%ABgli-elettori-di-sinistra-e-centro-si-sono-gi%C3%A0-mischiati%C2%BB-intervista/582566"></link>
  <updated>2011-06-05T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Segretario Bersani, cosa rappresenta per lei questo voto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Il segno di una riscossa civica, nel quadro di un problema sociale che si è fatto acuto e ha via via reso vulnerabili anche i ceti che finora si erano ritenuti al riparo dalle incertezze. È la prova che nell’incrocio tra questione democratica e questione sociale c’è l’evoluzione della crisi del Paese. Il rito personalistico e populistico si è mostrato inconcludente e menzognero di fronte ai problemi che prometteva di risolvere. Lo si vede più nettamente al Nord; cioè nel luogo più dinamico».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Bersani, è sicuro che il Pd abbia vinto? Pisapia e de Magistris non erano i vostri candidati.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«In questo tam tam c’è la velina del terzismo: un colpo al cerchio e uno alla botte, se Atene piange Sparta non ride. Siamo l’unica democrazia al mondo in cui si ragiona così. In realtà, se uno perde ci dev’essere qualcuno che vince. I dati sono chiarissimi: su 29 vittorie, il Pd aveva 24 candidati; a Milano, su 28 consiglieri del centrosinistra il Pd ne ha 24. Non solo il nostro partito non ha pagato una presunta opzione radicale, ma elettoralmente ha spesso compensato i problemi degli alleati. Oggi siamo la forza centrale nella costruzione di un’alternativa. E cresciamo mettendoci al servizio di un centrosinistra che si apre a tutte quelle forze e a quelle opinioni che pensano di andare oltre Berlusconi su un terreno saldamente costituzionale. Gli elettorati di sinistra e centristi si sono già ampiamente mescolati nei ballottaggi».
&lt;p&gt;

 &lt;b&gt;Questo significa che continuate a cercare l’accordo con il terzo polo? Oppure la sinistra può fare da sé?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«La barca della politica deve avere più pescaggio. Magari viaggerebbe più lenta; ma è bene avere più pescaggio. C’è un’esigenza di ricostruzione. Il Paese ha davanti problemi seri; è tempo di affrontarli. Una democrazia che assuma un carattere costituzionale, una politica economica che prenda atto della realtà, la necessità di uscire dalla malattia del berlusconismo, sono obiettivi che ormai accomunano gli strati di opinione che si definiscono di centrosinistra con altri di centro o anche di centrodestra non berlusconiano».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi avanti verso un’intesa più ampia possibile?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Vedremo se la congiunzione avverrà tra elettori, o tra forze politiche. Il Pd intende ribadire questa prospettiva: un centrosinistra che non rifaccia l’Unione ma si vincoli a riforme visibili ed esigibili, proposte a tutte le forze politiche, cittadine, sociali che vogliono guardare oltre Berlusconi. Non esiste la possibilità di alzare steccati verso chi ha mostrato di voler discutere con noi. In nome di un’esigenza costituente, il centrosinistra non metta barriere e si rivolga in modo ampio. Tocca alle forze politiche prendersi responsabilità».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma alle Amministrative accordi con il terzo polo ne avete fatti pochini.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Dove non sono venuti i partiti, sono venuti gli elettori. Dove l’accordo si è fatto, come a Macerata, nessuno ha pagato alcun prezzo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;L’allarme sociale è così grave secondo lei?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Vedo che nel centrodestra si chiacchiera molto: Alfano, primarie. Non trovi mai una discussione che parta dai problemi. Eppure, dopo il referendum avremo di fronte scelte micidiali. Nelle carte che Tremonti ha già scritto, anche se forse Berlusconi forse non le ha lette, c’è scritto che dobbiamo arrivare al 2014 con una base di spesa pubblica di 40 miliardi in meno, forse anche 50. Io dico: è irrealistico. Non lo possiamo fare, se no andiamo in recessione sparati. Non si è voluto andare in Europa e dire: noi facciamo un pacchetto di riforme strutturali— fisco, lavoro, liberalizzazioni, pubblica amministrazione —, e impostiamo tagli più graduali».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma voi sosterreste un governo di fine legislatura, con un premier diverso da Berlusconi, che impostasse queste riforme?