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  <title>Openpolis - Argomento: detenuti</title>
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  <updated>2012-03-22T00:00:00Z</updated>
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  <title>Furio COLOMBO: CIE. «Gabbie e squallore, senza pietà né diritto» </title>
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  <updated>2012-03-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625952</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Li dentro finiscono molti che non hanno commesso reati».
&lt;p&gt;Si apre un immenso cancello scorrevole. Al di là c’è un soldato che verifica e trattiene i documenti. Noi siamo deputati o politici (l’iniziativa è del giovane segretario del partito radicale, Mario Staderini, e dell’onorevole Rita Bernardini) e questo determina una curiosa estraneità, come una differenza di mondi. Passano veicoli militari lungo la striscia d’asfalto che separa il grande cancello dagli edifici in cui stiamo per entrare e che – da fuori, da lontano – sono lastroni di cemento senza aperture.
&lt;p&gt;
Qui, alle porte di Roma, a Ponte Galeria, un contenitore di cemento e metallo, grande e ben sigillato, è stato preparato per chi viene catturato nel perverso gioco dei clandestini. Gente che vive e lavora in Italia dopo essere sfuggita ala morte di guerra e alla traversata del mare, viene fermata mentre porta i bambini a scuola o commette l’imprudenza di andare in ospedale, viene “catturata” mentre va o viene dal lavoro. E – come in quei Paesi estranei alla democrazia – i catturati sono portati in grandi gabbie a cielo aperto, che cedono il passo a piccole stanze gelide con dodici o quindici letti.
&lt;p&gt;
Qui un essere umano costa alla Repubblica italiana 47 euro al giorno, quasi solo per piatti precotti con giorni di anticipo e che tutti – uomini e donne, ucraini e africani – descrivono come immangiabili, un bel vantaggio per chi (chissà con quali regole) ha vinto l’appalto. La nostra visita non porta pace. I detenuti parlano con affanno. Si capisce subito che non incontrano mai nessuno, che il giudice di pace, quando viene, non può che certificare che “mancano i documenti” e che “gli avvocati d’ufficio” scompaiono subito, dopo la prima formalità di un finto processo.
Molti, detenuti qui, non hanno mai commesso alcun reato. Lavoravano legalmente in Italia. Qui – in un centro detto di “identificazione” – ci sono anche persone portate nelle gabbie dopo aver scontato anni nelle prigioni italiane, dunque dettagliatamente identificate per il processo e la detenzione. 
&lt;p&gt;L’emozione è difficile da controllare, anche se l’uomo che hanno portato via mentre tornava a casa, dopo il lavoro nella piccola impresa di cui è titolare, per cenare con moglie e figli e raccontare la giornata e sentire le storie di casa, non può far finta di non piangere. Quanto agli ex detenuti, essi sono vittime di una doppia illegalità: fingere di non sapere chi sono e ammanettarli senza alcun provvedimento di un giudice.
&lt;p&gt;
I detenuti aspettano nel vuoto del tempo e nello squallore dei posto, dove nessuno ti difende, nessuno ti ascolta, nessuno ti cura. Ho già detto – e vorrei ripeterlo – che due medici della Croce rossa (uno nero, uno bianco, il dottor Amos Dawodu è il responsabile) provvedono da soli e senza mezzi, come nell’avamposto assediato di una guerra. Le Asl del Lazio di questi malati non ne vogliono sapere. Non ci sono nomi o numeri di telefono per cercare l’aiuto di un avvocato.
&lt;p&gt;
Ho già detto – e ripeto – che l’80 per cento di donne e uomini portati nelle gabbie di Ponte Galeria non ha commesso alcun reato, non è accusato di nulla. La detenzione illegale di cui è colpevole lo Stato italiano durava fino a sei mesi. Poi, nel 2010, il ministro leghista Maroni l’ha portata a un anno e mezzo. «Per ragioni di sicurezza», ha detto. Il momento più temuto è quando due agenti ti affiancano e ti portano all’aeroporto per farti salire insieme a loro su un velivolo diretto in un luogo che il più delle volte i deportati non conoscono perché tutto ciò che hanno, dai figli al lavoro, è in Italia. Una legge detta “pacchetto sicurezza”, che tratta tutti gli immigrati come criminali, li deporta dal Paese che hanno arricchito con il loro lavoro, fuori dalla Costituzione italiana, lontano da ogni riferimento alla Carta dei diritti dell’uomo.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CH27W&quot;&gt;Famiglia Cristiana&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>ALDO RESCHIGNA: Subito la nomina del garante dei detenuti</title>
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  <updated>2012-01-15T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>623419</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Regione Piemonte (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
L’annuncio dello sciopero della fame avviato da esponenti radicali a sostegno della richiesta di nomina del garante regionale dei detenuti, figura che attende di essere nominata da inizio legislatura, riporta in primo piano un tema da noi già sollevato nell’attività regionale e che coinvolge altre figure di garanzia in attesa di nomina da parte della Regione Piemonte.
&lt;p&gt;
 
Oltre al garante dei detenuti, sono da nominare anche il garante dell’infanzia e degli animali.
 
&lt;p&gt;
Siamo convinti che la situazione delle carceri, ormai giunta a un livello che sembra preludere a un imminente collasso, l’altissimo numero di suicidi verificatisi nell’ultimo anno tra i detenuti e le inaccettabili condizioni cui sono sottoposti per il sovraffollamento, rende ormai non più procrastinabile la nomina del garante da parte della Regione. E’ questa la nomina prioritaria da compiere in questo momento.
&lt;p&gt;
 
Viste le condizioni in cui versano le casse regionali, siamo disponibili a riconsiderare il sistema dei costi e dei compensi delle figure di garanzia.
 
&lt;p&gt;
Per le altre due figure da nominare, si potrebbero trovare anche soluzioni diverse, come affidare alla Consulta femminile regionale (che per altro ne ha fatta esplicita richiesta) i compiti attribuiti al garante per l’infanzia, o ricomprendere quelli del garante degli animali tra i compiti del difensore civico regionale.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.gruppopdpiemonte.it/wordpress/2012/01/16/reschigna-subito-la-nomina-del-garante-dei-detenuti/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=reschigna-subito-la-nomina-del-garante-dei-detenuti&quot;&gt;www.gruppopdpiemonte.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>BEATRICE DRAGHETTI: &quot;Cantiere-scuola&quot; esterno al carcere, rimozione dei vandalismi al Copernico</title>
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  <updated>2011-09-30T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>609691</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Provincia Bologna (Partito: Cen-sin) - Consigliere Provincia Bologna (Lista di elezione: Cen-sin) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;

De Biasi: &quot;Valido laboratorio-campione di collaborazione interistituzionale&quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;


Sui muri del Liceo Scientifico Copernico di Bologna&lt;b&gt; si sono avviati i lavori di eliminazione delle scritte vandaliche&lt;/b&gt; &lt;b&gt;da parte di 4 detenuti della Casa Circondariale bolognese&lt;/b&gt;. Il &quot;cantiere-scuola&quot; esterno al carcere rientra nel &quot;Percorso per la rimozione del vandalismo grafico&quot;, parte del progetto &quot;Graffi o graffiti? Percorsi di legalità&quot;. &lt;b&gt;Il progetto, ideato e finanziato dalla Provincia di Bologna&lt;/b&gt; (Istruzione, Formazione e Lavoro) è nato dalla collaborazione con Tribunale di Sorveglianza di Bologna, Casa Circondariale di Bologna, insieme a Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia-Romagna, IIPLE (Istituto Istruzione Professionale Lavoratori Edili di Bologna e Provincia) e Cefal Bologna (Consorzio Europeo per la Formazione e l'Addestramento dei Lavoratori) con l'obiettivo di fornire un'occasione di formazione per l'inclusione socio-lavorativa delle persone detenute realizzando nello stesso tempo un intervento di recupero e riqualificazione del patrimonio pubblico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;



Dopo il corso di formazione professionale per 8 detenuti all'interno del carcere della Dozza (40 ore di lezione in aula a cui hanno partecipato anche docenti della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia-Romagna e della Soprintendenza per i beni Archeologici dell'Emilia-Romagna), da oggi prende il via la seconda fase, il ''cantiere esterno'' ospitato presso il Liceo Scientifico Copernico di Bologna. Saranno 260 le ore di stage professionalizzante, che in questo primo step vedrà coinvolti 4 detenuti e che, a regime, arriverà ad impegnare fino a un massimo di 8 detenuti presenti attualmente presso la Casa Circondariale bolognese.&lt;b&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/b&gt;


