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  <title>Openpolis - Argomento: delocalizzazione</title>
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  <updated>2012-03-17T00:00:00Z</updated>
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  <title>Mario MONTI: «La Fiat ha diritto di scegliere dove investire»</title>
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  <updated>2012-03-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625815</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore a vita-  Pres. del Consiglio  -  Ministro  Economia ad interim&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Chi gestisce la Fiat ha il diritto, ma c'è di più, ha il dovere di scegliere per i suoi investimenti e le localizzazioni che siano le più convenienti. Non ha nessun dovere di ricordarsi solo dell'Italia».
&lt;p&gt;Lo ha affermato Mario Monti al convegno 'Cambia Italia' organizzato da Confindustria.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://video.unita.it/media/Monti_Fiat_ha_diritto_di_scegliere_dove_produrre__4424.html&quot;&gt;TmNews&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: «Uscire da questa crisi? Si può fare. Da sinistra»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2011-02-12T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>557979</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Occorre uscire dalla politica di palazzo e dalla discussione morbosamente centrata su Berlusconi per rimettere al centro la questione sociale. «La decisione di fare una campagna di massa sulle questioni sociali nasce da qui: occorre dare una risposta praticabile di uscita a sinistra dalla crisi e su questo costruire un movimento di massa», spiega a Liberazione Paolo Ferrero in un’intervista incastonata all’indomani di un’importante riunione di direzione e alla vigilia di un convegno a Roma sui vent’anni del partito.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Dopo i segnali degli studenti e dei metalmeccanici, però, le opposizioni parlamentari sembrano incapaci di muoversi.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
In questi mesi l’opposizione ha privilegiato l’azione di palazzo, infatti. Prima inseguendo l’idea di un governo tecnico e ora con la proposta di D’Alema di andare alle elezioni con Fli e Udc, che è la continuazione della manovra di palazzo. Tutto ciò, però, non costruisce mica l’alternativa al berlusconismo ed esiste il rischio che Berlusconi riesca a restare in piedi. Ma in quello scenario le cose non resterebbero invariate. Succederebbe come all’indomani del delitto Matteotti che, non essendo riusciti a farlo cadere, Mussolini ne uscì rafforzato.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma è possibile in questo quadro che l’opposizione cambi terreno prima che la crisi eroda quel che rimane delle conquiste del Novecento?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Noi lavoriamo per questo. Per prima cosa si deve passare da una discussione tutta assorbita sul versante del palazzo a una discussione nella società. La direzione di ieri, appunto, è stato un primo momento di elaborazione per una campagna di massa sulla questione sociale che si ponga obiettivi praticabili e capaci di cambiare il segno ai processi. In gioco c’è la costruzione di una alternativa a Berlusconi e Marchionne, cioè alla gestione capitalistica alla crisi.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Dov’è la novità rispetto a strade percorse finora?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Noi proponiamo una piattaforma chiara e praticabile. Una redistribuzione del reddito verso il basso, la creazione di nuovi posti di lavoro con la riconversione ambientale, il blocco delle delocalizzazioni, il rilancio di scuola, università e cultura. Tutte cose attuabili con una tassa patrimoniale al di sopra degli 800mila euro - oggi l’1% della popolazione possiede il 13% delle ricchezze e il 60% si spartisce il 13% - con la lotta all’evasione fiscale, tagliando le grandi opere, recuperando i soldi pubblici dati alle imprese che delocalizzano, tagliando di un quinto le spese militari. La novità sta nel tentativo di andare oltre il livello della propaganda episodica costruendo su queste proposte concrete e immediatamente praticabili, una vera e propria campagna fatta di volantini, dibattiti, proposte di legge regionali, delibere consiliari, costruzione di vertenze concrete con i disoccupati e i lavoratori. Una campagna per dire che dalla crisi si può uscire e noi avanziamo proposte concrete, denunciando che i soldi ci sono, è solo un problema di volontà politica distribuirli. Una campagna di massa - collegata alla richiesta di sciopero generale e alle campagne per i no ai referendum - per battere il senso di impotenza che attanaglia la nostra gente.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma come si batte elettoralmente Berlusconi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Su questo piano bisogna sconfiggere la proposta neocentrista del Pd proponendo al contrario un fronte democratico, che unisca Pd e forze di sinistra, e che sia fondato sul rispetto e lo sviluppo della Costituzione e sul superamento del bipolarismo. Senza Fli e Udc quindi. Il Cln non fu costituito dai gerarchi fascisti che avevano defenestrato Mussolini nel gran consiglio del fascismo del luglio ’43; il Cln lo hanno costituito i partiti antifascisti. Il Pd dovrebbe ricordarsene prima di cercare di imbarcare Fini che ha condiviso tutti i peggiori provvedimenti del governo Berlusconi. Ma l’aggregazione tra il Pd e le sinistre deve riuscire a definirsi perché se si creasse solo come risulta del rifiuto di altri quell’alleanza non diventerebbe senso comune. Ecco, la campagna sociale che vogliamo far partire serve anche a questo, a dialogare, a sintonizzarsi con quanti si sono schierati con la Fiom - penso a Uniticontrolacrisi - a trovare una piattaforma comune. Perché uno schieramento che escluda le forze che hanno cinguettato con Berlusconi non è ancora l’alternativa al Berlusconismo. Mezzo Pd, come sai, sta con Marchionne.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Certo che i vent’anni del percorso di Rifondazione e il prossimo congresso non potevano cadere in una fase più complicata.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Finora la nostra storia è stata scritta dagli altri, in particolare da chi ha fatto le diverse scissioni. Vogliamo cominciare a fare noi la nostra storia, vogliamo fare un bilancio del nostro percorso, anche degli errori compiuti, che ci aiuti a fare un passo in avanti nel processo della rifondazione comunista. Vogliamo rileggere la nostra storia – di cui non ci vergogniamo – per andare avanti, non per restare girati indietro. Anche il congresso dovrà quindi porsi un duplice obiettivo. Da un lato l’obiettivo di fare un passo in avanti concreto nella rifondazione comunista, cioè nell’elaborazione di un pensiero e di una pratica comunista efficace. Dall’altra di fare un passo in avanti sulla strada di costruire un polo autonomo della sinistra anticapitalista: la federazione. Noi vogliamo fare un congresso che elabori una proposta di fase, con cui dialogare con tutti i comunisti e a tutte le comuniste comunque collocate, per ricercare un percorso unitario. L’unità deve essere ricercata a partire da una proposta politica chiara e – si spera – efficace. Vogliamo quindi costruire un congresso di proposta e unitario, che superi ogni tendenza all’autoconservazione.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sembra già una risposta a chi ha annunciato l’uscita dal Prc per andare a fare il partito dei comunisti. Penso all’appello firmato da Giannini.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Al di là delle sua scarsa rilevanza numerica contenuta, il senso di quell’appello è un attacco frontale al partito della rifondazione comunista e al suo progetto. Così come l’Arcobaleno aveva abbandonato il comunismo in nome di una sinistra senza aggettivi, così questo appello sceglie di abbandonare la rifondazione in nome di un comunismo senza aggettivi. Se vuoi è assolutamente simmetrico, speculare, al percorso vendoliano: separare il comunismo dalla rifondazione. Si tratta quindi della ripetizione di un errore grave che va combattuto. Il nostro problema è di fare un partito rivoluzionario; a tal fine serve una analisi di fase e una proposta politica chiara, non una suggestione.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?view=article&amp;catid=39&amp;id=11797&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=68&quot;&gt;Liberazione - Francesco Ruggeri&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giuseppe GIULIETTI: Da Pomigliano a Mirafiori, l’offensiva autoritaria del regime del ricatto</title>
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  <updated>2010-12-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>549317</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
No, quello che è successo alla Fiat non è solo una questione aziendale, non sono affari loro. Inutile affannarsi, come pure stanno tentando di fare alcuni esponenti del centro sinistra e del Pd, a distinguere tra la parte buona e quella cattiva dell’intesa; quando si mettono tra parentesi i diritti fondamentali non possono esserci luci, non ci sono giustificazioni possibili.
&lt;p&gt;
Quella intesa sbatte fuori dall’azienda il sindacato più rappresentativo, nega il diritto alla contrattazione per chi non ci sta, lede persino il diritto all’uguaglianza tra i cittadini lavoratori.
&lt;p&gt;
Provate ad immaginare cosa sarebbe mai accaduto se la Cgil o la Fiom avessero deciso, loro che pure tra le tute blu sono maggioritari, di siglare una simile intesa, magari lasciando fuori dalla porta gli altri sindacati. &lt;br /&gt;
