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  <title>Openpolis - Argomento: abolizione province</title>
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  <updated>2012-02-16T00:00:00Z</updated>
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  <title>Antonio DI PIETRO: Vaticano segrete stanze? Un film di omertà e doppi fondi  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-02-16T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>624422</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Onorevole, una parte della gerarchia ecclesiastica ritiene che lo Ior possa legittimamente rifiutarsi di collaborare con le autorità italiane, almeno fino alla data di entrata in vigore della legge vaticana antiriciclaggio. Ma davvero la Chiesa può ancora permettersi di fare a meno della trasparenza?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“In tutti questi anni, compresi quelli in cui da sostituto procuratore della Repubblica di Milano ho avuto rapporti istituzionali con le autorità giudiziarie del Vaticano, ho capito che ci sono due Chiese. C’è la chiesa di popolo, di servizio, di fede e c’è la Chiesa degli affari, degli intrighi e soprattutto dell’omertà. In fondo lo aveva già detto Gesù Cristo, no? ‘Fuori i mercanti dal tempio’ non vuol dire questo?”. 
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Così il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, nel corso di un’intervista a il Fatto quotidiano&lt;/i&gt;.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E non esisteva nemmeno lo Ior…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Già, quello è un problema nostro. Io l’ho sperimentato e posso dirlo senza timore di essere smentito perché carta canta: nell’inchiesta Mani Pulite la banca vaticana era un canale preferenziale, anzi, il luogo di occultamento finale preferito per molto denaro frutto di corruzione. La stessa tangente Enimont, in parte, è finita in Vaticano, come altre”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Che tipo di collaborazione avete avuto dalle autorità d’Oltretevere?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Ricevevamo risposte incredibili. Tra le centinaia di rogatorie che abbiamo fatto in tutto il mondo, le risposte più insufficienti, anzi, le più ipocrite le abbiamo ricevute dal Vaticano. Non che ci raccontassero menzogne. Semplicemente non raccontavano. Il modello di comunicazione era: ‘Prendiamo atto della vostra inchiesta nei confronti di Tizio e Caio, diteci cosa avete scoperto e noi vi diremo se è vero’. Ma io la prova che i soldi – facciamo un esempio – erano transitati da San Marino al Vaticano già ce l’avevo! Che te lo chiedo a fare? Ecco, ti davano la prova solo se già ce l’avevi. Diciamo che le risposte non erano esattamente nell’ottica della collaborazione e dell’assistenza”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;L’argomento trasparenza in Vaticano non sembra appassionare più di tanto…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“L’informazione, la grande informazione, è da sempre legata a una sorta di rispetto succube. Non c’è niente da fare”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Eppure ci sono battaglie popolarissime, come quella sull’Ici…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“E anche qui la Chiesa ha detto di essere disposta a collaborare. Di nuovo lo stesso meccanismo, grandi proclami, grande rispetto per le istituzioni, ma poi? La sostanza? Sia chiaro, sono d’accordissimo sul fatto che determinate attività legate al culto siano esentate dall’Ici, ma questo – va da sé – non può valere per le attività commerciali”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Proprio quello che dice Monti. Il governo ha annunciato un emendamento per riservare l’esenzione ai soli immobili in cui si svolge in modo esclusivo attività non commerciale…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Monti è un tuttologo che dice sì a tutti, promette tutto a tutti perché sa bene di poter iniziare tutto senza bisogno di finire nulla, tanto la sua legislatura è a termine. Anche ieri, per esempio, il governo ha prorogato il superamento del sistema delle province dal marzo 2012 al marzo 2013. Ha fatto bella figura dicendo di aver eliminato un pesante fardello per l’amministrazione dello Stato, ma dopo la legge s’è fatto la pandetta per posticipare l’impegno…”
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quindi non crede che sull’Ici alla Chiesa si faccia sul serio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Vedremo. Comunque è un errore pensare che Monti sia soltanto un tecnico. O meglio, un tecnico lo è, ma soprattutto della comunicazione”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma davvero pensa che il governo Monti, che della trasparenza ha fatto un totem, possa predicare bene e razzolare male se di mezzo c’è il Vaticano?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Vedremo. Intanto stiamo preparando una mozione per invitare il governo a chiarire come intenda rapportarsi con la Chiesa, se in rapporto di parità o di subalternità. Il rispetto di due Stati sovrani è una cosa, la sudditanza di uno Stato all’altro è un’altra. E parlo da cattolico, ma si può essere un buon cattolico soltanto se si vive in uno Stato laico”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1ATOLP&quot;&gt;il Fatto Quotidiano - Stefano Caselli&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Sandro GOZI: Manovra. Bene Fassino. Creare area territoriale Romagna</title>
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  <updated>2011-08-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>607929</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Dobbiamo dire addio alle miniprovince o alle province create secondo logiche del secolo scorso. Le province devono uscire dalla tutela costituzionale e lasciare spazio ad una gestione amministrativa di secondo livello che risponda alle nuove esigenze del territorio, sotto la guida regionale.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/rita.bernardini#!/notes/sandro-gozi/manovra-gozi-pd-bene-fassino-creare-area-territoriale-romagna/10150269429666239&quot;&gt;www.facebook.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE TASSONE: Necessaria una nuova legge sulle autonomie locali</title>
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  <updated>2011-08-21T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>607879</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La manovra finanziaria approvata dal Governo il 13 agosto lascia, per quanto concerne gli enti locali, del tutto perplessi.&lt;br /&gt;

Non a caso migliaia di Sindaci e di Amministratori Locali stanno organizzando in tutte le regioni italiane manifestazioni di protesta e di sensibilizzazione sui danni che i provvedimenti recheranno senza assicurare duraturi benefici di carattere finanziario.
&lt;p&gt;
Occorre procedere ad un riordino degli Enti Locali, ma non è corretto farlo, nemmeno in un momento d’emergenza, con un decreto legge: è necessario che sia una legge ad hoc a procedere, in tempi rapidi e comunque entro l’anno, ad intervenire sulla materia in modo coordinato e soprattutto senza creare problemi e conflitti tra enti destinati poi a suscitare ricorsi ed interminabili giudizi. 
&lt;p&gt;
E’ giusto intervenire sulle realtà dei piccoli comuni, ma non falcidiandoli, bensì prevedendo l’accorpamento dei servizi, lasciando a soggetti eletti dai cittadini l’amministrazione locale senza privare il territorio, soprattutto quello più marginale e spesso meno ricco, di un presidio necessario quanto insostituibile.
Sono favorevole all’abrogazione di tutte le province, le cui funzioni sono ormai residuali e marginali, ma anche questo deve avvenire in un quadro di norme chiare e congruenti che consentano alle Regioni ed ai Comuni di farsi carico delle nuove competenze.
&lt;p&gt;
Gli stessi territori regionali possono essere soggetti a rivisitazioni che permettano di rispondere ad esigenze mutate rispetto a quando vennero disegnati, anche sfruttando le opportunità che il trattato di Lisbona offre in materia di realtà amministrative transfrontaliere.
&lt;p&gt;
In questo senso la proposta di una regione delle “Alpi del Mare” che comprenda i territori di Cuneo, Imperia e Savona e che coinvolga anche il versante francese delle Alpi Marittime, appare del tutto legittima e meritoria di approfondimento da parte degli enti locali interessati.
&lt;p&gt;
Ora, peraltro, è necessario che in sede di conversione del Decreto Legge governativo si stralcino le parti relative alle autonomie locali e si avvii rapidamente l’iter per l’approvazione di una urgente legge sulle autonomie locali che sia praticabile e coerente con le necessità e con la situazione economica del Paese.
&lt;p&gt;

Beppe Tassone&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it&quot;&gt;sito web personale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>LEONARDO RAITO: Non mi sento un ladro</title>
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  <updated>2011-08-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>608052</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Provincia Rovigo (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Pare che questo istrionico governo abbia ormai deciso l’abolizione delle province sotto i 300mila abitanti. Colpo di scure che si dovrebbe abbattere anche sulla Provincia di Rovigo, che con 248.000 abitanti, non ha neanche la fortuna di Belluno di un’estensione territoriale che la preservi (sarà perché Belluno è amministrata dal centrodestra). La battaglia sui costi della politica, sacrosanta, va a toccare marginalmente i veri costi (parlamentari, ministeri, enti pubblici con cda super-retribuiti) e si vanno a colpire le categorie più basse, quelle però, che garantiscono servizi indispensabili ai cittadini. È la logica della democrazia del più forte, che colpisce i più deboli, il territorio, fatta da un governo di irresponsabili che intende chiudere una vergognosa parabola di ricatti, rimpasti, digestivi di ferragosto, con l’ennesimo massacro che farà del male, ma tanto male. Vediamo perché. L’idea di ridistribuire le competenze della Provincia di Rovigo ad altri enti, cozza con la volontà di ridurre i costi e i trasferimenti. Dato che le Regioni hanno i bilanci sempre più risicati, i comuni anche, dovremo chiederci chi finanzierà le manutenzioni stradali (500 km di arterie provinciali solo per Rovigo), chi i lavori sull’edilizia scolastica (una ventina di plessi sparsi nei comuni della Provincia), chi i progetti di accompagnamento scolastico per i bambini ipovedenti e sordi, chi il coordinamento della rete informa immigrati, fondi per finanziamenti in molti settori, chi svolgerà funzioni di coordinamento su temi preziosi (riconversione Enel, governo riforma Gelmini, Protezione civile, ambiente e altri) solo per citarne alcuni? 