Oltre al Liceo Copernico, la Provincia ha individuato come idonea per la realizzazione del &quot;cantiere-scuola&quot; la sede dell'Istituto Professionale Aldrovandi-Rubbiani in viale Vicini, che ospita anche la succursale del Liceo Classico &quot;Galvani&quot;. &quot;Con l'avvio della fase di &quot;cantiere scuola&quot; esterno al carcere, attivo da oggi presso il Liceo Copernico di Bologna - ha sottolineato Giuseppe De Biasi, assessore all'Istruzione, Formazione e Lavoro della Provincia di Bologna - il progetto per la rimozione del vandalismo grafico si conferma un laboratorio campione di collaborazione interistituzionale volta all'integrazione sociale delle persone in esecuzione penale. Non dimentichiamoci però - conclude De Biasi - che l'idea di coinvolgere in maniera diretta le scuole superiori cittadine nasce proprio dalla precisa volontà di lanciare un messaggio a doppia valenza: da un lato sensibilizzare gli studenti verso il fenomeno del vandalismo grafico degli edifici scolastici, dall'altro contribuire ad aumentare il livello di consapevolezza di tutta la cittadinanza verso le condizioni e i processi di inclusione sociale e lavorativa delle persone detenute&quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;



&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.provincia.bologna.it/probo/Engine/RAServePG.php/P/1477210010300/M/309210010310/T/Cantiere-scuola-esterno-al-carcere-rimozione-dei-vandalismi-al-Copernico-&quot;&gt;Ufficio Stampa, Provincia di Bologna&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rita BERNARDINI: I conti non tornano, Alfano lo sa</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2011/03/21/rita-bernardini/i-conti-non-tornano-alfano-lo-sa/559193"></link>
  <updated>2011-03-21T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>559193</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Il Ministro della Giustizia Angelino Alfano continua a sbandierare in televisione i grandi successi
riportati sul fronte delle carceri senza aver dovuto far ricorso a provvedimenti di clemenza. E, per il futuro, preannuncia altri grandi successi con il cosiddetto «piano carceri» che con l’iperbolico stanziamento di 670 milioni produrrà nel giro di un paio di anni 9.700 posti in più nelle patrie galere, per un costo di 70.000 euro a posto letto.

&lt;p&gt;
Fatto sta che adesso di posti ne mancano 23.000 e la popolazione detenuta è destinata ad aumentare perché anche con la legge n. 199, svuotata dei suoi buoni contenuti iniziali che noi radicali abbiamo sollecitato e sostenuto, le carceri continuano a riempirsi, seppure a ritmo meno incalzante che nel passato.

&lt;p&gt;
Questi conti il ministro li conosce, così come sa perfettamente che mancando già oggi il personale di ogni tipo, non saprebbe chi mettere a governare i nuovi istituti. Poiché conosce i conti, si giustifica affermando che tutto si risolverebbe mandando i detenuti stranieri a scontare la pena nel loro paese. Ma nessuna giustificazione viene avanzata (cosa potrebbe dire il ministro?) di fronte allo stato di totale illegalità delle nostre patrie galere.

&lt;p&gt;
Alfano si legga la sentenza della Corte Costituzionale tedesca che ha obbligato le autorità penitenziarie del Paese a rilasciare un detenuto qualora non siano in grado di assicurare una prigionia rispettosa dei diritti umani fondamentali. E in Germania non c’è sovraffollamento visto che i detenuti occupano il 90 per cento dello spazio a disposizione... in Italia siamo al 150 per cento.

&lt;p&gt;
La realtà che noi radicali conosciamo bene andando costantemente a visitare le carceri è molto diversa. Tutta la comunità penitenziaria è sottoposta a un tale stress di costanti violazioni di elementari diritti umani che è ogni giorno di più al collasso. Agenti costretti a controllare da soli più sezioni di decine di detenuti i quali sono costretti a vivere in spazi così ristretti da sembrare polli allevati in batteria. Detenuti che nel 90 per cento dei casi non possono lavorare, studiare, svolgere attività trattamentali perché sono stati drasticamente tagliati i già carenti fondi a ciò destinati. Detenuti che non vengono curati, che in molti casi vivono lontani da figli, mogli e genitori; detenuti che nel 30 per cento dei casi sono tossicodipendenti e nel 20 per cento soffrono di patologie psichiatriche.

&lt;p&gt;
Mentre trascorrono inesorabili i giorni con il loro triste carico di suicidi, morti improvvise, atti di autolesionismo, aggressioni, si costruiscono nuove carceri e, intanto, quelle già esistenti vanno in malora anche dal punto di vista strutturale perché anche il capitolo di spesa destinato alla manutenzione è stato ulteriormente decurtato.

&lt;p&gt;
Quanto agli stranieri che il ministro invita «a farsi pagare vitto e alloggio dai loro paesi di origine», continuano ad arrivarmi lettere di detenuti che documentano che questi «rimpatri», nella realtà dei fatti, sono impediti proprio dalle istituzioni italiane.

&lt;p&gt;
Solo pochi giorni fa un detenuto rumeno mi ha fatto sapere che da mesi aspetta di salire su un aereo, avendo completato tutte le pratiche necessarie per il trasferimento in base in alla Convenzione di Strasburgo: «Il magistrato di sorveglianza dice che la mia pratica è già pronta, ma non ci sono soldi per trasferirmi in Romania, il mio paese natale dove ci sono i miei figli che non vedo da 3 anni e 2 mesi per motivi economici e di lontananza». E aggiunge: «Sono pronto a pagare subito le mie spese di trasferimento, perché perdendo tempo qui in Italia ho spese lo stesso per mantenere il mio regime carcerario».

&lt;p&gt;
Prima di accusare questi detenuti di rifiutare quello che è un loro diritto, il ministro dovrebbe sincerarsi che lo stesso diritto, rivendicato, sia rispettato. Magari distribuendo le risorse economiche sulla base delle priorità reali e non per provvedimenti spot, o «piani» di costruzione di nuove carceri che probabilmente rendono bene in televisione ma non risolvono il dramma della disumana (e incostituzionale) situazione delle carceri italiane.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://notizie.radicali.it/print/1270&quot;&gt;Il manifesto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Maurizio BOLOGNETTI: Detenuto albanese ai domiciliari ridotto alla fame: &quot;Vicenda allucinante&quot;</title>
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  <updated>2010-11-20T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>548106</id>
  <summary type="html">Quella di Qamil Shima è una storia allucinante. Una delle tante in un’Italia le cui carceri sono indegne di un paese civile. Una delle tante in un paese il cui sistema carcerario mantiene i detenuti in condizioni così inumane da essere considerate alla stregua di torture dagli standard internazionali e dalle Corti dei diritti umani. Marco Pannella da 48 giorni conduce un’iniziativa nonviolenta, che ha due obiettivi: la vicenda irachena, della guerra in Iraq e lo stato della Giustizia e delle carceri in Italia. Il leader radicale, riferendosi alla situazione della giustizia e alle condizioni di detenzione di quasi 70mila detenuti, definisce la Giustizia e le carceri italiane quali  diretta riproposizione sociale, morale, istituzionale della Shoah.

Tornando alla vicenda di Qamil, posso solo aggiungere che trovo assurdo che nessuno tenga in considerazione il fatto che il giovane albanese, detenuto agli arresti domiciliari, non possa provvedere al suo sostentamento e debba confidare per la sua sopravvivenza nel buon cuore di quei cittadini di Policoro che hanno rispetto per la vita e i diritti umani. Un meccanismo infernale sembra voler annientare la vita di Qamil, al quale si nega l’espulsione e anche la possibilità di provvedere a stesso, lo si tiene ai domiciliari, ma non si tiene conto del fatto che essendo solo non può provvedere al suo sostentamento.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/comunicati/detenuto-albanese-ai-domiciliari-ridotto-alla-fame-bolognetti-vicenda-allucinante&quot;&gt;Radicali Italiani&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giulia Morini: Emergenza al Sant’Anna, nuovo allarme del Pd</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/10/07/giulia-morini/emergenza-al-sant%E2%80%99anna-nuovo-allarme-del-pd/548138"></link>
  <updated>2010-10-07T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>548138</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Modena (MO) (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ordine del giorno del gruppo consiliare. Giulia Morini: “Chiediamo alla città di

mobilitarsi e al Consiglio di dedicare una seduta alla situazione delle carceri”

 

Sovraffollamento, forze di polizia sotto organico, condizioni di vita e di lavoro inumane. Il Partito Democratico lancia un nuovo allarme sul carcere di Sant’Anna di Modena.

