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  <title>Openpolis - Argomento: patto di stabilità</title>
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  <updated>2012-01-20T00:00:00Z</updated>
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  <title>SANDRO SIMIONATO: Venezia. Emergenza bilancio</title>
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  <updated>2012-01-20T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>623403</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Vicesindaco  Comune Venezia (VE) (Partito: PD) - Assessore  Comune Venezia (VE) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Cento milioni di euro circa da recuperare tra equilibrio contabile e rispetto del Patto di Stabilità. Quaranta milioni solo tra minori spese e maggiori entrate. Giunta straordinaria con la presenza di tutti i direttori di settore dei vari Assessorati per arrivare a una valutazione condivisa su dove e come tagliare e su quali tariffe aumentare.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;«E’ un’operazione molto difficile - ammette il vicesindaco e assessore al Bilancio - e per il 31 marzo, quando deve essere approvato il bilancio di previsione, non ci aspettiamo buone notizie dal Governo, ad esempio sull’allentamento dei vincoli del Patto di Stabilità. anche se speriamo sempre che il sindaco riesca a ottenere dal Governo i 42 milioni di euro di Legge Speciale - più gli 11 del 2008 - che ci erano stati garantiti e che sarebbero per noi una boccata d’ossigeno. Per ora, però, possiamo contare solo sulle nostre forze e anche gli ultimi flussi sul gettito della nuova imposta di soggiorno sono un po’ inferiori alle nostre previsioni, anche se il traguardo dei 20 milioni di euro di entrate nel 2012 dovrebbe essere garantito. Per il Casinò teniamo per ora fermi i 40 milioni di euro che ci sono stati annunciati, in attesa di capire che decisioni prendere per il futuro della casa da gioco». 
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Inevitabile agire anche sul fronte delle entrate, con aumenti di tariffe e tributi.&lt;/i&gt; 
&lt;p&gt;«Potremmo agire sulla Cosap e sui servizi scolastici ma anche l’addizionale Irpef potrebbe essere ritoccata e dobbiamo ragionare sull’Imu per le seconde case. Se fermarci intorno a un’aliquota del 9 per mille, che ci garantirebbe dall’imposta sulla casa le stesse entrate di quest’anno o spingerci più in su, per fare gettito».
&lt;p&gt; &lt;i&gt;Capitolo dolente anche quello sui tagli di spesa.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;

«Cercheremo come sempre di salvaguardare nei limiti del possibile i servizi sociali ma è chiaro che dobbiamo puntare a tagliare ben più di 20 milioni di euro, e questo può comportare in assoluto anche la soppressione di alcuni servizi comunali. Cercheremo di rendere i tagli omogenei e meno dolorosi possibili, ma la spesa comunale va tagliata di quasi il 10 per cento partendo da una base complessiva di circa 500 milioni di euro. Siamo convinti che operazione di razionalizzazione di spesa per il Comune e le sue controllate siano ancora possibili». 
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Il capitolo alienazioni.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt; «Nel 2011 abbiamo realizzato circa 20 milioni di euro di plusvalenze che si sono rivelate determinanti per il rispetto del Patto di Stabilità, ma non è possibile ripetere l’operazione ogni anno, anche se c’è ancora un elenco di alienazioni che non sono state realizzate e che riproporremo a bilancio. Vogliamo comunque che quello del 2012, per la sua inevitabile durezza, sia un bilancio il più partecipato e condiviso possibile, mettendo tutti di fronte alla realtà. E per questo, dopo il confronto in Giunta, inizieremo anche quello con i partiti per spiegare qual è la situazione contabile del Comune e quali sono i passi inevitabili per riportarla sotto controllo».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2012/01/20/news/emergenza-bilancio-mancano-100-milioni-domenica-c-e-giunta-1.3090744&quot;&gt;La Nuova di Venezia e Mestre - Enrico Tantucci&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Luigi de MAGISTRIS: Benecomunismo per la rivoluzione  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-01-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>624068</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Napoli (NA) (Partito: IdV) - Consigliere  Consiglio Comunale Napoli (NA) (Lista di elezione: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Mentre Monti privatizza e liberalizza, a Napoli si va in direzione contraria e la sfida alla valorizzazione dei beni comuni è diventata il fiore all'occhiello della rivoluzione arancione. Ostinatamente Luigi De Magistris rivilitalizza le partecipate del comune: acqua, trasporto e rifiuti. Ieri, con una delibera, Palazzo San Giacomo ha perfino istituito il laboratorio Napoli che con le Assise del popolo è il primo esperimento in Europa di messa su carta della democrazia partecipata, mentre dopo aver aperto un registro per le coppie di fatto e quelle Gltb, ha visto la luce, sempre all'anagrafe del comune, anche quello dedicato al testamento biologico.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Sindaco, continuando cosi Napoli si candida a diventare la San Marino dei benecomunisti…&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Scherzi a parte, è un fatto che le nostre scelte avvicinando i cittadini alla politica fanno paura a molti. Noi siamo il contrario dell’antipolitica e lo stiamo dimostrando giorno per giorno. Quello che verrà deciso nelle assemblee del popolo dovrà essere preso in considerazione da questa amministrazione, in un confronto faticoso, ma necessario per gettare le basi della democrazia partecipata. E l’inizio di un esperimento unico, dove l’assemblearismo non sarà più uno sfogatoio, ma un momento di crescita e critica costruttiva, contribuendo alle scelte dell’amministrazione» 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Uno del suoi “beni comuni” preferiti pare sia l’acqua. Ma con il decreto Monti sulle liberalizzazioni e in particolare con il comma 20, che di fatto vieta agli enti locali di gestire i servizi idrici, che fine farà la sua Abc?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «L’azienda speciale Acqua Bene Comune non farà una brutta fine, noi non lo permetteremo. Siamo stati la prima amministrazione a dare concretezza al referendum con una rivoluzione che ha riportato il controllo delle risorse e della gestione in mano pubblica, non consentiremo nessun colpo di mano» 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Con il paravento della crisi economica però Monti ha praticamente commissariato l’Italia, è un dato di fatto che a suon di decreti stia cercando di cancellare le consultazioni popolari di giugno…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «È giuridicamente illegittimo e politicamente inaccettabile. Confesso di essere preoccupato, ma anche deciso a contrastare ogni tentativo di privatizzare i beni comuni che sono fondamentali per i diritti universali. Su questo faremo una battaglia nazionale insieme a tutte le amministrazioni e naturalmente con il comune di Napoli in testa» 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Negli ultimi 15 anni tutti i governi che si sono succeduti hanno insistito per privatizzare. Secondo lei è possibile che questo accanimento possa essere legato ai futuri assetti globali che vedono nell’acqua una risorsa paragonabile al petrolio a livello di speculazioni sul mercato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ci sono interessi economico-affaristici locali e quelli di tipo predatorio delle grandi multinazionali che pure sono interessate alle reti idriche dei comuni, rappresentando queste, tanti mattoni di un’unica casa. Qui noi stiamo ponendo ostacoli decisivi alle mire neoliberiste, ed è chiaro che rappresentiamo un’anomalia in un processo politico molto interessante che non solo si oppone alle privatizzazioni, ma si impegna anche nella valorizzazione dei beni della comunità offrendo un modello amministrativo che coinvolge la cittadinanza» 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;E sulle altre liberalizzazioni? L’altro giorno si è schierato dalla parte del tassisti…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Sì perché guardo la loro protesta da un punto di vista cittadino e in un momento di crisi economica così duro non credo che abbiamo bisogno di nuove tensioni sociali. A Napoli per esempio c’è una necessità di un dialogo con questa categoria per stabilizzare il nuovo modello di mobilità urbana. Il manifesto è uno dei pochi medium a sostenere la campagna sui beni comuni. Per molti, pubblico è sinonimo di inefficienza e fonte di sprechi. Stiamo cercando di ribaltare questo concetto e perciò abbiamo puntato sulla totale gestione pubblica del ciclo dei rifiuti, dei trasporti, nonché dell’acqua. Abbiamo ridotto gli sprechi, non abbiamo aumentato i biglietti dei bus, ma ampliato le corse di notte pur trovandoci con le casse vuote e i tagli del governo. Nonostante tutto siamo anche riusciti a rispettare il patto di stabilità e a conservare 70 milioni che presto saranno reinvestiti in opere pubbliche. Questo perché siamo convinti che la valorizzazione dei beni comuni e del welfare sia il cuore della politica nel terzo millennio. Ma attenzione a non demonizzare il privato, essenziale nel project financing nel rilancio dello sviluppo o nelle opere pubbliche»
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Con la delibera sul testamento biologico e precedentemente con quella sul registro delle coppie di fatto etero o Glbt siete andati a mettere lo zampino in quei temi etici su cui il parlamento da anni si accapiglia senza riuscire a venirne a capo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Il fine vita è un tema su cui è difficile mettersi d’accordo, ma è necessario dire cosa si pensa. Noi abbiamo fatto tutto nel rispetto dell’autonomia che ci è concessa dalle leggi nazionali. Si tratta a nostro parere di diritti inviolabili della persona e quindi di valori costituzionali su cui un paese laico plurale, contaminato da altre culture, ha il dovere di esprimersi. Non è un caso che ho tenuto per me la delega all’attuazione della costituzione repubblicana che come vedete non è un potere formale»
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Il 28 ci sarà l’assemblea per lanciare la Rete dei beni comuni, qualcuno mormora che lei stia usando Napoli come trampolino di lancio per la scalata a Palazzo Chigi.&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Assolutamente no, sono il sindaco di Napoli e intendo finire il mio mandato.&lt;br /&gt;
 L’amministrazione di questa città è una grande sfida, e può diventare una testimonianza utile al paese per un modo differente di pensare la politica. In questa logica si iscrive anche il Forum del 28 che vedrà l’arrivo di tanti sindaci, Emiliano, Pisapia, Vendola, per un confronto aperto e per far crescere l’alternativa sociale. Da quest’assemblea usciranno infatti alcune proposte che poi presenteremo al governo e al presidente della Repubblica».&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=19DU4D&quot;&gt;il Manifesto - Francesca Pilla &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ANDREA GORLERO: 13,5 milioni per il Comune di Sanremo: &quot;Ora non ci sono più scuse per i pagamenti alle imprese e lo sblocco dei cantieri!&quot; </title>
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  <updated>2011-11-01T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>617899</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Sanremo (IM) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Mediante l’applicazione della cosiddetta 'compensazione verticale' del patto di stabilità la Regione Liguria ha concesso al comune di Sanremo un margine di oltre 13 milioni di euro (per la precisione 13.564.000 euro) per effettuare pagamenti in conto capitale nei prossimi mesi, entro il 31 dicembre prossimo. Si tratta di un’enorme sforzo effettuato dalla Regione Liguria, che di fatto salva la città dalla bancarotta causata dalla continua contrazione degli incassi del Casinò&quot;.
&lt;p&gt; &lt;i&gt;Lo scrive il capogruppo del PD a Sanremo, Andrea Gorlero, entusiasta del provvedimento della Regione.&lt;/i&gt; 
&lt;p&gt;&quot;A fronte di questo impegno regionale - &lt;i&gt;prosegue Gorlero a nome del PD&lt;/i&gt; - che mette la città di Sanremo al primo posto tra tutti i comuni liguri, esprimiamo grande soddisfazione per come la regione Liguria ha investito sulla nostra città&quot;.
&lt;p&gt;

