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  <title>Openpolis - Argomento: politici indagati</title>
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  <updated>2012-05-17T00:00:00Z</updated>
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  <title>FRANCO MIRABELLI: La Lega ha un problema e deve rispondere di quello</title>
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  <updated>2012-05-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>631207</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;La Lega ha un problema e deve rispondere di quello. Non si può dire che il Paese ha altri problemi per evitare di parlare dei problemi che ci sono in casa propria”, è la replica di &lt;b&gt;Franco Mirabelli&lt;/b&gt; (consigliere regionale Pd della Lombardia) a Matteo Salvini, nel corso di una trasmissione televisiva in cui l’esponente leghista rifiutava di commentare le notizie apparse sui giornali inerenti l’iscrizione al registro degli indagati di Bossi e i suoi figli.

 

&lt;p&gt;“Una parte della soluzione all’antipolitica sta nel far recuperare credibilità alla politica e, per ottenere ciò, c’è bisogno di avere il coraggio anche di affrontare questi problemi.” – ha proseguito &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt; – “Bisogna parlarne, i cittadini hanno bisogno di capire cos’è successo.  Dire che, siccome nel Paese ci sono problemi più seri, di questo non bisogna parlare è sbagliato”.
&lt;p&gt;
 
“Le prime pagine dei giornali di oggi riguardanti le indagini su Bossi, ai cittadini, comunicano il messaggio che la politica con i soldi pubblici si fa gli affari suoi.
I cittadini italiani che hanno visto soldi pubblici - che dovevano essere destinati a un’altra cosa – essere utilizzati in questo modo da esponenti politici, sono parte lesa. A tutto questo non dobbiamo rispondere non è vero o non è un problema, ma dobbiamo dire che i bilanci dei partiti devono essere controllati da parte di società esterne (così come fa già il Partito Democratico) e che i rimborsi elettorali sono troppo alti e, dal momento che si chiedono sacrifici a tutti, li deve fare anche la politica e queste riforme dobbiamo farle in fretta”, ha concluso &lt;b&gt;Mirabelli&lt;/b&gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.areadem.info/adon.pl?act=doc&amp;doc=13611&quot;&gt;AreaDem&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Sonia ALFANO: Bertolaso abbia la decenza di tacere</title>
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  <updated>2011-11-11T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>618087</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'  Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l' Europa) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
E’ passato esattamente un anno dal giorno in cui Guido Bertolaso ufficializzò le sue dimissioni da capo del dipartimento di Protezione Civile e da sottosegretario, ma non si è ancora rassegnato: ama stare al centro dell’attenzione e sbagliare, per esempio utilizzando la stampa per difendersi dalle accuse che lo hanno letteralmente travolto per la sua gestione assolutistica, privatistica e personalistica di quel “carrozzone” che è diventata la Protezione Civile dopo il suo arrivo.
&lt;p&gt;
In data odierna Il Giornale ha pubblicato una sua lettera indirizzata a Vittorio Feltri: uno scritto intriso di un vittimismo urticante per qualunque cittadino informato e onesto. 
&lt;p&gt;L’ex sottosegretario dice che da un anno cerca di essere dimenticato, eppure è lui stesso a cercare le pagine dei giornali (prima il Corriere della Sera, ora il megafono berlusconiano). 
&lt;p&gt;Dice soprattutto che i “veleni” politici contro di lui hanno indebolito la Protezione Civile.
In verità le responsabilità del decadimento della Protezione civile “migliore del mondo” sono prima di tutto sue. Ed è opportuno chiarire che quando si dice Protezione civile “migliore del mondo” si intende l’attenta architettura legislativa e l’accurato know-how costruito negli anni antecedenti alla affaristica gestione bertolasiana.
&lt;p&gt; Molti ricorderanno i fringe-benefits del sistema Bertolaso: auto di lusso, arredamenti, ristrutturazioni immobiliari, prostitute. E molti ricorderanno altrettanto bene le stabilizzazioni dei suoi amici che da semplici cittadini furono nominati (e lo sono ancora purtroppo) dirigenti generali della Presidenza del Consiglio dei Ministri pur non avendo alcun requisito richiesto e quel che è peggio, senza aver superato alcuna prova, test, quiz e quant’altro. I famosi 4 amici che lui amava chiamare “squadra”. Uno dei quali è imputato a L’Aquila ma attuale presidente dell’Ispra, un altro messo a parcheggio presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri dopo aver fatto i danni come commissario a Pompei, un altro al Servizio Civile e l’ultimo attualmente nelle grazie di Catherine Ashton, “ministro”degli esteri della UE, che sbarcato a Bruxelles sta tentando di fare la stessa operazione, non riuscita in Italia: la protezione civile SpA europea. 
&lt;p&gt;Non a caso, aprendo i lavori della seconda giornata della conferenza internazionale su Protezione civile e interventi umanitari a Roma, l’attuale Capo Dipartimento ha testualmente detto: “è necessario aprire un dialogo che non schiacci o snaturi l’identita’ e il ruolo della protezione civile a vantaggio dell’intervento privato, e con esso il ruolo degli Stati“. 
&lt;p&gt;Il lupo perde il pelo ma non il vizio.&lt;br /&gt;

