<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?>
<feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xml:lang="en">
  <title>Openpolis - Argomento: età pensionabile</title>
  <link rel="alternate" href="http://www.openpolis.it/"></link>
  <link rel="self" href="http://politici.openpolis.it/feed/tagDeclarations/3558"></link>
  <id>http://www.openpolis.it/</id>
  <updated>2012-05-24T00:00:00Z</updated>
<entry>
  <title>DELIA MURER: Maternità e cura, bonus pensione - Proposta di legge </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2012/05/24/delia-murer/maternit%C3%A0-e-cura-bonus-pensione-proposta-di-legge/640430"></link>
  <updated>2012-05-24T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>640430</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ho presentato alla Camera dei deputati una proposta di legge per riconoscere, ai fini pensionistici, il periodo dedicato alla maternità e quello dedicato al lavoro di cura di familiari disabili. 
&lt;p&gt; La proposta stabilisce che per ogni figlio sia riconosciuto alla lavoratrice madre un bonus di due anni di contributi figurativi. Al tempo stesso viene portato a quattro anni complessivi il periodo di congedo straordinario, retribuito, riconosciuto a chi si occupa della cura di un familiare disabile grave convivente. 
&lt;p&gt;“La recente riforma delle pensioni ha alzato l’età pensionabile e ha equiparato l’età per uomini e donne. In questo modo, però, non si riconosce il fatto che ci sono persone che, per la maternità o per la cura di un familiare disabile, di fatto lavorano il doppio, conducono carichi personali altissimi, e non possono andare in pensione così tardi. Operare una forma di compensazione rispetto alla maternità e al lavoro di cura è un elemento di giustizia sociale”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Di seguito il testo integrale della proposta di legge.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;PROPOSTA DI LEGGE
&lt;p&gt;

d'iniziativa del deputato
&lt;p&gt;

DELIA MURER
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Introduzione di un credito contributivo ai fini pensionistici per la maternità e aumento del periodo di Congedo straordinario per assistenza e lavoro di cura in favore di familiari conviventi portatori di handicap.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;Onorevole colleghi,
&lt;p&gt;

alcuni recenti provvedimenti del Governo in ordine alla materia previdenziale sono stati volti al progressivo innalzamento dei requisiti anagrafici per il diritto all’accesso dei trattamenti pensionistici. Questo con riferimento sia ai lavoratori pubblici che privati, sia uomini che donne.
&lt;p&gt;

La riforma è avvenuta per due ragioni sostanziali: da una parte lo scopo di adeguare i requisiti anagrafici per l’accesso al sistema pensionistico all’incremento della speranza di vita accertato dall’ISTAT e convalidato dall’EUROSTAT, con riferimento ai 5 anni precedenti. Dall'altra, la necessità di garantire la sostenibilità economica di lungo periodo del sistema che, oltre all'aggancio automatico dell'età pensionabile all'incremento della speranza di vita, ha previsto il posticipo della decorrenza dei trattamenti pensionistici (cd. finestre) e un generale incremento dei requisiti pensionistici.
&lt;p&gt;

L’articolo 24 del decreto-legge 201/2011 ha attuato una revisione complessiva del sistema pensionistico.
&lt;p&gt;

In particolare, sono stati ridefiniti i requisiti anagrafici per il pensionamento di vecchiaia a decorrere dal 1° gennaio 2012 (comma 6), disponendo l’innalzamento a 66 anni del limite minimo per accedere alla pensione di vecchiaia (sia per i lavoratori dipendenti sia per quelli autonomi), nonché l’anticipazione della disciplina a regime dell’innalzamento progressivo dell’età anagrafica delle lavoratrici dipendenti private al 2018 (in luogo del 2026) Più specificamente, sono stati ridefiniti i requisiti anagrafici per l'accesso alla pensione di vecchiaia nei seguenti termini:
&lt;p&gt;

62 anni per le lavoratrici dipendenti private, la cui pensione è liquidata a carico dell'AGO e delle forme sostitutive della medesima; tale requisito anagrafico viene ulteriormente innalzato a 63 anni e 6 mesi a decorrere dal 1° gennaio 2014; 65 anni a decorrere dal 1° gennaio 2016; 66 anni a decorrere dal 1° gennaio 2018;
&lt;p&gt;

63 anni e 6 mesi per le lavoratrici autonome la cui pensione è liquidata a carico dell'AGO nonché della gestione separata INPS; tale requisito anagrafico è fissato a 64 anni e 6 mesi a decorrere dal 1° gennaio 2014; 65 anni e 6 mesi a decorrere dal 1° gennaio 2016; 66 anni a decorrere dal 1° gennaio 2018; 66 anni per i lavoratori dipendenti privati e i pubblici dipendenti (lavoratori e, ai sensi dell’articolo 22-ter del D.L. 78/2009, lavoratrici), la cui pensione è liquidata a carico dell'AGO e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima.
&lt;p&gt;

Il successivo comma 10 innalza, a decorrere dal 1° gennaio 2012 e con riferimento ai soggetti la cui pensione è liquidata a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima, nonché della gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della L. 335/1995, che maturino i requisiti a partire dalla medesima data, il limite massimo di 40 anni richiesto ai fini del riconoscimento del diritto al pensionamento in base al solo requisito di anzianità contributiva a prescindere dall’età anagrafica (c.d. “quarantesimi”). Sulla base delle nuove disposizioni, l’accesso al trattamento pensionistico è consentito esclusivamente qualora risulti maturata un’anzianità contributiva di:
&lt;p&gt;

nel 2012, 42 anni e 1 mese per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne;
&lt;p&gt;

nel 2013, 42 anni e 2 mesi per gli uomini e 41 anni e 2 mesi per le donne;
&lt;p&gt;

a decorrere dal 2014, 42 anni e 3 mesi per gli uomini e 41 anni e 3 mesi per le donne.
&lt;p&gt;

In virtù di tale disposizione viene soppressa, sempre a decorrere dal 2012, la possibilità di accedere al pensionamento anticipato con il sistema delle cd. “quote” introdotto dalla L. 247/2007, con un’anzianità minima compresa tra 35 e 36 anni di contributi. Inoltre, si prevede l’applicazione di una riduzione percentuale del trattamento pensionistico per ogni anno di pensionamento anticipato rispetto all’età di 62 anni (pari all’1%, con elevazione al 2% per ogni ulteriore anno di anticipo rispetto a 2 anni).
&lt;p&gt;

Con la riforma previdenziale, sul fronte del trattamento delle pensioni per uomini e donne, il Governo ha accolto i rilievi dell'Unione Europea sull'uguaglianza tra donne e uomini, predisponendo un intervento legislativo che parifica l'età pensionabile delle lavoratrici del lavoro pubblico a quella dei colleghi maschi, passando, gradualmente, alla medesima età.
&lt;p&gt;

Il provvedimento, giustificato dall'esigenza di riequilibrio dei conti, non tiene del tutto conto di una serie di specificità che investono, in particolare le donne, nella loro storia lavorativa e personale, e innanzitutto del peso che deriva dalla mancanza di una vera politica di pari opportunità che investa nei servizi pubblici, che sostenga le donne nel mercato del lavoro, che dia risposte al lavoro di cura, che allevi le donne da un doppio lavoro obbligato in tutte le fasi della vita, e che le discrimina di fatto per tutta la loro vita lavorativa salvo saldare una paradossale &quot;uguaglianza&quot; quando si tratta della pensione.
&lt;p&gt;

Il medesimo discorso riguarda chi assiste familiari disabili gravi; lavoro di cura che riguarda spesso le donne ma, a volte, anche gli uomini.
&lt;p&gt;

In Italia ci sono milioni di persone non in grado di svolgere gli atti quotidiani della vita in modo autonomo o di non deambulare da soli, eccetera, e quindi rientranti in condizione di handicap grave (art.3 comma 3 legge 104). Soggetti che vivono una condizione che incide pesantemente nella loro vita ma anche, almeno per chi ne ha una, sulle loro famiglie, che sono la risorsa vera, dal momento che i servizi pubblici, in questo senso, risentono di note carenze.
&lt;p&gt;

A guardare gli ultimi dati Istat si rileva che il 43% delle donne italiane con età inferiore ai 40 anni (ma ben il 55% di quelle che ne hanno meno di 30), se decidono di avere un figlio non accedono alla maternità con tutti i diritti previsti dalla legge: non ricadono infatti tra le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato che sono il “target” di riferimento della legge 53/2000. Oggi le giovani donne accedono in modo precario al mondo del lavoro, spesso con lavori autonomi, ma si muovono anche in un contesto molto cambiato dal punto di vista culturale, fatto di maggiore equilibrio nelle responsabilità di cura nelle coppie, di consapevolezza di non voler essere messe di fronte alla scelta di rinunciare al lavoro in presenza di un figlio.

&lt;p&gt;
E’ necessario dunque un riconoscimento mirato - materiale ma anche simbolico - del lavoro di cura, è necessario intraprendere un percorso di riequilibrio del sistema di welfare che allarghi i diritti sociali e di cittadinanza a chi, senza distinzione tra donne e uomini, presta attività di cura: la cura – che è attività umana essenziale e ha un valore irrinunciabile - deve entrare nella polis, ridisegnando una nuova mappa del welfare.
&lt;p&gt;

Un sistema di welfare a carattere strutturale, reso più urgente dalla attuale situazione di crisi, iniziando da queste proposte:
&lt;p&gt;

La proposta del Governo di equiparazione dell’età minima della pensione di vecchiaia delle donne, a fronte della sentenza della Corte di Giustizia europea nei confronti della normativa italiana del pubblico impiego, è accettabile solo se si accompagna a una sostanziale riforma del welfare che tenga conto del lavoro di cura. La possibilità di anticipazione infatti costituiva una sorta di “risarcimento”, per quanto generico e generalizzato, del ruolo di cura ricoperto dalle donne nella società. Averla cancellata contempla la necessità di individuare, comunque, una forma di riconoscimento per il lavoro di cura stesso.
&lt;p&gt;

La nostra legislazione già prevede forme di riconoscimento per quelle categorie di lavoratori che hanno un'attesa di vita ridotta come disabili e lavoratori addetti a mansioni usuranti. Chi assiste in famiglia persone con necessità di assistenza continuata risente oggettivamente della medesima “usura” personale, della propria esistenza, tale da giustificare un riconoscimento. La presente Proposta di legge scaturisce dal principio dell’indispensabilità del riconoscimento della cura, a cui va dato un corrispettivo materiale, che viene tradotto nel cosiddetto &quot;Credito di cura&quot;, un credito contributivo ai fini pensionistici che riguarda la maternità e il lavoro di cura. Un sistema di crediti che – secondo la nostra proposta – riconosce alle lavoratici madri un bonus di due anni di contribuzione figurativa, per ogni figlio, valido a tutti gli effetti di legge ai fini della maturazione del requisito di anzianità contributiva.
&lt;p&gt;

Inoltre il provvedimento concede un riconoscimento a lavoratori e lavoratrici impegnati, nell'ambito familiare, in un lavoro di cura verso familiari conviventi con handicap grave. La formula è quella di aumentare il periodo di congedo straordinario, già previsto dalla normativa, da due a quattro anni nell’ambito della propria vita lavorativa. Un congedo retribuito a tutti gli effetti e con rilevanza ai fini pensionistici.
&lt;p&gt;

Questa perequazione non solo va nella direzione di riconoscere alle donne quel diritto al riconoscimento di uno svantaggio oggettivo, di tutta quella mole di lavoro di fatto, non retribuito, che viene svolto nella responsabilità familiare, di cura e della maternità; ma aiuta a riflettere anche sul fatto che, se è vero che l'età media e l'aspettativa di vita si sono innalzate, è anche vero che il lavoro di cura logora fino al punto da abbassare la durata dell'esistenza stessa.
&lt;p&gt;

Appare, quindi, necessario destinare a misure di riconoscimento del lavoro di cura almeno una parte dei risparmi ottenuti con l'innalzamento dell'età pensionabile.
&lt;p&gt;

La presente Proposta di legge provvede, dentro questi indirizzi, al conferimento di una delega al Governo in ragione della estrema complessità del sistema previdenziale, che ha bisogno di interventi di varia natura su più provvedimenti che solo da un'analisi normativa e contabile preventiva del Governo possono essere prodotto.
&lt;p&gt;

Per quanto riguarda la copertura finanziaria, non risultando possibile procedere in sede di conferimento della delega, a causa della complessità della materia trattata, all'esatta determinazione degli effetti finanziari derivanti dall'attuazione delle disposizioni delegate, secondo quanto previsto dalla legge di contabilità generale dello Stato n. 468 del 1978 e dalla riforma della medesima legge in via di approvazione definitiva (atto Senato 1397-B), la quantificazione degli oneri è rimessa alla fase di adozione dei decreti legislativi, e l'individuazione dei relativi mezzi di copertura è condizionata all'adozione di specifici provvedimenti legislativi. Si dispone, infatti, che i decreti legislativi dai quali derivino nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica, siano emanati solo successivamente alla data di entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie. A ciascuno schema di decreto legislativo deve essere dunque allegata una relazione tecnica che dia conto della neutralità finanziaria del medesimo decreto ovvero dei nuovi o maggiori oneri da esso derivanti e dei corrispondenti mezzi di copertura.
&lt;p&gt;


 
&lt;b&gt;
PROPOSTA DI LEGGE&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

 

 

&lt;b&gt;Art. 1.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

(Introduzione di un credito contributivo a fini pensionistici per la maternità).
&lt;p&gt;

 

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per l’introduzione di un’agevolazione pensionistica alle lavoratrici madri con il seguente criterio direttivo:
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;a)&lt;/b&gt; riconoscimento di un bonus di due anni di contribuzione figurativa, per ogni figlio, in favore delle lavoratrici madri, valido a tutti gli effetti di legge ai fini della maturazione del requisito di anzianità contributiva;
&lt;p&gt;

 

&lt;b&gt;Art. 2&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

(Modifiche al Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 e alla Legge 8 marzo 2000, n. 53, in ordine alla durata del Congedo straordinario per assistenza e lavoro di cura in favore di familiari conviventi portatori di handicap)
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;a)&lt;/b&gt; Il Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 denominato “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita' e della paternita” si intende così modificato: “all’articolo 42, comma 5 bis, portare la durata massima da due anni a quattro anni”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;b)&lt;/b&gt; Di conseguenza analoga modifica alla Legge 8 marzo 2000, n. 53, denominata &quot;Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”: “ all’articolo 4, comma due, portare la durata massima da due a quattro anni”.
&lt;p&gt;

 
&lt;b&gt;
Art. 2.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

(Pareri sullo schema di Decreto legislativo).
&lt;p&gt;

 

&lt;b&gt;1.&lt;/b&gt; Lo schema di Decreto legislativo adottati ai sensi degli articolo 1 della presente legge, è deliberato in via preliminare dal Consiglio dei ministri, sentite le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente rappresentative a livello nazionale.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;2.&lt;/b&gt; Lo schema di Decreto legislativo è trasmesso alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario, che sono resi entro trenta giorni dalla data di assegnazione dello stesso. Entro i trenta giorni successivi all'espressione dei pareri, il Governo, ove non intenda conformarsi alle condizioni ivi eventualmente formulate con riferimento all'esigenza di garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, ritrasmette alle Camere i testi, corredati dei necessari elementi integrativi di informazione, per i pareri definitivi delle Commissioni competenti, che sono espressi entro trenta giorni dalla data di trasmissione.
&lt;p&gt;

