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  <title>Openpolis - Argomento: astensionismo</title>
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  <updated>2012-05-23T00:00:00Z</updated>
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  <title>Antonio DI PIETRO: &quot;Il voto ci impone di tornare all'alleanza di Vasto&quot;  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2012-05-23T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>640354</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Allora presidente, qual è il significato politico di queste elezioni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Bisogna ammettere che prima di tutto i cittadini elettori hanno voluto far capire che sono stanchi di essere presi in giro, non hanno più fiducia nella politica, e quindi nella maggior parte dei casi non hanno votato.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il partito dell’astensionismo…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Ma laddove hanno votato, hanno mandato un messaggio: la coalizione di governo possibile è quella della foto di Vasto.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Però a Parma sostenevate insieme il candidato di centrosinistra, ma è stato surclassato dal grillino Pizzarotti.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Dove abbiamo presentato un centrosinistra di qualità, abbiamo vinto. A Parma non abbiamo vinto perché il Pd ha fatto, così come a Palermo, scelte irrazionali.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cosa intende dire?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
A Palermo avevamo proposto primarie trasparenti: se poi si fanno con accordi trasversali per cui chi deve vincere riceve voti da chi è legato al Pd in Regione ma che noi non possiamo accettare, allora bisogna ringraziare la generosità di Leoluca Orlando che si è candidato, evitando di riconsegnare la città ai soliti gruppi di potere. A Parma per rispetto di coalizione abbiamo accettato un candidato simbolo della continuità, presidente della Provincia in carica che manco s’è dimesso per candidarsi. Avessimo avuto un Orlando anche a Parma non avremmo perso.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Non le pare una lettura un po'consolatoria? Non sarà che Grillo intercetta qualcosa che voi non riuscite più a fare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Guardi che prima e più di Grillo, quello che lui fa lo sta già facendo l’IdV. Parla di referendum? Noi ne abbiamo fatti cinque. E oggi mentre lui reclama la vittoria di Parma noi ne possiamo citare novanta. Ha portato uno scossone che è un monito rivolto a tutti i partiti, ma noi prima e più di tutti ci stiamo dando da fare. Non mi lamento se Grillo prende più voti, mi attivo perché anche l’IdV prenda di più.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come, presidente? Le analisi dei flussi al primo turno davano parecchi voti vostri in uscita verso il Movimento 5 stelle…&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
L’IdV è un partito nato dal nulla che sta costruendo una propria struttura: è un passaggio obbligato, anche Grillo dovrà passarci. Nel passaggio dalla protesta alla proposta ci vuole classe dirigente. L’IdV come franchising funziona bene, poi dipende dai candidati sul territorio. In due paesi a 4 km di distanza, abbiamo fatto in uno il 17%, nell’altro l’1,7% perché abbiamo sbagliato il candidato locale.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dunque secondo lei la risposta è la foto di Vasto: Bersani che ne pensa?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Gli ho già chiesto un incontro. Bisogna partire, dare un’indicazione chiara di centrosinistra ai cittadini, perché le politiche sono dietro l’angolo.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Appunto: non temete il vento anti-partitico di Grillo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Lei non va a chiedere a Grillo se ha paura dell’IdV, ritengo scorretto che chieda a me se ho paura di lui.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1F9PGA&quot;&gt;La Stampa - Francesca Schianchi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE TASSONE: “Questione morale ed evasione fiscale, emergenze nazionali, non debbono favorire l'astensionismo”</title>
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  <updated>2012-04-09T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>626615</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres.  Consiglio Comunale Cuneo (CN) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
A meno di un mese dalle elezioni amministrative di Cuneo la “questione morale” si pone in tutta evidenza come uno degli elementi di dibattito e di riflessione.
Anche se i comuni sono l’unico ente nel quale gli amministratori sono tutti eletti direttamente dai cittadini con le preferenze, il rischio è quello che si faccia d’ogni erba un fascio e che possa farsi largo un desiderio d’astensionismo che rischierebbe di rendere meno partecipate le elezioni. 
&lt;p&gt;
Il Comune é l’ente con il quale il cittadino ha i maggiori rapporti, è in prima linea nel rispondere ai suoi bisogni, soprattutto in tempi di crisi e la partecipazione collettiva alla scelta del Sindaco e all’elezione del Consiglio Comunale costituiscono un’occasione importante per ogni comunità, dalla più piccola a quella di maggiori dimensioni.
&lt;p&gt;
Mesi fa, sull’onda dell’altro grande scandalo italiano, quello dell’evasione fiscale, avevo chiesto che partiti e gruppi civici verificassero, al proprio interno, le candidature, assicurando ai cittadini di aver inserito nelle proprie liste persone con un rapporto cristallino con il fisco.
La stessa cosa deve avvenire in rapporto con la “questione morale”: gli scandali di queste ultime settimane diminuiscono la credibilità dei partiti ed allontanano, giustamente, le persone dal dibattito politico.
&lt;p&gt;
Scandali, quello dell’evasione fiscale e del finanziamento dei partiti, che devono trovare pronte e radicali risposte dal Parlamento e dal Governo, ma che non devono far venir meno la partecipazione al voto amministrativo che determinerà la vita e lo sviluppo di Cuneo nei prossimi cinque anni.
&lt;p&gt;
In un momento di forti difficoltà, la funzione che il comune svolge è di tale importanza ed incide in modo così sostanziale nella vita di ognuno di noi che la partecipazione al voto diviene determinante anche per indicare una strada di pulizia, correttezza ed eticità che deve tornare, con forza, a determinare i comportamenti di tutti coloro che sono chiamati a ricoprire ruoli pubblici. 
&lt;p&gt;
Beppe Tassone&lt;br /&gt;



&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.beppetassone.it&quot;&gt;propria&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Pd: recuperare spazi a sinistra</title>
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  <updated>2012-03-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625636</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il Pd da qui alle prossime politiche deve puntare a ''recuperare a sinistra, tenendo fermi i valori dell'uguaglianza, della giustizia sociale e affrontando le sfide della modernita''' e ''lasciando perdere polemiche ''inutili e stucchevoli'', come il grado di convincimento del sostegno al governo Monti, ''governo che noi abbiamo voluto: e' la destra che l'ha subito''. Lo afferma il capogruppo alla Camera &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt; in &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=6956&quot;&gt;un'intervista a &lt;b&gt;l'Unita'&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;.
&lt;p&gt;

L'anno che separa dal voto, quando si tornera' alla ''fisiologia democratica'', per &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; va impiegato ''per trasmettere agli italiani l'idea di Paese che abbiamo in mente per il futuro''. E se serve ''un'alleanza aperta a pezzi di centro'' questo e' ''complementare alla necessita' di non lasciare incustodita o nelle mani di altri una vera e propria prateria alla nostra sinistra'' che sommando Sel, Idv e altre sigle, piu' Grillo e l'astensionismo arriva ''attorno al 20-25%''.


