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  <title>Openpolis - Argomento: politica economica</title>
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  <updated>2012-05-07T00:00:00Z</updated>
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  <title>Paolo FERRERO: Amministrative: &quot;Bene sinistra e Grillo. Disfatta Monti&quot;</title>
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  <updated>2012-05-07T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>627178</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«Se i primi dati dovessero esser confermati, quello di Orlando a Palermo sarebbe un risultato straordinario, al quale abbiamo collaborato dal primo momento come Federazione della Sinistra, dando vita alla lista «La sinistra e gli ecologisti» che insieme all'IdV appoggia Orlando. Ottimo il risultato di Doria, che abbiamo sostenuto a Genova e che può tranquillamente vincere le elezioni. È evidente che il centrosinistra moderato è in crisi mentre avanzano le liste della 'nuovà sinistra, inclusiva, nella quale noi crediamo, in linea anche coi risultati di Melenchon in Francia e di Syriza in Grecia». 
&lt;p&gt; «Quanto all'affermazione delle liste di Grillo noi la consideriamo un risultato positivo. Segnala una grande volontà di cambiamento che deve essere ascoltata e che ha raccolto molti voti anche a destra, destra che è miseramente crollata. Grillo pone il problema del cambiamento della politica e del superamento dei privilegi della casta. Noi poniamo il tema del cambiamento della politica ma anche quello della politica economica: lotta alla disoccupazione con un forte intervento pubblico in economia, patrimoniale, difesa dei diritti dei lavoratori. In ogni caso è evidente che le forze che sostengono il governo Monti hanno subito una pesante disfatta e che quindi se ne deve andare a casa alla velocità della luce prima di fare altri danni».&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2012/5/7/22284-ferrero-prc-bene-sinistra-e-grillo-disfatta-monti/&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: «Invitiamo Di Pietro e Vendola a smettere di inseguire Bersani, bloccare il Fiscal Compact e unire la sinistra» </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/24/paolo-ferrero/%C2%ABinvitiamo-di-pietro-e-vendola-a-smettere-di-inseguire-bersani-bloccare-il-fiscal-compact-e-unire-la-sinistra%C2%BB/626897"></link>
  <updated>2012-04-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626897</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi ha aperto la strada alla sconfitta di Sarkozy ed alla vittoria di Hollande. Si tratta di un risultato positivo ma se si trattasse solo di questo non sarebbe un grande risultato. Quante volte in Europa la guida dei governi è passata dalla destra al centro sinistra e ai socialisti senza che cambiasse poi molto?
&lt;p&gt;

Il risultato francese è quindi reso importante dall’affermazione del Front de Gauche guidato da Melenchon, perché l’affermazione della sinistra, su una piattaforma totalmente alternativa alle politiche neoliberiste, è il vero dato qualificante. In Francia, non solo il cameriere della Merkel viene sconfitto, ma Hollande ha dovuto fare una campagna elettorale molto spostata sui temi della redistribuzione della ricchezza e della lotta alla speculazione finanziaria e in parlamento dovrà fare i conti con una nutrita pattuglia di parlamentari della sinistra che saranno in grado di condizionarne l’attività. A costo di scandalizzare i benpensanti, ritengo che paradossalmente anche una parte del voto al Front National spinge in questa direzione. Il Front è un partito barbarico e neonazista. Una parte del voto al Fn non è però un voto ideologico ma esprime un disagio sociale che chiede una profonda modifica della politica economica francese ed europea in senso sociale ed egualitario.
&lt;p&gt;

Il voto francese rappresenta quindi una rilevantissima battuta d’arresto del folle programma della Merkel basato su politiche recessive finalizzate a demolire lo stato sociale e a comprimere i salari al fine di aumentare la capacità competitiva del sistema produttivo tedesco. Il voto francese apre una possibilità che deve essere utilizzata per rovesciare la politica economica sin qui imposta all’Europa.
&lt;p&gt;

In questo contesto il primo passo consiste nel boicottare l’approvazione del Fiscal Compact. Com’è noto il Fiscal Compact è un accordo europeo – firmato dall’altro cameriere della Merkel che risponde al nome di Mario Monti – che prevede per l’Italia una riduzione del debito pubblico di oltre 40 miliardi all’anno per i prossimi vent’anni. Si tratta di una massacrata pazzesca che terrà l’Italia in recessione nei prossimi decenni. Una vera e propria follia. Hollande ha già detto che non intende firmare il Fiscal Compact perché lo vuole modificare.
&lt;p&gt;

Il prode Bersani, che inneggia alla vittoria di Hollande, non ha trovato di meglio che dare una mano a Sarkozy dicendo che il Fiscal Compact va approvato per poi modificarlo. E’ del tutto evidente che se l’Italia approva il Fiscal Compact questo rafforza le destre della Merkel e di Sarkozy e indebolisce Hollande che a questo punto si troverà solo. Già una volta il centro sinistra italiano ha lasciato solo il governo francese di Jospin sulla battaglia per le 35 ore ma questa ignavia opportunista del centro sinistra italiano è francamente rivoltante. Il minimo che possa fare il PD è di rifiutarsi di votare a favore del Fiscal Compact per porre l’obiettivo di una sua ricontrattazione dopo le elezioni francesi e Olandesi, che possono cambiare lo scenario europeo.
&lt;p&gt;

La posizione di Bersani è vergognosa e per questo invitiamo Di Pietro e Vendola a smettere di inseguire il Pd per ricomporre la foto di Vasto: per fare cosa , per approvare le politiche economiche della Merkel? Occorre al contrario aggregare la sinistra e fare anche in Italia un Front de Gauche che dica con chiarezza che per uscire dalla crisi serve la redistribuzione del reddito, la lotta alla speculazione e una forte politica economica pubblica finalizzata all’occupazione e basata sulla costruzione di un polo pubblico del credito.
&lt;p&gt;

Boicottare l’approvazione del Fiscal Compact e unire la sinistra: queste sono le vere urgenze che abbiamo in Italia.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2012/4/24/21951-ferrero-a-vendola-e-di-pietro-bloccare-il-fiscal-compact-e/&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio BORGHESI: &quot;Intollerabili differenze tra ricchi e poveri&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/04/01/antonio-borghesi/intollerabili-differenze-tra-ricchi-e-poveri/626429"></link>
  <updated>2012-04-01T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626429</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
''Lo studio di Bankitalia fotografa una realtà drammatica e preoccupante sulla quale il governo Monti dovrebbe avviare una seria riflessione, invece di accanirsi su battaglie ideologiche come quella sull'articolo 18. Le differenze tra ricchi e poveri sono ormai intollerabili, così come il conflitto generazionale
in termini di reddito tra padri e figli''. 
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Lo ha detto Antonio Borghesi, vicepresidente dei deputati di Idv, commentando lo studio di  Banca d'Italia sull'evoluzione della ricchezza nel nostro Paese.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;
&lt;p&gt; &quot;Questi sono gli effetti devastanti di 15 anni di berlusconismo, di una politica a favore di evasori, condoni e scudi fiscali che ha prodotto una società fatta di dominio dei furbi e furbetti a danno delle persone oneste. Serve un ribaltamento dei valori che produca ricchezza vera e più equamente distribuita. L'Italia deve tornare ad essere un paese per giovani e onesti''&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/economia/2012/04/01/news/bankitalia_nel_nostro_paese_i_10_pi_ricchi_hanno_come_3_milioni_pi_poveri-32569700/?rss&quot;&gt;Repubblica.it/Economia&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Claudio GRASSI: Caro Vendola, fai più chiarezza </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/01/21/claudio-grassi/caro-vendola-fai-pi%C3%B9-chiarezza/623405"></link>
  <updated>2012-01-21T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>623405</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Se è vero che il pericolo di una svolta autoritaria è concreto, è sempre più urgente e necessario moltiplicare gli sforzi per costruire la più vasta unità della sinistra politica e sociale, affinché il disagio dilagante nella società trovi un riferimento, interlocutori credibili, interpreti efficaci. Rivolgiamo questo appello unitario a tutti: alle forze politiche e di movimento, al centro e sui territori.
&lt;p&gt;
Si ha l'impressione che, forse per l'inconsapevole timore di guardare in faccia una realtà inquietante, stentiamo spesso a mettere insieme i diversi pezzi di analisi di cui, pure, siamo in possesso. Dell'estrema gravità della situazione sociale causata dalla crisi siamo tutti ben consapevoli. Meno, forse, dei pericoli che essa comporta.

&lt;p&gt;
Limitiamoci a ricordare due sintomi della macelleria sociale in atto: la catena di suicidi di lavoratori rimasti senza lavoro e senza prospettive, e di piccoli imprenditori, strozzati dalla stretta del credito e dalla perdita di commesse; e la cacciata della Fiom dalle fabbriche - segnale di un'autentica regressione protofascista - mentre la ministra del Lavoro insiste (in continuità con il predecessore) sulla necessità di cancellare le garanzie contro i licenziamenti arbitrari.

