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  <title>Openpolis - Argomento: usa</title>
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  <updated>2012-05-09T00:00:00Z</updated>
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  <title>Stefano STEFANI: Stefani vola in missione a Washington</title>
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  <updated>2012-05-09T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>627266</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Lega) - Pres. commissione Camera Affari esteri - Deputato (Gruppo: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;

Italia-USA, Camera: Delegazione Commissione Esteri a Washington.
&lt;p&gt;
 Una delegazione della commissione Esteri della Camera dei deputati, guidata dal presidente Stefano Stefani, è in partenza per Washington, dove sarà ricevuta presso il Congresso e il Dipartimento di Stato. La missione ha luogo nell'imminenza del vertice dell'Alleanza Atlantica che si aprirà a Chicago il prossimo 20 maggio. 
&lt;p&gt;&quot;Intendiamo chiarire con i nostri alleati la reale situazione sul terreno in
Afghanistan e le prospettive di accelerare la riduzione della nostra presenza
militare rispetto alla scadenza prefissata del 2014, che lo stesso presidente
Obama ha ipotizzato. È poi interesse precipuo dell'Italia rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti per garantire la stabilità della Regione mediterranea sempre più resa difficile a causa delle rivoluzioni nel mondo arabo&quot;. 
&lt;p&gt;La delegazione parlamentare italiana avrà anche incontri di lavoro presso la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, nel corso dei quali saranno acquisiti elementi sulle iniziative internazionali per sostenere l'Europa nell'attuale crisi economica.
&lt;p&gt;la Padania pag. 11 &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.lapadania.net&quot;&gt;Quotidinao La Padania &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maurizio ACERBO: Appunti sul referendum per il bipolarismo</title>
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  <updated>2011-08-16T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590962</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Abruzzo (Gruppo: Rifondazione comunista - Sinistra europea) - Consigliere  Consiglio Comunale Pescara (PE) (Lista di elezione: PRC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Lo slogan con cui viene presentata la raccolta firme per il referendum elettorale recita &quot;contro il parlamento dei nominati&quot;. Trascura però il particolare non secondario che, ove il quesito ottenesse la maggioranza dei voti e il quorum, il risultato sarebbe un sistema elettorale uninominale maggioritario. &lt;br /&gt;
Anche il parlamento eletto con collegi uninominali è un parlamento di nominati! &lt;br /&gt;
Mai sentito parlare di collegi sicuri? Se la tua coalizione candida uno stronzo o ti astieni, o devi votare per l'opposto schieramento. Il referendum su cui raccoglieranno le firme Veltroni, Sel e IdV è un referendum per il bipolarismo più che contro il porcellum (infatti è stato pensato per bloccare il referendum proporzionalista).
&lt;p&gt;
L'uninominale maggioritario costringe alle coalizioni forzate perchè un partito che stia fuori da una delle due coalizioni principali e che totalizzasse anche milioni di voti su scala nazionale (persino superando il 10%) arriverebbe sempre terzo e sarebbe escluso dal parlamento, com'è accaduto per anni in Gran Bretagna alle forze a sinistra dei Labour di Blair e ai Verdi.
&lt;p&gt;
Paradossalmente è un sistema che favorisce la Lega che essendo un partito territoriale, pur avendo una percentuale non elevatissima su scala nazionale, nei collegi di alcune regioni è fortissima.
&lt;p&gt;
Nel caso di Veltroni e Di Pietro si tratta di un referendum coerente con la loro storia, nel caso di Sel si rinnegano venti anni di battaglie proporzionaliste.&lt;br /&gt;
 Triste e cinica replica dell'occhettismo. Anche allora si abbandonò prima il riferimento al comunismo, poi si abbracciò il maggioritario di Mario Segni (anche oggi tra i sostenitori del referendum).
&lt;p&gt;
Credo che anche questa vicenda dimostri che il progetto di Sel non sia quello di una Linke italiana come pensavano molti ingenui sostenitori, ma un rebranding per il progetto veltroniano e debenedettiano di una sinistra che assuma fino in fondo le sembianze del partito democratico americano. 
&lt;p&gt;Il concetto di re-branding lo trovate in un articolo recente di Naomi Klein su Obama e i dieci anni di No Logo, ma si adatta molto bene all'endorsement che Nichi Vendola ha ricevuto dall'informazione mainstream di area centrosinistra.
&lt;p&gt;
La critica della sinistra radical americana ha insistito molto su questo punto: il duopolio politico americano si è evoluto in due partiti, sostanzialmente conservatori, che sono uno la replica dell’altro e in cui gli unici elementi di differenza riguardano aspetti marginali. Una buona descrizione di centrodestra e centrosinistra nel loro alternarsi al governo della penisola. Se non avete voglia di leggere i libri di Chomsky o di Zinn consiglio la visione di film come The Corporation o Sicko di Michael Moore.
&lt;p&gt;
La vittoria di Obama ha suscitato giustificati entusiasmi come tutte le sorprese imprevedibili ma, dopo l'euforia, mi pare che sia venuto fuori in maniera lampante che la gabbia rappresentata da un sistema politico come quello americano abbia sostanzialmente frustrato le speranze riposte nel supercandidato.
&lt;p&gt;
I sistemi politici europei saranno meno euforizzanti delle primarie americane e delle conventions (di cui una volta ci entusiasmavano a sinistra solo le contestazioni all'esterno), però hanno avuto una capacità di garantire pluralismo e diritti sociali inimmaginabili negli USA, che hanno un'aspettativa media di vita più bassa non solo dell'Italia ma anche di Cuba.
&lt;p&gt;
Ovviamente non idealizzo la proporzionale e l'Europa e nemmeno i partiti del movimento operaio, però credo sia suicida investire su un bipolarismo che è di gran lunga l'architettura istituzionale più impermeabile alle istanze delle classi subalterne. 
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=39&amp;id=16856&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Ermete REALACCI: Nucleare: «Scelte superate. Il modello è la Germania»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-06-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>583715</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Non vogliamo guardare indietro. Il nucleare è una scelta vecchia, costosa e pericolosa, inadatta all'Italia che deve rispondere alle sﬁde del futuro investendo su ricerca, conoscenza, risparmio energetico».
&lt;p&gt; Per Ermete Realacci, responsabile della &lt;i&gt;green economy&lt;/i&gt; del Pd, la strada per lo sviluppo è obbligata: no all'atomo, sì alle rinnovabili.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Le fonti rirmovabili non bastano, secondo i nuclearisti&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il nucleare quando va bene risponde solo in piccola parte al fabbisogno energetico di un Paese: su scala mondiale rappresenta il 3% degli usi ﬁnali di energia e in Italia, nella piu ambiziosa delle ipotesi, si sarebbe arrivati a coprire il 25% dell'energia elettrica consumata, cioé un terzo dell'energia che usiamo, a cui vanno aggiunti trasporti e riscaldamento. Se pensiamo solo al risparmio energetico, le case italiane consumano il doppio di quelle tedesche o irlandesi: tra un edificio costruito bene e uno fatto male passa una bolletta di mille euro l'anno. Il vero piano casa è stato varato dal govemo Prodi: il 55% di credito di imposte a chi rinnovava l'abitazione, che ha prodotto un milione di interventi»
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La Germania si ferma, ma Usa, Cina, Russia vanno avanti. L'Italia resterà indietro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Gli Usa a causa dei costi, non ordinano una centrale da prima di Chernobyl. Con Obama, che ha innalzato il contributo per il kilowattora nucleare, sono state avviate le pratiche per due impianti, ma nel frattempo ne chiudono dieci. Il nucleare è una battaglia di retroguardia, che in più genererebbe un enorme “debito atomico”, per dirla con Tremonti. &lt;br /&gt;

Già oggi noi paghiamo in bolletta 300 milioni di euro l'anno per le vecchie scorie.&lt;br /&gt;

