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  <title>Openpolis - Argomento: movimento studentesco</title>
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  <updated>2010-12-18T00:00:00Z</updated>
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  <title>Ramon MANTOVANI: Lacrimogeni e lacrime di coccodrillo</title>
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  <updated>2010-12-18T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Il 14 dicembre è stato una data cruciale. Un vero incrocio dove si sono incontrate diverse cose nello stesso momento. Come in un appuntamento in parte cercato e in parte casuale. Solo in circostanze simili possono avvenire certe cose.
Intanto vediamo cosa si è incontrato e scontrato per le vie di Roma.
Da un lato un movimento studentesco, con rappresentanze di operai della FIOM e dei comitati di lotta territoriali. Dall’altro il potere nel giorno del voto che avrebbe potuto vedere la defenestrazione del governo Berlusconi. Da un lato i mass media dentro il palazzo e alla manifestazione e dall’altro l’opinione pubblica curiosa di vedere come sarebbe andata a finire dentro il palazzo e disinformata sulla manifestazione.
Fin qui quasi nulla di nuovo. Se parliamo di “cosa” c’era all’appuntamento di Roma.
Ma vediamo bene “chi” c’era all’appuntamento.
Il movimento studentesco (che comprende anche una intera generazione di ricercatori precarizzati e neodisoccupati) è ben diverso da tutti quelli che l’hanno preceduto. Figuriamoci da quello degli anni 70. È un movimento figlio della precarietà, che ha capito che la precarietà è un dato strutturale e fondante il modello sociale vigente e non un “sacrificio” parziale, momentaneo e necessario a rilanciare un modello includente. È un movimento che deve difendere sull’ultima trincea ciò che resta della scuola pubblica. Che sa che sull’ultima trincea si vince o si muore. Per due motivi: il primo è che già molto è stato perso nel tempo in cui i diversi governi, a cominciare dal centrosinistra con Berlinguer ministro, hanno a spizzichi e bocconi eroso non solo cose secondarie ma il cuore stesso della natura pubblica dell’istruzione e il principio dell’indipendenza della ricerca culturale dal mero mercato e dagli interessi immediati del sistema delle imprese capitalistiche. Il secondo è la consapevolezza che non sono le “necessità di bilancio” ad ispirare la “riforma” Gelmini, bensì il disegno preciso di rendere coerente il sistema formativo con il mercato del lavoro deregolamentato e con il modello Marchionne delle relazioni sindacali e dei rapporti di forza sociali.
Questa è l’ultima trincea perché dietro non ce n’è un’altra da cui condurre la stessa battaglia.
In altre parole c’è la consapevolezza che siamo ad un passaggio di civiltà. Dalla società dei diritti (esigibili e/o teorici) alla società del mercato e degli individui subordinati al comando del mercato e perciò competitivi fra loro.
Ovviamente questa consapevolezza, come in qualsiasi movimento, ha diversi gradi di approssimazione alla vera e propria coscienza. Si presenta come “intuizione”. È spesso mediata e filtrata da “categorie” analitiche diverse tra loro. E’ anche distorta, ma ci ritorneremo, da un rapporto bastardo con la “politica” e con la rappresentazione che i mass media danno del problema.
Ma c’è. Come si può vedere in un nuovo tipo di unità fra gli studenti e gli operai. Nei collegamenti solidali con tante lotte ambientali e sociali. Perché la trincea, rappresentata dal contratto nazionale e dalla difesa dei diritti costituzionali in fabbrica, su cui combatte la FIOM è anch’essa un’ultima trincea, oltre la quale tutto sarà diverso e peggiore di prima, ma soprattutto diverso. Perché il territorio abitato da comunità che difendono il diritto alla salute è anch’esso un’ultima trincea. O è a disposizione di speculazioni e operazioni “imprenditoriali” nocive, legali o illegali fa esattamente lo stesso, senza l’impaccio dei diritti dei cittadini che lo abitano, o è proprietà della comunità, che per viverlo e gestirlo deve scontrarsi con quelle stesse istituzioni, che invece di tutelarlo, come imporrebbe la costituzione, lo vogliono spogliare di qualsiasi vincolo comunitario per renderlo pienamente disponibile al mercato. Ripeto, illegale o legale fa lo stesso.
L’unità fra tutti questi soggetti in una difesa consapevole dei diritti fondamentali sotto attacco non si può spiegare in altro modo. Ed è il dato saliente che rende possibile la lotta sull’ultima trincea.
Gli stessi soggetti erano in piazza il 16 ottobre, insieme. In quella manifestazione c’era più tradizione dal punto di vista “antropologico” essendo prevalentemente composta da lavoratori e da militanti della sinistra. E il nemico non era a pochi metri dalla trincea. Era ancora lontano e sembrava diviso e, dopo tanto tempo, debole ed attaccabile. Fuor di metafora il governo traballava, la CGIL non aveva ancora compiuto certi passi concertativi e Marchionne non aveva ancora rincarato la dose a Mirafiori, la “riforma” Gelmini non era ancora certa. Il 14 dicembre la manifestazione era prevalentemente studentesca, e quindi visivamente diversa per simboli esibiti e per slogan, con una declinazione più chiara e radicale (io direi proprio più di sinistra nonostante le apparenze) degli stessi contenuti della precedente. Non solo per il soggetto studentesco generazionalmente più colpito direttamente sul proprio futuro (ed è importante proprio per la contesa di civiltà in corso), ma anche per le pessime “novità” degli ultimi due mesi.
Chi c’era dall’altra parte? Un governo arrogante, blindato nella zona rossa, dedito all’acquisto dei voti necessari a sopravvivere. Solo il governo? Secondo me no. Bisogna guardare in faccia la realtà. Anche se mette in discussione più o meno antiche certezze. Soprattutto per evitare semplificazioni tali da indurre la più tossica falsa coscienza. E qui il discorso merita di essere, anche se sommariamente, approfondito.
All’appuntamento del 14 c’è solo il solito Berlusconi cattivo che fa cose poco commendabili? Non sarà, per caso, che è l’intero parlamento e l’intero sistema politico a minacciare la trincea nella quale stanno studenti operai e cittadini in lotta? Io dico di si. E aggiungo che seppur dubbioso su molte altre cose su questa sono proprio convinto. La polizia, è stato detto da più parti, difendeva il parlamento, la “culla della democrazia”, non (o non solo) il governo. In fin dei conti, è stato detto da più parti, il governo ha vinto perché ha comprato dei voti ma adesso è debole e non ce la farà a governare, e forse, con questa cosa oscena, perderà anche consensi. (potrei continuare a elencare luoghi comuni di questo tipo, largamente diffusi). Come se fossimo non ad un passaggio di civiltà, bensì ad una qualsiasi dialettica bipolare, e come se il concetto di democrazia fosse invariabile rispetto alla natura delle decisioni che vengono prese da un parlamento. Come se non ci fosse relazione fra cosa si fa e come lo si fa. Come se non ci fosse conseguenza fra la fiducia al governo e la prossima approvazione della “riforma” Gelmini. Per chi ragiona così dovrebbero esserci molti sintomi e fatti da prendere in considerazione per provocare un serio ripensamento. Temo non ci sia l’onestà intellettuale sufficiente per farlo. Ma vediamo i sintomi e i fatti. All’accusa di aver comprato parlamentari i berlusconiani rispondono serafici: l’avete fatto anche voi, più volte, e in ogni caso dovete provarlo, altrimenti è solo il comportamento normale e costituzionale del deputato che è eletto senza vincolo di mandato. Hanno torto? Hanno ragione sia politicamente sia formalmente. Ciò cancella l’evidenza dei fatti? Certamente no, ma la riconduce alla normalità. Alla normalità del bipolarismo, aggiungo io. Il fatto che deputati eletti in un partito la cui bandiera è l’antiberlusconismo salvino Berlusconi è certamente un fatto estremo. Ma è solo la punta dell’iceberg. Perché la transumanza da uno schieramento all’altro di singoli e di partiti è diventata la normalità, guarda caso, esattamente da quando c’è il maggioritario. O no? Solo uno scemo decerebrato può dimenticare la Lega che esce dal governo per appoggiare un governo tecnico, con il corollario delle accuse a Berlusconi di essere un mafioso e la minaccia di “andare a cercare i fascisti a casa, uno per uno”. O dimenticare la mirabile traiettoria politica di Lamberto Dini. Ricordiamola perché è sintomatica. È un po lungo ripercorrerla, ma vale la pena, proprio perché è fantastica.
