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  <title>Openpolis - Argomento: borsellino</title>
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  <updated>2012-03-17T00:00:00Z</updated>
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  <title>Paolo GUZZANTI: Monti come Moro. E' l’erede dei Dc</title>
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  <updated>2012-03-17T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PT già IR) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Qual è il bello della democrazia, dividere o unirsi? La maggior parte degli italiani è stata indotta a rispondere unirsi. Ma è sbagliato. Il carburante della democrazia è invece proprio la divisione: programmi, stili e leader contrapposti per stimolare l'offerta di diversi modelli di governo. 
Se l'offerta permette delle scelte, il cittadino può esercitare la sua libertà. Ma se il mercato offre un unico prodotto, la scelta è nulla e la libertà inutile.
&lt;p&gt;
Perché parlare dei fondamenti della democrazia? Perché se già tirava un'aria eccezionale a causa di un governo efficace ma figlio di uno stato di necessità, ora sembra di assistere all'inizio di una nuova fase in cui si gettano le basi del dopo. E quel che sembra emergere, sotto forma di atteggiamento virtuoso, è l'intenzione di arrivare a eliminare, o almeno limare, tutte le differenze fra i partiti avendo come obiettivo finale una politica non soltanto pacificata, ma omogeneizzata. Il più attivo in questa direzione ci sembra il leader dell'Udc Casini che, nell'anniversario del rapimento di Aldo Moro e del massacro della sua scorta, privilegia dell'antico leader l'invocazione per la «solidarietà nazionale» che 35 anni fa fu scelta per combattere le Brigate rosse, le stesse che poi rapirono e uccisero Aldo Moro. La «solidarietà nazionale» era infatti una creatura tipica della prima repubblica generata dalla situazione internazionale: i partiti democratici governavano lasciando fuori il Partito comunista sia perché quel partito non vinse mai le elezioni, sia perché i Paesi della Nato avevano posto il veto. &lt;br /&gt;

E a causa di quel veto il Pci invocava ogni volta che poteva lo stato di emergenza nazionale per spingere affinché si formassero governi di «solidarietà» che gli permettevano di avvicinarsi all'area di governo aggirando il veto americano e alleato. Questa situazione mise l'Italia in una posizione di frizione molto grave che spinse Aldo Moro a farsi garante davanti agli alleati occidentali del cammino che avrebbe portato il Pci verso le democrazie occidentali, dopo aver finalmente rotto con Mosca, cosa che non avvenne mai finché l'Urss non collassò da sola. La sua uccisione però mise fine all'esperimento, che morì con la morte dello statista democristiano. Fare appello oggi alla memoria di Moro per usarla come sponsor di un'operazione di trasformismo, ci sembra una forzatura un bel po' opportunistica,
Eppure vediamo rifiorire lo spirito emergenziale dei vecchi tempi, stavolta per consentire non a un solo partito, ma a tutti i maggiori partiti oggi in Parlamento, di formare un blocco, come una zattera di sopravvivenza sotto forma di imbarazzante alleanza: la foto che vede insieme tutti i leader da Alfano a Casini e Bersani, sembrerebbe indicare il desiderio di una coalizione sfrondata di ogni spigolo e spina. Il messaggio che dovrebbe suggerire questa operazione sarebbe: tutti uniti per il bene del Paese. Molto generoso, ma purtroppo letale per la rianimazione della democrazia in coma chimico. 
&lt;p&gt;
Anche le celebrazioni per gli anniversari di Capaci e via D'Amelio sono diventate paramenti per la messa emergenziale benché nessuno sappia o voglia rispondere all'unica domanda che conta per quelle stragi: perché? Perché Falcone, che era ormai un dirigente ministeriale romano, fu assassinato in quel modo così spettacolare, più da corpi speciali, che da mammasantissima? E perché Borsellino morì quando disse di aver capito il motivo per cui Falcone era stato ucciso? Io so soltanto una cosa: Falcone stava dando un eccezionale aiuto - promosso da Cossiga - alla Procura di Mosca dopo che l'ambasciatore russo, Adamiscin, era andato al Quirinale a protestare perché il tesoro ex sovietico del Pcus e del Kgb era stato portato in Italia per essere riciclato. Quello fu l'ultimo lavoro pericoloso di Falcone. Ma quando morì fu subito lanciata un'assordante campagna di santificazione che sigillò ogni spazio per le inchieste meno banali, annichilendo qualsiasi ricerca del movente, che infatti ancora oggi nessuno sa indicare. Le due stragi divennero però strumenti per rilanciare l'emergenza, e oggi per suggerire l'opportunità di una politica senza politica, senza articolazioni, senza differenze. Ora comprendiamo bene perché il governo Monti sia stato e sia necessario e abbia richiesto per nascere una procedura, questa sì, eccezionale.
&lt;p&gt;Ma l'autoriduzione della politica in poltiglia ci sembrerebbe a questo punto la ratifica di un suicidio. Non tanto quello dei partiti, ma della democrazia stessa.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=1CA73G&quot;&gt;il Giornale - Paolo Guzzanti&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Dario FRANCESCHINI: Pd: dobbiamo riprenderci la sinistra </title>
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  <updated>2012-03-07T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625510</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: PD) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Penso che il Pd debba riappropriarsi del non poco spazio
che sta alla sua sinistra&quot;. E per il dopo Monti, &quot;nessuna Grande Coalizione, dovremo offrire al Paese un'alleanza tra progressisti e moderati&quot;. Lo dichiara in &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=6945&quot;&gt;un'intervista alla &lt;i&gt;Repubblica&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; l'esponente del Pd &lt;b&gt;Dario Franceschini&lt;/b&gt;, mandando un messaggio ai colleghi che attaccano Bersani dopo
l'esito delle primarie del Pd di Palermo. Secondo Franceschini il Governo Monti &quot;e' un'esperienza temporanea e noi dobbiamo usare l'anno che ci rimane per parlare anche a chi non vota Pd. E poi ci sara' un ritorno alla
normalita', con il confronto fisiologico destra/sinistra,
conservatori/progressisti&quot;. In merito ad un'eventualita' che Monti resti il premier, &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; sottolinea che &quot;Monti non fara' mai il candidato di una delle due parti&quot;.
&lt;p&gt;