&lt;p&gt;
Ma questa è solo una faccia della medaglia. L'altra - che consideriamo come se si trattasse di un altro pianeta e che è invece strettamente connessa alla prima - è il concreto rischio di una svolta autoritaria. Ci ricordiamo dei rigurgiti populisti e del ribollire di un sottosuolo imbevuto di ignoranza e di odio quando registriamo le sconcezze razziste della Lega di Bossi e Borghezio (e di quel consigliere comunale di Albenga che invoca il ripristino dei forni crematori) e quando le nostre città sono teatro di pogrom o di fatti di sangue, com'è accaduto da ultimo a Torino e a Firenze. Ma questa componente della scenario sociale è un dato strutturale, che minaccia di saldarsi, con effetti disastrosi, alle conseguenze sociali della crisi economica. L'Italia ha una storia inequivocabile, che dovrebbe allarmare, come debbono inquietare i fatti di Ungheria e i sondaggi francesi che documentano un'incalzante espansione del bacino elettorale del Front National.
&lt;p&gt;

Quali rischiano di essere le conseguenze politiche dei contraccolpi sociali della crisi? Davvero ci sarebbe da stupirsi se - dato il generale disorientamento politico di massa - emergesse anche da noi la diffusa invocazione di una guida forte, di un salvatore della patria? Quando si è perso tutto, come sta accadendo a tanta gente che resta senza reddito e senza speranze per sé e per la propria famiglia, la partecipazione e la democrazia sembrano inutili lussi. E davvero dovremmo meravigliarci se l'indicazione di colpevoli o nemici interni servisse a convogliare risentimenti diffusi nel sostegno a una svolta autoritaria?
&lt;p&gt;

Non solo grave, dunque, ma anche gravida di pericoli è la situazione che si è venuta producendo a seguito della crisi e delle sciagurate politiche praticate dai governi Berlusconi e Monti. Anche in relazione al governo in carica diciamo politica, poiché tale - e pessima - è la scelta di far pagare i costi del malgoverno (neoliberismo, declino industriale, iniquità ed evasione fiscale) e della speculazione finanziaria sempre e soltanto al lavoro, tagliando il welfare e i trasferimenti agli enti locali, e aumentando tariffe, accise e imposte indirette. A dirlo non siamo soltanto noi comunisti, da sempre persuasi che la politica economica sia cosa troppo seria e importante perché la sia abbandoni all'irrazionalità dei «mercati» e la si definisca in base agli interessi - necessariamente di breve - del capitale privato. Fermi atti di accusa contro le politiche rigoriste (leggi: recessive) sono pronunciate ogni giorno da autorevoli voci della cultura borghese democratica e da fior di economisti come Paul Krugman e Joseph Stiglitz. 
&lt;p&gt;

Proprio Stiglitz qualche giorno fa ha scritto parole inequivocabili in proposito. Se i governi abbandonassero l'ossessione distruttiva per l'«austerità» e affrontassero problemi a lungo termine (politiche ambientali ed equità fiscale) si porrebbero valide premesse per una dinamica espansiva capace di ridurre massicciamente la disoccupazione e di far crescere in misura rilevante la domanda aggregata. Al contrario, le politiche di «risanamento» e pareggio acuiscono la recessione perché ostacolano la crescita, senza la quale la crisi del debito è destinata a inasprirsi. Sono osservazioni di puro buon senso, che auspicheremmo suscitassero anche l'attenzione del nostro presidente della Repubblica, il cui messaggio augurale di fine d'anno ha colpito soprattutto per la sicurezza con cui Napolitano sposa - sino a presentarla come l'unica sensata, anzi come la sola possibile - una opinabile e discussa interpretazione delle cause della crisi e, soprattutto, dei rimedi per superarla.
&lt;p&gt;

Ma, a fronte delle responsabilità dei governi (e delle forze politiche che via via li sostengono), risaltano anche quelle della sinistra. Le persistenti divisioni tra le forze organizzate sono un problema che diviene, ogni giorno di più, una colpa grave. Se è vero che il pericolo di una svolta autoritaria è concreto, è sempre più urgente e necessario moltiplicare gli sforzi per costruire la più vasta unità della sinistra politica e sociale, affinché il disagio dilagante nella società trovi un riferimento, interlocutori credibili, interpreti efficaci: insomma, una rappresentanza che non sia quella delle forze che mirano a precipitare il Paese in nuove tragiche avventure! 
&lt;p&gt;
Rivolgiamo questo appello unitario a tutti i soggetti della sinistra politica e sociale, senza eccezione: alle forze politiche e di movimento, al centro e sui territori. Lo rivolgiamo anche a Sel e a Nichi Vendola, nella cui intervista apparsa su l'Unità di domenica 15 gennaio abbiamo colto un cambiamento di linea nel segno della consapevolezza che il necessario confronto col Pd debba svilupparsi su basi programmatiche avanzate. Ma proprio per questo confessiamo di non comprendere l'unilateralità del suo sguardo e dell'argomentazione. A questo punto l'ostentata omissione della Fds dal quadro degli interlocutori presi in considerazione rischia di apparire una conventio ad excludendum: una riproposizione dell'antico «fattore K», tanto più sconcertante alla luce della biografia politica del presidente della Puglia. 

&lt;p&gt;
Siamo convinti che non sia questa l'intenzione di Vendola, e che egli sia ben consapevole che oggi ogni sforzo debba mirare all'obiettivo di ricostruire il più ampio schieramento di forze di alternativa. Per questo ci auguriamo che trovi presto l'occasione di tornare sui temi della sua intervista (la necessità che la sinistra non si lasci attrarre nell'orbita di politiche destrorse e, al contrario, operi per un'agenda politica fondata su inderogabili priorità, a cominciare dalla giustizia sociale e dai diritti del lavoro) e di riformulare in termini più inclusivi la propria proposta politica. Le drammatiche conseguenze della crisi aprono profonde crepe nel rapporto di fiducia tra l'elettorato e i partiti che sostengono il governo (la somma degli indecisi e delle astensioni supera ormai la metà del corpo elettorale) e offrono alla sinistra una straordinaria opportunità. Ma è in gioco anche una grande responsabilità, alla quale ciascuno ha l'onere di far fronte. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2012/1/21/19103-caro-vendola-fai-piu-chiarezza/&quot;&gt;www.controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: Pensioni: «Governo servo dei diktat europei. Dimissioni subito»</title>
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  <updated>2011-10-25T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>617605</id>
  <summary type="html"> &lt;br /&gt;
«Toccare le pensioni è irrazionale e senza senso: il fondo Inps è in attivo, nessuno interverrebbe su un meccanismo che funziona, che non è in perdita». 
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Così Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, in merito al dibattito sulle pensioni e sull’eventualità di una crisi di governo.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt; «È inaccettabile che il governo italiano sia incapace di reagire ai diktat europei, significa che non è degno di rappresentare e governare il Paese. Se l'esecutivo non è in grado di rispedire al mittente le intromissioni dell’Ue nella nostra politica economica non c’è soluzione: dimissioni subito e si vada al voto.&lt;br /&gt;
 Qui il punto non è l'indipendenza delle regioni che non esistono ma dell'Italia». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2011/10/25/16838-pensioni-ferrero-prc-governo-servo-diktat-europei/&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Francesco BOCCIA: Governo crea condizioni per voragini finanziarie</title>
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  <updated>2011-10-20T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>617509</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
''Alla vigilia delle aste dei titoli degli ultimi 70 giorni del 2011 avere costantemente lo spread a quota 400 significa piazzare titoli abbondantemente oltre il 6,5 per cento. Chi pagherà gli ulteriori costi del debito? Si stanno rendendo conto che si tocca così un punto di non ritorno e si creano le condizioni per ulteriori voragini finanziarie? Dove prendiamo i soldi per coprire l'aumento del costo degli interessi?''. 
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Lo chiede il coordinatore delle commissioni economiche del gruppo Pd della Camera, Francesco Boccia.&lt;/i&gt;

&lt;p&gt;
''Ci siamo infilati in un vortice senza fine e la maggioranza sempre più nel caos: dl sviluppo, nomina Bankitalia sono solo gli ultimi drammatici sintomi di una incapacità conclamata di affrontare la crisi anche a causa delle profonde differenze di politica economica di Lega e Pdl''.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/news-CRISI__BOCCIA_%28PD%29__GOVERNO_CREA_CONDIZIONI_PER_VORAGINI_FINANZIARIE-1059885-POL-1.html&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: Lottare per non finire come la Grecia</title>
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  <updated>2011-09-05T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>608080</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Lo sciopero generale di oggi è molto importante. Per questo voglio innanzitutto voglio ringraziare tutti i lavoratori e le lavoratrici che lo stanno facendo in queste ore e ringraziare la CGIL e il sindacalismo di base che lo hanno proclamato.

&lt;p&gt;
Uno sciopero importante non solo perché la manovra del governo è una manovra ingiusta: difende i ricchi e i privilegi delle caste mentre attacca pesantemente i diritti sindacali e le condizioni di vita dei pensionati, delle lavoratrici e dei lavoratori - pubblici e privati – dei precari.

&lt;p&gt;
La manovra, oltre ad essere ingiusta è anche recessiva - cioè aggraverà la crisi economica - e favorirà la speculazione finanziaria, che continua tranquillamente a fare il suo sporco lavoro in tutta Europa.

&lt;p&gt;
Il punto fondamentale è quindi che la manovra del governo produrrà effetti opposti a quelli sbandierati: è un manovra che aggrava la crisi economica e pone le condizioni per un ulteriore attacco speculativo contro l’Italia. La ricetta che stanno applicando all’Italia – come al Portogallo, alla Spagna, all’Irlanda – è uguale a quella applicata alla Grecia: demolire i diritti dei lavoratori, privatizzare tutto e produrre quindi la recessione. Parallelamente permettere alle banche e alle finanziarie di speculare sul debito pubblico impossessandosi delle risorse sottratte ai lavoratori.