 

 

 

&lt;b&gt;Art. 3.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

(Copertura finanziaria).
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;1.&lt;/b&gt; Il Decreto legislativo di cui all'articolo 1, dai quali derivano nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica sono emanati solo successivamente alla data di entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanziano le occorrenti risorse finanziarie.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;2.&lt;/b&gt; Allo schema di decreto legislativo di cui al comma 1 è allegata una relazione tecnica che rende conto della neutralità finanziaria del medesimo decreto ovvero dei nuovi o maggiori oneri da esso derivanti e dei corrispondenti mezzi di copertura.&lt;br /&gt;



&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it.html?view=article&amp;catid=4%3Aproposte-di-legge&amp;id=417%3Amaternita-e-cura-un-bonus-per-la-pensione&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;www.deliamurer.it&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Antonio DI PIETRO: &quot;Troppi accordi sottobanco, noi così non ci stiamo&quot;  - INTERVISTA </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/12/07/antonio-di-pietro/troppi-accordi-sottobanco-noi-cos%C3%AC-non-ci-stiamo-intervista/622367"></link>
  <updated>2011-12-07T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>622367</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Questa manovra è frutto di accordi sottobanco, la dimostrazione che ancora una volta Berlusconi s’è fatto pagare per lasciare il posto”. 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Onorevole Di Pietro, affermazione coraggiosa. Su cosa è basata?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“E’ stato calcolato che la deindicizzazione delle pensioni dai 935 euro in su, la misura più odiosa tra quelle decise perché umilia chi ha sempre lavorato e pesa sui consumi, produce una cassa di circa tre-quattro miliardi. Bene: era possibile ottenere subito la stessa cifra mettendo in vendita le frequenze tv. Si poteva raddoppiare l’una tantum sulle cifre scudate, portarla al tre per cento anziché uno e mezzo del totale evaso e condonato. Noi dell’IdV avevamo proposto il 10 per cento”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il ministro Fornero ha pianto domenica sera, la parola sacrifici le è rimasta in gola, non voleva uscire. Crede che non abbia condiviso?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Credo che il ministro abbia vissuto in diretta e sulle sua pelle l’ingiustizia di quello che stava accadendo. Ha tutta la mia solidarietà. E però l’hanno fatto lo stesso”

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei ha molto criticato la manovra Monti&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Più che altro sono deluso. Bastava che i Professori che compongono il governo avessero riletto gli editoriali in cui nelle scorse settimane avevano indicato le possibili misure per ottenere un risultato migliore. Intendo più equo”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Appunto, critiche molto dure anche lunedì in aula. Però gli indici di borsa sono rimbalzati, lo spread è sceso a quattrocento, i Btp crollati sotto il 6 per cento. Ai mercati piace una manovra che fa cassa, interviene in modo strutturale sulle pensioni, s’impegna sulla crescita, pensa alle aziende, ai giovani e alle donne.&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
“Potevano essere prese decisioni ugualmente incisive ma non di macelleria sociale. Questo invece è un modo truffaldino di far quadrare i conti. L’IdV farà opposizione dura e costruttiva. Stiamo scrivendo la contromanovra. Proponiamo misure che ottengono gli stessi risultati ma sono di segno contrario”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come il taglio degli armamenti?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“E’ una rivisitazione delle spese militari. Una cosa è la missione - millantata - di pace che abbiamo in agenda da anni. Altro è acquistare caccia e bombardieri con un incremento di sospesa rispetto all’anno passato di 244 milioni su un totale di spesa corrente pari a tre miliardi e mezzo. Il taglio di queste spese sarà il cuore di uno dei nostri emendamenti”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei si aspettava qualcosa di più sul fronte della lotta all’evasione fiscale stimata intorno ai 160 miliardi l’anno?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Contro l’evasione è stato fatto molto poco. L’Idv propone una nuova ipotesi di reato di furto aggravato specifico per il datore di lavoro che non versa i contributi all’Inps. È un’evasione fiscale tra i due e i quattro miliardi l’anno. Se riusciamo a recuperare anche solo la metà, è un buon modo per fare cassa. Chiediamo anche il reinserimento del falso in bilancio contro la piaga della corruzione (60 miliardi l’anno, ndr) e la confisca dei beni non giustificabili sulla base della dichiarazione dei redditi. Chi ha il Ferrari, o lo spiega sulla base dei redditi, oppure viene confiscato il Ferrari. Bisogna invertire l’onere della prova”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Bce e Bruxelles chiedevano interventi strutturali sul nostro sistema pensioni. Il governo si è mosso in questa direzione. IdV ha alternative sul tema?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Siamo d’accordo sotto il profilo dell’allungamento dell’età pensionabile ma non bisognava intervenire sull’adeguamento di quelle di anzianità bensì sui privilegi accumulati da alcuni. Così come si doveva intervenire sugli stipendi dei manager pubblici, una misura che avrebbe avuto effetti immediati sulla cassa. Invece il governo Monti ha detto ok a una buonuscita di cinque milioni e mezzo per Guarguaglini.&lt;br /&gt;
 (l’ex presidente di Finmeccanica coinvolto in alcune inchieste per forde fiscale, ndr)”
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Voterete contro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“In Commissione faremo una serie di interventi mirati con cui individuiamo diverse tipologie di entrate ed uscite. Il governo deve riscrivere la manovra e accogliere alcune nostre proposte. Un governo sordo e cieco non è all’altezza della fama che l’ha accompagnato fin qui”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il segretario del Pd Bersani ha appena detto, al Tg3, che se ‘continuate così andrete per la vostra strada’. Vi sentite un po’ soli in questo ruolo di sentinelle?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Stupisce l'atteggiamento intimidatorio e ricattatorio dell'amico Bersani.  Dal governo Monti gli italiani si aspettavano misure eque, giuste e non norme dettate da banchieri, speculatori e proprietari dell'industria bellica. Invece di attaccare noi, che difendiamo le fasce sociali più deboli, provi a interpellare i suoi elettori e vedrà che è lui a rischiare l'isolamento dall'Italia reale che piange e soffre.  Abbiamo dato la fiducia a Monti per eliminare l’anomalia nell’anomalia che si chiamava Berlusconi. Abbiamo voluto un altro interlocutore ma questo non vuol dire che facciamo parte della sua maggioranza politica. Monti ci ha chiamati nel fine settimana per le consultazioni. Ho ringraziato ma ho spiegato che per rispetto del nostro reciproco ruolo il dibattito deve essere pubblico e trasparente. Non mi piacciono accordi preliminari per trovare punti di accordo al ribasso”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La foto di Vasto, l’alleanza Pd-Idv-Sel è sempre più sbiadita?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Non c’è alternativa a quell’alternativa là. Berlusconi ha aumentato la forbice tra poveri e ricchi, Vasto propone di ridurla e di ristabilire maggiore equità sociale. Questo piaccia o no è un governo di destra e di emergenza che deve far quadrare i conti ma non può risolvere tutte le emergenze. A quelle deve provvedere la politica. Quindi confido sul referendum sulla legge elettorale per andare a votare il prima possibile con regole nuove”.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Bersani sente molto anche Casini che vuole la cabina di regia tra i partiti che hanno votato la fiducia.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
“Un conto è che Bersani chiami Casini. Ma qui con Casini c’è anche Berlusconi e l’IdV non si può incontrare con il Pdl, è contro natura. In un sistema bipolare maggioritario bisogna decidere, o stai da una parte o stai dall’altra”.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=17WOA7&quot;&gt;l’Unità - Claudia Fusani&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Elsa Fornero: Nuove pensioni di anzianità. La riforma secondo me.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/11/26/elsa-fornero/nuove-pensioni-di-anzianit%C3%A0-la-riforma-secondo-me/622075"></link>
  <updated>2011-11-26T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>622075</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Welfare&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;&quot;Sistema retributivo troppo generoso. Serve il contributo pro-rata per tutti&quot;.
&lt;p&gt;
La recente riapertura del dibattito sulla necessità o meno di un nuovo intervento in materia previdenziale offre al Paese l'occasione  -  che questa volta, data la situazione di grave crisi in cui versa, sarebbe davvero un peccato farsi sfuggire  -  per lasciarsi alle spalle la logica degli interventi &quot;spezzatino&quot; e adottare finalmente un approccio più ragionato, coerente e rigoroso alla ridefinizione delle regole del principale istituto del welfare State; un approccio che abbia se non le caratteristiche della &quot;definitività&quot;, almeno quelle dell'intervento strutturale.
&lt;p&gt;

E non dell'ennesimo aggiustamento di una transizione troppo lunga. Soprattutto quando si parla di pensioni è infatti necessario abbracciare un'ottica di lungo periodo. Le regole previdenziali influenzano direttamente o indirettamente molte delle decisioni fondamentali che gli individui prendono durante la loro vita, a partire dalla giovane età: quanto a lungo studiare, quale professione intraprendere, quale profilo di consumo e risparmio adottare, a che età ritirarsi dal mercato del lavoro.
&lt;p&gt;

Se le regole cambiano continuamente, diventa difficile fare piani ragionati per il futuro con chiare implicazioni sia sulla qualità della vita dei singoli cittadini, sia sulla crescita del sistema economico nel suo complesso. Inoltre, se si vuole che le regole vengano condivise - e non solo subite - queste devono essere eque: deve essere garantita parità di trattamento agli individui; devono essere aboliti i privilegi. Se si intende effettuare una redistribuzione delle risorse, questa deve essere trasparente e deve avvenire dai più ricchi ai più poveri e non viceversa.

&lt;p&gt;
Questi principi, che sembrano banali, sono stati spesso largamente disattesi, nel periodo preriforma, ma anche successivamente, sia con la riforma Amato (1992), sia con la riforma Dini (1995), in modo particolare con la scelta di tutelare i &quot;diritti acquisiti&quot; dei lavoratori meno giovani, scaricando invece sulle nuove generazioni l'onere dell'aggiustamento. E hanno continuato a essere disattesi nel periodo successivo, a ogni nuovo intervento sulla transizione.
&lt;p&gt;

Il metodo contributivo di calcolo delle pensioni, introdotto nel 1995 in sostituzione del precedente metodo retributivo, costituisce (a nostro avviso) il punto di partenza imprescindibile su cui basare le modifiche dell'attuale assetto. Considerando la transizione, e semplificando, i lavoratori possono essere suddivisi in tre tipologie: i &quot;salvati&quot; del 1995, esonerati dall'applicazione del contributivo grazie all'artificiosa demarcazione introdotta tra coloro che, al 31 dicembre 1995, avrebbero raggiunto almeno diciotto anni di anzianità e gli altri; i &quot;parzialmente protetti&quot; (anzianità inferiore a diciotto anni nel 1996), la cui pensione sarà calcolata secondo il pro-rata, ossia in base alla regola retributiva per l'anzianità maturata al 1995 e a quella contributiva per l'anzianità accumulata dal 1996; gli &quot;indifesi&quot;, ossia gli assunti dal 1996, la cui pensione sarà interamente contributiva.

&lt;p&gt;
Il metodo retributivo, applicato per intero ai &quot;salvati&quot; e in pro-rata ai &quot;parzialmente protetti&quot;, si caratterizza per uno scarso collegamento tra contributi versati e prestazioni ricevute. Ne risulta un &quot;rendimento&quot; (analogo a un tasso di interesse annuo applicato al monte contributivo) troppo generoso, e cioè superiore a quello finanziariamente sostenibile, con conseguente sistematica violazione del criterio della sostenibilità e del principio dell'equità tra generazioni. Un sistema a ripartizione è, infatti, finanziariamente sostenibile quando restituisce al lavoratore, sotto forma di pensione, i contributi versati, capitalizzati a un tasso pari a quello di crescita dell'economia. Se il sistema è troppo generoso verso le generazioni attuali, accumula un debito implicito che ricadrà sulle generazioni giovani e su quelle future...
&lt;p&gt;

Una stima del regalo può essere ottenuta per mezzo di un indicatore della generosità dei sistemi pensionistici, denominato in gergo tecnico Present Value Ratio (PVR).&lt;br /&gt;
 Questo indicatore misura, al momento del pensionamento, il &quot;valore attuale atteso&quot; dei benefici pensionistici ai quali l'individuo ha diritto - la somma oggi equivalente al valore complessivo dei trasferimenti previdenziali di cui l'individuo godrebbe data l'attuale aspettativa media di vita - a fronte del &quot;montante contributivo&quot; versato - ossia il saldo attuale disponibile di un ipotetico conto corrente in cui l'individuo abbia depositato, senza mai ritirarli, i contributi previdenziali versati lungo la vita lavorativa. Fatto pari a 100 euro il montante, nelle nostre simulazioni, un valore del PVR superiore a 100 indica che il sistema remunera i contributi corrisposti nella vita attiva a un tasso di rendimento superiore a quello che il sistema &quot;può permettersi&quot;. Ciò comporta una redistribuzione di risorse (ossia &quot;un regalo&quot;) alle generazioni anziane da parte delle generazioni giovani presenti e future.&lt;br /&gt;
 La Tabella 1 mostra per l'appunto la generosità del metodo retributivo...
&lt;p&gt;


Sulle basi &quot;oggettive&quot; appena illustrate, riteniamo che una proposta di riforma coerente possa pertanto essere la seguente. Si tratterebbe di applicare, a partire dal 2012, il metodo contributivo pro-rata per tutti i lavoratori, rendendo subito effettive un'età minima di pensionamento pari a sessantatré anni (con il requisito dei vent'anni di anzianità oggi richiesto per le pensioni di vecchiaia) e una &quot;fascia di flessibilità&quot; che incoraggi il lavoratore a ritardare l'uscita fino ai sessantotto (settanta) anni, con un incremento di pensione che - secondo calcoli matematici, e non in base ad arbitrari criteri politici - tenga conto dei maggiori contributi versati e della maggiore età. I requisiti minimi e massimi sarebbero successivamente indicizzati alla longevità, così come già previsto dalla normativa vigente. Dovrebbero inoltre scomparire le &quot;finestre&quot;, cioè quei periodi (un anno per i lavoratori dipendenti e un anno e mezzo per i lavoratori autonomi) che si sommano oggi ai requisiti minimi di età/anzianità, senza peraltro aggiungere incrementi di pensione.
&lt;p&gt;

Mentre l'estensione dell'età minima di accesso al pensionamento e l'abolizione della pensione di anzianità, riguardando tutti i lavoratori, avrebbero come effetto principale quello di determinare risparmi di spesa consistenti nel breve e medio periodo, permettendo, come auspicato, di allentare gli stringenti vincoli di bilancio; l'estensione pro-rata del contributivo avrebbe come effetto principale quello di avvicinare i trattamenti tra le categorie (cosa che fa anche l'innalzamento del requisito di età, ma in maniera meno rilevante), promuovendo una maggiore equità del sistema.
&lt;p&gt;

I lavoratori coinvolti nell'estensione del prorata non sarebbero molti. Infatti il provvedimento riguarderebbe unicamente i &quot;salvati&quot; oggi ancora attivi nel mercato del lavoro, ossia i lavoratori nati tra il 1950 e il 1962. A titolo esemplificativo, la Tabella 2 illustra il caso di un dipendente privato della categoria dei &quot;salvati&quot; nato nel 1958. Per ipotesi, egli aveva vent'anni di anzianità nel 1996, una dinamica retributiva del 2,5% l'anno e nel 2010 è arrivato a percepire una retribuzione di 30.000 euro. Supponendo che maturi quarant'anni di anzianità nel 2018, con le regole attuali potrebbe andare in pensione a sessantuno anni (inclusa la finestra).