Le urla sarebbero arrivate sino al cielo, il ministro Sacconi avrebbe minacciato un decreto di urgenza per stroncare il patto scellerato, alcuni editorialisti ci avrebbero fatto una lezione sulla democrazia liberale e sull’antico vizio &quot;comunista ed operaista&quot; di voler mettere il bavaglio alle minoranze e di non voler rispettare il principio della democrazia rappresentativa.
&lt;p&gt;
Non contenti di aver siglato un simile accordo ora si annuncia anche un referendum che sarà dominato dal ricatto di Marchionne: &quot;O mangiate questa minestra, o me ne andrò, vi sbatterò fuori, vi rimanderò a casa&quot;.
&lt;p&gt;
Quelli che voteranno no, come è già accaduto a Pomigliano, dovranno essere considerati gli unici veri cavalieri del lavoro, perchè in queste condizioni il loro voto sarà davvero un gesto liberale e di libertà.
&lt;p&gt;
Se dovesse passare una simile impostazione, nel metodo e nel merito, non potrebbe che produrre un ulteriore contagio. Dalla Fiat questo morbo si estenderebbe alle altre aziende, poi toccherà al contratto nazionale, infine si punterà diritti dritti sulla devastazione dello statuto dei lavoratori e, di conseguenza, proprio su quelle parti della Costituzione che, da tempo immemorabile, sono nel mirino della destra berlusconiana.
&lt;p&gt;
&quot;Marchionne non è certo di destra&quot;, già ci sembra di sentire la voce di alcuni presunti modernizzatori, in realtà rottamatori della legalità repubblicana. Ci interessa poco sapere per chi abbia votato il capo della Fiat, quello che è certo e che vuole &quot;sovvertire&quot; la democrazia in fabbrica, e questo sarà usato come un grimaldello dentro e fuori le aziende. 
&lt;p&gt;Quelli che pensano di poter gestire il processo che rischia di mettersi in azione scopriranno tardi, molto tardi, di essere stati usati non come utili idioti, bensì come inutili idioti, neppure la soddisfazione di essere associati tra i protagonisti, al massimo dipendenti da e di un disegno concepito altrove, di segno oligarchico e autoritario.
&lt;p&gt;
Quell’accordo si sposa bene con la controriforma delle università, con la privatizzazione strisciante della formazione, con la devastazione del patrimonio culturale nazionale e punta, come hanno detto la Gelmini e soci, &quot;a liberare l’Italia dai residui del 68”. Peccato che tra quei residui ci fosse e ci sono ancora il pensiero critico, la creatività, i diritti delle persone, il principio di libertà contro il dogmatismo, la mobilità sociale e la redistribuzione del reddito e delle opportunità contrapposte al conservatorismo, alla tutela del privilegio e dei conflitti di interesse.
&lt;p&gt;
Altro che lotta tra il vecchio e il nuovo, qui è in atto un tentativo di restaurare la vecchia Italia, di abrogare conquiste fondamentali, di restringere l’area dei diritti e delle libertà.
&lt;p&gt;
Per queste ragioni non sono affari loro, per queste ragioni, anche chi non si riconosce nelle posizioni della Fiom, dovrà comunque partecipare alle iniziative che saranno promosse e dovrà farlo non solo per solidarizzare con gli operai e gli impiegati di Torino, ma anche per solidarizzare con se stesso, perchè prima o poi quell’intesa farà scuola e sbaraccherà le relazioni sindacali e industriali, rendendo i forti più forti e coloro che posseggono solo la propria forza lavoro ancora più deboli, sottoposti al ricatto permanente: &quot;O obbedite o delocalizzo, me ne vado&quot;. 
&lt;p&gt;Prima o poi piangeranno anche quelli che oggi si voltano dall’altra parte, fingono di non vedere, o addirittura lodano &quot;l’amico e compagno Marchionne&quot;.
&lt;p&gt;
Se ne accorgeranno anche quei giornalisti, così sensibili al loro contratto di lavoro, e così insensibili alle ragioni dei meccanici della Fiom, ai quali, salvo le consuete eccezioni, riservano disprezzo e disgustosi editoriali intrisi di paternalismo padronale, per usare una antica ma quanto mai utile espressione.
&lt;p&gt;
Ci auguriamo davvero che la Cgil decida di proclamare lo sciopero generale, per quanto ci riguarda, come articolo 21, saremo dalla parte della Fiom e lo saremo perchè questo tipo di intese colpisce anche la libertà di espressione e la libera circolazione delle opinioni. Non si può accettare e bisogna indignarsi con la stessa forza e con la stessa passione civile che abbiamo usato per contrastare la legge bavaglio.
&lt;p&gt;
Questa è una legge bavaglio, anche se gli imbavagliatori e gli imbavagliandi non hanno il tesserino dell’ordine dei giornalisti, proprio per questo bisognerà impegnarsi ancora di più affinchè le loro ragioni non siano soffocate o rese incomprensibili, esattamente come già sta accadendo.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://temi.repubblica.it/micromega-online/da-pomigliano-a-mirafiori-loffensiva-autoritaria-del-regime-del-ricatto/?printpage=undefined&quot;&gt;micromega-online&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Pietro ICHINO: «Assurdo pensare che il Lingotto investa qui solo perché l'ad è italiano»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2010-10-26T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>547557</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Senatore (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Senatore Ichino, la provocatoria dichiarazione di Marchionne, secondo il quale su 2 miliardi di utili neppure un euro viene dall'Italia, ha spaccato perfino il governo. Calderoli lo attacca citando gli aiuti di Stato di cui la Fiat ha beneficiato negli anni, Fini lo bolla come uomo più canadese che italiano. Dall'altra parte Bondi chiede una riflessione sulle parole dell'ad del Lingotto. Da Cgil e Fiom la reazione è univoca: Marchionne scarica la crisi dell'auto sugli operai. Si comporta come se la Fiat fosse una multinazionale straniera che può andarsene quando gli pare a seconda della convenienza.
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Lei che opinione si è fatto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; L'idea che una multinazionale come la Fiat debba investire in Italia soltanto perché il suo amministratore delegato è italiano, oggi, a me sembra una grossa sciocchezza - risponde il giuslavorista e senatore del Pd - E mi preoccupa un po' sentirla in bocca a politici di primo piano.
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Ma Marchionne che cosa vuole di più? Non gli basta l'accordo di Pomigliano firmato da quattro sindacati su cinque e approvato da due dipendenti su tre?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Il problema che Marchionne pone è che in Italia non bastano queste maggioranze per garantire l'effettività di un accordo sindacale come questo.
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Perché non bastano?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Per esempio, basta lo sciopero dello straordinario proclamato dai Cobas da qui fino al 2014 per rendere facoltativa l'applicazione della clausola sul 18.mo turno per ciascuno dei lavoratori interessati, che è un ingranaggio essenziale del nuovo meccanismo. &lt;br /&gt;
Ma, al di là di questo, io capisco che tutto il dibattito seguito a quell'accordo possa essere visto come una follia.
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Una follia in che senso?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Quel dibattito è nato da una denuncia della Fiom che non sta in piedi: quella secondo cui l'accordo violerebbe la legge e addirittura la Costituzione. 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;E secondo lei non è così?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Gli stessi dirigenti della Fiom, quando ne discuto con loro, anche in pubblico, riconoscono che non c'è alcuna violazione di legge e che la vera questione è quella delle deroghe al contratto collettivo nazionale. Intanto, metà dell'opinione pubblica si è convinta che Marchionne offra lavoro solo in cambio di una rinuncia ai diritti fondamentali dei lavoratori.
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Però anche le deroghe al contratto nazionale portano un peggioramento delle condizioni di lavoro.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Niente affatto. L'ora e mezza in più di straordinario alla settimana porta quaranta ore di lavoro e 300 euro in più in busta paga. Fare le barricate contro una &quot;deroga&quot; come questa, in una regione afflitta da una drammatica mancanza di lavoro come la Campania, è davvero una cosa da matti.
&lt;p&gt; &lt;b&gt;Poi c'è la clausola contro l'assenteismo abusivo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; Quella avrebbero dovuto chiederla da tempo gli stessi lavoratori, almeno quelli seri. Perché non si può difendere il diritto alla malattia retribuita senza combatterne gli abusi più gravi e diffusi. 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;La Fiom obietta che si incomincia così e non si sa dove si va a finire.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; L'argomento del &quot;piano inclinato&quot; è sempre stato il cavallo di battaglia di tutti i peggiori conservatorismi.&lt;br /&gt;
 Marchionne promette un aumento dei salari legato alla produttività. Non è un'idea del tutto peregrina. Anzi, dovrebbe essere l'elemento portante di tutti gli accordi aziendali, soprattutto nel Mezzogiorno.
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Perché le aziende delocalizzano le produzioni all’estero sempre di più?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;Le cause sono molte: dai difetti di funzionamento delle amministrazioni pubbliche ai difetti delle nostre infrastrutture. Ma tra queste va messa anche una legislazione del lavoro caotica, illeggibile, intraducibile in inglese; e un sistema di relazioni sindacali inconcludente, perché attribuisce di fatto un potere di veto sui piani industriali innovativi anche al sindacato minoritario.&lt;br /&gt;