Da direttore della Banca d’Italia a Ministro del Tesoro del primo governo Berlusconi. Propone la controriforma pensionistica, si becca lo sciopero generale, il distacco della Lega dalla coalizione, la crisi di governo. E diventa Primo Ministro del governo tecnico che fa la controriforma pensionistica, con il consenso della CGIL, sostenuto da uno schieramento che va dalla Lega al PDS. Fonda prima una lista, con socialisti e Segni, entra nell’Ulivo e fonda il suo partito: Rinnovamento Italiano. Diventa Ministro degli Esteri e rimane tale in tutti e tre i governi di centrosinistra dal 96 al 2001. Confluisce nella Margherita e diventa vicepresidente del Senato. Nel 2006 diventa Presidente della Comm. Esteri del Senato. Il suo nome viene indicato come candidato unitario alla Presidenza della Repubblica. Dalla Margherita? No, macché, dalla “Casa delle Libertà”. Che dopo averlo descritto a suo tempo come un voltagabbana e un venduto improvvisamente lo vorrebbe Presidente della Repubblica. Nel 2007 è indicato fra i 45 costituenti del PD, ma prima della fondazione del PD esce e fonda un nuovo partito: I Liberaldemocratici. Alla fine del secondo governo Prodi, insieme ad altri tre che cambiano schieramento, fa cadere il governo non votando la fiducia. I Liberaldemocratici si federano al PdL e viene rieletto al Senato e subito dopo, con un ultimo scatto, abbandona i Liberaldemocratici che rompono il patto federativo e (ri)entra nel PdL.
È stato comprato Dini? E se si quante volte?
Domanda: questo zig zag si spiega con il fatto che sarebbe stato sempre ed opportunamente sul mercato? Non è che per caso si spiega meglio con la intercambiabilità di un certo personale politico nell’ambito di politiche simili, se non identiche, da parte di schieramenti che agiscono dentro i confini delle compatibilità del sistema? E che proprio perché simili sui contenuti dispiegano il massimo di scontro sulla contesa della postazione di governo, rubandosi perfino lo stesso personale a vicenda?
Attenzione, perché chi non vuole vedere la transumanza da uno schieramento all’altro, mercanteggiata illegalmente o meno fa lo stesso, come un fenomeno strutturale del bipolarismo, finisce poi, con un salto mortale, per proporre come soluzione del problema una cosa magica: le preferenze. Ma come, dico io, la “nomina” dei parlamentari non doveva essere la garanzia di fedeltà al capo e al partito? E se c’è una forza misteriosa e superiore che provoca la transumanza il rimedio può essere che ognuno sia eletto con i propri consensi personali, indebolendo così i legami col capo e col partito? Non succederà, per caso, che per aumentare i voti del partito si “comprino” candidati che portano un valore aggiunto di preferenze, senza guardare per il sottile in quanto a moralità, principi etici e affidabilità delle persone?
Che rimedio sarebbe questo?
Insomma, come si vede il 14 gli studenti hanno giustamente, magari confusamente ma giustamente, individuato il sistema politico, il palazzo, come impermeabile alle loro istanze. All’appuntamento c’erano corpose minoranze sociali destinate all’esclusione e alla deprivazione di diritti e dall’altra un palazzo strutturalmente incapace di ascoltare. Se persino una vittoria parziale come l’archiviazione della “riforma” Gelmini, attraverso la caduta del governo Berlusconi, è affidata alla “vittoria” di Fini e del FLI che hanno votato e condividono la Gelmini, è evidente il grado di separazione ed incomunicabilità che separa il palazzo dalla società.
Se siamo ad un passaggio di civiltà, reso più rapido e violento dalla crisi, e se il bipolarismo rende il palazzo, e la sua dialettica interna, strutturalmente incapaci di fermare il processo di esclusione sociale in corso, come mai non emerge con la dovuta forza il vero problema politico? Che è, con tutta evidenza, un problema democratico. Chi lo indica come problema preminente? Forse quelli che esaltano il bipolarismo e imputano al solo Berlusconi crimini che essi stessi hanno più volte commesso, anche se con più rispetto del galateo? Forse quelli che “spiegano” con predicozzi vergognosi ai “ragazzi” che non bisogna esagerare, che non bisogna fare cose che sottraggono consenso alla propria stessa causa, perché in “democrazia” quello che conta alla fine è il consenso (elettorale) e andare contro la “pubblica opinione” sfasciando vetrine è controproducente? Eh no! Così lo negano. Così lo nascondono.
Bisognerà pur dire una verità.
In queste condizioni proprio solo gli scontri, con tutti i loro eccessi, indicano l’esistenza di un problema democratico. E, come una cartina di tornasole, svelano i “misteri delle alchimie politiche” degne del piccolo chimico e denunciano le mille ipocrisie e omertà di chi, dal mondo della politica ufficiale, attraverso prediche e pensosi aggrottamenti di sopracciglia (la nonviolenza, la non violenza, dobbiamo capire, dobbiamo capire) dimostra solo di aver separato il proprio destino politico da quello degli esclusi. E per giunta vorrebbe che gli esclusi mantenessero comportamenti ed atteggiamenti coerenti non già con la gravità della situazione, bensì con il destino di un pezzo del palazzo. Per questo si sentono dire cose come: i ragazzi sono bravi (del resto vogliamo che votino per noi) ma i teppisti vanno condannati; non esistono teppisti, sono infiltrati, mandati da chi vuole oscurare le ragioni dei bravi ragazzi; e così via.
Lo ripeto. Se all’appuntamento c’erano minoranze sociali che avvertono di essere e restare escluse nella società e un palazzo chiuso, blindato e sordo, c’è un problema democratico di prima grandezza, non la solita vicenda della politica spettacolo e la solita liturgia della manifestazione radicale ma composta.
Facciamo finta, per capirlo meglio, che non fosse volato nessun petardo e che non ci fosse stato nessuno scontro.
Di cosa si discuterebbe oggi sui mass media? Di cosa discuterebbero dentro il palazzo? Solo ed esclusivamente della vittoria (di Pirro o meno e più o meno scandalosa) di Berlusconi. Solo delle contromosse di Fini e di Casini. Solo delle probabili o meno elezioni anticipate. La manifestazione sarebbe stata, come sempre succede, relegata in trafiletti e comunque descritta come un’appendice dello scontro epico dentro il palazzo.
Se non è vero mi si dica, mi si dimostri il contrario.
Siccome invece è vero, allora bisogna riconoscere che solo attraverso il fatto eclatante degli scontri è emersa la gravità della situazione. E che se c’è qualcosa da condannare è il sistema nel suo complesso. Non chi ha fatto gli scontri.