Temo che con la soppressione della Provincia, aumenterà il distacco tra le istituzioni preposte e gli enti locali, e il Polesine rischierà di affondare nel dimenticatoio di un accorpamento che ci considererà terra di serie B. Quale l’interesse di una Provincia di Padova, o di Verona, o di Venezia per il nostro Delta? Quale la difesa del territorio contro insediamenti inquinanti, nuove discariche o altro? Si rischia di disperdere un patrimonio culturale costruito con anni di comunanza di obiettivi, di confronto, anche tra comuni molto diversi. Non posso poi dimenticare gli oltre 300 dipendenti (dirigenti, funzionari, impiegati e operai) del nostro ente, collaboratori preziosi, professionalità acquisite sul campo che rischiano di andare disperse e ai quali non immagino che sorte possa toccare. 

Infine, un problema di rappresentanza: supposto che ci aggreghino a Padova, quanti consiglieri, data la riduzione prevista dalla vecchia riforma Brunetta, sosterranno le ragioni polesane nel consesso padovano? Eletti in quanti collegi? Resteremo cornuti e mazziati, per usare un eufemismo. Credo invece che con un po’ di intelligenza (parola difficile da applicare a questo esecutivo), senza fare una riforma frullato in cui si è buttato di tutto e di più, sarebbe stato possibile ottenere risultati molto più preziosi. Un tetto massimo alle pensioni (sui 100.000 euro…sapete quanta gente ne guadagna di più? Che vergogna), la riduzione delle indennità di carica, abolizione dei privilegi, dimezzamento dei parlamentari, dimagrimento dei ministeri. Ma non si è voluto farlo. Si è voluto sparare nel mucchio per colpire qualcuno e preservare altri, senza contare che negli ultimi anni sono state autorizzate almeno altre 15 province, senza storia, senza cultura e tradizione pari alla nostra. 

Chiudo con una nota personale. Se non credessi nel ruolo dell’ente per cui ho l’onore di rivestire la carica di assessore, avrei abbandonato da un pezzo. In questi due anni mi sono sentito utile per la comunità polesana, non una inutile zavorra. Non mi ha pesato lavorare anche 12-14 ore al giorno, sabati e domeniche comprese, per fare il bene del territorio. La nostra indennità di carica è infinitamente inferiore a quella di un parlamentare, di un consigliere regionale, di un assessore regionale. Non mi sento un ladro. Se la gente sapesse poi quanto, di quella indennità, lasciamo al territorio, credo che si ricrederebbero in tanti. Comunque vada, sono orgoglioso di amministrare la splendida Provincia di Rovigo. Ho conosciuto gente fantastica, che credo rischierà di sentirsi ancora più sola. Se questo governo voleva far ingoiare al Polesine un boccone velenoso, ci è riuscito. Se un briciolo di rispetto per questa gente mi era rimasto, ora l’ho perso! Spero lo perdano tutti i polesani. Smembrati, spaccati, divisi: così ci vogliono! Non è accettabile.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rovigooggi.it/articolo/2011-08-17/non-mi-sento-un-ladro/&quot;&gt;www.rovigooggi.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Adriana POLI BORTONE: Emendamento per abolire tutte le province</title>
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  <updated>2011-08-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590979</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: CN) - Consigliere Provincia Lecce (Lista di elezione: LISTA CIVICA) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Io Sud presentera' un emendamento alla manovra correttiva ''per abolire tutte le province''.
&lt;p&gt;&lt;i&gt; Lo annuncia in una nota la senatrice Adriana Poli Bortone, presidente di Io Sud&lt;/i&gt;.
&lt;p&gt;''Su questo - spiega - non si deve inseguire l'egoismo localistico, quando si fa una legge bisogna salvarne il principio senza furbate, andando a individuare degli escamotage per venire incontro a qualche egoismo, perchè se così fosse la legge non si farebbe mai''.


&lt;p&gt;

Per Poli Bortone ''la domanda e' semplice: in un'Italia federale con maggiore potere alle regioni e ai comuni, con l'auspicabile obbligatorietà dell'unione degli stessi comuni con meno di 5 mila abitanti, le province sono ancora soggetti i istituzionali utili? Per Io Sud la risposta è no''. &lt;br /&gt;
Come Io Sud, ''siamo presentatori di un disegno di legge costituzionale, che prevede anche questa misura, e di conseguenza presenterò a mio nome e di quanti lo vorranno firmare un emendamento per la soppressione di tutte le province''.
&lt;p&gt;
MANOVRA_BIS__POLI_BORTONE__EMENDAMENTO_PER_ABOLIRE_TUTTE_LE_PROVINCE-1042543-POL-1.html&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/news-MANOVRA_BIS__POLI_BORTONE__EMENDAMENTO_PER_ABOLIRE_TUTTE_LE_PROVINCE-1042543-POL-1.html&quot;&gt;www.asca.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio DI PIETRO: «Tagli a vitalizi e Province. Ecco la nostra manovra»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-08-14T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590929</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Ma nella manovra di Tremonti e Berlusconi ci sono provvedimenti positivi da cui può partire il confronto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«È la vecchia questione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. C'è il taglio delle Province, ma solo di una parte. Quando l'abbiamo proposto noi dell'Italia dei Valori in Parlamento né il Pdl né il Pd l'hanno votato. Bisogna abolirle tutte. Poi nella manovra del governo si tassano le rendite finanziarie dal 12 al 20 per cento, lo chiediamo da tempo. Ma sui costi della politica il decreto è davvero deprimente».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Si aspettava qualcosa di più?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Va bene ridurre l'indennità di deputati e senatori ma i vitalizi? E il numero dei parlamentari? Se servivano soldi si poteva far pagare il contributo di solidarietà a quelli che hanno riportato i soldi in Italia grazie allo scudo fiscale, un vero riciclaggio di Stato. Poi bisognava intervenire sull'evasione fiscale in modo netto, è un'operazione fondamentale, invece non se ne parla nemmeno in una riga. Inoltre le Regioni vanno accorpate, penso, giusto per fare un esempio, all'Abruzzo e al Molise. Altra cosa: riduciamo i finanziamenti ai partiti. Ma la vera rivoluzione sarebbe nelle liberalizzazioni e nelle privatizzazioni, che invece mancano nella manovra».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Perché non si sono fatte?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Perché in Parlamento le lobby la fanno da padrone».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ora discuterete tagli e tasse con la maggioranza e cercherete di raggiungere un accordo. Può cominciare una stagione di dialogo o Berlusconi se ne deve andare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Per noi Berlusconi deve andare a casa. Ma già da tempo. Tuttavia dipende dal Parlamento e non soltanto da noi dell'Italia dei Valori. Purtroppo tanti nominati che siedono alla Camera e al Senato rispondono come cani al loro padrone. Ma noi non ci fermeremo. Anzi proprio per cambiare le cose stiamo raccogliendo le firme per abrogare questa legge elettorale».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Anche il Partito Democratico e l'Udc hanno presentato le loro ricette alternative. Tenterà di avvicinare opposizioni e governo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ho letto con attenzione le proposte del Pd e dell'Udc. Dovremmo fare come i sindacati e Confindustria, la Camusso e la Marcegaglia insieme: sederci allo stesso tavolo ed elaborare un pacchetto unitario di modifiche per cercare di migliorare questa manovra in Parlamento».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Crede che sia possibile un'intesa generale per il bene del Paese?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Noi siamo pronti. Ora chiediamo alla maggioranza di lavorare seriamente».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.antoniodipietro.it/&quot;&gt;sito web ufficiale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Roberto CALDEROLI: Vitalizi e province</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/12/roberto-calderoli/vitalizi-e-province/590925"></link>
  <updated>2011-08-12T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>590925</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: Lega) -  Ministro  Semplificazione Normativa (Partito: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Lo stesso giorno il ministro Roberto Calderoli aveva rivendicato alla Lega la proposta di legge costituzionale che taglia il numero di deputati e senatori e che deve passare al Consiglio dei ministri. Ma le leggi costituzionali, infatti, richiedono doppia lettura ed hanno tempi di approvazione assai lunghi. Si scommette intanto su uno stop per tutte le province istituite ma non operative e l'abolizione di quelle che hanno meno di 300mila abitanti.
&lt;p&gt;


http://www.iltempo.it/2011/08/12/1278510-vitalizi_province.shtml&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.iltempo.it/2011/08/12/1278510-vitalizi_province.shtml&quot;&gt;www.iltempo.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DELIA MURER: Abolizione province. Voto di astensione del PD</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/07/07/delia-murer/abolizione-province-voto-di-astensione-del-pd/589888"></link>
  <updated>2011-07-07T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>589888</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;


“Un voto favorevole avrebbe dato segno di un Pd impegnato per l’innovazione”.
 