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Il governo non è operativo da mesi e mesi. La coalizione che vinse il premio di maggioranza non esiste più. Il voto ha dimostrato che Berlusconi non ha più neppure la maggioranza nel Paese. Dovrebbe presentarsi dimissionario alla verifica che giustamente gli chiede il capo dello Stato, e rimettersi a lui. La nostra opinione è che a quel punto la strada maestra sarebbe il voto. Siamo pronti però a discutere un rapido passaggio che consentisse di andare a votare con una diversa legge elettorale, perché questa deforma l’assetto democratico. Purtroppo Berlusconi sembra insistere nella sua tecnica di sopravvivenza estenuata. E il distacco non solo tra governo e Paese ma anche tra istituzioni e Paese si accentua. Mi chiedo come la Lega possa accettarlo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei ha lanciato segnali alla Lega, con formule tipo «partito di popolo a partito di popolo». Dove vuole arrivare? Potrete mai fare un pezzo di strada insieme?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Noi siamo alternativi alla Lega. Ma le diciamo: il federalismo non finisce se finisce Berlusconi. A noi interessa, naturalmente dal punto di vista di un partito saldamente nazionale, come ci interessano temi che una volta Bossi indicava e ora sono finiti nel bosco: la sburocratizzazione, la trasparenza, la pulizia. Noi su questi temi ci siamo. Con un punto di vista diverso dal loro, ma ci siamo. Io ad esempio non ho mai detto che la Lega è razzista. Ho detto che, a forza di ripetere “ognuno a casa propria”, si finisce per assecondare pulsioni razziste. Ormai il calo del Pdl non porta buono alla Lega. La somma non è zero. Perdono tutt’e due. Se poi la Lega pensa di uscirne chiedendo più ministeri, diremo al Nord che ha legato il Carroccio dove voleva l’imperatore».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;L’accordo con il terzo polo significa rinunciare alle primarie. È così?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non è questo il punto. Io ho chiara la sequenza, che esporrò nella direzione Pd di lunedì (domani; ndr): prima i problemi, e le riforme; il Pd presenta un progetto per l’Italia e ne discute con chi ci sta. A cominciare naturalmente dal centrosinistra; poi si decide il passo successivo. Le primarie le abbiamo inventate noi e restano sempre la strada preferita; ora vedo che ne parla anche il Pdl; ma primarie e Berlusconi sono un ossimoro. Non mettiamo però le primarie in testa. In testa mettiamo una decine di riforme da fare: democratiche e sociali. Se negli Anni ’90 avevamo l’euro, oggi il grande obiettivo devono essere le nuove generazioni. Organizziamo ogni cosa intorno a questo, disturbandoci, pagando qualche il prezzo. &lt;br /&gt;
Chi ha di più, dia di più».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei sa bene che l’Irpef non fotografa la ricchezza degli italiani ma dei lavoratori dipendenti. Finireste per colpire il ceto medio.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non è così. Noi vogliamo un’operazione seria, solida, in nome dei giovani. Alleggeriamo le imposte sul lavoro e sull’impresa che dà lavoro. Colpiamo l’evasione e le rendite immobiliari e finanziarie. Aggrediamo la precarietà: un’ora di lavoro stabile deve costare un po’ meno, un’ora di lavoro precario un po’ di più».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Casini invita a votare due no al referendum. Voi siete per il sì. Come la mettiamo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Intanto è importante l’impegno affinché si vada a votare. Il quorum andrebbe calcolato in proporzione ai votanti delle ultime Politiche. Raggiungere il 50%non è facile, ma possiamo farcela. Senza politicizzare il referendum, che sarebbe un errore».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La destra la accusa di aver cambiato idea sulla privatizzazione dell’acqua.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Il referendum semplifica tutto: sì o no. Noi siamo contro l’obbligo di privatizzare la gestione dell’acqua. Per quanto riguarda la questione della governance e degli investimenti, in Parlamento c’è una nostra proposta di legge. Se vince il sì, ripartiamo da quel testo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Vendola nel ’98 votò per la caduta di Prodi. Oggi le pare un alleato affidabile? Anche sull’Afghanistan?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Lo verifichiamo, prima del voto. Ci presenteremo agli italiani senza ambiguità. Quando dico che non vogliamo rifare l’Unione, intendo che dobbiamo costruire un profilo di governo, anche sulla politica estera. Non do nulla per scontato. Mi auguro che ognuno si prenda le sue responsabilità».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Prodi è salito con lei sul palco della vittoria, e già si parla del Quirinale…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Mi ha fatto un grande piacere averlo al mio fianco. Vedo in lui il padre nobile della grande operazione che stiamo portando avanti. Prodi ha già un ruolo internazionale. È un uomo che ha una visione strategica, e abbiamo bisogno anche di quella. Più grande sarà la sua disponibilità, più grande sarà la mia disponibilità a impiegarlo in battaglia».

