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  <title>Openpolis - Argomento: processo penale</title>
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  <updated>2011-03-14T00:00:00Z</updated>
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  <title>Anna FINOCCHIARO: Giustizia. «E' propaganda, il Pd non ci cadrà. Vogliono l`arbitrio dell`esecutivo»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-03-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559020</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Questa riforma della giustizia è semplicemente inaccettabile. E frutto del risentimento personale di Berlusconi. Altro che innovazione, è una restaurazione». Anna Finocchiaro è la presidente dei senatori del Pd, però parla con una competenza in più, essendo stata magistrato. 

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Senatrice Finocchiaro, l`offerta di dialogo di Alfano sul processo breve come la giudica?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Quello che il Guardasigilli dice non è la verità. Il processo breve, a cui Alfano pensa, è una tagliola: serve al premier, non a dare celerità e efficienza alla giustizia. Sarebbe efficace se inserito in una riforma complessiva del processo penale e se, solo come norma conclusiva, fosse introdotta la prescrizione».
&lt;p&gt; 

&lt;b&gt;Il suo partito è accusato di voler restare sull`Aventino, benché una riforma della giustizia sia necessaria.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Il Pd sa con molta chiarezza che ci sarebbe bisogno di una profonda riforma per fare in modo che la giustizia italiana funzioni. E noi non ci siamo mai sottratti, anche rispetto a una riforma costituzionale. Un passo indietro va fatto, anche per sfatare molte delle sciocchezze che sento dire. La Bicamerale aveva l`idea forte della giurisdizione unica e cioè dell`autonomia e dell`indipendenza di tutte le magistrature non solo di quella ordinaria; nessuna separazione delle carriere; la disciplinare affidata a un organismo esterno composto con gli stessi criteri con cui si scelgono i giudici della Consulta. Un quadro avanzato». 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il testo varato dal governo non ha proprio nulla che la convinca?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Con la riforma berlusconiana torniamo allo Statuto albertino. Ricordo anche il protocollo di Copenhagen del 1993, con il quale l`Europa stabilì l`indipendenza della magistratura tra i requisiti che si chiedevano ai paesi dell`est per l`ingresso nell`Unione: anche in questo modo si &quot;testavano&quot; quei paesi. E ora è l`Italia ad arretrare. Se questo stravolgimento della Costituzione entrasse in vigore, il pm sarebbe ridotto a un ufficio regolato da leggi ordinarie, non dalla Carta. Ecco perché la riforma è inaccettabile». 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma il Pd, come dice Casini, non fa un&quot;errore politico&quot; ad arroccarsi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Casini la pensi come vuole, noi non siamo arroccati, non stiamo salendo sull`Aventino. Presenteremo il nostro piano e le nostre proposte. Ma una riforma costituzionale figlia di un risentimento personale, come può essere presa in considerazione seriamente? Tenuto conto che sposta le lancette dell`orologio indietro di più di 150 anni. Si tratta di una manovra politica e propagandistica. &lt;br /&gt;
E un rischio per la democrazia. Bombarda innanzitutto il principio della tripartizione dei poteri, del loro equilibrio e della loro separazione. Quando il ministro Alfano parla di arbitrio dei magistrati, dimentica che l`arbitrio sta diventando la misura dell`agire del potere esecutivo. Che è appunto arbitrario nel momento in cui rifiuta di essere controllato dal Parlamento, dalla Consulta, dal presidente della Repubblica, dalla magistratura».
&lt;p&gt; 

&lt;b&gt;Rifiuto di ogni dialogo, quindi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non disertiamo certo le aule parlamentari, lasciando che le cose si facciano nella nostra assenza. Noi saremo lì, in Parlamento per adottare norme sensate e utili».
&lt;p&gt; 

&lt;b&gt;La Costituzione va difesa in ogni modo, anche scendendo in piazza?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«La mobilitazione di sabato è stata bellissima, con i Tricolori a sventolare. 
A Ciampi, che si è battuto per restituire al Tricolore il suo valore di simbolo dell`unità nazionale, dobbiamo dire un grande grazie. I cittadini inoltre devono sapere che se, malauguratamente, questa riforma fosse approvata noi tutti saremmo meno liberi, meno garantiti e meno uguali». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=Y6REV&quot;&gt;la Repubblica - Giovanna Casadio&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nicola COSENTINO: «La mia condotta è stata cristallina»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/10/nicola-cosentino/%C2%ABla-mia-condotta-%C3%A8-stata-cristallina%C2%BB/558981"></link>
  <updated>2011-03-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>558981</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Processo rinviato al 18 aprile. Non risulta notificato l'avviso di fissazione dell'udienza all'avvocato dello Stato per conto della Presidenza del Consiglio. 
&lt;p&gt; «Non mi sento un perseguitato e fiducioso nella magistratura, parteciperò con assoluta serenità al processo con una parte attiva che non ho potuto svolgere finora».
&lt;p&gt;Assicuro una leale collaborazione, cosa che davanti ai miei accusatori non è stata possibile perchè non mi hanno voluto sentire».
&lt;p&gt; «Oggi si apre una fase diversa e mi auguro che il processo possa terminare nel più breve tempo possibile, e restituire ai cittadini quella verità nascosta che anche le attività di indagine possano far venire fuori. Proprio per una sentenza veloce ho chiesto di essere giudicato con rito immediato».

&lt;p&gt;
«Questo lo vedremo davanti al giudice naturale, vedremo come sono andate esattamente le cose. Sembra paradossale che chi per vent'anni è stato all'opposizione debba rispondere di reati così infamanti mentre chi ha prodotto questo sistema utilizza ancora scorciatoie per evitare un giudizio». 
&lt;p&gt;
Cosentino risponde così ai giornalisti che gli chiedono di commentare le accuse contenute nella relazione della Direzione nazionale antimafia, che lo cita nel capitolo dedicato alle collusioni tra politica e camorra nel ciclo dei rifiuti in Campania.
&lt;p&gt;Alla domanda dei numerosi giornalisti, anche stranieri, se abbia qualcosa da rimproverarsi: «Dal punto di vista della mia condotta comportamentale assolutamente no. Politicamente, penso che ho fatto vincere troppo il centrodestra».

&lt;p&gt;
Ha sentito Berlusconi? «No, ognuno gestisce secondo le proprie valutazioni». &lt;br /&gt;
«Sono sicuro e tranquillo, dimostrerò - aggiunge - l'infondatezza dell'impostazione accusatoria. Ho chiesto il giudizio immediato sottraendomi alle lungaggini dell'udienza preliminare: tanti imputati eccellenti invece parcheggiano lì le loro vicende. La mia condotta è stata cristallina».

&lt;p&gt;
Quanto alle numerose intercettazioni agli atti del processo, «per quanto mi riguarda possono anche utilizzarle, da quelle conversazioni non emerge assolutamente niente. Fino ad oggi c'è stato un processo mediatico, finalmente avremo un processo vero, ci sarà un giudice terzo che valuterà le argomentazioni di accusa e difesa. Dimostrerò la ricostruzione trasparente della mia vita politica».

&lt;p&gt;
«Assolutamente no, e perché? È stata una macchia Bassolino indagato in tanti processi?». Cosentino risponde così ai giornalisti che gli chiedono se il processo e le accuse nei suoi confronti rappresentino una macchia sul Pdl. Quanto alle accuse rivoltegli dalla vedova dell'imprenditore Orsi sull'omicidio del marito, il coordinatore campano del Pdl replica: «Nel merito del processo non entro, per rispetto dei magistrati».&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilmattino.it/stampa_articolo.php?id=141389&quot;&gt;Il Mattino&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Carlo Azeglio CIAMPI: «Presidente, non firmi la legge sul processo breve»  -  [Link =&gt; intervista]</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/12/01/carlo-azeglio-ciampi/%C2%ABpresidente-non-firmi-la-legge-sul-processo-breve%C2%BB-link-intervista/452514"></link>
  <updated>2009-12-01T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>452514</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore a vita&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Carlo Azeglio Ciampi ricorda come, tra le prerogative del capo dello Stato, vi sia la promulgazione delle norme. Un’affermazione forte e condivisibile, riferita al processo breve. Ma quanto accade ora ha origine pochi anni fa.

