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  <title>Openpolis - Argomento: Istat</title>
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  <updated>2011-09-15T00:00:00Z</updated>
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  <title>Patrizia TOIA: Impressionanti i dati Istat e Ocse, servono politiche per la crescita</title>
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  <updated>2011-09-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Sono impressionanti i dati presentati dal rapporto OCSE sul mondo del lavoro e la condizione degli italiani fra i 15 e i 24 anni e i dati Istat sull’aumento del costo della vita», ha affermato &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;, eurodeputata del Partito Democratico.
&lt;p&gt;

Secondo l’Employment Outlook dell’Ocse, che presenta i dati relativi all’anno 2010, infatti, nel nostro Paese, quasi il 28% dei giovani non ha un impiego (con una prevalenza di donne disoccupate) e il 46,7% di chi ce l'ha è con contratti precari; così come i salari degli italiani risultano essere tra i bassi d’Europa.
&lt;p&gt;

«Come ben sappiamo, purtroppo, il nostro sistema di welfare non è sufficiente a coprire questa situazione e, durante la crisi che stiamo attraversando, il tutto si è tradotto in un aumento del rischio di povertà e di difficoltà finanziarie per molti cittadini. Situazione questa che è si aggravata anche a causa dell’aumento consistente del costo della vita, come indicano i dati Istat, per aumento dei prezzi su base mensile dello 0,3% (in particolare per energia e trasporti)», ha proseguito &lt;b&gt;Toia&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;

«Il governo non può non riflettere su tutto questo e sull’allarme rilanciato anche oggi da Confindustria, secondo cui il benessere degli italiani è in declino ed è tornato ai livelli del 1999. Servono con urgenza politiche che favoriscano la crescita, che siamo di stimolo alla ripresa, contrariamente alla manovra approvata ieri che, invece, rischia di deprimere ulteriormente il Paese», ha concluso &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.it&quot;&gt;patriziatoia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: Esclusione delle donne, l’analisi dell’Istat</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/15/delia-murer/esclusione-delle-donne-l%E2%80%99analisi-dell%E2%80%99istat/584960"></link>
  <updated>2011-06-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>584960</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Giunto alla diciannovesima edizione, il Rapporto annuale dell'Istat, presentato alla Camera dei deputati nei giorni scorsi, ha sviluppato una riflessione documentata sulle trasformazioni che interessano economia e società e ci ha consegnato un quadro drammatico soprattutto riguardo alla condizione femminile in questo Paese. &lt;br /&gt;
Può essere utile pubblicare integralmente la scheda di sintesi diffusa dall’Istat proprio sulla condizione femminile in Italia, al fine di rendere chiaro, con cifre e numeri, il tema di cui si parla troppo poco e troppo a sproposito.
&lt;p&gt; “I numeri e l’analisi che segue – dichiara Delia Murer – dà il senso della condizione che vive la donna in Italia e della mancanza di una politica attiva in questo senso. Le proposte non mancano. Le donne del Pd ne hanno presentato decine.&lt;br /&gt;
 Ci sarebbero anche le risorse, come quelle lasciate libere dalla riforma pensionistica che ha riguardato proprio le donne e che rischiano di essere utilizzate in maniera indifferenziata. Quella che manca è la volontà politica della maggioranza di considerare questo un tema prevalente nell’agenda del Governo”.
&lt;p&gt;


(dal rapporto annuale Istat – anno 2010 – scheda di sintesi)
 
 
&lt;p&gt;
 
 
&lt;b&gt;Le donne&lt;/b&gt;
 
&lt;p&gt;Nel corso del 2010, a fronte della stabilità dell’occupazione femminile, è peggiorata la qualità del lavoro delle donne: è diminuita, infatti, l’occupazione qualificata, tecnica e operaia ed è aumentata quella a bassa specializzazione, dalle collaboratrici domestiche alle addette ai call center. 
&lt;p&gt;Lo sviluppo dell’occupazione femminile part time nel 2010 è stato poi caratterizzato dalla diffusione dei fenomeni di involontarietà, mentre è andato ampliandosi il divario di genere nel sottoutilizzo del capitale umano: il 40 per cento delle laureate ha un lavoro che richiede una qualifica più bassa rispetto al titolo posseduto. 
&lt;p&gt;La crisi ha ampliato i divari tra l’Italia e l’Unione europea nella partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Il tasso di occupazione delle donne italiane, già inferiore alla media europea tra quelle senza figli, è ancora più contenuto per le madri, segno che i percorsi lavorativi delle donne, soprattutto quelli delle giovani generazioni, sono segnati dalla difficoltà di conciliare l’attività lavorativa con l’impegno familiare. Non a caso più di un quinto delle donne con meno di 65 anni occupate, o che sono state tali in passato, dichiara di aver interrotto l’attività lavorativa nel corso della vita a seguito del matrimonio, di una gravidanza o per altri motivi familiari, contro appena il 2,9 per cento degli uomini. 
&lt;p&gt;Per le donne che hanno avuto figli la quota sale al 30 per cento; nella metà dei casi la causa dell’interruzione è proprio la nascita di un figlio.&lt;br /&gt;