 Vogliamo come modello l'Iran o la Germania che cresce quattro volte più di noi e punta al 40% di energia elettrica da rinnovabili entro il 2020 e a nuovi mercati? Secondo uno studio di Unioncamere e Fondazione Symbola la &lt;i&gt;green economy&lt;/i&gt; può produrre un milione di posti in quattro anni».  
&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1127JO&quot;&gt;Gruppo Editoriale L'Espresso&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Angelo BONELLI: «Il quorum è possibile ma manca l’informazione»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-06-07T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>582735</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lazio (Lista di elezione: Verdi) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«ll governo ha paura della consultazione».
&lt;p&gt;Acqua, nucleare e legittimo impedimento. Tra meno di una settimana i cittadini saranno chiamati alle urne per decidere il futuro del Paese.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Che aria si respira in Italia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il clima è senza dubbio positivo ma ancora oggi l’informazione è inadeguata. Il governo ha paura della consultazione popolare, della sua straordinaria portata di cambiamento e fa di tutto per ostacolarla. Quello del 12 è un referendum sul modello di società: da un lato ce chi è ancorato al passato, ai poteri forti, e propone una società basata sul rischio e la follia radioattiva; dall’altro c’è invece chi come noi, guarda a un futuro diverso fatto di fonti rinnovabili e risparmio energetico.&lt;br /&gt;
  In ballo non c’è solo il ritorno al nucleare ma anche la privatizzazione dell’acqua e il legittimo impedimento. Sono questioni che riguardano tutti i cittadini. In Italia in molti si sono dati da fare ma nonostante le iniziative di sensibilizzazione il messaggio non è arrivato ovunque. Circa il 30 per cento degli italiani non ha ben capito per cosa si voti né quando bisogna recarsi alle urne.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quali conseguenze potrebbe avere la vittoria dei sì ai referendum sulla vita del governo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Quello del 12 e 13 non è un referendum pro o contro Berlusconi.
Vendola sostiene che la consultazione popolare darà il benservito al premier. Io la vedo diversamente, anche perché per vincere c'è bisogno di almeno sette milioni di voti che dovrebbero arrivare dal centrodestra. Se dovessimo trasformare il referendum in una battaglia del centrosinistra sarebbero poche le possibilità di raggiungere il quorum. L’esito delle votazioni riguarda il futuro dl tutti i cittadini e quello delle generazioni che verranno. 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt; Nel dossier presentato ad aprile tornato d’attualità in questi giorni, i Verdi hanno denunciato il piano B del governo sul nucleare. Di cosa si tratta?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Quando venne sottoscritto l’accordo atomico tra Italia e Francia gli americani reagirono duramente alla notizia che sarebbero stati tagliati fuori dal business. A fornire la tecnologia necessaria sarebbe stata infatti la Francia. Per recuperare questa situazione di tensione e far entrare gli Usa nell’affare, il nostro governo ha pensato bene, dopo Fukushima, di rivedere le alleanze industriali e aprire una canale dl comunicazione con l’americana Westinghouse. In un’intervista del marzo scorso a una settimana di distanza dall’incidente giapponese, Veronesi ha infatti parlato di minireattori, una nuova tecnologia prodotta per l’appunto dalla Westinghouse che l’Italia avrebbe potuto applicare dopo il periodo di moratoria.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Anche se si tratta di minireattori il rischio rimane lo stesso?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il rischio si diffonde e diventa più capillare. Se l’ipotesi dei minireattori dovesse andare in porto il numero di reattori previsto si quintuplicherebbe.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=10YB7G&quot;&gt;Terra - Rossella Anitori&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Luigi RAMPONI: &quot;USA ed UE hanno bisogno l’uno dell’altro&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/05/31/luigi-ramponi/usa-ed-ue-hanno-bisogno-l%E2%80%99uno-dell%E2%80%99altro/582563"></link>
  <updated>2011-05-31T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>582563</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;http://www.luigiramponi.it/articoli.asp?id=291
&quot;USA ed UE hanno bisogno l’uno dell’altro&quot; RAPPORTI INTERNAZIONALI
di LUIGI RAMPONI
La visita a Washington del premier cinese ha consolidato e ratificato la posizione di numero due mondiale del gigante asiatico. E’ già da qualche tempo che gli Usa, come sempre assai pragmatici in politica internazionale, hanno avviato un dialogo sempre più intenso con la Repubblica Cinese che, grazie al suo turbinoso sviluppo si è posta al secondo posto nel mondo in termini di prodotto interno lordo. L’aumento di peso economico e conseguentemente anche politico del gigante cinese sta esercitando una forte attrazione nei confronti degli Stati Uniti, i quali non possono ignorare l’affacciarsi sulla ribalta mondiale di quello che già ora costituisce un pericoloso concorrente e che domani potrebbe diventare un minaccioso avversario. Tra l’altro, al di là del poderoso sviluppo, del grande peso demografico, della compattezza strutturale della repubblica cinese, quello che fa molto riflettere gli americani è anche il fatto che il tesoro cinese possiede una enorme quantità di dollari ed è presente nell’azionariato di molte imprese Usa. Tutto questo ha portato di recente ad un progressivo forte incremento del dialogo tra i due stati, con lo scopo, da parte Usa di controllare l’emergente potenziale avversario e di mantenere la leadership mondiale, e da parte cinese di veder riconosciuti in ambito mondiale il proprio alto livello di potenza non solo economica ma anche politica. Parallelamente, da più parti si è manifestata l’impressione che l’intensificazione dell’impegno Usa verso la Cina, abbia attenuato, raffreddando il dialogo con l’Europa, riducendo la forza dei legami tra le due sponde dell’Atlantico. 
Se gli Usa operassero in tal modo, se ritenessero superato lo stretto contatto con l’Europa, commetterebbero un gravissimo errore che potrebbe rivelarsi fatale per entrambi. Non v’è alcun dubbio che sia gli Stati Uniti sia gli Stati Europei (quest’ultimi purtroppo sempre in gravissimo ritardo nel loro processo di unificazione), hanno assoluto bisogno l’uno dell’altro, proprio per poter dar vita ad una struttura capace di competere vittoriosamente con i giganti asiatici montanti: Cina e India. Infatti, a lungo andare, la forza preponderante nel confronto tra Usa, Cina, UE, India, è rappresentato dal numero degli abitanti e conseguentemente dall’ampiezza del mercato interno dei contendenti. Cina e India superano il miliardo ciascuno, mentre Usa ed Europa da parte loro non raggiungono la metà. E’ quindi essenziale, per reggere il confronto, che Usa ed Europa( che uniti raggiungono gli 800 milioni e con la Russia e l’est europeo superano il miliardo), intensifichino ogni iniziativa di avvicinamento, di simbiosi in campo economico, in campo militare, in campo di politica internazionale, in campo scientifico/tecnologico, e si assicurino come area di sviluppo l’Africa. Solo in questo modo lo sviluppo tumultuoso di Cina ed India potrà essere assorbito senza danni e l’Occidente potrà conservare la leadership mondiale e mantenere l’attuale vantaggio in campo scientifico e tecnologico.
In tale quadro Usa ed Europa e, spero presto Russia, debbono sin d’ora eliminare ogni attrito e contrasto in campo economico, realizzando una sorta di mercato comune, debbono unire le capacità militari e costituire in tal modo un forte sistema di sicurezza e stabilità, debbono riuscire ad adottare nei confronti dei principali problemi internazionali, una comunanza di vedute e di atteggiamenti. Se questo non avverrà, Europa e Usa separate saranno alla fine fatalmente superate dai grandi giganti emergenti. Se rinsalderanno la loro unione, continueranno a recitare un ruolo di guida del Mondo. 