&lt;p&gt;
«Io non do consigli a nessuno, meno che mai a chi mi ha succeduto al Quirinale. Ma il capo dello Stato, tra i suoi poteri, ha quello della promulgazione. Se una legge non va non si firma. E non si deve usare come argomento che giustifica sempre e comunque la promulgazione che tanto, se il Parlamento riapprova la legge respinta la prima volta, il presidente è poi costretto a firmarla. 
&lt;p&gt;Intanto non si promulghi la legge in prima lettura: la Costituzione prevede espressamente questa prerogativa presidenziale. La si usi: è un modo per lanciare un segnale forte, a chi vuole alterare le regole, al Parlamento e all’opinione pubblica».
 
&lt;p&gt;
Questa affermazione netta e impegnativa era contenuta nell’&lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=OCZ8A&quot;&gt;&lt;b&gt;intervista&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; concessa a Massimo Giannini di Repubblica dall’ex presidente Ciampi lunedì 23 novembre scorso. Sono parole ineccepibili dal punto di vista costituzionale e politico e che è difficile non condividere: il presidente della repubblica non può svolgere una mera funzione notarile e deve affermare con intransigenza la sua valutazione e richiamare tutti, partiti, parlamentari e cittadini alle proprie responsabilità. 
&lt;p&gt;L’occasione era legata alla discussione sul cosiddetto processo breve, al degrado della giustizia, alla manipolazione delle regole, insomma alla crisi della democrazia. Ma quel che accade oggi è figlio di distrazioni e di scarsa consapevolezza di fatti gravi accaduti non secoli fa, ma giusto alla fine dell’esperienza catastrofica del governo berlusconiano all’inizio del 2006.
 
&lt;p&gt;
Allora si stava concludendo con un colpo di mano vergognoso la triste vicenda dell’approvazione di una legge sulle droghe voluta fortissimamente da Gianfranco Fini e da Carlo Giovanardi, già allora impegnato su questo fronte di inciviltà giuridica e di disumanità. Il 27 gennaio 2006 dedicavamo la rubrica “il quadrotto”, nella prima pagina del mensile Fuoriluogo a questo tema, lanciando un allarme preoccupato. Il titolo era proprio “Presidente, dica di no!” e penso sia istruttivo riproporre il testo integrale: «Come Cassandra inascoltata abbiamo denunciato le trame del ministro Giovanardi per approvare a tutti i costi almeno uno stralcio di legge da sventolare in campagna elettorale come trofeo ideologico, della lotta del Bene contro il Male. Non potevamo immaginare che l’impudenza e il disprezzo delle regole arrivassero ad utilizzare lo strumento del decreto-legge e a ricorrere al voto di fiducia per ridurre al silenzio i possibili dissensi.
 
&lt;p&gt;
Se il parlamento, già sciolto, votasse una legge di criminalizzazione dei consumatori equiparati a spacciatori e soggetti a pene da sei a vent’anni, le carceri già piene di poveracci scoppierebbero con l’ingresso di altri venti o trentamila detenuti. In nome della salvezza di giovani si vuole in realtà costruire un gigantesco impero di affari sulla pelle dei tossicodipendenti, veri o presunti.
&lt;p&gt; Denunciamo inoltre che il provvedimento conserva tutti i caratteri di incostituzionalità della proposta Fini: per violazione del referendum popolare del 1993, delle norme del giusto processo e delle competenze delle regioni in materia. Proclamiamo uno sciopero della fame per denunciare la provocazione. Presidente Ciampi, batta un colpo!». &lt;br /&gt;
Il monito era accompagnato da un articolo di Sandro Margara intitolato “I temerari della legge” che esaminava con puntualità i ventuno articoli inseriti abusivamente nel decreto sulle Olimpiadi. Nel giornale veniva denunciata anche l’approvazione della legge Cirielli che per salvare uno (Previti) ammazzava decine di migliaia di recidivi.
 
&lt;p&gt;
Continuammo la campagna di mobilitazione nei mesi successivi, confidando nella vittoria di Prodi e nella abrogazione immediata di una legge liberticida e criminogena vista la latitanza e la colpevole distrazione del Presidente Ciampi. Sappiamo come è andata a finire e ora siamo di fronte alle carceri che scoppiano! 
&lt;p&gt;Oggi e domani a Torino si svolge la Conferenza delle Regioni sulle tossicodipendenze. è un appuntamento che risponde, anche se con estrema prudenza, alla Conferenza governativa che si svolse sei mesi fa a Trieste impedendo un confronto sulla politica di riduzione del danno e censurando la valutazione del primo periodo di applicazione della legge Fini-Giovanardi. &lt;br /&gt;
Saremo presenti per denunciare la deriva autoritaria e le conseguenze che una concezione ideologica delle droghe provoca in maniera sempre più preoccupante. La morte di Stefano Cucchi è il segno di dove conduce la stigmatizzazione morale. Per Giovanardi non si tratta di persone ma di zombie da calpestare. &lt;br /&gt;
Il motto “Non Mollare” vale anche per noi. Soprattutto restiamo convinti che i principi devono valere sempre!&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.terranews.it/print/5773&quot;&gt;Terra - Franco Corleone &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Gianfranco FINI: «Nessuno complotto contro il premier. Il Pdl diventi come la Dc»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/12/01/gianfranco-fini/%C2%ABnessuno-complotto-contro-il-premier-il-pdl-diventi-come-la-dc%C2%BB/452510"></link>
  <updated>2009-12-01T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>452510</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Camera   (Lista di elezione: PdL) - Deputato (Gruppo: FLI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;«Il concorso esterno non si tocca. Ok il processo breve ma capisco i dubbi».
&lt;p&gt;
«Nessun complotto», «nessuna rotta di collisione» tra me e Silvio Berlusconi.

&lt;p&gt;
Nel salotto di Bruno Vespa, il presidente della Camera prova ad abbassare i toni dello scontro con il Cavaliere, ma sui contenuti non arretra. E prende di petto la questione della mafia. La normativa sui pentiti, sostiene infatti Fini, «va benissimo, dà sei mesi di tempo, senza questa legge molte cose non sarebbero state scoperte».

&lt;p&gt;
Certo, poi «le dichiarazioni dei pentiti devono essere garantite dallo scrupolo e dall`onestà. &lt;br /&gt;
Capisco le perplessità del Pd. Con Silvio visioni non collimanti, ma non resa dei conti intellettuale della magistratura, che deve trovare i necessari confronti».&lt;br /&gt;


Ma se qualcuno a palazzo Chigi o nel Pdl sta pensando di manomettere il reato di concorso esterno (Marcello Dell`Utri lo ha teorizzato in tv) Fini pone un altolà: «Non sono d`accordo con Dell`Utri. Non c`è da regolare il 41 bis, credo sia da garantire.

&lt;p&gt;
Penso che la magistratura, alla quale devono andare tutta la nostra stima e riconoscenza, debba farsi garante del fatto che non ci sia solo la dichiarazione di qualche pentito ma che ci siano i fatti».&lt;br /&gt;


Sempre riguardo alla giustizia, Fini affronta quindi lo scoglio del processo breve, il provvedimento che l`opposizione contesta come norma &quot;ad personam&quot;. 
&lt;p&gt;Il presidente della Camera assicura che «sarà oggetto di una discussione parlamentare molto ampia», perché «bisogna verificare se esistano profili di incostituzionalità che vanno approfonditi, come la differenza di trattamento se si è censurati o incensurati».