Mentre nel corso del tempo la quota delle madri che interrompono l’attività per matrimonio si riduce significativamente (dal 15,2 per cento delle madri nate tra il 1944 e il 1953 al 7,1 per cento di quelle nate dopo il 1973), le interruzioni legate alla nascita di un figlio si mantengono, per le diverse generazioni, su livelli vicini al 15 per cento. In oltre la metà dei casi, poi, interrompere il percorso lavorativo in occasione di una gravidanza non è il risultato di una libera scelta: sono circa 800 mila (quasi il nove per cento delle madri che lavorano o hanno lavorato in passato) le donne che, nel corso della loro vita, sono state licenziate o messe in condizione di lasciare il lavoro perché in gravidanza, e solamente quattro su dieci hanno poi ripreso il percorso lavorativo.
&lt;p&gt; A sperimentare le interruzioni forzate del rapporto di lavoro sono soprattutto le giovani generazioni (il 13,1 per cento tra le madri nate dopo il 1973) e le donne residenti nel Mezzogiorno, per le quali più frequentemente le interruzioni si trasformano in uscite prolungate dal mercato del lavoro e la quasi totalità di quelle legate alla nascita di un figlio può ricondursi alle dimissioni forzate.
&lt;p&gt;
In un Paese in cui le politiche di conciliazione lavoro-famiglia non hanno ancora realizzato la flessibilità organizzativa caratteristica di altri paesi europei, alle difficoltà che le donne incontrano nel mercato del lavoro si associa lo squilibrio nella distribuzione dei carichi di lavoro complessivi. 
&lt;p&gt;La divisione dei ruoli nella coppia e l’organizzazione dei tempi delle persone, infatti, risentono di una forte asimmetria di genere, che interessa tutte le aree territoriali e tutte le classi sociali. Per una donna, avere un’occupazione e dei figli continua a tradursi in un sovraccarico di lavoro di cura, mentre per gli uomini il coinvolgimento nel lavoro familiare mostra una contenuta progressione nell’arco degli ultimi venti anni, soprattutto per quello orientato alla cura dei figli.
&lt;p&gt;
Per far fronte alla difficoltà di conciliare il lavoro e la famiglia (circa i tre quarti del lavoro familiare delle coppie è appannaggio della donna), confermando una tendenza documentata a partire dalla fine degli anni Ottanta, le lavoratrici riducono il tempo dedicato al lavoro familiare, operandone una redistribuzione interna, diminuendo l’impegno nei servizi domestici e dedicando più tempo ai figli.
&lt;p&gt; Al crescere dell’età della donna le differenze di genere nei carichi di lavoro familiare si acuiscono ulteriormente. Anche in età anziana, quando si potrebbero creare i presupposti per una maggiore condivisione del lavoro familiare per effetto dell’uscita dal mercato del lavoro di entrambi i partner, le differenze di genere restano forti e sostanzialmente stabili nel tempo: in altri termini, concluso l’impegno per il lavoro retribuito, gli uomini vanno in pensione, dedicandosi quasi a tempo pieno ai propri interessi, mentre le donne continuano a occuparsi del partner, della casa e degli altri membri della famiglia.
&lt;p&gt;
Le donne vivono una inaccettabile esclusione dal mercato del lavoro. Per di più, il carico di lavoro familiare e di cura gravante su di loro rende più vulnerabile un sistema di “welfare familiare” già debole, nel quale esse hanno cercato di supplire alle carenze del sistema pubblico. Peraltro, le donne sono ancora troppo spesso costrette a uscire dal mercato del lavoro in occasione della nascita dei figli.
 