In particolare c’è un pezzo del sistema, che si è presentato all’appuntamento, diverso dal palazzo ma egualmente contrapposto agli esclusi. I mass media.
Ho appena detto che “solo” gli scontri hanno dato conto della gravità della situazione. E cioè del problema democratico preminente. Perché non può esserci democrazia con l’esclusione sociale di una intera generazione. Ma ho messo travirgolette il “solo” perché i mass media, presi nel loro complesso, non informano, non spiegano, non descrivono i fenomeni sociali. E quando lo fanno, male, è solo per poi far dire a santoni, guru dell’economia che negli ultimi venti anni non hanno azzeccato una sola previsione, predicatori televisivi, pseudo opinionisti ed “esperti” di ogni tipo, che si, i “ragazzi” hanno ragione a lamentarsi, ma devono capire che il welfare è finito, è vecchio, è un lusso che non ci può più permettere. O, nella versione di centrosinistra, che i “ragazzi” hanno ragione a lamentarsi, ma è colpa del ministro Gelmini, che è incapace, e non dei diktat dell’Unione Europea, del sistema finanziario, delle banche, della dittatura del mercato, del Fondo Monetario Internazionale, dell’OCSE, del WTO. Secondo questa congerie di imbroglioni basterebbe regolamentare un po meglio la precarietà in modo che torni ad essere quella “flessibilità” indispensabile alle imprese per competere. Basterebbe non esagerare con i tagli al welfare, pur comprendendo la necessità di tagliare molto perché il bilancio…, la spesa pubblica…, gli sprechi…, i parametri dell’UE…, i patti di stabilità…, i patti sociali necessari…, e così via all’infinito. Tanto essendoci gli altri al governo un po di demagogia e di finte promesse si possono fare, ma sempre rassicurando i poteri forti, che non possono sentir dire che la precarietà va eliminata, che l’economia deve essere diretta secondo le esigenze della collettività, che i diritti non devono essere soppressi secondo le esigenze del mercato, che i parametri, i patti di stabilità, i bilanci, sono forche caudine che non vanno bene e che vanno rovesciate. Chi lo dice è estremista, comunista, demagogo, cattivo maestro, massimalista, visionario, velleitario. Bisogna essere realisti, concreti, avere una cultura di governo, e quindi prendere per oro colato i “pareri” delle agenzie di rating, le “indicazioni” del FMI, gli andamenti borsistici, gli articoli del Financial Times. Questa accozzaglia di ripetitori acritici di teorie economiche ridicole e falsificate dalla storia, di dilettanti che si danno le arie da statisti, di personaggi e personaggini alla perenne ricerca di un quarto d’ora di visibilità sulle agenzie di stampa o seduti in un salotto televisivo a ripetere banalità, non hanno alcuna cultura di governo, sono tutto meno che concreti e realisti. È da vent’anni che ripetono sempre la stessa litania. È da vent’anni che prevedono il secondo tempo della redistribuzione, della crescita per tutti, dell’inaugurazione di una nuova stagione per nuovi diritti. E intanto fanno finta di non vedere che il primo tempo è infinito, che la forbice fra ricchi e poveri è aumentata a dismisura, che il mercato e la sua stessa logica intrinseca erode, cancella, e distrugge diritti e coesione sociale. Se sono costretti a prenderne atto dicono che è colpa del governo in carica, mica del sistema economico, e la buttano in caciara. Ovviamente sono pronti in un batter d’occhio a condannare la violenza, e chiamare criminali, teppisti, delinquenti, infiltrati, i manifestanti che fanno gli scontri.
Fanno tutti finta di non sapere che le ragioni di una manifestazione senza scontri scompaiono dai mass media. Un trafiletto e via. Fanno finta di non sapere che anche quando si parla di una manifestazione, magari imponente, invece che i manifestanti, in tv appaiono i leader che camminano in mezzo a grappoli umani di giornalisti (sic) che si contendono uno scampolo di frase, una parola da mettere nel tritacarne dei battibecchi della politica spettacolo.
Possibile che nessuno dica la semplice verità che i mass media e i talk show sono massimamente responsabili del fatto che per “fare notizia” bisogna fare ogni volta cose sempre più eclatanti, scontri compresi? Possibile che non si veda anche qui un problema democratico enorme? E che si finga di indignarsi per le ovvie conseguenze di una simile situazione, in perenne peggioramento? Possibile che i predicatori televisivi strapagati per dire le loro “opinioni”, quasi sempre superficiali e banali, abbiano perfino la faccia tosta di fare prediche ai “ragazzi”, dicendogli di non fare “cazzate”, ben sapendo che senza quelle cazzate spariranno dai mass media? Certo che è possibile, perché solo il guru televisivo potrà così volgere il suo pensoso sguardo verso il basso e descrivere e denunciare le ingiustizie che affliggono una generazione. Una generazione che deve commuoversi ed entusiasmarsi quando sente il guru ma che non può parlare, farsi ascoltare, direttamente e per proprio conto. Una generazione, cioè, le cui sofferenze vengono usate come ingrediente dello spettacolo televisivo e mass mediatico, fanno crescere l’audience e quindi gli introiti pubblicitari e quindi i cachet dei predicatori. Che schifo!
Quando, 12 anni fa, si suicidarono Sole e Baleno, i loro compagni anarchici chiesero che ai funerali non si presentassero televisioni e giornalisti. Che si evitasse la solita sarabanda. Che ci fosse un minimo di rispetto. Dovettero cacciare i giornalisti prendendoli a pedate. Sacrosante pedate! Il diritto di cronaca…, il diritto di cronaca…, e giù condanne per chi li aveva cacciati. Eppure pochi mesi prima la famiglia Agnelli aveva chiesto ed ottenuto che nessuna televisione o giornalista andasse alla cerimonia funebre per Giovanni Alberto Agnelli, morto di tumore a 33 anni. Li c’era il rispetto per la morte e per il dolore, li non c’era il diritto di cronaca.
Basterebbe questo piccolo esempio per qualificare il sistema massmediatico italiano.
In conclusione si può dire, e ripetere, che gli scontri del 14 sono il prodotto della gravità sociale e democratica della situazione, della impermeabilità del palazzo e della enorme mancanza di informazione. A questo è dovuto il consenso evidente della stragrande maggioranza dei manifestanti. A questo è dovuta l’incisività dell’evento e il suo potere comunicativo e politico. Il resto sono chiacchiere pseudo sociologiche, da salotto, quando non veri e propri imbrogli ipocriti.
Ovviamente la lotta continua e continuerà. E dovrà trovare ogni giorno le forme consone al livello dei problemi e ai rapporti di forza. Credo che il movimento sia abbastanza maturo per sapere che gli scontri, più che giustificati il 14 per denunciare e rendere evidente la gravità della situazione, diverrebbero impedenti lo sviluppo della lotta se reiterati ad ogni occasione.
Ma questo lo vedremo presto, credo.
ramon mantovani&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://ramonmantovani.wordpress.com/2010/12/18/lacrimogieni-e-lacrime-di-coccodrillo/&quot;&gt;Blog Ramon Mantovani&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: La repressione non fermerà questo movimento</title>
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  <updated>2010-12-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>548850</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Ieri è tornato in campo prepotentemente il movimento degli studenti. Il governo – come a Genova quasi dieci anni fa – ha scatenato una repressione che ha un solo obiettivo: trasformare la questione politica posta dai giovani in una questione di ordine pubblico.

