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  <title>Openpolis - Argomento: crisi governo prodi</title>
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  <updated>2009-03-16T00:00:00Z</updated>
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  <title>Silvio BERLUSCONI: «Quel Fini mi mette in difficoltà».</title>
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  <updated>2009-03-16T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Pres. del Consiglio   (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;&quot;Rimpiango il tempo in cui facevo solo l'imprenditore&quot;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Lesa - L'elicottero ha appena lasciato Cernobbio e l'ultimo rito a cui, sempre più suo malgrado, lui si sottopone. Stavolta Silvio Berlusconi doveva rassicurare i commercianti sfiancati dalla crisi. 

&lt;p&gt;
È andata, lui ha garantito &quot;l'assonanza assoluta&quot; del governo con le loro richieste, la platea ha applaudito. Ma solo adesso, in volo verso il buen ritiro del lago Maggiore, si distende davvero. Allunga le gambe sul sedile di fronte, guarda il mondo dall'alto e gli viene un sorriso triste. L'ha detto già a Villa d'Este, &quot;rimpiango il tempo in cui facevo solo l'imprenditore&quot;, ma è il caso di ribadire: &quot;Il modus operandi dei politici è molto diverso dal nostro&quot;. Tutti i politici, mica solo quelli dell'opposizione. Fini, per esempio, messo in croce due ore prima da Formigoni per problemi di successione: &quot;Ora che riveste un ruolo istituzionale - pensa a voce alta il premier - deve dimostrare di essere sempre sopra le parti; su quel ruolo ha investito tutto&quot;. Che poi faccia bene a comportarsi così, è un altro discorso: &quot;Posso anche capirlo, ma questo a volte fa emergere momenti di difficoltà&quot;. 

&lt;p&gt;
Poi c'è Bossi, pure lui con i suoi smarcamenti e con quel suo &quot;desiderio&quot; di portare un leghista (e non l'azzurro Romele) alla guida della Provincia di Brescia. Un &quot;desiderio&quot; che impedisce di chiudere in fretta l'accordo nel centrodestra per le amministrative di giugno: &quot;Qualcuno fa problemi perché anche a Milano c'è un candidato del Pdl, ma è solo per avere altro&quot;. Per esempio una poltronissima alla Fiera di Milano. 

&lt;p&gt;
Insomma: anche i leghisti hanno imparato bene i trucchi della politique politicienne, ma almeno &quot;loro sanno stare sul territorio&quot;. Per non dire di Tremonti, che costringe il Cavaliere (parole sue) &quot;a farmi concavo per evitare le curve&quot;. Il superministro a Cernobbio ha dato forfait, per evitare nuove polemiche. Anche questo fa parte del rito, del teatrino. 

&lt;p&gt;
E in questa domenica trascorsa tra due laghi, dopo una telefonata con Emma Marcegaglia (&quot;è stata male interpretata, abbiamo anche scherzato&quot;) Berlusconi si concede il lusso di arrivare a Cernobbio con la faccia scura, quasi tirata. Il corpo parla e lui, seduto e silente a fianco di Carluccio Sangalli, dice abbastanza: si agita sulla sedia, sistema la cravatta, si tocca il naso, fa qualche impercettibile sbuffo, picchetta il tavolo con la penna. E, mai visto prima, prende appunti prima di intervenire. 

&lt;p&gt;
&quot;Si è stufato&quot;, confida un sodale della prima cerchia. Un po' si sente. La nostalgia dichiarata per il mestiere dell'imprenditore fa il paio con i lamenti per lo stato in cui versa la pubblica amministrazione: &quot;Quando voglio una lettera in fretta, la faccio fare alla mia Marinella&quot;. Meglio la segretaria privata degli uffici dominati da una &quot;burocrazia costosa e inefficiente&quot;. 
&lt;p&gt;

Ma lui si tira fuori: &quot;Utilizzo i soldi pubblici come se fossero miei, scrivo gli appunti sul retro bianco di fogli già usati&quot;. Ma &quot;il sistema è bloccato&quot;, e anche nella sua metà campo politica le cose non marciano al meglio. Troppi sgomitatori con il peccato originale della politica vissuta come professione. Largo ai giovani della sua squadra, loro sì che sono bravi. Su tutti Angelino Alfano, in odore di delfinato, poi la &quot;determinatissima&quot; Gelmini, la Brambilla che tra un mese sarà ministro, Fitto e la Prestigiacomo. Qualcuno di buono ci sarebbe pure a sinistra. Non Franceschini: &quot;Rispetto a Veltroni non è cambiato niente&quot;. Però &quot;di là ho molti amici, che invito sempre a venire con noi&quot;. Magari non Prodi, omaggiato di un inusuale &quot;poverino&quot;: &quot;È per colpa dei Verdi che il suo governo non ha fatto le infrastrutture&quot;. 
&lt;p&gt;

Meno male che c'è la politica estera, che impegna &quot;il 60 per cento della mia attività&quot;. A parte i commissari Ue che si permettono di criticarlo, rendono quindi necessario &quot;riorganizzare&quot; il governo comunitario, fuori dal cortile italiano sì che lo apprezzano. Gheddafi, per dire, gli ha regalato &quot;tre cammelli, il maschio è alto tre metri e l'unico posto dove lo posso mettere è l'anticamera&quot;. 

