<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?>
<feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xml:lang="en">
  <title>Openpolis - Argomento: Afghanistan</title>
  <link rel="alternate" href="http://www.openpolis.it/"></link>
  <link rel="self" href="http://politici.openpolis.it/feed/tagDeclarations/30"></link>
  <id>http://www.openpolis.it/</id>
  <updated>2012-05-17T00:00:00Z</updated>
<entry>
  <title>Stefano STEFANI: &quot;intesa con Pakistan e Iran per il futuro dell' Afghanistan&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/17/stefano-stefani/intesa-con-pakistan-e-iran-per-il-futuro-dell-afghanistan/631184"></link>
  <updated>2012-05-17T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>631184</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Lega) - Pres. commissione Camera Affari esteri - Deputato (Gruppo: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;

“Auspico che il Governo italiano accresca il suo impegno perché possano consolidarsi i positivi sviluppi registrati nel negoziato con l’Iran sul nucleare, che si è avviato a Istanbul e proseguirà a Baghdad”. Con queste parole il Presidente della Commissione Affari esteri della Camera dei Deputati, on. Stefano Stefani, ha concluso l’incontro con l’Ambasciatore della Repubblica islamica dell’Iran a Roma, Seyed Mohammadli Hosseini, svoltosi oggi pomeriggio nel suo ufficio a Montecitorio. Il colloquio si è anche incentrato sulla cooperazione italo-iraniana in Afghanistan, che sta contribuendo significativamente alla stabilizzazione della provincia di Herat. 
“Il futuro dell’Afghanistan- ha ribadito il Presidente Stefani- si gioca sul piano regionale, attraverso la piena intesa sia con il Pakistan che con l’Iran. Per questa ragione sono certo che l’accordo sulla questione nucleare, oggi forse più vicino, favorirà la distensione della crisi afghana, oltre che di quella medio orientale”.&lt;p&gt;
La Padania pag 8&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.lapadania.net&quot;&gt;La Padania &lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Stefano STEFANI: Stefani vola in missione a Washington</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/09/stefano-stefani/stefani-vola-in-missione-a-washington/627266"></link>
  <updated>2012-05-09T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>627266</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Lega) - Pres. commissione Camera Affari esteri - Deputato (Gruppo: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;

Italia-USA, Camera: Delegazione Commissione Esteri a Washington.
&lt;p&gt;
 Una delegazione della commissione Esteri della Camera dei deputati, guidata dal presidente Stefano Stefani, è in partenza per Washington, dove sarà ricevuta presso il Congresso e il Dipartimento di Stato. La missione ha luogo nell'imminenza del vertice dell'Alleanza Atlantica che si aprirà a Chicago il prossimo 20 maggio. 
&lt;p&gt;&quot;Intendiamo chiarire con i nostri alleati la reale situazione sul terreno in
Afghanistan e le prospettive di accelerare la riduzione della nostra presenza
militare rispetto alla scadenza prefissata del 2014, che lo stesso presidente
Obama ha ipotizzato. È poi interesse precipuo dell'Italia rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti per garantire la stabilità della Regione mediterranea sempre più resa difficile a causa delle rivoluzioni nel mondo arabo&quot;. 
&lt;p&gt;La delegazione parlamentare italiana avrà anche incontri di lavoro presso la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, nel corso dei quali saranno acquisiti elementi sulle iniziative internazionali per sostenere l'Europa nell'attuale crisi economica.
&lt;p&gt;la Padania pag. 11 &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.lapadania.net&quot;&gt;Quotidinao La Padania &lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Stefano STEFANI: Kabul non basta volerlo per far finire la violenza </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/03/stefano-stefani/kabul-non-basta-volerlo-per-far-finire-la-violenza/626987"></link>
  <updated>2012-05-03T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626987</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Lega) - Pres. commissione Camera Affari esteri - Deputato (Gruppo: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;