&lt;p&gt;
Il tentativo - come a Genova dieci anni fa – è di utilizzare la repressione per fermare il movimento. Quindi Berlusconi resta in sella e manganella gli studenti. Questo potrebbe essere a prima vista il commento della giornata di ieri.
Credo tuttavia che occorra andare un po’ più a fondo e vedere cosa è effettivamente accaduto.

&lt;p&gt;
In primo luogo Berlusconi ha sì vinto, ma è del tutto evidente che con tre voti di margine non può governare.
La situazione non è quindi destinata a durare.

&lt;p&gt;
In secondo luogo, il modo in cui Berlusconi ha comprato i voti sta facendo vergognare una parte del suo stesso elettorato e il presidente del consiglio esce quindi vincitore dalla battaglia, ma per nulla rafforzato e probabilmente le elezioni anticipate si avvicinano.

&lt;p&gt;
Chi esce pesto è Fini e con lui il tentativo di costruire una sorta di transizione interna al blocco di potere berlusconiano.

&lt;p&gt;
Le ipotesi di governi tecnici o di responsabilità che mantenessero integro il programma del caudillo sostituendo la sua impresentabile leadership sono da oggi decisamente più deboli. Le soluzioni intermedie – da noi avversate in tutti i modi - interne al blocco di potere del regime sono quindi in larga parte evaporate.

&lt;p&gt;
La situazione che abbiamo dinnanzi è dunque più radicalizzata. Berlusconi lavora per un’uscita a destra dalla crisi della seconda repubblica, in una deriva antidemocratica e antipopolare.

&lt;p&gt;
Noi dobbiamo lavorare per un’uscita a sinistra, che si ponga l’obiettivo di abbattere Berlusconi e insieme a lui il berlusconismo.

&lt;p&gt;
Fino a poche settimane fa avevamo fondato questa nostra prospettiva prevalentemente sulla proposta politica di costruzione del fronte democratico. Oggi, la crescita del movimento pone le basi materiali affinchè quella prospettiva abbia basi di massa e sociali.

&lt;p&gt;
Il movimento degli studenti ha un carattare per nulla effimero e si alimenta di una condizione di drammatica precarietà percepita sempre di più come un’insopportabile ingiustizia. Non è un caso se esso ha voluto e saputo naturalmente saldarsi alle grandi manifestazioni sindacali di queste settimane, riscoprendo una saldatura di interessi e di prospettive con quella parte del mondo del lavoro che a sua volta non vuole soccombere sotto i colpi dell’offensiva che il grande capitale gli ha scatenato contro.

&lt;p&gt;
Dovrebbe essere ormai chiaro che nessuna ipotesi di “patto sociale” è perseguibile senza che essa si trasformi in una disastrosa capitolazione.