E che dire poi del fatto che in soli sei anni di gestione Bertolaso il Dipartimento cosiddetto Nazionale (aggettivo che scimmiotta linguaggi militari) è passato senza che ce ne fosse effettiva necessità, da 300 dipendenti ai quasi mille attuali. Settecento persone, alcune assunte per effettivo titolo ma la maggior parte precari d’alto rango. Tra i “contatti” più prestigiosi: la moglie di un sottosegretario, i figli dei generali amici, dei giudici amici e dell’alta borghesia (amica!), alti burocrati dello Stato, capo del personale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e addirittura figlio dell’ex Presidente della Consulta e sindacalisti autonomi, tutti funzionali a lui e al suo perverso disegno di piegare a fini privati una istituzione dello Stato. Un bel regalo a tutti i lavoratori. Un bel regalo perché adesso il Dipartimento è sovraffollato, con un organico tre volte superiore rispetto a quello necessario e quindi, con i tempi che corrono, nell’occhio del mirino per essere sottoposto ad una drastica cura dimagrante. 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Tutti assunti a tempo indeterminato, con i soldi sottratti ai terremotati abruzzesi (circa 8 milioni di euro)!&lt;/b&gt; Una vera e propria macchina del consenso. 
&lt;p&gt;E poi anche a Napoli (emergenza rifiuti: per la quale Bertolaso, commissario straordinario, è stato iscritto nel registro degli indagati per traffico illecito di rifiuti e truffa ai danni dello Stato) e alla Maddalena (il famigerato G8 degli appalti truccati: Bertolaso è stato rinviato a giudizio per il reato di corruzione) una pioggia di incarichi per parenti e amici. Ovviamente tutte assunzioni tramite ordinanza di protezione civile e mai per concorso.
&lt;p&gt;
Oggi, quindi, bisogna chiedersi e nello stesso tempo far sapere alcune cose: la prima, perchè nella lettera inviata al Giornale Bertolaso lamenta le modifiche intervenute con il decreto milleproroghe, se la responsabilità è unicamente della sua gestione fatta di sperperi (per esempio i Grandi Eventi festosi), di provvedimenti ad personam (vedi le assunzioni di amici e parenti tramite apposita ordinanza) e di privilegi acquisiti sulla pelle di terremotati e alluvionati? 
&lt;p&gt;Perché non dice per una volta una verità: per esempio che lui è andato via ma al Dipartimento tutti i dirigenti di prima e seconda fascia sono gli stessi che ha nominato lui con i metodi di cui sopra, amici suoi fedelissimi che stanno portando la protezione civile in un vicolo cieco anche sul piano operativo come abbiamo visto appunto in questi giorni. Dirigenti fideizzati e affiliati a lui?
&lt;p&gt; Anzi, a pensarci bene, qui si pone un problema d’ordine democratico: chi è questa gente che senza credenziali e senza concorso è stata messa a dirigere una struttura così delicata? Chi è? Cosa fa lì? A chi risponde? E può questa gente impostare linee guida che mettano sotto botta i sindaci legittimamente eletti dal popolo? Stia zitto Bertolaso e si vergogni: di danni ne ha fatti tanti, tantissimi, come il suo ex capo. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.soniaalfano.it/blog/2011/11/11/bertolaso-abbia-la-decenza-di-tacere/#more-4996&quot;&gt;www.soniaalfano.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio DI PIETRO: Ho tre ideuzze per cambiare il Paese  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-10-08T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>609776</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il Parlamento è sempre più affollato da faccendieri, ci sono ministri inseguiti dai giudici, per non parlare dell'ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, rinviato a giudizio con i suoi tremendi amichetti della cricca…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Sì, uno schifo: e allora?
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E allora non sarà che lei e i suoi colleghi magistrati del pool di Mani Pulite, all’epoca, vi fermaste un po' troppo in superficie?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
No. Noi affondammo il bisturi e destirpammo il male fin dove riuscimmo a scorgerlo. Poi avvertimmo: guardate che l'Italia è malata, ha bisogno di una cura seria, intensa. Purtroppo non siamo stati ascoltati e quelli, negli anni, si sono ingegnati a trovare altre forme di corruzione, ancora meglio congegnate.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quelli chi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Non faccia l'ingenuo. Lo sa bene a chi mi riferisco. Piuttosto, forse sarebbe il momento di dotare questo Paese di qualche anticorpo. E allora io avrei tre ideuzze da infilare in una nuova legge elettorale. Posso dirgliele?
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;L'ascolto...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Primo: i condannati non possono essere candidati. Secondo: chi è stato rinviato a giudizio non può assumere incarichi di governo centrale o locale…Per capirci: non può diventare né assessore né ministro. Terzo: chi viene eletto non può continuare a fare il proprio mestiere. Perché no, dico: qui i medici si fanno le leggi per i medici, gli avvocati si portano i clienti in aula…

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=15A6WD&quot;&gt;Io Donna - Fabrizio Roncone&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco Mario MILANESE: « Io, postino per le nomine. C'erano posti per tutti»</title>
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  <updated>2011-07-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>589891</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ad esempio conversando con Giancarlo Giorgetti, esponente della Lega: «Scusa Giancà, chi dovete mettere voi in Finmeccanica? Ah, ma è Tosi? Allora Giorgetti ci segnala Tosi... ».
&lt;p&gt;«Ma io sono solo un postino, uno che raccoglie i nomi, anzi i numeri delle poltrone disponibili».
&lt;p&gt;«Non è che mi voglio sminuire ma non è che posso mettere un nome mio e che fa tolgo uno della Lega, se pure volessi, non l’ho mai fatto e mai mi sarei sognato, ma anche un nome del ministro. Io avevo dei nominativi anche da altri parlamentari e li ho trasmessi ma senza obbligo di risultato, non ho avuto tornaconto economico».
&lt;p&gt;«E’ capitato anche che all’opposizione vengano dati dei posti, proprio per avere una maggiore... come voglio dire..».
&lt;p&gt;«Sto parlando dell’ultimo consiglio, che è stato fatto da questo governo, mi sembra di ricordare che c’era la Margherita. Comunque in alcuni consigli ci sono, adesso basta guardare le carte». 
&lt;p&gt; «Ci sono delle società, Finmeccanica, qualche volta le Ferrovie, che vogliono evitare di mettere persone interne. E allora dicono: ho un posto disponibile, ho dieci posti disponibili, ho cinque posti disponibili. E ci dicono: oh, avete qualche curricula da mandarci? Per questo io faccio il postino». 
&lt;p&gt;«Il file trovato nel mio computer denominato Membri esterni Controllate giu10 x Milanese.doc è un documento che ho redatto io recependo le indicazioni e le informazioni del dottor Borgogni. La denominazione Lega che compare accanto ai nomi Maffini, Ghilardelli, Belli e Vescovi, presenti nello stesso file, presumo sia riferibile al partito politico. Il nominativo La Russa che compare accanto ai nomi di Plinio, Politi e Gatti presumo sia quello dell’attuale ministro della Difesa ma tali circostanze potranno essere confermate solo da Borgogni».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilmessaggero.it/stampa_articolo.php?id=155648&quot;&gt;Il Messaggero - Massimo Martinelli&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FLAVIO DELBONO: &quot;Mi presentero' al Pm e avro' modo successivamente di dare tutte le spiegazioni che giustamente i bolognesi aspettano&quot;</title>
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  <updated>2011-01-03T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>549497</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Si aggiunge anche l'accusa di truffa aggravata per il sindaco di Bologna Flavio Delbono, gia' indagato per abuso di ufficio e peculato nell'inchiesta del Pm.
&lt;p&gt;E domani alle 9 il primo cittadino di Bologna varchera' la soglia dell'ufficio del Pm per farsi interrogare, come chiedeva da giorni. 
&lt;p&gt;Ancora oggi Delbono ha ribadito ai bolognesi, in una intervista Tv, &quot;di stare sereni, di avere fiducia nella giustizia ma anche nel loro sindaco. Ho gia' detto che dimostrero' in tutte le sedi la correttezza del mio comportamento. Domattina mi presentero' al Pm e avro' modo successivamente di dare tutte le spiegazioni che giustamente i bolognesi aspettano&quot;. 
&lt;p&gt;Nell'intervista, rilasciata in mattina, Delbono aveva anche spiegato che &quot;questa vicenda non ci impedisce di lavorare&quot; aggiungendo: &quot;oggi pomeriggio, e mi fa molto piacere, saro' a inaugurare un reparto al Bellaria&quot;. &lt;br /&gt;
Nel frattempo, pero', e' uscita la notizia della nuova accusa e il primo cittadino all'ospedale Bellaria non si e' visto.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.rainews24.it/it/news_print.php?newsid=137127&quot;&gt;Rainews24&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCO BONFANTE: Discarica di Sommacampagna: «Odore di regalo sospetto. Risposte chiare o si istituisca una commissione d'inchiesta» </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/10/09/franco-bonfante/discarica-di-sommacampagna-%C2%ABodore-di-regalo-sospetto-risposte-chiare-o-si-istituisca-una-commissione-dinchiesta%C2%BB/546754"></link>
  <updated>2010-10-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>546754</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Veneto (Lista di elezione: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Attorno alla realizzazione della discarica di Sommacampagna c'è odore di regalo sospetto da parte della Regione alla ditta incaricata di svolgere i lavori&quot;.

&lt;p&gt;
A lanciare l'allarme su un &quot;poco chiaro stravolgimento del progetto, avvenuto dopo l'assegnazione dell'appalto&quot; è il vice presidente del Consiglio regionale ed esponente del PD, Franco Bonfante, che sulla questione ha presentato un'interrogazione rivolta alla Giunta regionale.

&lt;p&gt;
Il consigliere democratico veronese ricorda come &quot;il motivo fondamentale che ha spinto il Comune di Sommacampagna ad aggiudicare l'opera alla ditta Geo Nova S.p.A era la previsione della doppia rete di drenaggio del percolato: la prima, rispondente a quanto previsto dalla normativa vigente, finalizzata alla raccolta e la seconda, avente funzione di controllo, per la verifica della tenuta dei teli soprastanti&quot;.