Queste le richieste del PD, visti i 13,5 milioni concessi dalla Regione, all’Amministrazione comunale matuziana:
&lt;p&gt;
- in primo luogo, che lo sblocco dei finanziamenti sia effettivamente ed esclusivamente utilizzato a favore del sistema produttivo, del lavoro e  dell’occupazione, e che pertanto sia destinato interamente ai pagamenti alle imprese ed alla riattivazione dei cantieri, in primis quelli in corso;
&lt;p&gt;
- quindi, che il comune di Sanremo sospenda immediatamente alcune procedure di cessioni di beni mobili ed immobili comunali, non più immediatamente necessarie:&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;a)&lt;/b&gt; vendita delle azioni di Autofiori. Si chiede che la pratica venga sospesa e riportata in consiglio comunale, da cui è stata sottratta recentemente con un blitz della maggioranza, sotto forma di emendamento alla delibera sugli equilibri di bilancio. Questa cessione è in realtà sbagliata e dannosa per il comune, posto che queste azioni rendono oltre il 7% annuo del loro valore;
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;b)&lt;/b&gt; vendita del diritto di usufrutto dei negozi di Via palazzo, P.zza Muccioli e P.zza Eroi. Poiché 8 degli inquilini dei negozi a cui è stata offerto di acquistare il diritto d’uso di negozi di proprietà del comune non hanno accettato, gli uffici hanno l’obbligo di portare avanti i bandi pubblici per la vendita dell’usufrutto e quindi, in caso di procedura infruttuosa, per la vendita della piena proprietà ( cui eravamo e restiamo contrari ). Chiediamo che il comune verifichi se il prezzo del diritto d’uso nel loro caso era eccessivo ( noi pensiamo di si ) e riveda la procedura di cessione dei diritti d’uso rimasti invenduti, anche per evitare eventuali disparità di trattamento;
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;c)&lt;/b&gt; conferimento di Villa Mercede e Villa Hangerer a Casinò spa. E’ evidente, dopo le dichiarazioni rilasciate oggi dall’assessore Dolzan che il comune è favorevole alla vendita di Villa Mercedes, anche se per il tramite di Casinò spa, e forse della stessa Villa Hangerer, in barba a tutte le dichiarazioni tranquillizzanti rilasciate a proposito dall’amministrazione comunale&quot;.
&lt;p&gt;

&quot;Ormai l’aiuto offerto dalla Regione Liguria toglie ogni alibi all’amministrazione Zoccarato. Se proseguirà con queste iniziative, tutte destinate ad arrecare gravi danni alla città di Sanremo, lo avrà fatto per scelta e non per necessità; e contro questa scelta il PD di Sanremo si batterà con ogni mezzo&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.sanremonews.it/2011/10/31/leggi-notizia/argomenti/politica-1/articolo/135-milioni-dalla-regione-per-il-comune-di-sanremo-il-pd-ora-non-ci-sono-piu-scuse-per-i-pagamen.html&quot;&gt;www.sanremonews.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FRANCESCO PIOBBICHI: Crisi e rivoluzione</title>
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  <updated>2011-09-07T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>609244</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Mi colpisce molto la rapidità con la quale le classi dominanti europee hanno manomesso la democrazia sociale del vecchio continente. Mi colpisce il fatto che decenni di conquiste sociali siano state portate via cosi facilmente attraverso l'espropriazione della sovranità economica dei singoli stati in nome degli indici di Bruxelles. 
&lt;p&gt;L'inserimento del vincolo di bilancio nella Costituzione, votato ‘bipartisan’ dalla Spagna, che verrà votato giovedì prossimo anche dal nostro Governo ne è l'ultimo esempio. Quando un anno e mezzo fa, facendo nascere controlacrisi.org parlavamo di colpo di stato monetario, della crisi come elemento costituente di nuove gerarchie sociali, la maggior parte della sinistra era impegnata a discutere di altro. 
&lt;p&gt;Mentre le classi dominanti chiudevano l'architettura istituzionale europea in maniera tale da rendere un “macellaio sociale” chiunque succederà a Berlusconi, noi eravamo rinchiusi in un dibattito provinciale che di fatto ha oscurato alla popolazione italiana cosa firmavano Tremonti e Napolitano in Europa. 
&lt;p&gt;Per carità, questo Governo è infame e classista e prima ce ne liberiamo meglio è per tutti, ma il rischio concreto è che il prossimo non sarà meno servo dei banchieri di quanto lo è l’attuale. Lo sarà per impossibilità materiale rispetto alla possibilità di mutare i rapporti di forza nel quadro dato a livello internazionale. &lt;br /&gt;
Primo, perchè è pressochè impossibile intervenire politicamente per modificare il patto di stabilità appena revisionato che ci costringe al rientro forzato del debito.
Secondo, perchè l'accresciuto potere del tutto politico ed arbitrario della BCE sta dimostrando come e quanto sia simbiotico l'intreccio tra speculazione, austerity e ristrutturazione capitalista. 
&lt;p&gt;Ieri sera Giorgio Napolitano ha proposto, dopo il diktat di Trichet/Draghi, una manovra TRIS, trovando la disponibilità di Casini e Letta e riuscendo ad ottenere in zona Cesarini ulteriori modifiche sulle pensioni e l'Iva. 
&lt;p&gt;Messa in questo quadro la situazione italiana sembra indirizzarsi velocemente verso quella greca: intervento della BCE in cambio di austerity, austerity che determina stagnazione. 
&lt;p&gt;La maionese impazzita delle ricette degli schieramenti politici per uscire da questa situazione, in cui tutti dicono tutto, è la conferma della profondità della crisi sia a livello nazionale che continentale. 
&lt;p&gt;
Si vuol bloccare la speculazione attaccando le pensioni, si parla di Eurobond oramai fuori tempo massimo, di patrimoniale senza applicarla, e il ‘più Europa’ che tutti invocano sembra essere più un mantra che un progetto vero e proprio. Primo perchè questa Europa non è neutra nella sua costituzione materiale fatta e cucita sulle richieste liberiste, secondo perchè questa Europa ha una guida franco prussiana che, pur essendo in competizione con i tecnocrati di Bruxelles, produce una gerarchia economica tra paesi centrali e periferici. 
&lt;p&gt;La crisi è pertanto costituente perchè produce un nuovo modello sociale in cui il lavoro ed i beni comuni sono variabili rispetto alla competizione liberista globale.
 Terzo perchè come ho detto prima la leva del debito e della speculazione è un ricatto dal quale non si esce facilmente con un impianto “riformista” sempre poi che questa parola abbia senso. Per questi motivi, ritengo che occorre predisporre un progetto politico per far saltare l'Europa al di fuori di ogni elemento di compromesso con le classi dominanti. 
&lt;p&gt;Hanno dichiarato guerra al nostro popolo, alle conquiste sociali, alla nostra sovranità economica, alla nostra democrazia costituzionale dopo aver causato una crisi per fame di profitto. E' necessario rispondere a questo con un salto di qualità nella nostra discussione politica. Con il peso che questa parola porta con sè, ritengo che occorre rimettere al centro il tema della rivoluzione legandola al tema della democrazia. La necessarietà di costruire un movimento antisistemico in grado di essere egemonico tra le classi popolari che vivono il morso pesante della ristrutturazione capitalista e vedono nell'Europa un avversario, impone la rimessa al centro della rottura con il sistema economico e politico dominante.
&lt;p&gt; Oggi noi dobbiamo riconoscere lo spazio politico euromediterraneo come luogo per la ricostruzione di un nuovo processo politico in cui ridefinire un progetto di lungo termine, ma al tempo stesso, qui ed ora, dobbiamo essere più antieuropeisti degli antieuropeisti e costruire, dentro la scissione tra democrazia e profitto maturatasi a Bruxelles, un nesso tra democrazia, diritti del lavoro, beni comuni.
&lt;p&gt; Oggi, non abbiamo né un progetto politico né una forma organizzativa per produrre questo scarto. Il tema della rivoluzione è di nuovo davanti a noi, ma noi non siamo adeguati per affrontarlo. Alle rivolte che accendono le notti del vecchio continente che a quelle della sponda sud del Mare Mediterraneo che non sono per nulla concluse occorre rispondere politicamente con un progetto comune. 
&lt;p&gt;Oggi noi abbiamo bisogno innanzitutto di costruire una risposta politica credibile sia alla idea malsana di ridurre il danno tramite il governo che finisce di fatto, per i rapporti di forza dati, per spingere a destra le classi popolari com'è successo fino ad ora. Sia rispetto alle esplosioni della collera del popolo, le quali, seppur positive perchè rompono l'ideologia del pensiero unico, rischiano senza un progetto alternativo di essere poi metabolizzate dal sistema dominante. La crisi non è semplicemente crisi economica. Come abbiamo detto essa è crisi democratica, della rappresentanza parlamentare espropriata del potere di incidere in campo economico. Il sentimento di massa contro la casta ne è l'esempio principale. 
&lt;p&gt;La politica è impotente rispetto all'economia e viene percepita come parassitaria. Il rischio che nella crisi emergano nuove forme di plebiscitarismo autoritario è reale e concreto, Mario Draghi di fatto conta più di Berlusconi. In questo quadro il modello del partito istituzionale va lasciato alla sua sconfitta storica, mentre occorre concepire il modello del partito sociale come proposta da mettere in campo alla fase che stiamo attraversando. 
&lt;p&gt;Per questa fase che si apre, con fortissime tensioni sociali imposte dalla ristrutturazione capitalista, non ci serve un partito leggero, né tantomeno il partito incentrato esclusivamente sulle cariche pubbliche che si rivede ogni 5 anni prima delle elezioni. Pur non abbandonando il principio della rappresentanza che sarebbe, questo sì, il regalo più grande che faremmo ai padroni che da sempre vogliono cancellarci con sbarramenti e bipolarismo maggioritario, quello che ci serve è un partito connettivo, utile, radicato, popolare e meticcio. &lt;br /&gt;
Parlo di partito connettivo perchè riconosciamo la nostra insufficienza, perchè non vogliamo rappresentare i movimenti rifacendo l'errore del dopo Genova, ma cooperare con le forze sociali in mobilitazione misurando la nostra capacità di egemonia in un processo aperto e plurale che favorisce elementi di autorganizzazione ed autonomia.
&lt;p&gt; In questo spazio, nei tempi e nei modi adeguati, andrebbe collocata la proposta della costituente dei beni comuni, come luogo principale di connessione fra realtà che funzionano come una grande forza di cooperazione politica antisistemica. &lt;br /&gt;
La costituente dei beni comuni come forza cooperante del nuovo intellettuale collettivo nato dalle realtà sociali in mobilitazione, è forse il terreno con il quale ricostruire un progetto di alternativa di società. Parlo di partito utile perchè la crisi sta dissolvendo progressivamente lo stato sociale, e sta indebolendo (se non cancellando) il potere di acquisto del nostro blocco sociale. 
&lt;p&gt;Il partito utile è il partito della quotidianità, partiamo dalle buone pratiche di mutualismo prodotte e allarghiamole. Le pratiche sociali dovranno essere il punto principale con il quale concepire la nostra militanza e ricostruire senso all'azione collettiva. Parlo di neomutualismo in una funzione rivoluzionaria così come lo è stato quello dei fasci siciliani sul finire dell'800 che concepirono la loro azione non per ritagliarsi una nicchia dentro il sistema dominante (come in parte fece invece il partito socialista) ma in un'azione solidale già immediatamente rivoluzionaria, che costruisce solidarietà tra pari con una chiara funzione antisistemica. 
&lt;p&gt;
Parlo di partito radicato, perchè dobbiamo essere nel posto giusto al momento giusto, nei territori e nelle zone dove la politica non c'è più. Parlo di partito popolare, perchè al populismo ed alla cancellazione dell'azione collettiva in nome del plebiscitarismo dobbiamo opporre un processo politico che dia voce e possibilità di organizzazione immediata al popolo della crisi. Un processo democratico che costruisce il partito sociale come strumento per l'emancipazione collettiva dentro e contro la crisi della politica. 
&lt;p&gt;
Parlo di partito meticcio perchè il nuovo soggetto rivoluzionario sarà tale solo se al piano inclinato della guerra tra poveri opponiamo attorno alla centralità del lavoro una battaglia comune tra i lavoratori mobili ed i residenti, tra i precari ed i garantiti. In questo senso il lavoro con gli altri partiti e movimenti della sinistra euromediterranea è fondamentale. Le prossime settimane saranno calde, lo spazio di contestazione che si apre alla crisi non sarà facilmente metabolizzato dai giochetti di chi scende in piazza oggi e già pensa che governerà domani su mandato della BCE. 
&lt;p&gt;Le manifestazioni di oggi anticipano la data del 15 ottobre che segna per la prima volta - al di la del ritardo dei grandi sindacati che non hanno ancora l'intelligenza di aderire come sigle - la prima risposta continentale contro l'austerity. La cacciata di Berlusconi dovrà coincidere con la permanente rottura verso le politiche europee e della BCE, e più in generale contro il sistema di dominio liberista. &lt;br /&gt;
In questo quadro ritengo che la partita per i comunisti del XXI secolo sia appena iniziata. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=39&amp;id=17370&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rossella Fischetti: L’on. Vico si sbaglia. Non siamo fuori dal dissesto </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/05/14/rossella-fischetti/l%E2%80%99on-vico-si-sbaglia-non-siamo-fuori-dal-dissesto/560868"></link>
  <updated>2011-05-14T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>560868</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;L’ex assessore alle Finanze: «L’Amministrazione sta portando Taranto verso il dissesto»&lt;/i&gt;