&lt;p&gt;
La Cgil può (deve) oggi svolgere una funzione di cruciale importanza: unire le ragioni e i soggetti sociali che stanno pesantemente pagando questo stato di cose, ma hanno abbandonato ogni remissività. Lo sciopero generale è la scossa salutare e profonda che può ridare una chance alla democrazia.
&lt;br /&gt;
 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=W3CX0&quot;&gt;Liberazione&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Mariastella GELMINI: «Basta difendere i privilegi, inutile la metà dei corsi di laurea»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/11/15/mariastella-gelmini/%C2%ABbasta-difendere-i-privilegi-inutile-la-met%C3%A0-dei-corsi-di-laurea%C2%BB/382139"></link>
  <updated>2008-11-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>382139</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Istruzione Università e Ricerca (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt; &lt;b&gt;&quot;Sono favorevole all'abolizione del valore legale del titolo di studio&quot;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;


Due cortei a Roma. Sindacati e studenti in piazza, contro le politiche del
governo su università e ricerca. Quello organizzato da Cgil e Uil (senza la Cisl
che si è sfilata dopo l'incontro con la Gelmini) si è concluso in piazza Navona
mentre l'Onda ha raggiunto Montecitorio. «Insieme per il futuro del paese» è lo
striscione che ha aperto il corteo dei sindacati. Una giornata di proteste contro i
tagli, è stata la giornata della generazione anti-Gelmini.&lt;br /&gt;
 «Ma gli italiani vogliono
la riforma - ha detto Silvio Berlusconi da Washington - la manifestazione ha visto
un numero di partecipanti certamente molto inferiore alle aspettative, il che
conferma che la grandissima maggioranza degli italiani vuole una scuola
efficiente».Ma Berlusconi è tornato anche sul delicato tema dell'informazione
tornando a criticare i media, questa volta quelli televisivi: «Ieri ho visto un
telegiornale che parlava della riforma della scuola elementare ed ho avuto la
conferma della totale disinformazione della tv pubblica e non solo», ha spiegato.&lt;br /&gt;

Ciò che ha fatto arrabbiare Berlusconi è il legame tra decreto-Gelmini e tagli alle
università, pur previsti dalla Finanziaria. «Il decreto-Gelmini non prevede nessun
licenziamento ed aiuta il tempo pieno», ha sottolineato. Parla invece del
«grembiulino» a scuola, utile affinchè «non ci sia una differenza abissale tra chi
veste griffato e chi non può permetterselo; introduce «il voto secco» e quello «in
condotta». Tutte misure di buon senso che hanno spinto il premier a porre una
domanda retorica a «tutti i padri e tutte le madri» d'Italia: «Cosa ci può essere da
criticare su queste misure?».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;E il ministro Mariastella Gelmini:&lt;/b&gt; «Capisco le loro
preoccupazioni, le loro paure, il problema di trovare un posto di lavoro, ma sono
convinta che sia indispensabile voltare pagina e cambiare nella scuola e
nell'università proprio per dare a questi ragazzi un futuro». Poi ha aggiunto:
&lt;b&gt;«Oggi la scuola non prepara al mondo del lavoro, i ragazzi entrano troppo tardi.
È indispensabile ripensare scuola e università».&lt;/b&gt; Quanto alla carenza di risorse
degli atenei, Gelmini ha detto che «le risorse esistono oggi come esisteranno nel
2010. Occorre però «imparare a spenderle meglio». Ci sono 5.500 corsi e 170
mila insegnamenti: «La metà è inutile. Si può razionalizzare ed è doveroso farlo
visto le difficoltà delle famiglie italiane, il denaro pubblico va speso meglio».
Infine, &lt;b&gt;il ministro si è detta personalmente favorevole all'abolizione del valore
legale del titolo di studio&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
Intanto, dopo lo strappo dell’altro giorno, si è fatta più
incandescente la polemica tra i sindacati. Guglielmo Epifani dal corteo ha
criticato l'assenza della Cisl: «Chi non c’è sbaglia. Ogni volta che provano a
isolarci gli va male però persistono. E perseverare è diabolico». Commentando
le dichiarazioni di Bonanni, che ha negato l'incontro riservato a cena con il
premier, ha detto semplicemente: «Le bugie hanno le gambe corte. Chi dice
bugie di solito ha qualcosa da nascondere».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JVU22&quot;&gt;Il Messaggero - Anna Maria Sersale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Sandra ZAMPA: Cari studenti, non cadete nella trappola della violenza</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/31/sandra-zampa/cari-studenti-non-cadete-nella-trappola-della-violenza/381860"></link>
  <updated>2008-10-31T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>381860</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il Decreto 137 è legge. Lo sforzo compiuto dalla Scuola che si è aperta
all'esterno per farsi comprendere dall'opinione pubblica e dalle forze politiche è
stato ignorato. Abbiamo visto una Scuola che non vuole bandiere nè etichette,
che rivendica la sua autonomia e che alla politica aveva chiesto di aprire un
tavolo di confronto per affrontare una buona volta i bisogni del sistema scolastico
da anni in attesa di soluzione. Una Scuola che chiede rispetto per poter
continuare ad esigere il rispetto degli studenti e delle famiglie. Ma questo
governo ha ignorato le richieste e ha lasciato cadere la sfida di una vera riforma.
E pazienza se il Paese perde ancora una volta una grande occasione di
cambiamento e crescita. Pazienza se insegnanti e studenti sono oggi stremati e
frustrati nelle speranze, negli entusiasmi e nella fiducia nel proprio Paese. Tutti
sappiamo di essere difronte ad un fenomeno che non ha colore politico, nato dal
basso, dalle famiglie, dai docenti, dagli studenti. Tutti siamo rispettosi di una
scuola che non vuole essere strumento nelle mani di nessuno. Intimidire per
tentare di impedire il dissenso, minacciare l'intervento delle forze dell'ordine,
denunciare gli insegnanti in disaccordo ha testimoniato tutta l'inadeguatezza di
questo governo a fronteggiare i grandi problemi dell'Italia.
Ma in queste ore penso soprattutto ai nostri giovani. Penso a mio nipote Pietro,
quinta ginnasio, e ai suoi amici e ai tanti, tanti accusati in queste ore di essere
istruiti da &quot;cattivi maestri&quot;. Nel ricordo il mio '77 all'Università di Bologna a loro
rivolgo un appello. La scuola è vostra, vive delle vostre idee, della vostra
partecipazione. Difenderla è un vostro diritto ma sappiate autonomamente
valutare, con senso di responsabilità, le forme di dissenso alle quali intendete
dare vita. Continuate a mostrarvi alla società civile come giovani che vivono e
amano la Scuola e l'Università come luoghi del sapere che vi appartengono,
senza rinnegare il ruolo istituzionale che pone la Scuola e l'Università al di sopra
delle parti. La vostra protesta sia rispettosa dei diritti di tutti e non sia lesiva del
diritto allo studio.
La mia generazione che ha dato vita alla contestazione studentesca del '77 non
ha sempre saputo condividere il valore inestimabile che le istituzioni
rappresentano, poiché esse sono la prima e più importante garanzia della vita
democratica. Voi siete il futuro del paese, siete la nostra parte migliore, non
cedete alle provocazioni e imparate dai nostri errori vigilando, con alto senso di
responsabilità civile, affinché il vostro dissenso sia sempre espressione autentica
di civiltà e volontà di confronto democratico. Solo così si realizza la civile
convivenza e si rende vivo lo spirito della nostra Costituzione. I provocatori sono
sempre in agguato e occupano, talora, ruoli istituzionali tanto alti da aver potuto
ferire, con le proprie scelte e decisioni, la storia della nostra Repubblica, la
nostra storia. State in guardia dunque. Dite no alla violenza. Rispettate le regole
anche se chi è tenuto a farlo come voi non è stato all'altezza. Sappiate essere
migliori di noi e di coloro che hanno ferito ancora una volta tutta la società
colpendo una delle sue più preziose risorse, la scuola.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JPZTZ&quot;&gt;Il Messaggero - Sandra Zampa&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Carolina LUSSANA: (Lega): &quot;Basta gettare ombra sulle forze dell'ordine&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/31/carolina-lussana/lega-basta-gettare-ombra-sulle-forze-dellordine/381853"></link>
  <updated>2008-10-31T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>381853</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;
&lt;br /&gt;
&quot;Gravissime le parole del predicatore Grillo. La smetta con questi toni da 
capopopolo irresponsabile: non c`è bisogno che qualcuno contribuisca a scaldare gli animi e a gettare con cinismo benzina sul fuoco&quot;. Così la deputata leghista Carolina Lussana, vicepresidente della commissione Giustizia a Montecitorio, commenta le dichiarazioni di chi come Beppe Grillo sostiene che nei cortei ci sarebbero finti poliziotti.