&lt;p&gt;
In data 24 aprile 2007 la Ditta Geo Nova S.p.A. ha presentato alla Regione domanda di procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale e autorizzazione. La Giunta Regionale con delibera n. 996 del 21/04/2009 ne ha approvato l'autorizzazione.

&lt;p&gt;
E proprio in questa delibera si nasconde, secondo Bonfante, il regalo sospetto, visto che &quot;con quest'atto la Giunta regionale elimina, senza indicare alcuna motivazione, la doppia rete di drenaggio. Un presidio fondamentale, questo, per la sicurezza ambientale e la cui importanza era stata sottolineata anche dalla commissione Via&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;In sostanza, dopo che la ditta Geo Nova S.p.A ha vinto la gara grazie alla proposta di doppia rete di drenaggio, ora grazie a quella delibera della Regione, la stessa ditta potrà  risparmiare alcune centinaia di migliaia di euro a scapito della sicurezza igienico-sanitaria della popolazione di Sommacampagna&quot;.

&lt;p&gt;
Il vice presidente del Consiglio regionale osserva ancora che &quot;la Regione ha interferito pesantemente sulla gara pubblica già aggiudicata, prescrivendo minori spese. Ulteriori sospetti sono poi alimentati dall'atteggiamento della nuova amministrazione di Sommacampagna guidata dal sindaco Soardi, (sotto inchiesta giudiziaria per l'ipotesi di gravi reati nella sua qualità di presidente dell' azienda pubblica di trasporti veronese Atv e recentemente dimessosi da tale incarico) che su un fatto di tale rilievo per la sicurezza pubblica non eccepisce alcunché al riguardo&quot;.
&lt;p&gt;

Bonfante chiede dunque alla Giunta regionale di &quot;chiarire i motivi di queste decisioni e di chi sia la responsabilità delle scelte. Se le risposte e gli interventi riparatori non saranno sufficienti mi riservo - annuncia in conclusione - di presentare una proposta di legge con la quale si istituisce una commissione regionale d'inchiesta sul caso&quot;.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.pdconsiglioveneto.org/dett_PP.asp?ID=16&quot;&gt;Pd Consiglio Veneto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Sonia ALFANO: «A cena con Schifani? Io non ci sto»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/10/07/sonia-alfano/%C2%ABa-cena-con-schifani-io-non-ci-sto%C2%BB/546636"></link>
  <updated>2010-10-07T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>546636</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'  Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l' Europa) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Come anticipato ieri, il presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia Angelino Alfano per chiedere il motivo della presenza del Procuratore Capo di Palermo Francesco Messineo alla cena di sabato scorso a cui erano presenti lo stesso Ministro, il Presidente del Senato Renato Schifani (a quanto pare indagato dalla Procura diretta da Messineo per concorso esterno in associazione mafiosa), il Prefetto ed il Questore di Palermo, il Presidente della Corte d’Appello ed il Presidente del Tribunale di Palermo.

&lt;p&gt;
Un cocktail istituzionale di altissimo livello. Un’occasione conviviale che ho definito senza remore “cena degli orrori”. Già, perchè io come Antonio Di Pietro ritengo inopportuno che il procuratore capo sieda allo stesso tavolo dell’indagato per mafia, qualunque sia l’argomento del loro colloquiare. Lo ritengo inopportuno perchè così si abbattono le necessarie barriere e si svilisce il ruolo del magistrato, a maggior ragione durante una cena: è inaccettabile.
&lt;p&gt;

Al procuratore Messineo, che non si è giustificato ma ha solo precisato che si trattava di una semplice occasione “mondana”, verrebbe da chiedere se ha mai visto Antonio Ingroia o Antonino Di Matteo (giusto per citare due esempi) partecipare a cene mondane con i loro indagati. A Palermo la vita del magistrato onesto è per forza di cose una vita sacrificata, solitaria.
&lt;p&gt; I magistrati ‘evitano’ di partecipare a cene mondane proprio per aggirare il rischio di ritrovarsi a tavola con personaggi discutibili che possano minare la credibilità della procura o delle inchieste. Addirittura, spesso, i magistrati si limitano nel costruire amicizie per paura di incappare in gravi errori di valutazione. Insomma, una vita “bunkerata”.
&lt;p&gt;

Messineo, invece, pare essere certo di aver fatto la cosa giusta. Io ritengo che questa sua condotta sia un rischio, non solo per le indagini portate avanti dalla procura tra mille difficoltà e impedimenti, ma anche per la sicurezza dei suoi sostituti, che, dopo essere stati colpiti dalle parole del neo-attore teatrale Giuseppe Ayala sull’eccessiva spesa per le scorte, adesso dall’esterno vengono anche visti come ‘abbandonati dal proprio capo’.
&lt;p&gt;

Questa mattina poi, sfogliando il Fatto Quotidiano, ho potuto scorgere le non-dichiarazioni di due parlamentari: Luigi Zanda (Partito Democratico) e Fabio Granata (Futuro e Libertà per l’Italia). 
&lt;p&gt;Il primo si è limitato a dire che non è necessario un suo commento sulla vicenda perchè ‘stiamo parlando di una cena ufficiale’, smentendo di fatto il procuratore Messineo, che aveva invece parlato di ‘occasione mondana’, e lasciando ad altri l’onere di chiedere chiarezza. Il secondo, invece, ritiene eccessive le mie preoccupazioni (sono l’unico esponente politico, insieme a Di Pietro, ad aver stigmatizzato l’accaduto), precisando che Messineo e Schifani sono entrambi palermitani e facendo un piccolo accenno, piuttosto banale a mio avviso, al rischio che i due abbiano potuto parlare delle indagini in corso.

&lt;p&gt;
Insomma sia Zanda che Granata preferiscono non esporsi, e con stile castigato rispondono a mezze parole evitando di assumersi la responsabilità politica di condannare condotte ambigue. 
&lt;p&gt;Granata, dicevo, giustifica il tutto facendo riferimento alle origini palermitane dei due protagonisti principali della vicenda. Se questo è il metro di giudizio da utilizzare, allora avremmo potuto giustificare Messineo anche se fosse andato a cena, paradossalmente, con Bernardo Provenzano: pure lui è palermitano. &lt;br /&gt;
E poi Granata, che ultimamente pare abbia riscoperto i valori della democrazia e della questione morale, dimentica le parole di Paolo Borsellino:

&lt;p&gt;
&lt;i&gt;“L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto.&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;
&lt;i&gt;E no, questo discorso non va perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire, beh, ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però siccome dalle indagini sono emersi altri fatti del genere altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica”.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;

Se Paolo Borsellino è un martire nella cui onestà e integrità morale crediamo tutti tanto da difenderla a spada tratta ad ogni occasione, come si può dimenticare un discorso così preciso e denso di significato?