&lt;p&gt;
La sua pensione ammonterebbe a 26.776 euro, con un &quot;regalo&quot; atteso nell'arco dell'intera vita pari al 43% dei contributi versati (162.000 euro). Applicando la nostra proposta, il pensionamento sarebbe posticipato al 2021, con una pensione superiore, pari a 28.999 euro, ma un &quot;regalo&quot; inferiore (il 33% dei contributi versati, ossia 146.000 euro), per effetto della più elevata età di pensionamento e del calcolo contributivo sugli ultimi anni.
&lt;p&gt;

Rispetto al mero innalzamento del requisito di età con regola retributiva invariata, la pensione erogata è solo lievemente più bassa: 28.999 euro verso i 29.523 euro. Gli anni in cui si applica il prorata, nell'esempio, sono infatti solo due. Si noti che, se venisse applicato il metodo contributivo all'intera vita lavorativa del soggetto - una misura davvero drastica, che peraltro nessuno propone - la sua pensione ammonterebbe a 21.869 euro e il &quot;regalo&quot; si annullerebbe.
&lt;p&gt;

La fissazione dell'età minima a sessantatré anni comporterebbe, tuttavia, la possibilità per gli uomini di anticipare di due anni il pensionamento rispetto all'età oggi prevista (65 anni) per la pensione di vecchiaia. Alcuni in effetti uscirebbero prima (con una pensione ridotta, ma con un regalo proporzionalmente maggiore); altri sfrutterebbero la fascia di flessibilità e continuerebbero oltre i 65 anni. La flessibilità nell'età di pensionamento è di fatto un'occasione per concedere, a quei lavoratori che si sentono ancora &quot;produttivi&quot;, di scegliere liberamente se e di quanto posticipare il momento del pensionamento.
&lt;p&gt;

Dal punto di vista aggregato, il nostro modello non consente una stima accurata dei risparmi. Ciononostante, i risparmi di spesa sarebbero tutt'altro che irrisori, potendo arrivare a qualche decina (3-4) di miliardi di euro nei primi 5-6 anni di effettiva applicazione del provvedimento. La caratteristica del contributivo di garantire un trattamento equo sia all'interno delle generazioni, sia tra generazioni diverse presenti e future ne costituisce un indubbio punto di forza aggiuntivo rispetto al fatto che si tratta di un metodo di calcolo che migliora la sostenibilità finanziaria del sistema.
&lt;p&gt;

Ovviamente, questo vale a condizione che la riforma in questione riguardi tutte le categorie di lavoratori alla stessa maniera, nessuna esclusa. In un momento in cui si è costretti a richiedere duri sacrifici alle famiglie con provvedimenti draconiani che colpiscono anche le fasce più deboli, non si può prescindere dall'abolizione delle ingiustificate posizioni di privilegio che perdurano per molte categorie difficilmente annoverabili tra i bisognosi, come i liberi professionisti con le loro casse e i politici con i loro vitalizi. È anche ovvio che una volta varato il provvedimento si potrebbero discutere, in modo trasparente e mirato, le uniche eccezioni ammissibili, ossia quelle nei confronti dei lavoratori sfortunati e non già di quelli privilegiati.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;N.B.&lt;/b&gt; PER LEGGERE LE TABELLE USARE IL LINK &quot;&lt;b&gt;vai alla pagina&lt;/b&gt;&quot;
&lt;p&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=17FN2U&quot;&gt;la Repubblica&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Mario BALDASSARRI: «Alla Bce letterina di Natale. Vanno eliminati gli sprechi»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/11/02/mario-baldassarri/%C2%ABalla-bce-letterina-di-natale-vanno-eliminati-gli-sprechi%C2%BB-intervista/617904"></link>
  <updated>2011-11-02T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>617904</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: ApI-FLI) - Pres. commissione Senato Finanze  (Gruppo: FLI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Non c`è più tempo. Il Paese è al capolinea. O si volta pagina alla svelta o si affonda. Ma come si fa a restare alla finestra spettatori di un`agonia». 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Davvero si rischia il requiem per l`Italia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Siamo all`atto finale: quello che ormai sto dicendo da dieci anni a questa parte si è verificato. Ora è arrivato il conto. Gli ultimi verdetti sono chiarissimi. Manovra di luglio: bocciata; manovra di agosto: bocciata. Letterina di Natale: bocciata. È da folli pensare di far rialzare il Paese aumentando le tasse e deprimendo gli investimenti: così l`economia reale e produttiva va in fumo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Bruxelles però ha dato il suo ok alla lettera del governo Berlusconi...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«L`Unione Europea ha detto sì a una sfilza di titoli generici. Ma poi vuole che si passi dalle parole ai fatti. Ci sta chiedendo più rigore strutturale e finanziario.
Quel pezzo di carta che hanno tirato fuori non è altro che il programma elettorale del 2008 del centro destra, io la definirei la letterina di Babbo Natale: proprio così. Di fronte alle turbolenze dei mercati non si può rispondere con un &quot;io farò&quot; si deve subito fare un decreto legge e portarlo in aula. Poi chi ci sta ci sta».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dove è l`errore?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Intanto nel non comprendere che la prima cosa da fare senza perdere tempo è mettere mano ad un drastico taglio degli sprechi nella spesa corrente. E poi nel non rendersi conto del fatto che ci vogliono riforme strutturali serie. Invece l`Esecutivo che fa? Un colpo di ascia su 15 miliardi di euro di investimenti. E addio ripresa. E poi... Sul fronte previdenziale l`allungamento dell'età pensionabile non può prescindere dal dare speranza anche ai giovani e alle donne, le due categorie più a rischio. Va ricucito lo strappo che c`è nel mercato del lavoro: va rattoppato quello squarcio profondo che separa giovani e donne che forse non avranno mai la pensione dai cosidetti ipergarantiti. Va insomma riunificato il Paese».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Voi dell`opposizione proponete un governo tecnico. Avete le ricette per uscire dall`impasse?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Non si tratta di fare un governo tecnico. Quel che ci vuole in questa fase è un governo politico. Poi, se saranno chiamati esperti e tecnici preparati tanto meglio. Adesso occorre un governo di larghe intese che faccia scelte politiche: è inutile fare gli ipocriti. Poi i governi vanno votati in aula... Le analisi tecniche le abbiamo fatte e rifatte cento volte. E sappiamo bene quali sono i capitoli-chiave sui quali intervenire. Il punto è trovare la forza politica in grado di farlo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E secondo lei c`è?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Mi auguro di sì. E non sono certo gli avvocati tributaristi o gli azzeccagarbugli. Di dittatori della politica ce ne sono già stati. Basta vedere la fine che hanno fatto...Non ne abbiamo più bisogno. La colpa di questo esecutivo è stata quella di galleggiare sulle crisi. Ci vuole una seria politica economica per il Paese. Noi come Terzo Polo le nostre proposte le abbiamo già consegnate al Senato: era la nostra manovra alternativa. Ci vuole uno scatto di orgoglio della maggioranza. L`ho detto e ripetuto più di una volta: non si arriverà alla fine di ottobre. Ed eccoci al capolinea. L`Italia è troppo grande per fallire, ma lo è anche per essere messa a balia a succhiare latte della Bce...».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=16C4TC&quot;&gt;Il Mattino - Alessandra Chello&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Stefano Boeri: “Un cerotto per Bruxelles”</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/10/28/stefano-boeri/%E2%80%9Cun-cerotto-per-bruxelles%E2%80%9D/617792"></link>
  <updated>2011-10-28T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>617792</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore  Comune Milano (MI) (Partito: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Chissà perché, leggendo la lettera di intenti recapitata all´ultimo minuto dal governo italiano all´Unione Europea, mi è più volte venuta alla mente l´immagine del finestrino dell´aereo Ryanair riparato con il nastro adesivo, apparsa su molti siti nei giorni scorsi. La lettera sembra fatta apposta per salvare le apparenze. Si evita accuratamente di sostituire il finestrino e di assicurarne una chiusura ermetica, diciamo strutturale. Nulla viene chiarito, ad esempio, sui 20 miliardi ancora mancanti dalla manovra estiva.
&lt;p&gt;I contorni della riforma fiscale ed assistenziale, che dovrebbe raccogliere questa cifra, rimangono se possibile ancora più vaghi di allora. Nulla viene spiegato sull´inasprimento della lotta all´evasione fiscale. Si evita accuratamente di proporre interventi sulle pensioni di anzianità che, è bene ricordarlo, sono quelle che hanno mandato in rosso i conti dell´Inps, anche tenendo conto dei massicci trasferimenti che lo Stato già concede all´ente previdenziale.
&lt;p&gt;
Sono queste pensioni incassate a partire da 57 anni di età da due a tre volte più alte delle pensioni di vecchiaia. E sono aumentate del 20 per cento negli ultimi 5 anni. Non vanno certo ai più poveri. 
&lt;p&gt;Si vendono poi molte cose già fatte, come il raggiungimento dei 67 anni per il pensionamento di vecchiaia nel 2026, già implicito nell´aggancio dell´età pensionabile alla speranza di vita introdotto a inizio legislatura. Oppure le disposizioni sui servizi pubblici locali già contenute nella manovra di agosto vengono descritte come “provvedimenti da varare”.
&lt;p&gt;
Un domani si avrà qualcosa da esibire, sperando che non si accorgano della data. Il resto sono annunci generici di cose da fare. La genericità si attutisce solo quando i provvedimenti hanno come obiettivo, quando intendono colpire, la costituency avversa, la base elettorale dell´opposizione, come nel caso delle misure sulla mobilità e la Cassa Integrazione nel pubblico impiego. In questi casi non ci sono proposte di riforma, ma solo minacce. Analogo il caso delle norme sui licenziamenti da rendere meno stringenti.
&lt;p&gt;
In questo momento di crisi, l´attenzione dovrebbe essere rivolta ai percorsi di ingresso nel mercato del lavoro, a modi per unificare il mercato del lavoro, superando il dualismo fra contratti temporanei e contratti permanenti. 
&lt;p&gt;Servirebbe anche a sostenere la domanda riducendo la grandissima incertezza che circonda l´ingresso nel modo del lavoro, la durata dell´impiego dei giovani. 
&lt;p&gt;Invece non c´è nessun cenno alla flessibilità in entrata, ma solo a norme che possono rendere più facili i licenziamenti individuali e collettivi. 
&lt;p&gt;Infine nella lettera ci sono i titoli accattivanti, come “il programma di ristrutturazione delle scuole inefficienti”, o “la valorizzazione del ruolo dei docenti elevandone impegno e retribuzione”.
Non si capisce come, con quali strumenti e, soprattutto, con quali soldi. Ma chi non sarebbe d´accordo?
Perché oltre all´obiettivo di ottenere il permesso di volo (a quell´aereo di Ryanair per fortuna il permesso non è stato poi dato), il governo sembra avere in testa un altro obiettivo: preparare la campagna elettorale.
&lt;p&gt;
Il vero quesito da porsi allora non è tanto se questo governo farà le cose vagamente descritte nella lettera, ma un altro: sono questi impegni sottoscritti a livello vincolanti anche per il governo che ci sarà nella prossima legislatura?&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=164TXV&quot;&gt;la Repubblica&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Giorgia MELONI: «Si tocchino le pensioni di anzianità»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/09/09/giorgia-meloni/%C2%ABsi-tocchino-le-pensioni-di-anzianit%C3%A0%C2%BB-intervista/609266"></link>
  <updated>2011-09-09T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>609266</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  della Gioventù (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;La manovra non ha ancora esaurito il suo travagliato cammino, ma il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, si porta avanti e per il futuro chiede che venga introdotto in Costituzione il principio in base al quale ogni provvedimento venga preventivamente verificato nel suo impatto sulle generazioni a venire.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ministro, di che si tratta?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Propongo un meccanismo che, d`ora in avanti, eviti che si prosegua nell`esercizio in cui si sono distinte le ultime generazioni: scaricare il peso di ogni provvedimento su quelle successive».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E come funzionerebbe?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Oggi (&lt;i&gt;ieri per chi legge, ndr&lt;/i&gt;) abbiamo licenziato in Consiglio dei ministri il provvedimento sull`introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Costituzione. A mio parere bisognerebbe introdurre in Costituzione un altro principio di equità: quello della verifica dell`impatto dei provvedimenti a lungo termine».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In Costituzione?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«In Costituzione o tra gli strumenti fondamentali di verifica della manovra».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come è stata presa la proposta in Consiglio dei ministri?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «I colleghi mi sono parsi interessati».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ministro dell`Economia compreso?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Tremonti mi ha detto di considerare il principio giusto e che bisognerà studiare la formula adeguata perché non si leghino troppo le mani».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Molto brutalmente: chi dovrebbe pagarne il conto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;«Il sistema finora ha scaricato i costi sulle nuove generazioni. Ci sono stati genitori che in qualche modo hanno tradito i figli e ipotecato il loro futuro. Eppure ci sono spese improduttive che andrebbero tagliate».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quali? Questa manovra dovrebbe aver raschiato il barile, o no?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Il nostro Paese ha bisogno di misure che favoriscano le famiglie, la natalità, la casa, gli strumenti per l`impiego. Ci sono diritti e privilegi che non possono considerarsi definitivamente acquisiti: vanno colpiti».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Un esempio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Si parta dalle &quot;pensioni d`oro&quot; e si dica che, sopra un certo tetto, la pensione si calcola con il sistema contributivo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non sono poi tantissime le «pensioni d`oro»...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Si prendano le pensioni d`anzianità, che i giovani con l`innalzamento dell`età pensionabile si possono sognare, direi che si potrebbe anche qui applicare il contributivo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Mi scusi, ma se c`è qualcosa che invocano in molti è la riduzione dei privilegi della politica che sono rimasti quasi intonsi. Si veda l`ultimo blitz sulle indennità.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«È una cosa di cui non abbiamo parlato collegialmente. Lo abbiamo scoperto a cose fatte. Certo che bisogna dare l`esempio:

anche i parlamentari rientrano tra le categorie che oggi non stanno nel contributivo.

E comunque voglio ricordare che la legge che tagliava il numero dei parlamentari non l`ha voluta l`opposizione».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Da ministro della Gioventù, come giudica la flessibilità introdotta dall`articolo 8 della manovra?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «È una norma che va incontro alla maggiore autonomia richiesta dalle parti sociali. E' stata contestata solo dalla Cgil che evidentemente non si fida di se stessa».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Veramente ci sono anche i dubbi del Quirinale...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Tutti quelli che ne sono coinvolti non hanno protestato. Tutti tranne la Cgil che continua a garantire solo i propri iscritti mentre la gente muore di fame...».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=142FZW&quot;&gt;Corriere della Sera - Antonella Baccaro&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Guido CROSETTO: Manovra. In arrivo proposte dai dissidenti Pdl</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/14/guido-crosetto/manovra-in-arrivo-proposte-dai-dissidenti-pdl/590927"></link>
  <updated>2011-08-14T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>590927</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Sottosegretario  Difesa (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«La prossima settimana metteremo a punto un pacchetto di interventi da proporre ad Alfano e, tramite il Pdl, veicolarli attraverso il confronto parlamentale».
&lt;p&gt;

«Non si tratta di rivoltare la manovra – puntualizza Crosetto – Non siamo ribelli e non è nostro obiettivo fare una rivolta. Chiediamo solo di poter ragionare all’interno del Pdl per vedere se questa manovra può essere cambiata. Se gli obiettivi sono il risanamento dei conti e il rilancio dell’economia, non capisco perché le nostre proposte non possano essere discusse».
&lt;p&gt;


&lt;p&gt; «Affrontiamo questa manovra senza pregiudizi ideologici. Non ho problemi a dire che, secondo me, l’innalzamento dell’età pensionabile ha meno impatto sulla crescita di altre misure inserite nella manovra. Non ho problemi a dire che un punto di Iva sarebbe meglio di altri interventi, oppure a ricordare che questa potrebbe essere l’occasione giusta per riformare integralmente lo Stato».
&lt;p&gt;

Non c’è ombra di ipotesi relativa al voler far cadere il governo.&lt;br /&gt;
 «Non siamo traditori. Anzi, saremo tra gli ultimi che Berlusconi si troverà vicino, perché abbiamo il senso della riconoscenza e dell’onore.  Ma non siamo pagati per portare il cervello all’ammasso e siamo liberi di esprimere le nostre opinioni».
&lt;p&gt;

«Agli attacchi del ministro Calderoli, che invita i dissidenti della maggioranza ad “accomodarsi fuori”, replico sostenendo che le minacce sono il modo peggiore per ragionare. Evitiamo i toni da insulto».


