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  <title>Openpolis - Argomento: cespiti</title>
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  <updated>2008-09-18T00:00:00Z</updated>
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  <title>ROBERTO ZANCHETTA: [Sindaco P.te di Piave] - Federalismo fiscale e tassa di scopo comunale.</title>
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  <updated>2008-09-18T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>359499</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Ponte di Piave (TV) (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Preciso che non è mia intenzione quella di essere ideologico né – tantomeno – di difendere preconcette  posizioni politiche su una questione così attuale e delicata qual è, oggi, il federalismo fiscale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Ma, da appassionato cultore di queste tematiche che fin dai tempi degli studi universitari (tesi sull’IRAP - appena introdotta nel 1997 -  discussa con il Prof. Bertolissi) prima ancora che da Sindaco ed Amministratore locale, non posso esimermi da qualche riflessione sul tema inserendomi così nel dibattito estivo che accompagna l’inizio della tanto attesa stagione riformista autunnale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Sono convinto che nel percorso che ci dovrebbe condurre ad ottenere l’attuazione del federalismo fiscale vadano nettamente distinte due fasi: quella dei principi-guida (su cui - all’evidenza – tutti gli schieramenti in gioco concordano) e quella degli strumenti per attuare tali principi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Siamo oggi al momento degli strumenti e questo perché (nel far decollare il federalismo) sono questi che contano.

Non si riesce ancora, in realtà, a contenere l’attuazione del federalismo fiscale in una interpretazione coerente perché tutto appare scontornato, fluido, sfuggente, soprattutto a noi Sindaci, senz’altro i più coinvolti sul tema!!!
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

Ecco perché ritengo sia necessario più che mai porre fine alla grande confusione intellettuale che accompagna i primi commenti alla bozza Calderoli, oggi che siamo alla vigilia del suo varo ufficiale in Parlamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



E’ evidente come non si sia ancora pronti a mettere in fila i numeri (come di recente stigmatizzato anche dal Presidente Galan) e non si sia soprattutto ancora in grado di formulare un quadro organico di quanto possa costare la riforma o di quale sia l’equilibrio finale fra Regioni ricche e Regioni povere.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

Insomma, la vetta da raggiungere è ancora al di là da venire e le contraddizioni da risolvere restano ancora molte.&lt;br /&gt;


Cito – su tutte – la questione della tassa di scopo comunale che (secondo la bozza Calderoli) potrà essere istituita per finanziare opere pubbliche, eventi e qualunque altra iniziativa un Comune intenda avviare. Ebbene: molti non ricordano – nemmeno ai piani alti della finanza governativa… e  questo preoccupa non poco!!! – che questa ipotetica imposta di scopo tutta comunale venne già introdotta con la Finanziaria 2007, con esito totalmente infausto perché nessun Sindaco ebbe l’ardire di praticarla, dovendo implicare questo ragionamento: “Caro cittadino, vuoi una strada o un asilo nuovi? Pagateli”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Soluzione brutale a tal punto che – in Veneto sicuramente ma forse anche in tutta Italia – nessuno la ritenne conveniente, né funzionalmente né, ovviamente, politicamente.&lt;br /&gt;


Messi di fronte a questa diffusa diffidenza verso la “tassa di scopo”, i soloni del Ministero (sottosegretari, tecnici e ragionieri) ebbero di che indignarsi: “Ma come – dissero – vi diamo gli strumenti e voi non li usate???”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



La realtà nuda e cruda è che chi redige le leggi (oggigiorno in modo più evidente)  non può più essere scollegato dall’esperienza di chi, quotidianamente, amministra il territorio, a contatto con le concrete esigenze dei propri cittadini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Non so, pertanto, che fine farà la riproposizione della tassa di scopo comunale.
Piuttosto – dopo i doverosi colpi di scena mediatici dei giorni scorsi, creati ad effetto per scandire alcuni appuntamenti tradizionalmente cari alla cultura padana -, è ritornato il momento di fare i conti con le difficoltà applicative che il testo della bozza sul federalismo fiscale comporta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Ora basta televisioni, basta celebrazioni, basta ampolle sul Po: a partire dal 22 settembre (e proprio da Padova, ove si svolgerà il primo  vero e proprio seminario scientifico sul tema, intitolato “Il punto sul federalismo fiscale” promosso oltretutto sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica) sarà necessario che tutti – Amministratori locali, politici nazionali, studiosi e contribuenti  –  riprendano a coltivare l’umiltà dell’approfondimento delle tematiche unitamente al coinvolgimento vero, e non fittizio, di tutte le autonomie locali, tenendo presente che si sta ancora discutendo di un disegno di legge delega e che quindi per i dettagli che accompagneranno la predisposizione dei decreti delegati ci sono ampi margini di manovra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Un editoriale del Sole 24 Ore ha efficacemente commentato nei giorni scorsi: “Il federalismo non sarà un pranzo di gala!”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

 