&lt;p&gt;

 «In una recente intervista l’onorevole Ludovico Vico ha dichiarato che l’Amministrazione Stefàno ha portato la città fuori dal dissesto. Evidentemente
l’onorevole, trascorrendo troppo tempo lontano da Taranto per i pressanti
impegni romani, non è ben informato sulla nostra politica locale». «Corre l’obbligo, di ragguagliarlo sulla attuale situazione della nostra comunità ben lontana, purtroppo, dall’uscita dal dissesto e ben lontana non soltanto per l’anno in corso ma anche per i due successivi. Il Collegio dei Revisori dei conti - spiega la Fischetti - nel parere sul bilancio di previsione 2011 ha quantificato  in
170 milioni di euro la somma totale che il comune di Taranto deve ancora
destinare all’Osl per l'estinzione di tutti i debiti.
&lt;p&gt;

A fronte di tale importo,le somme previste in bilancio per il finanziamento della massa passiva ammontano a soli 45 milioni di euro tra l’altro finanziate con un avanzo presunto di amministrazione che nemmeno dopo l’approvazione del rendiconto della gestione 2010 potrà essere utilizzato, pena la violazione del patto di stabilità interno».
&lt;p&gt;
 «Assolutamente destituita di ogni fondamento, l’affermazione che “l’attuale
Amministrazione Stefàno ha portato la città fuori dal dissesto”, valendo piuttosto il contrario e cioè che questa Amministrazione sta portando la città verso
il dissesto bis. Perdurando, infatti l’attuale situazione, l’Osl, priva delle risorse finanziarie necessarie per liquidare le transazioni, anche quelle già sottoscritte, si vedrà costretta a chiudere il dissesto in corso evidenziando un
debito a carico del nostro Comune non inferiore almeno a 340 mln di euro,
pari cioè al doppio di quei 170 mln che sarebbero serviti per la liquidazione al
50% di tutti i creditori». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.tarantosera.info/giornale/venerdi/files/tasera13.05.pdf&quot;&gt;TarantoSera&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>LEONARDO RAITO: Un patto territoriale per la scuola polesana del futuro</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/05/10/leonardo-raito/un-patto-territoriale-per-la-scuola-polesana-del-futuro/560390"></link>
  <updated>2011-05-10T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>560390</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Provincia Rovigo (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Credo che la scuola rappresenti uno dei più importanti investimenti per il futuro di un territorio. In particolare, con l’innalzamento dell’obbligo scolastico, l’attenzione dei cittadini si è rivolta in modo significativo verso il mondo dell’istruzione secondaria di secondo grado, non più considerato come opzione per il percorso dei ragazzi, ma come fondamentale scelta per il futuro professionale e intellettuale dei nostri giovani. Ora, per costruire una scuola all’avanguardia, ce lo insegnano esperienze significative effettuate altrove, risulta sempre più necessario costruire sinergie che travalicano la potenzialità dei singoli enti locali. 
&lt;p&gt;Considerato il sottofinanziamento della buona legge nazionale sull’edilizia scolastica (Legge 23/96) e le sempre maggiori difficoltà nel programmare investimenti da parte degli enti locali strozzati dal patto di stabilità, risulta, a mio avviso, strategico, costruire un nuovo patto territoriale in grado di coinvolgere istituzioni pubbliche e private in un progetto di modernizzazione della nostra rete scolastica. A tal fine, mi sembra non peregrino poter far convergere, su un piano condiviso, le forze economiche del territorio, le associazioni di categoria, le fondazioni, la provincia, la regione e i comuni interessati, con l’obiettivo di creare strutture all’avanguardia che si traducono in opportunità per gli studenti e per il territorio.
&lt;p&gt; Per tradurre in operatività, le associazioni di categoria, che risultano interessate a produrre competenze in un determinato settore, che ne so, degli istituti tecnologici, potrebbero investire in macchinari e laboratori per mettere a disposizione dei ragazzi, futuri tecnici e periti, le competenze da sfruttare nel mondo dell’impresa. Lo stesso potrebbe dirsi per supportare strumenti adatti alla didattica, strutture, interventi di manutenzioni e ristrutturazioni, per cui si potrebbe cercare di controbilanciare gli investimenti privati con degli sgravi fiscali che giungano da leggi nazionale, regionali, o da riduzioni delle imposte locali per chi investe. 
&lt;p&gt;Sarebbe inoltre straordinario, a mio parere, se anche le Fondazioni bancarie, fino a oggi provvide di supporti e finanziamenti per le molte preziose iniziative sul territorio potessero, così come fatto per il settore sportivo, istituire linee di finanziamento ad hoc per quello che concerne l’edilizia scolastica, ottemperando a una preziosissima funzione sociale. In questo modo il Polesine, oltre a preservare i propri poli di eccellenza, potrebbe anche far crescere nel complesso la qualità di un comparto già all’avanguardia, ma che potrebbe trovare in questa condivisione di responsabilità un’ulteriore nota di sostegno e di spinta al costante miglioramento. Di certo un tentativo ambizioso, ma credo che, a noi polesani, non manchino i mezzi per vincere le sfide importanti.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.openpolis.it&quot;&gt;Nota stampa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emma BONINO: «Vittima dei nemici politici ma la Ue si fa anche male da sé»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/04/21/emma-bonino/%C2%ABvittima-dei-nemici-politici-ma-la-ue-si-fa-anche-male-da-s%C3%A9%C2%BB-intervista/560005"></link>
  <updated>2011-04-21T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>560005</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Recenti risultati elettorali (dalla Finlandia all'Ungheria) e sondaggi d'opinione (l'ascesa del Fronte nazionale in Francia) riflettono la crescita di atteggiamenti xenofobi, chiusure nazionaliste, settarismi culturali. Come valuta questi fenomeni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Con preoccupazione, soprattutto perché non vedo contrappesi istituzionali. Per entrare in Europa si fissano dei parametri severi ma una volta entrati non esiste meccanismo che possa mettere in dubbio lo status di paese membro. Neppure di fronte a derive che vanno contro lo spirito e la lettera dei Trattati istitutivi e della Convenzione europea sui diritti dell'uomo. Non a caso, anche il Consiglio d'Europa, custode della Convenzione, è molto preoccupato tanto da incaricare un gruppo di personalità europee, di cui faccio parte, di redigere un rapporto sul tema della convivenza in Europa nel 21mo secolo. Lo presenteremo tra un paio di settimane».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Il rafforzamento di formazioni politiche euroscettiche condiziona le politiche dei singoli Stati. La Ue può resistere a queste spinte disgregatrici?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Solo se troverà la forza di rilanciare subito la sua azione in maniera da evitare che i microinteressi nazionali o sub-nazionali diventino egemoni nel processo politico europeo. Con il Partito Radicale Nonviolento da anni sostengo che i nazionalismi, l'Europa delle patrie, rischiano di determinare la fine non solo della patria europea, ma delle patrie stesse. È ora di tornare al progetto dei padri fondatori, abbandonando l'idea antistorica dell'Europa dei piccoli Stati-nazione. Nessun paese, neanche la Germania o la Francia, figuriamoci una piccola Italietta autarchica, è in grado da solo di affrontare i passaggi chiave di quest'epoca, o di sedersi al tavolo con i giganti Russia, India, Cina o Stati Uniti. Questo può farlo solo l'Europa. O, meglio, gli Stati Uniti d'Europa».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Berlusconi e Maroni ipotizzano l'uscita dalla Ue. Sparate propagandistiche?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Forse non sono solo sparate propagandistiche, ma temo elementi fondativi di questa coalizione di governo e di questo blocco politico».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Tremonti suggerisce di abrogare i trattati esistenti e ricostruire l'Europa da zero. Vuole consolidare le istituzioni comunitarie o affossarle?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Quando parla di un'Europa rafforzata Tremonti dovrebbe chiarire a che entità si riferisce, senza dimenticare però che la prima ferita profonda alla coesione europea fu inferta nel 2003 quando Germania e Francia violarono il Patto di Stabilità, anche con il consenso di Tremonti, che in quel momento era presidente dell'Ecofin. Due anni dopo il Consiglio dei ministri europei bocciò, se non ricordo male all'unanimità, una proposta di iniziativa della Commissione - in seguito alle rivelazioni sui dati alterati dalla Grecia per essere ammessa nella zona euro - tesa ad affidare ad Eurostat un potere di audit sulle statistiche nazionali».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Minacciata dai nemici politici, la Ue è poco aiutata dai suoi stessi dirigenti. Barroso, Ashton e altre figure di spicco dell'Unione sembrano esse stesse contagiate dall'euroscetticismo. Esiste un problema di leadership inadeguata?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sì, purtroppo da troppo tempo anche nelle istituzioni europee si celebra una messa senza fede. La Commissione Barroso rinuncia troppo spesso a fare il proprio mestiere riducendosi a fare da segretariato al Consiglio. Sarebbe bello se ogni tanto facesse delle battaglie a tutela degli interessi europei e del loro rafforzamento e avanzasse, esercitando il proprio diritto d'iniziativa, proposte magari impopolari agli occhi del Consiglio, anche a costo di farsele bocciare. Almeno si capirebbe che l'Europa vuole esistere aldilà delle resistenze nazionali. E invece no: quando la Commissione capisce che una proposta rischia di non passare in Consiglio, neanche la avanza. Però, più che buttare la croce addosso ai Barroso e alle Ashton, le responsabilità sono dei governi che li hanno nominati».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Una, due, tre scelte urgenti e importanti per rivitalizzare la Ue...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Gli Stati Uniti d'Europa, cioè una politica estera e di difesa comune, un solo esercito anziché 27, una politica comune dell'immigrazione e dell'energia. Senza dimenticare che molte cose si potrebbero fare a trattati vigenti, ad esempio portare a compimento il mercato interno, come l'ex commissario Monti ben documenta nel suo rapporto. Occorre poi rivedere i rapporti con il Sud del Mediterraneo, i cui sconvolgimenti di questi mesi fanno emergere il fallimento delle nostre politiche. Non si può rinviare oltre l'accelerazione del processo di adesione della Turchia».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=Z8AYH&quot;&gt;l'Unità - Gabriel Bertinetto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MARZIA CATTINI: Approvato il bilancio 2011 del comune di Correggio</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/01/16/marzia-cattini/approvato-il-bilancio-2011-del-comune-di-correggio/557304"></link>
  <updated>2011-01-16T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>557304</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Correggio (RE) (Lista di elezione: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;A fronte di una manovra finanziaria del governo nazionale che taglia in ogni settore i trasferimenti agli enti locali, il Comune di Correggio è costretto a fare &lt;b&gt;un bilancio di sacrifici&lt;/b&gt;. 
&lt;p&gt;