&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.luigiramponi.it/articoli.asp?id=291&quot;&gt;www.luigiramponi.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emma BONINO: «L'Occidente parla di democrazia ma appoggia i regimi autoritari»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/02/01/emma-bonino/%C2%ABloccidente-parla-di-democrazia-ma-appoggia-i-regimi-autoritari%C2%BB-intervista/557570"></link>
  <updated>2011-02-01T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«La libertà e i diritti civili e politici sono valori universali a cui tutti i poponi, senza distinzioni, legittimamente aspirano. E se la prima responsabilità di quanto avviene in Egitto e Tunisia e potrebbe accadere in Algeria, Giordania o Sudan è di quei regimi, la seconda è delle democrazie occidentali per il loro sostegno acritico ai governi più autoritari, in nome della &quot;stabilità&quot;».
&lt;p&gt; E' su questo punto che insiste Emma Bonino, vicepresidente del Senato, radicale, attivista per i diritti umani, che ha vissuto a lungo al Cairo e ha poi continuato a seguire l'evoluzione (involuzione) della società egiziana.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come si è arrivati a queste sollevazioni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Era impossibile prevedere il giorno esatto, ma una pentola a pressione senza valvola di sfogo per forza esplode. La stragrande maggioranza dei nostri diplomatici, politici, esperti, giornalisti non l'avevano capito perché non conoscono l'arabo, in missione incontrano solo l'establishment, pensano che democrazia e stato di diritto siano esclusive dell'Occidente, il che è stato ed è una forma di paternalismo deleterio e di razzismo. Ce lo ricordava Amartya Sen nel suo libro &quot;Libertà come sviluppo&quot;, troppo presto dimenticato. Lo sosteneva Kofi Annan, e veniva preso per pazzo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come spiega questa posizione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«L'Occidente ha sempre sostenuto dittatori corrotti e sanguinari, da Amin Dada a Bokassa, prima in chiave anti-comunista, poi in quella anti-terrorismo e anti-qaedista. Ora siamo tornati alla Realpolitik tradizionale, basta essere pro libero mercato per essere &quot;affidabili&quot;. Una politica miope che ha spianato la strada agli estremismi e paradossalmente sacrificato una stabilità più durevole in cambio di una a corto respiro. &lt;br /&gt;
E poi noi occidentali abbiamo questa malattia congenita di preferire l'uomo forte a forti istituzioni».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Vale per Usa, Europa, Italia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Ancora in questi giorni abbiamo sentito dalla Clinton ai francesi, con particolare cinismo, puntare sulla sopravvivenza dei vari raìs, invocando magari la loro &quot;saggezza e lungimiranza&quot;, come ha fatto Frattini, senza prendere minimamente in considerazione le legittime rivendicazioni di quei popoli. Ma l'America di Obama è impegnata a uscire dalla crisi economica e dall'eredità di Bush, guarda all'Asia. Per l'Europa è diverso».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cosa rimprovera all'Europa? E all'Italia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Di continuare a chiudere la porta in faccia alla Turchia, di essere disattenti verso la sponda Sud del Mediterraneo, nonostante iniziative grandiose e velleitarie come il Processo di Barcellona e l'Unione per il Mediterraneo, di rinunciare a ogni iniziativa in Medio Oriente per &quot;due popoli, una democrazia&quot;, magari favorendo l'entrata di Israele nell'Ue, di predicare mentre calpesta i diritti delle minoranze e degli immigrati ed è in corso una vera crisi della e delle democrazie. E l'Italia non fa nemmeno una scelta europea, ma preferisce i Putin e i Gheddafi. Vuole la Turchia nell'Ue ma è poco determinata nel promuoverlo, anche se questo governo appoggia le nostre lotte, ad esempio, contro la pena di morte e le mutilazioni delle bambine».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In questa lotta lei ha lavorato con Suzanne Mubarak.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Perché non ho paura di dialogare con chicchessia per promuovere aperture, difendere i diritti delle donne, portare avanti i valori di democrazia. In Egitto, ad esempio, la lotta contro le mutilazioni ha successo perché le donne hanno una grandissima vitalità che molti da noi non vedono. La leadership resta maschile, non è la Svezia, ma soprattutto le giovani partecipano alle proteste, si fanno sentire».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come vede la transizione in Egitto e Tunisia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Difficile, complessa, piena di rischi: tutto farei tranne elezioni rapide, non dobbiamo ripetere gli errori fatti in Afghanistan pensando di esportare la democrazia sui missili cruise e dopo la distruzione andando alle urne. Poco importa la persona, ElBaradei o un altro, prima va attuata una vera trasformazione. Ci sono molti rischi ma anche opportunità».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E in sintesi cosa chiede a Europa e Usa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Di ripensare le loro politiche, tenendo sempre in mente che la democrazia sta sempre dalla parte giusta della Storia».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=X529N&quot;&gt;Corriere della Sera - Cecilia Zecchinelli&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GUGLIELMO VACCARO: Proposta di Legge &quot;Controesodo&quot;, finalizzata a far rientrare i talenti in Italia.</title>
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  <updated>2011-01-18T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559475</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La dichiarazione rilasciata a S. Francisco, concerne la Proposta di Legge &quot;Controesodo&quot;, finalizzata a far rientrare i talenti in Italia con dei &quot;grandi incentivi fiscali&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=1300H1htpsk&quot;&gt;www.youtube.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>SERGIO GAETANO COFFERATI: «Innovazione Fiat? Vuole solo sfruttare di più gli operai»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-01-04T00:00:00Z</updated>
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  <id>549555</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Sergio Cofferati ha espresso una critica severa al patto di Mirafiori dopo aver bocciato all'epoca l'accordo di Pomigliano.
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Cofferati, in quale veste esprime la sua opposizione al piano Fiat?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Sono nettamente contrario in tutte le vesti possibili: come iscritto alla Cgil, come iscritto al pd, come parlamentare europeo. È giusto quando si hanno opinioni divergenti da quelle dei gruppi dirigenti del partito e dell'organizzazione non nasconderle ma esplicitarle».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Lei afferma che la Fiom non può firmare nemmeno &quot;tecnicamente&quot; il patto di Mirafiori. Perchè?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Il problema non si pone, la questione della firma è surreale. La Fiom non può firmare, glielo vieta lo statuto della Cgil. La delibera numero 4 attuativa dello statuto Cgil vieta all'organizzazione di presentare piattaforme o firmare accordi nei quali siano contenute lesioni ai diritti contrattuali o di legge come è nei casi di Pomigliano e Mirafiori».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Marchionne dice che se vincono i no, la Fiat non investe. Come se ne esce?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «La situazione è molto difficile, i problemi sono gravi e rilevantissimi. La questione oggi è politica: Marchionne ha un atteggiamento inaccettabile. Nega il confronto e la dialettica sui luoghi di lavoro, e devo dire che non è molto rispettoso di quelle organizzazioni che hanno firmato quando mette in dubbio che non siano maggioritarie in fabbrica. Il caso Fiat è politico perchè è lo spartiacque tra lavoratori e impresa, nella cultura del lavoro e nei diritti».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Ma Marchionne affascina anche i suoi colleghi del pd, c'è chi suggerisce di votare sì.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Vuol dire che la sinistra è cambiata molto, in profondità. Sono sorpreso da certe dichiarazioni, da chi vede una &quot;parte buona&quot; in questo accordo. Ma dove? Agli operai di Mirafiori si promettono 30 euro lordi al mese perchè aumenta il loro sfruttamento. Si impone agli operai di lavorare di più, anche il sabato notte, con lo straordinario obbligatorio e il modesto aumento, una miseria, deriva dalle regole dei turni, non c'è altro. La Fiat punta solo ad aumentare lo sfruttamento. La politica, le istituzioni dovrebbero chiedere conto alla Fiat del piano industriale, ma Marchionne non vuole dare i dettagli. Le sue affermazioni sono gravissime e non vengono contestate.&lt;br /&gt;
 Marchionne non si permetterebbe questo comportamento arrogante negli Stati Uniti».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Cosa c'è di diverso negli Usa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «L'atteggiamento delle istituzioni. Marchionne non si è permesso di dire a Obama &quot;non ti dico cosa voglio fare della Chrysler&quot;, ha avuto aiuti sulla base di ipotesi discusse e condivise con l'amministrazione Usa».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;In Italia, invece?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «In Italia Marchionne dice: faccio quello che voglio. Le istituzioni devono farsi carico delle conseguenze delle scelte Fiat. Tocca alle istituzioni occuparsi di Termini Imerese dopo che la Fiat ha incassato tutti gli incentivi possibili, dopo aver chiesto soldi, rottamazione, cassa integrazione. Quando una fabbrica non serve più la Fiat se ne libera, scarica le conseguenze sulla comunità, dà uno schiaffo alle istituzioni».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Ma la Fiat chiede una nuova organizzazione del lavoro per investire e recuperare competitività.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «La Fiat ha un modello di competizione che passa dalla sistematica, esclusiva riduzione dei costi. Non ci sono ricerca, innovazione, conoscenza sui prodotti e sui modelli organizzativi del lavoro. Chi nel pd e nel sindacato aveva sostenuto che l'accordo di Pomigliano andava firmato perchè era un'eccezione dovrebbe leggersi il documento di Mirafiori e riflettere. E dovrebbe confrontare la strategia Fiat con il documento di Lisbona 2000 e col piano europeo di sviluppo 2020: il modello Marchionne va contro le politiche europee sostenute dalla sinistra italiana. Il pd non può avere due teste: se stiamo con l'Europa non possiamo stare con Marchionne».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;E gli industriali italiani cosa fanno?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Il silenzio di Confindustria è fragoroso, sta accettando la distruzione dell'accordo 1993, un modello efficace di relazioni industriali. Le imprese pagheranno un prezzo alto dalle scelte della Fiat».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cosa direbbe a un operaio di Mirafiori che si appresta a votare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Gli spiegherei perchè la Fiom è contraria, perchè l'accordo è sbagliato. L'operaio deve votare come meglio crede ma deve sapere che la Cgil è contraria. Le grandi organizzazioni sono autorevoli e rispettate quando difendono le regole e le loro posizioni sono trasparenti e credibili».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Cosa sarà della Fiat?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Mi pare stia diventando un polmone della Chrysler, la Fiat è sempre più marginale. In Europa il mercato è andato male, ma la Fiat perde 15 punti in più degli altri. I numeri sono impietosi»&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=WHF5G&quot;&gt;l'Unita' - Gianola Rinaldo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rosanna FILIPPIN: Afghanistan. &quot;Rispetto per l'impegno dei militari, ma serve una riflessione sull'impegno a Kabul&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/01/02/rosanna-filippin/afghanistan-rispetto-per-limpegno-dei-militari-ma-serve-una-riflessione-sullimpegno-a-kabul/549519"></link>
  <updated>2011-01-02T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>549519</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Bassano del Grappa (VI) (Partito: PD) - Assessore  Comune Bassano del Grappa (VI) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Cordoglio per i familiari di Matteo Miotto, rispetto per l’impegno dei militari, ma anche invito a ripensare forme e obiettivi della missione italiana a Kabul.
&lt;br /&gt;
È quanto esprime Rosanna Filippin, segretario regionale del Pd Veneto, in una sua dichiarazione.
&lt;p&gt; “Questo è il momento della vicinanza ai familiari dell’ennesima vittima della guerra e del rispetto per il rischio che i nostri giovani militari corrono quotidianamente. Ma l’ennesima morte di un giovane figlio del Veneto deve spingerci tutti ad una seria riflessione. 
&lt;p&gt;È tempo di fare un bilancio politico dell’impegno militare in Afghanistan. La comunità internazionale sta ripensando le proprie prospettive di impegno a Kabul. Lo stanno facendo gli Stati Uniti, è giusto che lo faccia anche l’Italia, di concerto con il resto dell’Europa. 
&lt;p&gt;Questa missione dura da quasi dieci anni. Si era posta degli obiettivi che ancora non ha raggiunto. Di fronte a questo, non ci si può limitare a riproporre un rituale appello al senso di responsabilità internazionale del paese. 
Perché forse sono gli strumenti e le forme della lotta al terrorismo che vanno ripensati globalmente”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_news.asp?ID=1874&quot;&gt;www.partitodemocraticoveneto.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pietro ICHINO: Non buttiamo l'innovazione «buona» per paura di quella «cattiva»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/06/pietro-ichino/non-buttiamo-linnovazione-%C2%ABbuona%C2%BB-per-paura-di-quella-%C2%ABcattiva%C2%BB/548594"></link>
  <updated>2010-12-06T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>548594</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Caro Direttore, a Torino Marchionne pone apertamente sul tavolo la richiesta che anche nello stabilimento di Mirafiori, come in quello di Pomigliano, il lavoro sia regolato soltanto da un contratto aziendale e non dal contratto collettivo nazionale. Non solo i sindacalisti, ma anche i funzionari di Confindustria, quando non gli danno dell’arrogante, gli danno almeno dell’eccentrico: perché mai non dovrebbe valere anche per la Fiat lo stesso contratto nazionale che vale per tutte le altre aziende metalmeccaniche che operano in Italia?
&lt;p&gt;
   Marchionne potrebbe risponderci che, sì, in Italia per questo aspetto è lui l’eccentrico, ma nel mondo gli eccentrici siamo noi. E almeno in questo avrebbe ragione. In tutti gli altri numerosi Paesi in cui la Fiat opera, dagli U.S.A. al Brasile, dalla Polonia alla Serbia, è consentito assoggettare le condizioni di lavoro in azienda al solo contratto aziendale e quindi adattarle punto per punto alle esigenze specifiche del singolo piano industriale.
&lt;p&gt; Anche in Germania, Paese nel quale il sistema delle relazioni industriali è sempre stato imperniato sulla contrattazione collettiva nazionale di settore, oggi è consentito e largamente praticato che la singola impresa contratti le condizioni di lavoro in casa propria; e in tal caso è soltanto il contratto aziendale ad applicarsi, non quello nazionale.
&lt;p&gt;
   Cinque anni prima che si aprissero le vertenze di Pomigliano e di Mirafiori ho scritto un libro per mostrare come nell’ottobre 2000, quando la Fiat annunciò la chiusura dello stabilimento Alfa Romeo di Arese, proprio questo nostro sistema di relazioni industriali imperniato sul principio della rigida inderogabilità del contratto collettivo nazionale abbia contribuito in modo decisivo a impedire che che quello stesso stabilimento si candidasse per l’insediamento della produzione della Micra coupé da parte della Nissan (A che cosa serve il sindacato, Mondadori, 2005). Questo non perché la Nissan intendesse pagare retribuzioni inferiori ai minimi previsti dal nostro contratto nazionale dei metalmeccanici: al contrario, il suo piano industriale prevedeva livelli di produttività che avrebbero consentito retribuzioni molto più alte, come già a Sunderland  nel nord-Inghilterra. Il problema era che quel piano prevedeva un’organizzazione del lavoro - la c.d. lean production - incompatibile con il sistema di inquadramento professionale previsto dal nostro contratto nazionale; e un sistema di determinazione delle retribuzioni, basato sulla performance review individuale (pur con l’assistenza del sindacalista di fiducia del lavoratore) anch’esso incompatibile con la struttura della retribuzione stabilita dal nostro contratto nazionale. Così stando le cose, o Cgil Cisl e Uil erano tutte e tre d’accordo per la deroga (e non lo erano), oppure la deroga non si poteva pattuire. E infatti la trattativa non venne neppure aperta.
&lt;p&gt;