Con un ordine del giorno depositato il gruppo consiliare chiede al governo di intervenire e di dedicare un Consiglio comunale tematico al tema del carcere e delle politiche sociali per il reinserimento di detenuti ed ex detenuti, aperto anche al contributo dell’associazionismo e del volontariato.

&quot;L'emergenza al carcere di Sant’Anna è sotto gli occhi di tutti – dichiara Giulia Morini, prima firmataria della mozione – nelle celle sono rinchiusi anche 7 detenuti, gli agenti di polizia penitenziaria sono pochi e costretti a numerosi straordinari, gli standard di sicurezza sono violati, gli strumenti a disposizione delle politiche sociali non garantiscono un dignitoso reinserimento. La situazione è drammatica e il governo è latitante: il tanto sbandierato piano carceri del governo stanzia fondi (tutti da verificare) per la costruzione di nuovi carceri, ma non aiuta in alcun modo gli Enti locali e il tessuto comunitario a farsi carico di detenuti ed ex detenuti. Chiediamo alla città di mobilitarsi – conclude la consigliera del Pd – e al Consiglio di dedicare una seduta all'ascolto del direttore della casa circondariale, dei rappresentanti sindacali della Polizia penitenziaria e del volontariato&quot;.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.pdmodena.it&quot;&gt;Veline PD&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Gianfranco ROTONDI: «Droga e carcere: abbiamo sbagliato»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2010-08-21T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Attuazione del programma (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Lasciando alle cronache di colore i vari Dell'Utri e Cosentino, ministro Rotondi, c'era anche lei in carcere a Ferragosto. Cosa ha visto che non sapeva?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Devo dire che il mio itinerario era involontariamente fortunato perché ho visitato il carcere di Teramo, sovraffollato come tutti gli altri ma che tuttavia essendo di recente fabbricazione presenta condizioni generali più sopportabili, anche se il disagio è palpabile. Ho parlato a lungo con alcuni detenuti ma naturalmente il mio è stato un gesto più simbolico che sostanziale, perché la questione carceraria non è una mia delega nel governo.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Aveva già visitato altre carceri?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sì, Poggioreale e Potenza in confronto ai quali Teramo è quasi un hotel a tre stelle...
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;«Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato», recita l'articolo 27 della Costituzione. Secondo lei le carceri italiane sono legali e costituzionali?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sicuramente sì. E così il personale impegnato in prima linea che permette all'Italia di essere considerata nel mondo tra i paesi più civili e più rispettosi del dettato costituzionale che ci siamo dati. Naturalmente il sovraffollamento rende il personale insufficiente e le strutture insopportabili.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Eppure la Corte europea per i diritti umani e il Consiglio d'Europa hanno condannato l'Italia per le condizioni di vita inumane e degradanti.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Sempre per il problema del sovraffollamento: è quello che determina l'emergenza. Se in un ospedale eccellente per un'epidemia il numero di ricoverati si decuplica, è chiaro che diventa insopportabile. Bisogna dire, per esempio, che a volte si abusa della custodia cautelare. Inseguendo un'emergenza crescente, poi, è anche difficile impostare una strategia di rieducazione.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L'anno scorso c'erano 4 mila detenuti in meno e ogni anno, a causa di certe vostre leggi, la popolazione carceraria cresce a ritmi vertiginosi. Cosa proponete per uscirne, a parte costruire nuovi carceri per altri 21 mila posti che si riempirebbero nel giro di qualche anno?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
È possibile pensare anche ad altri provvedimenti, a misure alternative. La manovra sarà più complessa e più complessiva.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L'attuale testo del ddl Alfano, dopo le proteste della Lega, non prevede nemmeno più la cosiddetta «messa in prova» del detenuto, e riduce la possibilità di ottenere i domiciliari nell'ultimo anno di pena. E comunque non svuoterà le carceri, visto che i condannati in via definitiva sono meno della metà dei reclusi.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Ma no! I numeri sono allarmanti ma non di emergenza. Credo che il combinato disposto della costruzione di nuove carceri e di misure alternative, seppure a discrezione dei magistrati, sia già un doppio tonico che in qualche modo allevierà. Poi, si sa che assistiamo ad un fenomeno che negli ultimi anni si è accentuato, come voi dite, anche per l'introduzione di nuovi reati. Ma noi non possiamo ridurre i reati perché i posti sono insufficienti: non possiamo venir meno ad una indicazione legislativa che è figlia di scelte dei cittadini, con adesioni attraverso campagne di opinione.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Gli immigrati reclusi sono 24.675. Spesso si tratta di &quot;clandestini&quot;, persone che per motivi diversi non riescono ad accedere ai requisiti di legalità. Si diventa clandestini anche se si perde lavoro. In cella, d'estate, finiscono perfino le massaggiatrici &quot;illegali&quot; delle spiagge. Le sembra che il carcere sia il luogo giusto per queste persone?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Mi sembra chiaro che le nostre procedure d'espulsione non sono altrettanto efficaci di quelle messe in atto da Sarkozy che ha adottato un pugno di ferro elogiato perfino dalla stampa italiana. Noi in Italia abbiamo fatto lo stesso senza però mettere in atto gesti particolarmente duri.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Addirittura. Si può supporre, quindi, che anche per i tossicodipendenti non vedete altra alternativa al carcere: un terzo dei detenuti, ma in alcuni carceri si arriva a percentuali maggiori, ha violato la legge sugli stupefacenti. Molti di loro usano sostanze, ma soprattutto si tratta quasi sempre di piccoli spacciatori. Grazie alla vostra legge, le mafie continuano indisturbate i loro commerci di droghe mentre le carceri si riempiono di manovalanza. Non è così?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
È un tema che sicuramente come cattolico mi tocca, e ne farò oggetto di riflessione ulteriore. Sicuramente dobbiamo fare un bilancio che non è brillante: contavamo con misure più dure di combattere meglio il fenomeno della droga, ma almeno nella sua strutturazione commerciale dobbiamo fare i conti ancora con una sconfitta.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Con i pochi agenti penitenziari attualmente in organico non si possono nemmeno aprire i reparti già ristrutturati. Avete tagliato i fondi per la manutenzione ordinaria e per pagare il lavoro dei detenuti, venendo così meno anche alla funzione rieducatrice della pena. Che senso ha spendere altri soldi per costruire nuove celle?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Spesso è conveniente costruire nuove strutture piuttosto che ristrutturare le vecchie secondo gli standard europei imposti. Il problema degli operatori sotto organico esiste, come anche quello dell'opportunità lavorativa per i detenuti, che è una delle conquiste fatte negli ultimi anni e richiede uno sforzo oneroso da parte del governo. Ma purtroppo tutti i servizi pubblici nel nostro Paese sono gravati dal costo di una crisi internazionale che ci costringe a un supplemento di dieta, cominciata peraltro con il governo Ciampi del '94. È sicuro, però, che ogni sforzo sarà fatto perché non si agisca solo sotto l'impulso di un'emergenza carceraria che scoppia, ma come è giusto che sia per effetto di una programmazione e di una sensibilità costante.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/08/articolo/3272/&quot;&gt;il manifesto - Eleonora Martini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Ignazio Roberto Maria MARINO: «Mai più un caso Cucchi. Nuove regole per i medici»  - INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/08/17/ignazio-roberto-maria-marino/%C2%ABmai-pi%C3%B9-un-caso-cucchi-nuove-regole-per-i-medici%C2%BB-intervista/504514"></link>
  <updated>2010-08-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>504514</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«E’una conquista importante. Anche se nessuno potrà
restituire Stefano Cucchi alla sua famiglia. Ma adesso si potrà evitare che altri casi come quello del giovane morto all’ospedale Sandro Pertini di Roma, a una settimana dal suo arresto, accadano nuovamente».
&lt;p&gt; Ignazio Marino, presidente della Commissione d’inchiesta sulla Sanità, sottolinea con soddisfazione l’importante novità che riguarda la vita dei detenuti ricoverati negli
ospedali. Una modifica ai regolamenti suggerita dalla Commissione e accolta dal ministro della Giustizia Alfano.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Come era prima la situazione per un detenuto ricoverato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Fino ad oggi se le condizioni di un detenuto malato si aggravavano i medici non potevano avvertire direttamente i familiari, per farlo era necessario un permesso del magistrato di sorveglianza richiesto attraverso il carcere. Occorrevano giorni. E poteva accadere come è avvenuto per Stefano Cucchi, che i familiari venissero avvertiti quando il detenuto era già morto. Ora invece i sanitari potranno avvertire la famiglia direttamente. Abbiamo reso più fluidi e umani i rapporti tra sanità e familiari».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La prima modifica è avvenuta al protocollo del Sandro Pertini, l’ospedale dove era stato ricoverato Stefano Cucchi. Poi cosa è accaduto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sì la prima modifica ha riguardato il protocollo organizzativo del “Sandro Pertini”, ora coinvolgerà tutte le strutture. In una lettera, il ministro Alfano ci ha comunicato che la modifica ci sarà in tutti gli ospedali che hanno strutture di medicina protetta.&lt;br /&gt;