&lt;p&gt;
Ricapitolando, in cifre:
&lt;p&gt;

Siamo il Paese con il più basso tasso di occupazione femminile dopo Malta e l'Ungheria.
&lt;p&gt;
Il part-time femminile è cresciuto di 104.000 unità, ma si tratta interamente di part-time involontario.
&lt;p&gt;
In generale, il tasso di occupazione femminile nel 2010 si è attestato al 46,1%, 12 punti percentuali in meno rispetto a quello europeo.
&lt;p&gt;
Il 40% delle occupate ha un lavoro che richiede una qualifica più bassa rispetto a quella posseduta (tra gli uomini la percentuale è del 31%).
&lt;p&gt;
Nel 2010 si è anche aggravata la &quot;disparità salariale di genere&quot;: la retribuzione netta mensile delle lavoratrici dipendenti è in media di 1077 euro contro i 1377 dei colleghi uomini, il 20% in meno.
&lt;p&gt;
800.000 donne nel 2010 si sono ritrovate senza lavoro dopo la nascita di un figlio. Madri che hanno dichiarato di essere state licenziate o messe in condizione di doversi dimettere, nel corso della vita lavorativa, a causa di una gravidanza.
Solo quattro madri su dieci tra quelle costrette a lasciare il lavoro ha poi ripreso l'attività.
Sulle donne pesa il 76,2% del lavoro familiare delle coppie, da quello domestico a quello di cura.
 
 &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it/news/292-lesclusione-della-donne-lanalisi-dellistat.html?tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;DeliaMurer.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Le nostre tre grandi sfide per risollevare il Paese</title>
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  <updated>2011-05-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>572858</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;''Il Paese e' stremato'' e lo e' a causa di un governo che non e' stato in grado in tre anni di attuare quelle riforme liberali che aveva promesso. E' quanto ha affermato il presidente dei deputati democratici &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt;, intervenendo in Aula alla Camera per la dichiarazione di voto finale sul Dl Omnibus. Un Paese, ha sottolineato citando i recendi dati Istat, nel quale sono cresciuti disoccupati e precari al punto che ''un giovane su quattro non ha lavoro'' e non ne ha prospettiva.
&lt;p&gt;

Un Paese ''dove l'11,1% non ce la fa a pagare le bollette'' e l'11,5% ''non riesce a scaldare il proprio appartamento e nel quale il 35% non riesce ad andare in vacanza per una settimana''.
&lt;p&gt;

Di fronte a questo quadro drammatico, &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; ha riconfermato l'intenzione del Pd di affrontare tre ''grandi sfide'' in grado di risollevare il Paese.
&lt;p&gt;

''Noi -ha detto- partiremo, oggi dall'opposizionee domani dal governo, su tre grandi sfide che ci rendono profondamente diversi da questa destra: la prima e' la sfida di investire nella scuola, nell'universita', nella ricerca, nella cultura, nella formazione delle nuove generazioni: esattamente dove voiavete tagliato, tasgliando sul futuro dei nostri figli''.
&lt;p&gt;

La seconda sfida e' quella di ''un grande welfare universale. Una sfida come quella degli anni '70 quando si decise che nell'incontro con la malattia non deve contare il proprio ceto sociale: oggi come allora lo si deve applicare al mondo del lavoro. Quando si perde il lavoro, al di la' del titpo di contratto, lo Stato non ti deve abbandonare e riconoscere un'indennita' di disoccupazione''.