&lt;p&gt;
Al contrario di cosa dicono l’Unione Europea, la Banca Centrale Europea, il governo Italiano, il Presidente della Repubblica, i grandi mezzi di informazione, la speculazione finanziaria non nasce dai debiti degli stati ma dal fatto che la Banca Centrale Europea agisce come una banca privata e non come una banca centrale. I paesi più deboli dell’’Europa subiscono la speculazione sul debito pubblico unicamente perché la BCE non fa quello che fanno tutte le altre Banche centrali dell’Universo, cioè non compra direttamente, al tasso di sconto ufficiale, i titoli di stato dei paesi europei. Se la BCE facesse il suo mestiere non vi sarebbe in Europa alcuna speculazione. Ad esempio il Giappone ha un debito pubblico del 220 % eppure non è sottoposto a nessun attacco speculativo. Questo per la semplice ragione che la Banca Centrale giapponese – come tutte le banche centrali del mondo – compra direttamente i titoli di stato pubblici senza passare dal mercato. Ovviamente anche i paesi europei facevano così prima che i trattati di Maastricht dessero vita all’Euro e costruissero questa follia finanziaria che si chiama Banca Centrale Europea.

&lt;p&gt;
Siamo quindi nell’occhio del ciclone di una gigantesca truffa attuata dalle classi dominanti europee - dai banchieri ai padroni, dai popolari ai socialdemocratici ai liberali - a scapito dei popoli europei. Vi è un livello di falsificazione dei motivi della crisi e dei motivi della speculazione al cui confronto la propaganda nazista di Goebbels impallidisce. Il neoliberismo è in crisi ma il pensiero unico neoliberista funziona a pieno regime e manipola le coscienze raccontando balle clamorose che paiono vere solo perché sono ripetute quotidianamente a reti unificate da tutti coloro a cui viene concessa la parola. Questa è la ragione strutturale della vergognosa censura che subiamo. Anche per questo è così importante questo sciopero: rompe il coro dell’unanimismo e dell’Union Sacree in cui gli interessi dei ricchi vengono contrabbandati come gli interessi dei popoli.
&lt;p&gt;

In realtà la speculazione finanziaria viene consapevolmente utilizzata dalle classi dominanti europee per due motivi: innanzitutto obbligare i governi dei vari paesi con minore produttività del lavoro a tagliare brutalmente lo stato sociale, gli stipendi e i diritti dei lavoratori. Senza lo spauracchio della speculazione Berlusconi non sarebbe mai riuscito a varare due stangate come quelle contro cui stiamo lottando. Non ci sarebbero riusciti il governo Greco, quello Portoghese, Spagnolo e via dicendo.
&lt;p&gt;

In secondo luogo la speculazione finanziaria viene utilizzata per determinare un enorme spostamento di risorse dal basso verso l’alto, dai lavoratori alle banche. Stiamo vivendo nel mezzo del più gigantesco furto legalizzato che la storia dell’umanità abbia mai visto.

&lt;p&gt;
L’obiettivo delle classi dirigenti europee è semplice quanto brutale: determinare una pesante riduzione del tenore di vita del popolo e del potere dei lavoratori per aumentare la competitività dell’Europa a livello mondiale basata sulla drastica riduzione del costo del lavoro. Non stiamo parlando di qualche sacrificio ma di un vero e proprio salto indietro nella storia, del dimezzamento dei salari e delle tutele. La speculazione serve a costruire un “vincolo esterno” che permetta di fare questa vera e propria rivoluzione passiva contro i popoli europei. Per questo mettono attaccano sia i diritti civili che i diritti sociali, la Costituzione come il Contratto nazionale di lavoro e la sanità pubblica: vogliono cancellare il ‘45, quel gigantesco movimento di liberazione dal nazifascismo che ha cambiato la faccia all’Europa e al mondo.

&lt;p&gt;
Per questo noi comunisti dobbiamo lottare contro il governo Berlusconi e costruire le alleanze necessarie per mandarlo a casa. Parallelamente però dobbiamo costruire un fronte di lotta contro il capitale finanziario, le politiche europee e il neoliberismo. Solo sconfiggendo il neoliberismo è possibile uscire dalla crisi che il neoliberismo ha provocato. Per questo proponiamo una manovra alternativa a quella di Berlusconi ma proponiamo anche il rovesciamento delle politiche della BCE e la nazionalizzazione delle grandi banche, al fine di mettere la mordacchia al capitalismo finanziario e ricostruire un serio intervento pubblico in economia. Lo facciamo in piena sintonia con gli altri partiti della sinistra europea, che portano avanti nei loro paesi le nostre stesse parole d’ordine. Lo facciamo puntando a costruire – paese per paese – una rivolta contro le politiche europee.
&lt;p&gt;