&lt;p&gt;
Questa vicenda non può passare sotto silenzio, va chiarita e alla svelta. Perchè c’è un Paese che aspetta giustizia da troppo tempo, un Paese che soffre, che vuole riscattarsi, che deve essere risarcito per il troppo sangue versato. E ora non si può tollerare che nessuno chieda conto dell’accaduto. 
&lt;p&gt;Non un’agenzia stampa, non una replica, non una ripresa dai valorosi Corriere e Repubblica che forse non digeriscono il buco giornalistico. Va davvero tutto bene per tutti? Per me no, e con gentilezza pongo ancora la mia domanda al Procuratore Messineo: non ritiene che la sua partecipazione al simposio sia stata inopportuna?&lt;br /&gt;
 Non ritiene di dovere fornire un’adeguata spiegazione ai sostituti che alle cene mondane preferiscono le misere e vetuste stanze del Tribunale di Palermo?&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://temi.repubblica.it/micromega-online/a-cena-con-schifani-io-non-ci-sto/?printpage=undefined&quot;&gt;micromega-online&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Sonia ALFANO: «Così abbandona i pm. Il Guardasigilli deve chiarire subito»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2010-10-05T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'  Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l' Europa) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Domani stesso Antonio Di Pietro presenterà un’interrogazione
parlamentare per chiedere conto di questa cena degli orrori al ministro della Giustizia Alfano. Chi meglio di lui può rispondere, visto che c’era?”. Sonia Alfano ha appena finito di parlare al telefono con il suo leader ed è un fiume in piena. Tanti anni fa ha fatto la giornalista sulle orme del padre, Beppe Alfano, assassinato dalla mafia nel 1993. E, quando ieri mattina ha saputo da una fonte che preferisce mantenere anonima la storia della cena tra il capo
della Procura e un suo (possibile futuro?) indagato eccellente ha subito cercato conferme nei Palazzi palermitani.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sonia Alfano, cosa ha saputo di questa cena e perché la ritiene così scandalosa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Partiamo dai fatti: sabato sera a Palermo, allo stesso tavolo, da quello che dicono le mie fonti più che affidabili, c’erano il ministro della Giustizia Alfano, il presidente del Senato Schifani, il presidente dell’assemblea regionale Francesco Cascio, il sindaco di Palermo Diego Cammarata, il Prefetto, il Questore, il presidente della
Corte d’appello Leonardo Guarnotta e il procuratore capo Messineo.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Perché la definisce una cena degli orrori?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

È una cena degli orrori e degli errori perché in una città nella quale si indaga sulle infiltrazioni della mafia nella politica erano seduti allo stesso tavolo investigatori e investigati. Diego Cammarata è indagato a Palermo per la vicenda della discarica di Bellolampo e anche Renato Schifani è sotto indagine. A me sembra assurdo che il
procuratore capo che dirige l’ufficio che dovrà decidere le sorti di due uomini così potenti si sieda al tavolo con loro. &lt;br /&gt;
E devo dire che anche la presenza del presidente della Corte di appello mi ha lasciato perplessa.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Proprio Messineo ha smentito che Schifani sia indagato.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Sappiamo tutti che L’espresso ha confermato e poi da sempre ci sono le smentite rituali per le alte personalità indagate. Comunque, a prescindere dall’iscrizione, la Procura sta indagando sulle sue attività passate e non è possibile vedere una scena del genere. Per di più nella caserma della Guardia di Finanza, proprio la forza che ha
indagato fino al 2002 Schifani per concorso esterno in associazione mafiosa, come avete scritto voi del Fatto e potrebbe magari tornare a farlo. E proprio alla presenza del ministro della Giustizia e del presidente della Corte d’Appello, massima autorità del distretto giudicante. &lt;br /&gt;
È una cosa che si commenta da sé. Sono saltati tutti i
ruoli.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il procuratore capo ha detto che si trattava di un’occasione
mondana e che si è parlato per lo più del Papa.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Ma è proprio questo il punto. Non si fanno cene mondane con gli indagati. L’occasione conviviale fa saltare le barriere tra istituzioni che hanno ruoli diversi. Il procuratore capo e il presidente della Corte d’Appello sono nominati dal Csm e potrebbero domani essere sottoposti al suo giudizio. &lt;br /&gt;
E nel Csm ci sono anche i politici che influenzano le carriere e i procedimenti disciplinari, come insegna il caso De Magistris. A maggior ragione in un momento in
cui i politici sono soggetti al giudizio dei pm e dei giudici, i capi degli uffici dovrebbero evitare le situazioni conviviali. Anche perché così espongono i sostituti che indagano.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei vuole accusare il procuratore capo di avere lasciati soli i suoi pm?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Io dico di più: Messineo ha messo a rischio i suoi sostituti.&lt;br /&gt;

Voglio essere brutale: il messaggio che passa all’esterno è che solo alcuni magistrati come Antonio Ingroia o Antonino Di Matteo sono interessati seriamente a capire se Schifani ha avuto rapporti con i mafiosi. Mentre il loro capo va a cena con il presidente a parlare del Papa. Se Di Matteo e Ingroia fossero eliminati con un procedimento disciplinare o con un trasferimento o con qualcosa di peggio che non
voglio pensare nemmeno, i problemi di Schifani sarebbero risolti.&lt;br /&gt;