&lt;p&gt;
''La terza grande sfida -ha aggiunto &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt;- e' quella per la green economy, il volano vero e possibile di crescita del nostro Paese. Quella che fu l'informatica per il mondo negli anni '80. La vocazione di un Paese che deve investire su se stesso e sul proprio ambiente. L'opposto di quello che avete fatto voi mortificando un settore in crescita come il fotovoltaico e facendo la scelta folle di rientrare nel nucleare''.
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://youtu.be/eW6CsxtlYr0&quot;&gt;&lt;b&gt;Video dell'intervento alla Camera di Dario Franceschini&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=5036&quot;&gt;&lt;b&gt;Testo della dichiarazione di voto di Dario Franceschini&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://youtu.be/eW6CsxtlYr0&quot;&gt;DarioFranceschini.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: Rapporto Istat: Italia alla paralisi </title>
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  <updated>2011-05-25T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il 24% delle famiglie italiane è a rischio povertà. Oltre 500.000 giovani hanno perso il lavoro nel biennio 2009 – 2010. La dispersione scolastica è al 19%. Le donne italiane sempre più povere, disoccupate e con carichi familiari pesanti: solo una su due lavora. E intanto il governo si preoccupa di moltiplicare sottosegretari e spostare ministeri. 
&lt;p&gt;Le preoccupanti cifre Istat, specchio della difficile situazione del nostro Paese sono davvero raccapriccianti. Una famiglia italiana su quattro è a rischio di esclusione sociale: fa fatica a pagare mutuo e bollette; 4 su 10 non faranno nemmeno una settimana di vacanze; 3 su 10 non possono affrontare spese impreviste.
&lt;p&gt; L’occupazione femminile in particolare ha risentito della precarietà e della mancanza di misure a sostegno della crescita per il riassorbimento della disoccupazione, tanto che addirittura la metà delle donne italiane risulta inoccupata, e 800 mila donne lavoratrici sono state licenziate perché incinte. 
&lt;p&gt;“Il Governo, ovviamente, mette in discussione anche l’Istat pur di non vedere la fotografia impietosa del Paese – dichiara l’on. Delia Murer -; ma chi vive il territorio giorno per giorno, certe cose le sapeva già. 
&lt;p&gt;C’è una situazione a dir poco allarmante. La condizione economica e sociale del Paese è drammatica. I numeri ci dicono che l’Italia sta peggio. Il rapporto consegnateci dall’istituto di ricerca è la prova che l’Italia è alla paralisi mentre il governo è concentrato solo sui problemi del presidente del consiglio, a moltiplicare sottosegretari e spostare ministeri”.
&lt;p&gt;La popolazione femminile in particolare, oltre ai giovani, risulta penalizzata dalla cattiva gestione economica del governo. Dai dati Istat si conferma che le donne italiane sono fra le più povere in Europa, quelle che hanno minori opportunità di far valere competenze e sapere. Penalizzate dal mercato del lavoro, dalla scarsità dei servizi, da leggi cancellate, come quella sulle dimissioni in bianco. Le donne italiane sono penalizzate soprattutto da politiche punitive di una destra che ha deciso di ricacciarle in casa per poterle utilizzare come ammortizzatore sociale, come sostituto del welfare che il governo restringe ogni giorno di più.
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it.html?view=article&amp;catid=7%3Ageneraliste&amp;id=284%3Arapporto-istat-italia-alla-paralisi&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;deliamurer.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Istat: situazione drammatica</title>
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  <updated>2011-05-23T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La situazione dell'Italia fotografata dall'Istat è ''drammatica'' e gli italiani lo devono tenere ''presente'' anche nei ballottaggi per le amministrative. Lo afferma &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt;, capogruppo del Pd alla Camera, parlando con i giornalisti a margine della presentazione del suo libro 'Daccapo' alla Feltrinelli di Firenze.
&lt;p&gt;

''Se queste cose - sottolinea &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt;, commentando i dati diffusi oggi dall'Istat su disoccupazione e povertà - le diciamo noi esponenti dell'opposizione, ci può essere il sospetto che siano materia di polemica politica. Quando sono numeri e istituti di studi imparziali che descrivono con la freddezza delle cifre come sia drammatica la situazione nel nostro Paese, c'è di che preoccuparsi. Spero che gli italiani tengano presente anche nel voto di domenica dove ci hanno portato questi tre anni di governo Berlusconi''.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/news-ISTAT__FRANCESCHINI__SITUAZIONE_DRAMMATICA_ITALIANI_LO_TENGANO_PRESENTE-1019924-POL-1.html&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>David-Maria SASSOLI: Per l’Italia un decennio perduto</title>
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  <updated>2011-01-04T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;“Mentre governo e maggioranza continuano a dare di sé l’indecoroso spettacolo offerto nell’ultimo anno, arriva il bagno di realtà dei dati Istat sulle famiglie”. Ha dichiarato &lt;b&gt;David Sassoli&lt;/b&gt;, capodelegazione del Pd nel Parlamento europeo. 
&lt;p&gt;“Sono numeri agghiaccianti – continua Sassoli - che parlano di un Paese in enorme difficoltà, in cui a fare le spese di una politica sbagliata sono le famiglie con più figli. Un Paese ogni giorno più iniquo, in cui la ricchezza continua ad essere appannaggio di pochi e che, anziché investire sulle generazioni più giovani, le lascia sole, a carico delle famiglie e in balia di un precariato senza garanzie né protezione”. 


&lt;p&gt;“Che fine hanno fatto le promesse sul quoziente familiare e sul sostegno alle famiglie? E’ una situazione inaccettabile che chiama in causa diretta il governo, che irresponsabilmente ha prima negato la crisi, poi ne ha decretato a tavolino la fine”.