&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.wakeupnews.eu/manovra-in-arrivo-proposte-dai-dissidenti-pdl/&quot;&gt;wakeupnews.eu&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Flavio TOSI: «Bisogna prendere da chi ha di più»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/10/flavio-tosi/%C2%ABbisogna-prendere-da-chi-ha-di-pi%C3%B9%C2%BB-intervista/590877"></link>
  <updated>2011-08-10T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>590877</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Verona (VR) (Partito: Lega) - Consigliere  Consiglio Comunale Verona (VR)- Consigliere  Consiglio Comunale Verona (VR) (Lista di elezione: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
L`ha detto in tv, l`altra sera: «Patrimoniale». Ed è suonata come una bestemmia in chiesa, perché a rompere il tabù è stato un leghista: Flavio Tosi, primo cittadino di Verona.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Un bel salto...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non è che la patrimoniale mi piaccia, come non mi piace tutto ciò che riguarda gli aumenti delle tasse. Da sindaco mi sembra di averlo dimostrato, anche se ho dovuto fare i salti mortali».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Però il tabù l`ha rotto.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«C`è un piccolo particolare: la manovra ora anticipata di un anno prevede tagli per 15 miliardi agli enti locali. Uno dice: quei tagli garantiscono che non ci saranno nuove tasse. Niente di più falso: sono soldi che mancheranno ai cittadini e alle famiglie. E questa non è una forma di tassazione, sia pure indiretta? E per di più ai danni dei più deboli, che devono sopportare il drastico ridimensionamento dei servizi?».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dunque?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ovviamente bisogna colpire gli sprechi, andare avanti con il federalismo fiscale. Ma in una situazione drammatica come questa, dove rischiamo tutti di morire di debito pubblico, è impensabile procedere solo con i tagli e la lotta agli sprechi. I soldi da qualche parte bisogna pure prenderli. Salvaguardando il principio di equità».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E quindi bisogna mettere le mani in tasca ai ricchi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Diciamo che bisogna chiedere un sacrificio straordinario, aggiuntivo e una tantum ai titolari di grandi patrimoni e di rendite, anche quelle finanziarie».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Patrimoniale, appunto.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non l`unico, ma questo è dei fronti su cui bisogna agire».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sicuro che nella Lega la pensino tutti così?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Non so, certo ci sono posizioni diverse. Ma questa è la mia idea.

Peraltro condivisa in ambienti bancari. Le banche sono le prime a sapere che non si possono ammazzare le famiglie, altrimenti arriva la recessione e siamo tutti morti».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ammazzare le famiglie?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Ma sì. Solo se non si tartassano ulteriormente i più deboli si può pensare a qualcosa che assomigli a una ripresa, se non altro in termini di consumi. E come fai a non tartassarli se le risorse non sono sufficienti? Ci vuole un combinato disposto: tagliare gli sprechi, non strozzare i Comuni, prendere da chi ha di più».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sembra che il governo un pensierino alla patrimoniale lo stia facendo, ma intende anche procedere con una stretta sulle pensioni.

Lei è d`accordo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;Può anche darsi che un intervento sulla previdenza si renda necessario. Ma anche qui: bisogna stabilire delle priorità, fare delle scelte. Insomma, è meglio chiedere sacrifici a chi sta meglio».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dunque no all`innalzamento dell`età pensionabile per le donne?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Argomento delicatissimo, prima di tutto ci vuole equità. Ci si può anche allineare a ciò che dice l`Unione europea, ma bisogna fare molta attenzione a mettere le mani sulle pensioni piccole e medie. Cominciamo da quelle d`oro».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sulla patrimoniale il pidiellino Napoli la bacchetta, dice che ci vogliono i tagli, ma non nuove tasse. E parla di prestito forzoso che le famiglie dovrebbero fare allo Stato con obbligazioni...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non so quanto questa proposta possa piacere alle famiglie: meglio la patrimoniale, meglio togliere qualcosa a chi può permetterselo che immobilizzare in modo indiscriminato una parte dei risparmi degli italiani».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei insiste...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Guardi, se c`è una cosa buona in questo disastro in cui stiamo sprofondando è che per la prima volta siamo costretti davvero a rimettere in sesto i conti pubblici. È una battaglia che dobbiamo fare tutti in modo trasversale, al di là degli schieramenti politici. Per vincerla c`è un unico modo: i tagli, i sacrifici sono necessari, ma devono essere equi».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=131LC1&quot;&gt;la Repubblica - Rodolfo Sala&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Antonio MARTINO: «Gravissimo l’acquisto dei titoli. Non dovevamo chiedere aiuto»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/09/antonio-martino/%C2%ABgravissimo-l%E2%80%99acquisto-dei-titoli-non-dovevamo-chiedere-aiuto%C2%BB-intervista/590849"></link>
  <updated>2011-08-09T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>590849</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Tutti i nostri problemi nascono dalla insensata, incontrollata, ingiustificata, ingiustificabile espansione della spesa pubblica. Perchè nessun paese al mondo è mai cresciuto quando le spese del settore pubblico superavano il 40% del reddito nazionale...».
&lt;p&gt; Antonio Martino, parlamentare Pdl, economista ed ex ministro di Esteri e Difesa, è un liberista a tutto tondo. E anche in questa intervista non smentisce la sua fama.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La soluzione alla tempesta che sta travolgendo le economie mondiali è meno Stato e più efficiente?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«In Italia e non solo, sicuramente. Ai tempi di mio nonno, agli inizi del ’900, la spesa pubblica assorbiva il 10% del reddito nazionale. Ai tempi di mio padre, negli anni ’50, assorbiva il 30%. Oggi la spesa pubblica assorbe il 51,1% del reddito nazionale. Va drasticamente tagliata».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;È per questo che lei dice che la proposta bipartisan, accolta dal governo, di introdurre in Costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio è positiva ma non risolutiva?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«È lodevole, ma non basta. Io preferisco avere una spesa pubblica del 30% con un un disavanzo notevole a una spesa pubblica del 50% con il bilancio in pareggio».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Per ridurre le spese di così tanto, tocca tagliare gli sprechi ma anche i servizi ai cittadini...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Infatti bisogna cambiare il welfare all’italiana. È diventato costosissimo e inefficiente e non ce lo possiamo più permettere».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E lei dove taglierebbe?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Nella voragine spaventosa di spesa sanitaria, che tra l’altro è iniqua, perchè noi tassiamo tutti, anche i meno abbienti, per dare sanità gratis a tutti, anche ai più agiati».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Qual è la sua alternativa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Un’assicurazione sanitaria obbligatoria. Chi se la può permettere se la comprerebbe, chi non se la può permettere riceverebbe un buono che gli consentirebbe di fornirsi della copertura. E il costo sarebbe infinitamente minore di adesso. E poi bisognerebbe incidere sulle pensioni di anzianità aumentando significativamente l’età di pensionamento per gli uomini e per le donne. Servono tagli veri...».
&lt;p&gt; 
&lt;b&gt;L’ha sorpresa che anche ieri le Borse siano crollate nonostante la Bce abbia investito in titoli pubblici italiani e spagnoli?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Per nulla. Più che all’azione della sola speculazione siamo di fronte a una crisi di fiducia. Ecco perchè l’acquisto dei titoli di Stato non basta. E poi, il fatto che la Bce abbia acquistato titoli di stati membri è gravissimo...».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Gravissimo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Si perchè viola il trattato di Maastricht. Se la Banca centrale europea compra titoli di Stato nazionali lo fa stampando moneta, quindi con il rischio di generare inflazione a livello continentale».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma se l’abbiamo chiesto noi che ci facesse la cortesia...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«E secondo me hanno fatto male a chiederlo. Per ridare credibilità ai nostri titoli di Stato e ridurre così lo spread servono invece riforme. E i paesi che non rispettano i vincoli vanno non multati ma semplicemente espulsi dall’area dell’euro. Sennò, come sta accadendo ora, rischia di saltare l’euro stesso».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=13090P&quot;&gt;Giorno/Resto/Nazione - Alessandro Farruggia&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Emma BONINO: «L'Euro non basta serve la federazione politica»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/08/09/emma-bonino/%C2%ABleuro-non-basta-serve-la-federazione-politica%C2%BB-intervista/590848"></link>
  <updated>2011-08-09T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>590848</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il problema è che in assenza di quello che Altiero Spinelli nel Manifesto di Ventotene chiamava, &quot;Gli Stati Uniti d'Europa&quot;, cioè il governo di quei grandi settori che sono l'Economia, la Politica estera e la moneta, di fronte a questa crisi stanno cadendo tutti i tabù. Il no-bail-out degli Stati membri, il ruolo della Bce, l'emissione di eurobond per rimpiazzare titoli nazionali: avviene tutto sotto la pressione degli eventi, senza una meta finale».&lt;br /&gt;
 Emma Bonino, da federalista radicale, quale è, canta fuori dal coro.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La crisi mette tutti di fronte alle proprie responsabilità, Europa compresa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«È evidente: quello che manca è l'assunzione di responsabilità di un ministero delle Finanze europeo. La meta a cui bisogna tendere è l'unione politica, una federazione europea. Non basta l'unione monetaria, c'è bisogno di un'unione politica e per far questo ogni Stato-deve essere disposto a cedere un po' della propria sovranità in maniera egualitaria, perché se i governi non trasferiscono all'Ue alcune loro funzioni non possono esserci né Tesoro né finanza europei. Dobbiamo recuperare questo ritardo di 50 anni».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei non solo non è tra coloro che denuncia il commissariamento dell'Italia, ma denuncia la mancanza di un &quot;sovragoverno&quot;.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Invece di piangere per la sovranità nazionale persa - vorrei ricordare che per il &quot;commissariamento&quot; sono passati già Grecia e Spagna -, a me viene da dire &quot;meno male&quot;. Meno male che c'è qualcuno che corregge le nostre cantonate e i nostri endemici ritardi. Invece di avere un governo &quot;tecnico&quot; con sedi sparse, sintetizzando al massimo quello che ha detto Mario Monti in un suo editoriale, tanto vale averne uno politico a livello federale a Bruxelles con un mandato e dei poteri circoscritti per legge. Bisognerebbe fare di questa debolezza che oggi è sotto gli occhi di tutti una forza creando un'unione politica».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma nell'immediato urgono interventi a livello europeo e nazionale.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Urgono interventi che qui in Italia si sarebbero dovuti fare da tempo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il governo intende anticipare la manovra. Basterà questo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Iniziamo con il dire che quella manovra - che fissava per ragioni elettorali il pareggio al 2014 e che oggi dietro la spinta dell'Europa ha anticipato al 2013 - non contiene un solo elemento per la crescita, nessuno spiraglio per le liberalizzazioni delle corporazioni. Tutto è fermo a quello che fece Bersani. La riforma forense presentata al Senato è addirittura più corporativa di quella esistente».
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Si parla di un decreto che dovrebbe contenere misure aggiuntive.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Aspettiamo di vedere di cosa si tratta. Dopo il discorso privo di contenuti fatto da Berlusconi alle Camere, la successiva riunione con le parti sociali in cui non ha concluso nulla e la conferenza stampa di venerdì sera, è meglio non fare previsioni. Non voglio speculare su quello che dirà il governo giovedì, ma è chiaro che dovrà venire con proposte articolate perché finora ha dato i &quot;titoli&quot;. Adesso vorremmo conoscere i sottotitoli».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Nei &quot;titoli&quot; e &quot;sottotitoli&quot; dovrebbero esserci le pensioni...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«In nome di un patto generazionale di cui ha parlato anche Monti - non sono contraria, e l'ho sostenuto anche a livello femminile, ad aumentare l'età pensionabile. Ma così, in questo modo e ora, non serve a nulla: né ai giovani, né alle donne né all'accesso al mercato del lavoro. Servirà soltanto a tappare qualche mega buco come è successo con i 4 miliardi di risparmio di adeguamento delle pensioni sul pubblico: dovevano essere destinati all'occupazione femminile e invece con la manovra sono spariti».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Bonino, lei è contraria ai governi tecnici e a quelli di emergenza nazionale. Va bene questo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Questo è un governo debole ma la gravità delle crisi politica in cui versa questo Paese non si risolve con i cosiddetti governi tecnici, che non so bene come siano perché comunque devono essere sostenuti da una maggioranza parlamentare. Penso che non ci siano scorciatoie, noi abbiamo un problema di fondo, sarà anche un'analisi tutta radicale, ma la mancanza di uno Stato di diritto e di legalità fa sì che si creano leggi per poi violarle. Qui dobbiamo tentare di spegnere l'incendio ma non serve l'artiglieria di Palazzo usata finora».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E come si spegne l'incendio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non ho la ricetta magica. Credo, come ho già detto che sia necessario affrontare la questione europea da una parte, e dall'altra che sia necessario un intervento a livello nazionale. Vorrei usare un termine, &quot;rivoluzione&quot;, perché non è più tempo di aggiustamenti in un Paese dove non tiene più niente. Non tiene la la legge elettorale, non c'è giustizia, non c'è legalità. Questo è il nostro dramma».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=130A5D&quot;&gt;l'Unità - Maria Zegarelli&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>DELIA MURER: L’otto marzo e la parola ritrovata</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/09/delia-murer/l%E2%80%99otto-marzo-e-la-parola-ritrovata/558967"></link>
  <updated>2011-03-09T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>558967</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Un altro otto marzo è passato, ma con un sapore diverso. Non una semplice celebrazione, non una ormai rituale festa, ma il senso della ritrovata parola delle donne. La questione femminile torna protagonista della politica nazionale, e la giornata della donna ridiventa, così, il baricentro di una riflessione e di una mobilitazione. 
&lt;p&gt;“Ripartiamo – dice l’on. Delia Murer – da una nuova attenzione verso una questione che negli ultimi anni è stata relegata in un angolo. L’Italia è agli ultimi posti tra i Paesi occidentali sugli indicatori di una parità effettiva di genere. Ci sono da fare passi in avanti sul terreno delle opportunità, dei servizi, delle politiche. Esiste un vero divario di genere, su cui bisogna concentrare risorse e mobilitazione. Questo otto marzo ha avuto un sapore diverso proprio perché si sente una nuova presa di parola delle donne. Potrebbe essere la volta buona”. Il Partito democratico, dopo aver insediato la Conferenza nazionale delle donne, ha presentato due documenti: un libro “nero” della cattive politiche del Governo sulle questioni di genere, e un libro “bianco” sulle proposte del Pd. Pubblichiamo di seguito una sintesi del “libro nero” e un riepilogo delle proposte del Pd.
 