   Il punto è che in Italia oggi quasi tutti considerano la “deroga” al contratto collettivo nazionale come sinonimo di “peggioramento delle condizioni di lavoro”, “rincorsa al ribasso”, “concorrenza tra poveri”, “dumping sociale”. Ma le cose non stanno così: la deroga al contratto collettivo nazionale può anche consistere in una modifica della disciplina dei tempi di lavoro che consente all’impresa di sfruttare meglio gli impianti e ai lavoratori di guadagnare di più; oppure in una diversa struttura della retribuzione funzionale a un aumento di produttività di cui saranno i lavoratori per primi a beneficiare; e gli esempi di scostamenti dalla disciplina nazionale potenzialmente vantaggiosi anche per i lavoratori potrebbero moltiplicarsi all’infinito.
&lt;p&gt;
   Certo, è ben possibile che la deroga al contratto nazionale sia destinata, invece, a rivelarsi dannosa per i lavoratori. Ma non si può, per paura dell’innovazione cattiva, sbarrare le porte anche a quella buona; a meno che il vero scopo sia quello di proteggere dalle più dinamiche imprese straniere le imprese nazionali nel loro sonnacchioso tessuto produttivo (questo potrebbe spiegare la tiepida e perplessa accoglienza delle proposte di Marchionne da parte dell’apparato di Confindustria). Se non è questo che vogliamo, abbiamo tutti bisogno di un sindacato “intelligenza collettiva dei lavoratori” che sia capace di valutare il piano industriale innovativo e l’affidabilità di chi lo propone; e che, se la valutazione è positiva, sappia guidare i lavoratori nella scommessa comune con l’imprenditore su quel piano, negoziandone le modalità di attuazione a 360 gradi.
&lt;p&gt;
   Dovremmo per questo mandare il contratto collettivo nazionale in soffitta? Niente affatto: esso ben può – come in Germania – conservare la funzione di benchmark e di disciplina applicabile per default, laddove manchi una disciplina collettiva negoziata da una coalizione maggioritaria a un livello più prossimo al luogo di lavoro. E chissà che in questo modo, oltre agli investimenti di Marchionne, non riusciamo ad attirare anche quelli di molte altre multinazionali, che finora la vischiosità del nostro sistema di relazioni industriali ha contribuito a tenere alla larga dall’Italia.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=VVLZChttp://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=VVLZC&quot;&gt;Corriere della Sera - Pietro Ichino&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Dario RIVOLTA: Quelle valutazioni personali (sui documenti di WikiLeaks)  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/04/dario-rivolta/quelle-valutazioni-personali-sui-documenti-di-wikileaks-intervista/548565"></link>
  <updated>2010-12-04T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>548565</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Nei documenti di WikiLeaks non c’è nulla di sconvolgente. Lo ha detto Dario Rivolta, ex parlamentare e responsabile della Politica Estera di Forza Italia. Rivolta è stato uno stretto collaboratore di Silvio Berlusconi negli anni della Fininvest.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Onorevole Rivolta, quale importanza dobbiamo attribuire ai documenti resi pubblici da WikiLeaks?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Sono documenti interni all’amministrazione americana dove, al di la dei fatti, ci sono delle valutazioni personali da parte di chi ha esteso queste dichiarazioni. Se lei allude in modo particolare alle vicende italiane, dobbiamo dire che finora non c’è nulla di sconvolgente. Il giudizio di qualche diplomatico italiano nei confronti del nostro governo è del tutto legittimo. Ma resta il giudizio di qualche diplomatico, ma non il giudizio ufficiale di un governo alleato”.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L’incontro tra Hillary Clinton e Silvio Berlusconi ha chiarito ogni dubbio sui rapporti bilaterali tra Italia e Stati Uniti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Il Segretario di Stato Clinton ha parlato di Silvio Berlusconi come di un amico degli Usa. Era quasi obbligatorio che gli Stati Uniti facessero questo tipo di dichiarazione di amicizia verso l’Italia. E’ stato un atto prevedibile la dichiarazione degli Stati Uniti. Questo significa che gli Stati Uniti sono vicini al nostro paese”.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Come possiamo dare alle valutazioni dell’amministrazione americana sull’Eni e sui rapporti bilaterali tra Italia e Russia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Non so se esistano interessi personali da parte del Presidente del Consiglio. Devo solo constatare che l’interscambio tra l’Italia e la Russia, dall’annuncio dell’amicizia tra Berlusconi e Putin, è aumentato notevolmente. Gli scambi sono aumentati di due o tre volte nel corso degli ultimi anni. Mi pare che tutte le aziende italiane ne abbiano approfittato. Direi che è secondario se Berlusconi abbia guadagnato direttamente da questa amicizia politica. I dati ci dicono che l’Italia ci ha guadagnato”.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sono stati giusti i toni apocalittici utilizzati dal nostro ministro degli Esteri Franco Frattini sulle rivelazioni di WikiLeaks?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Frattini ha fatto queste dichiarazioni prima che i documenti fossero resi noti. Per alcuni aspetti della politica internazionale, mi riferisco al Medio Oriente, quei documenti sono preoccupanti. Per il resto non vedo nulla di strano nelle osservazioni dei diplomatici, che sono normali. Ma rendere note queste affermazioni è un’operazione anarchica. Questi rapporti devono restare privati. E possono essere resi noti solo per ragioni serie. Le intenzioni di WikiLeaks sono oscure. Credo che Assange abbia diffuso questi dispacci per fare un’operazione anarchica”.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Assange uscirà morto da questa vicenda?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Mi auguro di no. Mi chiedo se quella di Assange sia una sua scelta personale oppure se dietro questa manovra ci sia qualche governo”. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=VUIZ3&quot;&gt;Voce Repubblicana - Lanfranco Palazzolo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Franco Frattini: La base Usa a Vicenza concessa interpretando gli accordi della Nato  [Wikileaks]</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/04/franco-frattini/la-base-usa-a-vicenza-concessa-interpretando-gli-accordi-della-nato-wikileaks/548562"></link>
  <updated>2010-12-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>548562</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Affari Esteri (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Lo Yemen voleva due navi italiane.
&lt;p&gt; Pochi giorni dopo l’elezione di Barack Obama a presidente degli Usa, l’ambasciatore americano in Italia Ronald Spogli inviò a Condoleezza Rice, a quel tempo ancora segretario di Stato, una relazione sul progetto di realizzazione a Vicenza della nuova base statunitense.&lt;br /&gt;
 Il documento sarebbe servito a preparare Rice agli incontri con il premier italiano Silvio Berlusconi. In particolare la relazione spiegherebbe come l’assenso italiano alla nuova infrastruttura sia arrivato accettando l’interpretazione americana del trattato bilaterale sulla presenza statunitense in Italia legata alle attività Nato. Tra queste figurerebbe anche il lavoro relativo all’Africa Command (Africom) dipartimento americano della Difesa responsabile di operazioni con 53 Paesi africani, che pur con il comando a Stoccarda avrebbe individuato la sede vicentina come base operativa. 
&lt;p&gt;Gli Stati Uniti «sono seriamente intenzionati, come lo siamo noi, a monitorare la sicurezza delle informazioni, per evitare che in futuro degli attacchi così gravi al sistema diplomatico internazionale si ripetano». Lo afferma il ministro degli Esteri, Franco Frattini, riferendo del suo incontro col segretario di Stato Usa Hillary Clinton, avvenuto ieri sera, in occasione della inaugurazione del “Manama Dialogue”, la conferenza sulla sicurezza regionale che si sta svolgendo in Bahrein. Nel suo intervento alla conferenza la Clinton, parlando della questione Wikileaks, aveva detto che è «probabilmente impossibile avere reti completamente sicure con così tante informazioni che circolano 24 ore su 24», ribadendo però che gli Stati Uniti continueranno a rafforzare i propri sistemi di sicurezza.
&lt;p&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=129321&amp;sez=NORDEST&quot;&gt;Il Gazzettino&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco PERDUCA: Che Gheddafi sia &quot;per la libertà e contro la censura delle idee&quot; è una novità, la provi e ci parli dell'esilio di Saddam Hussein</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/03/marco-perduca/che-gheddafi-sia-per-la-libert%C3%A0-e-contro-la-censura-delle-idee-%C3%A8-una-novit%C3%A0-la-provi-e-ci-parli-dellesilio-di-saddam-hussein/548564"></link>
  <updated>2010-12-03T00:00:00Z</updated>
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  </author>
  <id>548564</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Sulla base di quanto rivelato dai cablogrammi di WikiLeaks, oggi il Colonnello Gheddafi avrebbe condannato la doppiezza degli Stati Uniti nei confronti dei propri alleati, affermando di essere &quot;per la libertà e contro la censura delle idee&quot;. 
&lt;p&gt;Premesso che la libertà e le idee tanto care al Colonnello sono esclusivamente le sue - visto che proprio oggi si hanno notizie sul mistero della vicenda di Nuri El-Mismari, capo del protocollo di Gheddafi, arrestato nei giorni scorsi a Parigi, dove si era rifugiato, in seguito a una rogatoria promossa da Tripoli con l'accusa di uso illecito di fondi pubblici - a ammesso, ma sicuramente non concesso, che ci si possa fidare delle parole di un dittatore, e in attesa di altre scottanti rivelazioni del sito WikiLeaks, perché Gheddafi non racconta dei suoi contatti cogli americani all'inizio del 2003 quando, per il tramite di Berlusconi, tramava per boicottare l'alternativa della guerra in Iraq rappresentata dall'esilio che Saddam Hussein aveva accettato?”&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://radicali.it/print/comunicati/wikileaks-perduca-che-gheddafi-sia-libert-contro-censura-delle-idee-una-novit-provi-ci-pa&quot;&gt;Radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Piero FASSINO: «Altro che ponte fra Obama e Putin! Berlusconi sbugiardato da Wikileaks»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/01/piero-fassino/%C2%ABaltro-che-ponte-fra-obama-e-putin-berlusconi-sbugiardato-da-wikileaks%C2%BB-intervista/548516"></link>
  <updated>2010-12-01T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>548516</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Per il presidente del Forum esteri Pd i rapporti diplomatici cancellano l'immagine di statista che il premier italiano ha tentato di cucirsi addosso.
&lt;p&gt;Frattini che rilancia avvertimenti minacciosi quanto ambigui all'opposizione, replica seccamente: «L'opposizione non ha nulla da temere. Non abbiamo scheletri nell'armadio e siamo abituati a parlare una sola lingua».
&lt;p&gt; A sostenerlo è Piero Fassino, presidente del Forum esteri del Partito democratico. E al Cavaliere che minimizza le accuse Usa parlando di oscuri dirigenti, Fassino ribatte:&lt;br /&gt;
 «Non importa chi abbia redatto materialmente i rapporti. Quel che conta è che il Dipartimento di Stato li abbia considerati credibili e fatti suoi, e sulla base di essi abbia espresso giudizi severi e preoccupati sulla superficialità con cui Berlusconi gestisce i suoi rapporti internazionali».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Come inquadrare politicamente su scala internazionale e su quella interna, la «bufera Wiklleaks»?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «La pubblicizzazione di questa considerevole mole di file pone un primo problema molto delicato, relativo alla sicurezza delle strutture governative di un grande Paese come gli Stati Uniti d'America. I rapporti diplomatici sono per loro definizione materiale riservato, e questo spiega anche una certa franchezza e brutalità di toni di quei documenti. In realtà non ci sono novità sensazionali. Ad esempio, non è un mistero che gli americani siano infastiditi dalla corruzione in Afghanistan, così come dalle ambiguità della dirigenza pakistana. Era peraltro nota da tempo la scarsa simpatia dell'Amministrazione americana per il premier spagnolo Zapatero. Così come non era un mistero che da tempo gli americani vivessero con disagio le relazioni di Berlusconi con Putin e Gheddafi».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Come si spiega il nervosismo apocalittico del titolare della Famesina?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Perché da quei dispacci diplomatici, il Dipartimento di Stato americano ha fatto discendere le proprie valutazioni e i propri atteggiamenti, e dunque ci troviamo di fronte a un materiale che ha fortemente influenzato la politica americana e i suoi comportamenti...».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Come ne esce l'Italia del Cavaliere dalla «bufera Wikileaks»?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Direi molto male. Si conferma che le &quot;relazioni speciali&quot; vantate da Berlusconi con gli attuali leader di Russia e Libia suscitano non poche perplessità da parte del principale alleato dell'Italia, e risulta evidente quanto sia ridicolo il tentativo del presidente del Consiglio di far credere, come ha fatto ancora di recente a Lisbona, di essere il mediatore tra Obama e i dirigenti russi. La verità è che di Berlusconi gli americani diffidano e questo si traduce in un danno per l'Italia, con una netta riduzione di peso del nostro Paese sulla scena internazionale».
&lt;p&gt; Frattini ha lanciato a più riprese un avvertimento all'opposizione e in particolare al suo maggiore partito, il Pd: state attenti che quei report potrebbero investire, infangando, anche voi.. 
&lt;p&gt;«L'opposizione non ha nulla da temere. Non abbiamo scheletri nell'armadio e siamo abituati a parlare una sola lingua. Lo dimostra in modo esplicito il resoconto fatto dall'Ambasciata americana a Roma del mio incontro, in qualità di responsabile esteri del Pd, con un gruppo di parlamentari statunitensi a cui ho illustrato le posizioni del mio partito su Iran, Afghanistan e Medio Oriente. Sono parole chiare, giudizi limpidi, valutazioni esattamente identiche a quelle da me espresse in Parlamento e sulla stampa italiana, a riprova che c'è in Italia una forza politica, il Pd, che ha una visione di politica estera, la può esprimere in tutte le sedi senza imbarazzi, e per questo è considerato un partito credibile dagli americani, così come da ogni altro interlocutore».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Dalla Libia dell'amico Gheddafi, Berlusconi ha detto che di quei rapporti lui non se ne cura minimamente perché redatti da funzionari di terzo o quarto grado»...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Non ha importanza chi ha redatto materialmente i rapporti, quel che conta è che il Dipartimento di Stato li abbia considerati credibili e fatti suoi, e sulla base di essi abbia espresso giudizi severi e preoccupati sulla superficialità con cui Berlusconi gestisce i suoi rapporti internazionali».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Dallo scenario interno a quello internazionale. La permeabilità a cui ha fatto riferimento all'inizio da parte americana, come potrà influenzare d'ora in avanti le relazioni internazionali?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Certamente influirà e non in termini positivi. Perché, per un verso, d'ora in poi chi avrà contatti con le strutture diplomatiche, non solo americane, sarà più formale e guardingo, dando così a ogni interlocuzione un contenuto assai meno significativo. E anche le posizioni che ogni Governo fa discendere dalle informazioni fornite dalle proprie rappresentanze diplomatiche, si faranno più approssimative. In sostanza, rischiamo di avere una maggiore opacità del sistema delle relazioni internazionali, rendendo più difficile la &lt;i&gt;governance&lt;/i&gt; del mondo».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Ma cosa c'entra il multilateralismo più volte evocato da Barack Obama con lo spiare i dirigenti dell'Onu da parte americana?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «È evidente che c'è una contraddizione, perché se si scommette sul rafforzamento delle istituzioni multilaterali, a partire dalle Nazioni Unite, non si può poi avere verso di esse un atteggiamento di diffidenza, di sospetto o di immotivato condizionamento». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=VRC0Y&quot;&gt;l'Unita' - De Giovannangeli Umberto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Franco Frattini: Le pubblicazioni di WikiLeaks sui rapporti con gli USA sarebbero un danno per la sopravvivenza politica del premier Berlusconi</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/11/26/franco-frattini/le-pubblicazioni-di-wikileaks-sui-rapporti-con-gli-usa-sarebbero-un-danno-per-la-sopravvivenza-politica-del-premier-berlusconi/548345"></link>
  <updated>2010-11-26T00:00:00Z</updated>
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  <id>548345</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Affari Esteri (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Le pubblicazioni provenienti dal sito WikiLeaks riguardo &quot;i rapporti classificati&quot; inerenti le relazioni con gli Stati Uniti potrebbero danneggiare il primo ministro Silvio Berlusconi che lotta per la sua sopravvivenza politica.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;L'originale in inglese:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