Questo è un messaggio pericoloso. I pm non devono essere lasciati soli e anche per questo presenteremo l’interrogazione parlamentare.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=UES95&quot;&gt;Il Fatto Quotidiano -  Marco Lillo &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>VINCENZO CENNAME: rimosso da Sindaco di Camigliano: «Se i comuni escono dalla gestione dei rifiuti il consorzio provinciale aumenta la tariffa»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/09/05/vincenzo-cenname/rimosso-da-sindaco-di-camigliano-%C2%ABse-i-comuni-escono-dalla-gestione-dei-rifiuti-il-consorzio-provinciale-aumenta-la-tariffa%C2%BB/547526"></link>
  <updated>2010-09-05T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>547526</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;Il sindaco del comune casertano è stato destituito da un decreto del ministero dell'Interno. Il motivo? Si oppone alla provincializzazione della gestione dei rifiuti.
&lt;p&gt;
E’ successo a Camigliano, provincia di Caserta quando lo scorso 3 agosto il primo cittadino, Vincenzo Cenname, è stato destituito da un decreto del ministero dell’Interno.&lt;br /&gt;
 La scure di Bobo Maroni questa volta non è andata a colpire un comune colluso con la mafia, ma un’amministrazione che ha fatto della raccolta differenziata la sua missione, arrivando a riciclare quasi il 70% della spazzatura.
&lt;p&gt;
L’unica colpa quella di essersi opposto alla provincializzazione della gestione dei rifiuti che, visto il curriculum del consorzio Napoli-Caserta da cui la nuova società nasce, significa clientela, sprechi e tasse per i cittadini.
&lt;p&gt;
La legge 26 (quella che sanciva la fine dell’emergenza immondizia in Campania), impone ai comuni di farsi da parte e di lasciare la gestione dei rifiuti, compresa la riscossione delle tasse, al nuovo ente provinciale.
&lt;p&gt;
Ma l’ormai ex sindaco non vuole cedere: “ Mi sono sempre opposto alla gestione del consorzio e ora lo faccio con la società provinciale. Preferisco usare uomini e mezzi del comune, imposte all’ente locale in cambio di un servizio efficiente”. 
&lt;p&gt;Ma Maroni non ci sente e in piena estate fa firmare il decreto di scioglimento al presidente della Repubblica.&lt;br /&gt;
 Peccato perché la raccolta differenziata di Camigliano e delle sue 17 provincie è così avanzata da fare invidia ai paesi dell’Alto Adige.
&lt;p&gt; Raccolta degli oli esausti, distribuzione di pannolini lavabili alle neo mamme e i bambini che portano la plastica a scuola vengono premiati con ecoeuro per comprare materiale didattico. Questi sono solo alcuni esempi e i numeri danno ragione all’ormai ex primo cittadino: costi contenuti, bilancio in ordine.
&lt;p&gt; “ Se i comuni – continua Cenname – escono dalla gestione, la nuova società provinciale con l’ingresso dei privati, ereditando i disastri finanziari del consorzio, avrà un solo modo per ripianare i buchi: aumentare la tariffa. Una logica che rigetto, tra l’altro sulla legge 26 c’è una proposta di modifica, avanzata dalla provincia di Caserta, guidata dal centro-destra”.
&lt;p&gt; La nuova società provinciale eredita la gestione allegra del consorzio unico Napoli-Caserta, guidato fino all’aprile scorso dal plurindagato Antonio Scialdone, e ancor prima l’esperienza dei consorzi di bacino, tra cui il famigerato Ce4, retto da Giuseppe Valente, l’uomo di Cosentino, già condannato due volte.
&lt;p&gt;
La rimozione di Cenname è avvenuta in soli 7 giorni.&lt;br /&gt;
 Ingegnere ambientale, under 40, preparato e competente.&lt;br /&gt;
 Troppo per la provincia casertana dove si contano 28 comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Ma l’ex sindaco promette battaglia: “ Valuteremo i prossimi passi. Nei giorni scorsi c’erano i ragazzi di Libera, venivano da Padova, non sono riuscito a spiegare perché mi hanno cacciato, sono rimasti allibiti”. 
&lt;p&gt;Poco distante da Camigliano, le notizie raccontano di nuovi scioperi dei lavoratori degli ex consorzi, rifiuti in strada e raccolta a rilento. Mentre l’emergenza torna protagonista, il governo manda a casa i sindaci modello.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.casertaweb.com/articoli/15629-comune-di-camigliano-troppo-virtuoso.asp&quot;&gt;Il Fatto Quotidiano - Nello Trocchia&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Benedetto Fabio GRANATA: «Cosche infiltrate nelle Regioni. I partiti non sorvegliano»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/08/04/benedetto-fabio-granata/%C2%ABcosche-infiltrate-nelle-regioni-i-partiti-non-sorvegliano%C2%BB-intervista/503971"></link>
  <updated>2010-08-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>503971</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: FLI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;«A settembre informeremo il Parlamento dei risultati definitivi. Ma il quadro che emerge oggi è preoccupante» 
&lt;p&gt;
«Nonostante la condivisione teorica al codice etico promosso dalla commissione Antimafia, sia tra le candidature che tra gli eletti ci sono infiltrazioni e zone d'ombra». Di prima mattina di una giornata che sarà lunga e faticosa, il vicepresidente della Commissione Antimafia Fabio Granata (Fli) mette sul piatto un altro carico da novanta. Il fronte è sempre lo stesso, quello della difesa e della tutela della legalità, un po' il Dna della nuova formazione in cui sono confluiti i finiani. Quello del Codice antimafia violato è una breccia nuova di questo fronte che sembra tagliare il Parlamento in due metà campo distinte e separate. Una premessa: il Codice etico promosso dalla Commissione antimafia è stato approvato all'unanimità, dopo un grande lavoro del Pd, del presidente della Commissione Giuseppe Pisanu, dello stesso Granata e di Angela Napoli, a febbraio scorso e ha lo scopo di offrire ai partiti lo strumento politico per selezionare con rigore le candidature, dalle circoscrizioni nei singoli comuni fino alle Regionali. &lt;br /&gt;
E prevede che non possano figurare in lista tutti coloro che al momento della convocazione dei comizi elettorali risultino condannati, anche solo in primo grado, per reati di mafia e reati collegati (estorsione, usura, riciclaggio, traffico illecito di rifiuti etc). La Regionali di aprile sono state il primo vero test. E quel test, secondo la denuncia di Granata, ha già fatto acqua almeno una dozzina di volte.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Vicepresidente Granata, ci sono almeno dodici eletti illegittimi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Il monitoraggio non è ancora completo e procede tra mille difficoltà. A settembre informeremo il Parlamento dei risultati definitivi. Già oggi, emerge un quadro tale per cui si può dire che alcuni partiti e alcuni candidati alla presidenza delle Regioni non hanno vigilato come era richiesto e doveroso. E se una dozzina sono i non aventi diritto tra gli eletti, molti di più sono coloro che sono stati candidati»
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Se non può fare i nomi, può indicare almeno i luoghi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Posso dire che non ci sono solo regioni del sud ma anche del nord come Lombardia e Liguria. E che il mancato controllo riguarda candidati di centrodestra e di centrosinistra. Ecco perchè sono stupefatto di certe reazioni che arrivano dagli amici del Pdl. Il Codice fu approvato all'unanimità. Alla prima occasione non è stato rispettato. I cittadini non sopportano più queste ambiguità».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La politica è ambigua nella lotta alla mafia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Sì. Sono inquietato dal fatto che ancora troppi sostengono che la politica è impermeabile alla mafia. E' vero purtroppo il contrario: la politica è permeabile alla mafia. Lo vediamo tutti i giorni».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il presidente Pisanu era informato della sua denuncia di oggi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Il presidente Pisanu non solo condivide questo modo di fare lotta alla mafia: ha soprattutto il merito di aver dato vita e di aver fornito gli strumenti alla struttura interna alla Commissione che sta facendo lo screening su liste ed eletti».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il Senato ha appena licenziato Il pacchetto delle norme antimafia. Il presidente Schifani avverte «La legalità non è patrimonio esclusivo di nessuno». Messaggio per lei e per Fli?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Nessuno ha la titolarità della legalità. Il mio auspicio è che ci sia una condivisione da parte di tutti. Ma finora non siamo tutti uguali».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Che fine ha fatto il ddl anticorruzione tanto annunciato dal Pdl?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Sarà il nostro primo impegno a settembre. Con la legge sulla cittadinanza».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Il procuratore antimafia Piero Gras non è sorpreso che il codice sia stato violato e spiega che la magistratura non può intervenire.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Apprezzo le parole di Grasso, dicono che la politica deve fare un passo avanti e riconquistare uno spazio».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Il premier parla dl «antimafia dei fatti», quella del suo governo, nel giorno in cui si ufficializza la sua iscrizione al registro degli indagati della procura di Firenze per le stragi del '93.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Non conosco gli atti dell'indagine. Ma così come non ho dubbi sulla credibilità del boss Spatuzza per quello che riguarda la dinamica delle stragi, escludo che il Presidente del Consiglio sia coinvolto nelle stragi di mafia».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=T7BGG&quot;&gt;l'Unità - Claudia Fusani&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Alessandro MARAN: «Meglio se Brancher si dimette senza aspettare il voto di sfiducia»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/07/02/alessandro-maran/%C2%ABmeglio-se-brancher-si-dimette-senza-aspettare-il-voto-di-sfiducia%C2%BB/502597"></link>
  <updated>2010-07-02T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>502597</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Prima lascia il Governo e meglio è, sarebbe un atto di correttezza.
&lt;p&gt; Il Pd rinnova l'invito alle dimissioni del ministro Aldo Brancher prima che giovedì prossimo si voterà alla Camera la mozione di sfiducia nei suoi confronti depositata dall'opposizione.
&lt;p&gt;&quot;Prima Brancher si dimette - afferma il Vicepresidente dei deputati Pd Alessandro Maran, alla luce del faccia a faccia odierno fra il ministro e il Presidente del Consiglio - e meglio è. Sarebbe un atto di correttezza istituzionale e di rispetto nei confronti del Paese. Giovedì voteremo la mozione di sfiducia che porta come prima firma quella del nostro capogruppo Franceschini: se prima di allora sapranno porre rimedio all'enormità che hanno fatto, sarà tanto di guadagnato per tutti&quot;. 
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.apcom.net/newspolitica/20100702_203202_532f7dc_92110.html&quot;&gt;APCom.net&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MARCO GIOVANNI REGUZZONI: «Brancher ? Un vero pasticcio ﬁn dall'inizio. Ma non si occuperà di federalismo»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/06/28/marco-giovanni-reguzzoni/%C2%ABbrancher-un-vero-pasticcio-%EF%AC%81n-dallinizio-ma-non-si-occuper%C3%A0-di-federalismo%C2%BB-intervista/502477"></link>
  <updated>2010-06-28T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>502477</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Brancher? Lui non si occuperà di federalismo, ma di decentramento».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Questa vicenda rischia di pesare come
un macigno sul governo Non le pare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Indubbiamente è stata una vicenda
pasticciata fin dall'inizio. Prima quel
nome è stato fatto per un ministero con
portafoglio. Poi le cose sono cambiate.
E certo qualche perplessità l'abbiamo
avuta». 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Esistono delle responsabilità anche
della Lega: non trova?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Quando è stato fatto il nome di
Brancher per il ministero allo Sviluppo
l'idea non ci dispiaceva».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Perché?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E un uomo del Pdl, ma da
sottosegretario - per le deleghe - che ha
avuto a cavallo dei ministeri di Bossi e
di Calderoli, ha maturato un rapporto
di collaborazione preziosa con il
Carroccio». 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Poi il ministro ha dato mandato ai
legali di avvalersi dello «scudo». E il
popolo leghista è insorto sul web.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Di perplessità ne abbiamo avute. Poi è
arrivata la nota del Quirinale con quelle
considerazioni cosi forti»
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E anche la Lega lo ha mollato&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ma no La Lega non c'entra niente né
con il processo, né con certe scelte».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Le opposizioni chiedono le
dimissioni. Che ne pensa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Lui è il nome giusto, proprio per
l'esperienza che ha maturato da 
sottosegretario».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Tutto resta com'è, dunque, per voi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sì, lui si occuperà di decentramento,
qualcosa che ha a che fare con il
federalismo, ma federalismo non è».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Può spiegarci meglio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«In uno stato federale alcuni funzioni
dello Stato possano essere spostate
fuori dalla Capitale. Una città come
Napoli può tranquillamente ospitare
un ministero».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Al turismo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Magari anche qualcosa di più
importante. La Difesa ad esempio: le
funzioni sono dello Stato, ma la
struttura può essere delocalizzata. Il
decentramento è una scommessa
importante. Soprattutto per il Sud».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=SINU2&quot;&gt;Il Mattino - Corrado Castiglione&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Sandro BONDI: «Napolitano su Brancher ha sbagliato i toni»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/06/28/sandro-bondi/%C2%ABnapolitano-su-brancher-ha-sbagliato-i-toni%C2%BB-intervista/502476"></link>
  <updated>2010-06-28T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>502476</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PdL) -  Ministro  Beni e Attività Culturali (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Ministro Bondi, partiamo dall`inizio: chi è che ha voluto nominare Brancher ministro e perché?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Che io sappia, è da tempo che era nota la possibilità che Aldo Brancher divenisse ministro. Stiamo parlando di un esponente politico che da anni svolge un ruolo silenzioso ma del massimo rilievo, sia dal punto di vista politico che governativo.