 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Libro “nero” delle politiche del Governo sulla questione femminile&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 
In questi tre anni di governo è stato demolito quanto di positivo si era costruito in favore della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, del rispetto dei diritti della donna e del suo corpo, del welfare. I dati parlano chiaro: azzeramento dei finanziamenti per gli asili nido, meno fondi per le politiche della famiglia, meno aiuti per giovani e anziani, erosione dei finanziamenti per le Pari Opportunità, nessun finanziamento ai centri antiviolenza.&lt;br /&gt;

Il numero delle donne occupate è fermo al 46,4 % contro il 60 % che si sarebbe dovuto raggiungere ben due anni fa, secondo gli obiettivi stabiliti dall’Unione Europea a Lisbona. Elemento fondamentale per aumentare l’occupazione femminile è l’ampliamento ai servizi per la prima infanzia, il sostegno agli anziani e ai non autosufficienti. Preoccupante anche il numero di donne inattive. Oggi in Italia ci sono nove milioni e 679 mila donne che non lavorano e non studiano avendo rinunciato a cercare un’occupazione.
&lt;p&gt;
Per quanto riguarda la condizione sui luoghi di lavoro ci sono grandi disparità: a parità di mansioni con i colleghi uomini le donne guadagnano di media il 25-30 % in meno; la presenza delle donne nei consigli di amministrazione delle società quotate è pari solo al 6, 8 %. Lo squilibrio è ancora più ingiusto se si considera che, per quanto riguarda l’istruzione le ragazze superano di gran lunga i ragazzi (le laureate sono il 60 % del totale degli studenti universitari, arrivano alla laurea prima e con un punteggio in genere più alto di quello dei colleghi maschi.
Sul divario di genere siamo il fanalino di coda, non solo dei paesi della UE ma anche a livello internazionale, che colloca l’Italia al 72esimo posto, addirittura sotto Kazakhistan e Ghana!
&lt;p&gt;
Uno dei primi atti del Governo Berlusconi è stato quello di sopprimere la legge 17 ottobre 2007, n. 188, sulle dimissioni in bianco, voluta dal Governo Prodi a la tutela delle fasce più deboli del mercato del lavoro, in particolare le donne. Il fenomeno delle dimissioni in bianco è molto diffuso soprattutto tra le piccole e medie imprese, dove, soprattutto alle donne, al momento dell’assunzione vengono fatte firmare le dimissioni, che il datore di lavoro può utilizzare in caso di eventuale maternità della lavoratrice.
&lt;p&gt;
Il part time nelle Pubbliche Amministrazioni è stato fortemente penalizzato con una forte riduzione della possibilità di convertire il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale. Il Collegato lavoro (L.183/2010) ha disposto che le P.A., possano sottoporre a nuova valutazione i part-time già concessi; dunque chi ha già il part-time non è detto che lo mantenga in futuro.
&lt;p&gt;
La legge finanziaria 2008, del Governo Prodi, aveva previsto uno specifico intervento fiscale in favore delle donne del Mezzogiorno, concedendo ai datori di lavoro che incrementavano il numero dei lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato nelle regioni del sud, un credito d’imposta di 333 euro per ciascun lavoratore assunto, che sale a 416 euro per ciascuna lavoratrice. Non un euro è stato previsto per questa importante misura in nessun provvedimento finanziario del Governo Berlusconi.
&lt;p&gt;
Normative specifiche sono state varate nel corso della precedente legislatura del Governo Prodi in favore dell’imprenditoria femminile. Il Fondo per la finanza d’impresa specifiche risorse alle iniziative di imprenditoria delle donne non sono mai state rifinanziate dall’attuale governo.
&lt;p&gt;
L’art. 21 del Collegato lavoro prevede il vero e proprio smantellamento dei Comitati per le pari opportunità nei luoghi di lavoro, che vengono sostituiti da generici “Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni”, che accumuna le pari opportunità ai problemi di mobbing ecc… ad oggi, peraltro, i decreti delegati necessari a dar vita ai nuovi organismi non sono ancora stati emanati e CPO esistenti, per effetto della norma, sono scaduti.
&lt;p&gt;
L’ultima legge finanziaria (Stabilità 2011), prevede l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne dipendenti della Pubblica Amministrazione da 60 a 65 anni, che poi diventano 66, con l’introduzione della cosiddetta finestra scorrevole. Una disposizione che non ha nulla di egualitario se si pensa la totale mancanza di politiche di conciliazione tra i tempi di lavoro e i tempi di cura che grava sulle spalle delle donne.
&lt;p&gt;
La precarietà è donna, la flessibilità non aiuta. Questo è la drammatica dimensione delle lavoratrici del nostro secolo. Secondo gli ultimi dati Istat la permanenza delle donne nei contratti atipici ha effetti devastanti sia sui salari che sulle tutele nel campo del lavoro. La “maggiore flessibilità delle donne”, di cui parla il Ministro Sacconi significa che spesso le lavoratrici sono costrette a passare da un contrato atipico all’altro, anche in soli 3 mesi di lavoro. Tutto ciò rappresenta un passo indietro nel lento cammino verso la conquista della parità di genere nel mondo del lavoro, totalmente ignorato dal Governo in carica.
&lt;p&gt;
L’art. 9 della legge 53/2000 per il sostegno alla maternità e paternità è stata una grande conquista: forme flessibili di orario, banca delle ore, telelavoro ecc.. la legge prevede che siano erogati dei contributi ai datori di lavoro proprio per incentivare la conciliazione tra tempi di lavoro e i tempi di vita. Anche in questo caso il Governo Berlusconi, nonostante le molte richieste del gruppo del PD, non ha stanziato un euro per sviluppare e diffondere queste importanti misure.
&lt;p&gt;
La presenza delle donne nei Consigli di amministrazione delle imprese italiane è appena il 7 %. Una partecipazione davvero esigua se si pensa che in Norvegia la presenza delle donne è del 37,9 %, Svezia 28,2, Finlandia 25 e Gran Bretagna 13 per cento.
&lt;p&gt;
La spesa in Italia per il welfare sfiora 1,2% del Pil contro il 2,4 % della media europea. L’obiettivo della UE è arrivare a coprire almeno il 30 % del fabbisogno di asili nido a livello nazionale, ma il nostro paese è fermo all’11 %. Il Governo Prodi aveva stanziato, con la finanziaria 2007, ben 727 milioni di euro in 3 anni per la costruzione di muovi asili nido; nel 2009 il Fondo si è ridotto a 100 milioni mentre nel 2010 e ancora, per quest’anno, il governo Berlusconi non ha previsto neanche un euro per i servizi all’infanzia.
&lt;p&gt;
Il Fondo per le politiche sociali, può contare quest’anno solo su 273 milioni contro i 929 del 2008, per non parlare delle politiche per la famiglia i cui stanziamenti sono ridotti a 52 milioni contri i 346 di tre anni fa. Zero euro quest’anno per i non autosufficienti che solo l’anno scorso potevano contare su 400 milioni, mentre le politiche giovanili sono passate a 94 milioni del 2008 ai 32 per il 2011.
 
&lt;p&gt;
Le proposte del Partito Democratico
&lt;p&gt;
 
Gli studi più recenti degli organismi internazionali rilevano che il sostegno alla partecipazione al lavoro delle donne è fondamentale non solo per lo sviluppo economico e la competitività, ma anche per la crescita civile e democratica dei Paesi. Risulta che oggi nei paesi avanzati, a differenza di quanto avveniva in passato, se le donne hanno meno opportunità di occupazione fanno meno figli.
Il Partito democratico ha presentato diverse Proposte di legge per estendere gli ammortizzatori sociali anche al personale precario, così come il diritto alla maternità e ai congedi parentali. Tutte iniziative bocciate dal Governo che si è limitato soltanto a misure una tantum e per una platea ristretta di lavoratori.
Le politiche fiscali specificamente mirate a favorire l'occupazione delle donne si esercitano su due fronti:
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;a)&lt;/b&gt; Misure finalizzate a sostenere il reddito delle lavoratrici:&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;b)&lt;/b&gt; Misure incentivanti rivolte alle imprese
&lt;p&gt;
 
Il Collegato lavoro, all’art. 24, ridefinisce il diritto ad usufruire dei permessi retribuiti, previsti dalla legge 104 del 1992. Ancora una volta i diritti - in questo caso proprio dei più deboli – vengono visti come un vincolo e un costo da eliminare. L’opposizione del nostro gruppo è stata fortissima al punto che si è riusciti a limitare l’intervento del Governo, prevedendo, che i genitori di figli disabili possano, alternativamente, usufruire dei permessi, permettendo dunque che padre e madre possano alternarsi nella cura del figlio.
&lt;p&gt;
 
Il sostegno alla maternità è un pilastro fondamentale delle politiche del Pd per l'occupazione femminile: il riconoscimento dell'indennità di maternità come diritto di cittadinanza, con copertura pari al 100% della retribuzione, relativo finanziamento a carico della fiscalità generale ed estensione a tutte le forme di lavoro.
&lt;p&gt;
 
Ad esso si affiancano:
&lt;p&gt;
 
introduzione di una detrazione fiscale per il reddito da lavoro delle donne in nuclei famigliari con figli minori;&lt;br /&gt;

l'incentivazione fiscale e sostegno della flessibilità oraria e del part time (reversibile e volontario);&lt;br /&gt;

la copertura con contributi figurativi dei periodi di interruzione del lavoro correlati ad impegni di cura;&lt;br /&gt;

l’assegno universale per i figli (3.000 euro per figli da 0 a 3 anni in sede di prima applicazione, riproporzionato al reddito) e il potenziamento della rete di servizi per l’infanzia;&lt;br /&gt;

l'incremento dell'indennità per il congedo parentale facoltativo, incentivato per gli uomini, e il congedo di paternità obbligatorio favoriscono la conciliazione della scelta di maternità con il mantenimento dell’occupazione;&lt;br /&gt;

il sostegno pubblico all’assistenza ai non autosufficienti sostiene la famiglia in compiti di cura gravosi che oggi ricadono soprattutto sulle donne.
 
&lt;p&gt;
Le misure di riforma fiscale mirate a sostenere i redditi da lavoro più bassi (1° aliquota IRPEF 20%) favoriscono in primo luogo, oltre ai giovani, le lavoratrici e, per il loro tramite, le famiglie: le sacche di povertà maggiori si annidano, infatti, nei nuclei monogenitoriali e nelle famiglie numerose con un solo reddito (quello maschile) disponibile.
&lt;p&gt; In particolare abbiamo proposto:&lt;br /&gt;

 
Credito di imposta per le imprese che assumono donne nelle aree del mezzogiorno.
Incentivi ai datori di lavoro (fiscalizzazione per 1 anno degli oneri sociali) che assumono donne che riprendano l'attività lavorativa dopo periodi dedicati alla cura.
Riqualificazione e rifinanziamento del Fondo nazionale per l’imprenditoria femminile e potenziamento della formazione professionale delle lavoratrici autonome.
Azioni di facilitazione e sostegno al credito ed alla capitalizzazione per le nuove imprese femminili.
&lt;p&gt;
La nostra proposta di legge di promuovere l'eguaglianza di genere all'interno degli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate e delle società a prevalente partecipazione pubblica è stata prima accolta favorevolmente alla Camera poi purtroppo però al Senato il Governo, ha presentato degli emendamenti che spostano l’effettiva applicazione di una quota riservata per legge alle donne al 2021!!
&lt;p&gt;
Più in generale, il Pd propone una cultura della prevenzione e dell’assistenza. Perché parlare di diritti umani, significa soprattutto parlare di diritti delle donne. L’approvazione della legge sullo stalking, promossa dal PD, rappresenta un indiscutibile passo in avanti, ma rimane del tutto insufficiente se a questo non si accompagna una cultura della prevenzione e dell’assistenza.
 
 &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.deliamurer.it/cms/it.html?view=article&amp;catid=7%3Ageneraliste&amp;id=253%3Alotto-marzo-e-la-ritrovata-parola-&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&quot;&gt;Delia Murer&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Pietro ICHINO: «Tutti a tempo indeterminato, nessuno inamovibile»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/07/08/pietro-ichino/%C2%ABtutti-a-tempo-indeterminato-nessuno-inamovibile%C2%BB-intervista/502941"></link>
  <updated>2010-07-08T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>502941</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
L’uomo che quindici giorni fa le Brigate Rosse hanno chiamato “assassino” in un’aula del Tribunale di Milano, per avere progettato una riforma del diritto del lavoro, parla con voce bassa e tranquilla da una poltrona del suo studio di Milano. A Pietro Ichino, 61 anni, senatore del Pd, avvocato e docente all’Università  di Milano, obbligato a vivere sotto scorta da otto anni, non dispiace descrivere i contratti del futuro con questa formula: tutti assunti a tempo indeterminato, nessuno inamovibile.&lt;br /&gt;

Per ora, lavoratori con il contratto “buono” e lavoratori precari sono caste separate da una barriera invisibile. La casta senza certezze è anche la più giovane.
«È un vero regime di apartheid, aggravato da altre prepotenze della nostra generazione», dice Ichino. &lt;br /&gt;
«Lo Stato spende ogni anno circa 70 miliardi per riequilibrare il bilancio pensionistico dell’Inps, cioè per continuare a pagare pensioni ai cinquantottenni o ai sessantenni. E intanto prepariamo un futuro pensionistico poverissimo per i nostri figli. Per la mia generazione era abbastanza
facile aspettarsi di entrare nel ceto medio, per la loro accadrà più sovente di esserne espulsi».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Come se ne esce?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Oggi le sole due misure efficaci sono queste: la detassazione di redditi bassi, perché è indecente che
si prelevino 110 euro su una busta paga di mille; e un miglioramento incisivo del servizio scolastico a
tutti i livelli. &lt;br /&gt;
Comincio dal mio, quello dell’università, dove paghiamo lauti stipendi anche a migliaia
di professori e ricercatori che non hanno pubblicato una riga negli ultimi cinque anni.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Lei ha proposto una riforma del diritto del lavoro ispirata al modello della “flexsecurity” nordeuropea. Come funziona?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
L’idea è che d’ora in avanti tutti vengano assunti a tempo indeterminato, ma nessuno sia inamovibile.&lt;br /&gt;

A chi perde il posto per ragioni economiche o organizzative si garantisce un forte sostegno del
reddito e un robusto investimento per la sua riqualificazione professionale. &lt;br /&gt;
In Danimarca i lavoratori
ricevono il 90 per cento dell’ultima retribuzione nel corso del primo anno dopo il licenziamento, l’80 per cento il secondo e il 70 per cento il terzo, se non si ricollocano prima.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Costosetto.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Alle imprese italiane costa di più il regime attuale, che ritarda molto la possibilità effettiva di licenziare i lavoratori in esubero, mentre l’Inps spende per la Cassa integrazione, anche quando è senza speranza,
fiumi di denaro che potrebbero essere spesi molto meglio, sotto forma di trattamenti di disoccupazione.&lt;br /&gt;