Italy’s government said “classified reports” on U.S. foreign relations expected to be published by the website Wikileaks.org may harm the country as Prime Minister Silvio Berlusconi fights for his political survival.
&lt;p&gt;
(Leaks = fuga di notizie)&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.bloomberg.com/news/2010-11-26/italy-says-wikileaks-reports-on-u-s-may-harm-nation-update1-.html&quot;&gt;Wikileaks.org-reports -  Lorenzo Totaro&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Furio COLOMBO: Obama, l’uomo che parla a tutti (e trascura i suoi)</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/11/04/furio-colombo/obama-l%E2%80%99uomo-che-parla-a-tutti-e-trascura-i-suoi/547667"></link>
  <updated>2010-11-04T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>547667</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
E' vero che Obama ha perduto ma non così male. Potrà risalire. Ma per ora ha perduto e basta. Ecco che cosa è accaduto negli Usa nelle più drammatiche “elezioni di mezzo termine” della storia americana di questi anni: una grande folla di elettori ha fatto irruzione sulla scena, ha scansato il presidente per cui molti avevano votato e si è diretta senza esitazione verso il partito Repubblicano. Lo stesso partito che appena due anni fa avevano abbandonato accusandolo di avere provocato la crisi economica, di avere tagliato le tasse ai ricchi (scaricando tutto il peso su poveri e classe media), di avere iniziato due guerre cariche di morti, senza vittoria e senza fine.