&lt;p&gt;
L'elicottero atterra su Villa Campari, sponda piemontese del lago Maggiore. Quanto gli piace questo posto, eppure è solo la seconda volta che ci viene, dopo il compleanno in famiglia del 29 settembre. Allora c'era Veronica, c'è anche adesso. Era all'indomani del derby vinto dal Milan, e va bene ancora: cinque pappine al Siena. Queste sono vere soddisfazioni, altro che la gabbia dorata del potere. E si può perfino essere generosi: &quot;Contro il Manchester tifavo Inter, a cui invidio tantissimo un campione come Maicòn&quot;. 
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=L30OB&quot;&gt;La Repubblica - Rodolfo Sala&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Romano PRODI: Su Veltroni: «Io potevo andare avanti».</title>
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  <updated>2009-03-16T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">
&lt;p&gt;La verità di Romano Prodi sulla fine di Romano Prodi arriva sul binario di RaiTre (Fabio Fazio, &quot;Che tempo che fa&quot;) con un ritardo di 13 mesi, ma l`impatto è comunque pesante.
&lt;p&gt; Il Professore, la cui ultima comparsa in una trasmissione tv risaliva al dicembre del 2007 (sempre da Fazio), stavolta qualche sassolino se l`è tolto, indicando in Walter Veltroni e nella sua decisione di far correre il Pd da solo alle elezioni una delle principali cause della caduta del suo governo, nel gennaio di un anno fa.&lt;br /&gt;
 «Il mio esecutivo - ha detto l`ex premier - poteva andare avanti, perché dopo una Finanziaria durissima il Paese avrebbe finalmente potuto raccogliere i frutti di quei sacrifici. E invece, come successe anche con il mio primo esecutivo, dopo l`ingresso nell`euro, il governo è stato fatto cadere». 
&lt;p&gt;Prodi ha quindi rievocato l`esatto momento in cui le sorti dell`Unione sono precipitate nell`abisso: La scintilla fu l`annuncio di Veltroni, da poco eletto al vertice del Pd, di andare soli alle elezioni, senza Rifondazione, senza ali.&lt;br /&gt; Domanda di Fazio: «Cosa ha pensato in quel momento, Professore?».&lt;br /&gt; Risposta: «Non ebbi bisogno di pensare. Ricordo che si affacciò Mastella alla porta del mio ufficio a Palazzo Chigi. Teneva la testa piegata da un lato e urlò: se voi volete fare fuori me, sono io che faccio fuori prima voi. Per la verità la frase di Clemente era un po` più colorita, ma la sostanza non cambia...». Fu la fine del governo. Ma anche dell`impegno politico del Professore, che da quel momento prese le distanze  dal Pd, da lui fondato.
&lt;p&gt; Ieri, per la prima volta, Prodi ha pubblicamente spiegato i motivi: «La linea politica adottata da Veltroni nel partito non era la mia e per questo mi sono fatto da parte». Il punto centrale del dissenso riguardava la politica delle alleanze e in particolare la cosiddetta vocazione maggioritaria. Ora che Veltroni è stato costretto ad alzare bandiera bianca, il Professore, nella speranza che il successore Dario Franceschini abbia orecchie più attente («Ci siamo sentiti spesso negli ultimi tempi» ha tenuto a sottolineare Prodi), è tornato a rilanciare la sua tesi &quot;unionista&quot;, la necessità di una rete di alleanze: «Ho sempre sostenuto - ha detto che il Pd non deve andare da solo alle elezioni, essendo stato costruito per divenire il nucleo fondante della coalizione».&lt;br /&gt; Un punto d`equilibrio tra le varie componenti: «Ritengo che sia compito della democrazia portare nella cultura di governo anche le ali estreme». Un Pd, quello che sogna l`ex premier, impregnato di spirito ulivista e in grado di recuperare terreno su temi- classici del centrosinistra come la giustizia sociale (&quot;In Italia è aumentato il divario tra ricchi e poveri&quot;), i giovani e la scuola, la democrazia dei partiti (&quot;Basta con il gioco delle tessere&quot;). 
&lt;p&gt;Impermeabile a qualsiasi offerta, Prodi ha ribadito di «aver chiuso con la politica», ha escluso di poter ritirare le dimissioni da presidente del Pd e ha rivelato «di aver ricevuto in Belgio un`offerta di candidatura alle Europee», cortesemente respinta. 
&lt;p&gt;Sui temi etici, che tanto sconquassano il Pd, ha rilanciato l`importanza di «una mediazione nobile, senza urla». E quando Fazio gli ha chiesto qual è stato il prezzo di questo anno senza politica, ha risposto: «Essere totalmente dimenticato. Anche se me ne sono fatto una ragione positiva».
&lt;p&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=L3134&quot;&gt;Corriere della Sera - Francesco Alberti &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Luciano VIOLANTE: Se il governo non si fida dei suoi</title>
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  <updated>2009-01-15T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
La decima fiducia negli otto mesi del governo Berlusconi pone due distinte questioni, una di ordine politico e l’altra di ordine costituzionale.

 
&lt;p&gt;

Cominciamo dalla prima. La fiducia non è stata posta per far fronte all’ostruzionismo, che non c’era, ma per far fronte agli emendamenti che venivano dalla stessa maggioranza.  