&quot;Il leader del Pd - conclude &lt;b&gt;Franceschini&lt;/b&gt; - c'e' ed e' Pier Luigi Bersani fino al prossimo congresso, che si terra' nell'autunno 2013, cioe' dopo le polemiche&quot;.
&lt;p&gt; &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=6945&quot;&gt;&lt;b&gt;Intervista a Dario Franceschini - La Repubblica&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.dariofranceschini.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=6945&quot;&gt;dariofranceschini.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>David-Maria SASSOLI: Solidarietà a Rita Borsellino</title>
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  <updated>2012-03-02T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>625577</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
 ''Le minacce di violenza sono un fatto preoccupante sempre, ma diventano allarmanti quando a pochi giorni dalle primarie sono rivolte, come nel caso di Rita Borsellino, ad una donna simbolo della legalità impegnata in una importante battaglia di rinnovamento civico e morale per la città di Palermo&quot;. 
&lt;p&gt;Lo afferma il capogruppo del Pd al Parlamento europeo &lt;b&gt;David Sassoli&lt;/b&gt;.
&lt;p&gt;

&quot;Siamo certi che le forze dell'ordine faranno al più presto piena luce sull'accaduto, così come siamo sicuri che Rita, una donna forte e coraggiosa che abbiamo apprezzato in due anni di lavoro a Bruxelles, non si lascerà intimidire dai vili tentativi di far ripiombare Palermo in un clima di paura. A lei va la solidarietà degli europarlamentari del Pd''.&lt;br /&gt;

&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.liberoquotidiano.it/news/948700/Palermo-Sassoli-da-eurodeputati-Pd-solidarieta--a-Borsellino.html&quot;&gt;Adnkronos&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Leoluca ORLANDO: Palermo. Se Vince Ferrandelli io sono sempre candidato? &quot;Smentisco ufficialmente&quot;</title>
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  <updated>2012-02-26T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: IdV) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Nel rispetto delle regole delle primarie, nella convinzione che Rita Borsellino sarà la vincitrice delle primarie e successivamente della corsa elettorale per la poltrona a sindaco di Palermo, ma sopratutto nel rispetto di tutta la coalizione che si sta spendendo senza risparmiarsi, affinché ciò avvenga, smentisco categoricamente quanto riportato arbitrariamente da alcuni giornali e agenzie di stampa che mi hanno voluto ritagliare una frase fuori da qualunque contesto in cui avrei affermato che io mi candiderò a sindaco in caso perdesse Rita Borsellino. Il mio impegno per la Borsellino e tutta la coalizione continua senza sosta&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.palermoreport.it/notizie/qse-vince-ferrandelli-io-sono-sempre-candidatoq-arriva-la-smentita-di-leoluca-orlando#comment-790&quot;&gt;www.palermoreport.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>David-Maria SASSOLI: Palermo: notizia splendida disponibilita' Borsellino a candidatura</title>
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  <updated>2011-10-29T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;''E' una notizia splendida, per la Sicilia e per l'Italia, l'annuncio della disponibilita' di Rita Borsellino a candidarsi alle primarie del centrosinistra per il Comune di Palermo. In questi due anni al Parlamento europeo abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzare la generosita' e la statura morale di Rita. In un Paese pieno di megalomani, il suo spirito di servizio e' un esempio di quella buona politica che serve per cambiare l'Italia. La battaglia di Rita Borsellino per cambiare Palermo e l'Italia sara' la battaglia dei deputati europei del Pd''. Lo afferma il capogruppo del Pd al Parlamento europeo, &lt;b&gt;David Sassoli&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Palermo-Sassoli-Pd-notizia-splendida-disponibilita-Borsellino-a-candidatura_312592132335.html&quot;&gt;Adnkronos&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>David-Maria SASSOLI: Per Roma no a uomini soli al comando</title>
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  <updated>2011-07-17T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;“Non c’è tempo da perdere. Per la corsa per il Comune di Roma il centrosinistra ha sei mesi di tempo per mettere in moto un percorso di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini. Lo devono fare tutti coloro che hanno responsabilità e si sentono classe dirigente alla Regione, alla Provincia, al Comune e nei municipi”. E’ quanto affermato ieri alla Festa dell’Unità di Roma dal capogruppo del Pd al Parlamento europeo, &lt;b&gt;David Sassoli&lt;/b&gt;, nel corso di un affollato dibattito con Rita Borsellino.


&lt;p&gt;“Siamo in presenza di un sindaco non all’altezza e noi abbiamo il dovere di farci trovare pronti, sapendo però che non è con uomini soli al comando che vinceremo questa sfida. Il vento nuovo di Milano deve arrivare a soffiare anche a Roma, per questo è urgente aprire un grande cantiere per un progetto alternativo ad Alemanno e alla destra. Ma è bene ricordare che senza il Pd Pisapia non avrebbe vinto, perciò chi pensa di andare oltre il Pd propone una cura che rischia di aggravare la malattia anziché debellarla. Nei prossimi mesi va aperta una fase nuova di partecipazione, altrimenti saranno primarie vere tra coloro che credono nella centralità del Pd e chi è preoccupato solo della conservazione. Per quanto mi riguarda, il mio impegno è perché in una coalizione di centrosinistra il nuovo sindaco di Roma sia un uomo o una donna del Pd, che crede nel progetto del Partito democratico”.
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.rosarossaonline.org/art/2011/07/18/sassoli-pd-per-roma-no-a-uomini-soli-al-comando_16176&quot;&gt;Rosarossaonline&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>William TAMI: Onoriamo la memoria di FALCONE. Contro la MAFIA guardia sempre alta </title>
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  <updated>2011-05-25T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Pavia di Udine (UD) (Gruppo: Lega) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; 
Falcone e Borsellino 
''Onoriamo come ogni anno il giudice Falcone, sua moglie e la scorta assassinati sulla strada di Capaci. 
Ma come ogni anno ci chiediamo quanto e' stata determinante l'opera di questo valoroso magistrato. 
Tanto, tantissimo e ci auguriamo che i giovani sappiano trarre dalle sue parole e dalla sua azione quel senso di legalita' e di giustizia che ha contraddistinto la lotta alla mafia, vera, grande nemica del futuro delle giovani generazioni''. 
Cosi' in una nota i senatori della Lega Nord in commissione Antimafia, Gianpaolo Vallardi, Angela Maraventano e Armando Valli a nome di tutto il gruppo parlamentare, ricordano il giudice Giovanni Falcone a 19 anni dall'attentato. ''Oggi il ministro Maroni nel ricordare Falcone - si legge nella nota dei senatori del Carroccio - ha messo in evidenza quanto lo Stato ha fatto contro la mafia da quell' infausto giorno e quanto questo governo sta facendo. I numeri parlano chiaro, la Mafia e' in ginocchio grazie alla magistratura, alle forze dell' ordine, al senso dello Stato dei cittadini e dei tanti sindaci, molti anche al nord, che non abbasseranno mai la guardia''.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://leganordpaviadiudine.blogspot.com/&quot;&gt;Privata&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Sonia ALFANO: «A cena con Schifani? Io non ci sto»</title>
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  <updated>2010-10-07T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'  Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l' Europa) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Come anticipato ieri, il presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia Angelino Alfano per chiedere il motivo della presenza del Procuratore Capo di Palermo Francesco Messineo alla cena di sabato scorso a cui erano presenti lo stesso Ministro, il Presidente del Senato Renato Schifani (a quanto pare indagato dalla Procura diretta da Messineo per concorso esterno in associazione mafiosa), il Prefetto ed il Questore di Palermo, il Presidente della Corte d’Appello ed il Presidente del Tribunale di Palermo.