&lt;p&gt;“Un governo ogni giorno più debole e ripiegato su se stesso – conclude l’esponente del Pd - che non è quello che serve al Paese. Per questo l’appello del Pd a tutte le opposizioni, affinché si facciano carico della fuoriuscita dal tunnel del berlusconismo, diventa ancora più urgente e chiama in causa tutti coloro che hanno davvero a cuore il bene degli italiani”.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://beta.partitodemocratico.it/doc/201586/per-litalia-un-decennio-perduto.htm&quot;&gt;PartitoDemocratico.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Istat. Altro record negativo per l'industria. Il governo cambi passo.</title>
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  <updated>2010-02-10T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Un altro record negativo: l’Istat ci dice che nel 2009 la produzione industriale è calata del 17,4% rispetto al 2008. Bisogna tornare indietro di quasi 20 anni per trovare un simile dato negativo. È ora che il governo cambi passo e affronti contemporaneamente il tema dello sviluppo e delle protezioni sociali. Per quanto riguarda queste ultime, su proposta del Pd, è iniziata la discussione sul tema degli ammortizzatori sociali nella Commissione lavoro della Camera. La nostra proposta è quella di trovare una convergenza tra maggioranza e opposizione su alcuni punti qualificanti che possano dare risposta all’emergenza sociale del paese, in attesa di una riforma complessiva: l’adozione di un assegno universale di disoccupazione al 60% dell’ultima retribuzione che tuteli anche coloro che non hanno ammortizzatori sociali; l’istituzione presso l’Inps di un fondo di garanzia per l’anticipazione dei crediti di lavoro, in grado di corrispondere lo stipendio a quei lavoratori né licenziati, né in mobilità né in cassa integrazione che non percepiscono la loro retribuzione da almeno quattro mesi a causa delle difficoltà aziendali; il raddoppio della durata della cassa integrazione ordinaria da 12 a 24 mesi, perché siamo in una situazione nella quale, dopo il lungo periodo di crisi, molte aziende hanno esaurito la loro disponibilità.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://cesaredamiano.wordpress.com/2010/02/10/industria-istat-altro-record-negativoil-governo-cambi-il-passo/http://&quot;&gt;cesaredamiano.wordpress.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pietro ICHINO: In Italia la crisi la pagano (quasi) solo i giovani.</title>
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  <updated>2010-01-23T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Uno studio dell'Ocse confeerma che il peso della recessione si sta scaricando quasi per intero (sia sul piano occupazionale, sia su quello dei livelli retributivi) sulle generazioni nate dal 1974 in poi. L'Italia è, tra i 30 Paesi considerati, quello in cui il dualismo del mercato del lavoro tra protetti e non protetti è più marcato.
&lt;p&gt;Forse perché è insicura della propria identità, l’Italia adora paragonarsi al resto del mondo. Gli italiani prendono sul serio e compulsano febbrilmente qualunque classifica internazionale li riguardi, quasi avessero bisogno di scoprire chi sono tramite il giudizio altrui. Si specchiano negli altri per capire se stessi. Poi magari si deprimono o invece, altre volte, concludono che in fondo, a guardar bene certi indicatori, «siamo quelli che stanno meglio». &lt;br /&gt;
Eppure c’è una graduatoria nella quale questo Paese occupa un posto importante, senza che questo attragga granché l’attenzione nazionale: siamo l’economia avanzata nella quale la minoranza costituita dai giovani ha pagato il prezzo più alto alla recessione, e continua a farlo.
&lt;p&gt; Statisticamente, le generazioni nate fra il 1974 e il 1994 hanno assorbito l’intero costo della più grave crisi economica del dopoguerra.&lt;br /&gt;

Lo hanno fatto per tutti e in tutto, sia in termini di occupazione che nel livello delle retribuzioni. Lo hanno fatto a tal punto da aver assunto su di sé quasi tutti gli oneri di questi anni, risparmiandoli (almeno per ora, finché terrà la cassa integrazione) alla maggioranza di popolazione costituita dai padri e dai fratelli maggiori. 
&lt;p&gt;Insomma quasi tutti i colpi li hanno incassati gli ultimi arrivati, la tipologia di residenti sul suolo nazionale demograficamente minoritaria. Nell’Ocse, il club delle trenta democrazie avanzate del pianeta, si tratta di un record che mette l’Italia al primo posto in questa graduatoria. Al secondo, un po’ distante, la Spagna.
&lt;p&gt; L’osservazione è di Stefano Scarpetta, capo della divisione Politiche e analisi del lavoro dell’Ocse di Parigi. Secondo le stime ufficiali, nota Scarpetta, in Italia nell’ultimo anno tutte le perdite nette di posti (il saldo fra assunzioni e licenziamenti) si concentrano nel bacino degli occupati atipici e temporanei; lì chi ha meno di 35 anni è in netta maggioranza: quasi il 60% della popolazione dei precari è nato dopo il ’74.&lt;br /&gt;