&lt;p&gt;
Se un Governo che ha un leader indiscusso, numeri del tutto tranquillizzanti in Parlamento, un soddisfacente tasso di fiducia nel Paese, decide di usare il voto di fiducia per fronteggiare dopo soli otto mesi la propria maggioranza, vuol dire che qualcosa non va. Una coalizione non sta insieme per ragioni disciplinari. Sta insieme per ragioni politiche: quando le sono proposti grandi obbiettivi di valore strategico, che sono trainanti, hanno una forza evocativa, prevalgono sugli interessi particolari.

 
&lt;p&gt;

Il primo Governo Prodi cadde dopo l’ingresso nell’euro perché non riuscì a proporre al Paese un nuovo traguardo. In assenza di un nuovo grande obbiettivo la maggioranza si dissolse. Oggi i problemi sono più gravi rispetto a dieci anni fa e occorrerebbe una ambizione all’altezza delle necessità. Sia ben chiaro: questa è la condizione in cui si trovano molte democrazie occidentali. Né avrebbe senso una polemica tra le opposte parti politiche perché l’indicazione di traguardi strategici manca a entrambe le coalizioni. I problemi, visibili tanto nel centrosinistra quanto, ora, anche nel centrodestra, sono determinati proprio dall’assenza di grandi obbiettivi attorno ai quali riunirsi o per i quali combattersi. Questo deficit, ripeto, non è solo italiano, ma in Italia per la fragilità propria delle nostre strutture sociali ed economiche, può produrre effetti più gravi. Il &quot;dialogo&quot; tra le due coalizioni di cui tanto si parla, anche a sproposito, dovrebbe riguardare proprio il futuro del Paese, cosa dovrà essere l’Italia dopo la crisi, che ruolo assegnerà a sé stessa nello scacchiere europeo e in quello mediterraneo.

 
&lt;p&gt;

Quando presentò il suo primo Governo, Giuliano Amato denunciò il rischio Disneyland; che l’Italia potesse essere considerato un grande parco giochi, dove prendere il sole, nuotare e divertirsi mentre gli affari, la ricerca, lo sviluppo produttivo si facevano altrove. Oggi forse non possiamo neanche ambire a essere Disneyland, visti i problemi dei trasporti, i costi degli alberghi, l’ammassarsi dei rifiuti in tante aree del Mezzogiorno. Rimboccarsi le maniche, &quot;usare&quot; la crisi per costruire il futuro, come ha suggerito il presidente Napolitano, potrebbe aiutare a mettere in primo piano gli interessi nazionali, a far rinascere un senso di responsabilità nazionale nelle classi politiche dirigenti, a rendere più solide entrambe le coalizioni.

&lt;p&gt;
 

&lt;b&gt;La seconda questione è di carattere costituzionale.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


 

Sta nascendo sotto traccia un sistema costituzionale parallelo, estraneo e contrario alle regole scritte nella Costituzione. Tanto il centrodestra quanto il centrosinistra hanno deciso di indicare sulla scheda elettorale il nome del candidato a Palazzo Chigi. La conseguenza è stata grave. L’unica figura istituzionale che appare in via di fatto legittimata direttamente dal consenso dei cittadini sembra essere il presidente del Consiglio. I membri del Governo non rispondono al Parlamento, ma al presidente del Consiglio che li ha scelti. I parlamentari sono stati &quot;promossi&quot; dai capi delle due coalizioni e, per la maggioranza, dallo stesso presidente del Consiglio, la cui decisione costituisce la fonte della loro legittimazione attuale e della loro ricandidatura futura. I parlamentari perciò rispondono non ai cittadini, ma al capo della coalizione che li ha scelti. La stessa cosa accadde nella scorsa legislatura, ma i numeri ridotti e la frammentazione del centrosinistra nascosero le distorsioni del sistema che stava nascendo. 

 
&lt;p&gt;

La miscela tra indicazione sulla scheda del nome del candidato alla presidenza del Consiglio e legge elettorale fondata sulla cooptazione ha cancellato il carattere rappresentativo del Parlamento e ha conferito, in via di fatto, il carattere di rappresentante dei cittadini al solo presidente del Consiglio. 

 
&lt;p&gt;

Con due modifiche, apparentemente minori, abbiamo dato vita alla possibilità di sultanati elettivi. Ma a volte non si riesce a governare neanche con i sultanati. Il ricorso ordinario e continuato a strumenti di eccezione come la fiducia e il decreto legge, mai così elevato come in questa legislatura, sono insieme il segno della crisi istituzionale e il tentativo di non soggiacervi. Ma quando le regole sono forzate sino allo stravolgimento permanente, nascono mostri che portano in sé tutti i segni delle distorsioni e degli stravolgimenti che li hanno partoriti. L’allarme del presidente Fini riguarda certamente l’abuso delle fiducie, ma può riguardare in modo ancora più preoccupato il sistema che sta nascendo, dove il Parlamento diventerebbe un semplice luogo di ratifica delle decisioni dell’esecutivo e del suo capo. A questo punto l’unica soluzione è fare davvero e rapidamente le riforme. Sbaglierebbe il centrodestra se pensasse di poter continuare a governare mediante l’uso ordinario di misure eccezionali. La prima vittima sinora è stata la sua maggioranza. Prima o dopo il desiderio di riscatto dall’umiliazione potrebbe prevalere sul senso di coalizione. Sbaglierebbe il centrosinistra a dilazionare un vigoroso impegno in questa direzione. Darsi un grande obbiettivo servirebbe a uscire dalla crisi e a riprendere un dialogo con la parte più moderna del Paese.&lt;br /&gt;
  &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=KGE4A&quot;&gt;Il Riformista - Luciano Violante&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Clemente MASTELLA: OGGI PENSEREI 10 VOLTE PRIMA DI FAR CADERE GOVERNO</title>
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  <updated>2008-03-13T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: Misto) - Sindaco  Comune Ceppaloni (BN) (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Sindaco  Comune Ceppaloni (BN) (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&quot;Oggi come oggi, prima di far cadere il governo Prodi, ci penserei sopra due volte, anzi dieci, probabilmente&quot;.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 &lt;b&gt;Clemente Mastella fa autocritica&lt;/b&gt; nell'intervista al contenitore di approfondimento politico, in onda su 'YouTube', di Klaus Davi.&lt;br /&gt;