&lt;p&gt;
Un cocktail istituzionale di altissimo livello. Un’occasione conviviale che ho definito senza remore “cena degli orrori”. Già, perchè io come Antonio Di Pietro ritengo inopportuno che il procuratore capo sieda allo stesso tavolo dell’indagato per mafia, qualunque sia l’argomento del loro colloquiare. Lo ritengo inopportuno perchè così si abbattono le necessarie barriere e si svilisce il ruolo del magistrato, a maggior ragione durante una cena: è inaccettabile.
&lt;p&gt;

Al procuratore Messineo, che non si è giustificato ma ha solo precisato che si trattava di una semplice occasione “mondana”, verrebbe da chiedere se ha mai visto Antonio Ingroia o Antonino Di Matteo (giusto per citare due esempi) partecipare a cene mondane con i loro indagati. A Palermo la vita del magistrato onesto è per forza di cose una vita sacrificata, solitaria.
&lt;p&gt; I magistrati ‘evitano’ di partecipare a cene mondane proprio per aggirare il rischio di ritrovarsi a tavola con personaggi discutibili che possano minare la credibilità della procura o delle inchieste. Addirittura, spesso, i magistrati si limitano nel costruire amicizie per paura di incappare in gravi errori di valutazione. Insomma, una vita “bunkerata”.
&lt;p&gt;

Messineo, invece, pare essere certo di aver fatto la cosa giusta. Io ritengo che questa sua condotta sia un rischio, non solo per le indagini portate avanti dalla procura tra mille difficoltà e impedimenti, ma anche per la sicurezza dei suoi sostituti, che, dopo essere stati colpiti dalle parole del neo-attore teatrale Giuseppe Ayala sull’eccessiva spesa per le scorte, adesso dall’esterno vengono anche visti come ‘abbandonati dal proprio capo’.
&lt;p&gt;

Questa mattina poi, sfogliando il Fatto Quotidiano, ho potuto scorgere le non-dichiarazioni di due parlamentari: Luigi Zanda (Partito Democratico) e Fabio Granata (Futuro e Libertà per l’Italia). 
&lt;p&gt;Il primo si è limitato a dire che non è necessario un suo commento sulla vicenda perchè ‘stiamo parlando di una cena ufficiale’, smentendo di fatto il procuratore Messineo, che aveva invece parlato di ‘occasione mondana’, e lasciando ad altri l’onere di chiedere chiarezza. Il secondo, invece, ritiene eccessive le mie preoccupazioni (sono l’unico esponente politico, insieme a Di Pietro, ad aver stigmatizzato l’accaduto), precisando che Messineo e Schifani sono entrambi palermitani e facendo un piccolo accenno, piuttosto banale a mio avviso, al rischio che i due abbiano potuto parlare delle indagini in corso.

&lt;p&gt;
Insomma sia Zanda che Granata preferiscono non esporsi, e con stile castigato rispondono a mezze parole evitando di assumersi la responsabilità politica di condannare condotte ambigue. 
&lt;p&gt;Granata, dicevo, giustifica il tutto facendo riferimento alle origini palermitane dei due protagonisti principali della vicenda. Se questo è il metro di giudizio da utilizzare, allora avremmo potuto giustificare Messineo anche se fosse andato a cena, paradossalmente, con Bernardo Provenzano: pure lui è palermitano. &lt;br /&gt;
E poi Granata, che ultimamente pare abbia riscoperto i valori della democrazia e della questione morale, dimentica le parole di Paolo Borsellino:

&lt;p&gt;
&lt;i&gt;“L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto.&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;
&lt;i&gt;E no, questo discorso non va perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire, beh, ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però siccome dalle indagini sono emersi altri fatti del genere altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica”.&lt;/i&gt;
&lt;p&gt;

Se Paolo Borsellino è un martire nella cui onestà e integrità morale crediamo tutti tanto da difenderla a spada tratta ad ogni occasione, come si può dimenticare un discorso così preciso e denso di significato?

&lt;p&gt;
Questa vicenda non può passare sotto silenzio, va chiarita e alla svelta. Perchè c’è un Paese che aspetta giustizia da troppo tempo, un Paese che soffre, che vuole riscattarsi, che deve essere risarcito per il troppo sangue versato. E ora non si può tollerare che nessuno chieda conto dell’accaduto. 
&lt;p&gt;Non un’agenzia stampa, non una replica, non una ripresa dai valorosi Corriere e Repubblica che forse non digeriscono il buco giornalistico. Va davvero tutto bene per tutti? Per me no, e con gentilezza pongo ancora la mia domanda al Procuratore Messineo: non ritiene che la sua partecipazione al simposio sia stata inopportuna?&lt;br /&gt;
 Non ritiene di dovere fornire un’adeguata spiegazione ai sostituti che alle cene mondane preferiscono le misere e vetuste stanze del Tribunale di Palermo?&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://temi.repubblica.it/micromega-online/a-cena-con-schifani-io-non-ci-sto/?printpage=undefined&quot;&gt;micromega-online&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>DANIELE SCOZZARI: &quot;I professionisti dell'Antimafia&quot;</title>
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  <updated>2010-08-05T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>503981</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Consigliere  Consiglio Comunale Casteltermini (AG) (Lista di elezione: LISTA CIVICA) - Consigliere  Consiglio Comunale Casteltermini (AG) (Gruppo: Misto) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
In questi caldi giorni d’estate, caratterizzati da aspre polemiche sulla questione morale e sulle tragiche vicende del ’92 è risuonata spesso l’accusa di professionismo dell’antimafia, lanciata sia nei confronti di alcuni magistrati, che nelle forti polemiche interne agli schieramenti politici.
&lt;p&gt;

Nel Pdl, alcuni mafiosi camuffati da  politici, hanno fatto spesso ricorso a queste espressione per sottolineare negativamente la predisposizione di alcuni di noi a rimuovere la cultura delle garanzie e le presunzioni di innocenza costituzionalmente garantite, attraverso la sottolineatura  delle responsabilità di pezzi delle Istituzioni e della politica.