&lt;p&gt; &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=6956&quot;&gt;&lt;b&gt;Intervista a Dario Franceschini - L'Unità&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=6956&quot;&gt;L'Unità&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio PALMIERI: «La bufala del popolo della Rete»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/06/25/antonio-palmieri/%C2%ABla-bufala-del-popolo-della-rete%C2%BB-intervista/586629"></link>
  <updated>2011-06-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>586629</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Per i partiti eletti è necessario un grande impegno per predidiare tutte le grandi opportunità offerte dal web. In Italia è difficile che internet riesca a spostare grandi masse di elettori da uno schieramento all`altro»
&lt;p&gt;Internet, Facebook, Twitter e i blog hanno cambiato l`approccio di fare politica a destra quanto a sinistra.
Antonio Palmieri, responsabile comunicazione Internet del Pdl, è un pioniere della rete: «Quel che conta è &quot;esserci&quot;, come persona e come politico.
&quot;Abitare&quot; la rete è una grande opportunità per tutti».
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Ma qual è il rapporto tra politica e web?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; La rete rappresenta sempre di più uno strumento indispensabile che si è consolidato nel tempo in due direzioni.
Per i partiti politici il web è uno strumento di ascolto dell`opinione pubblica e dei propri sostenitori. Per i singoli eletti è un impegnativo, ma utilissimo, strumento di dialogo con i cittadini per informarli sul loro operato.
Inoltre, gli eletti ascoltano e rispondono alle critiche che vengono portate dai cittadini. In ogni caso internet è un bambino che ha &quot;sempre fame&quot; e non si accontenta della solita pappetta. È necessario un grande impegno per presidiare tutte le opportunità che il web offre.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Spesso molte notizie diffuse sui social network, come dimostrano alcuni casi in cui sono stati coinvolti esponenti politici, poi si rivelano false...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
La moneta buona schiaccia quella cattiva. In primo luogo ci si difende con l`essere presente sul web, popolando la rete di contenuti esatti espressi con linguaggi semplici e chiari che rimandino a fonti certe chi desidera approfondire l`argomento.
L`altro modo è quello di contestare direttamente chi diffonde false notizie nei siti o nelle pagine dei social media.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quale è stato il ruolo reale dei social network sull`esito dei referendum?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; La realtà viene sempre prima della comunicazione. Nel referendum sul nucleare il risultato era già segnato dopo la catastrofe in Giappone e dopo che la Cassazione aveva ritenuto insufficiente la moratoria del governo.
L`onda emotiva scatenata avrebbe fatto vincere i sì anche senza la mobilitazione che c`è stata in internet.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma, secondo lei, il web è capace di spostare l`elettorato da una parte all`altra e quindi di condizionare l`esito del voto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; In Italia è difficile che il web riesca a spostare grandi masse di elettori da uno schieramento all`altro. Gli elettori delusi si rifugiano nell`astensionismo o nel non voto. In questo senso internet è importante per mantenere i rapporti coi propri elettori informandoli direttamente e continuamente.
E ascoltando e rispondendo alle obiezioni e perplessità poste dai cittadini.
Le elezioni ormai vengono in parte decise anche dagli eventi accidentali degli ultimi giorni prima del voto e, quindi, la rete con la sua immediatezza e capacità di diffusione può avere un ruolo importante nell`enfatizzare situazioni negative che possano accadere a ridosso delle elezioni.
Come, per esempio, è avvenuto nel famoso confronto Moratti-Pisapia su Sky.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;E come si posizionano Pdl e Pd ordine?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Tutti e due gli schieramenti usano internet con approcci in parte simili. Rispetto alla sinistra, oltre al sito istituzionale del partito www.Pdl.it, abbia- moda tanti anni, una pluralità di presenze online. Per esempio c`è governoberlusconi.it dedicato alle realizzazioni del governo. C`è Forza Silvio.it, il network di Berlusconi con 243mi1a presenze registrate. Cerchiamo sempre d`inventarci, specie in campagna elettorale, iniziative online &quot;forti&quot;.
Noi siamo un po` &quot;corsari&quot;...
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;In che senso?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Da quando nel 2001 ci inventammo il concorso sui manifesti taroccati cerchiamo costantemente di trovare nuove iniziative online che siano originali e accattivanti.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Per esempio...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Abbiamo lanciato la campagna sui gadget antiProdi nel 2006, in occasione della manifestazione del 2 dicembre.
Lo spazio &quot;Sinistra tolleranza&quot;, nel forum del sito nazionale del Pdl, mostra il &quot;meglio&quot; degli insulti che quotidianamente ci vengono rivolti e che più volte è stato criticato dagli organi di stampa. Oppure, l`iniziativa &quot;Silvio risponde&quot; ha portato l`anno scorso il premier a rispondere online in audio ai sostenitori di ForzaSílvio.it. E, infine, il libro L`amore vince sempre sull`invidia e sull`odio raccoglie una selezione dei cinquantamila messaggi di solidarietà a Berlusconi che gli sono stati inviati in trentasei ore dopo l`aggressione a Milano, del 13 dicembre 2009. Esempi che hanno avuto risonanza anche all`esterno.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;C`è un pubblico che segue solo la politica in internet?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Certamente, si tratta di appassionati.
Ovviamente il picco d`interesse c`è durante le campagne elettorali. In quei periodi milioni di cittadini cercano informazioni in internet e, quindi, bisogna essere pronti a dare notizie  giuste.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ha in mente qualche campagna?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Il Pdl dovrà continuare ad approfondire l`uso del mezzo che in questi ultimi anni ha moltiplicato i luoghi e le possibilità di comunicazione sia come capacità di distribuire informazioni corrette, sia soprattutto come capacità di ascoltare il cittadino e i nostri elettori e dare loro risposte più precise in tempo reale. È un grande lavoro continuativo che va svolto sempre in modo vario e diverso.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma esiste il &quot;popolo della rete&quot;?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; È un`invenzione della sinistra. E glielo spiego subito: ogni mese sono online venticinque milioni di italiani, ciò vuol dire che esiste un &quot;popolo in rete&quot; e con queste persone bisogna saper dialogare ogni giorno e non soltanto durante le campagne elettorali.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=11HU54&quot;&gt;Il Secolo d'Italia - Désirée Ragazzi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>GIUSEPPE CIVATI: Noi. alleati di Fini. e Udc? È un'allucinazione  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2010-12-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>548999</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Lombardia (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Non la capisco, oggi, questa emergenza. Non era la stessa quando c'era l'Ulivo? E allora perché non l'abbiamo modificata allora la legge elettorale?» 
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Cominciamo dalle alleanze. Mi sembra che anche per Civati l'intesa con Futuro e Libertà non è una strada percorribile.&lt;/b&gt; &lt;p&gt;
Hai detto bene, &quot;anche per Civati&quot;. Non sono solo. Siamo molti, e basterebbe guardarsi attorno per capirlo. E non siamo tutti rompi-coglioni, come qualcuno continua a dipingerci. &lt;p&gt;
&lt;b&gt;Per non esserlo, dicono, bisogna indicare una strada alternativa. &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
E lo abbiamo fatto. Anche nell'ultima lettera, nell'appello al segretario che abbiamo lanciato dal nostro sito, ci sono tutte le indicazioni necessarie per trovare la strada.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Da dove si parte?&lt;/b&gt;&lt;p&gt;
Si parte dalle alleanze, ovviamente. Ma l'interlocutore fondamentale è il PdA, il partito dell'astensione, o dell'amarezza. &lt;p&gt;
&lt;b&gt;Non è quindi allargando il più possibile l'alleanza, non è un comitato nazionale di liberazione, che richiama i delusi? &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
No. Ed è assai strano si debba esser noi a dirlo. Perché per anni ci hanno spiegato che gli elettori del centrosinistra si assomigliano tutti, che era importante e possibile tenerli insieme senza acrobazie, che era possibile assorbirli tutti anche solo nel Pd, nel partito a &quot;vocazione maggioritaria&quot;. &lt;p&gt;
&lt;b&gt;Poi, evidentemente, è cambiato tutto. &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
Di colpo, dal giorno alla mattina — o meglio — dall'estate all'inverno. Le cose che Bersani scriveva a luglio a Repubblica, nelle lettere dall'ombrellone, sono l'esatto opposto di quello che sostiene adesso.&lt;p&gt; 
&lt;b&gt;E ora dice cose insensate? &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
Diciamo che il Bersani estivo è molto meglio di quello invernale. Allora si parlava di un nuovo Ulivo, mi pare. L'idea era quella di definire prima chi siamo noi e poi andare a dialogare anche con altri. Mi pare una prassi un po' più ragionevole. Ragionevole e con i piedi per terra. O almeno con i piedi ben piantanti sul più banale dei sondaggi. Non ne trovi uno che dimostri che con le alleanze così larghe si fa il pieno di voti. Anzi. &lt;p&gt;
&lt;b&gt;Anzi? &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
Anzi, così, si consegna il patrimonio della sinistra a Di Pietro e Vendola. Il terzo polo lo facciamo così. Però sarà alla nostra sinistra e monco dell'ala più riformista, la nostra. E mancheremmo proprio noi, proprio nel ruolo che dicevamo di voler ricoprire. Il Pd diceva di voler essere questo. L'Unione ci sembrava troppo larga, e siamo andati da soli. Ora poteva essere la volta di una giusta via di mezzo, con la sinistra meno radicale e più coesa sotto la guida di Vendola e con Di Pietro, di cui continuiamo a parlar male ma con cui — lo ricordo a tutti — siamo alleati da 16 anni, ma niente. Non si può fare. &lt;p&gt;
&lt;b&gt;Questo perché Vendola, come voi un &quot;guastafeste&quot;, proprio non capisce come possa il Pd condividere la missione di Fli, &quot;ricostuire il centrodestra&quot;?&lt;/b&gt; &lt;p&gt;
Questo perché oggi, a dire ovvietà, ci si azzecca. Fini, del resto, ha detto per primo, sciogliendo ogni dubbio, che con il Pd non vuole andare. Rutelli ha dichiarato di voler fare le riforme con Berlusconi. Se non sono chiari impedimenti questi, io non so più che dire. Mi pare di vivere un'allucinazione collettiva. &lt;p&gt;
&lt;b&gt;E poi c'è Torino. Con le primarie e con l'assillo. Anche quello è un partito allucinato? &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
Fassino è un'ottima candidatura per il gruppo dirigente. Ed è ovvio che questo gli si stringa attorno come in un abbraccio familiare. Perché di questo si tratta. &lt;p&gt;
&lt;b&gt;Fassino quindi non va bene e voi rottamatori scenderete in campo con un nome alternativo.&lt;/b&gt;&lt;p&gt;
 Ancora una volta il tentativo è quello di farci passare per rompi-coglioni. Ma noi non lo siamo. Su Profumo, ad esempio, eravamo tutti d'accordo. Quando ci presentano una candidatura seria, bella, intelligente, nessuno si oppone. Il problema è che sfumato Profumo abbiamo sentito subito odore di bruciato. E temiamo che qualcuno voglia giocare lì una partita politica, tanto che si immaginano le primarie per Fassino, e non per Torino. Si sta rinunciando — nonostante l'investitura di Chiamparino — ad ogni idea di continuità, si impedisce al ceto politico che ha governato bene la città di diventare protagonista.&lt;p&gt;
 &lt;b&gt;E invece le primarie sono un'altra cosa? &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
Quando noi difendiamo le primarie non facciamo altro che ripetere quanto ci hanno insegnato. Noi ci ricordiamo ancora quello che andavamo dicendo fondando il Pd.&lt;p&gt; 
&lt;b&gt;Vi rifate ai fondatori e però a legger l'appello, sembrate pronti a lasciare tutto.&lt;/b&gt;&lt;p&gt;
 Secondo me il dibattito nel Pd non è ancora concluso. Però non si sottovaluti quello che abbiamo scritto, soprattutto perché non è il delirio di Civati o di Renzi. Noi abbiamo solo raccolto il dissenso di tanti. Il problema non è se se ne vanno Renzi o Civati. Il problema è che siamo sommersi di elettori che ci stanno abbandonando. Elettori che ci scrivono &quot;guardate che non vi votiamo più&quot;, come per darci un'ultima possibilità.&lt;p&gt;
 &lt;b&gt;Vi sottovalutano? &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
Il tentativo è quello di bollarci come &quot;popolo del web&quot;, come un popolo di deficienti che sta su internet, un popolo fastidioso che è diverso da quello reale. Quando 
invece noi siamo iper reali, e segnaliamo che ora — ad esser buoni — il Pd è tra il 20 e 25%, che non abbiamo condiviso la ricerca ossessiva del governo tecnico, perché non c'erano i margini, perché non ci sono mai stati i numeri, neanche se Scilipoti fosse rimasto, e che non vogliamo aprire al Terzo Polo. Noi vogliamo organizzare il consenso nel centrosinistra e stabilire cinque punti irrinunciabili che compongono il nostro patto sociale. &lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma voi, vi accusano, non fate i conti con la responsabilità nazionale.&lt;/b&gt;&lt;p&gt;
 Io, intanto, modererei i toni. Anche perché non la capisco, oggi, questa emergenza. Non era la stessa quando c'era l'Ulivo? E allora perché non l'abbiamo modificata allora la legge elettorale? Perché non abbiamo fatto il conflitto di interessi? E' molto meglio moderare i toni. &lt;p&gt;
&lt;b&gt;E moderati i toni? &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
Vedi, tornano le banalità. Dobbiamo dire quello che vogliamo e su quello prendere i voti. Tenendo ben presente che ci sono questioni su cui le persone normali non transigono. Noi dobbiamo essere chiari. Precariato e rendite, ambiente e cittadinanza, concorrenza e fiscalità. Poi se Casini sottoscrive bene, figurarsi. Però è assurdo che una forza politica, che con i suoi alleati arriva al 40%, debba essere subalterna al Terzo Polo, ad una cosa dove c'è di tutto e che — peraltro — ancora non esiste. &lt;p&gt;
&lt;b&gt;Così si batte Berlusconi? &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
Per battere Berlusconi basta dire con chiarezza che sono vent'anni che promette cosa farà nei prossimi venti. E basta dire che noi, almeno, saremmo più veloci. &lt;p&gt;
&lt;b&gt;E poi serve il leader. Se Fassino non va bene per Torino, Bersani va bene per il paese? &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
A me pare che sia Bersani ad escludere la sua candidatura. Mi pare sia alla ricerca di altro. Mi pare che l'unica cosa detta dal palco di piazza San Giovanni e nell'intervista a Repubblica è che non è lui il candidato premier. &lt;p&gt;
&lt;b&gt;Non ha detto neanche il contrario. &lt;/b&gt;&lt;p&gt;
Però è bene chiarire che, se non si candida il segretario, allora si apre un ventaglio di ipotesi molto largo. Se non c'è da sostenere il segretario, non c'è più nessun vincolo, neanche psicologico. Il segretario è cosa diversa da Montezemolo, o anche da Chiamparino. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=WBHJ5&quot;&gt;Gli Altri - Luca Sappino &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Emma BONINO: A Chianciano per la rivoluzione liberale  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/24/emma-bonino/a-chianciano-per-la-rivoluzione-liberale-intervista/391726"></link>
  <updated>2009-06-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391726</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) - Vicepres. Senato  &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La leader radicale lancia la sfida per l’“assemblea dei mille”, in programma il 26, 27 e 28 giugno. &lt;br /&gt;
Laicità, riforma economica e della giustizia i punti cardine attorno ai quali costruire nuove convergenze politiche. 
&lt;br /&gt;