&lt;p&gt;
Fini dice di comprendere «le perplessità dell`opposizione» sul processo breve». Anche perché «ne può trarre beneficio Silvio Berlusconi, non nascondiamoci dietro un dito».&lt;br /&gt;
 Tuttavia spera che il Pd «non subordini la riforma dell`ordinamento giudiziario alla norma sul processo breve», altrimenti «la sintesi che cerchiamo ormai da oltre 15 anni rischia di allontanarsi ancora una volta».

&lt;p&gt;
Ma il &quot;co-fondatore&quot; del Pdl entra a piedi uniti anche nel dibattito interno al partito, soprattutto dopo che il premier, nell`ultimo ufficio di presidenza, ha posto una sorta di ultimatum: chi non si allinea è fuori. &lt;br /&gt;
«Non mi nascondo dietro un dito, su alcune questioni politiche abbiamo visioni non collimanti», conferma Fini, «ma in un partito de1 35-40% penso sia un motivo di ricchezza».

&lt;p&gt;
Obbedire alla disciplina di partito? «Dipende da cosa verrà proposto». In ogni caso «non si potrà dire prendere o lasciare». Il modello a cui guarda con nostalgia è quello dei partiti vecchia maniera, dove si discuteva con piena libertà. «Non voglio fare la suocera, né il grillo parlante. Vorrei - azzarda - che il Pdl fosse come la Dc della prima Repubblica, della quale rimpiango l`ampio dibattito.&lt;br /&gt;
 L`importante è che non sia un cartello elettorale».

&lt;p&gt;
Il presidente della Camera ci tiene però ad allontanare i sospetti e le accuse di quanti- dentro la maggioranza o sui giornali d`area - lo considerano impegnato a far saltare il governo Berlusconi.

&lt;p&gt;
«Nessuno può alterare la volontà popolare per via giudiziaria», chiarisce a scanso d`equivoci. Del resto Giorgio Napolitano «in modo inappuntabile» ha spiegato che «chi vince le elezioni ha il diritto di governare. E Berlusconi - aggiunge Fini - le ha vinte con una larga maggioranza: gli italiani che lo hanno votato erano a conoscenza delle sue questioni in campo con la giustizia».

&lt;p&gt;
Riconosciuto «il diritto-dovere» del Cavaliere di restare altri tre anni a palazzo Chigi, Fini non rinuncia a dire la sua su tutto, dall`immigrazione alla cittadinanza, fino al rapporto da tenere con l`Islam. Quanto alla sua corrente, «non esistono i finiani e con Silvio Berlusconi non voglio dar vita a nessuna resa dei conti all`interno del Pdl».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=OIUW2&quot;&gt;La Repubblica - Francesco Bei&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nicola LATORRE: «Va bene il dialogo, ma a una condizione: via quel disegno di legge»  -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2009-11-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>446557</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Si tolga di mezzo il processo breve e si può discutere di giustizia dice Nicola Latorre, vicepresidente dei senatori Pd, per il quale, alla fine di un percorso riformatore, anche la reintroduzione dell’immunità parlamentare «non deve essere un tabù».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Il Pd è pronto al confronto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Il Pd ha più volte detto di esser pronto non solo al confronto ma anche ad agire: per accorciare i tempi del processo e non accelerare i tempi della prescrizione e per il riequilibrio di poteri che devono mantenere la propria autonomia. Ma questa discussione viene condizionata da interventi della maggioranza volti a risolvere singoli problemi, con effetti molto negativi sull’intero ordinamento. Una strada non praticabile».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;È un no senza appello al processo breve appena presentato in Senato?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Non vediamo alcun margine nè di discussione nè di miglioramento e chiediamo dunque con fermezza che il provvedimento venga ritirato».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Secondo Alfano cadrebbe l'uno per cento dei processi. Per l’Anm la percentuale sale al cinquanta. Chi dà i numeri?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Siamo convinti che gli effetti sarebbero davvero problematici. Per questo abbiamo chiesto al ministro Alfano una relazione dettagliata sugli effetti concreti dell’applicazione di questo provvedimento. Numeri dati così, da chiunque dati, ci lasciano molto perplessi, perché non documentati».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;La maggioranza non nasconde di cercare soluzione ai guai giudiziari di Berlusconi. Lo volete processato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «È una domanda malposta. Noi non vogliamo processare nessuno. Posto che ci sono già norme a garanzia delle funzioni pubbliche dei parlamentari, tutti i cittadini rispondono dei loro atti di fronte alla legge e sono ritenuti non colpevoli sino alla sentenza. I processi vadano avanti. Non inseguiremo chi alza il tono su questo terreno, vogliamo scontrarci con Berlusconi sulla sua azione di governo assolutamente inadeguata».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Se condannato in primo grado, si dovrebbe dimettere? Per Casini no.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Non voglio partecipare a questa discussione, non per calcolo, ma perché potrebbe condizionare processi e sentenze. Cosa dovrà fare il premier andrà valutato dopo l’eventuale sentenza».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Nel merito, non è difficile dire no a tempi certi per processi che oggi durano anche dieci anni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ne siamo talmente convinti che abbiamo proposto cose concrete, da farsi rapidamente: ridurre il numero dei tribunali, prevedendoli solo nei capoluoghi di provincia per concentrarvi risorse umane e materiali; depenalizzazioni per alleggerire il peso sui tribunali; semplificare i meccanismi di notifica degli atti. Dopo di che, possiamo anche valutare tutto quel che si rende necessario dal punto di vista delle procedure per completare questo percorso e la destinazione di risorse che oggi, paradossalmente, vengono tagliate».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Direste no alla reintroduzione dell’immunità parlamentare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Intanto, vorrei sottolineare la vendetta della storia per cui chi si battè con più energia per abolire dell’articolo 68 della Costituzione oggi lo vuole ripristinare. Detto questo, il tema dell’immunità parlamentare - se recuperato nello spirito dei padri costituenti, alla fine di un percorso che preveda una legge elettorale che restituisca agli elettori la scelta degli eletti, che riduca il numero dei parlamentari e corregga il bicameralismo perfetto - credo non debba essere un tabù».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=OELDK&quot;&gt;Il Mattino - Teresa Bartoli &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giulia BONGIORNO: Paletti per la prescrizione o c’è il timore che il sistema non regga.</title>
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  <updated>2009-11-09T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>418798</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: FLI) - Pres. commissione Camera Giustizia &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Caro Direttore,&lt;br /&gt;

l’imperativo categorico del legislatore, la sfi­da con la quale si misura quotidianamente, è coniugare lo sforzo per raggiungere gli obietti­vi con la consapevolezza che esiste una realtà oggettiva dalla quale non si può prescindere. E proprio quando ci si accinge a valutare nuove leggi dirette a ridurre i tempi della prescrizio­ne, o più in generale a porre un limite alla dura­ta dei processi, è importante calare l’astratta previsione legislativa nella concreta realtà quo­tidiana.

&lt;p&gt;
Innanzitutto, sgombriamo il campo da un equivoco: coloro che ritengono la prescrizione «scandalosa di per sé» dimenticano che un cit­tadino non può essere perseguito in eterno; l’esistenza di questo istituto deve quindi essere salvaguardata. Il cittadino ha il diritto di sapere che esiste un termine oltre il quale lo Stato non può più avanzare la propria pretesa punitiva e ha il diritto di conoscere il proprio destino en­tro un certo lasso di tempo. Lo Stato, dal canto suo, ha il dovere di celebrare i processi in tem­pi ragionevoli: la lunghezza danneggia gli im­putati, che rimangono impelagati per anni in vicende giudiziarie, sospinti da un rinvio all’al­tro, e danneggia la collettività — soprattutto chi è vittima dei reati —, che attende invano una sentenza. Pensiamo a quanti si costituisco­no parte civile in un processo per avere ricono­sciuta giustizia e che invecchiano, a volte muo­iono, in attesa di quel riconoscimento. La Corte europea dei diritti dell’uomo ci ha reiteratamen­te bacchettato su questi temi.