  &lt;b&gt;&quot;Faccio questa valutazione&lt;/b&gt; - dice il leader Udeur - senza dimenticare le condizioni assolutamente drammatiche in cui si e' determinato l'arresto di mia moglie e ricordando che i miei voti in Parlamento non erano determinanti per fare cadere il governo Prodi&quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

 &lt;b&gt;&quot;La cosa davvero ingiusta&lt;/b&gt; - aggiunge - e' che, al momento della compilazione delle liste, sono stato trattato come una sorta di appestato, mentre &lt;b&gt;Dini e Scalera si sono candidati con la Casa della Liberta&quot;&lt;/b&gt;. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&quot;Grazie ad Internet&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;che e' un mezzo diretto,&lt;/b&gt; &lt;b&gt;senza mediazioni&lt;/b&gt;, mi si offre l'occasione per sfatare alcuni luoghi comuni, alcune demonizzazioni che mi riguardano ma che sono sbagliate. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Voglio dare un preciso messaggio&lt;/b&gt; - prosegue - quando uno va al tappeto come me puo' soltanto rialzarsi.&lt;br /&gt;
 &lt;b&gt;Sono al tappeto e lentamente, con un po' di fatica provo a rialzarmi&quot;. &lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.agi.it/politica/notizie/200803131355-pol-rt11101-art.html&quot;&gt;AGI&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo GUZZANTI: L’equivoco di Walter</title>
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  <updated>2008-02-18T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: FI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Quando il pullman di Veltroni ieri mattina si è mosso lentamente partendo dalla Bocca della Verità a Roma, un vecchio agit-prop gli è corso dietro urlando: «Contrordine compagno, noi non siamo all’opposizione, siamo al governo!». Troppo tardi. Il pullman non si è fermato, l’attivista si è accasciato esausto, e il candidato Walter con i tappi nelle orecchie ha seguitato a correre verso il raccordo anulare. Ma il vecchio aveva ragione a gridare come ai tempi della famosa vignetta di Giovannino Guareschi: «contrordine compagni» la campagna elettorale di Veltroni è fondata su un equivoco. L’equivoco sta nel fatto che il segretario del Partito democratico non è all’opposizione, ma al governo. E che dunque, come vogliono le regole della democrazia, chi sta al governo e ne condivide ogni responsabilità deve difendersi e difendere, non soltanto attaccare l’avversario. Invece Veltroni lancia i suoi 12 punti che sono, lo notava ieri Fabrizio Cicchitto, l’esatto contrario di ciò che hanno sempre sostenuto non soltanto Prodi ma anche Ds e Margherita, cioè le forze del governo sostenuto da Veltroni. Insomma il nostro Uolter bara sapendo di barare quando bypassa Romano Prodi, omettendo pudicamente che proprio Prodi è il Presidente e non l’usciere del suo partito. 

Ci troviamo insomma di fronte alla strategia del poker anziché del politico di razza e idealista: al giocatore di poker è consentito bluffare, cambiare le carte che ha in mano, ingannare l’avversario. Un grande politico legato a un passato di cui è il figlio legittimo, prima di tutto deve difendere quel passato e spiegare perché sta dalla parte in cui sta, assumendosi per intero le responsabilità del governo che ha sostenuto. Invece Veltroni fa finta che il problema non esista e col suo pullman immagina di dirigersi verso l’Ohio e il Maryland anziché verso l’Italia governata da Prodi, e si comporta come se a Palazzo Chigi ci fosse già, o ci fosse ancora, Berlusconi. 