&lt;p&gt;
Si è detto che il voto contro il presidente – così poco tempo dopo la celebrazione di Obama – è dovuto a due fenomeni altrettanto nuovi e imprevisti: l’enorme quantità di denaro anonimo riversato su tutta la destra repubblicana (si può fare, ha sentenziato la Corte Suprema affollata di giudici conservatori nominati da Reagan, dal primo e secondo Bush). E una vivacissima rivoluzione di strada denominata Tea Party, dominata da personaggi coloriti e fanatici capaci d’unire spettacolo e provocazione e di spingere all’estremo il partito Repubblicano.

È tutto vero, ma il protagonista della sconfitta – così come fu della vittoria – resta Obama, in persona, da solo. Perché tutto, in questa storia, prende le dimensioni di Obama, figura dominante e finora senza rivali.

&lt;p&gt;
Ma esaminiamo questa scena, che è davvero drammatica, pericolosa e nuova. Occorre ricordare che, nella pratica parlamentare americana, la Camera – ora repubblicana – controlla il bilancio (attraverso il potentissimo Ways and Means Committee). E il Senato, che resta democratico ha, nella sua “commissione Esteri”, il punto di riferimento su guerra, pace, immagine e diplomazia. Lo strabismo politico che sta per venire (dato lo stile aggressivo e privo di senso storico e di percezione del mondo del probabile nuovo presidente della Camera John Bohener) è certo un ostacolo grave a qualunque progetto bipartisan di Obama.

&lt;p&gt;
Ma Obama è stato il bersaglio di un nuovo tipo di sconfitta che – salvo uno scatto geniale dei suoi “vecchi tempi” – lo immobilizza. Hanno votato contro di lui masse di estremisti di destra e buona parte di quegli americani che l’Europa chiamerebbe “di sinistra” perché volevano finalmente un leader capace e deciso per togliere l’America dalle mani dei ricchi. Non era una lotta di classe ma una rivolta contro “il vogliamo tutto” di Wall Street, dei fondi imbroglioni, delle assicurazioni in grado di emanare (abbandonando i malati gravi) condanne a morte, della chiusura delle fabbriche quando la finanza promette più del lavoro.

&lt;p&gt;
Quegli americani del Tea Party di sinistra questa volta hanno votato contro o non hanno votato, stanchi di guerre senza uscita, di fabbriche senza entrata, di Wall Street salvata a costi altissimi pagati da tutti e subito tornata immensa cassaforte di pochi, di una riforma sanitaria incompleta e incompiuta, di diritti mezzi negati, di frasi e impegni lasciati a metà o in sospeso.

S’è diffuso uno strano, inespresso, sentimento che però è molto forte e ha sterminato voti che erano stati democratici: forse Obama è troppo felice nel suo rifugio familiare per riuscire a farsi carico di un Paese che, sotto la linea altissima della ricchezza, è troppo infelice, senza lavoro e senza “sogno” (americano).

&lt;p&gt;
Sul New York Times di martedì Roger Cohen, uno dei più interessanti commentatori americani, descrive così Obama: “Tutta testa e poca emozione. Ma il voto è emozione”. “Soprattutto – aggiunge – la maggior parte degli elettori e la maggior parte di coloro che lo hanno votato (due anni fa), non saprebbero dire subito e con una battuta: su questo Obama è a favore, su questo Obama è contrario”.