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://xpress.ilcannocchiale.it/2011/06/05/bersani_gli_elettori_di_sinist.html&quot;&gt;Corriere della Sera - Aldo Cazzullo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ANGELO POLVERINO: Soluzioni adeguate e definitive al problema della precarietà del sistema sanitario</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/04/07/angelo-polverino/soluzioni-adeguate-e-definitive-al-problema-della-precariet%C3%A0-del-sistema-sanitario/559759"></link>
  <updated>2011-04-07T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559759</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Campania (Lista di elezione: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Come presidente della I Commissione Consiliare Permanente, con riferimento alla Regione Campania e i precari della Sanità, oggi, in occasione della convocazione a Palazzo Santa Lucia del tavolo di consultazione per “la definizione delle procedure finalizzate alla valorizzazione delle esperienze lavorative e professionali negli enti sanitari della regione Campania e per la proroga dei contratti di lavoro a tempo determinato” lancio un appello al presidente Caldoro e alle istituzioni per sollecitare soluzioni adeguate e definitive al problema della precarietà del sistema sanitario regionale. 
&lt;p&gt;La Corte con la Sentenza numero 69/2011, ha dichiarato incostituzionale l’estensione alla Dirigenza Sanitaria dell’art 81 del 2008 (procedure di stabilizzazione) e così e come era prevedibile, viene posta definitivamente la parola fine ai processi di stabilizzazione per la dirigenza così come immaginati dal precedente governo Regionale di centrosinistra.
&lt;p&gt; “La Regione Campania con l’attuale Governo Regionale ha avviato un nuovo percorso di Regolarizzazione degli operatori a tempo determinato della Dirigenza e del Comparto – spiega Polverino. Tale percorso definito negli accordi del 29 dicembre 2010 e consolidato oggi deve portare alla risoluzione della precarietà del nostro sistema sanitario. Regolarizzare il personale a tempo determinato della dirigenza e del comparto significa tutelare il diritto alla salute dei cittadini perché sono in gioco l'organizzazione del servizio sanitario regionale e, in definitiva, la salute dei cittadini rispetto ai servizi essenziali resi all’utenza, alla fruizione delle prestazioni sanitarie che sono legate alla capacità, alla professionalità e all'impegno dei medici, dei dirigenti e di tutti gli operatori addetti ai servizi per la tutela della salute dei pazienti e che attualmente soprattutto nell’area dell’urgenza emergenza sono assicurati con il contributo del personale a tempo determinato. Per questo da tempo combatto per la tutela della salute dei cittadini campani e per la regolarizzazione del personale a tempo determinato in servizio da vari anni nel sistema sanitario regionale e ormai storicizzato nei bilanci di spesa.&lt;br /&gt;
 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.lunaset.it/news.aspx?news=1172&quot;&gt;www.lunaset.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: No a tagli con il machete sulla ricerca</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/04/giorgio-napolitano/no-a-tagli-con-il-machete-sulla-ricerca/558843"></link>
  <updated>2011-03-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>558843</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
No a tagli con il machete sulla ricerca: le parole che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rivolto oggi ai fisici del Cern di Ginevra sono state una ''boccata d'aria fresca'' per i tanti ricercatori italiani che, con l'istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) sono protagonisti di uno dei momenti piu' promettenti della ricerca internazionale. ''Anche in questa fase di tagli della spesa pubblica, di rigore in seguito all'accumulo di un grande stock di debito pubblico, ritengo che questi tagli non possano essere fatti con il machete. Non si possono mettere sullo stesso piano tutte le spese'', ha detto Napolitano al termine della visita al Cern, dove ha sollecitato anche un maggiore contributo del settore privato alla ricerca.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2011/03/04/visualizza_new.html_1560043787.html&quot;&gt;Ansa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo GIARETTA: Patrimoniale, un tema scomodo ma da affrontare</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/15/paolo-giaretta/patrimoniale-un-tema-scomodo-ma-da-affrontare/558078"></link>
  <updated>2011-02-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>558078</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ha ragione il Direttore Papetti (Gazzettino del 13 febbraio) a giudicare negativamente una “patrimoniale” che si applicasse a tutti i patrimoni, indipendentemente dalla loro dimensione, lasciando lo stesso livello di spesa pubblica e aumentando ulteriormente la pressione fiscale.