Emma Bonino, vicepresidente del Senato, parla dei temi dell’assemblea di fine mese e del futuro dei Radicali. &lt;br /&gt;
E della politica italiana. 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Che differenza c’è tra questa Chianciano e i due appuntamenti che l’hanno preceduta?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Ci troviamo in una situazione nuova, all’indomani delle europee dove le altre tre liste che hanno mancato come noi il 4% erano tutte di coalizioni nate con l’obiettivo di superarlo e nulla più. Mentre la nostra costituiva il tentativo, certo arduo, di cogliere l’occasione &quot;elettorale&quot; non solo e non tanto per ottenere degli eletti quanto per irrobustire e incardinare la lotta, che Pannella chiama &quot;partigiana&quot;, volta ad aiutare gli italiani a liberarsi dall’ormai letale sessantennio partitocratico, promuovendo una vera alternativa democratica in Italia. Il nostro è un tentativo estremo, armati di non violenza, condotto facendo appello a tutta la nostra capacità politica di dare corpo, voce, speranza, attualità a quella &quot;rivoluzione liberale&quot; che ancora manca al nostro Paese.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Può dirmi quali sono le altre questioni che affronterete?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Tre questioni saranno centrali: riforma della giustizia, riforme economiche e la laicità come elemento cardine delle nostre istituzioni repubblicane, in un contesto in cui lo &quot;Stato di diritto;’ è sempre più, per molti, un elemento marginale del convivere civile.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Nelle scorse settimane avete rivolto diversi inviti ad altre forze, affinché trovino in questo appuntamento un momento di raccordo con la vostra iniziativa politica. Cosa vi aspettate e da chi lo aspettate?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Noi ci aspettiamo che tutti coloro che condividono con noi almeno alcune delle battaglie per una grande riforma all’americana delle istituzioni, perla libertà di scelta e di ricerca, per la giustizia giusta, per l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e la creazione di un’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, per le riforme economiche e un nuovo welfare, si uniscano a noi, a cominciare dalle quasi 750mila persone - per noi letteralmente fonte di nuova vita - che ci hanno votato alle ultime europee sulla base di precise proposte per mettere fine al regime partitocratico.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;L’idea di coagulare un fronte laico, riformista, liberale, libertario e socialista era già all’origine della Rosa nel Pugno. Cosa ha fatto fallire quel progetto? E perché credete che oggi la stessa prospettiva e le stesse istanze possano trovare maggiore fortuna?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Il progetto è fallito per la scarsa determinazione della componente socialista, che poi si è fatta attrarre da altre sirene. Abbiamo visto com’è andata a finire. Noi Radicali alle europee abbiamo ottenuto il 2,4%, un risultato insufficiente per tornare a Strasburgo ma che, politicamente, dimostra che continuiamo a esistere. Noi non vogliamo fare di Chianciano 3 una riunione di reduci ma piuttosto rilanciare un progetto che rimane valido in un sistema che stenta a diventare genuinamente bipartitico, e nel quale l’idea stessa - per non parlare della pratica - dello Stato di diritto diventa ogni giorno più evanescente.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Parliamo del Pd. C’è chi dice che avete fatto di tutto per essere &quot;trascurati&quot;; insomma, che alle elezioni volevate andare da soli e siete stati ben felici del mancato incontro con Franceschini. È così? Al di là di questo, cosa resta di un rapporto che, poco più di anno fa, vi ha visti correre nelle loro liste? E quali sono le prospettive?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Nessuno ama essere &quot;trascurato&quot;, soprattutto se dimostra costantemente di essere portatore d’idee e di proposte. Noi abbiamo avuto un rapporto leale e proficuo con i gruppi parlamentari del Pd, anche se su molti temi abbiamo avuto posizioni diverse. E con il partito che il rapporto è stato inesistente sin dall’inizio e lo è diventato in maniera esplicita con Franceschini, che ha chiuso la porta in faccia alle europee facendo marcia indietro rispetto a un accordo sulla candidatura Pannella, sconfessando se stesso visto che all’epoca era vice di Veltroni e anzi annunciandoci di aver operato - da solo - un divorzio &quot;consensuale&quot;. Il fatto è che il Pd non si è ancora capito cosa sia e non lo sapremo ancora per un pezzo. È difficile parlare di prospettive in un contesto di tale opacità e incertezza.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il berlusconismo è al tramonto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Più che di tramonto del berlusconismo parlerei di erosione dell’immagine pubblica di Silvio Berlusconi e della sua capacità di &quot;governo&quot;, della famosa cultura del fare...
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Quali sono le altre forze da battere? Non parlo di sigle e partiti, quanto di culture, aree, tendenze, percezioni e credenze diffuse..&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Complessivamente penso che siamo passati, quasi inavvertitamente per i più, dallo status di cittadini, con i relativi diritti e doveri, a quello più informe di popolo; poi da popolo a pubblico o audience che dir si voglia. Da qui a &quot;plebe&quot; il passo è breve anche perché, come alcuni cominciano a far notare, l’audience altro non è che la versione moderna e mediatizzata della plebe. Poi vedo dosi massicce di opportunismo, dove le convenienze tattiche del momento hanno il sopravvento sulle convinzioni di sempre. Lo abbiamo visto al referendum dove ha stravinto l’astensionismo, che non può essere un fronte credibile di &quot;resistenza&quot; democratica né uno strumento educativo dal punto di vista del &quot;conoscere per deliberare&quot;. Ho visto che molti cosiddetti liberali si sono rifugiati nell’astensionismo, anche al costo di sacrificare sull’altare il quesito sull’abolizione della candidature multiple da loro stessi definito come sacrosanto. Insomma, a coltivare convinzioni e legalità si è sempre più sparuti in questo Paese. Questo lascia grande spazio a coloro che, dopo quasi 150 anni, ritengono che nel nostro Paese sia ancora prematura una rigorosa divisione tra Stato e Chiesa. Di tutta evidenza, quello della difesa della laicità è un altro fronte dove continuare a stare in trincea. Anzi dobbiamo chiamare a raccolta tutte le forze e le energie disponibili per rilanciare queste battaglie in campo aperto. Per non parlare di un populismo sempre più evidente, con colorazioni razziste preoccupanti in particolare nell’adozione dell’assioma immigrati = criminalità = insicurezza, buono forse per vincere qualche punto alle elezioni, ma pessimo punto di partenza per una necessaria e rigorosa politica di integrazione.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Pensa che ì Radicali continueranno nella loro battaglia così come la conosciamo - nonostante la loro forza elettorale sia esigua e rischino di veder compromessa la loro capacità di influenzare il dibattito pubblico - o, presto o tardi, si fonderanno con altre forze e altre tradizioni?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

La nostra forza elettorale sarà esigua ma è anche vero che non è una novità. Siamo abituati a fare i conti con poche truppe e ristrettezze economiche. Dall’altra parte non scommetterei troppo sulla nostra dipartita, in fondo siamo il partito più longevo sulla scena politica italiana. Facciamo ormai parte del vissuto italiano, da almeno tre generazioni, come nessuna altra forza politica e sociale. E da sempre siamo per un sistema bipartitico, quello vero, &quot;americano&quot; per intenderci, quindi siamo più che attrezzati, non è questo il problema. Il problema è come giocare una partita dove le regole non vengono rispettate e dove il n loco - in particolare quello dell’informazione è spesso truccato.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il vostro prossimo immediato obiettivo/traguardo?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

L’obiettivo è oggi quello di portare finalmente alla luce la democrazia da promuovere e affermare come nuovo ordine e forma del nostro tempo. Ampio programma? E probabile, ma è nei momenti difficili che occorre rimanere punto di riferimento per il presente e il futuro, continuando a lavorare per un cambio di cultura politica. Amiamo dire che noi siamo gente d’altri tempi, quelli futuri. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.terranews.it/news/2009/06/chianciano-la-rivoluzione-liberale&quot;&gt;Terra  -  Andrea Boraschi &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Silvio BERLUSCONI: Elezioni. «Sono stato lasciato da solo a combattere»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/08/silvio-berlusconi/elezioni-%C2%ABsono-stato-lasciato-da-solo-a-combattere%C2%BB/391488"></link>
  <updated>2009-06-08T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391488</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Pres. del Consiglio   (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il premier deluso dall`organizzazione del partito:&lt;br /&gt;
 «Ho dovuto fare tutto da me, come al solito ho tirato la carretta per tutti».&lt;br /&gt;
 Poi lo scatto d`orgoglio:«PdL e Lega mantengono i consensi, un successo per 1'esecutivo anche rispetto ai colleghi europei». Mancano quindici minuti alle dieci di sera, quando, da Arcore, dove si trova in compagnia di Niccolò Ghedini, Berlusconi telefona alla sede del Popolo della Libertà, a Roma. Dall`altra parte, Denis Verdini, Fabrizio Cicchitto, Gregorio Fontana, Daniele Capezzone, Ignazio Abrignani. Le indicazionù del premier sono precise: il voto andrà commentato in forma aggregata PdL più Lega, cosa che porterà ad evidenziare meglio la vittoria dell`esecutivo in carica; in secondo luogo occorrerà sottolineare come in altri grandi Paesi, primo tra tutti la Spagna, ma anche la Germania di Angela Merkel, il partito al governo ha perduto consensi, e in un caso particolare (la Spagna di Zapatero) è stato raggiunto e battuto dall`opposizione. &lt;br /&gt;
Per non parlare della Gran Bretagna, con un Gordon Brown pesantemente punito dagli elettori per lo scandalo dei rimborsi spese di alcuni suoi ministri, e sull`orlo delle dimissioni. &lt;br /&gt;
Solo Sarkozy si salva, ma a fronte di un`affluenza tra le più basse, attestata attorno al 40 per cento: cosa che a urne ancora chiuse fa dire al Cavaliere che «il nostro è il governo più forte d`Europa».
&lt;p&gt; Questo per una lettura politica del voto.

Ma come non avvertire la preoccupazione che il PdL possa non raggiungere la quota strategica del 40 per cento? «Purché ci sia il quattro davanti», è il mantra che passa di bocca in bocca a via dell`Umiltà. E quando, nella notte, quella cifra apparirà via via più lontana, la prima spiegazione verrà ricercata:&lt;br /&gt;


nella bassa affluenza in Sicilia, Sardegna e Calabria.&lt;br /&gt;
 Ma nessuno, da una certa ora in poi, si nasconderà più quello che, nel frattempo, Berlusconi in persona va confidando ai fedelissimi:&lt;br /&gt;


«Se i risultati non saranno all`altezza, nel partito dovranno cambiare molte cose».&lt;br /&gt;


Sapere fin da ora cosa cambierà davvero nel partito è complicato, anche perché al di là di battute più o meno estemporanee circa un improbabile ritorno di Claudio Scajola, l`umore di Berlusconi ieri notte si fermava ad un (più che eloquente):&lt;br /&gt;
 «Io ho dovuto fare tutto da me, come al solito ho tirato la carretta da solo». 
&lt;p&gt;La sensazione di non avere avuto alle spalle un partito organizzato e strutturato, non gli ha impedito di sentirsi soddisfatto della performance di venerdì a Matrix e di riflettere che «se non fossi sceso in campo io l`affluenza sarebbe stata ancora più bassa.&lt;br /&gt;
 E' anche per mio merito che l`Italia si conferma il primo Paese per percentuale di votanti: con il record di elettori e di consensi, il mio governo si conferma il più forte d`Europa». &lt;br /&gt;
Un dato che ha ripetuto almeno in parte anche quando, poco dopo le sei e mezza del pomeriggio di ieri, si è recato al seggio milanese di via Scrosati in compagnia del candidato presidente alla provincia di Milano, Guido Podestà, e della candidata all`Europarlamento Licia Ronzulli.

&lt;p&gt;
«Penso che saremo il numero uno in Europa come affluenza alle urne, saremo quelli che hanno avuto la più alta percentuale di votanti», ha detto soddisfatto ai giornalisti che lo aspettavano all`uscita. Una considerazione che abbinata all`altra, per così dire già pronta nel cassetto, di un successo del governo in carica, farebbe del nostro Paese il più filo-europeo di tutto il continente. &lt;br /&gt;
E del suo presidente del Consiglio, appunto, il leader più acclamato.