Gli attentati talebani a Kabul, qualche ora dopo l’incontro in Afghanistan tra Obama e Karzai, sono stati l’occasione per ricordare amaramente che non basta voler chiudere una guerra per esserne davvero fuori. E, francamente, non mi sorprende constatare le continue ed improvvise fiammate di violenza nello scacchiere afghano che si rivela, in queste ore, tanto instabile quanto pericoloso.  Che la battaglia non fosse ancora finita lo si sapeva già ma ciò che il Presidente degli Stati Uniti continua ad ignorare è che quella “luce all’orizzonte” che continua ad invocare, al momento, è solo una fragile speranza che alimenta la diffidenza e l’insofferenza afghane verso le forze della coalizione, percepite sempre più come l’ennesimo tentativo di occupazione occidentale. 
&lt;p&gt;Quando le manovre di ritiro, anche quando sono chiamate di “transizioni”, diventano rischiose quasi come quelle di attacco, allora ci si dovrebbe domandare quali errori militari ma soprattutto politici sono stati commessi. Di certo per oltre dieci anni, possiamo dire di aver realizzato una minima parte di un ambizioso progetto che voglia chiamarsi democratico: Bin Laden è morto proprio un anno fa e Al Queda ha subito dei colpi durissimi ma ciò evidentemente non è stato sufficiente per creare le condizioni di stabilità e sicurezza in Afghanistan, anzi ha sollevato numerosi dubbi sul senso realistico di questa missione al punto da chiedersi se sia il caso di accelerare i tempi per il ritiro delle truppe straniere entro il 2014.
&lt;p&gt; A pare mio, la democrazia in Afghanistan è un mito che vacilla di fronte ad una tabella di marcia che detta i tempi ma non certo i modi, più che mai incompatibili. Vale la pena, dunque, continuare a combattere una guerra che oramai nessuno crede più di poter vincere? E’ giusto continuare a lottare per un progetto che oramai ha perso progressivamente smalto, imponendo un modello ed un presente sino a ieri impensabili per un Paese come l’Afghanistan? Non sarà certo il buonismo ed il relativismo a contenere il radicalismo islamico che ci ha condannato a morte per il semplice fatto di essere cristiani ed occidentali. L’occupazione militare di cui si è resa protagonista anche l’Italia ha avuto il solo effetto di riunire i dissidenti sotto la bandiera talebana capace, ancora oggi, di organizzare la resistenza. 
&lt;p&gt;Quello che è accaduto qualche giorno fa non è altro che la secolare capacità di resistenza della forza talebana che fa perno anche sulla profonda crisi economica. La soluzione, se mai ce ne fosse una, non può essere quindi solo militare ma deve coinvolgere anche i campi dell’economia e soprattutto della politica perché è proprio lì che si gioca la partita più importante.
&lt;p&gt; 
Stefano Stefani&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://lapadania.net&quot;&gt;La Padania &lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Paolo FERRERO: NOTAV.«Con la speranza che Luca Abbà possa rapidamente rimettersi denuncio con forza che il suo ferimento è il frutto diretto della sconsiderata azione delle forze dell'ordine»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/27/paolo-ferrero/notav-%C2%ABcon-la-speranza-che-luca-abb%C3%A0-possa-rapidamente-rimettersi-denuncio-con-forza-che-il-suo-ferimento-%C3%A8-il-frutto-diretto-della-sconsiderata-azione-delle-forze-dellordine%C2%BB/625082"></link>
  <updated>2012-02-27T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>625082</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«Nell'esprimere la speranza che Luca Abbà possa rapidamente rimettersi – dichiara Paolo Ferrero, presente alla manifestazione di domenica - voglio denunciare con forza che il suo ferimento è il frutto diretto della sconsiderata azione delle forze dell'ordine. 
&lt;p&gt;L'esecuzione dell'esproprio di un terreno diventa un'azione militare in cui le regole d'ingaggio dei militari e della polizia sono molto più aggressive di quelle utilizzate in Afghanistan dai militari italiani. 
&lt;p&gt;Luca Abbà è rimasto fulminato e caduto a terra, inseguito su per un traliccio dell'alta tensione mentre protestava per l'esproprio dei suoi terreni: è una cosa mai accaduta in Italia. 
&lt;p&gt;Invito tutti i cittadini a riflettere sul fatto che in Val di Susa le forze dell'ordine si comportano come un esercito di occupazione con l'unico compito di &quot;conquistare il territorio&quot; anche a scapito della vita delle persone. Si tratta di un fatto grave e chiedo una volta ancora che il governo abbandoni quest'opera inutile e dannosa e sospenda immediatamente l'esproprio». 
&lt;p&gt;Ezio Locatelli, segretario del Prc di Torino ha chiesto in aggiunta la rimozione dei dirigenti di polizia che hanno gestito le operazioni e il ritiro delle truppe.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2012/2/27/20064-val-di-susa-forza-luca/&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Luigi RAMPONI: Resoconto stenografico della seduta n. 677</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/22/luigi-ramponi/resoconto-stenografico-della-seduta-n-677/625441"></link>
  <updated>2012-02-22T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>625441</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; A nome del Gruppo Il Popolo della Libertà, ricorda i recenti caduti in Afghanistan, esprimendo stima e gratitudine nei loro confronti e solidarietà alle famiglie. Elementi centrali del provvedimento in esame sono la riduzione del numero delle unità impiegate e conseguentemente dei relativi costi. E' dimostrato che l'azione di stabilizzazione ha determinato il miglioramento della situazione interna dei Paesi dove l'Italia è intervenuta e, allo stesso tempo, che nessun conflitto può essere risolto per via diplomatica senza ricorrere all'intervento militare. Da notare è il crescente ruolo assunto nelle missioni internazionali delle Forze dell'ordine, a testimonianza di un sempre più marcato passaggio dalla fase di emergenza a quella della maggiore stabilizzazione e della ripresa nelle aree di crisi. Il provvedimento reca inoltre la significa innovazione del finanziamento annuale delle missioni: si tratta di un segnale di coraggio con cui il Governo dimostra che tali operazioni vanno sostenute in toto nonostante la crisi economica. Altrettanto positivo è l'impegno assunto dal Governo a riferire al Parlamento sulle missioni internazionali con cadenza quadrimestrale. L'aumento delle risorse destinate alla cooperazione conferma l'impegno dell'Italia per un maggiore sviluppo di tali Paesi. Poiché la minaccia sul territorio nazionale è molto diminuita, la partecipazione alle missioni internazionali rappresenta l'impegno principale delle Forze armate italiane; è tuttavia paradossale che l'Italia spenda per la Difesa una percentuale del PIL inferiore a quella di omologhi Paesi della NATO e dell'Unione Europea, pur ponendo in essere un dispiegamento sullo scenario internazionale di livello paragonabile. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Mariapia Garavaglia. Congratulazioni).
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=16&amp;id=636284&quot;&gt;www.senato.it&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Ignazio Roberto Maria MARINO: «Troppi soldi per la guerra. La politica deve scegliere»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/27/ignazio-roberto-maria-marino/%C2%ABtroppi-soldi-per-la-guerra-la-politica-deve-scegliere%C2%BB-intervista/590413"></link>
  <updated>2011-07-27T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>590413</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il senatore Ignazio Marino del Pd dice no al rifinanziamento delle missioni militari all'estero. Invece il suo partito dice sì. Semplici differenze di sensibilità?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Ci sono almeno una decina di senatori democratici ad aver espresso grandi perplessità sul rifinanziamento. Non sono il solo a pensarla così. Dobbiamo tutti esprimere cordoglio per un'altra vita persa in Afghanistan. Al tempo stesso va anche ricordata la necessità sempre più urgente di una discussione serena e rigorosa, che non si fa in un pomeriggio a palazzo Madama. Personalmente non voterò un decreto da 700milioni di euro, che fa riferimento ad una serie di missioni militari all'estero.&lt;br /&gt;
 A mio avviso questo tema meriterebbe una più approfondita riflessione, così da capire almeno finalità e regole di ingaggio delle singole &quot;avventure militari&quot;.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L'Afghanistan è sotto i riflettori: una guerra che dura ormai da dieci anni e che ha visto quarantuno morti solo fra i soldati italiani.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
L'Afghanistan: pensi che c'è un unico comandante per Enduring freedom - gestita dalle forze armate degli Stati uniti, che nelle loro comunicazioni chiamano senza troppi giri di parole &quot;war&quot;, guerra - e Isaf - gestita dalla Nato. Una situazione quanto meno singolare. Anche perché un ex comandante come McChrystal ha recentemente affermato che per aver successo in Afghanistan non servono più armi. Invece continuiamo a spendere in armamenti.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Però alla fine, anche grazie agli 8milioni che il governo ha concesso per la cooperazione, un accordo bipartisan è stato trovato. Come sempre.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il nostro paese negli ultimi dodici mesi ha mobilizzato 8500 persone, di cui 6880 militari attualmente impegnati in zone a rischio, 4200 in Afghanistan. Perché faccio tutti questi numeri? Perché sono ormai quasi dieci anni che abbiamo truppe in Afghanistan e il costo medio delle persone attive - cui va certamente il rispetto di tutto il paese e il mio personale - è di circa un miliardo e mezzo di euro. Adesso aggiungiamo altri 700 milioni di euro. Cifre enormi senza risvolti positivi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Marino è stato candidato alla segreteria del partito. Se avesse vinto le primarie, il Pd avrebbe tolto l'elmetto e votato no?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Certamente la mia posizione, o di altri, in questo momento è minoritaria. Ciò non toglie che dovremmo discutere. Anzi, penso che sia necessario, opportuno ed urgente aprire una riflessione. Perché se da un lato è importante garantire la lealtà internazionale, dall'altro bisognerebbe riflettere prima di investire somme così ingenti e perdite di vite umane in contesti in cui finalità e regole d'ingaggio sono tutt'altro che chiare.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei non è una mosca bianca dentro il partito, basta leggere le dichiarazioni del presidente toscano Enrico Rossi, del deputato Enrico Gasbarra, ecc.. Prima o poi il partito ne dovrà parlare...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il Paese si è impegnato a spendere ben 29 miliardi per acquistare oltre 300 tra elicotteri e aerei militari, mentre per il 2011, 2012 e 2013 è stato azzerato il fondo per la non autosufficienza, ridotto a 36 milioni quello per le politiche per la famiglia e azzerato quello per l'infanzia. Con il costo di un solo F35 si potrebbero acquistare ben cinque Canadair per l'antincendio, in questo momento quanto mai utili. Di più, il costo di un elicottero da combattimento potrebbe essere impiegato per venti nuovi treni per trasportare pendolari, stiamo parlando di un servizio per 20mila persone. E sono solo due esempi. La politica può e deve fare delle scelte adeguate e strategiche in questo momento. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=12JJW0&quot;&gt;Liberazione - Frida Nacinovich&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>David-Maria SASSOLI: Afghanistan: vicinanza e cordoglio dagli eurodeputati Pd</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/12/david-maria-sassoli/afghanistan-vicinanza-e-cordoglio-dagli-eurodeputati-pd/589973"></link>
  <updated>2011-07-12T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>589973</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Esprimo a nome mio personale e della Delegazione del Pd al Parlamento europeo il più vivo cordoglio per la morte del caporal maggiore Roberto Marchini. Colpisce e addolora il susseguirsi di simili tragici episodi, che hanno portato a 40 il numero dei militari italiani caduti in Afghanistan. Questo è però il momento del dolore e della vicinanza alla famiglia del giovane di Viterbo caduto oggi. Ai nostri militari impegnati nel difficile scenario afgano va la doverosa gratitudine per il coraggio e l’abnegazione con cui portano avanti un compito impegnativo e rischioso”. Lo afferma il presidente degli europarlamentari del Pd, &lt;b&gt;David Sassoli&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.agenparl.it/articoli/news/esteri/20110712-afghanistan-sassoli-pd-vicinanza-e-cordoglio-da-eurodeputati-pd&quot;&gt;AGENPARL&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Antonio POLITO: La battaglia più difficile è il dialogo</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/05/04/antonio-polito/la-battaglia-pi%C3%B9-difficile-%C3%A8-il-dialogo/560267"></link>
  <updated>2011-05-04T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>560267</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Si può dichiarare finita la &lt;i&gt;war on terror&lt;/i&gt;, la guerra al terrore? Sì, si può.&lt;br /&gt;