Per offrire un sistema di tipo danese ai nostri lavoratori basterebbe che le imprese si incaricassero
di coprire il 10 per cento dello stipendio durante il primo anno di disoccupazione, perché
l’80 per cento lo paga già l’Inps. Nel secondo e nel terzo anno invece il costo graverebbe tutto sulle
aziende, ma già ora otto licenziati su dieci trovano un altro lavoro nel giro di 12 mesi. &lt;br /&gt;
Migliorando i servizi di ricollocamento, si potrebbe arrivare facilmente a nove su dieci. Per le imprese sarebbe un costo sostenibile. Inoltre, se sono le imprese a pagare, esse avranno un forte incentivo a controllare la qualità dei servizi di assistenza e ricollocazione professionale e la cooperazione dei lavoratori nella ricerca della nuova occupazione.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sembra ragionevole. Perché non si fa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
I parlamentari Pd hanno presentato quattro disegni di legge su questo argomento, due dei quali firmati da me. Il consenso trasversale c’è. Se molti parlamentari del centrodestra non li hanno firmati è perché da un anno ormai il ministro Sacconi li ha invitati a soprassedere, preannunciando un suo progetto. Che però finora non si è visto.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La Confindustria? I sindacati?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
L’interesse è alto, ma le grandi organizzazioni fanno fatica a prendere posizioni innovative. Emma Marcegaglia si dichiara d’accordissimo, ma il corpaccione di Confindustria resiste. In un’ottica un po’ miope, il sistema attuale per loro può anche andar bene: infatti la flessibilità nel sistema c’è, anche se è metà della forza lavoro a portarne tutto il peso. &lt;br /&gt;
Con il sindacato è lo stesso: molti dirigenti, anche della Cgil, giudicano  ositivamente la mia proposta, le idee si muovono. Però il sindacato nel suo complesso non se la sente di violare il tabù dell’articolo 18.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quello che rende quasi impossibile licenziare i dipendenti. Diventeremo una società di licenziabili?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Siamo già per metà una società di licenziabili, senza alcuna garanzia. Gli 800mila che hanno perso il posto durante la crisi lo hanno perso senza preavviso, senza indennizzo e senza alcuna possibilità di ricorso al giudice. Il mio progetto non tocca la posizione di chi oggi è protetto dall’art. 18, ma per tutti i rapporti di lavoro che nasceranno da qui in avanti predispone una protezione diversa, che possa veramente applicarsi a tutti.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Che cosa pensa dell’accordo proposto dalla Fiat a Pomigliano, rifiutato dalla Fiom-Cgil?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Penso che quell’accordo non violi affatto le nostre leggi.&lt;br /&gt;
 Ai sindacati è stato chiesto di rinunciare a un regime di conflittualità permanente, alla situazione in cui chiunque può proclamare lo sciopero in qualsiasi momento contro il contratto. Se il contratto prevede 80 ore di straordinario per ciascun dipendente e il sindacato che non l’ha firmato proclama uno sciopero dello straordinario, salta un ingranaggio importante della nuova organizzazione del lavoro. &lt;br /&gt;
Dovremmo darci una regola di democrazia che consente alla coalizione sindacale più forte di contrattare con effetti generali. Oggi non si può.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori è il prezzo da pagare per essere competitivi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
I carichi di lavoro sono e devono restare una materia di competenza della contrattazione sindacale. La politica non deve interferire. Capirei che la Fiom dicesse: “Non siamo d’accordo perché non accettiamo il lavoro a ciclo continuo dal lunedì al sabato”. Sarebbe una valutazione opinabile, ma di sicura competenza
del sindacato. &lt;br /&gt;
Quello che non mi sembra giusto è rifiutare pregiudizialmente l’accordo solo per le clausole sui picchi anomali di assenze e per la clausola di tregua: sono due clausole legittime e per molti aspetti opportune.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La pensione a 60 anni per le donne era un ingiusto privilegio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
No: era il risarcimento per gli stipendi più bassi e per il maggior carico di lavoro casalingo, ma l’Unione europea ci chiedeva ormai da 25 anni di voltar pagina rispetto a questo equilibrio sostanzialmente discriminatorio nei confronti delle donne. Invece che lamentarci, dovremmo approfittare di questa sollecitazione per dare un colpo di reni.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;In che modo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Per ogni euro risparmiato con l’equiparazione dell’età pensionabile, dobbiamo stanziarne quattro per i servizi alla famiglia e per detassare il reddito di lavoro femminile. Le donne fanno dei conti molto precisi sul se e quanto conviene loro andare a lavorare o restare a casa: 100 euro al mese di differenza potrebbero, per esempio, spostare una fascia del 10 per cento di donne dalla scelta del lavoro domestico a quella del lavoro di mercato. È un investimento pubblico che renderebbe molto.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Che cosa c’è di pericoloso nelle sue idee? Perché lei deve vivere sotto scorta?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Per chi desidera che i problemi non si risolvano, che le contraddizioni scoppino in cataclismi palingenetici
come la rivoluzione proletaria, creare canali di comunicazione e di accordo, fare funzionare delle moderne relazioni industriali è un pericolo. &lt;br /&gt;
Il concetto stesso di relazioni industriali è l’esatto opposto di quello che i brigatisti rossi considerano il bene della società. Loro vogliono che i lavoratori prendano le armi contro i padroni.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;È ancora questo il progetto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Progetto è una parola un po’ troppo nobile. È un’utopia, un mito rivoluzionario più ottocentesco che  novecentesco. Se si guarda da dove vengono i brigatisti, otto su dieci vengono dal posto fisso e da famiglie
borghesi, non si può certo sostenere che siano espressione del disagio sociale, della crisi dei giovani.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Nel 2003 lei scrisse una famosa lettera aperta ai terroristi, chiedendo di incontrarli e “guardarli negli occhi”. Le ha risposto qualcuno?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
A parte quelli che mi manifestarono pubblicamente solidarietà, come Sergio Segio, ho avuto due contatti, ma sotto vincolo del segreto.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Questi contatti hanno confermato la sua idea che il confronto diretto tra le persone sia capace di disinnescare la minaccia della violenza?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Direi di sì. La maggior parte di loro rifugge dal contatto personale perché sanno che non riuscirebbero a mantenere il loro progetto di aggressione il giorno in cui incominciassero a guardare l’avversario negli occhi e a discutere con lui. Quando si discute con una persona non la si ammazza. &lt;br /&gt;
Agli imputati del processo
che si è concluso nei giorni scorsi, accusati di avere preparato un’aggressione contro di me, l’ho chiesto fin dall’inizio. &lt;br /&gt;
Ero pronto a rinunciare alla costituzione di parte civile nel processo contro di loro se avessero accettato di stringermi la mano e riconoscere il mio diritto di esistere, ma non hanno mai accettato neppure
questo. D’altra parte, il non costituirmi parte civile avrebbe significato acconsentire a una banalizzazione di quanto è accaduto.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Riesce a smettere di pensarci ogni tanto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Oh certo, nella vita capitano tegole peggiori. &lt;br /&gt;
E poi ho un dispositivo di protezione che mi consente di stare tranquillo. Non sono preoccupato. Non per me, almeno. 
Ma in un Paese in cui chi discute dei problemi del lavoro dev’essere protetto, c’è qualcosa che non funziona.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.pietroichino.it/?p=9225&quot;&gt;pietroichino.it | gioia.it - Monica Ceci&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Giorgia MELONI: «La vera emergenza sull'età pensionabile nel privato riguarda i più giovani»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/06/08/giorgia-meloni/%C2%ABla-vera-emergenza-sullet%C3%A0-pensionabile-nel-privato-riguarda-i-pi%C3%B9-giovani%C2%BB-intervista/501399"></link>
  <updated>2010-06-08T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>501399</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  della Gioventù (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni è contraria all`accelerazione chiesta dalla Commissione europea e anche a parificare l`età delle pensioni di vecchiaia per le donne nel settore privato. Ma è anche convinta che il problema, in prospettiva, sia un altro, molto più grave. Quello delle nuove generazioni, che avranno pensioni basse. Per loro «un anno in più o in meno significa poco».&lt;br /&gt;



La parità tra uomini e donne la raggiungeranno perché «saranno tutti poverissimi».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In linea di principio lei è d`accordo a parificare i requisiti della pensione tra uomini e donne nel pubblico impiego?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «In linea di principio nessuno è contrario, ma la posizione presa da Bruxelles pone problemi che riguardano l`applicazione in tempi brevi».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Guardi che le opposizioni sostengono che il governo non sta trattando con la Commissione.

Sbagliano?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «La trattativa è vera. Conosco bene Maurizio Sacconi e so come la pensa. E anche, come lui, credo che l`Europa dovrebbe calare le sue decisioni alle caratteristiche di ogni Paese».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Veramente in Italia c`è chi vorrebbe semmai spingere sull`acceleratore anche sul privato.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Se in Italia abbiamo età di pensionamento diverse non è perché siamo pazzi, ma perché le donne hanno da sempre una serie di difficoltà.

Viviamo in una società che fa pagare alle donne il grosso della cura della famiglia. La prova è che gli uomini riescono a ritirarsi dal lavoro con la pensione di anzianità in media intorno ai 61 anni. Per questo non si può obbligare le donne ad andare da subito a 64. E un problema che riguarda meno il pubblico impiego, ma non si può non tenerne conto.

Certe decisioni prese con l`accetta rischiano di creare iniquità».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La trattativa deve continuare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Io penso di si. Ma non possiamo permetterci di incappare nelle sanzioni europee. Sono più di 700mila euro per ogni giorno di ritardo».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
I risparmi di un eventuale anticipo dove li impiegherebbe?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«In strumenti che siano utili alle donne. In politiche che permettano alle madri di conciliare la vita familiare e il lavoro. In Italia non ci sono e non a caso abbiamo un tasso di fertilità basso e un altrettanto basso livello di occupazione femminile».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Pensa che quando la sua generazione andrà in pensione ci saranno ancora disparità di trattamento tra uomini e donne?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Io penso che non ci saranno differenze, perché le nuove generazioni rischiano di essere poverissime. Per i giovani questo dibattito, un anno di anticipo o qualche anno in più al lavoro significa poco, visto che la prospettiva è quella di pensioni che arriveranno a malapena al 40 per cento dell`ultimo stipendio. È questo è un problema che riguarda in particolare i lavoratori atipici».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Bisognerà aspettare un`altra sentenza di Bruxelles per garantire un minimo di equità tra generazioni?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Questa è una grande questione e io intendo porla a breve ai miei colleghi del governo. Prima che diventi un'emergenza, bisognerà porsi il problema di come garantire alle nuove generazioni pensioni che, perlomeno, siano adeguate ai contributi che hanno pagato».&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=S49JP&quot;&gt;Il Giornale - Antonio Signorini&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Marco PANNELLA: «E ora Chianciano»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/12/marco-pannella/%C2%ABe-ora-chianciano%C2%BB-intervista/391511"></link>
  <updated>2009-06-12T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391511</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Che futuro si scelgono i Radicali da soli e senza quorum?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Ce ne sono diversi plausibili. Consapevoli del detto che &quot;si vive insieme e si muore soli&quot;. Anche se non è sempre vero. La nostra è una famiglia storica di ormai 60 anni che abbraccia 4 generazioni anagrafiche, senza interruzioni. Abbiamo la grande fortuna di avere ricevuto lasciti ideali eccezionali. Abbiamo ereditato chiavi di lettura del nostro tempo che funzionano, abbiamo scelto il precariato come condizione politica di vita, le doppie tessere, la libertà assoluta di associazione, dimostriamo che è possibile essere precari indefinitamente ed esistere.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Avete chiamato le sinistre a Chianciano. Ma i Radicali sono di sinistra?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Sarebbe interessante capire piuttosto se la destra e la sinistra sono radicali, laiche, o no. Tutti gli altri aggettivi appartengono al vecchio, non al nuovo possibile. La sinistra radicale ci ha anche fregato il nome. Astuzie banali per cancellarci. Noi invece siamo quelli che denunciavano la metamorfosi del fascismo in partitocrazia e antifascismo fascista.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;li crinale destra/sinistra non esiste?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

II nome proprio &quot;radicale&quot; ha un senso. Parla degli ultimi 50 anni della storia italiana. Destra/sinistra non hanno più significante. Anni fa noi occupammo l`estrema sinistra dei Parlamento dicendo che rappresentavamo l`alternativa liberale e riformatrice, quella della destra storica. Sai che vuoi dire? È liberale, comunista? Ho sentito in tv quel poeta, dolce, gay (e quindi radicale) di Nichi proporre di tassare i ricchi per i poveri. «Fino a che reddito?» gli hanno chiesto. «Prima bisogna far passare il principio, poi vedrà la politica». È una roba da politicante di 150 anni fa. Prodi nel 2006 rispose «centomila euro» e perse voti. Ma quello era uno serio.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il socialismo però vi piace ancora?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Si, ma con una scelta interpretativa. La Rosa nel pugno è al cento per cento liberale, socialista, laica, radicale, non violenta e federalista.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma a quali famiglie politiche è rivolto l'appello di Chianciano, allora?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

A nessuna. È per gli individui politici che hanno interesse a coltivare le individualità e non le appartenenze storiche. Per chi vuole nutrire di libertà la propria famiglia. Per chi crede nella ricerca di Prometeo e di Ulisse. Confronteremo proposte e obiettivi. Se su quelli si formalizza un accordo, sei un compagno.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;D'accordo, parliamo di obiettivi allora.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Certo. La riforma della giustizia, la più grande emergenza del Paese che affligge milioni di persone e blocca gli investimenti esteri. La creazione di un vero welfare universalistico, non la cig per i ceti operai che lascia per strada contadini e artigiani. Da finanziare con l'innalzamento dell'età pensionabile. E poi la riforma americana delle istituzioni con i collegi uninominali. Devo continuare?
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.agenziaradicale.com/index2.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=8304&amp;pop=1&amp;page=0&amp;Itemid=72&quot;&gt;Left&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Emma BONINO: «Spazi televisivi. «Spazio per cosa? Riforma, pensioni e ricerca»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/05/emma-bonino/%C2%ABspazi-televisivi-%C2%ABspazio-per-cosa-riforma-pensioni-e-ricerca%C2%BB-intervista/391469"></link>
  <updated>2009-06-05T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391469</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Se disponessero degli spazi televisivi che gli vengono negati, «i radicali non li utilizzerebbero per parlare delle disavventure coniugali di Silvio Berlusconi», ma per introdurre nel dibattito politico temi sistematicamente esclusi perché «troppo scomodi», se non «dirompenti», per entrambi gli schieramenti. &lt;br /&gt;
A partire dalla libertà di ricerca scientifica, le riforme economiche liberali e quelle istituzionali, la giustizia. &lt;br /&gt;
E l`Europa e il Parlamento europeo, grandi assenti della campagna elettorale per il rinnovo dell`Assemblea di Strasburgo. 
&lt;p&gt;Superate le 60 ore di sciopero della sete e della fame, Emma Bonino ammette di essere «esausta». &lt;br /&gt;
Preferirebbe di gran lunga «essere in barca vela» piuttosto che restare nel «puzzolente» studio della Rai, che sta occupando in modo non violento per chiedere un`informazione corretta. &lt;br /&gt;
«Se avessi qualche milione di euro da spendere per avere spazi sui media non sarei certo qui.»&lt;br /&gt;
 Come Marco Pannella, anche la leader radicale non ama affatto «l`etica e l`etichetta del sacrificio». &lt;br /&gt;
Ma continua la battaglia con le armi che ha, anche se è molto scettica sulla possibilità che i radicali possano ottenere maggiori spazi «La Rai - attacca la Bonino - sceglie i temi di cui si può parlare in combinato disposto con la classe politica. Non siamo noi radicali a essere &quot;indesiderabili&quot;, ma i temi che portiamo avanti».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Facciamo finta che gli spazi ci siano. Quali sono i temi principali di cui parlereste?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