E purtroppo, poiché i veri poteri sono dalla sua parte, agli italiani viene fatta ingollare senza scrupoli la favola elettorale di un contendente nato ieri e che invece è politicamente vecchissimo, e corresponsabile del disastro con cui è stata messa in ginocchio l’Italia. &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=H6IWA&quot;&gt;Il Giornale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Franco MARINI: Marini rinuncia e rimette il mandato nelle mani del Presidente</title>
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  <updated>2008-02-04T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: L'  Ulivo) - Pres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Alla fine della quarta e ultima giornata di consultazioni il presidente incaricato Franco Marini prende attyo che &quot;è diffusa&quot; la consapevolezza di &quot;modificare la legge elettorale vigente&quot; ma non esiste &quot;una significativa maggioranza su una precisa ipotesi&quot;. Pertanto, spiega dopo trentacinque minuti di colloquio con Giorgio Napolitano, &quot;ho rimesso nelle mani del presidente l'incarico che mi è stato conferito&quot;. Berlusconi e Fini, nel faccia a faccia con Marini, hanno ribadito la loro voglia di voto, e Veltroni ha rilanciato l'idea del governo per le riforme ma è parso rendersi conto che il treno delle elezioni ad aprile non può essere fermato.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/crisi-governo-5/verso-aprile/verso-aprile.html&quot;&gt;repubblica.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Gianfranco FINI: Fini: «Non esistono condizioni per un governo che cambi legge elettorale»</title>
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  <updated>2008-02-04T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: AN) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;ROMA - &lt;b&gt;«Non esistono le condizioni».&lt;/b&gt; Gianfranco Fini non apre nessuno spiraglio: bisogna tornare al voto. Dopo aver incontrato il presidente del Senato, Franco Marini, nell'ultima e decisiva giornata di consultazioni, il leader di An ribadisce la posizione del suo partito: «Non esistono governi che nascono solo per far celebrare i referendum o per cambiare la legge elettorale. Abbiamo invitato Marini a prendere atto dell'impossibilità di dar corso positivamente al mandato ricevuto e riferire al Capo dello Stato». Dunque, da An, nessuna apertura.&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/08_febbraio_04/consultazioni_marini_fini_berlusconi_veltroni_5965cf08-d303-11dc-8916-0003ba99c667.shtml&quot;&gt;Corriere della Sera.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Franco MARINI: Sicuro ... che un «piccolo margine» c'è ancora</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/02/02/franco-marini/sicuro-che-un-%C2%ABpiccolo-margine%C2%BB-c%C3%A8-ancora/328316"></link>
  <updated>2008-02-02T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: L'  Ulivo) - Pres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Roma - &lt;b&gt;Sicuro che un «piccolo margine» c'è ancora&lt;/b&gt; e che sia suo obbligo esplorare ogni possibilità, Marini sceglie al via diretta e si appella a Forza Italia: &lt;b&gt;«Sono convinto - dichiara il presidente del consiglio incaricato - che un grande partito che rappresenta la società, molto radicato come Fi, non possa trascurare l'accettazione di uno sforzo, che è ritenuto utile così largamente».&lt;/b&gt; Insomma, Berlusconi non dovrebbe sottrarsi al dialogo sulla riforma elettorale che, oltretutto - insiste Marini - chiedono in tanti. Prontamente - mentre il Capo dello Stato, Napolitano, in un messaggio alla Comunità di Sant'Egidio, parla di «un'Italia in questo momento così agitata e confusa» - a Marini arriva l'appoggio di Veltroni, che rilancia la proposta di una grande coalizione per riscrivere le regole e, incidentalmente, osserva che la destra sbaglia a pensare di aver già vinto le elezioni.

Arrivato a metà del giro di consultazioni - ieri ha visto una ventina di partitini, oggi vede le parti sociali, lunedì Fi - Marini fa un primo bilancio. Il presidente del Senato, che in questi giorni ha avuto contatti discreti con Gianni Letta («Con Franco siamo amici», ha spiegato il fidato consigliere di Berlusconi, lasciando Palazzo Madama), ammette che il suo compito resta «gravoso», assicura che «non ci sono né scorciatoie, né sotterfugi» e ribadisce che una intesa sulla legge elettorale è la «precondizione per la nascita di un governo». Aggiunto di vedere «un piccolo margine», &lt;b&gt;Marini lancia l'appello:&lt;/b&gt; «È una mia convinzione personale, non riscontrata con fatti, che un grande partito come Fi non possa trascurare questo fatto eccezionale, questa totalità di orientamenti ad uno sforzo ritenuto utile così largamente» per la riforma della legge elettorale. Marini continua: «Il Paese chiede di mutare in senso positivo il clima. Sono convinto che se fossimo capaci di cambiare le regole assieme, con una maggioranza più larga possibile, sarebbe una novità ma anche un dovere. Questo potrebbe migliorare i rapporti, che in questa legislatura sono sempre stati conflittuali. Potrebbe essere un elemento che può aiutare la campagna elettorale più costruttiva, più legata alle esigenze degli italiani, meno agli scontri che tanto ci piacciono, a mutare in senso positivo un clima che il Paese vuole, cioè state più sulle cose e qualche volta, quando c'è un problema grosso, cercate di deciderlo insieme».

Mentre il centrodestra, però, ripete che l'unica soluzione è il voto subito, a Marini arriva immediatamente l'appoggio incondizionato di Veltroni che, comunque, usa un linguaggio meno diplomatico. Veltroni propone una grande coalizione guidata da Marini per scrivere insieme le regole del gioco: «Il centrodestra dice di voler votare subito - osserva - e poi magari fare una grande coalizione. Perché non la facciamo ora con un governo guidato da Marini che scriva le regole? Avrebbe senso fare una intesa adesso». Il segretario del Pd, nello sforzo di convincere Fi, usa tutti gli strumenti che ha in mano: ricorda che «Confindustria, forze sociali ed anche il Vaticano chiedono nuove regole e invece il centrodestra vuole trascinare il Paese verso un voto il cui esito non è scontato. In un atteggiamento del genere non c'è responsabilità nazionale». E mette in guardia il centrodestra dal dare per scontata la vittoria: «La parte migliore del Paese - assicura - guarda con rispetto alla posizione di responsabilità che abbiamo assunto in questa crisi di governo. I sondaggi ce lo dicono. Nel '94 eravamo convinti di vincere noi e invece abbiamo perso, nel '96 è accaduto il contrario».