L’obiettivo è definire un protocollo standard. Credo sia davvero un fatto importante che la politica non si sia divisa su questioni che riguardano la vita delle persone».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=TEXQ0&quot;&gt;La Repubblica - (mc)&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Silvio BERLUSCONI: Arresti domiciliari nell'ultimo anno di pena</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/04/16/silvio-berlusconi/arresti-domiciliari-nellultimo-anno-di-pena/497970"></link>
  <updated>2010-04-16T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>497970</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Pres. del Consiglio   (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il governo sta studiando un nuovo decreto legge secondo il quale chi ha da scontare ancora un anno di pena lo potrà passare agli arresti domiciliari.La misura allo studio del governo è nata con lo scopo di &quot;combattere il sovraffollamento delle carceri e i tragici casi di suicidio nei penitenziari&quot;.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/politica/2010/04/16/news/berlusconi_su_domiciliari-3392144/&quot;&gt;La Repubblica.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rita BERNARDINI: Notte di Capodanno nel carcere di Padova.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/12/31/rita-bernardini/notte-di-capodanno-nel-carcere-di-padova/475066"></link>
  <updated>2009-12-31T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>475066</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Rita Bernardini e Marco Pannella hanno annunciato che intendono passare la notte di Capodanno con la comunità penitenziaria, con la polizia penitenziaria, il personale amministrativo eventualmente presente e i detenuti della Casa di Reclusione &quot;due palazzi&quot; di Padova, dove saranno accompagnati anche da alcuni altri militanti della stessa loro causa.

&lt;p&gt;
Rita Bernardini e Marco Pannella hanno dichiarato:
&lt;p&gt;

&quot;Quando eventi umanamente indegni e assolutamente illegali sono sempre più in grave corso di compimento, è non solo diritto ma dovere e obbligo di cittadini degni di questo nome essere coerenti e far essere il loro paese coerente con la letterale insopportabilità di tale situazione. E magari fare anche l'impossibile perché umanità e Legge vengano reintegrate e tornino a regnare in un paese che fu civile e che deve tornare ad esserlo&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=P2K27&quot;&gt;La Stampa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rita BERNARDINI: «Sovraffollamento carcerario.  Un passo concreto è  la nostra mozione»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/12/23/rita-bernardini/%C2%ABsovraffollamento-carcerario-un-passo-concreto-%C3%A8-la-nostra-mozione%C2%BB-intervista/474666"></link>
  <updated>2009-12-23T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>474666</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Come si esce dalla tragedia del sovraffollamento carcerario in tempi brevi? Un passo concreto sarebbe quello di approvare la mozione Radicale che è stata depositata alla Camera e la cui discussione è calendarizzata per l`11 e 12 di gennaio prossimi&quot;. A parlare, in questa intervista al Clandestino, è Rita Bernardini, deputata della delegazione Radicale nel Pd, che a Natale andrà al carcere di Teramo, assieme a Marco Pannella. &quot;Dopo 16 giorni di sciopero della fame spiega - dove chiedevamo venisse fissata una data per la discussione, abbiamo avuto l`attenzione di Dario Franceschini che ha scritto una lettera al Presidente della Camera Gianfranco Fini. Sulla mozione ci sono 92 firme di parlamentari (anche se due del Pd hanno ritirato la loro), di tutti gli schieramenti ad esclusione della Lega. Tra le altre cose- il testo prevede: la messa in campo di misure alternative alla detenzione, l`utilizzo dell`istituto della messa in prova e per i tossicodipendenti, che rappresentano oggi il 25% della popolazione delle galere, un cammino di recupero nelle comunità. Se passasse soltanto quest`ultimo punto si avrebbe già un bello sfoltimento della popolazione carceraria&quot;.
&lt;p&gt;
 &lt;b&gt;
Dal Governo arrivano segnali positivi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 
Su questo il ministro della Giustizia Angelino Alfano, quando è venuto in audizione in Commissione Giustizia, ha fatto delle aperture. Tra l`altro, in disparte, mi ha detto: &quot;lo sono molto d`accordo sulla vostra richiesta di misure alternative&quot;.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;A parte voi sei radicali (Bernardini, Turco, Beltrandi, Maria A. Coscioni, Mecacci e, la Zamparutti) chi sono i firmatari della mozione?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 
Tra i nomi troverete molti parlamentari Pd ma anche del Pdl e di altre forze politiche. Alcuni, per la verità, cominciano a dire che la mozione così com`è non va.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Cosa darebbe fastidio?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il passaggio sul 41 bis (carcere duro per i mafiosi, ndr) dove noi Radicali, che lo definiamo la Guantanamo italiana, chiediamo che rientri nelle norme costituzionali. Ma di questo sembra che non si possa parlare, sia a destra che a sinistra.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;L`obiezione è quella che cambiandolo si indebolirebbe uno degli strumenti per la lotta alla mafia?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 
Esatto, l`obiezione è questa. Ma a nostro avviso essere contro la mafia significa innanzitutto far rispettare la legalità costituzionale ed i diritti dell`uomo, oltre alle legislazioni internazionali più avanzate su questo tema. Ma non è solo il 41 bis che crea imbarazzo.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt; 
Cos`altro?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 
C`è un passaggio in cui chiediamo che la coltivazione domestica a uso personale della marijuana non rientri più nelle sanzioni penali bensì in quelle amministrative. Insomma, sa cos`è? Nella politica quando si parla di carcere e di diritti dei detenuti c`è un gran conformismo. Noi, ad esempio, a differenza di tutti gli altri riteniamo che il provvedimento di indulto votato tempo fa sia stato giusto. Altrimenti oggi i detenuti sarebbero 100mila.
&lt;p&gt;
 &lt;b&gt;
Giustizia e sua amministrazione, come si esce dallo stallo italiano?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
 
Chi dice agli italiani che oltre 5 milioni e mezzo di processi penali oggi, sono arretrati, e di questi circa 200mila cadono ogni anno in prescrizione? Bisogna partire da qui, da questi dati: noi radicali siamo convinti che per discutere seriamente, in Italia, di una riforma della giustizia bisogna innanzitutto uscir fuori da questa condizione di emergenza: Mi consente un`ultima cosa?.
&lt;p&gt;
 
&lt;b&gt;Dica?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;
 
In questi giorni centinaia di detenuti stanno sostenendo l`approvazione della mozione con alcuni giorni di sciopero della fame. &lt;br /&gt;
Ci tenevo a farlo sapere.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=OYMA1&quot;&gt;Il Clandestino - Massimiliano Lenzi&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Ignazio Roberto Maria MARINO: Caso Cucchi. «La norma che impedisce ai medici di dare notizie di un aggravamento della salute ai familiari di un detenuto,  va cambiata». </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/11/10/ignazio-roberto-maria-marino/caso-cucchi-%C2%ABla-norma-che-impedisce-ai-medici-di-dare-notizie-di-un-aggravamento-della-salute-ai-familiari-di-un-detenuto-va-cambiata%C2%BB/418828"></link>
  <updated>2009-11-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>418828</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Una norma interna che impedisce ai medici di dare notizie di un aggravamento della salute ai familiari di un detenuto. E che ha impedito ai familiari di Stefano Cucchi, il giovane morto il 22 ottobre scorso all'ospedale Pertini di Roma, di avere notizie su loro figlio.

&lt;p&gt;
A denunciarla è Ignazio Marino, presidente della commissione sull'efficienza del servizio sanitario nazionale, al termine dell'audizione dei familiari di Stefano. Sono stati loro a mostragli documenti e carte in cui si fa riferimento a quella norma restrittiva che vale per la la zona adibita a carcere all'interno dell'ospedale Pertini.