&lt;p&gt;
“L'emendamento sul quale si è votato non aboliva le Province, ma era solo l'avvio di un lungo iter costituzionale. Non prevedeva la destinazione delle competenze e dei dipendenti così come non chiariva i ruoli delle Regioni e dei Comuni: era, insomma, una norma ‘bandiera’. 
&lt;p&gt;Ciononostante noi eravamo e siamo convinti che era meglio votare con le altre forze dell’opposizione a favore dell’emendamento, prendendo, inoltre, le distanze dalla maggioranza che proprio in questi giorni ha presentato un’inaccettabile manovra economica. Ma ovviamente, al momento del voto, ci siamo attenuti alle decisioni del gruppo del PD”.
&lt;p&gt;

Così i deputati veneziani del PD, Andrea Martella, Delia Murer, Rodolfo Viola e Pier Paolo Baretta, spiegano la loro posizione dopo il voto alla Camera sul provvedimento.

&lt;p&gt;
“Inoltre, col proprio voto favorevole il PD avrebbe dato il segno di un forte impegno  per l’innovazione in politica, evitando una battuta d’arresto su questo fronte, come l'astensione rischia di apparire.  Il PD deve cambiare passo su questi argomenti, sui quali sono già depositate proposte di legge del gruppo. Chiediamo sin da subito la loro calendarizzazione nei lavori d'aula”.
&lt;p&gt;

“La nostra posizione - concludono Martella, Murer, Viola e Baretta - è tanto più rafforzata dal fatto che nei mesi scorsi abbiamo presentato una proposta di legge per abolizione della Provincia di Venezia e per l’istituzione della Città Metropolitana”.


&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_news.asp?ID=2437&quot;&gt;pdveneto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Massimo DONADI: MANOVRA DONADI IDV RIPRESENTA PROPOSTA LEGGE PER ABOLIZIONE PROVINCE</title>
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  <updated>2010-06-16T00:00:00Z</updated>
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  <id>501921</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Pur di non discutere e votare l'abolizione delle province, il centrodestra lo aveva rimandato a dopo il voto del codice sulle autonomie, affermando che proprio nel codice avrebbero provveduto al riordino delle province. Siccome tale riordino non c'e' stato, Idv chiedera' con assoluta priorita' ed urgenza, la calendarizzazione della proposta di legge per l'abolizione delle province. In questo momento in cui anche dal centrodestra si levano voci per denunciare l'iniquita' della manovra, l'abolizione delle province e' indispensabile e non piu' rinviabile. Contiamo sull'appoggio non solo delle altre opposizioni, ma anche di quella parte della maggioranza che ha sempre sostenuto, almeno a parole, questa necessita&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.asca.it/news-MANOVRA__DONADI__IDV_RIPRESENTA_PROPOSTA_LEGGE_PER_ABOLIZIONE_PROVINCE-924260-ORA-.html&quot;&gt;www.asca.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>SERGIO CHIAMPARINO: «Tremonti ha fatto per mesi belle interviste sul carico fiscale. Nella manovra di tutto questo non c’è nulla»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/05/28/sergio-chiamparino/%C2%ABtremonti-ha-fatto-per-mesi-belle-interviste-sul-carico-fiscale-nella-manovra-di-tutto-questo-non-c%E2%80%99%C3%A8-nulla%C2%BB-intervista/500794"></link>
  <updated>2010-05-28T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>500794</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Torino (TO) (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«I comuni pronti ai sacrifici ma dateci riforme vere»&lt;br /&gt;


«La prima modifica da fare e sul patto di stabilità Siamo consapevoli dei tagli ai costi della politica, ma così si colpiscono le politiche sociali. Il ministro la smetta di trattarci come scolaretti. Se la Lega pensa che la manovra anticipi il federalismo, prende una cantonata: gli enti locali fanno solo da server allo Stato centralizzato».

&lt;p&gt;«La manovra non è in discussione, ma il maestro Tremonti smetta di trattarci come scolaretti. Siamo disposti a fare sacrifici, ma la riforma sia radicale» Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, Presidente Anci, esponente del Partito Democratico ragiona insieme al Riformista sulla Finanziaria varata dal governo di centro destra. Una manovra economica dove al momento – secondo Chiamparino, che ieri mattina ha presieduto il direttivo dell’Anci a Roma - «non c’è certezza di cifre, cosa che la dice già lunga sul carattere dell’operazione: affannoso da una parte e raffazzonato dall’altra». E sul fatto che sia un provvedimento pro Lega Nord, racconta un’indiscrezione raccolta in ambienti del Carroccio. «Un collega leghista, di cui non voglio fare il nome, mi ha detto testualmente: se questa è una manovra pro Lega allora mi auguro che la Lega alle elezioni perda sempre»
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cosa non la convince della Finanziaria targata Tremonti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Nel giro di due ore, i comuni si sono visti appioppare 200 milioni di euro in più ogni anno e rispetto a sabato scorso, le cifre sono raddoppiate.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ovvero?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Siamo passati da 800 a 1500 milioni per il 2011, da 1500 a 2200 per il 2012. Lo abbiamo scoperto ieri mattina. Siamo disposti ad accettare una parte dei tagli, a condizione che si modifichi il patto di stabilità.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cosa rischiano gli enti locali?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Già il solo patto, avrebbe portato i comuni in disavanzo di amministrazione. Se il governo non torna indietro, se il dibattito non cambia queste cifre, i comuni scoppiano. Le cifre devono tornare e essere quelle iniziali anche perché non scordiamoci che i 4 miliardi e mezzo a carico delle Regioni per ciascun anno ricadranno poi sulle nostre spalle.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Anche il governatore Formigoni ha mostrato più di una perplessità.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
E’ ovvio. I tagli andranno a colpire la sanità e il trasporto pubblico: colpiranno le politiche sociali.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;A danno dei cittadini?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Alla fine, cumulando, non è difficile prevederlo.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quali saranno le vostre prossime mosse?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Bisogna tornare al tavolo dove eravamo rimasti sabato. Siamo perfettamente responsabilizzati sui tagli ai costi della politica, ma facciamo sì che questa manovra cambi veramente le cose e abbia una linea di riforma.
&lt;p&gt; 
&lt;b&gt;E se non cambiassero i parametri attuali di spesa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Diremo no senza condizioni.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ci sono punti della manovra che condivide?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
La parte normativa tratta su questioni su cui siamo d’accordo, come sul fatto che si debbano colpire le società municipalizzate. Ma Tremonti continua a trattarci come scolaretti: un maestro che poi ti mette in penitenza se non svolgi bene il compitino.
&lt;p&gt; 
&lt;b&gt;Il Partito democratico è aperto al dialogo in parlamento?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Rispettiamo lo spirito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: serve un patto di responsabilità nazionale.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quindi nessun pregiudizio nell’aula di Montecitorio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sia chiaro: noi non mettiamo in discussione la necessità della manovra. Mettiamo in discussione soprattutto un fatto: la quantità dei sacrifici richiesta a comuni e regioni non è sostenibile per le nostre politiche.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sull’abolizione delle dieci province c’è ancora poca chiarezza.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sono più dei manifestini, dei piccoli segnali, non si va a toccare la sostanza del problema. E’ un continuo tira e molla. Prima per essere politically correct, si è tutti contro, poi invece si è a favore. Io sono a favore delle riforme, ma si deve cambiare registro.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei cosa propone?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Da tempo sostengo di avviare una trasformazione, rendendole associazioni di comuni per il controllo su area vasta. I comuni potrebbero delegare a un organismo le competenze che attualmente spettano alle province.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Rispetto alla parte fiscale della Finanziaria?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Tremonti ha fatto per mesi belle interviste sul fatto che bisognava spostare il carico fiscale dalle persone alle cose, da chi investiva a chi patrimonializzava. Di tutto questo non c’è nulla. Bisogna dare credibilità a una manovra, per innescare dei processi di riforma. La sostenibilità deve esserci non solo nel breve periodo, ma nel medio.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E’ una manovra economica Pro Lega?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Diceva oggi un collega leghista:«Se questa è una manovra mi auguro che la Lega Nord perda sempre».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;In che senso?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Credo pensasse a Roma.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Eppure i leghisti sostengono che aprirà le porte al federalismo fiscale.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Stanno prendendo una cantonata. Di federalista non c’è niente. Sulle case cosiddette fantasma, dove bisognava responsabilizzare i comuni, è l’esatto opposto. Si centralizza tutto nelle agenzie territoriali, mentre i comuni diventano dei server dello Stato centralizzato, su argomenti importanti come condoni o regolarizzazioni.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il suo auspicio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Siamo disposti a fare sacrifici, ma la riforma sia radicale. Togliamo questi aspetti dal dibattito, che oscillano tra l’opportunismo e la demagogia.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E’ il governo di Tremonti o di Berlusconi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Se guardiamo alla manovra è il governo di Tremonti, ma se guardiamo al carattere un po’ affannoso e rafforzato, è quello di Berlusconi, che fino all’ultimo ha negato che l’Italia fosse a rischio di una crisi.
&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=RWEL6&quot;&gt;Il Riformista - Alessandro Da Rold&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Massimo CALEARO CIMAN: «Tremonti ha tagliato troppo poco, altro che tagli»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/05/28/massimo-calearo-ciman/%C2%ABtremonti-ha-tagliato-troppo-poco-altro-che-tagli%C2%BB-intervista/500790"></link>
  <updated>2010-05-28T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>500790</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PT già IR) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Tremonti ha tagliato troppo poco, altro che tagli. E poi è sempre più facile contestare che proporre».
&lt;p&gt;