&lt;p&gt;
Professionisti dell’Antimafia: sono certo che chi utilizza questa espressione non ha né la conoscenza, né la memoria storica per ricordarne le origini.

&lt;p&gt;
Sciascia utilizzò questa espressione nei confronti di Paolo Borsellino poiché il grande scrittore siciliano in una prima fase non aveva compreso la portata rivoluzionaria delle metodologie d’indagine e processuali che lui e Giovanni Falcone avevano introdotto nell’azione di contrasto a Cosa Nostra. Sciascia più tardi si pentì amaramente di questa polemica.
&lt;p&gt;

Oggi, il dilagare di una questione morale che coinvolge pezzi della politica e delle istituzioni  costringe il Presidente Napolitano ad un rigorosissimo richiamo ai partiti ed ai corpi istituzionali per fare pulizia al proprio interno. E, mentre l’azione irriducibile dei magistrati di Palermo, Caltanissetta e Firenze ricostruisce le dinamiche criminali che portarono alle stagione delle stragi e che furono attraversate da inconfessabili trattative tra la mafia e pezzi dello Stato,  viene  incredibilmente fuori  che il nemico principale  siamo diventati noi “gente comune”  i nuovi professionisti dell’Antimafia. 

&lt;p&gt;
A Casteltermini, non si parla quasi mai né di mafia né  di antimafia; ogni tanto si organizza qualche manifestazione dove vengono illustrati grandiosi progetti e buoni propositi per la lotta alla mafia.  Dopo qualche giorno, però,  tutto passa nel dimenticatoio in attesa della prossima manifestazione  nella quale assisteremo a sorrisi di sufficienza nelle facce della politica interessata solo a riempirsi la bocca di buoni propositi e a riaffermare la presunta normalità della nostra terra o, peggio, a prevedibili affermazioni da parte di chi ama ergersi a paladino della giustizia nella sua presunta e personale lotta alla malavita.

&lt;p&gt;
Quando poi si verificano  atti criminali e vili nessuno parla. Ed è questo che diventa inaccettabile in una società civile; il fatto che si faccia finta di nulla come se ciò che accade intorno non ci appartenesse o fosse qualcosa che,  non riguardandoci personalmente, non merita interesse. Capita, infatti, che improvvisamente  vengano bruciati qualche locale, qualche auto oppure  qualche mezzo appartenente ad  un’impresa edile. L’impressione che ne viene fuori, chiaramente, è   un atteggiamento di indifferenza   e di disinteresse  verso avvenimenti  intimidatori. 
&lt;p&gt;

Il nostro è un Paese che ha la tendenza a dimenticare e troppo spesso tende a farlo con gratuiti attacchi verso quanti non intendono rinunciare al ‘diritto di ricordare’, ma questo non significa che siamo tutti disposti ad accettarlo in maniera rassegnata e senza alzare la testa.
 
&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.danielescozzari.it&quot;&gt;Blog consigliere Scozzari&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Luigi de MAGISTRIS: La P3, il Csm e la questione morale.</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/07/22/luigi-de-magistris/la-p3-il-csm-e-la-questione-morale/503556"></link>
  <updated>2010-07-22T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'  Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l' Europa) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
In questi giorni le cronache narrano di P3. Bene. Non nascondo che accanto alla rabbia provo anche un po’ di soddisfazione.&lt;br /&gt;

Rabbia perché riemerge la melma istituzionale che ha contribuito a scipparmi inchieste e strapparmi la toga. Per il solo torto di essere stato magistrato costituzionalmente orientato e non incriccato. Soddisfazione perché esiste ancora una parte della magistratura che resiste.
&lt;p&gt;
Numerosi sono i collegamenti tra le indagini di cui ero titolare a Catanzaro e quelle condotte in queste settimane dalle Procure di Perugia e di Roma. Nominativi di persone coinvolte in parte identici, contesti ambientali similari, stesse società, medesimi canali di riciclaggio, la spesa pubblica, il sistema della protezione civile, l’ambiente ed in particolare l’eolico.
&lt;p&gt;
Quanti magistrati incriccati ho incrociato! Qualche pillola di incriccamento?&lt;br /&gt;

Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro dr. Lombardi e il Procuratore Aggiunto di Catanzaro dr. Murone – tra i principali registi della sottrazione illecita delle inchieste Poseidone e Why Not – nei confronti dei quali la Procura della Repubblica di Salerno ha chiesto il processo per il delitto di corruzione in atti giudiziari. Il dr. Dolcino Favi – Procuratore Generale di Catanzaro – autore materiale dello scippo di Why Not per il quale procede la medesima autorità giudiziaria di Salerno. Quel Dolcino Favi che è emerso agli atti del processo in corso a Palermo sulla trattativa tra mafia e pezzi di Stato. Trattativa per la quale è morto Paolo Borsellino. 
&lt;p&gt;Il dr. Arcibaldo Miller, capo degli ispettori ministeriali – già frequentatore di case di tolleranza alla via Palizzi in Napoli e frequentatore di sorvegliato speciale, già nel passato indagato e perquisito per corruzione e camorra –, quindi con pedigree ideale per essere il controllore della deontologia professionale dei magistrati, il quale ha esercitato il potere ispettivo nei miei confronti senza soluzione di continuità dal 2005 al 2008, sino a quando non ha condotto a termine il lavoro che gli era stato commissionato. Quello di farmi fuori da Catanzaro e da PM! 
&lt;p&gt;Sapete quando accelera l’ispezione Arcibaldo (detto Arci) Miller? Dopo che ho cominciato a contestare la violazione della legge Anselmi;&lt;br /&gt;
 dopo l’informazione di garanzia all’On. Pittelli (PDL) anche per lui si procede per corruzione in atti giudiziari;&lt;br /&gt;
 dopo la perquisizione al generale della guardia di finanza Poletti (poi promosso ai vertici dei servizi) ed oggi coinvolto a Perugia;&lt;br /&gt;
 dopo la perquisizione all’imprenditore Carducci della Giafi (indagavo sulla realizzazione del comando Gdf in Calabria) oggi coinvolto a Perugia;&lt;br /&gt;
 dopo la perquisizione ad altri esponenti dei servizi (tra cui il capo centro SISMI di Padova); &lt;br /&gt;
dopo la perquisizione a Luigi Bisignani (P2);&lt;br /&gt;
 dopo il coinvolgimento di Mastella (il Ministro di Arci, alla faccia dei conflitti di interesse);&lt;br /&gt;
 dopo l’apparizione di nominativi di magistrati in servizio alla Procura Nazionale Antimafia;&lt;br /&gt;
 dopo il coinvolgimento di Finmeccanica;&lt;br /&gt;
 dopo aver scoperto la centrale illecita messa su dal referente per il sud della compagnia delle opere: quel Antonio Saladino, che è costata la poltrona all’ex presidente dell’ANM Luerti colto in fallo per le sue bugie.&lt;br /&gt;
 Dalle agende di Saladino emergeva che Luerti faceva da tramite per incontri tra Mastella e la compagnia delle opere. Il presidente dell’ANM che invece di occuparsi della questione morale in magistratura faceva da mediatore tra Saladino, Mastella e i vertici della CDO. Evviva! 
&lt;p&gt;Ma tranquilli, dopo Luerti è arrivato Palamara. Del quale parlerò al momento debito. Poi abbiamo Vito D’Ambrosio, rappresentante della Procura Generale della Cassazione che ha curato il processo disciplinare ai miei danni innanzi al CSM. La faccia presentabile della correntocrazia. Per certi versi ancor più pericolosa. Appartiene a quella parte della congrega che pur sapendo delle magagne di magistrati non è intervenuta. 
&lt;p&gt;Nella correntocrazia vi è copertura reciproca. Nella nuova P2 che avevamo scoperto vi erano anche personaggi legati al centro-sinistra. Quindi anche i tentacoli della correntocrazia di centro-sinistra hanno operato. &lt;br /&gt;
Mica solo i berluscones. 
&lt;p&gt;Vito D’Ambrosio, appunto: già Presidente della Regione Marche, persona al di sotto di ogni sospetto per i suoi legami con alcuni degli indagati e dei contesti oggetto delle attività investigative da me dirette. Collegio disciplinare, quello che mi ha processato come ai tempi dell’inquisizione, che ha come Presidente Nicola Mancino del quale è piena la cronaca: il sinistro incontro con Paolo Borsellino poco prima della strage di Capaci (Mancino non ricorda, la sua memoria, infatti, è a corrente alternata);&lt;br /&gt;
 Mancino che aveva come collaboratore il sen. Fazzone (PDL), quello di Fondi. Ricordate? Mancino che aveva contatti con persone coinvolte nell’inchiesta Why Not.&lt;br /&gt;
 Mancino che ha contatti con la P3 (con il cerimoniere Lombardi, solo omonimo del mio ex Procuratore). &lt;br /&gt;
Mancino che non si astiene nel processo disciplinare nonostante avesse espresso giudizi sulla stampa nei miei confronti e che viola il segreto della camera di consiglio. &lt;br /&gt;
Per la verità segreto di Pulcinella, bisogna concedere le attenuanti generiche a Mancino. 
&lt;p&gt;I soldatini della correntocrazia del CSM, infatti, erano tutti d’accordo. Unanimità. Anche la Cesqui. Quella che oggi si accorge, leggo una sua intervista ad un quotidiano nazionale, di Miller. Bene, dovrebbe ricordare il ruolo di Miller nella mia vicenda. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Su quel collegio disciplinare negli atti della Procura di Salerno erano emersi elementi molto interessanti. E’ anche per questo che lo stesso CSM ha spazzato via i magistrati di Salerno. Per auto-difesa. Un conflitto di interessi ed abuso di potere senza precedenti.&lt;br /&gt;
 Nel Collegio della Cassazione che doveva valutare il mio ricorso l’accusa era sostenuta da Martone, ex presidente ANM ovviamente (P3, salotto Verdini-Dell’Utri). 
&lt;p&gt;La garanzia della trasparenza? La Presidenza della Cassazione affidata a Carbone (P3, emendamenti ad personam, incriccato, presidente consob in pectore, come premio per la pensione guadagnata sul campo, prima che si scoprisse anche il suo “mal di schiena”). 
&lt;p&gt;Dimenticavo, del resto sono talmente tanti sti’ incriccati in magistratura: il Procuratore Generale della Cassazione dell’epoca Delli Priscoli: nelle carte della Procura di Salerno c’era anche su di lui, sul ruolo del figlio. 
&lt;p&gt;Poi ancora Toro, lo ricordate, il Procuratore Aggiunto di Roma quello che si è dimesso probabilmente per non essere arrestato. Lo stesso che ha indagato, dall’alto della Procura di Roma, il dr. Genchi e penso anche me (seppur indebitamente): il suo nominativo era in contatto, agli atti del procedimento Why Not, con un altro piduista (Giancarlo Elia Valori). 
&lt;p&gt;Poi c’è Settembrino Nebbioso influente magistrato in servizio prima negli uffici giudiziari romani e poi presso il ministero della giustizia (il cui nominativo si rinviene nelle carte sequestrate a Saladino, poi in quelle di Perugia). 
&lt;p&gt;Ed ancora, Alfonso Papa (altro magistrato dalle amicizie pericolose): delfino di Umberto Marconi (incriccato napoletano, ora ai vertici della Corte d’Appello di Salerno), poi magistrato ai vertici del ministero della giustizia quindi, come naturale progressione in carriera, deputato PDL.
&lt;p&gt;
Oggi leggiamo pontificare magistrati di tutte le correnti. Anche di quelli che si spartirono il Ministero della Giustizia all’epoca dei Mastella (la cd. Pax Mastelliana: la teoria del c’è posto per tutti nelle stanze del potere). 
&lt;p&gt;Sentiamo gridare allo scandalo magistrati ai vertici dell’ANM: allarme questione morale! 
&lt;p&gt;Ecco il Palamara: quello che quando furono trasferiti gli onesti e coraggiosi magistrati di Salerno disse che la magistratura aveva dimostrato di possedere gli anticorpi e di saperne uscire nelle situazioni difficili. 
&lt;p&gt;Ed ecco il Cascini: per lui è sufficiente andarsi a vedere l’apparizione ad Annozero, penosa per sé e per l’associazionismo giudiziario, difensore d’ufficio della parte peggiore della magistratura. Quindi, di fatto, di Miller &amp; C..
&lt;p&gt;
Potrei continuare ma diverrebbe stancante sia per me che li ho subiti sulla pelle che per il lettore. 
&lt;p&gt;Questa è, comunque, la magistratura che piace al potere. &lt;br /&gt;
Questa è la magistratura politicizzata della P3. Questo è, per quanto mi riguarda, il cancro della magistratura. Da estirpare al più presto.
&lt;p&gt;
Oggi sento Mancino dire che non ci saranno sconti per nessuno. Allora cominci lui ad andare in pensione e recarsi dai magistrati per collaborare con la giustizia. Ascolto il Presidente della Repubblica preoccuparsi per la questione morale in magistratura.
&lt;p&gt; Signor Presidente perché non si è preoccupato allo stesso modo quando la questione morale era esplosa per le indagini di Catanzaro e Salerno? &lt;br /&gt;
Si è accorto che sono stati stritolati servitori dello Stato anche perché hanno individuato gravissime collusioni di magistrati? Perché ha avallato decisioni inaccettabili, ingiuste e ritengo illegittime del CSM di cui Ella è Presidente? &lt;br /&gt;
E’ vero (come fu riportato dalla stampa) che ricevette Mancino al Quirinale pochi giorni prima della sottrazione illegale di Why Not?&lt;br /&gt;
 Sa nulla della strategia, tutta interna all’ordine giudiziario, messa in atto in quel periodo per condurre – con il contributo di magistrati in servizio a Catanzaro, al Ministero della Giustizia, alla Procura Generale della Cassazione e al CSM – al mio repentino allontanamento prima che si scoprissero troppi crimini di Stato?
&lt;p&gt;
La Nuova P2, del resto, lo sapeva che con un pugno di ufficiali di polizia giudiziaria e pochi collaboratori (tra cui il dr. Sagona ed il dr. Genchi) eravamo arrivati al cuore di quella che oggi viene chiamata P3, molto più forte ed estesa di quanto si possa immaginare.&lt;br /&gt;