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Main&amp;Codice=3666715&amp;Data=2008-2-2&amp;Pagina=3&quot;&gt;Il Gazzettino ed.nazionale - Mario Antolini -&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Ferdinando CASINI: Il no di Casini: «Nessun governo con il centrosinistra»  - «I trasformismi sono il cancro dei paesi democratici. Quella di Marini è una missione impossibile»</title>
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  <updated>2008-02-02T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: UDC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Roma - &lt;b&gt;«L'Udc conferma il suo consenso sulla legge elettorale alla tedesca, ma non è disponibile in alcuna forma a sostenere un governo con le forze del centrosinistra.&lt;/b&gt; I trasformismi sono il cancro della vita di tutti i Paesi democratici»: Pier Ferdinando Casini, che ha appena incontrato Franco Marini, usa toni perentori. Al suo fianco, il segretario Cesa, i capogruppo D'Onofrio e Volonté, e il presidente del partito Buttiglione. Casini sottolinea l'importanza del tentativo di Marini per «svelenire il clima», ma lascia aperto soltanto uno spiraglio esilissimo. A chi gli chiede se l'Udc sarebbe disposta a discutere di una legge elettorale con un governo che abbia la maggioranza per un paio di voti, risponde: «Non mi sembra che questo figuri nel novero delle possibilità che persegue Marini. Abbiamo visto che Marini non aveva il pallottoliere sulla sua scrivania: non ha alcuna intenzione di fare la caccia all'uomo, come ha fatto Prodi in questi due anni».

E appunto a Prodi il leader dell'Udc imputa la responsabilità di avere impedito, subito dopo il voto, di andare verso le grandi intese: «Il problema - spiega - non è stato quello della legge elettorale che ha fotografato la realtà: il vero problema è stato Prodi, che ha fatto il tappo. Se lui avesse detto: &quot;Ho fatto di tutto per vincere, vi consegno il risultato e mi metto da parte&quot;, avremmo potuto fare come in Germania. Del resto, il Pd è nato proprio per smentire Prodi e la sua Unione, altrimenti non si capisce perché Veltroni, vergognandosi dei suoi alleati, vuole andare da solo. Ma anche su questo punto sono sicuro che non lo farà e sarà l'ennesima bugia».

Persuaso, dunque, che non esistano margini per il tentativo di Marini, lasciato il Senato, Casini va alla Festa sulla neve del suo partito, e lì apre di fatto la campagna elettorale dei centristi. Appena giunto a Sestola, nel modenese, l'ex presidente della Camera sottolinea di non essere l'unico a pensare che ormai la legislatura volge al termine: «Ormai fare un governo è una missione quasi impossibile, Marini è una persona seria, più realista di quanto voi giornalisti pensiate e lo pensa anche lui». Quindi, spiega: «Ci avviamo ad una campagna elettorale che da parte nostra sarà seria, sobria, senza toni comizieschi, senza veleni e insulti o delegittimazioni dell'avversario. Gli italiani hanno bisogno di persone serie che si impegnano fino in fondo». Il perno del programma dell'Udc sarà il rilancio «dei valori del cattolicesimo liberale» e della tradizione democristiana. Contro le ondate populiste, l'Udc vuole tornare ad essere il partito della middle class: «L'Italia è forte se è forte il suo ceto medio».

Casini replica, poi, a chi - come Baccini e Tabacci, usciti dall'Udc per la Rosa Bianca - lo critica per essere tornato «nell'ovile di Berlusconi». Premesso che «tanti progetti di rifare il centro, nel giro di qualche giorno, si dimostreranno inattuabili e velleitari», Casini rivendica piuttosto «la coerenza di questi anni: la nostra autonomia dal populismo, di chi pensava di poter far cadere un governo votando contro le nostre missioni all'estero. Anche sulle spallate abbiamo avuto ragione, perché il governo è caduto per un'implosione. Ma è ovvio che, se non c'è la possibilità di costruire il centro, dobbiamo fare i conti con la realtà, guai a confonderla con i propri desideri».