&lt;p&gt;
Fatta questa premessa, va detto che, se in Ita­lia il sistema fosse in grado di far fronte alle esi­genze dei cittadini, una legge diretta a limitare i tempi dei processi non avrebbe molte contro­indicazioni. Certo, sarebbe necessario modula­re i termini tenendo conto che le variabili della durata dei processi sono molte: il numero degli imputati e la complessità della materia, per ci­tarne solo due. Sarebbe ad esempio erroneo equiparare un processo per diffamazione a un maxiprocesso per gravi reati, ma con una serie di scrupolosi accorgimenti quei limiti tempora­li potrebbero tradursi in un ottimo incentivo al­l’autorità giudiziaria perché sia più sollecita e meglio organizzata. Tuttavia, se è vero — come è vero — che la giustizia oggi è al collasso e povera di risorse, le possibili soluzioni tecniche da sole non ba­stano. Ecco perché dobbiamo porci un interro­gativo: una riduzione dei tempi di prescrizione dei reati, o l’indicazione di nuovi limiti entro i quali i processi devono essere celebrati, quali conseguenze concrete può avere se prima non si mette il sistema in condizione di celebrare i processi in tempi brevi, compatibili con le reclamate riduzioni di prescrizione?
&lt;p&gt; In definiti­va, non possiamo non considerare che il siste­ma giudiziario è paralizzato — e non certo per colpa di questo governo —, e che i Tribunali sono afflitti da enormi carichi di arretrati. Chi si confronta con la giustizia sa perfetta­mente che alcune disfunzioni potrebbero esse­re corrette con una miglior organizzazione e più impegno da parte dei protagonisti — in pri­mo luogo magistrati e avvocati —, ma sa anche che la maggior parte dei problemi deriva da ca­renze strutturali e di risorse. Ed è a queste che bisogna innanzitutto porre rimedio, senza tra­scurare la necessità di aggiornare la disciplina del codice di procedura penale.

&lt;p&gt;
In definitiva, nel maneggiare lo strumento della prescrizione si deve tener conto che non è ordinando sic et simpliciter di ridurre i tempi dei processi che si trasforma un ordinamento arrugginito in una macchina ben oliata ed effi­ciente: esiste insomma il fondato timore che, introducendo una soluzione che il sistema non è in grado di sostenere, si porrebbe una pietra tombale sopra una serie di vicende processuali che magari proprio adesso stanno, con enorme ritardo, volgendo al termine. 
&lt;p&gt;E allora, come spiegheremmo alle vittime dei reati in attesa di giustizia che, vista la lentezza del sistema, si è deciso che il tempo per ottenere le sentenze — quelle sentenze che aspettano da anni — è sca­duto?

&lt;p&gt;
Naturalmente questa soluzione porterebbe gravi conseguenze anche sul piano della lotta alla criminalità, perché un ordinamento nel quale non vengono emesse condanne offrireb­be un formidabile incentivo al crimine. Ecco perché è necessario che le misure per realizzare il condivisibile obiettivo della riduzione dei tempi dei processi siano accompagnate, se non addirittura precedute, da una serie di interven­ti concreti volti a mettere il sistema in condizio­ne di celebrare i processi stessi.

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=O2CMT&quot;&gt;Corriere della Sera &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Angelino ALFANO: «Dopo il voto ordini separati, legge sulle intercettazioni e nuovo Csm»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/03/angelino-alfano/%C2%ABdopo-il-voto-ordini-separati-legge-sulle-intercettazioni-e-nuovo-csm%C2%BB-intervista/391449"></link>
  <updated>2009-06-03T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391449</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Giustizia (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Separazione degli ordini di giudici e pm, nuova composizione del Csm, intercettazioni: subito dopo le elezioni», dice il ministro della Giustizia Angelino Alfano al Messaggero.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La giustizia italiana è ancora molto lenta, lontana da quella dei maggiori paesi europei, qual è il rischio?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«L’Italia ha già subito numerose condanne per la lentezza della sua giustizia alla quale stiamo cercando di rimediare attraverso Internet e la semplificazione delle procedure nel processo civile, attraverso il filtro per evitare che tutto e sempre vada in Cassazione, punendo la parte che gioca ad allungare i tempi del processo, favorendo le soluzioni extra processuali come la conciliazione civile. È uno sforzo ciclopico, ovviamente di legislatura e anche oltre. Stiamo procedendo e le riforme nel loro insieme sono ben delineate».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Riforme annunciate ma non ancora fatte?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«No. Molte già fatte. Approvate le norme antimafia nell’articolo 2 del ddl sicurezza abbiamo già fatto il più grande pacchetto di contrasto alla mafia dai tempi di Falcone al ministero della giustizia. Al centro vi è, ed è stata riconosciuta questa come la base per le conclusioni del G8, l’aggressione ai patrimoni mafiosi. Abbiamo approvato la riforma del processo civile. Il processo penale pende in commissione giustizia al Senato e dopo le elezioni avrà una importante accelerazione. Abbiamo in cantiere la riforma delle professioni (avvocati, notai, commercialisti) e tutto questo sarà inscritto dentro la cornice della riforma della Costituzione. Subito dopo le elezioni porrò la questione della riforma della giustizia in ambito costituzionale al presidente del Consiglio e ai due partiti della coalizione, Pdl e Lega».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Nel G8 dei ministri dell’Interno e della Giustizia quali soluzioni sono scaturite per contrastare la minaccia del terrorismo internazionale e quella della pirateria sui mari?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«È stato un G8 della concretezza perché su ciascun tema si è individuata una modalità di collaborazione importante. Contro il terrorismo è centrale la cooperazione e lo scambio di informazioni tra le forze di polizia e la mutua collaborazione tra i Paesi. L’obiettivo è quello di identificare i luoghi dove avviene la radicalizzazione dello scontro e le connessioni tra il traffico di armi e le organizzazioni terroristiche. Per la lotta alla pirateria, che l’Italia ha chiesto di inserire tra i temi del G8, è necessaria una collaborazione internazionale, anche includendo l’utilizzo delle Corti esistenti e la possibilità dell’istituzione di nuove Corti internazionali. Il problema è come poter processare i pirati dopo il loro arresto e come poter confiscare i beni da essi illegittimamente acquisiti».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sui respingimenti il governo manterrà la linea dura?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Ci troviamo in una condizione paradossale. Se le frontiere fossero una groviera alimenteremmo il senso di insicurezza come ha fatto la sinistra quand’era al governo. Volendo impedire questo, occorre fare quel che ha fatto il governo Berlusconi con accordi internazionali che rendano il respingimento come l’estrema ratio. È chiaro che la prima misura è quella di bloccare le partenze. Quando il centro di Lampedusa era pieno si gridava allo scandalo per il mancato funzionamento degli accordi con la Libia ora che il centro di Lampedusa è vuoto si grida allo scandalo contro i respingimenti».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Come assicurare il diritto d’asilo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Nella recente polemica con Malta, l’Italia si è fatta carico di doveri umanitari pur non avendo in quel caso specifico un obbligo. È chiaro che l’Italia è una Repubblica libera e sovrana, con delle regole che devono essere rispettate da tutti coloro che vogliono venire a viverci. Porremo al Consiglio Gai (dei ministri della giustizia e degli Interni) di domani e venerdì la questione che l’Europa deve essere viva e presente nel riconoscere all’Italia la particolarissima condizione di Stato confine. Lampedusa, Porto Empedocle, non sono il confine solo dell’Italia, ma quello dell’Europa che deve dimostrare di esistere. Anche i negoziati hanno dei costi e non possono essere addossati solo all’Italia che è paese di frontiera e di transito».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Nel ddl sulle intercettazioni che il 9 giugno prossimo va al voto dell’aula di Montecitorio resteranno il carcere per i giornalisti e le pesanti sanzioni per gli editori?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«L’obiettivo è quello di salvaguardare la privacy dei cittadini senza tagliare le unghie ai magistrati inquirenti. Di questo strumento si è fatto abuso e la spesa è andata fuori controllo, occorre fissare regole che siano davvero osservate. Il codice dice che si possono disporre le intercettazioni se sono “assolutamente indispensabili per la prosecuzione delle indagini”. Ma evidentemente c’è stato un abuso della norma che ha portato a una spesa fuori controllo. Spero che il ddl sia approvato in tempi rapidi».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Qual è il suo prossimo obiettivo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«La nuova sfida che dobbiamo affrontare è l’abbattimento dell’arretrato delle cause civili e penali. Per fare correre la giustizia bisogna smaltire questa pesante zavorra di arretrato, nonostante le riforme fatte è difficile immaginare che si possa accelerare se non si abbatte il peso dei vecchi processi».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Le carceri sono di nuovo stracolme, come farà ad evitare che esplodano?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Ho ricevuto dal capo dell’amministrazione penitenziaria l’ipotesi del piano straordinario che presto porterò al Consiglio dei ministri per dare il via alla più grossa ristrutturazione penitenziaria mai fatta in Italia. Mi rendo conto che è un tentativo ambizioso e per questo stiamo coinvolgendo i privati. Abbiamo già preso contatti coi vertici della Confindustria per far sì che i privati abbiano ruolo e responsabilità nello svolgimento di questo importante compito».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ministro Alfano, personalmente, che idea si è fatto sulle accese polemiche di questi giorni al premier Berlusconi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Ho lavorato al suo fianco per anni prima di diventare ministro ed è l’esatto contrario di come la sinistra del pettegolezzo vuol presentarlo. È sotto gli occhi di tutti quel che si verifica alla fine di ogni suo intervento pubblico: un’indescrivibile numero di ragazze e ragazzi letteralmente gli saltano addosso, gli stringono la mano, gli chiedono autografi, appuntamenti. Del resto basti vedere il numero di club spontanei che sorgono attorno alla sua figura (come “Meno male che Silvio c’è”) per rendersi conto di come tutto questo entusiasmo abbia poi una traduzione politica immediata».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Siamo a tre giorni dal voto per il Parlamento europeo: che cosa accadrà?&lt;/b&gt;
&lt;br /&gt;