&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2010/10/26/NZ_03_SPAL.html&quot;&gt;Piccolo di Trieste - Marina Nemeth &lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo Giacon: «Licenziamenti di massa alla Carrier ex-Criosbanc. Solidarietà ai lavoratori. L’azienda riveda il piano industriale. Necessario coinvolgere il ministro Romani»</title>
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  <updated>2010-10-05T00:00:00Z</updated>
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  <id>546580</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere Provincia Padova (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
“Non c’e’ tempo da perdere, le istituzioni devono attivarsi a tutti i livelli per scongiurare i licenziamenti di massa che coinvolgeranno i 200 dipendenti della Carrier (ex-Criosbanc) di Torreglia” ad affermarlo è Paolo Giacon, vicepresidente della commissione provinciale Attività Produttive e Lavoro della Provincia di Padova.

&lt;p&gt;
“La Provincia di Padova deve darsi da fare immediatamente, sia la Giunta, sia il Consiglio – incalza il consigliere democratico – Chiedero’ l’immediata convocazione della Commissione Consiliare Lavoro della Provincia.  Si apra immediatamente un tavolo di confronto tra sindacati, azienda ed istituzioni. Penso che sia opportuno anche l’intervento del ministro allo Sviluppo Economico, Paolo Romani, appena nominato, e dei parlamentari padovani di entrambi gli schieramenti”.
&lt;p&gt;