&lt;p&gt;
Ma la proposta avanzata da Veltroni al Lingotto è profondamente diversa e la riassumo così.
&lt;p&gt;
Primo passo: abbattere la spesa pubblica. Negli ultimi 10 anni (8 dei quali governati da Berlusconi) la spesa è cresciuta ad un tasso medio annuo del 4%, con un Pil a crescita sotto l’1%. La nostra proposta è: la spesa sia contenuta alla metà della crescita del Pil, con una revisione straordinaria di tutta la spesa esistente: neppure la spesa di un euro deve essere scontata. Nulla si deve continuare a fare in un certo modo solo “perché si è sempre fatto così”. Tutto deve essere trasparente e valutato. Carriere e stipendi di tutti, in alto come in basso, vanno legati alla valutazione dei risultati.
&lt;p&gt;
Abolizione delle province nelle città metropolitane; un solo Ufficio territoriale del Governo; un solo istituto di previdenza; un nuovo modello di difesa e sicurezza, integrato in Europa, con meno uomini, e mezzi più sicuri ed efficaci. Le risorse liberate, insieme a quelle derivanti da una dura lotta alla grande evasione fiscale vadano ad alleggerire la pressione fiscale di chi paga troppo: lavoratori dipendenti, pensionati, piccoli imprenditori in regola con il fisco.
&lt;p&gt;
Secondo passo: un piano straordinario per valorizzare il grande patrimonio pubblico italiano e attraverso la sua alienazione dare una forte scossa per l’abbattimento del debito pubblico. Una quota significativa del patrimonio pubblico va conferita ad un’apposita Società, partecipata dal sistema delle Autonomie, che la paga finanziandosi sul mercato e recando a garanzia il patrimonio ricevuto.
&lt;p&gt;
Tutte le risorse acquisite, dal primo all’ultimo centesimo, sono usate dallo Stato per ridurre il debito, mentre la Società sarà libera di valorizzare il patrimonio come meglio crederà, fermi restando i vincoli culturali, ambientali e storico-paesaggistici.
&lt;p&gt;
Terzo passo. La Banca d’Italia ha certificato di recente che il decimo più ricco della popolazione italiana possiede quasi la metà del patrimonio privato italiano, che nel suo insieme ammonta a circa il triplo del debito pubblico. E’ così sconcertante chiedere al 10% più ricco della popolazione di contribuire in via straordinaria con una frazione minima della propria ricchezza ad abbattere il macigno del debito che sta strozzando il paese? Se il debito fosse riportato con queste mosse straordinarie ad esempio dall’attuale 120% del Pil all’80% avremmo liberato per il paese energie finanziarie enormi.
