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  <title>Openpolis - Argomento: democrazia</title>
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  <updated>2012-04-27T00:00:00Z</updated>
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  <title>LEONARDO RAITO: Tetto ai due mandati per rinnovare la democrazia</title>
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  <updated>2012-04-27T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626967</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Provincia Rovigo (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Al Presidente della Repubblica,
&lt;p&gt;
On. Pres. Giorgio Napolitano,
&lt;p&gt;
Al Presidente del Senato,
&lt;p&gt;
Sen. Pres. Vito Schifani
&lt;p&gt;
Al Presidente della Camera dei Deputati,
&lt;p&gt;
On. Pres. Gianfranco Fini, 
&lt;p&gt;

Illustrissimi Presidenti,
&lt;p&gt;

in questo momento in cui la politica tutta è nell’occhio del ciclone per le inchieste giudiziarie, per assurde vicende legate a scandalose gestioni personalistiche e privatistiche di fondi pubblici, la crisi economica accentua il distacco tra una classe dirigente che sembra vivere nel paese dei balocchi e il mondo reale. Il crollo della credibilità del sistema è spesso frutto di scelte scriteriate, del sopravvivere di privilegi di stampo feudale, che si traducono in costi non più sostenibili da un paese moderno. Gli italiani che faticano ad arrivare alla fine del mese col proprio lavoro, gli imprenditori oppressi da una burocrazia paralizzante, i pensionati che vedono calare il potere d’acquisto dei propri redditi, i giovani che chiedono chiarezza sul futuro, si aspettano uno slancio di correttezza e generosità da parte di una classe dirigente che dovrebbe essere di esempio per i cittadini, esempio di moralità, di rettitudine, di coscienza del bene comune.&lt;br /&gt;
 
Eppure i segnali tanto auspicati non arrivano. Le indennità dei parlamentari, i privilegi pesanti che giustificano l’uso di termini spregiativi come “casta”, l’incapacità di attuare riforme adeguate ai tempi, un sistema di tassazione che rischia di trasformarsi da equo a vessatorio, sta favorendo il distacco e il disinteresse per la politica, che rischiano di trasformarsi in avversione e odio. Di questo clima, rischia di farne le spese il paese tutto. È sempre più ricorrente, nei pensieri della gente che da piccoli amministratori incontriamo quotidianamente, l’idea che occorra fare enormi passi avanti nella trasformazione del sistema rappresentativo della nostra Repubblica. &lt;br /&gt;

C’è bisogno, illustrissimi Presidenti, di un rinnovamento di metodi e di interpreti. Troppo spesso infatti, i processi decisionali vengono presi da chi ha vissuto in modo pressante epoche e metodi superati, impregnando la propria cultura politica nei culti e nei contrasti ideologici del passato.&lt;br /&gt;
 
È per questo, Illustrissimi Presidenti, che da più parti si chiede una possibilità di cambiare le regole del gioco. Serve una legge elettorale nuova, che mi aspettavo dal governo tecnico come priorità, ma che non vedo all’orizzonte, che possa restituire ai cittadini la facoltà di scegliere i propri rappresentanti, magari su base territoriale grazie ai preziosi e rimpianti collegi uninominali. Ma insieme a questa, occorre l’introduzione di un principio semplice ma fondamentale: il tetto assoluto di due mandati per i parlamentari, l’unico che potrebbe permettere una responsabile selezione di una nuova classe dirigente, unita a quel ricambio indispensabile per adattare ai tempi che cambiano, gli uomini e le donne che possono governarli. &lt;br /&gt;

Chi ha la responsabilità di amministrare, lo deve fare con l’animo predisposto al senso del dovere e all’amore per la grande fortuna di servire la propria comunità e il proprio territorio. &lt;br /&gt;

Certo di poter incontrare la Vostra preziosa attenzione, disponibile a un sereno confronto per poter apportare un contributo al recupero di credibilità del sistema, colgo l’occasione per porgerVi i più deferenti e cordiali saluti.
&lt;p&gt;
Prof. Leonardo Raito&lt;br /&gt;

Provincia di Rovigo&lt;br /&gt;

Assessore Provinciale&lt;br /&gt;

Alla Pubblica Istruzione, &lt;br /&gt;

Università, Sport, &lt;br /&gt;

Politiche Giovanili, &lt;br /&gt;

Immigrazione. &lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.lavoce-nuova.it&quot;&gt;Nota stampa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: Le proposte dei cittadini arrivano in Europa</title>
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  <updated>2012-03-30T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>626441</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Dal 1 Aprile 2012 entrerà in vigore l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) grazie alla quale i cittadini potranno presentare delle proposte di legge alla Commissione europea come previsto dal Trattato di Lisbona&quot; dichiara l´eurodeputata del Partito Democratico &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;. 
&lt;p&gt;

&quot;In questo modo un milione di cittadini potranno richiedere alla Commissione una proposta legislativa a livello europeo, ma - sottolinea &lt;b&gt;Toia&lt;/b&gt; -  se davvero si vorrà rendere questo strumento efficacie bisognerà puntare ad una maggiore cooperazione e comunicazione a tutti livelli governativi. Dobbiamo mettere i cittadini nella condizione di conoscere questo importante strumento di democrazia partecipativa, ma anche di saperlo usare al meglio&quot;. Al riguardo è possibile visitare il sito http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/welcome. 
&lt;p&gt;

&quot;I cittadini devono tornare ad avere fiducia nell'Europa - conclude l´eurodeputata italiana - perché abbiamo  bisogno anche del loro contributo per realizzare le prossime sfide&quot;.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.info/home/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=201:le-proposte-dei-cittadini-arrivano-in-europa&amp;catid=8&amp;Itemid=204&quot;&gt;PatriziaToia.info&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo GUZZANTI: Monti come Moro. E' l’erede dei Dc</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/03/17/paolo-guzzanti/monti-come-moro-e-l%E2%80%99erede-dei-dc/625758"></link>
  <updated>2012-03-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625758</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PT già IR) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Qual è il bello della democrazia, dividere o unirsi? La maggior parte degli italiani è stata indotta a rispondere unirsi. Ma è sbagliato. Il carburante della democrazia è invece proprio la divisione: programmi, stili e leader contrapposti per stimolare l'offerta di diversi modelli di governo. 
Se l'offerta permette delle scelte, il cittadino può esercitare la sua libertà. Ma se il mercato offre un unico prodotto, la scelta è nulla e la libertà inutile.
&lt;p&gt;
Perché parlare dei fondamenti della democrazia? Perché se già tirava un'aria eccezionale a causa di un governo efficace ma figlio di uno stato di necessità, ora sembra di assistere all'inizio di una nuova fase in cui si gettano le basi del dopo. E quel che sembra emergere, sotto forma di atteggiamento virtuoso, è l'intenzione di arrivare a eliminare, o almeno limare, tutte le differenze fra i partiti avendo come obiettivo finale una politica non soltanto pacificata, ma omogeneizzata. Il più attivo in questa direzione ci sembra il leader dell'Udc Casini che, nell'anniversario del rapimento di Aldo Moro e del massacro della sua scorta, privilegia dell'antico leader l'invocazione per la «solidarietà nazionale» che 35 anni fa fu scelta per combattere le Brigate rosse, le stesse che poi rapirono e uccisero Aldo Moro. La «solidarietà nazionale» era infatti una creatura tipica della prima repubblica generata dalla situazione internazionale: i partiti democratici governavano lasciando fuori il Partito comunista sia perché quel partito non vinse mai le elezioni, sia perché i Paesi della Nato avevano posto il veto. &lt;br /&gt;

E a causa di quel veto il Pci invocava ogni volta che poteva lo stato di emergenza nazionale per spingere affinché si formassero governi di «solidarietà» che gli permettevano di avvicinarsi all'area di governo aggirando il veto americano e alleato. Questa situazione mise l'Italia in una posizione di frizione molto grave che spinse Aldo Moro a farsi garante davanti agli alleati occidentali del cammino che avrebbe portato il Pci verso le democrazie occidentali, dopo aver finalmente rotto con Mosca, cosa che non avvenne mai finché l'Urss non collassò da sola. La sua uccisione però mise fine all'esperimento, che morì con la morte dello statista democristiano. Fare appello oggi alla memoria di Moro per usarla come sponsor di un'operazione di trasformismo, ci sembra una forzatura un bel po' opportunistica,
Eppure vediamo rifiorire lo spirito emergenziale dei vecchi tempi, stavolta per consentire non a un solo partito, ma a tutti i maggiori partiti oggi in Parlamento, di formare un blocco, come una zattera di sopravvivenza sotto forma di imbarazzante alleanza: la foto che vede insieme tutti i leader da Alfano a Casini e Bersani, sembrerebbe indicare il desiderio di una coalizione sfrondata di ogni spigolo e spina. Il messaggio che dovrebbe suggerire questa operazione sarebbe: tutti uniti per il bene del Paese. Molto generoso, ma purtroppo letale per la rianimazione della democrazia in coma chimico. 
&lt;p&gt;
Anche le celebrazioni per gli anniversari di Capaci e via D'Amelio sono diventate paramenti per la messa emergenziale benché nessuno sappia o voglia rispondere all'unica domanda che conta per quelle stragi: perché? Perché Falcone, che era ormai un dirigente ministeriale romano, fu assassinato in quel modo così spettacolare, più da corpi speciali, che da mammasantissima? E perché Borsellino morì quando disse di aver capito il motivo per cui Falcone era stato ucciso? Io so soltanto una cosa: Falcone stava dando un eccezionale aiuto - promosso da Cossiga - alla Procura di Mosca dopo che l'ambasciatore russo, Adamiscin, era andato al Quirinale a protestare perché il tesoro ex sovietico del Pcus e del Kgb era stato portato in Italia per essere riciclato. Quello fu l'ultimo lavoro pericoloso di Falcone. Ma quando morì fu subito lanciata un'assordante campagna di santificazione che sigillò ogni spazio per le inchieste meno banali, annichilendo qualsiasi ricerca del movente, che infatti ancora oggi nessuno sa indicare. Le due stragi divennero però strumenti per rilanciare l'emergenza, e oggi per suggerire l'opportunità di una politica senza politica, senza articolazioni, senza differenze. Ora comprendiamo bene perché il governo Monti sia stato e sia necessario e abbia richiesto per nascere una procedura, questa sì, eccezionale.
&lt;p&gt;Ma l'autoriduzione della politica in poltiglia ci sembrerebbe a questo punto la ratifica di un suicidio. Non tanto quello dei partiti, ma della democrazia stessa.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CA73G&quot;&gt;il Giornale - Paolo Guzzanti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Andrea Riccardi: Primavera Araba sconfitta per fondamentalismo</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/02/29/andrea-riccardi/primavera-araba-sconfitta-per-fondamentalismo/625355"></link>
  <updated>2012-02-29T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>625355</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Cooperazione internazionale e integrazione&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La Primavera Araba è un processo seguito &quot;con interesse, con simpatia ma anche con preoccupazione&quot; dall'Italia: lo ha spiegato il ministro per la Cooperazione internazionale, Andrea Riccardi, a margine del convegno organizzato dalla Comunita' di S.Egidio sulla Primavera araba.
&lt;p&gt;