Dei quasi 20 milioni di euro del bilancio 2011, quasi 2 milioni non potranno essere spesi in servizi ma dovranno esser messi da parte. Questo &lt;b&gt;per rispettare il patto di stabilità, così come voluto da Berlusconi, Bossi e Tremonti&lt;/b&gt;, che pesa più sugli enti locali che sui ministeri, mentre, dati Bankitalia alla mano, sono proprio questi ultimi la causa del continuo innalzamento del debito pubblico. 
&lt;p&gt;

Il taglio del 16% dei trasferimenti statatali e l'obiettivo di 1.972.115 euro da accantonare per il patto di stabilità ci costringono ad un duro taglio delle spese correnti del 9% rispetto all'anno scorso ed al sostanziale azzeramento degli investimenti.
&lt;p&gt;

La scelta fatta dalla giunta Iotti e da noi condivisa è stata quella di &lt;b&gt;non tagliare indistintamente&lt;/b&gt;: pur nelle difficoltà ci siamo dati delle priorità. 

&lt;p&gt;
Sono state confermate le scelte fondamentali di mandato, &lt;b&gt;mettendo al centro la persona&lt;/b&gt; e pensando al futuro dei nostri cittadini: &lt;b&gt;salvaguardando&lt;/b&gt; là dove possibile la &lt;b&gt;scuola e la formazione&lt;/b&gt;, salvaguardando il &lt;b&gt;settore sociale&lt;/b&gt;, con un occhio particolare a chi si trova in difficoltà causata dalla crisi economica.
&lt;p&gt;
Al di là delle politiche del governo, &lt;b&gt;se da un lato non rinunceremo a denunciare la paternità di questi tagli iniqui&lt;/b&gt;, non ripartiti equamente tra Stato ed enti locali, allo stesso tempo &lt;b&gt;lavoreremo con impegno per trovare altre formule innovative&lt;/b&gt; come lo sono state Remida Food o Correggio Solidale, il fondo di solidarietà contro la crisi promosso dal Comune e dall'associazionismo correggese. Soluzioni, cioè, che mettano in gioco tutte le risorse possibili e le associazioni correggesi per ridurre al minimo i disagi causati dai tagli ai servizi e &lt;b&gt;per fare il massimo con le risorse disponibili per il bene della nostri cittadini&lt;/b&gt; come abbiamo sempre cercato di fare.&quot;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2011/01/16/news/tagli-ai-servizi-colpa-del-governo-3194644&quot;&gt;Gazzetta di Reggio&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>SERGIO GAETANO COFFERATI: «Noi subalterni a un'Europa senza modello sociale»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/11/04/sergio-gaetano-cofferati/%C2%ABnoi-subalterni-a-uneuropa-senza-modello-sociale%C2%BB/547645"></link>
  <updated>2010-11-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>547645</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Hanno discusso di governance per modificare il Patto, cancellando la crescita. E l'Italia non prova nemmeno ad avere un ruolo». Per l'eurodeputato la strada scelta dall'Unione è sbagliata. A guidare è la Germania che problemi di crescita non ne ha». 
&lt;p&gt;Bruxelles. Siamo alla «destrutturazione del modello sociale europeo» e l'Italia, in questo percorso, agisce in «completa subalternità ai Paesi che decidono». A Sergio Cofferati quello che i Governi europei stanno facendo per rinnovare il Patto di Stabilità e Crescita proprio non piace, fatica a trovarci qualche aspetto positivo e quando lo fa parla di &quot;qualche goccia&quot; in un bicchiere che è difficile vedere anche come mezzo pieno.

&lt;p&gt;
Ne parla a lungo, con passione, mentre viaggia verso un dibattito pubblico a Rocchetta di Vara, un piccolo comune nell'Appennino spezzino «che già sessanta anni fa parlava d'Europa», chiedendo un «patto federale tra le nazioni democratiche».
&lt;p&gt; «Non era una cosa del tutto comune», dice l' eurodeputato pensando a quella delibera comunale del 1950. Oggi l'ex leader sindacale, l'ex sindaco di Bologna, ha una poltrona a Strasburgo, dove lavora davvero ed in particolare lo fa nella Commissione speciale creata per analizzare la crisi economica e finanziaria. 
&lt;p&gt;«Il problema dell'accordo al Consiglio europeo è che hanno discusso di governance per modificare il Patto, cancellando la crescita - spiega -. Tutta la discussione è stata centrata sul risanamento e il controllo delle dinamiche finanziarie, ma l'impianto originale del Patto di Stabilità e di Crescita anche nel linguaggio è diventato solo Patto di Stabilità».&lt;br /&gt;
 E questo non basta, perché «la stabilità era finalizzata alla crescita, che era l'obiettivo».
&lt;p&gt; Qualcosa che non è nell'accordo dei Governi è bene che non ci sia però: «Hanno eliminato l'automatismo delle sanzioni e la negazione del diritto di voto per gli Stati che violano le regole. Erano i provvedimenti punitivi più pesanti, ed anche forieri di problemi di non poco conto per molti Paesi, tra loro e nei rapporti con 1' Unione». 
&lt;p&gt;Cofferati non disconosce però il valore delle sanzioni, «il problema - dice - è che senza incentivi non producono risultati consistenti».

&lt;p&gt;
«Volendo trovare qualche goccia di buono in questo bicchiere - continua - c'è il fatto che l'Europa finalmente produce uno sforzo per trovare soluzioni tutta insieme. All'inizio di questa crisi ognuno provvide per se. E uno sforzo che non va assolutamente sottovalutato, anche se la strada è sbagliata». Non solo è sbagliata, ma è anche la strada privata di qualcuno, perché, spiega «le soluzioni trovate non sono pensate insieme, c'è chi le guida», e qui accenna alla Germania, che problemi di crescita non ne ha. Per rendere più efficiente lo sforzo comune, dunque, «bisogna, con incentivi mirati, ridare dignità e credibilità alla crescita, ed è questo che può fare il Parlamento europeo, riequilibrando il modello di governance, introducendo il tema &quot;economia e società&quot;. La stabilità infatti è importante, ma all'origine aveva una finalità, senza la quale sembra essere solo una categoria dello spirito». Cofferati insiste: «Lo sforzo perla crescita è importante, perché l'Ue è in una difficoltà economica e sociale che non ha ancora raggiunto il punto più alto. Benché ci qualche molto piccolo sintomo di ripresa, non generalizzato, tolta la Germania tutti sono in difficoltà, e per gli economisti questi valori di crescita non sono sufficienti a creare occupazione aggiuntiva».

&lt;p&gt;
Forse perché è stato un sindacalista, forse perché dall'osservatorio privilegiato del Parlamento ha molti strumenti di analisi, Cofferati ha tre grosse preoccupazioni per il futuro, che non vede affrontare dai Governi.
&lt;p&gt; «In primo luogo aumenta la disoccupazione e in particolare quella giovanile. Questo è già un dramma sociale in Italia, dove siamo al 26,4% e in Spagna, con il 41 %. In secondo luogo c'è il pesante aumento della povertà, che è meno evidente ma non meno grave: nel 2008 in Europa i poveri erano il 17%, 85 milioni di persone; ora, nel 2010, stiamo superando 20%, e sono principalmente giovani e anziani. Semplicemente stanno destrutturando il modello sociale europeo. Terzo punto è che siamo davanti ad un processo di deindustrializzazione in tutta Europa, dove chiudono le industrie più mature. Un'emergenza che non è percepita né dai Governi né dalla Task force di Herman van Rompuy, che si limita a formulazioni del generico più ovvio».

&lt;p&gt;Il lavoro, sostiene Cofferati, deve essere quello di «porre la crescita come precondizione, trovando risorse aggiuntive, in un momento nel quale tutti i Paesi sono in difficoltà perché scontano una caduta delle disponibilità per effetto della crisi». Qui entra il ruolo che ha già iniziato a giocare il Parlamento, che in questa materia ha il diritto di codecisione con i Governi. Senza il &quot;sì&quot; dei deputati non si va avanti.
&lt;p&gt; «Bisogna ripartire da Keynes - dice Cofferati - con interventi materiali e immateriali. Il tema è: dove trovare le risorse. Il Parlamento ha avanzato delle proposte molto concrete come l'introduzione degli eurobond e la tassa sulle transazioni fmanziarie, due cose alle quali il Consiglio neanche accenna, confermando la sua mancanza di attenzione. Ora dobbiamo trasformare queste che sono proposte politiche in proposte legislative». 
&lt;p&gt;I Governi hanno deciso di lavorare a una revisione del Trattato, che «è una cosa possibile, ma non si capisce esattamente cosa vogliano fare, c'è tanta approssimazione, mi preoccupa. Che si crei un Fondo permanente è importante, ma bisogna chiarire quali sono i reali obiettivi perché quando apri quella porta dietro ci sono molti rischi».