&lt;p&gt;
Di questo si tratta. Non c’entrano niente i risparmi dei pensionati o il modesto investimento in qualche appartamento. Questo patrimonio lo colpirà ingiustamente l’IMU, introdotta dal decreto sul federalismo municipale, che colpirà tutte le proprietà immobiliari tranne la prima casa. Cosicché il ceto medio che ha investito in 2 o 3 appartamenti vedrà il proprio reddito colpito, mentre le grandi proprietà immobiliari in capo alle società finanziarie non pagheranno un euro. Si è chiesto ai lavoratori della Fiat un sacrificio. Possibile che debba fare un sacrificio chi ha un reddito di 1000 euro al mese e al 10% più ricco della popolazione non si possa chiedere un modesto contributo per rimettere in piedi il paese? In ogni caso la linea direttiva di Tremonti per la riforma fiscale (sempre promessa, mai avviata) è “dalle persone alle cose”. Se come cose non si intendono i grandissimi patrimoni cosa si intende? Sono temi scomodi ma chi ha a cuore il futuro nostro ha il dovere di affrontarli.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=XHAYK&quot;&gt;Il Gazzettino&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Italo BOCCHINO: «Governo anche con la sinistra»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/11/15/italo-bocchino/%C2%ABgoverno-anche-con-la-sinistra%C2%BB-intervista/547970"></link>
  <updated>2010-11-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>547970</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: FLI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Serve una nuova stagione di responsabilità, che Berlusconi
non può guidare»
&lt;p&gt;Votare solo per la Camera? E’ una previsione che non ha alcun senso. Berlusconi lo propone solo per tranquillizzare i senatori». Il dado è ormai tratto. Tra poche ore la delegazione al governo di Futuro e libertà si dimetterà, aprendo anche formalmente la crisi. E se Silvio Berlusconi si dice convinto di ottenere la maggioranza al Senato e alla Camera, e male che vada potrebbe andare sotto solo alla Camera per cui si dovrebbe votare solo per eleggere i deputati a Montecitorio, Italo Bocchino, capogruppo di Fli, rilancia. «Diamo vita a una nuova stagione di riforme condivise: Costituzione, fisco, legge elettorale. Berlusconi, per il bene del Paese, invece di una prova di forza muscolare favorisca una nuova stagione di responsabilità. Salga al Quirinale e si dimetta».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Onorevole Bocchino, sta proponendo un governo di responsabilità nazionale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«C’è bisogno innanzitutto di un cambio di passo rispetto alla stagnazione attuale. Il programma di governo deve rispondere alle esigenze degli italiani».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;I titoli del programma dei cento giorni del governo a cui pensa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Al primo punto un provvedimento economico e sociale che contenga tagli alla spesa pubblica improduttiva e che destini risorse adeguate al mondo del lavoro, delle imprese, alle famiglie, per garantire una tenuta sociale e la ripresa produttiva. C’è poi bisogno di una radicale riforma del fisco. Dobbiamo recuperare almeno cinquanta miliardi di euro all’anno di evasione fiscale».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quali dovrebbero essere le forze di governo che dovrebbero realizzare questo programma?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Una nuova maggioranza. Penso non solo a Fini e all’Udc, che culturalmente e politicamente è una costola del centrodestra italiano. Ma dobbiamo guardare senza pregiudizi e con una mentalità aperta all’opposizione, che va coinvolta sì in un governo di responsabilità nazionale».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Con responsabilità dirette di governo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non è decisivo, in questa fase, definire i ruoli. Interessa, ora, ragionare sul programma, sulle prospettive. L’opposizione deve avere un ruolo propositivo e di coprotagonista nella definizione dei programmi di riforme. Fisco, Costituzione, legge elettorale. Sono questi il banco di prova che il governo di responsabilità nazionale dovrà affrontare».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E che ruolo dovrebbe avere Silvio Berlusconi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Di diritto dovrebbe essere il presidente del Consiglio, ma per storia personale è il meno adatto a ricoprire il ruolo di presidente del governo di responsabilità nazionale. Lui ha sempre avuto bisogno dell’avversario per compattare i suoi».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Nei palazzi romani non si fa mistero che il problema che se risolto alleggerirebbe il clima, è il salvacondotto per il presidente del Consiglio...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E’ un problema facilmente superabile. Se lui si assume la responsabilità di fare uscire il Paese da questo clima di scontro, il Paese vorrà essergli riconoscente».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma intanto Berlusconi non sembra orientato a rasserenare il clima, a trovare la quadra con voi...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Abbiamo di fronte solo due possibilità. La prima è che il presidente Berlusconi si dimette, oppure che viene sfiduciato dal Parlamento. In ogni caso dobbiamo andare all’apertura formale di una crisi che c’è già. Noi non vogliamo le dimissioni di Berlusconi contro Berlusconi, ma le sue dimissioni per un governo che governi. Lo dico davvero convinto: per noi chi fa il presidente del Consiglio è l’ultima delle questioni».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Se dovesse scommettere, su che punterebbe? Elezioni subito o governo di responsabilità nazionale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Purtroppo temo che passi una terza ipotesi: quella della rissa istituzionale. Che sarebbe la peggiore per il Paese».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Bersani non esclude di andare alle elezioni con voi. Cosa rispondete?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Intanto affrontiamo la crisi, se poi si va al voto le condizioni determineranno gli eventi».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=VD5P7&quot;&gt;La Stampa - Guido Ruotolo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: «Mai detto 'non fare tagli'»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/11/12/giorgio-napolitano/%C2%ABmai-detto-non-fare-tagli%C2%BB/547897"></link>
  <updated>2010-11-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>547897</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Diversamente da quanto affermato dal senatore Maurizio Gasparri, il Presidente della Repubblica non ha mai sostenuto che 'non bisogna fare tagli' alla spesa pubblica partecipando a 'questo esercizio''.