Secondo Riccardi, &quot;la vera sconfitta del fondamentalismo radicale è stata la Primavera araba, che però non è un'esperienza conclusa&quot;. Oggi, ha aggiunto, &quot;l'Islam si trova davanti ad una grande sfida: la costruzione della democrazia e i media hanno avuto un ruolo decisivo nella rivoluzione e nella Primavera araba, perché hanno portato nel mondo arabo il gusto della differenza di opinioni e del dibattito&quot;.

&lt;p&gt;
Riccardi ha chiesto più &quot;umiltà dell'intelligenza per capire quanto sta accadendo nei vicini Paesi arabi&quot;, che è la &quot;vera sorpresa di questo secolo&quot;. Per il fondatore della Comunità di Sant'Egidio, c'è bisogno di &quot;un nuovo quadro di convivenza per garantire pluralità religiosa e politica.
Tante volte nella Primavera araba, che è fatta di storie diverse da paese a paese, le minoranze cristiane non si sentono sicure come se una dittatura dia più garanzie di una democrazia''.
&lt;p&gt;

Per il ministro, ''il Nord e il Sud del Mediterraneo devono costruire un nuovo quadro democratico facendo cadere diffidenze per fare posto alla cultura della simpatia tipica della nostra area. Grazie anche alla Primavera araba oggi abbiamo la possibilita' di costruire un nuovo rapporto, in cui cristiani e musulmani, Occidente e mondo musulmano, riscoprano valori di liberta' e di democrazia''.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/news-M_O___Riccardi__Primavera_Araba_sconfitta_per_fondamentalismo-1129473-ATT.html&quot;&gt;Asca&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Luigi de MAGISTRIS: “L’arrivo di Monti non mi fa esultare”  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/11/15/luigi-de-magistris/%E2%80%9Cl%E2%80%99arrivo-di-monti-non-mi-fa-esultare%E2%80%9D-intervista/621554"></link>
  <updated>2011-11-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>621554</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Napoli (NA) (Partito: IdV) - Consigliere  Consiglio Comunale Napoli (NA) (Lista di elezione: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Luigi De Magistris non si iscrive al partito degli entusiasti di Mario Monti. Per il sindaco di Napoli il professore-senatore incarna il neoliberismo dei poteri forti contro il quale il centrosinistra deve immediatamente elaborare una controproposta imperniata sulle primarie e sulla creazione di una lista nazionale che scardini i partiti. Altrimenti non ci sarà più vera democrazia in questo paese ma un governo delle multinazionali e delle banche.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;De Magistris non dobbiamo festeggiare l’addio di Berlusconi e l’arrivo di Monti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Dobbiamo esultare per l’uscita di scena definitiva di Berlusconi e dobbiamo dare atto al presidente Napolitano di avere fatto la scelta più saggia. Allo stesso tempo però non bisogna esultare per la nascita del Governo Monti.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non pensa che un governo tecnico sia necessario per ridare credibilità all’Italia con i tassi dei BTP al 7 per cento?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Questo non è un governo tecnico, nonostante la professionalità dei suoi membri, perché è sostenuto da partiti molto diversi con i quali dovrà fare i conti: Pd, Pdl e Udc, forse anche l'Idv. Mi sembra una medicina amara e forse necessaria ma non mi piace. Da sindaco lo giudicherò sui fatti e sui provvedimenti che metterà in campo per il sud, da politico invece lavorerò per un’alternativa a Berlusconi ma anche a Monti e ai poteri forti che lo sostengono.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cosa non la convince nel Governo Monti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Questo Governo non ha una legittimazione democratica e nasce per assecondare il volere della Borsa, delle banche, della Banca Centrale Europea e di Bruxelles. C'è il serio rischio che la politica scompaia. Noi un secondo dopo la sua nascita, anzi mentre si sta formando, dobbiamo cominciare a costruire un’alternativa politica al neoliberismo che Monti rappresenta e che ha fallito.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non mi sembra un’operazione semplice vista la situazione del centrosinistra.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
L’obiettivo finale è quelo di dare vita a un governo legittimato dal voto che cambi profondamente l'economia e la società e superi l'occupazione delle istituzioni da parte della partitocrazia e delle caste.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Da dove si comincia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Per arrivare pronti all'appuntamento con le elezioni nel 2013 o prima, non c'è un minuto da perdere, dobbiamo avviare delle primarie serie.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come immagina le primarie?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Non devono essere lotte tra bande o correnti come quelle che si sono tenute a Napoli prima che io mi candidassi. Non devono nemmeno essere un referendum su un leader già scelto in altro modo, come è stato con Prodi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Primarie di coalizione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Certamente non voglio primarie di partito. Come a Napoli, bisogna dialogare anche con i moderati e i liberali. Le primarie devono andare oltre il partito ma anche oltre la coalizione. E poi io credo che il secondo passaggio dovrebbe essere una lista civica nazionale.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sta pensando a un nuovo movimento?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
C’è una straordinaria partecipazione politica nel paese che però - a torto o a ragione - non si riconosce negli attuali partiti. Questa è un’energia politica vitale per il paese che non ci possiamo permettere di perdere. Anche perché corriamo un grandissimo rischio: l'indignazione che io ho guardato in questi mesi negli occhi deve essere trasformata - come è accaduto a Napoli - in mobilitazione e in partecipazione. Se questa indignazione non trovasse sbocco politico, se l’unica alternativa a Berlusconi fosse un governo tecnico neoliberista guidato da Monti, l’indignazione andrà verso il conflitto. Dobbiamo impedire una saldatura tra quelli che dirigono le banche e quelli che spaccano le loro vetrine. Vengono ovviamente da poli opposti ma si saldano di fatto e bloccano la crescita democratica. Per questo dobbiamo lavorare per costruire una lista civica nazionale o un movimento politico che unisca le personalità migliori in vista delle elezioni.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Chi dovrebbe farne parte?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Io non escludo, una deflagrazione del quadro politico attuale. Non sono sicuro che i partiti reggano alla crisi economica con le diseguaglianze che aumentano. Anche per questo dobbiamo trovarci pronti alla creazione di un movimento che superi il quadro attuale dei partiti e semplifichi l'offerta politica nel centrosinistra. Non dobbiamo lasciare la scena politica a Monti. Altrimenti partiti e poteri forti si spartiranno il prossimo presidente del consiglio e il prossimo presidente della repubblica con le vecchie logiche e le vecchie persone.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cosa deve fare il centrosinistra?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Dobbiamo essere rivoluzionari, l'ho provato a Napoli. C'è una rabbia che fa bene alla democrazia ed è ancora positiva perché crede nel cambiamento. Ma se scoprisse che il Governo Monti è servito solo a rimettere in piedi i vecchi equilibri tra Confindustria, gerarchie ecclesiastiche, banche, vecchi partiti e massoneria, quella rabbia potrebbe esplodere.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei immagina primarie di coalizione e la nascita di un nuovo soggetto. Esattamente il contrario di quello che sogna Bersani.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
La base del Pd è su posizioni di cambiamento. L’ho visto alla festa dell’Unità a Pesaro e a Bologna alla convention di Civati e Serracchiani. Non posso credere che i militanti del Pd siano felici di un Governo Monti.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Le personalità forti che potrebbero gareggiare ale primarie sono numerose, da Vendola a Renzi, da Chiamparino a De Magistris. Immagina un’alleanza tra voi per convincere il Pd ad accettare le primarie?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il laboratorio che immagino io comprende soprattutto movimenti: i precari, i sindacati e in particolare la Cgil e la Fiom. Certamente non sono molte le personalità in grado di immaginare un percorso simile. Non a caso sostengono tutti Monti. Certo Vendola, il sindaco di Bari Michele Emiliano, Pippo Civati e Debora Serracchiani li sento vicini. Mentre Renzi parla una lingua diversa.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei parla di primarie e movimenti. Però intanto bisogna affrontare l’emergenza economica.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Certo. Ma la strada giusta non è il commissariamento della democrazia da parte delle banche. Rischiamo un governo senza le derive del Bunga Bunga ma che porta avanti, con maggiore efficacia, le politiche neoliberiste che accrescono le diseguaglianze. Il Governo Monti mette al centro la finanza. Noi dobbiamo costruire un’alternativa che metta al centro il lavoro. O non avremo più una vera democrazia in questo paese. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://temi.repubblica.it/micromega-online/de-magistris-larrivo-di-monti-non-mi-fa-esultare/?printpage=undefined&quot;&gt;il Fatto quotidiano - Marco Lillo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: 15 ottobre: Una Manifestazione Costituente</title>
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  <updated>2011-10-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>617314</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Oggi saremo così tanti in piazza da non riuscire ad incontrarci. Per questo colgo l’occasione per salutarvi e augurarvi buona manifestazione a tutti e tutte.