Lo sciopero generale è quindi per noi il primo passo per costruire una consapevole rivolta contro questo enorme attacco delle classi dominanti contro il popolo italiano e contro i popoli europei.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=36&amp;id=17325&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: &quot;Tremonti o è pazzo o è sadico. Propone esattamente la ricetta che ha portato la Grecia al disastro&quot;</title>
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  <updated>2011-08-11T00:00:00Z</updated>
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  <id>590891</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
“Tremonti stamattina ha proposto esattamente la ricetta che ha portato la Grecia al disastro: privatizzazioni, licenziamenti, tagli alla spesa sociale e politiche economiche restrittive. Si tratta di una ricetta che visti gli esiti che ha avuto in Grecia può essere avanzata solo da un pazzo irresponsabile o da un sadico che si diverte a tartassare i propri concittadini senza che l’economia ne tragga alcun giovamento. Perché è evidente che una manovra come quella annunciata da Tremonti è recessiva, cioè aggrava la crisi. Parallelamente la manovra non serve a nulla contro la speculazione non contenendo nessuna misura di regolamentazione dei mercati finanziari.
&lt;p&gt; Il nodo vero è che questa manovra è devastante per l’Italia ma molto utile per la Germania che ha interesse ad avere nell’Italia una fornitrice di semilavorati di qualità a basso costo per le sue industrie. Evidentemente l’asse Tremonti – Bossi a questo ci sta portando: a diventare una enclave cinese della Baviera. &lt;br /&gt;
Andrebbero processati per tradimento.”&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=35&amp;id=16800&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Carlo Azeglio CIAMPI: «A rischio il modello economico dell'Occidente»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/10/carlo-azeglio-ciampi/%C2%ABa-rischio-il-modello-economico-delloccidente%C2%BB-intervista/590879"></link>
  <updated>2011-08-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>590879</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore a vita&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«C’è un difetto di capacità governativa. Occorre un ministro europeo dell’Economia».
&lt;p&gt;
Ho visto che ancora oggi il buon Trichet ha fatto un intervento, molto duro, contro i governi che non fanno quel che devono». La voce del presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi è dolce e colloquiale, ma suona nitida la preoccupazione. Che si allenta solo quando, al telefono dalla consueta vacanza nelle Alpi attorno a Siusi, dice «anche Juncker è nelle montagne italiane, lo scrivono adesso le agenzie di stampa». Non sfugge nulla, al Presidente emerito della Repubblica italiana, della tempesta finanziaria senza precedenti che scuote le due sponde dell’Atlantico. E che rischia di mettere a repentaglio l’euro di cui, con Helmut Kohl, Ciampi è il padre.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Presidente, lei è stato il primo a parlare, anni fa, della «zoppia grave e preoccupante» dell’Europa, ad avvertire che era pericolosa quella mancanza di coordinamento nella politica economica e di sviluppo. Adesso quella zoppia è diventata epocale, e zoppicano anche gli Stati Uniti, il motore dell’economia occidentale...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E’ vero, sono tutte mancanze emerse ormai da anni. Dalla creazione dell’euro, si può ormai dire. Io dissi della zoppìa come di una cosa ovvia, e lo dissi anche in Parlamento. I responsabili politici che decisero l’istituzione dell’euro erano consapevoli che il sistema avrebbe avuto stabilità solo se accompagnato dalla costituzione di un centro di governo di politica economica. Invece, alla creazione di una moneta unica europea impostata come moneta di uno Stato federale si è risposto addirittura con la mancanza di collaborazione sul piano economico da parte degli Stati».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E’ a rischio il modello economico dell’Occidente, il capitalismo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E’ un pericolo che esiste».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E’ troppo tardi per rimediare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Troppo tardi è solo il titolo di un vecchio romanzo. Ma certo la crisi viene da lontano. All’inizio, nel 2008, sembrava interessare solo gli Stati Uniti. E invece si è progressivamente estesa all’intero sistema finanziario internazionale e alle economie della maggior parte dei Paesi industrializzati. E nonostante i numerosi interventi, né gli Stati Uniti né l’Eurozona riescono a superare quella che è la più grave fase di recessione dalla fine della Seconda guerra mondiale. La più grave per intensità, per durata, per gli effetti sulle politiche economiche e sociali, e per la tenuta dei governi di fronte alla difficoltà di definire strategie operative in grado di invertire l’andamento ciclico negativo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Eppure, per quel che riguarda l’Italia, la Bce ha indicato all’Italia misure immediate. Ma Roma deve meritarsi quell’intervento di Francoforte a sostegno del debito pubblico?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Mi pare che prima di ottenere gli aiuti dagli altri occorra anzitutto aiutarsi da sé».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma non è inusuale, pur se consona alla gravità della situazione, la lettera di «consigli» che Trichet e Draghi hanno inviato al governo italiano?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Francamente, non so. Non si parla di ciò che non si conosce, e io la lettera non l’ho letta, ho solo visto lanci d’agenzia di stampa e articoli di giornale. Ma Trichet ha anche invitato gli Stati a creare un fondo di stabilizzazione, l’ha fatto duramente, e ha fatto bene».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E i governi d’Europa recalcitrano...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il punto è che davanti a una situazione di crisi epocale, strutturale, mancano provvedimenti strutturali. C’è un evidente scompenso tra diagnosi e terapia. E bisognava muoversi prima, rimediare a quella zoppìa. Ero convinto che una nuova generazione di governanti considerasse l’Europa come riferimento naturale, e che conseguentemente venissero adottate politiche istituzionali, economiche, sociali dirette a rafforzare l’Unione, nella consapevolezza che solo un’Europa più coesa e prospera può salvaguardare se stessa e le nazioni che la compongono. E invece alcuni Paesi hanno creduto che la soluzione di problemi antichi potesse essere realizzata trasferendone, sia pure in parte, il costo sugli altri Paesi. Hanno temuto di dover condividere con altri il benessere ottenuto grazie all’operosità e all’ingegnosità dei propri cittadini».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ce l’ha anche lei con Angela Merkel, recalcitrante ad aiutare Grecia e Italia e che, secondo alcune indiscrezioni della stampa tedesca, ha provocato così la delusione di Helmut Kohl?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«C’è un difetto di capacità governativa. Chi più chi meno, magari un po’ meno il governante tedesco e di più l’italiano o lo spagnolo, ma hanno tutti mancato. E continuano a mancare. Lo si vede bene nell’emergenza, ma è un atteggiamento che viene da lontano. Governanti non lungimiranti che hanno assecondato timori, egoismi e populismi, spegnendo la spinta ideale di Adenauer, Monnet, De Gasperi, e poi di Schmidt, Mitterrand, Delors e Kohl. Helmut Kohl aveva le idee chiare, e modi di intervento adeguati e decisi. Fummo noi, insieme, a permettere il decollo della moneta unica e dell’Europa quando si trattò di fare l’euro».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lo decideste in una storica conversazione del 1993, e senza pensare al consenso immediato, guardando con lungimiranza al futuro dell’Europa. Lo sa che c’è chi sostiene che se in questa crisi l’euro saltasse in fondo l’Italia starebbe meglio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Di stupidi ce n’è tanti. Stupidi, intendo, perché non competenti. Torniamo agli Stati nazionali? Benissimo, vediamo se si vive meglio o peggio, vediamo tra le singole nazioni quali ce la fanno e quali no... Ma è la zoppìa dell’Eurozona, la mancata realizzazione di un centro di governo della politica economica di tutta l’area dell’euro ad aver provocato la crisi di Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna e Italia. E’ quello il punto da affrontare. E subito».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Serve un ministro dell’Economia europeo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Lo si chiami come si vuole, ma occorre un coordinamento della politica economica dell’Eurozona. Dobbiamo ricordarci sempre che se abbiamo un’Europa di pace è perché abbiamo un’Europa unita. L’Europa divisa, l’Europa della mia generazione, è un continente di guerre. Sono nato alla fine della Prima guerra mondiale e avevo vent’anni quando è scoppiata la Seconda. Non lo posso, e non lo voglio dimenticare.&lt;br /&gt;
 Le guerre non si combattono solo con le armi. Abbiamo fatto l’euro perché abbiamo vissuto la tragedia della guerra, ma anche la contrapposizione ideologica e militare che seguì, e che divideva gli Stati e i popoli».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Oggi tuttavia l’euro è a rischio. Quali sono i suoi consigli?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«A 91 anni, vivo ormai da lungo tempo lontano dalle decisioni operative. I governi e l’Europa decideranno. Ma di certo, in Europa come negli Stati Uniti, occorrerà ragionare con mente fredda e operare. Mai pensando al consenso politico immediato».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=131KZU&quot;&gt;La Stampa - Antonella Rampino&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: «Al Paese non serve un commissariamento, ma un nuovo governo»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/09/pier-luigi-bersani/%C2%ABal-paese-non-serve-un-commissariamento-ma-un-nuovo-governo%C2%BB-intervista/590853"></link>
  <updated>2011-08-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>590853</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt; «Un esecutivo di personalità credibili e battaglia per correggere le iniquità della manovra».
&lt;p&gt;
Dire che siamo stati commissariati è dire poco, la verità è che abbiamo
perso la nostra sovranità nazionale». 
&lt;br /&gt;
Di fronte alle perentorie richieste di Germania e Francia, la prima considerazione di Pier Luigi Bersani è espressa nel linguaggio che ha fatto la fortuna dei suoi imitatori (e un po’ anche la sua), ma il tono colloquiale non ne attenua la durezza: «Abbiamo perso la sovranità, mica noccioline». Il segretario del Pd, che sta tornando a Roma per essere presente in Parlamento per l’audizione del ministro dell’Economia, non intende però fare buon viso a cattivo gioco. «Se il premier si lascia commissariare - scandisce - noi non intendiamo essere commissariati». Ma «il problema più pressante non è nemmeno questo».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E qual è?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Il problema è che la faccia di chi dovrebbe presentare le dure ricette prescritte dal commissario è quella di Silvio Berlusconi. Si tratterà di misure drammatiche e bisognerà spiegarle al Paese. Qualcuno pensa forse che l’Italia possa ascoltare questo discorso da Berlusconi? Ma soprattutto, qualcuno pensa forse che Berlusconi, un discorso simile, sarebbe in grado anche solo di pronunciarlo?».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il Pd cosa propone?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Per prima cosa, aspettiamo di sapere cosa propone Tremonti. Non ci si venga a chiedere cosa proponiamo noi, prima di sapere cosa propone lui. Dopodiché, una volta chiarito cosa intende fare il governo, è naturale che noi abbiamo le nostre idee, su cui stiamo già lavorando».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Per esempio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Primo, i tagli devono incidere il meno possibile su chi ha le tasche già vuote e ha bisogno di consumare. Secondo, sull’evasione fiscale stavolta non si può scherzare, le misure ci sono e le conosciamo, si tratta solo di volerlo. Terzo, non si possono lasciare fuori dalla manovra grandi ricchezze e rendita, e non con misure una tantum, ma con misure strutturali. Quarto, una decina di liberalizzazioni fatte sul serio e due linee di politica industriale. Ma, ripeto, temo che con questo governo siano tutte parole al vento».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sta dicendo che le dimissioni di Berlusconi sono una pregiudiziale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sto dicendo che la permanenza di Berlusconi rischia di bruciare mese dopo mese gli sforzi che nel frattempo mettiamo in campo, il che naturalmente non significa che noi non faremo comunque la nostra parte, le nostre proposte e tutto quello che sarà necessario per salvare il Paese. Ma ci sia consentito di dire che questo resta il problema dirimente, non solo agli occhi del mondo, ma anche agli occhi degli italiani, e in particolare di quelli che lo hanno votato, che si sono sentiti raccontare tante dolci favole e che ora non sono disposti ad ascoltare discorsi diversi. Un tema che mi pare largamente sottovalutato».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Come se ne esce?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Prima diciamo come ci siamo entrati. Perché non stava mica scritto da nessuna parte che dovesse finire così. È vero, c’è la crisi mondiale, e dentro questa crisi c’è la crisi europea, ma con tutto questo non era scontato che fosse l’Italia, con i suoi fondamentali, a finire in prima linea».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cos’è successo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«È successo che nel 2008, nemmeno tre anni fa, avevamo lasciato un Paese con un debito al 104 per cento e un avanzo primario sopra il 3, con tutte le condizioni per tenere ragionevolmente la barra dei conti e stimolare un po’ di crescita. Non c’era nessuna ragione per cui dovessimo finire qui».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Tutta colpa di Berlusconi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non solo. La verità è che ora paghiamo il conto micidiale di un populismo e di una personalizzazione della politica così estrema da precipitarci in una condizione di rigidità assoluta. Poi c’è qualcuno che per paradosso dice che c’è il 25 luglio, evocano l’ordine del giorno Grandi con cui fu deposto Mussolini… ma la verità è che qui non c’è nemmeno un Gran Consiglio, nella destra non è rimasto in piedi nessun simulacro di soggetto collettivo che possa far argine a questa deriva. Il contesto ideale per la politica economica dissennata di questi anni, fondata sul principio del non disturbare chi ha i soldi. Ed ecco il risultato».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Un quadro a tinte fosche.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «È la storia di questi anni. E sia chiaro che questa verità il Pd la ripeterà tutti i giorni, come Catone, per i prossimi anni. E ricordando pure che questi meccanismi in Italia hanno trovato troppa condiscendenza in classi dirigenti estese, che non potevano non essere consapevoli dei mali che stavano arrivando».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sul Corriere della sera, Alberto Alesina sostiene che il problema è proprio la mancanza di leadership, anche nell’opposizione, e se la prende con la politica nel suo complesso, questa «mediocre leadership che la storia condannerà come non all’altezza». Cosa risponde?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Rispondo che da parte di tanti commentatori, e in particolare di tanti economisti liberisti, certi improvvisi revirement meriterebbero prima qualche riga di autocritica. Perlomeno quando si parla della crisi economica, che in tanti hanno negato fino all’ultimo. Pertanto, ci sia anche consentito di dubitare delle ricette di una scuola che ha portato tali frutti. E in proposito vorrei anche dire che quando misuriamo la differenza tra noi e il resto del mondo, non c’è solo quella tra Berlusconi e la Merkel».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;A cosa si riferisce?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Mi riferisco al fatto che le Monde di qualche giorno fa dedicava tutta la prima pagina all’Italia, concludendo in modo inequivocabile, come tutti i giornali del mondo, che il primo problema si chiama Silvio Berlusconi.
Dunque, tra le grandi differenze tra noi e gli altri paesi d’Europa, metterei pure la distanza tra il nostro dibattito pubblico e il loro». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Anche il dibattito interno al Pd su come reagire alla crisi è piuttosto vario.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Anche noi come partito siamo di fronte a un passaggio decisivo, che segna una fase, e dobbiamo esserne consapevoli. Dobbiamo dire chiaramente che siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità, da partito nazionale, ma senza perdere contatto con le condizioni e gli interessi dei ceti popolari, nella convinzione che solo con l’equità salveremo questo Paese».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Le pare che non tutti abbiano mostrato questa consapevolezza?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Dico solo che a volte bisognerebbe evitare certi dibattiti riduttivi, certe classifiche tipo vuoi più bene alla mamma o al papà, consideri più importante salvare l’Italia o mandare via Berlusconi? La verità è che le due cose si tengono».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La soluzione è il voto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Certo non si può andare avanti così fino al 2013, meglio allora fare come la Spagna e votare. Ma è chiaro che di fronte all’emergenza occorre essere pronti a soluzioni di emergenza, compreso un governo composto di personalità che possano garantire la credibilità che il mondo ci chiede».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L’accuseranno di allinearsi ai poteri forti contro la politica.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Al contrario. Propongo un atto di generosità della politica, condizione per poter ingaggiare il massimo numero di forze, politiche, sociali e intellettuali, per una riscossa del Paese.
Un risultato che certo non può essere raggiunto attraverso una sospensione o un’espulsione della politica».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quale che sia il governo, le direttive che vengono dall’Europa non sembrano lasciare molti spazi.Cosa farebbe il Pd se fosse al governo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Andiamo in Europa e diciamo che ci facciamo carico dei vincoli, ma la ricetta ce la scriviamo da soli».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1309LN&quot;&gt;l’Unità - Francesco Cundari&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Michele Salvati: Italia commissariata ma la politica è debole ovunque</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/09/michele-salvati/italia-commissariata-ma-la-politica-%C3%A8-debole-ovunque/590852"></link>
  <updated>2011-08-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>590852</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Le letture della crisi sono tante. Si va da quelle strettamente concentrate sull`aspetto finanziario, che è il motore di tutto, a quelle che spaziano sulle conseguenze geopolitiche e su come la bufera in corso sta cambiano i rapporti fra poteri nella democrazia occidentale.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Professor Michele Salvati, cominciamo da quest`ultimo aspetto: governi e parlamenti contano meno della Banca Centrale Europea?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Mi sembra evidente. La politica è debole perché ragiona in maniera troppo locale. Soltanto gli Stati Uniti non lo sono, ma a loro volta sono condizionati da un fattore: ossia l`enorme condizionamento di Wall Street sulla politica americana».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lo strapotere di istituzioni non elettive, di tipo finanziario e tecnocratico, non rappresenta una privazione della democrazia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «La privazione sta nel fatto che i singoli Stati, da soli, non incidono sul regime economico e finanziario internazionale.&lt;br /&gt;