&lt;p&gt;
«Noi crediamo che questa norma sia sbagliata e non giusta in un paese civile perchè una persona anche se perde la libertà non perde la dignità di persona e soprattutto i suoi rapporti con i familiari, in caso di aggravamento, non possono essere interrotti».
&lt;p&gt; Il presidente della commissione sottolinea anche che si tratta di una «norma stabilita tra l'amministrazione dell'ospedale e il ministero della giustizia». Quindi, «è un regolamento interno e va cambiato».

&lt;p&gt;
Per quanto riguarda i medici del pertini, Marino spiega di non essersi fatto nessuna idea: «Li incontreremo con un sopralluogo nei prossimi giorni».
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.unita.it/news/italia/91026/caso_cucchi_marino_sbagliato_non_dare_notizie_a_familiari&quot;&gt;l'Unità.it &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Antonio POLITO: «E meno male che approvammo l'indulto...»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/11/04/antonio-polito/%C2%ABe-meno-male-che-approvammo-lindulto-%C2%BB/418704"></link>
  <updated>2009-11-04T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>418704</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Leggendo che cosa succede nelle carceri italiane, mi sono detto: e meno male che il Parlamento approvò l’indulto nel luglio del 2006. In quel Parlamento io c’ero, come senatore, e votai a favore, con convinzione. Da allora mi hanno fatto venire un sacco di sensi di colpa. Nei giorni successivi all’approvazione della legge i giornali si riempirono di casi di cosiddetti in-dultati che, appena usciti, si erano rimessi a delinquere. Sembrava che avessimo liberato i più grandi criminali della storia. Ci fu addirittura chi disse che l’indulto segnò la fine del governo Prodi (anche se l’aveva votato pure Berlusconi e tutta Forza Italia). Poi, con il passare del tempo, si scoprì che i casi di recidiva erano molto meno numerosi, e che almeno quel provvedimento aveva svuotato temporaneamente le carceri italiane.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Temporaneamente, appunto.&lt;/b&gt; Perché ora già scoppiano di nuovo. Come ha spiegato ieri Luca Ricolfi sulla Stampa, l’unico che parli in materia con dati alla mano e cognizione di causa, ci sono di nuovo 65mila detenuti, contro i 43mila posti disponibili. E aumentano al ritmo di settecento al mese. Nel 2013, a fine legislatura, saranno circa 100mila.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma la situazione&lt;/b&gt; delle carceri italiane è tale che più detenuti ci sono, più maltrattamenti ci sono, più suicidi e tentativi di suicidi ci sono. Ieri il Riformista ha pubblicato i dati elaborati dall’associazione Ristretti orizzonti, secondo i quali dal 1990 al 2009, in meno di vent’anni, sono mille e tre i detenuti che si sono uccisi in carcere, proprio come il numero iperbolico delle conquiste spagnole del Don Giovanni di Mozart.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Meno male dunque,&lt;/b&gt; che approvammo l’indulto: abbiamo evitato, con quel provvedimento, di sicuro qualche suicidio, e forse qualche maltrattamento, del genere che sempre &lt;i&gt;Il Riformista&lt;/i&gt; ha raccontato a proposito del carcere di Teramo. &lt;br /&gt;
Nel carcere di Teramo il direttore è stato registrato mentre diceva a un suo dipendente che i detenuti non si massacrano in pubblico, «si massacrano sotto», in stanze evidentemente adibite alla bisogna. E perché la grande stampa e la tv si accorgessero del caso è stata necessaria la trasmissione dell’audio: ormai le cose in Italia fanno scandalo solo se c’è un video o un audio, è la civiltà dell’immagine, così dicono.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Qualcuno potrebbe obiettare&lt;/b&gt; che l’indulto però è una misura d’emergenza, un pannicello caldo che non risolve il problema. E ovviamente avrebbe ragione. Se nel frattempo non si fa altro, l’indulto può solo essere ripetuto all’infinito, ogni volta che le carceri scoppiano, scuotendo la certezza della pena cui una società ben ordinata ha invece diritto. Ma quell’altro che si potrebbe fare, non si fa.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Come ha scritto&lt;/b&gt; Luca Ricolfi, si possono fare solo due cose: o produrre meno detenuti o più celle. La prima soluzione, e la più saggia, sarebbe depenalizzare un po’ di reati, evitare cioè di buttare in un carcere chi ha colpe minori che possono essere espiate in altri modi, consentire a qualche povero cristo ciò che è stato consentito a finanzieri come Callisto Tanzi o a politici come Arnaldo Forlani. Ma se invece l’Italia, travolta da un’ondata di isteria securitaria, sceglie la strada opposta e più probabile, e cioè trasformare in reato penale sempre nuovi comportamenti sociali devianti; se cioè, trainato dalla Lega, il governo si propone di mettere in carcere sempre più immigrati, sempre più tossicodipendenti, e magari anche i clienti delle prostitute e i graffitari di strada, allora ha bisogno di molte più carceri. Molte di più.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il guaio è che non ci sono e non ci saranno&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
 Indipendentemente dal colore dei governi, infatti, sembra chiaro che lo Stato non è in grado di costruire abbastanza celle per tutti i carcerati che già ha, figurarsi per quelli che sogna di avere. Ricolfi calcola che l’ennesimo piano annunciato da questo governo, se anche davvero partisse nei tempi previsti, non coprirebbe nemmeno l’aumento dei detenuti prevedibile da oggi a quando si dovrebbe cominciare a costruire nuove carceri.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ci sarebbe un solo modo&lt;/b&gt; di avere carceri di numero e qualità soddisfacente, ma in Italia è un tabù per ragioni ideologiche: farle costruire e poi gestire ai privati. So che l’idea può essere dura da digerire, perché sembra un’abdicazione dello Stato e la cessione ad altri soggetti del monopolio della forza. Ma state sicuri che in carceri private i detenuti sarebbero trattati meglio che nelle prigioni nostrane, che non avrebbero due metri quadrati di spazio come è stato accertato nel processo in cui la Corte Europea ci ha condannato, che nessun direttore di carcere suggerirebbe di «massacrarli sotto», e che se arrivasse un detenuto nelle condizioni in cui è arrivato Stefano Cucchi l’avrebbero denunciato di corsa alla magistratura e all’opinione pubblica per non prendersene la colpa.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Per un privato,&lt;/b&gt; i detenuti sarebbero fonte di reddito, non carne da macello come oggi sono in molte carceri italiane. E se neanche un governo di destra vuole seguire questa strada, allora preparatevi al prossimo indulto. E nel frattempo contate i suicidi.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=NY9TZ&quot;&gt;Il Riformista - Antonio Polito&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rita BERNARDINI: Pestaggio a Teramo. «Cosa aspetta Alfano? Le rivolte?» </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/11/03/rita-bernardini/pestaggio-a-teramo-%C2%ABcosa-aspetta-alfano-le-rivolte%C2%BB/418659"></link>
  <updated>2009-11-03T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>418659</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Abbiamo rischiato la rivolta: un detenuto non si massacra in sezione, si massacra di sotto». &lt;br /&gt;
È questa la frase shock contenuta in cd audio recapitato al quotidiano di Teramo, « La Città», che fa riferimento a un colloquio tra due agenti di polizia penitenziaria del carcere di Castrogno a Teramo. 
&lt;p&gt;Frase inquietante che ha indotto la Procura e il ministro della giustizia ad aprire due inchieste. Un cd autentico, posto che lo stesso comandante dei carcere, Giuseppe Luzi, avrebbe riconosciuto la sua voce. &lt;br /&gt;
Episodio, però, tutto da verificare, visto che gli stessi reclusi, avvicinati ieri mattina nella sua visita da Rita Bernardini, parlamentare radicale, sembrano non aver confermato l`effettiva aggressione a uno dei 400 ospiti della struttura carceraria. Il solo sospetto della violenza consumata, d`altra parte, ha fatto scattare l`allarme. 
&lt;p&gt;Proprio la Bernardini, al termine dell`ispezione, è scura in volto e si rivolge dritto al Gurdasigilli:&lt;br /&gt;
 «Cosa aspetta Alfano? Le rivolte? Aspetta forse che i detenuti mettano le carceri a ferro e fuoco? Qui a Teramo, a fronte di 250 posti ci sono 400 detenuti , mi dicono senza uno straccio di progetto di studio o lavoro. La situazione è grave a Teramo e lo è in Italia, dove 61 reclusi si sono tolti la vita e la popolazione carceraria cresce al ritmo di 800, 1000 all`anno. Bisogna prendere provvedimenti urgenti - conclude la Bernardini - e credo che, da questo punto di vista, il ministro Alfano si sia un po` addormentato».
&lt;p&gt; Castrogno come una polveriera, insomma, anche se a gettare acqua sul fuoco è Eugenio Sarno, segretario generale Uil Penitenziari: «Una frase da caserma, sicuramente, ma soltanto un eccesso verbale nei confronti di un detenuto che dava in escandescenze. Non dimentichiamoci che gli agenti, a Teramo come altrove, lavorano in condizioni pesantissime e dove già in 14 hanno riportato ferite in altrettante aggressioni». 
&lt;p&gt;Un altro appello rivolto alle istituzioni e al ministro Alfano è stato lanciato da Sulmona: «La situazione del carcere è preoccupante - dice l`assessore provinciale, Teresa Nannarone - il susseguirsi di fatti gravi e inquietanti come le continue aggressioni ai danni degli agenti e i tentativi di suicidio, hanno aggravato una situazione già tesa». &lt;br /&gt;
Un detenuto, sabato, aveva tentato di togliersi la vita cercando di incendiare la celle e 7 agenti sono rimasti intossicati.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.radicali.it/view.php?id=148654&quot;&gt;Avvenire&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Ignazio LA RUSSA: Ammazzato Stefano Cucchi. «Occorre un’inchiesta anche sul comportamento dell’Arma».</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/10/30/ignazio-la-russa/ammazzato-stefano-cucchi-%C2%ABoccorre-un%E2%80%99inchiesta-anche-sul-comportamento-dell%E2%80%99arma%C2%BB/418619"></link>
  <updated>2009-10-30T00:00:00Z</updated>
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  <id>418619</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Difesa (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Magrissimo, segni rossi sulle spalle, una costola fuori posto, un volto che fa impressione. Non soltanto per il rigor mortis, ma per quei segni inequivocabili di violenza.
&lt;p&gt; Le immagini del corpo di Stefano Cucchi non lasciano dubbi sui traumi che ha dovuto subire. Per mano di chi, quando e come è ancora tutto da capire. Ieri i famigliari del ragazzo, morto il 22 ottobre nella struttura penitenziaria dell’ospedale Sandro Pertini, hanno deciso di rendere pubbliche le foto scattate dalle pompe funebri. Non ne hanno altre, d’altronde.
&lt;p&gt; Al momento dell’autopsia al consulente della famiglia non è stato consentito di scattare fotografie. «Una decisione sofferta quella di mostrare queste foto, che è arrivata alla fine di una lunga riflessione», ha detto Luigi Manconi, presidente dell’associazione «A buon diritto», che ieri ha organizzato una conferenza stampa sul caso al senato, ottenendo l’appoggio e la presenza di diversi parlamentari di tutti gli schieramenti politici. &lt;br /&gt;
«Alla fine hanno acconsentito - ha continuato Manconi -
Perché sono una rappresentazione efficace di quanto accaduto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