&lt;p&gt;
Quella di oggi non è una manifestazione normale. Non solo perché ha una dimensione internazionale o perché cade in un momento assai particolare della vita politica del paese con lo spettacolo indecoroso del governo Berlusconi che ci proponiamo di cacciare il prima possibile per andare ad elezioni anticipate.

&lt;p&gt;
La manifestazione di oggi è l’occasione da cui partire per costruire un movimento di massa contro la gestione capitalistica della crisi. Contro il neoliberismo pornografico di Berlusconi come contro quello austero della Banca Centrale Europea. Questo e non altro è la posta in gioco oggi. Non si tratta ancora di una realtà, si tratta di una possibilità a cui allude il giusto slogan “i vostri debiti non li paghiamo”. Una possibilità necessaria per costruire l’alternativa alla barbarie che stanno costruendo le classi dirigenti.
&lt;p&gt;

La manifestazione di oggi è una manifestazione politica alla massima potenza: è una manifestazione costituente. Costituente di un movimento di massa contro la gestione capitalistica della crisi e questo capitalismo finanziario che distrugge i diritti dei popoli.

&lt;p&gt;
Dopo oltre tre anni di crisi del capitalismo neoliberista le classi dominanti – in particolare quelle europee – hanno scelto di agire estremizzando a dismisura le politiche che ci hanno portato alla crisi. Come un’autista ubriaco che rischiando di andare a schiantarsi contro un muro, invece di frenare o girare lo sterzo acceleri con determinazione. Le classi dominanti non si pongono il problema di uscire dalla crisi ma semplicemente di salvaguardare i loro privilegi scaricando i costi della crisi sulla classe lavoratrici e popolazioni, distruggendo diritti e democrazia. Questa scelta non solo aggrava la crisi economica ma produce una vera e propria crisi di civiltà. La Grecia, su cui si stanno facendo le prove generali - come in un immenso laboratorio a cielo aperto gestito da scienziati irresponsabili - sta vivendo una vera e propria regressione sociale, in cui la rapidità del peggioramento delle condizioni di vita assume i caratteri della barbarie.
&lt;p&gt;

Di fronte a questa scelta di fondo delle classi dominanti, la politica istituzionale e è afasica o consenziente. Se la destra gestisce direttamente, il centro sinistra subisce l’offensiva e non è in grado di prospettare alcuna alternativa. Balbetta stretta tra l’adesione alla vulgata costruita in trent’anni di neoliberismo imperante e alcuni lodevoli tentativi di percorrere sentieri diversi. Non è dal livello istituzionale così com’è oggi configurato che può venire una risposta, come dimostra l’approvazione in sede di parlamento europeo delle draconiane direttive contenute nel cosiddetto “Six Pack” (votate anche dall’Italia dei Valori) o dalla disponibilità del PD ad inserire il pareggio di bilancio in Costituzione.

&lt;p&gt;
Occorre quindi costruire un movimento di massa che sia in grado di contrastare il carattere eversivo – sul piano sociale quando sul piano democratico e istituzionale - della risposta alla crisi delle classi dominanti. La costruzione del movimento coincide con la prospettazione di una alternativa di società, con la costruzione di un senso comune capace di produrre lotte ma anche risposte concrete, qui ed ora.

&lt;p&gt;
Affinché sia possibile aprire questa fase costituente sono a mio parere necessari alcune scelte di fondo:&lt;br /&gt;


In primo luogo la scelta di dare carattere permanente al movimento stesso. &lt;a href=&quot;http://www.liberazione.it/news-file/Il-discorso-di-Naomi-Klein-a-WallStreet---Vi-amo-.htm&quot;&gt;&lt;b&gt;Naomi Klein, in uno splendido intervento&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, individua giustamente nel carattere stabile, non episodico del movimento la sua caratteristica fondante. Occorre lavorare a fondo su questa prospettiva. Occorre quindi porsi l’obiettivo di strutturare il movimento in forme democratiche, a partire dai territori. Affinché questo sia possibile è opportuno fare chiarezza sul rapporto tra il movimento e la politica. Oggi il movimento è sospeso tra il rifiuto dei partiti e il rischio di essere utilizzato – una volta ancora – come bacino elettorale per questa o quella operazione politica. 
&lt;p&gt;Io penso che occorra proporre una modifica radicale di questa situazione. Il punto è la scelta consapevole che il movimento si costruisca in piena autonomia dal quadro politico, che sia in grado di fare politica proprio perché non è piegabile a secondi fini non dichiarati. Faccio queste affermazioni auto criticamente – perché anche noi abbiamo contribuito alla disgregazione del movimento di Genova - e le faccio a positivo guardando alla migliore stagione del sindacato italiano. 
&lt;p&gt;Il sindacato dei consigli ha saputo essere unitario e soggetto politico a pieno titolo proprio quando ha affermato la sua piena autonomia. Questo non significa che i partiti non devono stare nel movimento come qualsiasi altra associazione ma che il movimento deve avere una sua dimensione propria, non una sommatoria ma una costituente per l’appunto. Noi abbiamo parlato di Costituente dei beni comuni e del lavoro. Il problema non è il nome ma la sostanza del processo a cui dobbiamo lavorare.

&lt;p&gt;
Questo è tanto più importante perché oggi – nelle condizioni date - non esiste uno sbocco politico immediato che possa rispondere a pieno alle istanze che il movimento pone. La costruzione di una cultura, di un progetto, di una pratica rivendicativa, di forme di mutualismo e di solidarietà sono quindi dati necessari per durare e costruire una prospettiva storica. 
&lt;p&gt;Il movimento operaio che abbiamo conosciuto nel dopoguerra si è costruito nello sviluppo capitalistico in una sintonia tra il trascorrere del tempo e la possibilità di migliorare le condizioni di vita. 
&lt;p&gt;Il movimento che dobbiamo costruire oggi, questo nuovo movimento operaio, si deve costruire nella crisi, in un contesto in cui non esiste una possibilità di affidarsi al corso delle cose per determinare un miglioramento. Quello della crisi non è l’età del progressismo ma dell’alternativa tra socialismo o barbarie. Per questo è così rilevante la messa ala centro della democrazia dal basso e della generalizzazione di pratiche di partecipazione e di democrazia. In una fase in cui gli interessi delle classi dominanti cozzano platealmente con gli interessi della larga maggioranza della popolazione, la democrazia non è solo procedura ma forma in cui vive il conflitto e la costruzione del blocco sociale dell’alternativa.
&lt;p&gt;

Buona manifestazione quindi a tutti e tutte, il lavoro comincia domani.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2011/10/15/16480-paolo-ferrero-una-manifestazione-costituente-editoriale-di/&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: Verso il 15 ottobre. &quot;Occorre un movimento antiliberista di massa&quot;  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/14/paolo-ferrero/verso-il-15-ottobre-occorre-un-movimento-antiliberista-di-massa-intervista/617295"></link>
  <updated>2011-10-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>617295</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Nella direzione nazionale di Rifondazione Comunista giungono notizie sempre più positive per la manifestazione di sabato. Saranno in migliaia le compagne e i compagni vicini al partito e alla FdS che si preparano a raggiungere Roma, consapevoli di ritrovarsi forse alla prima tappa di un percorso di cambiamento molto radicale non solo nel Paese. Paolo Ferrero, segretario del Prc, giudica molto importante l’impegno del partito in questa mobilitazione, tanto nella sua espansione del 15 ottobre quanto nel radicamento nei territori.&lt;/i&gt; 
&lt;p&gt;
«Il problema che abbiamo in Italia è quello di non cadere dalla padella nella brace. Dobbiamo riuscire a cacciare Berlusconi ma non dobbiamo permettere che si costituisca un governo senza che cambi la sostanza del proprio operato. Per questo occorre costruire un movimento antiliberista di massa e lavorare affinché diventi anticapitalista. La crisi è del liberismo e solo uscendo da questo si può determinare una soluzione della crisi. Non basta prendersela contro questo o quel leader, dobbiamo affrontare l’origine del problema. Perciò siamo interessati a costruire unitariamente un movimento che deve sedimentarsi nei territori e divenire punto di aggregazione di massa». 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Su quali prospettive secondo te?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
«Affinché possa proseguire credo occorrano due elementi fondamentali. Innanzitutto la democrazia e la partecipazione. Non è casuale che ad aprire la manifestazione di sabato ci siano esponenti di vertenze in corso, e poi realtà come i comitati per l’acqua e il movimento della Val di Susa. Rappresentano una istanza di democrazia e della partecipazione dal basso e che mirano agli interessi e al potere del popolo intero. Anche per questo noi proporremo un referendum per l’abolizione dell’Articolo 8 della manovra e della Legge 30 sulla precarietà. Il secondo elemento riguarda il fatto che questo movimento deve poter decidere e mantenere una autonomia dal quadro politico. La sua costruzione deve restare indipendente dalle dinamiche ristrette, non deve piegarsi sulle elezioni cercando la propria soluzione in questa o quella lista. Il punto che secondo me deve essere posto è quello di una strategia di allargamento degli spazi di democrazia». 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma sono molto diffuse nel movimento le posizioni di chi rifiuta la presenza dei partiti, avverte la distanza dalla politica e si sente irrappresentabile.&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
«Si tratta di una distanza che è frutto della distruzione che si è operata della democrazia attraverso il bipolarismo e attraverso partiti che non fanno il loro mestiere. Una questione seria a cui ognuno deve dare una risposta. Il nostro rapporto con i movimenti vuole essere quello di esserci costantemente e coscientemente sottolineando la necessità di autonomia ed evitando ogni forma di strumentalizzazione. Ogni volta che si partecipa devono essere chiare e dichiarate le ragioni per cui si è presenti».
&lt;p&gt; 
&lt;b&gt;L’appello del Coordinamento 15 ottobre è breve e denso. Quali sono le ragioni per cui il Prc ci si riconosce?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
«Per noi il senso è abbastanza semplice: o l’Europa cambia politica e non si deve pagare il debito. Pagare significa essere macellati e finire come la Grecia. Non lo diciamo per uscire dall’euro. L’obbiettivo è costringere l’Europa a cambiare politica ma perché cambi realmente non si può restare nelle regole già dettate. Sono regole fatte per mantenere lo status quo, è per questo che da queste regole bisogna uscire».