Ciò è molto grave. L`Europa politica non esiste, tant`è vero che la Bce si e messa d`accordo soltanto con la Merkel e con Sarkozy. E quanto ai vari G7 e G8, sono accordi politici troppo deboli per decidere».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quindi, per combattere politicamente il mostro della crisi, dovrebbero cambiare le strutture della democrazia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; La cosa ideale sarebbe l`esistenza di un governo mondiale.
Subito dopo la guerra, per i paesi non comunisti, lo avemmo.
Era il governo degli Usa e funzionò benissimo per il mondo occidentale. Poi entrò in crisi».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma come sarebbe fatto, praticamente, il governo mondiale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ci vorrebbero consessi internazionali con alle spalle la forza convinta e il consenso reale dei principali paesi. Ma lo so che sto sognando. La realtà dice però che non sono state prese misure adeguate contro la crisi proprio perché non esiste un potere politico mondiale che abbia lo stesso perimetro d`intervento di quello nel quale si muovono i capitali finanziari».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Non crede che questa crisi stia definitivamente segnando la prevalenza di un paese illiberale qual è la Cina, rispetto agli Stati Uniti che fin dai tempi di Alexis de Tocqueville sono un modello di democrazia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «A me vanno benissimo gli Usa e male la Cina. Però, dal punto di vista della difesa dei propri interessi nazionali, non farei tante differenze. E poi nessun paese, neanche il più illiberale, è un pazzo scatenato come lo erano la Russia ai tempi di Stalin e la Germania ai tempi di Hitler. La Cina non deve fare troppa paura. O comunque deve fare paura quanto la può fare qualsiasi altro grande paese che ci tiene ai propri interessi nazionali».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Questa crisi, secondo lei, sta ridisegnando anche lo schema destra-sinistra? Certi politici ed economisti progressisti americani sembrano parlare alla Ronald Reagan che s`infischiava del debito.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ma questo capovolgimento, nei singoli paesi, non lo vedo granché. Da noi la sinistra è contrarissima all`ipotesi di tagliare del 20 per cento tutte le esenzioni fiscali per le famiglie bisognose. Mentre la destra fa le barricate contro l`idea di una patrimoniale».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Gli economisti di sinistra, che in questi anni predicavano «rigore-rigore-rigore», non le sembrano cambiati?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Hanno le mani legate. Si rendono conto che bisogna intervenire con urgenza ma intervenire con un urgenza in modo equo - cioè distribuendo i sacrifici su chi è più in grado di sopportarli - è assai difficile.&lt;br /&gt;

