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  <title>Openpolis - Argomento: falcone</title>
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  <updated>2012-03-17T00:00:00Z</updated>
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  <title>Paolo GUZZANTI: Monti come Moro. E' l’erede dei Dc</title>
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  <updated>2012-03-17T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625758</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PT già IR) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Qual è il bello della democrazia, dividere o unirsi? La maggior parte degli italiani è stata indotta a rispondere unirsi. Ma è sbagliato. Il carburante della democrazia è invece proprio la divisione: programmi, stili e leader contrapposti per stimolare l'offerta di diversi modelli di governo. 
Se l'offerta permette delle scelte, il cittadino può esercitare la sua libertà. Ma se il mercato offre un unico prodotto, la scelta è nulla e la libertà inutile.
&lt;p&gt;
Perché parlare dei fondamenti della democrazia? Perché se già tirava un'aria eccezionale a causa di un governo efficace ma figlio di uno stato di necessità, ora sembra di assistere all'inizio di una nuova fase in cui si gettano le basi del dopo. E quel che sembra emergere, sotto forma di atteggiamento virtuoso, è l'intenzione di arrivare a eliminare, o almeno limare, tutte le differenze fra i partiti avendo come obiettivo finale una politica non soltanto pacificata, ma omogeneizzata. Il più attivo in questa direzione ci sembra il leader dell'Udc Casini che, nell'anniversario del rapimento di Aldo Moro e del massacro della sua scorta, privilegia dell'antico leader l'invocazione per la «solidarietà nazionale» che 35 anni fa fu scelta per combattere le Brigate rosse, le stesse che poi rapirono e uccisero Aldo Moro. La «solidarietà nazionale» era infatti una creatura tipica della prima repubblica generata dalla situazione internazionale: i partiti democratici governavano lasciando fuori il Partito comunista sia perché quel partito non vinse mai le elezioni, sia perché i Paesi della Nato avevano posto il veto. &lt;br /&gt;