Sulle macerie di quelle inchieste servitori dello Stato ci hanno rimesso il lavoro e non solo.&lt;br /&gt;

Non molliamo!&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-p3-il-csm-e-la-questione-morale/?printpage=undefined&quot;&gt;micromega-online&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Benedetto Fabio GRANATA: Ci sono pezzi dello Stato, del governo e della politica che fanno di tutto per ostacolare le indagini sulla strage di via D'Amelio</title>
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  <updated>2010-07-19T00:00:00Z</updated>
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  <id>503737</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: FLI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Ci sono pezzi dello Stato, del governo e della politica che fanno di tutto per ostacolare le indagini sulla strage di via D'Amelio e creare condizioni di delegittimazione della magistratura». A denunciarlo è Fabio Granata, vicepresidente della Commissione nazionale antimafia, nel giorno della commemorazione del giudice Paolo Borsellino a Palermo. «Mi riferisco certamente anche ad oggi», ha aggiunto a chi gli chiedeva a chi si riferiva. «Questo è molto grave, molto più grave di un fatto già gravissimo da non sottovalutare come il danneggiamento delle statue di Falcone e Borsellino a Palermo. Ma da parte nostra siamo consapevoli che c'è una parte positiva della politica e della stessa Commissione che spinge verso la verità».&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/10_luglio_19/granata-pezzi-stato-ostacolano-indagini-via-damelio_53ad5dba-935e-11df-a33b-00144f02aabe.shtml&quot;&gt;www.corriere.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Luigi de MAGISTRIS: Borsellino a chi lo merita.</title>
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  <updated>2010-07-19T00:00:00Z</updated>
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  <id>503442</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato Parlamento EU  (Gruppo: Gruppo dell'  Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l' Europa) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Ricordare Paolo Borsellino in questi giorni di cronaca politico-giudiziaria desta amarezza perché la luminosità della sua esperienza contrasta col buio di un presente che vede montare nelle istituzioni una questione morale profonda. Fa male ricordare il sacrificio per la legalità di Borsellino mentre il Paese è costretto ad aprire gli occhi su una melma di collusione fra politica e magistratura che aspirava a controllare la vita pubblica e istituzionale, riconsegnandolo alla coscienza drammatica che una democrazia non è mai completamente vaccinata dalla patologia della devianza eversiva.

&lt;p&gt;
La magistratura dei Miller, Marra, Lombardi e la politica dei Verdini, Cosentino, Caliendo ci costringono a ratificare che la P2 di Gelli non è mai morta e che questo virus infame della massoneria deviata, in concorso con pezzi insani delle istituzioni e con le mafie, è sempre pronto ad aggredire l’equilibrio costituzionale che a tanti di noi sta a cuore. Insomma quel puzzo del compromesso morale, che Borsellino ci esortava a scacciare, ancora si respira pesantemente nel nostro Paese.

&lt;p&gt;
Ma se fa male e desta amarezza ricordare Borsellino oggi, in questi giorni tristi per la democrazia e la legalità, allo stesso tempo il ricordo del suo sacrificio appare ancor più importante e imprescindibile perché rinnova l’attualità del suo insegnamento e ci rinnova nella missione di esserne eredi e realizzatori.

&lt;p&gt;
Senza retorica ipocrita – che pure trionfa da parte della politica in occasione degli anniversari delle stragi di mafia del ’90-, l’anniversario di via D’Amelio può essere, per la società civile e la politica sana, un’opportunità per riconfermare l’impegno nel contrasto alle mafie e nella ricerca della verità su quella stagione oscura.