«Noi speriamo di rappresentare il più grande gruppo dentro il Ppe e rileviamo che la sinistra non ha detto a quale gruppo parlamentare iscriverà i propri eurodeputati. Cioè mandano i propri in Europa con destinazione ignota. È la prova che non sono in grado di scegliere tra le grandi famiglie europee: quella popolare e quella socialista».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=MDE4B&quot;&gt;Il Messaggero - Mario Coffaro&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonello SORO: «Di Pietro? Un partito personale che aiuta il Pdl»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/09/08/antonello-soro/%C2%ABdi-pietro-un-partito-personale-che-aiuta-il-pdl%C2%BB-intervista/359128"></link>
  <updated>2008-09-08T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>359128</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Onorevole Soro: basta risse nel Pd, dite, ma il nervosismo è alle stelle. Dopo le tensioni con i sindaci, ecco Parisi contro Veltroni, e il battibecco Franceschini- D’Alema. Da dove si riparte?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Dall’avere sempre presente che, per un tempo non breve, l’unica alternativa a un governo di centrodestra è il Pd. Nessuno può immaginare un progetto che ne prescinda. È una considerazione scontata, ma ogni tanto viene rimossa».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Da chi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«C’è un vezzo tafazzista al centro e alla periferia del partito. E il sistema di informazione esercita una forza critica sul Pd che non utilizzava quando all’opposizione c’era la CdL. C’è un monitoraggio ossessivo sugli aggettivi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Colpa dei giornali se i dirigenti litigano? Almeno su questo siete d’accordo con il PdL.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Certo, un gruppo dirigente responsabile dovrebbe mettere da parte il carosello di personalismi che ha trionfato finora, le scorie di stagioni passate, le nostalgie e frustrazioni che hanno difficoltà ad adattarsi alla novità del Pd. Abbiamo scelto una forma partito che prevede una leadership molto forte. Il ciclo politico di Veltroni è appena iniziato».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Scalfari usa una metafora efficace: il Pd è una casa rabbuiata e tocca a Veltroni illuminarla. Come?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«A Firenze ha dato indicazioni chiare. Il punto di difficoltà è che siamo indietro nello strutturarci sul territorio. La gente deve partecipare alla vita politica, serve una sponda forte in scuole e fabbriche. Bisogna creare un circolo virtuoso con l’opposizione parlamentare».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;L’alleanza con Di Pietro è stracciata o viva e vegeta, come sostiene il leader di IdV?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«È semplice: con il governo Prodi e alla vigilia delle elezioni Di Pietro ha condiviso la nostra impostazione riformista. Dopo il voto ha stracciato gli impegni, a partire dal gruppo unico, e ha intrapreso un’opposizione massimalista che di solito è funzionale alla maggioranza come pretesto per rifiutare il confronto».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Quindi addio patto?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ci saranno occasioni di convergenza in Parlamento. Ma la nostra prospettiva non è né deve mai essere condizionata da Di Pietro. Abbiamo un orizzonte più ampio del suo partito personale».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Insomma, IdV come l’Udc? Convergenze da verificare caso per caso?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Sì. Spero che ci saranno anche con l’Udc».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
In molti dubitano della linea dialogante con il governo. Secondo lei pagherà?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Questo è un tormentone. Nell’uso corretto, dialogo è sinonimo di confronto e contrario di inciucio. Sbaglia chi pensa che collaboriamo con il governo, ma se rinunciamo a qualsiasi partecipazione al processo legislativo tanto vale andare a casa».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Sul processo civile Veltroni sembra ipotizzare un esito fruttuoso del dialogo. È così?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ci sono materie, penso alle politiche economiche, in cui il dialogo è destinato a non convergere. E altre in cui sono auspicabili intese nell’interesse del Paese. L’efficienza della giustizia era nel programma di entrambi gli schieramenti».&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;Più spine sul processo penale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Sì, ma abbiamo il dovere di ridiscutere le nostre certezze senza ideologismi. L’autonomia dei poteri dello Stato è intoccabile, ma vanno ripensati i modi attraverso cui l’indipendenza dei giudici si esercita. A impedire le riforme in passato non è stato solo il conflitto di interessi di Berlusconi ma anche rigidità corporative dell’Anm. Non dividiamoci nel partito degli amici e nemici dei magistrati». &lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Sul testamento biologico la Finocchiaro è pronta a discutere tutto perché la priorità è una legge, per Veronesi invece è meglio niente di un testo insoddisfacente come sulla fecondazione. Per lei?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Noi ci siamo impegnati a fare una legge, io sono per farla e credo si possa trovare un punto di equilibrio nel Pd e con il PdL. Il 25 settembre c’è una riunione del gruppo di Camera e Senato sulla bioetica. Il tema della fine vita è delicato, al di là della fede è difficile dare risposte categoriche. Se per avere una legge tutti dovranno fare qualche rinuncia, lo ritengo doveroso».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=J5UWZ&quot;&gt;l'Unità - Federica Fantozzi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio DI PIETRO: Depositato il quesito referendario per abrogare il Lodo Alfano.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/07/30/antonio-di-pietro/depositato-il-quesito-referendario-per-abrogare-il-lodo-alfano/358461"></link>
  <updated>2008-07-30T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>358461</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;L'Idv lavora alla cancellazione del proveddimento sull'immunità per le alte cariche dello Stato&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