Credo che la sua elevazione al ruolo di ministro sia un giusto riconoscimento del suo impegno».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La Lega si è dissociata, il cerino e rimasto in mano al solo Berlusconi...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non mi risulta che la Lega si sia dissociata da tale nomina. Il problema mi pare sia sorto solo per il ricorso al legittimo impedimento».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Bossi e i suoi danno segni di nervosismo, qual è lo stato dei rapporti col Pdl?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Problemi con Bossi? Non mi risulta, i rapporti con Berlusconi sono ottimi» «Da quanto mi risulta i rapporti fra il presidente del Consiglio e il leader della Lega non potrebbero essere migliori. E sono ottimi anche fra il Pdl e la Lega. Ne sono testimone diretto io, che ho riconosciuto l`apporto determinante della Lega nella lotta parlamentare per l`approvazione del decreto sulle fondazioni liriche.&lt;br /&gt;
 L`intesa tra noi si fonda essenzialmente sulla realizzazione di un programma di governo che prevede un piano di modernizzazione del Paese e una profonda riforma dello Stato, mai tentata fino ad ora, incentrata sul federalismo. Il successo di questa prospettiva renderà ancora più solido il rapporto di alleanza».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Al di là della nomina del sostituto di Scajola, è ragionevole immaginare altri cambiamenti nella squadra di governo? Pare che la Lega miri all`Agricoltura.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Credo che queste decisioni attengano in primo luogo alla responsabilità del presidente del Consiglio, che è anche il leader del Pdl.&lt;br /&gt;


L`attuale squadra di governo è una delle migliori dal dopoguerra ad oggi. Scajola è stato un ottimo ministro dello Sviluppo economico, che oltretutto svolgeva un ruolo importante all`interno del Consiglio dei ministri, e non sarà facile sostituirlo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;I finiani, con Bocchino in testa, contano vittoria:

dicono che è merito loro se Brancher ha rinunciato ad avvalersi del legittimo impedimento...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Continuo a pensare che molto spesso le uscite dell`onorevole Bocchino rendano un pessimo servizio alle posizioni politiche del presidente Fini. C`è bisogno di un confronto politico, ma affinché questo confronto non sia distruttivo e lacerante occorre condurlo con saggezza e misura».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Ritiene che, con la nota su Brancher e il legittimo impedimento, Napolitano si sia attenuto al proprio ruolo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ritengo non da ora che il presidente della Repubblica svolga un ruolo politico, e non solo istituzionale, positivo. Forse in questa circostanza una minore accentuazione sarebbe stata preferibile».
&lt;p&gt;


LE TAPPE:&lt;br /&gt;
 Venerdì 18 giugno Aldo Brancher viene nominato ministro senza portafoglio. Giura al Quirinale davanti al Capo dello Stato. Si occuperà dell`attuazione del Federalismo La nomina viene criticata dall`opposizione e suscita polemiche all`interno della stessa maggioranza.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=SILMZ&quot;&gt;Il Giorno/Resto/Nazione - Andrea Cangini&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Giorgio NAPOLITANO: Il neo ministro Aldo Brancher al tribunale di Milano, nel processo Antonveneta, non può certo addurre come motivazione quella di «dover organizzare il ministero»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/06/26/giorgio-napolitano/il-neo-ministro-aldo-brancher-al-tribunale-di-milano-nel-processo-antonveneta-non-pu%C3%B2-certo-addurre-come-motivazione-quella-di-%C2%ABdover-organizzare-il-ministero%C2%BB/502478"></link>
  <updated>2010-06-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>502478</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il neo ministro Aldo Brancher, nel presentare istanza di legittimo impedimento al tribunale di Milano nel processo Antonveneta, non può certo addurre come motivazione quella di «dover organizzare il ministero», in quanto non vi è alcun dicastero da organizzare, essendo quello di Brancher un ministero senza portafoglio.
&lt;p&gt;
Alle sei della sera &lt;a href=&quot;http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=4&amp;key=10414&quot;&gt;&lt;b&gt;una nota del Quirinale&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, che sintetizza il pensiero del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, equivale a una netta presa di distanza prima di tutto sul piano politico e istituzionale. Quattro righe, in cui Napolitano si riferisce «a quanto letto sui giornali» a proposito del ricorso di Brancher «alla facoltà prevista per i ministri dalla legge sul legittimo impedimento».
&lt;p&gt; In tutti i quotidiani era riportata con evidenza appunto la notizia della decisione annunciata da Brancher in previsione dell'udienza odierna, con tanto di commento del suo avvocato Filippo Dinacci (il ministro sarà impegnato «a riorganizzare il neo ministero, perché servono segretarie, portavoce, personale»).
&lt;p&gt;
Sorpresa, irritazione: questi i sentimenti che – stando a quanto trapela dal Quirinale – hanno agitato la giornata dell'inquilino del Colle, per essere stato in buona sostanza &quot;utilizzato&quot; a copertura di un'operazione che tutto appare fuorché cristallina.
&lt;p&gt; Al di là dunque del casus belli che ha motivato la reazione di Napolitano, è questa la ragione che lo ha spinto a prendere apertamente posizione sul caso. Stando ad alcune indiscrezioni, al momento della nomina di Brancher non sarebbe stato messo esattamente al corrente della tempistica relativa all'iter giudiziario, che coinvolge &lt;b&gt;il neo ministro in un processo in cui deve rispondere dell'accusa di appropriazione indebita e ricettazione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Diverse sono state le motivazioni che lo stesso presidente del Consiglio avrebbe comunicato a Napolitano al momento della nomina: una promozione &quot;politica&quot; per un sottosegretario che già di fatto esercitava le deleghe in materia di federalismo. 
&lt;p&gt;In questo caso – ha confidato Napolitano ai suoi collaboratori – è venuto meno il principio fondamentale della leale collaborazione tra istituzioni.&lt;br /&gt;