Accanto a lui ci sono i genitori di Stefano e la sorella Ilaria. Il loro dolore traspare dagli sguardi, dalle parole che raccontano un incubo. Un incubo italiano, in cui è incappata una famiglia come tante. C’è anche il legale della famiglia, Fabio Anselmo, lo stesso che ha seguito il caso di Federico Aldrovandi, il ragazzo morto a Ferrara per mano di quattro poliziotti.
&lt;p&gt; Quello di Stefano è un caso simile. Il ragazzo, aveva solo 31 anni, è stato fermato la notte tra il 15 e il 16 ottobre nella periferia est di Roma. Addosso gli hanno trovato 20 grammi di hashish. E’ finito in una cella di sicurezza dei carabinieri, e già il giorno
seguente nell’aula giudiziaria dove si è svolta la convalida dell’arresto il padre
lo ha visto con il viso pesto. &lt;br /&gt;
Anche per questo Manconi ha chiesto espressamente che sulla vicenda intervenga anche il ministro della Difesa La Russa:&lt;br /&gt;
 &lt;b&gt;«Occorre un’inchiesta anche sul comportamento dell’Arma».&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;Ma la famiglia Cucchi e i legali sono molto cauti al momento: «Non accusiamo
nessuno - ha detto Fabio Anselmo - ma osserviamo alcune cose. A partire
dal fatto che a Stefano è stato negato il diritto più elementare: poter vedere i propri famigliari mentre stava morendo». &lt;br /&gt;
E’ questo uno dei punti su cui la famiglia Cucchi non si dà pace. «Vorrei che capiste il lato umano di questa vicenda - ha detto Ilaria - mio fratello è stato fatto morire lentamente e in solitudine. &lt;br /&gt;
Ci hanno detto che aveva chiesto una Bibbia, perché sapeva che stava morendo».&lt;br /&gt;

Una volta tanto l’arco costituzionale è unito nel chiedere verità e giustizia sul caso. «È in gioco lo Stato, faremo tutto il possibile», ha detto Flavia Perina, direttora del Secolo d’Italia e deputata Pdl. Interviene anche Renato Farina (il famoso «agente Betulla», ora in parlamento) che ha parlato delle pessime condizioni del reparto penitenziario del Pertini, in cui recentemente ha svolto un’ispezione. 
&lt;p&gt;Stessa richiesta di chiarezza da parte dei Radicali, del Pd, degli esponenti di Rifondazione, dell’assessore al bilancio della Regione Lazio Luigi Nieri di Sinistra e Libertà. 
&lt;p&gt;L’onorevole Perduca ha ipotizzato la possibilità di un’indagine da parte della Commissione parlamentare sui diritti umani.
«Non si faccia passare troppo tempo, come è stato fatto in altri casi.
In
circostanze come queste la celerità delle indagini è fondamentale», ha detto Patrizio Gonnella, dell’associazione Antigone. La procura è al lavoro per cercare di fare luce sulle cause della morte. Il titolare dell’inchiesta, il pm Vincenzo Barba, avrebbe già ascoltato alcune persone informate dei fatti. Mentre ieri il capo dell'Amministrazione penitenziaria Franco Ionta ha annunciato l'apertura di un’inchiesta amministrativa.
&lt;p&gt; «Speriamo di poter collaborare con la Procura - ha detto l’avvocato Anselmo - non vorremmo avere notizie solo dai giornali. Mentre ai responsabili istituzionali chiediamo di risparmiare alla famiglia il valzer delle giustificazioni frettolose». &lt;br /&gt;
Il riferimento è quanto detto in un question time dal Guardasigilli Alfano, e cioè che secondo i referti medici Stefano avrebbe giustificato le costole rotte con una caduta dalle scale. Ma quando è uscito di casa quel giovedì sera il ragazzo stava benissimo.
&lt;p&gt;
«L’ho consegnato sano allo Stato - ha detto Rita Cucchi - me lo hanno riconsegnato cadavere. Voglio verità».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2009/mese/10/articolo/1750/&quot;&gt;Il Manifesto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rita BERNARDINI: Pestaggi nel carcere di Castrogno. «Alfano apra subito un'indagine su Teramo» </title>
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  <updated>2009-10-30T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>418618</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br /&gt;
Aperta un'inchiesta sulla registrazione, recapitata al quotidiano teramano, del diaologo tra due agenti, in cui si fa riferimento a pestaggi nel carcere di Castrogno. Il caso sbarca in Parlamento con un'interrogazione della radicale Rita Bernardini
&lt;p&gt;
Sollecitata dal radicale teramano Renato Ciminà, la parlamentare della rosa Rita Bernardini, da sempre impegnata nelle battaglie civili in difesa della popolazione carceraria, sia che si tratti dei detenuti sia delle condizioni di difficoltà degli agenti di custodia, è stata ieri tra i primissimi ad interessarsi al “caso” teramano.
&lt;p&gt; Nel pomeriggio, poi, all’interessamento del mattino ha fatto eco la presentazione di un’interrogazione a risposta scritta al Ministro della Giustizia Angelino Alfano.
&lt;p&gt; Nel testo dell’atto parlamentare, l’onorevole Bernardini, riprendendo il nostro articolo di ieri, premette che &lt;br /&gt;
«...la registrazione di cui si parla è giunta al quotidiano in un plico contenente un CD e una lettera indirizzata al Direttore; nella lettera, non firmata e forse volutamente sgrammaticata, ma sedicente voce dei detenuti del carcere, si legge:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