E a causa di quel veto il Pci invocava ogni volta che poteva lo stato di emergenza nazionale per spingere affinché si formassero governi di «solidarietà» che gli permettevano di avvicinarsi all'area di governo aggirando il veto americano e alleato. Questa situazione mise l'Italia in una posizione di frizione molto grave che spinse Aldo Moro a farsi garante davanti agli alleati occidentali del cammino che avrebbe portato il Pci verso le democrazie occidentali, dopo aver finalmente rotto con Mosca, cosa che non avvenne mai finché l'Urss non collassò da sola. La sua uccisione però mise fine all'esperimento, che morì con la morte dello statista democristiano. Fare appello oggi alla memoria di Moro per usarla come sponsor di un'operazione di trasformismo, ci sembra una forzatura un bel po' opportunistica,
Eppure vediamo rifiorire lo spirito emergenziale dei vecchi tempi, stavolta per consentire non a un solo partito, ma a tutti i maggiori partiti oggi in Parlamento, di formare un blocco, come una zattera di sopravvivenza sotto forma di imbarazzante alleanza: la foto che vede insieme tutti i leader da Alfano a Casini e Bersani, sembrerebbe indicare il desiderio di una coalizione sfrondata di ogni spigolo e spina. Il messaggio che dovrebbe suggerire questa operazione sarebbe: tutti uniti per il bene del Paese. Molto generoso, ma purtroppo letale per la rianimazione della democrazia in coma chimico. 
&lt;p&gt;
Anche le celebrazioni per gli anniversari di Capaci e via D'Amelio sono diventate paramenti per la messa emergenziale benché nessuno sappia o voglia rispondere all'unica domanda che conta per quelle stragi: perché? Perché Falcone, che era ormai un dirigente ministeriale romano, fu assassinato in quel modo così spettacolare, più da corpi speciali, che da mammasantissima? E perché Borsellino morì quando disse di aver capito il motivo per cui Falcone era stato ucciso? Io so soltanto una cosa: Falcone stava dando un eccezionale aiuto - promosso da Cossiga - alla Procura di Mosca dopo che l'ambasciatore russo, Adamiscin, era andato al Quirinale a protestare perché il tesoro ex sovietico del Pcus e del Kgb era stato portato in Italia per essere riciclato. Quello fu l'ultimo lavoro pericoloso di Falcone. Ma quando morì fu subito lanciata un'assordante campagna di santificazione che sigillò ogni spazio per le inchieste meno banali, annichilendo qualsiasi ricerca del movente, che infatti ancora oggi nessuno sa indicare. Le due stragi divennero però strumenti per rilanciare l'emergenza, e oggi per suggerire l'opportunità di una politica senza politica, senza articolazioni, senza differenze. Ora comprendiamo bene perché il governo Monti sia stato e sia necessario e abbia richiesto per nascere una procedura, questa sì, eccezionale.
&lt;p&gt;Ma l'autoriduzione della politica in poltiglia ci sembrerebbe a questo punto la ratifica di un suicidio. Non tanto quello dei partiti, ma della democrazia stessa.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CA73G&quot;&gt;il Giornale - Paolo Guzzanti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>William TAMI: Onoriamo la memoria di FALCONE. Contro la MAFIA guardia sempre alta </title>
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  <updated>2011-05-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>572849</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Pavia di Udine (UD) (Gruppo: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; 
Falcone e Borsellino 
''Onoriamo come ogni anno il giudice Falcone, sua moglie e la scorta assassinati sulla strada di Capaci. 
Ma come ogni anno ci chiediamo quanto e' stata determinante l'opera di questo valoroso magistrato. 
Tanto, tantissimo e ci auguriamo che i giovani sappiano trarre dalle sue parole e dalla sua azione quel senso di legalita' e di giustizia che ha contraddistinto la lotta alla mafia, vera, grande nemica del futuro delle giovani generazioni''. 
Cosi' in una nota i senatori della Lega Nord in commissione Antimafia, Gianpaolo Vallardi, Angela Maraventano e Armando Valli a nome di tutto il gruppo parlamentare, ricordano il giudice Giovanni Falcone a 19 anni dall'attentato. ''Oggi il ministro Maroni nel ricordare Falcone - si legge nella nota dei senatori del Carroccio - ha messo in evidenza quanto lo Stato ha fatto contro la mafia da quell' infausto giorno e quanto questo governo sta facendo. I numeri parlano chiaro, la Mafia e' in ginocchio grazie alla magistratura, alle forze dell' ordine, al senso dello Stato dei cittadini e dei tanti sindaci, molti anche al nord, che non abbasseranno mai la guardia''.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://leganordpaviadiudine.blogspot.com/&quot;&gt;Privata&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DANIELE SCOZZARI: &quot;I professionisti dell'Antimafia&quot;</title>
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  <updated>2010-08-05T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>503981</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Casteltermini (AG) (Lista di elezione: LISTA CIVICA) - Consigliere  Consiglio Comunale Casteltermini (AG) (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
In questi caldi giorni d’estate, caratterizzati da aspre polemiche sulla questione morale e sulle tragiche vicende del ’92 è risuonata spesso l’accusa di professionismo dell’antimafia, lanciata sia nei confronti di alcuni magistrati, che nelle forti polemiche interne agli schieramenti politici.
&lt;p&gt;

Nel Pdl, alcuni mafiosi camuffati da  politici, hanno fatto spesso ricorso a queste espressione per sottolineare negativamente la predisposizione di alcuni di noi a rimuovere la cultura delle garanzie e le presunzioni di innocenza costituzionalmente garantite, attraverso la sottolineatura  delle responsabilità di pezzi delle Istituzioni e della politica.

&lt;p&gt;
Professionisti dell’Antimafia: sono certo che chi utilizza questa espressione non ha né la conoscenza, né la memoria storica per ricordarne le origini.