Però solo il comandante in capo può dichiarare finita una guerra, ed è improbabile che Barack Obama lo farà. E non solo per ragioni di prudenza: è evidente che la lotta al terrorismo continuerà, che il nemico è tutt`altro che scomparso e il pericolo nient`affatto estinto. Ma la parola «guerra» vuol dire molto di più, e perciò George W. Bush la usò, e perciò la dichiarò usando un termine ben più astratto di terrorismo: terrore.
&lt;p&gt;
La guerra al terrore, che è stato il paradigma della storia globale negli ultimi dieci anni, dall`11 settembre del 2001 al 1° maggio del 2011, non era solo fatta di operazioni militari su larga scala, comprendenti anche occupazione e conquista di territori.
&lt;p&gt;
La guerra al terrore è stata anche un conflitto culturale, religioso, etnico, filosofico, in cui si è creduto di interpretare la fase finale dello scontro secolare tra Islam e Occidente. Una sfida da molti ritenuta mortale, al punto che uno dei due contendenti doveva soccombere perché il duello potesse davvero finire. Essa si basava su una identificazione più o meno esplicita, talvolta reale ma più spesso immaginata, del mondo arabo con l`islamismo fondamentalista. 
&lt;p&gt;Nel momento in cui la morte di Bin Laden, con l`eccezione dei fanatici di Hamas e degli assassini del nostro Arrigoni, non suscita neanche una lacrima nella strada araba, né nel Maghreb liberato dai tiranni né nel Mashrek ancora sotto il tallone dei despoti, è evidente che quella guerra si conclude: i destini dell`Islam si sono ormai separati da quelli di Al Qaeda. La storia non è finita, men che meno la storia del mondo arabo. Ma quella storia è finita.
&lt;p&gt;

Covava sotto le ceneri della Guerra fredda da tempo, da molto prima delle Due torri.&lt;br /&gt;

Almeno dalla sconfitta sovietica in Afghanistan, che infatti fu il battesimo del fuoco per il combattente Osama. Vent`anni fa comparve per la prima volta in un articolo l`espressione «scontro di civiltà»: a scriverlo fu il grande islamista Bernard Lewis, e il saggio era titolato non a caso &lt;i&gt;Le radici della rabbia islamica&lt;/i&gt;. Quando poi Samuel P. Huntington canonizzò quel concetto nel suo celebre libro si era già nel `96, e le «linee di faglia tra le civiltà», fatte di identità, di religione e cultura, invece che di ideologia e di interessi geo-strategici com`era stato nel lungo confronto con il comunismo, apparivano a tutti molto chiare: si allungavano dalle anse del Tigri e dell`Eufrate fino alla linea Durrani, che divide le aree tribali dell`Hindu Kush dall`ex India britannica: Iraq e Afghanistan, non a caso l`alfa e l`omega della guerra al terrore.
&lt;p&gt;
Non si può dire che quella guerra sia stata inutile, o inefficace, nonostante gli errori di cui si è macchiata, il sangue che ha versato, l`odio che ha generato e la divisione dell`Occidente che ha provocato. Anche per questo Obama non la dichiarerà formalmente finita, perché lui è il tipo di condottiero che Enzensberger chiamerebbe «eroe della ritirata», che non perde tempo a cercare di emendare il passato ma lo usa per costruirsi una exit strategy nel presente, per esempio per andarsene presto da Kabul: un leader anti-ideologico interessato solo a ciò che funziona. &lt;br /&gt;


Ed è indiscutibile che un bel po` del lascito di George W. ha funzionato. Gli elicotteri del commando che ha ucciso Osama, per esempio, si sono alzati in volo dall`Afghanistan occupato. E le informazioni cruciali per scovare il corriere che ha portato fino al covo sono state strappate ai detenuti di Guantanamo, con o senza il waterboarding (prigione che, tra l`altro, Obama non ha ancora chiuso come aveva annunciato).
&lt;p&gt;
Più in generale, la ventata dei neo-conservatori, che ha dato un pensiero alla &lt;i&gt;war on terror&lt;/i&gt; in America e che tanti seguaci ha seminato perfino in Italia, una cosa buona l`ha fatta: spazzare via quel filone di «isolazionismo» sempre presente nella storia d`America, che può essere più pericoloso per la pace nel mondo perfino degli eccessi dell`interventismo. 
&lt;p&gt;In fin dei conti, il Nobel per la pace Obama ha vinto la sua guerra qualche settimana prima di ordinare l`uccisione di Bin Laden, e l`ha vinta proprio quando, dopo molte titubanze, ha scelto di intervenire nella crisi del Maghreb dalla parte dei giovani in piazza piuttosto che dalla parte dei regimi amici, nonostante «idealisti» come Cheney e «realisti» come Kissinger gli suggerissero di salvare Mubarak. 
&lt;p&gt;La «rabbia islamica», di cui scriveva Lewis, per la prima volta si rivolgeva non contro l`Occidente ma contro i dittatori di casa propria; chiedeva regimi politici all`occidentale, invece di bruciare le bandiere dell`America. Obama ha avuto la prontezza di capirlo, mollando il raìs egiziano. E forse anche noi italiani oggi dovremmo capire meglio perché spariamo sul raìs libico.
&lt;p&gt;
La dottrina Obama, che porta i segni dell`interventismo liberale di consiglieri della prima ora come Susan Rice e Samantha Power, testimoni l`una del genocidio del Ruanda e l`altra del massacro dei Balcani, è ancora incerta e contraddittoria: si ferma sulla soglia dei regimi o troppo amici (Yemen e Bahrein) o troppo pericolosi (Siria e Iran). 
Però dà un`alternativa ai giovani arabi: per il loro «risveglio» non è necessario buttarsi tra le braccia dei fanatici con la barba lunga. E la dà anche ai giovani americani scesi per le strade a festeggiare: per vincere il terrorismo non è necessario combattere l`Islam.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=ZKA30&quot;&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Dario FRANCESCHINI: Bin Laden: è un giorno che segna un passo avanti nella lotta al terrorismo internazionale</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/05/02/dario-franceschini/bin-laden-%C3%A8-un-giorno-che-segna-un-passo-avanti-nella-lotta-al-terrorismo-internazionale/560216"></link>
  <updated>2011-05-02T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>560216</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
L'uccisione di Osama Bin Laden è un passo enorme nella lotta al terrorismo. Lo ha detto il presidente del gruppo del Pd alla Camera, &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt; a margine di un appuntamento in vista delle elezioni amministrative a Trieste. &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; rispondendo alle domande dei giornalisti sull'opportunità di alzare l'attenzione intorno agli obiettivi sensibili dell'Italia, ha detto di non avere &quot;elementi per esprimere valutazioni di questo tipo. Registro - ha affermato - che è avvenuto un passo enorme nella lotta verso il terrorismo internazionale e adesso bisognerà continuare a vigilare. Ma è un giorno - ha ribadito - che segna un grande passo avanti&quot;.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=4943&quot;&gt;dariofranceschini.it&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Ramon MANTOVANI: L'Onu e la guerra</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/23/ramon-mantovani/lonu-e-la-guerra/559238"></link>
  <updated>2011-03-23T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>559238</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Mi riconosco completamente nelle posizioni espresse negli articoli di fondo e di commento pubblicati nelle ultime settimane su Liberazione circa la vicenda libica. Non ripeterò, quindi, i giudizi articolati sui diversi regimi investiti dalle rivolte popolari. Come non ribadirò il senso delle diverse motivazioni che militano contro l'intervento militare guerrafondaio in corso in Libia. Mi interessa, invece, mettere in evidenza un punto controverso (forse il più controverso) della questione pace-guerra oggi. Si tratta della presunta legittimazione dell'Onu a consentire intraprese militari, del tutto assimilabili alla guerra, ancorché condotte con i moderni strumenti militari che permettono alle potenze occidentali di condurre la guerra dal cielo senza subire perdite, e trasformando una delle fazioni in lotta nelle proprie truppe di terra. &lt;br /&gt;