&lt;p&gt; Lo afferma una nota della Presidenza della Repubblica, sottolineando che il presidente ha invitato a un'assunzione di responsabilita' nel fare delle scelte e stabilire delle priorita''.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2010/11/12/visualizza_new.html_1701376232.html&quot;&gt;Ansa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE BORTOLUSSI: «Italia, record europeo di tasse, maglia nera nella spesa per il welfare»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/08/21/giuseppe-bortolussi/%C2%ABitalia-record-europeo-di-tasse-maglia-nera-nella-spesa-per-il-welfare%C2%BB/504609"></link>
  <updated>2010-08-21T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>504609</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Gruppo: Altro) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Su ciascun italiano grava un peso tributario annuo, fatto di sole tasse, imposte e tributi, pari a 7.359 euro, mentre in Germania la quota pro capite tocca i 6.919 euro. Tra i principali Paesi dell'area euro, solo la Francia sta peggio di noi. Ma si tratta di una situazione relativa, perché i transalpini versano una media di 7.438 euro di tasse allo Stato, ma vengono 'ricompensatì con una spesa sociale pro capite pari a 10.776 euro. &lt;br /&gt;
E' quanto sostiene il Centro studi della Cgia di Mestre, sulla base delle tasse pagate nel 2009.
&lt;p&gt;«La situazione è fortemente sconfortante - commenta Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre, perché dimostra ancora una volta come, pur in presenza di un peso tributario tanto elevato, in Italia non vengano destinate risorse adeguate per la casa, per aiutare le famiglie indigenti, i giovani, i disabili e chi vive ai margini della società. È evidente a tutti che le tasse così elevate nel nostro Paese sono la conseguenza di una spesa pubblica eccessiva».
&lt;p&gt;«E' innegabile che il problema dell'evasione fiscale pesi sull'Italia. Ma allora sarebbe anche opportuno studiare una strategia efficace affinché venga fatta emergere l'economia sommersa e si faccia pagare chi è completamente sconosciuto al fisco».
&lt;p&gt; Dagli Artigiani di Mestre arriva infine la sollecitazione «ad abbassare le imposte, combattere l'evasione fiscale e tagliare le intollerabili inefficienze presenti nella Pubblica amministrazione così come stanno facendo in tutti gli altri Paesi europei».&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilgazzettino.it/stampa_articolo.php?id=115650&quot;&gt;Il Gazzettino.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «All'Italia serve una politica industriale»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/08/21/nichi-vendola/%C2%ABallitalia-serve-una-politica-industriale%C2%BB-intervista/504602"></link>
  <updated>2010-08-21T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
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  <id>504602</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il racconto che io immagino rompe le porte blindate dell'economicismo. Produrre e distribuire ricchezza, promuovere il benessere di tutti, coniugare economia ed ecologia, trovare il giusto equilibrio tra profitto dell'impresa privata e valorizzazione dei beni comuni». Nichi Vendola, il governatore della Puglia cui piacciono i racconti, colui che ha deciso di sparigliare il centro-sinistra con la sua candidatura alle primarie parla di economia, Fiat, tasse e crisi. «Il dibattito dell'economia – dice – è asfittico e criptato, monopolizzato da tecnocrati, lobbysti e moralisti a libro paga. Un dibattito drammaticamente orfano di quell'etica della responsabilità che per me significa confronti con l'inviolabilità della vita e del vivente e porre un argine alla mercificazione del mondo. Cos'è la crisi? Una calamità naturale o il frutto avvelenato di quel potere soprannazionale della rendita e della speculazione finanziaria che ha umiliato il lavoro e ucciso milioni di imprese?».