&lt;p&gt;
E l'Italia che fa? «Siamo di fronte all'inazione più clamorosa, non succede nulla. Il ministro dell'Economia ha sempre detto che stiamo meglio degli altri, ma intanto precipitano i fondamentali economici e cresce la disoccupazione. Nei prossimi mesi la situazione peggiorerà, ci saranno nuovi giovani alla ricerca di una lavoro e finiranno per tanti gli ammortizzatori sociali. Questo inverno e la prossima primavera saranno drammatici».
&lt;p&gt; Anche in Europa l'Italia non agisce. «Se accetti un irrigidimento delle politiche di bilancio che tra l'altro rischi di non reggere - spiega -, nella situazione in cui sei devi chiedere in cambio uno straordinario aiuto per la crescita. 
&lt;p&gt;Invece niente, sembra che ci sia una completa subalternità ai Paesi che decidono, tra i quali l'Italia non c'è, siamo in Europa senza neanche la voglia di esercitare un ruolo». 
&lt;p&gt;Non si è capito, a Roma, che le cose stanno cambiando nel rapporto con l' Ue. «Il Trattato di Lisbona - dice Cofferati - cambia sensibilmente il quadro, ma in Italia nessuno sembra tenerne conto». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=V3UO0&quot;&gt;Riformista - Robustelli Lorenzo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>BEATRICE DRAGHETTI: Tagli agli Enti locali, un documento per i Parlamentari bolognesi</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/10/29/beatrice-draghetti/tagli-agli-enti-locali-un-documento-per-i-parlamentari-bolognesi/547544"></link>
  <updated>2010-10-29T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>547544</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Provincia Bologna (Partito: Cen-sin) - Consigliere Provincia Bologna (Lista di elezione: Cen-sin) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Presentato a palazzo Malvezzi da Conferenza Metropolitana e sindacati.
&lt;p&gt;

L'Ufficio di Presidenza della Conferenza metropolitana dei sindaci di Bologna e le Organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil), dopo una valutazione sull'insostenibilità dei tagli agli Enti locali, hanno concordato l'invio ai Parlamentari bolognesi di un documento contenente le istanze del territorio da proporre al Governo. Il testo è stato presentato venerdì 29 ottobre a palazzo Malvezzi.
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;Il taglio di trasferimenti statali&lt;/b&gt; sui bilanci 2011 nel territorio bolognese sarà di circa &lt;b&gt;40 milioni di euro&lt;/b&gt;. N&lt;b&gt;el documento della Conferenza metropolitana dei sindaci e di Cgil, Cisl e Uil, inviato ai parlamentari bolognesi, si chiede&lt;/b&gt; di poter &quot;&lt;b&gt;sbloccare&lt;/b&gt; una percentuale significativa dei &lt;b&gt;residui passivi&lt;/b&gt;, per liberare risorse liquide da immettere nel circuito economico locale&quot;, di &quot;&lt;b&gt;rivedere e aggiornare le rendite catastali&lt;/b&gt;&quot;, di svincolare, per i Comuni, &quot;&lt;b&gt;gli oneri di urbanizzazione&lt;/b&gt;&quot;, consentendo di utilizzarne una parte, e che &quot;&lt;b&gt;le società in house non siano assoggettate ai vincoli del patto di stabilità&lt;/b&gt;&quot;.
&lt;p&gt;
&quot;&lt;i&gt;Il permanere dei vincoli del patto, combinato alla stretta della manovra finanziaria del Governo&lt;/i&gt; - ha detto Beatrice Draghetti, presidente della Provincia di Bologna e della Conferenza metropolitana -&lt;i&gt; hanno portato ad un punto critico&lt;/i&gt;&quot;.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A rischio sono &quot;i servizi primari&quot;&lt;/b&gt;, come quelli &quot;all'infanzia e agli anziani&quot;. Ai tagli dei trasferimenti agli enti locali, si legge nel documento, va aggiunto quello per la Regione, di 341 milioni di euro nel 2011, di 390 nel 2012.
&lt;p&gt;

Il documento chiede anche &quot;&lt;b&gt;che l'autonomia tributaria delle Province non sia limitata esclusivamente alla compartecipazione al gettito delle imposte del trasporto su gomma&lt;/b&gt;&quot;.
&lt;p&gt;

La Conferenza metropolitana ha poi approvato, questa volta senza la firma dei sindacati, un ulteriore documento, in cui vengono posti altri due punti: &quot;&lt;b&gt;dare la possibilità ai Comuni di rimodulare le aliquote sull'Ici per gli immobili concessi in locazione&lt;/b&gt;&quot;; &lt;b&gt;rivedere o annullare i limiti per la partecipazione nelle società che gestiscono servizi pubblici locali, evitando così la svendita di quote.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.provincia.bologna.it/probo/Engine/RAServePG.php/P/1308810010300/M/309510010310/T/Tagli-agli-Enti-locali-un-documento-per-i-Parlamentari-bolognesi&quot;&gt;Provincia di Bologna&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «All'Italia serve una politica industriale»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/08/21/nichi-vendola/%C2%ABallitalia-serve-una-politica-industriale%C2%BB-intervista/504602"></link>
  <updated>2010-08-21T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>504602</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il racconto che io immagino rompe le porte blindate dell'economicismo. Produrre e distribuire ricchezza, promuovere il benessere di tutti, coniugare economia ed ecologia, trovare il giusto equilibrio tra profitto dell'impresa privata e valorizzazione dei beni comuni». Nichi Vendola, il governatore della Puglia cui piacciono i racconti, colui che ha deciso di sparigliare il centro-sinistra con la sua candidatura alle primarie parla di economia, Fiat, tasse e crisi. «Il dibattito dell'economia – dice – è asfittico e criptato, monopolizzato da tecnocrati, lobbysti e moralisti a libro paga. Un dibattito drammaticamente orfano di quell'etica della responsabilità che per me significa confronti con l'inviolabilità della vita e del vivente e porre un argine alla mercificazione del mondo. Cos'è la crisi? Una calamità naturale o il frutto avvelenato di quel potere soprannazionale della rendita e della speculazione finanziaria che ha umiliato il lavoro e ucciso milioni di imprese?».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ecco, nel suo programma c'è una politica industriale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Una politica industriale intanto bisogna avercela. Per Berlusconi è opzionale. Pare che la faccia spontaneamente il mercato. E in questa insostenibile leggerezza della politica l'Italia vive un vero e proprio processo di deindustrializzazione che è una tragedia civile e sociale. Non esiste un luogo in cui si discute di quali siano gli apparati industriali considerati strategici e come di conseguenza agire affinché essi possano radicarsi e rinforzarsi qui in Italia, di come possano internazionalizzarsi senza emigrare alla ricerca della manodopera al più basso costo, di come possano competere usando la chiave magica che apre la porta dei mercati globali: la qualità delle produzioni, il contenuto di innovazione dei prodotti. Non so se è una bestemmia dire che è necessario l'intervento pubblico in economia, che significa orientare e accompagnare le imprese, impedire che la costellazione di piccole aziende paghi in forme fatali il prezzo della crisi, promuovere la valorizzazione della presenza femminile e giovanile nel sistema economico, tutelare le conquiste sociali fondamentali, favorire un clima favorevole ai processi di innovazione, varare un Piano straordinario per il lavoro mirato al riassetto idrogeologico e alla cura del territorio.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei si è detto molto contrario, dando la sua solidarietà ai lavoratori di Pomigliano, all'accordo proposto dalla Fiat. Che invece è stato ritenuto da molti, anche nel centro-sinistra, un fatto positivo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
La Fiat ha goduto di molti privilegi nella storia italiana. Non solo è stata monopolista nazionale dell'industria automobilistica ma è stata paradigma culturale su cui si è edificato il boom economico e un intero modello di sviluppo. L'Italia merita maggiore rispetto da parte della Fiat. A Pomigliano la Fiat ha scritto una pagina orribile di modernità ottocentesca.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Però delocalizzare è un diritto. O no?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Le delocalizzazioni non si possono impedire, certo, non a quelle imprese che abbiano investito e rischiato in proprio. Ma quelle che hanno beneficiato ciclicamente di ciclopiche risorse statali forse dovrebbero essere in qualche modo chiamate ad assumersi qualche responsabilità di tipo &quot;patriottico&quot;. O per caso è stato Marchionne a finanziare la rottamazione delle auto?
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Presidente, se lei diventasse capo del governo quale tipo di fiscalità attuerebbe?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Le tasse non sono un crimine o una patologia sociale: questa è stata la litania della destra planetaria. Piuttosto, l'evasione è un crimine, largamente incoraggiato dall'attuale classe dirigente berlusconiana. Le tasse sono un'architrave degli Stati moderni e rappresentano un nodo decisivo della perequazione sociale. La leva fiscale va alleggerita drasticamente nei confronti dei ceti popolari, ma anche nei confronti del sistema d'impresa la leva fiscale può essere usata per orientare scelte di modernizzazione. Non sono contrario alla Tobin tax e la carbon tax.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
La crisi è ancora in atto, qual è la sua ricetta per uscirne?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Io penso che per fare ripartire l'economia bisogna uscire dall'angolo della superstizione liberista, in cui si canta il &quot;de profundis&quot; della spesa pubblica e si considera l'abbattimento del debito come una specie di dio pagano a cui sacrificare i poveri, le famiglie, le partite Iva, il welfare, e anche un pezzo di civiltà europea. Penso che oggi occorre sostenere la domanda interna, dare ossigeno ai ceti medio-bassi, aumentare l'area di consumo, sbloccare la spesa degli enti locali ibernata dalle ridicole penalità delle norme sul patto di stabilità. L'Italia affronta sacrifici durissimi senza alcuna prospettiva di crescita e un'intera generazione viene tagliata fuori dalla prospettiva del lavoro e del futuro.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Delinea una situazione tragica.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
L'Italia sta precipitando in un buco nero, di un vuoto di classe dirigente, in una vertigine di pubblica immoralità. Serve ripartire proprio da questa nuova generazione, a cui non si può promettere la favola bella della flessibilità (una vita produttiva multidimensionale) e offrire poi l'incubo della precarietà.

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=THEJB&quot;&gt;Il Sole 24 Ore - Vincenzo Del Giudice&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Jacopo Massaro: Non solo &quot;careghe&quot;: la nuova crisi a Palazzo Rosso</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/07/13/jacopo-massaro/non-solo-careghe-la-nuova-crisi-a-palazzo-rosso/503129"></link>
  <updated>2010-07-13T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>503129</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Belluno (BL) (Lista di elezione: Ulivo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Un altro Consiglio Comunale senza il PdL, e salta il numero legale. La bufera nella maggioranza, pero', ora non e' piu' alimentata solo dalla ricerca di &quot;careghe&quot;, ma anche dal rimpallo, da parte dei Consiglieri di PdL e Lega, della responsabilita' del fallimento politico di questa Amministrazione.

Prade ha vinto le elezioni promettendo due cose: un cambio di rotta rispetto alle scelte del passato,  e maggiore attenzione alla manutenzione del territorio. Non e', pero', riuscito a mantenere nessuna delle due promesse.

Da un lato si è infatti reso conto che alcune scelte delle precedenti Amministrazioni, come la raccolta differenziata, pur tanto complessa e faticosa, erano basate sul buon senso e dovevano essere perseguite, con buona pace dei cani e dei gatti che comparivano sulle enormi &quot;vele&quot; (pagate dal suo Assessore Gamba) che divoravano i rifiuti in una specie di orgia medievale, ma anche ovviamente con la delusione di chi era contrario alla differenziata e pensava che tutto potesse cambiare.

Dall'altra parte, intanto, le risorse che potevano andare alle manutenzioni sono state &quot;bruciate&quot; dai tre nuovi Dirigenti (tutti poi &quot;fuggiti&quot; dal Comune), che costavano a Palazzo Rosso circa 450.000 Euro all'anno, e dalla spesa di 48.000 Euro annui per il portavoce del Sindaco (che non e' iscritto all'albo dei giornalisti, ma che grava ugualmente sul bilancio dei cittadini come se lo fosse).

Non solo: questo aumento assurdo della spesa corrente, insieme ad altre scelte sbagliate,  ha fatto anche sforare il Patto di stabilità (unico Capoluogo del Veneto), bloccando totalmente l'attività comunale.

Il Sindaco adesso non puo' che tentare di farci passare lo sforamento per un fatto positivo, dicendo che cosi' abbiamo fatto girare soldi nel 2009.
Cio' che non dice, pero', e' che nel 2008 abbiamo bloccato gran parte dei pagamenti alle imprese, che abbiamo cancellato l'incentivo di apertura alle nuove attivita', che ora strangoliamo le iniziative dei commercianti, che nei cantieri comunali facciamo lavorare sempre le stesse ditte, e che spingiamo ad andarsene attività, come la TIB, che in una quindicina di anni ha riversato su Belluno  milioni di euro facendo lavorare un sacco di gente, ma che  ha la grave colpa di produrre cultura (orrore!)  anziche' l'asfalto ed i tombini che la Giunta Prade si e' dimenticata di finanziare mentre pensava ai nuovi dirigenti.