La destra continua a fare la destra, la sinistra continua: a fare la sinistra ma fatica a farla».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei vede un`Italia commissariata?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Se il grosso dei traumi della crisi riguarda l`intero sistema economico integrato, i singoli paesi e la loro politica non possono fare molto. Da qui, il commissariamento. E` un termine sgradevole. Ma chi, come l`Italia, ha mal gestito la propria politica economica non può evitare di finire commissariata.
Abbiamo speso troppo, le nostre spese sono state superiori alle entrare e così abbiamo ridotto quel confortevole avanzo primario che avevamo raggiunto alla fine degli anni `90».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L`attuale governo è un problema o è il problema?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «E` parte del problema e sicuramente non è parte della soluzione».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Serve un governo tecnico?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Vedrei più possibile un governo di centrodestra, perché è il centrodestra che ha vinto le elezioni e quel verdetto non può essere ribaltato, che la sinistra e il resto dell`opposizione possono appoggiare a due condizioni: se la manovra risparmia i ceti più deboli e se il premier non è quello attuale».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Un governo di emergenza nazionale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Avrebbe il vantaggio di non schierare Berlusconi non perché inviso alle sinistre, ma perché è una persona di cui la comunità internazionale non si fida».&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1307L4&quot;&gt;Il Messaggero - Mario Ajello&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Carlo Azeglio CIAMPI: «Indebolita l'integrità di persone e istituzioni»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/04/22/carlo-azeglio-ciampi/%C2%ABindebolita-lintegrit%C3%A0-di-persone-e-istituzioni%C2%BB-intervista/560009"></link>
  <updated>2011-04-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>560009</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore a vita&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«La mia generazione ha fatto errori, ma oggi Merkel e Sarkozy non hanno visione». «Prevale la logica del successo immediato, misurato in termini di successo puramente economico».
&lt;p&gt;Ho ricordato a Carlo Azeglio Ciampi, incontrandolo ieri mattina nel suo severo studio a Palazzo Giustiniani, alle spalle del Senato (fuori, in una Roma quasi estiva, fra palazzi e chiese, c’erano folle di turisti vocianti in tutte le lingue europee) alcune delle tante dichiarazioni di morte imminente dell’Europa che si leggono oggi su giornali italiani, europei, americani. Le conosceva già, e mi ha interrotto con una battuta, che poi ripeterà: «Assistiamo a un decadimento morale, sia nell’etica individuale che nell’etica istituzionale. Si dimentica la frase di Vincenzo Cuoco: Alla felicità degli uomini sono più necessari gli ordini - noi diremmo le istituzioni - che gli uomini».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma perché la crisi economica europea? Gli ho ricordato una sua antica battuta: facendo l'euro, si è creata una «zoppia». Che cosa dobbiamo intendere?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«La zoppia è stata una colpa di tutta l'Europa. Non si è accompagnato alla moneta unica, che è un fatto federativo, una politica economica europea. L’eurogruppo, il gruppo dei Paesi dell’euro, non si è mai istituzionalizzato, non ha mai assunto poteri decisionali cui tutti debbano adeguarsi. Questa è la zoppia di cui ha sofferto l'Europa. E poi, a una crisi mondiale, definita epocale, si è risposto con misure congiunturali. C'è stata una asimmetria fra la crisi e la risposta, che doveva prevedere rimedi anch’essi epocali, cioè strutturali. Quanto all'Italia, e non solo all'Italia, si è indebolita l'integrità delle persone e delle istituzioni. Ma se questo manca, manca tutto. Prevale la logica del successo immediato, misurato in termini di successo puramente economico».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ho osservato che, almeno in linea di principio, la pericolosità della «zoppia» oggi è stata riconosciuta dall’Unione Europea, anche se i rimedi, consistenti in un severo coordinamento delle politiche economiche nazionali, stando al «Financial Times», sono progettati per un futuro troppo lontano.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«In linea di principio il riconoscimento c'è stato, ma non nelle procedure. Di fatto, non c'è stato il governo dell’Europa».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Gli ricordo che quando discutemmo questi stessi problemi nel nostro libro-intervista, mi disse: «Penso che se fossero rimasti in carica per qualche anno di più alcuni ministri che avevano vissuto la creazione dell’euro, avremmo compiuto il passo indispensabile di far corrispondere alla Banca Centrale Europea un governo unico, coordinato, dell’economia europea, con alcuni poteri sovrannazionali». Chiedo: dobbiamo dedurne che la colpa di questa crisi europea è delle persone, della Merkel, di Sarkozy, di Berlusconi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«No, non solo loro. Certo, in loro è mancata la visione, è mancato un respiro veramente europeo. In questo c'è colpa, una mancanza di principi. Ma ricordiamo lo spirito col quale firmammo in Campidoglio il Trattato Europeo, nel 2004. Facemmo allora due errori. Anzitutto, avremmo dovuto fare prima il nuovo trattato, e poi aprire l'Europa ai Paesi nuovi. In secondo luogo, la Commissione Giscard aveva fatto un documento che non andava, che non finiva mai. Ci voleva un documento snello, nervoso, di contenuto, che giustificasse la rinuncia della Germania al marco tedesco, che fu un fatto straordinario. Invece avevano fatto un documento diluito, senza nerbo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ciampi rende qui omaggio a quella che fu la visione di Kohl. Ricorda che quando incontrò per la prima volta, da Presidente del Consiglio, il Cancelliere Kohl, si trovarono a dire la stessa cosa: se noi, la generazione che ha fatto la guerra, non creiamo una moneta unica europea, la generazione successiva non la farà più. Fu ancora un Kohl capace di visione a decidere, al momento dell’unificazione tedesca, il cambio di parità fra il Marco della Germania dell’Ovest e quello della Germania Est, invece del cambio di due marchi dell’Est per uno dell’Ovest, come avrebbe voluto la Bundesbank: che aveva ragione sul piano economico, non su quello politico. Il ragionamento di Kohl fu: «non possiamo umiliarli», e politicamente aveva ragione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Quella decisione, come la scelta di non volere un'Europa che si allineasse al marco tedesco, ma una moneta europea, l'euro, furono tutte due scelte prese da chi aveva una visione, da uomini che non cedevano al loro elettorato. A confronto degli uomini d'oggi, erano dei giganti. E poi, trattati come quello di Roma non si approvano con dei referendum, si fanno ratificare dai Parlamenti. Se il trattato fosse stato ratificato dai Parlamenti della vecchia Europa, i nuovi Stati membri sarebbero stati ammessi in base a un trattato già definito. Questo, alcuni non lo capirono».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Guardando all'attuale disamore per l'Europa di molti popoli europei, compreso, a quanto sembra, il popolo italiano, dobbiamo chiederci in che cosa noi, i vecchi, abbiamo sbagliato? Perché non abbiamo saputo trasmettere il ricordo di quello che fu l'Europa delle guerre e dei lager? Che risposta mi dai?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Mi chiedi come si possa tenere viva la lezione della storia. Ma questo è un problema eterno. Sta a noi tutti affrontarlo, ma soprattutto a chi ha delle responsabilità istituzionali. E sta ai popoli scegliersi dei leader che abbiano una visione storica alta. Il voto va utilizzato bene».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Qualcuno, gli ricordo, ha parlato con leggerezza di «andarsene dall’Europa». Il Direttore della «Stampa», Mario Calabresi, rispondendo a un lettore che questo proponeva, gli ha fatto osservare che l’Europa non è una bocciofila a cui si restituisce la tessera in un momento di stizza, l'Europa è nata per un’esigenza di pace dopo due guerre mondiali con decine di milioni di morti; e poi, stiamo in Europa anche perché ci conviene in termini economici. Secondo Ciampi, che effetto avrebbe, sull’Italia, andarsene dall’Europa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Andarsene non è possibile. E se fosse possibile, avremmo in Italia una decadenza, prima economica e poi morale. Immaginiamo che cosa sarebbe l'Italia da sola nel vasto mare dell’economia globale! Quando scegliemmo l'euro, invece di scegliere l'Europa del Deutsche Mark, lo facemmo, come dice Machiavelli, un po’ grazie alla Fortuna, un po’ grazie alla Virtù. Diciamo 50 e 50. Machiavelli diceva che la Fortuna è femmina, e che bisogna batterla»
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Batterla come?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Picchiarla».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Chiedo se ritenga possibile la fine dell'Euro.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«No, mai. Ho detto tante volte che l'euro è una strada di non ritorno. Fatto l'euro, non si può più tornare indietro. Piuttosto bisogna andare avanti. Per questo ci vogliono le persone giuste, ispirate da giusti valori. Ovidio dice (la citazione, dalle Metamorfosi, è ovviamente in latino. La troverai facilmente, mi dice: io vado un po’ a braccio): Agli animali fu dato un muso che guarda a terra, agli uomini fu concesso un volto che guarda in alto, e fu ordinato di alzare lo sguardo al cielo e alle stelle. Purtroppo, per ora noi Europei non stiamo andando avanti.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Concludo: in un altro libro intervista, dopo il nostro, tu hai detto che l’Italia d’oggi «non è il Paese che sognavo». Deduco, da quanto mi hai detto, che anche questa Europa non è l’Europa che sognavi. Ma allora, questo vuol dire che temi anche tu la fine dell’Europa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«No, no. Ho ancora fiducia nell’Europa. Perché è l'unica via per dare un futuro alle giovani generazioni. Anche in loro ho fiducia».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=Z9E37&quot;&gt;La Stampa - Arrigo Levi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: Sviluppo. Lettera a Tremonti e sfida al Governo</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/25/pier-luigi-bersani/sviluppo-lettera-a-tremonti-e-sfida-al-governo/559456"></link>
  <updated>2011-03-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>559456</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, ha inviato al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, il Progetto alternativo per la crescita elaborato dal Pd come contributo al programma nazionale di riforme e discusso con le parti sociali.

&lt;p&gt;
''Le politiche economiche restrittive adottate o proposte negli ultimi mesi dalla Presidenza del Consiglio Europeo e dalla Presidenza della Commissione rischiano di non aiutare la crescita dell'economia e di avere anche effetti disgregativi sulla coesione sociale'', ha scritto Bersani nella lettera, sottolineando come la vera condizione del risanamento finanziario sia la crescita dell'economia: ''Le politiche adottate dal governo italiano, al pari di quelle realizzate da altri paesi governati dal centrodestra, come abbiamo detto molte volte, rischiano di avere un analogo effetto sul nostro paese, gia' provato dalla crisi''.
&lt;p&gt;

''Noi - ha scritto Bersani - crediamo che sia urgente un radicale mutamento della politica economica per costituire saldi legami tra sviluppo economico, equita' sociale e riequilibrio territoriale e, per questa via, creare adeguate condizioni generali di benessere materiale, di progresso civile, di democrazia effettiva. Fisco, occupazione, politica industriale, liberalizzazioni, politica energetica: tutto deve concorrere a rimettere il paese sui binari della crescita a livello nazionale. Un piano europeo di investimenti per l'occupazione e l'innovazione finanziato con eurobonds puo' essere invece il volano che sostiene la ripresa europea, insieme alle iniziative per affrontare in modo innovativo il problema del debito, senza limitarsi a brandire la ghigliottina sulle prestazioni del welfare''.

&lt;p&gt;
''Il cambio di impostazione - ha proseguito Bersani - deve prendere le mosse dall'interpretazione della crisi, che non va considerata un fenomeno temporaneo, ma un passaggio di fase, una ''grande transizione'' geo-politica, economica, demografica, nella quale la diseguaglianza nella distribuzione del reddito rappresenta una delle cause di fondo che frenano lo sviluppo. Di fronte a questa situazione e in vista della presentazione all'Ue del Piano nazionale delle riforme, il Partito Democratico ha elaborato un piano alternativo per la crescita sulla base delle proposte discusse nelle tre assemblee nazionali programmatiche svolte dal Pd, dei contributi giunti da alcuni centri studi e da un gruppo di giovani economisti, oltre che dei suggerimenti raccolti nell'incontro con le parti sociali svoltosi lunedi' 21 marzo''.

&lt;p&gt;
''Le trasmetto dunque il testo del nostro piano alternativo per la crescita. Mi auguro - ha concluso il segretario del Pd, sfidando il governo al confronto sulla politica economica - che il governo sia in grado di discuterne, affrontando finalmente il problema della politica economica in un pubblico confronto nella sede parlamentare.