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Main&amp;Codice=3666673&amp;Data=2008-2-2&amp;Pagina=2&quot;&gt;Il Gazzettino - red. Roma - Claudia Giannini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Franco MARINI: Forza Italia ascolti la società</title>
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  <updated>2008-02-01T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: L'  Ulivo) - Pres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Uno spiraglio c'è&quot;. Nulla di scontato, ma vale la pena tentare. Consultando anche le parti sociali e lanciando un appello a Forza Italia. La seconda giornta di consultazioni di Franco Marini si chiude così. Con il presidente del Senato che chiede al partito del Cavaliere di &quot;ascoltare la società&quot;. Ovvero di dare il suo appoggio ad un governo che faccia le riforme e poi porti il Paese al voto in un clima migliore e con regole più chiare. &quot;Sono anche certo - ha detto il presidente del Senato - che se fossimo capaci di cambiare le regole elettorali assieme sarebbe una novità ed anche un dovere che potrebbe migliorare i rapporti fra le forze politiche che sono sempre state in questa legislatura fortemente conflittuali, potrebbe essere un elemento da consentire una campagna elettorale più costruttiva, più legata alle esigenze degli italiani che agli scontri che tanto ci piacciono che abbiamo praticato in quest'ultimo periodo&quot;.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/crisi-governo-5/marini-spiraglio/marini-spiraglio.html&quot;&gt;repubblica.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: Appoggiamo Marini per un governo che cambi la legge elettorale e che redistribuisca l'extragettito ai lavoratori dipendenti</title>
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  <updated>2008-01-31T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione:  Ministro  Solidarietà Sociale (Partito: PRC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il ministro dimissionario della Solidarieta' sociale, Paolo Ferrero, ha fatto sapere: &quot;Appoggiamo Marini per un governo che cambi la legge elettorale e che redistribuisca l'extragettito ai lavoratori dipendenti, cosi' come prevede la Finanziaria. Naturalmente non potra' essere un Governo che dura un anno e mezzo. Non potra' fare ne' la finanziaria ne' la riforma della contrattazione. Bisognera' votare entro giugno&quot;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/ultima_ora/detail.jsp?id={2C190375-DEEC-416D-91A6-D48ABA5EEF35}&quot;&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Bruno TABACCI: Ecco perche' vado via dall'UDC</title>
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  <updated>2008-01-31T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: UDC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;In un'intervista audio, Tabacci spiega il perche' lui e Baccini escono dall'UDC e fondano la rosa bianca.
&lt;p&gt;
Da inoltre credito al tentativo di formazione di un nuovo governo da parte di Marini.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://mediacenter.corriere.it/MediaCenter/action/player?uuid=1b0d823c-cff7-11dc-9e72-0003ba99c667&quot;&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Mario BACCINI: Esco dall'UDC. Al via la Rosa Bianca</title>
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  <updated>2008-01-31T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Vicepres. Senato   (Lista di elezione: UDC) - Senatore (Gruppo: UDC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;In una nota congiunta con &lt;a href=&quot;http://www.openpolis.it/politico/740&quot;&gt;Bruno Tabacci&lt;/a&gt; ha annunciato la rottura con l’Udc: «Il cambiamento di linea adottato da Casini in modo assolutamente strumentale, in completo dissenso dal mandato congressuale, ci impone di trarne le conseguenze». I due parlamentari vogliono «costruire una alternativa al Centro, per rispondere alle esigenze di tanti cittadini delusi da questa politica. Potrà essere una Rosa bianca, un fiore offerto alla speranza degli italiani».&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=237850&quot;&gt;il Giornale&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Bruno TABACCI: Esco dallUDC. Agli italiani che hanno capito che è da quindici anni che li stanno prendendo in giro offriamo una Rosa Bianca di speranza di cambiamento.</title>
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  <updated>2008-01-31T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: UDC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Basta con questi poli malati. Agli italiani che hanno capito che è da quindici anni che li stanno prendendo in giro offriamo una Rosa Bianca di speranza di cambiamento