Non c'è telegiornale o talk show, non c'è pensoso commentatore ed &quot;esperto di politica internazionale&quot; o di &quot;politica militare&quot;, tranne qualche mosca bianca generalmente censurata, che dica o scriva che le Nazioni Unite hanno autorizzato..., hanno legittimato…, hanno deciso…, e così via.
&lt;p&gt;
Come qualcuno dovrebbe pur ricordare, la guerra contro la Repubblica Federale Yugolslava del '99 non fu nemmeno discussa in sede di Consiglio di Sicurezza Onu e l'allora Segretario Generale lamentò di non essere nemmeno stato informato dell'inizio dei bombardamenti. Fu, invece, il G7 allargato alla Russia a decidere, pur essendo un puro incontro informale non retto da alcun trattato internazionale, la fine del conflitto. Come qualcuno dovrebbe ricordare, sul precedente conflitto bosniaco l'Onu esercitò la propria funzione predisponendo una missione militare d'interposizione allo scopo di impedire la continuazione del conflitto armato. Peccato che, non disponendo di propri strumenti militari, per altro previsti fin dal 1945 nell'articolo 43 dello Statuto, ma mai organizzati a causa della guerra fredda, dovette ricorrere al buon cuore di paesi volontari ed organizzò una forza di circa 5000 unità invece delle 60.000 considerate necessarie. Così i baschi blu dell'Onu nulla poterono contro le diverse pulizie etniche fino all'intervento della Nato, che venne fatto esattamente dai paesi che si erano rifiutati di mettere a disposizione dell'Onu le truppe necessarie affinché la missione di interposizione avesse successo. Senza ricordare questi due precedenti è difficile capire cosa stia succedendo oggi in Libia, giacché si tratta di un caso analogo a quello della Repubblica Federale Yogoslava. Analogo perché si tratta di un paese membro dell'Onu, dilaniato da una guerra civile interna. L'analogia, però, finisce qui. Anche se distingue inequivocabilmente questa fattispecie di casi da quelli dell'Afghanistan e dell'Iraq. 
&lt;p&gt;
Lasciamo perdere i &quot;motivi umanitari&quot; ai quali credono solo gli ipocriti e cinici complici degli obiettivi neocoloniali conclamati delle potenze occidentali. Stiamo sul punto della funzione dell'Onu e sulla sua presunta facoltà di legittimare e autorizzare intraprese militari di parte. 
&lt;p&gt;
Di fronte alle tragedie umanitarie prodotte da un conflitto armato che sia in grado di minacciare la pace a livello internazionale, senza entrare nello specifico della situazione libica, cosa dovrebbe fare l'Onu?
&lt;p&gt;
In più articoli dello Statuto si parla chiarissimo. Non ho qui lo spazio per citare lo Statuto (ne consiglio però una ri-lettura periodica come per la Costituzione Italiana). Ma non temo smentite se affermo che è improntato alla soluzione negoziale e diplomatica di ogni conflitto, all'idea di riduzione drastica degli apparati e delle spese militari ed alla ricerca di soluzioni collettive e concordate dei conflitti. Ovviamente lo Statuto prevede anche interventi militari, ma solo nel caso falliscano tutte le azioni non militari (previste negli articoli 40 e 41). 
Chiunque può giudicare se l'Onu abbia o meno esperito tutti i tentativi che il suo statuto prevede per mettere fine ad un conflitto nel caso della Libia. Eppure ci sono state proposte per esercitare una funzione di mediazione, proposte per avviare un negoziato. Tutte volutamente ignorate sia dai ribelli anti-Gheddafi sia dalle potenze occidentali. E fin qui è normale e sembra la copia esatta della vicenda kosovara. Ma sono state ignorate anche dal Segretario Generale dell'Onu! Che però, per questo, è venuto meno ad un suo preciso compito statutario. A nulla vale dire che bombardare una parte in lotta in una guerra civile è una azione in difesa dei civili, come ha fatto Ban Ki-moon. È un grottesco aggiramento e svuotamento dello Statuto dell'Onu. 
In altre parole la risoluzione del Consiglio di Sicurezza è illegittima, ed anche ove la colpevole astensione di Cina e Russia, che solo ora sembrano accorgersi della vera natura guerrafondaia della risoluzione (sic), lo abbia reso apparentemente legittimo, è più che criticabile. E non giustifica in nessun modo l'atteggiamento di chi, governo od opposizione che sia, vorrebbe venderlo come oro colato. &lt;br /&gt;

Ma c'è di più. &lt;br /&gt;

Anche questa vicenda dimostra che è assurdo, sempre che i principi e il diritto internazionale abbiano un valore, che dopo ventidue anni dalla fine della guerra fredda l'ONU non disponga di una propria forza militare permanente per esercitare la funzione di polizia internazionale, come previsto dall'articolo 43 del suo Statuto. 
&lt;p&gt;
Rimanendo nel regime &quot;transitorio&quot; per cui il Consiglio di Sicurezza deve &quot;autorizzare&quot; missioni di paesi &quot;volonterosi&quot;, spiegato se non giustificato dall'equilibrio della guerra fredda, si codifica e cristallizza il monopolio occidentale (leggi soprattutto Nato) dell'uso della forza militare. 
Mi si scuserà la sommarietà del paragone, ma è come dire che uno stato emana leggi ma non avendo una polizia ai propri ordini, deve affidarsi alle polizie private dei più potenti cittadini, per farle rispettare. Ci saranno leggi per cui si troverà la polizia ed altre che rimarranno inapplicate per mancanza della forza necessaria. Ed è esattamente ciò che succede nel mondo. 
&lt;p&gt;
Tutti quelli che si dichiarano difensori dei diritti umani, preoccupati per le crisi umanitarie, desiderosi di promuovere la democrazia in ogni dove, e che fanno finta di non sapere queste cose o, peggio ancora, le ignorano, accettando l'idea che lo Statuto dell'ONU sia una variabile dipendente dagli interessi dei paesi più armati e più potenti non è solo ipocrita. È complice e servo della dittatura &quot;occidentale&quot; che trascina il mondo nella catastrofe e che uccide lentamente le Nazioni Unite riducendole sempre più a &quot;notaio&quot; delle proprie decisioni.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.liberazione.it/news-file/L-Onu-e-la-guerra---LIBERAZIONE-IT.htm&quot;&gt;liberazione.it&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Oliviero DILIBERTO: La nostra unica bussola è la pace</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/22/oliviero-diliberto/la-nostra-unica-bussola-%C3%A8-la-pace/559219"></link>
  <updated>2011-03-22T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>559219</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
“Non ha insegnato nulla la guerra infinita – e persa – in Afghanistan, che ha avuto come unico risultato la morte di migliaia e migliaia di civili innocenti e di militari”. 
&lt;p&gt;Lo dichiara Oliviero Diliberto, segretario del Pdci e portavoce nazionale della Federazione della Sinistra. 
&lt;p&gt;“L’Onu fa una risoluzione in cui nei fatti dichiara guerra alla Libia e l’Italia, priva di ogni autonomia politica e di qualunque autorevolezza, oscillando tra il baciamano e le bombe, chiude immediatamente l’ambasciata italiana a Tripoli. Siamo in guerra con la Libia. Ancora una volta – aggiunge Diliberto – in sfregio alla Costituzione italiana (e non possiamo accettarlo visto che pochi giorni fa siamo scesi in piazza in sua difesa) ed ancora una volta mossi solo da biechi interessi sul petrolio. Noi non abbiamo interessi – conclude Diliberto – e non facciamo il baciamano a nessuno: la nostra unica bussola è la pace”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.federazionedellasinistra.com/federazione/?p=4141&quot;&gt;federazionedellasinistra.com&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Dario FRANCESCHINI: Afghanistan: non lasciamo soli i nostri militari</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/28/dario-franceschini/afghanistan-non-lasciamo-soli-i-nostri-militari/558627"></link>
  <updated>2011-02-28T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>558627</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;''Con dolore apprendo di un'altra morte di un militare italiano in Afghanistan resa ancora piu' crudele dalla circostanza che l'agguato, che ha colpito il tenente Massimo Ranzani, era rivolto ad un convoglio di ritorno da una missione umanitaria e non militare''. Lo dichiara &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt;, presidente dei deputati Pd.