E’ proprio così: perché i politici possono anche deludere, le simpatie umane impallidire,  ma il richiamo del portafoglio resta il più efficace campanello d’allarme per l’elettore-contribuente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Come me, ne sono convinti molti colleghi.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/primopiano_.asp?ID=28&quot;&gt;official web site Partito Democratico Veneto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo GIARETTA: «Belle parole quelle di Brunetta.Peccato che i fatti  dicano che in questi mesi il governo sia andato dalla parte opposta»  -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2008-09-07T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>359498</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Belle parole quelle di Brunetta. Peccato che i fatti dicano che in questi mesi il governo sia andato dalla parte opposta a quella indicata dal ministro». Il coordinatore del Pd veneto Paolo Giaretta individua una contraddizione nell'intervista rilasciata ieri al Gazzettino dal responsabile della Funzione pubblica».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Quale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«I tre punti da lui indicati per rendere &quot;virtuoso&quot; il federalismo fiscale sono anche condivisibili: ma allora dovrebbero spiegare come mai il governo con la Finanziaria ha deciso che per i prossimi tre anni la pressione fiscale non diminuirà, anzi crescerà pur se solo dello 0,1\%. Come possono imporre una riduzione agli enti locali se contemporaneamente il governo centrale non fa la stessa cosa?».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ma non è dagli enti locali che deve iniziare una &quot;politica virtuosa&quot;?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Anche. Ma come possono seguirla se ad esempio ai Comuni è stata tolta l'autonomia impositiva derivante dall'unico cespite a loro disposizione, ovvero l'Ici? E soprattutto sono stati tagliati oltre 3 miliardi di euro, trattando allo stesso modo virtuosi e spendaccioni? Tutti uguali. Ma che federalismo è?».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il ministro Calderoli però invita ad aspettare prima di giudicare, perché il progetto definitivo è ancora in alto mare.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Allora mi spiega perché il governo per primo fa anticipazioni e promesse? Tutti sanno che l'obiettivo finale del federalismo fiscale è la riduzione della spesa; ma nella fase intermedia si rischia di indurre aumenti della spesa pubblica. E Brunetta deve spiegare come fa a tagliare in enti che hanno già subito tagli».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Non sarà sufficiente fissare un tetto alla pressione fiscale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Il governo non l'ha fissato su se stesso, come farà a pretenderlo dagli enti locali?».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Magari fissando i costi standard per i servizi, che devono essere uguali per tutti gli italiani.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«E proprio qui sta il punto. Se un ente locale non è in grado di fornire un servizio a quel costo, non può pretendere che gli altri gli diano soldi in più: è questa l'essenza del federalismo. L'ente inefficiente dovrà far quadrare i conti con una pressione più elevata, sarà poi il cittadino a giudicare l'efficienza della spesa e la rispondenza con la qualità del servizio offerto. Ma lei li conosce i costi standard?».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Nemmeno sui costi standard c'è una convergenza tra governo e opposizione?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«C'è convergenza sul fatto che rappresentano la chiave di volta del federalismo. Ma si devono insediare gruppi di studio che affrontino questo tema complesso. Invece il Governo ha abolito la Commissione sulla finanza pubblica, che aveva iniziato l'esame di tutta la spesa ministero per ministero: se non si sa come si produce la spesa, come facciamo il federalismo? Era composta da tecnici di vari orientamenti politici e presieduta dal professore padovano Gilberto Muraro; aveva messo sotto controllo i quattro ministeri che producono il 60\% della spesa pubblica, e aveva fatto proposte interessantissime. Ma ancora una volta il Governo ha distrutto quel che c'era di positivo, e così si è perso tempo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il governo però dice che l'importante sono i principi generali del federalismo, per i dettagli si discuterà dal prossimo anno.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Nel federalismo sono i dettagli che contano. Perché sui principi generali Calderoli ripercorre buona parte del progetto Prodi-Lanzillotta. Se non ci spiegano come intendono garantire l'autonomia fiscale dei Comuni e come premiare i più virtuosi, si fa solo filosofia. Un giorno si parla del ritorno dell'Ici, un altro di una non meglio precisata imposta sui servizi. C'è sul tavolo anche la proposta di 450 sindaci veneti sul 20\% dell'Irpef, e il deputato del Pd Marco Stradiotto ha anche studiato alcune simulazioni che la renderebbero ancor più praticabile: vogliamo parlarne, o si preferisce andare avanti a colpi di conclavi segreti? Noi del Pd veneto vogliamo un confronto chiaro su questi punti: se ci saranno decisioni serie il nostro voto non mancherà, ma finora la direzione del governo è andata in direzione opposta alle intenzioni».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
E qual è la vostra posizione sulle Regioni a Statuto speciale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Riteniamo che non sia più possibile tenere in piedi una situazione di concorrenza sleale all'interno dello Stato. Non è possibile che un imprenditore veneto debba competere non ad armi pari con un imprenditore trentino».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E i vincoli derivanti dai trattati internazionali?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Non sto dicendo che devono essere ignorati o disattesi, anche se dopo 60 anni si può porre a livello europeo la questione di una loro rivisitazione: dico che nel disegno del federalismo si può prevedere un intervento di solidarietà analogo a quello per le regioni più svantaggiate anche in favore delle province confinanti con quelle a Statuto speciale. Se non si possono toccare i privilegi, allora ad esempio per Belluno si preveda un surplus aggiuntivo di trasferimenti come accadrà per la Calabria o l'Abruzzo. Vogliamo parlarne, o no?».

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Main&amp;Codice=3899808&amp;Data=2008-09-07&amp;Pagina=2&amp;Hilights=giaretta&quot;&gt;Il Gazzettino - Ario Gervasutti&lt;/a&gt;</summary>
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