&lt;p&gt;
Sciascia utilizzò questa espressione nei confronti di Paolo Borsellino poiché il grande scrittore siciliano in una prima fase non aveva compreso la portata rivoluzionaria delle metodologie d’indagine e processuali che lui e Giovanni Falcone avevano introdotto nell’azione di contrasto a Cosa Nostra. Sciascia più tardi si pentì amaramente di questa polemica.
&lt;p&gt;

Oggi, il dilagare di una questione morale che coinvolge pezzi della politica e delle istituzioni  costringe il Presidente Napolitano ad un rigorosissimo richiamo ai partiti ed ai corpi istituzionali per fare pulizia al proprio interno. E, mentre l’azione irriducibile dei magistrati di Palermo, Caltanissetta e Firenze ricostruisce le dinamiche criminali che portarono alle stagione delle stragi e che furono attraversate da inconfessabili trattative tra la mafia e pezzi dello Stato,  viene  incredibilmente fuori  che il nemico principale  siamo diventati noi “gente comune”  i nuovi professionisti dell’Antimafia. 

&lt;p&gt;
A Casteltermini, non si parla quasi mai né di mafia né  di antimafia; ogni tanto si organizza qualche manifestazione dove vengono illustrati grandiosi progetti e buoni propositi per la lotta alla mafia.  Dopo qualche giorno, però,  tutto passa nel dimenticatoio in attesa della prossima manifestazione  nella quale assisteremo a sorrisi di sufficienza nelle facce della politica interessata solo a riempirsi la bocca di buoni propositi e a riaffermare la presunta normalità della nostra terra o, peggio, a prevedibili affermazioni da parte di chi ama ergersi a paladino della giustizia nella sua presunta e personale lotta alla malavita.

&lt;p&gt;
Quando poi si verificano  atti criminali e vili nessuno parla. Ed è questo che diventa inaccettabile in una società civile; il fatto che si faccia finta di nulla come se ciò che accade intorno non ci appartenesse o fosse qualcosa che,  non riguardandoci personalmente, non merita interesse. Capita, infatti, che improvvisamente  vengano bruciati qualche locale, qualche auto oppure  qualche mezzo appartenente ad  un’impresa edile. L’impressione che ne viene fuori, chiaramente, è   un atteggiamento di indifferenza   e di disinteresse  verso avvenimenti  intimidatori. 
&lt;p&gt;

Il nostro è un Paese che ha la tendenza a dimenticare e troppo spesso tende a farlo con gratuiti attacchi verso quanti non intendono rinunciare al ‘diritto di ricordare’, ma questo non significa che siamo tutti disposti ad accettarlo in maniera rassegnata e senza alzare la testa.
 
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.danielescozzari.it&quot;&gt;Blog consigliere Scozzari&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «Vincere per le donne e gli eroi dei nostri giorni, come Falcone, Borsellino e Carlo Giuliani»</title>
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  <updated>2010-07-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
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  <id>503440</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Obiettivo dichiarato, il posto di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, ma prima «sparigliare i giochi» nel suo campo, quello di un centrosinistra «asfittico, che non ha saputo interpretare la crisi del mondo, dell'Europa e dell'Italia».
&lt;p&gt;
«Vincere per le donne e gli eroi dei nostri giorni — declina il suo pantheon Vendola — come Falcone, Borsellino e Carlo Giuliani». L'«eroe ragazzino», così lo definisce, ucciso da un carabiniere a Genova, quando «una generazione perse l'innocenza e fece i suoi conti con la morte». Chiunque sarà, il candidato premier del Pd dovrà vedersela con lui. 
&lt;p&gt;«Le primarie non sono una minaccia per il Pd o per il centrosinistra — avverte, sapendo di toccare un nervo scoperto dei democratici — sono una minaccia per la cattiva politica, sono la riappropriazione da parte di un popolo di scelte fondamentali». E perché proprio lui? «Perché io sono voi quando non sopportate il centrosinistra avendo la speranza di un mondo diverso — risponde rivolto ai ragazzi che lo ascoltano —. E perché a me è accaduto due volte di dover sconfiggere il centrosinistra per sconfiggere il centrodestra». 
&lt;p&gt;Ce n'è anche per il governo e per la nuova P2. Le «uova di serpente che furono covate da eversori di ogni tipo», le «tentacolari ramificazioni» della mafia dentro «i gangli vitali dello Stato», la «processione di camorristi e massoni deviati che accerchia Palazzo Chigi»... 
&lt;p&gt;Il centrodestra è in crisi, sfida gli avversari Vendola e si mette in cammino «fuori dal palazzo, lungo le traiettorie delle vie popolari». Ma la soluzione non è un governo tecnico, dice a SkyTg24: «Abbiamo bisogno di liquidare il berlusconismo e di tornare alle urne». 
&lt;p&gt;Il programma? Bellezza dell'ambiente, pressione fiscale «più equa» e redistribuzione delle risorse. E l'avversario dei sogni? «Gianfranco Fini». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/cronache/10_luglio_19/06_PRIMO%20PIANO_TESTA1CB_22db41da-9303-11df-a33b-00144f02aabe_print.html&quot;&gt;Corriere.it - M. Gu.&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: &quot;Le nuove indagini su Borsellino e Falcone rispondano a verità e giustizia&quot;</title>
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  <updated>2010-07-19T00:00:00Z</updated>
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  <id>503438</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Alla esperienza professionale, alla dirittura morale e all'impegno coraggioso spinto fino all'estremo sacrificio, Paolo Borsellino - si legge nel messaggio - affiancava la convinzione che il contrasto alla criminalita' non si esaurisce nell'opera di repressione, ma richiede un movimento culturale che promuova, specie nei giovani, crescente fiducia nello stato di diritto.