 “Qui qualsiasi cosa succede è colpa nostra ma questa volta non finirà così, e da troppo che sopportiamo, qui quelli maltrattati siamo noi ed anche in questa occasione abbiamo subito un pestaggio da parte di una guardia”. &lt;br /&gt;
E ancora: “Il fatto e che noi siamo detenuti e non siamo mai creduti invece la guardia è la legge e credono di poter fare tutto quello che vogliono. Ci sono state volte che alcuni di noi hanno aggredito loro ma non sempre e cosi”...» spiegando poi però che, correttamente, il nostro giornale «giunge alla plausibile considerazione che la lettera che accompagnava il CD, non sia stata scritta da un detenuto, ma forse da un agente, visto che per un carcerato sarebbe stato difficile far uscire dall’istituto un plico contenete un CD, tanto più se indirizzato al direttore di un giornale ».
&lt;p&gt; L’oggetto dell’interrogazione ad Alfano, ovviamente, è il contenuto del CD, quella registrazione di un dialogo tra agenti nel quale le fonti del nostro giornale hanno riconosciuto distintamente la voce del capo reparto Luzi.
&lt;p&gt; «Quanto alla registrazione, La Città scrive: “La voce è nitida. Quanto la collera che ritma la conversazione tra due persone, una delle quali sicuramente titolato a rimproverare l’interlocutore per aver disatteso un incarico - riporta l’onorevole Bernardini - «Abbiamo rischiato una rivolta eccezionale, una rivolta… », si sente ripetere al primo. &lt;br /&gt;
I tentativi del secondo di fornire una giustificazione dicendosi ignaro dell’accaduto. E ancora, il primo continua:&lt;br /&gt;
 «Ma perché, scusa, non lo sai che ha menato al detenuto in sezione? ». E l’altro: «Io non c’ero, non so nulla». &lt;br /&gt;
Il tono di voce cresce: «Ma se lo sanno tutti?» Pochissimi secondi e poi: «In sezione un detenuto non si massacra, si massacra sotto». Lapidario. Sotto. Non in sezione. Un detenuto non si massacra. Anzi si, si può massacrare ma non in pubblico.&lt;br /&gt;
 «Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto…», conclude lasciando aperte decine di interrogativi. Specie se si riesce ad avere la conferma, come ottenuto da La Città attraverso due fonti attendibili vicinissime alla vita del carcere, che la voce registrata sul CD apparterrebbe al Comandante di reparto degli agenti di Polizia Penitenziaria di Castrogno, Giovanni Luzi.
&lt;p&gt; L’interlocutore? Un sovrintendente che il giorno della presunta aggressione “al contrario”, da agente a detenuto, sarebbe stato di turno come capo-posto ossia come coordinatore delle quattro sezioni in cui sono ospitati i circa 400 detenuti”» 
&lt;p&gt;La stessa onorevole Bernardini, ricordando al Ministro come «l’articolo 13, comma 4, della Costituzione stabilisce che è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà mentre l’art. 27 sancisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato» 
&lt;p&gt;In conclusione, la parlamentare radicale chiede al ministro Alfano se sia a conoscenza del fatto riportato da La Città, e «se ritenga di dover accertare se corrispondano al vero le documentate e a quanto pare verificate notizie riportate dal quotidiano La Città di Teramo e provincia;&lt;br /&gt;
 se ritenga di promuovere un’indagine nel carcere di Castrogno di Teramo per verificare le responsabilità non solo del pestaggio di cui si parla nella conversazione registrata nel CD, ma anche se la brutalità dei maltrattamenti e delle percosse sia prassi usata dalla Polizia Penitenziaria nell’istituto».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.lacittaquotidiano.it/quotidiano/quotidiano.pdf&quot;&gt;La Città di Teramo&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Rita BERNARDINI: Per amor di giustizia</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/06/27/rita-bernardini/per-amor-di-giustizia/391730"></link>
  <updated>2009-06-27T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391730</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Lo  stato  della  giustizia  in 
Italia  ha  raggiunto  livelli  di  inefficienza  assolutamente  inaccettabili,  sconosciuti in altri Paesi democratici. &lt;br /&gt;

Da anni e  in modo permanente 
l’Italia  versa,  in  una  situazione 
di  illegalità  tale da aver generato numerosissime condanne da 
parte della Corte europea dei diritti dell’uomo. Questa denuncia 
-  costantemente  documentata 
nel  corso dei decenni dai Radicali  - oggi  è  riconosciuta ovunque  nel  panorama  politico  italiano, ma poco credibili sono i richiami alla riforma di quella che 
efficacemente  Pannella  ha  definito  «la  più  grande  questione istituzionale e sociale del nostro 
Paese».  &lt;br /&gt;
Oggi  Silvio  Berlusconi 
invoca  la separazione della carriere dei magistrati e  la  trasformazione del Csm troppo correntizio, ma nel suo discorso di  insediamento alle Camere volto a
illustrare il programma di governo, non  fece alcun  cenno ai  temi della giustizia  se non  legandoli al problema - quanto creato ad arte - della sicurezza.
&lt;p&gt;
 Un  silenzio  signifcativo 
che  come  delegazione  radicale  all’interno  del  gruppo 
parlamentare del Pd non esitammo  a  censurare  in  aula, 
seppure dichiarandoci pronti a dare il nostro contributo 
nel momento  in  cui  l’attuale  maggioranza  avesse  deciso  di  elaborare  e mettere 
all’ordine del giorno un piano  per  una  riforma  organica della giustizia. è da tempo,  infatti,  che  noi  Radicali 
riteniamo  non  più  rinviabile  un  intervento  legislativo 
che non solo difenda il “giusto  processo”,  garantisca  la 
“terzietà”  del  giudice,  riformi  il codice penale e  la  legge  sull’ordinamento  giudiziario,  ma  che,  soprattutto, si  ispiri a un’idea organica e 
moderna della  funzione del 
processo e della pena. Continuare, invece, a contrapporsi,  come fno  a  oggi  è  avvenuto, tra destra e sinistra, su 
specifci  interventi  settoriali, sulle singole norme, spesso  partendo  da  singoli  episodi di cronaca, non è degno della funzione della politica.
&lt;p&gt; 
(...) A parte le considerazioni 
assolutamente  negative  sul 
famigerato Lodo Alfano dove, perlomeno,  le  intenzioni 
sono palesi, anche  la nuova 
disciplina  sulle  intercettazioni  telefoniche,  approvata alla Camera e attualmente  in  discussione  al  Senato, pare ispirata a una visione del legislatore miope e limitata (la necessità di impedire  illegittime  pubblicazioni  di  notizie  di  reato),  senza  farsi carico di come questo  indispensabile  intervento  legislativo  debba  inserirsi  nel  più  ampio  panorama dei mezzi investigativi e della  formazione  della  prova. 
&lt;p&gt;
Da questo punto di vista per noi Radicali il problema non 
è tanto (e comunque non solo) di quali  tipologie di  reati  “intercettare” o per quanto  tempo, ma della effettività dei  controlli  sui  parametri legislativi che già oggi sono previsti dal codice di procedura penale (il giudice che 
autorizza  l’intercettazione non è  infatti un giudice  terzo  stante  la mancata  separazione delle carriere).&lt;br /&gt;
 E' bene fn da ora chiarire che anche  la  migliore  e  ideale  riforma,  sarà  nulla  se  non  si 
partirà con un azzeramento della situazione esistente: la 
zavorra  dei  quasi  tre milioni e mezzo di processi penali 
pendenti,  infatti,  non  potrà far  decollare  nessuna  riforma.  C’è  dunque  bisogno  di una amnistia. Era quello che avevamo  chiesto  assieme  al presidente della Repubblica Napolitano con la “Marcia di Natale del 2005” e di cui c’era bisogno per il Paese. è quello  di  cui  hanno  bisogno  gli stessi magistrati  per  tornare a  lavorare serenamente e in  condizioni  umanamente accettabili.  Insomma,  l’amnistia rappresenta un atto di 
buon  governo  ormai  necessario e, dati alla mano, assolutamente  improcrastinabile. Basti pensare al fatto che 
-  a  fronte  dei  quasi  64mila detenuti - ogni anno 140mila reati cadono in prescrizione. Ciò  vuol  dire  che  all’aumento  delle  carcerazioni  si accompagna  un  altrettanto vertiginoso  aumento  delle prescrizioni.  Da  una  parte, dunque,  abbiamo  l’amnistia strisciante,  crescente,  nascosta  e  di  classe  delle  prescrizioni  e,  dall’altra,  il  popolo e le cifre dell’esclusione 
sociale, dei senza avvocati e senza difesa, degli immigrati 
e  dei  tossicodipendenti,  ultra penalizzati e verso i quali si scarica per intero e inesorabilmente la mano pesante della macchina della  giustizia. (...)
&lt;p&gt; Mi dà fducia concludere con una citazione di Nicolò Amato, capo del dipartimento  dell’Amministrazione  penitenziaria  in  anni difficili, durante  il  recente Congresso Uil penitenziari: «L’utopia alcune volte salva la speranza, perché come diceva un'antica massima,  “gli  innocenti non sapevano che la cosa era impossibile, e 
dunque la fecero».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=MQHUK&quot;&gt;Terra - Rita Bernardini&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Franco Frattini: «L`Italia prenderà i prigionieri di Guantanamo»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/04/04/franco-frattini/%C2%ABlitalia-prender%C3%A0-i-prigionieri-di-guantanamo%C2%BB-intervista/390896"></link>
  <updated>2009-04-04T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>390896</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PdL) -  Ministro  Affari Esteri (Partito: PdL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Pronti a fare la nostra parte nella Nato. Barack stia tranquillo» &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 Una legge per accoglierei detenuti di Guantanamo. Per di più con un regime che somiglia molto da vicino a quello che si applica ai collaboratori di giustizia: insomma, i pentiti di mafia. Franco Frattini lo spiega dopo una lunga premessa in cui dice che la fedeltà all`alleanza nord-atlantica non può essere messa in discussione; che anche l`Italia, come il resto d`Europa, deve fare la sua parte; che dopo avere chiesto a gran vo ce la chiusura di Guantan amo ora non possiamo tirarci indietro, e via così. Ma basta entrare un po` più in argomento per scopri re che le cose non sono così semplici. Proprio ieri, giorno di apertura del primo vertice Nato con Barack Obama, la Francia ha dato la sua disponibilità ad accogliere un detenuto proveniente dal famigerato carcere americano di massima sicurezza.&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E noi, ministro?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «La nostra risposta dipende da più fattori.