Innanzi tutto, nella campagna per le europee, di Europa. Dell`importanza del Parlamento europeo, che crescerebbe ulteriormente con l`approvazione del trattato di Lisbona. Su questo la disinformazione è totale.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;La vostra idea di Europa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


La proposta politica radicale è spinelliana, per gli Stati Uniti d`Europa, per una Europa non burocratica, davvero e pienamente politica. Per la riforma &quot;americana&quot;, federalista, laica e liberale in Europa in una politica rigorosamente laica, come unica via possibile per una società multietnica.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In concreto?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


Potrei fare molti esempi dell`impegno radicale e dell`importanza della nostra presenza a Strasburgo. &lt;br /&gt;
In prima lettura siamo riusciti a fare passare la finanziabilità della ricerca sulle cellule staminali. &lt;br /&gt;
Senza un fronte laico come il nostro con la rappresentanza italiana che rischiamo di avere, la seconda lettura si preannuncia molto difficile... &lt;br /&gt;
Un altro tema delicato su cui è necessaria la nostra iniziativa politica è la ripresa dei negoziati per l`ingresso della Turchia nella Ue.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Sul fronte delle riforme economiche, invece, quali sono le vostre principali proposte?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


Sulla previdenza vogliamo equiparare l`età pensionabile delle donne a quella degli uomini, e innalzarla per tutti, gradualmente, a 65 anni entro il 2018. Questo consentirebbe, a regime, di liberare risorse fino a 7 miliardi di euro ogni anno, da destinare a una riforma degli ammortizzatori sociali di tipo universalistico e all`aumento delle pensioni più basse.&lt;br /&gt;
 I radicali hanno già depositato una proposta di legge in questo senso.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La riforma degli ammortizzatori sociali?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


In Italia si è affermato un welfare &quot;partitocratico&quot;, che tutela appena il 30% dei disoccupati.&lt;br /&gt;
 La proposta radicale è di passare a un unico sistema universale di integrazione al reddito per le persone che passano dallo stato di occupazione allo stato di disoccupazione involontaria.&lt;br /&gt;
 Pensiamo poi alla possibilità di riscattare i contributi &quot;silenti&quot; e abbiamo presentato una proposta di legge per introdurre nel nostro ordinamento il principio per la restituzione dei contributi previdenziali quando questi non siano sufficienti a dar luogo alla maturazione di un corrispondente trattamento pensionistico.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sul fronte immigrazione?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


La prima cosa da fare è regolarizzare i circa 500mila immigrati che lavorano per le nostre famiglie ma in &quot;nero&quot;, perché privi del permesso di soggiorno, vittime di una imposta illegalità.
&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=143178&quot;&gt;Il Sole 24 Ore - Luca Ostellino&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Emma BONINO: «I genitori insegnino cos'è il femminismo»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/20/emma-bonino/%C2%ABi-genitori-insegnino-cos%C3%A8-il-femminismo%C2%BB-intervista/391288"></link>
  <updated>2009-05-20T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391288</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Se giovani donne senza alcuna esperienza politica aspirano a un posto in Tv o in Parlamento come fossero in alternativa, c'è qualcosa che non va». &lt;br /&gt;
Emma Bonino, da sempre in prima fila con il partito Radicale per difendere i diritti delle donne, è preoccupata.

&lt;p&gt;
 

&lt;b&gt;Senatrice Bonino, dov`è finito il femminismo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

 

«Il movimento femminista si è da tempo seduto sugli allori, e questo è un dato di fatto. &lt;br /&gt;
In più, da anni è in atto una sistematica erosione di regole e principi che ha fatto strada al berlusconismo. Questo è il risultato».

&lt;p&gt;
 

&lt;b&gt;Berlusconi le direbbe che non c'è niente di male se una candidata è anche una bella ragazza. E a quanto pare, l'elettorato femminile gli dà ragione. Perché nel 2009 le donne votano altre donne scelte soprattutto per il loro aspetto fisico?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

 

«Bella domanda. Di sicuro questa legge elettorale, con le sue liste bloccate, non aiuta il processo di selezione. Ma io mi chiedo anche: come fanno le donne della mia età, quelle apostrofate da Berlusconi come &quot;il settore menopausa&quot;, a non fargli una pernacchia? &lt;br /&gt;
E perché le mie colleghe del Pdl non alzano i tacchi quando il premier a un congresso commenta: &quot;Noto in giro gambe straordinarie&quot;?».
&lt;p&gt;

 

&lt;b&gt;Via, magari il premier vuol essere galante...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

 

«Ma per favore, è l'alibi più grottesco che abbia mai sentito. Comportamenti ammiccanti, battute a sfondo sessuale: sarebbe questa la galanteria? &lt;br /&gt;
Berlusconi ha un problema grande come una casa con l'universo femminile. &lt;br /&gt;
Dice di amarle, ma io dico che sotto sotto lui le donne le disprezza».
&lt;p&gt;

 

&lt;b&gt;Ci tocca rimpiangere le liste elettorali della Prima Repubblica?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

 

«Mai rimpiangere nulla: quello che è sempre mancato nel nostro Paese è la meritocrazia. &lt;br /&gt;
E una credibilità che deriva dal &quot;dico quel faccio e faccio quel che dico&quot;, tanto per citare André Malraux».
&lt;p&gt;

 

&lt;b&gt;Luisa Muraro, filosofa e femminista, dice che la destra italiana ha una visione delle donne «paternalistica e patriarcale»: è vero?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

 

«Certo, basta guardare ai fatti: sbandierano attenzione alle donne e alla famiglia ma non sostengono gli asili nido, le scuole materne, i servizi che permetterebbero alle donne di condurre una vita meno massacrante.&lt;br /&gt;
 E la sinistra non fa di meglio: vuole le donne in pensione anticipata. &lt;br /&gt;
Così dopo una vita di doppio lavoro possiamo rimetterci ai fornelli».

 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Le ragazzine di oggi sognano la Tv: colpa di troppe cene a pane e Veline o i genitori dovrebbero farsi un esame di coscienza?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

 

«La famiglia c'entra eccome: i giovani prendono tutto per scontato, per acquisito. &lt;br /&gt;
Ma i genitori dovrebbero spiegare che i diritti non sono &quot;per sempre&quot;: vanno coltivati e difesi».
&lt;p&gt;

 

&lt;b&gt;Maddalena Corvaglia, ex Velina, ha detto: «Macché donna-oggetto: a 19 anni avevo già un lavoro pagatissimo».&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

 

«Non sono una moralista: questa ragazza ha fatto la sua scelta. Quantomeno non afferma di voler fare la deputata o il ministro».
&lt;p&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=142141&quot;&gt;Oggi - Fiamma Tinelli&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Pietro ICHINO:  «Brunetta? Bene ma ha le mani legate»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/04/30/pietro-ichino/%C2%ABbrunetta-bene-ma-ha-le-mani-legate%C2%BB-intervista/391108"></link>
  <updated>2009-04-30T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391108</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;«L’apparato sta frenando la sua riforma. Certamente ha avuto l'intuizione di cogliere l'insofferenza dei cittadini sull'inefficienza pubblica. E comunque ha accolto le nostre linee guida»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

Pietro Ichino, 60 anni, gli ultimi sette vissuti sotto scorta, è il giuslavorista del Pd meno amato dal sinistrismo italiano. Abolizionista sull`articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e gran cerimoniere dei Welfare danese, nella primavera scorsa è stato pure oggetto di un corteggiamento berlusconiano. Dopo aver dato buca al Cavaliere è rimasto comunque nei cuori dei pidiellini, che ogni tanto provano a tirarlo per la giacca per dimostrare che le loro riforme sono apprezzate anche dal Pd («Ichino dice cose simili, quindi...»). Lo incontro nello studio legale che fu dei nonno e del padre. Tre piani tappezzati di volumoni. Ne apro uno a caso e mi trovo di fronte a una poesia di Bertolt Brecht che più operaista non si può (Tebe dalle sette porte, chi la costruì?). Essendo Ichino, con i suoi articoli sul Corriere, il capofila della lotta al fannullonismo, gli chiedo di cominciare da qui. Alla vigilia della festa dei lavoratori - il 1° maggio - partiamo con la guerra ai finti lavoratori. 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Come se la sta cavando il ministro Brunetta?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


 «L’apparato ministeriale sta frenando la riforma».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E Brunetta lascia fare?&lt;/b&gt;

«Girano bozze di decreti molto difettosi. Ma Brunetta ha avuto la grande intuizione di cogliere l`insofferenza dei cittadini nei confronti delle inefficienze pubbliche. E poi ha capito l`importanza del nostro contributo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il Pd sta aiutando Brunetta?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«È lui che ha accolto le nostre linee guida: trasparenza totale, valutazione e il benchmarking».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;L`amministrazione pubblica come una casa di vetro?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;


«Questo dovrebbe essere l`obiettivo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Brunetta ha introdotto gli emoticon: i simboletti con cui i cittadini possono valutare i servizi.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«È una cosa buona. Ma bisogna fare di più. Si devono rendere visibili in rete gli indici sui quali va valutato ogni ufficio: quanto ci mette a pagare un debito dello Stato, il tempo medio che intercorre tra una chiamata urgente e l`arrivo di una pattuglia e così via. Così i cittadini poi possono confrontare le diverse amministrazioni e chiedere conto alla politica del perché delle differenze».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E votare di conseguenza?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Abbandonando il voto ideologico. Da milanese vorrei sapere tutto sulla vigilanza urbana meneghina. A Stoccolma basta un clic su un sito, qui è difficile sapere persino quanti agenti sono in strada e quanti in ufficio».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Brunetta però ha introdotto i tornelli nei ministeri.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;


«È più una misura di facciata che di sostanza».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ai cittadini non dispiace che gli impiegati pubblici abbiano difficoltà a svignarsela dal lavoro.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Certo. Ma dovrebbe essere il dirigente di ciascun ufficio ad adottare le misure di controllo opportune, caso per caso, rispondendo del tasso di assenze».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Dirigenti. Il governo Berlusconi ha tolto il tetto di 289.000 euro agli stipendi dei manager pubblici.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Se un manager raggiunge un obiettivo difficile da cento milioni, può guadagnare anche un milione l`anno».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;In Italia si viene liquidati con milioni di euro anche dopo aver fatto fallire le aziende di Stato.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


 «Questo è il vero scandalo». &lt;br /&gt;


&lt;b&gt;È vero che il ministro dei Welfare, Sacconi, è pronto a valutare le sue proposte sulla flexsecurity (il sistema danese che coniuga sicurezza e flessibilità)?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Non lo so. Per ora, sul lavoro, il governo è in pieno immobilismo legislativo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Perché, secondo lei?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Dopo la sconfitta del 2002 il Pdl ha interiorizzato il tabù: l`intoccabilità dell`art. 18 e dello Statuto dei lavoratori».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei rivedrebbe entrambi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Sì».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;In Italia si vede molta flex e molta poca security.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Oggi da noi ci sono gli ultra-garantiti e gli zero-garantiti. I secondi portano il peso di tutta la flessibilità di cui il mercato ha bisogno».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei propone un contratto unico a tempo indeterminato, da barattare con l`abolizione dell`articolo 18, e cioè con la possibilità di licenziare.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Parlerei piuttosto di uno standard universale di sicurezza che si applichi a tutti i diversi rapporti di lavoro dipendente. Alle imprese si chiede di garantire a chi perde il posto una sicurezza &quot;alla danese&quot;, dando loro in cambio una disciplina dei licenziamenti di tipo danese».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt; Come dovrebbe funzionare?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Le imprese possono licenziare, se garantiscono un forte sostegno del reddito e servizi di riqualificazione efficienti: meno è lunga la disoccupazione, minori sono i costi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Detto così sembra tutto molto semplice, ma costoso.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«In realtà si risparmia. Pensi al musicista norvegese che perde la mano».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;A chi, scusi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Invece di dargli un vitalizio per invalidità permanente, come succederebbe in Italia, lo spediscono in Canada per un master. E diventa insegnante di storia della musica».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Chi si oppone a questa flexsecurity?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Molti dirigenti di Cisl e Uil sono d`accordo. A livello locale anche molti della Cgil. A Bergamo stanno contrattando progetti di flexsecurity. Emma Marcegaglia, presidentessa di Confindustria ha preso posizione a favore».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E Guglielmo Epifani?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Diciamo che la dirigenza nazionale della Cgil è più legata ai vecchi schemi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Come si deve comportare il Pd con la Cgil?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«II Pd è nato anche per recidere le cinghie di trasmissione con il sindacato».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il segretario Dario Franceschini però era al Circo Massimo per la grande manifestazione cigiellina.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Il principio di autonomia dovrebbe suggerire a tutti i dirigenti politici di non interferire nel lavoro dei sindacalisti. E viceversa».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;La sinistra e la flexsecurity.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«La linea di demarcazione tra riformisti e conservatori attraversa trasversalmente l`intero arco politico». &lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Chi sono i conservatori del Pdl?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«In materia di lavoro, ci metterei senz`altro Tremonti».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Nel Pd, Cesare Damiano...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«È il più contrario al progetto flexsecurity. Non dispero di convincerlo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Altri contrari?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;


«La vecchia sinistra-sinistra».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Veltroni? D`Alema?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Veltroni mi ha voluto in Parlamento per le mie idee. D`Alema è dal 1997 che le ha fatte sue. E non lo nasconde».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei piace anche a destra. Come le è arrivata la proposta di fare il ministro per il governo Berlusconi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«La mattina all`alba mi chiamò Gianni Letta e poi nel pomeriggio il Cavaliere. Mi disse che saremmo andati d`accordo e che la pensava come me su tutto. Mi spiegò che avrei dovuto fare da garante di una politica del lavoro bipartisan. Replicai che avrei voluto capire di quali riforme parlava. Oggi sono evidenti le differenze tra quel che avrei fatto io e quel che sta facendo Sacconi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Un esempio?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;


«Io avrei proposto subito una forte detassazione sperimentale del lavoro femminile. E la flexsecurity, ovviamente».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei è anche favorevole all`innalzamento dell`età pensionabile delle lavoratrici.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Graduale. È una scelta obbligata. E ogni curo risparmiato andrebbe reinvestito in asili nido».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt; Lo dice anche il ministro Brunetta.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ma lui non è il ministro competente in questa materia. Sacconi, che è competente, è contrario».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Anche il Pd non vuole toccare le pensioni.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Quando ho accettato la candidatura nel Pd, ho fatto un patto con Veltroni e con Martina, il segretario lombardo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Quale patto?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


 «Il rispetto della disciplina di partito nel voto in Senato, ma continuando a dire e scrivere tutto quel che penso».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei era già stato in Parlamento.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