&lt;p&gt;
Non secondaria, la presenza di Podestà al seggio insieme a Berlusconi, legata alla paura di non riuscire ad ottenere la sperata vittoria al primo turno nella provincia di Milano.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=37743548&quot;&gt;Libero ed. Milano -  Mario Prignano&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: «Il premier ha destinato solo lo 0,2% del Pil per fronteggiare la crisi»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/05/dario-franceschini/%C2%ABil-premier-ha-destinato-solo-lo-02-del-pil-per-fronteggiare-la-crisi%C2%BB/391472"></link>
  <updated>2009-06-05T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391472</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il Partito Democratico è l'argine allo strapotere di Berlusconi»: lo ha detto a Trieste il segretario del PD, Dario Franceschini. Soffermandosi sul voto per le europee, Franceschini ha detto che «bisogna vincere l'astensionismo e agli &quot;esuli in patria&quot; dico che questo non è il momento delle astensioni. Bisogna andare al voto e votare PD che - ha concluso - è l'argine allo strapotere di Berlusconi».
 
&lt;p&gt;
Per Dario Franceschini, segretario del PD, «la crisi è un dato di fatto reale e non soltanto una questione psicologica». Il governo, ha spiegato, «ha destinato solo lo 0,2% del Pil per fronteggiare la crisi. Berlusconi dice che bisogna essere ottimisti e che la crisi è solo una questione psicologica. Lo vada a dire alle migliaia di persone che in questi mesi hanno perso il posto di lavoro e sono senza ammortizzatori sociali».

&lt;p&gt;
Secondo Franceschini, solo il PD parla all'Italia vera. «In questi mesi - ha detto - il governo ha solo bocciato le nostre proposte. Abbiamo presentato in Parlamento progetti a favore delle piccole e medie imprese, dei lavoratori in cassa integrazione e dei disoccupati. Hanno sempre risposto di no perchè erano proposte nostre. Così non si governa il Paese. E noi abbiamo il dovere di dirlo perchè essere riformisti - ha concluso - non significa non alzare mai la voce».

&lt;p&gt;
Franceschini è tornato anche sul discorso di Obama. «Dal discorso del Presidente Obama al Cairo discende un nuovo ruolo anche per la politica estera europea». Parlando con i giornalisti a Trieste, a margine di una manifestazione elettorale, Franceschini ha detto che «Obama è un uomo straordinario, non solo per come è fatto lui, ma perchè ha rovesciato la gerarchia dei valori».

&lt;p&gt;
«Ha dimostrato - ha aggiunto - che si può vincere non proponendo soltanto correttivi alle politiche della destra, ma mettendo in campo una gerarchia di valori completamente nuova.  È una lezione per tutte le forze riformiste del mondo». Franceschini ha fatto l'esempio della politica internazionale. «Siamo passati dal parlare con il mondo islamico con i carri armati, a parlare con la
qualità del messaggio e con parole che sono sentite positive in tutto il mondo. È un cambiamento profondo. E di questo cambiamento anche l'Europa dovrà essere parte».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.unita.it/news/politica/85357/franceschini_il_premier_ha_destinato_solo_lo_del_pil_per_fronteggiare_la_crisi&quot;&gt;l'Unità&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: &quot;Il mio lavoro finisce ad ottobre&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/22/dario-franceschini/il-mio-lavoro-finisce-ad-ottobre/391313"></link>
  <updated>2009-05-22T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391313</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Ho già detto quello che pensavo quando mi hanno eletto: il mio lavoro finisce ad ottobre&quot;. Così il segretario del Pd Dario Franceschini esclude a Repubblica.tv la sua candidatura al congresso di ottobre. E alla domanda se possa alla fine candidarsi su pressione del partito, Franceschini aggiunge: &quot;Non succederà, ci sarà un congresso importante con tanti candidati, ma questo ora è l'ultimo dei miei problemi&quot;.
&lt;p&gt;

I simpatizzanti del Pd che sono delusi, specie dai dirigenti locali, si &quot;rimbocchino le maniche&quot; e non aspettino soluzioni dall'alto&quot;, aggiunge Franceschini a Repubblica Radio.

&lt;p&gt;
EUROPEE: DAL VOTO PASSA LA QUALITA' DELLA DEMOCRAZIA

&lt;p&gt;
&quot;Alle politiche il differenziale era di 4 punti, se la differenza tra Pd e Pdl si triplicasse, non si fa fatica ad immaginare cosa Berlusconi farebbe. L'astensionismo, il voto di protesta, la delusione possono essere comprensibili, ma non è il momento di consegnare il Paese a Berlusconi per un po' di delusione motivata&quot;. Il segretario del Pd Dario Franceschini torna ad evidenziare che dal voto di giugno &quot;passa la qualità della democrazia italiana&quot;. Franceschini spiega, a Repubblica.tv, anche di capire &quot;una certa delusione&quot; tra l'elettorato del Pd ma &quot;vorrei sentire un po' più di solidarietà&quot; nell'impegno per cercare di difendere la qualità della democrazia italiana.

&lt;p&gt;
MILLS: IL PREMIER VENGA IN AULA E RINUNCI AL LODO

&lt;p&gt;
&quot;In qualsiasi altro paese, davanti ad un certo tipo di accuse, il presidente del consiglio non avrebbe fatto una legge per aggirare il giudizio ma avrebbe affrontato il processo e si sarebbe dimesso. Berlusconi venga in Parlamento e dica che rinuncia al lodo Alfano&quot;. &lt;br /&gt;
E' la richiesta avanzata, a Repubblica.tv, dal segretario del Pd Dario Franceschini al presidente del consiglio. Il segretario Pd evidenzia che la richiesta di dimissioni da parte del Pd &quot;ha un effetto simbolico perché con 100 deputati in più non credo che ci sarebbero crepe nella maggioranza. &lt;br /&gt;
Ma il mio discorso è diverso e riguarda l'atteggiamento di un presidente del consiglio davanti alla pesantezza di certe accuse&quot;.

&lt;p&gt;
BERLUSCONI A ELEZIONI SE VINCE IL SI AL REFERENDUM? E'UNA PANZANA

&lt;p&gt;
&quot;La preoccupazione di chi dice che se vince il sì Berlusconi trascina il paese al voto per vincere da solo è una panzana perché anche la legge attuale assegna l'identico premio di maggioranza alla lista o coalizione che ottiene un voto in più&quot;. Così Franceschini difende la decisione del Pd di votare sì al referendum. &quot;E poi - spiega a Repubblica.tv - se Berlusconi decidesse di andare al voto, si può pensare che noi staremmo fermi come pugili suonati o invece non attiveremmo contromisure in Parlamento?&lt;br /&gt;
Non è possibile che chi, come Di Pietro, abbia raccolto le firme per il referendum per riflesso condizionato dalla paura ha cambiato idea&quot;. Franceschini aggiunge poi &quot;una valutazione politologica&quot;: &quot;E' preferibile per il Pd una legge elettorale, come quella attuale, che unisce Pdl e Lega o un'altra, come quella che esce dal referendum, che li spacca?&quot;.

&lt;p&gt;
SI' AI RESPINGIMENTI, MA IN RISPETTO AL DIRITTO INTERNAZIONALE

&lt;p&gt;
&quot;Non c'é dubbio che prendere due barconi di disperati e respingerli è un modo per coprire l'assoluto fallimento del governo in tema di sicurezza. Un'operazione di immagine per distogliere l'attenzione dai veri problemi dei cittadini&quot;. Così il segretario del Pd Dario Franceschini critica i respingimenti di clandestini da parte del governo. &quot;C'é chi - sostiene il leader Pd a Repubblica.tv - mi ha consigliato di non prendere certe posizioni sul tema. La linea del Pd forse non ci conviene ma dobbiamo risvegliare la coscienza civile del paese su certi rischi&quot;. Quanto alle opinioni tra i democratici, Franceschini afferma che &quot;non ci sono differenze perché tutti abbiamo detto che i respingimenti vanno fatti ma nel rispetto del diritto internazionale e delle leggi italiane&quot;.
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_963763209.html&quot;&gt;Ansa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Elezioni. La partita politica in Italia è truccata dal '94. In gioco la democrazia</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/05/22/dario-franceschini/elezioni-la-partita-politica-in-italia-%C3%A8-truccata-dal-94-in-gioco-la-democrazia/391311"></link>
  <updated>2009-05-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391311</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Capisco il voto di protesta e delusione per il Pd, ma non è il momento
&lt;p&gt;La partita politica in Italia è &quot;truccata&quot; dal 1994:&lt;br /&gt;
 dalla discesa in campo di Berlusconi per il centrosinistra è come giocare sempre in trasferta. &lt;br /&gt;
Lo afferma il segretario del Pd, Dario Franceschini, che osserva: &quot;Non c'è un altro Paese in cui la partita tra i due schieramenti sia avvenuta in un rapporto così squilibrato&quot;.
&lt;p&gt; &quot;Se la partita non fosse stata truccata, perchè è così ed è come fare un campionato tutto in trasferta, - aggiunge Franceschini - siamo sicuri che sarebbero stati questi i rapporti? Se McCain avesse avuto a disposizione le tv e Obama solo i miei mezzi, siamo sicuri che Obama avrebbe vinto? Questo è ancora un campanello d'allarme, io continuerò a dirlo&quot;. 
&lt;p&gt;Per il numero uno del Pd, &quot;c'è il rischio reale che Berlusconi stravinca e se Berlusconi stravince c'è un rischio reale per la democrazia italiana, affidata a un equilibrio di forze. Il differenziale tra i due grandi partiti alle politiche era di quattro punti, se ci svegliassimo dopo le Europee e fosse triplicato, - sottolinea - non si fa fatica a immaginare cosa farebbe Berlusconi. &lt;br /&gt;
Capisco il voto di protesta, l'astensionismo per una delusione motivata. Ma non è il momento di consegnare il Paese a Berlusconi. Per questo il 6 e 7 giugno si gioca la qualità della democrazia italiana&quot;. &lt;br /&gt;
 &lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.apcom.net/newspolitica/20090522_173407_443b379_62731.html&quot;&gt;Apcom&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Eugenia Maria ROCCELLA: «La legge 40 è salda. Basta propaganda»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/04/03/eugenia-maria-roccella/%C2%ABla-legge-40-%C3%A8-salda-basta-propaganda%C2%BB-intervista/390857"></link>
  <updated>2009-04-03T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>390857</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Sottosegretario  Lavoro Salute e Politiche sociali (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
La sentenza della Consulta non smantella i principi della legge 40. E gli accenti di trionfo del suoi avversari sono una evidente forzatura. Si afferma che è stato eliminato il limite alla produzione degli embrioni. Ma, dal momento che - osserva all`indomani della sentenza della Consulta, il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella – rimangono  in vigore gli altri punti della legge che ne vietano la crioconservazione e la soppressione, così come resta il divieto di ogni pratica eugenetica, e vige la prescrizione di produrre il numero di embrioni strettamente necessario, mi chiedo che cosa concretamente dovrebbe cambiare, da oggi, nella fecondazione assistita in Italia».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ma la Consulta ha pure affermato la incostituzionalità del limite dei tre embrioni.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