Incontriamo Massimo Calearo in Transatlantico, mentre dal Pd fino all`Idv, è un solo coro contro la manovra del governo. L`ex presidente di Federmeccanica, ora deputato di Alleanza per l`Italia, non si associa. Poi lancia un`occhiata ai colleghi che vanno su e giù per il lungo corridoio e lancia una proposta: «Io un`idea ce l`avrei: in Parlamento dovrebbe andare solo chi ha un mestiere. E dopo tre mandati, tutti a casa. A la-vo-ra-re».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Da capo: Calearo promuove Tremonti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Devo ancora leggere attentamente il testo, ma la situazione è drammatica. Non si può criticare per criticare. In questo momento bisogna consigliare il governo, non protestare e basta».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il suo vecchio partito, il Pd, ha dato un giudizio molto negativo...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non è che possiamo lamentarci per una manovra di 24 miliardi, quando altri governi la fanno di 70.&lt;br /&gt;


Certo, va migliorata in tanti punti. Ma ci sono misure corrette».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Per esempio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «L`inizio dell'eliminazione degli enti inutili o l`abolizione di alcune province. Tremonti, però, deve andare avanti, questa è solo la punta dell`iceberg.

Di enti inutili ce ne sono una valanga. E per le province, alzerei a 500mila abitanti la soglia sotto la quale vanno cancellate».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cos'altro le è piaciuto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «La lotta all`evasione, la tracciabilità dei pagamenti.

Io, però, aumenterei anche l`aliquota per chi ha utilizzato lo scudo fiscale. Il blocco degli stipendi degli statali, invece, è sbagliato, ma è giusto tassare quelli che superano un certo tetto di reddito. Insomma, bisogna guardare misura per misura e consigliare il governo per il meglio, perché la situazione è gravissima».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Passiamo alla «casta». Qual è la sua idea?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Fare i parlamentari a tempo, come per il servizio militare. E mettere come regola che puoi essere eletto solo se hai un mestiere. Berlusconi, per esempio, va bene perché è uno che il lavoro ce l`ha».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non le sembra un po' demagogico?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «La politica è o no un servizio?Allora va fatto a tempo.

Come il militare. Non più di tre mandati. E chi è eletto, deve avere una professione. C`è gente che sta qui dentro da trent`anni. E sa perché? Perché fuori di qui non hanno un lavoro. E allora bisogna dire basta. Questo è l`unico modo per rimuovere questa classe politica, per fare un vero ricambio.

Aiuterebbe a moralizzare un po'la casta».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ed è d`accordo con il taglio agli stipendi dei parlamentari?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Perfettamente d`accordo. Anche perché lo stipendio è legato allo stile di vita che hai. E se ti becco che hai rubato anche solo uno spillo, vai in galera».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Se fossero in vigore le sue regole, sarebbero fuori Massimo D`Alema, Gianfranco Fini e persino il leader del suo partito, Francesco Rutelli...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Si può prevedere un 5% di &quot;casta&quot;, di politici che non hanno un lavoro. Ma poi basta. Chi è eletto, deve avere un mestiere fuori di qui, così vive davvero questa esperienza come un servizio. E così finalmente si cambia. Basta con le carte di identità che hanno su scritto &quot;funzionari di partito&quot;. Oppure ci mettono &quot;giornalista&quot;, quando hanno fatto dieci articoli in croce».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lo sa che con questo criterio non sarebbero entrati in Parlamento Andreotti o Togliatti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ma era un'altra epoca. E c'era un`altra legge elettorale.

Ora siamo tutti nominati. E poi lo fa pure la Chiesa che è saggia: a 75 anni anche i cardinali vanno in pensione. Ed è così in Confindustria:

puoi fare il presidente per un solo mandato».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
A proposito di Confindustria: ha sentito il discorso di Emma Marcegaglia all`assemblea annuale? Nei giorni scorsi lei l`ha criticata. Come le è sembrata questa volta?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Non c'ero, ma mi hanno raccontato. Mi è sembrato un discorso corretto, bello aggressivo».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=RWIFW&quot;&gt;Libero - Elisa Calessi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Renato BRUNETTA: «La Chiesa? Pensa troppo all'immagine»  -   INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/29/renato-brunetta/%C2%ABla-chiesa-pensa-troppo-allimmagine%C2%BB-intervista/383274"></link>
  <updated>2008-12-29T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>383274</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Rispetto il Vaticano ma si poteva fare di più. Quei soldi li dà lo Stato&quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Ministro Brunetta, la Chiesa ha aperto un fondo di solidarietà da un milione di euro. Ma, secondo lei, poteva fare di più. Una tirata d’orecchi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Io non sono credente. Ho però un grandissimo rispetto per la funzione che la Chiesa svolge a vantaggio dei giovani, degli anziani, dei diversamente abili. E apprezzo anche molto questa iniziativa di istituire un fondo di solidarietà. Mi limito a rilevare che qualcosa in più si poteva fare, dato che quei soldi la Chiesa li riceve comunque dallo Stato. Ognuno, secondo me, dovrebbe tornare a fare il proprio mestiere e la Chiesa il suo lo fa molto bene, ma qualche volta sembra voler investire un po’ troppo su operazioni di mera immagine».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Inedito: un ministro italiano che se la prende con la Chiesa.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Dico solo l’ovvio, e cioè che non è possibile che lo Stato possa essere il bersaglio di qualunque critica, come se fosse il ricettacolo di tutti i mali, e nessuno possa mai dire alcunché della Chiesa. Adottiamo un criterio di reciprocità, che è poi quello evangelico della pagliuzza e della trave. O no?»&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Alla Chiesa non deve essere piaciuta molto la sua proposta di legge sulle famiglie di fatto. A che punto è?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«La proposta non è sulle famiglie di fatto ma sui diritti e doveri dei conviventi. Comunque: ha ricevuto oltre 80 firme in Parlamento, tra cui molte di esponenti dell’opposizione. Come finirà non lo so, perché non dipende più da me».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Passiamo ad altro. Come ripartiranno i consumi se - stando ai dati della Cgil - gli stipendi sono fermi da un anno?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Secondo la Cgil gli aumenti sarebbero stati azzerati dall’inflazione. Quindi vuol dire che il potere d’acquisto se non è cresciuto non è neppure diminuito. Senza dire che il fenomeno riguarda solo i dipendenti del privato, perché per quelli pubblici un aumento c’è stato. Con questo non voglio dire che il problema non esista, sia chiaro. Anzi, dico che c’è e che ne è responsabile soprattutto la Cgil che, tra i due livelli di contrattazione, nazionale e locale, ha sempre puntato sul primo, quando è del tutto evidente che solo il potenziamento del secondo livello può incrementare produttività e salari».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Sempre la Cgil, ma anche il Pd, propongono un taglio serio della pressione. Le sembra una via praticabile?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Un taglio delle tasse minimo, avrebbe un costo di almeno 10 miliardi. Questi soldi oggi non ci sono, e se ci fossero sarebbero comunque spesi male. Ciò che deve cambiare è la modalità di erogazione salariale. Serve insomma quel nuovo modello contrattuale a cui la Cgil si oppone».
&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;I soldi non ci sono. Ma altri paesi (gli Usa, ma anche Francia e Inghilterra) stanno pensando a maxi-investimenti in deficit, qui, invece, sembra far premio solo l'input del ministro del Tesoro: conti in riga e basta.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Il problema non è il deficit, perché in questa situazione, se sforassimo i parametri di Maastricht di qualche decimo non ce lo impedirebbero l’Europa e la burocrazia di Bruxelles, ma i mercati. Con un debito pari al 105% del Pil che costa in interessi 70 miliardi l’anno, che credibilità avremmo se esasperassimo questo fenomeno. Inoltre incontreremmo difficoltà a ricollocare questo debito sul mercato e dovremmo aumentare i rendimenti. La pezza, dunque, sarebbe peggiore dello strappo».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Ma esiste o no una sorta di superpotere del ministro del Tesoro e una conseguente insofferenza di molti suoi colleghi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Tremonti ricorda semplicemente una regola sgradevole, ma pur sempre regola, che è quella che ho appena illustrato: i mercati, cioè, non ci consentono leggerezze di sorta. Quanto alle insofferenze di alcuni ministri, queste non sono contro Tremonti, ma semmai contro la burocrazia cieca e sorda della Ragioneria, che agisce in maniera piatta, senza alcuna capacità selettiva».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Si dice che recuperare risorse sia difficile. Ma non si parla più né di abolizione delle province né di tagli alla politica.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Risorse possono essere recuperate soprattutto dai settori protetti, cioè la pubblica amministrazione e le public utilities (le aziende che gestiscono acqua, gas, luce). La macchina dello Stato vale in Italia quanto il manufatturiero. Ci vuole un piano industriale per il suo rilancio, e in due anni si potrà recuperare il 30-40%. Lo stesso vale per le public utilities. Poi, nella seconda parte della legislatura, quando sarà passato anche il federalismo, si potrà affrontare tutta la filiera degli enti locali. Per il resto, so che togliere soldi ai parlamentari è molto popolare. Ma posso dire una cosa? Il costo annuo del Senato è pari alla liquidazione ottenuta da un giovane banchiere romano».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei è diventato molto popolare conducendo una battaglia contro l’assenteismo. Però non ha osato toccare gli statali in divisa. Nelle amministrazioni militari i tornelli ci sono, ma solo per i civili.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Lo so, e vale anche per le forze dell’ordine e i magistrati. Ci sono settori che avrebbero bisogno di importanti riforme che non ricadono nelle mie competenze. Ad altri spetta metterci mano».
		