&lt;p&gt;
E qui ci incontriamo con il protagonista del voto perché Obama, l’uomo più carismatico dai tempi di Kennedy, più intellettuale dai tempi di Roosevelt, premio Nobel di una Pace non fatta però fortemente promessa, testimone del lavoro svilito, delle minoranze isolate, delle masse intelligenti, informate, figli di buone scuole ma senza voce, perché questo presidente nuovo e diverso degli Usa è stato così facilmente sconfitto?

&lt;p&gt;
Non meravigli l’espressione. Contro l’Obama che abbiamo conosciuto nel 2008, nemici squallidi come Sarah Palin sono poca cosa. Il Tea Party molto colorito ma strenuamente e apertamente dedicato alla salvezza dei ricchi e al buttare al mare minoranze, poveri, garanzie e cure mediche, è – o avrebbe dovuto apparire – una carnevalata. Ma la destra estrema si è presentata senza maschere. Fra guerra e pace dice guerra. Fra poveri e ricchi dice ricchi (inclusa la promessa che, se lo Stato non ti blocca con le tasse, ricco sarai anche tu). Sventola da capo la bandiera della libertà di Borsa, banche e fondi, come se fosse la bandiera della libertà di tutti.

&lt;p&gt;
Dalla parte di Obama? Ma – direte – ha salvato l’edificio pericolante della finanza americana. Giusto. E lo ha fatto in modo epocale. Ma la finanza ha scelto che – nel caos e nella corruzione stile Tea Party – c’è di meglio che nell’aiuto di Stato. E la gente di Obama intanto si è sentita sola, dopo il grande trionfo nel 2008, perché il presidente non parlava a loro e per loro. Parlava agli altri. Obama ha deciso di “parlare a tutti, non solo a un pezzo di America”, errore capitale in politica (errore che Roosevelt non ha mai commesso a costo d’esser odiato; e Kennedy è ricordato per aver pubblicamente definito “figli di puttana” gli industriali dell’acciaio che avevano arbitrariamente alzato i prezzi). “Parlando a tutti” Obama, percepito come leader di sinistra, ha pensato forse di “spostarsi al centro”, ovvero di seguire una leggenda in cui i democratici cadono spesso, la destra mai.

&lt;p&gt;
Ecco perché due cortei di gente irata hanno invaso col voto la scena pubblica. Uno dei cortei era diretto ad abbattere Obama, simbolo troppo pericoloso contro la corruzione, il cinismo, il potere della finanza. L’altro corteo voleva vendicarsi per la solitudine, per quella sfortunata decisione di “spostarsi al centro”. Obama aveva abbandonato i suoi appassionati elettori del 2008.

&lt;p&gt;
Gli elettori hanno abbandonato lui. Segno che le maggioranze si formano non per somiglianza benevola e pacata con l’altra parte, ma nella contrapposizione netta e intorno alla parte più calda, per quanto diversa. Come si vede la lezione di Obama non riguarda soltanto i democratici americani. Ora Obama dichiara di voler governare con una politica bipartisan. Sarà il suo errore più grande. Evidentemente non ha guardato in faccia i suoi avversari, non ha preso atto della loro decisione di fermarlo per sempre, la prossima volta. Se Obama non riuscirà a ritrovare emozione e passione e mobilitazione come nel 2008, se confida nei percorsi interni della politica ha finito qui.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://temi.repubblica.it/micromega-online/obama-luomo-che-parla-a-tutti-e-trascura-i-suoi/?printpage=undefined&quot;&gt;micromega-online&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Ugo Cappellacci: Accordo per il turismo con Italy America Chamber of Commerce</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/05/08/ugo-cappellacci/accordo-per-il-turismo-con-italy-america-chamber-of-commerce/499903"></link>
  <updated>2010-05-08T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>499903</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Sardegna (Partito: PdL) - Consigliere Regione Sardegna (Lista di elezione: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;'Vogliamo proiettare la Sardegna e le sue imprese sullo scenario internazionale - ha commentato il presidente- con la ferma convinzione che il binomio tradizione-innovazione sia la chiave per conquistare i mercati, creare nuova occupazione attraverso una rete di imprese che fondi la sua attivita' su quel patrimonio di beni, di idee e di conoscenze che non sono delocalizzabili e, proprio per questo, possono offrire opportunita' di sviluppo per il medio e lungo periodo''. &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Sardegna/Cappellacci-firma-un-accordo-per-il-turismo-con-Italy-America-Chamber-of-Commerce_362937575.html&quot;&gt;Adnkronos Sardegna&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Adolfo URSO: Per scorie opzione trasferimento in Usa</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/05/06/adolfo-urso/per-scorie-opzione-trasferimento-in-usa/499822"></link>
  <updated>2010-05-06T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>499822</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Misto) -  Viceministro  Sviluppo economico (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Nei mesi scorsi - ha detto Urso - Sogin hapresentato al Ministero dello Sviluppo Economico possibiliopzioni per affrontare il problema della insufficientecapacita' di stoccaggio dei rifiuti radioattivi nel sito diCaorso e della particolare complessita' di trattamento di unaspecifica categoria di rifiuti (le resine) presenti nel sito. &quot;Una delle opzioni proposte consiste nel trasferimentonegli USA, a titolo definitivo, delle resine di Caorso (circa800 tonnellate) insieme ad altri rifiuti particolari, didifficile trattamento, presenti in vari siti nazionali (ad es.i rifiuti dell'impianto Plutonio), per un totale di 1.600tonnellate, secondo quanto proposto nel contratto di serviziocon la Societa' Energy Solutions. Tale contratto, ha spiegato il viceministro, prevede una&quot;clausola di sospensione della sua efficacia finoall'ottenimento delle autorizzazioni del Governo americano adimportare i rifiuti dall'Italia, nonche' una clausola dirisoluzione del contratto stesso se tali autorizzazioni nondovessero essere rilasciate entro il termine ultimo del 30settembre 2010, senza oneri a suo carico&quot;. L'ipotesi distipulare un contratto con Energy Solutions &quot;era gia' stataavanzata nel 2007 e che le difficolta' incontrate dallasocieta' americana per l'ottenimento delle autorizzazioni peril sito ne avevano, pero', sospeso la definizione. Per quantoconcerne i costi relativi alle due opzioni possibili: ilcontratto Energy Solutions - che permette il trasferimento invia definitiva della proprieta' dei rifiuti - ovvero, iltrattamento, smaltimento e stoccaggio in ambitoeuropeo-nazionale - che contempla il trasferimento provvisoriodei residui, Sogin ha precisato che sono stati valutati, dagliorgani societari competenti, i costi corrispondenti a tali dueopzioni, che comportano costi pressoche' equivalenti (circa65,6 milioni di euro, la prima, e circa 66,7 milioni di euro,la soluzione alternativa). Inoltre, in tale contesto, sonostati valutati anche i tempi necessari per la realizzazione deldeposito nazionale, facendo ricorso a stime basate su altreesperienze analoghe.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.affaritaliani.it/ultimissime/flash.asp?ticker=060510192337&quot;&gt;Affari italiani&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Ignazio Roberto Maria MARINO: «Stiamo svendendo il futuro»  -  INTERVISTA </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/11/17/ignazio-roberto-maria-marino/%C2%ABstiamo-svendendo-il-futuro%C2%BB-intervista/419096"></link>
  <updated>2009-11-17T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>419096</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br /&gt;
“La storia del piccolo Daniele Amanti è uno scempio
e rappresenta bene dove va l’Italia” 
&lt;p&gt;
“Cosa ho pensato appena letto l’articolo su Daniele? Beh, che è
uno scempio”. Tono basso, parole scandite, concetti duri. 
&lt;br /&gt;
Ignazio
Marino, una vita da luminare dei trapianti e ora, anche senatore del Pd, non è una persona portata all’eccesso: ma la vicenda del piccolo malato di distrofia l’ha colpito, molto. “Vede, alcuni pensano che i soldi per la ricerca siano riservati a persone bizzarre che giocano
con delle provette. Insomma, fondi buttati. Poi, però...”
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;   Si fanno i conti con la realtà...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
   “Esatto. Ed è emblematica proprio la vicenda apparsa domenica sul
vostro giornale”.
&lt;p&gt;
   &lt;b&gt;Cosa in particolare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
   “Vede, ora si parla di cellule staminali, di trapianti, o din tutta l’altra medicina definita moderna: queste tecniche nascono dalla ricerca. Quella che noi facciamo con grande difficoltà e in pochi casi”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;   Un esempio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

   “L’università di Pavia sta portando avanti un progetto dedicato a malattie simili a quella di Daniele. Lì hanno realizzato dello scoperte straordinarie iniettando delle staminali a cani affetti da distrofia: ebbene, da claudicanti, hanno ricominciato a camminare.