&lt;p&gt;
''Alla famiglia Ranzani esprimo, a mio nome e di tutti i deputati del Pd, la piu' sincera partecipazione e vicinanza con la consapevolezza - conclude &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; - che i nostri militari, impegnati nell'opera di ricostruzione di una convivenza civile e dell'avvio di una piena vita democratica in Afghanistan, non possono essere lasciati soli in questo difficile compito''.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/news-AFGHANISTAN__FRANCESCHINI__NON_LASCIAMO_SOLI_I_NOSTRI_MILITARI-994402-ORA-.html&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>David-Maria SASSOLI: Afghanistan: ora dolore ma doverosa una riflessione</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/28/david-maria-sassoli/afghanistan-ora-dolore-ma-doverosa-una-riflessione/558626"></link>
  <updated>2011-02-28T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>558626</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;''E' il momento di stringersi alla famiglia del tenente Massimo Ranzani per la terribile perdita che li ha colpiti. Un pensiero va anche ai quattro militari feriti, ai quali auguriamo una piena guarigione''. Lo afferma, a nome della delegazione del Pd al Parlamento europeo, il presidente &lt;b&gt;David Sassoli&lt;/b&gt;.

&lt;p&gt;
''Colpisce e addolora - continua &lt;b&gt;Sassoli&lt;/b&gt; - la notizia che l'agguato abbia sorpreso i nostri alpini di ritorno da una missione umanitaria, a conferma dell'abnegazione e della generosita' con la quale il contingente italiano opera nella difficile situazione afgana''.

&lt;p&gt;
''Non e' questo il tempo delle polemiche - aggiunge l'europarlamentare del Pd - appare pero' doveroso di fronte alla notizia della 37ma vittima italiana, che non solo nel Parlamento italiano ma anche in Europa si apra una seria riflessione sui risultati fin qui conseguiti e sugli sbocchi politici e pratici di una missione che dura, ormai, da sette anni''. &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/news-AFGHANISTAN__SASSOLI(PD)__ORA_DOLORE_MA_DOVEROSA_RIFLESSIONE-994344-ORA-.html&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>GIOCONDO TALAMONTI: Comune di Terni - Interrogazione: presenza italiana in Afghanistan</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/01/11/giocondo-talamonti/comune-di-terni-interrogazione-presenza-italiana-in-afghanistan/556877"></link>
  <updated>2011-01-11T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>556877</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Terni (TR) (Gruppo: Federazione della Sinistra) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Al Sindaco del Comune di Terni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



&lt;b&gt; Premesso che&lt;/b&gt; il nostro contingente in missione in Afghanista  conta, con la morte dell’ultimo soldato, Matteo Miotto (caporal maggiore degli alpini), la trentaseisima vittima, appena preceduta dalla morte in settembre di un tenente del reggimento del col Moschin, deceduto in uno scontro a fuoco con insorti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Preso atto&lt;/b&gt; che  anche il giovane soldato, Miotto,  sarebbe stato ucciso &quot;da un gruppo di insorti&quot; in un &quot;vero e proprio scontro a fuoco, e non da un cecchino isolato&quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Tenuto conto&lt;/b&gt; che non si parla più di terroristi, ma di insorti  il che indica che siamo in presenza di atti di guerra e non più in “Missione di pace” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Considerato&lt;/b&gt; che, correttamente si dovrebbe ormai definire la nostra   missione come missione di “Peace Enforcing”, cioè IMPOSIZIONE della pace e come tale  nei fatti si tratterebbe di una vera e propria GUERRA, dalla quale dovremmo  ritirarci subito in base all’art.11 della costituzione italiana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt; Il Gruppo della Federazione della Sinistra chiede al Sindaco&lt;/b&gt; se intende: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
1.	intraprendere iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica ternana sul tema;
2.	 far partecipe di eventuali azioni il Consiglio comunale; 
3.	far sapere al Governo italiano che: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
•	la città di Terni è contraria alla guerra, prima si va via dall’Afghanistan e meglio è per tutti; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
•	il terrorismo internazionale non lo si combatte partecipando all'occupazione dell'Afghanistan; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
•	la cittadinanza, in onore di tutti i caduti ( sia quelli che cadono compiendo il proprio dovere in missioni all’estero, sia quelli morti sul lavoro) condivide il senso di vicinanza alle famiglie e il proprio cordoglio, ma, alla commovente retorica nazional-militarista dell’eroe morto per la patria  che ci propina spesso la TV, chiede il rispetto della Costituzione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Federazione della Sinistra&lt;br /&gt;
Giocondo Talamonti, Luzio Luzzi, Mauro Nannini&lt;br /&gt;