La sentenza va interpretata per quel che dice, alla lettera. E cioè si è detto che lo stabilire quanti embrioni produrre, è cosa che spetta al medico e non al legislatore; e che tutto va fatto nell`interesse della salute della donna. Dal momento però che come ho detto gli embrioni non possono essere né crioconservati né soppressi né selezionati, nella pratica non si comprende cosa venga modificato. Anche se capisco che la lettura che di questa sentenza è stata data, una lettura fortemente ideologizzata, può creare incertezza e confusione.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;C`è qualcosa che il ministero intende fare adesso?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza. Nel frattempo la legge 40 resta quella che è, e i centri devono continuare ad applicarla nella sua lettera e con prudenza. Ricordo che ad oggi restano in vigore le linee guida dell`ex ministro Turco, che contengono l`esplicito divieto di diagnosi prenatale sull`embrione.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Intanto state lavorando alle nuove linee guida.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


E’ ancora prematuro parlarne. E noto però che le linee guida dovranno attuare il decreto 151, cioè la direttiva europea che riguarda la pratica dei centri che conservano cellule e tessuti umani. Poiché ora anche i gameti rientrano fra i &quot;tessuti&quot; contemplati in questo testo, dovremo mettere in atto nuovi e maggiori controlli delle procedure.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Secondo lei in Italia è necessario un maggiore controllo dei centri che applicano la legge 40?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


Più che di controllo parlerei di verifica. La direttiva europea comporterà criteri omogenei e validi per tutti da fare rispettare. Occorrerà stabilire anche elementi di tracciabilità statistica di ogni trattamento di fecondazione. Mi auguro che questo porterà a una maggiore trasparenza dei risultati, perché si possa dare alle donne informazioni precise su cosa ogni centro fa, e con quali percentuali di successo. Risulta infatti dalla Relazione sulla legge, appena presentata in Parlamento, che la pratica clinica fra i centri è molto difforme, se in alcuni la percentuale di gravidanze trigemellari è dello 0 per cento e in altri addirittura del 13. Occorre che le donne siano a conoscenza dei risultati degli istituti cui si rivolgono.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Sul tasso di gravidanze trigemine, più alto che in Europa, la legge è stata attaccata.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


Bisogna leggere bene i dati e confrontarli. In Spagna, dove la percentuale dei parti plurimi appare più bassa, è elevatissimo il numero di aborti selettivi, cioè gli embrioni di troppo vengono soppressi. Invece, e pochi lo hanno segnalato, il tasso di sindrome di iperstimolazione ovarica in Italia è la metà di quello europeo. E questo è dovuto proprio al nostro limite della produzione di tre embrioni. In Gran Bretagna ci sono pazienti che producono anche 120 ovociti per ovulazione: ha idea di che quantità di ormoni occorra per questi risultati, e con quali ricadute sulla loro futura salute?&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il coro degli attacchi non è venuto solo dai radicali o dalla sinistra. Anche il presidente della Camera Gianfranco Fini ha detto che la legge 40 è basata su dogmi di natura religiosa, e che «questa sentenza rende giustizia alle donne».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


Temo che il presidente Fini sia caduto nello stesso equivoco in cui ieri sono caduti in molti. Intanto, perché la sentenza non ha introdotto alcuna modifica sostanziale alla legge. Poi, perché non è affatto in gioco la laicità, anche visto che la 40 non è una legge cattolica. E una legge invece contro cui c`è un attacco ideologico concentrico, e una propaganda massiccia. E questo anche dopo un referendum che ha visto il tasso di astensione più alto della storia della Repubblica. L`astensione, per un referendum, è peggio della sconfitta: significa che la domanda posta è stata ritenuta inutile dagli elettori. Pure, dal 2005 continua la battaglia, e i ricorsi: il fatto è che dietro questa legge stanno molti interessi economici. Credo insomma che Fini sia stato vittima di questa propaganda. Una «sentenza che rende giustizia alle donne»? Ma se la legge ha impedito quel commercio che oggi mette a rischio la salute delle giovani &quot;donatrici&quot; di ovociti. Che nell`Est, e non solo, vengono riempite di ormoni per una manciata di euro. La salute delle donne non si tutela permettendo tutto. Né obbedendo a quel desiderio di maternità a ogni costo che le rende esposte ai rischi di una medicina senza scrupoli.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=LA212&quot;&gt;Avvenire - Marina Corradi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Massimo CALEARO CIMAN: «Il Pd è in rimonta. Il voto sul federalismo ci aiuterà nel Nordest»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/03/30/massimo-calearo-ciman/%C2%ABil-pd-%C3%A8-in-rimonta-il-voto-sul-federalismo-ci-aiuter%C3%A0-nel-nordest%C2%BB-intervista/390823"></link>
  <updated>2009-03-30T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>390823</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PT già IR) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Votare no al federalismo? Per il Pd sarebbe stato come fare harakiri. Al Nord c’è un sentimento federalista diffuso e trasversale, il Pd ne sarebbe uscito malissimo». Massimo Calearo è una delle anime più nordiste tra i democratici: imprenditore vicentino, per anni considerato vicino alla Lega. Poi l’incontro con Veltroni e la scelta di correre da capolista del Pd in Veneto.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;L’astensione è una buona scelta?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Certo, e mi auguro che aiuti il partiti a riavvicinarsi alla gente del Nord. Molte nostre proposte sono state accolte, abbiamo reso quel testo migliore, più “italiano”».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Spiegare alla gente un’astensione sarà piuttosto difficile...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Io credo che invece sia semplice. Ci siamo astenuti perché ancora non ci sono i numeri e i costi e perché solo una parte delle nostre richieste è stata accolta. Il nostro non è un atto di guerra come quello dell’Udc, ma un segno di attendismo: vedremo se e come il governo manterrà le promesse».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Nel Pd c’è chi teme che abbiate fatto un regalo alla Lega in vista delle europee...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non mi pare proprio, siamo stati ai fatti».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Casini vi accusa: sudditanza psicologica verso la Lega...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«È l’Udc ad essere totalmente schiacciata sull’idea di prendere qualche voto in più al Sud. Noi al Sud possiamo dire che il federalismo lo abbiamo reso molto più solidale, che non li abbiamo abbandonati».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Come andrà il Pd alle europee nel Nord-est?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Io giro molto nelle mie zone, e avverto una rimonta. Stiamo lavorando bene, dobbiamo ascoltare di più la gente, essere un partito del popolo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Parliamo delle candidature: meglio i big come dice la Bresso e gente che resti in Europa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Servono persone che si impegnino davvero e restino in Europa 5 anni. Dobbiamo puntare sulla serietà delle persone, non solo sui leader, e su questo fare la differenza. Strasburgo non può diventare un cimitero degli elefanti».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Chi vedrebbe bene come capolista nel Nord-est?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Non certo uno come Cofferati, che non conosce i problemi del Nord-est. Vedrei bene Franca Porto, segretaria della Cisl in Veneto. Oppure Riccardo Illy».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Che bilancio fa del suo primo anno da parlamentare?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Positivo, perché ho sempre detto e fatto quello che pensavo in coscienza, e solo un partito democratico ti consente di farlo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Come si è ambientato tra i democratici? Lo sente come il suo partito?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Sono a mio agio, mi sento un nuovo in un partito nuovo: un democratico a tutti gli effetti, non un ex qualcosa. In campagna elettorale Veltroni lanciò il patto tra impresa e lavoro: questo è il mio credo, ancor più in un momento di crisi. Peccato che il governo non l’abbia ancora capito. Questa impostazione distingue il Pd dagli altri partiti, è la sua chance. E mi piace ritrovarla in altri colleghi del gruppo, anche ex sindacalisti, come Pier Paolo Baretta».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Baretta, Franca Porto. Lei ha una vera passione per la Cisl!&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«In Veneto è molto forte. E poi il Pd deve rappresentare tutti i sindacati, non solo uno».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Sulle modifiche del governo al testo unico sulla sicurezza sul lavoro lei è sembrato possibilista...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«È più importante la prevenzione che colpire l’imprenditore dopo: le vite si salvano con i controlli, non con il carcere».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Non le sembra che Sacconi voglia attenuare le sanzioni?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Nel testo del governo c’è una visione di parte. E tuttavia Cisl e Uil, che si sono dette disponibili al confronto, non mi paiono filogovernative o filoimprese. È evidente che Sacconi vuole mettere la Cgil in un angolo, ma la risposta non può essere l’ideologia, e l’accordo alla Piaggio lo dimostra. L’unica via di uscita è l’unità tra i sindacati».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Come ha vissuto le dimissioni di Veltroni e l’elezione di Franceschini?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Sono grato a Veltroni, che per far nascere questo partito ci ha messo la faccia e un grande sforzo. Franceschini sta mettendo in pratica quello che Veltroni aveva immaginato, forse in modo più pragmatico».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=L8BMK&quot;&gt;l'Unità - Andrea Carugati&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo GIARETTA: Federalismo. «Solo un modesto passo avanti, ma adesso gli alibi sono finiti»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/03/24/paolo-giaretta/federalismo-%C2%ABsolo-un-modesto-passo-avanti-ma-adesso-gli-alibi-sono-finiti%C2%BB/390783"></link>
  <updated>2009-03-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>390783</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Lo diciamo con chiarezza: sul ddl sul federalismo ci sono motivi per il “sì” ma anche molti motivi per il “no”. Ciò spiega il voto di astensione del Partito Democratico». Lo afferma Paolo Giaretta, senatore e segretario del PD veneto alla vigilia del voto della Camera sul testo di legge. 

&lt;p&gt;
«Il “sì” è dovuto al fatto – entra nel merito il leader dei democratici veneti -  che il PD è favorevole a qualsiasi passo in avanti sulla strada del federalismo fiscale e dell’attuazione di quelle modifiche costituzionali che a suo tempo hanno messo le basi per la riforma in senso federale del nostro ordinamento, modifiche, lo ricordo, che furono introdotte nel 2001 dal centrosinistra con il consenso del cittadini».

&lt;p&gt;
Purtroppo, però, ci sono anche molti “no” da dire sul ddl sul federalismo. «Sono dovuti - spiega Giaretta - al fatto che nel testo di legge manca, per cominciare, quella necessaria semplificazione del sistema delle autonomie locali e la riorganizzazione delle competenze tra Comuni, Province e Regioni che renda meno onerosa la macchina amministrativa del potere locale.  Manca inoltre il Senato delle Regioni, con il relativo spostamento del potere decisionale dallo Stato centrale a livello locale.  Manca, ancora, la certezza della distribuzione delle risorse finanziarie ai livelli locali e, infine, manca la soluzione dei privilegi delle regioni statuto speciale. Questo ddl non ha niente a che vedere, dunque, con la “rivoluzione” propagandata dalla Lega, ma è solo un modesto passo in  avanti».

&lt;p&gt;
Per il leader dei democratici veneti, l’approvazione del testo di legge, che dovrà tornare in Senato in terza lettura per essere approvato definitivamente prima di Pasqua, mette fine  agli alibi della Lega e del Governo.

&lt;p&gt;
«Con l’approvazione del testo, fine degli alibi – dichiara Giaretta - Ora è il momento della verità, devono venir fuori sul serio i conti e i numeri e, soprattutto, deve cambiare la politica di questo Governo nei confronti degli enti locali. Nel primo anno di attività, infatti, l’Esecutivo è stato tutto fuorchè federalista nei fatti, a cominciare dai premi clientelari alle amministrazioni locali inefficienti e dalla riduzione dell’autonomia dei Comuni, anche di quelli virtuosi».