Però, non hanno soldi per andare avanti”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;   E oltre a Pavia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

   “Altri esempi? Basta guardare all’Europa: nel 2000 abbiamo firmato un accordo con tutti gli altri paesi per portare i finanziamenti a ‘ricerca, innovazione e sviluppo’ al 3 per cento del Pil (prodotto interno lordo, ndr) entro il 2010. Sa cosa è successo?”
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;   È andata peggio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

   “Molto peggio: allora eravamo all’ 1,2 per cento; ora, con l’ultima finanziaria del governo Berlusconi, siamo passati allo 0,9 per cento: ultimi nel Continente insieme a Grecia e Portogallo”.
&lt;p&gt;

 &lt;b&gt;  Mentre gli altri paesi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

   “La Francia è al 2,2; la Germania al 2,5; Finlandia al 3,5 e Svezia al 4,2. Ah! Non dimentichiamo gli Stati Uniti: loro sono al 2,8. E la crisi c’è per tutti”.
&lt;p&gt;

  &lt;b&gt; Per quanto riguarda i ricercatori, come siamo messi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

   “Le offro altri numeri: l’Italia ne ha circa 83 mila; la Francia è a 205 mila, la Germania a 280 mila, gli Usa quasi un milione e 400 mila”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;   Bene, allora tocchiamo l’argomento business: la ricerca porta guadagno, o è solo un costo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

   “Allora prendiamo la Finlandia, un paese grande quasi come il nostro, ma con una popolazione di circa 5 milioni di persone: lì hanno investito e, grazie a una serie di brevetti, sono riusciti a costruire la più grande azienda mondiale di telefonia cellulare. Le basta?”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;   Quindi, con solo 0,9 per cento di risorse impiegate, anche il prossimo futuro non sarà positivo...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

   “No, per niente. Ogni cinque anni l’Europa lancia un bando per la ricerca, il ‘Programma quadro’, dove vengono stanziati 52 miliardi di euro, da assegnare a vari progetti di ricerca. In questi anni molti paesi hanno lavorato, investito, promosso studi e pubblicazioni per ottenere i soldi. La Francia, in particolare, ha lavorato molto bene
sulle malattie neurogenerative, settore simile a quello che interessa Daniele. Noi, invece, siamo indietro quasi su tutto. E con le nostre menti più brillanti che preferiscono andare all’estero perché sanno di trovare paesi dove il valore viene privilegiato rispetto a logiche nepotistiche”.
&lt;p&gt;

 &lt;b&gt;  In sintesi, come giudica l’Italia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

   “Come una nazione che sta svendendo il suo futuro. Non c’è nessuna strategia. Vede, un individuo, dalle elementari fino all’università, costa allo Stato circa 500mila euro. &lt;br /&gt;
E noi cosa facciamo? Nel momento in cui diventa produttivo lo lasciamo andare via, con paesi come gli Stati Uniti ben felici di accoglierli nel loro momento migliore. È
come una squadra di calcio che cresce un calciatore dai pulcini fino alla prima squadra e al momento del debutto in ‘A’ lo offre, gratis, agli avversari. Le sembra normale?”.
&lt;p&gt;

 &lt;b&gt;  Proprio no..&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=O8I46&quot;&gt;Il Fatto Quotidiano - Alessandro Ferrucci&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Monica FRASSONI: «Insistiamo. Il negoziato di Copenaghen non si deve fermare a Singapore»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/11/17/monica-frassoni/%C2%ABinsistiamo-il-negoziato-di-copenaghen-non-si-deve-fermare-a-singapore%C2%BB/419083"></link>
  <updated>2009-11-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>419083</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
In Italia va rimossa l’insopportabile cappa di disattenzione sull’ambiente. Secondo la co-presidente degli European greens è essenziale che non si fermi la mobilitazione. Mancano 21 giorni e molto può ancora accadere.
&lt;p&gt;
Quando Obama fu eletto esattamente un anno fa, molti di noi, pur convinti che i tempi di Bush erano definitivamente chiusi, sapevano che il ruolo degli Usa nella battaglia del clima non sarebbe stato subito completamente “virtuoso”. Detto questo, le dichiarazioni americane e quelle cinesi, in occasione di una colazione di lavoro convocata per discutere dello stato dei negoziati sul clima in occasione della riunione periodica dell’Apec in presenza del co-presidente della Conferenza sul clima e primo ministro danese Rasmussen, sono sicuramente preoccupanti: niente accordo legalmente vincolante a Copenaghen («full international legally binding agreement», come ha detto il rappresentante americano Forman).
 
&lt;p&gt;
Ma non sono neppure tali da fare pensare che ormai per il clima tutto è perduto o che nessun accordo sarà possibile a Copenaghen, come la stampa italiana (in modo più drammatico che in altri Paesi) sembra anticipare. I fatti sono chiari. A Copenaghen si doveva arrivare a un nuovo Trattato per il periodo post Kyoto. Ma era già da mesi piuttosto evidente che questo obiettivo sarebbe stato difficile. Rimane invece completamente alla portata dei negoziatori definire un accordo vincolante sugli stessi temi da ratificare in seguito, checché ne dicano americani e cinesi.
&lt;p&gt; L’Ue, ma anche gli altri paesi emergenti e in via di sviluppo, le decine di movimenti di città, di cittadini e associazioni civili che sono molto attive non devono assolutamente abbassare le braccia. Anche perché molte sono le zone d’ombra rispetto a quale sarà davvero la posizione degli Usa.
 
&lt;p&gt;
Si parla di un «accordo politico» vincolante con «conseguenze operative», ma non è chiaro se numeri concreti di riduzione di emissioni e soldi per investimenti di mitigazione e adattamento saranno davvero esclusi. Infatti gli Usa non sono pronti per prendere impegni legalmente vincolanti a Copenaghen a causa di Camera e Senato che ancora non hanno definito un piano chiaro su come affrontare la crisi climatica, ma per Obama il fallimento di Copenaghen sarebbe di difficile gestione. è evidente che se gli Usa parlano di un accordo «con conseguenze operative» l’Ue deve rilanciare. E non rinunciare o nascondersi per fare emergere i dubbi e le divisioni purtroppo presenti al suo interno, a partire dal governo italiano caso unico di governo negazionista. Il negoziato di Copenaghen non si ferma a Singapore.
 
&lt;p&gt;
Ed è questo il messaggio che deve essere trasmesso forte e chiaro. Il luogo dove le decisioni saranno prese è il summit nella capitale danese. Non vorrei che un’eccessiva attenzione alle dichiarazioni fatte in una riunione a colazione da un paio di importanti signori possano creare una sorta di profezia che si autorealizza, smobilitare migliaia scienziati, di attivisti, di responsabili politici, di amministratori locali, di semplici cittadini che nel mondo lavorano da mesi, farci abituare all’idea che ormai è andata male. Anche perché sia chiaro che i dati davvero terribili sulle conseguenze dei cambiamenti climatici non cambiano. 
&lt;p&gt;Dal Partito verde europeo e dal gruppo parlamentare verde continuerà la capillare azione di informazione su cosa succede davvero nelle discussioni sul clima, ben 20 deputati greens europei e decine di amministratori locali, rappresentanti dei partiti verdi europei e numerosissimi responsabili di associazioni ambientaliste saranno a Copenaghen, sulla rete si moltiplicano appelli e iniziative, anche i media (a eccezione dell’Italia salvo pochi casi come Terra) da settimane riportano con precisione lo stato della discussione.
 
&lt;p&gt;
Mancano 21 giorni. Un risultato positivo è possibile. Ed è possibile anche cercare di rimuovere l’insopportabile cappa di disattenzione e disinformazione che circonda in Italia la discussione sulle sfide ambientali e i cambiamenti climatici. Il governo italiano non ha neppure elaborato una vera posizione negoziale su questo tema. Per i nostri rappresentanti questo è un non-tema. O un tema per pochi “aficionados”. Credo che questa debba essere la sfida anche per i Verdi italiani. 
&lt;p&gt;E ben venga anche il nuovo interesse che i radicali hanno manifestato al loro Congresso per un’azione strutturata e approfondita su questi temi che peraltro non sono nuovi per loro: esponenti radicali prestigiosi come Adelaide Aglietta hanno avuto un ruolo di primo piano nei Verdi italiani e io non me lo dimentico, nonostante le distanze di merito emerse in seguito con Radicali italiani. 
&lt;p&gt;Sarà molto interessante continuare con loro il confronto su temi come le infrastrutture, l’agricoltura sostenibile e gli Ogm, il consumo del territorio anche (ma non solo) in vista delle prossime scadenze elettorali.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.terranews.it/print/5420&quot;&gt;Terra&lt;/a&gt;</summary>
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