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ecco, nel suo programma c'è una politica industriale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Una politica industriale intanto bisogna avercela. Per Berlusconi è opzionale. Pare che la faccia spontaneamente il mercato. E in questa insostenibile leggerezza della politica l'Italia vive un vero e proprio processo di deindustrializzazione che è una tragedia civile e sociale. Non esiste un luogo in cui si discute di quali siano gli apparati industriali considerati strategici e come di conseguenza agire affinché essi possano radicarsi e rinforzarsi qui in Italia, di come possano internazionalizzarsi senza emigrare alla ricerca della manodopera al più basso costo, di come possano competere usando la chiave magica che apre la porta dei mercati globali: la qualità delle produzioni, il contenuto di innovazione dei prodotti. Non so se è una bestemmia dire che è necessario l'intervento pubblico in economia, che significa orientare e accompagnare le imprese, impedire che la costellazione di piccole aziende paghi in forme fatali il prezzo della crisi, promuovere la valorizzazione della presenza femminile e giovanile nel sistema economico, tutelare le conquiste sociali fondamentali, favorire un clima favorevole ai processi di innovazione, varare un Piano straordinario per il lavoro mirato al riassetto idrogeologico e alla cura del territorio.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei si è detto molto contrario, dando la sua solidarietà ai lavoratori di Pomigliano, all'accordo proposto dalla Fiat. Che invece è stato ritenuto da molti, anche nel centro-sinistra, un fatto positivo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
La Fiat ha goduto di molti privilegi nella storia italiana. Non solo è stata monopolista nazionale dell'industria automobilistica ma è stata paradigma culturale su cui si è edificato il boom economico e un intero modello di sviluppo. L'Italia merita maggiore rispetto da parte della Fiat. A Pomigliano la Fiat ha scritto una pagina orribile di modernità ottocentesca.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Però delocalizzare è un diritto. O no?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Le delocalizzazioni non si possono impedire, certo, non a quelle imprese che abbiano investito e rischiato in proprio. Ma quelle che hanno beneficiato ciclicamente di ciclopiche risorse statali forse dovrebbero essere in qualche modo chiamate ad assumersi qualche responsabilità di tipo &quot;patriottico&quot;. O per caso è stato Marchionne a finanziare la rottamazione delle auto?
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Presidente, se lei diventasse capo del governo quale tipo di fiscalità attuerebbe?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Le tasse non sono un crimine o una patologia sociale: questa è stata la litania della destra planetaria. Piuttosto, l'evasione è un crimine, largamente incoraggiato dall'attuale classe dirigente berlusconiana. Le tasse sono un'architrave degli Stati moderni e rappresentano un nodo decisivo della perequazione sociale. La leva fiscale va alleggerita drasticamente nei confronti dei ceti popolari, ma anche nei confronti del sistema d'impresa la leva fiscale può essere usata per orientare scelte di modernizzazione. Non sono contrario alla Tobin tax e la carbon tax.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
La crisi è ancora in atto, qual è la sua ricetta per uscirne?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Io penso che per fare ripartire l'economia bisogna uscire dall'angolo della superstizione liberista, in cui si canta il &quot;de profundis&quot; della spesa pubblica e si considera l'abbattimento del debito come una specie di dio pagano a cui sacrificare i poveri, le famiglie, le partite Iva, il welfare, e anche un pezzo di civiltà europea. Penso che oggi occorre sostenere la domanda interna, dare ossigeno ai ceti medio-bassi, aumentare l'area di consumo, sbloccare la spesa degli enti locali ibernata dalle ridicole penalità delle norme sul patto di stabilità. L'Italia affronta sacrifici durissimi senza alcuna prospettiva di crescita e un'intera generazione viene tagliata fuori dalla prospettiva del lavoro e del futuro.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Delinea una situazione tragica.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
L'Italia sta precipitando in un buco nero, di un vuoto di classe dirigente, in una vertigine di pubblica immoralità. Serve ripartire proprio da questa nuova generazione, a cui non si può promettere la favola bella della flessibilità (una vita produttiva multidimensionale) e offrire poi l'incubo della precarietà.

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=THEJB&quot;&gt;Il Sole 24 Ore - Vincenzo Del Giudice&lt;/a&gt;</summary>
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