 «Tra il 1979 e il 1983. Per entrare alla Camera interruppi la mia esperienza nella Cgil».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt; Quando era entrato nel sindacato?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Nel 1969. Dopo essere stato cacciato dal Movimento studentesco».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Cacciato?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Il collettivo di Giurisprudenza considerava inaccettabili le mie idee. Una scaramuccia, con esiti stalinisti».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ad Andrea Marcenaro, di Panorama, ha raccontato di venire da una famiglia cattolica.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ho sempre fatto parte del mondo cattolico, seppur con qualche venatura protestante».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Perché non aderì alla Cisl, allora?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ero iscritto allo Psiup, poi al Pci. Un Pci che ambiva a rappresentare tutto il riformismo. Era la Cgil a rappresentare quei partiti nel mondo del lavoro».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Col Pci entrò a Montecitorio.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Una sola legislatura. Non venni riconfermato».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Perché?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Nel 1982 uscì il mio libro Il collocamento impossibile. E nel Pci le critiche al monopolio statale dei collocamento non erano gradite: il deputato-capo operaio Fiat, Emilio Pugno, mi diede del &quot;borghese di destra&quot;».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;C`era qualcuno nel partito che apprezzava le sue tesi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Giorgio Napolitano, allora capogruppo alla Camera. Mi incoraggiava. E lo fa anche oggi sulla mia proposta di flexsecurity». &lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei che cosa votò al referendum sulla scala mobile, nel 1984?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Votai come la Cisl. È stato quello il momento in cui si è  aperta la faglia tra la sinistra riformista e quella conservatrice, incapace di superare i tabù e guardare lontano».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Piero Fassino nel libro Per passione dice che in quel momento Craxi vinse la partita a scacchi con Berlinguer sulla modernizzazione.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«È vero. Berlinguer non aveva capito quel che avevano capito sia Lama sia Craxi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ha mai pensato di iscriversi al Psi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Allora no. II Psi galleggiava troppo tra salottismo e affarismo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei ha ricevuto minacce dalle Nuove Br e vive sotto scorta. Nel 1978, durante il rapimento Moro, era a favore o contro la linea della fermezza?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Con la linea della fermezza abbiamo sconfitto le Br».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ma Moro è stato trucidato.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Se lo Stato avesse trattato, le Br si sarebbero accreditate nel sistema politico. Come Hezbollah in Libano. Un tempo ci chiedevano di rischiare la vita sul Carso, ora la trincea è questa: la lotta al terrorismo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Chi le disse che le Br la puntavano?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«La Digos, nel 1999, dopo l`omicidio D`Antona. All`inizio non lo comunicai a mia moglie, per non aumentare l`ansia. Per un po` uscendo di casa ho pensato: è qui che mi troveranno morto, tra un giorno o un mese. La scorta mi fu assegnata solo nel 2002».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ha scritto che uno dei dispiaceri della vita sotto scorta è la rinuncia alla bicicletta. Ha ripreso a pedalare?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ogni tanto, in montagna. I ragazzi della Guardia di Finanza mi seguono finché ce la fanno. Ma su certe salite mi lasciano proseguire da solo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Che rapporto ha con chi la contesta in politica o nelle aule universitarie?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ho sempre discusso anche con i più estremisti. All`università pure i più duri finivano col chiedersi se non fossero più incisivi i miei progetti dei loro».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E’ riuscito a confrontarsi con Beppe Grillo? Lui l`ha criticata più volte.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ci ho provato, senza riuscirci».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Perché lo voleva incontrare?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Grillo ha pubblicato un libro per denunciare la legge Biagi come la causa del lavoro precario. Ho studiato i casi che cita nel volume: nemmeno in uno, su trecento, la colpa della precarietà è attribuibile alla legge Biagi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;La vulgata è questa: legge Biagi uguale precarietà.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«La legge Biagi semmai ha posto degli argini al lavoro precario. Il pacchetto Treu del 1997, durante il primo governo Prodi, ha liberalizzato il mercato molto di più. Io ho sfidato Grillo a un confronto pubblico sulla legge Biagi, ma si è ben guardato dall`accogliere la sfida».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Grillo è un simbolo anti-Casta. Lei si sente di far parte di una casta?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Come professore o come deputato?».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Scelga lei.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ero un professore molto presente, mai implicato in baronie. E i dati del mio reddito sono on line: da senatore guadagno la metà di quel che guadagnavo da professore/avvocato/autore».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;I parlamentari sono dei privilegiati?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Alcune assurdità ci sono. Il trattamento pensionistico andrebbe riformato. E poi qualche benefit è di troppo. Ma una buona metà dei dirigenti di azienda è pagata di più».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Molti onorevoli pagano in nero i loro assistenti.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«La mia ha un contratto regolare da dipendente».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Metterebbe la mano sul fuoco sul fatto che anche i suoi colleghi...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Nemmeno un`unghia».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;A cena col nemico?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


 «Con l`avversario. Sacconi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei ha un clan di amici?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ne cito uno: Franco Debenedetti. Appena uscito il mio libro Il lavoro e il mercato, senza conoscermi, mi chiese di tradurlo in tre disegni di legge».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;L`errore più grande che ha fatto?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ne ho fatti?».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;La canzone?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Yellow, Submarine. Il pezzo più bello mai scritto».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il libro?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Il Diario di Etty Hillesum, un modello esistenziale»&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il film?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Gran Torino. l'umanità che si impone sugli schemi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;I confini dell`Iran?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Turchia, Afghanistan, Iraq, Russia...».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;La Russia no.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«La Russia sì».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Le dico di no: Armenia, Azerbaijan...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Scusi. Intendevo l`ex Unione sovietica».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;L`articolo 7 della Costituzione?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Rapporti tra Stato e Chiesa. Da cristiano sarei per abolirlo. Da politico so che con le potenze del mondo occorre fare i conti realisticamente».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=LMP2M&quot;&gt;Corriere della Sera Magazine - Vittorio Zincone&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Marco CAPPATO: Riformare le pensioni invece di lanciare avvertimenti contro Almunia</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/03/23/marco-cappato/riformare-le-pensioni-invece-di-lanciare-avvertimenti-contro-almunia/390751"></link>
  <updated>2009-03-23T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>390751</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'  Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l' Europa) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il Commissario europeo Almunia si è limitato a constatare un dato di fatto evidente: il nostro debito pubblico viaggia verso il 110% del PIL, e rappresenta dunque una zavorra per l'Italia, paralizzata da spese esorbitanti per interessi sul debito, e una minaccia per l'Unione europea. Invece di lanciare avvertimenti contro Almunia, come fa il Capogruppo del PdL Gasparri, il Governo dovrebbe presentare un piano di contenimento immediato e rientro urgente del debito, innanzitutto attraverso la riforma delle pensioni con l'innalzamento dell'età pensionabile e l'equiparazione tra uomini e donne.&lt;br /&gt;


 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=139442&quot;&gt;official web site - Radicali Italiani&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Marco CAPPATO: I Radicali e le pensioni</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/03/18/marco-cappato/i-radicali-e-le-pensioni/390686"></link>
  <updated>2009-03-18T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>390686</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'  Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l' Europa) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Gli obiettivi proposti da Alberto Alesina sul Sole 24 Ore dello marzo in merito alla riforma delle pensioni attraverso l`innalzamento dell`età fanno parte integrante di una battaglia politica che i radicali conducono da molto tempo.
&lt;p&gt; Alesina si rivolge al Governo nella speranza, temo vana, che colga l`opportunità della crisi per fare riforme che in altri tempi nessuno ha avuto la forza di fare. Se guardasse nel campo dell`opposizione - almeno quella ufficiale, l`unica con diritto di parola - il quadro non sarebbe molto diverso, perché il Pd e l`Italia dei Valori si rifiutano di affrontare  la questione, mentre l`UdC esprime posizioni senza trasformarle in proposte o iniziative.&lt;br /&gt;
 Credo perciò che chi ritiene davvero urgente realizzare questa riforma dovrebbe considerare non solo il merito dei provvedimenti necessari, ma anche il comportamento tenuto dalle forze politiche e l`effettiva possibilità dei cittadini di conoscere le diverse proposte. 
&lt;p&gt;Non ci sarà riforma delle pensioni finché i principali organi d`informazione continuano a cancellare la stessa nozione dell`esistenza dell`unico partito che ne fa una priorità politica. Dagli inizi degli anni 80 con  Pannella denunciammo lo scandalo delle pensioni baby e dell`obbligo di pensione che di fatto vige per chi è ancora nel pieno della capacità lavorativa. Contro la discriminazione in base all`età che tale obbligo rappresentava e rappresenta, iniziammo a proporre già allora un innalzamento dell`età pensionabile che avrebbe consentito di non aprire la voragine del debito pubblico e che, realizzato oggi, metterebbe nelle condizioni di contenere una spesa per interessi che assorbe risorse altrimenti destinabili a meccanismi di vero welfare come il reddito di cittadinanza.
&lt;p&gt; Da quando i radicali sono tornati in  Parlamento, tre anni fa, hanno attivato ogni strumento possibile per ripetere la necessità non procrastinabile di una riforma: volta all`elevamento dell`età pensionabile di tutti, e dell`equiparazione dell`età uomo-donna. Il titolo della campagna radicale dell`autunno 2007 guidata da Emma Bonino e rimasta del tutto sconosciuta all`opinione pubblica, era proprio: «Proteggimi di meno, includimi di più», per equiparare non solo l`età ma, grazie alle risorse in tal modo liberate, anche l`accesso al mercato del lavoro, le condizioni di lavoro e le retribuzioni per le donne.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=L3WMF&quot;&gt;Il Sole 24 Ore - Marco Cappato&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
<entry>
  <title>Renato BRUNETTA: Brunetta: «Basta lamenti, in Italia i migliori ammortizzatori sociali» - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/03/07/renato-brunetta/brunetta-%C2%ABbasta-lamenti-in-italia-i-migliori-ammortizzatori-sociali%C2%BB-intervista/390581"></link>
  <updated>2009-03-07T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>390581</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  PA e innovazione (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Ministro Brunetta, è vera la voce che gira?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Quale voce?».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Lei ha portato in Consiglio dei ministri un dossier per sostenere che gli ammortizzatori sociali funzionano benissimo così?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«E' vero. Il ministro Sacconi e io abbiamo fornito ai colleghi alcuni dati. Che confermano una mia convinzione: il mercato del lavoro italiano, al di là delle sue contraddizioni, è mirabile, funzionale, efficiente, flessibile, reattivo, intelligente, e a modo suo equo. Molto &quot;italian&quot;, ma con più luci che ombre. Con tanta gente che rischia e troppi privilegi, d'accordo. Ma, per come è andato costruendosi nel dopoguerra, con un insieme di pesi e contrappesi, sotto l'influenza di forze imprenditoriali e sindacali, istituzioni, territori, culture, è il più efficace d'Europa. Relazioni industriali e ammortizzatori sociali compresi. Marco Biagi diceva che era il peggior mercato del lavoro».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;E lei?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Io non sono d'accordo con Marco Biagi. Ed è proprio nei momenti di difficoltà come questo che il mercato del lavoro italiano dà il meglio di sé».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Adesso, che i precari sono esposti al vento della crisi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
«Mi rendo conto di andare controcorrente. Ma, nella realtà, nessuno è lasciato fuori. Vediamo il quadro generale. In Italia lavorano in 22 milioni. Il tasso di occupazione media e quello femminile è un po' sotto lo standard europeo; ma, se si aggiungono i 3 milioni e mezzo del sommerso, siamo in pari».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Del sommerso c'è poco da rallegrarsi, non crede?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
«Il sommerso è stato una scelta sociale implicita, che svolge una funzione soprattutto nei tempi di crisi. Il sommerso è un grande ammortizzatore sociale. Attenzione: non grido &quot;viva il sommerso&quot;. Prendo atto della realtà».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Sicuro che nessuno sia lasciato fuori?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Noi abbiamo un buon sistema di ammortizzatori sociali. Certo, con figli e figliastri. Però capace di distinguere, di adeguarsi, di coprire tipologie diverse: i lavoratori delle imprese industriali, quelli del settore agricolo, i lavoratori a termine, gli autonomi, ognuno ha i propri strumenti: cassa integrazione ordinaria, cig straordinaria, cgis in deroga, indennità di mobilità, indennità di disoccupazione, ammortizzatori in deroga... Resta fuori un pezzo dei cocopro».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Cocopro?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Lavoratori coordinati e continuativi a progetto. Una forma ibrida: lavoro autonomo ma con un solo committente. Anche qui però è prevista una specifica indennità una tantum. E poi in Italia il peso del lavoro atipico è il più basso d'Europa».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Sta dicendo che non serve l'assegno per chi perde il lavoro proposto da Franceschini?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Roba da apprendisti stregoni. Da riformatori immaginari. Un po' ignorantelli, un po' radical chic, che non riescono a capire il funzionamento del mercato del lavoro e i valori sottesi. Gli ammortizzatori sociali funzionano proprio in quanto segmentati e diversificati. Sarà una balcanizzazione; ma funziona. Questo non piace alla sinistra astratta e ideologica, che vorrebbe un assegno uguale per tutti. Benissimo. Facciamo un test. A quale livello fissiamo l'importo dell'assegno? Alto, medio, minimo?».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Chiediamolo a Franceschini.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«No, me lo dica lei. Medio? Ma allora il lavoratore atipico troverà più conveniente smettere di lavorare e incassare l'assegno. Basso? Peggio ancora: si lamenterebbero i lavoratori in cassa integrazione, che oggi prendono di più. Alto? Scoppierebbe la rivoluzione: i disoccupati ci inseguirebbero con i forconi, gli altri sarebbero indotti a incassare e lavorare in nero».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Tutto bene così, allora?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Non dico questo. Servono interventi per rispondere alla crisi: infatti ci sono 8 miliardi per la cassa integrazione in deroga. Il sistema ha bisogno di manutenzione; non di stravolgimenti. Si tratta di mantenere il giusto equilibrio: non abbandonare chi perde il lavoro a se stesso; ma neppure dare troppe garanzie. Ammortizzatori sociali, non bancomat. Investire solo lì significherebbe condannare le imprese a chiudere; e invece il vero sforzo — credito, fidi, filiere tecnologiche — va fatto per tenerle in vita. Vuole un'altra prova del fatto che il sistema funziona?».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Un'altra prova?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Gli unici che non hanno ammortizzatori sociali, perché non ne hanno bisogno, sono i miei 3 milioni e 600 mila dipendenti pubblici. E la pubblica amministrazione è anche l'area meno efficiente. Nessun rischio di disoccupazione, e poca produttività ».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Avete anche voi lavoratori a termine, però.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Circa il 10%, tutelati con due forme di indennità di disoccupazione, ordinaria e a requisiti ridotti. Una percentuale fisiologica, a parte l'aberrazione — da sanare — dei contratti prorogati di volta in volta per una vita».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;La riforma delle pensioni va fatta o no?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Affrontare il tema ora significa creare uno stress inopportuno per il sistema e la coesione sociale. Resta un fatto: il vero problema è il welfare pensionistico. E resta valido l'obiettivo di superare le pensioni di anzianità e passare al contributivo per tutti, senza però creare oggi questo stress».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Per ora niente pensione a 65 anni per le donne?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«E' un discorso diverso. Su donne e pubblica amministrazione siamo stati condannati in Europa. Credo che la soluzione sarà l'innalzamento perequativo decennale, senza particolari stress. E ciò che sarà risparmiato andrà investito nel mercato del lavoro femminile. Perché l'altra grave anomalia italiana, accanto alle pensioni, è la discriminazione delle donne».&lt;br /&gt;





&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/09_marzo_07/intervista_brunetta_ammortizzatori_sociali_aldo_cazzullo_382e8f6a-0ae2-11de-a3df-00144f02aabc_print.html&quot;&gt;Corriere.it - Aldo Cazzullo&lt;/a&gt;</summary>
</entry>
</feed>