&lt;p&gt;
«A noi non interessano i manifesti elettorali – conclude il segretario del PD veneto – a noi interessa il reale cambiamento della Repubblica perché diventi sul serio la Repubblica delle Autonomie e per questo lavoreremo perché ad essere attuato sia un federalismo vero».  &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_news.asp?ID=761&quot;&gt;official web site - Partito Democratico Veneto &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pier Ferdinando CASINI: «Il Pdl è una Forza Italia allargata e da Fini scelta opportunistica»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/03/24/pier-ferdinando-casini/%C2%ABil-pdl-%C3%A8-una-forza-italia-allargata-e-da-fini-scelta-opportunistica%C2%BB-intervista/390774"></link>
  <updated>2009-03-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>390774</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: UDC) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il Pdl? Una Forza Italia allargata. Il Pd? Un insieme di contraddizioni. Fini? Ha fatto una scelta opportunista. Così Pier Ferdinando Casini: equidistante dai poli, ma pronto ad alleanze locali (sì a Renzi a Firenze) e a convergenze in Parlamento (non è contrario al piano casa). Una strategia illustrata dal leader dell´Udc nel videoforum in diretta su Repubblica Tv, rispondendo alle domande, quasi duecento, dei lettori. Si parte con lo scioglimento di An e l´imminente congresso del Pdl. «Che cosa sia il Pdl è sotto gli occhi di tutti - dice Casini - Nasce sotto la leadership totalizzante di Berlusconi. Sta per nascere una Forza Italia allargata. È difficile pensare che ci sia pari dignità. È il partito del predellino. Allora anche io ironizzai, poi però è diventato realtà». E del discorso di Fini che pensa? «Lo rispetto, fa il presidente della Camera in modo serio. Ma ho visto che il primo a elogiarlo è stato Pannella. La cosa mi ha preoccupato». E in serata Casini, a Porta a Porta, rincara la dose: «Credo che Fini abbia fatto una scelta opportunista. Sta facendo di necessità virtù: evita la competizione altrimenti sarebbe perdente».

&lt;p&gt;
Ma se il Pdl non è l´approdo dell´Udc, non lo è nemmeno il Pd. Un lettore chiede se Casini potrebbe essere in futuro il leader del Pd. «Non potrei essere leader di un progetto politico in cui non credo. Pieno di contraddizioni. Il Pd sta con la Cgil in piazza o con la Cisl che concerta con il governo? Sul Medio Oriente sta con Rutelli o con D´Alema? Sui temi etici sta con la Binetti o con i radicali?». Casini però difende Veltroni. «È stato ingeneroso scaricarlo come se fosse la causa di tutti i mali. In fondo ha preso il 33%. Voglio vedere quale leader del Pd avrà un risultato del genere». Casini conferma il no al referendum: «Siamo contrari al contenuto di quel referendum. Non andate per forza al mare, state anche a casa, ma non andate a votare».

&lt;p&gt;
Il leader Udc conferma la linea di &quot;opposizione costruttiva&quot;. Al no al federalismo («saremo gli unici a votare contro») si affianca un &quot;sì forse&quot; al piano-casa del governo: «Se è serio, non realizza scempi e permette una riconversione energetica, può rilanciare l´economia. Diciamo: portate le carte in Parlamento e vediamo». Altra domanda: non facevate meglio ad andare con Berlusconi? «Abbiamo fatto una scelta di coerenza che ci è costata molti posti. Forse dopo il federalismo ne perderemo altri. Però siamo il partito della ragionevolezza, perché con le ronde o rifiutando le cure agli immigrati non si manda avanti un paese». Farete alleanze a sinistra? «Sì a chi rompe col passato, come Renzi a Firenze. No a chi ripropone alleanze come l´Unione che sostenne Prodi.». E le Europee? «Andremo bene, come anche Lega e Di Pietro. Io sono paziente, tra qualche anno il voto di centrodestra si scongelerà, ed entreremo in gioco noi. Nonostante i sondaggi, il dopo-Berlusconi è già iniziato».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=L62MX&quot;&gt;La Repubblica - Edoardo Buffoni&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Domenico FISICHELLA: Pdl. «An sta negoziando la resa. Potrà solo accontentarsi di carichi e incarichi»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/03/05/domenico-fisichella/pdl-%C2%ABan-sta-negoziando-la-resa-potr%C3%A0-solo-accontentarsi-di-carichi-e-incarichi%C2%BB-intervista/390548"></link>
  <updated>2009-03-05T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>390548</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
 «Sarà un'annessione, e l'ingresso nel Ppe non basta a dargli un'identità. Si parla solo di quote e di statuti. Ma il modello resta Forza Italia. E a comandare sarà solo Berlusconi»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«È solo un`annessione». Domenico Fisichella, politologo e ideologo della svolta di Fiuggi parla della nascita del Pdl.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il Pdl è la tappa conclusiva di Fiuggi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 No. An si proponeva di creare una convergenza di forze politiche in un quadro che rimaneva essenzialmente bipolare e multipartitico.

La prospettiva era costruire una destra nazionale, moderna, liberale. Certo alleata di Forza Italia ma con un suo profilo.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E poi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Chiamiamola una deviazione di percorso. Il Pdl nasce su una prospettiva bipartitica che è una forzatura per l`Italia. Aggiungo che in Europa non ci sono sistemi bipartitici, tranne il caso inglese con tutte le sue specificità.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Che succede col bipartitismo?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
Quando si semplifica troppo c`è un rischio: il Pdl può vincere sul Pd e viceversa, ma il livello dell`astensionismo potrebbe far sì che nessuno dei due vinca nell`elettorato.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Come giudica il Pdl?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 È una fusione per incorporazione.

O un`annessione, per dirla in termini giornalistici: il più grosso ingloba il più piccolo. É un processo che mi preoccupa.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Perché?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Forza Italia è un mondo variegato.

C`è di tutto: ex democristiani, ex socialisti, ex comunisti.

Il vero collante è il leader. An si era data un percorso ambizioso.

Doveva essere paritaria rispetto a Forza Italia e avere un ruolo di riequilibrio nei confronti della Lega. Ora invece depotenziandosi come destra nazionale affida questo compito solo a Berlusconi.

Che potrebbe svolgerlo ma potrebbe anche fare il contrario.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;An chiede regole, dice che non sarà un`annessione.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


Certo i suoi dirigenti non sono sprovveduti, ma allo stesso tempo queste richieste sono manifestazioni di impotenza. Essendo venuti meno gli elementi di distinzione politica si parla del dato quantitativo, le quote, e di quello statutario, le regole. E gli statuti, lo dico per esperienza, sono sempre prevaricati dalle logiche del potere.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Uno statuto democratico non basta a dare garanzie?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 La parola democratico la userei con cautela. Di democrazia ne vedo così poca in giro, si figuri quando si parla di partiti. A me pare che si profili un partito di tipo carismatico. E il carisma, più che con gli statuti, ha a che fare con gli elementi psicologici e affettivi di coloro che al leader si riferiscono.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Tradotto: comanda Berlusconi e basta.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


Non ce lo vedo Berlusconi che segue le procedure o che convoca un ufficio politico istituzionalizzato e con autonoma capacità decisionale.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Come giudica le ribellioni di Fini?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Mi pare riguardino temi che attengono alla sua coscienza o alla sua funzione istituzionale. Il ruolo politico in questo momento può esercitarlo meno.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Si prepara al dopo Berlusconi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Non vedo il dopo Berlusconi.

Sono troppe le variabili in gioco:

se vince le elezioni, se il partito ci sarà ancora. Per ora noto che Fini sul partito ha conferito a La Russa le funzioni negoziali.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Di trattare la resa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Diciamo che negozia gli equilibri di potere. Ma dal punto di vista culturale non ci sono particolari elementi distintivi rispetto a Forza Italia. Ho visto il Pantheon di An al momento del suo scioglimento: era fantasmagorico.

Che c`entra Calamandrei con Gasparri? Per non parlare dell`imbarazzo su Almirante.&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
An però ha un sua forza sul territorio.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


Una parte di quel mondo che per anni ha vissuto ai margini del sistema politico ora si è distaccata.

Un`altra parte, nel momento in cui c`è stato il successo, è diventata classe dirigente. Cariche e incarichi: la promozione economico-sociale è un collante.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Dietro il potere nulla?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 Non vedo una grande elaborazione.

Dentro Forza Italia ci sono elementi di liberismo aggressivo che si accompagnano a forme di populismo per cui i banchieri diventano i nemici dopo che si è lavorato come professionisti per i medesimi. Anche i cattolici mi pare che come classe dirigente siano molto mondani.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Lei è molto severo. Il Pdl però entrerà nel Ppe.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


L`ingresso nel Ppe non basta a dare al Pdl una identità valoriale precisa. È all`interno del partito italiano che si devono fare i conti su molte questioni. Come si fa, per dirne una, a invocare lo Stato sulla sicurezza e a legittimare le ronde che rappresentano il contrario del principio di autorità statale? &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/KYY/KYYU6.pdf&quot;&gt;Il Riformista - Alessandro De Angelis&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>SERGIO CHIAMPARINO: «L' astensione parla al Nord ma ora subito l' autonomia fiscale»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/01/24/sergio-chiamparino/%C2%ABl-astensione-parla-al-nord-ma-ora-subito-l-autonomia-fiscale%C2%BB-intervista/388413"></link>
  <updated>2009-01-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>388413</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Torino (TO) (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Ma quale credito nei confronti del Carroccio. Smettiamola con questi tatticismi politici, la gente non li capisce più, discutiamo di cose concrete. Votare contro questo federalismo, solo perché è stato proposto dagli altri, sarebbe stato incomprensibile». Il sindaco di Torino e ministro ombra del Pd, Sergio Chiamparino, sostiene la linea dell' astensione scelta dal partito di Veltroni al Senato sul federalismo fiscale.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Ma non è imbarazzante, per una forza di opposizione, ricevere gli apprezzamenti di Bossi e Calderoli?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «In un Paese normale no. Questo è il primo caso in cui si è aperto un dialogo tra maggioranza e minoranza e va dato atto a Calderoli di non aver rifiutato il confronto. E poi, votando contro, si sarebbe lasciata alla Lega Nord una prateria grande come tutta la pianura padana in cui scorrazzare liberamente. Chi come me crede nel federalismo sarebbe rimasto tagliato fuori da qualsiasi iniziativa politica».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Così però si torna al tatticismo politico: mi astengo, così rubo la scena alla Lega. Non le pare?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «No, perché quella del Pd è stata una scelta nel merito. Si è partiti dal testo della Lombardia, localistico e profondamente ingiusto perché il senso era &quot;chi ha tiene e usa, chi non ha si arrangi&quot;. Si è arrivati ad un disegno di legge rivisto per i due terzi, salvaguardando il Sud, grazie al contributo del Pd e di rappresentanti istituzionali come Anci e Upi. Un testo che in buona parte ricalca la bozza Prodi-Padoa Schioppa. Come si faceva a dire di no?».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; L' Udc ha tirato fuori un buon argomento: mancanza di certezze sui fondi necessari. Questione su cui anche lei ha puntato il dito, attaccando il ministro Tremonti per primo. Ha cambiato opinione?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «No, sono convinto che la posizione di Tremonti sia imbarazzante: in pratica ha fatto scena muta. Ma Casini usa la copertura finanziaria solo come pretesto. Così accontenta il suo elettorato, concentrato in Sicilia, Regione che dal federalismo non ci guadagna, anzi, ci perde. E poi soddisfa gli impiegati pubblici, bacino vicino all' Udc, quelli che vivono del centralismo statale e non vogliono che venga messo in crisi».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Meglio astenersi, insomma, per accontentare il Nord.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «No, per portare a casa un risultato. Se ci sono dei temi su cui c' è convergenza, perché votare contro? L' Udc ha sempre detto no, il loro voto lo si comprende. Il no del Pd non avrebbe avuto senso in questa fase. Se poi non si risolveranno questioni come la copertura finanziaria e gli impegni di Tremonti nei successivi passaggi, l' astensione dei democratici si potrebbe trasformare in un no. Ma sarebbe sempre una posizione di merito».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Quali altre questioni devono essere risolte?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «C'è un' emergenza e bisogna fare in fretta: i Comuni muoiono senza una tassa autonoma. Non si può aspettare il 2012. Bisogna che venga individuato un rimedio subito, anche provvisorio, come un trasferimento garantito pari all'Ici. Va poi discusso il bicameralismo e una carta delle autonomie perché non si possono definire i principi di finanziamento degli enti senza delineare le loro funzioni, evitando strabismi politici sulle città metropolitane che devono nascere intorno ai comuni capoluogo e non alle Province».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=KJYY0&quot;&gt;Repubblica - Diego Longhin&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maria Antonietta FARINA COSCIONI: Una soluzione pilatesca, nessuna pubblicità al dibattito e nessun voto sulle posizioni emerse</title>
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  <updated>2009-01-20T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>388310</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;La posizione emersa dopo due sessioni di dibattito tra i parlamentari del PD circa la posizione da assumere su Testamento biologico e fine vita è pilatesca e perdente. Avevamo chiesto che si potesse votare sulle posizioni e gli orientamenti emersi, invece i Presidenti dei Gruppi Pd alla Camera e al Senato, hanno deciso di non votare. Avevamo chiesto che si desse pubblicità al nostro dibattito, e che giornalisti e opinione pubblica potessero seguirlo e ascoltarlo direttamente ma hanno preferito il &quot;chiuso&quot;, salvo poi fornire all'esterno resoconti inesatti e di parte.