&lt;p&gt;
Soprattutto alla luce delle inchieste della magistratura toscana e siciliana che stanno cercando di far luce in merito al rapporto torbido realizzatosi in quel periodo fra Stato e cosa nostra, nel tentativo di chiarire perché Borsellino e Falcone furono trucidati e in particolare nell’interesse di chi.  Soprattutto alla luce del tabù crollato recentemente, cioè quello riguardante la cosiddetta trattativa: oggi parola che può esser pronunciata nel dibattito pubblico senza dover esser tacciati di fantasia malata e malato complottismo (come pure accaduto, fino a ieri, a molti di noi).

&lt;p&gt;
E nonostante la violenza con cui parte della politica e delle istituzioni si accaniscono a delegittimare e contrastare questa ricerca della verità, aggredendo magistrati coraggiosi che in Toscana e in Sicilia cercano di sapere e di capire cosa successe nel Paese durante la fase dello stragismo, non accontentandosi di una verità parziale, cioè che la morte di Falcone e Borsellino sia stata solo una vendetta della mafia nei confronti di un pool di magistrati coraggiosi che le avevano assestato un colpo tanto pesante quanto, purtroppo, non definitivo.

&lt;p&gt;
Perché oggi si può dire, grazie anche alle nuove collaborazioni giudiziarie, che Borsellino fu trucidato perché di quella trattativa vergognosa era venuto a conoscenza e l’aveva scoraggiata. Perché oggi si può dire che quella trattativa chiama in causa non solo i Riina e i Provenzano o i Graviano, ma richiede spiegazioni anche a personaggi come Mori, De Donno, Ayala, Mancino, Martelli, Violante, Berlusconi, Dell’Utri e l’elenco sarebbe infinito.

&lt;p&gt;
Dopo 18 anni dalla strage di via D’Amelio sono emersi fatti, tutti da verificare dal punto di vista giudiziario, che comunque assumono tinte agghiaccianti per il ruolo giocato dallo Stato, o meglio da pezzi deviati di esso. Il merito di questa ricerca è della magistratura e delle forze dell’ordine ma soprattutto di quei familiari delle vittime che con ostinazione hanno continuano ad invocare la verità, accompagnati spesso dal solo sostegno della società civile di fronte al muro di gomma istituzionale.

&lt;p&gt;
Poche ore fa ricordando Borsellino, il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, ha detto: &quot;Bisogna fare memoria insieme, ma è importante anche scegliere i compagni di memoria, perchè non tutti hanno il diritto di ricordare Borsellino. Non tutti sono suoi discepoli o alleati. In molti lo hanno ostacolato e tradito. Questi ultimi non hanno nessun diritto per ricordarlo&quot;.

&lt;p&gt;
Sicuramente non ne hanno quanti allora, dentro la magistratura e i palazzi della politica, di fatto lo hanno isolato in quanto scomodo perché contrario alla trattativa, ma altrettanto privi di diritto a pronunciare il suo nome, in queste ore del ricordo, sono quanti approvano leggi come il ddl intercettazioni e la norma con cui si consente la vendita all’asta dei beni confiscati; quanti propongono la revisione della legge sui pentiti o negano punitivamente la protezione al collaboratore Spatuzza, grazie al quale si sono aperti scenari importanti che chiamano in causa Berlusconi e Dell’Utri; quanti affermano che nel paese non c’è una questione morale che inghiotte il governo e coinvolge parte del mondo giudiziario e siedono in Parlamento dopo condanne per concorso in associazione mafiosa; quanti attaccano Saviano accusandolo di denigrare l’Italia all’estero oppure aggrediscono la magistratura con il j’accuse del toghe rosse perché si sentono al di sopra della legge a cui dovrebbero dar conto del loro passato e presente politico.

&lt;p&gt;
Lasciamo Borsellino al Paese sano e ai giovani, alla società civile e ai familiari, affidiamo a loro il suo ricordo e la staffetta del suo sogno. Sono gli unici legittimati a farlo, sono gli unici che lui vorrebbe per essere ricordato. Come uomo vivo e non come martire ideale, come maliziosamente spesso viene commemorato per svuotare d’attualità la dignità e la forza del suo messaggio e della sua vita. &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://temi.repubblica.it/micromega-online/borsellino-a-chi-lo-merita/?printpage=undefined&quot;&gt;micromega-online&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Nichi VENDOLA: «Vincere per le donne e gli eroi dei nostri giorni, come Falcone, Borsellino e Carlo Giuliani»</title>
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  <updated>2010-07-19T00:00:00Z</updated>
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  <id>503440</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Giunta Regione Puglia (Partito: CEN-SIN(LS.CIVICHE)) - Consigliere Regione Puglia (Lista di elezione: SeL) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
Obiettivo dichiarato, il posto di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, ma prima «sparigliare i giochi» nel suo campo, quello di un centrosinistra «asfittico, che non ha saputo interpretare la crisi del mondo, dell'Europa e dell'Italia».
&lt;p&gt;
«Vincere per le donne e gli eroi dei nostri giorni — declina il suo pantheon Vendola — come Falcone, Borsellino e Carlo Giuliani». L'«eroe ragazzino», così lo definisce, ucciso da un carabiniere a Genova, quando «una generazione perse l'innocenza e fece i suoi conti con la morte». Chiunque sarà, il candidato premier del Pd dovrà vedersela con lui. 
&lt;p&gt;«Le primarie non sono una minaccia per il Pd o per il centrosinistra — avverte, sapendo di toccare un nervo scoperto dei democratici — sono una minaccia per la cattiva politica, sono la riappropriazione da parte di un popolo di scelte fondamentali». E perché proprio lui? «Perché io sono voi quando non sopportate il centrosinistra avendo la speranza di un mondo diverso — risponde rivolto ai ragazzi che lo ascoltano —. E perché a me è accaduto due volte di dover sconfiggere il centrosinistra per sconfiggere il centrodestra». 
&lt;p&gt;Ce n'è anche per il governo e per la nuova P2. Le «uova di serpente che furono covate da eversori di ogni tipo», le «tentacolari ramificazioni» della mafia dentro «i gangli vitali dello Stato», la «processione di camorristi e massoni deviati che accerchia Palazzo Chigi»... 
&lt;p&gt;Il centrodestra è in crisi, sfida gli avversari Vendola e si mette in cammino «fuori dal palazzo, lungo le traiettorie delle vie popolari». Ma la soluzione non è un governo tecnico, dice a SkyTg24: «Abbiamo bisogno di liquidare il berlusconismo e di tornare alle urne». 
&lt;p&gt;Il programma? Bellezza dell'ambiente, pressione fiscale «più equa» e redistribuzione delle risorse. E l'avversario dei sogni? «Gianfranco Fini». &lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/cronache/10_luglio_19/06_PRIMO%20PIANO_TESTA1CB_22db41da-9303-11df-a33b-00144f02aabe_print.html&quot;&gt;Corriere.it - M. Gu.&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Giorgio NAPOLITANO: &quot;Le nuove indagini su Borsellino e Falcone rispondano a verità e giustizia&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/07/19/giorgio-napolitano/le-nuove-indagini-su-borsellino-e-falcone-rispondano-a-verit%C3%A0-e-giustizia/503438"></link>
  <updated>2010-07-19T00:00:00Z</updated>
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  <id>503438</id>
  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. della Repubblica&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
&quot;Alla esperienza professionale, alla dirittura morale e all'impegno coraggioso spinto fino all'estremo sacrificio, Paolo Borsellino - si legge nel messaggio - affiancava la convinzione che il contrasto alla criminalita' non si esaurisce nell'opera di repressione, ma richiede un movimento culturale che promuova, specie nei giovani, crescente fiducia nello stato di diritto.