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=KB67P&quot;&gt;La Stampa - Raffaello Masci&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>CALOGERO ARTURO SPEZIALE: Sicilia. «Le province soppresse senza modifiche istituzionali. Basterebbe un tratto di penna»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/25/calogero-arturo-speziale/sicilia-%C2%ABle-province-soppresse-senza-modifiche-istituzionali-basterebbe-un-tratto-di-penna%C2%BB/383220"></link>
  <updated>2008-12-25T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>383220</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Sicilia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Costano 890 milioni, basterebbe un tratto di penna. Ma vota sì solo il Pd. &lt;br /&gt;Muro di Lombardo e Pdl.
Province «salvate» dall'abolizione.
&lt;br /&gt;Fallisce il blitz per cancellare gli enti: le funzioni sarebbero passate ai Comuni&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fatto sta che qualche giorno fa il presidente della commissione antimafia in Regione, il democratico Lillo Speziale, ha pensato che forse era arrivato il momento per tentare uno strappo. Prima l'insofferenza dei cittadini per i costi esorbitanti della politica nata dalle denunce del Corriere della Sera, poi la campagna di Libero benedetta da un diluvio di firme di lettori e dal consenso di autorevoli esponenti di diverse appartenenze politiche... &lt;br /&gt;
Come dubitare del successo di un blitz siciliano se l'unico partito che si è ufficialmente schierato contro l'abolizione delle province è la Lega che nell'isola ha uno spicchio di successo piuttosto eccentrico nella sola Lampedusa? Non bastasse, come ricorda il leader storico dei Difensori Civici Lino Buscemi (che minaccia di raccogliere le firme per un referendum abrogativo) l'abolizione delle province in Sicilia potrebbe essere fatta in un giorno. A differenza che a Roma infatti, a Palermo non servirebbe una modifica istituzionale: &lt;b&gt;«Basterebbe un tratto di penna».&lt;/b&gt; E questo diceva infatti la proposta portata giorni fa in commissione Affari Istituzionali da Lillo Speziale.&lt;br /&gt;
 Articolo 1: «Le province regionali sono soppresse». Articolo 2: le loro funzioni sono «trasferite ai liberi consorzi di comuni istituiti a norma dell'art. 15, comma 2, dello Statuto della Regione. &lt;br /&gt;
Nelle more di tale istituzione, esse sono trasferite ai comuni, ricompresi nella soppressa provincia, che le eserciteranno in forma singola o associata». &lt;br /&gt;
Articolo 3: i dipendenti passano «nei ruoli dell'amministrazione dei comuni, in una qualifica corrispondente a quella di provenienza». Articolo 4: «I beni, mobili ed immobili, di proprietà delle province sono trasferiti nella proprietà dei comuni». E così via. Su tredici membri della commissione, i presenti erano otto. &lt;br /&gt;
I quattro democratici hanno votato per l'abolizione e chi rappresentava l'Udc di Pier Ferdinando Casini (favorevole alla soppressione) non era presente. Gli altri, a partire dal presidente, il lombardiano Riccardo Minardo (il cui voto valeva doppio ed è stato determinante) hanno votato contro. Compresi i rappresentanti del Pdl. A dispetto delle promesse di Silvio Berlusconi e di quelle di Gianfranco Fini. Parole, parole, parole...
&lt;p&gt;
 &lt;b&gt;L'articolo di Gian Antonio Stella:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;«Articolo 15: Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell'ambito della Regione siciliana». «Oooh, finalmente un bel regalo di Natale!», direte voi.&lt;br /&gt;
 Macché: quelle parole erano nello Statuto di autonomia del 1946. Mai applicato. Anzi: l'abolizione (vera, stavolta) delle province siciliane è stata appena, e di nuovo, bocciata. Non si toccano. Che i consiglieri provinciali nell'isola si prendano sul serio è notorio. &lt;br /&gt;
Qualche anno fa il presidente catanese Nello Musumeci, che militava allora in An e aveva stipulato una polizza con la Reale Mutua Assicurazioni per coprire se stesso e i colleghi di giunta da eventuali condanne della Corte dei Conti, arrivò a presentare una &lt;b&gt;delibera stupefacente&lt;/b&gt;. &lt;br /&gt;
Delibera che, sulla base di certi studi storici secondo i quali «tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, i rappresentanti della Provincia costituivano l'Onorevole consiglio», riconosceva ai membri dell'assemblea il titolo di «onorevoli».&lt;br /&gt;
 Al punto che, votata a stragrande maggioranza la decisione con soli sei voti contrari della sinistra, il presidente del consiglio, Santo Pulvirenti, chiuse la seduta salutando tutti come «onorevoli colleghi». &lt;br /&gt;
Eppure, come dicevamo, le province siciliane più ancora delle altre non dovrebbero neppure esistere. Nello Statuto che il 15 maggio 1946 riconosceva l'autonomia della Regione, il già citato articolo 15 non lasciava dubbi: abolizione. &lt;br /&gt;
E ribadiva, se mai qualcuno fosse duro d'orecchio, che «l'ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui liberi Consorzi comunali». &lt;br /&gt;
Tutto chiaro? Macché: restarono provvisoriamente in vita come amministrazioni straordinarie per un anno, due anni, tre anni, quattro anni... E poi ancora cinque e sei e sette... E poi ancora otto e nove e dieci... Finché nel 1986, dopo quarant'anni di proroghe, l'assemblea regionale decise infine di smetterla con quella ipocrisia. E le province provvisorie furono ribattezzate: d'ora in avanti si sarebbero chiamate Province Regionali. Cosa fanno? Boh...&lt;br /&gt;
 Distribuiscono incarichi e prebende, dirà qualcuno. Ultimo esempio, quello denunciato da «Il Dito», un settimanale online di Catania vicino a Enzo Bianco, che ha scoperto come Raffaele Lombardo, allora potentissimo presidente della provincia etnea, abbia passato il Natale dell'anno scorso firmando decine e decine di «nomine o proroghe di dirigenti, collaboratori esterni, consulenze varie»: 57 in due giorni.&lt;br /&gt;
 Uno sforzo pesante per il polso, ma utile elettoralmente, visto che il fondatore dell'Mpa stava per candidarsi alla presidenza regionale al posto di Cuffaro. Una chicca tra le tante: l'assegnazione nel 2006 a uno studio legale di un incarico per «l'assistenza tecnico-legale al programma di cooperazione Bulgaria-Romania, uno studio finalizzato alla promozione delle imprese catanesi in quelle nazioni e all'avvio di uno stand informativo presso la Provincia». 

&lt;p&gt;
Quanto costino nella sola Sicilia questi enti, che già il sindaco di Milano Emilio Caldara considerava un secolo fa «buoni solo per i manicomi e per le strade» ma che incassano un mucchio di denaro grazie soprattutto alle addizionali sull'energia elettrica e la Rc auto, lo dice un rapporto Istat sui bilanci 2006: 890 milioni di euro. Dei quali 237 spesi per stipendiare tutto il personale. E addirittura 228 (nel solo 2006!) per comperare beni immobili. Tema: che senso ha che un ente da decenni additato come inutile e da sopprimere faccia shopping immobiliare comprando sempre nuovi palazzi, nuovi uffici, nuove sedi distaccate?&lt;br /&gt;
 Quanto agli amministratori, il Sole 24 ore ha fatto i conti: di &lt;b&gt;sole indennità&lt;/b&gt; (cioè la voce-base, alla quale vanno sommati i rimborsi, le diarie e altre voci che nel caso dei parlamentari nazionali o regionali fanno schizzare all'insù le entrate reali nette) i &lt;b&gt;315 consiglieri provinciali&lt;/b&gt; costano &lt;b&gt;otto milioni e 300 mila euro&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
 Una esagerazione. Che qua e là, scrive Nino Amadore, si fa ancora più eclatante: 98.089 di spesa di indennità ogni centomila abitanti a Palermo, 389.705 a Enna. E meno male che alle 9 province già esistenti (una ogni mezzo milione di abitanti, con un massimo di un milione e 235 mila nel caso di Palermo e un minimo di 177mila di Enna) non sono state (ancora) aggiunte le altre tre di cui si parla da anni: Caltagirone, Gela e Monti Nebrodi. Altrimenti le spese sarebbero ancora più vistose.