Terni, 10 gennaio 2011 
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://talamontigiocondo.blogspot.com/2011/01/comune-di-terni-interrogazione-presenza.html&quot;&gt;Il Blog personale di Giocondo Talamonti&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>LEONARDO RAITO: In Afghanistan siamo in guerra</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/01/02/leonardo-raito/in-afghanistan-siamo-in-guerra/549578"></link>
  <updated>2011-01-02T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>549578</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Provincia Rovigo (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Piangendo Matteo Miotto, il povero alpino vicentino caduto in Afghanistan, abbiamo il dovere di interrogarci sul ruolo del nostro esercito nel delicato scenario asiatico e di capire fino in fondo, con senso di responsabilità, la delicatezza della nostra missione. Per troppi anni ci è stata somministrata l’immagine di soldati che andavano nei villaggi a portare cibo e fiori alle popolazioni, ci è stato detto che i nostri ragazzi erano in missione di pace. Si è voluto distorcere una realtà ben diversa, forse nel tentativo di addolcire la pillola a un’opinione pubblica di un paese sostanzialmente pacifista, poco avvezzo alle guerre, per convinzione o ideologia. Invece in Afghanistan si combatte una guerra sanguinosa. Basta non essere sprovveduti e documentarsi, senza bisogno di ricorrere necessariamente a wikileaks. Dopo l’11 settembre l’allora presidente americano George Bush fu risoluto nel puntare l’indice contro lo stato talebano, protettore dei terroristi. In una ipotetica guerra contro il male assoluto, si creò, forse sull’onda dell’emozione generata dal crollo delle torri gemelle, una coalizione internazionale cui anche l’Italia del Berlusconi2 decise di partecipare. Fu l’ultimo barlume del multilateralismo “bushano”. La guerra globale al terrorismo, difficile da combattere in modo convenzionale, per via del fatto che il nemico è un nemico non convenzionale, con tutti i problemi derivanti da un conflitto asimmetrico, si arricchì poi di nuovi fronti. L’Afghanistan però non è ancora stato stabilizzato, nonostante il tentativo di una forzata esportazione della democrazia, concretatosi, neanche troppo, nel governo Karzai. Oggi il nostro contingente, impegnato in settori delicati del fronte, vede ancora morire giovani corsi dietro una speranza. Nel paese regna l’instabilità: capi locali a capo di milizie irregolari controllano i traffici legali e meno legali, come quello d’oppio, prodotto d’esportazione doc per il paese asiatico. La lezione sovietica della fallita invasione, non è stata colta a pieno. Oggi le istituzioni statali afgane sono troppo in difficoltà per permetterci di ritirare la coalizione, le frontiere col Pakistan sono ancora confini porosi dove possono passare merci e terroristi. Per di più, dopo 8 anni di faticose operazioni, non è ancora stato catturato il padrone di Al Qaeda, quel Bin Laden che continua a minacciare l’occidente. L’Europa ha pagato due attentati sanguinosi come Madrid e Londra, mentre Al Qaeda, che ha cambiato la sua struttura da struttura a rete a struttura ramificata di reti, non smette di attentare alla sicurezza dei diversi paesi moderati, colpendo trasporti, turismo, economia, luoghi di culto. In sostanza, credo che non sarà con la guerra afgana che si vincerà la sfida al terrorismo. Però un paese come l’Italia non può permettersi di vivere in modo ipocrita il ruolo dei nostri soldati. Smettiamola di pensare che in Asia si facciano opere umanitarie: il nostro esercito è un ingranaggio di una guerra sanguinosa, che purtroppo ci costerà ancora sacrifici pesanti in termini di vite umane. Basta esserne consapevoli, e smettere di chiedersi perché. Intanto ricordiamo Matteo, e ricordiamo tutti i ragazzi che hanno perso la vita facendo il proprio lavoro. Non perdiamo però l’ennesima occasione di crescere come paese. &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.openpolis.it&quot;&gt;nota stampa&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Rosanna FILIPPIN: Afghanistan. &quot;Rispetto per l'impegno dei militari, ma serve una riflessione sull'impegno a Kabul&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/01/02/rosanna-filippin/afghanistan-rispetto-per-limpegno-dei-militari-ma-serve-una-riflessione-sullimpegno-a-kabul/549519"></link>
  <updated>2011-01-02T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>549519</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Bassano del Grappa (VI) (Partito: PD) - Assessore  Comune Bassano del Grappa (VI) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Cordoglio per i familiari di Matteo Miotto, rispetto per l’impegno dei militari, ma anche invito a ripensare forme e obiettivi della missione italiana a Kabul.
&lt;br /&gt;
È quanto esprime Rosanna Filippin, segretario regionale del Pd Veneto, in una sua dichiarazione.
&lt;p&gt; “Questo è il momento della vicinanza ai familiari dell’ennesima vittima della guerra e del rispetto per il rischio che i nostri giovani militari corrono quotidianamente. Ma l’ennesima morte di un giovane figlio del Veneto deve spingerci tutti ad una seria riflessione. 
&lt;p&gt;È tempo di fare un bilancio politico dell’impegno militare in Afghanistan. La comunità internazionale sta ripensando le proprie prospettive di impegno a Kabul. Lo stanno facendo gli Stati Uniti, è giusto che lo faccia anche l’Italia, di concerto con il resto dell’Europa. 
&lt;p&gt;Questa missione dura da quasi dieci anni. Si era posta degli obiettivi che ancora non ha raggiunto. Di fronte a questo, non ci si può limitare a riproporre un rituale appello al senso di responsabilità internazionale del paese. 
Perché forse sono gli strumenti e le forme della lotta al terrorismo che vanno ripensati globalmente”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_news.asp?ID=1874&quot;&gt;www.partitodemocraticoveneto.org&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Piero FASSINO: «Altro che ponte fra Obama e Putin! Berlusconi sbugiardato da Wikileaks»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/01/piero-fassino/%C2%ABaltro-che-ponte-fra-obama-e-putin-berlusconi-sbugiardato-da-wikileaks%C2%BB-intervista/548516"></link>
  <updated>2010-12-01T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>548516</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Per il presidente del Forum esteri Pd i rapporti diplomatici cancellano l'immagine di statista che il premier italiano ha tentato di cucirsi addosso.
&lt;p&gt;Frattini che rilancia avvertimenti minacciosi quanto ambigui all'opposizione, replica seccamente: «L'opposizione non ha nulla da temere. Non abbiamo scheletri nell'armadio e siamo abituati a parlare una sola lingua».
&lt;p&gt; A sostenerlo è Piero Fassino, presidente del Forum esteri del Partito democratico. E al Cavaliere che minimizza le accuse Usa parlando di oscuri dirigenti, Fassino ribatte:&lt;br /&gt;
 «Non importa chi abbia redatto materialmente i rapporti. Quel che conta è che il Dipartimento di Stato li abbia considerati credibili e fatti suoi, e sulla base di essi abbia espresso giudizi severi e preoccupati sulla superficialità con cui Berlusconi gestisce i suoi rapporti internazionali».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Come inquadrare politicamente su scala internazionale e su quella interna, la «bufera Wiklleaks»?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «La pubblicizzazione di questa considerevole mole di file pone un primo problema molto delicato, relativo alla sicurezza delle strutture governative di un grande Paese come gli Stati Uniti d'America. I rapporti diplomatici sono per loro definizione materiale riservato, e questo spiega anche una certa franchezza e brutalità di toni di quei documenti. In realtà non ci sono novità sensazionali. Ad esempio, non è un mistero che gli americani siano infastiditi dalla corruzione in Afghanistan, così come dalle ambiguità della dirigenza pakistana. Era peraltro nota da tempo la scarsa simpatia dell'Amministrazione americana per il premier spagnolo Zapatero. Così come non era un mistero che da tempo gli americani vivessero con disagio le relazioni di Berlusconi con Putin e Gheddafi».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Come si spiega il nervosismo apocalittico del titolare della Famesina?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Perché da quei dispacci diplomatici, il Dipartimento di Stato americano ha fatto discendere le proprie valutazioni e i propri atteggiamenti, e dunque ci troviamo di fronte a un materiale che ha fortemente influenzato la politica americana e i suoi comportamenti...».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Come ne esce l'Italia del Cavaliere dalla «bufera Wikileaks»?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Direi molto male. Si conferma che le &quot;relazioni speciali&quot; vantate da Berlusconi con gli attuali leader di Russia e Libia suscitano non poche perplessità da parte del principale alleato dell'Italia, e risulta evidente quanto sia ridicolo il tentativo del presidente del Consiglio di far credere, come ha fatto ancora di recente a Lisbona, di essere il mediatore tra Obama e i dirigenti russi. La verità è che di Berlusconi gli americani diffidano e questo si traduce in un danno per l'Italia, con una netta riduzione di peso del nostro Paese sulla scena internazionale».
&lt;p&gt; Frattini ha lanciato a più riprese un avvertimento all'opposizione e in particolare al suo maggiore partito, il Pd: state attenti che quei report potrebbero investire, infangando, anche voi.. 
&lt;p&gt;«L'opposizione non ha nulla da temere. Non abbiamo scheletri nell'armadio e siamo abituati a parlare una sola lingua. Lo dimostra in modo esplicito il resoconto fatto dall'Ambasciata americana a Roma del mio incontro, in qualità di responsabile esteri del Pd, con un gruppo di parlamentari statunitensi a cui ho illustrato le posizioni del mio partito su Iran, Afghanistan e Medio Oriente. Sono parole chiare, giudizi limpidi, valutazioni esattamente identiche a quelle da me espresse in Parlamento e sulla stampa italiana, a riprova che c'è in Italia una forza politica, il Pd, che ha una visione di politica estera, la può esprimere in tutte le sedi senza imbarazzi, e per questo è considerato un partito credibile dagli americani, così come da ogni altro interlocutore».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Dalla Libia dell'amico Gheddafi, Berlusconi ha detto che di quei rapporti lui non se ne cura minimamente perché redatti da funzionari di terzo o quarto grado»...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Non ha importanza chi ha redatto materialmente i rapporti, quel che conta è che il Dipartimento di Stato li abbia considerati credibili e fatti suoi, e sulla base di essi abbia espresso giudizi severi e preoccupati sulla superficialità con cui Berlusconi gestisce i suoi rapporti internazionali».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Dallo scenario interno a quello internazionale. La permeabilità a cui ha fatto riferimento all'inizio da parte americana, come potrà influenzare d'ora in avanti le relazioni internazionali?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Certamente influirà e non in termini positivi. Perché, per un verso, d'ora in poi chi avrà contatti con le strutture diplomatiche, non solo americane, sarà più formale e guardingo, dando così a ogni interlocuzione un contenuto assai meno significativo. E anche le posizioni che ogni Governo fa discendere dalle informazioni fornite dalle proprie rappresentanze diplomatiche, si faranno più approssimative. In sostanza, rischiamo di avere una maggiore opacità del sistema delle relazioni internazionali, rendendo più difficile la &lt;i&gt;governance&lt;/i&gt; del mondo».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Ma cosa c'entra il multilateralismo più volte evocato da Barack Obama con lo spiare i dirigenti dell'Onu da parte americana?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «È evidente che c'è una contraddizione, perché se si scommette sul rafforzamento delle istituzioni multilaterali, a partire dalle Nazioni Unite, non si può poi avere verso di esse un atteggiamento di diffidenza, di sospetto o di immotivato condizionamento». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=VRC0Y&quot;&gt;l'Unita' - De Giovannangeli Umberto&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Paolo FERRERO: «La Federazione è lo spazio politico per unire le lotte»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/11/25/paolo-ferrero/%C2%ABla-federazione-%C3%A8-lo-spazio-politico-per-unire-le-lotte%C2%BB-intervista/548304"></link>