&lt;p&gt;
&quot;In piazza ci sono molti giovani che hanno il diritto di manifestare senza essere vergognosamente strumentalizzati a fini politici o coinvolti in scontri violenti che nulla hanno a che vedere con lo spirito sincero di chi è sceso in piazza.  Vorrei - prosegue Carolina Lussana - invitare nuovamente i giovani a riflettere e a rileggere la riforma Gelmini. Si parla unicamente di scuola primaria e non ci sono tagli che inficeranno la didattica, anzi -sottolinea la deputata leghista- sono previsti strumenti che alla fine miglioreranno l`offerta qualitativa della scuola: dal potenziamento del tempo pieno, all' abbattimento del caro libri, ai 20 milioni di euro per l`edilizia scolastica, agli incentivi economici per gli insegnanti meritevoli&quot;.

&lt;p&gt;
Sulla riforma dell`Università Carolina Lussana spiega: &quot;non si è ancora incominciato a parlare e i tagli previsti non sono nel decreto Gelmini ma nella manovra finanziaria e riguardano razionalizzazioni ed eliminazioni degli sprechi .  Noi non vogliamo una università scadente come quella attuale e le cui colpe non possono essere di certo addotte al ministro Gelmini, ma - sottolinea la parlamentare leghista - una
università che valorizzi gli studenti e i giovani insegnanti capaci, che vada nella direzione dell'eliminazione dello strapotere dei baroni e degli scandali delle varie parentopoli o concorsi truccati&quot;.


&lt;p&gt;

&quot;Invito i vari grilli parlanti - conclude Carolina Lussana - a stare zitti e a evitare di gettare ombre sull`operato delle forze dell`ordine che stanno cercando di garantire l`incolumità dei manifestanti e dei cittadini tutti&quot;.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.loccidentale.it/articolo/scuola.+lusanna+(lega):+%22basta+gettare+ombra+sulle+forze+dell'ordine%22.0060813&quot;&gt;l'Occidentale.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: Lettera a una studentessa</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/30/nichi-vendola/lettera-a-una-studentessa/381837"></link>
  <updated>2008-10-30T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>381837</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Gruppo: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Non hai un solo nome, sei un soggetto plurimo, sei una
moltitudine, sei maschile e femminile. Eppure voglio
scriverti pensandoti come un singolo, anzi come una singola.
Si, come una studentessa: e non certo per pelosa galanteria,
ma perché la “cosa” che incarni è così poco militarizzata
e gerarchizzata che mi offre una declinazione
al “femminile” dei pensieri che mi ispiri. E dunque, cara
studentessa anti-Gelmini: ti spio, ti annuso, provo a decifrare
il tuo lessico, cerco di indovinare i tuoi gusti e le
tue passioni. Hai la faccia anche della mia piccola Ida,
che è andata al suo battesimo con la piazza con la serietà
con cui ci si presenta ad un esame scolastico.&lt;br /&gt;
 Il suo primo
corteo. Mi sono imposto, per una questione di igiene
politica, di non fare paragoni (il 68, il 77, l’85, la pantera):
quei paragoni che dicono molto della nostra vecchiezza
e poco della giovinezza di chi compone le forme
nuove della ribellione al potere. Ho cercato di non sovrapporre
la mia epopea, la mia biografia, la mia ideologia,
al corpo sociale che tu rappresenti, al processo culturale
che tu costruisci, alla radicale contraddizione che tu
fai esplodere con la fantasia e il sarcasmo dei tuoi codici
comunicativi e della tua contro-informazione. Tu sei, seppure
ancora appesa a più fili di adolescenza, una domanda
matura e irriducibile di democrazia: e hai capito che
per non essere ridotta alla volgarità del tele-voto e della
pubblicità, la democrazia non può che vivere e rigenerarsi
nel rapporto con le culture, nella socializzazione dei
saperi critici, nella ri-tessitura quotidiana delle reti di incivilimento e dei nodi di convivialità. La scuola è il fondamento di ogni democrazia. Lo è quando insegna ai
bimbi delle elementari l’elementare rispetto per ogni essere
umano: precetto che forse evaporerebbe in qualche
istituto scolastico di rito padano. Lo è quando riannoda
i fazzoletti della memoria storica e tramanda narrazioni,
saperi e valori. Lo è anche quando la scuola fuoriesce da
sé, straripa nel conflitto politico-sociale, invade la piazza, trasferisce la cattedra sul marciapiede, proietta le proprie attitudini pedagogiche sui territori, rompe la separatezza dei suoi microcosmi e investe con domande di senso l’intera società. Dimmi che scuola hai e ti dirò che società sei. C’è chi immagina, anzi c’è chi vuole apparati
della formazione che preparino alla precarietà esistenziale
e produttiva: e dunque servono scuole e università dequalificate. Le classi dirigenti (forse è più appropriato dire “classi dominanti”) si riproducono invece per partenogenesi,
ben protette in quei laboratori della clonazione
sociale che sono scuole e università private.&lt;br /&gt;