In Spagna, il valore comparabile segnala un’emorragia di lavoro concentrata all’85% in questa fascia di popolazione giovane, e lo squilibrio è considerato così serio da essere al centro di un dibattito sull’ingiustizia intergenerazionale. In Italia se ne parla meno. In parte, forse è perché la disoccupazione non è salita altrettanto in fretta. In Spagna è rapidamente raddoppiata ed è ormai vicina al 20% mentre, nel biennio della grande frenata, la crescita italiana del tasso dei senza- lavoro è stata di circa due punti (all’8,3%, senza contare i cassaintegrati): meno della media europea e meno degli Stati Uniti, che viaggiano intorno al 10%.
&lt;p&gt; Ma la peculiarità italiana è appunto nella distribuzione squilibrata dei sacrifici: la mette in luce, con elaborazioni sulla base degli ultimi dati Istat (sui primi tre trimestri dell’anno), uno studio della ricercatrice Valeria Benvenuti della Fondazione Leone Moressa di Mestre.
&lt;p&gt; Nel confronto fra il 2008 e il 2009 l’ecatombe del lavoro dei giovani emerge così come l’autentica cifra italiana nella crisi. Si scopre che nella fascia di popolazione di chi ha fra i 15 e i 24 anni, il numero degli occupati è sceso dell’11,6%; in quella fra i 25 e i 34 anni si è ridotto del 5,5%; invece fra gli adulti e gli anziani in età lavorativa cambia tutto. &lt;br /&gt;
Qui le tracce della grande recessione (ancora) non sono evidenti: nella popolazione residente in Italia compresa fra 35 e i 64 anni, il tasso di occupazione è addirittura salito (dello 0,9%) fra il 2008 e il 2009, mentre intanto l’economia crollava quasi del 5%. 
&lt;p&gt;Più avanti si va nell’età anagrafica, più sembra che i lavoratori dipendenti siano protetti dagli effetti avversi della congiuntura.&lt;br /&gt;