Ed ora abbiamo un altro spettro aleggia alle porte: quello della sconsiderata manovra di Tremonti, che (malauguratamente) falcidierà gli Enti Locali e probabilmente (speriamo)  distribuira' le poche risorse rimaste ai comuni coi conti in ordine. La nostra sfortuna e' che Belluno non solo e' un Ente Locale, ma ha anche i conti sballati.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.jacopomassaro.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=88:non-solo-qcaregheq&amp;catid=33:dichiarazioni&amp;Itemid=66&quot;&gt;www.jacopomassaro.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Enrico LETTA: «Ci vuole un cambio di linguaggio. La Lega offre paure, noi soluzioni»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/06/11/enrico-letta/%C2%ABci-vuole-un-cambio-di-linguaggio-la-lega-offre-paure-noi-soluzioni%C2%BB-intervista/501706"></link>
  <updated>2010-06-11T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>501706</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Enrico Letta, per la terza volta dal 2008 riscoprite la &quot;questione settentrionale&quot;?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Serve una svolta, oppure Pd e centrosinistra continueranno ad essere marginali al Nord» risponde il deputato che, forse, più di altri &quot;romani&quot; ha creduto, inascoltato come tanti &quot;locali&quot;, nell’importanza del Nord nella politica del Pd. Letta vuole dare una spallata alla sordità romana e sbarca in Veneto, a Lazise, dove con la sua associazione TrecentoSessanta, organizza oggi e domani Nord Camp 2010 dal titolo chiaro: &quot;c’é chi dice Nord&quot;. Parterre ricco: dal ministro Maroni, all’imprenditore Carlo De Benedetti, da Cacciari a Treu.
&lt;p&gt;
      &lt;b&gt;Letta, politiche 2008 con Veltroni candidato leader che spolverava un programma federalista; regionali 2010 con una campagna elettorale ricca di propositi autonomisti. Tanti richiami di Cacciari caduti nel vuoto.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Risultato sempre uguale.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Questa volta ci prefiggiamo una svolta radicale anche del linguaggio. Non vogliamo più usare il balsamo per lenire le ferite, ma il sale».
&lt;p&gt;
     &lt;b&gt; Inseguite il &quot;dialetto&quot; della Lega?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Se si riferisce a federalismo-fisco-immigrazione sono temi sui quali ci siamo allontanati dal Nord. Su questi, ora, vogliamo riaprire il dialogo con il Nord. Non sono argomenti di proprietà della Lega e sui quali lucra politicamente generando paure. Noi proponiamo soluzioni».
&lt;p&gt;
     &lt;b&gt; Questa volta riuscirete a fare passare il messaggio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Ora non ci sono elezioni alle porte. O si affronta ora la questione Settentrionale oppure perderemo qualunque possibilità di accreditarci alla guida del Paese. Inizia la marcia verso le politiche 2013».
&lt;p&gt;
     &lt;b&gt; Marcia che passa necessariamente per il Nordest.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Partiamo dai nostri sindaci di Venezia-Padova-Vicenza, i loro risultati ci danno la carica».
&lt;p&gt;
      &lt;b&gt;Padova-Venezia-Vicenza, nel resto del Nord il centrosinistra è marginale.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Purtroppo, per questo buttiamo nel cestino il balsamo, diciamo basta alle scorciatoie. Vogliamo dare una scossa, e iniziamo dalla parte più dinamica del Paese. Dialogo soprattutto con i piccoli imprenditori, colonna vertebrale dell’economia del Nordest, che votano prevalentemente centrodestra. Con al centro il federalismo, per il quale vogliamo essere determinanti».
&lt;p&gt;
     &lt;b&gt; Quale federalismo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Quello che funziona. E siamo pronti ad entrare a gamba tesa nelle contraddizioni del centrodestra. Per questo abbiamo scelto il Veneto dove il rapporto Pdl-Lega è ai minimi termini. Vogliamo insistere sul federalismo in presenza di una manovra correttiva di stampo centralista, altro che federalista: colpisce soprattutto gli enti locali».
&lt;p&gt;
      &lt;b&gt;Riscrivere la manovra, magari prevedendo un patto di stabilità regionalizzato (proposto da Laura Puppato capogruppo Pd in Regione) e l’azzeramento Irap anche al Nord «non solo al Sud» come chiede Paolo Giacon dell’esecutivo veneto del Pd.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Linguaggio leghista.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
      «Il patto di stabilità va cambiato a livello nazionale. Creare cioé un meccanismo con il quale (la manovra Tremonti lo annulla), agendo sulle risorse, i virtuosi vengono premiati e i fannulloni penalizzati. Un patto che non premia i buchi di bilancio di Catania e Palermo e Roma, ma gli amministratori che operano in modo corretto».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=S75AM&quot;&gt;Il Gazzettino - Giorgio Gasco&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>SERGIO CHIAMPARINO: «Tremonti ha fatto per mesi belle interviste sul carico fiscale. Nella manovra di tutto questo non c’è nulla»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/05/28/sergio-chiamparino/%C2%ABtremonti-ha-fatto-per-mesi-belle-interviste-sul-carico-fiscale-nella-manovra-di-tutto-questo-non-c%E2%80%99%C3%A8-nulla%C2%BB-intervista/500794"></link>
  <updated>2010-05-28T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>500794</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Torino (TO) (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«I comuni pronti ai sacrifici ma dateci riforme vere»&lt;br /&gt;


«La prima modifica da fare e sul patto di stabilità Siamo consapevoli dei tagli ai costi della politica, ma così si colpiscono le politiche sociali. Il ministro la smetta di trattarci come scolaretti. Se la Lega pensa che la manovra anticipi il federalismo, prende una cantonata: gli enti locali fanno solo da server allo Stato centralizzato».