Innanzitutto, la definizione di una posizione comune europea. Che ancora non c`è».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Come al solito. Però la Francia non haaspettato.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«...poi la valutazione caso per caso. Non possiamo dire di sì a chiunque: occorre considerare con grande attenzione le posizioni di ognuno di quelli che ci venisse richiesto di accogliere. Il che ci porta al punto più complesso dell`interavicenda».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Sarebbe a dire?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Che bisogna considerare il quadro normativo italiano. Molte di queste persone non sono state giudicate in via definitiva. Di alcune non si sa con certezza se sono affiliate ad Al Qaida. Potrebbe succedere da noi quello che è successo nel Regno Unito».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Cosa è successo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Che l`unico detenuto che hanno preso da Guantanamo, il giorno dopo essere arrivato lì ha fatto causa agli Stati Uniti per ottenere il risarcimento dei danni subiti in prigione. Si immagina una cosa simile in Italia?».&lt;br /&gt;
 &lt;b&gt;Come minimo verrebbe candidato alle Politiche.&lt;/b&gt;


&lt;b&gt;La Gran Bretagna come ha risolto?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Che se lo tiene, ma non ne accetta più».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Allora facciamo venire da noi solo chi è stato condannato, così non sorgeranno equivoci.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«In quel caso, oltre alla sua posizione personale bisogna prestare attenzione anche al suo Paese di origine, perché se li vige una legislazione particolarmente punitiva può darsi che quella persona corra dei rischi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Come se ne esce?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Con una legge ad hoc».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Una legge per accoglierei detenuti di Guantanamo?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«C`è un precedente. Riguarda tre palestinesi che nel 2002 parteciparono insieme ad altri duecento all`assalto della basilica della Natività a Betlemme».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Per Israele erano ricercati, ma l`Italia li accolse e li protesse. E lo stesso fecero altri Paesi europei.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Demmo loro un`identità protetta e li ospitammo in località segrete, dove si trovano tuttora. Ma fu necessaria una legge».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Insomma, un po` come si fa per i collaboratoridi giustizia.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Qualcosa di simile, sì».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Per il resto, crede che l`Italia potrà accogliere le richieste americane?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Sull`Afghanistan certamente sì. L`abbiamo già detto e non ci saranno ripensamenti. Ma vorrei precisare che anche su Guantanamo la posizione italiana è di grande disponibilità.

Come ho detto, bisognerà valutare caso per caso, armonizzando la posizione di chi verrà da noi con le nostre leggi».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;A proposito di vertici internazionali, dopo Londra i giornali italiani riportavano commenti agrodolci su Berlusconi.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Per via delle pacche sulle spalle date da Berlusconi a Obama e Medvedev?».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Li avrà visti anche lei.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Eppure io le dico che quel tipo di approccio funziona».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Sempre?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Sempre. Non servirà a risolvere i conflitti internazionali, ma facilita molto le relazioni umane, le semplifica. E siccome siamo tutti uomini... Una banale telefonata per gli auguri di compleanno può servire a creare un clima familiare con un collega, che magari la prossima volta che ti incontra se ne ricorderà».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E perché da noi molti non lo capiscono?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Perché la sinistra ha l`ossessione del politically correct. Ma io le dico che reagisce così solo chi non è capace di gesti di simpatia».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Il commento del suo predecessore D`Alema...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Il mio predecessore sa solo essere acido. Lo è stato in questa occasione, come in passato.

E lo sarà ancora in futuro».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Senta Frattini. Ci spiega la svolta &quot;sociale&quot; di Berlusconi nella gestione del G8?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Da un lato c`è la constatazione che, nella situazione in cui ci troviamo, i vertici rigidi e chiusi, con poche potenze che decidono per tutti, non hanno più senso. Dall`altra, c`è anche l`obiettivo di togliere acqua al mare in cui nuotano i movimenti no global».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Berlusconi no-global? Questa è nuova.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Direi piuttosto Berlusconi che punta ad un vertice Inclusivo&quot;, dove tutti gli attori possano avere voci in capitolo e i bisogni della gente comune siano al primo posto. Se poi questo toglierà argomenti all`estrema sinistra, meglio. Ha visto che per criticarlo, dopo il G20 di Londra, si sono dovuti attaccare al video con la regina Elisabetta?».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Un`ultima cosa, ministro. Si candiderà alle Europee?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «No. E penso che non dovrebbero candidarsi nemmeno i miei colleghi, sennò poi chi porta avanti il governo?».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;La Russa, però, vuole candidarsi. Contro il parere di Berlusconi, dicono.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«E io sono d`accordo con Berlusconi. I leader come lui e Bossi è giusto che si candidino, perché sono le bandiere del centro destra.

Ma La Russa ha un ministero di grande importanza da gestire. Se poi ha dei motivi che giustificano questa scelta, lo deve chiedere a lui».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=LAHLQ&quot;&gt;Libero - Mario Prignano&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>PIETRO LUIGI PONTI: &quot;Musica dei Cieli&quot; in carcere: più progetti formativi  e culturali per i detenuti</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/16/pietro-luigi-ponti/musica-dei-cieli-in-carcere-pi%C3%B9-progetti-formativi-e-culturali-per-i-detenuti/383038"></link>
  <updated>2008-12-16T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>383038</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Assessore Provincia Milano (Partito: DL) - Consigliere  Consiglio Comunale Cesano Maderno (MB) (Lista di elezione: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Per la prima volta la Provincia porta la ‘Musica dei Cieli’ in carcere. Un’esperienza nuova nel segno della solidarietà, per regalare una serata di spettacolo di qualità agli ospiti del carcere di Monza, in occasione del Natale.
Con la Direzione del Carcere stiamo collaborando su più fronti per sviluppare progetti culturali e formativi mirati: in questo caso offriamo uno spettacolo dedicato alle diverse espressioni religiose nelle culture del mondo, con artisti e laici che rielaborano il patrimonio religioso della propria cultura, compresa quella Cattolica.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.cronacaqui.it/news-a-monza-musica-e-canti-per-i-carcerati_16541.html&quot;&gt;CronacaQui&lt;/a&gt;</summary>
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