ROMA - Antonio Di Pietro ha presentato in Cassazione il quesito referendario per cancellare la legge sulla sospensione dei processi penali per le quattro più alte cariche dello Stato (il Lodo Alfano). La notizia è stata confermata dall'Italia dei valori attraverso una nota. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;«CONTO ALLA ROVESCIA»&lt;/b&gt; - «Inizia il conto alla rovescia per chiedere ai cittadini cosa ne pensano della legge sull'impunità che si è fatta apposta il presidente del Consiglio Berlusconi per non farsi processare» ha spiegato Di Pietro all'entrata del Palazzaccio. «Noi siamo qui perché occorre sapere prima se Berlusconi è un mascalzone o una persona perbene - ha detto Di Pietro - occorre saperlo prima, non dopo che ha governato e si è magari fatto gli affari suoi. Siamo qui con determinazione, dopo aver depositato il quesito, entro tre mesi avremo il responso dei cittadini per sapere se la legge è uguale per tutti o meno, per i soliti quattro furbetti». Di Pietro ha poi esortato il Pd a partecipare alla raccolta delle firme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;IL TESTO&lt;/b&gt; - Ecco il testo del quesito: «Volete voi che sia abrogata la legge 23 luglio 2008, n. 124, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 25 luglio 2008, recante &quot;Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato&quot;?».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;LE CRITICHE&lt;/b&gt; - La legge, di cui potrebbe beneficiare il premier Silvio Berlusconi imputato a Milano per corruzione in atti giudiziari nel processo stralcio per i fondi neri Mediaset, è stata approvata dal Parlamento con i voti contrari del centrosinistra. Di Pietro, che ha fatto della giustizia il suo cavallo di battaglia nel contrasto al governo Berlusconi, ha anche criticato il capo dello Stato per avere promulgato la legge, che porta il nome del ministro della Giustizia, Angelino Alfano. 

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/08_luglio_30/referendum_lodo_alfano_di_pietro_72e47b62-5e1f-11dd-9ccd-00144f02aabc_print.html&quot;&gt;Corriere della Sera.it&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Rita BERNARDINI: I radicali vogliono abolire l’obbligatorietà dell’azione penale.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/06/20/rita-bernardini/i-radicali-vogliono-abolire-l%E2%80%99obbligatoriet%C3%A0-dell%E2%80%99azione-penale/357085"></link>
  <updated>2008-06-20T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>357085</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) - Assessore Provincia Avellino (Partito: Radicali italiani) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;«Abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale».&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
Proposta di legge costituzionale.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Firmato: i radicali.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Già, perché se Berlusconi fa approvare le norme che sospendono i processi - e che secondo molti espongono a rischio proprio il principio della obbligatorietà dell’azione penale - e Veltroni prima delle elezioni proponeva una riforma del sistema che toccava anche questo aspetto, &lt;b&gt;i radicali vanno dritti al punto.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;«E un principio che astrattamente è condivisibile»,&lt;/b&gt; spiega Rita Bernardini, prima firmataria della proposta di legge e segretaria dei Radicali italiani.&lt;br /&gt;
 Ma, aggiunge, &lt;b&gt;«determina una serie di inevitabili conseguenze negative».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Dunque, meglio abolirlo. E non solo.&lt;br /&gt;
 Poi verrà anche il tempo per tornare sulla questione della separazione delle carriere. &lt;br /&gt;
E anche per discutere di elettività dell’ufficio del pubblico ministero.&lt;br /&gt;
 

 

Una rivoluzione, dunque, quella che i radicali tornano a proporre e che inizia il suo percorso dall’obbligatorietà dell’azione penale di cui, appunto, si chiede l’abolizione.&lt;br /&gt;
 Il testo presentato dai radicali - insieme ad altre proposte già avanzate nella scorsa legislatura, consiste in un solo articolo che sostituisce l’articolo 112 della Costituzione. &lt;br /&gt;
«Ciascun Procuratore generale presso la Corte d’appello - recita l’articolato - stabilisce di anno in anno, per il proprio distretto di competenza, le priorità nell’esercizio dell’azione penale, in attuazione delle linee guida definite a livello nazionale dal Ministro della giustizia, che le illustra, entro il 30 novembre di ciascun anno, in una relazione annuale al Parlamento».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

 

 

Di tutto ciò si parlerà a settembre quando è in programma un convegno internazionale.&lt;br /&gt;
 Il testo depositato, infatti, non va considerato definitivo, anzi.&lt;br /&gt;
 &lt;b&gt;«Non è Vangelo - dice la Bernardini - ma da lì vogliamo partire.&lt;br /&gt;
 Abbiamo pensato a questo convegno, al quale sono invitati ospiti di diversa estrazione, anche perché dal dibattito possa uscire una proposta di riforma che convinca tutti. &lt;br /&gt;
Si tratta di un tema - aggiunge - sul quale è possibile trovare sponde nei due schieramenti».&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
 

C’è da crederlo. Veltroni, ad esempio, in campagna elettorale proprio sulla pagina di Radio Carcere che esce sul Riformista avanzò una proposta di riforma generale della giustizia nella quale si toccava anche il principio della obbligatorietà dell’azione penale.&lt;br /&gt;
 E, invece, notizia di questi giorni che Berlusconi pensi a uno scudo per le alte cariche dello Stato e intanto blocca i processi e lo fa rischiando di sterilizzare proprio l’obbligatorietà dell’azione penale.&lt;br /&gt;
 I radicali, invece, pensano di cancellato tout court.&lt;br /&gt;
 Il risultato pratico alla fine non sarebbe dissimile ma, certo, ci sono evidenti differenze nelle motivazioni da cui ci si è mossi, nella forma scelta - una norma costituzionale e non un emendamento a un decreto legge - e anche negli obiettivi.&lt;br /&gt;
 

 

Che vi siano delle differenze, d’altra parte, è un fatto che Rita Bernardini rivendica su tutta la linea.&lt;br /&gt;
 E lo fa anche ricordando la condanna a 4 mesi ricevuta l’altro ieri per una cessione di marijuana nell’ambito di una iniziativa sull’uso terapeutico della canapa indiana.&lt;br /&gt;
 &lt;b&gt;«Avrei potuto non andare in Tribunale - spiega ero giustificata.&lt;br /&gt;
 Il caso sarebbe stato rinviato e poi sarebbe finito tra quelli che vengono sospesi per la norma salva-premier, essendo la cessione del maggio 2002.&lt;br /&gt;
 Invece, ho preferito affrontare il processo, non come Berlusconi che non vuole fare le riforme in modo serio ma parte sempre dai suoi problemi personali».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
 

&lt;br /&gt;
«Infatti - osserva la Bernardini - si vanno facendo diversi interventi che incidono sulla obbligatorietà dell’azione penale ma non si ha il coraggio di mettere mano a una vera e propria riforma. La circolare firmata da Maddalena, in fondo, cosa diceva se non di non portare avanti i processi indultati?».&lt;br /&gt;
 &lt;b&gt;«E se nessuno si assume la responsabilità di una scelta politica generale, alla fine le scelte sui processi da far andare avanti rimangono in mano a dei funzionari dello Stato.&lt;br /&gt;
 Insomma, quella che dovrebbe essere una scelta politica viene esercitata da uffici, come le Procure, e da persone che hanno vinto un concorso ma che non sono state elette».&lt;/b&gt; 
 &lt;br /&gt;