  <updated>2010-11-25T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>548304</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Non è che in giro si siano lette o viste molte analisi sul congresso della Federazione. Oscurati o banalizzati. Eppure il passaggio dell'Ergife ha formalizzato alcune proposte politiche importanti: innanzitutto l'urgenza di un fronte democratico per cacciare Berlusconi, «e contro il bipolarismo», puntualizza Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista: «Il fronte democratico, ovviamente che escluda Fini, serve a cacciare Berlusconi, ed è un valore in sé. Così come uscire dal bipolarismo che è il sistema con cui in Italia è stato espulso dalla politica il conflitto sociale».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L'altro corno della proposta è quello di unire le lotte e di scrivere un programma comune della sinistra. E' il problema dei rapporti con Sel.&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
Anche se noi non siamo interessati ad andare al governo non significa che non abbiamo un programma. Allora perché non fare una campagna unitaria sui punti indicati dalla piattaforma del 16 ottobre? Quella manifestazione reclamava la fine della precarietà, un reddito per tutti, la difesa del contratto nazionale di lavoro ma anche la ripubblicizzazione dell'acqua e il ritiro delle truppe dall'Afghanistan.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lo hai chiesto anche a Nichi Vendola nella video lettera in cui proponevi a Sel anche una lista unitaria a Milano, dopo aver vinto assieme le primarie con Pisapia. E in cui suggerivi di trovare candidati comuni per le primarie in altre città. Hai avuto risposte?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
No, o almeno, non ancora. Mi dispiace non aver ricevuto risposte a domande semplici. Non ci si può affidare solo alle primarie. Davvero, perché non fare insieme una campagna unitaria che produca contenuti per il programma del centrosinistra?
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Torniamo al congresso: chi non lo ha ignorato tende a interpretare l'assise dell'Ergife come un rientro nell'alveo del centrosinistra o, all'opposto, come la reunion dei comunisti. Cos'è stato davvero?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il punto del congresso è stata la nascita di un polo politico della sinistra. Non un nuovo partito e nemmeno un'alleanza elettorale. Un processo che non va sovrapposto alla questione dell'unità dei comunisti».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Credo che qui sia necessario puntualizzare.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Perché è un'altra cosa: è un soggetto autonomo dal centrosinistra con una forma federativa aperta, che rispetti i percorsi, che tende ad aprire uno spazio in cui non intervengano discussioni identitarie a produrre delle scissioni, che valorizzi quel 90% che ci unisce. &lt;br /&gt;
Questo strumento deve servire a farci diventare tessitori delle varie forme in cui la sinistra di classe s'è frantumata: dentro la Cgil, nel sindacalismo di base, nei conflitti. Ed è una forma rivolta soprattutto a chi non è iscritto a nessuna forza della sinistra. L'ho detto all'Ergife: è una forma aperta perché larga parte di chi oggi fa politica di sinistra non è iscritto a nessun partito. Il tema di una proposta dei comunisti e anche dell'unità dei comunisti sarà il tema del congresso di Rifondazione. &lt;br /&gt;
La necessità di un polo di sinistra, anticapitalista, antipatriarcale ci sarebbe anche con un solo partito comunista. La Federazione, invece, dovrà essere utile a un confronto con tutti i comunisti dentro e fuori di sé e l'unità non è un fatto organizzativo ma di analisi e di linea condivise.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Qualcuno ha detto che è stato un congresso stanco.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
E' stato un parto, un luogo di passaggio che costruisce uno spazio politico e, come tutti i passaggi veri, ha prodotto discussioni ma i passaggi veri hanno un prima e un dopo. E quello che c'è dopo è quello nasce. Parte un'altra storia. Se il prima è stata la difficoltà di costruire in forme condivise una vera operazione unitaria, il dopo sono la linea politica e lo statuto che sono molto netti. Ma deve essere chiaro che il patto tra i fondatori è costitutivo della possibilità di aprire quello spazio. E dunque non poteva essere saltato. &lt;br /&gt;
Ora il problema dev'essere come far vivere la federazione nei territori.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Eh, e come si fa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Generalizzando le migliori pratiche.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Molti militanti avrebbero preferito che il consiglio federale avesse eletto il portavoce definitivo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; 
E' sacrosanto che il segretario del Pdci possa svolgere il suo turno da portavoce dopo l'infortunio che glielo aveva impedito. Fra novanta giorni, secondo lo statuto, il portavoce o i due portavoce saranno eletti da quell'assemblea.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ha fatto discutere il nuovo simbolo senza riferimenti alla rifondazione e al comunismo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
C'è la falce e martello per tener dentro la nostra storia. I partiti comunisti non si sciolgono. Rifondazione resta. Dopo di che abbiamo deciso di chiamarla Federazione della sinistra ed è giusto che il simbolo contenga queste parole.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi nessuna abiura?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Vogliamo essere un soggetto politico che non rinnega la sua storia, la nostalgia non c'entra. Il punto è che se si distrugge il Novecento, si torna all'Ottocento quando le classi subalterne non avevano coscienza di sé né capacità di organizzazione. E vogliamo smentire l'idea che cambiando il simbolo ci si riesca a sottrarre all'accusa di essere dentro quella storia. Siamo dentro un universo simbolico colonizzato dalla riscrittura della storia: se permetti all'avversario di farlo ecco che il comunismo diventa il male assoluto. E allora capita di vedere le manifestazioni del Tea Party contro il &quot;comunista&quot; Obama, di sentire Berlusconi che dà del comunista a Bersani. Dopo vent'anni di maccartismo è importante riuscire a parlare anche a chi non riesce a dirsi comunista.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E qui veniano al nodo dell'oscuramento mediatico.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Siamo oscurati perchè la nostra linea è in totale controtendenza sia sul piano della storia, sia su quello dell'anticapitalismo, sia sul piano della politica. Non è un caso che per Via Solferino esistano solo Veltroni e Vendola e, a volte, qualche frammento della diaspora del Prc. Ecco perché Fazio invita Marchionne e non i tre operai Fiat licenziati. &lt;br /&gt;
Vedi, noi siamo un soggetto politico autonomo dai poteri forti di questo Paese - banche, Confindustria, Vaticano - e questa cosa vuol dire essere in scontro con chi possiede i giornali, chi possiede le televisioni e con chi detta l'agenda politica. C'è una sinistra frantumata, una che poi si accomoda e poi ci siamo noi. Nella ristrutturazione populista della politica siamo una cosa che va distrutta. Il populismo è la forma della politica che parla della distruzione dell'autonomia delle classi subalterne.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=VLRTK&quot;&gt;Liberazione - Checchino Antonini&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Ramon MANTOVANI: Afghanistan: una proposta contro l’imbroglio demagogico</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/10/13/ramon-mantovani/afghanistan-una-proposta-contro-l%E2%80%99imbroglio-demagogico/558145"></link>
  <updated>2010-10-13T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>558145</id>
  <summary type="html">Noi proponiamo il ritiro unilaterale delle truppe italiane, la fine della guerra della NATO, un cessate il fuoco e un negoziato politico interno e internazionale (con il concorso del Pakistan e dell’Iran) garantiti dal presidio del territorio da parte di una forza di Caschi Blu (con l’esclusione dei paesi attualmente belligeranti). Altre “soluzioni” sono semplicemente la prosecuzione della guerra o, peggio ancora, l’ennesimo imbroglio demagogico, cinicamente giocato sulla pelle degli afghani e degli stessi soldati italiani. Il governo italiano, se avesse una propria politica estera, dovrebbe proporre in sede NATO il ritiro e l’apertura di una nuova fase gestita dall’ONU, dai paesi dell’area e dai belligeranti afghani. Ma una simile proposta, per quanto sia l’unica pragmatica e realistica, si scontrerebbe con la vera natura della guerra e con i suoi veri obiettivi (che non sono cambiati solo perché dall’unilaterale “Enduring Freedom” siamo passati al “multilateralismo occidentale” della NATO), e contro gli interessi dell’industria bellica USA. Quindi il governo italiano dovrebbe ritirare unilateralmente le proprie truppe, seguendo l’esempio olandese, proprio per esercitare l’unica pressione seria e possibile in sede NATO e verso gli USA, al fine di mettere fine ad una guerra che mai potrà essere vinta sul piano militare. L’opposizione (parlamentare), se avesse una propria politica estera diversa da quella degli USA e quindi diversa da quella del governo Berlusconi, presenterebbe immediatamente una mozione in parlamento per il ritiro unilaterale, sia per mettersi in sintonia con l’opinione pubblica sia per sfruttare le evidenti contraddizioni fra Lega e PDL. Ma non lo farà. Continuerà a vagheggiare “ridiscussioni della missione”, non meglio precisate “exit strategy” senza proporre nulla di concreto e così via. Finirà inevitabilmente con il discutere, anche dividendosi, delle false piste proposte dal governo (come quella di La Russa sulle bombe), utili solo a rappresentare, nella politica spettacolo, come unica dialettica possibile quella interna ai favorevoli alla guerra, e a far apparire come estremistica, irrealistica e velleitaria qualsiasi idea o proposta che sia contraria alla guerra come soluzione del problema afghano. Noi abbiamo mille ragioni per essere contro questa guerra. Sono politiche ed anche etiche. La principale delle quali è quella per cui siamo contro la costruzione di un nuovo ordine mondiale, conseguente alla globalizzazione capitalistica, nel quale i paesi “occidentali” dominano e “governano” il mondo sconvolto dalla crisi, attraverso la “guerra permanente” e la riduzione dell’ONU ad “ente inutile”. Perciò siamo contro la NATO e contro il governo USA. Perciò pensiamo che su questo punto corra un confine fra ciò che è di sinistra e ciò che è di destra.
Il resto sono chiacchiere e pagliacciate buone solo per i talk show.
ramon mantovani
Pubblicato su Liberazione il 12 ottobre 2010&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://ramonmantovani.wordpress.com/2010/10/13/afghanistan-una-proposta-contro-limbroglio-demagogico/&quot;&gt;Blog Ramon Mantovani&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Giuseppe GIULIETTI: Afghanistan: “No alle bombe, sì al ritiro”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/10/11/giuseppe-giulietti/afghanistan-%E2%80%9Cno-alle-bombe-s%C3%AC-al-ritiro%E2%80%9D/546960"></link>
  <updated>2010-10-11T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>546960</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Non bastano le bombe, serve una strategia”, così scrive il generale Fabio Mini su “Repubblica”. Come se non fosse stato sufficientemente chiaro aggiunge: “La Nato e gli Stati Uniti non sanno cosa fare e i nostri soldati ‘non ci capiscono più niente’ perché la strategia è inefficiente: non ci sono idee e nessuno crede più a quelle finora propagandate. In queste condizioni i nostri soldati continueranno a morire senza sapere perché e per chi. &lt;br /&gt;
In compenso questo lo sa chi, parlando più di aerei, portaerei, carri armati e bombe, manda messaggi incoraggianti a chi su queste cose e sui morti ci specula.”.