“Un altro soggetto che è necessario coinvolgere è il distretto della refrigerazione, che ha sede proprio nella provincia di Padova: nel padovano c’e’ infatti un’alta concentrazione di imprese che operano nel settore del freddo e della refrigerazione. Anche a loro puo’ essere richiesto uno sforzo di solidarietà per assorbire temporaneamente o nel prossimo futuro eventuali dipendenti Carrier”.
&lt;p&gt;Giacon lancia un appello al gruppo americano perche’ riveda il proprio piano industriale di delocalizzazione e si renda conto del prezioso capitale umano e del grande bacino di competenze tecnologiche rappresentate dai dipendenti dell’impianto produttivo di Torreglia (Padova).&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_news.asp?ID=1670&quot;&gt;Pd Veneto&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «All'Italia serve una politica industriale»  - INTERVISTA</title>
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  <updated>2010-08-21T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Il racconto che io immagino rompe le porte blindate dell'economicismo. Produrre e distribuire ricchezza, promuovere il benessere di tutti, coniugare economia ed ecologia, trovare il giusto equilibrio tra profitto dell'impresa privata e valorizzazione dei beni comuni». Nichi Vendola, il governatore della Puglia cui piacciono i racconti, colui che ha deciso di sparigliare il centro-sinistra con la sua candidatura alle primarie parla di economia, Fiat, tasse e crisi. «Il dibattito dell'economia – dice – è asfittico e criptato, monopolizzato da tecnocrati, lobbysti e moralisti a libro paga. Un dibattito drammaticamente orfano di quell'etica della responsabilità che per me significa confronti con l'inviolabilità della vita e del vivente e porre un argine alla mercificazione del mondo. Cos'è la crisi? Una calamità naturale o il frutto avvelenato di quel potere soprannazionale della rendita e della speculazione finanziaria che ha umiliato il lavoro e ucciso milioni di imprese?».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ecco, nel suo programma c'è una politica industriale?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Una politica industriale intanto bisogna avercela. Per Berlusconi è opzionale. Pare che la faccia spontaneamente il mercato. E in questa insostenibile leggerezza della politica l'Italia vive un vero e proprio processo di deindustrializzazione che è una tragedia civile e sociale. Non esiste un luogo in cui si discute di quali siano gli apparati industriali considerati strategici e come di conseguenza agire affinché essi possano radicarsi e rinforzarsi qui in Italia, di come possano internazionalizzarsi senza emigrare alla ricerca della manodopera al più basso costo, di come possano competere usando la chiave magica che apre la porta dei mercati globali: la qualità delle produzioni, il contenuto di innovazione dei prodotti. Non so se è una bestemmia dire che è necessario l'intervento pubblico in economia, che significa orientare e accompagnare le imprese, impedire che la costellazione di piccole aziende paghi in forme fatali il prezzo della crisi, promuovere la valorizzazione della presenza femminile e giovanile nel sistema economico, tutelare le conquiste sociali fondamentali, favorire un clima favorevole ai processi di innovazione, varare un Piano straordinario per il lavoro mirato al riassetto idrogeologico e alla cura del territorio.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei si è detto molto contrario, dando la sua solidarietà ai lavoratori di Pomigliano, all'accordo proposto dalla Fiat. Che invece è stato ritenuto da molti, anche nel centro-sinistra, un fatto positivo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
La Fiat ha goduto di molti privilegi nella storia italiana. Non solo è stata monopolista nazionale dell'industria automobilistica ma è stata paradigma culturale su cui si è edificato il boom economico e un intero modello di sviluppo. L'Italia merita maggiore rispetto da parte della Fiat. A Pomigliano la Fiat ha scritto una pagina orribile di modernità ottocentesca.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Però delocalizzare è un diritto. O no?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Le delocalizzazioni non si possono impedire, certo, non a quelle imprese che abbiano investito e rischiato in proprio. Ma quelle che hanno beneficiato ciclicamente di ciclopiche risorse statali forse dovrebbero essere in qualche modo chiamate ad assumersi qualche responsabilità di tipo &quot;patriottico&quot;. O per caso è stato Marchionne a finanziare la rottamazione delle auto?
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Presidente, se lei diventasse capo del governo quale tipo di fiscalità attuerebbe?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Le tasse non sono un crimine o una patologia sociale: questa è stata la litania della destra planetaria. Piuttosto, l'evasione è un crimine, largamente incoraggiato dall'attuale classe dirigente berlusconiana. Le tasse sono un'architrave degli Stati moderni e rappresentano un nodo decisivo della perequazione sociale. La leva fiscale va alleggerita drasticamente nei confronti dei ceti popolari, ma anche nei confronti del sistema d'impresa la leva fiscale può essere usata per orientare scelte di modernizzazione. Non sono contrario alla Tobin tax e la carbon tax.
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
La crisi è ancora in atto, qual è la sua ricetta per uscirne?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Io penso che per fare ripartire l'economia bisogna uscire dall'angolo della superstizione liberista, in cui si canta il &quot;de profundis&quot; della spesa pubblica e si considera l'abbattimento del debito come una specie di dio pagano a cui sacrificare i poveri, le famiglie, le partite Iva, il welfare, e anche un pezzo di civiltà europea. Penso che oggi occorre sostenere la domanda interna, dare ossigeno ai ceti medio-bassi, aumentare l'area di consumo, sbloccare la spesa degli enti locali ibernata dalle ridicole penalità delle norme sul patto di stabilità. L'Italia affronta sacrifici durissimi senza alcuna prospettiva di crescita e un'intera generazione viene tagliata fuori dalla prospettiva del lavoro e del futuro.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Delinea una situazione tragica.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
L'Italia sta precipitando in un buco nero, di un vuoto di classe dirigente, in una vertigine di pubblica immoralità. Serve ripartire proprio da questa nuova generazione, a cui non si può promettere la favola bella della flessibilità (una vita produttiva multidimensionale) e offrire poi l'incubo della precarietà.