&lt;p&gt;
Fatto sta che qualche giorno fa il presidente della commissione antimafia in Regione, il democratico Lillo Speziale, ha pensato che forse era arrivato il momento per tentare uno strappo. &lt;br /&gt;
Prima l'insofferenza dei cittadini per i costi esorbitanti della politica nata dalle denunce del Corriere della Sera, poi la campagna di Libero benedetta da un diluvio di firme di lettori e dal consenso di autorevoli esponenti di diverse appartenenze politiche... &lt;br /&gt;
Come dubitare del successo di un blitz siciliano se l'unico partito che si è ufficialmente schierato contro l'abolizione delle province è la Lega che nell'isola ha uno spicchio di successo piuttosto eccentrico nella sola Lampedusa? &lt;br /&gt;
Non bastasse, come ricorda il leader storico dei Difensori Civici Lino Buscemi (che minaccia di raccogliere le firme per un referendum abrogativo) l'abolizione delle province in Sicilia potrebbe essere fatta in un giorno. &lt;br /&gt;
A differenza che a Roma infatti, a Palermo non servirebbe una modifica istituzionale: «Basterebbe un tratto di penna».&lt;br /&gt;
 E questo diceva infatti la proposta portata giorni fa in commissione Affari Istituzionali da Lillo Speziale.&lt;br /&gt;
 Articolo 1: «Le province regionali sono soppresse». &lt;br /&gt;
Articolo 2: le loro funzioni sono «trasferite ai liberi consorzi di comuni istituiti a norma dell'art. 15, comma 2, dello Statuto della Regione. Nelle more di tale istituzione, esse sono trasferite ai comuni, ricompresi nella soppressa provincia, che le eserciteranno in forma singola o associata». &lt;br /&gt;
Articolo 3: i dipendenti passano «nei ruoli dell'amministrazione dei comuni, in una qualifica corrispondente a quella di provenienza».&lt;br /&gt;
 Articolo 4: «I beni, mobili ed immobili, di proprietà delle province sono trasferiti nella proprietà dei comuni». &lt;br /&gt;
E così via. Su tredici membri della commissione, i presenti erano otto. I quattro democratici hanno votato per l'abolizione e chi rappresentava l'Udc di Pier Ferdinando Casini (favorevole alla soppressione) non era presente. Gli altri, a partire dal presidente, il lombardiano Riccardo Minardo (il cui voto valeva doppio ed è stato determinante) hanno votato contro. Compresi i rappresentanti del Pdl. A dispetto delle promesse di Silvio Berlusconi e di quelle di Gianfranco Fini. Parole, parole, parole... &lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/08_dicembre_24/stella_province_sicilia_dc35437e-d18a-11dd-b875-00144f02aabc.shtml&quot;&gt;Corriere della Sera.it - Gian Antonio Stella&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Pier Ferdinando CASINI: «Basta chiacchiere sulle riforme, Berlusconi pensi a famiglie e ceto medio»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/24/pier-ferdinando-casini/%C2%ABbasta-chiacchiere-sulle-riforme-berlusconi-pensi-a-famiglie-e-ceto-medio%C2%BB-intervista/383174"></link>
  <updated>2008-12-24T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>383174</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: UDC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il presidenzialismo? Il premier combatta piuttosto la povertà che avanza»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pier Ferdinando Casini ne ha da dire al governo e all’opposizione. Ai partiti di regali ne fa pochi e c’è un po’ di carbone per tutti. Mentre l’unico regalo vorrebbe farlo alle famiglie che si stanno impoverendo.
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Presidente Casini, l’ha letto l’ultimo dato Istat sul 5% delle famiglie che non hanno da mangiare? E questo succedeva l’anno scorso, prima della crisi dei mercati.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«E’ importante il federalismo, è importante l’assetto presidenziale, ma qui non bisogna introdurre diversivi nella vita pubblica. Qui c’è un’emergenza economica drammatica. Rischiamo d’avere un milione di disoccupati nel 2009 e abbiamo già molti cassintegrati che vedono ridotto il loro stipendio e molte famiglie che si trovano sulla soglia della povertà. Una parte di ceto medio rischia di scivolare nella fascia di povertà».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;E dunque cosa chiede al governo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Di intervenire con più risolutezza di quanto ha fatto. Sia chiaro, comprendo la prudenza del governo e del ministro dell’Economia. Non la biasimo. Abbiamo le aste dei titoli di Stato all’orizzonte, un debito pubblico pesante, però...il decisionista Berlusconi è ora che dimostri d’essere decisionista».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Come?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«In questo caso non è il presidenzialismo che deve fare, ma il decisionista. I mezzi li ha, non deve evocare mezzi eccezionali. Noi avevamo proposto un bonus di 100 euro mensili per figlio e 50 per il secondo a scalare, una spesa totale di 6 miliardi. Era una spesa possibile se non avessimo messo 3 miliardi su Alitalia e altrettanti per levare l’Ici della prima casa, creando ai comuni diversi problemi per garantire i servizi. Bisogna prendere misure espansive per l’economia, chiediamo un grande piano per le famiglie».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Dare un po’ di respiro ai consumi...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Certo, li rimette in moto. I consumi ristagnano proprio perché le famiglie non ce la fanno più».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Il premier ripete a tutti: consumate, consumate.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Posso anche capire Berlusconi, il presidente del Consiglio deve dare un messaggio di ottimismo. Però il problema vero è che la fascia alta può consumare, quella medio bassa non è più nelle condizioni. Gli appelli sono comprensibili, ma rischiano di cadere nel vuoto».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Dalla detassazione degli straordinari siamo passati al confronto sulla settimana corta: non ci vede un po’ di schizofrenia?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«C’è contraddizione, sì. Ma più che altro non c’è capacità di previsione su quanto sta capitando. Stavamo alla Robin Hood tax, per togliere soldi alle banche, invece ce li abbiamo messi. Prevedevano un corso espansivo con la detassazione degli straordinari...tutta questa preveggenza nel governo non c’era. Non dico che ci fosse nell’opposizione, non faccio demagogia, però...».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Ma c’è uno spazio di dialogo sulle misure anti crisi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Lo dico con sincerità: se fossi Berlusconi cercherei uno spazio di collaborazione con l’opposizione. Chi nell’opposizione lo chiama “Hitler” è un fanatico e un irresponsabile, e poi fa anche il gioco della maggioranza. Di Pietro è il loro avversario di comodo. Ma l’opposizione non è Di Pietro, è fatta anche di persone perbene che danno consigli sereni e tranquilli al premier».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Da questo orecchio non pare ci senta.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Lui continua a spiegare di non averne bisogno. Evoca l’immagine dell’uomo solo al comando».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Qualche giorno fa Fini ha parlato dei rischi del cesarismo, Aznar mette in guardia dal populismo. Che fanno, alludono?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Io non alludo a nessuno e alludo a tutti. Il problema è essere seri. Il populismo è una malattia gravissima, una degenerazione del popolarismo. Populismo e demagogia sono nemici del bene. Il bene è anche fare le scelte impopolari, perché le decisioni vanno prese e il Paese va guidato. Colgo in molte vicende come quelle, ad esempio, della formazione del Pdl, dei gazebo, metodologie molto diverse dalla grande partecipazione che c’è nei paesi presidenziali. Negli Usa l’apparato di Hillary Clinton è stato battuto e Obama ha avuto la sua opportunità, ma tutto secondo regole democratiche e partecipative».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;E qui invece?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Qui si evoca un bipartitismo senza partiti; un bipartitismo dove alla fine è importante levare il voto di preferenza perché i capi devono scegliere i parlamentari; il Parlamento considerato un impiccio sulla strada di un governo efficiente. Silvio, lo chiamo così affettuosamente, ritiene che tutti i mediatori, nel rapporto che lui ha col popolo, siano una perdita di tempo. Io ho un’idea diversa».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Beh, qualcuno come Fini cerca di frenarlo.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non so cosa pensi Fini. Quando si fondò un partito sul predellino io sono stato coerente e non ci sono entrato. Con tutto il rispetto per il Pdl e per chi ci sta».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Un piccolo passo indietro. Ma del caos Alitalia che dice?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Che se ci fossimo risparmiati lo spot elettorale sulle spalle di Alitalia sarebbe stato meglio per tutti. l’Alitalia sarebbe andata ai francesi e i cittadini italiani non avrebbero pagato i debiti. Così l’Alitalia andrà ai francesi e gli italiani pagheranno i debiti. E i patrioti faranno un affare. E quello che sta capitando in queste ore la dice lunga».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;L’intesa sancita da Letta traballa parecchio.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non ho mai detto una parola su Gianni Letta, se non positiva. Sia perché è un amico, sia perché lo stimo tantissimo e fa grandi servigi alla democrazia. In quel caso però dissi a Letta che quello era un pasticcio e non una crostata. Continuo a pensarlo».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Passiamo alle riforme. Dell’Utri dice che tra cinque anni, col presidenzialismo, Berlusconi salirebbe al Quirinale.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«E’ legittimo che il premier aspiri ad andare al Quirinale, è l’uomo che prende più voti di tutti in Italia. Che ci riesca è un altro discorso».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Del presidenzialismo che diciamo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Che di per sé è un metodo democraticissimo. Ma qui mi sembra si pensi ad una cosa diversa: un presidenzialismo senza pesi e contrappesi, ad un rapporto diretto leader-popolo, a meccanismi in cui i partiti sono tali formalmente ma sostanzialmente non rispondono a quei criteri partecipativi dei grandi partiti europei. Il problema è la modalità con cui si chiede l’elezione diretta del presidente».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Ma i partiti non erano già d’accordo sul premierato, cioé sul dare maggiori poteri al premier?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Questo è giusto. Non creiamoci alibi però: oggi sono le decisioni che mancano, non i poteri del premier».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;La riforma della giustizia, invece, si può fare?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Va fatta ed è il banco di prova del riformismo del Pd e del suo rapporto con Di Pietro. L’ultima direzione del Pd è sembrata molto “sì ma”. Il Pd è nelle condizioni di dimostrare quello che sa fare, se vuole emanciparsi dal giustizialismo di Di Pietro, che peraltro pagano in prima persona. Basta seguire i consigli seri che ha dato Violante per capire da che parte deve andare».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Il federalismo? C’è Bossi che incalza.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Perché abbiamo posto il problema dell’abolizione delle province? Bisogna avere la garanzia che il federalismo non consista nella moltiplicazione dei centri di spesa. Se non si dà un segnale forte sulle province non si è credibili. Secondo: è in atto un grandissimo trasferimento di risorse dal Sud al Nord, attraverso i fondi del Fas. Mi preoccupo molto per il Sud».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;E le intercettazioni?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«C’era una legge proposta sotto il governo Prodi, è stata ripresa ma nessuno l’ha portata all’attenzione del Parlamento. E allora di cosa si lamenta il governo? Naturalmente bisogna salvaguardare la libertà di stampa e dare la possibilità di reprimere i reati contro la Pubblica amministrazione: favori ai corrotti non se ne possono fare».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Chiudiamo con Roma. Di Alemanno che giudizio dà?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Francamente non ricordo cosa abbia fatto in questi primi mesi. La cosa più significativa mi pare la battaglia sulla pajata».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=KACDP&quot;&gt;Il Messaggero - Claudio Rizza&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FABIO GAVA: «La fusione fra i comuni di Conegliano e Vittorio Veneto potrà generare la grande capitale della sinistra Piave»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/22/fabio-gava/%C2%ABla-fusione-fra-i-comuni-di-conegliano-e-vittorio-veneto-potr%C3%A0-generare-la-grande-capitale-della-sinistra-piave%C2%BB/383191"></link>
  <updated>2008-12-22T00:00:00Z</updated>
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  </author>
  <id>383191</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
TREVISO - Fabio Gava sposa la proposta di unire le città di Conegliano e Vittorio Veneto e lancia i referendum gemelli: «Occorrerà sentire l'opinione dei cittadini ed organizzare almeno due referendum che richiederanno un lavoro preparatorio e di comunicazione molto complesso e articolato». Il parlamentare del Pdl non sembra avere dubbi sulla bontà dell'iniziativa: l'ipotesi di fusione fra i comuni di Conegliano e Vittorio Veneto in un unico comune da 70 mila abitanti potrà generare la «grande capitale della sinistra Piave ed occorre assolutamente organizzare due referendum».
 