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/notizia/Conflitti/2011/10/14/16441-verso-il-15-ottobre-intervista-a-paolo-ferrero-prc-evitare/&quot;&gt;Controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: «Visto che decide la Merkel, chiedo di poter votare in Germania»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/17/paolo-ferrero/%C2%ABvisto-che-decide-la-merkel-chiedo-di-poter-votare-in-germania%C2%BB/590975"></link>
  <updated>2011-08-17T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>590975</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
“Dentro la crisi, uno degli aspetti più preoccupanti è che il parlamento italiano né quello europeo decidono nulla: semplicemente applichiamo i dicktat tedeschi. Buon ultima la pensata di tagliare i fondi agli stati che non diminuiscono il deficit. &lt;br /&gt;
E’ uno degli aspetti che caratterizzano il colpo di stato monetario che stiamo subendo da mesi. Visto che ancora nessuno ha però abolito formalmente le elezioni e che decide la Merkel cosa si deve fare in Italia, chiedo allora di poter votare in Germania. 
&lt;p&gt;Invece che sciogliere i piccoli comuni, sciogliamo direttamente lo stato italiano visto che non serve a nulla. Da qualche parte io vorrei poter decidere, come si conviene in democrazia, altrimenti non capisco qual è la differenza con il fascismo”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=35&amp;id=16890&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;controlacrisi.org&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco PANNELLA: «Sulla giustizia la gente tornerà a mobilitarsi»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/14/marco-pannella/%C2%ABsulla-giustizia-la-gente-torner%C3%A0-a-mobilitarsi%C2%BB-intervista/590926"></link>
  <updated>2011-08-14T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>590926</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Aveva già prolungato lo sciopero della fame a 90 giorni, sospendendolo soltanto dopo le parole di comprensione venute dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a fine luglio. Oggi Marco Pannella guida un’altra mobilitazione non violenta, che ha raggiunto la quota delle mille adesioni. Un’astensione da acqua e cibo di 24 ore che lui stesso definisce «straordinaria» e che, alla vigilia di Ferragosto, punta a richiamare nuovamente l’attenzione sulle disumane condizioni di vita nei penitenziari italiani. Fino a chiedere che il Parlamento si riunisca in seduta straordinaria per affrontare il tema della giustizia e delle carceri.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Ferragosto rappresenta per molti politici l’occasione di visitare le carceri. Come spiega l’ampia adesione a questo sciopero della fame e della sete, ben più impegnativo della periodica passerella?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Proprio oggi (venerdì, ndr) si sono uniti anche molti parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione. Se su questo, però, avessimo avuto l’attenzione dei media audiovisivi che avesse fatto sapere di questa manifestazione di lotta, decine di migliaia di persone si sarebbero associate e questo sciopero sarebbe stato un evento storico. È stato dimostrato già nei mesi precedenti, durante i quali in 30mila hanno partecipato alla manifestazione non violenta. In nessun altro Paese accadrebbe una cosa simile. Ma si è persa un’opportunità, non abbiamo avuto il meritato spazio nel mondo dell’informazione, che preferisce essere necrofila e disanimata. Una stampa antidemocratica e di bassissimo livello.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Lei dunque è convinto che l’opinione pubblica sia capace di una grande partecipazione attorno al tema carcere e giustizia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
La gente è interessata molto di più a questo che a tutte le affermazioni che possono venire dal governo. Il problema della giustizia, come anche la Gran Bretagna sta dimostrando, è il più sentito in tutta l’area euro-mediterranea. Quello che ha mosso i popoli nordafricani oppressi dai totalitarismi avveniva in nome della democrazia, della libertà e della giustizia, appunto. Questo è scritto nel Dna della gente comune. In più in Italia, dopo cinquant’anni di lotte radicali, non violente, fatte di pratica delle istituzioni, abbiamo spinto e animato affinché non si debba aspettare molto ormai perché avvenga anche qui la transizione anti-regime.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Ha parlato anche di questo nel suo recente incontro con il neo Guardasigilli Nitto Palma?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Abbiamo potuto constatare che il nuovo ministro nutre la consapevolezza di volerci conoscere meglio. Non c’era una trattativa in ballo, è stato un incontro interlocutorio in cui si sono approfonditi i punti di vista con la calma necessaria. I nostri, evidentemente, sono ben più conosciuti e il ministro fa parte di una coalizione di governo che sui temi della giustizia ha una sua posizione. Ricordo che il suo predecessore all’inizio utilizzava un linguaggio audace, anche concorrente alle indicazioni dominanti, dopodiché onestamente non ha saputo fare nulla.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Lei anche in quella sede ha rilanciato l’ipotesi di un’amnistia. Perché i Radicali insistono su questo provvedimento?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Per una semplicissima verità: nove milioni di processi arretrati, la metà soltanto sul penale, sono uno spreco di risorse. Noto che in dottrina e nella recente giurisdizione europea si chiarisce che se tra l’evento eventualmente individuato come illecito penale e il giudizio di un tribunale intercorre troppo tempo è impossibile che quel giudizio sia serio e ragionevole. Il principio di compattezza tra evento giudiziario ed evento storico impone un provvedimento come l’amnistia che produce immediatamente effetti strutturali sul sistema. Avremmo così un milione e mezzo di processi in corso. E liberando le risorse finanziarie umane e scientifiche si potrebbe garantire un salto di qualità. Negli ultimi dieci anni, invece, abbiamo assistito a una poderosa amnistia di fatto, rappresentata dalle innumerevoli prescrizioni.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Per migliorare la vivibilità delle carceri basterebbero anche piccole ma incisive misure. Da dove partire?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Lo ripetiamo da trent’anni che bisogna depenalizzare e rimuovere quelle tristi parodie che sono state le leggi della Seconda Repubblica. La Bossi-Fini, la Fini-Giovanardi sulle droghe, la ex Cirielli sono responsabili della maggioranza degli ingressi in carcere. L’abuso della carcerazione preventiva è uno strumento perverso per cui, alla scadenza del periodo, metà dei detenuti vengono proclamati innocenti. A peggiorare la vita in prigione incide il sovraffollamento, il disporre di due metri di spazio a testa invece che sette, l’assenza di luoghi per la socialità, lo studio, le attività lavorative. Il 40 per cento dei detenuti si trova in un carcere che è lontano dal territorio di appartenenza, complicando la possibilità di ricevere visite. L’attuazione di leggi, come la Gozzini sulle misure alternative, è impedita dalla mancanza di risorse umane e finanziarie. Tutto questo fa del carcere un luogo invivibile e rafforza la mia convinzione che, ormai da decenni, in questo Paese la democrazia non sia in pericolo, ma sia stata sepolta.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.terranews.it/news/2011/08/«sulla-giustizia-la-gente-tornera-mobilitarsi»&quot;&gt;Terra - Dina Galano &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Michele Salvati: Italia commissariata ma la politica è debole ovunque</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/09/michele-salvati/italia-commissariata-ma-la-politica-%C3%A8-debole-ovunque/590852"></link>
  <updated>2011-08-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>590852</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Le letture della crisi sono tante. Si va da quelle strettamente concentrate sull`aspetto finanziario, che è il motore di tutto, a quelle che spaziano sulle conseguenze geopolitiche e su come la bufera in corso sta cambiano i rapporti fra poteri nella democrazia occidentale.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Professor Michele Salvati, cominciamo da quest`ultimo aspetto: governi e parlamenti contano meno della Banca Centrale Europea?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Mi sembra evidente. La politica è debole perché ragiona in maniera troppo locale. Soltanto gli Stati Uniti non lo sono, ma a loro volta sono condizionati da un fattore: ossia l`enorme condizionamento di Wall Street sulla politica americana».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lo strapotere di istituzioni non elettive, di tipo finanziario e tecnocratico, non rappresenta una privazione della democrazia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «La privazione sta nel fatto che i singoli Stati, da soli, non incidono sul regime economico e finanziario internazionale.&lt;br /&gt;