&lt;p&gt;
Che altro aggiungere? Il generale Mini non è un militante pacifista, ma un militare abituato al freddo ragionamento sugli scenari, sull’analisi delle forze in campo, sulle possibili prospettive militari e, soprattutto, politiche.
Parole analoghe sono state pronunciate dai collaboratori del presidente Obama, sono risuonate nell’aula del Congresso, stanno animando il dibattito in tutta Europa.

&lt;p&gt;
Quasi nessuno osa più negare il fallimento strategico e tattico di una missione che era iniziata con l’obiettivo di colpire Bin Laden e i santuari del terrorismo ed, invece, rischia di concludersi con una strage continua e con la riconsegna di tanta parte del territorio proprio agli odiati talebani, tornati ad essere i signori e i padroni di oltre la metà del territorio nazionale.

&lt;p&gt;
Di fronte ad un quadro drammatico, solo e soltanto in Italia il dibattito, come ha ricordato il generale Mini, vola ad altezza zero, ridotto a slogan, a spot, a retorica, persino di fronte ad altre vite umane stroncate. Al ministro La Russa viene in mente, solo e soltanto, di armare gli aerei,di trasformare la presunta missione di pace in una nuova missione di guerra. Capita persino che qualche esponente della opposizione lo prenda sul serio!

&lt;p&gt;
Dal momento, tuttavia, che il ministro della difesa ha rivolto un appello ai singoli parlamentari invitandoli ad esprimere un voto di “responsabilità nazionale”, vorrei usare questo spazio non solo per declinare l’invito, ma per precisare che, in questa occasione, il mio non sarà solo un voto contro le super bombe, ma anche un voto per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan prima che sia troppo tardi; prima che sia definitivamente compromessa la possibilità stessa di elaborare un nuovo piano d’azione internazionale, come peraltro chiedono con grande forza le voci più accreditate sul piano politico e diplomatico.

&lt;p&gt;
La manifestazione del prossimo 16 ottobre che ha ormai assunto le caratteristiche di una grande giornata per la democrazia, la legalità, i diritti e la Costituzione, servirà anche a ricordare a tutti noi l’articolo 11 e il ripudio della guerra, altro che gli aerei e le super bombe del ministro La Russa!&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://temi.repubblica.it/micromega-online/afghanistan-giulietti-no-alle-bombe-si-al-ritiro/?printpage=undefined&quot;&gt;micromega-online&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
</feed>