&lt;p&gt;
I risultati conseguiti grazie all'impegno di magistrati e forze dell'ordine vanno integrati da uno sforzo costante e coerente della societa' civile nell'opporsi ad atteggiamenti di collusione e indifferenza rispetto al fenomeno mafioso.

&lt;p&gt;
Altrettanto indispensabile è il convinto e forte sostegno alle nuove indagini in corso sulla terribile stagione delle stragi che sconvolse il Paese nei primi anni novanta. Con armonia d'intenti e pieno spirito di collaborazione, le istituzioni tutte debbono contribuire a fare piena luce su quegli episodi rispondendo così all'anelito di verità e giustizia che viene innanzitutto da chi, come lei e i suoi famigliari, è stato colpito negli affetti più cari, ma nello stesso tempo e più che mai dall'intero Paese.

&lt;p&gt;
Con questo animo sono vicino a lei, ai suoi figli e ai famigliari degli agenti di scorta, rinnovandole i sentimenti di gratitudine e di solidarietà di tutti gli italiani&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&amp;key=9173&quot;&gt;Il Quirinale.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Gianfranco MICCICHE': Aereoporto Falcone-Borsellino: &quot;Che immagine negativa trasmettiamo subito col nome dell'aeroporto di Palermo&quot;</title>
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  <updated>2007-10-11T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Consiglio Regione Sicilia (Lista di elezione: FI) - Pres. Consiglio Regione Sicilia (Lista di elezione: FI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;L'HA DETTO col cuore, si capisce. Ha detto che quando uno va in Sicilia si deprime subito, già quando arriva all'aeroporto: se per esempio un viaggiatore giapponese sedicenne o un turista veronese con l'Alzheimer non avessero a mente che in Sicilia c'è la mafia ecco quella targa, appena arrivato, a ricordarglielo. &quot;Aeroporto Falcone-Borsellino&quot;. Che disastro, &quot;che immagine negativa trasmettiamo subito col nome dell'aeroporto&quot;, ha commentato il presidente dell'Assemblea regionale siciliana Gianfranco Micciché, di Forza Italia.

Uomo ottimista e positivo che associa all'isola, piuttosto, il pensiero del latte di mandorle e dei fichi d'India oltre che quello dei milioni di voti con cui è stato eletto, recordman di preferenze e artefice del celebre 61 a 0, tutti voti antimafia fino all'ultimo, va da sé. Poi, quando Maria Falcone sorella del magistrato ucciso, una donna che da anni passa le mattine nelle scuole dell'isola a parlare ai ragazzi di legalità, gli ha fatto con fermezza notare che l'aeroporto non è intitolato a Riina o a Provenzano &quot;ma a due eroi italiani che credevano nel riscatto della nostra terra combattendo le cosche&quot; persino Micciché si è reso conto. Si è scusato della &quot;frase infelice&quot;, l'ha &quot;ritirata&quot;.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/micciche/micciche/micciche.html&quot;&gt;repubblica.it&lt;/a&gt;</summary>
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