&lt;p&gt;
Si chiedeva di assumere una posizione chiara, da opporre a quella punitiva, in materia di testamento biologico, e di cercare di coinvolgere le minoranze laiche presenti nel centro-destra, hanno preferito ancora una volta perseguire una linea rinunciataria, e perdente in qualche modo, in perfetta coerenza con il recente passato, e in spregio della maggioranza del &quot;sentire&quot; del paese, così come tutti i sondaggi demoscopici certificano. Si è insomma accettato il ricatto di una minoranza (nel paese e nel Parlamento) di teo-dem. e la nostra battaglia non può che rafforzarsi, è bene che si sappia, proprio a fianco dei malati e delle loro famiglie, per i loro inalienabili diritti, come ci chiedevano (e per questo hanno lottato) Luca Coscioni, Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli&quot; e oggi la famiglia Englaro.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.lucacoscioni.it/comunicato/una-soluzione-pilatesca-nessuna-pubblicit-al-dibattito-e-nessun-voto-sulle-posizioni-emer&quot;&gt;web site - associazione Luca Coscioni&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Francesco RUTELLI: «Veltroni faccia il leader. Cinque mesi per salvare il Pd»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/01/19/francesco-rutelli/%C2%ABveltroni-faccia-il-leader-cinque-mesi-per-salvare-il-pd%C2%BB-intervista/388298"></link>
  <updated>2009-01-19T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>388298</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: ApI-FLI) - Consigliere  Consiglio Comunale Roma (RM) (Lista di elezione: API) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Confusione, imperizia, errori. Una conflittualità interna ereditata da scontri ventennali nel Pci-Pds-Ds... Il passato ognuno lo giudichi come crede. Ora abbiamo davanti a noi mesi decisivi per uscire dalle difficoltà e puntare al riscatto. C'è un'occasione preziosa e Walter Veltroni deve sfruttarla. Dovrà esercitare la leadership per forgiare l'identità del Pd, per parlare a un Paese che attraversa il deserto della grande crisi». È sul tema dell'economia che si giocherà il destino del Pd, secondo Francesco Rutelli: «E per mobilitare l'opinione pubblica dovremo offrire una ricetta capace di mordere, non come la petizione &quot;Salva l'Italia&quot; per la quale abbiamo sprecato mesi a raccogliere le firme».

&lt;p&gt;

Non ha incarichi nel partito, Rutelli, «ma ciò non significa che assista disinteressato alle sorti dei democratici. Il Pd vive una fase molto delicata e ha bisogno di una robusta cura ricostituente. Per questo d'ora in avanti dirò con libertà quello che penso, darò una mano con proposte che spero siano ascoltate. Anche per spazzare il campo da immagini caricaturali sul mio conto, sulle voci di disegni ostili al partito: nessuno immagina il ritorno ai Ds e alla Margherita. Il passato resterà passato, sebbene alcuni aspetti del presente diano la sensazione di ritorni all'antico. Piuttosto, concentriamoci sui prossimi mesi, che saranno decisivi».

&lt;p&gt;
 

&lt;b&gt;E qual è il nesso tra la crisi economica e la crisi del Pd?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«La crisi economica è un'occasione troppo importante perché sia sprecata. Finora al Pd è mancata un'identità, che non si può costruire — come accadeva un tempo — usando l'ideologia o facendo un patchwork di idee ereditate dai partiti fondatori. Oggi l'identità e anche il consenso si formano nella battaglia politica, come dimostra Silvio Berlusconi. E la situazione economica ci offre la possibilità di rilanciarci. In direzione Veltroni ha avanzato un progetto coraggioso, in particolare sulle questioni del lavoro. Serve un'azione determinata, a fronte di un governo immobile e che ha varato un piano di stimolo all'economia impalpabile».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Voi sfidate il governo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
«Per la prima volta dal voto, la maggioranza si mostra divisa. Si evidenziano linee diverse tra Forza Italia e An, e tra il Pdl e la Lega. Forse le crepe sono frutto della troppa sicurezza, del fatto che non si sentono insidiati dall'opposizione. Il punto è che il Pd è andato alle urne con un solo alleato. E nel tempo l'alleato si è rivelato un acerrimo avversario. Il suo leader...».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Si riferisce ad Antonio Di Pietro...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
«... Il suo leader ha usato il profilo monocratico del suo partito per metterci in difficoltà. Paradossalmente, dopo aver criticato per anni il carattere monarchico del berlusconismo, ci siamo accompagnati a un partito-proprietario, basato su un forte populismo. Oggi emergono tutti i limiti dell'Idv, che conosce una fase di grave difficoltà. Non mi riferisco ai problemi giudiziari, parlo di politica. Ebbene, oggi noi possiamo liberarci da questo attacco».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Non sarà tardi, visto che i sondaggi vi danno al 23%?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Non bisogna nevrotizzarsi, non sono voti, segnalano difficoltà di cui siamo consapevoli. Semmai il rischio maggiore per il Pd è la demotivazione della base, che può tradursi in un pesante astensionismo nelle urne».
&lt;br /&gt;

 

&lt;b&gt;E le urne si avvicinano, a giugno ci sono Amministrative ed Europee: cosa accadrebbe se il Pd scendesse sotto il 30%?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«È vero che Ds e Margherita, quando si sono uniti nel voto, non sono mai scesi sotto il 30%. Il fatto è che in una fase post-ideologica l'eredità non può essere una rendita. Ecco perché serve una ripartenza del Pd: con proposte concrete e con il progetto di Veltroni, che va implementato».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Dunque se il progetto di Veltroni non funzionasse...&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Viviamo nell'età della leadership. Con le primarie abbiamo dato al segretario un mandato forte. Ha un potere che nè io nè Piero Fassino abbiamo avuto quando eravamo i leader dei Dl e dei Ds. Insomma, Walter ha una responsabilità speciale».

 &lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ma se è sempre invischiato in lotte di potere interne...&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Veltroni è il leader. Ha un mandato e l'autorità. La eserciti».
&lt;br /&gt;

 

&lt;b&gt;La si esercita attaccando i telequiz, o criticando il governo perché non va alla cerimonia di insediamento di Obama?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Battute se ne fanno, quando si parla. Contano altre cose. E io mi concentrerei sui temi economici e sociali, rilanciando al governo la richiesta di un punto di Pil per una manovra anti-ciclica: occupazione, meno tasse sul lavoro, aiuto alle piccole imprese, famiglia, liberalizzazione. Qui dovremo raccogliere le firme, mobilitare i militanti. Mi aspetto che Veltroni lo faccia».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Ciò vuol dire che se a giugno vince, vince lui. E se perde...&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Perde il Pd, non Veltroni. Nel senso che, certo, sarebbe sua la responsabilità. Ma in caso di sconfitta non basterebbe solo cambiare una persona. Sarebbe un evento traumatico, una botta: vorrebbe dire che il partito non riesce a decollare».&lt;br /&gt;


 
&lt;b&gt;
Intanto non riuscite neanche ad avere una visione comune sulla politica estera.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Sulla politica economica e su quella estera c'è sintonia. Massimo D'Alema è stato un titolare della Farnesina molto apprezzato. In effetti sul Medio-Oriente ci sono storiche divergenze con lui. Io, che da sindaco di Roma offri all'Anp la sede italiana, penso a Israele come a una grande democrazia in un piccolo Paese, minacciata da Teheran, attaccata da Hezbollah e Hamas, bersagliata dal terrorismo fondamentalista. Non possiamo essere equidistanti tra Israele e Hamas».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Ma a Roma l'altro giorno un pezzo di sinistra ha mostrato tratti anti semiti.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 
«Ci sono frange, ma sono fortemente minoritarie rispetto ad altri Paesi europei. Piuttosto, della manifestazione mi ha colpito la preghiera dei musulmani davanti al Colosseo, in un corteo con vari esponenti politici. Se penso alle polemiche sulla laicità, se penso al putiferio che si scatena a sinistra appena un prete parla di aborto o di famiglia... C'è una certa asimmetria, diciamo».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Le stesse polemiche che si scatenano a sinistra appena si sente parlare di riforma della giustizia.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Sulla giustizia si sono registrati degli avvicinamenti con la maggioranza. Penso all'interessante lettera del presidente della Camera pubblicata dal Corriere, ma anche all'approccio positivo del ministro della Giustizia con l'opposizione. Sì, stavolta forse è la volta buona: perché non si discute più di leggi ad personam ma di come far funzionare il sistema al servizio dei cittadini».
&lt;br /&gt;

 

&lt;b&gt;Non la preoccupano le resistenze dei magistrati?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Fatta salva l'autonomia dell'ordine giudiziario, le riforme le fa il Parlamento, che non dev'essere condizionato dall'esterno».&lt;br /&gt;


 
&lt;b&gt;
Il Pd si è convinto al dialogo dopo esser stato colpito dalla questione morale?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Tutti i fatti di corruzione e disonestà che vanno perseguiti con intransigenza. Lasciamo lavorare i magistrati. Per ora abbiamo letto sui giornali atti di indagini con tonnellate di intercettazioni, dove comparivano molte parole e pochi delitti».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Alcune «parole» hanno colpito anche lei nell'inchiesta di Napoli sul «caso Romeo».&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Comparivano terze persone che parlavano di me. Per questo sono andato e ho chiarito tutto e subito con i magistrati».&lt;br /&gt;


 

&lt;b&gt;Tra le «terze persone» c'è il deputato Renzo Lusetti, a lei molto vicino: in quali rapporti siete ora?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«Più che definirlo esuberante non posso. Rispetto a quello che è apparso sui giornali, dico solo che — dopo un mese — tutto conferma la mia correttezza».&lt;br /&gt;


 
&lt;b&gt;
In quei giorni però da Veltroni non è giunta la stessa solidarietà riservata poi a Di Pietro.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;

«La solidarietà si esprime a chi si trova in difficoltà. Non c'era dunque motivo che mi venisse data. Piuttosto bisognava darla all'onorevole Margiotta, per il quale era stato chiesto addirittura l'arresto, che poi la stessa magistratura revocò. L'Idv in Parlamento votò per togliergli la libertà. Quello fu un atto politicamente enorme, lì il Pd avrebbe dovuto dare una risposta fiera ma non la diede».