&lt;p&gt;
I risultati conseguiti grazie all'impegno di magistrati e forze dell'ordine vanno integrati da uno sforzo costante e coerente della societa' civile nell'opporsi ad atteggiamenti di collusione e indifferenza rispetto al fenomeno mafioso.

&lt;p&gt;
Altrettanto indispensabile è il convinto e forte sostegno alle nuove indagini in corso sulla terribile stagione delle stragi che sconvolse il Paese nei primi anni novanta. Con armonia d'intenti e pieno spirito di collaborazione, le istituzioni tutte debbono contribuire a fare piena luce su quegli episodi rispondendo così all'anelito di verità e giustizia che viene innanzitutto da chi, come lei e i suoi famigliari, è stato colpito negli affetti più cari, ma nello stesso tempo e più che mai dall'intero Paese.

&lt;p&gt;
Con questo animo sono vicino a lei, ai suoi figli e ai famigliari degli agenti di scorta, rinnovandole i sentimenti di gratitudine e di solidarietà di tutti gli italiani&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&amp;key=9173&quot;&gt;Il Quirinale.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Gianfranco FINI: Omicidio Borsellino: &quot;Non fu soltanto un attentato di mafia&quot;</title>
  <link rel="alternate" href="http://politici.openpolis.it/dichiarazione/2010/07/19/gianfranco-fini/omicidio-borsellino-non-fu-soltanto-un-attentato-di-mafia/503422"></link>
  <updated>2010-07-19T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Camera   (Lista di elezione: PdL) - Deputato (Gruppo: FLI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&quot;Sulla strage di via D'Amelio non e' stato fatto tutto e lo dimostra il fatto che a Caltanissetta le indagini stanno mettendo in evidenza che non fu soltanto un attentato di mafia, ma la contiguita', la collusione e di segmenti certamente deviati e personaggi che agivano in quel momento nel nome dello Stato&quot;. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, parlando della strage di via d'Amelio.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Borsellino-Fini-su-strage-non-e-stato-fatto-tutto_707390086.html&quot;&gt;www.adnkronos.com&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Benedetto Fabio GRANATA: Stagi di mafia: &quot;Pezzi dello Stato ostacolano le indagini&quot;</title>
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  <updated>2010-07-19T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Deputato (Gruppo: FLI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;
«Ci sono pezzi dello Stato, del governo e della politica che fanno di tutto per ostacolare le indagini sulla strage di via D'Amelio e creare condizioni di delegittimazione della magistratura». A denunciarlo è Fabio Granata, vicepresidente della Commissione nazionale antimafia, nel giorno della commemorazione del giudice Paolo Borsellino a Palermo. «Mi riferisco certamente anche ad oggi», ha aggiunto a chi gli chiedeva a chi si riferiva.&lt;br /&gt;
 «Questo è molto grave, molto più grave di un fatto già gravissimo da non sottovalutare come il danneggiamento delle statue di Falcone e Borsellino a Palermo. Ma da parte nostra siamo consapevoli che c'è una parte positiva della politica e della stessa Commissione che spinge verso la verità».&lt;br /&gt;
&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/10_luglio_19/granata-pezzi-stato-ostacolano-indagini-via-damelio_53ad5dba-935e-11df-a33b-00144f02aabe.shtml&quot;&gt;www.corriere.it&lt;/a&gt;</summary>
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  <title>Gianfranco MICCICHE': Aereoporto Falcone-Borsellino: &quot;Che immagine negativa trasmettiamo subito col nome dell'aeroporto di Palermo&quot;</title>
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  <updated>2007-10-11T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">Alla data della dichiarazione: Pres. Consiglio Regione Sicilia (Lista di elezione: FI) - Pres. Consiglio Regione Sicilia (Lista di elezione: FI) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;L'HA DETTO col cuore, si capisce. Ha detto che quando uno va in Sicilia si deprime subito, già quando arriva all'aeroporto: se per esempio un viaggiatore giapponese sedicenne o un turista veronese con l'Alzheimer non avessero a mente che in Sicilia c'è la mafia ecco quella targa, appena arrivato, a ricordarglielo. &quot;Aeroporto Falcone-Borsellino&quot;. Che disastro, &quot;che immagine negativa trasmettiamo subito col nome dell'aeroporto&quot;, ha commentato il presidente dell'Assemblea regionale siciliana Gianfranco Micciché, di Forza Italia.

Uomo ottimista e positivo che associa all'isola, piuttosto, il pensiero del latte di mandorle e dei fichi d'India oltre che quello dei milioni di voti con cui è stato eletto, recordman di preferenze e artefice del celebre 61 a 0, tutti voti antimafia fino all'ultimo, va da sé. Poi, quando Maria Falcone sorella del magistrato ucciso, una donna che da anni passa le mattine nelle scuole dell'isola a parlare ai ragazzi di legalità, gli ha fatto con fermezza notare che l'aeroporto non è intitolato a Riina o a Provenzano &quot;ma a due eroi italiani che credevano nel riscatto della nostra terra combattendo le cosche&quot; persino Micciché si è reso conto. Si è scusato della &quot;frase infelice&quot;, l'ha &quot;ritirata&quot;.&lt;br/&gt;fonte: &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/micciche/micciche/micciche.html&quot;&gt;repubblica.it&lt;/a&gt;</summary>
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