Non è dunque un caso se in Italia la maggioranza della popolazione disoccupata è costituita dalla minoranza (demografica) di popolazione giovane. Sull’esercito di 1,87 milioni di senza-lavoro italiani, oltre un milione di persone hanno meno di 34 anni; solo 840 mila ne hanno di più. Quasi il 60% dei disoccupati sono persone giovani. Si tratta di un dato che a suo modo riassume usi e costumi di una società, perché questi numeri sono il contrario esatto di ciò che ci si aspetterebbe dalla demografia. 
&lt;p&gt;Gli adulti e gli anziani della fascia 35-64 anni sono molto più numerosi, 25,5 milioni. Il popolo dei nati fra il ’74 e il ’94 è invece di appena 14 milioni, eppure fornisce comunque il grosso dei disoccupati. Questa tendenza, presente da tempo, nella recessione non ha fatto che radicarsi. La disoccupazione nella fascia 15-24 anni nel 2009 è salita del 4,2%; quella nella fascia 25-34 dell’ 1,3%; e quella nella fascia 35-64 invece di appena 0,9%. 
&lt;p&gt;Un motivo immediato di questa distorsione a danno dei giovani è semplice e ben noto: sono loro (con gli immigrati e i poco qualificati) a costituire il nerbo dell’esercito degli atipici, temporanei e insomma dei precari facili da licenziare alle prime difficoltà.
&lt;p&gt;
Gli adulti sono invece più spesso inquadrati con contratti a tempo indeterminato, molto costosi da rescindere. È un mercato del lavoro spezzato in due e i dati dell’Istat-Fondazione Leone Moressa ne confermano le caratteristiche: quasi uno ogni quattro lavoratori dipendenti sotto i 35 anni ha un contratto temporaneo, mentre sopra i 35 anni lo ha solo il 7,7% degli assunti. 
&lt;p&gt;Il risultato? Nel 2009 il numero dei dipendenti precari è crollato (meno 10,5% per gli under-35, meno 5,8% per gli over-35) e anche quello dei dipendenti permanenti è diminuito, ma in questo caso è successo solo per i giovani. Per gli over-35, paradossalmente, il numero dei lavoratori con un contratto permanente è invece addirittura cresciuto malgrado la crisi (più 2,4%). 
&lt;p&gt;È proprio la strana storia dei dipendenti permanenti — crollati fra i giovani, cresciuti fra gli adulti e anziani— a segnalare che forse il precariato non spiega tutto del trattamento punitivo riservato in Italia ai giovani. Espressa in molti meccanismi, sembra pesare anche la preferenza generale di una società anziana per i suoi membri anziani.
&lt;p&gt;
L’Italia concorre infatti anche per un altro primato internazionale: è abitata da persone molto più in là con gli anni che altrove. Secondo l’annuario della Cia, l’età mediana nel Paese è la terza più alta al mondo (43,3 anni) subito dietro il Giappone e la Germania. Le fette di popolazione nelle fasce 35-44, 45-54 e 55-64 anni sono tutte molto più numerose di quella della fascia 15-24 e, ancora di più, della fascia 5-14. Gran parte della popolazione è in età piuttosto matura.
&lt;p&gt; Forse è dunque normale che attraverso il welfare, i partiti, i sindacati o nelle imprese, emergano scelte collettive che favoriscono le maggioranze relative anziane (più organizzate, per il fatto stesso dei loro privilegi) a scapito delle minoranze giovani e disorganizzate. La stessa tendenza si nota del resto anche nell’andamento delle retribuzioni: quelle dei giovani e precari non solo sono più basse, crescono anche molto più lentamente. Così la forbice retributiva si allarga: fra il 2006 e il 2008, la differenza nella retribuzione media giornaliera fra un contratto permanente e uno a tempo determinato è salita da 18,17 a 21,38 euro: la crisi anche qui ha ampliato gli squilibri ai danni delle ultime generazioni.
&lt;p&gt;
La busta-paga dei lavoratori dipendenti permanenti è cresciuta del 7,22%, mentre quella dei dipendenti a tempo determinato solo del 4,04%. Su questi valori, elaborati in base ai dati Inps, può incidere certo il fatto che molti atipici sono impegnati in mestieri semplicemente pagati peggio. E conta senz’altro la posizione di debolezza del precario nel negoziare il proprio compenso. 
&lt;p&gt;L’impressione generale è però quella di un’Italia bizzarramente «democratica» nel modo di reagire alla grande crisi: ha deciso quasi tutto la maggioranza anziana, e lo ha fatto a proprio favore. Che poi davvero le convenga soffocare le speranze di quelli venuti dopo, la loro crescita professionale e capacità produttiva, le nuove nascite e il futuro di tutti—in una spirale di sempre maggiore invecchiamento «democratico » — è ovviamente un’altra storia.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.pietroichino.it/?p=6976&quot;&gt;pietroichino.it / Corriere della Sera - Federico Fubini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Occupazione. La situazione è drammatica</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/09/03/cesare-damiano/occupazione-la-situazione-%C3%A8-drammatica/446517"></link>
  <updated>2009-09-03T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>446517</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;


Basteranno i dati dell’Istat di oggi per convincere il governo che siamo in una situazione occupazionale drammatica.
&lt;p&gt; La disoccupazione nell’eurozona e’ al 9,5, in Italia la cassa integrazione in un anno e’ quintuplicata e c’e’ un crollo dei lavoratori interinali con 100.000 posti di lavoro in meno, calcolati a tempo pieno. Continuare ad usare toni ottimistici, come fa il governo, e’ un atto di totale irresponsabilita’.
&lt;p&gt; Chiediamo che l’esecutivo convochi un tavolo con le parti sociali sulla crisi occupazionale e produttiva a tempi brevi per varare misure straordinarie: in primo luogo, il raddoppio della durata della cassa integrazione ordinaria e l’adozione di un assegno di disoccupazione universale pari al 60% dell’ultima retribuzione, che valga, quindi, per tutti i lavoratori, contratto a progetto e interinali compresi.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://cesaredamiano.wordpress.com/2009/09/03/occupazione-la-situazione-e-drammatica/&quot;&gt;http://cesaredamiano.wordpress.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: «Dalle assenze 40 milioni»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/11/renato-brunetta/%C2%ABdalle-assenze-40-milioni%C2%BB/375208"></link>
  <updated>2008-10-11T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>375208</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;ROMA&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
La trattenuta sulle buste paga dei dipendenti pubblici malati sta portando
benefici al bilancio dello Stato. In un anno il risparmio dovrebbe essere di circa
40 milioni di euro, secondo la stima comunicata ieri da Renato Brunetta.&lt;br /&gt;