 

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=KHT2Z&quot;&gt;Corriere della Sera - Francesco Verderami&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Antonio MACCANICO: Corruzione da sistemi elettorali</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/01/07/antonio-maccanico/corruzione-da-sistemi-elettorali/384927"></link>
  <updated>2009-01-07T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>384927</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
L’ondata di inchieste giudiziarie su governi regionali e locali in molte parti d’Italia, dalla Toscana all’Abruzzo, alla Campania, alla Basilicata e alla Calabria, ha suscitato un giusto allarme e riapre, la cosiddetta &quot;questione morale&quot; nel nostro Paese a più di quindici anni dall’esplosione di &quot;manipulite&quot; nel biennio ‘92-94.

 
&lt;p&gt;

&quot;Questione morale&quot; che per la verità, per molteplici ragioni, non era mai stata interamente archiviata e che quasi sempre riemergeva nel dibattito politico in varie occasioni, quasi a significare un’inesorabile caduta dei valori di etica pubblica, una decadenza del costume, una degenerazione dello spirito pubblico, un impoverimento della politica, come ha recentemente sancito il Presidente della Repubblica, che condannava l’Italia a una sorte di invincibile minorità.

 
&lt;p&gt;

La corruzione in politica - è ben noto - non è un’esclusività italiana. Anche i maggiori Paesi democratici non sono affatto immuni da questo male rovinoso, come dimostrano impressionanti episodi recenti anche negli Stati Uniti. Ma negli altri Paesi sembra ci siano anticorpi efficaci che contengono il fenomeno entro limiti fisiologici; anticorpi politici e istituzionali, che nel nostro Paese sembrano assenti. Per cui la magistratura diviene l’unico esclusivo argine, la sola estrema difesa contro questa iattura, con la conseguenza dell’apertura in permanenza di un conflitto tra politica e ordine giudiziario, che è di per sé motivo aggravante della precaria situazione istituzionale e politica complessiva del Paese.

&lt;p&gt;
 

Non sono mancate ricostruzioni storiche delle radici di questo male nazionale che richiamano le remote vicende della formazione dello Stato unitario. Ma andare troppo lontano nel tempo non ci aiuta a comprendere il malessere attuale, e men che mai il modo per combatterlo o almeno contrastarlo.

 
&lt;p&gt;

Se è certo che la partitocrazia della Prima Repubblica - e cioè l’invadenza partitica nella vita amministrativa e la corruzione, che sosteneva largamente il finanziamento della politica, avevano nella pluriennale impotenza a creare una vera alternativa di governo un fattore propulsivo non secondario del- la degenerazione esplosa nel biennio ‘92-94- con l’importante conquista della fine della conventio ad excludendum e con la realizzazione della democrazia dell’alternanza,.da ormai quindici anni quel dato d’immobilismo funesto nella dialettica politica non esiste più. E infatti il &quot;tangentismo partitico&quot; è sostanzialmente finito; ma la corruzione in altre forme più insidiose è rimasta.

&lt;p&gt;
 

Quale ne è la vera ragione? La degenerazione dello spirito pubblico, la perdita .dei valori etici, la perdita del senso dell’interesse comune hanno un’origine precisa: l’inadeguatezza delle forze politiche, dei partiti che si contendono la guida del Paese. Sono i partiti che trasmettono alla società il senso del comune destino, i valori che trascendono gli interessi particolari. Questo significa &quot;concorrere&quot; alla politica del nazionale.

 
&lt;p&gt;

Un partito degno di questo nome ha ideali chiari e una visione del futuro, un progetto politico al servizio degli ideali, un metodo rigoroso di selezione della classe dirigente. Dalla scomparsa dei partiti del primo cinquantennio repubblicano, dalla fine della Repubblica proporzionalista, il vero fallimento è stata l’incapacità di creare forze politiche con queste caratteristiche, adeguate alla nuova condizione istituzionale, sociale, politica, del Paese.

 
&lt;p&gt;

La nuova condizione istituzionale è stata delineata dal referendum elettorale, che intendeva seppellire il partitismo proporzionalistico. Ma l’assetto istituzionale complessivo che si è costituito non ha seguito questa evoluzione e non ha favorito la costruzione di forze politiche nazionali modernamente strutturate. Si è creata una sistemazione dell’assetto istituzionale complessiva profondamente contraddittoria, proprio quando si delineava una nuova forma di Stato a forte autonomia di tipo federalistico. 

&lt;p&gt;
 

Mentre per la forma di governo nazionale la legge elettorale al 75% maggioritario, con plurality system, in certo modo rafforzava il modello di democrazia parlamentare, per la governance locale, regionale e provinciale si procedeva in senso opposto. Si escogitava una forma di governo originale, di semipresidenzialismo spurio, con elezione diretta popolare dei vertici e con elezioni sostanzialmente proporzionali dei consigli. Si puntava alla stabilità dei governi locali non operando sulla legge elettorale, ma sulla forma di governo. A una spinta politicamente aggregante per la scelta dei vertici si contrapponeva una spinta disaggregante al livello del Consiglio, con una molteplicità di sistemi elettorali tutti proporzionali.

 
&lt;p&gt;

Si sono create così le condizioni ideali per i conflitti e per il proliferare della frammentazione politica, in quanto i presidenti di Regioni, i sindaci, i presidenti di Province eletti direttamente dal popolo possono essere sfiduciati dai Consigli che hanno poteri incerti ma sono dotati di un’arma formidabile nelle varie componenti partitiche portatrici di interessi particolaristici.

 

&lt;p&gt;
In queste condizioni non può destare meraviglia che le difficoltà maggiori, le criticità, le deviazioni abbiano colpito il centro-sinistra, la coalizione che stravinse le ultime elezioni regionali e amministrative (solo tre Regioni andarono alla destra: Lombardia, Veneto e Sicilia) e il Mezzogiorno ove il cosiddetto capitale sociale è veramente esiguo.

 

&lt;p&gt;
Le architetture istituzionali di un Paese unitario debbano avere un’intima coerenza: se il Governo nazionale è espressione di una democrazia parlamentare, pur con tutte le carenze e i difetti di una pessima legge elettorale, questo modello deve essere riprodotto di norma al livello regionale e locale. Mettere insieme la democrazia parlamentare al centro con quella semipresidenziale e presidenziale in periferia significa rendere assai difficile una strutturazione efficace delle forze politiche, che modellano per loro natura sull’assetto istituzionale il modo di selezione della classe dirigente. I partiti delle democrazie parlamentari sono anche organizzativamente assai diversi da quelli dei sistemi presidenziali.

 
&lt;p&gt;

Mi rendo conto di porre in primo piano una questione assai complessa e spinosa, ma credo che sia alla lunga ineludibile, se si vuole rendere possibile la costruzione di forze politiche capaci di vincere la crescente sfiducia rivelata dall’allarmante astensionismo emerso dalle ultime elezioni e le pulsioni corruttrici presenti nel sistema. Noto con soddisfazione che anche un grande esperto dei governi locali, Luciano Vandelli, indica la necessità di una riconsiderazione della governance delle Regioni sull’ultimo numero di «Amministrazione civile».

 
&lt;p&gt;

La costruzione,di partiti politici degni di questo nome è il prius: è questo il salto in avanti della cultura politica che è indispensabile. È questo il nucleo politico della &quot;questione morale&quot;. E solo un assetto istituzionale coerente può aiutare a raggiungere questo obiettivo: un assetto istituzionale coerente che è irrealizzabile senza un vero, nuovo spirito costituente comune che animi la maggioranza e l’opposizione.  
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=134790&quot;&gt;Il Sole 24 Ore - Antonio Maccanico&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>STEFANIA PEZZOPANE: «Una sconfitta pesante, i nostri hanno perso fiducia»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/16/stefania-pezzopane/%C2%ABuna-sconfitta-pesante-i-nostri-hanno-perso-fiducia%C2%BB-intervista/382955"></link>
  <updated>2008-12-16T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>382955</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Provincia L'Aquila (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Una bruttissima sconfitta». Stefania Pezzopane non ci gira attorno. La presidente della Provincia dell’Aquila dice che «l’interruzione della legislatura con l’arresto di Del Turco e di parte della giunta ha pesato come un macigno per tutta la campagna elettorale», ma al suo partito non risparmia critiche: «Il Pd ha oscillato tra il giustizialismo e l’innocentismo. Ma soprattutto ci vuole un’identità, un progetto per riconquistare la fiducia del nostro elettorato».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
A colpire è la bassa affluenza, eppure non è che le iniziative della campagna elettorale fossero andate tutte deserte: come se lo spiega?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Venivano le truppe dei candidati, ma la gente comune non ha avuto interesse».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E il vostro elettorato più fedele?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«In parte è rimasto a casa perché la vicenda Del Turco l’ha ferito nel profondo. E anche noi ci siamo mossi tra molte contraddizioni».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Tipo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«In un clima così sfavorevole per la politica, il consiglio regionale ha votato una legge per stabilizzare gli staff dei politici. Era ampiamente prevedibile che la destra, quella che ha cominciato lo scandalo della sanità, si sarebbe messa a fare la moralizzatrice e a dire che si trattava di una legge sbagliata».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ci sono anche responsabilità del Pd a livello nazionale, secondo lei?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Il Pd è ancora tramortito dalla sconfitta delle politiche. Manca una netta fisionomia. E anche vicende positive non vengono sviluppate come opportunità: a Trento abbiamo vinto e il giorno dopo già si stava litigando».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
A Trento avete vinto con una coalizione allargata all’Udc, in Abruzzo avete scelto un’altra strada.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Un altro errore. Avremmo potuto e dovuto insistere per aggregare anche l’Udc».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
E della scelta di appoggiare il candidato Di Pietro che dice?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Era una strada obbligata, non potevamo fare altro. L’unica alternativa era andare da soli, il che avrebbe disilluso ancora di più il nostro elettorato».&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
E adesso?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Dobbiamo considerare questo voto una bruttissima parentesi, legata a un contesto tragico come gli arresti della sanità, che il nostro popolo non ha digerito, non vuole digerire ed è giusto che non digerisca».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
E perché sia solo una parentesi che bisogna fare, secondo lei?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Ci vuole un’identità. In questa regione sta esplodendo la questione economica e sociale, le aziende mettono sulla strada i precari, avviano la cassa integrazione e la campagna elettorale è stata invece fatta sotto l’ombra dello scandalo sanità. Il Pd, che deve riscoprire le sue ragioni sociali, non ha puntato su questi che invece erano punti su cui si poteva riannodare un rapporto di fiducia con gli elettori, ha continuato sui costi della politica mentre magari faceva la legge sui portaborse. Non poteva che andare così».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=K7BDC&quot;&gt;l'Unità - Simone Collini&lt;/a&gt;</summary>
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