&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=THEJB&quot;&gt;Il Sole 24 Ore - Vincenzo Del Giudice&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Paolo FERRERO: «Marchionne vuole gli operai italiani come i cinesi»</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/06/20/paolo-ferrero/%C2%ABmarchionne-vuole-gli-operai-italiani-come-i-cinesi%C2%BB/502072"></link>
  <updated>2010-06-20T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>502072</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
“Il manager Fiat mette gli operai contro altri operai: una lettera dei lavoratori polacchi svela il suo gioco”
&lt;p&gt;“Marchionne mente sapendo di mentire, perché in realtà lui vuole obbligare i lavoratori italiani a lavorare come quelli cinesi, allo stesso costo e alla stessa produttività.&lt;br /&gt;

 E per questo fa i ricatti di stile mafioso come ha fatto a Pomigliano”. 
&lt;p&gt;Così il segretario nazionale del Prc, Paolo Ferrero, ha commentato le parole dell’amministratore delegato della Fiat che ha attribuito alla conflittualità sindacale il potere di “ammazzare l’industria” manifatturiera in Italia.
&lt;p&gt; “L’alternativa – ha aggiunto Ferrero, che ha partecipato a Bologna a un convegno sulla manovra economica organizzato dalla Rete dei Comunisti – non è tra chiudere le fabbriche o lavorare come bestie come vuole Marchionne. &lt;br /&gt;
Ma che le aziende facciano un po’ meno profitti e che si facciano delle politiche economiche che non favoriscano la speculazione finanziaria ma il mondo del lavoro. Questa è la vera alternativa che Marchionne, come tutti i padroni, non vuole vedere. &lt;br /&gt;
E lui usa il ricatto della delocalizzazione per obbligare la gente a lavorare in modi peggiori anche rispetto agli anni ‘50”. 
&lt;p&gt;

LA LETTERA OPERAI POLACCHI SVELA IL GIOCO DI MARCHIONNE

&lt;p&gt;
“La lettera degli operai polacchi svela il gioco di Marchionne che, per fare i suoi interessi, mette i lavoratori gli uni contro gli altri e produce una guerra tra poveri”. Così il segretario nazionale del Prc, Paolo Ferrero, a margine di un convegno a Bologna ha commentato la lettera di un gruppo di operai polacchi della fabbrica Fiat di Tychy inviata ai colleghi di Pomigliano e pubblicata in prima pagina da ‘Liberazione’. 
&lt;p&gt;“Gli operai polacchi – spiega – dicono invece che dobbiamo allearci. Perché la soluzione al dilemma che pone la Fiat (o schiavizzati o licenziati) ha una terza possibilità ed è costruire una Europa sociale in cui ci siano anche la riduzione dell’orario di lavoro, un salario europeo e in cui possano lavorare civilmente gli operai polacchi come quelli italiani”. &lt;br /&gt;
Nella lettera, si legge tra l’altro che “verso la fine dell’anno scorso è iniziata a girare la voce che la Fiat aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. 
&lt;p&gt;Fiat Polonia pensa di potere fare di noi quello che vuole. L’anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione”. “Adesso – è scritto in un altro passo – stanno chiedendo ai lavoratori italiani di accettare condizioni peggiori, come fanno ogni volta. A chi lavora per loro fanno capire che, se non accettano di lavorare come schiavi, qualcun altro è disposto a farlo al posto loro. Danno per scontate le schiene spezzate dei nostri colleghi italiani, proprio come facevano con le nostre”. &lt;br /&gt;
E infine: “Non possiamo continuare a contenderci tra di noi i posti di lavoro. Dobbiamo unirci e lottare per i nostri interessi internazionalmente”. &lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.telesanterno.com/ferrero-prc-%E2%80%9Cmarchionne-vuole-gli-operai-italiani-come-i-cinesi%E2%80%9D-0619.html&quot;&gt;ansa&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Massimo Giordano: Tavolo Bialetti</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/04/28/massimo-giordano/tavolo-bialetti/498975"></link>
  <updated>2010-04-28T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>498975</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Novara (NO) (Partito: Lega) - Assessore Regione Piemonte (Partito: Lega) - Consigliere Regione Piemonte (Gruppo: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;'Al tavolo odierno a Roma sulla vertenza Bialetti ho detto con estrema chiarezza e franchezza che siamo disponibili ad ogni soluzione pur di salvaguardare i posti di lavoro e su questo fronte anche la proprietà deve fare la sua parte. Ho inoltre ribadito che non possiamo accettare che un processo traumatico per tanti lavoratori e famiglie come quello della delocalizzazione possa essere ridotto ad una questione di carattere emozionale.
Lo dichiara l'assessore regionale allo Sviluppo Economico, Ricerca ed Innovazione Massimo GIORDANO.