&lt;p&gt;
Devo dire che non sono stupito dalle reazioni positive di moltissimi nostri concittadini alle cose che ho detto a Ballarò l’altra sera e all’Infedele ieri sera. Non per questo però, non mi sento in dovere di ringraziare tutti coloro che hanno scritto su questo blog e le centinaia che continuano a mandarmi e mail di sostegno. Solo la Casta può continuare a far finta che questo sistema bipolare sia utile all’Italia. Ormai sono moltissimi i cittadini che si sono resi conto che continuare sullo schema centrosinistra contro centrodestra, Berlusconi contro Prodi e i suoi epigoni, tifosi eccitati di una parte contro ultras dell’altra non produce altro risultato che la perdita di competitività del Paese, l’impoverimento degli onesti che pagano le tasse a vantaggio dei furbi, il decadimento morale. Berlusconi si appresta a mettere insieme una ventina di sigle per vincere la “terza insalatiera” di Palazzo Chigi, da mettere accanto alle coppe del Milan nella sua bacheca personale. Veltroni dice che il Pd correrà da solo ma intanto studia apparentamenti e al Senato, per rendere ingovernabile l’Italia come ha fatto Berlusconi con Prodi, prepara patti di desistenza. Avevo deciso di rimanere a casa di fronte a questi due poli che si fanno i dispetti come bambini irresponsabili sulla pelle degli italiani, ma centrodestra e centrosinistra sono diventati così insopportabili che ho scelto di tentare di offrire al Paese un’alternativa, una Rosa Bianca di speranza. Non è possibile che solo l’Italia debba arrancare in Europa, che non ci sia una possibilità alternativa a questa Casta. Voglio provare a costruirla. Con l’aiuto di tutti gli italiani che non hanno perso la speranza.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://blog.brunotabacci.it/&quot;&gt;blog personale di Tabacci&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Carlo GIOVANARDI: Non condivido la scelta di Baccini e Tabacci ma una ragione ce l'hanno: dicono quello che Casini ha detto per un anno e mezzo</title>
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  <updated>2008-01-30T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: UDC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Non condivido la scelta di Baccini e Tabacci ma devo ammettere che una ragione ce l'hanno: dicono quello che Casini, e Follini prima, hanno detto per un anno e mezzo&quot;. Cosi' stamane l'onorevole Carlo Giovanardi (UDC) intervistato da Radio Citta' Futura. &quot;Davanti alla svolta repentina di Casini, che ha rinnegato tutto quello che ha sostenuto per un anno e mezzo - che il bipolarismo era fallito, l'uscita dalla CdL, che bisognava cambiare la leadership di Berlusconi, che bisognava fare qualcosa al di la' dell'Udc, parlando se non della Rosa bianca di qualcosa di analogo - ha spiegato l'ex ministro per i Rapporti con il Parlamento -, e' chiaro che il ritorno cosi' repentino, magari per convenienza, di Casini nella CdL ha suscitato questa reazione, ma anche la nostra reazione negativa&quot;. &quot;A questo punto riteniamo che tanto vale contribuire a costruire il Popolo della Liberta', e fare la costola italiana del Ppe - ha concluso Giovanardi - senza continuare con questa frammentazione di partiti, che non si capisce bene che funzione possono avere, nel momento in cui fanno parte in Europa del Ppe&quot;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.agi.it/ultime-notizie-page/200801311232-pol-rom1075-art.html&quot;&gt;AGI&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Franco MARINI: &quot;Un impegno gravoso. Cercherò di trovare un punto di equilibrio tra le diverse esigenze&quot;</title>
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  <updated>2008-01-30T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: L'  Ulivo) - Pres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«So bene che si tratta di un impegno gravoso, perché so che nelle attese dei nostri cittadini c'è un'attenzione forte alla modifica della legge elettorale. I tempi sono stretti, cercherò di trovare un punto di equilibrio tra le diverse esigenze. Impegnerò in questo compito tutta la mia determinazione» Così Marini ha commentato l'incarico ricevuto da Napolitaano di formare un nuovo governo.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/08_gennaio_30/casini_no_marini_6ef4ecdc-cf16-11dc-8e3f-0003ba99c667.shtml&quot;&gt;corriere.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Lorenzo CESA: &quot;Chi pensa a governicchi recuperando una o due persone è fuori dall’Udc&quot;</title>
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  <updated>2008-01-30T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: UDC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«La nostra posizione è chiara ormai da tempo: chi pensa a governicchi recuperando una o due persone è fuori dall’Udc», è la dura replica di Cesa alla &lt;a href=&quot;http://www.openpolis.it/dichiarazione/328196&quot;&gt;disponibilità dichiarata&lt;/a&gt; da Baccini di sostenere un eventuale governo Marini. Il segretario Cesa si è poi destreggiato per non buttare definitivamente a mare il suo senatore. «Non so bene che cosa ha detto Baccini - ha aggiunto Cesa -. Dico solo che l’Udc è da sempre per un governo di larghe intese, altrimenti si va al voto. Se qualcuno la pensa diversamente è fuori dal partito. Dopo il no di Forza Italia la strada per soluzioni diverse dal voto è pressoché chiusa».&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=237587&quot;&gt;ilgiornale.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Ferdinando CASINI: &quot;Dovrei essere impazzito&quot; per sostenere un governo con rifondazione e verdi</title>
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  <updated>2008-01-30T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: UDC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;se Marini mi offrisse il sistema tedesco io lo ringrazierei ma ciò non comporta appoggiare un governo con Prc e Verdi. Anzi, rifiuterei l'offerta che troverei insultante. Nessun italiano serio può pensare che io possa sostenere un governo con Rifondazione comunista, con Bertinotti e Pecoraro Scanio. Dovrei essere impazzito e internato per impazzimento...&quot;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/08_gennaio_30/casini_no_marini_6ef4ecdc-cf16-11dc-8e3f-0003ba99c667.shtml&quot;&gt;corriere.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Clemente MASTELLA: Mastella a Bassolino: gli assessori? Restano o finisce come Prodi</title>
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  <updated>2008-01-30T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: Misto) - Sindaco  Comune Ceppaloni (BN) (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Sindaco  Comune Ceppaloni (BN) (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Leggo di una giunta fatta di scienziati, santi e navigatori. Noi non abbiamo scienziati da proporre, ne’ santi, ne’ eroi. E in ogni caso non pensiamo di sostituire i nostri amici. Noi abbiamo una posizione che e’ quella espressa  dal nostro ufficio politico&quot;. (...) &quot;Se cosi’ fosse, penso che il Consiglio Regionale durerebbe poco. Si finirebbe in una situazione tipo quella in cui si e’ trovato Prodi, costretto a raccattare di qua e di la”’.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ottopagine.it/mastella-a-bassolino-gli-assessori-restano-o-finisce-come-prodi/30012008/&quot;&gt;ottopagine.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Ferdinando CASINI: &quot;Nessun governicchio, evitare perdite di tempo&quot;</title>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: UDC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Mi auguravo che maturassero disponibilità allargate a un governo di pacificazione. Questo non è accaduto, ne prendo atto. A questo punto insistere per fare un governicchio o altri pasticci equivale semplicemente a una perdita di tempo&quot;.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/2008/01/dirette/sezioni/politica/crisi-governo-prodi/30-gennaio/index.html&quot;&gt;laRepubblica&lt;/a&gt;</summary>
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