&lt;p&gt;
Noi mettiamo a disposizione le nostre proposte, pronti a recepire idee e contributi per il bene del Paese. Contiamo che il governo sappia fare altrettanto''.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.rosarossaonline.org/art/2011/03/25/sviluppo-bersani-scrive-a-tremonti-e-sfida-il-governo_13417&quot;&gt;la rosarossaonline.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Matteo COLANINNO: «Paghiamo l’assenza della politica»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/06/matteo-colaninno/%C2%ABpaghiamo-l%E2%80%99assenza-della-politica%C2%BB-intervista/548627"></link>
  <updated>2010-12-06T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>548627</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Il Governo non ha aiutato le imprese. Il Nord-Est, paga un tasso di fallibilità vicino al 50%
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Onorevole Colaninno vi aspettavate una crisi così forte?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sicuramente tutti sono consapevoli del fatto che stiamo vivendo una perdita di peso produttivo, con conseguenze pesanti sulle imprese. Tutto questo senza che sia stata messa in campo una vera politica industriale e di crescita. Sta qui l’anomalia italiana. È vero che i fattori di crisi sono molti, a partire dalla crisi finanziaria a livello globale.
Ma è anche vero che l’Italia è l’unico Paese in cui il governo è assente: non mette in campo strumenti di
contrasto, né misure che aiutino il sistema a riposizionarsi. Al contrario di noi, la Germania è riuscita a raggiungere un livello di crescita mai visto dai tempi della riunificazione. I tedeschi hanno sconfitto la crisi, perché hanno continuato ad investire».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Magari gli imprenditori tedeschi sono diversi dai nostri.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Fin da quando ero in Confindustria avevo evidenziato la necessità degli imprenditori di fare anche autocritica. Sicuramente siamo arrivati tardi di fronte ai profondi cambiamenti che si stavano preparando a livello globale, e oggi paghiamo questa mancanza di tempestività. Ma non basta questo a spiegare il crollo italiano. La verità è che i presupposti del centrodestra sono stati sbagliati. Mentre Prodi aveva compreso che il risanamento doveva essere coniugato con misure per il rilancio (cito solo il cuneo fiscale e il piano Industria 2015), con il governo Berlusconi è mancatala consapevolezza sulla politica economica. Si è ripetuto il solito ritornello: ci si è fermati al piccolo è bello, lasciando però sole le piccole imprese, seminando l’illusione del protezionismo. Il governo non ha aiutato le imprese a crescere, e oggi quello che era il motore del Paese, il Nord-Est, conta un tasso di fallibilità aumentato del 50%. L’impostazione fondata sull’autocompiacimento
è stata sbagliata».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Il Nord-Est ha creduto a questa illusione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Molti imprenditori si sono identificati in Berlusconi, vedendolo come uno di loro. C’è da chiedersi se oggi quella delega vale ancora: la fotografia della crisi è stata scattata la settimana scorsa, quando i costruttori sono andati in piazza assieme ai lavoratori. Io c’ero, e ho percepito una nuova consapevolezza anche nelle imprese: il consuntivo politico di Berlusconi è insufficiente.
Anche i ceti produttivi cominciano a comprendere che quel “miracolo” è una bolla di sapone».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Come si esce dalla crisi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «L’impresa italiana deve crescere, deve darsi una struttura organizzativa e finanziaria più solida, deve aggredire nuove posizioni di mercato. Che non vuol dire delocalizzare, ma internazionalizzarsi. Si può restare ancorati all’Italia, e contemporaneamente cercare altre condizioni produttive, non per tagliare i costi, ma per avere nuovi clienti». Un commento sul caso Fiat?
«La vicenda è preoccupante. Ho già detto che Marchionne ha usato anche toni inaccettabili. Ma la vera domanda è: cosa vuol fare l’Italia della sua industria dell’auto. Anche in questo caso, a mancare è stata la politica».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=VVPBR&quot;&gt;l'Unita'&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: «Il peggio non è finito La ripresa è debole e non crea occupazione»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/12/06/cesare-damiano/%C2%ABil-peggio-non-%C3%A8-finito-la-ripresa-%C3%A8-debole-e-non-crea-occupazione%C2%BB-intervista/548626"></link>
  <updated>2010-12-06T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>548626</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Quest'anno sarà peggiore del 2009. Con le cig è come se 700.000mila persone fossero state a casa.&lt;br /&gt;

«Questi numeri sono la risposta a chi dice che la crisi è alle spalle». Cesare Damiano commenta gli ultimi dati sul sistema produttivo confermando un allarme: il peggio non è passato. Il bilancio di quest’anno sarà peggiore del 2009.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Eppure qualche segnale di ripresa
c’è.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ci sono segnali, ma a macchia di leopardo, con tendenze molto negative nell’auto, nel navalmeccanica, nella siderurgia. Anche se vi fosse la ripresa, sarebbe senza occupazione. I numeri che abbiamo davanti ci dicono che sulle 200mila persone coinvolte negli stati di crisi, 50mila non rientreranno al lavoro. Per loro quando finirà il
“narcotico” della cig, ci sarà il deserto».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;I dati mostrano che il 70% dei lavoratori dei servizi in stato di crisi sono a rischio disoccupazione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Questo significa che il vecchio adagio del calo occupazionale nell’industria compensato dall’aumento di posti nei servizi è obsoleto, non funziona più. Proprio nei servizi assistiamo a processi di ristrutturazione rilevanti. Se a questo aggiungiamo il fatto che la pubblica amministrazione viene colpita dalla politica (si pensi a Brunetta che sforna le cifre dei tagli), il quadro diventa drammatico.&lt;br /&gt;

A parte i tagli, in Italia ci sono 70mila vincitori di concorso che non entreranno nei posti che si sono guadagnati con lo studio. Anche loro restano a casa».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quanto pesa la Fiat in tutto questo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«La Fiat, per quanto meno che in passato, è un incidente rilevante. Si sta parlando di investimenti pari a 20 miliardi: quanto tre finanziarie. Incidente anche sotto il profilo sindacale. Se alla fine il contratto sarà frantumato, la domanda è: quanti la seguiranno. A quel punto saremo arrivati alla giungla. Non è questa la risposta da dare in un momento di crisi. Io penso che si possa innovare, restando all’interno del contratto collettivo nazionale, con un’intesa sull’auto riguardo ai turni, le mense e gli straordinari».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Quella di Marchionne è una mossa politica?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Fiat pensa che per vincere le sfide della competizione globale si debba uscire dal quadro dei diritti. Io dico
che la retribuzione dei lavoratori metalmeccanici deve essere uguale in qualsiasi stabilimento. Nulla vieta di inserire nel contratto un’intesa specifica sull’auto».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Qual'è la via d’uscita da questo tunnel?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Per uscire dalla crisi bisogna cambiare la politica economica. A differenza di altri, il governo italiano non interviene a sostegno di settori fondamentali.&lt;br /&gt;

Anch’io dico che bisogna guardare ai saldi di finanza pubblica. Ma i saldi hanno un segno più e uno meno. Basta prendere risorse da chi ha di più (noi proponiamo un prelievo sulle rendite analogo a quello europeo), e destinarle a nuovi investimenti.&lt;br /&gt;

Invece il governo latita. Anche nel caso Fiat il vero assente è l’esecutivo. Nonostante questi numeri, il governo continua a negare le dimensioni della crisi». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=VVPBJ&quot;&gt;l’Unità &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Vincenzo VISCO: «Sbagliammo ad accettare la Grecia e i suoi conti»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/05/08/vincenzo-visco/%C2%ABsbagliammo-ad-accettare-la-grecia-e-i-suoi-conti%C2%BB-intervista/499881"></link>
  <updated>2010-05-08T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>499881</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Nel 2000 Vincenzo Visco era ministro del Tesoro quando la Grecia presentò i famosi conti truccati che le consentirono di entrare nell'euro. Allora il sospetto che qualcosa non tornasse c'era, ma nessuno poteva immaginare quello che s'è scoperto dopo, osserva il direttore del Nens: un paese che nascondeva leggi «assurde» come quella che garantisce alle figlie nubili degli statali una ricca pensione. Ma oggi che l'Europa fa i conti con le conseguenze di quei bilanci truccati, Visco punta il dito contro la Merkel, rea di aver reso la crisi molto più onerosa con i suoi tentennamenti. Anche la Germania, osserva Visco, deve correggere la sua economia, non solo i paesi del sud dell'Europa: ha approfittato enormemente dell'euro e oggi ha una bilancia commerciale troppo squilibrata. E in futuro l'Europa deve coordinare le sue politiche economiche, non limitandosi solamente alla vigilanza sulle finanze pubbliche.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ieri la riunione straordinaria dei capi di Stato e di governo dell'Eurogruppo ha ratificato il pacchetto di aiuti alla Grecia da 110 miliardi di euro. Come andrà a finire questa crisi secondo lei?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
In questa crisi c’è stata una responsabilità serissima della Germania che ha causato un ritardo enorme degli interventi europei e ha reso il salvataggio della Grecia molto più oneroso, spingendo il paese sull’orlo del collasso. La crisi dell’euro ha tutta l’aria di una ritirata ideologica. La Germania ha creduto seriamente, per un momento, che sarebbe stato meglio andare avanti senza la Grecia, io trovo questo gravissimo. Oltretutto, da parte di un paese che ha enormemente approfittato dell’euro.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Perché?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Perché esporta soprattutto in Europa e da dieci anni non ha più nessuno che possa farle concorrenza con le svalutazioni.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei era ministro del Tesoro tra il 2000 e il 2001, quando la Grecia riuscì a entrare nell’euro con i conti pubblici truccati. Come mai nessuno si rese conto della situazione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Nonostante il mio omologo greco di allora fosse un distinto signore dall’aria molto seria, ho sempre avuto la sensazione che ci fosse qualcosa nei loro conti che non quadrasse. Ma avevano anche un buon tasso di crescita e scoprimmo solo dopo che erano degli imbroglioni, che nascondevano nei bilanci delle vere e proprie voragini e cose assurde come una legge che garantisce una robusta pensione alle figlie nubili dei dipendenti statali. Questo pone anche dei problemi all’Europa che si accinge a discutere se e come rivedere il Patto di Maastricht.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Un’ipotesi, caldeggiata dalla Germania, è che vengano resi più stringenti i vincoli fiscali. Crede che sia una soluzione? Non si rischia lo stesso errore dei primi dieci anni dell’euro, quello di inibire la crescita dei paesi membri?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il problema che vedo io è che ci sono enormi asimmetrie anche in altri ambiti. La Germania ha un surplus commerciale paragonabile a quello della Cina, mentre l’Italia soffre un disavanzo nella bilancia dei pagamenti che supera il 3 per cento. Se non si affrontano anche questi squilibri, oltre a quelli che riguardano le finanze pubbliche, rischia di saltare tutto.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei è insomma dell’idea che l’Europa debba convergere anche sulle politiche economiche?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Certo, è indispensabile mettere a punto delle politiche comuni. E penso anche che l’Europa debba sospendere immediatamente il processo di allargamento dell’euro e consolidare i sedici paesi del gruppo. Un’altra cosa che si sarebbero dovuta fare già anni fa, è unificare i mercati finanziari europei.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cosa pensa della polemica sulle agenzie di rating, che hanno declassato i debiti di Portogallo, Grecia e Spagna nelle scorse settimane, aggravando la carneficina sui mercati finanziari?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
La struttura finanziaria che si è creata negli ultimi trent’anni è demenziale e diabolica.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;A febbraio il Wall Street Journal ha rivelato che il fondo Soros e altri grandi hedge fund stavano concordando un attacco all’euro. C’è anche questo, nei ribassi spaventosi di questi giorni secondo lei?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Può darsi, non sarebbe la prima volta di un attacco di questo genere, ricordiamoci quando partì l’attacco alla lira e alla sterlina che le buttò fuori dallo Sme, diciassette anni fa. Il problema, che riguarda anzitutto il presidente americano Obama, è anche il potere politico di queste strutture.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
L'Italia è al riparo da attacchi speculativi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Anche l'Italia ha problemi enormi. Non cresce e non fa riforme da quasi un decennio. Tutto quello che avevamo costruito prima del 2001, prima del precedente governo Berlusconi, è stato dilapidato. In particolare il consolidamento del bilancio pubblico. Abbiamo ripreso il filo del discorso nel 2006, quando siamo tornati al governo, ma dal 2008 a oggi, ancora una volta, i risultati positivi sul fronte della lotta all'evasione e al riequilibrio dei conti sono stati annullati.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/221775/&quot;&gt;Il Riformista - Tonia Mastrobuoni&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: GRECIA: BRUNETTA, NESSUN PASTO E' GRATIS</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/05/03/renato-brunetta/grecia-brunetta-nessun-pasto-e-gratis/499469"></link>
  <updated>2010-05-03T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>499469</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Io ripeto Tremonti: se la casa del tuo vicino va a fuoco conviene anche a te partecipare allo spegnimento delle fiamme. Questo non solo per altruismo ma per interesse, perche' le fiamme potrebbero toccare anche casa tua&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&quot;Quello alla Grecia - ha detto Brunetta - e' un prestito, i soldi ritorneranno nella misura in cui questo prestito sara' efficace ed efficiente e capace di risolvere i problemi della Grecia. Ma i problemi della Grecia vengono risolti dai greci con politica di austerita', la Grecia faccia meno la cicala: meno deficit, piu' effcienza, piu' produttivita'. E' un bel segnale ed un bel monito per tutti i Paesi europei: non basta la finanza, non basta Maastricht.&lt;br /&gt;
Serve determinazione, fare competitivita'. Serve colpire tutti gli sprechi laddove essi si collocano, sopratutto nell'area pubblica, pensando che nessun pasto e' gratis&quot;.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.agi.it/venezia/notizie/201005031400-...-rt10128-grecia_brunetta_nessun_pasto_e_gratis&quot;&gt;AGI News On&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: Grecia: Brunetta, piano presentato e' credibile</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/05/03/renato-brunetta/grecia-brunetta-piano-presentato-e-credibile/499297"></link>
  <updated>2010-05-03T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>499297</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Il decreto che dovremo varare nei prossimi giorni e' un prestito da 5,5 mld, un prestito per salvare la Grecia, che costera' qualcosa ma con la speranza che con la salvezza della Grecia si possa arrivare ad una situazione migliore per tutta l'Europa&quot;.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