'Da parte della Regione Piemonte e del mio assessorato – conclude Giordano - ci sarà il massimo impegno nei prossimi giorni affinché questa vertenza possa essere risolta in tempi non troppo lunghi e si possa portare in tutto il Vco, attraverso nuovi strumenti di incentivo alla localizzazione produttiva, sviluppo ed occupazione '.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.robertocota.com/leganordpiemonte/index.php?view=article&amp;catid=7:comunicati-stampa&amp;id=79:assessore-giordano-tavolo-bialetti-disponibili-ad-ogni-soluzione-perche-la-priorita-rimane-la-tutela-dei-posti-di-lavoro-&quot;&gt;robertocota.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Massimo Giordano: Bialetti si apre la trattativa</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/04/28/massimo-giordano/bialetti-si-apre-la-trattativa/498967"></link>
  <updated>2010-04-28T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>498967</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Sindaco  Comune Novara (NO) (Partito: Lega) - Assessore Regione Piemonte (Partito: Lega) - Consigliere Regione Piemonte (Gruppo: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Ho detto con estrema chiarezza e franchezza - ha dichiarato l’assessore Giordano al termine della riunione - che siamo disponibili ad ogni soluzione pur di salvaguardare i posti di lavoro e che su questo fronte anche la proprietà deve fare la sua parte. Ho inoltre ribadito che non possiamo accettare che un processo traumatico per tanti lavoratori e famiglie come quello della delocalizzazione possa essere ridotto a una questione di carattere emozionale. Da parte della Regione e del mio assessorato – ha aggiunto - ci sarà il massimo impegno nei prossimi giorni affinché questa vertenza possa essere risolta in tempi non troppo lunghi e si possa portare in tutto il VCO, attraverso nuovi strumenti di incentivo alla localizzazione produttiva, sviluppo e occupazione”.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.regione.piemonte.it/notizie/piemonteinforma/diario/bialetti-si-apre-la-trattativa.html&quot;&gt;PiemonteInforma&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Roberto COTA: Crisi Bialetti: nuovo incontro in Regione </title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/04/27/roberto-cota/crisi-bialetti-nuovo-incontro-in-regione/498784"></link>
  <updated>2010-04-27T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>498784</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: Lega) - Pres. Giunta Regione Piemonte (Partito: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;In merito alle sorti dei lavoratori degli stabilimenti Bialetti e dell’indotto, Cota ha annunciato la partecipazione della Regione, con l’assessore Giordano, all’incontro con i vertici dell’azienda in programma il 28 aprile a Roma presso il Ministero delle Attività produttive. “Condivido - ha aggiunto - le preoccupazioni delle organizzazioni sindacali e con loro ritengo che non vada superata la vocazione industriale del VCO. Su questo territorio la crisi si è fatta sentire in modo più forte rispetto ad altre zone del Piemonte perché molte aziende hanno scelto di delocalizzare, con una conseguente perdita di posti di lavoro. Come già annunciato, la Giunta regionale sta lavorando alla predisposizione di un pacchetto di misure straordinarie per favorire la rilocalizzazione delle imprese sul territorio piemontese. Misura che intendiamo concordare con le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali e le amministrazioni locali e che prevede un sistema di attrazione basato su procedure di semplificazione, anche dal punto di vista urbanistico, per l’insediamento di nuove aziende”.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.regione.piemonte.it/notizie/piemonteinforma/diario/crisi-bialetti-nuovo-incontro-in-regione.html&quot;&gt;PiemonteInforma&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Cesare DAMIANO: Fiat: l'Italia rimanga il baricentro dell'auto</title>
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  <updated>2010-03-09T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>495206</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Questa mattina si è svolta l’audizione del gruppo Fiat presso la Commissione lavoro della Camera. Le domande che come Partito democratico abbiamo rivolto all’azienda hanno riguardato le scelte strategiche e la loro ricaduta produttiva e occupazionale. In particolare, riteniamo che l’azienda debba riportare nel nostro Paese alcune produzioni come la Panda, vettura del segmento A che è mancante in Italia. 
&lt;p&gt;Questa prima misura consentirebbe di saturare la produzione e di garantire l’occupazione dello stabilimento di Pomigliano d’Arco.
&lt;p&gt; È necessario che l’azienda fornisca un quadro di impegni strategici che facciano comprendere se l’Italia rimane il baricentro della progettazione, della produzione e della occupazione. 
&lt;p&gt;L’azienda dovrà aprire nuovi stabilimenti in Russia, Messico e Cina e queste scelte debbono essere compatibili con la centralità dello sforzo produttivo in Italia. Non bisogna dimenticare che vanno operate precise scelte per la fabbrica di Termini Imerese e che nel 2009 la Fiat ha consumato 30 milioni di ore in cassa integrazione: è come se oltre 17mila lavoratori a tempo pieno fossero rimasti fuori dalla produzione per un anno intero.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://cesaredamiano.wordpress.com/2010/03/09/fiatlitalia-rimanga-il-baricentro-dellauto/&quot;&gt;http://cesaredamiano.wordpress.com/&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>MERCEDES BRESSO: «Se Indesit chiude perderà i capitali investiti a None. Approfittano della crisi per delocalizzare»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2009/03/23/mercedes-bresso/%C2%ABse-indesit-chiude-perder%C3%A0-i-capitali-investiti-a-none-approfittano-della-crisi-per-delocalizzare%C2%BB-intervista/390756"></link>
  <updated>2009-03-23T00:00:00Z</updated>
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  <id>390756</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Piemonte (Partito: PD) - Consigliere Regione Piemonte (Gruppo: DS) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
 In piazza, alla fine del corteo dei lavoratori della Indesit, Mercedes Bresso era stata durissima: «Se vanno via faremo loro la guerra». E la sua rabbia non è sbollita.
&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Presidente che cosa significa la guerra a una multinazionale?&lt;/b&gt;
&lt;br /&gt;
 «Che non li aiuteremo a chiudere.

Non li lasciamo andar via come se niente fosse. La Merloni a None ha un capitale».
&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E cioè?&lt;/b&gt;
&lt;br /&gt;
 «Quando una impresa chiude si pone il problema di come utilizzare, guadagnandoci, quel che lascia. Sappiano che da noi non avranno alcun aiuto e che rischiano di buttar via quel capitale».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Voi però avete delle ipotesi di allocazione di nuove attività in quell`area; si parla di un possibile insediamento Enel?&lt;/b&gt; 
&lt;br /&gt;
«No, le cose non vanno così.

Noi lavoriamo affinché lo stabilimento non chiuda. E di altro non voglio parlare adesso.

Non cerchiamo alcun reinsediamento per lasciar andar via la Indesit».
&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ma è una strada?&lt;/b&gt;
&lt;br /&gt;
 «Solo se la Indesit rimane e non con 150 addetti, ma con una quota ben più consistente.

Allora, e solo in quel caso, se l`area è troppo grossa per la produzione che si deve fare possiamo portare li altre attività che occupino i lavoratori».
&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Che cosa potete fare per trattenere l`azienda?&lt;/b&gt; 
&lt;br /&gt;
«Lavorare insieme per resistere che è poi quello che fanno moltissime imprese. Convincerli a non chiudere.

Dico: c`è meno da produrre? Si eviti un percorso devastante e si scelgano gli strumenti che ci sono dalla riduzione dell`orario ai contratti di solidarietà.

Si divida il lavoro con lo stabilimento polacco.

Questo lo deve vedere la trattativa sindacale».
&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E` questo che direte all`ad Indesit nell`incontro di fine mese?&lt;/b&gt;
&lt;br /&gt;
«Questo e altre proposte».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;La Indesit non è l`unica azienda che cerca di chiudere, la Michelin lo farà, perché su questa c`è tutta questa resistenza?&lt;/b&gt;
&lt;br /&gt;
«Intanto la Michelin ha mantenuto a Torino delle produzioni, altre ne ha portate, ha investito a Cuneo e là andranno anche lavoratori torinesi. Una bella differenza con chi annuncia la chiusura approfittando della crisi per delocalizzare».
&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;E' la globalizzazione&lt;/b&gt;
&lt;br /&gt;


«No. Un conto è andare a Est per produrre e vendere in quel mercato, un altro è portare via dall`Italia la produzione di lavastoviglie.

Scelta miope».
&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Perché?&lt;/b&gt;
&lt;br /&gt;
«Più prima che poi quei salari così competitivi saliranno».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Però rimangono lussuosi incentivi statali o no?&lt;/b&gt; 
&lt;br /&gt;
«Anche su questo si facciano poche illusioni. L`Europa non può tollerare a lungo, in una crisi così, che soldi dei contribuenti dati ai Paesi dell`Est, si usino per farci la guerra».
&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Servono incentivi?&lt;/b&gt;
&lt;br /&gt;
 «Sì e questo è un altro aiuto che possiamo dare alla Merloni se resta. Possiamo premere sul governo. Tra l`altro il settore elettrodomestici è quello in cui si possono fare risparmi energetici e favorire l`ambiente.