Cara studentessa, queste cose tu le hai scoperte con semplicità,
le hai spiegate alla tua famiglia, le hai narrate con
compostezza nelle assemblee, hai rivendicato la tua centralità
(la centralità della pubblica istruzione) contro chi
“cogliendo l’attimo” dell’egemonia berlusconiana voleva
e vuole di colpo annullare un secolo di battaglia delle
idee, di esperienze gigantesche di riorganizzazione sociale
e scolastica: hai ben compreso che la Gelmini non è
folclore, ma è il punto più insidioso dell’offensiva della
destra, è una sorta di don Lorenzo Milani rovesciato, è
l’apologia di un “piccolo mondo antico” abitato da voti
in condotta e grembiulini monocromatici dietro la cui
scenografia ottocentesca si muove la modernità barbarica
del mercato: che non ha bisogna di individui colti, e
liberi perché padroni delle conoscenze, ma ha bisogno di
piccole libertà in forma di merce per individui ammaestrati
alla competizione e diseducati alla cooperazione.
Carissima studentessa, la lezione più importante che ho
appreso studiando le vicende del secolo in cui sono nato
è che l’obbedienza non è una virtù assoluta. Se è ossequio
ad un potere cieco, ad un codice violento, ad un paradigma
di morte, allora bisogna ribellarsi, allora bisogna
scegliere le virtù civiche della disobbedienza. Non si può
obbedire alla politica del cinismo affaristico e classista.
Al contrario, dobbiamo cercare la politica che ci aiuta ad
essere la forza ostetrica che fa nascere il futuro. Volevo
ringraziarti perché, spiandoti e annusandoti, non ho pensato:
questa qui è dalla mia parte. Ho pensato che la mia
parte (stavo per dire il mio partito) è nello spazio riempito
dai tuoi gesti, dalle tue parole, dalla forza inaudita di
tutte le tue libertà.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JPJ6Y&quot;&gt;Liberazione - Nichi Vendola&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Roberto MARONI: «Denunce per chi blocca le scuole»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/30/roberto-maroni/%C2%ABdenunce-per-chi-blocca-le-scuole%C2%BB/381833"></link>
  <updated>2008-10-30T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>381833</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Lega) -  Ministro  Interni (Partito: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;«per ora non ci sono i presupposti»
&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;CASERTA - Chi occupa abusivamente le scuole impedendo ad altri di studiare sarà denunciato. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, lo ha annunciato oggi. La scorsa settimana il premier Berlusconi aveva prefigurato l'intervento diretto delle forze dell'ordine contro le occupazioni. Il ministro, per il momento, ha parlato di denunce. E ha precisato anche che, fin qui, non ricorrono i presupposti nemmeno per le denunce. «Finora il fenomeno delle occupazioni rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso» ha spiegato Maroni. E soprattutto, particolare determinante, «la continuità didattica è stata garantita».
&lt;p&gt;

NUMERI - Il ministro degli Interni Roberto Maroni giudica positivo l'operato delle forze dell'ordine in occasione delle manifestazioni studentesche di ieri e di oggi e ritiene sovrastimata la cifra di un milione di persone per la manifestazione in occasione dello sciopero della scuola di oggi. «Abbiamo monitorato e gestito in modo impeccabile le manifestazioni», ha detto Maroni. «Ho letto che a Roma ci sarebbe stato un milione di persone. Purtroppo c'è il vezzo di moltiplicare per dieci le cifre reali, anche se 100 mila persone sono comunque tante».

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_30/maroni_denunce_cf165346-a6a5-11dd-9cb7-00144f02aabc_print.html&quot;&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Francesco COSSIGA: «La soluzione? Importiamo i docenti dalla Libia»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/24/francesco-cossiga/%C2%ABla-soluzione-importiamo-i-docenti-dalla-libia%C2%BB-intervista/381666"></link>
  <updated>2008-10-24T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>381666</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore a vita&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Ma quale protesta studentesca! Questo è un coacervo di interessi corporativi... Un movimento che viene dall’alto: professori, maestri che mandano i bambini a manifestare in prima linea e a urlare: “Assunzioni, assunzioni, assunzioni!”. Perché una cosa è chiara: è la scuola italiana che ha inventato il plurimaestro solo per garantire il posto fisso a tanti...».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Feroce ma schietto come suo solito, Francesco Cossiga. Pane al pane, corporativo al corporativo. Con la scuola ha già avuto a che fare, quando nei cortei di vent’anni fa e passa si ritmavano cori contro di lui e sui muri ritrovava il nome scritto col K e le due S vergate in stile nazi.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«Sì - conferma l’ex capo dello Stato -, fu proprio il movimento studentesco a coniarlo quel KoSSiga e non le Br, che si limitarono a riprenderlo...».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;E dunque, nelle manifestazioni di questi giorni, che ci vede?
&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Un coacervo di corporativismo e di istanze della sinistra sociale e protestataria. Ma proprio per questo eviterei di usare la polizia per frenare occupazioni e proteste. C’è sempre il rischio che ci scappi il morto... E coi bambini spediti dai maestri in prima fila non si sa mai...».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;La polizia però lei la spedì all’università di Roma. No?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Alt! Ero per l’intangibilità delle università. Ma dopo che Lama fu cacciato a sassate dalla Sapienza e dopo che il Pci presentò un’interrogazione durissima contro quello sconcio - dopo aver tentato di cavalcare la protesta -, mi decisi a inviare i carabinieri che dettero una bella smazzolata a quella gente».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;E vabbè... Niente forza pubblica oggi. Ma che si fa, allora?
&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Si aspetta che gli studenti, organizzati dai loro professori, saccheggino qualche negozio, o brucino qualche macchina. E intanto si sorvegliano, perché un pericolo c’è: quello che questo nuovo movimento studentesco produca un nuovo terrorismo. È già accaduto che tanti movimenti eversivi siano stati alimentati dal ’68, no? È un rischio, questo, da non prendere assolutamente sottogamba».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Più che gli studenti lei ha nel mirino gli insegnanti, comunque...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Pensi che qualche giorno fa mi hanno raccontato di una facoltà con 15 studenti e 42 professori tra titolari, assistenti e incaricati. Non dico quale perché là ho amici. Ma basta guardare all’Inghilterra per capire come stanno le cose: abbiamo il triplo, quasi il quadruplo del numero delle università britanniche. Abbiamo 5000 corsi specialistici di dubbia utilità, mentre loro devono arrangiarsi con Oxford e Cambridge, poveretti! Di fatto da noi la scuola è per gli insegnanti, non per gli studenti, così come gli ospedali sono per i medici e non per i malati...».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;D’accordo con la Gelmini, quindi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Ho visto che anche un illustre latinista che ha lavorato alla riforma del Pd dice d’esser d’accordo col ministro».
Eppure il mondo della scuola non gradisce...
«Questo Paese non risolve nessuno dei suoi problemi, per fortuna. No, ha capito bene: per fortuna. Così ci permette di manifestare il genio italico in ogni occasione difficile. Prenda la crisi finanziaria: ne siamo fuori diversamente dagli altri Paesi. Perché? Ma perché le nostre banche si guardano bene dal prestare i soldi alla gente. Se li tengono ben stretti».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Ma così non si va da nessuna parte, presidente Cossiga...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Può essere. Ma non dimentichi che intanto abbiamo individuato un grande alleato, la Libia di Gheddafi che è pronta ad intervenire in tutte le situazioni di difficoltà!».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;E pensa di poter risolvere il problema studentesco mandando i nostri ragazzi a studiare in Libia?
&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Macché! Penso invece che una soluzione potrebbe essere quella di sostituire i nostri professori con quelli libici».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;di Alessandro M. Caprettini&lt;/b&gt; &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JN841&quot;&gt;il Giornale - Alessandro M. Caprettini&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Francesco COSSIGA: «Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/23/francesco-cossiga/%C2%ABbisogna-fermarli-anche-il-terrorismo-part%C3%AC-dagli-atenei%C2%BB-intervista/377970"></link>
  <updated>2008-10-23T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>377970</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore a vita&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
ROMA - &lt;b&gt;Presidente Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?&lt;/b&gt;
&lt;br /&gt;
«Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Quali fatti dovrebbero seguire?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Ossia?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Gli universitari, invece?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Dopo di che?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Nel senso che...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;Anche i docenti?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«Soprattutto i docenti».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Presidente, il suo è un paradosso, no?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».&lt;br /&gt;