&lt;p&gt;
«In un mondo che deve diventare sempre più efficiente, ottimizzare e ridurre i costi - continua Gava - l'idea di unire questi due grandi comuni sarebbe un esempio forte tale da diventare un punto di riferimento non solo per il Veneto, ma anche per l'Italia in questo momento in cui tanto si dibatte di abolizione delle Province nonché di aggregazione di comuni piccoli».

&lt;p&gt;
Per Gava, originario di Conegliano, «occorre subito creare una commissione per definire le azioni da mettere in campo e per prospettare le possibili soluzioni di integrazione e riorganizzazione. Si dovrebbe ad esempio già cominciare a pensare a un sistema di collegamento veloce tra le due città».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.gazzettino.it/stampa_articolo.php?id=39425&quot;&gt;Il Gazzettino - Treviso&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Umberto BOSSI: «Silvio? Saltati i nervi. Noi trattiamo»  -  Colloquio</title>
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  <updated>2008-12-14T00:00:00Z</updated>
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  <id>382911</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Lega) -  Ministro  Riforme per il Federalismo (Partito: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Sulla giustizia: non si può cambiare una cosa così con una sola parte politica&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cesano Maderno (MI) — &lt;b&gt;«Non puoi cambiare una cosa come la giustizia con una sola parte politica».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Umberto Bossi il mediatore, Umberto Bossi il pontiere, lo dichiara senza esitazioni: basta scontri, le riforme non possono che essere condivise. Persino quella sulla Giustizia, che nel Pdl di osservanza azzurra è il più delicato dei temi. Il capo del Carroccio è ormai entrato completamente nei panni di uomo del dialogo che ha cominciato a indossare sul finire dell'estate. Sa bene che il federalismo fiscale potrebbe subire ritardi serissimi con un'opposizione messa di traverso. E sa che, peggio ancora, sull'altrettanto importante federalismo istituzionale— che dovrebbe incominciare il suo iter dopo le feste — il Partito democratico potrebbe addirittura trascinare il Paese a un referendum che non soltanto suscita nel Carroccio gli amarissimi fantasmi del 2006. Ma potrebbe, in caso di nuova bocciatura, archiviare per sempre il sogno del Senato delle Regioni e degli altri temi di riforma costituzionale cari ai padani. E così, Umberto Bossi risponde senza esitazioni alla domanda sull'appello del presidente della Repubblica a rispettare la Costituzione: «Lo condivido assolutamente». E aggiunge: «Giorgio Napolitano è saggio». &lt;br /&gt;
In un umidissimo pomeriggio invernale, il gran capo leghista sceglie l'incontro con il presidente del Gran Consiglio del Canton Ticino, Norman Gobbi, per avvisare i naviganti. Del resto, Bossi è convinto che Berlusconi il suo no al dialogo con l'opposizione lo abbia «detto così... senza crederci veramente». Il fatto è, spiega il leader padano, che «a volte saltano i nervi. Quando tutti i giorni ti sparano addosso, a te e magari anche alla tua famiglia, può succedere. Ma non credo che Berlusconi pensi davvero quel che ha detto». L'afflato dialogante di Umberto bossi ha comunque una ragione pragmatica assai: «Sapete? Il federalismo è fermo. Si è bloccato la settimana scorsa nella commissione del Senato ». E se l'iter si è interrotto, aggiunge Bossi, è «perché Berlusconi ha sparato sull'opposizione ». Bossi lo ammette apertamente, come prima non aveva mai fatto: «Diciamo la verità: noi in questo periodo abbiamo sempre cucito con la sinistra, non abbiamo mai smesso di discutere e di tenere aperto il canale».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Senonché, allarga le braccia «Berlusconi l'altro giorno ha detto &quot;mai con questa opposizione&quot;. Era meglio stare un po' più cauti ».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Perché «loro hanno preso la palla al balzo: se Berlusconi dice questo, allora chiudiamo anche noi». Nel senso, spiega Bossi, che «al Senato le opposizioni hanno un potere enorme. Ciascun emendamento può essere discusso per non so quanto tempo».&lt;br /&gt;
 Il risultato, per la Lega, sarebbe tragico: «Rischiamo di fermare tutto per dei mesi». Su un tema che già richiederà parecchi anni prima di andare a regime. E dunque, non c'è un'altra strada: «La Lega — annuncia il senatùr — continuerà a cucire, ricucire e cucire ancora». Ma in questi giorni un altro tema disturba il capo leghista: la campagna per l'abolizione delle Province. Sull'argomento, Bossi torna tranciante: «Chi non vuole le Province mira alla cementificazione. Vuole soltanto avere le mani libere sui piani regolatori. Ma la Lega è una forza di territorio e difenderà il territorio». Ma è l'unico spunto polemico: anche il segretario leghista nasce incendiario e poi diventa pompiere? «Quando sono entrato per la prima volta in Senato — ride lui — me lo avevano pronosticato».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/08_dicembre_14/bossi_giustizia_piano_c01f832e-c9b1-11dd-9bd9-00144f02aabc_print.html&quot;&gt;Corriere della Sera.it - Marco Cremonesi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Silvio BERLUSCONI: «L'addio alle Province è nei patti, quei soldi servono». «La Lega mi ha stufato»</title>
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  <updated>2008-12-12T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>382905</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Pres. del Consiglio   (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Lo scontro sulla giustizia è servito a Berlusconi per regolare i conti nella maggioranza, ristabilire i rapporti di forza e porre un paletto alla tattica movimentista della Lega, che stava stringendo accordi con il Pd sul federalismo. Ecco il motivo per cui Berlusconi ha brandito il tema della magistratura come un'arma.