Ovviamente non entra nel merito del dispositivo della legge.
&lt;p&gt;
 Alla fine, decide il magistrato se concedere o meno il legittimo impedimento: condizione che lo stesso Colle ha posto come pregiudiziale quando il provvedimento venne controfirmato. Sulle motivazioni addotte finora da Brancher non si poteva però tacere. Sono parse come la goccia che ha fatto traboccare il vaso. 
&lt;p&gt;
Certo il potere di sindacato da parte del Capo dello Stato nella nomina di un ministro, a prescindere dal &quot;rango&quot; e dal peso specifico del dicastero, è alquanto ristretto, soprattutto nell'attuale sistema bipolare. Ma è prassi consolidata che sulla nomina dei ministri Quirinale e palazzo Chigi marcino di comune intesa. L'irritazione del Colle nasce dalla constatazione che in questo caso la &quot;copertura&quot; del Colle è stata utilizzata in modo improprio.
&lt;p&gt; Come avallare del resto, almeno sul piano strettamente politico e istituzionale, un'operazione che in rapida sequenza vede la nomina il 18 giugno di Brancher (non allo Sviluppo economico come previsto in un primo momento), e una settimana dopo l'annuncio che il neo promosso avrebbe fatto ricorso al legittimo impedimento?
&lt;p&gt;
Dulcis in fundo, dopo la levata di scudi di una parte della Lega (rappresentata peraltro allo stesso Napolitano da Umberto Bossi e Roberto Calderoli), la delega di Brancher è già mutata: non più per «l'attuazione del federalismo», ma per il «decentramento e la sussidiarietà».
&lt;p&gt;
 Una storia poco chiara ed edificante anche sul piano della correttezza istituzionale.&lt;br /&gt;
 
&lt;p&gt;Anche dal presidente della Camera, Gianfranco Fini è filtrata una chiara presa di distanza dall'intera operazione, a testimoniare del consolidato asse con Napolitano.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-06-26/stop-napolitano-caso-brancher-080700_PRN.shtml&quot;&gt;Il Sole 24 Ore - Dino Pesole / Il Quirinale.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Francesco FORGIONE: La politica non ha più zone franche. Solo la magistratura parla di mafia</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/04/francesco-forgione/la-politica-non-ha-pi%C3%B9-zone-franche-solo-la-magistratura-parla-di-mafia/382717"></link>
  <updated>2008-12-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>382717</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
E’ da tempo, ormai, che ci troviamo di fronte ad un nuovo salto di qualità nei rapporti tra mafia e politica. Una mutazione profonda che, ben al di là degli aspetti giudiziari e penali, segnala una nuova grande questione morale nell’intero Mezzogiorno.&lt;br /&gt;

La cosa che più fa rabbia è che una analisi, un dibattito e la ricerca-definizione di adeguati anticorpi non nascano da una consapevolezza autonoma della politica, ma siano sempre stimolati e portati alla luce dall’azione giudiziaria. E’ come se la politica ormai fosse incapace di leggere la realtà, di cogliere i limiti e i rischi del suo rapporto col territorio in aree – sempre più diffuse - egemonizzate dalle mafie, di vedere la degenerazione della funzione del governo locale e il suo mutare in puro esercizio del potere. La politica tutta, a destra centro e sinistra. Davvero non ci sono più zone franche per un’analisi impietosa che non può fermarsi alla superficie di una questione democratica che ormai sta mutando completamente il rapporto tra rappresentanti e rappresentati in intere aree del Paese.
La sentenza del giudice Morosini di cui Liberazione ha pubblicato ampi stralci apre uno squarcio di luce sui tratti nuovi delle relazioni politico mafiose. Anzi, toglie il “trattino” di congiunzione al rapporto tra politica e mafia. Non è una novità da poco conto.&lt;br /&gt;

In passato per definire i rappresentanti dei partiti o delle istituzioni che, al di là dei fatti penali, si rapportavano in termini di favori o collusioni con le organizzazioni criminali si usava l’espressione di “referenti politici”: così è stato per uomini come Andreotti o Lima o Gava e l’elenco potrebbe continuare. Nella parola “referenti” si affermava comunque una estraneità, pur in un quadro normale di relazioni, addirittura di sistema, tra due entità: Cosa Nostra e la politica. Da almeno un decennio questo sistema è cambiato. In interi territori la mafia ha deciso di assumere la rappresentanza diretta delle sue istanze politiche.
Non è un caso che questo salto di qualità sia parallelo al processo di privatizzazione della politica e al nuovo rapporto tra politica, ruoli di governo e imprese impresso dalle politiche liberiste degli ultimi decenni con l’abbattimento di ogni forma di controllo e l’esplosione, a tutti i livelli, di conflitti d’interesse.&lt;br /&gt;

Forse è proprio questo l’aspetto più interessante della sentenza Gotha. Intanto perché emerge un vero e proprio sistema economico imprenditoriale nel quale il confine tra economia legale e illegale è sempre più sfumato e, in questo sistema, la politica o è diretta espressione delle cosche o ne è cooptata. I temi sono quelli classici: le grandi speculazioni edilizie, le aree agricole da trasformare in aree commerciali per realizzare i mostri della grande distribuzione, gli appalti e la sanità pubblica e privata, i finanziamenti nazionali ed europei. Boss, imprenditori, commercialisti, società finanziarie e rappresentanti dei partiti vecchi e nuovi nella transizione infinita che, in Sicilia come nel resto del Sud, si alimenta anche del vecchi trasformismo meridionale e del cambio di casacca come cifra del degrado della politica e del suo rapporto con la società.
Certo la nascita di Forza Italia, partorita in Sicilia da Pubblitalia di Dell’Utri, ha operato una vera e propria selezione sul territorio, riorganizzando un personale politico – inabissato dopo Tangentopoli e i grandi processi di mafia - in grado di raccogliere quel consenso che gran parte della Dc, attraverso un sistema di potere mastodontico alimentato dalla spesa pubblica, aveva costruito sulla normalità dello scambio politico mafioso.&lt;br /&gt;