Ciò è molto grave. L`Europa politica non esiste, tant`è vero che la Bce si e messa d`accordo soltanto con la Merkel e con Sarkozy. E quanto ai vari G7 e G8, sono accordi politici troppo deboli per decidere».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quindi, per combattere politicamente il mostro della crisi, dovrebbero cambiare le strutture della democrazia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; La cosa ideale sarebbe l`esistenza di un governo mondiale.
Subito dopo la guerra, per i paesi non comunisti, lo avemmo.
Era il governo degli Usa e funzionò benissimo per il mondo occidentale. Poi entrò in crisi».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma come sarebbe fatto, praticamente, il governo mondiale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ci vorrebbero consessi internazionali con alle spalle la forza convinta e il consenso reale dei principali paesi. Ma lo so che sto sognando. La realtà dice però che non sono state prese misure adeguate contro la crisi proprio perché non esiste un potere politico mondiale che abbia lo stesso perimetro d`intervento di quello nel quale si muovono i capitali finanziari».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Non crede che questa crisi stia definitivamente segnando la prevalenza di un paese illiberale qual è la Cina, rispetto agli Stati Uniti che fin dai tempi di Alexis de Tocqueville sono un modello di democrazia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «A me vanno benissimo gli Usa e male la Cina. Però, dal punto di vista della difesa dei propri interessi nazionali, non farei tante differenze. E poi nessun paese, neanche il più illiberale, è un pazzo scatenato come lo erano la Russia ai tempi di Stalin e la Germania ai tempi di Hitler. La Cina non deve fare troppa paura. O comunque deve fare paura quanto la può fare qualsiasi altro grande paese che ci tiene ai propri interessi nazionali».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Questa crisi, secondo lei, sta ridisegnando anche lo schema destra-sinistra? Certi politici ed economisti progressisti americani sembrano parlare alla Ronald Reagan che s`infischiava del debito.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ma questo capovolgimento, nei singoli paesi, non lo vedo granché. Da noi la sinistra è contrarissima all`ipotesi di tagliare del 20 per cento tutte le esenzioni fiscali per le famiglie bisognose. Mentre la destra fa le barricate contro l`idea di una patrimoniale».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Gli economisti di sinistra, che in questi anni predicavano «rigore-rigore-rigore», non le sembrano cambiati?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Hanno le mani legate. Si rendono conto che bisogna intervenire con urgenza ma intervenire con un urgenza in modo equo - cioè distribuendo i sacrifici su chi è più in grado di sopportarli - è assai difficile.&lt;br /&gt;

La destra continua a fare la destra, la sinistra continua: a fare la sinistra ma fatica a farla».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei vede un`Italia commissariata?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Se il grosso dei traumi della crisi riguarda l`intero sistema economico integrato, i singoli paesi e la loro politica non possono fare molto. Da qui, il commissariamento. E` un termine sgradevole. Ma chi, come l`Italia, ha mal gestito la propria politica economica non può evitare di finire commissariata.
Abbiamo speso troppo, le nostre spese sono state superiori alle entrare e così abbiamo ridotto quel confortevole avanzo primario che avevamo raggiunto alla fine degli anni `90».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L`attuale governo è un problema o è il problema?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «E` parte del problema e sicuramente non è parte della soluzione».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Serve un governo tecnico?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Vedrei più possibile un governo di centrodestra, perché è il centrodestra che ha vinto le elezioni e quel verdetto non può essere ribaltato, che la sinistra e il resto dell`opposizione possono appoggiare a due condizioni: se la manovra risparmia i ceti più deboli e se il premier non è quello attuale».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Un governo di emergenza nazionale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Avrebbe il vantaggio di non schierare Berlusconi non perché inviso alle sinistre, ma perché è una persona di cui la comunità internazionale non si fida».&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1307L4&quot;&gt;Il Messaggero - Mario Ajello&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco PANNELLA: Continuare a lottare contro il Regime partitocratico divenuto perfino “referendario”; ma è in atto la rivolta democratica dei popoli euro–mediterranei</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/13/marco-pannella/continuare-a-lottare-contro-il-regime-partitocratico-divenuto-perfino-%E2%80%9Creferendario%E2%80%9D-ma-%C3%A8-in-atto-la-rivolta-democratica-dei-popoli-euro%E2%80%93mediterranei/584346"></link>
  <updated>2011-06-13T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>584346</id>
  <summary type="html">Ma che III Repubblica! Dobbiamo invece, tuttora, lottare per uscire da quella unica, sessantennale, antidemocratica, illegale, che resta al potere, oggi con la sua “destra”,  per l’essenziale – però – sempre con i suoi colleghi di “sinistra”. 

Non basta, certo, che il Regime partitocratico, nella sua parte più solida tradizionale, sia, in una sua parte, divenuto perfino “referendario”, dopo aver vietato, impedito per decenni, con la sua “suprema cupola della mafiosità partitocratica” (50 richieste regolari respinte) con ogni sorta di violenze antidemocratiche e anticostituzionali, in ogni modo, impedendo di svolgere o sputtanando i referendum (hanno sciolto perfino 5 legislature per impedirne la tenuta: altro che le attuali, goffe, contorsioni berlusconiane!).

Di fronte agli esiti trionfali dei referendum Radicali (ad es.: Referendum su finanziamento pubblico, su riforme “Tortora”di giustizia, su grandi riforme istituzionali-elettorali e quella antiproibizionista) legiferando poi in modo assolutamente contrario, da ladri di verità, di legalità, di danaro quali sono sempre stati, e - fino a prova del contrario - purtroppo continuano ad essere.

Così come a Milano e a Napoli abbiamo con decisione appoggiato Pisapia e De Magistris, e assicurato che continueremo a farlo (pur avendo essi confermato di far proprio il veto di Regime contro i Radicali) così, alla forze partitocratiche che sembrano essersi convertite all’esercizio costituzionale dei ricorsi referendari al popolo, diamo il nostro sincero benvenuto, ben sapendo che a questo sono dovuti giungere nella speranza di salvarsi e non essere travolti – con l’intero loro Regime - dal fallimento berlusconiano e bossiano, con l’illusione di potere così di salvarsi e proseguirlo.

Quel che sta accadendo – e che salutiamo con gioia - è la nuova espressione vincente, italiana, di una rivolta democratica dei popoli euro–mediterranei, contro i loro Regimi antidemocratici, di indegne “Democrazie Reali”.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/comunicati/20110613/marco-pannella-sui-referendum&quot;&gt;Radicali.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Patrizia TOIA: Grandissima soddisfazione per il referendum</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/13/patrizia-toia/grandissima-soddisfazione-per-il-referendum/583903"></link>
  <updated>2011-06-13T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>583903</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“L’ipotesi di quorum raggiunto che si stava configurando, ormai sta diventando una certezza”, afferma &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;, deputata europea del Partito Democratico, la quale dichiara una “Grandissima soddisfazione per tre ragioni: innanzitutto, i cittadini, dopo il voto così impegnativo e schierato per il cambiamento come quello che hanno assegnato alle elezioni amministrative, anche adesso hanno voluto essere protagonisti consapevoli, facendo sentire con forza la propria opinione nel processo legislativo”.  “E’ un grandissimo momento di democrazia, questo, che dovrebbe far riflettere tutti: sia chi ci ha creduto fin dall’inizio, sia chi ha osteggiato il referendum”, commenta &lt;b&gt;Toia&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;

“In secondo luogo, entrando nel merito delle questioni referendarie, vi è la speranza, ancora da verificare, che questo voto costituisca una solenne bocciatura di ogni politica che discrimina tra i cittadini e che non rispetti fino in fondo la loro sicurezza ambientale e la massima difesa pubblica delle risorse essenziali, come l’acqua”; prosegue &lt;b&gt;Patrizia Toia&lt;/b&gt;. 


&lt;p&gt;“Infine – conclude &lt;b&gt;Toia&lt;/b&gt; – la soddisfazione è grande perché anche la città di Milano, con il referendum consultivo ha anche visto i cittadini pronti a suggerire le loro proposte e ad indicare le loro scelte. La conclusione è più che evidente: la democrazia non stanca! Più ce n’è e più se ne usa!”.