E persino Tremonti, che non scuce mai un euro, sa che l`incentivo si ripaga con l`Iva».
&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Pensa all`elettrodomestico del domani?&lt;/b&gt;
&lt;br /&gt;
 «Penso che a None si possano progettare prodotti nuovi e innovativi e su questo il contributo della Regione ci sarà».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/L5O/L5OYT.pdf&quot;&gt;La Stampa - Marina Cassi&lt;/a&gt;</summary>
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<entry>
  <title>Massimo CALEARO CIMAN: Lavoro gratis per lo Stato:  «Sì, ma solo dopo la crisi»  -  INTERVISTA  [Link all'interno. Dichiarazione di Tomat, Confindustria]</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/28/massimo-calearo-ciman/lavoro-gratis-per-lo-stato-%C2%ABs%C3%AC-ma-solo-dopo-la-crisi%C2%BB-intervista-link-allinterno-dichiarazione-di-tomat-confindustria/383210"></link>
  <updated>2008-12-28T00:00:00Z</updated>
  <author>
    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>383210</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PT già IR) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Raccolgo la proposta di Tomat:
«Ottima idea, ma oggi poche imprese potrebbero aderire»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vicenza - A volte per capire molte cose basta un caffè con un amico che vive da anni in una regione lontana come la Sicilia. Per capire ad esempio che c’è sempre qualcuno che se la passa peggio. Massimo Calearo quel caffè l’ha bevuto nella sua Vicenza pochi giorni fa in compagnia di un collega imprenditore che opera da tempo nel Sud: «Gli ho chiesto come stanno vivendo la crisi economica da quelle parti, e lui mi ha dato una risposta molto pragmatica. &quot;In Sicilia ci sono cento problemi, la crisi economica è il centounesimo&quot;».
Calearo, parlamentare del Pd ed ex presidente di Finmeccanica e di Confindustria Vicenza, vuole essere altrettanto pragmatico nel commentare la &lt;a href=&quot;http://www.gazzettino.it/stampa_articolo.php?id=39615&quot;&gt;proposta-provocazione&lt;/a&gt;   lanciata la vigilia di Natale da Andrea Tomat in un’intervista al Gazzettino: «Altro che settimana corta - aveva detto il presidente della Fondazione Nord Est e futuro leader di Confindustria veneto - questo è semmai il momento di lavorare di più, e magari di regalare qualche giorno al Paese per risanare il debito pubblico».&lt;br /&gt;

Calearo raccoglie la provocazione ma, pragmaticamente, la rinvia a tempi migliori: «È sicuramente una proposta da prendere in considerazione ma temo che possa e debba essere attuata solo quando la crisi avrà superato la sua fase più acuta, e ci sarà la ripresa».&lt;br /&gt;

 
&lt;b&gt;Quindi non ritiene che sia una proposta irrealizzabile?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

 
«Tomat è una persona che conosco e che stimo moltissimo, e mi auguro con tutto il cuore che la sua provocazione possa realizzarsi. Perché vorrebbe dire che i mercati hanno ripreso a funzionare. È giusto che da imprenditore in questo momento veda il bicchiere mezzo pieno; ma la situazione reale dice che la crisi c’è, e che soprattutto le piccole e medie imprese non hanno lavoro perché non hanno ordini. Se non ci sono ordini, cosa si produce a fare?».&lt;br /&gt;

 
&lt;b&gt;Il governatore del Veneto Giancarlo Galan ha dato alla proposta di Tomat un significato &quot;etico&quot;, che prescinde dal suo valore economico: un rilancio proprio per &quot;sfidare&quot; la crisi.
&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Lavorare di più e dare quella parte allo Stato per sanare i suoi, i nostri, debiti è sicuramente etico; ma in un momento così difficile, con un 2009 che si annuncia molto nero e un rapido aumento del numero di lavoratori che andranno in cassa integrazione, le imprese che vanno bene e che potrebbero aderire a una simile proposta sono poche. La maggioranza va male, e per queste vanno cercate altre soluzioni».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Come la &quot;settimana corta&quot;?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«La proposta del ministro Sacconi dimostra che finalmente tutti, anche nel Governo, si sono resi conto che la crisi è globale: dobbiamo essere più vicini a chi è in difficoltà, ai terzisti, a chi perde il lavoro. La proposta di &quot;lavorare meno ma lavorare tutti&quot; ha un senso di fronte a una crisi profonda, a patto però che sia transitoria e concordata situazione per situazione».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Quindi, adesso la &quot;settimana corta&quot; e quando ci sarà la ripresa &quot;lavorare di più&quot;?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«La settimana corta è una cura palliativa in una situazione di crisi che ha molte analogie con quella devastante del 1929. All’epoca durò cinque anni, stavolta la velocità dei cambiamenti farà sì che duri al massimo un anno o due. Rafforzerà i più forti e indebolirà i più deboli, e la politica deve fungere da punto di equilibrio per evitare disparità. Poi, quando si potrà ricominciare a parlare di competitività è ovvio che dovremo puntare sulla produttività e quindi diventerà di attualità la proposta di Tomat.
Ma ripeto, finché non ci sono gli ordini, c’è poco da competere: dobbiamo difenderci, cercando soprattutto di evitare che si inaspriscano gli animi e che non si ripetano qui situazioni preoccupanti come quelle che abbiamo visto accadere in Grecia».
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;
Anche lei, come Tomat e un mese fa Riello, teme che l’acuirsi della crisi possa determinare tensioni sociali pericolose?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«È un dato di fatto. Così come è evidente che chi nel Nordest subirà gli effetti della crisi non potrà più accettare situazioni come quelle di Alitalia o sprechi nelle amministrazioni pubbliche.&lt;br /&gt;

Queste sono terre solidali, fortemente impegnate nel volontariato: siamo vicini agli ultimi, la pace sociale creata in questi anni anche con gli immigrati è stata resa possibile dalla forte presenza del lavoro. Ma se viene a mancare si può acuire un malessere in particolare nelle fasce più deboli e negli immigrati».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Le reazioni di molti lettori alla proposta di Tomat denunciano una sfiducia totale nello Stato.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«È una la reazione comprensibile di una società che ha paura. Proprio in questi giorni sto leggendo un libro sulla vita di Kennedy, e condivido ciò che ha detto Galan riportando le parole del presidente americano: &quot;Non chiederti ciò che il tuo Paese può fare per te, ma ciò che tu puoi fare per il tuo Paese&quot;. Dobbiamo ritornare a ciò che avevamo una volta, il senso civico dello Stato. Stiamo vivendo in un clima di caccia alle streghe, e si riflette nella critica al sistema.&lt;br /&gt;