La proposta di legge costituzionale dei radicali, quindi, &lt;b&gt;«è l’inizio di un percorso che prevede anche la separazione delle carriere e l’elezione dell’ufficio del pubblico ministero».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Intanto con il testo presentato si rimette la responsabilità di stabilire le priorità in ordine all’esercizio dell’azione penale in capo a ciascun Procuratore generale presso la Corte di Appello, in attuazione - però - «delle &lt;b&gt;linee guida definite a livello nazionale dal Ministero della giustizia».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

 
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=IGUSY&quot;&gt;Il Riformista - A.Calvi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco PERDUCA: Al direttore del Foglio.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/06/20/marco-perduca/al-direttore-del-foglio/357083"></link>
  <updated>2008-06-20T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>357083</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giusto per dovere di cronaca&lt;/b&gt; volevo segnalare al signor Punzi, che pur passa tutto il dì in ascolto di Radio radicale, che quanto detto in Senato dai radicali Emma Bonino, Donatella Poretti e il sottoscritto sull’emendamento dei senatori Vizzini e Berselli non può essere epitetato di forcaiolismo, giustizialismo o antiberlusconismo.&lt;br /&gt;
 &lt;b&gt;Le proposte dei Radicali sulla giustizia sono altre, e Radio radicale le diffonde quotidianamente;&lt;/b&gt; esse puntano al cuore del problema: l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, l’unica riforma che oggi può avviare, anticipata da un’amnistia, il recupero della legalità in Italia. &lt;br /&gt;
In attesa degli autorevoli pareri di costituzionalità su quanto adottato mercoledì scorso annoiamoci su altro, non mi pare che manchino motivi. 
&lt;br /&gt;

 

Cordialmente &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=124682&quot;&gt;Il Foglio - Marco  Perduca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rita BERNARDINI: Enzo Tortora: la sua e nostra battaglia per la Giustizia Giusta è purtroppo tuttora urgente.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/06/17/rita-bernardini/enzo-tortora-la-sua-e-nostra-battaglia-per-la-giustizia-giusta-%C3%A8-purtroppo-tuttora-urgente/356989"></link>
  <updated>2008-06-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>356989</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) - Assessore Provincia Avellino (Partito: Radicali italiani) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;17 giugno: a 25 anni dall’inizio del “caso Tortora”, a 20 anni dalla morte, Genova dedica a Tortora una galleria in centro città.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria Nazionale di Radicali Italiani, deputata radicale-PD e membro della Commissione Giustizia alla Camera.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Oggi 17 giugno ricorre il 25° anniversario del clamoroso arresto di Enzo Tortora&lt;/b&gt;, all’interno della maxi-operazione della Procura di Napoli contro la NCO, la Nuova Camorra Organizzata.&lt;br /&gt;
 In quella notte furono arrestate oltre 850 persone, 200 delle quali furono del tutto prosciolte, 90 risultarono coinvolte per “pura omonimia” e del tutto estranee ai fatti contestati. &lt;br /&gt;
Il polverone che fu alzato dall’impresa di “macelleria giudiziaria” fu tale da “obnubilare” (per usare le parole di Enzo) l’opinione pubblica italiana e distrarre l’attenzione dagli scandali della gestione del terremoto.&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Un anno dopo, sempre il 17 giugno 1984&lt;/b&gt;, Tortora veniva eletto al parlamento Europeo con oltre 400.000 voti di preferenza personale nelle liste del Partito Radicale, di cui poi divenne Presidente.&lt;br /&gt;





&lt;b&gt;Ma la macchina infernale&lt;/b&gt;, messa in moto da alcuni magistrati, alcuni giornalisti e un manipolo di pregiudicati “pentiti”, era ormai avviata ed il Tribunale di Napoli nel settembre 1985 emetteva la sua vergognosa sentenza di primo grado, in cui si dichiarava Enzo Tortora colpevole, con esemplare condanna ad oltre 10 anni.&lt;br /&gt;



Esattamente a quattro anni dall’infamante arresto, ancora il 17 giugno 1987, &lt;b&gt;la Corte di Cassazione assolverà in via definitiva Tortora da ogni accusa&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;confermando la sentenza dell’Appello.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;





A distanza di anni, come radicali, vogliamo ricordare questi coincidenti anniversari, affinché, come disse Leonardo Sciascia e come fu scritto sulla tomba di Tortora al cimitero monumentale di Milano: “non sia un’illusione”. &lt;br /&gt;
Affinché non sia stata una speranza illusoria la battaglia per la Giustizia Giusta che Enzo ha combattuto, da radicale e che portò alla grande vittoria dei referendum “Tortora” per la responsabilità civile dei magistrati. 
&lt;br /&gt;




A vent’anni dalla prematura morte, nell’anniversario dell’incredibile arresto, accogliamo con soddisfazione la decisione del Sindaco Marta Vincenzi e della sua Giunta di onorare il genovese Enzo Tortora con l’intitolazione della galleria che collega la centralissima “via Roma” con la storica “galleria Mazzini”, all’altezza del Ristorante Europa.&lt;br /&gt;
 Giunge così a conclusione un lungo iter politico e burocratico. &lt;br /&gt;
Ne siamo felici: la sua Genova, sana ora una colpevole dimenticanza e dà un contributo a ricordare. Ma il “caso Tortora” è stato per noi radicali il “caso Italia”, un episodio eclatante di malagiustizia che, grazie all’impegno ed al sacrificio di Tortora, ha segnato una tappa importante della lotta, quanto mai necessaria ed urgente, per la Giustizia Giusta. Oggi come 25 anni fa.


 

 
  
 &lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=124345&quot;&gt;Radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rita BERNARDINI: Giustizia: i dati Istat attestano un calo degli omicidi.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/05/07/rita-bernardini/giustizia-i-dati-istat-attestano-un-calo-degli-omicidi/355169"></link>
  <updated>2008-05-07T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>355169</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) - Assessore Provincia Avellino (Partito: Radicali italiani) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ovvero l'obiettivo fallimento delle politiche &quot;gridaiole&quot;&lt;br /&gt;
• Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria Nazionale di Radicali Italiani, deputata radicale eletta nelle liste del PD.&lt;br /&gt;


I dati Istat sulla progressiva riduzione del numero degli omicidi commessi ogni anno in Italia, confermano la strumentalizzazione messa in atto, soprattutto nel corso della campagna elettorale, da alcune forze politiche e dai mezzi di comunicazione di massa che hanno ignobilmente soffiato sul fuoco confondendo la politica della sicurezza con quella della giustizia.&lt;br /&gt;


In Italia le politiche e la politica non si basano più su dati scientifici che ci aiutano ad analizzare l'andamento di determinati fenomeni sociali, ma sulla &quot;percezione&quot; che ne hanno i cittadini bombardati quotidianamente da ore e ore di informazione drogata, indirizzata a suscitare paure e smarrimento nell'opinione pubblica. &lt;br /&gt;
Per non parlare dei fenomeni di emulazione provocati negli strati della popolazione meno attrezzati e più esposti alle sollecitazioni dei mass media; a questo proposito vale la pena ricordare vicende come quella dei &quot;sassi dal cavalcavia&quot; o i suicidi di studenti in occasione dell'arrivo delle pagelle scolastiche, o fenomeni di bullismo di più recente &quot;promozione&quot; televisiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

 