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.patriziatoia.info&quot;&gt;patriziatoia.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Luigi de MAGISTRIS: «Quattro sì per difendere la democrazia e i diritti»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-06-08T00:00:00Z</updated>
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  <id>583577</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'  Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l' Europa) - Sindaco  Comune Napoli (NA) (Partito: IdV) - Consigliere  Consiglio Comunale Napoli (NA) (Lista di elezione: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Domenica e lunedì è importante andare alle urne. La battaglia del referendum deve essere vinta».
&lt;p&gt;Poco prima della cerimonia ufficiale per la visita del vicepresidente americano Joe Biden a Capodichino, ospite della base navale Usa, Luigi de Magistris aveva confermato il suo impegno per il referendum, chiedendo agli elettori di esprimersi per quattro sì, in quella che lui stesso aveva definito come «una grande battaglia democratica anche contro Berlusconi e Caldoro, che volevano fare il nucleare in Campania». Pur impegnato in questi giorni nei lavori per la nuova giunta comunale, il neo sindaco non si è sottratto dal dare a Terra una presa di posizione forte sulla consultazione popolare. 
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Sindaco de Magistris, perché ritiene importare votare quattro sì il 12 e il 13 giugno prossimi?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
Perché questo referendum è un appuntamento importante, l’occasione per una battaglia democratica che deve essere vinta. Il nucleare, fonte energetica tanto pericolosa quanto costosa, va infatti messa al bando e superata, mentre va difesa l’acqua pubblica che, in quanto bene comune, non può essere esposta alle logiche fameliche del mercato. Il legittimo impedimento, poi, è una norma ingiusta concepita soltanto per cautelare il presidente del Consiglio dai suoi procedimenti giudiziari, offendendo il principio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Prima della sua elezione a sindaco si è speso affinché gli italiani andassero a votare. Ora, da primo cittadino di una grande città quale Napoli, quali iniziative ha promosso per invitare gli elettori ad andare a votare?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
A Napoli ci saranno iniziative importanti di sostegno al referendum, dalla catena umana “Diamoci una mano”, prevista per oggi pomeriggio, fino alla manifestazione di venerdì organizzata dai comitati e dalle associazioni.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Si aspetta una risposta positiva da parte di coloro che hanno sostenuto la sua candidatura a sindaco?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
La speranza è che tutti i cittadini vi partecipino e che poi, domenica e lunedì, si rechino alle urne per difendere la democrazia e i loro diritti.  
 &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=10ZL1A&quot;&gt;Terra - Alessio Nannini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giuliano Pisapia: «I cittadini hanno capito che possono decidere»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/07/giuliano-pisapia/%C2%ABi-cittadini-hanno-capito-che-possono-decidere%C2%BB-intervista/582744"></link>
  <updated>2011-06-07T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>582744</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Milano (MI) (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere  Consiglio Comunale Milano (MI) (Lista di elezione: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere  Consiglio Comunale Milano (MI)&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Spero quorum ed è importante il voto in una città chiamata ad esprimersi anche per altri cinque quesiti, tutti ambientali.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Sindaco, perché andare a votare il 12 e il 13 giugno?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
E’ importante andare a votare perchè i cittadini hanno la possibilità di intervenire sulle scelte che li riguardano da vicino. Sono fermamente convinto che la partecipazione è il fondamento di qualsiasi democrazia. Ci sono beni comuni, infatti, come l’acqua, sui quali è giusto che decidano i cittadini e facciano pesare la loro opinione. Ci sono poi temi come quello del nucleare che non vanno sottovalutati perchè hanno a che fare con lo sviluppo energetico dei prossimi anni e la sicurezza dell’ambiente.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma nella sua città sarà un weekend elettorale all’insegna dell’ambiente.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il tema ambientale è prioritario per tutti i Comuni, in particolare per Milano.&lt;br /&gt;
  Oltre al referendum sul nucleare in campo ambientale, i milanesi sono chiamati a votare per i 5 referendum, grazie ai quali avremo la possibilità di trasformare il capoluogo lombardo anche in vista di Expo 2015, in una città in cui la vivibilità e la salute siano davvero una priorità. Ridurre traffico e smog, potenziare i mezzi pubblici e la mobilità sostenibile, estendere la rete di piste ciclabili e le aree verdi, proteggendo quelle già esistenti, è una questione di fondamentale importanza.&lt;br /&gt;
 A questo proposito mi impegno a dare concretezza al Patto dei Sindaci in linea con il Protocollo di Kyoto sottoscritto anche dalla nostra città, ma mai rispettato in tema di riduzione delle emissioni, miglioramento e riconversione energetica.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Si può raggiungere il quorum? Che cosa farà in questi giorni per informare i cittadini sul referendum?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
I milanesi hanno capito l’importanza della partecipazione attiva ma anche tutti i cittadini italiani hanno compreso che con il loro apporto possono sentirsi parte delle decisioni. Auspico quindi che il quorum venga raggiunto. Visto che a Milano sono 9 le schede, tra i 4 referendum nazionali e i 5 quesiti legati al tema dell’ambiente e della mobilità, in questi giorni ci sarà una grande campagna informativa sugli organi di stampa e sul sito istituzionale del Comune perché tutti possano appropriarsi del fondamentale principio “conoscere per deliberare”,  espresso dalla cultura liberale di Luigi Einaudi.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Che peso potrebbe avere a livello politico nazionale la vittoria dei 4 si? Potrebbe segnare la ﬁne di questa maggioranza di governo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sicuramente la vittoria dei 4 si per quanto riguarda i referendum nazionali sarebbe un altro colpo che metterà alla prova la linea e forse anche la tenuta del Governo.  Se questo possa anche significare la ﬁne della maggioranza è ancora presto per dirlo.  
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=10YB7T&quot;&gt;Terra - Anna Pellizzone&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Angelo BONELLI: Ecologisti e civici. Nasce la rete federata.  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/05/19/angelo-bonelli/ecologisti-e-civici-nasce-la-rete-federata-intervista/572395"></link>
  <updated>2011-05-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>572395</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lazio (Lista di elezione: Verdi) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Sabato e domenica a Roma lanceremo un nuovo soggetto politico con ambientalisti, amministratori virtuosi ed esponenti della società civile».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Angelo Bonelli, presidente dei Verdi per la Costituente ecologista: come giudica l’esito del voto nelle città?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Da queste elezioni è arrivato un segnale di cambiamento in particolare da due città, a Milano con Pisapia e a Napoli con de Magistris. Un segnale che prescinde anche dai partiti: non è un caso che questi candidati a sindaco abbiano preso molti più voti delle proprie coalizioni. Quanto ai Verdi, abbiamo presentato liste civiche ecologiste e liste verdi, per le quali c’è stato un miglioramento, nonostante le difficoltà politiche, di risorse e visibilità. A Milano, se vince Pisapia, avremo il nostro consigliere comunale, così come a Savona. A Cosenza abbiamo eletto un consigliere in una lista di giovani. Abbiamo percentuali che vanno dall’1 al 2%. &lt;br /&gt;
La strada giusta è, dunque, quella che abbiamo intrapreso: la Costituente ecologista.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Sabato e domenica a Roma ci sarà un’importante iniziativa proprio della Costituente ecologista. Con quali obiettivi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Si tratta della prima Convention nazionale che vedrà la nascita della “Rete federata degli Ecologisti e Civici”. All’evento, oltre ai Verdi, parteciperanno anche la Rete che si riconosce nell’appello “Abbiamo un sogno” con Jacopo Fo e Michele Dotti, la rete dell’Appello “Io Cambio” con Claudia Bettiol, i Sindaci della buona amministrazione”, i Movimenti Civici Siciliani, le associazioni ambientaliste tra le quali il Wwf con il presidente nazionale Stefano Leoni e la Lipu con il presidente Giuliano Tallone, il geologo Mario Tozzi, la scrittrice Dacia Maraini. Presto nascerà, dunque, una lista civica ed ecologista che a novembre vedrà la sua assemblea fondativa. L’obiettivo è costruire una nuova forza ecologista collegata ai Verdi europei che metta al centro della sua azione la grande questione della riconversione ecologica dell’economia, i temi ambientali, che dia risposte ai grandi problemi sociali, e ancora punti sutrasporti e mobilità. Una forza che renda, dal punto di vista delle politiche economiche e sociali, l’Italia più europea.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Intanto il governo vuole affossare i referendum...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Hanno approvato il decreto al Senato, ed ora si apprestano a farlo anche alla Camera: questo provvedimento rappresenta un tentativo di sospensione delle libertà democratiche, perché non permette ai cittadini di esprimersi con il voto. Noi Verdi, insieme a comitati e associazioni, ci mobiliteremo lunedì, martedì e mercoledì prossimi con un sit-in davanti alla Camera per protestare contro questo vero e proprio furto di democrazia.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=10EMUN&quot;&gt;Terra - Valerio Ceva Grimaldi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: «La democrazia richiede attente cure, verifiche critiche, riforme se necessario»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/05/15/giorgio-napolitano/%C2%ABla-democrazia-richiede-attente-cure-verifiche-critiche-riforme-se-necessario%C2%BB/560892"></link>
  <updated>2011-05-15T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>560892</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Non mi sottraggo alla responsabilità che ancora mi spetta esercitare operando e pensando per l'ulteriore 'marcia della democrazia'». 
&lt;p&gt;Lo ha detto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Tel Aviv ritirando, alla presenza del Presidente Shimon Peres, il Premio Internazionale Dan David.
&lt;p&gt;

«Mi compete di certo - ha aggiunto il Presidente Napolitano - la responsabilità di operare come Presidente della Repubblica italiana per il consolidamento della democrazia rinata nel mio paese più di sessant'anni fa grazie alla lotta contro il fascismo, alla Resistenza e alla vittoria della coalizione antinazista nella seconda guerra mondiale. La democrazia, neppure se sia stata ricostruita come in Italia sulle forti basi di una moderna Costituzione, può considerarsi compiuta e vitale una volta per tutte. Essa richiede attente cure, verifiche critiche, riforme se necessario e comunque nuovi sviluppi in rapporto al mutare dei tempi e delle esigenze. E' mio dovere adoperarmi perché in questo senso si esprima in Italia uno sforzo condiviso».
&lt;p&gt;

«Ma l'impegno per la democrazia - ha proseguito il Capo dello Stato - non può restringersi in un orizzonte nazionale. E' essenziale che dall'Italia come da tutti gli Stati membri dell'Unione Europea si contribuisca a rafforzare e fare avanzare i valori e le istituzioni che caratterizzano l'integrazione dell'Europa oggi a 27 come grande esperienza di democrazia comunitaria e sovranazionale. A questo fine vanno decisamente arricchite le possibilità - attraverso canali efficaci - di partecipazione dei cittadini al processo di formazione degli orientamenti e delle decisioni dell'Unione, vanno garantite la trasparenza e la affidabilità delle istituzioni dell'Unione, nel loro rapporto con le opinioni pubbliche e con le istituzioni rappresentative nazionali».