&lt;p&gt;«La manovra non è in discussione, ma il maestro Tremonti smetta di trattarci come scolaretti. Siamo disposti a fare sacrifici, ma la riforma sia radicale» Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, Presidente Anci, esponente del Partito Democratico ragiona insieme al Riformista sulla Finanziaria varata dal governo di centro destra. Una manovra economica dove al momento – secondo Chiamparino, che ieri mattina ha presieduto il direttivo dell’Anci a Roma - «non c’è certezza di cifre, cosa che la dice già lunga sul carattere dell’operazione: affannoso da una parte e raffazzonato dall’altra». E sul fatto che sia un provvedimento pro Lega Nord, racconta un’indiscrezione raccolta in ambienti del Carroccio. «Un collega leghista, di cui non voglio fare il nome, mi ha detto testualmente: se questa è una manovra pro Lega allora mi auguro che la Lega alle elezioni perda sempre»
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cosa non la convince della Finanziaria targata Tremonti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Nel giro di due ore, i comuni si sono visti appioppare 200 milioni di euro in più ogni anno e rispetto a sabato scorso, le cifre sono raddoppiate.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ovvero?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Siamo passati da 800 a 1500 milioni per il 2011, da 1500 a 2200 per il 2012. Lo abbiamo scoperto ieri mattina. Siamo disposti ad accettare una parte dei tagli, a condizione che si modifichi il patto di stabilità.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cosa rischiano gli enti locali?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Già il solo patto, avrebbe portato i comuni in disavanzo di amministrazione. Se il governo non torna indietro, se il dibattito non cambia queste cifre, i comuni scoppiano. Le cifre devono tornare e essere quelle iniziali anche perché non scordiamoci che i 4 miliardi e mezzo a carico delle Regioni per ciascun anno ricadranno poi sulle nostre spalle.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Anche il governatore Formigoni ha mostrato più di una perplessità.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
E’ ovvio. I tagli andranno a colpire la sanità e il trasporto pubblico: colpiranno le politiche sociali.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;A danno dei cittadini?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Alla fine, cumulando, non è difficile prevederlo.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quali saranno le vostre prossime mosse?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Bisogna tornare al tavolo dove eravamo rimasti sabato. Siamo perfettamente responsabilizzati sui tagli ai costi della politica, ma facciamo sì che questa manovra cambi veramente le cose e abbia una linea di riforma.
&lt;p&gt; 
&lt;b&gt;E se non cambiassero i parametri attuali di spesa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Diremo no senza condizioni.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ci sono punti della manovra che condivide?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
La parte normativa tratta su questioni su cui siamo d’accordo, come sul fatto che si debbano colpire le società municipalizzate. Ma Tremonti continua a trattarci come scolaretti: un maestro che poi ti mette in penitenza se non svolgi bene il compitino.
&lt;p&gt; 
&lt;b&gt;Il Partito democratico è aperto al dialogo in parlamento?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Rispettiamo lo spirito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: serve un patto di responsabilità nazionale.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quindi nessun pregiudizio nell’aula di Montecitorio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sia chiaro: noi non mettiamo in discussione la necessità della manovra. Mettiamo in discussione soprattutto un fatto: la quantità dei sacrifici richiesta a comuni e regioni non è sostenibile per le nostre politiche.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sull’abolizione delle dieci province c’è ancora poca chiarezza.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sono più dei manifestini, dei piccoli segnali, non si va a toccare la sostanza del problema. E’ un continuo tira e molla. Prima per essere politically correct, si è tutti contro, poi invece si è a favore. Io sono a favore delle riforme, ma si deve cambiare registro.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei cosa propone?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Da tempo sostengo di avviare una trasformazione, rendendole associazioni di comuni per il controllo su area vasta. I comuni potrebbero delegare a un organismo le competenze che attualmente spettano alle province.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Rispetto alla parte fiscale della Finanziaria?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Tremonti ha fatto per mesi belle interviste sul fatto che bisognava spostare il carico fiscale dalle persone alle cose, da chi investiva a chi patrimonializzava. Di tutto questo non c’è nulla. Bisogna dare credibilità a una manovra, per innescare dei processi di riforma. La sostenibilità deve esserci non solo nel breve periodo, ma nel medio.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E’ una manovra economica Pro Lega?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Diceva oggi un collega leghista:«Se questa è una manovra mi auguro che la Lega Nord perda sempre».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;In che senso?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Credo pensasse a Roma.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Eppure i leghisti sostengono che aprirà le porte al federalismo fiscale.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Stanno prendendo una cantonata. Di federalista non c’è niente. Sulle case cosiddette fantasma, dove bisognava responsabilizzare i comuni, è l’esatto opposto. Si centralizza tutto nelle agenzie territoriali, mentre i comuni diventano dei server dello Stato centralizzato, su argomenti importanti come condoni o regolarizzazioni.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il suo auspicio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Siamo disposti a fare sacrifici, ma la riforma sia radicale. Togliamo questi aspetti dal dibattito, che oscillano tra l’opportunismo e la demagogia.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E’ il governo di Tremonti o di Berlusconi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Se guardiamo alla manovra è il governo di Tremonti, ma se guardiamo al carattere un po’ affannoso e rafforzato, è quello di Berlusconi, che fino all’ultimo ha negato che l’Italia fosse a rischio di una crisi.
&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=RWEL6&quot;&gt;Il Riformista - Alessandro Da Rold&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIOCONDO TALAMONTI: Intervento sull'assestamento di Bilancio del Comune di Terni</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/12/01/giocondo-talamonti/intervento-sullassestamento-di-bilancio-del-comune-di-terni/452505"></link>
  <updated>2009-12-01T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>452505</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Terni (TR) (Gruppo: Federazione della Sinistra) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;L’assestamento, al di là di apparire come  una mera manovra tecnica, è in verità  un’operazione complessa con forti elementi di criticità.  Queste le tappe:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Sul Bilancio di Previsione per l’esercizio 2009 approvato dal  Consiglio Comunale, la  Giunta Comunale ha predisposto le variazioni di assestamento generale ai sensi dell’art. 175, comma 8 del D.lgs.267/2000; sull’assestamento vi sono i pareri di regolarità tecnica e di regolarità contabile e il parere dell’organo di revisione economico-finanziaria, espresso ai sensi dell’art.239 del D. Lgs.267/2000. &lt;br /&gt;
Per mantenere i servizi si è dovuto correre all’alienazione di alcuni beni non più funzionali.
&lt;p&gt;
 L’Associazione Nazionale Comuni d’Italia, unitariamente, ha avanzato richieste al Governo per ottenere certezze sulle risorse ed un allontanamento dei vincoli dal Patto di stabilità. A fronte delle minori entrate provenienti dal Governo centrale il Comune ha risposto con serietà cercando di non penalizzare i più deboli e riportando dati concreti con chiarezza e trasparenza.
&lt;p&gt;
Occorre guardare avanti avendo la consapevolezza che, stante la situazione attuale,  occorre fare scelte conseguenti, sapendo che non sarà possibile fare investimenti come nel passato e che occorre ridurre la spesa pur mantenendo i servizi essenziali. Occorre avere in questo momento capacità di proposta e di rigore perché il contenimento sia sostenibile. Occorre, innovando la macchina organizzativa, puntare su parole chiare come trasparenza, rigore, merito, sviluppo.
&lt;p&gt;
Guardare avanti significa investire sull’istruzione, sull'Università e sulla cultura, punti qualificanti dell’azione di Governo. 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;L’educazione permanente&lt;/b&gt; dovrà giocare un ruolo  fondamentale sotto il profilo formativo perché possa  essere concretamente spendibile sul mercato del lavoro e specificatamente per trovare lavoro a chi non ce l’ha e  per mantenerlo a chi ce l’ha.
&lt;p&gt;
Non dovrà mai mancare l’attenzione nei confronti dei più deboli, nei confronti di coloro che non arrivano alla fine del mese, ma anche quella particolare attenzione verso le famiglie, il lavoro e le imprese. Altro punto fermo deve assumerlo il controllo su tutte le attività di gestione    per una giusta applicazione  e per dare ai più deboli certezze di imparzialità in ogni campo. 
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://talamontigiocondo.blogspot.com/2009/12/intervento-sullassestamento-di-bilancio.html&quot;&gt;Blog Personale di Giocondo Talamonti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>LORENZO BORTOLUZZI: «La Lega si è liquefatta come neve al sole».</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/10/29/lorenzo-bortoluzzi/%C2%ABla-lega-si-%C3%A8-liquefatta-come-neve-al-sole%C2%BB/418612"></link>
  <updated>2009-10-29T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>418612</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Belluno (BL) (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«La Lega si è liquefatta come neve al sole. Del resto, sono due anni che in consiglio comunale vengono quando gli pare, e se vengono, invece di votare, esibiscono orsetti di peluche e spadini».
&lt;p&gt;
      Lorenzo Bortoluzzi, capogruppo di un Pdl che in queste ore sembra aver messo da parte le ribellioni interne, attacca la Lega Nord dopo la decisione di due dei tre consiglieri del Carroccio, Silvano Serafini (Orso Grigio) e Stefano De Gan, di non presentarsi al voto sugli equilibri di bilancio.&lt;br /&gt;
 Li richiama ad un maggiore senso di responsabilità. «Questa situazione - profetizza Bortoluzzi - non può durare ancora».
&lt;p&gt; Unico leghista ad aver votato sì, è stato Paolo Costa, osservando l’ordine di scuderia impartito dal segretario nazionale Gobbo di «turarsi il naso e andare avanti».&lt;br /&gt;
 Ordine recepito anche dal vicesindaco Leonardo Colle che ieri, per la prima volta, non ha risparmiato critiche ad una maggioranza che sembra ormai fuori controllo. Costa, criticato da &quot;Orso&quot; e De Gan, non si attarda a rispedire al mittente le accuse:&lt;br /&gt;
 «Ritengo prioritario il rispetto del mandato elettorale. Sulla posizione della Lega sono già stati informati i vertici del movimento per le dicisioni più opportune». &lt;br /&gt;
Ma Orso ribatte: «Non credo che Gobbo abbia tempo da perdere con noi. E comunque il mio non voto è coerente, perché il bilancio non rispetta i parametri. Anche l’assessore Colle non ha votato la famosa delibera. E poi, sono stufo di avere a che fare con idioti laureati che indicano la luna e guardano il dito».
&lt;p&gt; Nel pittoresco quadro politico di Palazzo Rosso, si trova spazio anche per la minoranza. A bacchettare il moralismo «inaccettabile» dell’opposizione sono Bortoluzzi e il sindaco Antonio Prade. Tema di scontro le società partecipate sulle quali permangono forti le mire degli sette ex dissidenti del Pdl.&lt;br /&gt;
 «La mia amministrazione - dice Prade - è stata accusata di spartizione di poltrone. Ricordo che quando iniziai a fare il sindaco le società erano tre, ora sono due. E siccome ci piace fare le cose perbene, abbiamo eliminato anche i consigli di amministrazione, storicamente funzionali alle poltrone, e fatto un presidente unico». 
&lt;p&gt;Affonda la lama Bortoluzzi: «La sinistra ha sempre teorizzato il controllo politico sulle società e lo ha praticato alla grande. E se non ricorda i nomi sono pronto a dare una mano». Poi attacca «il disfattismo» di una sinistra che sperava di raccogliere i cocci della giunta Prade, trovandosi invece di fronte ad una Pdl che «si è confermata forza di governo». 
&lt;p&gt;La Corte dei conti, intanto, ha già convocato sindaco e direttore generale. Lo sforamento del patto di stabilità è la vera mannaia che pende su tutta la maggioranza di governo. È stata avviata così una procedura amministrativa per cercare di far rientrare i conti. E da 6 milioni di euro del preventivo si è scesi a 1,6 dell’assestamento.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://carta.ilgazzettino.it/MostraOggetto.php?TokenOggetto=926887&amp;Data=20091029&amp;CodSigla=BL&quot;&gt;Il Gazzettino - Belluno&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: «Detrazioni fiscali per le fasce deboli subito»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/09/24/pier-luigi-bersani/%C2%ABdetrazioni-fiscali-per-le-fasce-deboli-subito%C2%BB-intervista/417870"></link>
  <updated>2009-09-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>417870</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Lo scudo? Una vergogna. Tremonti è un incantatore»
&lt;p&gt;
Paradosso. Oppure paradossale. Dunque, «ciò che sembra o è assurdo, illogico, stravagante». Pier Luigi Bersani ricorre spesso, in questa intervista, all’uno o all’altro termine per dire come alcune delle faccende in discussione gli paiano, appunto, stravaganti (quando non del tutto incomprensibili). Paradossale è, per esempio - a proposito di Tremonti e della sua Finanziaria - «che il non far nulla sia diventato un merito»; ed è certo un paradosso - riferito alla discussione intorno alla pillola RU486 e alle polemiche per la posizione assunta da Dorina Bianchi - «che si contestino tecniche abortive meno invasive e previste dalla stessa legge 194». E andando avanti, è di sicuro stravagante che nel Pd si litighi sul tasso di antiberlusconismo di questo o di quell’altro «dimenticando che, al di là di chi strilla di più, il nostro dovere - oltre a opporci - è offrire agli elettori un’alternativa, altrimenti strillare non serve a nulla».&lt;br /&gt;