&lt;br /&gt;


E non c'è dubbio che intenda riformarla, ma non è questa oggi la priorità: in cima ai suoi pensieri c'era e c'è la crisi. La giustizia è stata usata come un diversivo. Perché il Cavaliere è consapevole che la partita della legislatura si gioca sull'economia, ruota attorno a quella che Confalonieri ha definito la «sana dialettica» con Tremonti, e riguarda la linea da adottare per affrontare l'emergenza. Sostenendo che «non si può dialogare con l'opposizione», il premier ha voluto spostare l'attenzione dei media dalla crisi, e soprattutto mettere sull'avviso Bossi. Quando l'ha fatto, nel pomeriggio di mercoledì, si era già assicurato tre obiettivi: aveva appena sbloccato — dopo un braccio di ferro durato oltre un mese — i primi 16 miliardi da investire nelle infrastrutture; aveva ottenuto l'aumento «fino a un miliardo almeno» dei fondi per i lavoratori che dovranno ricorrere alla cassa integrazione; e — cosa importante — aveva garantito alla Gelmini il via libera per chiudere l'intesa con i sindacati sulla scuola, alla vigilia dello sciopero generale della Cgil.

&lt;p&gt;
Non è la giustizia, è la crisi economica che lo assilla, con i danni che rischia di produrre al Paese e in prospettiva anche alla stabilità del governo. Una stabilità che Berlusconi misura quotidianamente attraverso il termometro del consenso. E non è un caso se due giorni fa — annunciando una ripresa negli indici di gradimento — aveva spiegato il precedente calo nei sondaggi: «Colpa delle polemiche sull'Iva a Sky, e delle vicende legate alla scuola». La scuola prometteva di rimanere una minaccia, perciò ha impegnato Gianni Letta per arrivare al patto con i sindacati, mettendo nel conto che l'opposizione l'avrebbe criticato e si sarebbe attribuita il successo della vertenza. Ma il sentiero andava bonificato da quella mina. E l'intesa porta la sua firma. Come raccontava ieri il leader della Cisl Bonanni, «fino all'ultimo il Tesoro ha resistito, prima che Berlusconi si imponesse». Si era imposto la mattina precedente, durante un incontro a tratti molto teso con Tremonti e il titolare dell'Istruzione. A quell'incontro era seguito un vertice che il premier ha rivelato durante la presentazione del libro di Vespa: «Ci siamo appena visti con Tremonti, Scajola e Fitto...». Non ha detto in pubblico quel che ha spiegato ai suoi collaboratori, e cioè che «la riunione è stata accesa ma indispensabile».
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

È stato dopo quel vertice che è andato allo scontro sulla giustizia con il Pd. Berlusconi ha parlato a Veltroni perché Bossi intendesse. Lo spiega senza mezzi termini il fedelissimo Valducci: «È tutta una partita interna. Sembrerà un paradosso ma c'è un motivo se Berlusconi cita i sondaggi, perché con quelli è costretto a governare. Nel senso che, appena ha avuto un momento di flessione, hanno cercato di metterlo in difficoltà. Sulla scuola è stata la Lega, sull'Iva per Sky è stata An. Così, appena si è rilanciato nel rapporto con l'opinione pubblica, ha voluto farsi sentire». A Bossi che ieri gli rammentava l'accordo sul federalismo, il premier ha ribattuto ricordandogli che &lt;b&gt;«l'abolizione delle province è parte del mio programma».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Da tempo preme perché si intraprenda il percorso, «con i soldi risparmiati potremmo fare molte cose, invece...».&lt;br /&gt;
 Invece la Lega ha sempre risposto picche, «e io mi sono stufato». Si è stufato di sentirsi dire che non ci sono fondi: ha dovuto ingoiare il rospo della mancata detassazione delle tredicesime e ha ottenuto in cambio solo la social card, che non lo entusiasma. È a caccia di soldi Berlusconi, in vista di un 2009 che si preannuncia economicamente duro e politicamente importante, perché incrocerà il test delle Amministrative e il voto per Strasburgo. Certo, l'economia italiana non è minacciata dai mutui che negli Usa hanno avuto l'effetto di un ordigno sul sistema, ma può esser minata dal credito al consumo, che agisce come un cecchino sui singoli cittadini e rischia di spezzare il meccanismo. Il vertice di mercoledì con Tremonti, Scajola e Fitto è servito al premier per vederci chiaro: sul piatto ci sono infatti 110 miliardi, tra fondi europei e fondi per le aree sottoutilizzate. Come verrà spesa questa montagna di soldi? Ecco la partita della legislatura, non la giustizia. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/08_dicembre_12/silvio_conti_Lega_Verderami_b5dbc234-c816-11dd-a869-00144f02aabc_print.html&quot;&gt;Corriere della Sera - Francesco Verderami&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Marco PERDUCA: I Radicali aderiscono alla Campagna di Libero per l’abolizione delle Province</title>
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  <updated>2008-12-12T00:00:00Z</updated>
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  <id>382902</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;



Aderiamo convinti alla campagna per l’abolizione delle Province, con la speranza che possa contribuire a svegliare le coscienze riformatrici di maggioranza e governo.&lt;br /&gt;
 

 


Come Radicali e Federalisti europei auspichiamo da tempo l’abolizione delle Province, perché estranee alla devoluzione di reali competenze politiche e amministrative, mentre rappresentano un costo enorme per il bilancio dello Stato.&lt;br /&gt;
 

 


Da 30 anni ci battiamo, anche per via referendaria, per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, e abolire le Provincie va in questa direzione. 
&lt;br /&gt;

 

Aderiamo all’appello e rilanciamo: mentre si lotta per l’abolizione delle Province, perché non promuoviamo l’anagrafe pubblica degli eletti proprio a partire da questi enti? Un modo per rendere trasparenti le istituzioni e per combattere l’antipolitica.  
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Dichiarazione congiunta di Donatella Poretti e Marco Perduca&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=133754&quot;&gt;Libero&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>FABIO MELILLI: &quot;Chi attacca le Province vuole destrutturare la P.A. e privatizzare i servizi pubblici&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/10/13/fabio-melilli/chi-attacca-le-province-vuole-destrutturare-la-p-a-e-privatizzare-i-servizi-pubblici/375828"></link>
  <updated>2008-10-13T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Provincia Rieti (Partito: PD) - Consigliere  Consiglio Comunale Poggio Moiano (RI) (Lista di elezione: LISTA CIVICA) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Chi attacca le Province ha un obiettivo ben chiaro: destrutturare la pubblica amministrazione e privatizzare i servizi pubblici per abbassare il controllo democratico ed entrare nella gestione dei grandi servizi di rete, dai trasporti alle risorse idriche, dai rifiuti alla viabilità, alle infrastrutture materiali e immateriali». Non usa giri di parole il presidente dell’Upi, Fabio Melilli, per ribadire che «è impraticabile, priva di fondamento e mortifica la partecipazione la prospettiva di spostare le funzioni oggi in capo alle province un pò ai comuni e un pò alle regioni». «I nostri bilanci parlano chiaro - ha precisato Melilli - su una spesa totale di 14 mld di euro, 2,3 mld sono per il costo del personale e 119 mln sono i costi della politica, o meglio, della democrazia. I restanti 11,6 mld sono servizi fondamentali come la viabilità, i trasporti, la tutela del territorio, la formazione e l’istruzione, la manutenzione delle scuole, lo sviluppo economico, la diffusione delle energie alternative. Nessuno, nemmeno uno sprovveduto, può davvero credere che queste risorse possono essere tagliate».&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.fabiomelilli.it/?p=187&quot;&gt;blog di Fabio Melilli&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Massimo Cacciari: Le province delle aree metropolitane potrebbero scomparire.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/06/17/massimo-cacciari/le-province-delle-aree-metropolitane-potrebbero-scomparire/356985"></link>
  <updated>2008-06-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>356985</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Venezia (VE) (Partito: DL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Le province delle aree metropolitane, cioè quelle di Venezia, Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari e Napoli potrebbero scomparire.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
È questa una delle misure allo studio per la messa a punto della prossima manovra del governo. &lt;br /&gt;
L'abolizione arriverebbe alla prima data di cessazione dei consigli successiva all'entrata in vigore della manovra. Lo Stato e le regioni provvederebbero poi a trasferire le competenze soppresse ai comuni. &lt;br /&gt;
Il presidente della Provincia di Venezia, Zoggia, si dice pronto a discuterne, ma rifiuta che tali decisioni vengano prese per decreto. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Scettico il sindaco Cacciari: «Ne parlano da 15 anni, alla fine non ne faranno niente».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Venezia&amp;Codice=3824182&amp;Data=2008-6-17&amp;Pagina=1&quot;&gt;Il Gazzttino - Venezia-Mestre&lt;/a&gt;</summary>
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