&lt;p&gt;
«E nello stesso tempo - ha rilevato il Presidente Napolitano - l'Europa unita deve interrogarsi sul modo in cui favorire la causa della libertà, il rispetto dei diritti umani, l'aspirazione a forme di governo democratiche nel mondo arabo, a cominciare da quei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente in cui si sono venute manifestando forti domande di cambiamento e di giustizia&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&amp;key=17082&quot;&gt;Il Quirinale.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renata POLVERINI: Questa è la democrazia e ve ne dovete fare una cazzo di ragione</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/05/10/renata-polverini/questa-%C3%A8-la-democrazia-e-ve-ne-dovete-fare-una-cazzo-di-ragione/573007"></link>
  <updated>2011-05-10T00:00:00Z</updated>
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  <id>573007</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Lazio (Partito: CEN-DEST(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Lazio (Lista di elezione: Lista Civica - Cen-Des) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Al secondo 43: &quot;Questa è la democrazia e ve ne dovete fare una cazzo di ragione.&quot;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=BNKCSt6R7yk&quot;&gt;Youtube&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIOCONDO TALAMONTI: Comune di Terni - Atto di indirizzo: preservazione dello Stato democratico</title>
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  <updated>2011-05-01T00:00:00Z</updated>
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  <id>560197</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Terni (TR) (Gruppo: Federazione della Sinistra) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Al Sindaco del Comune di Terni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt; Premesso che&lt;/b&gt;  si registrano, oramai da settimane, ossessivi attacchi ai magistrati, alla Corte Costituzionale a cui si aggiunge, proprio in queste ore, la proposta di riforma dell'articolo 1 della Costituzione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Considerato che &lt;/b&gt; il clima si è fatto così pesante e irrespirabile da temere di essere ad un passo dalla rottura della legalità costituzionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt; Ritenuto che &lt;/b&gt; difendere la Costituzione non sia un gesto rituale, perché non solo da essa scaturiscono  le regole attraverso cui costruire l’architettura pubblica del Paese, ma  anche le tracce attraverso cui sviluppare le relazioni sociali per accedere ad una migliore, più libera ed egualitaria convivenza civile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt; Appurato che&lt;/b&gt;  la nostra è  una buona Costituzione, anche perché  scritta – come ci ricordava Duccio Galimberti - con il sangue dei partigiani, che noi vogliamo gelosamente conservare affinché la società possa progredire. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt; Visto che &lt;/b&gt;  è in serio pericolo  l’equilibrio tra potere politico e magistratura e che si vuole ridisegnarne il ruolo;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt; il Gruppo della FdS  impegna il Sindaco&lt;/b&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
e tutti coloro che stanno nelle istituzioni a vigilare sui tentativi in atto e a  mettere in essere  tutto ciò che è utile alla preservazione dello Stato democratico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Terni,27 aprile 2011&lt;br /&gt;
 Giocondo Talamonti FdS&lt;br /&gt;
Luzio Luzzi FdS&lt;br /&gt;
Mauro Nannini FdS&lt;br /&gt;
Claudio Campili IdV
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://talamontigiocondo.blogspot.com/2011/05/comune-di-terni-atto-di-indirizzo.html&quot;&gt;Il Blog Personale di Giocondo Talamonti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Luigi BERSANI: Italia unita alle radici della  nostra democrazia</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/17/pier-luigi-bersani/italia-unita-alle-radici-della-nostra-democrazia/559126"></link>
  <updated>2011-03-17T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559126</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Fa riflettere che la guida del Paese sia affidata a quanti di quella svolta storica contestano la natura e lo sbocco. Noi vogliamo restituire speranza e fiducia»
&lt;p&gt;
L’anniversario è di tutti, o dovrebbe esserlo. Cominciamo col dire questo. Lo si capirà bene oggi pomeriggio, nell’Aula della Camera, quando il Parlamento in seduta comune ascolterà le parole solenni di Giorgio Napolitano, capo dello Stato e mai come oggi vero garante del patto costituzionale e repubblicano. Ma gli anniversari parlano. Raccontano sempre del clima del paese e dello spirito di un popolo.
&lt;p&gt;
Fu così un secolo fa, quando i primi cinquant’anni del Regno scontarono la polemica di cattolici, socialisti e repubblicani. E mezzo secolo dopo, a ridosso del boom, con una retorica soppiantata dalla celebrazione di un’epopea diversa, tutta interna al carattere bloccato della nostra democrazia. Erano, quelle di allora, contrapposizioni profonde, ideologiche e per fortuna archiviate. 
&lt;p&gt;Ma oggi? Su cosa si fonda oggi la celebrazione di una unità che tutti dovrebbero avere compreso e assimilato? Nel bene e nel male l’Italia liberale, e ancora di più quella repubblicana, hanno inteso la patria come coscienza di un passato vissuto, ma soprattutto come la proiezione di un futuro comune. Possiamo dire lo stesso anche noi? Tutti noi? 
&lt;p&gt;Perché poi si può discutere se il nostro Risorgimento sia stato effettivamente quell’evento fondativo che fu la “grande Rivoluzione” per la Francia o la Riforma per la Germania. Ma certo fa riflettere l’idea che nel 150° della nostra unificazione la guida del paese sia affidata a quanti di quella svolta storica contestano la natura e lo sbocco. Ed è tanto più preoccupante vedere come un tale sentimento, neppure represso, attraversi l’azione del governo e i suoi messaggi di fondo.
&lt;p&gt;
Peccato. Lo diciamo con la sensibilità e la responsabilità di un grande partito nazionale. Peccato che una parte della classe dirigente non abbia colto la portata morale e il valore simbolico del traguardo che raggiungiamo oggi. Come ha scritto Emilio Gentile, all’origine di quell’espressione – risorgere – vi era la spinta ad affrancarsi da una degradazione civile, individuale e collettiva. Più ancora che un progetto di integrazione dei territori si manifestava l’ansia di “conferire agli italiani una dignità di cittadini”. Una novità, e in fondo la più profonda delle rivoluzioni. L’antica nazione culturale affrontava la prova decisiva della sua unità spirituale e politica. Furono vicende drammatiche. Passaggi dolorosi, ma infine fu l’avvio di una parabola storica assolutamente unica che, alternando grandezza e tragedie, si è proiettata sino a noi.
&lt;p&gt;
Ecco perché c’è qualcosa di imponente non già nella data e non solo nell’anniversario in sé, ma nelle radici di ciò che oggi lo Stato e il popolo italiani sono chiamati a celebrare. Dietro e dentro la ricorrenza c’è l’Italia che ha combattuto per la propria dignità. Ci sono le radici della nostra democrazia. Di una Repubblica sorta sull’onda di una guerra di Liberazione. Vi sono il primo e il secondo Risorgimento. Con le biografie – le immense biografie – di una nazione che ha segnato del proprio destino il destino dell’Europa tutta. Di questo stiamo parlando. Eppure il tempo alle nostre spalle sembra aver incrinato proprio quelle premesse, al punto che la stessa unità del paese ad alcuni non pare più un sacro principio da difendere. E per la prima volta una secessione degli animi vorrebbe anticiparne altre, nelle regole, nei principi, nella forma stessa dello Stato.
&lt;p&gt;
La destra su questo ha fondato il suo lavorio. Ha negato legittimazione agli avversari e spinto per dissolvere i fattori coesivi. Un’opera tutt’altro che rozza che è transitata dal modo di concepire materie sensibili, il patto fiscale, la sicurezza, le identità dei territori. Da lì, a scendere, lo sfregio delle regole, un Parlamento svuotato di funzioni fino alle conflittualità esasperate verso le istituzioni di garanzia. Hanno cercato di rompere la struttura del paese con un racconto dell’Italia dove via via evaporava l’intera nostra storia e tradizione democratica.
&lt;p&gt;
A tutto questo noi, in questi mesi, ci siamo opposti e continueremo a farlo. Ma con la stessa determinazione diciamo che siamo i primi a voler fondare una nuova unità dello Stato e un nuovo patto repubblicano che sia finalmente all’origine di una patria comune e di una coscienza civile capace di rispettare sempre le differenze di giudizio e di pensiero ma in una identità democratica condivisa. A partire, ovviamente, da un federalismo che unisce e non divide, coinvolgendo tutte le parti del paese, nessuna esclusa. La nostra sfida è saldare il destino dell’Italia a una nuova Europa e a un mondo nuovo. Un mondo dove molto, forse tutto, è destinato a cambiare. E allora la vera domanda per noi non è cosa siamo stati, ma cosa saremo.&lt;br /&gt;
 Quale paese lasceremo a chi verrà dopo.
&lt;p&gt;