E' incredibile che quasi nessuno parli, scriva, rifletta e proponga riforme&lt;/b&gt; sullo stato agonizzante della nostra &quot;giustizia&quot; con milioni di processi arretrati che non verranno mai celebrati perché cadranno in prescrizione.&lt;br /&gt;
 La rapidità dei processi e la certezza della pena sono stati ormai sostituiti dalle inutili urla televisive di chi la spara più grossa, di chi invoca o organizza &quot;ronde&quot;, di chi auspica ergastolo o pena di morte senza rendersi conto che quando il delitto è commesso le politiche &quot;gridaiole&quot; hanno già registrato la loro piena sconfitta.&lt;br /&gt;
 Da parte nostra – di delegazione radicale all'interno del Gruppo del Partito Democratico – abbiamo già presentato un pacchetto di proposte sulla Giustizia a partire dall'abolizione della obbligatorietà dell'azione penale, causa principale della paralisi e della conseguente ingestibilità del processo penale.&lt;br /&gt;


 

 
  

 

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=121913&quot;&gt;Radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ANTONIO BASSOLINO: Rifiuti a Napoli, Bassolino a giudizio</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/03/01/antonio-bassolino/rifiuti-a-napoli-bassolino-a-giudizio/329646"></link>
  <updated>2008-03-01T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Campania (Partito: DS) - Consigliere Regione Campania (Lista di elezione: DS) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Secondo i magistrati ci sarebbero state irregolarità nelle politiche di smaltimento.L'ex sindaco e altri 27 imputati andranno a processo il 14 maggio sulla vicenda del contratto Fibe.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;NAPOLI - L'ex sindaco di Napoli e attuale presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, è stato rinviato a giudizio per la vicenda dell'emergenza rifiuti di Napoli.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Lo ha deciso il giudice per le udienze preliminari Marcello Piscopo che, dopo alcune ore di camera di consiglio, ha valutato e accolto le richieste di rinvio a giudizio avanzate dai pm Paolo Sirleo e Giuseppe Noviello nei confronti del «governatore», dei vertici Impregilo e di altri 27 indagati tra funzionari delle aziende del gruppo e subcommissari e tecnici dell'emergenza.&lt;br /&gt;
 

&lt;b&gt;«SENTENZA ANNUNCIATA»&lt;/b&gt; - Bassolino è stato chiamato in causa in qualità di ex commissario di governo per l’emergenza rifiuti, i suoi vice Giulio Facchi e Raffaele Vanoli, gli ex vertici dell'Impregilo, a partire da Pier Giorgio Romiti, ad dell'Impregilo fino al novembre 2006, Armando Cattaneo, dirigente Fibe e Paolo Romiti, dirigente Fisia Italimpianti . &lt;b&gt;Secondo gli avvocati di Bassolino,&lt;/b&gt; Giuseppe Fusco e Massimo Krogh, &lt;b&gt;si tratta di una «sentenza annunciata».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; 
LE IRREGOLARITA'&lt;/b&gt; - La questione riguarda presunte irregolarità nello smaltimento dei rifiuti in Campania fino al dicembre 2005, quando fu rescisso il contratto con la Fibe, azienda Impregilo che se ne occupava dal 1998. Questa mattina, al termine dell'ascolto delle arringhe difensive, l'avvocato che rappresenta la Regione come parte offesa nel procedimento, Pino Vitiello, e il curatore speciale, Roberto Fiore, hanno presentato una istanza di 200 pagine per richiedere anche il congelamento dei beni personali dei 28 imputati, compresi conti correnti o pignoramenti del quinto dello stipendio, qualora fossero rinviati a giudizio. Il processo comincerà il 14 maggio davanti alla quinta sezione del Tribunale di Napoli.&lt;br /&gt;



&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/cronache/08_febbraio_29/bassolino_rinviato_a_giudizio_47a7aa98-e6ea-11dc-84b2-0003ba99c667.shtml&quot;&gt;Corriere.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: Non ha la grazia chi pretende l'assoluzione</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/01/12/giorgio-napolitano/non-ha-la-grazia-chi-pretende-lassoluzione/327901"></link>
  <updated>2008-01-12T00:00:00Z</updated>
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  <id>327901</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;ROMA - Sul caso della grazia a &lt;b&gt;Bruno Contrada&lt;/b&gt; &quot;non vi è stata alcuna marcia indietro, come si è volgarmente affermato da qualche parte, nè tantomeno ho subito condizionamenti di sorta&quot;. La precisazione, pesantissima, è del presidente della Repubblica &lt;b&gt;Giorgio Napolitano&lt;/b&gt; che risponde a una lettera inviata dal senatore di An &lt;b&gt;Gustavo Selva&lt;/b&gt;. Nella missiva il senatore difende l'ex capo del Sisde di Palermo, condannato con sentenza definitiva a dieci anni di carcere, e richiede la concessione d'ufficio della grazia.
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Sia chiaro, scrive Napolitano, che &quot;&lt;b&gt;non ha la grazia chi pretende l'assoluzione&lt;/b&gt;&quot;. Chi quindi si professa innocente e ingiustamente condannato non può avere la grazia. &quot;Nella sua ieri mi chiede di concedere di ufficio la grazia al dottor Bruno Contrada, comunicandomi che questi le ha dichiarato, con decisa determinazione, che non presenterà mai domanda di grazia nè ha mai autorizzato alcuno a farlo in sua vece: e ciò in quanto egli si sente in scienza e coscienza innocente dalle colpe che hanno portato alla sentenza definitiva di condanna&quot;.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

&quot;Quanto esposto nella sua lettera è in linea con le dichiarazioni più volte rese a organi di stampa da Contrada e dal suo legale - prosegue Napolitano - Questi, dopo avermi trasmesso - il 20 dicembre scorso una 'implorazione in favore di Bruno Contrada', ha successivamente assunto che essa non andava considerata come domanda di grazia, ma solo come sollecitazione al Capo dello Stato perchè attivasse motu proprio la procedura per l'atto di clemenza; ha inoltre precisato l' intenzione - sua e del Contrada - di presentare ricorso per la revisione della condanna ritenuta profondamente ingiusta&quot;.

&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


&quot;Nell'esercitare il potere costituzionale di concedere le grazie e commutare le pene - scrive il capo dello Stato - mi sono sempre doverosamente attenuto ai principi indicati dalla Corte Costituzionale e ai precedenti che non fossero in contrasto&quot; con quanto espresso nella sentenza della Consulta del 2006.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

Quanto alla grazia che l'esponente di An sollecitava per Contrada, ritenendolo innocente rispetto all'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa che ha portato alla sua condanna, Napolitano ricorda che &quot;la grazia non può mai costituire un improprio rimedio, volto a sindacare la correttezza della decisione penale adottata dal giudice&quot;. Non può essere, quindi, una scelta che va a &quot;correggere&quot; una sentenza penale, un quarto grado di giudizio. Ci sarebbe, in questo caso, un conflitto tra poteri dello Stato.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

&quot;E' questa la ragione per la quale, nel prendere doverosamente atto che, a seguito delle dichiarazioni di Contrada e del suo legale, la &quot;implorazione&quot; dell'avvocato non doveva essere configurata come domanda di grazia, ho comunicato al Ministro della Giustizia, il 9 gennaio scorso, che la procedura aperta su quella base non poteva dunque avere ulteriore corso: non vi è stata pertanto alcuna &quot;marcia indietro&quot;, come si è volgarmente affermato da qualche parte, nè tantomeno ho subìto condizionamenti di sorta&quot;.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

E infine, a proposito delle critiche di Selva circa la fondatezza della sentenza definitiva di condanna, &quot;è evidente l'impossibilità per il Presidente della Repubblica di raccoglierle a qualunque titolo, esprimendo valutazioni indebite su una decisione della magistratura&quot;.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/caso-contrada/quirinale-contrada/quirinale-contrada.html&quot;&gt;la Repubblica.it&lt;/a&gt;</summary>
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