&lt;b&gt;E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

&lt;b&gt;«In Italia torna il fascismo», direbbero.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».
&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Quale incendio?&lt;/b&gt;
&lt;br /&gt;
«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».
&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;E` dunque possibile che la storia si ripeta?&lt;/b&gt; 
&lt;br /&gt;
«Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JMSRA&quot;&gt;Giorno/Resto/Nazione - Andrea Cangini&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Antonello SORO: Gelmini, è solo il primo tempo</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2007/10/31/antonello-soro/gelmini-%C3%A8-solo-il-primo-tempo/381872"></link>
  <updated>2007-10-31T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>381872</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: L'  Ulivo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br /&gt;
La protesta del mondo della scuola è stata fino ad oggi una protesta civile e pacifica. Sui fatti e sulle ombre di piazza Navona aspettiamo dei chiarimenti: dal governo, non certo dagli studenti. La marea umana che ieri ha invaso Roma e insieme alla Capitale le cento altre città d’Italia fino a toccare i piccoli centri, e addirittura le isole minori, è un evento cui non si era mai assistito. Il mondo della scuola ha dato al paese una grande lezione di cittadinanza.
Il messaggio è stato chiaro: studenti, professori e genitori insieme non chiedono il mantenimento della situazione attuale ma una scuola che funzioni davvero. Chiedono un progetto educativo che sappia dare uguaglianza di opportunità.&lt;br /&gt;

Con la manifestazione del Circo Massimo, il Pd ha cominciato a dare risposte basate su valutazione, autonomia e merito. Non lo abbiamo fatto per opportunismo, perché noi verso il mondo della scuola siamo esigenti non indulgenti.
Lo abbiamo fatto perché noi alla scuola pubblica, alla qualità della pubblica istruzione riconosciamo assoluta centralità.&lt;br /&gt;


Rispetto a questa forte domanda, da parte del governo e della maggioranza non c’è stato ascolto.&lt;br /&gt;

L’approvazione finale del decreto Gelmini ha infatti chiuso la porta in faccia a chi aveva cercato, fino a quel momento, di rendere ragione delle proprie idee. Ancora una volta si è fatta passare l’incapacità di ascoltare per capacità di decidere.&lt;br /&gt;

La protesta della scuola non è riuscita a fermare, come del resto era prevedibile, la mano della maggioranza, ma ha scosso le coscienze degli italiani determinando una prima seria frattura tra governo ed opinione pubblica.&lt;br /&gt;

La favola dell’eliminazione degli sprechi non è passata. Gli sprechi si tolgono con il bisturi non con la mannaia. Il governo invece ha preferito la seconda.&lt;br /&gt;

Il risultato è che il sistema formativo esce con le ossa rotte da questo decreto. È bene allora essere onesti e chiamare le cose con il loro nome. Il decreto Gelmini non è stato un intervento tecnico su determinate poste di bilancio: dietro questa iniziativa c’è il disegno politico di indebolire, di ridurre in condizione di subalternità, un preciso mondo vitale, che è quello della scuola pubblica. Il governo e la maggioranza hanno individuato nei maestri, negli insegnanti, nei professori delle scuole statali una categoria sociale ostile.&lt;br /&gt;

Una parola ancora sugli studenti.&lt;br /&gt;

Uno dei cori più ripetuti durante le manifestazioni di ieri è stato il coro simbolo della vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio, ma con parole cambiate: “Siamo noi, siamo noi, il futuro dell’Italia siamo noi”. Ecco, sarebbe bene che riflettessero tutti coloro che hanno semplicisticamente etichettato questa protesta come una riedizione di quelle del XX secolo. Allora gli studenti si ribellavano contro l’autorità, onnipresente, invasiva, opprimente. Oggi si ribellano contro l’abbandono. Le appartenenze politiche contano oggi molto meno di allora.
Si sta dietro lo striscione della propria scuola non dietro quello della propria organizzazione politica.&lt;br /&gt;

Allora ci si ribellava contro un sistema che sembrava aver già deciso il tuo destino. Oggi si protesta perché ci si sente soli e indifesi davanti al futuro. Ma il futuro, a quanto pare, non è una priorità di questo governo.&lt;br /&gt;

Il Pd riconosce nella scuola un punto di crisi acuta. Il voto sul decreto Gelmini ha sancito solo la fine del primo tempo: per ora ha prevalso l’arroganza del governo, ma la partita non è finita. Il secondo tempo è cominciato ieri nelle piazze di tutta Italia e continuerà con la raccolta delle firme per il referendum proposto dal Pd. 
 &lt;br /&gt;

 
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&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=JPZYM&quot;&gt;Europa - Antonello Soro&lt;/a&gt;</summary>
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