A metà degli anni ‘90 nella nascente competizione con Forza Italia, prima l’Udeur e poi l’Udc di Cuffaro non potevano che sfidarsi sullo stesso terreno e nello stesso mercato della politica e del consenso. Scendono in campo le seconde file dei vecchi partiti e una serie di avvocati, medici, professionisti, imprenditori rampanti che irrompono nelle istituzioni - dai consigli comunali all’Assemblea regionale a Roma - per dare vita ad un nuovo sistema di potere e ad un nuovo blocco sociale. Lo capisce anche la mafia. Così, dopo la follia stragista di Riina del ’92 e ’93, il più “democristiano” dei corleonesi, Bernardo Provenzano, riporta Cosa Nostra alla politica, all’inabissamento, al mutismo delle armi e alla riconquista della logica d’impresa.
Per questo nell’operazione Gotha che, dopo l’arresto di Provenzano, porterà alla decapitazione di tutti i capi mandamento della città di Palermo, non ci sono più viddani, scesi all’assalto della metropoli, ma un pezzo importante e nuovo di borghesia mafiosa, tesa alla riconquista di un ruolo internazionale non solo nel traffico della droga ma anche nelle grandi attività finanziarie e commerciali. Anche per questo, l’operazione Gotha rappresenta l’operazione antimafia più importante dai tempi degli arresti dei responsabili delle stragi.&lt;br /&gt;

In fondo, apparentemente, un politico di provincia come Francesco Campanella è solo un politico di paese da 123 preferenze, ma ha accesso alle stanze del potere, dalla regione al governo nazionale, parla con la destra e la sinistra, ha due “compari” di matrimonio come Mastella e Cuffaro ma decide anche chi deve diventare sindaco di Forza Italia. La sua forza politica è solo una forza mafiosa. Come quella di Mercadante, silenzioso deputato regionale che per dieci anni ho incontrato tra i banchi dell’Ars. Quasi sempre muto, mai un intervento, mai un’espressione di indirizzo politico, ma migliaia di voti e un posto nell’aula parlamentare sempre affollato da capannelli di deputati.
Una sentenza come questa, scritta in punta di penna, dovrebbe aprire un dibattito pubblico sulla natura della politica, del governo del territorio, dei partiti. Spingere anche la sinistra ad una riflessione drastica e di fondo sul suo ruolo nelle regioni di frontiera, dalla Sicilia alla Calabria, dalla Campania all’Abruzzo. La sinistra tutta, invece, o è muta o balbetta o fa autoproclami di diversità la cui percepibilità di massa è sempre più difficile e inafferrabile.&lt;br /&gt;

In fondo, non basta dire che in Italia esiste una questione morale per autoassolversi la coscienza, occorre cominciare ad essere coerenti, drasticamente. Costi quel che costi.  

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=K3356&quot;&gt; Liberazione - Francesco Forgione&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ALESSANDRINA LONARDO: Non ho raccomandato, ne' direttamente ne' indirettamente nessuno.</title>
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  <updated>2008-01-19T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Consiglio Regione Campania (Lista di elezione: UDEUR) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Dura poco piu' di un quarto d'ora il faccia a faccia tra Sandra Lonardo Mastella e il Gip Francesco Chiaromonte. Ma lady Mastella ha respinto serenamente ogni addebito, spiegando le sue ragioni con una lunga dichiarazione spontanea nella quale ha da subito espresso la sua disponibilita' a fornire ogni chiarimento rispetto i fatti che le vengono addebitati, ma precisando &quot;dinanzi al giudice competente&quot;. Sandra Mastella, pero', avrebbe messo alcuni punti fermi. Innanzitutto, avrebbe detto, &quot;non ho mai minacciato o ho tentato di forzare la volonta' di nessuno&quot;. E poi ancora, &quot;non ho raccomandato, ne' direttamente ne' indirettamente nessuno&quot;.
&lt;p&gt;
In pratica, secondo quanto si e' appreso, il presidente del Consiglio Regionale avrebbe respinto le conclusioni tratte dai magistrati samaritani dalla sua telefonata con il consuocero Carlo Camilleri ed altre intercettazioni che ruotavano intorno alla vicenda del contrasto con il manager della azienda ospedaliera - fra l'altro nominato nel 2005, quando era nelle file dell'Udeur, e poi transitato verso la Margherita - per la nomina di un primario di neurologia e uno di cardiologia in quell'ospedale. Sandra Mastella avrebbe difeso anche i consiglieri regionali dell'Udeur, che avevano formulato una interrogazione all'assessore regionale competente in merito alla vicenda. Un'altra parte della sua autodifesa e' stata dedicata a sottolineare al Gip quanto un uomo politico sia vittima di &quot;innumerevoli millanterie o falsita' da parte di persone che parlano a suo nome, riportandone opinioni e comportamenti anche se mai tenuti, o che ancora sollecitano favori a suo nome ma nel proprio interesse&quot;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.agi.it/ultime-notizie-page/200801191848-pol-rom1121-art.html&quot;&gt;AGI&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Clemente MASTELLA: «Può non piacere il sistema che sta dietro ai giochi della politica, ma questo è»</title>
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  <updated>2008-01-17T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: Misto) -  Ministro  Giustizia (Partito: UDEUR) - Sindaco  Comune Ceppaloni (BN) (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Sindaco  Comune Ceppaloni (BN) (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Mastella ha affrontato il caso della presunta concussione ai danni di &lt;a href=&quot;http://www.openpolis.it/politico/4996&quot;&gt;Antonio Bassolino&lt;/a&gt; a cui, secondo quanto trapelato dagli ambienti della Procura, sarebbe stata imposta la nomina di un esponente politico indicato dall'Udeur. «Vorrei sapere perché io sarei concusso per una nomina e per tutte le altre nomine non ci sarebbero nè concussi nè concussori - ha tuonato il fondatore del Campanile -. Può non piacere il sistema che sta dietro ai giochi della politica, ma questo è». Una sottolineatura, questa, che ha ricordato a molti il richiamo alla correità pronunciato da Bettino Craxi in Parlamento all'epoca di Tangentopoli. 
&lt;p&gt;
Dichiarazione rilasciata in occasione delle dimissioni dalla carica di Ministro della Giustizia in conseguenza agli avvisi di garanzia che hanno raggiunto lui, &lt;a href=&quot;http://www.openpolis.it/politico/5048&quot;&gt;sua moglie&lt;/a&gt; e i vertici del suo partito in Campania.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/08_gennaio_17/mastella_conferenza_stampa_dimissioni_7c77c954-c4eb-11dc-8929-0003ba99c667.shtml&quot;&gt;corriere.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ALESSANDRINA LONARDO: Saranno i cittadini a giudicarmi.... è l'amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica&quot;</title>
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  <updated>2008-01-16T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Consiglio Regione Campania (Lista di elezione: UDEUR) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Dimettermi? Assolutamente no. Non ci penso proprio. Saranno i cittadini a giudicare. Sono serena e pronta a fornire qualsiasi chiarimento. Credo che anche questo è l'amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo. Basta guardare alla vicenda del Papa di questi giorni per capire cosa avviene ai cattolici&quot;.
Sono le prime reazioni alla notizia di un ordine di arresti  domiciliari per la Alessandrina Lonardo, pres. del consiglio regionale della Campania e moglie del Ministro della Giustizia Masterlla. L'ipotesi di reato è tentata concussione nei confronti del direttore generale dell'ospedale di Caserta.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/moglie-mastella/moglie-mastella/moglie-mastella.html&quot;&gt;repubblica.it&lt;/a&gt;</summary>
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