L’Italia liberale affidò il compito di formare un “carattere italiano” all’esercito e alla scuola. Il fascismo volle militarizzare la questione. La Repubblica visse tra chiese divise e doppie lealtà, ma in fondo trovando nei partiti di massa la spinta per una modernizzazione epocale, seppure depennata da sintomi patriottici, poiché il mito nazionale fu presto soggiogato al primato delle ideologie. La forza del nostro tempo – la speranza di questo 150° - è nella possibilità di combinare in forme nuove democrazia, cittadinanza e un’etica pubblica rigenerata.
&lt;p&gt;
Ce la possiamo fare. Davvero. Ce lo dicono le piazze che in questi mesi si sono riempite di giovani, donne, lavoratori. Ce la possiamo fare se contrasteremo quello che Baudelaire, col senno del suo tempo, aveva chiamato “l’avvilimento dei cuori”.&lt;br /&gt;
 Ci si avvilisce quando si scopre di essere privi di difese. Esposti al ricatto del più forte. O quando si è convinti di non avere un tempo davanti, ma solo il peso gravoso di molte eredità. Il Partito Democratico è nato per fare l’opposto. Noi siamo nati per restituire speranza, coraggio e fiducia a un paese che lo merita.&lt;br /&gt;
 Anche per questo oggi esporremo il tricolore fuori dalla finestra di casa.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=Y9VQF&quot;&gt;l'Unità &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «C'è un'Italia migliore»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-03-16T00:00:00Z</updated>
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  <id>559133</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Presidente Vendola, Il drammatico terremoto in Giappone ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica italiana, per via della Centrale di Fukushima danneggiatea dal sisma, la questione nucleare. Qual è la sua posizione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Credo che la tragedia giapponese debba suscitare in tutto il mondo una vera, e approfondita pausa di riflessione. L’impressione è che tutti i paesi più grandi, più industrializzati vivano il trauma della catastrofe nucleare nella centrale giapponese, davvero come un punto di cesura rispetto al passato. Noi abbiamo visto la lobby nuclearista affidarsi a dei  guru, diciamo così “scientifici”, che basavano la loro sicumera e la loro fede nuclearista sulla rievocazione del calcolo probabilistico; bene , in trentadue anni abbiamo avuto nel mondo tre incidenti rilevanti:  Three Mile Island nel 1979 negli Usa, nel 1986 a Chernobyl , in Ucraina e oggi a FukuShima in Giappone. &lt;br /&gt;
 Siamo dinanzi ad un avventurismo pseudo scientifico figlio delle grandi lobbies economiche che si sono arricchite con il nucleare civile e militare (perché ricordo che il nucleare civile è imparentato al nucleare militare entrambi vivono di segreti , di militarizzazione del territorio e di omertà istituzionali) allora io penso che, mentre il mondo riflette sull’avventura nucleare, non è possibile che l’unico governo che dica “andiamo avanti” sia quello italiano con le parole veramente  indecenti del Ministro, per così dire, dell’ambiente Stefania Prestigiacomo e con la  svagatezza dei vertici dell’Enel che ci raccomanda di non lasciarsi prendere dall’emotività. Francamente se ci lasciassimo prendere dall’emotività avremmo reazioni, diciamo, ben più robuste di quelle dichiarazioni di rottura radicale su questo fronte. L’Italia non potrà mai accettare un ritorno al nucleare. Noi ci batteremo con ogni mezzo contro questa follia voluta da quella che oggi rischia di apparire soltanto una cricca criminale.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ci sono altri avvenimenti importanti e drammatici: riguardano la sponda sud del Mediterraneo. Come giudica il comportamento dell’ Occidente nei confronti della  attuale situazione in Libia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Noi abbiamo usato la Libia, diciamo, come il nostro docile servitore per i lavori sporchi. Abbiamo affidato alla Libia il compito di costruire dei campi di trattenimento, diciamo degli “universi “concentrazionari in cui tenere rinchiusi migranti, talvolta la sorte  di questi migranti la si giocava ai dadi nel deserto, abbiamo coccolato non solo il Rais di Tripoli  ma i dittatori di tutto il Nord  Africa perché ci faceva comodo questa modalità di esportazione della nostra economia e dei nostri commerci.  E’ qui è cascata un po’ l’ipocrisia dell’Occidente, come casca l’asino, perché altrove dovevamo esportare la libertà con i bombardieri e qui abbiamo preferito altro genere di esportazioni non occupandoci della soppressione delle libertà  fondamentali in tutti questi Paesi. Per fortuna una nuova generazione, quella che è cresciuta con Internet,  è diventata consapevole dei propri diritti ed ha aperto un percorso rivoluzionario in tutto il Mediterraneo, purtroppo questo percorso meriterebbe dall’altra parte del Mediterraneo interlocutori credibili e maturi e non un’Europa esitante tremebonda e un’Italia scopertamente compromessa con gli affari di alcuni di questi dittatori.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Parliamo delle vicende di casa nostra. Secondo lei l’Italia è ancora sotto l’ipnosi berlusconiana?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
L’Italia vive dentro un clima di censura insopportabile, ed è difficile far vivere la contesa politica quando c’è una specie di falsificazione delle cose che accadono, c’è  una manipolazione delle verità, c’è una disinformazione di regime. Se posso fare un esempio le carte della procura di Milano sulla ‘ndrangheta in Lombardia, sulla ‘ndrangheta pesante che controlla il territorio con modalità assai simili alle modalità con cui controlla la Calabria, la n’drangheta che agisce in ospedali importanti come se fosse in Aspromonte o nella Locride, l’a ‘ndrangheta che non viene minimamente contrastata da un apparato di potere che finge di non vedere ciò che tutti possono vedere già da anni, costituisce un grande scandalo nazionale. Se un boss mafioso in un qualunque ospedale pugliese avesse potuto fare le proprie riunioni e scandire i propri ordini, credo che tutta la classe dirigente pugliese sarebbe stata portata presso la “Corte di Cassazione” del Tg1, delle trasmissioni televisive, e invece nulla, un silenzio e un’omertà istituzionale che impressiona. Ecco in questo clima è difficile, diciamo così, costruire una  positiva interlocuzione con dei falsari. Siamo, quindi, dentro una fase in cui il berlusconismo che ha perso credibilità e consenso si muove come un animale ferito dando colpi di coda che stanno ferendo l’assetto democratico del Paese, speriamo che si possa riparare il danno, stanno uccidendo la cultura, la scuola pubblica, stanno uccidendo l’anima del Paese.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cosa manca al Centrosinistra per diventare egemone nella società italiana?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Manca la volontà di fare una grande battaglia politico-culturale, di uscire fuori dai propri accampamenti, dalla gestione dei piccoli sistemi di potere. Il centrosinistra deve sentirsi sfidato dalla crisi che è soprattutto una crisi di prospettiva per le giovani generazioni.E piuttosto che inseguire l’alleato impossibile, quello che da un momento all’altro lascerà il campo berlusconiano e verrà a rafforzare il nostro campo, dovrebbe occuparsi dei soggetti sociali che hanno bisogno di essere rappresentati e che sono il blocco sociale del cambiamento: gli studenti, il lavoro dipendente, la piccola e media impresa, il mondo della cultura, il mondo delle donne. Sono questi i soggetti fondamentali della rivoluzione democratica di cui l’Italia ha bisogno.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Leggendo il suo Manifesto, “C’è un’Italia migliore”, onestamente  non trovo molta distanza tra Lei e i valori del PD. Perché non la convince quel partito?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Quel partito talvolta non colpisce i suoi militanti e i suoi dirigenti. Il dibattito sulla natura incerta del PD è aperto dentro al PD. Personalmente il problema non è, diciamo, una condivisione sui temi politico-emozionali, siamo tutti quanti per l’accoglienza degli esseri umani, siamo tutti quanti per il diritto al lavoro, ecc.&lt;br /&gt;
 Il problema è di capire quali sono le politiche di lotta contro leggi che hanno rappresentato un regresso civile, sociale, sono quelle che io vorrei che il centrosinistra avesse nel proprio cantiere. Se il PD avesse questa agenda di proposta e probabilmente saremmo nel PD, se siamo in Sinistra Ecologia e Libertà è perché vi è stata una deriva moderata del Partito Democratico.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In una recente intervista ha affermato che, per lei, Rosy Bindi potrebbe essere la candidata  a premier per il Centrosinistra.  E’ ancora di quell’idea?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Io  dicevo, nella misura in cui il centrosinistra si riconosce nella denuncia di una crisi democratica, che è meritevole di essere affrontata da una coalizione democratica la più larga possibile, a quel punto io dico che non si discuta di una figura premiership legata alle virtù della tecnocrazia, perché se la crisi è democratica, non è tecnocratica, non c’è bisogno di un tecnocrate, ma c’è bisogno per una fase transitoria limitata ad alcune riforme come quella della legge elettorale, per il conflitto di interessi, di una figura fortemente caratterizzata in termini politici e democratici. Da quel punto di vista Rosy Bindi, in quella situazione, è stata la mia proposta. Non è incompatibile con il tema prioritario per dare un’anima al centrosinistra delle primarie.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ultima domanda: A 150 anni dall’Unità possiamo ancora emozionarci per quell’evento?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Devo dire che abbiamo rispolverato il Risorgimento, l’avevamo per decenni messo sotto naftalina e oggi il Risorgimento torna come una questione della nostra attualità, perché abbiamo il sentimento diffuso di un processo di fuoriuscita dall’Unità del Paese, sentiamo la minaccia della cultura leghista, sentiamo l’avanzata di un federalismo che non è solidale, ma è la fotografia dell’egoismo sociale di una parte del Paese e sappiamo che i fenomeni di disgregazione nazionale possono essere molto più rapidi di quanto non si immagini e sono sempre alimentati dalle sottoculture del localismo e delle identità etnoterritoriali.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://confini.blog.rainews24.it/2011/03/16/ce-unitalia-migliore-intervista-a-nichi-vendola/&quot;&gt;RaiNews24 | Confini - Pierluigi Mele&lt;/a&gt;</summary>
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