Ma non è di Pd che Bersani vuol parlare, quanto - piuttosto - delle ultime mosse del governo in materia di economia. Alla vicenda congressuale riserva poche battute: ma non irrilevanti. Per esempio, dice sì al confronto a tre chiesto da Marino e accettato da Dario Franceschini: «Io non ho problemi - spiega -. Discutiamone pure. Tenendo presente, però, due cose. La prima, è che abbiamo un meccanismo congressuale già molto competitivo; la seconda, è che dovremmo cercare di ragionare tenendo sempre d’occhio gli interessi dell’intera ditta».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non è, però, che preferisce parlare di Tremonti per evitare di versar sale su certe ferite aperte nel Pd?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«A parte che è sempre saggio evitare di farsi del male da soli, non è questa la ragione. E’ per le cose che le dicevo all’inizio: siamo nella situazione che, per il governo, non far nulla è diventato un merito. E’ un paradosso, certo: ma è quel che accade. Il malato è grave e lo si cura con placebo e palliativi. Se riesce, altro che economia: a Tremonti daranno il Nobel per la medicina... Si spostano i soldi da qua a là, come era per i carrarmati di Mussolini, ma risorse nuove non se ne vedono. E non è l’unico aspetto paradossale di questa vicenda».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;L’altro qual è?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Che pur non avendo alcuna nostalgia delle vecchie Finanziarie, una domanda vorrei farla: ma tra Finanziarie che non ci sono e mini-decreti mensili dove e quando in questo Paese si parla di manovra economica? Il peggio della crisi ce l’abbiamo davanti, e Tremonti l’incantatore dice: “La Finanziaria non c’è e comunque, se necessario, gli aggiustamenti poi li faccio io”. Col Pil che cede e il deficit che aumenta, invece, alcune cose andrebbero fatte subito».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Finga di essere al governo: concretamente, che farebbe?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Subito detrazioni fiscali per le fasce più deboli, lasciando un po’ di soldi in tasca a chi non ne ha, così da spingere i consumi; e per i Comuni la possibilità di avviare tanti piccoli cantieri: con la facoltà per chi in 6 mesi bandisce le gare e appalta i lavori, di sforare il patto di stabilità. Invece, nulla di tutto questo. Hanno solo prorogato le detrazioni per chi ristruttura la casa: il che va bene, ma è una misura che avevamo introdotto noi».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Un po’ di soldi potrebbero arrivare con lo scudo fiscale, che al Pd però non piace...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Dire non piace è poco: il mio giudizio è che sia una vergogna. Non solo è uno schiaffo a chi paga le tasse, ma è anche un vero e proprio indulto per gravi reati fiscali e finanziari. In più, lo scudo è destinato a produrre danni anche in prospettiva».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Berlusconi direbbe: ecco i soliti spargitori di pessimismo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E allora al nostro premier faccio una domanda: chi è quell’imprenditore sano di mente che, in un quadro così, dovrebbe investire nella sua azienda? Se gli va male, dal governo alle banche non c’è nessuno che lo aiuta; se gli va bene, gli tocca pagare il 40% di tasse. Allora conviene portare i soldi all’estero, tanto poi rientrano praticamente esentasse. Senza contare che quando si parte con i condoni, poi si continua sulla stessa via: al fondo della quale c’è un aumento delle tasse per chi le paga».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A proposito di stessa via: anche il Pd marcia sempre sulla stessa via, litigando - com’è accaduto al Senato - sulla pillola RU486 e sul sì espresso da Dorina Bianchi, capogruppo in commissione Sanità, ad un’indagine conoscitiva. Che le pare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Innanzitutto, che lascerei ad ognuno il proprio lavoro: è un tema di verifica scientifica, e comunque non è accettabile l’obiezione di chi dice “così diventa troppo facile abortire”. Bisogna avere più fiducia nella maturità e nella responsabilità delle donne, come del resto dimostra il calo di interruzioni di gravidanza dall’entrata in vigore della 194. E poi davvero non capisco il no a tecniche meno invasive, previste per altro dalla stessa legge che regola l’aborto...».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sta eludendo la domanda, però. E allora mettiamola così: lei è per favorire oppure no, su temi così, l’obiezione di coscienza da parte di parlamentari del Pd?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Detto con chiarezza: vedo l’esigenza di disciplinare il ricorso all’obiezione. Nella mia mozione propongo che sia un organismo statutario a definire ambiti e confini, perché un parlamentare non può pensare solo alla propria coscienza».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Scusi, siamo all’obiezione di coscienza decisa dal partito?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ma nemmeno per idea. Credo l’obiezione di coscienza sia da considerare uno strumento limite, visto che si parla di politica e di parlamentari, e quindi di mestieri non obbligatori. Se uno li fa, sa di dover ragionare anche per la coscienza degli altri. Il Paese aspetta dalla politica delle decisioni».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A proposito di politica, un’ultima domanda. A differenza di quanto sostenuto da D’Alema, secondo Franceschini il Pd non soffre di un eccesso di antiberlusconismo: lei come la vede?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Che il mestiere dell’opposizione è certo quello di opporsi - perfino con più vigore di quanto non accada oggi - ma anche costruire e offrire un’alternativa al Paese. Il problema non è chi strilla di più, altrimenti Berlusconi sarebbe già a casa: e invece il suo consenso regge proprio perché i cittadini non vedono ancora un’alternativa chiara. A me, insomma, questa discussione non piace. Così come non mi piace, però, un’opposizione che stia sempre e solo appesa al suo contendente».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=NH7PK&quot;&gt;La Stampa - Federico Geremicca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MICHELE MOGNATO: «Sette milioni di Ici promessi e non restituiti»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/09/09/michele-mognato/%C2%ABsette-milioni-di-ici-promessi-e-non-restituiti%C2%BB/417563"></link>
  <updated>2009-09-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>417563</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Venezia (VE) (Partito: DS) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il prosindaco Mognato fa il punto sui trasferimenti per gli anni 2008 e 2009: «Era stato assicurato il rientro al 100% ma purtroppo non è stato così».
&lt;p&gt;
«Ci avevano promesso un rimborso del cento per cento del mancato introito sull’Ici per le prime case, che è stata abolita - spiega Mognato - e invece così non è stato. &lt;br /&gt;
Spero che il presidente del Consiglio che dice di esser meglio di superman sappia intervenire ma mi vien da dire: che Dio ce la mandi buona», sbotta il politico veneziano.&lt;br /&gt;
 Per l’anno 2008 a fronte di un ammontare Ici certificato dal Comune pari a 15 milioni e 600 mila euro ne sono stati restituiti dallo Stato 12 milioni e 400 mila. Mancano all’appello quindi, stando ai conti dell’assessorato al Bilancio comunale, 3 milioni e 200 mila euro. &lt;br /&gt;
Per l’anno 2009 la situazione non è affatto migliore.&lt;br /&gt;
 A livello di certificazione, il Comune ha presentato al governo un conto sempre di 15 milioni e 600 mila euro, destinato comunque a crescere con le nuove costruzioni nel Comune. Finora l’attribuzione da parte dello Stato è stata pari a 11 milioni e 239 mila euro ma finora mica tutti i fondi sono arrivati. Si calcola che nelle casse del Comune siano entrati massimo 6 milioni e mezzo di euro, il che significa che rispetto a quanto attribuito dall’amministrazione centrale il disavanzo per Ca’ Farsetti è ancora di 4 milioni e 300 mila euro. In due il mancato rimborso totale dell’Ici ha pesato sul Comune con mancati trasferimenti per 7 milioni e mezzo di euro, a conti fatti. Mancati trasferimenti che pesano su un Comune alle prese con l’aumento delle richieste di minimo vitale e contributo da parte di famiglie in difficoltà economica.
&lt;p&gt;Non è un allarme isolato, quello che lancia Michele Mognato. I Comuni veneti, ha annunciato nei giorni scorsi l’Anci regionale, torneranno in autunno a protestare a Roma contro i tagli del governo che stanno penalizzando i bilanci degli enti locali. Una situazione di difficoltà diffusa, ha segnalato nei giorni scorsi anche il sindaco di Marcon, Tomasi, che siede nel direttivo dell’associazione dei Comuni del Veneto. Dopo la prima battaglia sul 20% dell’Irpef da restituire ai territori, i sindaci veneti e lombardi, con una mobilitazione trasversale ai partiti, hanno deciso nei giorni scorsi di tornare a Roma per chiedere al governo di mantenere gli impegni per un vero federalismo fiscale che non finisca con il penalizzare, come è oggi con i vincoli del Patto di Stabilità, quei Comuni che sono virtuosi e hanno i bilanci in regola.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il promesso rimborso dal governo Berlusconi&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;Per l’eliminazione della imposta comunale sulle prime case non è arrivato al 100% al Comune di Venezia. Mancano all’appello qualcosa come 7 milioni e mezzo di rimborsi per gli anni 2008 e 2009. Nel dettaglio si parla di 3 milioni e 200 mila euro per il 2008, spiega il prosindaco di Mestre Michele Mognato, che è anche l’assessore al bilancio del Comune, e per il 2009 mancano all’appello altri 4 milioni e 300 mila euro. Un mancato introito, che messo assieme alle difficoltà del Casinò di Venezia che quest’anno non assicurerà 107 milioni di euro al Comune ma arriverà a 99 milioni e mezzo di euro (queste le indicazioni di massima da confermare alla chiusura del bilancio della società della Casa da gioco), pesa decisamente sul bilancio dell’amministrazione Cacciari e di conseguenza sui servizi destinati alla cittadinanza, in particolare il Welfare.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://nuovavenezia.gelocal.it/stampa-articolo/1715676&quot;&gt;La Nuova di Venezia e Mestre&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>BEATRICE DRAGHETTI: Provincia, il Patto di Stabilità ferma le opere pubbliche</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/07/23/beatrice-draghetti/provincia-il-patto-di-stabilit%C3%A0-ferma-le-opere-pubbliche/401909"></link>
  <updated>2009-07-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>401909</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Provincia Bologna (Partito: Cen-sin) - Consigliere Provincia Bologna (Lista di elezione: Cen-sin) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Iniziativa Draghetti-Delbono-Comuni per sbloccare gli investimenti&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

Per ora degli interventi promessi per modificare i parametri del &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_stabilit%C3%A0_e_crescita&quot;&gt;&lt;b&gt;Patto di Stabilità&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; che bloccano le spese in conto capitale per le opere pubbliche degli Enti locali, è arrivato solo un emendamento che consente di pagare alle aziende una parte dei debiti relativi alle opere già realizzate negli anni scorsi (l'emendamento, peraltro, deve ancora essere approvato dal Parlamento).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


Non si è invece ancora materializzato l'accordo annunciato dal ministro delle Riforme, Umberto Bossi, per allentare la morsa economico-finanziaria che grava sulle Autonomie locali e che impedisce di spendere i soldi che pure essi hanno a disposizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Così nella &lt;b&gt;Provincia di Bologna continuano a rimanere ferme opere per oltre 110 milioni di euro&lt;/b&gt; (in alcuni casi anche già avviate) per cui gli Enti locali hanno in cassa le risorse e quindi sarebbero nelle condizioni di poterle realizzare se solo si rimuovessero alcuni vincoli del Patto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Il punto sugli investimenti ancora bloccati della Provincia e dei Comuni del territorio è stato fatto Mercoledì 22 luglio a palazzo Malvezzi dalla Presidente della Provincia, Beatrice Draghetti, dal sindaco del Comune di Bologna, Flavio Delbono e dai rappresentati degli enti locali del territorio.
E' stato, infine, presentato un documento congiunto teso a rilanciare l'iniziativa degli Enti locali per modificare il Patto di stabilità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 
&lt;a href=&quot;http://www.provincia.bologna.it/probo/download//Provincia_oggi/Conferenza-Stampa22-07-2009.pdf&quot;&gt; &lt;b&gt;Documento di Sintesi dei Dati di Beatrice Draghetti&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.provincia.bologna.it/probo/Engine/RAServePG.php/P/1073210010300/M/309510010310&quot;&gt;Provincia di Bologna, Ufficio Stampa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GUGLIELMO ALLODI: Patto di stabilità: Una norma che penalizza le imprese e il mezzogiorno</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/12/guglielmo-allodi/patto-di-stabilit%C3%A0-una-norma-che-penalizza-le-imprese-e-il-mezzogiorno/391207"></link>
  <updated>2009-05-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391207</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Provincia Napoli (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Sono mesi che abbiamo lanciato l'allarme sul patto di stabilità. Perciò trovo molto positivo che ora anche il segretario nazionale del Pd e il neo-presidente dell'Anci Chiamparino abbiano sottolineato l'urgenza di rivedere la norma che sta soffocando gli enti locali&quot;. Commenta così Guglielmo Allodi, assessore alle risorse strategiche della Provincia di Napoli, le dichiarazioni  di questa mattina di Dario Franceschini e del sindaco di Torino.

&lt;p&gt;
&quot;Anche gli enti più solidi dal punto di vista finanziario stanno vivendo una situazione di fortissima difficoltà - prosegue Allodi - e questo è ancor più grave quando si tratta di amministrazioni del Mezzogiorno d'Italia, cioè l'area del Paese che ha più bisogno di investimenti&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Esistono opere - spiega Allodi - immediatamente cantierabili ma che restano ferme, insieme al rischio di dover bloccare i pagamenti alle imprese per le opere già realizzate pur avendo i soldi in cassa. Sono d'accordo - aggiunge l'assessore provinciale - con chi definisce paradossale la situazione che si è determinata. Il patto di stabilità è una norma penalizzante soprattutto per quelle amministrazioni che in questi anni hanno lavorato bene utilizzando in maniera virtuosa le risorse a propria disposizione. E' un colpo pesantissimo e inutile&quot;.

&lt;p&gt;
Allodi spiega come &quot;la sola Provincia di Napoli, che è uno degli enti più solidi d'Italia e che non ha un solo euro di debito, ha oltre 100 milioni immediatamente spendibili per attivare investimenti decisivi nei settori strategici dell'economia locale, e che invece sono inutilizzati a causa del patto di stabilità&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Per superare gli ostacoli posti dal patto di stabilità  - aggiunge ancora Allodi - abbiamo lanciato un'ulteriore proposta che ha incontrato il sostegno dei diversi soggetti coinvolti: nelle prossime ore daremo vita a un accordo con organizzazioni sindacali, quelle datoriali e le più importanti istituzioni creditizie operanti sul territorio metropolitano, per individuare una serie di opere da far partire mettendo le imprese nelle condizioni di poter essere pagate mediante anticipazioni bancarie basate sull'affidabilità del nostro ente. E' una strada - conclude Allodi - per dare un sostegno concreto al mondo del lavoro, al sistema dl impresa e quindi per incentivare lo sviluppo del territorio nonostante i vincoli soffocanti imposti dal governo&quot;.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.provincia.napoli.it&quot;&gt; Provincia di Napoli&lt;/a&gt;</summary>
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