Economie che che l’amministrazione sta realizzando togliendo i soldi dagli
stipendi di chi è rimasto a casa in malattia. Anche se va ricordato la trattenuta
sulla malattia esisteva già per una parte del personale pubblico, sia pure
calcolata con meccanismi leggermente diversi.
Sempre ieri il ministro della Pubblica amministrazione ha reso noti anche gli
ultimi dati delle sue rilevazioni sulle assenze per malattia nel pubblico impiego.
Dati che erano stati in parte già anticipati domenica scorsa nel corso di
un’intervista televisiva. Dunque a settembre i giorni di lavoro persi per motivi di
salute dal personale pubblico sarebbero diminuiti del 44,6% rispetto allo stesso
mese del 2007. Verrebbe così confermato il dato che già era stato rilevato nel
mese di agosto (-44,4%).&lt;br /&gt;

Le cifre di Brunetta sono state contestate dai sindacati (in particolare dalla Cgil)
in quanto basate su un campione statistico scelto senza criteri scientifici, quindi
passibile di imprecisioni se non addirittura di manipolazioni. Per fugare ogni
sospetto, questa volta la rilevazione è stata compiuta in collaborazione con
l’Istat, che ha appositamente individuato un campione statisticamente rilevante. I
dati sui giorni di assenza sono state forniti direttamente dalle amministrazioni
(questa volta le risposte raccolte ed elaborate dal ministero sono state 1.520).
Brunetta calcola che il quasi-dimezzamento dei giorni di lavoro persi equivale a
un aumento di 43 mila dipendenti in servizio. Insomma, è come se si fossero
assunte 43 mila persone. Questo, naturalmente, a condizione che la riduzione
del tasso di assenza si confermi anche nei prossimi mesi.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JI8UP&quot;&gt;Il Messaggero - Pie. P.&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Lino DUILIO: Personale specializzato ISTAT rischia di trasferirsi alla Ragioneria Generale, il Ministro provveda</title>
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  <updated>2008-07-02T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>382229</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Al Ministro dell'economia e delle finanze.
- Per sapere - premesso che:&lt;br /&gt;


la tenuta e il costante aggiornamento dei dati di finanza pubblica implica un lavoro di elaborazione e verifica assai complesso che richiede la disponibilità di competenze e di conoscenze assai sofisticate;

ciò è tanto più vero per quanto concerne il rilevo che assumono i saldi riferiti all'aggregato delle amministrazioni pubbliche rilevante ai fini della verifica del rispetto degli impegni derivanti dall'appartenenza all'UEM. Tali saldi sono infatti elaborati sulla base del sistema SEC 95 e richiedono una difficile opera di analisi e valutazione sulla base di precisi criteri contabili;

il legislatore si è preoccupato di adottare misure puntuali allo scopo di potenziare le strutture e gli strumenti di analisi e di monitoraggio degli andamenti di finanza pubblica anche mediante l'inserimento di specifiche disposizioni nell'ambito della legge finanziaria per l'anno in corso;

particolare rilievo assumono in questo quadro il ruolo e le funzioni assegnate all'ISTAT cui compete, tra le altre cose, definire e aggiornare il conto consolidato della PA e, più in generale, i conti nazionali ed interloquire costantemente con EUROSTAT;

l'istituto si trova tuttavia costretto ad affrontare una situazione di grave difficoltà per il rischio che larga parte del personale altamente specializzato attualmente occupato presso la direzione centrale della contabilità nazionale si trasferisca presso la Ragioneria generale dello Stato in relazione a un concorso da questa recentemente bandito -:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;


quali iniziative intenda assumere per consentire all'Istituto di statistica di poter continuare a svolgere le funzioni che gli competono continuando ad avvalersi delle professionalità già a disposizione nonché delle ulteriori risorse umane che risulteranno necessarie allo scopo, da reclutare anche mediante modalità e procedure parzialmente derogatorie della normativa vigente, in modo da evitare il rischio che attività tanto delicate di elaborazione e di analisi e che impegnano direttamente la responsabilità del Paese nei confronti delle istituzioni comunitarie possano risultare pregiudicate.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=1582&amp;stile=6&amp;highLight=1&amp;paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+IMMEDIATA+IN+COMMISSIONE%27&quot;&gt;Camera.it&lt;/a&gt;</summary>
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