È evidente che ci sono distorsioni, ma è sbagliato fare di tutta l’erba un fascio. Perciò, ricominciamo dai fondamentali: ad esempio, chi paga le tasse sia considerato un cittadino di serie A invece che uno stupido. Questa parte del Paese è fatta di gente onesta che è stanca di fare la figura dello stupido.&lt;br /&gt;

È necessario un colpo di reni, una botta di orgoglio per dimostrare quanto siamo bravi e onesti: oggi vince l’esempio più che la critica, e in questo senso noi abbiamo tante carte da giocare».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;
Ma tra i commenti ce n’è anche per voi imprenditori: quando l’economia tirava avete delocalizzato per guadagnare ancora di più, e adesso chiedete sacrifici comuni.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

 
«Ricordo che la delocalizzazione ha avuto inizio negli anni in cui non si trovava manodopera. Ma è anche vero che la delocalizzazione intesa come semplice ricerca di operai a costo più basso non ha avuto senso; infatti ben presto le aziende sono andate all’estero solo per aprire basi produttive destinate a nuovi mercati.&lt;br /&gt;

Anche in questo caso, dobbiamo ritornare ai fondamentali, all’impresa, alla produzione: è finito il tempo in cui ci si vergognava di dire &quot;faccio il metalmeccanico&quot;, è il momento dell’orgoglio».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Non crede che la ripresa debba anche passare attraverso la fine della speculazione sui prezzi al consumo? La gente non compra perché non ce la fa, non perché non ha voglia.
&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«È palese che il passaggio all’euro ha scatenato una speculazione molto superiore ai dati dell’inflazione ufficiale. La mia azienda ha un ufficio a Parigi, e ho rappresentanze in Spagna e Slovacchia: i nostri ingegneri hanno registrato in Francia un aumento dovuto al passaggio dal franco all’euro del 5-6%, in Spagna del 15-18%, in Slovacchia si prevedono aumenti del 6%. In Italia è stato del 100%.&lt;br /&gt;

Altrove si sono preparati al cambio rendendo obbligatoria l’esposizione per un anno dei prezzi con la doppia valuta: sarebbero bastate cose semplici, di buon senso».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Sarà possibile tornare indietro, o rimediare?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«In alcuni Paesi come l’Inghilterra i prezzi al dettaglio sono crollati. Lo scorso 8 dicembre sono andato a Londra, e ho acquistato lo stesso modello di scarpe che due anni fa in quello stesso negozio avevo pagato 300 sterline: stavolta erano in vendita a 160 sterline, con uno sconto ulteriore del 50%. Ho speso 80 sterline. Era pieno di italiani. Se vogliamo rilanciare i consumi anche qui, è chiaro da dove cominciare...».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.gazzettino.it/stampa_articolo.php?id=39854&quot;&gt;Il Gazzettino - Ario Gervasutti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>BEATRICE DRAGHETTI: La Perla, accordo raggiunto in Provincia : via alla Cassa Integrazione Straordinaria</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2008/12/24/beatrice-draghetti/la-perla-accordo-raggiunto-in-provincia-via-alla-cassa-integrazione-straordinaria/383196"></link>
  <updated>2008-12-24T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Provincia Bologna (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Pres. Giunta Provincia Bologna&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Si è conclusa questo pomeriggio in Provincia l'ultima vertenza sindacale del 2008, quella de La Perla, tra le più difficili e preoccupanti per i lavoratori e le lavoratrici, le organizzazioni sindacali, il territorio, le Istituzioni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le difficoltà erano emerse in tutto il loro peso sin dai primi incontri con la nuova proprietà, il fondo statunitense JH, partecipato dalle più prestigiose Università d'Oltreoceano (dalla Stanford ad Harvard a Yale), impegnato in una operazione di ristrutturazione e riorganizzazione.&lt;br /&gt;
Il fondo finanziario, che ha dichiarato di voler operare in una logica non speculativa di medio termine, ha accolto l'invito di Regione e Provincia a discutere del piano industriale con le organizzazioni sindacali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con l'accordo sottoscritto questo pomeriggio tra l'azienda, le RSU ed i sindacati di categoria, alla presenza della presidente Beatrice Draghetti, dell'assessore al Lavoro della Provincia Paolo Rebaudengo, dell'assessore alle Attività produttive della Regione Duccio Campagnoli, e dell'assessore alle Attività produttive del Comune di Ozzano, le parti hanno convenuto sull'utilizzo della Cassa Integrazione Straordinaria per riorganizzazione della durata di 24 mesi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&quot;Il valore dell'accordo è di grande rilievo - hanno sottolineato al termine dell'incontro la presidente Draghetti e l'assessore Rebaudengo -. Nel momento più difficile per le prospettive economiche internazionali, la scommessa congiunta di azienda e sindacato poggia sull'ottimismo di medio periodo, di buon augurio per il prossimo 2009&quot;. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&quot;Un accordo&lt;/b&gt; - ha aggiunto Draghetti - &lt;b&gt;di doppio valore perché dà una risposta importantissima all'occupazione femminile che spesso rimane particolarmente penalizzata dalla crisi&quot;&lt;/b&gt;. &lt;br /&gt;
&quot;Si tratta - continua Rebaudengo - di un accordo concreto che evita un colpo durissimo per centinaia di lavoratori e soprattutto di lavoratrici e per le loro famiglie e perché viene al contrario intrapreso un progetto, certo non facile, che vedrà l'azienda e le organizzazioni sindacali impegnate congiuntamente a ricercare strade nuove per rilanciare l'azienda e allo stesso tempo salvaguardare l'occupazione attraverso politiche produttive e commerciali&quot;.&lt;br /&gt;
Soddisfatto anche l'assessore regionale Campagnoli: &quot;Un esempio di accordo in tempo di crisi che coniuga la qualità del lavoro e la salvaguardia dei lavoratori, che investe sull'innovazione e sul lavoro&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.provincia.bologna.it/probo/Engine/RAServePG.php/P/957410010300/M/309210010310&quot;&gt;Provincia di Bologna - Ufficio Stampa&lt;/a&gt;</summary>
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