E' quanto dichiarato dal ministro per la Funzione Pubblica, Renato Brunetta parlando a Mattino Cinque del prestito che l'Italia si appresta a concedere alla Grecia.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

&quot;Il piano presentato dalla Grecia e' credibile anche perche' qui nessuno regala niente a nessuno. Se la Grecia fosse abbandonata a se stessa - aggiunge - se cioe' facesse bancarotta avrebbe ripercussioni sull'intero sistema e la pagheremmo di piu'. Si e' allargato l'euro forse troppo presto anche a chi aveva conti poco trasparenti&quot;.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=728827&amp;lang=it&quot;&gt;Borsa Italiana&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: Brunetta: &quot;Sulla crisi abbiamo dato lezioni a Spagna, Francia e Gran Bretagna&quot;</title>
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  <updated>2010-04-26T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;L'Italia ha gestito la politica economica, in due anni difficilissimi, meglio di altri, dando lezioni a Spagna, Francia e Gran Bretagna&quot;. Così Renato Brunetta. Il ministro della Pubblica Amministrazione ha detto che mentre &quot;gli inglesi hanno avuto problemi con le loro banche e la gente faceva la coda davanti agli sportelli per ritirare i risparmi perché non aveva più fiducia&quot;, in Italia ''non è successo nulla di tutto questo&quot;. Il merito, per Brunetta &quot;è delle banche, degli italiani e del governo&quot;. &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/economia/2010/04/26/news/brunetta_sulla_crisi_abbiamo_dato_lezioni_a_spagna_francia_e_gran_bretagna-3623662/&quot;&gt;la Repubblica.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giulio TREMONTI: Avidità dei banchieri. «Le banche hanno raccolto molti fondi pubblici ma non danno sufficiente liquidità alle imprese» </title>
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  <updated>2009-09-05T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Economia e Finanze (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;L'avidità dei banchieri tra le cause della crisi&lt;br /&gt;

«Mai più banche che comandano governi»

&lt;p&gt; Il dibattito sui bonus dei banchieri «serve a dare un messaggio più generale: non è possibile che le banche comandino sui governi e sulla politica»: lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti al Tg1, a margine del G20 finanziario di Londra.
&lt;p&gt; «Non ha senso - ha insistito Tremonti - che le banche siano più grandi dei governi stessi, tanto che poi quando hanno problemi questi diventano anche problemi dei governi.&lt;br /&gt;
 &lt;b&gt;Le banche devono essere al servizio della gente, non la gente al servizio delle banche»&lt;/b&gt;. Una bozza del documento del G20 ha indicato un accordo sui limiti ai compensi dei manager che prevederebbe il recupero dei premi in caso di cattivo andamento della banca e l'obbligo di trasparenza sulle retribuzioni ai banchieri. L'obiettivo è di proseguire - in sede G20 - con passi graduali, nel tentativo di regolamentare le retribuzioni dei manager.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;No ai condizionamenti&lt;/b&gt; - Tremonti attribuisce molta importanza alla relazioni tra politica e banche. Dopo avere premesso di non riferirsi ad alcuna banca in particolare, il ministro ha indicato che gli istituti di credito «non possono essere troppo grandi da non poter fallire» (in linea con quanto asserito recentemente dalla cancelliera tedesca Angela Merkel) e che non possono trovarsi nella condizione proprio a causa della loro dimensione «di condizionare i governi».
&lt;p&gt; Il problema «è che devono essere al servizio dei cittadini perché hanno una funzione pubblica». &lt;br /&gt;
Nella lettera firmata con altri sei ministri delle finanze europei Tremonti ha individuato nell'«avidità» dei banchieri uno dei fattori della crisi finanziaria. Gli stessi bond a sostegno del patrimonio bancario devono essere considerati «uno strumento al servizio delle imprese».

&lt;p&gt;
«&lt;b&gt;Ora tocca alle banche&lt;/b&gt;» - «Abbiamo da parte fondi assolutamente sufficienti, abbiamo stanziato ingenti risorse per gli ammortizzatori sociali», ha risposto Tremonti a chi lo interpellava sull'allarme disoccupazione lanciato da diversi istituti internazionali. «Il lavoro è oggetto fondamentale della nostra azione - ha proseguito il ministro - siamo assolutamente concentrati sul lavoro. Il governo su questo punto ha fatto la sua parte, ora tocca alle banche che devono fare di più sul fronte dei finanziamenti alle imprese». «Le banche hanno raccolto molti fondi pubblici, soprattutto all’estero, ma non danno sufficiente liquidità alle imprese. Hanno in mente i loro bilanci, e non il bilancio d’insieme. E’ un problema anche italiano», aveva anticipato Tremonti al Tg1. 
&lt;p&gt;Il ministro ha aggiunto: «Noi abbiamo un’economia fatta di piccole e medie imprese e un eccesso di concentrazione in banche che hanno una dimensione industriale e vedono troppo poco il territorio, le famiglie, gli imprenditori e le persone. Questo è un altro punto che va risolto. Questa dimensione - ha aggiunto - non sempre si adatta alle dimensioni della nostra economia e alle piccole e medie imprese».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;I Tremonti-bond&lt;/b&gt; - Al termine della riunione ministeriale del G20 a Londra, il ministro è intervenuto a proposito dei Tremonti-bond, dicendo che sono stati chiesti dalle banche e non imposti dal governo. Inoltre, ha sottolineato, devono essere considerati «uno strumento al servizio delle imprese» e non delle banche. &lt;br /&gt;
«Quei bond sono stati chiesti dalle banche e dall’Ue e attuati dal governo», ha spiegato Tremonti, osservando: «Quando una banca dice che non servono, si scorda delle imprese». Il ministro ha inoltre osservato che i costi dei bond non sono elevati, in quanto «non sono strumenti di debito ma di patrimonio, ed in ogni caso non servono alle banche ma alle imprese».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Passera: «Ha ragione»&lt;/b&gt; - Tremonti «ha perfettamente ragione» quando dice che le banche non possono comandare i governi, commenta l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera a margine dei lavori del Workshop Ambrosetti. &lt;br /&gt;
Passera difende però le banche italiane dall'accusa di guardare troppo poco al territorio: il sistema bancario italiano è, a suo giudizio, tra quelli che «più sono stati vicini all'economia e alla società». E a proposito dei bonus: «Ci sono stati tali eccessi che la necessità di intervenire da parte della politica, e anche il risentimento sociale, che in alcune parti del mondo è cresciuto, sono più che giustificati». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/economia/09_settembre_05/tremonti_banche_f33c986a-9a16-11de-80e2-00144f02aabc_print.html&quot;&gt;Il Corriere della Sera.it&lt;/a&gt;</summary>
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